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La Federazione

                                                                                                                                                                                                          

 

 

  

Regionali, Grillo sommerso di "vaffa"

 

 
Regionali, Grillo sommerso di “Vaffa!”Roma, 30 mar. 2010 – Chi di vaffa ferisce, di vaffa perisce. L’indignazione degli elettori di centrosinistra verso Beppe Grillo riempie di imprecazioni la rete.
Su Facebook, un gruppo che raccoglie oltre 3200 aderenti, si intitola: “Vaffanculo Beppe Grillo!”. Nato contro le ambizioni politiche di Grillo (“Un comico fallito che vuole fare politica”), sta diventando il punto di incontro di quanti vedono in Grillo un collaborazionista occulto di Silvio Berlusconi. Una sorta di sfogatoio, che si aggiunge a quello sul blog del comico genovese e sulla sua pagina facebook: mandano un sonoro ‘vaffa’ a Grillo quanti pensano abbia favorito l’ascesa della Lega in Piemonte.
Peraltro non ci sono solo interventi da sinistra. Veronica Giordan dice: “Noi piemontesi ti dobbiamo, ti dobbiamo un grande grazie!! Xché? Xché la tua lista pagliaccia a qualcosa e’ servita: ha tolto voti, nella rossissima provincia di Torino, alla Mercedes Bresso e grazie a te finalmente il Piemonte avra’ l’occasione di essere liberato!!! sei proprio un mito!!”.
Ma è sulla sua pagina ufficiale che corrono le invettive più dure. “Ma che bel movimento-ironizza Antonio Bonanno- infatti le cose sono cambiate, il Piemonte alla Lega e il Lazio ai fascisti!”. Alcuni decidono di lasciare il gruppo di fan. Così Carlo Gentile: “Volevo ringraziare il Sig. Beppe Grillo per aver consegnato il Piemonte alla Lega. Congratulazioni. Adesso posso togliermi da questa pagina”.
Ed Elena Andolfi: “Complimenti cari Grillini, consegnare il Piemonte alla destra… Grillo il tuo amico De Andre’ sarebbe fiero di quello che hai fatto. Ora, vedrai, la Val di Susa la spianeranno nel giro di un mese… ben vi sta piemontesi”.
Amar Osmano chiosa senza troppi giri di parole: “Complimenti, con te abbiamo perso anche il Piemonte. La destra gongola, Berlusca e’ in erezione e noi lo prendiamo nel c… anche per colpa vostra. (www.federazionedellasinistra.it 30 marzo 2010)

 

Elezioni  regionali  2010 Piemonte

 Appello al voto per la Federazione della Sinistra

  

Il nostro Paese attraversa una crisi gravissima. Economica e sociale, innanzi tutto, ma anche politica, democratica, morale. La destra al governo del Paese mostra tutto il proprio volto regressivo e anche, propriamente, eversivo. Non passa giorno senza che se ne abbia la riprova: attacco ai diritti dei lavoratori, attacco ai diritti sindacali, disprezzo per il più elementare rispetto delle regole democratiche, xenofobia, attacco alla magistratura, difesa degli interessi dei più forti. 

In Piemonte, poi, si profila l’eventualità che un candidato della peggior destra, come il leghista Roberto Cota, diventi Presidente della Regione. Un’eventualità estremamente preoccupante perché può significare l’affermazione di una cultura segnata in profondità dal razzismo e dall’intolleranza; e sappiamo bene come l’intolleranza impedisca di costruire una convivenza civile, laica e democratica fra le persone e costituisca inevitabilmente un potente motore per il rafforzamento di politiche reazionarie, contro le lavoratrici e i lavoratori e i settori sociali più deboli ed esposti alla crisi economica. 

Dunque è assolutamente necessario costruire e sostenere un fronte laico e democratico, il più ampio possibile, in grado di battere la destra. 

La coalizione elettorale che sostiene la candidatura di Mercedes Bresso ha precisamente questo scopo: contrastare Berlusconi e Cota unendo forze anche molto eterogenee fra loro ma accomunate da una sensibilità democratica e antitetica a quella della destra.  

Allo stesso tempo è bene che per battere la destra non si ripetano gli errori del passato. Quelli cioè di un progressivo scivolamento verso il centro dello scacchiere politico, rinunciando alla sinistra e alle sue istanze profonde, trovandosi a presentare un profilo politico e programmatico nei fatti difficilmente disinguibile, su alcune questioni fondamentali, da quello del centrodestra. 

Perciò è della massima importanza sostenere una forza come la Federazione della Sinistra, che ha cercato di farsi carico di questa doppia esigenza (battere la destra e, allo stesso tempo, rafforzare la sinistra), senza infingimenti e secondo un principio di trasparenza. 

La Federazione della Sinistra partecipa con un accordo tecnico alla coalizione guidata da Bresso, mantenendo però una chiara autonomia politica dal resto del centro sinistra e presentando perciò un proprio distinto programma elettorale. Un programma caratterizzato fortemente per la difesa del lavoro e per il rafforzamento di un sistema di servizi pubblici, a partire dai beni essenziali (acqua, energia, trasporti, salute, formazione), alternativo a un sistema basato sulla progressiva privatizzazione, più o meno mascherata, dei servizi essenziali e sulla centralità  delle grandi opere inutili e dannose, come la TAV. 

Per battere Cota e per rafforzare la sinistra, il voto utile in Piemonte è alla Federazione della Sinistra 

 

Studenti e lavoratori di tutto il mondo... unitevi!

 C'e' la festa comunista

mercoledì 24 marzo 2010 alle ore 16

nel giardino della palazzina Einaudi in Corso Regina Margherita 60

(sede della Facoltà di scienza politiche e giurisprudenza dell'Università di Torino)

 

Festeggiamo insieme la fine della campagna elettorale

 

 Martelli

Vota falce e martello e scrivi  Martelli

 

 Domenica 21 marzo 2010  dalle ore 16,30 in poi A Torino in Piazza Castello angolo Via Garibaldi  

Pomeriggio con la Federazione della Sinistra 

Intervento di Vincenzo Chieppa Consigliere e segretario regionale del PdCI 

Intermezzo musicale di Black Day – musicista brasiliano 

Vino e stuzzichini -

Festeggia con noi il primo giorno di primavera

 

 

 Federazione della Sinistra Pinerolo (To)

  Sabato  6 marzo ore 21

Salone polivalente di San Pietro Val Lemina (2 km da Pinerolo)

       Concerto dei gruppi Sesto Senso e Radio Rebelde

Saluto dei candidati: Salvatore Inhes e Domenico Martelli

Elezioni  regionali  2010 Piemonte

 

 

Sabato 27 febbraio 2010  ore 10

 

 

Cascina Marchesa, Torino, Corso Vercelli 141

Federazione della Sinistra, il voto che vale doppio.

Battere la destra, rafforzare la sinistra

 

 

con: Vincenzo Chieppa, Fulvio Perini, Armando Petrini,

Gianpaolo Patta, Paolo Ferrero

 

 

Piemonte: Nasce la Federazione della Sinistra


 
Torino, 2 dic. - (Adnkronos) - Anche in Piemonte nasce la Federazione della Sinistra, un nuovo soggetto politico che mette insieme partiti (Prc, Pdci, Socialismo 2000) e soggetti sociali (Lavoro e Solidarieta' ed altri). ''Primo obiettivo della Federazione -spiega Armando Petrini, segretario regionale del Prc- e' far valere il diritto al lavoro. Per questo saranno presentate quattro proposte sul reddito di cittadinanza, contro le delocalizzazioni, per il blocco dei licenziamenti e riguardo un piano straordinario per l'occupazione ed il lavoro dignitoso''.''La Federazione -continua Vincenzo Chieppa, segretario regionale del Pdci- nasce come singole organizzazioni che mantengono la propria autonomia ed e' una chiara conferma della storia e dell'identita' dei nostri partiti. Come Federazione ci presenteremo anche alle elezioni regionali, per le quali chiediamo subito un tavolo di confronto di coalizione per discutere del programma. Diciamo subito che non siamo disposti al ritorno al nucleare, ad ampliare gli spazi di intervento degli imprenditori privati in sanita' e ci batteremo in ogni modo per la difesa dei diritti civili e della laicita' delle istituzioni
 

 

Organismi dirigenti della Federazione

 

Mercoledì, 23 Dicembre 2009

Il 5 dicembre è partita la Federazione della Sinistra, promossa da Prc, PdCI, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà. Di seguito pubblichiamo gli organismi dirigenti della FdS e la loro composizione.

