Home-Page

 

 

 

Diritto alla laicità dello stato                                                                                                  

pagina 4

 

 

 

Gli orchi del papa

 

di Pietro Ancona


La reazione della Chiesa allo scandalo dei preti pedofili è uno scandalo in sé e suscita allarme. La Chiesa mostra fastidio, impazienza e disprezzo per le critiche. Non smentisce come falsi o non avvenuti i tantissimi casi di pedofilia che emergono dal buio e dal silenzio per la rottura di un muro di omerta ed di ingiustizia per vittime spesso appartenenti a poverissime famiglie e socialmente deboli. Tanti delitti contro l'infanzia sono stati perpetrati e probabilmente continuano a perpetrarsi negli orfanotrofi e nelle istituzioni religiose spesso controllate da Orchi ed Orchesse che violano l'innocenza di sfortunati bambini e bambine. Nei casi di stupro il comportamento delle autorità religiose è identico dappertutto, in tutte le latitudini. I colpevoli vengono coperti, spesso allontanandoli dal luogo dei misfatti. Esemplare il caso di Agrigento in cui Il Vescovo ha avuto l'arroganza di instaurare una causa per risarcimento danni alla "immagine" della Chiesa dopo la denunzia del giovane abusato in seminario per anni da un prete che, dopo di lui, allontanato, ha continuato a molestare ed abusare dei bambini.
Non è un caso che un avvocato d'ufficio del Vaticano come Vittorio Messori interviene con un lungo articolo in cui la responsabilità dei Preti Orchi non viene neppure evocata e si concentra sulla criminalizzazione di quanti denunziano il Grande Scandalo. Dice Messori che la colpa di tutto è degli studi legali americani, di avvocati alla ricerca di parcelle, che hanno indotto migliaia di persone a rivolgersi alla Magistratura. Messori, trascinato dal suo raccapriccio per
una avvocatura avida di guadagni , trascura di parlarci del particolare che i Giudici americani hanno dovunque condannato i prelati che, oltretutto, quasi sempre si sono dichiarati colpevoli. Anche la Giustizia degli USA "interessata" a colpire la Chiesa?
Si parla di cultura "anglosassone" particolarmente rigida e prevenuta verso i cattolici. Ma gli scandali in Germania in Austria ed in Italia a quale cultura dobbiamo attribuirli ?
Insomma la reazione della Gerarchia è del tutto simile a quella di Berlusconi di fronte a chi gli contesta i reati e gli abusi di potere. Parla di complotti e di menzogne. L'ultima paranoia dall'apparato massmediatico clericale è quella di un complotto che "non a caso" nasce in America e trova nel NYT il suo strumento. Ma quale sarebbero i poteri forti che si muovono? In ogni caso, la verità non sembra interessare. Non si smentiscono i fatti, le migliaia e migliaia di vittime,
ma ci si offende con i giornali che ne parlano. Si vorrebbe che una coltre di silenzio continuasse a coprire il martirio di bambini, un martirio che dura da secoli, conosciuto da sempre e da sempre tollerato dai Papi che bruciavano le streghe e gli eretici nei roghi ma non hanno mai condannato un membro pedofilo della Chiesa.
Non esiste un solo caso di pedofilia scoperto e denunziato all'interno della istituzione. Non c'è un solo vescovo che possa dire di avere scoperto e denunziato alla Magistratura un sacerdote della sua diocesi. Tutti i casi conosciuti vengono fuori faticosamente, spesso dopo decenni, sempre per iniziativa delle vittime o dei loro familiari oppure fortuitamente.
Questo la dice lunga sul futuro della pedofilia nella Chiesa. La lettera del Papa agli irlandesi è acqua fresca, un sotterfugio imposto dalle circostanze, un tentativo di cavarsela con un po' di penitenza.
E' una risposta insufficiente ed inadeguata dal momento che non é accompagnata dall'apertura degli archivi. Solo la pubblicazione degli archivi dell'ufficio della Inquisizione , dell'autodenunzia e della denunzia dei pedofili potrebbe rendere attendibile il pentimento e la redenzione della Chiesa. Ma questo non si realizzerà come non si realizzeranno le riforme che dovrebbero guarire il corpo sacerdotale dai suoi terribili vizi sessuali. Dovrebbe cambiare radicalmente la concezione della donna ed ammetterla al sacerdozio e finirla con la misogenia; consentire ai preti di sposarsi, avere un diverso approccio con le tante questioni reclamate dalla società civile come i diritti degli omosessuali e delle
donne, il diritto alla contraccezione. Tutte le posizioni che vengono espresse dalla Chiesa su questioni fondamentali della vita e della morte urtano sempre di più con la sensibilità della società e di molta parte degli stessi cattolici.
In ultimo vorrei riflettere su una circostanza. Gli scandali vengono alla luce in società "forti" come quella statunitense ed europea. Nelle società dominate dalla miseria e dal bisogno non emergono. Non sappiamo quasi niente della pedofilia della Chiesa Cattolica in Africa e molto poco sappiamo della pur cattolicissima America Latina.
Si stanno creando tensioni dentro il popolo dei cattolici che potrebbero portare ad una scissione.
Tantissimi cattolici non sopportano più l'arroganza e la superbia della Gerarchia. In fondo, le condizioni che indussero Martin Lutero non erano maggiori e più intollerabili di quelle di oggi. Lo stupro di diecine di migliaia di bambini e bambine é assai di più della vendita delle indulgenze e della corruzione dei palazzi apostolici.

http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it
 

 

Mi faccia il piacere, eminenza!

 

di Randolph Ash,  

 

IMa faccia il piacere eminenza! n Italia, no: le parole del capo della CEI sono state accolte con manifestazioni di giubilo dal centrodestra come un graditissimo aiutino che vale qualche centinaio di migliaia di voti in più (o almeno così pensano). Il fatto che aborto e unioni omosessuali non hanno nulla a che fare con le competenze delle regioni non ha frenato il cardinale Bagnasco. Evidentemente seguendo la linea Berlusconi, secondo il quale queste sono "elezioni politiche", gli ha dato un assist, dopo di che pensi lui a fare gol.

A ben pensarci c'è anche una differenza significativa tra Italia e Germania, altro paese a larghissima maggioranza cristiana (tra cattolici e protestanti), questa volta sullo scandalo dei preti pedofili. Dopo le notizie delle violenze nei confronti dei poveri passeri di Ratisbona e delle pluridecennali coperture da parte delle gerarchie cattoliche nei confronti dei sacerdoti criminali, il cancelliere Angela Merkel ha espresso tutta la sua indignazione per il comportamento della Chiesa tedesca. Dopotutto, se la pedofilia è un crimine anche la copertura della pedofilia lo è. Si tratta di comportamenti omertosi, in senso generale mafiosi, e più specificamente di reati gravi e gravissimi come il favoreggiamento, l'omessa denuncia, la distruzione delle prove, la minaccia nei confronti delle vittime, fino alla correità.
E così Angela Merkel si è indignata e ha preteso a gran voce che si faccia chiarezza e che l'andazzo finisca.

In Italia no. Sulla cosa in sé, la pedofilia, evidenziata in decine di denuncie (e siamo solo all'inizio), Silvio Berlusconi è stato muto. Ha invece espresso "solidarietà al Santo Padre". Solidarietà per cosa? Perché sta passando un momentaccio? Perché stanno venendo a galla le conseguenza di decenni di coperture e di insabbiamenti voluti anche e soprattutto da lui quando era prefetto della congregazione della fede e inviava imperiose direttive al clero affinché le vicende di pedofilia venissero trattate "con discrezione", non finissero sui giornali e soprattutto non a conoscenza della magistratura?
I giuramenti al silenzio imposti alle vittime non erano scelte arbitrarie dei singoli vescovi ma obbedivano alle specifiche direttive del cardinale Ratzinger.

E così la "lettera di solidarietà del capo del governo italiano" -- un unicum in tutto il mondo dal momento che nessun altro capo di stato o di governo ha ritenuto di fare lo stesso -- ha il sapore di un messaggio obliquo, ovvero di un volgare do ut des politico: io ti esprimo solidarietà, ma tu dammi una mano per vincere le elezioni nel Lazio e in Piemonte, dove due candidate donne del centrosinistra hanno buone probabilità di vincere. Non importa se siano "abortiste" o meno e in che misura (lo sono e in misura diversa), voi bollatele lo stesso.
Ha anche un altro sgraditissimo sapore, anche questo ahimé caratteristico dell'infelice momento in cui versano la politica e il costume italiano: due anziani uomini, diversi per vizi, virtù e esperienza di vita, ma accomunati dalla gestione incontrastata del potere sulle rispettive gerarchie, due "maschi capi branco" (il termine è tratto dall'etologia - nessuna offesa), si mettono d'accordo per dare addosso a due donne su una questione che riguarda soprattutto le donne, le due specificamente attaccate e tutte le altre.

Infine una nota di costume. Nella sua allocuzione il cardinale Bagnasco ha pronunciato parole severe sul fenomeno della pedofilia che sta squassando la Chiesa cattolica. Di più, ha detto di provare "vergogna" per quanto è stato fatto da esponenti del clero. Bene, bravo cardinale. Ma ci permetta una osservazione: quando qualcuno dichiara di vergognarsi per qualcosa che ha fatto o che hanno fatto i suoi sodali non lo fa così. Se davvero ci si vergogna - e il cardinale ne ha ben donde per quello che sappiamo e per quello che ancora non sappiamo, ma che lui sicuramente sa - lo si fa con un altro stile. Lo si fa con umiltà, a testa bassa e con la voce rotta dalla commozione. Lo si fa come hanno fatto il cardinale primate di Germania e il cardinale primate di Irlanda. Entrambi hanno ammesso le loro colpe, si sono scusati, si sono vergognati, hanno promesso di non farlo più e poi sono usciti a testa china.

In Italia invece assistiamo all'insolito spettacolo dell' "ipocrisia della vergogna", come quando una mamma chiede ad un bambino di chiedere scusa per una marachella e quello a denti stretti dice "scusa" e poi ritorna a giocare come se nulla fosse. Eh no, cardinale. Dire di vergognarsi non basta: bisogna anche mostrarsi contriti e possibilmente esserlo. Non stiamo parlando di una marachella, ma di crimini odiosi commessi da preti e coperti da vescovi. Dia retta Eminenza, come minimo, dopo la professione di vergogna, avrebbe fatto migliore figura a stare zitto, almeno per qualche ora. Lei può ovviamente pensare e dire ciò che meglio crede, ma ricordi che l'autorità morale, per essere tale, deve essere credibile.
A dir poco, non era il momento di continuare come se niente fosse pretendendo di impartirci lezioni di "morale sessuale", sull'aborto e sulle unioni omosessuali, cose di cui oltretutto - pedofilia a parte -- lei non sa e non capisce assolutamente nulla.(www.aprileonline.info 25 marzo 2010)

 

Pedofilia, il papa predica male da ratzola male

 

 

di Vania Lucia Gaito, da viaggionelsilenzio.ilcannocchiale.it

Fa specie sentire il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, parlare di tentativi accaniti di "coinvolgere personalmente il Santo Padre nella questione degli abusi" e dello scandalo della pedofilia. Non me ne voglia, padre Lombardi, ma non c'è bisogno di tentativi, i fatti parlano da soli, basta metterli in fila. A cominciare dal principio, sgomberando il campo dalle chiacchiere.

Il fatto che gli ecclesiastici abbiano pruriti pedofili fin dalla notte dei tempi non c'è bisogno di inventarselo, lo dice un papa, per la precisione Leone X, e lo dice in un atto ben conosciuto, la Taxa Camerae, un documento vergognoso che, ad onta del Vangelo che condanna la simonia come peccato imperdonabile, promette il perdono in cambio di denaro.
I primi due dei 35 articoli di cui si compone la Taxa Camerae riguardano proprio gli ecclesiastici e i loro "peccati", in particolare il secondo articolo:
"Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi."
Correva l'anno 1517. Poco meno di cinquecento anni fa. E la Chiesa già sapeva. Solo che fa più comodo, adesso, contare sulla memoria fallace o sulla non conoscenza di chi ascolta le chiacchiere dei vari portavoce.

Ho cominciato da troppo lontano? Veniamo ai giorni nostri, allora.
Nel 1962 il cardinale Ottaviani redige un documento noto come Crimen Sollicitationis. Questo documento, prescrive ai vescovi come comportarsi quando un sacerdote viene denunciato per pedofilia. Nel documento c'è scritto, in stampatello e ben evidente: "Servanda diligenter in archivio secreto curiae pro norma interna. Non publicanda nec ullis commentariis augenda", che vuol dire "Da conservare con cura negli archivi segreti della Curia come strettamente confidenziale. Da non pubblicare, né da integrare con alcun commento"

Il Crimen, in pratica, stabiliva una serie di norme da seguire nei casi di pedofilia clericale. Il processo canonico al sacerdote accusato era un processo diocesano, e a condurlo era il vescovo della diocesi cui il sacerdote apparteneva. Il Crimen va analizzato e "studiato" con cura, poichè è il vademecum che hanno seguito sempre i vescovi nei casi di pedofilia clericale. E fin dal principio risulta chiaro che la stessa esistenza del documento deve essere mantenuta segreta. Perchè?

Analizzando il testo nel dettaglio se ne comprende perfettamente il motivo. Intanto viene definito cosa intendere come peccato di provocazione: "Il crimine di provocazione avviene quando un prete tenta un penitente, chiunque esso sia, nell’atto della confessione, sia prima che immediatamente dopo, sia nello svolgersi della confessione che col solo pretesto della confessione, sia che avvenga al di fuori del momento della confessione nel confessionale, che in altro posto solitamente utilizzato per l’ascolto delle confessioni o in un posto usato per simulare l’intento di ascoltare una confessione." Insomma, praticamente sempre.

Un'altra prerogativa del Crimen è quella di accomunare l'abusatore all'abusato: entrambi peccatori per aver "fornicato", anche se l'abusato è stato circuito, plagiato, e, in molti casi, violentato. Nel testo, infatti, (art.73, pag.23 del documento in latino) parlando di "crimine pessimo", intendendo l'abuso di un bambino o gli atti sessuali con un animale (perchè la Chiesa continua a paragonare, accomunare ed equiparare i bambini agli animali, come ai tempi della Taxa Camerae, a meno che il bambino non sia ancora nato e lì allora la sua vita diventa sacra e inviolabile), si legge che tale peccato è commesso dal sacerdote "cum impuberibus", cioè "con" il bambino, non "contro". Perchè, prima di tutto, viene la condanna del sesso, anche quando è fatto contro la propria volontà; poi tutto il resto.

Nei 74 articoli di cui è composto il Crimen, si impartiscono direttive precise. Quella più pressante riguarda sicuramente la segretezza, di cui tutto il documento è imbevuto. Ma cosa prescrive il Crimen? Fondamentalmente questo: coprire, celare, trasferire. L'articolo 4 dice infatti che non c’è nulla che impedisca ai vescovi "se per caso capiti loro di scoprire uno dei loro sottoposti delinquere nell’amministrazione del sacramento della Penitenza, di poter e dover diligentemente monitorare questa persona, ammonirlo e correggerlo e, se il caso lo richiede, sollevarlo da alcune incombenze. Avranno anche la possibilità di trasferirlo, a meno che l’Ordinario del posto non lo abbia proibito perché ha già accettato la denuncia e ha cominciato l’indagine." Quindi, se si sa che il sacerdote è un pedofilo ma non è stato aperto un processo canonico a suo carico, non c'è nulla che impedisca al vescovo di trasferirlo.

E se invece c'è una denuncia al vescovo? Prima di tutto, la segretezza. Viene fatto giurare a tutti (esistono formule apposite, riportate nel Crimen) di mantenere il segreto, sotto pena di scomunica. Devono mantenere il segreto i membri del tribunale diocesano che "indagano" sulla denuncia, deve mantenere il segreto l'accusato e devono mantenere il segreto anche gli accusatori e i testimoni, pena la scomunica immediata, ipso facto e latae sententiae. Sì, certo, anche la vittima ed eventuali testimoni: "Il giuramento di segretezza deve essere in questi casi fatto fare anche all'accusatore o a quelli che hanno denunciato il prete o ai testimoni." (Crimen sollicitationis, art. 13, pag. 8 del testo in latino)

"Prometto, mi obbligo e giuro che manterrò inviolabilmente il segreto su ogni e qualsiasi notizia, di cui io sia messo al corrente nell'esercizio del mio incarico, escluse solo quelle legittimamente pubblicate al termine e durante il procedimento" recita la formula A del Crimen. Tuttavia, all'articolo 11 viene specificato che tale silenzio deve essere perpetuo: "Nel trattare queste cause la cosa che deve essere maggiormente curata e rispettata è che esse devono avere corso segretissimo e che siano sotto il vincolo del silenzio perpetuo una volta che si siano chiuse e mandate in esecuzione. Tutti coloro che entrino a far parte a vario titolo del tribunale giudicante o che vengano a conoscenza dei fatti per la propria posizione devono osservare il rispetto più assoluto del segreto - che dev’essere considerato come segreto del Santo Uffizio - su tutti i fatti e le persone, pena la scomunica ‘lata sententiae’ ‘ipso facto’ e senza nessuna menzione sulla motivazione della scomunica che spetta al Supremo Pontefice, e sono obbligati a mantenere l’inviolabilità del segreto senza eccezione nemmeno per la Sacrae Poenitentiariae."

Tutto questo si è tradotto per decenni in una prassi vergognosa che includeva il trasferimento dei preti pedofili di parrocchia in parrocchia e la richiesta alle vittime di mantenere il segreto, magari tacitandole con piccole somme, sapendo che in molti casi le vittime venivano da ambienti già disagiati e mai avrebbero affrontato la vergogna e le spese di una denuncia alle autorità civili.
Una volta concluso il processo diocesano, se c'erano prove sufficienti a condannare il prete pedofilo (e, caso strano, pare non si siano quasi mai trovate), gli atti dovevano essere trasmessi, sempre in totale segretezza, all'allora Santo Uffizio, poi divenuto Congregazione per la Dottrina della Fede. In caso non ci fossero prove sufficienti, gli atti dovevano invece essere distrutti.
Ma come mai così poche condanne da parte dei tribunali diocesani? Anche qui, il Crimen detta prescrizioni precise. Innanzitutto, a decidere se la denuncia è fondata o meno è l'ordinario diocesano, cioè il vescovo. Inoltre il documento prescrive: "Se comunque ci sono indicazioni di un crimine abbastanza serie ma non ancora sufficenti a instituire un processo accusatorio, specialmente quando solo una o due denunce sono state fatte, o quando invece il processo è stato tenuto con diligenza, ma non sono state portate prove, o queste non erano sufficienti, o addirittura si sono trovate molte prove ma con procedure incerte o con procedure carenti, l'accusato dovrebbe essere ammonito paternamente, seriamente, o ancora più seriamente secondo i diversi casi, secondo le norme del Canone 2307 [...] gli atti, come sopra, dovrebbero essere tenuti negli archivi e nel frattempo dovrebbe essere fatto un controllo morale sull'accusato."
Chi decide se le prove sono consistenti e sufficienti? Sempre l'ordinario diocesano.

Il Crimen prescrive anche cosa fare nel caso in cui il sacerdote sia stato ammonito ma il vescovo riceve nuove denunce contro di lui: "Se, dopo la prima ammonizione, arrivano contro lo stesso soggetto altre accuse riguardanti crimini di provocazione precedenti l’ammonizione, l’Ordinario dovrebbe vedere, secondo la propria coscienza e giudizio, se la prima ammonizione può essere considerata sufficiente o se procedere a una nuova ammonizione oppure ad eventuali misure successive."

Con queste premesse, è ovvio che siano in pochissimi i sacerdoti condannati dai tribunali diocesani: i vescovi si limitavano ad ammonire e trasferire, molto spesso solo a trasferire. E la tutela dei bambini? Mai presa in considerazione.

A fare un bilancio della situazione a posteriori, il Crimen non è servito in alcun modo ad arginare il problema della pedofilia clericale, è stato invece utile alla Chiesa a "lavare i panni sporchi in famiglia". Solo che, con l'andare del tempo, i panni sporchi sono aumentati in maniera sproporzionata. La politica dello struzzo non paga mai, e in questo caso si è dimostrata letale. Negli anni, infatti, gli abusi non sono diminuiti, anzi, il problema si è incancrenito e le vittime sono diventate migliaia.

