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Diritti di genere - Diritti dei bambini                                                                                                                                                                                                                     pagina 2
 

 

"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"  (Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

 

La moglie "forte" si può maltrattare

 

Cassazione, pronuncia choc: la moglie 'forte' si puo' maltrattareAssolto un marito perche', nonostante le botte, lei non si intimoriva

ROMA - Le mogli che hanno un carattere ''forte'' e che non si lasciano ''intimorire'' dal clima di intimidazione, comprensivo di percosse, al quale le sottopone il marito corrono il rischio di vedere assolto il coniuge dal reato di maltrattamenti proprio per via della fermezza della loro forza d'animo. La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni. Dinanzi alla Suprema Corte il marito aggressivo ha sostenuto con successo che non si trattava di maltrattamenti in quanto la moglie ''non era per nulla intimorita'' dal comportamento del coniuge ma solo ''scossa, esasperata, molto carica emotivamente''.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/07/02/visualizza_new.html_1849263080.html 

CASSAZIONE La moglie ha un carattere forte?Maltrattarla non è reato Annullata la condanna a 8 mesi per un uomo accusato di aver maltrattato la coniuge per tre anni. A determinare la decisione della Corte il fatto che la donna non risultasse 'intimorita' dalla violenza del marito

ROMA - Avere un carattere forte e non lasciarsi intimorire dall'atteggiamento violento del marito potrebbe costare, alle mogli vittime di violenze, l'assoluzione del consorte. La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni. Dinanzi alla Suprema Corte il marito aggressivo ha sostenuto con successo che non si trattava di maltrattamenti in quanto la moglie "non era per nulla intimorita" dal comportamento del coniuge, ma solo "scossa, esasperata, molto carica emotivamente".L'uomo, residente a Livigno, era stato condannato, pure con la concessione delle attenuanti, sia dal Tribunale di Sondrio che dalla Corte d'Appello di Milano, che avevano accolto le lamentele della moglie. Una condanna percepita come eccessiva dal marito che si è rivolto alla Cassazione con successo, sostenendo che gli stessi giudici di Appello avevano rilevato come la moglie avesse un "carattere forte" e che dunque non era affatto intimorita dal suo atteggiamento. In sostanza, la tesi difensiva, accolta da piazza Cavour, si è basata sul fatto che i giudici "hanno scambiato per sopraffazione un semplice clima di tensione" tra coniugi.La Cassazione - con la sentenza 25138 - ha dato dunque ragione al marito, rilevando che non si può considerare come "condotta vessatoria" l'atteggiamento aggressivo non caratterizzato da "abitualità". I fatti "incriminati" in questa vicenda - prosegue la Cassazione- "appaiono risolversi in alcuni limitati episodi di ingiurie, minacce e percosse nell'arco di tre anni (per i quali la moglie ha rimesso la querela), che non rendono di per sé integrato il connotato di abitualità della condotta di sopraffazione". Così la condanna a 8 mesi è stata annullata "perché il fatto non sussiste".

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/02/news/la_moglie_ha_un_carattere_forte_maltrattarla_non_reato-5338430/?ref=HRER2-1 

 

La violenza "lieve"

di Stefano Olivieri

 

La violenza Questa cosa va raccontata bene perché la materia è molto delicata e semplificare troppo può distorcere la verità. Ci hanno già ricamato tanto sul web e su facebook, spesso senza spiegare bene le cose, come invece va fatto per evitare cortine fumogene già in atto. Io cerco di farlo qui dopo essermi lungamente documentato sul testo completo del DDL 1611 (detto delle intercettazioni), sull'art. 380 del codice di procedura penale (che viene tirato in ballo dall'emendamento 1707), infine sul testo dell'emendamento stesso.

Andiamo per ordine: Nel complesso articolato del DDL 1611 la maggioranza aveva pensato di inserire, a integrazione dell'art. 609 quater del codice di procedura penale tuttora vigente, anche la prescrizione di arresto per chi è colto in flagranza mentre compie atti sessuali con un minorenne. Ecco il testo dell'art. 380 del codice penale, che elenca le fattispecie di reati in cui l'arresto è obbligatorio in caso di flagranza di reato:

art. 380 - Arresto obbligatorio in flagranza
1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria (57) procedono all'arresto di chiunque è colto in flagranza (382) di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell`ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni .
2. Anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all'arresto di chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati o tentati:
a) delitti contro la personalità dello Stato previsti nel Titolo I del Libro II del Codice Penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;
b) delitto di devastazione e saccheggio previsto dall'art. 419 c.p.;
c) delitti contro l`incolumità pubblica previsti nel Titolo VI del Libro II del Codice Penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni o nel massimo a dieci anni;
d) delitto di riduzione in schiavitù previsto dall'art. 600 delitto di prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-bis, primo comma, delitto di pornografia minorile previsto dall'articolo 600-ter, commi primo e secondo, e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall'articolo 600-quinquies c.p.;
e) delitto di furto, quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall'art. 4 della L. 8 agosto 1977 n. 533 o taluna delle circostanze aggravanti previste dall'art. 625 comma 1 nn. 1), 2) prima ipotesi e 4) seconda ipotesi c.p.;
f) delitto di rapina previsto dall'art. 628 c.p. e di estorsione previsto dall'art. 629 c.p.;
g) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonchè di più armi comuni da sparo escluse quelle previste dall'art. 2, comma terzo, della L. 18 aprile 1975, n. 110;
h) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope puniti a norma dell'art. 73 del Testo Unico approvato con D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che ricorra la circostanza prevista dal comma 5 del medesimo articolo ;
i) delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;
l) delitti di promozione, costituzione, direzione e organizzazione delle associazioni segrete previste dall'art. 1 della L. 25 gennaio 1982 n. 17, delle associazioni di carattere militare previste dall'art. 1 della L. 17 aprile 1956 n. 561, delle associazioni dei movimenti o dei gruppi previsti dagli artt. 1 e 2 della L. 20 giugno 1952 n. 645, delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'art. 3, comma 3 della L. 13 ottobre 1975, n. 654;
l bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione e organizzazione della associazione di tipo mafioso prevista dall`art. 416 bis c.p. ;
m) delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione della associazione per delinquere prevista dall'art. 416 commi 1 e 3 c.p., se l`associazione è diretta alla commissione di più delitti fra quelli previsti dai comma l o dalle lett. a), b), c) d), f), g), i) del presente comma.
3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela (120 c.p.), l'arresto in flagranza è eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente (337) all'ufficiale o all'agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l'avente diritto dichiara di rimettere la querela (340), l'arrestato è posto immediatamente in libertà (389).

Come si nota nell'elenco è assente lo specifico reato di violenza sessuale su minori (il comma 2/d accenna ai minori, ma per la fattispecie di riduzione in schiavitù con il fine della prostituzione, che è altra cosa dal mettere le mani addosso a una bambina - o bambino - per togliersi una voglia personale)

A questo punto seguiamo il percorso temporale dei vari emendamenti:
1. va detto innanzi tutto che il "reato di minore gravità"* di violenza sessuale su minori esisteva già (art. 609-quater cpp, quarto comma);
2. il DDL 1611, comma 22, ha cercato prima di tutto di estendere ad alcuni tipi di furto l'associazione per delinquere per la quale si procede all'arresto obbligatorio in flagranza;
3. successivamente l'emendamento 1.241 ha fatto includere la violenza sessuale su minore (art. 609-quater, senza eccezioni) fra i reati per i quali c'è l'arresto obbligatorio in flagranza;
4. Quì è arrivato l'emendamento 1.707 (Gasparri & co.) con cui si vuole fare escludere dall'arresto obbligatorio i casi di "minore gravità" (comma 4 art 609-quater cpp) di violenza sessuale su minori;
5. quattro emendamenti diversi hanno poi cercato di ribaltare quello di Gasparri & co. (facendo esplicitare l'inclusione dei "casi lievi")

A questo punto, il relatore del DDL ha cercato di tagliare la testa al toro togliendo del tutto il comma 22 del DDL 1611 (emendamento 1.807). Un nuovo emendamento però (1.807/1) glielo impedisce, e riscrive il comma 22 del DDL rifacendo quello che era stato fatto all'inizio dall'emendamento 1.241 (includere la violenza sui minori, senza eccezioni).
A questo punto il relatore fa un nuovo emendamento (1.808), che rende esplicita "l'inclusione" dei "casi lievi" di violenza su minori per i quali è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.