Coordinamento Nazionale

PAOLO FERRERO (Portavoce Nazionale di turno) - CLAUDIO GRASSI -  ORAZIO LICANDRO - GIAN PAOLO PATTA -ALESSANDRO PIGNATIELLO  - ROSA RINALDI - CESARE SALVI


 

Consiglio Nazionale

VITTORIO AGNOLETTO
FABIO AMATO
NICOLA ATALMI
FRANCESCO BARRA
CLAUDIO BELLOTTI
PIERGIORGIO BERGONZI
IRENE BREGOLA
ALBERTO BURGIO
CESARE CAIAZZA
MARIA CAMPESE
ELENA CARRADORI
VALERIA CASTELLI
ROSALBA CESINI
VINCENZO CHIEPPA
ANNA RITA COPPA
ELISA CORRIDONI
SILVIO CRAPOLICCHIO
ANTONINO CUFFARO
OLIVIERO DILIBERTO
GIANNI FABBRIS
ROBERTA FANTOZZI
GIANNI FERRARA
PAOLO FERRERO
ELEONORA FORENZA
FRANCESCO FRANCESCAGLIA
NINO FROSINI
SILVIA GARAMBOIS
MASSIMO GATTI
CLAUDIO GRASSI
RITA LAVAGGI
ORAZIO LICANDRO
EZIO LOCATELLI
MARIA RITA LODI
MERIDA MADEO
MARIA ROSARIA MARELLA
FRANCESCO MARINGIO'
LEONARDO MASELLA
MARINA MELAPPIONI
RICCARDO MESSINA
LORETTA MUSSI
NICOLA NICOLOSI
ALFIO NICOTRA
LUCA NIVARRA
FABIO NOBILE
GIANNI PAGLIARINI
MANUELA PALERMI
ROBERTO PASSINI
NELLO PATTA
GIAN PAOLO PATTA
GIANLUIGI PEGOLO
PAOLA PELLEGRINI
FULVIO  PERINI
TONINO PERNA
CIRO PESACANE
ALESSANDRO PIGNATIELLO
MARILDE PROVERA
ROSA RINALDI
AUGUSTO ROCCHI
SARA ROCUTTO
ROSSANO ROSSI
RAFFAELE SALINARI
CESARE SALVI
ENZA SANSEVERINO
RITA SCAPINELLI
CONCETTO SCIVOLETTO
PINO SGOBIO
TOMMASO SODANO
ROBERTO SOFFRITTI
ANITA SONEGO
BRUNO STERI
LAURA STOCHINO
MARIO TORELLI
MICHELANGELO TRIPODI
JACOPO VENIER
GIOVANNI VIGILANTE
GIUSEPPE VITELLO
STEFANO ZUCCHERINI

 

Comunicato stampa Federazione



FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: AL VIA UNA CAMPAGNA REFERENDARIA SU LEGGE 30, NUCLEARE, ACQUA. OGGI IL PRIMO CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FEDERAZIONE HA ELETTO COORDINAMENTO E PORTAVOCE NAZIONALE.


Sarà una grande campagna refendaria su alcuni elementi-chiave (battaglia per la pubblicizzazione dell'acqua, richiesta di abrogazione della legge 30, no al nucleare) a dare il via, da gennaio, alle battaglie sociali della neonata Federazione della Sinistra, patto federativo che ad oggi comprende Prc-Se, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e solidarietà ma che vuole aprirsi il più possibile a tutte le istanze sociali, sindacali e associative che oggi compongono l'area della sinistra alternativa del nostro Paese.

Lotta alla precarietà, dunque, attraverso la richiesta di abolizione della legge 30 e delle leggi ad essa collegata per restituire un futuro di lavoro stabile e sicuro alle nuove generazioni, lotta al programma di re-introduzione delle centrali nucleari che vuole impiantare in diverse regioni italiane il governo Berlusconi e lotta per la difesa dell'acqua ma anche della sanità e del welfare pubblico contro i tentativi di imporre una loro gestione privatistica. Questi i punti-chiave della campagna politica e sociale della Federazione della Sinistra che, a partire da gennaio, raccoglierà le firme su questi tre fronti per dei referendum popolari.

La Federazione della Sinistra lancia anche un'appello a tutte le forze politiche e sociali presenti nel nostro Paese per unire le forze, in vista delle prossime elezioni Regionali, e per ricostruire, tramite un processo aggregativo, una sinistra d'alternativa unitaria sulla quale possano convergere i voti e le aspettative di tutta la sinistra diffusa italiana.

Queste, in sintesi, le decisioni prese oggi dal primo Consiglio nazionale della neonata Federazione della Sinistra (Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e solidarietà). Il Consiglio nazionale della Federazione è composto da 70 membri ed ha anche eletto un coordinamento ristretto di 7 persone (così composto: Paolo Ferrero, Claudio Grassi, Rosa Rinaldi per il Prc, Alessandro Pignatiello e Orazio Licandro per il Pdci, Cesare Salvi per Socialismo 2000 e Gianpaolo Patta per Lavoro e solidarietà) e un portavoce nazionale, che per i primi tre mesi sarà il segretario del Prc Paolo Ferrero. ( !7 dicembre 2009)

 

                                                                          

Governo, alleanze e conflitto sociale:

l’esigenza di un’autocritica non dimezzata

 

di Fosco Giannini (inviato a Liberazione e non pubblicato)

 

Per far sì che l’autocritica sull’esperienza del governo Prodi non si riduca ad una transitoria mozione morale e che l’indicazione per il futuro sia credibile, occorrerebbe gettare un po’ di luce sul nostro recentissimo passato, riempiendo di contenuti più strategici un’autocritica che, diversamente, risulterebbe un po’ facile e superficiale. 

Il compagno Ferrero, lo scorso 5 dicembre, al Brancaccio, nel giorno della Federazione della Sinistra, ha preso un impegno solenne, che se si concretizzasse segnerebbe un positivo ed importante punto di svolta rispetto alla cultura politica e alla prassi istituzionale del Prc e dell’intera Federazione di Sinistra. Ferrero ha affermato – riferendosi ai voti favorevoli alle missioni di guerra in Afghanistan espressi dal Prc durante il governo Prodi - che mai più si dovranno anteporre le ragioni della difesa di un governo moderato alle ragioni della lotta contro la guerra. Nelle parole del segretario è emersa sia una profonda autocritica per il ruolo svolto da Rifondazione durante il governo Prodi che un’indicazione forte per il futuro: rispetto alle guerre, alle spese militari e alle strategie della Nato ( ricordiamo Vicenza?), nessuna subordinazione sarà più possibile.

Credo che occorra assumere con grande favore le parole del segretario, tanto più in questa fase in cui la guerra in Afghanistan si inasprisce di nuovo, aumentano gli impegni militari imperialisti – a cominciare dagli Usa di Obama per finire all’Italia di Berlusconi – e si riapre la discussione sulle alleanze con il centro sinistra, sia per le regionali che per le future elezioni nazionali.

Da questo punto di vista l’impegno assunto da Ferrero non vuol forse dire che mai più i comunisti faranno parte di governi moderati, segnati da politiche filo Nato, volti alle guerre e subordinati agli interessi del grande capitale italiano e dell’Unione europea di Maastricht e di Lisbona? Sì,vuol dire proprio questo.

Ma per far sì che l’autocritica non si riduca ad una transitoria mozione morale e che l’indicazione per il futuro sia credibile ( soprattutto per la “classe”, ma anche per i soggetti sociali esterni al Prc, per il movimento contro la guerra, per il nostro stesso elettorato), occorrerebbe gettare un po’ di luce sul nostro recentissimo passato, riempiendo di contenuti un’autocritica che, diversamente, risulterebbe un po’ facile e superficiale.

Occorrerebbe riformulare a noi stessi alcune di domande, che mai ci siamo seriamente posti e le cui risposte potrebbero rivelarsi lezioni per l’oggi e per il domani: vi erano le condizioni sufficienti per entrare nel governo Prodi? Entreremo mai più in un governo simile? La lotta degli “otto senatori ribelli ” (quattro del Prc) contro il rifinanziamento della guerra in Afghanistan durante il governo Prodi era solo da ostacolare, irridere, emarginare, intimorire, come avvenne, o era un’indicazione - magari solo una disperata evocazione - di lotta che l’intero partito e l’intera sinistra parlamentare e sociale potevano/dovevano assumere, sviluppandola? Domanda che ne chiama un’altra : come coniugare – una volta entrati nei governi, anche locali – la lotta istituzionale a quella sociale?

Vi fu un momento in cui la battaglia degli otto sembrò poter avere un minimo di base sociale e ricucire parzialmente il rapporto gravemente lacerato tra comunisti e movimento contro la guerra: in quel momento scattò con reiterata durezza, da parte dell’allora segretario Franco Giordano, la minaccia, contro i quattro senatori, dell’espulsione ( poi praticata, per il suo voto contrario, contro il compagno Franco Turigliatto).

Vi fu un momento in cui, a partire dalla resistenza degli “otto” e allargando la lotta sul piano parlamentare e sociale, i comunisti e la sinistra potevano forzare sul governo Prodi per ottenere sia un positivo cambiamento di linea sulla questione Afghanistan che la ricostruzione dei rapporti con il movimento pacifista e l’intero movimento di Genova: questo momento fu gettato via. Tra gli stessi parlamentari Prc maturò – assieme alla sofferenza, allo sconcerto, al disorientamento, alla passivizzazione – una contrarietà ( persino una dura ostilità) alla lotta degli “ otto” e si costituì un’idea prevalente che apparve più uno spostamento dei problemi ( in senso politico-psicologico) che una linea razionale: l’idea secondo la quale “ non era l’ora della battaglia ”.

