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"La donna libera dall’uomo, tutti e
due liberi dal Capitale" (Camilla
Ravera - L’Ordine Nuovo, 1921)
Stupro
di gruppo e articolo 18: una relazione
pericolosa
di Delfina Tromboni*
L'ultima
notizia viene dalla FIOM: nella discussione
(puramente ideologica) sull'articolo 18, tra
le cause che la nostrana “razza padrona”
porta a sostegno della cosiddetta
“flessibilità in uscita” (detta in parole
povere e comprensibili, è la pura e semplice
libertà di licenziare)c'è l'assenteismo.
Niente di nuovo sotto il sole, dirà chi ha
la memoria più lunga e già ha fatto le sue
battaglie, negli anni settanta, contro l'uso
di classe di questa categoria. Certo, niente
di nuovo. Nemmeno nel tentativo, spudorato,
di inserire tra le assenze prolungate cause
di assenteismo anche l'assenza per
maternità, tutelata da una legge dello
Stato, nonché i congedi parentali che –
conquista più recente e ancora pochissimo
praticata – possono essere richiesti anche
dai nuovi padri. Chi ha la memoria lunga
anche per le “cose da donne” (come un tempo
brutalmente si diceva, in fedeltà alla
pratica politica che contraddistingueva le
varie formazioni...), cioè una comunista
femminista quale io penso di essere, sa bene
che non è la prima volta che il padronato
nostrano ci prova. Oggi, però, le reazioni
del mondo politico, anche a sinistra, sono o
assenti o - come dire? - soft...Politically
correct in tempi di governo “tecnico”?
Francamente me ne infischio. Del governo
tecnico. Della rilevanza europea e
internazionale di Monti, assurto con la sua
apparizione sulla copertina di Time a
salvatore dell'Europa. Della presenza di tre
ministre in posizione chiave che ha fatto –
all'inizio, ma soltanto all'inizio – ben
sperare sulla possibile ottica “di genere”
in settori fondamentali come la sicurezza
interna, la giustizia, il welfare, il
lavoro... Toccare il diritto delle madri e
dei padri di stare accanto ai loro bambini
piccolissimi, toccare la possibilità per le
donne di assentarsi dal lavoro due mesi
prima e tre mesi dopo il parto, con
possibilità di prolungare l'assenza dal
lavoro produttivo per poter fare quello
riproduttivo almeno fino al primo anno di
vita del bambino, è una schifosa barbarie.
Chi non lo sostiene, almeno a sinistra (ma
non era la destra l'alfiere della
famiglia???), merita tutte le insolenze che
le donne sapranno trovare nel loro in genere
forbito vocabolario e merita che in forma
organizzata gli si chieda di dimettersi
subito e di lasciare la politica, quella
vera, a qualcun altro. Più capace di stare
al proprio tempo, di sapere quali sono i
valori dell'oggi indisponibili allo scambio.
Scambio politico sul corpo delle donne.
Parole non nuove. Abbiamo dovuto assistervi
e fronteggiarlo più volte nel corso delle
nostre vite, noi femministe comuniste. Le
più giovani, quelle che si affacciano oggi
alla vita e alla politica e riempiono con i
loro corpi colorati le piazze, le strade, le
valli, ripensando associazioni tradizionali
di donne come l'UDI (oggi: Unione donne
in Italia) o inventandosene altre a cui
danno nomi fantasiosi e per nulla allusivi
come le “Male Fiche”, nemmeno immaginano,
forse, che la cosa sia possibile. Nemmeno
sanno, forse, cosa vuol dire. Uno scambio
politico sul corpo delle donne? Che vuol
dire? Vuol dire, per esempio, che si accetta
con il silenzio lo scambio tra
traghettamento fuori dalla crisi alle
condizioni del Governo Monti e possibilità
di stare con i propri bambini piccoli o
malati anche se si è lavoratrici (e
lavoratori) dipendenti (subordinati, direbbe
più propriamente Gramsci). Oppure, che ci si
scandalizza appena un poco, ma senza farne
una questione dirimente, che ci sia chi
pensa possibile alleggerire la pena per lo
stupro, se lo stupro stesso è commesso non
da un singolo ma da un gruppo. Il branco. La
corte di Cassazione, eh? Mica l'ultimo
giudice dell'ultimo tribunale di
provincia... Gente che nemmeno va al cinema,
ho pensato sulle prime, forse per difendermi
dal dolore. Altrimenti ricorderebbe la
stupenda Jodie Foster vittima e vindice di
uno stupro di gruppo... In rete l'abbiamo
chiamata, quella sentenza orribile, in vari
modi. Il 2 X 3 dello stupro è quello che mi
viene in mente al momento. La massima offesa
al corpo di una donna viene considerata
quasi nulla da uomini che hanno il potere di
giudicare e pensano soltanto al proprio
sesso (gli stupratori) e non a quello della
vittima (la stuprata). Lo scambio politico
su quel corpo stuprato sta nel non fare di
quella ignobile sentenza materia di
offensiva politica. Vorrei che il mio
partito, i partiti che si dicono comunisti,
quelli che si richiamano alla sinistra,
quelli che immaginano un centro e perfino
una destra democratica e non succube del
maschilismo più becero che ancora tiene in
piedi i residui di patriarcato che
attraversano la nostra società,
tappezzassero le città e invadessero il web
con manifesti indignati contro quella
sentenza, chiedendo un intervento diretto
del Ministro della giustizia. Una donna.
