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Verrà il giorno
I
Qui, qui si grida
qui si perde il grido
cozzando contro il cielo
ché sulla terra la sventura impera.
v
Siamo nati nella guerra.
Siamo
ruote, bulloni, assi,
pezzi di carne, macchine
disposte a dissanguarci sempre.
VII
Siamo così, coltelli,
spaventosi atroci chiodi,
spine, unghie
mazzi di ferramenta
sopra zampe taglienti
che camminano
verso la distruzione,
verso il deserto.
IX
Per te, scultore, la lingua,
le corde vocali in tensione,
le labbra divise,
le gole profonde squarciate,
si distendono, si tirano,
distorcendo le parole,
disfacendo il linguaggio
con cui vorrei parlare,
di te gridare.
XIII
Soccorrete quei bambini atterriti,
sul filo dei muri,
sulle sedie terribili.
Precipiteranno, Dio mio,
Non c'è pietà nel mondo?
Solo il disprezzo, l'odio,
la sordità ci segnarono
al nascere quel giorno?
xv
La disperazione urla come passero muto,
il cane singhiozza come uomo arido,
miagola il gatto come una bimba incinta.
Gli esseri turbò la crudeltà mutandoli.
XVI
Ma dopo cotanta violenza
verrà un giorno
la pace tra gli uomini
sopra un mare di pianto.
XL
E tu, scultore dolente di orribile grandezza
del tempo che hai vissuto,
alfine incontrerai le argille dell'alba,
i legni, i ferri,
gli stagni, i bronzi, gli acciai
inossidabili, tutta
la luminosa vita indistruttibile
che nelle tue mani sogni.
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