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 Elezioni 2005 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ELEZIONI REGIONALI 2005

Grande vittoria del centro sinistra Sconfitto il centro destra in 12 regioni su 14

Ringraziamo gli elettori della 5a Circoscrizione per il brillante risultato ottenuto dalla coalizione del centro sinistra e per i voti al PdCI

COMPAGNI NELLE ISTITUZIONI

Nella foto il deputato al Parlamento Europeo  on. Marco Rizzo, il consigliere regionale neo eletto Luca Robotti e il capogruppo della

5a Circoscrizione Vincenzo Buda, ad una iniziativa elettorale della Sez. Pdci Ibarruri.

 

 

 

 

 

 

 

 dato nazionale  PdCI 2,8% 

PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI

Piemonte 2,6% - Torino 2,6% - 5a Circoscrizione 3,14%

Eletti consiglieri regionali Vincenzo Chieppa  del listino di M. Bresso e Luca Robotti con 1838 voti

       BRESSO MERCEDES              50,9%       eletta Presidente

     

 

Un terremoto politico e sociale                       

Un vero e proprio terremoto politico e sociale ha investito l’Italia nelle giornate del 3 e 4 aprile. “Uno tzunami elettorale” lo ha definito il nostro Segretario nazionale Oliviero Diliberto. Un terremoto salutare, questa volta Il dodici a due sancisce il trionfo delle forze democratiche sia in termini percentuali che di voti. Il Centro-sinistra vola al 53% (alle regionali del 2000 aveva il 43,2%) il Centrodestra precipita al 44,2 % (alle passate regionali aveva totalizzato il 50,3 %). Forza Italia passa dal 25,6 % delle regionali del 2000 e dal 29,1 % delle scorse politiche al 18,57 %. Una disfatta in piena regola.

Un risultato anche inaspettato, infatti Romano Prodi ha proposto subito che non si svolgessero più le primarie nel Centro-sinistra.

Le forze democratiche sono maggioranza nel Paese. La lista unitaria dell’Ulivo è andata bene, la sinistra è avanzata dappertutto o meglio quasi tutta la sinistra perché emerge la battuta d’arresto di Rifondazione. E’ una vittoria senza se e senza ma, un risultato netto con cui le elettrici e gli elettori hanno bocciato Berlusconi, il suo governo e la montagna di promesse e panzane, a partire dal finto taglio delle tasse (alcuni salari medio bassi sono stati addirittura colpiti).

E’ la richiesta del cambiamento che si leva oggi dal Paese, è il no netto e senza appello alle politiche sociali ed economiche del centrodestra, è il rifiuto di una controriforma della Costituzione che spezza l’unità del Paese e penalizza il Sud.

Al Centrodestra rimangono la Lombardia ed il Veneto, ma anche qui l’arretramento è forte. Proprio la Lombardia è stata la loro Caporetto: quasi il 40 % dei consensi persi dalla Casa delle Libertà fanno capo proprio alla regione governata da Formigoni. E l’Unione sempre in Lombardia ha conquistato oltre 320 mila voti in più rispetto al 2000. La Lega è vero che aumenta le sue percentuali, ma la “Padania” si fa più piccola, più lontana dal resto del Paese.

E’ un modello di società che finalmente entra in crisi ed è per questo che il voto porta con se un dato politico nazionale indiscutibile: il disfacimento del berlusconismo, di quell’impasto di ultraliberismo e di populismo d’accatto che è alla radice del fenomeno Forza Italia.

La destra, forse, non sarà travolta dalle macerie, ma è fuor di dubbio che la sua natura, la sua geografia sono destinate a cambiare profondamente.

Forza Italia ha subito una vera emorragia di consensi: nel 2001 il partito di plastica aveva raccolto più di 9 milioni di voti, oggi si ferma a 4,5 milioni. Perfino un berluscones in camicia nera come Gasparri arriva a dichiarare che la leadership del cavaliere “è appannata” e “male farebbe Berlusconi a sottovalutare il segnale giunto dagli elettori”.

Abbiamo un’Italia nuova in cui le destre perdono al nord, al centro e rovinosamente al sud.

Questo voto consolida un processo che il Centro-sinistra aveva già avviato, un processo che parla dello sgretolamento in corso del blocco sociale che aveva portato Berlusconi e la sua maggioranza alla vittoria del 2001: dagli imprenditori, ai commercianti, a parte del pubblico impiego.

Vi sono stati, infatti, significativi passaggi di voti dal Centrodestra al Centro-sinistra.

A determinarli sono stati soprattutto quegli elettori  - casalinghe, pensionati, giovani -  che avevano riposto grande speranza nelle promesse berlusconiane e che invece in questi anni hanno dovuto far i conti con una realtà concreta ben diversa.

E’ un risultato che carica tutto il Centro-sinistra di responsabilità, occorre evitare litigi su cose banali e qualunque pericoloso esercizio di ingegneria politico – istituzionale.

Qualcuno ha infatti avanzato che alle prossime elezioni politiche, nella parte proporzionale, si possa andare tutti insieme, senza simboli di partito, con i soli simboli de “l’Unione” e di Rifondazione. Bertinotti quando ha fatto l’accordo per queste regionali ha messo sul piatto l’esclusione del nostro simbolo alle politiche del 2006.

