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Maggio 2010
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27 maggio 2010
Una manovra senza qualità
di Alfiero Grandi
A ncora
poche settimane fa il Governo negava
l'esigenza di manovre aggiuntive per far
tornare i conti pubblici. Al contrario.
Era del tutto evidente da tempo come
molti hanno scritto - scripta manent -
che pur avendo il Governo speso ben poco
per sostenere le banche italiane la
differenza tra il calo delle entrate
fiscali (dovuto al rallentamento
dell'economia, -6,5% in 2 anni, e
all'aumento dell'evasione) e l'aumento
delle spese ha creato una sofferenza nel
bilancio dello Stato, portando il
deficit al 5% 2009 e al prosciugamento
dell'avanzo primario.
La crisi economica, da cui non siamo
affatto usciti, è il primo dei problemi
italiani. Senza ripresa economica sarà
dura. Correggere i conti pubblici in una
situazione di crisi può diventare
socialmente un disastro, con buona pace
dello stupidario governativo che ha
continuato per mesi a dire che l'Italia
stava meglio del resto d'Europa. Nelle
ultime settimane la Grecia ha
materializzato il pericolo incombente
anche per l'Italia, ma il Governo ha
cercato ancora una volta di negare
l'evidenza. Solo dopo le difficoltà
dell'euro, il calo delle borse,
l'entrata in sofferenza di Portogallo e
Spagna, le decisoni degli altri governi
europei anche il Governo italiano ha
ammesso che occorreva mettere in
sicurezza i conti pubblici.
Eppure le promesse di tagli fiscali sono
di poco tempo fa. Il ribadito impegno
per il federalismo fiscale è ancora più
recente. Senza alcun riguardo per la
realtà.
Ora la responsabilità
della manovra viene attribuita
all'Europa, alla crisi greca. La colpa è
sempre di altri. Propaganda, propaganda,
propaganda.
La verità è che il Governo ha dipinto
un'Italia che non esiste e chi lo dice
non è un disfattista, ma semplicemente
uno che chiama le cose con il loro nome.
Il problema è che la prima cosa da
affrontare per far fronte alle
difficoltà dell'Italia è proprio
l'esistenza di questo Governo. Come si
fa a disuctere di futuro con chi non
dice la verità e in questo ricorda
purtroppo il Governo greco che ha
truccato i conti preparando il disastro
di quel paese ?
Certo la situazione richiede una
risposta all'altezza, ma questi
semplicemente non sono in grado.
Basterebbe mettere una persona seria
come Tabacci, di cui pure non sempre
condivido le posizioni, al Ministero
dell'Economia e almeno finirebbe la fase
di chi trucca l'immagine solo per fare
piacere al "capo" e finirebbe la fase
delle furbate per giustificare
l'ingiustificabile.
Ora si ammette che la manovra correttiva
è necessaria. Viene scomodato Letta per
dirlo. Gli altri sono quelli che hanno
detto il contrario fino a ieri.
Anzitutto non ci sono misure per la
ripresa economica, per il sostegno ai
redditi.
Con queste misure la manovra potrebbe
essere anche più pesante. Anziché 24
miliardi in 2 anni, anche 30/32.
Non è la quantità
della manovra economica che spaventa ma
la sua qualità. Se non c'è stimolo alla
ripresa ci si candida ad altri tagli tra
poco. Sempre più dolorosi.
Ma si dovrebbero adottare misure che non
siano semplici spot. Ad esempio verso i
redditi più alti, verso i beneficiari
del rientro dei capitali dall'estero a
prezzi da saldo. Se ai lavoratori viene
chiesto di andare in pensione più tardi
perché non si può chiedere qualcosa a
chi ha beneficiato di un regalo dal
Governo di almeno 40 miliardi di euro ?
Tremonti per recuperare i quattrini
necessari arriva a contraddirsi e a
contraddire il "Capo". Ad esempio
recupera alcune misure di tracciabilità
nei pagamenti - mezzo importante di
lotta all'evasione - che lui stesso
aveva abolito appena tornato al Governo
vantando la sua differenza dal centro
sinistra.
