Odio
gli
indifferenti
anche
per
ciò
che
mi
dà
noia
il
loro
piagnisteo
di
eterni
innocenti.
Domando
conto
ad
ognuno
di
essi
del
come
ha
svolto
il
compito
che
la
vita
gli
ha
posto
e
gli
pone
quotidianamente,
di
ciò
che
ha
fatto
e
specialmente
di
ciò
che
non
ha
fatto.
E
sento
di
poter
essere
inesorabile,
di
non
dover
sprecare
la
mia
pietà,
di
non
dover
spartire
con
loro
le
mie
lacrime.
Sono
partigiano,
vivo,
sento
nelle
coscienze
virili
della
mia
parte
già
pulsare
l'attività
della
città
futura
che
la
mia
parte
sta
costruendo.
E in
essa
la
catena
sociale
non
pesa
su
pochi,
in
essa
ogni
cosa
che
succede
non
è
dovuta
al
caso,
alla
fatalità,
ma è
intelligente
opera
dei
cittadini.
Non
c'è
in
essa
nessuno
che
stia
alla
finestra
a
guardare
mentre
i
pochi
si
sacrificano,
si
svenano
nel
sacrifizio;
e
colui
che
sta
alla
finestra,
in
agguato,
voglia
usufruire
del
poco
bene
che
l'attività
di
pochi
procura
e
sfoghi
la
sua
delusione
vituperando
il
sacrificato,
lo
svenato
perché
non
è
riuscito
nel
suo
intento.
Vivo,
sono
partigiano.
Perciò
odio
chi
non
parteggia,
odio
gli
indifferenti.
Oggi venivano aperti i cancelli di Auschwitz e ad aprirli fu l'Armata Rossa. Ricordiamoci tutti i giorni di quanto è successo e non solamente un giorno all'anno e ricordiamo pure che non morirono solo Ebrei in quei campi ma pure Rom e Sinti, comunisti, omosessuali, democratici e Socialisti, testimoni di Geova, portatori di handicap, prigionieri politici e prigionieri di guerra. Ricordiamo anche che a fare queste atrocità furono nazisti e fascisti e che a fermarle, pagando 20 milioni di morti, fu l'Unione Sovietica.
Onore
e
gloria
ai 7
fratelli
Cervi
- 28
dicembre
1943
Si
chiamavano
Gelindo,
Antenore,
Aldo,
Ferdinando,
Agostino,
Ovidio e
Ettore,
i 7
fratelli
Cervi
tutti
Medaglia
d'Argento
al Valor
Militare
alla
memoria.
I Cervi
sono
profondamente
antifascisti
e
prendono
da
subito
le
distanze
dal
regime.
Alla
fine
degli
anni '20
Aldo
viene
imprigionato
nel
carcere
di Gaeta
per tre
anni.
Sono
anni
formativi,
poiché
legge di
politica:
Gramsci
e Marx
soprattutto.
Rientrato,
estende
questa
esperienza
a tutti
gli
altri
fratelli
e presto
allestisce
una
biblioteca
circolante
con i
libri
che
erano
proibiti
dal
regime
fascista.
Quando
le
restrizioni
alla
libertà
di
azione e
di
parola
si fanno
più
violente
i Cervi
iniziano
l'azione
di
opposizione
con atti
di
sabotaggio
agli
ammassi
imposti
dal
regime,
alle
linee
dell'alta
tensione
che
alimentavano
le
fabbriche
Reggiane
dove si
producevano
le armi
belliche.
Fanno
volantinaggio,
distribuiscono
clandestinamente
l'Unità,
vanno di
casa in
casa a
commentarla.
La loro
diventa
una casa
di
latitanza,
dove si
fanno
riunioni
clandestine
e si
organizza
l'opposizione
al
regime.
Organizzano
attentati
contro
presidi
fascisti
della
zona da
cui
ricavano
cibo e
armi,
utili
per
ospitare
nella
loro
casa i
numerosi
renitenti
alla
leva che
rifiutano
di
prendere
le armi
dopo l'8
settembre
1943 e
la
proclamazione
della
Repubblica
di Salò,
e per
sostenere
i
numerosi
alleati
che si
erano
dispersi.
Moltissimi
antifascisti
passeranno
e
sosteranno
nella
loro
casa.
Casa
Cervi
viene
messa a
ferro e
fuoco
dai
fascisti
la notte
fra il
24 e il
25
novembre
1943. I
sette
fratelli,
il
padre,
Quarto
Camurri,
catturati,
verranno
portati
al
carcere
dei
Servi di
Reggio
Emilia.
Tutti
gli
stranieri,
che in
quella
notte
ospitavano
in casa,
verranno
invece
trasferiti
alle
carceri
di
Parma. I
sette
fratelli
Cervi
verranno
fucilati
senza
processo
all'alba
del 28
dicembre
1943, al
Poligono
di tiro
di
Reggio
Emilia,
insieme
a Quarto
Camurri.
Il più
vecchio
Gelindo
ha 42
anni, il
più
giovane
Ettore
22 anni.
L'azione
dei
fascisti
è
un'azione
di
rappresaglia:
i Cervi
vengono
infatti
accusati
di aver
complottato
per
l'uccisione
del
segretario
fascista
di
Bagnolo
in Piano
(Reggio
Emilia).
Il padre
viene
risparmiato,
e
tramandando
la
memoria
rende
possibile
il
recupero
delle
testimonianze.
28
dicembre
2011
28
novembre
1977
- 28
novembre
2011
L’Amministrazione
Comunale
di BARI
in
collaborazione
con il
Comitato
28
Novembre
e l’ANPI
intende
ricordare,
con la
deposizione
di una
corona,
il 34°
anniversario
della
scomparsa
di
Benedetto
Petrone.
La
cerimonia
si
svolgerà
lunedì
28
novembre
2011:
- alle
ore
10.30 in
Via
Benedetto
Petrone
presso
la targa
stradale
- alle
ore
10.45 in
piazza
Libertà
presso
la
lapide
commemorativa.
- -
alle ore
11,00,
presso
la sala
Consiliare
“E.
Dalfino”
di
Palazzo
di Città
avrà
luogo la
proiezione
di una
sintesi
ragionata
curata
dalla
regista
Cecilia
Mangini
del
documentario
storico
del 1961
“All’armi
siam
fascisti!”
introdotta
dal
Prof.
Pasquale
Martino
del
direttivo
ANPI
coordinata
dal
Prof.
Vito
Antonio
Leuzzi,
direttore
dell’IPSAIC
Onorina
"Sandra"
Brambilla
Domenica
6
novembre
2011,
ci
ha
lasciato
per
sempre,
all'età
di
88
anni,
Nori
"Sandra"
Brambilla
Pesce.
La
ricordiamo
nel
suo
intervento
al
Convegno
su
Pietro
Secchia
tenutosi
a
Torino
il
16/04/05
e
con
la
seguente
breve
biografia.
da
"resistenza
continua"
-
anpimarassi
La
storia
partigiana
di
Onorina
"Sandra"
Brambilla,
ventunenne
milanese,
figlia
di
operai,
è un
mirabile
esempio
del
percorso
compiuto
da
tante
donne
italiane
che,
all'8
settembre
del
'43
con
l'occupazione
straniera
del
Paese
e il
sorgere
della
Repubblica
Sociale
Italiana
di
Mussolini,
non
ebbero
esitazioni
a
battersi
per
la
libertà
abbandonando
casa,
lavoro
e
affetti,
offrendo
un
contributo
decisivo
alla
lotta
e
alla
vittoriosa
insurrezione.
Nel
libro
autobiografico
"Pane
bianco"
(edizioni
Arterigere
2010),
con
un
linguaggio
semplice
ed
efficace,
senza
accenti
retorici,
minuzioso
nelle
ricostruzioni
temporali
ed
ambientali,
percorre
a
ritmo
incessante
questo
tragitto,
cogliendo
i
momenti
più
intensi
della
vita
di
una
ragazza
schierata
con
quel
minuscolo
ma
temibile
esercito
del
3°Gap
votato
alle
imprese
più
disperate,
al
limite
dell'impossibile,
nel
cuore
della
metropoli,
contro
gli
obiettivi
strategici
dei
tedeschi
e
dei
fascisti
di
Salò.
Non
ci
sono
nella
ricostruzione,
arricchita
da
un
prezioso
messaggio
filtrato
dalla
cella
di
Monza
e da
un'inedita
corrispondenza
indirizzata
dal
Lager
Di
Bolzano
alla
madre,
né
silenzi
né
margini
di
ambiguità.
Il
dramma
della
prigionia
in
mano
agli
sgherri
di
Wernig
e le
oscure
attività
delle
SS
italiane
al
soldo
del
nemico
emergono
con
un
linguaggio
crudo
ed
essenziale
che
esalta
la
pesantezza
del
trattamento
subito.
Il
cammino
di
Onorina
"Sandra"
Brambilla,
liberata
il
30
aprile
1945,
si
concluderà,
dopo
una
marcia
a
tappe
forzate,
a
piedi,
con
altri
compagni,
attraverso
la
Val
di
Non,
il
passo
della
Mendola
e
quello
del
Tonale,
in
una
Milano
sconciata
dalla
guerra,
dove
riabbraccerà
la
famiglia
e il
"suo"
comandante,
Giovanni
"Visone"
Pesce,
medaglia
d'oro
della
Resistenza
ed
Eroe
Nazionale
di
cui
diverrà
il
14
luglio
1945
la
compagna
di
una
vita.
Non
mancheranno
i
riconoscimenti
partigiani:
il
diploma
del
Comando
Alleato
di
Alexander
e la
Croce
di
guerra
al
"valor
partigiano".
Onorina
Brambilla
Pesce,
è
nata
a
Milano
nel
1923,
per
decenni
fu
militante
del
Pci
e
poi
di
Rifondazione
Comunista.
Dirigente
nazionale
della
Fiom-Cgil.
Attiva
nel
mondo
dell'associazionismo
partigiano
nell'Anpi,
nell'Aned
e
nell'Anpiia.
È
stata
presidente
onoraria
dell'Aicvas,
l'Associazione
degli
ex-combattenti
volontari
antifascisti
nella
guerra
di
Spagna,
dopo
la
scomparsa
di
Giovanni
Pesce
nel
2007.
Nel
2006
è
stata
insignita
della
medaglia
d'oro
di
benemerenza
dal
Comune
di
Milano
città
dove
ha
sempre
vissuto.
Nel
2010,
ha
fondato
e
costituito,
con
altri
amici
e
compagni,
l'associazione
"Memoria
Storica
-
Giovanni
Pesce".
25
Aprile,
1
Maggio,
2
Giugno:
SEMPRE!
In
relazione
al
progetto
governativo
di
accorpamento
delle
festività
laiche
infrasettimanali
alla
domenica
successiva,
l’ANPI
Provinciale
di
Torino
ed
il
Coordinamento
delle
Associazioni
della
Resistenza
esprimono
il
proprio
totale
disaccordo
ed
indicono
una
manifestazione
regionale
per:
Sabato
3
Settembre
2011
alle
ore
16.00
a
Torino
in
Piazza
Carignano
25
Aprile,
1
Maggio,
2
Giugno:
SEMPRE!
Saranno
presenti
rappresentanti
delle
Istituzioni,
delle
Organizzazioni
sindacali
e
culturali
I
cittadini
sono
invitati
a
partecipare
ed a
sottoscrivere
la
petizione
per
l’annullamento
del
progetto
Festa della Liberazione con musica
balli e merenda
Via Sospello 139 dalle ore 15,30
alle ore 20
Fiaccolata ore 20,30
Fiaccolata
dell'Anpi
a Torino
il 21
aprile
2011
Per
ricordare
il
compagno
Tonino
Miccichè
a Torino
il 17
aprile
in via
Degli
Ulivi 20
dalle
ore 16
alle ore
19
concerto
e
interventi
Torino,
insieme
a
Milano,
fu
la
"capitale"
delle
lotte
operaie.
Più
del
capoluogo
lombardo,
perché
nella
città
sabauda
c'era
(e
c'è)
la
più
grande
fabbrica
italiana.
Qui
arrivarono
migliaia
e
migliaia
di
meridionali
che
con
il
loro
sudore
permisero
il
cosiddetto
boom
economico.
Quella
giovane
classe
operaia
fu
artefice
di
uno
straordinario
ciclo
di
lotte
che,
praticamente,
si
concluse
con
i
famosi
35
giorni
di
occupazione
del
1980
e
l'altrettanto
famosa
"marcia
dei
40.000"
che
mise
la
parola
fine
ad
una
vera
e
propria
"epopea
metalmeccanica".
Antonino
Miccichè,
detto
Tonino,
nato
a
Pietraperzia,
in
provincia
di
Enna,
il 6
aprile
del
1950,
fu
uno
dei
tanti
giovani
meridionali
che
giunse
a
Torino
nel
settembre
del
1968
e
che,
dopo
vari
lavori,
all'inizio
degli
anni
settanta,
fu
assunto
alla
Fiat,
divenendo,
come
si
diceva
allora,
un'avanguardia
interna,
sempre
alla
testa
delle
lotte
operaie,
dei
cortei
che,
come
un
fiume
in
piena,
irrompevano
dentro
e
fuori
la
fabbrica.
Ma
l'impegno
di
Tonino,
divenuto
militante
di
Lotta
Continua,
non
si
fermava
al
posto
di
lavoro.
E
proprio
qualche
giorno
dopo
una
manifestazione
antifascista
brutalmente
attaccata
dalla
polizia
con
colpi
di
arma
da
fuoco
(ci
furono
diversi
feriti),
nel
gennaio
del
1973,
fu
arrestato
e
incarcerato
per
alcuni
mesi.
Poi
la
montatura
della
questura
(lui,
come
gli
altri
erano
accusati
di
tentato
omicidio!)
fu
smontata
grazie
ad
un'ampia
mobilitazione
che
coinvolse
anche
il
"Comitato
antifascista"
di
Torino.
Però
per
Tonino
le
porte
della
fabbrica
si
chiusero
definitivamente.
La
sua
generosa
militanza
lo
portò
ad
essere
in
prima
fila
nelle
lotte
per
il
diritto
alla
casa
e
ben
presto,
per
tutti,
divenne
"Il
sindaco
della
Falchera",
dal
nome
del
quartiere
dove
Lotta
Continua
promosse
una
delle
lotte
più
importanti,
a
livello
nazionale,
e
soprattutto
vincente.
E il
17
aprile
del
1975
la
vita
di
una
persona
straordinaria
per
il
suo
slancio,
la
sua
generosità,
fu
troncata
dalla
mano
omicida
di
un
abitante
del
quartiere,
una
guardia
giurata,
che
per
un
futile
motivo
sparò
a
freddo
a
Tonino
Miccichè,
uccidendolo
all'istante.
L'assassino
si
chiamava
Paolo
Fiocco.
Con
lui
si
era
creato
un
problema
perché
teneva
occupati
due
garage,
uno
dei
quali
spettava
ad
un
occupante
delle
case
che
si
era
dichiarato
disponibile
a
darlo
al
Comitato
di
lotta
che
lo
voleva
trasformare
in
propria
sede.
Quel
maledetto
17
aprile
Fiocco
tornato
dal
turno
di
lavoro
si
cambiò,
ma
non
lasciò
la
pistola
a
casa.
La
impugnò
e
scese
nel
cortile
dove
Tonino
era
con
altri
compagni.
Quando
vide
la
guardia
giurata
gli
andò
incontro
sorridendo
per
appianare
qualsiasi
contrasto.
La
risposta
fu
un
colpo
in
mezzo
alla
fronte.
Tonino
Miccichè
morì
così
con
il
sorriso
sulla
bocca.
Il
suo
assassino
se
la
cavò
con
pochi
anni
di
carcere.
Solidarietà
all'Anpi
da
Oliviero
Diliberto
"E' incredibile, oltre che vergognoso, come il Pdl le provi tutte pur di modificare le leggi che non gli aggradono e che non gli consentono, evidentemente, di essere se stessi fino in fondo. Cancellare il reato di apologia del fascismo equivale a passare come un carroarmato sulla pelle della storia d'Italia, della Resistenza e della Liberazione, per le quali centinaia e centinaia di persone, partigiani e non solo, hanno dedicato la loro vita. Il Pdl si metta l'anima in pace e la finisca di sciorinare proposte senza senso, degne di chi ignora persino che il vergognoso passato fascista fa parte di un'epoca che gli italiani hanno sotterrato per sempre. In questo momento, di fronte all'odioso tentativo di qualche sprovveduto senatore del Pdl di cancellare l'incancellabile, voglio esprimere solidarietà e vicinanza piena all'Anpi e a tutte le persone realmente democratiche del nostro Paese". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI-Federazione della sinistra. (5 aprile 2011)
Nel
giorno
della
memoria:
27
gennaio
2011
In memoria delle oltre 4 milioni di donne scomparse nei campi di sterminio: ebree, zingare, antifasciste, partigiane, disabili, oppositrici, bambine, semplicemente donne.
In
quest'epoca nella
quale
sul
corpo
delle
donne
si
sta
ricostruendo
il
fascismo
non
possiamo
non
dedicare
a
loro,
specialmente
a
loro, i
nostri
pensieri
ed
il
nostro
ricordo.
IL
TRASPORTO
UNGHERESE
UN
GIORNO
COME
UN
ALTRO.
Come
un
soffio
leggero
di
vento
sono
ora
una
nube
una
germoglio
un
grigio
sprazzo
di
cenere
che
macchia
la
neve
incolpevole.
Scendeva
la
nebbia
feroce
mentre
strette
a
migliaia
nell'estremo
rapido
fiato
nude
d'orrore
e
vergogna
lasciavamo
gridando
la
vita.
Non
perdonai
nell'estremo
istante
nè
odiai,
solo
un
tremore
un
rimpianto
una
corsa
nell'erba
bagnata
un
sorriso
nel
buio
già
sceso.
Silenzio
.--
18 FEBBRAIO
1944
-
La
Sezione
Ibarruri
esprime
solidarietà
antifascista
all'Anpi
Scritte
naziste
sulla
sede
nazionale
dell'Anpi
A.N.P.I.
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA
COMITATO NAZIONALE
COMUNICATO STAMPA
"Un gesto vile, il prodotto naturale del pesante clima di neofascismo che si respira in tutto il Paese. Clima alimentato anche da frequenti manifestazioni di revisionismo storico - spesso di iniziativa di amministrazioni pubbliche locali - che perseguono lo scopo di cancellare le radici civili dell'Italia: antifascismo e Resistenza.
L'ANPI invita tutte le coscienze sensibili e responsabili a vigilare e ad impegnarsi fattivamente nel presidio e nella promozione di quei valori che, con la Lotta di Liberazione, hanno consegnato a tutti gli italiani un Paese civile e democratico".
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
15
gennaio
2011
Ennesima
intimidazione
ai
danni
dei
Comunisti
italiani
di
Torino
Comunicato
stampa
Per l'ennesima volta in pochi mesi la sede del Partito dei Comunisti Italiani di Torino in via Verolengo 180, dove si trovano sia la Sezione Dolores Ibarruri, sia gli Uffici della Federazione Provinciale, ha subito un attacco nella notte. E' infatti stato divelto dal muro il porta bandiere sito di fianco all'ingresso. Tutto ciò non è altro che il frutto del clima di odio creato dal governo che attacca la democrazia, distrugge i diritti dei lavoratori e sdogana i fascisti lasciati liberi girare per le strade. La nostra lotta politica al fianco dei lavoratori, contro Berlusconi e i razzisti della Lega, in difesa dei valori dell'antifascismo e della costituzione nata dalla resistenza, per una società più giusta ed egualitaria, non si fermerà, anzi si rafforzerà perchè questi gesti intimidatori dimostrano che i poteri forti e i loro sgherri temono chiunque dissenta.
