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Sinistra Arcobaleno - Elezioni  2008                                                                                                                                                                                       
 


 

Veltroni-Sinistra è confronto acceso

 

di Ma.Bo.,  

 

Veltroni-Sinistra, 蠣onfronto accesoNon potevano che risentirsi gli esponenti dell'ex Sinistra Arcobaleno ad ascoltare le parole di Walter Veltroni, scattando sull'attenti della difesa e del contrattacco. Come un sol uomo. Già, perché il segretario democratico, lo stesso che pochi giorni fa si è visto con Franco Giordano per discutere di assi e convergenze anti-Berlusconi, non ha certo usato i guanti per trattare la questione della caduta del governo Prodi. Nell'intervento all'assemblea costituente, infatti, ha parlato della crisi di gennaio "non come di un incidente di percorso" bensì "del riproporsi per la seconda volta in un decennio e in forme se possibile ancora più gravi del '98, di una rottura strategica con Rifondazione Comunista e le altre forze che hanno dato vita alla Sinistra Arcobaleno". Questa volta, poi ha specificato, "in un contesto di disperante frammentazione che ha segnato tutta la legislatura". Un colpo dritto verso quelli che furono gli alleati di governo che sembra confermato dalle parole successive. Al di là dei consigli dati "con franchezza" e "in ragione di una lunga amicizia", Veltroni ha infatti specificato di guardare "con attenzione e interesse al dibattito interno", augurandosi però che queste stesse forze "lascino alle loro spalle l'idea di altri tempi del partito di lotta e di governo". Perché? Perché "quando si sta al governo si governa. E l'unica lotta che è ammissibile, e anzi augurabile, è quella contro i problemi del paese. In ogni caso non si lotta contro il governo del quale si fa parte".

Dunque il giudizio storico è senza appello, senza clemenza. Per tanto non stupisce la pronta risposta dei diretti interessati, in particolare di Rifondazione comunista chiamata esplicitamente in causa nel passaggio sul 1998. Per Giordano le affermazioni di Veltroni sono "contro ogni evidenza" e rivelano come il leader Pd "continua a coltivare il progetto di imporre al paese una formula bipartitica, adoperando ancora la forzatura della legge elettorale". Un piano bocciato dall'ex segretario che lo definisce non solo "sciagurato" ma espressione di "quella strategia che ha consegnato il paese alla destra". Sul fronte di un'opposizione dura e pura promessa da Veltroni, Giordano non è ottimista: "mi pare oscilli tra un'acritica apertura di credito a Berlusconi e un antiberlusconismo personalizzato". Una sfiducia che nasce dal fatto che l'antagonismo all'esecutivo delle destre si deve concentrare sulla materia economica, prescindendo dalla quale, ha sottolineato l'ex segretario, questa stessa azione risulta nella migliore delle ipotesi "impossibile" e, nella peggiore, addirittura "farsesca".
Anche Paolo Ferrero, che nel partito è primo firmatario della mozione alternativa a quella di Vendola e dei cosiddetti bertinottiani, fra cui si annovera lo stesso Giordano, non si tira indietro. Alla caduta del governo Prodi, infatti, anche Veltroni avrebbe contribuito e, a testimonianza, cita qualche esempio: "le elezioni primarie", il rifiuto di "qualsiasi riforma del sistema elettorale per via parlamentare e in senso proporzionalistico" e, infine, il famoso discorso di Orvieto, quello dell'andremo da soli, che Ferrero non stenta a definire "arrogante". In sostanza tutta l'autocritica su ciò che è stata la maggioranza a Palazzo Chigi sembra riducibile, agli occhi dell'ex ministro di Rifondazione, a "lacrime di coccodrillo". Rifiutato, poi, qualsiasi consiglio su come svolgere il confronto congressuale che impegnerà il Prc a luglio e su quale strategia politica attuare: sul tema del partito di lotta e di governo, Veltroni non ha voce in capitolo perché "grazie a Dio, il futuro e le scelte del Prc le decideranno gli iscritti e le iscritte al nostro partito". Dovrebbe, suggerisce Ferrero, "stare tranquillo", proprio lui "che di partiti comunisti ha già contribuito di buona lena a scioglierne e distruggerne uno bello grande, il Pci, non riuscirà a sciogliere il secondo, il Prc". Sul tema dell'opposizione e della mobilitazione in ottobre, lanciate dal segretario, l'ex ministro specifica che "manifestare contro il governo è un bene" ma al contempo "bisogna cominciare a fare l'opposizione". La stessa, ha aggiunto Claudio Grassi, ex senatore rifondarolo e cofirmatario della mozione Ferrero, che "fino ad ora non abbiamo visto né in Parlamento né nel paese".

Per Oliviero Diliberto, segretario del PdCi, Veltroni "mente sapendo di mentire", perché "è stata la nascita del Pd a far cadere Prodi". Quanto all'appuntamento di piazza proposto in autunno, Diliberto ha sottolineato che "le manifestazioni non si fanno ad orologeria", ma "quando ci sono le misure inique da contrastare".

Ironica la reazione di Fabio Mussi. "Ho visto che il Partito democratico ha scoperto Berlusconi. Sono tanto contento per una tale prova d'intelligenza da parte di un partito così giovane", ha detto il leader di Sd, aggiungendo come ora "se riesce a svelare anche il segreto dell' acqua calda vince il Nobel". (AprileOnline 20 giugno 2008)


Dalla relazione di Walter Veltroni all'Assemblea Nazionale del Pd (20/6/2008), il passaggio sulla sinistra:

«E' vero: una parte del risultato positivo del Partito Democratico è il frutto della dimostrata capacità di attrazione di elettori che nel 2006 avevano votato per Rifondazione o le altre forze che hanno poi dato vita alla Sinistra Arcobaleno.
Ma non si tratta, a ben guardare, di un gioco a somma zero, di una mera partita di giro: si tratta della dimostrazione, politicamente assai rilevante, che per molti elettori di sinistra, al contrario di una parte dei gruppi dirigenti di quei partiti, la politica non può mettere tra parentesi la questione del governo e ridursi ad un esercizio di rappresentazione identitaria.
E invece si legge nel documento proposto da Claudio Fava alla riflessione di Sinistra Democratica: "Siamo stati puniti per gli esiti deludenti dell'azione del governo Prodi". Parole simili riecheggiano nel dibattito interno a Rifondazione comunista e alle altre forze che avevano dato vita alla Sinistra Arcobaleno.
Noi pensiamo, al contrario, che il governo Prodi abbia realizzato risultati straordinari per il Paese: dal risanamento finanziario, riassunto nella revoca, da parte della Commissione europea, della procedura di infrazione del patto di stabilità, avviata contro l'Italia dopo il fallimento della politica economica di Tremonti; alla politica estera e di difesa, con l'accresciuto prestigio dell'Italia nel mondo.
Il problema del governo Prodi, il fattore che ne ha minato alle fondamenta la credibilità, è stato il carattere frammentario e rissoso della coalizione dell'Unione: è stata l'Unione a indebolire il governo e non il governo a deludere gli elettori dell'Unione. Un chiarimento su questo punto è indispensabile, non per puntiglio storico, ma per ragionare sul futuro.
Le forze che avevano dato vita alla Sinistra Arcobaleno sono ora alle prese con una riflessione e un dibattito interno che rispettiamo e al quale guardiamo con attenzione e interesse. Ci auguriamo, lo dico con la franchezza che credo possiamo permetterci, in ragione di una lunga amicizia con molti tra i loro dirigenti e militanti, che queste forze lascino alle loro spalle l'idea di altri tempi del "partito di lotta e di governo".
Quando si sta al governo si governa. E l'unica lotta che è ammissibile - e anzi augurabile - è quella contro i problemi del Paese. In ogni caso, non si lotta contro il governo del quale si fa parte.
I risultati elettorali dei quartieri o dei distretti industriali sono lì a dimostrare che è proprio tra gli operai che il divorzio della Sinistra Arcobaleno col governo ha incontrato il rifiuto più netto.
Divorziando, per la seconda volta, dal governo, i gruppi dirigenti dei partiti della Sinistra Arcobaleno hanno finito per divorziare dalla parte prevalente del loro stesso elettorato, che ha disertato le urne o ha votato il PD, pur tra dubbi e riserve, proprio per la credibilità della proposta di governo che noi abbiamo saputo mettere in campo».
 

Una sinistra senza anima non vince

 

La  dura sconfitta che abbiamo subito è indiscutibile. Il popolo italiano ha detto che una sinistra senza anima non è una sinistra.

E ha detto anche che una sinistra senza una netta collocazione di classe al governo o all'opposizione è una sinistra fuori dalla storia. Appunto non è una sinistra.

Gli stessi processi di unità, pur necessari, non possono subire accelerazioni se non maturi e costruiti con una grande partecipazione democratica dal basso.Unità non può significare umiliazione e mortificazione della storia di migliaia di militanti. Non può significare cancellazione di bandiere e simboli che sono carne stessa di un popolo che ha vissuto e vive la lotta per la trasformazione della società come l'unica lotta per la quale vale la pena vivere. Per molti compagni questo è avvenuto.

Come per altri la delusione degli atti di governo si è trasformata in astensione o protesta. La stessa rottura a sinistra operata  lucidamente da Veltroni non ha ricevuto una risposta adeguata, come si diceva di classe. Ora,grazie a Veltroni e ai nostri limiti, forse ai nostri errori, si è consegnato senza combattere il Paese a Bossi e Berlusconi.

Per la prima volta nella nostra storia non siedono in Parlamento rappresentanti della sinistra. Non ci sono i comunisti. Da qui bisogna ripartire.I l dramma della crisi economica è già dentro casa. Senza i comunisti questo dramma può sfociare in una strage sociale a cui si apprestano nuovo governo di destra e Confindustria.

Da oggi parte la ricostruzione su un netto terreno di classe di una forza di sinistra che non abbia vergogna dei simboli storici del lavoro e della lotta allo sfruttamento, la falce e il martello. La sconfitta è amara. È come una caduta. Ma se ci si rialza subito è buon segno. E i comunisti sono già in piedi per riprendere il cammino con più forza, più orgoglio,più determinazione di prima.

Al lavoro e alla lotta cari compagni.( La Rinascita online17 aprile 2008)

 

 Il comunismo tendenza culturale???


Quella comunista in futuro sara' soltanto "una tendenza culturale" all'interno della Sinistra arcobaleno. Fausto Bertinotti fa il punto, in una videochat sulla Stampa.it, su futuro della nuova formazione di sinistra, la Sinistra l'Arcobaleno, che ha riunito Prc, Pdci, Verdi e Sd. "Stiamo lavorando per ottenere un risultato elettorale incoraggiante - spiega Bertinotti, ma in ogni caso l'Italia ha bisogno di una sinistra, di una sinistra del futuro. E io immagino un soggetto unico, democratico e partecipato, fondato come un'organizzazione politica  unitaria con le sue regole, una sua democrazia, un suo gruppo dirigente". "Questa Sinistra arcobaleno - continua Bertinotti - dovra' essere innovativa anche nelle forme, abbandonando leaderismo e personalizzazione, secondo un principio di collegialita'. In ogni caso, spezzando la logica verticistica del leader e dando luogo a una costruzione della partecipazione, oppure non vive". All'interno di questo soggetto unitario, dice il candidato premier di Sa, "ci saranno tendenze politico-culturali: vivra' la tendenza comunista, quella ecologista, quella femminista; fintanto che non si costruiranno nuove tendenze. Ma ripeto, tendenze culturali e un solo soggetto politico, unitario e plurale". (Riscossa rossa 8 aprile 2008)
 

 Iniziative unitarie di campagna elettorale

 

VENERDI' 4 aprile h. 13.00/14.30 Mirafiori Porta 2 cso Tazzoli Oliviero Diliberto (sez FIAT)

VENERDI' 4 aprile registraz Videogruppo 19.30/20.00 Oliviero Diliberto)

 VENERDI' 4 aprile h. 20.30 via Berthollet 25 Oliviero Diliberto (sez San Salvario)

SABATO 5 aprile h 10/12 cso Palestro ang via Garibaldi Oliviero Diliberto (sez Centro)

SABATO 5 aprile h ore 17.30 Piazza Umberto 1 Orbassano Oliviero Diliberto

DOMENICA 6 aprile  alle ore 10 Mirfiori Sud  via Negarville 30 Oliviero Diliberto

 DOMENICA 6 aprile  dalle ore 15 alle ore 19 Piazza Govean  (Via Madama Cristina) Torino

 

 

   Elettorato precario

di Emiliano Sbaraglia

Elettorato precarioLa tappa del tour di Veltroni arriva in Piazza della Vittoria a Pavia, da dove il leader del Pd, dopo aver incassato con entusiasmo l'iscrizione al suo partito del Conte Luchino Dal Verme, comandante partigiano di 96 anni che dal palco annuncia la propria adesione, continua ad affrontare i temi più caldi di questa atipica, e in alcuni tratti confusa, campagna elettorale.

