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Una finanziaria
per il clima
di Marzia Bonacci
Un appuntamento che è stato preparato
già prima dell'estate e che oggi ha
trovato realizzazione a Roma, presso
l'Auditorium di via Rieti. Nato
dall'attività dei responsabili per
l'Ambiente delle quattro forze
protagoniste del processo unitario a
sinistra, Prc, Sd, Pdci e Verdi,
l'incontro ha riconfermato la volontà
politica in atto condensandola i ntorno
alla principale sfida dell'attualità: la
questione climatica. Così si sono
ritrovati insieme associazioni,
sindacati, leader partitici e semplici
cittadini per animare dibattiti e
workshop che hanno avuto come obiettivo
prossimo: "Una Finanziaria per il
clima". La finalità è infatti quella di
animare un'azione comune interna alla
società e alle istituzioni sulle
tematiche ambientali, energetiche,
infrastrutturali, in modo che la manovra
economica dell'anno 2008 possa segnare
un cambio di rotta in materia
rispondendo a quanto stabilito dalla
stessa Europa: riduzione del 20% delle
emissioni, accrescimento del 20% delle
fonti rinnovabili e della efficienza
energetica (le cosiddette tre venti).
Punto di partenza universalmente
riconosciuto come positivo è stato il
Dpef varato dal governo, anche se in
proposito si segnala un comune
scetticismo sull'allegato I relativo al
superamento della "Legge obiettivo"
Berlusconi-Lunardi (ovvero le scelte
approvate dal precedente esecutivo nel
campo delle infrastrutture), di cui si
sottolinea la mancata coerenza rispetto
a quanto promesso nel programma
elettorale del centrosinistra, ovvero il
suo radicale superamento, e sui cui si
esorta il governo Prodi ad attuare un
cambio di segno.
Centrale nella
giornata di oggi è stata certamente la
tavola rotonda che, nella mattinata, ha
visto discutere insieme il ministro
dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio
(Verdi), quello dell'Università e della
Ricerca Fabio Mussi (Sinistra
Democratica), il segretario del Prc
Franco Giordano e la capogruppo al
Senato dei Comunisti italiani Manuela
Palermi. Un confronto che è ruotato
intorno alle tematiche ambientali, ma
che al contempo ha tenuto fermo come
faro politico di riferimento il processo
unitario della sinistra. Perché anche
per attuare una risposta all'emergenza
ambientale e climatica, l'unica strada
percorribile è quella di un'azione
unitaria delle forze contrarie al Pd.
Punto di partenza per il dibattito è
stata la Conferenza del governo dedicata
ai cambiamenti climatici tenutasi la
scorsa settimana a Roma. Un appuntamento
che, come ricordato da Pecoraro Scanio,
"ha visto coinvolti 2500 partecipanti
mentre 100mila persone l'hanno seguita
sul web": " un evento mediatico di
grande portata, per essere un
appuntamento di governo", ha commentato
il ministro. Certo però, un meeting che
non è stato esente da polemiche, con il
responsabile dell'Ambiente sotto il
fuoco incrociato prima dell'Enel (che lo
ha accusato di lasciare il paese senza
gas ed energia), poi del fronte dei
nuclearisti (guidato dall'Udc Casini) e
degli scienziati di Franco Prodi,
direttore dell'istituto del clima del
Cnr, che hanno contestato quanto emerso
dalla Conferenza romana. Sul fatto che
sia in atto un mutamento climatico e che
le attività antropiche ne siano
principali responsabili infatti appare
fuor di discussione, tanto che gli
attacchi all'indirizzo dell'iniziativa e
del ministro sono apparsi, alla Palermi
così come a Giordano, "la risposta di
lobby legate al petrolio o al carbone
che hanno rappresentanza nella politica"
nonché espressione del "mondo delle
imprese", perché è ormai patrimonio
condiviso la necessità, ha spiegato il
segretario del Prc, di "cambiare il
paradigma economico capitalistico,
l'aggressione che esso esercita verso la
natura". Dello stesso parere anche Mussi
che, oltre a difendere la tesi della
crescita delle temperature per causa
delle attività umane, ha voluto smontare
qualsiasi ipotesi di ritorno al
nucleare: "non tanto perché è
pericoloso, ma perché c'è il problema
irrisolto dello smaltimento delle
scorie; perché le centrali nucleari si
costruiscono ma non si smontano; perché
l'uranio nei prossimi 50 anni si
esaurirà".
Dunque, l'urgenza è una manovra per il
clima che sia capace di portare ad un
nuovo sistema economico, che rifletta un
nuovo stile di vita volto a consumare e
produrre di meno, che investa nelle
fonti rinnovabili di energia al posto di
quelle nocive (centrali elettriche a
carbone, infrastrutture e mobilità
insostenibile), che garantisca alcuni
beni comuni come l'acqua pubblica, che
provveda ad una contabilità ambientale
che tenga sotto controllo e sfavorisca
le emissioni che ci siamo impegnati a
diminuire aderendo a Kyoto e alle misure
europee. Come sintetizzato chiaramente
da Mussi: "Ogni cosa che si deve attuare
deve tener conto della dimensione
dell'ambiente".
Come fare tutto questo, ma anche
molto altro in ambiti come il lavoro, i
diritti, l'immigrazione, l'assistenza?
In modo unitario. "Noi dobbiamo creare
entro quest'anno un soggetto unitario
che cambi la società e contrasti la
destra e il Pd, ma renda ancor più forte
la nostra azione di governo", ha
dichiarato Giordano. Un appello che è
stato colto e rilanciato dallo stesso
Mussi, il quale ha sottolineato come "Sd
non è il quarto partito di sinistra, ma
una forza a disposizione di una
operazione unitaria", che non solo è
necessaria ma è "un dovere vero il
paese". Del resto, ha ricordato la
Palermi, "il pericolo sempre in agguato
è quello di un Pd che faccia asse con
Forza Italia sbandierando lo spauracchio
della sinistra radicale". Un'ipotesi da
scongiurare con tutte le forze, ma
soprattutto con l'unità a sinistra. (AprileOnline
23 settembre 2007)
21
novembre Festa dell'albero
1.000.000
di alberi per Kyoto:
è questa la missione della XIII edizione della Festa
dell'Albero, una giornata di volontariato ambientale dedicata al
rinverdimento delle aree urbane. Il 21 novembre
invitiamo tutti a festeggiare gli alberi piantandone di nuovi,
con l'obiettivo di rendere le nostre città più verdi e
contribuire concretamente alla lotta contro l’effetto serra.“Chiunque
può scavare una buca, metterci dentro un albero e poi
annaffiarlo, facendo attenzione che non muoia. Nel mondo siamo
sei miliardi di persone e se anche solo una ogni sei piantasse
un
albero l’obbiettivo sarebbe raggiunto” Wangari
Maathai, premio Nobel per la pace, a proposito del protocollo di
Kioto.
Sovranità
alimentare e ogm
Ha
preso il via, il 1 settembre, la campagna di raccolta firme per le due
leggi popolari sulla Sovranità Alimentare e il Referendum anti Ogm che e ra
stata presentata a Roma, nella Sala delle Bandiere del Parlamento
Europeo, il 27 marzo scorso. I primi dati, con le manifestazioni di
Sicilia, Sardegna, Toscana, Liguria e Basilicata, saranno trasmessi dal
Comitato Promotore in una conferenza stampa che si terrà a Roma il 7
settembre alle ore 12 e in cui verrà esposto il percorso fatto, le
adesioni, le nuove alleanze e le iniziative che si assumeranno nei sei
mesi a venire.
Il
giorno prima, 6 settembre, infatti, il Comitato Promotore si incontrerà
dalle ore 11 alle ore 17, nel Salone dell'Arci di via di Pietralata 16,
in un seminario aperto. Il diritto a un cibo sano a prezzo equo, la
garanzia di reddito per chi produce e la qualità per chi acquista sono
le istanze fondamentali assunte da componenti diverse della società
civile e la Sovranità Alimentare è la proposta internazionale contadina
riconosciuta da 7 stati nazionali e dalla Fao.
Il
rischio sempre più realistico delle contaminazioni da organismi
geneticamente modificati (ogm), determinato dalla pressione delle
lobbies delle multinazionali, ha indotto il Comitato Promotore della
legge sulla Sovranità Alimentare a proporre anche la raccolta di firme
per il Referendum sugli OGM, non per una consultazione o un sondaggio ma
per far valere effettivamente la volontà che già tanti, tantissimi
italiani hanno espresso sui pericoli ed i rischi del transgenico che non
tiene conto del principio di precauzione e della salute di tutti gli
abitanti della Terra ed espropria i contadini del millenario esercizio
della produzione degli alimenti. Il Referendum contro gli OGM è
l'obiettivo minimo da conquistare perchè la volontà dei cittadini e dei
contadini, oltre ogni mediazione e possibile manipolazione, possa
liberamente esprimersi e contare incidendo effettivamente sulla politica
e la rappresentanza sociale.
I
consensi che le due proposte di legge raccoglieranno nei prossimi sei
mesi, daranno la spinta necessaria al movimento dei contadini e dei
cittadini che si batte per la Sovranità Alimentare per conquistare
misure e strumenti capaci di rimettere al centro delle scelte sociali e
politiche i diritti di chi lavora la terra, di chi consuma il cibo e la
tutela di salute e ambiente.
Appuntamento a Roma, presso la Fondazione Basso, via della Dogana
Vecchia 5, il 7 settembre alle ore 12 (dal forum di indipendenza.org 5
settembre 2007)
Acqua, in
trecentomila la chiedono pubblica
di Red
 Quattro
risultati definiti "assolutamente straordinari" portati a casa
nel giro di appena sei mesi e la consapevolezza "che la
battaglia non finisce".
Oggi a Roma il Forum nazionale dei movimenti per l'acqua fa il
punto sulla campagna nazionale "Acqua pubblica, ci metto la
firma!". E parla di un "successo". Per l'approvazione (il 13
giugno, alla Camera) della moratoria degli affidamenti dei
servizi idrici, per l'adesione di più di 70 comuni e numerosi
altri enti locali (e soggetti come la facoltà di Medicina
dell'Università' Cattolica di Roma), per la diffusione della
campagna a ben 80 realtà nazionali e 1.000 territoriali da Nord
a Sud, per la raccolta di oltre 300mila firme a sostegno della
proposta di legge popolare per fare dell'acqua un bene pubblico,
un diritto inalienabile.
Partono da qui, con l'assessore alle
Periferie del comune di Roma Dante Pomponi a fare da padrone di
casa, i ragionamenti dei rappresentanti del Forum dell'acqua. E
alla luce di tutto ciò annunciano due nuovi appuntamenti.
Domenica partiranno quattro carovane che porteranno la campagna
in tutta Italia (le partenze sono previste da Sicilia, Valle
d'Aosta, Trentino e Basilicata) per confluire a Roma il prossimo
1 luglio dove ci sarà una grande giornata di festa a Trastevere
con teatro e musica in piazza e cinema sull'Isola Tiberina.
L'altro momento da segnalare, di natura più
istituzionale, è che il 10 luglio il Forum incontrerà il
presidente della Camera Fausto Bertinotti per consegnargli le
firme raccolte a sostegno della proposta di legge popolare
sull'acqua "bene comune" e per chiederne un rapido esame in
Parlamento.
Ma non finisce qui il ruolo della campagna. Come spiega Sara
Vegni, dell'associazione A Sud: "Subito dopo- dice- ripartiremo
per fare sentire la nostra voce: raggiunti questi straordinari
risultati, si aprono nuove questioni sulle quali troveremo il
modo di tenere alta l'attenzione". Anche perché la partita è
tutt'altro che chiusa, come segnala Corrado Oddi, della Funzione
pubblica Cgil: "Il ministro Lanzillotta insiste a dire che al
Senato si deve intervenire sul testo sulla moratoria approvato
dalla Camera. Ma e' bene che si rassegni: il testo non deve
essere modificato- dice- e le privatizzazioni devono essere
bloccate fino a quando ci sarà la nuova legge".
