Lunedi 1° giugno 2009 dalle ore
20 alle ore 23 in piazza Carignano a Torino Iniziativa elettorale per le
elezioni europee e provinciali con Paolo Ferrero, Gianni Pagliarini,
Tommaso D'Elia, Ciro Argentino, Marina Fiore, Vittorio Agnoletto.
Torino 16 maggio 2009 Piazza Castello
Candidati Circoscrizione Nord Ovest
I candidati:
CIRCOSCRIZIONE NORD-OVEST 19
1 VITTORIO AGNOLETTO - Europarlamentare uscente
2 GIOVANNI PAGLIARINI - Lombardia (MI) - Responsabile Lavoro PdCI
3 HAIDI GAGGIO GIULIANI - Liguria (GE) - Insegnante in pensione
4 MARGHERITA HACK - Astrofisica
5 CIRO ARGENTINO - Piemonte (TO) - Operaio ThyssenKrupp
6 ALESSANDRO BORTOT - Valle d'Aosta - Figura storica sinistra valdostana,
ex- cons regionale, cooperativa "lo pan ner", Espace Populaire, commercio
equo solidale
7 PATRIZIA COLOSIO - Lombardia (BS) - tra le fondatrici dell'ass. Pianeta
Viola , lunga esperienza nella formaz. su tematiche inerenti al genere e
all'orientamento sessuale
8 MARINA FIORE - Piemonte (NO) - Protagonista movimento contro produzione
caccia f35
9 OMBRETTA FORTUNATI - Lombardia (MI) - Consigliera provinciale
10 RITA LAVAGGI - Liguria (GE) - Insegnante, Sinistra europea, comitati
ambientalisti
11 ALEANDRO LONGHI - Liguria (GE) - Ex parl DS e poi PdCI, pensionato FF.SS
12 ENRICO MORICONI - Piemonte - Consigliere regionale Uniti a Sinistra
13 ANTONELLO MULAS - Piemonte (TO) - Delegato Fiom Mirafiori
14 PAOLA NICOLI - Lombardia (MI) - Ricercatrice Cti
15 ESAHAQ SUAD OMAR SHEIK - Piemonte (TO) - Comunità somala, intermediatrice
culturale
16 DIJANA PAVLOVIC - Lombardia - Attrice Rom
17 ROSANGELA PESENTI - Insegnante di Storia e Letterature nella scuola
Superiore, Analista Transazionale e formatrice, dirigente nazionale dell'Udi
fino al 2003, autrice di saggi e narrativa
18 DANIELA POLENGHI - Lombardia (CR) - Assessore comunale
19 ERMANNO TESTA - CIDI nazionale
CIRCOSCRIZIONE NORD-EST 13
1 LIDIA MENAPACE - Pacifista
2 OLIVIERO DILIBERTO - Segretario nazionale PdCI
3 ALBERTO BURGIO - Docente Storia della filosofia contemporanea presso
l'Università di Bologna, autore di numerose pubblicazioni
4 FRANCESCA ANDREOSE - Veneto (PD) - Insegnante
5 ANNAMARIA BURONI - Veneto (VE) - Pres. Ass. Contromobbing (2000 aderenti)
con sportello pubblico in collaboraz con la Prov di VE e in collaboraz con i
Comuni di VE, RO, TV, VR
6 CINZIA COLAPRICO - Emilia Romagna (FC) - Operaia Zanussi di Forlì,
cassintegrata, RSU, componente del direttivo regionale della FIOM
7 PIA COVRE - Friuli Venezia Giulia - Attivista impegnata per i diritti
civili, ambientalista e pacifista. Fondatrice del comitato per i diritti
civili delle prostitute
8 VALERIO EVANGELISTI - Emilia Romagna - Scrittore
9 EMILIO FRANZINA - Veneto (VI) - Prof Storia Contemporanea Verona,Cons
provinciale Vicenza PRC PDCI e movimento No Dal Molin
10 IGOR KOCIJANCIC - Friuli Venezia Giulia (TS) - Consigliere regionale
11 SERGIO MINUTILLO - Friuli Venezia Giulia (TS) - Primario cardiologo
Ospedale Trieste
12 SARA SBIZZERA - Veneto (VR) - Traduttrice
13 LOREDANA VISCIGLIA - Emilia Romagna (RE) - Insegnante
CIRCOSCRIZIONE CENTRO 14
1 OLIVIERO DILIBERTO - Segretario nazionale PdCI
2 FABIO AMATO - Responsabile Esteri PRC
3 MARIA ROSARIA MARELLA - Umbria (PG) - Docente Universita' Perugia
4 RANIERO LA VALLE - Sinistra cristiana
5 ANDREA CAVOLA - Lazio - Rappresentante sindacale SDL, cassintegrato
