Home-Page

 

 

Documento Congresso Fds (ridotto)                                                                                                                                                                                      
 

 

Riassunto del documento della Federazione della Sinistra

 

Il capitalismo non è in grado di garantire lo sviluppo sociale e civile e l’equilibrio ambientale del pianeta. Compito della sinistra, quindi, non è assumere o stemperare il modello economico e sociale del capitalismo, come tentato senza successo negli ultimi decenni dalla sinistra moderata dell’Occidente.
Compito della sinistra è indicare un’alternativa economica e sociale al capitalismo

Uscire da sinistra dalla crisi vuol dire prospettare un’alternativa di sistema: “Il socialismo del XXI secolo”, come dicono i popoli latino-americani.

Ci sentiamo parte delle forze, sempre crescenti, che in Europa e nel mondo si battono per costruire un’alternativa di sistema, a partire dal conflitto tra chi controlla la proprietà dei beni economici e chi non ha questo potere, dalla contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro, dalla contraddizione tra i sessi.

Indichiamo quindi la prospettiva di un lungo e profondo processo di cambiamento, nel quale il dominio del capitale e del patriarcato venga superato attraverso il conflitto democratico, sociale e ideale, e sia sostituito da un altro sistema economico e sociale: il Socialismo del XXI secolo, una società fondata sul principio di eguaglianza che apra la prospettiva di “una comunità nella quale la libertà di ciascuno è la condizione per la libertà di tutti”. 

La crisi economica mondiale costituisce un drammatico passaggio di fase, paragonabile a quello che si aprì nel 1929. La crisi non ha carattere episodico o ciclico, ma è la conseguenza di un sistema dominato dalla logica liberista e dal capitalismo finanziario. 

Viene riproposto lo stesso modello che ha determinato la crisi. Anzi, il modello è aggravato da manovre dei governi nazionali e da proposte di nuovi interventi a livello europeo, voluti da chi vede nella crisi l’occasione per accelerare i processi di smantellamento dello stato sociale e di frammentazione del lavoro.

L’obiettivo è dichiarato: colpire al cuore il modello sociale europeo, nella parte sopravvissuta agli attacchi del liberismo. Disoccupazione, precarizzazione, compressione dei diritti e dei redditi delle lavoratrici e dei lavoratori, riduzione delle prestazioni sociali: questa è la ricetta. Ciò che si vorrebbe imporre ai lavoratori di Pomigliano è emblematico di un orientamento complessivo.

In Italia la manovra del governo peggiora una situazione già pesante Si aggravano le ingiustizie sociali

L’Amministratore Delegato della Fiat Sergio Marchionne ha percepito un compenso di 4 milioni e 782 mila euro, pari a 435 volte il reddito medio di un suo dipendente. Analoghe retribuzioni sono percepite dagli amministratori delle banche e delle grandi imprese. La Fiat ha distribuito nel 2009 oltre 200 milioni di euro di dividendi alla famiglia Agnelli e agli altri proprietari. L’indice della diseguaglianza sociale in Italia è il più alto dell’Europa continentale (pari a 35, contro 28 della Francia e 23 della Svezia).
In questa situazione la manovra del governo colpisce, secondo un’aberrante logica classista, chi già sta peggio

Quanto sta accadendo in Europa e in Italia conferma che senza profondi cambiamenti sociali il capitalismo prosegue nella sua strada distruttiva. A una crisi sistemica i governi e le oligarchie economiche e finanziarie danno una risposta che accentua gli aspetti socialmente, economicamente e culturalmente regressivi del modello economico dominante. Uscire dalla crisi a sinistra è possibile solo mettendo in discussione questo modello. Si conferma così che per la sinistra l’obiettivo non può essere quello di gestire il sistema economico esistente, ma di porre l’esigenza di una alternativa di sistema al capitalismo in quanto tale. 

Chi condivide questa analisi e questi obiettivi ha il dovere di unirsi e battersi per un’alternativa di società. Solo con l’unità è possibile reagire al concreto rischio della scomparsa in Italia di una Sinistra degna di questo nome. Per questo Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro-Solidarietà hanno deciso dar vita a un nuovo soggetto politico, la Federazione della Sinistra, e di invitare a partecipare altri soggetti politici, movimenti, associazioni, cittadine e cittadini che condividono l’impianto di questo progetto.