Una circostanza- unita al fatto che la moratoria è nel ddl
Bersani (provvedimento centrale nelle politiche del governo)-
che potrebbe favorire che il Parlamento si occupi al più presto
della legge proposta dai movimenti. E altri problemi sono legati
alle realtà locali "che continuano a fare gli affidamenti-
sottolinea Vincenzo Miliucci- il 17 giugno la Provincia di
Palermo ha affidato la gestione dell'Ato 1 a una gestione mista:
una sfida vera e propria alle istituzioni che hanno dato un
orientamento", attacca. E poi Miliucci segnala che "già si parla
della creazione di maxiaziende di utility al nord che- spiega-
devono evitare di fare le fusioni considerando anche le gestioni
dell'acqua". Anche perché i risultati delle privatizzazioni,
sinora, "sono molto negativi: ci sono aumenti tariffari- spiega
Oddo- investimenti insufficienti e l'incoraggiamento ad
aumentare i consumi per fare tornare i conti".
Tutt'altro il modello proposto dai comitati:
"L'acqua deve essere un bene comune- dicono- sottratto alle
logiche di mercato, la proprietà e la programmazione devono
essere affidate a enti pubblici, deve essere garantito un minimo
vitale a tutti i cittadini di 50 litri al giorno, l'idea di
governo deve essere partecipata e diffusa" (AprileOnline 23
giugno 2007)
Acqua pubblica, ci
metto la firma!

Anche il PdCI raccoglie le firme!
Editoriale di Moni
Ovadia
Ci sono risorse che
appartengono al pianeta e a tutti coloro che lo abitano
e non possono essere sottoposte a un meccanismo
economico di sfruttamento da parte di gruppi di
potentati di qualche tipo.
Perché adesso vogliono
privatizzare l’acqua, un giorno privatizzeranno l’aria e
perché non le nostre vite e perché non il diritto ad
esistere...
Questa mentalità, che si maschera dietro alle
liberalizzazioni, in realtà vuole sottomettere alla
logica del denaro qualsiasi pur minuscolo elemento
dell’esistenza su questo pianeta. Questa è una deriva
pericolosissima.
Ci hanno già provato
proibendo ai contadini di raccogliere l’acqua piovana.
Come si fa a dichiarare privato qualcosa che scende dal
cielo?
Bisogna prendere
coscienza del fatto che ci sono dei limiti ed il limite
è costituito dalla sacralità dell’essere umano. Come si
può solo pensare di privatizzare l’acqua considerando
che siamo fatti al 75% di acqua? pretenderanno di
privatizzare anche l’acqua che costituisce il nostro
corpo?
Ritorniamo all’idea del
valore dell’Universalità e del valore pubblico che
sottosta all’idea di Universalità.
Non ci può essere proprietà sulle ricchezze fondamentali
del pianeta, tutte devono rientrare in un alveo di
consapevolezza del fatto che esse appartengono a tutti
gli uomini e che non debbono essere oggetto di
compravendita ma che devono essere oggetto di
distribuzione democratica ed uguale.
E’ una grande battaglia
che non ha partiti, né destra né sinistra, l’acqua
riguarda l’umanità.
E’ ora che la gente si
svegli, non dobbiamo aspettare 50 anni perché i grandi
imprenditori della terra vengano a dire che il problema
della tutela e del clima è importante. Noi lo sapevamo
già da tempo ma quando lo dicevamo noi ci prendevano per
pazzi visionari.
E’ ora di finire con
questa logica di guardare un po’ al di là dl proprio
naso, guardare attraverso le generazioni, perché questo
fa degli esseri umani degli esseri degni di abitare
questo pianeta, altrimenti è meglio che il pianeta ci
inghiotta prima che noi inghiottiamo il
pianeta.(www.acquabenecomune.org) |
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Ecomafia, una battaglia da vincere
di Antonio Pergolizzi*,
Quella scattata da
Legambiente nel suo Rapporto Ecomafia
2007 è una fotografia impietosa, di
sostanziale continuità con l'anno
precedente, ma anche di importanti
cambiamenti nelle strategie ecocriminali.
Perché
se il quadro generale è quello funesto
di sempre, un'analisi più approfondita
fa scorgere infinite variazioni su uno
stesso tema: cambi di rotta per i
traffici illeciti di rifiuti, che
finiscono per coinvolgere sempre più le
regioni del centro e del nord Italia,
abusivismo edilizio che contagia paesi,
province e regioni prima immuni dal
mattone selvaggio, trafficanti d'arte e
di specie protette costantemente alla
ricerca di nuovi mercati e nuovi
arricchimenti. Quello che emerge con
colori via via più nitidi è una "sporca"
partita che si gioca sulla nostra pelle.
Da una parte loro, i "nuovi barbari",
dall'altra le forze dell'ordine, la
magistratura, le associazioni e una
parte di cittadinanza impegnata. Da una
parte una rete di criminalità
organizzata sempre più agguerrita e
famelica, dall'altra una rete di
"legalità organizzata" man mano più
consapevole della propria mission:
salvare l'ambiente da un disastro già
annunciato.
Per il momento la
vittoria sembra in mano loro,
degli ecomafiosi, che impinguano i loro
forzieri: quest'anno il fatturato
stimato sfiora la cifra record di 23
miliardi di euro. Non è mai stato così
alto.
Sono le ragioni del profitto,
dell'arricchimento facile e ad ogni
costo a far muovere i criminali
ambientali, presto affiancati da
imprenditori senza scrupoli,
faccendieri, colletti bianchi,
amministratori pubblici e politici, sul
terreno dell'illegalità ambientale:
anche se questo significa fare terra
bruciata attorno a sé. E solo di
recente, più precisamente dal 2002,
alcuni tra questi ecomafiosi e criminali
in doppiopetto hanno incominciato a
visitare le patrie galere, cioè
dall'introduzione nel nostro codice
penale del delitto di "traffico illecito
di rifiuti" previsto dall'art. 53bis del
"Decreto Ronchi" - oggi sostituito
dall'art. 260 del Testo Unico
sull'ambiente - , delitto che ha
finalmente posto fine all'impunità di
chi negli anni ha trafficato veleni da
un capo all'altro dell'Italia. Una
rivoluzione copernicana che è servita a
dotare forze dell'ordine e magistratura
degli strumenti idonei per combattere il
fenomeno, e scoraggiare molti
nell'intraprendere un'attività illecita
in cui si rischia di finire in manette.
E naturalmente non sono mancati i
risultati. Come è meglio spiegato nel
capitolo "La Rifiuti Spa",
dall'introduzione del delitto, gli
arrestati sono stati 459, i denunciati
1.564, le aziende coinvolte 433, le
procure coinvolte 45, le regioni
coinvolte 19 (unica esclusa la Valle
D'Aosta).
I numeri raccontano
più di ogni parola. Per quanto riguarda
l'illegalità ambientale in generale,
appare impressionante la somiglianza col
dato dell'anno scorso: nel 2005 sono
stati accertati dalle forze dell'ordine
23.660 infrazioni, l'anno scorso 23.668.
Un dato, questo, che se proiettato sugli
assi cartesiani verrebbe rappresentato
da una linea quasi retta, che significa
che in un anno non è cambiato nulla.
Scorporando il dato per macro aree,
appare con tutta evidenza che nelle
quattro regioni a tradizionale presenza
mafiosa - Sicilia, Calabria, Puglia e
Campania - si consuma una grossa fetta
dell'illegalità ambientale, cioè il
45,9%. Segno inequivocabile che dove si
muovono le mafie aumentano
vertiginosamente i reati e le ferite per
l'ambiente.
Passando ad una
disamina per settori, la somiglianza
rispetto all'anno passato scompare per
fare posto alle diversità nell'azione
della criminalità ambientale.
Il ciclo illegale dei rifiuti, che
comprende l'intera filiera che va dal
trasporto, al trattamento, allo
stoccaggio e allo smaltimento finale,
presenta quest'anno una doppia faccia:
da una parte cala, anche se di poco, il
numero delle infrazioni - 4.797 nel
2005, che scendono a 4.409 nel 2006 - ,
dall'altra aumenta significatamene il
business, che nell'ultimo anno raggiunge
la cifra di 5,8 miliardi di euro,
nettamente in aumento rispetto ai 4,2
miliardi di euro del 2005. Un dato che
dimostra come quello della gestione
illecita dei rifiuti sia un mercato
altamente redditizio che fa gola a
tanti.
Un discorso a parte meritano i traffici
internazionali di rifiuti che nel 2006
hanno visto un incremento davvero
significativo. Lo provano le tre maxi
operazioni delle forze dell'ordine e
della magistratura che da luglio a marzo
hanno svelato giganteschi traffici
illegali che hanno investito paesi come
la Cina, l'India, la Siria, la Croazia,
l'Austria e alcuni paesi del Nord
Africa. A confermare l'entità e la
gravità dei traffici internazionali di
rifiuti lo scrupoloso lavoro di analisi
e monitoraggio fatto dall'Agenzia delle
Dogane e ospitata in questo Rapporto. I
risultati del loro lavoro sono assai
eloquenti. "Nel 2006 sono stati
sequestrati dalle dogane italiane circa
nove mila tonnellate di rifiuti
destinati all'esportazione in violazione
alle normative poste a tutela
dell'ambiente. Contestualmente sono
state redatte 86 notizie di reato nel
2006 e sono state denunciate alle
competenti Procure della Repubblica più
di 70 aziende. Per avere un'idea
immediata dei quantitativi, basti
pensare che sono stati sequestrati nel
2006 un totale di 286 container. Dato
che un container da 40 piedi è lungo
circa 12 metri, i container sequestrati
, messi uno accanto all'altro potrebbero
costituire una barriera lunga più di 3
chilometri ed il loro maleodorante e
pericoloso contenuto potrebbero essere
rappresentato come una collina di circa
20.000 metri cubi".
Analizzando il dato
relativo alle infrazioni nel ciclo dei
rifiuti su scala regionale e
sovra-regionale, emerge che l'impatto
delle quattro regioni a tradizionale
presenza mafiosa sul totale nazionale è
meno significativo del solito,
fermandosi al 35,5%. Regioni coma la
Sardegna, la Toscana, il Veneto, il
Lazio o la Lombardia assumono un ruolo
sempre più significativo nei traffici e
nella gestione illecita dei rifiuti. lo
provano non solo i numeri dei reati ma
anche le indagini della magistratura che
dimostrato come l'illegalità in questo
settore si spalmi "democraticamente"
sull'intero territorio nazionale.
Luci ed ombre anche
per il ciclo illegale del cemento,
dall'utilizzo di cave abusive, al
saccheggio dei corsi d'acqua per
ottenere a costo zero la materia prima
necessaria per il calcestruzzo, alla
costruzione abusiva di immobili, e per
finire alle infiltrazioni mafiose negli
appalti pubblici. Per prima le luci.
Secondo i dati elaborati dal Cresme,
diminuisce il numero di case costruite
abusivamente: sono state 32 mila nel
2005, tornano a scendere nel 2006,
fermandosi a quota 30 mila. Finita l'era
dei condoni, diminuisce la propensione a
costruire abusivamente e il nostro
patrimonio naturale tira un sospiro di
sollievo. E poi le ombre. Tornano ad
aumentare le infrazione accertate dalle
forze dell'ordine riferibili all'intero
ciclo: se nel 2005 erano 6.528, nel 2006
sono state 7.038. anche se si
costruiscono meno case, le infrazione
continuano a crescere. come da
tradizione, è nella quattro regioni del
Sud (Sicilia, Calabria, Puglia e
Campania) che si consumano quasi la metà
dei reati, il 49% per l'esattezza.