Alitalia
6 ROSA (ROSI) RINALDI - Lazio (RM) - Direzione nazionale PRC
7 PAULA BEATRIZ AMADIO - Segretaria provinciale PRC Ascoli Piceno
8 NICOLETTA BRACCI - Toscana - Bracciante agricola
9 ORFEO GORACCI - Umbria (PG) - Sindaco di Gubbio
10 GIUSEPPE MASCIO - Umbria (TR) - Assessore regionale Lavoro
11 MARIO MICHELANGELI - Lazio (FR) - Segretario regionale PdCI, ex assessore
regionale
12 BASSAM SALEH - Lazio (RM) - Comunità palestinese
13 VINCENZO SIMONI - Toscana (FI) - Ex segretario Unione Inquilini
14 LUIGI TAMBORRINO - Lazio (RM) - Centro sociale Rialto
CIRCOSCRIZIONE SUD 18
1 VITTORIO AGNOLETTO - Europarlamentare uscente
2 MASSIMO VILLONE - Professore universitario, costituzionalista
3 GIUSTO CATANIA - Europarlamentare uscente
4 LAURA MARCHETTI - Puglia (BA) - Ambientalista, docente Università Foggia
5 CICCIO BRIGATI - Puglia (TA) - Operaio Ilva
6 NICOLA CATALDO - Basilicata (MT) - Avvocato
7 PELLEGRINO DEL REGNO - Campania (AV)
8 SANDRO FUCITO - Campania (NA) - Consigliere comunale al Comune di Napoli
9 LUCIO LIBONATI - Sinistra europea
10 DOMENICO LOFFREDO - Campania (NA) - Operaio del circolo FIAT di
Pomigliano, attivo nelle proteste delle ultime settimane
11 ANTONIO MACERA - Abruzzo (TE) - Segretario regionale PdCI
12 CARMELA MAGLIONE - Campania (NA) - Insegnante
13 GIUSEPPE MERICO - Puglia (LE) - Segretario regionale PdCI
14 GIOVANNI PISTOIA - Calabria (CS) - Autore di pubblicazioni, Presid
Fondazione C. De Luca (onlus che si occupa di Letteratura per l'infanzia )
15 AMEDEO ROSSI (detto LOREDANA) - Campania (NA) - Transessuale, Cantieri
Sociali, operatrice Cooperativa Dedalus di Napoli, attiva nelle battaglie
contro le logiche securitarie
16 MICHELANGELO TRIPODI - Calabria (RC) - Assessore regionale
17 BERNARDO TUCCILLO - Campania (NA) - Ass. prov. al Lavoro a Napoli
18 DANIELE VALLETTA - Puglia (BR) - Consigliere comunale Brindisi
CIRCOSCRIZIONE ISOLE 8
1 MARGHERITA HACK - Astrofisica
2 GIUSTO CATANIA - Europarlamentare uscente
3 ANNA BUNETTO - Scrittrice, pedagogista
4 ALESSANDRO CORONA - Sardegna (NU) - Sindaco di Atzara
5 RENATA GOVERNALI - Sicilia (CT) - Pedagogista, scrittrice
6 PIERPAOLO MONTALTO - Sicilia (CT) - Segretario Federazione PRC Catania
7 LINA RUSSO - Sicilia (SR) - Operatirice sanitaria
8 LAURA STOCHINO - Sardegna (CA) - Ricercatrice, insegnante precaria
Indipendenti 50% non iscritti ai partiti - 29 donne su 68, pari al
42,64%
7 operai: Argentino, Mulas, Colaprico, Bracci, Brigati, Loffredo, Cavola
Tra gli altri sono candidati: Agnoletto, Hack, Giuliani, Menapace,
Burgio, Amato, Evangelisti, Pavlovic, La Valle, Villone, Catania,
Goracci, Argentino, Colosio
Comunisti in Europa: il programma
Diamo
vita ad una lista anticapitalista che unisce in una proposta politica per
l’Europa il PRC, il PDCI, Socialismo 2000 e i Consumatori Uniti. Lo facciamo
insieme ad esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del
movimento femminista e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista. La
lista lavora per un’uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economica,
sulla giustizia sociale e sulla solidarietà. Siamo di fronte ad una crisi di
carattere sistemico, non solo economica e finanziaria, ma sociale,
alimentare, energetica, ambientale, che sta scuotendo l’intero pianeta. La
crisi del capitalismo globalizzato.