Non è neppure lontanamente credibile la professione di ignoranza fatta da vescovi e prelati chiamati a rispondere nei tribunali penali, e non diocesani, del loro operato. E sono sempre i fatti a smentirli. Primo fra tutti l'esistenza di una congregazione religiosa dedicata esclusivamente alla cura dei sacerdoti: i Servi del Paraclito. Poco nota, se non agli "addetti ai lavori", la congregazione dei Servi del Paraclito viene fondata nel 1942 dal sacerdote statunitense Gerald Fitzgerald, a Jemez Springs (Nuovo Messico), con lo scopo di dedicarsi all'assistenza ai sacerdoti in particolare condizioni giuridiche e morali.
Inizialmente, arrivavano a Jemez Springs soprattutto sacerdoti con problemi di alcolismo, ma dal 1965 i Servi del Paraclito cominciarono a trattare anche i sacerdoti pedofili. Con scarsissimi, se non nulli, risultati. Lo stesso fondatore, che dal principio si era opposto alla possibilità di accogliere preti con tali problematiche, fin dagli anni cinquanta inviò numerose lettere a vescovi, arcivescovi ed esponenti della Curia Romana in cui faceva presente la necessità di allontanare dal sacerdozio i preti coinvolti in casi di pedofilia. In una di queste lettere, indirizzata anche al cofondatore della congregazione, scriveva:

"Reverendissimo e Carissimo Arcivescovo,
Carissimo cofondatore

Spero che Sua Eccellenza sia d'accordo e approvi quello che io considero una decisione vitale, da parte nostra: per prevenire uno scandalo che potrebbe danneggiare il buon nome di Via Coeli, non offriremo ospitalità ad uomini che abbiano sedotto o tentato di sedurre, bambini o bambine. Eccellenza, questi uomini sono diavoli e l'ira di Dio ricade su di essi e, se io fossi un vescovo, tremerei se non facessi rapporto a Roma per chiedere la loro forzata riduzione allo stato laicale. E' blasfemo lasciare che celebrino il Santo Sacrificio. Se i singoli vescovi fanno pressione su di lei, Eccellenza, può dire loro che l'esperienza ci ha insegnato che questi uomini sono troppo pericolosi per i bambini della parrocchia e per il vicinato, sicchè siamo giustificati nel nostro rifiuto di accoglierli qui. Sua Eccellenza può inoltre dire, se lo desidera, che non intende interferire con la regola che l'esperienza ha dettato.
Proprio per queste serpi ho sempre auspicato il ritiro su un'isola, ma anche un'isola è troppo per queste vipere di cui il Gentile Maestro ha detto che sarebbe stato meglio se non fossero mai nati; il che è un modo indiretto di maledirli, non crede?
Quando vedrò il santo padre, dirò a Sua Santità che devono essere ridotti ipso facto allo stato laicale, immediatamente."

Inutile dire come andò a finire: la politica dello struzzo prevalse e la congregazione accolse i preti pedofili per quello che, caritatevolmente, può essere definito un tentativo di cura. Un caso fra tutti può essere esemplificativo: padre James Porter arrivò a Jemez Springs nel 1967, dopo essere stato destituito da tre incarichi, ogni volta per problemi di pedofilia. Eppure, padre John B. Feit, superiore dei Servi del Paraclito, scrisse per lui accorate lettere di raccomandazione che gli fecero ottenere, alla fine del "trattamento" una diocesi nel Minnesota, dove, appena arrivato, ricominciò gli abusi.
In realtà, Jemez Springs divenne nota come "il carcere dei preti" e funzionò come un "parcheggio" per i sacerdoti su cui pendevano denunce di abusi. Nel 1994, la congregazione dovette chiudere l'esperimento di riabilitazione dei preti pedofili: 17 preti furono coinvolti nel '91, in 140 cause per abusi sessuali e la Curia pagò 50 milioni di dollari in accordi stragiudiziali.

Identica politica fu seguita dalla Chiesa ogni qualvolta fu messa di fronte alla problematica della pedofilia clericale. Nel maggio 1985 a tutti i vescovi statunitensi fu consegnato un documento noto come "Il manuale", redatto da due preti e un avvocato: padre Michael Peterson, psichiatra della clinica di S. Luke, il domenicano canonista padre Thomas Doyle e l’avvocato Ray Mouton. Il manuale analizza il problema della pedofilia clericale e le conseguenze, economiche e morali, per la chiesa cattolica. Fornisce direttive per affrontare il problema, ma viene totalmente ignorato. Il risultato anche in questo caso è evidente: milioni di dollari in risarcimenti, diocesi in fallimento o prossime alla bancarotta, un drastico calo di fedeli e soprattutto delle loro generose donazioni.

Lo scandalo, venuto a galla negli Stati Uniti, è solo l'inizio. Altrettanti scandali travolgono l'Australia, il Sudamerica, il Messico, il Canada, l'Alaska, la Polonia, l'Irlanda, la Spagna, l'Inghilterra, la Germania, l'Olanda e moltissimi paesi africani. Una vergogna dietro l'altra, si svelano i retroscena di sacerdoti che hanno molestato, abusato, violentato decine di bambini, alcuni piccolissimi.

Così, nel 2001, il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 25 novembre 1981 fino alla sua nomina al soglio pontificio, promulgò un epistola nota come De Delictis Gravioribus o come Ad exsequandam. In essa richiamava il Crimen sollicitationis e avocava un diretto controllo, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, sui "crimini più gravi", compresi gli abusi sui minori.
Per quella lettera, il cardinale Ratzinger fu citato in giudizio dall'avvocato Daniel Shea davanti al tribunale dalla Corte distrettuale della contea di Harris (Texas), dove fu accusato di "ostruzione alla giustizia". Secondo l'accusa, infatti, il documento della Congregazione avrebbe favorito la copertura di prelati coinvolti nei casi di molestie sessuali ai danni di minori negli Stati Uniti. Nel febbraio 2005 fu emanato dalla corte un ordine di comparizione per il cardinale Joseph Ratzinger. Il 19 aprile 2005, il cardinale Ratzinger fu eletto papa e i suoi legali negli Stati Uniti si rivolsero al Dipartimento di Stato chiedendo l'immunità diplomatica per il loro assistito. L'Amministrazione Bush acconsentì e Joseph Ratzinger fu esonerato dal processo.

Tuttavia, anche non tenendo conto di questo "incidente di percorso", sorgono naturali molti interrogativi sull'operato di Ratzinger come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. E, altrettanto naturali, sorgono molti dubbi sulla sua "presa di posizione" drastica e rigorosa nei confronti della pedofilia clericale.
Che fosse ben informato di quanto fosse grave e profonda la piaga degli abusi fra il clero lo afferma lo stesso Ratzinger, nella memorabile nona stazione della Via Crucis del 2005, quando sostituì Giovanni Paolo II ormai morente: "Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!"

E tuttavia, pur consapevole della "sporcizia", il Prefetto non si armò mai di ramazza per far pulizia. Anzi, in molti casi "celebri" la Congregazione fu assurdamente lenta e le vittime dovettero ricorrere ai giornali per avere almeno una parvenza di giustizia.
Il caso più tristemente famoso è senza dubbio quello che riguarda il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Il Vaticano era a conoscenza di molte ombre sull'operato del sacerdote, fin dal 1956, quando il cardinale Valeri lo trovò nella clinica romana Salvator Mundi molto malridotto per l'abuso di morfina. Tuttavia, i procedimenti a carico del fondatore dei Legionari di Cristo non ebbero mai alcun esito, neppure quando, nel 1978 l´ex presidente dei Legionari negli Stati Uniti, Juan Vaca, con un esposto a papa Giovanni Paolo II, accusò Maciel di comportamenti peccaminosi con lui quand´era ragazzo. Nel 1989 Vaca ripresenta a Roma le sue accuse. Senza risposta, sebbene Ratzinger fosse già dal 1981 a capo dell'ex Santo Uffizio. A febbraio del 1997 con una denuncia pubblica, otto importanti ex Legionari accusano Maciel di aver abusato di loro negli anni Cinquanta e Sessanta.
Nel 1998, il 17 ottobre, due degli otto accusanti, Arturo Jurado Guzman e José Barba Martin, accompagnati dall´avvocato Martha Wegan, incontrano in Vaticano il sottosegretario della Congregazione vaticana per la dottrina della fede, Gianfranco Girotti, e chiedono la formale apertura di un processo canonico contro Maciel. Il 31 luglio del 2000 Barba Martin, assieme all’avvocato Wegan, incontra di nuovo in Vaticano monsignor Girotti. Ma sempre senza alcun risultato.
Finchè, nel 2006, appena cinquant'anni dopo le prime denunce, finalmente la Congregazione per la Dottrina della Fede prende una risoluzione esemplare: invita padre Maciel a ritirarsi ad una vita di preghiera e meditazione. Oggi, a distanza di pochi anni, continuano a spuntare scandali che riguardano Maciel e i Legionari, come la presenza (accertata) di una figlia in Spagna, frutto di una violenza ad una minorenne, diversi presunti figli in Messico, dei quali, tra l'altro, non si sarebbe fatto scrupolo di abusare. Insomma, il Vaticano ha aperto un'inchiesta. Molto rassicurante.

Stessa sorte subita, più o meno, da procedimenti a carico di sacerdoti italiani. Celebre il caso di don Cantini in Toscana, per esempio. Stranamente, la Congregazione guidata da Ratzinger ha sempre impiegato decenni ad indagare sui sacerdoti pedofili, soprattutto quando si trattava di sacerdoti influenti, salvo poi scoprire che, a causa del tempo trascorso, il delitto era caduto in prescrizione. Ad onor del vero, c'è da dire che in alcuni casi sono anche state comminate condanne da far tremare i polsi: litanie alla Madonna, rosari, perfino divieto di celebrare messa in pubblico. Se non è "tolleranza zero" questa...

Poi viene fuori che il fratello del papa distribuiva scapaccioni ai membri del coro da lui diretto e che sapeva che il rettore dell'Internat, il convitto in cui i coristi vivevano, li picchiava sistematicamente, con durezza e spesso persino senza alcun motivo che potesse spingerlo a decidere una punizione. E tuttavia non aveva mai fatto nè detto nulla perchè, essendo il convitto un'istituzione indipendente, non aveva il potere di denunciarlo. Certo, perchè serve "essere autorizzati" per denunciare violenze e abusi. Non basta l'amore per il prossimo, quello per cui Cristo s'è fatto mettere in croce. Non basta il senso di giustizia, non basta il desiderio di tutelare i bambini. Salvo poi scusarsi, vent'anni, trent'anni dopo, e solo dopo che si è sollevato lo scandalo. Questo desiderio di scusarsi come mai non è mai stato avvertito prima che l'ex direttore del coro finisse nell'occhio del ciclone e sulle pagine dei giornali?

Senza parlare delle prese di posizione nettissime di papa Ratzinger. Un esempio? Il suo ultimo viaggio negli Stati Uniti, nel corso del quale, tra i festeggiamenti del suo compleanno con Bush alla Casa Bianca e la visita a Ground Zero, il Papa ha sostenuto l'inconciliabilità tra il sacerdozio e la pedofilia. Praticamente la scoperta dell'acqua calda.

Senza contare che in quella visita non era stato neppure previsto un incontro con le vittime. Ratzinger fu spinto dall'opinione pubblica e dai media americani ad un incontro estemporaneo con quello che i giornali italiani hanno caritatevolmente definito "un gruppo di vittime": cinque persone ricevute in piedi, meno di mezz'ora in tutto, nella cappella privata della nunziatura apostolica di Washington. Contemporaneamente, però, ospiti del papa durante quel viaggio sono stati tre vescovi celebri per aver coperto i preti pedofili: il cardinale Egan e il cardinale Mahony, che sono stati gli anfitrioni di

Ratzinger durante i giorni trascorsi a New York, e il cardinale Francis George, che ha accolto il papa a Washington.
Dunque, fuori dalle chiacchiere e dai proclami, i fatti, nudi e crudi, parlano da soli.
E' questa la "tolleranza zero" di cui il Vaticano fa tanto parlare?

(17 marzo 2010 www.micromega-online)

No Vat Manifestazione nazionale

 

Il 13 Febbraio 2010 per il quinto anno scendiamo ancora in piazza contro il Vaticano per denunciarne l’invadenza nella politica italiana: è infatti uno degli attori che agiscono nelle complesse dinamiche di potere sottese a un sistema autoritario e repressivo.

L'11 febbraio 1929 i Patti Lateranensi sancivano la saldatura tra Vaticano e regime fascista, oggi le destre agitano il crocefisso per legittimare un ordine morale in linea con l’integralismo delle gerarchie vaticane, lo strumentalizzano per costruire un'identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista.

Da una parte le destre criminalizzano immigrate ed immigrati, istigano a una vera “caccia all’uomo”, li/le rappresentano come la concorrenza nell’accesso alle risorse pubbliche mentre nessuno affronta il problema di un welfare smantellato e comunque disegnato su un modello sociale che non c’è più. D’altra parte la chiesa cattolica legittima esclusivamente questo modello di società, basato sulla famiglia, sulla divisione dei ruoli sessuali, dove un genere è subordinato all'altro e lesbiche, gay e trans non hanno alcun diritto di cittadinanza.

Su un altro fronte, destra moderata e sinistra riformista attuano il tentativo di procedere ad un'assimilazione selettiva dei soggetti minoritari sulla base della disponibilità espressa a offrirsi docilmente a legittimare discorsi razzisti, eterosessisti e repressivi. E' prevista l'inclusione solo di quelle soggettività che non mettono in discussione il potere: c'è un piccolo posto anche per gay, lesbiche e trans e per altre figure della diversità, purché confermino l'ordine razzista, sessista e repressivo.

In questo quadro, nel movimento lgbtq, abbiamo assistito alla comparsa di “nuovi” soggetti che ne usano le parole d'ordine per produrre un ribaltamento della realtà: a protezione delle soggettività supposte deboli pongono i loro carnefici. Chi legittima questi “nuovi” soggetti, contribuisce a produrre un ulteriore spostamento a destra, a normalizzare la presenza delle destre radicali nel dibattito pubblico.

Fuori da queste lotte interne al potere, dobbiamo constatare la diffusa e asfissiante presenza di un’etica cattolica, un modello di politica che propone come uniche alternative di “rinnovamento” il moralismo e il giustizialismo. Sappiamo che se oggi il Vaticano appare meno interventista è solo perché non ne ha bisogno: già nel nostro paese possiede il monopolio dell’”etica” che abbraccia indistintamente governo e opposizione parlamentare che fanno a gara - come sempre - ad inginocchiarsi all’altare del giustizialismo e del buonismo ipocrita.

Respingiamo il tentativo di espropriare anche i movimenti di lesbiche, gay, trans e femministe, di categorie fondamentali quali l'antifascismo, altrimenti l'ambiguità politica finirebbe per rendere le nostre soggettività complici di quest'ordine morale e politico che concede una legittimazione vittimizzante e minoritaria in cambio dell'assuefazione alla repressione.

Contrastiamo questo potere che, dove non addomestica, reprime e, attraverso l’ordine morale vaticano, assume dispositivi di disciplinamento e controllo sociale che negano qualunque tipo di autodeterminazione: l'autodeterminazione sociale ed economica dei e delle migranti, l'autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita di donne, gay, lesbiche e trans, ogni percorso di autorganizzazione, di dissenso e di conflitto.

Denunciamo che quando il processo di addomesticamento non si compie viene utilizzato il carcere, il CIE (centri di identificazione ed espulsione), la repressione, la paura, la noia, la solitudine, l'intimidazione e la criminalizzazione per neutralizzare gli elementi di dissenso non previsti e non gestibili: migranti, movimenti, studenti, lavoratori e lavoratrici, disoccupati/e.

Riaffermiamo che antirazzismo, antifascismo, antisessismo sono lotte, necessarie l'una all'altra, da condurre anche contro l'uso strumentale delle libertà di donne e lgbt per rafforzare e legittimare un modello razzista.

Portiamo in piazza i nostri percorsi di autodeterminazione nell'acutizzarsi della crisi economica e dello smantellamento dello stato sociale - in particolare della scuola e dell'università - che tanto spazio lascia alle imprese private e confessionali.

Riaffermiamo le diversità e le differenze sociali, sessuali, culturali, contro l'identità nazionale razzista e eterosessista che ci vogliono imporre e contro l'ordine morale vaticano.

Portiamo in piazza i nostri percorsi di liberazione per ribadire la nostra volontà di agire nello spazio pubblico per produrre trasformazione sociale e culturale.


ROMA - sabato 13 febbraio 2010 Manifestazione Nazionale NO VAT

Autodeterminazione laicità antifascismo antirazzismo liberazione

www.facciamobreccia.org

per adesioni: adesioni@facciamobreccia.org


Roma – sabato 23 Gennaio 2010 Assemblea preparatoria

Croce via

 


di Dario Fo

Suona scandalo la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che, accogliendo la denuncia di una cittadina italiana, dichiara che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni.
Scandalizza enormemente i cattolici apostolici romani. Ma non i cristiani.
Perché ci sono anche i cristiani non apostolici romani che non fanno del predominio del simbolo della croce il loro valore essenziale. Naturalmente è tutt'altro che offensiva per chi è ateo e non ha religione come me, e tanto meno la sento offensiva per chi professa un'altra religione.

L'elemento straordinario della sentenza, destinata a destare non solo scandalo ma dibattito e scontro, sta nel fatto che precipita sullo schermo piatto della realtà italiana che vive - vivrà? - nei millenni all'ombra del potere della Chiesa romana. Da questo punto di vista è la critica profonda al simbolo per eccellenza, la croce. Proposto finora come una simbologia imposta, affisso ovunque in scuole, ospedali, uffici come il connotato forte della nostra cultura. Una onnivora cultura di stato.
E i cattolici difficilmente molleranno l'idea di essere i gestori della religione di stato.

Non a caso però la Corte europea ha aggiunto che proprio la presenza dei crocefissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente segno religioso e dunque potrebbe condizionarli: se incoraggia i bambini già cattolici, può invece essere di condizionamento e disturbo per quelli di altre religioni e per gli atei.

Esplode l'ira del Vaticano, il governo di centrodestra accusa, balbettano dall'opposizione democratica: «È una questione di cultura, di tradizione». Allora apriamo anche il libro nero di queste cultura e tradizione.
Il cattolicesimo della Chiesa romana nasconde dietro il crocifisso interpretato come riscatto, una cultura e una storia di violenze, sopraffazioni, guerre. In nome della croce sono stati commessi grandi misfatti, Crociate, Inquisizioni, la rapina e i massacri del Nuovo mondo, la benedizione degli imperi e degli uomini della provvidenza.
Pensate che il cattolicesimo ha proibito fino all'Ottocento di tradurre in volgare la Bibbia e il Vangelo.

In nome di quel «segno» si sono commessi i crimini più efferati. E si commettono, con le proibizioni contro il diritto degli uomini a gestire la conoscenza e la libertà individuale e sessuale.
Se è la «nostra cultura», come dichiarano l'intrepida ministra Gelmini e il «pontefice» Buttiglione che accusa la sentenza di Strasburgo di essere «aberrante», perché non raccontare il lato oscuro della croce come simbologia di potere?
Invece è come se continuassero a dire: lo spazio del visibile, dell'iconografia quotidiana della realtà è mio, lo gestisco io e ci metto le insegne che voglio io. È questo che è sbagliato.

