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Donne e uomini, mobilitiamoci!
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Dopo la sentenza del TAR: organizziamo
iniziative e pensiamo ad un otto marzo con
un significato di laicità, autoderminazione
e libertà!
DONNE, uomini, ragazze, operatrici e
operatori dei consultori, medici,
studentesse e studenti, precari/e,
lavoratrici/lavoratori, madri e padri:
lanciamo una
assemblea pubblica di mobilitazione
22 febbraio ore 20.30 Sala dell'Antico
Macello, via Matteo Pescatore 7, Torino.
Questa è una battaglia che non possiamo
permetterci di perdere: in gioco ci sono il
nostro futuro, LE NOSTRE VITE!
Collettivo altereva. (http://www.altereva.org/)
No Padania, no sostegno!
di Marica Guazzora*
La
Commissione Bilancio della Regione Piemonte ha approvato, con i
soli voti del Pdl, la creazione del fondo per il sostegno alle
donne che rinunceranno all'interruzione volontaria della gravidanza,
poiché i ricorsi in merito alla vicenda Consultori presentati dalla Casa
delle donne di Torino sono stati respinti. Con 250 euro al mese, per 18
mesi ti togli la paura. Mantieni il tuo bambino/a, perché si sa
che con 250 euro al mese si fanno una infinità di cose, sopratutto se
una donna non ha forme di sostentamento, non ha lavoro, magari non ha
casa decente, né parenti che possano aiutarla con 250 euro al mese
risolve tutto... Comunque sia, finiti 18 mesi saranno cavoli suoi.
Se continua a non avere mezzi di sostentamento, niente lavoro,
niente strutture e non ha a chi lasciarlo/a, può sempre abbandonarlo/a
sui gradini di una chiesa, come si faceva nei bei tempi andati, quando
c'era la famosa ruota. La carità cristiana gli/le troverà sicuramente
un bell'orfanotrofio dove parcheggiarlo/a. Dopo l'approvazione
della Commissione Bilancio il fondo deve essere approvato dal
Consiglio e già si conosce la modifica al testo che vorrà portare la
Lega. Se non sei residente in Piemonte da 3 anni, niente sostegno. Come
a dire che sei non sei piemontese e magari sei anche
extracomunitaria, hai diritto alla tua autodeterminazione! Decidi tu,
senza che il movimento per la vita si intrometta, appunto, nella tua di
vita. No Padania, no sostegno!
*Responsabile Diritti Federazione PdCI Torino
Torino, 16 febbraio 2012
Il Tar ha emesso una sentenza, ancora una volta,
contro la legge 194
Mao Calliano (PdCI-FdS):
La Giunta Cota
si sta dimostrando peggiore" - dichiara Mao Calliano, Segretario
Provinciale dei Comunisti Italiani - "di quello che ci si poteva
aspettare. Il progetto in campo di garantire 250 € al mese per 18 mesi
alle donne che decidono di non abortire è un abominio," - continua -
"perché è la dimostrazione di una fortissima discriminazione verso la
libertà di scelta e di un intervento diretto in un momento privato e
personale della vita delle donne." "Questa decisione è degna del più
assurdo fondamentalismo cattolico." Conclude Calliano. Torino 12
febbraio 2012
Eleonora Artesio (FdS): Consultori, inquietante
sentenza Tar
“Il pronunciamento del Tar sul ricorso promosso dalla
Casa delle Donne e da alcune donne è inquietante; diciamo subito che
quando per far valere le ragioni di principio e i diritti individuali,
già sanciti dalle leggi vigenti, occorre richiedere un pronunciamento
specifico, significa che la questione è già stata compromessa a monte”,
sottolinea Eleonora Artesio, capogruppo della Federazione della
Sinistra.
“Le delibere della Giunta Cota sono state assunte
senza alcun ascolto delle parti in causa e con una esplicita dominanza
degli accordi elettorali da parte del Presidente, della sua maggioranza
e delle organizzazioni più accanite ideologicamente, dei movimenti pro
vita”.
