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Elezioni provinciali Torino e comunali Piemonte del 6 e 7 giugno 2009 |
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Elezioni provinciali Torino candidati PdCI Candidato Presidente: Ciro ARGENTINO, operaio RSU Thyssen Krupp
Lunedi 1° giugno 2009 dalle
ore 20 alle ore 23 in piazza Carignano a Torino Iniziativa
elettorale con Paolo Ferrero, Gianni Pagliarini Tommaso D'Elia e
Ciro Argentino.
Comunicato stampa
Torino, 19 maggio 2009
Il candidato alle europee e alla
presidenza dei Comunisti Italiani per le provinciali Ciro
Argentino esprime solidarietà con gli studenti dell'Onda.
www.comunistitorino.it
Comunicato stampa
Avremmo voluto presentare una lista unica insieme a Rifondazione per le elezioni provinciali, cosi' come e'stato fatto per le europee.Il PRC di Torino non ha voluto questo accordo e si assume quindi tutta la responsabilita' di questa scellerata decisione. I comunisti Italiani correranno soli alle provinciali con il candidato Presidente Argentino Ciro operaio RSU thyssen krupp. Questa scelta dei comunisti italiani e' la risposta alle altre candidature "istituzionali", con Argentino lanceremo un messaggio chiaro a quel mondo del lavoro e non, che vive un disagio e una difficolta profonda. Il simbolo del PdCI reca la scritta all'interno di una corona rossa " dalla parte dei lavoratori", questa sara' la nostra campagna elettorale. PdCI Federazione Torino - 17 aprile 2009
La Federazione è aperta dalle 8.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.00
in Via Verzuolo 39 Torino
PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI FEDERAZIONE PROVINCIALE DI TORINO
PROGRAMMA PER IL GOVERNO 2009/2014 DELLA PROVINCIA DI TORINO
La legislatura della Provincia di Torino che aprirà il secondo decennio del nuovo millennio avrà l’onere di gestire, su un territorio importante e strategico come quello del capoluogo piemontese, elementi sempre più gravi di una crisi di lunga durata che interessa l’intera Europa e il mondo intero. Dopo i fasti e la caduta delle illusioni post-olimpioniche, con le promesse non mantenute di uno sviluppo virtuoso tutto fondato sulla promozione del territorio in senso iperliberistico ed effimero, la Provincia di Torino si trova a fronteggiare una crisi sociale, finanziaria, economica e territoriale davvero di grandi dimensioni. Nel prossimo mandato amministrativo la Provincia di Torino dovrà saper riappropriarsi della capacità di programmare su tutto il territorio, gli interventi necessari ad affrontare le problematiche esistemti, quelle emergenti e a determinare le opportunità dello sviluppo possibile. Lo stato di crisi generalizzata coinvolge il capoluogo come i piccoli comuni, anche oltre l’area metropolitana, con il ripresentarsi pressoché immutato di problematiche che in gran parte scaturiscono da una mancata pianificazione a lunga scadenza e da uno sfruttamento a medio termine di opportunità create in gran parte ad hoc per favorire speculazione e che hanno causato un grave attacco alla sicurezza sociale.
I Comunisti Italiani pongono come obiettivi prioritari:
LAVORO
Il ruolo della Provincia in materia di lavoro è assai importante poiché questa Istituzione locale ha competenze in materia di collocamento e di politiche attive in materia e gestisce i servizi necessari a favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Queste competenze diventano tanto più importanti dopo l'entrata in vigore della Legge 30/2003, che ha malauguratamente affidato analoghe competenze a soggetti privati come, ad esempio, le agenzie di lavoro interinale, ovviamente più interessate al proprio profitto che non, piuttosto, agli interessi dei lavoratori. In primo luogo, è necessario rinnovare e modificare radicalmente le destinazioni economiche di bilancio a favore delle politiche del lavoro, con urgentissime misure diffuse su tutto il territorio e mirate al risanamento del tessuto sociale e produttivo, con l’impegno di sostenere i provvedimenti e la centralità del servizio pubblico anche in materia formativa e di avviamento al lavoro, nonché per il collocamento sul mercato del lavoro con un sostegno decisamente di emergenza e di nuova qualità rispetto agli investimenti risibili degli ultimi anni. Questo è possibile con una serrata e severa attività amministrativa che oltre a vedere nuovamente come fulcro del proprio operare proprio l’istituzione pubblica, sappia operare per una reale inversione di tendenza a partire dalle destinazioni e dagli impieghi dei fondi trasferiti in gestione, provenienti da stanziamenti europei, nazionali e regionali. Servono investimenti decisamente apprezzabili su questo fronte, contro la tragicità di una situazione attuale che ha visto destinare appena lo 0,46% delle risorse della Provincia di Torino per le politiche del Lavoro! Serve che il controllo e la gestione di queste risorse rimangano in mano pubblica, con l’immediato potenziamento degli organici interni e senza costituire in nessun modo fonte di lucro per i Privati-Imprenditori, che prima si sono candidati per