La Conferenza episcopale strilla che si tratta di sentenza «ideologica».
Racconti della violenza nella cultura storica della Chiesa romana apostolica, dei roghi contro la ragione eretica che da sola ha fatto progredire l'umanità.
Se è l'origine salvifica per tutti che si vuole difendere, allora va accettato e relativizzato al presente, perché in origine esso era solo un segno di riconoscibilità dei luoghi clandestini di preghiera e culto.
Non un simbolo imposto, che rischia di richiamare un rituale comunque di morte, contro gli altri, le altre culture, storie, religioni.
Che la realtà che ci circonda, in primo luogo quella formativa della scuola, torni ad essere spazio creativo oltre le religioni, libero per tutti dagli obblighi oppressivi dei valori altrui.(www.ilmanifesto.it 4 novembre 2009)


 

Un flop papale papale


Perché, al di là dei trionfi in tv, il viaggio di tre giorni di papa Benedetto XVI a Praga è stato un disastro
di Tommaso Di Francesco

Tra le tante operazioni ideologiche che vedono impegnati i media, inesorabilmente c'è l'esaltazione, comunque e dovunque, del viaggio papale. Un vero topos narrativo. E celebrativo. Così la tre giorni del papa nella Repubblica ceca che avrebbe dovuto essere raccontata per il flop che è stata, viene rappresentata invece come l'ennesimo trionfo di Ratzinger.
Invece, al di là dei messaggi subliminali e delle citazioni colte, di flop si è trattato. Nonostante che l'Osservatore romano abbia parlato di «confronto con i non credenti», che il portavoce del papa padre Federico Lombardi l'abbia presentata come missione per «rilanciare la fede», con Benedetto XVI stesso che ha insistito sul ruolo di «minoranza creativa» per i cattolici in terra di Boemia e Moravia, con un messaggio ai giovani - «attenti ai paradisi artificiali e alle false e alienanti prospettive del consumismo».
E all'Europa, perché i leader siano «credenti e credibili» - e chissà perché si sprecano le interpretazioni sul papa per l'occasione all'assalto, improbabile, di Berlusconi.
Su tutte è emersa la preoccupazione del cardinale di Cracovia Dziwisz, già segretario di Wojtyla che, accorso dalla Polonia, ha ricordato: «È un momento cruciale...il comunismo è caduto ma adesso il momento è più difficile e il nemico più pericoloso».
Messaggi a parte, chi ha davvero ascoltato la parola del papa e perché è arrivato in missione a Praga?

Papa Ratzinger, il pastore tedesco, è arrivato nel cuore inconcluso d'Europa che, nonostante siano passati venti anni dal crollo del socialismo reale nell'89, non ha ancora un concordato, un patto politico, istituzionale e legale con il Vaticano e i suoi interessi nella Repubblica ceca.
Essendo fallita, tra l'altro l'operazione politica che vedeva nel Partito dei popolari cattolici l'interlocutore diretto di questa prospettiva quando scambiarono il loro voto di appoggio per l'elezione a presidente della repubblica di Vaclav Klaus: ora quel partito è fuori dal governo e si è scisso. E lo scambio, nonostante le promesse, non c'è mai stato. Né risulta essere nelle prospettive politiche, visto che le autorità politiche che il papa ha incontrato di questo non hanno voluto parlare.

C'è in gioco la rivendicazione da parte della Chiesa cattolica di una serie di beni fondiari che ancora contraddicono l'autonomia amministrativa di molti comuni cechi e, soprattutto c'è la richiesta della immensa Cattedrale di San Vito che si trova all'interno del Castello di Praga. Il Vaticano la rivendica al cattolicesimo, in un paese che istituzionalmente, dal dopoguerra e fino ad oggi, non si dichiara nemmeno cristiano. Anche se è forte il protestantesimo riformatore hussita - di Jan Hus che, poco prima del protestantesimo di Lutero, pagò con il rogo l'idea di un «cattolicesimo dal volto umano». In un paese che si dichiara per più del 66% agnostico e ateo.
E che nella sua parte minoritaria e credente ritiene che la chiesa di San Vito appartenga a tutte le comunità cristiane, non a Roma, anche perché costruita quando i cristiani erano uniti. Tant'è che l'attuale primate della chiesa ceca, il cardinale, Vaclav Maly, ha recentemente dichiarato l'intenzione di dimettersi perché l'obiettivo del concordato che si era dato come ineludibile per il suo mandato, è ormai fallito.

Veniamo ora ai richiami storici e alle greggi «accorse» dal papa. La folla di Brno è stata data per «130mila persone»: erano due settimane che si annunciavano dai media e dalla Santa sede che sarebbero accorse proprio «130mila persone». Il numero è stato incredibilmente indovinato. Senza però tenere conto del fatto che Brno, prima tappa del viaggio, è alla frontiera di Austria e Ungheria, e la cattolicissima Polonia è a 250 chilometri. Da tutte queste realtà infatti è arrivata una multiforme presenza organizzata.
Che è invece visibilmente mancata il giorno dopo sulla spianata di Stara Boleslav, a soli 35 km da Praga, ma ahimé in giorno non festivo e nonostante pullman arrivati anche stavolta da Varsavia e Budapest. Per questo secondo appuntamento, i media locali e internazionali hanno oscillato su una presenza di «15-20mila persone», per arrivare alla fine alle «30-50mila».
Assai poco per il Vicario di Roma.

Comunque nei tre giorni praghesi ha ricordato i martiri del comunismo - a dire il vero la maggior parte dei martiri del «comunismo» nella Cecoslovacchia unita sono stati soprattutto i comunisti non stalinisti, fin dagli anni Quaranta. Purtroppo papa Ratzinger ha perso un'occasione importante per denunciare e ricordare almeno due vergognose malefatte della Chiesa cattolica romana.

La prima, non avere detto mezza parola sul terribile ruolo del Vaticano che mantenne nella Chiesa cattolica monsignor Jozef Tiso, primo ministro della Slovacchia - prontamente separatasi dai cechi dopo l'annessione dei nazisti della regione dei Sudeti, e diventata con lui un regime nazifascista schierato con la Germania di Hitler alla fine degli anni Trenta fino al '44.

E, quindi ha mancato una denuncia della corresponsabilità nella deportazione e sterminio degli ebrei cechi e slovacchi - 58.000 Ebrei (il 75% degli Ebrei slovacchi) sono stati inviati nei lager in questo periodo, sono sopravvissuti solo in 300.
Poteva incontrare, con questo peso di responsabilità, quel che resta della Comunità ebraica di Praga, invece si è limitato a stringere la mano a due rappresentanti in fila tra gli altri esponenti religiosi.


Alla fine non è bastato che i salmi fossero adattati a musica rock, né il silenzio del papa su «omosessualità e preservativi»: decine di giovani a piazza Venceslao - come la chiamano a Praga, «dimenticando» il San - hanno gridato a Ratzinger proprio sui preservativi proibiti dalla Chiesa romana: «Papa, non predicare la morte».
Più d'un flop. Un disastro, papale papale.(www.ilmanifesto 30 settembre 2009)
 

Guerre di religione?

 

di Felice Besostri*

 

Guerre di religione?Grande rilievo è stato dato alla decisione di ricorrere al Consiglio di Stato, che decisione non è.
L'unica decisione sarebbe stata quella di non ricorrere, poiché i Ministeri sono rappresentati ex lege dall'Avvocatura Generale dello Stato, che di norma ricorre sempre, anche quando si tratta di provvedimenti di nessuna rilevanza, a meno che l'Amministrazione Pubblica impugnata non dia una precisa istruzione di non impugnare: una non notizia ha fatto la una sui nostri mezzi di (dis)informazione. Penso che ad altri, oltre che a me, sarà capitato di ascoltare dibattiti radiofonici o dichiarazioni alle televisioni, nonché di leggere interviste e articoli sull'argomento.
Se ne sono sentite e lette di tutti i colori, ma poche hanno raggiunto i vertici del pensiero dell'on Stracquadanio, consulente giuridico della Gelmini. Già questo fatto ha dello stupefacente, perché nei paesi normali, un parlamentare dovrebbe controllare l'esecutivo e non essere sul suo libro paga [premetto che farò delle verifiche perché questa incompatibilità potrebbe essere il frutto di una falsa presentazione del conduttore], come anche è stato sorprendente apprendere che lo Stracquadanio ha avuto un periodo di militanza nel Partito Radicale, ma, come ci sono i socialisti di Berlusconi, non bisogna meravigliarsi e poi il PR non compie alcuna selezione delle domande di iscrizione.

Lo Stracquadanio ha detto che la sentenza del Tar costituisce usurpazione della funzione giurisdizionale, perché i provvedimenti espressione di scelte politiche sono sottratte alla giurisdizione: ed il particolare rapporto con la religione e la Chiesa Cattolica, fa parte delle scelte politiche sulle quali si è espresso il popolo italiano. In un minuto è stato liquidato lo Stato di Diritto e qualche secolo di sviluppo della democrazia liberale nell'Occidente: siamo tornati al sovrano ex legibus solutus, cioè al re svincolato dalle leggi, Già nel Settecento un mugnaio prussiano poteva dire al Kaiser: " Ci sarà pure un giudice a Berlino!", mentre malgrado la Costituzione italiana, non dovrebbe esserci a Roma.
La tesi degli atti politici e di alta amministrazione, sottratti al controllo giurisdizionale, è stata seppellita da anni dallo stesso Consiglio di Stato, anche se ogni tanto viene riesumata, quando si tratta di difendere l'indifendibile, cioè che in regime democratico parlamentare non si possano impugnare le leggi elettorali. Tutti gli atti della pubblica amministrazione sono impugnabili lo dice l'art. 113 della nostra Costituzione e la Convenzione Europea dei Diritti e delle Libertà Fondamentali.

Purtroppo prima ancora che del merito della sentenza, dovremmo occuparci della competenza del TAR: quando si parla di pericoli per la democrazia sono questi i casi allarmanti.
Il Tar ha giudicato alla luce di principi costituzionali pacifici, quello dell'eguaglianza dei cittadini senza differenza di religione (art. 3) e dell'uguaglianza delle confessioni religiose (art. 8), pur in presenza di un Concordato, per il quale una religione, quella cattolica romana, è, come nella Fattoria degli Animali di Orwell, più uguale delle altre. Stop! Non c'entra il ruolo della religione cattolica nella nostra società e nella nostra storia o il fatto, come sottolinea la Scaraffia, che senza conoscere il cristianesimo non si riesca a comprendere le opere d'arte. Sarà compito di chi insegna storia dell'arte di mettere in luce le relazioni, mentre un insegnate di religione digiuno di conoscenze specifiche dei nostri pittori, scultori e poeti non sarà mai in grado di formare i suoi allievi.

Le nostre radici sono cristiane, oltre che giudaiche, greco-romane ed umaniste, ed in questo senso, tanto più nella dimensione quantomeno europea dell'Italia, e pertanto l'insegnamento non dovrebbe essere limitato alla sola religione cattolica e gli insegnanti essere graditi al Vescovo, non solo per essere incaricati, ma anche per rimanere in servizio, in contrasto con il principio costituzionale della libertà di insegnamento (art. 33).

Per due volte, grazie a pressioni clerical-clientelari, gli insegnanti di religione sono stati immessi in ruolo, naturalmente nella sola scuola pubblica, perché quelle private cattoliche amano i rapporti precari e le differenze retributive. Come quegli abati che il venerdì battezzavano la carne pesce, gli insegnanti di religione sarebbero diventati come gli altri, ma il punto della sentenza del Tar Lazio non è questo, ma il fatto che intervengano soltanto gli insegnanti di una sola religione, che per di più è facoltativa, anzi per essere esatti non obbligatoria: l'assoggettamento è automatico, a meno che si dichiari di non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica. Gli argomenti dei critici della sentenza avrebbero maggior peso, se cominciassero ad accettare che l'insegnamento sia impartito soltanto a chi ne faccia espressa richiesta e che,sempre a richiesta, gli studenti e le loro famiglie possano richiedere l'insegnamento di altre religioni o di storia delle religioni o del pensiero razionalista, agnostico o ateo, impartito da insegnanti reclutati senza preventivo gradimento di qualsivoglia istituzione od organismo religiosi.
La difesa della laicità delle istituzioni non è di sinistra, piuttosto che di destra, dovrebbe essere espressione del comune sentire democratico e costituzionale e, pertanto sorprende che il PD in quanto Partito sia stato zitto, mentre abbiano parlato in assonanza col Governo e la Cei diversi suoi esponenti. Viviamo in tempi brutti ed il tragico è che il peggio può ancora accadere, come nelle previsioni dell'ottimista del famoso aneddoto russo.

*del Circolo LA RIFORMA, Milano 28 agosto 2009 www.aprileonline.info

 

 

Bieco illuminismo? No, siete voi l'oscuro medioevo

di Marco Mori (Facebook 12 agosto 2009)

Leggo con stupore le dichiarazione estive dei monsignori di turno in commento alla sentenza del tar del Lazio sulla presenza dei professori di religione durante gli scrutini. http://www.corriere.it/cronache/...

E' vergognoso come questi arzilli vecchietti non si coprano il capo, visto il caldo, e la stampa nostrana registri e diffonda certe farneticazioni al limite dell'inverosimile e della decenza.

L'Italia sarà anche a maggioranza cattolica, ma non è un Paese cattolico, quindi non è necessario un insegnamento di religione cattolica, fatto a volte da suore che lo scambiano per la vecchia ora di "dottrina" e fanno scrivere sul quaderno il padrenostro e l'angelo custode. (mia esperienza, scuole superiori, fine anni 90).
Questo Stato vassallo del Vaticano assume gente selezionata e CONTROLLATA dalle curie per insegnare questa pseudo-materia pagando sti soldatini con soldi di tutti. La beffa: chi non si avvale dell'insegnamento non ha alternativa, perchè non ci sono mai fondi per fare qualcosa di altro non solo di più costruttivo che stare ascoltare un poveretto che ha bisogno del vescovo per trovare lavoro, ma anche studiare in classe in santa pace.
Vivaddio che il concordato ha reso sta materia facoltativa. Quindi, se è facoltativa non si capisce perchè i (Non)insegnanti di religione possono avere il diritto di partecipare alle valutazioni e mettere becco sulle valutazioni di tutti.
é vergognoso inoltre che sti agguerriti politeisti, pagani e cannibali (perchè la variante cattolica del cristianesimo è diventata questo) istighino partiti e associazioni a fare ricorso alla sentenza del Tar: siamo in piena violazione di accordi concordatari.
la CEI è nella sostanza la Cia del Vaticano che opera in uno stato estero, l'italia
Insomma, uno Stato estero sta interferendo PALESEMENTE con la politica interna della nostra Repubblica. Un Paese decentemente civile richiamerebbe direttamente nunzio apostolico, ambasciatore e console e direbbe ai vescovi di non interferire con le sentenze e la politica nostrana.
Non solo fuori dagli scrutini ma anche fuori dai coglxxxi.
Ma tanto non mi aspetto niente, nè da sto governo (a cui la CEI, per bocca dei sui petulanti e assolati monsignori, si accomuna nell'accusare la magistratura e infondere clima di sfiducia nei confronti dei giudici) nè dalle opposizioni, primo fra tutti il PD, visto che fu proprio un suo ministro a permettere all'insegnamento cattolico di essere parte integrante degli scrutini, così come dei suoi spioni-sacrestani.

E' ora di finirla:
Abolizione dell'ora di religione cattolica SUBITO!
Concorsi pubblici per gli insegnanti di religione. (che sappiano almeno leggere e scrivere e non che siano bravi a far giocare i bambini in parrocchia!)
Istituzione di un insegamneto di storia delle religioni e etica pubblica. (il mondo è entrato nelle nostre classi e noi siamo ancora lì ad usare i crocifissi come clave culturali... senza uno straccio di politiche di integrazione. IL crocifisso non è un simbolo italiano, ma religioso).

Speriamo che la laicità di sto paese tenga, simbolo di libertà e non di "bieco illuminismo".
Sono loro, arroccati in vaticano ad essere il buio, il passato, l'oscurantismo, l'odio, l'intolleranza e ogni forma di MALE.

 

Liberi di non credere

 

19 settembre 2009: Liberi di non credere - Presentazione e rivendicazioni del meeting

19 SETTEMBRE 2009, ROMA
LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile

Erano pochi milioni, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.

Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui. Persino in una “nazione cristiana” quale sono ritenuti gli Stati Uniti, un americano su sette non appartiene ad alcuna religione: non è un caso che, nel suo discorso di insediamento, Barack Obama abbia esplicitamente riconosciuto il ruolo dei non credenti.

Un solo paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel paese è il nostro, quel paese è l’Italia. Un paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.

Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.

Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma

LIBERI DI NON CREDERE
primo meeting nazionale per un paese laico e civile

La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero
Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.

Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.

Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti

Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato

Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose

Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose

In particolare, chiediamo:
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario
Riconoscimento delle unioni civili
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme...)
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.

UAAR.it 2009

 

Testamento biologico: Veronesi pubblica il suo

Al X municipio di Roma si istituisce il registro delle intenzioni di fine vita

Image Il disegno di legge sul testamento biologico già approvato al Senato e che dovrà passare il vaglio della Camera, ha ripreso ad occupare il centro della scena del dibattito. Lo scienziato Umberto Veronesi ha reso pubblico il suo testamento biologico redatto, con l'aiuto degli avvocati della sua fondazione, in modo da rendere le dichiarazioni non vincolanti sotto il profilo giuridico per il medico, ma nel caso fossero disattese obbligheranno il medico curante a renderne conto al fiduciario, cioè alla persona indicata nel documento come garante dell’attuazione del testamento:
Io sottoscritto Umberto Veronesi, nato a Milano il 28 novembre 1925, nel pieno delle mie facoltà mentali e in totale libertà di scelta, dispongo quanto segue: in caso di malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante chiedo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico o di sostegno (nutrizione e idratazione). Nomino mio rappresentante fiduciario mio figlio Paolo Veronesi. Queste mie volontà dovranno essere assolutamente rispettate dai medici che si prenderanno cura di me. Una copia di queste mie volontà saranno depositate presso lo studio del notaio …, Milano».

A Roma intanto la giunta del X municipio, quello di Cinecittà, ha fatto da apripista, come già accaduto per il registro delle unioni civili, e ha approvato e realizzato in questi giorni il registro del testamento biologico. Il registro evita così di dover depositare davanti a un notaio (pagando il relativo costo) le proprie volontà sul fine vita utilizzando le strutture municipali e spendendo 0,26 euro per l'atto notorio. «La base legislativa si fonda sul principio che ciò che non è proibito dalla legge è consentito – ha sottolineato il presidente del X municipio Sandro Medici - proprio per questo abbiamo pensato di istituire un registro in cui venissero raccolte, su base volontaria, le intenzioni di chi non vuole essere tenuto in vita per forza. Il Municipio ha voluto inviare un segnale politico forte in un contesto dove sono ancora molte le incertezze. Credo sia importante che gli enti locali contribuiscano alla discussione con degli atti propri per dare la possibilità a quanti vogliono di poter scegliere in piena libertà». Per registrare il proprio testamento bisogna chiamare l'ufficio relazioni con il pubblico e prendere un appuntamento. L'idea è nata durante un convegno organizzato a novembre dalla moglie di Piergiorgio Welby, Mina, che ha la delega ai Diritti civili del X municipio.

Due giorni fa un malato di Sclerosi amiotrofica laterale, Paolo Ravasin ha inviato un video di protesta al presidente della Repubblica e ai presidenti di Camera e Senato «con grande tristezza - ha affermato Ravasin - ho appreso la notizia dell'approvazione al Senato della legge formalmente sul testamento biologico, ma sostanzialmente contro il testamento biologico, che rende carta straccia le mie direttive anticipate ed in particolare la mia decisione di non sottopormi ad alimentazione e nutrizione artificiali quando non sarò più in grado di nutrirmi e bere naturalmente». (www.larinascita.org 27 aprile 2009)

 

 

Ratzinger "contro l'Aids  i preservativi non servono

anzi aggravano il problema"

 

L'alternativa è “l'umanizzazione della sessualità”, cioè astinenza e castità

Image Il primo viaggio di Benedetto XVI in Africa si apre con dure polemiche determinate dalle parole dette ai giornalisti sul dramma dell'Aids che colpisce pesantemente il Continente.

I dati relativi al numero dei sieropositivi nel mondo, danno il grave primato proprio all'Africa con il 67% di tutti i malati del pianeta. Di fronte a questa realtà drammatica il Papa ha voluto ribadire le sue posizioni affermando che per «vincere l'Aids non servono i preservativi» ma «l'umanizzazione della sessualità e una vera amicizia verso le persone sofferenti». Prendendo le distanze da numerosi sacerdoti cattolici che distribuiscono i profilattici in Africa gratuitamente davanti al dramma della malattia e, sia pure, come «male minore» ha aggiunto che queste pratiche aggravano il problema anzichè risolverlo.

