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Veltroni-Sinistra è confronto acceso
di Ma.Bo.,
Non
potevano che risentirsi gli esponenti
dell'ex Sinistra Arcobaleno ad ascoltare
le parole di Walter Veltroni, scattando
sull'attenti della difesa e del
contrattacco. Come un sol uomo. Già,
perché il segretario democratico, lo
stesso che pochi giorni fa si è visto
con Franco Giordano per discutere di
assi e convergenze anti-Berlusconi, non
ha certo usato i guanti per trattare la
questione della caduta del governo
Prodi. Nell'intervento all'assemblea
costituente, infatti, ha parlato della
crisi di gennaio "non come di un
incidente di percorso" bensì "del
riproporsi per la seconda volta in un
decennio e in forme se possibile ancora
più gravi del '98, di una rottura
strategica con Rifondazione Comunista e
le altre forze che hanno dato vita alla
Sinistra Arcobaleno". Questa volta, poi
ha specificato, "in un contesto di
disperante frammentazione che ha segnato
tutta la legislatura". Un colpo dritto
verso quelli che furono gli alleati di
governo che sembra confermato dalle
parole successive. Al di là dei consigli
dati "con franchezza" e "in ragione di
una lunga amicizia", Veltroni ha infatti
specificato di guardare "con attenzione
e interesse al dibattito interno",
augurandosi però che queste stesse forze
"lascino alle loro spalle l'idea di
altri tempi del partito di lotta e di
governo". Perché? Perché "quando si sta
al governo si governa. E l'unica lotta
che è ammissibile, e anzi augurabile, è
quella contro i problemi del paese. In
ogni caso non si lotta contro il governo
del quale si fa parte".
Dunque il giudizio
storico è senza appello, senza clemenza.
Per tanto non stupisce la pronta
risposta dei diretti interessati, in
particolare di Rifondazione comunista
chiamata esplicitamente in causa nel
passaggio sul 1998. Per Giordano le
affermazioni di Veltroni sono "contro
ogni evidenza" e rivelano come il leader
Pd "continua a coltivare il progetto di
imporre al paese una formula
bipartitica, adoperando ancora la
forzatura della legge elettorale". Un
piano bocciato dall'ex segretario che lo
definisce non solo "sciagurato" ma
espressione di "quella strategia che ha
consegnato il paese alla destra". Sul
fronte di un'opposizione dura e pura
promessa da Veltroni, Giordano non è
ottimista: "mi pare oscilli tra
un'acritica apertura di credito a
Berlusconi e un antiberlusconismo
personalizzato". Una sfiducia che nasce
dal fatto che l'antagonismo
all'esecutivo delle destre si deve
concentrare sulla materia economica,
prescindendo dalla quale, ha
sottolineato l'ex segretario, questa
stessa azione risulta nella migliore
delle ipotesi "impossibile" e, nella
peggiore, addirittura "farsesca".
Anche Paolo Ferrero, che nel partito è
primo firmatario della mozione
alternativa a quella di Vendola e dei
cosiddetti bertinottiani, fra cui si
annovera lo stesso Giordano, non si tira
indietro. Alla caduta del governo Prodi,
infatti, anche Veltroni avrebbe
contribuito e, a testimonianza, cita
qualche esempio: "le elezioni primarie",
il rifiuto di "qualsiasi riforma del
sistema elettorale per via parlamentare
e in senso proporzionalistico" e,
infine, il famoso discorso di Orvieto,
quello dell'andremo da soli, che Ferrero
non stenta a definire "arrogante". In
sostanza tutta l'autocritica su ciò che
è stata la maggioranza a Palazzo Chigi
sembra riducibile, agli occhi dell'ex
ministro di Rifondazione, a "lacrime di
coccodrillo". Rifiutato, poi, qualsiasi
consiglio su come svolgere il confronto
congressuale che impegnerà il Prc a
luglio e su quale strategia politica
attuare: sul tema del partito di lotta e
di governo, Veltroni non ha voce in
capitolo perché "grazie a Dio, il futuro
e le scelte del Prc le decideranno gli
iscritti e le iscritte al nostro
partito". Dovrebbe, suggerisce Ferrero,
"stare tranquillo", proprio lui "che di
partiti comunisti ha già contribuito di
buona lena a scioglierne e distruggerne
uno bello grande, il Pci, non riuscirà a
sciogliere il secondo, il Prc". Sul tema
dell'opposizione e della mobilitazione
in ottobre, lanciate dal segretario,
l'ex ministro specifica che "manifestare
contro il governo è un bene" ma al
contempo "bisogna cominciare a fare
l'opposizione". La stessa, ha aggiunto
Claudio Grassi, ex senatore rifondarolo
e cofirmatario della mozione Ferrero,
che "fino ad ora non abbiamo visto né in
Parlamento né nel paese".
Per Oliviero Diliberto, segretario
del PdCi, Veltroni "mente sapendo di
mentire", perché "è stata la nascita del
Pd a far cadere Prodi". Quanto
all'appuntamento di piazza proposto in
autunno, Diliberto ha sottolineato che
"le manifestazioni non si fanno ad
orologeria", ma "quando ci sono le
misure inique da contrastare".
Ironica la reazione di Fabio Mussi.
"Ho visto che il Partito democratico ha
scoperto Berlusconi. Sono tanto contento
per una tale prova d'intelligenza da
parte di un partito così giovane", ha
detto il leader di Sd, aggiungendo come
ora "se riesce a svelare anche il
segreto dell' acqua calda vince il
Nobel". (AprileOnline 20 giugno 2008)
Dalla relazione di Walter Veltroni
all'Assemblea Nazionale del Pd
(20/6/2008), il passaggio sulla
sinistra:
«E' vero: una parte del risultato
positivo del Partito Democratico è il
frutto della dimostrata capacità di
attrazione di elettori che nel 2006
avevano votato per Rifondazione o le
altre forze che hanno poi dato vita alla
Sinistra Arcobaleno.
Ma non si tratta, a ben guardare, di un
gioco a somma zero, di una mera partita
di giro: si tratta della dimostrazione,
politicamente assai rilevante, che per
molti elettori di sinistra, al contrario
di una parte dei gruppi dirigenti di
quei partiti, la politica non può
mettere tra parentesi la questione del
governo e ridursi ad un esercizio di
rappresentazione identitaria.
E invece si legge nel documento proposto
da Claudio Fava alla riflessione di
Sinistra Democratica: "Siamo stati
puniti per gli esiti deludenti
dell'azione del governo Prodi". Parole
simili riecheggiano nel dibattito
interno a Rifondazione comunista e alle
altre forze che avevano dato vita alla
Sinistra Arcobaleno.
Noi pensiamo, al contrario, che il
governo Prodi abbia realizzato risultati
straordinari per il Paese: dal
risanamento finanziario, riassunto nella
revoca, da parte della Commissione
europea, della procedura di infrazione
del patto di stabilità, avviata contro
l'Italia dopo il fallimento della
politica economica di Tremonti; alla
politica estera e di difesa, con
l'accresciuto prestigio dell'Italia nel
mondo.
Il problema del governo Prodi, il
fattore che ne ha minato alle fondamenta
la credibilità, è stato il carattere
frammentario e rissoso della coalizione
dell'Unione: è stata l'Unione a
indebolire il governo e non il governo a
deludere gli elettori dell'Unione. Un
chiarimento su questo punto è
indispensabile, non per puntiglio
storico, ma per ragionare sul futuro.
Le forze che avevano dato vita alla
Sinistra Arcobaleno sono ora alle prese
con una riflessione e un dibattito
interno che rispettiamo e al quale
guardiamo con attenzione e interesse. Ci
auguriamo, lo dico con la franchezza che
credo possiamo permetterci, in ragione
di una lunga amicizia con molti tra i
loro dirigenti e militanti, che queste
forze lascino alle loro spalle l'idea di
altri tempi del "partito di lotta e di
governo".
Quando si sta al governo si governa. E
l'unica lotta che è ammissibile - e anzi
augurabile - è quella contro i problemi
del Paese. In ogni caso, non si lotta
contro il governo del quale si fa parte.
I risultati elettorali dei quartieri o
dei distretti industriali sono lì a
dimostrare che è proprio tra gli operai
che il divorzio della Sinistra
Arcobaleno col governo ha incontrato il
rifiuto più netto.
Divorziando, per la seconda volta, dal
governo, i gruppi dirigenti dei partiti
della Sinistra Arcobaleno hanno finito
per divorziare dalla parte prevalente
del loro stesso elettorato, che ha
disertato le urne o ha votato il PD, pur
tra dubbi e riserve, proprio per la
credibilità della proposta di governo
che noi abbiamo saputo mettere in
campo».
Una sinistra senza anima non vince
La
dura sconfitta che abbiamo subito è indiscutibile. Il
popolo italiano ha detto che una sinistra senza anima
non è una sinistra.
E ha detto anche che una sinistra
senza una netta collocazione di classe al governo o
all'opposizione è una sinistra fuori dalla storia.
Appunto non è una sinistra.
Gli stessi processi di unità, pur
necessari, non possono subire accelerazioni se non
maturi e costruiti con una grande partecipazione
democratica dal basso.Unità non può significare
umiliazione e mortificazione della storia di migliaia di
militanti. Non può significare cancellazione di bandiere
e simboli che sono carne stessa di un popolo che ha
vissuto e vive la lotta per la trasformazione della
società come l'unica lotta per la quale vale la pena
vivere. Per molti compagni questo è avvenuto.
Come per altri la delusione degli atti di governo si è
trasformata in astensione o protesta. La stessa rottura
a sinistra operata lucidamente da Veltroni non ha
ricevuto una risposta adeguata, come si diceva di
classe. Ora,grazie a Veltroni e ai nostri limiti, forse
ai nostri errori, si è consegnato senza combattere il
Paese a Bossi e Berlusconi.
Per la prima volta nella nostra
storia non siedono in Parlamento rappresentanti della
sinistra. Non ci sono i comunisti. Da qui bisogna
ripartire.I l dramma della crisi economica è già dentro
casa. Senza i comunisti questo dramma può sfociare in
una strage sociale a cui si apprestano nuovo governo di
destra e Confindustria.
Da oggi parte la ricostruzione su un
netto terreno di classe di una forza di sinistra che non
abbia vergogna dei simboli storici del lavoro e della
lotta allo sfruttamento, la falce e il martello. La
sconfitta è amara. È come una caduta. Ma se ci si rialza
subito è buon segno. E i comunisti sono già in piedi per
riprendere il cammino con più forza, più orgoglio,più
determinazione di prima.
Al lavoro e alla lotta cari
compagni.( La Rinascita online17 aprile 2008)
Il comunismo tendenza culturale???
Quella comunista in futuro sara' soltanto "una tendenza
culturale" all'interno della Sinistra arcobaleno. Fausto
Bertinotti fa il punto, in una videochat sulla Stampa.it,
su futuro della nuova formazione di sinistra, la
Sinistra l'Arcobaleno, che ha riunito Prc, Pdci, Verdi e
Sd. "Stiamo lavorando per ottenere un risultato
elettorale incoraggiante - spiega Bertinotti, ma in ogni
caso l'Italia ha bisogno di una sinistra, di una
sinistra del futuro. E io immagino un soggetto unico,
democratico e partecipato, fondato come
un'organizzazione politica unitaria con le sue
regole, una sua democrazia, un suo gruppo dirigente".
"Questa Sinistra arcobaleno - continua Bertinotti -
dovra' essere innovativa anche nelle forme, abbandonando
leaderismo e personalizzazione, secondo un principio di
collegialita'. In ogni caso, spezzando la logica
verticistica del leader e dando luogo a una costruzione
della partecipazione, oppure non vive". All'interno di
questo soggetto unitario, dice il candidato premier di
Sa, "ci saranno tendenze politico-culturali: vivra' la
tendenza comunista, quella ecologista, quella
femminista; fintanto che non si costruiranno nuove
tendenze. Ma ripeto, tendenze culturali e un solo
soggetto politico, unitario e plurale". (Riscossa rossa
8 aprile 2008)
Iniziative unitarie di campagna elettorale

VENERDI' 4 aprile h. 13.00/14.30 Mirafiori
Porta 2 cso Tazzoli Oliviero Diliberto (sez FIAT)
VENERDI' 4 aprile registraz Videogruppo
19.30/20.00 Oliviero Diliberto)
VENERDI' 4 aprile h. 20.30 via Berthollet
25 Oliviero Diliberto (sez San Salvario)
SABATO 5 aprile h 10/12 cso Palestro ang
via Garibaldi Oliviero Diliberto (sez Centro)
SABATO 5 aprile h ore 17.30 Piazza Umberto
1 Orbassano
Oliviero Diliberto
DOMENICA 6 aprile alle ore 10
Mirfiori Sud via Negarville 30 Oliviero Diliberto
DOMENICA
6 aprile dalle ore 15 alle ore 19 Piazza Govean (Via
Madama Cristina) Torino
Elettorato precario
di Emiliano Sbaraglia
La
tappa del tour di Veltroni arriva in
Piazza della Vittoria a Pavia, da dove
il leader del Pd, dopo aver incassato
con entusiasmo l'iscrizione al suo
partito del Conte Luchino Dal Verme,
comandante partigiano di 96 anni che dal
palco annuncia la propria adesione,
continua ad affrontare i temi più caldi
di questa atipica, e in alcuni tratti
confusa, campagna elettorale.
