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 Balle di governo e di finta opposizione  

  da Pdl, Pd  e dintorni                                                                                                                                      pagina 10                                                                                                                                                              

 

 

 

 

 

     

Meno balle per tutti

 

 

Abolizione ICI - ecco come sarà finanziata

 


> - Accantonamenti Ministero Solidarietà Sociale,  70 milioni
> - Fondo politiche sociali per 8 per mille, 1,25  milioni
> - Azzeramento incremento 8 per mille, 60 milioni
> - Altri  accantonamenti politiche sociali, 50 milioni
> - Accantonamenti Ministero  della Salute, 20,6 milioni
> - Riduzione del 50% contributo all'istituto  mediterraneo di ematologia, 3 > milioni
> - Fondo sostegno per le  regioni impegnate nei piani di rientro sanitari, > 14 >  milioni
> - Azzeramento del contributo per Istituto Salute dei migranti  San > Gallicano, 10 > milioni
> - Osservatorio trasporto  pubblico locale, 1 milione
> - Fondo trasporto pubblico locale, 113  milioni
> - Finanziamento innovazione trasporto urbano, 12 milioni
>  - Valorizzazione beni immobili pubblici, 10 milioni
> - Fondo mobilità  alternativa, 4 milioni
> - Restauro immobili patrimonio umanità, 10  milioni
> - Contributo sale cinematografiche, 2 milioni
> - Compensi  componenti commissioni tributarie, 3 milioni
> - Fondo sviluppo isole  minori, 20 milioni
> - Contributo accademia scienze terzo mondo, 0,5  milioni
> - Collettività italiane all'estero, 10 milioni
> - Fondo  bonifiche aree militari, 10 milioni
> - Finanziamenti apicoltura, 2  milioni
> - Trasferimenti per agricoltura in Sicilia, 50 milioni
> -  Fondi per agricoltura senza Ogm, 2 milioni
> - Fondi ricerca nel campo  delle biotecnologie, 3 miloni
> - Agenzia nazionale per lo sviluppo  d'impresa, 1 milione
> - Dumping cantierista con paesi asiatici, 10  milioni
> - Fondo demolizione naviglio obsoleto, 2,7 milioni
> -  Efficienza energetica navi passeggeri, 1 milione
> - Liberalizzazione  cabotaggio marittimo, 5 milioni
> - Spostamento trasporto su strada al  mare, 77 milioni
> - Sicurezza trasporto Calabria e stretto Messina, 20  milioni
> - Rifinanziamento trasporto combinato, 15 milioni
> -  Ammodernamento trasporto ferroviario, 10 milioni
> - Fondi per linee  ferroviarie Roma-Pescara, 56 milioni
> - Interventi E78, Grosseto-Fano, 3  milioni
> - Fondi per le fiere, 4 milioni
> - Interventi  infrastrutturali zona Treviso, 2 milioni
> - Interventi banda larga nel  Mezzogiorno, 50 milioni
> - Fondo passaggio al digitale, 20  milioni
> - Fondo per attività nel commercio estero, 12 milioni
> -  Trasferimento merci verso il trasporto per mare, 10 milioni
> -  Finanziamento aree marine protette, 4,3 milioni
> - Difesa suolo dei  piccoli comuni, 3,5 milioni
> - Finanziamenti rischio sismico, 1,5  milioni
> - Ammodernamento rete idrica nazionale, 30 milioni
> -  Fondo per la riforestazione, 50 milioni
> - Contributo volontario un  centesimo per il clima, 1 milione
> - Fondo fauna selvatica, 1,5  milioni
> - Contributi per le istituzioni culturali, 3,4 milioni
> -  Contributo Festival pucciniano, 1,5 milioni
> - Spesa restauro dei teatri,  1 milione
> - Fondo per il ripristino del paesaggio, 15 milioni
> -  Fondo 150° anniversario Unità d'Italia, 10 milioni
> - Fondo funzionamento  licei linguistici, 5 milioni
> - Alta formazione artistica e musicale, 7  milioni
> - Centro ricerca biotecnologie di Napoli, 3 milioni
> -  Fondo risanamento edifici pubblici, 5 milioni
> - Fondo servizi prima  infanzia, 3 milioni
> - Fondo violenza contro le donne, 20 milioni
>  - Autorizzazione spesa Telefono Azzurro, 1,5 milioni
> - Fondo solidarietà  mutui prima casa, 10 milioni
> - Corsi formazione Bilancio di genere, 2  milioni
> - Inserimento statistiche di genere, 1 milione
> - Fondo  per l'inclusione sociale immigrati, 50 milioni
> - Fondo attività  socialmente utili, 55 milioni
> - Stabilizzazione lavoratori socialmente  utili, 1 milione
> - Fondo per lo sport di cittadinanza, 20  milioni
> - Fondo eventi sportivi, 10 milioni
> - Contributo  campionati mondiali di pallavolo, 3 milioni
> - Comitato italiano  paraolimpico, 2 milioni
> - Sistema pubblico di connettività, 10,5  milioni
> - Poli finanziario e giudiziario di Bolzano, 6 milioni
> -  Incremento a favore del Cnel, 2 milioni
> - Fondo funzionamento ordinario  università, 16 milioni
> - Commissario sviluppo Gioia Tauro, 0,6  milioni
> - Anniversario Dichiarazione Diritti Umani, 1 milione
> -  Credito di imposta alle imprese cinematografiche, 16,7 milioni
> -  Riorganizzazione uffici locali all'estero, 10 milioni
> - Sostegno  italiani nel mondo (cultura), 5 milioni
> - Cultura italiana all'estero,  0,5 milioni
> - Imprese amatoriali e flotta marittima, 5,2 milioni
>  - Promozione sicurezza stradale, 17,5 milioni
> - Ricerca e formazione per  i trasporti, 0,1 milioni
> - Miglioramento sicurezza della navigazione,  1,9 milioni
> - Promozione del libro e della lettura, 1,5 milioni
>  - Responsabilità sociale delle imprese, 1,25 milioni
> - Finanziamenti  Isfol, 25 milioni
> - Finanziamenti in materia migratoria, 1,5  milioni
> - Potenziamento viabilità Calabria e Sicilia, 500  milioni 
(27 giugno 2008)

 

Il ritorno del caimano

di Leo Sansone   

 

Il ritorno del CaimanoSilvio Berlusconi statista è durato poco, è tornato il Caimano. Lunedì c'è stato un secco uno-due. Il presidente del Consiglio prima ha fatto presentare dalla sua maggioranza al Senato un emendamento, battezzato ‘salva premier' dalle opposizioni, al decreto legge sulla sicurezza con il quale punta a sospendere i processi per i reati meno gravi (singolare coincidenza vuole che farà saltare anche un procedimento nel quale lui stesso rischia 6 anni di carcere). Poi ha inviato una lettera a Renato Schifani, presidente del Senato, nella quale punta il dito contro "i magistrati di estrema sinistra" che ce l'hanno con lui.

E' stata l'apoteosi del conflitto d'interessi. Il presidente del Consiglio, come già in passato, ha utilizzato i suoi poteri pubblici per azzerare il rischio di finire condannato per un atto compiuto come proprietario della Fininvest, il suo gruppo imprenditoriale. Martedì Walter Veltroni, mentre al Senato era scoppiato lo scontro fra la maggioranza e le opposizioni, ha rotto gli indugi ed ha messo la parola fine alla stagione dell'idillio. "Berlusconi ha strappato la tela del dialogo possibile", ha annunciato il segretario del Pd in una intervista al ‘Tg3'. Fa solo  "i suoi interessi personali", ha rincarato per non regalare ad Antonio Di Pietro l'intero spazio di una decisa opposizione contro il Caimano. 

L'era del dialogo era iniziata appena il 30 novembre dello scorso anno, con una stretta di mano fra Berlusconi e Veltroni, dopo un incontro che aveva gettato le basi di una possibile intesa sulle riforme istituzionali. Allora il presidente del Consiglio era ancora Romano Prodi e Berlusconi era il leader dell'opposizione. L'idillio è continuato durante la campagna elettorale. L'intesa di fondo era di mandare in pensione il bipolarismo e di dar vita in Italia ad un sistema politico bipartitico sul modello americano, cancellando i partiti minori. Ci sono andati vicino. Alle elezioni politiche ha vinto il Cavaliere di Arcore e si sono affermati il Pdl e il Pd, i due partiti "a vocazione maggioritaria". La Sinistra Arcobalemo e il Partito socialista sono stati addirittura cancellati dal nuovo Parlamento. Il Caimano ha sorriso, ma si è mimetizzato da statista.

Il presidente del Consiglio a metà maggio, chiedendo il voto di fiducia alle Camere per il suo quarto governo, ha indicato la strada del dialogo e delle riforme (comprese quelle elettorali) da affrontare con l'opposizione, assieme alle altre questioni di rilievo eccezionale. Ha elogiato "il coraggio" di Veltroni. "L'opposizione - ha precisato - è diversa dal passato, non è più ideologizzata". Ha aggiunto: "E' utile riconoscere il ruolo del governo ombra". Ha sottolineato: "C'è una certa regolarità di contatti con Veltroni".  Il segretario del Pd ha commentato: "Basta con l'odio. Non alziamo muri fra due Italie che non  esistono".  Era l'Italia del CaW, come l'ha battezzata Giuliano Ferrara, il direttore de ‘Il Foglio'. Ma l'Italia del CaW è durata appena poco più di sei mesi; l'ha divorata lunedì il Caimano tornato in campo con le fauci spalancate.

Ora seri problemi di ripensamento di linea politica e di alleanze si pongono per Veltroni. Il segretario del Pd a gennaio annunciò di "correre da solo" alle elezioni. Alle fine si alleò con l'Italia dei valori di Di Pietro e i radicali di Pannella-Bonino, ma ruppe con la sinistra critica e i socialisti. Mai più, disse, con "l'altro centrosinistra" rissoso e diviso di Prodi. Adesso Veltroni deve recuperare l'unità delle opposizioni, parlamentari ed extraparlamentari, in "un nuovo centrosinistra".

I contatti e gli incontri sono già cominciati. Sullo sfondo ha la necessità di evitare una nuova sconfitta, se non una disfatta, del Pd alle elezioni europee dell'anno prossimo. Ora c'è anche l'esigenza di introdurre uno sbarramento per il meccanismo proporzionale delle europee, non superiore al 3% dei voti, in modo da non danneggiare le forze della sinistra che, difficilmente, potrebbero superare una soglia superiore a questa quota. Come, cosa, con chi e perché. Veltroni esporrà le proposte di programmi ed alleanze all'assemblea costituente del Pd convocata per venerdì e sabato. Va ricalibrato anche il tipo di opposizione contro il Cavaliere. "Compiere impunemente la propria volontà, è questo essere re", scriveva Gaio Crispo Sallustio.  Ecco, Berlusconi non è un re ma un presidente del Consiglio e non può comportarsi come un re.(AprileOnline 19 giugno 2008)


 

 

Via Almirante a Roma. Alemanno frena, anzi no

di mi. b.
 

Via Almirante? Forse sì, ma «non è una priorità». O forse invece lo è. Ma quella sull'intitolazione o meno di una strada di Roma al leader missino è una decisione che «spetta esclusivamente all'amministrazione comunale», taglia corto Ignazio La Russa. Quella del «reggente» di Alleanza nazionale è solo una delle tante smentite che si susseguono intorno alle otto di sera. Un'ora prima, l'agenzia di stampa Apcom riferiva di un incontro tra il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, e il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.
Un incontro «che entrambe le parti assicurano essere stato ottimo», è scritto nel servizio dell'agenzia, che evidentemente ha parlato con i presenti. C'erano anche Maurizio Gasparri (secondo il capogruppo del Pdl al senato l'incontro è stato utile a «ribadire le ottime relazioni tra noi»), La Russa, appunto, e il deputato del Pdl Alessandro Ruben. Sempre l'Apcom riporta quanto avrebbe detto Alemanno a porte chiuse: «Se avessi saputo che proporre di intitolare una via a Giorgio Almirante avrebbe scatenato un tale putiferio...». Insomma, avrebbe concluso Alemanno, «le priorità sono altre», meglio allontanare le polemiche, dunque, e, per dimostrare che la toponomastica non viene usata «contro qualcuno», congelare la decisione, rinviare l'eventuale inaugurazione della strada dedicata all'ex segretario dell'Msi. Una proposta, quella di Alemanno, condannata senza appello la scorsa settimana da Riccardo Pacifici, che per questo era stato invitato senza troppi complimenti da Maurizio Gasparri a ripensarci e a «valutare con un metro di giudizio meno arrogante e più realistico la figura di Almirante, amato e stimato da tanti». E al presidente della comunità ebraica di Roma Ignazio la Russa aveva chiesto un incontro per potergli spiegare «gli aspetti morali e politici» della vita di Almirante.
Ma non sarebbe stato quello di ieri l'incontro deputato a affrontare la questione. O almeno è quello che sostengono le smentite piovute a sera. E' per primo La Russa a sostenere che «nella riunione con Pacifici è stato affrontato solo il tema dell'Iran e della solidarietà di An agli esponenti della comunità ebraica romana e italiana». Parlare di Almirante in questo contesto «sarebbe stata una caduta di stile». E poi, appunto, per il reggente di An la decisione spetta solo al comune. «Il tema della strada a Almirante non era in agenda», sostiene lo stesso Pacifici. «Si è parlato di Ahmadinejad», assicura Alessandro Ruben. E il sindaco Alemanno sforna una smentita da manuale della smentita: «Smentisco nella maniera più categorica di aver pronunciato, durante l'incontro con la comunità ebraica di Roma, le parole prive di qualsiasi fondamento che mi sono state attribuite dall'agenzia di stampa Apcom». Di via Almirante insomma non si è parlato, i giornalisti dell'Apcom saranno stati informati male chissà da chi, conclusione: Alemanno non ha detto che via Almirante «non è una priorità».(Il Manifesto 5 giugno 2008)

 

 

Approvato il pacchetto xenofobo

Ici e stipendi:vincenti e perdenti

 
 

napoli, governo, rifiutiRifiuti, sicurezza e fisco sono stati i temi trattati dal primo Consiglio dei ministri che si è svolto a Napoli. Approvato il pacchetto di misure sulla sicurezza, l´abolizione dell´Ici sulle prime case e degli straordinari dei lavoratori dipendenti, statali esclusi. «Il ministro delle Finanze è onnipresente perché non c'è cosa che si possa senza la sua necessaria benevolenza. E la sua benevolenza deve essere grande, perché nelle casse dello Stato non ci sono molti euro a disposizione...». Con questa giaculatoria su Tremonti, un tronfio Silvio Berlusconi parla dopo il Cdm di Napoli annunciandone al mondo gli esiti. Il Cavaliere non può fare a meno di elogiare l'operato del suo ministro dell'Economia Giulio Tremonti seduto a fianco. «È necessaria la sua benevolenza -insiste- molto spesso, infatti, bisogna ricorrere all'invenzione per andare a ridurre quelle spese che non sono necessarie né indispensabili. Cosa che il ministro ha fatto lavorando giorno e notte negli ultimi 10 giorni».

