|
|
![]() ![]() ![]() ![]() |
|
|
Diritti di genere: donne e politica pagina 4 |
|
Politiche di genere le compagne del PdCI sono invitate: Carissime compagne Le 17 firmatarie delle lettere al segretario Diliberto del 25 novembre e del 5 gennaio vi invitano a un incontro nazionale a Bologna – presso il PdCI regionale Via Barberia 11 – DOMENICA 19 FEBBRAIO 2012 dalle 11 alle 17 proponendovi di approfondire questi argomenti in vista di proposte operative: 1) cause della scarsità di donne nel partito e possibili azioni migliorative; 2) Assemblea nazionale delle donne comuniste (natura, composizione, compiti, obiettivi); 3) possibili assemblee locali con analoghe caratteristiche e valorizzazione di iniziative già esistenti; 4) proposte da discutere nell’incontro con il compagno Diliberto ( da lui proposto nella sua lettera del 29 dicembre) e negli organismi dirigenti del partito ai vari livelli; 5) bozza di documento tipo (con spazio per le specificità locali) per i congressi regionali. Questo nostro incontro è particolarmente significativo per un partito che si prefigge di ricostituire in Italia un unico partito comunista potenzialmente di massa, che non può essere realizzato senza le donne e senza la loro visione del mondo. Un abbraccio e a presto. Per raggiungere Via Barberia, appena uscite dalla stazione FS rivolgersi allo sportello ATC sul piazzale per chiedere l’autobus adatto. In ogni caso piazza XX Settembre, Via dell’Indipendenza, attraversare piazza Maggiore e proseguire per via Massimo D’Azeglio, poi a destra in via Carbonesi e si arriva in via Barberia.
Questioni di genere 17 compagne del PdCI scrivono una lettera aperta al Segretario nazionale Oliviero Diliberto 25 novembre 2011
Caro
compagno Diliberto
Qualche anno fa un gruppo di compagne di varie regioni ti scrisse per ottenere il tuo appoggio all’istituzione concreta dell’Assemblea delle donne comuniste allora prevista dall’art. 16 dello statuto del partito, motivando l’utilità di tale assemblea per la crescita politica, culturale e quantitativa del PdCI. Tu rispondesti che tale assemblea sarebbe stata inutile in quanto vi era già la parità di genere nel Comitato centrale. Si tratta invece di due questioni assai diverse: un conto è un organismo delle donne del partito che consenta, oltre che di influire all’esterno, di superare nei fatti, un po’ per volta, il dislivello reale di ruolo e di peso politico delle donne rispetto agli uomini all’interno del partito a tutti i livelli, e un conto è l’importanza simbolica di una democrazia paritaria solo formale e limitata solo al Comitato centrale. Ora comunque, con un colpo di mano effettuato nel congresso di Rimini, come Direzione nazionale avete abolito dallo statuto sia l’Assemblea delle donne comuniste sia la composizione paritaria del Comitato centrale. Parliamo di colpo di mano in quanto la bozza di statuto è stata sottratta al dibattito congressuale, è stata presentata solo al congresso nazionale e solo nel pomeriggio del secondo giorno, mentre molti/e delegati/e erano assenti per le riunioni delle delegazioni regionali, con solo un’ora e mezzo per presentare emendamenti, che in ogni caso non avrebbero modificato l’impostazione già decisa. Oltre a tutto c’è stata pure la presa in giro delle compagne: colui che ha presentato i lavori della commissione statuto ha detto in plenaria che l’Assemblea delle donne comuniste era stata tolta non perché non si debba fare, ma per non ingessarla in uno statuto! Quando l’assemblea era prevista dallo statuto, e quindi sarebbe stato obbligatorio istituirla –quanto meno per un rispetto delle regole, rispetto che per i comunisti dovrebbe essere legge –, tale assemblea è stata impedita con tutti i mezzi per anni e, ora che è scomparsa, ci è stato detto che dobbiamo farla… Quanto alla parità di genere nel Comitato centrale, abbiamo vissuto i congressi precedenti e abbiamo assistito all’impossibilità da parte tua di contenere e gestire il maschilismo, l’avidità di posti e la miopia politica della maggior parte dei compagni di ogni realtà territoriale a ogni livello, per cui la parità di genere si era potuta mantenere solo a prezzo di una via via crescente, e tragicomica, espansione del Comitato fino ai/alle 580 componenti del precedente congresso. Ecco allora trovata la brillante soluzione: per soddisfare l’avidità di posti dei compagni la parità di genere è stata barattata con una congrua dimensione del Comitato centrale, che è risultato di 123 uomini e di 17 donne! Dal 50 a un indecoroso ( per il partito ) 12%. E la percentuale scende al 10% nella Direzione nazionale (6 donne su 60 componenti). Si sarebbe almeno potuto fissare – e rispettare – una quota del 40% - o almeno del 30% - , come è nella storia di altre organizzazioni della sinistra e del centrosinistra, anche pesantemente da noi criticate per altri aspetti della loro linea politica. I comunisti italiani, che affermano di voler liberare gli oppressi, perpetuano al loro interno l’oppressione del