Rimane invece stabile il business legato
all'abusivismo che continua a girare
sulle stesse cifre del 2005, cioè sui 2
miliardi di euro.
In aumento, seppur
minimo, i furti di opere d'arte: nel
2005 sono stati 1.202, lo scorso anno
1.212. ancora una volta la regione
maggiormente colpita è il Piemonte,
seguita da Lazio, Lombardia e Campania.
La vicenda della controversia tra il
Getty Museum di Los Angeles e il governo
italiano che riguarda ben 46 reperti
archeologici italiani, fra cui due pezzi
di grandissimo valore, la Venere di
Morgantina e l'Atleta bronzeo di
Lisippo, tutti a quanto sembra,
trafugati illegalmente nel corso di
diversi anni dal nostro paese e
acquisiti attraverso canali illeciti dal
prestigioso museo americano.
In tema di "racket
degli animali" va sottolineato la vera e
propria epidemia di corse clandestine di
cavalli in regioni quali la Sicilia, la
Campania e la Puglia. Secondo gli ultimi
dati della Lav, tra il 2004 ed il 2005
sono state bloccate dalle forze di
Polizia 16 corse, sequestrati 130
cavalli, e denunciate ben 636 persone di
cui 4 minorenni, nell'ambito di
inchieste su corse clandestine e truffe
di ippica, scommesse e doping. Quello
delle corse clandestine è un affare
difficile da dimensionare ma che, come
emerge dalle indagini della magistratura
e dal lavoro le forze dell'ordine,
raggiunge fatturati impressionanti:
secondo l'Ente nazionale protezione
animali (Enpa), si aggirerebbe intorno a
1,2 miliardi di euro. all'ombra di tale
business, le indagini della magistratura
hanno individuato anomale alleanze fra
clan mafiosi notoriamente in conflitto
fra loro: a Messina, l'alleanza fra Cosa
nostra e ‘Ndrangheta, in Campania, fra
clan camorristi, in Puglia, fra clan
rivali del barese. Quasi sempre a
gestire le corse clandestine sono le
organizzazioni criminali più efferate e
consolidate che, usando la loro capacità
di controllo e di intimidazione sul
territorio di riferimento, fanno di
questo il palcoscenico dei loro loschi
affari sulla pelle dei poveri cavalli.
Ma ci sono pure i combattimenti tra
cani, il bracconaggio, la caccia
illegale nei parchi e il commercio di
specie protette.(AprileOnline 18 aprile
2007)
*Coordinatore
Osservatorio Ambiente e legalità -
Legambient
Le conseguenze del cambiamento del clima
Ecco i
principali punti sul rapporto sul cambiamento climatico
redatto dagli scienziati dell'Ipcc (l'International
panel climate changhe) e approvato da oltre 130 Paesi.
TEMPERATURE
-
La temperatura
media del pianeta potrà crescere nel prossimo secolo da
un minimo di uno a un massimo di 4,5-6 gradi. Un
innalzamento della temperatura media globale di 2-2,5
gradi rispetto al presente «potrà causare un forte
aumento degli impatti» con spostamenti geografici di
specie, perdite totali di biodiversità, riduzione della
produttività agricola e delle risorse idriche in vaste
aree.

Gli impatti dei cambiamenti climatici, dicono gli
esperti dell'Ipcc, «sono già in atto a livello globale e
regionale e saranno più forti nel futuro». Inoltre,
«molti sistemi naturali in tutto il pianeta sono stati
già affetti da cambiamenti climatici regionali, in
particolare da aumenti di temperature». Tuttavia un
aumento della temperatura media globale oltre 3,5 gradi
rispetto al presente causerà aumenti della vulnerabilità
in molti sistemi naturali ed umani rendendo molto
difficile attuare misure di adattamento.
ANIMALI E VEGETALI
- Con un aumento della
temperatura media globale oltre 1,5-2,5 gradi rispetto a
quella di questi anni si avrà un maggiore rischio di
estinzione per circa 20-30% delle specie vegetali ed
animali. In Australia e Nuova Zelanda le proiezioni
climatiche stimano una forte perdita di biodiversità
entro il 2020.
AMBIENTI MINACCIATI
- Alcuni sistemi saranno colpiti fortemente dagli
impatti dei cambiamenti climatici: ecosistemi tipo
tundra e foreste boreali, ecosistemi mediterranei,
mangrovie, barriere coralline, aree costiere, risorse
idriche e regioni secche delle basse e medie latitudini,
agricoltura in regioni nella basse latitudini e la
salute umana. Alcune regioni del pianeta saranno più
colpite delle altre: l'Artico, l'Africa (in particolare
la regione sub-sahariana), le piccole isole e i
mega-delta asiatici (Gange-Brahmaputra, Zhujiang).
SALUTE
- «Le proiezioni climatiche relative agli impatti
sulla salute prevedono uno scenario drammatico in
particolare per le popolazioni dei paesi in via di
sviluppo» si sostiene nel rapporto. Il documento parla
di «aumento della malnutrizione e dei rischi di malattie
infettive e respiratorie, aumento di mortalità a causa
di eventi più estremi come onde di calore, alluvioni,
tempeste e siccità, aumento della frequenza delle
malattie cardio-respiratorie a causa dell'aumento delle
concentrazioni di ozono troposferico a livello
superficiale».
FAME E
SETE
- Entro la metà di
questo secolo la portata media di tutti i fiumi del
globo e la disponibilità idrica potranno aumentare di
circa il 10-40% nelle alte latitudini e in alcune aree
umide dei tropici, ma diminuiranno del 10-30% nelle
regioni alle medie latitudini e in alcune altre parti
dei tropici già sotto water-stress. Le aree colpite da
siccità aumenteranno in estensione. Entro il 2080 tra
1,1 e 3,2 miliardi di persone avranno difficoltà a
reperire acqua e 600 milioni soffriranno la fame.
INNALZAMENTO DEI MARI
- Le zone costiere
saranno esposte ad un maggiore rischio di erosione
costiera causata dai cambiamenti climatici che
causeranno un innalzamento del livello globale marino.
(corriere.it 6 aprile 2007)
Domeniche ecologiche 2007
-
domenica 1 aprile
-
domenica 6 maggio
-
domenica 3 giugno
-
domenica 7 ottobre
-
domenica 4 novembre
L’area chiusa al traffico
Chiuso alle auto, dalle ore 10 alle ore 19, il
quadrilatero compreso tra corso Vittorio Emanuele II, corso Bolzano
(lato ovest), piazza XVIII Dicembre, corso San Martino, piazza Statuto,
corso Beccaria, Corso Principe Eugenio, Corso Regina Margherita, Ponte
Regina Margherita, Corso Casale, Corso Moncalieri, Ponte Umberto I (tutti i
confini sono esclusi).
Per informazioni numero verde InformAmbiente
800018235.
L'acqua è uguale per tutti
Contro la cultura dello spreco,
perché risparmiando energia si protegge la risorsa
acqua.
Il
22 marzo di ogni anno si celebra la "Giornata Mondiale
dell'Acqua", proclamata nel 1993 dall'Assemblea delle
Nazioni Unite: perché la carenza di acqua pulita è una
emergenza mondiale e in alcune aree del pianeta è una
vera e propria catastrofe.
L'acqua, la più
importante risorsa del nostro pianeta, è un bene comune
che appartiene a tutti gli abitanti della terra ed è
patrimonio dell'umanità. L'accesso all'acqua è un
diritto fondamentale
e inalienabile,
che va garantito a tutti. Eppure l'abitudine allo spreco
e la noncuranza ci fanno spesso perdere di vista la
necessità di proteggere questa risorsa.
Quest'anno
approfittiamo dell'acqua day per risparmiare acqua ed
energia.
Perché l'acqua
è uno degli elementi che maggiormente subiscono
l'impatto del cambio climatico: lo scioglimento dei
ghiacciai è aumentato dell'1% annuo negli ultimi 35
anni, con una conseguente riduzione delle riserve di
acqua potabile. Ma anche la diminuzione della portata
dei fiumi e delle precipitazioni nell'area mediterranea
- che favorisce i processi di desertificazione - sono
fenomeni che sempre più assottigliano le riserve di
acqua potabile.
Una
responsabilità dei paesi ricchi e industrializzati, che
rappresentano meno del 20% della popolazione mondiale e
consumano oltre il 60% dell'energia prodotta; con
ricadute ambientali che si fanno sentire in maniera più
catastrofica nei paesi più poveri del Sud del mondo,
meno preparati ad adattarsi agli impatti.La campagna
"Acqua: bene comune dell'umanità, diritto di tutti" è
finanziata dall'Unione Europea per promuovere la cultura
dell'acqua come bene comune dell'umanità, e che
Legambiente realizza insieme a CEVI, CIPSI, COSPE, CRIC,
France Libertés, CERAI, Dimitra.
Per informazioni: 06-86268362,
internazionale@mail.legambiente.com
Distributori idrogeno
Un altro cittadino italiano ha finalmente chiesto alla
commissione europea (dipartimento dell'ambiente) di creare
una legge che obblighi i padroni del petrolio ad installare
accanto ad ogni distributore di benzina almeno un
distributore ad idrogeno e di incominciare a produrlo
utilizzando energie rinnovabili.
In parole povere questa legge favorirà l'introduzione sul
mercato delle
automobili ad idrogeno, che già esistono in vari modelli, a
***ZERO INQUINAMENTO*** e ad alte prestazioni.
Bastano 800.000 firme per far abbassare la testa ai
padroni del petrolio. Io l'ho giá fatto e sono il numero
112859
FIRMA LA PETIZIONE A QUESTO INDIRIZZO:
Le lobby del gas serra
di Umberto Guidoni
I 40 morti causati dalla terribile tempesta
che ha squassato l’Europa del nord sono un triste presagio di quello
che potrà essere il futuro prossimo venturo. Il riscaldamento
globale e gli sconvolgimenti climatici connessi non sono
un’invenzione dei movimenti ambientalisti. Nel corso del XX secolo
la temperatura media è aumentata di circa 0,6 gradi a livello
planetario e di oltre 0,9 in Europa e la causa va cercata nelle
emissioni di gas serra prodotte dall'attività umana.
L'Unione europea è responsabile di circa il 14% di tali emissioni ma
la lotta ai cambiamenti climatici richiede il contributo di tutte le
nazioni del mondo.
Anzi sono proprio le nazioni più ricche che devono fare di più. Per
questo la Ue deve continuare a lavorare secondo lo spirito di Kyoto,
che l’ha portata a scommettere sull’innovazione tecnologica. Negli
ultimi anni, però, si sono fatti dei passi indietro, in particolare
in campo energetico, dove invece è necessario un utilizzo sempre
maggiore di fonti rinnovabili, di risparmio e di efficienza, tutti
elementi che possono risultare cruciali in una strategia globale di
lotta ai cambiamenti climatici.
In dicembre, il Parlamento europeo ha approvato le linee guida per
una politica energetica sostenibile, capace di fronteggiare il
cambiamento climatico. A dispetto delle premesse, le proposte della
Commissione sulle future politiche energetiche sono state un
compromesso al ribasso. Benché lo stesso Commissario all’ambiente
Dimas avesse chiesto tagli alle emissioni del 30%, rispetto ai
livelli del ‘90, si è raggiunto un accordo solo per il 20% da
realizzare entro il 2020. E’ mancata poi una seria ricerca sulle
energie rinnovabili e sulle tecnologie per l’idrogeno verde, mentre
si è mostrata ambiguità sull’utilizzo del nucleare, tacendone i
pericoli (gestione delle scorie, smantellamento delle centrali,
terrorismo).