Il pacchetto fiscale, il cui costo è di 2,7-2,8 miliardi, che sarebbero secondo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, interamente coperti da tagli alla spesa, prevede l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e gli sgravi sugli straordinari. Per quanto riguarda la detassazione degli straordinari, premi e incentivi è confermato il tetto di 35.000 euro di reddito e la franchigia di 3.000 euro. Saranno esclusi tutti i dipendenti statali. Dunque anche le forze dell'ordine, che però, secondo diverse fonti ministeriali, potrebbero beneficiare di successive misure che sono ancora allo studio. Nel pacchetto non è stato inserito il bonus bebè, come sembrava secondo alcune indiscrezioni.

Infine si è esaminato anche il caso Alitalia e il ministro dell'Economia ha annunciato nel corso dei Consiglio dei ministri di aver inserita una norma relativa ad Alitalia, all'interno del pacchetto fiscale. Il prestito ponte da 300 milioni, secondo quanto si apprende, diventa «patrimonio netto».

Il Cavaliere si è anche speso personalmente, annunciando di avere raggiunto un accordo con gli istituti di credito per riportare le rate dei mutui sulla casa ai livelli del 2006 a fronte di un prolungamento della durata del finanziamento. (L'Unità 21 maggio 2008)

Sicurezza: immigrazione clandestina sarà reato

ROMA (20 maggio) - Nel pacchetto sicurezza arriva il reato di immigrazione clandestina. Sarà introdotto per disegno di legge e prevederà una pena da sei mesi a quattro anni di carcere. È quanto prevede l'ultima bozza di ddl del “pacchetto sicurezza” (composto da un decreto, un ddl e tre decreti legislativi) all'esame del pre-consiglio dei ministri di stasera. Nella bozza di decreto (che presuppone i requisiti di necessità e urgenza), resta invece l'aggravamento di un terzo della pena nel caso in cui a delinquere siano gli stranieri irregolari.

La Ue condanna violenze sui rom «La Commissione europea condanna vivamente qualsiasi tipo di violenza verso i rom e chiede garanzie per la loro sicurezza personale». È quanto ha dichiarato il commissario europeo agli Affari sociali Vladimir Spidla, nel dibattito sui rom appena avviato a Strasburgo. Spidla ha inoltre chiesto un intervento deciso delle autorità contro gli autori delle violenze. «Quanto avvenuto a Ponticelli - ha dichiarato - non è un fatto isolato, ma è un'azione razzista che rientra nel populismo, in parole di odio». La Commissione europea, ha proseguito Spidla «respinge in modo assoluto qualsiasi assimilazione dei rom ai criminali, e chiede alle autorità degli Stati membri di astenersi da qualsiasi sostegno a casi simili, e a mostrarsi di esempio contro il razzismo e a punire con fermezza questi atti violenti».

L'espulsione è una «misura estrema di limitazione di una libertà fondamentale sancita dal Trattato», ha detto ancora Spidla durante il dibattito sui rom al Parlamento europeo, nel quale ha ricordato la direttiva che sancisce la libera circolazione dei cittadini europei. «I cittadini romeni hanno la stessa libertà di circolare dei cittadini degli altri paesi europei», ha sottolineato Spidla, affermando che la Commissione Ue «respinge lo stigma dei rom come criminali». «Gli avvenimenti di Ponticelli - ha proseguito - chiedono uno sforzo congiunto. Le nostre comunità rom hanno bisogno della nostra solidarietà per spezzare il circolo vizioso di esclusione, violenza e disperazione».

La Ue chiede chiarimenti all'Italia. In precedenza il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, aveva annunciato di aver inviato alle autorità italiane una lettera con la richiesta di chiarimenti sul pacchetto sicurezza. La richiesta riguarda la questione dei rom, il reato di immigrazione clandestina e le misure che l'Italia intende adottare per favorire l'integrazione delle minoranze.

Il caso rom arriva oggi all'Europalamento. L'assemblea di Strasburgo, dopo una mozione dei socialisti, apre un dibattito sulla condizione dei nomadi in Italia e nell'Unione europea. Il Pse non intende però fare del dibattito un'occasione per mettere sotto accusa il governo Berlusconi. Lo ha assicurato, nel corso di un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il presidente del gruppo socialista al Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Frattini: l'Italia non è sul banco degli imputati. L'iniziativa di oggi a Strasburgo non è rivolta contro l'Italia: lo afferma, in un comunicato, il ministro degli esteri Franco Frattini, al termine di un colloquio telefonico con il presidente del gruppo socialista all' assemblea europea, Martin Schulz, dal quale ha avuto rassicurazioni in proposito.

Frattini ha poi chiesto che la Commissione europea dia ai Paesi più colpiti dal fenomeno dei Rom, e quindi anche all'Italia, «fondi sufficienti» per affrontare le emergenze. Il titolare della Farnesina, si legge in un comunicato, ha «sottolineato l'importanza che la Commissione Europea ponga a disposizione dei Paesi interessati, e quindi anche dell'Italia, fondi sufficienti per affrontare efficacemente la situazione di degrado e di abbandono in cui vivono da lunghi anni molte comunità Rom».

«Entro luglio le norme del pacchetto sicurezza entreranno in vigore», ha detto lunedì sera il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, durante la registrazione di Porta a Porta: «Ho presentato un pacchetto con trenta capitoli, secondo me tutti hanno i requisiti di necessità e urgenza, deciderà Berlusconi quali verranno messi in decreto legge e quali in disegni di legge. Ma i disegni di legge avranno una corsia preferenziale, quindi conto che tutto entri in vigore entro luglio».

Maroni: sì al reato di immigrazione clandestina. Il ministro dell'Interno ha ripetuto poi di essere favorevole all'introduzione del reato di immigrazione clandestina, che però in un primo tempo non era presente nella bozza di decreto legge. «In paesi civilissimi come la Francia e la Germania il reato di immigrazione clandestina esiste già - ha affermato - Consente il giudizio immediato e l'espulsione dopo la sentenza di condanna». «Insisterò per inserire il reato di immigrazione clandestina in un decreto legge», ha ribadito Maroni. Quanto alle possibili difficoltà di attuazione della norma, ha spiegato, «se si ritiene giusto introdurre il reato di clandestinità, bisogna adeguare rapidamente l'ordinamento giudiziario, perché altrimenti attiriamo l'immigrazione clandestina: bisogna invece dare un segnale forte per indurre a non venire in Italia chi vuole venirci per delinquere».

Amato ha fatto un ottimo lavoro. Sulla sicurezza «non vogliamo fare la faccia feroce ad uso delle telecamere - ha aggiunto il ministro - ma seguiremo un'altra strada, quella avviata dall'ex ministro Amato con i patti per la sicurezza: Amato ha fatto un ottimo lavoro. Ho chiesto la collaborazione al mondo delle autonomie locali e all'opposizione: domani (mercoledì ndr) incontrerò il ministro dell'Interno ombra, Marco Minniti, perché voglio discutere con lui alcune delle misure che andranno al Consiglio dei ministri, alcune delle quali sono quelle che loro stessi avevano studiato e poi non approvato per problemi interni alla loro maggioranza».

Pd contrario al reato di immigrazione clandestina. Il segretario Walter Veltroni dice no «alle tentazioni di giustizia fai da te» e a chi «ammicca o sottovaluta» fenomeni «gravissimi» che si sono manifestati negli ultimi giorni come gli attacchi ai campi rom o «soluzioni sbagliate» come le ronde di cittadini contro la criminalità. Sì a rilanciare le misure del «pacchetto Amato», varate dal precedente governo, ma il reato di clandestinità «sarebbe una misura inutile e persino dannosa, capace di intasare le carceri e di spingere anche chi viene nel nostro Paese per lavorare tra le braccia della criminalità organizzata».

Giovanardi: introdurre aggravante ma no a reato di clandestinità. «Giusta e condivisibile l'idea di introdurre l'aggravante per i reati commessi da chi si trattiene sul suolo italiano da clandestino; controproducente e moralmente discutibile la sanzione penale per chi semplicemente non ha i documenti in regola». Così Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, interviene sul tema della sicurezza, in previsione del pacchetto che entrerà in vigore a luglio.

Di Pietro: reato clandestinità crea 650mila criminali. Un "contro pacchetto sicurezza" articolato in sette proposte di legge in materia di giustizia e sicurezza: «Proposte serie anche per il governo. Perché noi, più che governo ombra, dimostriamo che l'opposizione si può fare con le proposte, senza cambiare nome». Antonio Di Pietro ha presentato le iniziative del suo partito su uno dei temi più caldi della discussione politica. «Ci auguriamo che il governo possa trarre indicazioni - ha aggiunto Di Pietro -, da parte nostra faremo una battaglia perché queste proposte diventino leggi». Il partito di Di Pietro è contro l'introduzione del reato di immigrazione clandestina: «Non può essere reato, perché arriverebbero 650 criminali a piede libero e costerebbe circa 40 miliardi di euro - ha detto Di Pietro contrastando anche l'ipotesi che la fattispecie diventi aggravante - Questa mi sembra l'ultima delle questioni da affrontare. Le aggravanti sono strumenti possibili, ma da guardare caso per caso, non per chi commette un reato per disperazione».

Vescovi: rispetto delle regole vale per tutti. «Problemi strutturali come questo della sicurezza e dell'immigrazione non possono essere oggetto di politiche estemporanee, contraddittorie, di una mera rincorsa di emergenze». È quanto si legge nella nota del Sir, l'agenzia stampa della Cei, dedicata al problema immigrazione e al pacchetto sicurezza che dovrà essere varato dal governo. Se il principio di legalità non vale per tutti, prosegue la nota, «si ricadenella vecchia storia raccontata dal Manzoni, l'inconcludente susseguirsi delle "grida": tanto più strillate, quanto meno applicate».

Tolto il patteggiamento allargato È sparita dall'ultima bozza di
decreto legge sul “pacchetto sicurezza” quella modifica al codice di procedura penale che avrebbe permesso a chi è imputato per reati commessi prima del dicembre 2001 di chiedere la sospensione del dibattimento per due mesi in modo di valutare se accedere al patteggiamento. L'ultima versione del decreto legge è composta da 12 articoli e sarà ulteriormente sottoposta all'esame dei tecnici
dei ministeri interessati (Interni, Giustizia, Esteri, Politiche Ue e Difesa) che si vedranno in serata per un altro pre-consiglio dei ministri.(Il Messaggero 20 maggio 2008)
 

Sono grato a Veltroni

E Di Pietro, «noi non abbocchiamo»

«Sono grato a Veltroni per la sua disponibilità e ne faremo tesoro. Abbiamo già avviato contatti con l’opposizione per avviare degli incontri periodici che inizieranno già alla fine di questa settimana»

È quanto Berlusconi ribadisce nel suo discorso al Senato rivolgendosi al Pd, e che viene definito da Bossi una «manovra avvolgente». E già c’è la data del primo incontro tra i due leader, venerdì prossimo per discutere di informazione e sicurezza.
Berlusconi parla di «disponibilità storica al dialogo», di un’opportunità non declinabile, anche perché nel prossimo futuro sarà necessario adottare «misure difficili e impopolari» in molti campi. E il governo non si tirerà indietro nell’affrontare con fermezza e decisione le questioni più delicate, tenendo fermo il fatto che s’impegnerà a discutere e trattare con le forze sociali, sindacati e imprese. Apertura viene richiesta al Pd sulla Rai, ponendo così fine ad una logorante guerra ventennale: «È necessario garantire autonomia e libertà d'informazione, a partire dalla necessaria indipendenza del servizio pubblico televisivo».

Veltroni non è da meno perché rivendica per sé e per il suo partito il primato del dialogo, allontanando lo spettro dell’inciucio che poco piace al suo elettorato antiberlusconiano. E si attribuisce anche il merito di aver liberato la politica italiana da due grandi mali: «l’esasperata frammentazione politica e la costante demonizzazione dell’avversario». Il leader del Pd si dice consapevole del fatto che questo governo è «forte» e per governare non ha bisogno dell’opposizione, ma al tempo stesso sposa l’idea del dialogo come «conditio» che supera contingenze e interessi particolari. Questo gli permette di aprirsi al tema delle riforme (compresa quella della legge elettorale per le Europee 2009) e di opporsi alle misure Maroni sulla sicurezza, contro ogni «ideologia del guscio» propria di una «società con il fiato corto».
Degna conseguenza della linea adottata da Veltroni, come egli stesso afferma a conclusione del suo intervento: «Voteremo contro il suo governo ma convergeremo su ogni scelta che va nella direzione giusta». È questo il discrimine tra Pd e Pdl. E apprezzamento per questa posizione viene ulteriormente ribadita da Berlusconi nel discorso di replica al Senato: «Non ci sono stati attacchi pregiudiziali da parte dell'opposizione, si è parlato soprattutto di contenuti. Finalmente siamo una democrazia bipolare. E così funziona e deve funzionare una democrazia matura e compiuta. Sì alle critiche, no agli attacchi personali (…). La sinistra non più subalterna all’estremismo e al giustizialismo. Si sta avviando clima parlamentare nuovo all’insegna del rispetto reciproco e senza confusione di ruoli».

