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Abolizione
ICI - ecco come sarà finanziata

> - Accantonamenti Ministero Solidarietà Sociale, 70
milioni
> - Fondo politiche sociali per 8 per mille, 1,25
milioni
> - Azzeramento incremento 8 per mille, 60 milioni
> - Altri accantonamenti politiche sociali, 50 milioni
> - Accantonamenti Ministero della Salute, 20,6 milioni
> - Riduzione del 50% contributo all'istituto
mediterraneo di ematologia, 3 > milioni
> - Fondo sostegno per le regioni impegnate nei piani di
rientro sanitari, > 14 > milioni
> - Azzeramento del contributo per Istituto Salute dei
migranti San > Gallicano, 10 > milioni
> - Osservatorio trasporto pubblico locale, 1 milione
> - Fondo trasporto pubblico locale, 113 milioni
> - Finanziamento innovazione trasporto urbano, 12
milioni
> - Valorizzazione beni immobili pubblici, 10 milioni
> - Fondo mobilità alternativa, 4 milioni
> - Restauro immobili patrimonio umanità, 10 milioni
> - Contributo sale cinematografiche, 2 milioni
> - Compensi componenti commissioni tributarie, 3
milioni
> - Fondo sviluppo isole minori, 20 milioni
> - Contributo accademia scienze terzo mondo, 0,5
milioni
> - Collettività italiane all'estero, 10 milioni
> - Fondo bonifiche aree militari, 10 milioni
> - Finanziamenti apicoltura, 2 milioni
> - Trasferimenti per agricoltura in Sicilia, 50 milioni
> - Fondi per agricoltura senza Ogm, 2 milioni
> - Fondi ricerca nel campo delle biotecnologie, 3
miloni
> - Agenzia nazionale per lo sviluppo d'impresa, 1
milione
> - Dumping cantierista con paesi asiatici, 10 milioni
> - Fondo demolizione naviglio obsoleto, 2,7 milioni
> - Efficienza energetica navi passeggeri, 1 milione
> - Liberalizzazione cabotaggio marittimo, 5 milioni
> - Spostamento trasporto su strada al mare, 77 milioni
> - Sicurezza trasporto Calabria e stretto Messina, 20
milioni
> - Rifinanziamento trasporto combinato, 15 milioni
> - Ammodernamento trasporto ferroviario, 10 milioni
> - Fondi per linee ferroviarie Roma-Pescara, 56 milioni
> - Interventi E78, Grosseto-Fano, 3 milioni
> - Fondi per le fiere, 4 milioni
> - Interventi infrastrutturali zona Treviso, 2 milioni
> - Interventi banda larga nel Mezzogiorno, 50 milioni
> - Fondo passaggio al digitale, 20 milioni
> - Fondo per attività nel commercio estero, 12 milioni
> - Trasferimento merci verso il trasporto per mare, 10
milioni
> - Finanziamento aree marine protette, 4,3 milioni
> - Difesa suolo dei piccoli comuni, 3,5 milioni
> - Finanziamenti rischio sismico, 1,5 milioni
> - Ammodernamento rete idrica nazionale, 30 milioni
> - Fondo per la riforestazione, 50 milioni
> - Contributo volontario un centesimo per il clima, 1
milione
> - Fondo fauna selvatica, 1,5 milioni
> - Contributi per le istituzioni culturali, 3,4 milioni
> - Contributo Festival pucciniano, 1,5 milioni
> - Spesa restauro dei teatri, 1 milione
> - Fondo per il ripristino del paesaggio, 15 milioni
> - Fondo 150° anniversario Unità d'Italia, 10 milioni
> - Fondo funzionamento licei linguistici, 5 milioni
> - Alta formazione artistica e musicale, 7 milioni
> - Centro ricerca biotecnologie di Napoli, 3 milioni
> - Fondo risanamento edifici pubblici, 5 milioni
> - Fondo servizi prima infanzia, 3 milioni
> - Fondo violenza contro le donne, 20 milioni
> - Autorizzazione spesa Telefono Azzurro, 1,5 milioni
> - Fondo solidarietà mutui prima casa, 10 milioni
> - Corsi formazione Bilancio di genere, 2 milioni
> - Inserimento statistiche di genere, 1 milione
> - Fondo per l'inclusione sociale immigrati, 50 milioni
> - Fondo attività socialmente utili, 55 milioni
> - Stabilizzazione lavoratori socialmente utili, 1
milione
> - Fondo per lo sport di cittadinanza, 20 milioni
> - Fondo eventi sportivi, 10 milioni
> - Contributo campionati mondiali di pallavolo, 3
milioni
> - Comitato italiano paraolimpico, 2 milioni
> - Sistema pubblico di connettività, 10,5 milioni
> - Poli finanziario e giudiziario di Bolzano, 6 milioni
> - Incremento a favore del Cnel, 2 milioni
> - Fondo funzionamento ordinario università, 16 milioni
> - Commissario sviluppo Gioia Tauro, 0,6 milioni
> - Anniversario Dichiarazione Diritti Umani, 1 milione
> - Credito di imposta alle imprese cinematografiche,
16,7 milioni
> - Riorganizzazione uffici locali all'estero, 10
milioni
> - Sostegno italiani nel mondo (cultura), 5 milioni
> - Cultura italiana all'estero, 0,5 milioni
> - Imprese amatoriali e flotta marittima, 5,2 milioni
> - Promozione sicurezza stradale, 17,5 milioni
> - Ricerca e formazione per i trasporti, 0,1 milioni
> - Miglioramento sicurezza della navigazione, 1,9
milioni
> - Promozione del libro e della lettura, 1,5 milioni
> - Responsabilità sociale delle imprese, 1,25 milioni
> - Finanziamenti Isfol, 25 milioni
> - Finanziamenti in materia migratoria, 1,5 milioni
> - Potenziamento viabilità Calabria e Sicilia, 500
milioni
(27 giugno 2008)
Il
ritorno del caimano
di Leo Sansone
Silvio
Berlusconi statista è durato poco, è tornato il Caimano.
Lunedì c'è stato un secco uno-due. Il presidente del
Consiglio prima ha fatto presentare dalla sua
maggioranza al Senato un emendamento, battezzato ‘salva
premier' dalle opposizioni, al decreto legge sulla
sicurezza con il quale punta a sospendere i processi per
i reati meno gravi (singolare coincidenza vuole che farà
saltare anche un procedimento nel quale lui stesso
rischia 6 anni di carcere). Poi ha inviato una lettera a
Renato Schifani, presidente del Senato, nella quale
punta il dito contro "i magistrati di estrema sinistra"
che ce l'hanno con lui.
E' stata l'apoteosi del conflitto
d'interessi. Il presidente del Consiglio, come già in
passato, ha utilizzato i suoi poteri pubblici per
azzerare il rischio di finire condannato per un atto
compiuto come proprietario della Fininvest, il suo
gruppo imprenditoriale. Martedì Walter Veltroni, mentre
al Senato era scoppiato lo scontro fra la maggioranza e
le opposizioni, ha rotto gli indugi ed ha messo la
parola fine alla stagione dell'idillio. "Berlusconi ha
strappato la tela del dialogo possibile", ha annunciato
il segretario del Pd in una intervista al ‘Tg3'. Fa
solo "i suoi interessi personali", ha rincarato per non
regalare ad Antonio Di Pietro l'intero spazio di una
decisa opposizione contro il Caimano.
L'era del dialogo era iniziata appena
il 30 novembre dello scorso anno, con una stretta di
mano fra Berlusconi e Veltroni, dopo un incontro che
aveva gettato le basi di una possibile intesa sulle
riforme istituzionali. Allora il presidente del
Consiglio era ancora Romano Prodi e Berlusconi era il
leader dell'opposizione. L'idillio è continuato durante
la campagna elettorale. L'intesa di fondo era di mandare
in pensione il bipolarismo e di dar vita in Italia ad un
sistema politico bipartitico sul modello americano,
cancellando i partiti minori. Ci sono andati vicino.
Alle elezioni politiche ha vinto il Cavaliere di Arcore
e si sono affermati il Pdl e il Pd, i due partiti "a
vocazione maggioritaria". La Sinistra Arcobalemo e il
Partito socialista sono stati addirittura cancellati dal
nuovo Parlamento. Il Caimano ha sorriso, ma si è
mimetizzato da statista.
Il presidente del Consiglio a metà
maggio, chiedendo il voto di fiducia alle Camere per il
suo quarto governo, ha indicato la strada del dialogo e
delle riforme (comprese quelle elettorali) da affrontare
con l'opposizione, assieme alle altre questioni di
rilievo eccezionale. Ha elogiato "il coraggio" di
Veltroni. "L'opposizione - ha precisato - è diversa dal
passato, non è più ideologizzata". Ha aggiunto: "E'
utile riconoscere il ruolo del governo ombra". Ha
sottolineato: "C'è una certa regolarità di contatti con
Veltroni". Il segretario del Pd ha commentato: "Basta
con l'odio. Non alziamo muri fra due Italie che non
esistono". Era l'Italia del CaW, come l'ha battezzata
Giuliano Ferrara, il direttore de ‘Il Foglio'. Ma
l'Italia del CaW è durata appena poco più di sei mesi;
l'ha divorata lunedì il Caimano tornato in campo con le
fauci spalancate.
Ora seri problemi di ripensamento di
linea politica e di alleanze si pongono per Veltroni. Il
segretario del Pd a gennaio annunciò di "correre da
solo" alle elezioni. Alle fine si alleò con l'Italia dei
valori di Di Pietro e i radicali di Pannella-Bonino, ma
ruppe con la sinistra critica e i socialisti. Mai più,
disse, con "l'altro centrosinistra" rissoso e diviso di
Prodi. Adesso Veltroni deve recuperare l'unità
delle opposizioni, parlamentari ed extraparlamentari, in
"un nuovo centrosinistra".
I contatti e gli incontri
sono già cominciati. Sullo sfondo ha la necessità di
evitare una nuova sconfitta, se non una disfatta, del Pd
alle elezioni europee dell'anno prossimo. Ora
c'è anche l'esigenza di introdurre uno sbarramento per
il meccanismo proporzionale delle europee, non superiore
al 3% dei voti, in modo da non danneggiare le forze
della sinistra che, difficilmente, potrebbero superare
una soglia superiore a questa quota. Come, cosa, con chi
e perché. Veltroni esporrà le proposte di programmi ed
alleanze all'assemblea costituente del Pd convocata per
venerdì e sabato. Va ricalibrato anche il tipo di
opposizione contro il Cavaliere. "Compiere impunemente
la propria volontà, è questo essere re", scriveva Gaio
Crispo Sallustio. Ecco, Berlusconi non è un re ma un
presidente del Consiglio e non può comportarsi come un
re.(AprileOnline 19 giugno 2008)
Via
Almirante a Roma. Alemanno frena, anzi no
di mi. b.
Via Almirante? Forse sì, ma «non è una priorità». O
forse invece lo è. Ma quella sull'intitolazione o meno di una strada di
Roma al leader missino è una decisione che «spetta esclusivamente
all'amministrazione comunale», taglia corto Ignazio La Russa. Quella del
«reggente» di Alleanza nazionale è solo una delle tante smentite che si
susseguono intorno alle otto di sera. Un'ora prima, l'agenzia di stampa
Apcom riferiva di un incontro tra il sindaco della capitale, Gianni
Alemanno, e il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo
Pacifici.
Un incontro «che entrambe le parti assicurano essere stato ottimo», è
scritto nel servizio dell'agenzia, che evidentemente ha parlato con i
presenti. C'erano anche Maurizio Gasparri (secondo il capogruppo del Pdl
al senato l'incontro è stato utile a «ribadire le ottime relazioni tra
noi»), La Russa, appunto, e il deputato del Pdl Alessandro Ruben. Sempre
l'Apcom riporta quanto avrebbe detto Alemanno a porte chiuse: «Se avessi
saputo che proporre di intitolare una via a Giorgio Almirante avrebbe
scatenato un tale putiferio...». Insomma, avrebbe concluso Alemanno, «le
priorità sono altre», meglio allontanare le polemiche, dunque, e, per
dimostrare che la toponomastica non viene usata «contro qualcuno»,
congelare la decisione, rinviare l'eventuale inaugurazione della strada
dedicata all'ex segretario dell'Msi. Una proposta, quella di Alemanno,
condannata senza appello la scorsa settimana da Riccardo Pacifici, che
per questo era stato invitato senza troppi complimenti da Maurizio
Gasparri a ripensarci e a «valutare con un metro di giudizio meno
arrogante e più realistico la figura di Almirante, amato e stimato da
tanti». E al presidente della comunità ebraica di Roma Ignazio la Russa
aveva chiesto un incontro per potergli spiegare «gli aspetti morali e
politici» della vita di Almirante.
Ma non sarebbe stato quello di ieri l'incontro deputato a affrontare la
questione. O almeno è quello che sostengono le smentite piovute a sera.
E' per primo La Russa a sostenere che «nella riunione con Pacifici è
stato affrontato solo il tema dell'Iran e della solidarietà di An agli
esponenti della comunità ebraica romana e italiana». Parlare di
Almirante in questo contesto «sarebbe stata una caduta di stile». E poi,
appunto, per il reggente di An la decisione spetta solo al comune. «Il
tema della strada a Almirante non era in agenda», sostiene lo stesso
Pacifici. «Si è parlato di Ahmadinejad», assicura Alessandro Ruben. E il
sindaco Alemanno sforna una smentita da manuale della smentita:
«Smentisco nella maniera più categorica di aver pronunciato, durante
l'incontro con la comunità ebraica di Roma, le parole prive di qualsiasi
fondamento che mi sono state attribuite dall'agenzia di stampa Apcom».
Di via Almirante insomma non si è parlato, i giornalisti dell'Apcom
saranno stati informati male chissà da chi, conclusione: Alemanno non ha
detto che via Almirante «non è una priorità».(Il Manifesto 5 giugno
2008)
Approvato
il pacchetto xenofobo
Ici e stipendi:vincenti e perdenti
Rifiuti,
sicurezza e fisco sono stati i temi trattati dal primo
Consiglio dei ministri che si è svolto a Napoli. Approvato
il pacchetto di misure sulla sicurezza, l´abolizione
dell´Ici sulle prime case e degli straordinari dei
lavoratori dipendenti, statali esclusi. «Il ministro delle
Finanze è onnipresente perché non c'è cosa che si possa
senza la sua necessaria benevolenza. E la sua benevolenza
deve essere grande, perché nelle casse dello Stato non ci
sono molti euro a disposizione...». Con questa giaculatoria
su Tremonti, un tronfio Silvio Berlusconi parla dopo il Cdm
di Napoli annunciandone al mondo gli esiti. Il Cavaliere non
può fare a meno di elogiare l'operato del suo ministro
dell'Economia Giulio Tremonti seduto a fianco. «È necessaria
la sua benevolenza -insiste- molto spesso, infatti, bisogna
ricorrere all'invenzione per andare a ridurre quelle spese
che non sono necessarie né indispensabili. Cosa che il
ministro ha fatto lavorando giorno e notte negli ultimi 10
giorni».
Il pacchetto fiscale, il cui costo è di 2,7-2,8 miliardi,
che sarebbero secondo il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti, interamente coperti da tagli alla spesa, prevede
l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e gli sgravi sugli
straordinari. Per quanto riguarda la detassazione degli
straordinari, premi e incentivi è confermato il tetto di
35.000 euro di reddito e la franchigia di 3.000 euro.
Saranno esclusi tutti i dipendenti statali. Dunque anche le
forze dell'ordine, che però, secondo diverse fonti
ministeriali, potrebbero beneficiare di successive misure
che sono ancora allo studio. Nel pacchetto non è stato
inserito il bonus bebè, come sembrava secondo alcune
indiscrezioni.