gestire il famigerato lavoro interinale e oggi non sanno e non possono indicare soluzioni reali alla grande crisi in atto, causata proprio dalle politiche iperliberistiche e dall’avventurismo finanziario più esasperato. Quindi, si tratta di potenziare e valorizzare, con lo sviluppo della presenza diffusa su tutto il territorio di pertinenza, i Centri per l’Impiego di gestione pubblica e tutte le attività ad essi connesse; è indispensabile, inoltre, il rilancio del ruolo contrattuale effettivo dell’Istituzione, attraverso i cosiddetti Tavoli di Crisi, con opportuna destinazione di risorse atte a favorire il ruolo attivo della Provincia di Torino, con il sostegno concreto e fattivo delle azioni volte a sconfiggere la perdita di tessuto produttivo. Si dovrà quindi operare in modo da rendere massimamente efficace la rete dei Centri per l'Impiego, che andranno messi nella condizione di svolgere al meglio i propri servizi di informazione, accoglienza, orientamento, incrocio domanda/offerta per le persone che cercano una occupazione, o desiderano cambiarla, con particolare attenzione alle utenze deboli e ai cittadini stranieri. I Centri per l'Impiego dovranno inoltre, in concorrenza con i soggetti privati autorizzati, fornire servizi alle imprese per la ricerca di personale, per la registrazione delle comunicazioni obbligatorie e per l'attivazione di tirocini, incrementare i servizi di collocamento mirato per i disabili, sia per le imprese, sia per i cittadini. Questo si realizza con una seria pianificazione degli impieghi delle risorse pubbliche nel settore pubblico, pianificazione rivolta concretamente ai cittadini, in aperta alternativa alle pratiche di favoritismo nei confronti di speculazioni camuffate da intervento professionale privato volto a gestire il mercato del lavoro secondo logiche che massimizzano la produttività e il lucro sin quando ce n’è bisogno e determinano di fatto, oggi in maniera tragicamente evidente, il dilagare della non sicurezza sociale. In ambito di sostegno al lavoro a favore dei giovani, garantendo in particolare l’orientamento e la formazione al lavoro, è sostanziale riconoscere e motivare i giovani quali protagonisti della loro vita. Per questo, è necessario estendere e sviluppare progetti mirati a un coinvolgimento diretto dei giovani nella soluzione di problemi a livello locale. In materia di sicurezza sui posti di lavoro, la Provincia deve promuovere e coordinare specifiche attività formative e informative, dirette sia ai lavoratori, sia ai datori di lavoro, in collaborazione con il Sindacato e gli Enti vigilanti (DPL, INAIL, INPS), con i quali va inoltre sviluppata una rete di collaborazioni istituzionali volte a elaborare linee d'indirizzo condivise, a ottimizzare le risorse tecnico-organizzative e per monitorare le attività svolte.
POLITICHE PER I GIOVANI
I giovani italiani stanno diventando una categoria a rischio di esclusione sociale sotto molti aspetti, a partire dall’accesso ai diritti fondamentali come casa, credito e lavoro. Il ruolo della Provincia deve consistere nel fornire quella mediazione culturale necessaria sia tra pari, sia in senso verticale, per renderli protagonisti del loro territorio, ma soprattutto per sgombrare il terreno da pregiudizi e luoghi comuni. Non bisogna farsi intrappolare dall’eccesso di analisi. L’intuito e la creatività sono fondamentali. Occorre “accendere” le volontà: la crisi ha posto, di nuovo, prepotentemente al centro il “saper fare”, al contrario di quanto hanno fatto le imprese “globali” che non chiedevano di innamorarsi del proprio lavoro. Occorre allora un nuovo approccio culturale e operativo, che animi il rapporto tra giovani e lavoro, che faccia emergere le caratteristiche umane necessarie per l’approccio al mondo del lavoro (passione, perseveranza, tenacia, orgoglio); si devono realizzare esperienze residenziali, in concertazione con la Scuola media superiore, sulla fatica condivisa coadiuvate da educatori-animatori per sviluppare riflessioni su desideri del futuro e stili di vita. Si deve tracciare un percorso preliminare alla formazione, legato alle analisi delle competenze che i giovani possono mettere in campo; si possono individuare le competenze da acquisire per sviluppare ambiti di interesse, analisi del mercato di riferimento e delle possibilità di produrre reddito. Si può istituire una “cabina di regia” composta da un gruppo di lavoro tecnico e da soggetti interessati alla gestione e alla realizzazione dei percorsi a favore dei giovani. È fondamentale la creazione di un partner di rete con i Consorzi Intercomunali dei Servizi, i Centri per l’Impiego, i Centri di Aggregazione Giovanili Comunali, l’InformaLavoro e gli InformaGiovani, le Scuole medie superiori, lo Sportello MIP (Mettersi In Proprio) della Provincia di Torino. È altresì necessario che la Provincia prepari il terreno ai futuri imprenditori con realismo, stimolando soprattutto tra i giovani e le donne, il talento imprenditoriale, la passione e il grande senso di responsabilità, anche etica e civile, che l’impresa comporta.