Di tutt’altro avviso l’Italia dei Valori: «Non intendiamo fare opposizione all’acqua di rose (…). L’inciucio si combatte, ancora è presto per capire se c’è, lo vedremo sui fatti ma noi saremo contro», secondo le parole del capogruppo al Senato Felice Belisario. Una posizione frontalmente attaccata da Francesco Cossiga, che durante la sua dichiarazione di voto sulla fiducia ribattezza l’Italia dei Valori a «Italia dei disvalori"(La Rinascita online 16 maggio 2008)

 

Valanga nera per Gianni Alemanno

 

di Sara Menafra

Abituiamoci. A quel tipo col bomberino nero che si avvicina al comitato elettorale di Alemanno, tira fuori dalla tasca un crocifisso nero e urla «Dio è con noi». A Gramazio che si aggira per l'albergo ordinando al cellulare: «Allora ragazzi, tutti al Campidoglio... solo tricolori, mi raccomando». Ai cori «Ro-ma, li-bbbbe-ra, Ro-ma, li-bbbbe-ra» e «Alemanno sindaco de Roma». Al militante cinquantenne che scoppia in lacrime: «Io sono stato nel Msi, sono trent'anni che la sinistra cerca di impedirci di fare politica e ora finalmente Alemanno ha vinto, uno di noi, uno che non rinnega le sue radici e del resto perché dovrebbe?Lo capisce perché piango?».
E, infine, al nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno del Pdl e più esattamente di An, che si impone con un netto e inaspettato 53,656%, 783.225 voti, contro il 46,343 % (676.472) di Francesco Rutelli: centomila schede di scarto.
Lui, l'eletto, si presenta alle 18.00 in punto nella piccola sala stampa del comitato elettorale, allestito proprio dietro la sede del Corpo forestale, e annuncia di voler essere il sindaco di tutta la città. Il dato è «consolidato», sono state scrutinate già il 90% delle schede: «Lasciamoci alle spalle tutti i veleni e le polemiche, voglio ringraziare anche chi non mi ha votato e assicurare che è mia ferma volontà diventare il sindaco di tutti i cittadini. Roma ora comincia una nuova fase». Poi, brevissimamente, il programma, prima di correre a festeggiare al Campidoglio: «Il primo punto sarà la sicurezza, poi voglio costruire una città più aperta alla socialità, più partecipata, che sia al centro del Mediterraneo e dell'Europa».
Il primo ringraziamento lo dedica a Tony Augello, il fondatore del Msi di Roma, morto improvvisamente nel 2000, dopo essere stato per anni capogruppo di An in consiglio comunale. Un grazie che aiuta a spiegare come e quanto, se le vittorie del Pdl a Nord sono merito della Lega, quella di Roma va nel tabellone di Alleanza nazionale, meglio ancora, della corrente più «movimentista» e legata alle «radici storiche» e «di piazza» che dalla sconfitta di Gianfranco Fini nel 1993 ha lavorato ventre a terra per prendersi la città.
Andrea Augello, fratello di Tony e capostipite a Roma della corrente Destra sociale - di cui Alemanno, perso Storace, è oggi l'incontrastato leader nazionale - può dirsi il regista della vittoria, il Goffredo Bettini della destra, quello che nel 2006 con la rottura interna per la segreteria romana di An condannò l'«amico Gianni» ad un misero 36% contro Veltroni e che, due mesi fa, in una piccola iniziativa pubblica al cinema Farnese ha fatto per primo quella proposta folle: «Riproviamoci con lo stesso candidato». E' lui a presentarsi ai giornalisti già alle quattro del pomeriggio, quando le sezioni scrutinate sono appena il 10% ma ogni minuto che passa la forbice tra i due candidati si allarga. La sa già lunga: «E' vero, hanno scrutinato poche sezioni, ma lo scarto è già di 10.000 voti e tende ad allargarsi. Se la tendenza sarà confermata possiamo dire di aver vinto. Voglio smentire anche il dato sulla partecipazione bassa. I dati delle amministrative sono sempre più bassi delle politiche, alle elezioni di oggi avrà partecipato tutta la città».
Con una certa abilità, negli ultimi sessanta giorni il colonnello Augello è riuscito a compattare attorno alla candidatura di Alemanno tutte le anime del partito, sapendo bene che da Roma passava la stessa sopravvivenza di Alleanza nazionale, ingoiata dal berlusconiano Pdl in tutto il resto del paese ed in parlamento. Senza il Campidoglio, persino il segretario Gianfranco Fini avrebbe rischiato grosso e infatti lui prima dell'annuncio ufficiale corre qui a complimentarsi insieme a Ignazio La Russa. «Alleanza nazionale ha lavorato tutta insieme, Forza Italia in questa storia c'entra ben poco - confermano i membri dello staff - ci siamo spaventati solo quando ci hanno accusato di aver avuto un ruolo nella violenza di La Storta. Mancavano due giorni al voto, rischiavamo molto».
Maurizio Gasparri si fa avanti subito dopo, sono ormai le cinque di pomeriggio e la corsa del Pdl prosegue senza esitazioni.
Se c'è un velo di rammarico nella sua testa, lo nasconde bene: due mesi fa ha scelto di tirare indietro la giovane candidata Giorgia Meloni e ha preferito cedere il passo ad Alemanno, certo com'era che nessun candidato del Popolo della libertà sarebbe riuscito a conquistare la città di Veltroni e Rutelli. Un colpo che la sua Destra protagonista faticherà a superare, assorbita in una dinamica parlamentare che sembra lasciare poco fiato a Fini ed An. Sorride e respinge, raggiante: «Questa è la vittoria di una generazione politica, cresciuta tutta insieme e che ha fatto politica soprattutto a Roma». Quindi racconta di quella cena al ristorante Settimio all'arancio con «Gianni», passata a farsi i complimenti a vicenda finché Alemanno ha deciso: «Lo faccio io». La vittoria di Roma, spiega ancora, «è persino più importante di quella a livello nazionale, perché il centrodestra ha già vinto tre volte in Italia, invece, questa è la prima volta che riusciamo a prenderci la capitale». Quel che ne faranno, lo sapremo prestissimo.(Il Manifesto 29 aprile 2008)


 

Berlusconi, Schifani ed il cattivo esempio

 

Renato_schifani

Già nel 2002 Franco Giustolisi e Marco Lillo si occuparono su L'espresso di Renato Schifani, ex democristiano, consigliere comunale a Palermo, poi capo dei senatori di Forza Italia e per anni volto tv del Berlusconi pensiero. Tra le sue azioni parlamentari si ricorda la legge o lodo Schifani, che sospese temporaneamente i processi in corso contro le più alte cariche dello Stato (fu utilizzata da Berlusconi stesso, allora premier), dichiarata poi inconstituzionale. Ma anche la battaglia vinta per il carcere duro ai mafiosi. Da ieri Schifani è il nuovo presidente del Senato. Ha avuto subito parole di grande equilibrio e ricevuto molteplici applausi. Certo è che come seconda carica dello Stato la maggioranza non ha scelto Pera o Pisanu, ma un uomo dal profilo marcatamente berlusconiano. Si tratta di un omaggio alla Sicilia, senza ministri nel governo, di un passo della Forza Italia dura verso il Quirinale, ma anche di un premio ad un senatore per la cieca fedeltà al capo. Solo che una democrazia non funziona coi cattivi esempi. E una legislatura non inizia bene con un tale passo. Di seguito l'articolo di Giustolisi e Lillo.

 

Quando, dopo una settimana di nottate, blitz e tranelli ha portato a casa l'approvazione della legge sul legittimo sospetto, Renato Schifani ha sottolineato con il consueto senso delle istituzioni la sua vittoria sull'Ulivo: «Li abbiamo fregati». Il capo dei senatori forzisti è fatto così. «È la mia chiarezza che dà fastidio alla sinistra», ha detto a un settimanale che gli ha dedicato un editoriale lodando «lo stile Schifani». Questo avvocato di 52 anni, nonostante il riporto e gli occhiali da archivista, è l'uomo prescelto da Silvio Berlusconi come volto ufficiale di Forza Italia. E lui lo ripaga come può. In un articolo sul "Giornale di Sicilia" dal titolo "Cavour e il conflitto di interessi" afferma che anche lo statista piemontese era «in potenziale macroscopico conflitto di interessi perché aveva il giornale "Il Risorgimento", partecipazioni bancarie, grandi proprietà terriere e un'intensa attività affaristica». Proprio come Berlusconi, insomma, eppure nessuno gli disse nulla. Peccato che, come scrive Rosario Romeo a pagina 451 della sua biografia, Cavour appena diventò ministro «decise in primo luogo di liquidare gli affari nei quali era stato attivo fino ad allora». Ma Schifani per amore del capo è disposto a sfidare anche il ridicolo. Come quando si fa riprendere in tv accanto al santino del leader neanche fosse Padre Pio. Avvocato civilista e amministrativista, 52 anni, sposato e padre di due figli, amante delle isole Egadi, è stato eletto nel collegio di Corleone, cuore di quella Sicilia che ha dato il cento per cento degli eletti a Forza Italia. Per descrivere l'eroe del legittimo sospetto, l'uomo che ha scavato nottetempo la via di fuga dal processo milanese per Berlusconi e Previti, si potrebbe partire dalle sue radici democristiane. Ma applicando alla lettera il suo credo, «non bisogna usare il politichese ma parlare con serenità il linguaggio dell'uomo comune», sarà meglio partire da una constatazione: il capo dei senatori di Forza Italia è stato socio di affari (leciti) con presunti usurai e mafiosi.

Sua eccellenza Filippo Mancuso, solitamente bene informato, ha definito così il suo ex compagno di partito: «Un avvocato del foro di Palermo specializzato in recupero crediti». Schifani gli ha risposto con una lettera in cui difende la sua «onesta e onorata carriera» e nega di avere mai svolto una simile attività. Negli archivi della Camera di commercio di Palermo risulta però una società, oggi inattiva, costituita nel 1992 da Schifani con Antonio Mengano e Antonino Garofalo: la Gms. L'avvocato Antonino Garofalo (socio accomandante come Schifani) è stato arrestato nel 1997 e poi rinviato a giudizio per usura ed estorsione nell'ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo. L'ex socio di Schifani è ritenuto il capo di un'organizzazione che prestava denaro nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240 per cento. Schifani non è stato coinvolto nelle indagini ma certo non deve essere piacevole scoprire di essere stato socio con un presunto usuraio in un'impresa che come oggetto sociale non disdegnava: «L'attività esattoriale per conto terzi di recupero crediti e l'attività di assistenza nell'istruttoria delle pratiche di finanziamento...».

Schifani è stato sempre sfortunato nella scelta dei compagni delle sue imprese. In un rapporto dei carabinieri del nucleo di Palermo, di cui "L'Espresso" è in grado di rivelare i contenuti, si ricostruisce la storia di un'altra strana società di cui il capogruppo di Forza Italia è stato socio e amministratore per poco più di un anno. Si chiama Sicula Brokers, fu istituita nel 1979 e oggi ha cambiato compagine azionaria. Tra i soci fondatori, accanto a un'assicurazione del nord, c'erano Renato Schifani e il ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia, nonché soggetti come Benny D'Agostino, Giuseppe Lombardo e Nino Mandalà. Nomi che a Palermo indicano quella zona grigia in cui impresa, politica e mafia si confondono. Benny D'agostino è un imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e, negli anni in cui era socio di Schifani e La Loggia, frequentava il gotha di Cosa Nostra. Lo ha ammesso lui stesso al processo Andreotti quando ha raccontato un viaggio memorabile sulla sua Ferrari da Napoli a Roma assieme a Michele Greco, il papa della mafia.

Giuseppe Lombardo invece è stato amministratore delle società dei cugini Ignazio e Nino Salvo, i famosi esattori di Cosa Nostra arrestati da Falcone nel lontano 1984 e condannati in qualità di capimafia della famiglia di Salemi. Nino Mandalà, infine, è stato arrestato nel 1998 ed è attualmente sotto processo per mafia a Palermo. Questo ex socio di Schifani e La Loggia era il presidente del circolo di Forza Italia di Villabate, un paese vicino a Palermo e proprio di politica parlava nel 1998 con il suo amico Simone Castello, colonnello del boss Bernardo Provenzano mentre a sua insaputa i carabinieri lo intercettavano. Mandalà riferiva a Castello l'esito di un burrascoso incontro con il ministro Enrico La Loggia, allora capo dei senatori di Forza Italia. Mandalà era infuriato per non avere ricevuto una telefonata di solidarietà dopo l'arresto del figlio (poi scagionato per un omicidio di mafia). E così raccontava di avere chiuso il suo colloquio con La Loggia: «Siccome io sono mafioso ed è mafioso anche tuo padre che io me lo ricordo quando con lui andavo a cercargli i voti da Turiddu Malta che era il capomafia di Vallelunga. Lo posso sempre dire che tuo padre era mafioso. A quel punto lui si è messo a piangere». La Loggia ha ammesso l'incontro ma ne ha raccontato una versione ben diversa. E anche Mandalà al processo ha parlato di millanteria. Nella stessa conversazione intercettata Mandalà parlava di Schifani in questi termini: «Era esperto a 54 milioni all'anno, qua al comune di Villabate, che me lo ha mandato il senatore La Loggia».

Schifani è stato sentito dalla Procura e, senza falsa modestia ha spiegato con la sua bravura la consulenza e lo stipendio: «Il mio studio è uno dei più accreditati in campo urbanistico in Sicilia». Ma per La Loggia sotto sotto c'era una raccomandazione: «Parlai di Schifani con Gianfranco Micciché (coordinatore di Forza Italia in Sicilia) e dissi: sta sprecando un sacco di tempo e quindi avrà dei mancati guadagni facendo politica. Vivendo lui della professione di avvocato dico se fosse possibile fargli trovare una consulenza. È un modo per dirgli grazie. E allora parlammo con il sindaco Navetta». Il sindaco Navetta è il nipote di Mandalà e il suo comune è stato sciolto per mafia nel 1998.

Il capogruppo di Forza Italia è stato sfortunato anche nella scelta dei suoi assistiti. Proprio un suo ex cliente recentemente ne ha fatto il nome in tribunale. La scena è questa: Innocenzo Lo Sicco, un mafioso pentito, il 26 gennaio del 2000 entra in manette in aula a Palermo e viene interrogato sulla vicenda di un palazzo molto noto in città, quello di Piazza Leoni. Le sue parole fanno balenare pesanti sospetti: «L'avvocato Schifani ebbe a dire a me, suo cliente, che aveva fatto tantissimo ed era riuscito a salvare il palazzo di Piazza Leoni facendolo entrare in sanatoria durante il governo Berlusconi perché, così mi disse, fecero una sanatoria e lui era riuscito a farla pennellare sull'esigenza di quegli edifici. Era soddisfattissimo. Perché lo diceva a me? Ma perché io lo avevo messo a conoscenza di qual era la situazione, l'iter, le modalità del rilascio della concessione...».

La Procura dopo aver analizzato le parole del pentito non ha aperto alcun fascicolo per la genericità del racconto. Comunque la storia di questo palazzo, scoperta dal giornalista de "la Repubblica" Enrico Bellavia, è tutta da raccontare. Comincia alla fine degli anni Ottanta quando Pietro Lo Sicco, imprenditore finanziato dalla mafia e zio di Innocenzo, mette gli occhi su un terreno a due passi dal parco della Favorita, una delle zone più pregiate di Palermo. Lo Sicco vuole costruirci un palazzo di undici piani ma prima bisogna eliminare due casette basse che appartengono a due sorelle sarde, Savina e Maria Rosa Pilliu, che non vogliono svendere. Pietro Lo Sicco le minaccia e le sorelle si rivolgono alla polizia. Ma la mafia è più lesta della legge: Lo Sicco ottiene la concessione edilizia grazie a una mazzetta di 25 milioni di lire e comincia ad abbattere l'appartamento a fianco. Quando le sorelle vedono avvicinarsi il bulldozer cominciano ad arrivare nel loro negozio i fusti di cemento. Il messaggio è chiaro: finirete lì dentro. Lo Sicco smentisce di essere il mandante ma la Procura offre alle Pilliu il programma di protezione. Oggi le sorelle sono un simbolo dell'antimafia: vivono proprio nel palazzo costruito da Lo Sicco e confiscato dallo Stato. Il costruttore è stato condannato a 2 anni e otto mesi per truffa e corruzione a cui si sono aggiunti sette anni per mafia.

