Nata a Gallorta, Biscaglia, nei
Paesi Baschi nel
1895 in
una famiglia di minatori, operaia, moglie di un minatore asturiano, entrò
giovanissima nelle file del Partito socialista e collaborò a diversi
giornali di opposizione con lo pseudonimo di
Pasionaria.
Capeggiò nel 1921 il
gruppo socialistadi sinistra
e fu tra i fondatori del Partito Comunista Spagnolo del quale fu una delle
principali dirigenti, arrivando, nel
1930, a
far parte del Comitato Esecutivo.Tra il 1931 ed il 1934,
dopo la rivolta delle Asturie, fu più volte incarcerata.Nel 1935 fu membro del
Comitato Esecutivo della Terza Internazionale.Nel febbraio del 1936,
con le elezioni che dettero la vittoria al Fonte popolare, fu eletta
deputato, diventando poi vicepresidente delle Cortes.
Il
Partito comunista, nel marzo del 1936, subito dopo le elezioni, rivolse al
Partito socialista la proposta di approvare un programma più ampio di
quello del Fronte popolare, senza la cui attuazione era impossibile
distruggere le basi materiali della controrivoluzione fascista. Il
programma doveva prevedere in particolare la confisca di tutte le terre
dei grandi proprietari fondiari e la loro distribuzione ai contadini
poveri e ai salariati agricoli; l’annullamento di tutti i debiti dei
contadini e il rapido miglioramento delle condizioni dei braccianti e dei
contadini poveri; la nazionalizzazione della grande industria, delle
banche e delle ferrovie; il radicale miglioramento delle condizioni degli
operai; la democratizzazione dell’apparato statale e dell’esercito. I
capi socialisti respinsero le proposte del partito comunista. Tuttavia il
Fronte popolare si rafforzava e crescevano rapidamente la forza e
l’autorità del Partito Comunista.
Le forze reazionarie volevano
annullare tutte le conquiste politiche ed economiche delle masse
lavoratrici ottenute nella lotta per la repubblica e restaurare i poteri e
i privilegi del grande capitale, dei proprietari fondiari e del clero.
A tale scopo fascisti, magnati
della finanza, l’aristocrazia terriera, il clero, generali
dell’esercito organizzarono una congiura, riponendo le loro speranze
nell’esercito e nella squadre dell’organizzazione fascista “Falange
spagnola” ed ottenendo l’appoggio aperto della Germania nazista e
dell’Italia fascista.
I comunisti invitarono subiti gli
operai a intensificare la vigilanza. Nelle grandi città, davanti alle
Case del popolo, presso le sedi delle organizzazioni di partito e
sindacali, nelle redazioni dei giornali operai, montavano la guardia
giorno e notte picchetti di lavoratori mentre si tenevano pronte a
intervenire squadre di combattimento.
Il Partito Comunista chiamò il
popolo a tenersi pronto per respingere l’attacco della reazione e chiese
al governo repubblicano e alle organizzazioni democratiche una ferma
politica rivoluzionaria. Ma l’unità del campo democratico era minata
dalla politica dei socialisti e degli anarco – sindacalisti, dalle
incertezze e dalla paura dei repubblicani borghesi di fronte
all’iniziativa rivoluzionaria delle masse.
La rivolta fascista cominciò il
18 luglio 1936, i congiurati fascisti e il clero speravano di ottenere in
pochi giorni un pieno successo. Ma contro di essi si levò tutta
la Spagna
, il proletariato, migliaia di donne e di uomini accorsero nei reparti
volontari della milizia popolare. Nelle fabbriche, nelle officine, nelle
miniere si crearono battaglioni operai.
In questo periodo burrascoso i
partiti repubblicani borghesi caddero in preda alla confusione. Di tutte
le organizzazioni politiche solo il Partito Comunista era veramente
preparato alla lotta, mobilitò in fretta tutte le sue forze e passò
subito alla formazione di battaglioni di milizia popolare. A Madrid il
partito creò un’unità militare che divenne presto famosa e gloriosa,
il 5° reggimento, di cui uno degli organizzatori fu il compagno Vittorio Vidali (Carlos Contreras) Nelle Asturie si formarono i battaglioni
comunisti “Karl Marx”, “Maksim Gorki”, “Lina Odena” che furono
tra i migliori battaglioni della milizia popolare antifascista.
Alla testa del Partito Comunista
si trovavano José Diaz e Dolores Ibarruri. Provenienti dalle file della
classe operaia e legati ad essa da profonde radici, questi dirigenti si
rivelarono durante la lotta autentici capi popolari.
Durante la guerra contro
i clerico fascisti, attivissima propagandista, abile e accesa oratrice,
la Ibarruri
divenne un simbolo della lotta repubblicana.
