|
|
![]() |
|
|
I grandi uomini della nostra storia
|
|
|
Omaggio a Luigi Longo Luigi Longo, una vita per il socialismo e la democrazia 1. Desta stupore e amarezza il fatto che il ricordo di Luigi Longo sia – anche a sinistra – così debole.
2. La
vita stessa di Longo procede parallelamente a quella del Partito, e la
segue in tutti i suoi principali passaggi, in tutti i più significativi
punti di svolta. Piemontese, figlio di contadini, studente al
Politecnico, l’esperienza della prima guerra mondiale lo avvicina alle
idee socialiste. Entrato nella Federazione giovanile, si avvicina alla
frazione bordighiana, e partecipa al Congresso di Livorno del 1921: è
dunque tra i fondatori del PCd’I, ed entra subito nel Comitato Centrale
della FGC. In Piemonte promuove la formazione di squadre armate contro
la violenza fascista, e nel 1923 è arrestato nell’ambito della “battuta
anticomunista” che porta in carcere molti quadri del Partito. Tornato
libero, Longo matura il distacco dalle posizioni della sinistra
bordighiana, cui imputa l’incapacità di concepire una politica di
alleanze di stampo leninista, che consenta di opporsi al fascismo e
riprendere il processo rivoluzionario. Dal 1926, Longo è responsabile
del Centro estero della FGCI (con Secchia alla guida del Centro
interno), e in questa veste trascorre vari mesi a Mosca come membro
dell’Esecutivo dell’Internazionale giovanile comunista . Bisogna – dice Longo nel suo progetto di risoluzione – che tutto l’apparato del partito [...] sia decisamente orientato verso il ritorno in Italia non solo come lavoro (il che è sempre stato) ma anche come sede” . Su
questo si consuma la rottura con Tresso, Leonetti e Ravazzoli. Ma sarà
proprio questa politica – pur con i suoi errori di valutazione sulla
radicalizzazione delle masse, e pur con gli alti costi umani che
implicherà – a consentire quella capillare presenza dei comunisti nel
Paese, e quell’emergere di Il contributo del PCI alla lotta di liberazione fu così alto perché il partito, impegnandosi senza risparmio [...] alla lotta clandestina contro il fascismo, [...] avendo saputo effettuare nel 1929-31 una ‘svolta’ di intensa presenza nel paese a tutti i costi, popolando i penitenziari del regime mussoliniano con i suoi migliori uomini, aveva fatto una scelta giusta, sparso una semina, accumulando un patrimonio umano, politico e rivoluzionario che poté raccogliere e spendere nella Resistenza . E Amendola aggiungerà: È con la svolta che il PCI sfugge al destino di diventare un partito emigrato come gli altri, riafferma la sua presenza organizzata nel Paese, svolge un reclutamento che in alcuni momenti e in alcune località diventa di massa, capovolge i vecchi rapporti di forza in seno al movimento operaio, [...] conquista insomma, una egemonia nello sviluppo della lotta antifascista, che manterrà fortemente nelle battaglie della Resistenza . Nel 1929-30, dunque, Longo, è forse il principale fautore della svolta. In particolare, esorta a riprendere il proselitismo fra gli operai, rafforzare la CGL clandestina, costituire comitati di lotta, “squadre di difesa” e gruppi di “giovani arditi antifascisti”. Nei mesi seguenti, i risultati non mancheranno, anche se la repressione poliziesca colpirà duramente il quadro militante. 3. Allo stesso modo, e sulla base di una correzione di rotta, Gallo è protagonista della fase dei Fronti popolari. Nel 1934 firma assieme a Nenni un primo manifesto unitario coi socialisti, contro il fascismo e la guerra, base del patto di unità d’azione tra i due partiti. Alla vigilia dell’aggressione fascista all’Etiopia, Longo pone al gruppo dirigente del PCd’I la prospettiva della creazione di un fronte popolare in Italia, ma anche l’obiettivo del “partito unico operaio”, assieme ai socialisti. “Noi vogliamo il Partito unico – dice Longo – lo vogliamo non come lontana aspirazione ma come realtà immediata”. Questa unità – continua – può e deve