CULTURE
Non vanno trascurati attenzione e impegno per l’emergere di nuove tendenze culturali e il trasformarsi di molte cosiddette “sottoculture”, giovanili e non, che permettono nel concreto la crescita e l’integrazione delle differenze tra gruppi sociali, anche di provenienza geografica svariata e l’accrescimento delle conoscenze e del saper fare individuali. A questo riguardo sono da favorire tutte quelle manifestazioni che propongono e promuovono elementi di integrazione e di confronto tra differenti visioni e diverse culture nel pieno rispetto delle libertà individuali e dei diritti costituzionali. Al pari della Scuola e delle Politiche Culturali, lo Sport è un settore di necessario intervento e di nuovo, oculato investimento, che miri allo sviluppo generalizzato del diritto alla pratica sportiva a tutte le età e che sappia tener vivi i valori migliori e i vantaggi della socializzazione insiti nella stessa pratica sportiva. Non da meno è la la pratica musicale, tuttora molto penalizzata nella formazione dei cittadini; riteniamo necessario un più intenso sforzo degli Enti Locali al fine di promuovere l’accesso a corsi musicali con la frequenza per tutti i bambini, in forma gratuita, o comunque a tariffe “politiche” sostenibili, con l’adozione del criterio del modello ISEE.
WELFARE
La Provincia partecipa alla costruzione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, assumendo un ruolo di raccordo tra la Regione e le realtà locali e di coordinamento della programmazione a livello provinciale in un'ottica d'integrazione delle politiche sociali con altre politiche settoriali. In ambito di Politiche Sociali, i Piani di zona sono diventati uno strumento ordinario di programmazione sociale e sociosanitaria.. La grave crisi economica e produttiva provoca un aumento esponenziale della domanda di intervento sul sociale. È allora auspicabile un raccordo degli Uffici di Piano, anche attraverso percorsi formativi volti a favorire acquisizione di competenze afferenti la progettazione sociale, così come, all’interno dei Piani di Zona si rende necessario, date le condizioni sociali generali, dare impulso e sostegno ai cosiddetti progetti di Lavoro di Strada, volti al recupero di giovani e non più giovani disagiati, di categorie a rischio o in situazioni di pre-emarginazione, di disagio psicologico sempre più diffuso, di prevenzione in senso sociale generalizzato Parimenti, per gli anziani non autosufficienti, che in alta percentuale sono in attesa di ricovero o hanno difficoltà nell’essere adeguatamente assistiti, è necessario sviluppare e sostenere la domiciliarità, in maniera complessa e completa, coprendo gli ambiti importanti della casa di abitazione, con la sua insostituibile dimensione dei ricordi, degli affetti, delle memorie, delle immagini, e che deve estendersi anche oltre salvaguardando e sostenendo, sempre con lo sviluppo di professionalità interna all’Istituzione, il legame con il paesaggio, la natura, la cultura della borgata e del quartiere, la storia locale, le relazioni locali di riferimento personale e sociale. È molto urgente realizzare in maniera diffusa sul territorio e facilitare la realizzazione di nuovi spazi verdi, con giochi all’aperto per bambini, attrezzati non solo di servizi igienici privi di barriere architettoniche ma anche di giochi per disabili adatti a soddisfare le esigenze del bambino disabile in un contesto e con configurazioni non ghettizzanti, adatti a favorire la socializzazione indiscriminata. Per prevenire e contrastare il triste fenomeno della violenza contro le donne e i bambini, la Provincia di Torino, in collaborazione con Associazioni, Enti Locali, Servizi Sociali e Sanitari, e tutte le forze preposte, deve promuovere, progettare e realizzare tutte quelle azioni che possano contribuire a sconfiggere il fenomeno. E’ più che mai urgente l’istituzione di centri antiviolenza con case segrete per