Precariato/1
-Torna così prepotentemente alla ribalta
la questione del precariato, sul quale
Veltroni si sbilancia con una promessa
forte: se il Pd vincerà le elezioni il
suo primo provvedimento in Consiglio dei
ministri sarà un disegno di legge che
istituisce il compenso minimo garantito;
una legge "già esistente in 23 Paesi
europei su 27 -sono le sue parole-, e
che non si capisce perché da noi non si
possa fare".
Il leader Pd raccoglie l'assist
offertogli da uno striscione tenuto bene
in evidenza davanti a lui da alcuni
ragazzi, che prende spunto dalla a dir
poco inelegante uscita berlusconiana,
goffamente travestita da battuta
umoristica sul tema. Lo striscione
recita: "Siamo precari, cerchiamo
milionari da sposare"; e per un asso
della comunicazione pubblica, come
Veltroni viene da (quasi) tutti
considerato, al di là di convinzioni e
posizioni politiche, recuperare
l'argomento per segnare un punto a suo
favore è gioco da ragazzi. "Nella vita
va bene un po' di umorismo, ma su certe
cose non si può scherzare. Anche perché
quella battuta è arrivata il giorno dopo
in cui a Torino un uomo si è impiccato
perché aveva perso il lavoro. Ci sono
drammi sociali su cui non si possono
fare battute". Quindi il passaggio
sull'attuale situazione: "In Italia ci
sono centinaia di migliaia di ragazzi
che non solo vivono con poche centinaia
di euro, ma che sono senza futuro.
Arrivano a 35 anni che non sono riusciti
a mettere neanche una pietra del loro
futuro".
Da qui il segretario
Pd arriva a citare la costituzione
statunitense, laddove viene espresso
come "diritto" il concetto di felicità:
"Felicità è solo condivisione, e lo
Stato deve creare le condizioni affinché
i cittadini possano aspirare ad essere
felici, sereni. Questo non può però
certo avvenire in una condizione di
precarietà che è il più grande problema
del nostro Paese e che sarà il primo
tema che affronteremo al primo consiglio
dei ministri: vareremo un provvedimento
-ribadisce ancora Veltroni -per un
compenso minimo legale per i giovani di
1.000/1.100 euro". Il tutto perché "la
lotta alla precarietà è come la lotta
allo sfruttamento operaio
dell'Ottocento, è lo sfruttamento
dell'uomo sull'uomo". Tra una
suggestione americana e l'altra, per
quanto riguarda il tema del lavoro anche
Veltroni confessa di avere un sogno: "Il
mio sogno è avere uno Stato in cui non
si senta più la frase che adesso viene
pronunciata più spesso, "Io conosco uno
che...". Questa frase significa che il
mondo si divide in due, fra quelli che
conoscono e quelli che non conoscono, e
questo è inaccettabile. Uno deve avere i
propri diritti riconosciuti anche se non
conosce nessuno". Fino ad ora, nel
nostro paese, si è appunto trattato di
un sogno.
Precariato/2
-Ma non è stato soltanto Veltroni ad
occuparsi di precariato in questa
giornata.
Dalla Sinistra Arcobaleno viene infatti
promossa una campagna di comunicazione a
dir poco particolare, se non apertamente
provocatoria, attraverso una serie di
proposte per la prossima legislatura
contro la precarietà e nel segno dei
diritti civili e dell'ecologia, per una
iniziativa "giovane" che vuole
confrontarsi anche con gli under 30 di
Pd e Pdl.
"Siamo quelli che vogliono evitare che i
giovani italiani siano perdenti in
questa lotteria elettorale", ha spiegato
il capolista di SA in Campania, Arturo
Scotto, lanciando il guanto di sfida ai
suoi coetanei di Pd e Pdl "un po'
marketing, un po' Ogm". "Sarebbe bello
confrontarsi con loro per vedere se è
possibile lanciare iniziative comuni sul
terreno di una maggiore attenzione per i
giovani. A rincarare la dose il
portavoce dei Giovani comunisti,
Federico Tomasello: "Siamo la prima
generazione che ha un'aspettativa di
vita peggiore dei propri padri, la cui
cifra esistenziale è la precarietà".
A sensibilizzare
sulla condizione giovanile irrompono le
dichiarazioni di Vladimir Luxuria, che
come è sua consuetudine non le manda
certo a dire. Insieme a Francesco Caruso
("la distribuzione di preservativi e
cartine anche dentro Montecitorio è una
provocazione per mandare un messaggio di
libertà, a fronte di ladri che
distribuiscono cene e mazzette al Sud ma
non solo"), per non far "carcerizzare
una generazione per qualche grammo di
fumo", Luxuria prima si rende
protagonista a Montecitorio di una
generosa distribuzione di preservativi e
cartine, ricordando come "il 25% per
cento dei giovani tra i 14 e i 35 ani fa
uso abituale di cannabis, mentre le
grandi organizzazioni criminali
continuano ad arricchirsi impunemente,
producendo mercato illegale". Ecco
perché il messaggio lanciato ai ragazzi
è "autocoltivazione contro tutte le
mafie".
Poi il parlamentare
Prc, ricandidatosi, torna a parlare
dell'emergenza occupazionale, in virtù
della quale "più del 60% dei giovani non
pensano a costruirsi una nuova famiglia,
ma restano in quella di origine. Sono i
cosiddetti "bamboccioni". Solo che lo
fanno non perché non vogliono, ma perché
non hanno la sicurezza dello stipendio".
Ecco perché "non bastano le proposte del
Pd di mille euro al mese: perché i
giovani si chiedono non solo quanto
guadagnano, ma anche per quanto tempo".
Per questo Sinistra Arcobaleno si batte
contro il precariato, che Luxuria
definisce "il vero preservativo della
famiglia: siamo noi quelli che credono
veramente nella famiglia, intendendo per
famiglia qualsiasi nucleo affettivo".
La battaglia per la
sicurezza sul lavoro viene invece
rilanciata da Ciro Argentino (operaio
capolista in Piemonte al posto di
Diliberto), che ragiona intorno a un
"conflitto sociale che vede più morti
sul lavoro che nelle guerre dell'area
medio orientale"; un conflitto che va
portato "nella società", aggiunge
Argentino. A fronte di "padroni che
dicono che rispettano le leggi",c'è
bisogno di una "lotta contro ogni forma
di precarietà, per la libertà delle
donne, la tutela dell'ambiente,
l'accesso dei saperi, il diritto alla
casa, l'antiproibizionismo e la lotta
alle mafie: tutti temi che riguardano la
nostra generazione".
Reazioni
-Le reazioni alla iniziativa di SA non
sono mancate, soprattutto negli ambienti
di area cattolica di centro e di destra.
"È incredibile che sia consentito di
tenere in sedi istituzionali come la
Camera dei deputati squallide conferenze
stampa come quella che ha visto
protagonisti i deputati Caruso e Luxuria,
con preservativi e cartine al seguito".
Dichiara ad esempio in una nota il
capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonté.
"Per cinque anni -aggiunge- la Camera è
stata ostaggio di personaggi che non
potrebbero fare nemmeno le comparse al
circo Togni: le loro continue offese al
pudore, al prestigio di Montecitorio, ai
valori italiani e cristiani certificano
un'ignoranza che li rende incompatibili
con nuovi mandati istituzionali".
Considerazioni non propriamente
sommesse, alle quali fanno eco subito
quelle di Mario BAccini, candidato a
Roma per la Rosa Bianca. "Da sinistra
l'ennesimo gesto che vilipende le
istituzioni. Mi sento offeso due volte:
come italiano e come cattolico -afferma
Baccini-. Trovo inaccettabile che
Caruso, Luxuria e altri, sotto l'egida
dei comunisti arcobaleno, utilizzino una
sede alta come la Camera dei Deputati
come locale di distribuzione di
preservativi e per una impropria
propaganda pro droga libera".
PD e SA in campo, dunque, per
riscontrare punti d'incontro su alcuni
argomenti della campagna elettorale,
seppure condotti ed espressi in modi ben
diversi tra loro.
D'altra parte, come lo stesso Veltroni
ha ricordato a Pavia, la separazione tra
le due componenti politiche è stata
"civile": "Ci siamo lasciati senza
tirarci i piatti o restituirci le
fotografie, e io gli auguro la migliore
fortuna", ha specificato l'ex sindaco di
Roma, concludendo con un pensiero
rivolto invece alla Pdl: "I nostri
avversari invece sono schizzati verso
destra, chiudendo con il centro
moderato". (AprileOnline 19 marzo 2008)
I giovani de La Sinistra/L'Arcobaleno:
Ruini in un video game? Si può fare
di Ilaria Urbani
Gadget
antiproibizionisti e anticlericali. I giovani della
Sinistra Arcobaleno lanciano la loro campagna
elettorale dalla sala stampa della camera con un kit
colorato fatto di condom e cartine per confezionare
tabacco o canne con lo slogan «coltivare da sé o
coltivare la mafia?» oppure «libera scelta o casta
politica?».
Insieme a Vladimir Luxuria e Francesco Caruso altri
candidati giovani: Arturo Scotto e Marika Visconti,
l'operaio Ciro Argentino e Letizia Palmisano. La
provocazione è servita a sottolineare l'impegno per
la lotta alla precarietà, libertà delle donne,
antiproibizionismo e lotta alle mafie. Ma si sa, in
campagna elettorale tutto può trasformarsi in un
attacco all'avversario. Ecco servita la polemica.
Mario Baccini, segretario della Rosa Bianca e
candidato sindaco a Roma, non perde tempo accusando
i giovani Arcobaleno di «vilipendio alle
istituzioni»: «Mi sento offeso due volte - dice -
come italiano e come cattolico». Come se discutere
di sesso e droga in parlamento sia un'eresia. Anche
per Gasparri (An) l'iniziativa ha superato il limite
della decenza, «tra Caruso, Luxuria e D'Alema non si
sa chi è peggio». Eh già perché il ministro degli
Esteri per il deputato di An è colpevole di aver
affermato che «punire chi fa uso di droghe leggere è
pericoloso» perché favorirebbe «la clandestinità del
fenomeno». «Vogliamo parlare a questi ragazzi,
lanciando un messaggio: autocoltivazione contro
tutte le mafie - ha ribattuto Caruso - non c'è di
che scandalizzarsi. Per fortuna milioni persone
utilizzano condom e cartine. Negarlo è un perbenismo
ipocrita che vuole nascondere la realtà. Il 25% dei
giovani tra i 14 ed i 35 anni fa uso abituale di
cannabis e, quindi, secondo l'attuale legislazione
un ragazzo su 4 in Italia è considerato un criminale
e merita di andare in galera. Tutto questo mentre le
grandi organizzazioni criminali continuano ad
arricchirsi impunemente, producendo un mercato
illegale che si aggira intorno al 3% del Pil».
Altro tema «caldo», l'aborto. Scotto ha ricordato
l'episodio accaduto a Napoli qualche settimana fa
quando la polizia ha fatto irruzione al Policlinico
per interrogare una donna che aveva praticato
un'interruzione di gravidanza terapeutica. «In un
paese dove le libertà sessuali sono calpestate ogni
giorno dalle encicliche papali e dalle filippiche di
Ruini - ha spiegato - vogliamo dire che si può
scegliere liberamente, e che lo stato deve garantire
la salute dei cittadini. Vogliamo la pillola del
giorno dopo gratuita in tutte le farmacie,
l'introduzione della pillola abortiva Ru486, il
riconoscimento dei diritti di tutte e di tutti a
costituire una famiglia di qualsiasi orientamento
sessuale».
E a proposito di Ruini, i ragazzi del Network
Giovani hanno trasformato il cardinale nel
protagonista del videogioco Playleft, ideato con
licenza Free Software Gpl v. 3 e grafica Creative
Commons. Il giochino, scaricabile nei prossimi
giorni sul sito networkgiovani.it, vede tra i
«nemici» anche Ferrara, Binetti, Moratti, Veltroni e
Berlusconi. Nel gioco la via d'uscita è sempre una
porta a sinistra mentre gli avversari vogliono
portare i lemmings sempre verso il centro o a
destra. Cinque le aree tematiche del percorso
durante il quale i personaggi - ostacoli fanno
morire lo sprite. Il gioco prende spunto da «Lemmings»,
nato a sua volta dal documentario della Disney White
Wilderness.8Il Manifesto 19 marzo 2008)
La Sinistra/L'Arcobaleno cresce
La
Sinistra Arcobaleno, stando ai sondaggi
riservati in mano alla coalizione
guidata da Fausto Bertinotti e che il
quotidiano on-line Affaritaliani.it
ha potuto visionare, si attesta
nell'ultima rilevazione del 10 marzo
all'8,5% rispetto all'8 di sette giorni
prima. Ma soprattutto, in base ai dati
territoriali, si nota come l'Arcobaleno
possa, a meno di un mese dall'apertura
delle urne, superare lo sbarramento a
Palazzo Madama in molte regioni. Creando
così non poche difficoltà praticamente a
tutte le altre formazioni politiche
nella Camera Alta. Stando ai numeri
riservati che circolano nel quartier
generale di Rifondazione Comunista, la
sinistra radicale al momento può
ottenere da 21 a 26 senatori. La
forchetta è così ampia perché molto
dipende dal risultato dell'Udc nelle
singole regioni.
