Cassazione, pronuncia choc: la
moglie 'forte' si puo'
maltrattareAssolto un marito perche',
nonostante le botte, lei non si
intimoriva
ROMA -
Le mogli che hanno un carattere ''forte''
e che non si lasciano ''intimorire''
dal clima di intimidazione,
comprensivo di percosse, al quale le
sottopone il marito corrono il
rischio di vedere assolto il coniuge
dal reato di maltrattamenti proprio
per via della fermezza della loro
forza d'animo. La Cassazione,
infatti, ha annullato la condanna a
8 mesi di reclusione nei confronti
di un marito accusato di aver
maltrattato la moglie per tre anni.
Dinanzi alla Suprema Corte il marito
aggressivo ha sostenuto con successo
che non si trattava di
maltrattamenti in quanto la moglie
''non era per nulla intimorita'' dal
comportamento del coniuge ma solo
''scossa, esasperata, molto carica
emotivamente''.
CASSAZIONE La
moglie ha un carattere
forte?Maltrattarla non è reato
Annullata la condanna a 8 mesi per
un uomo accusato di aver maltrattato
la coniuge per tre anni. A
determinare la decisione della Corte
il fatto che la donna non risultasse
'intimorita' dalla violenza del
marito
ROMA - Avere un
carattere forte e non lasciarsi
intimorire dall'atteggiamento
violento del marito potrebbe
costare, alle mogli vittime di
violenze, l'assoluzione del
consorte. La Cassazione, infatti, ha
annullato la condanna a 8 mesi di
reclusione nei confronti di un
marito accusato di aver maltrattato
la moglie per tre anni. Dinanzi alla
Suprema Corte il marito aggressivo
ha sostenuto con successo che non si
trattava di maltrattamenti in quanto
la moglie "non era per nulla
intimorita" dal comportamento del
coniuge, ma solo "scossa,
esasperata, molto carica
emotivamente".L'uomo, residente a
Livigno, era stato condannato, pure
con la concessione delle attenuanti,
sia dal Tribunale di Sondrio che
dalla Corte d'Appello di Milano, che
avevano accolto le lamentele della
moglie. Una condanna percepita come
eccessiva dal marito che si è
rivolto alla Cassazione con
successo, sostenendo che gli stessi
giudici di Appello avevano rilevato
come la moglie avesse un "carattere
forte" e che dunque non era affatto
intimorita dal suo atteggiamento. In
sostanza, la tesi difensiva, accolta
da piazza Cavour, si è basata sul
fatto che i giudici "hanno scambiato
per sopraffazione un semplice clima
di tensione" tra coniugi.La
Cassazione - con la sentenza 25138 -
ha dato dunque ragione al marito,
rilevando che non si può considerare
come "condotta vessatoria"
l'atteggiamento aggressivo non
caratterizzato da "abitualità". I
fatti "incriminati" in questa
vicenda - prosegue la Cassazione-
"appaiono risolversi in alcuni
limitati episodi di ingiurie,
minacce e percosse nell'arco di tre
anni (per i quali la moglie ha
rimesso la querela), che non rendono
di per sé integrato il connotato di
abitualità della condotta di
sopraffazione". Così la condanna a 8
mesi è stata annullata "perché il
fatto non sussiste".
Questa
cosa va raccontata bene
perché la materia è molto
delicata e semplificare
troppo può distorcere la
verità. Ci hanno già
ricamato tanto sul web e su
facebook, spesso senza
spiegare bene le cose, come
invece va fatto per evitare
cortine fumogene già in
atto. Io cerco di farlo qui
dopo essermi lungamente
documentato sul testo
completo del DDL 1611 (detto
delle intercettazioni),
sull'art. 380 del codice di
procedura penale (che viene
tirato in ballo
dall'emendamento 1707),
infine sul testo
dell'emendamento stesso.
Andiamo
per ordine: Nel complesso
articolato del DDL 1611 la
maggioranza aveva pensato di
inserire, a integrazione
dell'art. 609 quater del
codice di procedura penale
tuttora vigente, anche la
prescrizione di arresto per
chi è colto in flagranza
mentre compie atti sessuali
con un minorenne. Ecco il
testo dell'art. 380 del
codice penale, che elenca le
fattispecie di reati in cui
l'arresto è obbligatorio in
caso di flagranza di reato:
art. 380
- Arresto obbligatorio in
flagranza
1. Gli ufficiali e gli
agenti di polizia
giudiziaria (57) procedono
all'arresto di chiunque è
colto in flagranza (382) di
un delitto non colposo,
consumato o tentato, per il
quale la legge stabilisce la
pena dell`ergastolo o della
reclusione non inferiore nel
minimo a cinque anni e nel
massimo a venti anni .
2. Anche fuori dei casi
previsti dal comma 1, gli
ufficiali e gli agenti di
polizia giudiziaria
procedono all'arresto di
chiunque è colto in
flagranza di uno dei
seguenti delitti non
colposi, consumati o
tentati:
a) delitti contro la
personalità dello Stato
previsti nel Titolo I del
Libro II del Codice Penale
per i quali è stabilita la
pena della reclusione non
inferiore nel minimo a
cinque anni o nel massimo a
dieci anni;
b) delitto di devastazione e
saccheggio previsto
dall'art. 419 c.p.;
c) delitti contro
l`incolumità pubblica
previsti nel Titolo VI del
Libro II del Codice Penale
per i quali è stabilita la
pena della reclusione non
inferiore nel minimo a tre
anni o nel massimo a dieci
anni;
d) delitto di riduzione in
schiavitù previsto dall'art.
600 delitto di prostituzione
minorile previsto
dall'articolo 600-bis, primo
comma, delitto di
pornografia minorile
previsto dall'articolo
600-ter, commi primo e
secondo, e delitto di
iniziative turistiche volte
allo sfruttamento della
prostituzione minorile
previsto dall'articolo
600-quinquies c.p.;
e) delitto di furto, quando
ricorre la circostanza
aggravante prevista
dall'art. 4 della L. 8
agosto 1977 n. 533 o taluna
delle circostanze aggravanti
previste dall'art. 625 comma
1 nn. 1), 2) prima ipotesi e
4) seconda ipotesi c.p.;
f) delitto di rapina
previsto dall'art. 628 c.p.
e di estorsione previsto
dall'art. 629 c.p.;
g) delitti di illegale
fabbricazione, introduzione
nello Stato, messa in
vendita, cessione,
detenzione e porto in luogo
pubblico o aperto al
pubblico di armi da guerra o
tipo guerra o parti di esse,
di esplosivi, di armi
clandestine nonchè di più
armi comuni da sparo escluse
quelle previste dall'art. 2,
comma terzo, della L. 18
aprile 1975, n. 110;
h) delitti concernenti
sostanze stupefacenti o
psicotrope puniti a norma
dell'art. 73 del Testo Unico
approvato con D.P.R. 9
ottobre 1990, n. 309, salvo
che ricorra la circostanza
prevista dal comma 5 del
medesimo articolo ;
i) delitti commessi per
finalità di terrorismo o di
eversione dell'ordine
costituzionale per i quali
la legge stabilisce la pena
della reclusione non
inferiore nel minimo a
cinque anni o nel massimo a
dieci anni;
l) delitti di promozione,
costituzione, direzione e
organizzazione delle
associazioni segrete
previste dall'art. 1 della
L. 25 gennaio 1982 n. 17,
delle associazioni di
carattere militare previste
dall'art. 1 della L. 17
aprile 1956 n. 561, delle
associazioni dei movimenti o
dei gruppi previsti dagli
artt. 1 e 2 della L. 20
giugno 1952 n. 645, delle
organizzazioni,
associazioni, movimenti o
gruppi di cui all'art. 3,
comma 3 della L. 13 ottobre
1975, n. 654;
l bis) delitti di
partecipazione, promozione,
direzione e organizzazione
della associazione di tipo
mafioso prevista dall`art.
416 bis c.p. ;
m) delitti di promozione,
direzione, costituzione e
organizzazione della
associazione per delinquere
prevista dall'art. 416 commi
1 e 3 c.p., se
l`associazione è diretta
alla commissione di più
delitti fra quelli previsti
dai comma l o dalle lett.
a), b), c) d), f), g), i)
del presente comma.
3. Se si tratta di delitto
perseguibile a querela (120
c.p.), l'arresto in
flagranza è eseguito se la
querela viene proposta,
anche con dichiarazione resa
oralmente (337)
all'ufficiale o all'agente
di polizia giudiziaria
presente nel luogo. Se
l'avente diritto dichiara di
rimettere la querela (340),
l'arrestato è posto
immediatamente in libertà
(389).