Ci opponiamo all’Europa liberista e tecnocratica e al governo di “grande
coalizione” composto da socialisti, popolari e liberaldemocratici europei
che ha fin qui dettato l’agenda della costruzione dell’Unione. Lottiamo con
i movimenti sociali e le forze politiche di trasformazione di tutto il
continente per UN’ALTRA EUROPA.
Una lista che fa sue le ragioni di chi in questi anni e in questi mesi sta
lottando, nella scuola e nei luoghi di lavoro, per la giustizia sociale e
contro la precarietà, per la libertà femminile, che si oppone al razzismo e
all’offensiva oscurantista e clericale delle gerarchie ecclesiastiche. Che
si batte per un intervento pubblico finalizzato alla riconversione sociale e
ambientale dell’economia, per la redistribuzione del reddito, contro la
guerra e per il disarmo. Siamo convinti che la questione morale abbia un
valore universale, in Italia come in Europa. L’intreccio perverso tra
politica e affari e l’uso clientelare delle risorse pubbliche sono fattori
di degenerazione della democrazia, come intuì Enrico Berlinguer.
La lista appartiene interamente al campo del GUE-NGL, il Gruppo parlamentare
della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica che unisce partiti
comunisti, anticapitalisti, socialisti di sinistra ed ecologisti e al cui
interno si colloca il Partito della Sinistra Europea.
Le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il
coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni europee.
La crisi e come uscirne
Questa crisi non nasce per caso. E’ un prodotto strutturale dell’attuale
capitalismo finanziario-speculativo Questa crisi è figlia delle politiche
neoliberiste dell’ultimo ventennio. Politiche alle quali un contributo
determinante è stato dato da questa Unione Europea, fondata sul dominio
degli interessi del capitale finanziario e delle multinazionali. Politiche
che hanno animato un capitalismo d’azzardo e che sono state rese possibili
da un consenso fra governi di centro destra e centro sinistra, da una grande
coalizione formata da liberali, popolari e socialisti europei che ha
condiviso i principi liberisti e la demolizione dello stato sociale portata
avanti in questi anni in nome della deregolamentazione e del primato della
libera concorrenza sulla società.
Noi proponiamo una rifondazione dell’Europa.
L’Europa di Maastricht, dei Trattati liberisti e a democratici come quello
di Lisbona, della tecnocrazia e della subalternità alla NATO, è stata
bocciata da referendum popolari in ogni paese dove si è votato.
Noi siamo in favore di un’Europa dei popoli, per un processo costituente
democratico e sovrano, di un’Europa della pace e del disarmo.
Ci battiamo per cambiare le fondamenta di questa Europa.
Il Patto di stabilità va sostituito con un patto per la piena occupazione e
la riconversione sociale ed ambientale dell’economia.
Va ridefinito lo statuto e la missione della Banca centrale , che va
sottoposta ad un controllo democratico. Ci battiamo per la socializzazione
del sistema finanziario e bancario, attraverso il controllo pubblico del
credito e la nazionalizzazione delle banche. Siamo per la costruzione di uno
stato sociale europeo. Il sistema fiscale europeo va armonizzato, fondandolo
sul principio della progressività delle imposte.
Le politiche economiche e sociali che sono la causa principale di questa
crisi vanno rovesciate. Ci battiamo per ripubblicizzare quanto privatizzato,
a partire dai beni comuni e dai servizi pubblici essenziali, come
l’educazione e la conoscenza, la salute, l’acqua, l’energia. Ci battiamo per
tassare i capitali speculativi, attraverso l’introduzione della Tobin Tax e
l’abolizione dei paradisi fiscali. Per un’ Europa delle lavoratrici
e dei lavoratori, della piena e buona occupazione
Ad oltre 15 anni dal Trattato di Maastricht, le condizioni di vita e
lavorative della maggioranza della popolazione europea sono rapidamente
peggiorate: orari di lavoro più lunghi, salari insufficienti, aumento della
durata della vita lavorativa, aumento della disoccupazione giovanile e della
disoccupazione a lungo termine, lavori brevi, impieghi temporanei e stage
non retribuiti costituiscono una scandalosa realtà. Una realtà che in Italia
produce la vergogna dell’aumento dei morti sul lavoro. I profitti sono
aumentati vertiginosamente: i manager ricevono stipendi astronomici,
indipendentemente dai loro risultati. I ricchi diventano più ricchi e i
poveri più poveri.
