|
|
![]() ![]() ![]() |
|
|
Documento Congresso Fds (ridotto) |
|
Riassunto del documento della Federazione della Sinistra
Uscire da sinistra dalla crisi vuol dire prospettare un’alternativa di sistema: “Il socialismo del XXI secolo”, come dicono i popoli latino-americani. Ci sentiamo parte delle forze, sempre crescenti, che in Europa e nel mondo si battono per costruire un’alternativa di sistema, a partire dal conflitto tra chi controlla la proprietà dei beni economici e chi non ha questo potere, dalla contraddizione fondamentale tra capitale e lavoro, dalla contraddizione tra i sessi. Indichiamo quindi la prospettiva di un lungo e profondo processo di cambiamento, nel quale il dominio del capitale e del patriarcato venga superato attraverso il conflitto democratico, sociale e ideale, e sia sostituito da un altro sistema economico e sociale: il Socialismo del XXI secolo, una società fondata sul principio di eguaglianza che apra la prospettiva di “una comunità nella quale la libertà di ciascuno è la condizione per la libertà di tutti”. La crisi economica mondiale costituisce un drammatico passaggio di fase, paragonabile a quello che si aprì nel 1929. La crisi non ha carattere episodico o ciclico, ma è la conseguenza di un sistema dominato dalla logica liberista e dal capitalismo finanziario. Viene riproposto lo stesso modello che ha determinato la crisi. Anzi, il modello è aggravato da manovre dei governi nazionali e da proposte di nuovi interventi a livello europeo, voluti da chi vede nella crisi l’occasione per accelerare i processi di smantellamento dello stato sociale e di frammentazione del lavoro. L’obiettivo è dichiarato: colpire al cuore il modello sociale europeo, nella parte sopravvissuta agli attacchi del liberismo. Disoccupazione, precarizzazione, compressione dei diritti e dei redditi delle lavoratrici e dei lavoratori, riduzione delle prestazioni sociali: questa è la ricetta. Ciò che si vorrebbe imporre ai lavoratori di Pomigliano è emblematico di un orientamento complessivo. In Italia la manovra del governo peggiora una situazione già pesante Si aggravano le ingiustizie sociali
L’Amministratore Delegato della
Fiat Sergio Marchionne ha percepito un compenso di 4
milioni e 782 mila euro, pari a 435 volte il reddito
medio di un suo dipendente. Analoghe retribuzioni sono
percepite dagli amministratori delle banche e delle
grandi imprese. La Fiat ha distribuito nel 2009 oltre
200 milioni di euro di dividendi alla famiglia Agnelli e
agli altri proprietari. L’indice della diseguaglianza
sociale in Italia è il più alto dell’Europa continentale
(pari a 35, contro 28 della Francia e 23 della Svezia). Quanto sta accadendo in Europa e in Italia conferma che senza profondi cambiamenti sociali il capitalismo prosegue nella sua strada distruttiva. A una crisi sistemica i governi e le oligarchie economiche e finanziarie danno una risposta che accentua gli aspetti socialmente, economicamente e culturalmente regressivi del modello economico dominante. Uscire dalla crisi a sinistra è possibile solo mettendo in discussione questo modello. Si conferma così che per la sinistra l’obiettivo non può essere quello di gestire il sistema economico esistente, ma di porre l’esigenza di una alternativa di sistema al capitalismo in quanto tale. Chi condivide questa analisi e questi obiettivi ha il dovere di unirsi e battersi per un’alternativa di società. Solo con l’unità è possibile reagire al concreto rischio della scomparsa in Italia di una Sinistra degna di questo nome. Per questo Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro-Solidarietà hanno deciso dar vita a un nuovo soggetto politico, la Federazione della Sinistra, e di invitare a partecipare altri soggetti politici, movimenti, associazioni, cittadine e cittadini che condividono l’impianto di questo progetto. Ci uniamo per cominciare ad invertire la tendenza alla divisione e alla frammentazione che tanto danno hanno arrecato alla sinistra, alle lavoratrici e ai lavoratori, all’Italia; per dare senso e credibilità alla prospettiva del cambiamento.