Purtroppo, le politiche energetiche dell’Europa non sono solo
condizionate dalle potenti lobbies del settore e dai particolarismi
degli Stati membri. Spesso la legislazione europea è semplicemente
non attuata: se gli Stati applicassero pienamente le norme in
vigore, il 50% dell’obiettivo di risparmiare il 20% di energia entro
il 2020 sarebbe già stato realizzato. Per quanto riguarda il nostro
paese, un rapporto della Commissione ha evidenziato che dal 1997 ad
oggi, in Italia, il contributo delle energie rinnovabili è
addirittura diminuito: dal 16% del 1997 al 15,3% di oggi.
Eppure, le rinnovabili possono diventare la spina dorsale
dell’economia europea. Secondo il rapporto Energy [R]evolution: A
sustainable World Energy Outlook, di Erec (European renewable energy
council) e Greenpeace, entro il 2050 circa il 75% dell’elettricità
potrebbe essere prodotta da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico
e solare), mentre nelle forniture di calore il contributo delle
rinnovabili (biomasse, collettori solari e geotermico) potrebbe
crescere fino al 65%. In tal modo sarebbe possibile ridurre le
emissioni di gas serra del 50%. La Ue potrebbe assumere la
leadership delle tecnologie per combattere le cause del “climate
change”, ma manca la volontà politica di attuare una vera
“rivoluzione industriale”. (La Rinascita della sinistra del
2.2.2007)
Sinistra, dove sei?
di Ro Marcenaro
Ma vuoi vedere che alla fin fine aveva ragione Carlo Marx a prendersela
tanto col capitalismo e che anche il tanto esecrato odio di classe di
Sanguineti non era poi così fuori dal seminato come si è tentato di
farlo sembrare? Sì, magari odio è un po' grossa, ma insomma se pensi al
danno planetario che riescono a combinare certe classi sociali...
Proviamo a contestualizzare ai giorni nostri il caro,
buon, vecchio Manifesto Comunista di Marx: "Uno spettro si aggira per il
pianeta - lo spettro della crisi ambientale, climatica, energetica,
demografica. Tutte le potenze del vecchio pianeta fanno finta che questa
crisi non sia in atto e continuano a inneggiare alla crescita come alla
panacea per ogni nostro male, intendendo per crescita l'incremento dei
consumi, generatore - a loro dire - di lavoro, di sviluppo e, quindi, di
benes sere
e il papa, con le sue teorie etiche, Bush con i suoi interessi economici,
Prodi con la sua fede incrollabile nella crescita, i Ds con le loro
collusioni con il centro conservatore e bigotto si sono addirittura alleati
in una santa battuta di caccia contro chi cerca di contrastarlo.
Quale movimento che abbia identificato nella crisi ambientale, climatica,
energetica, demografica il più pericoloso ed incombente dei mali
dell'umanità non è stato accusato di catastrofismo dai fautori del mercato
ad ogni costo ( e che costo!)?
Da queste considerazioni scaturiscono due conclusioni.
Le ragioni di coloro che si sono fatti carico di mettere in guardia
l'umanità dai rischi di una crisi ambientale, climatica, energetica,
demografica sono ormai riconosciute e temute da tutti coloro che le
osteggiano.
E' ormai tempo ( c'è sempre meno tempo) che questi sostenitori dei rischi di
una crisi ambientale, climatica, energetica, demografica espongano
apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini,
le loro tendenze e che contrappongano alla favola della crescita ad ogni
costo (e che costo!) un manifesto delle loro convinzioni e delle loro
preoccupazioni.
Il nostro modo di vedere: le risorse del
pianeta sono tot, la popolazione del pianeta è tot. Se le risorse
diminuiscono ( a causa del loro dissennato consumo ad ogni costo ) e la
popolazione aumenta, la crescita è impossibile e abbiamo di fronte solo una
più che probabile decrescita coatta, perché a ciascuno di noi toccherà
sempre di meno.
Questo deve far comprendere che non è più possibile distinguere fra crisi
ambientale, climatica, energetica, demografica: esse rappresentano, nella
loro complessità il problema. Non è più possibile parlare
della crisi climatica senza metterla in stretta relazione con le altre crisi
causate le une dalle altre e viceversa in un coacervo drammatico di
concomitanze che da ora in avanti definirà La Crisi. L'immanenza della Crisi
sembrerebbe dar ragione a Ulrich Beck quando sostiene che neppure i governi
sono in grado di farsene carico perché "da tempo non controllano più le
decisioni economiche":...quando l'economia mondiale smette di prestar denaro
e ne prende in prestito e, con una svalutazione eccessiva, chiude il suo
mercato alle importazioni, impedisce al resto del mondo di vendere e di
svilupparsi (Michel Albert e Jean Boissonnat - Crisi, disastro, miracolo- il
Mulino 1988)
I nostri fini: Chi può prendersi carico
della Crisi se, evidentemente, neppure i comportamenti individuali virtuosi
sono da prendere in considerazione data l'esiguità del tempo che abbiamo
davanti prima che la Crisi deflagri in tutta la sua ampiezza? Personalmente
continuo a credere che questo ruolo salvifico lo possa esercitare una forza
politica già sufficientemente storicizzata, già titolare di un seguito di
una certa ampiezza, ricca di un retroterra culturale in grado di comprendere
i fenomeni storici in atto e di saperne ipotizzare per il futuro. Non un
movimento, non un gruppo di volonterosi, ma un partito o una frangia più
evoluta e sensibile di esso e continuo a credere che questa forza politica
sia oggi rappresentata da quella sinistra DS che non condivide le spinte
centriste che stanno conducendo i DS allo stemperamento nel PD. E dico
questo non tanto perché penso che ai fini elettorali e di capacità di
argine nei confronti delle destre questa deriva non possa essere vincente,
ma lo penso perché la vera emergenza non sono le pensioni, il Tfr, la Tav,
il ponte di Messina, la riforma della scuola, e quant'altro ( queste sono le
normali attività di qualsiasi governo dotato di un minimo di serietà ) -
non è neppure Berlusconi - ma lo è la Crisi.
Occorre che qualcuno si faccia carico di una politica che
sappia mettere in primo piano, uno per uno ma come emergenza complessiva, i
problemi legati alla eccessiva crescita demografica, che impone consumi
energetici che il pianeta non può sopportare, che inducono ad un
inquinamento atmosferico e ad un accumulo di rifiuti di ogni genere che a
loro volta incidono sul clima il quale si trasforma con una velocità
incontrollabile provocando desertificazioni da una parte e inondazioni
dall'altra che sottraggono all'umanità in eccesso aree destinate a produrre
merci da consumare, riducendo la capacità del pianeta di sostentarci tutti
in una spirale che ci sta conducendo sempre di più, ogni giorno di più,
verso il baratro della decrescita coatta, socialmente inaccettata (leggi
Bush ) e - sono il primo a dirlo - inaccettabile da parte di chi da almeno
mezzo secolo è abituato a considerare un diritto l'abito firmato, la vacanza
ad almeno tre stelle, possibilmente all'estero, l'auto di ultima
generazione, i kellogs, la nutella e la play station, innescando tensioni
sociali di cui i primi ad accendere le micce saranno i popoli più poveri e
più sfruttati che tenderanno a migrare verso di noi, reclamando di dividere
con noi le ricchezze rimaste che noi non saremo disposti a dividere
a nessun costo.
A giudicare dalla sordità, dalla mancanza di eco con cui questi appelli,
peraltro - e lo noto con piacere - sempre più frequenti su queste pagine, mi
chiedo se qualcuno della sinistra DS ogni tanto li legga e li prenda in
considerazione.
Ripeto dunque qui il mio commento inviato in calce all'articolo di Stefano
Olivieri su aprileonline del 16 gennaio scorso: sinistra
dove sei? se ci sei, questo è il colpo da battere!!! (AprileOnline 17.1.206)
Limitazioni alla circolazione delle auto a Torino
Prot. N. 359 del 10/01/2007Ordinanza n. 120
CITTÀ DI TORINO
Divisione Ambiente e Verde
Settore Mobilità Sostenibile e Tutela Animali
IL DIRIGENTE
Visti gli artt. 5, 6 e 159 del Decreto Legislativo n. 285 del 30
aprile 1992 riguardante le norme sulla disciplina della circolazione
stradale e successive modificazioni ed integrazioni, e le norme del
relativo Regolamento di Attuazione approvato con D.P.R. n. 495 del
16 dicembre 1992;
Visto l'art. 107 del Testo Unico dell'Ordinamento degli Enti Locali
adottato con Decreto Legislativo n. 267 del 18 agosto 2000 ed in
particolare il comma 5;
Visto l'articolo 7 del Nuovo Codice della Strada approvato con D.
Leg.vo 30.04.1992, n° 285, con il quale si dà facoltà ai comuni, per
motivi di tutela della salute, di sospendere temporaneamente la
circolazione veicolare sulle strade comunali;
Vista l'ordinanza del Sindaco n. 4535 del 31/10/2006 che, in
attuazione delle DGR 66-3859 del 18 settembre 2006 e 57-4131 del 23
ottobre 2006, vieta la circolazione dinamica, su tutto il territorio
della Città, dei veicoli "non ecologici" in alcune ore del giorno;
Vista l'ordinanza dirigenziale n. 523 del 12/2/2004 istitutiva della
"ZTL Centrale" e successive ordinanze di modificazione ed
integrazione;
Viste le deliberazioni della Giunta Comunale del 21/9/2004 (meccan.
2004 07536/006), del 9/11/2004 (meccan. 2004 08734/110), del
7/12/2004 (meccan. 2004 11479/110), del 31/10/2006 (meccan. 2006
08010/110) con le quali è stata approvata e disciplinata la ZTL
ambientale.
Vista in particolare la deliberazione del 01/12/2006 (meccan. 2006
09699/110 esecutiva dal 18/12/2006) avente per oggetto
"Limitazioni alla circolazione di veicoli non ecologici nella ZTL
ambientale. Modifica della deliberazione della giunta comunale del
7/12/2004" in esecuzione della quale viene assunta la presente
ordinanza;
Vista l'ordinanza n. 119 del 10/1/2007 che revoca le ordinanze n.
5247 del 23.12.2004 e n. 4596 del 06.11.2006.