Precariato/1 -Torna così prepotentemente alla ribalta la questione del precariato, sul quale Veltroni si sbilancia con una promessa forte: se il Pd vincerà le elezioni il suo primo provvedimento in Consiglio dei ministri sarà un disegno di legge che istituisce il compenso minimo garantito; una legge "già esistente in 23 Paesi europei su 27 -sono le sue parole-, e che non si capisce perché da noi non si possa fare".
Il leader Pd raccoglie l'assist offertogli da uno striscione tenuto bene in evidenza davanti a lui da alcuni ragazzi, che prende spunto dalla a dir poco inelegante uscita berlusconiana, goffamente travestita da battuta umoristica sul tema. Lo striscione recita: "Siamo precari, cerchiamo milionari da sposare"; e per un asso della comunicazione pubblica, come Veltroni viene da (quasi) tutti considerato, al di là di convinzioni e posizioni politiche, recuperare l'argomento per segnare un punto a suo favore è gioco da ragazzi. "Nella vita va bene un po' di umorismo, ma su certe cose non si può scherzare. Anche perché quella battuta è arrivata il giorno dopo in cui a Torino un uomo si è impiccato perché aveva perso il lavoro. Ci sono drammi sociali su cui non si possono fare battute". Quindi il passaggio sull'attuale situazione: "In Italia ci sono centinaia di migliaia di ragazzi che non solo vivono con poche centinaia di euro, ma che sono senza futuro. Arrivano a 35 anni che non sono riusciti a mettere neanche una pietra del loro futuro".

Da qui il segretario Pd arriva a citare la costituzione statunitense, laddove viene espresso come "diritto" il concetto di felicità: "Felicità è solo condivisione, e lo Stato deve creare le condizioni affinché i cittadini possano aspirare ad essere felici, sereni. Questo non può però certo avvenire in una condizione di precarietà che è il più grande problema del nostro Paese e che sarà il primo tema che affronteremo al primo consiglio dei ministri: vareremo un provvedimento -ribadisce ancora Veltroni -per un compenso minimo legale per i giovani di 1.000/1.100 euro". Il tutto perché "la lotta alla precarietà è come la lotta allo sfruttamento operaio dell'Ottocento, è lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo". Tra una suggestione americana e l'altra, per quanto riguarda il tema del lavoro anche Veltroni confessa di avere un sogno: "Il mio sogno è avere uno Stato in cui non si senta più la frase che adesso viene pronunciata più spesso, "Io conosco uno che...". Questa frase significa che il mondo si divide in due, fra quelli che conoscono e quelli che non conoscono, e questo è inaccettabile. Uno deve avere i propri diritti riconosciuti anche se non conosce nessuno". Fino ad ora, nel nostro paese, si è appunto trattato di un sogno.

Precariato/2 -Ma non è stato soltanto Veltroni ad occuparsi di precariato in questa giornata.
Dalla Sinistra Arcobaleno viene infatti promossa una campagna di comunicazione a dir poco particolare, se non apertamente provocatoria, attraverso una serie di proposte per la prossima legislatura contro la precarietà e nel segno dei diritti civili e dell'ecologia, per una iniziativa "giovane" che vuole confrontarsi anche con gli under 30 di Pd e Pdl.
"Siamo quelli che vogliono evitare che i giovani italiani siano perdenti in questa lotteria elettorale", ha spiegato il capolista di SA in Campania, Arturo Scotto, lanciando il guanto di sfida ai suoi coetanei di Pd e Pdl "un po' marketing, un po' Ogm". "Sarebbe bello confrontarsi con loro per vedere se è possibile lanciare iniziative comuni sul terreno di una maggiore attenzione per i giovani. A rincarare la dose il portavoce dei Giovani comunisti, Federico Tomasello: "Siamo la prima generazione che ha un'aspettativa di vita peggiore dei propri padri, la cui cifra esistenziale è la precarietà".

A sensibilizzare sulla condizione giovanile irrompono le dichiarazioni di Vladimir Luxuria, che come è sua consuetudine non le manda certo a dire. Insieme a Francesco Caruso ("la distribuzione di preservativi e cartine anche dentro Montecitorio è una provocazione per mandare un messaggio di libertà, a fronte di ladri che distribuiscono cene e mazzette al Sud ma non solo"), per non far "carcerizzare una generazione per qualche grammo di fumo", Luxuria prima si rende protagonista a Montecitorio di una generosa distribuzione di preservativi e cartine, ricordando come "il 25% per cento dei giovani tra i 14 e i 35 ani fa uso abituale di cannabis, mentre le grandi organizzazioni criminali continuano ad arricchirsi impunemente, producendo mercato illegale". Ecco perché il messaggio lanciato ai ragazzi è "autocoltivazione contro tutte le mafie".

Poi il parlamentare Prc, ricandidatosi, torna a parlare dell'emergenza occupazionale, in virtù della quale "più del 60% dei giovani non pensano a costruirsi una nuova famiglia, ma restano in quella di origine. Sono i cosiddetti "bamboccioni". Solo che lo fanno non perché non vogliono, ma perché non hanno la sicurezza dello stipendio". Ecco perché "non bastano le proposte del Pd di mille euro al mese: perché i giovani si chiedono non solo quanto guadagnano, ma anche per quanto tempo".
Per questo Sinistra Arcobaleno si batte contro il precariato, che Luxuria definisce "il vero preservativo della famiglia: siamo noi quelli che credono veramente nella famiglia, intendendo per famiglia qualsiasi nucleo affettivo".

La battaglia per la sicurezza sul lavoro viene invece rilanciata da Ciro Argentino (operaio capolista in Piemonte al posto di Diliberto), che ragiona intorno a un "conflitto sociale che vede più morti sul lavoro che nelle guerre dell'area medio orientale"; un conflitto che va portato "nella società", aggiunge Argentino. A fronte di "padroni che dicono che rispettano le leggi",c'è bisogno di una "lotta contro ogni forma di precarietà, per la libertà delle donne, la tutela dell'ambiente, l'accesso dei saperi, il diritto alla casa, l'antiproibizionismo e la lotta alle mafie: tutti temi che riguardano la nostra generazione".

Reazioni -Le reazioni alla iniziativa di SA non sono mancate, soprattutto negli ambienti di area cattolica di centro e di destra.
"È incredibile che sia consentito di tenere in sedi istituzionali come la Camera dei deputati squallide conferenze stampa come quella che ha visto protagonisti i deputati Caruso e Luxuria, con preservativi e cartine al seguito". Dichiara ad esempio in una nota il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonté. "Per cinque anni -aggiunge- la Camera è stata ostaggio di personaggi che non potrebbero fare nemmeno le comparse al circo Togni: le loro continue offese al pudore, al prestigio di Montecitorio, ai valori italiani e cristiani certificano un'ignoranza che li rende incompatibili con nuovi mandati istituzionali".
Considerazioni non propriamente sommesse, alle quali fanno eco subito quelle di Mario BAccini, candidato a Roma per la Rosa Bianca. "Da sinistra l'ennesimo gesto che vilipende le istituzioni. Mi sento offeso due volte: come italiano e come cattolico -afferma Baccini-. Trovo inaccettabile che Caruso, Luxuria e altri, sotto l'egida dei comunisti arcobaleno, utilizzino una sede alta come la Camera dei Deputati come locale di distribuzione di preservativi e per una impropria propaganda pro droga libera".

PD e SA in campo, dunque, per riscontrare punti d'incontro su alcuni argomenti della campagna elettorale, seppure condotti ed espressi in modi ben diversi tra loro.
D'altra parte, come lo stesso Veltroni ha ricordato a Pavia, la separazione tra le due componenti politiche è stata "civile": "Ci siamo lasciati senza tirarci i piatti o restituirci le fotografie, e io gli auguro la migliore fortuna", ha specificato l'ex sindaco di Roma, concludendo con un pensiero rivolto invece alla Pdl: "I nostri avversari invece sono schizzati verso destra, chiudendo con il centro moderato". (AprileOnline 19 marzo 2008)

 

 

 I giovani de La Sinistra/L'Arcobaleno:

Ruini in un video game? Si può fare

 

di Ilaria Urbani

Gadget antiproibizionisti e anticlericali. I giovani della Sinistra Arcobaleno lanciano la loro campagna elettorale dalla sala stampa della camera con un kit colorato fatto di condom e cartine per confezionare tabacco o canne con lo slogan «coltivare da sé o coltivare la mafia?» oppure «libera scelta o casta politica?».
Insieme a Vladimir Luxuria e Francesco Caruso altri candidati giovani: Arturo Scotto e Marika Visconti, l'operaio Ciro Argentino e Letizia Palmisano. La provocazione è servita a sottolineare l'impegno per la lotta alla precarietà, libertà delle donne, antiproibizionismo e lotta alle mafie. Ma si sa, in campagna elettorale tutto può trasformarsi in un attacco all'avversario. Ecco servita la polemica.
Mario Baccini, segretario della Rosa Bianca e candidato sindaco a Roma, non perde tempo accusando i giovani Arcobaleno di «vilipendio alle istituzioni»: «Mi sento offeso due volte - dice - come italiano e come cattolico». Come se discutere di sesso e droga in parlamento sia un'eresia. Anche per Gasparri (An) l'iniziativa ha superato il limite della decenza, «tra Caruso, Luxuria e D'Alema non si sa chi è peggio». Eh già perché il ministro degli Esteri per il deputato di An è colpevole di aver affermato che «punire chi fa uso di droghe leggere è pericoloso» perché favorirebbe «la clandestinità del fenomeno». «Vogliamo parlare a questi ragazzi, lanciando un messaggio: autocoltivazione contro tutte le mafie - ha ribattuto Caruso - non c'è di che scandalizzarsi. Per fortuna milioni persone utilizzano condom e cartine. Negarlo è un perbenismo ipocrita che vuole nascondere la realtà. Il 25% dei giovani tra i 14 ed i 35 anni fa uso abituale di cannabis e, quindi, secondo l'attuale legislazione un ragazzo su 4 in Italia è considerato un criminale e merita di andare in galera. Tutto questo mentre le grandi organizzazioni criminali continuano ad arricchirsi impunemente, producendo un mercato illegale che si aggira intorno al 3% del Pil».
Altro tema «caldo», l'aborto. Scotto ha ricordato l'episodio accaduto a Napoli qualche settimana fa quando la polizia ha fatto irruzione al Policlinico per interrogare una donna che aveva praticato un'interruzione di gravidanza terapeutica. «In un paese dove le libertà sessuali sono calpestate ogni giorno dalle encicliche papali e dalle filippiche di Ruini - ha spiegato - vogliamo dire che si può scegliere liberamente, e che lo stato deve garantire la salute dei cittadini. Vogliamo la pillola del giorno dopo gratuita in tutte le farmacie, l'introduzione della pillola abortiva Ru486, il riconoscimento dei diritti di tutte e di tutti a costituire una famiglia di qualsiasi orientamento sessuale».
E a proposito di Ruini, i ragazzi del Network Giovani hanno trasformato il cardinale nel protagonista del videogioco Playleft, ideato con licenza Free Software Gpl v. 3 e grafica Creative Commons. Il giochino, scaricabile nei prossimi giorni sul sito networkgiovani.it, vede tra i «nemici» anche Ferrara, Binetti, Moratti, Veltroni e Berlusconi. Nel gioco la via d'uscita è sempre una porta a sinistra mentre gli avversari vogliono portare i lemmings sempre verso il centro o a destra. Cinque le aree tematiche del percorso durante il quale i personaggi - ostacoli fanno morire lo sprite. Il gioco prende spunto da «Lemmings», nato a sua volta dal documentario della Disney White Wilderness.8Il Manifesto 19 marzo 2008)

