La solidarietà
della Federazione della Sinistra agli studenti
Torino. La FdS esprime
tutta la propria
solidarietà agli
studenti che occupano da
ieri la residenza dell'Edisu
di Via Verdi
di Armando
Petrini,
coordinatore
regionale FdS
Piemonte
La
scelta della Regione
Piemonte di azzerare
i fondi destinati
alle borse di studio
è gravissima. Non
soltanto diverse
migliaia di studenti
già dichiarati
idonei non potranno
usufruire di un
diritto acquisito,
ma -quel che è per
certi aspetti ancora
più grave- in questo
modo si mette in
discussione un
diritto
costituzionale, il
diritto allo studio,
che dovrebbe trovare
al contrario nelle
Regioni il proprio
garante.
La scelta della
Regione Piemonte è
una scelta politica.
Una scelta che va
nella direzione
dello smantellamento
progressivo
dell'Ente per il
Diritto allo
Studio.
Proporre, come fa
l'Assessore Maccanti,
di passare al
sistema del Prestito
d'Onore, significa
innanzi tutto non
sapere che quel
sistema non sta
funzionando nei
paesi dove è stato
introdotto (per
esempio la Gran
Bretagna).
In secondo luogo
significa non
capire, o far finta
di non capire, che
un conto è erogare
borse di studio a
studenti meritevoli
e in difficoltà
economiche (il
sistema attuale),
contribuendo così a
garantire il diritto
allo studio, un
altro conto è
prestare dei soldi
che dovranno poi
essere rimborsati
una volta laureati
(il prestito
d'onore). Non sembra
esattamente un
incoraggiamento allo
studio prospettare
agli studenti un
ingresso nel mondo
del lavoro con un
debito sulle spalle
di cui potranno
sgravarsi solo dopo
molti anni.
E' indispensabile
perciò che la
Regione riveda la
propria decisione,
reintegrando i fondi
per il diritto allo
studio. I soldi ci
sono, è necessaria
la volontà
politica.
La Federazione della
Sinistra farà la
propria parte fino
in fondo, come ha
fatto sin qui, a
partire dalla
discussione in
Consiglio sul
bilancio.
(www.marx21.it 13
gennaio 2012)
Monti a Reggio
Emilia il 7 gennaio 2012 contestato dalla FdS
Assemblea
pubblica
Lear Grugliasco
Eleonora Artesio:
Lear Grugliasco, 22 dicembre 2011 ultimo giorno utile per trovare un accordo
a salvaguardia dei 580 dipendenti. - Regione richiami l'Azienda
alla responsabilità
“Nel giorno
in cui Marchionne definisce storico quell’accordo raggiunto con
parte della organizzazioni sindacali (esclusa la Fiom, la più
rappresentativa) che riporta indietro di decenni le condizioni di
lavoro di 86mila dipendenti del gruppo Fiat e cancella – di fatto –
la democrazia in fabbrica, in Regione Piemonte si conclude con un
drammatico nulla di fatto l’incontro sul futuro dei 580 lavoratori
della Lear Corporation di Grugliasco”, sottolinea Eleonora Artesio,
capogruppo della Federazione della Sinistra.
“L’azienda,
ritenendo insufficiente la disponibilità di circa 90 lavoratori
all’accesso alla mobilità a fronte di un incentivo economico, si è
detta ancora indisponibile a un accordo che preveda l’uscita su base
esclusivamente volontaria degli altri lavoratori in esubero. La
situazione è particolarmente delicata e preoccupante perché siamo a
pochi giorni dalla scadenza della procedura di mobilità per 464
dipendenti”.
“Il nuovo
incontro in Regione è stato fissato per il 22 dicembre, ultimo
giorno utile per trovare un accordo prima della scadenza dei 75
giorni previsti dalla procedura di mobilità. Si tratta di un
un’ultima possibilità: se non si raggiungesse un accordo, Lear
potrebbe poi procedere con i licenziamenti”.
“Ci
appelliamo in particolar modo alla Regione affinché richiami alla
responsabilità un’azienda così importante del primo indotto Fiat. In
modo da non riversare sulle centinaia di famiglie coinvolte e
sull’intera collettività l’incapacità o, peggio, la mancata volontà,
di gestire con percorsi di ammortizzatori sociali diluiti nel tempo
l’effettivo esubero di personale, causato principalmente dai ritardi
del piano Fabbrica Italia di Marchionne”.
Torino, 13
Dicembre 2011
Riflessioni sul
dibattito Fiat
Eleonora Artesio (FdS):
Dibattito Fiat, è tempo di un' alleanza per il lavoro - Per l'azienda i
lavoratori e la città sono variabili indipendenti dal piano industriale
Il Consiglio comunale aperto sul caso Fiat rende merito alla
responsabilità delle istituzioni pubbliche che vogliono impegnarsi
sulle prospettive di sviluppo del proprio territorio e che devono, in
momenti sempre più difficili, rappresentare le insicurezze verso il
futuro e il disagio attuale e concreto delle proprie popolazioni,
sottolinea Eleonora Artesio, capogruppo regionale della Federazione
della Sinistra.
Non si può riconoscere altrettanta responsabilità alla Fiat che,
nonostante l’accezione Torino del proprio acronimo, si è volutamente
e assertivamente sottratta ad ogni rassicurazione e a ogni
anticipazione delle previsioni del proprio piano industriale.
Come Marchionne ha tenuto a precisare più volte che Fabbrica Italia
non è un contratto con il Paese, ma un piano dell’azienda quindi non
concertabile con il sistema dei poteri pubblici, così oggi il
rappresentante delle relazioni esterne Dr. Rebaudengo ha
sottolineato che la presenza al dibattito è solamente atto di
irripetibile cortesia.
Le prospettive imprenditoriali, quindi, sono state illustrate certo
come dipendenti dai processi di finanziarizzazione e
globalizzazione, certo come correlati con il clima delle relazioni
sindacali, ma altrettanto indifferenti rispetto alle aspettative di
coesione sociale del nostro territorio: l’unica variabile
indipendente per Fiat risulta proprio il futuro dei lavoratori e
della città e della regione in cui non solo l’impresa è nata ed è
cresciuta, ma da cui ha ricevuto molto per il lavoro dei propri
dipendenti e per le facilitazioni e agevolazioni consentite dagli
enti locali.
Paradossalmente le tradizionali politiche di sostegno e di
accompagnamento che le istituzioni pubbliche attivano per
l’occupazione e per gli aiuti alle imprese, anche ai fini di
scongiurare delocalizzazioni, non si sono potute delineare
nell’incontro odierno in conseguenza dell’atteggiamento da “mani
libere” che Fiat ha premesso.
Sarà probabilmente più una questione di stile – esplicitamente
insofferente verso l’autorità delle assemblee elettive – che una
reale indisponibilità a discuterne, stanti invece i precedenti, buon
ultimo TNE e l’area Mirafiori, cui invece Fiat ha attinto a piene
mani.
E’ evidente ormai che le istituzioni non possono illudersi di
trovare le forme migliori (suadenti? diplomatichie?) per cercare un
dialogo cui l’interlocutore vuole sottrarsi, fintanto che gli
converrà.
E’ indispensabile uscire da questa solitudine, ora delle
organizzazioni sindacali ora delle istituzioni locali che
alternativamente o congiuntamente chiedono a Fiat di rispettare gli
accordi, per aprire una stagione di alleanze: il rischio dei
lavoratori Fiat non è solo delle loro famiglie, ma si riverbera sui
lavoratori dell’indotto, si riflette sugli stili di vita e dei
consumi quindi sull’economia della città.
Come un anno fa il 12 gennaio quando una calorosa fiaccolata
attraversava la città e coinvolgeva tutti i cittadini è tempo di un
alleanza per il lavoro, con le imprese, con le categorie economiche,
con il sistema finanziario, con i soggetti sociali. E Fiat non potrà
prescindervi. 30 novembre 2011
L'alternativa a
Berlusconi non è certo Monti ma quella che noi
dobbiamo costruire
di Massimo Rossi
Sospinto da larghissima
fiducia in Parlamento, nell’informazione e,
conseguentemente, nei sondaggi della
pubblica opinione, è Mario Monti il nostro
nuovo timoniere.