L’unità è necessaria
per dare credibilità alla costruzione del Socialismo del
XXI secolo. L’unità è utile perché identità, culture politiche e pratiche sociali diverse convivano e, riconoscendosi reciprocamente, concorrano alla costruzione di un programma comune L’unità è solida se è capace, nei fatti, di non ripetere i seri errori politici e la tendenza alle scissioni che hanno provocato la più grave crisi della sinistra nella storia italiana. All’unità non c’è
alternativa. Le
diverse organizzazioni della sinistra si troverebbero
altrimenti a competere fra loro, in una lotta fratricida
dalla quale niente di utile può venire alle classi
popolari e ai movimenti di lotta.
La Federazione è un nuovo
soggetto politico, unitario e plurale.
Non un partito unico, ma nemmeno un cartello elettorale
o una sommatoria di due partiti comunisti. E’ un
progetto ambizioso e originale che punta a valorizzare e
a trasformare in iniziativa politica, conflitto sociale,
prassi quotidiana, il patrimonio comune alle differenti
soggettività, superando i limiti già verificati
della dinamica “scioglimento dei partiti esistenti-
costituzione di nuovi partiti”. Il primo congresso della Federazione è per noi l’inizio di un processo che ha l’ambizione di costruire un polo politico e sociale della sinistra di alternativa dotato della forza e del consenso necessari per affrontare i grandi compiti che sono davanti a noi, per pesare e incidere nella realtà italiana. Per questo la Federazione della Sinistra sarà sempre aperta. Invitiamo tutti i soggetti politici e sociali, tutte le persone che ne condividono l’ispirazione a farne parte, contribuendo a costruire e ad arricchire il programma e l’iniziativa politica, sociale e culturale. La Federazione della Sinistra decide di presentarsi unitariamente, come soggetto politico, con il proprio simbolo, alle elezioni a tutti i livelli. Si vuole una Costituzione disegnata a misura del mercato e del profitto, non del lavoro, dei diritti della persona, dell’eguaglianza. Nella legislatura in corso si è realizzato un attacco grave e pericoloso, perché rivolto contro i principi della Costituzione, i suoi valori, i diritti democratici e sociali garantiti nella Prima parte
L’attacco convergente all’unità nazionale e alla Resistenza, il momento più alto della storia italiana, rappresenta la becera espressione ideologica dell’aggressione ai principi fondativi dell’Italia democratica. Ci
battiamo quindi: Per
rendere effettiva la libertà di informare e di essere
informati, con una
legge sul conflitto di interessi, contro l’oligopolio
televisivo e per la libertà dei giornalisti nei
confronti dei proprietari dei mass media. Porre alla base della nostra proposta la centralità del lavoro vuol dire schierarsi dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori nel conflitto con la proprietà; assumere il tema della rappresentanza politica delle lavoratrici e dei lavoratori e impegnarsi quindi per radicare la federazione nei luoghi di lavoro; indicare politiche per la piena e buona occupazione e per la ricomposizione del mondo del lavoro, contro la frammentazione perseguita negli ultimi anni per dividerlo e indebolirlo. In questo quadro la Federazione considera la questione meridionale una grande questione nazionale Affrontare in modo determinato e innovativo la questione meridionale significa affermare i principi dell’unità nazionale, della democrazia, dell’intervento pubblico nell’economia Condizione indispensabile per il riscatto del Sud è il rinnovamento della pratica politica e il ricambio dei gruppi dirigenti.