Mao Calliano, Segretario Provinciale PdCI Torino
Marica Guazzora, Segretaria Sezione PdCI Ibarruri
Torino,
10
gennaio
2011
Congresso
Anpi
Comitato
Zona
5a
Circoscrizione
Domenica
5
dicembre
2010
alle
ore
9,30
presso
la
Sede
Polisportiva
Giordana
Lombardi
Via
Scialoia
8
bis/a
Torino
" La
nuova
stagione
dell'Anpi:
Resistenza
e
Costituzione
per
il
futuro
della
Democrazia"
Forum
Resistenza,
Costituzione
e
democrazia
Il
nostro
presente
e il
nostro
futuro
terza
giornata
collettiva
di
riflessione
e
confronto
su
problematiche,
necessità
e
prospettive
Il
programma
della
giornata
verrà
deciso
in
base
alle
esigenze
che
emergeranno
nel
corso
dei
lavori
Promuovono
(in
rigoroso
ordine
alfabetico):
Giovanni
Accomasso
partigiano
ANPI
Martinetto,
Mario
Beiletti
ANPI
Ivrea,
Cesare
Beneventi
ANPI
Lingotto,
Angelo
Boccalatte
ANPI
Martinetto,
Piero
Bosio
ANPI
Martinetto,
Agostino
Daniele
e
Paola
Gagliardi
ANPI
Druento,
Gloria
Fabbri
ANPI
Grugliasco,
Fulvio
Grandinetti
studente
Università
di
Agraria,
Ilaria
Mardocco
ANPI
Nichelino,
Betti
Massera
Associazione
Canavesana
per
i
valori
della
Resistenza,
Paolo
Mattone
Presidiare
la
democrazia,
Stefano
Milani
operaio
FIOM,
Claudia
Peirone
docente
comitato
difesa
Costituzione,
Anna
Prina
docente
scuole
superiori,
Eros
Ricotti
partigiano
ANPI
S.
Rita,
Giustino
Scotto
D'Aniello
funzionario
comune
Cirié,
Mauro
Sonzini
studioso
Resistenza
e
Democrazia,
Alessia
Teofilo
studentessa
DAMS
Torino
domenica
10
ottobre
dalle
9.30
alle
18.30
Torino
-
circolo
ricreativo
Dipendenti
Comunali
-
corso
Sicilia
12
Pranzo
leggero
a
buffet
(10
euro)
Iscrizione
obbligatoria
per
ragioni
organizzative
per
giornata
e
pranzo
entro
giovedì
7
ottobre
cell.:
335.66.99.043
e-mail:
mauson@libero.it
Il
primo
forum,
tenutosi
sabato
17
luglio,
si è
incentrato
prevalentemente
su
esperienze
e
problematiche
di
coinvolgimento
delle
giovani
generazioni
sia
attraverso
le
scuole
che
attraverso
le
associazioni.
Il
secondo
forum,
tenutosi
domenica
12
settembre,
si è
incentrato
sulla
necessità
di
dotarsi
di
strumenti
permanenti
di
studio,
approfondimento
ed
elaborazione.
Mauro
Sonzini
studioso
di
Resistenza
e
Democrazia
via
al
Castello
13 -
10050
Coazze
(TO)
tel.:
011.934.0996
cell.:
335.66.99.043
fax:
011.933.9746
e-mail:
mauson@libero.it
Giovanni
Peirolo
partigiano,
comunista
Oggi
se
ne
andato
Giovanni
Peirolo,
figura
storica
della
Resistenza
valsusina.
Lascierà
un
vuoto
immesso
sia
a
livello
umano,
sia
a
livello
di
testimonianza.
Partigiano
della
42°
Brigata
d'Assalto
"Walter
Fontan"
partecipò,
l'8
dicembre
del
'43,
al
giuramento
partigiano
della
Garda
di
San
Giorio.
Carattere
schietto
e
tagliente,
Giovanni
si è
sempre
adoperato
come
testimone
della
Resistenza,
nelle
scuole,
alle
manifestazioni
ed
in
genere
in
ogni
dove.
Ne
ricordo
la
partecipazione
nell'inverno
del
2005
al
corteo
No
Tav
in
quel
di
Venaus.
Nonostante
gli
ottantaquattro
anni,
vi
partecipò
a
piedi,
sotto
la
neve
con
la
bandiera
dell'A.N.P.I.
rivendicando
che
"È
Resistenza
quella
di
ieri
e
quella
di
oggi,
la
loro
e la
nostra.
Ci
sono
molte
analogie.
Il
25
aprile
abbiamo
deposto
il
mitra
per
abbracciare
le
armi
democratiche
e
per
noi
tutti
i
partecipanti
alla
marcia
NO
TAV
del
16
novembre
scorso
(2005
ndr.)
sono
partigiani!"
...Questo
era
Giovanni!
La
sua
dipartita
ci
lascia
sgomenti
e
tutti
più
poveri.
Ci
mancherà,
molto,
ma
vivranno
in
noi
la
sua
testimonianza
ed i
suoi
insegnamenti.
Ciao
Giovanni,
partigiano
e
compagno,
maestro
ed
amico
...che
la
terra
ti
sia
lieve!
Resisteremo
anche
per
te!
Mario
Solara
Jr.
A.N.P.I.
sez.
Bussoleno
-
Foresto
-
Chianocco
Antifascismo
militante
.
La
parentesi
antifascista
VENERDI'
14
MAGGIO
ORE
15,00
Salone
del
Libro
di
Torino
Padiglione
3
stand
Q129
Anteprima
del
volume
di
Marco
Albertaro
La
parentesi
antifascista
(1945-1948)
ne
discutono
con
l'autore
Aldo
Agosti
e
Giovanni
Carpinelli
(Universita'
di
Torino)
coordina
Sergio
Sacmuzzi
(Direttore
Fondazione
Istituto
Piemontese
Antonio
Gramsci)
Con
il
patrocinio
della
Fondazione
Istituto
Piemontese
Antonio
Gramsci
e
dell'Associazione
Davide
Lajolo
La
Libertà
nasce
dalla
Resistenza
Oggetto:
Fischiare
Vice
Presidente
Coppola:
cosa
buona
è
giusta.
I
fischi
ricevuti
ieri
sera
alla
fiaccolata
del
25
aprile
al
Vice
Presidente
Coppola
sono
cosa
buona
e
giusta.
Questi
signori
che
che
fanno
quotidianamente
gara
di
revisionismo
storico
non
hanno
mai
aderito
ai
valori
dell'Antifascismo
dettati
dalla
Resistenza.
Tali
personaggi
hanno
comunque
il
diritto
di
parlare
come
i
cittadini
democratici
e
Antifascisti
hanno
il
diritto
di
fischiarli.
Il
Segretario
regionale
del
PdCI
Il
Segretario
provinciale
del
PdCI
Vincenzo
Chieppa Mao
Calliano
Torino
25
aprile
2010
Ancora
fischia
il
vento!
Siamo
le Falci
Rosse –
Comuniste
unite
del
PdCI-Fds
di
Torino,
per chi
non ci
conosce
ancora,
siamo
quelle
che
sfilano
nei
cortei
sui
diritti
delle
donne
con lo
striscione
“Comuniste/i
contro
le
violenza
sulle
donne” e
abbiamo
anche
creato
un
gruppo
su
facebook.
Abbiamo
pensato
di
sottolineare
i valori
della
Resistenza
preparando
un
copione
e,
improvvisandoci
lettrici,
diamo
voce ai
condannati
a morte
della
Resistenza,
ma non
solo.
Ci
presentiamo
nel
quartiere
di San
Salvario
in
Piazza
Madama
Cristina
il 25
aprile
alle ore
16 con
“Ancora
fischia
il
vento!
Letture
e musica
della
Resistenza.”
Abbiamo
scelto
questo
quartiere
non a
caso:
questo
non è
considerato
uno dei
“salotti
buoni”
di
Torino
perché è
un
quartiere
dove il
macro-fenomeno
delle
migrazioni
è più
evidente,
e noi
che
stiamo
dalla
parte
degli
ultimi,
il
giorno
della
Festa
della
Liberazione
vogliamo
stare
con
loro.
Ricordare
e
resistere
sarà
parlare
di
coloro
che ogni
giorno
resistono
con i
propri
corpi
alla
violenza,
alle
guerre,
alle
privazioni,
alla
negazione
di
libertà
e delle
diverse
forme di
esistenze,
al
razzismo
e ad
ogni
intolleranza.
Per
tutte le
donne
Resistenti.
Marica
Guazzora
Le
falci
rosse
-
comuniste
unite
sono
su
facebook
-
cerca
e
iscriviti
Le
Falci
Rosse
del PdCI-
Federazione
della
Sinistra
- di
Torino
presentano:
Ancora
fischia
il
vento! –
Letture
e musica
della
Resistenza
Domenica
25
aprile
2010
dalle ore
16 a
Torino in
Piazza
Madama
Cristina
108°
Brigata
Garibaldi
-
Fenis
(Aosta)
-
1944
Torino - Sabato 24 aprile 2010 fiaccolata organizzata dall'Anpi
ore
20,30 da
Piazza
Arbarello
Piazza Vittorio - Torino - Sabato 24 Aprile 2010 ore 16,00 – 19,00 - No Lega Day
La destra xenofoba, razzista, violenta, classista ha vinto le elezioni regionali con un terzo dei voti degli aventi diritto. I due terzi dei torinesi sono contrari a Cota & co.
Se non hai votato Cota e pensi che il ROSSO sia il colore che ti rappresenta vieni in piazza, dimostra da subito che la canea reazionaria troverà pane duro per i suoi denti; che Torino è una città civile e rossa, sempre.
Torino, Città Medaglia d’Oro della Resistenza, non si consegna all’odio e alla violenza della destra. Segniamo il nuovo 25 Aprile contro la Reazione ed i fascismi di ogni tipo.
Indetta su Facebook da singole persone, la manifestazione ha ottenuto in pochi giorni migliaia di adesioni. Saremo in tanti, rossi ed incazzati!
Diffondi su FB e a tutti, in tutti i modi la partecipazione alla manifestazione spontanea.
Bandiere, drappi, abbigliamenti: Porta il ROSSO con te!
Urli, fischi, canti e balli per iniziare a RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!
La manifestazione nasce da singoli ed è aperta all’associazionismo, ai movimenti, alle forze politiche. Su Fb: No Lega Day, Quelli del No Lega day.
La
proposta
della
Gelmini
tendente
ad
eliminare
anche il
nome
della
Resistenza-
resta
solo un
più
generico
"percorso
verso
l'Italia
repubblicana"-
dai
libri di
testo è
più che
una
provocazione,
o una
boutade.
È il
perfezionamento
di un
progetto
di
egemonia
culturale
portato
avanti
da un
berlusconismo
che, ben
lungi
dall'essere
quella
macchietta
che
troppo
spesso
abbiamo
dipinto,
si è
rivelato
una vera
costruzione
ideologica,
portatrice
di
valori
diversi
ed
alternativi
rispetto
a quelli
in cui è
cresciuta
la
Repubblica
nel
dopoguerra.
La
pochezza
di
personaggi
come
l'attuale
ministro
non deve
trarci
in
inganno.
La
cancellazione
della
Resistenza
è stata
portata
avanti
nei
fatti,
prima
ancora
che nei
libri di
testo.
L'assenza
sistematica
del
premier
da tutte
le
cerimonie
non solo
del 25
aprile,
ma da
qualunque
cosa
sapesse
di
Resistenza,
è stata
una
goccia
che ha
scavato
un
solco,
che
rischia
di
diventare
una
voragine,
distruggendo
la
memoria
storica
di un
paese,
la sua
identità.
Troppo
spesso
il
berlusconismo
è stato
scambiato
per
folklore.
Ne
abbiamo
sottovalutato
le
conseguenze.
Oggi la
Gelmini
può
permettersi
gesti di
questo
tipo
senza
che vi
sia
ancora
una
reazione
forte e
generalizzata
di
protesta.
Non si
tratta
di
difendere
le
cerimonie
rituali
e spesso
stanche,
che pure
sono un
mezzo
per la
conservazione
della
memoria.
Si
tratta
di
lanciare
una
grande
campagna
culturale
nel
paese,
riprendendo
il tema
della
Resistenza
come
identità
di una
nazione.
Oggi
paghiamo
le
concessioni
ideologiche,
prima
ancora
che
culturali,
ad un
indistinto
buonismo
che
accomunava
i morti
di tutte
le
parti, i
"ragazzi
di Salò"
ai
partigiani.
Un
equivoco
storico
alimentato
anche a
sinistra,
pensiamo
ai
recenti
film di
smaccato
revisionismo,
senza
giustificazioni
che non
fossero
un basso
politicismo,
che in
nome di
tattiche
di corto
respiro
sacrificava
principi
ed
ideali.
Rilanciare
i valori
della
Resistenza
vuol
dire
oggi
riprendere
una
lunga
marcia
nel
cuore
delle
giovani
generazioni,
in primo
luogo
per far
conoscere
loro
quelle
radici.
È questo
il primo
dato
drammatico:
i
ragazzi,
oggi,
nella
loro
grande
maggioranza,
rischiano
di
vivere
sempre
più in
un
presente
vuoto di
storia e
di
futuro.
E la
diffusione
dei
disvalori
berlusconiani
ha
seminato
il
diserbante
delle
ideologie,
sollecitato
il
rifugio
negli
egoismi
rassicuranti
delle
identità
minime,
il
locale e
le
appartenenze
di
gruppo.
La
battaglia
cui
dobbiamo
impegnarci
non è
solo
quella
dei
libri di
testo,
da cui
la
Resistenza
non può
e non
deve
essere
espulsa,
come in
una
sorta di
"damnatio
memoriae".
È una
battaglia
culturale
che non
si può
esaurire
nel
breve
periodo.
C'è
bisogno
di far
vivere i
valori
di
quella
stagione,
in un
paese
che non
cessa di
mandare
segnali
in
questo
senso.
La
voglia
di
pulizia
e di
cambiamento,
la sete
di
moralità
e di
giustizia,
sempre
liquidate
con la
sprezzante
definizione
di
giustizialismo,
sono la
testimonianza
che quei
valori
esistono
ancora,
quelle
radici
non sono
state
recise.
Dovremo
innaffiarle
e
curarle
con
l'amore
per la
storia,
per la
cultura,
per il
bello.
Con il
rilancio
della
Resistenza
come
epopea
di un
popolo
alla
ricerca
di
libertà
e
giustizia,
riproponendo
perfino
i
modelli
di vita
di
quella
generazione,
i padri
della
patria
con la
loro
sobrietà
del
vivere
la
politica,
con lo
spirito
di
servizio
che
caratterizzava
il loro
impegno,
con
l'inflessibilità
sui
grandi
principi.
La
grandezza
della
Resistenza
non può
essere
messa in
discussione
dalla
pochezza
di
questi
figuri.
Ma a noi
tocca
l'impegno
di
impedire
che ci
provino
comunque.(www.aprileonline.info
1 aprile
2010)
Il mio 8 marzo
di Massimo Campus
I
nnanzitutto,
anche se
in
ritardo,
buon 8
marzo a
tutte le
amiche e
compagne.
Io
sono
uno
che,
a
differenza
di
altri,
attribuisce
importanza
alle
ricorrenze
ed
agli
anniversari.
E
siccome,
nonostante
la
mia
apparente
cinicità,
credo
ancora,
come
diceva
Anna
Frank,
nell'intima
bontà
dell'uomo,
oggi
ho
iniziato
la
rilettura
del
suo
diario.
Parlare
di
diritti
delle
donne
durante
il
nazismo
e
soprattutto
di
quelle
ebree
nei
campi
di
sterminio
è
sicuramente
una
sciocchezza:
madri
spose
amanti
nel
caso
delle
"ariane",
meno
che
nulla
nel
caso
di
ebree.
Eppure,
dopo
almeno
una
decina
di
letture
(la
prima
fu
in
prima
media,
di
cui
conservo
ancora
il
testo
sottolineato
e le
note
a
matita
a
piè
pagina
), a
distanza
di
decenni
rimane
anche
per
me
la
lettura
più
sconvolgente
sull'orrore
ed
il
baratro
nazista.
"E'
un
gran
miracolo,
scrive
Anna,
che
io
non
abbia
rinunciato
a
tutte
le
mie
speranze
perchè
esse
sembrano
assurde
ed
inattuabili.
Le
conservo
ancora,
nonostante
tutto
perchè
continuo
a
credere
nell'intima
bontà
dell'uomo.
Mi è
impossibile
costruire
tutto
sulla
base
della
morte,
della
miseria,
della
sopraffazione.
Vedo
il
mondo
mutarsi
lentamente
in
un
deserto,
odo
sempre
più
forte
l'avvicinarsi
del
rombo
che
ucciderà
noi
pure,
partecipo
al
dolore
di
milioni
di
uomini,
eppure
quando
guardo
il
cielo,
penso
che
tutto
si
volgerà
nuovamente
al
bene,
che
anche
questa
spietata
durezza
cesserà,
che
ritorneranno
l'ordine,
la
pace,
la
serenità".
Anna
scriveva
con
incredibile
capacità
ed
efficacia,
sarebbe
diventata
forse
una
grande
scrittrice.
In
quel
gorgo,
in
quell'abisso,
sono
finiti
milioni
di
povere
creature
innocenti.
Ciascuna
con
la
sua
insostituibile
storia,
i
suoi
meriti
e le
sue
cattiverie,
ma
pur
sempre
donne
ed
uomini.
Per
decenni
abbiamo
lottato,
sperato
che
tutto
non
si
ripetesse.
Ma
l'umanità
dimentica
in
fretta
e
scomparsi
gli
ultimi
testimoni
sopravvissuti,
le
nuove
generazioni
leggeranno
l'olocausto,
come
disse
Nedo
Fiano,
scampato
ad
Auschwitz,
come
leggono
ora
le
guerre
puniche:
con
noia,
incredulità
e
distrazione.
Un
tedesco
disse
a
Primo
Levi:
"voi
tutti
siete
destinati
a
morire,
ma
se
anche
qualcuno
di
voi
scamperà
vivo
non
verrete
mai
creduti".
Il
mio
8
marzo
è
oggi
quello
delle
ottocentomila
bambine
ebree,
due
milioni
di
donne
ebree,
duecentocinquantamila
zingare,
un
milione
di
russe,
duecento
mila
disabili
tedesche,
quattrocentomila
di
altre
nazionalità
passate
per
i
camini
di
Auschwitz,
Bergen
Belsen,
Mauthausen,
Buchenwald,
Sobibor,
Treblinka,
Maidanek,
Lidice,
e
gli
altri
1402
campi
di
concentramento
e di
sterminio
che
i
mostri
seppero
costruire.
Senza
retorica
alcuna
in
una
giornata
come
questa,
in
tempi
come
questi,
il
nostro
pensiero
non
può
che
essere
rivolto
a
loro,
che
ebbero
la
sventura
di
vivere
quegli
anni
ed
in
quegli
anni
scomparire
come
un
soffio
leggero
di
vento.
27
gennaio
Giorno
della
memoria
La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino. arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.
Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7] del 1º novembre2005.(vidia)
In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi, Chełmno, e Bełżec, ma questi campi detti più comunemente di "annientamento" erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi "sonderkommando".
Tuttavia l'apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con se in una "marcia della morte" tutti i prigionieri abili, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager (anche se è doveroso dire che due dei forni crematori situati in Birkenau I e II furono distrutti nell'autunno del 1944).
In Italia sono ufficialmente più di 400 le persone insignite dell'alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l'Olocausto.
Esploso
ordigno
sulla
facciata
della
Sezione
PdCI
di
Cuorgnè
(To)
Nella
notte
di
S.Silvestro
probabilmente
confuso
con
i
"botti"
più
o
meno
consueti
è
stato
fatto
esplodere
un
VERO
ORDIGNO
sulla
facciata
della
SEZIONE
PDCI
di
CUORGNE'.
Dagli
esiti
dell'esplosione
sulle
abitazioni
confinanti
si
può
valutare
l'entità
e la
violenza
dell'esplosione
:
numerosi
vetri
rotti,
polvere
e
calcinacci
sui
balconi
degli
alloggi
dei
piani
superiori.
La
robustezza
della
struttura
esterna
in
metallo
e
del
marciapiede
di
marmo
hanno
contenuto
i
danni
sulla
SEZIONE
COMUNISTA
, la
più
dannneggiata
è
stata
la
prospiciente
nicchia
votiva
con
pregievole
dipinto
della
"madonna
e
bambino".Un
altro
motivo
per
essere
indignati
dell'azione
di
questi
IDIOTI
VANDALI.
COMUNICATO
UFFICIALE
del
PDCI
ENNESIMO
ATTO
VANDALICO
TERRORISTICO
CONTRO
LA
SEZIONE
PDCI
DI
CUORGNE'
LA
NOSTRA
SEZIONE
E LA
NOSTRA
CITTA'
NON
E'
NUOVA
A
TALI
AZIONI
VIOLENTE
E
VIGLIACCHE
,
NOI
COMUNISTI
INTENDIAMO
IN
QUESTO
CASO
CONDANNARE
LA
ASSOLUTA
DEFICIENZA
MENTALE
DI
QUESTI
VANDALI
CHE
ESPONGONO
PERSONE
E
COSE
A
DANNI
POTENZIALMENTE
ANCHE
GRAVI
.
