|
|
Ernesto
Che Guevara
Hoy a
cuarenta años de la muerte del "CHE", las vidas de los
Comunismos una segunda juventud en América Latina.
Honore al "CHE", mi compañero de vida!!!!!
Si fuéramos capaces de unirnos... qué
hermoso y qué cercano sería el futuro.

9 ottobre 1967 - 9 ottobre 2007
Leggi Il mito del Che
Clicca sulla bandiera "salva oggetto
con nome" per scaricarla in mp3
|
Ernesto
Guevara viene ucciso
il 9 ottobre 1967
|
Hasta
Siempre Comandante!
Aprendimos a quererte
desde la histórica altura
donde el sol de tu bravura
le puso un cerco a la muerte.
Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.
Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.
Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.
Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
hasta siempre Comandante.
Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.
(Carlos
Puebla, 1965)
|
|
|

Guevara, Ernesto "Che" (Rosario, Santa Fe
1928 - La Higuera, Bolivia 1967), rivoluzionario e politico
argentino. Il suo rifiuto sia dell'ideologia capitalista sia di
quella comunista più ortodossa lo fecero diventare un eroe della
sinistra radicale negli anni Sessanta; il suo carisma e
l'originalità del suo pensiero politico furono all'origine dei
movimenti rivoluzionari in America latina e nei paesi del Terzo
Mondo e dei movimenti di contestazione europei e
latinoamericani.
Una vita votata alla rivoluzione
Nato da una famiglia della buona borghesia di Rosario, in
Argentina, si laureò in medicina all'Università di Buenos Aires
nel 1953; poco dopo partì in moto con l'amico Alberto Granado
per un celebre viaggio attraverso l'America centro meridionale
in seguito al quale avrebbe maturato la sua presa di coscienza
sociale e politica, come risulta dal diario che tenne in quell'occasione
(pubblicato in Italia con il titolo Latinoamericana. Un diario
per un viaggio in motocicletta).
La partecipazione alla rivoluzione cubana
Nel 1954 Guevara si recò in Guatemala, dove entrò in contatto
con i gruppi che appoggiavano il presidente Jacobo Arbenz Guzmán,
sostenendone la riforma agraria. Dopo il colpo di stato che
rovesciò Arbenz, organizzato dalle oligarchie locali appoggiate
dalla CIA, Guevara, convinto che solo una rivoluzione armata
avrebbe potuto abbattere le disuguaglianze sociali del
continente sudamericano, si trasferì a Città di Messico, dove
conobbe i fratelli Raúl e Fidel Castro, e aderì al movimento dei
rivoluzionari cubani in esilio.
Il "Che" ebbe un ruolo importante nella Rivoluzione cubana
(1953-1959) che rovesciò il regime di Fulgencio Batista,
partecipando allo sbarco clandestino della Granma sull'isola nel
novembre del 1956 e alla guerriglia che infine sconfisse
l'esercito del dittatore cubano.
Divenuto Castro primo ministro nel febbraio del 1959, Guevara
venne nominato da questi presidente della Banca nazionale cubana
e ministro dell'Industria (1961-1965): in tale veste guidò la
riorganizzazione del sistema economico dell'isola secondo i
canoni del comunismo marxista. Avversario della politica
statunitense di interventismo nei paesi in via di sviluppo, da
lui definita imperialista, il "Che" fu all'origine
dell'evoluzione a sinistra del regime castrista e dello
spostamento delle relazioni economiche di Cuba dagli Stati
Uniti, sino ad allora interlocutori privilegiati, all'Unione
Sovietica e ai paesi del Blocco orientale.
La lotta antimperialista
Guevara abbandonò l'incarico di governo nel 1965. In una lunga
lettera a Fidel Castro spiegò i motivi che lo spingevano a
lasciare l'isola per dedicarsi all'organizzazione della
rivoluzione negli altri paesi dell'America latina: l'esperienza
maturata a Cuba gli aveva permesso di perfezionare una lotta
armata basata sulla guerriglia organizzata,
condotta
da piccoli gruppi addestrati. Egli predicava la necessità, per
contrapporsi all'imperialismo, che si accendessero
numerosi focolai di
guerriglia e che si costituisse un legame di solidarietà tra i
paesi del Terzo Mondo.
Mosso dall'impulso di mettere alla prova le sue teorie, tra la
fine del 1965 e la primavera del 1966 raggiunse il Congo con un
gruppo di armati per unirsi al movimento contro il regime di
Mobutu, ma da questa esperienza uscì sconfitto.
