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Diritti di genere                                                                                                        pagina 3
 

 

"La donna libera dall’uomo, tutti e due liberi dal Capitale"  (Camilla Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)

 

 

    Stupro di gruppo e articolo 18: una relazione pericolosa

 

di Delfina Tromboni*  

L'ultima notizia viene dalla FIOM: nella discussione (puramente ideologica) sull'articolo 18, tra le cause che la nostrana “razza padrona” porta a sostegno della cosiddetta “flessibilità in uscita” (detta in parole povere e comprensibili, è la pura e semplice libertà di licenziare)c'è l'assenteismo. Niente di nuovo sotto il sole, dirà chi ha la memoria più lunga e già ha fatto le sue battaglie, negli anni settanta, contro l'uso di classe di questa categoria. Certo, niente di nuovo. Nemmeno nel tentativo, spudorato, di inserire tra le assenze prolungate cause di assenteismo anche l'assenza per maternità, tutelata da una legge dello Stato, nonché i congedi parentali che – conquista più recente e ancora pochissimo praticata – possono essere richiesti anche dai nuovi padri. Chi ha la memoria lunga anche per le “cose da donne” (come un tempo brutalmente si diceva, in fedeltà alla pratica politica che contraddistingueva le varie formazioni...), cioè una comunista femminista quale io penso di essere, sa bene che non è la prima volta che il padronato nostrano ci prova. Oggi, però, le reazioni del mondo politico, anche a sinistra, sono o assenti o - come dire? - soft...Politically correct in tempi di governo “tecnico”? Francamente me ne infischio. Del governo tecnico. Della rilevanza europea e internazionale di Monti, assurto con la sua apparizione sulla copertina di Time a salvatore dell'Europa. Della presenza di tre ministre in posizione chiave che ha fatto – all'inizio, ma soltanto all'inizio – ben sperare sulla possibile ottica “di genere” in settori fondamentali come la sicurezza interna, la giustizia, il welfare, il lavoro... Toccare il diritto delle madri e dei padri di stare accanto ai loro bambini piccolissimi, toccare la possibilità per le donne di assentarsi dal lavoro due mesi prima e tre mesi dopo il parto, con possibilità di prolungare l'assenza dal lavoro produttivo per poter fare quello riproduttivo almeno fino al primo anno di vita del bambino, è una schifosa barbarie. Chi non lo sostiene, almeno a sinistra (ma non era la destra l'alfiere della famiglia???), merita tutte le insolenze che le donne sapranno trovare nel loro in genere forbito vocabolario e merita che in forma organizzata gli si chieda di dimettersi subito e di lasciare la politica, quella vera, a qualcun altro. Più capace di stare al proprio tempo, di sapere quali sono i valori dell'oggi indisponibili allo scambio.

Scambio politico sul corpo delle donne. Parole non nuove. Abbiamo dovuto assistervi e fronteggiarlo più volte nel corso delle nostre vite, noi femministe comuniste. Le più giovani, quelle che si affacciano oggi alla vita e alla politica e riempiono con i loro corpi colorati le piazze, le strade, le valli, ripensando associazioni tradizionali di donne come l'UDI (oggi: Unione donne in Italia) o inventandosene altre a cui danno nomi fantasiosi e per nulla allusivi come le “Male Fiche”, nemmeno immaginano, forse, che la cosa sia possibile. Nemmeno sanno, forse, cosa vuol dire. Uno scambio politico sul corpo delle donne? Che vuol dire? Vuol dire, per esempio, che si accetta con il silenzio lo scambio tra traghettamento fuori dalla crisi alle condizioni del Governo Monti e possibilità di stare con i propri bambini piccoli o malati anche se si è lavoratrici (e lavoratori) dipendenti (subordinati, direbbe più propriamente Gramsci). Oppure, che ci si scandalizza appena un poco, ma senza farne una questione dirimente, che ci sia chi pensa possibile alleggerire la pena per lo stupro, se lo stupro stesso è commesso non da un singolo ma da un gruppo. Il branco. La corte di Cassazione, eh? Mica l'ultimo giudice dell'ultimo tribunale di provincia... Gente che nemmeno va al cinema, ho pensato sulle prime, forse per difendermi dal dolore. Altrimenti ricorderebbe la stupenda Jodie Foster vittima e vindice di uno stupro di gruppo... In rete l'abbiamo chiamata, quella sentenza orribile, in vari modi. Il 2 X 3 dello stupro è quello che mi viene in mente al momento. La massima offesa al corpo di una donna viene considerata quasi nulla da uomini che hanno il potere di giudicare e pensano soltanto al proprio sesso (gli stupratori) e non a quello della vittima (la stuprata). Lo scambio politico su quel corpo stuprato sta nel non fare di quella ignobile sentenza materia di offensiva politica. Vorrei che il mio partito, i partiti che si dicono comunisti, quelli che si richiamano alla sinistra, quelli che immaginano un centro e perfino una destra democratica e non succube del maschilismo più becero che ancora tiene in piedi i residui di patriarcato che attraversano la nostra società, tappezzassero le città e invadessero il web con manifesti indignati contro quella sentenza, chiedendo un intervento diretto del Ministro della giustizia. Una donna. Che, per una volta, invaderebbe forse il campo di un potere parallelo e la cui  indipendenza va sicuramente difesa, ma per ristabilire una giustizia ed una verità a misura di esseri umani, di donne e di uomini degni di questo nome: insomma  un valore che sta al di sopra della distinzione formale tra poteri dello Stato che i nostri padri e le nostre madri costituenti hanno sancito, certo non pensando che potesse essere impugnata per consentire l'obbrobrio di sentenze come questa.

