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Antifascismo   militante                                                                                                                                                                                                        pagina 6
 

Antonio Gramsci -  La città futura, 1917

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti.
Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

29 gennaio giornata della memoria

 

  • Oggi venivano aperti i cancelli di Auschwitz e ad aprirli fu l'Armata Rossa. Ricordiamoci tutti i giorni di quanto è successo e non solamente un giorno all'anno e ricordiamo pure che non morirono solo Ebrei in quei campi ma pure Rom e Sinti, comunisti, omosessuali, democratici e Socialisti, testimoni di Geova, portatori di handicap, prigionieri politici e prigionieri di guerra. Ricordiamo anche che a fare queste atrocità furono nazisti e fascisti e che a fermarle, pagando 20 milioni di morti, fu l'Unione Sovietica.

     

 

 

Qui non ci sono bambini. Infanzia e Deportazione.

I disegni di Thomas Geve 

   clicca qui http://www.spaziotorino.it/scatto/?p=2404

 

Onore e gloria ai 7 fratelli Cervi - 28 dicembre 1943

 

                                                                   

Si chiamavano Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio e Ettore, i 7 fratelli Cervi  tutti Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria.

I Cervi sono profondamente antifascisti e prendono da subito le distanze dal regime. Alla fine degli anni '20 Aldo viene imprigionato nel carcere di Gaeta per tre anni. Sono anni formativi, poiché legge di politica: Gramsci e Marx soprattutto. Rientrato, estende questa esperienza a tutti gli altri fratelli e presto allestisce una biblioteca circolante con i libri che erano proibiti dal regime fascista. Quando le restrizioni alla libertà di azione e di parola si fanno più violente i Cervi iniziano l'azione di opposizione con atti di sabotaggio agli ammassi imposti dal regime, alle linee dell'alta tensione che alimentavano le fabbriche Reggiane dove si producevano le armi belliche. Fanno volantinaggio, distribuiscono clandestinamente l'Unità, vanno di casa in casa a commentarla. La loro diventa una casa di latitanza, dove si fanno riunioni clandestine e si organizza l'opposizione al regime. Organizzano attentati contro presidi fascisti della zona da cui ricavano cibo e armi, utili per ospitare nella loro casa i numerosi renitenti alla leva che rifiutano di prendere le armi dopo l'8 settembre 1943 e la proclamazione della Repubblica di Salò, e per sostenere i numerosi alleati che si erano dispersi. Moltissimi antifascisti passeranno e sosteranno nella loro casa. Casa Cervi viene messa a ferro e fuoco dai fascisti la notte fra il 24 e il 25 novembre 1943. I sette fratelli, il padre, Quarto Camurri, catturati, verranno portati al carcere dei Servi di Reggio Emilia. Tutti gli stranieri, che in quella notte ospitavano in casa, verranno invece trasferiti alle carceri di Parma. I sette fratelli Cervi verranno fucilati senza processo all'alba del 28 dicembre 1943, al Poligono di tiro di Reggio Emilia, insieme a Quarto Camurri. Il più vecchio Gelindo ha 42 anni, il più giovane Ettore 22 anni. L'azione dei fascisti è un'azione di rappresaglia: i Cervi vengono infatti accusati di aver complottato per l'uccisione del segretario fascista di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). Il padre viene risparmiato, e tramandando la memoria rende possibile il recupero delle testimonianze. 28 dicembre 2011

 

28 novembre 1977 - 28 novembre 2011

 

 

 

 

L’Amministrazione Comunale di BARI

in collaborazione con il Comitato 28 Novembre e l’ANPI

intende ricordare, con la deposizione di una corona,

il 34° anniversario della scomparsa di Benedetto Petrone.

 

La cerimonia si svolgerà lunedì 28 novembre 2011:

 

- alle ore 10.30 in Via Benedetto Petrone presso la targa stradale

 

- alle ore 10.45 in piazza Libertà presso la lapide commemorativa.

 

-     - alle ore 11,00, presso la sala Consiliare “E. Dalfino” di Palazzo di Città

        avrà luogo la proiezione di una sintesi ragionata curata dalla regista Cecilia Mangini

 del documentario storico del 1961 “All’armi siam fascisti!” introdotta dal Prof. Pasquale Martino del direttivo ANPI

 coordinata dal Prof.  Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’IPSAIC

 

 

Onorina "Sandra" Brambilla

Domenica 6 novembre 2011, ci ha lasciato per sempre, all'età di 88 anni, Nori "Sandra" Brambilla Pesce.
La ricordiamo nel suo intervento al Convegno su Pietro Secchia tenutosi a Torino il 16/04/05 e con la seguente breve biografia. 

da "resistenza continua" - anpimarassi

 La storia partigiana di Onorina "Sandra" Brambilla, ventunenne milanese, figlia di operai, è un mirabile esempio del percorso compiuto da tante donne italiane che, all'8 settembre del '43 con l'occupazione straniera del Paese e il sorgere della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, non ebbero esitazioni a battersi per la libertà abbandonando casa, lavoro e affetti, offrendo un contributo decisivo alla lotta e alla vittoriosa insurrezione. 

Nel libro autobiografico "Pane bianco" (edizioni Arterigere 2010), con un linguaggio semplice ed efficace, senza accenti retorici, minuzioso nelle ricostruzioni temporali ed ambientali, percorre a ritmo incessante questo tragitto, cogliendo i momenti più intensi della vita di una ragazza schierata con quel minuscolo ma temibile esercito del 3°Gap votato alle imprese più disperate, al limite dell'impossibile, nel cuore della metropoli, contro gli obiettivi strategici dei tedeschi e dei fascisti di Salò. 

Non ci sono nella ricostruzione, arricchita da un prezioso messaggio filtrato dalla cella di Monza e da un'inedita corrispondenza indirizzata dal Lager Di Bolzano alla madre, né silenzi né margini di ambiguità. Il dramma della prigionia in mano agli sgherri di Wernig e le oscure attività delle SS italiane al soldo del nemico emergono con un linguaggio crudo ed essenziale che esalta la pesantezza del trattamento subito. 

Il cammino di Onorina "Sandra" Brambilla, liberata il 30 aprile 1945, si concluderà, dopo una marcia a tappe forzate, a piedi, con altri compagni, attraverso la Val di Non, il passo della Mendola e quello del Tonale, in una Milano sconciata dalla guerra, dove riabbraccerà la famiglia e il "suo" comandante, Giovanni "Visone" Pesce, medaglia d'oro della Resistenza ed Eroe Nazionale di cui diverrà il 14 luglio 1945 la compagna di una vita. Non mancheranno i riconoscimenti partigiani: il diploma del Comando Alleato di Alexander e la Croce di guerra al "valor partigiano". 

Onorina Brambilla Pesce, è nata a Milano nel 1923, per decenni fu militante del Pci e poi di Rifondazione Comunista. Dirigente nazionale della Fiom-Cgil. Attiva nel mondo dell'associazionismo partigiano nell'Anpi, nell'Aned e nell'Anpiia. È stata presidente onoraria dell'Aicvas, l'Associazione degli ex-combattenti volontari antifascisti nella guerra di Spagna, dopo la scomparsa di Giovanni Pesce nel 2007. Nel 2006 è stata insignita della medaglia d'oro di benemerenza dal Comune di Milano città dove ha sempre vissuto. Nel 2010, ha fondato e costituito, con altri amici e compagni, l'associazione "Memoria Storica - Giovanni Pesce".

 

25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno: SEMPRE!


In relazione al progetto governativo di accorpamento delle festività laiche infrasettimanali alla domenica successiva, l’ANPI Provinciale di Torino ed il Coordinamento delle Associazioni della Resistenza esprimono il proprio totale disaccordo ed indicono una manifestazione regionale per:

Sabato 3 Settembre 2011 alle ore 16.00
a Torino in Piazza Carignano

25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno: SEMPRE!

Saranno presenti rappresentanti delle Istituzioni, delle Organizzazioni sindacali e culturali

I cittadini sono invitati a partecipare ed a sottoscrivere la petizione per l’annullamento del progetto

Il Presidente dell’Anpi Provinciale
Diego Novelli


 

Torino, 21 e 25 aprile 2011- Fiaccolate - le foto

 

 25 aprile in Circoscrizione 5 - Torino

Festa della Liberazione con musica  balli e merenda

 Via Sospello 139 dalle ore 15,30 alle ore 20

Fiaccolata ore 20,30 

 

Fiaccolata dell'Anpi a Torino il 21 aprile  2011

 

 

 Per ricordare il compagno Tonino Miccichè a Torino

il 17 aprile in via Degli Ulivi 20 dalle ore 16 alle ore 19

concerto e interventi

Torino, insieme a Milano, fu la "capitale" delle lotte operaie. Più del capoluogo lombardo, perché nella città sabauda c'era (e c'è) la più grande fabbrica italiana. Qui arrivarono migliaia e migliaia di meridionali che con il loro sudore permisero il cosiddetto boom economico. Quella giovane classe operaia fu artefice di uno straordinario ciclo di lotte che, praticamente, si concluse con i famosi 35 giorni di occupazione del 1980 e l'altrettanto famosa "marcia dei 40.000" che mise la parola fine ad una vera e propria "epopea metalmeccanica".
Antonino Miccichè, detto Tonino, nato a Pietraperzia, in provincia di Enna, il 6 aprile del 1950, fu uno dei tanti giovani meridionali che giunse a Torino nel settembre del 1968 e che, dopo vari lavori, all'inizio degli anni settanta, fu assunto alla Fiat, divenendo, come si diceva allora, un'avanguardia interna, sempre alla testa delle lotte operaie, dei cortei che, come un fiume in piena, irrompevano dentro e fuori la fabbrica.
Ma l'impegno di Tonino, divenuto militante di Lotta Continua, non si fermava al posto di lavoro. E proprio qualche giorno dopo una manifestazione antifascista brutalmente attaccata dalla polizia con colpi di arma da fuoco (ci furono diversi feriti), nel gennaio del 1973, fu arrestato e incarcerato per alcuni mesi. Poi la montatura della questura (lui, come gli altri erano accusati di tentato omicidio!) fu smontata grazie ad un'ampia mobilitazione che coinvolse anche il "Comitato antifascista" di Torino. Però per Tonino le porte della fabbrica si chiusero definitivamente.
La sua generosa militanza lo portò ad essere in prima fila nelle lotte per il diritto alla casa e ben presto, per tutti, divenne "Il sindaco della Falchera", dal nome del quartiere dove Lotta Continua promosse una delle lotte più importanti, a livello nazionale, e soprattutto vincente.
E il 17 aprile del 1975 la vita di una persona straordinaria per il suo slancio, la sua generosità, fu troncata dalla mano omicida di un abitante del quartiere, una guardia giurata, che per un futile motivo sparò a freddo a Tonino Miccichè, uccidendolo all'istante. L'assassino si chiamava Paolo Fiocco. Con lui si era creato un problema perché teneva occupati due garage, uno dei quali spettava ad un occupante delle case che si era dichiarato disponibile a darlo al Comitato di lotta che lo voleva trasformare in propria sede. Quel maledetto 17 aprile Fiocco tornato dal turno di lavoro si cambiò, ma non lasciò la pistola a casa. La impugnò e scese nel cortile dove Tonino era con altri compagni. Quando vide la guardia giurata gli andò incontro sorridendo per appianare qualsiasi contrasto. La risposta fu un colpo in mezzo alla fronte. Tonino Miccichè morì così con il sorriso sulla bocca. Il suo assassino se la cavò con pochi anni di carcere.
 

 

Solidarietà all'Anpi da Oliviero Diliberto

 

"E' incredibile, oltre che vergognoso, come il Pdl le provi tutte pur di modificare le leggi che non gli aggradono e che non gli consentono, evidentemente, di essere se stessi fino in fondo. Cancellare il reato di apologia del fascismo equivale a passare come un carroarmato sulla pelle della storia d'Italia, della Resistenza e della Liberazione, per le quali centinaia e centinaia di persone, partigiani e non solo, hanno dedicato la loro vita. Il Pdl si metta l'anima in pace e la finisca di sciorinare proposte senza senso, degne di chi ignora persino che il vergognoso passato fascista fa parte di un'epoca che gli italiani hanno sotterrato per sempre. In questo momento, di fronte all'odioso tentativo di qualche sprovveduto senatore del Pdl di cancellare l'incancellabile, voglio esprimere solidarietà e vicinanza piena all'Anpi e a tutte le persone realmente democratiche del nostro Paese". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI-Federazione della sinistra. (5 aprile 2011)

 

 

Nel giorno della memoria: 27 gennaio 2011

In memoria delle oltre 4 milioni di donne scomparse nei campi di sterminio: ebree, zingare, antifasciste, partigiane, disabili, oppositrici, bambine, semplicemente donne. 
In quest'epoca nella quale sul corpo delle donne si sta ricostruendo il fascismo non possiamo non dedicare a loro, specialmente a loro, i nostri pensieri ed il nostro ricordo. 

IL TRASPORTO UNGHERESE

UN GIORNO COME UN ALTRO.


Come un soffio leggero
di vento
sono ora una nube
una germoglio
un grigio sprazzo di cenere
che macchia la neve
incolpevole.
Scendeva la nebbia feroce
mentre strette a migliaia
nell'estremo rapido fiato
nude
d'orrore e vergogna
lasciavamo gridando la vita.
Non perdonai
nell'estremo istante
nè odiai,
solo un tremore
un rimpianto
una corsa nell'erba bagnata
un sorriso nel buio
già sceso.
Silenzio

.--
18 FEBBRAIO 1944 -

 

           La Sezione Ibarruri esprime solidarietà antifascista all'Anpi

Scritte naziste sulla sede nazionale dell'Anpi

A.N.P.I.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA

COMITATO NAZIONALE

 

COMUNICATO STAMPA

 

"Un gesto vile, il prodotto naturale del pesante clima di neofascismo che si respira in tutto il Paese. Clima alimentato anche da frequenti manifestazioni di revisionismo storico - spesso di iniziativa di amministrazioni pubbliche locali - che perseguono lo scopo di cancellare le radici civili dell'Italia: antifascismo e Resistenza.  

L'ANPI invita tutte le coscienze sensibili e responsabili a vigilare e ad impegnarsi fattivamente nel presidio e nella promozione di quei valori che, con la Lotta di Liberazione,  hanno consegnato a tutti gli italiani un Paese civile e democratico".  

 

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI   

 

15 gennaio 2011

 

Ennesima intimidazione ai danni dei Comunisti italiani di  Torino

Comunicato stampa

                              

Per l'ennesima volta in pochi mesi la sede del Partito dei Comunisti Italiani di Torino in via Verolengo 180, dove si trovano sia la Sezione Dolores Ibarruri, sia gli Uffici della Federazione Provinciale, ha subito un attacco nella notte. E' infatti stato divelto dal muro il porta bandiere sito di fianco all'ingresso. Tutto ciò non è altro che il frutto del clima di odio creato dal governo che attacca la democrazia, distrugge i diritti dei lavoratori e sdogana i fascisti lasciati liberi girare per le strade. La nostra lotta politica al fianco dei lavoratori, contro Berlusconi e i razzisti della Lega, in difesa dei valori dell'antifascismo e della costituzione nata dalla resistenza, per una società più giusta ed egualitaria, non si fermerà, anzi si rafforzerà perchè questi gesti intimidatori dimostrano che i poteri forti e i loro sgherri temono chiunque dissenta.

