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La sede della Direzione nazionale del Partito e della FGCI e' a Roma, al n. 32 di piazza Augusto Imperatore (cap: 00186);
telefono (centr.): 06-686271; fax: 06-68627230;


 
L'11 novembre 1998 nasceva il Pdci. Appena sette anni fa. Siamo un partito giovane e impaziente, che ha voglia di fare, di crescere, che guarda avanti. Ma il giorno della nascita è importante, va ricordato. Quel giorno, al cinema Metropolitan di Roma, i compagni distesero la grande bandiera rossa. Fu un momento straordinario di commozione e di gioia.

 Iniziava il cammino del Partito dei Comunisti Italiani.


 

Oliviero Diliberto al Corriere

Parteciperò a questa protesta ma non dimentico l'estremismo dell'Iran

Roma 14 novembre 2005

Oliviero Diliberto, perché il Partito dei Comunisti Italiani ha aderito al sit-in davanti all’ambasciata americana? «Perché le prove che gli Stati Uniti abbiano usato bombe al fosforo contro la popolazione di Falluja appaiono evidenti, testimoniate in modo preciso dalle immagini televisive di Rainews24 e da numerose testimonianze. Anzi, sono prove tali che dovrebbero spingere il governo italiano ad intervenire. Quelle sì che sono vere armi di distruzione di massa».
Liberazione , quotidiano di Rifondazione comunista, lancia un appello a Democratici di sinistra e alla Margherita perché partecipino anche loro alla protesta.
«Ognuno deve essere libero di scegliere dove e come manifestare. Io non sono tra quelli che dicono "o con me o contro di me". Sono sempre stato contrario a logiche del genere».
Lei non ha aderito alla fiaccolata per Israele mentre è d’accordo con il sit-in contro gli Stati Uniti: così facendo non passa come uno che giustifica la posizione dell’Iran?
«Neanche per sogno. Noi non giustifichiamo nulla. Se siamo contro le bombe al fosforo siamo anche contro la violenza di chi propone di cancellare Israele. Anzi. Condanniamo in maniera radicale le dichiarazioni del presidente iraniano. E ci rammarichiamo per l’elezione di questo leader estremista, oggettivamente aiutata dalla posizione cieca degli Stati Uniti che durante la campagna elettorale hanno minacciato l’uso della forza contro l’Iran».
Nessun rischio quindi di non essere capiti? «Se il nostro partito non ha aderito alla fiaccolata di Ferrara è solo perché poteva essere considerata una manifestazione di solidarietà unilaterale: occorreva ribadire in modo altrettanto chiaro il sostegno alla creazione di uno Stato palestinese».
Ancora una volta però emergono differenze all’interno del centrosinistra sulle questioni internazionali.
«E ce ne dispiace. Ma le immagini girate a Falluja sono un incentivo per andarsene via al più presto dall’Iraq. Certamente non per procrastinare la data del ritorno, come propongono purtroppo alcuni esponenti dell’Unione. Se abbiamo votato insieme contro il rifinanziamento della missione, dobbiamo trarre le logiche conseguenze. Altrimenti qualcuno dica chiaramente che la linea sull’Iraq è cambiata.

Fosforo su Falluja:  Interpellanza urgente  del PdCI

Al Ministro degli Esteri ed al ministro della Difesa

Per sapere, premesso che:

La mattina dell’8 novembre 2005, su Rainews24 è andato in onda un video che testimonia che l'esercito americano, nel novembre 2004, durante la massiccia offensiva con la quale riprese il controllo della città irachena ribelle di Falluja, fece uso di armi chimiche proibite dalle convenzioni internazionali, in particolare di Nk-77, nuova versione del nefasto napalm, ampiamente usato in Vietnam e di fosforo bianco, che in gergo militare viene chiamato Willy Pete, un agente che brucia la pelle in modo irreversibile e penetra nel corpo, carbonizzandolo;

Nel filmato, che contiene anche le  testimonianze di ex militari americani, vengono mostrate riprese del bombardamento al fosforo e sequenze drammatiche che mostrano gli effetti dell'agente chimico, oltre che sui guerriglieri iracheni anche sui civili, comprese donne e bambini di Falluja;

