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Corea del Nord                                                                                                                                                                                                           
 


 

 

 

Comunicato del Comando Supremo dell’Esercito Popolare Coreano

pubblicata da KFA - Italia il giorno martedì 23 novembre 2010 alle ore 18.25

Questo martedì, il Comando Supremo dell’Esercito Popolare Coreano ha rilasciato il seguente comunicato: 

Il governo fantoccio della Corea del Sud ha insistito con la sua sconsiderata provocazione militare, con colpi di proiettile sparati nelle acque territoriali della Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) intorno a Yeonpyeong, un isola nel Mare Occidentale della Corea. Dalle 13.00 del 23 Novembre, nonostante i ripetuti avvertimenti della RPDC contro tale messa in scena di una guerra di aggressione, al grido del nome in codice  Hoguk si è scatenata la tensione in tutta la penisola coreana. 

Queste provocazioni militari sono parte di un piano posto in essere dalla Corea del Sud in difesa della “linea di confine settentrionale”, come le continue infiltrazioni nelle acque territoriali nordcoreane, giustificate con il pretesto di intercettare i pescherecci. Le forze rivoluzionari armate della Repubblica Popolare Democratica di Corea che fedelmente  sono di guardia alle inviolabili acque territoriali del Paese hanno preso oggi una decisione militare forte, in risposta alle provocazioni militari del governo fantoccio, con un potente contrattacco. 

Si tratta a tutti gli effetti della tradizionale risposta dell’esercito nordcoreano, che respinge così ogni attacco dei provocatori. Ogni volta che il governo sudcoreano sfiderà le acque territoriali della Repubblica Popolare Democratica di Corea anche solo per 0,001 mm., le forze armate rivoluzionarie della RPDC non esiteranno a sferrare un contrattacco. 

Sia ben chiaro che questo solenne avvertimento delle  forze armate nordcoreane rappresenta una chiara dichiarazione e che queste parole non sono dette invano. Nel Mare Occidentale di Corea esiste solo una linea di demarcazione della marina militare, la marina della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

 

La lotta del Partito del Lavoro di Corea

per una soluzione della questione femminile


Pyongyang - E’ passato un secolo, da che l’8 marzo fu designato a rappresentare la giornata internazionale delle donne per dar sostegno al progredire della loro lotta per i diritti e per uno sviluppo paritario.
La questione femminile è, in sostanza, la questione dell’emancipazione sociale della metà della popolazione mondiale; tale questione, risolta, consentirebbe a questa metà di godere di dignità e diritti, in quanto esseri umani indipendenti, in tutti i settori della società, della politica, dell’economia e della cultura ed in condizioni di parità con gli uomini.
E' una questione politica importante per il costante miglioramento dello status e del ruolo delle donne all’interno della lotta per il raggiungimento dell'indipendenza delle masse popolari.

Nel corso dell'ardua lotta armata contro il Giappone, il Presidente Kim Il Sung organizzò l’Associazione delle Donne contro i Giapponesi, la prima organizzazione rivoluzionaria di donne nel nostro paese, manifestando così una profonda intuizione sulla posizione delle donne e sul loro ruolo nella costruzione e nello sviluppo di una nuova società.
Rappresentò l’inizio di una brillante tradizione del movimento delle donne coreano. Il Presidente Kim Il Sung, infatti, non molto tempo dopo la liberazione del paese dal dominio coloniale giapponese istituì, il 18 novembre 1945, l’Unione Democratica delle Donne di Corea, la prima organizzazione femminile di massa della Repubblica Democratica Popolare. Successivamente promulgò la legge sulla parità di genere, il 30 luglio 1946.

Fu così che le donne coreane, che erano state a lungo oggetto di oppressione feudale, di disprezzo, di discriminazioni subumane e senza diritti politici, parteciparono alla costruzione di una nuova Corea a pieno titolo ed in condizioni di parità con gli uomini.

Da allora le antiche discriminazioni feudali contro le donne sono stata legalmente e completamente eliminate. La totalità dei diritti e la libertà, il progresso delle donne nella vita politica, economica e sociale a partire dalla partecipazione al processo decisionale, l'accesso al lavoro, all'assistenza sanitaria, all'istruzione, alla formazione delle famiglie ed alla riduzione degli oneri sociali, sono garantiti attraverso la Costituzione e tutte quelle leggi che riguardano il lavoro, la salute pubblica e la famiglia.

