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 "Ogni giovane che sente quanto sia pesante il fardello della sua schiavitù di classe, deve compiere l'atto iniziale della sua liberazione iscrivendosi alla Federazione Giovanile Comunista Italiana". Antonio Gramsci

Ce n'est qu'un début continuons le combat!

Intervista a Camilla Vallejo

- Michele Trotta – 13 Febbraio 2012 – Un tour per diverse città dell’Europa a raccontare la mobilitazione degli operai e degli studenti cileni che da mesi protestano contro le politiche del presidente conservatore Pinera.

Camilla Vallejo, Carol Cariola e Jorge Murua sanno bene come si organizza una protesta di massa. Sono loro i simboli della più forte mobilitazione di piazza dalla fine dell’era Pinochet ed insieme ne rappresentano le tre diverse componenti: Camilla è vice-presidente della FECH – federazione degli studenti del Cile –, Carol coordinatrice della gioventù comunista cilena e Jorge Murua tra i più giovani dirigenti del sindacato CUT. Tutti e tre giovanissimi e orgogliosamente comunisti.

La protesta degli studenti cileni è balzata alla ribalta delle cronache nell’estate 2011 quando in pochi mesi sono scese in piazza più volte migliaia di giovani in tutte le maggiori città del paese. In un momento in cui l’eco della primavera araba faceva il giro del mondo, ha destato scalpore la reiterazione e la caparbietà con cui un movimento partito in sordina, in un paese poco propenso alle dimostrazioni di piazza, riusciva a conquistare le simpatie dell’opinione pubblica e a imporre un lungo confronto avanzato su temi sociali ad un governo conservatore come quello di Pinera. La capacità di creare un’ampia convergenza anche con le istanze dei lavoratori – specie gli operai delle miniere di rame – e degli ambientalisti ha fatto degli “indignados cileni” uno dei più forti movimenti studenteschi degli ultimi anni.

Da sabato i tre giovani sono a Roma, dove hanno partecipato a diverse iniziative tra cui quella organizzata dalla Fgci e e dai Giovani Comunisti. Nell’occasione di questo soggiorno noi di Articolotre abbiamo scambiato due chiacchiere con Camilla Vallejo, la pasionaria 24enne conosciuta come il leader carismatico della mobilitazione cilena.

Quando le chiedi del suo paese, Camilla non nasconde un po’ di emozione. – L’esperienza reazionaria e golpista del regime di Pinochet ha segnato più d’una generazione e continua a farlo ancora oggi: l’istruzione pubblica non è stata riformata e la carta costituzionale oggi in vigore è frutto della dittatura militare. Poco è cambiato dalla caduta del regime, il processo di democratizzazione compiuto negli anni post-Pinochet secondo una politica di concertazione non ha segnato una vera discontinuità con il passato. Così le aspettative delle giovani generazioni sono state tradite. La mobilitazione del 2011 affonda le sue radici in questo disagio accumulatosi negli anni – così esordisce nello spiegare dove nasce la protesta degli studenti.

Nel rifiutare il ruolo di leader ed icona della protesta degli indignati cileni addossatole da gran parte della stampa mondiale, Camilla osserva: – In Cile esiste una situazione di evidente negazione di qualsiasi spazio democratico, nonostante il nostro paese sia considerato una democrazia. Questo è il frutto dell’incapacità politica di adottare interventi, soprattutto in materia di istruzione. Il modello neoliberista, nel presentare un predominio delle classi più agiate, agisce su più livelli investendo i diritti dei lavoratori, i diritti degli studenti, e creando anche importanti danni ambientali. Col tempo abbiamo capito che di fronte a questo sistema non possiamo soltanto indignarci ma occorre lottare per conquistare i nostri diritti. Bisogna partire da un’analisi condivisa e cercare di costruire le basi sociali per un’alternativa politica che operi anzitutto sul piano culturale.

