A Strasburgo, dicembre 2008

Foto di gruppo con "onorevole"
Georgia, ovvero il perchè del neocolonialismo
mondiale Usa
di Marco Rizzo, europarlamentare PdCI
Nel
nostro triste paese, dove la quasi totalità dei mass media eterodiretti
dal capitalismo nostrano, a sua volta asservito a quello statunitense,
la vicenda della Georgia è stata raccontata a "senso unico". Le colpe
sarebbero unicamente da ascrivere alla rinnovata volontà di potenza
dell' "orso russo", si rispolvera addirittura il pericolo di una nuova
"guerra fredda", e via di questo passo. Pochi, anche a sinistra, dove la
voglia di omologazione è sempre più forte, hanno il coraggio non tanto
di esprimere un parere contrario, quanto almeno di raccontare la realtà.
Cosa è successo? La notte del 7 agosto, nelle stesse ore di apertura dei
giochi olimpici a Pechino (volutamente per coprire il rischio di
un'eccessiva attenzione mediatica), il presidente della Goergia,
Saakashvili, ordinava di bombardare la capitale dell'Ossezia
meridionale, Tskhinvali, provocando circa 1500 vittime civili ed una
dozzina di peace-keapers russi, con attacchi particolarmente intensi
nelle zone residenziali, sugli ospedali e all'univerisità, provocando un
vero e proprio esodo (oltre 30.000 persone in fuga verso la Russia). Una
risposta dalla Russia era facilmente prevedibile. Peraltro Mosca, a
differenza di quanto raccontato dai giornalisti-pinocchio nostrani, si
aspettava l'aggressione. In quei giorni le forze russe erano in stato di
allerta avanzata. La reazione è stata quasi istantanea. Una grande
dimostrazione di forza ha colpito duramente le forze armate georgiane:
centinaia di carri armati, migliaia di fanti hanno rapidamente
riconquistato l'Ossezia meridionale e, con i paracadutisti delle
divisioni aerotrasportate da Pskov, da Ivanovo e da Mosca, sono entrati
profondamente nel territorio georgiano. L'aviazione russa ha colpito con
forza gli impianti militari da cui erano partiti gli attacchi ed in
particolare la base militare georgiana di Gori. Ora cosa accadrà? La
Georgia è un avamposto americano in Asia centrale, alle frontiere della
Federazione Russa, militarmente vicina al Medioriente, ma anche centro
strategico dell'itinerario di importanti oleogasdotti. Inoltre ha un
importante collegamento con Israele, che è partner nell'oleogasdotto
Bakov-Tbilissi-Ceylan (BTC) che porta petrolio e gas nella parte
orientale del Mediterraneo. Oltre il 20% del petrolio israeliano è
importato infatti dall'Azerbaijian, in larghissima parte trasportato
appunto con l'impianto BTC. Questo oleogasdotto, diretto dalla British
Petroleum, ha considerevolmente mutato lo status dei paesi dell'area e
ampliamente foraggiato una nuova alleanza pro-occidentale costituita
appunto da Azerbaijan, Georgia, Turchia, Israele e Usa.
Gli obiettivi di Israele però non si limitano solo all'impossessarsi del
petrolio del Mar Caspio per i propri consumi, ma anche di svolgere un
ruolo preminente nella riesportazione di questo petrolio verso i mercati
asiatici, dal Porto di Eilat, attraverso il Mar Rosso, da cui si possono
intuire anche le implicazioni strategiche della guerra israeliana contro
il Libano. Il progetto di Gerusalemme è quello di collegare l'oleogasdotto
BTC a quello transisraeliano di Eilat e Ashkelon. Il Jerusalem Post ha
evidenziato la negoziazione tra Turchia e Israele per la costruzione di
un progetto di trasferimento di acqua, elettricità, gas naturale e
petrolio grazie a quattro condutture subacquee. Il petrolio di Baku,
dall'Azerbaijan può essere trasportato fino a Ashkelon per via di questo
nuovo oleodotto e poi verso l'India e l'Estremo Oriente. A questo punto
Israele risulterebbe svolgere il ruolo strategico principale di tale
trasporto, nonchè all'aiuto e alla formazione militare della stessa
Georgia e Azerbaijan. Non è un caso infatti che la Georgia, già oggi
appartenente ad un'alleanza militare della NATO (GUAM), sin dall'aprile
del'99 (inizio della guerra contro la Yugoslavia) ha anche un accordo di
cooperazione militare con gli Stati Uniti. Accordi che sono serviti sino
ad ora a proteggere gli interessi petroliferi occidentali in quella
regione.
Nell'ultimo periodo la Georgia ha ricevuto da Usa, NATO e Israele, 206
carri armati, 186 veicoli blindati, 79 cannoni, 25 elicotteri, 70
mortai, 10 sistemi di missili terra-area, 8 aerei senza pilota di
produzione israeliana, mentre sono in procinto di arrivare altri 145
veicoli blindati, 262 cannoni e mortai, 14 aerei da combattimento, 15
elicotteri black-hawk, 6 sistemi missilistici terra-area.
Quello che è successo è frutto quindi della follia di
Saakashvili oppure invece c'è dell'altro? Parrebbe ovvio che gli
attacchi siano stati coordinati accuratamente dall'esercito statunitense
e dalla NATO, in quanto proprio nei giorni scorsi vicino a Gori, vi è
stato il ritrovamento da parte russa di un convoglio di 6 hummer, i
grossi veicoli militari americani, con all'interno un vero e proprio
arsenale di guerra elettronica, in grado di mettere in collegamento le
rampe di missili anti-aerei con le informazioni satellitari, senza
passare attraverso i rintracciabilissimi radar. Questi sarebbero stati
il vero centro di comando delle forze militari georgiane nei primi
giorni di guerra ed avrebbero anche consentito l'abbattimento di qualche
aereo russo. Risulterebbe a questo punto evidente che i militari
americani non hanno solo istigato i Georgiani alla guerra, ma hanno
partecipato anche e direttamente ai combattimenti. Così come erano
presenti numerosi consulenti militari israeliani. Non è un caso che uno
degli obiettivi dell'aviazione da guerra russa sia stata la fabbrica di
aerei militari vicino a Tbilissi che produce la nuova versione
dell'aereo da combattimento Sukoj-25, con l'appoggio tecnico di Israele.
Cosa c'è dietro? Qual è il vero obiettivo di questa escalation militare?
Gli Usa e la NATO esaminano da sempre diversi scenari prima di proporre
un'operazione militare. Ed in questo caso l'attacco georgiano diretto
principalmente contro obiettivi civili, con l'esplicito scopo di causare
vittime civili, sarà stato ben compreso dai pianificatori militari
occidentali.
Perchè scegliere una catastrofe umanitaria piuttosto
che una vittoria militare? Se l'obiettivo infatti fosse stato quello di
ristabilire il controllo politico georgiano sul governo indipendentista,
l'operazione avrebbe avuto modalità diverse, con truppe speciali che
occupavano i principali luoghi del potere politico, i luoghi dei mass
media e le istituzioni principali, piuttosto che con un bombardamento a
tappeto sulle zone residenziali e sugli ospedali. La questione pare
essere una provocazione deliberata destinata ad iniziare una risposta
militare russa per arrivare ad un confronto militare con la Georgia che,
guarda caso, sta facendo rientrare il suo contingente militare dall'Iraq
(circa 2000 uomini, il terzo dopo Usa e Gran Bretagna) eventualmente per
combattere di nuovo le forze russe. Una decisione questa che fa capire
come gli Usa hanno intenzione di peggiorare il conflitto usando altre
truppe georgiane come carne da cannone per un eventuale processo di
escalation e di confronto con la Russia.
C'è quindi il rischio che questo atto di
provocazione dell'Occidente sia l'inizio per attivare un conflitto
ancora più ampio che vedrebbe prodursi la più grave crisi nelle
relazioni tra Stati Uniti e Russia dalla crisi dei missili di Cuba del
1962.
Questi sono i fatti e le più probabili motivazioni geopolitiche ed
economiche di quello che sta accadendo in quella parte del mondo.
Sarebbe utile che quelli che ancora si definiscono di sinistra, o ancora
di più comunisti, evitassero quindi quella sorta di equidistanza che
sempre di più ha indebolito le forze anti-imperialiste e
anti-capitaliste presenti nel nostro paese.(www.pdcitorino.it 1
settembre 2008)
Dichiarazione di voto di Marco Rizzo
Comitato Centrale del 11 maggio 2008
La relazione introduttiva e le conclusioni del segretario Diliberto, così come
tutti gli interventi saranno pubblicati su La Rinascita in edicola il 16 maggio.
Nella relazione, parlando del documento congressuale, il segretario Diliberto ne
ha proposto l'inemendabilità. Durante il corso del dibattito questa
impostazione ha ricevuto consensi ma anche numerose contrarietà, essendo a
questo punto il terzo congresso in cui si presenterebbero alla discussione
documenti "bloccati". Per evitare una spaccatura su questo punto Diliberto ha
accettato di spostare questa scelta alla prossima riunione del Comitato Centrale
in cui verrà presentato il documento congressuale ed in cui si deciderà appunto
su emendamenti o eventuali documenti alternativi.
Di seguito, l'intervento e la dichiarazione di voto di Marco Rizzo:
Ricordate quante volte si è detto "bisogna far così perchè sennò arriva
Berlusconi", "dobbiamo accettare queste scelte del governo Prodi altrimenti
vince di nuovo Berlusconi". Con questa linea del "meno peggio" alla fine
Berlusconi è arrivato e ha stravinto! Inoltre mentre Berlusconi non si era
ancora neanche seduto sulla poltrona di Palazzo Chigi già la Cgil accettava la
cancellazione della contratto nazionale! Ora che la "nave" della sinistra è
stata portata al naufragio, stiamo cercando di ricostruire una "zattera". Per
riuscire a farle prendere il mare credo bisogna fare una vera analisi su cosa è
successo in questi ultimi vent'anni in cui si è tentato di tenere aperta la
"questione comunista" in una dinamica (rivelatasi poi inadeguata e
compromissoria) nei confronti dei governi di centrosinistra, in particolar modo
con quello di Prodi. Non sono d'accordo col compagno Diliberto quando, nella
scorsa riunione di direzione, ha evidenziato che l'Arcobaleno era "l'unica
scelta possibile". Certo, a pochi giorni dalla presentazione delle liste,
sarebbe stato molto difficile ottenere un qualche risultato con la sola "falce e
martello", ma altra cosa sarebbe stata se, ad esempio, durante la vicenda
dell'Afghanistan, del TFR o delle pensioni e del welfare, avessimo "sfilato" la
nostra compagine dal governo. Lì la nostra "base sociale" avrebbe capito. Invece
si è finito per scegliere di applaudire Mastella e, per non fare polemica non
dico nomi, ancora dirigenti del nostro partito lo hanno definito "uomo di stato
con alto senso delle istituzioni". Poi Mastella se n'è andato e tutto quel
"castello di carte" è crollato mentre la nostra gente ci voltava, non proprio a
torto, le spalle. Ora serve un congresso vero, aperto alla discussione. In tal
senso sarebbe un profondo errore presentare un documento "blindato" senza la
possibilità di emendamenti. Nel caso fosse invece così, il gruppo dirigente del
partito si assumerebbe l'alto e arduo impegno di un documento davvero unitario
che sappia, ad esempio, puntualizzare la nostra totale alternatività al partito
Democratico e sappia avere come linea strategica la costituente dei comunisti,
la cui percezione all'esterno potrà verificarsi appieno solo evitando, ad
esempio, di fare gruppi dirigenti classicamente definiti e definitivi
(segreteria, direzione, comitato centrale, ecc.), ma invece gruppi di direzione
nazionali e locali "transitori" per chiarire, senza incertezze, la disponibilità
a costruire assieme a tutte le comuniste ed i comunisti, ovunque collocati, un
nuovo partito, condizione anch'essa indispensabile per ricostruire in Italia una
sinistra anticapitalista.