Secondo il Papa invece è necessaria una «purificazione dei cuori» e la cura gratuita dei malati. «Di fronte al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla corruzione o all'abuso di potere - ha affermato - un cristiano non può mai rimanere in silenzio». Le parole di Ratzinger sull'Aids sono le parole di una chiesa che cerca certezze nel passato. Un passato di oscurantismo e sessuofobia. Un passato che privilegia la condanna al posto della comprensione. Un passato che è al centro della crisi profonda del cattolicesimo, come sono in molti a sostenere dall'interno della chiesa di Roma. Quando Leonardo Boff, uno dei grandi esponenti della Teologia della liberazione, affermava all'indomani dell'elezione di Ratzinger che si sarebbe trattato di un «Papa difficile da amare», aveva colto nel segno.(www.larinascita.org 19 marzo 2009)
 

 

Un manifesto per la scomunica

di Paolo Izzo,  



Un manifesto per la scomunicaLa terribile vicenda della novenne brasiliana che ha abortito e della conseguente violenza dell'arcivescovo di Recife ai danni dei medici e della madre della bambina, mi impone di riprendere con forza una battaglia iniziata due anni orsono affinché la Chiesa cattolica scomunichi pubblicamente tutti, ma proprio tutti coloro i quali contravvengono a quelli che essa ritiene dogmi. Parlamentari, medici, giornalisti, giudici, avvocati, scienziati, opinionisti: scomunichino tutti quelli che lottano ogni giorno per l'affermazione dei diritti umani e civili!

L'intento della mia "provocazione" è quello di provare a mettere a nudo una verità... statistica: a nome di quante persone, in realtà, le gerarchie ecclesiastiche di tutto il mondo parlano? Se, per coerenza e per diritto canonico, esse scomunicassero in un sol colpo tutti gli "eretici", in quanti rimarrebbero a tentare di dettare "legge"?

Cominciai nel 2007, con una lettera pubblicata dal Riformista il 5 maggio; ad essa ne seguirono decine e forse centinaia, che il giornale in parte pubblicò per giorni e giorni... Tantissimi organi di informazione ripresero e rilanciarono l'iniziativa nata così spontaneamente (anche quella volta il pretesto fu la scomunica da parte dell'arcivescovato messicano contro i parlamentari di quel paese che avevano votato un legge per l'aborto): oltre ad Agi, Apcom, Aprile, Agenzia Radicale, Liberazione e tanti siti e blog, se ne dovette occupare persino l'Avvenire. Altre furono le incursioni del sottoscritto sulla stampa e attraverso internet ed ogni volta avevano un seguito di indignazione contro le ingerenze vaticane e di sostegno alla causa. Una nutrita rassegna dal 5 maggio a tutt'oggi, potete leggerla qui: www.paoloizzo.net/scomunicateci.htm.

Vi segnalo infine che nelle ultime settimane ho ideato anche una sorta di "manifesto per la scomunica", proponendolo come descrizione del gruppo di Facebook "Scomunicateci", che in pochi giorni ha ricevuto 1000 iscrizioni!
Lo trovate qui di seguito:
 

Manifesto per la scomunica:

Scomunicateci.
Siamo atei.
Siamo a favore della contraccezione, dell'amniocentesi e della epidurale, della fecondazione assistita omologa ed eterologa, dell'interruzione volontaria di gravidanza,
della "pillola del giorno dopo" e della RU-486, della ricerca sulle cellule staminali embrionali, dell'eutanasia
e del testamento biologico.

Formiamo coppie di fatto, senza firmare contratti o matrimoni.
I nostri figli non li battezziamo e li esoneriamo dall'insegnamento della religione cattolica.
Preferiamo pensare, invece di credere.
E pensiamo a una nascita umana sana, uguale per tutti, senza perversioni e senza peccato originale. Perciò il Bene per noi è sinonimo di etica umana e di sanità mentale.

Riteniamo che la Chiesa non si sia mai evoluta,
se non perché costretta dagli Stati laici, come il nostro non sembra essere piú.
Ugualmente, sosteniamo che il clero è una lobby di potere politico ed economico;
e che il Vaticano è uno Stato straniero, con le sue regole,
il suo piccolo territorio e le sue grandi brame di espansione.

E nemmeno chiediamo che si torni alle origini, come si dice:
a Gesù, a san Francesco o alla madonna;
perché per noi essi sono astrazioni, figure mitologiche,
né più né meno di Giove, Bacco e Artemide.

Perciò vogliamo starne fuori:
se la Chiesa o il nostro Stato parleranno a nome della cristianità, non parleranno piú a nome nostro.
Vogliamo essere liberi di sognare,
di pensare alle donne e agli uomini come noi,
di occuparci dei nostri bisogni e delle nostre esigenze di esseri umani, fatti di psiche e di biologia
e nati non prima di aver visto la luce con i nostri occhi.
E morti quando non potremo più pensare di essere vivi.

Tutto questo può bastare per essere scomunicati?
Riteniamo di sì.

(www.aprileonline.info 11 marzo 2009)
 

BRASILE: SCOMUNICA MEDICI CHE PRATICARONO ABORTO SU BIMBA DI 9 ANNI VIOLENTATA

(IRIS) - ROMA, 6 MAR - L'arcivescovo di Olinda e Recife, don Jose' Cardoso Sobrinho, ha annunciato la scomunica per i medici che hanno praticato l'aborto alla bambina di 9 anni che aspettava due gemelli dopo essere stata violentata dal patrigno per oltre tre anni. Ad essere colpita da scomunica e' anche la madre della piccola, per aver autorizzato l'intervento. Hanno commesso "un crimine grave", un "omicidio di due vite innocenti", ha affermato il vescovo. La decisione arriva a pochi giorni dall'interruzione di gravidanza effettuata sulla piccola dai sanitari dell'universita' brasiliana di Pernambuco (Upe). Sergio Cabral, responsabile del Centro Integrado de Salud Amaury de Medeiros (Cisam) di Recife dove e' stato praticato l'aborto, non ha voluto commentare la decisione del vescovo, limitandosi ad affermare che il centro ha fatto "il suo dovere di prestare assistenza a una famiglia povera, sempre nell'ambito della legalita'". Nel praticare l'aborto -che la legge brasiliana autorizza in caso di violenza sessuale o di gravidanza ad alto rischio- i medici hanno ignorato le pressioni della Chiesa che aveva cercato di impedire l'interruzione di gravidanza. Intanto la bambina e' stata dimessa dal Cisam e, insieme a sua madre, non tornera' a vivere ad Alagoinha, localita' rurale del Pernambuco, dove viveva la famiglia. Il patrigno, il 23enne Jailson Jose' da Silva, e' stato arrestato il 27 febbraio scorso e incriminato per stupro."

NOI SIAMO CONTRO QUESTI ATTI CRUDELI DELLA CHIESA CATTOLICA.

L'autore dello stupro non è stato raggiunto dalla scomunica: un atto che evidenzia l'assurda scala dei valori dell'arcivescovo cattolico.

Don Ottaviano ... prete fascista

 

Ufficio stampa PdCI Torino 3 marzo 2009

Il Segretario della Federazione dei Comunisti Italiani di Torino, Maurizio Calliano, si dichiara basito delle dichiarazioni rilasciate dal parroco della Barriera di Milano, Don Ottaviano, nell'intervista pubblicata sul quotidiano "La Stampa" di oggi.
"Don Ottaviano lamenta che nel 2008 ha celebrato solo 14 matrimoni e coglie l'occasione per scaraventare addosso agli extracomunitari la responsabilità di questo evidente fallimento della chiesa.
"Don Ottaviano evidentemente non si rende conto che questo paese governato dai suoi amici fascisti impedisce ai giovani di costruirsi un futuro. I nostri giovani non trovano un lavoro o se lo trovano sono costantemente sotto il ricatto di contratti precari, che talvolta durano meno di una settimana! In queste condizioni come è possibile costruirsi una famiglia?
"In stile tipicamente fascista, il prete gladiatore se la prende con le donne dal viso coperto dal velo, con i bambini extracomunitari sporchi che non sanno neanche fare la pipi, e disprezza gli zingari. Chiude l'intervista minacciando addirittura le bastonate per alcuni, quelli che vivono il disagio profondo.
"Ottaviano è connivente con chi, alla testa del paese, lavora scientificamente per alimentare l'odio razziale e la paura del diverso. Questa chiesa classista e retrograda continua a riceve sovvenzioni di ogni tipo e non perde l'occasione per dettare le condizioni ad uno stato che la nostra Costituzione - nata dalla Resistenza - vorrebbe laico.
"Si sa, i fascisti con la tonaca talvolta sono peggiori dei fascisti borghesi!"
 

 

Il crocefisso è un simbolo religioso

non un simbolo da usare a fondamento dei valori civili

 

Le ragioni addotte dal professor Franco Coppoli per giustificare il suo gesto di rimuovere il crocifisso nell’aula durante la sua lezione non hanno convinto i cinque componenti del Consiglio di disciplina del Cnpi (Consiglio nazionale della pubblica istruzione), che hanno espresso parere favorevole alla sua sospensione per un mese dal servizio. La sospensione è stata inflitta dal Direttore dell’Ufficio scolastico regionale dell’Umbria.

Il procedimento è stato attivato in seguito alla denuncia del dirigente scolastico dell'istituto Giuseppe Metastasio di Terni dove il docente insegna. Il dirigente scolastico ha sostenuto pubblicamente di avere il dovere di fare "rispettare la volontà degli studenti", di coloro che si erano lamentati e che durante un’assemblea studentesca avevano ottenuto l’approvazione di una mozione che vuole il crocifisso alle pareti.

E’ l’ennesimo episodio di una lunga contesa sulla strumentalizzazione del crocifisso sottratto al suo profondo significato religioso e diventato, secondo una sentenza del Consiglio di Stato che contraddice clamorosamente il principio della laicità dello Stato, un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili, che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato.

L’Associazione Per la Scuola della Repubblica e il Comitato Nazionale Scuola e Costituzione, nello schierarsi a difesa del professor Coppoli, riaffermano la loro denuncia di tale strumentalizzazione. Le due Associazioni, nel ribadire che la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche non può essere decisa da maggioranze variabili, richiamano la sentenza n. 439 / 2000 della IV sezione penale della Corte di Cassazione che afferma l’incompatibilità dell’esposizione del crocifisso nelle sedi statali con i principi costituzionali di laicità e uguaglianza e col diritto alla libertà di coscienza in materia religiosa. Giova inoltre ricordare che proprio in data odierna la Corte di Cassazione ha concluso con l’assoluzione l’annosa vicenda del giudice Luigi Tosti denunciato e sospeso dal proprio ufficio per aver rifiutato di esercitare la funzione di giudice in un’aula alle cui pareti fosse appeso il crocefisso.

   Tutto ciò rende ancora più grave e incomprensibile il provvedimento emesso contro il professor Franco Coppoli.

Roma, 19 febbraio 2009

                                   Comitato “Per la scuola della Repubblica” associazione onlus – Sede legale via La Marmora 26 50121, Firenze; operativa via Papiniano 38, 00136 Roma, 

 

 

Per Eluana l'ultima Inquisizione

di Iaia Vantaggiato

Il Vaticano e i vescovi italiani non si arrendono e a Giorgio Napoliatano chiedono di ripensarci. Che firmi, il nostro presidente della Reppubblica, quel decreto che secondo le migliori intenzioni di Silvio Berlusconi dovrebbe tenere in vita Eluana Englaro. Contro la sentenza della Cassazione e la volontà di papà Beppino. Oggi Benedetto XVI, pur senza mai citare Eluana Englaro, ha riaffermato «con vigore», in un messaggio per la 17/esima Giornata del Malato, «l'assoluta e suprema dignità di ogni vita umana», anche «quando è debole e avvolta nel mistero della sofferenza». Su Eluana è intervenuto anche il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinal Angelo Bagnasco. Suo un editoriale, pubblicato sull' "Avvenire" solo con nome e cognome ma senza qualifica che parla di "omicidio" e di "eutanasia mentre il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, nega qualsiaisi «ingerenza» vaticana negli affari interni dello stato italiano. 

Uscito un po' a pezzi dal caso dei vescovi lefebvriani, il Vaticano torna a ringalluzzirsi sulla vicenda di Eluana Englaro. E si dichiara prima entusiasta del decreto emanato dal governo, quindi deluso dalla ferma risposta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che cassa il decreto in nome della Costituzione. È costernato il cardinal Martino, presidente di «Giustizia e pace», che il decreto approvato dal consiglio dei ministri vedeva in perfetta armonia con il dettato costituzionale. Costernato e disorientato: ma come, «la Repubblica nelle sue leggi tutela la vita umana fino alla fine naturale. Che cosa vuol dire adesso? Che la Repubblica quella vita non la tutela più?». E sullo stato attuale di Eluana Englaro cui i medici hanno cominciato a ridurre l'alimentazione, sinistre suonano le parole di Martino: «Si fa morire una persona assetata e affamata, questo non è umano».
Pieno sostegno della Santa Sede anche all'ipotesi, prospettata da Berlusconi, di varare entro tre giorni una legge sul testamento biologico mettendo mano alla Carta Costituzionale: «Tutto quello che si può fare - sostiene ancora il cardinal Martino - per salvare una vita e non introdurre per vie traverse l'eutanasia in Italia va fatto».
Ora sulle dichiarazioni che arrivano dalla Santa Sede e dintorni si potrebbe continuare per ore ma ciò che veramente colpisce - oltre all'inaccettabile ed ennesima ingerenza del Vaticano nelle questioni dello stato italiano - è il protagonismo con cui la Santa Sede pretende di blandire i temi della vita e della morte, dell'etica e della bioetica. Detto in altri termini, l'impegno del magistero cattolico ad acquisire su questi temi competenza esclusiva.
C'è da chiedersi se tutto ciò sia merito del Vaticano o demerito di una classe politica, quella italiana, sempre più silente e reticente nel prendere di petto e affrontare nelle sedi istituzionali le suddette questioni sopra le quali - prima di tutte - svetta quella della laicità dello stato. Si ha l'impressione che tanto la sinistra radicale quanto quella moderata considerino questo un problema secondario.

Non è, del resto, un fatto nuovo. Fa parte della tradizione di una certa sinistra e dello stesso Pci. Non fu Palmiro Togliatti a caldeggiare l'approvazione dell'articolo 7 della Costituzione - «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani e i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi» - sperando così di evitare lo scontro con la Chiesa? Ma a che servì quella decisione? Non certo a fermare la mobilitazione sanfedista del '48 quando il clero scese in piazza contro la Repubblica italiana.
Questo per quanto riguarda la storia mentre la cronaca ci parla di una sinistra moderata - chiamiamo così il Partito democratico di Walter Veltroni - sempre più ostaggio della corrente teodem di Paola Binetti. Eppure la laicità non è estranea a quel partito come dimostrano le posizioni di Rosi Bindi o di Ignazio Marino.
Eppure la Chiesa di papa Ratzinger di quelle posizioni non ha bisogno come non ha bisogno dell'eredità del Concilio Vaticano II che, invece, cerca di mettere in mora. Lo dimostra il caso dei vescovi lefebvriani riabilitati eppur negazionisti. Lo dimostra il caso di Eluana Englaro che vede la Chiesa intervenire sui temi etici ora perché connessi con la chiesa stessa ora perché - al contrario e paradossalmente - per niente confessionali.
Quella intrapresa è una brutta strada. È la strada che al dialogo religioso, come lo stesso pontefice Benedetto XVI ha avuto modo di affermare, preferisce quello più semplicemente «culturale».(Il Manifesto 7 febbraio 2009)

 

 

Grazie papa

 

di Marco d'Eramo

Dobbiamo essere grati a Joseph Ratzinger. Non passa giorno che il pontefice non ci ricordi quanto fu giusta e indispensabile la lotta per la libertà di religione e dalla religione. Intorno al letto di vita morente in cui da 17 anni giace Eluana Englaro, da mesi le istituzioni danzano un macabro balletto al ritmo del Vaticano. Ministri guaiscono e saltellano, cagnolini ammaestrati a bacchetta dal porporato di turno. È insopportabile questo clero che, contro le leggi dello stato, contro la volontà della famiglia, contro le sentenze in più alto grado della magistratura, s'intrufola persino nel sudario, s'impiccia delle scelte più dolorose e silenti, quando l'affetto tra cari si strazia sul filo da tagliare.
Se in regime di laicità e di separazione tra stato e chiesa è possibile una tale invadenza, immaginiamo che inferno era quando tutta la tua vita sociale era appesa all'arbitrio di un curato. Ancora nel 1968, per ottenere il passaporto era necessario un certificato di buona condotta vincolato al parere del parroco (e del portiere). Un prete poteva vietarti di andare all'estero. E se convivevi con un/a partner, il vescovo vi scomunicava e vi tuonava «pubblici concubini!» dal pulpito di una cattedrale. Quando non s'impiccia d'Eluana, il Vaticano manda a quel paese persino un benpensante come Gianfranco Fini, solo perché ha osato dire quello che a Roma sanno anche le pietre, in particolare le pietre del ghetto, abolito solo qualche papa fa: e cioè che la Chiesa non si oppose allo stremo contro le leggi razziali emanate da Benito Mussolini nel 1938. Così la Santa sede riscrive la storia, si assolve dai propri peccati, col solo dichiarare di non averli commessi, si arroga quel potere che Pier Damiani concedeva solo a Dio, e cioè di poter fare in modo che quel che è stato non sia stato. Quando non si ricrea un'innocenza razziale, la curia s'inventa la geniale categoria di «statolatria» e attacca la Spagna di José Zapatero: con le sue leggi vuole controllare ogni ambito della vita e «obbliga le famiglie a scegliere determinate materie non d'istruzione, ma d'indottrinamento» (sic dixit Monsignor Angelo Amato).
Non paga, la Santa sede apre anche un altro fronte, trova il modo d'infilarsi nella nostra biancheria intima (perché non vuole affatto controllare ogni aspetto della nostra esistenza) e a proposito dei gay spara ad alzo zero sulle Nazioni unite - e sulla Francia del conservatore Nicholas Sarkozy per soprammercato. Quest'attacco dell'Osservatore romano è un gioiello di paralogismo che così ragiona: garantire la libertà di matrimonio ai gay mette in pericolo la libertà di espressione religiosa perché allora la religione non sarebbe più in grado di condannare i matrimoni gay. Come dire che garantire la libertà di pensiero mina la libertà religiosa perché impedisce al papa d'imporre il principio di autorità. Non stupisce che sofisti tanto virtuosi scoprano che nella nostra Italia papalina «è in atto una persecuzione anticristiana».
Viene da chiedersi il perché di tanto nervosismo - ormai scomposto, persino sguaiato - proprio quando il Vaticano ha ritrovato in Italia uno strapotere che non conosceva da secoli. Invettive e anatemi si moltiplicano. Nessuno è risparmiato (tranne forse qualche pellegrino polacco per la Madonna nera di Czestochowa).
Insomma, della modernità non gli va bene nulla. Dai, per Natale regaliamo un viaggio a tutta la Curia: offriamo un biglietto charter di sola andata per l'alto Medioevo. Così si ritroveranno nell'epoca dei loro sogni.(www.ilmanifesto.it 22 dicembre 2008)

Gli embrioni sono persone...

No agli anticoncezionali e agli studi su embrione, sono persone

Con un documento dal nome “Dignitas personae”, ma che con la dignità delle persone ha poco a che fare, il Vaticano torna a parlare di bioetica e a cercare di porre i propri limiti alla scienza. Il presupposto da cui si parte è che l'embrione ha fin dall'inizio la dignità propria della persona e per questo va difeso, poco importa se ciò va a scapito della possibilità di curare uomini e donne o se incide sulla libertà di scelta degli stessi. Gli esperti del Vaticano dicono quindi no alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, no alla crioconservazione degli embrioni e ovviamente nessuna ammissione per la clonazione di cellule, anche a scopo terapeutico. No ancora all'utilizzo della pillola del giorno dopo e a tutti gli anticoncezionali responsabili in varia misura di forme più o meno esplicite di aborto. E' inconcepibile la diagnosi preimpianto ed infine è dura la condanna delle tecniche di ingegneria genetica «perché in nessun caso l'uomo deve sostituirsi al Creatore».(www.larinascita.org 13 dicembre 2008)

 

Il Vaticano sull'embrione

 

L'embrione umano ha «dignità di persona», la «sperimentazione selvaggia» pone interrogativi anche ai laici e i tempi potrebbero essere maturi per uno «sforzo comune» di credenti e non credenti sulla bioetica. Così è nata la Istruzione della Congregazione per la dottrina della fede «Dignitas personae», pubblicata ieri.