Di lui basti ricordare che ha ricoperto sino
a ieri ruoli strategici in quell’Europa che
anteponendo la finanza ed il mercato alla
democrazia ed ai diritti ci sta portando al
fallimento. Di quelle banche d’affari che
dall’olimpo della borsa scatenano su di noi
tempeste ed uragani egli è stato
intermediario per affari. Del liberismo e
delle virtù “salvifiche” del mercato
globale, i cui disastri abbiamo sotto agli
occhi, Monti è da sempre professore
impareggiabile.
Egli rimpiazza Berlusconi ma le politiche
che si accinge a praticare, come lui stesso
afferma, saranno in piena continuità con
quelle del suo predecessore che, non a caso,
lo sostiene e dice: “siamo in buone mani”.
La linea da seguire – afferma in Parlamento
il professore – è quella della “lettera di
impegni” mandata già a Bruxelles dal
cavaliere uscente. Afferma che non farà
“lacrime e sangue” facendo finta di ignorare
cosa succede quando si toglie ancora a un
corpo già spellato.
Esclusi bunga bunga, cricche varie e
barzellette oscene resta però l’oscenità
sociale di quelle spietate prospettive.
Altro che l’equità di cui egli e i suoi
supporter si riempiono la bocca:
privatizzazioni di servizi e beni
collettivi, attacco alle pensioni ed ai
diritti del lavoro, spese per armamenti e
guerre (con tanto di generali della Nato),
ancora qualche costosa infrastuttura per
giunta inutile e dannosa come la TAV in Val
di Susa, anziché tanti interventi di
manutenzione e messa in sicurezza,
…lasciando naturalmente indenni rendite e
grandi patrimoni (l’Ici sulla prima casa,,
invece della patrimoniale, sarà il deforme
topolino che “i Monti” partoriranno dopo
tanta attesa).
Ma ciò che è maggiormente osceno e
devastante anche sul piano culturale è
l’affermazione, adesso ancor più esplicita,
dell’ex opposizione in Parlamento secondo
cui nei fatti oltre che nelle parole non
potrà mai esistere alternativa alle spietate
ricette liberiste.
Invece va affermato che l’alternativa c’è!
Che quella speculazione infame che ci
affonda deve e può essere fermata con la
pretesa di nuove regole europee. Che quel
debito infernale gonfiato da fronde di
strozzini liberi di rapinare può e deve
essere rimesso in discussione. Che una nuova
economia basata sulla conoscenza e
sull’armonia con la natura può ripartire
soltanto redistribuendo le ricchezze,
riconoscendo diritti universali, tagliando
precarietà diffusa, spese militari,
corruzione e sprechi.
E’ questa alternativa che a noi compete
rivendicare con le lotte e costruire con
l’intelligenza collettiva e con le pratiche
sociali.
Lo faremo certamente senza farci intimidire
ne dal tambureggiare a senso unico dei
media, ne dalla potenza delle gerarchie
bancarie, vaticane, confindustriali e
militari, oggi rappresentate senza veli e
mediazioni nel governo del Paese.
Riusciremo a farlo perché dalla nostra parte
oltre a limpide ragioni c’è un’umanità che
ovunque è stanca di subire da pochi avidi
ricchi e che oramai si sta muovendo in ogni
angolo del globo!
Da parte nostra cominciamo intanto a dirgli
dalla piazza del “popolo dell’acqua”, sabato
prossimo a Roma, che sui beni comuni e sui
servizi pubblici non si torna in dietro dal
referendum vinto appena cinque mesi fa. E
poi proseguiremo la settimana successiva con
la CGIL a sostenere in tanti che il lavoro è
di dignità, non certo merce o costo da
tagliare.
Forza allora! Facciamolo vedere a tutti che
l’alternativa c’è!
A Roma con il
"popolo dell'acqua"
Il 26 Novembre 2011 le
compagne ed i compagni della Federazione
della Sinistra saranno in piazza a Roma con
il “popolo dell’acqua” per difendere i
diritti e la democrazia oggi
pesantemente in
gioco.
- Il diritto all’acqua che per essere
universalmente riconosciuto, insieme a tutti
i beni comuni, deve essere sottratto alle
fauci insaziabili di un mercato globale che
insieme ad essi sta divorando anche il
nostro futuro.
- La democrazia del “popolo sovrano” che,
partecipando in massa al referendum del 12 e
13 giugno, ha deciso che la gestione dei
beni e dei servizi fondamentali dev’essere
pubblica e partecipata, e non può vedersela
sottratta, come si sta continuando a fare
senza alcun ritegno, da parte di Governi
locali o nazionale, di destra, centro
sinistra o tecnici che siano, comunque
obbedienti alla suprema volontà dei poteri
forti e sovrannazionali della finanza e
dell’economia.
Saremo in piazza perché in momenti come
questi, solo la lotta e la partecipazione
diretta, possono aprire strade alternative
ad un modello economico e sociale ingiusto e
distruttivo in crisi profonda, al quale
l’attuale bipolarismo, subalterno a un unico
pensiero liberista, non vuole e non riesce
ad immaginare altro.
Ci saremo quel giorno a Roma, così come
continueremo ad essere presenti e combattivi
in tutte le città, nei territori e nelle
istituzioni locali con i nostri
rappresentanti eletti, affinché attraverso
atti formali e innumerevoli vertenze, quella
volontà sovrana prenda materialmente corpo.
Affinché a gestire l’acqua non siano
soggetti privatistici come le attuali SpA,
private o “pubbliche” che siano, ma
organismi di diritto pubblico, gli unici
adeguati ad offrire trasparenza ed
opportunità di reale partecipazione, come il
Comune di Napoli splendidamente ed
autorevolmente ci indica possibile. Ed
affinché il profitto sia subito spazzato via
dalle bollette tramite atti dovuti dei
gestori, interventi giurisdizionali o, in
loro mancanza, da azioni collettive di
“obbedienza civile” a quanto la legge impone
ma le istituzioni negano.
Ci impegneremo per essere in tanti perché
sarà importante contrapporre alla sfacciata
ed ostinata continuità dei privatizzatori,
che procede avanti nonostante crisi di
governo e di sistema, l’irriducibile
continuità dell’indignazione e della
rivendicazione attiva di un modello
economico alternativo che metta al centro la
vita ed i diritti umani anziché le merci e
la finanza. Un’alternativa che oltre ad
essere indispensabile ed urgente sarà
concretamente praticabile se, come è certo,
non desisteremo.
Generazioni
unite con la Federazione
di Stefano Galieni
In una giornata
complessa come quella di ieri i compagni e le
compagne di Rifondazione e della Federazione della
sinistra sono riusciti a compiere un lavoro
difficile. Dopo ore d’attesa con un corteo che non
riusciva a partire e dopo i primi segnali degli
incidenti che si stavano verificando lungo il
percorso ha iniziato a funzionare un lavoro comune
che ha portato a compattarsi quelli giunti con le
bandiere della Federazione da gran parte d’Italia.
Dientro un enorme autobus “London style”, attrezzato
per l’occasione, ha funzionato un punto di
informazione, prezioso per tenere aggiornati i
compagni e le compagne e un servizio di ristoro per
chi era stanco per la tensione. Anche i compagni di
controlacrisi.org hanno utilizzato la postazione per
mandare in diretta le notizie provenienti dai tanti
cortei del mondo.
Sulla
fiancata del pullman campeggiava la scritta che era
anche il manifesto affisso dalla Federazione per
tutto il paese. Con la scritta “Siamo indignati.