Fonti:
Art. 380 cpp (arresto obbligatorio in flagranza) (senza modifiche)
http://www.altalex.com/index.php?idnot=36802

Art. 609
http://www.altalex.com/index.php?idnot=36869

DDL 1611
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00424336.pdf

Per chi voglia documentarsi meglio ecco l'art. 609 quater :
Art. 609 quater - Atti sessuali con minorenne
Soggiace alla pena stabilita dall'articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che al momento del fatto: 1) non ha compiuto gli anni quattordici; 2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore e' affidato o che abbia, con quest'ultimo, una relazione di convivenza. Al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 609-bis, l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, e' punito con la reclusione da tre a sei anni. Non e' punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di eta' tra i soggetti non e' superiore a tre anni. Nei casi di minore gravita' le pena e' diminuita fino a due terzi. Si applica la pena di cui all'articolo 609-ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci. Articolo aggiunto dall'art. 5, L. 15 febbraio 1996, n. 66.

La morale di tutta questa vicenda resta molto sporca: il governo dapprima strombazza ai quattro venti l'intenzione di sbattere in galera violentatori e pedofili di qualsiasi fatta e casta, poi ci ripensa : per i preti ( e i vescovi perfino) beccati con le mani nel sacco ( per non dire altro) ci sono apposite ciambelle di salvataggio. Poi arriva la ciliegina sulla torta, l'emendamento 1707 che affida alla polizia (ma anche ai CC, Gdf, Vigili urbani ) che verifichi un reato sessuale su minore in flagranza (cioè mentre si sta commettendo) il compito di stabilire all'istante se si tratti di maggiore o minore gravità, e nel caso di minore gravità non dovranno procedere all'arresto immediato.
Capito l'antifona ? Vogliamo provare a chiedere a un qualsiasi poliziotto come si comporterebbe con una legge del genere ? Vogliamo chiedergli se se la sentirebbe di effettuare l'arresto - giudicando in questo caso la maggiore gravità del reato - magari di un personaggio molto noto e importante, un vecchio sporcaccione ma molto potente a cui piaccia insidiare le minorenni ? C'è bisogno di aspettare la risposta o potete immaginarvela da voi ? Come si fa a dire che esiste un limite al di sotto del quale una bambina può essere toccata ( e non stiamo parlandi di carezze sulle guance) senza che ciò sia considerato perseguibile dalla legge? Ma che razza di paese vogliamo diventare ?
Bene, la partita non è finita qui perché gli insigni emendatori del PDL e della Lega : Gasparri (PdL); Bricolo (Lega Nord); Quagliariello (PdL); Centaro (PdL); Berselli (PdL); Mazzatorta (Lega Nord); Divina (Lega Nord) non si danno per vinti e ripresenteranno l'emendamento più avanti. La domanda a questo punto è rivolta a tutto, ma proprio a tutto il popolo sovrano: cui prodest ? A chi giova una schifezza del genere ?


http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 20 giugno 2010

 

I mille volti della violenza sulle donne. Una campagna da adottare (AUDIO)

Intervista a Paola Concia di Matteo Ponzano, da reset radio

“La violenza ha mille volti: impara a riconoscerli”. Uno slogan forte ma positivo, nato dall’idea di rappresentare una donna che non sia vittima della violenza, ma che sappia reagire. Quasi mai però è facile ammettere e denunciare i soprusi che vive una donna in una situazione familiare difficile, spesso ci sono di mezzo i figli e le madri e mogli non riescono a liberarsi dalle maglie strettissime di un rapporto subdolo e vile, che le costringe a subire in silenzio tra le mura domestiche. "Riconosci la violenza" è una campagna in Creative Commons per sensibilizzare le persone sul tema della violenza sulle donne, nata da un’idea dell’ On. Paola Concia, deputata del partito democratico, dalla copywriter Eliana Frosali che ne ha curato la traduzione nel linguaggio pubblicitario e dalla saggista femminista Alessandra Bocchetti. E’ possibile scaricare gratuitamente dal sito i bozzetti e divulgare così l’iniziativa per chiunque ne condivida la validità.

Ascolta/scarica l'intervista

(18 marzo 2010)

 

...Donne per altre idee di donne...

Manifestazione Piazza Castello ore 15,30 sabato 6 marzo 2010

 

   

 

 

Violenza contro le donne

 25 novembre - Giornata internazionale

contro la violenza sulle donne

 

 

 

 

 La violenza contro le donne noi la ricordiamo da oggi

 

di Laura Bottai

Ieri, 25 novembre, in tutto il mondo si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza alle donne, per volere dell’ONU.
I maschi della terra ufficialmente hanno deprecato l’atteggiamento di tanti loro simili che violentano le donne o le uccidono, concentrando tutto sull’atroce e terribile azione che è la violenza fisica, sessuale e non, che uccide e distrugge chi la subisce.
Noi donne delle falci rosse abbiamo taciuto. Per rispetto. Rispetto di chi è morta colpita dalla violenza per mano quasi sempre amica, familiare, vicina.
Appena le luci sono calate e con loro il silenzio complice del perpetuarsi di questi efferati delitti del corpo e dell’anima, noi Falci Rosse intendiamo tenere alta l’attenzione su tutte le forme violenza contro le donne che viene consumata quotidianamente e sotto molte forme.
Il 25 novembre e ogni altro giorno dell’anno.
Di queste forme nessuno ne parla, non ne hanno parlato ieri non ne parleranno mai, perché chiama in causa nuove e più avanzate forme di relazione interpersonale, politica e culturale. Chiama in causa la responsabilità degli uomini e del potere monosessuato che hanno costruito e che non intendono modificare né condividere.
Vogliamo parlare di violenza linguistica, ad esempio usare il maschile per certe figure professionali e istituzionali: non è questione di fonetica, ma culturale: si declina al femminile un contenuto semantico per tradizione associato al maschile, e questo crea sconcerto, perciò meglio usare il maschile per le donne che ricoprono professioni e ruoli di prestigio (Deputata, Ministra...) per disconoscere l'identità di genere, negare il sesso femminile, nascondendo le donne e la loro professionalità.
Vogliamo parlare di violenza civile, che è quali un ossimoro, ma è quella che impedisce di vivere in una società non violenta, in cui ciascuno, uomini e donne, debba avere abbastanza potere reale da scegliere la propria vita in maniera compatibile con il riconoscimento dell’Altro, per realizzare la miglior vita di cui si è capaci, senza essere costrette – sempre e solo le donne – a mascolinizzarsi per arrivare e mantenere il potere. Così come è violenza impedire alla donna di essere libera di scegliere del proprio corpo, se e quando essere madre.
Vogliamo parlare di violenza economica: le donne, nonostante le leggi e le normative, non hanno uguali salari o stipendi dell’uomo, lavorano di più e guadagna di meno. Hanno migliore rendimento scolastico, vincono i concorsi, però non fanno carriera
Vogliamo parlare di violenza politica che esclude sistematicamente le donne dall’agire politico, dalla costruzione delle leggi, delle regole e negate come cittadine. Non esitano, gli uomini, ad utilizzare le donne, i loro dolori e le paure, per autoautorizzarsi all’istituzione di ronde: trattate come le femmine di un branco che devono essere sottratte al branco straniero, ci negano il diritto ad essere tutelate con gli strumenti che una democrazia dovrebbe garantire fuori e dentro le mura domestiche, dove invece le donne vengono stuprate e con l’omertosa complicità delle istituzioni.
Anche questa è violenza, doppia violenza perché perpetuata nell’indifferenza generale discriminazioni tra i sessi e tra i generi,, senza portare peraltro risultato alcuno aql sesso maschile che ne esce, al contrario sempre più debole e impaurito, producendo così come una spirale altra e più feroce violenza.
Per questo abbiamo deciso di non unirsi a cori celebrativi per un solo giorno, ma parlare per altri 364 giorni provando, non da sole, a tessere una nuova trama di relazioni tra donne e tra donne e uomini dei cinque generi, per contrastare la devastazione e la distruzione che la violenza contro le donne produce.