All'inaugurazione del nuovo negozio costruito grazie al fondo antiracket, il senatore Schifani non c'era. Era dall'altra parte in questa vicenda. Il suo studio ha difeso l'impresa Lo Sicco davanti al Tar. Il pentito Innocenzo Lo Sicco, ha raccontato che lui stesso accompagnava l'avvocato Schifani negli uffici per seguire la pratica. Certo all'epoca l'imprenditore non era stato inquisito e il senatore non poteva sapere con chi aveva a che fare anche se il genero di Lo Sicco era sparito nel 1991 per lupara bianca. In quegli stessi anni Schifani assisteva anche altri imprenditori che sono incappati nelle confische per mafia, come Domenico Federico, prestanome di Giovanni Bontate, fratello del vecchio capo della cupola Stefano. Un settore quello delle confische che il senatore non ha dimenticato in Parlamento. Quando ha presentato un progetto di legge (il numero 600) per modificare la legge sulle confische e sui sequestri.(www.francescorigatelli.nova100.it)

 

Il ritorno a democrazia e libertà

 

25 APRILE: BERLUSCONI, INDICA RITORNO A DEMOCRAZIA E LIBERTA'
SIA FESTA DI PACE - A SINISTRA VIDE GIUSTO CHI PARLO' DI 'RAGAZZI DI SALO'

Roma, 25 apr. (Adnkronos) - 'Il 25 aprile indica simbolicamente il ritorno dell'Italia alla democrazia ed alla liberta'. In quel giorno di 63 anni fa, si videro le piazze festanti attorno alle truppe alleate e ai combattenti per la liberta'. Fu palpabile il sentimento di liberazione di un intero popolo, costretto a combattere una guerra che sperava conclusa, ma che prosegui' con l'occupazione del proprio territorio". Lo afferma il leader del Pdl Silvio Berlusconi, che aggiunge: "Gia' il 25 luglio del '43, quando cadde il regime, quello stesso sentimento di liberazione si era manifestato con una festa nazionale senza vendette e senza morti. Purtroppo segui' la guerra civile, l'occupazione da parte dei tedeschi, che creo' un segno di sangue nella memoria italiana. Genero' un odio tra vincitori e vinti che segno' la coscienza del Paese".
"Ormai -prosegue- tutto questo e' storia e adesso e' tempo di dare al 25 aprile un senso italiano popolare e nazionale, un senso di liberta' e di pace. Il giorno della Liberazione e' un alto simbolo di liberta', e cosi' deve essere vissuto da tutto il popolo italiano.
Credo fermamente che oggi ci siano le condizioni storiche e politiche perche' questo 25 aprile possa rappresentare un salto di qualita' verso la definitiva pacificazione nazionale: non per cancellare la memoria, le ragioni e i torti, ma perche' chi ha combattuto per la Patria sia considerato figlio di questa Nazione. Oggi, a piu' di sessant'anni dal 25 aprile, a sedici dalla caduta del Muro di Berlino, il compito della politica e' quello di consolidare il tessuto connettivo della Nazione. E lo si deve fare a partire dalla nostra memoria storica".
"Quando, quasi dieci anni fa -aggiunge il Cavaliere- autorevoli esponenti della sinistra invitavano a capire anche le ragioni dei 'ragazzi di Salo', e quando piu' recentemente hanno invitato a saldare il debito contratto con gli esuli Istriano-dalmati e con chi, piu' sfortunato, fini' infoibato, hanno indicato la strada giusta.
Togliere quei veli, capire quelle ragioni non puo' in qualche modo ledere l'orgoglio di chi combatte' per la liberta' contro la tirannia".
"Non c'e' revisione storica -sottolinea Silvio Berlusconi- che possa cambiare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le basi per la liberta' delle generazioni successive e per il ritorno dell'Italia nel consesso delle democrazie.
Ma non c'e' gratitudine che possa impedire la ricostruzione obiettiva di quegli anni".
"L'anniversario della Liberazione e' dunque principalmente l'occasione per riflettere sul passato, sul presente e sull'avvenire del Paese. Se oggi riusciremo a farlo insieme -conclude- avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all'altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata'.
 

Insieme per la sfida riformista


Opposizione, Veltroni chiama l'Udc
L'analisi del leader del Pd: «Abbiamo compiuto una rivoluzione dolce»



Il Partito democratico nei prossimi anni si impegnerà per costruire un rapporto con le altre forze d'opposizione tra cui l'Udc. Lo Walter Veltroni, durante la conferenza stampa al termine dell'assemblea dei segretari regionali del partito. «Se il Pd farà una opposizione in modo intelligente, se costruirà un rapporto con le altre forze politiche, penso all'Udc, sulla base di una forza politica del 33%, c'è la possibilità di far partire una sfida riformista che il Paese non ha mai conosciuto».
Il segretario del Pd, poi, si è soffermato sul risultato elettorale: «Noi in questi quattro mesi abbiamo compiuto una rivoluzione dolce, molto più grande di quello che è apparso agli occhi di tutti-ha detto- Mi sono chiesto con inquietudine che cosa sarebbe successo se avessimo corso con la sinistra radicale. Ma più importante della novità politica è la discontinuità programmatica e culturale».
Infine, ha riservato una stoccata a Letizia Moratti: «Mi ha colpito la mancanza di stile. Sulla sicurezza abbiamo fatto grandi passi avanti». «Il partito della Moratti - ha ricordato Veltroni - ha votato a favore dell'indulto e ha dato l'autorizzazione a centinaia di persone di entrare nel nostro Paese senza alcun controllo». Secondo Veltroni molte responsabilità vanno individuate proprio nella legge Bossi-Fini. E il vero problema è quello di «riuscire a garantire l'accoglienza e la legalità».(la Stampa 21 aprile 2008)
 

La marcia su Roma della destra sociale

 

di Eleonora Martini

Nel quartier generale di via Salandra, messo su nel giro di un mese a due passi dal ministero del Tesoro, l'aria è di festa. Tanto che ieri il comitato elettorale «per Gianni Alemanno sindaco di Roma» già di buona mattina era in vena di goliardate, come quella di far recapitare all'avversario Francesco Rutelli un panino gigante largo 80 centimetri e lungo due metri imbottito di cicoria. Tanto per ricordargli quel suo famoso discorso: «Per tre anni ho mangiato pane e cicoria per consegnare a Romano Prodi un centrosinistra capace di vincere». D'altra parte è comprensibile che siano tutti elettrizzati da un risultato che, almeno in queste proporzioni, non si aspettava davvero nessuno. Che si potesse arrivare al ballottaggio, sì, lo speravano un po' tutti. Ma che si potesse giungere a soli 5 punti percentuali di distacco - 40,7% contro 45,8% -, circa 80 mila elettori di differenza, dopo una campagna elettorale tutto sommato modesta e sotto tono, facendo proseliti non solo tra le fila dell'estrema destra ma andando addirittura a pescare anche nel bacino elettorale del centrosinistra, è una grazia ricevuta dal cielo. Ma non è a mo' di offerta votiva che Alemanno ha voluto offrire ieri a Benedetto XVI un pubblico messaggio di auguri per il suo ottantunesimo compleanno. Ora che diventare sindaco della capitale non è più una remota possibilità, non va trascurata nessuna fetta di elettorato.
Anche perché, come spiega il senatore di An Andrea Augello, coordinatore della campagna elettorale di Gianni Alemanno, «questo è un voto che andrà studiato bene nei prossimi anni, visto che abbiamo praticamente cambiato elettorato rispetto a due anni fa». Augello parla di «un fenomeno molto particolare»: «Abbiamo ottenuto 70 mila preferenze in più rispetto ai voti per le liste collegate, e onestamente non ci aspettavamo di andare al comune perfino meglio che alle politiche. Eppoi il centrosinistra rispetto a due anni fa ha perso a Roma 13 punti secchi. È evidente che molti hanno dato un voto disgiunto: Pd alla Camera o al Senato e Alemanno al comune». Di certo, il Pdl ottiene circa il 7% in più rispetto ai voti totalizzati nelle amministrative del 2006 da An e Fi insieme, pari a circa 100 mila voti. Mentre questa volta l'esponente della destra sociale stravince in quattro municipi: a parte i quartieri tradizionalmente di destra, ricchi e residenziali, come Parioli (II municipio) e Cassia (XX), negli altri casi si tratta di zone periferiche e popolari, come Lunghezza e Torre Maura (VIII) o Boccea, Casalotti, Primavalle (XVIII).
Una campagna elettorale, quella di Alemanno, che ha fatto perno su due punti fondamentali, come spiega ancora il senatore Augello: «Abbiamo proposto una personalità nuova, che non è mai diventata un personaggio televisivo come Rutelli. Gianni si è mostrato dinamico, sportivo, quale è, e raramente si è presentato in giacca e cravatta per tenere comizi. È stato molto attivo nella concertazione, incontrando personalmente esponenti della Cgil, della cooperazione, dell'associazionismo. Il vecchio e il nuovo sono un fattore determinante in questa campagna elettorale, e Rutelli quasi subito è entrato nel cono d'ombra». Il secondo merito di Alemanno è stato il tono con cui ha affrontato i temi della sua agenda politica, a cominciare dalla sicurezza, eterno cavallo di battaglia: «Invece di fare i guardiani delle paure della gente - continua Augello - abbiamo dato vita ad eventi colorati, aperti, finalizzati all'aggregazione, partecipati anche da extracomunitari in regola, come quando abbiamo organizzato una grande catena umana a partire da una farmacia pluri rapinata di Viale Marconi». Non c'è dubbio però che ad aiutare Alemanno sia stato lo stesso Rutelli, meno amato nelle periferie persino di Veltroni. Eppure l'apertura della campagna elettorale del Pdl a Corviale, ecomostro simbolo di degrado urbanistico prima che sociale, era stata quasi un flop. «Non c'erano truppe cammellate, tutto qui», ribatte Augello. Il quale nega anche qualunque appoggio dalle tifoserie.
Diventano quindi ora fondamentali i voti della Destra di Storace (che ha ottenuto il 3,3%), della Rosa Bianca (0,7%) di Baccini che deciderà oggi, e dell'Udc (3,1%) che venerdì consulterà i propri iscritti con elezioni primarie per decidere quale dei due candidati sostenere. Senza disdegnare l'elettorato di centrosinistra a cui Alemanno ha già teso la mano, e quello di Beppe Grillo, «stufo di un ceto politico che si ricicla in continuazione». La speranza è che il successo alle politiche faccia da traino, per questo lo stesso Berlusconi ha lanciato un appello agli elettori centristi e di estrema destra per un «voto utile al ballottaggio». Una modalità che in un primo momento aveva mandato su tutte le furie Storace, che rabbonito però da una telefonata di Alemanno, in serata ha annunciato il suo apparentamento col Pdl sia al comune che alla provincia. Prevedibile, anche se, come riconosce lo stesso Augello, «lo scontro ora non si gioca tanto sugli apparentamenti ma sulla realtà cittadina». Soprattutto, i veri nemici sono l'astensionismo, il ponte del 25 aprile e i fine settimana, che riducono la campagna elettorale a soli quattro giorni utili. E così Alemanno propone agli elettori di rinviare le vacanze al ponte del 1° maggio. In queste condizioni non bastano i concerti organizzati in varie piazze cittadine, diventa ora decisivo il palcoscenico televisivo. Dunque il faccia a faccia a cui non abbiamo assistito per le politiche, sarà invece godibile in tv tra Alemanno e Rutelli. Da Vespa o da Mentana?(Il Manifesto 17 aprile 2008)


 

Il Veltrusconi

La complementarità, i gay inadatti, il nonnismo educativo

 

Intervistato per youtube da Klaus Davi, il generale Mauro Del Vecchio il 2 aprile ha sciorinato un po' del suo pensiero. .
Mauro De Vecchio è candidato senatore nel Lazio per il Pd dopo Franco Marini e Anna Finocchiaro. Chi è Del Vecchio: http://www.paginedidifesa.it/bio/ei_mauro_delvecchio.html

"Episodi di nonnismo soft fanno parte della vita dell'esercito e sono tutto sommato educativi, non lasciano l'amaro in bocca". http://it.youtube.com/watch?v=NqcrRzkLZ_0

"I gay nell'esercito sono inadatti. Io rispetto ogni scelta legittima e lecita della persona ma credo che nell'ambito di una struttura come l'esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità. Anche nella mia carriera mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree. In ogni caso, non ho mai mandato via nessuno dall'esercito perché gay". http://it.youtube.com/watch?v=dnAGbwCwpMA

"Personalmente non sarei contrario alla creazione di case di piacere per i soldati impiegati nelle missioni all'estero. Non va criminalizzato il soldato che frequenta case di piacere controllate, con ragazze maggiorenni. Frequentarle rientra nelle libere decisioni della persona. Capisco perfettamente le esigenze dei ragazzi proprio perche' sono un uomo che ha vissuto per 43 anni la vita militare". http://it.youtube.com/watch?v=50NMqvwv8Sk
"Se saremo al governo proporremo una legge che consenta ai giovani di 16 anni di entrare volontari nell'esercito". http://it.youtube.com/watch?v=VCftPtu76RU
 

Paola Binetti è candidata alla Camera per il Pd in Lombardia 2 dopo Enrico Letta e Paolo Corsini.

ELEZIONI/BINETTI:ETEROSESSUALITA' VIA MAESTRA,NO A LEGGI SU DICO
Complementarietà biologica è la naturalezza

Roma, 3 apr. (Apcom) - "Il mio punto di vista è semplice. Prima di tutto, a mio giudizio, esiste una dimensione che io considero più legata alla sviluppo ordinario di una persona, che è quella dell`amore e della sessualità che è più squisitamente eterosessuale. Perchè la complementarità biologica, la complementarità con cui ognuno di noi raggiunge la pienezza della sua maturità ha questa come strada maestra. Questa è la naturalezza, se si vuole considerarla anche statisticamente parlando". Lo ha affermato la senatrice Paola Binetti, esponente del Partito Democratico, ai microfoni di Ecotv (Sky906).
Posizioni forse diverse da quelle della sua collega di partito e portavoce del tavolo nazionale degli omosessuali del Partito Democratico Paola Concia? "Paola è una donna che stimo e apprezzo moltissimo. Professionalmente ha mostrato sempre grande intelligenza e capacità. In questi mesi - ha ricordato Binetti - abbiamo condiviso molte esperienze. Ma Paola sa perfettamente che nel momento in cui dovessero arrivare i famosi Dico io non li voterei".

ELEZIONI USA: BINETTI. OBAMA, NEGRO IMMIGRATO CHE DA' SPERANZA

(AGI) - Roma, 3 apr. - Ilary o Obama? Alla domanda risponde, dai microfoni di Ecotv (Sky906) la senatrice del PD Paola Binetti. "Io ho espresso il mio parere a favore di Obama - dice - perche' mi sembra un personaggio piu' spontaneo, in grado di riconciliare con l'America il consenso che molti paesi hanno un po' perso. Obama - aggiunge ancora Binetti - sembra intercettare una volta per tutte l'accantonamento delle discriminazioni cioe' il negro - sottolinea not politically correct Binetti - presidente degli Stati Uniti. Un negro, peraltro, con un padre nato in Kenya. Quindi, voglio dire, un negro di recente immigrazione, coraggioso e mi sembra - conclude Binetti - un bel segnale di speranza".