Come si
nota nell'elenco è assente
lo specifico reato di
violenza sessuale su minori
(il comma 2/d accenna ai
minori, ma per la
fattispecie di riduzione in
schiavitù con il fine della
prostituzione, che è altra
cosa dal mettere le mani
addosso a una bambina - o
bambino - per togliersi una
voglia personale)
A questo
punto seguiamo il percorso
temporale dei vari
emendamenti:
1. va detto innanzi tutto
che il "reato di minore
gravità"* di violenza
sessuale su minori esisteva
già (art. 609-quater cpp,
quarto comma);
2. il DDL 1611, comma 22, ha
cercato prima di tutto di
estendere ad alcuni tipi di
furto l'associazione per
delinquere per la quale si
procede all'arresto
obbligatorio in flagranza;
3. successivamente
l'emendamento 1.241 ha fatto
includere la violenza
sessuale su minore (art.
609-quater, senza eccezioni)
fra i reati per i quali c'è
l'arresto obbligatorio in
flagranza;
4. Quì è arrivato
l'emendamento 1.707 (Gasparri
& co.) con cui si vuole fare
escludere dall'arresto
obbligatorio i casi di
"minore gravità" (comma 4
art 609-quater cpp) di
violenza sessuale su minori;
5. quattro emendamenti
diversi hanno poi cercato di
ribaltare quello di Gasparri
& co. (facendo esplicitare
l'inclusione dei "casi
lievi")
A questo
punto, il relatore del DDL
ha cercato di tagliare la
testa al toro togliendo del
tutto il comma 22 del DDL
1611 (emendamento 1.807). Un
nuovo emendamento però
(1.807/1) glielo impedisce,
e riscrive il comma 22 del
DDL rifacendo quello che era
stato fatto all'inizio
dall'emendamento 1.241
(includere la violenza sui
minori, senza eccezioni).
A questo punto il relatore
fa un nuovo emendamento
(1.808), che rende esplicita
"l'inclusione" dei "casi
lievi" di violenza su minori
per i quali è previsto
l'arresto obbligatorio in
flagranza.
Per chi voglia
documentarsi meglio ecco
l'art. 609 quater : Art. 609 quater -
Atti sessuali con minorenne Soggiace alla pena
stabilita dall'articolo
609-bis chiunque, al di
fuori delle ipotesi previste
in detto articolo, compie
atti sessuali con persona
che al momento del fatto: 1)
non ha compiuto gli anni
quattordici; 2) non ha
compiuto gli anni sedici,
quando il colpevole sia
l'ascendente, il genitore
anche adottivo, o il di lui
convivente, il tutore,
ovvero altra persona cui,
per ragioni di cura, di
educazione, di istruzione,
di vigilanza o di custodia,
il minore e' affidato o che
abbia, con quest'ultimo, una
relazione di convivenza. Al
di fuori delle ipotesi
previste dall'articolo
609-bis, l'ascendente, il
genitore, anche adottivo, o
il di lui convivente, o il
tutore che, con l'abuso dei
poteri connessi alla sua
posizione, compie atti
sessuali con persona minore
che ha compiuto gli anni
sedici, e' punito con la
reclusione da tre a sei
anni. Non e' punibile il
minorenne che, al di fuori
delle ipotesi previste
nell'articolo 609-bis,
compie atti sessuali con un
minorenne che abbia compiuto
gli anni tredici, se la
differenza di eta' tra i
soggetti non e' superiore a
tre anni. Nei casi di minore
gravita' le pena e'
diminuita fino a due terzi.
Si applica la pena di cui
all'articolo 609-ter,
secondo comma, se la persona
offesa non ha compiuto gli
anni dieci. Articolo
aggiunto dall'art. 5, L. 15
febbraio 1996, n. 66.
La morale di tutta questa
vicenda resta molto sporca:
il governo dapprima
strombazza ai quattro venti
l'intenzione di sbattere in
galera violentatori e
pedofili di qualsiasi fatta
e casta, poi ci ripensa :
per i preti ( e i vescovi
perfino) beccati con le mani
nel sacco ( per non dire
altro) ci sono apposite
ciambelle di salvataggio.
Poi arriva la ciliegina
sulla torta, l'emendamento
1707 che affida alla polizia
(ma anche ai CC, Gdf, Vigili
urbani ) che verifichi un
reato sessuale su minore in
flagranza (cioè mentre si
sta commettendo) il compito
di stabilire all'istante se
si tratti di maggiore o
minore gravità, e nel caso
di minore gravità non
dovranno procedere
all'arresto immediato.
Capito l'antifona ? Vogliamo
provare a chiedere a un
qualsiasi poliziotto come si
comporterebbe con una legge
del genere ? Vogliamo
chiedergli se se la
sentirebbe di effettuare
l'arresto - giudicando in
questo caso la maggiore
gravità del reato - magari
di un personaggio molto noto
e importante, un vecchio
sporcaccione ma molto
potente a cui piaccia
insidiare le minorenni ? C'è
bisogno di aspettare la
risposta o potete
immaginarvela da voi ? Come
si fa a dire che esiste un
limite al di sotto del quale
una bambina può essere
toccata ( e non stiamo
parlandi di carezze sulle
guance) senza che ciò sia
considerato perseguibile
dalla legge? Ma che razza di
paese vogliamo diventare ?
Bene, la partita non è
finita qui perché gli
insigni emendatori del PDL e
della Lega : Gasparri (PdL);
Bricolo (Lega Nord);
Quagliariello (PdL); Centaro
(PdL); Berselli (PdL);
Mazzatorta (Lega Nord);
Divina (Lega Nord) non si
danno per vinti e
ripresenteranno
l'emendamento più avanti. La
domanda a questo punto è
rivolta a tutto, ma proprio
a tutto il popolo sovrano:
cui prodest ? A chi giova
una schifezza del genere ?
I
mille volti della violenza sulle donne. Una
campagna da adottare (AUDIO)
Intervista a Paola Concia
di Matteo Ponzano, da
reset radio
“La
violenza ha mille volti: impara a
riconoscerli”. Uno slogan forte ma
positivo, nato dall’idea di
rappresentare una donna che non sia
vittima della violenza, ma che sappia
reagire. Quasi mai però è facile
ammettere e denunciare i soprusi che
vive una donna in una situazione
familiare difficile, spesso ci sono di
mezzo i figli e le madri e mogli non
riescono a liberarsi dalle maglie
strettissime di un rapporto subdolo e
vile, che le costringe a subire in
silenzio tra le mura domestiche. "Riconosci
la violenza" è una campagna in
Creative Commons per sensibilizzare le
persone sul tema della violenza sulle
donne, nata da un’idea dell’ On. Paola
Concia, deputata del partito
democratico, dalla copywriter Eliana
Frosali che ne ha curato la traduzione
nel linguaggio pubblicitario e dalla
saggista femminista Alessandra Bocchetti.
E’ possibile scaricare gratuitamente dal
sito i bozzetti e divulgare così
l’iniziativa per chiunque ne condivida
la validità.
La violenza contro
le donne noi la ricordiamo da oggi
di Laura Bottai
Ieri, 25 novembre, in tutto il mondo si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza alle donne, per volere dell’ONU.
I maschi della terra ufficialmente hanno deprecato l’atteggiamento di tanti loro simili che violentano le donne o le uccidono, concentrando tutto sull’atroce e terribile azione che è la violenza fisica, sessuale e non, che uccide e distrugge chi la subisce.
Noi donne delle falci rosse abbiamo taciuto. Per rispetto. Rispetto di chi è morta colpita dalla violenza per mano quasi sempre amica, familiare, vicina.
Appena le luci sono calate e con loro il silenzio complice del perpetuarsi di questi efferati delitti del corpo e dell’anima, noi Falci Rosse intendiamo tenere alta l’attenzione su tutte le forme violenza contro le donne che viene consumata quotidianamente e sotto molte forme.
Il 25 novembre e ogni altro giorno dell’anno.
Di queste forme nessuno ne parla, non ne hanno parlato ieri non ne parleranno mai, perché chiama in causa nuove e più avanzate forme di relazione interpersonale, politica e culturale. Chiama in causa la responsabilità degli uomini e del potere monosessuato che hanno costruito e che non intendono modificare né condividere.