L’Italia non è in vendita” e poi bandiere della
Federazione, dei Giovani comunisti della Fgci, ma
anche dei No Tav e cartelli di altri movimenti. Così
come una delle caratteristiche messe in campo dalla
Federazione è stata quella di fare in modo che una
parte consistente di questo popolo si sia dispersa
nell’intero corteo. Musica assordante dagli
altoparlanti, ragazzi e ragazze che ballavano,
un’atmosfera pacifica e combattiva, determinata, ma
gioiosa e non ha voluto accettare la logica dello
scontro. Quando il pullman, intorno alle 16,30 è
riuscito finalmente a muoversi già l’eco degli
incidenti rimbalzava per tutta la manifestazione ed
è stato a quel punto che ha funzionato l’ottimo
lavoro di servizio d’ordine messo in piedi da
federazioni più corpose. Si è di fatto creato un
blocco compatto che ha potuto tranquillamente
sfilare per tutto il corteo. Il primo striscione
dietro il pullman era quello di Alternativa Rebelde
e portava la scritta “Siamo un esercito di
sognatori, per questo siamo invincibili”. Ma giovani
e meno giovani sembravano riconoscersi in quello
striscione attraversato, peraltro, anche da molti
dirigenti nazionali e regionali e da rappresentanti
istituzionali. Ogni federazione portava il suo
piccolo contributo di racconto alla costruzione di
questa manifestazione. I bresciani raccontavano di
tanti che, non potendo venire a Roma, hanno
contribuito perché altri partissero, i bergamaschi
sono riusciti a portare con sé un furgone, anche da
Palermo è arrivato un pullman, fortissima è stata la
presenza toscana e soprattutto campana. Ed era
curioso sentire l’alternarsi di canzoni vecchie e
nuove, dal pullman, vedere compagni e compagne
scendere e salire, darsi da fare per garantire la
sicurezza dello spezzone, cercare le notizie che
giungevano già da piazza San Giovanni per decidere
il da farsi.
E’ servito un lavoro
certosino fatto nelle settimane passate, di
connessione tra il Coordinamento 15 ottobre e un
gruppo di compagni e compagne della direzione della
Federazione. E’ servito perché i quattro individuati
per fungere da gruppo di contatto con il resto del
corteo sono riusciti a garantire informazione in
tempo reale, decisioni precise volte alla
salvaguardia dei manifestanti, una collaborazione
durata fino alla chiusura del corteo. Ben presto si
è capito che sarebbe stato impossibile giungere a
piazza San Giovanni e dopo una trattativa, lo
spezzone di corteo in cui era inserita anche la
Federazione ha deviato verso la Piramide Cestia. C’è
da dire che se le forze di polizia si sono
dimostrate soltanto capaci di praticare una
repressione indiscriminata a San Giovanni
utilizzando addirittura gli idranti,
l’organizzazione di chi si è posto dietro al camion
dei Giovani comunisti e della Fgci, ha dimostrato un
elemento di cui si dovrebbe tener conto nelle
prossime manifestazioni. La presenza di una forza
interna al movimento, che ne condivide totalmente le
ragioni e che ha le stesse ambizioni degli
Indignatos di tutto il mondo, ma che sa essere
organizzata e responsabile e capace di tenere la
piazza. Una segnalazione da fare a chi continua, in
nome dell’antipolitica, a relegare le forze
organizzate della sinistra a stare sempre in fondo
ai cortei. Inserito in coda a San Precario. E San
Precario, tagliato fuori dal corteo dallo
schieramento delle forze dell’ordine che intanto si
è interposto, è stato costretto a convergere
immediatamente su San Giovanni. Intanto nelle strade
limitrofe è il caos.
La polizia inizia a
caricare, incurante che a pochi metri dai cosiddetti
“Black Bloc” si trovano precari, studenti,
lavoratori del mondo della scuola, famiglie. Una
volta arrivati a San Giovanni, però, i precari che
hanno dato vita allo spezzone degli Stati generali
della precarietà si sono trovati isolati tra le
forze dell’ordine letteralmente impazzite e quei
«teppisti» che hanno iniziato a dar vita a una vera
e propria guerriglia. Poco è importato, alle forze
dell’ordine, che intanto migliaia di persone si
fossero rifugiate nella piazza “finale”. Mezzi
blindati sono entrati in San Giovanni a velocità
folle, rischiando di investire chiunque. Con gli
idranti sparati contro ogni manifestante, hanno
tentato di disperdere la folla che intanto si è
riversata, impazzita, sulle strade limitrofe mentre
sms e telefonate raccontano di un corteo che ha
deviato verso Circo Massimo e poi in direzione della
Piramide Cestia. «La situazione poteva essere
gestita in maniera diversa» ci spiegano i devoti di
San Precario raggiunti telefonicamente ormai
distanti dalla zona di San Giovanni. «Una volta
entrati in piazza, la situazione era tranquilla. Ma
l’arrivo delle forze dell’ordine, che avevano
tagliato in due il corteo, ha fatto precipitare la
situazione».
Intanto, mentre le
cariche hanno riportato la “tranquillità” e un
blindato delle forze dell’ordine continua a bruciare
in piazza San Giovanni, nel corteo diretto verso
Roma sud si iniza a spargere la notizia di un
ragazzo investito da un blindato. Da qui, in questo
caos, una notizia che non riusciamo a confermare.
Dal vicino ospedale Addolorata è un via vai di
ambulanze. I lacrimogeni hanno ormai riempito
l’aria. I manifestanti rinchiusi all’interno di San
Giovanni, dagli scontri e dai cordoni delle forze
dell’ordine, cercano una via di fuga da una
situazione che ha dell’assurdo: trecento, forse
quattrocento «teppisti», non solo hanno preso
ostaggio un corteo di centiaia di migliaia di
persone, ma sono bastate per far diventare piazza
San Giovanni lo scenario di una guerriglia urbana.
Per fortuna che per
tutta la settimana, qualcuno, ha parlato di un
capillare lavoro di intelligence…
Liberazione
16/10/2011
Presidio
davanti alla Banca d'Italia a Torino
Venerdì
14 ottobre 2011 dalle ore 11,30 alle ore 13 davanti alla sede
della Banca di Italia a Torino in Via dell'Arsenale 8
presidio Federazione della Sinistra con volantinaggio e lettorona alla
BCE.
La Federazione
della Sinistra rimanda al mittente la lettera della Bce
Patrimoniale
day a Torino
PETRINI E CHIEPPA (FDS) – PATRIMONIALE DAY: SABATO 16
OTTOBRE 2011 E DOMENICA 17 LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA NELLE
PIAZZE DEL PIEMONTE RACCOGLIE FIRME PER LA PATRIMONIALE E CONTRO
LA MANOVRA
“La
manovra varata ieri dal Governo Berlusconi su suggerimento della
BCE – sottolineano Armando Petrini e Vincenzo Chieppa della
Federazione della Sinistra - impoverisce il Paese e demolisce la
democrazia. La manovra traduce in legge le richieste della Fiat
di demolire il contratto nazionale, taglia pesantemente i
trasferimenti agli enti locali che non saranno più in grado di
garantire i livelli di servizi sociali, sanità e trasporti,
attacca i lavoratori pubblici (a cui “sequestra” il tfr per due
anni) e la scuola, aumenta l’età pensionabile delle donne”.
“Inoltre la manovra è profondamente ingiusta: non tocca i ricchi
e i grandi patrimoni, non combatte la speculazione perché non
mette regole ai mercati finanziari. Non serve contro la crisi
perché riducendo il potere d’acquisto della maggioranza del
popolo italiano determinerà ulteriore recessione economica“.
“Per
difendere i diritti dei lavoratori e lo stato sociale,
ridistribuire la ricchezza, creare nuova occupazione, la
Federazione della Sinistra propone una politica economica
rovesciata a partire dall’introduzione della patrimoniale, una
tassa sui grandi patrimoni al di sopra del milione di euro.
“Per
questo la Federazione della Sinistra organizza per sabato 17 e
domenica 18 in tutta Italia il “Patrimoniale day”. In
Piemonte saremo in tutti i capoluoghi di provincia per
raccogliere le firme a favore della patrimoniale: a Torino
saremo in Piazza Castello angolo via Garibaldi nel pomeriggio di
sabato”.
“Il “Patrimoniale
day” è il primo di una serie di appuntamenti informativi e
di protesta, in vista della manifestazione europea degli
indignados d’Europa prevista per il 15 ottobre”.