genere che – nel corso della storia – è stato reso più debole, con ciò discostandosi perfino dagli altri partiti comunisti nel mondo, che – sia detto per inciso – godono di una salute assai più florida del nostro. Non si è arrivati neanche a una composizione del Comitato centrale di 123 uomini e 27 donne, per un totale di 150 componenti come consentito dal nuovo statuto: perché? Come si conciliano questo percorso e queste conclusioni – ovvero il mancato riconoscimento, in quello che dovrebbe essere il massimo organismo di direzione del partito, delle compagne che già hanno capacità di direzione complessiva – con le affermazioni del documento politico che riportiamo? “La crescita delle compagne con funzioni di direzione complessiva del partito è la via maestra,...,per superare discriminazioni e penalizzazioni di genere e per far penetrare nel corpo di tutto il partito una cultura politica complessivamente impregnata di una mentalità non sessista o maschilista…”. “Posare uno sguardo sessuato sul mondo per interpretarlo correttamente vale per le donne come per gli uomini. E’ questa la scommessa del XXI secolo. Se vogliamo dirci marxisti. E comunisti.” Caro compagno Diliberto, sei proprio sicuro che le donne con capacità di direzione politica complessiva siano attualmente – in ambito nazionale - solo 17? Sei proprio sicuro che sia possibile leggere il mondo in modo sessuato e costruire un partito comunista degno di questo nome – potenzialmente di massa - senza le donne? La nostra, infatti, non è una rivendicazione di posti: ciò che ci sta a cuore è la natura e la qualità dell’attuale PdCI in vista della costruzione di un vero partito comunista. Il PdCI che si è dotato dell’ultimo Comitato centrale così composto non conosce le donne, le loro lotte per il lavoro, per i beni comuni, per l’autodeterminazione; non riconosce il protagonismo del loro movimento; non ha capito che le donne sono una grande risorsa, mentre l’hanno compreso perfino alcuni economisti e intellettuali borghesi. La questione infatti è profonda. Le compagne capaci con cui comporre organismi dirigenti in modo dignitoso al punto di vista di genere ci sono, anche se fa comodo affermare il contrario per mantenere l’attuale assetto di potere maschile. Resta però il fatto che le donne sono poche in percentuale sul totale degli iscritti e questo è un problema del partito, non delle donne. Come affrontarlo, se il problema viene volutamente ignorato dai compagni a tutti i livelli –ignorato nei fatti, al di là delle belle parole del documento congressuale - , e se si negano le sedi in cui le compagne potrebbero discuterne e proporre politiche adeguate? Quanto avvenuto a Rimini significa forse che nei documenti si può scrivere quello che si vuole, tanto poi nei fatti ci si comporta diversamente? Ci è stato comunque detto che l’Assemblea delle donne comuniste si deve fare; perciò vi prendiamo in parola. Quando tu, caro compagno Diliberto, prenderai l’iniziativa di riunire tutte le compagne interessate al percorso di costruzione dell’Assemblea nazionale delle donne comuniste? Immaginiamo che sarà prestissimo. Saluti comunisti. Simona Alberto Firenze a.simo67@live.it Paola Baglini Pisa paolabaglini@tiscali.it Maria Carla Baroni Milano mariacarla.baroni@tiscalinet.it Elena Betta Milano elena.betta@tiscali.it Loretta Boni Ancona bolory tiscali.it Laura Bottai Arezzo bottai.laura@tiscali.it Ada Donno Lecce ada.donno@alice.it Tina Esp Pisa tina.esp@hotmail.it Milena Fiore Bari milenafiore.ma@libero.it Perla Giagnoni Prato perla@masternet.it Marica Guazzora Torino marica.guazzora@libero.it Maria Grazia Malinverni Milano micia49@libero.it Lidia Mangani Ancona lidia.mangani@gmail.com Mechi Milanesio Torino mechi.milanesio@libero.it Maria Piccirillo Melzo maria.piccirillo57@gmail.com Sonia Rui Milano sonia.ruj@gmail.com Ornella Terracini Torino ornellaterracini@libero.it
Il compagno Oliviero Diliberto risponde Roma, 29 dicembre 2011
ho letto con molta attenzione la lettera con la quale - anche con qualche asprezza di toni, ma sicuramente con sincera volontà di dare una mano a questo nostro Partito che di tutte e di tutti ha bisogno - sollevate la questione di genere. Nel Partito, nei suoi organi dirigenti a livello nazionale, sono oggi presenti poche compagne, di questo siamo consapevoli. Una presenza più diffusa esiste sicuramente a livello di base e i prossimi congressi regionali saranno un ulteriore banco di prova per la nostra capacità di mobilitare anche risorse femminili. Alcuni passi li abbiamo già compiuti, ad esempio eleggendo recentemente la giovane e brava compagna Lucia Mango a Segretaria Regionale della Toscana. Mettere a valore le competenze femminili è un obiettivo che dobbiamo porci insieme. Anzitutto aumentando il numero delle iscritte, che non raggiungono il 20% del totale. E, poi, favorendo la militanza delle compagne. Le quote, per come le abbiamo sperimentate nel nostro Partito, non hanno sortito gli effetti sperati. Non c'è stata inoltre, al