E nella sua analisi Camilla Vallejo è sicura: – il problema del Cile? E’ lo stesso che affligge l’economia mondiale, i liberisti hanno fallito -. Le basi sono quelle di un’analisi della situazione socio-economica in chiave marxista, le ricette in linea con quelle della sua formazione politica di appartenenza, il partito comunista cileno. Senza paura di esibire una terminologia vetero e desueta la studentessa, coadiuvata dagli altri due giovani colleghi, espone con chiarezza il momento cileno e le prospettive della mobilitazione studentesca. – In Cile il problema dell’accesso all’istruzione assume proporzioni drammatiche. Abbiamo ereditato dalla dittatura di Pinochet un sistema scolastico fortemente orientato verso una dipendenza dalle logiche di mercato. Non c’è grossa differenza fra scuola pubblica e scuola privata. Il 60% dell’educazione elementare e media è privata, mentre più dell’80% dell’educazione superiore non è in mano pubblica. Meno del 4% del pil è destinato agli investimenti nella scuola, e le spese dell’istruzione sono coperte dallo stato solo per il 20% del loro totale. Il risultato è che in Cile le famiglie pagano tasse tra i 4 e gli 8mila euro l’anno per garantire l’istruzione ai giovani; molte sono costrette ad indebitarsi e alla fine a restituire un ammontare di denaro quattro volte superiore al valore nominale del prestito ricevuto.  Questo sistema ha prodotto una profonda segmentazione socioeducativa che riflette la stratificazione sociale e approfondisce le differenze fra i ceti della popolazione -.

Qualche tempo fa il presidente Pinera affermava in un’intervista di considerare l’istruzione come un bene di consumo. Camilla la pensa così: – bisogna cambiare paradigma, non si può pensare al sapere come a un bene di mercato, bensì esso deve essere considerato come diritto sociale. Per fare ciò occorre un cambiamento anzitutto culturale. Ma è molto difficile. Perché una istruzione sostanzialmente privata fa comodo a chi vuol conservare le disuguaglianze. Il sapere libero è un pericoloso nemico interno per le classi dominanti; perché genera pensiero critico e organizzazione.
Noi con il nostro movimento abbiamo ottenuto una parziale vittoria. Sul piano delle riforme le proposte del governo hanno rappresentato dei passi indietro, mentre dove abbiamo vinto è sul piano culturale. Noi chiediamo che le garanzie della qualità dell’istruzione pubblica e delle pari possibilità di accesso alla stessa diventino un valore costituzionale. Chiediamo quindi che questi valori abbiano riconoscimento sostanziale -.

Uno dei punti forti del movimento cileno è stata la convergenza con le proteste dei lavoratori e degli ambientalisti. – In Cile c’è bisogno di grandi cambiamenti politici ed economici. E per fare ciò abbiamo capito di dover sviluppare un’analisi condivisa tra studenti e lavoratori. Così, con le assemblee comuni e le manifestazioni in piazza ci siamo conosciuti ed amalgamati, abbiamo sconfitto i violenti e abbiamo reso le nostre istanze maggioritarie. Solo in questo modo è possibile costruire un’alternativa politica e culturale che sia in grado di produrre importanti cambiamenti. Di fronte al modello neoliberale dove non c’è lo stato noi frapponiamo un modello di stato sociale -.

Parole che sembrano sposarsi con la situazione in Italia dove grande è l’esigenza di rilancio delle lotte sul piano dei diritti civili, sociali e dei lavoratori; eppure quanta difficoltà nel nostro paese sul piano teorico e di conquista del consenso. Complice – forse – la maggiore evidenza con cui in un paese come il Cile si manifestano le profonde disuguaglianze sociali, quel che colpisce di questi giovani cileni è la semplicità con cui descrivono le dinamiche che caratterizzano il contesto in cui noi tutti viviamo. Termini come la coscienza o lotta di classe, il proletariato, la dialettica, così come i problemi del capitalismo e l’alternativa credibile e possibile del comunismo, diventano quanto mai attuali riacquistando immediatamente una dimensione storica qui in Italia troppo spesso negata. (www.articolotre.it 13 febbraio 2012)

 

Fornero e Balduzzi non siete i benvenuti!