Vogliamo parlare di violenza linguistica, ad esempio usare il maschile per certe figure professionali e istituzionali: non è questione di fonetica, ma culturale: si declina al femminile un contenuto semantico per tradizione associato al maschile, e questo crea sconcerto, perciò meglio usare il maschile per le donne che ricoprono professioni e ruoli di prestigio (Deputata, Ministra...) per disconoscere l'identità di genere, negare il sesso femminile, nascondendo le donne e la loro professionalità.
Vogliamo parlare di violenza civile, che è quali un ossimoro, ma è quella che impedisce di vivere in una società non violenta, in cui ciascuno, uomini e donne, debba avere abbastanza potere reale da scegliere la propria vita in maniera compatibile con il riconoscimento dell’Altro, per realizzare la miglior vita di cui si è capaci, senza essere costrette – sempre e solo le donne – a mascolinizzarsi per arrivare e mantenere il potere. Così come è violenza impedire alla donna di essere libera di scegliere del proprio corpo, se e quando essere madre.
Vogliamo parlare di violenza economica: le donne, nonostante le leggi e le normative, non hanno uguali salari o stipendi dell’uomo, lavorano di più e guadagna di meno. Hanno migliore rendimento scolastico, vincono i concorsi, però non fanno carriera
Vogliamo parlare di violenza politica che esclude sistematicamente le donne dall’agire politico, dalla costruzione delle leggi, delle regole e negate come cittadine. Non esitano, gli uomini, ad utilizzare le donne, i loro dolori e le paure, per autoautorizzarsi all’istituzione di ronde: trattate come le femmine di un branco che devono essere sottratte al branco straniero, ci negano il diritto ad essere tutelate con gli strumenti che una democrazia dovrebbe garantire fuori e dentro le mura domestiche, dove invece le donne vengono stuprate e con l’omertosa complicità delle istituzioni.
Anche questa è violenza, doppia violenza perché perpetuata nell’indifferenza generale discriminazioni tra i sessi e tra i generi,, senza portare peraltro risultato alcuno aql sesso maschile che ne esce, al contrario sempre più debole e impaurito, producendo così come una spirale altra e più feroce violenza.
Per questo abbiamo deciso di non unirsi a cori celebrativi per un solo giorno, ma parlare per altri 364 giorni provando, non da sole, a tessere una nuova trama di relazioni tra donne e tra donne e uomini dei cinque generi, per contrastare la devastazione e la distruzione che la violenza contro le donne produce.
Le Falci Rosse
Arezzo
SABATO 28 NOVEMBRE A ROMA, ORE 14 DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA
SAN GIOVANNI.
Contro la violenza maschile sulle donne, per la libertà di
scelta sessuale e di identità di genere. Per la civiltà della
relazione tra i sessi. Per una informazione libera e non sessista.
Contro lo sfruttamento del corpo delle donne a fini politici ed
economici. Per una responsabilità condivisa di uomini e donne verso
bambine/i, anziane/i e malate/i, nel privato come nel pubblico. Contro
ogni forma di discriminazione e razzismo, per una scuola che educhi alla
convivenza civile tra i sessi e le culture diverse. In occasione del 25 novembre, Giornata Mondiale
contro la violenza maschile sulle donne si terranno anche altre
iniziative, clicca qui per vederle.
Sconvolgente
manifestazione dell'Udi
Contro la violenza
maschile sulle donne
di Monica Perugini
Sabato pomeriggio 21 novembre a Brescia
l'UDI ha organizzato la manifestazione
nazionale contro la violenza alle donne:
la piazza era piena.
Nonostante decenni di militanza, lotte e
cortei non riuscivamo a ritrovarci in
quella piazza che avrebbe dovuto unire
tutte le donne impegnate contro la
violenza maschile che le donne subiscono
sempre di più in famiglia, sul posto di
lavoro, in una società attraversata da
odio razziale, intolleranza e mancanza
di diritti proprio a causa ed attraverso
l’uso distorto del diritto e di una
legislazione che bada alla sicurezza dei
nostri portafogli (resi vuoti dalla
crisi) e non alla dignità delle persone,
in particolare di quelle che una cultura
ostentatamente maschilista e
patriarcale, costringe deboli e
sottomesse.
A parte il giudizio sulla coreografia da
convention, giudizio personalissimo ma
negativo perché distante anni luce da
quella espressione multicolore,
diversificata, dialettica e ironica
anche nella sintesi degli slogan, che
ben rappresenta quella cultura delle
differenze (anche personali) che ha
mantenuto vivo, intenso, critico e
polemico il movimento delle donne, pure
nei più bui periodi di crisi, a
preoccupare sono stati i contenuti e i
messaggi che questa parata fatta propria
dalle amministrazioni della destra
razzista e intollerante bresciana, ha
trasmesso alla piazza ed alla città,
scippando manifestazione e messaggio ad
un UDI che, ci chiediamo, sia essere
stata consapevole o meno dei quanto
accaduto.
Se l’ UDI nazionale questa
consapevolezza era stata messa in conto,
c’è da preoccuparsi e non poco, così
come se non lo è stata, giacché una
simile sottovalutazione da parte di una
organizzazione che ha mobilitato
centinaia di donne giunte da tutta
Italia, soprattutto grazie alla
massiccia presenza delle donne del
sindacato e delle associazioni di
solidarietà dell’Emilia Romagna, è a dir
poco incomprensibile.
La piazza era divisa in due, tutta però
monocolore, poiché le bandiere che
recavano lo slogan contro il
femminicidio, parola d’ordine del
femminismo e di una cultura di genere
che non dovrebbe lasciare spazio a
dubbi, erano distribuite direttamente
dall’organizzazione, rendendo curva da
stadio una manifestazione che avrebbe
dovuto distinguersi per il rispetto di
eguali nelle differenze. Davanti alcune
(poche) “organizzazioni” bresciane con
le sindache e le rappresentanze
istituzionali, dietro tutto il resto,
con gli striscioni di regioni e città
che avevano aderito alla staffetta
promossa un anno fa dall’UDI nazionale.
Sul palco le organizzatrici, in un
tripudio di abbracci, complimenti,
autocompiacimenti e ringraziamenti che
hanno preso gran parte della
presentazione. Malignamente ci siamo
dette che mancava solo il ringraziamento
a Rolfi, il vice sindaco dai pieni
poteri che ha “ripulito” Brescia da
“negri, zingari e marocchini” tolto le
panchine e vietato gli esercizi
commerciali degli stranieri… riaperto
alle auto il centro storico e chiuso le
biblioteche, quando una delle comizianti
lo ha ringraziato davvero …. per il solo
fatto di aver piazza e palco! Ed è molto
in una città che vieta le manifestazioni
nel centro storico.
Non sapevamo se imprecare subito a gran
voce o rifare il giro della piazza per
accertarci di aver capito bene. No,
sorde non eravamo! Anche perché poco
dopo è arrivato il plauso alla Carfagna…
sotto le bandiere dell’UDI e davanti
agli striscioni della CGIL!
Le donne bresciane del movimento e che
lottano davvero contro violenza e
razzismo non c’erano: la casa delle
donne che gestisce da anni le
problematiche antiviolenza nemmeno
invitata, ai collettivi femministi
presenti in città è stato persino
vietato di raccogliere le firme a
sostegno della legge regionale di
iniziava popolare per la creazione dei
centri antiviolenza in Lombardia (unica
delle grandi Regioni che non l’hanno
approvata…) perché fanno politica, al
collettivo di giuriste che ha girato la
Regione a sostegno dell’ iniziativa
della stessa UDI nemmeno riservato un
cenno, per non parlare delle numerose
realtà associative, dei gruppi di
cittadine straniere che frequentano,
organizzano e vivono la difficile realtà
sociale di un nord per pochi, omologato
sotto le bandiere della destra.
Come sia stato possibile per l’UDI
condividere la piazza con ‘sta gente,
rifiutarsi di inserire come fondamentale
della giornata il principio e la pratica
antirazzista quale elemento
discriminante contro la violenza alle
donne, non appare scusabile e non solo
perché l’UDI naviga da molto nelle acque
complicate della “politica di genere e
non solo” e conosceva bene dove andava a
parare quando ha deciso di stabilire la
tappa finale della manifestazione in un
Brescia dove la destra razzista ha
strumentalizzato in modo raccapricciante
la vicenda di Ina, ma anche assistendo
all’autocompiacimento di chi si
pavoneggiava sul palco con movenze e
gergo mutuato “paro paro” da biechi
stereotipi sottoculturali della
televisione berlusconiana con gli
urletti alla “siete caldi”, “italia uno”
e via annegando ….. fino ai
ringraziamenti personali che hanno
sostituito contenuti e proposta.