 

Mao Calliano, Segretario Provinciale PdCI Torino
 
Marica Guazzora, Segretaria Sezione PdCI Ibarruri

Torino, 10 gennaio 2011

 

Congresso Anpi Comitato Zona 5a Circoscrizione

Domenica 5 dicembre 2010 alle ore 9,30 presso la Sede Polisportiva Giordana Lombardi

 Via Scialoia 8 bis/a Torino

" La nuova stagione dell'Anpi: Resistenza e Costituzione

per il futuro della Democrazia"

 

 

Forum Resistenza, Costituzione e democrazia

Il nostro presente e il nostro futuro


terza giornata collettiva di riflessione e confronto su
problematiche, necessità e prospettive

Il programma della giornata verrà deciso in base alle esigenze che
emergeranno nel corso dei lavori

Promuovono (in rigoroso ordine alfabetico):
Giovanni Accomasso partigiano ANPI Martinetto, Mario Beiletti ANPI
Ivrea,
Cesare Beneventi ANPI Lingotto, Angelo Boccalatte ANPI Martinetto,
Piero Bosio ANPI Martinetto,
Agostino Daniele e Paola Gagliardi ANPI Druento, Gloria Fabbri
ANPI
Grugliasco,
Fulvio Grandinetti studente Università di Agraria, Ilaria Mardocco
ANPI Nichelino,
Betti Massera Associazione Canavesana per i valori della
Resistenza,
Paolo Mattone Presidiare la democrazia,
Stefano Milani operaio FIOM, Claudia Peirone docente comitato
difesa
Costituzione, Anna Prina docente scuole superiori, Eros Ricotti
partigiano ANPI S. Rita, Giustino Scotto D'Aniello funzionario
comune
Cirié,
Mauro Sonzini studioso Resistenza e Democrazia, Alessia Teofilo
studentessa DAMS Torino

domenica 10 ottobre dalle 9.30 alle 18.30
Torino - circolo ricreativo Dipendenti Comunali - corso Sicilia 12
Pranzo leggero a buffet (10 euro)
Iscrizione obbligatoria per ragioni organizzative per giornata e
pranzo entro giovedì 7 ottobre
cell.: 335.66.99.043 e-mail: mauson@libero.it

Il primo forum, tenutosi sabato 17 luglio, si è incentrato
prevalentemente su esperienze e problematiche di coinvolgimento
delle
giovani generazioni sia attraverso le scuole che attraverso le
associazioni.

Il secondo forum, tenutosi domenica 12 settembre, si è incentrato
sulla necessità di dotarsi di strumenti permanenti di studio,
approfondimento ed elaborazione.

Mauro Sonzini
studioso di Resistenza e Democrazia
via al Castello 13 - 10050 Coazze (TO)
tel.: 011.934.0996 cell.: 335.66.99.043 fax: 011.933.9746
e-mail: mauson@libero.it

 

Giovanni Peirolo partigiano, comunista

Oggi se ne andato Giovanni Peirolo, figura storica della Resistenza valsusina. Lascierà un vuoto immesso sia a livello umano, sia a livello di testimonianza. Partigiano della 42° Brigata d'Assalto "Walter Fontan" partecipò, l'8 dicembre del '43, al giuramento partigiano della Garda di San Giorio.

Carattere schietto e tagliente, Giovanni si è sempre adoperato come testimone della Resistenza, nelle scuole, alle manifestazioni ed in genere in ogni dove. Ne ricordo la partecipazione nell'inverno del 2005 al corteo No Tav in quel di Venaus. Nonostante gli ottantaquattro anni, vi partecipò a piedi, sotto la neve con la bandiera dell'A.N.P.I. rivendicando che "È Resistenza quella di ieri e quella di oggi, la loro e la nostra. Ci sono molte analogie. Il 25 aprile abbiamo deposto il mitra per abbracciare le armi democratiche e per noi tutti i partecipanti alla marcia NO TAV del 16 novembre scorso (2005 ndr.) sono partigiani!" ...Questo era Giovanni!

La sua dipartita ci lascia sgomenti e tutti più poveri. Ci mancherà, molto, ma vivranno in noi la sua testimonianza ed i suoi insegnamenti.

Ciao Giovanni, partigiano e compagno, maestro ed amico ...che la terra ti sia lieve!

Resisteremo anche per te!

Mario Solara Jr.

A.N.P.I. sez. Bussoleno - Foresto - Chianocco

 

Antifascismo militante

              

              

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La parentesi antifascista

                                                                                             VENERDI' 14 MAGGIO ORE 15,00 Salone del Libro di Torino

Padiglione 3 stand Q129

Anteprima del volume di Marco Albertaro

La parentesi antifascista (1945-1948)

ne discutono con l'autore Aldo Agosti e Giovanni Carpinelli (Universita' di Torino)

coordina

Sergio Sacmuzzi (Direttore Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci)

Con il patrocinio della Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci e dell'Associazione Davide Lajolo

 

La Libertà nasce dalla Resistenza

 

 
Oggetto: Fischiare Vice Presidente Coppola: cosa buona è giusta.
 

I fischi ricevuti ieri sera alla fiaccolata del 25 aprile al Vice Presidente Coppola sono cosa buona e giusta. Questi signori che che fanno quotidianamente  gara di revisionismo storico non hanno mai aderito ai valori dell'Antifascismo dettati dalla Resistenza. Tali personaggi hanno comunque il diritto di parlare come i cittadini democratici e Antifascisti hanno il diritto di fischiarli.

 
Il Segretario regionale del PdCI                                                                                                                                            Il Segretario provinciale del PdCI
Vincenzo Chieppa                                                                                                                                                                         Mao Calliano

Torino 25 aprile 2010

Ancora fischia il vento!

Siamo le Falci Rosse – Comuniste unite del PdCI-Fds  di Torino, per chi non ci conosce ancora, siamo quelle che sfilano nei cortei sui diritti delle donne con lo striscione “Comuniste/i contro le violenza sulle donne” e abbiamo anche creato un gruppo su facebook.

Abbiamo pensato di sottolineare i valori della Resistenza preparando un copione e, improvvisandoci lettrici,  diamo voce ai condannati a morte della Resistenza, ma non solo.

Ci presentiamo nel quartiere di San Salvario in Piazza Madama Cristina il 25 aprile alle ore 16 con “Ancora fischia il vento! Letture e musica della Resistenza.”

Abbiamo scelto questo quartiere non a caso: questo non è  considerato uno dei “salotti buoni” di Torino perché è un quartiere dove il macro-fenomeno delle migrazioni è più evidente, e noi che stiamo dalla parte  degli ultimi, il giorno della Festa della Liberazione vogliamo stare con loro.

Ricordare e resistere sarà parlare di coloro che ogni giorno resistono con i propri corpi alla violenza, alle guerre, alle privazioni, alla negazione di libertà e delle diverse forme di esistenze, al razzismo e ad ogni intolleranza. 

Per tutte le donne Resistenti. Marica Guazzora

 

Le falci rosse - comuniste unite sono su facebook - cerca e iscriviti

 Le Falci Rosse del PdCI- Federazione della Sinistra - di Torino  presentano:

Ancora fischia il vento! – Letture e musica della Resistenza

Domenica 25 aprile 2010 dalle ore 16 a Torino  in Piazza Madama Cristina

 

108° Brigata Garibaldi - Fenis (Aosta) - 1944

 

Torino - Sabato 24 aprile 2010 fiaccolata organizzata dall'Anpi

ore 20,30 da Piazza Arbarello

 

    

 

 

Piazza Vittorio - Torino  -  Sabato 24 Aprile 2010 ore 16,00 – 19,00 - No Lega Day

 

 
La destra xenofoba, razzista, violenta, classista ha vinto le elezioni regionali con un terzo dei voti degli aventi diritto. I due terzi dei torinesi sono contrari a Cota & co.
 
Se non hai votato Cota e pensi che il ROSSO sia il colore che ti rappresenta vieni in piazza, dimostra da subito che la canea reazionaria troverà pane duro per i suoi denti; che Torino è una città civile e rossa, sempre.
Torino, Città Medaglia d’Oro della Resistenza, non si consegna all’odio e alla violenza della destra. Segniamo il nuovo 25 Aprile contro la Reazione ed i fascismi di ogni tipo.
 
Indetta su Facebook da singole persone, la manifestazione ha ottenuto in pochi giorni migliaia di   adesioni. Saremo in tanti, rossi ed incazzati!
Diffondi su FB e a tutti, in tutti i modi la partecipazione alla manifestazione spontanea.
Bandiere, drappi, abbigliamenti: Porta il ROSSO con te!
Urli, fischi, canti e balli per iniziare a RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!
 
La manifestazione nasce da singoli ed è aperta all’associazionismo, ai movimenti, alle forze politiche. Su Fb: No Lega Day, Quelli del No Lega day.

La Resistenza va scomparendo

di Alba Sasso

La proposta della Gelmini tendente ad eliminare anche il nome della Resistenza- resta solo un più generico "percorso verso l'Italia repubblicana"- dai libri di testo è più che una provocazione, o una boutade. È il perfezionamento di un progetto di egemonia culturale portato avanti da un berlusconismo che, ben lungi dall'essere quella macchietta che troppo spesso abbiamo dipinto, si è rivelato una vera costruzione ideologica, portatrice di valori diversi ed alternativi rispetto a quelli in cui è cresciuta la Repubblica nel dopoguerra. La pochezza di personaggi come l'attuale ministro non deve trarci in inganno. La cancellazione della Resistenza è stata portata avanti nei fatti, prima ancora che nei libri di testo. L'assenza sistematica del premier da tutte le cerimonie non solo del 25 aprile, ma da qualunque cosa sapesse di Resistenza, è stata una goccia che ha scavato un solco, che rischia di diventare una voragine, distruggendo la memoria storica di un paese, la sua identità. Troppo spesso il berlusconismo è stato scambiato per folklore. Ne abbiamo sottovalutato le conseguenze.

Oggi la Gelmini può permettersi gesti di questo tipo senza che vi sia ancora una reazione forte e generalizzata di protesta. Non si tratta di difendere le cerimonie rituali e spesso stanche, che pure sono un mezzo per la conservazione della memoria. Si tratta di lanciare una grande campagna culturale nel paese, riprendendo il tema della Resistenza come identità di una nazione. Oggi paghiamo le concessioni ideologiche, prima ancora che culturali, ad un indistinto buonismo che accomunava i morti di tutte le parti, i "ragazzi di Salò" ai partigiani. Un equivoco storico alimentato anche a sinistra, pensiamo ai recenti film di smaccato revisionismo, senza giustificazioni che non fossero un basso politicismo, che in nome di tattiche di corto respiro sacrificava principi ed ideali. Rilanciare i valori della Resistenza vuol dire oggi riprendere una lunga marcia nel cuore delle giovani generazioni, in primo luogo per far conoscere loro quelle radici.

È questo il primo dato drammatico: i ragazzi, oggi, nella loro grande maggioranza, rischiano di vivere sempre più in un presente vuoto di storia e di futuro.
E la diffusione dei disvalori berlusconiani ha seminato il diserbante delle ideologie, sollecitato il rifugio negli egoismi rassicuranti delle identità minime, il locale e le appartenenze di gruppo.
La battaglia cui dobbiamo impegnarci non è solo quella dei libri di testo, da cui la Resistenza non può e non deve essere espulsa, come in una sorta di "damnatio memoriae". È una battaglia culturale che non si può esaurire nel breve periodo. C'è bisogno di far vivere i valori di quella stagione, in un paese che non cessa di mandare segnali in questo senso.
La voglia di pulizia e di cambiamento, la sete di moralità e di giustizia, sempre liquidate con la sprezzante definizione di giustizialismo, sono la testimonianza che quei valori esistono ancora, quelle radici non sono state recise. Dovremo innaffiarle e curarle con l'amore per la storia, per la cultura, per il bello. Con il rilancio della Resistenza come epopea di un popolo alla ricerca di libertà e giustizia, riproponendo perfino i modelli di vita di quella generazione, i padri della patria con la loro sobrietà del vivere la politica, con lo spirito di servizio che caratterizzava il loro impegno, con l'inflessibilità sui grandi principi. La grandezza della Resistenza non può essere messa in discussione dalla pochezza di questi figuri. Ma a noi tocca l'impegno di impedire che ci provino comunque.(www.aprileonline.info  1 aprile 2010)

 

Il mio 8 marzo

di Massimo Campus

Innanzitutto, anche se in ritardo, buon 8 marzo a tutte le amiche e compagne.

Io sono uno che, a differenza di altri, attribuisce importanza alle ricorrenze ed agli anniversari.
E siccome, nonostante la mia apparente cinicità, credo ancora, come diceva Anna Frank, nell'intima bontà dell'uomo, oggi ho iniziato la rilettura del suo diario.
Parlare di diritti delle donne durante il nazismo e soprattutto di quelle ebree nei campi di sterminio è sicuramente una sciocchezza: madri spose amanti nel caso delle "ariane", meno che nulla nel caso di ebree.

Eppure, dopo almeno una decina di letture (la prima fu in prima media, di cui conservo ancora il testo sottolineato e le note a matita a piè pagina ), a distanza di decenni rimane anche per me la lettura più sconvolgente sull'orrore ed il baratro nazista.

"E' un gran miracolo, scrive Anna, che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perchè esse sembrano assurde ed inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto perchè continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della sopraffazione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace, la serenità".

Anna scriveva con incredibile capacità ed efficacia, sarebbe diventata forse una grande scrittrice. 

In quel gorgo, in quell'abisso, sono finiti milioni di povere creature innocenti. Ciascuna con la sua insostituibile storia, i suoi meriti e le sue cattiverie, ma pur sempre donne ed uomini. Per decenni abbiamo lottato, sperato che tutto non si ripetesse.
Ma l'umanità dimentica in fretta e scomparsi gli ultimi testimoni sopravvissuti, le nuove generazioni leggeranno l'olocausto, come disse Nedo Fiano, scampato ad Auschwitz, come leggono ora le guerre puniche: con noia, incredulità e distrazione. Un tedesco disse a Primo Levi: "voi tutti siete destinati a morire, ma se anche qualcuno di voi scamperà vivo non verrete mai creduti".

Il mio 8 marzo è oggi quello delle ottocentomila bambine ebree, due milioni di donne ebree, duecentocinquantamila zingare, un milione di russe, duecento mila disabili tedesche, quattrocentomila di altre nazionalità passate per i camini di Auschwitz, Bergen Belsen, Mauthausen, Buchenwald, Sobibor, Treblinka, Maidanek, Lidice, e gli altri 1402 campi di concentramento e di sterminio che i mostri seppero costruire.

Senza retorica alcuna in una giornata come questa, in tempi come questi, il nostro pensiero non può che essere rivolto a loro, che ebbero la sventura di vivere quegli anni ed in quegli anni scomparire come un soffio leggero di vento. 
 

 

 

27 gennaio Giorno della memoria

 

La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino. arrivarono presso la città  polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.

Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7] del 1º novembre 2005.(vidia)

In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi, Chełmno, e Bełżec, ma questi campi detti più comunemente di "annientamento" erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi "sonderkommando".

Tuttavia l'apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con se in una "marcia della morte" tutti i prigionieri abili, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager (anche se è doveroso dire che due dei forni crematori situati in Birkenau I e II furono distrutti nell'autunno del 1944).

In Italia sono ufficialmente più di 400 le persone insignite dell'alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l'Olocausto.

 

Esploso ordigno sulla facciata della Sezione PdCI  di Cuorgnè (To)

 

Nella notte di S.Silvestro probabilmente confuso con i "botti" più o meno consueti è stato fatto esplodere un VERO ORDIGNO sulla facciata della SEZIONE PDCI di CUORGNE'.
Dagli esiti dell'esplosione sulle abitazioni confinanti si può valutare l'entità e la violenza dell'esplosione : numerosi vetri rotti, polvere e calcinacci sui balconi degli alloggi dei piani superiori. La robustezza della struttura esterna in metallo e del marciapiede di marmo hanno contenuto i danni sulla SEZIONE COMUNISTA , la più dannneggiata è stata la prospiciente nicchia votiva con pregievole dipinto della "madonna e bambino".Un altro motivo per essere indignati dell'azione di questi IDIOTI VANDALI.


