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Ambiente e salute                                                                                                                                                                                                                 
 

 

Una finanziaria per il clima


di Marzia Bonacci


Un appuntamento che è stato preparato già prima dell'estate e che oggi ha trovato realizzazione a Roma, presso l'Auditorium di via Rieti. Nato dall'attività dei responsabili per l'Ambiente delle quattro forze protagoniste del processo unitario a sinistra, Prc, Sd, Pdci e Verdi, l'incontro ha riconfermato la volontà politica in atto condensandola intorno alla principale sfida dell'attualità: la questione climatica. Così si sono ritrovati insieme associazioni, sindacati, leader partitici e semplici cittadini per animare dibattiti e workshop che hanno avuto come obiettivo prossimo: "Una Finanziaria per il clima". La finalità è infatti quella di animare un'azione comune interna alla società e alle istituzioni sulle tematiche ambientali, energetiche, infrastrutturali, in modo che la manovra economica dell'anno 2008 possa segnare un cambio di rotta in materia rispondendo a quanto stabilito dalla stessa Europa: riduzione del 20% delle emissioni, accrescimento del 20% delle fonti rinnovabili e della efficienza energetica (le cosiddette tre venti).
Punto di partenza universalmente riconosciuto come positivo è stato il Dpef varato dal governo, anche se in proposito si segnala un comune scetticismo sull'allegato I relativo al superamento della "Legge obiettivo" Berlusconi-Lunardi (ovvero le scelte approvate dal precedente esecutivo nel campo delle infrastrutture), di cui si sottolinea la mancata coerenza rispetto a quanto promesso nel programma elettorale del centrosinistra, ovvero il suo radicale superamento, e sui cui si esorta il governo Prodi ad attuare un cambio di segno.

Centrale nella giornata di oggi è stata certamente la tavola rotonda che, nella mattinata, ha visto discutere insieme il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), quello dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi (Sinistra Democratica), il segretario del Prc Franco Giordano e la capogruppo al Senato dei Comunisti italiani Manuela Palermi. Un confronto che è ruotato intorno alle tematiche ambientali, ma che al contempo ha tenuto fermo come faro politico di riferimento il processo unitario della sinistra. Perché anche per attuare una risposta all'emergenza ambientale e climatica, l'unica strada percorribile è quella di un'azione unitaria delle forze contrarie al Pd.
Punto di partenza per il dibattito è stata la Conferenza del governo dedicata ai cambiamenti climatici tenutasi la scorsa settimana a Roma. Un appuntamento che, come ricordato da Pecoraro Scanio, "ha visto coinvolti 2500 partecipanti mentre 100mila persone l'hanno seguita sul web": " un evento mediatico di grande portata, per essere un appuntamento di governo", ha commentato il ministro. Certo però, un meeting che non è stato esente da polemiche, con il responsabile dell'Ambiente sotto il fuoco incrociato prima dell'Enel (che lo ha accusato di lasciare il paese senza gas ed energia), poi del fronte dei nuclearisti (guidato dall'Udc Casini) e degli scienziati di Franco Prodi, direttore dell'istituto del clima del Cnr, che hanno contestato quanto emerso dalla Conferenza romana. Sul fatto che sia in atto un mutamento climatico e che le attività antropiche ne siano principali responsabili infatti appare fuor di discussione, tanto che gli attacchi all'indirizzo dell'iniziativa e del ministro sono apparsi, alla Palermi così come a Giordano, "la risposta di lobby legate al petrolio o al carbone che hanno rappresentanza nella politica" nonché espressione del "mondo delle imprese", perché è ormai patrimonio condiviso la necessità, ha spiegato il segretario del Prc, di "cambiare il paradigma economico capitalistico, l'aggressione che esso esercita verso la natura". Dello stesso parere anche Mussi che, oltre a difendere la tesi della crescita delle temperature per causa delle attività umane, ha voluto smontare qualsiasi ipotesi di ritorno al nucleare: "non tanto perché è pericoloso, ma perché c'è il problema irrisolto dello smaltimento delle scorie; perché le centrali nucleari si costruiscono ma non si smontano; perché l'uranio nei prossimi 50 anni si esaurirà".
Dunque, l'urgenza è una manovra per il clima che sia capace di portare ad un nuovo sistema economico, che rifletta un nuovo stile di vita volto a consumare e produrre di meno, che investa nelle fonti rinnovabili di energia al posto di quelle nocive (centrali elettriche a carbone, infrastrutture e mobilità insostenibile), che garantisca alcuni beni comuni come l'acqua pubblica, che provveda ad una contabilità ambientale che tenga sotto controllo e sfavorisca le emissioni che ci siamo impegnati a diminuire aderendo a Kyoto e alle misure europee. Come sintetizzato chiaramente da Mussi: "Ogni cosa che si deve attuare deve tener conto della dimensione dell'ambiente".

Come fare tutto questo, ma anche molto altro in ambiti come il lavoro, i diritti, l'immigrazione, l'assistenza? In modo unitario. "Noi dobbiamo creare entro quest'anno un soggetto unitario che cambi la società e contrasti la destra e il Pd, ma renda ancor più forte la nostra azione di governo", ha dichiarato Giordano. Un appello che è stato colto e rilanciato dallo stesso Mussi, il quale ha sottolineato come "Sd non è il quarto partito di sinistra, ma una forza a disposizione di una operazione unitaria", che non solo è necessaria ma è "un dovere vero il paese". Del resto, ha ricordato la Palermi, "il pericolo sempre in agguato è quello di un Pd che faccia asse con Forza Italia sbandierando lo spauracchio della sinistra radicale". Un'ipotesi da scongiurare con tutte le forze, ma soprattutto con l'unità a sinistra. (AprileOnline 23 settembre 2007)

 

 

 

21 novembre Festa dell'albero
 

1.000.000 di alberi per Kyoto: è questa la missione della XIII edizione della Festa dell'Albero, una giornata di volontariato ambientale dedicata al rinverdimento delle aree urbane. Il 21 novembre invitiamo tutti a festeggiare gli alberi piantandone di nuovi, con l'obiettivo di rendere le nostre città più verdi e contribuire concretamente alla lotta contro l’effetto serra.“Chiunque può scavare una buca, metterci dentro un albero e poi annaffiarlo, facendo attenzione che non muoia. Nel mondo siamo sei miliardi di persone e se anche solo una ogni sei piantasse un albero l’obbiettivo sarebbe raggiunto” Wangari Maathai, premio Nobel per la pace, a proposito del protocollo di Kioto.

 

 
Puliamo in mondo
 
 
 
 
Sovranità alimentare e ogm
 
 

Ha preso il via, il 1 settembre, la campagna di raccolta firme per le due leggi popolari sulla Sovranità Alimentare e il Referendum anti Ogm che era stata presentata a Roma, nella Sala delle Bandiere del Parlamento Europeo, il 27 marzo scorso. I primi dati, con le manifestazioni di Sicilia, Sardegna, Toscana, Liguria e Basilicata, saranno trasmessi dal Comitato Promotore in una conferenza stampa che si terrà a Roma il 7 settembre alle ore 12 e in cui verrà esposto il percorso fatto, le adesioni, le nuove alleanze e le iniziative che si assumeranno nei sei mesi a venire.

Il giorno prima, 6 settembre, infatti, il Comitato Promotore si incontrerà dalle ore 11 alle ore 17, nel Salone dell'Arci di via di Pietralata 16, in un seminario aperto. Il diritto a un cibo sano a prezzo equo, la garanzia di reddito per chi produce e la qualità per chi acquista sono le istanze fondamentali assunte da componenti diverse della società civile e la Sovranità Alimentare è la proposta internazionale contadina riconosciuta da 7 stati nazionali e dalla Fao.

Il rischio sempre più realistico delle contaminazioni da organismi geneticamente modificati (ogm), determinato dalla pressione delle lobbies delle multinazionali, ha indotto il Comitato Promotore della legge sulla Sovranità Alimentare a proporre anche la raccolta di firme per il Referendum sugli OGM, non per una consultazione o un sondaggio ma per far valere effettivamente la volontà che già tanti, tantissimi italiani hanno espresso sui pericoli ed i rischi del transgenico che non tiene conto del principio di precauzione e della salute di tutti gli abitanti della Terra ed espropria i contadini del millenario esercizio della produzione degli alimenti. Il Referendum contro gli OGM è l'obiettivo minimo da conquistare perchè la volontà dei cittadini e dei contadini, oltre ogni mediazione e possibile manipolazione, possa liberamente esprimersi e contare incidendo effettivamente sulla politica e la rappresentanza sociale.

I consensi che le due proposte di legge raccoglieranno nei prossimi sei mesi, daranno la spinta necessaria al movimento dei contadini e dei cittadini che si batte per la Sovranità Alimentare per conquistare misure e strumenti capaci di rimettere al centro delle scelte sociali e politiche i diritti di chi lavora la terra, di chi consuma il cibo e la tutela di salute e ambiente.

Appuntamento a Roma, presso la Fondazione Basso, via della Dogana Vecchia 5, il 7 settembre alle ore 12 (dal forum di indipendenza.org 5 settembre 2007)

 

Acqua, in trecentomila la chiedono pubblica

 

di Red

Quattro risultati definiti "assolutamente straordinari" portati a casa nel giro di appena sei mesi e la consapevolezza "che la battaglia non finisce".
Oggi a Roma il Forum nazionale dei movimenti per l'acqua fa il punto sulla campagna nazionale "Acqua pubblica, ci metto la firma!". E parla di un "successo". Per l'approvazione (il 13 giugno, alla Camera) della moratoria degli affidamenti dei servizi idrici, per l'adesione di più di 70 comuni e numerosi altri enti locali (e soggetti come la facoltà di Medicina dell'Università' Cattolica di Roma), per la diffusione della campagna a ben 80 realtà nazionali e 1.000 territoriali da Nord a Sud, per la raccolta di oltre 300mila firme a sostegno della proposta di legge popolare per fare dell'acqua un bene pubblico, un diritto inalienabile.

Partono da qui, con l'assessore alle Periferie del comune di Roma Dante Pomponi a fare da padrone di casa, i ragionamenti dei rappresentanti del Forum dell'acqua. E alla luce di tutto ciò annunciano due nuovi appuntamenti.
Domenica partiranno quattro carovane che porteranno la campagna in tutta Italia (le partenze sono previste da Sicilia, Valle d'Aosta, Trentino e Basilicata) per confluire a Roma il prossimo 1 luglio dove ci sarà una grande giornata di festa a Trastevere con teatro e musica in piazza e cinema sull'Isola Tiberina.