Infine si è esaminato anche il caso Alitalia e il ministro
dell'Economia ha annunciato nel corso dei Consiglio dei
ministri di aver inserita una norma relativa ad Alitalia,
all'interno del pacchetto fiscale. Il prestito ponte da 300
milioni, secondo quanto si apprende, diventa «patrimonio
netto».
Il Cavaliere si è anche speso personalmente, annunciando di
avere raggiunto un accordo con gli istituti di credito per
riportare le rate dei mutui sulla casa ai livelli del 2006 a
fronte di un prolungamento della durata del finanziamento.
(L'Unità 21 maggio 2008)
Sicurezza:
immigrazione clandestina sarà reato
ROMA (20 maggio) - Nel pacchetto sicurezza arriva il
reato di immigrazione clandestina. Sarà introdotto per disegno di legge
e preveder à una pena da sei mesi a quattro anni di carcere. È quanto
prevede l'ultima bozza di ddl del “pacchetto sicurezza” (composto da un
decreto, un ddl e tre decreti legislativi) all'esame del pre-consiglio
dei ministri di stasera. Nella bozza di decreto (che presuppone i
requisiti di necessità e urgenza), resta invece l'aggravamento di un
terzo della pena nel caso in cui a delinquere siano gli stranieri
irregolari.
La Ue condanna violenze sui rom «La Commissione europea condanna
vivamente qualsiasi tipo di violenza verso i rom e chiede garanzie per
la loro sicurezza personale». È quanto ha dichiarato il commissario
europeo agli Affari sociali Vladimir Spidla, nel dibattito sui rom
appena avviato a Strasburgo. Spidla ha inoltre chiesto un intervento
deciso delle autorità contro gli autori delle violenze. «Quanto avvenuto
a Ponticelli - ha dichiarato - non è un fatto isolato, ma è un'azione
razzista che rientra nel populismo, in parole di odio». La Commissione
europea, ha proseguito Spidla «respinge in modo assoluto qualsiasi
assimilazione dei rom ai criminali, e chiede alle autorità degli Stati
membri di astenersi da qualsiasi sostegno a casi simili, e a mostrarsi
di esempio contro il razzismo e a punire con fermezza questi atti
violenti».
L'espulsione è una «misura estrema di limitazione di una libertà
fondamentale sancita dal Trattato», ha detto ancora Spidla durante il
dibattito sui rom al Parlamento europeo, nel quale ha ricordato la
direttiva che sancisce la libera circolazione dei cittadini europei. «I
cittadini romeni hanno la stessa libertà di circolare dei cittadini
degli altri paesi europei», ha sottolineato Spidla, affermando che la
Commissione Ue «respinge lo stigma dei rom come criminali». «Gli
avvenimenti di Ponticelli - ha proseguito - chiedono uno sforzo
congiunto. Le nostre comunità rom hanno bisogno della nostra solidarietà
per spezzare il circolo vizioso di esclusione, violenza e disperazione».
La Ue chiede chiarimenti all'Italia. In precedenza il commissario
per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, aveva
annunciato di aver inviato alle autorità italiane una lettera con la
richiesta di chiarimenti sul pacchetto sicurezza. La richiesta riguarda
la questione dei rom, il reato di immigrazione clandestina e le misure
che l'Italia intende adottare per favorire l'integrazione delle
minoranze.
Il caso rom arriva oggi all'Europalamento. L'assemblea di Strasburgo,
dopo una mozione dei socialisti, apre un dibattito sulla condizione dei
nomadi in Italia e nell'Unione europea. Il Pse non intende però fare del
dibattito un'occasione per mettere sotto accusa il governo Berlusconi.
Lo ha assicurato, nel corso di un colloquio telefonico con il ministro
degli Esteri, Franco Frattini, il presidente del gruppo socialista al
Parlamento Europeo, Martin Schulz.
Frattini: l'Italia non è sul banco degli imputati. L'iniziativa
di oggi a Strasburgo non è rivolta contro l'Italia: lo afferma, in un
comunicato, il ministro degli esteri Franco Frattini, al termine di un
colloquio telefonico con il presidente del gruppo socialista all'
assemblea europea, Martin Schulz, dal quale ha avuto rassicurazioni in
proposito.
Frattini ha poi chiesto che la Commissione europea dia ai Paesi più
colpiti dal fenomeno dei Rom, e quindi anche all'Italia, «fondi
sufficienti» per affrontare le emergenze. Il titolare della Farnesina,
si legge in un comunicato, ha «sottolineato l'importanza che la
Commissione Europea ponga a disposizione dei Paesi interessati, e quindi
anche dell'Italia, fondi sufficienti per affrontare efficacemente la
situazione di degrado e di abbandono in cui vivono da lunghi anni molte
comunità Rom».
«Entro luglio le norme del pacchetto sicurezza entreranno in
vigore», ha detto lunedì sera il ministro dell'Interno, Roberto Maroni,
durante la registrazione di Porta a Porta: «Ho presentato un pacchetto
con trenta capitoli, secondo me tutti hanno i requisiti di necessità e
urgenza, deciderà Berlusconi quali verranno messi in decreto legge e
quali in disegni di legge. Ma i disegni di legge avranno una corsia
preferenziale, quindi conto che tutto entri in vigore entro luglio».
Maroni: sì al reato di immigrazione clandestina. Il ministro
dell'Interno ha ripetuto poi di essere favorevole all'introduzione del
reato di immigrazione clandestina, che però in un primo tempo non era
presente nella bozza di decreto legge. «In paesi civilissimi come la
Francia e la Germania il reato di immigrazione clandestina esiste già -
ha affermato - Consente il giudizio immediato e l'espulsione dopo la
sentenza di condanna». «Insisterò per inserire il reato di immigrazione
clandestina in un decreto legge», ha ribadito Maroni. Quanto alle
possibili difficoltà di attuazione della norma, ha spiegato, «se si
ritiene giusto introdurre il reato di clandestinità, bisogna adeguare
rapidamente l'ordinamento giudiziario, perché altrimenti attiriamo
l'immigrazione clandestina: bisogna invece dare un segnale forte per
indurre a non venire in Italia chi vuole venirci per delinquere».
Amato ha fatto un ottimo lavoro. Sulla sicurezza «non vogliamo
fare la faccia feroce ad uso delle telecamere - ha aggiunto il ministro
- ma seguiremo un'altra strada, quella avviata dall'ex ministro Amato
con i patti per la sicurezza: Amato ha fatto un ottimo lavoro. Ho
chiesto la collaborazione al mondo delle autonomie locali e
all'opposizione: domani (mercoledì ndr) incontrerò il ministro
dell'Interno ombra, Marco Minniti, perché voglio discutere con lui
alcune delle misure che andranno al Consiglio dei ministri, alcune delle
quali sono quelle che loro stessi avevano studiato e poi non approvato
per problemi interni alla loro maggioranza».
Pd contrario al reato di immigrazione clandestina. Il segretario
Walter Veltroni dice no «alle tentazioni di giustizia fai da te» e a chi
«ammicca o sottovaluta» fenomeni «gravissimi» che si sono manifestati
negli ultimi giorni come gli attacchi ai campi rom o «soluzioni
sbagliate» come le ronde di cittadini contro la criminalità. Sì a
rilanciare le misure del «pacchetto Amato», varate dal precedente
governo, ma il reato di clandestinità «sarebbe una misura inutile e
persino dannosa, capace di intasare le carceri e di spingere anche chi
viene nel nostro Paese per lavorare tra le braccia della criminalità
organizzata».
Giovanardi: introdurre aggravante ma no a reato di clandestinità.
«Giusta e condivisibile l'idea di introdurre l'aggravante per i reati
commessi da chi si trattiene sul suolo italiano da clandestino;
controproducente e moralmente discutibile la sanzione penale per chi
semplicemente non ha i documenti in regola». Così Carlo Giovanardi,
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, interviene sul tema della
sicurezza, in previsione del pacchetto che entrerà in vigore a luglio.
Di Pietro: reato clandestinità crea 650mila criminali. Un "contro
pacchetto sicurezza" articolato in sette proposte di legge in materia di
giustizia e sicurezza: «Proposte serie anche per il governo. Perché noi,
più che governo ombra, dimostriamo che l'opposizione si può fare con le
proposte, senza cambiare nome». Antonio Di Pietro ha presentato le
iniziative del suo partito su uno dei temi più caldi della discussione
politica. «Ci auguriamo che il governo possa trarre indicazioni - ha
aggiunto Di Pietro -, da parte nostra faremo una battaglia perché queste
proposte diventino leggi». Il partito di Di Pietro è contro
l'introduzione del reato di immigrazione clandestina: «Non può essere
reato, perché arriverebbero 650 criminali a piede libero e costerebbe
circa 40 miliardi di euro - ha detto Di Pietro contrastando anche
l'ipotesi che la fattispecie diventi aggravante - Questa mi sembra
l'ultima delle questioni da affrontare. Le aggravanti sono strumenti
possibili, ma da guardare caso per caso, non per chi commette un reato
per disperazione».
Vescovi: rispetto delle regole vale per tutti. «Problemi
strutturali come questo della sicurezza e dell'immigrazione non possono
essere oggetto di politiche estemporanee, contraddittorie, di una mera
rincorsa di emergenze». È quanto si legge nella nota del Sir, l'agenzia
stampa della Cei, dedicata al problema immigrazione e al pacchetto
sicurezza che dovrà essere varato dal governo. Se il principio di
legalità non vale per tutti, prosegue la nota, «si ricadenella vecchia
storia raccontata dal Manzoni, l'inconcludente susseguirsi delle
"grida": tanto più strillate, quanto meno applicate».
Tolto il patteggiamento allargato È sparita dall'ultima bozza di
decreto legge sul “pacchetto sicurezza” quella modifica al codice di
procedura penale che avrebbe permesso a chi è imputato per reati
commessi prima del dicembre 2001 di chiedere la sospensione del
dibattimento per due mesi in modo di valutare se accedere al
patteggiamento. L'ultima versione del decreto legge è composta da 12
articoli e sarà ulteriormente sottoposta all'esame dei tecnici
dei ministeri interessati (Interni, Giustizia, Esteri, Politiche Ue e
Difesa) che si vedranno in serata per un altro pre-consiglio dei
ministri.(Il Messaggero 20 maggio 2008)
Sono
grato a Veltroni
E Di Pietro, «noi non
abbocchiamo»
«Sono
grato a Veltroni per la sua disponibilità e ne faremo tesoro. Abbiamo
già avviato contatti con l’opposizione per avviare degli incontri
periodici che inizieranno già alla fine di questa settimana»

È quanto Berlusconi ribadisce nel suo discorso al
Senato rivolgendosi al Pd, e che viene definito da Bossi una «manovra
avvolgente». E già c’è la data del primo incontro tra i due leader,
venerdì prossimo per discutere di informazione e sicurezza.
Berlusconi parla di «disponibilità storica al dialogo», di
un’opportunità non declinabile, anche perché nel prossimo futuro sarà
necessario adottare «misure difficili e impopolari» in molti campi. E il
governo non si tirerà indietro nell’affrontare con fermezza e decisione
le questioni più delicate, tenendo fermo il fatto che s’impegnerà a
discutere e trattare con le forze sociali, sindacati e imprese. Apertura
viene richiesta al Pd sulla Rai, ponendo così fine ad una logorante
guerra ventennale: «È necessario garantire autonomia e libertà
d'informazione, a partire dalla necessaria indipendenza del servizio
pubblico televisivo».
Veltroni non è da meno perché rivendica per sé e per il suo partito il
primato del dialogo, allontanando lo spettro dell’inciucio che poco
piace al suo elettorato antiberlusconiano. E si attribuisce anche il
merito di aver liberato la politica italiana da due grandi mali:
«l’esasperata frammentazione politica e la costante demonizzazione
dell’avversario». Il leader del Pd si dice consapevole del fatto che
questo governo è «forte» e per governare non ha bisogno
dell’opposizione, ma al tempo stesso sposa l’idea del dialogo come «conditio»
che supera contingenze e interessi particolari. Questo gli permette di
aprirsi al tema delle riforme (compresa quella della legge elettorale
per le Europee 2009) e di opporsi alle misure Maroni sulla sicurezza,
contro ogni «ideologia del guscio» propria di una «società con il fiato
corto».
Degna conseguenza della linea adottata da Veltroni, come egli stesso
afferma a conclusione del suo intervento: «Voteremo contro il suo
governo ma convergeremo su ogni scelta che va nella direzione giusta». È
questo il discrimine tra Pd e Pdl. E apprezzamento per questa posizione
viene ulteriormente ribadita da Berlusconi nel discorso di replica al
Senato: «Non ci sono stati attacchi pregiudiziali da parte
dell'opposizione, si è parlato soprattutto di contenuti. Finalmente
siamo una democrazia bipolare. E così funziona e deve funzionare una
democrazia matura e compiuta. Sì alle critiche, no agli attacchi
personali (…). La sinistra non più subalterna all’estremismo e al
giustizialismo. Si sta avviando clima parlamentare nuovo all’insegna del
rispetto reciproco e senza confusione di ruoli».
Di tutt’altro avviso l’Italia dei Valori: «Non intendiamo fare
opposizione all’acqua di rose (…). L’inciucio si combatte, ancora è
presto per capire se c’è, lo vedremo sui fatti ma noi saremo contro»,
secondo le parole del capogruppo al Senato Felice Belisario. Una
posizione frontalmente attaccata da Francesco Cossiga, che durante la
sua dichiarazione di voto sulla fiducia ribattezza l’Italia dei Valori a
«Italia dei disvalori"(La Rinascita online 16 maggio 2008)
Valanga
nera per Gianni Alemanno
di Sara Menafra
Abituiamoci.
A quel tipo col bomberino nero che si avvicina
al comitato elettorale di Alemanno, tira fuori
dalla tasca un crocifisso nero e urla «Dio è con
noi». A Gramazio che si aggira per l'albergo
ordinando al cellulare: «Allora ragazzi, tutti
al Campidoglio... solo tricolori, mi
raccomando». Ai cori «Ro-ma, li-bbbbe-ra, Ro-ma,
li-bbbbe-ra» e «Alemanno sindaco de Roma». Al
militante cinquantenne che scoppia in lacrime:
«Io sono stato nel Msi, sono trent'anni che la
sinistra cerca di impedirci di fare politica e
ora finalmente Alemanno ha vinto, uno di noi,
uno che non rinnega le sue radici e del resto
perché dovrebbe?Lo capisce perché piango?».
E, infine, al nuovo sindaco di Roma, Gianni
Alemanno del Pdl e più esattamente di An, che si
impone con un netto e inaspettato 53,656%,
783.225 voti, contro il 46,343 % (676.472) di
Francesco Rutelli: centomila schede di scarto.
Lui, l'eletto, si presenta alle 18.00 in punto
nella piccola sala stampa del comitato
elettorale, allestito proprio dietro la sede del
Corpo forestale, e annuncia di voler essere il
sindaco di tutta la città. Il dato è
«consolidato», sono state scrutinate già il 90%
delle schede: «Lasciamoci alle spalle tutti i
veleni e le polemiche, voglio ringraziare anche
chi non mi ha votato e assicurare che è mia
ferma volontà diventare il sindaco di tutti i
cittadini. Roma ora comincia una nuova fase».
Poi, brevissimamente, il programma, prima di
correre a festeggiare al Campidoglio: «Il primo
punto sarà la sicurezza, poi voglio costruire
una città più aperta alla socialità, più
partecipata, che sia al centro del Mediterraneo
e dell'Europa».