In Piemonte
Bertinotti è accreditato del 9%, due
seggi sicuri a Palazzo Madama e il terzo
scatterebbe se Casini non superasse lo
sbarramento dell'8%. In Lombardia la
Sinistra Arcobaleno vale l'8%, che
corrisponde a 5 o 6 senatori (la
variabile è sempre legata al risultato
dell'Unione di Centro). In Liguria i
sondaggi danno il 9,5%, ovvero un
seggio. Dieci per cento tondo in
Emilia-Romagna, pari a tre senatori.
Ottimo 12,5% in Toscana (il dato più
alto) che corrisponde a tre eletti a
Palazzo Madama. Un seggio dovrebbe
arrivare anche dall'Umbria e uno dalla
Marche, dove la Sinistra Arcobaleno vale
rispettivamente l'11,5% e il 10. Buona
anche la percentuale nel Lazio (9,5%),
pari a 2 o 3 senatori. In Puglia la Cosa
Rossa si attesta all'8,5%, in rialzo di
quasi due punti in una settimana, pari a
uno o due seggi a Palazzo Madama (la
differenza è sempre legata alla
performance di Casini). Un senatore
anche in Basilicata, dove la percentuale
è l'8,5%. Mentre in Sardegna, con lo
stesso risultato che emerge dai sondaggi
(8,5), si oscilla tra uno e due
senatori.
Ci sono poi le
regioni dove l'Arcobaleno è sotto lo
sbarramento. Ma ad esempio in Campania e
in Calabria il 7,5% lascia aperta
qualche speranza a Bertinotti. Molto
difficile invece la sfida in Veneto,
Friuli Venezia Giulia e Abruzzo (7%).
Praticamente impossibile in Sicilia
(6%). Il risultato a livello di senatori
(tra 21 e 26) è comunque del tutto
lusinghiero e nettamente più alto
rispetto alle stime di 15 emerse negli
ultimi giorni. Ma la complessità della
legge elettorale per Palazzo Madama
trasforma la Cosa Rossa in una sorta di
incubo un po' per tutti. La Sinistra
Arcobaleno si dividerà ovviamente il
premio di minoranza (45%) nelle regioni
dove supererà la soglia dell'8. E questo
comporta una diminuzione dei seggi per
il Popolo della Libertà laddove appare
scontata la vittoria di Veltroni.
Ovvero in Emilia Romagna, Toscana,
Umbria e Marche. A subire invece
l'effetto Bertinotti nel Nord (Veneto
escluso) sarà il Partito democratico.
Restano poi le
regioni in bilico, dal Lazio alla
Puglia, dove chi perde tra i due
principali poli dovrà spartirsi i seggi
di minoranza con la Sinistra Arcobaleno,
riducendo così il numero di eletti. Si
tratta perciò di una variabile complessa
e determinante al tempo stesso, che
potrebbe incidere sui numeri a Palazzo
Madama, favorendo o allontanando il
rischio pareggio. C'è poi un'altra
ripercussione, che non riguarda né
Berlusconi né Veltroni. Il superamento
della soglia dell'8% in molte zone da
parte della Sinistra Arcobaleno riduce
drasticamente il numero di senatori
dell'Udc, in particolare al Sud.
Di fatto, Casini è
quello che più di tutti verrà
penalizzato se i sondaggi interni a
Rifondazione risulteranno veri. Sondaggi
che a livello generale vedono lo
schieramento Pdl-Lega al 45%, rispetto
al precedente 44,5 (Popolo della Libertà
39,5 e Carroccio 5,5). La coalizione
Pd-Idv è invece al 36,5%, in leggero
calo dal 36,8 (Partito Democratico 33 e
Italia dei Valori 3,5). L'Udc vale il
6,5% (era al 7), la Destra è stabile al
2% e gli altri raccolgono il 2,5.(AprileOnline
19 marzo 2008)
Presidi La Sinistra/L'Arcobaleno a Torino

Martedi' 18 marzo dalle ore 9.15 alle 14 davanti
all'Ospedale Sant'Anna - Autodeterminazione e legge
194
Martedi' 18 marzo dalle ore 9.30 alle 11.30 via
Fanti (Unione Industriale) - Sicurezza lavoro
Martedi' 18 marzo dalle ore 9.30 alle 18.00 via
Cernaia (giardini La Marmora) - Laicità Stato
Un gesto senza precedenti
Parla Ciro Argentino
di Patrizia Maltese
Il
2007 è stato l’anno peggiore della sua vita, il 2008 si
preannuncia come un anno “particolare”. Finora non l’ha
detto, “perché non mi piacciono le cose da gossippari”,
ma ora la pancia di sua moglie è evidente: fra quattro
mesi sarà padre di una bambina. E finora, fino a qualche
giorno fa, non se lo sarebbe nemmeno sognato: fra un
mese sarà “onorevole”. Ciro Argentino, operaio della
Thyssenkrupp, sindacalista che in dicembre ha visto
morire uno dietro l’altro sette suoi compagni nel rogo
della fabbrica, militante dei Comunisti italiani, andrà
in Parlamento, dopo la rinuncia di Oliviero Diliberto
alla candidatura.
Proprio per fare posto a te: un operaio,
orgoglioso di esserlo.
Mia madre era operaia della Fiat, alle carrozzerie; papà
era nel gruppo, alle ferriere; anche mio zio: è stato
lui che mi ha spinto a entrare alla Thyssen. Con mio
padre c’è stato quasi un passaggio di consegne: nel ’95
lui andava in pensione e io entravo in fabbrica... nel
mio dna, nel mio back-ground, c’è la classe operaia.
Vengo da Mirafiori, noi lo chiamiamo Borgocina, la mia
casa era a trecento metri dalla Fiat, ho fatto le
elementari in un scuola ad appena cinquanta metri dalla
porta due della carrozzeria, sono cresciuto in mezzo al
disagio, la mia era una famiglia operaia normale, ma
alcuni miei compagni avevano genitori con problemi con
la giustizia. Sono orgoglioso di avere nel mio substrato
un quartiere proletario.
E sei comunista praticamente da sempre.
Sono figlio di napoletani e vengo da una famiglia
comunista, mio nonno era segretario della sezione di
Cercola. Conservo ancora una sua foto con l’Unità ben
ripiegata in tasca. Ora c’è un paese sottosopra, perché
gli Argentino sono conosciuti. Ho fatto l’istituto
professionale per l’industria e l’artigianato ed è stato
lì che ho fatto la mia prima tessera alla Lega degli
studenti medi che era federata alla Fgci; avevo 14 anni
e mi definivo comunista, anche se non sapevo ancora bene
cosa significasse. Quando ho cominciato a sentire
“puzza” di abiure, quando la Fgci è diventata Sinistra
giovanile, non ho più fatto la tessera; con la Bolognina
sono rimasto in stand-by, continuavo a comprare i
giornali per capire cosa succedeva, poi ho aderito a
Rifondazione e infine sono approdato al Pdci, ma fino al
’94 non ero un militante. L’ingresso in fabbrica ha
caratterizzato anche la mia entrata nel partito in
maniera attiva. Ero nella sezione Dolores Ibarruri, di
cui sono stato segretario. Una delle sezioni più
importanti della città, tutta gestita da compagne, io
eseguivo gli ordini! Da loro ho imparato molto. Ma nel
’96 ho dovuto dimettermi perché ero stato eletto Rsu in
fabbrica e non potevo più stare dietro alla sezione. Se
vuoi bene al partito devi farti da parte...
Come ha fatto Diliberto. Te lo aspettavi?
All’inizio pensavo fosse uno scherzo, poi ero sorpreso e
sconvolto, ma subito ho capito che è questa la diversità
comunista. E forse solo uno come Diliberto poteva fare
un gesto simile: non tutti hanno la sua levatura morale
e politica. E infatti ha sconvolto un Paese intero, ci
sono blog, tutti leggono questa cosa come
rivoluzionaria. Quello del segretario è un gesto umano
che esprime un alto valore etico e morale e ripropone
con forza la questione morale posta da Berlinguer.
Diliberto ha praticato quello che dice: dovrebbe essere
tradizione e costume dei comunisti. Come compagno di
base, per mia fortuna ho altre volte avuto a che fare
con Diliberto, quando veniva a Torino: lui non è uno
altero, è socievole. Trovo scandaloso invece
l’intervento di Cossutta: logica da vecchia repubblica e
contro il partito. E poi se uno ha il polso della
situazione, il gruppo parlamentare lo controlla lo
stesso.
Adesso hai una bella responsabilità...
Un compito gravosissimo: siamo nani sulle spalle dei
giganti. Ho gli occhi di tutto il partito addosso e una
responsabilità che non ha precedenti perché quello di
Diliberto è un gesto senza precedenti. Pone la questione
del lavoro in maniera non dogmatica: un lavoratore in
Parlamento al posto del segretario nazionale. Se ci
penso, mi viene la febbre a 40!
(la Rinascita della sinistra 14 marzo 2008)
Candidati Camera Senato Piemonte
CAMERA PIEMONTE 1
1 Argentino Ciro Massimo
2 Francescato Grazia Carla detta Grazia
3 Alfonzi Daniela
4 Soggia Antonio
5 Nigro Antonio detto Bisonte
CAMERA PIEMONTE 2
1 Di Salvo Teresa Maria detta Titti
2 Tibaldi Bernardo detto Dino
3 Barrera Secondino
4 Bonapace Ian Marc
5 Berardo Livio
SENATO
1 Provera Marilde
2 Crapolicchio Silvio
3 Khalil Alì detto Alì Rashid
4 Cerutti Monica
5 Galati Vincenzo
Oliviero
Diliberto a Torino
Domenica 9 febbraio 2008 ore 9,30 il
Segretario nazionale del PdCI Oliviero Diliberto sarà
presente all'apertura della
campagna elettorale per la coalizione La
Sinistra/L'Arcobaleno a Torino al Teatro Eliseo in Via
Monginevro 43.
ANSA)
- TORINO, 9 MAR - 'Veltroni e Berlusconi dicono di voler
modernizzare il paese e i loro programmi sono uno la
copia dell'altro, ma in realta' c'e molto di vecchio
nelle loro parole, e quando parlano di liberalizzazione
del mercato del lavoro pensano alla possibilita' di
licenziare un lavoratore senza dover dare spiegazioni,
come si poteva fare prima delle lotte sindacali degli
anni '60'. Lo ha detto Oliviero Diliberto, segretario
del Pdci oggi a Torino.
'Il nostro mandato in questa campagna elettorale drogata
e basata su falsita' e bugie e' cercare di dire la
verita', di smascherare chi in realta' sta pensando che
la sinistra in Italia e' morta. Invece non e' cosi' - ha
aggiunto - anzi la sinistra si e' unita' sotto il
simbolo dell' arcobaleno che parla di futuro e di
speranza. Ma non e' umiliante per il Pd sentirsi dire
dal Pdl che il suo programma sembra una copia di quello
della destra? E' chiaro che per noi Berlusconi e
Veltroni non sono proprio la stessa cosa, Veltroni e' un
po' piu' 'buono', ma non ci vuole tanto ad essere un po'
meglio di Berlusconi no?' La difficolta' a dire la
verita' in questo paese e' anche dovuta, secondo
Diliberto, ad una stampa asservita ai padroni che ne
sono i proprietari. 'Ma e' possibile che io non possa
fare un dibattito televisivo con Veltroni - ha detto il
leader dei Comunisti Italiani - che mi mettano sempre
con la Santanche', l' Udc, con tutto rispetto per
Casini, i consumatori o quant'altro? E' forse perche'
non deve venir fuori un dibattito vero sulla sinistra,
sulle cose che interessano la gente, sul lavoro e sul
precariato, sulla necessita' di un adeguamento
sostanziale dei redditi e, si badi bene, sul rischio che
nella prossima legislatura si voglia metter mano al
contratto nazionale sul lavoro come se tutte le
battaglie sindacali di 50 anni non siano servite a
nulla?'.
(ANSA) - TORINO, 9 MAR - L'attacco, se cosi' si puo'
dire, lanciato oggi da Torino dal segretario del Pdci,
Oliviero Diliberto, al Pd 'un partito che non e' piu' di
sinistra e assomiglia al Pdl, con il quale, e' chiaro
gia' da adesso, vorra' fare l'inciucio' gira intorno ad
alcuni cardini tra i quali il concetto di modernita' e
di etica politica.
