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Febbraio 2010
www.ilmanifesto.it 28 febbraio 2010
Radio Blackout sotto tiro
23 febbraio 2010
La redazione di Radio Blackout
N el
pieno della campagna “spegni la censura, accendi
blackout!”, ad un mese dalla scadenza prevista del
contratto d’affitto con cui Chiamparino cerca di mettere
a tacere una storica voce libera e indipendente della
città, Radio Blackout subisce questa mattina un nuovo
attacco censorio e intimidatorio.
Con la scusa di un’operazione di polizia inconsistente,
volta a criminalizzare l’Assemblea Antirazzista
Torinese, che da mesi organizza appuntamenti pubblici di
protesta contro l’orrore dei centri di identificazione
ed espulsione, la radio viene di fatto sequestrata per
più di 6 ore, impedendoci di andare in onda con il
nostro consueto palinsesto di quotidiana
contro-informazione. Per più di un’ora è stato anche
staccato il segnale radio. Messi sotto sequestro
apparecchiature informatiche fondamentali per la
quotidiana attività della radio.
La nuova “grande operazione”, fatta
di 23 perquisizioni, 3 arresti “cautelari” in carcere e
altre 3 custodie ai domiciliari è costruita, ancora una
volta, su reati di scarsissima rilevanza penale:
insulti, reati contro il patrimonio, resistenza e
violenza a pubblico ufficiale e una generica
associazione a delinquere. Tre dei colpiti da questi
provvedimenti sono nostri redattori. A ordire la trama
contro i “nemici pubblici”, il sostituto Pm Andrea
Padalino, già salito agli onori delle cronache per la
proposta razzista di rendere obbligatorie le impronte
digitali per gli/le immigrati/e.
Radio Blackout non si è mai sottratta dal denunciare
pubblicamente con la propria attività informativa le
ossessioni xenofobe di questo pubblico ministero. Non ci
stupisce che con la dilatata perquisizione mattutina
della nostra sede (e con l’operazione tutta) il Pm in
odore di carriera cerchi anche una personale vendetta.
L’indagine si sgonfierà presto, il
tutto si risolverà ancora una volta in un nulla di
fatto. Ma intanto, attraverso la scusa di misure
“cautelari”, s’imprigionano e zittiscono le voci
scomode. Per parte nostra diamo tutta la nostra
solidarietà agli arresati e denunciati. Come mezzo di
comunicazione libero e indipendente denunciamo la
pretestuosità di un attacco che giudichiamo censorio e
intimidatorio. Un attacco che, guarda caso, cade in un
momento particolare della vita di Radio blackout e
della stessa città di Torino. Mentre si preparano le
elezioni regionali e l’ostensione della sindone, le
contraddizioni che attraversano la città e il territorio
circostante restano tutte aperte: crisi,
disoccupazione,casse integrazione che volgono al
termine, l’opposizione popolare all’Alta Velocità, le
ribellioni dentro i Cie, il massacro della scuola
pubblica. Si cerca insomma di normalizzare una delle
poche voci libere della città.
Ma Radio Blackout non si fa
intimidire e rilancia: la data di scadenza sul tappo
continuiamo a non vederla… Spegni la censura, accendi
Blackout!
www.aprileonline.info 27 febbraio 2010
A Roma caos liste, il Pdl in
ritardo al Tribunale
di Monica Maro
E' caos nel Pdl romano. La lista
provinciale di Roma dei candidati alle elezioni
regionali per ora è fuori. La possibile eliminazione
sarebbe legata ad una presunta irregolarità nella
consegna della documentazione delle liste elettorali. Il
Pdl ha presentato ricorso all'Ufficio centrale
circoscrizionale presso il Tribunale di Roma per
sostenere la regolarità della procedura nella
presentazione della sua lista ma è bufera. In sostanza
il rappresentante della lista della Pdl, Ignazio
Abrignani, non ha consegnato in tempo le firme a
sostegno della lista. Nel ricorso si parla di 'contrattempo',
ma secondo indiscrezioni a generare il ritardo sarebbe
stato un acceso diverbio nato nel corridoio del
Tribunale di Roma, proprio sulla composizione della
lista.
Interviene sulla questione anche il
presidente della Camera Gianfranco Fini che si dice 'non
preoccupato anche perché non saprei cosa fare'. E il
capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri chiede una
risposta 'rapidissima dal momento che il Pdl è vittima
di prepotenze e rispettoso norme'. La candidata alle
regionali del Lazio, Renata Polverini, a quanto si
apprende, sarebbe 'molto meravigliata' della momentanea
esclusione della lista che la sostiene mentre 'malumori'
sono stati registrati in Campidoglio.