Il sospetto dunque  è che le truppe americane avrebbero utilizzato sostanze chimiche proibite dalle convenzioni internazionali non per illuminare postazioni nemiche ma al solo scopo di colpire indiscriminatamente la popolazione locale;

Sarebbe gravissimo  che un paese che ha scatenato un conflitto per abbattere un dittatore accusandolo di avere armi di distruzione di massa, usi contro la popolazione civile le stesse armi che diceva di combattere;

La giornalista del quotidiano “il manifesto”,  Giuliana Sgrena, fu rapita, lo scorso febbraio 2005, proprio mentre  cercava testimonianze sugli effetti delle bombe che hanno distrutto Falluja, quando ebbe la consapevolezza di quello che tutti ormai in Iraq sapevano, e cioè che in Iraq veniva utilizzato questo genere di armi chimiche;

Non esiste un bilancio ufficiale di quanti morti abbia comportato la strage di Falluja, cittadina di soli 200 mila abitanti: secondo stime ufficiali diramate dal Pentagono le vittime sarebbe state tra 1000 e 1500, secondo il personale medico tra 4000 e 6000, mentre quello che realmente si sa è che solo 700 sono state le vittime riconosciute prima di essere sepolte;

che l'uso di queste sostanze incendiarie sui civili è vietato dalle convenzioni dell'Onu del 1980 e che l'uso di armi chimiche è vietato da una convenzione che gli Stati Uniti hanno firmato nel 1997. Pertanto l’inchiesta giornalistica di Rainews24 vuole essere la denuncia di un crimine, della violazione di una convenzione firmata dagli Stati Uniti nel 1997 e non rispettata;

Il Pentagono respinge le accuse di aver usato armi chimiche a Falluja. Il portavoce del ministero della Difesa americano, il maggiore Todd Vician, ha dichiarato all’Ansa  che “Chi vuol screditare gli Stati Uniti trova utile inventare la falsa accusa che gli Usa stiano usando armi di questo genere”, pur precisando di non aver visto il documentario di Rainews24 e commentando quindi sulla base delle contestazioni di questo genere fatte nel corso del tempo alle forze americane;

L'Osservatorio Militare teme che, dopo l’uso indiscriminato in Bosnia e Kosovo dell'uranio impoverito, dall'Iraq si possano ereditare gli effetti del fosforo bianco che anche se meno devastanti dal punto di vista fisico sono altrettanto fatali per chi, ignaro, si trova contaminato;

La responsabilità della strage di Falluja  ricade anche sui quei  paesi, come il nostro, che hanno supportato l'aggressione americana all'Iraq;

La comunità internazionale, incluso il nostro paese, dovrebbe intervenire;

L'inchiesta di Rainews 24 rappresenta un positivo segnale in controtendenza per l'informazione del servizio pubblico radiotelevisivo e per la Rai una buona occasione per contribuire a restituire serietà di contenuti all'informazione;

In tale contesto il rientro immediato del nostro contingente è una scelta obbligata. È ora che il nostro paese cessi di essere complice di questa carneficina, ritiri dai territori teatro di guerra le proprie truppe di occupazione e si attivi per l’invio di una forza multinazionale di pace;

Se il governo italiano sapeva o meno, e se intende o meno esprimere la  più ferma condanna in merito a quanto emerso dai documenti filmati e fotografici trasmessi da Rainews24.

                                                                                                                         On. Katia Bellillo

 

Oliviero Diliberto al Corriere:

Non ci sto, via anche dall’Afghanistan

Oliviero Diliberto, Fassino, uno dei suoi principali alleati, afferma che «se vinceremo le elezioni, collaboreremo lealmente con Bush. È stato scelto dagli elettori: chi governa l’Italia fa i conti con il presidente americano che c’è». I Comunisti italiani, di cui lei è segretario, che cosa ne pensano? 