La piazza delle seconde file, era per
fortuna sbigottita e meno male che la
base almeno regge. C’è da chiedersi se
rifletterà su questa bella scampagnata
dove donne impegnate ogni giorno in
progetti di solidarietà sono servite
solamente per far da coreografia alle
fans di Rolfi e della sua giunta di
razzisti intolleranti e maschilisti per
la gioia delle proprie “presentatrici”
che la prossima volta, non ci
stupiremmo, anzi lo prenderemmo come un
segnale chiarificatore, potrebbero
presentasi a braccetto con la Santanchè
che, dopo la triste strumentalizzazione
della vicenda della giovane Ina, ce l’ha
fatta a rendere Brescia “laboratorio
politico” della “sua” cultura di
genere(www.proletaria.it 21 novembre
2009
Donne uccise: i maschi
non concedono neppure la semilibertà
Parliamo di
femminicidio all'italiana.
Lei è una martire o una
arpia. Lui è sempre
depresso. Nel giro di pochi
giorni
su parecchi quotidiani avete
potuto leggere
la storia di Mariagrazia,
uccisa dal solito marito che
dopo averle tolto la vita si
è suicidato, di
Rossana, uccisa dal
convivente che dopo una fuga
si è costituito, di
Teresa, uccisa dal
marito e poi perfino
insultata (era un'arpìa!),
di una donna della quale
nessuno scrive il nome, che
viene massacrata a colpi di
accetta da un uomo che aveva
già tentato di uccidere la
ex moglie, di
Rosalia, morta a 17 anni
perchè è chiaro che "se mi
lasci non vale", di
Miriam e Anna, la prima
morta per mano certa e la
seconda ancora non si sa, di
molte
altre
ancora che se sommate
diventano un numero
spaventoso del quale ci si
rende conto solo a contarle
ogni giorno.
Tra gli assassini
ci sono i mariti depressi,
quelli pietosi che tolgono
la vita perchè "lei era
malata", quelli che "lei era
un'arpia", quelli che "lei
era una puttana e lo faceva
impazzire", quelli che "lui
l'amava troppo e lei voleva
lasciarlo".
Normalmente ogni
scusa viene usata come
attenuante. Si descrive un
sintomo per legittimare un
gesto che limita la libertà
altrui. Come quando si dice
che certe cose le puoi fare
se sei ubriaco. Chi beve
però sa perfettamente che
l'alcool non è una
autorizzazione a fare come
ti pare.
La depressione - e
lo dico senza essere una
esperta in materia - dicono
sia una patologia che
colpisce in maggior numero
le donne. Eppure questo non
si traduce in altrettanti
omicidi. Le origini della
depressione credo siano
spiegate di modo che
anestetizzino la società
rispetto a problemi ben più
gravi. Un giorno ti
licenziano, non sai come
mantenere la famiglia, non
puoi pagare il mutuo e vai
in depressione. Ci saranno
mille altre ragioni ma tutte
si traducono in una
patologizzazione delle
ragioni fortemente sociali
che portano alla
depressione.
Gli scienziati
fanno una gran fatica per
trovare l'origine di questo
male in un difetto genetico,
giusto per non dire che
questa cosa dipende da noi,
dagli umani, dai nostri
comportamenti, da quello che
subiamo o che infliggiamo
agli altri. Dire di una
persona che è "malata" è il
modo migliore per
deresponsabilizzare la
società di una serie di
problemi che non vuole
risolvere. Perciò concede
una tregua anche
all'individuo e lo relega
nell'angolo riservato agli
scarti di produzione.
Una persona depressa
per quanto ne so viene
trattata con farmaci che
rincoglioniscono un
elefante, un anestetico che
ti fa restare con il sorriso
in bocca anche se arriva
quello che ti pignora tutto
e lo mette all'asta. Una
cosa che spesso dicono in
psichiatria è che: non sono
importanti le cose che
accadono ma come tu le
affronti. Come dire: se non
sai accettare un
licenziamento, una società
che ti massacra, ti usa e
poi ti getta, se non accetti
di essere molestata,
violentata in vari modi, è e
sarà sempre colpa tua. Non è
il tuo datore di lavoro ad
essere un bastardo, sei tu
ad essere malata.
Se sei in mobilità,
quasi al licenziamento, ti
sfrattano da casa e ti
suicidi: è certamente colpa
tua, non del governo, ne'
delle banche, ne' di ogni
altro figlio di puttana che
si arricchisce sulla tua
pelle, ti spreme e poi ti
butta via.
A
leggere Foucault si
capisce che l'anormalità è
una cosa che esiste in
ciascuno di noi, che la
follia è stata una bella
giustificazione morale per
incarcerare e rinchiudere
tanta gente che rifiutava di
farsi "normalizzare". La
psichiatria e il carcere
stanno per lui infatti allo
stesso livello.
La psichiatria moderna,
quella dopo basaglia, dopo
la chiusura dei manicomi, ha
fatto dei passi avanti ma la
logica della normalizzazione
permea un pezzo consistente
del settore.
La spinta che c'e'
in questo momento va
comunque in tutt'altra
direzione. Raccolgo articoli
e dettagli su donne uccise
dai loro uomini da almeno 15
anni (non da un giorno,
ma da 15 anni). Fatelo
anche voi, andate in
biblioteca e cercate fra gli
articoli di cronaca.
Fateveli dare dalle
redazioni dei giornali.
Adesso che i quotidiani
pubblicano su internet
cercateli in rete. Posso
dirvi con certezza per
esempio qual è l'andamento
delle versioni che vengono
fornite dalla stampa.
Da un po' di anni,
da quando cioè esiste una
forte spinta autoritaria che
insiste su soluzioni
farmacologiche anche per
punire gli stupratori, da
quando nelle carceri si è
ricominciato a sedare
pesantemente i reclusi
perchè stranieri e perchè
non si è fatta alcuna fatica
a comprenderli, la versione
della stampa circa i
femminicidi è peggiorata.
La componente
razzista spinge alla
formulazione di accuse piene
di distinguo. Il marocchino
che ammazza è solo un
assassino. L'italiano che
ammazza è depresso. Non c'e'
dunque alcun interesse ad
indagare le cause reali del
femminicidio. Nessun
interesse. C'e' anzi
l'interesse esplicito a
giustificare il femminicida
(lei era un'arpia!), a
compatirlo (lui è
depresso!), a legittimarlo
(lui aveva ragione di essere
geloso!).
In tutti i casi la
ragione precisa, la costante
che si ripresenta come fosse
una inevitabile condanna a
morte è la decisione della
donna di lasciare il marito,
il fidanzato, rifarsi una
vita, allontanarsi, fare
altro. Oppure è
semplicemente la decisione
della donna di reagire dopo
aver subito ogni genere di
angheria compresa quella
psicologica (anche
quella volgarmente
legittimata dallo stato di
salute del marito).
Volendo
patologizzare il problema,
di quale uomo che uccide una
donna o la picchia
selvaggiamente o la stupra
per punirla potreste dire
che sta bene?
Quante sono invece
le donne che vivono da
"depresse" perchè non
possono, non sanno,
liberarsi in una situazione
di schiavitù? Quante sono le
donne "depresse" che
ammazzano i mariti per
reagire alle angherie che
subiscono? Chi è dunque,
all'interno delle relazioni
tra un uomo e una donna, ad
essere in stato di
soggezione?
Inequivocabilmente la donna.
Sono le donne ad
essere educate per
accogliere e prendersi cura
di uomini di qualunque
specie. Sono le donne che
devono sopportare qualunque
tipo di situazione
familiare. Le donne sempre
colpevolizzate se non si
prendono cura di tutti. Le
donne alle quali lo stato
assegna il ruolo di
ammortizzatrici sociali a
partire dalla loro
condizione di schiavitù.
Lo stato non indaga
sui femminicidi
semplicemente perchè ne è
complice. La verità sta
tutta qui. Ne è complice e
non demorde anzi insiste
nell'attribuire un ruolo che
non può essere tradito pena
la diserzione.
Come non ricordare
le accuse di tanti uomini
che massacravano le mogli
scritte nero su bianco su
certi giornali: "lei non
aveva cucinato", oppure "lei
non pulisce mai la casa".