Il primo ringraziamento lo dedica a Tony
Augello, il fondatore del Msi di Roma, morto
improvvisamente nel 2000, dopo essere stato per
anni capogruppo di An in consiglio comunale. Un
grazie che aiuta a spiegare come e quanto, se le
vittorie del Pdl a Nord sono merito della Lega,
quella di Roma va nel tabellone di Alleanza
nazionale, meglio ancora, della corrente più «movimentista»
e legata alle «radici storiche» e «di piazza»
che dalla sconfitta di Gianfranco Fini nel 1993
ha lavorato ventre a terra per prendersi la
città.
Andrea Augello, fratello di Tony e capostipite a
Roma della corrente Destra sociale - di cui
Alemanno, perso Storace, è oggi l'incontrastato
leader nazionale - può dirsi il regista della
vittoria, il Goffredo Bettini della destra,
quello che nel 2006 con la rottura interna per
la segreteria romana di An condannò l'«amico
Gianni» ad un misero 36% contro Veltroni e che,
due mesi fa, in una piccola iniziativa pubblica
al cinema Farnese ha fatto per primo quella
proposta folle: «Riproviamoci con lo stesso
candidato». E' lui a presentarsi ai giornalisti
già alle quattro del pomeriggio, quando le
sezioni scrutinate sono appena il 10% ma ogni
minuto che passa la forbice tra i due candidati
si allarga. La sa già lunga: «E' vero, hanno
scrutinato poche sezioni, ma lo scarto è già di
10.000 voti e tende ad allargarsi. Se la
tendenza sarà confermata possiamo dire di aver
vinto. Voglio smentire anche il dato sulla
partecipazione bassa. I dati delle
amministrative sono sempre più bassi delle
politiche, alle elezioni di oggi avrà
partecipato tutta la città».
Con una certa abilità, negli ultimi sessanta
giorni il colonnello Augello è riuscito a
compattare attorno alla candidatura di Alemanno
tutte le anime del partito, sapendo bene che da
Roma passava la stessa sopravvivenza di Alleanza
nazionale, ingoiata dal berlusconiano Pdl in
tutto il resto del paese ed in parlamento. Senza
il Campidoglio, persino il segretario Gianfranco
Fini avrebbe rischiato grosso e infatti lui
prima dell'annuncio ufficiale corre qui a
complimentarsi insieme a Ignazio La Russa.
«Alleanza nazionale ha lavorato tutta insieme,
Forza Italia in questa storia c'entra ben poco -
confermano i membri dello staff - ci siamo
spaventati solo quando ci hanno accusato di aver
avuto un ruolo nella violenza di La Storta.
Mancavano due giorni al voto, rischiavamo
molto».
Maurizio Gasparri si fa avanti subito dopo, sono
ormai le cinque di pomeriggio e la corsa del Pdl
prosegue senza esitazioni.
Se c'è un velo di rammarico nella sua testa, lo
nasconde bene: due mesi fa ha scelto di tirare
indietro la giovane candidata Giorgia Meloni e
ha preferito cedere il passo ad Alemanno, certo
com'era che nessun candidato del Popolo della
libertà sarebbe riuscito a conquistare la città
di Veltroni e Rutelli. Un colpo che la sua
Destra protagonista faticherà a superare,
assorbita in una dinamica parlamentare che
sembra lasciare poco fiato a Fini ed An. Sorride
e respinge, raggiante: «Questa è la vittoria di
una generazione politica, cresciuta tutta
insieme e che ha fatto politica soprattutto a
Roma». Quindi racconta di quella cena al
ristorante Settimio all'arancio con «Gianni»,
passata a farsi i complimenti a vicenda finché
Alemanno ha deciso: «Lo faccio io». La vittoria
di Roma, spiega ancora, «è persino più
importante di quella a livello nazionale, perché
il centrodestra ha già vinto tre volte in
Italia, invece, questa è la prima volta che
riusciamo a prenderci la capitale». Quel che ne
faranno, lo sapremo prestissimo.(Il Manifesto 29
aprile 2008)
Berlusconi,
Schifani ed il cattivo esempio

Già
nel 2002 Franco Giustolisi e Marco Lillo si occuparono su
L'espresso di Renato Schifani, ex democristiano,
consigliere comunale a Palermo, poi capo dei senatori di Forza
Italia e per anni volto tv del Berlusconi pensiero. Tra le sue
azioni parlamentari si ricorda la legge o lodo Schifani, che
sospese temporaneamente i processi in corso contro le più alte
cariche dello Stato (fu utilizzata da Berlusconi stesso, allora
premier), dichiarata poi inconstituzionale. Ma anche la
battaglia vinta per il carcere duro ai mafiosi. Da ieri Schifani
è il nuovo presidente del Senato. Ha avuto subito parole di
grande equilibrio e ricevuto molteplici applausi. Certo è che
come seconda carica dello Stato la maggioranza non ha scelto
Pera o Pisanu, ma un uomo dal profilo marcatamente berlusconiano.
Si tratta di un omaggio alla Sicilia, senza ministri nel
governo, di un passo della Forza Italia dura verso il Quirinale,
ma anche di un premio ad un senatore per la cieca fedeltà al
capo. Solo che una democrazia non funziona coi cattivi esempi. E
una legislatura non inizia bene con un tale passo. Di seguito
l'articolo di Giustolisi e Lillo.
Quando, dopo una settimana di nottate, blitz e tranelli ha
portato a casa l'approvazione della legge sul legittimo
sospetto, Renato Schifani ha sottolineato con il consueto senso
delle istituzioni la sua vittoria sull'Ulivo: «Li abbiamo
fregati». Il capo dei senatori forzisti è fatto così. «È la mia
chiarezza che dà fastidio alla sinistra», ha detto a un
settimanale che gli ha dedicato un editoriale lodando «lo stile
Schifani». Questo avvocato di 52 anni, nonostante il riporto e
gli occhiali da archivista, è l'uomo prescelto da Silvio
Berlusconi come volto ufficiale di Forza Italia. E lui lo ripaga
come può. In un articolo sul "Giornale di Sicilia" dal titolo
"Cavour e il conflitto di interessi" afferma che anche lo
statista piemontese era «in potenziale macroscopico conflitto di
interessi perché aveva il giornale "Il Risorgimento",
partecipazioni bancarie, grandi proprietà terriere e un'intensa
attività affaristica». Proprio come Berlusconi, insomma, eppure
nessuno gli disse nulla. Peccato che, come scrive Rosario Romeo
a pagina 451 della sua biografia, Cavour appena diventò ministro
«decise in primo luogo di liquidare gli affari nei quali era
stato attivo fino ad allora». Ma Schifani per amore del capo è
disposto a sfidare anche il ridicolo. Come quando si fa
riprendere in tv accanto al santino del leader neanche fosse
Padre Pio. Avvocato civilista e amministrativista, 52 anni,
sposato e padre di due figli, amante delle isole Egadi, è stato
eletto nel collegio di Corleone, cuore di quella Sicilia che ha
dato il cento per cento degli eletti a Forza Italia. Per
descrivere l'eroe del legittimo sospetto, l'uomo che ha scavato
nottetempo la via di fuga dal processo milanese per Berlusconi e
Previti, si potrebbe partire dalle sue radici democristiane. Ma
applicando alla lettera il suo credo, «non bisogna usare il
politichese ma parlare con serenità il linguaggio dell'uomo
comune», sarà meglio partire da una constatazione: il capo dei
senatori di Forza Italia è stato socio di affari (leciti) con
presunti usurai e mafiosi.
Sua
eccellenza Filippo Mancuso, solitamente bene informato, ha
definito così il suo ex compagno di partito: «Un avvocato del
foro di Palermo specializzato in recupero crediti». Schifani gli
ha risposto con una lettera in cui difende la sua «onesta e
onorata carriera» e nega di avere mai svolto una simile
attività. Negli archivi della Camera di commercio di Palermo
risulta però una società, oggi inattiva, costituita nel 1992 da
Schifani con Antonio Mengano e Antonino Garofalo: la Gms.
L'avvocato Antonino Garofalo (socio accomandante come Schifani)
è stato arrestato nel 1997 e poi rinviato a giudizio per usura
ed estorsione nell'ambito di indagini condotte dal sostituto
Gaetano Paci della Procura di Palermo. L'ex socio di Schifani è
ritenuto il capo di un'organizzazione che prestava denaro nella
zona di Caccamo chiedendo interessi del 240 per cento. Schifani
non è stato coinvolto nelle indagini ma certo non deve essere
piacevole scoprire di essere stato socio con un presunto usuraio
in un'impresa che come oggetto sociale non disdegnava:
«L'attività esattoriale per conto terzi di recupero crediti e
l'attività di assistenza nell'istruttoria delle pratiche di
finanziamento...».
Schifani è stato sempre sfortunato nella scelta dei compagni
delle sue imprese. In un rapporto dei carabinieri del nucleo di
Palermo, di cui "L'Espresso" è in grado di rivelare i contenuti,
si ricostruisce la storia di un'altra strana società di cui il
capogruppo di Forza Italia è stato socio e amministratore per
poco più di un anno. Si chiama Sicula Brokers, fu istituita nel
1979 e oggi ha cambiato compagine azionaria. Tra i soci
fondatori, accanto a un'assicurazione del nord, c'erano Renato
Schifani e il ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia,
nonché soggetti come Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino
Mandalà. Nomi che a Palermo indicano quella zona grigia in cui
impresa, politica e mafia si confondono. Benny D'agostino è un
imprenditore condannato per concorso esterno in associazione
mafiosa e, negli anni in cui era socio di Schifani e La Loggia,
frequentava il gotha di Cosa Nostra. Lo ha ammesso lui stesso al
processo Andreotti quando ha raccontato un viaggio memorabile
sulla sua Ferrari da Napoli a Roma assieme a Michele Greco, il
papa della mafia.
Giuseppe Lombardo invece è stato amministratore delle società
dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi esattori di Cosa
Nostra arrestati da Falcone nel lontano 1984 e condannati in
qualità di capimafia della famiglia di Salemi. Nino Mandalà,
infine, è stato arrestato nel 1998 ed è attualmente sotto
processo per mafia a Palermo. Questo ex socio di Schifani e La
Loggia era il presidente del circolo di Forza Italia di
Villabate, un paese vicino a Palermo e proprio di politica
parlava nel 1998 con il suo amico Simone Castello, colonnello
del boss Bernardo Provenzano mentre a sua insaputa i carabinieri
lo intercettavano. Mandalà riferiva a Castello l'esito di un
burrascoso incontro con il ministro Enrico La Loggia, allora
capo dei senatori di Forza Italia. Mandalà era infuriato per non
avere ricevuto una telefonata di solidarietà dopo l'arresto del
figlio (poi scagionato per un omicidio di mafia). E così
raccontava di avere chiuso il suo colloquio con La Loggia:
«Siccome io sono mafioso ed è mafioso anche tuo padre che io me
lo ricordo quando con lui andavo a cercargli i voti da Turiddu
Malta che era il capomafia di Vallelunga. Lo posso sempre dire
che tuo padre era mafioso. A quel punto lui si è messo a
piangere». La Loggia ha ammesso l'incontro ma ne ha raccontato
una versione ben diversa. E anche Mandalà al processo ha parlato
di millanteria. Nella stessa conversazione intercettata Mandalà
parlava di Schifani in questi termini: «Era esperto a 54 milioni
all'anno, qua al comune di Villabate, che me lo ha mandato il
senatore La Loggia».
Schifani è stato sentito dalla Procura e, senza falsa modestia
ha spiegato con la sua bravura la consulenza e lo stipendio: «Il
mio studio è uno dei più accreditati in campo urbanistico in
Sicilia». Ma per La Loggia sotto sotto c'era una
raccomandazione: «Parlai di Schifani con Gianfranco Micciché
(coordinatore di Forza Italia in Sicilia) e dissi: sta sprecando
un sacco di tempo e quindi avrà dei mancati guadagni facendo
politica. Vivendo lui della professione di avvocato dico se
fosse possibile fargli trovare una consulenza. È un modo per
dirgli grazie. E allora parlammo con il sindaco Navetta». Il
sindaco Navetta è il nipote di Mandalà e il suo comune è stato
sciolto per mafia nel 1998.
Il
capogruppo di Forza Italia è stato sfortunato anche nella scelta
dei suoi assistiti. Proprio un suo ex cliente recentemente ne ha
fatto il nome in tribunale. La scena è questa: Innocenzo Lo
Sicco, un mafioso pentito, il 26 gennaio del 2000 entra in
manette in aula a Palermo e viene interrogato sulla vicenda di
un palazzo molto noto in città, quello di Piazza Leoni. Le sue
parole fanno balenare pesanti sospetti: «L'avvocato Schifani
ebbe a dire a me, suo cliente, che aveva fatto tantissimo ed era
riuscito a salvare il palazzo di Piazza Leoni facendolo entrare
in sanatoria durante il governo Berlusconi perché, così mi
disse, fecero una sanatoria e lui era riuscito a farla
pennellare sull'esigenza di quegli edifici. Era soddisfattissimo.
Perché lo diceva a me? Ma perché io lo avevo messo a conoscenza
di qual era la situazione, l'iter, le modalità del rilascio
della concessione...».
La
Procura dopo aver analizzato le parole del pentito non ha aperto
alcun fascicolo per la genericità del racconto. Comunque la
storia di questo palazzo, scoperta dal giornalista de "la
Repubblica" Enrico Bellavia, è tutta da raccontare. Comincia
alla fine degli anni Ottanta quando Pietro Lo Sicco,
imprenditore finanziato dalla mafia e zio di Innocenzo, mette
gli occhi su un terreno a due passi dal parco della Favorita,
una delle zone più pregiate di Palermo. Lo Sicco vuole
costruirci un palazzo di undici piani ma prima bisogna eliminare
due casette basse che appartengono a due sorelle sarde, Savina e
Maria Rosa Pilliu, che non vogliono svendere. Pietro Lo Sicco le
minaccia e le sorelle si rivolgono alla polizia. Ma la mafia è
più lesta della legge: Lo Sicco ottiene la concessione edilizia
grazie a una mazzetta di 25 milioni di lire e comincia ad
abbattere l'appartamento a fianco. Quando le sorelle vedono
avvicinarsi il bulldozer cominciano ad arrivare nel loro negozio
i fusti di cemento. Il messaggio è chiaro: finirete lì dentro.
Lo Sicco smentisce di essere il mandante ma la Procura offre
alle Pilliu il programma di protezione. Oggi le sorelle sono un
simbolo dell'antimafia: vivono proprio nel palazzo costruito da
Lo Sicco e confiscato dallo Stato. Il costruttore è stato
condannato a 2 anni e otto mesi per truffa e corruzione a cui si
sono aggiunti sette anni per mafia.
All'inaugurazione del nuovo negozio costruito grazie al fondo
antiracket, il senatore Schifani non c'era. Era dall'altra parte
in questa vicenda. Il suo studio ha difeso l'impresa Lo Sicco
davanti al Tar. Il pentito Innocenzo Lo Sicco, ha raccontato che
lui stesso accompagnava l'avvocato Schifani negli uffici per
seguire la pratica. Certo all'epoca l'imprenditore non era stato
inquisito e il senatore non poteva sapere con chi aveva a che
fare anche se il genero di Lo Sicco era sparito nel 1991 per
lupara bianca. In quegli stessi anni Schifani assisteva anche
altri imprenditori che sono incappati nelle confische per mafia,
come Domenico Federico, prestanome di Giovanni Bontate, fratello
del vecchio capo della cupola Stefano. Un settore quello delle
confische che il senatore non ha dimenticato in Parlamento.