“I soggetti in carne e ossa, cioè le donne
interessate, sono state espulse dalla discussione e dalla decisione e il
merito dei ricorsi è stato di riportarle al centro della questione, a
fronte di una ideologia che pretende di ignorarle e di sottometterle”.
“Il pronunciamento del Tar ritiene di aver assolto il
compito consentendo alle parti differenti di presenziare nel percorso di
interruzione volontaria di gravidanza, ma non era e non è questo il
nocciolo della questione”.
“Chi vive e ha a cuore l’autodeterminazione delle
donne e il rispetto delle condizioni personali che inducono a una scelta
non mirava a competere con i volontari del movimento pro-vita, perché
respinge l’idea che il momento più delicato dell’accoglienza e dei
colloqui possa essere invaso da un dibattito ideologico”.
“Chi ha promosso il ricorso e chi lo ha condiviso
desidera una cosa ovvia e in uno stato di diritto normale: che il
servizio pubblico possa esercitare la propria competenza e la propria
indipendenza a garanzia dei bisogni e delle condizioni delle persone che
vi si rivolgono”.
“Questo in un Paese normale, ma il Piemonte di Cota
non è più un Paese normale. Ora il ruolo istituzionale ci porterà a
vigilare sulle forme concrete con le quali l’amministrazione pretenderà
di applicare le proprie arroganti delibere. Nel nostro esercizio e
questo è un valore del percorso che abbiamo dovuto intraprendere non
saremo soli perché abbiamo incontrato i movimenti e le organizzazione
che sono state protagoniste di questa fase”.
Torino, 10 Febbraio 2012
Riceviamo dalla Casa delle donne di Torino
Car* tutt*
oggi 10 febbraio 2012 il TAR ha emesso la sentenza sul nostro
secondo ricorso. la sentenza ci è molto sfavorevole. Per discuterne
TROVIAMOCI TUTTE MARTEDI' 14 FEBBRAIO 2012 ALLE ORE 20,30
NEL SALONE DELL'ANTICO MACELLO IN VIA MATTEO PESCATORE 7 - TORINO
Ecco il nostro comunicato stampa
L  a
Casa delle donne di Torino, insieme alle tante singole e
associazioni che si riconoscono nelle Donne di Torino per
l'Autodeterminazione, esprime il proprio sconcerto per la sentenza
che il Tar Piemonte ha emesso sul secondo ricorso presentato contro
la Deliberazione della Giunta regionale, che prevede l'ingresso dei
volontari pro-vita nei consultori e nel percorso sanitario, previsto
dalla legge 194 per l'interruzione volontaria di gravidanza.
La sentenza sostiene che le giovani donne non hanno interesse a
ricorrere, in quanto non sono né gravide né già madri.
A tale riguardo, la motivazione che ravvisa un interesse a ricorrere
solo nelle donne gravide e nelle donne già madri, è del tutto
illogica, posto che, ai fini del ricorso, non si vede quale sia la
differenza tra le donne già madri e le donne non gravide, quali
erano le ricorrenti.
Inoltre, ci pare che un'interpretazione di questo genere abbia la
conseguenza di rendere, di fatto, la deliberazione della Giunta
Regionale non impugnabile; è evidente che i tempi previsti per
l'interruzione della gravidanza sono incompatibili con quelli di
impugnazione di un atto amministrativo.
Anche la Casa delle donne, a parere del Tar, non ha interesse a
ricorrere, in quanto l'unica interpretazione possibile della
Deliberazione impugnata è quella che ammette la Casa delle donne al
convenzionamento con le ASL.
A tale proposito, dobbiamo constatare che - per la seconda volta -
il Tar ha omesso di pronunziarsi proprio su quelle censure che
evidenziavano la radicale illegittimità dell'ingerenza di chiunque
nel percorso di IVG e nelle strutture pubbliche.
Siamo fermamente convinte che, su questo punto, la Delibera violi
sia la legge 194, sia quelle sui consultori.
Rileviamo che il Tar ha completamente trascurato l'esistenza, nel
nostro ordinamento, del diritto delle associazioni portatrici dei
cosiddetti interessi diffusi (quale certamente è la Casa delle
donne) a rappresentare le violazioni di tali interessi avanti
l'Autorità Giudiziaria.