Le donne coreane per molti secoli sono state usate e sfruttate a causa dell’analfabetismo, dell’ignoranza e della negazione di ogni diritto ed ora partecipano all'esercizio del potere statale, al processo decisionale, alla gestione amministrativa ed economica e alle attività sociali. Le troviamo deputate all’Assemblea Suprema del Popolo e in generale a tutti i livelli delle Assemblee del Popolo.

Le politiche e le misure del nostro Partito per la parità di genere e la promozione delle donne, sono orientate non solo semplicemente verso l'uguaglianza di genere, ma verso la pratica sociale del rispetto e del trattamento preferenziale di integrazione nelle politiche statali. Le donne coreane non hanno alcun problema nel dare alla luce i loro bambini, grazie alle leggi e alle politiche di agevolazione, come la legge sulla nascita e sull’educazione dei bambini, che retribuisce la donna prima e dopo la gravidanza (150 giorni) e che elimina le difficoltà di partecipazione alla vita sociale, mettendola al passo con l’uomo.
Durante gli ultimi 10 anni, nonostante il paese sia stato colpito da difficoltà economiche causate dalle sanzioni e dalle manovre per isolare e soffocare il nostro popolo da parte delle forze politiche esterne allo Stato, le misure in materia di benessere delle donne dal diminuire hanno continuato ad esistere e sono state persino rafforzate.

Oggi le donne nel nostro paese spingono energicamente l'altra ruota del carro della storia come membri a pieno titolo della società. Durante tutto questo processo sono nate già numerose eroine, scienziate ed innovatrici. Tale impegno per il nostro Partito rappresenta un contributo significativo agli sforzi internazionali per concretizzare l'emancipazione delle donne e risolvere la loro questione.
Legalizzare i loro diritti sociali e garantire le condizioni e l'ambiente per la loro piena partecipazione alla vita sociale, a prescindere dalla nazionalità, razza, lingua e religione, è la priorità nella questione femminile. Tuttavia, a livello mondiale, sono ancora molte le sfide che dovremo affrontare per una parità di genere vera e propria.

Le donne sono le prime vittime di tutte le forme criminali di sviluppo socio-politico, come la povertà, la disoccupazione, le malattie, i disastri economici, le armi e la violenza dei conflitti. La loro partecipazione politica si trova ancora ad un livello molto basso, come il loro coinvolgimento nella vita economica e lo sviluppo qualitativo delle risorse umane non è migliore a causa degli effetti negativi della globalizzazione.
Il divario delle retribuzioni tra uomini e donne, la discriminazione nelle opportunità di istruzione e nei luoghi di lavoro, le disparità economiche, accelerano la povertà delle donne e violano gravemente i loro diritti umani e la loro dignità.

Con l'inizio della recente crisi finanziaria, la povertà e l’emarginazione delle donne è sempre più diffusa.

La tratta di donne e bambini, gli stupri nei luoghi dei conflitti armati e la diminuzione degli investimenti nei settori deputati al benessere di donne e bambini, sono tutti imputabili all’obsoleto stereotipo sulla posizione sociale e sul ruolo delle donne e alla considerazione che non siano urgenti delle azioni di responsabilizzazione.
Per fare in modo che le donne godano di uno statuto politico e di autentici diritti politici, economici e culturali, riteniamo che gli sforzi internazionali per sradicare la povertà, la disoccupazione, l'analfabetismo e le malattie che minacciano l'esistenza stessa dell'uomo e che ostacolano il progresso delle donne, debbano essere prioritari.

In particolare riteniamo che tutti i popoli dovrebbero principalmente preoccuparsi di fornire le condizioni giuridiche per la liberazione delle donne da ogni tipo di disuguaglianza sociale e realizzare l'uguaglianza di genere vera e propria.
Inoltre, compito inevitabile è garantire lo sviluppo pacifico delle donne, per costruire un nuovo mondo pacifico senza guerra, antico desiderio femminile e stabilire una pace duratura su questo pianeta.