«Che Bush sia stato scelto dagli americani è un dato di fatto. E che si debba avere un rapporto con gli Usa, pure. Però il termine "collaborare" è ambiguo: perché il problema è che gli americani pretendono, soprattutto con la presidenza Bush, di dettare la linea agli alleati. Ed è inaccettabile».
Lei dice «soprattutto con la presidenza Bush»: con Clinton era meglio? Oppure per voi l’America è comunque «cattiva»?
«Con lui c’era sicuramente un rapporto più costruttivo, anche se noi eravamo contrari alla guerra nel Kosovo. Bush invece ha inaugurato la politica unilaterale».
Ancora Fassino dice che, se in tempi brevi non ci saranno le condizioni per un pieno trasferimento dei poteri al nuovo governo iracheno, si dovrà «discutere con gli iracheni, gli americani e gli inglesi un calendario di ritiro utile alla transizione».
«Non sono assolutamente d’accordo. E mi sembra che la proposta di Fassino diverga profondamente anche da quella di Prodi. Capisco l’esigenza del segretario ds di tranquillizzare gli Stati Uniti, ma proprio non condivido. Nel giugno 2006, quando spero che saremo già al governo, si riproporrà la questione del rifinanziamento della missione in Iraq: e allora, quale sarà la posizione del centrosinistra? Noi spingeremo per il no. E per il finanziamento, invece, del rientro immediato. Del resto, non per creare problemi in casa dei Ds, ma D’Alema non parla addirittura di ritiro prima delle politiche italiane?».
Parla anche della necessità di sostituire le truppe con i Caschi blu. Però l’Onu per ora non ha proprio la minima intenzione di partire per l’Iraq, né i paesi arabi vogliono partecipare a una missione di questo tipo.
«Certo, perché è ancora in corso una guerra».
E l’Afghanistan? Anche lì si sta tornando a una situazione piuttosto incandescente.
«Io sono per il ritiro anche da lì. Ma è una questione diversa: l’uscita dall’Iraq è parte del programma dell’Unione, mentre di Afghanistan non si parla. Però sì, in effetti dovremo discutere anche di questo».
È d’accordo sul fatto che, come dice Fassino, la politica estera vada condotta con le più ampie convergenze possibili anche quando è il centrosinistra a governare?
«Non riesco ad anteporre il metodo ai contenuti. Dipende. Per esempio, dipenderà solo dalla destra scegliere se aderire o no alla nostra posizione sul Medioriente».
Cioè?
«Tornare alla tradizionale politica italiana di vocazione mediterranea. Vorremo avere un ruolo molto rilevante nel processo di pace tra arabi e israeliani: cercheremo di fare pressioni internazionali su Sharon per fargli restituire tutti i territori. La destra vorrà aderire? Non è un nostro problema».
D’Alema sostiene che nella lotta al terrorismo «non si può escludere in assoluto l’uso della forza».
«Questo è un tema delicatissimo. Ma va affrontato non solo contro quei paesi che si oppongono agli Usa. Però per me il discorso è un altro: serve una grande forza che sappia riequilibrare gli assetti internazionali. Purtroppo l’Europa ha subìto una brusca battuta d’arresto in questo tentativo, ha fatto prevalere gli interessi nazionali. E oggi l’unica in grado di assolvere questo ruolo è la Repubblica popolare cinese. Sì, la Cina; con l’India, altra grande potenza mondiale».
Diliberto, ma l’Unione riuscirà a compilare il suo programma, visto che in politica estera avete posizioni così divergenti?
«Non così divergenti, è la destra che vuole farlo credere. E poi io confido nel fatto che Prodi sarà garante di una sintesi, lui è particolarmente sensibile al tema della pace. Avrà più difficoltà con i Radicali che con noi. Quello che mi colpisce invece è che tanti di quelli che si dicono eredi della tradizione socialista oggi dimentichino quanto Craxi ha fatto per l’Olp, per Arafat e per la nostra amicizia con i paesi arabi…»

Oliviero Diliberto: Non sarò alla fiaccolata del Foglio 

«Non posso manifestare con chi alimenta la guerra». Oliviero Diliberto giovedì sera non ci sarà, non per ostilità a Israele ma per dichiarata avversione al Foglio e a Giuliano Ferrara, che per il segretario del Pdci «si è contraddistinto per una campagna tutta a favore della guerra all' Iraq e anche all' Iran e si è sempre schierato a favore di Israele, senza tenere conto delle posizioni palestinesi».