Ci uniamo per cominciare ad invertire la tendenza alla divisione e alla frammentazione che tanto danno hanno arrecato alla sinistra, alle lavoratrici e ai lavoratori, all’Italia; per dare senso e credibilità alla prospettiva del cambiamento.

L’unità è necessaria per dare credibilità alla costruzione del Socialismo del XXI secolo.
L’unità è indispensabile per mantenere in vita, rinnovandola e rilanciandola, una forza autonoma e indipendente dal centro-sinistra, dotata di un programma per l’uscita a sinistra dalla crisi capitalistica.

L’unità è utile perché identità, culture politiche e pratiche sociali diverse convivano e, riconoscendosi reciprocamente, concorrano alla costruzione di un programma comune

L’unità è solida se è capace, nei fatti, di non ripetere i seri errori politici e la tendenza alle scissioni che hanno provocato la più grave crisi della sinistra nella storia italiana.

All’unità non c’è alternativa. Le diverse organizzazioni della sinistra si troverebbero altrimenti a competere fra loro, in una lotta fratricida dalla quale niente di utile può venire alle classi popolari e ai movimenti di lotta.
E’ invece possibile e necessario unirsi sulla base di una comune ispirazione ideale e di una condivisa prospettiva di cambiamento, e sulla base di un programma di lotte e proposte per il paese, capaci di dar vita a un polo sociale, politico e culturale di opposizione al neoliberismo capitalistico e di aggregare le forze necessarie per l’alternativa di società.
Per queste ragioni, dopo la lista comune alle elezioni europee, le assemblee del 18 luglio e del 5 dicembre dello scorso anno, avviamo il Congresso fondativo della Federazione della Sinistra.

La Federazione è un nuovo soggetto politico, unitario e plurale. Non un partito unico, ma nemmeno un cartello elettorale o una sommatoria di due partiti comunisti. E’ un progetto ambizioso e originale che punta a valorizzare e a trasformare in iniziativa politica, conflitto sociale, prassi quotidiana, il patrimonio comune alle differenti soggettività, superando i limiti già verificati della dinamica “scioglimento dei partiti esistenti- costituzione di nuovi partiti”.
E’ un soggetto politico e sociale che vive e trae alimento dalle risorse ideali e umane delle diverse soggettività politiche che costituiscono la Federazione.

 Il primo congresso della Federazione è per noi l’inizio di un processo che ha l’ambizione di costruire un polo politico e sociale della sinistra di alternativa dotato della forza e del consenso necessari per affrontare i grandi compiti che sono davanti a noi, per pesare e incidere nella realtà italiana.

Per questo la Federazione della Sinistra sarà sempre aperta. Invitiamo tutti i soggetti politici e sociali, tutte le persone che ne condividono l’ispirazione a farne parte, contribuendo a costruire e ad arricchire il programma e l’iniziativa politica, sociale e culturale. La Federazione della Sinistra decide di presentarsi unitariamente, come soggetto politico, con il proprio simbolo, alle elezioni a tutti i livelli. 

Si vuole una Costituzione disegnata a misura del mercato e del profitto, non del lavoro, dei diritti della persona, dell’eguaglianza. Nella legislatura in corso si è realizzato un attacco grave e pericoloso, perché rivolto contro i principi della Costituzione, i suoi valori, i diritti democratici e sociali garantiti nella Prima parte


E’ necessaria quindi la più ampia unità democratica per contrastare questa offensiva, per difendere la più grande conquista del popolo italiano, la Costituzione del 1948. Una Costituzione difesa dal popolo italiano con la vittoria nel referendum del 24 e 25 giugno del 2006, quando fu abrogato il testo che era stato votato dal centro-destra.
Dell’attacco ai fondamenti stessi della nostra Costituzione fa parte la deriva federalista, che, attraverso continui cedimenti alla impostazione sostanzialmente secessionista della Lega, mette in discussione l’unità nazionale, la solidarietà territoriale, l’eguaglianza e l’universalità dei diritti. 

L’attacco convergente all’unità nazionale e alla Resistenza, il momento più alto della storia italiana, rappresenta la becera espressione ideologica dell’aggressione ai principi fondativi dell’Italia democratica.