Come può osare
dunque una donna scegliere
di lasciare l'uomo che le ha
catturate come proprietà a
tutto servizio?
Non può. Se una
donna lo fa, in certe
condizioni, la donna deve
pagare. Paga perchè la
società non l'aiuta, perchè
gli uomini la perseguitano,
perchè non c'e' lavoro, non
c'e' casa, perchè la società
e lo stato non offrono
alternativa, come se le
porte fossero tutte chiuse
perchè ti sei comportata
male. Pagano perchè gli
uomini considerano gli
"alimenti" una quota di
partecipazione all'uso del
tuo corpo. Se non possono
usarlo non te li danno,
neppure quando quegli
alimenti riguardano i
bambini, neppure se sono il
surrogato di quello che lo
stato dovrebbe darti per
ritornare ad essere
autonoma. E come può lo
stato pretendere che la
donna separata riacquisti
autonomia se a pagare quella
autonomia è l'ex marito? Un
paradosso infatti che si
rivela in tutta la sua
drammaticità perchè mantiene
un legame con uomini che
ritengono di avere una
opzione su di te. Lui paga
per risarcirti degli anni
che hai speso per costruire
anche la sua fortuna e tu
gli appartieni. Le donne
pagano perchè per restare
tranquille dovrebbero non
dover stabilire più nessun
legame con gli uomini
violenti e invece lo stato
decide che i mariti violenti
possono avere diritto
all'affido condiviso dei
figli. Le donne pagano con
la vita, troppo spesso,
quasi sempre.
La cultura sulla
quale si fonda uno stato
patriarcale è tesa a creare
giustificazioni morali al
femminicidio. Si dice sia
colpa della moglie se il
marito era geloso perchè la
moglie doveva avere cura di
indossare un burqa o di
restare chiusa in casa. Si
dice che sia colpa delle
donne se lui non si sente
sicuro perchè le donne
devono vivere le relazioni
come fossero costanti sedute
di terapia psicologica per i
loro uomini.
Dalle rassegne stampa
si capisce quale
sia l'andamento di una
società. Dal modo in cui
viene tollerata la violenza
contro le donne si capisce
persino quale tipo di
governo si insedierà: se è
democratico,
assistenzialista, cattolico,
fascista, autoritario,
oligarchico, progressista,
etc etc.
Le donne non
vengono uccise perchè gli
uomini sono depressi. Le
donne vengono uccise perchè
lo stato non le vuole
libere. Perchè agevola la
spinta al possesso,
l'orrendo modo di
relazionarsi di tanti
uomini, perchè li usa come
aguzzini per tenere in piedi
una struttura sociale nella
quale la regola è: unirsi,
contribuire alla crescita
demografica, partorire
operai e consumatori,
crepare.
Tutti quelli che
non assolvono a questa
funzione non esistono, sono
trasgressori, eretici,
vittime dell'inquisizione:
così le donne che vogliono
liberarsi, e le lesbiche, e
i gay, e le trans, e gli
uomini che dissentono e non
si fanno carcerieri delle
donne, e chiunque non sia
disposto ad essere
considerato un numero.
Una società che si
fonda sulla schiavitù degli
esseri umani, le donne
schiave tra gli schiavi, non
ha interesse a liberare
nessuno.
Quello che fanno
ora - sicurezza, certezza
della pena, etc etc - è solo
un pessimo modo per tenere
le cose esattamente come
stanno. Come quando dentro
un carcere il direttore
scrive regole che fanno
l'occhiolino ai cattivi
mentre lui finge di
minacciarli affinchè i buoni
continuino a spazzare
pavimenti, lavare i cessi e
lavorare come muli.
Volessero darci una
mano lo avrebbero già fatto.
Non vogliono e i maschi lo
sanno.
Perciò è necessario
che noi ammettiamo la nostra
corresponsabilità e che ci
diamo da fare:
prevenire - fare
attenzione alla persona con
cui decidiamo di stare -
provando a non infognarci in
storie con persone
aggressive, violente,
gelose, asfissianti,
possessive, morbose, solo
perchè riteniamo di poterli
cambiare o di non poter
meritare di meglio;
reagire - far
crescere la nostra autostima
- considerandoci belle per
quello che siamo,
perseguendo un futuro che ci
dia prospettive di
autonomia, vicino o lontano
da casa, rivolgendoci ad
altre donne se necessario,
stabilendo alleanze, anzi
sorellanze con altre,
chiedendo aiuto se serve
senza vergognarci;
parlare -
esplicitare, comunicare
tutto - raccontare quello
che ci succede, se lo
raccontiamo alle altre
dobbiamo dirlo a noi stesse,
consegnare dettagli alla
persona di cui ci fidiamo,
amica o estranea che sia,
non vergognarci di niente,
non considerare quello che
ci succede come un errore
che riguarda solo noi, che
dipende da noi.
Noi non ne abbiamo
colpa, non potevamo saperlo,
e se anche lo sapevamo e
abbiamo ugualmente scelto di
restare non dobbiamo mai
pensare di doverne pagare le
conseguenze con la vita.
Dobbiamo andare via
orgogliose di avere capito,
di avere una occasione di
riscatto, di poter
rinascere, di ricominciare,
di poter assumerci la
responsabilità delle nostre
vite. Sicure di poter
trovare un futuro differente
e migliore e molte altre
persone che ci ameranno
molto di più.
Diamoci, datevi una
mossa sorelle, qui non ci
salva nessuno, bisogna fare
tutto da sole. Questa è già
autodifesa. Noi la
pratichiamo da sempre.
Fate attenzione ad
ogni cosa che vi dicono,
alle foto che vengono
pubblicate accanto ad ogni
notizia di violenza che vi
riguarda: voi sempre
vittime, persone da
proteggere, schiave di
uomini consegnate ad altri
uomini, mai grintose,
orgogliose, vive, fiere,
solidali, mai una immagine
che faccia crescere la
vostra autostima e che vi
rappresenti per quello che
siete. Donne di resistenza
che non smettono mai di
resistere anche se
piegate-sfinite-massacrate,
persone coraggiose che
sopravvivono a tutto e che
sacrificano la vita ogni
giorno per ottenere un pezzo
di libertà, eroine di una
quotidianità brutale, forti
e tenaci, determinate e
piene di talento. Non
martiri che fanno del
proprio martirio una ragione
di vita ma donne resistenti
che si liberano dallo stato
di schiavitù per poter
essere libere.
Parlate, urlate,
mettetevi in contatto con
altre sorelle, alzate la
testa e reagite. Siete vive
e siete libere. Indecorose e
libere!
--->>>la foto è di
claudia pajewsky e fa parte
di una raccolta che
racconta un pezzo di
manifestazione contro la
violenza maschile sulle
donne del 25 novembre 2008
organizzata dalla rete
nazionale femministe e
lesbiche sommosse. Il nostro
slogan era: Indecorose e
libere! (femminismo a
Sud 29 luglio 2009)
Staffetta di donne contro la violenza
arriverà a Torino il 30 maggio
2009
La
Staffetta
di donne contro la violenza
è
partita il 25 novembre 2008 da Niscemi,
dove è stata assassinata Lorena, una ragazza
di quattordici anni, per concludersi lo
stesso giorno un anno dopo a Brescia, dove è
stata uccisa Hiina, una giovane donna di 21
anni. Simbolo e testimone della staffetta è
un'anfora con due manici portata da
due donne che, di volta in volta, la
consegnano ad altre due nella tappa
successiva. Strada facendo, ogni donna può
affidare all’anfora un biglietto con i
propri pensieri, denunce, parole o immagini.
L’anfora porta con sé un significato forte,
ricco di esperienze e di relazioni nuove da
condividere tra donne, per rafforzare la
solidarietà fra tutte nelle diversità.
Non possiamo fare finta di ignorare che la
violenza contro le donne è ovunque: in
famiglia, nelle strade, al lavoro…
Le donne sanno dove si nasconde la violenza
ma, da sole, non sempre riescono a
combatterla.
Noi tutte abbiamo un obiettivo comune:
basta con la violenza su di noi, sulle
nostre sorelle, sui nostri corpi.
Prevenzione, informazione e accoglienza sono
attività fondamentali e costituiscono il
modo più efficace ed immediato di essere,
l’una per l’altra, aiuto e sostegno.
Sappiamo benissimo di non essere ancora
libere ma lottiamo per non essere più sole,
per accogliere le altre e vivere i nostri
spazi di libertà.