Oliviero Diliberto:

02-11-05 - Non voglio che il centrosinistra nazionale diventi come quello di Bolzano che ha imbarcato non solo l'Udc, che a Roma sta con Berlusconi, ma anche conservatori come la Svp. Sono uno dei più leali sostenitori di Prodi visto che sono stato l'unico segretario di partito che alle primarie non si e' candidato contro di lui, ma da qui a Bolzano invito Prodi a stare attento e a non snaturare il centrosinistra. Mi fa infatti rabbrividire una scelta come quella di Bolzano. Per questo motivo a Bolzano al primo turno ci presentiamo con un nostro candidato sindaco e non sosteniamo quello del centrosinistra-Svp per dare agli elettori la possibilità di una scelta di coerenza

  L'Unità intervista Oliviero Diliberto

28-10-05-Oliviero Diliberto apprezza il gesto di Prodi che due giorni fa è andato da Ciampi per lanciare l’allarme sugli ultimi colpi di coda della maggioranza. Apprezza anche il richiamo di Ciampi al governo. E adesso? «Confido nella saggezza del Presidente della Repubblica». Ciampi ha richiamato le istituzioni ad occuparsi dei problemi reali del Paese. Berlusconi stizzito gli ha risposto che sono quattro anni che ne occupa. Coda di paglia?
«Ciampi ha detto una cosa sacrosanta. Il governo si sta occupando di tutto fuorché dei problemi del Paese. Abbiamo una economia assolutamente in ginocchio. La crisi industriale è devastante. Dappertutto stanno chiudendo fabbriche e industrie. La disperazione e la povertà crescono mentre il governo si occupa di legge elettorale, di par condicio, di salvare un suo autorevole rappresentante dalla galera e il quadro è francamente desolante. Con una legge finanziaria, fra l’altro, che strangola gli enti locali. E gli enti locali non sono una cosa astratta, sono quelli che erogano i servizi sociali. Si preannuncia un periodo particolarmente duro».
A proposito di legge finanziaria. La Cdl fa propaganda sul miliardo assegnato alla famiglia, sul bonus per il secondo figlio. Il centrosinistra invece accusa la riduzione di risorse per le politiche sociali...
«Da una parte danno l’elemosina, dall’altra tolgono soldi ai servizi sociali. Innescano un meccanismo di tassazione indiretta che è la più iniqua di tutte perché colpisce in maniera indiscriminata e uguale tutte le categorie, anche i più poveri. E questo ha ricadute pesanti sulle politiche sociali concrete (i portatori di handicap, gli asili, la scuola pubblica, la sanità) mentre regala soldi alle scuole private. È indecente e anche incostituzionale».
Ieri Prodi è andato al Quirinale per lanciare un allarme sugli strappi della maggioranza: legge elettorale, salva-Previti, par condicio. C’è la possibilità concreta di mettere un argine a questa offensiva finale?
«Aggiungerei un’altra cosa. Non dimentichiamo che la legge elettorale è stata approvata con il patto iniquo di approvare subito dopo la devolution che rappresenta un ulteriore strappo, non tanto rispetto all’unità del paese, che pure è un bene prezioso, ma perché dando alle regioni la potestà esclusiva sulla sanità e sulla scuola colpisce i diritti fondamentali dei cittadini. Le regioni povere del Sud non avranno le risorse per tenere aperti scuole e ospedali. Io credo che il richiamo di Ciampi possa essere letto anche in questa chiave».
Lei crede che Ciampi possa fare qualcosa?
«Io non sono tra quelli che amano tirare la giacca al Presidente della Repubblica ma sono convinto che assolverà al suo compito che è quello di garantire l’unità del paese e il rispetto della Costituzione».
Si riferisce agli aspetti di incostituzionalità della legge elettorale della Cdl?
«Che nella legge ci siano pesanti aspetti di incostituzionalità oltre che una irrazionalità di fondo che può portare all’ingovernabilità del paese nella prossima legislatura l’ha detto anche un illustre costituzionalista comZagrebelsky. Questa legge è un frutto avvelenato che il centro destra lascia in eredità all’opposizione».
Ha fatto bene, dunque Prodi a salire al Colle?
«Ha fatto benissimo. Come capo riconosciuto da milioni di italiani ha fatto benissimo a sollevare il problema».
 