di Ivano Osella, Segreteria Nazionale FGCI e Coordinatore Provinciale FGCI Torino

 torino bandiereQuesta mattina la Fgci e il PdCI di Torino hanno partecipato alla manifestazione contro i ministri Fornero e Balduzzi, invitati dall'Università degli Studi di Torino per inaugurare il nuovo anno accademico. Era invitato anche il ministro Profumo che, sentendo nell'aria la possibilità di mobilitazioni e proteste, ha preferito non venire. Alle ore 8,30 di stamattina siamo arrivati nella piazza davanti al Conservatorio "Giuseppe Verdi" dove si sarebbe tenuta la cerimonia, ma poco dopo le forze dell'ordine hanno bloccato la stessa piazza non lasciando che gli studenti e gli altri manifestanti si avvicinassero. Abbiamo dunque deciso di raggiungere il presidio fuori dalla piazza in quanto questa divisione imposta dalle forze dell'ordine non aveva altra finalità che non dividere le forze di chi protestava. Dal presidio è partito un corteo per le vie del centro, ma la polizia ci ha caricati per ben due volte, manganellando le studentesse e gli studenti inermi. Nonostante queste azioni di forza il corteo è arrivato comunque a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche.
Questa giornata di mobilitazione è stata convocata in generale contro il governo tecnico che, con la scusa della crisi, sta facendo passare qualsiasi tipo di riforma di distruzione dello stato sociale: i ministri presenti oggi sono infatti il simbolo di tutto ciò: la Fornero infatti rappresenta la fine delle tutele sociali dei lavoratori, con la riforma delle pensioni prima e con quella dell'articolo 18 ora, mentre Balduzzi è il simbolo dell'americanizzazione del sistema sanitario, ossia della fine della sanità garantita per tutti. Profumo, invece, l'ex rettore del Politecnico di Torino, è stato la mente dell'aziendalizzazione del sistema universitario italiano, punto cardine della Riforma Gelmini.
Oltre a voler imporre dunque riforme pesantissime, i "tecnici" non accettano nemmeno le contestazioni e, come successo stamattina a Torino, usano le forze dell'ordine per impedire le proteste: tutto dovrebbe essere accettato e tutti noi dovremmo essere disposti a fare i sacrifici per il bene del paese. Tutto ciò noi non lo possiamo accettare! Non possiamo tollerare che banchieri e padroni vengano salvati mentre alla nostra generazione si tolgono le prospettive e ai lavoratori vengono tolti i diritti! Per questi motivi stamattina eravamo in piazza e sempre per questi motivi la Fgci deve lavorare per la costruzione di una protesta reale e di classe contro il govenro dei tecnocrati della BCE. (www.mar21.it 7 febbraio 2012)

 

 

I giovani in assemblea per il futuro dell'Italia

 

 

a cura dell'Esecutivo nazionale FGCI


Questo fine settimana a Napoli si svolgerà l’assemblea organizzativa nazionale della Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani. Oltre cento compagni e compagne di tutta Italia, delegati dalle loro regioni, impegneranno il sabato e la domenica per una discussione approfondita sull’attuale fase politica e sociale ma in particolare sui molti problemi che le nuove generazioni e tutto il paese affrontano.


Il cambio di governo (che purtroppo non coincide con la fine del blocco di potere che ha sorretto Berlusconi) è stato un avvenimento importante che però non ha mutato la sostanza dell’impoverimento generale delle classi lavoratrici e dell’aggressione ai diritti sociali che negli ultimi venti anni, con particolare gravità durante la crisi, è stato uno dei paradigmi dominanti.


La disoccupazione giovanile sfiora il 30%, mentre assistiamo al lento ma progressivo deterioramento del sistema dell’istruzione e della ricerca. Inoltre il nostro paese sta subendo ormai da anni un fortissimo attacco al lavoro con l’esplosione del precariato come fenomeno di massa, un attacco ai diritti basilari come l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. In aggiunta vi è una forte crisi delle organizzazioni politiche progressiste che subiscono l’affermazione sempre più pesante dell’ideologia individualista che dilaga nell’imbarbarimento civile e produce un’ondata di razzismo, sessismo e omofobia. Sono queste le principali cause che mettono a serio pericolo i lavoratori, i giovani e la democrazia italiana.


Questo è sempre meno il paese in cui vogliamo vivere, in cui vogliamo sviluppare le nostre ambizioni personali e collettive e in cui fare un serio investimento per il futuro. La società che vogliamo costruire è ben diversa.


Per questo coglieremo l’occasione per fare il punto sui nostri molti fronti di lotta: quello dei saperi, che ci ha visto coerentemente parte del movimento, fin da “l’onda” del 2008, impegnati perché le vertenze degli studenti si unissero a quelle dei lavoratori. Quello contro la precarietà, che negli anni ha segnato molte tappe importanti, grazie alle mobilitazioni della CGIL, ai precari de“Il nostro tempo è adesso”, al lavoro per elaborare un nuovo welfare che non escluda nessuno.