Chiedo troppo? Ho una visione della politica fuori dal mondo, dal mio tempo, dalla storia? Lo chiedo prima di tutto agli uomini e alle donne del mio partito, il PdCI, della cui Direzione nazionale faccio parte. E lo chiedo alla Federazione della sinistra, del cui coordinamento nazionale ristretto faccio parte. E aggiungo: è vero che la crisi morde e che si avvicinano le elezioni amministrative, ma se la politica non serve a capire e a spiegare che le politiche confindustriali alla Marchionne e alla Marcegaglia (thò, un'altra donna...) sono possibili anche per il legame perverso che il capitalismo (oggi selvaggio quant'altri mai) ha con il patriarcato (oggi inselvatichito quant'altri mai) a che serve? A che serve? Non è più il tempo del “sol dell'avvenire”: i semi del comunismo come lo intendiamo noi, comunisti e comuniste del terzo millennio, del XXI secolo, dobbiamo seminarli oggi. E curarli quotidianamente, come fanno le donne con i loro bambini, con i figli grandi e piccoli, con gli anziani, con i malati, con i portatori di handicap, con tutti quelli che, per vivere, hanno bisogno di cura. Cura quotidiana. Amore, Ma anche lavoro riproduttivo. Se mettiamo davanti all'aggettivo “riproduttivo” , il sostantivo “lavoro”, che tanto sta a cuore ai comunisti e alla sinistra, qualcuno in più riuscirà finalmente a capire?

Non lo so. So che vorrei vedere, sotto questa mia politicissima (ma, forse, per i parametri dell'oggi impolitica) lettera, fiorire le firme dei miei compagni e delle mie compagne, e vorrei che in qualche modo questo mio atto politico uscisse dalla ininfluenza del gesto personale e assumesse il significato e la valenza di un gesto politico pubblico.

* Direzione nazionale PdCI

 

    Agire in gruppo è come agire da soli ovvero

se ti prenoti per uno stupro di gruppo risparmi il carcere

di Marica Guazzora
La decisione dei giudici romani è di quelle che non lasciano indifferenti: in caso di violenza di gruppo, l’indagato che ha fatto parte del "branco", in attesa del processo non deve andare necessariamente in carcere. A deciderlo la terza sezione penale della Cassazione, relatore Luigi Marini, recependo una sentenza della Corte Costituzionale del 2010 che ha previsto l'applicazione delle misure alternative al carcere per i reati sessuali. In particolare, la Cassazione, occupandosi di una violenza di gruppo su una minorenne avvenuta a Cassino, ha accolto il ricorso di R.L. e di L.B. nei confronti dei quali il tribunale di Roma, il 5 agosto 2011, aveva confermato la custodia in carcere. 3 febbraio 2012. Una sentenza che ricorda da vicino quella che fece scalpore anni fa.

La famosa sentenza del 6 novembre 1998 della Corte di Cassazione, nota come la sentenza «dei jeans». Proprio quella che provocò l’indignazione di molte donne e non solo, proteste e raccolte di firme, e la reazione di alcune parlamentari che si presentarono in jeans in Parlamento, inalberando cartelli «jeans alibi per lo stupro».

In quel caso la Corte aveva annullato una sentenza della Corte di Appello di Napoli che aveva condannato un istruttore di guida per violenza sessuale ai danni di una giovane allieva che aveva raccontato di essere stata condotta in un luogo appartato, gettata a terra e violentata dopo che il suo aggressore le aveva sfilato da una gamba i jeans che indossava in quel  momento. La Corte aveva  affermato che «è un dato di comune esperienza che è quasi impossibile sfilare anche in parte i jeans di una persona senza la sua fattiva collaborazione perché trattasi di una operazione che è già assai difficoltosa per chi li indossa».