Il Partito del Lavoro di Corea, anche in futuro, rafforzerà ulteriormente la solidarietà internazionale nella lotta per l'indipendenza nel mondo, alzando la bandiera dell’ autodeterminazione, della pace e dell’amicizia e contribuendo positivamente allo sforzo internazionale per risolvere la questione femminile.

Dipartimento Internazionale Comitato Centrale Partito del Lavoro di Corea 20 febbraio 2010

 

 Incontro con l'ambasciatore della Corea del Nord in Italia Han Tae Song

Lunedì 8 settembre 2008  ore 18
Roma - Libreria Odradek via dei Banchi Vecchi 57



La RPDC (Repubblica Popolare Democratica di Corea) celebra in questi giorni il 60º anniversario della fondazione della Repubblica e con esso la sua ormai lunga storia di difesa intransigente dell'indipendenza dalle pressioni degli imperialisti che hanno diviso arbitrariamente il paese e negli anni cinquanta lo hanno anche completamente distrutto, facendo milioni di morti per cercare di imporre il loro dominio.

La difesa intransigente dell'indipendenza e dell'uguaglianza tra paesi piccoli e grandi ci sembra ben esemplificata anche dal modo in cui viene perseguito l'obiettivo della denuclearizzazione della penisola coreana che gli USA, in barba all'accordo di armistizio del 1953, hanno trasformato in polveriera nucleare. Proprio in questi giorni, la Corea del Nord, reagendo al fatto che gli USA non rispettano gli impegni presi con l'accordo del 3 ottobre 2007, ha annunciato la sospensione dello smantellamento, già avviato, dell'impianto nucleare di Nyongbyon e la possibile ripresa dell'attività. La Corea del Nord sta mostrando così al mondo come si tratta con gli imperialisti, abituati a pensare che gli accordi sottoscritti valgono solo per gli altri e possono essere stravolti a piacere da chi si ritiene il più forte [si vedano le posizioni espresse nel comunicato del Ministero degli Esteri già diffuso su questa lista il 1º settembre scorso, in cui si dice tra l'altro a chiare lettere che gli USA si possono scordare di ripetere con le ispezioni in Corea quello che hanno fatto in Iraq].

Con gli imperialisti bisogna anche trattare. Ma c'è modo e modo. Una ragione di più per esprimere amicizia e solidarietà ai rappresentanti in Italia della RPDC.(riscossa_rossa@yahoogroups.com 6 settembre 2008)

Notizie sulla Repubblica Popolare Democratica di Corea
( Corea del Nord )

A partire dal 1948 nella penisola coreana esistono due Repubbliche separate.

L'armistizio che nel 1953 è seguito alla Guerra di Corea, ha sancito la divisione della penisola all'altezza del 38º parallelo, e questa divisione è stata definitiva negli ultimi 50 anni.

Il nome completo della Corea del Nord è Repubblica Popolare Democratica di Corea (Chosŏn minju-jui inmin konghwaguk 조선민주주의인민공화국 朝鮮民主主義人民共和國).

Nella cartina illustrata qui a sinistra sono indicate le città principali, fra le quali P'yŏngyang, la capitale, i porti di Chongjin e Wŏnsan sulla costa orientale, il centro minerario di Kanggye.

 

 

 

 

 

A Genova la prima grande esposizione di opere interamente dedicata

 all’arte della Corea popolare e democratica.

clicca e ascolta l'inno nazionale

 

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica e del fronte delle Democrazie popolari la Repubblica Democratica e Popolare di Corea resiste ormai da quasi due decenni  ad un duro isolamento e a un criminale embargo dei paesi capitalisti.