Torino,
14 Settembre 2011
Comunicato
stampa
OGGETTO: Feste della Federazione della
Sinistra Leinì e Pinerolo
Con il mese di
settembre l’attività
della Federazione
della Sinistra
riprende con le
prime feste di zona
che si svolgeranno a
Leinì dal 2 al 4
settembre e a
Pinerolo dal 31
Agosto al 4
Settembre(in
allegato i
programmi). Alla
organizzazione delle
FESTE partecipano
attivamente le
militanti ed i
militanti
territoriali del
PdCI e del PRC.
La due
FESTE rappresentano
un importante
appuntamento che
indica una
rinnovata
capacità
organizzativa
sul territorio
dei comunisti,
nonostante le
difficoltà di
questi anni.
Nell'ambito dei
due appuntamenti
saranno in
funzione stand
gastronomici,
dibattiti
politici, musica
e cultura.
Per la FdS
provinciale
Mao Calliano
PdCI
Renato Patrito
Prc
Torino 30
agosto 2011
Anche a
Pinerolo è la Festa è la Festa!
dal 31 agosto
al 3 settembre 2011
al
Circolo Stanamore in Via Bignone 89
Mercoledì 31 Agosto: ore 18 apertura festa
ore 19 apericena - ore 20,30 proiezione del
film”Mani come badili – C’era una volta il Cin” di Antonio De Vivo. La
straordinaria vita del Cin tra attività speleologica, rugby ed impegno
politico nel movimento degli anni ’70.
Giovedì 1 Settembre: ore 19 apertura
ristorante - ore 21 Presentazione del libro “L'eclisse della
democrazia – Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova ” con l’autore
Vittorio Agnolettoore 22,30 Sient Mamò in concerto
Venerdì 2 Settembre: ore 18 dibattito “Una
nuova amministrazione per Pinerolo: tanti problemi, quali soluzioni?”
Interverranno: Eugenio Buttiero, Sindaco di Pinerolo; Tiziana Alchera,
Vice Sindaco, Assessore Istruzione-Sport-Politiche Sociali; Gian Piero
Clement, Consigliere Comunale Federazione della Sinistra; Luca Salvai,
Consigliere Comunale Movimento 5 Stelle
ore 19 apertura ristorante ore 22
Statuto in concerto
Sabato 3 Settembre: pomeriggio: torneo di
ping pong – animazione per bambini
ore 17,30 dibattito “Qual è lo stato sociale dopo
la finanziaria Tremonti e con il governo Cota?”. Interverrà Eleonora
Artesio, Consigliere Regionale Federazione della Sinistra
ore 19 apertura ristorante
ore 21 Sesto Senso in concerto - ore 22,30
intervento diPaolo Ferrero, Segretario Nazionale
PRC-FDS
estrazione premi della sottoscrizione - dalle 24 dj
set Boiler Selekta
Saranno presenti stand di: Emergency, Libera, Lila,
Radio Beckwith, Associazione Italia-Cuba, ARCI, ALP, USB, AMREF
Ristorante, grigliate, birreria, ping pong,
sottoscrizione con ricchi premi (Soggiorno "capitali classiche" 2 notti
per 2 persone, Fotocamera, Cestino prodotti Bottega commercio Equo e
solidale", Buono acquisto di 50 euro cartoleria, Smartbox degustazioni,
Tenda da campeggio, Set da ping pong da casa ... e tanti altri!)
Fds. Si consolida il
Coordinamento regionale del
Piemonte
Campagne pubbliche su politiche
regionali e nazionali
La
Federazione della Sinistra piemontese consolida
il processo di dialogo e unità dei soggetti
politici e associativi della sinistra
d’alternativa, con la formazione di un
coordinamento regionale permanente. Coordinatore
è Armando Petrini, segretario regionale
di Rifondazione Comunista e Vice Coordinatore è
Vincenzo Chieppa, segretario regionale
dei Comunisti Italiani. Del coordinamento è
parte Eleonora Artesio, capogruppo
regionale della Federazione della Sinistra.
La
Federazione della Sinistra piemontese svilupperà
nei prossimi mesi diverse campagne e iniziative
politiche su temi nazionali e regionali.
“La
soluzione c’è: pace, salario, natura e lavoro”:
campagna contro la crisi economica e le scelte
politiche del Governo Nazionale, attraverso
volantinaggi nei principali mercati e incontri
pubblici.
“Tagli
alla sanità”: Cota e Monferino
annunciano risparmi per 500-800 milioni l’anno.
Ovvero continueranno i tagli ai servizi con
chiusura di reparti, ospedali e blocco delle
assunzioni. Da settembre proporremo delle
discussioni pubbliche sul nuovo corso della
sanità piemontese in tutte le Province
piemontesi.
“Facciamo
il bilancio alla Giunta Cota”: dopo
aver denunciato in un libro-opuscolo “Ma
Cota faccio da un anno?” la grande
differenza tra gli annunci di Cota e gli
atti della sua amministrazione,
organizzeremo in autunno un’iniziativa
pubblica aperta e coordinata con gli
soggetti sociali e alle altre forze
politiche di opposizione per tracciare un
bilancio critico del primo anno e mezzo
della Giunta Cota.
Coordinamento delle opposizioni.
Riteniamo che per dare risposte adeguate
alle politiche perseguite da questa
amministrazione - tagli su sanità e
welfare, aumento delle tasse e
introduzione di nuovi balzelli (accise
sulla benzina, ticket sanitari, ecc),
annunci e pochi fatti sul tema del
lavoro, totale sottomissioni alle scelte
di Fiat - bisogna trovare una unità di
azione di tutte le opposizioni. Per
questo proponiamo un coordinamento dei
diversi gruppi d’opposizione. Torino,
29 luglio 2011
Petrini: di fronte a destra
aggressiva serve posizione
unitaria
(ANSA) - TORINO, 28 LUG - Fare
fronte unico per contrastare con più
efficacia il centrodestra: è la
proposta che Armando Petrini,
segretario regionale di Rifondazione
nominato coordinatore della
Federazione della Sinistra, lancia
alle opposizioni in Consiglio
regionale. L'iniziativa, presentata
oggi in una pausa dei lavori
dell'aula, mira attraverso la
ricerca di posizioni unitarie a dare
maggiore forza al centrosinistra
piemontese. "Il punto fondamentale -
ha affermato Petrini - è che di
fronte a questa destra, così
aggressiva e così incapace di
gestire il proprio mandato di
governo, ci vuole un di più di
responsabilità politica. Le forze
della sinistra hanno già dato vita a
un coordinamento. Ma è ancora più
urgente che tutte le forze del
centrosinistra siano in grado di
coordinarsi fra loro". Per la
prossima settimana, Petrini ha già
fissato una serie di appuntamenti
con tutte le opposizioni presenti in
Consiglio regionale. Lancerà la
proposta e cercherà di raccogliere
il più largo consenso. Al di fuori
di Palazzo Lascaris, Fds ha in
cantiere altre iniziative, che
entreranno nel vivo durante
l'autunno: un bilancio critico
sull'operato della Giunta Cota, da
costruire con gli esponenti delle
forze sociali e con le altre forze
politiche del'opposizione, e una
serie di iniziative specifiche sulla
sanità, declinate nelle otto
province. Con l'obiettivo, ha
rimarcato Petrini, anche di
"intervenire nella costruzione di un
netto profilo del centrosinistra, in
vista delle future elezioni
politiche". (ANSA).
Aderite all'appello del
Consiglio comunale di Napoli
al Capo dello Stato sulla
questione rifiuti
Aprite il link
qui sotto e copiate il messaggio
al Presidente
Il
Presidente del Consiglio
comunale Raimondo Pasquino
ha convocato stasera, con i
Vice Presidenti Coccia e
Frezza, tutti i capigruppo
consiliari per un esame
della questioni rifiuti in
Città.
I rappresentanti dell’intera
Assemblea consiliare hanno
firmato ed inviato al
Presidente della Repubblica
On. Giorgio Napolitano una
nota i cui testo si
trascrive integralmente.
“Signor Presidente,
ci rivolgiamo a Lei in
quanto ha più volte
dimostrato e dichiarato di
avere particolarmente a
cuore l’interesse della
città di Napoli.