Quello della pace, contro le inutili e dannose spese militari e contro le nuove guerre imperialiste che si stanno preparando. Quello dell’antifascismo, oggi ancora più evidente dai casi sempre più numerosi di violenza a sfondo razzista, sessista o politico contro compagni e militanti di sinistra.


Ma non solo. La nostra organizzazione in questa fase difficile, durissima, è riuscita a tenere la posizione, a resistere agli urti dello sconforto di fronte alle molte avversità e alle difficoltà materiali e ha continuato a lottare. Nonostante tutto giovani compagni e compagne sono rimasti uniti in tutta Italia condividendo ancora l’ambizione di provare a cambiare le cose, consapevoli che di fronte agli attacchi che le classi dominanti, la destra al governo, le grandi istituzioni capitalistiche che con questa crisi hanno commissariato la politica, possono essere affrontati solo con l’unità.

 

Tutto ciò è già molto ma non ci può bastare

 

Da Napoli in poi ci prepareremo ad una grande sfida, per la quale dobbiamo chiamare all’appello tutti i giovani e le giovani che ancora non hanno incrociato la nostra organizzazione: la battaglia contro l’aggressione al nostro futuro, proseguita anche dal nuovo governo Monti, che rischia di passare dalla annunciata (cosiddetta) riforma del mercato del lavoro.


Una battaglia contro quei potenti che ci usano a pretesto dei loro interessi calandoci in una fasulla guerra generazionale, in cui la nostra mancanza di diritti e prospettive viene imputata ai diritti di chi ci ha preceduto. Una falsità che dobbiamo combattere con asprezza e dobbiamo smascherare di fronte a tutti coloro che spartiscono i nostri stessi bisogni e ambizioni.

 

Una battaglia per disegnare assieme il paese che vogliamo, che faccia uguaglianza non livellando verso il basso i diritti ma dandoli a tutti, che potremmo condurre solo facendo il nostro dovere, come lo fecero coloro che con anni di lotte e sacrifici ottennero lo Statuto del Lavoratori, i diritti civili, l’avanzata della democrazia nel solco del mandato Costituzionale.


La nostra generazione può occupare il posto che le spetta solo se saremo capaci di convincere della giustezza e della necessità di una lotta unitaria e organizzata, profondamente politica, che parli a tutta la popolazione di uguaglianza e sviluppo. Questo è l’impeto che ancora ci muove e ci fa sentire non già dei reduci di una storia passata ma dei comunisti di oggi, di questo mondo, che lottano per il cambiamento.

 

LEGGI IL PROGRAMMA DELL'ASSEMBLEA

LEGGI IL DOCUMENTO POLITICO

 

 

Comunicato stampa

 

EDISU: PDCI TORINO, LA LOTTA DEI BORSISTI E' LA NOSTRA LOTTA


"Privare della borsa di studio 12.000 studenti è vergognoso e inaccettabile" sostiene Ivano Osella, responsabile provinciale scuola del Pdci, "Noi dei comunisti italiani abbiamo voluto partecipare al presidio di fronte al Consiglio regionale proprio per mostrare la nostra vicinanza a tutti i ragazzi colpiti da questa ennesima ingiustizia",continua Osella, "Non trovare una decina di milioni di euro per garantire il diritto allo studio è una scelta politica di cui Cota sarà chiamato a rispondere di fronte ai cittadini piemontesi"aggiunge,"I borsisti comunque sappiano che non sono soli, e che la loro lotta è anche la nostra." conclude.Cordiali saluti.

Torino 6 dicembre 2011

Ivano Osella, responsabile provinciale FGCI Torino

 

Corteo a  Milano

 

 

 

 

Corteo a  Torino

 

 

 

 

 

 Il 4 novembre 2011 ore 9,30  da Piazza Arbarello - Torino - corteo studenti

 

Comunicato stampa Fgci Torino

Edisu: Fgci. E' facilissimo reperire i fondi mancanti per le borse di studio


"E' facilissimo reperire i fondi mancanti per coprire tutte le richieste di borse di studio" - dichiara Ivano Osella, coordinatore provinciale FGCI Torino - "basta semplicemente non fare la TAV e reindirizzare i finanziamenti dove realmente servono." "Se, come dichiara il sindacato di polizia, mantenere la militarizzazione del cantiere costa svariate migliaia di euro al giorno, allora" - conclude - sarebbe sufficiente non avviare i lavori a Chiomonte, smantellare l'area e iniziare finalmente ad utilizzare le risorse pubbliche per i servizi necessari e non per costruire opere dannose e inutili"

Torino, 18 ottobre 2011

 

Popoli d'Europa, ribellatevi!

