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Comunisti/e uniti  al lavoro!                                                                                                                                                                                                               
 
 
 

Costruiamo insieme la Federazione

 

Presidio per la libertà di informazione

Sabato 19 settembre 2009 alle ore 10 a Torino in Piazza Castello di fronte alla Prefettura presidio per la libertà di informazione. Organizza La Federazione (PdCI-Prc-Sinistra 2000)

 

La "questione comunista" e l'unità della sinistra

  di Fosco Giannini 

Da molti anni, in Italia, si pone la cosiddetta “questione comunista”. Chi la pone pensa più precisamente al rilancio di un pensiero, di una prassi e, in ultima analisi, di un partito comunista che - attraverso una  riflessione critica ( ma non liquidatoria ) sul movimento comunista del ‘900 e più specificatamente sull’esperienza comunista in Italia – possa di nuovo  svolgere un ruolo socialmente e culturalmente incisivo e riaprire un’ opzione antimperialista, anticapitalista e rivoluzionaria nel nostro Paese.

Non è facile definire temporalmente la fase dalla quale “la questione comunista”, in Italia, inizia a porsi, nel senso che non è agevole – essendo anch’esso un processo – stabilire il “vero momento” in cui inizia l’involuzione del movimento comunista italiano. Ciò che ora, in assenza di studi più analitici, possiamo asserire è che tale involuzione prende corpo ben prima della “Bolognina”, che si aggrava nella fase dell’eurocomunismo, durante la quale assistiamo ad una provincialista  enfatizzazione del ruolo storico e mondiale delle organizzazioni del movimento operaio europeo che sbocca, da una parte, nel privilegiare sempre più – da parte di quel PCI – le relazioni con le socialdemocrazie europee ai danni di quelle con le forze comuniste europee e, d’altra parte, nella rottura con parti preponderanti del  movimento comunista e antimperialista mondiale, al quale “si affida” un ruolo rivoluzionario marginale rispetto a quello europeo ( e pensiamo quanto sarebbe risibile oggi un pensiero eurocomunista di fronte al grande processo di liberazione dell’America Latina e al ruolo mondiale della Cina ); un’involuzione che si palesa in forma finale con la “Bolognina” ( un passaggio politicamente devastante e  culturalmente oscuro, poiché appare tuttora incomprensibile il salto repentino e apparentemente immotivato tra l’essenza socialdemocratica dell’ultimo PCI e l’improvviso determinarsi dell’ essenza “radical” occhettiana, che cancella dal quadro politico del Paese persino un’opzione socialdemocratica classica e di massa); un processo involutivo   che torna ( dopo una prima speranza) nella fase davvero nichilista del “bertinottismo”, che non solo soffoca nella culla il progetto politico e teorico della rifondazione comunista ma sferra un nuovo,letale, “uppercut” alla stessa, residua, autonomia comunista italiana. 

Le  attuali, drammatiche, condizioni politiche, teoriche, organizzative, elettorali, economiche, del movimento comunista italiano ( diciamo, non casualmente, italiano, poiché le stesse, ultime, elezioni europee hanno dimostrato, al contrario, la tenuta e persino l’avanzamento dei partiti comunisti)  sono, esattamente, il prodotto finale di questa lunga catena involutiva.

La questione è che il punto più basso e critico della storia del movimento comunista italiano – quello odierno - coincide con una fase particolarmente acuta delle contraddizioni capitalistiche : già dal prossimo autunno, la crisi del capitale prevede altre centinaia di migliaia di licenziamenti entro il quadro complessivo di un regime politico, quello berlusconiano, antioperaio, razzista e di destra eversiva. Una fase, cioè, in cui un partito comunista dovrebbe e potrebbe svolgere un ruolo centrale di lotta, attraverso il quale ricostruire sia il proprio senso sociale e storico che i propri legami di massa. La crisi, insomma, come un’opportunità, per i comunisti, di uscir fuori dalle secche nelle quali la disgraziata  linea eurocomunismo-bolognina-bertinottismo li ha collocati e, per ora, condannati. Un’ opportunità di lotta, per i comunisti, avente un valore sociale aggiunto: quello di aggregare attorno al proprio cardine conflittuale e progettuale l’intera sinistra d’alternativa; il valore aggiunto, insomma, dell’unità della sinistra anticapitalista come prodotto dell’iniziativa comunista. 

Dunque: noi siamo di fronte, contemporaneamente, ad una crisi dai caratteri mortali del movimento comunista e – insieme- ad una crisi del capitale che si presenta come una sorta di possibilità di resurrezione per lo stesso movimento comunista. Oggi, per i comunisti, sarebbero necessarie, come il pane, tre condizioni: un’accumulazione di forze ( ed è per questo che tanto ci siamo battuti – invano, rispetto ai niet di Paolo Ferrero-  per l’unità dei comunisti, per unire PRC, PdCI e diaspora comunista ); una piena autonomia politica e culturale che doti il movimento comunista di un bagaglio politico e teorico di ispirazione leninista e gramsciana e cioè critico e rivoluzionario ( da questo punto di vista occorrerebbe dare seguito alla proposta avanzata dal compagno Diliberto all’iniziativa del 18 luglio a Roma e cioè quella di dar vita ad un Centro studi avente il compito di aprire una stagione di ricerca teorica aperta che su di una base marxista e materialista si ponga l’obiettivo di ridefinire sia  un’analisi seria della società italiana che un progetto di transizione al socialismo); infine, una capacità di unire ( sul campo, nell’unità d’azione) l’intera sinistra anticapitalista. 

Oggi, il punto è: come queste tre condizioni possono sussistere e svilupparsi  entro la Federazione di sinistra ( la chiamiamo, per favore,

 “ comunista e di sinistra”?) che ha preso avvio a Roma, il 18 di luglio? 

Diciamolo chiaramente: l’accumulazione di forze comuniste ( e cioè il processo unitario tra PRC, PdCI ed altre soggettività comuniste); la ricerca e lo sviluppo di un profilo politico e teorico capace, come un nuovo cavallo di razza, di scrollarsi di dosso le mosche dell’occhettismo e del berttinottismo e delineare un profilo politico e teorico all’altezza dei tempi e dello scontro di classe; l’obiettivo di aggregare attorno al cardine comunista la diffusa sinistra anticapitalista e antiliberista : queste tre condizioni possono darsi solo se, entro la Federazione , i comunisti rimangono autonomi, sul piano culturale, politico, organizzativo ed economico; se essi non vengono sussunti nella Federazione; se la Federazione non si mette in testa di divenire un “nuovo soggetto politico e partitico” che, inevitabilmente, depotenzierebbe mano a mano la ( residua e già debole) cultura comunista sino a portarla ad estinzione.

In sintesi, la questione è la seguente: la costruzione del partito comunista è una cosa e la Federazione è un’altra; la ricostruzione di un partito comunista dai caratteri finalmente rivoluzionari ( quindi non massimalisti) è una cosa e l’unità della sinistra è un’altra. Se questa distinzione verrà mantenuta potranno darsi – dialetticamente - sia la costruzione di un più forte partito comunista che quella dell’unità della sinistra di classe. Se tale distinzione cadrà saremo di fronte al fallimento di entrambe le opzioni.   

Dobbiamo saper criticamente riassumere, da materialisti, le lezioni della storia. E ricordare, dunque, che  esperienze di federazioni di sinistra, in Europa, vi sono già state e sono tutte finite male per i comunisti. In Grecia, il tentativo  - nei primi anni ’90 – di quel Synaspismos guidato da Maria Damanaki ( oggi finita, significativamente, nel Partito Socialista greco) di cancellare – attraverso la Federazione – l’autonomia del Partito comunista di Grecia è finito in una scissione gravissima dello stesso KKE. In Spagna, nell’ormai lunga esperienza dell’Izquierda Unida, il Partito comunista spagnolo ha trovato in verità la propria consunzione e la stessa Izquierda – animale politico ambiguo più che mai, quanto moderato – è ormai di fronte al proprio fallimento politico ed elettorale. In Norvegia l’Alleanza di Sinistra è durata sino a quando i comunisti hanno di nuovo posto il problema dell’uscita dalla NATO : in quel momento essi sono stati espulsi dalla Federazione di sinistra.

Ripetiamo: la questione non è quella di rifiutare, in Italia, la Federazione , anzi dobbiamo ribadire il fatto che l’unità delle sinistra di classe non è solo, socialmente, “giusta in sé” ma – se ben condotta – è anche base materiale di rafforzamento della stessa opzione comunista; la questione è che essa non deve divenire la tomba dell’autonomia comunista. Essa non deve porsi l’obiettivo di trasformarsi – bertinottianamente, vendolianamente – in  un nuovo partito politico, in un nuovo Arcobaleno. 

Lo diciamo perché, invece, le pulsioni alla sua trasformazione in un nuovo partito politico di sinistra sono potenti( trasformarla in una Die Linke italiana, ha affermato chiaramente Vittorio Agnoletto a Roma,il 18 luglio, mentre noi non dimentichiamo che nei recenti documenti politici della Die Linke si cancella tutta la storia del movimento comunista rivoluzionario riassumendo interamente lo spirito e la lettera della Seconda Internazionale). Ed è stato lo stesso Cesare Salvi, nella relazione introduttiva al convegno romano della Federazione, a porre chiaramente il problema della “necessità”, per ogni soggetto della Federazione, a praticare cessioni di sovranità, politica e culturale. La storia si ripete: già nello Statuto dei primi anni ’80 dell’Izquierda Unida si negava ai vari soggetti ( soprattutto al PCE, che era il soggetto più forte) di cedere sovranità, attraverso la negazione, in due articoli decisivi, di sviluppare una politica internazionale autonoma e un radicamento sociale autonomo. E la cessione continua di sovranità è stata la causa essenziale del declino profondo dei comunisti spagnoli. La cessione di sovranità, nella Federazione italiana, colpirebbe solo i due soggetti forti e determinanti per la stessa Federazione: PRC e PdCI.

I comunisti, in Italia, possono ripartire solo a condizione di poter sviluppare, in piena autonomia, una politica antimperialista e anticapitalista. Se ciò non fosse possibile, per lacci e lacciuoli izquierdisti, il già moribondo movimento comunista italiano si avvierebbe alla morte.

E’ stato il compagno Claudio Grassi a chiarire che la questione centrale non deve essere quella di “quale contenitore” deve essere la Federazione , ma che cosa essa deve fare, in termini di lotta sociale: è l’impostazione giusta.

Ed e’ stata la compagna Manuela Palermi, a Roma, il 18, a ribadire con forza ( tra le risatine di alcune dirigenti PRC di stampo bertinottiano) l’esigenza – anche all’interno della Federazione – di mantenere e sviluppare l’identità comunista.

E’ questa la strada : autonomia comunista e unità della sinistra anticapitalista. Se questo rapporto dialettico si rompesse a favore di una deriva izquierdista partitica l’unità dei comunisti ed il Partito comunista, in Italia (per le condizione date)  forse per un lungo periodo non troverebbero più modo di prendere forma e  realizzarsi concretamente.(la Rinascita della sinistra 23 luglio 2009)

 

 

Un'altra sinistra è necessaria?

Si, comunista, anticapitalista, di movimento, per l'alternativa

di Fosco Giannini

della direzione nazionale PRC

 Lo scorso 19 giugno il compagno Salvatore Bonadonna esce su Liberazione con un articolo col quale  nega l’esigenza di una forza comunista e anticapitalista ( così come la Lista per le europee l’ha evocata e la evoca) proponendo una sorta di Arcobaleno di destra che si spinga sino al pensiero liberale,  a Pannella, alle forze cattoliche e a quelle  socialdemocratiche (quali? n.d.r.). Tale nuovo soggetto  – secondo l’Autore – avrebbe in sé la forza  “di mettere in discussione il modello di sviluppo attuale” ( quello capitalistico, dunque). Non occorrono troppe parole per dimostrare la fragilità di un tale assunto, nel senso che è davvero difficile pensare di affidare ad un Arcobaleno di tale fatta  il compito di una vittoria sul capitalismo.

Il punto, tuttavia, non è dimostrare la velleitarietà della proposta di Bonadonna, poiché essa si dimostra da sola. Interessante è invece come si giunga a riformulare la vecchia e consunta proposta occhettiana e bertinottiana volta alla cancellazione definitiva di un partito comunista in Italia.

L’articolo che Bonadonna pubblica ieri su Liberazione ( “Un’altra Sinistra è necessaria”) ci aiuta a decodificare tale percorso concettuale. 

Nell’intervento di ieri il Nostro attacca da destra la proposta di Federazione tra PRC, PdCI, Salvi ed altri soggetti anticapitalistici e di movimento che sarà presentata domani a Roma.

Come organizza tale attacco? Lungo questa catena concettuale: primo, saremmo di fronte ad una “ crisi di sistema del capitalismo globalizzato” e ad una crisi della democrazia che richiederebbero l’unità ( indistinta! ) della sinistra; secondo, saremmo di fronte ad un cambiamento della composizione del movimento operaio che metterebbe in scacco le sue organizzazioni storiche ( i comunisti innanzitutto); terzo, occorre dare una risposta alla crisi della socialdemocrazia attraverso la costruzione di un soggetto unico di sinistra ( una risposta di destra, dunque, rispetto alle stesse opzioni socialdemocratiche classiche); quarto: per costruire tale soggetto non possiamo limitarci alla Federazione dei comunisti e di altre forze anticapitaliste ma “ è necessario investire sulle aree sociali e culturali che fanno capo al PD come all’IdV, al raggruppamento di Sinistra e Libertà, ai Radicali, come ai filoni di cattolicesimo democratico presenti nell’UDC”.