«L'embrione umano ha fin dall'inizio la dignità propria della persona», afferma dunque l'Istruzione, ed è la prima volta in un documento dottrinario della chiesa cattolica. E da questo riconoscimento di dignità fa discendere una serie di restrizioni alla ricerca e alla prassi dei credenti, dalla contraccezione alla procreazione assistita, fino all'uso per la ricerca delle staminali embrionali e ad alcune tecniche genetiche.
Presentando il testo alla stampa, monsignor Rino Fisichella ha spiegato che i tempi sono «favorevoli» per uno sforzo comune di «credenti e non credenti» sui temi della vita, visto che viviamo «un momento di passaggio culturale caratterizzato dalla mutazione dei concetti fondamentali che abbiamo usato fino ad oggi», e questo a causa della «sperimentazione selvaggia».
Il documento, annunciato da tempo, approvato dal Papa lo scorso giugno, in una quarantina di pagine si propone di aggiornare la «Donum vitae» del 1987 che, ricorda il testo attuale, «non ha definito che l'embrione è persona, per non impegnarsi espressamente su un'affermazione di indole filosofica».
«La realtà dell'essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita - afferma la "Dignitas personae" - non consente di affermare nè un cambiamento di natura nè una gradualità di valore morale, poichè possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L'embrione umano, quindi - prosegue il testo - ha fin dall'inizio la dignità propria della persona».
Questa definizione era stata già in certa misura prefigurata nel discorso che Benedetto XVI ha fatto alla Congregazione per la dottrina della fede il 31 gennaio 2008. A partire dalla Istruzione, ha osservato il segretario della Congregazione per la dottrina della fede Luis Ladaria, «ci vuole molto poco a dire che l'embrione è persona». Ma, ha aggiunto monsignor Fisichella, «il dibattito filosofico è ancora molto complesso, ha conseguenze anche nell'ambito giuridico e il problema non è solo lo spazio filosofico ma anche lo spazio giuridico: in alcuni sistemi parlamentari - ha sottolineato - la persona viene definita come soggetto di diritti umani a un determinato momento, in altri sistemi è diverso». «Dato il carattere dottrinale di questo documento - ha aggiunto - non si può entrare nel dibattito, ma certo viene ribadito che l'embrione ha una dignità che è tipica della persona umana».
Il passo ulteriore della «Dignitas personae» rispetto alla «Donum vitae», ha rilevato Fisichella «non è un escamotage, ma è un modo per esprimere l'identità dell'embrione, per dire che non è "muffa" come pure qualcuno ha sostenuto ma una vita a cui va riconosciuta dignità» e questa definizione «non entra nel dibattito ma certamente riconosce la realtà dell'embrione».
Il Vaticano non ha per il momento intenzione di affrontare un aggiornamento delle tematiche sul fine vita. «Sul fine vita la Pontificia accademia per la vita - ha informato monsignor Fisichella, che ne è presidente - non sta finora studiando nulla». Monsignor Ladaria ha aggiunto che ci sono già testi dottrinali sul fine vita, sia della sua Congregazione che la enciclica di papa Wojtyla Evangelium vitae. «Non c'è a questo momento urgenza - ha sottolineato - di riproporre questioni già proposte».
Tra le reazioni, fortemente critica quella di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, secondo il quale è «inaccettabile che il Vaticano dia indicazioni a tutti i ricercatori, che invece devono compiere il loro lavoro secondo coscienza». (Il tempo 13 dicembre 2008)

 

 

Guzzanti, cosa resta della polemica

  La decisione del ministro della Giustizia di non procedere contro la comica per le sue parole verso il Papa è positiva. Ma la vicenda resta e verrà ricordata come un tentativo di affossare il diritto di libertà d'espressione

di Alessandro Chiometti


Guzzanti, cosa resta della polemicaOvviamente c'è da rallegrarsi della decisione presa dal guardasigilli Alfano che, evidente travolto da un inspiegabile ventata di buon senso in un paese in piena deriva clericale, ha negato l'autorizzazione a procedere contro Sabina Guzzanti per le presunte "offese" al papa durante il "No cav day" dell'8 Luglio scorso.

A prescindere dalle giustificazioni del ministro della Giustizia volte ad enfatizzare la bontà papale "in grado di perdonare qualunque offesa" o dalla interpretazione molto più realistica data da Di Pietro, il tutto verrà comunque ricordato come un clamoroso tentativo di intimidire chi intende avvalersi del diritto di libertà di espressione.

Certo, per gli amanti della farsa non è una buona notizia... sarebbe stato interessante assistere ad un processo con "scenette" di questo tipo:

Accusatore: "la sig.ra Guzzanti è accusata di vilipendio contro il Papa per averlo arbitrariamente collocato all'inferno in un prossimo futuro"

Giudice: "ci sono dei precedenti al riguardo?"

Difensore: "...mah, ci sarebbe un certo Dante Alighieri padre della lingua italiana..."

OPPURE

Lettura della sentenza: "si ritiene dunque illegale collocare arbitrariamente chi non piace o chi si reputa che si stia comportando in modo disdicevole nel cosidetto 'inferno'. La sig.ra Sabina Guzzanti è condannata a pagare tot migliaia di euro e contemporaneamente sono da ritenersi, da oggi, illegali nel nostro paese tutte le principali religioni monoteistiche della terra".

Ma tant'è, per questa volta gli amanti della farsa dovranno accontentarsi dei commenti dell'Avvenire...(AprileOnline 20 settembre 2008)

 
 

Benedetto XVI all'attacco dei media

"Minano famiglia e morale cristiana" "Favoriscono una mentalità nella quale Dio è assente da esistenza e coscienza"

Benedetto XVI all'attacco dei media "Minano famiglia e morale cristiana"CITTA' DEL VATICANO - Media colpevoli di diffondere "l'individualismo, l'edonismo". L'atto di accusa è di Benedetto XVI, nel discorso ai vescovi di Panama ricevuti ricevuti a Castel Gandolfo per la visita "ad limina", ovvero il tradizionale incontro che ogni cinque anni i vescovi di un Paese o regione ecclesiastica hanno con il Papa.

La "crescente secolarizzazione della società che pone il mondo e l'umanità ai limiti della trascendenza", ha detto il Papa, sta invadendo "tutti gli aspetti quella vita quotidiana, favorendo una mentalità nella quale Dio è assente dall'esistenza e dalla coscienza umana". Questa mentalità, ha affermato, "si serve spesso dei mezzi di comunicazione sociale per diffondere l'individualismo, l'edonismo, ideologie e costumi che minano i fondamenti stessi del matrimonio, della famiglia e della morale cristiana".

Ratzinger ha invece lodato l'operato dei missionari e missionarie a Panama e il fatto che "con abnegazione, molte famiglie vivono in patria l'ideale cristiano, in mezzo a non poche difficoltà, che minacciano la solidità dell'amore coniugale, la paternità responsabile e l'armonia e stabilità dei matrimoni".

"Non saranno mai abbastanza gli sforzi per sviluppare una pastorale familiare vigorosa - ha sottolineato Benedetto XVI - che inviti le persone a scoprire la bellezza della vocazione al matrimonio cristiano, a difendere la vita umana dal concepimento al suo termine naturale, a costruire focolari domestici nei quali i figli vengano educati nell'amore alla verità del Vangelo e ai solidi valori umani". (La Repubblica 19 settembre 2008)


"Onorata per la denuncia"

Stiamo tornando al fascismo, complimenti al Pd»

 

Sabina Guzzanti (foto Lapresse)

«Sono onorata per questa denuncia, certo Alfano potrebbe non autorizzare ma mi pare che possa ben sperare». Parole di Sabina Guzzanti, che commenta così la decisione  della Procura di Roma di avanzare al ministro della Giustizia la richiesta di procedere nei suoi confronti per vilipendio alla religione, dopo gli insulti al Papa pronunciate durante la manifestazione di Piazza Navona dell'8 luglio scorso.

«Non vi fate spaventare - scrive ancora la comica in un intervento sul suo sito www.sabinaguzzanti.it - sono gesti intimidatori perché non pensiate che si possa dire impunemente quello che si pensa. Invece si può e perderanno loro. Invece si può e la soddisfazione che si prova è impareggiabile». Per Guzzanti «stiamo tornando a un regime fascista. Complimenti D'Alema, complimenti Veltroni, complimenti Finocchiaro e company. Siete davvero dei portenti. Complimenti anche ai loro indegni supporter supportati che scrivono sui giornali. Avete sostenuto tutte le campagne contro la giustizia, contro le istituzioni democratiche e ora finalmente siamo in una dittatura. I primi a rimetterci sarete voi. Ma non voglio anticiparvi nulla - conclude Guzzanti -. Non vedete a un palmo dal vostro naso e il mondo per voi deve essere una continua sorpresa o spavento».(12 settembre 2008)

 

 

Trapianti, il Vaticano smentisce l'Osservatore

 

di Marzia Bonacci



Trapianti, il Vaticano smentisce l'OsservatoreIl Vaticano smentisce il suo stesso quotidiano e fa sapere che in materia di trapianti la posizione della Chiesa "non cambia, rimane la stessa di quarant'anni fa". Fedele a se stessa, dunque, e alla linea di appoggio che allora, nel 1968, la Santa sede scelse verso il documento ratificato dalla Harvard Medical School, quello cioè che indica nella fine delle attività celebrali, e non più in quelle cardio-respiratorie, il criterio di riferimento per accertare la morte umana. Una precisazione resasi necessaria dopo l'articolo pubblicato dall'Osservatore Romano a firma della storica cattolica Lucetta Scaraffia. Un intervento in cui la studiosa mette in discussione proprio questo criterio scientifico, di fatto alimentando dubbi anche verso la pratica dell'espianto e della donazione degli organi che esso rende possibili. L'accertamento della morte con parametri celebrali, spiega invece il Pontificio consiglio per la pastorale della salute, resta "un paradigma scientifico...assolutamente compatibile con una visione personalistica dell'essere umano". Perciò quanto sostenuto dalla storica, fa sapere il Vaticano, "è un'opinione personale".

Nel suo articolo pubblicato come editoriale di prima pagina, Scaraffia solleva dei dubbi sulla validità della morte celebrale come parametro di riferimento per accertare il decesso della persona, appellandosi ai "progressi della ricerca scientifica". Inoltre sottolinea come la Chiesa, dichiarandosi favorevole all'espianto e alla donazione di organi, di fatto abbracci questo stesso criterio e la definizione di morte che esso comporta. Il punto, ricorda la studiosa, è che nella Città del Vaticano non è utilizzata la certificazione di morte celebrale e lo stesso cardinal Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, nel 1991 avvertì il pericolo di questa adesione, perché in futuro quelle persone che per "malattia o un incidente cadranno in un coma irreversibile, saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti di organo o serviranno alla sperimentazione scientifica".

Ma i dubbi della studiosa non convincono oltre Tevere, dove la linea ufficiale rispetto alla materia in questione rimane la stessa inaugurata da Papa Pio XII e poi confermata dallo Giovanni Paolo II, quando sostenne nella sua Evangelium vitae che "tra i gesti che concorrono ad alimentare un'autentica cultura della vita merita un particolare apprezzamento la donazione degli organi". Mentre rispetto ai criteri scientifici per stabilire il confine fra vita e morte, Giovanni Paolo II sottolineava come "sia che ci si riferisca ai segni encefalici, sia che si faccia ricorso ai più tradizionali segni cardio-respiratori, la Chiesa non fa opzione scientifiche ma si limita ad esercitare la responsabilità evangelica di confrontare i dati offerti dalla scienza medica con una concezione unitaria della persona secondo la prospettiva cristiana". Una posizione che se apriva alla donazione degli organi, comunque non negava l'importanza di una discussione sul tema per arrivare "a meglio precisare i criteri di giudizio in base ai quali valutare quali tipi di trapianto possano considerarsi moralmente ammissibili", ammetteva Karol Wojtyla. In fondo, anche il riferimento della Scaraffia alle posizione dell'attuale pontefice ed ex cardinale appare contestabile: lo stesso Ratzinger, fa sapere il sito dell'associazione, è iscritto all'Aido (associazione italiana donatori di organi).

L'articolo dell'Osservatore Romano ha sollevato la risposta critica del mondo della scienza ma anche della politica, soprattutto perché il parallelismo fra morte celebrale e stato di coma vegetativo persistente è apparso come un chiaro riferimento al caso di Eluana Englaro, a cui proprio oggi la Regione Lombardia, per voce del direttore generale della Sanità Carlo Lucchina, ha chiuso la porta rispondendo no alla richiesta avanzata dal padre, Beppino, di sapere in quale struttura poter ricoverare la figlia per interrompere il trattamento che la tiene in vita, dopo che la Corte d'Appello di Milano aveva autorizzato la sospensione delle cure. Per non parlare del fatto che si temono ripercussioni negative anche sul numero dei donatori, come evidenzia l'Aido: "si crea confusione in un paese dove gli organi donati bastano ad un terzo delle persone che ne hanno bisogno", dice il presidente Vincenzo Passarelli. Secondo Maurizio Mori, che presiede la Consulta di Bioetica, Scaraffia ha soltanto diffuso "un inutile panico", mentre il suo intervento non può che apparire come un tentativo "di bloccare il caso Englaro e fissare delle barriere alla possibile legge sul testamento biologico". Per il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa, così come sostenuto anche dal medico che segue la ragazza in coma da 16 anni, il primario neurologo del Niguarda di Milano Alberto Defanti, non è scientificamente corretto assimilare i due stati clinici. "Nello stato vegetativo persistente le cellule celebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati in modo chiaro dall'elettroencefalogramma, mentre nella morte encefalica sono morte, non mandano segnale elettrico e l'elettroencefalogramma risulta piatto", spiega Costa. Una diversità che si rende evidente anche sul piano della condizione biologica come dimostrano i riscontri clinici, oltre che su quello neurologico. In sostanza, conclude Costa, nel coma prolungato "la persona è viva". Il direttore del Cnt contesta anche l'argomento della Scaraffia secondo cui i progressi scientifici recenti renderebbero superato il rapporto del 1968 che legittima i trapianti: "non mi risulta che ci siano studi che mettono in discussione i principi stabiliti ad Harvard" afferma. Il rischio ora, evidenzia Mario Riccio, medico che accompagnò alla morte Piergiorgio Welby, è che la virtuosa pratica della donazione degli organi subisca un arresto come già accaduto nel 2000, quando "Celentano sostenne che aveva dubbi sulla morte celebrale e osservammo un calo delle donazioni". Una eventualità che gli appare assurda soprattutto perché innescata da un intervento, quello dell'Osservatore Romano, che è "solo una strategia politica" per "alzare il prezzo sui temi della bioetica e creare barriere sempre più alte". Stessa preoccupazione è stata espressa dal senatore democratico e chirurgo Ignazio Marino, che ha manifestato il medesimo timore.

Critica anche Paola Binetti: "non ho nessun elemento di natura scientifica o bioetica per cambiare opinione. Il magistero della Chiesa rimane quello", ha fatto sapere l'esponente teodem, che ha negato l'esistenza di "elementi nuovi per modificare quella che è stata una prassi finora eseguita e che ha una serie di conferme scientifiche e di natura bioetica".(AprileOnline 4 settembre 2008)

 

Ratzinger vota no all'aborto, no al divorzio, no all'eutanasia

 

Duro intervento del Papa in chiusura di campagna elettorale

 Il divorzio e l’aborto sono «piaghe» che «tanta sofferenza comportano nella vita delle persone, delle famiglie e della società» e vengono circondati, nel mondo di oggi, da una «congiura del silenzio» di matrice ideologica. Questa la parola di fede pronunciata da Benedetto XVI in un discorso al congresso “L’olio sulle ferite. Una risposta alle piaghe dell’aborto e del divorzio”.
Una dura critica viene rivolta ai disvalori dominanti nella società attuale: «In un contesto culturale segnato da un crescente individualismo, dall’edonismo e, troppo spesso, anche da mancanza di solidarietà e di adeguato sostegno sociale, la libertà umana, di fronte alle difficoltà della vita, è portata nella sua fragilità a decisioni in contrasto con l’indissolubilità del patto coniugale o con il rispetto dovuto alla vita umana appena concepita ed ancora custodita nel seno materno».
Il divorzio e l’aborto continuano ad essere additate come «colpe gravi» ma la Chiesa viene chiamata ad accostarsi a coloro che se ne rendono responsabili «con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna». Perché gli uomini e le donne dei nostri giorni si trovano «talvolta spogliati e feriti (…) spesso senza che nessuno ascolti il loro grido di aiuto e si accosti alla loro pena, per alleviarla e curarla». Il Papa parla di «egoistiche complicità» verso un atto che rimane «una grave ingiustizia (…) non in sé rimediabile» e si appella alle donne “colpevoli” affinché si aprano «con umiltà e fiducia al pentimento». Nessuna forma di rispetto per una decisione libera e volontaria, seppur non facile, da parte di donne, che hanno il diritto di determinare la propria vita e il proprio futuro.  
Altrettanta attenzione deve essere rivolta alle «sofferenze, talvolta traumatiche, che colpiscono i cosiddetti figli del divorzio» perché è «inevitabile che quando si spezza il patto coniugale ne soffrano soprattutto i figli, che sono il segno vivente della sua indissolubilità». Per tutelare queste «vittime innocenti dei conflitti tra i genitori che divorziano» la Chiesa deve intervenire e operare per assicurare un’equilibrata crescita psicologica e umana».
Nessuna considerazione per il dramma personale dei milioni di uomini e donne che scelgono con coraggio e consapevolezza la scelta del divorzio, pur con tutte le difficoltà familiari ed economiche che ne derivano. Si tratta di decisioni ragionate e sofferte da parte di persone che si ritrovano, sole, a dover ricominciare e reinventarsi una vita e un futuro. E questa scelta risulta essere anche la soluzione migliore per i figli perché garantisce loro di crescere in un clima di serenità e di ricevere l’affetto di entrambe i genitori.
Ma non è finita. Ratzinger rivolge un duro attacco anche nei confronti del diritto all'eutanasia incontrando i partecipanti all'Assemblea del Pontificio Consiglio per la Famiglia, dedicata al ruolo dei nonni nella società di oggi. «Da più parti sembra purtroppo avanzare la "cultura della morte", che insidia anche la stagione della terza età», per questo bisogna impegnarsi affinché «la vecchiaia, con i suoi problemi legati anche ai nuovi contesti familiari e sociali a causa dello sviluppo moderno, sia valutata alla luce della verità sull'uomo, sulla famiglia e sulla comunità». (La Rinascita della sinistra online 7 aprile 2008)

 

Appello per la laicità, valore costituzionale

 

Una recente sentenza della Corte costituzionale ha definito la laicità il principio supremo dell’ordinamento della nostra Repubblica, perché racchiude in sé tutti gli altri valori fondamentali, quali la libertà e l’uguaglianza dei cittadini , la democrazia e la solidarietà sociale.
La laicità è assunta dalla nostra Costituzione come strumento di emancipazione da qualsiasi condizionamento ideologico, morale e religioso ed è modo per affermare una propria autonoma tavola dei valori cui ispirare le regole della convivenza civile. Questi valori rappresentano la conquista piu’ significativa perseguita nel corso della lotta di Resistenza contro la dittatura fascista e la sua pretesa totalitaria di imporre una religione di Stato, concepita come strumento di potere , di captazione e di gestione del consenso. Contro la laicità dello Stato è oggi in atto una offensiva senza precedenti. Ne sono protagoniste tutte le forze conservatrici e reazionarie del Paese. E, purtroppo, non solo queste. Sotto attacco sono, la scuola pubblica,  il diritto alla procreazione assistita, la libertà della scienza e il suo ruolo nella società, le unioni civili e, in particolare, la legge 194. Pur di fronte all’evidenza incontestabile di una legge che è stata in grado di ridurre considerevolmente il numero degli aborti e di eliminare gli aborti clandestini, la legge 194 torna ad essere aggredita perché si tenta ancora una volta di negare il diritto all’autodeterminazione della donna e il rapporto inscindibile tra questo diritto e l’inizio della vita. Del pari, si tenta, aggredendo la libertà della scienza, di colpire il pensiero critico e dubitativo che la modernità ci ha consegnato e sul quale si fonda la secolarizzazione della società. In questione, insomma, è l’idea stessa della libertà, premessa per lo sviluppo umano, la crescita della società, la diffusione della conoscenza e del sapere.  Alla Sinistra anzitutto compete la responsabilità storica di affermare, nel futuro Parlamento, con una azione unitaria delle forze democratiche, il valore della laicità.