Le Falci Rosse
Arezzo
 

SABATO 28 NOVEMBRE A ROMA, ORE 14 DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA SAN GIOVANNI.
Contro la violenza maschile sulle donne, per la libertà di scelta sessuale e di identità di genere. Per la civiltà della relazione tra i sessi. Per una informazione libera e non sessista. Contro lo sfruttamento del corpo delle donne a fini politici ed economici. Per una responsabilità condivisa di uomini e donne verso bambine/i, anziane/i e malate/i, nel privato come nel pubblico. Contro ogni forma di discriminazione e razzismo, per una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi e le culture diverse.

In occasione del 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza maschile sulle donne si terranno anche altre iniziative, clicca qui per vederle.

 

 

 

    

 Sconvolgente manifestazione dell'Udi

Contro la violenza maschile sulle donne

di Monica Perugini
 

Sabato pomeriggio 21 novembre a Brescia l'UDI ha organizzato la manifestazione nazionale contro la violenza alle donne: la piazza era piena.
 
 
Nonostante decenni di militanza, lotte e cortei non riuscivamo a ritrovarci in quella piazza che avrebbe dovuto unire tutte le donne impegnate contro la violenza maschile che le donne subiscono sempre di più in famiglia, sul posto di lavoro, in una società attraversata da odio razziale, intolleranza e mancanza di diritti proprio a causa ed attraverso l’uso distorto del diritto e di una legislazione che bada alla sicurezza dei nostri portafogli (resi vuoti dalla crisi) e non alla dignità delle persone, in particolare di quelle che una cultura ostentatamente maschilista e patriarcale, costringe deboli e sottomesse.

 
A parte il giudizio sulla coreografia da convention, giudizio personalissimo ma negativo perché distante anni luce da quella espressione multicolore, diversificata, dialettica e ironica anche nella sintesi degli slogan, che ben rappresenta quella cultura delle differenze (anche personali) che ha mantenuto vivo, intenso, critico e polemico il movimento delle donne, pure nei più bui periodi di crisi, a preoccupare sono stati i contenuti e i messaggi che questa parata fatta propria dalle amministrazioni della destra razzista e intollerante bresciana, ha trasmesso alla piazza ed alla città, scippando manifestazione e messaggio ad un UDI che, ci chiediamo, sia essere stata consapevole o meno dei quanto accaduto.

 
Se l’ UDI nazionale questa consapevolezza era stata messa in conto, c’è da preoccuparsi e non poco, così come se non lo è stata, giacché una simile sottovalutazione da parte di una organizzazione che ha mobilitato centinaia di donne giunte da tutta Italia, soprattutto grazie alla massiccia presenza delle donne del sindacato e delle associazioni di solidarietà dell’Emilia Romagna, è a dir poco incomprensibile.

 
La piazza era divisa in due, tutta però monocolore, poiché le bandiere che recavano lo slogan contro il femminicidio, parola d’ordine del femminismo e di una cultura di genere che non dovrebbe lasciare spazio a dubbi, erano distribuite direttamente dall’organizzazione, rendendo curva da stadio una manifestazione che avrebbe dovuto distinguersi per il rispetto di eguali nelle differenze. Davanti alcune (poche) “organizzazioni” bresciane con le sindache e le rappresentanze istituzionali, dietro tutto il resto, con gli striscioni di regioni e città che avevano aderito alla staffetta promossa un anno fa dall’UDI nazionale.

 
Sul palco le organizzatrici, in un tripudio di abbracci, complimenti, autocompiacimenti e ringraziamenti che hanno preso gran parte della presentazione. Malignamente ci siamo dette che mancava solo il ringraziamento a Rolfi, il vice sindaco dai pieni poteri che ha “ripulito” Brescia da “negri, zingari e marocchini” tolto le panchine e vietato gli esercizi commerciali degli stranieri… riaperto alle auto il centro storico e chiuso le biblioteche, quando una delle comizianti lo ha ringraziato davvero …. per il solo fatto di aver piazza e palco! Ed è molto in una città che vieta le manifestazioni nel centro storico.
 
Non sapevamo se imprecare subito a gran voce o rifare il giro della piazza per accertarci di aver capito bene. No, sorde non eravamo! Anche perché poco dopo è arrivato il plauso alla Carfagna… sotto le bandiere dell’UDI e davanti agli striscioni della CGIL!
 
Le donne bresciane del movimento e che lottano davvero contro violenza e razzismo non c’erano: la casa delle donne che gestisce da anni le problematiche antiviolenza nemmeno invitata, ai collettivi femministi presenti in città è stato persino vietato di raccogliere le firme a sostegno della legge regionale di iniziava popolare per la creazione dei centri antiviolenza in Lombardia (unica delle grandi Regioni che non l’hanno approvata…) perché fanno politica, al collettivo di giuriste che ha girato la Regione a sostegno dell’ iniziativa della stessa UDI nemmeno riservato un cenno, per non parlare delle numerose realtà associative, dei gruppi di cittadine straniere che frequentano, organizzano e vivono la difficile realtà sociale di un nord per pochi, omologato sotto le bandiere della destra.

 
Come sia stato possibile per l’UDI condividere la piazza con ‘sta gente, rifiutarsi di inserire come fondamentale della giornata il principio e la pratica antirazzista quale elemento discriminante contro la violenza alle donne, non appare scusabile e non solo perché l’UDI naviga da molto nelle acque complicate della “politica di genere e non solo” e conosceva bene dove andava a parare quando ha deciso di stabilire la tappa finale della manifestazione in un Brescia dove la destra razzista ha strumentalizzato in modo raccapricciante la vicenda di Ina, ma anche assistendo all’autocompiacimento di chi si pavoneggiava sul palco con movenze e gergo mutuato “paro paro” da biechi stereotipi sottoculturali della televisione berlusconiana con gli urletti alla “siete caldi”, “italia uno” e via annegando ….. fino ai ringraziamenti personali che hanno sostituito contenuti e proposta.

 
La piazza delle seconde file, era per fortuna sbigottita e meno male che la base almeno regge. C’è da chiedersi se rifletterà su questa bella scampagnata dove donne impegnate ogni giorno in progetti di solidarietà sono servite solamente per far da coreografia alle fans di Rolfi e della sua giunta di razzisti intolleranti e maschilisti per la gioia delle proprie “presentatrici” che la prossima volta, non ci stupiremmo, anzi lo prenderemmo come un segnale chiarificatore, potrebbero presentasi a braccetto con la Santanchè che, dopo la triste strumentalizzazione della vicenda della giovane Ina, ce l’ha fatta a rendere Brescia “laboratorio politico” della “sua” cultura di genere(www.proletaria.it 21 novembre 2009
 

 

 Donne uccise: i maschi non concedono neppure la semilibertà

Parliamo di femminicidio all'italiana. Lei è una martire o una arpia. Lui è sempre depresso. Nel giro di pochi giorni su parecchi quotidiani avete potuto leggere la storia di Mariagrazia, uccisa dal solito marito che dopo averle tolto la vita si è suicidato, di Rossana, uccisa dal convivente che dopo una fuga si è costituito, di Teresa, uccisa dal marito e poi perfino insultata (era un'arpìa!), di una donna della quale nessuno scrive il nome, che viene massacrata a colpi di accetta da un uomo che aveva già tentato di uccidere la ex moglie, di Rosalia, morta a 17 anni perchè è chiaro che "se mi lasci non vale", di Miriam e Anna, la prima morta per mano certa e la seconda ancora non si sa, di molte altre ancora che se sommate diventano un numero spaventoso del quale ci si rende conto solo a contarle ogni giorno.