Nessuno l'ha mai sentito dire le parole
magiche: mi sono sbagliato.
Una politica seria
delle entrate ha nella lotta
all'evasione un asse strategico e un
maggiore prelievo sui redditi alti è il
suo completamento. Certo, se l'assillo è
cercare di dimostrare che non ci sono
nuovi prelievi si va poco lontano. Per
di più non è vero. Più della metà della
manovra sono tagli a Regioni ed Enti
locali. Da loro non a caso vengono le
dichiarazioni più dure. Questi tagli
comporteranno aumenti del prelievo a
livello locale. Altro che sprechi.
Sarebbe interessante raccogliere sui
tagli le opinioni dei sindaci della
lega, quelli che stanno in parlamento
sono sempre d'accordo con il "Capo". I
cittadini dovranno pagare o non avranno
più servizi garantiti in precedenza. Il
pubblico impiego perde un intero rinnovo
contrattuale. Peggio: questo Governo
rinuncia a riformare la PA, si limita a
impoverirne il ruolo e continua con i
tagli indifferenziati su spesa e
organici.
Tremonti
evidentemente non ha chiaro che se un
settore della PA è inutile, bloccare il
turn over non lo rende più utile. Mentre
quello utile soffre con danno per i
cittadini.
Consulenze e assunzioni temporanee sono
state fino ad ora una specialità di
questi Ministri. Poi nella manovra non
potevano mancare gli scalpi che
piacciono ai mercati finanziari come i
tagli alle pensioni. In pensione più
tardi è uguale a giovani al lavoro più
tardi.
Torna una sanatoria edilizia che chiama
il condono. Per ora la sanatoria è
limitata ma c'è da scommettere che i
parlamentari della maggioranza
chiederanno a gran voce un condono
pieno, ovviamente con la regia del
Governo.
Poi tagli: la sanità, un poco di
Province (se reggerà), qualche Ente, ai
manager pubblici (se reggerà), ai
partiti, ai Ministri (Cameron potrebbe
chiedere il copyright), un ticket per
Roma (si torna alla tassa di soggiorno
?).
Come al solito tagli
agli investimenti pubblici in Italia,
con in cambio un'offa alla Lega.
Milioni di persone staranno peggio,
alcune molto peggio e non si tratta dei
più ricchi. Nessuna misura sul controllo
dei prezzi. Nessuna idea di convergenza
sociale per affrontare una fase
difficile. Anzi ribadimento di fatto
dell'accordo separato, con buona pace di
chi in CGIL sperava in Tremonti per
superare l'aggressività di Sacconi e
Brunetta. Pelo lisciato alle imprese, a
chiacchiere.
Dalla manovra esce chiaro come non mai
che così non si va da nessuna parte. Non
c'è futuro, in particolare per i
giovani. L'opposizione deve resistere
alla tentazione di farsi ricattare
dall'emergenza. L'emergenza richiede
un'alternativa che coniughi 2 cose:
ripresa economica di qualità e
superamento della frattura sociale
voluta dal Governo per campare meglio,
nuove regole per mettere sotto controllo
i mercati finanziari. E' ora di dire
basta ai soccorsi miliardari senza
contropartite alle banche e pretendere
di sapere cosa accade nei cosiddetti
mercati finanziari, regolando e quando
occorre vietando. L'omicidio è vietato,
perché mai le armi finanziarie di
distruzione di massa (Buffet) no?