Le strade della nostra città
versano in condizioni
disperate, come è anche
ampiamente documentato da
molteplici servizi
giornalistici, sia su carta
stampata che in televisione.
Quello che è stato meno
ricordato è, invece, il
complicato meccanismo di
competenze e responsabilità
dei diversi Enti in materia
rifiuti.
L’Amministrazione comunale,
appena insediatasi, ha
sollecitato la costituzione
di un tavolo istituzionale
presso la Prefettura per
arginare l’emergenza già nel
breve termine ma, perchè sia
efficace, è necessario
l’intervento, con decreto
legge, del Governo affinché
si permetta il trasferimento
fuori regione dei rifiuti,
principalmente quelli che
giacciono da giorni nelle
nostre strade.
Siamo molto preoccupati
poiché, dopo un rinvio di
detto decreto, quest’atto è
completamente scomparso non
solo dall’agenda politica ma
anche dall’attenzione dei
media.
Le chiediamo, quali
Consiglieri dell’assemblea
cittadina, di sollecitare il
Governo circa la gravità
delle conseguenze di questo
rinvio che, senza alcuna
esagerazione, può portare ad
una vera situazione di
emergenza sanitaria ed
economica nella terza città
della Nazione.”
Il Capo ufficio stampa
Mimmo Annunziata
Manifestiamo per una sanità pulita
MARTEDÌ 14 GIUGNO 2011 ore 10
In
Via Alfieri 15 di fronte al Consiglio regionale di Torino
Risanare la sanità nell'era di Cota:
sacrifici per operatori e cittadini, affari e
profitti per qualcuno
tual
HIE
I risultati elettorali
Massimo
Rossi è il nuovo portavoce nazionale
della Federazione della sinistra
L'ex presidente
della Provincia di Ascoli Piceno
Massimo Rossi succede ad Oliviero
Diliberto alla guida del
raggruppamento politico – elettorale
di estrema sinistra. E' stato votato
durante il Consiglio politico
riunito a Roma. 27 marzo 2011
Torino - Marcia per il lavoro il 19 febbraio 2011
ore 14 Porta Susa
Il
28 gennaio 2011 tutte/i
in piazza con la Fiom
Comunicato stampa
Fds Torino
Il PD ha timore di perdere le primarie , infatti
contrasta la possibilità che la sinistra politica , sociale e sindacale
di Torino si unifichi con una unica candidatura a Sindaco.
L’ esclusione dalla
coalizione della FDS, annunciata dal PD sui giornali, è un atto di
arroganza che antepone i propri interessi di bottega alla costruzione di un
fronte contro le destre alle prossime elezioni del comune di Torino.
Per questo invitiamo le
altre forze politiche presenti al tavolo del centro-sinistra ad opporsi a
questo atto unilaterale del PD ed invitiamo Sinistra Ecologia e Libertà,
Italia dei Valori, e le altre formazioni politiche e sociali della sinistra
in città a sostenere un programma e un candidato indipendente dalla FIAT e
ad aiutare un percorso di discontinuità con le politiche di Veltroni e
Chiamparino.
Torino, 24 gennaio 2010
Incontro pubblico:
Servizi sociali territoriali
quale prospettiva?
Giovedì 10 gennaio 2011
ore 18,30 Salone Fondazione E. Troglia
Via Cibrario – CIRIE’
Partecipa Eleonora ARTESIO Consigliere regionale
Federazione della Sinistra
Coordinamento: Giustino
Scotto d’Aniello
Comunicato stampa
Federazione della Sinistra di Torino
All’indomani del referendum
di Mirafiori il cui esito dimostra che i lavoratori e le lavoratrici della
FIAT non hanno intenzione di stendere tappeti rossi all’amministratore
delegato FIAT, leggiamo sulle cronache cittadine che alcuni esponenti del
PD sono preoccupati, non per risolvere
a sintesi la loro dialettica interna ma per stabilire quali sarebbero
eventualmente i candidati della sinistra alle primarie di coalizione.
La Federazione della
Sinistra pensa che un candidato della sinistra in questa Torino sia
essenziale; la rappresentanza politica, culturale e sociale della sinistra
non si può delegare gratuitamente.
Il confronto programmatico
ed il profilo di un/una candidato/a che rappresenti i valori della storia
di Torino, il lavoro, la solidarietà sociale , la resistenza antifascista
non sono delegabili dalla sinistra a rispettabili altre forze politiche di
centro o di centro sinistra.Infine, al di la di geometrie politiche di
difficile comprensione, è inaccettabile che il Partito Democratico decida
quali sarebbero gli eventuali competitori ad una eventuale
primaria di coalizione.
Se il PD vuole scegliersi
l’avversario migliore alle primarie di coalizione, quello che garantisca
l’onorevole sconfitta, in sostanza, dimostra di non esser preoccupato di
vincere la vera competizione, quella con la destra.La Federazione della
Sinistra proporrà a tutta la sinistra politica, sociale, associativa e
sindacale di questa città una candidatura a Sindaco che avrà le
caratteristiche della Sinistra, senza preclusioni verso altre formazioni
politiche di centro sinistra.
Affronterà il tavolo programmatico del Centro – Sinistra per verificare la
possibilità di convergere, non per accettare ricatti.
Torino, 15 gennaio 2011
Mao Calliano – Segretario
Provinciale PdCI Torino
Renato Patrito – Segretario
Provinciale PRC Torino
Fulvio Perini – Coordinatore
Provinciale Lavoro e Solidarietà Torino
Conferenza stampa
Accordo Fiat su Mirafiori.
Cancellati i diritti dei lavoratori Martedì 4 Gennaio 2011 – Ore 12,30
Sala dei Presidenti –
Consiglio Regionale del Piemonte
Via Alfieri 15, Torino
L’accordo separato firmato con la Fiat su Mirafiori rappresenta una
svolta di enorme gravità nella storia dell’Italia e non può essere
considerato una questione sindacale. Non rappresenta solo la
demolizione dei diritti sanciti da leggi e contratto nazionale. Non
prevede solamente un netto peggioramento delle condizioni di lavoro
in fabbrica. Il diktat di Mirafiori disegna un ruolo per i sindacati
e i lavoratori che è in radicale contrapposizione al quadro di
regole stabilite dalla Costituzione repubblicana.
Contro
questo accordo la Federazione della Sinistra, insieme a forze
politiche e sindacali, ha organizzato alcune iniziativa di
informazione e mobilitazione che verranno presentate durante la
conferenza stampa.
Comunicato stampa della Federazione
della Sinistra
L’accordo su Mirafiori
1.
L’accordo stipulato ieri sera per lo stabilimento Fiat Mirafiori è
sconosciuto, noto solo alle poche persone che l’anno sottoscritto. È la
prima lesione democratica, ci auguriamo che venga reso noto, prima tutto
ai lavoratori interessati.
2.
Per quello che leggiamo siamo di fronte ad uno scambio: la rinuncia di
diritti individuali e collettivi dei lavoratori e l’accettazione di un
peggioramento delle condizioni di lavoro in cambio di una promessa di
nuovi investimenti.
3.
Con l’accordo si annulla l’autonomia del sindacato dal padrone e si
rinuncia al sindacato della solidarietà generale tra lavoratori, oggi la
discriminazione tocca alla Fiom Cgil ed ai sindacati di base domani
toccherà a qualsiasi sindacato che non è d’accordo con la Fiat.
4.I
lavoratori lavoreranno più velocemente e con meno pause; l’estensione
del turno di notte provocherà danni permanenti alla salute dei
lavoratori. È l’organizzazione mondiale della sanità a ricordare che il
turno di notte è “probabilmente” cancerogeno per le donne.
5.
Viene violato il diritto di sciopero stabilito dalla Costituzione quando
si prevedono sanzioni per i lavoratori scioperanti e viene sempre
violata la Costituzione quando la rappresentanza di un sindacato non si
fonda più sul consenso raccolto tra i lavoratori ma sul gradimento di un
padrone. La Fiat Mirafiori sarà l’unica fabbrica italiana dove si lavora
senza il rispetto delle leggi del lavoro: sinora succedeva solo nelle
maquilladoras del Messico.