L’idea che all’interno dell’Unione esistano da una parte i cosiddetti riformisti, spesso senza riforme, e dall’altra solo Rifondazione, non sta in cielo né in terra.

Sul versante moderato, per esempio, l’Udeur di Mastella ha avuto un eccellente risultato e noi dobbiamo esserne felici, perché quel partito presidia esattamente il confine con la destra: più voti prende alla destra e meglio è per tutti.

Ma l’azzeramento dei partiti sarebbe ancora più clamoroso a sinistra. Sarebbe incredibile che i Ds, i Comunisti ed i Verdi non avessero una propria visibilità politica nella scheda elettorale. Per quanto ci riguarda il nostro Segretario nazionale ha rispedito la proposta al mittente. Significherebbe la cancellazione del nostro partito nel momento in cui invece stiamo guadagnando consensi e radicandoci. Il punto politico è che in queste elezioni la sinistra va avanti all’interno di una grande avanzata di tutto il Centro-sinistra. Vanno avanti i Verdi e va avanti “Uniti nell’Ulivo” nelle ex regioni rosse, anche se nel gioco delle preferenze i Ds sono fortemente penalizzati rispetto alla Margherita. E dentro questo quadro va avanti fortemente il nostro partito. Senza trionfalismi, avanziamo di oltre 8 decimi di punto, rispetto alle scorse regionali: dal 2 % al 2,8 %, circa il  40% in più.

Perde invece Rifondazione. Perde in quasi tutte le regioni, in modo omogeneo, esattamente come noi andiamo avanti in quasi tutte le regioni. Alla nostra vittoria hanno contribuito vari fattori e, non ultima, la circostanza che la linea di Rifondazione è di basso profilo, molto basso. Basti pensare che Rifondazione sull’Iraq si è distinta come sulle elezioni anticipate, che noi riteniamo invece essere la via maestra dopo una tale sconfitta del governo. Il nostro trend è in crescita lenta ma costante, lo è  dal 2001 ad oggi. Abbiamo avuto un risultato tutt’altro che scontato: c’era il rischio di uno schiacciamento tra i Ds e Rifondazione. C’è stata una visibilità gigantesca di Bertinotti e di Rifondazione sulle televisioni e sui giornali. Ds e Rifondazione, Prodi e Rifondazione hanno costruito un asse che rischiava effettivamente di schiacciarci.

La visibilità di Rifondazione non ha pagato. Premia anche quel che si dice e si fa. Si può essere molto visibili, ma non essere ritenuti affidabili. L’attuale ipergovernismo di Bertinotti evidentemente non ha convinto.

Noi non siamo stati schiacciati grazie a scelte politiche precise, tenendo la barra dritta su una linea di unità e al contempo con una linea di competizione dentro al Centro-sinistra nel merito delle questioni.

Il nostro risultato è molto importante,  tenendo conto che il 2,8  – 2,9 con il voto calabrese -   è ottenuto senza tre province della Lombardia (non eravamo presenti) e con un totale oscuramento da parte dei media. Abbiamo vinto nelle regioni tradizionalmente della sinistra, confermando risultati straordinari in Umbria (5,3 %), in Emilia (3,4 %), nelle Marche (4 %), in Toscana (4,3 %), ma abbiamo vinto anche in due regioni del nord dove in passato avevamo difficoltà: in Lombardia e in Liguria. Abbiamo ripreso un trend positivo in Abruzzo ed in Puglia e abbiamo risultati straordinari in due città fondamentali come Milano (3,5%) e Napoli (3,8 %).

Cresciamo non solo in termini percentuali ma anche in numero di voti assoluti: da 501.116 delle regionali 2000 a 682.448 attuali.

Per la prima volta da quando siamo nati avremo consiglieri regionali in tutte le regioni. Ognuno di loro dovrà interpretare nella propria regione la linea politica nazionale del partito e cioè unità ma anche competizione sui temi, sui contenuti, sulle questioni sociali. Come ha detto Oliviero Diliberto “dobbiamo interpretare anche a livello locale il nostro ruolo di combattenti e non essere semplicemente acquiescenti alla linea del Centro-sinistra”.

In Piemonte rispetto alle Europee del 2000 il nostro partito cresce in termini assoluti (11.500 voti in più) e percentuali (dal 2,1 % al 2,6 %) in tutte le province, con significativi risultati nelle province operaie e nei territori da sempre amministrati dalle forze democratiche.

La campagna elettorale tutta incentrata sul lavoro, lo sviluppo e le questioni sociali, ha pagato. La battaglia ora si sposta in coalizione per far sì che le priorità del governo della regione abbiano al primo posto il rilancio industriale e la scelta di attuare nuove politiche pubbliche in campo sociale per rispondere al bisogno di aiuto di tante donne  e uomini.

Nella Provincia di Torino passiamo dal 2,2 % al 2,6 % con un incremento di 4.400 voti.

Nella V^ Circoscrizione il nostro partito ottiene il miglior risultato nella Città di Torino con il 3,14%. La nostra Sezione ha condotto una difficile campagna elettorale con slancio e determinazione, con un’importante presenza sul territorio con una distribuzione pesante di materiale. Il nostro dovere lo abbiamo fatto fino in fondo, con abnegazione. Il nostro capolista, inoltre, ha ottenuto 167 preferenze, un vero record, quasi il 20% degli 894 consensi ottenuti a Torino città.