Quando ha presentato un progetto di legge (il numero 600) per
modificare la legge sulle confische e sui
sequestri.(www.francescorigatelli.nova100.it)
Il
ritorno a democrazia e libertà
25 APRILE: BERLUSCONI, INDICA RITORNO A DEMOCRAZIA E LIBERTA'
SIA FESTA DI PACE - A SINISTRA VIDE GIUSTO CHI PARLO' DI 'RAGAZZI DI
SALO'
Roma, 25 apr. (Adnkronos) - 'Il 25 aprile indica simbolicamente il
ritorno dell'Italia alla democrazia ed alla liberta'. In quel giorno di
63 a nni
fa, si videro le piazze festanti attorno alle truppe alleate e ai
combattenti per la liberta'. Fu palpabile il sentimento di liberazione
di un intero popolo, costretto a combattere una guerra che sperava
conclusa, ma che prosegui' con l'occupazione del proprio territorio". Lo
afferma il leader del Pdl Silvio Berlusconi, che aggiunge: "Gia' il 25
luglio del '43, quando cadde il regime, quello stesso sentimento di
liberazione si era manifestato con una festa nazionale senza vendette e
senza morti. Purtroppo segui' la guerra civile, l'occupazione da parte
dei tedeschi, che creo' un segno di sangue nella memoria italiana.
Genero' un odio tra vincitori e vinti che segno' la coscienza del
Paese".
"Ormai -prosegue- tutto questo e' storia e adesso e' tempo di dare al 25
aprile un senso italiano popolare e nazionale, un senso di liberta' e di
pace. Il giorno della Liberazione e' un alto simbolo di liberta', e
cosi' deve essere vissuto da tutto il popolo italiano.
Credo fermamente che oggi ci siano le condizioni storiche e politiche
perche' questo 25 aprile possa rappresentare un salto di qualita' verso
la definitiva pacificazione nazionale: non per cancellare la memoria, le
ragioni e i torti, ma perche' chi ha combattuto per la Patria sia
considerato figlio di questa Nazione. Oggi, a piu' di sessant'anni dal
25 aprile, a sedici dalla caduta del Muro di Berlino, il compito della
politica e' quello di consolidare il tessuto connettivo della Nazione. E
lo si deve fare a partire dalla nostra memoria storica".
"Quando, quasi dieci anni fa -aggiunge il Cavaliere- autorevoli
esponenti della sinistra invitavano a capire anche le ragioni dei
'ragazzi di Salo', e quando piu' recentemente hanno invitato a saldare
il debito contratto con gli esuli Istriano-dalmati e con chi, piu'
sfortunato, fini' infoibato, hanno indicato la strada giusta.
Togliere quei veli, capire quelle ragioni non puo' in qualche modo
ledere l'orgoglio di chi combatte' per la liberta' contro la tirannia".
"Non c'e' revisione storica -sottolinea Silvio Berlusconi- che possa
cambiare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le
basi per la liberta' delle generazioni successive e per il ritorno
dell'Italia nel consesso delle democrazie.
Ma non c'e' gratitudine che possa impedire la ricostruzione obiettiva di
quegli anni".
"L'anniversario della Liberazione e' dunque principalmente l'occasione
per riflettere sul passato, sul presente e sull'avvenire del Paese. Se
oggi riusciremo a farlo insieme -conclude- avremo reso un grande
servizio non a una parte politica o all'altra, ma al popolo italiano e,
soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una
democrazia finalmente pacificata'.
Insieme
per la sfida riformista
Opposizione, Veltroni chiama l'Udc
L'analisi del leader del Pd: «Abbiamo compiuto una rivoluzione dolce»
Il Partito democratico nei prossimi anni si impegnerà per costruire un
rapporto con le altre forze d'opposizione tra cui l'Udc. Lo Walter
Veltroni, durante la conferenza stampa al termine dell'assemblea dei
segretari regionali del partito. «Se il Pd farà una opposizione in modo
intelligente, se costruirà un rapporto con le altre forze politiche,
penso all'Udc, sulla base di una forza politica del 33%, c'è la
possibilità di far partire una sfida riformista che il Paese non ha mai
conosciuto».
Il segretario del Pd, poi, si è soffermato sul risultato elettorale:
«Noi in questi quattro mesi abbiamo compiuto una rivoluzione dolce,
molto più grande di quello che è apparso agli occhi di tutti-ha detto-
Mi sono chiesto con inquietudine che cosa sarebbe successo se avessimo
corso con la sinistra radicale. Ma più importante della novità politica
è la discontinuità programmatica e culturale».
Infine, ha riservato una stoccata a Letizia Moratti: «Mi ha colpito la
mancanza di stile. Sulla sicurezza abbiamo fatto grandi passi avanti».
«Il partito della Moratti - ha ricordato Veltroni - ha votato a favore
dell'indulto e ha dato l'autorizzazione a centinaia di persone di
entrare nel nostro Paese senza alcun controllo». Secondo Veltroni molte
responsabilità vanno individuate proprio nella legge Bossi-Fini. E il
vero problema è quello di «riuscire a garantire l'accoglienza e la
legalità».(la Stampa 21 aprile 2008)
La
marcia su Roma della destra sociale
di Eleonora Martini
Nel quartier generale di via Salandra, messo
su nel giro di un mese a due passi dal ministero del Tesoro,
l'aria è di festa. Tanto che ieri il comitato elettorale «per
Gianni Alemanno sindaco di Roma» già di buona mattina era in
vena di goliardate, come quella di far recapitare all'avversario
Francesco Rutelli un panino gigante largo 80 centimetri e lungo
due metri imbottito di cicoria. Tanto per ricordargli quel suo
famoso discorso: «Per tre anni ho mangiato pane e cicoria per
consegnare a Romano Prodi un centrosinistra capace di vincere».
D'altra parte è comprensibile che siano tutti elettrizzati da un
risultato che, almeno in queste proporzioni, non si aspettava
davvero nessuno. Che si potesse arrivare al ballottaggio, sì, lo
speravano un po' tutti. Ma che si potesse giungere a soli 5
punti percentuali di distacco - 40,7% contro 45,8% -, circa 80
mila elettori di differenza, dopo una campagna elettorale tutto
sommato modesta e sotto tono, facendo proseliti non solo tra le
fila dell'estrema destra ma andando addirittura a pescare anche
nel bacino elettorale del centrosinistra, è una grazia ricevuta
dal cielo. Ma non è a mo' di offerta votiva che Alemanno ha
voluto offrire ieri a Benedetto XVI un pubblico messaggio di
auguri per il suo ottantunesimo compleanno. Ora che diventare
sindaco della capitale non è più una remota possibilità, non va
trascurata nessuna fetta di elettorato.
Anche perché, come spiega il senatore di An Andrea Augello,
coordinatore della campagna elettorale di Gianni Alemanno,
«questo è un voto che andrà studiato bene nei prossimi anni,
visto che abbiamo praticamente cambiato elettorato rispetto a
due anni fa». Augello parla di «un fenomeno molto particolare»:
«Abbiamo ottenuto 70 mila preferenze in più rispetto ai voti per
le liste collegate, e onestamente non ci aspettavamo di andare
al comune perfino meglio che alle politiche. Eppoi il
centrosinistra rispetto a due anni fa ha perso a Roma 13 punti
secchi. È evidente che molti hanno dato un voto disgiunto: Pd
alla Camera o al Senato e Alemanno al comune». Di certo, il Pdl
ottiene circa il 7% in più rispetto ai voti totalizzati nelle
amministrative del 2006 da An e Fi insieme, pari a circa 100
mila voti. Mentre questa volta l'esponente della destra sociale
stravince in quattro municipi: a parte i quartieri
tradizionalmente di destra, ricchi e residenziali, come Parioli
(II municipio) e Cassia (XX), negli altri casi si tratta di zone
periferiche e popolari, come Lunghezza e Torre Maura (VIII) o
Boccea, Casalotti, Primavalle (XVIII).
Una campagna elettorale, quella di Alemanno, che ha fatto perno
su due punti fondamentali, come spiega ancora il senatore
Augello: «Abbiamo proposto una personalità nuova, che non è mai
diventata un personaggio televisivo come Rutelli. Gianni si è
mostrato dinamico, sportivo, quale è, e raramente si è
presentato in giacca e cravatta per tenere comizi. È stato molto
attivo nella concertazione, incontrando personalmente esponenti
della Cgil, della cooperazione, dell'associazionismo. Il vecchio
e il nuovo sono un fattore determinante in questa campagna
elettorale, e Rutelli quasi subito è entrato nel cono d'ombra».
Il secondo merito di Alemanno è stato il tono con cui ha
affrontato i temi della sua agenda politica, a cominciare dalla
sicurezza, eterno cavallo di battaglia: «Invece di fare i
guardiani delle paure della gente - continua Augello - abbiamo
dato vita ad eventi colorati, aperti, finalizzati
all'aggregazione, partecipati anche da extracomunitari in
regola, come quando abbiamo organizzato una grande catena umana
a partire da una farmacia pluri rapinata di Viale Marconi». Non
c'è dubbio però che ad aiutare Alemanno sia stato lo stesso
Rutelli, meno amato nelle periferie persino di Veltroni. Eppure
l'apertura della campagna elettorale del Pdl a Corviale,
ecomostro simbolo di degrado urbanistico prima che sociale, era
stata quasi un flop. «Non c'erano truppe cammellate, tutto qui»,
ribatte Augello. Il quale nega anche qualunque appoggio dalle
tifoserie.
Diventano quindi ora fondamentali i voti della Destra di Storace
(che ha ottenuto il 3,3%), della Rosa Bianca (0,7%) di Baccini
che deciderà oggi, e dell'Udc (3,1%) che venerdì consulterà i
propri iscritti con elezioni primarie per decidere quale dei due
candidati sostenere. Senza disdegnare l'elettorato di
centrosinistra a cui Alemanno ha già teso la mano, e quello di
Beppe Grillo, «stufo di un ceto politico che si ricicla in
continuazione». La speranza è che il successo alle politiche
faccia da traino, per questo lo stesso Berlusconi ha lanciato un
appello agli elettori centristi e di estrema destra per un «voto
utile al ballottaggio». Una modalità che in un primo momento
aveva mandato su tutte le furie Storace, che rabbonito però da
una telefonata di Alemanno, in serata ha annunciato il suo
apparentamento col Pdl sia al comune che alla provincia.
Prevedibile, anche se, come riconosce lo stesso Augello, «lo
scontro ora non si gioca tanto sugli apparentamenti ma sulla
realtà cittadina». Soprattutto, i veri nemici sono
l'astensionismo, il ponte del 25 aprile e i fine settimana, che
riducono la campagna elettorale a soli quattro giorni utili. E
così Alemanno propone agli elettori di rinviare le vacanze al
ponte del 1° maggio. In queste condizioni non bastano i concerti
organizzati in varie piazze cittadine, diventa ora decisivo il
palcoscenico televisivo. Dunque il faccia a faccia a cui non
abbiamo assistito per le politiche, sarà invece godibile in tv
tra Alemanno e Rutelli. Da Vespa o da Mentana?(Il Manifesto 17
aprile 2008)
Il Veltrusconi
La
complementarità, i gay inadatti, il nonnismo educativo
Intervistato per youtube da Klaus Davi, il generale Mauro Del Vecchio il
2 aprile ha sciorinato un po' del suo pensiero. .
Mauro De Vecchio è candidato senatore nel Lazio per il Pd dopo Franco
Marini e Anna Finocchiaro. Chi è Del Vecchio:
http://www.paginedidifesa.it/bio/ei_mauro_delvecchio.html
"Episodi di nonnismo soft fanno parte della vita dell'esercito e sono
tutto sommato educativi, non lasciano l'amaro in bocca".
http://it.youtube.com/watch?v=NqcrRzkLZ_0
"I gay nell'esercito sono inadatti. Io rispetto ogni scelta legittima e
lecita della persona ma credo che nell'ambito di una struttura come
l'esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non
dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità. Anche nella mia
carriera mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in
modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era
coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree. In ogni caso,
non ho mai mandato via nessuno dall'esercito perché gay".
http://it.youtube.com/watch?v=dnAGbwCwpMA

"Personalmente non sarei contrario alla creazione di case di piacere per
i soldati impiegati nelle missioni all'estero. Non va criminalizzato il
soldato che frequenta case di piacere controllate, con ragazze
maggiorenni. Frequentarle rientra nelle libere decisioni della persona.
Capisco perfettamente le esigenze dei ragazzi proprio perche' sono un
uomo che ha vissuto per 43 anni la vita militare".
http://it.youtube.com/watch?v=50NMqvwv8Sk
"Se saremo al governo proporremo una legge che consenta ai giovani di 16
anni di entrare volontari nell'esercito".
http://it.youtube.com/watch?v=VCftPtu76RU
Paola Binetti è candidata alla Camera per il Pd in Lombardia 2 dopo
Enrico Letta e Paolo Corsini.
ELEZIONI/BINETTI:ETEROSESSUALITA' VIA MAESTRA,NO A LEGGI SU
DICO
Complementarietà biologica è la naturalezza
Roma, 3 apr. (Apcom) - "Il mio punto di vista è semplice. Prima di
tutto, a mio giudizio, esiste una dimensione che io considero più legata
alla sviluppo ordinario di una persona, che è quella dell`amore e della
sessualità che è più squisitamente eterosessuale. Perchè la
complementarità biologica, la complementarità con cui ognuno di noi
raggiunge la pienezza della sua maturità ha questa come strada maestra.
Questa è la naturalezza, se si vuole considerarla anche statisticamente
parlando". Lo ha affermato la senatrice Paola Binetti, esponente del
Partito Democratico, ai microfoni di Ecotv (Sky906).
Posizioni forse diverse da quelle della sua collega di partito e
portavoce del tavolo nazionale degli omosessuali del Partito Democratico
Paola Concia? "Paola è una donna che stimo e apprezzo moltissimo.
Professionalmente ha mostrato sempre grande intelligenza e capacità. In
questi mesi - ha ricordato Binetti - abbiamo condiviso molte esperienze.
Ma Paola sa perfettamente che nel momento in cui dovessero arrivare i
famosi Dico io non li voterei".
ELEZIONI USA: BINETTI. OBAMA, NEGRO IMMIGRATO CHE DA' SPERANZA
(AGI) - Roma, 3 apr. - Ilary o Obama? Alla domanda risponde, dai
microfoni di Ecotv (Sky906) la senatrice del PD Paola Binetti. "Io ho
espresso il mio parere a favore di Obama - dice - perche' mi sembra un
personaggio piu' spontaneo, in grado di riconciliare con l'America il
consenso che molti paesi hanno un po' perso. Obama - aggiunge ancora
Binetti - sembra intercettare una volta per tutte l'accantonamento delle
discriminazioni cioe' il negro - sottolinea not politically correct
Binetti - presidente degli Stati Uniti. Un negro, peraltro, con un padre
nato in Kenya. Quindi, voglio dire, un negro di recente immigrazione,
coraggioso e mi sembra - conclude Binetti - un bel segnale di speranza".
Il
voto appeso ad una cordata
di Galapagos
Giorgio Chinaglia, mitico bomber della Lazio,
anni fa affermò che era pronto a lanciare un'Opa sulla sua ex
squadra. In parecchi sentirono odore di bruciato. Intervenne la
Consob e per Giorgione finì male, sommerso da una serie di accuse
pesanti: aggiotaggio e turbativa dei mercati. Oggi la storia si
ripete, con Alitalia, ma la Consob, ufficialmente, resta alla
finestra, anche se il presidente dell'Autorità, Lamberto Cardia,
lancia dalle pagine del Sole 24-ore un ultimatum: «La politica
rispetti le regole del mercato». Cardia sarebbe stato molto più
chiaro se avesse affermato: «Berlusconi, rispetti le regole del
mercato».