assicurare al proletariato [...] la direzione della lotta politica. Il
proletariato unito [...] è condizione per il raggruppamento attorno ad
esso di tutti gli strati malcontenti della popolazione, di tutti quelli
che vogliono farla finita con il [...] fascismo [...]. Per
Gallo, dunque, la rivoluzione italiana deve essere una “rivoluzione
popolare antifascista”, in cui il proletariato sia alla testa di un
fronte di alleanze più vasto. 4. Dopo il 25 luglio 1943, Longo viene liberato, e partecipa alle prime riunioni della Direzione del PCI, che si divide nei gruppi di Roma e Milano, nel quale entrerà. Siamo ormai alla fine di agosto, il disorientamento è generale, il governo Badoglio reprime le manifestazioni popolari e intanto i tedeschi occupano una parte del Paese. È a questo punto – ricorderà Amendola – che Longo assume la direzione della lotta di liberazione: Lo vedo ancora camminare in silenzio per la stanza e poi mettersi a scrivere quello che sarà il Promemoria sulla necessità urgente di organizzare la difesa nazionale contro l’occupazione e la minaccia di colpi di mano da parte dei tedeschi . Siamo al
30 agosto, e sulla scorta del documento di Longo le forze della sinistra
– PCI, PSI e Giustizia e Libertà – decidono di promuovere e coordinare
un movimento partigiano di resistenza armata, rivendicano un nuovo
governo diretto dalle forze antifasciste, e costituiscono una giunta
militare in cui Longo rappresenta i comunisti, assieme a Pertini per il
PSI e Riccardo Bauer per GL. Prima di tornare al nord, Gallo fa in tempo
a partecipare ai combattimenti per la difesa di Roma. Sul piano
politico, contrapponendosi a Scoccimarro, si schiera per un’unità
operativa ampia, fino ai badogliani, ma ribadisce anche la necessità di
un governo popolare, emanazione dei CLN, che sostituisca il governo
Badoglio. Coadiuvato da Secchia, Longo dirige le Brigate Garibaldi e –
attraverso il foglio “La nostra lotta” – porta avanti la
riorganizzazione dei quadri comunisti. In particolare, mira a un’azione
di massa della classe operaia settentrionale, che dia alla lotta “il
colpo decisivo”. Questo verrà innanzitutto coi grandi scioperi del marzo
1944, che Longo legge come la conferma della direzione della lotta
antifascista da parte della classe operaia, e quindi della possibilità
di realizzare “un taglio netto” col passato e costituire un governo
“veramente popolare”, basato sul protagonismo dei CLN. È questa la
lettura di Longo della “democrazia progressiva”, che egli vede in primo
luogo come strumento per allargare le basi popolari del potere, anche
attraverso l’estensione capillare dei CLN . “No, così non va, si arriverebbe a una rottura. E del resto gli ordini superiori non possono essere respinti. Ma – aggiunge – occorre interpretarli. Gli ordini vanno applicati tenendo conto delle condizioni concrete in cui si trovano ad operare le formazioni. Spetta a noi, dunque interpretare quelle direttive” . E così Longo scrive la bozza di risoluzione del CVL, la quale afferma che “ogni richiamo alle direttive di Alexander per giustificare proposte di smobilitazione [...] è assolutamente ingiustificato”, poiché nel proclama “non si afferma [...] che si deve cessare la battaglia” ma solo le ‘operazioni organizzate su vasta scala’, e dunque che si avrà, a causa dell’inverno, “un rallentamento del ritmo della battaglia”. Dunque comincia una ‘campagna invernale’, con le sue caratteristiche particolari, e non una ‘stasi invernale’. Del resto – concluderà la risoluzione – Nessuno dei patrioti può tornare alla sua casa, né al suo lavoro: lo ghermirebbe la reazione nazifascista. Una smobilitazione, anche solo parziale, dei combattenti della libertà costituirebbe, di fatto un invito a capitolare [...] a lavorare per i nazifascisti [...]; oppure sarebbe una spinta a darsi all’azione incontrollata e disorganizzata, ciò che è proprio compito del comando di evitare con la sua attività di inquadramento, di direzione e di educazione politica . E infatti la lotta proseguirà fino al 25 aprile 1945, e Longo sarà protagonista anche di quella giornata, nel triumvirato insurrezionale di Milano con Pertini e Valiani. 5. Dopo