Sin
dalla Resistenza i lavoratori hanno sempre avuto una
rappresentanza unitaria nei luoghi di lavoro eletta da tutti i
lavoratori: prima le Commissioni Interne, poi i Consigli di
Fabbrica e poi ancora le RSU. Oggi si divide e si discrimina.
Il prezzo che i lavoratori pagheranno è troppo alto, la
Federazione della Sinistra sosterrà ogni opposizione a queste gravissime
scelte.
Renato Patrito Segretario Provinciale PRC - Mao Calliano
Segretario Provinciale PdCI - Fulvio Perini Portavoce Lavoro e
Solidarietà
- 24 dicembre 2010
Martedì 14
dicembre 2010 dalle ore 17 a Torino Piazza Castello lato
Prefettura presidio Fds
s/fiducia al
goveno Berlusconi
Fds su elezioni
amministrative Torino
La
Federazione della Sinistra, apprende con sorpresa la notizia
giornalistica secondo la quale la Segreteria provinciale del Partito
Democratico avrebbe escluso qualunque possibilità di convergenza
programmatica con la Federazione della Sinistra per le prossime elezioni
amministrative della città di Torino. Ciò avviene nel massimo
dell’incertezza e dell’incapacità del PD di individuare un proprio
candidato a Sindaco.
Alle proprie
difficoltà il PD risponde con la miope chiusura a sinistra.
Infatti, a fronte
dell’emergenza sociale che il disimpegno della Fiat dalla nostra
città potrebbe provocare, a fronte del dramma sociale che scelte
ulteriormente restrittive del patto di stabilità europeo inducono
(con la conseguente contrazione del welfaremunicipale) sulle
persone più deboli della nostra società, a fronte di un
indebitamento del Comune paragonabile solo a quello di altri enti
poi dichiarati insolventi, invece di ricercare faticose risposte
adeguate, delibera una conventio ad escludendum.
Non sarà con
l’esclusione della Federazione della Sinistra che saranno risolti
anche i problemi di una forza politica che non risulta in grado di
scegliere unitariamente un candidato da proporre alle primarie della
propria coalizione.
Per quanto ci
riguarda, continuando a ricercare la massima convergenza unitaria di
programma e d’azione con tutte le forze politiche e sociali della
sinistra torinese, siamo disponibili a sostenere con il voto, con la
nostra capacità organizzativa e con il lavoro capillare dei nostri
militanti e simpatizzanti, anche alle primarie di coalizione del
centro sinistra, un candidato o una candidata che rappresenti
limpidamente la sinistra sociale e politica torinese. Chiaro è che,
se queste determinazioni del PD saranno malauguratamente confermate,
risulterà veramente difficile trovare una convergenza dopo essere
stati esclusi preventivamente.
Se questo dovesse
verificarsi, la Federazione della Sinistra si predisporrà a dar vita
ad una coalizione alternativa, la più ampia possibile, in grado di
competere con la scelta unilaterale e sbagliata del PD che
consideriamo la manifestazione involuta delle sue stesse difficoltà
ed odierne divisioni ed il prodotto del timore scomposto dell’esito
non scontato, come ha insegnato Milano, della partecipazione
popolare alle primarie.
Torino, 23 novembre 2010
Il Segretario Provinciale del P.R.C. Renato
Patrito
Il Segretario Provinciale del P.d.C.I. Maurizio
Calliano
Il Coordinatore Regionale di “Lavoro e Solidarietà"
Fulvio Perini
Oliviero Diliberto è il
portavoce della Fds nazionale
Oliviero
Diliberto, segretario del PdCI, è stato eletto
dal Consiglio nazionale, portavoce nazionale
della Federazione della Sinistra. L’elezione è
avvenuta al termine del primo Congresso
nazionale della FdS, che si è svolto a Roma, il
20 e il 21 novembre 2010.
Artesio (Fds) "Cota è a Roma
per portare a casa
ciò che serve per i
cittadini piemontesi": Si la pajata
“Il
Capogruppo del Pdl Luca Pedrale, per rispondere alla protesta in aula di
ieri del Pd, ha diramato un comunicato stampa sottolineando che “il
presidente Cota è sul territorio ma cerca anche una forte presenza
romana, per portare a casa ciò che serve per i cittadini piemontesi”,
dice Eleonora Artesio, Capogruppo Regionale della Federazione della
Sinistra.
“A poche ore di distanza
capiamo a che cosa si riferisse: alla pajata, piatto tipico romano
ancora sconosciuto in terra sabauda, mangiata oggi in piazza
Montecitorio da Cota insieme agli esponenti di Lega e Pdl per sancire la
pace tra le due componenti”.
“Oltre all’indecenza dello
spettacolo, è inquietante come Cota, invece di svolgere il ruolo di
Presidente della Regione, si presenti di continuo in pubblico come
supporter del segretario del proprio partito. Se si può “comprendere” la
presenze delle istituzioni comunali e regionali romane e laziali è
veramente curiosa quella del governatore del Piemonte, che tra l’altro
non ha più un ruolo in Parlamento ed è sceso a Roma per pranzare a base
di “polenta e pajata”. Naturalmente ci spiegherà che la sua giornata era
densa di incontri istituzionali”.
La risposta ad un
intervento del compagno Bruno Casati
Federazione della Sinistra:
condominio di soggetti
diversi o partito unico modello Linke?
di
Sergio Ricaldone
Comunisti,
postcomunisti ed ex comunisti. Il processo
di disgregazione e di litigiosità tra i vari
reparti separati della sinistra ha raggiunto
livelli tali da richiedere un’attenta
riflessione sul come arrestare e
possibilmente invertire questo processo di
frantumazione che sta contagiando e
logorando anche i rapporti interni ai
singoli gruppi e in quello che resta del PRC
e del PdCI.
Ciascuno è convinto di avere in tasca gli
elementi di un progetto ideale per
ricostruire una presenza politica e
sindacale organizzata in grado di
rivitalizzare un movimento politico e
sindacale, che appare abbandonato al proprio
spontaneismo e costretto a cercarsi
visibilità sui tetti delle aziende in
liquidazione per non finire a lavare i vetri
a qualche semaforo.
Paradossalmente, i progetti dei soggetti in
competizione si somigliano molto. Ma ognuno
pensa che il proprio sia quello in grado di
ricostruire un partito politico capace di
dare risposte convincenti ai bisogni del
mondo del lavoro, a partire dalla possibile
riconquista a breve di consensi elettorali e
presenze istituzionali dignitose.
Esigenza, quest’ultima, ben presente nei
pensieri espressi con molta lucidità e
padronanza della materia nel saggio di Bruno
Casati apparso sull’ultimo numero di Gramsci
Oggi. La sua analisi sullo stato di crisi
politica e sociale profonda in cui versa il
mondo del lavoro e la sinistra di classe a
Milano e dintorni è senz’altro
condivisibile, almeno fino al punto in cui
Bruno affronta il tema del soggetto politico
cui delegare la leadership dell’impresa: “La
Federazione della Sinistra, con certi
limiti, è il solo luogo in cui manifestare
le nostre idee, è il solo luogo in cui i
comunisti possono oltretutto essere
maggioranza. Non ne vedo altri”.
Non posso fare a meno di pensare ad altre
due esperienze simili (oltre a quella
dell’Arcobaleno) che hanno portato Izquierda
Unida e la Gauche Unie sulla soglia
dell’estinzione. L’idea di ritentare con
qualche correttivo la stessa avventura mi
sembra azzardata. Intendiamoci, con i tempi
che corrono l’invito di Casati può apparire
allettante, ma il suo perentorio, “non ne
vedo altri”, mi ricorda il suono del
pifferaio di Andersen: rischia di farci
annettere e dissolvere in un soggetto che
vuole farsi partito e che concede si, ai
singoli, la libertà di professare le idee e
la cultura comunista, ma solo
individualmente, e senza sapere fino a
quando, visto che il programma in
discussione nel PRC – e lo diciamo senza
puzza al naso – è simile a quello post
comunista della Linke tedesca. In quanto
comunisti saremmo perciò esposti al rischio
di subire la sorte della compagna Christel
Wegner che dopo essere stata eletta deputata
(anche con i voti del DKP) nella lista della
Linke al parlamento della Sassonia è stata
espulsa dal gruppo parlamentare per avere
osato esprimere pubblicamente le proprie
convinzioni di comunista.