La compagna e senatrice Lidia Menapace sostenne che si doveva attendere, pazientemente, la vittoria di Obama, che avrebbe mutato la linea Usa in Afghanistan; il compagno e deputato Ramon Mantovani ( che, pure, avanza ora una critica serrata alle inclinazioni e alle deviazioni istituzionaliste) asseriva che “non era quello il modo di battersi” ( d’accordo, Ramon: qual era, dunque, il modo giusto? Uno doveva essercene. E nessuno ve ne fu…); il compagno Giovanni Russo Spena ( capogruppo PRC al Senato e militante segnato da mille esperienze e lotte pacifiste) controllava, non proprio bonariamente, i suoi quattro senatori indisciplinati e guastafeste; la compagna Vladimir Luxuria, nelle riunioni congiunte dei gruppi PRC della Camera e del Senato, si lanciava in attacchi violenti contro i ribelli, schierandosi decisamente con la linea della stigmatizzazione e della repressione e divenendo una paladina del teorema dell’espulsione, enunciato da Giordano e fatto proprio da molti di coloro che, entro breve tempo, sarebbero stati prima i teorici del superamento dell’autonomia comunista nell’Arcobaleno e poi gli scissionisti “vendoliani”.

Il collante che teneva assieme l’ala governista dura e repressiva con le colombe interne era di questa natura: non si poteva lasciare il Paese alle destre; ma ciò senza considerare che tra il chinare la testa e far cadere il governo vi era un’altra possibilità: quella di rilanciare e sostenere il movimento contro la guerra legando l’iniziativa sociale a quella parlamentare. E non si considerò che abdicando ai loro compiti (si pensi anche alla Legge 30, alle pensioni, alla base di Vicenza, allo scudo spaziale USA in Europa, accettato per vie extraparlamentari, direttamente attraverso un accordo firmato da un sottosegretario del governo Prodi alla Casa Bianca) i comunisti e la sinistra laceravano i loro legami sociali e contribuivano a spalancare le porte ad una vittoria delle destre di carattere strategico.

La lotta degli otto potrebbe essere oggi positivamente riconsiderata, sia rispetto all’esigenza che hanno i comunisti di focalizzare al meglio la coniugazione tra conflitto istituzionale e sociale, che in relazione alla fase attuale. La quale impone ai comunisti di essere parte di un vasto fronte politico-elettorale “costituzionalista” volto a sconfiggere l’eversione berlusconiana e, insieme, chiede loro di evitare ogni coinvolgimento in un eventuale e possibile governo di transizione liberal-democratica ma ancora vincolato e subordinato agli Usa, alla Nato, al grande capitale, al Vaticano e all’Unione europea.


 

 
Tratto dall'intervento di Diliberto del 18 luglio 2009

 

(...)Ma sento l’esigenza di dire una cosa esplicita e chiara, affinché non vi siano, poi, fraintendimenti. Io, sarei insincero se non lo affermassi con nettezza, intendo – e il mio partito intende – contribuire a questo processo che oggi si apre, da comunisti e comuniste. Lo dico con infinito, sincero rispetto per chi non lo è, ma a mio modo di vedere ancora non è stata trovata una parola migliore diversa per indicare il cambiamento radicale dello stato di cose presente. Si chiama comunismo. La scelta, sin dall’appello che ha promosso questa iniziativa, di individuare nella bandiera rossa e nella falce e il martello il riferimento simbolico, è scelta che non può non rallegrarmi: sono i simboli del lavoro e dei lavoratori. Lo sono per i comunisti, ma anche per i socialisti, e per tutte le donne e gli uomini di sinistra che non hanno abbandonato la vocazione di classe per cui i partiti dei lavoratori sono nati più di un secolo fa. (...)  (Oliviero Diliberto 18 luglio 2009)

 

L'intervento di Diliberto

al Teatro Brancaccio il 5 dicembre 2009

clicca su pdcitv per gli altri interventi

 

Dopo l'assemblea del 5 dicembre

 

Unità d’azione a sinistra, ricostruzione del partito comunista: due facce inscindibili della stessa medaglia

Il successo di partecipazione e di passione ottenuto dall’assemblea della Federazione della Sinistra svoltosi il 5 dicembre al Teatro Brancaccio, ma anche una certa genericità o diversità di intendimenti espressisi in alcuni interventi o commenti successivi, confermano a nostro avviso l’opportunità di alcune considerazioni essenziali, che avanzavamo attraverso un articolo del compagno Fosco Giannini su Liberazione proprio alla vigilia dell’assemblea.

Due grandi questioni, “per molti versi tra loro autonome e per altri in relazione dialettica” stanno di fronte ai comunisti e alle forze di sinistra del nostro paese, con bruciante attualità.

“Da una parte, rispetto allo strapotere della destra, alla drammatica condizione della classe e della sinistra italiana, vi è l’esigenza di unire le forze comuniste e di sinistra anticapitalista in un progetto di lotta comune volto sia a riconsegnare un punto di riferimento ai lavoratori e ai giovani precari che alla ricostruzione di un’opposizione sociale dai caratteri di massa, oggi totalmente assente”. A ciò dovrebbe servire innanzitutto la nascente Federazione della Sinistra: a promuovere tale “immediata unità d’azione” tra tutte le forze disponibili; il che, si osserva giustamente, è “cosa ben diversa da quell’ennesimo progetto partitico di riduzione ad uno della sinistra che in molti ancora affidano alla Federazione”, quando prospettano improprie similitudini con la Linke tedesca (che non è una federazione, ma un vero e proprio partito socialista di sinistra, per sua stessa definizione).

”Assieme all’esigenza dell’unità a sinistra vi è però in campo, con tutta la sua pesantezza, una seconda questione: quella comunista. Per motivi ancora colpevolmente non indagati siamo di fronte ad una crisi storica del movimento comunista italiano, che rischia di scomparire per una lunga fase. Tale crisi può risolversi solo attraverso un rilancio cosciente e determinato dell’autonomia culturale, politica e organizzativa comunista (per la quale la Federazione non deve in nessun modo essere d’ostacolo), della ricerca politica e teorica aperta e della prioritaria collocazione dei comunisti nel conflitto sociale. Da questo punto di vista la Federazione non è la risposta alla crisi del movimento comunista: essa – essendo solo la risposta (un tentativo di risposta) all’esigenza dell’unità a sinistra – può dialetticamente aiutare a rimettere in campo i comunisti ma non può assolvere il compito della ridefinizione della loro autonomia di prassi e di pensiero”. Della loro riorganizzazione unitaria in partito, oltre la diaspora degli ultimi decenni.

Dovremmo quindi essere capaci, rileva giustamente Giannini, “di costituire un proficuo rapporto tra il ruolo dei comunisti nella costruzione dell’unità d’azione e del conflitto con le altre forze della sinistra anticapitalista e il rilancio dell’autonomia comunista,che proprio in questo movimento potrebbe trovare nuova linfa. Ben sapendo che i due progetti strategici (rapporto unitario tra forze della sinistra d’alternativa e autonomia comunista) sono distinti”, anche se intrecciati. E che non tutte le forze che possono e devono essere coinvolte nel primo, sono disponibili e coinvolgibili nel secondo.

”Occorrerebbe da questo punto di vista che, insieme alla costruzione della Federazione, le due forze comuniste all’interno di essa, Prc e PdCI, ed altre, iniziassero, abbandonando ogni risibile autoreferenzialità, un percorso comune – non necessariamente vincolato a immediate soluzioni organizzativistiche - di ricerca teorica, politica e programmatica per affrontare insieme - dirigenti, quadri operai e intellettuali di Prc e PdCI, comunisti senza tessera – l’analisi delle questioni essenziali per una ripresa del movimento comunista: storia del movimento operaio e comunista del ‘900, quadro internazionale e internazionalismo, capitalismo e classe in Italia, sindacato di classe, forma partito, politica delle alleanze; e insieme con esso un percorso di ricollocazione unitaria dei comunisti nel conflitto sociale quale forma alta e costituente dell’unità” in un solo partito.

“E’ sbagliato – sia per chi avversa che per chi sostiene l’unità dei comunisti –affermare che la Federazione ne sia la matrice primaria. Può rappresentare sia l’unità d’azione tra forze diverse che una base per riavvicinare i militanti comunisti di Prc , PdCI ed altri, non così distanti, culturalmente, come si vuol far credere. Ma la risoluzione strategica della diaspora comunista” (la ricostruzione unitaria del partito comunista nell’ Italia di oggi, non certo la meccanica e antistorica riedizione – in scala minore – del disciolto PCI) e “la definizione di un profilo politico e teorico comunista all’altezza dei tempi necessita invece – assieme alla lotta comune - un progetto di consapevole respiro politico e culturale, non lasciato al moto spontaneo ma progettualmente perseguito”.

Non aiutano a fare la necessaria chiarezza sui due livelli distinti (benché complementari) del problema, anzi seminano confusione politica e ideologica, quella valutazioni acritiche e superficiali che abbiamo dovuto ascoltare anche in questi giorni, espresse da dirigenti che pure si considerano a pieno titolo dirigenti comunisti, secondo cui si tratterebbe sostanzialmente di importare in Italia il modello tedesco della Linke.