la Liberazione, Longo è tra i massimi dirigenti del partito nuovo. È tra
i pochi – assieme al socialista Rodolfo Morandi – a insistere sul tema
della pianificazione democratica di settori strategici dell’economia,
esaltando forme di controllo dal basso e chiedendo la nazionalizzazione
delle industrie chiave. Al V Congresso tiene una relazione sulla
prospettiva del “partito unico della classe operaia”, che non sia la
mera sommatoria di PCI e PSI, ma sia la base di una più ampia
unificazione di tutte le forze “sinceramente democratiche e
progressive”. Subito dopo, è eletto vicesegretario di Togliatti, con
Secchia responsabile dell’organizzazione . Per aver sostenuto i propri diritti, sanciti tra l’altro dalla Costituzione, [...] i lavoratori, i loro alleati e le loro organizzazioni sono stati fatti oggetto di ogni sorta di provocazioni, di arbitrii, di violenze. Come ‘sobillatori’, ‘quinta colonna’, ‘agenti del Cominform’ furono tacciati [...] gli organizzatori e i dirigenti della resistenza operaia e delle lotte popolari [...]. Oltre i quattro quinti di tutti i caduti, i feriti, gli arrestati, i condannati sono comunisti [...]. In questo quadro – insiste Longo – va costituito ‘un largo fronte del lavoro’, che alle lotte per la pace e la difesa della Costituzione affianchi la lotta per l’attuazione del Piano del lavoro proposto dalla CGIL. L’attenzione di Longo, dunque, è sempre rivolta alla tenuta democratica del Paese e ai suoi possibili progressi. In questo senso, allorché alla metà degli anni ’50 inizia un dialogo tra DC e PSI, egli lo giudica positivamente, come occasione per ‘spostare un po’ più a sinistra i confini della discriminazione scelbiana’ e aprire la strada ad una “nuova maggioranza”. Nel 1956 Longo si impegna nella polemica contro Antonio Giolitti e il “revisionismo nuovo e antico” . Tuttavia in Longo l’idea dell’unità del movimento operaio rimane una costante, assieme al tema della democrazia e del suo sviluppo. Alla vigilia dell’VIII Congresso, è lui a definire la Costituzione come “il programma stesso del partito”, un asse fondamentale della “via italiana al socialismo” . 6. In tutto questo periodo, Longo è il braccio destro di Togliatti, e al momento della morte del segretario, nel 1964, la successione è naturale e scontata. Ricorderà Amendola: Egli ci pose immediatamente, e con grande franchezza, il problema di accelerare la formazione di un nuovo gruppo dirigente, capace di assumere, al più presto, la piena direzione di un partito comunista chiamato [...] ad avere un peso crescente nella vita nazionale e nel movimento operaio internazionale . Longo in
effetti dà subito un’impronta nuova al ruolo di segretario, avviando una
direzione collegiale in cui egli è una sorta di primus inter pares, e
sforzandosi di svolgere una funzione di sintesi fra le diverse letture
della “via italiana al socialismo” che subito emergono, polarizzandosi
attorno alle figure di Amendola e Ingrao. Più che mediare, Longo cerca
di valorizzare gli elementi più vitali delle proposte dei due dirigenti
(l’unità delle forze socialiste chiesta da Amendola, l’elaborazione
ingraiana sulla programmazione e un nuovo “modello di sviluppo”),
temperandone eccessi e unilateralità, e “legittimandone” la circolazione