Per Berlusconi il mercato è l'ultimo dei problemi. Non a caso ieri
il Wall Street Journal ha scritto che «più che liberal, Berlusconi è
un corporativo». Vi sembra normale l'affermazione del cavaliere che
avvisa: sarà il prossimo governo, cioè io sicuro vincitore delle
elezioni, a decidere sull'Alitalia. Poi ha aggiunto: nel futuro non
ci sarà Air France, ma una cordata di imprenditori italiani tra i
quali sarà presente mio figlio. Chi altro avrebbe potuto fare una
affermazione simile, senza ritrovarsi con i carabinieri dietro
l'uscio?
Ieri in borsa le azioni di Alitalia sono volate: in chiusura i
titoli segnavano un guadagno di oltre il 33% e c'è chi ha guadagnato
palate di soldi facendo trading sulle voci di un intervento diretto
di Berlusconi nella vicenda. Non è il leader dell'attuale
opposizione a pompare i mercati con un aggiotaggio senza precedenti?
Che differenza c'è tra le dichiarazioni di Chinaglia e le sue?
Le difficoltà di Alitalia non nascono oggi: nel 2001 quando
Berlusconi andò al governo, era già evidente che la compagnia di
bandiera era sull'orlo di una crisi senza ritorno. Ma Berlusconi e
Tremonti non fecero nulla per Alitalia. Anzi fecero di peggio:
avallarono le ipotesi leghiste di una fusione per l'incorporazione
di Alitalia in Volare, una piccola compagnia aerea del Nord. Ma
Volare è fallita prima che il progetto si realizzasse. Oggi il
cavaliere non trova di meglio che fare di Alitalia un tema di
campagna elettorale, attaccando Prodi e Padoa Schioppa per
nascondere le sue responsabilità. Anzi, la sua irresponsabilità,
come ha sottolineato sempre ieri il Wall Street Journal facendo
osservare che se Alitalia fosse stata privatizzata alcuni anni fa lo
stato avrebbe incassato più soldi e gli esuberi sarebbero stati
minori.
Alitalia ha offerto a Berlusconi lo spunto per tornare sulle prime
pagine dei giornali, tagliando l'erba sotto i piedi a Veltroni. In
Italia nessuno è felice di cedere Alitalia ai francesi, ma l'ipotesi
dell'italianità della compagnia (avanzata da Air One con l'appoggio
di Banca Intesa) purtroppo non aveva gambe per camminare. A questo
punto l'unica soluzione che rimane è quella - dolorosa per i
dipendenti - di una trattativa con Air France. I sindacati la stanno
facendo. Berlusconi invece «gioca» sulla pelle delle lavoratori,
puntando unicamente a una manciata di voti in più che il Nord
potrebbe dargli, per essere stato lasciato a terra.(Il Manifesto 26
marzo 2008)
Berlusconate
Al tavolo da poker col figlio nella manica
di Fucik
Già lo hanno notato in molti. Per ogni
problema di una certa rilevanza mediatica, il Cavaliere cava
fuori una soluzione all'altezza dei media che abbiamo. Terra
terra. Ci sono le precarie? «Che sposino un milionario, come uno
dei miei figli» (era più convicente Marilyn Monroe, devo
ammetterlo). C'è una compagnia di bandiera da salvare? «Io ci
metto i miei figli, lo stato ci metta i soldi» (deve aver
imparato che «si può fare», un po' prima di qualcun altro). Da
Lui ce lo aspettiamo. Però, mi son chiesto, questi poveri figli,
possibile che non abbiano mai niente da dire? Non per ribellione
- ci mancherebbe altro, in casa dell'Unto del Signore! - ma per
far vedere che sono vivi. Non solo pastorelli dipinti sul
fondale del presepe di Arcore. Poi mi accorgo che Silvio ha
davvero cambiato registro. Prima metteva in mezzo la mamma; ora
i figli. Sarà un lapsus, ma non è che anche Lui sta sospettando
che il suo tempo è passato?(Il Manifesto 22 marzo 2008)
La ricetta di Berlusconi per i
precari:
"Sposate mio figlio o uno ricco"
di Claudia Fusani
Precarie dal lodevole sorriso chiedono di sposare
Pier Silvio Berlusconi
L'iniziativa, serissima, ha la forma di una "istanza di matrimonio" I
firmatari si dicono in possesso dei "requisiti richiesti", sorriso
compreso Precarie dal "lodevole sorriso"
chiedono la mano di Pier Silvio.
L'idea di un gruppo di ragazzi con contratti part time dopo il caso dei
consigli del Cavaliere alla ragazza che in tv gli ha chiesto di
risolvere i suoi problemi Pier Silvio Berlusconi, primogenito del
Cavaliere.
ROMA - Stavolta Silvio l'ha fatta grossa. Ma così grossa che potrebbe
costringere il primogenito Pier Silvio a passare le prossime settimane a
smistare richieste di matrimonio e/o richieste di assegni di
mantenimento. C'è un esercito di precari e precarie infatti che ha
deciso di prendere in parola i consigli del Cavaliere. Ed avendo tutti i
requisiti richiesti, dalla condizione di co.co.pro a quella di un
sorriso dolce, rassicurante e magnetico, chiedono di sposarlo. O, in
alternativa, di essere da lui mantenuti.
L'ISTANZA DI MATRIMONIO
Stavolta il Cavaliere non può certo lamentarsi di mancanza di ironia e
assenza di humour.Capirà, ad esempio, che la condizione di precario
aiuta ad allenare l'ingegno e a sfruttare ogni minimo appiglio che può
sbucare fuori all'improvviso nella fluida e incerta vita da precario. Un
appiglio come una dichiarazione del candidato premier pronunciata in
diretta tivù. Silvio ha suggerito alla giovane che la soluzione dei suoi
problemi di lavoratrice co.co.pro e part time è sposare un miliardario?
O il figlio di Berlusconi? Detto. Fatto.
L'idea è genialmente semplice. Ha la forma di un foglio di carta A4, la
dicitura "raccomandata" ed è, nè più nè meno, che una istanza di
matrimonio. Comincia così:
"Oggetto: istanza di matrimonio ai sensi delle dichiarazioni del
candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi nel corso del programma
"Punto di vista"del Tg2 del 13 marzo 2008".
Segue un modulo da riempire con nome e cognome, dati anagrafici, codice
fiscale e la citazione integrale di quello che il Cavaliere ha detto in
tivù alla giovane che gli chiedeva soluzioni per la sua vita co.co.pro:
"Io, da padre, le consiglio di cercare di sposare il figlio di
Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso,
se lo può certamente permettere". A parte la consecutio dei tempi -
forse era meglio un futuro invece dell'indicativo - la dichiarazione di
Berlusconi, accompagnata a sua volta dal di lui da sorriso rassicurante,
non fa una piega. E non lascia spazio a dubbi.
Quindi, si legge nell'istanza, "essendo il sottoscritto o sottoscritta
in possesso dei requisiti (sottolineato ndr) previsti dalle suddette
dichiarazioni (precari e lodevole sorriso) chiede di potersi sposare con
Lei (sic)". Non c'è fretta, ovviamente. Il Cavaliere, o qualcuno dei
suoi figli, Pier Silvio ma anche il più giovane Luigi e poi chissà,
anche i nipoti, possono prendersi tutto il tempo che vogliono. In attesa
della cerimonia infatti, i precari dal bel sorriso chiedono "di poter
essere mantenuto/a con adeguato assegno di mantenimento".
A proposito del sorriso va segnalato che i precari titolari della
richiesta di matrimonio precisano in un "nota bene" che "il lodevole
sorriso è un requisito acquisito a seguito dei ripetuti colloqui per i
rinnovi dei contratti". Insomma, caso mai il Cavaliere non lo sapesse,
questi ragazzi, molti trentenni, hanno imparato a sorridere per non
piangere e per distrarre il capo del personale di turno, quello che fa i
colloqui, dalla monta di rabbia, speranza e disperazione che sale dal
loro stomaco su fino al volto ad ogni incontro per cercare lavoro.
Allegato all'istanza c'è la foto "attestante il lodevole sorriso" di cui
sopra e la dichiarazione, sorta di liberatoria, che assicura che
"nessuna altra analoga istanza è stata inviata ad altro milionario".
L'indirizzo è in alto a destra sul foglio: "A Pier Silvio
Berlusconi-vicepresidente Mediaset-viale Europa 46, 20093 Cologno
Monzese- Milano".
"Meno male che Silvio c'è" recitano i 200 camper sguinzagliati per
l'Italia per la campagna elettorale. Meno male che Silvio c'è e che ha
parlato in tivù, dicono i precari. Resta da capire ora - avvocati sono
già al lavoro - se la dichiarazione pubblica in tv ha il valore di
un'impegnativa ufficiale. Un po' come successe con il contratto con gli
italiani del 2001. Allora ci fu una firma. Questa volta, in effetti, no.
Però chissà... Perchè se fosse, il cavalier Berlusconi e i di lui eredi
maschi sarebbero costretti, come minimo, a mantenere un sacco di
precarie. Con la discriminante del sorriso.
(14 marzo 2008www.larepubblica.it)
Parlamento
pulito
Ciarrapico: camicia
nera fedina penale pure
di Marco Travaglio
Che sia fascista, lo dice pure lui. E sarebbe pure una cosa grave, se
non fosse per la fedina penale, che è molto più nera della camicia nera.
Giuseppe Ciarrapico in arte Cia rra,
stando al casellario giudiziario, vanta una collezione di condanne,
arresti, rinvii a giudizio, prescrizioni e processi in corso da non
temere rivali. Le condanne definitive, confermate dalla Cassazione, sono
quattro, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla
ricettazione fallimentare, dallo sfruttamento del lavoro minorile alla
truffa pluriaggravata, ma potrebbero presto aumentare.
In primo grado, il camerata pregiudicato è stato di recente condannato
per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni. Il Cavaliere è
stato di parola.
Aveva promesso di non candidare «supposti autori di reati»: infatti
candida quelli sicuri.
La carriera penale del futuro senatore del Pdl - ricostruita dalla Voce
delle Voci (già Voce della Campania) - inizia nel 1973, quando la Corte
di Appello di Roma conferma la sentenza del Tribunale di Cassino e lo
condanna per truffa aggravata e continuata a Inps, Inail e Inam per non
aver registrato sui libri paga gli stipendi dei dipendenti.
La Cassazione conferma la truffa, ne dichiara prescritta una parte e
incarica la Corte d’appello di rideterminare la pena per l’altra.
Nel 1974 altra condanna: il pretore di Cassino lo multa di 623.500 lire
per aver violato per quattro volte la legge che tutela «il lavoro dei
fanciulli e degli adolescenti, sentenza confermata in Cassazione. Poca
roba, rispetto a Tangentopoli e anche dopo [...]
Aprile ’93: Di Pietro lo fa di nuovo arrestare per una stecca di 250
milioni al segretario del Psdi Cariglia su richiesta di Andreotti. «Era
vero, li diedi per arruolare Modugno alle feste del Psdi», dirà lui anni
dopo. Passa un mese e torna dentro, stavolta per un presunto miliardo
alla Dc andreottiana nello scandalo delle Poste. A giugno, condanna in
primo grado a 6 mesi per diffamazione: aveva affisso a Fiuggi un
manifesto in cui dava a un consigliere comunale del «mentitore
diffamatore mestatore».
Nel 1997 la Procura di Roma lo rinvia a giudizio per peculato, abuso e
falso nella sua attività di re delle acque minerali: secondo il pm Maria
Cordova, mentre era custode giudiziario dell’Ente Fiuggi, omise di
versare 20 miliardi al Comune e si appropriò di denaro per spese
pubblicitarie, interessi passivi e acquisto di beni capitalizzati,
rinnovando il contratto di vendita dell’acqua Fiuggi a una sua società
che offriva prezzi inferiori (e danneggiando il Comune, che percepiva un
tot a bottiglia).
Nel 1995 è condannato con rito abbreviato per falso in bilancio delle
Terme Bognanco. Ma questi processi finiscono in nulla. Nel 1998, la
prima mazzata: condanna in Cassazione a 4 anni e 6 mesi per bancarotta
fraudolenta del Banco Ambrosiano. La sua Fideico, nel 1982, aveva
ottenuto dalla Banca di Calvi e della P2 un improvviso aumento di
credito da 4 a 39 miliardi, restituendo solo le briciole.
Nel 1999, il kappaò: altra condanna definitiva a 3 anni per il crac da
70 miliardi della società che controllava la Casina Valadier , il
palazzetto liberty romano trasformato in ristorante. Ma il Ciarra, pur
dovendo scontare 7 anni e mezzo, non finisce in carcere: per l’età e gli
acciacchi ottiene l’ affidamento ai servizi sociali. Intanto i processi
avanzano, con qualche botta di fortuna. Nel ’99, condannato in appello
per emissione di assegni, è assolto in Cassazione perché il reato è
stato appena depenalizzato.
Nel 2000 cade in prescrizione la condanna in primo grado per violazione
della legge sulle assunzioni obbligatorie di invalidi. Nel 2001,
condanna in primo grado a Perugia per abuso d’ufficio con il giudice
fallimentare di Frosinone che nel ’93
regalò l’amministrazione controllata alla sua capogruppo Italfin 80,
evitandogli il crac: reato poi estinto per prescrizione. Intanto s’è
dato alle cliniche private.
E anche in quel ramo riesce a dare lavoro alla Giustizia. Nel 2002 il
Tribunale di Roma lo condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa e violazione
della legge sulle trasfusioni: insieme ad alcuni dirigenti della
Quisisana, avrebbe imposto a una cinquantina di pazienti sottoposti a
trasfusioni parcelle gonfiate per 3-400 mila lire l’una. Nel 2005 è
rinviato a giudizio per ricettazione nella vecchia vicenda delle
tangenti al ministero delle Poste. Ma ci sono pure questioni
recentissime, come quella che lo investe per la sua attività di editore
di giornali locali, 11 «cooperative» tra la Ciociaria e il Molise,
finanziate dallo Stato. Del novembre 2007 il Ciarra è indagato a Roma
per truffa ai danni di Palazzo Chigi: pare che tra il 2002 e il 2005
abbia incassato il doppio dei contributi, attestando falsamente che le
società Editoriale Ciociaria Oggi e Nuova Editoriale Oggi avevano
gestione separata. In attesa, il Gip ha sequestrato i 2,5 milioni della
Presidenza del Consiglio. Ma ieri Berlusconi ha detto di averlo
candidato per avere finalmente qualche giornale amico: tra qualche mese,
se tutto va bene, Fedina Nera a Palazzo Chigi potrà entrare quando gli
pare....quando si dice un vero gentleman... Parlamento Pulito secondo
Silvio Burlesqoni... "
Ciarrapico, 74 anni ed un grande futuro alle sue spalle: "L'Usato
Sicuro"
Vietate
per legge Calderoli
RIFORME: CALDEROLI, VIETARE PER LEGGE IL
PARTITO COMUNISTA
(ANSA) - ROMA, 8 MAR - Vietare non solo la riorganizzazione del Partito
fascista, come prescrive la Costituzione, ma anche il partito Comunista.
E' quanto propone Roberto Calderoli, coordinatore delle Segreterie
Nazionali della Lega Nord e vice presidente del Senato.
'Per il bene di tutti - sostiene Calderoli - sara' necessario porre mano
alla Costituzione e, oltre che ad altri punti, mettere mano anche alla
dodicesima disposizione finale transitoria aggiungendo, alla dicitura:
'e' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto
partito fascista', anche le parole: 'e comunista'. Perche' e' evidente
che chi viene oggi al Nord a cercare di abbindolare il popolo
rientrerebbe nella riformulazione della sopraccitata dodicesima
disposizione'.
La proposta provocatoria di Calderoli di bandire per legge le formazioni
politiche che si rifanno al comunismo e' motivata dal fatto che
'aumentano ancora una volta la luce e il gas, oltre che il prezzo della
benzina, ma le tasse sono rimaste immutate e sono tra le piu' alte a
livello mondiale, cosi' come restano immutate le morti sul lavoro'.