Anche per questo abbiamo apprezzato, e ne segnaliamo a parte il testo integrale in italiano, l’intervento di saluto portato all’assemblea del 5 dicembre dal compagno Andros Kyprianou, segretario generale di AKEL (il partito comunista di Cipro, che oggi vede un suo dirigente storico alla Presidenza della Repubblica). Un intervento in cui le due facce del problema (autonomia comunista e unità a sinistra) sono presenti in modo netto ed inequivoco, senza quelle contorsioni verbali ambigue e pseudo-opportunistiche con cui siamo ancora costretti spesso a confrontarci nel dibattito italiano. Un intervento, quello di Andros, in cui il richiamo esplicito (e certo non casuale, considerato il contesto…) ai principi rivoluzionari, alle finalità storiche dei comunisti, alla prospettiva del socialismo, all’ideologia del marxismo e del leninismo, all’esigenza di un rilancio del movimento comunista internazionale nella lotta contro il capitalismo e l’imperialismo, non si traduce in alcun settarismo o chiusura politica e sociale autoreferenziale, ma si accompagna ad una politica concreta e realistica di grande apertura e cooperazione a sinistra, tra tutte le forze progressiste e autenticamente democratiche, in Europa e nel mondo. (www.lernesto.it 7 dicembre 2009)

 

 

Federazione comunista e di sinistra: alcuni nodi irrisolti

 

Fra sei giorni ci ritroveremo tutti, quelli che potranno, al Teatro Brancaccio di Roma per "partecipare" all'Assemblea Nazionale della Federazione della Sinistra. . In questi giorni come "redazione" de Il Comunista Quotidiano ci siamo mossi al fine di poter diffondere il più possibile le informazioni delle varie assemblee territoriali che si sono tenute propedeudicamente a quella di sabato prossimo.
 
Tutte le assemblee hanno registrato alta partecipazione e grande dibattito. Alcuni nodi però non sembrano essere risolti: 
 
- la doppia tessera (partito + federazione) per chi è iscritto ai partiti (prc e pdci)
 
- i circoli della federazione che di fatto sembrano aggregare e sostituire quelli attuali
 
- la pariteticità dei soggetti fondatori e partecipanti alla Federazione della Sinistra
 
- i tempi lunghi del congresso fondativo (entro dicembre 2010)
 
- il nome Federazione della Sinistra non sembra convincere tutti, esempio ne è il nostro sondaggio appena chiusosi.

 
Fermo restando che la Federazione costruirà la propria identità sui temi che proporrà e che le questioni sopra poste anche se sembrano solo di forma e "superficiali" sono entrate in maniera dirompente nel dibattito fra i compagni. 
Resta il fatto che per poter veramente riuscire a decidere qualcosa per ognuno di noi la parola d'ordine è partecipare.(http://comunistaquotidiano.blogspot.com 30 novembre 2009 )
 

Federazione comunista e di sinistra: il dibattito

CPN del PRC del 28/29 Novembre 2009 - Intervento di  Gualtiero Alunni



Il segretario ha esordito affermando che "la storia del PRC è stata disseminata da scissioni". Io aggiungerei che tutto ciò è successo per la politica revisionista del bertinottismo e inoltre, sembra che a nulla siano servite le pesanti batoste elettorali, dal momento che abbiamo continuato a lasciare irrisolte molte delle cause che ci hanno allontanato dai militanti, dal popolo comunista e posto fuori dalle istituzioni.
Con la bozza di Statuto della Federazione della Sinistra, si preferisce ridisegnare una forma di neoarcobalenismo nel quale i comunisti ritornano ad essere una tendenza. E ancora, le percentuali e il "diritto di veto" completano il quadro di una rigidità che rischia la cristallizzazione e quindi aprire la strada alla costituzione di un nuovo soggetto politico. Meglio sarebbe partire e dispiegare un lavoro comune come il Coordinamento unitario, contestualmente con l´unità dei comunisti, riunendo i Partiti che ancora si richiamano al comunismo e la diaspora di migliaia di compagni/e che dal ´91 ad oggi hanno abbandonato il PRC, il PdCI e non solo. Un altro punto estremamente critico lo troviamo nella bozza del manifesto: perché si usa il termine "superamento" del capitalismo e del patriarcato, della Nato e delle basi americane? Per eliminare qualunque ambiguità sarebbe stato utile parlare di abbattimento del capitalismo e di uscita dalla Nato.
Risulta chiaro che queste bozze guardano più ad accogliere forze sinistre che ha rafforzare un percorso comunista e anticapitalista. Tra i promotori della Federazione troviamo "Lavoro e Solidarietà" che sostiene al congresso della CGIL la mozione Epifani. Tutto ciò entra in forte
contraddizione con ciò che diciamo e pratichiamo. Perché il Partito non dà il sostegno esplicito alla mozione Rinaldini? Dopo la frammentazione dei sindacati e lo sparpagliamento dei comunisti nelle varie oo.ss., oggi si arriva a non appoggiare la componente che si batte per la democrazia sindacale e contro la neoconcertazione. La spina dorsale per l´unità di classe e del conflitto passa attraverso la ricostruzione di un Sindacato di classe e di un Partito Comunista degno di questo nome perché dalla sua forza potrà determinarsi anche una sinistra chiaramente anticapitalista. Per questo necessita rilanciare la formazione dei quadri e dei militanti in grado di radicarsi nei luoghi di lavoro, di studio e nel territorio, capace di accumulare forza e realizzare egemonia. La centralità dell´unità delle lotte per difesa del posto di lavoro, contro il precariato, per l´occupazione è un compito centrale per i comunisti. L´esempio delle vertenze dei
lavoratori contro "la crisi"dell´ALCOA e dell´EUTELIA-Agile, ci fanno capire la diversità dell´attacco padronale che in questi casi si esplicita come una operazione speculativa, banditesca e criminale.
Sull´Eutelia devo fare un appunto, il circolo tlc e informatica ha seguito l´evolversi della situazione dal principio. Vorrei ricordare un fatto sgradevole che pesa nella memoria dei lavoratori. Alcuni anni fa quando una di queste scatole cinesi si chiamava Getronics, si arrivò ad un incontro al Ministero con la presenza del sottosegretario Alfonso Gianni (allora nominato in quota PRC), ebbene costui per tutta la riunione dormì e svegliato dalla domanda dei lavoratori su che fare, lui rispose che non si poteva fare niente, che il suo era un ruolo da "notaio". All´interno dell´azienda ci sono diversi compagni iscritti al circolo e sono stati loro ad animare e organizzare la lotta e la resistenza, che fino al clamore mediatico scoppiato con l´azione squadrista dell´AD erano stati dimenticati dai vertici del partito e quando adesso gli stessi si sono presentati all´occupazione hanno tranquillamente scavalcato il circolo. Bell´esempio del partire dal basso e del rafforzare il partito partendo dai circoli!
Le elezioni regionali si avvicinano e invece di attrezzarci a costruire una coalizione dei partiti e dei movimenti di opposizione alle politiche liberiste del PD/PDL, si aspetta che il PD, a seconda delle necessità, ci accolga nella sua coalizione.
E indubbio che il ritornare ad essere utili per la classe, non si concilia con scelte opportuniste finalizzate soltanto a strappare un consigliere qua e la e sappiamo quanto la separatezza istituzionale abbia nuociuto al Partito. L´ennesimo "accordo programmatico" con il PD si espliciterebbe come un abbraccio mortale con i poteri forti spesso rappresentati dalla massoneria, da infiltrazioni mafiose e camorristiche, dal Vaticano e dalle Banche. Dopo la disastrosa esperienza governista, sarebbe diabolico e perdente insistere.
Diverso invece sarebbe la presentazione autonoma di una coalizione alternativa e unitaria composta anche dai movimenti che si battono contro i licenziamenti, per la difesa dei beni comuni, contro le grandi opere, gli inceneritori, in particolare contro le privatizzazioni
dell´acqua, della sanità e le devastazioni ambientali.
Per concludere, questa Federazione della Sinistra così come viene enunciata e prospettata rischia di essere un OGM piuttosto che il seme naturale comunista e anticapitalista che si dovrebbe piantare per farlo radicare, crescere e raccogliere i suoi frutti: forza, consenso e utilità sociale.

 

Dichiarazione di voto CpN del 29 novembre 2009

di Fosco Giannini

 

La dura condizione materiale dell’intero mondo del lavoro; le drammatiche condizioni sociali in cui versano milioni di donne, giovani, anziani, precari, immigrati; l’attacco ormai su vasta scala agli assetti democratici e alla Costituzione; la mancanza di un forte punto di riferimento comunista e di sinistra e l’assenza di un sindacato di classe e di massa ci mettono di fronte a due grandi ordini di problemi.

Da una parte vi è l’esigenza di unire le forze comuniste e di sinistra anticapitalista nella lotta comune, con gli obiettivi di riconsegnare alla “classe” un punto di riferimento credibile e di ricostruire un’opposizione sociale e politica dai caratteri di massa. Compito al quale la nascente Federazione di Sinistra, se concepita come unità d’azione tra forze diverse e non come “nuovo partito di sinistra”, può contribuire a dare risposta.

D’altra parte siamo di fronte ad una crisi profonda del movimento comunista italiano che può essere risolta solo rilanciando il progetto di un Partito comunista pienamente autonomo sul piano culturale, politico e organizzativo; un Partito comunista che nasca sia da un processo di unità dei comunisti che da una ridefinizione di un profilo politico e teorico antimperialista e anticapitalista all’altezza dei tempi e dell’odierna natura dello scontro di classe.

