Appello:
comuniste e comunisti cominciamo da
noi
Per aderire a questo appello manda una mail a mao.calliano@gmail.com
Dopo il crollo della
Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo
ai militanti e ai dirigenti del Pdci
e del Prc e a tutte le comuniste/i
ovunque collocati in Italia
Siamo comuniste e comunisti
del nostro tempo. Abbiamo scelto di
stare nei movimenti e nel conflitto
sociale. Abbiamo storie e
sensibilità diverse: sappiamo che
non è il tempo delle certezze.
Abbiamo il senso, anche critico,
della nostra storia, che non
rinneghiamo; ma il nostro sguardo è
rivolto al presente e al futuro. Non
abbiamo nostalgia del passato,
semmai di un futuro migliore.
Il risultato della Sinistra
Arcobaleno è disastroso: non solo
essa ottiene un quarto della somma
dei voti dei tre partiti nel 2006
(10,2%) - quando ancora non vi era
l’apporto di Sinistra Democratica -
ma raccoglie assai meno della
metà dei voti ottenuti due anni fa
dai due partiti comunisti (PRC e
PdCI), che superarono insieme l’8%.
E poco più di un terzo del miglior
risultato dell’8,6% di Rifondazione,
quando essa era ancora unita.
Tre milioni sono i voti perduti
rispetto al 2006. E per la prima
volta nell’Italia del dopoguerra
viene azzerata ogni rappresentanza
parlamentare: nessun comunista entra
in Parlamento.
Il dato elettorale ha radici assai
più profonde del mero richiamo al
“voto utile”:risaltano la delusione
estesa e profonda del popolo della
sinistra e dei movimenti per la
politica del governo Prodi e
l’emergere in settori
dell’Arcobaleno di una prospettiva
di liquidazione dell’autonomia
politica, teorica e organizzativa
dei comunisti in una nuova
formazione non comunista, non
anticapitalista, orientata verso
posizioni e culture neo-riformiste.
Una formazione che non avrebbe
alcuna valenza alternativa e sarebbe
subalterna al progetto moderato del
Partito Democratico e ad una logica
di alternanza di sistema.
E’ giunto il tempo delle scelte:
questa è la nostra
Non condividiamo l’idea del soggetto
unico della sinistra di cui alcuni
chiedono ostinatamente una
“accelerazione”, nonostante il
fallimento politico-elettorale.
Proponiamo invece una prospettiva di
unità e autonomia delle forze
comuniste in Italia, in un processo
di aggregazione che, a partire dalle
forze maggiori (PRC e PdCI), vada
oltre coinvolgendo altre
soggettività politiche e sociali,
senza settarismi o logiche
auto-referenziali.
Rivolgiamo un appello ai militanti e
ai dirigenti di Rifondazione, del
PdCI, di altre associazioni o reti,
e alle centinaia di migliaia di
comuniste/i senza tessera che in
questi anni hanno contribuito nei
movimenti e nelle lotte a porre le
basi di una società alternativa al
capitalismo, perché non si liquidino
le espressioni organizzate dei
comunisti ed anzi si avvii un
processo aperto e innovativo, volto
alla costruzione di una “casa comune
dei comunisti”.
Ci rivolgiamo:
-alle lavoratrici, ai lavoratori e
agli intellettuali delle vecchie e
nuove professioni, ai precari, al
sindacalismo di classe e di base, ai
ceti sociali che oggi “non ce la
fanno più” e per i quali la “crisi
della quarta settimana” non è solo
un titolo di giornale: che insieme
rappresentano la base strutturale e
di classe imprescindibile di ogni
lotta contro il capitalismo;
-ai movimenti giovanili, femministi,
ambientalisti, per i diritti civili
e di lotta contro ogni
discriminazione sessuale, nella
consapevolezza che nel nostro tempo
la lotta per il socialismo e il
comunismo può ritrovare la sua
carica originaria di liberazione
integrale solo se è capace di
assumere dentro il proprio orizzonte
anche le problematiche poste dal
movimento femminista;
-ai movimenti contro la guerra,
internazionalisti, che lottano
contro la presenza di armi nucleari
e basi militari straniere nel nostro
Paese, che sono a fianco dei paesi e
dei popoli (come quello palestinese)
che cercano di scuotersi di dosso la
tutela militare, politica ed
economica dell’imperialismo;
-al mondo dei migranti, che
rappresentano l’irruzione nelle
società più ricche delle terribili
ingiustizie che l’imperialismo
continua a produrre su scala
planetaria, perchè solo
dall’incontro multietnico e
multiculturale può nascere - nella
lotta comune - una cultura ed una
solidarietà cosmopolita, non
integralista, anti-razzista, aperta
alla “diversità”, che faccia
progredire l’umanità intera verso
traguardi di superiore convivenza e
di pace.