Ma c'è una volta in cui l'uomo è il responsabile e BASTA? NO.

 

 

    Chi vuol far sentire al sicuro gli strupratori?

Barbara e Nicolò, a commento di post precedenti, mi hanno chiarito qualche punto. Va bene, non è una sentenza ma una misura cautelare. Si tratta di decidere se dare il carcere preventivo a stupratori in branco o di mandarli ai domiciliari o a fare lavori socialmente utili, come per gli stupratori di Montalto di Castro ai quali il sindaco decise di pagare le spese.

La legge del 2009 aveva detto che gli stupratori avrebbero fatto il carcere prima della sentenza e questo provvedimento della cassazione annulla quella scelta perché considera lo stupro di gruppo uguale allo stupro commesso da un singolo e lo considera comunque una cosa di scarsa pericolosità sociale.

Di che parliamo? Nel 2009 quella modalità fu scelta e riferita soprattutto all’emergenza stupri dell’orda di barbari stranieri che secondo lega e pdl stavano mettendo a ferro e fuoco le città. (Era la legislatura in cui gli stessi deputati comunque presentavano una proposta di depenalizzazione per il reato di stupro su minori di lieve entità.)

Ovvio che comunque mai per gli italiani questa cosa avrebbe valso un solo pensiero e ovvio che non mi interessano quei provvedimenti securitari per cui più pena dovrebbe dare più garanzie alle donne violentate a fronte di una intera società culturalmente abituata a trattare male le donne e a legittimare ogni tipo di violenza.

Allora che c’è? C’è che sarebbe il caso di ragionare tra tutt*, inclusi i/le libertari*, quale io sono, il fatto che una donna stuprata resta sola a subire un processo dai media, dal paese o dalla città in cui vive, dai vicini, dai genitori degli stupratori, con ammiccamenti, ghigni feroci, battutine, mobbing, aggressioni verbali e intimidazioni di ogni genere.

L’avete mai vista la famiglia di uno stupratore? E quelle madri dei carnefici? Parliamone. Cosa non sono in grado di dire alle vittime di stupro. Ché è lei la puttana, quella che ci stava, che vuole rovinare quei figli di mamma, quei bei ragazzi cresciuti e coccolati per essere delle merde senza soluzione e degli stronzi convinti di poter fare il cazzo che gli pare dove il garantismo viene sempre confuso con l’impunità.

Ma certo che il carcere non è una soluzione giacché non cambia la mentalità corrente e non risolve se tutta la società non provvede a mutare in maniera definitiva il modo di vedere le donne e la sessualità. E dunque come si mette al riparo una ragazza che deve subire stupro e conseguenze? Rinchiudiamo lei per allontanarla dal suo carnefice in attesa che qualcuno si pronunci? La trattiamo come un testimone di massima sicurezza? www.femminismo-a-sud.noblogs.org 3 febbraio 2012

 

                                              Ieri, oggi, domani, sempre!

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

PdCI FdS – Le Falci Rosse – Federazione Torino 20 novembre 2011

Dipartimento Politiche di genere - responsabile Marica Guazzora

 

Ogni forma  di violenza perpetrata nei confronti della donna è femminicidio.  Non si viola solo il corpo, si viola la dignità, si calpesta la persona. E' il predominio del maschio. E’ il sopruso del più forte nei confronti del più debole, che non si manifesta solo in questo campo.  Le violenze degli uomini contro le  donne non hanno passaporto: i violenti non hanno nazionalità. La violenza sulle donne è un fenomeno che non ha altra identità se non quella di genere maschile.

La maggior parte delle violenze le donne le subiscono in casa, dai propri uomini italiani, le statistiche parlano chiaro. Ma di questo si preferisce tacere mentre nel 53% dei casi l'aggressore di una donna è il proprio marito o partner, seguono le donne che dichiarano di subire violenza dal proprio convivente (9%),  da parte del fidanzato (2%), mentre sono soltanto il 2% le donne che dichiarano di aver subito violenza o maltrattamenti da parte di uno sconosciuto. Non ci sono uomini italiani buoni e uomini stranieri cattivi, non ci sono uomini bianchi buoni e uomini di colore cattivi. Al più ci sono uomini che, per fortuna, non lo farebbero mai, ma ci sono anche uomini disposti a comprendere le ragioni di chi lo fa. Reagiamo contro tutte le violenze degli uomini sulle donne, sia in casa che in strada, sia fisiche che psicologiche. Uniamoci per esprimere e far sentire tutta la nostra rabbia contro chi strumentalizza le violenze per incuterci paura.