Tra gli assassini ci sono i mariti depressi, quelli pietosi che tolgono la vita perchè "lei era malata", quelli che "lei era un'arpia", quelli che "lei era una puttana e lo faceva impazzire", quelli che "lui l'amava troppo e lei voleva lasciarlo".

Normalmente ogni scusa viene usata come attenuante. Si descrive un sintomo per legittimare un gesto che limita la libertà altrui. Come quando si dice che certe cose le puoi fare se sei ubriaco. Chi beve però sa perfettamente che l'alcool non è una autorizzazione a fare come ti pare. 

La depressione - e lo dico senza essere una esperta in materia - dicono sia una patologia che colpisce in maggior numero le donne. Eppure questo non si traduce in altrettanti omicidi. Le origini della depressione credo siano spiegate di modo che anestetizzino la società rispetto a problemi ben più gravi. Un giorno ti licenziano, non sai come mantenere la famiglia, non puoi pagare il mutuo e vai in depressione. Ci saranno mille altre ragioni ma tutte si traducono in una patologizzazione delle ragioni fortemente sociali che portano alla depressione.

Gli scienziati fanno una gran fatica per trovare l'origine di questo male in un difetto genetico, giusto per non dire che questa cosa dipende da noi, dagli umani, dai nostri comportamenti, da quello che subiamo o che infliggiamo agli altri. Dire di una persona che è "malata" è il modo migliore per deresponsabilizzare la società di una serie di problemi che non vuole risolvere. Perciò concede una tregua anche all'individuo e lo relega nell'angolo riservato agli scarti di produzione.

Una persona depressa per quanto ne so viene trattata con farmaci che rincoglioniscono un elefante, un anestetico che ti fa restare con il sorriso in bocca anche se arriva quello che ti pignora tutto e lo mette all'asta. Una cosa che spesso dicono in psichiatria è che: non sono importanti le cose che accadono ma come tu le affronti. Come dire: se non sai accettare un licenziamento, una società che ti massacra, ti usa e poi ti getta, se non accetti di essere molestata, violentata in vari modi, è e sarà sempre colpa tua. Non è il tuo datore di lavoro ad essere un bastardo, sei tu ad essere malata.

Se sei in mobilità, quasi al licenziamento, ti sfrattano da casa e ti suicidi: è certamente colpa tua, non del governo, ne' delle banche, ne' di ogni altro figlio di puttana che si arricchisce sulla tua pelle, ti spreme e poi ti butta via.

A leggere Foucault si capisce che l'anormalità è una cosa che esiste in ciascuno di noi, che la follia è stata una bella giustificazione morale per incarcerare e rinchiudere tanta gente che rifiutava di farsi "normalizzare". La psichiatria e il carcere stanno per lui infatti allo stesso livello.

La psichiatria moderna, quella dopo basaglia, dopo la chiusura dei manicomi, ha fatto dei passi avanti ma la logica della normalizzazione permea un pezzo consistente del settore.

La spinta che c'e' in questo momento va comunque in tutt'altra direzione. Raccolgo articoli e dettagli su donne uccise dai loro uomini da almeno 15 anni (non da un giorno, ma da 15 anni). Fatelo anche voi, andate in biblioteca e cercate fra gli articoli di cronaca. Fateveli dare dalle redazioni dei giornali. Adesso che i quotidiani pubblicano su internet cercateli in rete. Posso dirvi con certezza per esempio qual è l'andamento delle versioni che vengono fornite dalla stampa.

Da un po' di anni, da quando cioè esiste una forte spinta autoritaria che insiste su soluzioni farmacologiche anche per punire gli stupratori, da quando nelle carceri si è ricominciato a sedare pesantemente i reclusi perchè stranieri e perchè non si è fatta alcuna fatica a comprenderli, la versione della stampa circa i femminicidi è peggiorata. 

La componente razzista spinge alla formulazione di accuse piene di distinguo. Il marocchino che ammazza è solo un assassino. L'italiano che ammazza è depresso. Non c'e' dunque alcun interesse ad indagare le cause reali del femminicidio. Nessun interesse. C'e' anzi l'interesse esplicito a giustificare il femminicida (lei era un'arpia!), a compatirlo (lui è depresso!), a legittimarlo (lui aveva ragione di essere geloso!).

In tutti i casi la ragione precisa, la costante che si ripresenta come fosse una inevitabile condanna a morte è la decisione della donna di lasciare il marito, il fidanzato, rifarsi una vita, allontanarsi, fare altro. Oppure è semplicemente la decisione della donna di reagire dopo aver subito ogni genere di angheria compresa quella psicologica (anche quella volgarmente legittimata dallo stato di salute del marito).

Volendo patologizzare il problema, di quale uomo che uccide una donna o la picchia selvaggiamente o la stupra per punirla potreste dire che sta bene?

Quante sono invece le donne che vivono da "depresse" perchè non possono, non sanno, liberarsi in una situazione di schiavitù? Quante sono le donne "depresse" che ammazzano i mariti per reagire alle angherie che subiscono? Chi è dunque, all'interno delle relazioni tra un uomo e una donna, ad essere in stato di soggezione? Inequivocabilmente la donna.

Sono le donne ad essere educate per accogliere e prendersi cura di uomini di qualunque specie. Sono le donne che devono sopportare qualunque tipo di situazione familiare. Le donne sempre colpevolizzate se non si prendono cura di tutti. Le donne alle quali lo stato assegna il ruolo di ammortizzatrici sociali a partire dalla loro condizione di schiavitù.

Lo stato non indaga sui femminicidi semplicemente perchè ne è complice. La verità sta tutta qui. Ne è complice e non demorde anzi insiste nell'attribuire un ruolo che non può essere tradito pena la diserzione.

Come non ricordare le accuse di tanti uomini che massacravano le mogli scritte nero su bianco su certi giornali: "lei non aveva cucinato", oppure "lei non pulisce mai la casa".

Come può osare dunque una donna scegliere di lasciare l'uomo che le ha catturate come proprietà a tutto servizio?

Non può. Se una donna lo fa, in certe condizioni, la donna deve pagare. Paga perchè la società non l'aiuta, perchè gli uomini la perseguitano, perchè non c'e' lavoro, non c'e' casa, perchè la società e lo stato non offrono alternativa, come se le porte fossero tutte chiuse perchè ti sei comportata male. Pagano perchè gli uomini considerano gli "alimenti" una quota di partecipazione all'uso del tuo corpo. Se non possono usarlo non te li danno, neppure quando quegli alimenti riguardano i bambini, neppure se sono il surrogato di quello che lo stato dovrebbe darti per ritornare ad essere autonoma. E come può lo stato pretendere che la donna separata riacquisti autonomia se a pagare quella autonomia è l'ex marito? Un paradosso infatti che si rivela in tutta la sua drammaticità perchè mantiene un legame con uomini che ritengono di avere una opzione su di te. Lui paga per risarcirti degli anni che hai speso per costruire anche la sua fortuna e tu gli appartieni. Le donne pagano perchè per restare tranquille dovrebbero non dover stabilire più nessun legame con gli uomini violenti e invece lo stato decide che i mariti violenti possono avere diritto all'affido condiviso dei figli. Le donne pagano con la vita, troppo spesso, quasi sempre.