                                                                                     

 

di Ivano Osella, Coordinatore FGCI Torino

su l'Ernesto Online del 12/09/2011

Nella giornata di domenica 11 settembre, la Federazione Giovanile Comunisti Italiani di Torino è salita sulla cupola della basilica di Superga per esporre uno striscione con scritto “Peoples of Europe, Rise Up!”.
Quest’iniziativa é stata fatta innanzitutto per rilanciare l’appello dei compagni del KKE che, un anno fa, esposero questo stesso striscione sull’Acropoli di Atene, invitando tutti i popoli europei a ribellarsi al governo della BCE e della finanza di Francoforte.
La situazione italiana attuale è molta simile infatti a quella greca e per questo la FGCI ha voluto ricollegarsi idealmente a quell’iniziativa e rilanciarne il significato: stiamo infatti attraversando una crisi economico-finanziaria che sta rischiando di portare il nostro paese alla bancarotta ed, essendo nell’area euro, la nostra politica interna è totalmente subordinata alle decisioni prese dalla “locomotiva tedesca” e dai suoi “banchieri”. Ovviamente quindi anche le ricette anti-crisi che si vogliono applicare nella manovra di Bossi, Berlusconi e Tremonti, rispecchiano la logica iper-liberista di quelle adottate in Grecia un anno fa: liberalizzazioni, aumento dell’età pensionabile, taglio drastico alla spesa pubblica, libertà di licenziamento.
Proprio Atene però dovrebbe aver dimostrato che questa formula non è stata in grado di far uscire il paese dal ciclo speculativo in cui era finito, in quanto, a distanza di più di un anno, l’economia greca non è affatto “ripartita” e si stanno continuando a fare tagli indiscriminati a ciò che resta dello stato sociale.
Se la risposta greca sono state grandissime mobilitazioni di massa guidate dal partito comunista, il KKE, e dal sindacato di classe, il PAME, in Italia, almeno per ora, non si è ancora avviata una fase di protesta organizzata capillarmente: c’è stato sì lo sciopero generale, indetto il 6 settembre sia dalla CGIL che dal sindacalismo di base, ma questa giornata non sembra aver rappresentato ancora l’inizio di un periodo di mobilitazioni atte a fermare la manovra economica. Lo striscione a Superga vuole invece proprio indicare questo: lanciare una fase lunga di proteste e manifestazioni di massa che portino a bloccare il paese attraverso altri scioperi generali e altre manifestazioni di piazza, in modo da poter dare una forte espressione alla contrarietà dei lavoratori e delle lavoratrici alle decisioni prese dai banchieri/speculatori di Francoforte e del Lussemburgo e poter ricostruire quella coscienza di classe che, a partire dagli anni ’80, è stata così duramente intaccata.
Tocca dunque a noi comunisti, sebbene stiamo attraversando uno dei periodi più difficili della nostra storia, porci alla testa di queste mobilitazioni di massa che devono venire costruite nel nostro paese, con l’auspicio che anche nel resto dell’Europa l’appello lanciato dai compagni del KKE sull’Acropoli venga recepito e rilanciato con forza.
 

 

 

 

Quel che fanno i comunisti

 