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26 maggio 2010
La macelleria sociale
di Luca Rossi
Che
fosse una manovra difficile da digerire l'avevano capito
tutti. Certo sentirsi i dipendenti di Palazzo Chigi che
gridano "bravo, bravo" con applausi ironici, non deve
essere stato, per il ministro dell'economia, Giulio
Tremonti, il modo migliore per iniziare la giornata in
cui finalmente si è saputo con precisione quale sarà
l'entità della manovra finanziaria. E uno dei tagli che
più fa discutere è proprio quella che riguarda le
retribuzioni dei dipendenti pubblici, che saranno
bloccate per ben tre anni. In mattinata, all'incontro
tra Tremonti e le parti sociali, la proposta di non dare
"un soldo di più agli statali" non piace particolarmente
al leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che durante la
riunione non dice nulla, al contrario dei suoi colleghi
Bonanni e Angeletti, ma poi all'uscita si sfoga con la
stampa: "E' una manovra che mantiene un profilo di
iniquità sociale - dice Epifani - perché il grosso dei
sacrifici lo si chiede ai lavoratori, pubblici e
privati: un reddito da un milione di euro non viene
toccato, ma un lavoratore pubblico che guadagna 1.500
euro sì, così come un lavoratore privato che deve andare
in pensione".
A invocare lo sciopero generale ci pensa invece il
segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi,
secondo cui "la manovra è una vera e propria grandinata
di ingiustizie che ricorda molto la Grecia".
Più cauti i rappresentanti degli
altri sindacati con il numero uno della Cisl, Bonanni,
che fa suo l'appello di Giorgio Napolitano affinché si
cerchi l'equità nell'affrontare i tagli "che sono
necessari ma devono corrispondere a sacrifici da parte
di chi ha di più: solo così la manovra sarà accettata
dai cittadini". Anche il segretario generale della Uil,
Angeletti, è convinto che la riduzione della spesa
pubblica sia l'unica strada da percorrere e che "bisogna
partire proprio dai costi della politica, che sono tra
quelli aumentati di più" e dalla lotta all'evasione
fiscale "vera anomalia italiana".
Molto duro invece Nichi Vendola, che
parla della "più grande opera di macelleria sociale"
dove, per pagare gli errori di alcuni, verranno messe
"non le mani, ma le dita negli occhi degli italiani". Il
leader di Sinistra e Libertà ha accusato il governo di
aver giocato a nascondino negli ultimi due anni, di
fatto negando l'esistenza di una crisi che invece era
ben visibile nel resto del mondo, crisi che svelava "la
natura di un'economia la cui finanziarizzazione ha
consentito di coltivare l'illusione di una ricchezza
prodotta senza lavoro". Anche i Comunisti Italiani
accusano il ministero dell'economia e il governo
Berlusconi di aver mentito in questi ultimi due anni
"per questo meriterebbero di essere presi a calci nel
sedere per tutto lo stivale" scrive in una nota Orazio
Licandro, della segreteria nazionale Pdci - Federazione
della sinistra, chiedendo le dimissioni per l'intero
esecutivo.
Nessuna apertura al governo neanche
da parte dell'Italia dei Valori, che riferendosi
all'appello del Presidente della Repubblica, che dal suo
viaggio in America aveva chiesto collaborazione tra le
forze politiche, fa sapere, per voce del suo leader
Antonio Di Pietro, "che l'unica cosa che possiamo
condividere sulla manovra sono le elezioni anticipate
per mandare a casa questo governo bugiardo". Ancora
indeciso il Partito Democratico con Pierluigi Bersani,
impegnato in una serie di incontri in Cina, che intanto
si dice insoddisfatto visto "che il governo ci ha
raccontato una serie di bugie che ora sono venuti a
galla. La Grecia non c'entra nulla - ha proseguito il
segretario del Pd - è un problema nostro ed io non vedo
riforme, non vedo nulla." I democratici però non si
sottraggono a quello che definiscono "un appello alla
responsabilità" da parte di Napolitano, e in attesa di
vedere le tabelle con i numeri veri, convocano una
riunione dei gruppi, per mercoledì 26 maggio, durante la
quale i responsabili economici valuteranno il peso reale
della manovra per poi sottoporla all'assemblea dei
parlamentari in serata, e capire quanto sia possibile
andare incontro al governo.