Il rapporto di potere sociale,
economico e simbolico tra i sessi,
a quarant’anni dalla rivoluzione femminista,
permane fortemente squilibrato. Per restare
solo in ambito europeo, l’Italia è il Paese in cui la
questione femminile si pone con maggiore emergenza. L’organizzazione del lavoro e la riduzione dello Stato sociale colpiscono direttamente la libertà delle donne. La disoccupazione e l’inoccupazione femminile, la diffusione del lavoro precario (maggiore che per gli uomini), le differenze di stipendio e remunerazione (mediamente inferiori del 23% a quelle degli uomini), le vessazioni sul lavoro, sono a livello preoccupante per una società del XXI secolo. La carenza di un welfare sociale adeguato si scarica sulle famiglie e da queste sulle donne, per il persistere della visione tradizionale che tende a schiacciare la soggettività delle donne nell’istituto familiare.
E’ impegno della Federazione
battersi perché ogni donna decida liberamente del
proprio corpo e abbia riconosciuti i pieni diritti di
eguaglianza, in famiglia, nella società e sul lavoro,
sanciti dalla Costituzione. La crisi ambientale, che mette a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta, è la conseguenza, come la crisi economica, delle contraddizioni strutturali del capitalismo, che in nome del profitto assoggetta la natura ad uno sfruttamento indiscriminato. Siamo quindi per il NO al nucleare. La crisi alimentare condanna alla morte per fame e per sete milioni e milioni di essere umani, a causa delle politiche neo-liberiste che hanno accresciuto nel mondo povertà e squilibri territoriali, hanno concentrato nei Paesi più ricchi i luoghi di trasformazione e commercializzazione delle risorse agricole, hanno organizzato attraverso le multinazionali lo sfruttamento delle terre dei Paesi poveri, negando così il diritto fondamentale al cibo per tutti. Per noi è centrale l’idea che le risorse naturali sono beni comuni. Il movimento referendario contro la privatizzazione dell’acqua, da noi sostenuto, esprime una nuova soggettività, che vede nell’acqua il simbolo forte di un legame stretto e imprescindibile fra risorse e comunità. Sosteniamo la piena attuazione dell’art. 43 della Costituzione, che prevede la possibilità di sottrarre al regime privatistico le attività che riguardano servizi pubblici essenziali, fonti di energia e situazioni di monopolio, attribuendole a comunità di utenti e di lavoratori. Diritto alla casa ed equilibrio urbanistico vanno garantiti attraverso forme nuove di compartecipazione sociale alle decisioni pubbliche, sulla base del principio che le aree urbane costituiscono un bene comune. Il sapere, la conoscenza, l’istruzione sono un fondamentale diritto democratico. La cultura è un patrimonio universale, prodotto nel corso della storia dell’umanità. La ricerca scientifica non può essere subordinata alla logica del capitale. Tutte le bambine e i bambini, tutti i giovani devono avere pari opportunità nell’accesso alla conoscenza Il pesante attacco alla scuola pubblica, all’università pubblica e alla cultura in atto da parte del governo Berlusconi si fonda su una logica classista che va denunciata ad alta voce. L’obiettivo è di realizzare due canali formativi: una scuola pubblica dequalificata con insegnanti malpagati e demotivati, per i ceti popolari; una scuola privata per ricchi e benestanti, che perpetui le gerarchie sociali esistenti. Proponiamo una radicale inversione di tendenza per garantire a tutti, come vuole la Costituzione, l’eguale diritto all’istruzione. Una scuola pubblica, democratica e pluralista. Condividiamo quindi, e concorriamo a costruire, la mobilitazione di studenti e ricercatori, in atto in Italia e in Europa, contro la privatizzazione dell’università e della ricerca e siamo con i movimenti, come l’onda e gli insegnamenti precari, che si battono per questi obiettivi.