Occorre uno smascheramento di classe delle tesi di Bonadonna. Primo: utilizzando la categoria di “ crisi del sistema capitalistico globalizzato” in senso vago, il Nostro riesce a rimuovere il punto centrale e cioè il durissimo attacco che da oltre un ventennio il capitale sferra – nell’assenza di un’ opposizione politica e sindacale di classe – contro il lavoro e contro i diritti ( è qui, Bonadonna, la crisi della democrazia), attacco senza opposizione che è la base materiale comune della vittoria delle destre, della crisi profonda delle socialdemocrazie ( le quali, senza la possibilità di una redistribuzione minima del reddito perdono il loro senso sociale e storico) e della crisi stessa delle forze comuniste ed anticapitaliste che, interiorizzando spesso e su vasta scala la “necessità” della  concertazione generale (come l’esperienza subordinata nel governo Prodi, la fondamentale accettazione   dell’Europa di Maastricht ed una interpretazione delle politiche imperialiste e di guerra degli Usa e della NATO come una sorta di “dati naturali” hanno dimostrato) rischiano di svuotarsi anch’esse di senso storico e di ruolo sociale.

 Il secondo punto ( cambia la composizione del lavoro e del capitale e dunque tramonta il ruolo dei comunisti) è un luogo comune moderato, funzionale agli interessi dei padroni e così trito e ritrito che non varrebbe la pena riaffrontarlo, dato che persino gli economisti borghesi pongono il problema ( che è anche un problema del capitale, poiché è base del rapporto nefasto sovrapproduzione/sottosalarizzazione/sottoconsumo) secondo il quale è proprio in virtù dell’aumento della potenza produttiva del sistema macchinico generale del capitale che aumenta lo sfruttamento oggettivo sulla nuova forza lavoro. E che c’entra questo, dunque, col tentativo di ratificare il tramonto delle forze comuniste e anticapitaliste italiane che anche in virtù di questo nuovo quadro disporrebbero invece  ( se  non fossero minate da tante carenze soggettive e da tanta storia sbagliata: l’eurocomunismo, la Bolognina, il bertinottismo, un certo “cretinismo parlamentare” ) delle basi materiali per rilanciarsi ?

Il punto è che Bonadonna, invece di porsi finalmente il problema della risposta di classe all’attacco del capitale, cerca una scorciatoia politicista per affermare la fine del  progetto comunista e anticapitalista, trovando tale risposta nella proposta di  un soggetto di salute pubblica strutturato e di carattere partitico ( che è  ben altra cosa persino da una transitoria alleanza elettorale) che vada dai comunisti sino a Pannella, Di Pietro e l’Udc passando per Vendola e  le forze della sinistra moderata e liberale ( peraltro: proposta Bertinotti). 

Noi crediamo tutt’altro: crediamo cioè che la Federazione di forze comuniste e anticapitaliste possa essere un primo passo verso l’esigenza centrale di riconsegnare alla classe il punto di riferimento per il conflitto e la trasformazione sociale; un primo passo per riconsegnarle  un unico partito comunista di lotta, di quadri e di massa, autonomo e unitario e proprio in virtù di questi segni culturali cardine dell’unità d’azione con le forze anticapitaliste, di movimento e di sinistra. Contro le destre e  per l’alternativa. (Liberazione 17 luglio 2009)

 

Per un nuovo inizio

 

L' appuntamento è per il 18 luglio 2009 a Roma al Centro Congressi Frentani, h 10.00. 

L'appello e i primi firmatari: 

Cari compagni e compagne,
la crisi sta mostrando una volta di più il volto distruttivo del capitalismo e delle politiche liberiste. Parimenti mostra il fallimento delle politiche socialdemocratiche in tutta Europa e del centrosinistra in Italia.
Nella debolezza dell’opposizione e della sinistra, la crisi sociale si impasta con la crisi della politica, producendo guerre tra i poveri che si esprimono in separatezza dalla politica, in astensione, quando non in consenso alle destre razziste.
Abbiamo quindi dinnanzi un compito tanto grande quanto necessario, quello di costruire una efficace opposizione sociale, politica e culturale, in grado di proporre e rendere credibile una uscita da sinistra dalla crisi, lungo una strada contrapposta alle ricette della destra e alternativa al liberismo temperato proposto dal centrosinistra.
A tal fine è assolutamente necessario costruire un punto di riferimento politico della sinistra di alternativa, che abbia massa critica e programmi tali da risultare credibile per tutti coloro che stanno subendo e pagando la crisi e che si ponga l’obiettivo di aggregare tutte le forze politiche, sociali, culturali e morali che come noi sentono questa
urgenza.
Riteniamo che gli elementi fondanti di questo processo di aggregazione siano principalmente quattro:

In primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale. Occorre rimettere al centro la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici che in questi decenni ha assunto caratteristiche barbariche e completamente inaccettabili: dalla disoccupazione strutturale nel mezzogiorno alla precarizzazione del lavoro alla sistematica compressione salariale il lavoro è tornato ad essere pura merce, variabile dipendente di un sistema che ha glorificato il profitto.

Vogliamo ripartire dal lavoro nella piena consapevolezza che la lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo o si connette strettamente alla lotta dello sfruttamento dell’uomo sulla donna, dell’uomo sulla natura oppure è incapace di proporre una uscita dallo stato di cose presente. Per questo per noi la lotta per la liberazione del lavoro si deve connettere alla lotta contro la distruzione dell’ambiente, per i beni pubblici a partire dall’acqua e lo sviluppo di un consumo critico, alla lotta contro il sessismo e il patriarcato, per l’autodeterminazione degli individui e delle comunità.

Questa critica radicale agli assetti capitalistici implica una battaglia rigorosa per mantenere scuola, istruzione, conoscenza, ricerca e in generale i saperi al riparo dalla privatizzazione e dalla mercificazione:la lotta per la scuola pubblica è dunque prioritaria.

In secondo luogo una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l’espulsione del tema dell’alternativa dalla politica. La battaglia contro il bipolarismo, che tende a produrre l’impermeabilità delle istituzioni nei confronti del conflitto, una alternanza tra simili e che nel concreto del caso italiano è il contesto in cui è nato e cresciuto il berlusconismo, è per noi un punto centrale.

La costruzione di un movimento di massa per una uscita da sinistra dalla crisi ha quindi nella battaglia per il proporzionale, contro ogni tendenza autoritaria, contro le mafie e i loro intrecci con la politica, il suo corrispettivo sul piano istituzionale.

In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti. In questi anni larga parte di chi si è battuto a sinistra lo ha fatto al di fuori dei partiti e la possibilità di costruire una sinistra di alternativa degna di questo nome è possibile solo dentro una rinnovata critica della politica che veda una interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti coinvolti.

In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista. Nella lotta per la giustizia e la libertà delle generazioni che ci hanno preceduto, combattuta sotto le insegne delle bandiere rosse, della falce e del martello, noi riconosciamo la nostra storia e questa storia deve proseguire a partire da una rifondazione delle pratiche, delle teorie, delle forme organizzative.

La proposta che avanziamo trova la sua collocazione politica naturale nel contesto di tutte le forze della sinistra europea che si collocano a sinistra delle socialdemocrazie e che hanno ottenuto significativi consensi nelle ultime elezioni europee, come in Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Olanda e nei paesi nordici.

In Italia la costruzione di un polo della sinistra di alternativa si rivela difficile sia per le divisioni a sinistra, e per il rischio che esse si vengano ora cristallizzando, sia per la volontà delle forze politiche rappresentate in parlamento di imporre un sistema bipolare chiuso, attraverso meccanismi istituzionali (clausole di sbarramento a tutti i livelli, discriminazione dell’accesso al servizio televisivo e al finanziamento pubblico), che aggravano ulteriormente gli effetti di leggi elettorali che contrastano con il principio del pluralismo rappresentativo e con la garanzia del pari diritto dei cittadini alla partecipazione politica.

Alla costruzione di un sistema bloccato, che assume i caratteri di un nuovo regime, Pd e IdV hanno mostrato di voler concorrere non meno dei partiti di centrodestra.

E’ necessario dunque un vero e proprio salto di qualità dell’iniziativa politica, ideale e sociale della sinistra di alternativa.
Proponiamo pertanto di dar vita a una Federazione unitaria che comprenda - oltre alle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista - tutti i soggetti politici, i movimenti e le persone che avvertono l’urgenza di affrontare insieme i compiti che ci sono davanti e che abbiamo prima indicato nelle linee generali.

Riteniamo indispensabile che la Federazione che proponiamo introduca profonde innovazioni nel modo di fare politica, a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali, per ricostruire una nuova etica pubblica, per consentire l’effettiva partecipazione di tutti gli aderenti alle decisioni e per ridare centralità alla pratica sociale.

Vogliamo discutere nel modo più diffuso e aperto della nostra proposta unitaria e a tal fine proponiamo quindi di vederci il 18 luglio alle ore 9,30 a Roma al Centro Congressi di via Frentani.


Paolo  Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi, Vittorio Agnoletto, Margherita Hack, Lidia Menapace,Bruno Amoroso, Elio Bonfanti, Benedetta Buccellato, Elena Canali, Omar Sheikh Esahaq, Valerio Evangelisti,Barbara Fois, Haidi Giuliani, Rita Lavaggi, Maria Rita Lodi, Maria Rosaria Marella,Ibrahima Niane, Nicola Nicolosi,  Gian Paolo Patta, Tonino Perna, Rossano Rossi, Nadia Sabato, Bassam Saleh, Raffaele K. Salinari, Laura Stochino, Ermanno Testa, Vauro, Mario Vegetti, Massimo Villone.

La diretta su PdciTv

 

Car* tutt*,
il 18 luglio a Roma si terrà l'assemblea per dare vita alla Federazione della Sinistra di Alternativa che riunirà Rifondazione, Comunisti Italiani e Socialismo 2000 oltre ad altre forze politiche e sociali.
PdCITV seguirà tutti i lavori dell'assemblea trasmettendoli in diretta a partire dalle ore 10.30.
Connettetevi.

Iacopo Venier
Direttore di PdCITV

 

 

Intervista  a Fosco Giannini direttore de l'Ernesto

 

La partita non è chiusa, bisogna resistere e rilanciare, imparando dall’esperienza

Non si abbandona un progetto strategico solo perché in un passaggio elettorale è mancato lo 0,6% dei voti

Costruzione a sinistra di un vasto fronte sociale e politico di opposizione, con basi di massa, autonomo dalla strategia moderata e compatibilista del Partito Democratico; costruzione di una convergenza unitaria – nella lotta - di tutto il sindacalismo di classe, confederale e di base, in piena autonomia dal progetto adattativo di CISL e UIL e di una parte della CGIL; autonomia e unità dei comunisti, per la ricostruzione processuale del loro partito.
Sono questi i tasselli di un progetto e di un processo in cui le diverse questioni vanno tenute insieme, ma non confuse, vanificate o compresse l’una o nell’altra.
Sono processi distinti, complementari, che in molti casi si intrecciano e si rafforzano a vicenda, a condizione che non vengano confusi l’uno con l’altro, pena il fallimento degli uni e degli altri.


Il nostro sito ha già espresso alcune valutazioni iniziali (tutte da approfondire) sulla dimensione europea del voto del 6-7 giugno. Vuoi provare a mettere a fuoco una prima riflessione sulla dimensione italiana di quel voto, a partire dal non raggiungimento del quorum da parte della lista comunista e anticapitalista?

Sento in primo luogo l’esigenza di proporre a tutte/i i militanti comunisti e della sinistra, ovunque collocati, una lettura severa, rigorosa, ma non disfattista del mancato raggiungimento del quorum. E sento il dovere di chiedere ai dirigenti comunisti ( di ogni livello: di Circolo, di fabbrica, di Federazione e nazionali) di non disorientare, di respingere ogni sentimento di abbandono e delusione ma, al contrario, di sollevare lo stato d’animo, di rincuorare, di richiamare all’impegno e alla lotta. Guai a noi se lasciassimo passare, nonostante le obbiettive (e comprensibili) difficoltà politiche e psicologiche del momento, uno stato d’animo di rinuncia o di resa. Saremmo degli strani rivoluzionari se bastasse uno 0,6% per cento di voti in meno (la cui portata certo non sottovaluto), per farci abbandonare un progetto politico che ha una dimensione strategica, vorrei dire persino una sua proiezione storica.

Se avessero fatto così le poche migliaia di militanti comunisti italiani rimasti a combattere nell’Italia degli anni Venti e Trenta, non vi sarebbe stata alcuna Resistenza popolare negli anni successivi.


Quando parli di un progetto strategico, a cosa ti riferisci concretamente?