Diciamo  No a una società che assume la cultura della violenza come parte intrinseca della vita e ritiene violabili la libertà e i diritti delle donne, delle lesbiche, delle migranti! E’ l'uomo che deve interrogarsi, è il maschio che è da educare. Cammino difficile ma non impossibile. Le donne non si arrendono. Noi donne comuniste non ci arrendiamo, continuiamo a lottare per la dignità delle donne e degli uomini, contro ogni sopruso, ogni violenza in ogni parte del mondo non  solo il  25 novembre ma ieri, oggi, domani, sempre!  

 

Contro la violenza sulle donne,

una battaglia culturale senza quartiere


di Angela Rosa Sinisi e Alessia Di Donato (Fgci)


Oggi 25 novembre, si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un tema di di stringente attualità e dalle drammatiche proporzioni. Si stima infatti che oltre il 70% delle donne abbia subito nel corso della sua vita un qualche tipo di violenza. Impressionanti sono i dati sul numero di donne uccise nel mondo e nel nostro paese, in seguito alle violenze subite. La “rosa” delle molestie è così ampia che è facile comprendere come il numero di donne che ne sono state vittime sfiori la totalità; fisiche, sessuali, psicologiche, stalking, per le strade, sul posto di lavoro, tra le mura domestiche… Ma la forma di violenza più grande subdola e che riguarda tutte le donne e la società nel suo insieme e che è la madre di tutte le violenze, è di certo quella culturale. Quella che fa della donna un oggetto da possedere, da mostrare, che le toglie dignità, potere di autodeterminazione, che la vorrebbe schiava del padrone, senza il quale non è nulla non esiste e quindi può, nei casi più estremi, anche decidere della vita e della morte del suo “oggetto“. Gli abusi, le violenze di ogni genere sono figli di una cultura maschilista che non considera o non vuole accettare la donna come soggetto libero, che le nega il diritto all’ autodeterminazione, che la relega in ruoli secondari della società, che le nega un salario pari a quello degli uomini, che spesso le nega il lavoro stesso, la possibiltà di essere madre e lavoratrice, di realizzare le proprie aspirazioni se non a prezzo di enormi sacrifici e rinunce.
Quello che bisogna fare è intraprendere una battaglia culturale senza quartiere,  arrivare alla reale democrazia di genere e permettere alla donna di potersi realizzare nella pienezza di tutta la sua soggettività.



Per tutte le violenze consumate su di lei, per tutte le umiliazioni, per la
sua intelligenza che avete calpestato, per il suo corpo che avete
sfruttato, per l'ignoranza in cui l'avete lasciata, per la liberta' che le
avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete
tagliato, per tutto questo: "IN PIEDI SIGNORI, DAVANTI A UNA DONNA!!" (William Shakespeare)




25 Novembre 2011 - Giornata mondiale contro la violenza sulle donne


di Laura Meloni (Fgci)


Ricorre oggi 25 Novembre la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
In Italia i dati ISTAT ci parlano di circa sette milioni di donne vittime di violenza. È allarmante scoprire che la fascia d’età più colpita è quella fra i 16 ed i 24 anni. I maggiori responsabili sembrerebbero essere partner e parenti stretti.
È un problema di cui si parla ancora troppo poco, che si insinua in una realtà, quella familiare, che dovrebbe rappresentare il contesto di massima protezione per ogni individuo. Purtroppo è proprio li che si verificano i maggiori soprusi nei confronti delle donne che molto spesso, non prendendo immediata coscienza del male che ricevono,  scelgono di tacere e non denunciare. A compiere questi gesti violenti solitamente sono persone “ordinarie” che, nell’immaginario comune, ed in primis per le vittime, non ne sarebbero mai state capaci. Si sviluppano così, sul terreno dell’omertà e della vergogna, situazioni di giorno in giorno peggiori che non di rado si concludono con la fine più drammatica. Sono poche quelle che  hanno la prontezza e la possibilità di difendersi e, quando decidono di farlo, frequentemente si scontrano con l’indifferenza, l’incredulità, lo sminuimento del problema da parte delle persone a cui chiedono aiuto.
Vorrei che fosse chiaro che la violenza contro le donne non riguarda solo le donne e non è un affare privato come può sembrare, è una questione che riguarda tutta la società e non fa alcuna distinzione geografica, sociale, culturale.  Tutto questo è la riprova  che la tanto sbandierata parificazione fra i sessi è tutt’altro che compiuta.  La violenza è sia la più resistente espressione di dominazione che persiste sulle donne sia il riflesso di un'organizzazione di genere della società, dove donne e uomini, se hanno gli stessi diritti legali, non hanno ancora lo stesso status e le stesse opportunità di emancipazione.
La sinistra sa perfettamente che la violenza contro le donne nella sfera pubblica e privata è saldamente ancorata alle disuguaglianze. Pur riconoscendo che alcuni passi in avanti nel corso degli anni sono stati fatti non li riteniamo ancora sufficienti ed è per questo che non abbiamo nessun dubbio nel ricordare al Governo la necessità di mettere in atto ulteriori misure a contrasto della violenza basata sul genere operando sui fronti della prevenzione, della protezione e soprattutto del sostegno alle vittime.
 