Che, per una volta, invaderebbe forse il
campo di un potere parallelo e la cui
indipendenza va sicuramente difesa, ma per
ristabilire una giustizia ed una verità a
misura di esseri umani, di donne e di uomini
degni di questo nome: insomma un valore che
sta al di sopra della distinzione formale
tra poteri dello Stato che i nostri padri e
le nostre madri costituenti hanno sancito,
certo non pensando che potesse essere
impugnata per consentire l'obbrobrio di
sentenze come questa.
Chiedo troppo? Ho una visione della politica
fuori dal mondo, dal mio tempo, dalla
storia? Lo chiedo prima di tutto agli uomini
e alle donne del mio partito, il PdCI, della
cui Direzione nazionale faccio parte. E lo
chiedo alla Federazione della sinistra, del
cui coordinamento nazionale ristretto faccio
parte. E aggiungo: è vero che la crisi morde
e che si avvicinano le elezioni
amministrative, ma se la politica non serve
a capire e a spiegare che le politiche
confindustriali alla Marchionne e alla
Marcegaglia (thò, un'altra donna...) sono
possibili anche per il legame perverso che
il capitalismo (oggi selvaggio quant'altri
mai) ha con il patriarcato (oggi
inselvatichito quant'altri mai) a che serve?
A che serve? Non è più il tempo del “sol
dell'avvenire”: i semi del comunismo come lo
intendiamo noi, comunisti e comuniste del
terzo millennio, del XXI secolo, dobbiamo
seminarli oggi. E curarli quotidianamente,
come fanno le donne con i loro bambini, con
i figli grandi e piccoli, con gli anziani,
con i malati, con i portatori di handicap,
con tutti quelli che, per vivere, hanno
bisogno di cura. Cura quotidiana. Amore, Ma
anche lavoro riproduttivo. Se mettiamo
davanti all'aggettivo “riproduttivo” , il
sostantivo “lavoro”, che tanto sta a cuore
ai comunisti e alla sinistra, qualcuno in
più riuscirà finalmente a capire?
Non lo so. So che vorrei vedere, sotto
questa mia politicissima (ma, forse, per i
parametri dell'oggi impolitica) lettera,
fiorire le firme dei miei compagni e delle
mie compagne, e vorrei che in qualche modo
questo mio atto politico uscisse dalla
ininfluenza del gesto personale e assumesse
il significato e la valenza di un gesto
politico pubblico.
* Direzione nazionale PdCI
Agire
in gruppo è come agire da soli ovvero
se
ti prenoti per uno stupro di gruppo risparmi
il carcere
di Marica Guazzora
L a
decisione dei giudici romani è di quelle che
non lasciano indifferenti: in caso di
violenza di gruppo, l’indagato che ha fatto
parte del "branco", in attesa del processo
non deve andare necessariamente in carcere.
A deciderlo la terza sezione penale della
Cassazione, relatore Luigi Marini, recependo
una sentenza della Corte Costituzionale del
2010 che ha previsto l'applicazione delle
misure alternative al carcere per i reati
sessuali. In particolare, la Cassazione,
occupandosi di una violenza di gruppo su una
minorenne avvenuta a Cassino, ha accolto il
ricorso di R.L. e di L.B. nei confronti dei
quali il tribunale di Roma, il 5 agosto
2011, aveva confermato la custodia in
carcere. 3 febbraio 2012. Una sentenza che
ricorda da vicino quella che fece scalpore
anni fa.
La famosa sentenza
del 6 novembre 1998
della Corte di
Cassazione, nota
come la sentenza
«dei jeans». Proprio
quella che provocò
l’indignazione di
molte donne e non
solo, proteste e
raccolte di firme, e
la reazione di
alcune parlamentari
che si presentarono
in jeans in
Parlamento,
inalberando cartelli
«jeans alibi per lo
stupro».
In quel caso la
Corte aveva
annullato una
sentenza della Corte
di Appello di Napoli
che aveva condannato
un istruttore di
guida per violenza
sessuale ai danni di
una giovane allieva
che aveva raccontato
di essere stata
condotta in un luogo
appartato, gettata a
terra e violentata
dopo che il suo
aggressore le aveva
sfilato da una gamba
i jeans che
indossava in quel
momento. La Corte
aveva
affermato che «è un
dato di comune
esperienza che è
quasi impossibile
sfilare anche in
parte i jeans di una
persona senza la sua
fattiva
collaborazione
perché trattasi di
una operazione che è
già assai
difficoltosa per chi
li indossa».