Stamani subito dopo la chiusura alle
12 della consegna delle liste presso il Tribunale di
Roma è scoppiata la tensione.
Ecco le testimonianze di Angelo Fredda del coordinatore
regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, un candidato
della Lista Bonino e il senatore del Pd Mario Gasbarri,
i quali raccontano di essere stati presenti stamattina
in Tribunale quando è scoppiato il caso.
"Ero presente - spiega Gasbarri - al Tribunale di Roma
ed ho potuto filmare l'episodio con il cellulare. Posso
perciò documentare che intorno alle ore 14, quindi due
ore oltre il limite di tempo consentito, le firme non
erano state consegnate e giacevano abbandonate in un
corridoio. Mi auguro che ora il Pdl non cerchi
espedienti per far rientrare dalla finestra ciò che,
secondo la legge, è ormai fuori della porta".
Il rappresentante del Pdl, conferma Fredda, è "arrivato
alle 11.50, poi si è accorto che non aveva i lucidi dei
simboli, sono usciti e tornati alle 12.50 con le
accettazioni dei candidati, che sono fondamentali per
presentare le liste: ma non si può portare la
documentazione a rate. Quindi, il presidente del
Tribunale gli ha detto che non potevano più consegnare
la lista".
Presente anche un candidato della Lista Bonino per il
Lazio, Diego Sabatinelli. "Dopo la consegna delle liste
dei candidati, con relative sottoscrizioni ed
accettazioni di candidatura, mentre le altre liste
avevano depositato in tempo quanto previsto dalla legge,
i rappresentanti del Pdl - spiega - sono stati sorpresi
a maneggiare i loro documenti fuori tempo massimo, ben
oltre il limite di mezzogiorno. Una volta scoperti hanno
provato a portare fuori i documenti per aggiustarli, per
poi voler rientrare con il malloppo come se nulla
fosse".
Alcuni rappresentanti di altre, per
impedire a Milioni di accedere nell'Ufficio elettorale,
si sono sdraiati in terra e poliziotti e carabinieri si
sono schierati davanti la porta. "Il responsabile Pdl
per la presentazione delle liste ha tentato di entrare
nell'ufficio elettorale del Tribunale di Roma alle
12:45, a tempo abbondantemente scaduto", accusa
Atlantide Di Tommaso, segretario romano del Psi, anche
lui in Tribunale per al consegna dei suoi elenchi .
La Pdl si difende sostenendo che si è trattato 'un
banale disguido': 'il faldone delle firme -dicono-
sarebbe stato portato fisicamente vicino all'ufficio
elettorale del Tribunale di Roma prima delle 12, quando
scadeva la consegna. Milioni però si sarebbe allontanato
portandosi con sé i fogli con l'accettazione delle
candidature ma al momento di rientrare, è stato bloccato
dai rappresentanti di altre liste'.
E l'europarlamentare Pdl Alfredo Pallone, precipitatosi
in Tribunale saputo del caos, ha definito la questione
frutta di 'una superficialità formale'. 'I presentatori
della lista hanno lasciato le firme con tutti i
documenti nell'area dove era consentito rimanere ma
nessuno aveva definito chiaramente i limiti dell'area',
ha detto Pallone. Il responsabile settore elettorale del
Pdl, Ignazio Albrignani, si appella all'orario di arriva
dei rappresentanti. 'I nostri delegati erano in fila
mezzora prima della scadenza del termine -dice- non ci
sono motivi per escluderci'. E Vincenzo Piso,
coordinatore del Pdl Lazio, tuona: 'è ridicolo sulla
base di una presentazione avvenuta su una supposta
violazione dell'orario, di escludere il più grande
partito italiano'.
Le regole ci sono e vanno rispettate,
perché sono la garanzia della serietà della procedura
elettorale. Ma, ovviamente, questo semplice concetto è
indigesto per il Pdl che si appresta a far scendere in
campo una nutrita schiera di avvocati.
Nota a margine: se il Pdl romano è
nel caos, anche il Pd ha i suoi bei grattacapi: l'area
Marino ha deciso di uscire dall'esecutivo regionale e
dal coordinamento romano del partito accusando il
segretario regionali Mazzoli di avere silurato il loro
candidato alle regionali. L'area darà vita ad un
comitato elettorale 'autonomo' a sostegno di Emma
Bonino. Lapidario Ignazio Marino: 'Ci ritiriamo perché
non abbiamo fiducia in Mazzoli'.
www.aprileonline.info 23 febbraio 2010
Il centrodestra accelera sul
legittimo impedimento
di Red
Il
presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri aveva
proposto questa data durante la riunione dei capigruppo
del Senato. Ma il centrosinistra aveva detto 'no'. Così,
non ottenendo il voto unanime sul calendario dei lavori,
la questione è stata portata in Aula e votata a
maggioranza.