COMUNICATO UFFICIALE del PDCI

ENNESIMO ATTO VANDALICO TERRORISTICO CONTRO LA SEZIONE PDCI DI CUORGNE'

LA NOSTRA SEZIONE E LA NOSTRA CITTA' NON E' NUOVA A TALI AZIONI VIOLENTE E VIGLIACCHE , NOI COMUNISTI INTENDIAMO IN QUESTO CASO CONDANNARE LA ASSOLUTA DEFICIENZA MENTALE DI QUESTI VANDALI CHE ESPONGONO PERSONE E COSE A DANNI POTENZIALMENTE ANCHE GRAVI .
PER FORTUNA NONOSTANTE LA VIOLENZA DELL'ESPLOSIVO UTILIZZATO I DANNI SONO STATI LIMITATI .
INVITIAMO TUTTI I CITTADINI ONESTI E DEMOCRATICI AD UNA VIGILANZA ATTENTA E A DENUNCIARE IMMEDIATAMENTE AGLI ORGANI DI POLIZIA QUALSIASI ELEMENTO CHE POSSA PORTARE AD IDENTIFICARE QUESTI VANDALI.
INFINE PARLIAMO DI TERRORISMO PERCHE' NON PENSIAMO CHE SIA UNA CASO CHE QUESTA "BOMBA A CARTA" SIA STATA MESSA DAVANTI ALLA NOSTRA SEDE.
SIAMO FIDUCIOSI CHE I CITTADINI DI CUORGNE' E LE FORZE DELL'ORDINE SARANNO IN GRADO DI ISOLARE QUESTI VANDALI IDIOTI E PERICOLOSI.

2.1.10 LA SEZIONE PDCI DI CUORGNE' "TULLIA DE MAYO"

 

Federazione della sinistra PdCI-Prc Livorno

Comunicato Stampa 28 dicembre 2009

 
Le parole enunciate dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa durante la sua ultima visita a Livorno, sono di una gravità senza precedenti, a maggior ragione per un ministro della Repubblica Italiana.

Sappiamo bene qual è la provenienza culturale e politica del Ministro, noto ex-picchiatore fascista, perciò non ne siamo più di tanto sorpresi. Ma non per questo possiamo rimanere indifferenti di fronte a dichiarazioni indegne e lesive di principi della carta costituzionale nata dalla Resistenza.

La natura antifascista della nostra città e il contributo fondamentale che Livorno a dato alla lotta contro il fascismo (F.lli Gigli, Barontini, Marruci etc etc) ci fa logicamente pensare che tali dichiarazione non sono altro che una infame provocazione, uno schiaffo alla comunità livornese.

Citare la FLOTTIGLIA X MAS come un modello ed esaltare il suo operato rappresenta un oltraggio a tutti quei resistenti che consacrarono la loro vita alla lotta contro il Nazifascismo per restituire l´Italia alla democrazia e alla libertà. Le torture indicibili e gli eccidi di cui si macchiarono i componenti della X MAS, la Guardia Nazionale Repubblicana di Salò e le SS non possono essere dimenticate. Come non possiamo permettere che il revisionismo continui a stravolgere sempre più la verità storica, riabilitando assassini e massacratori. Lanciamo, quindi, un appello a tutte le forze politiche, sociali, alle associazioni antifasciste e a tutti quei cittadini che intendono ripudiare ogni forma vecchia e nuova di fascismo e che vogliano operare per il rispetto e l´attuazione della Costituzione repubblicana, affinché si possano unire le energie per promuovere iniziative comuni che sappiano rispondere con fermezza a parole che in un qualsiasi altro paese democratico non potrebbero avere altra conseguenza che le immediate dimissioni del Ministro La Russa.

 

 

28 dicembre 1943 - 7 Fratelli Cervi

 

 

 

 

12 dicembre 1969 - La strage di Piazza Fontana

12 dicembre 2009  corteo ore 14 Porta Lame Bologna

A 40 anni dalla strage di Piazza Fontana e dall'omicidio del compagno Pinelli  nei locali della questura di Bologna.

Non vogliamo solo ricordare!

Oggi lo stato continua ad usare la violenza per controllare ogni forma di conflitto sociale e di resistenza.

Contro gli omicidi e le violenze di stato nelle piazze, nelle carceri, nelle questure, nei Cie.

Contro fascisti, squadristi, razzisti, sessisti e aguzzini in divisa.

Contro le provocazioni giudiziarie, le ronde, i pacchetti sicurezza.

Questi attacchi devono essere contrastati subito e con decisione per tenere aperta una concreta prospettiva di trasformazione.

Le antifasciste e gli antifascisti di Bologna

 

Comunicato stampa dei comunisti della Val d'Ossola

 

Protetti dall'oscurità della notte, da bravi teppisti quali sono, mani "ignote" ma ben riconoscibili nei simboli lasciati a memoria del loro passaggio, hanno profanato la stele che commemora i Partigiani caduti nel corso della Battaglia di Megolo, in Val d'Ossola.

Troviamoci numerosi domani DOMENICA 22 novembre alle ore 14.00 a Megolo,  nel piazzale davanti al Museo  per  gridare forte il nostro sdegno e ribadire con forza a tutti quelli che si riempiono la bocca di parole come “identità” e “radici” che l’identità della Repubblica italiana è nata in tutti quei  luoghi,  come Megolo, nei quali i Partigiani hanno dato la loro vita e che lì stanno le nostre radici storiche e culturali.  (21 novembre 2009)

 

Ora e sempre Resistenza!

"Mussolini uomo di popolo, nell'anniversario della marcia su Roma"

Abbiamo in mattinata segnalato, denunciato e fotografato, come Sezione territoriale A.N.P.I. Esquilino-Monti-Celio, i numerosi manifesti di stampo fascista che sono stati affissi in Via Nazionale (rione Monti) e dintorni inneggianti Mussolini, per celebrare il nefasto anniversario del 28 ottobre, marcia su Roma.
Il portavoce del sindaco Simone Turbolente, in una nota di agenzia nel pomeriggio, nel confermare la “quasi” ultimata rimozione dei manifesti stessi, ha consigliato “di evitare speculazioni di basso profilo che non contribuiscono certo a rasserenare il clima e rischiano di produrre solo pubblicità per queste minuscole frange di estremisti".
Peccato che queste “minuscole frange” hanno infestato il centro di Roma di torbidi fasci littori, affissi sui muri nel corso della mattinata, tra passanti e turisti attoniti, senza che alcuno prendesse provvedimenti, nonostante sia noto (ma forse non a tutti) che l’apologia del fascismo in Italia è reato. Continueremo la nostra azione di costante vigilanza.

La Sezione A.N.P.I don Pappagallo Esquilino-Monti-Celio di Roma (28 ottobre 2009 su facebook)

 

Vittoria dell' antifascismo militante

E' arrivata in tarda mattinata la risposta del sindaco di Castellamonte, Paolo Mascheroni, alla manifestazione di ieri  del Comitato 'Aldo dice 26x1' contro l'intitolazione del ponte su Rio San Pietro a Giorgio Almirante. Eccola:
“Sono stato eletto sindaco con un enorme consenso per amministrare e migliorare Castellamonte. Il compito di un sindaco è quello di impegnarsi per lo sviluppo della propria città, delle attività che in essa risiedono, e sostenere le fasce deboli aiutando, per quanto possibile, chi è in difficoltà. Dovere di un sindaco è tenere unita la cittadinanza e farla vivere in un clima quanto più possibile sereno e sicuro. Tempo fa io e la mia Giunta prendemmo la decisione di dedicare il ponte sul rio San Pietro a Giorgio Almirante. Oggi, vista la reazione della cittadinanza e, soprattutto, di coloro che hanno vissuto i bui anni della guerra, ritengo che sia opportuno rivedere tale intenzione. Sono convinto che sia dovere di chi amministra ascoltare il parere dei cittadini e, laddove questo non coincida con quello dell’amministrazione, sono certo sia meglio comprendere e accogliere le decisioni della popolazione anziché perseguire progetti non condivisi alimentando astio, polemiche e divergenze. Onde evitare ulteriori profonde lacerazioni e poter continuare a svolgere una serena attività amministrativa con la collaborazione della mia città (il sindaco è il sindaco di tutti), ritengo che il ponte in questione debba continuare a chiamarsi ponte San Pietro”.
Paolo Mascheroni, sindaco di Castellamonte. 4 ottobre 2009

 

Sabato 3 ottobre manifestazione antifascista a  Castellamonte

contro l'intitolazione del ponte al fascista Giorgio Almirante

Red. mg.

Castellamonte, 3 ottobre 2009. La manifestazione è appena terminata. Una perfetta organizzazione (la nostra del PdCI) ci ha permesso di sfilare per Castellamonte senza problemi di sorta. Eravamo un migliaio, non pochi, in questi tempi infausti dove il fascismo e la violenza sui diversi la fanno da padrone. Abbiamo sfilato con i gonfaloni dell'Anpi e i partigiani alla testa del corteo per dire al sindaco e alla giunta di Castellamonte  che NO non si può, non si deve, intitolare il ponte al fucilatore di partigiani Giorgio Almirante.E' un dovere che i paesi del Canavese che sono  medaglia  d'oro e d'argento ai valori della Resistenza non possono cancellare, è un dovere che hanno per primi tutti coloro che siedono nelle istituzioni. Costoro hanno il dovere di rispettare la Costituzione Italiana che dice: "E' vietata, la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista".

Ma se qualcuno pensa di dimenticarlo noi comunisti  e antifascisti saremo sempre pronti a ricordarglielo ed ad impedirglielo.

 

 

Le foto

 

 

Sabato 3 ottobre tutti gli antifascisti a  Castellamonte!

Le Federazioni del PdCI e del Prc di Torino organizzano un pullman insieme! Per il PdCI telefonare al 3346392411 per prenotare (costo 5 euro)Partenza sabato 3 ottobre ore 13 in Via Cigna angolo Via Sassari (Giardini Sassari vicino alla Federazione del Prc. Ritorno alle ore 18,30 circa.
 

 

 

A Castellamonte Comitato antifascista "Aldo Dice 26x1"

formato da PdCI- Prc - Sinistra critica - Anpi Canavese - Centro di Cultura e documentazione popolare - Collettivo comunista piemontese- Collettivo Stella Rossa - Comitato antifascista 18 giugno - l'Ernesto

Giovedì 17 settembre 2009 dalle ore 10 alle ore 13 a Castellamonte in Rio San Pietro (Parcheggio fronte ospedale) presidio e Conferenza stampa per lanciare la manifestazione del 3 ottobre  contro l'intitolazione del ponte a Giorgio Almirante

A Vistrorio il ponte della vergogna. No intitolazione ad Almirante

Comunicato  stampa PdCI Piemonte

                                                      Dichiarazioni di Vincenzo Chieppa Capogruppo regionale e Segretario regionale del PdCI

                                        

“Vergogna, vergogna,mille volte vergogna al Sindaco e alla Giunta del Comune di Vistrorio nel Canavese per la decisione assunta di intitolare il ponte in costruzione sul rio San Pietro alla memoria del fascista Giorgio Almirante. 

E’ inammissibile che si possano attuare cose come queste nel nostro Paese e che nessuno, a parte noi comunisti, senta il dovere di protestare con forza contro questo ignobile revisionismo. 

 In questo caso si vuole dare dignità ad un personaggio la cui storia rappresenta un insulto per l’Italia democratica e antifascista. 

Almirante, alto gerarca nella repubblica di Salò e successivamente segretario del partito fascista MSI, non può essere elevato ad esempio pubblico, neppure da un Sindaco che evidentemente pensa di poter impunemente calpestare la storia democratica del nostro Paese e la lotta e il sacrificio dei nostri partigiani che contro quelli come Almirante lottarono per dare all’Italia libertà e democrazia. 

Il Sindaco Mascheroni chieda scusa per la bestialità compiuta, cancelli la delibera e utilizzi un po’ di tempo per studiare cosa è stata la lotta di liberazione nella Provincia di Torino e le atrocità commesse dai repubblichini agli ordini di gerarchi come colui a cui vorrebbe intitolare un ponte”. 

 

Torino, 30/8/2009

 

Lidia Menapace, nome di battaglia Bruna

 

 

Voce critica ed eretica di una sinistra che sembra smarrire il proprio passato, parla del movimento partigiano come di una presa di coscienza politica, civile e non militare.
E’ stata partigiana, esponente dell’associazionismo cattolico prima e fondatrice de Il Manifesto poi, amministratrice pubblica e senatrice e voce fondamentale del movimento delle donne e del pacifismo italiano. Lidia Menapace non è solo un pezzo della nostra memoria, ma è soprattutto, oggi, osservatrice attiva della nostra società e voce critica ed eretica di una sinistra ampia, laica, democratica. E continua a esercitare il suo diritto di critica «Gli unici che possono convocare il 25 aprile sono i partigiani, l’Anpi, anche perché dopo che ci hanno relegato ai margini della storia, hanno tentato di soffocarci, e che questo pezzo di storia non è mai stato digerito, a maggior ragione noi ci autoconvochiamo. Ed è inutile che ci si affanni a dire “tu devi andare qui, devi andare la”. Ma quando mai. È un’invasione di campo fra le più intollerabili».

Un limite della politica? Questa invasione di campo ci dimostra quanto sia profonda l’incomprensione. Che non ci stupisce quando arriva da Berlusconi, visto che si pone proprio dall’altra parte, ma che fa parte anche di questo tipo di sinistra moderata. E questo sì, che ci stupisce. C’è un grande equivoco su Resistenza e patriottismo. La Resistenza non fu un evento prettamente patriottico ma una presa di coscienza politica, e parlo solo dell’Italia. In Francia e in altri Paesi mantenne fortemente caratteristiche nazionalistiche. In Italia la retorica sulla Patria ci usciva dalle orecchie dopo vent’anni di martellamento del fascismo. Quindi fu sostanzialmente un movimento di presa di coscienza politica. Noi entrammo nella Resistenza sudditi e ne uscimmo cittadini. La Resistenza non fu un fenomeno militare, come erroneamente si crede. Fu un movimento politico, democratico e civile straordinario. Una presa di coscienza politica che riguardò anche le donne.

Rappresentò l’inizio del femminismo moderno? Si, anche se la presenza delle donne non è mai stata abbastanza segnalata. Si trattò di una presa d’atto straordinaria della propria autonomia. E alla fine della guerra invece si cercò di occultare questo aspetto. Fu una cosa molto triste, che scattò subito. A parte che i rispettivi partiti non perdonarono mai a De Gasperi e a Togliatti di aver dato il voto alle donne, tutti continuarono a pensare che fosse un disastro, ci fu l’assurdità di non averci fatto sfilare a Milano per la parata del 25 aprile: “No alle donne a sfilare, il popolo non capirebbe”. Avrebbero pensato, si pensava, che eravamo le puttane dei partigiani. Questo atteggiamento fu riprosto ripetutamente dal Pci anche al tempo del divorzio e dell’aborto. Sempre, in continuazione, appellandosi a questo “popolo che non capisce”. E invece era proprio il Pci ad avere una morale bigotta, piccolo borghese.