Ma c'è una volta in
cui l'uomo è il
responsabile e
BASTA? NO.
Chi
vuol far sentire al sicuro gli strupratori?
Barbara e
Nicolò,
a commento di
post precedenti,
mi hanno chiarito
qualche punto. Va
bene, non è una
sentenza ma
una misura cautelare.
Si tratta di
decidere se dare il
carcere preventivo a
stupratori in branco
o di mandarli ai
domiciliari o a fare
lavori socialmente
utili, come per gli
stupratori di
Montalto di Castro
ai quali il sindaco
decise di pagare le
spese.
La legge del
2009
aveva detto che gli
stupratori avrebbero
fatto il carcere
prima della sentenza
e questo
provvedimento della
cassazione annulla
quella scelta perché
considera lo stupro
di gruppo uguale
allo stupro commesso
da un singolo e lo
considera comunque
una cosa di scarsa
pericolosità sociale.
Di che
parliamo?
Nel 2009 quella
modalità fu scelta e
riferita soprattutto
all’emergenza stupri
dell’orda di barbari
stranieri che
secondo lega e pdl
stavano mettendo a
ferro e fuoco le
città. (Era la
legislatura in cui
gli stessi deputati
comunque
presentavano una
proposta di
depenalizzazione per
il reato di stupro
su minori di lieve
entità.)
Ovvio che
comunque mai per gli
italiani questa cosa
avrebbe valso un
solo pensiero e
ovvio che non mi
interessano quei
provvedimenti
securitari per cui
più pena dovrebbe
dare più garanzie
alle donne
violentate a fronte
di una intera
società
culturalmente
abituata a trattare
male le donne e a
legittimare ogni
tipo di violenza.
Allora che
c’è?
C’è che sarebbe il
caso di ragionare
tra tutt*, inclusi
i/le libertari*,
quale io sono, il
fatto che una donna
stuprata resta sola
a subire un processo
dai media, dal paese
o dalla città in cui
vive, dai vicini,
dai genitori degli
stupratori, con
ammiccamenti, ghigni
feroci, battutine,
mobbing, aggressioni
verbali e
intimidazioni di
ogni genere.
L’avete mai
vista
la famiglia di uno
stupratore? E quelle
madri dei carnefici?
Parliamone. Cosa non
sono in grado di
dire alle vittime di
stupro. Ché è lei la
puttana, quella che
ci stava, che vuole
rovinare quei figli
di mamma, quei bei
ragazzi cresciuti e
coccolati per essere
delle merde senza
soluzione e degli
stronzi convinti di
poter fare il cazzo
che gli pare dove il
garantismo viene
sempre confuso con
l’impunità.
Ma certo che
il
carcere non è una
soluzione giacché
non cambia la
mentalità corrente e
non risolve se tutta
la società non
provvede a mutare in
maniera definitiva
il modo di vedere le
donne e la
sessualità. E dunque
come si mette al
riparo una ragazza
che deve subire
stupro e
conseguenze?
Rinchiudiamo lei per
allontanarla dal suo
carnefice in attesa
che qualcuno si
pronunci? La
trattiamo come un
testimone di massima
sicurezza?
www.femminismo-a-sud.noblogs.org
3 febbraio 2012
Ieri, oggi, domani, sempre!
Giornata internazionale contro la violenza
sulle donne
PdCI FdS – Le Falci Rosse – Federazione
Torino 20 novembre 2011
Dipartimento Politiche di genere -
responsabile Marica Guazzora
Ogni forma di violenza perpetrata nei
confronti della donna è femminicidio. Non
si viola solo il corpo, si viola la dignità,
si calpesta la persona. E' il predominio del
maschio. E’ il sopruso del più forte nei
confronti del più debole, che non si
manifesta solo in questo campo. Le violenze
degli uomini contro le donne non hanno
passaporto: i violenti non hanno
nazionalità. La
violenza sulle donne è un fenomeno che non
ha altra identità se non quella di genere
maschile.
La
maggior parte delle violenze le donne le
subiscono in
casa, dai propri uomini italiani, le
statistiche parlano chiaro. Ma di questo si
preferisce tacere mentre nel 53% dei casi
l'aggressore di una donna è il proprio
marito o partner, seguono le donne che
dichiarano di subire violenza dal proprio
convivente (9%), da parte del fidanzato
( 2%), mentre sono soltanto il 2% le donne
che dichiarano di aver subito violenza o
maltrattamenti da parte di uno sconosciuto.
Non ci sono
uomini italiani buoni e uomini stranieri
cattivi, non ci sono uomini bianchi buoni e
uomini di colore cattivi. Al più ci sono
uomini che, per fortuna, non lo farebbero
mai, ma ci sono anche uomini disposti a
comprendere le ragioni di chi lo fa.