L'altro momento da segnalare, di natura più istituzionale, è che il 10 luglio il Forum incontrerà il presidente della Camera Fausto Bertinotti per consegnargli le firme raccolte a sostegno della proposta di legge popolare sull'acqua "bene comune" e per chiederne un rapido esame in Parlamento.
Ma non finisce qui il ruolo della campagna. Come spiega Sara Vegni, dell'associazione A Sud: "Subito dopo- dice- ripartiremo per fare sentire la nostra voce: raggiunti questi straordinari risultati, si aprono nuove questioni sulle quali troveremo il modo di tenere alta l'attenzione". Anche perché la partita è tutt'altro che chiusa, come segnala Corrado Oddi, della Funzione pubblica Cgil: "Il ministro Lanzillotta insiste a dire che al Senato si deve intervenire sul testo sulla moratoria approvato dalla Camera. Ma e' bene che si rassegni: il testo non deve essere modificato- dice- e le privatizzazioni devono essere bloccate fino a quando ci sarà la nuova legge".
Una circostanza- unita al fatto che la moratoria è nel ddl Bersani (provvedimento centrale nelle politiche del governo)- che potrebbe favorire che il Parlamento si occupi al più presto della legge proposta dai movimenti. E altri problemi sono legati alle realtà locali "che continuano a fare gli affidamenti- sottolinea Vincenzo Miliucci- il 17 giugno la Provincia di Palermo ha affidato la gestione dell'Ato 1 a una gestione mista: una sfida vera e propria alle istituzioni che hanno dato un orientamento", attacca. E poi Miliucci segnala che "già si parla della creazione di maxiaziende di utility al nord che- spiega- devono evitare di fare le fusioni considerando anche le gestioni dell'acqua". Anche perché i risultati delle privatizzazioni, sinora, "sono molto negativi: ci sono aumenti tariffari- spiega Oddo- investimenti insufficienti e l'incoraggiamento ad aumentare i consumi per fare tornare i conti".

Tutt'altro il modello proposto dai comitati: "L'acqua deve essere un bene comune- dicono- sottratto alle logiche di mercato, la proprietà e la programmazione devono essere affidate a enti pubblici, deve essere garantito un minimo vitale a tutti i cittadini di 50 litri al giorno, l'idea di governo deve essere partecipata e diffusa" (AprileOnline 23 giugno 2007)

 

 
 
 
Acqua pubblica, ci metto la firma!

 

 

Anche il PdCI raccoglie le firme!

Editoriale di Moni Ovadia
 

Ci sono risorse che appartengono al pianeta e a tutti coloro che lo abitano e non possono essere sottoposte a un meccanismo economico di sfruttamento da parte di gruppi di potentati di qualche tipo.

Perché adesso vogliono privatizzare l’acqua, un giorno privatizzeranno l’aria e perché non le nostre vite e perché non il diritto ad esistere...
Questa mentalità, che si maschera dietro alle liberalizzazioni, in realtà vuole sottomettere alla logica del denaro qualsiasi pur minuscolo elemento dell’esistenza su questo pianeta. Questa è una deriva pericolosissima.

Ci hanno già provato proibendo ai contadini di raccogliere l’acqua piovana.
Come si fa a dichiarare privato qualcosa che scende dal cielo?

Bisogna prendere coscienza del fatto che ci sono dei limiti ed il limite è costituito dalla sacralità dell’essere umano. Come si può solo pensare di privatizzare l’acqua considerando che siamo fatti al 75% di acqua? pretenderanno di privatizzare anche l’acqua che costituisce il nostro corpo?

Ritorniamo all’idea del valore dell’Universalità e del valore pubblico che sottosta all’idea di Universalità.
Non ci può essere proprietà sulle ricchezze fondamentali del pianeta, tutte devono rientrare in un alveo di consapevolezza del fatto che esse appartengono a tutti gli uomini e che non debbono essere oggetto di compravendita ma che devono essere oggetto di distribuzione democratica ed uguale.

E’ una grande battaglia che non ha partiti, né destra né sinistra, l’acqua riguarda l’umanità.

E’ ora che la gente si svegli, non dobbiamo aspettare 50 anni perché i grandi imprenditori della terra vengano a dire che il problema della tutela e del clima è importante. Noi lo sapevamo già da tempo ma quando lo dicevamo noi ci prendevano per pazzi visionari.

E’ ora di finire con questa logica di guardare un po’ al di là dl proprio naso, guardare attraverso le generazioni, perché questo fa degli esseri umani degli esseri degni di abitare questo pianeta, altrimenti è meglio che il pianeta ci inghiotta prima che noi inghiottiamo il pianeta.(www.acquabenecomune.org)


 
Ecomafia, una battaglia da vincere

di Antonio Pergolizzi*, 

Quella scattata da Legambiente nel suo Rapporto Ecomafia 2007 è una fotografia impietosa, di sostanziale continuità con l'anno precedente, ma anche di importanti cambiamenti nelle strategie ecocriminali.

Perché se il quadro generale è quello funesto di sempre, un'analisi più approfondita fa scorgere infinite variazioni su uno stesso tema: cambi di rotta per i traffici illeciti di rifiuti, che finiscono per coinvolgere sempre più le regioni del centro e del nord Italia, abusivismo edilizio che contagia paesi, province e regioni prima immuni dal mattone selvaggio, trafficanti d'arte e di specie protette costantemente alla ricerca di nuovi mercati e nuovi arricchimenti. Quello che emerge con colori via via più nitidi è una "sporca" partita che si gioca sulla nostra pelle. Da una parte loro, i "nuovi barbari", dall'altra le forze dell'ordine, la magistratura, le associazioni e una parte di cittadinanza impegnata. Da una parte una rete di criminalità organizzata sempre più agguerrita e famelica, dall'altra una rete di "legalità organizzata" man mano più consapevole della propria mission: salvare l'ambiente da un disastro già annunciato.

Per il momento la vittoria sembra in mano loro, degli ecomafiosi, che impinguano i loro forzieri: quest'anno il fatturato stimato sfiora la cifra record di 23 miliardi di euro. Non è mai stato così alto.
Sono le ragioni del profitto, dell'arricchimento facile e ad ogni costo a far muovere i criminali ambientali, presto affiancati da imprenditori senza scrupoli, faccendieri, colletti bianchi, amministratori pubblici e politici, sul terreno dell'illegalità ambientale: anche se questo significa fare terra bruciata attorno a sé. E solo di recente, più precisamente dal 2002, alcuni tra questi ecomafiosi e criminali in doppiopetto hanno incominciato a visitare le patrie galere, cioè dall'introduzione nel nostro codice penale del delitto di "traffico illecito di rifiuti" previsto dall'art. 53bis del "Decreto Ronchi" - oggi sostituito dall'art. 260 del Testo Unico sull'ambiente - , delitto che ha finalmente posto fine all'impunità di chi negli anni ha trafficato veleni da un capo all'altro dell'Italia. Una rivoluzione copernicana che è servita a dotare forze dell'ordine e magistratura degli strumenti idonei per combattere il fenomeno, e scoraggiare molti nell'intraprendere un'attività illecita in cui si rischia di finire in manette. E naturalmente non sono mancati i risultati. Come è meglio spiegato nel capitolo "La Rifiuti Spa", dall'introduzione del delitto, gli arrestati sono stati 459, i denunciati 1.564, le aziende coinvolte 433, le procure coinvolte 45, le regioni coinvolte 19 (unica esclusa la Valle D'Aosta).

I numeri raccontano più di ogni parola. Per quanto riguarda l'illegalità ambientale in generale, appare impressionante la somiglianza col dato dell'anno scorso: nel 2005 sono stati accertati dalle forze dell'ordine 23.660 infrazioni, l'anno scorso 23.668. Un dato, questo, che se proiettato sugli assi cartesiani verrebbe rappresentato da una linea quasi retta, che significa che in un anno non è cambiato nulla. Scorporando il dato per macro aree, appare con tutta evidenza che nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa - Sicilia, Calabria, Puglia e Campania - si consuma una grossa fetta dell'illegalità ambientale, cioè il 45,9%. Segno inequivocabile che dove si muovono le mafie aumentano vertiginosamente i reati e le ferite per l'ambiente.

Passando ad una disamina per settori, la somiglianza rispetto all'anno passato scompare per fare posto alle diversità nell'azione della criminalità ambientale.
Il ciclo illegale dei rifiuti, che comprende l'intera filiera che va dal trasporto, al trattamento, allo stoccaggio e allo smaltimento finale, presenta quest'anno una doppia faccia: da una parte cala, anche se di poco, il numero delle infrazioni - 4.797 nel 2005, che scendono a 4.409 nel 2006 - , dall'altra aumenta significatamene il business, che nell'ultimo anno raggiunge la cifra di 5,8 miliardi di euro, nettamente in aumento rispetto ai 4,2 miliardi di euro del 2005. Un dato che dimostra come quello della gestione illecita dei rifiuti sia un mercato altamente redditizio che fa gola a tanti.


Un discorso a parte meritano i traffici internazionali di rifiuti che nel 2006 hanno visto un incremento davvero significativo. Lo provano le tre maxi operazioni delle forze dell'ordine e della magistratura che da luglio a marzo hanno svelato giganteschi traffici illegali che hanno investito paesi come la Cina, l'India, la Siria, la Croazia, l'Austria e alcuni paesi del Nord Africa. A confermare l'entità e la gravità dei traffici internazionali di rifiuti lo scrupoloso lavoro di analisi e monitoraggio fatto dall'Agenzia delle Dogane e ospitata in questo Rapporto. I risultati del loro lavoro sono assai eloquenti. "Nel 2006 sono stati sequestrati dalle dogane italiane circa nove mila tonnellate di rifiuti destinati all'esportazione in violazione alle normative poste a tutela dell'ambiente. Contestualmente sono state redatte 86 notizie di reato nel 2006 e sono state denunciate alle competenti Procure della Repubblica più di 70 aziende. Per avere un'idea immediata dei quantitativi, basti pensare che sono stati sequestrati nel 2006 un totale di 286 container. Dato che un container da 40 piedi è lungo circa 12 metri, i container sequestrati , messi uno accanto all'altro potrebbero costituire una barriera lunga più di 3 chilometri ed il loro maleodorante e pericoloso contenuto potrebbero essere rappresentato come una collina di circa 20.000 metri cubi".

Analizzando il dato relativo alle infrazioni nel ciclo dei rifiuti su scala regionale e sovra-regionale, emerge che l'impatto delle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa sul totale nazionale è meno significativo del solito, fermandosi al 35,5%. Regioni coma la Sardegna, la Toscana, il Veneto, il Lazio o la Lombardia assumono un ruolo sempre più significativo nei traffici e nella gestione illecita dei rifiuti. lo provano non solo i numeri dei reati ma anche le indagini della magistratura che dimostrato come l'illegalità in questo settore si spalmi "democraticamente" sull'intero territorio nazionale.

Luci ed ombre anche per il ciclo illegale del cemento, dall'utilizzo di cave abusive, al saccheggio dei corsi d'acqua per ottenere a costo zero la materia prima necessaria per il calcestruzzo, alla costruzione abusiva di immobili, e per finire alle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. Per prima le luci. Secondo i dati elaborati dal Cresme, diminuisce il numero di case costruite abusivamente: sono state 32 mila nel 2005, tornano a scendere nel 2006, fermandosi a quota 30 mila. Finita l'era dei condoni, diminuisce la propensione a costruire abusivamente e il nostro patrimonio naturale tira un sospiro di sollievo. E poi le ombre. Tornano ad aumentare le infrazione accertate dalle forze dell'ordine riferibili all'intero ciclo: se nel 2005 erano 6.528, nel 2006 sono state 7.038. anche se si costruiscono meno case, le infrazione continuano a crescere. come da tradizione, è nella quattro regioni del Sud (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) che si consumano quasi la metà dei reati, il 49% per l'esattezza. Rimane invece stabile il business legato all'abusivismo che continua a girare sulle stesse cifre del 2005, cioè sui 2 miliardi di euro.