Per queste ragioni la mostra “Il paese eremita” allestita a Genova a Palazzo Cattaneo fino al 17 giugno 2007 è un evento innanzi tutto artistico e culturale ma anche politico e sociale.La mostra propone un’ampia rassegna della produzione pittorica e grafica di oggi della Corea democratica nelle sue molteplici forme, alcune delle quali del tutto originali. Le opere provengono dal Mansudae Art Studio di Pyongyang, il principale centro di produzione artistica del Paese e, con i suoi circa 4.000 addetti di cui circa 1.000 artisti, uno dei più grandi del mondo. L’iniziativa è basata su un accordo in esclusiva per l’Europa tra l’Associazione culturale studi nordcoreani di Firenze e Pak Hyo Song, responsabile del Mansudae Art Studio di Pyongyang e rinomato pittore. La mostra presenta oltre 150 opere realizzate negli ultimi vent’anni: oli, dipinti su carta, acrilici, acquarelli, xilografie, originali per poster e ricami. Le opere, di grandi dimensioni, sono tutte figurative e i soggetti sono paesaggi, ritratti, temi politico sociali, materiale di agitazione e propaganda (soprattutto nei poster), rappresentazioni della vita quotidiana delle lavoratrici e dei lavoratori della Corea democratica.

La conferma dei suoi luminosi valori darà senz’altro impulso a un nuovo importante ruolo culturale di questo Paese Eroe.

All’inaugurazione dell’esposizione ha presenziato anche il compagno Ambasciatore della Repubblica Popolare e Democratica di Corea a Roma.

Un grande appuntamento culturale e artistico a cui le compagne e i compagni, le lavoratrici e i lavoratori, le donne e gli uomini di progresso e sinceramente democratici non possono mancare.

La mostra è corredata da un’esauriente catalogo e resterà aperta fino al 17 giugno, con orario dalle 10 alle 18 nei locali adiacenti a Palazzo Cattaneo Adorno, al n. 10 di via Garibaldi a Genova.

 

 

Corea del Nord.La corsa nucleare è il risultato delle guerre di Bush


Dichiarazione dell'On. Iacopo Venier - Responsabile Esteri del PdCI

L'invasione dell'Iraq e dell'Afghanistan volute da Bush hanno aperto il vaso di Pandora della corsa alle armi nucleari.
Tutti hanno capito che Bush ha attaccato Saddam non perché aveva ma, al contrario, perché non aveva armi di distribuzione di massa. Lo stesso Bush ha fatto saltare i trattati anti-proliferazione per poter sviluppare le mini bombe nucleari che sono nei piani del Pentagono.
Per affrontare problemi come quello della Corea del Nord e Iran non basta la forza ma serve la credibilità e questa oggi non sta negli USA.
L'Europa prenda l'iniziativa e proponga una iniziativa mondiale per il disarmo nucleare di tutti. Il buon esempio lo devono dare le grandi potenze per poi arrivare a Iran, Corea e Israele.
La guerra non produce sicurezza ma genera e alimenta mostri. (10/10/2006)
 

 

La provocazione atomica di Pyongyang

 

di Vittorio Strampelli, 

Corea del Nord     Il Consiglio di Sicurezza Onu valuta l'applicazione di sanzioni. Giappone e Usa premono per l'intervento militare, Cina e Russia frenano. Ma quello di Pyongyang sembra essere più un messaggio politico che l'inizio di una concreta escalation nucleare

Il movimento tellurico registrato dai sismografi in seguito a quello che sembrerebbe il primo test nucleare della Corea del Nord è stato da più parti giudicato "lieve". Per alcuni, addirittura troppo lieve: un insuccesso, secondo gli scienziati e gli analisti americani interpellati dal New York Times, dal momento che la potenza dell'esplosione si è dimostrata notevolmente inferiore a quella di analoghi test condotti da altri paesi. Non si può certo dire la stessa cosa, tuttavia, della scossa che Pyongyang ha provocato a livello politico: un vero e proprio terremoto, che ha avuto l'effetto immediato di riportare il regime di Kim Jong Il sotto i riflettori della stampa e della diplomazia internazionale.

Dopo le condanne e le prese di posizione contro il programma atomico di Pyongyang, arrivate dai vari continenti, e dopo che il caso è stato affrontato in tutta fretta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la possibilità di sanzioni contro la Corea del Nord si fa sempre più reale. Ma c'è anche chi si spinge oltre: il Giappone, in qualità di presidente di turno del Consiglio di sicurezza dell'Onu intende adoperarsi assieme agli Stati Uniti per aprire la strada a un intervento militare. Una proposta cui ha immediatamente fatto seguito il secco no di Russia e Cina: la prima chiede infatti che la risoluzione cui si sta lavorando non contenga alcun riferimento al capitolo 7 della Carta Onu, quello che autorizza l'uso della forza.