Ci battiamo quindi:
- per una democrazia profondamente rinnovata, anzitutto con la difesa intransigente della nostra Costituzione, della quale chiediamo anzi l’attuazione piena, perché siano mantenute le promesse contenute nei suoi Principi fondamentali: l’eguaglianza sostanziale, la centralità del lavoro, la libertà della persona, la necessità di rimuovere gli ostacoli che limitano l’effettività dei diritti per tutte e per tutti.
- Contro il federalismo
- Per ridare centralità alle assemblee elettive, - Per leggi elettorali di impianto proporzionale a tutti i livelli-

Per rendere effettiva la libertà di informare e di essere informati, con una legge sul conflitto di interessi, contro l’oligopolio televisivo e per la libertà dei giornalisti nei confronti dei proprietari dei mass media.
- Per la riforma dei partiti, che dia sostanza al diritto delle cittadine e dei cittadini di associarsi liberamente per concorrere con metodo democratico alla vita politica, previsto dalla Costituzione.
- Per le più ampie forme di partecipazione democratica, garantendo ai soggetti sociali la presenza nei processi decisionali pubblici e riducendo gli ostacoli al ricorso al referendum e alle leggi di iniziativa popolare. 

Porre alla base della nostra proposta la centralità del lavoro vuol dire schierarsi dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori nel conflitto con la proprietà; assumere il tema della rappresentanza politica delle lavoratrici e dei lavoratori e impegnarsi quindi per radicare la federazione nei luoghi di lavoro; indicare politiche per la piena e buona occupazione e per la ricomposizione del mondo del lavoro, contro la frammentazione perseguita negli ultimi anni per dividerlo e indebolirlo. 

In questo quadro la Federazione considera la questione meridionale una grande questione nazionale Affrontare in modo determinato e innovativo la questione meridionale significa affermare i principi dell’unità nazionale, della democrazia, dell’intervento pubblico nell’economia Condizione indispensabile per il riscatto del Sud è il rinnovamento della pratica politica e il ricambio dei gruppi dirigenti. 

Il rapporto di potere sociale, economico e simbolico tra i sessi, a quarant’anni dalla rivoluzione femminista, permane fortemente squilibrato. Per restare solo in ambito europeo, l’Italia è il Paese in cui la questione femminile si pone con maggiore emergenza.
La restaurazione capitalista ha alimentato forme antiche e nuove di discriminazione di genere..
Le donne sono oggetto di violenza maschile, in famiglia e nella società. Una cultura della sopraffazione che viene confermata persino dalle sentenze dei tribunali e della Cassazione, dove violenza sessuale e violenza casalinga contro le donne spesso non vengono riconosciute al pari di ogni altra violenza alla persona. Viene ostacolato, quando non negato, il diritto fondamentale delle donne alla libera scelta sul proprio corpo:

L’organizzazione del lavoro e la riduzione dello Stato sociale colpiscono direttamente la libertà delle donne. La disoccupazione e l’inoccupazione femminile, la diffusione del lavoro precario (maggiore che per gli uomini), le differenze di stipendio e remunerazione (mediamente inferiori del 23% a quelle degli uomini), le vessazioni sul lavoro, sono a livello preoccupante per una società del XXI secolo. La carenza di un welfare sociale adeguato si scarica sulle famiglie e da queste sulle donne, per il persistere della visione tradizionale che tende a schiacciare la soggettività delle donne nell’istituto familiare.

E’ impegno della Federazione battersi perché ogni donna decida liberamente del proprio corpo e abbia riconosciuti i pieni diritti di eguaglianza, in famiglia, nella società e sul lavoro, sanciti dalla Costituzione.
La Federazione della Sinistra assume il principio della rappresentanza paritaria di donne e di uomini

La crisi ambientale, che mette a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta, è la conseguenza, come la crisi economica, delle contraddizioni strutturali del capitalismo, che in nome del profitto assoggetta la natura ad uno sfruttamento indiscriminato.

Siamo quindi per il NO al nucleare. 

La crisi alimentare condanna alla morte per fame e per sete milioni e milioni di essere umani, a causa delle politiche neo-liberiste che hanno accresciuto nel mondo povertà e squilibri territoriali, hanno concentrato nei Paesi più ricchi i luoghi di trasformazione e commercializzazione delle risorse agricole, hanno organizzato attraverso le multinazionali lo sfruttamento delle terre dei Paesi poveri, negando così il diritto fondamentale al cibo per tutti.

Per noi è centrale l’idea che le risorse naturali sono beni comuni.