 

di Alexandra Storari, segreteria Federazione PDCI  Ferrara

 

giornata-contro-violenza-donne-14-large-w350Uomini che odiano le donne è il titolo di un romanzo di successo dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson. Solo sulla superficie romanzo poliziesco, è invece un romanzo di formazione, un Bildungsroman, centrato sulla figura – del tutto inconsueta nel genere giallo – di una giovane donna Lisbeth Salander.


Forte, determinata, hacker di professione, Lisabeth Salander è in realtà una ragazza fragile, che ha conosciuto sin dalla adolescenza quanto il potere maschile – del padre, del tutore, ma anche dell’istituto psichiatrico dove viene rinchiusa, del carcere in cui viene ingiustamente condotta, e infine dello Stato rappresentato dal tribunale che la vuole giudicare – possa essere un mondo di violenza, di sopraffazione, di crudeltà. Violenza non solo fisica ma anche psicologica, crudeltà non solo delle singole persone che ruotano intorno a lei ma anche delle apparentemente “neutre” istituzioni svedesi, sopraffazione non solo dei propri diritti e della propria libertà ma anche della propria individualità, del proprio essere più profondo.  

Tutto questo mi è venuto in mente nel ricordarvi che il 25 novembre, fra pochi giorni, si celebrerà la Giornata internazionale dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne.


Istituita dalle Nazioni Unite nel 1999, ma già scelta prima dalle donne attiviste che da anni si battevano contro la piaga della violenza sulle donne, la data ricorda il terribile omicidio, avvenuto nel 1960 nella Repubblica domenicana su ordine del governatore dominicano Rafael Trujillo, delle tre sorelle Mirabal, stuprate ed uccise per la loro lotta contro gli atti di stupro femminile che avvenivano nell’isola. 

La violenza contro le donne è, a distanza di quel lontano 1960, purtroppo sempre attuale. Esiste la violenza sessuale, ma anche quella fisica, psicologica, culturale, economica. Studi e rapporti scientifici, e più semplicemente le cronache quotidiane, ci raccontano di una violenza che occupa tutti gli spazi della nostra società: c’è la violenza domestica, che si consuma tra le mura della casa, nel contesto familiare, ad opera del marito, del padre, dell’amante respinto; c’è la violenza urbana, quella che avviene tra le strade delle nostre città, punto finale di una vergognosa tratta di schiave del nuovo millennio; c’è la violenza sottile, subdola, sul posto di lavoro, che può prendere le forme del mobbing; c’è la violenza economica della disoccupazione femminile, della differenza salariale, della mancata mobilità sociale. 

Alcuni dati. Circa il 70% della popolazione femminile mondiale dichiara di aver subito una forma di abuso o violenza nel corso della propria vita. La prima causa di morte o invalidità nel mondo per donne tra i 16 e i 44 anni sono le violenze subite, nel mondo 140 milioni di bambine e donne hanno subito qualche forma di violenza, ogni anno vengono stuprate 150 milioni di bambine.
In Italia le donne uccise dagli uomini risultano essere state almeno 651 negli ultimi cinque anni, 127 nel solo 2010. E’ un dato probabilmente sottostimato, che non tiene conto delle violenze e degli stupri non denunciati.
Sono in crescita gli assassini di donne da parte degli uomini a testimonianza del persistere di una cultura machista, di una prevaricazione di genere, che non accetta il rifiuto, il diritto delle donne di decidere di sé, di autodeterminarsi.
Molestie, stalking e violenze sessuali non lasciano indenni le studentesse universitarie dei Paesi europei. Secondo la prima ricerca mai realizzata in Europa sulla violenza di genere tra le iscritte agli Atenei in Italia, Germania, Polonia Gran Bretagna e Spagna una grande percentuale delle studentesse universitarie dei Paesi europei sono vittime di molestie, stalking e violenze sessuali. Per l'Ateneo di Bologna hanno risposto al questionario 3.531 studentesse: il 72% di esse afferma di avere subito molestie sessuali almeno una volta negli anni dell'Università, il 34% è stata vittima di stalking e il 7,6% ha subito violenza sessuale. 