Non sono i lavoratori e le lavoratrici a dover pagare la crisi, mentre le
banche e la finanza speculativa che l’hanno causata vengono salvate. La
logica sottostante ai piani di intervento sin qui approvati sono la
privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite. La politica
dei bassi salari e del lavoro precario è il cuore del problema.
Quello che serve, in Europa, è un piano per la piena occupazione, attraverso
la creazione di un fondo che sia finanziato attraverso la tassazione della
speculazione finanziaria e della rendita.
L’attuale politica di bassi salari, il dumping ambientale e sociale e
l’estensione della precarietà, vanno fermati. L’aumento di salari e pensioni
è non solo doveroso per ridistribuire la ricchezza, ma essenziale, per
uscire dalla crisi e per un nuovo modello economico. Le sentenze della Corte
Europea di Giustizia, cosi come la direttiva Bolkestein, costituiscono un
attacco diretto ai contratti collettivi e ai diritti dei lavoratori. Noi ci
battiamo, in Italia e in Europa, per difendere e rafforzare i contratti
collettivi ed i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Ci battiamo per
l’abolizione della direttiva Bolkestein, della direttiva che estende
l’orario di lavoro oltre le 65 ore settimanali e di quella per
l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. I regolamenti sull’orario
di lavoro devono ammettere un massimo di 40 ore settimanali.
Chiediamo un salario minimo europeo per evitare il dumping sociale, che
rappresenti almeno il 60% della media dei salari nazionali e che non
sostituisca i contratti collettivi nazionali.
Un reddito minimo per i disoccupati, così come una pensione minima vincolata
al salario minimo e automaticamente legata all’aumento del costo della vita
sono strumenti indispensabili per garantire una vita dignitosa a tutti e
tutte.
Per un’ Europa della pace e del disarmo
Il mondo che viviamo assiste ad una corsa preoccupante e senza precedenti al
riarmo.
Riarmo di tutti i tipi, incluso quello nucleare. In Italia, la legge 185 è
sotto attacco e ci si appresta a spendere 14 miliardi di euro per 131 nuovi
cacciabombardieri. Questa è l’eredità di dieci anni di guerre preventive e
umanitarie, in cui si è applicata una politica dei due pesi e delle due
misure e con cui si sono scientificamente scardinati i principi del diritto
internazionale e il sistema della Nazioni Unite. La responsabilità di quanto
accaduto non è solo di Bush e della stagione dei neoconservatori, ma anche
della subalternità dell’Europa a questa politica di guerra. L’Europa deve
diventare protagonista della ricostruzione di un nuovo equilibrio globale
multipolare, attraverso il rilancio delle Nazioni Unite e dei principi della
sua carta, per mettere fine alla lunga stagione dell’unilateralismo
imperialistico degli USA, perseguito in maniera particolare
dall’amministrazione Bush.
Come dimostra anche la recente tragedia di Gaza, l’Europa legata alla Nato
non è capace di giocare un ruolo autonomo nella politica internazionale, al
contrario, rimane prigioniera e complice di guerre e aggressioni. Crediamo
che invece l’Europa debba battersi per un processo globale di disarmo,
liberando risorse oggi usate per gli armamenti e per finanziare le guerre a
favore delle politiche sociali.
Le guerre e le occupazioni di Afghanistan ed Iraq devono terminare.
I paesi europei ancora coinvolti in questi paesi con proprie truppe devono
ritirare i propri contingenti.
Ci opponiamo ad ogni ipotesi di una nuova guerra nei confronti dell’Iran.
l’Europa deve costruire una soluzione politico diplomatica al contenzioso
sul nucleare, lavorando per un Medio Oriente ed un mediterraneo libero da
armi di distruzione di massa e da quelle nucleari.
Vi è la necessità per l’Europa di rilanciare una cooperazione
politico-economica che coinvolga l’intero Mediterraneo come area di sviluppo
per il futuro prossimo.