Ancora più rivolto al dialogo con la maggioranza è il
partito di Pierferdinando Casini che non pone veti di
alcun genere, ma chiede tempo per esaminare la manovra,
per confrontarsi con le parti sociali e poi votare di
conseguenza in parlamento "certo è che dietro l'angolo
c'è la Grecia - dice Casini - e quindi non si può
scherzare".
Il
fatto quotidiano 21 maggio 2010
Piemonte. Al Patrimonio nominato indagato per corruzione
di Stefano Caselli
La
nuova religione del “fuori i corrotti dal partito”, per
adesso, rimane sulla carta.
Nella pratica quotidiana del Pdl avere guai con la
giustizia sembra ancora un titolo valido per incarichi
di responsabilità. È il caso di Angelo Burzi, eletto
ieri presidente della prima commissione del Consiglio
regionale del Piemonte. Burzi, già assessore al Bilancio
della giunta Ghigo, si occuperà di Bilancio, patrimonio,
personale, enti, partecipazioni e federalismo. Poco
importa se il 23 ottobre 2009 è stato rinviato a
giudizio per corruzione e istigazione alla corruzione.
Burzi avrebbe ricevuto da un piccolo
imprenditore sanitario, vincitore di alcune gare
d’appalto per lavori negli ospedali torinesi, 100
milioni di lire nei primi anni 2000 per garantire
attenzione benevola da parte dei direttori delle Asl.
Alla prima udienza, celebrata il 19 febbraio, i legali
dell’ex assessore avevano chiesto il rinvio “per motivi
elettorali”, richiesta respinta ma processo comunque
rinviato al 10 maggio; giusto in tempo perché la Regione
evitasse di costituirsi parte civile contro il neo
eletto presidente di commissione. Il prossimo round,
mentre galoppa la prescrizione, è fissato per il 28
maggio.
Il
fatto quotidiano 20 maggio 2010
Duello a Matrix. La Russa a Vinci "Sto meglio in Rai"
“Lei è una
brutta persona!” ululava Ignazio La Russa, a Ritanna
Armeni, colpevole di dire, a Matrix, che in Afghanistan
ci curiamo molto delle vittime militari e poco di quelle
civili (cosa vera,peraltro). Il ministro si è
letteralmente imbufalito: “Si vergogni!”. Dissentire
dalla Armeni è un suo diritto.Ingiuriarla no. Ma la
baruffa era solo all'inizio.
La Russa
contestava la presenza di ospiti critici sulla guerra:
“Non rappresentano il paese. Il 90% del parlamento è per
la missione, dunque il 90% del paese, salvo le frange
minoritarie la condivide!”. Un sillogismo geniale.
Seguito da un avvertimento a Alessio Vinci: “Domani ti
chiamo e ti dico io...”. Ma il conduttore, noto per lo
stile anglosassone, è partito in contropiede gritoso:
“Ha qualcosa da dirmi? Lo faccia ora!”. La Russa: “Che
fa, si picca? Peggio per lei! Ho fatto male a venire,,.
Mi trovo meglio alla Rai!”. L'ultima richiesta era
meravigliosa: “Dovevate invitare il Pd, che è d'accordo
con me!”. Pluralismo sì. Ma embedded.
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19 maggio 2010
Media e censure
di Gianni Rossi
Articolo 21 ha messo in piedi un Osservatorio
TG che puntualmente ogni giorno fa le "pulci"
all'informazione negata in TV. Ma non basta! Perché il
metodo di nascondere, occultare, minimizzare, "colorare"
le notizie, è ormai invalso su tutti i canali. E così la
gente, l'opinione pubblica, soprattutto le giovani
generazioni, ma non solo, come ha splendidamente
argomentato il professor Stefano Rodotà su
Repubblica, si informano sui siti, sui blog, sui
quotidiani e le TV online, non solo italiani ma
soprattutto esteri.
Si cerca, insomma, la libertà ad essere informati.
Qualche "piccolo" esempio
recentissimo ci sentiamo di proporlo anche noi.