Valerio Pocar, Silvia Buzzelli, Carlo Flamigni, Margherita Hack, Maria Pellegatta, Carlo Bernardini, Piergiorgio Odifreddi, Marcello Cini, Roberto Fieschi, Rina Gagliardi, Daniela Polenghi, Domenico Chiesa, Vito Francesco Polcaro, Gianni Bonazzi, Bruno Moretto, Corrado Mauceri, Piergiorgio Bergonzi,Alba Sasso, Giuseppe Musolino, Luciano Di Ienno,  Jole Garuti, Irene Campari, Donatella Albini

Per aderire inviare una email a silvia.buzzelli@unimib.it  (www.comunisti-italiani.it 28 marzo 2008)

 

Quando la chiesa diventa spettacolo

 

Il battesimo di Magdi Allam, operazione politica di sponda con Ratzinger

 «Una scelta di fede religiosa e di vita personale (...) di un privato cittadino». Queste sono parole contenute in una lettera che Magdi Allam, vice-direttore ad personam del Corriere della Sera, ha inviato al suo giornale che ha prontamente provveduto a pubblicarla in prima pagina.
Allam si riferisce alla propria conversione al cattolicesimo, sancita dal rito del battesimo del giornalista, officiato da Benedetto XVI nella basilica di San Pietro la notte della vigilia di Pasqua.
Fin qui nulla di strano, più o meno, se non fosse che questa «scelta di fede religiosa e di vita personale», una conversione appunto, un atto interiore, diventi un'offensiva politica e culturale di primissimo piano, giocata sulla spettacolarizzazione ed esasperazione di un conflitto di civiltà e religioni che laddove non esiste, si inventa.

Sotto i riflettori dei mass media, quindi questo atto di un «privato cittadino» è diventata l'occasione per attaccare l'islam, bruciare quarant'anni di dialogo intereligioso, offendere gli ebrei, con la preghiera per la loro conversione, e tornare sempre più prepotentemente ad una chiesa, e perché no, ad un società preconciliare.

Una fine operazione, questo va riconosciuto, giocata di sponda con Ratzinger che, come ricorda Moni Ovadia in un'intervista rilasciata a Liberazione, «è tornato all'idea di primazia del cattolicesimo sulle altre religioni» dopo i pontefici precedenti avevano scelto la via del dialogo e dell'ecumenismo.Del resto la famosa lezione di Ratisbona che Benedetto XVI, nell'ambito della Lectio magistralis su "Fede, ragione e università" tenuta il 12 settembre 2006 non può essere dimenticata.(la Rinascita online 25 marzo 2008)

 

La Chiesa al suo posto

 

di Rossana Rossanda

Che campagna elettorale! Poche idee, bassezze, graffi, scuse, perfino Vespa si annoia. Nel Popolo della Liberta gli slogan di sempre sono pieni di disprezzo per l'avversario. Berlusconi aggiunge una prudente allusione ai tempi difficili che verranno - recessione, euro troppo alto, petrolio alle stelle - per cui (ma non lo dice) si stringerà la cinghia. Invece Veltroni gioca la carte delle buone maniere anche se ieri gli è sfuggito un «chi vince comanda», a prova che della democrazia hanno la stessa idea.
Lui però non mette in guardia dalle imminenti vacche magre: macché pericoli provenienti dall'esterno, sono state la sinistra e i centro-sinistra a sbagliare tutto, facendosi legare le mani dalla nefasta ideologia che contrapponeva padroni e operai, proprietari e spossessati, beni privati e beni pubblici. Usciamo da questa paralizzante menzogna! Lo pensa anche Galli della Loggia. Passate le redini in mani più giovani e refrattarie alle fantasie sociali l'Italia rifiorirà.
Bankitalia e l'Ocse informano che abbiamo in Italia i salari più bassi dell'Europa, neanche la Grecia, ma solo Bertinotti raccoglie. Gli altri tacciono perché la Banca Centrale Europea comanda: guai ad alzarli, i salari, sarebbe l'inflazione. I salariati non hanno da fare che una cura dimagrante in attesa di tempi migliori.
Eppure all'aeroporto mi hanno avvicinato due giovani, due facce pulite: Questo Veltroni, quale speranza per noi! E lei che ne pensa? Rispondo ridendo: Il peggio possibile. Sorpresa. Li guardo, due ragazzi cui il leader rinnovatore, le playstation e la tv assicurano che viviamo in un mondo senza conflitti, eccezion fatta per l'amore, la mafia e il terrorismo islamico. Che strada in salita li attende per rimediare alla devastazione di quel minimo di critica dell'economia e di spessore democratico cui eravamo arrivati.
Non penso agli estremisti, ma a uno come Caffè, uno come Bobbio, miti persone serie, anch'esse consegnate da Silvio e Walter alle pattumiere della storia.
Non stupisce che nella generale piattezza tornino a brillare le religioni con i loro lampi lontani, ma la vicina tentazione di una nuova egemonia. Non tutte, intendiamoci, da noi si agita la chiesa cattolica apostolica romana, cujus regio ejus religio. Ratzinger parla dallo schermo ogni due giorni più la domenica, negli altri predicano i cardinali Bertone e Bagnasco. Degli altri culti approda in tv solo il Dalai Lama, ma perché perseguitato dalla Cina. Non ci arrivano le sue parole. Non la sapienza dell'ebraismo, non quella dei protestanti: la comunità ebraica italiana si fa sentire solo in politica, i secondi sono avvezzi a essere ignorati.
Silvio e Walter e Casini omaggiano più di ogni altro il Sacro soglio, ma con il ritorno del sacro hanno frascheggiato tutti. Politici e filosofi, maschi e femmine pensanti. Adesso che se ne vedono le conseguenze, più interventismo che spiritualità, proporrei alla sinistra di mettere fra le tre o quattro priorità un bel ritorno al laicismo.
Eh sì. Si finisca di traccheggiare con «laicità sì, laicismo no». E' una distinzione inventata da poco, che in parole povere vuol dire: la Chiesa ingoi la separazione dallo stato nei termini costituzionali, purché applicata «con juicio» e con i consueti strappi sottobanco, tipo esenzione dalle tasse e accomodamenti con la scuola privata . Ma ad essa lo stato deve riconoscere la competenza sulla sfera morale e del costume. Il bieco laicismo la nega, una laicità come si deve è tenuta invece a riconoscere l'autorità del papa su questo terreno.
Io penso che questa autorità non vada riconosciuta affatto. Prima di tutto, come si può parlare di etica, di scelte morali, là dove non esiste libertà di coscienza? Mi ha sorpreso che uno dei nostri amici più colti, Massimo Cacciari, abbia definito Karol Woytila come la più alta autorità «morale» dei suoi tempi. Si può parlare di fede, ed è vero che l'esperienza di fede può raggiungere grandi altezze, affascinanti, tragiche. Si può ammettere che sono spesso legati a una «rivelazione» gli squarci sapienziali che intemporalmente ci parlano. Ma fede e sapienzialità implicano una obbedienza che mette duri limiti al sapere critico e ai suoi strumenti, senza i quali non si darebbero né la modernità né un pensiero scientifico e tanto meno politico. Tanto più che a imporre limiti e veti sono le chiese, strutture del tutto terrestri e facilmente prevaricanti. Non hanno persuaso per secoli che il potere terreno fosse la mera proiezione della gerarchia teologica? Non a caso la rivoluzione francese è dovuta passare attraverso l'uccisione del re, autorità che si forgiava su quella celeste e ne era consacrata.
Dalla secolarizzazione la chiesa cattolica apostolica romana non si è mai rimessa. Spento Giovanni XXIII è stato tutto un lento rimuovere quel che ad essa concedeva il Vaticano II. Con Ratzinger la rimozione è diventata precipitosa. Specie in Italia non deflette dal riguadagnare terreno. E' ridicola l'argomentazione che si fa perché il Vaticano ha la sua sede nel nostro paese. In realtà qui ha sede la classe politica borghese più cedevole d'Europa. Il Vaticano neppure tenta in Francia una incursione sulle leggi del 1905 (che sarebbero di utile lettura ai nostri politici) e Zapatero ha messo un alt secco al tentativo di intervenire sulle elezioni in Spagna. Da noi i governi ritirano le leggi appena i vescovi vi mettono il becco.
La vicenda dei rapporti italiani fra stato e chiesa è fin paradossale. Il fascismo ha fatto il Concordato nel modo più cinico: nelle scuole elementari si cominciava con una preghiera ma poi si propinava in tutte le salse una paganissima romanità. Dopo il 1945, il Concordato sarebbe stato abolito se il miscrendente Togliatti non avesse scelto di lasciarlo in piedi per timore di una guerra di religione che isolasse i comunisti, e fu un errore, la guerra ci fu lo stesso, i comunisti furono scomunicati. Sarebbe stato il cattolico De Gasperi ad arginare le velleità integraliste di Gedda, cosa che Pio XII non gli perdonò. Sempre paradossalmente fu Craxi, primo ministro socialista, a confermare e rimaneggiare il Concordato, mentre il credente e praticante Scalfaro fu l'ultimo presidente della repubblica a non inchinarsi al santo soglio. Poi c'è stato il diluvio. Alla morte di Karol Woytila, un capo di stato dietro l'altro finirono in ginocchio, mentre i leader dei partiti di sinistra scoprivano di essere andati a scuola dai salesiani. L'Opus Dei usciva con fragore alla luce dalla clandestinità e la signora Binetti transitava direttamente al Partito democratico.
Ecco dunque una bandiera da raccogliere da parte di una sinistra che voglia restare una cosa seria. Raccogliere bandiere lasciate cadere da qualcun altro ha un suono un po' sinistro, ma afferrare quelle sventolate della chiesa cinguettando con i vescovi è una patente regressione. Fino al ridicolo. Come definire altrimenti la decisione del comune di Roma di non celebrare unioni se non eterosessuali perché il Sacro Soglio è collocato sul suo territorio? Come lasciare che i vescovi mettano il veto a una legge del parlamento sottoposta a referendum senza invitare il Vaticano a restare al suo posto? Come assistere senza aprir bocca ai ripetuti tentativi di questo o quel primate di resuscitare il Non Expedit? Se è un affare interno della Chiesa affossare passo a passo il Vaticano II, umiliando una grande speranza dei credenti, sarà bene un affare interno dello stato legiferare senza interferenze sulla famiglia, sulla sessualità, sulla riproduzione, sul diritto di morire con dignità. Da questi terreni che ineriscono alla più intima libertà anche lo stato dovrebbe ritrarre il piede, rispettando le scelte della persona, e prima di tutto quella delle donne, da sempre ossessione e bersaglio d'una chiesa tutta maschile. Una grande mutazione sta venendo da esse e ne esce mutata anche la concezione della vita e della morte - uno stato moderno, attento, prudente segue questa evoluzione non lascia alla Chiesa di emettere una fatwa alla settimana. Certo, bisogna che abbia un'idea di che cosa sia un'etica pubblica, quella che matura discutendone in libertà e responsabilità, alle soglie del terzo millennio. Ma di questo i leader del «paese normale» non hanno cura.
Loro hanno i «valori». Meno stato più mercato per i beni, meno repubblica più Vaticano. I «valori» di Berlusconi, quelli di Veltroni, quelli di Casini, quelli di Emma Mercegaglia, quelli del cardinal Bagnasco. Se ne fa un gran parlare. Un «valore» accompagna ogni vassallata, ogni porcheria. Se mi si permette (e anche se non mi si permette), molti di noi ne hanno abbastanza. Inciampiamo a ogni passo in valori di latta, mentre si torna a guardare con più disprezzo che un secolo fa alla vita e alla libertà di chi lavora nel frenetico accendersi e spegnersi di migliaia di imprese senza regole. Assimilati ormai ai poveri, cui si deve al più un briciolo di compassione.
Se non è declino morale questo, travestito da affidamento ai principi della Borsa, della Confindustria e di oltretevere, la ragione non ha più corso.(Il Manifesto 17 marzo 2008)

 

 

L'aborto è di Stato

 
di Ida Dominijanni

C'è fra lo Stato moderno e le donne un'antica inimicizia, fatta di esclusione da una parte e di estraneità dall'altra, che la costruzione della cittadinanza non è mai riuscita a sanare del tutto ma solo a lenire. La legge italiana numero 194 è stata una tappa cruciale di questo lenimento: siglando, fra donne e Stato, non la pace ma un armistizio. La procura di Napoli che ha ordinato il blitz del Policlinico, i poliziotti che l'hanno eseguito con zelo in eccesso, i politici che lo approvano, lo sdrammatizzano o lo spoliticizzano, i predicatori che lo cavalcano per testare (scusate la volgarità della citazione letterale) la grandezza dei propri genitali, devono sapere che hanno rotto questo armistizio e assumersene, da adulti e non da bambini, da padri e non da figli in perenne rivolta edipica contro le madri e contro la Madre, le dovute responsabilità.
Da oggi sul tappeto non c'è solo la questione dell'aborto, o la difesa della 194. E sbaglierebbero anche le donne se si lasciassero prendere nella trappola strumentale di questo perimetro. La questione sul tappeto è quella dello Stato costituzionale di diritto. Quello che garantisce - o dovrebbe - che le leggi siano applicate correttamente e non in un clima di emergenza permanente, quello che stabilisce - o dovrebbe - procedure giudiziarie corrette, quello che ci tutela - o dovrebbe- dagli abusi delle forze dell'ordine, quello che difende - o dovrebbe - il rapporto fra medico e paziente da aggressioni e interferenze indebite. Prima di discutere dell'aborto si discuta di questo: a quando un'ispezione nella procura di Napoli? Da quando una telefonata anonima è quanto basta per ordinare un blitz? L'infermiere anonimo verrà gratificato con un encomio allo zelo pro-life? Noi comuni mortali dovremo munirci di avvocato prima di entrare in una sala operatoria? E i medici, prima di fare una diagnosi fetale, dovranno dare un'occhiata ai giornali per vedere che aria tira?
Non è la prima volta e non sarà l'ultima che l'aborto si fa segno di più generali questioni: proprio perché l'aborto, al contrario di quanto sostiene la scellerata campagna sulla sua «faciloneria», si colloca su un delicato crinale, fra coercizione e libertà, fra garanzie collettive e decisione individuale, fra specie e singolarità. Bombardare questo delicato crinale a colpi di cannone significa bombardare, con la cittadinanza femminile, l'edificio dello Stato di diritto, tornare a uno Stato violento da un lato e paternalista dall'altro, che si fida più dei poliziotti che delle donne, e delle donne fa quando va bene delle vittime incapaci di intendere e di volere, quando va male delle assassine: feticide, come recita il brillante neologismo. Lasciare tutto questo fuori dalla campagna elettorale, come va predicando la premiata ditta V&B, è un'illusione falsa e truffaldina, che serve a Veltroni per non sbarrarsi il voto cattolico, a Berlusconi per non sbarrarsi il voto femminile. Siamo abituati a una politica che si nutre di confusione, ma ci sono questioni che domandano chiarezza. E se non la ricevono, la fanno.(Il Manifesto 15 febbraio 2008)

 

 

I mafiosi devoti

L'amaca
di Michele Serra

È durata su per giù ventiquattro ore, meno di uno yogurt, l'incresciosa notizia che la festa di Sant'Agata a Catania (una delle maggiori feste cattoliche del pianeta) è cogestita dalle cosche mafiose. Vista la prorompente loquacità della Chiesa a proposito di tutti o quasi gli aspetti della vita civile nazionale, ci si sarebbe aspettato qualche solenne pronunciamento: non è esattamente "normale" che la malavita sia così cristianamente attiva da affiancare le autorità religiose e civili nella devozione a Sant'Agata. Per altro, se si eccettua il ricordo della durissima (e isolata) invettiva di Giovanni Paolo II in Sicilia, le gerarchie ecclesiastiche non sembrano troppo scosse, né scandalizzate, dalla promiscuità indiscutibile tra mafia e tradizione cattolica. Dal primo boss all'ultimo picciotto, i santini sul comodino e il segno della croce sembrano parte integrante dell'identità mafiosa.
Ma lo scandalo, evidentemente, è di noi miscredenti, ai quali non pare vero che il Vangelo possa essere bestemmiato da certi ceffi. La Chiesa dev'essere troppo impegnata a scrutare nelle provette e a vigilare sui costumi sessuali degli italiani per avere tempo di occuparsi dei mafiosi devoti (La Repubblica 3 febbraio 2008)

 

Ratzinger contro aborto e eutanasia

 

Città del Vaticano, 3 Feb - La vita deve essere essere "tutelata" e "servita" sempre ,"ancora più quando essa è fragile e bisognosa di attenzioni e cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale": è quanto ha riaffermato  Papa Benedetto XVI, prima della tradizione preghiera dell'Angelus in Piazza San Pietro. Il nuovo appello di Ratzinger contro l'aborto e l'eutanasia ha preso spunto dalla "Giornata per la Vita", promossa dalla Conferenza episcopale italiana, che si celebra oggi in tutte le parrocchie del Paese.