'L'idea di modernita' e di riformismo che hanno Veltroni
e Berlusconi - ha detto Diliberto aprendo la campagna
elettorale del partito al Cinema Eliseo a fianco del
capolista in Piemonte 1 e 2, Ciro Argentino - si basa
sul fatto che loro credono che bisogna diminuire i
diritti delle persone, degli individui.
Siamo diventati ormai tutti numeri, non piu' persone,
questo governo ha anche reintrodotto il caporalato, il
lavoro giornaliero, una forma di sfruttamento
insopportabile. Il potere e' tornato ai forti, ai
ricchi, sulla sinistra e' passato uno tsunami, nulla e'
piu' come prima'. E questo, secondo Diliberto, lo si
vede per esempio, 'dalle idee sulla scuola, uno dei
cardini sui cui si basa la vera democrazia. Si vuole
tornare a prima del '62, prima della scuola media
unificata, quando c'erano le scuole alte per le famiglie
ricche e i poveri venivano indirizzati all'avviamento.
Un po' come ha voluto riproporre il ministro Moratti
distinguendo due percorsi scolastici, uno dei quali
indirizzato ad imparare un mestiere. Una scemenza. Quel
mestiere insegnato in quel modo in 6 mesi e' gia vecchio
e inutile. Noi vogliamo che la scuola insegni il senso
critico a tutti e che sia obbligatoria fino ai 18 anni.
Questa e' la nostra modernita''.
Circa la chiamata ad una politica etica, come quella
praticata fino all' ultimo da Enrico Berlinguer, 'nel
cui nome chiedo a tutti voi di fare la vostra campagna
elettorale', Diliberto ha detto: 'dobbiamo essere
consapevoli e fieri di essere diversi. La nostra e' la
diversita' morale di Berlinguer'.
Il passo indietro di Diliberto
di Marzia Bonacci
E'
stata una giornata intensa per il Pdci e per tutta la
Sinistra arcobaleno alle prese con il caso di Ciro
Argentino cresciuto progressivamente come una bolla di
sapone per tutta la mattinata e conclusosi solo nel
pomeriggio inoltrato, quando è stato lo stesso Oliviero
Diliberto a mettere la parola fine alla polemica. Se
inizialmente per l'operaio della Thyssen Krupp non
sembrava esserci posto tra gli elenchi dei candidati
rosso-verde ("per calcoli complicati ma
imprescindibili", spiegavano dal partito), alla fine è
stata la scelta del segretario del Pdci di rinunciare a
correre per la Camera ad aprirgli l'ascesa a
Montecitorio. Così il sindacalista Fiom-Cgil, da sempre
militante comunista, sarà capolista della Sinistra in
Piemonte, in concorrenza con il collega candidato dal Pd
Antonio Boccuzzi. "I comunisti sono diversi da tutti gli
altri, per questo il segretario del Pdci ha deciso di
lasciare il Parlamento, senza alcun paracadute", ha
dichiarato Diliberto in conferenza stampa, aggiungendo:
"non sarò candidato da nessuna parte" perché "la
politica si può fare anche fuori dalle istituzioni, per
questo continuerò a fare il segretario del Pdci, ma ci
sarà un operaio in più in Parlamento".
Fine della polemica? Probabilmente
si, ma non senza strascichi, almeno a giudicare da come
il caso sia montato nelle ultime ore e dal fuoco di fila
scaricato contro la casa rossa dal partito di Veltroni.
In mattinata, quando filtra la notizia che Argentino non
sarebbe stato candidato, gli esponenti più a sinistra
della formazione democratica sono scattati al
contrattacco. Prima Vincenzo Vita, che ha chiesto "come
mai proprio la Sinistra arcobaleno non privilegi gli
operai?", sottolineando come il caso Argentino
dimostrasse "la strumentalità delle critiche rivolte al
Pd", le cui liste invece testimoniano "un forte segno di
novità" oltre che "la capacità di rappresentare la
società italiana". Poi è stata la volta di Paolo Nerozzi,
sindacalista della Cgil che ha compiuto il passaggio
dalla Sinistra democratica di Fabio Mussi al partito di
Veltroni, per il quale è candidato al Senato. "Perché
nessuno alza un dito contro l'esclusione di Ciro
Argentino?", ha chiesto agli ex compagni di partito,
difendendo il Pd per aver mantenuto la parola data
portando in Parlamento tanti lavoratori come Antonio
Boccuzzi. Insieme a lui, anche il collega Achille
Passoni ha sparato a zero sugli avversari: "se dovessimo
usare il loro stesso metro dovremmo dire che tra
Diliberto e l'operaio Ciro Argentino nelle liste della
Sinistra arcobaleno uno dei due era di troppo.
L'operaio", ha detto serafico il sindacalista della Cgil.
Accuse dirette a cui la stessa
Sinistra ha risposto con un coro di voci. Franco
Giordano, segretario di Rifondazione, ha parlato di "una
polemica immotivata e infondata" perché "la condizione
operaia si difende e si rappresenta con le politiche
adeguate e coerenti". A mettere ulteriori puntini sulle
i, citando nomi e cognomi, ci ha pensato anche il
responsabile economico del suo partito, Maurizio Zipponi:
"nelle liste della Sinistra Arcobaleno sono candidati
decine di esponenti del movimento operaio come il
ministro della Solidarietà Sociale (Paolo Ferrero, ndr),
ex operaio Fiat", ha detto Zipponi. All'attacco dei
sindacalisti neo Pd, il deputato di Rifondazione ha
risposto a tono: "la realtà - ha detto Zipponi- è che
Nerozzi non sa più come giustificare la presenza di
candidature nelle liste Pd incompatibili con qualsiasi
idea di sinistra, da Calearo a Colaninno". Sul nuovo
ruolo del segretario confederale, poi, Zipponi non
risparmia la polemica: "invece di muovere accuse
ridicole Nerozzi dovrebbe spiegare perchè dopo aver
assicurato pubblicamente appena tre mesi fa che mai e
poi mai sarebbe entrato nel Pd, ha poi improvvisamente
cambiato idea di fronte all'offerta di candidatura
avanzata proprio nel momento in cui sta per scadere il
suo mandato nella Cgil", ha chiesto retoricamente.
E il diretto interessato? Argentino
prima della decisione del segretario di rinunciare alla
candidatura per lasciargli il posto, commentata con un
sentito "sono commosso", aveva fatto quadrato intorno al
partito. "Ho scelto volontariamente di non candidarmi
alle elezioni politiche per evitare qualunque
strumentalizzazione della vicenda della Thyssen a fini
elettorali", aveva detto, contrattaccando i democratici
"con le parole usate da Bertinotti: tra Calearo e
Boccuzzi ce n'è uno di troppo. E non lo dico per
disciplina di partito".
Argentino ha poi messo in guardia il collega di lavoro
Boccuzzi, "lì (nel Pd, ndr) sarà isolato in un gruppo
parlamentare che non si occuperà delle istanze dei
lavoratori, perchè la sua candidatura -sostiene- è stato
un colpo di teatro, di avanspettacolo, da parte di
Veltroni". Nessun rammarico verso i compagni di partito,
perché "ci sono delle logiche politiche. La Sinistra
Arcobaleno è una nuova formazione che mette insieme
quattro partiti che devono mediare tra di loro", ha
spiegato a chi lo interrogava sulla decisione iniziale
di candidare Diliberto al suo posto. "E' anche ovvio
-aggiungeva- che si muovano per una riconferma del
gruppo dirigente". Sul suo futuro Argentino precisava
che l'obiettivo doveva essere quello di impegnarsi a
fianco del sindacato come parte civile nel processo a
Torino, girando l'Italia "per portare avanti la
battaglia sui diritti e la sicurezza dei lavoratori".
Il gesto del
segretario comunista, dice chi lo
conosce, potrebbe avere diverse
motivazioni. Forse la candidatura alle
elezioni europee dell'anno prossimo?
Oppure, rimanendo entro i confini
nostrani, una ricompensa politica: un
gesto così altruistico e disinteressato
costringerebbe infatti gli alleati a
trovargli una collocazione alternativa.
Del resto, lo stesso Bertinotti a chi
gli chiedeva di commentare la scelta del
deputato sardo, rispondeva con un no
comment che potrebbe essere ricco di
implicazioni oltre che foriero di
qualche problema interno che certo a
lui, capo della casa rossa, non può
sfuggire. (AprileOnline 7 marzo2008)
Il puzzle
delle liste della Sinistra
di Vittorio Strampelli
La
Sinistra l'Arcobaleno colloca le ultime
tessere che andranno a comporre il
complesso puzzle delle liste elettorali
unitarie. Le prime posizioni a essere
definite sono state, ovviamente, quelle
dei big dei quattro partiti che
compongono la federazione: il candidato
premier Fausto Bertinotti sarà in cima
alla lista per la Camera nella
circoscrizione Lazio 1. E capilista per
Montecitorio saranno anche i segretari
di Rifondazione, Pdci, Sinistra
democratica e Verdi: Franco Giordano in
Toscana, mentre Oliviero Diliberto,
Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio
guideranno rispettivamente le liste
arcobaleno nelle prime circoscrizioni di
Piemonte, Lombardia e Puglia.
L'attuale pretendente
al trono della Regione Sicilia, Rita
Borsellino, ha già pronto il paracadute
nel caso non dovesse spuntarla contro
Raffaele Lombardo: sarà infatti
capolista al Senato in Emilia Romagna,
mentre alla Camera il numero due sarà
Claudio Grassi, leader della minoranza
interna al Prc "Essere comunisti" eletto
nel 2006 al Senato. L'attuale ministro
della Solidarietà sociale Paolo Ferrero
dovrà scontrarsi con l'ex presidente di
Federmeccanica Massimo Calearo nella
circoscrizione Veneto 1.
Riconferme in vista
anche per Luxuria e Caruso. La deputata
transgender corre in Sicilia,
circoscrizione numero 1, come seconda in
lista: una posizione abbastanza sicura,
tenendo conto che nel 2006 Prc,
Comunisti italiani e Verdi, con l'8,1
per cento, riuscirono complessivamente a
strappare a una delle tradizionali
roccaforti del centrodestra ben tre
deputati. Più difficile, invece la
situazione per Francesco Caruso: il no
global del Prc sarà candidato al numero
due, dietro Gino Sperandio, nella
seconda circoscrizione della Camera in
Veneto, dove alle scorse elezioni Prc,
Verdi e Pdci, nonostante un 8,2 per
cento di consensi raccolti, riuscirono a
eleggere un solo deputato.
Pochi, tutto sommato,
gli indipendenti: oltre a Rita
Borsellino, Rifondazione schiererà la
giovane ricercatrice precaria Cristina
Tajani, per i Verdi il magistrato
specializzato nei reati ambientali
Gianfranco Amendola, per Sinistra
Democratica la sindacalista Betty Leone.
Il Pdci che ha scelto
la linea della riconferma del gruppo
parlamentare, ripresenta gli
indipendenti della scorsa legislatura,
Luigi Cancrini e Nicola Tranfaglia. Non
sarà della partita invece Marco Rizzo,
parlamentare europeo che viaggia verso
la ricandidatura a Strasburgo. Allo
stesso modo, non sarà nelle liste Katia
Belillo: l'ex ministro per gli Affari
regionali all'epoca dei governi D'Alema
ha infatti inviato una lettera alla
direzione del Pdci per spiegare che "si
può fare politica anche in altri modi".
In ovvia
contrapposizione con le scelte del Pd
veltroniano, nelle sotto-liste di
Diliberto dovrebbe inoltre essere
riservato un posto anche a Ciro Argentin,
operaio della Thyssen e dirigente
provinciale del partito a Torino.