Lunedì scorso, i risultati delle elezioni
amministrative a Bolzano e in centinaia di comuni
piccoli e grandi del Trentino Alto Adige hanno
sentenziato la vittoria schiacciante del centrosinistra
insieme allo storico partito altoatesino SVP. Di contro
c'è stata la sconfitta della destra sia oltranzista
separatista sia di quella PDL, che a sua volta si è
anche spaccata in due dandosele di brutto (i sostenitori
delle due fazioni berlusconiane si sono anche
picchiati!).
E' da tempo che nella regione a statuto speciale la
politica del centrosinistra opera come in un
"laboratorio" di nuove alleanze, che potrebbero anche
essere "esportate" al resto del paese.
Nessun cenno sui TG nazionali!
Da poche settimane si stanno raccogliendo le firme per
il Referendum contro la legge che in pratica privatizza
la distribuzione dell'acqua pubblica. Gli organizzatori
sono quasi arrivati già alle 500 mila firme nel silenzio
"assordante" dei media radiotelevisivi. E' più che altro
una battaglia per i diritti civili di "nuova
generazione" che si combatte sulla Rete, attraverso i
"passaparola", i telefoni cellulari, la stampa
cosiddetta alternativa e locale.
Nessun cenno sui TG nazionali!
C'è un' agitazione consapevole e
assai determinata da parte di tutti gli operatori delle
fondazioni musicali italiane: cantanti, coristi,
musicisti, ballerini si sono riuniti lunedì scorso al
Teatro dell'opera di Roma per protestare contro il
decreto Bondi, firmato dopo una breve resistenza da
parte del Presidente della Repubblica. C'è stato anche
un "colorito" diverbio tra la grande ètoile della danza
mondiale, Carla Fracci, e il sindaco di destra di Roma,
Gianni Alemanno, nonché presidente della fondazione del
Teatro dell'Opera e sostenitore del decreto "ammazza
cultura". Questo martedì sono scesi in sciopero generale
nel tentativo estremo di far modificare il Decreto Bondi
se non bocciarlo. Con questa operazione di "tagli e
frattaglie" il governo Berlusconi rischia di uccidere
una delle fonti di introito della cultura, dell'arte e
della musica, che ci vengono invidiate nel mondo!
Nessun cenno sui TG nazionali!
Da un mese, più o meno, siamo
inondati di immagini spesso cruenti e drammatiche degli
scontri tra le "Camicie rosse" thailandesi e le truppe
governative per le strade di Bangkok. Decine e decine di
morti, centinaia di feriti, palazzi e auto in fiamme,
l'attività politica ed economica di una delle "Tigri
asiatiche" messa in ginocchio. Sembra che i "buoni"
siano i rivoltosi, espressione del malcontento sociale
delle etnie del Nord del paese, dei contadini e dei ceti
più poveri; mentre i "cattivi" sono quelli al governo,
espressione del Partito democratico, di centrosinistra,
spalleggiati dai militari e dalla "mano occulta" della
famiglia reale, che difenderebbero i ceti sociali più
agiati, i thailandesi del commercio e della capitale. Ma
è proprio così? Chi sta dietro alle "camicie rosse"? Non
è dato saperlo dalle corrispondenze, anche perché si
scoprirebbe molto semplicemente che questi moti
rivoluzionari rappresentano la nuova lotta di classe e
di potere tra chi vive e lavora nei grandi centri urbani
dell'Oriente sempre più produttivo e, dall'altra parte,
vive miseramente nelle immense campagne, foreste, tra le
montagne o sulle coste, spesso alla mercè di soprusi e
schiavizzazioni da parte di "nuovi ricchi" predatori
sociali. Democrazia urbana contro dittatura del popolo
delle campagne, allora? No, almeno per la Thailandia,
dove ad organizzare le Camicie rosse è il leader
spodestato dai militari negli anni scorsi Thaksin
Shinawatra, capo del partito populista che raggruppa
questi oppositori, ma conosciuto in patria e
nell'Oriente asiatico come grande imprenditore di
Telecomunicazioni, Televisioni e immobiliarista. E'
l'uomo più ricco del suo paese, ha vissuto negli ultimi
anni "in esilio" in Gran Bretagna, per qualche tempo si
è comprato anche la squadra di calcio del Manchester
City, e, raggiunto da mandati di cattura e da processi
per frode e altri intrallazzi, ha chiesto asilo politico
all'estero e ha dovuto sborsare centinaia di milioni di
euro per non andare dritto dritto in galera, una volta
ripresentatosi a Bangkok.