Il voto appeso ad una cordata

 

di Galapagos

Giorgio Chinaglia, mitico bomber della Lazio, anni fa affermò che era pronto a lanciare un'Opa sulla sua ex squadra. In parecchi sentirono odore di bruciato. Intervenne la Consob e per Giorgione finì male, sommerso da una serie di accuse pesanti: aggiotaggio e turbativa dei mercati. Oggi la storia si ripete, con Alitalia, ma la Consob, ufficialmente, resta alla finestra, anche se il presidente dell'Autorità, Lamberto Cardia, lancia dalle pagine del Sole 24-ore un ultimatum: «La politica rispetti le regole del mercato». Cardia sarebbe stato molto più chiaro se avesse affermato: «Berlusconi, rispetti le regole del mercato».
Per Berlusconi il mercato è l'ultimo dei problemi. Non a caso ieri il Wall Street Journal ha scritto che «più che liberal, Berlusconi è un corporativo». Vi sembra normale l'affermazione del cavaliere che avvisa: sarà il prossimo governo, cioè io sicuro vincitore delle elezioni, a decidere sull'Alitalia. Poi ha aggiunto: nel futuro non ci sarà Air France, ma una cordata di imprenditori italiani tra i quali sarà presente mio figlio. Chi altro avrebbe potuto fare una affermazione simile, senza ritrovarsi con i carabinieri dietro l'uscio?
Ieri in borsa le azioni di Alitalia sono volate: in chiusura i titoli segnavano un guadagno di oltre il 33% e c'è chi ha guadagnato palate di soldi facendo trading sulle voci di un intervento diretto di Berlusconi nella vicenda. Non è il leader dell'attuale opposizione a pompare i mercati con un aggiotaggio senza precedenti? Che differenza c'è tra le dichiarazioni di Chinaglia e le sue?
Le difficoltà di Alitalia non nascono oggi: nel 2001 quando Berlusconi andò al governo, era già evidente che la compagnia di bandiera era sull'orlo di una crisi senza ritorno. Ma Berlusconi e Tremonti non fecero nulla per Alitalia. Anzi fecero di peggio: avallarono le ipotesi leghiste di una fusione per l'incorporazione di Alitalia in Volare, una piccola compagnia aerea del Nord. Ma Volare è fallita prima che il progetto si realizzasse. Oggi il cavaliere non trova di meglio che fare di Alitalia un tema di campagna elettorale, attaccando Prodi e Padoa Schioppa per nascondere le sue responsabilità. Anzi, la sua irresponsabilità, come ha sottolineato sempre ieri il Wall Street Journal facendo osservare che se Alitalia fosse stata privatizzata alcuni anni fa lo stato avrebbe incassato più soldi e gli esuberi sarebbero stati minori.
Alitalia ha offerto a Berlusconi lo spunto per tornare sulle prime pagine dei giornali, tagliando l'erba sotto i piedi a Veltroni. In Italia nessuno è felice di cedere Alitalia ai francesi, ma l'ipotesi dell'italianità della compagnia (avanzata da Air One con l'appoggio di Banca Intesa) purtroppo non aveva gambe per camminare. A questo punto l'unica soluzione che rimane è quella - dolorosa per i dipendenti - di una trattativa con Air France. I sindacati la stanno facendo. Berlusconi invece «gioca» sulla pelle delle lavoratori, puntando unicamente a una manciata di voti in più che il Nord potrebbe dargli, per essere stato lasciato a terra.(Il Manifesto 26 marzo 2008)

 

Berlusconate

 

Al tavolo da poker col figlio nella manica

 

di Fucik

Già lo hanno notato in molti. Per ogni problema di una certa rilevanza mediatica, il Cavaliere cava fuori una soluzione all'altezza dei media che abbiamo. Terra terra. Ci sono le precarie? «Che sposino un milionario, come uno dei miei figli» (era più convicente Marilyn Monroe, devo ammetterlo). C'è una compagnia di bandiera da salvare? «Io ci metto i miei figli, lo stato ci metta i soldi» (deve aver imparato che «si può fare», un po' prima di qualcun altro). Da Lui ce lo aspettiamo. Però, mi son chiesto, questi poveri figli, possibile che non abbiano mai niente da dire? Non per ribellione - ci mancherebbe altro, in casa dell'Unto del Signore! - ma per far vedere che sono vivi. Non solo pastorelli dipinti sul fondale del presepe di Arcore. Poi mi accorgo che Silvio ha davvero cambiato registro. Prima metteva in mezzo la mamma; ora i figli. Sarà un lapsus, ma non è che anche Lui sta sospettando che il suo tempo è passato?(Il Manifesto 22 marzo 2008)

 

La ricetta di Berlusconi per i precari:

 "Sposate mio figlio o uno ricco"

di Claudia Fusani

Precarie dal lodevole sorriso chiedono di sposare Pier Silvio Berlusconi

L'iniziativa, serissima, ha la forma di una "istanza di matrimonio" I firmatari si dicono in possesso dei "requisiti richiesti", sorriso compreso Precarie dal "lodevole sorriso"
chiedono la mano di Pier Silvio.
L'idea di un gruppo di ragazzi con contratti part time dopo il caso dei consigli del Cavaliere alla ragazza che in tv gli ha chiesto di risolvere i suoi problemi Pier Silvio Berlusconi, primogenito del Cavaliere.


ROMA - Stavolta Silvio l'ha fatta grossa. Ma così grossa che potrebbe costringere il primogenito Pier Silvio a passare le prossime settimane a smistare richieste di matrimonio e/o richieste di assegni di mantenimento. C'è un esercito di precari e precarie infatti che ha deciso di prendere in parola i consigli del Cavaliere. Ed avendo tutti i requisiti richiesti, dalla condizione di co.co.pro a quella di un sorriso dolce, rassicurante e magnetico, chiedono di sposarlo. O, in alternativa, di essere da lui mantenuti.
L'ISTANZA DI MATRIMONIO
Stavolta il Cavaliere non può certo lamentarsi di mancanza di ironia e assenza di humour.Capirà, ad esempio, che la condizione di precario aiuta ad allenare l'ingegno e a sfruttare ogni minimo appiglio che può sbucare fuori all'improvviso nella fluida e incerta vita da precario. Un appiglio come una dichiarazione del candidato premier pronunciata in diretta tivù. Silvio ha suggerito alla giovane che la soluzione dei suoi problemi di lavoratrice co.co.pro e part time è sposare un miliardario? O il figlio di Berlusconi? Detto. Fatto.
L'idea è genialmente semplice. Ha la forma di un foglio di carta A4, la dicitura "raccomandata" ed è, nè più nè meno, che una istanza di matrimonio. Comincia così:
"Oggetto: istanza di matrimonio ai sensi delle dichiarazioni del candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi nel corso del programma "Punto di vista"del Tg2 del 13 marzo 2008".
Segue un modulo da riempire con nome e cognome, dati anagrafici, codice fiscale e la citazione integrale di quello che il Cavaliere ha detto in tivù alla giovane che gli chiedeva soluzioni per la sua vita co.co.pro: "Io, da padre, le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere". A parte la consecutio dei tempi - forse era meglio un futuro invece dell'indicativo - la dichiarazione di Berlusconi, accompagnata a sua volta dal di lui da sorriso rassicurante, non fa una piega. E non lascia spazio a dubbi.
Quindi, si legge nell'istanza, "essendo il sottoscritto o sottoscritta in possesso dei requisiti (sottolineato ndr) previsti dalle suddette dichiarazioni (precari e lodevole sorriso) chiede di potersi sposare con Lei (sic)". Non c'è fretta, ovviamente. Il Cavaliere, o qualcuno dei suoi figli, Pier Silvio ma anche il più giovane Luigi e poi chissà, anche i nipoti, possono prendersi tutto il tempo che vogliono. In attesa della cerimonia infatti, i precari dal bel sorriso chiedono "di poter essere mantenuto/a con adeguato assegno di mantenimento".
A proposito del sorriso va segnalato che i precari titolari della richiesta di matrimonio precisano in un "nota bene" che "il lodevole sorriso è un requisito acquisito a seguito dei ripetuti colloqui per i rinnovi dei contratti". Insomma, caso mai il Cavaliere non lo sapesse, questi ragazzi, molti trentenni, hanno imparato a sorridere per non piangere e per distrarre il capo del personale di turno, quello che fa i colloqui, dalla monta di rabbia, speranza e disperazione che sale dal loro stomaco su fino al volto ad ogni incontro per cercare lavoro.
Allegato all'istanza c'è la foto "attestante il lodevole sorriso" di cui sopra e la dichiarazione, sorta di liberatoria, che assicura che "nessuna altra analoga istanza è stata inviata ad altro milionario". L'indirizzo è in alto a destra sul foglio: "A Pier Silvio Berlusconi-vicepresidente Mediaset-viale Europa 46, 20093 Cologno Monzese- Milano".
"Meno male che Silvio c'è" recitano i 200 camper sguinzagliati per l'Italia per la campagna elettorale. Meno male che Silvio c'è e che ha parlato in tivù, dicono i precari. Resta da capire ora - avvocati sono già al lavoro - se la dichiarazione pubblica in tv ha il valore di un'impegnativa ufficiale. Un po' come successe con il contratto con gli italiani del 2001. Allora ci fu una firma. Questa volta, in effetti, no. Però chissà... Perchè se fosse, il cavalier Berlusconi e i di lui eredi maschi sarebbero costretti, come minimo, a mantenere un sacco di precarie. Con la discriminante del sorriso.
(14 marzo 2008www.larepubblica.it)
 

Parlamento pulito

Ciarrapico: camicia nera fedina penale pure

di Marco Travaglio

Che sia fascista, lo dice pure lui. E sarebbe pure una cosa grave, se non fosse per la fedina penale, che è molto più nera della camicia nera. Giuseppe Ciarrapico in arte Ciarra, stando al casellario giudiziario, vanta una collezione di condanne, arresti, rinvii a giudizio, prescrizioni e processi in corso da non temere rivali. Le condanne definitive, confermate dalla Cassazione, sono quattro, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla ricettazione fallimentare, dallo sfruttamento del lavoro minorile alla truffa pluriaggravata, ma potrebbero presto aumentare.
In primo grado, il camerata pregiudicato è stato di recente condannato per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni. Il Cavaliere è stato di parola.
Aveva promesso di non candidare «supposti autori di reati»: infatti candida quelli sicuri.

La carriera penale del futuro senatore del Pdl - ricostruita dalla Voce delle Voci (già Voce della Campania) - inizia nel 1973, quando la Corte di Appello di Roma conferma la sentenza del Tribunale di Cassino e lo condanna per truffa aggravata e continuata a Inps, Inail e Inam per non aver registrato sui libri paga gli stipendi dei dipendenti.
La Cassazione conferma la truffa, ne dichiara prescritta una parte e incarica la Corte d’appello di rideterminare la pena per l’altra.

Nel 1974 altra condanna: il pretore di Cassino lo multa di 623.500 lire per aver violato per quattro volte la legge che tutela «il lavoro dei fanciulli e degli adolescenti, sentenza confermata in Cassazione. Poca roba, rispetto a Tangentopoli e anche dopo [...]
Aprile ’93: Di Pietro lo fa di nuovo arrestare per una stecca di 250 milioni al segretario del Psdi Cariglia su richiesta di Andreotti. «Era vero, li diedi per arruolare Modugno alle feste del Psdi», dirà lui anni dopo. Passa un mese e torna dentro, stavolta per un presunto miliardo alla Dc andreottiana nello scandalo delle Poste. A giugno, condanna in primo grado a 6 mesi per diffamazione: aveva affisso a Fiuggi un manifesto in cui dava a un consigliere comunale del «mentitore diffamatore mestatore».
Nel 1997 la Procura di Roma lo rinvia a giudizio per peculato, abuso e falso nella sua attività di re delle acque minerali: secondo il pm Maria Cordova, mentre era custode giudiziario dell’Ente Fiuggi, omise di versare 20 miliardi al Comune e si appropriò di denaro per spese pubblicitarie, interessi passivi e acquisto di beni capitalizzati, rinnovando il contratto di vendita dell’acqua Fiuggi a una sua società che offriva prezzi inferiori (e danneggiando il Comune, che percepiva un tot a bottiglia).
Nel 1995 è condannato con rito abbreviato per falso in bilancio delle Terme Bognanco. Ma questi processi finiscono in nulla. Nel 1998, la prima mazzata: condanna in Cassazione a 4 anni e 6 mesi per bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano. La sua Fideico, nel 1982, aveva ottenuto dalla Banca di Calvi e della P2 un improvviso aumento di credito da 4 a 39 miliardi, restituendo solo le briciole.

Nel 1999, il kappaò: altra condanna definitiva a 3 anni per il crac da 70 miliardi della società che controllava la Casina Valadier , il palazzetto liberty romano trasformato in ristorante. Ma il Ciarra, pur dovendo scontare 7 anni e mezzo, non finisce in carcere: per l’età e gli acciacchi ottiene l’ affidamento ai servizi sociali. Intanto i processi avanzano, con qualche botta di fortuna. Nel ’99, condannato in appello per emissione di assegni, è assolto in Cassazione perché il reato è stato appena depenalizzato.
Nel 2000 cade in prescrizione la condanna in primo grado per violazione della legge sulle assunzioni obbligatorie di invalidi. Nel 2001, condanna in primo grado a Perugia per abuso d’ufficio con il giudice fallimentare di Frosinone che nel ’93
regalò l’amministrazione controllata alla sua capogruppo Italfin 80, evitandogli il crac: reato poi estinto per prescrizione. Intanto s’è dato alle cliniche private.
E anche in quel ramo riesce a dare lavoro alla Giustizia. Nel 2002 il Tribunale di Roma lo condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni: insieme ad alcuni dirigenti della Quisisana, avrebbe imposto a una cinquantina di pazienti sottoposti a trasfusioni parcelle gonfiate per 3-400 mila lire l’una. Nel 2005 è rinviato a giudizio per ricettazione nella vecchia vicenda delle tangenti al ministero delle Poste. Ma ci sono pure questioni recentissime, come quella che lo investe per la sua attività di editore di giornali locali, 11 «cooperative» tra la Ciociaria e il Molise, finanziate dallo Stato. Del novembre 2007 il Ciarra è indagato a Roma per truffa ai danni di Palazzo Chigi: pare che tra il 2002 e il 2005 abbia incassato il doppio dei contributi, attestando falsamente che le società Editoriale Ciociaria Oggi e Nuova Editoriale Oggi avevano gestione separata. In attesa, il Gip ha sequestrato i 2,5 milioni della Presidenza del Consiglio. Ma ieri Berlusconi ha detto di averlo candidato per avere finalmente qualche giornale amico: tra qualche mese, se tutto va bene, Fedina Nera a Palazzo Chigi potrà entrare quando gli pare....quando si dice un vero gentleman... Parlamento Pulito secondo Silvio Burlesqoni... "

Ciarrapico, 74 anni ed un grande futuro alle sue spalle: "L'Usato Sicuro"
 

 

Vietate  per legge Calderoli

 

RIFORME: CALDEROLI, VIETARE PER LEGGE IL PARTITO COMUNISTA

(ANSA) - ROMA, 8 MAR - Vietare non solo la riorganizzazione del Partito fascista, come prescrive la Costituzione, ma anche il partito Comunista. E' quanto propone Roberto Calderoli, coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord e vice presidente del Senato.
'Per il bene di tutti - sostiene Calderoli - sara' necessario porre mano alla Costituzione e, oltre che ad altri punti, mettere mano anche alla dodicesima disposizione finale transitoria aggiungendo, alla dicitura: 'e' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista', anche le parole: 'e comunista'. Perche' e' evidente che chi viene oggi al Nord a cercare di abbindolare il popolo rientrerebbe nella riformulazione della sopraccitata dodicesima disposizione'.
La proposta provocatoria di Calderoli di bandire per legge le formazioni politiche che si rifanno al comunismo e' motivata dal fatto che 'aumentano ancora una volta la luce e il gas, oltre che il prezzo della benzina, ma le tasse sono rimaste immutate e sono tra le piu' alte a livello mondiale, cosi' come restano immutate le morti sul lavoro'. 'Ormai - lamenta l'esponente leghista - viviamo a casa nostra in un clima di insicurezza e ostaggio degli invasori, l'unica cosa che abbiamo di certo e' l'impossibilità per le famiglie di arrivare alla fine del mese e tutto questo grazie alla sinistra e al suo Governo'.
'La sinistra e' stata una jattura per tutti e non possiamo correre il rischio di rivivere questo disastro' conclude Calderoli'.