PER
FORTUNA
NONOSTANTE
LA
VIOLENZA
DELL'ESPLOSIVO
UTILIZZATO
I
DANNI
SONO
STATI
LIMITATI
.
INVITIAMO
TUTTI
I
CITTADINI
ONESTI
E
DEMOCRATICI
AD
UNA
VIGILANZA
ATTENTA
E A
DENUNCIARE
IMMEDIATAMENTE
AGLI
ORGANI
DI
POLIZIA
QUALSIASI
ELEMENTO
CHE
POSSA
PORTARE
AD
IDENTIFICARE
QUESTI
VANDALI.
INFINE
PARLIAMO
DI
TERRORISMO
PERCHE'
NON
PENSIAMO
CHE
SIA
UNA
CASO
CHE
QUESTA
"BOMBA
A
CARTA"
SIA
STATA
MESSA
DAVANTI
ALLA
NOSTRA
SEDE.
SIAMO
FIDUCIOSI
CHE
I
CITTADINI
DI
CUORGNE'
E LE
FORZE
DELL'ORDINE
SARANNO
IN
GRADO
DI
ISOLARE
QUESTI
VANDALI
IDIOTI
E
PERICOLOSI.
2.1.10
LA
SEZIONE
PDCI
DI
CUORGNE'
"TULLIA
DE
MAYO"
Federazione
della
sinistra
PdCI-Prc
Livorno
Comunicato
Stampa
28
dicembre
2009
Le
parole
enunciate
dal
Ministro
della
Difesa
Ignazio
La
Russa
durante
la
sua
ultima
visita
a
Livorno,
sono
di
una
gravità
senza
precedenti,
a
maggior
ragione
per
un
ministro
della
Repubblica
Italiana.
Sappiamo
bene
qual
è la
provenienza
culturale
e
politica
del
Ministro,
noto
ex-picchiatore
fascista,
perciò
non
ne
siamo
più
di
tanto
sorpresi.
Ma
non
per
questo
possiamo
rimanere
indifferenti
di
fronte
a
dichiarazioni
indegne
e
lesive
di
principi
della
carta
costituzionale
nata
dalla
Resistenza.
La
natura
antifascista
della
nostra
città
e il
contributo
fondamentale
che
Livorno
a
dato
alla
lotta
contro
il
fascismo
(F.lli
Gigli,
Barontini,
Marruci
etc
etc)
ci
fa
logicamente
pensare
che
tali
dichiarazione
non
sono
altro
che
una
infame
provocazione,
uno
schiaffo
alla
comunità
livornese.
Citare
la
FLOTTIGLIA
X
MAS
come
un
modello
ed
esaltare
il
suo
operato
rappresenta
un
oltraggio
a
tutti
quei
resistenti
che
consacrarono
la
loro
vita
alla
lotta
contro
il
Nazifascismo
per
restituire
l´Italia
alla
democrazia
e
alla
libertà.
Le
torture
indicibili
e
gli
eccidi
di
cui
si
macchiarono
i
componenti
della
X
MAS,
la
Guardia
Nazionale
Repubblicana
di
Salò
e le
SS
non
possono
essere
dimenticate.
Come
non
possiamo
permettere
che
il
revisionismo
continui
a
stravolgere
sempre
più
la
verità
storica,
riabilitando
assassini
e
massacratori.
Lanciamo,
quindi,
un
appello
a
tutte
le
forze
politiche,
sociali,
alle
associazioni
antifasciste
e a
tutti
quei
cittadini
che
intendono
ripudiare
ogni
forma
vecchia
e
nuova
di
fascismo
e
che
vogliano
operare
per
il
rispetto
e
l´attuazione
della
Costituzione
repubblicana,
affinché
si
possano
unire
le
energie
per
promuovere
iniziative
comuni
che
sappiano
rispondere
con
fermezza
a
parole
che
in
un
qualsiasi
altro
paese
democratico
non
potrebbero
avere
altra
conseguenza
che
le
immediate
dimissioni
del
Ministro
La
Russa.
28
dicembre
1943 - 7
Fratelli
Cervi
12
dicembre
1969 -
La
strage
di
Piazza
Fontana
12
dicembre
2009
corteo
ore 14
Porta
Lame
Bologna
A
40
anni
dalla
strage
di
Piazza
Fontana
e
dall'omicidio
del
compagno
Pinelli
nei
locali
della
questura
di
Bologna.
Non
vogliamo
solo
ricordare!
Oggi
lo
stato
continua
ad
usare
la
violenza
per
controllare
ogni
forma
di
conflitto
sociale
e di
resistenza.
Contro
gli
omicidi
e le
violenze
di
stato
nelle
piazze,
nelle
carceri,
nelle
questure,
nei
Cie.
Contro
fascisti,
squadristi,
razzisti,
sessisti
e
aguzzini
in
divisa.
Contro
le
provocazioni
giudiziarie,
le
ronde,
i
pacchetti
sicurezza.
Questi
attacchi
devono
essere
contrastati
subito
e
con
decisione
per
tenere
aperta
una
concreta
prospettiva
di
trasformazione.
Le
antifasciste
e
gli
antifascisti
di
Bologna
Comunicato
stampa
dei
comunisti
della
Val d'Ossola
Protetti dall'oscurità della notte, da bravi teppisti quali sono, mani "ignote" ma ben riconoscibili nei simboli lasciati a memoria del loro passaggio, hanno profanato la stele che commemora i Partigiani caduti nel corso della Battaglia di Megolo, in Val d'Ossola.
Troviamoci numerosi domani DOMENICA 22 novembre alle ore 14.00 a Megolo, nel piazzale davanti al Museo per gridare forte il nostro sdegno e ribadire con forza a tutti quelli che si riempiono la bocca di parole come “identità” e “radici” che l’identità della Repubblica italiana è nata in tutti quei luoghi, come Megolo, nei quali i Partigiani hanno dato la loro vita e che lì stanno le nostre radici storiche e culturali. (21 novembre 2009)
Ora e
sempre
Resistenza!
"Mussolini
uomo di
popolo,
nell'anniversario
della
marcia
su Roma"
Abbiamo
in
mattinata
segnalato,
denunciato
e
fotografato,
come
Sezione
territoriale
A.N.P.I.
Esquilino-Monti-Celio,
i
numerosi
manifesti
di
stampo
fascista
che
sono
stati
affissi
in
Via
Nazionale
(rione
Monti)
e
dintorni
inneggianti
Mussolini,
per
celebrare
il
nefasto
anniversario
del
28
ottobre,
marcia
su
Roma.
Il
portavoce
del
sindaco
Simone
Turbolente,
in
una
nota
di
agenzia
nel
pomeriggio,
nel
confermare
la
“quasi”
ultimata
rimozione
dei
manifesti
stessi,
ha
consigliato
“di
evitare
speculazioni
di
basso
profilo
che
non
contribuiscono
certo
a
rasserenare
il
clima
e
rischiano
di
produrre
solo
pubblicità
per
queste
minuscole
frange
di
estremisti".
Peccato
che
queste
“minuscole
frange”
hanno
infestato
il
centro
di
Roma
di
torbidi
fasci
littori,
affissi
sui
muri
nel
corso
della
mattinata,
tra
passanti
e
turisti
attoniti,
senza
che
alcuno
prendesse
provvedimenti,
nonostante
sia
noto
(ma
forse
non
a
tutti)
che
l’apologia
del
fascismo
in
Italia
è
reato.
Continueremo
la
nostra
azione
di
costante
vigilanza.
La
Sezione
A.N.P.I
don
Pappagallo
Esquilino-Monti-Celio
di
Roma
(28
ottobre
2009
su
facebook)
Vittoria
dell'
antifascismo
militante
E' arrivata in tarda mattinata la risposta del sindaco di Castellamonte, Paolo Mascheroni, alla manifestazione di ieri del Comitato 'Aldo dice 26x1' contro l'intitolazione del ponte su Rio San Pietro a Giorgio Almirante. Eccola:
“Sono stato eletto sindaco con un enorme consenso per amministrare e migliorare Castellamonte. Il compito di un sindaco è quello di impegnarsi per lo sviluppo della propria città, delle attività che in essa risiedono, e sostenere le fasce deboli aiutando, per quanto possibile, chi è in difficoltà. Dovere di un sindaco è tenere unita la cittadinanza e farla vivere in un clima quanto più possibile sereno e sicuro. Tempo fa io e la mia Giunta prendemmo la decisione di dedicare il ponte sul rio San Pietro a Giorgio Almirante. Oggi, vista la reazione della cittadinanza e, soprattutto, di coloro che hanno vissuto i bui anni della guerra, ritengo che sia opportuno rivedere tale intenzione. Sono convinto che sia dovere di chi amministra ascoltare il parere dei cittadini e, laddove questo non coincida con quello dell’amministrazione, sono certo sia meglio comprendere e accogliere le decisioni della popolazione anziché perseguire progetti non condivisi alimentando astio, polemiche e divergenze. Onde evitare ulteriori profonde lacerazioni e poter continuare a svolgere una serena attività amministrativa con la collaborazione della mia città (il sindaco è il sindaco di tutti), ritengo che il ponte in questione debba continuare a chiamarsi ponte San Pietro”.
Paolo Mascheroni, sindaco di Castellamonte. 4 ottobre 2009
Sabato
3
ottobre
manifestazione
antifascista
a Castellamonte
contro
l'intitolazione
del
ponte al
fascista
Giorgio
Almirante
Red.
mg.
Castellamonte,
3
ottobre
2009.
La
manifestazione
è
appena
terminata.
Una
perfetta
organizzazione
(la
nostra
del
PdCI)
ci
ha
permesso
di
sfilare
per
Castellamonte
senza
problemi
di
sorta.
Eravamo
un
migliaio,
non
pochi,
in
questi
tempi
infausti
dove
il
fascismo
e la
violenza
sui
diversi
la
fanno
da
padrone.
Abbiamo
sfilato
con
i
gonfaloni
dell'Anpi
e i
partigiani
alla
testa
del
corteo
per
dire
al
sindaco
e
alla
giunta
di
Castellamonte
che
NO
non
si
può,
non
si
deve,
intitolare
il
ponte
al
fucilatore
di
partigiani
Giorgio
Almirante.E'
un
dovere
che
i
paesi
del
Canavese
che
sono
medaglia
d'oro
e
d'argento
ai
valori
della
Resistenza
non
possono
cancellare,
è un
dovere
che
hanno
per
primi
tutti
coloro
che
siedono
nelle
istituzioni.
Costoro
hanno
il
dovere
di
rispettare
la
Costituzione
Italiana
che
dice:
"E'
vietata,
la
riorganizzazione,
sotto
qualsiasi
forma,
del
disciolto
partito
fascista".
Ma
se
qualcuno
pensa
di
dimenticarlo
noi
comunisti
e
antifascisti
saremo
sempre
pronti
a
ricordarglielo
ed
ad
impedirglielo.
Sabato
3
ottobre
tutti
gli
antifascisti
a Castellamonte!
Le
Federazioni
del
PdCI
e
del
Prc
di
Torino
organizzano
un
pullman
insieme!
Per
il
PdCI
telefonare
al
3346392411
per
prenotare
(costo
5
euro)Partenza
sabato
3
ottobre
ore
13
in
Via
Cigna
angolo
Via
Sassari
(Giardini
Sassari
vicino
alla
Federazione
del
Prc.
Ritorno
alle
ore
18,30
circa.
A
Castellamonte
Comitato
antifascista
"Aldo
Dice
26x1"
formato
da
PdCI-
Prc
-
Sinistra
critica
-
Anpi
Canavese
-
Centro
di
Cultura
e
documentazione
popolare
-
Collettivo
comunista
piemontese-
Collettivo
Stella
Rossa
-
Comitato
antifascista
18
giugno
-
l'Ernesto
Giovedì
17
settembre 2009
dalle
ore
10
alle
ore
13 a
Castellamonte
in
Rio
San
Pietro
(Parcheggio
fronte
ospedale)
presidio
e
Conferenza
stampa
per
lanciare
la
manifestazione
del
3
ottobre
contro
l'intitolazione
del
ponte
a
Giorgio
Almirante
A
Vistrorio
il ponte
della
vergogna.
No
intitolazione
ad
Almirante
Comunicato
stampa PdCI Piemonte
Dichiarazioni
di Vincenzo Chieppa Capogruppo regionale e Segretario regionale del PdCI
“Vergogna,
vergogna,mille
volte
vergogna
al
Sindaco
e
alla
Giunta
del
Comune
di
Vistrorio
nel
Canavese
per
la
decisione
assunta
di
intitolare
il
ponte
in
costruzione
sul
rio
San
Pietro
alla
memoria
del
fascista
Giorgio
Almirante.
E’
inammissibile
che
si
possano
attuare
cose
come
queste
nel
nostro
Paese
e
che
nessuno,
a
parte
noi
comunisti,
senta
il
dovere
di
protestare
con
forza
contro
questo
ignobile
revisionismo.
In
questo
caso
si
vuole
dare
dignità
ad
un
personaggio
la
cui
storia
rappresenta
un
insulto
per
l’Italia
democratica
e
antifascista.
Almirante,
alto
gerarca
nella
repubblica
di
Salò
e
successivamente
segretario
del
partito
fascista
MSI,
non
può
essere
elevato
ad
esempio
pubblico,
neppure
da
un
Sindaco
che
evidentemente
pensa
di
poter
impunemente
calpestare
la
storia
democratica
del
nostro
Paese
e la
lotta
e il
sacrificio
dei
nostri
partigiani
che
contro
quelli
come
Almirante
lottarono
per
dare
all’Italia
libertà
e
democrazia.
Il
Sindaco
Mascheroni
chieda
scusa
per
la
bestialità
compiuta,
cancelli
la
delibera
e
utilizzi
un
po’
di
tempo
per
studiare
cosa
è
stata
la
lotta
di
liberazione
nella
Provincia
di
Torino
e le
atrocità
commesse
dai
repubblichini
agli
ordini
di
gerarchi
come
colui
a
cui
vorrebbe
intitolare
un
ponte”.
Torino,
30/8/2009
Lidia
Menapace,
nome di
battaglia
Bruna
Voce
critica
ed
eretica
di
una
sinistra
che
sembra
smarrire
il
proprio
passato,
parla
del
movimento
partigiano
come
di
una
presa
di
coscienza
politica,
civile
e
non
militare.
E’
stata
partigiana,
esponente
dell’associazionismo
cattolico
prima
e
fondatrice
de
Il
Manifesto
poi,
amministratrice
pubblica
e
senatrice
e
voce
fondamentale
del
movimento
delle
donne
e
del
pacifismo
italiano.
Lidia
Menapace
non
è
solo
un
pezzo
della
nostra
memoria,
ma è
soprattutto,
oggi,
osservatrice
attiva
della
nostra
società
e
voce
critica
ed
eretica
di
una
sinistra
ampia,
laica,
democratica.
E
continua
a
esercitare
il
suo
diritto
di
critica
«Gli
unici
che
possono
convocare
il
25
aprile
sono
i
partigiani,
l’Anpi,
anche
perché
dopo
che
ci
hanno
relegato
ai
margini
della
storia,
hanno
tentato
di
soffocarci,
e
che
questo
pezzo
di
storia
non
è
mai
stato
digerito,
a
maggior
ragione
noi
ci
autoconvochiamo.
Ed è
inutile
che
ci
si
affanni
a
dire
“tu
devi
andare
qui,
devi
andare
la”.
Ma
quando
mai.
È
un’invasione
di
campo
fra
le
più
intollerabili».
Un
limite
della
politica?
Questa
invasione
di
campo
ci
dimostra
quanto
sia
profonda
l’incomprensione.
Che
non
ci
stupisce
quando
arriva
da
Berlusconi,
visto
che
si
pone
proprio
dall’altra
parte,
ma
che
fa
parte
anche
di
questo
tipo
di
sinistra
moderata.
E
questo
sì,
che
ci
stupisce.
C’è
un
grande
equivoco
su
Resistenza
e
patriottismo.
La
Resistenza
non
fu
un
evento
prettamente
patriottico
ma
una
presa
di
coscienza
politica,
e
parlo
solo
dell’Italia.
In
Francia
e in
altri
Paesi
mantenne
fortemente
caratteristiche
nazionalistiche.
In
Italia
la
retorica
sulla
Patria
ci
usciva
dalle
orecchie
dopo
vent’anni
di
martellamento
del
fascismo.
Quindi
fu
sostanzialmente
un
movimento
di
presa
di
coscienza
politica.
Noi
entrammo
nella
Resistenza
sudditi
e ne
uscimmo
cittadini.
La
Resistenza
non
fu
un
fenomeno
militare,
come
erroneamente
si
crede.
Fu
un
movimento
politico,
democratico
e
civile
straordinario.
Una
presa
di
coscienza
politica
che
riguardò
anche
le
donne.
Rappresentò
l’inizio
del
femminismo
moderno?
Si,
anche
se
la
presenza
delle
donne
non
è
mai
stata
abbastanza
segnalata.
Si
trattò
di
una
presa
d’atto
straordinaria
della
propria
autonomia.
E
alla
fine
della
guerra
invece
si
cercò
di
occultare
questo
aspetto.
Fu
una
cosa
molto
triste,
che
scattò
subito.
A
parte
che
i
rispettivi
partiti
non
perdonarono
mai
a De
Gasperi
e a
Togliatti
di
aver
dato
il
voto
alle
donne,
tutti
continuarono
a
pensare
che
fosse
un
disastro,
ci
fu
l’assurdità
di
non
averci
fatto
sfilare
a
Milano
per
la
parata
del
25
aprile:
“No
alle
donne
a
sfilare,
il
popolo
non
capirebbe”.
Avrebbero
pensato,
si
pensava,
che
eravamo
le
puttane
dei
partigiani.
Questo
atteggiamento
fu
riprosto
ripetutamente
dal
Pci
anche
al
tempo
del
divorzio
e
dell’aborto.
Sempre,
in
continuazione,
appellandosi
a
questo
“popolo
che
non
capisce”.
E
invece
era
proprio
il
Pci
ad
avere
una
morale
bigotta,
piccolo
borghese.
Cosa
rimane
oggi
della
Resistenza?
È
rimasto
un
gran
buco
da
colmare.
Siamo
davanti
a un
fenomeno
che
ho
iniziato
a
chiamare
di
“Alzheimer
organizzato”.
Secondo
me
la
sinistra
stupidamente
ha
fatto
di
tutto
in
questi
anni
per
cancellare
la
memoria
di
sé.
Franceschini,
per
dire,
va a
pescare
don
Primo
Mazzolari
e se
tu
domandi
a D’Alema
com’era
la
Fgci
lui
ti
risponde
«la
Federazione
gioco
calcio?».
Lui
che
fu
uno
straordinario
segretario
nazionale
di
quella
organizzazione.
Tutti
noi
temiamo
l’alzheimer,
perché
è la
perdita
della
memoria
di
te
stesso
–
tieni
conto
che
dopo
gli
ottanta
non
viene
più
e
quindi
io
sono
al
riparo
– ma
un
intero
popolo
che
viene
indotto
all’alzheimer
è un
popolo
che
tu
puoi
portare
dove
vuoi.
Senza
un
passato
con
cui
confrontarsi
non
ha
un
futuro.(facebook
29
luglio
2009)
L'attacco
alle SS
a via
Rasella
fu
un'azione
partigiana
La
Cassazione,
«non si
possono
definire
massacratori
di
civili i
partigiani
che vi
parteciparono»
Non si
possono
indicare
come
«massacratori
di
civili»
i
partigiani
che
presero
parte
all'attacco
di via
Rasella
contro
un
battaglione
di SS il
23 marzo
1944
Affermazioni
del
genere,
scrive
la
Corte,
sono
«lesive
della
dignità
e
dell'onore
dei
destinatari».
La
sentenza
della
Cassazione
che
ancora
una
volta
conferma
la
storia
parte da
un'accusa
che il
quotidiano
“Il
Tempo”
sferrò
ai
gappisti
definendoli
«massacratori
di
civili»
immediatamente
dopo una
pronuncia
della
stessa
Cassazione,diversi
anni
fa,che
aveva
qualificato
l'azione
di via
Rasella
un
«legittimo
atto di
guerra».