Cosi attraverso un Mediterraneo, mare di pace e collaborazione, l’Europa
deve aprire una relazione paritaria ed equa con i popoli africani in modo da
dare una risposta positiva alle legittime aspettative e bisogni dei popoli
europei, mediterranei ed africani.
Il Mediterraneo e l’Africa sono il futuro dell’Europa.
L’Europa lavori per la soluzione politica e diplomatica dei conflitti, a
partire da quello mediorientale, e si impegni per il pieno riconoscimento
del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e ad avere il suo
stato, come previsto dalle risoluzioni internazionali disattese da Israele
da decenni, nei confini del 67 e con Gerusalemme est come sua capitale. Per
porre fine all’occupazione militare dei territori palestinesi e all’embargo
su Gaza, alla continua annessione di territori attraverso la costruzione del
Muro dell’apartheid e l’espansione delle colonie, l’Europa deve sospendere
gli accordi commerciali e di cooperazione militare con Israele. Inoltre,
l’Europa non può che sostenere il diritto al ritorno sancito dalla
risoluzione ONU 194 per i rifugiati palestinesi e lavorare per una sua
applicazione.
L’Europa deve impegnarsi per il diritto della popolazione Saharawi
all’auto-determinazione sulla base delle esistenti Risoluzioni dell’ONU 1754
e 1783, cosi come alla soluzione politica della questione kurda, chiedendo
alla Turchia di porre fine alla repressione militare e di avviare un reale
processo negoziale.
Dopo la caduta dei due blocchi contrapposti Est-Ovest, la NATO è rimasta e
si è sviluppata sempre di più come uno strumento funzionale delle
amministrazioni statunitensi per le sue strategie egemoniche. L’allargamento
della NATO ad Est risponde a questa logica.
Un esempio sono gli accordi bilaterali tra gli Stati Uniti e diversi paesi
europei, quale quello con l’Italia per la base militare statunitense di
Vicenza, quello con la Polonia e la Repubblica Ceca per il dispie-gamento
dei sistemi di difesa missilistici e quelli con la Bulgaria e la Romania
sulle nuove basi. Siamo a fianco dei movimenti contro le nuove basi
militari, a partire da Vicenza, e contro l’istallazione dello scudo
missilistico nell’est europeo.
Crediamo che sia venuto il tempo per lo scioglimento della Nato. Ora più che
mai, la sicurezza in Europa deve fondarsi sui principi della pace e la
sicurezza, del disarmo e della impossibilità di effettuare attacchi
offensivi, sulla soluzione politica e civile dei conflitti, all’interno del
sistema OSCE, in conformità al diritto internazionale e ai principi di
Nazioni Unite riformate e democratizzate.
Per un’Europa dell’ambiente, della sovranità alimentare e delle
generazioni future
Per noi le questioni climatiche e sociali sono correlate. Per questo motivo
l’attuale crisi finanziaria ed economica non può essere scissa dalle sfide
poste dal cambiamento climatico e all’esigenza di modificare il nostro
modello produttivo e consumistico. La risposta alla crisi è anche in un
nuovo intervento pubblico in economia finalizzato alla riconversione
ecologica del sistema produttivo. La crisi ecologica determinata dal modello
di sviluppo capitalistico rischia di minare il diritto delle generazioni
future alla biodiversità e di poter usufruire delle risorse primarie e
ambientali.
Siamo a favore di uno sviluppo immediato e consistente di un nuovo trattato
internazionale in accordo con il 4° Report prodotto dal Panel
Intergovernativo sul Cambiamento Climatico. Chiediamo una piena
implementazione degli obblighi firmati e promessi dall’UE in tutti i settori
relativi alle politiche climatiche ed energetiche. I seguenti compromessi
costituiscono i punti minimi da applicare per poter realizzare gli impegni
già assunti:
• Ridurre le emissioni globali del 30% entro il 2020 sulla base dei livelli
del 1990 e di alme-no l’80% entro il 2050.
• Aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili di almeno il 25% entro 2020
• Ridurre il consumo totale di energia primaria del 25% entro il 2020 e
aumentare l’efficienza energetica del 2% annualmente includendo un limite al
consumo pro capite.
• Introdurre l’obbligo di efficienza per l’industria e per i produttori di
beni ad alto consumo di energia.