ORDINA
-
nell'area ZTL Ambientale (ZTLA) compresa
tra le seguenti strade: piazza Emanuele Filiberto lato SUD,
carreggiata di collegamento tra piazza Emanuele Filiberto e
piazza della Repubblica lato SUD-EST; lato OVEST del Settore
SUD-OVEST di piazza della Repubblica; lati OVEST, SUD ed EST del
Settore SUD di piazza della Repubblica; lato EST del Settore
SUD-EST di piazza della Repubblica; via Egidi lato OVEST; via
Basilica lato NORD; via Conte Verde lato OVEST; largo IV Marzo
lato SUD e lato SUD/EST; via IV Marzo lato SUD; piazza San
Giovanni lato SUD, prolungamento di via XX Settembre lato EST
sulla piazza San Giovanni; via XX Settembre lato EST; corso
Regina Margherita lato SUD; viale Primo Maggio lato SUD; viale
Partigiani lato EST; corso San Maurizio lato SUD/OVEST; via
Roero di Cortanze lato OVEST; via G. Verdi lato SUD; corso San
Maurizio lato SUD/OVEST; lungo Po Cadorna lato OVEST; piazza
Vittorio Veneto lato NORD, lato OVEST e lato SUD; lungo Po Diaz
lato OVEST; via Giolitti lato NORD; corso Cairoli lato OVEST;
corso Vittorio Emanuele II lato NORD, via San Francesco da Paola
lato EST; via Andrea Doria lato SUD, via Accademia Albertina
lato EST; via Cavour lato NORD; via Pomba lato OVEST; via Andrea
Doria lato NORD, via Carlo Alberto lato OVEST; via Mazzini lato
NORD; via Rattazzi lato OVEST; via Guarini lato NORD; via
Lagrange lato EST; piazza Lagrange lato NORD; piazza Carlo
Felice lato NORD; piazza Paleocapa lato NORD, lato EST e SUD;
piazza Carlo Felice lato OVEST; corso Vittorio Emanuele II lato
NORD; corso Re Umberto lato EST; corso Matteotti lato NORD;
corso Vinzaglio lato EST; via Cernaia lato SUD; corso Palestro
lato EST; corso Valdocco lato EST; via Giulio lato SUD,
a far data dal 15 gennaio 2007 nei giorni
dal lunedì al venerdì, esclusi i festivi, è
istituito il divieto di circolazione dinamica
con il seguente orario e per i seguenti veicoli:
-
dalle 7,30 alle 19,00 per i veicoli per il
trasporto di persone aventi al massimo otto posti a
sedere oltre il conducente (categoria M1) con omologazioni
precedenti alle direttive EURO 3 e s.m.i.;
-
dalle 7,30 alle 19,00 per i motocicli e ciclomotori con
omologazioni precedenti alla direttiva EURO 1
delle categorie L1 ed L3 cioè non omologati ai sensi della
direttiva 97/24/CE e successive;
-
dalle 9.00 alle 13,00 per i veicoli per
trasporto e distribuzione merci e attività
commerciali, artigianali, industriali, agricole e di
servizio con massa complessiva a pieno carico
superiore a 3,5 tonnellate, con omologazioni
precedenti alle direttive EURO 1 e s.m.i.,
cioè con omologazioni precedenti alla direttiva 91/542/CE
punto 6.2.1.A e successive;
-
dalle 9,00 alle 13,00 per i motocicli e ciclomotori con
omologazioni precedenti alla direttiva EURO 1
delle categorie L2, L4 ed L5, cioè non omologati ai sensi
della direttiva 97/24/CE e successive;
-
dalle 9.00 alle 13,00 per i veicoli per trasporto e
distribuzione merci e attività commerciali, artigianali,
industriali, agricole e di servizio (categoria N1) con massa
complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 tonnellate,
con omologazioni precedenti alle direttive EURO 2 e s.m.i.
se diesel, e con omologazioni precedenti alle direttive EURO
1 se alimentati a benzina, sino al 14 settembre 2007;
a far data dal 15 settembre 2007 nei giorni dal
lunedì al venerdì, esclusi i festivi, è
istituito il divieto di circolazione dinamica:
-
dalle 9.00 alle 13,00 per i veicoli per
trasporto e distribuzione merci e attività
commerciali, artigianali, industriali, agricole e di
servizio (categoria N1) con massa complessiva a pieno carico
non superiore a 3,5 tonnellate, con
omologazioni precedenti alle direttive EURO 3
e s.m.i.
Pertanto, tenendo in considerazione le diverse date di
entrata in vigore del presente provvedimento per le due
categorie di veicoli trasporto persone e di
veicoli trasporto merci fino a 3,5 ton, in
ZTLA potranno circolare i veicoli per trasporto
persone e i veicoli per trasporto merci omologati ai sensi delle
seguenti direttive e s.m.i.:
|
EURO 3: |
- 98/69/CE
- 98/77/CE rif. 98/69/CE
- 1999/96 CE
- 1999/102 CE rif. 98/69/CE
- 2001/1/CE rif 98/69/CE
- 2001/27 CE
- 2001/100 CE
- 2002/80 CE
- 2003/76 CE |
|
EURO 4: |
- 98/69/CE B
- 98/77/CE rif. 98/69/CE B
- 1999/96 CE B
- 1999/102 CE B rif. 98/69/CE B
- 2001/1/CE rif 98/69/CE B
- 2001/27 CE B
- 2001/100 CE B
- 2002/80 CE B
- 2003/76 CE B
- 2005/55/CE B1
- 2006/51/CE rif. 2005/55/CE B1 |
|
EURO 5: |
- 2005/55/CE
B2
- 2006/51/CE rif. 2005/55/CE B2
- 2006/51/CE rif. 2005/55/CE B2 (ecol. migliorato) |
Nell'area ZTLA potranno circolare inoltre i
seguenti veicoli:
-
veicoli elettrici o ibridi funzionanti a motore
elettrico;
-
veicoli funzionanti a gas metano o gpl, mono o bifuel,
anche trasformati successivamente all'immatricolazione;
-
veicoli delle Forze Armate, degli Organi di Polizia, dei
Vigili del Fuoco, dell'ARPA, dei Servizi di Soccorso, della
Protezione Civile in servizio e autoveicoli ad uso speciale
adibiti alla rimozione forzata di veicoli, veicoli destinati
alla raccolta rifiuti e nettezza urbana;
-
taxi di turno, autobus in servizio di linea, autobus e
autoveicoli in servizio di noleggio con o senza conducente;
-
autocaravan, macchine operatrici, mezzi d'opera di cui
al D.Lgs. 30.4.1992 n. 285 art. 54 comma 1 lettere m) ed n)
e veicoli classificati ad uso speciale di cui al D. Lgs.
30.4.1992 n. 285 art. 54 comma 2;
-
motocicli e ciclomotori (almeno EURO1) omologati ai
sensi della direttiva 97/24/CE e successive;
-
veicoli per trasporto merci (almeno EURO1) con massa
massima superiore a 3,5 tonnellate omologati ai sensi della
direttiva 91/542/CE punto 6.2.1.A e successive;
In deroga alle nuove limitazioni di traffico in ZTLA,
ed indipendentemente dalle direttive comunitarie di
omologazione, purché accompagnati da idonea documentazione,
possono inoltre circolare nell'orario e per il tragitto
corrispondenti alla motivazione dell'esonero i seguenti veicoli:
-
veicoli utilizzati per il trasporto di portatori di
handicap e di soggetti affetti da gravi patologie
debitamente documentate con certificazione rilasciata dagli
Enti competenti, ivi comprese le persone che hanno subito un
trapianto di organi, che sono immunodepresse o che si recano
presso strutture sanitarie per interventi di urgenza. Per il
tragitto percorso senza la presenza della persona portatrice
di handic ap o affetta da gravi patologie, è necessario
essere in possesso di dichiarazione rilasciata dalle scuole,
uffici, ambulatori, ecc., nella quale sia specificato
l'indirizzo nonché l'orario di inizio e termine
dell'attività scolastica, lavorativa, di terapia ecc.;
-
veicoli utilizzati per il trasporto di persone
sottoposte a terapie od esami indispensabili in grado di
esibire relativa certificazione medica o prenotazione. Per
il tragitto percorso senza la persona che deve essere
sottoposta a terapia o esami indispensabili è necessario
esibire copia della certificazione medica o della
prenotazione, nonché dichiarazione sostitutiva di atto di
notorietà (autodichiarazione), nella quale il conducente
dichiari il percorso e l'orario;
-
veicoli utilizzati da operatori assistenziali in
servizio con certificazione del datore di lavoro o dell'Ente
per cui operano che dichiari che l'operatore sta prestando
assistenza domiciliare a persone affette da patologie per
cui l'assistenza domiciliare è indispensabile; veicoli
utilizzati da persone che svolgono servizi di assistenza
domiciliare a persone affette da grave patologia con
certificazione in originale rilasciata dagli Enti competenti
o dal medico di famiglia;
-
veicoli di interesse storico e collezionistico di cui
all'art. 60 del codice della strada per la partecipazione
alle manifestazioni iscritte al calendario ASI;
- veicoli utilizzati per il trasporto di persone che
partecipano a cerimonie funebri o a cerimonie religiose o
civili non ordinarie, purché forniti di adeguata
documentazione (sarà sufficiente esibire gli inviti o le
attestazioni rilasciate dai ministri officianti);
Inoltre, limitatamente all'orario 7,30 – 13, e quindi
in coerenza con l'ordinanza 4535 del 31/10/2006 in vigore dal 6
novembre 2006, possono circolare, indipendentemente dalle
direttive comunitarie di omologazione:
-
veicoli diretti ad autoriparatori quali officine
meccaniche e/o carrozzerie e/o elettrauto e/o gommisti e/o
Centri Revisione con sede ubicata all'interno della ZTLA, al
fine di effettuare interventi di manutenzione e/o di
riparazione e/o di revisione e/o di controllo dei gas di
scarico (bollino blu), purché muniti di dichiarazione
sostitutiva di atto di notorietà (dichiarazione) redatta su
carta intestata della ditta dell'autoriparatore,
sottoscritta dal titolare, indicante data e ora
dell'appuntamento.
Questi veicoli, quando in uscita da officine meccaniche e/o
carrozzerie e/o elettrauto e/o gommisti e/o Centri
Revisione, dovranno essere accompagnati dalla fattura
comprovante l'avvenuta erogazione della fornitura/servizio
da parte dell'azienda interessata.
Sempre in deroga alle nuove limitazioni di traffico
in ZTLA, possono inoltre circolare in tale area i seguenti
veicoli con omologazione almeno EURO 2, sia alimentati a benzina
che diesel, purché accompagnati da idonea documentazione:
-
veicoli di pronto intervento di aziende pubbliche o
imprese private per acqua, luce, gas, telefono e impianti di
regolazione del traffico.
I veicoli di imprese private dovranno esibire il certificato
di iscrizione alla C.C.I.I.A. dal quale risulti l'attività
dell'impresa. Inoltre l'intervento dovrà essere documentato
con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (autodichiarazione)
che indichi data, destinazione, percorso e orario redatta e
sottoscritta dall'interessato secondo le norme vigenti.
-
veicoli per trasporti specifici destinati al trasporto
di derrate alimentari deperibili muniti di attestazione
A.T.P.
-
veicoli in servizio di Comuni, Province, Regioni,
Aziende Sanitarie Locali ed Ospedaliere, Poste Italiane.
Inoltre sono esentati dalle limitazioni di traffico
in ZTLA i seguenti veicoli:
-
veicoli autorizzati a circolare in ZTL Centrale in forza
di permessi di circolazione rilasciati anteriormente
all'entrata in vigore del presente provvedimento ed in corso
di validità.
-
Il rilascio di nuovi permessi è
subordinato all'abbinamento ad un veicolo con
omologazione almeno EURO 3 o a veicoli funzionanti a gas
metano o gpl, mono o bifuel, anche trasformati
successivamente all'immatricolazione, a far data dal
15 gennaio 2007.
-
Il rinnovo dei permessi in corso di
validità è subordinato all'abbinamento a veicoli con
omologazione almeno EURO 3 o a veicoli funzionanti a gas
metano o gpl, mono o bifuel, anche trasformati
successivamente all'immatricolazione, a far data dal
15 gennaio 2008 per i veicoli trasporto persone,
e a far data dal 15 settembre 2008 per i veicoli
trasporto merci fino a 3,5 ton.
-
veicoli intestati a residenti e dimoranti titolari di
permesso ZTL, veicoli intestati ai residenti non titolari di
permesso ZTL, veicoli intestati ai titolari di permesso
ARANCIONE, veicoli intestati ai titolari (proprietà, uso,
usufrutto, comodato) di posti auto in ZTL ambientale,
veicoli intestati ai titolari di permesso di sosta in Area
Centrale, ma al di fuori della ZTL ambientale.
Per quanto riguarda i veicoli appartenenti alle categorie di
cui al presente punto r):
-
il rinnovo dei permessi in corso di
validità è subordinato a far data dal 15 gennaio
2007 all'abbinamento a veicoli con omologazione
almeno EURO 1 se alimentati a benzina ed almeno EURO 2
se diesel o a veicoli funzionanti a gas metano o gpl,
mono o bifuel, anche trasformati successivamente
all'immatricolazione;
-
l'adeguamento al presente provvedimento, per quanto
attiene alle omologazioni almeno EURO 3 e s.m.i., è
rinviato per i primi due anni
dall'entrata in vigore.