Elena
Bentivegna,
figlia
di
Rosario
Bentivegna
e Carla
Capponi,
medaglia
d'oro
della
Resistenza
citò in
giudizio
il
quotidiano
per
danni
morali
ma la
sua
richiesta
fu
respinta
in primo
e in
secondo
grado.
Anzi
proprio
in
secondo
grado il
giudice
sancì
che il
termine
massacratore
di
civili
deve
intendersi
come «la
sintesi
di un
legittimo
giudizio
storico
negativo».
La
Cassazione
afferma
oggi
invece
che quel
termine
«evoca
unicamente
il
termine
trucidare
facendo
scempio,
di far
strage»
e
l'ulteriore
specificazione
che di
quel
massacro
furono
destinatari
i civili
assume
aspetti
non
equivocabili
né
metaforici
di
immediata
evocazione
non già
di
giudizi
storici,
ma di
affermazioni
lesive
della
dignità
e
dell'onore
dei
destinatari».
Dice
ancora
la
Corte,
l'abbinamento
tra le
parole
«massacratori»
e
«civili»
ha
l'effetto
di
«accostare
l'atto
di
guerra
compiuto
dai
partigiani
all'eccidio
di
connazionali
inermi».
Rosario
Bentivegna,
che oggi
ha 87
anni, ha
dichiarato
«a
verità
storica
è stata
riconfermata
per la
centesima
volta e
quindi
qualcuno
comincerà
a
crederci».
Per il
Pdci la
sentenza
è una
pietra
miliare
e «d'ora
in
avanti -
afferma
Alessandro
Pignatiello,
dell'ufficio
di
Segreteria,
- chi
intende
fare
basso
revisionismo
non
potrà in
alcun
modo
prescindere
da
quanto
sancito
dalla
Suprema
Corte».(www.larinascita.org
24
luglio
2009)
Conferenza
stampa
PdCI
contro
violenza
leghista
Le
ronde
nazi-leghista
questa
notte
hanno
colpito
un
inerme
militante
del
nostro
Partito
a
Novara
mentre
affiggeva
manifesti.
Tre
energumeni
leghisti
anch’essi
impegnati
nell’affissione
lo
hanno
selvaggiamente
picchiato
procurandogli
la
frattura
del
setto
nasale
e la
conseguente
necessità
di
un
intervento
chirurgico.
Non
intendiamo
piegarci
né
farci
intimidire
dalla
violenza
delle
ronde
nazi-leghiste.
Abbiamo
sporto
denuncia
alle
autorità
di
pubblica
sicurezza
affinché
i
responsabili
di
tale
ignobile
aggressione
vengano
perseguiti
a
norma
di
legge.
Indiciamo
un
presidio
di
protesta
e di
lotta
antifascista
con
conferenza
stampa
per
domani,
MERCOLEDì
27
MAGGIO
ALLE
ORE
11,OO
PRESSO
PIAZZA
MATTEOTTI
(
FRONTE
PREFETTURA)
A
NOVARA.
SARANNO
PRESENTI:
ROBERTO
BRAMANTE
SEGR.
PROV.
NOVARA
PDCI
VINCENZO
CHIEPPA
SEGR.
REGIONALE
PDCI
GIANNI
PAGLIARINI
CANDIDATO
ELEZIONI
EUROPEE
Torino
26
maggio
2009
Diliberto
e
Alemanno
scontro
sulla
Festa
della
Liberazione
Oliviero
Diliberto
sei
grande
grande
grande!
Sdegno
e
preoccupazione
Gianni
Pagliarini,
responsabile
lavoro
del
Pdci,
ha
stigmatizzato
le
dichiarazioni
di
Marcello
Dell'Utri
sul
fascismo.
"A
leggere
le
dichiarazioni
del
senatore
Dell'Utri
vien
da
pensare
che
non
gli
basta
un
Parlamento
normalizzato.
E'
giunta
forse
l'ora
di
propinare
olio
di
ricino
agli
oppositori?",
ha
dichiarato
in
una
nota.
"Lo
si
evince
dal
fatto
che
nel
maggio
2009
ha
scoperto
'un
grande
uomo'
chiamato
Benito
Mussolini.
Il
quale
avra'
si'
commesso
qualche
errore,
ma
niente
a
che
vedere
con
quanto
raccontato
dagli
'storici
dei
vincitori'",
ha
aggiunto.
Per
Pagliarini,
"l'involuzione
in
chiave
antidemocratica
e
penosamente
populistica
in
atto
nel
nostro
Paese
e'
davvero
palese".
Dunque,
ha
concluso,
"noi
comunisti
esprimiamo
sdegno
e
preoccupazione:
e'
bene
che
gli
elettori,
a un
mese
dall'appuntamento
delle
elezioni
europee,
non
distolgano
lo
sguardo
dalla
realta'
agghiacciante
rappresentata
da
questa
destra".(5
maggio
2009)
Ora e sempre resistenza!
64esimo anniversario della Liberazione
dal nazifascismo
Il 25 aprile a Torino: Le
iniziative del PdCI e dell'Anpi
Il 26 aprile a Torino: Ancora
fischia il vento!
(l'iniziativa è stata rimandata causa
pioggia)
Anche
il
PdCI
di
Torino
e
provincia
commemora
il
25
aprile
di
fronte
al
Sacrario
del
Martinetto
domenica
26
aprile
dalle
ore
10
alle
ore
12,30 - Letture
delle
Falci
rosse e
musica
resistente
Lo avrai
camerata
Kesselring
il
monumento
che
pretendi
da noi
italiani
ma con
che
pietra
si
costruirà
a
deciderlo
tocca a
noi.
Non coi
sassi
affumicati
dei
borghi
inermi
straziati
dal tuo
sterminio
non
colla
terra
dei
cimiteri
dove i
nostri
compagni
giovinetti
riposano
in
serenità
non
colla
neve
inviolata
delle
montagne
che per
due
inverni
ti
sfidarono
non
colla
primavera
di
queste
valli
che ti
videro
fuggire.
Ma
soltanto
col
silenzio
dei
torturati
Più duro
d’ogni
macigno
soltanto
con la
roccia
di
questo
patto
giurato
fra
uomini
liberi
che
volontari
si
adunarono per
dignità
e non
per odio
decisi a
riscattare
la
vergogna
e il
terrore
del
mondo.
Su
queste
strade
se
vorrai
tornare
ai
nostri
posti ci
ritroverai
morti e
vivi
collo
stesso
impegno
popolo
serrato
intorno
al
monumento
che si
chiama
ora e
sempre
RESISTENZA
Per non dimenticarli mai
Venerdì 24 aprile ore 20,30 la fiaccolata dell'ANPI da Piazza Arbarello a Torino
Sabato 25 aprile Festa Nazionale della Liberazione - Torino - Piazza Castello ore 16
Sabato
25
aprile 2009
il
Circolo
Centro
del PRC
e la
Sezione
Centro
del PdCI di Torino si sono
attivate
per
porre
sulle
lapidi
dei
PARTIGIANI
della
Circoscrizione
1 fiori
portanti
il
simbolo
dei due
partiti. Il
ritrovo
è alle
ore 9 in
Piazza
18
dicembre
angolo
via
Cernaia.Terminato
il giro
delle
lapidi,
verrà
portata
una
corona a
Gramsci
(Casa
Gramsci,
piazza
Carlina). Renderanno
gli
onori al
grande
politico
e
pensatore,
fondatore
del
Partito Comunista italiano. Renato Patrito
Segretario
provinciale
del PRC
e
Vincenzo
Chieppa
consigliere
regionale
e
Segretario regionale del PdCI
Sabato 25 aprile alle ore 20,30 dalla Piscina Sospello di Torino il PdCI Sezione Dolores Ibarruri partecipa alla fiaccolata organizzata dall'Anpi della 5a Circoscrizione
Torino - Iniziative varie
Giovedì 9 aprile 2009, ore 17. presso la sala conferenze Istoreto, ciclo di incontri "Le stagioni della memoria. Resistenze e politica nella scrittura delle donne": presentazione del volume "La pelliccia di agnello bianco. La gioventù d’azione nella Resistenza", di Marisa Sacco.
Sabato 18 aprile ore 20,30 Teatro Carignano Non mi arrendo, non mi arrendo storie di donne, di diritti conquistati e da riconquistare (Spi CGIL )
Giovedì 23 aprile 2009, ore 17 presentazione del volume "La bella politica. Resistenza, Noi donne, femminismo", di Marisa Ombra.
Martedì, 28 aprile 2009 ore 17, presentazione del volume "Con le armi e con la penna. Poesia clandestina della Resistenza", a cura di Marta Bonzanini.
Giovedì, 30 aprile 2009 ore 17, presentazione del volume "Pecore nere: racconti", di Gabriela Kuruvilla, Ingy Mubiayi, Igiaba Scego, Laila Wadia.
Giovedì 23 aprile 2009, ore 15:00 - Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. Premiazione e proiezione delle migliori opere video partecipanti alla sesta edizione del Concorso "Filmare la storia", organizzato dall´Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza.
Decine
di
migliaia
di
manifestazioni
celebrano
quest'anno
il
64°
anniversario
della
Liberazione.
A
Milano
si
terrà
una
grande
manifestazione
nazionale,
con
un
corteo
che
muoverà
alle
14,45
dai
Bastioni
di
Porta
Venezia
per
concludersi
in
piazza
del
Duomo,
dove
si
terranno
i
comizi
conclusivi.
No all'equiparazione tra partigiani della Resistenza
e miliziani della Repubblica di Salò
A giugno dello scorso anno è stata presentata alla Commissione Difesa della Camera la proposta di legge n. 1360 che equipara chi faceva i rastrellamenti per conto dei nazisti a chi è stato internato nei campi di concentramento e a chi ha fatto la Resistenza, tramite l’istituzione di una onorificenza: Cavaliere dell’”Ordine del Tricolore”. Aderisci all’appello per fermare l'iter di approvazione di questa legge! Raggiunto un numero congruo di adesioni, invieremo il testo della Petizione e le firme raccolte al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini, al Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, On. Edmondo Cirielli, ai membri del Parlamento Italiano e, p.c., ai Deputati del Parlamento Europeo. per firmare l'appello clicca qui
Presidio antifascista il 18 aprile a
Torino
alle
ore 14 in Piazza Castello
Sabato
18
aprile
2009
il
gruppo
neofascista
dei
giovani
de
La
Destra,
Gioventù
Italiana,
ha
deciso
di
indire
il
suo
primo
congresso
regionale,
in
cui
verrà
eletto
il
segretario
della
sezione
piemontese.
Il
congresso
si
svolgerà
nei
locali
della
federazione
combattenti
della
R.S.I.
(repubblica
sociale
italiana)
in
corso
Giulio
Cesare
23bis
a
Torino
alle
10.
Nel
pomeriggio
i
fascisti
hanno
annunciato
che
sfileranno
per
le
vie
del
centro
per
chiedere
gli
spazi
che
recentemente
sono
stati
loro
preclusi
dall’azione
degli
studenti
antifascisti
di
Palazzo
Nuovo
e
per
protestare
contro
quelle
istituzioni
che
a
loro
dire
si
lasciano
intimidire
dalla
“violenza
rossa”
e
non
intervengono
per
garantire
ai
giovani
di
destra
libertà
di
parola
in
piazza
e in
università.
Noi
questo
non
lo
accettiamo.
Non
possiamo
permettere
che
un
gruppo
politico
che
fa
propri
i
simboli
e
l’ideologia
del
partito
fascista
manifesti
liberamente
per
la
nostra
città,
medaglia
d’oro
alla
resistenza.
Noi
riteniamo
la
stessa
esistenza
di
questo
gruppo
inammissibile,
anche
sulla
base
delle
Costituzione
Italiana
che
afferma
l’illegalità
della
ricostituzione
del
partito
fascista.
É
importante
sottolineare
inoltre
come
questa
iniziativa
sia
stata
provocatoriamente
organizzata
una
settimana
prima
del
25
aprile,
offendendo
così
la
memoria
storica
di
questo
paese,
nato
sui
valori
dell’antifascismo.
Lo
stesso
luogo
scelto
per
ospitare
il
congresso
comprova
la
loro
volontà
di
porsi
in
continuità
con
tutto
ciò
che
ha
rappresentato
il
fascismo
in
questo
Paese.
È
necessario
comprendere
appieno
i
moventi
politici
e le
pratiche
di
questo
partito.
Gioventù
Italiana,
insieme
altri
gruppi
della
sfera
neofascista
italiana,
come
CasaPound
e
Forza
Nuova,
mentre
da
una
parte
cerca
di
raggiungere
sedi
di
potere
istituzionali,
dall’altra
attua
una
politica
fatta
di
attacchi
violenti,
come
raid
squadristi
ed
azioni
xenofobe.
Tutto
ciò
avviene
senza
che
vi
sia
alcuna
condanna
da
parte
delle
figure
che
compongono
il
panorama
istituzionale,
che
si
preoccupano
anzi
di
difenderli
come
in
occasione
dei
fatti
di
Piazza
Navona
del
30
ottobre.
Non
bisogna
commettere
l’errore
di
considerare
questi
gruppi
come
piccole
realtà
isolate
nel
loro
folklore
tradizionalista
e di
sottovalutare
la
loro
influenza
, ma
è
necessario
inserirle
in
un
quadro
più
ampio
di
regime
repressivo.
Quello
che
intendono
fare,
a
Torino
come
in
altre
città
italiana,
è
accrescere
il
loro
potere
nelle
sedi
del
potere
centrale,
dalla
candidatura
alle
elezioni
per
il
Senato
Accademico
con
la
lista
dell’Arcadia,
alla
candidatura
a
premier
della
Santanchè.
Contro
le
pretese
di
spazio
dei
gruppi
neofascisti
torinesi,
e
per
impedire
a
G.I.
di
manifestare
nella
nostra
città
indiciamo
sabato
18
un
presidio
antifascista
cittadino
in
piazza
Castello
alle
14.
NESSUNO
SPAZIO
PER
I
FASCISTI.
STUDENTI
MEDI
ANTIFASCISTI/E
Milano rifiuta la manifestazione delle
destre xenofobe d'Europa
Da
settimane
in rete
circola
l’inquietante
notizia
che il 5
aprile
prossimo,
a
Milano,
si
svolgerà
un
“evento
politico
internazionale”
promosso
da Forza
Nuova,
con la
partecipazione
di
esponenti
del
BNP
(British
National
Party),
del
FN
(Front
National)
e dell'NPD
(Nationaldemokratische
Partei
Deutschlands),
che
insieme
a
Forza
Nuova
rappresentano
le
destre
estreme
europee.
Sono
note e
conclamate
le
posizioni
razziste,
xenofobe,
negazioniste
di
queste
organizzazioni,
la
simbologia,
il
linguaggio,
le
iniziative
si
richiamano
molto
spesso e
senza
ambiguità
alla
cultura,
le idee
e i
valori
neonazisti.
Per
quanto
riguarda
Forza
Nuova fu
lo
stesso
ex
Presidente
della
Repubblica
Francesco
Cossiga
a
chiedere
alcuni
anni fa
lo “…scioglimento
di Forza
nuova”
sulla
base
“del
divieto
costituzionale
di
ricostituzione
del
partito
fascista
e in
base
alle
leggi
ordinarie”
(Corriere
della
Sera
25/4/2001).
Così
mentre
in
Italia
si
preparano
le
iniziative
per
celebrare
il 25
aprile,
giorno
della
Liberazione
dalla
dittatura
fascista
e dal
nazismo,
Milano
città
medaglia
d’oro
della
Resistenza
Partigiana
rischia
di
essere
trasformata
nella
capitale
del neo
nazismo
europeo.
Noi
antifascisti
abbiamo
profondamente
a cuore
i
principi
e i
valori
democratici
e di
libertà
garantiti
dalla
nostra
Costituzione.
Il
richiamo
alla
nostra
Costituzione,
alla
libertà,
democrazia,
rispetto
dei
diritti
umani,
che sono
fondamento
del
patto
sociale
e civile
della
nostra
comunità,
è la
bussola
che ci
consente
di
cogliere
la
pericolosa
sottovalutazione
delle
attività
e delle
organizzazioni
che
orgogliosamente
negano
la
Costituzione,
si
richiamano
all’odio
e alla
discriminazione
tra
esseri
umani,
esibiscono
una
concezione
autoritaria
del
potere,
si
ispirano
al
nazismo
e al
fascismo.
Per
questi
motivi
facciamo
appello
alle
donne e
uomini
di
Milano,
democratica
e
antifascista,
alle
istituzioni,
alle
associazioni,
al
volontariato,
ai
sindacati,
ai
partiti
perché
sottoscrivano
questo
appello
affinchè
nella
nostra
città
non sia
consentito
di
ospitare
l’iniziativa
promossa
da Forza
Nuova.
ilano,
19 marzo
2009
Promuovono
l’appello:
ANPI
sezione
Gallaratese,
Trenno,
Lampugnano
“A.
Poletti
e caduti
di
Trenno”
La
Fgci
di
Roma
denuncia
l'aggressione
fascista
all'Università
Roma3.
«La
violenza
fascista
di
Roma
continua
nella
sua
orrenda
continuità».
Lo
dichiara
il
coordinatore
della
Fgci
di
Roma
Daniele
Andreozzi
a
proposito
di
un'aggressione
avvenuta
questa
mattina
all'Università
di
Roma
3.
«Stamattina
nella
facoltà
di
Scienza
Politiche
dell’Università
di
Roma
3,
alcuni
personaggi
dichiaratamente
legati
alla
destra
romana
hanno
pestato
con
caschi
e
cinghie
dei
ragazzi
appartenenti
a un
collettivo
della
facoltà.
Tutto
questo
dopo
averli
provocati,
entrando
nell’aula
del
collettivo,
ed
insultati
ripetutamente.
I
tre
ragazzi
pestati
ora
sono
ricoverati
al
Cto».
«La
Fgci
di
Roma
-continua
il
comunicato-
reputa
quest’ennesimo
atto
violento
nei
confronti
di
giovani
militanti
di
sinistra
la
normale
conseguenza
della
politica
di
sdoganamento
fascista
che
sindaco
e
politica
nazionale
stanno
portando
avanti,
in
più
accusa
il
Preside
di
quella
facoltà
di
un
silenzio
preoccupante,
che
fomenta
la
violenza
e
non
la
attenua.
Siamo
solidali
con
i
ragazzi
barbaramente
picchiati,
il
fascismo
è
negli
atti
non
solo
nelle
tessere
di
questo
o
quel
partito
di
destra».
(17
marzo
2009
www.larinascita.org)
Giornata antifascista a Palazzo Nuovo
Ad
appena
una
settimana
dalla
"militarizzazione"
di
Palazzo
Nuovo
per
difendere
pochi
fascistelli
in
clima
elettorale.
Ad
una
settimana
dalle
cariche,
con
gli
studenti
feriti,
con
Luca
arrestato
tuttora
in
carcere.
Palazzo
Nuovo
invita
tutti
a
partecipare
ad
una
grande
giornata
sull'antifascismo,
per
informare,
discutere
e
raccogliere
le
firme
per
la
scarcerazione.
GIORNATA
ANTIFASCISTA
lunedì
16
marzo
2009
a
Palazzo
Nuovo
(dal
mattino)
banchetti
informativi,
video
della
giornata,
mostre,
vendita
libri,
riviste
specializzate,
raccolta
firme
per
la
scarcerazione
L'università
è
antifascista
e
una
volta
ancora
lo
dimostreremo!
Studenti
e
studentesse
antifascisti/e
Dana
(3497725794)
Comunicato stampa PdCI Torino
La polizia
colpisce ancora a Palazzo nuovo
Questo
il
commento
a
caldo
del
Segretario
della
Federazione
dei
Comunisti
Italiani
della
provincia
di
Torino,
Maurizio
Calliano,
sostenuto
da
tutta
la
Federazione:
"Questa
mattina
all'interno
dell'Ateneo
sono
di
nuovo
apparsi
i
manganelli
della
questura
contro
gli
studenti
che
protestavano
contro
i
fascisti
del
Fuan.
"Nostro
malgrado
siamo
costretti
ancora
una
volta
ad
assistere
alle
legnate
della
polizia
a
Palazzo
Nuovo
contro
gli
studenti
antifascisti,
a
cui
viene
impedito
di
esprimere
la
contrarietà
a
quegli
elementi
che
non
mancano
mai
l'occasione
di
inneggiare
al
duce
e
alle
camice
nere.