La spesa pubblica italiana per la ricerca, pari all’1,1% del PIL, è largamente inferiore alla media europea del 2% e all’obiettivo del 3% fissato per il 2010 dall’Europa. A sua volta, l’impresa privata italiana ha il record negativo degli investimenti in ricerca: lo 0,55% del PIL, contro ad esempio l’1,83% della Germania. L’obiettivo delle classi dirigenti è quindi quello di privatizzare la ricerca, utilizzando fondi pubblici (con lo strumento della fondazione-università) per porla al servizio dell’impresa. Le politiche di privatizzazione della cultura vanno combattute. Compito dello Stato è infatti sostenere la produzione culturale, sottraendola alla logica della mercificazione. All’attacco alla democrazia, ai diritti del lavoro, allo stato sociale in corso in Italia si accompagna un attacco ai diritti civili e al principio della laicità dello Stato senza paragoni in Europa. Il principio della laicità dello stato non costituisce per noi ragione di un conflitto tra credenti e non credenti. Il dialogo chiede la costruzione di un comune convincimento secondo il quale nessuno può imporre un punto di vista culturale, ideale o religioso con pretesa di assolutezza. Il pluralismo, se ancorato ai valori sanciti dalla Costituzione, non è nichilismo, ma confronto tra ragioni diverse, nessuna delle quali può avere la pretesa di prevalere sulle altre. In una democrazia, e all’interno del quadro costituzionale, il pluralismo è un valore che richiede un dibattito pubblico aperto. riteniamo che debba essere garantito il principio dell’autodeterminazione della persona. Vanno protetti i diritti di coloro che sono discriminati a causa della loro origine etnica, orientamento sessuale ed identità di genere, religione, ideologia, disabilità, età.
L’effettivo superamento delle discriminazioni derivanti
dall’orientamento sessuale e dell’omofobia richiede che
l’ordinamento giuridico italiano riconosca il
matrimonio tra persone dello stesso sesso. Non
è ammissibile che l’Italia sia uno dei pochissimi paesi
europei che rifiuta il riconoscimento dei diritti delle
coppie omosessuali. L’impegno per la pace, contro la guerra e ogni forma di imperialismo e neocolonialismo, per il disarmo è un valore fondante della Federazione della Sinistra. Dopo la caduta del muro di Berlino, lo scioglimento del Patto di Varsavia e la fine della guerra fredda, invece di promuovere la pace, rafforzare e riformare l’ONU come sede della soluzione politica delle controversie internazionali, gli USA e i paesi occidentali, con decisioni sia unilaterali che multilaterali, hanno ripetutamente violato il diritto internazionale, delegittimato l’ONU e trasformato la NATO in uno strumento di guerra e di aggressione al di fuori dei propri confini. Per questo siamo per l’uscita dell’Italia dalla NATO, per lo scioglimento di essa e perché l’Unione europea, finora drammaticamente priva di una politica comune, adotti una politica europea di sicurezza e di pace. Siamo per il ritiro unilaterale del contingente italiano in Afghanistan Proponiamo la chiusura delle basi militari straniere in Italia. Chiediamo l’immediata rimozione del blocco immorale e illegittimo imposto dagli USA a Cuba, più volte condannato dall’Assemblea generale dell’ONU Chiediamo l’abolizione della “lista delle organizzazioni terroristiche” compilata dall’UE. Il principale fattore di crisi internazionale e di guerra è oggi costituito dalla mancata soluzione della questione israelo-palestinese. Eppure la pace in quelle terre sarebbe decisiva per porre fine alla stagione dello scontro di civiltà. L’attuale governo israeliano mostra con inaccettabile determinazione la volontà di non procedere nel processo di pace, che deve fondarsi sul ritiro dai territori occupati e su garanzie reciproche di sicurezza, in base al principio “due popoli due stati”. tal fine gli insediamenti coloniali in territorio palestinese devono essere smantellati, e l’embargo a Gaza va tolto immediatamente. La Federazione della Sinistra è a fianco del popolo palestinese nella sua lotta per il diritto all’autodeterminazione, come previsto da decenni da ripetute risoluzioni dell’Onu. Nuove inquietanti minacce di guerra si profilano con riferimento all’Iran. Un attacco a quel paese determinerebbe devastanti e inimmaginabili conseguenze. La soluzione negoziale del contenzioso richiede la rinuncia all’arma nucleare da parte di tutti i paesi dell’area, compreso Israele. Siamo per