Il movimento referendario contro la privatizzazione dell’acqua, da noi sostenuto, esprime una nuova soggettività, che vede nell’acqua il simbolo forte di un legame stretto e imprescindibile fra risorse e comunità.

Sosteniamo la piena attuazione dell’art. 43 della Costituzione, che prevede la possibilità di sottrarre al regime privatistico le attività che riguardano servizi pubblici essenziali, fonti di energia e situazioni di monopolio, attribuendole a comunità di utenti e di lavoratori.

Diritto alla casa ed equilibrio urbanistico vanno garantiti attraverso forme nuove di compartecipazione sociale alle decisioni pubbliche, sulla base del principio che le aree urbane costituiscono un bene comune

Il sapere, la conoscenza, l’istruzione sono un fondamentale diritto democratico. La cultura è un patrimonio universale, prodotto nel corso della storia dell’umanità. La ricerca scientifica non può essere subordinata alla logica del capitale. Tutte le bambine e i bambini, tutti i giovani devono avere pari opportunità nell’accesso alla conoscenza

Il pesante attacco alla scuola pubblica, all’università pubblica e alla cultura in atto da parte del governo Berlusconi si fonda su una logica classista che va denunciata ad alta voce. L’obiettivo è di realizzare due canali formativi: una scuola pubblica dequalificata con insegnanti malpagati e demotivati, per i ceti popolari; una scuola privata per ricchi e benestanti, che perpetui le gerarchie sociali esistenti.

Proponiamo una radicale inversione di tendenza per garantire a tutti, come vuole la Costituzione, l’eguale diritto all’istruzione. Una scuola pubblica, democratica e pluralista. Condividiamo quindi, e concorriamo a costruire, la mobilitazione di studenti e ricercatori, in atto in Italia e in Europa, contro la privatizzazione dell’università e della ricerca e siamo con i movimenti, come l’onda e gli insegnamenti precari, che si battono per questi obiettivi.


Al tempo stesso riteniamo necessario un profondo rinnovamento dell’università italiana.

La spesa pubblica italiana per la ricerca, pari all’1,1% del PIL, è largamente inferiore alla media europea del 2% e all’obiettivo del 3% fissato per il 2010 dall’Europa. A sua volta, l’impresa privata italiana ha il record negativo degli investimenti in ricerca: lo 0,55% del PIL, contro ad esempio l’1,83% della Germania. L’obiettivo delle classi dirigenti è quindi quello di privatizzare la ricerca, utilizzando fondi pubblici (con lo strumento della fondazione-università) per porla al servizio dell’impresa. Le politiche di privatizzazione della cultura vanno combattute. Compito dello Stato è infatti sostenere la produzione culturale, sottraendola alla logica della mercificazione. 

All’attacco alla democrazia, ai diritti del lavoro, allo stato sociale in corso in Italia si accompagna un attacco ai diritti civili e al principio della laicità dello Stato senza paragoni in Europa

Il principio della laicità dello stato non costituisce per noi ragione di un conflitto tra credenti e non credenti. Il dialogo chiede la costruzione di un comune convincimento secondo il quale nessuno può imporre un punto di vista culturale, ideale o religioso con pretesa di assolutezza. Il pluralismo, se ancorato ai valori sanciti dalla Costituzione, non è nichilismo, ma confronto tra ragioni diverse, nessuna delle quali può avere la pretesa di prevalere sulle altre. In una democrazia, e all’interno del quadro costituzionale, il pluralismo è un valore che richiede un dibattito pubblico aperto. riteniamo che debba essere garantito il principio dell’autodeterminazione della persona.

Vanno protetti i diritti di coloro che sono discriminati a causa della loro origine etnica, orientamento sessuale ed identità di genere, religione, ideologia, disabilità, età.

L’effettivo superamento delle discriminazioni derivanti dall’orientamento sessuale e dell’omofobia richiede che l’ordinamento giuridico italiano riconosca il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Non è ammissibile che l’Italia sia uno dei pochissimi paesi europei che rifiuta il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali.
Di una moderna civiltà giuridica fa parte il riconoscimento dei diritti dei migranti, sottoposti oggi a pesanti discriminazioni, a condizioni di lavoro umilianti e troppo spesso illegali, ed esposti agli attacchi razzisti e xenofobi. chiediamo nuove politiche europee e italiane sull’immigrazione, e la sostituzione dei centri di detenzione con strutture che rendano possibile l’inserimento in condizioni civili nella vita del Paese. 