In aumento, seppur minimo, i furti di opere d'arte: nel 2005 sono stati 1.202, lo scorso anno 1.212. ancora una volta la regione maggiormente colpita è il Piemonte, seguita da Lazio, Lombardia e Campania. La vicenda della controversia tra il Getty Museum di Los Angeles e il governo italiano che riguarda ben 46 reperti archeologici italiani, fra cui due pezzi di grandissimo valore, la Venere di Morgantina e l'Atleta bronzeo di Lisippo, tutti a quanto sembra, trafugati illegalmente nel corso di diversi anni dal nostro paese e acquisiti attraverso canali illeciti dal prestigioso museo americano.

In tema di "racket degli animali" va sottolineato la vera e propria epidemia di corse clandestine di cavalli in regioni quali la Sicilia, la Campania e la Puglia. Secondo gli ultimi dati della Lav, tra il 2004 ed il 2005 sono state bloccate dalle forze di Polizia 16 corse, sequestrati 130 cavalli, e denunciate ben 636 persone di cui 4 minorenni, nell'ambito di inchieste su corse clandestine e truffe di ippica, scommesse e doping. Quello delle corse clandestine è un affare difficile da dimensionare ma che, come emerge dalle indagini della magistratura e dal lavoro le forze dell'ordine, raggiunge fatturati impressionanti: secondo l'Ente nazionale protezione animali (Enpa), si aggirerebbe intorno a 1,2 miliardi di euro. all'ombra di tale business, le indagini della magistratura hanno individuato anomale alleanze fra clan mafiosi notoriamente in conflitto fra loro: a Messina, l'alleanza fra Cosa nostra e ‘Ndrangheta, in Campania, fra clan camorristi, in Puglia, fra clan rivali del barese. Quasi sempre a gestire le corse clandestine sono le organizzazioni criminali più efferate e consolidate che, usando la loro capacità di controllo e di intimidazione sul territorio di riferimento, fanno di questo il palcoscenico dei loro loschi affari sulla pelle dei poveri cavalli. Ma ci sono pure i combattimenti tra cani, il bracconaggio, la caccia illegale nei parchi e il commercio di specie protette.(AprileOnline 18 aprile 2007)

*Coordinatore Osservatorio Ambiente e legalità - Legambient

 

Le conseguenze del cambiamento del clima

Ecco i principali punti sul rapporto sul cambiamento climatico redatto dagli scienziati dell'Ipcc (l'International panel climate changhe) e approvato da oltre 130 Paesi.
TEMPERATURE - La temperatura media del pianeta potrà crescere nel prossimo secolo da un minimo di uno a un massimo di 4,5-6 gradi. Un innalzamento della temperatura media globale di 2-2,5 gradi rispetto al presente «potrà causare un forte aumento degli impatti» con spostamenti geografici di specie, perdite totali di biodiversità, riduzione della produttività agricola e delle risorse idriche in vaste aree.
Gli impatti dei cambiamenti climatici, dicono gli esperti dell'Ipcc, «sono già in atto a livello globale e regionale e saranno più forti nel futuro». Inoltre, «molti sistemi naturali in tutto il pianeta sono stati già affetti da cambiamenti climatici regionali, in particolare da aumenti di temperature». Tuttavia un aumento della temperatura media globale oltre 3,5 gradi rispetto al presente causerà aumenti della vulnerabilità in molti sistemi naturali ed umani rendendo molto difficile attuare misure di adattamento.

ANIMALI E VEGETALI - Con un aumento della temperatura media globale oltre 1,5-2,5 gradi rispetto a quella di questi anni si avrà un maggiore rischio di estinzione per circa 20-30% delle specie vegetali ed animali. In Australia e Nuova Zelanda le proiezioni climatiche stimano una forte perdita di biodiversità entro il 2020.
AMBIENTI MINACCIATI - Alcuni sistemi saranno colpiti fortemente dagli impatti dei cambiamenti climatici: ecosistemi tipo tundra e foreste boreali, ecosistemi mediterranei, mangrovie, barriere coralline, aree costiere, risorse idriche e regioni secche delle basse e medie latitudini, agricoltura in regioni nella basse latitudini e la salute umana. Alcune regioni del pianeta saranno più colpite delle altre: l'Artico, l'Africa (in particolare la regione sub-sahariana), le piccole isole e i mega-delta asiatici (Gange-Brahmaputra, Zhujiang).
SALUTE - «Le proiezioni climatiche relative agli impatti sulla salute prevedono uno scenario drammatico in particolare per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo» si sostiene nel rapporto. Il documento parla di «aumento della malnutrizione e dei rischi di malattie infettive e respiratorie, aumento di mortalità a causa di eventi più estremi come onde di calore, alluvioni, tempeste e siccità, aumento della frequenza delle malattie cardio-respiratorie a causa dell'aumento delle concentrazioni di ozono troposferico a livello superficiale»
. FAME E SETE - Entro la metà di questo secolo la portata media di tutti i fiumi del globo e la disponibilità idrica potranno aumentare di circa il 10-40% nelle alte latitudini e in alcune aree umide dei tropici, ma diminuiranno del 10-30% nelle regioni alle medie latitudini e in alcune altre parti dei tropici già sotto water-stress. Le aree colpite da siccità aumenteranno in estensione. Entro il 2080 tra 1,1 e 3,2 miliardi di persone avranno difficoltà a reperire acqua e 600 milioni soffriranno la fame.
INNALZAMENTO DEI MARI
- Le zone costiere saranno esposte ad un maggiore rischio di erosione costiera causata dai cambiamenti climatici che causeranno un innalzamento del livello globale marino.  (corriere.it 6 aprile 2007)

 

Domeniche ecologiche 2007
  • domenica 1 aprile
  • domenica 6 maggio
  • domenica 3 giugno
  • domenica 7 ottobre
  • domenica 4 novembre

L’area chiusa al traffico
Chiuso alle auto, dalle ore 10 alle ore 19, il quadrilatero compreso tra corso Vittorio Emanuele II, corso Bolzano (lato ovest), piazza XVIII Dicembre, corso San Martino, piazza Statuto, corso Beccaria, Corso Principe Eugenio, Corso Regina Margherita, Ponte Regina Margherita, Corso Casale, Corso Moncalieri, Ponte Umberto I (tutti i confini sono esclusi).

Per informazioni numero verde InformAmbiente 800018235.

Area chiusa al traffico in ocasione delle domeniche ecologiche

L'acqua è uguale per tutti

Contro la cultura dello spreco, perché risparmiando energia si protegge la risorsa acqua.

Il logo della campagnaIl 22 marzo di ogni anno si celebra la "Giornata Mondiale dell'Acqua", proclamata nel 1993 dall'Assemblea delle Nazioni Unite: perché la carenza di acqua pulita è una emergenza mondiale e in alcune aree del pianeta è una vera e propria catastrofe.

L'acqua, la più importante risorsa del nostro pianeta, è un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della terra ed è patrimonio dell'umanità. L'accesso all'acqua è un diritto fondamentale

e inalienabile, che va garantito a tutti. Eppure l'abitudine allo spreco e la noncuranza ci fanno spesso perdere di vista la necessità di proteggere questa risorsa.

Quest'anno approfittiamo dell'acqua day per risparmiare acqua ed energia.

Perché l'acqua è uno degli elementi che maggiormente subiscono l'impatto del cambio climatico: lo scioglimento dei ghiacciai è aumentato dell'1% annuo negli ultimi 35 anni, con una conseguente riduzione delle riserve di acqua potabile. Ma anche la diminuzione della portata dei fiumi e delle precipitazioni nell'area mediterranea - che favorisce i processi di desertificazione - sono fenomeni che sempre più assottigliano le riserve di acqua potabile.

Una responsabilità dei paesi ricchi e industrializzati, che rappresentano meno del 20% della popolazione mondiale e consumano oltre il 60% dell'energia prodotta; con ricadute ambientali che si fanno sentire in maniera più catastrofica nei paesi più poveri del Sud del mondo, meno preparati ad adattarsi agli impatti.La campagna "Acqua: bene comune dell'umanità, diritto di tutti" è finanziata dall'Unione Europea per promuovere la cultura dell'acqua come bene comune dell'umanità, e che Legambiente realizza insieme a CEVI, CIPSI, COSPE, CRIC, France Libertés, CERAI, Dimitra.

Per informazioni: 06-86268362, internazionale@mail.legambiente.com

Distributori idrogeno

Un altro cittadino italiano ha finalmente chiesto alla commissione europea (dipartimento dell'ambiente) di creare una legge che obblighi i padroni del petrolio ad installare accanto ad ogni distributore di benzina almeno un distributore ad idrogeno e di incominciare a produrlo utilizzando energie rinnovabili.  
In parole povere questa legge favorirà l'introduzione sul mercato delle
automobili ad idrogeno, che già esistono in vari modelli, a ***ZERO INQUINAMENTO*** e ad alte prestazioni.
 
Bastano 800.000 firme per far abbassare la testa ai
padroni del petrolio. Io l'ho giá fatto e sono il numero 112859

  
FIRMA LA PETIZIONE A QUESTO INDIRIZZO:

Le lobby del gas serra

di Umberto Guidoni

I 40 morti causati dalla terribile tempesta che ha squassato l’Europa del nord sono un triste presagio di quello che potrà essere il futuro prossimo venturo. Il riscaldamento globale e gli sconvolgimenti climatici connessi non sono un’invenzione dei movimenti ambientalisti. Nel corso del XX secolo la temperatura media è aumentata di circa 0,6 gradi a livello planetario e di oltre 0,9 in Europa e la causa va cercata nelle emissioni di gas serra prodotte dall'attività umana.
L'Unione europea è responsabile di circa il 14% di tali emissioni ma la lotta ai cambiamenti climatici richiede il contributo di tutte le nazioni del mondo.
Anzi sono proprio le nazioni più ricche che devono fare di più. Per questo la Ue deve continuare a lavorare secondo lo spirito di Kyoto, che l’ha portata a scommettere sull’innovazione tecnologica. Negli ultimi anni, però, si sono fatti dei passi indietro, in particolare in campo energetico, dove invece è necessario un utilizzo sempre maggiore di fonti rinnovabili, di risparmio e di efficienza, tutti elementi che possono risultare cruciali in una strategia globale di lotta ai cambiamenti climatici.
In dicembre, il Parlamento europeo ha approvato le linee guida per una politica energetica sostenibile, capace di fronteggiare il cambiamento climatico. A dispetto delle premesse, le proposte della Commissione sulle future politiche energetiche sono state un compromesso al ribasso. Benché lo stesso Commissario all’ambiente Dimas avesse chiesto tagli alle emissioni del 30%, rispetto ai livelli del ‘90, si è raggiunto un accordo solo per il 20% da realizzare entro il 2020. E’ mancata poi una seria ricerca sulle energie rinnovabili e sulle tecnologie per l’idrogeno verde, mentre si è mostrata ambiguità sull’utilizzo del nucleare, tacendone i pericoli (gestione delle scorie, smantellamento delle centrali, terrorismo).
Purtroppo, le politiche energetiche dell’Europa non sono solo condizionate dalle potenti lobbies del settore e dai particolarismi degli Stati membri. Spesso la legislazione europea è semplicemente non attuata: se gli Stati applicassero pienamente le norme in vigore, il 50% dell’obiettivo di risparmiare il 20% di energia entro il 2020 sarebbe già stato realizzato. Per quanto riguarda il nostro paese, un rapporto della Commissione ha evidenziato che dal 1997 ad oggi, in Italia, il contributo delle energie rinnovabili è addirittura diminuito: dal 16% del 1997 al 15,3% di oggi.
Eppure, le rinnovabili possono diventare la spina dorsale dell’economia europea. Secondo il rapporto Energy [R]evolution: A sustainable World Energy Outlook, di Erec (European renewable energy council) e Greenpeace, entro il 2050 circa il 75% dell’elettricità potrebbe essere prodotta da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico e solare), mentre nelle forniture di calore il contributo delle rinnovabili (biomasse, collettori solari e geotermico) potrebbe crescere fino al 65%. In tal modo sarebbe possibile ridurre le emissioni di gas serra del 50%. La Ue potrebbe assumere la leadership delle tecnologie per combattere le cause del “climate change”, ma manca la volontà politica di attuare una vera “rivoluzione industriale”. (La Rinascita della sinistra del 2.2.2007)

 

  

 

Sinistra, dove sei?


di Ro Marcenaro

Ma vuoi vedere che alla fin fine aveva ragione Carlo Marx a prendersela tanto col capitalismo e che anche il tanto esecrato odio di classe di Sanguineti non era poi così fuori dal seminato come si è tentato di farlo sembrare? Sì, magari odio è un po' grossa, ma insomma se pensi al danno planetario che riescono a combinare certe classi sociali...