Entro questo contesto generale noi ci troviamo d’accordo a costruire una unità tra forze comuniste e di sinistra anticapitalista, a patto che la Federazione rappresenti questa unità e non degeneri in una  forma partitica che infici il necessario sviluppo dell’autonomia comunista, o ancor peggio la sopprima. 

Allo stato delle cose la questione è che, assieme all’obiettivo positivo di lavorare ad una unità tra forze comuniste e di sinistra anticapitalista, emergono alcune questioni negative.

Critichiamo il fatto che la Federazione nasca su documenti politici volti essenzialmente alla propria strutturazione organizzativistica  trascurando proprio i punti che dovrebbero invece caratterizzare un’unità d’azione tra forze diverse, cioè gli obiettivi di lotta da condurre sul piano sociale : contro la Legge 30 e la precarietà; per i salari, per una nuova scala mobile, per la rappresentanza sindacale ed il contratto nazionale di lavoro, per la costruzione di un sindacato di classe e di massa.

E, d’altra parte, giudichiamo negativo il fatto che – assieme alla costruzione della Federazione – il nostro Partito ( dopo Chianciano) non abbia lavorato al rilancio politico e teorico di un’autonoma progettualità comunista che poteva e può trovare nell’unità dei comunisti una sua base materiale.

Per questa serie di motivi, tra loro diversi,  a nome delle compagne e dei compagni de l’Ernesto dichiariamo  -oggi - il nostro voto di astensione. 

 

Una sinistra di alternativa senza un forte partito comunista non ha futuro

Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito.Intervento di Gianluigi Pegolo del Partito della Rifondazione Comunista al CPN del 29 Novembre

Che vi sia la necessità di un polo di sinistra alternativa in grado di contrastare il bipolarismo non è in discussione fra noi. Quello che invece ci divide è il come realizzarlo e il rapporto che deve esistere tra tale polo e il nostro partito. Il segretario ha liquidato con toni - diciamo - sprezzanti le contestazioni che sono emerse nel partito, tacciandole di strumentalismo. A me pare che esse riflettano invece preoccupazioni reali che tutti farebbero bene a prendere in considerazione.  

Tali preoccupazioni nascono, in primo luogo, da un deficit evidente di democrazia. Mi chiedo. Si può discutere oggi di scelte che decideranno le sorti del nostro partito e del suo progetto, senza che gran parte dei compagni nella base del partito sia effettivamente a conoscenza di cosa si propone? E mi chiedo ancora: consideriamo normale che compagni incaricati nei due gruppi di lavoro sul manifesto politico della federazione e sul gruppo delle regole hanno proceduto a discutere con le altre forze senza un mandato della stessa segreteria e che la stessa segreteria sia venuta a conoscere i documenti la mattina stesa in cui la direzione doveva pronunciarsi? 

Non vi sono giustificazioni per un simile modo di procedere che ha, di fatto, espropriato i gruppi dirigenti, ma che soprattutto non ha consentito in alcun modo di correggere le impostazioni che si stavano assumendo. Naturalmente, come sempre succede, ora il partito viene messo di fronte al fatto compiuto. Prendere o lasciare si dice. E’ in gioco la federazione e quindi la nostra sopravvivenza. Mi spiace, questo modo di procedere lo conosciamo bene e non mi convince. Siamo chiamati a confrontarsi con scelte precise e molto delicate e lo dobbiamo fare razionalmente, senza spade di Damocle sulla testa.  

E vengo ai due punti fondamentali della nostra discussione, a loro volta oggetto dei due documenti sottoposti alla nostra attenzione. Mi riferisco al profilo politico della federazione e al suo statuto provvisorio. Del documento mi ha colpito da un lato la scelta del nome. Federazione della sinistra, non più della sinistra di alternativa. Si è detto: era un nome troppo lungo o, ancora, non era gradito agli altri. E perché, mi chiedo è sparito pure il riferimento anticapitalista. Troppo retrò ha aggiunto qualcun altro. E ancora, come mai il riferimento al comunismo non rientra più nell’orizzonte della federazione? La risposta puntuale è stata: non vorrete mica imporlo anche a chi non è comunista. Ma a dire il vero il socialismo è citato, perché dunque un riferimento anche al comunismo come orizzonte di una ricerca, elemento di riferimento di una pratica, ambito di elaborazione dovrebbe costituire un problema?  

Mi rendo conto che potremmo finire in una disquisizione di tipo lessicale alla fine poco interessante, ma io non credo che tali slittamenti semantici siano neutrali. Credo, invece, che sempre di più questa federazione stia diventando un contenitore in cui le discriminanti si attenuano. Posso capire che di fronte alla crisi di Sinistra e libertà ci si ponga il problema di intervenire, ma francamente non capisco come si possa porre il problema di una loro entrata nella Federazione senza fare i conti con differenza di linea evidenti. Dal rapporto col PD, al loro orizzonte compatibilista –esplicitamente dichiarato.  

Ma vi è  anche un altro aspetto che nella discussione viene rimosso e sono le differenze grandi che esistono fra le forze che oggi compongono la Federazione. Come non vedere che il principio dell’autonomia dal Pd, che pure figura nel manifesto, è già oggi messo seriamente in discussione nel momento in cui ci confrontiamo sulle regionali e che la presenza di una componente come Lavoro e solidarietà condiziona non poco le nostre posizioni in tema di lavoro e sindacato, impedendoci scelte coerenti? E come non vedere nelle regole della federazione una visione molto autoreferenziali dei soci fondatori che impedisce un allargamento verso significative realtà sociali. 

Più in generale, a me pare che questi limiti già oggi minino le possibilità della federazione, ne impediscano una seria proiezione esterna, conducano ad un estenuante equilibrismo per definire organigrammi, ne enfatizzino gli elementi politi cisti. E temo che questo stato di cose depotenzi la nostra iniziativa sociale e ci esponga alla concorrenza di altre forze politiche a partire dall’IDV e dallo stesso PD. 

Lo stato reale della federazione, le sue differenze avrebbero dovuto realisticamente portarci ad una soluzione organizzativa che valorizzava gli elementi di unità senza operare eccessive forzature, ponendoci la necessità di far maturare i processi. Per questo occorreva una strutturazione organizzativa che attribuisse alla Federazione compiti delimitati, come la gestione della partita elettorale e dei gruppi consiliari e il raccordo su un programma generale di iniziative articolate in campagne. Queste sì da assumere come impegno centrale. Una struttura centrale di coordinamento che poteva prevedere coordinamenti a livello federale sul piano elettorale. Il modello che ci viene proposto è del tutto diverso. Esso si configura, di fatto, come un nuovo partito.  

Non vi sono distinzioni fra i compiti della federazione e quelli dei partiti che vi fanno capo, inoltre i gruppi dirigenti della federazione si estendono dal comune al livello nazionale finendo col sovrapporli a quelli del partito. Ferrero ci dice è una balla che il partito si sciolga. Non so se si scioglierà ma so che con questo modello non può sopravvivere come partito. Perché è assurdo pensare che in un comune si faccia prima il direttivo di circolo per discutere di una scelta e poi la si replichi nel direttivo della federazione e che la stesa cosa avvenga a livello provinciale e poi a livello regionale e, infine, a livello nazionale. 

Ferrero ci dice anche che il partito interverrebbe qualora una proposta non venisse accolta dalla federazione. Ma è credibile? Se la federazione vedesse il moltiplicarsi di dissensi dopo un po' imploderebbe. Ed inoltre quale dovrebbe essere il ruolo del partito? Una sorta di camera di compensazione delle inefficienze della federazione? Non scherziamo. Questi ragionamenti sono un arrampicarsi sullo specchio rispetto ad un dato elementare. Con questo schema organizzativo si gettano le basi per la concentrazione delle decisioni nella federazione e il superamento del partito. Quando poi andranno a regime fra un anno i nuovi principi organizzativi tutto sarà ancora più chiaro dato che allora il peso dei singoli partiti nei gruppi dirigenti si ridurrà a vantaggio di organi eletti direttamente dagli iscritti di tutte le appartenenze e lì vi sara’ lo scioglimento di fatto delle rappresentanze di partito. 

La verità  è che questo modello ripropone un’idea che è poi quella che a suo tempo fece tanto scalpore. Mi riferisco alla dichiarazione di Bertinotti circa la sopravvivenza di Rifondazione comunista come corrente politico cultuale. Questo è quello che con ogni probabilità resterebbe ma anche su questo c’è da interrogarsi. Ho l’impressione, infatti, che molti che oggi sono così propensi a sposare questo modello, che gridano alla nostra insufficienza che ci dicono che bisogna avere coraggio non vedano male questo approdo anche perché sono attratti dalle possibilità che il trasversalismo possa offrire la possibilità di ricucirsi nuovi spazi, con buona pace dell’unità del partito. 

Ma vi è  una considerazione finale che vorrei fare. Io ho sempre pensato, anche alla luce delle esperienze fallimentari di tante aggregazioni tentate a sinistra che l’unico modo per impedire gli esiti più negativi sia di accettare l’autonomia dei singoli soggetti all’interno di una dialettica unitaria ed ho anche pensato che una sinistra di alternativa senza un forte partito comunista strutturato e organizzativamente autonomo alla fine non avrebbe potuto reggere. Per questo ritengo che lo schema che ci vien proposto oggi non sia una buona soluzione non solo per il partito ma per la stessa Federazione. L’indebolimento di Rifondazione – nessuno si illuda –recherebbe con sé la fine della Federazione.  