Cosa rimane oggi della Resistenza? È rimasto un gran buco da colmare. Siamo davanti a un fenomeno che ho iniziato a chiamare di “Alzheimer organizzato”. Secondo me la sinistra stupidamente ha fatto di tutto in questi anni per cancellare la memoria di sé. Franceschini, per dire, va a pescare don Primo Mazzolari e se tu domandi a D’Alema com’era la Fgci lui ti risponde «la Federazione gioco calcio?». Lui che fu uno straordinario segretario nazionale di quella organizzazione. Tutti noi temiamo l’alzheimer, perché è la perdita della memoria di te stesso – tieni conto che dopo gli ottanta non viene più e quindi io sono al riparo – ma un intero popolo che viene indotto all’alzheimer è un popolo che tu puoi portare dove vuoi. Senza un passato con cui confrontarsi non ha un futuro.(facebook 29 luglio 2009)
 

 

 

 

L'attacco alle SS a via Rasella fu un'azione partigiana

La Cassazione, «non si possono definire massacratori di civili i partigiani che vi parteciparono»

Image Non si possono indicare come «massacratori di civili» i partigiani che presero parte all'attacco di via Rasella contro un battaglione di SS il 23 marzo 1944

 Affermazioni del genere, scrive la Corte, sono «lesive della dignità e dell'onore dei destinatari». La sentenza della Cassazione che ancora una volta conferma la storia parte da un'accusa che il quotidiano “Il Tempo” sferrò ai gappisti definendoli «massacratori di civili» immediatamente dopo una pronuncia della stessa Cassazione,diversi anni fa,che aveva qualificato l'azione di via Rasella un «legittimo atto di guerra».
Elena Bentivegna, figlia di Rosario Bentivegna e Carla Capponi, medaglia d'oro della Resistenza citò in giudizio il quotidiano per danni morali ma la sua richiesta fu respinta in primo e in secondo grado. Anzi proprio in secondo grado il giudice sancì che il termine massacratore di civili deve intendersi come «la sintesi di un legittimo giudizio storico negativo».
La Cassazione afferma oggi invece che quel termine «evoca unicamente il termine trucidare facendo scempio, di far strage» e l'ulteriore specificazione che di quel massacro furono destinatari i civili assume aspetti non equivocabili né metaforici di immediata evocazione non già di giudizi storici, ma di affermazioni lesive della dignità e dell'onore dei destinatari». Dice ancora la Corte, l'abbinamento tra le parole «massacratori» e «civili» ha l'effetto di «accostare l'atto di guerra compiuto dai partigiani all'eccidio di connazionali inermi».
Rosario Bentivegna, che oggi ha 87 anni, ha dichiarato «a verità storica è stata riconfermata per la centesima volta e quindi qualcuno comincerà a crederci». Per il Pdci la sentenza è una pietra miliare e «d'ora in avanti - afferma Alessandro Pignatiello, dell'ufficio di Segreteria, - chi intende fare basso revisionismo non potrà in alcun modo prescindere da quanto sancito dalla Suprema Corte».(www.larinascita.org 24 luglio 2009)

 

Conferenza stampa PdCI contro violenza leghista

                            

Le ronde nazi-leghista questa notte hanno colpito un inerme militante del nostro Partito a Novara mentre affiggeva manifesti.

Tre energumeni leghisti anch’essi impegnati nell’affissione lo hanno selvaggiamente picchiato procurandogli la frattura del setto nasale e la conseguente necessità di un intervento chirurgico. 

Non intendiamo piegarci né farci intimidire dalla violenza delle ronde nazi-leghiste.  Abbiamo sporto denuncia alle autorità di pubblica sicurezza affinché i responsabili di tale ignobile aggressione vengano perseguiti a norma di legge.  

Indiciamo un presidio di protesta e di lotta antifascista con conferenza stampa per domani, MERCOLEDì 27 MAGGIO ALLE ORE 11,OO PRESSO PIAZZA MATTEOTTI ( FRONTE PREFETTURA) A NOVARA. 

SARANNO PRESENTI:  

ROBERTO BRAMANTE SEGR. PROV. NOVARA PDCI                                                           

VINCENZO CHIEPPA    SEGR. REGIONALE PDCI

GIANNI PAGLIARINI      CANDIDATO ELEZIONI EUROPEE

 

Torino 26 maggio 2009

 

Diliberto e Alemanno scontro sulla Festa della Liberazione

 

 

Oliviero Diliberto sei grande grande grande!

 

Sdegno e preoccupazione

 

Gianni Pagliarini, responsabile lavoro del Pdci, ha stigmatizzato le dichiarazioni di Marcello Dell'Utri sul fascismo. "A leggere le dichiarazioni del senatore Dell'Utri vien da pensare che non gli basta un Parlamento normalizzato. E' giunta forse l'ora di propinare olio di ricino agli oppositori?", ha dichiarato in una nota.
"Lo si evince dal fatto che nel maggio 2009 ha scoperto 'un grande uomo' chiamato Benito Mussolini. Il quale avra' si' commesso qualche errore, ma niente a che vedere con quanto raccontato dagli 'storici dei vincitori'", ha aggiunto.
Per Pagliarini, "l'involuzione in chiave antidemocratica e penosamente populistica in atto nel nostro Paese e' davvero palese". Dunque, ha concluso, "noi comunisti esprimiamo sdegno e preoccupazione: e' bene che gli elettori, a un mese dall'appuntamento delle elezioni europee, non distolgano lo sguardo dalla realta' agghiacciante rappresentata da questa destra".(5 maggio 2009)
 

Ora e sempre resistenza!

 

 

 

64esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo

Il 25 aprile a Torino:  Le iniziative del PdCI e dell'Anpi

 

Il 26 aprile a Torino:  Ancora fischia il vento!

(l'iniziativa è stata rimandata causa pioggia)

Anche il PdCI di Torino e provincia commemora il 25 aprile di fronte al Sacrario del Martinetto

 domenica 26 aprile dalle ore 10 alle ore 12,30 -  Letture  delle Falci rosse e  musica resistente

 

 

Lo avrai camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono

per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama ora e sempre RESISTENZA

 

Per non dimenticarli mai

 

  • Venerdì 24 aprile ore 20,30 la fiaccolata dell'ANPI da Piazza Arbarello a Torino 

  • Sabato 25 aprile Festa Nazionale della Liberazione - Torino - Piazza Castello ore 16

  • Sabato 25 aprile 2009  il Circolo Centro del PRC  e la Sezione Centro del PdCI di Torino  si sono attivate per porre sulle lapidi dei PARTIGIANI della Circoscrizione 1 fiori portanti il simbolo dei due partiti. Il ritrovo è alle ore 9 in Piazza 18 dicembre angolo via Cernaia.Terminato il giro delle lapidi, verrà portata una corona a Gramsci  (Casa Gramsci, piazza Carlina). Renderanno gli onori al grande politico e pensatore, fondatore del Partito Comunista italiano. Renato Patrito Segretario provinciale del PRC e Vincenzo Chieppa consigliere regionale e Segretario regionale del PdCI

  • Sabato 25 aprile alle ore 20,30 dalla Piscina Sospello di Torino  il PdCI Sezione Dolores Ibarruri partecipa alla fiaccolata organizzata dall'Anpi della 5a Circoscrizione

 

  • Torino - Iniziative varie
    • Giovedì 9 aprile 2009, ore 17.  presso la sala conferenze Istoreto, ciclo di incontri "Le stagioni della memoria. Resistenze e politica nella scrittura delle donne": presentazione del volume "La pelliccia di agnello bianco. La gioventù d’azione nella Resistenza", di Marisa Sacco.

    • Sabato 18 aprile ore 20,30 Teatro Carignano Non mi arrendo, non mi arrendo storie di donne, di diritti conquistati e da riconquistare (Spi CGIL )

    • Giovedì 23 aprile 2009, ore 17  presentazione del volume "La bella politica. Resistenza, Noi donne, femminismo", di Marisa Ombra.

    • Martedì, 28 aprile 2009 ore 17, presentazione del volume "Con le armi e con la penna. Poesia clandestina della Resistenza", a cura di Marta Bonzanini.

    • Giovedì, 30 aprile 2009 ore 17, presentazione del volume "Pecore nere: racconti", di Gabriela Kuruvilla, Ingy Mubiayi, Igiaba Scego, Laila Wadia.

    • Giovedì 23 aprile 2009, ore 15:00 - Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. Premiazione e proiezione delle migliori opere video partecipanti alla sesta edizione del Concorso "Filmare la storia", organizzato dall´Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza.

Decine di migliaia di manifestazioni celebrano quest'anno il 64° anniversario della Liberazione.  A Milano si terrà una grande manifestazione nazionale, con un corteo che muoverà alle 14,45 dai Bastioni di Porta Venezia per concludersi in piazza del Duomo, dove si terranno i comizi conclusivi.

 

 

 

No all'equiparazione tra partigiani della Resistenza

e miliziani della Repubblica di Salò

 

A giugno dello scorso anno è stata presentata alla Commissione Difesa della Camera la proposta di legge n. 1360 che equipara chi faceva i rastrellamenti per conto dei nazisti a chi è stato internato nei campi di concentramento e a chi ha fatto la Resistenza, tramite l’istituzione di una onorificenza: Cavaliere dell’”Ordine del Tricolore”. Aderisci all’appello per fermare l'iter di approvazione di questa legge! Raggiunto un numero congruo di adesioni, invieremo il testo della Petizione e le firme raccolte al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini, al Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, On. Edmondo Cirielli, ai membri del Parlamento Italiano e, p.c., ai Deputati del Parlamento Europeo. per firmare l'appello clicca qui

 

Presidio antifascista il 18 aprile a Torino

alle ore 14 in Piazza Castello




Sabato 18 aprile 2009 il gruppo neofascista dei giovani de La Destra, Gioventù Italiana, ha deciso di indire il suo primo congresso regionale, in cui verrà eletto il segretario della sezione piemontese.
Il congresso si svolgerà nei locali della federazione combattenti della R.S.I. (repubblica sociale italiana) in corso Giulio Cesare 23bis a Torino alle 10. Nel pomeriggio i fascisti hanno annunciato che sfileranno per le vie del centro per chiedere gli spazi che recentemente sono stati loro preclusi dall’azione degli studenti antifascisti di Palazzo Nuovo e per protestare contro quelle istituzioni che a loro dire si lasciano intimidire dalla “violenza rossa” e non intervengono per garantire ai giovani di destra libertà di parola in piazza e in università.

Noi questo non lo accettiamo.

Non possiamo permettere che un gruppo politico che fa propri i simboli e l’ideologia del partito fascista manifesti liberamente per la nostra città, medaglia d’oro alla resistenza.

Noi riteniamo la stessa esistenza di questo gruppo inammissibile, anche sulla base delle Costituzione Italiana che afferma l’illegalità della ricostituzione del partito fascista.

É importante sottolineare inoltre come questa iniziativa sia stata provocatoriamente organizzata una settimana prima del 25 aprile, offendendo così la memoria storica di questo paese, nato sui valori dell’antifascismo. Lo stesso luogo scelto per ospitare il congresso comprova la loro volontà di porsi in continuità con tutto ciò che ha rappresentato il fascismo in questo Paese.

È necessario comprendere appieno i moventi politici e le pratiche di questo partito.

Gioventù Italiana, insieme altri gruppi della sfera neofascista italiana, come CasaPound e Forza Nuova, mentre da una parte cerca di raggiungere sedi di potere istituzionali, dall’altra attua una politica fatta di attacchi violenti, come raid squadristi ed azioni xenofobe. Tutto ciò avviene senza che vi sia alcuna condanna da parte delle figure che compongono il panorama istituzionale, che si preoccupano anzi di difenderli come in occasione dei fatti di Piazza Navona del 30 ottobre. Non bisogna commettere l’errore di considerare questi gruppi come piccole realtà isolate nel loro folklore tradizionalista e di sottovalutare la loro influenza , ma è necessario inserirle in un quadro più ampio di regime repressivo. Quello che intendono fare, a Torino come in altre città italiana, è accrescere il loro potere nelle sedi del potere centrale, dalla candidatura alle elezioni per il Senato Accademico con la lista dell’Arcadia, alla candidatura a premier della Santanchè.

Contro le pretese di spazio dei gruppi neofascisti torinesi, e per impedire a G.I. di manifestare nella nostra città indiciamo sabato 18 un presidio antifascista cittadino in piazza Castello alle 14. NESSUNO SPAZIO PER I FASCISTI.

STUDENTI MEDI ANTIFASCISTI/E

Milano rifiuta la manifestazione delle destre xenofobe d'Europa

 

 

Da settimane in rete circola l’inquietante notizia che il 5 aprile prossimo, a Milano, si svolgerà un “evento politico internazionale” promosso da Forza Nuova, con la partecipazione di esponenti del BNP (British National Party), del FN (Front National) e dell'NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), che insieme a Forza Nuova rappresentano le destre estreme europee.  

Sono note e conclamate le posizioni razziste, xenofobe, negazioniste di queste organizzazioni, la simbologia, il linguaggio, le iniziative si richiamano molto spesso e senza ambiguità alla cultura, le idee e i valori neonazisti.  

Per quanto riguarda Forza Nuova fu lo stesso ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga a chiedere alcuni anni fa lo “…scioglimento di Forza nuova” sulla base “del divieto costituzionale di ricostituzione del partito fascista e in base alle leggi ordinarie” (Corriere della Sera 25/4/2001). 

Così mentre in Italia si preparano le iniziative per celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dalla dittatura fascista e dal nazismo, Milano città medaglia d’oro della Resistenza Partigiana rischia di essere trasformata nella capitale del neo nazismo europeo.

Noi antifascisti abbiamo profondamente a cuore i principi e i valori democratici e di libertà garantiti dalla nostra Costituzione.  

Il richiamo alla nostra Costituzione, alla libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani, che sono fondamento del patto sociale e civile della nostra comunità, è la bussola che ci consente di cogliere la pericolosa sottovalutazione delle attività e delle organizzazioni che orgogliosamente negano la Costituzione, si richiamano all’odio e alla discriminazione tra esseri umani, esibiscono una concezione autoritaria del potere, si ispirano al nazismo e al fascismo. 

Per questi motivi facciamo appello alle donne e uomini di Milano, democratica e antifascista, alle istituzioni, alle associazioni, al volontariato, ai sindacati, ai partiti perché sottoscrivano questo appello affinchè nella nostra città non sia consentito di ospitare l’iniziativa promossa da Forza Nuova.

ilano, 19 marzo 2009

Promuovono l’appello:

 

ANPI sezione Gallaratese, Trenno, Lampugnano “A. Poletti e caduti di Trenno”

ANPI sezione “Quarto Oggiaro”

ANPI sezione “Codè Montagnani”

ANPI sezione Vialba, Musocco “A. Capettini”

Comitato Antifascista Zona8

On. Emanuele Fiano Parlamentare PD  

Per aderire all’appello chiamate o mandate la mail a: antifascisti.zona8@libero.it

 

 

Aggressione fascista all'Università di Roma3

 

 

 

La Fgci di Roma denuncia l'aggressione fascista all'Università Roma3.
«La violenza fascista di Roma continua nella sua orrenda continuità». Lo dichiara il coordinatore della Fgci di Roma Daniele Andreozzi a proposito di un'aggressione avvenuta questa mattina all'Università di Roma 3. «Stamattina nella facoltà di Scienza Politiche dell’Università di Roma 3, alcuni personaggi dichiaratamente legati alla destra romana hanno pestato con caschi e cinghie dei ragazzi appartenenti a un collettivo della facoltà. Tutto questo dopo averli provocati, entrando nell’aula del collettivo, ed insultati ripetutamente. I tre ragazzi pestati ora sono ricoverati al Cto».
«La Fgci di Roma -continua il comunicato- reputa quest’ennesimo atto violento nei confronti di giovani militanti di sinistra la normale conseguenza della politica di sdoganamento fascista che sindaco e politica nazionale stanno portando avanti, in più accusa il Preside di quella facoltà di un silenzio preoccupante, che fomenta la violenza e non la attenua. Siamo solidali con i ragazzi barbaramente picchiati, il fascismo è negli atti non solo nelle tessere di questo o quel partito di destra». (17 marzo 2009 www.larinascita.org)
 

Giornata antifascista a Palazzo Nuovo

 

Ad appena una settimana dalla "militarizzazione" di Palazzo Nuovo per difendere pochi fascistelli in clima elettorale. Ad una settimana dalle cariche, con gli studenti feriti, con Luca arrestato tuttora in carcere.
Palazzo Nuovo invita tutti a partecipare ad una grande giornata sull'antifascismo, per informare, discutere e raccogliere le firme per la scarcerazione.