Reagiamo contro tutte le violenze degli
uomini sulle donne, sia in casa che in
strada, sia fisiche che psicologiche.
Uniamoci per esprimere e far sentire tutta
la nostra rabbia contro chi strumentalizza
le violenze per incuterci paura.
Diciamo No a una società che assume la
cultura della violenza come parte intrinseca
della vita e ritiene violabili la libertà e
i diritti delle donne, delle lesbiche, delle
migranti! E’ l'uomo
che deve interrogarsi, è il maschio che è da
educare. Cammino difficile ma non
impossibile.
Le donne non si arrendono. Noi donne
comuniste non ci arrendiamo, continuiamo a
lottare per la dignità delle donne e degli
uomini, contro ogni sopruso, ogni violenza
in ogni parte del mondo
non
solo il 25
novembre ma ieri, oggi, domani, sempre!
Contro la violenza sulle donne,
una
battaglia culturale senza quartiere
di Angela Rosa Sinisi e Alessia Di
Donato (Fgci)
Oggi 25 novembre, si celebra
la giornata internazionale contro la
violenza sulle donne. Un tema di di
stringente attualità e dalle drammatiche
proporzioni. Si stima infatti che oltre il
70% delle
donne
abbia subito nel corso della sua vita un
qualche tipo di violenza. Impressionanti
sono i dati sul numero di donne uccise nel
mondo e nel nostro paese, in seguito alle
violenze subite. La “rosa” delle molestie è
così ampia che è facile comprendere come il
numero di donne che ne sono state vittime
sfiori la totalità; fisiche, sessuali,
psicologiche, stalking, per le strade, sul
posto di lavoro, tra le mura domestiche… Ma
la forma di violenza più grande subdola e
che riguarda tutte le donne e la società nel
suo insieme e che è la madre di tutte le
violenze, è di certo quella culturale.
Quella che fa della donna un oggetto da
possedere, da mostrare, che le toglie
dignità, potere di autodeterminazione, che
la vorrebbe schiava del padrone, senza il
quale non è nulla non esiste e quindi può,
nei casi più estremi, anche decidere della
vita e della morte del suo “oggetto“. Gli
abusi, le violenze di ogni genere sono figli
di una cultura maschilista che non considera
o non vuole accettare la donna come soggetto
libero, che le nega il diritto all’
autodeterminazione, che la relega in ruoli
secondari della società, che le nega un
salario pari a quello degli uomini, che
spesso le nega il lavoro stesso, la
possibiltà di essere madre e lavoratrice, di
realizzare le proprie aspirazioni se non a
prezzo di enormi sacrifici e rinunce.
Quello che bisogna fare è intraprendere una
battaglia culturale senza quartiere,
arrivare alla reale democrazia di genere e
permettere alla donna di potersi realizzare
nella pienezza di tutta la sua soggettività.
Per tutte le violenze consumate su di lei,
per tutte le umiliazioni, per la
sua intelligenza che avete calpestato, per
il suo corpo che avete
sfruttato, per l'ignoranza in cui l'avete
lasciata, per la liberta' che le
avete negato, per la bocca che le avete
tappato, per le ali che le avete
tagliato, per tutto questo: "IN PIEDI
SIGNORI, DAVANTI A UNA DONNA!!" (William
Shakespeare)
25
Novembre 2011 - Giornata mondiale contro la
violenza sulle donne
di Laura Meloni (Fgci)
Ricorre oggi 25 Novembre la
giornata mondiale contro la violenza sulle
donne.
In Italia i dati ISTAT ci parlano di circa
sette milioni di donne vittime di violenza.
È allarmante scoprire che la fascia d’età
più colpita è quella fra i 16 ed i 24 anni.
I maggiori responsabili sembrerebbero essere
partner e parenti stretti.
È un problema di cui si parla ancora troppo
poco, che si insinua in una realtà, quella
familiare, che dovrebbe rappresentare il
contesto di massima protezione per ogni
individuo. Purtroppo è proprio li che si
verificano i maggiori soprusi nei confronti
delle donne che molto spesso, non prendendo
immediata coscienza del male che ricevono,
scelgono di tacere e non denunciare. A
compiere questi gesti violenti solitamente
sono persone “ordinarie” che,
nell’immaginario comune, ed in primis per le
vittime, non ne sarebbero mai state capaci.
Si sviluppano così, sul terreno dell’omertà
e della vergogna, situazioni di giorno in
giorno peggiori che non di rado si
concludono con la fine più drammatica. Sono
poche quelle che hanno la prontezza e la
possibilità di difendersi e, quando decidono
di farlo, frequentemente si scontrano con
l’indifferenza, l’incredulità, lo
sminuimento del problema da parte delle
persone a cui chiedono aiuto.