Intanto, all'interno
dei Comunisti italiani continua il
"caso" Soffritti: l'opposizione alla
ricandidatura del deputato Roberto
Soffritti, per il quale si era prevista
una posizione da capolista della
Sinistra-Arcobaleno alla Camera in
Emilia Romagna, già manifestatasi nelle
scorse settimane, si è estesa fino ai
vertici regionali di Prc, Verdi e Sd. I
segretari regionali dei tre partiti
alleati dei Comunisti italiani, Nando
Mainardi (Prc), Massimo Mezzetti (Sd) e
Gabriella Meo (Verdi), hanno infatti
inviato una lettera di fuoco ai leader
nazionali, per ribadire la propria
contrarietà a questa ipotesi: se lo
ricandidate qui, è il succo del
messaggio, faremo una conferenza stampa
contro e non faremo campagna elettorale
per lui. Nei giorni scorsi, proprio
intorno al nome di Soffritti, che è
stato sindaco di Ferrara per quasi due
decenni prima di diventare l'attuale
tesoriere nazionale del Pdci, si erano
scatenate forti polemiche e veti
incrociati, soprattutto da parte delle
sezioni e dei militanti locali di Verdi
e Sinistra democratica. La segretaria
ferrarese del Sole che Ride, Barbara
Diolaiti, aveva addirittura inviato ai
dirigenti nazionali della Sinistra
Arcobaleno una "rassegna stampa" sul
discusso deputato dei Comunisti
italiani, suscitando un clamore tale che
Soffritti, già destinato alla vetta
della lista in Emilia Romagna, era
passato a sperare in un posto sicuro ma
fuori regione. Ma Diliberto ha
continuato a tenere il punto. E la
questione Soffritti resta ancora
aperta.(AprileOnline 7 marzo 2008)
Sinistre
ancora in alto mare sulle liste
di Matteo Bartocci
Seggi sicuri? Per la Sinistra
arcobaleno «non esistono». Il tavolo tecnico dei
quattro partiti che sta preparando le candidature si
è subito misurato con l'impossibilità di garantire
l'elezione e quindi di disporre i nomi giusti nelle
varie caselle elettorali. Una riunione fiume a
Montecitorio degli sherpa dei vari partiti ha
provato ieri a fissare almeno le caselle in base
alle quote stabilite per ogni forza politica (45%
Prc, Verdi e Pdci 19%, Sd 17%):. «Ma in un quadro
come questo e con un simbolo che si presenta per la
prima volta alle elezioni, abbinare nomi a numeri
certi è quasi impossibile».
Una quadra è ancora lontana. Ancora troppe, per
esempio, le candidature di consiglieri e assessori
regionali arrivate dal territorio e ancora troppo
poche le donne indicate come capolista, poche in
generale soprattutto nel Pdci. Serve un giro di
tavolo generale. Ieri sera lunga segreteria di
Rifondazione, che ha convocato per oggi anche la
direzione del partito mentre Sd riunirà stamattina
il suo ufficio di presidenza.
Pochissime, finora, le certezze. Pare definita - ma
l'ultima parola sarà presa solo domani in un vertice
conclusivo dei segretari con il candidato premier -
almeno la griglia dei leader per la camera. Fausto
Bertinotti sarà capolista a Roma. Dopo di lui,
forse, Grazia Francescato dei Verdi e Carlo Leoni di
Sd. Franco Giordano (Prc) se la vedrà con il numero
due del Pd Dario Franceschini in Toscana e Alfonso
Pecoraro Scanio (Verdi) con Massimo D'Alema in
Puglia. Per Sd Fabio Mussi invece dovrebbe misurarsi
a Milano con il giovane confindustriale Matteo
Colaninno. E' quasi certo infine che Oliviero
Diliberto (Pdci) lascerà la natia Sardegna per la
circoscrizione di Torino alla camera. Ad affiancarlo
in Piemonte II la capogruppo di Sd Titti Di Salvo
invece. Scelte che, se prese entrambe,
costringerebbero a una candidatura fuori regione il
ministro uscente del Prc Paolo Ferrero, torinese di
nascita e di elezione. Sempre in Piemonte, il Prc ha
chiesto seggi certi per Marilde Provera (da tempo in
rotta con le minoranze) e Daniela Alfonzi. Mentre
per gli unici due «eleggibili» delle minoranze si
prospetta un cammino inverso: Claudio Grassi
dovrebbe passare dal senato alla camera e Alberto
Burgio dovrebbe essere candidato a palazzo Madama
(con tutti i rischi che ne conseguono, visto che il
quorum è all'8%).
«Quasi tutti i nomi hanno fatto il giro d'Italia»,
si limita a dire chi ha in mano le tabelle
elettorali rifiutandosi di commentare la
composizione delle liste.Soprattutto per
Rifondazione, che dovrebbe eleggere metà dei
parlamentari arcobaleno, chiudere il cerchio con
numeri certi è difficilissimo. Quasi tutto è ancora
in alto mare. Il «no global» Francesco Caruso balla
pericolosamente tra il primo e secondo posto in
lista in Basilicata. Il che vuol dire un'elezione
davvero in bilico. Mentre la federazione di
Rifondazione in Sardegna non gradisce l'arrivo di
candidati nazionali (si parla di Elettra Deiana come
capolista) e punta sul giovane segretario Michele
Piras o, visto che una donna non dispiacerebbe a via
del Policlinico, Marinora Di Biase della segreteria
regionale della Cgil.(Il Manifesto 5 marzo 2008)
Un Arcobaleno
di emozioni
Il
teatro Ambra Jovinelli di Roma ha ospitato questa
mattina il popolo de La Sinistra-l'Arcobaleno, riunitosi
per l'apertura ufficiale della campagna elettorale, alla
presenza del candidato premier Fausto Bertinotti.
Bertinotti, presentando il programma de La Sinistra-l'Arcobaleno,
che definisce «la nostra guida», spiega come la strada
per la sinistra sia tutt'altro che in discesa: il primo
ostacolo da superare è il «duopolio opprimente» creato
dai mezzi di comunicazione, in cui la sinistra fatica a
trovare spazio. «L'operazione è insidiosa per la
democrazia perché vuole cancellare i partiti, a partire
proprio dalla sinistra».
Nel promuovere il programma della Sinistra arcobaleno
coglie l'occasione per ricordare che i punti
programmatici non rappresentano solo «una serie di
obiettivi che una forza politica si propone per poi, una
volta essere eletta, pensare solo a trovare una stanza
dove spingere i bottoni. Noi partiamo prima da una
riflessione critica sul passato».
Infatti, riflette Bertinotti, l'esperienza del governo
«non è andata bene, alcune cose sono state fatte, ma non
l'essenziale. E' da qui - sottolinea - che dobbiamo
ripartire» e ribadisce: «Il nostro programma è la nostra
guida» e il cuore è, nelle intenzioni del candidato
premier, un «ritorno al classico rispetto ai “nuovismi”
di questo periodo». Per la prima volta e «dopo tanti
anni la base comune dell'unità a sinistra ha un unico
obiettivo: mutare il modello economico sociale in
campo». Un obiettivo che mette in evidenza che di fronte
«ad una destra populista» e un «Pd che guarda al
centro», esiste una sinistra che non ha paura di fare
una scelta di parte.
«Il Partito democratico candida il capo della
Federmeccanica, ma come gli viene in mente?» afferma
infatti Bertinotti. Dopo la candidatura nel Pd di Matteo
Colaninno, scelta già criticata a sinistra, Bertinotti
aggiunge: «Ora siamo a due persone e mezzo di troppo».
«La nostra parte - dice - è quella di stare con i
dominati». Di qui la richiesta, chiara ed
inequivocabile, al popolo della sinistra: compiere una
«scelta di parte» dando l'unico voto utile, alla
sinistra.
Un voto utile dunque, unito allo sforzo comune di
superare il muro di silenzio dei media, colpevoli di
aver ridotto la competizione politica solo ad una sfida
a due: «Organizziamo una manifestazione davanti alla Rai
- è la proposta di Bertinotti - per ricordare che il
servizio pubblico è uno strumento di democrazia».
Il leader della Sinistra Arcobaleno non poteva poi non
ricordare le 65 vittime palestinesi del raid
dell'esercito israeliano a Gaza: «E' difficile sottrarsi
all'individuazione delle responsabilità, noi facciamo
della lotta all'antisemitismo la nostra bandiera, l'
ebraismo è la nostra storia, Auschwitz segna un punto
irreversibile nella storia dell'umanità, ma questo non
ci esime dal dire le parole giuste contro il governo
israeliano che scaglia le sue armi contro i fratelli
palestinesi, che uccide i bambini». Bertinotti ha anche
criticato gli Stati Uniti e la comunità internazionale
perché «non hanno riconosciuto il governo di unità
nazionale palestinese».
«C'è un recupero di libertà che ci fa sentire meglio.
All'inizio c'è stata un po' di preoccupazione quando il
Pd ha detto che andava da solo facendo così vincere
Berlusconi. Ma ora ci sentiamo più liberi». Così
l'esponente dei Comunisti italiani, Manuela Palermi,
capogruppo Verdi-Pdci al Senato, ha commentato la
giornata e l'esperienza della Sinistra Arcobaleno.(la
Rinascita online 2 marzo 2008)
Il
programma in dettaglio de la Sinistra/L'Arcobaleno

1. Dignità e
diritti nel lavoro: la sicurezza
Ogni
giorno in Italia muoiono in media 4
persone mentre lavorano. Grazie a
una legge voluta dal Governo
Berlusconi si può lavorare anche 13
o 14 ore al giorno e spesso per
lavorare occorre rinunciare ai
propri diritti. Siamo arrivati al
paradosso che il lavoro è pagato a
prezzi orientali e le merci così
prodotte vengono vendute a prezzi
occidentali.
La Sinistra l’Arcobaleno propone:
una legge che fissi la durata
massima del lavoro giornaliero in 8
ore e in 2 ore la durata
massima degli straordinari;
l’immediata approvazione dei decreti
attuativi del Testo Unico sulla
Sicurezza sul lavoro e
quindi più controlli e più certezza
e severità delle pene per le imprese
che trasgrediscono le norme.
2. Dignità e diritti nel lavoro:
lotta alla precarietà
I lavoratori e le
lavoratrici precarie nel nostro
Paese sono oltre 4 milioni. È
precarietà di vita, non solo di
lavoro. La Sinistra l’Arcobaleno
propone di superare la legge
30 e di affermare il
contratto a tempo pieno e
indeterminato come forma ordinaria
del rapporto di lavoro; di
rafforzare la tutela dell’articolo
18 contro i licenziamenti
ingiustificati; di
cancellare dall’ordinamento le forme
di lavoro co.co.co, co.co.pro e le
false partite IVA.
3. Dignità e diritti nel lavoro:
salari, fisco e redistribuzione del
reddito
Nel 2003 ai
lavoratori toccava il 48,9% del
reddito prodotto nel Paese, nel 1972
era il 59,2%. Oggi la quota dei
redditi da lavoro dipendente è
ulteriormente diminuita. Secondo i
dati della Banca d’Italia, dal 2000
al 2006 prezzi e tariffe sono
notevolmente aumentati e i salari
sono rimasti invariati. La Sinistra
l’Arcobaleno vuole fissare per legge
il salario orario minimo per
garantire una retribuzione mensile
netta di almeno 1000 euro;
propone un meccanismo di
recupero automatico annuale
dell’inflazione reale;
propone di elevare le
detrazioni fiscali per i
lavoratori dipendenti. La Sinistra
l’Arcobaleno vuole introdurre, come
avviene in tutta Europa, un
reddito sociale per i giovani
in cerca di occupazione e per i
disoccupati di lungo periodo,
costituito da erogazioni monetarie e
da un pacchetto di beni e servizi.
La Sinistra l’Arcobaleno propone di
diminuire il prelievo
fiscale per i redditi più bassi
portandoli dal 23 al 20%,
contemporaneamente di
aumentare la tassazione sulle
rendite finanziarie al 20%,
di redistribuire il reddito ai
lavoratori e alle lavoratrici
attuando immediatamente quanto
previsto dalla Finanziaria di quest’anno,
che destina loro tutto
l’extragettito maturato.
4. Laicità: lo spazio di libertà
per tutti
Nei Paesi europei
più avanzati, e non solo in Europa,
i fondamentali diritti della persona
sono tutelati e garantiti da una
legislazione che ne salvaguarda la
sfera personale, nel rispetto della
libertà di scelta di ciascuna e di
ciascuno. Da noi non è così. La
Sinistra l’Arcobaleno afferma
l’uguaglianza sostanziale dei
diritti delle persone omosessuali e
propone il riconoscimento
pubblico delle unioni civili.
La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che
ognuna e ognuno abbia il diritto di
decidere del proprio corpo e della
propria vita e propone una legge sul
testamento biologico.
5. Libertà e autodeterminazione
femminile
Nemmeno negli
anni ’70 l’attacco alla libertà
delle donne è stato tanto feroce;
addirittura c’è chi propone una
moratoria contro l’aborto chiamando
“assassine” le donne. La Sinistra
l’Arcobaleno propone interventi
affinché la legge 194 sia
applicata estendendo in
tutto il Paese la rete dei
consultori e introducendo in
via definitiva la pillola RU 486
come tecnica non chirurgica di
intervento che può essere scelta
dalle donne; una nuova legge
sulla fecondazione assistita
per eliminare gli ingiusti divieti
della legge 40, lesivi della libertà
di scelta delle donne e del diritto
costituzionale alla tutela della
salute; una norma che
persegua tutte le forme di
discriminazione basate
sull’orientamento sessuale e
l’identità di genere.
6. La pace, il disarmo
L’Italia è al 32°
posto per la ricerca scientifica e
al 7° posto nella classifica
mondiale delle spese in armamenti.