Pertanto il rilascio di nuovi permessi
ed il rinnovo dei permessi in corso di
validità sono subordinati all'abbinamento a veicoli con
omologazione almeno EURO 3 e s.m.i. o a veicoli
funzionanti a gas metano o gpl, mono o bifuel, anche
trasformati successivamente all'immatricolazione, a far
data dal 15 gennaio 2009 per i
veicoli trasporto persone e dal 15 settembre
2009 per i
veicoli trasporto merci fino a 3,5 ton.
L'orario ed il tragitto per cui è consentito
circolare devono comunque essere congrui con la motivazione
dell'esenzione.
la pubblicità di questo provvedimento
mediante il collocamento dei prescritti segnali stradali e la
rimozione della segnaletica eventualmente in contrasto, con
avvertenza che la presente ordinanza è altresì pubblicata
all’Albo Pretorio per 15 giorni consecutivi;
AVVERTE
che avverso la presente ordinanza chiunque vi abbia interesse
potrà ricorrere, entro 60 giorni dalla pubblicazione, al Tribunale
Amministrativo Regionale per il Piemonte;
che in relazione al disposto dell'art. 37, comma 3, del Decreto
Legislativo n. 285/1992, sempre nel termine di 60 giorni può essere
proposto ricorso, da chi abbia interesse alla apposizione della
segnaletica, in relazione alla natura dei segnali apposti, al
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la procedura di
cui all'art. 74 del regolamento, emanato con D.P.R. n. 495/1992.
Torino, 10 gennaio 2007
IL DIRIGENTE DEL SETTORE
MOBILITÀ SOSTENIBILE E TUTELA ANIMALI
Clima, serve una trasformazione radicale dell'economia
di Paolo Cento*
L'allarme manifestato da Tony Blair e dal Governo inglese a
seguito dei risultati dello studio realizzato da Nicholas
Stern che per la prima volta ha valutato i danni
all'economia mondiale causati dal global warming e
lo studio dell'Unione europea dell'altro ieri, che ha
evidenziato le conseguenze dei cambiamenti climatici
soprattutto per l'Italia e la Spagna, hanno finalmente posto
in primo piano, anche nel nostro Paese, la necessità di
intervenire da subito per affrontare le problematiche
connesse al riscaldamento terrestre.
La Commissione per la contabilità
ambientale costituita a dicembre con la firma del decreti
istitutivo da parte del Ministro dell'economia e delle fin anze
Tommaso Padoa Schioppa, dimostra la volontà del Governo di
proseguire nel percorso già intrapreso con la finanziaria
2007 di porre la difesa dell'ambiente e il rispetto del
Protocollo di Kyoto tra le priorità politiche della
legislatura.
Con la costituzione della Commissione, che si riunirà per la
prima volta il prossimo 19 gennaio, si vuole dare una
risposta immediata e concreta, anche intermini di proposte
legislative e di bilancio alle conseguenze economico
finanziarie dei cambiamenti climatici a all'allarme lanciato
dall'Unione europea, soprattutto per il nostro paese.
Se non si interviene presto con misure adeguate, cinque
Regioni italiane, sono a rischio desertificazione ed inoltre
è indispensabile prevedere gli effetti dell'applicazione del
Protocollo di Kyoto sul bilancio dello Stato. E' sempre più
evidente, infatti,che un mancato rispetto dei termini del
protocollo di Kyoto e, di conseguenza di una drastica
riduzione delle emissioni che fonte principale dell'effetto
serra e dell'innalzamento della temperatura terrestre, ha
conseguenze disastrose sia sul piano ambientale che sotto
l'aspetto economico.
Uno dei primi obiettivi che la Commissione si è posto sarà
proprio quello di invitare a Roma gli autori dello studi
dell'Unione europea per approfondire tutti gli aspetti e i
risultati della ricerca sulle conseguenze derivanti,
soprattutto in Italia, dall'innalzamento della temperatura,
sia sull'ambiente che sul bilancio economico.
La Commissione ambientale, che lavorerà
senza compensi e gratuitamente, ha altresì il compito di
approfondire le problematiche afferenti l'introduzione di un
sistema di bilancio e contabilità ambientale e la
predisposizione di uno specifico disegno di legge delega in
materia.
Avrà inoltre la funzione di effettuare un monitoraggio,
anche in sede Unione europea, OCSE e le altre organizzazioni
internazionali, con l'obiettivo di elaborare proposte di
modelli unitari di contabilità e bilancio ambientali,
individuando le relative misure di razionalizzazione della
spesa pubblica derivante dalla loro applicazione.
Tra i membri nominati in seno alla Commissione sono presenti
rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico,
dell'ambiente, dei Dipartimenti del Tesoro e della
Ragioneria generale dello Stato, delle Associazioni
ambientaliste, degli Enti locali e dell'ISTAT.Ma al di la di
questi dati di rilevanza tecnica e politica, oggi la vera
riflessione da fare è quella di constatare il fallimento,
anche dal punto di vista ambientale, delle politiche
neoliberiste, incapaci, come abbiamo visto in Iraq e in
Afghanistan, di garantire e promuovere, non solo la pace ma
anche di garantire l'equilibrio del nostro ecosistema.
C'è la necessità, anche a partire dalle emergenze
climatiche, di ridefinire l'identità e la proposta politica
non solo degli ecologisti ma dell'intera sinistra come
soggetto plurale di trasformazione radicale dell'economia e
quindi di tutela dell'ambiente.
Identità e proposte che dovremo avere la capacità di mettere
in campo anche nelle politiche di governo se vogliamo
cambiare il Paese e non accontentarci semplicemente di
un'alternanza democratica.(AprileOnline 8.1.2007)
*Sottosegretario al Ministero dell'Economia e
delle finanze
Un futuro di ghiacci alla deriva
di Marina Forti
Da quasi 3.000 anni la lastra di ghiaccio chiamata Ayles si protendeva
nell'Oceano Artico, come una penisola, sul lembo più settentrionale
della costa del Canada. Poi si è staccata, d'improvviso. E' successo in
meno di un'ora, intorno a mezzogiorno del 13 agosto 2005: nel ghiaccio
si è aperta una crepa e la gigantesca lastra, spinta dai venti, ha
imboccato un fiordo della costa settentrionale dell'isola di Ellesmere e
se n'è andata. O ra
Ayles, 65 chilometri quadrati per uno spessore di una trentina di metri,
è un'isola alla deriva. Se n'è accorta pochi giorni fa Laurie Weir, una
scienziata del Canadian Ice service, esaminando le immagini scattate dai
satelliti in quella zona del grande nord canadese, la costa di Ellesmere,
nel Nunavut.
Notizia allarmante. Intanto, per un motivo immediato: ora la piattaforma
Ayles è ferma a una trentina di miglia dalla costa, trattenuta dal
ghiaccio invernale. Ma col disgelo estivo, quando zone sempre più ampie
dell'Oceano Artico restano aperte, sarà libera di muoversi, e una delle
vie che potrebbe imboccare porta a ovest verso il mare di Beaufort,
pieno di piattaforme petrolifere e d'estrazione di gas. Uno scontro tra
quella massa di ghiaccio e una piattaforma petrolifera sarebbe una
catastrofe.
L'isola di ghiaccio alla deriva, soprattutto, è un segno di cosa può
provocare il riscaldamento del clima terrestre - in particolare nella
regione artica, dove da diversi decenni ormai i ghiacci sono in
ritirata. La nascita dell'«isola» Ayles è il risultato di una
particolare ondata di caldo nella regione nell'estate del 2005, dice
Luke Copland, direttore del Laboratorio di ricerca della criosfera
all'Università di Ottawa: forse è prematuro attribuirlo al cambiamento
del clima provocato dalle attività umane, dice, ma è un segnale di cosa
ci aspetta: «Ciò che risulta molto chiaro è quanto veloce sia il ritmo
di questi cambiamenti».
Come si adatterà il mondo al suo caldo futuro? Un'occasione per fare il
punto si presenterà alla fine di gennaio, quando a Parigi si riunirà il
Gruppo intergovernativo sul cambiamento del clima (Ipcc nell'acronimo
inglese), l'organismo di scienziati incaricato dall'Onu di riferire ai
governi lo stato delle conoscenze scientifiche sul riscaldamento del
pianeta. Ma saranno ascoltati? (ll Manifesto 2 gennaio 2006)
Tra dieci anni ancora l'Aids protagonista
di Marzia Bonacci
E' a tutti gli effetti un'ammissione di impotenza,
almeno temporanea, quella che proviene dai diversi
esperti riuniti a Glasgow nel congresso internazionale
sulla terapia dell'infenzione da Hiv, principale
appuntamento scientifico organizzato in Europa dall'International
Aids Society (IAS) e da istituti prestigiosi come
l'University College di Londra e l'Istituto Karolinska
di Stoccolma. L'Aids, infatti, a detta degli scienziati
che hanno partecipato oggi al summit scozzese, è
destinato ad essere nei prossimi dieci anni la malattia
virale più seria e diffusa al mondo, vera pandemia
difficile da contrastare e da sradicare. Si
affievoliscono dunque le speranza suscitate dalla
battaglia mondiale che governi, organizzazioni e
associazioni da anni portano avanti nell'intento di
fermare il contagio e la diffusione del virus. Obiettivi
del millennio, concerti, fondazioni, manifestazioni e
iniziative si trovano oggi di fronte all'amara
consapevolezza di un momentaneo fallimento, a cui
dovranno rispondere rialzando il tiro e rilanciando
l'impegno."Siamo lontani dal controllare l'epidemia",
tanto "per la prossima decade l'Aids resterà la più
importante malattia infettiva e continuerà ad avere
un'importanza notevole nel mondo", ha detto senza troppi
preamboli aprendo i lavori del congresso Kevin De Cock,
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. "In alcuni
Paesi, soprattutto africani, i nuovi casi della malattia
continuano ad aumentare - ha proseguito - e il dilagare
dell'infezione sta causando una vera e propria epidemia
di orfani".
Un dramma sociale che si accompagna
ad una crisi economica di dimensioni non trascurabili,
che continua e continuerà ad avere nell'Africa il suo
terreno principale di diffusione. Soprattutto perchè,
come ha ricordato sempre De Cock, in questo continente
l'accesso alle cure farmacologiche, i famosi
antiretrovirali, rimane una chimera irrelizzabile:
nell'Africa Sub-Sahariana infatti ben il 70% delle
persone colpite dall'infezione non ha ancora la
possibilità di usufrire dei medicinali che contrastano
il virus. Una delle sfide più importanti sarà, quindi,
"distribuire in modo omogeneo, in tutto il mondo,
l'accesso alle cure". Del resto, nei paesi
industrializzati come quelli in via di sviluppo le
terapie antiretrovirali hanno funzionato bene, "è perciò
importante proseguire su questa strada e conservare i
benefici ottenuti" ha evidenziato Roy Gulick, della
Cornell University di New York. Una sfida, quella di
rendere la terapia maggiormente accessibile in tutti gli
stati del mondo, che dovrà anche provvedere a risolvere
i problemi legati alla tossicità e alla comparsa di
ceppi del virus resistenti ai farmaci. Oltre a prevedere
la possibilità di sempre più diffuse terapie su misura,
ritagliate a seconda delle caratteristiche e della
risposta del singolo paziente: per questo sono necessari
nuovi studi che mettano a confronto i farmaci esistenti,
ma anche nuovi strumenti per la diagnosi (soprattutto
per interpretare precocemente la risposta ai
medicinali), e test genetici che permettano di calibrare
la cura nel modo più sicuro ed efficace.
Ma non è solo l'Aids a preoccupare
gli esperti, resta alto infatti anche l'allarme per la
diffusione della tubercolosi, attualmente la più seria
malattia che colpisce le persone sieropositive trovando
nella loro fragilità anticorpale terreno fertile su cui
impiantarsi. In questo caso è sempre l' Africa a
registrare un aumento dei casi, che manifestano inoltre
la comparsa aggravante di ceppi di tubercolosi
resistenti ai farmaci.Ma la terapia per debellare o
almeno per contrallare la diffusione del virus da sola
non basta. Per gli scienziati la lotta all'Aids deve
passare attraverso la prevenzione che, come ha osservato
De Cock, non può che basarsi su grandi investimenti in
campagne di informazione, uso di profilattici per
rapporti sessuali protetti, utilizzo di farmaci
antiretrovirali, circoncisione, microbicidi e vaccini.