un pianeta denuclearizzato. Proponiamo, anche a partire dal programma comune per le elezioni europee, una rifondazione democratica e sociale dell’Unione europea, su basi opposte a quelle monetariste e liberiste, che hanno avuto e continuano ad avere nella grande coalizione formata da socialisti, popolari e liberali europei la base di consenso politico che è all’origine del ventennio neoliberista. Un patto politico che è stato purtroppo riaffermato con la condivisione bipartisan dei piani di austerità e del vero e proprio “golpe monetario”, con la proposta di riforma del patto di stabilità, volta alla distruzione del modello sociale europeo. la Federazione della Sinistra si colloca con le forze politiche che in Europa si riconoscono nel Gue e nel Partito della Sinistra Europea, e insieme a loro lavora alla costruzione di un fronte sociale e politico antiliberista anche nel nostro continente. Il
centro destra italiano presenta il volto peggiore e più
inquietante, senza paragoni in Europa, delle tendenze
regressive del capitalismo contemporaneo. Il
controllo del sistema radiotelevisivo
mina il diritto dei cittadini ad una informazione
pluralista: si conferma il serio errore compiuto dai
governi del centro sinistra nel non approvare la legge
sul conflitto di interessi. Aldilà delle dichiarazioni
di intenti, e della positiva azione della magistratura e
delle forze dell’ordine, la presenza nel governo di
esponenti indagati per collusione con la criminalità
organizzata dimostra che non si vuole colpire a
fondo il sistema mafioso, che ha la sua forza
proprio nel rapporto con il potere politico e
finanziario C’è un rischio grave per la democrazia del
nostro Paese, che può persino richiamare per alcuni
aspetti il ricordo del fascismo, sconfitto dalla lotta
di Resistenza e dalla conquista della Costituzione
repubblicana.
Si determina un vero rischio,
che non deve essere in alcun modo sottovalutato, per
l’unità nazionale. A determinare l’emergenza democratica e sociale dell’Italia hanno concorso le scelte della sinistra italiana nell’ultima fase: scelte evidentemente sbagliate, errori da non ripetere, se oggi in Italia le forze a sinistra del PD sono fuori dal Parlamento nazionale ed europeo, divise e frammentate; e se la parte maggioritaria del PDS è confluita in un nuovo partito che rifiuta di definirsi di sinistra. Il risultato è l’altra faccia del caso italiano oggi: il paese europeo che aveva la sinistra più forte, rischia ora l’assenza di una sinistra degna di questo nome. E’ la necessità di reagire a questa situazione la ragione prima della nascita della Federazione della Sinistra. Il bipolarismo maggioritario e parapresidenzialista, la subalternità al federalismo leghista, per poi subirne le conseguenze con le ripetute vittorie della destra hanno prodotto un circolo vizioso fatto di delusioni dell’elettorato di centrosinistra e di successi della destra, ai quali si è risposto con processi politici che alla fine hanno prodotto un partito, il PD, che nega esplicitamente di essere di sinistra e che ha proposto l’obiettivo del bipartitismo come approdo della transizione del sistema politico italiano. La nuova segreteria del PD sembra aver superato l’idea dell’autosufficienza e dal bipartitismo. Sul versante delle politiche economiche e sociali, nonostante l’emersione di accenti diversi rispetto al passato, non è messo in discussione l’orientamento di fondo, e in particolare la scelta aclassista, come dimostrano le posizioni assunte sullo sciopero della Cgil e su Pomigliano. Attrazione crescente anche sull’elettorato di sinistra esercita l’Italia dei Valori. Essa appare la forza parlamentare più determinata nell’opposizione a Berlusconi. Ma l’ambiguità su questioni fondamentali come la politica estera, la politica economica e sociale, i diritti civili, la spinge a scelte profondamente sbagliate, come il voto favorevole sul federalismo fiscale o la promozione di una campagna referendaria alterativa a quella promossa dai Comitati contro la privatizzazione dell’acqua. Dopo il voto del 2006,
all’interno del governo Prodi prevalsero tendenze
moderate o apertamente monetariste. Sarebbe stato
necessario allargare il consenso negli strati popolari,
attuando la parte più avanzata del programma. Prevalse
invece, la “politica dei due tempi”, con la manovra e la
prima legge finanziaria del governo Prodi Si creò così
scontento e delusione nell’elettorato di sinistra.