Proviamo a contestualizzare ai giorni nostri il caro, buon, vecchio Manifesto Comunista di Marx: "Uno spettro si aggira per il pianeta - lo spettro della crisi ambientale, climatica, energetica, demografica. Tutte le potenze del vecchio pianeta fanno finta che questa crisi non sia in atto e continuano a inneggiare alla crescita come alla panacea per ogni nostro male, intendendo per crescita l'incremento dei consumi, generatore - a loro dire - di lavoro, di sviluppo e, quindi, di benessere e il papa, con le sue teorie etiche, Bush con i suoi interessi economici, Prodi con la sua fede incrollabile nella crescita, i Ds con le loro collusioni con il centro conservatore e bigotto si sono addirittura alleati in una santa battuta di caccia contro chi cerca di contrastarlo.
Quale movimento che abbia identificato nella crisi ambientale, climatica, energetica, demografica il più pericoloso ed incombente dei mali dell'umanità non è stato accusato di catastrofismo dai fautori del mercato ad ogni costo ( e che costo!)?

Da queste considerazioni scaturiscono due conclusioni.
Le ragioni di coloro che si sono fatti carico di mettere in guardia l'umanità dai rischi di una crisi ambientale, climatica, energetica, demografica sono ormai riconosciute e temute da tutti coloro che le osteggiano.
E' ormai tempo ( c'è sempre meno tempo) che questi sostenitori dei rischi di una crisi ambientale, climatica, energetica, demografica espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze e che contrappongano alla favola della crescita ad ogni costo (e che costo!) un manifesto delle loro convinzioni e delle loro preoccupazioni.

Il nostro modo di vedere: le risorse del pianeta sono tot, la popolazione del pianeta è tot. Se le risorse diminuiscono ( a causa del loro dissennato consumo ad ogni costo ) e la popolazione aumenta, la crescita è impossibile e abbiamo di fronte solo una più che probabile decrescita coatta, perché a ciascuno di noi toccherà sempre di meno.
Questo deve far comprendere che non è più possibile distinguere fra crisi ambientale, climatica, energetica, demografica: esse rappresentano, nella loro complessità  il problema. Non è più possibile parlare della crisi climatica senza metterla in stretta relazione con le altre crisi causate le une dalle altre e viceversa in un coacervo drammatico di concomitanze che da ora in avanti definirà La Crisi. L'immanenza della Crisi sembrerebbe dar ragione a Ulrich Beck quando sostiene che neppure i governi sono in grado di farsene carico perché "da tempo non controllano più le decisioni economiche":...quando l'economia mondiale smette di prestar denaro e ne prende in prestito e, con una svalutazione eccessiva, chiude il suo mercato alle importazioni, impedisce al resto del mondo di vendere e di svilupparsi (Michel Albert e Jean Boissonnat - Crisi, disastro, miracolo- il Mulino 1988)

I nostri fini: Chi può prendersi carico della Crisi se, evidentemente, neppure i comportamenti individuali virtuosi sono da prendere in considerazione data l'esiguità del tempo che abbiamo davanti prima che la  Crisi deflagri in tutta la sua ampiezza? Personalmente continuo a credere che questo ruolo salvifico lo possa esercitare una forza politica già  sufficientemente storicizzata, già  titolare di un seguito di una certa ampiezza, ricca di un retroterra culturale in grado di comprendere i fenomeni storici in atto e di saperne ipotizzare per il futuro. Non un movimento, non un gruppo di volonterosi, ma un partito o una frangia più evoluta e sensibile di esso e continuo a credere che questa forza politica sia oggi rappresentata da quella sinistra DS che non condivide le spinte centriste che stanno conducendo i DS allo stemperamento nel PD. E dico questo non tanto perché penso che ai fini elettorali e di capacità  di argine nei confronti delle destre questa deriva non possa essere vincente, ma lo penso perché la vera emergenza non sono le pensioni, il Tfr, la Tav, il ponte di Messina, la riforma della scuola, e quant'altro ( queste sono le normali attività di qualsiasi governo dotato di un minimo di serietà  ) - non è neppure Berlusconi - ma lo è la Crisi.

Occorre che qualcuno si faccia carico di una politica che sappia mettere in primo piano, uno per uno ma come emergenza complessiva, i problemi legati alla eccessiva crescita demografica, che impone consumi energetici che il pianeta non può sopportare, che inducono ad un inquinamento atmosferico e ad un accumulo di rifiuti di ogni genere che a loro volta incidono sul clima il quale si trasforma con una velocità  incontrollabile provocando desertificazioni da una parte e inondazioni dall'altra che sottraggono all'umanità  in eccesso aree destinate a produrre merci da consumare, riducendo la capacità  del pianeta di sostentarci tutti in una spirale che ci sta conducendo sempre di più, ogni giorno di più,  verso il baratro della decrescita coatta, socialmente inaccettata  (leggi Bush ) e - sono il primo a dirlo - inaccettabile da parte di chi da almeno mezzo secolo è abituato a considerare un diritto l'abito firmato, la vacanza ad almeno tre stelle, possibilmente all'estero, l'auto di ultima generazione, i kellogs, la nutella e la play station, innescando tensioni sociali di cui i primi ad accendere le micce saranno i popoli più poveri e più sfruttati che tenderanno a migrare verso di noi, reclamando di dividere con noi le ricchezze rimaste che noi non saremo disposti a dividere a nessun costo.

A giudicare dalla sordità, dalla mancanza di eco con cui questi appelli, peraltro - e lo noto con piacere - sempre più frequenti su queste pagine, mi chiedo se qualcuno della sinistra DS ogni tanto li legga e li prenda in considerazione.
Ripeto dunque qui il mio commento inviato in calce all'articolo di Stefano Olivieri su aprileonline del 16 gennaio scorso: sinistra dove sei? se ci sei, questo è il colpo da battere!!! (AprileOnline 17.1.206)
 

Limitazioni alla circolazione delle auto a Torino

Prot. N. 359 del 10/01/2007Ordinanza n. 120

CITTÀ DI TORINO

Divisione Ambiente e Verde
Settore Mobilità Sostenibile e Tutela Animali

IL DIRIGENTE
 

Visti gli artt. 5, 6 e 159 del Decreto Legislativo n. 285 del 30 aprile 1992 riguardante le norme sulla disciplina della circolazione stradale e successive modificazioni ed integrazioni, e le norme del relativo Regolamento di Attuazione approvato con D.P.R. n. 495 del 16 dicembre 1992;
Visto l'art. 107 del Testo Unico dell'Ordinamento degli Enti Locali adottato con Decreto Legislativo n. 267 del 18 agosto 2000 ed in particolare il comma 5;
Visto l'articolo 7 del Nuovo Codice della Strada approvato con D. Leg.vo 30.04.1992, n° 285, con il quale si dà facoltà ai comuni, per motivi di tutela della salute, di sospendere temporaneamente la circolazione veicolare sulle strade comunali;
Vista l'ordinanza del Sindaco n. 4535 del 31/10/2006 che, in attuazione delle DGR 66-3859 del 18 settembre 2006 e 57-4131 del 23 ottobre 2006, vieta la circolazione dinamica, su tutto il territorio della Città, dei veicoli "non ecologici" in alcune ore del giorno;
Vista l'ordinanza dirigenziale n. 523 del 12/2/2004 istitutiva della "ZTL Centrale" e successive ordinanze di modificazione ed integrazione;
Viste le deliberazioni della Giunta Comunale del 21/9/2004 (meccan. 2004 07536/006), del 9/11/2004 (meccan. 2004 08734/110), del 7/12/2004 (meccan. 2004 11479/110), del 31/10/2006 (meccan. 2006 08010/110) con le quali è stata approvata e disciplinata la ZTL ambientale.
Vista in particolare la deliberazione del 01/12/2006 (meccan. 2006 09699/110 esecutiva dal 18/12/2006) avente per oggetto "Limitazioni alla circolazione di veicoli non ecologici nella ZTL ambientale. Modifica della deliberazione della giunta comunale del 7/12/2004" in esecuzione della quale viene assunta la presente ordinanza;
Vista l'ordinanza n. 119 del 10/1/2007 che revoca le ordinanze n. 5247 del 23.12.2004 e n. 4596 del 06.11.2006.

ORDINA

  1. nell'area ZTL Ambientale (ZTLA) compresa tra le seguenti strade: piazza Emanuele Filiberto lato SUD, carreggiata di collegamento tra piazza Emanuele Filiberto e piazza della Repubblica lato SUD-EST; lato OVEST del Settore SUD-OVEST di piazza della Repubblica; lati OVEST, SUD ed EST del Settore SUD di piazza della Repubblica; lato EST del Settore SUD-EST di piazza della Repubblica; via Egidi lato OVEST; via Basilica lato NORD; via Conte Verde lato OVEST; largo IV Marzo lato SUD e lato SUD/EST; via IV Marzo lato SUD; piazza San Giovanni lato SUD, prolungamento di via XX Settembre lato EST sulla piazza San Giovanni; via XX Settembre lato EST; corso Regina Margherita lato SUD; viale Primo Maggio lato SUD; viale Partigiani lato EST; corso San Maurizio lato SUD/OVEST; via Roero di Cortanze lato OVEST; via G. Verdi lato SUD; corso San Maurizio lato SUD/OVEST; lungo Po Cadorna lato OVEST; piazza Vittorio Veneto lato NORD, lato OVEST e lato SUD; lungo Po Diaz lato OVEST; via Giolitti lato NORD; corso Cairoli lato OVEST; corso Vittorio Emanuele II lato NORD, via San Francesco da Paola lato EST; via Andrea Doria lato SUD, via Accademia Albertina lato EST; via Cavour lato NORD; via Pomba lato OVEST; via Andrea Doria lato NORD, via Carlo Alberto lato OVEST; via Mazzini lato NORD; via Rattazzi lato OVEST; via Guarini lato NORD; via Lagrange lato EST; piazza Lagrange lato NORD; piazza Carlo Felice lato NORD; piazza Paleocapa lato NORD, lato EST e SUD; piazza Carlo Felice lato OVEST; corso Vittorio Emanuele II lato NORD; corso Re Umberto lato EST; corso Matteotti lato NORD; corso Vinzaglio lato EST; via Cernaia lato SUD; corso Palestro lato EST; corso Valdocco lato EST; via Giulio lato SUD,

    a far data dal 15 gennaio 2007 nei giorni dal lunedì al venerdì, esclusi i festivi, è istituito il divieto di circolazione dinamica con il seguente orario e per i seguenti veicoli:

    • dalle 7,30 alle 19,00 per i veicoli per il trasporto di persone aventi al massimo otto posti a sedere oltre il conducente (categoria M1) con omologazioni precedenti alle direttive EURO 3 e s.m.i.;

    • dalle 7,30 alle 19,00 per i motocicli e ciclomotori con omologazioni precedenti alla direttiva EURO 1 delle categorie L1 ed L3 cioè non omologati ai sensi della direttiva 97/24/CE e successive;

    • dalle 9.00 alle 13,00 per i veicoli per trasporto e distribuzione merci e attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e di servizio con massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 tonnellate, con omologazioni precedenti alle direttive EURO 1 e s.m.i., cioè con omologazioni precedenti alla direttiva 91/542/CE punto 6.2.1.A e successive;

    • dalle 9,00 alle 13,00 per i motocicli e ciclomotori con omologazioni precedenti alla direttiva EURO 1 delle categorie L2, L4 ed L5, cioè non omologati ai sensi della direttiva 97/24/CE e successive;

    • dalle 9.00 alle 13,00 per i veicoli per trasporto e distribuzione merci e attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e di servizio (categoria N1) con massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 tonnellate, con omologazioni precedenti alle direttive EURO 2 e s.m.i. se diesel, e con omologazioni precedenti alle direttive EURO 1 se alimentati a benzina, sino al 14 settembre 2007;

    a far data dal 15 settembre 2007 nei giorni dal lunedì al venerdì, esclusi i festivi, è istituito il divieto di circolazione dinamica:

    • dalle 9.00 alle 13,00 per i veicoli per trasporto e distribuzione merci e attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e di servizio (categoria N1) con massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 tonnellate, con omologazioni precedenti alle direttive EURO 3 e s.m.i.

    Pertanto, tenendo in considerazione le diverse date di entrata in vigore del presente provvedimento per le due categorie di veicoli trasporto persone e di veicoli trasporto merci fino a 3,5 ton, in ZTLA potranno circolare i veicoli per trasporto persone e i veicoli per trasporto merci omologati ai sensi delle seguenti direttive e s.m.i.:

    EURO 3: - 98/69/CE
    - 98/77/CE rif. 98/69/CE
    - 1999/96 CE
    - 1999/102 CE rif. 98/69/CE
    - 2001/1/CE rif 98/69/CE
    - 2001/27 CE
    - 2001/100 CE
    - 2002/80 CE
    - 2003/76 CE
    EURO 4: - 98/69/CE B
    - 98/77/CE rif. 98/69/CE B
    - 1999/96 CE B
    - 1999/102 CE B rif. 98/69/CE B
    - 2001/1/CE rif 98/69/CE B
    - 2001/27 CE B
    - 2001/100 CE B
    - 2002/80 CE B
    - 2003/76 CE B
    - 2005/55/CE B1
    - 2006/51/CE rif. 2005/55/CE B1
    EURO 5: - 2005/55/CE B2
    - 2006/51/CE rif. 2005/55/CE B2
    - 2006/51/CE rif. 2005/55/CE B2 (ecol. migliorato)

    Nell'area ZTLA potranno circolare inoltre i seguenti veicoli:

    1. veicoli elettrici o ibridi funzionanti a motore elettrico;

    2. veicoli funzionanti a gas metano o gpl, mono o bifuel, anche trasformati successivamente all'immatricolazione;

    3. veicoli delle Forze Armate, degli Organi di Polizia, dei Vigili del Fuoco, dell'ARPA, dei Servizi di Soccorso, della Protezione Civile in servizio e autoveicoli ad uso speciale adibiti alla rimozione forzata di veicoli, veicoli destinati alla raccolta rifiuti e nettezza urbana;

    4. taxi di turno, autobus in servizio di linea, autobus e autoveicoli in servizio di noleggio con o senza conducente;

    5. autocaravan, macchine operatrici, mezzi d'opera di cui al D.Lgs. 30.4.1992 n. 285 art. 54 comma 1 lettere m) ed n) e veicoli classificati ad uso speciale di cui al D. Lgs. 30.4.1992 n. 285 art. 54 comma 2;

    6. motocicli e ciclomotori (almeno EURO1) omologati ai sensi della direttiva 97/24/CE e successive;

    7. veicoli per trasporto merci (almeno EURO1) con massa massima superiore a 3,5 tonnellate omologati ai sensi della direttiva 91/542/CE punto 6.2.1.A e successive;

    In deroga alle nuove limitazioni di traffico in ZTLA, ed indipendentemente dalle direttive comunitarie di omologazione, purché accompagnati da idonea documentazione, possono inoltre circolare nell'orario e per il tragitto corrispondenti alla motivazione dell'esonero i seguenti veicoli:

    1. veicoli utilizzati per il trasporto di portatori di handicap e di soggetti affetti da gravi patologie debitamente documentate con certificazione rilasciata dagli Enti competenti, ivi comprese le persone che hanno subito un trapianto di organi, che sono immunodepresse o che si recano presso strutture sanitarie per interventi di urgenza. Per il tragitto percorso senza la presenza della persona portatrice di handicap o affetta da gravi patologie, è necessario essere in possesso di dichiarazione rilasciata dalle scuole, uffici, ambulatori, ecc., nella quale sia specificato l'indirizzo nonché l'orario di inizio e termine dell'attività scolastica, lavorativa, di terapia ecc.;

    2. veicoli utilizzati per il trasporto di persone sottoposte a terapie od esami indispensabili in grado di esibire relativa certificazione medica o prenotazione. Per il tragitto percorso senza la persona che deve essere sottoposta a terapia o esami indispensabili è necessario esibire copia della certificazione medica o della prenotazione, nonché dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (autodichiarazione), nella quale il conducente dichiari il percorso e l'orario;

    3. veicoli utilizzati da operatori assistenziali in servizio con certificazione del datore di lavoro o dell'Ente per cui operano che dichiari che l'operatore sta prestando assistenza domiciliare a persone affette da patologie per cui l'assistenza domiciliare è indispensabile; veicoli utilizzati da persone che svolgono servizi di assistenza domiciliare a persone affette da grave patologia con certificazione in originale rilasciata dagli Enti competenti o dal medico di famiglia;

    4. veicoli di interesse storico e collezionistico di cui all'art. 60 del codice della strada per la partecipazione alle manifestazioni iscritte al calendario ASI;

    5. veicoli utilizzati per il trasporto di persone che partecipano a cerimonie funebri o a cerimonie religiose o civili non ordinarie, purché forniti di adeguata documentazione (sarà sufficiente esibire gli inviti o le attestazioni rilasciate dai ministri officianti);

    Inoltre, limitatamente all'orario 7,30 – 13, e quindi in coerenza con l'ordinanza 4535 del 31/10/2006 in vigore dal 6 novembre 2006, possono circolare, indipendentemente dalle direttive comunitarie di omologazione:

    1. veicoli diretti ad autoriparatori quali officine meccaniche e/o carrozzerie e/o elettrauto e/o gommisti e/o Centri Revisione con sede ubicata all'interno della ZTLA, al fine di effettuare interventi di manutenzione e/o di riparazione e/o di revisione e/o di controllo dei gas di scarico (bollino blu), purché muniti di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (dichiarazione) redatta su carta intestata della ditta dell'autoriparatore, sottoscritta dal titolare, indicante data e ora dell'appuntamento.
      Questi veicoli, quando in uscita da officine meccaniche e/o carrozzerie e/o elettrauto e/o gommisti e/o Centri Revisione, dovranno essere accompagnati dalla fattura comprovante l'avvenuta erogazione della fornitura/servizio da parte dell'azienda interessata.

    Sempre in deroga alle nuove limitazioni di traffico in ZTLA, possono inoltre circolare in tale area i seguenti veicoli con omologazione almeno EURO 2, sia alimentati a benzina che diesel, purché accompagnati da idonea documentazione:

    1. veicoli di pronto intervento di aziende pubbliche o imprese private per acqua, luce, gas, telefono e impianti di regolazione del traffico.
      I veicoli di imprese private dovranno esibire il certificato di iscrizione alla C.C.I.I.A. dal quale risulti l'attività dell'impresa. Inoltre l'intervento dovrà essere documentato con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (autodichiarazione) che indichi data, destinazione, percorso e orario redatta e sottoscritta dall'interessato secondo le norme vigenti.

    2. veicoli per trasporti specifici destinati al trasporto di derrate alimentari deperibili muniti di attestazione A.T.P.

    3. veicoli in servizio di Comuni, Province, Regioni, Aziende Sanitarie Locali ed Ospedaliere, Poste Italiane.

    Inoltre sono esentati dalle limitazioni di traffico in ZTLA i seguenti veicoli:

    1. veicoli autorizzati a circolare in ZTL Centrale in forza di permessi di circolazione rilasciati anteriormente all'entrata in vigore del presente provvedimento ed in corso di validità.
       

      • Il rilascio di nuovi permessi è subordinato all'abbinamento ad un veicolo con omologazione almeno EURO 3 o a veicoli funzionanti a gas metano o gpl, mono o bifuel, anche trasformati successivamente all'immatricolazione, a far data dal 15 gennaio 2007.

      • Il rinnovo dei permessi in corso di validità è subordinato all'abbinamento a veicoli con omologazione almeno EURO 3 o a veicoli funzionanti a gas metano o gpl, mono o bifuel, anche trasformati successivamente all'immatricolazione, a far data dal 15 gennaio 2008 per i veicoli trasporto persone, e a far data dal 15 settembre 2008 per i veicoli trasporto merci fino a 3,5 ton.

    2. veicoli intestati a residenti e dimoranti titolari di permesso ZTL, veicoli intestati ai residenti non titolari di permesso ZTL, veicoli intestati ai titolari di permesso ARANCIONE, veicoli intestati ai titolari (proprietà, uso, usufrutto, comodato) di posti auto in ZTL ambientale, veicoli intestati ai titolari di permesso di sosta in Area Centrale, ma al di fuori della ZTL ambientale.
      Per quanto riguarda i veicoli appartenenti alle categorie di cui al presente punto r):

      • il rinnovo dei permessi in corso di validità è subordinato a far data dal 15 gennaio 2007 all'abbinamento a veicoli con omologazione almeno EURO 1 se alimentati a benzina ed almeno EURO 2 se diesel o a veicoli funzionanti a gas metano o gpl, mono o bifuel, anche trasformati successivamente all'immatricolazione;

      • l'adeguamento al presente provvedimento, per quanto attiene alle omologazioni almeno EURO 3 e s.m.i., è rinviato per i primi due anni dall'entrata in vigore.
        Pertanto il rilascio di nuovi permessi ed il rinnovo dei permessi in corso di validità sono subordinati all'abbinamento a veicoli con omologazione almeno EURO 3 e s.m.i. o a veicoli funzionanti a gas metano o gpl, mono o bifuel, anche trasformati successivamente all'immatricolazione, a far data dal 15 gennaio 2009 per i veicoli trasporto persone e dal 15 settembre 2009 per i
        veicoli trasporto merci fino a 3,5 ton.