 

                Scontri con la polizia a Bologna

   Il Pdci sullo sgombero al Lungoreno


27-10-2005            Sullo sgombero degli immigrati rumeni a Bologna, il Coordinamento provinciale della Federazione del capoluogo emiliano ha adottato la seguente risoluzione: 
           
La Federazione di Bologna del Pdci ritiene le modalità dello sgombero effettuato sul Lungoreno un atto contrario ai principi che dovrebbero guidare l'azione di un'Amministrazione di centrosinistra, alternativa alle destre. Con l'atto di sgombero si è lesa, di fatto, la parte debole del sistema, di sfruttamento a cui sono sottoposti i lavoratori e i cittadini migranti che giungono nel nostro Paese e nella nostra Città per sfuggire alla povertà e alla guerra. Il problema va affrontato alla radice, colpendo chi utilizza la manodopera irregolare nei grandi cantieri, utilizzando i servizi sociali e investendo risorse affinché a Bologna non sorgano ghetti ripristinando le politiche di coesione sociale che hanno contraddistinto il buon governo delle "giunte rosse". Il Pdci richiede uno sforzo da parte del Sindaco e delle forze politiche dell'Unione volto a ripristinare un più appropriato e autentico confronto politico, che sia all'altezza della migliore tradizione democratica della sinistra a Bologna e nella nostra regione. I Comunisti italiani considerano essenziale un più stretto rapporto con tutte le forze della sinistra nell'attuazione del programma comune di governo, nell'ambito del quale daremo il nostro autonomo contributo politico". Sul sito del Pdci di Parma - www: comunisti-italiani.parma.it - sono apparse poi le considerazioni che pubblichiamo di seguito: "Ma cosa succede a Bologna? Non si è ancora spento l'eco della vicenda Ferrohotel ed ecco, in questi giorni, le "grida" e le minacce di interventi duri nei confronti dei "lavavetri", lo sgombero violento, a mano armata, delle baracche di 300 immigrati rumeni, le cariche della polizia contro i giovani che manifestano davanti al Comune. Ci sono state valutazioni e dichiarazioni strumentali ed esasperate, ma, soprattutto, abbiamo rilevato atteggiamenti e fatti - gravi - che creano tensione e incomprensione nel capoluogo emiliano e rischiano di avere ricadute preoccupanti non solo e non tanto sulla tenuta e sulla compattezza della maggioranza di Cofferati ma della stessa Unione a livello nazionale. Non ci convincono affatto il decisionismo e la mancanza di collegialità che sembrano ispirare su questi temi il sindaco di Bologna. E non condividiamo, perché sbagliato e ingiusto, l'approccio di Cofferati ai temi della legalità e della sicurezza. Non siamo d'accordo che si possa pensare di risolvere con misure repressive problemi sociali drammatici come quelli dei migranti, costretti all'irregolarità dalla legge Bossi-Fini; non siamo d'accordo con un concetto di legalità che preveda unicamente regole a garanzia della sicurezza senza contestuali, irrinunciabili interventi contro chi, indisturbato e senza scrupoli, sfrutta sul lavoro o sugli affitti i soggetti più deboli e in difficoltà: alla fine, questa, non può essere altro che una legalità di parte che tutela solamente i forti e i garantiti. Occorrerà una riflessione profonda da parte della sinistra sul concetto di legalità. Per conto nostro, in parte l'abbiamo già fatta e pensiamo che il bisogno e i diritti vengono ben prima della legge.
          
    
25 ottobre 2005

Sui fatti di ieri sera e sulle manganellate ricevute da alcuni studenti a Bologna, che chiedevano di assistere allo svolgimento del Consiglio Comunale, chiediamo che il Ministro dell’Interno intervenga, presso i soggetti interessati, al fine di fare piena luce su quanto accaduto, e per sapere quali iniziative intenda porre in essere affinché tali episodi di repressione nei confronti di manifestazioni non abbiano più a ripetersi”. E’ quanto afferma Pino Sgobio, Capogruppo dei Comunisti Italiani alla Camera dei Deputati, che, sull’argomento, ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Interno.
“Gli studenti - sottolinea Pino Sgobio - hanno ricevuto ingiustificate e pesanti manganellate, tanto che sono rimasti feriti alcuni di loro. Dal punto di vista prettamente politico ci auguriamo che la decisione di caricare i ragazzi sia stata assunta autonomamente dalle forze dell’ordine e che non abbia ricevuto nessun incipit dagli organi comunali, soprattutto tenuto conto del fatto che i  ragazzi inscenavano un presidio assolutamente pacifico”.