In estrema sintesi potrei dirti: ricomporre l’autonomia e l’unità politica, teorica e organizzativa dei comunisti in Italia in un solo partito, come perno e fattore dinamico contestuale – non c’è un prima e un poi – della ricostruzione di un ben più vasto schieramento sociale e politico di lotta per il cambiamento della società.

Ciò significa oggi in primo luogo costruire un fronte sociale e politico di forte opposizione alla politica di questo governo, in piena autonomia dalla politica moderata e compatibilista del Partito Democratico, ma capace di coinvolgere – nella lotta - una parte significativa della sua base sociale popolare, operaia, di sinistra.


Pensi dunque che il Partito Democratico, e le socialdemocrazie europee in genere, siano esposte ad emorragie verso sinistra, oltre che verso destra?

Il voto europeo evidenzia una crisi profonda delle socialdemocrazie, delle sinistre moderate, che va acquisendo caratteri non contingenti, dunque di grande interesse sia per le forze conservatrici (che in questa crisi pescano a piene mani), ma anche – in positivo - per le forze comuniste e anticapitaliste, che in alcuni paesi europei conseguono su questo terreno risultati importanti.

Dove i partiti comunisti (di impianto e cultura leninista) mantengono e sviluppano il loro radicamento e il loro ruolo sociale e politico di classe (penso ad esempio alla Grecia e al Portogallo) si allarga – grazie a questo ruolo – anche uno spazio sociale, politico, anche culturale per una sinistra critica, non comunista (vedi Synaspismos greco e Bloco de Izquierda portoghese) in grado di raccogliere ed organizzare la diaspora socialdemocratica e capace di diventare punto di riferimento per spezzoni di sinistra sociale e politica non immediatamente conquistabili dai partiti comunisti. Tutto il baricentro si sposta a sinistra, poiché anche il movimento sindacale (dove è forte, radicato ed influente un partito comunista) assume caratteri di classe e di lotta.

In Grecia e Portogallo, ad esempio, non solo il voto europeo conferma la tenuta o l’avanzata dei due partiti comunisti, fortemente insediati nelle organizzazioni sindacali e nel mondo del lavoro (il KKE è all’8,4%, il PCP al 10,7); ma evidenzia anche la crescita di due formazioni di nuova sinistra (il Synaspismos raggiunge il 4,7%, il Bloco de Izquierda raddoppia i suoi voti e cresce fino al 10,7%). Ne deriva, complessivamente, una realtà a sinistra della socialdemocrazia, che occupa uno spazio sociale, politico ed elettorale del 15-20%, che spezza il bipolarismo e il bipartitismo, si inserisce nella crisi della socialdemocrazia liberale, e ne insidia l’egemonia a sinistra.

E ciò avviene perché ognuno “fa la sua parte”: i comunisti fanno i comunisti (con i loro limiti, e certo non indico modelli…) e gli altri fanno la loro. Se dovessero fondersi – come qualcuno vorrebbe fare in Italia – in formazioni indistinte “di sinistra”, puoi star certo che sarebbero guai per tutti, ne verrebbero fuori litigiose ed eterogenee formazioni, pronte a dividersi alla prima seria divergenza.


Perché allora questa differenza così marcata tra Portogallo e Grecia, da una parte, e ad esempio Spagna e Italia dall’altro?

Bisognerebbe qui riflettere più a fondo, tentando anche un bilancio storico dell’eurocomunismo e del processo di socialdemocratizzazione dei partiti comunisti di Spagna, Italia e Francia (un processo che viene da lontano). Non è probabilmente un caso se, soprattutto in Spagna e in Italia (più segnati della Francia dall’esperienza eurocomunista) ci troviamo oggi vicini al rischio di estinzione (o autoestinzione) non solo dei partiti comunisti, ma anche delle formazioni di “nuova sinistra”.

Più articolata è la situazione in Francia, dove l’esistenza di un PCF strutturato e ancora “in mezzo al guado”, la persistenza di una sinistra socialista (esterna al PS) più combattiva, e di componenti trotzkiste che hanno mantenuto una loro influenza di massa, fa sì che – diversamente da Italia e Spagna – il campo della sinistra anticapitalistica francese vi esprima complessivamente un’area attorno al 12-13 %, ancorché assai divisa e frastagliata (anche all’interno stesso del PCF, il cui avvenire resta incerto).

In una fase che dura da circa vent’anni, essenzialmente causata dalla ferrea volontà del capitale di non stringere compromessi col mondo del lavoro, di respingere politiche keynesiane puntando all’abbattimento dei salari, dei diritti e dello stato sociale, la crisi della socialdemocrazia liberale europea trova le sue basi materiali nell’impossibilità (e non volontà) di operare – quando governa – una drastica redistribuzione del reddito per fornire risposte sociali anche minime al movimento operaio e ai popoli, duramente colpiti dalla crisi capitalistica e dalle “compatibilità” dei vari capitalismi nella competizione globale.

E senza possibilità di redistribuzione della ricchezza sociale, le socialdemocrazie liberali perdono ruolo sociale e senso storico, entrano in crisi di consenso e di radicamento rispetto al loro insediamento sociale popolare, operaio, più colpito dalla crisi. Si apre qui uno spazio potenziale di consenso, di organizzazione, di lotta, per le forze comuniste e anticapitaliste: ma ciò richiede che la loro forza, credibilità, soggettività sia all’altezza della situazione, e spesso non è così o non lo è stato. E allora, in questi casi, il malcontento dei ceti più poveri va a destra, o si rifugia nell’astensione e in un qualunquismo disfattista.


Che cosa pensi dell’avanzata della Linke tedesca, che molti indicano come una sorta di modello da imitare?

E’ un fatto positivo che la Linke sia avanzata (dal 6,1 al 7,5 %), ma vorrei dire col massimo di nettezza che quella esperienza ha una peculiarità storica (la riunificazione delle due Germanie) che la rende del tutto imparagonabile alle altre esperienze europee, e tanto meno esportabile, come dicono per primi gli stessi compagni tedeschi.

Tale esperienza nasce dal processo di unificazione di due formazioni politiche non comuniste, di ispirazione dichiaratamente socialista e/o socialdemocratica (come la WASG di Lafontaine e la PDS post-comunista), espressioni per giunta di due entità geo-politiche che fino a poco più di 15 anni fa erano addirittura due Stati appartenenti a due blocchi contrapposti. E con una ricorrente campagna anticomunista in Germania che accusa la componente ex PDS di essere una entità in cui si annidano migliaia di agenti della Stasi (il servizio segreto della ex DDR). In quale altro paese europeo esiste un dibattito di questa natura?

C’è senz’altro una limpida coerenza politico-ideologica, apertamente dichiarata, in questa fusione socialdemocratica di sinistra tra Wasg e PDS, che però ha poco a che vedere con la problematica della rifondazione di un partito comunista, che è altra cosa.


Veniamo ancora all’Italia. C’è chi sostiene che il mancato raggiungimento del 4% rappresenta una sconfitta di fase, che richiede pertanto un mutamento radicale di linea politica. Tu che ne pensi?

Il superamento del 4% sarebbe stato simbolicamente un obiettivo molto importante e con la conquista di alcuni parlamentari europei vi sarebbero state basi materiali e risorse aggiuntive importanti. Tuttavia: se il processo unitario dei comunisti era giusto e necessario prima del voto, se il partito comunista è un’esigenza sociale e storica (come è) e non una coazione a ripetere, una fissazione nella testa di alcuni, tale esigenza non è cancellata dalla mancanza di uno 0,6% di consensi. Saremo obbligati a fare politica meglio, con meno sprechi, ottimizzando l’uso delle risorse.

Le difficoltà che abbiamo trovato sul cammino sono state immense: la lista comunista unitaria è andata alle elezioni sulla scorta di una sconfitta storica, quella dell’Arcobaleno, non ancora “espulsa” dal senso comune del nostro popolo; siamo andati alle elezioni sulla scorta di una pesantissima scissione avvenuta nelle file del PRC, la scissione dell’area Vendola, di Sinistra e Libertà, che ha trovato appoggi importanti sia nel PD che negli stessi “media” borghesi, erodendo consensi ; siamo giunti al voto con l’improvvisa entrata in campo del PCL di Marco Ferrando, che ha eroso anch’esso (disperdendoli consapevolmente) consensi decisivi per il possibile raggiungimento del 4% ; abbiamo assistito alla deplorevole azione di certi “dirigenti comunisti” che per frustrazione e opportunismo hanno vigorosamente lavorato al fine di spostare consensi comunisti verso Di Pietro, per far consapevolmente del male alla Lista comunista; siamo andati al voto sotto una cappa egemonica di destra terrificante e sotto un dominio dei media che ha letteralmente espulso (molto più dei radicali di Pannella) i comunisti dalle televisioni e dai giornali; abbiamo aperto la campagna elettorale in ritardo, rispetto ad altre forze, poiché nel PRC persistevano dubbi e contrarietà rispetto alla Lista comunista unitaria e tali dubbi non hanno certo aiutato a mettere in campo la giusta passione politica per la Lista ed il progetto che essa sottendeva ( chi ha fatto la campagna elettorale, chi è stato nei mercati e davanti alle fabbriche sa che pochi lavoratori e cittadini esterni ai due partiti comunisti sapevano della costituzione della Lista comunista unitaria e quando si spiegava a chi non sapeva nulla che era partito il processo unitario dei comunisti la risposta era sempre la stessa : “finalmente un po’ di unità: la voto!”. Ma, appunto, per mille motivi, pochi sapevano…

Infine, vi sono state aree e Federazioni, all’interno del PRC – poco innamorati ( per usare un eufemismo) della Lista unitaria – che sicuramente non si sono dannate l’anima nella campagna elettorale e ciò si è aggiunto alla fragilità organizzativa – che la campagna elettorale ha dimostrato tutta – che segna ormai una parte significativa dell’intero PRC. Con tutto ciò abbiamo raggiunto il 3,4 % su una Lista comunista, più di quanto non avessero ottenuto le forze dell’Arcobaleno nel loro insieme.

Dico tutto questo non per esorcizzare il problema del radicamento dei comunisti in Italia e le loro debolezze strutturali; dico questo affinché non si creda (e non si dica) che la base materiale della sconfitta sia da rintracciare nel progetto unitario che ispirava (e ispira) la Lista comunista. Anzi, dobbiamo dire che con ogni probabilità è stato proprio questo progetto unitario a permetterci di riconquistare una parte significativa dell’elettorato e della militanza comunista.

Non è il momento di mollare, proprio adesso che abbiamo comunque invertito una tendenza. C’è spazio per ripartire, anche in Italia, come si è visto anche in altri paesi europei.


Che fare dunque, qui ed ora?

Primo: non farci intimorire o deludere dal mancato raggiungimento del 4% e rilanciare con determinazione il progetto dell’unità dei comunisti, della riunificazione dei due partiti comunisti e della riorganizzare della diaspora comunista. A partire da quel milione e 200 mila di persone che ci hanno dato fiducia.

Secondo: lavorare alla costruzione a sinistra di un vasto fronte sociale e politico di opposizione, con basi di massa, autonomo dalla strategia moderata e compatibilista del Partito Democratico. Esso non si costruisce su base ideologiche, ma con un programma minimo d’azione, attorno ad alcuni obbiettivi qualificanti e condivisi, di forte impatto sociale.

Terzo: costruire una convergenza unitaria – nella lotta - di tutto il sindacalismo di classe, confederale e di base, in piena autonomia dal progetto subordinato di CISL e UIL e di una parte della CGIL. Senza una sponda sindacale, l’appello alla mobilitazione sociale organizzata resta una parola vuota.

Quarto: autonomia e unità dei comunisti, per la ricostruzione processuale del loro partito. E ciò è cosa distinta (semmai complementare) dalla costruzione di un “polo di sinistra”; e richiede la strutturazione di suoi peculiari momenti di riflessione teorica, di dibattito politico, di iniziativa nel Paese. Su ciò chiediamo a tutti impegni e pronunciamenti chiari, e non bisticci di parole.


Sono questi, a mio modesto avviso, i tasselli di un progetto e di un processo in cui le diverse questioni vanno tenute insieme, ma non confuse, vanificate o compresse l’una nell’altra.
Sono processi distinti, complementari, che in molti casi si intrecciano e si rafforzano a vicenda, a condizione che non vengano confusi l’uno con l’altro, pena il fallimento degli uni e degli altri.


A cura della redazione, 9 giugno 2009

 

Cari Oliviero e Paolo, sono onorato ma non mi candido


di Dante De Angelis

Cari Oliviero e Paolo, sono onorato della vostra proposta di candidarmi alle elezioni del prossimo 6 giugno per il Parlamento europeo con la lista unitaria formata da Prc e Pdci, progetto al quale mi sento vicino.
Sapete quanto io sia interessato e motivato dall'attività politica quale momento alto e nobile della partecipazione sociale La politica europea, in particolare, determina ormai ricadute in tutti gli aspetti della nostra vita: oltre alle questioni generali del lavoro che ci riguardano direttamente, vi sono i temi della pace, dell'ambiente, dei diritti civili e dei beni comuni.
In Europa si decide di tutto, finanche, purtroppo, la negazione della realtà e del significato delle parole: come l'autorizzazione all'aranciata "senza arance".