A
noi tutte non basta avere visibilità solo in
occasione dell’8 marzo, “Giornata
internazionale della Donna”, e del 25
novembre, “Giornata Mondiale contro la
violenza sulle donne”. L’impegno contro le
violenze sulle donne e per affermare una
cultura del rispetto deve essere
quotidiano.
Invitiamo tutte le donne a partecipare a
questo evento
che dura 365 giorni e che sta coinvolgendo
tutta l’Italia.
Tra i molti appuntamenti vi proponiamo
la proiezione gratuita del film
La
rivoluzione delle farfalle
(regia di Mario Barroso, 2001)
accompagnata da riflessioni e parole di
donne per costruire insieme legami e
iniziative
domenica 31 maggio dalle ore 16,00
nel salone dell’Antico Macello di Po in Via
Matteo Pescatore, 7
lunedì 1 giugno dalle ore 10,00
presso il Centro Interculturale Alma Mater
in Via Norberto Rosa 13/a
Secondo
una recente indagine pubblicata da
alcuni quotidiani, il 74% dei giovani
italiani (ragazzi e ragazze) ritiene che
le violenze sessuali contro le donne
siano motivate dall'atteggiamento troppo
"libero, disinibito e provocatorio"
delle donne stesse. E' una tesi nota, è
la vecchia tesi reazionaria e
maschilista che faceva capolino (ma non
con queste percentuali di consenso)
nell'Italia precedente la rivoluzione
femminista degli anni '70. Non c'è,
tuttavia, da meravigliarsi. La stessa
percentuale o giù di li prenderebbe la
tesi "gli immigrati tornino a casa loro"
oppure quella che sostiene che gli
imprenditori sono indispensabili perchè
"rischiano i loro soldi e danno lavoro".
Questo è l'effetto dello sfondamento che
ha subito il nostro paese per
responsabilità principale della sinistra
anticomunista che ha devastato prima il
Pci e poi il Prc, aprendo la strada alla
centralità del profitto e alla vittoria
delle culture e delle politiche di
destra.
Assieme alle culture anticomuniste,
mercantiliste e apertamente fasciste, è
ovvio che tornino le culture maschiliste
di diversa natura, sia quella di matrice
religiosa che considera la donna solo
l’angelo del focolare, schiava del
padre, padrone, padreterno, sia quella
di matrice liberale che considera il
corpo della donna merce in vendita come
le altre, da affiancare nella pubblicità
agli altri oggetti del desiderio
maschile.
Per
fermare e invertire questo processo
reazionario serve una risposta globale, un
movimento di resistenza e di opposizione
generale, che sia insieme anticapitalista,
femminista, ecologista, pacifista,
antimperialista, la cui prima condizione
necessaria è la ricostruzione di un forte
partito comunista e di un sindacato
anticapitalista di massa. Se non si capisce
questo si continuerà a girare a vuoto e a
fare, anche in perfetta buona fede, il gioco
degli avversari, della grande borghesia e
delle culture maschiliste reazionarie.
(27 maggio 2009)
Approvata la legge che istituisce i
centri antiviolenza con case rifugio
IERI
19 MAGGIO 2009 E’ STATA APPROVATA LA LEGGE
SULLA ISTITUZIONE DEI CENTRI ANTIVIOLENZA
CON CASE RIFUGIO.
La legge regionale di iniziativa popolare n.477,
forte delle sue 16.000 firme e dellapassione
di tutte coloro che l’hanno accompagnata nel
suo lungo iter legislativo, delle
associazioni di donne, degli organismi di
volontariato, delle organizzazioni
sindacali, delle istituzioni piccole e
grandi della regione Piemonte, ha raggiunto
finalmente il traguardo finale. Il lungo
applauso commosso delle numerose donne
presenti all’assemblea consiliare ha
sottolineato l’apprezzamento per il lavoro
del Consiglio da parte delle numerose donne
presenti che, però, subito dopo, si sono
assunte l’impegno di continuare a lavorare
per la realizzazione dei Centri
Antiviolenza.
La Giunta Regionale dovrà emanare un
regolamento attuativo della legge entro 120
giorni dalla sua entrata in vigore: le donne
intendono cooperare alla stesura del
documento fornendo tutti gli elementi
necessari alla gestione dei centri e delle
case rifugio derivanti dal cumulo di
esperienze realizzate in tanti anni di
attività e dallo studio della specifica
analisi degli obiettivi dei Centri
effettuata nel Manuale “Via dalla Violenza”
(progetto Daphne) da esperte di otto paesi
europei, tra cui l’Italia:
identificazione dei bisogni, identificazione
delle sedi, ideazione e progettazione dei
Centri; pianificazione dell’organico, misure
di sicurezza, ricerca finanziamenti pubblici
e privati, organizzazione dei servizi (counselling
individuale e di empowerment, sostegno
legale, economico, psicologico, per la
ricerca della casa e del lavoro, per
l’inserimento nei programmi di formazione),
assistenza sanitaria, sostegno dopo l’uscita
dal Centro Antiviolenza, servizi per
l’infanzia. Inoltre: management, gestione e
organizzazione dei Centri ( formazione
continua del personale e per agenzie
partner, gestione del volontariato, gestione
della diversità, pianificazione economica,
lavoro di gruppo, lavoro in rete e
cooperazione con tutti i servizi
territoriali); controllo di qualità,
documentazione (statistiche) e
valutazione. Infine: metodi diretti a
fornire informazione e campagne di
sensibilizzazione sui centri.
G r a z i e a T u t t e
Torino 20 maggio 2009 IL COMITATO PROMOTORE
Lettera aperta ad uno stupratore
di
Marica Guazzora
E
così anche oggi, come tutti i giorni, ormai,
hai stuprato una donna indifesa,
incolpevole. Non mi importa se sei italiano
o straniero, non mi importa del colore della
tua pelle, né della religione che pratichi
o non pratichi, né se è stato un atto di
guerra, o qualunque altra cosa.
Sento il tuo odore. L’odore di un uomo,
dici? No. Hai l’odore di un verme, che
striscia fuori dal tuo nascondiglio
spargendo la sua bava mostruosa e
puzzolente.
Uomo, sei un
uomo, dici? Può essere innalzato a livello
di persona colui che abusa della propria
figlia indifesa e innocente? Che non è in
grado di ribellarsi e ti adora perché sei
suo padre? Uomo, dici? Può essere innalzato
a livello di persona colui che da solo o,
ancora peggio, in branco maltratta, picchia,
stupra, abusa di quel corpo di donna? Forse
ti è stato insegnato che quel corpo è tuo,
lo puoi prendere, non ti importa se ha
identità, pensieri, emozioni, lacrime? Non è
un corpo che soffre, ma un corpo che ti
provoca solo perché esiste?
Da possedere,
da violare? Da usare a tuo piacimento perchè
tu sei il più forte?
Cerchi di
annientare anche il suo cervello, non è
vero? Vorresti che ogni attimo della sua
vita si ricordasse di te, tremasse al
ricordo di quei momenti., ti senti il
padrone.
E questo spesso
succede, sai? Capita di vivere per troppo
tempo di odio, ogni volta che una mano
maschile ti sfiora anche solo per una
carezza innocente, capita di annusare
l’odore del verme in ogni uomo che si
avvicina. Ti fa godere la mia paura? E’
questo che vuoi davvero?
Ti chiedi come
faccio a saperlo? Perché mentre ti scrivo
sento il gusto delle mie lacrime e tremo di
rabbia?
Perché conosco
così bene questo strazio che lacera il
cuore?
Te lo spiego
subito. Sono io quella donna che hai
violentato, lurido verme schifoso. (Torino,
26 aprile 2009)
Donne, il carnefice è in casa
In aumento la
violenza nei rapporti Istat e Telefono Rosa.
Prima causa di morte è tra le mura
domestiche.
La violenza tra le mura domestiche è la
prima causa di morte o invalidità permanente
delle donne tra i 14 e i 50 anni.
Drammaticamente nota, ma sempre sconvolgente
realtà. Sono i risultati del bilancio sulla
violenza alle donne preparato ogni anno
dall'Istat, sulla base delle denunce e delle
richieste di aiuto avanzate alle forze
dell'Ordine (Polizia, Carabinieri), a medici
e strutte di pronto soccorso degli ospedali,
a centri antiviolenza e associazioni per la
tutela delle donne (sportelli antiviolenza,
Telefono rosa, consultori).