Dichiarazione di voto:
Voto favorevolmente e con soddisfazione la proposta del segretario Diliberto di
rinviare le modalità del documento congressuale (inemendabilità o meno,
documento unico o alternativi) al prossimo comitato centrale quando lo stesso
verrò presentato, anche perchè le questioni procedurali e organizzative sono le
questioni della politica e della democrazia della politica. Sono inoltre
positavamente colpito dalla discussione che Diliberto ha aperto nelle sue
conclusioni sulla futura forma partito, anche in merito al "centralismo
democratico" per verificare le questioni spesso citate di eventuali tendenze od
anche di possibili "frazionismi di maggioranza".
Intervista a Marco Rizzo
di Gian Guido Vecchi
Milano-
Conservo nel portafoglio un ritaglio, aspetti un pò, l’ho letto così tanto che
quasi non si distingue più, ecco…”E’ essenziale la sfera delle connessioni
problematiche, che sola può rompere la staticità delle culture politiche di
appartenenza“…
Eh?
Appunto: ma che diavolo vuol dire?! E l’ha scritto Franco Giordano sulla
prima del Manifesto. Ci credo che i giovani proletari delle periferie
diventano fascisti! I comunisti sono questa roba qua?
Marco Rizzo, eurodeputato del PdCI, ha passato il I Maggio a
maltrattare (verbalmente) l’intero Arcobaleno: da Bertinotti, “basta con la
sinistra al cachemire!”, al “poeta del nulla” Vendola. E ora lancia la
“costituente comunista” per “superare” Prc e PdCI. Ma cos’ha contro Bertinotti?
E’ il concentrato di ciò che negli ultimi vent’anni ha distrutto la sinistra.
Addirittura?
Ma si, la critica indifferenziata al Novecento, al comunismo e non ai suoi
errori, il disastro delle periferie, la perdita dell’identità proletaria…
E lei vuole recuperarla?
Certo! Il conflitto capitale-lavoro, seppure aggiornato e arricchito. Io mi
sono laureato ma non dimentico d’essere nato in un ingresso, di aver avuto un
papà operaio. Bertinotti poteva rivendicare le sue esperienze…
E invece?
Stavo male a vederlo, una nuance al mattino, un’altra la sera,
pareva la collezione autunno-inverno. No, non se ne può più. Io voglio
spaventarle, le principesse! Voglio fare loro paura!
Quindi che succederà?
Che abbiamo ottenuto dai governi dal ‘94 ad oggi? Zero. Basta dire che
Veltroni non ci vuole: siamo noi a non volere lui. Essere totalmente
alternativi al Pd.
Per fare cosa?
Superare i partiti attuali che si sono mostrati fallimentari. E ripartire
dalla falce e martello, dai conflitti di classe, da un nuovo partito comunista
fatto di tutti i comunisti che vogliono superare radicalmente questa società. Un
partito collegiale e senza leadership, perchè la leadership è di destra.(Il
Corriere della sera 3 maggio 2008)
L'arcobaleno è una boiata e Fausto
fa solo cinema
di Gianluca Roselli
Marco Rizzo
(parlamentare europeo ndr) non esce dai Comunisti italiani. Non fonda nessun
nuovo partito. E, almeno per ora, entra nella federazione della "cosa rossa", la
Sinistra Arcobaleno. E già questa è una notizia. Ma niente paura: l'esponente
comunista dell'ala più dura del Pdci non abbandona la sua battaglia. A
cominciare dal simbolo. Che, «senza falce e martello è una boiata pazzesca».

Onorevole Rizzo, cosa si prova a veder sparire la falce e martello dal panorama
della sinistra italiana?
«Faccio due considerazioni. Uno. L'elettorato di questa federazione è formato
per il 70-80 per cento da comunisti. Trovo dunque bizzarro abbandonare il
simbolo della lotta del mondo del lavoro. E non va bene nemmeno metterlo in un
angolino: falce e martello deve essere centrale nel simbolo».
Due?
«Senza i comunisti non c'è la sinistra. Infatti in Gran Bretagna e negli Stati
Uniti, paese dove non ci sono veri partiti comunisti, la sinistra è assente».
Quindi lei è contrario alla nascita della "cosa rossa"?
«Attenzione. In linea di principio sono favorevole all'inizio di un processo
unitario a sinistra purché si resti alla federazione. Ma con due premesse:
essere alternativi al partito democratico e valorizzare la presenza dei
comunisti. Mi sembra che non vi sia né l'una, né l'altra. Se avessero coraggio,
agli stati generali dovrebbero annunciare la presentazione di liste alternative
al Pd fin dalle prossime amministrative».
Quindi il Pd potrà cercarsi nuovi alleati, magari centro?
«lo dico solo che stare nella coalizione per influenzare da sinistra la politica
del governo è una barzelletta che ci raccontiamo da dieci anni. E i risultati
sono sotto gli occhi di tutti. E poi mi chiedo una cosa».
Prego.
«Quali sono le basi per la nascita della "cosa rossa"? Quali gli ideali? Quale
la missione? Manca il cuore, la linfa vitale. Manca l'anima. Se si vuole
costruire una grande forza a sinistra bisogna partire da un'ottica fortemente
anticapitalistica, partendo dalle cose concrete che interessano i lavoratori».
Come il welfare?
«Certo, Ma non solo. Vede, i quattro partiti della "cosa rossa" possono vantare
142 parlamentari. E cosa abbiamo ottenuto finora dal governo Prodi? Nulla. Tav,
base di Vicenza, missione in Afghanistan, Finanziaria, aumento delle spese
militari, Tfr. Poi pensioni e welfare, che sono i nodi centrali. Non abbiamo
portato a casa niente. Abbiamo sempre abbassato la testa».
Il protocollo è ancora in Parlamento.
«Se alla fine del percorso in Senato il protocollo non verrà cambiato, allora da
parte del Pdci bisognerà pensare al ritiro dei ministri e all'appoggio esterno
al governo Prodi».
Ecco Rizzo, il comunista.
«Prendo atto del fallimento della presenza della sinistra in questo esecutio».
Quindi concorda con Bertinotti...?
«Conoscendo il personaggio, secondo me lo scontro di Bertinotti con Prodi è
strumentale ai suoi fini personali e politici».
Ovvero?
«Bertinotti è pronto a fare salti mortali per due obbiettivi. Diventare premier
di un governo istituzionale e realizzare una legge elettorale che ci obblighi a
unirci nella "cosa rossa". Con Rifondazione in crisi verticale di consensi,
Bertinotti pensa di spalmare i debiti anche sugli altri. E i sondaggi che danno
la cosa rossa al 5 per cento sono allarmanti».
Quindi, secondo lei, non aleggia il fantasma del '98?
«Fausto sta facendo un po' di cinema, anche per recuperare elettori. E a
sinistra vedo tante persone attaccate alla poltrona che sarebbero pronti a
votare anche una guerra contro Cuba pur di restare al governo. Del resto, se
l'esecutivo non è caduto sul welfare, vuoi dire che sono disposti a ingoiare
tutto».
Ma la base comunista è pronta per la Sinistra Arcobaleno?
«I nostri elettori vogliono rimanere comunisti, sono unitari, ma vogliono vedere
risultati, fatti concreti. E non chiacchiere».
Alcuni sostengono che lei sia pronto a uscire e a fondare un nuovo partito. Con
la falce e martello. E' vero?
«Non ho ancora iniziato la mia battaglia e già mi danno da un'altra parte. lo
rimango nel mio partito e cercherò di portare Diliberto sulle mie posizioni.
Condurrò la mia lotta da dentro. Partendo proprio dal simbolo. Che va cambiato.
Una forza veramente di sinistra deve avere come suo fulcro i comunisti e non
l'eclettismo occhettiano. Altrimenti tanto valeva rimanere nel Pds».
Ma lei domani e domenica agli stati generali della Sinistra Arcobaleno ci sarà?
«Non so. Non ho ancora deciso. Devo valutare. Vedremo». (Libero, 7/12/2007)
Svizzera: rinasce il Partito Comunista

A quasi settant'anni dalla sua messa al bando, nel 1940,
torna il il partito comunista in Svizzera, nel canton Ticino, 325mila abitanti
di lingua italiana .Domenica 16 settembre infatti il congresso straordinario del
Partito del Lavoro (Pdl), tenutosi a Locarno, ha votato a larga maggioranza una
mozione per cui il partito riprenderà il nome proibito durante la Seconda guerra
Mondiale. 43 voti a favore, 8 contrari e un astenuto hanno approvato la proposta
lanciata dai “Giovani progressisti” del partito guidati dal neo-segretario del
Pdl Gianluca Bianchi, elettricista di 25 anni.
Una svolta promossa quindi dall'ala giovane del partito per i quali “comunista”
«è il nome che i compagni pionieri hanno liberamente scelto»; inoltre oggi, come
si legge nella mozione di maggioranza la gente «chiede chiarezza anche nelle
denominazioni».
Di nuovo Partito comunista quindi, rinascendo in Ticino, parte di una Svizzera
profondamente e storicamente borghese.
Ospite al Congresso anche Marco Rizzo, europarlamentare del Pdci, secondo cui
proprio il fatto che i comunisti risorgano in Svizzera, paese simbolo della
sviluppo capitalista, «è un segnale che indica un'inversione di tendenza forte».
Una svolta che il segretario Bianchi ritiene possa far del bene a tutta la
sinistra: «Da parte di tutte le forze della sinistra ticinese è stata confermata
e ribadita la disponibilità al dialogo e all'intesa. Sono convinto che si può
vivere soltanto positivamente questo nuovo corso».
E prendendo in prestito lo slogan scelto dai Comunisti italiani nell'ultimo
congresso: «Più forti i comunisti, più forte la sinistra».(la Rinascita della
sinistra 18 settembre 2007)
Care compagne Cari compagni,
ho il piacere di comunicarvi che oggi pomeriggio a Locarno (Cantone Ticino,
Svizzera) la sezione della Svizzera Italiana del Partito del Lavoro ha deciso di
modificare
la propria denominazione in Partito Comunista! Dopo l'interdizione da una parte,
e il liquidazionismo ideologico più tardi dall'altra, si torna a parlare di
comunismo anche alle nostre latitudini.
Al Congresso erano presenti la rappresentanza della Federazione Svizzera del
PdCI compagna Antonella Montesi e l'eurodeputato Marco Rizzo.
Saluti comunisti. Max (riscossa_rossa 16 settembre 2007)
Accertamenti Ue per sgravi alla
Chiesa
Marco Rizzo: Assurda la levata di scudi
del centrodestra
I
n
questi giorni la Commissione Ue ha rinnovato al governo italiano la richiesta di
«informazioni supplementari su certi vantaggi fiscali delle Chiese italiane», ma
non ha ancora deciso se aprire un'indagine per aiuti di Stato illegali che, nel
caso ci fosse, sarebbe la prima inchiesta svolta dall'Antitrust nei confronti
della Chiesa cattolica. Ad attirare l'attenzione della Commissione europea
sarebbe stata in particolare una norma contenuta nella Finanziaria del 2006,
l'ultima varata dal governo Berlusconi, che prevede l'esenzione dall'Ici degli
immobili di proprietà della Chiesa adibiti a finalità commerciali ma non solo.