L’impegno per la pace, contro la guerra e ogni forma di imperialismo e neocolonialismo, per il disarmo è un valore fondante della Federazione della Sinistra.

Dopo la caduta del muro di Berlino, lo scioglimento del Patto di Varsavia e la fine della guerra fredda, invece di promuovere la pace, rafforzare e riformare l’ONU come sede della soluzione politica delle controversie internazionali, gli USA e i paesi occidentali, con decisioni sia unilaterali che multilaterali, hanno ripetutamente violato il diritto internazionale, delegittimato l’ONU e trasformato la NATO in uno strumento di guerra e di aggressione al di fuori dei propri confini. Per questo siamo per l’uscita dell’Italia dalla NATO, per lo scioglimento di essa e perché l’Unione europea, finora drammaticamente priva di una politica comune, adotti una politica europea di sicurezza e di pace. Siamo per il ritiro unilaterale del contingente italiano in Afghanistan

Proponiamo la chiusura delle basi militari straniere in Italia.

Chiediamo l’immediata rimozione del blocco immorale e illegittimo imposto dagli USA a Cuba, più volte condannato dall’Assemblea generale dell’ONU

Chiediamo l’abolizione della “lista delle organizzazioni terroristiche” compilata dall’UE.

Il principale fattore di crisi internazionale e di guerra è oggi costituito dalla mancata soluzione della questione israelo-palestinese. Eppure la pace in quelle terre sarebbe decisiva per porre fine alla stagione dello scontro di civiltà. L’attuale governo israeliano mostra con inaccettabile determinazione la volontà di non procedere nel processo di pace, che deve fondarsi sul ritiro dai territori occupati e su garanzie reciproche di sicurezza, in base al principio “due popoli due stati”.

tal fine gli insediamenti coloniali in territorio palestinese devono essere smantellati, e l’embargo a Gaza va tolto immediatamente. La Federazione della Sinistra è a fianco del popolo palestinese nella sua lotta per il diritto all’autodeterminazione, come previsto da decenni da ripetute risoluzioni dell’Onu.

Nuove inquietanti minacce di guerra si profilano con riferimento all’Iran. Un attacco a quel paese determinerebbe devastanti e inimmaginabili conseguenze. La soluzione negoziale del contenzioso richiede la rinuncia all’arma nucleare da parte di tutti i paesi dell’area, compreso Israele. Siamo per un pianeta denuclearizzato. 

Proponiamo, anche a partire dal programma comune per le elezioni europee, una rifondazione democratica e sociale dell’Unione europea, su basi opposte a quelle monetariste e liberiste, che hanno avuto e continuano ad avere nella grande coalizione formata da socialisti, popolari e liberali europei la base di consenso politico che è all’origine del ventennio neoliberista. Un patto politico che è stato purtroppo riaffermato con la condivisione bipartisan dei piani di austerità e del vero e proprio “golpe monetario”, con la proposta di riforma del patto di stabilità, volta alla distruzione del modello sociale europeo. la Federazione della Sinistra si colloca con le forze politiche che in Europa si riconoscono nel Gue e nel Partito della Sinistra Europea, e insieme a loro lavora alla costruzione di un fronte sociale e politico antiliberista anche nel nostro continente.

Il centro destra italiano presenta il volto peggiore e più inquietante, senza paragoni in Europa, delle tendenze regressive del capitalismo contemporaneo.
L’attacco alla Costituzione la delegittimazione di ogni soggetto costituzionale che non sia il capo del governo (dal Parlamento alla Corte Costituzionale, dalla Magistratura fino alla stessa Presidenza della Repubblica), il disprezzo per la legalità, la tolleranza per la corruzione colpiscono al cuore i principi e la logica stessa della democrazia.