Con i soldi spesi per comprare un
solo caccia Euro Fighter si
potrebbero costruire 100 asili. La
Sinistra l’Arcobaleno ritiene che
vada pienamente attuato l’art. 11
della Costituzione. L’Italia non
deve più partecipare a missioni al
di fuori del comando politico e
militare delle Nazioni Unite. Vanno
tagliate le spese per gli armamenti
ed avviata la riconversione
dell’industria bellica applicando la
legge 185. Vogliamo una
legge per la messa al bando
delle armi nucleari dal
nostro Paese. Siamo contrari alla
costruzione della nuova base
militare a Vicenza ed è necessaria
una Conferenza nazionale sulle
servitù militari per rimettere in
discussione tutte le basi della
guerra preventiva presenti sul
nostro territorio. Serve una nuova
legge sulla cooperazione allo
sviluppo.
7. Proteggere il pianeta: un Patto
per il clima
Contrastare gli
effetti dei cambiamenti climatici è
fondamentale per garantire una
speranza di futuro all’umanità:
senza adeguate misure ci saranno
rischi certi per la salute e
l’ambiente. La Sinistra l’Arcobaleno
rifiuta il nucleare e
propone che entro il 2020 si
superi il 20% dell’energia
prodotta da fonti rinnovabili e che
le emissioni siano ridotte del 20%;
un grande investimento pubblico in
pannelli solari su tutti i tetti
delle case e degli edifici pubblici.
L’acqua è un bene comune e come tale
deve essere pubblico. La Sinistra
l’Arcobaleno propone la
ripubblicizzazione dei servizi
idrici, una legge
quadro sul governo del suolo e
l’inasprimento delle pene
contro i reati ambientali e le
ecomafie.
8. Le “Grandi
Opere” di cui il Paese ha bisogno
Sono necessari
grandi investimenti per una diversa
qualità dello sviluppo e una buona
occupazione. Queste sono le
nostre “Grandi Opere”:
messa in sicurezza del territorio
dal rischio sismico e da quello
idrogeologico; investimenti per
migliorare i servizi di trasporto
per i pendolari e la mobilità nelle
città con nuove metropolitane, linee
tramviarie e mezzi a energia pulita.
Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i
pendolari. Vanno abbandonati
progetti inutili e dannosi come il
Ponte sullo Stretto, il Mose a
Venezia, la TAV in Val di Susa, a
favore di interventi su nodi
ferroviari urbani, infrastrutture
ferroviarie nel Mezzogiorno e
potenziamento dei valichi alpini.
Investimenti sul trasporto merci su
rotaia e sulle autostrade del mare.
Riduzione della produzione dei
rifiuti, forti investimenti nella
raccolta differenziata, misure
concrete per il riciclaggio, impiego
delle tecnologie più moderne ed
avanzate.
9. Il diritto alla salute e le
politiche sociali, indice di civiltà
L’Italia destina
alla spesa sociale solo il 2,7% del
PIL. In Germania, ad esempio, alla
spesa sociale viene destinato
l’8,3%. Il fallimento e la crisi dei
sistemi che hanno introdotto il
mercato nella sanità sono la
dimostrazione ulteriore che solo il
sistema sanitario pubblico e
universalistico può dare risposte al
bisogno di salute. La Sinistra
l’Arcobaleno propone di adeguare il
fondo sanitario nazionale al livello
europeo, superare
definitivamente i Ticket e le liste
di attesa, inserire
le cure odontoiatriche nei
livelli essenziali del sistema
sanitario. La Sinistra l’Arcobaleno
propone una legge sulla non
autosufficienza finanziando un fondo
nazionale per almeno 1,5 miliardi di
euro, l’aumento del fondo
nazionale per le politiche sociali e
l’indicazione di livelli essenziali
delle prestazioni per eliminare la
divaricazione fra regioni ricche e
povere. La Sinistra l’Arcobaleno
lancia un piano di asili come
cardine della rete dei
servizi per le bambine e i bambini.
10. La casa è un diritto, non una
merce
Dopo un ventennio
di politiche di privatizzazione e
deregolamentazione del mercato delle
locazioni, il costo degli affitti
raggiunge oggi il 50% del reddito e
anche più e gli sfratti di chi non
ce la fa a pagare i canoni sono
diventati il 70% del totale.
L’Italia spende per la politica
sociale della casa un decimo
dell’Europa. La Sinistra
l’Arcobaleno afferma che non
ci possano essere sfratti se non da
casa a casa, propone
un piano nazionale per
l’edilizia sociale a cui destinare
1,5 miliardi di euro, che
porti l’Italia al livello europeo,
modificare la legge 431/98,
abolendo il canale libero.
Vogliamo costituire un fondo a
sostegno della
ricontrattazione dei mutui
di chi ha acquistato la prima casa e
rischia di perdere l’alloggio ed
eliminare l’ICI sulla prima casa non
di lusso per i redditi medio-bassi.
11. Convivenza, inclusione,
cittadinanza
Gli immigrati in
Italia sono quasi 4 milioni,
incidono per il 6,1% sul PIL, pagano
quasi 1,87 miliardi di euro di
tasse. Sono lavoratrici e lavoratori
indispensabili per la nostra
società, ma sono esclusi
dall’accesso a molti diritti. La
normativa attuale impedisce
l’ingresso legale nel nostro Paese,
creando clandestinità e sottoponendo
donne e uomini migranti ad una
condizione di sfruttamento e
precarietà estrema. La Sinistra
l’Arcobaleno ritiene indispensabile
l’abolizione della legge
Bossi-Fini, e
l’approvazione di una nuova
normativa che introduca l’ingresso
per ricerca di lavoro, meccanismi di
regolarizzazione permanente, il
diritto di voto alle
elezioni amministrative, la chiusura
dei CPT, una legge sulla
cittadinanza sulla base del
principio dello jus soli.
12. Istruzione, formazione,
università e ricerca: le vere
risorse per il futuro
Gli iscritti e le
iscritte alla scuola italiana di
ogni ordine e grado sono 7.742.294,
le risorse destinate all’istruzione
e la formazione sono pari al 3,5%
del PIL e non aumentano da molti
anni. Nel nostro Paese gli
investimenti in università e ricerca
rappresentano l’1,1% del PIL contro
l’1,87% dell’Europa a 25, il 2,7%
degli USA, il 3,15% del Giappone. La
Sinistra l’Arcobaleno ritiene
la laicità della scuola
pubblica fondamentale a
partire dal rispetto rigoroso del
principio che le scuole private sono
libere, ma senza oneri a carico
dello Stato. La Sinistra
l’Arcobaleno propone la
generalizzazione della scuola
dell’infanzia, l’estensione del
tempo pieno e prolungato,
l’innalzamento dell’obbligo
scolastico da fare nella
scuola e da portare progressivamente
a 18 anni;
la valorizzazione del ruolo
dell’insegnante come
intellettuale educatore. La Sinistra
l’Arcobaleno propone di
aumentare l’investimento pubblico
in alta formazione e ricerca, nel
corso della prossima legislatura,
per raggiungere la media dei paesi
OCSE; di rinnovare il sistema
università e ricerca, anche con il
reclutamento di 3000 giovani
ricercatori l’anno per i
prossimi 5 anni; di
estendere il diritto allo studio
elevando a 20.000 euro il limite di
reddito per aver diritto alla borsa
di studio.
13. Tagliare i privilegi,
difendere la democrazia
La questione dei
costi della politica non può essere
separata dalla condizione generale
del Paese: crescono le
diseguaglianze e crescono i
privilegi. E crescono anche gli
intrecci tra affari e politica a
partire dalle regioni meridionali ma
non solo. La Sinistra l’Arcobaleno
propone la riduzione del
numero di parlamentari e di
consiglieri regionali. La
retribuzione dei parlamentari
italiani non deve essere superiore
alla retribuzione media dei
parlamentari degli altri Paesi
europei. È necessaria una legge che
sottragga ai partiti le
nomine, nella Sanità come negli
altri settori pubblici, che
stabilisca criteri che le
Amministrazioni devono rispettare
per garantire l’interesse pubblico e
i principi del merito.
14. Una informazione libera,
pluralista, democratica
L’Italia in
questi anni è stata messa più volte
sotto accusa dall’Unione Europea per
carenza di pluralismo
nell’informazione. Secondo l’ultimo
rapporto USA sulla libertà di
stampa, il nostro Paese occupa il
61° posto. La Sinistra l’Arcobaleno
propone l’abrogazione della
“Legge Gasparri” e
l’approvazione di una vera legge di
sistema che imponga tetti
antitrust e impedisca posizioni
dominanti nelle comunicazioni e
nell’industria culturale. È
assolutamente indispensabile
approvare una vera legge sul
conflitto di interessi.(28
febbraio 2008)
Amministrative:
attenta Finocchiaro a non rompere la coalizione
Palermo, 28 feb. (Apcom) - "In Sicila, c'è un obbligo
morale oltre che politico: liberare la nostra isola dal
malaffare, dall'intreccio tra politica e criminalità,
dalle pratiche affaristiche che fanno arricchire alcuni
a scapito della popolazione che ne subisce le
conseguenze sul campo civile, su quello economico e
fiscale". Lo afferma Salvatore Petrucci, segretario
regionale siciliano dei Comunisti Italiani, ritornando
sull'appello della senatrice Finocchiaro, candidata di
tutto il centrosinistra alla presidenza della regione, a
votare soltanto per i due partiti maggiori.
Petrucci aggiunge che "la Sicilia ha necessità di
affrontare questa lotta di liberazione e, per le sue
ricchezze e le sue risorse umane, può competere nello
scenario globale, a condizione che si liberi veramente
dalle catene che ne hanno impedito, e ne impediscono, lo
sviluppo in ogni campo. I Comunisti Italiani avvertono
la tensione morale della gente di Sicilia che vuole
liberarsi e crede fermamente che si debba combattere per
vincere.
Per questo hanno messo in campo tutte le loro energie,
gli uomini più rappresentativi, a cominciare da Rosario
Crocetta e, convinti dalla forza dell'unità, hanno dato
vita al soggetto federato La Sinistra L'Arcobaleno e si
sono battuti sia a livello nazionale che regionale per
mantenere salda l'unità dell'intero centrosinistra".
In conclusione, l'ammonizione del segretario del Pdci
siciliano alla Finocchiaro: "Chi vuole rompere, con
demoralizzanti dichiarazioni o per calcoli di bottega,
l'unità del centrosinitra siciliano, così correndo per
perdere, si assume la grave responsabilità di pugnalare
la speranza di tantissimi siciliani e le possibilità di
rinnovamento".
Amministrative:
sinistra si spacca a Pisa, il Pdci corre da solo
(ANSA) - Firenze 28 feb. - Rottura nella Sinistra
Arcobaleno a Pisa. Il Pdci ha deciso di presentare una
propria lista e un proprio candidato a sindaco della
citta', Lucia Mango, 32 anni, pisana, accanto alla
candidatura di Carlo Scaramuzzino, sostenuto da Verdi,
Sd e Prc.
'Dopo un lungo percorso comune con gli altri soggetti
che compongono la Sinistra Arcobaleno per la stesura di
un programma unitario - spiega Sergio Palazzi,
segretario provinciale del Pdci di Pisa - ci siamo
trovati di fronte al veto, espresso dagli altri partiti
della Sinistra, sulla possibilita' per il Pdci di
presentare una propria lista, sotto i simboli del
lavoro, a sostegno del candidato Scaramuzzino'.
'Riteniamo davvero singolare - continua - che dopo aver
sottoscritto un programma comune, le altre forze
rifiutino un 'apparentamento' con il partito dei
Comunisti Italiani. Ma il valore dell'unita' per i
Comunisti e' e resta cosi' alto che eravamo fino a pochi
giorni fa disponibili ad appoggiare tale candidatura'.
'Se la Sinistra dovesse ripensarci - conclude - e
volesse accettare un accordo, con una nostra lista con
il simbolo del partito accanto alla lista della Sinistra
Arcobaleno, saremmo ancora pronti a ritirare la nostra
candidata e a sostenere Scaramuzzino'.
Il
programma (in sintesi) de la Sinistra/L'Arcobaleno
1)
Dignità e diritti nel lavoro: per la sicurezza sul
lavoro serve una legge che fissi la durata massima del
lavoro giornaliero in otto ore e l'approvazione del
Testo unico sulla sicurezza sul lavoro.
2) Lotta alla precarietà: trasformazione in tempo
indeterminato dei contratti dopo 36 mesi, superamento
della legge 30, rafforzamento dell'articolo 18.
3) Salari e fisco: retribuzione minima di 1000 euro,
aiuti indiretti ai giovani per 2500 euro annui, recupero
dell'inflazione reale, aumento delle detrazioni,
tassazione delle rendite finanziarie al 20%.
4) Laicità: riconoscimento pubblico delle unioni civili,
legge sul testamento biologico.
5) Libertà femminili: applicazione della 194, nuova
legge 40, introduzione della RU486.
6) Pace e disarmo: tagli alle spese per armamenti, no
alle armi nucleari.
7) Piano per il clima: no al nucleare, aumento di
energie rinnovabili, pannelli solari su tutte le case,
tutela dell'acqua.