 

 

 La Sinistra/L'Arcobaleno cresce

 

La Sinistra Arcobaleno, stando ai sondaggi riservati in mano alla coalizione guidata da Fausto Bertinotti e che il quotidiano on-line Affaritaliani.it ha potuto visionare, si attesta nell'ultima rilevazione del 10 marzo all'8,5% rispetto all'8 di sette giorni prima. Ma soprattutto, in base ai dati territoriali, si nota come l'Arcobaleno possa, a meno di un mese dall'apertura delle urne, superare lo sbarramento a Palazzo Madama in molte regioni. Creando così non poche difficoltà praticamente a tutte le altre formazioni politiche nella Camera Alta. Stando ai numeri riservati che circolano nel quartier generale di Rifondazione Comunista, la sinistra radicale al momento può ottenere da 21 a 26 senatori. La forchetta è così ampia perché molto dipende dal risultato dell'Udc nelle singole regioni.

In Piemonte Bertinotti è accreditato del 9%, due seggi sicuri a Palazzo Madama e il terzo scatterebbe se Casini non superasse lo sbarramento dell'8%. In Lombardia la Sinistra Arcobaleno vale l'8%, che corrisponde a 5 o 6 senatori (la variabile è sempre legata al risultato dell'Unione di Centro). In Liguria i sondaggi danno il 9,5%, ovvero un seggio. Dieci per cento tondo in Emilia-Romagna, pari a tre senatori. Ottimo 12,5% in Toscana (il dato più alto) che corrisponde a tre eletti a Palazzo Madama. Un seggio dovrebbe arrivare anche dall'Umbria e uno dalla Marche, dove la Sinistra Arcobaleno vale rispettivamente l'11,5% e il 10. Buona anche la percentuale nel Lazio (9,5%), pari a 2 o 3 senatori. In Puglia la Cosa Rossa si attesta all'8,5%, in rialzo di quasi due punti in una settimana, pari a uno o due seggi a Palazzo Madama (la differenza è sempre legata alla performance di Casini). Un senatore anche in Basilicata, dove la percentuale è l'8,5%. Mentre in Sardegna, con lo stesso risultato che emerge dai sondaggi (8,5), si oscilla tra uno e due senatori.

Ci sono poi le regioni dove l'Arcobaleno è sotto lo sbarramento. Ma ad esempio in Campania e in Calabria il 7,5% lascia aperta qualche speranza a Bertinotti. Molto difficile invece la sfida in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo (7%). Praticamente impossibile in Sicilia (6%). Il risultato a livello di senatori (tra 21 e 26) è comunque del tutto lusinghiero e nettamente più alto rispetto alle stime di 15 emerse negli ultimi giorni. Ma la complessità della legge elettorale per Palazzo Madama trasforma la Cosa Rossa in una sorta di incubo un po' per tutti. La Sinistra Arcobaleno si dividerà ovviamente il premio di minoranza (45%) nelle regioni dove supererà la soglia dell'8. E questo comporta una diminuzione dei seggi per il Popolo della Libertà laddove appare scontata la vittoria di Veltroni.
Ovvero in Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche. A subire invece l'effetto Bertinotti nel Nord (Veneto escluso) sarà il Partito democratico.

Restano poi le regioni in bilico, dal Lazio alla Puglia, dove chi perde tra i due principali poli dovrà spartirsi i seggi di minoranza con la Sinistra Arcobaleno, riducendo così il numero di eletti. Si tratta perciò di una variabile complessa e determinante al tempo stesso, che potrebbe incidere sui numeri a Palazzo Madama, favorendo o allontanando il rischio pareggio. C'è poi un'altra ripercussione, che non riguarda né Berlusconi né Veltroni. Il superamento della soglia dell'8% in molte zone da parte della Sinistra Arcobaleno riduce drasticamente il numero di senatori dell'Udc, in particolare al Sud.

Di fatto, Casini è quello che più di tutti verrà penalizzato se i sondaggi interni a Rifondazione risulteranno veri. Sondaggi che a livello generale vedono lo schieramento Pdl-Lega al 45%, rispetto al precedente 44,5 (Popolo della Libertà 39,5 e Carroccio 5,5). La coalizione Pd-Idv è invece al 36,5%, in leggero calo dal 36,8 (Partito Democratico 33 e Italia dei Valori 3,5). L'Udc vale il 6,5% (era al 7), la Destra è stabile al 2% e gli altri raccolgono il 2,5.(AprileOnline 19 marzo 2008)


 

Presidi La Sinistra/L'Arcobaleno a Torino

Martedi' 18 marzo dalle ore 9.15 alle 14 davanti all'Ospedale Sant'Anna - Autodeterminazione e legge 194

Martedi' 18 marzo dalle ore 9.30 alle 11.30 via Fanti (Unione Industriale) - Sicurezza lavoro

Martedi' 18 marzo dalle ore 9.30 alle 18.00 via Cernaia (giardini La Marmora) - Laicità Stato

                                                                          

Un gesto senza precedenti

Parla Ciro Argentino

di Patrizia Maltese

 Il 2007 è stato l’anno peggiore della sua vita, il 2008 si preannuncia come un anno “particolare”. Finora non l’ha detto, “perché non mi piacciono le cose da gossippari”, ma ora la pancia di sua moglie è evidente: fra quattro mesi sarà padre di una bambina. E finora, fino a qualche giorno fa, non se lo sarebbe nemmeno sognato: fra un mese sarà “onorevole”. Ciro Argentino, operaio della Thyssenkrupp, sindacalista che in dicembre ha visto morire uno dietro l’altro sette suoi compagni nel rogo della fabbrica, militante dei Comunisti italiani, andrà in Parlamento, dopo la rinuncia di Oliviero Diliberto alla candidatura.
Proprio per fare posto a te: un operaio, orgoglioso di esserlo.
Mia madre era operaia della Fiat, alle carrozzerie; papà era nel gruppo, alle ferriere; anche mio zio: è stato lui che mi ha spinto a entrare alla Thyssen. Con mio padre c’è stato quasi un passaggio di consegne: nel ’95 lui andava in pensione e io entravo in fabbrica... nel mio dna, nel mio back-ground, c’è la classe operaia. Vengo da Mirafiori, noi lo chiamiamo Borgocina, la mia casa era a trecento metri dalla Fiat, ho fatto le elementari in un scuola ad appena cinquanta metri dalla porta due della carrozzeria, sono cresciuto in mezzo al disagio, la mia era una famiglia operaia normale, ma alcuni miei compagni avevano genitori con problemi con la giustizia. Sono orgoglioso di avere nel mio substrato un quartiere proletario.
E sei comunista praticamente da sempre.
Sono figlio di napoletani e vengo da una famiglia comunista, mio nonno era segretario della sezione di Cercola. Conservo ancora una sua foto con l’Unità ben ripiegata in tasca. Ora c’è un paese sottosopra, perché gli Argentino sono conosciuti. Ho fatto l’istituto professionale per l’industria e l’artigianato ed è stato lì che ho fatto la mia prima tessera alla Lega degli studenti medi che era federata alla Fgci; avevo 14 anni e mi definivo comunista, anche se non sapevo ancora bene cosa significasse. Quando ho cominciato a sentire “puzza” di abiure, quando la Fgci è diventata Sinistra giovanile, non ho più fatto la tessera; con la Bolognina sono rimasto in stand-by, continuavo a comprare i giornali per capire cosa succedeva, poi ho aderito a Rifondazione e infine sono approdato al Pdci, ma fino al ’94 non ero un militante. L’ingresso in fabbrica ha caratterizzato anche la mia entrata nel partito in maniera attiva. Ero nella sezione Dolores Ibarruri, di cui sono stato segretario. Una delle sezioni più importanti della città, tutta gestita da compagne, io eseguivo gli ordini! Da loro ho imparato molto. Ma nel ’96 ho dovuto dimettermi perché ero stato eletto Rsu in fabbrica e non potevo più stare dietro alla sezione. Se vuoi bene al partito devi farti da parte...
Come ha fatto Diliberto. Te lo aspettavi?
All’inizio pensavo fosse uno scherzo, poi ero sorpreso e sconvolto, ma subito ho capito che è questa la diversità comunista. E forse solo uno come Diliberto poteva fare un gesto simile: non tutti hanno la sua levatura morale e politica. E infatti ha sconvolto un Paese intero, ci sono blog, tutti leggono questa cosa come rivoluzionaria. Quello del segretario è un gesto umano che esprime un alto valore etico e morale e ripropone con forza la questione morale posta da Berlinguer. Diliberto ha praticato quello che dice: dovrebbe essere tradizione e costume dei comunisti. Come compagno di base, per mia fortuna ho altre volte avuto a che fare  con Diliberto, quando veniva a Torino: lui non è uno altero, è socievole. Trovo scandaloso invece l’intervento di Cossutta: logica da vecchia repubblica e contro il partito. E poi se uno ha il polso della situazione, il gruppo parlamentare lo controlla lo stesso.
Adesso hai una bella responsabilità...
Un compito gravosissimo: siamo nani sulle spalle dei giganti. Ho gli occhi di tutto il partito addosso e una responsabilità che non ha precedenti perché quello di Diliberto è un gesto senza precedenti. Pone la questione del lavoro in maniera non dogmatica: un lavoratore in Parlamento al posto del segretario nazionale. Se ci penso, mi viene la febbre a  40!
(la Rinascita della sinistra 14 marzo 2008)

 

Candidati Camera Senato Piemonte

 

CAMERA PIEMONTE 1
1 Argentino Ciro Massimo
2 Francescato Grazia Carla detta Grazia
3 Alfonzi Daniela
4 Soggia Antonio
5 Nigro Antonio detto Bisonte

CAMERA PIEMONTE 2
1 Di Salvo Teresa Maria detta Titti
2 Tibaldi  Bernardo detto Dino
3 Barrera Secondino
4 Bonapace Ian Marc
5 Berardo Livio

SENATO
1 Provera Marilde
2 Crapolicchio Silvio
3 Khalil Alì  detto Alì Rashid
4 Cerutti Monica
5 Galati Vincenzo

 

 

 

 

 

Oliviero Diliberto  a Torino

Domenica 9 febbraio 2008 ore 9,30 il Segretario nazionale del PdCI Oliviero Diliberto sarà presente all'apertura della campagna elettorale per la coalizione La Sinistra/L'Arcobaleno a Torino al Teatro Eliseo in Via Monginevro 43.