• Limitare il quadro dei sussidi della UE conseguentemente al settore
dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.
Siamo contro la riduzione del protocollo di Kyoto ad un sistema di mercato
delle quote di emissione. Occorre invece, per arrivare alla stipula di Kyoto
2 una nuova strategia complessiva che consenta di ridurre le emissioni
rendendo più equo e sobrio lo sviluppo. E’ necessario un nuovo paradigma
fondato non sulla competizione, ma sulla cooperazione, a partire dal
trasferimento tecnologico ai paesi in via di sviluppo, dal finanziamento
delle tecnologie pulite e dalle politiche di aggiustamento dei cambiamenti
climatici.
L’acqua è un diritto fondamentale dell’umanità, un bene universale e
l’accesso ad essa deve essere garantito ed inteso come diritto umano e non
come una merce. Siamo contro ogni ipotesi di privatizzazione o
mercificazione. L’acqua deve essere un bene pubblico.
La sovranità, la qualità e la sicurezza alimentari, la multifunzionalità
dell’agricoltura devono essere considerati obiettivi strategici di un nuovo
modello agricolo europeo finalizzato sempre di più alla tutela dei
consumatori, alla valorizzazione dell’agricoltura biologica e dei prodotti
tipici, al rifiuto degli OGM, alla salvaguardia della biodiversità, del
territorio e del paesaggio, al contrasto del fenomeno di abbandono delle
aree agricole e montane, al risparmio delle risorse idriche e al sostegno
dello sviluppo rurale.
Per un’Europa dei diritti, delle libertà e della laicità
Uno dei grandi limiti della costruzione europea è stato il suo carattere
ademocratico. Il sistema intergovernativo ha impedito qualsiasi
partecipazione dal basso alla decisioni dell’Unione. Una separatezza che
rischia di far crescere delusione e scetticismo.
E’ necessaria una Unione Europea nella quale tutte le sue istituzioni siano
democraticamente legittimate.
Deve essere garantita la partecipazione diretta nei processi decisionali
europei, con referendum a livello nazionale ed europeo sulle questioni
relative alle pietre miliari della stessa UE. Il Parlamento deve avere pieno
potere legislativo. Le istituzioni europee (Consiglio, Commissione e
Parlamento) devono essere aperte alla partecipazione delle società civili,
con la possibilità di esercitare un controllo sulle loro decisioni.
Vogliamo un rafforzamento dei diritti
individuali e delle libertà così come dei i diritti politici e sociali
fondamentali di tutti coloro che vivono nell’UE. L’UE deve sottoscrivere la
Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà
Fondamentali. L’Unione Europea deve proteggere e promuovere i diritti di
coloro che sono discriminati a causa della loro origine etnica, orientamento
sessuale e identità di genere, di religione, ideologica, disabili, di età,
rimuovendo tutti gli impedimenti per una piena uguaglianza, ad iniziare da
quelli economici.
Vogliamo un’Europa cosmopolita e aperta. Non vogliamo un Europa fortezza.
C’è bisogno di una politica comune europea sulle migrazioni e i richiedenti
asilo in accordo con la Convenzione di Ginevra. Le persone che fuggono dalle
persecuzioni a causa delle loro convinzioni politiche, ideologiche,
religiose o dell’ orientamento sessuale, devono trovare protezione ed asilo
in Europa. Chiediamo che le persecuzioni basate sul genere e l’orientamento
sessuale costituiscano ragione per richiedere asilo e va garantita una
protezione specifica per i bambini rifugiati. Per questo, rifiutiamo
l’attuale sistema FRONTEX di controllo delle frontiere e chiediamo
l’annullamento dei piani relativi alla realizzazione e implementazione della
“Direttiva del Ritorno”. I centri di detenzione devono essere chiusi.
La libera circolazione in Europa non può essere solo dei capitali, delle
merci e dei servizi, ma anche e soprattutto delle persone, considerando le
migrazioni – interne ed esterne – come un diritto umano inalienabile e
illimitabile, per la ricerca di migliori o comunque diverse condizioni di
vita, di lavoro e di sviluppo personale, professionale e sociale, lottando
contro ogni tipo di sfruttamento, di dumping sociale o di "guerra tra
poveri".