'Ormai - lamenta l'esponente leghista - viviamo a casa nostra in un
clima di insicurezza e ostaggio degli invasori, l'unica cosa che abbiamo
di certo e' l'impossibilità per le famiglie di arrivare alla fine del
mese e tutto questo grazie alla sinistra e al suo Governo'.
'La sinistra e' stata una jattura per tutti e non possiamo correre il
rischio di rivivere questo disastro' conclude Calderoli'.
RIFORME: LICANDRO, VIETARE I COMUNISTI? NO L'IMBECILLITA'
(ANSA) - ROMA, 9 MAR - 'All'odontoiatra Calderoli mi verrebbe di dire,
innanzi tutto, di sciacquarsi la bocca prima di parlare dei comunisti'.
Lo afferma Orazio Licandro, responsabile dell'organizzazione del Pdci,
commentando le dichiarazioni del senatore leghista Roberto Calderoli che
vorrebbe abrogare per legge i partiti comunisti presenti in Italia. 'Per
legge - prosegue - si dovrebbe vietare l'imbecillita'. Senza i
Comunisti Italiani, per esempio, non ci sarebbe quella splendida Carta
costituzionale che permette proprio a Calderoli, l'autore del porcellum,
di essere un senatore della Repubblica che quotidianamente puo'
profondersi in sciocchezze'.
ELEZIONI: RIZZO,COMUNISTI FUORI LEGGE? CALDEROLI UN POVERACCIO
(AGI) - Roma, 9 mar. - "Calderoli e' un poveraccio della politica
perche' cerca di attirare l'attenzione su di se' con proposte
insensate". Marco Rizzo, coordinatore nazionale dei Comunisti Italiani,
replica cosi' all'esponente leghista. "I comunisti in Italia hanno
liberato il Paese dal nazifascismo e hanno consentito anche a quelli
come lui - conclude - di poter dire oggi queste idiozie".
RIFORME: SGOBIO A CALDEROLI, RISPETTI CHI HA
LIBERATO ITALIA
(ANSA) - ROMA, 9 MAR - 'Calderoli e' portatore di una barbarie ideale
che e' fuori dalla storia italiana e dalla Costituzione, che e' la
sintesi perfetta di quanto avvenuto nel nostro Paese e di cui i
comunisti sono parte integrante'. Lo afferma Pino Sgobio, capogruppo del
Pdci alla Camera, commentando la proposta del coordinatore delle
segreterie della Lega nord di mettere in Costituzione il divieto di
formare partiti comunisti.
'Libero Calderoli di dire cio' che vuole - prosegue Sgobio - ma liberi
noi, persone democratiche e civili, di dire basta a questo tipo di
scemenze. C'e' un limite invalicabile, oltre al quale sinceramente non
si puó andare: Calderoli porti rispetto per coloro i quali hanno dato la
vita per liberare il nostro Paese dal nazifascismo'.RIFORME:
COMUNISTI AL BANDO?BERTINOTTI,PAGINE
MIGLIORI STORIA
(ANSA) - PERUGIA, 9 MAR - I comunisti, insieme ad altri, 'hanno scritto
le pagine migliori della nostra storia': questa la replica di Fausto
Bertinotti a Roberto Calderoli, che ha proposto di vietare per legge il
partito comunista, cosi' come e' stato fatto per il partito fascista.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, stamani a Perugia, Bertinotti
ha affermato che 'la Lega dovrebbe sapere, perche' sta in quelle valli
dove sono morti i partigiani, che se puo' esistere oggi e' perche' nella
Costituzione i comunisti, insieme ai cattolici democratici, ai liberali,
ai repubblicani, ai socialisti, hanno scritto le pagine migliori della
nostra storia'.
Continua
il rinnovamento
di Marco Travaglio per "l'Unità"
Non si può negare che Uòlter sia stato di parola, quando annunciava un
profondo rinnovamento delle candidature del Pd rispetto alle liste un
po' ammuffite dei Ds e della Margherita alle elezioni del 2006.
Molti giovani, molte donne, molti volti nuovi (almeno per la politica)
negli elenchi stilati l'altroieri, proprio mentre il Cainano, anzi il
Cainonno rendeva significativamente visita al Partito dei Pensionati.
Ma c'è un ma grosso come una casa, che riguarda il Sud. E soprattutto la
Sicilia, la Calabria e la Basilicata, le tre regioni più devastate negli
ultimi anni dagli scandali di malapolitica e malasanità. Qui il
rinnovamento, a essere generosi, s'è fermato a metà. In Lucania si
ricandidano gli indagati Margiotta e Bubbico.
Ma il peggio accade in Sicilia, dove le liste sono state compilate dal
leader del Pd Francantonio Genovese, con la consulenza - pare- di due
vecchie volpi come Totò Cardinale (Margherita) e Mirello Crisafulli (Ds).
Crisafulli naturalmente nelle liste c'è, sebbene nel 2001 fosse stato
filmato dalle telecamere nascoste dai carabinieri mentre incontrava e
baciava in un hotel di Pergusa il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua, già
condannato per mafia, reduce dal soggiorno obbligato e in quel momento
agli arresti domiciliari, col quale parlava di appalti e assunzioni,
dandogli del tu. In lista c'è anche Genovese, sindaco di Messina,
titolare di un discreto conflitto d'interessi riconosciuto anche da
Violante ("la nuova legge sul conflitto d'interessi dovrà valere non
solo per Berlusconi, ma naturalmente anche per il sindaco di Messina").
Genovese infatti è socio della ditta di traghetti che di fatto ha il
monopolio dei trasporti dal porto messinese a quello di Salerno ditta
che ha come socia di maggioranza la famiglia Franza, tant'è che Genovese
è stato ribattezzato "Franz-antonio").
E qualche mese fa aveva proposto di imporre un ticket agli automobilisti
e ai camionisti di passaggio: ottima scelta ambientalista, se non fosse
che il sindaco promotore del ticket e l'esattore delegato a riscuoterlo
potrebbero essere la stessa persona: l'ottimo Franz-Antonio, in società
- si capisce - coi Franza.
Quanto a Cardinale, essendo un veterano del Parlamento, ha ceduto il
passo alla figlia Daniela: per lui il seggio è ereditario. Nelle liste
siciliane del Pd trovano posto anche Nuccio Cusumano, arrestato nel '99
a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa a proposito degli
appalti truccati dell'ospedale Garibaldi: poi è stato assolto per la
prima accusa, mentre la seconda è caduta in prescrizione.
Uno dirà: niente condanna, dunque candidatura. Ma allora come si spiega
la presenza, nelle stesse liste siciliane, del margherito Enzo Carra,
condannato a 1 anno e 4 mesi per false dichiarazioni al pool di Milano,
praticamente per aver tentato di depistare le indagini sulla
maxitangente Enimont?
Non si era detto: niente condannati, nemmeno in primo grado? O si vuole
forse sostenere che mentire sotto giuramento alla Giustizia non sia un
reato grave? Bill Clinton, per aver mentito sotto giuramento al Gran
Giurì sulla sua fedeltà matrimoniale - e non in veste di testimone, ma
di indagato - rischiò di giocarsi la presidenza.
Completa il quadro dei sicuri rieletti in Sicilia Luigi Cocilovo
(assolto da una mazzetta da 350 milioni di lire solo perché era cambiata
la legge e le dichiarazioni del suo accusatore non potevano più essere
usate contro di lui, ma solo contro il suo corruttore, regolarmente
condannato per averlo corrotto).
Tutte scelte difficili da spiegare, soprattutto se si pensa che non è
stato ricandidato Beppe Lumia, vicepresidente dell'Antimafia, che da
anni vive sotto scorta per le minacce dei clan. E nemmeno un altro
simbolo delle battaglie per la legalità come Nando Dalla Chiesa.
Il leader della Confindustria Ivan Lo Bello, in prima linea contro il
racket, ha subito protestato. E quando la politica prende lezioni di
antimafia dalla Confindustria.
Dagospia 05 Marzo 2008
Alla
faccia del rinnovamento Pd
Quando Rino Formica nel 1991 coniò la fortunatissima
espressione "corte di nani e ballerini" in riferimento all'assemblea del
Partito Socialista piena di soubrette e personaggi dello spettacolo,
credeva di fare un dispetto al suo arcinemico Bettino Craxi. E invece
non fece altro che contribuire alla sua santificazione postuma. Ma oggi
il modello craxiano sembra ancora più maestoso in confronto allo
spettacolo desolante regalato dalla chiusura delle liste del Partito
Democratico, che ieri ha visto riuniti per tutta la giornata Walter
Veltroni, Goffredo Bettini e Dario Franceschini alla sede della
Margherita per la limatura finale.
Perlomeno i nani sono divertenti e le ballerine per definizioni so'
bbone. Invece dagli elenchi di candidati/nominati che sono usciti dal
Loft emerge una mirabolante lista della serva con forte incentivo al
mercato della verdura e degli ortaggi. Sì, per posizionarsi davanti a
Montecitorio e tirarne a pi ù
non posso a chi entra ed esce.
Pagina per pagina, dai nomi piazzati nelle postazioni sicure viene fuori
una lunga sequela di "figlie di", "mogli di", amiche delle "mogli di",
grigi addetti stampa e portavoce, sconosciute segretarie, collaboratori
vari e avariati, capi segreteria. Leader e mezzi leader del Pd hanno
passato le ultime ore a trattare per imbottire il nuovo parlamento dei
propri famigli e collaboratori. Da Veltroni a Prodi, da Franceschini a
Fioroni fino a Visco, non manca praticamente nessuno all'appello.
Fabio Martini sulla "Stampa", in maniera apparentemente pudica e in
quindi ancora più maligna, la chiama "valorizzazione senza precedenti
degli staff". Almeno il Cavaliere ha sempre avuto il buon gusto di
infarcire le proprie liste con stuoli di avvocati che popolano gli studi
legali che lo difendono. Insomma, gente che in ogni caso un mestiere ce
l'ha.
I nuovi gruppi parlamentari del Pd, invece, avranno il proprio pilastro
su fenomenali personaggi che fino ad oggi hanno sguazzato nel sottobosco
politico e tra due mesi saranno onorevoli e senatori della Repubblica.
Nella categoria delle "figlie di" non c'è solo l'ormai arcinota Marianna
Madia, il cui padre era amico di Veltroni e consigliere comunale della
lista civica che in Campidoglio ha portato il suo nome, e il cui zio è
il celebre avvocato (tra gli altri di Mastella) Titta Madia. Per non
parlare poi della celeberrima trimurti che sponsorizza la fighetta del
Loft: Enrico Letta-Giovanni Minoli-
Da segnalare, infatti, nel collegio Sicilia 1 alla Camera il caso di
Daniela Cardinale, figlia dell'ex ministro Salvatore Cardinale cui è
stato impedito di candidarsi personalmente. "Adesso è tutto ha posto.
Lafamiglia conserva il seggio a Montecitorio. E noi sappiamo che, nel
2008, si può diventare deputati anche per diritto ereditario", chiosa
sarcastico non Feltri su "Libero" ma Sebastiano Messina su "La
Repubblica".
Sul fronte "mogli di" si è riproposto lo scenario del 2006. Anna
Serafini, la battagliera Lady Fassino che aveva sputato veleni corrosivi
contro Veltroni quando per la regola dei tre mandati rischiava di
rimanere fuori, viene tranquillamente confermata con un seggio sicuro al
Senato in Sicilia. Stesso destino per Anna Maria Carloni, al numero 3
nella circoscrizione Senato in Campania: Veltroni dice di voler fare
fuori il marito, Antonio Bassolino, ma intanto si tiene stretta la
moglie.
Vanno forte segretarie e segretari. Il ministro dell'Istruzione e
mariniano storico, Giuseppe Fioroni, ha imposto la sua segretaria
Luciana Pedoto in un posto sicuro niente meno che in Campania 2 alla
Camera, certamente per le sue proposte forti in tema di rifiuti,
soprattutto per quanto riguarda la pulizia degli uffici. La dura e pura
Rosy Bindi non ha voluto sentire storie: il suo collaboratore Salvatore
Russillo figura al quarto posto nella circoscrizione Basilicata alla
Camera.
Sotto la casella "addetti stampa e portavoce" figura, oltre al solito
Silvio Sircana, portacroce di Prodi transitato dalla Camera al collegio
senatoriale della Campania, anche Piero Martino, portavoce di Dario
Franceschini piazzato nella circoscrizione Sicilia 1 alla Camera. Sandra
Zampa, invece, è a metà tra questa categoria (come capo ufficio stampa
di Palazzo Chigi) e un'altra, quella delle "amiche delle mogli di", in
quanto candidata alla Camera Emilia Romagna anche come intima confidente
di Flavia Franzoni Prodi.
A proposito del Professore, il suo staff è stato infilato al completo:
il delegato alle questioni di San Marino, Sandro Gozi, alla Camera in
Umbria; il responsabile "contegno british", Ricky Levi, alla Camera
Sicilia 2; l'ex "saggio" del Pd in quota prodiana, Mario Barbi, alla
Camera Piemonte 2.
Anche il segretario Veltroni ha deciso di promuovere un mazzetto dei
suoi collaboratori: il capo segreteria Vinicio Peluffo alla Camera in
Lombardia 1; il responsabile del sito internet Francesco Verducci alla
Camera nelle Marche; lo storico capo segreteria prima a Botteghe Oscure
e poi in Campidoglio, Walter Verini, in Umbria diretto anche lui a
Montecitorio.
Non è voluto essere da meno il suo vice, Franceschini, che oltre al
portavoce Martino ha ottenuto poltrone sicure anche per il suo capo
segreteria alla Camera quando era capogruppo del Pd, Alberto Losacco
(ora dirigente del Loft), e l'attuale capo segreteria Antonello
Giacomelli, candidati rispettivamente in Puglia e in Toscana alla
Camera.
Altri due collaboratori promossi nelle liste: il consigliere di Vincenzo
"Vlad" Visco al ministero delle Finanze, Stefano Fassina (Liguria
Camera), e il braccio destro di Arturo Parisi al ministero della Difesa,
Fausto Recchia (Lazio 1 Camera).
E poi dice che uno si butta su Beppe Grillo.
Dagospia 04 Marzo 2008
Alla
faccia del rinnovamento Pdl
Confesso, so bene che è una
colpa, di non aver mai visto il Grande Fratello.
Quindi ho dovuto fare una
ricerchina online per sapere chi sia Angela Sozio, una ragazza dai
capelli rossi, protagonista del Grande Fratello, che durante la
trasmissione faceva le capriole nuda in un idromassaggio e poi si fece
fotografare sulle ginocchia di Silvio Berlusconi in una villa in
Sardegna.
Confesso di aver faticato a
trovare una foto vestita della ragazza, ma mi dicono che è in pole
position per diventare parlamentare.
Inoltre avrà un collegio sicuro
per il Popolo delle Libertà tale Katia Noventa, che Fiorello ricorda
essere stata sua valletta in una trasmissione televisiva.
Invece, purtroppo, non potrà
accettare la candidatura la soubrette Aida Yespica. Non è cittadina
italiana, anche se Berlusconi vorrebbe tanto concedergliela per
particolari servigi resi alla nazione.
Così, quell'aula sorda e grigia,
si rallegrerà, trasformandosi nel bordello di Silvio.
Avranno come passare il tempo
visto che a loro si aggiunge Deborah Bergamini. E chi è, di grazia? E'
quella dirigente RAI che si scoprì che facesse il palinsesto solo dopo
essersi consultata con Mediaset, formalmente la concorrenza.
Ma la chicca è un signore
dabbene, Renato Farina, alias Agente Betulla. Cerchiamo di ricordare.