Significa che basta, ad esempio, dare lezioni di catechismo in un negozio per
essere esenti.
I dubbi europei sugli aiuti statali sembrano più che legittimi se si guarda agli
sgravi su Ici, Ires, Irap e Irpef che riguardano le numerose attività economiche
collegate alla Chiesa, una vera e propria azienda, leader in Italia nei settori
immobiliare, turistico, sanitario e scolastico. L'immenso patrimoni immobiliare
ecclesiastico è difficile da stimare, si parla di 100mila fabbricati per 8-9
miliardi di valore; il turismo religioso, solo a Roma, genera un fatturato di 5
miliardi l'anno con 40 milioni di presenze e in tutta Italia preti e suore
gestiscono 250 mila posti letto. E poiché tale attività è ritenuta meritoria il
governo ha stanziato 10 milioni di euro per la promozione degli itinerari della
fede.
Sgravi fiscali concessi alla Chiesa:
|
Ici |
Tutte le istituzioni religiose sono
esenti purché non siano adibite esclusivamente ad attività commerciali |
|
Ires |
Tagli del 50% per associazioni di
assistenza e beneficenza |
|
Irap |
I compensi ai sacerdoti non vanno
conteggiati nell'imponibile Irap |
|
Irpef |
I dipendenti del Vaticano non pagano l'Irpef
su stipendi e pensioni. Gli immobili pontifici sono esenti da tributi |
|
No profit
|
Le Onlus religiose non devono presentare
annualmente bilanci che rispettino i criteri di legge sul no profit |
Le richieste dell'Unione europea non piacciono al
centrodestra che nega i benefici fiscali alla Chiesa, con Fabrizio Cicchitto,
vicecoordinatore di Forza Italia, che addirittura parla di «una assurdo e
ridicolo laicismo anticlericale dell'Europa».
Di tutt'altro avviso il coordinatore nazionale del Pdci, Marco Rizzo: «L'Europa
non si cita a corrente alternata. O si fa riferimento alla Ue sempre, o non lo
si fa. Trovo assurda la levata di scudi del centrodestra contro la Ue,
colpevole, secondo diversi esponenti dell'opposizione, di avere chiesto
delucidazioni sul pagamento Ici della Chiesa. Se lo Stato è laico, deve esserlo
anche nell'applicare le norme».(La Rinascita della sinistra 30 agosto 2007)
Festa dei Comunisti Italiani e
Sloveni
Si apre domani, venerdì 27 luglio 2007
, a Mattonaia, in comune di Dolina (TS), la Festa provinciale de La Rinascita,
organizzata dai Comunisti Italiani e Sloveni, con lo slogan " Per una sinistra
unita – zaenotno levico" che contrassegna la determinazione dei comunisti ad
insistere nella proposta della Confederazione delle forze della Sinistra.
Dice la segretaria provinciale Giuliana Zagabria:
"Al di là delle polemiche sulla stampa nei confronti di una sinistra
irresponsabile, intendiamo invece lavorare a sostegno di Prodi, contrastando la
deriva liberista di questi mesi: è indispensabile riequilibrare a sinistra
l'azione del governo, per riacquistare il consenso dei lavoratori e del popolo
di sinistra che si è dimostrato deluso e fiduciato. Parimenti è necessario
lavorare assieme in provincia e nella regione"
Pertanto per segnare il nuovo clima politico, alla Festa dei Comunisti Italiani
e Sloveni, assieme al segretario regionale del PdCI Stojan Spetic
porteranno un saluto il sindaco di Dolina Fulvia Premolin, il consigliere
regionale di Rc Igor Kocijan, Fulvio Vallon per SD e Rossano Bibalo per i Verdi.
La Festa prosegue sabato 28, domenica 29 e si chiude lunedì 30 luglio 2007.(resistenza_partigiana
26 luglio 2007)
"Accordo indigeribile, peggio della
riforma Maroni"
Marco Rizzo, stronca
l'accordo
di Andrea Palombi
ROMA - «Peggio della riforma Maroni, assolutamente indigeribile». Il
giudizio di Marco Rizzo sull'accordosulle pensioni non lascia spazio a equivoci.
La stroncatura è totale. Il coordinatore nazionale del Pdci boccia l'accordo, il
sindacato che l'ha sottoscritto, il governo e la sua «svolta moderata» e perfino
quella parte della sinistra (Verdi e Sinistra democratica) che l'hanno
approvato. Anzi avverte che questo potrebbe affossare qualsiasi riunificazione a
sinistra. E non esclude che il Pdci possa votar contro in Parlamento, anche a
costo di far cadere il governo Prodi.
Innanzitutto: perché dite di no all'accordo?
«Perché diluisce in un breve tempo quello che era la riforma Maroni, ma per
alcuni aspetti la peggiora.Tanto per cominciare: la riforma di Maroni
introduceva la soglia dei 62 anni nel 2014 (e dopo una verifica), l'accordo
attuale prevede "quota 97" nel 2013. E cioè l'innalzamento a 62 anni un anno
prima della riforma Maroni, a meno che non si aumentino gli anni di contributi a
36, ma il discorso ovviamente non cambia.
E lo stesso succederà nel 2011 con la "quota 96".
Altro punto grave è quello relativo ai coefficienti che servono per il calcolo
della pensione. Si introduce la triennalizzazione della revisione che prima non
c'era. Una vera e propria scala mobile al contrario per le pensioni. E per
cominciare si parla di una riduzione dei coefficienti dal 6 all'8 per cento. Poi
hanno ridotto le finestre da 4 a 2 per chi ha 40 anni di contributi, e questo
ora varrà anche per le donne che prima erano escluse».
Però l'accordo esclude una vasta platea di lavoratori impegnati nei
cosiddetti lavori usuranti.
«Anche su questo punto "Repubblica" ha svelato l'inganno. E' vero che i
lavoratori impegnati nei lavori usuranti sono un milione e 400mila, ma quelli
che effettivamente usufruiranno dell'esclusione saranno appena 5 mila l'anno ed
è una cosa che andrà ad esaurirsi. Insomma, l'età pensionabile aumenta per tutti
prima della riforma Maroni!». Perché il sindacato avrebbe sottoscritto
l'accordo?
«Non lo so, ma di certo sarà un disastro per la rappresentatività sociale e per
il sindacato. Una capitolazione. Una sconfitta epocale».
Diliberto sostiene che Epifani è stato costretto a firmare sotto il
ricatto della caduta del governo.
«E questo la dice lunga sull'autonomia del sindacato dalla politica».
Problemi anche per la maggioranza di governo?
«Per il centrosinistra è la consacrazione di una svolta definitivamente moderata
che vuole schiacciare la sinistra radicale, che d'altra parte si trova
dimezzata».
(Libertà On Line 21 luglio 2007)
Comunisti svizzeri
La sezione ticinese (svizzeroitaliana) del
Partito Svizzero del Lavoro decide di tornare a chiamarsi Partito Comunista
BELLINZONA - In vista delle prossime elezioni nazioni, alle quali il Partito del
lavoro parteciperà con una propria lista per il Consiglio nazionale molto
probabilmente congiunta con il Partito Socialista e i Verdi, il partito si
riunirà in Congresso a Locarno domenica 16 settembre 2007.
Tra le altre cose, comunica il Partito, si discuterà una proposta formale
presentata dal movimento giovanile del PdL Giovani progressisti, "intesa a
chiedere il cambiamento del nome del Partito del Lavoro in Partito comunista".
Alla presenza dell'ospite d'onore, l'onorevole Marco Rizzo, esponenente di
spicco del Partito dei Comunisti italiani (PdCI), verrà discussa la trattanda
che pone una questione di estrema rilevanza simbolica. Questo cambiamento
riporterebbe il partito ad avere il nome originale, "nome che - secondo i
promotori - durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale era stato messo al
bando".
Finora, dalle prime consultazioni sul territorio sembra che il parere tra i
compagni di partito sia sostanzialmente positivo. La proposta verrà discussa e
messa ai voti.(riscossarossa 17 luglio 2007)
E anticomunismo svizzero
Non è passato neanche un giorno dalla
comunicazione della volontà del Partito del Lavoro della Svizzera Italiana di
assumere il nome di Partito Comunista, che ecco la violenta reazione del
segretariopolitico dell'Unione Democratica di Centro (partito ultra-nazionalista
svizzero).
Mellini: "Comunisti come nazisti, basta con la disparità di trattamento" Eros
Mellini, segretario cantonale dell'UDC ci parla a titolo personale sui fatti
storici che hanno diviso in due l'Europa durante il dopo guerra. Dopo guerra
che, secondo il segretario, è ormai superato.
BELLINZONA - Eros Mellini, segretario cantonale dell'UDC ribadisce la necessità
di tagliare definitivamente con il passato e di quindi abbandonare le vecchie
contrapposizioni novecentesche che vedevano sinistra e destra schierate una
contro l'altra. Insomma, è il momento di guardare avanti e di ristabilire nuovi
ordini che prevedano, anche secondo il punto di vista storico, il riconoscimento
dei crimini a opera dei regimi comunisti alla stessa stregua di quelli
nazifascisti.
Il problema è storico. Paragonare comunismo e nazismo non è azzardato? L'Armata
Rossa ha liberato l'Europa dal nazifascismo. "Hanno vinto la guerra? E se
avessero perso? Sarebbero stati sul libro
nero? A noi non vanno bene nè gli uni nè gli altri. E la "parità di trattamento"
non è mai successa e mai succederà nonostante i comunisti abbiano provocato
dalle 60 alle 80 milioni di vittime. Di più di quelle del nazismo. E perché i
comunisti continuano a essere osannati?"
I comunisti peggio dei nazisti?
"No, e lo ribadisco: a titolo personale, sono uguali".
Il passato è passato...
"Sono passati oltre 60 anni - continua Mellini - "bisogna piantarla con la
storia dell'olocausto. Appartiene al passato, basta. Ma si continua a parlarne
perché gli ebrei hanno in mano la finanza mondiale e di conseguenza hanno i
soldi per continuare a ricordarlo. Io in parlamento, quando si discuteva la
giornata della memoria e si era
ventilata la possibilità di farla, io mi sono opposto perchè questa giornata
deve ricordare tutti i genocidi. L'olocausto è stata una cosa atroce, ma gli
ebrei non hanno l'esclusiva alla sofferenza".
Proibire la svastica e la falce e martello...
"Ritengo inopportuno rifondare il Partito comunista - continua Mellini - perché
il termine rievoca milioni di vittime. Come si vuole proibire la svastica,
bisogna proibire anche la falce e martello. Per la stampa svizzera poi,
stranamente, esiste solo l'estremismo di destra. Però quando escono le
statistiche risulta che sono quelli di estrema
sinistra a fare più danni. Ma in tutti i casi, gli uni e gli altri sono
criminali comuni e devono essere "presi a legnate" dalla giustizia ordinaria".
"Senza comunisti, niente sinistra"
L'eurodeputato Rizzo: avanti con la
Confederazione
di Mauro Giacon
«Vorrei sapere quale sarà il riferimento sindacale del
Partito democratico, la Cgil o la Cisl? Perché la Fiom è già con noi... Che
siano il pa
rtito
dei moderati, d'accordo. Ma non pretendano di rappresentare anche la sinistra».