 

“Dividetevi da Turati e poi alleatevi con lui!”

 intervento di Fosco Giannini al CPN del PRC del 29/11/2009

 

“Dividetevi da Turati e poi alleatevi con lui!”, indicava con forza Lenin ai comunisti italiani nella fase della scissione di Livorno e negli anni che preannunciavano l’avvento del fascismo. E ciò non spingeva nessuno a definire il capo della Rivoluzione d’Ottobre un moderato.

In quelle parole di Lenin vi è tutto lo spirito che caratterizza la cultura comunista dell’autonomia e dell’unità, valori e pratiche – autonomia e unità – che hanno sempre segnato sia la storia del movimento comunista mondiale che quella del Partito comunista italiano, che chiama “l’Unità ” il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, che costruisce l’unità sul campo in tutte le lotte del secondo dopoguerra (a cominciare dalla lotta di liberazione contro il nazifascismo) e che nel contempo non rinuncia mai – se non nel processo che porta al suicidio della Bolognina – alla propria autonomia politica e culturale.


E’ da questo punto di vista che oggi ci stupiscono le posizioni di quei compagni che pur provenendo da una cultura comunista né massimalista né settaria, pur avendo completamente assunto e rappresentato – per tutto il dibattito congressuale che ci ha portati a Chianciano – l’idea-forza dell’unità dei comunisti, oggi criticano aspramente la Federazione proprio perché in essa sono oggettivamente presenti spinte significative all’unità dei comunisti, spinte che per la loro oggettiva razionalità si vanno estendendo sul piano generale e che trovano dunque forma anche all’interno della Federazione.

Ci stupisce il fatto paradossale che per l’incongruente avversione all’unità dei comunisti, questi compagni che poco più di un anno fa si battevano per essa, oggi finiscono meccanicamente per estendere l’avversione all’unità dei comunisti allo stesso progetto unitario che segna la Federazione di Sinistra.

Occorre dire, inoltre, che appare davvero tortuosa l’idea per la quale si sarebbe contrari all’unità dei comunisti – e, conseguentemente, a quella Federazione che ne sarebbe il Cavallo di Troia – per difendere una sorta di purezza rivoluzionaria del Prc, che con tutta evidenza è invece un Partito in cerca di se stesso e di una sua più certa identità politica e culturale.

Vediamo anche noi i pericoli di una strutturazione troppo rigida della Federazione; nel contempo vediamo gli elementi positivi volti ad unificare i comunisti – e le forze anticapitaliste – sin dalle istanze territoriali. Per queste ragioni sarebbe bene, anzi occorre, che l’intera Federazione – per non divenire un partito e nel contempo mantenere la propria funzione di iniziale levatrice dell’unità dei comunisti – si strutturi, in ogni sua istanza e articolazione, secondo le logiche e la natura del coordinamento, piuttosto che con le logiche dell’organizzazione partitica.

Il punto è che il mondo complessivo del lavoro – donne, occupati, precari, immigrati – vive la fase materialmente più dura degli ultimi decenni. La sottosalarizzazione di massa; la cancellazione del meccanismo della “scala mobile”; una precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro che giunge ormai a segnare circa il 30% dell’intera area lavorativa, avviandosi – se contro di essa non si alzerà la necessaria e sinora drammaticamente assente battaglia sociale, politica, culturale – a divenire la forma totale del lavoro futuro; la cancellazione dei diritti nelle fabbriche e nei luoghi della produzione, materiale e immateriale; l’attacco continuo al sistema pensionistico; la distruzione del contratto nazionale di lavoro: tutto ciò va costituendosi quale base materiale di un sempre più vasto disagio e di una vera e propria sofferenza sociale che – in assenza di un solido e credibile punto di riferimento sociale e politico comunista e di sinistra e nell’ormai pesante mancanza di un sindacato di classe e di massa – corre il rischio di degenerare nel qualunquismo e nel populismo o di essere attratta dalle nefaste sirene della destra conservatrice, leghista, razzista e reazionaria.

Il punto è che, assieme alle forme globali dell’attuale sfruttamento capitalistico; assieme alle politiche antisociali di un’Unione europea subordinata ai Trattati liberisti di Lisbona e di Maastrich (non sufficientemente avversati dalle forze comuniste e di sinistra italiane), agiscono negativamente e duramente, su tanta parte del mondo del lavoro, quei processi produttivi ormai affermatisi su vasta scala e tendenti alla divisione e alla parcellizzazione della produzione, un fenomeno che divide la classe sin dalla sua prima sorgente costitutiva: la modalità di produzione.

Di fronte a questo cupo orizzonte sociale, di fronte agli attacchi virulenti alla democrazia e alla Costituzione, di fronte a questo regime berlusconiano reazionario e di massa diventa una necessità sociale e politica oggettiva – e non una dubbiosa possibilità – l’esigenza di unire le forze comuniste e di sinistra anticapitalista in un progetto di lotta comune volto sia a riconsegnare un punto di riferimento all’intero mondo del lavoro che alla ricostruzione di un’opposizione dai caratteri di massa, oggi totalmente e colpevolmente assente.

Il compagno Targetti, nel suo intervento, ha sollevato una questione: ha affermato che evocare l’unità dei comunisti e della sinistra anticapitalista come “stato di necessità” potrebbe essere funzionale allo snaturamento e al superamento di Rifondazione comunista. Credo, compagno Targetti, che le questioni non possano porsi in questo modo: da una parte lo “stato di necessità” è reale, il regime di destra si manifesta innanzitutto sulla pelle dei lavoratori ed essi sono i primi a riconoscerlo; lo riconoscono nelle migliaia di casi fabbriche chiuse in tutto il Paese, nella difficoltà sempre più grande di tirare avanti sino alla fine del mese, nella fatiscenza delle scuole ove i ragazzi debbono portarsi ormai anche la carta igienica… e certo non capirebbero la ritrosia, da parte dei comunisti, ad unirsi con le forze della sinistra più avanzata nel tentativo di battersi contro questi padroni sempre più aiutati, nella loro durezza antioperaia, dall’attuale “spirito dei tempi”.

D’altra parte – caro compagno Targetti – la perdita di essenza comunista, da parte del Prc, non deriverebbe da un possibile rapporto unitario con altre forze, ma essa è già il prodotto di un decennio di monarchia bertinottiana, contro la quale non tutti – quand’era tempo – si sono battuti.

L’unità è una necessità sociale, dunque e la Federazione di Sinistra che va nascendo deve rispondere a questo primo, essenziale, ordine di problemi e ciò che dobbiamo eventualmente rimarcare è che questa Federazione, rispetto alla questione sociale, è ancor priva – come dimostra anche il documento politico sul quale nasce – di forti e mobilitanti obiettivi di lotta. Su salari, scala mobile, legge 30, contratto nazionale di lavoro e precarietà le indicazioni sono assenti o deboli, come se si fosse voluto far prevalere un precipitoso disegno organizzativo e strutturante della Federazione, piuttosto che la messa a fuoco delle brucianti questioni sociali da affrontare attraverso un’immediata unità d’azione (cosa ben diversa ed efficace di quell’ennesimo, consunto, progetto partitico di riduzione ad uno della sinistra di bertinottiana memoria che in molti ancora vorrebbero affidare alla Federazione).

Ma vi è un punto, per noi centrale: assieme all’esigenza dell’unità tra forze comuniste e di sinistra anticapitalista vi è anche in campo, con tutta la sua pesantezza, una seconda questione, non discussa, non sufficientemente sentita e anzi spesso colpevolmente rimossa: la questione comunista, che in troppi, anche nel nostro Partito, tendono a dimenticare o sminuire.

Il punto è che in virtù di un lungo e ormai trentennale attacco all’autonomia politica e culturale comunista siamo oggi di fronte ad una crisi storica del movimento comunista italiano, che corre verosimilmente il rischio di scomparire per una lunga fase.

Noi dobbiamo sapere e dirci, senza balbettii e diplomatismi, che tale crisi si può affrontare e risolvere solo attraverso un rilancio cosciente e determinato (del tutto assente, da Chianciano in poi) dell’autonomia culturale, politica e organizzativa comunista (per la quale la Federazione non deve in nessun modo essere d’intralcio o d’ostacolo); solo attraverso un rilancio della ricerca politica e teorica aperta; solo attraverso la prioritaria collocazione dei comunisti nel conflitto sociale, solo attraverso il processo di unità dei comunisti.

Da questo punto di vista la Federazione non è la risposta alla crisi del movimento comunista: essa – essendo solo la risposta, giusta e necessaria, all’esigenza dell’unità d’azione tra comunisti e sinistra anticapitalista – può dialetticamente aiutare a rimettere in campo i comunisti ma non può assolvere il compito della ridefinizione della loro autonomia di prassi e di pensiero.

Dovremmo essere invece capaci di costituire un proficuo rapporto tra il ruolo dei comunisti nella costruzione dell’unità d’azione e del conflitto con le altre forze della sinistra anticapitalista e il rilancio dell’autonomia comunista, che proprio in questo movimento potrebbe trovare nuova linfa.