Il controllo del sistema radiotelevisivo mina il diritto dei cittadini ad una informazione pluralista: si conferma il serio errore compiuto dai governi del centro sinistra nel non approvare la legge sul conflitto di interessi. Aldilà delle dichiarazioni di intenti, e della positiva azione della magistratura e delle forze dell’ordine, la presenza nel governo di esponenti indagati per collusione con la criminalità organizzata dimostra che non si vuole colpire a fondo il sistema mafioso, che ha la sua forza proprio nel rapporto con il potere politico e finanziario C’è un rischio grave per la democrazia del nostro Paese, che può persino richiamare per alcuni aspetti il ricordo del fascismo, sconfitto dalla lotta di Resistenza e dalla conquista della Costituzione repubblicana.
Il berlusconismo trova il suo terreno di coltura e il suo referente sociale nel capitalismo italiano, che a sua volta si è rivelato nell’ultimo ventennio uno dei più regressivi a livello internazionale, avendo puntato, invece che su investimenti in innovazione e ricerca, sulla compressione dei salari, dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e sull’evasione fiscale.
Di fronte a questa involuzione autoritaria, che ripropone il sovversivismo delle classi dominanti italiane, è necessario lanciare l’allarme e invitare all’unità tutte le forze politiche, sociali e culturali, per realizzare un largo fronte di opposizione.


Va condotta una battaglia culturale, per costruire un nuovo senso comune, che contrasti il revisionismo dilagante e i processi di passivizzazione portati avanti attraverso il sistema massmediatico.
Ancora più grave è la situazione se si considera la presenza e il ruolo determinante nella maggioranza di governo della Lega.

Si determina un vero rischio, che non deve essere in alcun modo sottovalutato, per l’unità nazionale.
In definitiva, questo governo e questa maggioranza vogliono, con la connivenza o l’inerzia dei potentati economici e finanziari, consolidare il proprio potere sulla base del degrado democratico e sociale e della divisione del Paese.

A determinare l’emergenza democratica e sociale dell’Italia hanno concorso le scelte della sinistra italiana nell’ultima fase: scelte evidentemente sbagliate, errori da non ripetere, se oggi in Italia le forze a sinistra del PD sono fuori dal Parlamento nazionale ed europeo, divise e frammentate; e se la parte maggioritaria del PDS è confluita in un nuovo partito che rifiuta di definirsi di sinistra. Il risultato è l’altra faccia del caso italiano oggi: il paese europeo che aveva la sinistra più forte, rischia ora l’assenza di una sinistra degna di questo nome. E’ la necessità di reagire a questa situazione la ragione prima della nascita della Federazione della Sinistra.

Il bipolarismo maggioritario e parapresidenzialista, la subalternità al federalismo leghista, per poi subirne le conseguenze con le ripetute vittorie della destra hanno  prodotto un circolo vizioso fatto di delusioni dell’elettorato di centrosinistra e di successi della destra, ai quali si è risposto con processi politici che alla fine hanno prodotto un partito, il PD, che nega esplicitamente di essere di sinistra e che ha proposto l’obiettivo del bipartitismo come approdo della transizione del sistema politico italiano. La nuova segreteria del PD sembra aver superato l’idea dell’autosufficienza e dal bipartitismo. Sul versante delle politiche economiche e sociali, nonostante l’emersione di accenti diversi rispetto al passato, non è messo in discussione l’orientamento di fondo, e in particolare la scelta aclassista, come dimostrano le posizioni assunte sullo sciopero della Cgil e su Pomigliano. Attrazione crescente anche sull’elettorato di sinistra esercita l’Italia dei Valori. Essa appare la forza parlamentare più determinata nell’opposizione a Berlusconi. Ma l’ambiguità su questioni fondamentali come la politica estera, la politica economica e sociale, i diritti civili, la spinge a scelte profondamente sbagliate, come il voto favorevole sul federalismo fiscale o la promozione di una campagna referendaria alterativa a quella promossa dai Comitati contro la privatizzazione dell’acqua.