La cultura sulla quale si fonda uno stato patriarcale è tesa a creare giustificazioni morali al femminicidio. Si dice sia colpa della moglie se il marito era geloso perchè la moglie doveva avere cura di indossare un burqa o di restare chiusa in casa. Si dice che sia colpa delle donne se lui non si sente sicuro perchè le donne devono vivere le relazioni come fossero costanti sedute di terapia psicologica per i loro uomini.

Dalle rassegne stampa si capisce quale sia l'andamento di una società. Dal modo in cui viene tollerata la violenza contro le donne si capisce persino quale tipo di governo si insedierà: se è democratico, assistenzialista, cattolico, fascista, autoritario, oligarchico, progressista, etc etc. 

Le donne non vengono uccise perchè gli uomini sono depressi. Le donne vengono uccise perchè lo stato non le vuole libere. Perchè agevola la spinta al possesso, l'orrendo modo di relazionarsi di tanti uomini, perchè li usa come aguzzini per tenere in piedi una struttura sociale nella quale la regola è: unirsi, contribuire alla crescita demografica, partorire operai e consumatori, crepare.

Tutti quelli che non assolvono a questa funzione non esistono, sono trasgressori, eretici, vittime dell'inquisizione: così le donne che vogliono liberarsi, e le lesbiche, e i gay, e le trans, e gli uomini che dissentono e non si fanno carcerieri delle donne, e chiunque non sia disposto ad essere considerato un numero.

Una società che si fonda sulla schiavitù degli esseri umani, le donne schiave tra gli schiavi, non ha interesse a liberare nessuno. 

Quello che fanno ora - sicurezza, certezza della pena, etc etc - è solo un pessimo modo per tenere le cose esattamente come stanno. Come quando dentro un carcere il direttore scrive regole che fanno l'occhiolino ai cattivi mentre lui finge di minacciarli affinchè i buoni continuino a spazzare pavimenti, lavare i cessi e lavorare come muli.

Volessero darci una mano lo avrebbero già fatto. Non vogliono e i maschi lo sanno.

Perciò è necessario che noi ammettiamo la nostra corresponsabilità e che ci diamo da fare:

prevenire - fare attenzione alla persona con cui decidiamo di stare - provando a non infognarci in storie con persone aggressive, violente, gelose, asfissianti, possessive, morbose, solo perchè riteniamo di poterli cambiare o di non poter meritare di meglio;

reagire - far crescere la nostra autostima - considerandoci belle per quello che siamo, perseguendo un futuro che ci dia prospettive di autonomia, vicino o lontano da casa, rivolgendoci ad altre donne se necessario, stabilendo alleanze, anzi sorellanze con altre, chiedendo aiuto se serve senza vergognarci;

parlare - esplicitare, comunicare tutto - raccontare quello che ci succede, se lo raccontiamo alle altre dobbiamo dirlo a noi stesse, consegnare dettagli alla persona di cui ci fidiamo, amica o estranea che sia, non vergognarci di niente, non considerare quello che ci succede come un errore che riguarda solo noi, che dipende da noi.

Noi non ne abbiamo colpa, non potevamo saperlo, e se anche lo sapevamo e abbiamo ugualmente scelto di restare non dobbiamo mai pensare di doverne pagare le conseguenze con la vita. Dobbiamo andare via orgogliose di avere capito, di avere una occasione di riscatto, di poter rinascere, di ricominciare, di poter assumerci la responsabilità delle nostre vite. Sicure di poter trovare un futuro differente e migliore e molte altre persone che ci ameranno molto di più.

Diamoci, datevi una mossa sorelle, qui non ci salva nessuno, bisogna fare tutto da sole. Questa è già autodifesa. Noi la pratichiamo da sempre. 

Fate attenzione ad ogni cosa che vi dicono, alle foto che vengono pubblicate accanto ad ogni notizia di violenza che vi riguarda: voi sempre vittime, persone da proteggere, schiave di uomini consegnate ad altri uomini, mai grintose, orgogliose, vive, fiere, solidali, mai una immagine che faccia crescere la vostra autostima e che vi rappresenti per quello che siete. Donne di resistenza che non smettono mai di resistere anche se piegate-sfinite-massacrate, persone coraggiose che sopravvivono a tutto e che sacrificano la vita ogni giorno per ottenere un pezzo di libertà, eroine di una quotidianità brutale, forti e tenaci, determinate e piene di talento. Non martiri che fanno del proprio martirio una ragione di vita ma donne resistenti che si liberano dallo stato di schiavitù per poter essere libere. 

Parlate, urlate, mettetevi in contatto con altre sorelle, alzate la testa e reagite. Siete vive e siete libere. Indecorose e libere!

--->>>la foto è di claudia pajewsky e fa parte di una raccolta che racconta un pezzo di manifestazione contro la violenza maschile sulle donne del 25 novembre 2008 organizzata dalla rete nazionale femministe e lesbiche sommosse. Il nostro slogan era: Indecorose e libere!  (femminismo a Sud 29 luglio 2009)

 

Staffetta di donne contro la violenza

arriverà a Torino  il  30 maggio 2009

 

La Staffetta di donne contro la violenza è partita il 25 novembre 2008 da Niscemi,  dove è stata assassinata Lorena, una ragazza di quattordici anni, per concludersi lo stesso giorno un anno dopo a Brescia, dove è stata uccisa  Hiina, una giovane donna di 21 anni. Simbolo e testimone della staffetta è un'anfora con due manici portata da due donne che, di volta in volta, la consegnano ad altre due nella tappa successiva. Strada facendo, ogni donna può affidare all’anfora un biglietto con i propri pensieri, denunce, parole o immagini.

L’anfora porta con sé un significato forte, ricco di esperienze e di relazioni nuove da condividere tra donne, per rafforzare la solidarietà  fra tutte nelle diversità.

Non possiamo fare finta di ignorare che la violenza contro le donne è ovunque: in famiglia, nelle strade, al lavoro…

Le donne sanno dove si nasconde la violenza ma, da sole, non sempre riescono a combatterla.

Noi tutte abbiamo un obiettivo comune:

basta con la violenza su di noi, sulle nostre sorelle, sui nostri corpi.

Prevenzione, informazione e accoglienza sono attività fondamentali e costituiscono il modo più efficace ed immediato di essere, l’una per l’altra, aiuto e sostegno. Sappiamo benissimo di non essere ancora libere ma lottiamo per non essere più sole, per accogliere le altre e vivere i nostri spazi di libertà.

A noi tutte non basta avere visibilità solo in occasione dell’8 marzo, “Giornata internazionale della Donna”, e del 25 novembre, “Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne”. L’impegno contro le violenze sulle donne e per affermare una cultura del rispetto deve essere quotidiano.    

 

Invitiamo tutte le donne a partecipare a questo evento

che dura 365 giorni e che sta coinvolgendo tutta l’Italia.

 

Tra i molti appuntamenti vi proponiamo

la proiezione gratuita del film

 La rivoluzione delle farfalle

 (regia di Mario Barroso, 2001)

accompagnata da riflessioni e parole di donne per costruire insieme legami e iniziative 

       

domenica  31 maggio dalle ore 16,00

nel salone dell’Antico Macello di Po in Via Matteo Pescatore, 7       

lunedì  1 giugno dalle ore 10,00

presso il Centro Interculturale Alma Mater in Via  Norberto Rosa 13/a

 

Maggiori informazioni si possono trovare sui siti

www.staffettaudi.org,   www.casadelledonnetorino.it,   www.almaterratorino.org

                                                

Donna, te la sei cercata

Secondo una recente indagine pubblicata da alcuni quotidiani, il 74% dei giovani italiani (ragazzi e ragazze) ritiene che le violenze sessuali contro le donne siano motivate dall'atteggiamento troppo "libero, disinibito e provocatorio" delle donne stesse. E' una tesi nota, è la vecchia tesi reazionaria e maschilista che faceva capolino (ma non con queste percentuali di consenso) nell'Italia precedente la rivoluzione femminista degli anni '70. Non c'è, tuttavia, da meravigliarsi. La stessa percentuale o giù di li prenderebbe la tesi "gli immigrati tornino a casa loro" oppure quella che sostiene che gli imprenditori sono indispensabili perchè "rischiano i loro soldi e danno lavoro".