Pechino reputa "inimmaginabile" un'azione militare, pur sottolineando che l'esperimento nucleare nordocoreano avrà un "impatto negativo" sulle relazioni tra Pechino e Pyongyang. Premere sulla Cina affinché cambi posizione e appoggi la "linea dura" è la sfida che vede impegnati Giappone e Stati Uniti al Palazzo di Vetro. I rapporti tra Washington e Pyongyang sono già ai ferri corti per via delle sanzioni economiche e commerciali già esistenti e la Casa Bianca spera di rafforzare il blocco aereo e navale per impedire alla Corea di ricevere, o traferire a paesi terzi, l'acquisito know how nucleare. Ma serve l'appoggio della Cina, membro permanente del Consiglio di sicurezza, e ottenere la cooperazione di Pechino in operazioni di "contenimento" è questione in cima alla lista del Consiglio.

Di fronte a tutto questo la Corea del Nord non resta in silenzio, e continua a rilanciare la sua sfida al mondo. Fonti governative affermavano ieri che, se Washington non allenterà le pressioni e non aprirà un contatto diretto con Pyongyang, il paese sarebbe pronto a lanciare missili armati con testate nucleari. Al contrario, "se le sanzioni finanziarie imposte dagli Usa venissero revocate domani, Pyongyang sarebbe disposta a ritornare al tavolo delle trattative", come affermava Ri Jong Hyok, deputato e capo della delegazione di parlamentari nordcoreani in visita ieri all'Europarlamento per promuovere il dialogo tra l'Assemblea Ue e il governo di Pyongyang. Posizioni, queste, che danno peso alla tesi secondo cui la provocazione di Kim Jong Il sia da considerarsi più come un messaggio politico che come l'inizio di una concreta escalation nucleare. Un messaggio rivolto ai "nemici" americani, da parte di un paese ridotto alla fame da una politica forsennatamente militarista e da oltre sessant'anni di sanzioni economiche. Con la detonazione del suo primo ordigno, infatti, Pyongyang ha alterato gli equilibri strategici della regione, imboccando una strada da cui nessun Paese, finora, è tornato indietro. Fermare la Corea del Nord, a questo punto, diviene una condizione imprescindibile se si vuole che anche i tentativi di sbarrare la strada del nucleare all'Iran - tentativi già oggi assai poco efficaci, a causa dell'ostinazione di Teheran - producano un qualche risultato. Gli Stati Uniti ne sono consapevoli, e a questo punto non possono più permettersi di sottovalutare quel "pazzo" di Kim Jong Il come hanno fatto fino ad ora.

Nonostante l'indignazione manifesta, ad uscire "vincente" da questa nuova contesa internazionale potrebbe invece essere la Cina. Pechino intrattiene importanti rapporti commerciali con entrambe le Coree e punta ormai ad assumere un ruolo di primissimo piano nella regione anche sul piano diplomatico, dopo aver raggiunto una indiscussa supremazia su quello economico. Pyongyang, dal canto suo, dipende dalla Repubblica popolare per il 70 per cento del suo fabbisogno energetico, e per il 50 per cento di quello alimentare. Il test nucleare effettuato dunque dalla Corea del Nord - poco importa a questo punto che sia riuscito o meno, essendo il suo valore più mediatico che militare - potrebbe così rappresentare per la Repubblica popolare l'occasione per inaugurare un ruolo da "Grande Mediatore" che finora le è mancato. (AprileOnline 11.10.06)

 

 


Se si sveglia la Corea del Nord

 

di Alessandro Chiappetta

Apprensione ed inquietudine. La comunità internazionale reagisce sdegnata e preoccupata all'annuncio del ministro degli esteri della Corea del Nord, che ha in programma test nucleari nel prossimo futuro, perché "costretti a rispondere all'ostilità degli Stati Uniti". Il timore di una crisi nucleare, nei giorni in cui anche l'Iran fa l'occhiolino alla Francia sulla produzione di uranio arricchito, scuote gli equilibri già precari dell'Estremo Oriente, laddove l'occhio lungo americano non è ancora riuscito ad arrivare compiutamente.
Non sono ancora stati resi noti i particolari su tempi e luoghi degli esperimenti, ma il governo nordcoreano avrebbe garantito la massima sicurezza nelle attività. Anche la portata degli ordigni non è ancora ben chiara. C'è chi sostiene che l'arsenale coreano sia potenzialmente distruttivo, in grado di raggiungere obiettivi a molti chilometri di distanza. E chi, al contrario, cova dubbi sull'efficacia dei missili, sperimentati con poco successo a largo delle coste giapponesi e russe.