– e dunque la discussione, anche aspra – all’interno del Partito. Il problema reale non può essere quello di essere o di non essere parte di un movimento internazionale, come quello operaio e comunista. Il problema vero [...] è quello del modo e del senso della nostra presenza e della nostra azione in uno schieramento che non si limita certo nei confini del sistema degli stati socialisti [...] ma che abbraccia [...] un complesso poderoso di forze antimperialistiche, rivoluzionarie, comuniste e socialiste. Si tratta non di estraniarsi da queste forze, ma di esserne parte attiva. In questo senso, ribadendo “una concezione nuova dell’internazionalismo”, Longo evita sia il rischio di una chiusura nazionale del PCI, sia quello di un suo essere “schiacciato” sul blocco socialista. “Autonomia e diversità nell’unità” sono i due principi fondamentali affermati, sulla scia dell’elaborazione togliattiana, che viene ripresa anche sul tema della “responsabilità che incombe sul movimento operaio dei paesi capitalisti avanzati”. Per svolgere un’azione proficua [...] – conclude Longo – è indispensabile [...] che siano ben precise e ferme la collocazione e le posizioni internazionali del nostro Partito. Qualsiasi forma di chiusura o di isolamento nazionale, qualsiasi gesto di allentamento dei nostri rapporti internazionali [...] sarebbero un errore profondo, un colpo per la stessa linea politica che vogliamo difendere . Come scriverà Armando Cossutta, che fu tra i più stretti collaboratori del segretario, il punto era quello di come riuscire ad avere e perseguire le nostre posizioni, anche quando esse comportavano una polemica molto marcata, senza rompere i rapporti con il Partito comunista sovietico. Dissenso sì, diceva Longo, rottura mai . Infine, l’altro cardine dell’impostazione di Longo – da segretario, ma anche nei decenni precedenti – è il tema della democrazia, sia come lotta contro tutti i tentativi di involuzione autoritaria dello Stato, sia come affermazione del legame inscindibile fra lotta per la democrazia e lotta per il socialismo, fra democrazia rappresentativa e potere popolare. Specie dopo il ’68, rilancia con forza questa tematica, sottolineando ancora una volta la centralità della partecipazione e iniziativa di massa. Dirà infatti al XII Congresso: [...]
nella nostra repubblica le assemblee rappresentative debbono poggiare –
se si vuole che siano davvero vive, funzionanti e democratiche – sulla
organizzazione e permanente mobilitazione delle masse, sui partiti e sui
sindacati, sulle autonomie locali, su organi democratici di base. Mobilitazione “dal basso” e azione politico-istituzionale non sono dunque per Longo momenti contrapposti, ma assolutamente complementari. 7.
Colpito da ictus alla fine del 1968, Longo sarà affiancato da Berlinguer
come vicesegretario già nel febbraio ’69. Comincia allora una nuova fase
della vita del Partito e della sua stessa funzione dirigente. Negli anni
successivi, non mancherà di far sentire la sua voce, sia nel dibattito
sulla Resistenza, i suoi limiti e il ruolo dei comunisti al suo interno;
sia nella fase difficile della solidarietà nazionale, rispetto a cui
prenderà una posizione critica, cogliendo il rischio che quella
complessa operazione politica finisse per assicurare la continuità degli
assetti di potere consolidati anziché utilizzare la grande forza del PCI
per superarli e batterli. Ogni
ascesa a posti di responsabilità, lo stesso riconoscimento di Togliatti
come capo indiscusso [...] furono sempre la conseguenza della stima e
del consenso sincero degli organismi di direzione e dell’insieme del
partito. L’esibizionismo, la ricerca di popolarità non ebbero mai tra di
noi diritto di cittadinanza. E ancora: Se nello spirito di disciplina e di sacrificio, se nel centralismo, se nel voler fare politica in qualsiasi situazione per incidere sul suo sviluppo e guidarlo verso le necessarie soluzioni, consiste il segreto della nostra sopravvivenza e del nostro continuo progredire, dobbiamo concludere che questo spirito e questa volontà sono sempre stati [...] nel nostro partito, sono stati e sono tuttora causa determinante e necessaria dei progressi che ci hanno sempre accompagnati.