Comincia bene, vista dal Partito dei comunisti italiani, l'avventura del Pd.
Così lo ha salutato ieri a Padova il confermato neo segretario regionale Nicola
Atalmi. Ai lavori del congresso del Pdci ha partecipato anche l'eurodeputato
Marco Rizzo.
Onorevole Rizzo, adesso tocca a voi aprire il cantiere. Giordano, Prc, dice che
anticapitalismo, pacifismo, antiliberalismo sono i tre cardini della nuova
sinistra...
«Sono d'accordo ma chiederò alla gente di valutarci non per quello che si dice
ma per quello che si fa. Noi proponiamo la Confederazione della sinistra. Ogni
partito mantiene la sua idealità e la sua autonomia e ci si mette assieme per
risolvere i problemi».
Insomma Berlusconi se la potrà ancora prendere con i comunisti?
«Io sono comunista e resto comunista. L'idea che ci sia la scomparsa dei
comunisti credo che sia un errore anche per la sinistra perchè nei Paesi dove
non ci sono, come Gran Bretagna e Stati Uniti, non c'è neanche più la sinistra»
Chi ci ha perso di più fra Margherita e Ds?
«L'idealità dei Ds ci ha perso di più, i dirigenti no perchè continueranno ad
avere poltrone, poltroncine e strapuntini».
Dimenticando i problemi?
«Che sono i bisogni sociali dei lavoratori. C'è una proletarizzazione dei ceti
medi e una ricchezza che non viene contestata dalla politica. Serve una svolta».
E come svoltiamo?
«Con una politica che sappia mettere al centro le questioni vere. Non si dice
che i manager delle società quotate in borsa negli ultimi tre anni hanno avuto
l'80 per cento di aumento di stipendio. Non si dice che non siamo ancora
riusciti a tassare le rendite finanziarie oltre il 12 per cento, quando anche
gli interinali hanno una tassazione superiore al 20 per cento. Non si dice che
sui pensionati pesa il 70 per cento della tassazione, come a dire che a pagare
sono sempre loro».
I soliti discorsi...
«No, perché le stesse parole non sono più usate allo stesso modo. Oggi fai la
guerra e la chiami "peace keeping", fai i licenziamenti e li chiami "mobilità in
uscita". Ci sono i padroni ma li chiami "parte datoriale". Ristabiliamo il
valore e il nome delle cose. È l'unica modalità per legare insieme i problemi
alla lotta».(Il Gazzettino, 23/4/2007)
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Congresso Federazione PdCI Svizzera
Enrico Berlinguer
di
Antonio Aversa
Anche
il Partito dei Comunisti Italiani ha tenuto il suo primo congresso federale. I
delegati delle 8 sezioni della Svizzera hanno parlato tanto del governo Prodi
ma sempre con l’attenzione alle ricadute delle sue attività per la comunitä
italiana. E’ stata espressa fiducia, per esempio, nella rapida attuazione della
norma prevista dalla legge finanziaria che permette ai consolati di rilasciare
le carte di identità già dalla fine di giugno. “Forse bisognerà aspettare ancora
alcuni mesi – ha tra l’altro dichiarato nel suo intervento il segretario della
federazione Europa, e membro della Direzione del PdCI, Roberto Galtieri – perché
ancora non è stato promulgato il decreto di attuazione ”. L’importante, pero’, è
che il governo Prodi, dopo la clamorosa “svista” dei tagli alle pensioni degli
italiani all’estero, prontamente corretto, continui a lavorare per migliorare le
nostre condizioni di vita. La questione del governo pero’ non deve essere
considerata solo quella del governo nazionale, dobbiamo iniziare dai Comites a
coinvolgere i nostri connazionali. Certo il PdCI chiede e vuole Comites con piu’
poteri, ma prima dei poteri conta la partecipazione, la consapevolezza del
lavoro svolto da questi organismi votati dai cittadini. Le liste dei Comites
sono sempre piu’ liste elettorali. Dobbiamo interrompere questo processo
degenerativo della politica che allontana i cittadini dalla gestione della cosa
pubblica. Dobbiamo iniziare da ora, e non tre mesi prima delle elezioni, a
formare programmi, e poi, dopo le liste. Programma che deve avere al centro la
trasparenza e l’onestà dell’agire istituzionale”.
Il
congresso si è svolto in armonia anche se il dibattito non è stato affatto
sopito. Unico elemento che interrompe questa armonia è stato il momentaneo
rifiuto di Gennaro Viteritti, iscritto al PCI dal 1946, di accettare la carica
di Presidente della Federazione Svizzera del PdCI, per discrezione. Ma alla fine
ha accettato. Un altro tema molto discusso, forse il piu’ discusso, è stato
quello dell’unità delle sinistre per far avanzare le ragioni dei lavoratori. “Io
non so se la Confederazione si farà, ma so che si può fare, che si deve fare”
ha detto
Giovanni Urracci, segretario federale del PdCI Svizzera, nella sua
relazione introduttiva al congresso. “L’unità delle sinistre, con la coerenza” è
stato un altro elemento – introdotto dall’intervento di Vincenzo – che ha
arricchito il dibattito. L’unità si fa con tutti, non con spezzoni di partiti.
L’appello che il Pdci rivolge all’unità è rivolto a Rifondazione, “con la quale
proprio qui in Europa abbiamo iniziato a lavorare insieme per una petizione che
raccolga tante di quelle firme da far smettere la Rai di oscurare i programmi
che manda via satellite in Europa - ha affermato Galtieri” -, ai Verdi, con i
quali stiamo aprendo insieme una sezione laddove non eravamo ancora presenti, ed
infine, ma non da ultimo a tutti i Ds, non solo al correntone”. Tema quest’ultimo
molto sentito dai presenti. Dagli interventi è emersa, infatti, una sfiducia,
una critica alla scelta dei Ds di sciogliere il loro partito per creare il
partito democratico. “Un partito anonimo” afferma Glauco dal fondo della sala;
“un partito dove ormai è sparita la “S”, della sinistra” afferma Andrea, davanti
al tavolo della presidenza. “I Ds, anche qui in Svizzera, possono anche
esercitarsi in questa forma di autolesionismo, di autodistruzione, noi no. –
questa volta è Urracci a parlare. Insomma unità e diversità: con il popolo e con
il governo”. “Non possiamo permetterci né uno slittamento ipergovernista, né uno
slittamento antigovernista. Dobbiamo continuare in questo crinale
difficilissimo, declinando unità e diversità. Se non fossimo diversi, perché
dovremmo esistere come partito? E se non fossimo unitari, ci troveremmo
rinchiusi in una sezione o cellula a sventolare la bandiera rossa e non
conteremmo nulla per i lavoratori, per il Paese. Le cose, unità e diversità, si
tengono. Ma una cosa deve essere a tutti chiara: il nostro partito resta, con la
sua autonomia. Sarebbe strano quel segretario di partito che chiedesse la fine
del partito che dirigono! Mica sono Fassino” si scalda definitivamente Urracci.
(30 marzo 2007)
Federazione PdCI Svizzera Enrico Berlinguer
Oberdorfstrasse 11, 5242 Birr - Tel/
Fax 056 444 11 07—056 444 11 12
"Il Partito Democratico? Non è di
sinistra
sarà uguale a quello del
centrodestra"
L'europarlamentare dei comunisti italiani Marco
Rizzo ci parla dell'ipotesi alternativa alla nascita del Pd
di Federico De Cesare
ROMA - Mentre si insiste da più parti per dare un'accelerazione alla nascita del
Partito democratico, la sinistra radicale inizia a fare le prime mosse. Oliviero
Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, ha proposto a Fausto Bertinotti di
riunire le forze per tornare al vecchio Pci. Ma il presidente della Camera
nicchia. Abbiamo sentito cosa ne pensa Marco Rizzo, europarlamentare dei
Comunisti italiani.
Onorevole, probabilmente si avvicina la nascita del Pd. Cosa ne pensa?
E' la chiusura del cerchio cominciato con la Bolognina, dove si è sciolto il
partito Comunista per creare il partito dei Democratici di sinistra, che adesso
diventerà semplicemente il partito dei Democratici. E' la fine della sinistra
nel nostro Paese.
In questo modo non si apre così uno spazio?
Sì, però come sempre lo scivolamento della sinistra verso il centro, porterà a
un ulteriore imborghesimento di quello che resta della sinistra. Da questo punto
di vista sono abbastanza preoccupato.
Quindi la sinistra radicale è destinata a sparire?
La mia paura è che tra dieci anni ci saranno solo due partiti, del tutto simili.
Uno conservatore, l'altro, tra virgolette, democratico. Entrambi molto vicini e
molto simili, con metà degli elettori che non andranno più a votare perchè non
crederanno più né nell'uno né nell'altro.
Oliviero Diliberto ha proposto al presidente Bertinotti di creare un partito
dalla fusione del Pdci con Rifondazione. E' d'accordo?
Sembra che adesso Rifondazione sia più disponibile. Chiaramente poi ci dovremo
misurare su alcune questioni.
Anche se ultimamente il presidente della Camera è accusato dai suoi stessi
compagni di essersi un po' troppo "istituzionalizzato".
Questo è un dato di fatto. D'altronde quando si fanno certe scelte.
Questo nuovo partito di sinistra sarebbe aperto anche ad altre forze politiche?
Assolutamente, anche perché non sarebbe un partito ma una confederazione.
Perché il centrosinistra ha voluto a tutti i costi il Partito democratico?
Ormai c'è un meccanismo di gruppi dirigenti che si sono messi in discussione (la
Discussione (organo della DCA di Rotondi), 16/3/2007)
Su governo e conflitto:
l'azione dei comunisti dopo la
crisi del 21 febbraio
di Marco RizzoPer
interpretare meglio quello che è accaduto nei giorni di questa crisi di
governo serve un’analisi che racconti la realtà per quella che è, e non per
quella che appare o, peggio, per quello che ci vogliono fare apparire.
Come ha più volte giustamente osservato Oliviero Diliberto, questo governo è
il punto di quadro politico più avanzato. Aggiungo io, in tutta la sua prima
fase fino al fatidico 21 febbraio, veniva indicato (erroneamente) come
fortemente condizionato dalla cosiddetta sinistra radicale, al punto tale
che una pesantissima finanziaria con luci ed ombre è stata definita
addirittura con l’aggettivo di “sovietica”, in modo tale da prefigurare
successivamente una sorta di “fase 2” in cui ci sarebbe stata una riscossa
delle
forze moderate della coalizione. Oggi, dopo aver evitato il rischio di
riconsegnare il Paese a Berlusconi, siamo agli ormai famosi 12 punti del
nuovo governo Prodi. Per questo è utile rimarcare la giustezza di una scelta
che ha evitato di farci percepire dal nostro popolo come “inguaribili
guastatori” che consegnavano le sorti della nazione a una delle peggiori
destre reazionarie, così come è giusto evidenziare che quei 12 punti, pur
essendo generali, indicano uno spostamento a destra rispetto al programma
dell’Unione.