La cattura in Bolivia
Dopo un anno vissuto in clandestinità, il "comandante Che
Guevara" (come è passato alla storia) nel 1967 volle ritentare
l'esperienza tra le montagne della Bolivia, unendosi alla
rivolta dei contadini e dei minatori contro il regime militare
di René Barrientos. Rimasto isolato, privo dell'appoggio della
stessa popolazione per la quale lottava, fu catturato
dall'esercito boliviano e ucciso il 9 ottobre 1967. Seppellito
con altri suoi compagni a Valle Grande (il luogo sarebbe stato
rivelato solo dopo molti anni da un militare dell'esercito
boliviano presente alla cattura del Che), nel 1997 le sue
spoglie furono localizzate e disseppellite e quindi traslate a
Cuba dove, con grandiosi funerali di stato, furono tumulate a
Santa Clara.
Guevara ha lasciato vari scritti di argomento politico (tra cui
La guerra di guerriglia, Politica e sviluppo e Il socialismo e
L'uomo a Cuba) e un Diario in Bolivia sull'esperienza
boliviana.(Microsoft Encarta 2008)
9 ottobre 1967 - 9 ottobre 2007

Quando
saprai che sono morto
non pronunciare il mio nome
perché si fermerebbe
la morte e il riposo.
Quando saprai che sono morto di
sillabe strane.
Pronuncia fiore, ape,
lagrima, pane, tempesta.
Non lasciare che le tue labbra trovino le mie
dieci lettere.
Ho sonno, ho amato, ho
raggiunto il silenzio.
Ernesto Guevara de la Serna

Vieja Maria
Dedicata da Ernesto
Guevara de la Serna
a una vecchia messicana
incontrata nell'Ospedale Generale di Città del Messico
nel dicembre 1954
Vecchia Maria
Vecchia Maria, stai per morire,
voglio dirti qualcosa di serio:
La tua vita è stata un rosario completo di
agonie,
non hai avuto amore d'uomo, salute e denaro,
soltanto la fame da dividere coi tuoi;
voglio parlare della tua speranza,
delle tre diverse speranze
costruite da tua figlia senza sapere come.
Prendi questa mano di uomo che sembra di
bambino
tra le tue, levigate dal sapone giallo.
Strofina i tuoi calli duri e le pure nocche
contro la morbida vergogna delle mie mani di
medico.
Ascolta, nonna proletaria:
credi nell'uomo che sta per arrivare,
credi nel futuro che non vedrai.
Non pregare il dio inclemente
che per tutta una vita ha deluso la tua
speranza.
E non chiedere clemenza alla morte
per veder crescere le tue grigie carezze;
i cieli sono sordi e sei dominata dal buio,
su tutto avrai una rossa vendetta,
lo giuro sull'esatta dimensione dei miei
ideali
tutti i tuoi nipoti vivranno l'aurora,
muori in pace, vecchia combattente.
Stai per morire, vecchia Maria;
trenta progetti di sudario
ti diranno addio con lo sguardo
il giorno che te ne andrai.
Stai per morire, vecchia Maria,
rimarranno mute le pareti della sala
quando la morte si unirà all'asma
e consumerà il suo amore nella tua gola.
Queste tre carezze fuse nel bronzo
(l'unica luce che rischiara la tua notte)
questi tre nipoti vestiti di fame,
sogneranno le nocche delle tue vecchie dita
in cui sempre trovavano un sorriso.
Questo sarà tutto, vecchia Maria.
La tua vita è stata un rosario di magre
agonie,
non hai avuto amore d'uomo, salute,
allegria,
soltanto la fame da dividere coi tuoi.
E' stata triste la tua vita, vecchia Maria.
Quando l'annuncio dell'eterno riposo
velerà di dolore le tue pupille,
quando le tue mani di sguattera perpetua
riceveranno l'ultima, ingenua carezza,
penserai a loro... e piangerai,
povera vecchia Maria.
No, non lo fare!
Non pregare il dio indolente che per tutta
una vita
ha deluso la tua speranza
e non domandare clemenza alla morte,
la tua vita ha portato l'orribile vestito
della fame
e ora, vestita di asma, volge alla fine.
Ma voglio annunciarti,
con la voce bassa e virile delle speranze,
la più rossa e virile delle vendette,
voglio giurarlo sull'esatta
dimensione dei miei ideali.
Prendi questa mano di uomo che sembra di
bambino
tra le tue, levigate dal sapone giallo,
strofina i tuoi calli duri e le nocche pure
contro la morbida vergogna delle mie mani di
medico.