ANSA) - TORINO, 9 MAR - 'Veltroni e Berlusconi dicono di voler modernizzare il paese e i loro programmi sono uno la copia dell'altro, ma in realta' c'e molto di vecchio nelle loro parole, e quando parlano di liberalizzazione del mercato del lavoro pensano alla possibilita' di licenziare un lavoratore senza dover dare spiegazioni, come si poteva fare prima delle lotte sindacali degli anni '60'. Lo ha detto Oliviero Diliberto, segretario del Pdci oggi a Torino.
'Il nostro mandato in questa campagna elettorale drogata e basata su falsita' e bugie e' cercare di dire la verita', di smascherare chi in realta' sta pensando che la sinistra in Italia e' morta. Invece non e' cosi' - ha aggiunto - anzi la sinistra si e' unita' sotto il simbolo dell' arcobaleno che parla di futuro e di speranza. Ma non e' umiliante per il Pd sentirsi dire dal Pdl che il suo programma sembra una copia di quello della destra? E' chiaro che per noi Berlusconi e Veltroni non sono proprio la stessa cosa, Veltroni e' un po' piu' 'buono', ma non ci vuole tanto ad essere un po' meglio di Berlusconi no?' La difficolta' a dire la verita' in questo paese e' anche dovuta, secondo Diliberto, ad una stampa asservita ai padroni che ne sono i proprietari. 'Ma e' possibile che io non possa fare un dibattito televisivo con Veltroni - ha detto il leader dei Comunisti Italiani - che mi mettano sempre con la Santanche', l' Udc, con tutto rispetto per Casini, i consumatori o quant'altro? E' forse perche' non deve venir fuori un dibattito vero sulla sinistra, sulle cose che interessano la gente, sul lavoro e sul precariato, sulla necessita' di un adeguamento sostanziale dei redditi e, si badi bene, sul rischio che nella prossima legislatura si voglia metter mano al contratto nazionale sul lavoro come se tutte le battaglie sindacali di 50 anni non siano servite a nulla?'.


(ANSA) - TORINO, 9 MAR - L'attacco, se cosi' si puo' dire, lanciato oggi da Torino dal segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, al Pd 'un partito che non e' piu' di sinistra e assomiglia al Pdl, con il quale, e' chiaro gia' da adesso, vorra' fare l'inciucio' gira intorno ad alcuni cardini tra i quali il concetto di modernita' e di etica politica.
'L'idea di modernita' e di riformismo che hanno Veltroni e Berlusconi - ha detto Diliberto aprendo la campagna elettorale del partito al Cinema Eliseo a fianco del capolista in Piemonte 1 e 2, Ciro Argentino - si basa sul fatto che loro credono che bisogna diminuire i diritti delle persone, degli individui.
Siamo diventati ormai tutti numeri, non piu' persone, questo governo ha anche reintrodotto il caporalato, il lavoro giornaliero, una forma di sfruttamento insopportabile. Il potere e' tornato ai forti, ai ricchi, sulla sinistra e' passato uno tsunami, nulla e' piu' come prima'. E questo, secondo Diliberto, lo si vede per esempio, 'dalle idee sulla scuola, uno dei cardini sui cui si basa la vera democrazia. Si vuole tornare a prima del '62, prima della scuola media unificata, quando c'erano le scuole alte per le famiglie ricche e i poveri venivano indirizzati all'avviamento. Un po' come ha voluto riproporre il ministro Moratti distinguendo due percorsi scolastici, uno dei quali indirizzato ad imparare un mestiere. Una scemenza. Quel mestiere insegnato in quel modo in 6 mesi e' gia vecchio e inutile. Noi vogliamo che la scuola insegni il senso critico a tutti e che sia obbligatoria fino ai 18 anni. Questa e' la nostra modernita''.
Circa la chiamata ad una politica etica, come quella praticata fino all' ultimo da Enrico Berlinguer, 'nel cui nome chiedo a tutti voi di fare la vostra campagna elettorale', Diliberto ha detto: 'dobbiamo essere consapevoli e fieri di essere diversi. La nostra e' la diversita' morale di Berlinguer'.
 

 

Il passo indietro di Diliberto


di Marzia Bonacci


E' stata una giornata intensa per il Pdci e per tutta la Sinistra arcobaleno alle prese con il caso di Ciro Argentino cresciuto progressivamente come una bolla di sapone per tutta la mattinata e conclusosi solo nel pomeriggio inoltrato, quando è stato lo stesso Oliviero Diliberto a mettere la parola fine alla polemica. Se inizialmente per l'operaio della Thyssen Krupp non sembrava esserci posto tra gli elenchi dei candidati rosso-verde ("per calcoli complicati ma imprescindibili", spiegavano dal partito), alla fine è stata la scelta del segretario del Pdci di rinunciare a correre per la Camera ad aprirgli l'ascesa a Montecitorio. Così il sindacalista Fiom-Cgil, da sempre militante comunista, sarà capolista della Sinistra in Piemonte, in concorrenza con il collega candidato dal Pd Antonio Boccuzzi. "I comunisti sono diversi da tutti gli altri, per questo il segretario del Pdci ha deciso di lasciare il Parlamento, senza alcun paracadute", ha dichiarato Diliberto in conferenza stampa, aggiungendo: "non sarò candidato da nessuna parte" perché "la politica si può fare anche fuori dalle istituzioni, per questo continuerò a fare il segretario del Pdci, ma ci sarà un operaio in più in Parlamento".

Fine della polemica? Probabilmente si, ma non senza strascichi, almeno a giudicare da come il caso sia montato nelle ultime ore e dal fuoco di fila scaricato contro la casa rossa dal partito di Veltroni. In mattinata, quando filtra la notizia che Argentino non sarebbe stato candidato, gli esponenti più a sinistra della formazione democratica sono scattati al contrattacco. Prima Vincenzo Vita, che ha chiesto "come mai proprio la Sinistra arcobaleno non privilegi gli operai?", sottolineando come il caso Argentino dimostrasse "la strumentalità delle critiche rivolte al Pd", le cui liste invece testimoniano "un forte segno di novità" oltre che "la capacità di rappresentare la società italiana". Poi è stata la volta di Paolo Nerozzi, sindacalista della Cgil che ha compiuto il passaggio dalla Sinistra democratica di Fabio Mussi al partito di Veltroni, per il quale è candidato al Senato. "Perché nessuno alza un dito contro l'esclusione di Ciro Argentino?", ha chiesto agli ex compagni di partito, difendendo il Pd per aver mantenuto la parola data portando in Parlamento tanti lavoratori come Antonio Boccuzzi. Insieme a lui, anche il collega Achille Passoni ha sparato a zero sugli avversari: "se dovessimo usare il loro stesso metro dovremmo dire che tra Diliberto e l'operaio Ciro Argentino nelle liste della Sinistra arcobaleno uno dei due era di troppo. L'operaio", ha detto serafico il sindacalista della Cgil.

Accuse dirette a cui la stessa Sinistra ha risposto con un coro di voci. Franco Giordano, segretario di Rifondazione, ha parlato di "una polemica immotivata e infondata" perché "la condizione operaia si difende e si rappresenta con le politiche adeguate e coerenti". A mettere ulteriori puntini sulle i, citando nomi e cognomi, ci ha pensato anche il responsabile economico del suo partito, Maurizio Zipponi: "nelle liste della Sinistra Arcobaleno sono candidati decine di esponenti del movimento operaio come il ministro della Solidarietà Sociale (Paolo Ferrero, ndr), ex operaio Fiat", ha detto Zipponi. All'attacco dei sindacalisti neo Pd, il deputato di Rifondazione ha risposto a tono: "la realtà - ha detto Zipponi- è che Nerozzi non sa più come giustificare la presenza di candidature nelle liste Pd incompatibili con qualsiasi idea di sinistra, da Calearo a Colaninno". Sul nuovo ruolo del segretario confederale, poi, Zipponi non risparmia la polemica: "invece di muovere accuse ridicole Nerozzi dovrebbe spiegare perchè dopo aver assicurato pubblicamente appena tre mesi fa che mai e poi mai sarebbe entrato nel Pd, ha poi improvvisamente cambiato idea di fronte all'offerta di candidatura avanzata proprio nel momento in cui sta per scadere il suo mandato nella Cgil", ha chiesto retoricamente.

E il diretto interessato? Argentino prima della decisione del segretario di rinunciare alla candidatura per lasciargli il posto, commentata con un sentito "sono commosso", aveva fatto quadrato intorno al partito. "Ho scelto volontariamente di non candidarmi alle elezioni politiche per evitare qualunque strumentalizzazione della vicenda della Thyssen a fini elettorali", aveva detto, contrattaccando i democratici "con le parole usate da Bertinotti: tra Calearo e Boccuzzi ce n'è uno di troppo. E non lo dico per disciplina di partito".
Argentino ha poi messo in guardia il collega di lavoro Boccuzzi, "lì (nel Pd, ndr) sarà isolato in un gruppo parlamentare che non si occuperà delle istanze dei lavoratori, perchè la sua candidatura -sostiene- è stato un colpo di teatro, di avanspettacolo, da parte di Veltroni". Nessun rammarico verso i compagni di partito, perché "ci sono delle logiche politiche. La Sinistra Arcobaleno è una nuova formazione che mette insieme quattro partiti che devono mediare tra di loro", ha spiegato a chi lo interrogava sulla decisione iniziale di candidare Diliberto al suo posto. "E' anche ovvio -aggiungeva- che si muovano per una riconferma del gruppo dirigente". Sul suo futuro Argentino precisava che l'obiettivo doveva essere quello di impegnarsi a fianco del sindacato come parte civile nel processo a Torino, girando l'Italia "per portare avanti la battaglia sui diritti e la sicurezza dei lavoratori".

Il gesto del segretario comunista, dice chi lo conosce, potrebbe avere diverse motivazioni. Forse la candidatura alle elezioni europee dell'anno prossimo? Oppure, rimanendo entro i confini nostrani, una ricompensa politica: un gesto così altruistico e disinteressato costringerebbe infatti gli alleati a trovargli una collocazione alternativa. Del resto, lo stesso Bertinotti a chi gli chiedeva di commentare la scelta del deputato sardo, rispondeva con un no comment che potrebbe essere ricco di implicazioni oltre che foriero di qualche problema interno che certo a lui, capo della casa rossa, non può sfuggire. (AprileOnline 7 marzo2008)


 


 

Il puzzle delle liste della Sinistra

di Vittorio Strampelli

Il puzzle delle liste della Sinistra ArcobalenoLa Sinistra l'Arcobaleno colloca le ultime tessere che andranno a comporre il complesso puzzle delle liste elettorali unitarie. Le prime posizioni a essere definite sono state, ovviamente, quelle dei big dei quattro partiti che compongono la federazione: il candidato premier Fausto Bertinotti sarà in cima alla lista per la Camera nella circoscrizione Lazio 1. E capilista per Montecitorio saranno anche i segretari di Rifondazione, Pdci, Sinistra democratica e Verdi: Franco Giordano in Toscana, mentre Oliviero Diliberto, Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio guideranno rispettivamente le liste arcobaleno nelle prime circoscrizioni di Piemonte, Lombardia e Puglia.

L'attuale pretendente al trono della Regione Sicilia, Rita Borsellino, ha già pronto il paracadute nel caso non dovesse spuntarla contro Raffaele Lombardo: sarà infatti capolista al Senato in Emilia Romagna, mentre alla Camera il numero due sarà Claudio Grassi, leader della minoranza interna al Prc "Essere comunisti" eletto nel 2006 al Senato. L'attuale ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero dovrà scontrarsi con l'ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo nella circoscrizione Veneto 1.

Riconferme in vista anche per Luxuria e Caruso. La deputata transgender corre in Sicilia, circoscrizione numero 1, come seconda in lista: una posizione abbastanza sicura, tenendo conto che nel 2006 Prc, Comunisti italiani e Verdi, con l'8,1 per cento, riuscirono complessivamente a strappare a una delle tradizionali roccaforti del centrodestra ben tre deputati. Più difficile, invece la situazione per Francesco Caruso: il no global del Prc sarà candidato al numero due, dietro Gino Sperandio, nella seconda circoscrizione della Camera in Veneto, dove alle scorse elezioni Prc, Verdi e Pdci, nonostante un 8,2 per cento di consensi raccolti, riuscirono a eleggere un solo deputato.