Dopo il voto del 2006, all’interno del governo Prodi prevalsero tendenze moderate o apertamente monetariste. Sarebbe stato necessario allargare il consenso negli strati popolari, attuando la parte più avanzata del programma. Prevalse invece, la “politica dei due tempi”, con la manovra e la prima legge finanziaria del governo Prodi Si creò così scontento e delusione nell’elettorato di sinistra. Quando poi la componente moderata della maggioranza diede vita al PD, e il segretario di questo partito diede il colpo di grazia al governo proclamando la scelta di rompere l’alleanza, la reazione della parte prevalente della sinistra fu di accettare quella che fu definita una “separazione consensuale”. La crisi di governo fu aperta a destra, ma le responsabilità furono accollate alla sinistra. Quando questa poi si presentò alle elezioni con un cartello elettorale con un simbolo e nome del tutto inediti, che cancellavano anche graficamente le identità e la storia delle forze che la componevano, milioni di elettori le tolsero il consenso, in parte astenendosi, in parte attratti dall’illusoria sirena del voto utile.
Nella fase successiva, prevalse la triste logica della scissione e della divisione a sinistra. Le elezioni europee e poi quelle regionali e amministrative hanno dimostrato che esiste un consenso, tra le varie formazioni della sinistra, che supera i 2 milioni di elettori e il 6% dei voti. Ma la divisione ha impedito a questo consenso di eleggere propri rappresentanti nel parlamento europeo e in molti consigli regionali e locali.
La diversità tra la nostra piattaforma e il nostro progetto politico rispetto a quello di Sel non va negata e nemmeno sottovalutata. In particolare, riteniamo che la sinistra debba costituire un polo autonomo, e non una componente del centrosinistra, interna alla logica del bipolarismo. E non condividiamo una visione e una prassi lideristica e plebiscitaria della politica.
Tuttavia ciò non può e non deve impedire una unità di azione a sinistra, possibile per battaglie su temi condivisi (come dimostrato dal comune giudizio sulla manovra e su Pomigliano), e per affrontare in modo convergente le prossime elezioni amministrative. Il nostro invito unitario si rivolge a tutti i soggetti politici (come Sel, Sinistra Critica, Pcl, Rete dei Comunisti) e sociali, che condividono la necessità di un cambiamento profondo della società e del rilancio della democrazia.


Naturalmente il recupero del consenso elettorale, necessario perché la sinistra disponga della “massa critica” per contare, incidere, essere credibile davanti ai lavoratori e al Paese, non può limitarsi all’unità tra le forze politiche della sinistra. L’astensionismo crescente, movimenti come quello “Cinque stelle”, che contestano il sistema politico nel suo insieme, ma sono attraversati da temi di sinistra, la rete dei comitati e delle associazioni presenti nel paese, luoghi del conflitto sociale, e soprattutto gli operai, le lavoratrici e i lavoratori colpiti dalla crisi: è qui uno straordinario terreno di impegno, certamente difficile da praticare, ma indispensabile per ridare alla sinistra italiana la forza e il peso che nella storia del nostro Paese sono sempre stati decisivi per consentire l’avanzamento della democrazia e dei diritti.

Nel rapporto con le altre forze politiche dell’attuale opposizione ribadiamo anzitutto l’autonomia della sinistra. Autonomia non significa naturalmente rinunciare alla prospettiva unitaria, che sempre è stata un punto di forza della sinistra italiana. Dall’opposizione, unità vuol dire anzitutto iniziative e mobilitazioni comuni contro il governo e a difesa della democrazia.
Di fronte all’inquietante offensiva antidemocratica e antisociale del governo, la mobilitazione e la protesta non può essere affidata esclusivamente ai soggetti sociali e istituzionali direttamente colpiti, né è sufficiente che le singole forze di opposizione agiscano ciascuna per sé, magari nell’illusione che le divisioni, che pure esistono, all’interno della maggioranza possano frenare l’attività eversiva del governo e creare lo spazio in questa legislatura a nuovi schemi politici.
Per i partiti di opposizione è un dovere nei confronti del Paese dare vita a una mobilitazione unitaria che, rispettando la diversità di posizioni programmatiche, manifesti con determinazione la volontà di battersi a difesa dei valori e dei diritti sanciti dalla Costituzione.

La mobilitazione unitaria dell’opposizione è necessaria per dare invece un segnale di fiducia e di speranza ai milioni di italiane e di italiani che chiedono di sconfiggere questo governo e impedire che la compressione delle libertà e dei diritti sociali e dei lavoratori e l’attacco alla Costituzione siano portati a compimento.
Per questo proponiamo, in primo luogo, a tutte le forze a sinistra del PD di dar vita a un tavolo per costruire insieme la massima forma di unità possibile, contro le politiche del governo, del padronato e dell’Europa, invertendo la tendenza alla divisione e alla contrapposizione.