Il suo "caso politico" ha messo in allarme i governi
delle grandi potenze asiatiche, che, di fatto sostengono
il governo thailandese contro questo fenomeno.
Forse la "prudenza" ad accostare le rivoluzionarie
Camicie rosse, "paladini" della democrazia, a questo
"portatore sano di conflitti di interesse" sta
producendo qualche "strabismo mediatico" nelle
corrispondenze. Meglio non provocare nei sudditi
italiani di Sua Emittenza qualche "distrazione di
massa"!
Nessun cenno sui Tg nazionali!
E' questa l'informazione che dovrebbe
aiutare un popolo, una nazione democratica tra le più
sviluppate al mondo, membro ad honorem del G8, a
vigilare sui propri governanti e ad esprimere
liberamente i propri voti nelle libere elezioni?
E in uno stato di crisi economica e sociale così forte,
il ruolo di servizio dei massmedia è fondamentale anche
per difendere le istituzioni democratiche, con le
fabbriche che chiudono, milioni di lavoratori in cassa
integrazione, in prepensionamento, milioni di giovani
senza prospettive di un lavoro certo, decine e decine di
piccoli imprenditori che si suicidano, lavoratori e
lavoratrici che si lasciano morire o che diventano
protagonisti di drammatici casi di cronaca nera.
La tensione sociale sta crescendo, i gesti di protesta
eclatanti potrebbero trasformarsi in qualcosa di
incontrollabile. C'è quindi necessità di un'informazione
che abbia il coraggio di documentare quello che sta
succedendo in Italia e nel resto del mondo. C'è la
necessità di uno scatto di orgoglio dei giornalisti per
riprendere le fila del "racconto storico" della realtà
che ci circonda.
Dietro la censura imperante, c'è solo l'abisso delle
nostre coscienze e delle libertà!
www.comunisti-italiani.it
18 maggio 2010
PdCI. Si alla mobilitazione per l'Università pubblica
contro il Ddl del
Governo
" Il
Partito dei Comunisti Italiani-Federazione della
Sinistra aderisce alla mobilitazione per
l’università pubblica e contro il Ddl
governativo sull’università in discussione al
Senato, indetta dalle organizzazioni
universitarie dal 17 al 22 maggio. Ad essa
parteciperemo condividendone pienamente gli
obiettivi che la motivano.
E’ vero, il DDL governativo, facendo tutt’uno
con i tagli devastanti all’università e alla
ricerca, vuole “produrre lo smantellamento del
sistema nazionale universitario, concentrando
le scarse risorse in pochissimi atenei ritenuti
‘eccellenti’ e ridimensionando il ruolo degli
altri”, vuole “demolire definitivamente
l’università pubblica, autonoma, democratica, di
qualità e aperta a tutti”.
E’ con questa finalità che si licenzia, si
precarizza in modo generalizzato il lavoro
nell’università, si colpiscono migliaia di
ricercatori, si svuotano di contenuto
democratico gli organi di governo e di
valutazione, si conculca il diritto allo studio.
Un attacco durissimo all’università pubblica,
condotto dal governo e condiviso-ispirato
Confindustria.
Un attacco che avviene in presenza di segnali
allarmanti di processi di descolarizzazione,
quali: la forte diminuzione delle
immatricolazioni universitarie, il milione di
giovani fra i 18 e 24 anni (su un totale di
quattro milioni) che non possiedono il diploma
della secondaria superiore; il gravissimo calo
della percentuale di quattordicenni che si
iscrivono alla secondaria superiore (dal 92-94
all’ 85-86% degli ultimi due anni!).