8) Grandi opere: no a Tav, Mose e ponte sullo Stretto,
sì a tutela dell'assetto idrogeologico, mezzi pubblici
dalle metropolitane ai treni per i pendolari.
9) Diritto alla salute: superamento dei ticket e delle
liste di attesa, legge sulla non autosufficienza.
10) Diritto alla casa: via l'Ici sulla prima casa non di
lusso, piano nazionale per l'edilizia sociale,
abolizione del canone libero.
11) Cittadinanza: abolizione della legge Bossi-Fini,
chiusura dei Cpt, legge sulla cittadinanza.
12) Scuola e innovazione: laicità della scuola pubblica,
estensione del tempo pieno, reclutamento di 3000 giovani
ricercatori all'anno, estensione del diritto allo
studio.
13) Tagli ai privilegi: riduzione del numero dei
parlamentari, sottrazione ai partiti di nomine, dalla
sanità agli altri enti pubblici.
14) Informazione pluralista: abrogazione della legge
Gasparri, legge sul conflitto di interessi.
I confermati e gli
esclusi
Rifondazione ha
scelto i criteri delle proprie
candidature nelle liste di
Sinistra-Arcobaleno.
Sabato scorso, nella riunione del
Comitato politico nazionale, si è
confermata la scelta di escludere coloro
che abbiano svolto già due mandati
elettivi (o in Parlamento o nelle
Assemblee regionali). Quindi non ci
saranno deroghe né per Franco Russo (già
eletto con i Verdi e poi con il Prc),
Milziade Caprili (vicepresidente del
Senato, già deputato del Pci e poi del
Prc) e Alfonso Gianni (sottosegretario
all'economia, già deputato del Pdup e
del Prc). Uniche deroghe previste: il
segretario Franco Giordano e il
candidato premier Fausto Bertinotti. In
extremis potrebbe essere recuperato
Francesco Forgione (presidente della
Commissione antimafia nell'ultima
legislatura, per due volte deputato
dell'Assemblea regionale siciliana),
tenendo conto del delicato lavoro che ha
svolto negli ultimi due anni.
Giovanni Russo Spena, capogruppo uscente
al Senato, ha intanto annunciato
autonomamente l'intenzione di non
ricandidarsi (gli scontenti per
l'attuale direzione del quotidiano 'Liberazione',
ritenuto troppo poco "partitista", lo
vorrebbero direttore al posto di Piero
Sansonetti).
Nella stessa riunione è stata
bocciata la mozione presentata da Russo
e Mantovani che proponeva l'estensione
del criterio dei due mandati anche agli
indipendenti (71 a favore, 85 contro).
L'obiettivo era mettere in discussione
la riproposta delle candidature degli
indipendenti di Sinistra europea, Pietro
Folena e Antonello Falomi alla Camera
(eletti in precedenza sia nel Pci-Pds
che nei Ds e poi in Rifondazione). Tra
gli indipendenti, conferme anche per
Lidia Menapace e Francesco Martone al
Senato.
E' stato inoltre confermato il criterio
secondo il quale il 50% delle
candidature sarà composto da donne.
Quindi, le parlamentari uscenti di
Rifondazione dovrebbero essere tutte
riconfermate con l'eccezione di
Graziella Mascia alla Camera (deputata
dal 2001 e in precedenza consigliere
regionale in Lombardia).
Un problema a parte è costituito dalle
minoranze interne al partito. La
segreteria del Prc ha deciso di
escludere quella che fa riferimento alla
rivista "L'Ernesto", perché ritenuta
contraria a tutte le scelte più recenti
del Prc e al varo della lista
Sinistra-Arcobaleno. Quindi, niente
ricandidature per i suoi esponenti
(Pierluigi Pegolo alla Camera, Fosco
Giannini al Senato). Spazio invece
all'altra minoranza interna, quella di
"Essere comunisti": dovrebbero essere
rieletti Claudio Grassi al Senato,
Alberto Burgio e Matilde Provera alla
Camera.
L'ex ministro della Solidarietà sociale
Paolo Ferrero, pur facendo parte della
maggioranza del Prc, avrebbe chiesto che
nella lista degli eleggibili ci siano
dieci parlamentari vicini alla sua
posizione che prevede per il futuro il
consolidamento del patto federativo tra
i partiti di Sinistra-Arcobaleno ma non
lo scioglimento delle singole forze
promotrici.
Per quanto riguarda i nomi definitivi
dei candidati bisognerà però attendere
venerdì 29 febbraio, quando è prevista
un'altra riunione del Comitato politico
nazionale del Prc.
Il calcolo degli eleggibili è stato
fatto sulla previsione che
Sinistra-Arcobaleno ottenga il 10% dei
voti. In questo caso, il 45% degli
eletti andrebbe a Rifondazione, il
19%rispettivamente a Comunisti italiani
e Verdi, il restante 17% a Sinistra
democratica.
Venendo a Sinistra democratica, sono
previste le conferme alla Camera di
Fabio Mussi (forse capolista a Milano),
Titti Di Salvo, Arturo Scotto, Marisa
Nicchi e le new entry di Betty Leone
(segretaria nazionale del sindacato
pensionati Cgil) e di Domenico Pantaleo
(segretario regionale della Puglia).
Incerta la ricandidatura di Carlo Leoni
(tra i vicepresidenti uscenti della
Camera) a Roma, dove avanza in
alternativa quella di Adriano Labbucci
(presidente uscente del Consiglio
provinciale). Al Senato, conferma di
Cesare Salvi (capolista nel Lazio) e
forse di Piero Di Siena (presidente
dell'Associazione per il rinnovamento
della sinistra presieduta da Aldo
Tortorella).
Escono dal Parlamento esponenti
tradizionali della sinistra dei Ds come
Fulvia Bandoli, Marco Fumagalli, Gloria
Buffo, Giorgio Mele, Luciano Pettinari,
Alba Sasso e Lalla Trupia che avevano
aderito a Sinistra democratica.
Sarà invece il Pd a
candidare l'onorevole uscente Olga
D'Antona, che ha lasciato di recente il
movimento di Fabio Mussi. Il Pd candida,
come indipendente, anche Paolo Nerozzi
(della segreteria nazionale Cgil), anche
lui in rotta con Sinistra democratica
insieme al sottosegretario agli Esteri
Famiano Crucianelli (quest'ultimo ha
annunciato che non si candiderà).
D'Antona e Nerozzi dovrebbero
ricongiungersi con la sinistra del Pd,
guidata nell'ultimo congresso dei Ds da
Vincenzo Vita (di sicuro candidato alla
Camera) e Massimo Brutti (senatore
uscente).
Per quanto riguarda
Verdi e Comunisti Italiani
(rispettivamente 16 e 17 deputati
uscenti e 10 senatori nel loro gruppo
unitario al Senato), i leader Alfonso
Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto
dovrebbero candidarsi in Emilia Romagna
e in Campania. Tra i Verdi, potrebbero
non esserci le ricandidature alla Camera
di Tana De Zulueta e di Marco Boato
(parlamentare dal 1979) mentre ci sarà
la novità della candidatura del giudice
Gianfranco Amendola.
Conferme tra i Comunisti italiani, che
di recente hanno acquistato una nuova
sede in via Tevere a Roma. "Un segnale
di stabilità, di certezza e di
continuità", scrive sul sito internet
del partito Roberto Soffritti, deputato
e amministratore del Pdci, riferendosi a
chi teme lo scioglimento dei Comunisti
italiani dopo il voto del 13 e 14
aprile.(AprileOnline 26 febbraio2008)
Chiedilo al padrone
Bertinotti: 'Noi da
anni '50? Caro Walter, chiedilo al padrone'
REGGIO
EMILIA - ''C'é qualcuno che non se ne accorge, che pensa
che il capitalismo non ci sia più. Mi viene in mente
quella battuta di Altan, un operaio che dice all'altro
'Vedi la lotta di classe non c'é piu' e l'altro risponde
'Spiegalo al padrone'. Questa battuta andrebbe pensata
anche dal mio amico Walter Veltroni'. Il candidato
premier per la Sinistra Arcobaleno, il presidente della
Camera Fausto Bertinotti, ha risposto così a Veltroni,
che gli aveva chiesto se siamo nel 2008 o nel 1953 dopo
che lo stesso Bertinotti aveva giudicato incoerente
candidare un operaio della Thyssen e un imprenditore.
'Immagino - ha risposto Bertinotti ai cronisti
all'arrivo alla presentazione a Reggio Emilia del film
'Morire di lavoro' di Daniele Segre - che Veltroni
intenda dire che non siamo negli anni '50. Uno dei
simboli di quegli anni e' la tragedia di Marcinelle (la
sciagura mineraria in Belgio, ndr). Infatti non siamo
negli anni '50 ma nel 2008 e i morti sono quelli della
Thyssen, cioe' di una multinazionale nel cuore di una
grande città che è stata fordista come Torino. Non siamo
negli anni '50 ma il lavoro continua ad essere decisivo
nella vita e nella costruzione dell'economia. Soltanto
che qualcuno non se ne accorge'.(24 febbraio 2008)
Non votare Pd?
Risponde Giulietto Chiesa
Numerosi lettori hanno scritto a Megachip o direttamente
a Giulietto Chiesa a proposito del suo invito a non
votare il Pd. Con il pezzo che segue Chiesa gli
risponde.
Cari amici, io ho espresso il mio punto di vista nelle
mie ultime prese di posizione (che potrete trovare tutte
sul mio sito www.giuliettochiesa.it, e nelle
risposte che ho già dato a diversi lettori). Alcuni
chiedono una sintesi, giustamente, perchè alla fine
bisogna tirare delle somme. Parto dal fondo.
L'argomento principale per cui non si deve votare PD è
che il PD è nato per esprimere gl'interessi di coloro
che hanno depredato il paese economicamente in questi
anni, facendo arretrare le condizioni di vita dei
lavoratori in generale. Oggi si sta peggio di ieri. E'
una responsabilità netta, chiara, precisa. In più si
aggiunge l'inganno, perchè Veltroni e i suoi sodali,
fingono di essere di sinistra, mentre stanno andando a
destra.
C'è un altro argomento da smontare: ma se Veltroni non
vince, vincerà Berlusconi. Falso in molti sensi.
Berlusconi vincerà perchè Veltroni ha deciso di correre
da solo, rompendo con la sinistra. Questa sarà la causa
prima, principale, inequivocabile, della sconfitta. Ma
non è tutto.
Veltroni fa questa scelta non perchè vuole perdere. Non
è stupido e non è idealista. La fa perchè sa che dopo le
elezioni potrà giocarsi la partita con il centro e con
la destra, a seconda dei risultati di alcune forze
intermedie.
Tutto potrà accadere, dopo questo voto, salvo
un'alleanza tra il PD e le sinistre. Questa è la mia
analisi. Se sbaglierò sono pronto a offrirvi un pranzo
nella migliore trattoria che frequento, con dolce e
anche un buon vino. Ma so di non sbagliare. Infine, last
but not least: se ci troviamo con un Berlusconi
imperante è perchè coloro che hanno dato vita
all'ectoplasma del Partito Democratico non hanno fatto
niente per togliergli il potere mediatico monopolistico
di fatto che egli ha, per altro, conquistato
fraudolentemente. Potevano farlo e non l'hanno fatto.
Perchè votarli visto che sono inciuciati con Berlusconi?
E potrei continuare a lungo, ma penso che possa bastare.
Veniamo alla sinistra, cioè alla cosa rossa-arcobaleno.
Per essere franchi - e l'ho già scritto - la considero
corresponsabile di molti dei guai attuali. Ma non
abbiamo di meglio, al momento attuale. Non credo che
l'astensione sia una buona cosa. Non l'ho mai praticata.
Con l'attuale sistema elettorale, sistema porcata, si
può, senza fare errori gravi, dire alla gente di:
a) non votare PD;
b) votare a sinistra del PD. Ogni voto che va in quella
direzione è "meglio che niente".
c) Chiedere fino all'ultimo che i quattro partiti non si
dividano i posti disponibili tra i loro apparati e si
aprano per quanto possono fare al paese. Non è mai
troppo tardi. Del resto è per il loro bene.
Io sono convinto che, comunque, queste elezioni saranno
uno spartiacque per la sinistra. Dopo si dovrà aprire
una discussione a tutto campo per decidere dove e se
vogliamo, possiamo andare, tutti insieme a ricostruire
una visione alternativa all'attuale delirio
autodistruttivo del pianeta.
Io sto costruendo, per quanto posso, un piccolo
bastione, che si chiama Il Bene Comune. Il mio scopo è
costruire. Non presumo di avere tutte le ricette pronte.
Sono pronto ad ascoltare. E a lavorare con gli altri.
Certo non posso volerli indebolire perchè penso che
saranno miei interlocutori. Ma anche per loro non ci
saranno sconti se non capiranno che devono cambiare
rotta.
Questo è quello che penso, senza volpi sotto le ascelle,
senza trucchi e diplomazie. Di cui non abbiamo più
bisogno.