Violenza è anche quella culturale, dell’immaginario: quella di una donna oggetto, stereotipo di genere proprio di una visione maschilista arcaica, arretrata, pre-moderna. 

Per questo prepariamoci a promuovere la Giornata internazionale dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne. E’ importante per sensibilizzare e promuovere una cultura di genere che è ancora lontana dall’essere patrimonio di tutti. 

Ritornando a Lisabeth Salander, ci piace ricordare che il suo percorso di dolore e sopraffazione terminerà, che Lisabeth riuscirà a vincere contro un potere violento e ingiusto. Tutto ciò avverrà grazie alla sua forza, alla sua intelligenza, ma anche grazie ad un incontro, quello con il giornalista Mikael Blomkvist, una figura positiva che le permetterà di scoprire un universo maschile diverso, positivo, e così facendo le permetterà di riconciliarsi con tutti quegli uomini che amano le donne.


Alexandra Storari segreteria Federazione PDCI  Ferrara
responsabile  lavoro giovanile e femminile e pari opportunità  www.marx21.it 24 novembre 2011

 

Dichiarazione di EL-FEm - donne della Sinistra Europea

Stop alla violenza contro le donne  25 novembre  2011: Giornata internazionale sulla violenza contro le donne

-          Per i movimenti femministi di tutto il mondo il 25 novembre è una giornata di lotta, denuncia, e resistenza contro la violenza sulle donne, da quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 l’ha proclamata "Giornata internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le donne ". Questo fenomeno rivela  l'oppressione patriarcale e l'esistenza di culture maciste e misogine nelle diverse società e la loro persistenza anche nel cuore della modernità capitalistica, là dove la democrazia e i  diritti universali sono formalmente riconosciuti.
La violenza contro le donne è molto diffusa e non sembra affatto diminuire.
Una donna su tre nel mondo e una donna su quattro in Europa è esposta a questotipo di violenza.
Le donne subiscono la violenza dagli uomini. Naturalmente non tutti gli uomini usano violenza contro le donne, ma in ogni caso si tratta di una violenza di genere, praticata cioè da uomini contro donne e ragazze. Gli uomini usano la violenza per mantenere o rafforzare il loro potere sulle donne o per riguadagnarlo nel caso in cui l'abbiano perso.
Questo tipo di violenza è stata a lungo invisibile, è avvenuta nell’ombra e in assenza di conseguenze penali. Infatti, essa trovava corrispondenza nei valori dominanti, in tradizioni e leggi fino al punto che tale fenomeno veniva considerato naturale e normale. Oggi  è un crimine, ma la violenza continua ad essere considerata dagli individui, istituzioni e stati come una questione di ordine strettamente privato e non come un crimine rilevante per la sfera pubblica.
Le donne sono vittime di violenza nella vita quotidiana e nelle loro case. Violenza contro le donne viene commessa da partner o familiari e questo fenomeno è presente in tutte le classi sociali.

-          La violenza contro le donne assume forme differenti: violazione del diritto all'autodeterminazione, matrimoni forzati, molestie sessuali o psicologiche, sfruttamento o discriminazione. E’ un fattore particolarmente importante per quanto riguarda le donne immigrate e aggiunge sofferenza agli ostacoli che queste donne incontrano per vivere a pieno titolo all'interno dei confini europei.

-          Le donne subiscono leggi, tradizioni, pratiche religiose costruite sulla loro sottomissione al genere maschile, in cui la sottomissione è spesso presentata come naturale o voluta da Dio.

-          Nelle guerre moderne dal 70 all’80 per cento delle vittime sono civili, la maggior parte donne. Esse sono torturate e umiliate nei campi profughi e nelle carceri. Sono sistematicamente violentate, poiché questa pratica viene usata come arma in numerosi conflitti. Vi è, infatti, un legame profondo tra militarismo e oppressione patriarcale.

-          Per queste ragioni, come Sinistra Europea chiediamo:
la separazione della sfera religiosa da quella politica, la laicità come fondamento di ogni  stato o comunità sociale e politica. Perciò noi intendiamo difendere i diritti delle donne all’autodeterminazione, alla contraccezione e all'aborto. In particolare  lottiamo contro la pretesa dello Stato Vaticano di determinare le condizioni delle donne, la loro libertà, la loro sessualità e la sessualità e la libertà sessuale delle persone lgbtiq.
L'adozione di leggi penali contro le mutilazioni sessuali e i matrimoni forzati.
L'approvazione a livello europeo e l’applicazione di leggi che mettano fine alla violenza contro le donne e i bambini. Al centro di queste leggi devono essere comprese la prevenzione e la
individuazione dei prodromi (sintomi premonitori) di violenze, con finanziamenti adeguati per aiutare le vittime di questo tipo di violenza e assicurare i pieni diritti alle donne immigrate, senza alcun riferimento al loro status giuridico e amministrativo in Europa.
La limitazione e il controllo delle armi di proprietà individuale, che possono essere utilizzate contro le donne.
  