      L'orario ed il tragitto per cui è consentito circolare devono comunque essere congrui con la motivazione dell'esenzione.

  2. la pubblicità di questo provvedimento mediante il collocamento dei prescritti segnali stradali e la rimozione della segnaletica eventualmente in contrasto, con avvertenza che la presente ordinanza è altresì pubblicata all’Albo Pretorio per 15 giorni consecutivi;

AVVERTE

che avverso la presente ordinanza chiunque vi abbia interesse potrà ricorrere, entro 60 giorni dalla pubblicazione, al Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte;
che in relazione al disposto dell'art. 37, comma 3, del Decreto Legislativo n. 285/1992, sempre nel termine di 60 giorni può essere proposto ricorso, da chi abbia interesse alla apposizione della segnaletica, in relazione alla natura dei segnali apposti, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la procedura di cui all'art. 74 del regolamento, emanato con D.P.R. n. 495/1992.

Torino, 10 gennaio 2007

IL DIRIGENTE DEL SETTORE
MOBILITÀ SOSTENIBILE E TUTELA ANIMALI

 

Clima, serve una trasformazione radicale dell'economia


di Paolo Cento*

L'allarme manifestato da Tony Blair e dal Governo inglese a seguito dei risultati dello studio realizzato da Nicholas Stern che per la prima volta ha valutato i danni all'economia mondiale causati dal global warming e lo studio dell'Unione europea dell'altro ieri, che ha evidenziato le conseguenze dei cambiamenti climatici soprattutto per l'Italia e la Spagna, hanno finalmente posto in primo piano, anche nel nostro Paese, la necessità di intervenire da subito per affrontare le problematiche connesse al riscaldamento terrestre.

La Commissione per la contabilità ambientale costituita a dicembre con la firma del decreti istitutivo da parte del Ministro dell'economia e delle finanze Tommaso Padoa Schioppa, dimostra la volontà del Governo di proseguire nel percorso già intrapreso con la finanziaria 2007 di porre la difesa dell'ambiente e il rispetto del Protocollo di Kyoto tra le priorità politiche della legislatura.
Con la costituzione della Commissione, che si riunirà per la prima volta il prossimo 19 gennaio, si vuole dare una risposta immediata e concreta, anche intermini di proposte legislative e di bilancio alle conseguenze economico finanziarie dei cambiamenti climatici a all'allarme lanciato dall'Unione europea, soprattutto per il nostro paese.
Se non si interviene presto con misure adeguate, cinque Regioni italiane, sono a rischio desertificazione ed inoltre è indispensabile prevedere gli effetti dell'applicazione del Protocollo di Kyoto sul bilancio dello Stato. E' sempre più evidente, infatti,che un mancato rispetto dei termini del protocollo di Kyoto e, di conseguenza di una drastica riduzione delle emissioni che fonte principale dell'effetto serra e dell'innalzamento della temperatura terrestre, ha conseguenze disastrose sia sul piano ambientale che sotto l'aspetto economico.
Uno dei primi obiettivi che la Commissione si è posto sarà proprio quello di invitare a Roma gli autori dello studi dell'Unione europea per approfondire tutti gli aspetti e i risultati della ricerca sulle conseguenze derivanti, soprattutto in Italia, dall'innalzamento della temperatura, sia sull'ambiente che sul bilancio economico.

La Commissione ambientale, che lavorerà senza compensi e gratuitamente, ha altresì il compito di approfondire le problematiche afferenti l'introduzione di un sistema di bilancio e contabilità ambientale e la predisposizione di uno specifico disegno di legge delega in materia.
Avrà inoltre la funzione di effettuare un monitoraggio, anche in sede Unione europea, OCSE e le altre organizzazioni internazionali, con l'obiettivo di elaborare proposte di modelli unitari di contabilità e bilancio ambientali, individuando le relative misure di razionalizzazione della spesa pubblica derivante dalla loro applicazione.
Tra i membri nominati in seno alla Commissione sono presenti rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico, dell'ambiente, dei Dipartimenti del Tesoro e della Ragioneria generale dello Stato, delle Associazioni ambientaliste, degli Enti locali e dell'ISTAT.Ma al di la di questi dati di rilevanza tecnica e politica, oggi la vera riflessione da fare è quella di constatare il fallimento, anche dal punto di vista ambientale, delle politiche neoliberiste, incapaci, come abbiamo visto in Iraq e in Afghanistan, di garantire e promuovere, non solo la pace ma anche di garantire l'equilibrio del nostro ecosistema.
C'è la necessità, anche a partire dalle emergenze climatiche, di ridefinire l'identità e la proposta politica non solo degli ecologisti ma dell'intera sinistra come soggetto plurale di trasformazione radicale dell'economia e quindi di tutela dell'ambiente.
Identità e proposte che dovremo avere la capacità di mettere in campo anche nelle politiche di governo se vogliamo cambiare il Paese e non accontentarci semplicemente di un'alternanza democratica.(AprileOnline 8.1.2007)


*Sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle finanze

 

Un futuro di ghiacci alla deriva

di Marina Forti


Da quasi 3.000 anni la lastra di ghiaccio chiamata Ayles si protendeva nell'Oceano Artico, come una penisola, sul lembo più settentrionale della costa del Canada. Poi si è staccata, d'improvviso. E' successo in meno di un'ora, intorno a mezzogiorno del 13 agosto 2005: nel ghiaccio si è aperta una crepa e la gigantesca lastra, spinta dai venti, ha imboccato un fiordo della costa settentrionale dell'isola di Ellesmere e se n'è andata. Ora Ayles, 65 chilometri quadrati per uno spessore di una trentina di metri, è un'isola alla deriva. Se n'è accorta pochi giorni fa Laurie Weir, una scienziata del Canadian Ice service, esaminando le immagini scattate dai satelliti in quella zona del grande nord canadese, la costa di Ellesmere, nel Nunavut.
Notizia allarmante. Intanto, per un motivo immediato: ora la piattaforma Ayles è ferma a una trentina di miglia dalla costa, trattenuta dal ghiaccio invernale. Ma col disgelo estivo, quando zone sempre più ampie dell'Oceano Artico restano aperte, sarà libera di muoversi, e una delle vie che potrebbe imboccare porta a ovest verso il mare di Beaufort, pieno di piattaforme petrolifere e d'estrazione di gas. Uno scontro tra quella massa di ghiaccio e una piattaforma petrolifera sarebbe una catastrofe.
L'isola di ghiaccio alla deriva, soprattutto, è un segno di cosa può provocare il riscaldamento del clima terrestre - in particolare nella regione artica, dove da diversi decenni ormai i ghiacci sono in ritirata. La nascita dell'«isola» Ayles è il risultato di una particolare ondata di caldo nella regione nell'estate del 2005, dice Luke Copland, direttore del Laboratorio di ricerca della criosfera all'Università di Ottawa: forse è prematuro attribuirlo al cambiamento del clima provocato dalle attività umane, dice, ma è un segnale di cosa ci aspetta: «Ciò che risulta molto chiaro è quanto veloce sia il ritmo di questi cambiamenti».
Come si adatterà il mondo al suo caldo futuro? Un'occasione per fare il punto si presenterà alla fine di gennaio, quando a Parigi si riunirà il Gruppo intergovernativo sul cambiamento del clima (Ipcc nell'acronimo inglese), l'organismo di scienziati incaricato dall'Onu di riferire ai governi lo stato delle conoscenze scientifiche sul riscaldamento del pianeta. Ma saranno ascoltati? (ll Manifesto 2 gennaio 2006)

 

Tra dieci anni ancora l'Aids protagonista

di Marzia Bonacci

E' a tutti gli effetti un'ammissione di impotenza, almeno temporanea, quella che proviene dai diversi esperti riuniti a Glasgow nel congresso internazionale sulla terapia dell'infenzione da Hiv, principale appuntamento scientifico organizzato in Europa dall'International Aids Society (IAS) e da istituti prestigiosi come l'University College di Londra e l'Istituto Karolinska di Stoccolma. L'Aids, infatti, a detta degli scienziati che hanno partecipato oggi al summit scozzese, è destinato ad essere nei prossimi dieci anni la malattia virale più seria e diffusa al mondo, vera pandemia difficile da contrastare e da sradicare. Si affievoliscono dunque le speranza suscitate dalla battaglia mondiale che governi, organizzazioni e associazioni da anni portano avanti nell'intento di fermare il contagio e la diffusione del virus. Obiettivi del millennio, concerti, fondazioni, manifestazioni e iniziative si trovano oggi di fronte all'amara consapevolezza di un momentaneo fallimento, a cui dovranno rispondere rialzando il tiro e rilanciando l'impegno."Siamo lontani dal controllare l'epidemia", tanto "per la prossima decade l'Aids resterà la più importante malattia infettiva e continuerà ad avere un'importanza notevole nel mondo", ha detto senza troppi preamboli aprendo i lavori del congresso Kevin De Cock, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. "In alcuni Paesi, soprattutto africani, i nuovi casi della malattia continuano ad aumentare - ha proseguito - e il dilagare dell'infezione sta causando una vera e propria epidemia di orfani".

Un dramma sociale che si accompagna ad una crisi economica di dimensioni non trascurabili, che continua e continuerà ad avere nell'Africa il suo terreno principale di diffusione. Soprattutto perchè, come ha ricordato sempre De Cock, in questo continente l'accesso alle cure farmacologiche, i famosi antiretrovirali, rimane una chimera irrelizzabile: nell'Africa Sub-Sahariana infatti ben il 70% delle persone colpite dall'infezione non ha ancora la possibilità di usufrire dei medicinali che contrastano il virus. Una delle sfide più importanti sarà, quindi, "distribuire in modo omogeneo, in tutto il mondo, l'accesso alle cure". Del resto, nei paesi industrializzati come quelli in via di sviluppo le terapie antiretrovirali hanno funzionato bene, "è perciò importante proseguire su questa strada e conservare i benefici ottenuti" ha evidenziato Roy Gulick, della Cornell University di New York. Una sfida, quella di rendere la terapia maggiormente accessibile in tutti gli stati del mondo, che dovrà anche provvedere a risolvere i problemi legati alla tossicità e alla comparsa di ceppi del virus resistenti ai farmaci. Oltre a prevedere la possibilità di sempre più diffuse terapie su misura, ritagliate a seconda delle caratteristiche e della risposta del singolo paziente: per questo sono necessari nuovi studi che mettano a confronto i farmaci esistenti, ma anche nuovi strumenti per la diagnosi (soprattutto per interpretare precocemente la risposta ai medicinali), e test genetici che permettano di calibrare la cura nel modo più sicuro ed efficace.