le donne maltrattate; anche la Provincia deve fare la sua parte affinché si proceda celermente, perché mentre si aspetta le donne continuano a subire, ad essere sole, a morire. Ugualmente per contrastare i fenomeni dell’omofobia e del razzismo la Provincia di Torino, in collaborazione con Associazioni ed Enti Locali, deve programmare un piano di interventi per lo sviluppo della cultura della tolleranza nelle scuole e nella società anche mediante un’azione pedagogica che condanni le discriminazioni fondate sul genere, sull’etnia, sull’orientamento sessuale e religioso.. Rivolgendosi a chi vive uno stato di malessere o disagio, magari con reazioni violente o conflitti in famiglia, si rende sempre più urgente disporre di spazi e di risorse per fare domande, chiedere consulenza, aiuto, risposte. Ecco allora, che gli “Sportelli per l’ascolto” possono allora essere rivolti sia alle donne, sia agli uomini che vivono in condizioni, ormai diffuse molto più che un tempo, di single, con o senza prole. Da queste forme di convivenza familiare - è noto, proprio a causa della crisi sociale generalizzata - scaturiscono sempre più condizioni di degrado, di violenza, di non autosufficienza complessa, che necessitano di grande professionalità nell’intervento e di costanza nel rapporto educativo. Questi elementi, lo ribadiamo, sono garantibili soltanto da un efficiente servizio pubblico che sa modellare i propri obiettivi nello stato d’animo dell’aggiornamento ulteriore delle tipologie di intervento e con il metodo dell’operare sul campo in maniera scevra dal dover sottostare a logiche di mercato aberranti, che obbligano l’operatore a servirsi di pseudo-presidi di mera “badanza” privati, magari interinali e discontinui, senza poter disporre di un adeguato livello di programmazione (e attuazione) dell’intervento educativo, ripetiamo, concretamente garantibile solo col potenziamento reale del servizio pubblico. Ribadiamo, insomma, il ruolo insostituibile del servizio pubblico sulle tematiche socio-sanitarie, e riteniamo che il servizio pubblico vada ulteriormente potenziato anche con la realizzazione di una rete di “Sportelli per l’ascolto” rivolti a chi vive uno stato di malessere o disagio.
TAV
La TAV non rientra tra le competenze della Provincia ma, essendo stato uno dei temi che hanno contribuito a differenziare il nostro percorso rispetto a quello di del Presidente uscente, Antonio Saitta, è necessario ribadire e porre in evidenza la nostra posizione: la TAV è un’opera ad altissimo impatto, che soffre di carenze, vuoi progettuali, vuoi per la non condivisione da parte dei cittadini. È un’opera che non serve per raggiungere gli obiettivi dichiarati in un tempo utile, considerate le previsioni di tutte le voci più autorevoli, nazionali e non, sui flussi di merci. E’ pericolosa, molto costosa, con modalità di realizzazione che sono improntate allo strapotere delle lobbies cementizie e della speculazione finanziaria. È un’opera controproducente, insomma, oltre che paesisticamente deturpante, in una delle più belle zone dell’intera Europa per paesaggio e qualità ambientale.
AMBIENTE E TERRITORIO
I Comunisti Italiani sono contrari alla costruzione del secondo inceneritore perché:
Nel quadro del trattamento del ciclo dei rifiuti la Provincia deve: § incrementare la raccolta differenziata e adottare metodi che premino i cittadini virtuosi; § favorire la riduzione dei rifiuti in orginea e adottanre politiche di incentivi per le aziende che utilizzano imballi ridotti e di materiali riciclabili; § incentivare il riutilizzo dei contenitori in plastica e vetro; § assicurare il controllo democratico e la gestione pubblica dell’intera filiera dei rifiuti; § applicare le nuove tecnologie nello smaltimento dei rifiuti e in particolare la gassificazione e il trattamento meccanico biologico, che già oggi garantiscono un minor impatto ambientale rispetto agli inceneritori.