Vorrei che fosse chiaro che la violenza
contro le donne non riguarda solo le donne e
non è un affare privato come può sembrare, è
una questione che riguarda tutta la società
e non fa alcuna distinzione geografica,
sociale, culturale. Tutto questo è la
riprova che la tanto sbandierata
parificazione fra i sessi è tutt’altro che
compiuta. La violenza è sia la più
resistente espressione di dominazione che
persiste sulle donne sia il riflesso di
un'organizzazione di genere della società,
dove donne e uomini, se hanno gli stessi
diritti legali, non hanno ancora lo stesso
status e le stesse opportunità di
emancipazione.
La sinistra sa perfettamente che la violenza
contro le donne nella sfera pubblica e
privata è saldamente ancorata alle
disuguaglianze. Pur riconoscendo che alcuni
passi in avanti nel corso degli anni sono
stati fatti non li riteniamo ancora
sufficienti ed è per questo che non abbiamo
nessun dubbio nel ricordare al Governo la
necessità di mettere in atto ulteriori
misure a contrasto della violenza basata sul
genere operando sui fronti della
prevenzione, della protezione e soprattutto
del sostegno alle vittime.
Giornata mondiale
dedicata all'eliminazione
della violenza
contro
le donne
di Alexandra Storari, segreteria Federazione PDCI Ferrara
Uomini che odiano le donne è il titolo di un romanzo di successo dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson. Solo sulla superficie romanzo poliziesco, è invece un romanzo di formazione, un Bildungsroman, centrato sulla figura – del tutto inconsueta nel genere giallo – di una giovane donna Lisbeth Salander.
Forte, determinata, hacker di professione, Lisabeth Salander è in realtà una ragazza fragile, che ha conosciuto sin dalla adolescenza quanto il potere maschile – del padre, del tutore, ma anche dell’istituto psichiatrico dove viene rinchiusa, del carcere in cui viene ingiustamente condotta, e infine dello Stato rappresentato dal tribunale che la vuole giudicare – possa essere un mondo di violenza, di sopraffazione, di crudeltà. Violenza non solo fisica ma anche psicologica, crudeltà non solo delle singole persone che ruotano intorno a lei ma anche delle apparentemente “neutre” istituzioni svedesi, sopraffazione non solo dei propri diritti e della propria libertà ma anche della propria individualità, del proprio essere più profondo.
Tutto questo mi è venuto in mente nel ricordarvi che il 25 novembre, fra pochi giorni, si celebrerà la Giornata internazionale dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne.
Istituita dalle Nazioni Unite nel 1999, ma già scelta prima dalle donne attiviste che da anni si battevano contro la piaga della violenza sulle donne, la data ricorda il terribile omicidio, avvenuto nel 1960 nella Repubblica domenicana su ordine del governatore dominicano Rafael Trujillo, delle tre sorelle Mirabal, stuprate ed uccise per la loro lotta contro gli atti di stupro femminile che avvenivano nell’isola.
La violenza contro le donne è, a distanza di quel lontano 1960, purtroppo sempre attuale. Esiste la violenza sessuale, ma anche quella fisica, psicologica, culturale, economica. Studi e rapporti scientifici, e più semplicemente le cronache quotidiane, ci raccontano di una violenza che occupa tutti gli spazi della nostra società: c’è la violenza domestica, che si consuma tra le mura della casa, nel contesto familiare, ad opera del marito, del padre, dell’amante respinto; c’è la violenza urbana, quella che avviene tra le strade delle nostre città, punto finale di una vergognosa tratta di schiave del nuovo millennio; c’è la violenza sottile, subdola, sul posto di lavoro, che può prendere le forme del mobbing; c’è la violenza economica della disoccupazione femminile, della differenza salariale, della mancata mobilità sociale.
Alcuni dati. Circa il 70% della popolazione femminile mondiale dichiara di aver subito una forma di abuso o violenza nel corso della propria vita. La prima causa di morte o invalidità nel mondo per donne tra i 16 e i 44 anni sono le violenze subite, nel mondo 140 milioni di bambine e donne hanno subito qualche forma di violenza, ogni anno vengono stuprate 150 milioni di bambine.
In Italia le donne uccise dagli uomini risultano essere state almeno 651 negli ultimi cinque anni, 127 nel solo 2010. E’ un dato probabilmente sottostimato, che non tiene conto delle violenze e degli stupri non denunciati.
Sono in crescita gli assassini di donne da parte degli uomini a testimonianza del persistere di una cultura machista, di una prevaricazione di genere, che non accetta il rifiuto, il diritto delle donne di decidere di sé, di autodeterminarsi.