 I diritti delle donne non possono giustificare  nuove guerre o ulteriori restrizioni ai diritti di immigrazione.

 La  conversione immediata in legge europea delle linee guida per il diritto civile alla residenza delle vittime della tratta e la trascrizione di essa nelle legislazioni  nazionali.

La Sinistra Europea considera fondamentale non solo la lotta per modificare le relazioni tra le classi, l'abolizione dello sfruttamento e dell'oppressione, ma anche la lotta contro le strutture patriarcali della società e le conseguenze sociali e culturali di esse. La crisi economica, sociale e culturale che morde l'Europa rivela il fallimento del capitalismo neoliberista e offre un'occasione di speranza, che invece della barbarie del profitto e del capitale si possa andare verso una nuova società socialista  rispettosa  della natura e capace di creare le condizioni per realizzare la rivoluzione delle donne.

La Sinistra Europea combatte la violenza sessista, che deriva dal machismo e dalla dominazione patriarcale.

 

 

 

 Sebben che siamo donne

Voci, corpi, immagini contro la violenza di genere. 23, 24, 25 novembre 2011

 
23, 24, 25 novembre ore 21 Officine Corsare, Via Pallavicino 35 (Torino)

Negli ultimi anni, il numero delle violenze perpetrate sui corpi femminili ha subito un continuo e inquietante aumento. Con la crisi economica in atto sono sempre di più le donne vittime di molestie sul luogo di lavoro, a casa, per strada.
Sono infatti le donne a pagare gli effetti di questo periodo di forte instabilità politica e sociale, in cui si sgretolano le certezze e si ritorna ai ritornelli ancestrali e rassicuranti sul mito della famiglia (vedi le spinte antiabortiste della giunta regionale piemontese che si è accanita sui consultori).
Le donne sono quelle che restano a casa dal lavoro, che vanno in cassa integrazione prima; quelle che devono tornare al focolare per coprire i buchi di un welfare state che non esiste più, che per avere un ruolo nella società devono sottostare alle leggi del malcostume mediatico. Che le vuole belle, perfette, in silenzio.

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, le Officine Corsare presentano tre serate di dibattito, cinema e teatro per mettere a fuoco il tema della violenza di genere in rapporto alla crisi economica, sociale e politica che stiamo vivendo.
Tre giorni per dibattere del ruolo della donna in politica e nella società, dell’uso dei corpi da parte dei media e per riflettere sul femminicidio che continua a perpetrarsi a Ciudad Juàrez, nel silenzio e nell’indifferenza collettiva.

Mercoledì 23 novembre ore 21
Essere protagoniste: donne, politica e sindacato.

Intervengono Eleonora Artesio (Consigliera regionale Fds), Barbara Tibaldi (FIOM Cgil), Alice Graziano (Rete della Conoscenza) e Chiara Fiore (Studenti Indipendenti).
Generazioni e esperienze di donne a confronto per dibattere sul tema della rappresentanza femminile nella politica, nel sindacato e nei movimenti sociali.

Giovedì 24 novembre ore 21
Against Violence Performing Lab. Cinema e arte contro la violenza

I fotogrammi e i suoni del cinema, dell’arte e della fotografia raccontano l’uso e l’abuso del corpo della donna nei media, nel mondo del lavoro in tempo di crisi, nei contesti sociali più difficili. Un intreccio corale di voci, parole e immagini per raccontare la violenza. Proiezione di “Racconti da Stoccolma” di A. Nilsson, corti e lungometraggi, esposizioni fotografiche, readings.

Venerdì 25 novembre ore 21
Donne di sabbia

Spettacolo teatrale di denuncia e impegno contro il femminicidio a Ciudad Juàrez, in Messico. Il gruppo teatrale “Donne di sabbia” insieme a “Nuestra hijas de regreso a casa” e Amnesty International si fa portavoce di una lotta contro l’impunità dei responsabili e l’omertà della popolazione nei confronti delle centinaia di donne uccise a Ciudad Juàrez.

Per firmare la petizione on line contro la proposta di legge regionale sulla gestione dei consultori, cliccate qui
 

Ciudad Juarez: Ni una más/Non una di più!


Quando le Madri di Juárez ritrovano i poveri resti delle figlie piantano una croce rosa; queste sono diventate il simbolo mondiale della loro battaglia che, come hanno insegnato le Madri argentine di Plaza de Mayo, è un grido che non si spegne mai: Memoria, Verità, Giustizia.