di Marco Mura*

Spesso sento critiche, anche molto forti, verso i comunisti.
In teoria si dovrebbe criticare qualcuno in base a quello che fa. Quindi – ho pensato – visti i numerosi attacchi, avranno sicuramente fatto qualcosa di grave.
Allora ho voluto capire meglio il perché di queste critiche e ho provato a controllare sul sito della Camera dei Deputati le proposte di legge fatte dal Partito dei Comunisti Italiani.
Tra le cose fatte da quei "pericolosi" e "sovversivi" del PdCI, ne ho trovate alcune veramente interessanti. Si passa da proposte che mirano alla tutela dei lavoratori (per esempio la stabilizzazione dei precari del pubblico impiego, il ripristino della “scala mobile” per tornare ad avere salari in grado di reggere i colpi del caro vita, il superamento del lavoro precario) a quelle di tutela per i disabili, gli anziani, le donne. Norme contro le discriminazioni e per l'uguaglianza, disposizioni per la riduzione dei costi della politica (come la riduzione degli stipendi parlamentari a 5.000 euro e la soppressione delle province) e interventi da attuare per il diritto alla casa.
Non mancano proposte di legge per un tema molto importante: l'istruzione. Infatti vi è una proposta, di cui è primo firmatario il segretario Oliviero Diliberto, che innalza l'obbligo scolastico a diciotto anni e rende l'istruzione gratuita.
Un'altra proposta di legge – affossata in fase di votazione anche dall'IdV – prevedeva l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova del 2001.
Dopo aver letto tutti questi disegni di legge, una mia convinzione si è rafforzata: i comunisti sono utili a questo Paese e la loro assenza nel Parlamento italiano si sente sempre più.
Nell'elenco che segue, vi sono solo alcune delle proposte di legge fatte dal gruppo parlamentare dei Comunisti Italiani alla Camera dei Deputati durante la XV legislatura (aprile 2006 – aprile 2008).
Chi fosse interessato ad approfondimenti, può controllare le attività svolte dai deputati PdCI collegandosi al sito della Camera, nella sezione dedicata al gruppo parlamentare dei Comunisti Italiani.
 
•  Agevolazioni fiscali per favorire la locazione di immobili a uso abitativo;

• Istituzione del Fondo nazionale straordinario per la costruzione, l’acquisizione e la manutenzione di immobili da destinare all’edilizia residenziale pubblica per il triennio 2006-2008;

• Disposizioni per la progressiva immissione in ruolo, nel triennio 2006-2008, del personale assunto a tempo determinato dai Ministeri della salute, dell’ambiente e della tutela del territorio, della giustizia, dei beni e delle attivita` culturali e dell’economia e delle finanze;

• Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle vicende relative ai fatti accaduti a Genova nel luglio 2001 in occasione della riunione del G8 e delle manifestazioni organizzate dal Genoa Social Forum;

• Istituzione di un nuovo meccanismo di indicizzazione automatica delle retribuzioni da lavoro dipendente;

• Disposizioni per il riconoscimento della figura professionale del giornalista libero professionista;

• Piano di interventi integrati per la non autosufficienza;

• Modifica all’articolo 639 del codice penale in materia di deturpamento e imbrattamento di cose altrui con scritte inneggianti al fascismo, al nazismo o all’odio razziale o etnico;

• Estensione dei benefìci previsti dall’articolo 18 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, ai lavoratori stranieri impiegati in condizioni di particolare sfruttamento;

• Istituzione del Fondo di garanzia per la copertura assicurativa in favore degli anziani di eta` superiore a settantacinque anni che svolgono attivita` di volontariato o che partecipano ad attività ricreative e turistiche;

• Disposizioni concernenti l’obbligatorietà e gratuità dell’istruzione fino a 18 anni di età e altre norme per il potenziamento del sistema scolastico;

• Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di cittadinanza;

• Modifica all’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di detraibilità delle spese sostenute per l’acquisto di testi scolastici e di libri;

• Disposizioni per la moralizzazione della politica e la riduzione dei costi degli organi politici e amministrativi;

• Modifiche alla parte seconda della Costituzione. Istituzione dell’Assemblea nazionale e soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro nonche ́ delle province;

• Istituzione della Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie;

• Norme per il superamento del lavoro precario;

• Norme contro le discriminazioni e per l’uguaglianza;

• Disciplina organica degli interventi integrali contro la violenza sulle donne.
 