Pochi, tutto sommato, gli indipendenti: oltre a Rita Borsellino, Rifondazione schiererà la giovane ricercatrice precaria Cristina Tajani, per i Verdi il magistrato specializzato nei reati ambientali Gianfranco Amendola, per Sinistra Democratica la sindacalista Betty Leone.

Il Pdci che ha scelto la linea della riconferma del gruppo parlamentare, ripresenta gli indipendenti della scorsa legislatura, Luigi Cancrini e Nicola Tranfaglia. Non sarà della partita invece Marco Rizzo, parlamentare europeo che viaggia verso la ricandidatura a Strasburgo. Allo stesso modo, non sarà nelle liste Katia Belillo: l'ex ministro per gli Affari regionali all'epoca dei governi D'Alema ha infatti inviato una lettera alla direzione del Pdci per spiegare che "si può fare politica anche in altri modi".

In ovvia contrapposizione con le scelte del Pd veltroniano, nelle sotto-liste di Diliberto dovrebbe inoltre essere riservato un posto anche a Ciro Argentin, operaio della Thyssen e dirigente provinciale del partito a Torino.

Intanto, all'interno dei Comunisti italiani continua il "caso" Soffritti: l'opposizione alla ricandidatura del deputato Roberto Soffritti, per il quale si era prevista una posizione da capolista della Sinistra-Arcobaleno alla Camera in Emilia Romagna, già manifestatasi nelle scorse settimane, si è estesa fino ai vertici regionali di Prc, Verdi e Sd. I segretari regionali dei tre partiti alleati dei Comunisti italiani, Nando Mainardi (Prc), Massimo Mezzetti (Sd) e Gabriella Meo (Verdi), hanno infatti inviato una lettera di fuoco ai leader nazionali, per ribadire la propria contrarietà a questa ipotesi: se lo ricandidate qui, è il succo del messaggio, faremo una conferenza stampa contro e non faremo campagna elettorale per lui. Nei giorni scorsi, proprio intorno al nome di Soffritti, che è stato sindaco di Ferrara per quasi due decenni prima di diventare l'attuale tesoriere nazionale del Pdci, si erano scatenate forti polemiche e veti incrociati, soprattutto da parte delle sezioni e dei militanti locali di Verdi e Sinistra democratica. La segretaria ferrarese del Sole che Ride, Barbara Diolaiti, aveva addirittura inviato ai dirigenti nazionali della Sinistra Arcobaleno una "rassegna stampa" sul discusso deputato dei Comunisti italiani, suscitando un clamore tale che Soffritti, già destinato alla vetta della lista in Emilia Romagna, era passato a sperare in un posto sicuro ma fuori regione. Ma Diliberto ha continuato a tenere il punto. E la questione Soffritti resta ancora aperta.(AprileOnline 7 marzo 2008)

 

 

Sinistre ancora in alto mare sulle liste

 

di Matteo Bartocci

Seggi sicuri? Per la Sinistra arcobaleno «non esistono». Il tavolo tecnico dei quattro partiti che sta preparando le candidature si è subito misurato con l'impossibilità di garantire l'elezione e quindi di disporre i nomi giusti nelle varie caselle elettorali. Una riunione fiume a Montecitorio degli sherpa dei vari partiti ha provato ieri a fissare almeno le caselle in base alle quote stabilite per ogni forza politica (45% Prc, Verdi e Pdci 19%, Sd 17%):. «Ma in un quadro come questo e con un simbolo che si presenta per la prima volta alle elezioni, abbinare nomi a numeri certi è quasi impossibile».
Una quadra è ancora lontana. Ancora troppe, per esempio, le candidature di consiglieri e assessori regionali arrivate dal territorio e ancora troppo poche le donne indicate come capolista, poche in generale soprattutto nel Pdci. Serve un giro di tavolo generale. Ieri sera lunga segreteria di Rifondazione, che ha convocato per oggi anche la direzione del partito mentre Sd riunirà stamattina il suo ufficio di presidenza.
Pochissime, finora, le certezze. Pare definita - ma l'ultima parola sarà presa solo domani in un vertice conclusivo dei segretari con il candidato premier - almeno la griglia dei leader per la camera. Fausto Bertinotti sarà capolista a Roma. Dopo di lui, forse, Grazia Francescato dei Verdi e Carlo Leoni di Sd. Franco Giordano (Prc) se la vedrà con il numero due del Pd Dario Franceschini in Toscana e Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) con Massimo D'Alema in Puglia. Per Sd Fabio Mussi invece dovrebbe misurarsi a Milano con il giovane confindustriale Matteo Colaninno. E' quasi certo infine che Oliviero Diliberto (Pdci) lascerà la natia Sardegna per la circoscrizione di Torino alla camera. Ad affiancarlo in Piemonte II la capogruppo di Sd Titti Di Salvo invece. Scelte che, se prese entrambe, costringerebbero a una candidatura fuori regione il ministro uscente del Prc Paolo Ferrero, torinese di nascita e di elezione. Sempre in Piemonte, il Prc ha chiesto seggi certi per Marilde Provera (da tempo in rotta con le minoranze) e Daniela Alfonzi. Mentre per gli unici due «eleggibili» delle minoranze si prospetta un cammino inverso: Claudio Grassi dovrebbe passare dal senato alla camera e Alberto Burgio dovrebbe essere candidato a palazzo Madama (con tutti i rischi che ne conseguono, visto che il quorum è all'8%).
«Quasi tutti i nomi hanno fatto il giro d'Italia», si limita a dire chi ha in mano le tabelle elettorali rifiutandosi di commentare la composizione delle liste.Soprattutto per Rifondazione, che dovrebbe eleggere metà dei parlamentari arcobaleno, chiudere il cerchio con numeri certi è difficilissimo. Quasi tutto è ancora in alto mare. Il «no global» Francesco Caruso balla pericolosamente tra il primo e secondo posto in lista in Basilicata. Il che vuol dire un'elezione davvero in bilico. Mentre la federazione di Rifondazione in Sardegna non gradisce l'arrivo di candidati nazionali (si parla di Elettra Deiana come capolista) e punta sul giovane segretario Michele Piras o, visto che una donna non dispiacerebbe a via del Policlinico, Marinora Di Biase della segreteria regionale della Cgil.(Il Manifesto 5 marzo 2008)

 

Un Arcobaleno di emozioni

 

Il teatro Ambra Jovinelli di Roma ha ospitato questa mattina il popolo de La Sinistra-l'Arcobaleno, riunitosi per l'apertura ufficiale della campagna elettorale, alla presenza del candidato premier Fausto Bertinotti. Bertinotti, presentando il programma de La Sinistra-l'Arcobaleno, che definisce «la nostra guida», spiega come la strada per la sinistra sia tutt'altro che in discesa: il primo ostacolo da superare è il «duopolio opprimente» creato dai mezzi di comunicazione, in cui la sinistra fatica a trovare spazio. «L'operazione è insidiosa per la democrazia perché vuole cancellare i partiti, a partire proprio dalla sinistra».
Nel promuovere il programma della Sinistra arcobaleno coglie l'occasione per ricordare che i punti programmatici non rappresentano solo «una serie di obiettivi che una forza politica si propone per poi, una volta essere eletta, pensare solo a trovare una stanza dove spingere i bottoni. Noi partiamo prima da una riflessione critica sul passato».

Infatti, riflette Bertinotti, l'esperienza del governo «non è andata bene, alcune cose sono state fatte, ma non l'essenziale. E' da qui - sottolinea - che dobbiamo ripartire» e ribadisce: «Il nostro programma è la nostra guida» e il cuore è, nelle intenzioni del candidato premier, un «ritorno al classico rispetto ai “nuovismi” di questo periodo». Per la prima volta e «dopo tanti anni la base comune dell'unità a sinistra ha un unico obiettivo: mutare il modello economico sociale in campo». Un obiettivo che mette in evidenza che di fronte «ad una destra populista» e un «Pd che guarda al centro», esiste una sinistra che non ha paura di fare una scelta di parte.

«Il Partito democratico candida il capo della Federmeccanica, ma come gli viene in mente?» afferma infatti Bertinotti. Dopo la candidatura nel Pd di Matteo Colaninno, scelta già criticata a sinistra, Bertinotti aggiunge: «Ora siamo a due persone e mezzo di troppo».
«La nostra parte - dice - è quella di stare con i dominati». Di qui la richiesta, chiara ed inequivocabile, al popolo della sinistra: compiere una «scelta di parte» dando l'unico voto utile, alla sinistra.
Un voto utile dunque, unito allo sforzo comune di superare il muro di silenzio dei media, colpevoli di aver ridotto la competizione politica solo ad una sfida a due: «Organizziamo una manifestazione davanti alla Rai - è la proposta di Bertinotti - per ricordare che il servizio pubblico è uno strumento di democrazia».

Il leader della Sinistra Arcobaleno non poteva poi non ricordare le 65 vittime palestinesi del raid dell'esercito israeliano a Gaza: «E' difficile sottrarsi all'individuazione delle responsabilità, noi facciamo della lotta all'antisemitismo la nostra bandiera, l' ebraismo è la nostra storia, Auschwitz segna un punto irreversibile nella storia dell'umanità, ma questo non ci esime dal dire le parole giuste contro il governo israeliano che scaglia le sue armi contro i fratelli palestinesi, che uccide i bambini». Bertinotti ha anche criticato gli Stati Uniti e la comunità internazionale perché «non hanno riconosciuto il governo di unità nazionale palestinese».

«C'è un recupero di libertà che ci fa sentire meglio. All'inizio c'è stata un po' di preoccupazione quando il Pd ha detto che andava da solo facendo così vincere Berlusconi. Ma ora ci sentiamo più liberi». Così l'esponente dei Comunisti italiani, Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci al Senato, ha commentato la giornata e l'esperienza della Sinistra Arcobaleno.(la Rinascita online 2 marzo 2008)

 

 

 Il programma in dettaglio de la Sinistra/L'Arcobaleno

 

 

1. Dignità e diritti nel lavoro: la sicurezza

Ogni giorno in Italia muoiono in media 4 persone mentre lavorano. Grazie a una legge voluta dal Governo Berlusconi si può lavorare anche 13 o 14 ore al giorno e spesso per lavorare occorre rinunciare ai propri diritti. Siamo arrivati al paradosso che il lavoro è pagato a prezzi orientali e le merci così prodotte vengono vendute a prezzi occidentali.
La Sinistra l’Arcobaleno propone: una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; l’immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.


2. Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà

I lavoratori e le lavoratrici precarie nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. È precarietà di vita, non solo di lavoro. La Sinistra l’Arcobaleno propone di superare la legge 30 e di affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; di rafforzare la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; di cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.

3. Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito

Nel 2003 ai lavoratori toccava il 48,9% del reddito prodotto nel Paese, nel 1972 era il 59,2%. Oggi la quota dei redditi da lavoro dipendente è ulteriormente diminuita. Secondo i dati della Banca d’Italia, dal 2000 al 2006 prezzi e tariffe sono notevolmente aumentati e i salari sono rimasti invariati. La Sinistra l’Arcobaleno vuole fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1000 euro; propone un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale; propone di elevare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti. La Sinistra l’Arcobaleno vuole introdurre, come avviene in tutta Europa, un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. La Sinistra l’Arcobaleno propone di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi portandoli dal 23 al 20%, contemporaneamente di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, di redistribuire il reddito ai lavoratori e alle lavoratrici attuando immediatamente quanto previsto dalla Finanziaria di quest’anno, che destina loro tutto l’extragettito maturato.