Congresso, una opposizione larga o almeno sufficiente alla abolizione dell'articolo dello Statuto che prevedeva, in precedenza, l'Assemblea nazionale delle donne comuniste, così come non c'è stata opposizione all'abolizione dell'articolo che prevedeva l'Assemblea nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici. Possiamo forse dire che, avendo abolito quest'ultimo articolo, il PdCI non è più impegnato a difendere e rappresentare i lavoratori e le lavoratrici? Non credo. Nel nostro ultimo documento congressuale abbiamo affrontato dalla giusta prospettiva la questione di genere, collocandola anche nel contesto della questione di classe. Ci siamo posti le seguenti domande: "Delegheremo ancora alle (poche) donne che hanno, tuttora, la passione della politica in un partito che vorrebbero potesse dirsi di nuovo comunista, la "questione femminile" sperando che si risolva in una commissione di lavoro, in una battaglia per le quote, in una politica di formazione che in qualche modo giustifichi la "promozione" ai vertici almeno di qualcuna di loro? Oppure sapremo riconoscere la verità che il Novecento delle donne ci ha consegnato, e cioè che è necessario posare uno sguardo sessuato sulla realtà per leggerla nella sua interezza e quindi per agire? " Dobbiamo ora dare delle risposte efficaci a questi interrogativi. Per questo vorrei che ne ragionassimo insieme, anche a partire da queste mie scarne considerazioni, magari mettendo in campo un incontro specifico per individuare le modalità condivise con cui rendere più evidente ed efficace la presenza delle donne nel Partito. Fraterni saluti. Oliviero Diliberto Le compagne rispondono al compagno Oliviero Diliberto 5 gennaio 2012 C aro compagno Diliberto
Prima di incontrarti, come tu proponi, per approfondire come operare nel partito sulle questioni di genere, desideriamo organizzare un incontro tra noi firmatarie della lettera di fine novembre, informando tutte le compagne che riusciremo a raggiungere e coinvolgendo quelle che vorranno partecipare, per mettere meglio a punto obiettivi e proposte di organizzazione e azione delle donne comuniste nell’ambito del partito. La questione delle quote e della mancata opposizione durante il congresso all’abolizione dallo statuto dell’Assemblea nazionale delle donne comuniste ci sono ben presenti e pensiamo debbano essere oggetto della nostra discussione tra compagne proprio nella riunione preliminare che stiamo organizzando per il mese di febbraio. Ci preme però chiarire alcuni concetti di fondo per facilitare il comune impegno. La democrazia paritaria, che ad es. era presente formalmente nel Comitato centrale precedente, è l’obiettivo da raggiungere, purchè la composizione paritaria tra uomini e donne sia anche parità sostanziale, corrispondente a una migliore composizione per genere del corpo del partito e a criteri di individuazione dei e delle partecipanti al Comitato centrale che riconoscano le persone più capaci e motivate di entrambi i generi. I fatti hanno dimostrato che il partito non era pronto per questo obiettivo, che deve essere perseguito anche negli organismi dirigenti a tutti i livelli. La fissazione di quote (e il suo rispetto) costituisce, invece, uno strumento, da usare quando e finchè può essere utile per raggiungere una parità che deve diventare sostanziale: strumento che deve portare anche al riconoscimento delle compagne già ora con capacità dirigenziali, che non sono poche, e che spesso vengono escluse dagli organismi dirigenti ai vari livelli, non ultimo l’attuale Comitato centrale, in cui le compagne sono passate dal 50 al 12%. Per quanto riguarda poi la seconda questione che tu poni, se la bozza del nuovo Statuto fosse stata sottoposta al dibattito congressuale fin dai congressi di sezione, come è avvenuto per il documento politico, con la possibilità di approfondire e di presentare emendamenti, ci sarebbe sicuramente stata una discussione anche sulle questioni di genere e i delegati e le delegate all’assise nazionale avrebbero potuto esprimersi in modo convinto ed efficace, pure con proposte concrete, dando il polso del partito anche su questa questione nodale. Tu citi i congressi regionali, che sono ben presenti anche a noi; la questione del come valorizzare le compagne capaci già presenti nel partito e del come aumentare l’apporto delle donne alla vita del partito potrebbe essere posta anche dalla regia nazionale dei congressi stessi, che dovrebbero essere preparati facendo tempestivamente conoscere a tutte le segreterie regionali e di federazione la composizione per genere degli iscritti e degli organismi dirigenti di ogni realtà territoriale. La politica di genere del PdCI non può che essere elaborata e messa in atto, in primo luogo, dalle donne del partito e per questo ci è assai gradita la tua rinnovata disponibilità e il tuo interesse concreto per tali questioni, proprio in vista della crescita politica e quantitativa del nostro partito. Saluti comunisti. Seguono le 17 firme.
|