L'opposizione insorge, mentre il presidente della
commissione Giustizia di Palazzo Madama Filippo Berselli
avverte che l'esame degli oltre 400 emendamenti al ddl
"si concluderà al massimo entro mercoledì della prossima
settimana".
"In nome della dignità,
dell'autorevolezza e della decenza del Senato - commenta
il capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro - mi
sarei aspettata che questa voce venisse depennata.
Potevamo far vedere agli italiani che ci impegnavamo, da
classe dirigente responsabile, sui problemi veri
dell'Italia, compreso quello di cui già il governo ha
proclamato di occuparsi: e cioè il problema della
corruzione. E invece si è deciso di discutere di
legittimo impedimento. E' una indecenza!".
E indignazione viene espressa anche
dall'Idv con il presidente dei senatori Felice Belisario
che sottolinea l'inopportunità di affrontare una tema
come quello del legittimo impedimento mentre in Italia
c'è la crisi e "i lavoratori salgono sui tetti per
difendere il proprio posto di lavoro".
"E' vero che c'è stata un'accelerazione - ammette
Berselli - ma così è stato deciso. E la commissione
Giustizia si adeguerà con i suoi lavori per concludere
l'esame del ddl entro il 9 marzo". "Nel pomeriggio ho
riunito l'ufficio di presidenza - spiega - e si è
stabilito di cominciare a votare gli emendamenti martedì
2 marzo alle 14.30. Poi si riprenderà mercoledì mattina
alle 8.30 per concludere l'esame delle proposte di
modifica sempre mercoledì nel pomeriggio".
"Questo - avverte Berselli - è l'accordo che ho
raggiunto anche con l'opposizione e questo dovrà essere
rispettato. Altrimenti avrei convocato le sedute
notturne...".
Anche il capogruppo dell'Udc
Giampiero D'Alia esprime forti perplessità sul fatto che
con tutto quello che sta "avvenendo ora in Italia" dalla
perdita dei posti di lavoro alla crisi incombente, la
"vera priorità" per il governo resti sempre il legittimo
impedimento. Ma il Pdl e la Lega non sentono ragioni.
Quindi il capogruppo del Pd in
commissione Giustizia del Senato Silvia Della Monica
avanza un sospetto: non è che il governo stia per caso
pensando a nominare "ministro il sottosegretario
Bertolaso per poterlo sottrarre - attraverso il ddl
incostituzionale sul legittimo impedimento - al
controllo di giurisdizione. Permettendogli così di
esercitare la sua difesa non nelle aule di giustizia, ma
a mezzo stampa o televisioni?".
L'ultima, colossale frode fiscale
scoperchiata dalla magistratura, che vede coinvolti i
vertici di Fastweb e di Telecom e anche un senatore del
Pdl (Nicola Di Gerolamo), rende sempre più urgente agli
occhi di Silvio Berlusconi l'operazione "liste pulite" e
il varo da parte del governo del ddl anticorruzione.
Tuttavia sul "codice etico" da adottare c'è ancora molta
confusione e lo dimostra lo scambio di battute a
distanza tra Schifani e Fini: il presidente del Senato
ha detto che la proposta del presidente della Camera di
non candidare più chi è stato condannato, di fatto è già
legge (le condanne più gravi prevedono l'interdizione
dai pubblici uffici), mentre sarebbe meglio cancellare
dalle liste chi è stato condannato anche in via non
definitiva.
Ma è una strada impervia. Con tutti i problemi gravi ed
urgenti che attanagliano il paese, costringere
l'assemblea di palazzo Madama a discutere delle esigenze
del premier e quindi del legittimo impedimento rende non
credibili i suoi dichiarati sforzi di moralizzazione.
www.aprileonline.info 19 febbraio 2010
Passa alla Camera il DL emergenze.
Il governo va sotto tre volte
di Frida Roy
L'aula
della Camera ha approvato, con 282 sì, 246 no e un
astenuto, il decreto legge sulle emergenze e la
Protezione civile. Il testo, modificato accogliendo
anche emendamenti dell'opposizione, torna in Senato per
la terza e definitiva lettura. Il dl deve essere
convertito in legge entro il 28 febbraio, pena la
decadenza.
Tra le modifiche più significative, l'eliminazione della
norma che privatizzava la protezione civile
trasformandola in Spa. E poi l'abrogazione dello 'scudo'
giudiziario per i commissari straordinari in Campania.
Inoltre, non vengono assegnati al dipartimento della
Protezione Civile poteri di vigilanza sulla Croce Rossa,
finisce la gestione emergenziale dei rifiuti in Campania
e della ricostruzione in Abruzzo, con il passaggio delle
competenze ordinarie agli enti locali.