16 Ottobre 2009 - 29 Anni dalla morte di Luigi Longo Segretario Nazionale del P.C.I
Ricordando Longo.Ricordando la sua vita “che è quella di un leggendario combattente e insieme di un politico acuto e lungimirante, di un organizzatore infaticabile ma anche di un creatore pieno di fantasia, di un realizzatore amante della concretezza” (sono sempre parole di Berlinguer); ricordando soprattutto l'uomo, il nostro compagno, il commissario delle Brigate internazionali, il combattente partigiano alla testa del Cln. Una lunga vita di lotta, cominciata a Torino, da giovanissimo.
Infanzia e
adolescenza difficili, umili origini contadine (è nato a Fubine, un
paesone in provincia di Alessandria, il 15 marzo del 1900). “Noi
abbandonammo il paese nell’anno che fu detto del “vendemmione”; per
l’abbondanza dell'uva che si raccolse. Ma i prezzi scesero a terra.
Raccontava mio nonno che da una bigoncia d'uva portata al mercato di
Casale, dedotte le spese di viaggio, aveva ricavato appena di che
comprare una cannella di legno per spillare il vino delle botti”,
racconta lui stesso in una delle conversazioni con Salinari. Lui non
dimenticherà mai la fatica, le sofferenze; le umiliazioni delle classi
povere. Deputato per tutte le legislature, alla Camera si batté
soprattutto per le pensioni: «In me - ricorda - è sempre presente
l'estremo bisogno di assistenza e di aiuto dei lavoratori che
frequentavano, tanti anni fa, la cantina dei miei genitori, e che non
avevano che le proprie braccia per vivere, di vecchi che dopo una vita
di lavoro e di stenti non avevano altra prospettiva per i loro ultimi
giorni che il ricovero negli ospizi”. La prima tessera Nel ’20 la sua prima tessera, si iscrive al circolo socialista studentesco di Torino; conosce Antonio Gramsci e Togliatti, frequenta la sede dell’Ordine Nuovo, nel centro della città. Così ben vigilata che gli squadristi si guardano sempre dall’assalirla. “Tutte le porte erano sbarrate verso l’esterno con sacchetti di terra e vari camminamenti disposti a zig zag portavano dalle porte ai cortili, con interruzioni di tanto in tanto, di cavall di frisia e di filo spinato … In qualche angolo più riservato c’erano cestini di bombe a mano e alcuni moschetti”. Nel ’21 è a Livorno, tra i fautori della scissione che porta alla nascita del Pci. E’ancora studente del politecnico, ha superato bene il primo anno di esami ma, da allora in poi, i suoi studi universitari vengono sacrificati all'impegno politico: "avevo già due figli - ricorderà - ma ancora mi trascinavo libri e dispense per esami che mai avrei sostenuto". Dal '21 infatti la sua vita si intreccia per sempre con quella del partito. In Urss Nel '22 è membro di una delegazione che si reca a Mosca per il congresso dell'Internazionale. Incontra Lenin, questo il suo ritratto di allora: «Mi impressionò non solo il suo ragionamento sensato, limpido, ma anche la vivacità, la passione con cui esponeva il pensiero, come fosse bruciato da un fuoco interiore». A Mosca ci andrà varie volte, a partire dal congresso di Lione; nel 1926, appunto, ci va portando con sé il figlioletto di tre anni, che ha avuto da Estella, Teresa Noce, sua compagna da qualche anno. Incontra Stalin, naturalmente, e tutti gli alti gradi del Cremlino. «Di Stalin ricordo la figura semplice, rigida, ossuta... Il suo parlare era lento, fermo, scandito». Osservazioni acute e disincantate. “A Mosca, al Kim, la Sezione giovanile del Komintem, trovai alcuni dirigenti che avevo già conosciuto, Sciatskin, Rudolf