Nel 53% dei casi l'aggressore di una donna è
il proprio marito o partner, seguono le
donne che dichiarano di subire violenza dal
proprio convivente (9%), dato che raggiunge
il 15% nel caso di cittadini straniere), da
parte del fidanzato ( 2%), mentre sono
soltanto il 2% le donne che dichiarano di
aver subito violenza o maltrattamenti da
parte di uno sconosciuto.
Dati anticipati dall'associazione Telefono
Rosa, sulla base delle richieste di aiuto da
parte delle donne, che confermano come la
violenza sia nella maggior parte dei casi
una prerogativa del focolare domestico.
Numeri raccapriccianti: nel corso del 2007
Telefono rosa ha registrato 1.492 casi di
richieste di aiuto e il numero di
testimonianze di violenza, nel 2008, ha
raggiunto i 1.744 casi, 1.457 dei quali
provenienti da cittadine italiane -con una
maggiore concentrazione di contatti
all'interno delle fasce di età comprese tra
i 35 ed i 54 anni- e i restanti 287 da donne
straniere.
Violenza fisiche e psicologica, ma sempre
violenza peraltro compiuta spesso da
carnefici che pongano in essere personalità
duplici e comportamenti che tendono a
separare e distinguere l'atteggiamento in
casa e quello in pubblico, rendendo
difficile agli occhi degli estranei
riconoscere la tortura a cui queste donne
sono sottoposte. Donne che troppo
frequentemente continuano a soffrire e
subire in silenziosa
solitudine.(www.larinascita.org 21 marzo
2009)
8
marzo di lotta
"Nella casa perbenino si nasconde
l'assassino"
Care tutte,
in
modo un po’ rocambolesco (il computer della
Casadelledonne è momentaneamente guasto) vi
inviamo in allegato il testo dell’appello
con il quale le donne riunite nelle
assemblee del 4 e dell’11 febbraio hanno
indetto la manifestazione del 7 marzo.
Come potrete notare, il testo, che è frutto
di una importante mediazione fra le donne
che hanno partecipato alla sua stesura,
esprime solo concetti molto generali.
Questa è stata la strada che abbiamo scelto
per fare in modo che ciascuna associazione,
gruppo o organizzazione abbia la
possibilità/libertà di accompagnare
l’appello con un proprio testo a partire
dalla propria realtà.
Inoltre vi comunichiamo che nella riunione
dell’11 febbraio, dove molte di noi si sono
espresse in questo senso, si è anche deciso
che il corteo si svolga sabato pomeriggio.
Vi chiediamo di dare la massima diffusione
all’appello e alla notizia della
manifestazione.
Le adesioni devono essere inviate a
casadelledonne@tin.it
Vi ricordiamo l’appuntamento di mercoledì 18
febbraio, ore 20,30 salone Antico Macello,
per discutere e decidere questioni
organizzative (anche per quanto riguarda le
espressioni artistiche durante e magari dopo
il corteo), percorso, striscioni, parole
d’ordine, iniziative per pubblicizzare
l’evento, traduzione dell’appello in più
lingue, etc.
Casa delle Donne
Appello per manifestazione 7 marzo
2009
Appello delle donne riunite in assemblea
presso la Casa delle Donne di Torino il 4
febbraio 2009
Uniamoci per costruire e consolidare una
nuova solidarietà fra donne, per affermare
la nostra libertà e per
dire NO a tutte le violenze
Reagiamo contro tutte le violenze degli
uomini sulle donne, sia in casa che in
strada, sia fisiche che psicologiche.
Le violenze degli uomini contro le donne
non hanno passaporto: i violenti non hanno
nazionalità.
Uniamoci per esprimere e far sentire tutta
la nostra rabbia contro chi strumentalizza
le violenze per incuterci paura.
A
costoro rispondiamo che l’uso dei militari e
delle ronde non affronta né risolve i gravi
problemi che stanno alle base di ogni
violenza.
Per dire No a una società che assume la
cultura della violenza come parte intrinseca
della vita e ritiene violabili la libertà e
i diritti delle donne, delle lesbiche, delle
migranti, delle donne con disabilità
ADESSO BASTA
L’antidoto alla violenza non
è il controllo ma il rispetto!
Sabato 7 marzo 2009 Ore 15
Manifestiamo tutte insieme con un corteo,
spettacoli e iniziative artistiche di strada
Portiamo i nostri corpi e le
nostre idee, non le bandiere
Un 8 marzo contro la violenza sulle
donne
di Marica Guazzora, responsabile Diritti della Segreteria provinciale del PdCI
Torino
5 febbraio 2009 – Le organizzatrici non
speravano certo in un successo così, anzi.
L’assemblea che si è tenuta ieri sera alla
Casa delle donne per discutere insieme “che
fare” è stata molto partecipata, sala
affollatissima, non abbiamo potuto entrare
tutte, una parte di noi si è dovuta
sistemare nell’atrio. Il segnale che queste
donne hanno dato nei loro interventi è
stato sicuramente raccolto. Le esternazioni
del Presidente del Consiglio “Non abbiamo un
soldato da mettere a difesa di ogni bella
donna” ci hanno disgustato tutte. Non
abbiamo nessuna intenzione di farci
militarizzare, né tanto meno ci interessa la
protezione dei soldati, i soldati per le
donne hanno sempre significato una parola
sola: guerra, e nei luoghi di guerra
violenze e stupri.
E anche dalle parole del premier si intende
bene cosa significano le donne per lui e
per quelli come lui: corpo di donna inteso
come provocazione. Un’offesa nell’offesa,
come dire le donne brutte possono stare
tranquille.
E’ così che nascono la cultura della stupro
e il femminicidio. Perché ogni forma
di violenza perpetrata nei confronti della
donna è femminicidio, non si viola solo il
corpo, si viola la dignità, si calpesta la
persona. E' il predominio del maschio. E’ il
sopruso del più forte nei confronti del più
debole, che non si manifesta solo in questo
campo. Bisogna mettere in discussione la
sessualità maschile, partendo dalla scuola,
oggi anche i ragazzini commettono violenze e
stupri nei confronti della compagne di
scuola per poi filmarli con il cellulare. Lo
stupratore non ha identità, se non quella di
genere maschile, anche questa campagna
mediatica contro i migranti
perchè strupratori offende la nostra
intelligenza. La maggior parte delle
violenze le donne le subiscono in casa, dai
propri uomini italiani, le statistiche
parlano chiaro. Ma di questo si preferisce
tacere, i panni sporchi si lavano in
famiglia.
Qualcuna ha accennato anche ad altri grossi
problemi che hanno le donne: il lavoro
che non c'è, i servizi scarsi, la pensione
bassa, ma tutte abbiamo pensato che per
questo 8 marzo è meglio “volare basso” con
parole d’ordine semplici: ripudiamo la
violenza a partire da noi e per chiunque.
Dobbiamo sconfiggere la paura, riprenderci
la libertà, è un primo passo importante.
Rischiamo di non avere soggettività, occorre
costruire una risposta, riprendere una
parola pubblica, in questa società attonita,
ripiegata su se stessa, piena di
contraddizioni, dove nessuno ci difende
politicamente, tanto meno il Pd, e la
sinistra è fuori dal Parlamento.
Sconfiggere la paura. Riprenderci la notte.
Tanti anni fa facemmo una manifestazione
intitolata “Riprendiamoci la notte” e la
parola d’ordine era “La notte ci piace,
vogliamo uscire in pace”. Siamo ritornate
indietro anni luce, ci stanno facendo
ritornare indietro, e così è venuta fuori da
tante la proposta di fare come allora un
corteo notturno contro la violenza sulle
donne, la sera del 7 marzo prossimo,
coinvolgendo il numero più alto di donne,
comprese le migranti.
Seguiranno altri appuntamenti alla Casa
delle donne per lanciare l’appello,
preparare meglio la proposta, decidere le
parole d’ordine, il percorso. Ci saremo.
Dalla Casa delle donne
Care tutte,
mercoledì sera, 4
febbraio, c’è stata l’assemblea
cittadina, molto affollata, che vi
abbiamo proposto con l’appello “Adesso
basta”.
E’ stata una gran bella
serata ricca di idee e di proposte, di
voglia di esprimere la nostra
indignazione e di rompere quello che
molte di noi hanno definito il muro di
silenzio e di immobilismo in cui tutto,
tutte e tutti sembrano piombati.
Ci siamo ripromesse di
approfondire il tema delle violenze
contro le donne cominciando a
focalizzare, durante la discussione,
alcuni nodi. Vogliamo continuare a
scambiarci idee e a discutere insieme.
