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 Simone de Beauvoir
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      Donna non si nasce, lo si diventa

 

 Simone de Beauvoir  nacque a Parigi il 9 Gennaio del 1908 alle quattro del mattino, in una famiglia dell'alta borghesia. 
Si laureò in lettere alla Sorbona. Nel 1926 aderì al 
movimento socialista. Nel 1929  iniziò a viaggiare  in Europa ed in Africa e conobbe Jean-Paul Sartre, suo professore, che la inserì nell'ambiente intellettuale esistenzialista. Il loro rapporto, mai formalizzato con il matrimonio, fu sentimentalmente profondo. Simone iniziò la carriera di insegnante a Marsiglia, poi si trasferì a Rouen ed infine si stabilì a Parigi.

Continuò ad insegnare filosofia  fino al 1943, anno della pubblicazione del suo primo romanzo, L'invitata, che è la sua personale interpretazione al tema della libertà e della responsabilità individuale dell'intellettuale nei confronti della  della società. Nel 1947 si innamorò dello scrittore Nelson Algren, ma il suo rapporto con Sartre non si interruppe.  

"L'infedeltà è l'unico aspetto che possa assumere la libertà della donna. Solo con la menzogna e l'adulterio la donna può dimostrare che non appartiene a nessuno e smentire la volontà del maschio"

Simone approfondì la condizione della donna nella cultura occidentale scrivendo, nel 1950, il famoso libro "Il secondo sesso", in cui analizza l'essere-donna dal punto di vista scientifico, rivelando la realtà materiale della donna, poi su base storica e ne indica la presenza-assenza, presenza reale ma assente alla storia, che è invece scritta e fatta dagli uomini, tranne alcuni significativi e casi eccezionali, dove la donna è stata ciò che l'uomo ha voluto che fosse. L'analisi continua con la parte dedicata allo studio della immagine della donna evidenziata dai miti più antichi e creata dalla letteratura e, infine la storia evolutiva femminile, attraverso le varie età della vita, partendo dall'infanzia fino alla vecchiaia.

Nel 1954 vinse il premio Goncourt con il libro
I mandarini. Nel 1958 con  Memorie di una ragazza perbene, iniziò la pubblicazione di un ciclo autobiografico che comprende L'età forte e La forza delle cose e che si concluse con A conti fatti, del 1972. 

Simone de Beauvoir, negli anni '70, entrò a far parte del femminismo militante Mlf, il Mouvement de libération des femmes; manifestava, firmava il manifesto delle "salopes", le donnacce che proclamavano di aver abortito, scriveva al giornale che aveva fondato, Les Temps Modernes, curando le cronache dell'ordinario sessismo. 
Nel 1980 morì il suo compagno Jean Paul Sartre.

 "... la sua  morte non ci ha diviso; la mia morte non ci ricongiungerà". 

Simone morì nel 1986.

 

 

 

 Donna non si nasce lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l'aspetto che riveste in seno alla società,

la femmina dell'uomo; è l'insieme della storia e delle civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamano "donna".   

Una donna libera è l'assoluto contrario di una donna leggera.

Simone de Beauvoir

Nel 1949 esce "Il secondo sesso" che fece, allo stesso tempo, successo e scandalo. Con veemenza da polemista di razza, de Beauvoir passa in rassegna i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna e i relativi attributi. In questo saggio l'autrice si esprime in un linguaggio nuovo, parla di controllo delle nascite e di aborto, sfida i cultori del bel sesso con 'le ovaie e la matrice'. Provocando il pubblico conservatore, de Beauvoir cerca riconoscimento personale e solidarietà collettiva, e li avrà. L'opera di respiro universale è diventata una tra le opere fondamentali del Novecento.

Non sappiamo quanto dell’opera di  un’intellettuale siffatta sia giunto o possa giungere alla giovane generazione del terzo millennio. Certo è che alle ragazze degli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso la parola, il gesto, l’esempio di Simone de Beauvoir arrivavano con tutto il clamore e il fascino di un article de Paris, ed ebbero grande influenza sulla successiva elaborazione femminista compiuta dalle donne degli anni settanta. La "presenza"  e il discorso della de Beauvoir  fecero presa non solo  presso le intellettuali donne che più si interessarono ai suoi libri, ma anche presso la massa delle ignare che, pur non sapendo cogliere le specifiche  articolazioni di quel  discorso, seppero tuttavia  avvantaggiarsi di quell’esempio, traducendolo negli atti concreti della vita di tutti i giorni.

 

   

                 

da Memorie di una ragazza perbene:... Continuavo a crescere e sentivo d'esser condannata all'esilio: cercavo rifugio nella mia immagine. Al mattino, Louise arrotolava i miei capelli attorno a un bastoncino e guardavo con soddisfazione nello specchio il mio viso incorniciato di riccioli; mi avevano detto che le brune con gli occhi azzurri non sono comuni, e già avevo imparato ad apprezzare le cose rare. Mi piacevo e cercavo di piacere. Gli amici dei miei genitori incoraggiavano la mia vanità: mi lusingavano, mi adulavano. Io m'accarezzavo contro le pellicce e le vesti di seta delle donne; rispettavo di più gli uomini, coi loro baffi, il loro odore di tabacco, le loro voci gravi, le braccia che mi sollevavano da terra. Ci tenevo particolarmente a interessarli. Scodinzolavo, mi agitavo, aspettando la parola che mi avrebbe strappata al mio limbo e fatta esistere nel loro mondo per davvero. Una sera in presenza d'un amico di mio padre, rifiutai con ostinazione un piatto d'insalata cotta; in una cartolina inviataci durante le vacanze l'amico domandò per ischerzo: - "E a Simone, piace sempre, l'insalata cotta?" 
La scrittura aveva per me ancor più prestigio della parola: esultai. Quando incontrammo di nuovo il signor Dardelle sul sagrato di Notre-Dame-des-Champs, mi misi a fare graziosi dispettucci, cercai di provocarne; non ebbi eco. Insistetti, mi dissero di smetterla. Scoprii con dispetto, quanto sia effimera la gloria.
.....

... "Come mi vede, lei? " e provai un acuto sentimento di superiorità, poichè io mi conoscevo nell'intimo, e lei mi ignorava; ingannata dalle apparenze, era ben lontana dall'immaginare, vedendo il mio corpo incompiuto, che dentro di me non mancava proprio niente; mi ripromisi che quando sarei stata grande non avrei dimenticato che a cinque anni una persona  è una persona compiuta."