A nostro parere, la Casa delle donne di Torino aveva diritto ad
ottenere l'annullamento di un atto che viola i diritti delle donne
o, comunque, per lo meno, a vedere esaminati tutti gli argomenti
proposti.
Nulla la sentenza dice in ordine alla reintroduzione, nella nuova
delibera, del requisito della tutela della vita sin dal
concepimento, già dichiarato illegittimo e discriminatorio nella
prima sentenza.
Nulla la sentenza dice in ordine all'ulteriore empasse per le
associazioni che non abbiano tale requisito, consistente nella
necessità di dimostrare un'esperienza e un'attività di almeno due
anni.
Al contrario, la sentenza si concentra esclusivamente sul
significato grammaticale della "particella 'e', frapposta nel testo
tra 'alle donne' e 'alla famiglia'.
Il Tar sostiene che la congiunzione "e" esprime senza dubbio "nelle
reali intenzioni della Giunta regionale, una relazione disgiuntiva
inclusiva, con la conseguenza che l'esperienza biennale richiesta
per l'inclusione negli elenchi in questione, può essere posseduta
anche in uno solo dei due ambiti di riferimento contemplati."
Dunque, secondo il Tar, la Casa delle donne è ammessa a pieno
titolo al convenzionamento con le ASL all'interno del Protocollo di
attuazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di
gravidanza, in dipendenza della sua trentennale esperienza a tutela
delle donne.
Peccato che la ragione che ci ha spinto ad opporci alla Delibera,
anche attraverso la strada dei ricorsi, fosse quella di evitare che
le donne della nostra Regione, soprattutto nel delicato momento di
decidere se diventare madri o meno, siano sottoposte a pressioni di
qualsivoglia ideologia.
Le donne di Torino per l'autodeterminazione, tutte le singole, i
gruppi e le associazioni di donne della Regione che si sono
mobilitati contro la Delibera, le consigliere Regionali e i gruppi
di opposizione, continueranno la loro battaglia per difendere le
Istituzioni, i Presidi Sanitari e i Consultori dal rischio che
diventino palestre di ideologia.
Casa delle Donne di Torino
Lavoro, al femminile
è tutto più difficile
Dagli 'Stati generali sul lavoro delle donne in Italia' arrivano nuovi
dati allarmanti: 45mila giovani occupate in meno nei primi 9 mesi del
2011. Poi, il lavoro domestico è ancora quasi tutto a carico del gentil
sesso. E se arriva un figlio...
Nel giorno in cui impazza la polemica per le parole del presidente del
consiglio Monti sul “posto fisso noioso”, arrivano nuovi allarmanti
sull'occupazione giovanile e in particolare su quella delle giovani
donne. L'occasione è data dagli 'Stati generali sul lavoro delle donne
in Italia', in corso al Cnel, a Roma.
Nella sua relazione, Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento
Statistiche sociali e ambientali dell'Istat, ha detto che nella media
dei primi tre trimestri 2011 si sono registrate in Italia
quarantacinquemila giovani occupate in meno.
Oltre a questo Sabbadini ha sottolineato che nel nostro Paese “tra le
madri, il 30% interrompe il lavoro per motivi familiari, contro il 3%
dei padri”. Insomma, riassume il Cnel, “il sistema italiano non fornisce
servizi alla famiglia e di conciliazione, di conseguenza le donne non
entrano nel mercato del lavoro o ne escono dopo il primo figlio o per
assistere parenti anziani”. Basti pensare che, alla luce delle ricerche
presentate nel corso degli Stati generali sul Lavoro, “tra le donne in
età compresa tra i 25 e i 45 anni, dopo la nascita di un bambino il
tasso di occupazione femminile passa bruscamente dal 63% al 50%, per
crollare ulteriormente dopo la nascita del secondo, evidenziando come il
ruolo femminile nel mondo del lavoro sia sacrificabile alla cura dei
figli e all'attività domestica”.