Ciellino (Comunione e liberazione) e formigoniano di ferro, devotissimo
(a dio e a Silvio) ex vicedirettore di Libero, ha patteggiato una
condanna a sei mesi per favoreggiamento in sequestro di persona. Pena
poi commutata in 6.800 Euro di multa dopo aver ricevuto dal mitico Pio
Pompa un compenso di 30.000 Euro per partecipare al sequestro stesso.
Farina era, e fu dimostrato
processualmente, a libro paga di Sismi e CIA e perciò confezionava balle
per manipolare l'opinione pubblica. Per questi peccatucci l'Agente
Betulla fu radiato da quei trinariciuti dell'Ordine dei giornalisti.
Adesso Berlusconi, questo fior di galantuomo, lo vuole deputato.
Fine impero.
da
www.gennarocarotenuto.it - 22 Febbraio 2008
Indovina
chi l'ha detto (Soluzione in fondo)
1. Tav: Si farà, va completata e utilizzata appieno.
2. No-Nimby: Basta con l'ambientalismo del no che cavalca ogni movimento
di protesta del tipo Nimby cioè non nel mio giardino.
3. Diritti: L'Aborto è un tema troppo delicato per finire nell'agone
politico.
4. Immigrazione: Non si possono aprire i boccaporti. Roma era la città
più sicura del mondo prima dell'ingresso della Romania nell'Ue.
5. Tasse: Ridurremo la pressione fiscale.
6. Afghanistan: I nostri soldati sono lì a difendere la pace. Noi
dobbiamo continuare ad essere impegnati in missioni di pace.
7. Afghanistan bis: Bisogna riconsegnare l'Afghanistan alla democrazia.
8. Imprenditori affezionati: Gli imprenditori sono lavoratori: dei
lavoratori che sono affezionati alle loro aziende.
9. Basta col '68: Chi allora proponeva il "6 politico" produceva un
falso egualitarismo che perpetuava le divisioni sociali e di classe
esistenti.
10. Sicurezza: Maggiore controllo del territorio grazie alle nuove
tecnologie, a cominciare dalle reti senza fili a larga banda, e la
videosorveglianza
da far diventare un terminale della rete
11. Sarkozismi: Nel mio governo mi piacerebbe avere Blair.
12. Sarkozismi bis: Nel mio governo vorrei avere Gianni Letta e Letizia
Moratti.
13. Meno, meno, meno: Meno veti, meno burocrazia, meno conservatorismi.
14. Più, più più: L'Italia deve lasciarsi alle spalle il passato e
scegliere il nuovo, smettere di accontentarsi e volere di più, ricercare
la felicità
15. Comunismo: Il comunismo è l'impresa più disumana della storia con
oltre cento milioni di morti
16. Comunismo bis: Non sono mai stato comunista
17. Montezemolo: Guardo con molto interesse al suo programma.
Soluzione
1. Walter; 2. Entrambi; 3. Entrambi; 4; Walter; 5. Entrambi; 6. Walter;
7. Silvio; 8. Walter; 9. Walter e Nicolas; 10. Walter; 11. Silvio; 12.
Walter; 13. Walter; 14. Walter. 15. Silvio; 16. Walter; 17. Montez.
parlava del programma di Walter ma anche di Silvio
(Fonte: Francesco Pinerolo)
Voto
utile Pd Pdl? Un'ossessione bipartitica
di Alberto Ferrari*,
La
questione del cosiddetto voto utile, contrapposto a
quello inutile, finirà per rappresentare, nelle prossime
settimane, il tema principale della campagna elettorale.
Il voto utile assomiglia molto al "voto turandosi il
naso" del compianto Montanelli, il quale invitava a
sostenere il centro-sinistra pur di sconfiggere
Berlusconi. Oggi, con tempismo bipartisan, Veltroni e il
Cavaliere hanno già chiesto di votare solo per i due
partiti maggiori, i loro, per garantire all'Italia un
sistema politico bipolare in grado di governare e di
essere all'altezza delle maggiori democrazie. Il voto ai
piccoli partiti, dicono all'unisono, non servirebbe a
niente.
Nulla di più falso. L'attuale legge
elettorale -il famoso Porcellum di Calderoli-, con
l'assurdo premio di maggioranza che non trova riscontro
in alcuna democrazia europea, in realtà non conduce ad
un sistema bipolare ma bipartitico che, se spinto alle
estreme conseguenze, può aprire la strada a pericolose
derive populiste lontane da una seria e vera democrazia
parlamentare. Per questo va contrastato.
Il più chiaro esempio di sistema
bipartitico è quello presente negli USA. Ma nel sistema
americano il potere, apparentemente enorme, del partito
vincente, che esprime il Presidente, viene ampiamente
controbilanciato da una serie di contrappesi, tra i
quali il rinnovo, ogni due anni, del 50% dei
parlamentari (le cosiddette elezioni di medio termine),
l'obbligo di ottenere il consenso del Parlamento per
tutte le nomine che contano e, soprattutto, il
grandissimo peso della pubblica opinione che si esprime
attraverso mezzi di informazione, sostanzialmente
indipendenti dal potere politico e che rappresentano il
vero controllo sul potere. Tutto ciò non ha comunque
impedito che un presidente come Busch, in carica da
sette anni, potesse trascinare gli USA, e il mondo, in
avventure belliche rovinose, con centinaia di migliaia
di morti tra i civili e alcune migliaia di morti tra i
giovani soldati americani le cui famiglie, oggi, non
sanno chi ringraziare per questi lutti.
Perché questo è il bipartitismo: chi comanda può anche
portare il paese ad una guerra senza trovare sostanziali
ostacoli fino alla fine della legislatura.
Per valutare il sistema americano,
inoltre, non bisogna essere tratti in inganno dalla
grande lezione di democrazia alla quale stiamo
assistendo in questi giorni, con le primarie per le
candidature presidenziali. Quello che sta avvenendo
negli USA riguarda infatti esclusivamente la vita
interna dei due partiti e non il sistema politico
nazionale che, con il suo bipartitismo, resta pericoloso
e lontano da una compiuta democrazia parlamentare come
quella espressa dai sistemi europei, in particolare - e
forse non a caso dopo l'esperienza totalitaria del
nazifascismo- da quello tedesco, dove esiste un
pluralismo partitico parlamentare temperato da una
consistente soglia di sbarramento.
PD e PDL, invece, attuano una falsa propaganda a
favore del sistema americano quando, volutamente,
fingono di confondere la grande lezione di democrazia
interna alla vita dei partiti (che loro stessi non
vogliono applicare al loro interno continuando nelle
pratiche di cooptazione oligarchica) con il sistema
parlamentare bipartitico americano.
Per questo non esiste oggi in Italia, a sinistra, un
problema di voto utile. Se mai la presenza in Parlamento
di una forte rappresentanza di sinistra-ecologista, e di
una altrettanto forte rappresentanza di centro, saranno
una garanzia per la democrazia del paese e saranno utili
a far capire a PD e PDL che una legge porcata non può
essere il grimaldello per instaurare un sistema
bipartitico così anomalo, che non appartiene alla
tradizione parlamentare europea e che ha in se i germi
di un pericoloso desiderio di autosufficienza e di
pensiero unico che non si addice al vivere democratico e
che va dunque fermato con il voto del 13 di Aprile. (AprileOnline
27 febbraio 2008)
*Consigliere comunale Pavia
La
Marianna del Pd. Sveglia e amica dei potenti
di Maria Corbi per La Stampa
Segni particolari: sponsorizzata tre volte. Per sua stessa ammissione la
neocapolista nel Lazio per Veltroni, Maria Anna Madia, classe 1980,
romana, deve dire grazie a chi l'ha portata fino a qui, a iniziare dal
«maestro di vita», come lo definisce lei stessa, Giovanni Minoli, per
continuare con Enrico Letta («che ad una ragazzina non ancora laureata
ha dato la possibilità di entrare all'Arel», il Centro studi economici
promosso dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio). E
ovviamente a Walter Veltroni a cui è bastato un colloquio dopo la
segnalazione degli altri due padrini per decidere che quella sarebbe
stata la sua Marianna.
La ragazza, capello con boccoli biondi, aria da pariolina ricevuta in
dote dalla famiglia di noti avvocati della capitale (suo zio Titta Madia
difende Clemente Mastella), amicizie giuste come quella con Albertina
Carraro, ringrazia e spiega i punti fondamentali del suo programma: «Io
penso che sia urgente ritrovare il tempo delle idee e dell'amore». Un
po' preoccupata - «Sento il peso della responsabilità che mi attende;
spero non mi sovrasterà» - ma felice.
E mentre Marianna si gode i suoi giorni di gloria incoronata non solo
candidata e capolista ma anche «economista», come l'ha presentata
Veltroni (laurea in scienze politiche con lode nel 2004), la base del
partito democratico, i ragazzi che hanno lavorato alle primarie e che da
anni si impegnano in politica, nelle federazioni, e che aspettavano
l'occasione da sempre, sospendono il giudizio. Silenzio che condividono
con le donne del Pd.
Sarà perché non conoscono la nuova collega, sarà per dissenso, sarà per
non creare occasioni di polemica, o per stupore. L'unica a parlare per
spezzare questo silenzio imbarazzato è Franca Chiaromonte: «La
candidatura come capolista, dietro Walter Veltroni, di Maria Anna Madia
mi convince come donna e come democratica. E le parole di Marianna mi
convincono ancor più che la strada del rinnovamento è davvero iniziata».
E mentre nel partito la nuova Marianna altera umori e fa discutere, sul
web corre un passaparola di rassegnata critica. E di informazioni
biografiche sull'astro nascente del Pd. A iniziare dal padre, Stefano
Madia, amicizie di destra negli Anni 70, attore prima (un premio a
Cannes per «Caro papà») e consigliere comunale con una lista civica per
Veltroni fino alla sua morte nel 2004.
Vita privata scandagliata senza pietà anche per il fidanzamento con il
figlio del presidente della Repubblica Napolitano, Giulio, che dopo anni
di corteggiamento, riuscì a farla capitolare in tempo per andare alla
festa del 2 Giugno al Quirinale. Amore sfumato presto, e dimenticato con
il lavoro all'Arel e a organizzare il pensatoio «Vedrò» per Enrico
Letta, prima, e poi alla televisione con Giovanni Minoli che le ha
affidato un programma sui temi ambientali, ECubo, quattro puntate a
tarda notte.
Sul sito degli studenti della Bicocca impazzano i commenti. Sulla sua
ascesa professionale iniziata quando non era laureata, con il posto all'Arel:
«C'è gente che nemmeno da laureata trova posti simili». Sul suo
curriculum: «È fortunata... è stata scelta tra 1000 altre ragazze, non
fosse che sia la figlia di Stefano Madia, sia la ex del figlio di
Giorgio Napolitano». Sulla sua qualifica professionale: «Ed è proprio
grazie a questa non meglio precisata collaborazione con l'Arel che i
media potranno presentarla come "giovane economista"». E sulla sua
promessa: «Porterò la mia inesperienza in Parlamento».(23 febbraio 2008)
Ottima
per un governo a guida Montezemolo
Caro Dago,
sono
un elettore del PD, sconcertato dalla candidatura della Maria Anna
Madia. Al riguardo ti segnalo che al sito:
http://www.imtlucca.it/whos_at_imt/personal_page.php?n=Maria+Anna+Madia&p=348
è possibile trovare un suo "conference paper" del luglio 2007 dove la
signorina parla della deregolamentazione del mercato del lavoro. Secondo
la Madia:
"I risultati della flessibilità interna (.il lavoro part-time può essere
usato per migliorare le preferenze di ore lavorate e per aumentare la
fedeltà.) indicano che ad una maggiore percentuale di lavoratori
part-time è associata una migliore capacità di innovazione. Questo
effetto è più forte per le imprese che operano nei settori high-tech.
Dall'altro lato, la flessibilità esterna (utile per l'adattamento
quantitativo del lavoro ai requisiti dell'impresa mediante il facile
ricorso al o a contratti temporanei...) per le imprese nei settori
high-tech, un maggiore turnover influenza negativamente sia la
probabilità di introdurre innovazione di prodotto o di processo sia la
percentuale di nuovi prodotti nelle vendite totali. (.) contratti di
lavoro come il lavoro interinale o i contratti temporanei influenzano
positivamente il grado di innovazione dell'impresa, anche se solo per le
imprese in settori low-tech.
Per le imprese in settori high-tech, un grado maggiore di flessibilità
esterna influenza negativamente la capacità dell'impresa di innovare. In
ogni caso, questi risultati suggeriscono che c'è un ottimo di
flessibilità, dietro il quale la flessibilità del lavoro dell'impresa
può negativamente influenzare la capacità di un'impresa di innovare e,
quindi, di sopravvivere e svilupparsi."
Per la capolista del PD a Roma, dunque, la ricetta è W il precariato. Se
poi è nel settore manufatturiero, ancora meglio perché aumentiamo la
competitività.
D'accordo che il PD non si presenta con la Sinistra Arcobaleno, ma
questo peccato di gioventù è del Luglio 2007. La Madia sarebbe ottima
per un Governo a guida Montezemolo più che Veltroni.(Nota mia di
redazione: e dov'è la differenza?)
La flessibilità del lavoro è un argomento di riforme strutturali
importante. Ma, almeno in campagna elettorale, con una capolista così,
meglio che Veltroni non parli più di lotta al precariato... Alberto
68
(Dagospia 23 Febbraio 2008)
Ferrara
da otto e mezzo a 8 marzo
di Jacopo Matano,
Se
c'è una cosa che Giuliano Ferrara ci ha insegnato, è che
alle sue provocazioni non bisogna "cedere". Però bisogna
"credere". Perché il giornalista ex pci, ex psi, ex
ministro ed ora anche ex conduttore di Otto e Mezzo
-visto che ha lasciato le dirette di La7 per scendere
nella competizione elettorale- solitamente mette in
pratica ciò che esterna con mediatica faciloneria.
Stavolta l'ha detta, e quindi la
farà, grossa: sulla linea della sua nuova lista prolife,
il direttore del Foglio annuncia che l'otto marzo, festa
delle donne, organizzerà una manifestazione "per la
vita". Contro l'aborto, per sostenere quella moratoria
internazionale che da mesi sbandiera sul suo giornale
come una conquista della civiltà.
Aspettando la piazza e sulla scia del
caso di Napoli, la crociata antiabortista di Ferrara
mira intanto a far sparire la sindrome di Klinefelter
dalla lista delle malattie che legittimano
l'interruzione di gravidanza a scopo terapeutico: "Ho
fatto le analisi e ho chiesto a mia moglie di accendere
un cero in Chiesa affinchè mi venga diagnosticata quella
malattia", afferma Ferrara, "perchè sarebbe la prova che
si può vivere, mentre un bambino alla ventunesima
settimana è stato raschiato via". Al giornalista, che
nei giorni scorsi aveva descritto nei particolari i
sintomi di cui soffrirebbe -testicoli piccoli e mammelle
ingrossate fin dalla nascita- risponde sul Corriere
della Sera il ginecologo radicale Silvio Viale, che fa
notare come l'aborto terapeutico, nel caso specifico di
questa malattia, viene ammesso "per grave rischio
psicologico e fisico della madre", e non del bambino.
Che in ogni caso, a causa dell'assetto cromosomico
alterato, può nascere con ritardi mentali e sviluppare
malformazioni ossee. Ma l'ex ministro, nel frattempo, se
la prende anche con Luciana Littizzetto, che nella
puntata di Che Tempo Che Fa di ieri faceva notare
ironicamente come il Vaticano si scandalizzi sulle scene
piccanti di Caos Calmo quando il vero scandalo è da
cercarsi nell'irruzione della polizia al Policlnico
partenopeo. La Littizzetto e Fazio "sono la regina e il
re del buonumore serale televisivo, specie la domenica",
arringa Ferrara. "Siccome hanno molta grazia, consiglio
loro di informarsi meglio su quel che è successo a
Napoli, al Nuovo Policlinico". E continua: "Lì è stato
abortito, cioè ucciso, un bambino di ventuno settimane,
e solo perché malato di una sindrome comune e curabile.