Quanto alla possibilità che i comunisti
possano essere maggioranza nella FdS mi sono
sicuramente perso qualche passaggio perché
continuo a pensare che le idee che dividono
Ferrero e Grassi da quelle di Giannini (come
quelle che separano A. Patta da Casati e da
Merlin) non sono né poche né secondarie e
credo riguardino il Comunismo inteso come
sostantivo. Pensare di rimettere insieme, a
convivenza forzata in un solo partito,
queste diversità significa bruciare ancora
energie in un distruttivo conflitto interno.
Mi pare più sensato liberare queste energie,
rendendole autonome, pur continuando ad
operare e lottare insieme per le tante cause
che tutti condividono. Ormai siamo arrivati
al capolinea di un storia ventennale, quella
di Rifondazione, segnata da rotture,
scissioni e continui spostamenti a destra
dei leaders che si sono alternati alla sua
guida, fino al colpo di grazia inflittogli
da Fausto Bertinotti. Quello che rimane di
quella storia è una piccola e rissosa armata
Brancaleone. Difficile ipotizzare che i
comunisti possano ora diventare maggioranza
in quella che appare come l’ennesima
operazione di riciclaggio istituzionale, più
che il ricupero di un legame col mondo del
lavoro.
Per stabilire se e dove i comunisti
potrebbero essere maggioranza, la conta, più
che sull’aggettivo che ciascuno è libero di
attribuire a sé stesso, andrebbe fatta su un
programma che abbia come obbiettivo primario
la (ri)costruzione di un partito comunista
vero di cui molti hanno perso la memoria.
Naturalmente attendiamo di vedere quale sarà
il programma e lo statuto che sarà discusso
e approvato al congresso della Federazione
della sinistra. Ma da quello che viene
scritto e detto dai promotori più
autorevoli, il modello in gestazione appare
assai chiaro: liquida la prospettiva
dell’unità dei comunisti e archivia nel
museo degli orrori la nozione di “reparto
organizzato” (con quel che segue) coniata da
Lenin (quello vero non quello di Lorenteggio)
e tuttora praticata da oltre ottanta partiti
comunisti. Nozione che, in coppia con i
sempre validi principi “unità nella
diversità” e “politica delle alleanze”, ci
ha permesso di restare comunisti e unitari
anche nei momenti più difficili del “secolo
breve”.
Se per definirci comunisti dovessimo
limitarci a riproporre sul piano culturale
la costante validità del pensiero del
gigante di Treviri credo che il compito non
sarebbe oggi tanto difficile. Bertinotti e
molti ex comunisti continuano a proclamarsi
marxisti. E ora che siamo nel pieno della
crisi economica più devastante della storia
del capitalismo, la rilettura del marxismo
incuriosisce e desta interesse persino tra
chi lo ha sempre condannato (persino tra gli
alti prelati della chiesa cattolica
bavarese, conterranei di Carlo Marx).
Interesse che non è casuale in quanto
avviene nel momento in cui le disastrate
economie dell’Occidente, ispirate da Adamo
Smith, si stanno confrontando con la
travolgente crescita cinese e vietnamita,
che, oltre ad essere ispirata dal marxismo e
dal leninismo, è guidata da partiti
comunisti, ottiene risultati che appaiono
persino troppo grandi per esser veri .
Dunque il comunismo, lungi dall’essere
defunto come forma organizzata di classe e
di potere statuale, sta dimostrando, in
quella che possiamo definire la sua seconda
vita, una straordinaria capacità creativa e
sta offrendo, con i suoi rivoluzionari
modelli di sviluppo eco compatibili, una
speranza ai popoli di uscire all’orrore
economico e sociale imposto da secoli di
dominio imperialista.
Senza farci abbagliare da modelli altrui,
tutto ciò ci incoraggia a farci carico di un
impegno che sappiamo essere molto gravoso e
ambizioso: quello di unire i comunisti in un
processo costituente che porti, nei tempi e
nei modi necessari, alla formazione di un
vero partito comunista. Autorevoli presenze
in tal senso non è che manchino nell’Europa
di oggi anche se una certa sinistra
considera la Linke come l’unico modello
politico ed elettorale vincente. Basterebbe
alzare lo sguardo per osservare come i
comunisti greci e portoghesi – titolari di
un consenso elettorale simile a quello della
Linke – ci raccontino invece un’altra storia
su cui vale la pena di meditare. Senza
scomodare analoghe scelte politiche e ideali
dei comunisti russi e ceco moravi (tanto per
restare in ambito europeo), ricordiamo per
contro gli esiti disastrosi dell’Arcobaleno
bertinottiano e il profondo travaglio
critico dei comunisti spagnoli del PCE e di
quelli francesi del PCF, per riemergere dal
disastro in cui sono stati trascinati, dopo
essere stati affascinati e sedotti dalle
sirene post comuniste della Sinistra
Europea.
La parola comunismo ha un significato molto
chiaro se collocata nel suo contesto
storico. Ma diventa tremendamente difficile
da reinterpretare dopo le massicce pressioni
liquidatorie e gli interventi distruttivi
compiuti in questi decenni per manipolarne
il significato nella sua duplice valenza:
sia come idea forza che ha conquistato
milioni di persone e cambiato il mondo, sia
come aggettivo dei partiti che l’hanno usata
e poi totalmente snaturata.
Siamo perciò coscienti che stiamo partendo
da un cumulo di macerie e nessuno si illude
sulla complessità dei vari passaggi e sulla
lunghezza dei tempi necessari alla
ricostruzione di un soggetto politico
marxista leninista, coerentemente aggiornato
con le profonde trasformazioni
socio-economiche e geopolitiche del 21°
secolo. E quando parlo di macerie e dico qui
e ora, intendo ricordare che altrove, nella
sua dimensione planetaria, il comunismo,
nonostante errori e sconfitte, è una entità
ben viva e rinnovata che sta ispirando e
guidando i grandi processi di trasformazione
antimperialisti in atto in continenti come
l’Asia, l’Africa e l’America latina. Con
conseguenze che in pochi avevano previsto
sui rapporti di forza tra capitalismo in
crisi e forze progressiste. Osservato in
questa sua dimensione internazionale lo
spazio politico delle idee comuniste e dei
processi di cambiamento che ispirano appare
perciò in fase espansiva e non viceversa
come vuole far credere una certa sinistra.
Specularmente, assistiamo invece ad un
declino dell’egemonia imperialista che, non
più tardi di 20 anni fa, si era
autoproclamata vincente, unipolare e globale
per l’eternità.
La nostra priorità rimane dunque l’unità dei
comunisti e la ricostruzione di un partito
che risponda ai quattro requisiti classici
richiesti dalla sua natura rivoluzionaria :
a) un programma politico di transizione, b)
il socialismo come prospettiva storica, c)
un forte radicamento di massa nel mondo del
lavoro, d) una collocazione organica nella
dimensione internazionale del movimento
comunista.
Alla scrittura di questo programma sta
lavorando, e non da sola, l’associazione
Marx 21. E’ ovvio che la parola unità, nella
sue varie declinazioni sindacali, politiche,
sociali e culturali rimane l’ago della
bussola che ci guida (che ha sempre guidato
ogni partito comunista) nelle varie
congiunture politiche, soprattutto nelle più
difficili, quando maggiore è il pericolo del
settarismo, e dell’isolamento, ma anche
quello dell’opportunismo.
Si chiama politica delle alleanze e fa parte
del nostro patrimonio genetico.
La sola avvertenza è che si tengano ben
distinti i due livelli : quello che attiene
all’identità e all’autonomia del partito
che, nel nostro caso, è tutta quanta da
definire e da costruire, e quello che invece
attiene la ricerca di alleanze che, pur
sempre necessarie, possono essere stabili,
congiunturali o temporanee. Tutti ricordiamo
i difficili compromessi che pure fanno parte
della nostra storia : la pace di Brest, il
patto Molotov-Ribbentrop, la pace di Yalta,
la svolta di Salerno, condannati come atti
di resa al nemico da molte anime belle e che
invece hanno spianato la strada a vittorie
di ben altra portata.