L’educazione è un diritto non mercificabile. Va difeso il carattere
pubblico e laico della scuola e dell’università, cosi come quello della
ricerca culturale e scientifica , svincolata dalle logiche mercantili. Per
questo va contrastato il processo di Bologna, che produce una progressiva
privatizzazione del settore della conoscenza. Sosteniamo i movimenti
studenteschi e degli insegnanti che, in Italia come nel resto d’Europa, sono
mobilitati per difendere il carattere pubblico dell’educazione.
L’Unione Europea deve rispettare e garantire il principio di eguaglianza dei
cittadini rispettando le loro differenze e diversità. Il diritto
all'uguaglianza di genere nelle relazioni e alla libertà di orientamento
sessuale, va garantito non solo in quanto diritto individuale, ma come una
libertà, garantita e difesa dalle Istituzioni europee e dei singoli stati.
Tutte le istituzioni pubbliche devono garantire la libertà delle donne e
impegnarsi contro tutte le forme di patriarcato. Ogni donna, in ogni paese,
deve poter decidere liberamente del proprio corpo, poter esercitare il
diritto all'aborto, alla contraccezione, ad una maternità consapevole e
all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale.
Un' Europa democratica e aperta è una Europa che afferma la laicità come
valore irrinunciabile delle sue istituzioni pubbliche.
Un’altra Europa per un altro mondo
Questa crisi è una crisi globale, non solo europea. L’Europa può dare un
contributo alla ridefinizione dei rapporti politici ed economici globali,
contribuendo alla costruzione di un modello di sviluppo alternativo di
relazioni fra i popoli e gi stati basato sulla giustizia, sulla solidarietà,
e non sulla competizione.
Mentre in Europa prevale la paura e le destre cavalcano la xenofobia e il
razzismo, alimentando la guerra fra poveri, nel mondo e in special modo nel
continente latinoamericano, assistiamo ad una primavera della sinistra e
della democrazia, ad una affermazione in tutto il continente, dal Brasile
del presidente Lula al Venezuela di Chavez, passando per la Bolivia
dell’indio Morales al Paraguay del teologo della Liberazione Lugo e
all’Ecuador dell’economista Correa, solo per fare pochi esempi, di forze
progressiste, comuniste, cattoliche di base e anti liberiste, che
costituiscono un laboratorio per un’uscita da sinistra dalla crisi. L’Europa
sappia istaurare un rapporto nuovo con questo laboratorio. Un laboratorio
possibile anche grazie all’esperienza cubana, che subisce dal 1961 un blocco
immorale e illegittimo da parte degli Stati Uniti, condannato quasi
all’unanimità per 17 volte dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e
che, come già chiesto da tutti gli stati latinoamericani, con Lula in testa,
va rimosso immediatamente.
Ciò che accade in America latina dimostra che cambiare è possibile e che lo
sviluppo della democrazia costituisce per tutti i paesi del sub continente
un valore irrinunciabile.
E’ in quel continente inoltre che più è cresciuto il movimento
altermondialista e dei forum sociali, di cui siamo parte e di cui sosteniamo
le rivendicazioni per una radicale riforma degli organismi sopranazionali,
come l’FMI, la Banca Mondiale e l’OMC che hanno imposto le riforme
strutturali e le condizioni per l’espansione di un sistema economico globale
che ha aumentato disuguaglianze fra stati e all’interno di questi. Ci
batteremo affinché l’Europa cambi la natura e il merito degli accordi
commerciali proposti con l’america latina come con il resto del mondo,
specialmente l’Africa, in quanto ispirati a criteri neoliberali, asimmetrici
ed iniqui di scambio e che produrranno solo altra ingiustizia e povertà.
Oggi più che mai torna attuale la questione di un nuovo paradigma per le
nostre società. Il capitalismo mostra tutti i suoi limiti: sociali,
ambientali, democratici. La domanda sul cosa, come e perché produrre rimette
a tema per il futuro la questione del socialismo del XXI secolo.
Questi sono i punti programmatici, le idee e i valori che ci uniscono. Una
unità sui contenuti che qualifica la nostra lista come l’unica proposta
realmente di sinistra e di cambiamento in queste elezioni europee.
Il voto a questa lista è un voto contro la destra italiana e alternativo al
PD. Il voto a questa lista è un voto per un’altra Europa: dell’uguaglianza
e del lavoro, della pace, della giustizia sociale ed ambientale, dei diritti
e delle libertà. (www.comunisti-italiani.it 8 aprile 2009)