Presto si manifestarono
anche i lati deboli del Fronte popolare, originati dalla frantumazione
delle forze proletarie, dall’influenza disgregatrice dei capi socialisti
e anarco–sindacalisti. I capi del Partito Socialista si opposero alle
proposte di creare un’industria bellica, di epurare le spie e i nemici
della repubblica, indebolendo in tal modo l’unità delle forze
democratiche e dividendo il fronte popolare. I repubblicani borghesi
invece si allarmavano per la prospettiva dello sviluppo della rivoluzione
e molti loro esponenti si trasformarono in portabandiera della
capitolazione. Agivano anche organizzazioni ostili alla rivoluzione
popolare, come il “Partido Obrero de
la Unificaciòn Marxista
” (POUM), di tendenza trockijsta ed altri gruppi politici.
La politica antiunitaria
dei socialisti e degli anarchici, l’indecisione dei repubblicani
borghesi permisero ai ribelli di resistere fino all’arrivo degli aiuti
della Germania e dell’Italia. Da questo momento la lotta per domare i
ribelli divenne molto più difficile, anche perché costoro trassero un
notevole vantaggio dall’atteggiamento assunto dalla Francia, dalla Gran
Bretagna e dagli Stati Uniti.
L’Unione
Sovietica, invece, si sollevò in difesa dei legittimi diritti della
Spagna repubblicana ed offrì al popolo spagnolo un grande aiuto. Vennero
organizzate sottoscrizioni e raccolte di mezzi a favore della Spagna.
Decine di navi cariche di viveri, medicinali, indumenti partirono per la
repubblica spagnola e si utilizzò ogni possibilità per rafforzarne il
potenziale militare.
La
resistenzadella Repubblica
spagnola suscitò un vasto movimento di solidarietà che coinvolse tutto
il mondo. I volontari internazionalisti che combattevano a favore della
repubblica furono decine di migliaia. Nella lotta caddero migliaia di
combattenti antifascisti di tutto il mondo:
“Gli spagnoli sanno-
scrisse il poeta sovietico Ilia Erenburg, testimone e partecipe alla lotta
antifascista in Spagna -che
l’amore per essi fu dimostrato da noi non a parole, ma col sangue. Vi
sono eroismi, vi sono tombe che commuoveranno e ispireranno generazioni di
spagnoli”.
Uno su cinque dei
volontari trovò la morte in Spagna. Al momento dello scioglimento delle
brigate internazionali alla fine del 1938, così li salutava Dolores Ibarruri al momento della partenza:
“Per
la prima volta nella storia delle lotte dei popoli si è verificato lo
spettacolo, stupefacente per la sua grandezza, della formazionedi brigate internazionali per aiutare a salvare la libertà e
l’indipendenza di un Paese minacciato, della nostra Spagna. Uomini di
diverso colore, di differenti ideologie, di religioni opposte, ma tutti
con un profondo amore per la libertà e la giustizia, sono venuti ad
offrirsi a noi, incondizionatamente. Ci hanno dato tutto; la loro gioventù
o la loro maturità; la loro scienza o la loro esperienza; le loro
speranze e i loro desideri… e non ci hanno chiesto nulla. La vostra
causa, la causa della Spagna è la causa di tutta l’umanità avanzata e
progressista, non vi dimenticheremo. Quando l’ulivo della pace fiorirà
intrecciato con gli allori della vittoria della repubblica spagnola,
tornate! Troverete l’affetto e la gratitudine del popolo spagnolo che
oggi e domani griderà con entusiasmo: viva gli eroi delle brigate
internazionali”.
Strenua oppositrice del franchismo, dopo la sconfitta
emigrò in Francia nel 1939 e poi nell’Unione Sovietica dove, alla morte
di José Diaz, nel 1942, fu
eletta Segretario Generale del Partito Comunista in esilio, carica che
tenne fino al 1960, quando divenne presidente del partito. I sopravvissuti
alla guerra civile e alla seconda guerra mondiale non poterono tornare in
Spagna fino alla fine della dittatura di Franco. Ibarruri tornò in Spagna
nel 1977, eletta deputato nello stesso anno, poco dopo rinunciò per
l’età avanzata. Fu vicepresidente del Consiglio Mondiale e Vice
presidente della Federazione Democratica Internazionale delle Donne.
Esemplare figura di rivoluzionaria, morì a Madrid
nel 1989 all’età di 94 anni, spesi combattendo fino all’ultimo per la
causa della libertà, della democrazia, del progresso, della classe
operaia, delle lavoratrici e dei lavoratori, del socialismo nella sua
Spagna e nel mondo intero.
"Di tutti i popoli, di tutte le razze,
veniste a noi come fratelli,
figli della Spagna immortale,
e nei giorni più duri della nostra guerra,
quando la capitale della Repubblica spagnola era minacciata,
foste voi, valorosi compagni delle Brigate Internazionali,
che contribuiste a salvarla con il vostro entusiasmo combattivo,
il vostro eroismo e il vostro spirito di sacrificio".
Dolores Ibarruri Discorso per lo scioglimento delle Brigate Internazionali (1939)