Ma sapete anche che sono un ferroviere licenziato, impegnato insieme a molti di voi ed a buona parte dell'opinione pubblica nella vertenza per la mia riassunzione.
Pur convinto di poter dare un qualificato e costruttivo contributo nel dibattito politico, col bagaglio e l'esperienza diretta di un semplice cittadino lavoratore, fin quando non sarò reintegrato al mio posto non posso distrarmi da questa vertenza.

Le grandi cose iniziano da quelle piccole.
La sola accettazione della candidatura avrebbe potuto apparire come una via di fuga da una situazione difficile, una sorta di scorciatoia per aggirare il muro dell'arroganza aziendale e dell'ignavia sindacale.
Vi assicuro che vivo questa rinuncia forzata come un'ulteriore frustrazione poiché il licenziamento che ho subìto, in qualche modo, mi impedisce anche l'esercizio pieno dei diritti politici ed elettorali.
Ma se anche soltanto una persona, tra quelle che mi sostengono, dovesse intravedere la ricerca di una soluzione individuale avremmo commesso un grave errore: il mio è un licenziamento politico, da affrontare collettivamente.

Come ferrovieri dobbiamo affrontare una fase difficilissima e non voglio offrire a nessuno il pretesto di una facile demagogia populista, antipolitica e antisindacale.
La "violenza" insita nel mio licenziamento e nell'aggressione a tutti i ferrovieri è pari a quella con cui si vorrebbero cancellare i diritti dei pendolari, il trasporto al sud e quello delle merci su rotaia.
Questa dirigenza vuole distruggere, insieme a 20.000 posti di lavoro e la dignità dei ferrovieri, anche l'immensa ricchezza rappresentata dal servizio ferroviario pubblico quale insostituibile patrimonio dell'intero Paese.

Non sarò candidato, ma sono sempre qui e proseguo insieme a tutti la battaglia di civiltà che abbiamo iniziato insieme: per me, per i ferrovieri, i viaggiatori, per la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori, per la difesa della Costituzione, per un mondo migliore e più giusto. Ciao. (La Rinascita della sinistra 23 aprile 2009)
 

 

Le sfide che ci attendono

 

di Andrea Catone

 

Il capitalismo sta attraversando una crisi mondiale piu profonda forse di quella degli anni 1930. Sappiamo con Marx (e anche con W. Benjamin) che essa può portare al socialismo, ma anche, diversamente da quel che credeva il determinismo positivistico della II Internazionale, fiducioso nel necessario e inevitabile avvento del sol dell'avvenire, alla "comune rovina delle classi in lotta", ad un regresso generale della civilth: socialismo o barbarie rimane l'alternativa di fondo della nostra epoca. 

Alle origini del comunismo contemporaneo - quello che si sviluppa nella teoria a nella pratica di Lenin e Gramsci, per citare solo due tra le figure piu luminose - vi è la consapevolezza del ruolo ineludibile del soggetto rivoluzionario comunista. Senza comunisti organizzati, senza partito comunista, le contraddizioni - oggi così manifestamente esplosive - del sistema capitalistico, non si risolvono automaticamente nel socialismo. I comunisti - è ancora il Manifesto del 1848 a dircelo - non sono certo l’unica forza anticapitalista (e vi e anche un anticapitalismo regressivo), non sono gli unici che si battono contro l'ineguaglianza e le ingiustizie sociali, ma sono la forza che opera consapevolmente nella prospettiva strategica di superare (nel senso hegeliano di Aufhebung)il capitalismo nel modo di produzione fondato sulla proprietà sociale a sulla pianificazione socialista - la sola capace di superare 1'anarchia della produzione capitalistica. I comunisti sono l’antagonista storico, non contingente e non casuale, del capitalismo. Di cio le classi dominanti borghesi sono ben consapevoli: l'anticomunismo è un dato permanente della società capitalistica (percio non ci si deve meravigliare se Berlusconi lo evoca, anche se la forza comunista in Italia non è mai stata, dopo il 1945, così ridotta). Esso e stato ed è praticato in modi diversi, dall'attacco frontale e diretto alla strategia più sottile - così ben analizzata da Gramsci nei Quaderni a proposito del trasformismo e della rivoluzione passiva - di decapitare ideologicamente e politicamente i comunisti, di "morfinizzarli", trasformandoli da antagonista storico del capitale in appendici subalterne ai partit borghesi. Per questo, la capacità di agire sul fronte della "battaglia delle idee" non è meno importante e necessaria della capacità di promuovere, organizzare, dirigere le lotte sociali. 

La storia degli ultimi 30 anni - dopo che il movimento comunista in Italia a nel mondo aveva marcato fino alla metà degli anni 70 importanti successi, suggellati dalla vittoria dei viet-cong contro to zio Sam - e segnata da un virulento attacco anticomunista sul piano politico a su quello ideologico-culturale, al quale i comunisti non hanno saputo contrapporre strategie adequate, si che, dopo il lavorio di erosione degli anni 80, si è abbattuta la valanga del 1989-91, con la controrivoluzione capitalistica in Urss e nell'Est europeo e la Bolognina di Occhetto. Ma la valanga dell'89 non travolge tutto, i comunisti provano, nel mondo e in Italia, a resistere, riorganizzarsi, ricostruirsi. Con comprensibili difficoltà, incertezze, passi falsi, cadute. Il Prc sorto in Italia 18 anni fa, se ebbe il grande merito di contrapporsi alla derive e di raccogliere forze anticapitaliste e comuniste, non volle però fare seriamente i conti con la storia del movimento comunista italiano e internazionale, preferendo "pragmaticamente" (ma a un pragmatismo che si paga a caro prezzo) semplificazioni, mitizzazioni e facili slogan, fino alla deriva bertinottiana, che rompe con la tradizione comunista e col marxismo e apre le porte all'ultimo - in ordine di tempo - tentativo trasformistico di diluire il partito comunista in una sinistra arcobaleno. 

Una delle ragioni non secondarie delle diverse scissioni del Prc, di cui la piu consistente a significativa, ma non certo l’unica, dette origine nel 1998 al Pdci, e della notevole "diaspora' comunista è in questo deficit di elaborazione e formazione teorica, che ha reso la direzione politica cieca e oscillante tra la Scilla dell’opportunismo riformistico e la Cariddi del massimalismo estremistico, lì dove la migliore tradizione comunista del 900 sapeva individuare, grazie alla cassette degli attrezzi di Marx e alla leniniana "analisi concreta della situazione concreta", la giusta rotta the faceva effettivamente avanzare il movimento operaio. Ora che, con fatica e difficoltà, ma con la determinazione imposta dalla consapevolezza della gravità della situazione e della necessità storica di un forte partito comunista capace di tenere bene la rotta nelle tempeste capitalistiche, siamo impegnati ad unificare i comunisti in Italia, dobbiamo saper recuperare quella grande tradizione comunista a sviluppare i suoi insegnamenti per le sfide che ci attendono.(La Rinascita della sinistra 23/3/2009)

 

 

 

Verbania - Verso le elezioni europee

con Alessandro Hobel e Jacopo Venier

L'Ernesto organizza: Verso le elezioni europee
Contro l’Europa del capitale per il lavoro e la democrazia
UNITA’ DEI COMUNISTI E DELLA SINISTRA ALTERNATIVA

a GRUGLIASCO (Torino)
Lunedì 30 Marzo, ore 20.30  Sala Consiliare -Piazza Matteotti
PRESIEDE
Mirco Solero Segreteria provinciale PRC Torino
INTRODUCONO
Vincenzo Porcelli  Segretario sezione PdCI Grugliasco
Florinda Maisto Consigliera comunale PRC Grugliasco
INTERVENGONO
Ciro Argentino Operaio “ Thyssen Krupp”
Luigi Girasole Comitato Federale PdCI Torino
Stefano Barbieri Comitato Regionale PRC Piemonte
CONCLUDE Fosco Giannini
Direzione Nazionale PRC - Direttore de l'ernesto
 

Crisi del capiale, attacco al lavoro, pericolo di regime

con Oliviero Diliberto e Fosco Giannini il 19 marzo 2009 a Torino

www.comunistitorino.it  sul sito della Federazione

 gli interventi della serata da ascoltare

 

 

La riunione di Comunisti Uniti

 

di Sergio Manes

 

Cari compagni,

il resoconto della riunione di Roma dei primi 100 firmatari dell’appello merita qualche integrazione perché ai compagni non presenti giunga un’informativa completa.

L’incontro avrebbe dovuto concludersi con l’individuazione di alcuni compagni che, temporaneamente, avrebbero dovuto svolgere la funzione di coordinatori-garanti, in attesa che le realtà territoriali e un’assemblea nazionale nominassero un vero e proprio organismo di coordinamento.

Quest’obbiettivo non è stato raggiunto perché prevedibili “interferenze” e punti di vista differenti hanno sconsigliato un accordo. D’altro canto l’assenza di molti compagni, il cui parere è sembrato necessario, ha fatto preferire di andare alla soluzione interlocutoria di affidare ad Azzarà e Fioretti l’incarico di contattare le realtà territoriali e i compagni assenti per formulare una proposta di coordinamento temporaneo di garanzia.

In questo modo non soltanto si è evitato di giungere a contrapposizioni che avrebbero contrastato con l’avvio di questo processo unitario, ma si è evitato di giungere ad una soluzione di compromesso che, seppure temporanea, avrebbe riprodotto difetti e metodi di un passato che tutti vogliamo non inquini più il percorso dell’unità dei comunisti.

L’episodio è significativo ed emblematico di alcune difficoltà che necessariamente incontreremo lungo il nostro cammino: il vecchio (e non solo i gruppi dirigenti cui sono ascrivibili pesantissime responsabilità, ma anche concezioni, metodi e abitudini di decenni) non scompare d’incanto per nostro desiderio, ma si annida e si riproporrà di continuo in varie forme.

Bisogna mantenere alta la guardia, vigilare e sconfiggere – come è stato fatto a Roma – il vecchio che tenta di rigenerarsi, e non soltanto con metodi non più accettabili, ma, soprattutto, sul piano dei contenuti: le reazioni alla crisi del PD stanno già rivelando che le suggestioni di una possibile collaborazione con l’opportunismo non sono state sconfitte una volta per tutte.

Abbiamo le idee chiare e i numeri per vincere queste battaglie mano a mano che sarà necessario combatterle. E questo non potrà che rafforzare il nostro percorso.

Nessuno – credo – poteva pensare che il processo della costituente comunista (di cui l’appello “Comunisti Uniti” è stato il punto di partenza) fosse privo di ostacoli e di difficoltà: vista la portata del disastro e, soprattutto, le sue cause era previsto che la strada fosse in salita. Nessuno può, quindi, ragionevolmente scoraggiarsi (o, anche, indignarsi) quando poi, concretamente, queste difficoltà e questi ostacoli si manifestano.

Fermo restando che tutti, almeno a parole, si sono detti convinti della necessità di una discontinuità con il passato, sono convinto che per passare dalla dimensione delle buone intenzioni e delle parole si debbano affrontare due questioni – strettamente connesse e tutte e due incardinate sulla centralità della contraddizione capitale-lavoro – su cui occorre avere una posizione estremamente ferma e rigorosa:

1.  il rifiuto di ogni residua suggestione opportunista e, dunque, di qualsiasi prospettiva riformista, emergenzialista, governista, concertativa, etc. (es.: allenaze con il PD);

2.  la necessità di riportare i comunisti all’interno della classe lavoratrice e delle classi subalterne recuperando quel distacco che una concezione e una pratica della politica schiacciata sulle istituzioni e sui tatticismi di ceti politici hanno determinato.

Sul lungo periodo questo vuol dire attrezzarsi sul piano culturale e teorico e definire sul piano politico un programma minimo di classe, e ci deve portare, da un lato, a privilegiare le contraddizioni che le classi di riferimento vivono – specialmente in presenza dell’attuale crisi economica –, e, dall’altro, a ricercare e costruire opportunità di un rinnovato legame di massa.

Nell’immediato a queste priorità fanno ombra – come spesso accade – le urgenze della quotidianità che pongono altre questioni che, pure, bisogna affrontare.

In questo momento – come tutti possono constatare – occorre sciogliere due nodi tra loro complementari:

a)  il ruolo delle forze politiche organizzate (in particolare del PRC e del PdCI), delle loro aree interne e di quei gruppi dirigenti nel processo costituente e in “Comunisti Uniti”;

b)  la posizione di “Comunisti Uniti” rispetto alle prossime elezioni europee e amministrative.

Tutti noi abbiamo il nostro punto di vista alla cui formazione hanno contribuito certamente le esperienze negative di ciascuno. Discuterne in astratto, in generale, non ci porterebbe da nessuna parte, con il rischio che, alla fine, certe suggestioni possano prevalere e determinare l’ennesima divisione tra noi.

Credo, allora, che l’unico modo di affrontare questa ineludibile discussione sia di farlo a partire dalla concretezza politica – di merito e di metodo – dei comportamenti e delle proposte.