"Torino
democratica
e
antifascista
ha
il
dovere
di
respingere
con
forza
ogni
iniziativa
e
manifestazione
che
sia
collegata
all'apologia
di
fascismo,
così
come
previsto
dalla
nostra
Costituzione
nata
dalla
Resistenza.(9
marzo
2009)
"SCONTRI
BERGAMO:
NEONAZISTI
INDISTURBATI,
ANTIFASCISTI
CARICATI.
MINISTRO
MARONI
CHIARISCA
SUBITO
RESPONSABILITÀ"
dichiarazione
di
Luciano
Muhlbauer
(Consigliere
regionale
della
Lombardia,
Prc)
I
responsabili
locali
dell’ordine
pubblico
e il
Ministro
degli
Interni
devono
degli
urgenti
ed
esaustivi
chiarimenti
su
quanto
avvenuto
ieri
sera
a
Bergamo,
dove
le
forze
dell’ordine
hanno
non
solo
permesso,
ma
persino
protetto
un
corteo
non
autorizzato
del
movimento
neonazista
Forza
Nuova,
con
tanto
di
esibizione
di
simbologia
fascista
e
soprattutto
di
squadre
organizzate
e
armate
di
spranghe,
mentre
poco
dopo
sono
stati
invece
caricati
con
rabbia
e
rastrellati
a
decine
i
manifestanti
antifascisti.
(vedi
anche
video
su
http://www.youreporter.it)
Due
pesi
e
due
misure
che
non
possono
che
suscitare
vivo
allarme
e
che
fanno
il
paio
con
quanto
sta
avvenendo
sempre
più
frequentemente
in
tutto
il
paese.
Cioè,
una
grande
tolleranza
istituzionale
verso
gruppi
razzisti
e
neofascisti,
anche
quando
violano
palesemente
la
legge
e le
prescrizioni
costituzionali,
e
una
totale
intolleranza
verso
ogni
forma
di
dissenso
in
qualche
modo
riconducibile
alla
sinistra
o
semplicemente
a
opinioni
non
conformi
o
contigue
al
centrodestra.
Subordinare
la
gestione
dell’ordine
pubblico
non
alla
legge
e al
buon
senso,
bensì
agli
orientamenti
e
agli
interessi
politici
dei
governanti
di
turno,
mette
a
serio
rischio
la
tenuta
democratica
e
apre
le
porte
alle
avventure
autoritarie.
Per
questo
chiediamo
con
forza
che
il
Ministro
Maroni
chiarisca
immediatamente
le
responsabilità
istituzionali
di
quanto
accaduto
e
che
formalizzi
l’impegno
che
cose
del
genere
non
si
ripetano
più.
(da
http://www.lucianomuhlbauer.it
2
marzo
2009)
Grave aggressione neofascista
ROMA:
FERRERO,
GRAVE
AGGRESSIONE
NEOFASCISTA
A
IMPIEGATO
DIREZIONE
PRC
(ASCA)
-
Roma,
20
feb
-
Una
''gravissima
aggressione''
e'
stata
subita
poche
ore
fa
da
un
militante
di
Rifondazione
che
lavora
alla
sede
della
Direzione
nazionale
del
Prc
a
Roma''.
A
denunciarlo
e',
in
una
nota,
lo
stesso
segretario
nazionale
del
Prc,
Paolo
Ferrero
che
parla
di
una
aggressione
''brutale
ad
opera
di
un
gruppo
di
militanti
di
estrema
destra
che
stazionava
a
pochi
passi
dalla
sede
nazionale
del
Prc
con
la
scusa
di
attaccare
manifesti
proprio
sotto
la
sede''.
''Il
ragazzo
che
lavora
al
Prc
e
che
e'
stato
pesantemente
aggredito
si
trova
in
questo
momento
al
Pronto
soccorso
dell'ospedale
Policlinico
di
Roma
e
sporgera'
denuncia
contro
ignoti'',
ha
aggiunto
Ferrero
che
ha
definito
''inaccettabile
che
a
meno
di
20
metri
dalla
sede
nazionale
del
Prc
sia
permesso
a
militanti
dell'estrema
destra
di
agire
indisturbati,
di
propagandare
le
loro
idee
politiche
fasciste
e
antisemite
e di
aggredire
a
freddo
chi
qui
pacificamente
vi
lavora''.
27 gennaio Giornata della Memoria
Il coro dell'Armata Rossa in onore dei
morti del nazifascismo
e dei
morti palestinesi
Primo
Levi:
«…
La
prima
pattuglia
russa
giunse
in
vista
del
campo
verso
il
mezzogiorno
del
27
gennaio
del
1945.
[…].
Erano
quattro
giovani
soldati
a
cavallo,
che
procedevano
guardinghi,
coi
mitragliatori
imbracciati,
lungo
la
strada
che
limitava
il
campo.
[…]
Quattro
uomini
armati,
ma
non
armati
contro
di
noi,
quattro
messaggeri
di
pace,
dai
visi
rozzi
e
puerili
sotto
i
pesanti
caschi
di
pelo.
Non
salutavano,
non
sorridevano;
apparivano
oppressi,
oltre
che
da
pietà,
da
un
confuso
ritegno,
che
sigillava
le
loro
bocche,
e
avvinceva
i
loro
occhi
allo
scenario
funereo.
Era
la
stessa
vergogna
a
noi
ben
nota
[…]:
la
vergogna
che
i
tedeschi
non
conobbero,
quella
che
il
giusto
prova
davanti
alla
colpa
commessa
da
altrui,
e
gli
rimorde
che
esista,
che
sia
stata
introdotta
irrevocabilmente
nel
mondo
delle
cose
che
esistono…»[1]
La Risiera di San Sabba
27 gennaio Giorno della Memoria
ll 27 gennaio 1945 vennero abbattuti i
cancelli di Auschwitz. Simbolicamente in
questa data viene istituito il Giorno
della Memoria in ricordo dello sterminio
e delle persecuzioni del popolo ebraico
e dei deportati militari e politici
italiani nei campi nazisti. Per
l'occasione anche quest'anno la Città di
Torino ha organizzato celebrazioni
civili e diverse iniziative che,
insieme a quelle organizzate da altre
istituzioni, sono coordinate dal Museo e
il cui programma completo è consultabile
al
Io
chiedo:
quando
ci
sarà
una
giornata
della
memoria
per
i
morti
palestinesi?
Come ai tempi dell'Asse:
torna il patto di immunità sui crimini nazifascisti
di
Guido
Ambrosio
La Risiera di San Sabba, già campo di concentramento nazista, è stata testimone di una penosa sceneggiata. Protagonista Frank-Walter Steinmeier, ministro degli esteri di un governo che dichiara che mai e poi pagherà un euro di risarcimento ai familiari delle vittime delle stragi naziste in Italia e ai deportati, militari e civili, costretti al lavoro coatto. Comprimario Franco Frattini, che nel giugno scorso, in un'intervista alla Süddeutsche Zeitung, denunciava come «pericolosa» la sentenza della Cassazione che aveva confermato la competenza dei tribunali italiani a decidere sui risarcimenti chiesti dagli ex deportati.
Per il nostro ministro degli esteri quella sentenza metteva a rischio «la sicurezza del diritto», non quello delle vittime, ma quello degli stati a non essere molestati dalle vittime delle loro guerre.
Il principio predemocratico della «immunità degli stati» viene in effetti messo in discussione dalla Cassazione, almeno in presenza di crimini contro l'umanità, che per la nostra massima corte «segnano il punto di rottura dell'esercizio tollerabile della sovranità». Steinmeier medita di ricorrere alla corte di giustizia dell'Aia, contando sulla complicità di Frattini. Al ministero degli esteri tedesco sono convinti che, «in linea di principio, il governo italiano la pensa come noi». Dunque le corone di fiori deposte ieri a San Sabba sono solo una cortina fumogena dietro cui nascondere un immondo patto di immunità tra due paesi già legati dall'Asse nazifascista.
I portavoce tedeschi ripetono ossessivamente che i risarcimenti violerebbero ben tre trattati internazionali, con cui l'Italia avrebbe già rinunciato a ulteriori pretese. Questa tesi, che di rimbalzo circola in Italia, è falsa. I trattati si possono ben interpretare in senso opposto.
Della questione ci si è già occupato nelle sentenze di primo grado il tribunale militare di la Spezia, quando ha disposto risarcimenti per le parti civili, come per le stragi di Civitella, Falzano, Branzolino e San Tomè.
In quest'ultimo caso, nel condannare anche a un risarcimento il tenente Heinrich Nordhorn, i giudici facevano notare che non vi si opponeva il trattato di pace del 1947 tra l'Italia e gli Alleati, dove pur si dice che «L'Italia rinuncia, a suo nome e a nome dei cittadini italiani, a qualsiasi domanda contro la Germania e i cittadini germanici che sia pendente alla data dell'8 maggio 1945». Laconico il commento dei giudici: «A tale data non erano pendenti domande nei confronti dell'imputato».
Né osta al risarcimento delle vittime delle stragi il trattato bilaterale del 1961, che concedeva 40 milioni di marchi da ripartire tra quanti avevano sofferto «privazioni alla libertà» per motivi politici, religiosi o razziali. Infatti tale trattato si proponeva come regolamento definitivo solo per i deportati. Senza pregiudizio, però, per altri diritti in base alla legislazione tedesca sui risarcimenti, che prevede un nuovo indennizzo per il lavoro coatto, arbitrariamente negato dai governi Schröder e Merkel agli italiani.
Infine, secondo i giudici spezzini, nemmeno si poteva tirare in ballo un secondo trattato bilaterale del 1961 «per il regolamento di alcune questioni di carattere patrimoniale, economico e finanziario», perché anche questo si riferisce solo a rivendicazioni e richieste già «pendenti» nel 1945.
Dunque all'Aia Steinmeier e Frattini rischiano una figuraccia. Dovrebbe semmai essere l'Italia a citare la Germania in giudizio, per il mancato rispetto delle sentenze della Corte di cassazione e per la mancata esecuzione in Germania delle condanne inflitte dai nostri tribunali a militari autori di stragi.(Il Manifesto 19 novembre 2008)
Pestata a sangue da un gang squadrista
Nota
di redazione:
I
fasci arrivano così, in quattro o cinque contro
uno, una, in questo caso, ancora meglio, ancora più
facile, ancora più da vigliacchi quali sono, oggi come
ieri.
di
Paola
Natalicchio
«Io,
pestata
sul
treno
da
una
gang
squadrista»
Presa
a
calci
da
quattro
ragazzi.
Nello
stomaco
e
sui
fianchi.
Ripetutamente.
Minacciata
con
un
coltello.
Nell'indifferenza
della
gente,
su
un
treno
regionale.
Una
tratta
breve,
Roma-Ciampino,
quindici
minuti
appena.
È
successo
sabato
scorso
a
Ilaria,
21
anni,
di
Pavona,
piccolo
centro
a
due
passi
da
Roma.
La
sua
colpa?
Avere
in
borsa
una
kefiah,
la
sciarpa
simbolo
del
patriottismo
palestinese
usata,
tra
i
ragazzi,
come
segno
di
un'appartenenza
politica
di
sinistra.
«Stavo
tornando
a
casa
dopo
un
pomeriggio
di
lavoro.
Come
sempre
mi
aspettavano
un
quarto
d'ora
in
treno
e
poi
un
tratto
in
autobus»,
spiega
Ilaria,
che
fa
la
barista
in
via
Cavour.
Alle
22.42
il
treno
è
partito.
Ilaria
ha
preso
posto
in
un
vagone
centrale.
Dopo
pochi
minuti,
l'incubo.
«Ho
notato
un
gruppo
di
ragazzi
sui
24-25
anni.
Gridavano,
battevano
sui
vetri.
Era
impossibile
non
sentirli
anche
nei
vagoni
accanto».
Il
controllore,
però,
su
una
tratta
così
breve
passa
difficilmente.
E
l'escalation
è
continuata.
«Uno
di
loro
ha
iniziato
a
chiedere,
urlando:
Ce
l'avete
le
bombe?
Penso
che
cercasse
droga.
Pasticche.
A
Roma
si
chiamano
così.
Ho
abbassato
la
testa.
Intanto
due
di
loro
sono
saliti
davanti
ai
sedili
di
fronte
al
mio
e,
dandomi
le
spalle,
hanno
iniziato
a
spintonare
un
gruppo
di
ragazzini
che
sedevano
più
avanti.
Insistevano:
Voi
ce
l'avete
le
bombe?».
Ilaria
prosegue,
le
trema
la
voce.
«A
un
certo
punto
uno
di
loro
si è
girato
e ha
visto
la
mia
borsa.
Indicandola
mi
ha
detto:
E tu
ce
le
hai
le
bombe?
Frugandoci
dentro,
ha
visto
la
mia
kefiah.
Non
hai
le
bombe
e
oltretutto
sei
una
comunista
di
merda.
Ha
detto
così
e
sono
cominciati
i
calci.
Io
ho
pensato
solo
a
coprirmi
la
testa.
Mi
hanno
circondata
in
quattro.
Ripetevano:
Prenditi
quello
che
ti
spetta,
comunista
di
merda».
Nel
vagone
del
treno,
quella
sera,
Ilaria
non
era
sola.
Davanti
a
lei,
oltre
al
gruppetto
di
ragazzi
che
per
primi
erano
stati
molestati,
due
uomini
sulla
trentina
e,
poco
più
avanti,
altri
quattro
giovani.
In
poco
tempo,
però,
si
sono
tutti
dileguati.
«Mi
hanno
tirata
su.
Uno
di
loro
mi
ha
allargato
le
braccia
e ha
preso
a
minacciarmi
con
un
coltello.
È lì
che
mi
sono
girata
e
non
ho
visto
più
nessuno.
Il
coltello
era
fermo,
ma
il
corpo
si
muoveva
per
i
calci.
Così
ci
ho
urtato
contro
e mi
ha
graffiata.
È
uscito
del
sangue».
È
stato
forse
questo
a
salvare
la
ragazza
da
conseguenze
peggiori
dei
cinque
giorni
di
prognosi
diagnosticate
dal
pronto
soccorso.
«Uno
dei
ragazzi
che
mi
stava
pestando
si è
spaventato
e si
è
fermato.
Si è
messo
in
mezzo,
mi
ha
fatto
scappare.
A
quel
punto
mi
sono
chiusa
in
bagno».
Da
lì,
Ilaria
ha
fatto
una
telefonata.
«C'era
poco
campo,
Per
istinto
non
ho
chiamato
la
polizia,
ma
mia
madre».
La
denuncia
per
aggressione
alla
polizia
di
Albano
Laziale
è di
ieri
sera.
Nel
frattempo
i
ragazzi
sono
fuggiti.
Nessuno
li
ha
fermati.
Alla
stazione
di
Ciampino
non
ci
sono
telecamere
e,
al
suo
arrivo,
Ilaria
l'ha
trovata
quasi
deserta.
Per
rendersi
conto
che
quel
che
dice
è
vero,
basta
prendere
il
suo
stesso
treno.
Lunedì
sera,
ad
esempio.
Corsa
semivuota,
dieci
passeggeri
in
tutto,
metà
le
donne.
Il
controllore
non
è
mai
passato
nei
vagoni
centrali.
All'arrivo
in
stazione,
davanti
al
secondo
binario,
la
carcassa
annerita
di
un
bar
self-
service
dato
alle
fiamme.
A
pochi
metri,
un
comando
della
Polizia
Ferroviaria.
Ben
illuminato,
ma
senza
nessun
agente
sulla
soglia
a
dare
un'occhiata.
Nel
sottopassaggio,
alcuni
volantini
raccontano
di
un
altro
episodio
di
violenza,
una
settimana
fa.
Erika,
19
anni,
era
seduta
sulla
ringhiera
e
aspettava
il
treno
per
Frascati.
Erano
le
quattro
del
pomeriggio,
c'era
ancora
luce.
Un
giovane
l'ha
spinta
lungo
le
scale
del
sottopassaggio
ed è
scappato
via.
Un
volo
di
tre
metri.
«Abbiamo
fatto
denuncia,
ma
non
essendoci
le
telecamere
è
quasi
inutile.
Cerchiamo
testimoni»,
spiega
suo
padre.
«Mia
figlia
si è
fratturata
una
spalla,
incrinata
tre
vertebre
e
ferita
alla
testa.
Tre
giorni
in
ospedale,
30
di
prognosi».
Sono
queste
le
stazioni
di
periferia
che,
dopo
l'omicidio
di
Francesca
Reggiani,
il
sindaco
Alemanno
aveva
promesso
di
mettere
in
sicurezza.
La
campagna
elettorale
è
finita
e a
pagare
sono
loro.
Due
ventenni
qualsiasi.
Un
sabato
sera
e un
mercoledì
pomeriggio
come
tanti.(
www.unita.it
12
novembre
2008)
Solidarietà a Rai3 da Rinascita
Ufficio stampa
PdCI - 4 novembre 2008
“Solidarietà
a
Rai
Tre
e a
Federica
Sciarelli
che
con
“Chi
l'ha
visto”
da
sempre
fa
una
trasmissione
di
vero
servizio
pubblico,
con
inchieste
coraggiose
e
dalla
parte
dei
cittadini.
Come
ha
fatto
anche
ieri
sera
mostrando
i
filmati
relativi
a
Piazza
Navona”.
Lo
dichiara
Manuela
Palermi,
direttore
di
“Rinascita”,
settimanale
del
Pdci.
“Quanto
accaduto
questa
notte
nella
sede
Rai
di
via
Teulada
ha
dell'incredibile,
circa
40
persone
hanno
fatto
irruzione
senza
riuscire
ad
essere
bloccati.
All'irruzione
sono
seguite
le
minacce
alla
redazione.
Un
attacco
squadrista
alla
sede
della
Rai
non
può
essere
sottovalutato,
è
indice
di
un
clima
pericolosissimo.
A
Federica
Sciarelli
e
alla
sua
redazione
va
tutta
la
vicinanza
mia
e
della
redazione
di
“rinascita,
insieme
all'incoraggiamento
ad
andare
avanti
con
il
loro
importante
lavoro”
Irruzione fascista alla sede Rai di Roma
Irruzione
alla
Rai,
minacce
ai
giornalisti
di
Chi
l'ha
visto?
Gli
ultrà
di
destra
puntano
l'indice
contro
la
trasmissione
di
Rai3
che
ieri
sera
ha
mostrato
un
filmano
inedito
dell'aggressione
ad
un
gruppo
di
giovani
in
piazza
Navona,
mercoledì
scorso.
Una
trentina
di
ultrà
di
destra,
con
il
viso
coperto
da
passamontagna,
ieri
notte
hanno
scavalcato
i
cancelli
della
sede
di
via
Teulada,
lanciando
uova
marce
contro
le
pareti.
Sono
fuggiti
prima
che
arrivasse
la
Polizia,
ma
stamane,
telefonate
di
rivendicazione
e
minaccia
a
nome
di
Forza
Nuova
sono
giunte
alla
redazione
di
Chi
l'ha
visto?.
Per
i
volti
di
quegli
aggressori
del
Blocco
Studentesco
mostrati
durante
la
trasmissione,
gli
estremisti
hanno
promesso
ai
redattori
pesanti
ritorsioni:
"Vi
abbiamo
identificato,
a
voi
ed
ai
vostri
familiari".
Le
telefonate
di
minaccia.
Una
voce
maschile,
adulta,
con
voce
apparentemente
pacata,
ha
chiamato
la
redazione
da
un'utenza
fissa:
"Abbiamo
visto
la
vostra
trasmissione
dove
chiedete
nome,
cognome
e
indirizzi
di
chi
è
stato
fotografato.
Noi
faremo
lo
stesso
con
tutti
voi:
chi
ha
visto
voi;
chi
lavora
con
voi;
dove
abitate,
e
poi
verremo
sotto
le
vostre
case".
Sono
seguite
altre
tre
telefonate
dello
stesso
tenore.
"Ma
noi
non
abbiamo
mai
coinvolto
il
pubblico",
replica
Federica
Sciarelli,
conduttrice
della
trasmissione.
"Non
ho
sollecitato
i
telespettatori
a
fornire
alcuna
indicazione.
Mi
sono
solo
limitata
a
dire
'guardate
queste
immagini':
tutto
qua".
"Sono
dei
ragazzini
spaventati".