RIFORME: LICANDRO, VIETARE I COMUNISTI? NO L'IMBECILLITA'

(ANSA) - ROMA, 9 MAR - 'All'odontoiatra Calderoli mi verrebbe di dire, innanzi tutto, di sciacquarsi la bocca prima di parlare dei comunisti'. Lo afferma Orazio Licandro, responsabile dell'organizzazione del Pdci, commentando le dichiarazioni del senatore leghista Roberto Calderoli che vorrebbe abrogare per legge i partiti comunisti presenti in Italia. 'Per legge - prosegue - si dovrebbe vietare l'imbecillita'. Senza i Comunisti Italiani, per esempio, non ci sarebbe quella splendida Carta costituzionale che permette proprio a Calderoli, l'autore del porcellum, di essere un senatore della Repubblica che quotidianamente puo' profondersi in sciocchezze'.


ELEZIONI: RIZZO,COMUNISTI FUORI LEGGE? CALDEROLI UN POVERACCIO

(AGI) - Roma, 9 mar. - "Calderoli e' un poveraccio della politica perche' cerca di attirare l'attenzione su di se' con proposte insensate". Marco Rizzo, coordinatore nazionale dei Comunisti Italiani, replica cosi' all'esponente leghista. "I comunisti in Italia hanno liberato il Paese dal nazifascismo e hanno consentito anche a quelli come lui - conclude - di poter dire oggi queste idiozie".
 

RIFORME: SGOBIO A CALDEROLI, RISPETTI CHI HA LIBERATO ITALIA

(ANSA) - ROMA, 9 MAR - 'Calderoli e' portatore di una barbarie ideale che e' fuori dalla storia italiana e dalla Costituzione, che e' la sintesi perfetta di quanto avvenuto nel nostro Paese e di cui i comunisti sono parte integrante'. Lo afferma Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera, commentando la proposta del coordinatore delle segreterie della Lega nord di mettere in Costituzione il divieto di formare partiti comunisti.
'Libero Calderoli di dire cio' che vuole - prosegue Sgobio - ma liberi noi, persone democratiche e civili, di dire basta a questo tipo di scemenze. C'e' un limite invalicabile, oltre al quale sinceramente non si puó andare: Calderoli porti rispetto per coloro i quali hanno dato la vita per liberare il nostro Paese dal nazifascismo'.RIFORME:

 COMUNISTI AL BANDO?BERTINOTTI,PAGINE MIGLIORI STORIA

(ANSA) - PERUGIA, 9 MAR - I comunisti, insieme ad altri, 'hanno scritto le pagine migliori della nostra storia': questa la replica di Fausto Bertinotti a Roberto Calderoli, che ha proposto di vietare per legge il partito comunista, cosi' come e' stato fatto per il partito fascista.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, stamani a Perugia, Bertinotti ha affermato che 'la Lega dovrebbe sapere, perche' sta in quelle valli dove sono morti i partigiani, che se puo' esistere oggi e' perche' nella Costituzione i comunisti, insieme ai cattolici democratici, ai liberali, ai repubblicani, ai socialisti, hanno scritto le pagine migliori della nostra storia'.
 

Continua il rinnovamento

di Marco Travaglio per "l'Unità"

Non si può negare che Uòlter sia stato di parola, quando annunciava un profondo rinnovamento delle candidature del Pd rispetto alle liste un po' ammuffite dei Ds e della Margherita alle elezioni del 2006.
Molti giovani, molte donne, molti volti nuovi (almeno per la politica) negli elenchi stilati l'altroieri, proprio mentre il Cainano, anzi il Cainonno rendeva significativamente visita al Partito dei Pensionati.

Ma c'è un ma grosso come una casa, che riguarda il Sud. E soprattutto la Sicilia, la Calabria e la Basilicata, le tre regioni più devastate negli ultimi anni dagli scandali di malapolitica e malasanità. Qui il rinnovamento, a essere generosi, s'è fermato a metà. In Lucania si ricandidano gli indagati Margiotta e Bubbico.
Ma il peggio accade in Sicilia, dove le liste sono state compilate dal leader del Pd Francantonio Genovese, con la consulenza - pare- di due vecchie volpi come Totò Cardinale (Margherita) e Mirello Crisafulli (Ds).

Crisafulli naturalmente nelle liste c'è, sebbene nel 2001 fosse stato filmato dalle telecamere nascoste dai carabinieri mentre incontrava e baciava in un hotel di Pergusa il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua, già condannato per mafia, reduce dal soggiorno obbligato e in quel momento agli arresti domiciliari, col quale parlava di appalti e assunzioni, dandogli del tu. In lista c'è anche Genovese, sindaco di Messina, titolare di un discreto conflitto d'interessi riconosciuto anche da Violante ("la nuova legge sul conflitto d'interessi dovrà valere non solo per Berlusconi, ma naturalmente anche per il sindaco di Messina").

Genovese infatti è socio della ditta di traghetti che di fatto ha il monopolio dei trasporti dal porto messinese a quello di Salerno ditta che ha come socia di maggioranza la famiglia Franza, tant'è che Genovese è stato ribattezzato "Franz-antonio").
E qualche mese fa aveva proposto di imporre un ticket agli automobilisti e ai camionisti di passaggio: ottima scelta ambientalista, se non fosse che il sindaco promotore del ticket e l'esattore delegato a riscuoterlo potrebbero essere la stessa persona: l'ottimo Franz-Antonio, in società - si capisce - coi Franza.

Quanto a Cardinale, essendo un veterano del Parlamento, ha ceduto il passo alla figlia Daniela: per lui il seggio è ereditario. Nelle liste siciliane del Pd trovano posto anche Nuccio Cusumano, arrestato nel '99 a Catania per concorso esterno in associazione mafiosa a proposito degli appalti truccati dell'ospedale Garibaldi: poi è stato assolto per la prima accusa, mentre la seconda è caduta in prescrizione.

Uno dirà: niente condanna, dunque candidatura. Ma allora come si spiega la presenza, nelle stesse liste siciliane, del margherito Enzo Carra, condannato a 1 anno e 4 mesi per false dichiarazioni al pool di Milano, praticamente per aver tentato di depistare le indagini sulla maxitangente Enimont?
Non si era detto: niente condannati, nemmeno in primo grado? O si vuole forse sostenere che mentire sotto giuramento alla Giustizia non sia un reato grave? Bill Clinton, per aver mentito sotto giuramento al Gran Giurì sulla sua fedeltà matrimoniale - e non in veste di testimone, ma di indagato - rischiò di giocarsi la presidenza.

Completa il quadro dei sicuri rieletti in Sicilia Luigi Cocilovo (assolto da una mazzetta da 350 milioni di lire solo perché era cambiata la legge e le dichiarazioni del suo accusatore non potevano più essere usate contro di lui, ma solo contro il suo corruttore, regolarmente condannato per averlo corrotto).

Tutte scelte difficili da spiegare, soprattutto se si pensa che non è stato ricandidato Beppe Lumia, vicepresidente dell'Antimafia, che da anni vive sotto scorta per le minacce dei clan. E nemmeno un altro simbolo delle battaglie per la legalità come Nando Dalla Chiesa.
Il leader della Confindustria Ivan Lo Bello, in prima linea contro il racket, ha subito protestato. E quando la politica prende lezioni di antimafia dalla Confindustria.

Dagospia 05 Marzo 2008
 

Alla faccia del rinnovamento Pd

 

Quando Rino Formica nel 1991 coniò la fortunatissima espressione "corte di nani e ballerini" in riferimento all'assemblea del Partito Socialista piena di soubrette e personaggi dello spettacolo, credeva di fare un dispetto al suo arcinemico Bettino Craxi. E invece non fece altro che contribuire alla sua santificazione postuma. Ma oggi il modello craxiano sembra ancora più maestoso in confronto allo spettacolo desolante regalato dalla chiusura delle liste del Partito Democratico, che ieri ha visto riuniti per tutta la giornata Walter Veltroni, Goffredo Bettini e Dario Franceschini alla sede della Margherita per la limatura finale.

Perlomeno i nani sono divertenti e le ballerine per definizioni so' bbone. Invece dagli elenchi di candidati/nominati che sono usciti dal Loft emerge una mirabolante lista della serva con forte incentivo al mercato della verdura e degli ortaggi. Sì, per posizionarsi davanti a Montecitorio e tirarne a più non posso a chi entra ed esce.

Pagina per pagina, dai nomi piazzati nelle postazioni sicure viene fuori una lunga sequela di "figlie di", "mogli di", amiche delle "mogli di", grigi addetti stampa e portavoce, sconosciute segretarie, collaboratori vari e avariati, capi segreteria. Leader e mezzi leader del Pd hanno passato le ultime ore a trattare per imbottire il nuovo parlamento dei propri famigli e collaboratori. Da Veltroni a Prodi, da Franceschini a Fioroni fino a Visco, non manca praticamente nessuno all'appello.

Fabio Martini sulla "Stampa", in maniera apparentemente pudica e in quindi ancora più maligna, la chiama "valorizzazione senza precedenti degli staff". Almeno il Cavaliere ha sempre avuto il buon gusto di infarcire le proprie liste con stuoli di avvocati che popolano gli studi legali che lo difendono. Insomma, gente che in ogni caso un mestiere ce l'ha.

I nuovi gruppi parlamentari del Pd, invece, avranno il proprio pilastro su fenomenali personaggi che fino ad oggi hanno sguazzato nel sottobosco politico e tra due mesi saranno onorevoli e senatori della Repubblica.
Nella categoria delle "figlie di" non c'è solo l'ormai arcinota Marianna Madia, il cui padre era amico di Veltroni e consigliere comunale della lista civica che in Campidoglio ha portato il suo nome, e il cui zio è il celebre avvocato (tra gli altri di Mastella) Titta Madia. Per non parlare poi della celeberrima trimurti che sponsorizza la fighetta del Loft: Enrico Letta-Giovanni Minoli-
Da segnalare, infatti, nel collegio Sicilia 1 alla Camera il caso di Daniela Cardinale, figlia dell'ex ministro Salvatore Cardinale cui è stato impedito di candidarsi personalmente. "Adesso è tutto ha posto. Lafamiglia conserva il seggio a Montecitorio. E noi sappiamo che, nel 2008, si può diventare deputati anche per diritto ereditario", chiosa sarcastico non Feltri su "Libero" ma Sebastiano Messina su "La Repubblica".

Sul fronte "mogli di" si è riproposto lo scenario del 2006. Anna Serafini, la battagliera Lady Fassino che aveva sputato veleni corrosivi contro Veltroni quando per la regola dei tre mandati rischiava di rimanere fuori, viene tranquillamente confermata con un seggio sicuro al Senato in Sicilia. Stesso destino per Anna Maria Carloni, al numero 3 nella circoscrizione Senato in Campania: Veltroni dice di voler fare fuori il marito, Antonio Bassolino, ma intanto si tiene stretta la moglie.

Vanno forte segretarie e segretari. Il ministro dell'Istruzione e mariniano storico, Giuseppe Fioroni, ha imposto la sua segretaria Luciana Pedoto in un posto sicuro niente meno che in Campania 2 alla Camera, certamente per le sue proposte forti in tema di rifiuti, soprattutto per quanto riguarda la pulizia degli uffici. La dura e pura Rosy Bindi non ha voluto sentire storie: il suo collaboratore Salvatore Russillo figura al quarto posto nella circoscrizione Basilicata alla Camera.

Sotto la casella "addetti stampa e portavoce" figura, oltre al solito Silvio Sircana, portacroce di Prodi transitato dalla Camera al collegio senatoriale della Campania, anche Piero Martino, portavoce di Dario Franceschini piazzato nella circoscrizione Sicilia 1 alla Camera. Sandra Zampa, invece, è a metà tra questa categoria (come capo ufficio stampa di Palazzo Chigi) e un'altra, quella delle "amiche delle mogli di", in quanto candidata alla Camera Emilia Romagna anche come intima confidente di Flavia Franzoni Prodi.

A proposito del Professore, il suo staff è stato infilato al completo: il delegato alle questioni di San Marino, Sandro Gozi, alla Camera in Umbria; il responsabile "contegno british", Ricky Levi, alla Camera Sicilia 2; l'ex "saggio" del Pd in quota prodiana, Mario Barbi, alla Camera Piemonte 2.

Anche il segretario Veltroni ha deciso di promuovere un mazzetto dei suoi collaboratori: il capo segreteria Vinicio Peluffo alla Camera in Lombardia 1; il responsabile del sito internet Francesco Verducci alla Camera nelle Marche; lo storico capo segreteria prima a Botteghe Oscure e poi in Campidoglio, Walter Verini, in Umbria diretto anche lui a Montecitorio.
Non è voluto essere da meno il suo vice, Franceschini, che oltre al portavoce Martino ha ottenuto poltrone sicure anche per il suo capo segreteria alla Camera quando era capogruppo del Pd, Alberto Losacco (ora dirigente del Loft), e l'attuale capo segreteria Antonello Giacomelli, candidati rispettivamente in Puglia e in Toscana alla Camera.

Altri due collaboratori promossi nelle liste: il consigliere di Vincenzo "Vlad" Visco al ministero delle Finanze, Stefano Fassina (Liguria Camera), e il braccio destro di Arturo Parisi al ministero della Difesa, Fausto Recchia (Lazio 1 Camera).
E poi dice che uno si butta su Beppe Grillo.

Dagospia 04 Marzo 2008

 

Alla faccia del rinnovamento Pdl



Confesso, so bene che è una colpa, di non aver mai visto il Grande Fratello.

Quindi ho dovuto fare una ricerchina online per sapere chi sia Angela Sozio, una ragazza dai capelli rossi, protagonista del Grande Fratello, che durante la trasmissione faceva le capriole nuda in un idromassaggio e poi si fece fotografare sulle ginocchia di Silvio Berlusconi in una villa in Sardegna.

Confesso di aver faticato a trovare una foto vestita della ragazza, ma mi dicono che è in pole position per diventare parlamentare.

Inoltre avrà un collegio sicuro per il Popolo delle Libertà tale Katia Noventa, che Fiorello ricorda essere stata sua valletta in una trasmissione televisiva.

Invece, purtroppo, non potrà accettare la candidatura la soubrette Aida Yespica. Non è cittadina italiana, anche se Berlusconi vorrebbe tanto concedergliela per particolari servigi resi alla nazione.
Così, quell'aula sorda e grigia, si rallegrerà, trasformandosi nel bordello di Silvio.

Avranno come passare il tempo visto che a loro si aggiunge Deborah Bergamini. E chi è, di grazia? E' quella dirigente RAI che si scoprì che facesse il palinsesto solo dopo essersi consultata con Mediaset, formalmente la concorrenza.