Ma non è solo l'Aids a preoccupare gli esperti, resta alto infatti anche l'allarme per la diffusione della tubercolosi, attualmente la più seria malattia che colpisce le persone sieropositive trovando nella loro fragilità anticorpale terreno fertile su cui impiantarsi. In questo caso è sempre l' Africa a registrare un aumento dei casi, che manifestano inoltre la comparsa aggravante di ceppi di tubercolosi resistenti ai farmaci.Ma la terapia per debellare o almeno per contrallare la diffusione del virus da sola non basta. Per gli scienziati la lotta all'Aids deve passare attraverso la prevenzione che, come ha osservato De Cock, non può che basarsi su grandi investimenti in campagne di informazione, uso di profilattici per rapporti sessuali protetti, utilizzo di farmaci antiretrovirali, circoncisione, microbicidi e vaccini. Per garantire e sostenere tutto questo, è e sarà richiesto uno sforzo finanziario elevato, soprattutto perchè "con l'aumentare del numero di persone che avranno accesso alle cure, saranno necessarie ulteriori risorse e ciò - ha concluso De Cock - renderà necessario promuovere misure di prevenzione efficaci e studiare metodi di finanziamento innovativi"Ad alimentare la preoccupazione per questa diffusione della malattia, anche la notizia della scoperta di una mutazione particolarmente feroce del virus HIV, la piu' pericolosa finora identificata nei pazienti con resistenza ai farmaci. A Glasgow sono stati infatti presentati i risultati di uno studio italiano condotto presso l'Istituto Spallanzani di Roma, il quale ha evidenziato i dati relativi a circa 800 pazienti studiati nell'arco di 7 anni individuando la nuova mutazione chiamata appunto V118I (AprileOnline 14.11.06)

 

25 novembre 2006

 

Assemblea Nazionale dei Pendolari

 

                                                                ore 10 presso il Jolly hotel, piazza XX settembre 2 - Bologna

 

Convinti che una rete ferroviaria efficiente sia la risposta più efficace per liberare il nostro paese e i nostri polmoni dalla cappa pesante dello smog, solidali con la protesta dei pendolari che rivendicano il diritto a viaggiare su treni puntuali, puliti, sicuri, diamo appuntamento a tutti gli interessati all’Assemblea Nazionale dei Pendolari: un incontro tra comitati e associazioni di pendolari, ferrovie, istituzioni. L’obbiettivo è  ridisegnare una mobilità a misura di cittadino. Potenziamento della rete, aumento delle risorse destinate, miglioramento della qualità del servizio offerto, priorità, problemi e strategie per un trasporto ferroviario all’altezza degli standard europei: i contenuti del dossier di Legambiente che domani mattina verrà presentato in una conferenza stampa a cui parteciperanno, tra gli altri, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il presidente di Legambiente nazionale Roberto Della Seta. (Legambiente new 21.11.06)

 

 

 

Emergenza rifiuti in Campania

di Alex Zanotelli

Ho paura, ho una grande paura, ho sempre più paura che il problema dei rifiuti in Campania continui ad essere affrontato sull'onda emotiva dell'emergenza, la cui risoluzione, o presunta tale, risulta sempre più influenzata da aspetti di natura economico-finanziaria.Risolvere l'emergenza si, ma senza pregiudicare il nostro futuro e il diritto delle generazioni future, senza far credere che gli inceneritori possano rappresentare la panacea di tutti i mali.

Apriamo dunque, ma subito, con le istituzioni un grande dibattito, non si tollerino più scelte che possano pregiudicare definitivamente il territorio campano, costituendo, dal punto di vista sanitario-ambientale, un punto di non ritorno.

Voglio essere più esplicito: se si ritiene che il problema della spazzatura in strada e delle balle disseminate sul territorio campano possa risolversi con la realizzazione degli inceneritori, magari mutuando il modello emiliano o quello di Brescia, aree che registrano il più alto tasso di malati di cancro in Europa, a pari merito soltanto con la Ruhr, allora bisogna reagire.

E MOBILITARSI, così come fu fatto due anni fa per fronteggiare le speculazioni sull'acqua. Ma proprio memore di questa esperienza, vorrei provare a interloquire con chi in questo momento è titolare del potere di decidere. Bisogna dire, e ad alta voce, quello che stanno dicendo da mesi in convegni, seminari, congressi in tutta Europa i più famosi chimici e medici di provata autonomia e indipendenza dal potere politico ed economico. Evitiamo un'altra catastrofe ambientale e sanitaria come quella dell'amianto, quando già dagli anni Sessanta si sapeva che conteneva sostanze cancerogene.

Diciamo chiaramente che l'unica possibilità per risolvere il problema rifiuti in Campania è la differenziata, ma una vera differenziata, associata a processi biologici "a freddo"di smaltimento quali la biossidazione; una raccolta differenziata, intesa quale fonte di risparmio energetico, va anche intesa quale risorsa per l'occupazione generale.

Bisogna che tutta la cittadinanza sappia, ed è un suo sacrosanto diritto, che tutti gli impianti di smaltimento a caldo quali gli inceneritori e i gassificatori sono estremamente dannosi per l'ambiente e per la salute delle popolazioni esposte direttamente ma anche indirettamente tramite la catena alimentare. Da almeno un decennio, infatti, è noto che, nei territori in cui sono presenti gli inceneritori, il tasso di diossine e metalli pesanti nei latticini, nei grassi animali e in molti tessuti umani, con particolare riferimento a neonati e feti, è molto più alto che in popolazioni non esposte. Ma ancora più grave è quanto la letteratura scientifica più recente ha dimostrato, ovvero che gli inceneritori sono tra i massimi produttori di nanoparticolato, sostanza che penetra direttamente nelle vie aeree inferiori e negli alveoli polmonari, passa rapidamente nel sangue, penetra all'interno delle cellule e del nucleo, danneggiando il cervello e lo stesso DNA.

Dobbiamo dunque evitare una vera catastrofe ambientale ed è per questo che io imploro le istituzioni responsabili di organizzare un incontro aperto, durante il quale tutta la cittadinanza sia messa in condizione di sapere quali sono le conseguenze dello smaltimento dei rifiuti attraverso gli inceneritori. Possiamo ancora evitare una possibile imminente catastrofe sanitaria e ambientale, ma il tempo è ormai agli sgoccioli. Credo in uno scatto di orgoglio e di responsabilità da parte del nostro presidente della Regione Campania. A nome anche del comitato civico allarme rifiuti tossici che da mesi sta lavorando sul territorio senza essere ascoltato.

Per questo ho deciso di iniziare da oggi a digiunare. Altri seguiranno. Il nostro digiuno è un appello accorato ai nostri amministratori. (Riscossa Rossa 21 novembre 2006)

 

 

Aria pulita

Informazione sulla delibera del Comune per la qualità dell'aria

Prot. n. 17872 del 31.10.2006 Ordinanza n. 4535

CITTÀ DI TORINO

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ecoprogetti

IL SINDACO

Visto il D.P.R. 24 maggio 1988, n 203 che all'art. 4 attribuiva alle Regioni la competenza per la formulazione dei piani di rilevamento, prevenzione, conservazione e risanamento del proprio territorio, nel rispetto dei valori limite di qualità dell'aria.

Visto il D.lgs 4 agosto 1999 n. 351 Attuazione della Direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente che all'art. 7 assegna alle Regioni il compito di individuare l'autorità competente alla gestione delle situazioni di rischio legate ai superamenti dei valori limite e delle soglie di allarme per gli inquinanti in atmosfera.

Vista la Legge Regionale 7 aprile 2000 n. 43: "Disposizioni per la tutela dell'ambiente in materia di inquinamento atmosferico. Prima attuazione del Piano Regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell'aria" che:

a) all'art. 2 comma 1 lettera b) prevede che la Regione elabori ed approvi il Piano Regionale di Risanamento e Tutela della Qualità dell'Aria per coordinare gli interventi e gli obbiettivi di tutela della qualità dell'aria;
b) all'art. 3 comma 1 lettera c) prevede che le Province, in qualità di autorità competenti alla gestione delle situazioni di rischio, elaborino con i Comuni interessati i piani di intervento operativo che devono essere adottati in caso di episodi acuti di inquinamento;
c) all'art. 4 comma 1 lettera a) prevede che i Comuni attuino gli interventi operativi per la gestione degli episodi acuti di inquinamento atmosferico in attuazione dei Piani Provinciali;
d) all'art. 8 comma 5 prevede che l'ARPA gestisca il sistema di rilevamento della qualità dell'aria.

Visto lo stralcio di prima attuazione del Piano Regionale per il Risanamento e la Tutela della Qualità dell'Aria: Indirizzi per la gestione degli episodi acuti di inquinamento approvato con Legge Regionale 7 aprile 2000 n. 43.
Visto il Decreto del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 2 aprile 2002, n. 60, emanato ai sensi dell'articolo 4 del citato D.Lgs. n. 351/1999, con il quale:

a) sono state recepite le direttive 99/30/CE e 00/69/CE;
b) sono stati stabiliti nuovi limiti di qualità dell'aria ambiente per numerosi inquinanti;
c) sono state abrogate, in relazione a tali inquinanti, le disposizioni relative ai livelli di attenzione e di allarme e alla gestione dei relativi episodi acuti di inquinamento, contenute nel D.M. 20 maggio 1991 (Criteri per la raccolta dei dati inerenti la qualità dell'aria), nel D.M. 15 aprile 1994 e nel D.M. 25 novembre 1994.

Vista la D.G.R. n. 109-6941 del 5 agosto 2002 con cui è stata approvata la Valutazione della qualità dell'aria nella Regione Piemonte - Anno 2001, effettuata in relazione ai nuovi limiti di qualità dell'aria stabiliti con il citato D.M. 2 aprile 2002 n. 60 che contiene le informazioni necessarie per l'aggiornamento della suddivisione in zone dei Comuni del territorio piemontese prevista dall'art. 10 della L.R. 43/2000.
Vista la Deliberazione della Giunta Regionale 11 novembre 2002 n. 14-7623 avente ad Oggetto: "Attuazione della legge regionale 7 aprile 2000 n. 43, Disposizioni per la tutela dell'ambiente in materia di inquinamento atmosferico. Prima attuazione del Piano regionale per il risanamento e la tutela della qualità dell'aria. Aggiornamento dell'assegnazione dei Comuni piemontesi alle Zone 1, 2 e 3. Indirizzi per la predisposizione e gestione dei Piani di Azione.", con la quale si individuano gli indirizzi che le Province devono seguire nella predisposizione dei Piani di Azione ai sensi dell'Art. 7 del D.Lgs. n 351/1999, contenenti le misure da attuare nel breve periodo, al fine di ridurre il rischio di superamento dei limiti e delle soglie di allarme stabiliti dal D.M. 2 aprile 2002 n. 60.

Vista la D.G.R. 66-3859 del 18 settembre 2006 e la D.G.R. 57-4131 del 23 ottobre di aggiornamento del Piano regionale per il risanamento della qualità dell’aria che, nello stralcio di piano per la mobilità stabilisce, tra l’altro, limitazioni alla circolazione di veicoli per il trasporto privato e di veicoli fino a 3,5 ton per il trasporto e distribuzione merci e attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e di servizio con omologazioni precedenti all’EURO 1 se alimentati a benzina e con omologazioni precedenti all’EURO 2 se diesel nonché per ciclomotori e motocicli non conformi alla normativa EURO 1 immatricolati da più di dieci anni e, in fase di prima applicazione, si richiede di prevedere, con ordinanze sindacali che ne garantiscono l’applicabilità e la sanzionabilità in caso di inosservanza, nei territori appartenenti all’agglomerato di Torino limitazioni di almeno 5 ore per i veicoli utilizzati per il trasporto privato e 3 ore per i veicoli utilizzati per il trasporto merci e attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e di servizio, per almeno cinque giorni feriali dal lunedì al venerdì ,entro il 15 gennaio 2007 e con durata permanente .
Vista la deliberazione della Giunta Comunale del 7 dicembre 2004 (mecc. 2004 11479/110) poi modificata con deliberazione della Giunta Comunale del 31 ottobre 2006 (mecc. 2006 08010/110) e l’ordinanza 5247/04 del 23/12/2004, con le quali si introducevano fin dal gennaio 2005 limitazioni alla circolazione per lo stesso tipo di veicoli in ZTL Ambientale con una diversa articolazione di orari.