Auspichiamo un processo che fin
dall’inizio si caratterizzi per la
capacità di promuovere una
riflessione problematica, anche
autocritica. Indagando anche sulle
ragioni per le quali un’esperienza
ricca e promettente come quella
originaria della “rifondazione
comunista” non sia stata capace di
costruire quel partito comunista di
cui il movimento operaio e la
sinistra avevano ed hanno bisogno; e
come mai quel processo sia stato
contrassegnato da tante divisioni,
separazioni, defezioni che hanno
deluso e allontanato dalla militanza
decine di migliaia di compagne/i.
Chiediamo una riflessione sulle
ragioni che hanno reso fragile e
inadeguato il radicamento sociale e
di classe dei partiti che provengono
da quella esperienza, ed anche gli
errori che ci hanno portati in un
governo che ha deluso le aspettative
del popolo di sinistra: il che è
pure all’origine della ripresa delle
destre.
Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto
reciproco per questa riflessione. Ma
se la eludessimo, troppo precarie si
rivelerebbero le fondamenta della
ricostruzione.
Il nostro non è un impegno che
contraddice l’esigenza giusta e
sentita di una più vasta unità
d’azione di tutte le forze della
sinistra che non rinunciano al
cambiamento. Né esclude la ricerca
di convergenze utili per arginare
l’avanzata delle forze più
apertamente reazionarie.
Ma tale sforzo unitario a sinistra
avrà tanto più successo, quanto più
incisivo sarà il processo di
ricostruzione di un partito
comunista forte e unitario,
all’altezza dei tempi.
Che - tanto più oggi - sappia vivere
e radicarsi nella società prima
ancora che nelle istituzioni, perché
solo il radicamento sociale può
garantire solidità e prospettive di
crescita e porre le basi di un
partito che abbia una sua autonoma
organizzazione e un suo autonomo
ruolo politico con influenza di
massa, nonostante l’attuale
esclusione dal Parlamento e anche
nella eventualità di nuove leggi
elettorali peggiorative.
La manifestazione del 20 ottobre
2007, nella quale un milione di
persone sono sfilate con entusiasmo
sotto una marea di bandiere rosse
coi simboli comunisti, dimostra –
più di ogni altro discorso – che
esiste nell’Italia di oggi lo spazio
sociale e politico per una forza
comunista autonoma, combattiva,
unita ed unitaria, che sappia essere
il perno di una più vasta
mobilitazione popolare a sinistra,
che sappia parlare - tra gli altri -
ai 200.000 della manifestazione
contro la base di Vicenza, ai
delegati sindacali che si sono
battuti per il NO all’accordo di
governo su Welfare e pensioni, ai 10
milioni di lavoratrici e lavoratori
che hanno sostenuto il referendum
sull’art.18.
Auspichiamo che questo
appello – anche attraverso incontri
e momenti di discussione aperta -
raccolga un’ampia adesione in ogni
città, territorio, luogo di lavoro e
di studio, ovunque vi siano un uomo,
una donna, un ragazzo e una ragazza
che non considerano il capitalismo
l’orizzonte ultimo della civiltà
umana.




NSA)
- ROMA, 17 APR - I Comunisti Italiani dicono sì
all'appello "Comunisti di tutta Italia unitevi"
apparso questa mattina su diversi giornali. La
segreteria del Pdci, si legge in una nota,
riunita per l'analisi del risultato elettorale e
della situazione politica, in una nota risponde
positivamente all'appello 'Comunisti e
Comuniste: cominciamo da noi. Ricostruire la
sinistra' firmato da comitati, movimenti, operai
e intellettuali.