L’ingresso di Follini nella maggioranza, se da un lato rappresenta una
condizione per andare avanti, dall’altro è una pericolosa evidenza della
virata moderata voluta dai poteri forti. A questo punto tutto si può fare
tranne che accettare questa condizione come il male minore e traccheggiare
sperando in tempi migliori che di certo non arriveranno. In tal senso la
proposta unitaria di Diliberto, in primo luogo a Rifondazione e alle altre
forze della sinistra, è un passo importante perché ci può consentire di
avere un forza di pressione maggiore sui nodi da affrontare proprio nei
confronti del governo Prodi. In questo processo, che io considero urgente,
dobbiamo insistere sui contenuti, perché nei confronti del ripiegamento al
centro della maggioranza occorre più movimento, più partecipazione e più
conflitto sociale. Aggiungerei addirittura che quest’anno, il 2007, sarà
l’anno cruciale per capire se questa scommessa aveva e avrà un senso.
Sostenere il nuovo governo in termini non subordinati e, al tempo stesso,
riannodare i fili con i movimenti prendendo in mano l’agenda del conflitto
sociale, sono le condizioni essenziali per andare avanti. Sara difficile?
Sarà difficilissimo, anche perché dobbiamo scontrarci con il pensiero unico
della globalizzazione capitalistica, secondo cui chi appoggia una qualunque
azione di conflitto sociale o contro la guerra, si colloca automaticamente
contro l’interesse generale. I lavoratori della Wind di Milano che lottano
contro i licenziamenti non avranno di fronte solo gli interessi di quella
multinazionale ma si dovranno battere contro il “senso comune” delle
“compatibilità”. Chi lotta contro la nuova base Usa a Vicenza non si
confronterà solo contro il potere dell’imperialismo americano, ma si dovrà
confrontare (sic!) con la follia logica di chi ci racconta che non si
possono disattendere trattati internazionali, siglati quando il mondo era
diviso in due, oppure che non si possono ribaltare gli accordi dei governi
precedenti.
Altro che non fare più cortei, come abbiamo sentito dire anche da qualche
compagno! Dobbiamo combattere spalla a spalla assieme ai compagni di
Rifondazione, della Fiom, della sinistra sociale e ambientalista al fine di
premere anche sul governo. Qualcuno può dire: oggi non è possibile. Bene,
bisogna fare come se ciò fosse possibile. Non rompere il legame con il
governo, cosi come vuole la grande maggioranza della nostra gente, e , al
tempo stesso, essere con i movimenti in lotta. Dare cioè sostanza alla
nostra partecipazione al centro-sinistra attraverso l’organizzazione del
conflitto. Dalle manifestazioni per i Dico alla Val di Susa e allo Stretto
di Messina, dal blocco delle ruspe di Vicenza alle lotte contro la
precarietà.
Infine, fare della battaglia sulle pensioni, la “cartina di tornasole” di
questa intera strategia: altro che i vecchi contro i giovani! Dobbiamo dire
a chiare lettere che la previdenza deve essere pagata con i contributi e che
l’assistenza va pagata con le tasse. E che quindi le spese per l’assistenza
vanno derubricate da quelle per la previdenza, scoprendo così che il
bilancio dell’Inps sarebbe in attivo per ancora vent’anni; e che le pensioni
per i giovani si avranno non a discapito di chi ha lavorato una vita, ma
solo combattendo realmente la precarietà del lavoro. E, ancora, che la
previdenza privata è la più grossa “porcheria” che si sta preparando, anche
con l’aiuto di qualche pezzo del sindacato più interessato al business che
agli interessi dei lavoratori che dovrebbe tutelare. E, in ultimo, che la
“riforma” adombrata finora si differenzierebbe da quella di Maroni solo per
i tre “scalini” al posto dello “scalone” di tre anni nel 2008, ma che
prevederebbe lo stesso i 61 anni di pensione d’anzianità nel 2012 ed i 62
anni nel 2014, addirittura con coefficienti ridotti del 6-8%. Queste sono le
battaglie che dobbiamo fare.
Per concludere questa riflessione, non ci si può nascondere che queste
giornate hanno pesato come macigni ed hanno portato alla luce il problema
della rappresentanza reale, che per un partito comunista al passo con i
tempi è la condizione stessa dell’esistere. Non è infatti un caso che
Rutelli abbia più volte sottolineato che «si può anche cercare il
cambiamento ma non la rappresentanza». Non siamo d’accordo, il “passaggio
sarà stretto” , ma saranno proprio i legami di massa che ci daranno la forza
per continuare la nostra lotta. (la Rinascira della sinistra 9.3.2007)
"Riunifichiamo la sinistra di classe"
Marco Rizzo, parlamentare europeo del PdCI
Tra Pdci e
Rifondazione segnali di disgelo
di Andrea Cangini
Roma
- Di Fausto Bertinotti aveva detto: «Per lui la rinascita della sinistra è
una pura questione di cachemire», «partecipando alla parata del 2 giugno ha
mostrato la solita incoerenza», «ha rinnegato il messaggio di Marx per entrare
definitivamente nell'agone del pensiero unico capitalista», «trovo
incomprensibile la sua leggerezza nello scivolare al centro», «ha infranto il
valore dell'antifascismo», «su Vicenza è stato ipocrita, ma non è una
novità»...
Poi, lunedì scorso, il «nemico del popolo» Bertinotti ha aperto uno spiraglio
all'ipotesi di Confederazione col Pdci. Poi, ieri, a nove anni dal loro divorzio
politico, il leader del suo partito, Diliberto, alla Camera è andato a
congratularsi con l'ex segretario del Prc. «Disgelo», hanno titolato le agenzie.
Marco Rizzo, spiazzato?
«No, perché? La politica non è mai un fatto personale...».
Ma a volte può sembrarlo.
«Non è così. Fossi cattolico, direi che dal male nasce il bene».
Bertinotti era il male?
«Il male è ormai alle nostre spalle, preferisco parlare, del bene».
Sarebbe?
«Il fatto che, dopo molti anni, finalmente Bertinotti mostra di non credere più
all'autosufficienza del Prc ed ha rinunciato al progetto della Sinistra
europea».
Per la verità, i suoi dicono che quel progetto é sempre attuale.
«Sarà, ma nell'intervista a Liberazione non ne ha fatto cenno».
Dunque?
«Dunque, vuol dire che ha accettato la nostra proposta».
Quale?
«Quella di dar vita a una Confederazione della sinistra. E, aggiungerei io,
della sinistra di classe».
Di classe?
«Beh, sì, non bisogna ver paura delle parole ed è sempre meglio individuare
chiaramente i propri interlocutori».
Come dovrà svilupparsi questo progetto federativo?
«Dobbiamo insistere sui contenuti, perché contro il ripiegamento al centro della
maggioranza occorre più movimento, più partecipazione e più conflitto».
Più conflitto?
«Certo, non basta dare una sponda istituzionale ai movimenti, ma bisogna strarci
dentro».
Al governo ma anche in piazza.
«Sia dentro le istituzioni che fuori».
Confederazione o partito unico?
«Meglio non impiccarsi con le formule, ma, per quanto mi riguarda, sarebbe
opportuno mantenere l'autonomia di ciascun soggetto».
Che senso hanno due partitini comunisti entrambi di governo?
«Non voglio fare polemiche, mi limito a dire che, per noi, la parola comunista è
imprescindibile».
Divisi, dunque, eppure uniti.
«E' una questione di volumi: dobbiamo confrontarci con avversari interni ed
esterni l'Unione che pesano molto più di noi, e se vogliamo difendere le nostre
idee dobbiamo combattere spalla a spalla».
Secondo lei, che intenzione ha, per esempio, D'Alema?
«Vuole tagliare le ali e marginalizzare la sinistra antagonista. E' per questo
che occorre un surplus di protagonismo e di antagonismo».
Concretamente?
«Dobbiamo prendere in mano l'agenda dei conflitti sociali e spingerla nel
programma. Del resto, se non lo facciamo, che siamo andati a fare al governo?».
Sarà dura.
«Sarà durissima. Anche perché dobbiamo confrontarci con il pensiero unico della
globalizzazione capitalistica, per cui qualunque opzione di conflitto viene
messa in campo ti viene regolarmente detto che l'interesse generale è solo dalla
parte del capitale».
Che tempi prevede?
«Bisogna partire subito e partire da cose concrete».
Tipo?
«Dare risposte alla militarizzazione del Paese, combattere la legge 30,
difendere le pensioni...».
Ora che può parlarne bene, cosa pensa di Bertinotti?
«E' uno che ha fiuto, ha capito che il cosiddetto partito della Sinistra europea
aveva uno sbocco difficile ed ha cambiato strada...».(Quotidiano Nazionale
3.3.2007)
"Dopo la Camera vuole scalare il Colle"
Rizzo stronca il Bertinotti non violento
di Luca Telese
L'intervista di Fausto Bertinotti a La Repubblica in cui il presidente della
Camera ribadisce la sua scelta per la «non violenza integrale» e sostiene con
toni autocritici che «la sinistra non ha fatto abbastanza sulla lotta al
terrorismo»? Raccoglie una montagna di elogi e una stroncatura controcorrente.
Quella di Marco Rizzo, numero due Pdci, «storico» avversario del leader di
Rifondazione.
Rizzo, ci siamo stupiti di non vedere in agenzia sue dichiarazioni polemiche.
«Ehhh...».
Oggi Bertinotti la convince?
«No, il contrario, direi! Ormai le sue dichiarazioni vanno corredate dalla
didascalia: Senza parole».
Perché mai?
«Non servono commenti, no?».
Servono, invece.
«Mi pare che quello che sta accadendo sia abbastanza chiaro».
Lo spieghi anche a noi, allora.
«Semplicissimo! Bertinotti è in fase di ricollocamento rapido».
Da dove a dove, di grazia?
«Diciamo pure che è un trasloco, dall'area antagonista, non spendibile, a quella
moderata, e integrabile».
Bertinotti «moderato»?
«Ma sì, non ci sarebbe nemmeno da stupirsene: è vero che non è mai stato
comunista, questo ormai lo sanno anche i sassi...».
Guardi che si potrebbe prendere una querela, Bertinotti al suo comunismo ci
tiene...
«Ma va là! Qui il problema non è più comunismo sì o no, da tempo: ormai lui è
dentro il conformismo del pensiero unico».
Ma se è la sua bestia nera!
«... Senta, bisogna capirlo: è una torsione per certi versi legittima, di uno
che vuol far carriera».
Scusi, prima di tutto mi dica cosa non condivide.
«Ma dico, adesso, a settant'anni, Fausto scopre Gandhi?».
Non c'è nulla di male.
«Certo, Gandhi è un mito. Ma siamo davvero sicuri che sia più attuale di Marx?
Più di Lenin?».
Me lo dica lei.
«Ma vaaa!!».
Lei non è d'accordo sul valore assoluto non violenza, scusi?
«C'è la democrazia, quindi siamo democratici. Ma se l'Italia fosse invasa, non
sarebbe giusto prendere le armi? Non vorrei che si arrivasse a condannare la
Resistenza, di questo passo».
Non lo prende sul serio?
«Un leader ha un tempo massimo per fare le sue scoperte».
Bertinotti dice che l'antiamericanismo «è datato».
«Allora - viste le sue esternazioni dell'ultimo decennio in materia - anche
Bertinotti è datato».
Da tempo non ne fa più.
«Mi faccia indovinare. Per caso da quando è stato eletto a Montecitorio?».
Però continua a dare battaglia sulla base di Vicenza.
«Mi creda, nulla di serio. Come tutti sanno, sulle questioni parlamentari, il
suo partito è allineato. Allineatissimo, direi».
Ma quale sarebbe il motivo, scusi?
«Come, non si è capito? Bertinotti è convinto di giocare una partita da
presidente della Repubblica».
Lei si immagina sul Colle il leader di un partito antagonista?