Il resto lo sapete. Alcuni di voi sanno che faremo il
nostro telegiornale e metteremo tutti e due i piedi nel
sistema dell'informazione-comunicazione, in nome,
per conto, con i soldi, della gente semplice e normale
come me e voi. Da lì si ricomincia. Nel Partito
Democratico non si comincia niente, si finisce.
Cordiali saluti, Giulietto Chiesa (Megachip - Democrazia
nella comunicazione 22 febbraio2008)
Dietro le quinte
di Laura Cesaretti
Roma, 22 FEB (Velino) - Nel Partito Democratico ci si
prepara ad un'onorevole sconfitta. Lo dimostrano due
circostanze delle ultime quarant'otto ore. La cacciata
di Ciriaco De Mita e l'alleanza con i Radicali in lista
e non con un simbolo apparentato. Il no al re dell'Irpinia
significa consegnare matematicamente il Senato al Pdl
che, dopo l'accordo solo rinviato con l'Mpa di Raffaele
Lombardo, conquistera' il corposo premio di maggioranza
regionale in Sicilia e in Campania. Dunque altro che
scenario del 2006 con vittoria netta alla Camera e
pareggio al Senato. Anche Palazzo Madama sara' di Silvio
Berlusconi, e il Pd sara' spettatore passivo. Ma a
Veltroni, ormai consapevole della sconfitta, interessa a
questo punto solo portare il suo Partito Democratico al
massimo storico per l'aggregazione nata dall'incontro di
Ds e Margherita . E per questo ha preso con se' i
Radicali. Che avrebbero fatto volentieri a meno di
entrare nelle liste democratiche, preferendo di gran
lunga l'apparentame nto della lista concesso da Veltroni
all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Ma al loft
girava da qualche giorno un sondaggio che pur
attribuendo alla lista Bonino un 3 per cento ben piu'
ampio dell'1-1,5 per cento che porterebbero le
candidature radicali nelle liste Pd, avrebbe visto la
lista apparentata erodere consensi anche al partito di
Veltroni. Quindi per Walter conta piu' portare al
massimo possibile il voto al Pd che tentare di vincere
le elezioni.
Sa che al centro e' difficile guadagnare altri voti,
vista la concorrenza fatta da Udc, Rosa Bianca e Udeur,
e per questo con i Radicali potra' anche cercare di
sottrarre consensi a quella parte dell'elettorato che
incerto del tasso di laicita' del Pd avrebbe altrimenti
votato per la Cosa Rossa.
"E' li' che ora dobbiamo puntare" diceva ieri a
Montecitorio uno degli uomini macchina del Pd. E
che a Sinistra piu' che l'arcobaleno regni la confusione
lo dimostra il voto sulle missioni militari all'estero.
Ieri l'Aula di Montecitorio ha detto si' alla
conversione del decreto con tutta la Cosa rossa
contraria tranne una parte dei Verdi e la Sinistra
democratica che hanno abbandonato l'Aula, dando vita ad
una nemesi per
Bertinotti
che, da candidato premier, prova il brivido delle
divisioni interne sulle missioni militari da lui tante
volto fatto provare a Romano Prodi durante il suo
governo. Ma la battaglia sul voto non e' avvenuta ieri
in Aula alla Camera quanto piuttosto il giorno prima nel
gruppo di Rifondazione. Lo raccontano i parlamentari del
Pdci, intervenuti ieri nel dibattito con Jacopo Venier,
divertiti dal fatto di aver costretto il gruppo di
Rifondazione Comunista a votare no alla missione,
sconfessando la proposta del segretario Franco Giordano
che era di uscire tutti dall'Aula, proprio per evitare
inutili divisioni in campagna elettorale sgradite al
candidato premier Fausto. E invece Diliberto ha detto
"no, non se ne parla nemmeno, noi voteremo contro". A
quel punto il gruppo del Prc, raccontano, 'si e'
letteralmente ribellato' all'idea di lasciare al solo
Pdci la posizione del voto contrario. Per questo da
Montecitorio hanno raggiunto telefonicamente Franco
Giordano per 'informarlo della decisione presa'. Il
segretario di Rifondazione non c'e' rimasto molto bene,
anche perche' rischia di pagare un malcontento interno,
dovuto pure al preannuncio della drastica riduzione
dell'attuale gruppo parlamentare ma prevalentemente
indirizzato nei confronti di Fausto Bertinotti,
avvertito come sempre piu' lontano dal suo partito.
Ieri pero' e' stata anche la questione giustizia a
irrompere nella campagna elettorale. E non
tanto per il gioco al rialzo tra An e Fi sul no alle
candidature di chi e' sotto processo. Gia' mercoledi'
scorso su questo uno dei due avvocati di Silvio
Berlusconi non nascondeva il proprio stupore per la
sortita di Fini, facendo notare come e' ormai prossimo a
sentenza il processo che vede imputato il cavaliere per
la vicenda delle presunte tangenti all'avvocato inglese
Mills.La novita' e' un'altra, e riguarda Antonio Di
Pietro. Il settimanale Panorama ha rivelato come il
leader dell'Italia dei valori sia indagato a Roma per
truffa aggravata, falso in atto pubblico e
appropriazione indebita, per il conseguimento di
erogazioni pubbliche. Al centro della vicenda ci sono i
rimborsi elettorali (22 milioni e mezzo di euro) che l'Idv
ha ottenuto. Il prossimo 27 febbraio si terra' l'udienza
preliminare per decidere se prosciogliere il ministro
dei lavori pubblici, come vorrebbe il Pm , o se andare
verso un'ulteriore fase di indagini come sembra
intenzionato a chiedere la Gip Carla Santese. Una
vicenda che se non conclusa positivamente per Di Pietro
la prossima settimana potrebbe influire non poco sulla
campagna elettorale del Pd, apparentatosi con l'Italia
dei Valori proprio per prendere i consensi di quella
fetta dell'elettorato giustizialista e che adesso
potrebbe prendere di mira l'ex eroe di Mani pulite.
Compagni e amici, ecco il
programma
di Marzia Bonacci
In
un teatro strapieno, con molte persone ad attendere
fuori nella speranza di entrare, è stato presentato il
programma rosso-verde. Fausto Bertinotti, prima di fare
il suo ingresso al Piccolo Eliseo di Roma, ha salutato
la folla che attendeva invitandola a riunirsi di nuovo
per discutere insieme i primi di marzo, probabilmente il
2. Gesto di cortesia, ma anche espressione del ruolo che
questa nuova formazione unita vuole ritagliarsi tra il
popolo della sinistra. Non a caso Bertinotti, guardando
l'edificio di via Nazionale antistante, storica sede
della Banca d'Italia, ha affermato: "Non abbiamo i mezzi
di chi ci sta di fronte, ma possiamo essere una banca di
donne e di uomini che fa valere le risorse umane". E
proprio al ruolo delle donne nella sinistra, in
mattinata, è stata dedicata la presentazione di una
lettera inviata da deputate e senatrici ai quattro
segretari della casa rossa per chiedere il rispetto
della rappresentanza di genere.
Il programma. La
kermesse è stata aperta da Daniele Silvestri, cantautore
romano e per oggi presentatore. A seguire, racconti di
vita per esemplificare i temi che stanno a cuore a La
Sinistra-L'Arcobaleno e che dovranno vivere nel suo
programma: diritti civili, lavoro, precarietà, legalità
e ambiente tra i più importanti. A Rappresentarli, un
migrante magrebino; Mauro Mocci, medico di Allumiere,
che ha messo in guardia sui pericoli per la salute
dall'inquinamento; Silvia, stagista precaria 30enne a
800 euro al mese; Salvatore Cannavò, gay protagonista di
un diverbio con un tassista finito su tutte le cronache;
Stefania Grasso, di Locri, figlia di un commerciante
ucciso per non aver pagato il pizzo. Questi contenuti,
incarnati oggi in cinque esperienze diverse, saranno
sottoposti al voto già dal prossimo fine settimana per
arrivare entro i primi di marzo a qualcosa di compiuto e
ufficiale.
Bertinotti è partito dalla fine dell'esperienza del "più
grande poeta morente" (come definì Romano Prodi nella
celebre intervista a La Repubblica). "Il Governo è
dimissionario - ha detto- ma può ancora operare in
materie come l'immigrazione e i salari, cose che sono
rimaste incompiute" per testimoniare almeno "una volontà
di risarcimento". Un modo appunto per rimediare in
extremis.
Per quanto riguarda la competizione, la sinistra che il
candidato ha in mente "non è per una banalizzazione" che
vuole Berlusconi e Veltroni uguali nelle loro proposte
elettorali, però non si può negare che se la destra è
"liberista", il Pd appare comunque promotore di un
"programma moderato" e "inadeguatamente alternativo".
Per questo, "un voto utile è quello che fa vivere la
Sinistra in Italia". Quella sinistra fatta di "amici e
compagni" che credono nella nuova avventura, così li
definisce Bertinotti rispondendo al tema "importante"
del "come chiamarci". Compagni e amici che vogliono, ha
sottolineato, sentirsi "un soggetto politico partigiano"
e non "rappresentare tutti": evidente allusione al Pd e
alla sua decisione di candidare, fra i tanti, anche
figli illustri dell'italica economia, contro cui la
sinistra propone invece il principio della "lotta alle
ingiustizie". La consapevolezza per tutto questo deve
essere però quella di una sfida capace di "raccogliere
un'ambizione più grande, costruire le fondamenta di un
nuovo soggetto politico in Italia che usa la campagna
elettorale per costruire unità, rapporti, forme di
organizzazione". Bisogna infatti recuperare "quella che
Gramsci chiama la connessione sentimentale fra gli
intellettuali e il popolo", ha affermato il leader della
cosa rossa, segno evidente che i partiti sono
consapevoli che anche a sinistra la sfiducia è molta e i
venti dell'antipolitica sempre pronti a soffiare più
forte. E' questa l'unica strada percorrebile per creare
una rivoluzione sociale che abbia come speranza "la
liberazione dell'uomo, la liberazione della natura e
infine la liberazione della persona", soprattutto quella
giovane e precaria, essendo l'incertezza
nell'occupazione "una condizione esistenziale che va
rifiutata", così come "il sistema capitalistico
globalizzato" che l'ha partorita. "Uguaglianza e libertà
"sono le due parole chiave di questa identità
rosso-verde, così come la pace, tenendo a mente lo
storico e intramontabile motto che "non c'e' pace senza
giustizia, ne' giustizia senza pace", ha concluso
Bertinotti guardando il simbolo con l'iride.
La questione femminile.
"Ci sono due generi nella società e devono trovare
rappresentanza nella politica", per questo l'obiettivo è
quello di realizzare una "sinistra di uomini e di
donne". Così Fulvia Bandoli ha riassunto, in occasione
della conferenza stampa organizzata a Montecitorio, il
senso della lettera che è stata inviata ai segretari dei
quattro partiti da deputate e senatrici, oltre che da
esponenti di vari movimenti e organizzazioni femminili
che gravitano intorno alla sinistra. Sono quattro le
proposte avanzate per rendere le candidature nelle liste
e quindi la rappresenta politica espressioni della
differenza di genere: garantire l'applicazione delle
norme antidiscriminazione attraverso il principio
dell'alternanza uomo-donna; la presenza significative
delle donne come capilista in circoscrizioni importanti;
la visibilità nelle tribune e sui media; la connotazione
mista dei gruppi che si occupano localmente e
nazionalmente della formazione delle liste. Il problema
della presenza femminile nelle istituzioni è infatti
trasversale alle varie forze partitiche: "troppe volte è
successo nella storia della sinistra che le intenzioni
più nobili vengano oscurate da pratiche strumentali,
quelle di una politica che continua ad essere nelle mani
di ristrettissimi gruppi maschili tesi a perpetuare se
stessi", hanno scritto ai segretari, esortandoli a dar
vita ad un cambio di marcia. "Siamo al dunque", ha
concluso la Bandoli a nome di tutte, perché dopo un
lungo dibattito su quote rosa e pari opportunità, il
segnale di inversione di rotta non può che partire da
questa prossima tornata elettorale. Un antidoto, la
presenza femminile, anche rispetto al rischio che La
Sinistra-L'Arcobaleno si trasformi in un cartello
elettorale di ceto politico. A questo scopo possono e
devono contribuire anche i media: "le giornaliste devono
aiutarci a dare rilievo alle donne per rendere la scena
politica meno dominata dalla sola presenza maschile".
Una possibilità che potrebbe diventare certezza visto
che la corsa alla presidenza del Consiglio ha tutte le
carte in regola per trasformarsi in un match
esclusivamente azzurro: Veltroni, Berlusconi, Bertinotti
e quant'altri. Con le sole eccezioni, rispettivamente
nell'ultra sinistra e nell'ultra destra, di Flavia
D'Angeli (che però dovrebbe correre per Sinistra Critica
in tandem con Franco Turigliatto) e Daniela Santanchè. (AprileOnline
21 febbraio 2008)
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