Ben sapendo che i due progetti strategici (rapporto unitario tra forze della sinistra d’alternativa e autonomia comunista) sono e debbono rimanere distinti.

Occorrerebbe, da questo punto di vista, che, insieme alla costruzione della Federazione, le due forze comuniste all’interno di essa, Prc e Pdci e comunisti esterni ai due partiti, iniziassero, abbandonando ogni risibile autoreferenzialità, un percorso comune di ricerca teorica, politica e programmatica, non vincolato a immediate scelte organizzativistiche, ma volto a ridefinire unitariamente un profilo comunista all’altezza dei tempi e dell’odierno scontro di classe. E insieme ad esso un percorso di ricollocazione unitaria dei comunisti nel conflitto sociale quale forma alta e costituente dell’unità.

E’ sbagliato – sia per chi avversa che per chi sostiene l’unità dei comunisti – affermare che la Federazione ne sia la matrice primaria. Può rappresentare sia l’unità d’azione tra forze diverse che una base per riavvicinare i militanti Prc e Pdci, non così distanti, culturalmente, come si vuol far credere. Ma il sempre più necessario progetto dell’unità dei comunisti e la definizione di un profilo politico e teorico comunista all’altezza dei tempi hanno invece bisogno – assieme alla lotta comune – di un disegno dal consapevole respiro politico e culturale, scientemente sorretto e sviluppato, non lasciato al moto spontaneo ma progettualmente perseguito.

Siamo per l’unità delle forze comuniste e della sinistra anticapitalista e insieme – anzi, dialetticamente – siamo per la costruzione di un più forte, combattivo e contemporaneo Partito comunista, da ricostruire sia attraverso l’unità dei militanti e dei dirigenti comunisti, oggi insensatamente divisi, che attraverso lo studio senza sconti della nostra storia e lo studio scientifico e non empirico dello stato presente delle cose.

E diciamo ciò con molta speranza, poiché questa linea (questa concezione di un partito comunista riunificato e tenuto unito non dal collante dell’uno o dell’altro dogma religioso, ma dalla necessità di una ricerca aperta e dalla centralità del conflitto) è così di buon senso che non può essere di pochi, ma può e deve essere di tutti e tutte. La sua spinta unitaria oggettiva potrebbe finalmente riunirci, potrebbe cancellare aree e correnti, potrebbe essere decisiva per costruire tra di noi un nuovo punto solidale: quello di un Partito comunista per la classe e volto a vaste costruzioni unitarie. Fatemelo dire così: una casa dove si vive insieme e dalla quale non si vede l’ora di uscire, uniti, nelle strade, nelle piazze, dentro e fuori delle fabbriche, di nuovo a lottare e riaccendere il sogno di cambiare il mondo. Un sogno che da troppo tempo abbiamo spento.

Federazione della sinistra

di Pietro Ancona

La Federazione della Sinistra nasce per la spinta di due fattori: il fallimento della politica mediatrice del PD che ha finito con l'essere di mero sostegno della Confindustria e della sua azione di disarticolazione del diritto del lavoro e di impoverimento dei lavoratori e della esperienza di governo
della sinistra una catastrofe politica alla quale abbiamo assistito nella situazione allucinante di
una capitolazione alle pretese di Prodi di punti essenziali del programma concordato mentre tutta la batteria massmediatica assordava con accuse di radicalismo e pretese inesistenti.
Durante il Governo Prodi fu stipulata una intesa con i Sindacati Confederali di grave nocumento per i lavoratori in materia di precariato e pensioni. Con l'accordo del 13 luglio 2007 in particolare fu sostituito il cosidetto "scalone" con scalini nella logica "se non è zuppa è pan bagnato" che per molti pensionandi si è rivelato addirittura peggiorativo della legge Maroni. Con questo accordo non ci saranno mai più pensioni decenti.
La manifestazione del 20 ottobre 2007 promossa dal "Manifesto" e da "Liberazione" fu un grande momento di partecipazione e di speranza. Fu, dapprima devirilizzata dalle assicurazioni ripetute in pellegrinaggi dei suoi promotori al Governo che non sarebbe stata "contro" e poi ignorata e subito cancellata mentre Bertinotti dall'alto dello scranno di Montecitorio annunziava la teoria della "riduzione del danno", cioè dello stare al governo per non fare niente di nuovo e di favorevole per i lavoratori ma soltanto di evitare peggioramenti del loro status.
In Italia è in corso da un pezzo uno smottamento a destra delle forze politiche. Anche quelle forze
che ritennero di staccarsi dal PD e costituirono con il gruppo bertinottiano " socialismo e libertà " hanno "moderato" notevolmente le loro posizioni. Penso che in parte saranno risucchiate dal PD.
La Federazione della Sinistra sarebbe oggi assai più forte e convincente, potrebbe fare massa critica
capace di attivare il processo contrario di smottamento a sinistra, se rifondazione comunista non avesse subito, sempre a causa della sua relazione con il centro-sinistra, due scissioni: la prima che ha dato vita al gruppo del PDCI e la seconda capeggiata da Vendola e Bertinotti. Entrambe non sono state originate da una valutazione obiettiva degli interessi di "classe" da difendere ma da una rovinosa lite interna per la leadership prima da Cossutta e Bertinotti e poi tra lo stesso Bertinotti sostenitore di Vendola e Ferrero. Il malanimo, i rancori, le diffidenze, la disistima tra i gruppi dirigenti che fanno capo ai due partiti impregnano ancora e deprimono l'atmosfera della Costituente della Federazione ma sono bilanciati da un sincero sforzo di buona volontà e dalla necessità di fare qualcosa per un soccombere ed essere cancellati dalla storia.
il manifesto del movimento parte dalla dichiarazione di anticapitalismo ed antipatriarcato che dovrà essere sviluppata e specificata in punti concreti riguardanti il salario,la precarietà,le privatizzazioni, le riforme
politiche, la pace.
La Federazione eredita dal vecchio PCI una scarsa valutazione dei problemi relativi ai diritti civili. Il tema delle carceri, dei diritti dei malato, la tutela dei sottoposti al TSO spesso con metodi feroci,
della tutela legale dei poveri è sempre stato relegato in secondo piano rispetto all'economicismo ed
al parlamentarismo.Oggi i diritti sociali e civili sono diventati frontiere avanzate nella lotta per la difesa
dell'umanità dalla crudeltà del liberismo.

Se è vera l'analisi della crisi a causa dei bassi salari bisogna avere il coraggio di proporre una linea di immediato recupero generalizzato anche in conflitto con il collaborazionismo subalterno delle Confederazioni Sindacali.
La Federazione della Sinistra è l'unico luogo "politico" di sinistra rimasto in Italia a parte i gruppuscoli che purtroppo disperdono una parte bella e significativa della militanza comunista e socialista. Potrebbe diventare qualcosa di importante e decisivo come la Linke tedesca.
Il ciclo della colonizzazione liberista della sinistra si è chiuso dal momento che una parte stessa del capitalismo si rende conto del disastro sociale culturale umano delle ricette della Thatcher e di Reagan e capisce che, restando fermi i salari e le pensioni, non ci sarà più sviluppo ma una mefitica stagnazione della società e quasi certamente la regressione del sistema ed il suo imbarbarimento.
Andare avanti succhiando il sangue a cinque milioni di precari sottopagati e cinque milioni di immigrati porta all'inferno. La democrazia non può reggere a lungo con dieci milioni di persone in sofferenza fino alla denutrizione ed altri dieci milioni con salari al limite della sopravvivenza.
Il conflitto sociale che si sta sviluppando per l'occupazione deve essere esteso alla questione del precariato e del salario. I salari debbono essere aumentati assai di più degli spiccioli richiesti dai sindacati confederali. la critica nei confronti della CGIL deve essere assai più dura dal momento che si accinge a fare un Congresso dentro i limiti tracciati dagli uomini del PD, i limiti imposti dalla Confindustria. Un Congresso nel quale precariato, bassi salari, pensioni miserime, privatizzazioni, non vengono messi in discussione in nome di una prospettiva di sviluppo del Paese inesistente.

 

La Federazione della sinistra non può diventare la pietra tombale del Prc

Intervento di Gianluigi Pegolo nella Direzione nazionale del PRC del 18 novembre. 


 

 
 

Preliminarmente, vorrei precisare che non ritengo sia accettabile che i compagni della Direzione siano sottoposti ad una sorta di spada di Damocle all’insegna della necessità di far presto, pena il dissolvimento del progetto della Federazione. Attraverso questo metodo si mettono i compagni di fronte ai fatti compiuti per poi obbligarli a dare il loro assenso. In questo modo non c’è alcuna garanzia democratica. 

Il compagno Ferrero ci chiede di pronunciarci sulla scelta della Federazione e poi sulle questioni di merito. Personalmente, come ho più volte detto, credo sia necessario un processo aggregativo, ma sappiamo bene come intorno al termine di Federazione si possano celare soluzioni politiche ed organizzative molto diverse. Pertanto il “come” si costituisce la Federazione non è irrilevante ed anzi questo “come” può finire con il mettere in discussione anche il “se”, se le modalità proposte non fossero accettabili. 