«Perché qualcuno se lo immaginava a Montecitorio, prima?».
Non glielo permetteranno.
«E infatti lui è pronto a barattare la sua Sinistra europea, o quel che è oggi,
con il partito democratico e il nulla osta istituzionale».
Sinistra europea è solo la famiglia internazionale di Rifondazione.
«Si sbaglia. È una piccola Bolognina celebrata in incognito».
Non hanno cambiato né nome né simbolo.
«Solo finchè c'è un altro partito comunista, finché ci siamo noi. Vedrà,
vedrà...».(Il Giornale 21.2.2007)
"Il Pci le ignorò per anni? Comprensibile"
Foibe. Il Corriere intervista Marco Rizzo,
parlamentare europeo del PdCI
sulle dichiarazioni di Giorgio Napolitano
di Monica Guerzoni
Onorevole
Marco Rizzo, con quale animo un politico "orgogliosamente comunista" come lei ha
ascoltato Napolitano sulle foibe? Un fatto di storia certamente
terribile, ma tutte queste vicende sono contestualizzate dal punto di vista
storico. Come si fa a parlare di foibe senza ricordare le stragi fasciste contro
le popolazioni slave?
Qualcuno potrebbe accusarla di
giustificazionismo... Io non giustifico nulla, tanto che la mia prima
osservazione riguarda l'atrocità delle foibe, però osservo che nel mondo, in
Europa e sopratutto in Italia, c'è una vulgata revisionistica che tende a far
apparire ragioni e torti allo stesso modo.
Napolitano parla di congiura del
silenzio. Non condivide? E' anche per
volere della DC, che era al governo, se l'Italia ha dimenticato.
E il Pci? Ora è lei che
dimentica, onorevole. Anche qui bisogna
ricordare il contesto. Il mondo era diviso in blocchi e pur nella drammaticitàè
comprensibile che la sinistra, come la destra, abbia ignorato quegli orrori.
Cecità politica, accusa il capo
dello Stato. Comprendo il ruolo del presidente. Quel che contesto è
l'ipocrisia in base alla quale si ricordano alcune cose e ne se scordano altre.
Se sono comunisti indonesiani o greci massacrati, non importa nulla, se sono i
paladini della libertà ungherese invece vanno celebrati.
Napolitano rese omaggio ai
martiri della rivolta. Eh già. Ma perchè devo fare le pulci a
Napolitano quando è tutta la sinistra che fa questo? Basta vedere Bertinotti che
va alla festa di AN. Lo scorso anno si celebrò il '56 ungherese Bene, nel 2007
si commemori lo sterminio di 30 mila algerini e nel 2008 quello di un milione di
comunisti greci. Ma no, queste3 celebrazioni non ci saranno.
Perchè? Lo spettro
dell'anticomunismo si aggira per l'Europa.
Non vorrà accusare Napolitano di
anticomunismo?No, ma le tragedie della storia si commemorano tutte.Non
addosso al capo dello Stato una responsabilità storica che non può avere, me la
prendo piuttosto con i tanti tromboni che a destra come a sinistra, non si
indignano nemmeno più e riscrivono questa storia a proprio uso e consumo.
Tra Trieste e Fiume fu pulizia
etcnica o no? C'è anche quella cosa lì. Eci sono stati, come ha detto
puntualmente Napolitano, calcoli diplomatici in base ai quali si è finto di non
vedere. Bisogna smetterla di rappresentare questa storia come lo scontro tra il
comunista buono e il comunista cattivo e dunque Tito, che sterminava la gente,
essendo nemico di Stalin, poteva fare quello che voleva... (Corriere della Sera
11.2.2007)
La guerra preventiva nello spazio
di Umberto Guidoni
La dottrina di Bush approda tra le stelle. E' il
senso del documento firmato dal Presidente americano, e passato
sotto silenzio, nel quale si stabilisce il principio della
supremazia spaziale degli Stati Uniti
La dottrina Bush della guerra preventiva è destinata ad andare
oltre i confini della Terra per raggiungere le profondità dello
spazio. Questo potrebbe essere il senso del documento firmato
dal Presidente americano, e passato sotto silenzio, nel quale si
stabilisce il principio della supremazia spaziale degli Stati
Uniti.
In verità, alcuni documenti dell'Air Force
statunitense avevano da tempo messo in risalto la necessità di
estendere anche all'orbita terrestre il principio della
supremazia aerea e navale, tanto caro ai militari del secolo
scorso. Si tratta di una strategia che fa perno sull'idea di
utilizzare le orbite basse (quelle tra 500 e 2000 chilometri)
per scopi militari. Qualcuno potrebbe pensare che questa non sia
una grande novità, in fondo da sempre ci sono satelliti spia che
costantemente osservano la superficie terrestre svolgendo
un'accurata funzione di sorveglianza. Ma proprio questa è la
sostanziale novità: si passa da una funzione di intelligence ad
una di deterrenza armata. Un'escalation che rischia di aprire
nei fatti una militarizzazione dello spazio che fino ad adesso
era stata evitata grazie ai trattati internazionali e alla
specifica convenzione ONU che sanciva il divieto di collocare
armamenti nello spazio.
Da parte americana, si tenta di aggirare il
problema facendo riferimento alla necessità di impedire ad
alcuni Stati l'accesso allo spazio; facendo cioè leva sul piano
della prevenzione, una ricetta il cui tragico fallimento è sotto
gli occhi di tutti in Iraq ed in Afghanistan, ma che adesso
l'amministrazione Bush vorrebbe applicare anche allo spazio.
E' interessante, poi, osservare quali sono i
nemici cui bisognerebbe impedire l'accesso allo spazio. Non si
tratta di Al Quaeda o Hezbollah, i quali ovviamente non sono in
grado di rappresentare una minaccia spaziale, ma sono, almeno
secondo i documenti militari, i cosiddetti paesi BRIC (Brasile,
Russia, India e Cina). Paesi che possiedono, o sono pronti a
sviluppare, quelle tecnologie spaziali che possono rappresentare
una minaccia per la supremazia militare degli Stati Uniti.
Anche se non esplicitamente menzionata,
l'Europa è nella lista dei potenziali avversari, in quanto i
razzi Arianne (veicoli commerciali sviluppati dall'ESA - Agenzia
Spaziale Europea) sono percepiti come vettori capaci di utilizzo
militare. Ecco dunque che Bush rivendica la politica delle mani
libere, non più legate da trattati internazionali che limitino
fortemente la possibilità di sviluppare tecnologie militari in
campo spaziale. Lo stesso annuncio di qualche anno fa, con cui
il Presidente americano proclamava il ritorno all'esplorazione
della Luna, può avere una differente lettura alla luce del
documento appena divulgato. Infatti, impegnare la NASA in un
progetto a lungo termine nello spazio interplanetario per
lasciare al Pentagono piena libertà di agire nello spazio vicino
alla Terra, può essere il primo passo per poter sviluppare
quelle tecnologie offensive necessarie per attaccare e
neutralizzare satelliti o veicoli abitati potenzialmente ostili.
Con questa ennesima decisione unilaterale gli
USA sembrano invertire la tendenza alla collaborazione in
materia di spazio che ha contraddistinto quest'ultimo decennio,
una volontà comune di cooperazione, di cui la Stazione Spaziale
Internazionale (progetto che accomuna Usa, Canada, Europa,
Russia, Giappone e Brasile) è l'esempio più evidente, e
rilanciare, invece, quel clima da guerra fredda che è stato il
"peccato originale" della corsa allo spazio.(AprileOnline
19.10.06)
Il Manifesto intervista Umberto Guidoni,
Missione luna senza complotti
di Giulia Sbarigia
«Vi sorprenderebbe scoprire che il più grande momento della nostra storia
recente potrebbe non essere mai accaduto?», così recitava l'invito all'anteprima
di Capricorn one. Il film di Peter Hyams, con la Nasa intenta a simulare
la missione su Marte in uno studio televisivo, traduceva in pellicola i
dubbi dell'immaginario. I dubbi sullo spazio, ancestrali o teorie del
complotto, non sono mai sopiti, tornano a manifestarsi tutte le volte che si
parla dello sbarco sulla Luna e ora che la Nasa si è persa i nastri originali
dell'atterraggio di Neil Armstrong, la questione si riaccende.
Ne abbiamo parlato con Umberto Guidoni, astronauta e europarlamentare dei
comunisti italiani, che a bordo dello Space Shuttle Columbia ha compiuto il giro
del mondo in 80 minuti (come recita il titolo del suo libro pubblicato da Di
Renzo editore).
La perdita dei nastri ad alta definizone della Nasa ha dato nuova linfa alla
querelle intorno all'atterraggio dell'Apollo 11 sulla Luna. Com'è possibile che
l'agenzia spaziale americana abbia commesso un errore tanto grossolana?
Credo che questa storia sia venuta fuori per caso. La Nasa già da tempo sta
riversando su supporto digitale tutto il suo archivio, a partire dalle missioni
più recenti e fino a quelle più antiche. Arrivati al 1969 si sono accorti di
aver smarrito le immagini originali. Ma io non penso che siano andate perdute,
piuttosto saranno chissà dove nell'archivio, come ha spiegato la Nasa stessa. È
materiale che nel corso degli anni è passato da una mano all'altra, le persone
che se ne sono
occupate saranno in pensione o addirittura morte. Certo questa
vicenda dà nuovo slancio alle persone che speculando sul filone della
dietrologia, che in America è fiorente. Ma in realtà le teorie del complotto si
possono confutare in vario modo.
L'argomento più forte a sostegno della veridicità dell'atterraggio è il clima
della guerra fredda in cui tutto questo è avvenuto. Se i russi avessero avuto
dei dubbi sulla missione americana penso che avrebbero tirato fuori tutta la
documentazione per demolirli.
È dall'inizio del '70 che l'uomo non mette piede sulla Luna, e l'esplorazione
dello spazio si limita a lunghe o brevi permanenze sulla stazione
internazionale. Perché?
La risposta è proprio nell'origine delle missioni lunari nate nel clima della
guerra fredda. Sono state un grandissimo risultato tecnologico, ma si portavano
dietro un peccato originale: l'affermazione politica, prima ancora che
scientifica e tecnologica. Per questo si investì moltissimo e si ottennero
risultati in breve tempo, in meno di dieci anni si arrivò dai primi voli nello
spazio all'atterraggio sulla Luna, tant'è che allora si pensava che saremmo
arrivati su Marte per la fine del secolo. Così non è stato, una volta che è
venuto meno il motivo principale sono mancate le risorse economiche e le
motivazioni. Oggi andare sulla Luna ha sicuramente un carattere di prestigio, ma
sono soprattutto le spinte scientifiche a motivare una nuova missione. Se ne
parlerà tra 12 anni, ma a quel punto il viaggio sulla Luna sarà diventato di
routine, non sarà più una cosa eccezionale.
Ci sono programmi per lo sfruttamento della Luna, dal radiotelescopio sul
lato oscuro della Luna al combustibile Elio 3. Sono progetti sostenibili?
Penso che siano progetti ragionevoli che servono anche a
giustificare gli enormi costi della tecnologia necessaria a tornare sulla Luna.
Si può parlare di rispetto dell'ambiente quando ci riferiamo Luna?
La definizione è al limite, ma è un modo ragionevole di porsi il problema,
dobbiamo darci delle regole generali. Tutto quello che è sotto l'orbita
terrestre è regolato da accordi internazionali: non si può possedere un
territorio fuori dalla Terra. Non ci saranno nuove colonie nello spazio, mi
auguro. Sarà piuttosto una situazione simile a quella dell'Antartide con basi
esplorative, speriamo internazionali, e lavoro d'equipe nell'interesse della
scienza.