La questione del ruolo delle forze politiche nel processo costituente è complicata– oltre che da posizioni spesso dichiaratamente ostili o incompatibili con il percorso di “Comunisti Uniti” – ulteriormente dalle loro persistenti divisioni interne, dalla litigiosità e dalle incompatibilità reciproche. Non possiamo certamente lasciarci trascinare in questa deriva di contrapposizioni e di faide – che è stata causa concorrente del loro fallimento – che riprodurrebbero al nostro interno le stesse perniciose divisioni tra gruppi dirigenti, né possiamo permettere che “Comunisti Uniti” divenga strumento di queste lotte residuali tra ceti politici che, non solo non ci appartengono, ma che vogliamo combattere e sconfiggere.

Per affrontare questa questione – che incombe in modo oppressivo in questo momento – non è sufficiente contrastare pretese “primogeniture” (del resto soltanto oggi, dopo mesi, rivendicate strumentalmente), né polemizzare sull’uso monopolistico degli strumenti dell’”appello” (sito, indirizzari, etc.). Ugualmente sterile è la contrapposizione tra chi, pregiudizialmente, ritiene che non si debba prescindere dalle realtà organizzate qualunque sia stata la loro responsabilità e qualsiasi sia il loro atteggiamento attuale, e chi, altrettanto pregiudizialmente, vorrebbe la cancellazione di queste forze e l’azzeramento dei loro gruppi dirigenti. Si rischierebbe non soltanto l’ennesima divisione tra noi, ma anche di restare inchiodati nella paralisi e nell’immobilismo.

Credo che ci sia un solo modo di affrontare e risolvere il problema: riaffermare con forza l’assoluta autonomia e centralità del processo costituente e, quindi, di “Comunisti Uniti” definendo, quindi, in piena libertà di confronto e di decisioni, contenuti e modalità del percorso e, su questa base irrinunciabile verificare posizioni e comportamenti di forze politiche, aree e singoli dirigenti. Escludendo quelli che vogliono ripescare e “rigenerare” la “rifondazione” (e sono, quindi, apertamente indifferenti o ostili al percorso di costruzione di un nuovo partito), non sarà impossibile verificare negli altri se vogliono far parte dell’esperienza di “Comunisti Uniti” senza pretendere di avere, di imporre o di prendersi surrettiziamente un iòpossibile ruolo egemonico, oppure se si collocano autocriticamente e, quindi, paritariamente nel percorso mettendosi a disposizione del processo costituente.

Anche qui, però, è opportuno uscire dalla vaghezza delle dichiarazioni d’intenti o di posizioni generali e astratte e riferirsi, piuttosto, a questioni concrete. La convergenza su precise proposte che spostino l’asse della politica dei comunisti dal rapporto con le altre forze politiche e dalle istituzioni al lavoro di massa, nella società, all’interno e in rapporto diretto con la classe lavoratrice e con le classi subalterne, è un modo di mettere sul terreno concreto la verifica. In questo senso il secondo “nodo” che occorre sciogliere nell’immediato – quello delle elezioni – offre un terreno ideale.

L’esperienza di un parlamento in cui manca del tutto un’opposizione, mancando anche una forza di contrasto adeguatamente organizzata nella società e in un momento di crisi che comporta scelte “pesanti”, è stata una significativa lezione per chi ha usato male in passato la propria presenza nelle assemblee elettive, ma non è certo favorevole agli interessi delle classi subalterne e non sta creando condizioni più favorevoli al cambiamento. La questione, dunque, sul piano concreto non è tra astensione e partecipazione: è sul come e perché partecipare. Ed è proprio per questo che certe proposte e profferte unitarie (di lista o di altro) spalancano la porta al sospetto di una loro finalizzazione strumentale ad assicurare – ai soliti noti – almeno in Europa e negli enti locali quella rappresentanza istituzionale che è sfuggita a livello parlamentare. “A pensar male si fa peccato, ma il più delle volte ci si azzecca”: e i comunisti, si sa, sono dei grandi peccatori. Ma al peccato sono indotti sia dalle obbiettive difficoltà di PRC e PdCI a superare lo sbarramento alle europee (che hanno fatto recentemente cambiare ad alcuni posizioni e disponibilità all’”unità”), sia dalla persistente connivenza con l’opportunismo in troppe giunte locali, sia dalla dichiarata eventuale disponibilità a riprendere il rapporto compromissorio e subordinato con PD.

Come sfuggire, allora, alla tentazione di una scelta astensionista per non consentire ai ceti politici di rinnovare con i propri privilegi anche le nefandezze delle collaborazioni governiste con l’opportunismo?

Mi sembra che ci sia una sola strada: quella di individuare, in piena autonomia, alcune condizioni o garanzie minime e di porle con franchezza a chi, con altrettanta franchezza, ponga la questione. E, a mio parere, queste condizioni o garanzie non possono che attenere, per un verso, al programma, per altro alla formazione delle liste, per altro ancora alla gestione degli eventuali mandati elettivi.

Programma. Poiché è del tutto fuori discussione che il sostegno si possa dare ad una qualsiasi lista, per quanto unitaria, ed è, invece, necessario darla ad un programma, bisognerà concordarne i contenuti che dovranno discendere da una comune analisi del contesto politico, vedere al centro una concreta propositività sugli interessi delle classi subalterne e, quindi, necessariamente, l’impossibilità di rapporto e di interlocuzione con il PD (a meno che il PD non accetti il nostro programma!!!). Facciamo qualche esempio: per le europee, siamo d’accordo tutti sulla natura imperialista dell’EU e delle missioni italiane all’estero? Oppure che gli eletti dovranno lavorare per definire rapporti e contenuti finalizzati all’unità del mondo del lavoro (contratti, salari, ammortizzatori sociali, etc., comuni a livello europeo, comprese le questioni relative alla precarietà e all’immigrazione)?

Formazione delle liste. Non è sufficiente restare assolutamente estranei ai manovrismi e alle zuffe tra e all’interno dei due partiti sulla composizione delle liste. Anche qui qualche “paletto” deve esser messo. Per esempio: bisogna mostrare in concreto la discontinuità con il passato e che non si lavora per i soliti noti. Quindi un rinnovamento completo delle candidature in ogni tipo di elezioni, assicurando – attraverso i collegi e le preferenze – l’elezione di lavoratori e di esponenti di realtà di lotta.

Gestione dei mandati elettivi. È la questione più delicata e che, di solito, è del tutto trascurata. Il mio suggerimento è che si ritorni – nei limiti delle mutate condizioni e delle possibilità effettive – ai criteri fondanti della cultura e dell’esperienza comunista: revocabilità del mandato, rotazione, controllo degli eletti da parte degli elettori, compenso economico rapportato al salario operaio, etc. E, per quanto riguarda i rimborsi o le ricadute economiche, concordare un qualche marchingegno che non attribuisca tutto ai partiti e lasci, invece, qualche risorsa (= autonomia) a “Comunisti Uniti”.

Non mi pare che siano ipotesi “estremiste”, che abbiano invece una ragionevolezza, che sono possibili e che vanno nella direzione di costruire l’unità senza subordinazioni e vassallaggi – né presenti né futuri – per nessuno.

 


 

 

Veltroni impari da Soru come vincere

 

Il Partito Democratico da solo non vincerà nemmeno fra trecento anni. Se vogliamo tornare alla vittoria deve schiantarsi l'intero gruppo dirigente del Pd. Mentre Veltroni proclama diabolicamente l'autosufficienza del Pd, Soru ha richiamato l'alleanza di centrosinistra, l'unica via per battere la destra". E' quanto ha detto oggi a Sassari Oliviero Diliberto, segretario del PdCI, in Sardegna per un tour elettorale in sostegno di Renato Soru.

Riguardo alla possibilità di una riunificazione delle forze comuniste per le prossime elezioni europee, il segretario di Pdci ha spiegato che "sono in corso intensissimi colloqui con i dirigenti di altri partiti, sono ottimista. Essendo coinvolti altri partiti, per rispetto nei loro confronti in questo momento mi avvalgo della facoltà di non rispondere, ma posso dire di essere ottimista". (1 febbraio 2009)

 

 

Intervista di Oliviero Diliberto al Corriere della Sera

"Il 4% è una porcata ma accetto la sfida"

 

di Andrea Garibaldi


ROMA - «Questa nuova legge per le Europee con sbarramento al 4% è una porcata. Io, però, accetto la sfida».

Oliviero Diliberto, lei, segretario del Partito dei Comunisti italiani, non ha paura di scomparire anche in Europa?
«E` sbagliato comunicare l`impressione di essere così piccoli da non arrivare al 4 per cento. Io ho una proposta politica».

La spieghi.
«Lista comune con Rifondazione comunista. I numeri li abbiamo».

Pdci, Rifondazione, Sinistra democratica e Verdi, uniti nella Sinistra Arcobaleno, presero il 3 per cento, nel 2008.

«Nel 2006, invece, Rifondazione aveva raggiunto il 5,7 per cento e noi il 2,3. Quasi 4 milioni di voti. Bisogna ripartire dalla falce e martello, il simbolo del lavoro».

Da Rifondazione avete avuto risposte?
«Grassi e Giannini sono per la lista unica. Il segretario Ferrero non si è ancora.pronunciato. Sta fronteggiando la scissione di Vendola».

La Camera dovrebbe approvare lo sbarramento mercoledì.
«L`accordo andrebbe fatto subito dopo. Non propongo per ora il partito unico, ma sarebbe grottesco trovare sulla scheda due diversi simboli con la falce e martello».

Il Pdci non partecipa alle proteste contro la nuova legge.
«Spero comunque che non sia approvata. Non per un problema di sopravvivenza dei piccoli, ma perché così si colpisce il principio della rappresentanza. Il gruppo dirigente del Partito democratico è irresponsabile».

Irresponsabile?
«Vuole annientare la sinistra con un marchingegno elettorale e non per via politica. In cambio, regala a Berlusconi federalismo, giustizia, intercettazioni, vigilanza Rai... Ma rischia ripercussioni gravi».

Ripercussioni?
«Per le amministrative gli accordi fra Pd e sinistra possono saltare: se cercano di uccidertí, ti difendi».



 

Lettera di Fosco Giannini a Liberazione

 

Caro compagno Ferrero, in relazione all'intervista di ieri: come sai vi sono molte compagne e compagni nel nostro Partito che - di fronte al durissimo attacco che viene da tempo sferrato contro il lavoro, i diritti, la democrazia, di fronte ai pericoli di guerra, al costituirsi di un regime di destra, di fronte all'evanescenza dell'intera sinistra - da tempo propongono di avviare un processo di unificazione delle forze comuniste, un processo senza scorciatoie, che prenda corpo innanzitutto dalle lotte comuni. Queste compagne/i sono quelli che ti hanno sostenuto a Chianciano, che hanno contribuito alla tua vittoria e oggi fanno parte della maggioranza. Esse/i credono che, di fronte al disastro dell'intera sinistra e di fronte all'attacco micidiale dei padroni e delle destre, unire i comunisti (specie in questa fase di continue scissioni, separazioni) e con essi l'intera sinistra, non sia qualcosa di ideologico, ma di grandissimo buon senso, tant'è che l'unità che proponiamo si va celermente allargando ed è ormai condivisa da tante e tanti. E' per questo che non condividiamo il modo bruciante in cui sembri escludere, attraverso lo strano utilizzo della nozione di "costituente comunista", il processo di unità dei comunisti/e in Italia. Nessuno propone, oggi, una secca sommatoria tra Prc e PdCI (è questo che chiami "costituente comunista"?). Si propone di scendere in piazza insieme, di avviare e sostenere - uniti - il conflitto sociale ed il confronto tra compagnie/i, di scavarsi dentro - tutti- e capire gli errori commessi, da una parte e dall'altra, da parte del Prc e del PdCI, ma poi di schierarsi - uniti - contro il padrone. E, nella lotta, costruire un senso unitario e avviare una ricerca politica e teorica volta alla riproposizione di un più forte partito comunista, capace di riorganizzare la vasta diaspora comunista italiana (che va ben al di là dei soli Prc e PdCI) e farsi cardine dell'unità della sinistra. E certo non si può dire, ragionevolmente che solo le compagne e i compagni con la tessera di Rifondazione (o, peggio, una parte di essi…) possano considerarsi depositari della "rifondazione comunista", ovvero di un processo politico e teorico complesso, inedito, aperto, di innovazione/attualizzazione di una cultura e di una prassi politica comunista, all'altezza dei tempi. Si tratterebbe, questo sì, di un fondamentalismo d'altri tempi. (28 gennaio 2009)


 

Fosco Giannini: e' l'ora dell'unita' dei comunisti e della riunificazione di PRC e PdCI


 
"La scissione di Vendola dal PRC non è una sorpresa. Essa è il prodotto del lungo processo di decomunistizzazione avviato da Bertinotti. E' l'ora di invertire la rotta, di fermare la dissipazione a sinistra. E' l'ora dell'unità.. A cominciare dall'unità dei comunisti e dalla riunificazione del PRC e del PdCI "
 
(Fosco Giannini, Direzione nazionale PRC, direttore de l'Ernesto, ANSA, 25 gennaio 2009

Oliviero Diliberto: 21 gennaio  - Fondazione del Pci

 

 Avanti con l'unità delle comuniste e dei comunisti

 

di Marica Guazzora della Segreteria provinciale Torino

 Torino 22 gennaio 2009 – Ieri era il compleanno del Partito Comunista Italiano. Per questa occasione la rivista l’Ernesto del Prc ha organizzato con il PdCI  una manifestazione unitaria di comunisti nella sede della CGIL di Alessandria: “21 gennaio e Antonio Gramsci – L’autonomia e l’unità dei comunisti oggi”.