Nel
filmato,
mandato
in
onda
al
rallentatore,
sono
ripresi
gli
scontri
avvenuti
prima
dell'aggressione
davanti
al
bar
Navona:
"Guardate
la
faccia
sgomenta
e
preoccupata
dei
ragazzi,
sono
dei
ragazzini
-
commenta
la
Sciarelli
-
sono
veramente
dei
ragazzini
che
scappano,
spaventatissimi
da
quello
che
sta
succedendo".
Forza
nuova:
"La
sinistra
scalda
gli
animi".
Roberto
Fiore,
segretario
di
Forza
Nuova
-
sigla
che
finora
era
rimasta
'ufficialmente'
lontana
dagli
incidenti
- si
è
affrettato
a
dichiarare
la
sua
profonda
indignazione
per
la
trasmissione
e la
"volontà
di
certa
sinistra
di
scaldare
gli
animi
per
riaprire
una
spirale
di
violenza
contro
i
ragazzi
di
destra.
Hanno
tracciato
una
lista
di
proscrizione
nei
confronti
di
militanti
politici".
Curzi:
"Azione
squadrista".
L'irruzione
nella
sede
Rai
di
via
Teulada
ha
mobilitato
i
vertici
della
Rai:
il
presidente
Claudio
Petruccioli
ha
telefonato
preoccupato
al
ministro
dell'Interno.
Lunga
telefonata
anche
tra
il
direttore
generale
della
Rai,
Claudio
Cappon,
e il
capo
della
Polizia,
prefetto
Antonio
Manganelli.
Sandro
Curzi,
ex
direttore
TG3,
oggi
consigliere
d'amministrazione
della
Rai,
è
convinto
che
il
"blitz
in
via
Teulada
di
fatto
rivendica
la
legittimità
dell'azione
squadristica
di
piazza
Navona
contro
la
pacifica
manifestazione
di
protesta
degli
studenti".
"E'
la
prima
volta
che
gli
uffici
e
gli
studi
della
Rai
vengono
assaliti
con
proditoria
violenza,
questo
non
è
assolutamente
accettabile
ed è
un
segnale
molto
preoccupante
per
il
nostro
Paese",
si
legge
in
una
nota
del
Sindacato
dei
giornalisti
italiani.
"Chiediamo,
con
forza
- si
legge
ancora
nella
nota
-,
al
ministro
dell'Interno
Roberto
Maroni
ed
alla
Magistratura
che
facciano
piena
luce
sul
gravissimo
episodio
perseguendo
i
responsabili
di
questo
atto
di
stampo
chiaramente
squadristico".
Solidarietà
a
Rai
Tre,
a
Federica
Sciarelli
e la
redazione
di
“Chi
l'ha
vistò”,
trasmissione
da
sempre
impegnata,
con
inchieste
coraggiose
dalla
parte
dei
cittadini
- è
stata
espressa
Italo
Di
Sabato
responsabile
dell'Osservatorio
sulla
repressione
del
Prc-
Come
ha
fatto
anche
ieri
sera
-
aggiunge
Di
Sabato
-
mostrando
i
filmati
relativi
agli
incidenti
provocati
da
noti
esponenti
dell’estrema
destra
romana
a
Piazza
Navona.
Quanto
accaduto
questa
notte
nella
sede
Rai
di
via
Teulada
ha
dell'inqualificabile.
Circa
50
persone
attivisti
di
destra
hanno
fatto
irruzione
senza
riuscire
ad
essere
bloccati.
All'irruzione
sono
seguite
le
minacce
alla
redazione.
Un
attacco
squadrista
alla
sede
della
Rai
-
conclude
Di
Sabato
-
non
può
essere
sottovalutato,
è
indice
di
un
clima
pericolosissimo
che
da
tempo
denunciamo.
Sarebbe
molto
grave
se
qualcuno
cercasse
ancora
di
giustificare
questo
atti
di
chiara
violenza
fascista.
(Osservatorio
sulla
repressione
4
novembre
2008)
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti
zitti
di
Curzio
Maltese
Un
camion
carico
di
spranghe
e in
piazza
Navona
è
stato
il
caos.
Gli
scontri
di
ieri
a
Roma
Aveva
l'aria
di
una
mattina
tranquilla
nel
centro
di
Roma.
Nulla
a
che
vedere
con
gli
anni
Settanta.
Negozi
aperti,
comitive
di
turisti,
il
mercatino
di
Campo
dè
Fiori
colmo
di
gente.
Certo,
c'era
la
manifestazione
degli
studenti
a
bloccare
il
traffico.
"Ma
ormai
siamo
abituati,
va
avanti
da
due
settimane"
sospira
un
vigile.
Alle
11
si
sentono
le
urla,
in
pochi
minuti
un'onda
di
ragazzini
in
fuga
da
Piazza
Navona
invade
le
bancarelle
di
Campo
dè
Fiori.
Sono
piccoli,
quattordici
anni
al
massimo,
spaventati,
paonazzi.
Davanti
al
Senato
è
partita
la
prima
carica
degli
studenti
di
destra.
Sono
arrivati
con
un
camion
carico
di
spranghe
e
bastoni,
misteriosamente
ignorato
dai
cordoni
di
polizia.
Si
sono
messi
alla
testa
del
corteo,
menando
cinghiate
e
bastonate
intorno.
Circondano
un
ragazzino
di
tredici
o
quattordici
anni
e lo
riempiono
di
mazzate.
La
polizia,
a
due
passi,
non
si
muove.
Sono
una
sessantina,
hanno
caschi
e
passamontagna,
lunghi
e
grossi
bastoni,
spesso
manici
di
picconi,
ricoperti
di
adesivo
nero
e
avvolti
nei
tricolori.
Urlano
"Duce,
duce".
"La
scuola
è
bonificata".
Dicono
di
essere
studenti
del
Blocco
Studentesco,
un
piccolo
movimento
di
destra.
Hanno
fra
i
venti
e i
trent'anni,
ma
quello
che
ha
l'aria
di
essere
il
capo
è
uno
sulla
quarantina,
con
un
berretto
da
baseball.
Sono
ben
organizzati,
da
gruppo
paramilitare,
attaccano
a
ondate.
Un'altra
carica
colpisce
un
gruppo
di
liceali
del
Virgilio,
del
liceo
artistico
De
Chirico
e
dell'università
di
Roma
Tre.
Un
ragazzino
di
un
istituto
tecnico,
Alessandro,
viene
colpito
alla
testa,
cade
e
gli
tirano
calci.
"Basta,
basta,
andiamo
dalla
polizia!"
dicono
le
professoresse.
Seguo
il
drappello
che
si
dirige
davanti
al
Senato
e
incontra
il
funzionario
capo.
"Non
potete
stare
fermi
mentre
picchiano
i
miei
studenti!"
protesta
una
signora
coi
capelli
bianchi.
Una
studentessa
alza
la
voce:
"E
ditelo
che
li
proteggete,
che
volete
gli
scontri!".
Il
funzionario
urla:
"Impara
l'educazione,
bambina!".
La
professoressa
incalza:
"Fate
il
vostro
mestiere,
fermate
i
violenti".
Risposta
del
funzionario:
"Ma
quelli
che
fanno
violenza
sono
quelli
di
sinistra".
C'è
un'insurrezione
del
drappello:
"Di
sinistra?
Con
le
svastiche?".
La
professoressa
coi
capelli
bianchi
esibisce
un
grande
crocifisso
che
porta
al
collo:
"Io
sono
cattolica.
Insegno
da
32
anni
e
non
ho
mai
visto
un'azione
di
violenza
da
parte
dei
miei
studenti.
C'è
gente
con
le
spranghe
che
picchia
ragazzi
indifesi.
Che
c'entra
se
sono
di
destra
o di
sinistra?
È un
reato
e
voi
dovete
intervenire".
Il
funzionario
nel
frattempo
ha
adocchiato
una
telecamera
e il
taccuino:
"Io
non
ho
mai
detto:
quelli
sono
di
sinistra".
Monica,
studentessa
di
Roma
Tre:
"Ma
l'hanno
appena
sentito
tutti!
Chi
crede
d'essere,
Berlusconi?".
"Lo
vede
come
rispondono?"
mi
dice
Laura,
di
Economia.
"Vogliono
fare
passare
l'equazione
studenti
uguali
facinorosi
di
sinistra".
La
professoressa
si
chiama
Rosa
Raciti,
insegna
al
liceo
artistico
De
Chirico,
è
angosciata:
"Mi
sento
responsabile.
Non
volevo
venire,
poi
gli
studenti
mi
hanno
chiesto
di
accompagnarli.
Massì,
ho
detto
scherzando,
che
voi
non
sapete
nemmeno
dov'è
il
Senato.
Mi
sembravano
una
buona
cosa,
finalmente
parlano
di
problemi
seri.
Molti
non
erano
mai
stati
in
una
manifestazione,
mi
sembrava
un
battesimo
civile.
Altro
che
civile!
Era
stato
un
corteo
allegro,
pacifico,
finché
non
sono
arrivati
quelli
con
i
caschi
e i
bastoni.
Sotto
gli
occhi
della
polizia.
Una
cosa
da
far
vomitare.
Dovete
scriverlo.
Anche
se,
dico
la
verità,
se
non
l'avessi
visto,
ma
soltanto
letto
sul
giornale,
non
ci
avrei
mai
creduto".
Alle
undici
e
tre
quarti
partono
altre
urla
davanti
al
Senato.
Sta
uscendo
Francesco
Cossiga.
"È
contento,
eh?"
gli
urla
in
faccia
un
anziano
professore.
Lunedì
scorso,
il
presidente
emerito
aveva
dato
la
linea,
in
un
intervista
al
Quotidiano
Nazionale:
"Maroni
dovrebbe
fare
quel
che
feci
io
quand'ero
ministro
dell'Interno
(...)
Infiltrare
il
movimento
con
agenti
pronti
a
tutto,
e
lasciare
che
per
una
decina
di
giorni
i
manifestanti
devastino
le
città.
Dopo
di
che,
forti
del
consenso
popolare,
il
suono
delle
sirene
delle
ambulanze
dovrà
sovrastare
quello
delle
auto
della
polizia.
Le
forze
dell'ordine
dovrebbero
massacrare
i
manifestanti
senza
pietà
e
mandarli
tutti
all'ospedale.
Picchiare
a
sangue,
tutti,
anche
i
docenti
che
li
fomentano.
Magari
non
gli
anziani,
ma
le
maestre
ragazzine
sì".
È
quasi
mezzogiorno,
una
ventina
di
caschi
neri
rimane
isolata
dagli
altri,
negli
scontri.
Per
riunirsi
ai
camerati
compie
un'azione
singolare,
esce
dal
lato
di
piazza
Navona,
attraversa
bastoni
alla
mano
il
cordone
di
polizia,
indisturbato,
e
rientra
in
piazza
da
via
Agonale.
Decido
di
seguirli
ma
vengo
fermato
da
un
poliziotto.
"Lei
dove
va?".
Realizzo
di
essere
sprovvisto
di
spranga,
quindi
sospetto.
Mentre
controlla
il
tesserino
da
giornalista,
osservo
che
sono
appena
passati
in
venti.
La
battuta
del
poliziotto
è
memorabile:
"Non
li
abbiamo
notati".
Dal
gruppo
dei
funzionari
parte
un
segnale.
Un
poliziotto
fa a
un
altro:
"Arrivano
quei
pezzi
di
merda
di
comunisti!".
L'altro
risponde:
"Allora
si
va
in
piazza
a
proteggere
i
nostri?".
"Sì,
ma
non
subito".
Passa
il
vice
questore:
"Poche
chiacchiere,
giù
le
visiere!".
Calano
le
visiere
e
aspettano.
Cinque
minuti.
Cinque
minuti
in
cui
in
piazza
accade
il
finimondo.
Un
gruppo
di
quattrocento
di
sinistra,
misto
di
studenti
della
Sapienza
e
gente
dei
centri
sociali,
irrompe
in
piazza
Navona
e si
dirige
contro
il
manipolo
di
Blocco
Studentesco,
concentrato
in
fondo
alla
piazza.
Nel
percorso
prendono
le
sedie
e i
tavolini
dei
bar,
che
abbassano
le
saracinesche,
e li
scagliano
contro
quelli
di
destra.
Soltanto
a
questo
punto,
dopo
cinque
minuti
di
botte,
e
cinque
minuti
di
scontri
non
sono
pochi,
s'affaccia
la
polizia.
Fa
cordone
intorno
ai
sessanta
di
Blocco
Studentesco,
respinge
l'assalto
degli
studenti
di
sinistra.
Alla
fine
ferma
una
quindicina
di
neofascisti,
che
stavano
riprendendo
a
sprangare
i
ragazzi
a
tiro.
Un
gruppo
di
studenti
s'avvicina
ai
poliziotti
per
chiedere
ragione
dello
strano
comportamento.
Hanno
le
braccia
alzate,
non
hanno
né
caschi
né
bottiglie.
Il
primo
studente,
Stefano,
uno
dell'Onda
di
scienze
politiche,
viene
colpito
con
una
manganellata
alla
nuca
(finirà
in
ospedale)
e la
pacifica
protesta
si
ritrae.
A
mezzogiorno
e
mezzo
sul
campo
di
battaglia
sono
rimasti
due
ragazzini
con
la
testa
fra
le
mani,
sporche
di
sangue,
sedie
sfasciate,
un
tavolino
zoppo
e un
grande
Pinocchio
di
legno
senza
più
una
gamba,
preso
dalla
vetrina
di
un
negozio
di
giocattoli
e
usato
come
arma.
Duccio,
uno
studente
di
Fisica
che
ho
conosciuto
all'occupazione,
s'aggira
teso
alla
ricerca
del
fratello
più
piccolo.
"Mi
sa
che
è
finita,
oggi
è
finita.
E se
non
oggi,
domani.
Hai
voglia
a
organizzare
proteste
pacifiche,
a
farti
venire
idee,
le
lezioni
in
piazza,
le
fiaccolate,
i sit
in
da
figli
dei
fiori.
Hai
voglia
a
rifiutare
le
strumentalizzazioni
politiche,
a
voler
ragionare
sulle
cose
concrete.
Da
stasera
ai
telegiornali
si
parlerà
soltanto
degli
incidenti,
giorno
dopo
giorno
passerà
l'idea
che
comunque
gli
studenti
vogliono
il
casino.
È il
metodo
Cossiga.
Ci
stanno
fottendo".
(29
ottobre
2008
La
Repubblica)
Solidarietà alla Cgil scuola di Torino
Comunicato
del
capogruppo
in
Regione
Piemonte
dei
Comunisti
Italiani
Luca
Robotti
Piena solidarietà alla CGIL Scuola, attaccata dal vero volto del governo Berlusconi
Oggi alla 17 un gruppo di giovinastri di Azione Giovani sono penetrati con forza nella sede del sindacato scuola, nei pressi dell'università di Torino, con il chiaro intento di menare le mani, oltre che di impedire l'attività sindacale, che nel nostro Paese è costituzionalmente garantita.
Il vero volto del governo Berlusconi è questo, quello dell'intolleranza, del machismo muscolare, dell'odio verso i sindacati e la libertà.
Noi stiamo con la libertà e con la CGIL, contro la violenza, che è stata impedita solo grazie all'intervento delle forze dell'ordine, e contro l'intolleranza di questi quattro poveri imbecilli al soldo del federale di turno, che fanno il gioco di coloro che vogliono ridurre l'università ad essere asservita ai poteri economici e la scuola pubblica un luogo in cui non si cresce e non si diventa cittadini.
Torino, 28 ottobre 2008
Apologia di fascismo»: indagato La Russa
di Federica Fantozzi
l Tribunale dei Ministri ha aperto un fascicolo sul titolare della Difesa Ignazio La Russa per le parole pronunciate l’8 settembre di quest’anno a proposito della Repubblica di Salò. L’iniziativa è stata presa a seguito dell’esposto di un cittadino italiano, residente in Toscana, alla magistratura che per competenza ha trasmesso gli atti al tribunale speciale. L’esposto è stato depositato presso la Procura di Roma il 16 ottobre scorso e per i giudici ministeriali l’apertura del fascicolo è stato un atto dovuto. Il ministro è indagato per il reato di apologia di fascismo.
In occasione della commemorazione del 65esimo anniversario della Difesa di Roma, La Russa ha rivalutato il ruolo dei militari della Rsi sostenendo che «dal loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della patria». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, presente alla cerimonia a Porta San Paolo, ha considerato invece «simbolo della volontà di riscatto» dell’Italia coloro che «rifiutarono l’adesione alla Repubblica di Salò». Ecco le parole precise pronunciate dal ministro quasi due mesi fa: «Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia».
L’elogio di La Russa giunse poco dopo che il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva definito il fascismo «non il male assoluto» ma «un fenomeno complesso» in un’intervista, e suscitò aspre polemiche. Gianfranco Fini si irritò per la «sprovvedutezza» dei suoi colonnelli. Il quotidiano della Cei “Avvenire” bollò le dichiarazioni dei due esponenti di via della Scrofa come «avventate». Velate dal sospetto di «una rivendicazione di eredità e di identità, seppure cauta e circospetta» anziché «di un giudizio storico equanime». Veltroni si dimise dal comitato per il museo della Shoah presieduto da Alemanno. Fino alla sconfessione pubblica da parte del vicepresidente della Camera nonché leader di An davanti alla platea di Azione Giovani: «Non si può equiparare chi stava da una parte e chi stava dall'altra - chiarì Fini in quello che è stato definito nei forum della destra radicale «l’ultimo strappo» - Non era equivalente». E ancora: «C'era chi combatteva per una causa giusta, che era la causa della libertà, dell'eguaglianza, della giustizia sociale, e c'era chi, fatta salva la buona fede in molti casi, combatteva per una parte sbagliata. Non sono categorie morali ma storiche».
Ora il Tribunale dei Ministri ha aperto il fascicolo sulla vicenda. Un atto dovuto dopo la denuncia di un uomo che si è sentito offeso e ferito dal comportamento di La Russa. Perché - ha rievocato nell’esposto - il nonno fu bastonato con durezza dai soldati tedeschi che gli hanno procurato lesioni permanenti. Il nome del ministro della difesa è dunque stato iscritto nel registro degli indagati per apologia di fascismo.(L'Unità 30 ottobre 2008)
Grave provocazione contro i lavoratori in sciopero
Ieri
17
ottobre
’08 il
Sindacato
Lavoratori
in Lotta
ha
partecipato
allo
sciopero
generale
promosso
dalle
rappresentanze
sindacali
di base
dei
lavoratori
quali
Confederazione
COBAS,
CUB e
SDL
contro
il
governo
Berlusconi,
ha visto
in
piazza,
lavoratori,
studenti,
precari,
pensionati
e intere
famiglie,
che sono
scese
per far
sentire
la
propria
voce e
le
proprie
ragioni
di
dissenso
contro
gli
attacchi
da parte
del
governo,
legale
rappresentante
di
CONFINDUSTRIA
e
padroni.
La
pioggia
e il
maltempo
non ha
impedito
il
corteo
ha cui
hanno
partecipato
più di
500 mila
persone.
È stato
un
grande
sciopero
generale
cui
Berlusconi
e tutta
la sua
banda
dovrà
fare i
conti e
dare
conto
alle
migliaia
e
migliaia
di
persone
presenti
in
piazza.
Ma sulla
via del
ritorno
sono
accaduti
fatti
inquietanti
su cui
tutti
quanti
noi
dobbiamo
rifletterci
e
lottare
affinché
ogni
singola
organizzazione,
ogni
singolo
lavoratore
non
subisca
ricatti,
ma
combattono
contro
le
intimidazioni
e il
ricatto.
Sulla
via del
ritorno,
improvvisamente
in
autostrada,
una
pattuglia
della
polizia
stradale
ferma il
pullman
in cui
viaggiava
il SLL,
nei
pressi
del
casello
di
Frosinone,
facendoci
scendere
dal
pullman
e senza
fornire
spiegazioni
e con
atteggiamento
provocatorio
e
ricattatorio
ci
chiedono
di
fornire
i
documenti
di ogni
partecipante
allo
sciopero,
ne
scaturisce
una
protesta
in
autostrada,
ma la
situazione
assume
aspetti
ancora
più
inquietanti
quando
un
secondo
pullman
con
dentro i
partecipanti
allo
sciopero
aderente
all’ RdB,
viene
anch’esso
fermato.
A questo
punto è
tutto
chiaro,
Berlusconi
e tutta
la sua
cricca
non a
digerito
la
riuscita
dello
sciopero
generale
e la
messa in
discussione
della
sua
poltrona
e di
quella
dei suoi
complici.