I Comunisti Italiani non condividono il metodo d’imperio utilizzato per definire il tracciato della Tangenziale Est, che considerano opera di pura speculazione, che deturperebbe in maniera grave, irrecuperabile, ambienti e territori unici con una realizzazione a ben guardare inutile. La Provincia dovrà garantire un maggior coinvolgimento dei Comuni, ascoltando anche le proposte dei Comitati di Cittadini, al fine di pervenire alle soluzioni che siano al contempo meno onerose per i bilanci pubblici e meno impattanti dal punto di vista ambientale. Nel quadro delle politiche per lo svecchiamento, la messa in sicurezza degli edifici e per sviluppare la compatibilità e la sostenibilità ambientale è utile installare e favorire l’installazione di pannelli fotovoltaici in tutte le scuole ove questo è possibile, per rendere i siti scolastici il più autosufficienti possibile per gli aspetti di approvvigionamento energetico ed è ormai improcrastinabile il completamento di tutte le bonifiche necessarie a rimuovere definitivamente materiali edilizi dannosi, come l’amianto. La tutela della fauna selvatica e degli animali domestici sono valori etici ed ecologici, oltre che finalmente anche normativi, ben presenti e considerati importanti dai cittadini. La Provincia sarà quindi impegnata in azioni strutturali e sul territorio, affinché il rapporto con gli animali sia il più solidale e meno conflittuale possibile. La Provincia quindi dovrà: § garantire una politica faunistico-venatoria pienamente rispondente ai principi e alle disposizioni delle leggi quadro sulla caccia n.157/92 e sui parchi n.394/91; § programmare e coordinare gli interventi di tutela, recupero e cura della fauna selvatica; § coordinare i piccoli e medi Comuni per l’applicazione della legge regionale per la tutela degli animali d’affezione, la prevenzione del randagismo e la realizzazione di Aree Verdi destinate agli amici a quattro zampe; § realizzare e diffondere programmi informativi ed educativi sulla conoscenza ed il rispetto degli animali; § realizzre un Report annuale sullo “Stato degli animali nella Provincia” con dati statistici e tecnico-scientifici; § sostenere il Volontariato, con un continuo dialogo con l’Associazionismo.
Le politiche scellerate dell’attuale governo hanno recato danni gravissimi nei settori più disparati e costituiscono un gravissimo pericolo per il Paese sotto molteplici aspetti, dalla Scuola alla Formazione, all’Università, alla Ricerca, per le politiche della Cultura, per le politiche del Lavoro, per la Giustizia, la Sanità, il Welfare, per le politiche internazionali e su quelle per lo sviluppo e l’utilizzo del Territorio, Il governo di centrodestra appoggia e attua una progettualità tutta tesa alla realizzazione delle cosiddette “grandi opere”, come qui in Piemonte la TAV, che di fatto potrebbe distruggere la Val di Susa e la nuova progettualità – operativa – sulle centrali nucleari e non è tutto! Anche il Ministero dell’Ambiente, come quello dei Beni Culturali si allineano a questa politica con un sostanziale silenzio assordante. La via perseguita, poi, nei fatti rende morta ogni strada di confronto e di discussione sia con le forme di democrazia partecipativa, sia con i movimenti spontanei, espressioni autentiche delle popolazioni sui territori. Questa visione industrialista dello sviluppo è, a ben guardare pure quella del fronte democratico moderato, pur rappresentato in Parlamento, ma che nei fatti non svolge alcuna efficace opposizione. Infatti, localmente, con una organizzazione del consenso di stampo paternalistico-borghese, sostanzialmente iperliberista, anche il PD e i suoi alleati lavorano per l’attuazione di queste cosiddette “grandi opere” a tutto beneficio dei poteri forti e della finanza e a scapito delle popolazioni, dei lavoratori, dei più deboli in tutti i sensi. La frammentazione del centrosinistra dell’Unione prima e del fallito Arcobaleno poi, nel concreto, è da leggere pure per la sostanza di questi complessi argomenti, che rappresentano nel loro complesso uno dei cardini del presente e del futuro del Paese. “L’ambientalismo del fare”, tanto strombazzato come la panacea di molti mali, è di fatto organico a precise logiche di mercato, specie a livello locale e risponde a ideologie dominanti di tipo economicistico-speculativo; è un compromesso meschino che gioca su un controsenso equivoco e colpevole. Nella Provincia di Torino, come altrove, assistiamo a scelte perverse, che sfruttano il territorio nella pratica vera e propria della sua stessa rapina, della sua trasfigurazione e distruzione. La Provincia dovrà attuare politiche attive per la difesa del suolo e della sua integrità. E’ necessario invertire la rotta rispetto al passato durante il quale abbiamo assistito a scelte perverse che hanno sfruttato malamente il territorio. Tra centrodestra e centrosinistra, noi pensiamo, le differenze sono