Khiltarian, Lominadze, un gigante di circa due metri d'altezza che si diceva fosse molto legato a Stalin (era georgiano anche lui). In Spagna «La capacità di Longo come dirigente emerse in modo straordinario nella guerra di difesa della Repubblica spagnola – scrive sempre Berlinguer – Le Brigate internazionali che Longo dirige sono certo un modello di eroismo e di capacità combattente, ma sono anche luogo di esperienza politica unitaria – spesso ardua – tra comunisti, socialisti, democratici». Lui è il mitico Gallo, l’ispettore generale delle Brigate internazionali. Così lo descrive Giovanni Pesce, medaglia d’oro della Resistenza. “La prima volta che lo vidi avevo diciannove anni. Si era nel 1937. Ero arrivato in Spagna da un anno. Un anno di guerra del battaglione Garibaldi, della Brigate internazionali. Lo vidi sul ponte di Brunete. Stavo andando a cercare una mitragliatrice … quando sulla strada, proprio accanto ad un piccolo fiume vidi un ufficiale. Era solo, con un binocolo osservava le linee nemiche da dove era stata scatenata una tremenda offensiva … Se ne stava tutto solo ad osservare tranquillo mentre attorno era come l’inferno”. E dice Leo Valiani: “Facemmo passare la frontiera ai primi volontari delle Brigate internazionali, delle quali Long diventò ben presto l’organizzatore principale e in ultimo anche il vero comandante”. La risolutezza di Longo nell'assumersi delle responsabilità e nel prendere delle decisioni, la sua calma e il suo sangue freddo nel mezzo dei pericoli, furono, assieme a una grande conoscenza degli uomini e alla scrupolosa cura dei dettagli, fra i principali elementi della coesione e dei successi, ancorché mai definitivi, data la sproporzione degli armamenti, delle Brigate internazionali. Che non nacquero felicemente dalla spuma del mare come Venere. “Albeggiava quando, il 14 ottobre - racconta Gallo - scesero dalla stazione di Albacete i primi 500 volontari. Essi iniziavano la grande epopea delle Brigate internazionali in Spagna. Questi arrivi continuarono con lo stesso ritmo per quasi tutto quell’anno 1936. A ogni arrivo però le difficoltà si moltiplicavano per dieci, per centoSvolgevamo un'attività febbrile per scoprire nuovi locali, farceli assegnare, farli evacuare senza troppo infastidire i civili, infine per pulirli, adattarli a caserma ... Non vi erario materassi, gavette, piatti per tutti; i cucchiai erano quasi sconosciuti, si dovettero istituire turni per consumare i pasti; un piatto e un cucchiaio dovevano servire per due o tre persone, ma mancava l'acqua per lavarli». Eppure «oggi Guadalajara, domani Madrid» le brigate di Gallo diventano una grande realtà. «La Repubblica spagnola sarà drammaticamente perduta. Ma quando sarà necessario - è sempre Berlinguer - iniziare la lotta dì resistenza patriottica e partigiana, quel patrimonio sarà prezioso in Italia e in tutta Europa». Come un Garibaldi di questo secolo, è Gallo a «inventare e organizzare le strutture militari e politiche della guerra di Liberazione». Gli anni 60 e 70 Ricordando Luigi Longo. Un dirigente comunista che non ha mai rinunciato ad esprimere le proprie convinzioni anche quando queste potevano sembrare “controcorrente” all’interno del Partito. Nel 1968, infatti, incontra incontra i dirigenti del movimento studentesco e in un articolo Rinasciata non esita a dire : «Non si può negare che ci sia stato distacco tra il Partito e la realtà politica che si è venuta creando nel campo studentesco. Certi fermanti politici e culturali esistenti nelle Università