4. Laicità: lo spazio di libertà per tutti

Nei Paesi europei più avanzati, e non solo in Europa, i fondamentali diritti della persona sono tutelati e garantiti da una legislazione che ne salvaguarda la sfera personale, nel rispetto della libertà di scelta di ciascuna e di ciascuno. Da noi non è così. La Sinistra l’Arcobaleno afferma l’uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali e propone il riconoscimento pubblico delle unioni civili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che ognuna e ognuno abbia il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita e propone una legge sul testamento biologico.

5. Libertà e autodeterminazione femminile

Nemmeno negli anni ’70 l’attacco alla libertà delle donne è stato tanto feroce; addirittura c’è chi propone una moratoria contro l’aborto chiamando “assassine” le donne. La Sinistra l’Arcobaleno propone interventi affinché la legge 194 sia applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalle donne; una nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne e del diritto costituzionale alla tutela della salute; una norma che persegua tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

6. La pace, il disarmo

L’Italia è al 32° posto per la ricerca scientifica e al 7° posto nella classifica mondiale delle spese in armamenti. Con i soldi spesi per comprare un solo caccia Euro Fighter si potrebbero costruire 100 asili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che vada pienamente attuato l’art. 11 della Costituzione. L’Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare delle Nazioni Unite. Vanno tagliate le spese per gli armamenti ed avviata la riconversione dell’industria bellica applicando la legge 185. Vogliamo una legge per la messa al bando delle armi nucleari dal nostro Paese. Siamo contrari alla costruzione della nuova base militare a Vicenza ed è necessaria una Conferenza nazionale sulle servitù militari per rimettere in discussione tutte le basi della guerra preventiva presenti sul nostro territorio. Serve una nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo.

7. Proteggere il pianeta: un Patto per il clima

Contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici è fondamentale per garantire una speranza di futuro all’umanità: senza adeguate misure ci saranno rischi certi per la salute e l’ambiente. La Sinistra l’Arcobaleno rifiuta il nucleare e propone che entro il 2020 si superi il 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e che le emissioni siano ridotte del 20%; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L’acqua è un bene comune e come tale deve essere pubblico. La Sinistra l’Arcobaleno propone la ripubblicizzazione dei servizi idrici, una legge quadro sul governo del suolo e l’inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie.
 

8. Le “Grandi Opere” di cui il Paese ha bisogno

Sono necessari grandi investimenti per una diversa qualità dello sviluppo e una buona occupazione. Queste sono le nostre “Grandi Opere”: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e da quello idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. Vanno abbandonati progetti inutili e dannosi come il Ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia, la TAV in Val di Susa, a favore di interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno e potenziamento dei valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Riduzione della produzione dei rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più moderne ed avanzate.

9. Il diritto alla salute e le politiche sociali, indice di civiltà

L’Italia destina alla spesa sociale solo il 2,7% del PIL. In Germania, ad esempio, alla spesa sociale viene destinato l’8,3%. Il fallimento e la crisi dei sistemi che hanno introdotto il mercato nella sanità sono la dimostrazione ulteriore che solo il sistema sanitario pubblico e universalistico può dare risposte al bisogno di salute. La Sinistra l’Arcobaleno propone di adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare definitivamente i Ticket e le liste di attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del sistema sanitario. La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge sulla non autosufficienza finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, l’aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e l’indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. La Sinistra l’Arcobaleno lancia un piano di asili come cardine della rete dei servizi per le bambine e i bambini.

10. La casa è un diritto, non una merce

Dopo un ventennio di politiche di privatizzazione e deregolamentazione del mercato delle locazioni, il costo degli affitti raggiunge oggi il 50% del reddito e anche più e gli sfratti di chi non ce la fa a pagare i canoni sono diventati il 70% del totale. L’Italia spende per la politica sociale della casa un decimo dell’Europa. La Sinistra l’Arcobaleno afferma che non ci possano essere sfratti se non da casa a casa, propone un piano nazionale per l’edilizia sociale a cui destinare 1,5 miliardi di euro, che porti l’Italia al livello europeo, modificare la legge 431/98, abolendo il canale libero. Vogliamo costituire un fondo a sostegno della ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l’alloggio ed eliminare l’ICI sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.

11. Convivenza, inclusione, cittadinanza

Gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni, incidono per il 6,1% sul PIL, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono lavoratrici e lavoratori indispensabili per la nostra società, ma sono esclusi dall’accesso a molti diritti. La normativa attuale impedisce l’ingresso legale nel nostro Paese, creando clandestinità e sottoponendo donne e uomini migranti ad una condizione di sfruttamento e precarietà estrema. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene indispensabile l’abolizione della legge Bossi-Fini, e l’approvazione di una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle elezioni amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.

12. Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro

Gli iscritti e le iscritte alla scuola italiana di ogni ordine e grado sono 7.742.294, le risorse destinate all’istruzione e la formazione sono pari al 3,5% del PIL e non aumentano da molti anni. Nel nostro Paese gli investimenti in università e ricerca rappresentano l’1,1% del PIL contro l’1,87% dell’Europa a 25, il 2,7% degli USA, il 3,15% del Giappone. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene la laicità della scuola pubblica fondamentale a partire dal rispetto rigoroso del principio che le scuole private sono libere, ma senza oneri a carico dello Stato. La Sinistra l’Arcobaleno propone la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno e prolungato, l’innalzamento dell’obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore. La Sinistra l’Arcobaleno propone di aumentare l’investimento pubblico in alta formazione e ricerca, nel corso della prossima legislatura, per raggiungere la media dei paesi OCSE; di rinnovare il sistema università e ricerca, anche con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’anno per i prossimi 5 anni; di estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.

13. Tagliare i privilegi, difendere la democrazia

La questione dei costi della politica non può essere separata dalla condizione generale del Paese: crescono le diseguaglianze e crescono i privilegi. E crescono anche gli intrecci tra affari e politica a partire dalle regioni meridionali ma non solo. La Sinistra l’Arcobaleno propone la riduzione del numero di parlamentari e di consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari italiani non deve essere superiore alla retribuzione media dei parlamentari degli altri Paesi europei. È necessaria una legge che sottragga ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici, che stabilisca criteri che le Amministrazioni devono rispettare per garantire l’interesse pubblico e i principi del merito.

14. Una informazione libera, pluralista, democratica

L’Italia in questi anni è stata messa più volte sotto accusa dall’Unione Europea per carenza di pluralismo nell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa, il nostro Paese occupa il 61° posto. La Sinistra l’Arcobaleno propone l’abrogazione della “Legge Gasparri” e l’approvazione di una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell’industria culturale. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.(28 febbraio 2008)

 

 Amministrative: attenta Finocchiaro a non rompere la coalizione


Palermo, 28 feb. (Apcom) - "In Sicila, c'è un obbligo morale oltre che politico: liberare la nostra isola dal malaffare, dall'intreccio tra politica e criminalità, dalle pratiche affaristiche che fanno arricchire alcuni a scapito della popolazione che ne subisce le conseguenze sul campo civile, su quello economico e fiscale". Lo afferma Salvatore Petrucci, segretario regionale siciliano dei Comunisti Italiani, ritornando sull'appello della senatrice Finocchiaro, candidata di tutto il centrosinistra alla presidenza della regione, a votare soltanto per i due partiti maggiori.
Petrucci aggiunge che "la Sicilia ha necessità di affrontare questa lotta di liberazione e, per le sue ricchezze e le sue risorse umane, può competere nello scenario globale, a condizione che si liberi veramente dalle catene che ne hanno impedito, e ne impediscono, lo sviluppo in ogni campo. I Comunisti Italiani avvertono la tensione morale della gente di Sicilia che vuole liberarsi e crede fermamente che si debba combattere per vincere.
Per questo hanno messo in campo tutte le loro energie, gli uomini più rappresentativi, a cominciare da Rosario Crocetta e, convinti dalla forza dell'unità, hanno dato vita al soggetto federato La Sinistra L'Arcobaleno e si sono battuti sia a livello nazionale che regionale per mantenere salda l'unità dell'intero centrosinistra".
In conclusione, l'ammonizione del segretario del Pdci siciliano alla Finocchiaro: "Chi vuole rompere, con demoralizzanti dichiarazioni o per calcoli di bottega, l'unità del centrosinitra siciliano, così correndo per perdere, si assume la grave responsabilità di pugnalare la speranza di tantissimi siciliani e le possibilità di rinnovamento".
 

 Amministrative: sinistra si spacca a Pisa, il Pdci corre da solo

 

(ANSA) - Firenze 28 feb. - Rottura nella Sinistra Arcobaleno a Pisa. Il Pdci ha deciso di presentare una propria lista e un proprio candidato a sindaco della citta', Lucia Mango, 32 anni, pisana, accanto alla candidatura di Carlo Scaramuzzino, sostenuto da Verdi, Sd e Prc.
'Dopo un lungo percorso comune con gli altri soggetti che compongono la Sinistra Arcobaleno per la stesura di un programma unitario - spiega Sergio Palazzi, segretario provinciale del Pdci di Pisa - ci siamo trovati di fronte al veto, espresso dagli altri partiti della Sinistra, sulla possibilita' per il Pdci di presentare una propria lista, sotto i simboli del lavoro, a sostegno del candidato Scaramuzzino'.
'Riteniamo davvero singolare - continua - che dopo aver sottoscritto un programma comune, le altre forze rifiutino un 'apparentamento' con il partito dei Comunisti Italiani. Ma il valore dell'unita' per i Comunisti e' e resta cosi' alto che eravamo fino a pochi giorni fa disponibili ad appoggiare tale candidatura'.
'Se la Sinistra dovesse ripensarci - conclude - e volesse accettare un accordo, con una nostra lista con il simbolo del partito accanto alla lista della Sinistra Arcobaleno, saremmo ancora pronti a ritirare la nostra candidata e a sostenere Scaramuzzino'.
 

 

 Il programma (in sintesi) de la Sinistra/L'Arcobaleno


1) Dignità e diritti nel lavoro: per la sicurezza sul lavoro serve una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in otto ore e l'approvazione del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro.
2) Lotta alla precarietà: trasformazione in tempo indeterminato dei contratti dopo 36 mesi, superamento della legge 30, rafforzamento dell'articolo 18.
3) Salari e fisco: retribuzione minima di 1000 euro, aiuti indiretti ai giovani per 2500 euro annui, recupero dell'inflazione reale, aumento delle detrazioni, tassazione delle rendite finanziarie al 20%.
4) Laicità: riconoscimento pubblico delle unioni civili, legge sul testamento biologico.
5) Libertà femminili: applicazione della 194, nuova legge 40, introduzione della RU486.
6) Pace e disarmo: tagli alle spese per armamenti, no alle armi nucleari.
7) Piano per il clima: no al nucleare, aumento di energie rinnovabili, pannelli solari su tutte le case, tutela dell'acqua.
8) Grandi opere: no a Tav, Mose e ponte sullo Stretto, sì a tutela dell'assetto idrogeologico, mezzi pubblici dalle metropolitane ai treni per i pendolari.
9) Diritto alla salute: superamento dei ticket e delle liste di attesa, legge sulla non autosufficienza.
10) Diritto alla casa: via l'Ici sulla prima casa non di lusso, piano nazionale per l'edilizia sociale, abolizione del canone libero.
11) Cittadinanza: abolizione della legge Bossi-Fini, chiusura dei Cpt, legge sulla cittadinanza.
12) Scuola e innovazione: laicità della scuola pubblica, estensione del tempo pieno, reclutamento di 3000 giovani ricercatori all'anno, estensione del diritto allo studio.
13) Tagli ai privilegi: riduzione del numero dei parlamentari, sottrazione ai partiti di nomine, dalla sanità agli altri enti pubblici.
14) Informazione pluralista: abrogazione della legge Gasparri, legge sul conflitto di interessi.
 