Le donne continuano dunque ad essere le più penalizzate nel mercato del
lavoro. Ma non è tutto. Ricerche presentate oggi dalla Banca d'Italia e
dall'Isfol, mettono in evidenza come in Italia la ripartizione dei
carichi domestici e di cura sia ancora "molto sbilanciata" a sfavore
delle donne.
Roberta Zizza della Banca d'Italia riporta, infatti, dati Istat secondo
cui le donne svolgevano nel 2008-2009 il 76% del lavoro familiare (la
quota era del 78% nel 2002 e del dell'85% nel 1989). L'esperta di
Palazzo Koch evidenzia come “l'Italia sia l'unico paese occidentale in
cui le donne lavorano, considerando lavoro retribuito e lavoro
domestico, significativamente più degli uomini (secondo alcuni dati
riportati da Zizza si tratterebbe di ben 75 minuti in più al giorno).
Sulla stessa linea la ricerca dell'Isfol (Istituto per lo Sviluppo della
Formazione Professionale dei Lavoratori), presentata dal responsabile
del servizio statistico Marco Centra: “La giornata media lavorativa
degli occupati con almeno un figlio, tenendo conto del lavoro
retribuito, del lavoro familiare e degli spostamenti da casa al lavoro,
è di circa 15 ore. La maggior parte del tempo dei padri, circa 10 ore su
24, è dedicato al lavoro retribuito, mentre il tempo delle madri è
diviso tra lavoro familiare, 8 ore e 35 minuti, e lavoro retribuito, 7
ore e 9 minuti”.
Ecco che, spiega Centra, “in generale la giornata lavorativa femminile,
rispetto a quella maschile, è più lunga di 45 minuti. Le donne dormono
circa 10 minuti meno degli uomini, hanno meno tempo da dedicare alla
cura di sé e al tempo libero, ma soprattutto dedicano molto più tempo al
lavoro domestico”. (www.rassegna.it febbraio 2012)
Consigliere donne in opposizione contro la
delibera Cota sui consultori:
"la legge 194 tutela le donne"
L e
consigliere di opposizione (Gianna Pentenero,
Mercedes Bresso, Angela Motta,
Eleonora Artesio, Monica Cerutti) insieme alla Casa delle donne,
ad esponenti del movimento “Se non ora quando?” e del sindacato hanno
tenuto una conferenza stampa sui diritti delle donne e sulle scelte
della Giunta Cota.
“L’atteggiamento della Giunta nei confronti dei diritti delle donne è
scorretto e fortemente ideologico. Domani il Tar dovrà pronunciarsi
nuovamente sul ricorso delle associazioni femminili contro la nuova
delibera che vuole introdurre il Movimento pro-vita nei consultori e
depotenziare il ruolo pubblico degli stessi: ci auguriamo che il
tribunale amministrativo piemontese confermi la precedente sentenza e
accolga il ricorso”.
“Nelle prossime settimane il Consiglio Regionale discuterà il progetto
di legge 160, con il quale la Giunta intende cancellare l’attuale legge
regionale sui consultori (una delle migliori in Italia) e stravolgerne
la funzione. Si tratta dell’ennesimo tentativo di limitare la libertà di
scelta delle donne. Ma non solo: parte del gruppo del PdL ha proposto lo
stanziamento di 3 milioni di euro a favore del fondo di aiuto alla vita.
Mentre si tagliano risorse per le politiche sociali e per il
funzionamento dei consultori, si vorrebbero strumentalmente destinare
risorse che finirebbero per condizionare le libere scelte delle donne.
Contro questi tentativi di calpestare gli interessi e i diritti delle
donne, Cota troverà un’opposizione ferma e coesa”.
“Nell’imminente discussione sul bilancio regionale come gruppi di
opposizione proporremo diversi emendamenti per rifinanziare la legge sui
Centri antiviolenza, capitolo sul quale la Giunta ha azzerato le
risorse. Forse le politiche per aiutare le donne che subiscono violenza
offrono minor visibilità e ritorni al Presidente Cota, rispetto alla
rincorsa del movimento pro-vita”.