sparite a favore della sola cultura del pensiero unico, quella del consumo del suolo e dello sfruttamento a tutti i costi; costi regolarmente pagati dai cittadini, beninteso… La crisi finanziaria ed economica, nonché industriale, che è tutta da imputare proprio alle malefatte dell’iperliberismo internazionale e locale non induce però a scelte più responsabili, il contrario! Questa crisi “costringe” il PD e i suoi alleati, esattamente come il centrodestra, ad accelerare e intensificare in maniera esasperata e quanto mai pericolosa lo sfruttamento devastante del territorio e questo è confermato dalle numerose decisioni governative e dagli indirizzi amministrativi locali presi recentemente in questo senso; siamo all’ecobusiness che si mimetizza nel mondo ambientalista per far denaro e costruire consenso in perfetta mala fede! Anche le politiche di stretta finanziaria e di demagogica e delinquenziale detassazione (ICI) favoriscono di fatto il mercato speculativo, inducendo gli Amministratori locali a far mercato, e cassa fittizia, diremmo virtuale, del consumo di territorio. Gli speculatori e i loro agenti-assessori, infischiandosene degli Elettori e delle istanze di rappresentatività, dominano - e hanno già dominato - diversi contesti, con o senza l’organizzazione pilotata del consenso e con le azioni di comunicazione ben finanziate e affidate ad Agenzie di Comunicazione create e scelte ad hoc; anche l’organizzazione del consenso è una voce attiva del bilancio di Lor Signori in un quadro di sistema che se ne infischia del bene comune e privilegia i profitti dei singoli! È necessario un cambiamento di direzione netto; queste elezioni amministrative, come quelle Europee, possono costituire proprio questo. I Comunisti Italiani si candidano al Governo della Provincia per essere davvero una garanzia contro lo sfruttamento devastante del territorio, devastazione del territorio voluta da molte decisioni governative che inducono gli Amministratori locali a far cassa col consumo di territorio. Le politiche della Provincia di Torino devono affrontare in maniera puntuale e complessiva al tempo stesso sia le situazioni più episodiche, sia i grandi temi, come la TAV e la gestione delle risorse naturali ed energetiche, non come emergenze o capitoli di un freddo manuale di procedura amministrativa, ma all’interno di una programmazione più ampia volta al progresso e al miglioramento delle condizioni di vita. Sono da condannare senza esitazioni le continue iniziative di stampo neoliberista volte alla sostanziale permanente contrattazione coinvolta e connivente con le forze economiche, finanziarie e imprenditoriali che non generano altro che disagi concreti, danni irreversibili. In tutta Italia non mancano le risposte concrete, i fenomeni più o meno estesi, ma numerosi, di resistenza a questi fenomeni; è un movimento complessivo di lotte fortemente analoghe, dalla Scuola, al Lavoro, ai Diritti, alla salvaguardia del territorio. Ovunque, malgrado l’essere di fatto mortificati e il sentirsi sostanzialmente non rappresentati, i cittadini più attenti, responsabili e colpiti da questa crisi materiale e di valori non sono disposti a farsi annientare da chi crede di poter dominare o da chi crede, come i settori moderati della “sinistra di centro”, di farci adeguare al compromesso. Noi, i Comunisti Italiani, intendiamo dare una risposta ed essere voce per questa parte del Paese, che esiste, è forte e si muove con decisa responsabilità e autentica democrazia. È possibile costituire uno schieramento realmente alternativo, che è naturalmente propenso alle collaborazioni e fermamente contrario ai compromessi: uno schieramento alternativo che rifugga la spartizione del potere e dei suoi benefici per pochi, per un programma e per degli obiettivi non rinunciabili, rappresentati da proposte lontane dalle metodologie di potere correnti, un programma costituito da proposte che si identificano con il reale controllo democratico dei residenti e dei cittadini tutti, sulla partecipazione reale e non pilotata preventivamente a beneficio di pochi e a questo - su questo - intendiamo condizionare e scegliere i nostri candidati che si impegnano a sostenere e condurre questi semplici punti:
Nello specifico le politiche della Provincia di Torino devono affrontare in maniera puntuale e complessiva al tempo stesso, sulla base dei principi esposti, sia le situazioni più episodiche, sia i grandi temi, come la TAV e la gestione delle risorse naturali ed energetiche, non come emergenze o capitoli di un freddo manuale di procedura amministrativa, pena la debolezza e la nocività della direzione pubblica, che noi non solo difendiamo, ma che intendiamo rilanciare, a partire dalle scelte per le politiche del territorio. Questo significa che sono da condannare senza esitazioni le continue iniziative di stampo neoliberista volte alla sostanziale permanente contrattazione coinvolta e connivente con le forze economiche, finanziarie e imprenditoriali che non generano altro che disagi concreti, danni irreversibili diffusi. In questo contesto, come abbiamo spiegato, noi consideriamo pure la realizzazione della tangenziale est. Queste emergenze sono gestite, di solito, con grandi operazioni addomesticate di comunicazione e di falsa partecipazione e con questo ci riferiamo, non in maniera esaustiva, a innumerevoli edificazioni speculative in territori di pregio ambientale e paesaggistico, al fatto che tali edificazioni siano andate contro lo spirito delle leggi regionali e nazionali di governo del territorio e spesso anche in barba ai regolamenti stessi, in grazia di procedure illegittime, spesso prontamente e inopportunamente ”aiutate” con debite varianti e “sanatorie”. Siamo poi convinti, nel medesimo spirito, che la non efficacia e operatività della normativa vigente riaffermi il ruolo essenzialmente retorico svolto dalle condizioni normative strutturali attuate, in quanto sono di fatto rimaste generiche e non realizzate affermazioni di falso principio. L’Amministrazione provinciale, in materia di salvaguardia ambientale, territoriale, paesaggistica e per la gestione delle risorse energetiche, come per molte e varie differenti esigenze, deve valersi effettivamente delle istanze interistituzionali esistenti nella prospettiva di una armonizzazione delle politiche e di un’affermazione della partecipazione reale dei cittadini residenti e utenti a vari riguardi del proprio territorio amministrato. È necessario colmare il gap di pianificazione esistente per la gestione dei rifiuti e delle attività connesse, anche estrattive, in relazione alle realizzazioni di ogni tipo di grandi opere. Si deve ricominciare nel concreto a considerare il territorio agrario per il suo effettivo, insostituibile ruolo specifico, evitando aberrazioni, purtroppo già avvenute diffusamente con un terribile consumo di suolo, che hanno fatto divenir “normale” il concetto, ripetiamo, aberrante, che il terreno agricolo sia uno spazio “non qualificato” in attesa di “ottimi offerenti”; spesso il suolo agrario oggetto di speculazione cementizia, e recentemente, in Italia, inoltre, viene modificato in maniera non programmata nei sui caratteri essenziali per essere riconvertito in funzione delle esigenze dei termovalorizzatori e per la produzione di colture destinate a produrre biomassa. Mancano, o sono carenti i condizionamenti legislativi necessari per salvaguardare ogni tipo di recupero e conservazione dei paesaggi rurali tradizionali. A questo riguardo, come ad altri, è necessario stabilire nuove priorità nella pianificazione territoriale, ambientale e paesaggistica, che non siano disgiunte dalle politiche produttive e dai principi etici e civili ai quali ci rifacciamo. Queste priorità non devono essere oggetto di “varianti” di alcuna sorta se non dopo lungo e partecipato iter democratico, ripetiamo, anche sovraterritoriale e comunque scevro da ogni visione speculatrice. L’Italia e il Piemonte, e con esso la Provincia di Torino, sono stati governati spesso da orientamenti del tutto differenti, non ostante ripetuti appelli e ogni sforzo di partecipazione; ora si rischia, con una politica liberista che non tocca i termini della cosiddetta alternanza, di restare nella subalternità più completa alle decisioni imposte, di stampo privatistico, sostanzialmente non verificabili in relazione a costi e benefici per i cittadini, residenti e utenti. Il caso TAV è in questo senso emblematico in maniera tragica e negativamente condizionante per il futuro del nostro territorio. Allora noi Comunisti Italiani, con le Forze Politiche e Sociali, le Associazioni, i Comitati, i Cittadini più responsabili, vogliamo impegnare gli Enti locali in questo senso e dotarli di norme; vogliamo prendere netta posizione per rivedere nel profondo tali scellerati progetti di densificazione del territorio, scempio del patrimonio naturale e sociale, arremba del denaro sulla vita. Il governo delle aree metropolitane e provinciali riflette altresì quello delle città, dove la situazione generale della qualità della vita peggiora di giorno in giorno, dove per favorire la rendita fondiaria si saccheggia il bene comune, a partire dal territorio, per proseguire con le risorse, come l’acqua e i servizi pubblici. Si favoriscono allora cattive realizzazioni: cementificazioni del tutto inutili, sempre costose e spesso inefficaci, oltre che mal realizzate, a scapito del verde urbano il tasso di inquinamento atmosferico che cresce a dismisura, (a Torino è uno dei più alti d’Italia). Si lasciano in fondo alla lista delle priorità problemi primari, come l’emergenza abitativa, la sicurezza sociale che viene dalla garanzia del lavoro e si mette al primo posto la redditività economica, per pochi, di quello che dovrebbe rimanere bene comune; anche il