Quando le Madri di Juárez ritrovano i poveri resti delle figlie piantano una croce rosa; queste sono diventate il simbolo mondiale della loro battaglia che, come hanno insegnato le Madri argentine di Plaza de Mayo, è un grido che non si spegne mai: Memoria, Verità, Giustizia. 

Il Comune di Torino, con i Comuni di Bologna, Ferrara, Firenze e Genova, invitano le altre città italiane ad illuminare di rosa, nella notte tra il 5 e il 6 marzo, il loro monumento più importante (vedi il sito www.nonunadipiù.comune.torino.it)


A Torino, sabato 5 marzo 2011 alle 16,45 alla Mole Antonelliana, via Montebello 20,
 
prenderà il via l'iniziativa alla presenza di Marisela Ortiz, cittadina onoraria di Torino, fortemente impegnata nella lotta al femminicidio.
 
Prima dell'avvio dell'illuminazione della Mole a partire dalle ore 18, sarà realizzata una installazione artistica curata da Laura Fusco con la collaborazione di molte donne.
 
Laura Fusco realizzerà, ai piedi della Mole Antonelliana, Ciudad Juarez Veglia una grande veglia a cielo aperto che la regista dedicherà - sotto forma di installazione - alle vittime dei femmicidi di Ciudad Juarez e ai parenti delle donne uccise e desaparecidas.
Alle 18 duecento e più donne si raccoglieranno per rivivere e far rivivere, simbolicamente, la loro tragedia. (...)

 

Le partecipanti alla action, coinvolte in questa grande cerimonia collettiva, a cui parteciperà la stessa Marisela Ortiz, sono donne volutamente raccolte tramite rete e con l'aiuto delle associazioni che fanno parte di Non una di più e di altre associazioni della città. Il contenuto della scena, di impatto e altamente simbolica, resterà segreto fino all'ultimo, svelato dall'artista solo davanti al pubblico partecipante grazie ad un allestimento estemporaneo, trasmesso alle donne e realizzato con loro in tempo reale.

L'ora di convocazione è fissata per le ore 16,45 in Via Montebello 28b, presumibilmente l'impegno terminerà verso le ore 18,30-18,45.

E' necessario presentarsi munite di stuoia e/o stoffa, meglio se di colore scuro, su cui potere sedersi/sdraiarsi per interpretare comodamente la parte assegnata all'interno dell'installazione.

Non è possibile garantire la custodia, neppure temporanea, di oggetti/borse voluminose,  passeggini, animali.

Per facilitare la riuscita della action è richiesta alle partecipanti conferma dell'adesione inviando entro il 2 marzo mail al seguente indirizzo:  din.torino@gmail.com

In caso di problemi si è pregate di disdire entro e non oltre la sera del 3 marzo.

E' importante anche la presenza/partecipazione di persone per riprese video tramite cellulare dell'installazione da strada, meglio da finestre e balconi delle case con affaccio su via Montebello e dalla stessa Mole. Le immagini/riprese potranno essere immesse in rete e nel contempo inviate come allegato a anna.valente1@gmail.com che le raccoglierà anche per conto della regista. Chi desidera può allegare i propri dati per poter essere contattato/citato in caso di utilizzo delle riprese.

  
 

 8 Marzo 2011 contro la violenza sulle donne

 

FOTOGRUPPO L’INCONTRO

Sede associativa – Piazza Cavalieri della ss. Annunziata 7 – Collegno

Recapito postale : Renzo Miglio – Via Bussoleno 15 Collegno – tel 011/4051061

In occasione  della

“Festa  Internazionale della Donna” dell’8 marzo 2011,

il Fotogruppo L’Incontro, con il Patrocinio del Comune di Collegno, in collaborazione con L’AlfaTre Gruppo Teatro,

  nell’ambito delle manifestazioni di Collegno Fotografia organizzano:

“FOTOGRAFIA AL FEMMINILE” 

dal 25 febbraio al  12 marzo 2011

 PROGRAMMA

 Presso il  Salone  Espositivo 

Museo della Resistenza della Città di Collegno

Piazza Cav. della SS Annunziata 7 

 Mostra Fotografica delle Socie del

FOTOGRUPPO L’INCONTRO 

 sulla tematica: 

“ VIOLENZA SULLE DONNE”

“LA DONNA … i suoi volti”  

Inaugurazione  alle ore 18 di venerdì 25 febbraio

 Orario Mostra  :

Martedì  non festivi  : 21 /23

Martedì 8 marzo  :         16/19 – 21/23

Sabato e Domenica  :    16/19

 

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