I
fermati
cominciano
a
protestare
e
costringono
la
polizia
a fare
marcia
indietro,
infatti,
dicono
che
possiamo
riprendere
il
viaggio,
ma è un
inganno,
infatti,
faranno
in modo
di far
andar
via solo
il
pullman
di RdB
(successivamente
fermato
e
condotto
in
questura).
A questo
punto è
tutto
chiaro,
siamo
sotto
sequestro
della
polizia.
I fatti
successivi
a questi
episodi
la
dicono
lunga
sul
comportamento
della
polizia
e dei
suoi
mandanti,
l’atteggiamento
terroristico
che le
forze
dell’ordine
hanno
avuto
sono di
una
gravità
enorme,
infatti
i
bambini
che
viaggiavano
sul
pullman
hanno
iniziato
ad
accusare
malori,
considerato
che per
circa 2
e mezza
non
bevevano
e
ascoltavano
le
continue
provocazioni
della
polizia
che
minacciavano
di
condurci
in
questura
senza
fornire
alcuna
spiegazione.
A questo
punto
abbiamo
chiamato
l’autoambulanza,
per i
primi
soccorsi
medici.
La
polizia
all’arrivo
dei
soccorsi,
ci
invita a
ripartire,
ma è
troppo
tardi, i
bambini,
in stato
di
pianto e
di
malori
all’addome
e alla
testa,
raccontano
in
lacrime
al
medico
quello
che la
polizia
con
ricatto
e aria
minacciosa
facevano.
Solo
dopo che
il
medico
con
visita
ai
bambini
e
rassicurandoli
di
continuo,
questi
si
tranquillizzarono.
Nel
frattempo
delle
numerose
pattuglie
di
polizia
e gli
agenti
che
hanno
partecipato
al
fermo,
scompaiono
tutte,
ne resta
una sola
per
condurre
la
manovra
del
pullman
alla
ripresa
del
viaggio.
Il
responsabile
delle
forze
dell’ordine
che ha
causato
tutto
questo
scomparve
improvvisamente
senza
lasciar
traccia
di se.
Questi
fatti
secondo
noi,
sono
molto
gravi è
la
testimonianza
che la
banda di
mafiosi,
fascisti,
razzisti
e
clericali
che sono
raccolti
intorno
a
Berlusconi
non si
fermano
dinanzi
a nulla,
i loro
attacchi
si
estendono
a tutti,
lavoratori,
casalinghe,
bambini,
pensionati,
studenti
e
immigrati,
calpestando
la
dignità
di tutti
e il
diritto
democratico
delle
persone
anche a
manifestare.
Su
questi
fatti è
bene che
tutti
noi
riflettiamo
e ci
uniamo
in un
unico
fronte
di lotta
popolare
contro
l’arroganza
dei
padroni.
Sindacato
Lavoratori
in Lotta
- per il
sindacato
di
classe
Esposto alla Procura contro
sen. Marcello dell'Utri
Dichiarazione
del
Consigliere
Regionale
e
Segretario
Provinciale
Vincenzo
Chieppa
del PdCI
Piemonte
“
Invieremo
un
esposto
alla
Procura
della
Repubblica
in
relazione
alle
dichiarazioni
del
Senatore
Marcello
dell’Utri
che in
occasione
della
presentazione
a Roma
dei
“diari
del
duce” ha
definito
Mussolini
un
grande
statista
tessendone
l’elogio.
Nel
nostro
Paese
ricordiamo
essere
in
vigore
la
cosiddetta
Legge
Mancino,
valida
su tutto
il
territorio
nazionale,
che
sanziona
l’apologia
di
fascismo
e, a
nostro
avviso
l’intervento
del
Senatore
dell’Utri
può a
tutti
gli
effetti
essere
classificato
in
quella
categoria.
Chiederemo
dunque
alla
Procura
della
Repubblica
di
Torino
di
accertare
se
esistono
gli
estremi
per
perseguire
a
termini
di legge
il
senatore
dell’
Utri al
quale
va’
tutta la
nostra
esecrazione
politica
e il
disprezzo
umano
per le
vergognose
affermazioni
riportate
dai
mezzi di
informazione.
Venga il
Senatore
dell’Utri
a Torino
e faccia
visita
al
Martinetto
dove
sono
ricordati
alcuni
martiri
della
Resistenza
uccisi
dai
tedeschi
e dai
“ragazzi
di Salò”
agli
ordini
di
quell’assassino
sanguinario
che
dell’Utri
definisce
“grande
statista””.
Torino,
15/10/2008
Quel fascino per la camicia
nera che cresce nel mondo del calcio
di
Corrado
Zunino
L'outing
di
Christian
Abbiati,
portiere
del
Milan
fascista
nel
privato
e
ora
anche
in
pubblico,
ha
allargato
praterie
di
potenziali
rivelazioni
nel
mondo
del
calcio
italiano,
da
sempre
silenziosamente
a
destra.
Quelle
parole
rimbalzate
in
tutta
Europa
-
"del
fascismo
condivido
ideali
come
la
patria,
i
valori
della
religione
cattolica
e la
capacità
di
assicurare
l'ordine"
-
sono
sottoscritte,
oggi,
da
una
crescente
platea
di
calciatori
e
dirigenti
italiani.
La
forza
delle
frasi
rivelatrici
di
un
portiere
che
è
abituale
frequentatore
dei
leader
di
Cuore
nero,
succursale
dell'estremismo
nero
milanese
e
luogo
di
riferimento
per
gli
ultrà
dell'Inter,
più
che
nell'indicare
il
solito
revisionismo
pret
a'
porter
italiano
che
vuole
un
fascismo
buono
prima
del
'38
("rifiuto
le
leggi
razziali,
l'alleanza
con
Hitler
e
l'ingresso
in
guerra",
ha
detto
Abbiati)
segnala
come
anche
i
calciatori,
notoriamente
pavidi
nelle
dichiarazioni,
oggi
comprendono
che
queste
"verità"
si
possono
finalmente
dire:
il
vento
del
2008
non
le
rende
più
pericolose
per
le
loro
carriere.
Sono
diversi
i
campioni
italiani
che
indossano
numeri
sinistri
e
sventolano
effigi
del
Ventennio
per
poi
giustificarsi:
"Non
lo
sapevo".
Il
portiere
Gianluigi
Buffon,
figlio
di
famiglia
cattolica
e
impegnata,
è
stato
sorpreso
in
quattro
atti
scabrosi.
La
maglia
con
il
numero
88
che
rimandava
al
funesto
"Heil
Hitler"
segnalata
dalla
comunità
ebraica
romana,
poi
la
canottiera
vergata
di
suo
pugno
con
il
"Boia
chi
molla".
Nel
2006,
durante
le
feste
al
Circo
Massimo
per
la
vittoria
del
mondiale,
si
schierò
-
mani
larghe
su
una
balaustra
-
davanti
allo
striscione
"Fieri
di
essere
italiani",
croce
celtica
in
basso
a
destra.
E i
suoi
tifosi,
gli
Arditi
della
Juventus,
un
mese
fa a
Bratislava
gli
hanno
ritmato
"Camerata
Buffon"
ottenendo
dal
portiere
un
naturale
saluto.
Quattro
indizi,
a
questo
punto,
somigliano
a
una
prova.
E'
da
annoverare
tra
i
fascisti
per
caso
il
Fabio
Cannavaro
capitano
della
nazionale
che
a
Madrid
sventolò
un
tricolore
con
un
fascio
littorio
al
centro:
"Non
sono
un
nostalgico,
ma
non
sono
di
sinistra",
giura
adesso.
Nel
1997,
però,
pubblicizzò
in
radio
le
prime
colonie
estive
Evita
Peron,
campi
per
adolescenti
gestiti
dalla
destra
radicale.
Il
suo
procuratore,
Gaetano
Fedele,
assicura:
"Un
calciatore
può
essere
strumentalizzato
inconsapevolmente".
Nella
capitale
si
sta
consumando
un
pericoloso
contagio
tra
la
curva
della
Roma,
egemonizzata
dalla
destra
neofascista,
e i
giovani
calciatori
romani.
Daniele
De
Rossi,
capitan
futuro
destinato
a
sostituire
Totti,
è un
simpatizzante
di
Forza
Nuova.
E
l'altro
romanista
da
nazionale,
Alberto
Aquilani,
colleziona
busti
del
duce
- li
regala
uno
zio
-
mostrando
opinioni
chiare
sugli
immigrati
in
Italia:
"Sono
solo
un
problema".
Molti
portieri
la
pensano
come
Abbiati,
poi.
L'ex
Stefano
Tacconi
fu
coordinatore
per
la
Lombardia
del
Nuovo
Msi-Destra
nazionale
ed è
stato
condannato
per
aver
usato
tesserini
contraffatti
giratigli
dal
faccendiere
nero
Riccardo
Sindoca.
Matteo
Sereni,
figlio
della
destrissima
scuola
Lazio,
oggi
che
è
portiere
del
Torino
continua
a
dormire
con
il
busto
di
Mussolini
sulla
testiera
del
letto.
Il
problema
è
che
i
calciatori
navigano
dentro
un
mare
di
ipocrisia
che
consente
di
tenere
"Faccetta
nera"
nella
suoneria
del
cellulare
senza
provare
sensi
di
colpa.
Questione
di
maestri.
L'ex
allenatore
della
Lazio
Papadopulo
non
si è
mai
preoccupato
delle
svastiche
in
curva
"perché
in
campo
non
vedo
oltre
la
traversa".
Spiega
Gianluca
Falsini,
difensore
oggi
al
Padova:
"Giocatori
di
sinistra
ce
ne
sono
pochi
e la
nostalgia
per
il
Ventennio
ti
viene
per
colpa
dei
politici
contemporanei".
Già.
Nel
campionato
2007-2008
in
campo
sono
raddoppiati
gli
episodi
di
razzismo:
sono
stati
sei.
Mario
Balotelli,
stella
emergente
dell'Inter,
italiano
di
origini
ghanesi,
così
racconta
l'ultima
partita
contro
la
Primavera
dell'Ascoli:
"Dall'inizio
alla
fine
mi
hanno
detto:
"Non
esistono
neri
italiani".
Era
lo
slogan
dei
fascisti,
volevo
uscire
dal
campo".(La
Repubblica
1
ottobre
2008)
Fascisti nelle istituzioni
Il Comune di Verona vieta
le bandiere della pace
Già
difendersi
da
un'amministrazione
dispotica
e
reazionaria
è un
arduo
compito,
una
tragedia,
e chi si
trova ad
avere a
che fare
con
Verona e
la sua
illuminata
giunta
guidata
dal
sindaco
Tosi lo
sa. Ma
che fare
quando
la
tragedia
sconfina
nel
ridicolo
dell'ignoranza
e della
cialtroneria?
Nella
città
scaligera
infatti
le
manifestazioni
pacifiste
si
possono
fare, ma
solo se
non
sventolano
i colori
dell’arcobaleno.
Non è
uno
scherzo,
ma una
decisione
assunta
dal
comune
di
Verona.
La
vicenda
è stata
resa
nota dal
sito
Nigrizia,
delle
Missioni
Comboniane,
strumento
attraverso
il quale
continua
la
polemica
con
l'amministrazione
scaligera.
Ma
procediamo
con
ordine:
il
Centro
Missionario
Diocesano
e il
sito
Negrizia,
dei
preti
comboniani,
chiedono
al
Comune
di
Verona
la
possibilità
di
utilizzare
tra il
28
settembre
e il
primo
ottobre
l'auditorium
del
Palazzo
della
Gran
Guardia,
vicino
piazza
Bra, per
l'arrivo
della
“Carovana
missionaria
della
pace”,
l’iniziativa
del
mondo
missionario
italiano,
la
quinta
dal 2000
ad oggi,
che dal
25
settembre
toccherà
una
ventina
di città
italiane,
dal Nord
al Sud,
per
chiudersi
a Roma
il 5
ottobre.
La
richiesta
è stata
fatta a
giugno,
ma dopo
circa
tre mesi
di
silenzio,
solo il
17
settembre
il
Comune
comunica
il
rifiuto
a
concedere
gli
spazi
richiesti.
Due
giorni
dopo,
però
l'amministrazione
ci
ripensa
ed
esplode
la
geniale
idea. Il
19
settembre
l’assessore
all’Edilizia
pubblica
e al
Turismo
sociale,
Vittorio
Di Dio,
comunica
il
ripensamento
della
giunta,
ma «con
il
vincolo
di
omettere
qualsivoglia
riferimento
partitico
e di
esporre
unicamente
bandiere
istituzionali».
Quindi
anche la
«bandiera
della
pace»
perché -
come lo
stesso
assessore
Di Dio
ha
comunicato
telefonicamente
al
direttore
del
Centro
missionario
diocesano
(Cdm),
don
Giuseppe
Pizzoli
-
sarebbe
stata
«trasformata
in
questi
anni nel
simbolo
dell’estrema
sinistra».
I preti
comboniani
hanno
rifiutato
le
condizioni
imposte,
definendo
l'amministrazione
comunale
«dispotica».Dopo
aver
ribadito
di
trovare
inaccettabile
il
vincolo
posto,
il
direttore
del Cmd
Don
Pizzoli
ha
risposto
all'assessore
Di Dio
di
rinunciare
alle
richieste
fatte
perché
non si
baratta
la
libertà:
«Preferiamo
mantenere
la
nostra
libertà
e
autonomia
a
svolgere
le
nostre
manifestazioni
in
ambienti
ecclesiali».(www.larinascita.org
26
settembre
2008)
Fascisti in Italia
L'amaca
di
Michele
Serra
Altro
che
"fascisti
su
Marte".
Fascisti
in
Italia,
ovunque,
negli
stadi,
nei
circoli
di
quartiere,
sui
manifesti,
nelle
scritte
murali:
"Me
ne
frego
e
sputo
in
faccia
al
mondo
intero"
(ieri
a
Roma).
Fascisti
(Ciarrapico,
Mussolini)
amici
di
un
premier
che
per
altro
antifascista
non
è, e
dunque
perché
dovrebbe
mai
ritrarsi?
Fascisti
di
governo
e di
sottogoverno,
fascisti
di
maggioranza,
fascisti
consulenti
di
rione
perché
"conoscono
il
territorio",
fascisti
di
municipio
e di
municipalizzata,
fascisti
e
basta
finalmente
liberi
dal
vecchio
assillo
dell'ostracismo
politico
sancito
al
termine
del
massacro
mondiale,
che
vide
tra
i
grandi
attori
anche
il
loro
capo,
un
mascherone
ridicolo
e
tronfio,
versione
italiota
(dunque
anche
comico-miserabile)
del
dittatore
rovina-popoli.
Fascisti
sdoganati
(perfino
con
qualche
scusa)
anche
grazie
a
una
pubblicistica
molto
più
"egemone"
di
quella
che
intendeva
contraddire,
un
paio
di
pagine
sui
"crimini
partigiani"
oggi
hanno
la
garanzia
di
un
titolone
di
giornale
a
prescindere,
mentre
la
parola
dei
combattenti
per
la
libertà
è
lisa
e
sfocata
come
la
memoria
nazionale.
In
Europa
il
fascismo
non
esiste
se
non
come
patologia
marginale,
robe
da
schizzati,
da
sottoproletariato
all'ultima
stazione,
da
schedatura
in
questura.
In
Italia
abbiamo
dovuto
aspettare
Berlusconi
per
scoprire
che
siamo
l'unico
paese
europeo
non
antifascista.
In
fondo
è un
merito
(di
Berlusconi):
la
verità
va
sempre
detta.(La
Repubblica
21
settembre
2008)
Anticomunismo
Romagna
rossa,
Via
Gramsci
addio...
di
(en.
mi.)
Nessuna
strada
o
piazza
potrà
più
essere
intitolata
ai
protagonisti
del
comunismo.
La
rivoluzione
toponomastica
è
avvenuta
a
Cento,
un
comune
di
33
mila
abitanti
nell'alto
ferrarese.
Alcuni
giorni
fa,
la
giunta
di
centrodestra
ha
approvato
un
regolamento
che
vieta
«l'inserimento
di
persone
che
fanno
riferimento
al
comunismo»
nei
nomi
delle
strade.
Peccato
che
l'unica
a
rientrare
in
questa
categoria
sia
la
piccola
via
Gramsci,
che
a
breve
verrà
cancellata
dalle
mappe
ferraresi.
«Nella
Costituzione
manca
una
condanna
del
comunismo.
Non
vorrei
una
via
intitolata
a
Ciano,
ma
neanche
una
a
Lenin».
Il
parallelismo
è di
Gianluca
Panzacchi,
uno
dei
due
consiglieri
del
Carroccio
che
ha
presentato
il
testo
approvato
da
Lega,
An e
Alleanza
per
Cento,
lista
civica
di
destra.
Durante
il
dibattito,
Pdci
e Pd
si
sono
scagliati
contro
la
maggioranza.
«In
Italia
esiste
solo
il
reato
di
apologia
del
fascismo»
ha
ricordato
Claudio
Tassinari
(Pd).
In
realtà,
quello
che
appare
un
racconto
di
Guareschi
aggiornato
all'Italia
post-ideologica,
inizia
nel
2006,
quando
il
sindaco
appena
eletto,
Flavio
Tuzet,
intitola
una
piazza
ai
fratelli
Govoni,
uccisi
dai
partigiani.
Celebrandoli
come
vittime,
la
giunta
dimentica
che
due
dei
sette
fratelli
erano
alla
testa
delle
brigate
nere.
Passano
due
anni
e il
comune
prova
a
dedicare
una
via
a
Igino
Ghisellini,
gerarca
morto
in
un'imboscata
nel
'43
(per
vendicarne
l'uccisione
vennero
fucilati
11
antifascisti).
La
magistratura
ha
dimostrato
che
la
morte
di
Ghisellini
avvenne
per
una
faida
interna
al
fascismo
ferrarese.
L'intitolazione
venne
stoppata
con
imbarazzo
dallo
stesso
Fini,
attraverso
la
mediazione
del
senatore
di
An,
Alberto
Balboni.
Dopo
l'episodio,
il
comune
approva
un
regolamento,
nel
quale
si
vieta
ogni
riferimento
al
fascismo
nei
nomi
delle
strade.
Fino
a
martedì,
quando
la
Lega
chiede
un'integrazione
di
quel
testo
in
nome
della
«condanna
di
ogni
dittatura».
Nel
tentativo
di
assimilare
fascismo
e
comunismo,
le
distanze
spariscono.
La
memoria
si
riscrive.
E
dove
non
arriva
la
Storia,
ci
pensa
la
toponomastica.(Il
Manifesto
20
settembre
2008)
Presidio antifascista a
Genova
Sabato
20 a
Sampieraderena
si terrà
il
congresso
del
partito
di
estrema
destra
"Azione
Sociale",
il quale
vedrà la
partecipazione
di
Alessandra
Mussolini.
Questa è
un'ulteriore
offesa
alla
città di
Genova,
per la
sua
storia e
la sua
cultura
antifascista.
Invitiamo
tutti i
cittadini
genovesi
a
partecipare
alla
manifestazione
antifascista
che si
terrà
sabato
20
settembre
2008
dalle
ore 14
in
piazza
Montano
e
di cui
pubblichiamo
l'appello:
Per
l'ennesima
volta la
nostra
città e
in
particolare
il
nostro
quartiere
devono
subire
la
provocazione
di
un'adunata
fascista.
Sabato
il
partito
neofascita
dell'on.
Mussolini
Azione
Sociale
terrà il
suo
congresso
a
Sampierdarena,
nella
pizzeria
del
forzista
Malerba.
Le
politiche
del
governo
di cui
fannno
parte
questi
personaggi
stanno
creando
un
deserto
dal
punto di
vista
sociale,
non solo
a causa
dei
continui
tagli a
chi
lavora
in
maniera
laica
con
situazioni
di
disagio,
ma
perchè
vi è un
continuo
attacco
al
diverso,
generando
una
situazione
di paura
e
diffidenza
che
imprigiona
le
libertà
e le
coscienze
dei
cittadini.
Finora
questo
clima ha
generato
mostri e
da
qualche
giorno
anche
assassini.
Gente
normale
che si
scaglia
contro
ragazzi
di
colore
in pieno
centro a
Milano,
con la
pretesa
di farsi
giustizia
da sé.