Per garantire e sostenere tutto questo, è e sarà
richiesto uno sforzo finanziario elevato, soprattutto
perchè "con l'aumentare del numero di persone che
avranno accesso alle cure, saranno necessarie ulteriori
risorse e ciò - ha concluso De Cock - renderà necessario
promuovere misure di prevenzione efficaci e studiare
metodi di finanziamento innovativi"Ad alimentare la
preoccupazione per questa diffusione della malattia,
anche la notizia della scoperta di una mutazione
particolarmente feroce del virus HIV, la piu' pericolosa
finora identificata nei pazienti con resistenza ai
farmaci. A Glasgow sono stati infatti presentati i
risultati di uno studio italiano condotto presso
l'Istituto Spallanzani di Roma, il quale ha evidenziato
i dati relativi a circa 800 pazienti studiati nell'arco
di 7 anni individuando la nuova mutazione chiamata
appunto V118I (AprileOnline 14.11.06)
25
novembre 2006
Assemblea Nazionale dei Pendolari
ore 10 presso il Jolly hotel, piazza XX settembre 2 - Bologna
 Convinti
che una rete ferroviaria efficiente sia la risposta più efficace per
liberare il nostro paese e i nostri polmoni dalla cappa pesante dello smog,
solidali con la protesta dei pendolari che rivendicano il diritto a
viaggiare su treni puntuali, puliti, sicuri, diamo appuntamento a tutti gli
interessati all’Assemblea Nazionale dei Pendolari: un incontro tra comitati
e associazioni di pendolari, ferrovie, istituzioni. L’obbiettivo è
ridisegnare una mobilità a misura di cittadino.
Potenziamento della rete, aumento delle
risorse destinate, miglioramento della qualità del servizio offerto,
priorità, problemi e strategie per un trasporto ferroviario all’altezza
degli standard europei: i contenuti del dossier di Legambiente che
domani mattina verrà presentato in una conferenza stampa a cui
parteciperanno, tra gli altri, l’amministratore delegato delle Ferrovie
dello Stato Mauro Moretti, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo,
il presidente di Legambiente nazionale Roberto Della Seta. (Legambiente new
21.11.06)
Emergenza rifiuti in Campania
di Alex Zanotelli
Ho paura, ho una grande paura, ho
sempre più paura che il problema dei rifiuti in Campania continui ad
essere affrontato sull'onda emotiva dell'emergenza, la cui risoluzione,
o presunta tale, risulta sempre più influenzata da aspetti di natura
economico-finanziaria.Risolvere l'emergenza si, ma senza pregiudicare il
nostro futuro e il diritto delle generazioni future, senza far credere
che gli inceneritori possano rappresentare la panacea di tutti i mali.
Apriamo dunque, ma subito, con le
istituzioni un grande dibattito, non si tollerino più scelte che possano
pregiudicare definitivamente il territorio campano, costituendo, dal
punto di vista sanitario-ambientale, un punto di non ritorno.
Voglio essere più esplicito: se si
ritiene che il problema della spazzatura in strada e delle balle
disseminate sul territorio campano possa risolv ersi con la realizzazione
degli inceneritori, magari mutuando il modello emiliano o quello di
Brescia, aree che registrano il più alto tasso di malati di cancro in
Europa, a pari merito soltanto con la Ruhr, allora bisogna reagire.
E MOBILITARSI, così come fu fatto due
anni fa per fronteggiare le speculazioni sull'acqua. Ma proprio memore
di questa esperienza, vorrei provare a interloquire con chi in questo
momento è titolare del potere di decidere. Bisogna dire, e ad alta voce,
quello che stanno dicendo da mesi in convegni, seminari, congressi in
tutta Europa i più famosi chimici e medici di provata autonomia e
indipendenza dal potere politico ed economico. Evitiamo un'altra
catastrofe ambientale e sanitaria come quella dell'amianto, quando già
dagli anni Sessanta si sapeva che conteneva sostanze cancerogene.
Diciamo chiaramente che l'unica
possibilità per risolvere il problema rifiuti in Campania è la
differenziata, ma una vera differenziata, associata a processi biologici
"a freddo"di smaltimento quali la biossidazione; una raccolta
differenziata, intesa quale fonte di risparmio energetico, va anche
intesa quale risorsa per l'occupazione generale.
Bisogna che tutta la cittadinanza
sappia, ed è un suo sacrosanto diritto, che tutti gli impianti di
smaltimento a caldo quali gli inceneritori e i gassificatori sono
estremamente dannosi per l'ambiente e per la salute delle popolazioni
esposte direttamente ma anche indirettamente tramite la catena
alimentare. Da almeno un decennio, infatti, è noto che, nei territori in
cui sono presenti gli inceneritori, il tasso di diossine e metalli
pesanti nei latticini, nei grassi animali e in molti tessuti umani, con
particolare riferimento a neonati e feti, è molto più alto che in
popolazioni non esposte. Ma ancora più grave è quanto la letteratura
scientifica più recente ha dimostrato, ovvero che gli inceneritori sono
tra i massimi produttori di nanoparticolato, sostanza che penetra
direttamente nelle vie aeree inferiori e negli alveoli polmonari, passa
rapidamente nel sangue, penetra all'interno delle cellule e del nucleo,
danneggiando il cervello e lo stesso DNA.
Dobbiamo dunque evitare una vera
catastrofe ambientale ed è per questo che io imploro le istituzioni
responsabili di organizzare un incontro aperto, durante il quale tutta
la cittadinanza sia messa in condizione di sapere quali sono le
conseguenze dello smaltimento dei rifiuti attraverso gli inceneritori.
Possiamo ancora evitare una possibile imminente catastrofe sanitaria e
ambientale, ma il tempo è ormai agli sgoccioli. Credo in uno scatto di
orgoglio e di responsabilità da parte del nostro presidente della
Regione Campania. A nome anche del comitato civico allarme rifiuti
tossici che da mesi sta lavorando sul territorio senza essere ascoltato.
Per questo ho deciso di iniziare da
oggi a digiunare. Altri seguiranno. Il nostro digiuno è un appello
accorato ai nostri amministratori. (Riscossa Rossa 21 novembre 2006)
Aria pulita
Informazione sulla delibera
del Comune per la qualità dell'aria

| Prot. n. 17872 del
31.10.2006 |
Ordinanza n. 4535 |
CITTÀ DI TORINO
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ecoprogetti
IL SINDACO
Visto il D.P.R. 24 maggio 1988, n 203
che all'art. 4 attribuiva alle Regioni la competenza per la
formulazione dei piani di rilevamento, prevenzione, conservazione e
risanamento del proprio territorio, nel rispetto dei valori limite
di qualità dell'aria.
Visto il D.lgs 4 agosto 1999 n. 351
Attuazione della Direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di
gestione della qualità dell'aria ambiente che all'art. 7 assegna
alle Regioni il compito di individuare l'autorità competente alla
gestione delle situazioni di rischio legate ai superamenti dei
valori limite e delle soglie di allarme per gli inquinanti in
atmosfera.
Vista la Legge Regionale 7 aprile
2000 n. 43: "Disposizioni per la tutela dell'ambiente in materia di
inquinamento atmosferico. Prima attuazione del Piano Regionale per
il risanamento e la tutela della qualità dell'aria" che:
a) all'art. 2 comma 1 lettera b)
prevede che la Regione elabori ed approvi il Piano Regionale di
Risanamento e Tutela della Qualità dell'Aria per coordinare gli
interventi e gli obbiettivi di tutela della qualità dell'aria;
b) all'art. 3 comma 1 lettera c) prevede che le Province, in
qualità di autorità competenti alla gestione delle situazioni di
rischio, elaborino con i Comuni interessati i piani di
intervento operativo che devono essere adottati in caso di
episodi acuti di inquinamento;
c) all'art. 4 comma 1 lettera a) prevede che i Comuni attuino
gli interventi operativi per la gestione degli episodi acuti di
inquinamento atmosferico in attuazione dei Piani Provinciali;
d) all'art. 8 comma 5 prevede che l'ARPA gestisca il sistema di
rilevamento della qualità dell'aria.
Visto lo stralcio di prima attuazione
del Piano Regionale per il Risanamento e la Tutela della Qualità
dell'Aria: Indirizzi per la gestione degli episodi acuti di
inquinamento approvato con Legge Regionale 7 aprile 2000 n. 43.
Visto il Decreto del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del
Territorio 2 aprile 2002, n. 60, emanato ai sensi dell'articolo 4
del citato D.Lgs. n. 351/1999, con il quale:
a) sono state recepite le
direttive 99/30/CE e 00/69/CE;
b) sono stati stabiliti nuovi limiti di qualità dell'aria
ambiente per numerosi inquinanti;
c) sono state abrogate, in relazione a tali inquinanti, le
disposizioni relative ai livelli di attenzione e di allarme e
alla gestione dei relativi episodi acuti di inquinamento,
contenute nel D.M. 20 maggio 1991 (Criteri per la raccolta dei
dati inerenti la qualità dell'aria), nel D.M. 15 aprile 1994 e
nel D.M. 25 novembre 1994.
Vista la D.G.R. n. 109-6941 del 5
agosto 2002 con cui è stata approvata la Valutazione della qualità
dell'aria nella Regione Piemonte - Anno 2001, effettuata in
relazione ai nuovi limiti di qualità dell'aria stabiliti con il
citato D.M. 2 aprile 2002 n. 60 che contiene le informazioni
necessarie per l'aggiornamento della suddivisione in zone dei Comuni
del territorio piemontese prevista dall'art. 10 della L.R. 43/2000.
Vista la Deliberazione della Giunta Regionale 11 novembre 2002 n.
14-7623 avente ad Oggetto: "Attuazione della legge regionale 7
aprile 2000 n. 43, Disposizioni per la tutela dell'ambiente in
materia di inquinamento atmosferico. Prima attuazione del Piano
regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell'aria.
Aggiornamento dell'assegnazione dei Comuni piemontesi alle Zone 1, 2
e 3. Indirizzi per la predisposizione e gestione dei Piani di
Azione.", con la quale si individuano gli indirizzi che le Province
devono seguire nella predisposizione dei Piani di Azione ai sensi
dell'Art. 7 del D.Lgs. n 351/1999, contenenti le misure da attuare
nel breve periodo, al fine di ridurre il rischio di superamento dei
limiti e delle soglie di allarme stabiliti dal D.M. 2 aprile 2002 n.
60.
Vista la D.G.R. 66-3859 del 18
settembre 2006 e la D.G.R. 57-4131 del 23 ottobre di aggiornamento
del Piano regionale per il risanamento della qualità dell’aria che,
nello stralcio di piano per la mobilità stabilisce, tra l’altro,
limitazioni alla circolazione di veicoli per il trasporto privato e
di veicoli fino a 3,5 ton per il trasporto e distribuzione merci e
attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e di
servizio con omologazioni precedenti all’EURO 1 se alimentati a
benzina e con omologazioni precedenti all’EURO 2 se diesel nonché
per ciclomotori e motocicli non conformi alla normativa EURO 1
immatricolati da più di dieci anni e, in fase di prima applicazione,
si richiede di prevedere, con ordinanze sindacali che ne
garantiscono l’applicabilità e la sanzionabilità in caso di
inosservanza, nei territori appartenenti all’agglomerato di Torino
limitazioni di almeno 5 ore per i veicoli utilizzati per il
trasporto privato e 3 ore per i veicoli utilizzati per il trasporto
merci e attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e
di servizio, per almeno cinque giorni feriali dal lunedì al venerdì
,entro il 15 gennaio 2007 e con durata permanente .