Molestie, stalking e violenze sessuali non lasciano indenni le studentesse universitarie dei Paesi europei. Secondo la prima ricerca mai realizzata in Europa sulla violenza di genere tra le iscritte agli Atenei in Italia, Germania, Polonia Gran Bretagna e Spagna una grande percentuale delle studentesse universitarie dei Paesi europei sono vittime di molestie, stalking e violenze sessuali. Per l'Ateneo di Bologna hanno risposto al questionario 3.531 studentesse: il 72% di esse afferma di avere subito molestie sessuali almeno una volta negli anni dell'Università, il 34% è stata vittima di stalking e il 7,6% ha subito violenza sessuale.
Violenza è anche quella culturale, dell’immaginario: quella di una donna oggetto, stereotipo di genere proprio di una visione maschilista arcaica, arretrata, pre-moderna.
Per questo prepariamoci a promuovere la Giornata internazionale dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne. E’ importante per sensibilizzare e promuovere una cultura di genere che è ancora lontana dall’essere patrimonio di tutti.
Ritornando a Lisabeth Salander, ci piace ricordare che il suo percorso di dolore e sopraffazione terminerà, che Lisabeth riuscirà a vincere contro un potere violento e ingiusto. Tutto ciò avverrà grazie alla sua forza, alla sua intelligenza, ma anche grazie ad un incontro, quello con il giornalista Mikael Blomkvist, una figura positiva che le permetterà di scoprire un universo maschile diverso, positivo, e così facendo le permetterà di riconciliarsi con tutti quegli uomini che amano le donne.
Alexandra Storari segreteria Federazione PDCI Ferrara
responsabile lavoro giovanile e femminile e pari opportunità www.marx21.it 24 novembre 2011
Dichiarazione di EL-FEm - donne della
Sinistra Europea
Stop alla violenza contro le donne 25 novembre 2011: Giornata internazionale sulla violenza contro le donne

- Per i movimenti femministi di tutto il mondo il 25 novembre è una giornata di lotta, denuncia, e resistenza contro la violenza sulle donne, da quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999 l’ha proclamata "Giornata internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le donne ". Questo fenomeno rivela l'oppressione patriarcale e l'esistenza di culture maciste e misogine nelle diverse società e la loro persistenza anche nel cuore della modernità capitalistica, là dove la democrazia e i diritti universali sono formalmente riconosciuti.
La violenza contro le donne è molto diffusa e non sembra affatto diminuire.
Una donna su tre nel mondo e una donna su quattro in Europa è esposta a questotipo di violenza.
Le donne subiscono la violenza dagli uomini. Naturalmente non tutti gli uomini usano violenza contro le donne, ma in ogni caso si tratta di una violenza di genere, praticata cioè da uomini contro donne e ragazze. Gli uomini usano la violenza per mantenere o rafforzare il loro potere sulle donne o per riguadagnarlo nel caso in cui l'abbiano perso.
Questo tipo di violenza è stata a lungo invisibile, è avvenuta nell’ombra e in assenza di conseguenze penali. Infatti, essa trovava corrispondenza nei valori dominanti, in tradizioni e leggi fino al punto che tale fenomeno veniva considerato naturale e normale. Oggi è un crimine, ma la violenza continua ad essere considerata dagli individui, istituzioni e stati come una questione di ordine strettamente privato e non come un crimine rilevante per la sfera pubblica.
Le donne sono vittime di violenza nella vita quotidiana e nelle loro case. Violenza contro le donne viene commessa da partner o familiari e questo fenomeno è presente in tutte le classi sociali.
- La violenza contro le donne assume forme differenti: violazione del diritto all'autodeterminazione, matrimoni forzati, molestie sessuali o psicologiche, sfruttamento o discriminazione. E’ un fattore particolarmente importante per quanto riguarda le donne immigrate e aggiunge sofferenza agli ostacoli che queste donne incontrano per vivere a pieno titolo all'interno dei confini europei.
- Le donne subiscono leggi, tradizioni, pratiche religiose costruite sulla loro sottomissione al genere maschile, in cui la sottomissione è spesso presentata come naturale o voluta da Dio.
- Nelle guerre moderne dal 70 all’80 per cento delle vittime sono civili, la maggior parte donne. Esse sono torturate e umiliate nei campi profughi e nelle carceri. Sono sistematicamente violentate, poiché questa pratica viene usata come arma in numerosi conflitti. Vi è, infatti, un legame profondo tra militarismo e oppressione patriarcale.
- Per queste ragioni, come Sinistra Europea chiediamo:
la separazione della sfera religiosa da quella politica, la laicità come fondamento di ogni stato o comunità sociale e politica. Perciò noi intendiamo difendere i diritti delle donne all’autodeterminazione, alla contraccezione e all'aborto. In particolare lottiamo contro la pretesa dello Stato Vaticano di determinare le condizioni delle donne, la loro libertà, la loro sessualità e la sessualità e la libertà sessuale delle persone lgbtiq.
L'adozione di leggi penali contro le mutilazioni sessuali e i matrimoni forzati.