Ma la chicca è un signore dabbene, Renato Farina, alias Agente Betulla. Cerchiamo di ricordare. Ciellino (Comunione e liberazione) e formigoniano di ferro, devotissimo (a dio e a Silvio) ex vicedirettore di Libero, ha patteggiato una condanna a sei mesi per favoreggiamento in sequestro di persona. Pena poi commutata in 6.800 Euro di multa dopo aver ricevuto dal mitico Pio Pompa un compenso di 30.000 Euro per partecipare al sequestro stesso.

Farina era, e fu dimostrato processualmente, a libro paga di Sismi e CIA e perciò confezionava balle per manipolare l'opinione pubblica. Per questi peccatucci l'Agente Betulla fu radiato da quei trinariciuti dell'Ordine dei giornalisti. Adesso Berlusconi, questo fior di galantuomo, lo vuole deputato.

Fine impero.

da www.gennarocarotenuto.it - 22 Febbraio 2008

 

 

                     Indovina chi l'ha detto (Soluzione in fondo)


1. Tav: Si farà, va completata e utilizzata appieno.

2. No-Nimby: Basta con l'ambientalismo del no che cavalca ogni movimento di protesta del tipo Nimby cioè non nel mio giardino.

3. Diritti: L'Aborto è un tema troppo delicato per finire nell'agone politico.

4. Immigrazione: Non si possono aprire i boccaporti. Roma era la città più sicura del mondo prima dell'ingresso della Romania nell'Ue.

5. Tasse: Ridurremo la pressione fiscale.

6. Afghanistan: I nostri soldati sono lì a difendere la pace. Noi dobbiamo continuare ad essere impegnati in missioni di pace.

7. Afghanistan bis: Bisogna riconsegnare l'Afghanistan alla democrazia.

8. Imprenditori affezionati: Gli imprenditori sono lavoratori: dei lavoratori che sono affezionati alle loro aziende.

9. Basta col '68: Chi allora proponeva il "6 politico" produceva un falso egualitarismo che perpetuava le divisioni sociali e di classe esistenti.

10. Sicurezza: Maggiore controllo del territorio grazie alle nuove tecnologie, a cominciare dalle reti senza fili a larga banda, e la videosorveglianza

da far diventare un terminale della rete

11. Sarkozismi: Nel mio governo mi piacerebbe avere Blair.

12. Sarkozismi bis: Nel mio governo vorrei avere Gianni Letta e Letizia Moratti.

13. Meno, meno, meno: Meno veti, meno burocrazia, meno conservatorismi.

14. Più, più più: L'Italia deve lasciarsi alle spalle il passato e scegliere il nuovo, smettere di accontentarsi e volere di più, ricercare la felicità

15. Comunismo: Il comunismo è l'impresa più disumana della storia con oltre cento milioni di morti

16. Comunismo bis: Non sono mai stato comunista

17. Montezemolo: Guardo con molto interesse al suo programma.


Soluzione
1. Walter; 2. Entrambi; 3. Entrambi; 4; Walter; 5. Entrambi; 6. Walter; 7. Silvio; 8. Walter; 9. Walter e Nicolas; 10. Walter; 11. Silvio; 12. Walter; 13. Walter; 14. Walter. 15. Silvio; 16. Walter; 17. Montez. parlava del programma di Walter ma anche di Silvio

(Fonte: Francesco Pinerolo)
 

Voto utile Pd Pdl? Un'ossessione bipartitica

di Alberto Ferrari*,

   

Voto utile Pd-Pdl? Un�ossessione bipartiticaLa questione del cosiddetto voto utile, contrapposto a quello inutile, finirà per rappresentare, nelle prossime settimane, il tema principale della campagna elettorale. Il voto utile assomiglia molto al "voto turandosi il naso" del compianto Montanelli, il quale invitava a sostenere il centro-sinistra pur di sconfiggere Berlusconi. Oggi, con tempismo bipartisan, Veltroni e il Cavaliere hanno già chiesto di votare solo per i due partiti maggiori, i loro, per garantire all'Italia un sistema politico bipolare in grado di governare e di essere all'altezza delle maggiori democrazie. Il voto ai piccoli partiti, dicono all'unisono, non servirebbe a niente.

Nulla di più falso. L'attuale legge elettorale -il famoso Porcellum di Calderoli-, con l'assurdo premio di maggioranza che non trova riscontro in alcuna democrazia europea, in realtà non conduce ad un sistema bipolare ma bipartitico che, se spinto alle estreme conseguenze, può aprire la strada a pericolose derive populiste lontane da una seria e vera democrazia parlamentare. Per questo va contrastato.

Il più chiaro esempio di sistema bipartitico è quello presente negli USA. Ma nel sistema americano il potere, apparentemente enorme, del partito vincente, che esprime il Presidente, viene ampiamente controbilanciato da una serie di contrappesi, tra i quali il rinnovo, ogni due anni, del 50% dei parlamentari (le cosiddette elezioni di medio termine), l'obbligo di ottenere il consenso del Parlamento per tutte le nomine che contano e, soprattutto, il grandissimo peso della pubblica opinione che si esprime attraverso mezzi di informazione, sostanzialmente indipendenti dal potere politico e che rappresentano il vero controllo sul potere. Tutto ciò non ha comunque impedito che un presidente come Busch, in carica da sette anni, potesse trascinare gli USA, e il mondo, in avventure belliche rovinose, con centinaia di migliaia di morti tra i civili e alcune migliaia di morti tra i giovani soldati americani le cui famiglie, oggi, non sanno chi ringraziare per questi lutti.
Perché questo è il bipartitismo: chi comanda può anche portare il paese ad una guerra senza trovare sostanziali ostacoli fino alla fine della legislatura.

Per valutare il sistema americano, inoltre, non bisogna essere tratti in inganno dalla grande lezione di democrazia alla quale stiamo assistendo in questi giorni, con le primarie per le candidature presidenziali. Quello che sta avvenendo negli USA riguarda infatti esclusivamente la vita interna dei due partiti e non il sistema politico nazionale che, con il suo bipartitismo, resta pericoloso e lontano da una compiuta democrazia parlamentare come quella espressa dai sistemi europei, in particolare - e forse non a caso dopo l'esperienza totalitaria del nazifascismo- da quello tedesco, dove esiste un pluralismo partitico parlamentare temperato da una consistente soglia di sbarramento.

PD e PDL, invece, attuano una falsa propaganda a favore del sistema americano quando, volutamente, fingono di confondere la grande lezione di democrazia interna alla vita dei partiti (che loro stessi non vogliono applicare al loro interno continuando nelle pratiche di cooptazione oligarchica) con il sistema parlamentare bipartitico americano.
Per questo non esiste oggi in Italia, a sinistra, un problema di voto utile. Se mai la presenza in Parlamento di una forte rappresentanza di sinistra-ecologista, e di una altrettanto forte rappresentanza di centro, saranno una garanzia per la democrazia del paese e saranno utili a far capire a PD e PDL che una legge porcata non può essere il grimaldello per instaurare un sistema bipartitico così anomalo, che non appartiene alla tradizione parlamentare europea e che ha in se i germi di un pericoloso desiderio di autosufficienza e di pensiero unico che non si addice al vivere democratico e che va dunque fermato con il voto del 13 di Aprile. (AprileOnline 27 febbraio 2008)


*Consigliere comunale Pavia

 

 

La Marianna del Pd. Sveglia e amica dei potenti


di Maria Corbi per La Stampa

Segni particolari: sponsorizzata tre volte. Per sua stessa ammissione la neocapolista nel Lazio per Veltroni, Maria Anna Madia, classe 1980, romana, deve dire grazie a chi l'ha portata fino a qui, a iniziare dal «maestro di vita», come lo definisce lei stessa, Giovanni Minoli, per continuare con Enrico Letta («che ad una ragazzina non ancora laureata ha dato la possibilità di entrare all'Arel», il Centro studi economici promosso dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio). E ovviamente a Walter Veltroni a cui è bastato un colloquio dopo la segnalazione degli altri due padrini per decidere che quella sarebbe stata la sua Marianna.

La ragazza, capello con boccoli biondi, aria da pariolina ricevuta in dote dalla famiglia di noti avvocati della capitale (suo zio Titta Madia difende Clemente Mastella), amicizie giuste come quella con Albertina Carraro, ringrazia e spiega i punti fondamentali del suo programma: «Io penso che sia urgente ritrovare il tempo delle idee e dell'amore». Un po' preoccupata - «Sento il peso della responsabilità che mi attende; spero non mi sovrasterà» - ma felice.

E mentre Marianna si gode i suoi giorni di gloria incoronata non solo candidata e capolista ma anche «economista», come l'ha presentata Veltroni (laurea in scienze politiche con lode nel 2004), la base del partito democratico, i ragazzi che hanno lavorato alle primarie e che da anni si impegnano in politica, nelle federazioni, e che aspettavano l'occasione da sempre, sospendono il giudizio. Silenzio che condividono con le donne del Pd.

Sarà perché non conoscono la nuova collega, sarà per dissenso, sarà per non creare occasioni di polemica, o per stupore. L'unica a parlare per spezzare questo silenzio imbarazzato è Franca Chiaromonte: «La candidatura come capolista, dietro Walter Veltroni, di Maria Anna Madia mi convince come donna e come democratica. E le parole di Marianna mi convincono ancor più che la strada del rinnovamento è davvero iniziata».

E mentre nel partito la nuova Marianna altera umori e fa discutere, sul web corre un passaparola di rassegnata critica. E di informazioni biografiche sull'astro nascente del Pd. A iniziare dal padre, Stefano Madia, amicizie di destra negli Anni 70, attore prima (un premio a Cannes per «Caro papà») e consigliere comunale con una lista civica per Veltroni fino alla sua morte nel 2004.

Vita privata scandagliata senza pietà anche per il fidanzamento con il figlio del presidente della Repubblica Napolitano, Giulio, che dopo anni di corteggiamento, riuscì a farla capitolare in tempo per andare alla festa del 2 Giugno al Quirinale. Amore sfumato presto, e dimenticato con il lavoro all'Arel e a organizzare il pensatoio «Vedrò» per Enrico Letta, prima, e poi alla televisione con Giovanni Minoli che le ha affidato un programma sui temi ambientali, ECubo, quattro puntate a tarda notte.

Sul sito degli studenti della Bicocca impazzano i commenti. Sulla sua ascesa professionale iniziata quando non era laureata, con il posto all'Arel: «C'è gente che nemmeno da laureata trova posti simili». Sul suo curriculum: «È fortunata... è stata scelta tra 1000 altre ragazze, non fosse che sia la figlia di Stefano Madia, sia la ex del figlio di Giorgio Napolitano». Sulla sua qualifica professionale: «Ed è proprio grazie a questa non meglio precisata collaborazione con l'Arel che i media potranno presentarla come "giovane economista"». E sulla sua promessa: «Porterò la mia inesperienza in Parlamento».(23 febbraio 2008)

Ottima per un governo a guida Montezemolo

Caro Dago,
sono un elettore del PD, sconcertato dalla candidatura della Maria Anna Madia. Al riguardo ti segnalo che al sito:  http://www.imtlucca.it/whos_at_imt/personal_page.php?n=Maria+Anna+Madia&p=348 è possibile trovare un suo "conference paper" del luglio 2007 dove la signorina parla della deregolamentazione del mercato del lavoro. Secondo la Madia:

"I risultati della flessibilità interna (.il lavoro part-time può essere usato per migliorare le preferenze di ore lavorate e per aumentare la fedeltà.) indicano che ad una maggiore percentuale di lavoratori part-time è associata una migliore capacità di innovazione. Questo effetto è più forte per le imprese che operano nei settori high-tech.

Dall'altro lato, la flessibilità esterna (utile per l'adattamento quantitativo del lavoro ai requisiti dell'impresa mediante il facile ricorso al o a contratti temporanei...) per le imprese nei settori high-tech, un maggiore turnover influenza negativamente sia la probabilità di introdurre innovazione di prodotto o di processo sia la percentuale di nuovi prodotti nelle vendite totali. (.) contratti di lavoro come il lavoro interinale o i contratti temporanei influenzano positivamente il grado di innovazione dell'impresa, anche se solo per le imprese in settori low-tech.

Per le imprese in settori high-tech, un grado maggiore di flessibilità esterna influenza negativamente la capacità dell'impresa di innovare. In ogni caso, questi risultati suggeriscono che c'è un ottimo di flessibilità, dietro il quale la flessibilità del lavoro dell'impresa può negativamente influenzare la capacità di un'impresa di innovare e, quindi, di sopravvivere e svilupparsi."

Per la capolista del PD a Roma, dunque, la ricetta è W il precariato. Se poi è nel settore manufatturiero, ancora meglio perché aumentiamo la competitività.

D'accordo che il PD non si presenta con la Sinistra Arcobaleno, ma questo peccato di gioventù è del Luglio 2007. La Madia sarebbe ottima per un Governo a guida Montezemolo più che Veltroni.(Nota mia di redazione: e dov'è la differenza?)

La flessibilità del lavoro è un argomento di riforme strutturali importante. Ma, almeno in campagna elettorale, con una capolista così, meglio che Veltroni non parli più di lotta al precariato... Alberto 68
(Dagospia 23 Febbraio 2008)
 

 

Ferrara da otto e mezzo a 8 marzo

di Jacopo Matano,  


Ferrara, da otto e mezzo all'otto marzoSe c'è una cosa che Giuliano Ferrara ci ha insegnato, è che alle sue provocazioni non bisogna "cedere". Però bisogna "credere". Perché il giornalista ex pci, ex psi, ex ministro ed ora anche ex conduttore di Otto e Mezzo -visto che ha lasciato le dirette di La7 per scendere nella competizione elettorale- solitamente mette in pratica ciò che esterna con mediatica faciloneria.

Stavolta l'ha detta, e quindi la farà, grossa: sulla linea della sua nuova lista prolife, il direttore del Foglio annuncia che l'otto marzo, festa delle donne, organizzerà una manifestazione "per la vita". Contro l'aborto, per sostenere quella moratoria internazionale che da mesi sbandiera sul suo giornale come una conquista della civiltà.

Aspettando la piazza e sulla scia del caso di Napoli, la crociata antiabortista di Ferrara mira intanto a far sparire la sindrome di Klinefelter dalla lista delle malattie che legittimano l'interruzione di gravidanza a scopo terapeutico: "Ho fatto le analisi e ho chiesto a mia moglie di accendere un cero in Chiesa affinchè mi venga diagnosticata quella malattia", afferma Ferrara, "perchè sarebbe la prova che si può vivere, mentre un bambino alla ventunesima settimana è stato raschiato via". Al giornalista, che nei giorni scorsi aveva descritto nei particolari i sintomi di cui soffrirebbe -testicoli piccoli e mammelle ingrossate fin dalla nascita- risponde sul Corriere della Sera il ginecologo radicale Silvio Viale, che fa notare come l'aborto terapeutico, nel caso specifico di questa malattia, viene ammesso "per grave rischio psicologico e fisico della madre", e non del bambino. Che in ogni caso, a causa dell'assetto cromosomico alterato, può nascere con ritardi mentali e sviluppare malformazioni ossee. Ma l'ex ministro, nel frattempo, se la prende anche con Luciana Littizzetto, che nella puntata di Che Tempo Che Fa di ieri faceva notare ironicamente come il Vaticano si scandalizzi sulle scene piccanti di Caos Calmo quando il vero scandalo è da cercarsi nell'irruzione della polizia al Policlnico partenopeo. La Littizzetto e Fazio "sono la regina e il re del buonumore serale televisivo, specie la domenica", arringa Ferrara. "Siccome hanno molta grazia, consiglio loro di informarsi meglio su quel che è successo a Napoli, al Nuovo Policlinico". E continua: "Lì è stato abortito, cioè ucciso, un bambino di ventuno settimane, e solo perché malato di una sindrome comune e curabile. Questa è l'unica notizia sicura".