GIORNATA ANTIFASCISTA
lunedì 16 marzo 2009 a Palazzo Nuovo (dal mattino)

banchetti informativi, video della giornata, mostre, vendita libri, riviste specializzate, raccolta firme per la scarcerazione

L'università è antifascista e una volta ancora lo dimostreremo!

Studenti e studentesse antifascisti/e
Dana (3497725794)
 

Comunicato stampa PdCI Torino

La polizia colpisce ancora a Palazzo nuovo



Questo il commento a caldo del Segretario della Federazione dei Comunisti Italiani della provincia di Torino, Maurizio Calliano, sostenuto da tutta la Federazione: "Questa mattina all'interno dell'Ateneo sono di nuovo apparsi i manganelli della questura contro gli studenti che protestavano contro i fascisti del Fuan.
"Nostro malgrado siamo costretti ancora una volta ad assistere alle legnate della polizia a Palazzo Nuovo contro gli studenti antifascisti, a cui viene impedito di esprimere la contrarietà a quegli elementi che non mancano mai l'occasione di inneggiare al duce e alle camice nere.
"Torino democratica e antifascista ha il dovere di respingere con forza ogni iniziativa e manifestazione che sia collegata all'apologia di fascismo, così come previsto dalla nostra Costituzione nata dalla Resistenza.(9 marzo 2009)
 

Torino, scontri tra studenti e polizia

 

Tensioni e scontri, questa mattina, tra le forze dell'ordine e studenti antifascisti e del Collettivo universitario autonomo che manifestano contro un banchetto di raccolta firme organizzato dal Fuan-Azione Universitaria per le elezioni universitarie a Palazzo Nuovo. Tre giovani fermati (due arresti e un fermo) e quattro agenti in borghese della Digos feriti, uno dei quali alla testa: è il primo bilancio degli scontri nell'atrio di Palazzo Nuovo.

Per tutta la mattina gli studenti hanno lanciato slogan come "Fuori i fascisti dall'università" e contro la presenza della polizia. La situazione è diventata più tesa quando nell'atrio di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, gli studenti del Cua hanno lanciato una dozzina di uova e un fumogeno contro le forze dell'ordine che bloccavano ogni loro avvicinamento al banchetto degli universitari del Fuan. La polizia ha intrapreso una carica per respingere gli studenti.

Nonostante il tentativo di mediazione di polizia e carabinieri, si sono fronteggiati gli attivisti del Fuan da una parte e dall'altra gli autonomi dei centri sociali, in particolare l'Askatasuna, che si trova vicino all'università. Durante le cariche della polizia, è stata inoltre lanciata dall'esterno una bomba carta.

I manifestanti, non riuscendo a raggiungere i coetanei del Fuan, hanno lanciato numerosi oggetti contro le forze dell'ordine, tra cui anche due bombe carta, una delle quali scoppiata davanti al volto di un agente. Tre giovani sono stati fermati e la loro posizione è al vaglio della polizia. Lasciato Palazzo Nuovo, gli autonomi del Collettivo universitario hanno occupato il salone d'onore del Rettorato in attesa di potere avere un incontro con il Rettore nel pomeriggio.( La Repubblica 9 marzo 2009)

 

 

Bergamo: Neonazisti indisturbati, antifascisti caricati

"SCONTRI BERGAMO: NEONAZISTI INDISTURBATI, ANTIFASCISTI CARICATI. MINISTRO MARONI CHIARISCA SUBITO RESPONSABILITÀ"

dichiarazione di Luciano Muhlbauer (Consigliere regionale della Lombardia, Prc)

I responsabili locali dell’ordine pubblico e il Ministro degli Interni devono degli urgenti ed esaustivi chiarimenti su quanto avvenuto ieri sera a Bergamo, dove le forze dell’ordine hanno non solo permesso, ma persino protetto un corteo non autorizzato del movimento neonazista Forza Nuova, con tanto di esibizione di simbologia fascista e soprattutto di squadre organizzate e armate di spranghe, mentre poco dopo sono stati invece caricati con rabbia e rastrellati a decine i manifestanti antifascisti. (vedi anche video su http://www.youreporter.it)
Due pesi e due misure che non possono che suscitare vivo allarme e che fanno il paio con quanto sta avvenendo sempre più frequentemente in tutto il paese. Cioè, una grande tolleranza istituzionale verso gruppi razzisti e neofascisti, anche quando violano palesemente la legge e le prescrizioni costituzionali, e una totale intolleranza verso ogni forma di dissenso in qualche modo riconducibile alla sinistra o semplicemente a opinioni non conformi o contigue al centrodestra.
Subordinare la gestione dell’ordine pubblico non alla legge e al buon senso, bensì agli orientamenti e agli interessi politici dei governanti di turno, mette a serio rischio la tenuta democratica e apre le porte alle avventure autoritarie.
Per questo chiediamo con forza che il Ministro Maroni chiarisca immediatamente le responsabilità istituzionali di quanto accaduto e che formalizzi l’impegno che cose del genere non si ripetano più.
(da http://www.lucianomuhlbauer.it 2 marzo 2009)

 

Grave aggressione neofascista

ROMA: FERRERO, GRAVE AGGRESSIONE NEOFASCISTA A IMPIEGATO DIREZIONE PRC

(ASCA) - Roma, 20 feb - Una ''gravissima aggressione'' e' stata subita poche ore fa da un militante di Rifondazione che lavora alla sede della Direzione nazionale del Prc a Roma''.
A denunciarlo e', in una nota, lo stesso segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero che parla di una aggressione ''brutale ad opera di un gruppo di militanti di estrema destra che stazionava a pochi passi dalla sede nazionale del Prc con la scusa di attaccare manifesti proprio sotto la sede''.

''Il ragazzo che lavora al Prc e che e' stato pesantemente aggredito si trova in questo momento al Pronto soccorso dell'ospedale Policlinico di Roma e sporgera' denuncia contro ignoti'', ha aggiunto Ferrero che ha definito ''inaccettabile che a meno di 20 metri dalla sede nazionale del Prc sia permesso a militanti dell'estrema destra di agire indisturbati, di propagandare le loro idee politiche fasciste e antisemite e di aggredire a freddo chi qui pacificamente vi lavora''.


 

27 gennaio Giornata della Memoria

Il coro dell'Armata Rossa in onore dei morti del nazifascismo

e dei morti palestinesi

Primo Levi:  «… La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio del 1945. […]. Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. […] Quattro uomini armati, ma non armati contro di noi, quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e puerili sotto i pesanti caschi di pelo. Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota […]: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono…»[1]

         

 

La Risiera di San Sabba

 

             

           

27 gennaio Giorno della Memoria

ll 27 gennaio 1945 vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz. Simbolicamente in questa data viene istituito il Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Per l'occasione anche quest'anno la Città di Torino ha organizzato celebrazioni civili e diverse iniziative che, insieme a quelle organizzate da altre istituzioni, sono coordinate dal Museo e il cui programma completo è consultabile al

Museo Diffuso della Resistenza

Io chiedo: quando ci sarà una giornata della memoria per i morti palestinesi?

 

 

 

 

Come ai tempi dell'Asse:

torna il patto di immunità sui crimini nazifascisti


di Guido Ambrosio

La Risiera di San Sabba, già campo di concentramento nazista, è stata testimone di una penosa sceneggiata. Protagonista Frank-Walter Steinmeier, ministro degli esteri di un governo che dichiara che mai e poi pagherà un euro di risarcimento ai familiari delle vittime delle stragi naziste in Italia e ai deportati, militari e civili, costretti al lavoro coatto. Comprimario Franco Frattini, che nel giugno scorso, in un'intervista alla Süddeutsche Zeitung, denunciava come «pericolosa» la sentenza della Cassazione che aveva confermato la competenza dei tribunali italiani a decidere sui risarcimenti chiesti dagli ex deportati.
Per il nostro ministro degli esteri quella sentenza metteva a rischio «la sicurezza del diritto», non quello delle vittime, ma quello degli stati a non essere molestati dalle vittime delle loro guerre.
Il principio predemocratico della «immunità degli stati» viene in effetti messo in discussione dalla Cassazione, almeno in presenza di crimini contro l'umanità, che per la nostra massima corte «segnano il punto di rottura dell'esercizio tollerabile della sovranità». Steinmeier medita di ricorrere alla corte di giustizia dell'Aia, contando sulla complicità di Frattini. Al ministero degli esteri tedesco sono convinti che, «in linea di principio, il governo italiano la pensa come noi». Dunque le corone di fiori deposte ieri a San Sabba sono solo una cortina fumogena dietro cui nascondere un immondo patto di immunità tra due paesi già legati dall'Asse nazifascista.
I portavoce tedeschi ripetono ossessivamente che i risarcimenti violerebbero ben tre trattati internazionali, con cui l'Italia avrebbe già rinunciato a ulteriori pretese. Questa tesi, che di rimbalzo circola in Italia, è falsa. I trattati si possono ben interpretare in senso opposto.
Della questione ci si è già occupato nelle sentenze di primo grado il tribunale militare di la Spezia, quando ha disposto risarcimenti per le parti civili, come per le stragi di Civitella, Falzano, Branzolino e San Tomè.
In quest'ultimo caso, nel condannare anche a un risarcimento il tenente Heinrich Nordhorn, i giudici facevano notare che non vi si opponeva il trattato di pace del 1947 tra l'Italia e gli Alleati, dove pur si dice che «L'Italia rinuncia, a suo nome e a nome dei cittadini italiani, a qualsiasi domanda contro la Germania e i cittadini germanici che sia pendente alla data dell'8 maggio 1945». Laconico il commento dei giudici: «A tale data non erano pendenti domande nei confronti dell'imputato».
Né osta al risarcimento delle vittime delle stragi il trattato bilaterale del 1961, che concedeva 40 milioni di marchi da ripartire tra quanti avevano sofferto «privazioni alla libertà» per motivi politici, religiosi o razziali. Infatti tale trattato si proponeva come regolamento definitivo solo per i deportati. Senza pregiudizio, però, per altri diritti in base alla legislazione tedesca sui risarcimenti, che prevede un nuovo indennizzo per il lavoro coatto, arbitrariamente negato dai governi Schröder e Merkel agli italiani.
Infine, secondo i giudici spezzini, nemmeno si poteva tirare in ballo un secondo trattato bilaterale del 1961 «per il regolamento di alcune questioni di carattere patrimoniale, economico e finanziario», perché anche questo si riferisce solo a rivendicazioni e richieste già «pendenti» nel 1945.
Dunque all'Aia Steinmeier e Frattini rischiano una figuraccia. Dovrebbe semmai essere l'Italia a citare la Germania in giudizio, per il mancato rispetto delle sentenze della Corte di cassazione e per la mancata esecuzione in Germania delle condanne inflitte dai nostri tribunali a militari autori di stragi.(Il Manifesto 19 novembre 2008)

 

 

Pestata a sangue da un gang squadrista

Nota di redazione: I fasci arrivano così,  in quattro o cinque contro uno, una, in questo caso, ancora meglio, ancora più facile, ancora più da vigliacchi quali sono, oggi come ieri.

 di Paola Natalicchio

«Io, pestata sul treno da una gang squadrista»  Presa a calci da quattro ragazzi. Nello stomaco e sui fianchi.
Ripetutamente. Minacciata con un coltello. Nell'indifferenza della gente, su un treno regionale. Una tratta breve, Roma-Ciampino, quindici minuti appena. È successo sabato scorso a Ilaria, 21 anni, di Pavona, piccolo centro a due passi da Roma. La sua colpa? Avere in borsa una kefiah, la sciarpa simbolo del patriottismo palestinese usata, tra i ragazzi, come segno di un'appartenenza politica di sinistra.

«Stavo tornando a casa dopo un pomeriggio di lavoro. Come sempre mi aspettavano un quarto d'ora in treno e poi un tratto in autobus», spiega Ilaria, che fa la barista in via Cavour. Alle 22.42 il treno è partito.
Ilaria ha preso posto in un vagone centrale. Dopo pochi minuti, l'incubo. «Ho notato un gruppo di ragazzi sui 24-25 anni. Gridavano, battevano sui vetri. Era impossibile non sentirli anche nei vagoni accanto». Il controllore, però, su una tratta così breve passa difficilmente. E l'escalation è continuata. «Uno di loro ha iniziato a chiedere, urlando: Ce l'avete le bombe? Penso che cercasse droga. Pasticche. A Roma si chiamano così. Ho abbassato la testa. Intanto due di loro sono saliti davanti ai sedili di fronte al mio e, dandomi le spalle, hanno iniziato a spintonare un gruppo di ragazzini che sedevano più avanti. Insistevano: Voi ce l'avete le bombe?».

Ilaria prosegue, le trema la voce. «A un certo punto uno di loro si è girato e ha visto la mia borsa. Indicandola mi ha detto: E tu ce le hai le bombe? Frugandoci dentro, ha visto la mia kefiah. Non hai le bombe e oltretutto sei una comunista di merda. Ha detto così e sono cominciati i calci. Io ho pensato solo a coprirmi la testa. Mi hanno circondata in quattro. Ripetevano: Prenditi quello che ti spetta, comunista di merda».

Nel vagone del treno, quella sera, Ilaria non era sola. Davanti a lei, oltre al gruppetto di ragazzi che per primi erano stati molestati, due uomini sulla trentina e, poco più avanti, altri quattro giovani. In poco tempo, però, si sono tutti dileguati. «Mi hanno tirata su. Uno di loro mi ha allargato le braccia e ha preso a minacciarmi con un coltello. È lì che mi sono girata e non ho visto più nessuno. Il coltello era fermo, ma il corpo si muoveva per i calci. Così ci ho urtato contro e mi ha graffiata. È uscito del sangue».

È stato forse questo a salvare la ragazza da conseguenze peggiori dei cinque giorni di prognosi diagnosticate dal pronto soccorso. «Uno dei ragazzi che mi stava pestando si è spaventato e si è fermato. Si è messo in mezzo, mi ha fatto scappare. A quel punto mi sono chiusa in bagno».
Da lì, Ilaria ha fatto una telefonata. «C'era poco campo, Per istinto non ho chiamato la polizia, ma mia madre». La denuncia per aggressione alla polizia di Albano Laziale è di ieri sera.

Nel frattempo i ragazzi sono fuggiti. Nessuno li ha fermati. Alla stazione di Ciampino non ci sono telecamere e, al suo arrivo, Ilaria l'ha trovata quasi deserta. Per rendersi conto che quel che dice è vero, basta prendere il suo stesso treno. Lunedì sera, ad esempio. Corsa semivuota, dieci passeggeri in tutto, metà le donne. Il controllore non è mai passato nei vagoni centrali. All'arrivo in stazione, davanti al secondo binario, la carcassa annerita di un bar self- service dato alle fiamme. A pochi metri, un comando della Polizia Ferroviaria. Ben illuminato, ma senza nessun agente sulla soglia a dare un'occhiata.

Nel sottopassaggio, alcuni volantini raccontano di un altro episodio di violenza, una settimana fa. Erika, 19 anni, era seduta sulla ringhiera e aspettava il treno per Frascati. Erano le quattro del pomeriggio, c'era ancora luce. Un giovane l'ha spinta lungo le scale del sottopassaggio ed è scappato via. Un volo di tre metri. «Abbiamo fatto denuncia, ma non essendoci le telecamere è quasi inutile. Cerchiamo testimoni», spiega suo padre. «Mia figlia si è fratturata una spalla, incrinata tre vertebre e ferita alla testa. Tre giorni in ospedale, 30 di prognosi».