Oggi lei siede al parlamento europeo, ha lavorato all'Agenzia spaziale
europea (Esa), ente che ha rappresentato volando due volte nello spazio. L'Esa e
l'Europa possono competere con gli Usa?
Non siamo ancora in grado di essere un'alternativa agli Usa, ma il ruolo
dell'Europa è cresciuto da un punto di vista scientifico, per quanto riguarda la
tecnologia spaziale: satelliti automatici, sonde.. pensiamo alle diverse
missioni su Marte con il Marx Express, o alla nuova sonda che andrà su Venere.
Ma per quanto riguarda il volo umano non possiamo reggere il confronto con
gli Stati uniti, anche perché non abbiamo un veicolo. Gli astronauti
europei utilizzano il veicolo americano o quello russo.
E la Cina a che punto è?
Ha bruciato le tappe con un grande impegno, anche economico. La Cina è arrivata
terza dopo russi e americani per quanto riguarda il veicolo per il trasporto di
astronauti. Lo ha fatto in maniera intelligente, sfruttando la tecnologia russa.
Ora cominciano a parlare della costruzione di una stazione spaziale in orbita e
di una base sulla Luna. C'è un aspetto politico e uno scientifico che muove i
cinesi, ma c'è anche il tentativo di fomentare il senso di appartenenza alla
nazione.
Può spiegare questo strano effetto del rallentamento del pensiero cui sono
soggetti gli astronauti nello spazio?
In assenza di peso il nostro organismo si trova in una situazione completamente
nuova: cambiano le coordinate, i punti di riferimento, nello spazio alto e basso
non significano nulla per il corpo. In volo quindi bisogna abituarsi alla nuova
realtà, ricalibrare il sistema, il 90% dei sensori, che si basano sul peso del
nostro corpo, non funzionano più. Una parte del cervello tenta allora di
risolvere il conflitto fra le informazioni che arrivano dal sistema
dell'equilibrio, nell'orecchio, e le immagini fornite dagli occhi; questo
fenomeno tiene impeganto il cervello e rende quindi più lente le altre attività.
Ma com'è il cibo spaziale?
Le pasticche che si usavano sull'Apollo, o il cibo nel tubetto da dentifricio
delle prime missioni, non esistono più. Ora il cibo viene preparato sulla Terra,
è cotto e disidratato, in volo basta aggiungere un po' d'acqua e stare attenti
che non voli in giro per la navetta. Il catering si è evoluto, ma certo non si
tratta di pasti appetitosi (19 agosto 2006)
Intervista a Marco Rizzo:
E' come quello di Berlusconi, non votiamo questo decreto
di Luca Telese
Allora onorevole Rizzo: sembrava che il Pdci dovesse fare sfracelli, e invece
alla fine sull'Afghanistan voterete anche voi con Prodi?
«E a lei chi glielo ha detto, scusi?».

Voi avete detto che non farete cadere il governo, che significa?
«Stiamo dicendo che questo è il nostro governo. Ma che il decreto così com'è
non ci piace. Inviterei a non sottovalutarci».
Ma i giochi sono già fatti. Oggi voi avete una direzione che stabilirà il sì
alla fiducia!
«Affatto. Il decreto può e deve cambiare, e noi oggi non daremo nessun
lasciapassare. Così com'è non ci va bene».
Ma alla fine, dopo Rifondazione, anche voi troverete un accordo.
«Non facciamo paragoni, per carità! Loro, ormai, hanno dei dirigenti che
accettano qualunque cosa. Noi siamo liberi».
Perché voi dovreste essere più liberi di loro, scusi?
«Perché Rifondazione è prigioniera di una sindrome, beve tutto, ormai. E sa
perché? Perché deve farsi perdonare il peccato capitale del '98, e perché i suoi
dirigenti hanno posto altre priorità».
Quali?
«Ma dài! Pare che la presidenza della Camera conti più di ogni cosa. Un
discorso che ormai hanno capito anche i militanti: è un partito in via di
disfacimento, e a me dispiace».
Ancora non ho capito la differenza fra come voteranno loro e come voterete noi.
«È semplice. Così com'è il decreto di Prodi è identico a quello di Berlusconi.
E se resta identico, noi non votiamo. È chiaro?».
Ci sono 471 militari in meno, non le basta?
«Senta, non dico che siamo esperti bellici, ma qualche carta abbiamo imparato
a maneggiarla pure noi. I militari sono diminuiti solo per un fattore
contingente, per il normale turn over delle truppe. È solo un caso, dunque,
potrebbero essere di più».
Allora qual è il discrimine?
«Il mandato e il finanziamento. E il finanziamento è rimasto invariato».
Tanto ora eviteranno che si voti di semestre in semestre.
«Se provano a infilare questa cosa in Finanziaria noi facciamo le barricate».
Perché volete ricattare il governo volta per volta?
«Perché queste "missioni di pace"sono già ai limiti del mandato
costituzionale, e non accetteremo che il Parlamento ne perda il controllo».
Perché è così importante che cambi qualcosa?
«Perché non possiamo accettare l'idea che ce ne andiamo dall'Irak, ma
puntelliamo gli americani da un'altra parte. Sono giochi illusionistici che non
cambiano la sostanza della politica estera, il nostro giudizio è negativo».
Però, al contrario dell'Afghanistan questa è una missione Nato?
«E allora? Io, personalmente, la Nato la vorrei abolire, si figuri. Non lo
posso ottenere? Che almeno Prodi ci stia diversamente da come ci stava il
centrodestra: se non c'è discontinuità noi diciamo no».
Allora voterete anche no?
«Come voteremo adesso non lo dico».
Ah, vede?
«Non lo dico perché non ora lo posso dire: mancano venti giorni. Per ora ci
separa un abisso, ma in mezzo ci può essere la politica».
Ma se voterete la fiducia comunque?
«Per ora non sappiamo nemmeno se ci sarà la fiducia!».
Il problema della fiducia è che in quel caso i voti dell'Udc diventano
pericolosi per l'Unione.
«I voti dell'Udc per noi sono la cosa peggiore che potrebbe capitare a questo
governo».
Addirittura.
«Prodi deve saperlo: per lui sarebbero il bacio della morte».
Nientemeno? Il centrosinistra, ha già ottenuto «aiutini».
«Stavolta no. Perché se la geometria del governo diventa variabile sulla
guerra, vuol dire che può diventarlo su tutto: leggi sociali, economia... ».
A volte capita.
«No, stavolta no».
Se è in gioco la sopravvivenza del governo...
«Lo sta dicendo all'unico partito che non ha portato i suoi leader nella
stanza dei bottoni. Diliberto sarebbe un ottimo ministro, ma ha rifiutato. Anche
io sono rimasto al mio posto, a costruire il partito».
E per questo Prodi dovrebbe rifiutare i voti centristi?
Prodi dovrebbe farlo per il suo bene: e non deve sottovalutare le nostre
preoccupazioni. I voti di Casini sarebbero un colpo durissimo, un pasticcio
enorme». (Il Giornale 01.07.06)
Marco Rizzo: sia il premier a smentire.
I comunisti non sono folklore

Non credo che Prodi, nell'intervista al settimanale tedesco Die Zeit,
riportata oggi su La Repubblica, abbia definito i comunisti "innocui",
"folklore" perché, se fosse vero, avrebbe realmente offeso gli oltre 3 milioni
di persone che, votando per Rifondazione Comunista ed i Comunisti italiani,
hanno consentito alla coalizione di centrosinistra di vincere e a lui di
governare. Il suo ufficio stampa ha già smentito, ma il direttore di Die Zeit
conferma tutto: sarà utile, suggerisco umilmente, una diretta smentita di
Prodi. Il senso di lealtà alla coalizione non può essere in nessun modo
ridicolizzato, tanto più che sui temi della pace e del lavoro, la nostra
pazienza viene messa costantemente a dura prova.
Roma, 8 giugno 2006
Ecco il testo dell'intervista al presidente del Consiglio
Romano Prodi che il settimanale tedesco Die Zeit pubblica oggi.
Onorevole Prodi, a pochi giorni dalla sua imminente visita a Berlino la politica
italiana, il suo nuovo governo, sono u
n
enigma per la maggior parte dei tedeschi.
"I tedeschi hanno sempre dell'Italia un'immagine di grande confusione. E'
difficile per loro capire la mia politica e capiscono a fatica anche me".
A partire dal fatto che non sappiamo neanche a quale partito effettivamente
appartenga.
"Siamo in procinto di fondare il Partito Democratico e non è affatto un'utopia.
Vi confluiranno i due maggiori partiti della mia coalizione, i Democratici di
sinistra e la Margherita. Già oggi costituiscono un gruppo parlamentare su cui
posso contare in entrambe le camere. Non mi sento parte invece di nessun partito
tradizionale".
Una volta fondato il nuovo Partito Democratico avrà finalmente una tessera di
partito?
"Ma certo! La tessera numero uno è già in preparazione".
La nostra cancelliera fa già a volte fatica a guidare una coalizione di due soli
partner. Ci spieghi come farà a tenerne insieme nove.
"All'interno dei vostri due partiti di coalizione esistono quaranta diverse
correnti, non solo nove! I tedeschi, mi perdoni la franchezza, hanno impiegato
molto più tempo a stringere il patto di coalizione rispetto a noi. Ci hanno
messo due mesi! In un mese io ho fatto eleggere i presidenti delle due Camere,
un presidente della repubblica, formato il governo e superato il voto di
fiducia. Siamo italiani, ma mi sembra che da voi il tutto proceda con molta più
fatica. Noi abbiamo solo più folklore, Rifondazione Comunista, i Comunisti
Italiani. Ma a confronto di Lafontaine, è qualcosa di abbastanza innocuo".
Lo scetticismo non si limita ai nomi dei due partiti comunisti irriducibili che
fanno parte della sua coalizione di governo ma riguarda soprattutto la loro
impostazione statalista. Come intende portare avanti contro queste forze le
riforme e i tagli al bilancio necessari?
"Il mio programma di riforma è stato sottoscritto da tutti. Tutti e in tutti i
punti fatta eccezione per le coppie di fatto e il sostegno alle scuole private.
Che ci si creda o no faremo politica sulla base di questo programma. Tutti hanno
chiara la situazione: via io, via il governo. Se il governo cade resteremo i
prossimi sessant'anni all'opposizione".
Che cosa ha detto ai suoi 25 ministri lo scorso fine settimana in Umbria?
"Ho illustrato innanzitutto la situazione finanziaria".
E sarebbe?
"Beh... un po' peggiore di quella tedesca. Ma solo un po'. A parte gli scherzi:
il nostro debito si aggira intorno al 4,6 per cento del PIL. Sappiamo ovviamente
di dover rispettare i parametri di Maastricht e sappiamo anche che per noi non
si chiuderà un occhio come è stato fatto a suo tempo per la Germania, perché
allora a Bruxelles c'era un presidente benevolo...".
Le riforme comporteranno però un qualche costo. Ogni anno la giustizia italiana
viene richiamata per la sua lentezza dalla corte europea per i diritti
dell'uomo. Invece di lavorare con più efficacia il tribunale di Roma ha
lamentato di non avere più carta per le sentenze, con 700.000 cause civili
pendenti.