Questo è l'effetto dello sfondamento che ha subito il nostro paese per responsabilità principale della sinistra anticomunista che ha devastato prima il Pci e poi il Prc, aprendo la strada alla centralità del profitto e alla vittoria delle culture e delle politiche di destra.

Assieme alle culture anticomuniste, mercantiliste e apertamente fasciste, è ovvio che tornino le culture maschiliste di diversa natura, sia quella di matrice religiosa che considera la donna solo l’angelo del focolare, schiava del padre, padrone, padreterno, sia quella di matrice liberale che considera il corpo della donna merce in vendita come le altre, da affiancare nella pubblicità agli altri oggetti del desiderio maschile.

Per fermare e invertire questo processo reazionario serve una risposta globale, un movimento di resistenza e di opposizione generale, che sia insieme anticapitalista, femminista, ecologista, pacifista, antimperialista, la cui prima condizione necessaria è la ricostruzione di un forte partito comunista e di un sindacato anticapitalista di massa. Se non si capisce questo si continuerà a girare a vuoto e a fare, anche in perfetta buona fede, il gioco degli avversari, della grande borghesia e delle culture maschiliste reazionarie.

(27 maggio 2009)

 

 

Approvata la legge che istituisce i centri antiviolenza con case rifugio

IERI 19 MAGGIO 2009 E’ STATA APPROVATA LA LEGGE SULLA ISTITUZIONE DEI CENTRI ANTIVIOLENZA CON CASE RIFUGIO.
La legge regionale di iniziativa popolare n.477, forte delle sue 16.000 firme e dellapassione di tutte coloro che l’hanno accompagnata nel suo lungo iter legislativo, delle associazioni di donne, degli organismi di volontariato, delle organizzazioni sindacali, delle istituzioni piccole e grandi della regione Piemonte, ha raggiunto finalmente il traguardo finale. Il lungo applauso commosso delle numerose donne presenti all’assemblea consiliare ha sottolineato l’apprezzamento per il lavoro del Consiglio da parte delle numerose donne presenti che, però, subito dopo, si sono assunte l’impegno di continuare a lavorare per la realizzazione dei Centri Antiviolenza.
La Giunta Regionale dovrà emanare un regolamento attuativo della legge entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore: le donne intendono cooperare alla stesura del documento fornendo tutti gli elementi necessari alla gestione dei centri e delle case rifugio derivanti dal cumulo di esperienze realizzate in tanti anni di attività e dallo studio della specifica analisi degli obiettivi dei Centri effettuata nel Manuale “Via dalla Violenza” (progetto Daphne) da esperte di otto paesi europei, tra cui l’Italia:
identificazione dei bisogni, identificazione delle sedi, ideazione e progettazione dei Centri; pianificazione dell’organico, misure di sicurezza, ricerca finanziamenti pubblici e privati, organizzazione dei servizi (counselling individuale e di empowerment, sostegno
legale, economico, psicologico, per la ricerca della casa e del lavoro, per l’inserimento nei programmi di formazione), assistenza sanitaria, sostegno dopo l’uscita dal Centro Antiviolenza, servizi per l’infanzia. Inoltre: management, gestione e organizzazione dei Centri ( formazione continua del personale e per agenzie partner, gestione del volontariato, gestione della diversità, pianificazione economica, lavoro di gruppo, lavoro in rete e cooperazione con tutti i servizi territoriali); controllo di qualità, documentazione  (statistiche) e valutazione. Infine: metodi diretti a fornire informazione e campagne di sensibilizzazione sui centri.
G r a z i e a T u t t e
Torino 20 maggio 2009 IL COMITATO PROMOTORE

 

Lettera aperta ad uno stupratore

di Marica Guazzora

E così anche oggi, come tutti i giorni, ormai, hai stuprato una donna indifesa, incolpevole. Non mi importa se sei italiano o straniero, non mi importa del colore della tua pelle, né della  religione che pratichi o non pratichi, né se è stato un atto di guerra, o qualunque altra cosa.

Sento il tuo odore. L’odore di un uomo, dici? No. Hai l’odore di un verme, che striscia fuori dal tuo nascondiglio spargendo la sua bava mostruosa e puzzolente.

Uomo, sei un uomo, dici? Può essere innalzato a livello di persona colui che abusa della propria figlia indifesa  e innocente? Che non è in grado di ribellarsi e ti adora perché sei suo padre? Uomo, dici? Può essere innalzato a livello di persona colui che da solo o, ancora peggio, in branco maltratta, picchia, stupra, abusa  di quel corpo di donna? Forse ti è  stato insegnato che quel corpo è tuo, lo puoi prendere, non ti importa se ha identità, pensieri, emozioni, lacrime? Non è un  corpo che soffre, ma un corpo che ti provoca solo perché esiste?

Da possedere, da violare? Da usare a tuo piacimento perchè tu sei il più forte?

Cerchi di annientare anche  il suo cervello, non è vero? Vorresti che ogni attimo della sua vita si ricordasse di te, tremasse al ricordo di quei momenti., ti senti il padrone.

E questo spesso succede, sai? Capita di  vivere per troppo tempo di odio, ogni volta che una mano maschile ti sfiora anche solo per una carezza innocente, capita di annusare l’odore del verme in ogni uomo che si avvicina. Ti fa godere la mia paura? E’ questo che vuoi davvero?

Ti chiedi come faccio a saperlo? Perché mentre ti scrivo sento il gusto delle mie lacrime e tremo di rabbia?

Perché conosco così bene questo strazio che lacera il cuore?

Te lo spiego subito. Sono io quella donna che hai violentato, lurido verme schifoso. (Torino, 26 aprile 2009)

 

Donne, il carnefice è in casa

 

In aumento la violenza nei rapporti Istat e Telefono Rosa. Prima causa di morte è tra le mura domestiche. La violenza tra le mura domestiche è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Drammaticamente nota, ma sempre sconvolgente realtà. Sono i risultati del bilancio sulla violenza alle donne preparato ogni anno dall'Istat, sulla base delle denunce e delle richieste di aiuto avanzate alle forze dell'Ordine (Polizia, Carabinieri), a medici e strutte di pronto soccorso degli ospedali, a centri antiviolenza e associazioni per la tutela delle donne (sportelli antiviolenza, Telefono rosa, consultori).

Nel 53% dei casi l'aggressore di una donna è il proprio marito o partner, seguono le donne che dichiarano di subire violenza dal proprio convivente (9%), dato che raggiunge il 15% nel caso di cittadini straniere), da parte del fidanzato ( 2%), mentre sono soltanto il 2% le donne che dichiarano di aver subito violenza o maltrattamenti da parte di uno sconosciuto.

Dati anticipati dall'associazione Telefono Rosa, sulla base delle richieste di aiuto da parte delle donne, che confermano come la violenza sia nella maggior parte dei casi una prerogativa del focolare domestico. Numeri raccapriccianti: nel corso del 2007 Telefono rosa ha registrato 1.492 casi di richieste di aiuto e il numero di testimonianze di violenza, nel 2008, ha raggiunto i 1.744 casi, 1.457 dei quali provenienti da cittadine italiane -con una maggiore concentrazione di contatti all'interno delle fasce di età comprese tra i 35 ed i 54 anni- e i restanti 287 da donne straniere.