Sono queste le stazioni di periferia che, dopo l'omicidio di Francesca Reggiani, il sindaco Alemanno aveva promesso di mettere in sicurezza. La campagna elettorale è finita e a pagare sono loro. Due ventenni qualsiasi. Un sabato sera e un mercoledì pomeriggio come tanti.( www.unita.it 12 novembre 2008)

 

 

Solidarietà a Rai3 da Rinascita

Ufficio stampa PdCI - 4 novembre 2008

“Solidarietà a Rai Tre e a Federica Sciarelli che con “Chi l'ha visto” da sempre fa una trasmissione di vero servizio pubblico, con inchieste coraggiose e dalla parte dei cittadini. Come ha fatto anche ieri sera mostrando i filmati relativi a Piazza Navona”. Lo dichiara Manuela Palermi, direttore di “Rinascita”, settimanale del Pdci. “Quanto accaduto questa notte nella sede Rai di via Teulada ha dell'incredibile, circa 40 persone hanno fatto irruzione senza riuscire ad essere bloccati. All'irruzione sono seguite le minacce alla redazione. Un attacco squadrista alla sede della Rai non può essere sottovalutato, è indice di un clima pericolosissimo. A Federica Sciarelli e alla sua redazione va tutta la  vicinanza mia e della redazione di “rinascita, insieme all'incoraggiamento ad andare avanti con il loro importante lavoro”

 

Irruzione fascista alla sede Rai di Roma

 

Irruzione alla Rai, minacce ai giornalisti di Chi l'ha visto? Gli ultrà di destra puntano l'indice contro la trasmissione di Rai3 che ieri sera ha mostrato un filmano inedito dell'aggressione ad un gruppo di giovani in piazza Navona, mercoledì scorso.
 
Una trentina di ultrà di destra, con il viso coperto da passamontagna, ieri notte hanno scavalcato i cancelli della sede di via Teulada, lanciando uova marce contro le pareti. Sono fuggiti prima che arrivasse la Polizia, ma stamane, telefonate di rivendicazione e minaccia a nome di Forza Nuova sono giunte alla redazione di Chi l'ha visto?. Per i volti di quegli aggressori del Blocco Studentesco mostrati durante la trasmissione, gli estremisti hanno promesso ai redattori pesanti ritorsioni: "Vi abbiamo identificato, a voi ed ai vostri familiari". Le telefonate di minaccia. Una voce maschile, adulta, con voce apparentemente pacata, ha chiamato la redazione da un'utenza fissa: "Abbiamo visto la vostra trasmissione dove chiedete nome, cognome e indirizzi di chi è stato fotografato. Noi faremo lo stesso con tutti voi: chi ha visto voi; chi lavora con voi; dove abitate, e poi verremo sotto le vostre case". Sono seguite altre tre telefonate dello stesso tenore.

 
"Ma noi non abbiamo mai coinvolto il pubblico", replica Federica Sciarelli, conduttrice della trasmissione. "Non ho sollecitato i telespettatori a fornire alcuna indicazione. Mi sono solo limitata a dire 'guardate queste immagini': tutto qua".
"Sono dei ragazzini spaventati". Nel filmato, mandato in onda al rallentatore, sono ripresi gli scontri avvenuti prima dell'aggressione davanti al bar Navona: "Guardate la faccia sgomenta e preoccupata dei ragazzi, sono dei ragazzini - commenta la Sciarelli - sono veramente dei ragazzini che scappano, spaventatissimi da quello che sta succedendo". Forza nuova: "La sinistra scalda gli animi". Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova - sigla che finora era rimasta 'ufficialmente' lontana dagli incidenti - si è affrettato a dichiarare la sua profonda indignazione per la trasmissione e la "volontà di certa sinistra di scaldare gli animi per riaprire una spirale di violenza contro i ragazzi di destra. Hanno tracciato una lista di proscrizione nei confronti di militanti politici". Curzi: "Azione squadrista". L'irruzione nella sede Rai di via Teulada ha mobilitato i vertici della Rai: il presidente Claudio Petruccioli ha telefonato preoccupato al ministro dell'Interno. Lunga telefonata anche tra il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, e il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli. Sandro Curzi, ex direttore TG3, oggi consigliere d'amministrazione della Rai, è convinto che il "blitz in via Teulada di fatto rivendica la legittimità dell'azione squadristica di piazza Navona contro la pacifica manifestazione di protesta degli studenti". "E' la prima volta che gli uffici e gli studi della Rai vengono assaliti con proditoria violenza, questo non è assolutamente accettabile ed è un segnale molto preoccupante per il nostro Paese", si legge in una nota del Sindacato dei giornalisti italiani. "Chiediamo, con forza - si legge ancora nella nota -, al ministro dell'Interno Roberto Maroni ed alla Magistratura che facciano piena luce sul gravissimo episodio perseguendo i responsabili di questo atto di stampo chiaramente squadristico".
Solidarietà a Rai Tre, a Federica Sciarelli e la redazione di “Chi l'ha vistò”, trasmissione da sempre impegnata, con inchieste coraggiose dalla parte dei cittadini - è stata espressa Italo Di Sabato responsabile dell'Osservatorio sulla repressione del Prc- Come ha fatto anche ieri sera - aggiunge Di Sabato - mostrando i filmati relativi agli incidenti provocati da noti esponenti dell’estrema destra romana a Piazza Navona. Quanto accaduto questa notte nella sede Rai di via Teulada ha dell'inqualificabile. Circa 50 persone attivisti di destra hanno fatto irruzione senza riuscire ad essere bloccati. All'irruzione sono seguite le minacce alla redazione. Un attacco squadrista alla sede della Rai - conclude Di Sabato - non può essere sottovalutato, è indice di un clima pericolosissimo che da tempo denunciamo. Sarebbe molto grave se qualcuno cercasse ancora di giustificare questo atti di chiara violenza fascista. (Osservatorio sulla repressione 4 novembre 2008)

 

La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti


di Curzio Maltese


Un camion carico di spranghe e in piazza Navona è stato il caos. Gli scontri di ieri a Roma

Aveva l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra.
Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra.
Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci.
"Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa
incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del
funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino:
"Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia.
"Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale.
Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?".
Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro:
"Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".  (29 ottobre 2008 La Repubblica)
 

   

 

 

Solidarietà alla Cgil scuola di Torino

Comunicato del capogruppo in Regione Piemonte dei Comunisti Italiani Luca Robotti

Piena solidarietà alla CGIL Scuola, attaccata dal vero volto del governo Berlusconi

 

Oggi alla 17 un gruppo di giovinastri di Azione Giovani sono penetrati con forza nella sede del sindacato scuola, nei pressi dell'università di Torino, con il chiaro intento di menare le mani, oltre che di impedire l'attività sindacale, che nel nostro Paese è costituzionalmente garantita.

Il vero volto del governo Berlusconi è questo, quello dell'intolleranza, del machismo muscolare, dell'odio verso i sindacati e la libertà.

Noi stiamo con la libertà e con la CGIL, contro la violenza, che è stata impedita solo grazie all'intervento delle forze dell'ordine, e contro l'intolleranza di questi quattro poveri imbecilli al soldo del federale di turno, che fanno il gioco di coloro che vogliono ridurre l'università ad essere asservita ai poteri economici e la scuola pubblica un luogo in cui non si cresce e non si diventa cittadini.


 

Torino, 28 ottobre 2008
 

Apologia di fascismo»: indagato La Russa

di Federica Fantozzi


 
napolitano, porta san paolo, 8 settembrel Tribunale dei Ministri ha aperto un fascicolo sul titolare della Difesa Ignazio La Russa per le parole pronunciate l’8 settembre di quest’anno a proposito della Repubblica di Salò. L’iniziativa è stata presa a seguito dell’esposto di un cittadino italiano, residente in Toscana, alla magistratura che per competenza ha trasmesso gli atti al tribunale speciale. L’esposto è stato depositato presso la Procura di Roma il 16 ottobre scorso e per i giudici ministeriali l’apertura del fascicolo è stato un atto dovuto. Il ministro è indagato per il reato di apologia di fascismo.

In occasione della commemorazione del 65esimo anniversario della Difesa di Roma, La Russa ha rivalutato il ruolo dei militari della Rsi sostenendo che «dal loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della patria». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, presente alla cerimonia a Porta San Paolo, ha considerato invece «simbolo della volontà di riscatto» dell’Italia coloro che «rifiutarono l’adesione alla Repubblica di Salò». Ecco le parole precise pronunciate dal ministro quasi due mesi fa: «Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia».

L’elogio di La Russa giunse poco dopo che il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva definito il fascismo «non il male assoluto» ma «un fenomeno complesso» in un’intervista, e suscitò aspre polemiche. Gianfranco Fini si irritò per la «sprovvedutezza» dei suoi colonnelli. Il quotidiano della Cei “Avvenire” bollò le dichiarazioni dei due esponenti di via della Scrofa come «avventate». Velate dal sospetto di «una rivendicazione di eredità e di identità, seppure cauta e circospetta» anziché «di un giudizio storico equanime». Veltroni si dimise dal comitato per il museo della Shoah presieduto da Alemanno. Fino alla sconfessione pubblica da parte del vicepresidente della Camera nonché leader di An davanti alla platea di Azione Giovani: «Non si può equiparare chi stava da una parte e chi stava dall'altra - chiarì Fini in quello che è stato definito nei forum della destra radicale «l’ultimo strappo» - Non era equivalente». E ancora: «C'era chi combatteva per una causa giusta, che era la causa della libertà, dell'eguaglianza, della giustizia sociale, e c'era chi, fatta salva la buona fede in molti casi, combatteva per una parte sbagliata. Non sono categorie morali ma storiche».

Ora il Tribunale dei Ministri ha aperto il fascicolo sulla vicenda. Un atto dovuto dopo la denuncia di un uomo che si è sentito offeso e ferito dal comportamento di La Russa. Perché - ha rievocato nell’esposto - il nonno fu bastonato con durezza dai soldati tedeschi che gli hanno procurato lesioni permanenti. Il nome del ministro della difesa è dunque stato iscritto nel registro degli indagati per apologia di fascismo.(L'Unità 30 ottobre 2008)
 

 

Grave provocazione contro i lavoratori in sciopero

 

 Ieri 17 ottobre ’08 il Sindacato Lavoratori in Lotta ha partecipato allo sciopero generale promosso dalle rappresentanze sindacali di base dei lavoratori quali Confederazione COBAS, CUB e SDL contro il governo Berlusconi, ha visto in piazza, lavoratori, studenti, precari, pensionati e intere famiglie, che sono scese per far sentire la propria voce e le proprie ragioni di dissenso contro gli attacchi da parte del governo, legale rappresentante di CONFINDUSTRIA e padroni. La pioggia e il maltempo non ha impedito il corteo ha cui hanno partecipato più di 500 mila persone.

È stato un grande sciopero generale cui Berlusconi e tutta la sua banda dovrà fare i conti e dare conto alle migliaia e migliaia di persone presenti in piazza.

Ma sulla via del ritorno sono accaduti fatti inquietanti su cui tutti quanti noi dobbiamo rifletterci e lottare affinché ogni singola organizzazione, ogni singolo lavoratore non subisca ricatti, ma combattono contro le intimidazioni e il ricatto.

Sulla via del ritorno, improvvisamente in autostrada, una pattuglia della polizia stradale ferma il pullman in cui viaggiava il SLL, nei pressi del casello di Frosinone, facendoci scendere dal pullman e senza fornire spiegazioni e con atteggiamento provocatorio e ricattatorio ci chiedono di fornire i documenti di ogni partecipante allo sciopero, ne scaturisce una protesta in autostrada, ma la situazione assume aspetti ancora più inquietanti quando un secondo pullman con dentro i partecipanti allo sciopero aderente all’ RdB, viene anch’esso fermato. A questo punto è tutto chiaro, Berlusconi e tutta la sua cricca non a digerito la riuscita dello sciopero generale e la messa in discussione della sua poltrona e di quella dei suoi complici.

I fermati cominciano a protestare e costringono la polizia a fare marcia indietro, infatti, dicono che possiamo riprendere il viaggio, ma è un inganno, infatti, faranno in modo di far andar via solo il pullman di RdB (successivamente fermato e condotto in questura). A questo punto è tutto chiaro, siamo sotto sequestro della polizia.

I fatti successivi a questi episodi la dicono lunga sul comportamento della polizia e dei suoi mandanti, l’atteggiamento terroristico che le forze dell’ordine hanno avuto sono di una gravità enorme, infatti i bambini che viaggiavano sul pullman hanno iniziato ad accusare malori, considerato che per circa 2 e mezza non bevevano e ascoltavano le continue provocazioni della polizia che minacciavano di condurci in questura senza fornire alcuna spiegazione.

A questo punto abbiamo chiamato l’autoambulanza, per i primi soccorsi medici. La polizia all’arrivo dei soccorsi, ci invita a ripartire, ma è troppo tardi, i bambini, in stato di pianto e di malori all’addome e alla testa, raccontano in lacrime al medico quello che la polizia con ricatto e aria minacciosa facevano. Solo dopo che il medico con visita ai bambini e rassicurandoli di continuo, questi si tranquillizzarono. Nel frattempo delle numerose pattuglie di polizia e gli agenti che hanno partecipato al fermo, scompaiono tutte, ne resta una sola per condurre la manovra del pullman alla ripresa del viaggio. Il responsabile delle forze dell’ordine che ha causato tutto questo scomparve improvvisamente senza lasciar traccia di se.

Questi fatti secondo noi, sono molto gravi è la testimonianza che la banda di mafiosi, fascisti, razzisti e clericali che sono raccolti intorno a Berlusconi non si fermano dinanzi a nulla, i loro attacchi si estendono a tutti, lavoratori, casalinghe, bambini, pensionati, studenti e immigrati, calpestando la dignità di tutti e il diritto democratico delle persone anche a manifestare.

Su questi fatti è bene che tutti noi riflettiamo e ci uniamo in un unico fronte di lotta popolare contro l’arroganza dei padroni.

Sindacato Lavoratori in Lotta - per il sindacato di classe
 

Esposto alla Procura contro sen. Marcello dell'Utri

 

                           Dichiarazione del Consigliere Regionale e Segretario Provinciale Vincenzo Chieppa del PdCI Piemonte

 

Invieremo un esposto alla Procura della Repubblica in relazione alle dichiarazioni del Senatore Marcello dell’Utri che in occasione della presentazione a Roma dei “diari del duce” ha definito Mussolini un grande statista tessendone l’elogio. 

Nel nostro Paese ricordiamo essere in vigore la cosiddetta Legge Mancino, valida su tutto il territorio nazionale, che sanziona l’apologia di fascismo e, a nostro avviso l’intervento del Senatore dell’Utri può a tutti gli effetti essere classificato in quella categoria. 

Chiederemo dunque alla Procura della Repubblica di Torino di accertare se esistono gli estremi per perseguire a termini di legge il senatore dell’ Utri al quale va’ tutta la nostra esecrazione politica e il disprezzo umano per le vergognose affermazioni riportate dai mezzi di informazione. 

Venga il Senatore dell’Utri a Torino e faccia visita al Martinetto dove sono ricordati alcuni martiri della Resistenza uccisi dai  tedeschi e dai “ragazzi di Salò” agli ordini di quell’assassino sanguinario che dell’Utri definisce “grande statista””. 