 "Saluto e ringrazio quanti sono convenuti qui, in piazza San Pietro - ha detto Ratzinger - per testimoniare il loro impegno a difesa e promozione della vita e per ribadire che 'la civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita' ". "'Ognuno, secondo le proprie possibilità, professionalità e competenze - ha aggiunto - si senta sempre spinto ad amare e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto. E' infatti impegno di tutti accogliere la vita umana come dono da rispettare, tutelare e promuovere, ancor più quando essa è fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, sia prima della nascita che nella sua fase terminale". Benedetto XVI si è unito ai vescovi italiani "nell'incoraggiare quanti, con fatica ma con gioia, senza clamori e con grande dedizione assistono familiari anziani o disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio tempo per aiutare quelle persone di ogni età la cui vita è provata da tante e diverse forme di povertà". La Giornata della Vita, promossa dall'episcopato italiano, è giunta alla sua trentesima edizione. Nel messaggio di convocazione, la Cei aveva sottolineato come "la civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita", parole oggi citate dal pontefice. (www.ansa.it)

 

Dopo gli anni del concilio arriva la restaurazione

 

di Katia Bellillo

Siamo al paradosso, in ogni democrazia la maggioranza ha la responsabilità di rispettare e salvaguardare i diritti della minoranza, in Italia la minoranza, se esprime le proprie opinioni, è insopportabilmente intollerante. Chi sostiene la fondamentale autonomia delle istituzioni statali rispetto alle chiese viene bollato come deplorevole “laicista”. Intellettuali ed esponenti politici hanno scritto e detto tutto e di più contro quei docenti che, con il loro dissenso manifestato, hanno “imbavagliato” il papa, impedito alla “verità” di esprimersi. Ruini mobilita le masse per esprimere solidarietà al pontefice e difendere la libertà dei cattolici, che in Italia sarebbe pregiudicata dai cattivi maestri. Se non fosse una questione seria, veramente seria, si potrebbe concludere con una risata fragorosa.
Questa povera e discriminata chiesa di Roma, grazie al Concordato e alle leggi varate dal Parlamento negli ultimi anni, intasca quattro miliardi di euro all’anno, che entrano direttamente nelle casse della Cei. Quattro miliardi l’anno sono un quarto o un quinto della Finanziaria. Corrispondono più o meno ai soldi che lo stato non trova per assicurare ai giovani un salario di disoccupazione o a quelli che il nostro stato non riesce a trovare per garantire agli anziani una pensione dignitosa. Quattro miliardi l’anno fanno la differenza tra stato sociale e le mense dei poveri. Solo l’esenzione dell’Ici frutta un miliardo di euro, un quarto del totale annuo. Guai però a sollevare l’ipotesi dell’illegittimità Costituzionale di queste leggi. Ma con un miliardo di euro all’anno, per esempio, l’università pubblica e la ricerca italiana potrebbero attestarsi nel primo mondo invece di rotolare nel terzo.
Dalla piazza si eleva alto il grido contro queste minoranze  imbecilli che vorrebbero ridurre la chiesa al silenzio. Eppure in ogni ora del giorno e della notte, su ogni media di questo Paese, dal papa ai cardinali, fino al prete della parrocchia del paesetto più sperduto, chiosano su ogni questione, fissando l’ordine del giorno dei lavori di ogni istituzione. Da potente struttura gerarchica totalitaria, la chiesa si rappresenta così come vittima e il miracolo è compiuto: Città del vaticano cessa di essere una monarchia assoluta, con un dominio territoriale nella stragrande maggioranza delle nazioni del mondo, con molte delle quali ha sottoscritto Concordati, che gli garantiscono un potere e un’influenza enorme. Del resto papa Innocenzo III aveva annunciato che «il potere del papa è senza limiti e incontrollabile. Può colpire dovunque un peccato appare e può colpire ognuno». Un’autorità così assoluta non sopporta obiezioni, tanto che Bonifacio VIII rivelò l’infallibilità dei pontefici. Siccome è infallibile può trovare, senza temere di essere contestato, un articolo della fede su ogni questione, e pronunciando la parola magica “orbi”, credente o non credente, volente o nolente tutto deve ruotare intorno alla chiesa.
Sappiamo ormai che quel processo di profondo rinnovamento che ha avuto il suo culmine nel Concilio Vaticano II si è interrotto, dagli anni 80 iniziò nelle gerarchie ecclesiastiche il ripensamento conservatore, oggi siamo alla fase della restaurazione. Sconfitto il comunismo, quella idea bislacca che pretendeva di cancellare lo sfruttamento e la povertà impedendo ai poveri di sentirsi beati in attesa del paradiso, ora bisogna affrettarsi a negare anche l’illuminismo, quella distorsione che ha preteso di mettere la ragione contro la fede. Ma la pantomima del papa “costretto al silenzio”, è servita per una terribile operazione politica: negare sostanzialmente l’idea di laicità disegnata dalla Costituzione, insinuando che i veri laici sono i cattolici non anticlericali. Le più alte cariche politiche dello Stato, insieme a teodem, teocon, atei devoti e quanto altro, si affannano a spiegarci che non si deve cadere nell’anticlericalismo perché questo ha effetti dannosi, chi si oppone al principio religioso e al diritto delle religioni di manifestarsi pubblicamente e di pretendere che lo Stato abbia leggi religiose, non è un vero laico ma un volgare e pericoloso laicista. La loro idea di società è chiara, pretendono di confessionalizzare le istituzioni e sciogliere la struttura civile nelle comunità religiose che per quelle minoritarie significherà ritrovarsi nei ghetti! A questo punto abbiamo solo una scelta: difendere la Carta costituzionale per salvaguardare la convivenza civile pericolosamente minata.(La Rinascita della sinistra 25 gennaio 2008)
 

 

 

Firma anche tu la solidarietà ai docenti della Sapienza

 

Presidente della Repubblica Italiana Napolitano, Rettore della Sapienza Guarini

Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai docenti firmatari dell'appello affinché la partecipazione di Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico venisse annullata.

Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l'invito; non altrettanto si puo` dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell'Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.

Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell'Università Fabio Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari dell'appello sono stati e sono tuttora sottoposti.

Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della strumentalizzazione politica nel piu` frequente. In particolare, è stato completamente stravolto il significato dell'appello, non certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale dell'inaugurazione dell'anno accademico, la piu` solenne cerimonia accademica, nella quale l'università celebra la libertà del sapere universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e patronato.
 

http://www.petitiononline.com/386864c0/petition.html

E' attivo un blog alla pagina appellolaico.wordpress.com

 

La politica della Chiesa. Come non andare all'inferno

 

Era stato proprio il cardinale Bagnasco nei giorni scorsi a dichiarare chiusa la questione papa-Sapienza, ma evidentemente parlarne era troppo allettante, in un momento in cui – guarda caso – il governo iniziava la sua crisi

Nella prolusione pronunciata ieri davanti all'organo direttivo della Cei, il Consiglio episcopale permanente, il presidente dei vescovi italiani premiato solo pochi mesi fa con la porpora da Benedetto XVI, è ritornato sull'argomento accusando il governo di aver «suggerito» al papa di rinunciare alla visita alla Sapienza. Accuse nettamente respinte da Palazzo Chigi, d'altronde era stato lo stesso ministro dell’Interno Giuliano Amato in merito alla sicurezza a ricordare come «abbiamo garantito la visita del presidente degli Stati Uniti a Roma che ha fatto movimenti ben più ampi e siamo sperimentati in questo».

Una discussione ripresa anche fuori dall'Italia come dall'intellettuale americano Naom Chomsky per il quale «l'Italia non ha fatto nessuna figuraccia. Semmai, senza nessuna forma di contestazione, il rischio è quello di finire con un governo simil-Bush. E questo sì che sarebbe peggiore di una qualunque bagarre Sapienza-Chiesa».

Certo se la prolusione di ieri avesse riguardato solo questo non sarebbero nient'altro che strascichi ma invece il presidente della Cei ha mostrato un lato neanche troppo oscuro del suo carattere addentrandosi in una ricognizione a 360 gradi della politica italiana.
Ne è uscita, come a voler dare una batosta finale, la descrizione di un'Italia sfilacciata, «a coriandoli, frammentata», priva di futuro: e per colpa di chi?
Neanche a dirlo le politiche sociali in materia di coppie di fatto, aborto, unioni civili, divorzio breve, quei temi tanto osteggiati dalla Chiesa che, come se avesse mai smesso, torna in politica. Ma anche temi più addentro all'ultima Finanziaria come un bonus per gli incapienti troppo «parziale» e un'insufficiente politica sulla sicurezza.

Le soluzioni per non sprofondare, oltre a sperare nella magnanimità del divino, quelle proposte dalla Chiesa e anche da Giuliano Ferrara benedetto dal vescovo per la sua moratoria contro l'aborto: «Come non essere grati a chi ha lanciato il dibattito?».
Va libera allora ad una famiglia fondata solo sul matrimonio tra uomo e donna, no all'introduzione del concetto di “gender”, quindi all'equiparazione delle tendenze sessuali e differenze di sesso, sì alla revisione, anzi «aggiornamento», della 194 e più soldi ai centri per la vita oltre che ai consultori.

E questa è la politica “esterna”, ma come non occuparsi poi di quella “interna”, delle coscienze dei politici cattolici che rischiano di perdersi in questo inferno dantesco. La barra del timone per loro non deve essere il mandato che hanno ricevuto dagli elettori ma la loro coscienza cristiana.
«Quando si tratta di avviare proposte legislative - ha detto il cardinale - che vanno in senso contrario all'antropologia razionale cristiana, i cattolici non possono in coscienza concorrervi». Voto di coscienza allora, «una risorsa a esclusiva servizio della politica buona, e dunque - all'occorrenza - può e deve diventare una scelta trasversale rispetto agli schieramenti, e invocabile in ogni legislatura».
Un discorso nel suo complesso duro quello di Bagnasco che però sembra non trovare conferma nella realtà: nel sondaggio Eurispes sulla fiducia nelle istituzioni la Chiesa crolla per la prima volta al 49% perdendo 10 punti rispetto all'anno scorso, in cui era già calata di 6 punti. Insomma sono molti a non essere d'accordo con il cardinale Bagnasco. (La Rinascita della sinistra online 22 gennaio 2008)

 

Bisogna salvare il papa dagli intrighi di Ruini

 

di Marco Travaglio

La grande adunata di piazza San Pietro dimostra un fatto ormai incontrovertibile: bisogna salvare papa Ratzinger dagli intrighi del cardinal Ruini, che gli ha fatto trovare sotto il balcone una collezione di supporter davvero imbarazzante. Eugenio Scalfari insinua che Ruini appartenga alla schiera degli atei devoti, cioè a quella bizzarra setta di miscredenti che se ne infischiano del Padreterno, ma in compenso sono molto affezionati alle sottane cardinalizie e pretesche.

Noi non arriviamo a tanto, ma se in questi anni il Cardinal Vicario avesse annunciato la resurrezione di Gesù - che poi è il fondamento della fede cristiana - con lo stesso vigore e la stessa verbosità con cui ha battuto cassa per l’8 per mille, ha predicato la castità ai gay, ha fatto campagna elettorale nel referendum sull’eterologa e s’è scagliato contro le coppie di fatto, probabilmente le chiese, i conventi e i seminari sarebbero un po’ più pieni, o meno vuoti.

Pare quasi che, dei dieci comandamenti, ne siano rimasti in vigore solo un paio: il VI (non fornicare) e il IX (non desiderare la donna d’altri). Altri, a cominciare dal VII (non rubare) e dall’VIII (non dire falsa testimonianza, cioè non mentire), sono stati depenalizzati, o sono caduti in prescrizione. Altrimenti alcuni noti bugiardi e profittatori del denaro pubblico che si spellavano le mani all’Angelus avrebbero avuto qualche problema a mostrarsi in pubblico, col rischio di sentir parlare di corda in casa dell’ impiccato.

E dire che, meno di un anno fa, papa Ratzinger lanciò un anatema capace di incenerire, se solo qualcuno l’avesse ripreso col dovuto rilievo, mezzo Parlamento: «Può stare nel luogo santo chi ha mani innocenti e cuore puro: mani innocenti sono mani che non vengono usate per atti di violenza, sono mani che non sono sporcate con la corruzione e con tangenti. È puro
un cuore che non si macchia con menzogna e ipocrisia, un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva perché non conosce doppiezza» (1 aprile 2007). Roba che, a ripeterla domenica, avrebbe trasformato in statue di sale un bel po’ di politici plaudenti.

Totò Cuffaro, indaffarato fra veglie di preghiera e distribuzione di cannoli ex voto, e vilmente aggredito da maestri di morale come Miccichè e Dell’Utri, non c’era: a Palermo, di questi tempi, non puoi distrarti un attimo. Ma lo sostituivano degnamente il senatore a vita Giulio Andreotti, che dell’VIII comandamento è un esperto mondiale (mentì al tribunale di Palermo una trentina di volte); e il presidente Udc Piercasinando, accompagnato dalle sue numerose famiglie e reduce da un’indimenticabile vacanza a Cortina (dov’è stato multato sulle piste innevate perché sciava con lo skipass della figlioletta Benedetta per risparmiare qualche euro, a riprova delle ristrettezze in cui versano le famiglie italiane col governo di centrosinistra).

C’era anche Clemente Mastella, che com’è noto è molto religioso: infatti nel 2000 presenziò come testimone dello sposo (l’altro era Vasa Vasa) alle nozze di Francesco Campanella, il mafioso di Villabate che si divideva tra la cosca e la carica di segretario nazionale dei giovani dell’Udeur. Non risulta che la cosa abbia mai suscitato le ire della Santa Sede, forse perché quel matrimonio avvenne tra un uomo e una donna davanti all’altare, secondo i dettami di Santa Romana Chiesa, e poco importa se l’uomo era un mafioso. Mastella dunque, insciarpato in una stola color porpora sfilata a chissà quale cardinale, applaudiva le parole del Santo Padre («una grande lezione di laicità») e intanto lacrimava per l’assenza della sua signora Sandra, momentaneamente trattenuta agli arresti domiciliari. L’ex ministro di Indulto e Giustizia, dall’alto dei suoi sette capi d’imputazione, era giunto sul posto accompagnato da un giornalista del Corriere della sera, e per tutti il percorso aveva intonato salmi e cantici spirituali di Fred Bongusto, ascoltando Radio Kiss Kiss (che per lui è meglio di Radio Maria), recitando orazioni del tipo: «Quello stronzo delle Iene… quel farabutto del procuratore» e ricevendo telefonate di galantuomini del calibro di Corrado Ferlaino.

Tutt’intorno, maestri della fede come Fabrizio Cicchitto, che per motivi di opportunità aveva lasciato a casa il cappuccio nero della P2; il giornalista-dandy Carlo Rossella, già comunista cossuttiano; e Mario Borghezio, in rappresentanza del sincretismo celtico-cristiano, purtroppo sprovvisto della fiaccola con cui è solito incendiare i giacigli degli extracomunitari. Oremus. (Dagospia 22 gennaio 2008)


 

Libero Ratzinger di rinunciare, liberi i ragazzi di protestare

 

Augh”, hanno detto gli studenti della Sapienza che si sono opposti alla presenza del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico. Hanno vinto loro: si sono agghindati in maniera colorata, hanno indossato maschere con il volto di Benedetto XVI, hanno urlato e scritto dappertutto i loro slogan, hanno spiazzato tutti, hanno usato sapientemente i media, e grazie alla creatività e allo spirito situazionista hanno spinto Ratzinger a rinunciare.

Ora tutti a stracciarsi le vesti e a parlare di intolleranza e di sopraffazione, ma non è così. I ragazzi della Sapienza, che si richiamano al gruppo “Rete per l’autoformazione”, hanno giocato ad armi pari, ed hanno vinto. Non è che la libertà è solo quella del Papa, c’è anche quella dei ragazzi, che l’hanno usata con efficacia facendo ricorso alla fantasia ed evitando manifestazioni violente, inventandosi “la frocessione” e “l’assedio sonoro”, sulla falsariga di Graziano Cecchini, l’altro situazionista che tempo fa arrossò Fontana di Trevi e che ora ha inondato Piazza di Spagna di palline colorate (meglio avrebbe fatto dopo gli ultimi fatti a inondare Palazzo Chigi).

Libero Ratzinger di rinunciare, liberi i ragazzi di protestare. “Il Papa può parlare, ma non può pretendere di cacciare gli studenti dall’Università”, hanno detto gli studenti. Ed hanno ragione: tolleranza non significa acquiescenza. Ha vinto la creatività situazionista contro il legittimo desiderio di Benedetto XVI di parlare alla Sapienza.  Come si dice? Uno a zero e palla al centro.

Essere un paese libero non significa soltanto permettere al Pontefice di parlare in Università, ma anche accettare che qualcuno non sia d’accordo e usi tutte le armi (non violente) per dirlo. Meglio ancora poi, come hanno fatto i ragazzi, se si combatte una battaglia politica e di principio dando fondo a estro e inventiva, specie nel clima da parrucconi in cui è piombata l’Italia da molti anni a questa parte. La libertà non è solo quella delle autorità, anzi, come ci ha insegnato Locke, viene prima quella dei cittadini, ancor di più se hanno 20 anni. Ratzinger e i suoi seguaci ora non facciano gli offesi, bisogna anche saper perdere(Libero.it 17 gennaio 2007)

Il Papa all'Università

No no... so' d'accordo per carità
ognuno deve di' la su' opinione
e per me anche ‘l papa all'università
poteva anda' a fa' lì il su' bel sermone 

ma a parte che è lui che ‘un c'è voluto anda'
ma se ognuno può di' la su' ragione
democrazia è anche protesta'
perché anche la protesta è un'opinione 

di ‘un anda' ‘un gliel' ha proibito nessuno
forse la su' segreteria di stato
ha pensato ch'era poco opportuno 

mostra' al mondo una protesta legittima
e a lui, che ultimamente ha... debordato,
ora li fanno fa' la pòra vittima!

PS poi cià da lamentassi capirai...
‘un può parla'? ma se ‘un si zitta mai! 

www. francescoburroni.it

Benedetto dietrofront

 

Pignatiello: «Resta responsabilità di invito in spregio Costituzione»
 

Dopo giorni di polemiche, il Vaticano ha «ritenuto opportuno soprassedere» alla visita del Papa all'università la Sapienza «a seguito delle ben note vicende di questi giorni» Lo annuncia un comunicato della sala stampa vaticana.
Il pontefice non parteciperà quindi all'evento e si limiterà a inviare l'intervento che avrebbe dovuto pronunciare giovedì 17 gennaio, in occasione dell'apertura dell'anno accademico.
«A seguito delle ben note vicende di questi giorni in rapporto alla visita del Santo Padre all'Università degli Studi “La Sapienza”, che su invito del Rettore Magnifico avrebbe dovuto verificarsi giovedì 17 gennaio - si legge nella nota della sala stampa vaticana -, si è ritenuto opportuno soprassedere all'evento. Il Santo Padre invierà, tuttavia, il previsto intervento».

Ovviamente anche questa novità ha scatenato una serie di commenti e strumentalizzazioni. Dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa, segretario dello stesso partito o La Loggia di Forza Italia che parlano di «vergogna» e di «vittoria dei violenti» - quali poi non si sa - fino ad arrivare ad esponenti della maggioranza come il ministro della Pubblica Istruzione Fioroni che addirittura parla di aver «tappato la bocca» e Prodi che condanna «chi ha provocato tensioni inaccettabili.

Reazioni incomprensibili, come fa notare Alessandro Pignatiello, della segreteria nazionale del Pdci: «Gli schiamazzi provenienti dalla destra sono francamente incomprensibili. Quando il nostro stato diventerà confessionale potranno invitare tutti i preti che vorranno, ora no».

«Il capo della religione cattolica – sostiene Pignatiello - ha rinunciato a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico di uno dei più importanti atenei italiani, ma resta la responsabilità di chi ha scelto di invitarlo in palese spregio della Costituzione. Ricordo inoltre che se finora una parte del programma con cui il centrosinistra ha vinto le elezioni non si è potuta attuare la responsabilità è soprattutto del Vaticano e delle sue ingerenze. Le gerarchie ecclesiastiche sono intervenute, spesso a gamba tesa, con attacchi vergognosi a leggi o disegni di legge italiani che introducono le famiglie di fatto o tutelano l’autodeterminazione delle donne e la stessa possibilità di avere figli, pronte tuttavia ad aumentare gli schiamazzi e la caciara quando era in gioco la possibilità di ottenere prebende e lauti finanziamenti per i loro enti e per le loro scuole».(La Rinascita della sinistra online 16 gennaio 2008)

 

 

Atenei: Sapienza, Palermi mia vicinanza a scienziati e studenti

Papa si é posto in netta contrapposizione con cultura accademica


(DIRE) Roma, 14 gen. - "Ci sono stati troppi episodi di contrasto alla laicita' dello Stato, che hanno avuto per protagonista il Papa, per non comprendere il malessere denunciato da tanti scienziati. Si tratta di prestigiosi accademici che hanno dedicato i loro studi e la loro vita alla conoscenza e alla centralita' della ragione contro le chiusure e gli integralismi".
E' quanto afferma Manuela Palermi, capogruppo Pdci-Verdi in Senato, esprimendo "a loro e agli studenti che protestano la mia solidarieta' e vicinanza".
Il Papa, secondo Palermi, ha dichiarato che "il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto" ponendosi cosi' in netta contrapposizione con la cultura accademica. Considero giusto- e' la conclusione- che essa non voglia essere ne' offesa, ne' umiliata".
 

Papa  alla Sapienza, Sgobio PdCI, segnale di regressione


(AGI) - Roma, 15 gen. - "E' l'invito del Rettore della Sapienza al Papa, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, che lascia molto sbigottiti e perplessi. C'e' da chiedersi se una cosa del genere accadrebbe mai nelle universita' pubbliche di Spagna, Francia, Inghilterra o degli stessi Usa? Certo e' che, comunque vada e' una segnale di regressione dei temi della civilta' in generale". E' quanto afferma Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera.