Un Ddl sull’università che si colloca nel
contesto di un taglio del 25% in quattro anni
del bilancio statale della scuola pubblica quale
scelta prodromica al suo completo
smantellamento. Un Ddl sull’università che
costituisce un tassello fondamentale del disegno
della destra di estirpare nella nostra società
il diritto al sapere per tutti sancito dalla
Costituzione italiana.
Impedirne l’approvazione costituisce dunque una
fondamentale priorità di mobilitazione e di
battaglia parlamentare. In questo senso ci
rivolgiamo alle forze parlamentari di
opposizione. Fino ad ora nelle aule parlamentari
esse non hanno sviluppato contro questo Ddl
sull’università una opposizione intransigente, o
solo visibile e chiara. Ci rivolgiamo a loro
affinchè, nell’interesse dell’università
italiana e dell’intero Paese rifiutino ora ogni
comportamento compromissorio o “bipartisan”. E’
una battaglia di opposizione che deve innalzare
la bandiera di un progetto alternativo al Ddl
governativo, un progetto che metta al centro il
valore insostituibile del diritto al sapere per
tutti, e quindi dell’alta formazione pubblica,
del suo finanziamento, della sua autonomia e
democrazia, della valorizzazione di chi vi
opera dicendo no ai licenziamenti e al
precariato, sì alla priorità di un reclutamento
ordinario stabile e all’esigenza di un
reclutamento straordinario che apra ai giovani".
E' quanto affermano Piergiorgio Bergonzi
e Francesco Polcaro, rispettivamente
responsabili Scuola e Università del
PdCI-Federazione della Sinistra.
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7 maggio 2010
Scandali e crisi greca, mare agitato per il governo
di Red
Acque sempre mosse nel Pdl dopo le dimissioni di Claudio Scajola. Gli ultimi avvenimenti nazionali e internazionali alimentano un clima di incertezza. In tanti si interrogano sul futuro politico, mentre si sprecano le indiscrezioni su rimpasti di governo e ritocchi alla squadra di palazzo Chigi. Nel frattempo, riferisce un interista come il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il premier ha brindato con lui alla vittoria in coppa Italia dei nerazzuri.
In Transatlantico, a Montecitorio, non si parla d'altro. "Ormai si naviga a vista", "Stiamo andando incontro a un periodo di galleggiamento", dicono soprattutto gli azzurri. Anche dalle parti della Lega c'è tensione. "Questo clima di incertezza', spiegano fonti del Carroccio, "ci preoccupa per la realizzazione del federalismo fiscale". Non a caso, il Cavaliere e Giulio Tremonti cercano di dispensare ottimismo, lanciando segnali rassicuranti. "Non c'è nessuna congiura o complotto, il governo va avanti, ci sono solo alcuni magistrati politicizzati, non è cambiato nulla", dice il premier. E sull'interim assicura: "Sarà questione di giorni".
Poco dopo il ministro dell'Economia parlotta con alcuni deputati del Pdl (tra questi, anche dei fedelissimi del presidente della Camera come Adolfo Urso) usando un linguaggio alpinistico per fotografare la situazione: Adesso siamo alla parete, come tutti gli altri Paesi in Europa, ma stiamo meglio degli altri, abbiamo i conti a posto. Molti deputati gettano acqua sul fuoco, senza nascondere i timori di un "effetto domino" dovuto al caso Scajola (d'ora in poi ogni ministro potrà dimettersi anche senza essere indagato).
Anche Umberto Bossi fa sentire la sua voce. Prima si rimette al Cavaliere: "L'interim allo Sviluppo economico può durare quanto vuole Berlusconi, sarà lui a decidere". Poi lancia l'affondo spiegando che al suo partito fa gola il ministero delle Politiche agricole guidato da Giancarlo Galan: "Galan al posto di Scajola e un leghista all'Agricoltura? Perché no, ci penseremo". Una frase che complica il 'dopo-Scajola', rendendo più difficile l'opera di mediazione del premier, che ha promesso ieri al Quirinale di trovare il candidato giusto per il dicastero di via Veneto in tempi brevi. Galan smentisce le voci: " Sono all'Agricoltura e ci sto benissimo".