A votare sì sono stati Pdl e Lega. Hanno votato contro
Pd, Idv, Udc e Api. Nella maggioranza, a titolo
personale, ha votato contro Giorgio La Malfa chiedendo
la costituzione di una commissione parlamentare
d'inchiesta sulla Protezione civile.
Il dibattito in questi giorni è stato
acceso, tanto che si era profilata l'ipotesi
dell'apposizione di fiducia, poi non concretizzatosi
visto che le opposizioni hanno accettato di ridurre il
numero degli emendamenti. La discussione parlamentare ha
avuto uno sfondo 'ingombrante': le inchieste della
magistratura sui lavori per il G8 alla Maddalena e le
relative intercettazioni pubblicate dai quotidiani in
questi giorni. Presente in Aula anche il sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio e capo della Protezione
Civile, Guido Bertolaso, citato praticamente in tutti
gli interventi dei gruppi.
A fine votazioni è giunto il messaggio del presidente
della Repubblica che esprime "vivo compiacimento per il
positivo confronto tra maggioranza e opposizione". "Tale
confronto - prosegue la nota del Quirinale -, che ha
consentito anche un avvicinamento nel merito sul testo
della legge, ha soprattutto permesso libere votazioni in
Assemblea sugli emendamenti proposti e un'intesa sui
tempi per giungere al voto finale senza ricorso da parte
del Governo al voto di fiducia". "Si tratta - prosegue
Napolitano - di un precedente significativo per una
auspicabile evoluzione dei rapporti tra i diversi
schieramenti parlamentari che, sotto la guida dei
Presidenti della Camera e del Senato, conduca al pieno
rispetto e alla valorizzazione del ruolo e delle
prerogative del Parlamento e nello stesso tempo
garantisca l'ordinato svolgimento dell'iter delle leggi
entro tempi ragionevoli".
Per la maggioranza non sono mancati i
patemi, a causa delle numerose assenze tra le fila degli
onorevoli di centrodestra: per ben due volte il Governo
è andato in minoranza. Prima è avvenuto per due volte di
seguito nel giro di qualche minuto su altrettanti ordini
del giorno del Pd. L'odg di Donatella Ferranti è passato
con 248 sì e 244 no, l'odg Capano con 250 sì e 244 no.
Infine, governo battuto per la terza volta su un ordine
del giorno, stavolta dell'Udc, su cui il governo aveva
espresso parere contrario. Il testo è passato per un
solo voto: 250 sì, 249 no.
Ma i tre ordini del giorno non
bastano a raddrizzare un decreto che, per quanto limato,
continua a non distinguere le emergenze dai grandi
eventi. Bene le deroghe in caso di catastrofi, ma
l'emergenza non c'entra nulla con eventi sportivi o
culturali e magari programmati da anni. Cosa c'entra
l'emergenza con l'Expo, con le celebrazioni per l'unità
d'Italia, con i mondiali di nuoto e di ciclismo, con i
giochi del Mediterraneo, con l'anno giubilare paolino,
con l'esposizione delle spoglie di San Giuseppe da
Copertino o con la Luis Vitton cup?.
Dario Franceschini, presidente dei deputati Pd,
giudica "sciagurata" la scelta del governo di fare della
Protezione civile "uno strumento per esercitare fuori
dai confini il potere del governo rendendolo
onnipotente, arbitrario". "Non condanniamo la Protezione
civile come struttura che con abnegazione e coraggio
affronta emergenze, ma la cupola al vertice dello Stato
e della Protezione civile", ha detto Massimo Donadi,
capogruppo Idv, perché "con la sistematica adozione
dello stato di emergenza sono state ignorate tutte le
leggi, bypassate". Un sistema dove la "discrezionalità
diventa arbitrio, e di questo Bertolaso è colpevole
politicamente, colpevole di aver trasformato la
Protezione civile in una macchina di potere e gestione
denaro pubblico". Infine un messaggio a Berlusconi sulla
corruzione, "il suo impegno in questo vale come una
banconota da tre euro".
Per Mauro Libé, Udc, "il provvedimento è partito
male", senza contare "i cambiamenti significativi che ci
sono stati in questi giorni", che hanno portato "ad
evitarvi la brutta figuraccia di mettere la fiducia sul
provvedimento". "Non siete il Governo della
Semplificazione, come raccontano da troppo tempo
Brunetta e Calderoli ma questo non significa costituire
agenzie che portano a superare le regole. Se sono
farraginose, cambiamole insieme, non devono essere un
alibi per aggirarle". "Abbiamo fiducia nella Protezione
civile e in quanto Bertolaso ha fatto", ma "se trappola
c'è stata viene da chi le ha chiesto di fare tutto".
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