 

 I confermati e gli esclusi

Rifondazione ha scelto i criteri delle proprie candidature nelle liste di Sinistra-Arcobaleno.
Sabato scorso, nella riunione del Comitato politico nazionale, si è confermata la scelta di escludere coloro che abbiano svolto già due mandati elettivi (o in Parlamento o nelle Assemblee regionali). Quindi non ci saranno deroghe né per Franco Russo (già eletto con i Verdi e poi con il Prc), Milziade Caprili (vicepresidente del Senato, già deputato del Pci e poi del Prc) e Alfonso Gianni (sottosegretario all'economia, già deputato del Pdup e del Prc). Uniche deroghe previste: il segretario Franco Giordano e il candidato premier Fausto Bertinotti. In extremis potrebbe essere recuperato Francesco Forgione (presidente della Commissione antimafia nell'ultima legislatura, per due volte deputato dell'Assemblea regionale siciliana), tenendo conto del delicato lavoro che ha svolto negli ultimi due anni.
Giovanni Russo Spena, capogruppo uscente al Senato, ha intanto annunciato autonomamente l'intenzione di non ricandidarsi (gli scontenti per l'attuale direzione del quotidiano 'Liberazione', ritenuto troppo poco "partitista", lo vorrebbero direttore al posto di Piero Sansonetti).

Nella stessa riunione è stata bocciata la mozione presentata da Russo e Mantovani che proponeva l'estensione del criterio dei due mandati anche agli indipendenti (71 a favore, 85 contro). L'obiettivo era mettere in discussione la riproposta delle candidature degli indipendenti di Sinistra europea, Pietro Folena e Antonello Falomi alla Camera (eletti in precedenza sia nel Pci-Pds che nei Ds e poi in Rifondazione). Tra gli indipendenti, conferme anche per Lidia Menapace e Francesco Martone al Senato.
E' stato inoltre confermato il criterio secondo il quale il 50% delle candidature sarà composto da donne. Quindi, le parlamentari uscenti di Rifondazione dovrebbero essere tutte riconfermate con l'eccezione di Graziella Mascia alla Camera (deputata dal 2001 e in precedenza consigliere regionale in Lombardia).
Un problema a parte è costituito dalle minoranze interne al partito. La segreteria del Prc ha deciso di escludere quella che fa riferimento alla rivista "L'Ernesto", perché ritenuta contraria a tutte le scelte più recenti del Prc e al varo della lista Sinistra-Arcobaleno. Quindi, niente ricandidature per i suoi esponenti (Pierluigi Pegolo alla Camera, Fosco Giannini al Senato). Spazio invece all'altra minoranza interna, quella di "Essere comunisti": dovrebbero essere rieletti Claudio Grassi al Senato, Alberto Burgio e Matilde Provera alla Camera.
L'ex ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, pur facendo parte della maggioranza del Prc, avrebbe chiesto che nella lista degli eleggibili ci siano dieci parlamentari vicini alla sua posizione che prevede per il futuro il consolidamento del patto federativo tra i partiti di Sinistra-Arcobaleno ma non lo scioglimento delle singole forze promotrici.
Per quanto riguarda i nomi definitivi dei candidati bisognerà però attendere venerdì 29 febbraio, quando è prevista un'altra riunione del Comitato politico nazionale del Prc.

Il calcolo degli eleggibili è stato fatto sulla previsione che Sinistra-Arcobaleno ottenga il 10% dei voti. In questo caso, il 45% degli eletti andrebbe a Rifondazione, il 19%rispettivamente a Comunisti italiani e Verdi, il restante 17% a Sinistra democratica.

Venendo a Sinistra democratica, sono previste le conferme alla Camera di Fabio Mussi (forse capolista a Milano), Titti Di Salvo, Arturo Scotto, Marisa Nicchi e le new entry di Betty Leone (segretaria nazionale del sindacato pensionati Cgil) e di Domenico Pantaleo (segretario regionale della Puglia). Incerta la ricandidatura di Carlo Leoni (tra i vicepresidenti uscenti della Camera) a Roma, dove avanza in alternativa quella di Adriano Labbucci (presidente uscente del Consiglio provinciale). Al Senato, conferma di Cesare Salvi (capolista nel Lazio) e forse di Piero Di Siena (presidente dell'Associazione per il rinnovamento della sinistra presieduta da Aldo Tortorella).
Escono dal Parlamento esponenti tradizionali della sinistra dei Ds come Fulvia Bandoli, Marco Fumagalli, Gloria Buffo, Giorgio Mele, Luciano Pettinari, Alba Sasso e Lalla Trupia che avevano aderito a Sinistra democratica.

Sarà invece il Pd a candidare l'onorevole uscente Olga D'Antona, che ha lasciato di recente il movimento di Fabio Mussi. Il Pd candida, come indipendente, anche Paolo Nerozzi (della segreteria nazionale Cgil), anche lui in rotta con Sinistra democratica insieme al sottosegretario agli Esteri Famiano Crucianelli (quest'ultimo ha annunciato che non si candiderà). D'Antona e Nerozzi dovrebbero ricongiungersi con la sinistra del Pd, guidata nell'ultimo congresso dei Ds da Vincenzo Vita (di sicuro candidato alla Camera) e Massimo Brutti (senatore uscente).

Per quanto riguarda Verdi e Comunisti Italiani (rispettivamente 16 e 17 deputati uscenti e 10 senatori nel loro gruppo unitario al Senato), i leader Alfonso Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto dovrebbero candidarsi in Emilia Romagna e in Campania. Tra i Verdi, potrebbero non esserci le ricandidature alla Camera di Tana De Zulueta e di Marco Boato (parlamentare dal 1979) mentre ci sarà la novità della candidatura del giudice Gianfranco Amendola.
Conferme tra i Comunisti italiani, che di recente hanno acquistato una nuova sede in via Tevere a Roma. "Un segnale di stabilità, di certezza e di continuità", scrive sul sito internet del partito Roberto Soffritti, deputato e amministratore del Pdci, riferendosi a chi teme lo scioglimento dei Comunisti italiani dopo il voto del 13 e 14 aprile.(AprileOnline 26 febbraio2008)
 

 Chiedilo al padrone

 

Bertinotti: 'Noi da anni '50? Caro Walter, chiedilo al padrone'

REGGIO EMILIA - ''C'é qualcuno che non se ne accorge, che pensa che il capitalismo non ci sia più. Mi viene in mente quella battuta di Altan, un operaio che dice all'altro 'Vedi la lotta di classe non c'é piu' e l'altro risponde 'Spiegalo al padrone'. Questa battuta andrebbe pensata anche dal mio amico Walter Veltroni'. Il candidato premier per la Sinistra Arcobaleno, il presidente della Camera Fausto Bertinotti, ha risposto così a Veltroni, che gli aveva chiesto se siamo nel 2008 o nel 1953 dopo che lo stesso Bertinotti aveva giudicato incoerente candidare un operaio della Thyssen e un imprenditore. 'Immagino - ha risposto Bertinotti ai cronisti all'arrivo alla presentazione a Reggio Emilia del film 'Morire di lavoro' di Daniele Segre - che Veltroni intenda dire che non siamo negli anni '50. Uno dei simboli di quegli anni e' la tragedia di Marcinelle (la sciagura mineraria in Belgio, ndr). Infatti non siamo negli anni '50 ma nel 2008 e i morti sono quelli della Thyssen, cioe' di una multinazionale nel cuore di una grande città che è stata fordista come Torino. Non siamo negli anni '50 ma il lavoro continua ad essere decisivo nella vita e nella costruzione dell'economia. Soltanto che qualcuno non se ne accorge'.(24 febbraio 2008)

 

 

Non votare Pd?

 


Risponde Giulietto Chiesa

Numerosi lettori hanno scritto a Megachip o direttamente a Giulietto Chiesa a proposito del suo invito a non votare il Pd. Con il pezzo che segue Chiesa gli risponde.

Cari amici, io ho espresso il mio punto di vista nelle mie ultime prese di posizione (che potrete trovare tutte sul mio sito www.giuliettochiesa.it, e nelle risposte che ho già dato a diversi lettori). Alcuni chiedono una sintesi, giustamente, perchè alla fine bisogna tirare delle somme. Parto dal fondo.

L'argomento principale per cui non si deve votare PD è che il PD è nato per esprimere gl'interessi di coloro che hanno depredato il paese economicamente in questi anni, facendo arretrare le condizioni di vita dei lavoratori in generale. Oggi si sta peggio di ieri. E' una responsabilità netta, chiara, precisa. In più si aggiunge l'inganno, perchè Veltroni e i suoi sodali, fingono di essere di sinistra, mentre stanno andando a destra.

C'è un altro argomento da smontare: ma se Veltroni non vince, vincerà Berlusconi. Falso in molti sensi. Berlusconi vincerà perchè Veltroni ha deciso di correre da solo, rompendo con la sinistra. Questa sarà la causa prima, principale, inequivocabile, della sconfitta. Ma non è tutto.
Veltroni fa questa scelta non perchè vuole perdere. Non è stupido e non è idealista. La fa perchè sa che dopo le elezioni potrà giocarsi la partita con il centro e con la destra, a seconda dei risultati di alcune forze intermedie.

Tutto potrà accadere, dopo questo voto, salvo un'alleanza tra il PD e le sinistre. Questa è la mia analisi. Se sbaglierò sono pronto a offrirvi un pranzo nella migliore trattoria che frequento, con dolce e anche un buon vino. Ma so di non sbagliare. Infine, last but not least: se ci troviamo con un Berlusconi imperante è perchè coloro che hanno dato vita all'ectoplasma del Partito Democratico non hanno fatto niente per togliergli il potere mediatico monopolistico di fatto che egli ha, per altro, conquistato fraudolentemente. Potevano farlo e non l'hanno fatto. Perchè votarli visto che sono inciuciati con Berlusconi? E potrei continuare a lungo, ma penso che possa bastare.

Veniamo alla sinistra, cioè alla cosa rossa-arcobaleno. Per essere franchi - e l'ho già scritto - la considero corresponsabile di molti dei guai attuali. Ma non abbiamo di meglio, al momento attuale. Non credo che l'astensione sia una buona cosa. Non l'ho mai praticata. Con l'attuale sistema elettorale, sistema porcata, si può, senza fare errori gravi, dire alla gente di:

a) non votare PD;
b) votare a sinistra del PD. Ogni voto che va in quella direzione è "meglio che niente".
c) Chiedere fino all'ultimo che i quattro partiti non si dividano i posti disponibili tra i loro apparati e si aprano per quanto possono fare al paese. Non è mai troppo tardi. Del resto è per il loro bene.

Io sono convinto che, comunque, queste elezioni saranno uno spartiacque per la sinistra. Dopo si dovrà aprire una discussione a tutto campo per decidere dove e se vogliamo, possiamo andare, tutti insieme a ricostruire una visione alternativa all'attuale delirio autodistruttivo del pianeta.
Io sto costruendo, per quanto posso, un piccolo bastione, che si chiama Il Bene Comune. Il mio scopo è costruire. Non presumo di avere tutte le ricette pronte. Sono pronto ad ascoltare. E a lavorare con gli altri. Certo non posso volerli indebolire perchè penso che saranno miei interlocutori. Ma anche per loro non ci saranno sconti se non capiranno che devono cambiare rotta.

Questo è quello che penso, senza volpi sotto le ascelle, senza trucchi e diplomazie. Di cui non abbiamo più bisogno.
Il resto lo sapete. Alcuni di voi sanno che faremo il nostro telegiornale e metteremo tutti e due i piedi nel sistema dell'informazione-comunicazione, in nome, per conto, con i soldi, della gente semplice e normale come me e voi. Da lì si ricomincia. Nel Partito Democratico non si comincia niente, si finisce.