L'approvazione a livello europeo e l’applicazione di leggi che mettano fine alla violenza contro le donne e i bambini. Al centro di queste leggi devono essere comprese la prevenzione e la
individuazione dei prodromi (sintomi premonitori) di violenze, con finanziamenti adeguati per aiutare le vittime di questo tipo di violenza e assicurare i pieni diritti alle donne immigrate, senza alcun riferimento al loro status giuridico e amministrativo in Europa.
La limitazione e il controllo delle armi di proprietà individuale, che possono essere utilizzate contro le donne.
I diritti delle donne non possono giustificare nuove guerre o ulteriori restrizioni ai diritti di immigrazione.
La conversione immediata in legge europea delle linee guida per il diritto civile alla residenza delle vittime della tratta e la trascrizione di essa nelle legislazioni nazionali.
La Sinistra Europea considera fondamentale non solo la lotta per modificare le relazioni tra le classi, l'abolizione dello sfruttamento e dell'oppressione, ma anche la lotta contro le strutture patriarcali della società e le conseguenze sociali e culturali di esse. La crisi economica, sociale e culturale che morde l'Europa rivela il fallimento del capitalismo neoliberista e offre un'occasione di speranza, che invece della barbarie del profitto e del capitale si possa andare verso una nuova società socialista rispettosa della natura e capace di creare le condizioni per realizzare la rivoluzione delle donne.
La Sinistra Europea combatte la violenza sessista, che deriva dal machismo e dalla dominazione patriarcale.
Sebben che siamo donne

Voci, corpi, immagini contro la violenza di
genere. 23, 24, 25 novembre 2011
23, 24, 25 novembre ore 21
Officine Corsare, Via Pallavicino 35
(Torino)
Negli ultimi anni, il numero delle violenze
perpetrate sui corpi femminili ha subito un
continuo e inquietante aumento. Con la crisi
economica in atto sono sempre di più le
donne vittime di molestie sul luogo di
lavoro, a casa, per strada.
Sono infatti le donne a pagare gli effetti
di questo periodo di forte instabilità
politica e sociale, in cui si sgretolano le
certezze e si ritorna ai ritornelli
ancestrali e rassicuranti sul mito della
famiglia (vedi le spinte antiabortiste della
giunta regionale piemontese che si è
accanita sui consultori).
Le donne sono quelle che restano a casa dal
lavoro, che vanno in cassa integrazione
prima; quelle che devono tornare al focolare
per coprire i buchi di un welfare state che
non esiste più, che per avere un ruolo nella
società devono sottostare alle leggi del
malcostume mediatico. Che le vuole belle,
perfette, in silenzio.
In occasione della giornata internazionale
contro la violenza sulle donne, le Officine
Corsare presentano tre serate di dibattito,
cinema e teatro per mettere a fuoco il tema
della violenza di genere in rapporto alla
crisi economica, sociale e politica che
stiamo vivendo.
Tre giorni per dibattere del ruolo della
donna in politica e nella società, dell’uso
dei corpi da parte dei media e per
riflettere sul femminicidio che continua a
perpetrarsi a Ciudad Juàrez, nel silenzio e
nell’indifferenza collettiva.
Mercoledì 23 novembre ore 21
Essere protagoniste: donne, politica e
sindacato.
Intervengono Eleonora Artesio (Consigliera
regionale Fds), Barbara Tibaldi (FIOM Cgil),
Alice Graziano (Rete della Conoscenza) e
Chiara Fiore (Studenti Indipendenti).
Generazioni e esperienze di donne a
confronto per dibattere sul tema della
rappresentanza femminile nella politica, nel
sindacato e nei movimenti sociali.
Giovedì 24
novembre ore 21
Against Violence Performing Lab. Cinema e
arte contro la violenza
I fotogrammi e i suoni del cinema, dell’arte
e della fotografia raccontano l’uso e
l’abuso del corpo della donna nei media, nel
mondo del lavoro in tempo di crisi, nei
contesti sociali più difficili. Un intreccio
corale di voci, parole e immagini per
raccontare la violenza. Proiezione di
“Racconti da Stoccolma” di A. Nilsson, corti
e lungometraggi, esposizioni fotografiche,
readings.
Venerdì 25 novembre ore 21
Donne di sabbia
Spettacolo teatrale di denuncia e impegno
contro il femminicidio a Ciudad Juàrez, in
Messico. Il gruppo teatrale “Donne di
sabbia” insieme a “Nuestra hijas de regreso
a casa” e Amnesty International si fa
portavoce di una lotta contro l’impunità dei
responsabili e l’omertà della popolazione
nei confronti delle centinaia di donne
uccise a Ciudad Juàrez.
Per firmare la petizione on line contro la
proposta di legge regionale sulla gestione
dei consultori,
cliccate qui
Ciudad Juarez: Ni una más/Non una di
più!