Salone strapieno, gente in piedi, che bello rivedere tante facce di comuniste e di comunisti riuniti sotto le nostre due bandiere, in un grande abbraccio come si conviene ad una festa di compleanno. Presiedeva Stefano Barbieri, Comitato Regionale Prc Piemonte, che ha iniziato  rifacendo il percorso del Partito Comunista Italiano  e ha concluso che lui crede ancora nel “sol dell’avvenir”. Di seguito sono intervenuti il consigliere regionale del Prc Sergio Dalmasso che ci ha parlato dei guasti dell’Arcobaleno e il Segretario regionale del Prc  Armando Petrini, quindi Andrea Catone, storico del movimento operaio, ci ha parlato di Antonio Gramsci e di Palmiro Togliatti, della nostra storia, insomma, di quella storia che una parte di noi ha vissuto in prima persona e i più giovani hanno sentito raccontare. Di seguito ha preso la parola, applauditissimo,  il nostro Segretario nazionale Oliviero Diliberto che ha iniziato, come si conviene ad un compleanno, facendoci gli auguri.

Diliberto, come sempre, ha saputo carpire l’attenzione di tutti i presenti. Ci ha ricordato, tra l’altro,  la storia dei paesi dell’America Latina passati dalla più feroce dittatura a governi come quello di Chavez, di Morales, governi del popolo per il popolo, ha continuato con la necessità e l’urgenza di riunificate i comunisti di questo paese, iniziando da un unico simbolo comunista alle elezioni europee, non perché si debba iniziare dalle elezioni come unico scopo di avere un parlamentare europeo, ma  perchè non abbiamo più tempo per i tentennamenti “se no ci asfaltano”.  Da quando non siamo più in Parlamento ci hanno completamente oscurato e il nostro Segretario percorre l’Italia per fare iniziative come questa. E’ tempo di scelte e di coraggio, nulla più ci divide.

Fosco Giannini, della Direzione del Prc e direttore de l’Ernesto ha concluso la manifestazione. Il suo intervento si è  soprattutto rivolto  al suo Segretario nazionale Paolo Ferrero con una serie di interrogativi sostanziali, e anche polemizzando su di una recente intervista di Ferrero su Liberazione. Non è più tempo per le attese, non si può andare da soli, come Prc,  alle elezioni europee perché si deve tentare di recuperare i seguaci di Bertinotti e Vendola, sono compromessi che  portano i comunisti ad un’altra severa sconfitta. Ha ricordato la recente grande manifestazione dell'11 ottobre dove centinaia di migliaia di comuniste e di comunisti hanno unito  le bandiere e gli striscioni del Prc con quelle del PdCI,  come  un unico simbolo, un unico popolo comunista, perché è questo che vuole la nostra gente. E’ stato sottolineato anche come sia stato il PdCI ad avere avuto  il coraggio, con il suo congresso di luglio, a cambiare rotta e tracciare la linea dell’unità dei comunisti..

Fosco Giannini ha parlato rivolgendosi al “compagno Ferrero” e al “segretario Diliberto” e non credo fosse un lapsus.

Al termine della manifestazione  la serata si è conclusa con una cena tutti insieme, in amicizia, tra comunisti. Anche questo bel momento conviviale  ha avuto il significato simbolico dell’unità ritrovata e ha riaperto in ciascuno di noi la speranza che davvero ce la possiamo fare ad avere un unico partito comunista. Ieri, ad Alessandria, un altro tassello per l’unità delle comuniste e dei comunisti è stato posto, non ci resta che proseguire su questa strada, perché anche noi,  come Stefano,  crediamo ancora nel “sol dell’avvenir.”

le foto

 

 

Il 21 gennaio e Antonio Gramsci

L'autonomia e l'unità dei comunisti oggi

Mercoledì 21 Gennaio, ore 18.00 ad Alessandria CGIL - Camera del Lavoro - Via Cavour 6

Introduce e coordina

Stefano Barbieri Comitato regionale PRC Piemonte


intervengono:

Oliviero Diliberto  Segretario nazionale PdCI
Andrea Catone  Storico del movimento operaio
Armando Petrini Segretario regionale PRC Piemonte
Sergio Dalmasso Consigliere regionale PRC Piemonte
Fosco Giannini Direzione Nazionale PRC - Direttore de l'ernesto

 

 

Comunisti uniti a San Cesareo

Unità dei comunisti, il PdCI ritenta

 


Un'iniziativa a Napoli (ed è la quinta in giro per l'Italia) per l'unità dei comunisti con Fosco Giannini, area Ernesto del Prc , ma anche con Maurizio Acerbo, vicinissimo al segretario di Rifondazione. Una dichiarazione sulla sindaca di Napoli Rosa Russo Iervolino che ricalca precisamente le parole di Paolo Ferrero («giunta inadeguata» molto meglio che «si stacchi la spina»). Un attacco in perfetto nuovo stile Pdci a Walter Veltroni( «accettando le dimissioni di Luigi Nicolais ha certificato l'impotenza del Pd. Se c'è un commissario da Roma, vuol dire che ci sono contraddizioni troppo grandi qui»). Così ieri pomeriggio ha ripreso fiato l'offensiva del segretario del Pdci Oliviero Diliberto alla volta di Rifondazione comunista, alla quale chiede di promuovere l'unità dei due partiti, dopo un divorzio di più di dieci anni.
Alle soglie di una nuova scissione del Prc, la terza dopo quella dei comunisti unitari del '94 e di quelli italiani nel '98, Diliberto giura di non auspicare «scissioni da nessuna parte perché ritengo che i comunisti dovrebbero unirsi tutti. Noi, e tutta a Rifondazione. Ho molto rispetto del dibattito interno di un partito che non è il mio, e Rifondazione ha un travaglio molto serio. Spero in una riunificazione». Ma il veleno sta nella coda, e la chiusura del ragionamento è: «Se poi invece qualcuno non ritiene di essere comunista se ne andrà per un'altra strada».
Per il Pdci la fuoriuscita dei bertinottiani da Rifondazione potrebbe aumentare le speranze della riunione fra i due partiti, in vista delle elezioni europee. Ma il matrimonio resta escluso, e il segretario Prc l'ha dichiarato più volte, almeno fino alle europee. Dove, con ogni probabilità, le liste di sinistra si presenteranno in ordine sparso. (Il Manifesto 10 gennaio 2009)

 

Comunisti uniti a San Cesareo

 

18 dicembre 2008 - Iniziativa a San Cesareo (Castelli romani – Roma), con la partecipazione delle segreterie delle Federazioni dei Castelli romani del PdCI e del PRC, per discutere sull'unità del PdCI e PRC verso la riunificazione in un unico grande Partito Comunista.

 

Oliviero Diliberto, intervento integrale all'iniziativa PdCI-PRC - San Cesareo (Roma)

 

         

 

 

Dall'iniziativa di Ancona un segnale forte per l'unità dei comunisti


Ancona, martedi 9 dicembre: l’ernesto organizza, nella bella e grande sede del Circolo Prc “ Ernesto Che Guevara”, un dibattito pubblico dal titolo: “ Crisi del capitale, attacco al lavoro, governo Berlusconi : ruolo e proposte dei comunisti”.

Verso le 18.00 la Sala conferenze del Circolo è piena di compagne/i, ma anche di cittadini e lavoratori. Il “ Guevara” è il Circolo della nuova e vasta periferia della città (i Nuovi Quartieri), un’area popolare, operaia e proletaria: è per questo che molti sono i lavoratori presenti, assieme ad esponenti di diversi Comitati di lotta ( scuola, ambiente, casa).

Ma in sala vi sono anche molte/i compagne/i del Prc ( soprattutto de l’ernesto e di Essere Comunisti) e del PdCI, poiché forte è la curiosità di assistere e partecipare ad una vera e propria “prova di unità dei comunisti”, in quanto a parlare sono consapevolmente venuti proprio i dirigenti locali del Prc delle due aeree de l’ernesto e di Essere Comunisti e del PdCI. Nelle manchette pubblicate in grande evidenza da “Liberazione” e nei manifesti locali spiccano infatti i nomi di Enrico Massera, segretario del Circolo “Che Guevara” dei Nuovi Quartieri (l’ernesto); Massimo Marcelli Flori, segretario della Federazione Prc di Ancona (Essere Comunisti); Cesare Procaccini, segretario regionale PdCI Marche; Ruggero Giacomini, storico, segretario comunale PdCI Ancona e direttore del Centro culturale “ La città Futura ” e Fosco Giannini, della Direzione Nazionale del Prc e direttore de l’ernesto.

Dopo l’apertura del segretario del Circolo, Enrico Massera (che spiega le ragioni dell’iniziativa) : “fluidificazione dei rapporti, superamento delle divisioni tra comunisti, dentro il Prc e tra Prc, PdCI e diaspora comunista”) prende significativamente la parola il compagno Michele Giacchè, operaio del Cantiere Navale di Ancona, RSU-Fiom- Rete 28 aprile. Giacchè pone la questione della centralità del lavoro e del sostanziale abbandono, da parte dei sindacati e delle forze di sinistra, di tale centralità. Ricorda che sia la drammatica questione degli infortuni nei luoghi della produzione ( “al Cantiere Navale è un inferno quotidiano, inimmaginabile per i borghesi” ); sia l’altrettanto drammatica questione salariale, che quella del contratto nazionale di lavoro, non sono al centro dell’interesse e della lotta. Giacchè rammenta ai presenti i giorni in cui, prima della caduta del governo Prodi, i dirigenti del Prc furono fischiati davanti ai cancelli di Mirafiori e aggiunge che “ se non abbandoniamo alcune stravaganze mediatiche e spettacolari e non ritorniamo a fianco degli operai, degli sfruttati, dei giovani, dei precari, siamo destinati alla consunzione politica e sociale”.

Tra i relatori e il “pubblico”, molti sono gli interventi, dopo quello di Giacchè; di grande rilievo politico e intellettuale è l’intervento del compagno Ruggero Giacomini, del PdCI : “ la questione sociale è drammatica; la stessa, profonda, crisi del capitale dimostra – se mai ve ne fosse stato bisogno – l’attualità stringente del pensiero e dell’analisi di Marx , del socialismo e del ruolo dei comunisti. Il punto è che questo ruolo – probabilmente da tempo – non viene svolto ed oggi si impone come necessità sociale il processo di unificazione dei comunisti e la ricostruzione di un più forte partito comunista in Italia”.

A nome dell’intera segreteria provinciale della Federazione Prc di Ancona, interviene Fabio Pasquinelli, che oltre che membro della segreteria è anche Coordinatore regionale dei Giovani Comunisti delle Marche.

Pasquinelli parte proprio dalla condizione giovanile e dalla grande lotta che l’Onda studentesca porta avanti, oggi, per tutti : “ Ci sbagliamo sempre sui giovani. Leggiamo le cose con le lenti della nostra presunzione, diamo lezioni a destra e a manca e non ci accorgiamo che sia i giovani che “la classe” sono spesso più avanti di noi. Così è certamente per l’Onda. E il problema vero non sono i giovani, ma siamo noi, incapaci di “sentire” il polso sociale e di metterci a fianco e alla testa delle lotte. Certo è che così, con questa debolezza prospettica, organizzativa e di radicamento sociale i comunisti non possono andare più avanti. L’unità dei comunisti - per un nuovo, più radicato, politicamente e teoricamente più conseguente partito comunista – è la questione all’ordine del giorno. E anche dentro il nostro Partito, il Prc , occorre iniziare a fare chiarezza, anche rispetto alla nostra vasta minoranza socialdemocratica…”.

Particolarmente vivace è il dibattito che si apre, dopo gli interventi dei relatori.

Andrea Martini, Giovani Comunisti, area Essere Comunisti, è senza peli sulla lingua, lucido e netto nell’analisi: “ Vendola e i suoi paralizzano il Prc. Continua il loro tentativo – soprattutto attraverso “Liberazione” - di affossare sia la svolta a sinistra di Chianciano che il processo di unità dei comunisti. Con l’unico obiettivo di cancellare in Italia la presenza organizzata di un partito comunista con vocazione di massa. Non possiamo più permettere che questo disegno vada avanti. Avanti deve invece andare il progetto di unità dei comunisti, per la costruzione di un partito comunista dal carattere antimperialista, antifascista ed essenzialmente volto alla lotta di classe, obiettivi che da tempo sono stati abbandonati. E che se non saremo capaci di recuperare avremo un solo destino: il prolungamento della sconfitta sonora del 13 e 14 aprile scorsi ” .