Torino, 24 Gennaio 2011 -
Federazione della Sinistra Piemonte
Manteniamo alta l'attenzione su consultori e centri
antiviolenza
Conferenza stampa
Martedì
24 Gennaio 2012 – Ore 13
Consiglio Regionale – Sala dei Presidenti
Via Alfieri 15 - Torino
La Giunta Cota calpesta i diritti delle
donne con scelte ideologiche, togliendo risorse ai
consultori e ai Centri antiviolenza. Manteniamo alta
l’attenzione su:
- nuovo ricorso al Tar sulla delibera che
introduce per il Movimento per la vita nei consultori:
mercoledì 25 è prevista l’udienza al Tar;
- proposta di legge 160: stravolte le funzioni dei
consultori;
- centri antiviolenza con case rifugio: azzerati
tutti gli impegni economici
Intervengono:
Eleonora Artesio
Mercedes Bresso
Monica Cerutti
Giuliana Manica
Angela Motta
Gianna Pentenero
insieme alle esponenti della Casa delle Donne e
dell’associazionismo femminile
Cota impazza? Le donne rilanciano
Gli interessi e i diritti delle donne sono calpestati
e travolti dalle leggi e dalle decisioni di
spesa che la Giunta regionale sta portando avanti, ormai da oltre un
anno e mezzo, con un pesante attacco alla libera scelta delle donne e
con la negazione della loro consapevole maturità.
La Giunta Cota vuole a tutti i costi che i volontari
del movimento per la vita entrino nei consultori
Ricapitoliamo brevemente la
situazione:
•
nell’autunno del 2010 la Casa delle Donne di Torino insieme con
altre associazioni e il sostegno di tante donne ha presentato ricorso
al TAR contro la prima delibera della Giunta Regionale che ammetteva
esclusivamente associazioni che avessero nel loro statuto il requisito
della “difesa della vita fin dal concepimento” e in questo modo inseriva
nei consultori i volontari del movimento per la vita
• a luglio 2011 il TAR ha emesso una sentenza
che accoglieva il ricorso
•
Dopo solo 4 giorni la Giunta regionale emetteva una nuova
delibera "rettificata", ma la sostanza non cambiava, poiché si
limitava graziosamente ad aggiungere:
“in assenza del [ ] requisito soggettivo [“difesa della vita fin
dal concepimento”] è sufficiente il possesso di un'esperienza almeno
biennale nell'ambito del
sostegno alle donne e alla
famiglia”
nell’autunno del 2011 è stato presentato un nuovo ricorso
contro la delibera così sfacciatamente riproposta
• mercoledì 25 gennaio ci sarà l’udienza al Tar
sul nuovo ricorso
Proposta di Legge 160 sui Consultori presentata dalla
Giunta Cota
Con questa proposta di legge del settembre 2011, la
Giunta vuole cancellare l’attuale Legge regionale sui Consultori e
stravolgere la loro funzione: da luoghi specifici a tutela della
salute delle donne diventerebbero luoghi di preparazione della coppia al
matrimonio e di tutela della vita sin dal concepimento.
Si incoraggiano “sinergie” con i centri di
aiuto alla vita (Cav) sempre gestiti dai cosiddetti volontari; si
inseriscono figure come l’esperto in bioetica (?), il consulente etico e
il mediatore familiare.
Il tutto in una visione ideologica della vita e delle
istituzioni che si ritrova anche in analoghe proposte di legge che altri
Governatori stanno preparando in Veneto e nel Lazio.
Per favorire questa mossa scellerata è previsto lo
stanziamento di 3 milioni di euro a favore del
“Fondo di aiuto alla
vita”.
Invece, per altre emergenze, i soldi non si trovano!
Legge regionale 16 del 2009 sui Centri
antiviolenza con case rifugio:
La legge giace senza essere finanziata :
a parole ci si indigna contro le violenze subite dalle donne, ma si
evidenziano solo quelle che avvengono fuori casa. Le violenze che si
continuano a perpetrare fra le mura
domestiche (un numero impressionante, vedi dati Istat) rischiano
di continuare ad essere un problema personale e
non una piaga sociale da combattere e per la quale
spendere risorse pubbliche per costruire la rete regionale di case
protette.