Riposa in pace, vecchia Maria,
riposa in pace, vecchia combattente,
i tuoi nipoti vivranno nell'aurora,
LO GIURO
Ernesto Che
Guevara
Vieja Maria
Dedicata da
Ernesto Guevara de la Serna
a una vecchia
messicana incontrata nell'Ospedale Generale
di Città del Messico nel dicembre 1954

Lettera
aperta a Che Guevara
di Frei Betto
Caro Che,
sono già passati quarant'anni da quando la CIA ti ha
assassinato nella
giungla boliviana, l'8 ottobre del 1967. Allora avevi 39
anni. I tuoi
assassini pensavano che sparandoti addosso, dopo averti
catturato
vivo, avrebbero cancellato la tua memoria. Non sapevano,
che al
contrario di quello che capita agli egoisti, gli
altruisti non muoiono
mai. I sogni libertari non rimangono chiusi in gabbia
come uccelli
domestici. La stelladel tuo basco ora brilla più forte,
la forza dei
tuoi occhi guida generazioni per le vie della giustizia,
il tuo
aspetto sereno e fermo ispira fiducia a chi combatte per
la libertà.
Il tuo spirito supera le frontiere dell'Argentina, di
Cuba e della
Bolivia, come una fiamma ardente avvolge ancora oggi il
cuore di molti
rivoluzionari.
In questi quarant'anni ci sono stati cambiamenti
radicali. E' caduto
il muro di Berlino, ed ha sepolto il socialismo europeo.
Molti di noi
capiscono solo ora il tuo osar segnalare, nel 1962 in
Algeria, le
crepe nelle mura del Cremlino, che ci sembravano così
solide.
La storia è un fiume rapido che non vuole ostacoli. Il
socialismo
europeo ha cercato di fermare le acque di quel fiume con
il
burocraticismo, l'autoritarismo, l'incapacità di portare
nella vita
quotidiana lo sviluppo tecnologico derivato dalla corsa
allo spazio, e
soprattutto, si era rivestito di una razionalità
economicistache non
affondava le sue radici nell'educazione soggettiva dei
soggetti
storici: i lavoratori.
Chissà se la storia del socialismo non sarebbe stata
diversa se
avessimo ascoltato le tue parole:
"A volte lo Stato si sbaglia. Quando capita uno di
questi equivoci si
percepisce una diminuzione dell'entusiasmo collettivo,
dovuto ad una
riduzione quantitativa di ciascuno degli elementiche lo
formano, ed il
lavoro si paralizza fino a diventare di volume
insignificante: è il
momento di rettificare".
Che, moli dei tuoi dubbi si sono confermati nel corso di
questi anni
ed hanno contribuito alla sconfitta dei nostri movimenti
di
liberazione. Non ti abbiamo ascoltato abbastanza. Nel
1965,
dall'Africa, scrivesti a Carlos Quijano,del quotidiano
Marcha di
Montevideo:
"Lasci che le dica, anche a costo di sembrare ridicolo,
che il vero
rivoluzionario è guidato da sentimenti d'amore. E'
impossibile pensare
ad un autentico rivoluzionario senza queste qualità".
Questa nota coincide con quello che l'apostolo Giovanni,
esiliato
nell'isola di Patmos, scrisse nell'Apocalisse quasi
duemila anni fa,
nel nome del Signore alla chiesa di Efeso:
"Conosco la tua condotta, lo sforzo e la perseveranza.
So che non
sopporti i malvagi. Vennero alcuni dicendo di essere
apostoli.Tu li
hai scoperti e smascherati. Erano menzogneri. Siete
stati
perseveranti. Avete sofferto a causadel mio nome e non
vi siete
lasciati perdere d'animo. Eppure, c'è qualcosa che
disapprovo, l'aver
lasciato il primo amore." (2, 2-4).Alcuni di noi, Che,
hanno perduto
l'amore per i poveri, che oggi nella Patria Grande
latinoamericana e
nel mondo, si sono moltiplicati. Hanno smesso di
lasciarsi guidare dai
grandi sentimenti d'amore per sterili dispute partitiche
e, a volte,
fanno degli amici, nemici, e dei veri nemici, alleati.
Corrotti dalla
vanità e dalla disputa per spazi politici, non hanno più
il cuore
acceso da ideali di giustizia.
Sono rimasti sordi ai clamori del popolo, hanno perso
l'umiltà del
lavoro di base ed ora cambiano utopie in cambio di voti.
Quando l'amore si raffredda l'entusiasmo si spegne, e la
dedizione
finisce.
La causa come passione sparisce, come il romanzo in una
coppia che non
si ama più.
Ciò che era "nostro" risuona come "mio" e le seduzioni
del capitalismo
blandiscono i principi, cambiano i valori. E se
proseguiamo nella
lotta è perché l'estetica del potere esercita maggio
fascino che
l'etica del servizio.
Il tuo cuore, Che, batte al ritmo di tutti i popoli
oppressi e spogliati.
Hai pellegrinato dall'Argentina al Guatemala, dal
Guatemala al
Messico, dal Messico a Cuba, da Cuba al Congo, dal Congo
alla Bolivia.