 

La dichiarazione di voto di Oliviero Diliberto

Camera dei Deputati  13 ottobre 2005

 

Ci sono dei momenti, signor Presidente, nei quali si avverte come un senso di disgusto e di rabbia. Accade quando si è di fronte ad un atto di prepotenza, quando la prepotenza prende il sopravvento sulla ragionevolezza, sulla libera discussione, sulle regole della democrazia. Ma voi non sapete nemmeno cos'è la democrazia! È una coalizione, la vostra, che fa prevalere le ragioni di parte su quelle generali, cioè di tutti. Voi fate sempre e solo i vostri interessi! Usate le istituzioni per i vostri obiettivi privati! È una coalizione, d'altro canto, la vostra, non a caso formata nella parte preponderante da forze politiche nate a suo tempo contro la Costituzione e la Repubblica, o indifferenti alla Costituzione, e comunque antitetiche ai principi contenuti nella Costituzione. Questa legge elettorale, voluta da una sola parte, ennesimo atto di prepotenza, è frutto di un accordo ignobile, di uno scambio! È un accordo che prevede tre leggi: la legge elettorale; lo stravolgimento - che interessa la Lega - della Costituzione attraverso la devoluzione con l'accentramento gravissimo di tutti i poteri nelle mani del capo del governo, ed infine una legge, ancora una volta, ad personam: la cosiddetta “salva Previti”. Si tratta di un patto iniquo per calpestare le regole, violare il principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, colpire il fondamento della Repubblica, che è appunto la Costituzione. Siamo alla fine della legislatura e volgere lo sguardo indietro è istruttivo! Avete per quattro anni sistematicamente calpestati i diritti, in nome degli interessi di pochi. Forti con i deboli e deboli, anzi debolissimi, con i forti! Vogliamo provare a ricostruire questi quattro anni in una rapidissima carrellata?Ci avete portato in guerra; avete precarizzato tutti i rapporti di lavoro con la cosiddetta legge Biagi; avete fatto della scuola, attraverso l'orrenda riforma Moratti, una scuola di classe; avete varato la Bossi-Fini sugli immigrati; avete abbassato le tasse ai ricchi; avete approvato la controriforma pensionistica! Vi sono poi tutte le leggi sulla giustizia; il falso in bilancio, i capitali illegalmente esportati all'estero, la Cirami, il lodo Schifani; avete varato la legge sull'informazione per cristallizzare il servizio pubblico, determinando un sostanziale monopolio del premier; per non parlare della legge Gasparri e poi ancora del condono edilizio fiscale ed ambientale e poi della cartolarizzazione. Parola difficile! Al riguardo, state svendendo il patrimonio collettivo che viene acquistato, non a caso, dai soliti noti, cioè dagli amici vostri. E, ancora, il drastico abbassamento della laicità dello Stato e dei diritti delle donne ed una crisi economica spaventosa con un impoverimento delle famiglie italiane! Insomma, l'Italia, dopo quattro anni, si risveglia più povera, più fragile e più insicura, e la legge finanziaria in discussione colpirà ulteriormente - se ne accorgeranno anche i vostri elettori - la spesa sociale, cioè le condizioni materiali di vita di milioni di persone. Bene, dovremo ricostruire noi e non sarà semplice! Non sarà semplice! Ma intanto, nonostante la vostra legge elettorale su misura, sarete sconfitti! Non fatevi illusioni. Vorrei ricordare a tutti i colleghi che pochi mesi fa si è votato in Italia, in quasi tutte le regioni, e lo si è fatto con il sistema proporzionale, cioè quello che state reintroducendo. Bene, siete stati sconfitti quasi ovunque e sarete sconfitti anche l'anno prossimo alle elezioni politiche! Si dice che il sonno della ragione genera mostri. Bene, il sonno della ragione ha generato tanti mostri in questi anni e sono quelli che ho elencato nei pochi minuti a disposizione, quelli che hanno impoverito gli italiani e che hanno distrutto la reputazione di questo paese all'estero. Ebbene, le italiane e gli italiani si sono svegliati da quel disastroso sonno della ragione, e anche questo odierno atto di prepotenza - state pur certi - si ritorcerà contro di voi, perché noi vi manderemo a casa.

 

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