Per questo abbiamo deciso di lavorare
per organizzare una grossa e
rumorosa manifestazione
(regionale?) per il 7 marzo.
Abbiamo anche deciso, proprio per il
valore simbolico che questo ha, di farla
di notte.
Vogliamo di nuovo farci
sentire e riprendere, oltre che a
parlarci, a parlare a tutte le donne.
Scriveremo un breve
appello che tutte (singole, gruppi e
organizzazioni) potranno sottoscrivere
aggiungendo i propri contenuti.
E’ urgente cominciare a diffondere la
notizia:
nel 2008 il dilagante tam tam ci
consentì di fare una grande
manifestazione.
Abbiamo previsto delle
riunioni organizzative e man mano
diffonderemo le notizie e gli
appuntamenti che riusciremo ad
organizzare.
Un caro saluto
Casa delle Donne
Fermiamo la violenza contro le donne
Comunicato stampa di Marica Guazzora, responsabile Diritti della Segreteria provinciale del PdCI
Torino 28 gennaio 2009 – Fermiamo lo stupro, fermiamo il femminicidio.Non è un fenomeno di oggi, ci sono orrende statistiche che parlano chiaro.Non è ventilando colpe, non è invocando più sicurezza e più militari per le strade, non è catalogando gli stupratori tra i migranti che si risolve il problema. Non sono leggi più repressive né più forze dell'ordine che possono fermare un fenomeno che è mondiale, che attiene alla natura stessa della legge del più forte nei confronti del più debole, in ogni campo.
La violenza sulle donne è un fenomeno che non ha altra identità se non quella di genere: è maschile. Non ci sono uomini italiani buoni e uomini stranieri cattivi, non ci sono uomini bianchi buoni e uomini di colore cattivi. Al più ci sono uomini che, per fortuna, non lo farebbero mai, ma ci sono anche uomini disposti a comprendere le ragioni di chi lo fa. Qui la belva umana è di sesso maschile.
E' con questo fenomeno che bisogna combattere, non è facendo battute da caserma come è solito fare il Presidente del Consiglio, non è alimentando l'odio verso il migrante, è l'uomo che deve interrogarsi, è il maschio che è da educare, ma fino a quando le televisioni saranno permeate di trasmissioni spazzatura dove le donne sono solo corpi, carne e merce in vetrina, il cammino sarà sempre più difficile. Difficile ma non impossibile. Le donne non si arrendono. Noi donne comuniste non ci arrendiamo, continuiamo a lottare per la dignità delle donne e degli uomini, contro ogni sopruso e in ogni parte del mondo.
Adesso basta!
Siamo sbalordite oltre che indignate per
l’ennesima volgarissima battuta di
Berlusconi sullo stupro:
“…Anche
in uno Stato il più militarizzatoe
poliziesco possibile,
una cosa del genere può sempre capitare.
Non è che si può pensare di mettere in
campo una forza tale, dovremmo avere
tanti soldati quante sono le belle
ragazze, credo che non ce la faremo mai”.
Siamo altresì esterrefatte per il tenore
dei commenti al riguardo.
Non sopportiamo più di sentire parlare della
“violenza sulle donne” solo in termini di
sicurezza, come se il problema fosse la
presenza o meno di lampioni, militari o
poliziotti per le strade o come se si
trattasse di reati compiuti soltanto da
immigrati, invece che di gravissimi problemi
che riguardano gli uomini, la loro cultura e
una stravolta concezione della sessualità
intesa come affermazione di dominio sul
corpo femminile.
Corpo femminile che, diventando oggetto, è
oltretutto colpevole di provocazione!
Tutto ciò, in un clima in cui l’opposizione
non fa sentire il peso di quella che
dovrebbe essere la sua diversità.
Ci vengono in mente le abominevoli scritte
sulla scarsa avvenenza delle donne bosniache
che le truppe Onu avevano lasciato sui muri
di Srebrenica: non belle, quindi non
stuprabili?
L'orrore che credevamo avessero suscitato
gli "stupri di guerra" e le innumerevoli
lacrimazioni pubbliche erano solo una farsa
ad uso e consumo di chi stava sui fronti
contrapposti dei buoni e dei cattivi?
E’ il terribile dubbio che ci viene quando
un capo del governo di uno stato che si
definisce civile, tecnologicamente avanzato
e parte del consesso dei “grandi” del
mondo, afferma che “una cosa del genere può
sempre capitare”.
Inoltre: l’Istat ci dice che la maggior
parte delle violenze avviene all’interno
delle famiglie. E’ sufficiente l’esercito
italiano a presidiare tutte le case in cui
questo reato si compie?
Siamo “impaurite” ed esasperate dal clima
che si è instaurato in questo Paese,
soprattutto per quanto riguarda la vita e i
corpi delle donne e degli uomini: dal caso
Englaro all’indifferenza per la guerra e per
le sue vittime, alla mancanza di laicità,
al razzismo e all’intolleranza.
Non vogliamo più che il silenzio su questi
temi diventi assordante:
Troviamoci nel Salone dell’antico Macello in
via Matteo Pescatore 7 Torino
mercoledì 4 febbraio 2009 alle ore 20,30
di
Casa delle Donne di Torino
Da mailing list femminista
"Sommosse"
Comunicato conclusivo dell’assemblea nazionale del 12 gennaio a Roma
Dopo la grande manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile, il som-movimento femminista e lesbico che l’ha organizzata si è incontrato sabato 12 gennaio a Roma in un’assemblea nazionale molto viva e partecipata.
Per dare continuità al protagonismo politico delle donne, l’assemblea ha rilanciato il conflitto riaffermando il principio dell’autodeterminazione sui nostri corpi e sulle nostre vite.
Vogliamo costruire un incontro nazionale di confronto ed elaborazione, di due giorni, il 23 e 24 febbraio.
Lanciamo, insieme, una campagna permanente di lotta contro tutti i tentativi di limitare la nostra libertà ed autonomia, costruendo iniziative in tutte le città il prossimo 8 marzo.
Messaggio di presentazione della nuova mailing list:
Care tutte, benvenute!
Questa è la nuova mailing list che raccoglie gli indirizzi delle associazioni, dei collettivi e delle singole che il 12 gennaio hanno partecipato all’ "Assemblea nazionale di bilancio e prospettive post manifestazione del 24 novembre".
Il sito controviolenzadonne.org, come sapete, è stato uno strumento importante attraverso cui è stato costruito il percorso che ci ha portato verso la manifestazione del 24 novembre. Tuttavia abbiamo avuto delle difficoltà a condividere collettivamente la gestione di questo strumento sia nei contenuti, sia dal punto di vista tecnico, aspetti inscindibili in una pratica autorganizzata.
Per questo, e per prevenire ogni rischio di ambiguità e confusione, volevamo informarvi che il sito controviolenzadonne.org non è in questo momento espressione dell’assemblea che ha dato vita alla manifestazione del 24 novembre scorso e sta partecipando con tutte voi alla costruzione di un percorso politico nazionale, a partire dall’assemblea del 12 gennaio e dall’incontro che faremo il 23-24 febbraio.
Riteniamo inoltre che una comunicazione orizzontale debba avere come strumento una mailing list e non semplicemente una newsletter.
Durante l’assemblea nazionale di sabato 12 gennaio abbiamo raccolto indirizzi e contatti per creare questa mailing list, con la quale desideriamo comunicare e confrontarci finalmente a livello nazionale, garantendo così il percorso politico collettivo fino ad oggi praticato.
Purtroppo siamo costrette a rinunciare ai contatti raccolti nei mesi scorsi attraverso controviolenzadonne.org, per motivazioni legali e di privacy dalle quali contiamo di non dipendere in futuro, gestendo diversamente e con altri strumenti la comunicazione tra noi.
Per recuperare i contatti perduti chiediamo a tutte di contribuire a far conoscere la nuova mailing list alle singole e alle associazioni che non hanno partecipato all’assemblea del 12 e di inviarci gli indirizzi di tutte le interessate.
Crediamo infine necessario proseguire attraverso altri strumenti e metodi la gestione della comunicazione in rete tramite l’utilizzo di una rete di blog, strumento che ci sembra più agile e accessibile rispetto a un sito. Ne discuteremo insieme nellegiornate del 23-24 febbraio,
Saluti femministi L’assemblea romana
Roma - 14 febbraio 2009 NO VAT manifestazione nazionale