Proponiamo, inoltre, il massimo di unità contro il governo Berlusconi tra tutte le forze dell’opposizione politica e sociale, anche dando vita a un coordinamento permanente delle opposizioni. Per quanto riguarda le prossime elezioni politiche, per le ragioni sopra esposte, non riteniamo esistano le condizioni per un comune programma di governo e per la partecipazione al medesimo della Federazione. La diversità profonda di impostazione programmatica con il PD determinerebbe per la sinistra il rischio della subalternità, oppure di una continua conflittualità

Proponiamo di dar vita, costruendola da oggi, a una coalizione democratica per sconfiggere Berlusconi e Bossi, sulla base di una piattaforma di ripristino e di rinnovamento della nostra democrazia: la più rigorosa difesa dei diritti democratici, sociali e dei lavoratori e delle lavoratrici, previsti dalla Costituzione, una legge elettorale di impianto proporzionale, la legge sul conflitto di interessi, regole rigorose su questione morale, etica pubblica e principio di legalità.

L’Italia non è destinata ad essere governata per sempre dal triste connubio tra casta, cricca, e, troppo spesso, criminalità organizzata. I giovani non sono destinati a un futuro di precarizzazione del lavoro e della vita stessa Secondo gli ultimi dati in Italia un giovane su tre è disoccupato; dei giovani che lavorano, uno su due è precario; i salari sono i più bassi d’Europa

La mobilità sociale è bloccata.
Si può e si deve reagire. Dare ai giovani la prospettiva di un futuro diverso, di un’Italia giusta e onesta è il nostro primo obiettivo. A tal fine è centrale la battaglia per il rinnovamento della politica.
Enrico Berlinguer comprese che la questione morale è un cancro che corrode la democrazia, non solo un problema di codice penale. Lanciò l’allarme e indicò la via di un profondo rinnovamento dei partiti basato sull’allargamento della democrazia. Lo smantellamento dei partiti tradizionali, delle loro storie e identità, ha concorso a sradicare la politica dalla sua funzione alta, ha incentivato il trasformismo e il clientelismo, facendo prevalere la ricerca del potere ad ogni costo.
Si propongono ora rimedi ancora peggiori, come la riduzione del numero dei componenti delle assemblee elettive; mentre non è la rappresentanza a dover essere colpita, ma le prebende, i privilegi, gli sprechi, gli strumenti del clientelismo, che non vengono invece nemmeno sfiorati.
L’impegno sulla questione morale è pertanto una delle ragioni fondamentali della battaglia per il rinnovamento della politica, contro il bipolarismo e per le riforme democratiche che proponiamo. La questione morale riguarda Berlusconi, ma non solo lui: coinvolge ormai larghi settori del sistema politico. La battaglia per l’indipendenza della magistratura è per noi la difesa non dei privilegi di un ceto, ma del diritto della cittadina e del cittadino a una giustizia efficiente e uguale per tutti, contro le pretese di autotutela delle oligarchie.
La questione morale riguarda la politica, ma non solo la politica: Particolarmente grave in questo quadro è l’intreccio perverso tra politica, affari e mafia. Ciò determina in vaste aree del Mezzogiorno una vera e propria sospensione della democrazia e dell’idea del lavoro come diritto.

Ridare significato ideale alla politica, per rendere attrattiva la militanza nei partiti. Senza partecipazione democratica, senza una forte tensione ideale, i partiti si riducono a strumenti nelle mani di poche persone e la militanza si trasforma spesso in carrierismo.
Nell’impegno per il rinnovamento della politica, dobbiamo partire anzitutto da noi stessi. Non possiamo pensare di essere immuni dai fenomeni degenerativi.

La battaglia per il rinnovamento della politica è un dovere innanzitutto verso le nuove generazioni. Il messaggio che lanciamo è di non rassegnarsi a un futuro senza speranza. Una sinistra che insieme ai giovani costruisca gli strumenti di emancipazione individuale e collettiva e metta in campo una nuova generazione di militanti e dirigenti politici

Siamo consapevoli che questi obiettivi devono essere conquistati, che dobbiamo costruirli insieme. Per questo diamo vita alla Federazione della Sinistra, per questo raccogliamo la sfida che la classe operaia lancia al Paese, a partire da Pomigliano: ridare all’Italia, alle lavoratrici e ai lavoratori, alle nuove generazioni, una grande forza della sinistra, moderna perché orgogliosa della propria storia, che indichi l’orizzonte di una società più giusta, di un altro mondo possibile.

 

 


 

Il sito della Fds con i documenti del  Congresso