Cordiali saluti, Giulietto Chiesa (Megachip - Democrazia nella comunicazione 22 febbraio2008)

 

 

Dietro le quinte

di Laura Cesaretti

Roma, 22 FEB (Velino) - Nel Partito Democratico ci si prepara ad un'onorevole sconfitta. Lo dimostrano due circostanze delle ultime quarant'otto ore. La cacciata di Ciriaco De Mita e l'alleanza con i Radicali in lista e non con un simbolo apparentato. Il no al re dell'Irpinia significa consegnare matematicamente il Senato al Pdl che, dopo l'accordo solo rinviato con l'Mpa di Raffaele Lombardo, conquistera' il corposo premio di maggioranza regionale in Sicilia e in Campania. Dunque altro che scenario del 2006 con vittoria netta alla Camera e pareggio al Senato. Anche Palazzo Madama sara' di Silvio Berlusconi, e il Pd sara' spettatore passivo. Ma a Veltroni, ormai consapevole della sconfitta, interessa a questo punto solo portare il suo Partito Democratico al massimo storico per l'aggregazione nata dall'incontro di Ds e Margherita . E per questo ha preso con se' i Radicali. Che avrebbero fatto volentieri a meno di entrare nelle liste democratiche, preferendo di gran lunga l'apparentame nto della lista concesso da Veltroni all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Ma al loft girava da qualche giorno un sondaggio che pur attribuendo alla lista Bonino un 3 per cento ben piu' ampio dell'1-1,5 per cento che porterebbero le candidature radicali nelle liste Pd, avrebbe visto la lista apparentata erodere consensi anche al partito di Veltroni. Quindi per Walter conta piu' portare al massimo possibile il voto al Pd che tentare di vincere le elezioni.
Sa che al centro e' difficile guadagnare altri voti, vista la concorrenza fatta da Udc, Rosa Bianca e Udeur, e per questo con i Radicali potra' anche cercare di sottrarre consensi a quella parte dell'elettorato che incerto del tasso di laicita' del Pd avrebbe altrimenti votato per la Cosa Rossa.
"E' li' che ora dobbiamo puntare" diceva ieri a Montecitorio uno degli uomini macchina del Pd. E che a Sinistra piu' che l'arcobaleno regni la confusione lo dimostra il voto sulle missioni militari all'estero. Ieri l'Aula di Montecitorio ha detto si' alla conversione del decreto con tutta la Cosa rossa contraria tranne una parte dei Verdi e la Sinistra democratica che hanno abbandonato l'Aula, dando vita ad una nemesi per Bertinotti che, da candidato premier, prova il brivido delle divisioni interne sulle missioni militari da lui tante volto fatto provare a Romano Prodi durante il suo governo. Ma la battaglia sul voto non e' avvenuta ieri in Aula alla Camera quanto piuttosto il giorno prima nel gruppo di Rifondazione. Lo raccontano i parlamentari del Pdci, intervenuti ieri nel dibattito con Jacopo Venier, divertiti dal fatto di aver costretto il gruppo di Rifondazione Comunista a votare no alla missione, sconfessando la proposta del segretario Franco Giordano che era di uscire tutti dall'Aula, proprio per evitare inutili divisioni in campagna elettorale sgradite al candidato premier Fausto. E invece Diliberto ha detto "no, non se ne parla nemmeno, noi voteremo contro". A quel punto il gruppo del Prc, raccontano, 'si e' letteralmente ribellato' all'idea di lasciare al solo Pdci la posizione del voto contrario. Per questo da Montecitorio hanno raggiunto telefonicamente Franco Giordano per 'informarlo della decisione presa'. Il segretario di Rifondazione non c'e' rimasto molto bene, anche perche' rischia di pagare un malcontento interno, dovuto pure al preannuncio della drastica riduzione dell'attuale gruppo parlamentare ma prevalentemente indirizzato nei confronti di Fausto Bertinotti, avvertito come sempre piu' lontano dal suo partito. Ieri pero' e' stata anche la questione giustizia a irrompere nella campagna elettorale. E non tanto per il gioco al rialzo tra An e Fi sul no alle candidature di chi e' sotto processo. Gia' mercoledi' scorso su questo uno dei due avvocati di Silvio Berlusconi non nascondeva il proprio stupore per la sortita di Fini, facendo notare come e' ormai prossimo a sentenza il processo che vede imputato il cavaliere per la vicenda delle presunte tangenti all'avvocato inglese Mills.La novita' e' un'altra, e riguarda Antonio Di Pietro. Il settimanale Panorama ha rivelato come il leader dell'Italia dei valori sia indagato a Roma per truffa aggravata, falso in atto pubblico e appropriazione indebita, per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Al centro della vicenda ci sono i rimborsi elettorali (22 milioni e mezzo di euro) che l'Idv ha ottenuto. Il prossimo 27 febbraio si terra' l'udienza preliminare per decidere se prosciogliere il ministro dei lavori pubblici, come vorrebbe il Pm , o se andare verso un'ulteriore fase di indagini come sembra intenzionato a chiedere la Gip Carla Santese. Una vicenda che se non conclusa positivamente per Di Pietro la prossima settimana potrebbe influire non poco sulla campagna elettorale del Pd, apparentatosi con l'Italia dei Valori proprio per prendere i consensi di quella fetta dell'elettorato giustizialista e che adesso potrebbe prendere di mira l'ex eroe di Mani pulite.
 

 

Compagni e amici, ecco il programma


di Marzia Bonacci

Compagni e amici, ecco il programmaIn un teatro strapieno, con molte persone ad attendere fuori nella speranza di entrare, è stato presentato il programma rosso-verde. Fausto Bertinotti, prima di fare il suo ingresso al Piccolo Eliseo di Roma, ha salutato la folla che attendeva invitandola a riunirsi di nuovo per discutere insieme i primi di marzo, probabilmente il 2. Gesto di cortesia, ma anche espressione del ruolo che questa nuova formazione unita vuole ritagliarsi tra il popolo della sinistra. Non a caso Bertinotti, guardando l'edificio di via Nazionale antistante, storica sede della Banca d'Italia, ha affermato: "Non abbiamo i mezzi di chi ci sta di fronte, ma possiamo essere una banca di donne e di uomini che fa valere le risorse umane". E proprio al ruolo delle donne nella sinistra, in mattinata, è stata dedicata la presentazione di una lettera inviata da deputate e senatrici ai quattro segretari della casa rossa per chiedere il rispetto della rappresentanza di genere.

Il programma. La kermesse è stata aperta da Daniele Silvestri, cantautore romano e per oggi presentatore. A seguire, racconti di vita per esemplificare i temi che stanno a cuore a La Sinistra-L'Arcobaleno e che dovranno vivere nel suo programma: diritti civili, lavoro, precarietà, legalità e ambiente tra i più importanti. A Rappresentarli, un migrante magrebino; Mauro Mocci, medico di Allumiere, che ha messo in guardia sui pericoli per la salute dall'inquinamento; Silvia, stagista precaria 30enne a 800 euro al mese; Salvatore Cannavò, gay protagonista di un diverbio con un tassista finito su tutte le cronache; Stefania Grasso, di Locri, figlia di un commerciante ucciso per non aver pagato il pizzo. Questi contenuti, incarnati oggi in cinque esperienze diverse, saranno sottoposti al voto già dal prossimo fine settimana per arrivare entro i primi di marzo a qualcosa di compiuto e ufficiale.
Bertinotti è partito dalla fine dell'esperienza del "più grande poeta morente" (come definì Romano Prodi nella celebre intervista a La Repubblica). "Il Governo è dimissionario - ha detto- ma può ancora operare in materie come l'immigrazione e i salari, cose che sono rimaste incompiute" per testimoniare almeno "una volontà di risarcimento". Un modo appunto per rimediare in extremis.
Per quanto riguarda la competizione, la sinistra che il candidato ha in mente "non è per una banalizzazione" che vuole Berlusconi e Veltroni uguali nelle loro proposte elettorali, però non si può negare che se la destra è "liberista", il Pd appare comunque promotore di un "programma moderato" e "inadeguatamente alternativo". Per questo, "un voto utile è quello che fa vivere la Sinistra in Italia". Quella sinistra fatta di "amici e compagni" che credono nella nuova avventura, così li definisce Bertinotti rispondendo al tema "importante" del "come chiamarci". Compagni e amici che vogliono, ha sottolineato, sentirsi "un soggetto politico partigiano" e non "rappresentare tutti": evidente allusione al Pd e alla sua decisione di candidare, fra i tanti, anche figli illustri dell'italica economia, contro cui la sinistra propone invece il principio della "lotta alle ingiustizie". La consapevolezza per tutto questo deve essere però quella di una sfida capace di "raccogliere un'ambizione più grande, costruire le fondamenta di un nuovo soggetto politico in Italia che usa la campagna elettorale per costruire unità, rapporti, forme di organizzazione". Bisogna infatti recuperare "quella che Gramsci chiama la connessione sentimentale fra gli intellettuali e il popolo", ha affermato il leader della cosa rossa, segno evidente che i partiti sono consapevoli che anche a sinistra la sfiducia è molta e i venti dell'antipolitica sempre pronti a soffiare più forte. E' questa l'unica strada percorrebile per creare una rivoluzione sociale che abbia come speranza "la liberazione dell'uomo, la liberazione della natura e infine la liberazione della persona", soprattutto quella giovane e precaria, essendo l'incertezza nell'occupazione "una condizione esistenziale che va rifiutata", così come "il sistema capitalistico globalizzato" che l'ha partorita. "Uguaglianza e libertà "sono le due parole chiave di questa identità rosso-verde, così come la pace, tenendo a mente lo storico e intramontabile motto che "non c'e' pace senza giustizia, ne' giustizia senza pace", ha concluso Bertinotti guardando il simbolo con l'iride.

La questione femminile. "Ci sono due generi nella società e devono trovare rappresentanza nella politica", per questo l'obiettivo è quello di realizzare una "sinistra di uomini e di donne". Così Fulvia Bandoli ha riassunto, in occasione della conferenza stampa organizzata a Montecitorio, il senso della lettera che è stata inviata ai segretari dei quattro partiti da deputate e senatrici, oltre che da esponenti di vari movimenti e organizzazioni femminili che gravitano intorno alla sinistra. Sono quattro le proposte avanzate per rendere le candidature nelle liste e quindi la rappresenta politica espressioni della differenza di genere: garantire l'applicazione delle norme antidiscriminazione attraverso il principio dell'alternanza uomo-donna; la presenza significative delle donne come capilista in circoscrizioni importanti; la visibilità nelle tribune e sui media; la connotazione mista dei gruppi che si occupano localmente e nazionalmente della formazione delle liste. Il problema della presenza femminile nelle istituzioni è infatti trasversale alle varie forze partitiche: "troppe volte è successo nella storia della sinistra che le intenzioni più nobili vengano oscurate da pratiche strumentali, quelle di una politica che continua ad essere nelle mani di ristrettissimi gruppi maschili tesi a perpetuare se stessi", hanno scritto ai segretari, esortandoli a dar vita ad un cambio di marcia. "Siamo al dunque", ha concluso la Bandoli a nome di tutte, perché dopo un lungo dibattito su quote rosa e pari opportunità, il segnale di inversione di rotta non può che partire da questa prossima tornata elettorale. Un antidoto, la presenza femminile, anche rispetto al rischio che La Sinistra-L'Arcobaleno si trasformi in un cartello elettorale di ceto politico. A questo scopo possono e devono contribuire anche i media: "le giornaliste devono aiutarci a dare rilievo alle donne per rendere la scena politica meno dominata dalla sola presenza maschile". Una possibilità che potrebbe diventare certezza visto che la corsa alla presidenza del Consiglio ha tutte le carte in regola per trasformarsi in un match esclusivamente azzurro: Veltroni, Berlusconi, Bertinotti e quant'altri. Con le sole eccezioni, rispettivamente nell'ultra sinistra e nell'ultra destra, di Flavia D'Angeli (che però dovrebbe correre per Sinistra Critica in tandem con Franco Turigliatto) e Daniela Santanchè. (AprileOnline 21 febbraio 2008)