Violenza fisiche e psicologica, ma sempre violenza peraltro compiuta spesso da carnefici che pongano in essere personalità duplici e comportamenti che tendono a separare e distinguere l'atteggiamento in casa e quello in pubblico, rendendo difficile agli occhi degli estranei riconoscere la tortura a cui queste donne sono sottoposte. Donne che troppo frequentemente continuano a soffrire e subire in silenziosa solitudine.(www.larinascita.org 21 marzo 2009)

 

8 marzo di lotta

"Nella casa perbenino si nasconde l'assassino"

 

Care tutte,

in modo un po’ rocambolesco (il computer della Casadelledonne è momentaneamente guasto) vi inviamo in allegato il testo dell’appello con il quale le donne riunite nelle assemblee del 4 e dell’11 febbraio hanno indetto la manifestazione del 7 marzo.

Come potrete notare, il testo, che è frutto di una importante mediazione fra le donne che hanno partecipato alla sua stesura, esprime solo concetti molto generali.
Questa è stata la strada che abbiamo scelto per fare in modo che ciascuna associazione, gruppo o organizzazione abbia la possibilità/libertà di accompagnare l’appello con un proprio testo a partire dalla propria realtà.

Inoltre vi comunichiamo che nella riunione dell’11 febbraio, dove molte di noi si sono espresse in questo senso, si è anche deciso che il corteo si svolga sabato pomeriggio.

Vi chiediamo di dare la massima diffusione all’appello e alla notizia della manifestazione.

Le adesioni devono essere inviate a casadelledonne@tin.it

Vi ricordiamo l’appuntamento di mercoledì 18 febbraio, ore 20,30 salone Antico Macello, per discutere e decidere questioni organizzative (anche per quanto riguarda le espressioni artistiche durante e magari dopo il corteo), percorso, striscioni, parole d’ordine, iniziative per pubblicizzare l’evento, traduzione dell’appello in più lingue, etc.

Casa delle Donne
 

Appello per manifestazione 7 marzo 2009

Appello delle donne riunite in assemblea presso la Casa delle Donne di Torino il 4 febbraio 2009

Uniamoci per costruire e consolidare  una nuova solidarietà fra donne, per affermare la nostra libertà  e per dire NO a tutte le violenze

Reagiamo contro tutte le violenze degli uomini sulle donne, sia in casa che in strada, sia fisiche che psicologiche.

Le violenze degli uomini contro le  donne non hanno passaporto: i violenti non hanno nazionalità.

Uniamoci per esprimere e far sentire tutta la nostra rabbia contro chi strumentalizza le violenze per incuterci paura.  

A costoro rispondiamo che l’uso dei militari e delle ronde non affronta né risolve i gravi problemi  che  stanno alle base di ogni violenza. 

Per dire No a una società che assume la cultura della violenza come parte intrinseca della vita e ritiene violabili la libertà e i diritti delle donne, delle lesbiche, delle migranti, delle donne con disabilità

ADESSO BASTA

L’antidoto alla violenza non è il controllo ma il rispetto!

 Sabato 7 marzo 2009  Ore 15

Manifestiamo tutte insieme con un corteo, spettacoli e iniziative artistiche di strada Portiamo i nostri corpi e le nostre idee, non le bandiere

                   

Un 8 marzo contro la violenza sulle donne

di Marica Guazzora, responsabile Diritti della Segreteria provinciale del PdCI  

Torino 5 febbraio 2009 – Le organizzatrici non speravano certo in un successo così, anzi. L’assemblea che si è tenuta ieri sera alla Casa delle donne per discutere insieme “che fare” è stata molto partecipata, sala affollatissima, non abbiamo potuto entrare tutte, una parte di noi si è dovuta sistemare nell’atrio. Il segnale che queste donne hanno dato nei loro interventi  è stato sicuramente raccolto. Le esternazioni del Presidente del Consiglio “Non abbiamo un soldato da mettere a difesa di ogni bella donna” ci hanno disgustato tutte. Non abbiamo nessuna intenzione di farci militarizzare, né tanto meno ci interessa la protezione dei soldati, i soldati per le donne hanno sempre significato una parola sola: guerra, e nei luoghi di guerra violenze e stupri.

E anche dalle parole del premier  si intende bene cosa  significano le donne per lui e per quelli come lui: corpo di donna inteso come provocazione. Un’offesa nell’offesa, come dire le donne brutte possono stare tranquille.

E’ così che nascono la cultura della stupro e il femminicidio. Perché ogni forma  di violenza perpetrata nei confronti della donna è femminicidio, non si viola solo il corpo, si viola la dignità, si calpesta la persona. E' il predominio del maschio. E’ il sopruso del più forte nei confronti del più debole, che non si manifesta solo in questo campo. Bisogna mettere in discussione la sessualità maschile, partendo dalla scuola, oggi anche i ragazzini commettono violenze e stupri nei confronti della compagne di scuola per poi filmarli con il cellulare. Lo stupratore non ha identità, se non quella di genere maschile, anche questa campagna mediatica contro i  migranti  perchè strupratori offende la nostra intelligenza. La maggior parte delle violenze le donne le subiscono in casa, dai propri uomini italiani, le statistiche parlano chiaro. Ma di questo si preferisce tacere, i panni sporchi si lavano in famiglia.

Qualcuna ha accennato anche ad altri grossi problemi che hanno le donne:  il lavoro che non c'è, i servizi scarsi, la pensione bassa, ma tutte abbiamo pensato che per questo 8 marzo è meglio “volare basso” con parole d’ordine semplici: ripudiamo la violenza a partire da noi e per chiunque. Dobbiamo sconfiggere la paura, riprenderci la libertà, è un primo passo importante. Rischiamo di non avere soggettività, occorre costruire una risposta,  riprendere una parola pubblica, in questa società attonita, ripiegata su se stessa, piena di contraddizioni, dove nessuno ci difende politicamente, tanto meno il Pd,  e la sinistra è fuori dal Parlamento.

Sconfiggere la paura. Riprenderci la notte.

Tanti anni fa facemmo una manifestazione intitolata “Riprendiamoci la notte” e la parola d’ordine era “La notte ci piace, vogliamo uscire in pace”. Siamo ritornate indietro anni luce, ci stanno facendo ritornare indietro, e così è venuta fuori da tante la proposta di fare come allora un corteo notturno contro la violenza sulle donne, la sera del 7 marzo prossimo, coinvolgendo il numero più alto di donne, comprese le migranti.

Seguiranno altri appuntamenti  alla Casa delle donne per lanciare l’appello, preparare meglio la proposta, decidere le parole d’ordine, il percorso. Ci saremo.

 

Dalla Casa delle donne

Care tutte,

 

mercoledì sera, 4 febbraio, c’è stata l’assemblea cittadina, molto affollata, che vi abbiamo proposto con l’appello “Adesso basta”.

 

E’ stata una gran bella serata ricca di idee e di proposte,  di voglia di esprimere la nostra indignazione e di rompere quello che molte di noi hanno definito il muro di silenzio e di immobilismo in cui tutto, tutte e tutti  sembrano piombati.

Ci siamo ripromesse di approfondire il tema delle violenze contro le donne cominciando a focalizzare, durante la discussione, alcuni nodi. Vogliamo continuare a scambiarci idee e a discutere insieme.

 

Per questo abbiamo deciso di lavorare per organizzare una grossa e rumorosa manifestazione (regionale?) per il 7 marzo. Abbiamo anche deciso, proprio per il valore simbolico che questo ha, di farla di notte.

 

Vogliamo di nuovo farci sentire e riprendere, oltre che a parlarci, a parlare a tutte le donne.

Scriveremo un breve appello che tutte  (singole,  gruppi e organizzazioni) potranno sottoscrivere aggiungendo i propri contenuti.