Ecco perché ripensando alla nostra storia
non mi scandalizza minimamente l’idea di
dover stare, da comunista organizzato
beninteso, nella Federazione della sinistra,
se verrà intesa come condominio di forze
autonome, così come siamo sempre stati in un
grande sindacato come la FIOM e nella stessa
CGIL. Il dovere di dialogare, e nel caso
concordare obbiettivi comuni (elettorali e
non), con personaggi e soggetti politici
lontani anni luce dalle mie idee di
comunista è una lezione che mi è stata
insegnata fin da piccolo. Rispettando
ovviamente le diversità altrui, ma chiedendo
in cambio analogo rispetto e trattamento.
"Passa l'ultimo tram"
di Bruno Casati in "Gramsci oggi" (pag.8)
Petrini e Chieppa (Fds):
Sciopero Cgil importante e
molto partecipato -
La Federazione della
sinistra rilancia e torna in
piazza anche domenica 4
La Federazione della Sinistra ha partecipato stamattina alla
manifestazione della Cgil in occasione dello sciopero generale.
“Si è trattata di una
manifestazione importante e molto partecipata – dicono Armando Petrini,
Segretario Regionale del Prc e Vincenzo Chieppa, Segretario Regionale
del Pdci -, a dimostrazione che migliaia di lavoratori hanno ben
presente dove li vuole portare questo governo. Un esecutivo che non
tocca ricchi e patrimoni, ma che taglia servizi, alza l’età pensionabile
e blocca gli stipendi dei lavoratori pubblici”.
“In continuità con lo
sciopero della Cgil domenica 4 – continuano Petrini e Chieppa -
organizziamo una giornata di informazione e protesta contro la manovra
Finanziaria nazionale e il bilancio regionale del Governo Cota".
A partire dalle 15 in
piazza Carignano a Torino saranno presenti gazebo informativi su scuola,
lavoro e acqua pubblica, musica dal vivo e un dibattito pubblico con
tutte le forze del centro-sinistra piemontese (Gioacchino Cuntrò, Andrea
Buquicchio, Franco Turigliatto, Maurizio Trombotto, Luigi Casali,
Eleonora Artesio, Fulvio Perini, Armando Petrini, Vincenzo Chieppa).
Chiude la giornata Cesare Salvi, portavoce nazionale Federazione della
Sinistra.
Torino, 2 luglio 2010
Giovedì 1 luglio 2010
ore 17 Piazza Castello a Torino presidio contro la
legge bavaglio
A proposito della
Federazione della Sinistra
di Imma Barbarossa*, Walter De Cesaris**
L'intervento
di Gianpaolo Patta, sul Manifesto del 20 maggio,
rappresenta un lucido e interessante contributo a fare
chiarezza sulla Federazione della Sinistra che intende
celebrare "entro l'anno" il suo congresso fondativo. Patta
sostanzialmente, se possiamo permetterci una sintesi,
afferma che la Federazione ha fatto poca strada, non ha
acquistato un radicamento nei territori e nei luoghi di
lavoro, resta un luogo di spinte e controspinte competitive,
rischia di non dare alcun contributo alle lotte, necessarie
soprattutto nella fase politica che ci aspetta.
E' difficile sostenere il contrario
rispetto a queste affermazioni di buon senso. Infatti noi
riteniamo che, così come è stata concepita, la Federazione
rischia di essere la sommatoria delle forze che la
compongono (due più due) e di non incontrare né passioni né
speranze della "sinistra dispersa" . D'altronde, notiamo con
amarezza che anche il suo obiettivo dichiarato parla poco di
alternativa e mira più ad una ricomposizione di forze di
sinistra, che rischia di essere una semplice aggregazione.
Patta suggerisce come rimedio una unità
solida, che comporterebbe inevitabilmente (e giustamente dal
suo punto di vista) un percorso di "congelamento
dell'attività e del tesseramento delle singole forze che
compongono" la Federazione. La quale Federazione, così
compattata, deve chiarire la propria disponibilità a far
parte di un ricostituendo centrosinistra (chiediamo scusa
per la rozza banalizzazione) per battere Berlusconi.
Questo si chiama parlar chiaro: Ci si
dirà, a questo punto, che quella di Patta è una dell'ipotesi
che vivono nel Consiglio nazionale della Federazione, ma...
ci chiediamo:
- si farà un congresso con opzioni contrapposte per mettere
in minoranza Patta e coloro che la pensano come lui?
Assurdo, visto che una Federazione dovrebbe procedere con
idee e modalità condivise. Noi perciò temiamo che si trovi
un accordicchio che dovrebbe servire a una rassicurazione di
facciata ai compagni e alle compagne che il PRC rimane "per
l'oggi e per il domani", ma in realtà lavora a preparare una
progressiva inutilità organizzativa, politica e culturale,
del partito. Magari tirando in ballo a sproposito il modello
della Linke.
- Stiamo rivivendo, parliamo a titolo
personale, la vicenda dell'Arcobaleno che schiacciò il
percorso di costruzione della Sinistra Europea, in cui
Rifondazione Comunista si metteva in discussione, ma, nello
stesso tempo, si rafforzava come progetto di alternativa di
società.
Il flop elettorale disperse l'Arcobaleno, ma evidentemente
non le istanze moderate e disperate. Noi invece pensiamo che
il progetto della Rifondazione Comunista possa e debba
essere ancora esplorato e praticato, a condizione che ci si
ponga l'obiettivo di concorrere con movimenti ed
associazioni all'alternativa di società, alla ricostruzione
di una sinistra antiliberista, anticapitalista e
antipatriarcale, radicata in uomini e donne in carne ed
ossa.
Questo per noi vuol dire oggi essere comunisti/e. Ne abbiamo
bisogno, pena un vero e proprio oscuramento di civiltà.
*Direzione nazionale PRC
**Comitato Politico Nazionale PRC
(www.aprileonline.info 26 maggio 2010)
Comunicato stampa della
Federazione della Sinistra
Piemonte
Oggetto: “Vergogna: Giunta Cota: primo
atto, tagliare sostegno a cassaintegrati”
PRESIDIO MARTEDI’ 25 maggio 2010 DALLE
ORE 10 FRONTE CONSIGLIO REGIONALE
“Cota
e compagnia hanno immediatamente mostrato il loro vero volto annunciando che
aboliranno il sostegno al reddito per i lavoratori in cassa integrazione, i
lavoratori in mobilità e i precari che la Regione eroga da tre anni e di cui
hanno beneficiato finora molte migliaia di famiglie.
Stiamo parlando di un aiuto
economico di circa 2500 euro per tutti quei lavoratori piemontesi i cui
redditi familiari non superano i 13 mila euro ISEE, dunque famiglie in
difficoltà a pagare le bollette, gli affitti, insomma a fare fronte ai
normali impegni economici che gravano su ogni famiglia a seguito della messa
in cassa o in mobilità del lavoratore.
E’ una autentica vergogna
colpire così pesantemente famiglie di lavoratori in difficoltà togliendogli
anche quel piccolo sostegno al reddito.
E’ vero quello che dice il
vicepresidente Roberto Rosso quando afferma che quella misura di sostegno al
reddito è stata voluta fortemente da noi comunisti nella scorsa legislatura.
Siamo fieri di rivendicarla e
ci batteremo da subito per impedire che venga cancellata dalla Lega e dalla
PDL al governo della Regione.
Avviamo la mobilitazione
MARTEDI’ 25/5/2010 dalle ore 10 con un presidio di protesta davanti al
consiglio regionale in Via Alfieri 15.
Federazione della Sinistra – Piemonte
Vincenzo Chieppa, Segretario Regionale PDCI
Mao Calliano, Segretario Provinciale PDCI
Armando Petrini, Segretario Regionale PRC
Renato Patrito, Segretario Provinciale PRC
Fulvio Perini, Coordinatore Regionale Lavoro e
Solidarità