Tra gli altri interventi vi è anche quello della compagna Lidia Mangani, già segretaria regionale Prc marche, oggi del Comitato centrale del PdCI : “ Noi dobbiamo e possiamo parlare di tante cose : crisi del capitale, impoverimento di massa, governo Berlusconi ecc. Tuttavia vi è una questione centrale che, se non affrontiamo, rischia di trasformare in chiacchiera tutto il resto: qual è il soggetto politico centrale di una ripresa della lotta, se non il Partito comunista? E come dobbiamo rilanciarlo se non a partire dall’unità dei comunisti e delle comuniste? Abbiamo tanto sbagliato, tutti. Anche nel PdCI si è manifestata a lungo una pulsione “ di destra”, volta – come nel Prc – al superamento dell’autonomia comunista. Questa pulsione è stata battuta, ma ora siamo di fronte all’esigenza più alta: ricostruire l’unità dei comunisti per il rilancio del Partito comunista nel nostro Paese. Iniziative come quella di oggi, organizzata da l’ernesto, rappresentano ciò che serve: tornare a parlarci, a lottare insieme, per scoprire che possiamo senza troppe difficoltà tornare uniti”.

Il dibattito prosegue e la novità forse più sostanziale sta nel fatto che anche alcuni giovani compagni del Circolo “Che Guevara” – della prima mozione, vicini a Ferrero – intervenendo si dicono convinti del progetto dell’unità dei comunisti e propongono di iniziare a lavorare insieme – a partire da Prc e PdCI - “ per mettere subito in campo anche una scuola quadri, un seminario su questioni politico-teoriche centrali: la crisi del capitale, il quadro internazionale, il movimento comunista, la forma partito, lo studio del Manifesto di Marx ed Engels…”.

Forse tira un’aria nuova. Lo afferma anche Fosco Giannini nelle sue conclusioni.


Redazione di Ancona de l’ernesto

 

 

Convegno: Sfruttamento e classe

la condizione del lavoro nella società italiana oggi

Comunisti Uniti della Lombardia organizza per Sabato 29 novembre 2008 alle ore 14,30

presso la sede all'Anpi di Via Macagni 6  a Milano


Una riflessione per ricostruire l´unità di classe ed un blocco sociale per il cambiamento. In questi anni è stata volutamente oscurata la condizione di sfruttamento del lavoro che invece si è aggravata, si sono divisi i lavoratori tra precari e stabili, tra immigrati ed italiani, sulle donne lavoratrici si è scaricato il peso dello stato sociale che è stato smantellato.

Apertura Lavori/Introduzione

- AMERIGO SALLUSTI - Membro del gruppo di lavoro “Comunisti Uniti Lombardia”.

Interventi:
- CIRO ARGENTINO, Operaio delegato RSU Fiom CGIL - Thyssen Krupp Torino.
- GIORGIO GATTEI, Economista - Rete dei Comunisti.
- GIANNI PAGLIARINI, Segreteria Nazionale Resp. dipartimento lavoro PdCI.
- ADA MICELI, Delegata RSU/RLS CGIL - Frimont Milano.
- TIZIANO TUSSI, Insegnante liceo “Severi” Milano.
- MANADOU WONE, Segreteria Fiom CGIL Sesto S.Giovanni.
-BRUNO CASATI, Ass.Lav.Prov.Milano - Resp.Dip.Pol.Indust.li PRC/area “Essere Comunisti”.
- MARIO MADDALONI, Operaio delegato RSU - Napoletana Gas Eni Napoli.
- FOSCO GIANNINI, Direzione Nazionale PRC - Direttore de “l´Ernesto”.

Chiusura lavori/Conclusione:
- VLADIMIRO MERLIN - Membro del gruppo di lavoro “Comunisti Uniti Lombardia”.

Organizzato  da: COMUNISTI UNITI LOMBARDIA - PdCI - L´ERNESTO AREA COMUNISTA PRC - RIVISTA “GRAMSCI OGGI” - RETE DEI COMUNISTI - CENTRO CULTURALE A.GRAMSCI - IL CALENDARIO DEL POPOLO

La locandina dell'iniziativa in
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=get_filearticolo&IDArticolo=17631

(23 novembre 2008)

Ripartire da comunisti: 100 operai ci mettono la firma



Noi, lavoratori e lavoratrici, militanti o semplici elettori dei partiti comunisti e della sinistra italiana, militanti o semplici iscritti alle organizzazioni sindacali, aderiamo all'appello

"Ricostruire a sinistra Comuniste e Comunisti cominciamo da noi".

Facciamo nostre le parole d'ordine di chi indica la strada per unire le nostre forze anche per parlare di noi lavoratori e lavoratrici e lanciare un allarme a tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato, dell'industria e dei servizi, della scuola, dell'università e della ricerca, perché scendano in campo e denuncino l'insostenibile condizione cui sono costretti tutti i lavoratori, quegli uomini e quelle donne cioè che sono i veri produttori della ricchezza del paese. Noi pensiamo che dire ai lavoratori che si è aperta la legislatura più a destra della storia repubblicana non basta: quello che bisogna denunciare sono proprio le caratteristiche del modello sociale e dei valori di riferimento delle forze presenti in Parlamento, a partire dal governo e dalla sua maggioranza, ma anche dell'attuale opposizione.

Ci preoccupa la convergenza di fatto tra PdL e PD sulle questioni del lavoro. Si stanno affermando nella società italiana, senza opposizione, modelli di sfruttamento e di negazione dei diritti che avevamo già superato in sessant'anni di lotte operaie e democratiche: lotte sindacali e politiche che avevano cercato di realizzare il dettato costituzionale fondamentale: L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Prima durante e dopo il voto si é mostrata fino in fondo la natura della crisi italiana, il rifiuto della maggior parte degli strati sociali privilegiati e dei gruppi economici dominanti di accettare un sia pur minimo compromesso tra capitale e lavoro, la restaurazione di una mentalità feudale, rinvigorita dalla destra, subita dal Pd, amplificata da una martellante campagna sui mezzi di informazione: il lavoro come merce, il salario come variabile dipendente, la sacralità del profitto, il sindacato subalterno all'impresa. Fin dai primi annunci, è chiara l'aggressione del governo al movimento dei lavoratori e al suo ruolo sociale: l'attacco al valore del lavoro pubblico, la convergenza con la Confindustria per riformare il modello contrattuale mortificando la contrattazione collettiva ed esaltando quella aziendale ed individuale, la detassazione degli straordinari che favorisce il ricorso a orari di lavoro bestiali per qualche decina di euro in più e che, comunque, esclude intere categorie di lavoratori, tutti i precari e le donne, già sovraccaricate dal peso del lavoro di cura familiare.

Tutto questo indica la precisa volontà di continuare a scaricare sul lavoro le compatibilità del sistema economico, attraverso una nuova forma di controllo sociale sui lavoratori e sulle lavoratrici e sulla distruzione della contrattazione collettiva. Tutto questo in alternativa alle vere emergenze sociali che sono i salari che non permettono di arrivare alla fine del mese, l'assenza di sicurezza, la precarietà per milioni di giovani senza futuro. Si continua a morire ogni giorno, tutti giorni, nei posti di lavoro. E si continua a negare a chi lavora di partecipare alla redistribuzione della propria quota della ricchezza nazionale prodotta con il lavoro. Senza una forza rinnovata dei comunisti e della sinistra, in questo paese, non si farà nessuna opposizione alle politiche antipopolari del governo e nessuno si batterà contro la precarizzazione del lavoro. Per questo abbiamo deciso di ricominciare da noi, lavoratrici e lavoratori comunisti, rinnovando l'appello perché i due partiti comunisti rimasti in campo, dopo il disastro elettorale e la scomparsa della Sinistra Arcobaleno, trovino la forza e le ragioni per unire le loro forze, indicare con proposte chiare le vie per ridare coraggio a chi lavora, ricostruire l'iniziativa politica dei comunisti nelle fabbriche, mettersi alla testa di quelle battaglie unitarie che saranno necessarie in ogni luogo di lavoro, contrastare con la forza della democrazia l'attacco al contratto nazionale

 

Per ricostruire l'unità e la forza del mondo del lavoro


Amoruso Giulio operaio V.Valentia
Angiolini Marvin operaio Piaggio
Argentino Ciro operaio Tyssenkrupp
Artemalle Carlo operaio frigorista Cagliari
Atzeri Franco operaio artigiano Cagliari
Aulicino Massimo vigile del fuoco Ascoli Piceno
Ballistreri Cataldo delg. FIOM Fiat Mirafiori TO
Bardi Claudio operaio Piaggio
Baron Giovanni operaio Baxi Bassano del Grappa
Belcari David operaio Piaggio
Bettini Maurizio lavoratore Unicoop Tirreno S. Vincenzo LI
Borello Nicola operaio RSU Italcementi V.Valentia
Borghetti Simone operaio Rho Milano
Bosisio Franco RSU SIAC Pontirolo Nuovo (BG), dir. Prov. FIOM-CGIL
Bossi Osvaldo lavoratore SA Malpensa, Com. naz. di sett. FILT-CGIL
Bracci Nicoletta bracciante S. Vincenzo LI
Bugionovi Maurizio lavoratore "Gruppo Merloni" Fabriano AN
Buldrini Anna operaia Esanatoglia Macerata
Cafaro Vito impiegato RSU Carrefour S. Giuliano Milanese, dir. prov. FILCAMS-CGIL
Canali Marco operaio tessile Velvis Duca Visconti di Modrone spa Paderno Dugnano Mi
Carestia Amorino Castel Fidardo Ancona
Cassa Assunta operatrice della Cooperazione San Benedetto Ascoli Piceno
Castiello Giuseppe operaio trasporti Napoli
Cevari Pasquale operaio Fiat Sata Melfi
Chiarabilli Michele lavoratore Fossombrone PU
Chiaramoni Sauro lavoratore Firenze
Ciusani Massimo impiegato Fillea CGIL Torino
Converio Marina Comune Roma
Corradi Giulio operaio S.A.G.E. s.p.a. Milano
Corradini M.Elisabetta precaria Macerata
Corsi Marina operaia Firenze
Corsini Daniele RSU Nuovi Cantieri Apuania
Costantini Angelo RSU "Gruppo Merloni" Fabriano Ancona
Curti Roberto operatore sanità Roma
De Mattia Fabio informatico Roma
Dell'Orco Giovanni operaio Bosch Bari
Di Cugno Francesco operaio Fiat Sata Melfi
Di Stefano Gianfranco operaio Coop L'Aquila
Esposito Pasquale operaio Wood Style Umbertine PG
Eugenio Giordano operaio RSU Alenia Pomigliano
Famoso Annalisa Sma Campania Avellino
Fasoli Annamaria lavoratrice
Filippi Alberto com.iscritti FIOM Magona Piombino LI
Frascati Liliana CGIL funzione pubblica Padova
Garatti Franco operaio TIFAS Como, dir. Reg. FILTEA-CGIL
Giacchè Michele RSU cantiere navale Ancona
Giandomenico Mario operatore sanitario, dir. CGIL-FP Osp.Riuniti AN
Giannone Gerardo operaio RSU Fiat Pomigliano
Imperiale Barbara lavoratore "Gruppo Merloni" Fabriano AN
Iorio Romualdo ferroviere Mesero Milano
Iporchio Giovanni operaio Bologna
Laganà Domenico operaio V.Valentia
Langella Giorgio lavoratore informatico Vicenza
Lisandrini Luca lavoratore FFSS Ancona
Longato Antonella Muggia Milano funz. pubblica
Lucchini Marco operaio turnista vetreria Vicenza
Lufrani Franco Roma
Maddaloni Mario operaio Napoli
Magliani Maurizio operaio Unicoop Tirreno C. Marittima LI
Marinaro Federico operaio Napoli
Marinoni Luigi operaio SAGE Milano
Maurino Manola delegata rsu Asl 1 Torino
Meloni Luigi minatore Carbosulcis Iglesias
Meneghini Laura lavoratrice precaria P.A. Torino
Mergoni Massimo operaio Telecom Mantova
Modica Giovanni operaio Fiat Mirafiori Torino, ass. Lavoro comune di Alpignano
Natali Bruno operaio
Omar Sheikh Esamaq Suad mediatrice culturale TO
Pantaleo Sebastiano operaio Bosch Bari
Paolone Domenico operaio fiat Mirafiori TO
Pascarella Tommaso Tnt Caserta
Pasquale Ambrogio operaio Frigostamp Torino
Patania Domenico operaio V.Valentia
Patania Giovanni RSU Sicurezza Italcementi V.Valentia
Perra Oliviero operaio edile Sestu Cagliari
Pettinari Flavio lavoratore autonomo Fermo
Piazza Vito operaio Bosch Bari
Pierno Carmine operaio Capaccio SA
Pinna Giampaolo operaio manutentore Capoterra CA
Piras Renzo operaio igiene ambientale
Portoghese Pasquale operaio Bosch Bari
Preziosi Massimo postale Roma
Procaccini Giorgio operaio Esanatoglia MC
Puggioni Marco operaio Fiat Mirafiore Torino
Rinaldi Natalino RSU Sammontana
Romiti Laura operaia Genova
Rosetti Egidio operaio Fiat Sata Melfi
Russo Armando RSU Bertone Torino
Russo Remo lavoratore settore nautico Salerno
Sannino Gaetano infermiere Cardarelli Napoli
Scordamaglia Caterina operaia V.Valentia
Scotti Valeria operaia servizi Pavia
Seminatore Gaetano operaio Roma
Semprevivo Gaspare operaio Azienda Acquedotto PA
Settimi Gianluca lavoratore "BEST" Cerreto D'Esi AN
Sicari Gianni operaio V.Valentia
Spadaro Ottavia operaia Colser Vimodrone Milano
Stassano Leonardo operaio Caserta
Tabarrini Marisa operaia tessile Perugia
Talamonti Marco operaio Tyssenkrupp Terni
Testera Roberto operaio Comau Torino
Tonetti Giovanni segr. Fiom Massa Carrara
Ungano Roberto operaio Conegliano Treviso
Veda Giuseppe manovale edile Carbonia
Viglione Carlo operaio metalmeccanico precario Torino

www.comunistiuniti.it 10 luglio 2008

 