Questa è infatti la finalità principale della legge
regionale per la quale le donne piemontesi si sono battute e che
potrebbe essere esemplare non solo per noi ma per le donne di tutte le
regioni italiane.
Dopo le manifestazioni delle donne di Torino
dello scorso autunno, eccoci nel nuovo anno a rilanciare alla
grande una serie di iniziative che si terranno a Torino e in
tutto il Piemonte.
Con tante associazioni e tante donne siamo fermamente
decise a far sì che i consultori continuino ad essere luoghi in cui le
donne possano trovare assistenza medica, informazione, rispetto per le
decisioni e sostegno nelle loro scelte.
TUTTE IN PIAZZA SABATO 21 GENNAIO 2012 in PIAZZA
CASTELLO dalle ore 15.00 alle ore 17.30
DONNE di TORINO per l’AUTODETERMINAZIONE

Comunicato stampa – Convegno Vite, lavoro, non
lavoro delle donne
Nota di Redazione: Pubblico la notizia non solo per dovere di
cronaca ma perché questa volta mi pare che l'argomento sia oltre
che attuale, di un certo spessore politico.
Pubblicato il 13 / 1 / 2012 |
L’11
e il 12 febbraio 2012
Se non ora quando si dà nuovamente
appuntamento a
Bologna
per discutere di lavoro, precarietà e welfare.
Fra il 2008 e il 2009, circa
800.000 donne in Italia hanno dichiarato di
essere state licenziate o messe in condizione di
doversi dimettere nel corso della loro vita
professionale, in seguito alla nascita di un
figlio. Lavorare o diventare madre: è la
difficile scelta che le donne devono affrontare
sempre più di frequente. Le carenze del welfare
sono spaventose. A parità di condizioni, le
donne in Italia sono più precarie, meno pagate e
inquadrate a livelli inferiori rispetto ai loro
colleghi uomini. Il baratro inghiotte almeno
un’intera generazione di giovani donne che oggi
sono senza alcuna prospettiva stabile.
Abbiamo intenzione di
elaborare, insieme a tutte le donne che vorranno
essere presenti, delle
proposte
politiche precise per cambiare rotta. A
un anno di distanza dalla manifestazione del 13
febbraio 2011, il comitato Unite, diverse e
libere-Se non ora quando Bologna si fa promotore
di un nuovo incontro sulle condizioni delle
donne nel mondo del lavoro, sulle drammatiche
carenze del welfare state in termini di servizi
essenziali e sull’elaborazione di proposte
politiche alternative.
L’incontro di Bologna vuole
essere una fucina di idee e di proposte
politiche concrete che possano dare un
contributo alla
costruzione di una nuova agenda politica che sia
pensata per le donne, e non contro di
esse.
Per
maggiori informazioni:
blog:
senonoraquandobologna.women.it
mail:
snoq.bologna@gmail.com
Compagne autoconvocate Federazione della
Sinistra
Bologna 20 gennaio 2012
Care compagne, così come deciso,
ci vediamo sabato 28 dalle ore 10 alle 20 e domenica 29 gennaio dalle
9.30 alle 14 a Bologna presso la Federazione del Prc, Via Menganti
8. Vi pr opongo questo ordine dei lavori e argomenti:
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Congresso del PRC: cronaca, analisi e punti di vista sul prima,
sull’allora e sul dopo
-
Congresso del PdCI: comunicazioni di M. C. Baroni e Laura Bottai
-
Il governo Monti
e il nostro presente: Banche, Università private, Vaticano, Nato
-
La Chiesa e le
associazioni cattoliche nel governo: il potere, la forza, la
“carità”.
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Se non ora
quando: punti di vista.
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Movimento e movimenti: dalla “Indignazione” al “No Debito”.
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Come
sempre: Che Fare
Il sabato pomeriggio ore 17 - 20 un ricordo di
Christa Wolf. Con Christiane Reymann della Linke di Berlino e Anita Raja,
traduttrice della Wolf in italiano e autrice della premessa a Cassandra.

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