Non è la prima volta infatti, che Pyongyang scopre le carte in tal senso. Nel febbraio 2005 aveva rivelato di possedere armamenti nucleari, e già nello scorso luglio una serie di lanci in mare (sei secondo la Corea del Sud, dieci a detta dei militari russi) avevano allarmato il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e amplificato i dissapori col Giappone, che aveva annunciato sanzioni (poi evitate per l'intervento diplomatico di Cina e Corea del Sud). Ed e' proprio il nuovo corso politico del Sol Levante che suscita interesse e curiosità. Il neo premier Abe, pur dichiarandosi fedele al predecessore Koizumi, sembra mirare ad una politica maggiormente conservatrice, che sbarra le porte al dialogo diplomatico col leader nordcoreano Kim-Jong II. Non a caso Abe era tra i maggiori sostenitori delle sanzioni contro Pyongyang, e ha definito "totalmente imperdonabile" l'annuncio dei test. In più Abe deve la sua popolarità proprio ad una vigorosa presa di posizione contro la Corea del Nord che aveva rapito alcuni cittadini giapponesi. In quell'occasione lo storico incontro tra i leader coreano e giapponese, nel 2004, si rivelò un pericoloso buco nell'acqua, con Tokyo che cominciò a ritirare il suo programma di aiuti alimentari che sosteneva la disastrata economia nordcoreana. Fu l'inizio di una progressiva diffidenza tra i due paesi, una "guerra fredda" che adesso sta diventando invece sempre più incandescente.

Dalla sua il premier giapponese sa di non essere solo, avendo al fianco la maggior parte delle potenze occidentali. Ha spostato a destra gli equilibri del partito liberal democratico di cui fa parte, vuole concedere più peso alle forze armate e ha rilanciato l'alleanza con gli USA. Anche Condoleezza Rice ha infatti stigmatizzato l'annuncio di Pyongyang, negli stessi giorni in cui viene pubblicato un rapporto sulla contraffazione dei dollari USA in Corea del Nord, un traffico che alimenta a dismisura le ruggini tra i due paesi.
Il Segretario di Stato americano ha fatto intuire che gli Stati Uniti sorveglieranno la situazione, senza permettere ai coreani di sconvolgere il panorama geopolitico e soprattutto impedendo la creazione di una rete di paesi non allineati, che verta sul ribelle Ahmadinejad, e alimenti la riottosità di Chavez e soprattutto l'ostilità di Pechino. Per ora la Cina ha reagito con molta diplomazia, augurandosi che la Corea del Nord "si comporti con calma e moderazione", ma ammonendo anche gli altri paesi, quasi a voler caricare gli Usa e il Giappone delle responsabilità di un'eventuale crisi. In effetti la Cina sembra imbarazzata dalle azioni di un alleato da sempre sotto il suo ombrello, ma che non può rischiare di stravolgere le delicate strategie di Pechino coi suoi "colpi di testa".
Reazioni preoccupate e fermi avvertimenti arrivano anche dalla Corea del Sud, dalla Russia, dall'Inghilterra, e dall'Italia che si allinea con un comunicato della Farnesina.
Altro tassello importante nello scacchiere è l'ONU. Il segretario uscente Kofi Annan ha condannato le minacce coreane, ma l'avvento proprio di un sud coreano al suo posto, dal prossimo dicembre, potrebbe isolare ancor di più Kim Jong II, obbligandolo ad un tavolo negoziale. O, di contrasto, spingerlo ancor di più al muro contro muro, con tanti nemici al varco, e un'arma nucleare in più. (AprileOnline 04.10.06)