Un'altra settimana d'impegno

Diliberto e Giannini a Cosenza

Il segretario del Pdci, «un progetto per il quale spenderemo ogni nostra energia»

Image Anche in Calabria, come nel logo dei Comunisti Uniti, si inizia a lavorare per comporre il puzzle con falce e martello rappresentante l’unità dei comunisti .Il primo tassello è stato posizionato con il convegno di giovedì scorso presso l’Università della Calabria. A Cosenza, dopo le introduzioni di Carlo Iannuzzi (Fgci) e Guerino Nisticò (Udu) e la relazione dello storico del movimento operaio Alessandro Hobel, anche l’esponente del Prc e direttore de L’Ernesto Fosco Giannini e il segretario nazionale del Pdci Oliviero Diliberto hanno sottolineato la necessità dell’unità comunista. Per Giannini «solo un partito comunista radicato, unito ed organizzato è capace di rimettere in moto una sinistra e al centro i diritti dei lavoratori». Unità a partire da falce e martello, «un punto di riferimento, una storia ed un progetto: cancellarli vorrebbe dire eliminare la loro forza rivoluzionaria di cui oggi abbiamo grande bisogno».

Sulla stessa linea Diliberto, che ha parlato di «tempo di scelte e di coraggio: non c’è più nulla che ci divide, ricominciamo dai comunisti, dall’unica cosa di buono che è rimasta a sinistra. Essa non si esaurisce ai comunisti, che però possono suscitare nuovi entusiasmi – ha sostenuto - perché senza i comunisti non c’è la sinistra. Il nostro partito sta provando a fare autocritica, non tutti sono d’accordo ma ci confronteremo – ha spiegato - ma con schiettezza dirò: perseverare nell’arcobaleno non è contro il marxismo-leninismo, è contro il buonsenso. Non c’è spazio per una forza cuscinetto tra i comunisti e un Pd che – ha aggiunto - con una nuova “Bolognina” vuole una sinistra politicamente corretta e non più comunista». E, auspicando di andare insieme alle Europee, in conclusione il segretario ha rivolto l’invito all’unità a tutto il Prc. E se Ferrero e Vendola in materia la pensano diversamente, Diliberto ha fiduciosamente affermato: «La politica è dinamica, anche per la confederazione ci avevano detto no. Li incalzeremo perché vogliamo provarci in questo progetto, per il quale spenderemo ogni nostra energia».(La Rinascita online 27 giugno 2008)

 

   

 

La prossima settimana, al pari di quella appena trascorsa, sarà caratterizzata da una serie di manifestazioni (assemblee, banchetti, riunioni territoriali) per continuare a sostenere l’appello tra cui vi segnaliamo quelle che si svolgeranno rispettivamente a Livorno (Giovedì 12 Giugno) ed all’Università della Calabria (Giovedì 26 Giugno).Troverete, inoltre, gli altri appuntamenti nell’apposita sezione del sito. A tal proposito ricordiamo a tutti sia di segnalare alla nostra mail info@comunistiuniti.it eventuali iniziative per poterle inserire sia che nella sezione materiali sono disponibili, in formato pdf, il volantino dell’appello, il modulo di adesioni ed il layout per autostampare i nostri adesivi.

Tra l’altro, su richiesta di un gran numero di compagne e compagni stiamo verificando la possibilità di organizzare una riunione operativa a Roma nonché al più presto (appena risolto un piccolo problema tecnico) saranno attive le mailing list regionali dei sottoscrittori dell’appello. Saranno due occasioni importanti per conoscersi ed individuare quali iniziative ed incontri organizzare sui territori, in modo tale da poter dare vita a comitati di sostegno e promozione dell’appello.

Sul sito troverete anche un video di promozione dell’appello che potete facilmente inserire sui vostri siti o blog copiando il codice HTML dal menu di You Tube.

Infine, è doveroso anche questa settimana un ringraziamento particolare a quanti ci hanno inviato un contributo economico e ringraziamo anticipatamente quante/i lo faranno nei prossimi giorni: si tratta di un piccolo, ma prezioso, contributo per questa grande ed ambiziosa impresa.

Buon lavoro a tutte e tutti   - I promotori dell’Appello

Diliberto e Giannini a Livorno


 

La prossima settimana, al pari di quella appena trascorsa, sarà caratterizzata da una serie di manifestazioni (assemblee, banchetti, riunioni territoriali) per continuare a sostenere l’appello tra cui vi segnaliamo quelle che si svolgeranno rispettivamente a Livorno (Giovedì 12 Giugno) ed all’Università della Calabria (Venerdì13 Giugno).Troverete, inoltre, gli altri appuntamenti nell’apposita sezione del sito. A tal proposito ricordiamo a tutti sia di segnalare alla nostra mail info@comunistiuniti.it eventuali iniziative per poterle inserire sia che nella sezione materiali sono disponibili, in formato pdf, il volantino dell’appello, il modulo di adesioni ed il layout per autostampare i nostri adesivi.
Tra l’altro, su richiesta di un gran numero di compagne e compagni stiamo verificando la possibilità di organizzare una riunione operativa a Roma nonché al più presto (appena risolto un piccolo problema tecnico) saranno attive le mailing list regionali dei sottoscrittori dell’appello. Saranno due occasioni importanti per conoscersi ed individuare quali iniziative ed incontri organizzare sui territori, in modo tale da poter dare vita a comitati di sostegno e promozione dell’appello.

Sul sito troverete anche un video di promozione dell’appello che potete facilmente inserire sui vostri siti o blog copiando il codice HTML dal menu di You Tube.

Infine, è doveroso anche questa settimana un ringraziamento particolare a quanti ci hanno inviato un contributo economico e ringraziamo anticipatamente quante/i lo faranno nei prossimi giorni: si tratta di un piccolo, ma prezioso, contributo per questa grande ed ambiziosa impresa.

Buon lavoro a tutte e tutti
I promotori dell’Appello
 

Diliberto a Vicenza per "ricostruire la sinistra"


La presentazione dell'appello "Comuniste e comunisti cominciamo da noi"

Sala piena e molti in piedi a Vicenza, tra le mura romane dei chiostri di Santa Corona, per l'assemblea "Comuniste e comunisti: ripartiamo da noi" che ha presentato l'appello e il progetto politico.
Un folto gruppo di militanti e simpatizzanti di Rifondazione, dei Comunisti italiani e molti semplici cittadini di sinistra ha ascoltato gli interventi di Giovanni Baron, operaio della Baxi di Bassano, Manlio Dinucci, saggista e giornalista del Manifesto, Gianluigi Pegolo della direzione nazionale del Prc e Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani. Assente per un disguido l'astrofisica Margherita Hack che ha voluto comunque portare i suoi saluti all'assemblea con una sentita lettera di appoggio al progetto. Tema d'onore della serata la guerra e tutte le sue implicazioni, con una approfondita analisi della situazione delle spese belliche e delle servitù militari nel nostro paese. Particolare attenzione, come è naturale, alla base Dal Molin e alla necessità di costruire una forza che torni a dare risposte al larghissimo movimento pacifista che in Italia si è sempre rivelato attivo e attento.

A Pegolo e Diliberto il compito di iniziare a porre le basi per un discorso politico unitario e la presentazione della proposta dell'appello: l'unificazione delle forze comuniste esistenti e sopravvissute al tracollo elettorale - in particolare Pdci e Prc - per la costituzione di un partito unico dei comunisti che riesca a sua volta a rilanciare l'unità di tutta la sinistra.(la Rinascita online 23 maggio 2008)

 

 

Bilancio di una prima settimana di lavoro sul territorio

 

La settimana scorsa è stata ricca di appuntamenti ed iniziative che hanno avuto come leitmotiv la presentazione dell’appello oppure una discussione a più voci sulla proposta politica in esso contenuta. In un quadro politico così precario e sempre più spostato a destra, non è una cosa di poco conto.

La partecipazione alle assemblee di Napoli e Bologna (con oltre un centinaio di partecipanti ad entrambe) o l’attenzione registrata al banchetto durante la manifestazione di Verona di sabato scorso o ancora le altre iniziative che ci sono state (banchetti e prime riunioni territoriali), ci dicono di un interesse reale e di una partecipazione non sopita dal disastro elettorale. Anzi: è il segno di una ripresa, della voglia di capire e reagire, francamente ben augurante.

In questa settimana saranno attive le mailing list regionali dei sottoscrittori dell’appello. Come richiesto da tante/i, diventeranno il primo immediato strumento per conoscersi e poter organizzare così su tutto il territorio nazionale iniziative ed incontri, in modo tale da poter dare vita a comitati di sostegno e promozione dell’appello. Vi invitiamo pertanto a mandarci suggerimenti e proposte al nostro indirizzo e-mail e vi chiediamo scusa sin da ora se non rispondiamo subito: questo compito è assolto da giovanissimi volontari che sono, letteralmente, sommersi di lavoro.

Ma per rendere questa impresa ancora più grande, è necessario darle forza. Per queste ragioni vi invitiamo a raccogliere nuove adesioni (nel proprio posto di lavoro o studio,…) ricordandovi l’obiettivo che ci siamo date/i: raccogliere almeno 10 firme entro il 30 maggio. E poi ancora vi invitiamo a scaricare volantini e moduli nella sezione Materiali e a distribuirli il più possibile. Soprattutto se si organizzano nuove assemblee, presentazioni, riunioni organizzative: non dovrà mai mancare un tavolino (o anche solo un compagno) che raccoglie le adesioni e fornisce le informazioni utili per aderire.

Infine, un ringraziamento particolare a quanti ci hanno inviato un contributo economico e ringraziamo anticipatamente quante/i lo faranno nei prossimi giorni: si tratta di un piccolo, ma prezioso, contributo per questa grande ed ambiziosa impresa.

Buon lavoro a tutte e tutti (19 maggio 2008)

 

Un lavoro carico di futuro



Care compagne e cari compagni,

innanzitutto vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno sottoscritto l’appello e che stanno promuovendo ed organizzando iniziative di presentazione su tutto il territorio nazionale. Non era affatto scontato. Ed anche il fatto che i temi posti da questo appello stiano attraversando il dibattito dei partiti della sinistra (a partire proprio da Rifondazione Comunista e dal PdCI), ci dice che l’obiettivo è stato colto. Il fatto poi che tantissime adesioni sono di giovanissimi o compagne e compagni non iscritte a nessun partito, ci dice di quanto forte sia oggi il bisogno di una “casa comune dei comunisti”, anche a fronte della necessità di costruire una forte opposizione alle politiche antisociali che il governo Berlusconi si appresta a fare.

Tante sono le e-mail giunte alla nostra casella di posta e tanti i suggerimenti, i commenti e gli interventi postati sul nostro blog. Ora si tratta di dare corpo ad una organizzazione e presenza strutturata sul territorio. Sarebbe utile pertanto, come tante/i di voi hanno infatti suggerito, creare dei comitati di sostegno dell’appello Comunisti Uniti, su tutto il territorio, a partire dal livello regionale ed organizzare quindi presentazioni, conferenze stampa, assemblee ed iniziative.

Nei prossimi giorni verranno create mailing list regionali dei sottoscrittori dell’appello, dove sarà quindi possibile conoscersi e tenersi in contatto (invitiamo quindi anche tutte/i coloro che non hanno sottoscritto, ma che scrivono sul blog ad iscriversi).

Saranno organizzate assemblee di presentazione dell’appello (vi informeremo di volta in volta), che saranno una utile occasione per costituire i comitati di sostegno all’Appello.

Affinché però tutto questo possa realizzarsi, è necessario che arrivino nuove adesioni all’appello, affinché continui a crescere numericamente e qualitativamente. Perché ciò sia possibile, è necessario che ciascuno di voi raccolga, entro il 30 maggio, almeno 10 firme. È un impegno minimo ma denso di significato. Questo appello, affinché sia conosciuto, ha bisogno di essere popolarizzato, fatto conoscere. È un lavoro paziente ma necessario. Inviate l’appello a tutti i vostri contatti ed amici, chiedetegli di sottoscriverlo, fatelo girare nelle vostre mailing list o inviatelo a casa dei compagni che conoscete. Questa importantissima iniziativa ha bisogno del contributo di tutte/i: cominciamo da noi!

Buon lavoro a tutte e tutti   - I promotori dell’appello (15 maggio 2008  
www.comunistiuniti.it)