Preso atto che la situazione dell’inquinamento atmosferico, rilevata dall’Arpa, presenta particolare criticità, per quanto attiene il parametro PM10 le cui concentrazioni medie annuali non rispettano i valori limite per la protezione della salute umana previsti dal sopra citato D.M. 2 aprile n° 60.
Considerato opportuno per la tutela della salute pubblica adottare provvedimenti finalizzati a limitare il carico di emissioni inquinanti.
Considerata la necessità di armonizzare gli orari dei veicoli fino a 3,5 ton per il trasporto e distribuzione merci e attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e di servizio.
Visto l'articolo 7 del Nuovo Codice della Strada approvato con D. Leg.vo 30.04.1992, n° 285, con il quale si dà facoltà ai comuni, per motivi di tutela della salute, di sospendere temporaneamente la circolazione veicolare sulle strade comunali.
Visto l’art. 50 del T.U. sull’ordinamento degli Enti Locali adottato con D. L.vo 18 Agosto 2000 n. 267 ed in particolare il comma 3;
Visto l’art. 40 dello Statuto della Città di Torino;

INVITA

Tutta la popolazione ad usare il meno possibile l’automobile per la mobilità urbana e a privilegiare l’uso del mezzo pubblico e di altri mezzi di trasporto a basso impatto ambientale.
A gestire gli impianti di riscaldamento degli edifici adibiti a civile abitazione in modo che la temperatura degli ambienti non superi i 20 °C, così come previsto dalla normativa vigente (DPR 412/93 e DPR 551/99) e a gestire gli impianti di riscaldamento degli altri edifici in modo da limitare al minimo indispensabile gli orari di accensione e la temperatura degli ambienti.

ORDINA

Sul territorio della Città di Torino a partire dal 6 novembre 2006 nelle giornate feriali dal lunedì al venerdì sono adottate le seguenti limitazioni al traffico veicolare.

1) LIMITAZIONE DELLA CIRCOLAZIONE DINAMICA PER I VEICOLI A BENZINA CON OMOLOGAZIONI PRECEDENTI ALL'EURO 1, PER I VEICOLI DIESEL CON OMOLOGAZIONI PRECEDENTI ALL'EURO 2, PER CICLOMOTORI E MOTOCICLI A DUE TEMPI NON CONFORMI ALLA NORMATIVA EURO 1 IMMATRICOLATI DA PIÙ DI DIECI ANNI.

A) VEICOLI TRASPORTO PERSONE.
Dal
6 novembre 2006 nelle giornate feriali dal lunedì al venerdì dalle ore 13,00 alle ore 19,00 è vietata la circolazione dinamica di tutti i veicoli per trasporto persone aventi al massimo 8 posti a sedere oltre il conducente (categoria M1) alimentati a benzina con omologazioni precedenti all’EURO 1 (Direttiva 91/441/CE) e di tutti i veicoli diesel categoria M1 con omologazioni precedenti all’EURO 2 (Direttiva 94/12/CE). È altresì vietata la circolazione dinamica dei ciclomotori e motocicli con motore termico a due tempi delle categorie L1 e L3 non conformi alla normativa EURO 1 (Direttiva 97/24/CE) ed immatricolati da più di dieci anni.

B) VEICOLI TRASPORTO MERCI.
Dal
6 novembre 2006 nelle giornate feriali dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle ore 13,00 è vietata la circolazione dinamica di tutti i veicoli per trasporto merci aventi massa massima non superiore a 3,5 ton. utilizzati per il trasporto e la distribuzione delle merci e per l’esercizio delle attività commerciali, artigianali, industriali, agricole e di servizio, (categoria N1) alimentati a benzina con omologazioni precedenti all’EURO 1 (Direttiva 91/441/CE) e di tutti i veicoli diesel categoria N1 con omologazioni precedenti all’EURO 2 (Direttiva 94/12/CE). È altresì vietata la circolazione dinamica dei ciclomotori e motocicli con motore termico a due tempi a tre ruote delle categorie L2, L4 e L5 non conformi alla normativa EURO 1 (Direttiva 97/24/CE) ed immatricolati da più di dieci anni.

Le limitazioni per i veicoli e negli orari della presente ordinanza si applicano anche alle vie e corsie riservate istituite con Ordinanza del 12/02/04 n. 523.

Il TERRITORIO INTERESSATO - dal presente provvedimento è quello compreso nei confini comunali, fatta eccezione per le seguenti strade:

    strada Aeroporto;
    strada Altessano (tratto via Sansovino / confine);
    piazza Bengasi;
    corso Casale (tratto piazzale Marco Aurelio/ confine);
    strada Cuorgnè;
    strada del Drosso;
    sottopasso del Lingotto;
    strada della Cebrosa (tratto svincolo tangenziale / corso Romania);
    strada di Settimo (tratto svincolo della Tangenziale / viale Puglia);
    corso Dogliotti;
    via Fontanesi (tratto corso Regina Margherita / via Ricasoli);
    corso Francia (tratto corso Marche / confine );
    corso Giovanni Agnelli (tratto corso Tazzoli / piazzale Caio Mario);
    corso Grosseto (tratto piazza Rebaudengo / strada Altessano);
    corso Marche;
    corso Maroncelli;
    corso Moncalieri (tratto corso Giovanni Lanza / confine);
    via Nizza (tratto Lingotto / piazza Bengasi);
    corso Orbassano (tratto confine / corso Tazzoli);
    strada Pianezza (tratto piazza Cirene / confine);
    via Pietro Cossa (tratto corso Regina Margherita / piazza Cirene);
    viale Puglia;
    piazza Rebaudengo;
    ponte Regina Margherita ;
    piazzale Regina Margherita ;
    corso Regina Margherita (tratto corso Sacco e Vanzetti / confine);
    corso Regina Margherita (tratto Piazzale Regina Margherita / via Fontanesi) carreggiata laterale nord;
    via Ricasoli (tratto via Fontanesi /piazzale Regina Margherita);
    corso Romania;
    corso Sacco e Vanzetti;
    via Sansovino (tratto piazza Cirene / corso Grosseto);
    corso Settembrini;
    sottopasso Spezia;
    via Stampini;
    lungo stura Lazio;
    corso Tazzoli (tratto corso Agnelli / corso Orbassano);
    corso Traiano;
    corso Unione Sovietica (tratto confine / corso Traiano);
    corso Unità d'Italia;
    corso Vercelli (tratto Rebaudengo / corso Romania);
    bretelle di raccordo ai parcheggi e viabilità interna al Lingotto;
    tutte le vie della collina torinese dal confine sino alla confluenza nei corsi Moncalieri o Casale.

ZTL CENTRALE E ZTL AMBIENTALE
Le limitazioni per i veicoli e negli orari della presente ordinanza si applicano anche ai residenti e ai titolari di permessi sosta in ZTL centrale e ambientale. Esse si applicano inoltre ai titolari di permessi ZTL centrale non ancora abbinati a veicoli ecologici.

POSSONO PERTANTO CIRCOLARE I SEGUENTI VEICOLI:

  1. veicoli elettrici o ibridi funzionanti a motore elettrico;

  2. veicoli bifuel anche trasformati funzionanti con alimentazione a metano o a gpl;

  3. motoveicoli e ciclomotori a quattro tempi;

  4. motoveicoli e ciclomotori a due tempi immatricolati da meno di dieci anni;

  5. veicoli delle Forze Armate, degli Organi di Polizia, dei Vigili del Fuoco, dell'ARPA, dei Servizi di Soccorso, della Protezione Civile in servizio e autoveicoli ad uso speciale adibiti alla rimozione forzata di veicoli, veicoli destinati alla raccolta rifiuti e nettezza urbana;

  6. taxi di turno, autobus in servizio di linea, autobus e autoveicoli in servizio di noleggio con o senza conducente;

  7. autocaravan, macchine operatrici, mezzi d’opera, di cui al D.Lgs. 30.4.1992 n. 285 art. 54 comma 1 lettere m) ed n) e veicoli classificati ad uso speciale di cui al D. Lgs. 30.4.1992 n. 285 art. 54 comma 2.

ULTERIORI ESENZIONI - in deroga alle limitazioni possono inoltre circolare i seguenti veicoli purché accompagnati da idonea documentazione:

  1. veicoli utilizzati per il trasporto di portatori di handicap e di soggetti affetti da gravi patologie debitamente documentate con certificazione rilasciata dagli Enti competenti, ivi comprese le persone che hanno subito un trapianto di organi, che sono immunodepresse o che si recano presso strutture sanitarie per interventi di urgenza. Per il tragitto percorso senza la presenza della persona portatrice di handicap o affetta da gravi patologie, è necessario essere in possesso di dichiarazione rilasciata dalle scuole, uffici, ambulatori, ecc., nella quale sia specificato l'indirizzo nonché l'orario di inizio e termine dell'attività scolastica, lavorativa, di terapia ecc.;

  2. veicoli utilizzati per il trasporto di persone sottoposte a terapie od esami indispensabili in grado di esibire relativa certificazione medica o prenotazione. Per il tragitto percorso senza la persona che deve essere sottoposta a terapia od esami indispensabili è necessario esibire copia della certificazione medica o della prenotazione, nonché dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (autodichiarazione), nella quale il conducente dichiari il percorso e l'orario;

  3. veicoli utilizzati da operatori assistenziali in servizio con certificazione del datore di lavoro o dell'Ente per cui operano che dichiari che l'operatore sta prestando assistenza domiciliare a persone affette da patologie per cui l'assistenza domiciliare è indispensabile; veicoli utilizzati da persone che svolgono servizi di assistenza domiciliare a persone affette da grave patologia con certificazione in originale rilasciata dagli Enti competenti o dal medico di famiglia;

  4. veicoli di interesse storico e collezionistico di cui all’art. 60 del codice della strada per la partecipazione alle manifestazioni iscritte al calendario ASI;

  5. veicoli utilizzati per il trasporto di persone che partecipano a cerimonie funebri o a cerimonie religiose o civili non ordinarie, purché forniti di adeguata documentazione (sarà sufficiente esibire gli inviti o le attestazioni rilasciate dai ministri officianti);

L'orario ed il tragitto per cui è consentito circolare devono essere corrispondenti con la motivazione dell'esonero.

AVVERTE

che in caso di inosservanza di quanto con la presente prescritto, si procederà ai sensi dell'art. 7, comma 13, del D.Lgs. 285/92 e s.m.i. per inosservanza del divieto di circolazione.

Si ricorda che le dichiarazioni mendaci sono punite ai sensi del Codice Penale come richiamato dall'art. 76 D.P.R. 445 del 28/12/2000.

AVVISA

che a norma dell’art. 3, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, avverso la presente ordinanza, in applicazione della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, chiunque vi abbia interesse potrà ricorrere: per incompetenza, per eccesso di potere o per violazione di legge, entro 60 giorni dalla pubblicazione, al Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte.
Il presente provvedimento diventa immediatamente esecutivo con la pubblicazione all'Albo Pretorio .

Torino,31 ottobre 2006

Il Sindaco
Sergio Chiamparino