"Forse lì manca anche la carta igienica. E' questa la situazione che ci ha
lasciato il governo Berlusconi. Non ha diminuito le imposte e al contempo ha
ridotto gli investimenti. Le spese statali sono comunque aumentate
vertiginosamente. C'è stato uno spreco incredibile. Ho ridotto la mia scorta
dalle 51 persone ingaggiate da Berlusconi a 32 e la considero ancora
un'esagerazione. Il nuovo leader dell'opposizione impiega attualmente 31 guardie
del corpo a spese dello stato".
E' vero che in Umbria ha ordinato ai suoi ministri di non attingere al minibar
della stanza d'albergo?
"Era per scherzare. Anche noi però dobbiamo dare il buon esempio per arginare
anche l'impressionante spreco nelle regioni. Risparmiare sull'armata delle auto
blu è importante a livello psicologico per la gente. Già nel 1996 ho preso la
guida di un paese dalle finanze disastrate. Le ho rimesse in ordine allora e ci
riuscirò anche questa volta. So fare il mio mestiere. E me lo lasci dire: questo
paese è stato in passato schiavizzato. Il precedente premier poteva fare e
disfare a suo piacimento".
Come definirebbe il berlusconismo? Una forma di governo postdemocratica?
"Sì, postdemocratica. Il berlusconismo ha sistematicamente cambiato il popolo
italiano, la mentalità della gente, i loro valori".
Una volta ha definito il movimento politico di Berlusconi, Forza Italia, come il
partito di quelli che parcheggiano sempre in seconda fila. Che cosa intendeva
dire?
"E' stata proprio questa la sua propaganda: non c'è nulla di male a frodare il
fisco, non c'è nulla di male a parcheggiare in seconda fila. Lo stato è
l'antagonista, il nemico. E attraverso i suoi media ha sempre diffuso questa
propaganda".
Il giornalista Alexander Stille scrive che Berlusconi si è creato un elettorato
con le sue emittenti.
"Proprio così. E' questa la caratteristica postdemocratica di Berlusconi,
convincere la gente non solo parlando di politica ma soprattutto non parlando di
politica. In queste elezioni circa il 70 per cento dei laureati hanno votato per
me. Il 70 per cento! Tra le donne di età compresa tra i 35 e i 55 anni ho
ottenuto meno voti, forse (ride) perché non sono molto sexy. Ma in questa fascia
d'età ho ottenuto l'11 per cento dei voti in più tra le donne che lavorano
rispetto alle casalinghe".
Che evidentemente guardano di più la TV di Berlusconi.
"Meno ore le persone trascorrono davanti alla TV più sono propense a votare
centrosinistra. E' la legge matematica della postdemocrazia".
Il suo governo avanzerà una legge antitrust che cambierà realmente la situazione
in Italia arginando il monopolio di Berlusconi?
"Non voglio punire Berlusconi, ma consentire la libera concorrenza sul mercato
italiano dei media".
Anche se lei non ha intenzioni punitive, a seguito di questa legge Berlusconi
finirà per veder ridotte le sue proprietà?
"Ha denaro a sufficienza per diversificare".
Una cosa è la legge antitrust, un'altra la legge per regolamentare il conflitto
d'interessi. Che genere di regolamentazione ha in mente?
"Esistono numerosi esempi. L'incompatibilità della carica di parlamentare o di
membro del governo con determinate professioni, ad esempio".
Sarà una priorità del suo governo?
"Certamente, ma la vera priorità è l'equità sociale. Dobbiamo legare
l'imprenditorialità alla giustizia sociale e aiutare coloro che negli ultimi
anni si sono impoveriti. Sono tantissimi! Famiglie che ultimamente vivono in
condizioni di povertà. E' chiaro che dobbiamo realizzare l'equità sociale".
Ha in mente anche un'addizionale Irpef per i più ricchi, come in Germania?
"Per ora non ho norme concrete in vista. Ma dato che parliamo di equità: se
riusciremo ad arginare l'enorme evasione fiscale saremo già un passo avanti.
Quando andai la prima volta al governo, dieci anni fa, il mio ministro delle
finanze mi comunicava ogni trimestre un gettito fiscale maggiore senza che
avessimo aumentato le imposte. Era solo che la gente pagava regolarmente le
tasse perché l'atmosfera generale del paese era cambiata. Su questo serve
fermezza. Niente paradisi fiscali. Niente condoni. Semplicemente riscuotere le
tasse che spettano allo stato. L'importante è prendere subito le decisioni, se
no siamo finiti. Non bisogna indugiare come voi in Germania con l'aumento
dell'Iva.. L'Italia non può tollerare altre promesse mancate. O offriamo
qualcosa di nuovo o perdiamo la fiducia della gente ".
Nei confronti del governo americano lei ha scelto ultimamente un linguaggio
diverso rispetto alla Cancelliera. Ha definito la guerra in Iraq un grave errore
e le truppe Usa in Iraq truppe di occupazione.
"Da tedesco anch'io userei un linguaggio diverso. Non avremmo truppe in Iraq. I
concetti che ho usato sono stati impiegati a suo tempo anche da una maggioranza
di politici americani. Inoltre ho sempre definito un errore la guerra in Iraq
pur attribuendo grande valore alla stretta collaborazione con il governo USA. Da
parte mia non c'è traccia di antiamericanismo".
Anche il governo Berlusconi voleva il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq.
Dove sta la differenza?
"Berlusconi auspicava una strana soluzione, una soluzione all'italiana:
ritiriamo le truppe, ma lasciamo 800 uomini per proteggere 30 operatori che
assistono nella ricostruzione. Noi invece vogliamo un ritiro in piena
trasparenza. Deve essere attuato entro l'anno. Ma non faremo come Zapatero,
niente annunci a sorpresa".
L'arresto del padrino della mafia Provenzano e il crollo del sistema calcistico
corrotto in Italia... è un caso che si siano entrambi verificati dopo la sua
vittoria elettorale?
"Lei non sa da quanto tempo ci rifletto sopra. In tutta sincerità , non lo so.
Ma quanto alla Juventus sono otto, nove o dieci anni che sento questa
barzelletta, la scriva pure: Il calciatore brasiliano Ronaldo, che allora
giocava nell'Inter, prega sempre la Madonna. All'improvviso la Madonna gli
appare e dice: 'Dato che sei così pio, ti faccio una grazia, puoi esprimere un
desiderio e io lo esaudirò'. Ronaldo risponde: 'Va bene, vorrei un'autostrada
diretta da Milano al Brasile'. La madonna molto imbarazzata esclama: 'Ronaldo,
chiedi troppo! Scatenerei le ire degli ambientalisti. Pensa a qualcos'altro,
torno domani mattina'. Il giorno dopo Ronaldo torna a pregare la Madonna, che,
come promesso, riappare. 'Hai pensato a un'altra grazia Ronaldo?' Ronaldo
esprime il suo desiderio: 'Vorrei una partita contro la Juve con un arbitro
imparziale' . E la Madonna risponde: 'Ronaldo, a quante corsie la vuoi
l'autostrada per il Brasile?'". (La Repubblica 08.06.06)
L'Unione proclami una grande manifestazione
per la democrazia il 25 aprile
Al direttore dell'Unità
di Marco Rizzo
Berlusconi ha perso: non è ancora detto, però, che il berlusconismo sia stato
del tutto sconfitto. Non dobbiamo, infatti, nasconderci dietro ad un dito e
negare che, secondo il parere di molti, il responso delle urne - trasformatosi
anche a seguito di una campagna elettorale impostata su di una contrapposizione
frontale tra centrosinistra e centrodestra in un vero e proprio ple
biscito
pro o contro Berlusconi - avrebbe sancito una vittoria netta di Romano Prodi e
dell'Unione. Così non stato: si sono indubbiamente verificati errori anche
importanti da parte del nostro schieramento - è necessario riconoscerlo - sia di
comunicazione che di contenuti, primo fra tutti la timidezza e l'indecisione
nell'affrontare il tema tasse, quasi si andasse a rimorchio di un'agenda
elettorale e di un modus dettati dal Cavaliere.
Il fatto che la parte più netta dell'Unione - fra cui modestamente ci siamo
anche noi Comunisti italiani - abbia aumentato i propri consensi è un segnale
difficilmente smentibile del fatto che gli elettori hanno preferito la chiarezza
e la discontinuità rispetto a Berlusconi, segnale che, a dire il vero, si poteva
già registrare, traendone il debito insegnamento, a fronte dell'elevatissimo
numero di persone che si recarono alle primarie. Rebus sic stantibus, con una
vittoria di misura, perché perseverare nell'errore? Di fronte a cinque anni di
malgoverno che hanno dequalificato il nostro Paese pressoché in ogni settore,
sprofondandolo nei meandri della finanza creativa foriera di recessione e
stagnazione economica, di fronte ad un centrodestra che, ad una settimana dal
voto, ancora non si è rassegnato ad accettare la realtà e ad ammettere la sua
sconfitta, di fronte all'atteggiamento di alcuni esponenti della Cdl, spesse
volte arrogante e beffardo, come è possibile avere anche solo in mente l'idea di
governare in un "inciucione", una Grosse Koalition all'italiana il Paese?
Stanno, inoltre, accadendo fatti gravissimi: il premier uscente tenta di gettare
la popolazione nell'allarme - ed è solo grazie alla maturità degli italiani che
il giochetto non gli riesce - urlando immotivatamente ai brogli elettorali, nel
becero tentativo di aumentare il livello di tensione e di evitare che si
svelenisca il clima.
Cui prodest? Si tratta di un atteggiamento irresponsabile che mette volutamente
a rischio l'agibilità democratica del Paese perché ne pone in discussione i
fondamenti ed il suo momento più alto di espressione della volontà e del libero
pensiero dei cittadini: le elezioni. Sulla Costituzione e sulla democrazia, non
si può e non si deve scherzare, soprattutto in Italia, perchè ha vissuto
l'orrore di un ventennio di dittatura. Il centrosinistra non può dunque
accettare di aprire nessuna discussione con chi ha tentato in tutti i modi di
"picconare" la Costituzione nata dalla Resistenza; Romano Prodi non deve avere
nulla a che spartire con chi si è reso responsabile di scardinare con la
devolution lo Stato in cambio dei voti di una forza come la Lega che inneggia
all'egoismo sociale, alla xenofobia ed al razzismo, con chi ha promulgato leggi
ad personam, privilegiando gli affari di famiglia agli interessi generali del
Paese.
C'è, invece, urgenza in Italia di un governo di centrosinistra radicalmente
alternativo a quello di Berlusconi, di un governo che non si mostri e non sia
affatto ancillare rispetto ai desideri dei poteri forti e della Confindustria e
che non ceda alla potestas Ecclesiae in temporalibus, un governo che abbia il
coraggio delle proprie idee e del proprio programma, che difenda la laicità
dello Stato, la libertà degli individui e che pretenda il rispetto delle leggi e
delle regole, per tutti, altrimenti avremo un berlusconismo senza Berlusconi.
Per i motivi qui sopra esposti, sarebbe bene che tutte le forze che compongono
il centrosinistra fossero d'accordo nel proclamare una grande manifestazione
"per la democrazia" proprio il 25 aprile, data simbolo della Resistenza.
Sarebbe, a nostro parere, il modo migliore per rendere attuali gli insegnamenti
ed i valori di chi ha liberato il nostro Paese.
L'autore è Presidente della Delegazione dei Comunisti italiani al Parlamento
Europeo
Lo spazio ha bisogno di una
strategia europeista