In barba alle verifiche già effettuate e alla constatata regolarità dell'intervento di interruzione di gravidanza, Ferrara continua sulla sua strada. E alla proposta, lanciata nei giorni scorsi da lui stesso, di pubblicare una foto che testimoni il suo problema con la Klinefelter, il passaparola nei blog ha già dato una dura risposta: pare che nessuno senta il bisogno di questa "conferma".

Sul piano politico, le esternazioni del giornalista vanno di pari passo con il tentativo -più volte reiterato e forse, dopo il placet di Fini, vicino alla conclusione- di candidarsi a Roma con il partito del Popolo delle Libertà. L' "Elefantino" vola alto: "la mia lista nei sondaggi è già a quota 6-7%", annuncia, anche se, confessa, per la corsa alla Capitale "è molto probabile che vinca Rutelli".

Se le riserve del Pdl verranno sciolte presto, l'annunciata corsa al ministero trova nell'Udc delle riserve. A dir poco strumentali. Pier Ferdinando Casini, che critica l'autocandidatura alla Sanità dell' "amico Giulianone", e afferma che "non saranno le questioni della vita a dargli la patente di buon amministratore", lancia contestualmente dal divano di Porta a Porta la proposta di una commissione di inchiesta sulla legge 194, "non per metterla in discussione", assicura, ma per "indagare sull'inattuazione di alcune parti della legge". E così il leader dell'Udc sostiene che non è la battaglia ideologica che fa un buon ministro, ma contemporaneamente propone di assegnare quello che è il compito di un buon ministro, cioè la verifica della corretta applicazione di una legge, ad un organo parlamentare e politico.

Al di fuori della sfera elettorale, resta la provocazione di chi vuole violentare l'otto marzo a cento anni esatti dall'evento simbolico che tradizionalmente identifica le ricorrenze della giornata internazionale delle donne (l'incendio nella fabbrica tessile in cui morirono 146 operaie), con quella che annuncia come "una manifestazione per la vita e per le donne". E in molti sperano che Ferrara, sindrome di Klinefelter o no, sia almeno allergico alle mimose. (AprileOnline 19 febbraio 2008)

 

La cipria e il cerone

di Norma Rangeri
 

La campagna elettorale inizia in surplace. Il vecchio re e il giovane cavaliere alla sfida della tv. Un gioco difficile tra due abili intrattenitori, accarezzati dal duopolio.
Questa volta il gioco è difficile. Una campagna elettorale che nei numeri dei sondaggi già sembra aver un vincitore, in realtà è una scommessa vera. Non solo per lo scossone provocato dalla nascita del partito democratico, una riforma elettorale nei fatti, capace di terremotare la geografia politica. Ma per la sua rappresentazione mediatica, per la difficoltà di segnare una diversità, del tutto appannata dal patto tra il giovane democratico e il vecchio repubblicano.
Partiti in surplace, evitando non solo la rissa e l'insulto, ma ogni scabroso confronto, in perfetto equilibrio anche con lo share dei programmi che li ospitano, è una settimana che Silvio e Walter occupano il piccolo schermo, protagonisti di telegiornali e talk-show, senza che un refolo di emozione attraversasse lo schermo. Anche le avventure di Don Matteo si lasciano guardare e fanno ascolti. Ma sono zuppe che conciliano il sonno.
Il telespettatore ha di fronte due bravi attori, capaci di parlare e di farsi ascoltare, di sorridere e scherzare. Silvio e Walter sono due intrattenitori consumati e in queste prime battute di avvio della competizione elettorale hanno sparso nell'etere un profumo dolciastro di amorosi sensi. Eppure la scena richiederebbe che apparissero addirittura avversari. Sembra averlo capito di più la vecchia volpe berlusconiana che alla fine di ogni ospitata si ferma e prima di salutare i tele-elettori replica lo slogan principale: «La sinistra ha messo l'Italia in ginocchio, rialzati Italia». Tutto qui?
I salari, gli asili, i nostri ragazzi in missione di pace, gli imprenditori e i dipendenti uniti da un comune destino di produttività, la sicurezza come una delle priorità: non saranno questi programmi a pesare sul piatto della bilancia. Non lo sono stati nella prima settimana che, invece, ha messo in evidenza l'unica vera differenza tra i duellanti: l'età.
Proprio con quel «mi sento un trentacinquenne», Berlusconi in realtà è apparso come quei pensionati che chiedono ai jeans e al giubbotto una seconda giovinezza. Al contrario, Veltroni appare un dinamico ragazzone con gli occhiali, un boy-scout sempre pronto a dare una mano. E' una gara tra il cerone e la cipria.
E siccome questa campagna elettorale, più delle altre, proprio per le caratteristiche televisive dei due sfidanti, sarà combattuta a colpi di telecamera, il trucco pesante, l'asfissiante doppiopetto, i capelli bicolore affondano il cavaliere in un'immagine desueta, che arranca di fronte all'aria giovanilista dell'italo-americano che sbarca in tv al grido di «siamo liberi!». E' il vecchio re che insegue il giovane cavaliere.
«Carissimo onorevole Veltroni», «Buongiorno a lei caro presidente Berlusconi». Sono le nove di mattina e il giornalista più imitato della nostra tv, Luca Giurato, accoglie con calorosi saluti i due sfidanti della campagna elettorale. Forte dei suoi fantastici maglioncini, e soprattutto del trenta per cento di share del programma di Raiuno. Davanti a un pubblico casalingo che bisogna convincere a votare, Giurato riceve, separatamente, Berlusconi e Veltroni offrendo a ciascun uno spot di cruciale importanza. Nessun contraddittorio, nessuna critica, solo pubblicità in par condicio.
Magari non è proprio detto che sia la tv del mattino a decidere l'esito finale, come si dice e si scrive ad ogni appuntamento elettorale, ma è evidente che quell'ora, tra le nove e le dieci, vale oro. Lo sa molto bene Berlusconi che conosce l'audience di questa fascia oraria come fosse casa sua. E così le citazioni della mamma seduta ai piedi del suo letto in quella notte fatidica del '94, o la capacità di farsi «concavo e convesso», o il veleno su Casini «riportato all'onore della scena politica nelle liste di Forza italia nel '94», si spargono nei nostri tinelli insieme all'odore del caffè. Clima disteso, messaggio tranquillo.
Non c'è bisogno di alzare la voce per colpire nel segno «ho sentito il candidato del partito democratico di Prodi, Veltroni che diceva...», nè per far sapere ai telespettatori di aver «aiutato economicamente le famiglie dei militari uccisi in missioni di pace, come ho fatto anche con i genitori del ragazzo morto in Afghanistan. Possono contare su di me».
Per il pubblico del mattino, Veltroni è un po' fuori target. Lo sa e si tiene lontano da slogan come «welfare-comunity», spendibile con il pubblico della seconda serata. E punta a proporsi come uno che vuole dare una rinfrescata alle pareti di casa «uno che ha dentro di se un'energia e manda un messaggio di novità», come spiega rispondendo a una domanda su Obama (e ogni riferimento a se stesso è puramente voluto). Ma appena Giurato smette di andare fuori tema e dalle elezioni americane torna alla situazione italiana, trova Veltroni già sintonizzato con le casalinghe e i pensionati, magari nonni preoccupati ai quali annuncia uno dei punti del suo programma: pene più severe contro i pedofili. Il giornalista è quasi commosso, per un momento si lascia andare: «io non sono schierato con nessuno, ma questa cosa mi fa molto piacere».
In un clima affettuoso e informale Veltroni ha pattinato sul suo personaggio: «il potere è un mezzo», «mi gioco questa partita», «ci vuole lo spirito del dopoguerra» e nulla sembra poterlo fermare. Nemmeno le interviste al popolo del mercato rionale, format fisso per i leader che vanno in tv a ricevere le domande del popolo elettore. Il giovane vigile del fuoco precario, la donna che lavora e non sa come fare con il figlio, il poliziotto che chiede più soldi e più mezzi per lavorare. Problemi? Macché, il leader del partito democratico guarda la telecamera strafelice: «che paese meraviglioso è questo!».
L'idilliaco quadretto televisivo è frutto di due clamorose assenze: il confronto diretto tra i competitori e la voce critica dei giornalisti. Se la campagna elettorale fosse iniziata con un faccia a faccia, se le domande avessero sostituito le carezze, forse avremo visto cosa c'è dietro la cipria e il cerone. Invece siamo stati spettatori di un derby senza gol, giocato sul campo di un formidabile duopolio, senza mai neppure alludere al conflitto di interessi.
La cornice ideale per truccare le carte.(Il Manifesto 16 febbraio 2008)

 

 

Tutti quelli che....


di Anna Laura Bussa

(ANSA) - ROMA, 8 FEB - Decisamente variegata la geografia del Partito della Liberta' di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Sono piu' di dieci forze politiche pronte a confluire nel progetto annunciato dal Cavaliere a Piazza San Babila il 18 novembre e ora sposato da An. In piu' c'e' un numero ancora imprecisato di parlamentari 'senza fissa dimora' che si candidano ad entrare in lista.
Il primo partito, anche in termini di rappresentanza numerica, e' naturalmente FORZA ITALIA, che alle ultime elezioni aveva preso il 24% (percentuale che potrebbe venir presa in considerazione nel calcolo complicatissimo delle candidature).
Poi c'e' ALLEANZA NAZIONALE, che nelle precedenti consultazioni aveva raggiunto alla Camera il 12,3%. E si da' ormai per certo, almeno per la Camera, l'arrivo dell'UDEUR di Clemente Mastella (1,4%). Anche se sara' il Consiglio nazionale convocato per domani vicino a Ceppaloni a ratificare la decisione.
Tra i 'piccoli', il primo partito ad aderire all'iniziativa e' la DEMOCRAZIA CRISTIANA PER LE AUTONOMIE di Gianfranco Rotondi che, insieme al Nuovo Psi, prese alla Camera nel 2006 lo 0,748, facendo eleggere pero', grazie all'accordo con Fi, 4 deputati e due senatori. Anche il NUOVO PSI di Stefano Caldoro condivide il progetto, ma senza Gianni De Michelis che va con i Socialisti del centrosinistra che proprio oggi annunciano l'intenzione di presentarsi soli.
Certa e' anche la presenza dei PENSIONATI UNITI di Carlo Fatuzzo (0,072); del senatore dei LIBERALDEMOCRATICI Lamberto Dini (con lui il senatore Giuseppe Scalera, ma non Natale D'Amico che ha scelto il centrosinistra votando la fiducia a Prodi); del PRI di Francesco Nucara e Giorgio La Malfa.
Non ancora sicura, invece, e' l'adesione della DESTRA di Francesco Storace che pone la questione della Lega: l'unico partito, sinora, a vedersi riconosciuta da Berlusconi la possibilita' di correre con il proprio simbolo e la propria lista in una sorta di mini-coalizione. Non si puo' chiedere ad alcuni di rinunciare alla propria identita', spiega ai cronisti Storace, e ad altri no. Ma ora che al Pdl ha aderito anche Fini, La Destra, fuori dal listone, ipotizzano nell'attuale Cdl, potrebbe avere una maggiore visibilita'.
Avrebbe detto 'no' al Cavaliere, invece, Raffaele Lombardo del MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE. Lui, spiegano i suoi in Sicilia, al momento ha altri progetti: punterebbe a fare un'alleanza o direttamente con la Lega, o con la Rosa Bianca o con l'Udc. Ma potrebbero esserci ancora dei margini per un'intesa.
Poi, al Listone ha aderito anche Raffaele Costa, con la sua CASA DEL CITTADINO, ex deputato liberale di Fi e ora presidente della provincia di Cuneo. E avrebbero gia' detto si' a Berlusconi il senatore ex An ed ex Dl Domenico Fisichella, che ha contribuito con il suo 'no' a far cadere il governo Prodi; Alessandra Mussolini di ALTERNATIVA SOCIALE; Gabriele Romagnoli della FIAMMA TRICOLORE.
Se la riduzione delle liste punta ad essere una novita' sul piano politico, in termini di rimborso elettorale le cose cambiano poco. Ogni partito che aderisce al listone, infatti, sembra che stia contrattando la sua quota di rimborso. I soldi verranno versati al titolare del 'marchio', cioe' del simbolo, che poi dovrebbe dividerli tra tutti i partiti sulla base di accordi pre-elettorali visto che sara' impossibile stabilire quanti siano stati i voti di ognuno. Ma la cifra complessiva devoluta in rimborso, comunque, non dovrebbe cambiare.
'La cosa buffa - racconta Rotondi - e' che la Dc, per le ultime elezioni, non ha preso neanche una lira di rimborso perche', per circa 30.000 voti, non e' riuscita a raggiungere la quota dell'1%. Fu Berlusconi allora che finanzio' la campagna elettorale a noi e al Nuovo Psi, con due milioni e mezzo di euro. Io pero' ho ripagato tutto il mio debito. L'unica cosa e' che ho finito di saldarlo proprio una settimana prima che cadesse il governo

Dini aderisce al Pdl

 

(AGI) - Roma, 8 feb - "Fin dal nostro manifesto fondativo, noi Liberaldemocratici ci siamo dati l'obiettivo di offrire al sistema politico italiano 'una prospettiva di alternanza incentrata su un sistema tendenzialmente bipartitico'. La forte accelerazione impressa da Silvio Berlusconi, con la nascita della lista del Popolo della Liberta', segna un passo decisivo nella direzione di mettere fine alla frammentazione nel sistema dei partiti. Si intraprende con coraggio la via di una proposta elettorale basata su una forte coesione programmatica e organizzativa. Si rende possibile un assetto politico nel quale le riforme liberali necessarie per rilanciare lo sviluppo economico e civile del Paese non troveranno piu' ostacolo nel sistema dei veti incrociati. Nel momento in cui con l'apertura al dialogo fra i due poli vediamo avvicinarsi la realizzazione di quanto da noi auspicato, noi Liberaldemocratici annunciamo la piena adesione al nuovo soggetto; pronti a contribuire alla nuo va proposta politica, con i contenuti liberaldemocratici a noi propri". Lo afferma con una nota Lamberto Dini.

An si scioglie

L'home page del sito di An annuncia lo scioglimento del partito e l'approdo al Ppe:

Il 13 aprile nascerà nelle urne un nuovo grande soggetto politico, ispirato ai valori del Ppe e quindi alternativo alle sinistre. Condivido pienamente la proposta del presidente Berlusconi di dare un unica voce in Parlamento al 'popolo del 2 dicembre', il Popolo delle Libertà.
Mi auguro che anche gli amici dell'Udc vogliano contribuire a scrivere questa importante pagina. Nei prossimi giorni chiederò doverosamente alla direzione di An, di ratificare questa decisione". E' quanto afferma il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, al termine dell'incontro con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, tenutosi questa mattina a palazzo Grazioli.