La
politica
del
governo
ha
grosse
responsabilità,
una
politica
che
segrega
e non
integra,
una
politica
repressiva
incapace
di
concedere
diritti
elementari
e di
accorgersi
che una
consistente
fetta
dei
lavoratori
in
italia è
costituita
da
cittadini
migranti
e che i
loro
figli, i
nostri
fratelli,
sono
italiani
anche se
di un
colore
diverso.
Questo
clima
emblematico
si
respira
quotidianamente
nel
nostro
quartiere
attanagliato
ormai
dalla
paura,
attraversato
dalle
ronde
mediatiche
dei
leghisti
e
desertificato
socialmente
dalle
istituzioni
cittadine.
Basti
pensare
che
Sampierdarena
è stato
l'unico
quartiere
senza
eventi
per la
notte
bianca e
che non
si
aspetta
altro
che
demonizzare
ogni
manifestazione
pubblica.
Noi
sappiamo
però che
in
questo
quartiere
martoriato
e futuro
oggetto
delle
più
grandi
speculazioni
edilizie
che la
nostra
città
abbia
mai
visto
negli
ultimi
vent'anni,
ha un
cuore
solidale
e
antifascista
che
ancora
batte,
basta
pensare
alle
decine
di
associazioni
formali
e
informali
che
tentano
quotidianamente
di dare
una
risposta
ai
problemi
della
gente e
che
fanno da
argine
al
degrado
nel
quale ci
hanno
precipitato.
É
proprio
a queste
realtà
che
facciamo
appello
per una
mobilitazione
pacifica
antifascista
sabato
20
settembre
2008.(PdCI
Genova
19
settembre
2008)
Rappresentati della
Repubblica offendono storia
e memoria dell'Italia
antifascista
«Fascisti di oggi che difendono fascisti ieri», questo è
quello accade oggi in Italia secondo Manuela Palermi del
Pdci.
Le ultime parole vergognose in ordine
di tempo arrivano oggi, 8 settembre, nel corso della
cerimonia di commemorazione del 65° anniversario della
Difesa di Roma e dell'Armistizio di Cassibile. E' il
ministro della Difesa La Russa a pronunciarle, «farei un
torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri
militari in divisa, come quelli della Nembo
dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto
di vista, combatterono credendo nella difesa della
patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco
degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto,
pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che
guardano con obiettività alla storia d'Italia».
Rigurgiti fascisti, che si
concretizzano poi, passando dalle parole ai fatti, nelle
aggressioni di stampo nazifascista che si moltiplicano.
Ma non è solo il ministro La Russa a spararle “grosse”,
neanche due giorni fa il sindaco di Roma Alemanno, da
Gerusalemme dove si trovava in visita - chissà se almeno
per andare lì se l'è tolta la croce celtica che porta al
collo - lanciava la frase: «Il fascismo non è stato il
male assoluto, solo le leggi razziali». Una distinzione
poco gradita che fa ha fatto scattare molte reazioni.
Renzo Gattegna, presidente dell'Unione delle Comunità
ebraiche, ricorda: «Le leggi furono emanate dal regime
fascista, mi sembra difficile separare le due cose.
Bisogna essere cauti». Più cauto il presidente della
Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici che chiede
comunque «un chiarimento». Critiche anche dall'ex
sindaco di Roma Veltroni che ha deciso di dimettersi dal
comitato per il museo della Shoah, in rottura con le
affermazioni di Alemanno.
Il centrodestra si schiera invece con quest'ultimo, a
partire dal vicesindaco Mauro Cutrufo che accusa la
sinistra di essere ferma a «settanta anni fa». E Gaetano
Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del
Pdl, rincara la dose: «Nessuno storico degno di questo
nome si rifiuterebbe di sottoscrivere la sostanza delle
dichiarazioni del sindaco». Anche il sindaco di Roma,
ormai soprannominato “Retromanno” per le continue marce
indietro, cerca di buttare acqua sul fuoco, «per il
sottoscritto comprendere la complessità storica del
fenomeno totalitario in Italia e rendere omaggio a
quanti si batterono e morirono su quel fronte in buona
fede, non significa non condannare senza esitazione
l'esito liberticida e antidemocratico di quel regime»,
afferma. Resta il fatto: dichiarazioni vergognose quelle
di Alemanno e di La Russa, come ricorda Daniele
Andreozzi, coordinatore della Fgci di Roma, «a pochi
giorni dall’ennesimo atto squadrista e fascista a Roma.(www.larinascita.org
8 settembre 2008)
La "prima" di Cuore Nero mobilita gli
antifascisti
(ma.ma.)
Questa
ci mancava. Oggi a Milano apre la nuova sede del circolo di estrema destra
Cuore Nero, una prima assoluta da queste parti. Dopo il primo tentativo,
sfumato in un incendio che aveva distrutto la sede l'11 aprile 2007,
l'estrema destra ci riprova. E così nella città medaglia d'oro alla
Resistenza, i neonazisti trovano lo spazio per propagandare le loro idee,
con la silenziosa connivenza delle forze politiche di destra, presenti e
influenti nelle istituzioni. Primo fra tutti Lino Guaglianone (ex tesoriere
dei Nar e recentemente candidato da An), che con una delle sue società
avrebbe comprato la sede dandola a disposizione ai fondatori di Cuore Nero.
Che ora sono lanciati. La Milano antifascista però si mobilita con un
presidio di protesta, organizzato dalle 15 in piazza Cimitero Maggiore,
vicino alla nuova sede di Cuore Nero. Organizza Cascina Torchiera (o
dovremmo dire «i parassiti dell'estrema sinistra comunista», come è stata
oggi definita dal simpatico «Comitato Destra per Milano» che presentava la
nuova sede); aderiscono i centri sociali milanesi, il gruppo consiliare
regionale e provinciale di Rifondazione, associazioni e diverse realtà
locali. Ma non si esaurisce tutto in un presidio: la mobilitazione di oggi
si inserisce in un percorso, iniziato con la festa antifascista del 25
aprile, che ha dato vita alla rete «Partigiani in ogni quartiere», che
raccoglie le realtà cittadine sotto la comune bandiera dell'antifascismo.
Per il prossimo 20 settembre, infatti, è già in programma una giornata
hip-hop a Quarto Oggiaro (storica periferia milanese) per ribadire
l'adesione ai valori antifascisti e per sensibilizzare i cittadini
(soprattutto i più giovani) a una «resistenza» civile che sembra sempre più
necessaria.(Il Manifesto 6 settembre 2008)
Il neofascismo e l'inconcludenza
governativa
di Enrico Campofreda
Venerdì notte a Roma i compagni di Renato Biagetti ricordavano il suo assurdo, atroce assassinio avvenuto due anni or sono, lo facevano ascoltando quella musica che Renato amava e loro con lui. Un gruppo di neofascisti ha pensato di ricordare alla propria maniera: cercando un altro morto. Hanno aspettato nell'ombra che il concerto finisse e hanno colpito coi coltelli alcuni giovani isolati. La vittima non c'è stata per puro caso ma la volontà era quella. Accadeva non in una buia strada di Focene ma vicino alla Basilica di San Paolo, nella capitale che il governo dice presidiatissima con tanto di Esercito in strada. Allora è più inquietante ritrovare quello che da anni è tornato a essere un'emergenza: l'assassinio operato da squadristi neofascisti o le condanne unanimi dei politici che si ripetono uguali senza estirpare il male? Ora non vogliamo commentare in maniera manichea che il bene sono i giovani dei Centri sociali di sinistra e il male i neofascisti ma quest'ultima è una certezza, e se i neofascisti non sono l'incarnazione di tutto il male sicuramente seminano nella società male e morte. E tutto ciò non dovrebbe continuare.
Invece continua, fra l'altro con gli stessi copioni. Bisognerebbe chiedere ai politici e alle forze dell'ordine che fine hanno fatto i fascisti che assalirono il pubblico di un concerto a Villa Ada l'estate scorsa. Fascisti che furono individuati come ultrà delle curve dell'Olimpico, abituali frequentatori d'un pub di piazza Vescovio che forse qualche mese dopo erano già liberi e pronti a mettere a ferro e fuoco il quartiere Flaminio dopo la tragica morte di un tifoso. Della riorganizzazione dello squadrismo celato nelle tifoserie calcistiche sono pieni da anni i dossier di Polizia e Carabinieri. I fermi con interdizione a recarsi allo stadio sono numerosi ma i neosquadristi individuati possono vivere anche senza calcio, ch'è solo un pretesto per fare proseliti che altri camerati faranno al posto loro. I neofascisti che fino a tre anni or sono accompagnavano un Alemanno non ancora sindaco in incontri e dibattiti all'Università con tanto di pestaggetti si ritrovano disciolti nei vari rivoli della destra sociale e appaiono dalle finestre di Casa Pound e del Foro 753, da propri centri autogestiti come quello sedicente ‘futurista' di Casalbertone teatro di altre aggressioni.
A Roma queste presenze, assai più delle storiche sedi missine da cui partivano pestaggi di cui il tempo e le svolte politiche hanno sbiadito il ricordo, rappresentano da oltre un quindicennio, insieme alle sedi della Fiamma Tricolore, di Forza Nuova dell'ex terrorista di Terza Posizione Roberto Fiore, dei pub avviati dal suo defunto amico Morsello, alcuni dei luoghi d'aggregazione dei fanatici dell'ultradestra. Taluni sono conosciuti e tollerati dalle amministrazioni cittadine, altri sono cangianti e si mascherano rivestiti d'un'aria commerciale. Quel clima crescente, del quale s'è già in molti casi discusso che ha visto la destra sdoganata e berlusconizzata duettare coi leader del neofascismo squadrista per listoni elettorali o iniziative ammantate da pseudo attività culturali, è lo stesso che nelle teste di giovani e adulti sdogana il Duce, camicie nere, manganelli e violenze. Per episodi gravissimi con tanto di sangue e morte, ci sono decine e decine di pestaggi e intimidazioni e un'infinità di situazioni come quella narrata da un cittadino d'un popoloso quartiere.
"Un pomeriggio ero in fila al semaforo dentro l'auto quando sento arrivare da dietro una macchina con lo stereo a tutto volume: solita ignoranza coatta, penso. Il fastidio diventa stupore quando ascolto le note di ‘Faccetta nera'. A tutto volume. Lo stupore torna fastidio. L'auto mi affianca e dentro c'è un giovane che appare gasato e convinto. Lo guardo apro il finestrino e gli faccio: guarda sei fuori tempo massimo. Quell'epoca è finita. Ahò, ma che voi? risponde. Togli ‘sta musica che fa schifo, dico. Schifo fai te ‘a porco comunista, vòi che te sparo?" La storia è vera. La minaccia potrà anche essere una boutade farsesca, da Verdone del Terzo Millennio. Magari quel cretino non spara, ma altri fascisti in questi anni hanno ripreso ad ammazzare. Palazzo Chigi e il Viminale che fanno? (AprileOnline 1 settembre 2008)
Roma capitale dello squadrismo.
Renato è morto, decine i feriti
Negli ultimi anni a Roma e non solo non si contano scritte e danneggiamenti neofascisti a sezioni, circoli e targhe commemorative della Resistenza. E le aggressioni contro attivisti dei centri sociali, studenti di sinistra, migranti o persone omosessuali. Per un elenco aggiornato a livello nazionale vedi http://isole.ecn.org/antifa. 3 giugno 2005 All'1.45 di notte venti persone armate di bastoni entrano al centro sociale Forte Prenestino urlando «duce» e aggredendo chiunque. Ne fa le spese un giovane redattore di Radio Onda Rossa, ferito gravemente con una coltellata alla gola. 27 agosto 2006 A Focene, vicino Ostia, alle 5 del mattino viene ucciso Renato Biagetti, compagno romano frequentatore del centro sociale Acrobax. I due assassini lo accoltellano all'uscita di una festa reggae sul litorale romano. 25 novembre 2006
All'uscita dallo «Strike» dopo un'iniziativa in ricordo di Renato Biagetti, due ragazzi vengono aggrediti da cinque individui che li colgono di sorpresa e feriscono un ragazzo alla testa. 10 maggio 2007 Cinque ragazzi della Sinistra giovanile che stanno attaccando manifesti all'università La Sapienza vengono aggrediti alle 2 di notte da una decina di giovani fascisti armati di catene, bastoni e bottiglie riportando varie contusioni e ferite al volto. 28 giugno 2007
Circa cinquanta persone col volto coperto irrompono al Festival Arci di Villa Ada durante un concerto della Banda Bassotti seminando il panico tra la folla e inneggiando al duce. Armati di spranghe e coltelli, gli aggressori lanciano tre bombe carta e accoltellano due persone. Nel febbraio 2008 vengono arrestati 20 neofascisti appartenenti a gruppi «ultras» della Lazio: 4 di loro sono accusati anche dei fatti di Villa Ada. 11 luglio 2007 Militanti di Fiamma Tricolore, guidati dal loro dirigente Gianluca Iannone, assaltano l'occupazione abitativa di Via De Dominicis a Casal Bertone. Armati di mazze, catene e coltelli feriscono 6 persone, di cui una accoltellata all'inguine. 2 novembre 2007 Tre ragazzi gay vengono aggrediti alla stazione Termini: uno di loro viene medicato al pronto soccorso con 7 giorni di prognosi. 17 febbraio 2008 Nella notte viene incendiato il locale «Coming Out?», storico punto di ritrovo della comunità gay di Roma. 17 aprile 2008 Aggressione al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. (Il Manifesto 31 agosto 2008)
Accoltellati tre ragazzi "Siete solo
delle zecche"
La matrice è fascista, i giovani erano al concerto in ricordo di Biagetti
di Giacomo Russo Spena
Tre coltellate alla coscia destra. Da dietro. All'improvviso. Il tempo di dire «Ma sei impazzito?». Dopo, la lama affonda altre tre volte. Uno squarcio di dieci centimetri, chiuso da quindici punti qualche ora dopo, nell'ospedale romano del Cto. Fabio Sciacca, ventottenne attivista dei centri sociali, è l'ultima vittima di una lunga lista d'aggressioni fasciste. Venerdì sera, insieme ai suoi compagni dello squat Laurentino 38, era andato al concerto in ricordo del suo amico Renato Biagetti, assassinato il 27 agosto di due anni fa fuori da un locale di Focene, sul litorale romano. Alla serata commemorativa, al parco Schuster, in zona Ostiense, hanno partecipato migliaia di persone: c'era musica, comici (fra gli altri Andrea Rivera), persino un po' di allegria. «Come sarebbe piaciuto a Renato», dicono i giovani del centro sociale Acrobax, quello Renato. Fabio era lì. Era anche salito sul palco, verso l'una, aveva raccontato un suo ricordo dell'amico ucciso. Finita la festa verso le due, smontati gli stand e pulito il parco, si era trasferito con un'altra cinquantina di persone nel vicino centro sociale Pirateria, per continuare a sentire un po' di musica. In compagnia. Fino alle tre e mezza.
A quell'ora Fabio decide di tornare a casa. Si incammina con due amici, Emiliano M. (27 anni) e Milvio M. (30), a prendere la macchina che è rimasta parcheggiata vicino il parco Schuster. All'improvviso, all'altezza della facoltà di Economia di Roma Tre, appare un gruppo di persone. Sono una decina.Da dietro, da un angolo di strada non illuminato. Urlano «pezzi di merda, zecche infami». Pochi secondi dopo, l'attacco con catene, oggetti contundenti e un coltello. Quello cha andrà a ficcarsi nella coscia destra di Fabio che, dopo sei colpi, cade a terra. A quel punto gli sferrano un calcio in faccia.
Intanto anche Emiliano viene spintonato a terra da tre assalitori: riceve una serie di pestoni. Se la caverà con molti lividi sul fianco destro. Va meglio, per fortuna, a Milvio che riesce a divincolarsi. Poi all'improvviso gli assalitori svaniscono nel nulla. «Qualcuno era rasato, altri avevano un cappelletto», racconta Emiliano, comunque «erano tutti fascisti, vestiti da pariolini», è la sua descrizione. Polo nere, magliette Fred Perry e pantaloni di marca a tre quarti. Tutti tra i venti e i trenta anni. E a volto scoperto. Come fossero sicuri che questo gesto non avrebbe avuto alcuna conseguenza. «Quello che mi ha dato le coltellate - dice Fabio dal letto d'ospedale in cui è ricoverato (e lo sarà ancora un po', almeno fino a quando non ci sarà più il rischio di un'infezione interna) - aveva più o meno l'età mia». Dieci minuti dopo l'aggressione arriva prima l'ambulanza e poi una volante dei carabinieri che ora stanno indagando sull'episodio. «E pensare che un anno e mezzo fa mio figlio è andato a vivere il Chiapas, nel Messico», dice Teresa, la mamma di Fabio. «Ero preoccupata, credevo fosse pericoloso». Il pericolo era qua, nella sua città, dove Fabio è tornato per le vacanze. «È stato un agguato fascista premeditato - denunciano i centri sociali -. Hanno rivendicato a coltellate l'assassinio di Renato».
Ma ora la polemica è anche sulle forze dell'ordine, presenti in gran numero durante l'iniziativa al parco: otto blindati e alcune volanti fra polizia e carabinieri. E tanta Digos 'visibile' tra gli stand. Eppure non hanno evitato l'aggressione. L'ennesima. La questura si difende sostenendo che «l'episodio è avvenuto dopo il servizio di sicurezza pubblica per il parco. La festa era finita alle due di notte». Quindi non era più loro competenza difendere l'incolumità dei giovani. Ora i carabinieri stanno visionando i nastri delle telecamere a circuito chiuso dell'università, che potrebbero aver ripreso qualche particolare dell'aggressione.
«Non sono stati in grado di fermare la mano assassina» attacca il comitato Madri per Roma Città Aperta, di cui fa parte Stefania Zuccari (la mamma di Biagetti), che poi si rivolge al sindaco Alemanno: «Vogliamo una risposta sui provvedimenti che il sindaco intende prendere verso questi individui che praticano l'uso della lama e della violenza». Dal canto suo il Campidoglio esprime «ferma condanna» per l'accaduto e dà «piena solidarietà alle vittime dell'aggressione». Parole giudicate ipocrite e respinte al mittente dai ragazzi dei centri sociali: «E' lui - dicono - il mandante politico di queste azioni».
In serata da parco Schuster verso Santa Maria in Trastevere è partito un corteo contro «la violenza nera». «Agosto 2006-agosto 2008, stesse lame, stesse trame» è lo striscione di apertura. Ma i manifestanti attaccano l'inutile militarizzazione della città, ricordando anche il recente pestaggio e strupro dei due turisti olandesi: «Pacchetto sicurezza - sicuri da morire», è un altro dei loro striscione.(Il Manifesto 31 agosto 2008)
La verità del neofascismo italiano
di Tommaso Merlo
Perfino il settimanale cattolico Famiglia Cristiana lancia il sospetto che in Italia stia rinascendo il fascismo sotto altre forme. Il settimanale critica in proposito le misure varate dal governo in materia di sicurezza e in particolare "la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom". E‘ vero, l'ondata xenofoba denunciata anche dall'Europa così come la stupida militarizzazione in corso sono segni esteriori dell'ondata neo fascista. Ma giusto stupidi segni esteriori. Il neo fascismo italiano appare infatti in tutta la sua pericolosità soprattutto nella cultura politica della maggioranza governativa. Nel modo di fare politica delle destre. Il neo fascismo si nota ad esempio nell'idolatria verso il boss, un autoritarismo disciplinato che accentra nella figura del capo la soluzione di ogni nodo politico. Nella maggioranza non c'è infatti dibattito interno, non c'è critica, ma cameratismo strisciante. Una gara tra esponenti ossequiosi del regime che competono per aggraziarsi l'attenzione del boss.
Il neo fascismo è visibile poi nel fastidio verso il rispetto delle regole e degli equilibri istituzionali, la forzatura costante in nome di un decisionismo miope. Anche la nomina di ministri indegni è un segno di disprezzo per la collegialità dell'istituzione governo e allo stesso tempo volontà di accentrare il potere nel boss e nei pochi gerarchi più fidati. Il neo fascismo è anche evidente nell'arroganza con cui la maggioranza evita il dialogo parlamentare come fosse una perdita di tempo e nel modo brutale in cui reagisce contro gli oppositori più temibili. Il regime si osserva poi nel bisogno ossessivo di controllare l'informazione e nella propaganda permanente per mano di veri e propri giornalisti organici totalmente asserviti. L'informazione è il pilastro portante del regime e viene usata costantemente per manipolare la realtà s