piano dei trasporti e della mobilità cittadina è sottoposto alla legge del profitto privato e la sosta dei veicoli è stata mercificata, con la protezione delle sanzioni più esasperate e antipopolari. Anziché contrastare i fenomeni di progressivo impoverimento di crescenti fasce di popolazione, si preferisce sanzionare i più deboli; non si affronta in modo adeguato il tema dell’immigrazione, creando disuguaglianze e conflitti. L’attività politica ed amministrativa dei Comunisti in Consiglio Provinciale sarà indirizzata a mettere all’ordine del giorno l’emergenza abitativa, la sicurezza sociale che viene dalla garanzia del lavoro. Intendiamo sostenere e attuare una nuova stagione, veramente alternativa di Politiche di gestione del territorio urbano, metropolitano, provinciale che salvaguardino davvero gli interessi della salute e della vivibilità dei cittadini, in armonia con i cittadini utenti e crediamo che il profitto di pochi non possa e non debba sostituirsi a nulla; i cittadini sono i padroni, non già le caste, politiche o finanziarie, che dirigono l'attuale andazzo, fondato sistematicamente sull'arroganza e sul non ascolto. Non abbiamo proprio bisogno né di podestà, né di commissari provinciali agenti per conto dei costruttori… Le problematiche energetiche attraversano la vita e l’esistenza quotidiana di tutti i cittadini italiani, e dei piemontesi in particolare. Anche per queste problematiche è necessaria un’azione in controtendenza, anche radicale. La politica di gestione dei rifiuti è tuttora proiettata nella programmazione di inceneritori: a questo riguardo i Comunisti Italiani dichiarano la propria netta contrarietà, e denunciano il permanere di poche e sostanzialmente carenti azioni per il compostaggio e il riciclaggio programmato, la riduzione a monte dei rifiuti, la raccolta porta a porta e gli impianti di trattamento a freddo. Le politiche di programmazione degli impianti di produzione di energia elettrica ottenuta attraverso l’uso di combustibili fossili (petrolio e metano) e le relative autorizzazioni devono tendere a ridurre al minimo l’impiego di combustibili fossili stessi e, nei casi in cui il loro uso non sia sostituibile, massimizzarne il rendimento. È fondamentale la preparazione e l’attuazione un serio e aggiornato piano energetico, di approccio sistemico e non settoriale, che concorra e non attenti alle politiche di tutela del patrimonio territoriale, che sia predisposto pure sotto l’aspetto urbanistico, paesaggistico, ambientale e sanitario, al fine primario di contenerne e diminuirne l’impatto globale sui territori.. Si rifiuta, stante le presenti condizioni speculative, tecniche e tecnologiche dell’effettivo stato dell’arte, ogni realizzazione di centrali nucleari, del tutto volta, nel concreto, a dilapidare risorse in maniera pericolosa e senza soluzioni attendibili per il problema dello smaltimento delle scorie radioattive. Va però incentivata, sostenuta e sviluppata la ricerca scientifica in questo senso, per il conseguimento delle conoscenze e la possibilità di realizzazione futura di sfruttamento dell’energia nucleare in condizioni sicure, attualmente non realizzabili. Dovranno quindi essere riviste non solo a livello provinciale, quelle autorizzazione dei casi ove non se ne abbia valutato preventivamente la sicurezza e si rende necessaria una moratoria sulla localizzazione di nuovi impianti e una valutazione partecipata, prendendo in considerazione il ciclo integrale dell’energia. I Comunisti Italiani lanciano la costituzione di una concentrazione di forze solidali, anche ambientaliste, disposte a combattere insieme per il miglioramento delle condizioni ambientali, per la difesa del territorio, per una alternativa reale e radicale dell’amministrazione pubblica, per un più corretto e efficace rapporto fra cittadinanza e istituzioni, nella Provincia di Torino, come ovunque ciò sarà possibile. Ognuna di queste forze solidali è destinata a mantenere la sua specificità all’interno di tale concentrazione, ma converge su un programma comune e s’impegna a rispettarlo e a praticarlo insieme con le altre nella fase post-elettorale, di governo, come di opposizione, praticando forme pianificate di decisione. Un buon programma politico non può non incontrarsi con tutte quelle forme di solidarismo e di progresso che fanno parte anch’esse degli orientamenti più avanzati e civili del Popolo Italiano. Per questo motivo elezioni amministrative ed elezioni europee vanno tenute questa volta all’interno del medesimo ragionamento e in funzione dei medesimi obiettivi. Esiste infatti una relazione stretta fra politiche europee per l’ambiente, come per i servizi e per tutte le forme di vita civile, nonché per la gestione amministrativa e locale del territorio.
(Partito dei Comunisti Italiani, Federazione provinciale di Torino, maggio 2009)
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