Per tutto questo tempo sei uscito da te stesso, acceso
d'amore,che
nella tua vita si traduceva in liberazione. Perciò
potevi affermare
con autorità che "bisogna avere una grande carica
d'umanità, di senso
di giustizia e di verità, per non cadere in estremismi
dogmatici, in
freddi scolasticismi, in isolamento dalle masse. Bisogna
lottare tutti
i giorni perché questo amore per l'umanità viva si
trasformi in fatti
concreti, in gestiche servano da esempio, da
mobilitazione".
Quante volte, Che, la nostra dose di umanità si
prosciugata, calcinata
dai dogmatismi che ci avevano riempiti di certezze e ci
hanno lasciati
vuoti di sensibilità per i condannati della Terra.
Quante volte il nostro senso di verità si è
cristallizzato
nell'esercizio di autorità, senza che rispondessimo agli
aneliti di
quelli che sognano con un pezzo di pane, di terra e di
allegria.
Un giorno tu ci hai insegnato che "l'essere umano è
l'Attore di questo
strano e appassionante dramma che è la costruzione del
socialismo,
nella sua doppia esistenza di essere unico e membro
della comunità. Ma
questo non è un prodotto finito. I difetti del passato
si spostano nel
presente, nella coscienza individuale, e bisogna fare un
continuo
lavoro per sradicarli".
Forse ci è mancato di insistere con più enfasi sui
valori morali, le
emulazioni soggettive, gli aneliti spirituali. Col tuo
acuto senso
critico ti sei preso cura di avvertirciche "il
socialismo è giovane e
fa errori. I rivoluzionari sono spesso carenti di
conoscenze e
dell'audacia intellettuale necessaria per affrontare il
compito dello
sviluppo dell'uomo nuovo con nuovi metodi, diversi da
quelli
convenzionali, soffrono l'influenza della societàche li
ha creati".
Nonostante tante sconfitte ed errori, in questi quarant'anni
abbiamo
raggiunto conquiste importanti.
I movimenti popolari sono comparsi in tutto il
Continente. Oggi in
molti paesi i contadini, le donne, gli operai, gli
indios sono meglio
organizzati. Tra i cristiani, una parte significativa ha
scelto di
stare dalla parte dei poveri.ed ha abbracciato la
Teologia della
Liberazione. Abbiamo ricevuto molte lezioni dalle
guerriglie urbane
degli anni 60'; dalla breve gestione popolare di
Salvador Allende; dal
governo democratico di Maurice Bishop a Grenada,
massacrato dalle
truppe degli Stati Uniti; dall'ascesa e dalla caduta
della Rivoluzione
Sandinista; dalla lottadel popolo di El Salvador.
In Messico gli zapatisti del Chiapas mettono a nudo la
politica
neoliberale e in America Latina si propaga la primavera
democratica,
con gli elettori che ripudiano la vecchie oligarchie ed
eleggono
quelli che sono a loro immagine e somiglianza: Lula,
Chavez, Morales,
Correa, Ortega, ecc.
Resta molto da fare, caro Che. Ma conserviamo con
affetto le tue
eredità più grandi: lo spirito internazionalista e la
rivoluzione
cubana. L'una e l'altra si presentano oggi come un
simbolo unico..
Guidata da Fidel, la Rivoluzione Cubana resiste
all'embargo
imperialista, alla caduta dell'Unione Sovietica, alla
carenza di
petrolio, ai mediache pretendono di demonizzarla.
Resiste con tutta la
sua ricchezza d'amore e di humor, salsa e merengue,
difesa della
patria e valorizzazione della vita.
Attenta ai tuoi insegnamenti, realizza un processo di
rettificazione,
cosciente degli errori commessi, e nonostante le attuali
difficoltà, è
impegnata nel rendere possibile il sogno di una società
in cui la
libertà di uno sia la condizione di giustizia dell'atro.
Là dove ti trovi, o Che, benedicici tutti noi che
condividiamo le tue
idee e le tue speranze. Benedici anche quelli che si
sono stancati, si
sono imborghesiti o hanno fatto della lotta una
professione a proprio
beneficio. Benedici quelli che si vergognano di
professarsi di
sinistra e di dichiararsi socialisti. Benedici i
dirigenti politici
che, una volta investiti di un'autorità, non sono mai
più stati in una
favela, né hanno appoggiato una manifestazione. Benedici
le donneche,
a casa, hanno scoperto che i loro compagni erano il
contrario di ciò
che ostentavano fuori, ed anche gli uomini che lottano
per vincere il
machismo che li domina. Benedici tutti noi che sappiamo
che di fronte
a tanta miseria che falcia vite umane, sappiamo che non
abbiamo altra
vocazione che quella di convertire cuori e menti,
rivoluzionare
società e continenti. Soprattutto, benedicici affinché
noi si possa
essere motivati tutti i giorni da grandi sentimenti
d'amore, e si
possa cogliere così il frutto dell'uomo e della donna
nuovi.
 
|