Questa è l'unica notizia sicura".
In barba alle verifiche già
effettuate e alla constatata regolarità dell'intervento
di interruzione di gravidanza, Ferrara continua sulla
sua strada. E alla proposta, lanciata nei giorni scorsi
da lui stesso, di pubblicare una foto che testimoni il
suo problema con la Klinefelter, il passaparola nei blog
ha già dato una dura risposta: pare che nessuno senta il
bisogno di questa "conferma".
Sul piano politico, le esternazioni del giornalista
vanno di pari passo con il tentativo -più volte
reiterato e forse, dopo il placet di Fini, vicino alla
conclusione- di candidarsi a Roma con il partito del
Popolo delle Libertà. L' "Elefantino" vola alto: "la mia
lista nei sondaggi è già a quota 6-7%", annuncia, anche
se, confessa, per la corsa alla Capitale "è molto
probabile che vinca Rutelli".
Se le riserve del Pdl verranno
sciolte presto, l'annunciata corsa al ministero trova
nell'Udc delle riserve. A dir poco strumentali. Pier
Ferdinando Casini, che critica l'autocandidatura alla
Sanità dell' "amico Giulianone", e afferma che "non
saranno le questioni della vita a dargli la patente di
buon amministratore", lancia contestualmente dal divano
di Porta a Porta la proposta di una commissione di
inchiesta sulla legge 194, "non per metterla in
discussione", assicura, ma per "indagare sull'inattuazione
di alcune parti della legge". E così il leader dell'Udc
sostiene che non è la battaglia ideologica che fa un
buon ministro, ma contemporaneamente propone di
assegnare quello che è il compito di un buon ministro,
cioè la verifica della corretta applicazione di una
legge, ad un organo parlamentare e politico.
Al di fuori della sfera elettorale,
resta la provocazione di chi vuole violentare l'otto
marzo a cento anni esatti dall'evento simbolico che
tradizionalmente identifica le ricorrenze della giornata
internazionale delle donne (l'incendio nella fabbrica
tessile in cui morirono 146 operaie), con quella che
annuncia come "una manifestazione per la vita e per le
donne". E in molti sperano che Ferrara, sindrome di
Klinefelter o no, sia almeno allergico alle mimose. (AprileOnline
19 febbraio 2008)
La
cipria e il cerone
di Norma Rangeri
La
campagna elettorale inizia in surplace. Il vecchio re e il giovane
cavaliere alla sfida della tv. Un gioco difficile tra due abili
intrattenitor i,
accarezzati dal duopolio.
Questa volta il gioco è difficile. Una campagna elettorale che nei
numeri dei sondaggi già sembra aver un vincitore, in realtà è una
scommessa vera. Non solo per lo scossone provocato dalla nascita del
partito democratico, una riforma elettorale nei fatti, capace di
terremotare la geografia politica. Ma per la sua rappresentazione
mediatica, per la difficoltà di segnare una diversità, del tutto
appannata dal patto tra il giovane democratico e il vecchio
repubblicano.
Partiti in surplace, evitando non solo la rissa e l'insulto, ma ogni
scabroso confronto, in perfetto equilibrio anche con lo share dei
programmi che li ospitano, è una settimana che Silvio e Walter occupano
il piccolo schermo, protagonisti di telegiornali e talk-show, senza che
un refolo di emozione attraversasse lo schermo. Anche le avventure di
Don Matteo si lasciano guardare e fanno ascolti. Ma sono zuppe che
conciliano il sonno.
Il telespettatore ha di fronte due bravi attori, capaci di parlare e di
farsi ascoltare, di sorridere e scherzare. Silvio e Walter sono due
intrattenitori consumati e in queste prime battute di avvio della
competizione elettorale hanno sparso nell'etere un profumo dolciastro di
amorosi sensi. Eppure la scena richiederebbe che apparissero addirittura
avversari. Sembra averlo capito di più la vecchia volpe berlusconiana
che alla fine di ogni ospitata si ferma e prima di salutare i
tele-elettori replica lo slogan principale: «La sinistra ha messo
l'Italia in ginocchio, rialzati Italia». Tutto qui?
I salari, gli asili, i nostri ragazzi in missione di pace, gli
imprenditori e i dipendenti uniti da un comune destino di produttività,
la sicurezza come una delle priorità: non saranno questi programmi a
pesare sul piatto della bilancia. Non lo sono stati nella prima
settimana che, invece, ha messo in evidenza l'unica vera differenza tra
i duellanti: l'età.
Proprio con quel «mi sento un trentacinquenne», Berlusconi in realtà è
apparso come quei pensionati che chiedono ai jeans e al giubbotto una
seconda giovinezza. Al contrario, Veltroni appare un dinamico ragazzone
con gli occhiali, un boy-scout sempre pronto a dare una mano. E' una
gara tra il cerone e la cipria.
E siccome questa campagna elettorale, più delle altre, proprio per le
caratteristiche televisive dei due sfidanti, sarà combattuta a colpi di
telecamera, il trucco pesante, l'asfissiante doppiopetto, i capelli
bicolore affondano il cavaliere in un'immagine desueta, che arranca di
fronte all'aria giovanilista dell'italo-americano che sbarca in tv al
grido di «siamo liberi!». E' il vecchio re che insegue il giovane
cavaliere.
«Carissimo onorevole Veltroni», «Buongiorno a lei caro presidente
Berlusconi». Sono le nove di mattina e il giornalista più imitato della
nostra tv, Luca Giurato, accoglie con calorosi saluti i due sfidanti
della campagna elettorale. Forte dei suoi fantastici maglioncini, e
soprattutto del trenta per cento di share del programma di Raiuno.
Davanti a un pubblico casalingo che bisogna convincere a votare, Giurato
riceve, separatamente, Berlusconi e Veltroni offrendo a ciascun uno spot
di cruciale importanza. Nessun contraddittorio, nessuna critica, solo
pubblicità in par condicio.
Magari non è proprio detto che sia la tv del mattino a decidere l'esito
finale, come si dice e si scrive ad ogni appuntamento elettorale, ma è
evidente che quell'ora, tra le nove e le dieci, vale oro. Lo sa molto
bene Berlusconi che conosce l'audience di questa fascia oraria come
fosse casa sua. E così le citazioni della mamma seduta ai piedi del suo
letto in quella notte fatidica del '94, o la capacità di farsi «concavo
e convesso», o il veleno su Casini «riportato all'onore della scena
politica nelle liste di Forza italia nel '94», si spargono nei nostri
tinelli insieme all'odore del caffè. Clima disteso, messaggio
tranquillo.
Non c'è bisogno di alzare la voce per colpire nel segno «ho sentito il
candidato del partito democratico di Prodi, Veltroni che diceva...», nè
per far sapere ai telespettatori di aver «aiutato economicamente le
famiglie dei militari uccisi in missioni di pace, come ho fatto anche
con i genitori del ragazzo morto in Afghanistan. Possono contare su di
me».
Per il pubblico del mattino, Veltroni è un po' fuori target. Lo sa e si
tiene lontano da slogan come «welfare-comunity», spendibile con il
pubblico della seconda serata. E punta a proporsi come uno che vuole
dare una rinfrescata alle pareti di casa «uno che ha dentro di se
un'energia e manda un messaggio di novità», come spiega rispondendo a
una domanda su Obama (e ogni riferimento a se stesso è puramente
voluto). Ma appena Giurato smette di andare fuori tema e dalle elezioni
americane torna alla situazione italiana, trova Veltroni già
sintonizzato con le casalinghe e i pensionati, magari nonni preoccupati
ai quali annuncia uno dei punti del suo programma: pene più severe
contro i pedofili. Il giornalista è quasi commosso, per un momento si
lascia andare: «io non sono schierato con nessuno, ma questa cosa mi fa
molto piacere».
In un clima affettuoso e informale Veltroni ha pattinato sul suo
personaggio: «il potere è un mezzo», «mi gioco questa partita», «ci
vuole lo spirito del dopoguerra» e nulla sembra poterlo fermare. Nemmeno
le interviste al popolo del mercato rionale, format fisso per i leader
che vanno in tv a ricevere le domande del popolo elettore. Il giovane
vigile del fuoco precario, la donna che lavora e non sa come fare con il
figlio, il poliziotto che chiede più soldi e più mezzi per lavorare.
Problemi? Macché, il leader del partito democratico guarda la telecamera
strafelice: «che paese meraviglioso è questo!».
L'idilliaco quadretto televisivo è frutto di due clamorose assenze: il
confronto diretto tra i competitori e la voce critica dei giornalisti.
Se la campagna elettorale fosse iniziata con un faccia a faccia, se le
domande avessero sostituito le carezze, forse avremo visto cosa c'è
dietro la cipria e il cerone. Invece siamo stati spettatori di un derby
senza gol, giocato sul campo di un formidabile duopolio, senza mai
neppure alludere al conflitto di interessi.
La cornice ideale per truccare le carte.(Il Manifesto 16 febbraio 2008)
Tutti
quelli che....
di Anna Laura Bussa
(ANSA) - ROMA, 8 FEB - Decisamente variegata la geografia del Partito
della Liberta' di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Sono piu' di dieci forze politiche pronte a confluire nel progetto
annunciato dal Cavaliere a Piazza San Babila il 18 novembre e ora
sposato da An. In piu' c'e' un numero ancora imprecisato di parlamentari
'senza fissa dimora' che si candidano ad entrare in list a.
Il primo partito, anche in termini di rappresentanza numerica, e'
naturalmente FORZA ITALIA, che alle ultime elezioni aveva preso il 24%
(percentuale che potrebbe venir presa in considerazione nel calcolo
complicatissimo delle candidature).
Poi c'e' ALLEANZA NAZIONALE, che nelle precedenti consultazioni aveva
raggiunto alla Camera il 12,3%. E si da' ormai per certo, almeno per la
Camera, l'arrivo dell'UDEUR di Clemente Mastella (1,4%). Anche se sara'
il Consiglio nazionale convocato per domani vicino a Ceppaloni a
ratificare la decisione.
Tra i 'piccoli', il primo partito ad aderire all'iniziativa e' la
DEMOCRAZIA CRISTIANA PER LE AUTONOMIE di Gianfranco Rotondi che, insieme
al Nuovo Psi, prese alla Camera nel 2006 lo 0,748, facendo eleggere
pero', grazie all'accordo con Fi, 4 deputati e due senatori. Anche il
NUOVO PSI di Stefano Caldoro condivide il progetto, ma senza Gianni De
Michelis che va con i Socialisti del centrosinistra che proprio oggi
annunciano l'intenzione di presentarsi soli.
Certa e' anche la presenza dei PENSIONATI UNITI di Carlo Fatuzzo
(0,072); del senatore dei LIBERALDEMOCRATICI Lamberto Dini (con lui il
senatore Giuseppe Scalera, ma non Natale D'Amico che ha scelto il
centrosinistra votando la fiducia a Prodi); del PRI di Francesco Nucara
e Giorgio La Malfa.
Non ancora sicura, invece, e' l'adesione della DESTRA di Francesco
Storace che pone la questione della Lega: l'unico partito, sinora, a
vedersi riconosciuta da Berlusconi la possibilita' di correre con il
proprio simbolo e la propria lista in una sorta di mini-coalizione. Non
si puo' chiedere ad alcuni di rinunciare alla propria identita', spiega
ai cronisti Storace, e ad altri no. Ma ora che al Pdl ha aderito anche
Fini, La Destra, fuori dal listone, ipotizzano nell'attuale Cdl,
potrebbe avere una maggiore visibilita'.
Avrebbe detto 'no' al Cavaliere, invece, Raffaele Lombardo del MOVIMENTO
PER LE AUTONOMIE. Lui, spiegano i suoi in Sicilia, al momento ha altri
progetti: punterebbe a fare un'alleanza o direttamente con la Lega, o
con la Rosa Bianca o con l'Udc. Ma potrebbero esserci ancora dei margini
per un'intesa.
Poi, al Listone ha aderito anche Raffaele Costa, con la sua CASA DEL
CITTADINO, ex deputato liberale di Fi e ora presidente della provincia
di Cuneo. E avrebbero gia' detto si' a Berlusconi il senatore ex An ed
ex Dl Domenico Fisichella, che ha contribuito con il suo 'no' a far
cadere il governo Prodi; Alessandra Mussolini di ALTERNATIVA SOCIALE;
Gabriele Romagnoli della FIAMMA TRICOLORE.
Se la riduzione delle liste punta ad essere una novita' sul piano
politico, in termini di rimborso elettorale le cose cambiano poco. Ogni
partito che aderisce al listone, infatti, sembra che stia contrattando
la sua quota di rimborso. I soldi verranno versati al titolare del 'marchio',
cioe' del simbolo, che poi dovrebbe dividerli tra tutti i partiti sulla
base di accordi pre-elettorali visto che sara' impossibile stabilire
quanti siano stati i voti di ognuno. Ma la cifra complessiva devoluta in
rimborso, comunque, non dovrebbe cambiare.
'La cosa buffa - racconta Rotondi - e' che la Dc, per le ultime
elezioni, non ha preso neanche una lira di rimborso perche', per circa
30.000 voti, non e' riuscita a raggiungere la quota dell'1%. Fu
Berlusconi allora che finanzio' la campagna elettorale a noi e al Nuovo
Psi, con due milioni e mezzo di euro. Io pero' ho ripagato tutto il mio
debito. L'unica cosa e' che ho finito di saldarlo proprio una settimana
prima che cadesse il governo
Dini
aderisce al Pdl
(AGI) - Roma, 8 feb - "Fin dal nostro manifesto
fondativo, noi Liberaldemocratici ci siamo dati l'obiettivo di offrire
al sistema politico italiano 'una prospettiva di alternanza incentrata
su un sistema tendenzialmente bipartitico'. La forte accelerazione
impressa da Silvio Berlusconi, con la nascita della lista del Popolo
della Liberta', segna un passo decisivo nella direzione di mettere fine
alla frammentazione nel sistema dei partiti. Si intraprende con coraggio
la via di una proposta elettorale basata su una forte coesione
programmatica e organizzativa. Si rende possibile un assetto politico
nel quale le riforme liberali necessarie per rilanciare lo sviluppo
economico e civile del Paese non troveranno piu' ostacolo nel sistema
dei veti incrociati. Nel momento in cui con l'apertura al dialogo fra i
due poli vediamo avvicinarsi la realizzazione di quanto da noi
auspicato, noi Liberaldemocratici annunciamo la piena adesione al nuovo
soggetto; pronti a contribuire alla nuo va proposta politica, con i
contenuti liberaldemocratici a noi propri". Lo afferma con una nota
Lamberto Dini.
An
si scioglie
L'home page del sito di An annuncia lo scioglimento
del partito e l'approdo al Ppe:
Il 13 aprile nascerà nelle urne un nuovo grande soggetto politico,
ispirato ai valori del Ppe e quindi alternativo alle sinistre. Condivido
pienamente la proposta del presidente Berlusconi di dare un unica voce
in Parlamento al 'popolo del 2 dicembre', il Popolo delle Libertà.
Mi auguro che anche gli amici dell'Udc vogliano contribuire a scrivere
questa importante pagina. Nei prossimi giorni chiederò doverosamente
alla direzione di An, di ratificare questa decisione". E' quanto afferma
il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, al termine
dell'incontro con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, tenutosi
questa mattina a palazzo Grazioli.

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