Quando poi la componente moderata della maggioranza
diede vita al PD, e il segretario di questo partito
diede il colpo di grazia al governo proclamando la
scelta di rompere l’alleanza, la reazione della parte
prevalente della sinistra fu di accettare quella che fu
definita una “separazione consensuale”. La crisi di
governo fu aperta a destra, ma le responsabilità furono
accollate alla sinistra. Quando questa poi si presentò
alle elezioni con un cartello elettorale con un simbolo
e nome del tutto inediti, che cancellavano anche
graficamente le identità e la storia delle forze che la
componevano, milioni di elettori le tolsero il consenso,
in parte astenendosi, in parte attratti dall’illusoria
sirena del voto utile.
Nel rapporto con le altre forze
politiche dell’attuale opposizione ribadiamo anzitutto
l’autonomia della sinistra.
Autonomia non significa naturalmente rinunciare
alla prospettiva unitaria, che sempre è stata
un punto di forza della sinistra italiana.
Dall’opposizione, unità vuol dire anzitutto iniziative e
mobilitazioni comuni contro il governo e a difesa della
democrazia. La
mobilitazione unitaria dell’opposizione è necessaria
per dare invece un segnale di fiducia e di
speranza ai milioni di italiane e di italiani che
chiedono di sconfiggere questo governo e
impedire che la compressione delle libertà e dei diritti
sociali e dei lavoratori e l’attacco alla Costituzione
siano portati a compimento.
Proponiamo di dar vita, costruendola da oggi, a una coalizione democratica per sconfiggere Berlusconi e Bossi, sulla base di una piattaforma di ripristino e di rinnovamento della nostra democrazia: la più rigorosa difesa dei diritti democratici, sociali e dei lavoratori e delle lavoratrici, previsti dalla Costituzione, una legge elettorale di impianto proporzionale, la legge sul conflitto di interessi, regole rigorose su questione morale, etica pubblica e principio di legalità. L’Italia non è destinata ad essere governata per sempre dal triste connubio tra casta, cricca, e, troppo spesso, criminalità organizzata. I giovani non sono destinati a un futuro di precarizzazione del lavoro e della vita stessa Secondo gli ultimi dati in Italia un giovane su tre è disoccupato; dei giovani che lavorano, uno su due è precario; i salari sono i più bassi d’Europa La mobilità
sociale è bloccata.
Ridare significato ideale alla
politica, per rendere attrattiva la militanza nei
partiti. Senza
partecipazione democratica, senza una
forte tensione ideale, i partiti si riducono a strumenti
nelle mani di poche persone e la militanza si trasforma
spesso in carrierismo. La battaglia per il rinnovamento della politica è un dovere innanzitutto verso le nuove generazioni. Il messaggio che lanciamo è di non rassegnarsi a un futuro senza speranza. Una sinistra che insieme ai giovani costruisca gli strumenti di emancipazione individuale e collettiva e metta in campo una nuova generazione di militanti e dirigenti politici Siamo consapevoli che questi obiettivi devono essere conquistati, che dobbiamo costruirli insieme. Per questo diamo vita alla Federazione della Sinistra, per questo raccogliamo la sfida che la classe operaia lancia al Paese, a partire da Pomigliano: ridare all’Italia, alle lavoratrici e ai lavoratori, alle nuove generazioni, una grande forza della sinistra, moderna perché orgogliosa della propria storia, che indichi l’orizzonte di una società più giusta, di un altro mondo possibile.
|