Vista la deliberazione della Giunta Comunale del 7 dicembre 2004 (mecc.
2004 11479/110) poi modificata con deliberazione della Giunta
Comunale del 31 ottobre 2006 (mecc. 2006 08010/110) e l’ordinanza
5247/04 del 23/12/2004, con le quali si introducevano fin dal
gennaio 2005 limitazioni alla circolazione per lo stesso tipo di
veicoli in ZTL Ambientale con una diversa articolazione di orari.
Preso atto che la situazione
dell’inquinamento atmosferico, rilevata dall’Arpa, presenta
particolare criticità, per quanto attiene il parametro PM10 le cui
concentrazioni medie annuali non rispettano i valori limite per la
protezione della salute umana previsti dal sopra citato D.M. 2
aprile n° 60.
Considerato opportuno per la tutela della salute pubblica adottare
provvedimenti finalizzati a limitare il carico di emissioni
inquinanti.
Considerata la necessità di armonizzare gli orari dei veicoli fino a
3,5 ton per il trasporto e distribuzione merci e attività
commerciali, artigianali, industriali, agricole e di servizio.
Visto l'articolo 7 del Nuovo Codice della Strada approvato con D.
Leg.vo 30.04.1992, n° 285, con il quale si dà facoltà ai comuni, per
motivi di tutela della salute, di sospendere temporaneamente la
circolazione veicolare sulle strade comunali.
Visto l’art. 50 del T.U. sull’ordinamento degli Enti Locali adottato
con D. L.vo 18 Agosto 2000 n. 267 ed in particolare il comma 3;
Visto l’art. 40 dello Statuto della Città di Torino;
INVITA
Tutta la popolazione ad usare il meno
possibile l’automobile per la mobilità urbana e a privilegiare l’uso
del mezzo pubblico e di altri mezzi di trasporto a basso impatto
ambientale.
A gestire gli impianti di riscaldamento degli edifici adibiti a
civile abitazione in modo che la temperatura degli ambienti non
superi i 20 °C, così come previsto dalla normativa vigente (DPR
412/93 e DPR 551/99) e a gestire gli impianti di riscaldamento degli
altri edifici in modo da limitare al minimo indispensabile gli orari
di accensione e la temperatura degli ambienti.
ORDINA
Sul territorio della Città di Torino
a partire dal 6 novembre 2006 nelle giornate feriali dal lunedì al
venerdì sono adottate le seguenti limitazioni al traffico veicolare.
1) LIMITAZIONE DELLA CIRCOLAZIONE
DINAMICA PER I VEICOLI A BENZINA CON OMOLOGAZIONI PRECEDENTI
ALL'EURO 1, PER I VEICOLI DIESEL CON OMOLOGAZIONI PRECEDENTI
ALL'EURO 2, PER CICLOMOTORI E MOTOCICLI A DUE TEMPI NON CONFORMI
ALLA NORMATIVA EURO 1 IMMATRICOLATI DA PIÙ DI DIECI ANNI.
A) VEICOLI TRASPORTO PERSONE.
Dal 6 novembre 2006 nelle giornate feriali
dal lunedì al venerdì dalle ore 13,00 alle ore
19,00 è vietata la circolazione dinamica di tutti i veicoli
per trasporto persone aventi al massimo 8 posti a sedere oltre il
conducente (categoria M1) alimentati a benzina con omologazioni
precedenti all’EURO 1 (Direttiva 91/441/CE) e di tutti i veicoli
diesel categoria M1 con omologazioni precedenti all’EURO 2
(Direttiva 94/12/CE). È altresì vietata la circolazione dinamica dei
ciclomotori e motocicli con motore termico a due tempi delle
categorie L1 e L3 non conformi alla normativa EURO 1 (Direttiva
97/24/CE) ed immatricolati da più di dieci anni.
B) VEICOLI TRASPORTO MERCI.
Dal 6 novembre 2006 nelle giornate feriali
dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle ore 13,00
è vietata la circolazione dinamica di tutti i veicoli per trasporto
merci aventi massa massima non superiore a 3,5 ton. utilizzati per
il trasporto e la distribuzione delle merci e per l’esercizio delle
attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e di
servizio, (categoria N1) alimentati a benzina con omologazioni
precedenti all’EURO 1 (Direttiva 91/441/CE) e di tutti i veicoli
diesel categoria N1 con omologazioni precedenti all’EURO 2
(Direttiva 94/12/CE). È altresì vietata la circolazione dinamica dei
ciclomotori e motocicli con motore termico a due tempi a tre ruote
delle categorie L2, L4 e L5 non conformi alla normativa EURO 1
(Direttiva 97/24/CE) ed immatricolati da più di dieci anni.
Le limitazioni per i veicoli
e negli orari della presente ordinanza si applicano anche alle vie e
corsie riservate istituite con Ordinanza del 12/02/04 n. 523.
Il TERRITORIO INTERESSATO - dal
presente provvedimento è quello compreso nei confini comunali, fatta
eccezione per le seguenti strade:
strada Aeroporto;
strada Altessano (tratto via Sansovino / confine);
piazza Bengasi;
corso Casale (tratto piazzale Marco Aurelio/ confine);
strada Cuorgnè;
strada del Drosso;
sottopasso del Lingotto;
strada della Cebrosa (tratto svincolo tangenziale / corso
Romania);
strada di Settimo (tratto svincolo della Tangenziale / viale
Puglia);
corso Dogliotti;
via Fontanesi (tratto corso Regina Margherita / via Ricasoli);
corso Francia (tratto corso Marche / confine );
corso Giovanni Agnelli (tratto corso Tazzoli / piazzale Caio
Mario);
corso Grosseto (tratto piazza Rebaudengo / strada Altessano);
corso Marche;
corso Maroncelli;
corso Moncalieri (tratto corso Giovanni Lanza / confine);
via Nizza (tratto Lingotto / piazza Bengasi);
corso Orbassano (tratto confine / corso Tazzoli);
strada Pianezza (tratto piazza Cirene / confine);
via Pietro Cossa (tratto corso Regina Margherita / piazza
Cirene);
viale Puglia;
piazza Rebaudengo;
ponte Regina Margherita ;
piazzale Regina Margherita ;
corso Regina Margherita (tratto corso Sacco e Vanzetti /
confine);
corso Regina Margherita (tratto Piazzale Regina Margherita /
via Fontanesi) carreggiata laterale nord;
via Ricasoli (tratto via Fontanesi /piazzale Regina
Margherita);
corso Romania;
corso Sacco e Vanzetti;
via Sansovino (tratto piazza Cirene / corso Grosseto);
corso Settembrini;
sottopasso Spezia;
via Stampini;
lungo stura Lazio;
corso Tazzoli (tratto corso Agnelli / corso Orbassano);
corso Traiano;
corso Unione Sovietica (tratto confine / corso Traiano);
corso Unità d'Italia;
corso Vercelli (tratto Rebaudengo / corso Romania);
bretelle di raccordo ai parcheggi e viabilità interna al
Lingotto;
tutte le vie della collina torinese dal confine sino alla
confluenza nei corsi Moncalieri o Casale.
ZTL CENTRALE E ZTL AMBIENTALE
Le limitazioni per i veicoli e negli orari della presente ordinanza
si applicano anche ai residenti e ai titolari di permessi sosta in
ZTL centrale e ambientale. Esse si applicano inoltre ai titolari di
permessi ZTL centrale non ancora abbinati a veicoli ecologici.
POSSONO PERTANTO CIRCOLARE I
SEGUENTI VEICOLI:
-
veicoli elettrici o ibridi
funzionanti a motore elettrico;
-
veicoli bifuel anche trasformati
funzionanti con alimentazione a metano o a gpl;
-
motoveicoli e ciclomotori a
quattro tempi;
-
motoveicoli e ciclomotori a due
tempi immatricolati da meno di dieci anni;
-
veicoli delle Forze Armate, degli
Organi di Polizia, dei Vigili del Fuoco, dell'ARPA, dei Servizi
di Soccorso, della Protezione Civile in servizio e autoveicoli
ad uso speciale adibiti alla rimozione forzata di veicoli,
veicoli destinati alla raccolta rifiuti e nettezza urbana;
-
taxi di turno, autobus in
servizio di linea, autobus e autoveicoli in servizio di noleggio
con o senza conducente;
-
autocaravan, macchine operatrici,
mezzi d’opera, di cui al D.Lgs. 30.4.1992 n. 285 art. 54 comma 1
lettere m) ed n) e veicoli classificati ad uso speciale di cui
al D. Lgs. 30.4.1992 n. 285 art. 54 comma 2.
ULTERIORI ESENZIONI - in deroga
alle limitazioni possono inoltre circolare i seguenti veicoli purché
accompagnati da idonea documentazione:
-
veicoli utilizzati per il
trasporto di portatori di handicap e di soggetti affetti da
gravi patologie debitamente documentate con certificazione
rilasciata dagli Enti competenti, ivi comprese le persone che
hanno subito un trapianto di organi, che sono immunodepresse o
che si recano presso strutture sanitarie per interventi di
urgenza. Per il tragitto percorso senza la presenza della
persona portatrice di handicap o affetta da gravi patologie, è
necessario essere in possesso di dichiarazione rilasciata dalle
scuole, uffici, ambulatori, ecc., nella quale sia specificato
l'indirizzo nonché l'orario di inizio e termine dell'attività
scolastica, lavorativa, di terapia ecc.;
-
veicoli utilizzati per il
trasporto di persone sottoposte a terapie od esami
indispensabili in grado di esibire relativa certificazione
medica o prenotazione. Per il tragitto percorso senza la persona
che deve essere sottoposta a terapia od esami indispensabili è
necessario esibire copia della certificazione medica o della
prenotazione, nonché dichiarazione sostitutiva di atto di
notorietà (autodichiarazione), nella quale il conducente
dichiari il percorso e l'orario;
-
veicoli utilizzati da operatori
assistenziali in servizio con certificazione del datore di
lavoro o dell'Ente per cui operano che dichiari che l'operatore
sta prestando assistenza domiciliare a persone affette da
patologie per cui l'assistenza domiciliare è indispensabile;
veicoli utilizzati da persone che svolgono servizi di assistenza
domiciliare a persone affette da grave patologia con
certificazione in originale rilasciata dagli Enti competenti o
dal medico di famiglia;
-
veicoli di interesse storico e
collezionistico di cui all’art. 60 del codice della strada per
la partecipazione alle manifestazioni iscritte al calendario
ASI;
-
veicoli utilizzati per il
trasporto di persone che partecipano a cerimonie funebri o a
cerimonie religiose o civili non ordinarie, purché forniti di
adeguata documentazione (sarà sufficiente esibire gli inviti o
le attestazioni rilasciate dai ministri officianti);
L'orario ed il tragitto per cui è
consentito circolare devono essere corrispondenti con la motivazione
dell'esonero.
AVVERTE
che in caso di inosservanza di quanto
con la presente prescritto, si procederà ai sensi dell'art. 7, comma
13, del D.Lgs. 285/92 e s.m.i. per inosservanza del divieto di
circolazione.
Si ricorda che le dichiarazioni
mendaci sono punite ai sensi del Codice Penale come richiamato
dall'art. 76 D.P.R. 445 del 28/12/2000.
AVVISA
che a norma dell’art. 3, comma 4,
della legge 7 agosto 1990, n. 241, avverso la presente ordinanza, in
applicazione della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, chiunque vi abbia
interesse potrà ricorrere: per incompetenza, per eccesso di potere o
per violazione di legge, entro 60 giorni dalla pubblicazione, al
Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte.
Il presente provvedimento diventa immediatamente esecutivo con la
pubblicazione all'Albo Pretorio .
Torino,31 ottobre 2006
Il Sindaco
Sergio Chiamparino
 
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