 

E’ urgente cominciare a diffondere la notizia: nel 2008 il dilagante tam tam ci consentì di fare una grande manifestazione.

 

Abbiamo previsto delle riunioni organizzative e man mano diffonderemo le notizie e gli appuntamenti che riusciremo ad organizzare.

 

Un caro saluto   Casa delle Donne

 

 

Fermiamo la violenza contro le donne


Comunicato stampa di Marica Guazzora, responsabile Diritti della Segreteria provinciale del PdCI

Torino 28 gennaio 2009 – Fermiamo lo stupro, fermiamo il femminicidio.Non è un fenomeno di oggi, ci sono orrende statistiche che parlano chiaro.Non è ventilando colpe, non è invocando più sicurezza e più militari per le strade, non è catalogando gli stupratori tra i migranti che si risolve il problema. Non sono leggi più repressive né più forze dell'ordine che possono fermare un fenomeno che è mondiale, che attiene alla natura stessa della legge del più forte nei confronti del più debole, in ogni campo.
La violenza sulle donne è un fenomeno che non ha altra identità se non quella di genere: è maschile. Non ci sono uomini italiani buoni e uomini stranieri cattivi, non ci sono uomini bianchi buoni e uomini di colore cattivi. Al più ci sono uomini che, per fortuna, non lo farebbero mai, ma ci sono anche uomini disposti a comprendere le ragioni di chi lo fa. Qui la belva umana è di sesso maschile.
E' con questo fenomeno che bisogna combattere, non è facendo battute da caserma come è solito fare il Presidente del Consiglio, non è alimentando l'odio verso il migrante, è l'uomo che deve interrogarsi, è il maschio che è da educare, ma fino a quando le televisioni saranno permeate di trasmissioni spazzatura dove le donne sono solo corpi, carne e merce in vetrina, il cammino sarà sempre più difficile. Difficile ma non impossibile. Le donne non si arrendono. Noi donne comuniste non ci arrendiamo, continuiamo a lottare per la dignità delle donne e degli uomini, contro ogni sopruso e in ogni parte del mondo.
 

 

Adesso basta!

 

Siamo sbalordite oltre che indignate per l’ennesima  volgarissima battuta di Berlusconi sullo stupro: 

 “…Anche  in  uno  Stato  il  più  militarizzato  e  poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare.  Non è che si può pensare di mettere  in  campo  una  forza tale, dovremmo avere tanti soldati  quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai”.

 Siamo altresì esterrefatte per il  tenore dei commenti al riguardo.

Non sopportiamo più di sentire parlare della “violenza sulle donne” solo in termini di sicurezza, come se il problema fosse la presenza o meno di lampioni, militari o poliziotti per le strade o come se si trattasse di reati compiuti soltanto da immigrati, invece che di gravissimi problemi che riguardano gli uomini, la loro cultura e una stravolta concezione della sessualità intesa come affermazione di dominio sul corpo femminile.

Corpo femminile che, diventando oggetto, è oltretutto colpevole di provocazione! 

Tutto ciò, in un clima in cui l’opposizione non fa sentire il peso di quella che dovrebbe essere la sua diversità. 

Ci vengono in mente   le abominevoli scritte sulla scarsa avvenenza delle donne bosniache che le truppe Onu avevano lasciato sui muri di Srebrenica: non belle, quindi non stuprabili?

L'orrore che credevamo avessero suscitato gli "stupri di guerra" e le innumerevoli lacrimazioni pubbliche erano solo una farsa ad uso e consumo di chi stava sui fronti contrapposti dei buoni e dei cattivi?

E’ il terribile dubbio che ci viene quando un capo del governo  di uno stato che si definisce civile, tecnologicamente avanzato e  parte del consesso dei “grandi” del mondo, afferma che “una cosa del genere  può sempre capitare”. 

Inoltre: l’Istat ci dice che la maggior parte delle violenze avviene all’interno delle famiglie. E’ sufficiente l’esercito italiano a presidiare tutte le case in cui questo reato si compie? 

Siamo “impaurite” ed esasperate dal clima che si è instaurato in questo Paese, soprattutto per quanto riguarda la vita e i corpi delle donne e degli uomini: dal caso Englaro all’indifferenza per la guerra e per le sue vittime,  alla mancanza di laicità, al razzismo e all’intolleranza. 

Non vogliamo più che il silenzio su questi temi diventi assordante:

 

Troviamoci nel Salone dell’antico Macello in via Matteo Pescatore 7 Torino

mercoledì 4 febbraio 2009 alle ore 20,30

 di Casa delle Donne di Torino

Da mailing list femminista "Sommosse"

Comunicato conclusivo
dell’assemblea nazionale del 12 gennaio a Roma

Dopo la grande manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile, il som-movimento femminista e lesbico che l’ha organizzata si è incontrato sabato 12 gennaio a Roma in un’assemblea nazionale molto viva e partecipata.

Per dare continuità al protagonismo politico delle donne, l’assemblea ha rilanciato il conflitto riaffermando il principio dell’autodeterminazione sui nostri corpi e sulle nostre vite.

Vogliamo costruire un incontro nazionale di confronto ed elaborazione, di due giorni, il 23 e 24 febbraio.

Lanciamo, insieme, una campagna permanente di lotta contro tutti i tentativi di limitare la nostra libertà ed autonomia, costruendo iniziative in tutte le città il prossimo 8 marzo.

Messaggio di presentazione della nuova mailing list:

Care tutte, benvenute!

Questa è la nuova mailing list che raccoglie gli indirizzi delle associazioni, dei collettivi e delle singole che il 12 gennaio hanno partecipato all’ "Assemblea nazionale di bilancio e prospettive post manifestazione del 24 novembre".

Il sito controviolenzadonne.org, come sapete, è stato uno strumento importante attraverso cui è stato costruito il percorso che ci ha portato verso la manifestazione del 24 novembre. Tuttavia abbiamo avuto delle difficoltà a condividere collettivamente la gestione di questo strumento sia nei contenuti, sia dal punto di vista tecnico, aspetti inscindibili in una pratica autorganizzata.

Per questo, e per prevenire ogni rischio di ambiguità e confusione, volevamo informarvi che il sito controviolenzadonne.org non è in questo momento espressione dell’assemblea che ha dato vita alla manifestazione del 24 novembre scorso e sta partecipando con tutte voi alla costruzione di un percorso politico nazionale, a partire dall’assemblea del 12 gennaio e dall’incontro che faremo il 23-24 febbraio.

Riteniamo inoltre che una comunicazione orizzontale debba avere come strumento una mailing list e non semplicemente una newsletter. 
Durante l’assemblea nazionale di sabato 12 gennaio abbiamo raccolto indirizzi e contatti per creare questa mailing list, con la quale desideriamo comunicare e confrontarci finalmente a livello nazionale, garantendo così il percorso politico collettivo fino ad oggi praticato.

Purtroppo siamo costrette a rinunciare ai contatti raccolti nei mesi scorsi attraverso controviolenzadonne.org, per motivazioni legali e di privacy dalle quali contiamo di non dipendere in futuro, gestendo diversamente e con altri strumenti la comunicazione tra noi.

Per recuperare i contatti perduti chiediamo a tutte di contribuire a far conoscere la nuova mailing list alle singole e alle associazioni che non hanno partecipato all’assemblea del 12 e di inviarci gli indirizzi di tutte le interessate.

Crediamo infine necessario proseguire attraverso altri strumenti e metodi la gestione della comunicazione in rete tramite l’utilizzo di una rete di blog, strumento che ci sembra più agile e accessibile rispetto a un sito.
Ne discuteremo insieme nelle giornate del 23-24 febbraio, 

Saluti femministi
L’assemblea romana

Roma - 14 febbraio 2009 NO VAT manifestazione nazionale

 

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