L'uscita di Bossi, riferisce chi conosce bene il Senatur, va intesa come una delle sue solite provocazioni. E' un modo, dunque, per sparigliare le carte e alzare il tiro e non preoccupa più di tanto i berluscones. Assicura Aldo Brancher, sottosegretario alla Semplificazione normativa: "Rimpasto di governo? Sento solo chiacchiere. Sono passate poco più di 24 ore dalle dimissioni di Scajola, bisogna ragionare sui possibili candidati".
Attacca il Partito democratico con il responsabile economico Stefano Fassina: "L'annuncio del presidente Berlusconi di un interim allo Sviluppo economico che sara' 'questione di giorni', sono la conferma piu' evidente dell'imbarazzo che anche un uomo politico spregiudicato come il presidente del Consiglio deve aver provato nell'assumere su di sé le deleghe di un ministero che interessano, nella loro quasi totalità, le aziende di cui è proprietaria la sua famiglia". Fassina aggiunge: "Il timore è però che anche un solo mese di 'reggenza' Berlusconi, per un ministero che ha il compito di gestire 200 tavoli di crisi, possa far danni o quantomeno diluire nel tempo le riposte a cui hanno diritto le aziende, i lavoratori e le loro famiglie. Il lavoro del ministro dello Sviluppo economico non può essere part time".
Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione Bilancio di Montecitorio e tra gli uomini più vicini a Bossi, è categorico: "Ma quale rimpasto. Per quale motivo ci dovrebbe essere?". E ancora, smentisce le indisrezioni delle ultime ore su una sua possibile candidatura alla guida dello Sviluppo economico: "Io alle Attivita' produttive? E' una voce totalmente inventata". Anche tra gli azzurri non si nasconde il timore degli effetti di questo clima di confusione sulla tenuta della coalizione e sulla stabilità del governo. Dice il deputato Piero Testoni: "C'è il rischio che la grande confusione che si sta alimentando attorno al partito di maggioranza relativa porti, indipendentemente dalle indiscutibili capacità di chi deve guidare la barca, a un periodo di galleggiamento".
"Questo clima di confusione, in particolare -avverte Testoni- fa venire paura alla Lega, che vede a rischio il suo cavallo di battaglia, la riforma del federalismo fiscale". Amedeo Laboccetta, deputato campano ex di An, non esclude scenari politici imprevedibili ma confida in Berlusconi: "Rimpasto? Tutto è possibile, ma tutti dobbiamo allinearci alle posizioni che deciderà il capo dell'esecutivo. La linea politica viene espressa innanzitutto dal premier e deve essere condivisa da tutti dopo un ampio e approfondito confronto. Abbiamo superato una fase importante, quella della criticità e dell'emergenza economica, ora l'opera va compiuta: dobbiamo passare alla fase B, cominciando ad attuare la politica delle riforme".
Secondo Fabio Granata, finiano doc, "non c'è il rischio di un rimpasto di governo. C'è soltanto una leale e schietta discussione politica nel governo. Il merito di Fini è di aver riportato il dibattito all'interno del Pdl su temi determinanti per il futuro dell'Italia come la cittadinanza, il federalismo, l'unità nazionale, la legalità e la giustizia. Fino ad ora non c'è mai stato un dibattito così aperto e vivace".
"Questo improvviso fiorire di iniziative e proposte ha rianimato il dibattito politico. Ora tutti, necessariamente -sottolinea Granata- sono chiamati a confrontarsi e da questo dibattito il presidente Berlusconi può trovare spunti per rafforzare il governo e il partito". Granata ci tiene a precisare: "Non ci sono falchi e colombe, ci sono solo diversità umane e diversi gradi di lealtà e consapevolezza nell'assumere posizioni".
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