Atenei. Papa , PdCI: resta responsabilità di chi ha fatto invito in spregio alla costituzione

(DIRE) Roma, 15 gen. - "Il capo della religione cattolica ha rinunciato a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico di uno dei piu' importanti atenei italiani, ma resta la responsabilita' di chi ha scelto di invitarlo in palese spregio della Costituzione". A dirlo e' Alessandro Pignatiello, della segreteria nazionale del Pdci, a proposito della rinuncia del Papa a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico dell'universita' "La Sapienza" di Roma.
"Ricordo inoltre- aggiunge Pignatello- che se finora una parte del programma con cui il centrosinistra ha vinto le elezioni non si e' potuta attuare la responsabilita' e' soprattutto del Vaticano e delle sue ingerenze". Le gerarchie ecclesiastiche "sono intervenute, spesso a gamba tesa, con attacchi vergognosi a leggi o disegni di legge italiani che introducono le famiglie di fatto o tutelano l'autodeterminazione delle donne e la stessa possibilita' di avere figli", pronte tuttavia, prosegue l'esponente del Pdci, "ad aumentare gli schiamazzi e la caciara quando era in gioco la possibilita' di ottenere prebende e lauti finanziamenti per i loro enti e per le loro scuole".

Papa, Pellegatta PdCI: solidarietà agli scienziati

(9Colonne) Roma, 16 gen - "E' difficile cogliere fino in fondo i termini del dibattito vero che si profila sulla mancata visita di Joseph Ratzinger a La Sapienza, se non si apre una grande riflessione sul rapporto tra scienza e fede. Questo è, invece, il prodotto della meritoria lettera dei 67 scienziati, ai quali esprimiamo piena solidarietà, e ci auguriamo che, dopo quel gesto, possano continuare a contribuire a quella riflessione. Siamo di fronte ad un'ipotesi, quella ratzingeriana, che mette in discussione i fondamenti della cultura europea fondata sulla scienza e sulla Rivoluzione francese. Senza cogliere questo aspetto siamo al chiacchiericcio strumentale". Lo dichiara la senatrice Pellegatta, vicepresidente della Commissione Cultura e Ricerca del Senato. "La contraddizione messa in risalto dalla recente enciclica di Benedetto XVI Spes Salvi, che si incentra proprio sul rapporto tra fede e scienza, avrebbe richiesto un confronto serrato e aperto, e non una lectio magistralis, nella quale Joseph Ratzinger, in solitudine, annunciasse la sua posizione culturale".


Papa, Palermi PdCI Chiesa rifletta su continue ingerenze


(9Colonne) Roma, 16 gen - "Ratzinger e la Chiesa dovrebbero avere l'umiltà di riflettere sui loro atti, sulle loro decisioni e sulle ingerenze continue nei confronti dello Stato. Da Ratisbona agli omosessuali, all'aborto, alla fecondazione assistita, all'eutanasia, la Chiesa ha voluto imporre la sua verità alla politica calpestando la laicità dello Stato". Lo afferma la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Pdci in Senato. "La Chiesa è libera di pensarla come vuole, di esprimere le sue idee, di tentare ogni convincimento nell'opera pastorale, ma non può imporre il suo dogma all'esercizio parlamentare, che deve rivolgersi all'intero Paese, a chi crede e a chi non crede, ed a qualsiasi religione appartenga. In questo senso l'atto degli scienziati dissidenti e degli studenti è di valore, perché ha finalmente portato alla luce modi di pensare che sono diversi da quelli della Chiesa e che hanno la stessa legittimità".

 

Le incursioni di papa Ratzinger

di Marcello Cini

Il «caso» della visita del papa, non si sa bene in che veste, per l'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza è scoppiato due giorni dopo quello della lavata di capo da lui rivolta al sindaco di Roma Veltroni come se fosse ancora il capo dello stato pontificio. Come già in altre occasioni non si sa se Ratzinger parli dalla cattedra di Pietro o da quella di professore di teologia, o magari dal trono di un re dell'ancien régime. E' un fuoco di fila di voluta confusione di ruoli che contrassegna il protagonismo di Benedetto XVI volto a riportare indietro di un paio di secoli l'orologio della storia. Un tentativo che, come ha ricordato Eugenio Scalfari, tende a «trasformare la gerarchia ecclesiastica e quello che pomposamente viene definito il Magistero in una lobby che chiede e promette favori e benefici, quanto di più lontano e disdicevole dall'attività pastorale e dall'approfondimernto culturale».
Questo disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'Uffizio continua a interpretare il suo compito come espropriazione, con le buone o (come in passato) con le cattive, della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano, da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino: espropriazione che ignora e svilisce le differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.
Come alcuni lettori del manifesto forse ricordano già in novembre avevo rivolto al rettore della Sapienza una lettera aperta, nella quale esponevo le ragioni della mia indignazione per un invito a tenere una lectio magistralis che mi appariva del tutto inappropriata nella forma e nella sostanza. Alcuni colleghi hanno voluto successivamente unire la loro voce alla mia e li ringrazio per averlo fatto. Siamo certamente una minoranza del corpo accademico, ma non credo purtroppo che la maggioranza dei miei colleghi si interessi molto alle questioni che non attengono direttamente alla loro attività professionale.
Anche se la proposta di lectio magistralis non è stata portata avanti, si è scoperto, guarda caso, che il papa si troverà a passare da quelle parti proprio lo stesso giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico e dunque che sarebbe stato scortese non chiedergli di dire due parole. La sostanza è dunque che il papa inaugurerà giovedì l'anno accdemico dell'Università La Sapienza.
Perché ci indignamo tanto? Perché siamo così intolleranti e settari da non volergli dare la parola? Provo a spiegarlo in due parole. In primo luogo perchè le università, per lo meno quelle pubbliche, sono - negli stati non confessionali - una comunità di studiosi, docenti e discenti, di tutte le discipline universalmente riconosciute, di tutte le scuole di pensiero, di tutte le culture e gli orientamenti politici e religiosi, scelti dai loro pari per i loro contributi scientifici e culturali. Nessuno di loro può però accettare che qualcuno, per quanto vanti investiture dall'Alto, possa loro prescrivere cosa debbano o possano dire, fare o pensare. Ognuno ha la propria coscienza e la propria deontologia professionale. In particolare possiamo tollerare che il papa possa dire ai nostri colleghi biologi che non devono prendere sul serio Darwin? Oppure ai nostri colleghi filosofi che è «inammissibile» - parole del professor Ratzinger a Ratisbona - «rifiutarsi di ascoltare le tradizioni della fede cristiana»?
Concludo con una domanda semplice. Una cosa simile potrebbe mai accadere non dico nella Spagna di Zapatero ma anche in Francia in Germania, in Inghilterra o negli Stati Uniti?(Il Manifesto 15 gennaio 2008)


 


 

No Vat(ticano)

Grande vittoria del movimento: Ratzinger annulla la visita alla Sapienza ma "Facciamo Breccia" conferma la frocessione affinchè il Vaticano non solo esca dalla Sapienza ma anche dalle nostre vite!(16 gennaio 2008

Il 17 gennaio Joseph Ratzinger è stato invitato come ospite d’onore all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università “la Sapienza” di Roma. Facciamo Breccia ritiene che tale scelta delle autorità accademiche legittimi ulteriormente l’invasione clericale in tutti gli ambiti della vita pubblica italiana, in particolare in quello dell’istruzione e formazione così come nella sanità, già fortemente presi di mira dal monarca vaticano.

Partecipiamo con una Layca Frocessione, per denunciare questa operazione ideologica che ha già un grave precedente nella “lectio magistralis” sui rapporti tra fede e ragione tenuta da Ratzinger all’università di Ratisbona.

Promuovono:
Collettivo TLGQ Sui Generis, Collettivi Universitari Romani, Collettivo Femminista La Mela di Eva, Le Ribellule, Coordinamento Nazionale Facciamo Breccia

E ricordiamo che il 9 febbraio scenderemo di nuovo in piazza a Roma con la manifestazione No Vat, che quest’anno avrà un respiro internazionale perché se l’Italia è il laboratorio privilegiato dell’egemonia vaticana, gli effetti di questa egemonia si manifestano su scala mondiale.(www.facciamobreccia.org)

   

Generazione cilicio

di Emiliano Sbaraglia

Benedetto XVI non deve entrare all'Università La Sapienza”. Il messaggio viene spedito direttamente al rettore Renato Guarini (che rimane sulle sue decisioni), siglato da un gruppo di docenti di uno degli atenei più antichi d'Europa, mettendo di nuovo al centro dell'attenzione l'appuntamento previsto per giovedì prossimo, data fissata per la visita-intervento del Papa in occasione dell'apertura ufficiale dell'Anno Accademico 2007-2008, insieme al sindaco Veltroni e al ministro dell'Università e Ricerca Fabio Mussi. Oltre il comunicato dei professori, all'ombra della Minerva sono previste sin da lunedì numerose iniziative di protesta, che culmineranno nella stessa giornata di giovedì con una serie di incontri e cortei. La parola d'ordine è: “Non vogliamo Ratzinger nel tempio della conoscenza perché è troppo reazionario”.

Il primo ad esprimere la propria contrarietà a tale evento è stato esattamente due mesi fa Marcello Cini, professore emerito di Fisica teorica all`Università La Sapienza di Roma, che con una lettera al quotidiano “Il manifesto” aveva messo in moto anche la reazione di alcuni suoi colleghi; che ora, a pochi giorni dall'inaugurazione dell'anno accademico, si rivolgono ancora alle autorità competenti. Abbiamo rivolto qualche domanda al prof. Cini.

Dunque professore, da dove nasce questa sua iniziativa contraria alla visita del Papa alla “Sapienza” di Roma?
Ho scritto su “Il manifesto” una lettera in novembre (di cui riportiamo il testo, insieme all'ultimo firmato dai professori, n.d.r.), dopo la battuta di una notizia d'agenzia, nella quale si riportava che il Rettore dell'Università aveva risposto inizialmente in maniera positiva alla richiesta del Senato accademico di far fare al Papa la “lectio magistralis”, in seguito trasformata nella proposta di far coincidere la visita del pontefice con l'apertura dell'Anno Accademico. Nella mia lettera dicevo che è pazzesco che il rettore abbia potuto pensare una lectio magistralis tenuta da un teologo, non fosse altro perché la teologia non si insegna più da tempo nelle università pubbliche italiane. Dopo questo mio documento ho ricevuto adesioni di colleghi, che a loro volta hanno raccolto altre firme su un'altra lettera, scritta da un gruppo di professori che ora hanno aggiunto la citazione del Papa (quando ancora non era Papa) su Galileo: “All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusta”. Vorrei ricordare che inizialmente l'inaugurazione era stata fissata per il 30 novembre, poi posticipata dato che la segreteria del rettorato aveva fatto sapere che bisognava organizzare, nello stesso giorno dell'inaugurazione, non la lectio magistralis del pontefice, ma un suo intervento dopo la cerimonia, prima di fare visita alla nuova cappella universitaria. Un camuffamento formale, insomma

Quindi secondo lei si è trovata una soluzione, diciamo così, all'italiana?
Francamente mi pare un trucco bello e buono per fare la stessa cosa che si aveva intenzione di fare sin dall'inizio, vale a dire l'intervento di Ratzinger nel corso della cerimonia che dà ufficialmente il via all'Anno Accademico: come ben sappiamo, sul piano sostanziale i giornali titolerebbero comunque che è stato il Papa a inaugurare le lezioni.

Ma come mai tutto questo interesse a una simile iniziativa da parte del Vaticano?
redo che tutto questo appartenga alla composizione di una strategia di una parte della cultura cattolico-clericale, tesa a imbavagliare e subordinare il più possibile la cultura laica, di cui l'università è sede e simbolo tra i più importanti in una cultura moderna.

Una posizione piuttosto forte...
Guardi, mi è stato detto che l'eventuale discorso papale dovrebbe riferirsi a un ragionamento pseudo-filosofico sul fondamento razionale della religione, e in particolare di quella cattolica... Non voglio mettere bocca, non è terreno di mia competenza: ma se c'è qualcosa che non ha mai avuto fondamento nazionale mi pare sia proprio la religione, almen dai tempi dell'homo sapiens. Ecco perché mi viene il dubbio che più che altro si voglia provare a sancire una subordinazione ideologica e culturale.

Cosa si intende però, oggi, per “cultura laica”?
Dobbiamo intendere innanzi tutto una cultura non autoritaria, che non discende da postulati o prese di posizioni che pretendono di giungere da una trascendenza di cui praticamente non conosciamo nulla. Di certo i grandi problemi della conoscenza e dell'intervento sulla vita e la mente umana non possono soltanto basarsi sul principio che tutto quello che è possibile conoscere in astratto si può fare, ma che si fondi un'etica condivisa da tutte le componenti della multiforme varietà dei popoli del mondo: e che essenzialmente rispetti l'autonomia e la libertà di ogni individuo, le basi della sopravvivenza della specie umana, che vive in un ecosistema che rischia oramai di eplodere. Quindi non un'etica costruita sulla base di principi che non tengano conto dell'evoluzione storica delle culture, ma che invece tenga conto dei principi universali di uguaglianza e solidarietà, di ideali scritti nelle dichiarazioni dei diritti dell'uomo, come nella storia e nelle battaglie di libertà cui abbiamo assistito in questi secoli, per non farci tornare indietro nei secoli.

Eppure c'è chi, come ad esempio il fondatore della comunità di S. Egidio, Andrea Riccardi, che è anche ordinario di Storia contemporanea a “Roma Tre”, sostiene il diritto al confronto e alla diversità di opinioni, a maggior ragione in un luogo deputato come nessun altro, quale deve essere una università...
Beh, ci vuole una bella faccia tosta ad affermare certe cose... Allora perché questo “confronto” non lo facciamo tra professori universitari portatori di una cultura cattolica e laici? Il Papa non è più il professor Ratzinger, che in ogni caso era professore di teologia. Ma l'università è la sede dove credenti e non credenti comunicano liberamente senza alcun bisogno di reciproche prevaricazioni; l'università è una comunità di docenti e studenti che appunto si confrontano. Mentre il fatto che venga il Papa, con tali presupposti, mi pare piuttosto una nuova annessione dell'Università di Roma allo Stato pontificio. E infatti alcuni rappresentanti della Chiesa di Roma ricordano che la fondazione de “La Sapienza”, nel 1303, è dovuta propria allo Stato pontificio.. E il 20 settembre 1870, invece, non lo ricordano più? Se lo dimenticano, non è colpa mia. Vorrei dire che a tal proposito l'editoriale di Eugenio Scalfari su “Repubblica” di domenica è perfetto. Sottolinerei soprattutto il passaggio in cui si afferma che “...la Chiesa di Benedetto XVI.. ...non riesce a entrare in sintonia con la cultura moderna e la moderna società. Questo è il vero tema che dovrebbero porsi tutti coloro che si occupano dei rapporti tra la società ecclesiale e la società civile all'inizio del XXI secolo”. Poco altro da aggiungere.

Dunque la recente polemica con le isituzioni romane, dal sindaco ai presidenti di provincia e regione, fa parte di un disegno “politico” più ampio da parte della curia?
Secondo me che i due avvenimenti siano tra loro così vicini temporalmente non è certo un caso, quanto un disegno da parte del Vaticano molto preciso. Torno ancora a Scalfari, alla chiarezza e soprattutto alla durezza del suo articolo, perché bisogna cominciare a non avere più peli sulla lingua:altrimenti finiamo tutti con il cilicio obbligatorio... Lei ci sarà giovedì? Si attendono varie manifestazioni di protesta da parte di professori e studenti per l'arrivo del Papa. Non andrò alla cerimonia, dopo molti anni di docenza sono ormai professore emerito. E non voglio passare per capo-popolo.(AprileOnline 15 gennaio 2008)

 

La lettera di Marcello Cini

 

Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell'agenzia di stampaApcom che recita: «è cambiato il programma dell'inaugurazione del 705esìmo Anno Accademico dell'università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell'Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».

Come professore emerito dell'università La Sapienza - ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico - non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l'obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico - rappresentato per tutti dall'esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica - non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull'incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università - da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.

Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell'università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell'ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.

Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più: «Nel profondo.., si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'infima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».

Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda {sui perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccetabile del nostro ascoltare e rispondere».

Al di là di queste circonlocuzioni (i corsivi sono miei) il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l'ex capo del Sant'uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l'espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l'esclusività della mediazione fra l'umano e il divino. Un'appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l'integrità morale di ogni individuo.

Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudo-razionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria danwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?

Non desco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell'immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l'Anno Accademico dell'Università La Sapienza».

Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come. simbolo dell'autonomia, della cultura e del progresso delle scienze.(AprileOnline 15 gennaio 2008)

Marcello Cini

 

 

Aborto, giusto rivedere le norme


Bagnasco: «La moratoria? Una scelta lodevole. Auspico una revisione della legge 194»

di Luigi Accattoli

Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, in risposta alle domande del Corriere della Sera definisce «lodevole» la richiesta di moratoria per l'aborto e «auspica » che si possa avere una revisione della legge 194. Nonostante il tono guardingo - tipico del presidente dei vescovi, che non ama entrare in questioni politiche - si avverte in queste risposte un sentimento di incertezza sulla possibilità reale che si realizzi la moratoria, o che si arrivi alla revisione della legge. Appare invece più convinto l'auspicio che il dibattito di questi giorni porti alla piena «applicazione» delle misure di prevenzione dell'aborto contenute nella legge. Questa è una richiesta tradizionale dei vescovi italiani, mentre la richiesta della revisione della legge è una novità degli ultimi tempi, che ha preso corpo a seguito del referendum sulla fecondazione assistita (giugno 2005) e del successo ottenuto in tale occasione dall'indicazione di «non voto» venuta dall'episcopato.
È in particolare lungo gli ultimi sei mesi che il tema è stato sollevato, con dichiarazioni del cardinale Camillo Ruini - presidente della Cei fino al marzo dello scorso anno - e del segretario della Cei Giuseppe Betori. L'ultima affermazione del cardinale Ruini è del 31 dicembre scorso, quando in un'intervista al Tg5 definì «molto logica» la richiesta di moratoria avanzata da Giuliano Ferrara e rinnovò la sollecitazione per la revisione della legge. Rispetto a queste affermazioni di punta si direbbe che il presidente Bagnasco abbia scelto una posizione più cauta. È forse la prima volta che egli in questa intervista parla pubblicamente di revisione della legge. Nel merito della revisione sembra poi condividere quanto affermato più volte e anche quattro giorni addietro dal cardinale Ruini: che cioè potrebbe trattarsi innanzitutto di un aggiornamento della legge «al progresso scientifico».
Eminenza, come valuta la proposta di moratoria per l'aborto? «L'intenzione dell'iniziativa di chiedere la moratoria circa l'aborto è lodevole perché rappresenta un chiaro e forte richiamo all'attenzione degli Stati circa la tutela e la promozione della vita umana, così come accaduto per la moratoria sulla pena di morte. Spero vivamente che la richiesta trovi la giusta accoglienza nelle sedi istituzionali oltre che nella opinione pubblica ».
Se non si arrivasse alla moratoria che senso avrebbe tutta questa disputa?
«L'iniziativa è comunque l'occasione per mettere un vero impegno a tutti i livelli così da favorire l'applicazione puntuale di quelle parti della legge 194 che promuovono la vita del nascituro. Ciò alla luce di quanto espresso nella intenzionalità originaria della legge stessa: in particolare dell'articolo 1».
Ma lei si aspetta una revisione della legge?
«È auspicabile. È un dato di fatto, sotto gli occhi di tutti, il progresso scientifico e tecnologico in materia di vita umana. I legislatori da sempre si confrontano doverosamente con queste scoperte per formulare leggi che sempre meglio rispettino, difendano e promuovano la vita umana, in tutte le sue forme e fasi. L'auspicio è che questo possa realizzarsi anche ora». (Corriere.it, 4/1/2008)

 

Quella di Ratzingher è una chiesa crudele

Non ha alcun rispetto della laicità dello Stato


Roma, 4 gen. (Apcom) - "Non mi piace la Chiesa di Ratzinger". Lo ha detto a Sky Tg24 il capogruppo di Pdci-Verdi al Senato, Manuela Palermi, a proposito della modifiche alla legge 194 auspicate dal presidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Angelo Bagnasco.
"E' una Chiesa crudele - aggiunge Palermi - che, invece di esercitare la pietà e la carità verso il prossimo, usa la repressione contro i gay, contro l'aborto, contro le norme sull'omofobia, senza alcun rispetto per la laicità dello Stato. È una cosa che mi preoccupa molto".