Torino, 15/10/2008   

 

 

Quel fascino per la camicia nera che cresce nel mondo del calcio


di Corrado Zunino

L'outing di Christian Abbiati, portiere del Milan fascista nel privato e ora anche in pubblico, ha allargato praterie di potenziali rivelazioni nel mondo del calcio italiano, da sempre silenziosamente a destra. Quelle parole rimbalzate in tutta Europa - "del fascismo condivido ideali come la patria, i valori della religione cattolica e la capacità di assicurare l'ordine" - sono sottoscritte, oggi, da una crescente platea di calciatori e dirigenti italiani.
La forza delle frasi rivelatrici di un portiere che è abituale frequentatore dei leader di Cuore nero, succursale dell'estremismo nero milanese e luogo di riferimento per gli ultrà dell'Inter, più che nell'indicare il solito revisionismo pret a' porter italiano che vuole un fascismo buono prima del '38 ("rifiuto le leggi razziali, l'alleanza con Hitler e l'ingresso in guerra", ha detto Abbiati) segnala come anche i calciatori, notoriamente pavidi nelle dichiarazioni, oggi comprendono che queste "verità" si possono finalmente dire: il vento del 2008 non le rende più pericolose per le loro carriere.

Sono diversi i campioni italiani che indossano numeri sinistri e sventolano effigi del Ventennio per poi giustificarsi: "Non lo sapevo". Il portiere Gianluigi Buffon, figlio di famiglia cattolica e impegnata, è stato sorpreso in quattro atti scabrosi. La maglia con il numero 88 che rimandava al funesto "Heil Hitler" segnalata dalla comunità ebraica romana, poi la canottiera vergata di suo pugno con il "Boia chi molla". Nel 2006, durante le feste al Circo Massimo per la vittoria del mondiale, si schierò - mani larghe su una balaustra - davanti allo striscione "Fieri di essere italiani", croce celtica in basso a destra. E i suoi tifosi, gli Arditi della Juventus, un mese fa a Bratislava gli hanno ritmato "Camerata Buffon" ottenendo dal portiere un naturale saluto. Quattro indizi, a questo punto, somigliano a una prova.

E' da annoverare tra i fascisti per caso il Fabio Cannavaro capitano della nazionale che a Madrid sventolò un tricolore con un fascio littorio al centro: "Non sono un nostalgico, ma non sono di sinistra", giura adesso. Nel 1997, però, pubblicizzò in radio le prime colonie estive Evita Peron, campi per adolescenti gestiti dalla destra radicale. Il suo procuratore, Gaetano Fedele, assicura: "Un calciatore può essere strumentalizzato inconsapevolmente".

Nella capitale si sta consumando un pericoloso contagio tra la curva della Roma, egemonizzata dalla destra neofascista, e i giovani calciatori romani. Daniele De Rossi, capitan futuro destinato a sostituire Totti, è un simpatizzante di Forza Nuova. E l'altro romanista da nazionale, Alberto Aquilani, colleziona busti del duce - li regala uno zio - mostrando opinioni chiare sugli immigrati in Italia: "Sono solo un problema".

Molti portieri la pensano come Abbiati, poi. L'ex Stefano Tacconi fu coordinatore per la Lombardia del Nuovo Msi-Destra nazionale ed è stato condannato per aver usato tesserini contraffatti giratigli dal faccendiere nero Riccardo Sindoca. Matteo Sereni, figlio della destrissima scuola Lazio, oggi che è portiere del Torino continua a dormire con il busto di Mussolini sulla testiera del letto.

Il problema è che i calciatori navigano dentro un mare di ipocrisia che consente di tenere "Faccetta nera" nella suoneria del cellulare senza provare sensi di colpa. Questione di maestri. L'ex allenatore della Lazio Papadopulo non si è mai preoccupato delle svastiche in curva "perché in campo non vedo oltre la traversa". Spiega Gianluca Falsini, difensore oggi al Padova: "Giocatori di sinistra ce ne sono pochi e la nostalgia per il Ventennio ti viene per colpa dei politici contemporanei". Già. Nel campionato 2007-2008 in campo sono raddoppiati gli episodi di razzismo: sono stati sei. Mario Balotelli, stella emergente dell'Inter, italiano di origini ghanesi, così racconta l'ultima partita contro la Primavera dell'Ascoli: "Dall'inizio alla fine mi hanno detto: "Non esistono neri italiani". Era lo slogan dei fascisti, volevo uscire dal campo".(La Repubblica 1 ottobre 2008)
 

 

Fascisti nelle istituzioni

 

Il Comune di Verona vieta le bandiere della pace

 

Già difendersi da un'amministrazione dispotica e reazionaria è un arduo compito, una tragedia, e chi si trova ad avere a che fare con Verona e la sua illuminata giunta guidata dal sindaco Tosi lo sa. Ma che fare quando la tragedia sconfina nel ridicolo dell'ignoranza e della cialtroneria?

Nella città scaligera infatti le manifestazioni pacifiste si possono fare, ma solo se non sventolano i colori dell’arcobaleno. Non è uno scherzo, ma una decisione assunta dal comune di Verona. La vicenda è stata resa nota dal sito Nigrizia, delle Missioni Comboniane, strumento attraverso il quale continua la polemica con l'amministrazione scaligera. Ma procediamo con ordine: il Centro Missionario Diocesano e il sito Negrizia, dei preti comboniani, chiedono al Comune di Verona la possibilità di utilizzare tra il 28 settembre e il primo ottobre l'auditorium del Palazzo della Gran Guardia, vicino piazza Bra, per l'arrivo della “Carovana missionaria della pace”, l’iniziativa del mondo missionario italiano, la quinta dal 2000 ad oggi, che dal 25 settembre toccherà una ventina di città italiane, dal Nord al Sud, per chiudersi a Roma il 5 ottobre.

La richiesta è stata fatta a giugno, ma dopo circa tre mesi di silenzio, solo il 17 settembre il Comune comunica il rifiuto a concedere gli spazi richiesti. Due giorni dopo, però l'amministrazione ci ripensa ed esplode la geniale idea. Il 19 settembre l’assessore all’Edilizia pubblica e al Turismo sociale, Vittorio Di Dio, comunica il ripensamento della giunta, ma «con il vincolo di omettere qualsivoglia riferimento partitico e di esporre unicamente bandiere istituzionali». Quindi anche la «bandiera della pace» perché - come lo stesso assessore Di Dio ha comunicato telefonicamente al direttore del Centro missionario diocesano (Cdm), don Giuseppe Pizzoli - sarebbe stata «trasformata in questi anni nel simbolo dell’estrema sinistra».
I preti comboniani hanno rifiutato le condizioni imposte, definendo l'amministrazione comunale «dispotica».Dopo aver ribadito di trovare inaccettabile il vincolo posto, il direttore del Cmd Don Pizzoli ha risposto all'assessore Di Dio di rinunciare alle richieste fatte perché non si baratta la libertà: «Preferiamo mantenere la nostra libertà e autonomia a svolgere le nostre manifestazioni in ambienti ecclesiali».(www.larinascita.org 26 settembre 2008)

 

 

Fascisti in Italia

L'amaca  di Michele Serra

Altro che "fascisti su Marte". Fascisti in Italia, ovunque, negli stadi, nei circoli di quartiere, sui manifesti, nelle scritte murali: "Me ne frego e sputo in faccia al mondo intero" (ieri a Roma). Fascisti (Ciarrapico, Mussolini) amici di un premier che per altro antifascista non è, e dunque perché dovrebbe mai ritrarsi? Fascisti di governo e di sottogoverno, fascisti di maggioranza, fascisti consulenti di rione perché "conoscono il territorio", fascisti di municipio e di municipalizzata, fascisti e basta finalmente liberi dal vecchio assillo dell'ostracismo politico sancito al termine del massacro mondiale, che vide tra i grandi attori anche il loro capo, un mascherone ridicolo e tronfio, versione italiota (dunque anche comico-miserabile) del dittatore rovina-popoli.
Fascisti sdoganati (perfino con qualche scusa) anche grazie a una pubblicistica molto più "egemone" di quella che intendeva contraddire, un paio di pagine sui "crimini partigiani" oggi hanno la garanzia di un titolone di giornale a prescindere, mentre la parola dei combattenti per la libertà è lisa e sfocata come la memoria nazionale. In Europa il fascismo non esiste se non come patologia marginale, robe da schizzati, da sottoproletariato all'ultima stazione, da schedatura in questura. In Italia abbiamo dovuto aspettare Berlusconi per scoprire che siamo l'unico paese europeo non antifascista. In fondo è un merito (di Berlusconi): la verità va sempre detta.(La Repubblica 21 settembre 2008)


 

Anticomunismo

Romagna rossa, Via Gramsci addio...

di (en. mi.)

Nessuna strada o piazza potrà più essere intitolata ai protagonisti del comunismo. La rivoluzione toponomastica è avvenuta a Cento, un comune di 33 mila abitanti nell'alto ferrarese. Alcuni giorni fa, la giunta di centrodestra ha approvato un regolamento che vieta «l'inserimento di persone che fanno riferimento al comunismo» nei nomi delle strade. Peccato che l'unica a rientrare in questa categoria sia la piccola via Gramsci, che a breve verrà cancellata dalle mappe ferraresi. «Nella Costituzione manca una condanna del comunismo. Non vorrei una via intitolata a Ciano, ma neanche una a Lenin». Il parallelismo è di Gianluca Panzacchi, uno dei due consiglieri del Carroccio che ha presentato il testo approvato da Lega, An e Alleanza per Cento, lista civica di destra. Durante il dibattito, Pdci e Pd si sono scagliati contro la maggioranza. «In Italia esiste solo il reato di apologia del fascismo» ha ricordato Claudio Tassinari (Pd). In realtà, quello che appare un racconto di Guareschi aggiornato all'Italia post-ideologica, inizia nel 2006, quando il sindaco appena eletto, Flavio Tuzet, intitola una piazza ai fratelli Govoni, uccisi dai partigiani. Celebrandoli come vittime, la giunta dimentica che due dei sette fratelli erano alla testa delle brigate nere. Passano due anni e il comune prova a dedicare una via a Igino Ghisellini, gerarca morto in un'imboscata nel '43 (per vendicarne l'uccisione vennero fucilati 11 antifascisti). La magistratura ha dimostrato che la morte di Ghisellini avvenne per una faida interna al fascismo ferrarese. L'intitolazione venne stoppata con imbarazzo dallo stesso Fini, attraverso la mediazione del senatore di An, Alberto Balboni. Dopo l'episodio, il comune approva un regolamento, nel quale si vieta ogni riferimento al fascismo nei nomi delle strade. Fino a martedì, quando la Lega chiede un'integrazione di quel testo in nome della «condanna di ogni dittatura». Nel tentativo di assimilare fascismo e comunismo, le distanze spariscono. La memoria si riscrive. E dove non arriva la Storia, ci pensa la toponomastica.(Il Manifesto 20 settembre 2008)

 

Presidio antifascista a Genova

 

Sabato 20 a Sampieraderena si terrà il congresso del partito di estrema destra  "Azione Sociale", il quale vedrà la partecipazione di Alessandra Mussolini. Questa è un'ulteriore offesa alla città di Genova, per la sua storia e la sua cultura antifascista. Invitiamo tutti i cittadini genovesi a partecipare alla manifestazione antifascista che si terrà sabato 20 settembre 2008 dalle ore 14 in piazza Montano e di cui pubblichiamo l'appello:


Per l'ennesima volta la nostra città e in particolare il nostro quartiere devono subire la provocazione di un'adunata fascista. Sabato il partito neofascita dell'on. Mussolini Azione Sociale terrà il suo congresso a Sampierdarena, nella pizzeria del forzista Malerba.
Le politiche del governo di cui fannno parte questi personaggi stanno creando un deserto dal punto di vista sociale, non solo a causa dei continui tagli a chi lavora in maniera laica con situazioni di disagio, ma perchè vi è un continuo attacco al diverso, generando una situazione di paura e diffidenza che imprigiona le libertà e le coscienze dei cittadini.
Finora questo clima ha generato mostri e da qualche giorno anche assassini. Gente normale che si scaglia contro ragazzi di colore in pieno centro a Milano, con la pretesa di farsi giustizia da sé. La politica del governo ha grosse responsabilità, una politica che segrega e non integra, una politica repressiva incapace di concedere diritti elementari e di accorgersi che una consistente fetta dei lavoratori in italia è costituita da cittadini migranti e che i loro figli, i nostri fratelli, sono italiani anche se di un colore diverso.
Questo clima emblematico si respira quotidianamente nel nostro quartiere attanagliato ormai dalla paura, attraversato dalle ronde mediatiche dei leghisti e desertificato socialmente dalle istituzioni cittadine. Basti pensare che Sampierdarena è stato l'unico quartiere senza eventi per la notte bianca e che non si aspetta altro che demonizzare ogni manifestazione pubblica.
Noi sappiamo però che in questo quartiere martoriato e futuro oggetto delle più grandi speculazioni edilizie che la nostra città abbia mai visto negli ultimi vent'anni, ha un cuore solidale e antifascista che ancora batte, basta pensare alle decine di associazioni formali e informali che tentano quotidianamente di dare una risposta ai problemi della gente e che fanno da argine al degrado nel quale ci hanno precipitato. É proprio a queste realtà che facciamo appello per una mobilitazione pacifica antifascista sabato 20 settembre 2008.(PdCI Genova 19 settembre 2008)

 

 

Rappresentati della Repubblica offendono storia

e memoria dell'Italia antifascista

 

«Fascisti di oggi che difendono fascisti ieri», questo è quello accade oggi in Italia secondo Manuela Palermi del Pdci.

Le ultime parole vergognose in ordine di tempo arrivano oggi, 8 settembre, nel corso della cerimonia di commemorazione del 65° anniversario della Difesa di Roma e dell'Armistizio di Cassibile. E' il ministro della Difesa La Russa a pronunciarle, «farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia».

Rigurgiti fascisti, che si concretizzano poi, passando dalle parole ai fatti, nelle aggressioni di stampo nazifascista che si moltiplicano. Ma non è solo il ministro La Russa a spararle “grosse”, neanche due giorni fa il sindaco di Roma Alemanno, da Gerusalemme dove si trovava in visita - chissà se almeno per andare lì se l'è tolta la croce celtica che porta al collo - lanciava la frase: «Il fascismo non è stato il male assoluto, solo le leggi razziali». Una distinzione poco gradita che fa ha fatto scattare molte reazioni. Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche, ricorda: «Le leggi furono emanate dal regime fascista, mi sembra difficile separare le due cose. Bisogna essere cauti». Più cauto il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici che chiede comunque «un chiarimento». Critiche anche dall'ex sindaco di Roma Veltroni che ha deciso di dimettersi dal comitato per il museo della Shoah, in rottura con le affermazioni di Alemanno.


Il centrodestra si schiera invece con quest'ultimo, a partire dal vicesindaco Mauro Cutrufo che accusa la sinistra di essere ferma a «settanta anni fa». E Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl, rincara la dose: «Nessuno storico degno di questo nome si rifiuterebbe di sottoscrivere la sostanza delle dichiarazioni del sindaco». Anche il sindaco di Roma, ormai soprannominato “Retromanno” per le continue marce indietro, cerca di buttare acqua sul fuoco, «per il sottoscritto comprendere la complessità storica del fenomeno totalitario in Italia e rendere omaggio a quanti si batterono e morirono su quel fronte in buona fede, non significa non condannare senza esitazione l'esito liberticida e antidemocratico di quel regime», afferma. Resta il fatto: dichiarazioni vergognose quelle di Alemanno e di La Russa, come ricorda Daniele Andreozzi, coordinatore della Fgci di Roma, «a pochi giorni dall’ennesimo atto squadrista e fascista a Roma.(www.larinascita.org 8 settembre 2008)

 

La "prima" di Cuore Nero mobilita gli antifascisti

(ma.ma.)