Nel merito. Sono critico sul documento, ma la mia critica è ancora più  significativa sul regolamento che considero di estrema gravità. Nel documento politico, il manifesto della federazione, in generale vi sono contenuti scontati, in diversi casi vi sono insufficienze. Più in generale, il profilo è piuttosto modesto. Ma non vorrei soffermarmi sui singoli dettagli. Mi soffermerò solo su due questioni, apparentemente poco rilevanti, ma a mio avviso assai indicative. La prima è la scelta di chiamare la federazione “federazione della sinistra” e non più “federazione della sinistra di alternativa”. Far passare questa scelta come una casualità o presentarla come dettata da esigenza di sinteticità mi pare davvero poco credibile. La scelta ha un senso preciso, annacqua l’identità per consentire altri ingressi. Non sono pregiudizialmente contrario all’allargamento della federazione, ma mi chiedo: quale è il profilo politico che le si vuole dare?  

La seconda osservazione riguarda l’omissione del termine comunista nella indicazione della prospettiva della federazione. Sia ben chiaro, non sono così ingenuo da non rendermi conto che una Federazione della sinistra inevitabilmente ha dentro di sé anche soggetti non comunisti. Non è questo il punto. Mi chiedo perché l’unico riferimento sulla prospettiva sia quello dell’esperienza latino-americana del socialismo del XXI secolo. Perché la prospettiva comunista non è evocata come orizzonte di una ricerca politica e sociale? Ho l’impressione che il motivo stia nelle stesse ragioni di prima e, temo, sia il preludio di uno scivolamento moderato

Il problema più serio, però, è quello relativo alla proposta di statuto, le regole della Federazione. Qui davvero il mio dissenso è grande. La sostanza è chiara. La Federazione tende ad assumere il profilo organizzativo di un partito. Non esistono più strutture autonome delle singole organizzazioni. Dal circolo in su esiste la Federazione e basta. Chi si iscrive si iscrive al circolo della Federazione, questo si dà un direttivo e un responsabile e ciò vale per i livelli superiori. Affermare, in questo quadro, che il Partito della Rifondazione Comunista resta per l’oggi e per il domani è privo di ogni ragionevolezza.  

Ma anche assumendo che formalmente lo si volesse fare vi prego di immaginare la situazione di un circolo in cui, accanto agli organismi dirigenti della Federazione previsti in questo statuto, i compagni di Rifondazione volessero darsi anche delle proprie strutture. Pensate sia credibile che in uno stesso circolo si possa avere questa compresenza? La verità è che questo modello organizzativo semplicemente fa sparire il PRC in un nuovo partito. Che lo si chiami poi "federazione" od altro è irrilevante.  

Le motivazioni con cui il segretario giustifica queste scelte non sono credibili. Si sostiene che in questo modo affluiranno altre forze. È il solito argomento che si usa quando si vuole superare una forza politica, ma se qualcuno immagina che avverrà questo si sbaglia di grosso. Questa scelta può concretamente determinare la dissoluzione del nostro partito, il che a sua volta può segnare la fine della stessa Federazione.  

Vi possono essere alternative pur restando all’interno di uno schema federale? Certo che vi sono. Chi ci impedisce di mantenere i circoli di Rifondazione e fare riferimento a livello provinciale ad organismi di direzione collettiva che comprendano anche le altre forze della Federazione? Faccio anche presente che questa scelta è la più ragionevole nel momento in cui volessero associarsi altre realtà. Penso a comitati o quant’altro. Chi ci dice che questi siano disponibili a confluire nella Federazione se debbono perdere la loro autonomia entrando in circoli che sottostanno alle norme contenute nello statuto per la formazione dei gruppi dirigenti? Comunque la sia guardi, questa proposta è devastante e, pertanto, non è accettabile.

 

Sulla Federazione della Sinistra

di Claudio Grassi

Poichè sono arrivate molte domande riguardanti la Federazione, ho pensato di scrivere questo post, a maggior ragione dopo i lavori della Direzione di ieri, che ha fornito degli elementi di chiarezza e fissato delle regole che rendono questo percorso sempre più concreto.

La Direzione nazionale di Rifondazione Comunista si è riunita giovedì 19 novembre, in discussione la Federazione della Sinistra, in particolare il manifesto politico e lo statuto provvisorio.
Valuto molto positivamente le decisioni che sono state assunte e l’ampia maggioranza che le ha condivise. Hanno espresso voto contrario soltanto Bellotti e Giardiello e si sono astenuti Acerbo, Forenza e Pegolo. Già questo è un primo fatto di grande rilievo: in continuità con quanto avvenuto nel Comitato politico nazionale di settembre si sta consolidando nel partito una ampia maggioranza politica. Considero questa condizione un “bene primario” da salvaguardare e consolidare.
E’ impensabile, infatti, cercare di rilanciare Rifondazione Comunista dopo i colpi durissimi subiti in questi anni – sia politici che organizzativi – e costruire una Federazione senza una larga unità del partito.
Dunque la Federazione della Sinistra comincia a muovere i primi passi e si cominciano a delineare il suo progetto politico e le sue forme organizzative.

Quali sono le cose più importanti contenute nel manifesto e nello statuto provvisorio?
Cerco di riassumere le principali. La Federazione della Sinistra è promossa da quattro forze organizzate (Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà), ma è un soggetto aperto a tutte le associazioni, soggetti politici, comitati, movimenti – locali o nazionali – che vogliono impegnarsi per il superamento del capitalismo e del patriarcato.
Questo è un primo punto fondamentale: il processo è aperto, ma non è indistinto. Nessun nuovo Arcobaleno all’orizzonte o cartelli elettorali come Sinistra e Libertà (che di fronte alle difficoltà politiche si sciolgono come neve al sole), ma una aggregazione con un programma politico comune.

L’obiettivo del superamento del capitalismo e del patriarcato collocano la Federazione non su una posizione genericamente di sinistra e di alternanza, ma su quella della trasformazione, del conflitto e della alternativa di società. Infatti nel manifesto si legge che la Federazione opera nella “piena indipendenza politica e culturale dal centro sinistra”. Sono parole molto chiare. Questo significa che con il centro sinistra si possono fare degli accordi su base programmatica, ma senza nessuna subalternità e senza nessun automatismo.
Un altro punto politico importante riguarda la guerra. Essa viene giustamente collocata nel “nuovo ordine mondiale fondato sul dominio neocolonialista e neoimperialista dei paesi ricchi” ed è determinata principalmente da “l’accaparramento delle materie prime e dal controllo delle aree strategiche”. Fa piacere leggere queste parole chiare dopo che, per parecchi anni, siamo stati sommersi da teorie confuse e sbagliate quali quella della “spirale guerra terrorismo” o del superamento di concetto di imperialismo.
Per quanto riguarda poi le proposte organizzative siamo di fronte a passaggi altrettanto importanti e impegnativi.

Cerchiamo di vedere come si svilupperà la costruzione della Federazione.
Il primo appuntamento è il 5 dicembre al teatro Brancaccio alle 9.30. Dobbiamo essere tantissimi, approfittando anche del fatto che nel pomeriggio saremo tutti a Roma a manifestare contro Berlusconi. In quella assemble si avvierà la “fase costituente della Federazione della Sinistra”. Verrà costituito un consiglio politico nazionale (ampio), un coordinamento politico nazionale (ristretto) e verrà nominato un o una portavoce nazionale. Per il primo anno il portavoce sarà a rotazione tra le quattro forze politiche promotrici. Subito dopo questa assemblea partirà anche il tesseramento alla Federazione della Sinistra. Come funzionerà? Per quanto riguarda i soggetti organizzati, i loro iscritti saranno automaticamente iscritti alla Federazione, per chi invece non è iscritto a nessun partito potrà iscriversi direttamente alla Federazione. Il congresso costitutivo si terrà dopo un anno dall’avvio del tesseramento, quindi alla fine del 2010. La Federazione si organizzera in circoli territoriali o di luoghi di lavoro, in federazioni provinciali e regionali. La scelta dei circoli territoriali è stata una molto discussa, ma, io credo, giusta. Infatti se non vogliamo costruire un Federazione che sia solo cartello elettotale e un accordo statico tra quattro soggetti politici organizzati è necessario attivare la più ampia partecipazione. Questa non può che partire dal coinvolgimento di tutti gli iscritti in un processo democratico che parta dal basso a partire dal concetto una testa un voto.

Io penso che la costruzione della Federazione colga bene due necessità che oggi abbiamo.
La prima è quella di dare un segnale di unità alla nostra gente, di marcare una inversione di tendenza rispetto le continue scissioni e divisioni che si sono manifestate in questi anni. La seconda è quella di non fare pasticci, né nella direzione di un nuovo Arcobaleno, né nella forzatura di un partito unico rispetto il quale le condizioni non sono ancora mature.
Rifondazione quindi resta con la sua piena autonomia, ma dal 5 dicembre sarà impegnata in un importante progetto di unità e di rilancio della sinistra comunista di alternativa del nostro paese!

Le iniziative che sono state fatte in queste settimane sui territori ( da Milano a Bologna, da Roma al Veneto e tante altre) ci fanno ben sperare perché la partecipazione è buona e va al di là dei soggetti promotori: promuoviamo ovunque assemblee aperte della Federazione della Sinistra!

 

Statuto provvisorio della Federazione in formato pdf

Documento politico della Federazione in formato pdf