L'intervento
di Gianpaolo Patta, sul Manifesto del 20 maggio,
rappresenta un lucido e interessante contributo a fare
chiarezza sulla Federazione della Sinistra che intende
celebrare "entro l'anno" il suo congresso fondativo. Patta
sostanzialmente, se possiamo permetterci una sintesi,
afferma che la Federazione ha fatto poca strada, non ha
acquistato un radicamento nei territori e nei luoghi di
lavoro, resta un luogo di spinte e controspinte competitive,
rischia di non dare alcun contributo alle lotte, necessarie
soprattutto nella fase politica che ci aspetta.
E' difficile sostenere il contrario rispetto a queste affermazioni di buon senso. Infatti noi riteniamo che, così come è stata concepita, la Federazione rischia di essere la sommatoria delle forze che la compongono (due più due) e di non incontrare né passioni né speranze della "sinistra dispersa" . D'altronde, notiamo con amarezza che anche il suo obiettivo dichiarato parla poco di alternativa e mira più ad una ricomposizione di forze di sinistra, che rischia di essere una semplice aggregazione.
Patta suggerisce come rimedio una unità solida, che comporterebbe inevitabilmente (e giustamente dal suo punto di vista) un percorso di "congelamento dell'attività e del tesseramento delle singole forze che compongono" la Federazione. La quale Federazione, così compattata, deve chiarire la propria disponibilità a far parte di un ricostituendo centrosinistra (chiediamo scusa per la rozza banalizzazione) per battere Berlusconi.
Questo si chiama parlar chiaro: Ci si
dirà, a questo punto, che quella di Patta è una dell'ipotesi
che vivono nel Consiglio nazionale della Federazione, ma...
ci chiediamo:
- si farà un congresso con opzioni contrapposte per mettere
in minoranza Patta e coloro che la pensano come lui?
Assurdo, visto che una Federazione dovrebbe procedere con
idee e modalità condivise. Noi perciò temiamo che si trovi
un accordicchio che dovrebbe servire a una rassicurazione di
facciata ai compagni e alle compagne che il PRC rimane "per
l'oggi e per il domani", ma in realtà lavora a preparare una
progressiva inutilità organizzativa, politica e culturale,
del partito. Magari tirando in ballo a sproposito il modello
della Linke.
- Stiamo rivivendo, parliamo a titolo
personale, la vicenda dell'Arcobaleno che schiacciò il
percorso di costruzione della Sinistra Europea, in cui
Rifondazione Comunista si metteva in discussione, ma, nello
stesso tempo, si rafforzava come progetto di alternativa di
società.
Il flop elettorale disperse l'Arcobaleno, ma evidentemente
non le istanze moderate e disperate. Noi invece pensiamo che
il progetto della Rifondazione Comunista possa e debba
essere ancora esplorato e praticato, a condizione che ci si
ponga l'obiettivo di concorrere con movimenti ed
associazioni all'alternativa di società, alla ricostruzione
di una sinistra antiliberista, anticapitalista e
antipatriarcale, radicata in uomini e donne in carne ed
ossa.
Questo per noi vuol dire oggi essere comunisti/e. Ne abbiamo
bisogno, pena un vero e proprio oscuramento di civiltà.
*Direzione nazionale PRC
**Comitato Politico Nazionale PRC