Questa ci mancava. Oggi a Milano apre la nuova sede del circolo di estrema destra Cuore Nero, una prima assoluta da queste parti. Dopo il primo tentativo, sfumato in un incendio che aveva distrutto la sede l'11 aprile 2007, l'estrema destra ci riprova. E così nella città medaglia d'oro alla Resistenza, i neonazisti trovano lo spazio per propagandare le loro idee, con la silenziosa connivenza delle forze politiche di destra, presenti e influenti nelle istituzioni. Primo fra tutti Lino Guaglianone (ex tesoriere dei Nar e recentemente candidato da An), che con una delle sue società avrebbe comprato la sede dandola a disposizione ai fondatori di Cuore Nero. Che ora sono lanciati. La Milano antifascista però si mobilita con un presidio di protesta, organizzato dalle 15 in piazza Cimitero Maggiore, vicino alla nuova sede di Cuore Nero. Organizza Cascina Torchiera (o dovremmo dire «i parassiti dell'estrema sinistra comunista», come è stata oggi definita dal simpatico «Comitato Destra per Milano» che presentava la nuova sede); aderiscono i centri sociali milanesi, il gruppo consiliare regionale e provinciale di Rifondazione, associazioni e diverse realtà locali. Ma non si esaurisce tutto in un presidio: la mobilitazione di oggi si inserisce in un percorso, iniziato con la festa antifascista del 25 aprile, che ha dato vita alla rete «Partigiani in ogni quartiere», che raccoglie le realtà cittadine sotto la comune bandiera dell'antifascismo. Per il prossimo 20 settembre, infatti, è già in programma una giornata hip-hop a Quarto Oggiaro (storica periferia milanese) per ribadire l'adesione ai valori antifascisti e per sensibilizzare i cittadini (soprattutto i più giovani) a una «resistenza» civile che sembra sempre più necessaria.(Il Manifesto 6 settembre 2008)

 

 

Il neofascismo e l'inconcludenza governativa

 

di Enrico Campofreda

Il neofascismo e l'inconcludenza governativaVenerdì notte a Roma i compagni di Renato Biagetti ricordavano il suo assurdo, atroce assassinio avvenuto due anni or sono, lo facevano ascoltando quella musica che Renato amava e loro con lui. Un gruppo di neofascisti ha pensato di ricordare alla propria maniera: cercando un altro morto. Hanno aspettato nell'ombra che il concerto finisse e hanno colpito coi coltelli alcuni giovani isolati. La vittima non c'è stata per puro caso ma la volontà era quella. Accadeva non in una buia strada di Focene ma vicino alla Basilica di San Paolo, nella capitale che il governo dice presidiatissima con tanto di Esercito in strada. Allora è più inquietante ritrovare quello che da anni è tornato a essere un'emergenza: l'assassinio operato da squadristi neofascisti o le condanne unanimi dei politici che si ripetono uguali senza estirpare il male? Ora non vogliamo commentare in maniera manichea che il bene sono i giovani dei Centri sociali di sinistra e il male i neofascisti ma quest'ultima è una certezza, e se i neofascisti non sono l'incarnazione di tutto il male sicuramente seminano nella società male e morte. E tutto ciò non dovrebbe continuare. 

Invece continua, fra l'altro con gli stessi copioni. Bisognerebbe chiedere ai politici e alle forze dell'ordine che fine hanno fatto i fascisti che assalirono il pubblico di un concerto a Villa Ada l'estate scorsa. Fascisti che furono individuati come ultrà delle curve dell'Olimpico, abituali frequentatori d'un pub di piazza Vescovio che forse qualche mese dopo erano già liberi e pronti a mettere a ferro e fuoco il quartiere Flaminio dopo la tragica morte di un tifoso. Della riorganizzazione dello squadrismo celato nelle tifoserie calcistiche sono pieni da anni i dossier di Polizia e Carabinieri. I fermi con interdizione a recarsi allo stadio sono numerosi ma i neosquadristi individuati possono vivere anche senza calcio, ch'è solo un pretesto per fare proseliti che altri camerati faranno al posto loro. I neofascisti che fino a tre anni or sono accompagnavano un Alemanno non ancora sindaco in incontri e dibattiti all'Università con tanto di pestaggetti si ritrovano disciolti nei vari rivoli della destra sociale e appaiono dalle finestre di Casa Pound e del Foro 753, da propri centri autogestiti come quello sedicente ‘futurista' di Casalbertone teatro di altre aggressioni.

A Roma queste presenze, assai più delle storiche sedi missine da cui partivano pestaggi di cui il tempo e le svolte politiche hanno sbiadito il ricordo, rappresentano da oltre un quindicennio, insieme alle sedi della Fiamma Tricolore, di Forza Nuova dell'ex terrorista di Terza Posizione Roberto Fiore, dei pub avviati dal suo defunto amico Morsello, alcuni dei luoghi d'aggregazione dei fanatici dell'ultradestra. Taluni sono conosciuti e tollerati dalle amministrazioni cittadine, altri sono cangianti e si mascherano rivestiti d'un'aria commerciale. Quel clima crescente, del quale s'è già in molti casi discusso che ha visto la destra sdoganata e berlusconizzata duettare coi leader del neofascismo squadrista per listoni elettorali o iniziative ammantate da pseudo attività culturali, è lo stesso che nelle teste di giovani e adulti sdogana il Duce, camicie nere, manganelli e violenze. Per episodi gravissimi con tanto di sangue e morte, ci sono decine e decine di pestaggi e intimidazioni e un'infinità di situazioni come quella narrata da un cittadino d'un popoloso quartiere.

"Un pomeriggio ero in fila al semaforo dentro l'auto quando sento arrivare da dietro una macchina con lo stereo a tutto volume: solita ignoranza coatta, penso. Il fastidio diventa stupore quando ascolto le note di ‘Faccetta nera'. A tutto volume. Lo stupore torna fastidio. L'auto mi affianca e dentro c'è un giovane che appare gasato e convinto. Lo guardo apro il finestrino e gli faccio: guarda sei fuori tempo massimo. Quell'epoca è finita. Ahò, ma che voi? risponde. Togli ‘sta musica che fa schifo, dico. Schifo fai te ‘a porco comunista, vòi che te sparo?" La storia è vera. La minaccia potrà anche essere una boutade farsesca, da Verdone del Terzo Millennio. Magari quel cretino non spara, ma altri fascisti in questi anni hanno ripreso ad ammazzare. Palazzo Chigi e il Viminale che fanno? (AprileOnline 1 settembre 2008)

 

Roma capitale dello squadrismo.

 Renato è morto, decine i feriti

 
Negli ultimi anni a Roma e non solo non si contano scritte e danneggiamenti neofascisti a sezioni, circoli e targhe commemorative della Resistenza. E le aggressioni contro attivisti dei centri sociali, studenti di sinistra, migranti o persone omosessuali. Per un elenco aggiornato a livello nazionale vedi http://isole.ecn.org/antifa.
3 giugno 2005
All'1.45 di notte venti persone armate di bastoni entrano al centro sociale Forte Prenestino urlando «duce» e aggredendo chiunque. Ne fa le spese un giovane redattore di Radio Onda Rossa, ferito gravemente con una coltellata alla gola.
27 agosto 2006
A Focene, vicino Ostia, alle 5 del mattino viene ucciso Renato Biagetti, compagno romano frequentatore del centro sociale Acrobax. I due assassini lo accoltellano all'uscita di una festa reggae sul litorale romano.
25 novembre 2006
All'uscita dallo «Strike» dopo un'iniziativa in ricordo di Renato Biagetti, due ragazzi vengono aggrediti da cinque individui che li colgono di sorpresa e feriscono un ragazzo alla testa.
10 maggio 2007
Cinque ragazzi della Sinistra giovanile che stanno attaccando manifesti all'università La Sapienza vengono aggrediti alle 2 di notte da una decina di giovani fascisti armati di catene, bastoni e bottiglie riportando varie contusioni e ferite al volto.
28 giugno 2007
Circa cinquanta persone col volto coperto irrompono al Festival Arci di Villa Ada durante un concerto della Banda Bassotti seminando il panico tra la folla e inneggiando al duce. Armati di spranghe e coltelli, gli aggressori lanciano tre bombe carta e accoltellano due persone. Nel febbraio 2008 vengono arrestati 20 neofascisti appartenenti a gruppi «ultras» della Lazio: 4 di loro sono accusati anche dei fatti di Villa Ada.
11 luglio 2007
Militanti di Fiamma Tricolore, guidati dal loro dirigente Gianluca Iannone, assaltano l'occupazione abitativa di Via De Dominicis a Casal Bertone. Armati di mazze, catene e coltelli feriscono 6 persone, di cui una accoltellata all'inguine.
2 novembre 2007
Tre ragazzi gay vengono aggrediti alla stazione Termini: uno di loro viene medicato al pronto soccorso con 7 giorni di prognosi.
17 febbraio 2008
Nella notte viene incendiato il locale «Coming Out?», storico punto di ritrovo della comunità gay di Roma.
17 aprile 2008
Aggressione al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. (Il Manifesto 31 agosto 2008)

 

Accoltellati tre ragazzi "Siete solo delle zecche"

 

La matrice è fascista, i giovani erano al concerto in ricordo di Biagetti

di Giacomo Russo Spena
 

Tre coltellate alla coscia destra. Da dietro. All'improvviso. Il tempo di dire «Ma sei impazzito?». Dopo, la lama affonda altre tre volte. Uno squarcio di dieci centimetri, chiuso da quindici punti qualche ora dopo, nell'ospedale romano del Cto. Fabio Sciacca, ventottenne attivista dei centri sociali, è l'ultima vittima di una lunga lista d'aggressioni fasciste. Venerdì sera, insieme ai suoi compagni dello squat Laurentino 38, era andato al concerto in ricordo del suo amico Renato Biagetti, assassinato il 27 agosto di due anni fa fuori da un locale di Focene, sul litorale romano. Alla serata commemorativa, al parco Schuster, in zona Ostiense, hanno partecipato migliaia di persone: c'era musica, comici (fra gli altri Andrea Rivera), persino un po' di allegria. «Come sarebbe piaciuto a Renato», dicono i giovani del centro sociale Acrobax, quello Renato. Fabio era lì. Era anche salito sul palco, verso l'una, aveva raccontato un suo ricordo dell'amico ucciso. Finita la festa verso le due, smontati gli stand e pulito il parco, si era trasferito con un'altra cinquantina di persone nel vicino centro sociale Pirateria, per continuare a sentire un po' di musica. In compagnia. Fino alle tre e mezza.
A quell'ora Fabio decide di tornare a casa. Si incammina con due amici, Emiliano M. (27 anni) e Milvio M. (30), a prendere la macchina che è rimasta parcheggiata vicino il parco Schuster. All'improvviso, all'altezza della facoltà di Economia di Roma Tre, appare un gruppo di persone. Sono una decina.Da dietro, da un angolo di strada non illuminato. Urlano «pezzi di merda, zecche infami». Pochi secondi dopo, l'attacco con catene, oggetti contundenti e un coltello. Quello cha andrà a ficcarsi nella coscia destra di Fabio che, dopo sei colpi, cade a terra. A quel punto gli sferrano un calcio in faccia.
Intanto anche Emiliano viene spintonato a terra da tre assalitori: riceve una serie di pestoni. Se la caverà con molti lividi sul fianco destro. Va meglio, per fortuna, a Milvio che riesce a divincolarsi. Poi all'improvviso gli assalitori svaniscono nel nulla. «Qualcuno era rasato, altri avevano un cappelletto», racconta Emiliano, comunque «erano tutti fascisti, vestiti da pariolini», è la sua descrizione. Polo nere, magliette Fred Perry e pantaloni di marca a tre quarti. Tutti tra i venti e i trenta anni. E a volto scoperto. Come fossero sicuri che questo gesto non avrebbe avuto alcuna conseguenza. «Quello che mi ha dato le coltellate - dice Fabio dal letto d'ospedale in cui è ricoverato (e lo sarà ancora un po', almeno fino a quando non ci sarà più il rischio di un'infezione interna) - aveva più o meno l'età mia». Dieci minuti dopo l'aggressione arriva prima l'ambulanza e poi una volante dei carabinieri che ora stanno indagando sull'episodio. «E pensare che un anno e mezzo fa mio figlio è andato a vivere il Chiapas, nel Messico», dice Teresa, la mamma di Fabio. «Ero preoccupata, credevo fosse pericoloso». Il pericolo era qua, nella sua città, dove Fabio è tornato per le vacanze. «È stato un agguato fascista premeditato - denunciano i centri sociali -. Hanno rivendicato a coltellate l'assassinio di Renato».
Ma ora la polemica è anche sulle forze dell'ordine, presenti in gran numero durante l'iniziativa al parco: otto blindati e alcune volanti fra polizia e carabinieri. E tanta Digos 'visibile' tra gli stand. Eppure non hanno evitato l'aggressione. L'ennesima. La questura si difende sostenendo che «l'episodio è avvenuto dopo il servizio di sicurezza pubblica per il parco. La festa era finita alle due di notte». Quindi non era più loro competenza difendere l'incolumità dei giovani. Ora i carabinieri stanno visionando i nastri delle telecamere a circuito chiuso dell'università, che potrebbero aver ripreso qualche particolare dell'aggressione.
«Non sono stati in grado di fermare la mano assassina» attacca il comitato Madri per Roma Città Aperta, di cui fa parte Stefania Zuccari (la mamma di Biagetti), che poi si rivolge al sindaco Alemanno: «Vogliamo una risposta sui provvedimenti che il sindaco intende prendere verso questi individui che praticano l'uso della lama e della violenza». Dal canto suo il Campidoglio esprime «ferma condanna» per l'accaduto e dà «piena solidarietà alle vittime dell'aggressione». Parole giudicate ipocrite e respinte al mittente dai ragazzi dei centri sociali: «E' lui - dicono - il mandante politico di queste azioni».
In serata da parco Schuster verso Santa Maria in Trastevere è partito un corteo contro «la violenza nera». «Agosto 2006-agosto 2008, stesse lame, stesse trame» è lo striscione di apertura. Ma i manifestanti attaccano l'inutile militarizzazione della città, ricordando anche il recente pestaggio e strupro dei due turisti olandesi: «Pacchetto sicurezza - sicuri da morire», è un altro dei loro striscione.(Il Manifesto 31 agosto 2008)


 

 

La verità del neofascismo italiano

di Tommaso Merlo



La veritࠤel neofascismo italianoPerfino il settimanale cattolico Famiglia Cristiana lancia il sospetto che in Italia stia rinascendo il fascismo sotto altre forme. Il settimanale critica in proposito le misure varate dal governo in materia di sicurezza e in particolare "la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom". E‘ vero, l'ondata xenofoba denunciata anche dall'Europa così come la stupida militarizzazione in corso sono segni esteriori dell'ondata neo fascista. Ma giusto stupidi segni esteriori. Il neo fascismo italiano appare infatti in tutta la sua pericolosità soprattutto nella cultura politica della maggioranza governativa. Nel modo di fare politica delle destre. Il neo fascismo si nota ad esempio nell'idolatria verso il boss, un autoritarismo disciplinato che accentra nella figura del capo la soluzione di ogni nodo politico. Nella maggioranza non c'è infatti dibattito interno, non c'è critica, ma cameratismo strisciante. Una gara tra esponenti ossequiosi del regime che competono per aggraziarsi l'attenzione del boss.

Il neo fascismo è visibile poi nel fastidio verso il rispetto delle regole e degli equilibri istituzionali, la forzatura costante in nome di un decisionismo miope. Anche la nomina di ministri indegni è un segno di disprezzo per la collegialità dell'istituzione governo e allo stesso tempo volontà di accentrare il potere nel boss e nei pochi gerarchi più fidati. Il neo fascismo è anche evidente nell'arroganza con cui la maggioranza evita il dialogo parlamentare come fosse una perdita di tempo e nel modo brutale in cui reagisce contro gli oppositori più temibili. Il regime si osserva poi nel bisogno ossessivo di controllare l'informazione e nella propaganda permanente per mano di veri e propri giornalisti organici totalmente asserviti. L'informazione è il pilastro portante del regime e viene usata costantemente per manipolare la realtà s