solo tardivamente hanno interessato i nostri compagni, le nostre organizzazioni. Perché?». In un altro momento delicato, nel 1976 critica apertamente la politica del Partito nei confronti del governo Andreotti: «Siamo certi che la nostra cautela nei confronti del governo Andreotti sia stata sempre giustamente motivata?». -E ancora, in uno dei suoi ultimi interventi al Comitato Centrale, in modo sferzante attacca la politica dei sacrifici avviata proprio in questi anni: «la mia impressione è che da parte di alcuni si sia assunta stilla questione dei sacrifici una curiosa posizione, vorrei dire da primi della classe, mostrando scandalo per !a richiesta di contropartite. Mi riferisco qui a ceni scritti del compagno Amendola o ad alcuni discorsi del compagno Peggio che, per questo, hanno sollevato vivaci reazioni. Ebbene io non credo che sia un delitto da parte dei lavoratori esigere la garanzia che i loro sacrifici non servano in realtà a ricostituire quell'assetto politico ed economico che ha pro dotto la crisi, l'affare Lockeed, lo scandalo Sindona, le cosiddette deviazioni del Sifar e del Sid, le trame nere e così continuando».
Nel celebre dipinto "La battaglia di Punta dell'Ammiraglio" che raffigura la sconfitta dell'esercito borbonico da parte dei volontari garibaldini, il famoso pittore Renato Guttuso volle rappresentare Luigi Longo al fianco di Giuseppe Garibaldi per sottolineare, come ebbe a dire, la stretta continuità tra la Resistenza ed il Primo Risorgimento. Nacque da qui l'appellativo di "Garibaldi del Novecento" che accompagnò per molti anni colui che sarebbe stato il futuro segretario del PCI, carica cui fu eletto dopo la morte di Palmiro Togliatti nell'agosto 1964.
L'azione partigiana unitaria consentì al nostro Paese di riscattare la sua disonorevole alleanza con Hitler e la violenta aggressione nei confronti di molti Paesi europei e del Nord Africa.
Se le sanzioni decise dai vincitori della 2a Guerra Mondiale nei
confronti dell'Italia furono contenute, lo si deve senza dubbio al ruolo
fondamentale della Resistenza nella sconfitta dei nazifascismi nel
nostro Paese. Non è un caso che gli stessi alleati, per mano del
generale americano Clark, vollero insignirlo a fine conflitto di una tra
le più prestigiose decorazioni militari statunitensi: la "Bronze Star".
Longo ebbe, in seguito, un ruolo fondamentale nella ricostruzione, prima
di tutto morale, del Paese dopo il ventennio de Ma basterebbe ricordare il grande ruolo che Luigi Longo ebbe per la causa della libertà dei popoli e della democrazia sia nella difesa della repubblica spagnola che nella Resistenza italiana per rilevare il grande debito che tutti abbiamo nei suoi confronti. La capacità di Longo come dirigente emerse in modo straordinario nella guerra di difesa della Repubblica spagnola. Le Brigate internazionali che Longo diresse furono anche luogo di esperienza politica unitaria – spesso ardua – tra comunisti, socialisti, democratici.La risolutezza di Longo nell'assumersi delle responsabilità e nel prendere delle decisioni, la sua calma e il suo sangue freddo nel mezzo dei pericoli, furono, assieme a una grande conoscenza degli uomini e alla scrupolosa cura dei dettagli, fra i principali elementi della coesione e dei successi, ancorché mai definitivi, data la sproporzione degli armamenti, delle Brigate internazionali. La Repubblica spagnola sarà drammaticamente perduta. Ma quando sarà necessario iniziare la lotta di resistenza ai tedeschi, quel patrimonio sarà prezioso.
|
|
|