Quando le
Madri di Juárez ritrovano i poveri resti
delle figlie piantano una croce rosa;
queste sono diventate il simbolo
mondiale della loro battaglia che, come
hanno insegnato le Madri argentine di
Plaza de Mayo, è un grido che non si
spegne mai: Memoria, Verità, Giustizia.
Quando le
Madri di Juárez ritrovano i poveri resti
delle figlie piantano una croce rosa;
queste sono diventate il simbolo
mondiale della loro battaglia che, come
hanno insegnato le Madri argentine di
Plaza de Mayo, è un grido che non si
spegne mai: Memoria, Verità, Giustizia.
Il Comune
di Torino, con i Comuni di Bologna,
Ferrara, Firenze e Genova, invitano le
altre città italiane ad illuminare di
rosa, nella notte tra il 5 e il 6 marzo,
il loro monumento più importante
(vedi il
sito www.nonunadipiù.comune.torino.it)
A Torino, sabato 5 marzo
2011 alle 16,45 alla Mole Antonelliana, via Montebello 20,
prenderà il via l'iniziativa alla
presenza di
Marisela Ortiz, cittadina
onoraria di Torino, fortemente impegnata
nella lotta al femminicidio.
Prima dell'avvio
dell'illuminazione della Mole a partire
dalle ore 18, sarà realizzata una
installazione
artistica curata da Laura Fusco con la
collaborazione di molte donne.
Laura Fusco
realizzerà, ai piedi
della Mole Antonelliana, Ciudad
Juarez Veglia una grande veglia a
cielo aperto che la regista dedicherà -
sotto forma di installazione - alle
vittime dei femmicidi di Ciudad Juarez e
ai parenti delle donne uccise e
desaparecidas.
Alle 18 duecento
e più donne si raccoglieranno per
rivivere e far rivivere, simbolicamente,
la loro tragedia.
(...)
Le
partecipanti alla action, coinvolte in
questa grande cerimonia collettiva, a
cui parteciperà la stessa
Marisela Ortiz, sono donne
volutamente raccolte tramite rete e con
l'aiuto delle associazioni che fanno
parte di Non una di più e di
altre associazioni della città. Il
contenuto della scena, di impatto e
altamente simbolica, resterà segreto
fino all'ultimo, svelato dall'artista
solo davanti al pubblico partecipante
grazie ad un allestimento estemporaneo,
trasmesso alle donne e realizzato con
loro in tempo reale.
L'ora di convocazione è fissata
per le ore 16,45 in Via
Montebello 28b, presumibilmente
l'impegno terminerà verso le ore
18,30-18,45.
E'
necessario presentarsi munite di
stuoia e/o stoffa, meglio se di
colore scuro, su cui potere
sedersi/sdraiarsi per interpretare
comodamente la parte assegnata
all'interno dell'installazione.
Non è possibile garantire la custodia,
neppure temporanea, di oggetti/borse
voluminose, passeggini, animali.
Per facilitare la riuscita della action
è richiesta alle partecipanti
conferma dell'adesione inviando entro il
2 marzo mail al seguente indirizzo:
din.torino@gmail.com
In caso di problemi si è pregate
di disdire entro e non oltre la sera del
3 marzo.
E'
importante anche la
presenza/partecipazione di persone per
riprese video tramite cellulare
dell'installazione da strada, meglio da
finestre e balconi delle case con
affaccio su via Montebello e dalla
stessa Mole. Le immagini/riprese
potranno essere immesse in rete e nel
contempo inviate come allegato a
anna.valente1@gmail.com
che le raccoglierà anche per conto della
regista. Chi desidera può allegare i
propri dati per poter essere
contattato/citato in caso di utilizzo
delle riprese.
8 Marzo 2011 contro la
violenza sulle donne
 
FOTOGRUPPO L’INCONTRO
Sede associativa
– Piazza Cavalieri della ss. Annunziata 7 – Collegno
Recapito postale
: Renzo Miglio – Via Bussoleno 15 Collegno – tel 011/4051061
In occasione della
“Festa Internazionale della Donna”
dell’8 marzo 2011,
il Fotogruppo L’Incontro, con il
Patrocinio del Comune di Collegno, in collaborazione con L’AlfaTre
Gruppo Teatro,
nell’ambito delle manifestazioni di Collegno Fotografia
organizzano:
“FOTOGRAFIA AL FEMMINILE”
dal 25 febbraio al 12 marzo 2011
PROGRAMMA
Presso
il Salone Espositivo
Museo
della Resistenza della Città di Collegno
Piazza
Cav. della SS Annunziata 7
Mostra
Fotografica delle Socie del
FOTOGRUPPO L’INCONTRO
sulla
tematica:
“ VIOLENZA SULLE DONNE”
“LA DONNA … i suoi volti”
Inaugurazione alle ore 18 di venerdì 25 febbraio
Orario
Mostra :
Martedì non festivi : 21 /23
Martedì
8 marzo : 16/19 – 21/23
Sabato
e Domenica : 16/19
S
 
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