(Marco Mura è della Federazione giovanile comunista di Alghero) (www.pdci.it 29 luglio 2011)
 

 

 

Decreto Agcom, Fgci Piemonte: censura inaccettabile


"Il decreto dell'Agcom riguardo alla regolamentazione dei diritti d'autore sul web è un obbrobrio inaccettabile. La Fgci di Torino si schiera compatta senza se e senza ma contro la censura in ogni sua forma. Ogni cittadino deve essere libero di poter esprimere le proprie idee, e non sarà per decreto che si potrà mettere il bavaglio all'informazione per celare delle notizie scomode che non si vuole vengano divulgate"
"E' semplicemente ridicolo"- dice Daniele Cardetta, coordinatore regionale della FGCI Piemonte- che nessuno sollevi la questione della salute dell'informazione in Italia. La gente deve sapere che l'Italia si posiziona al quarantesimo posto dopo la Bulgaria e la Corea del Sud nella classifica della libertà dell'informazione, e con questo decreto degno delle peggiori dittature oscurantiste, sicuramente faremo un bel balzo indietro in classifica" "Occorre spiegare con pazienza-conclude-quelle che saranno le implicazioni di questo decreto, il quale se dovesse diventare operativo permetterà a pochi di controllare le informazioni sul web, oscurando e facendo sparire tutto ciò che viene ritenuto lesivo per gli interessi di chi ben conosciamo. Confido nella forza del web e nella voglia di libertà e di informarsi degli italiani"

Daniele Cardetta
Coordinatore regionale FGCI Piemonte 8 luglio 2011
 

 

Su quei monti ci siamo sentiti tutti un po' partigiani

 

La manifestazione del 3 luglio a Chiomonte ha visto un'elevatissima partecipazione popolare nei tre cortei che sono confluiti nell'area della Maddalena: si parla infatti di oltre 70.000 persone, arrivate da tutta Italia. Noi eravamo presenti e abbiamo marciato da Chiomonte e da Exilles insieme al movimento No Tav, pienamente consci dell'importanza di quello che stava accadendo, ossia la lotta per un modello di sviluppo radicalmente diverso, in cui non siano i privilegi di pochi ma i diritti di tutti a prevalere. Questa grandissima manifestazione si è poi divisa in due tronconi permettendo a tutti di scegliere da quale direzione arrivare all'area del cantiere.
Mentre scendevamo dai sentieri nei bellissimi boschi della Val di Susa già si era diffusa la notizia che la baita costruita nel presidio permanente della Maddalena era stata liberata dal corteo partito la mattina da Giaglione.
La situazione che abbiamo trovato avvicinandoci dalla frazione di Ramats al cantiere era però terribile: le forze dell'ordine si erano barricate dentro e sparavano lacrimogeni ad altezza uomo sui manifestanti per non farli nemmeno avvicinare, mentre altri lacrimogeni venivano probabilmente lanciati dentro ai boschi dall'elicottero della polizia che avrebbe dovuto tenere tutto sotto controllo. Alla baita liberata la situazione era forse ancora peggiore: la polizia disposta anche sull'autostrada (che corre ad un centinaio di metri d'altezza sopra ad un viadotto) lanciava pietre e lacrimogeni sopra i manifestanti inermi che si erano fermati molto indietro rispetto a dove c'erano i tentativi di entrare nel cantiere.
Dal lato di Chiomonte l'ingresso al cantiere dalla centrale elettrica era anch'esso presidiato da ingenti forze di polizia. I manifestanti sono stati colpiti, oltre che dai "soliti" lacrimogeni lanciati ad altezza uomo, anche da proiettili di gomma e dagli idranti. Bisogna però considerare che in questo punto era finito il corteo del mattino, qui si erano tenuti i comizi finali e sempre qui erano ancora presenti molte famiglie, donne, bambini, anziani, che sono stati costretti a scappare in fretta e furia da questo violentissimo attacco delle forze dell'ordine.
Il cantiere è stato dunque militarizzato pesantemente e lo Stato ha impiegato ingenti risorse per difendere i guadagni di pochi imprenditori mafiosi e corrotti: da più di vent'anni il Governo non vuole alcun dialogo con la popolazione della Valle, si reprimono le contestazioni con la violenza, non si da alcun peso alle grandi manifestazioni che ci sono state. Però poi ci si lamenta se domenica 3 luglio alla Maddalena ci sono stati durissimi scontri tra manifestanti e polizia? Si inizia a vagheggiare sulla presenza di fantomatici Black Block arrivati da tutta Europa? Si parla addirittura di gruppi estremistici con addestramento para-militare? Se si arriva a certi risultati - certamente non auspicabili a priori - il Governo, invece di accusare, dovrebbe provare a chiedersi quali siano le ragioni per cui si è giunti a ciò, per questo ora non accettiamo che i media parlino soltanto di questi pericolosissimi antagonisti che sarebbero venuti apposta a Chiomonte soltanto per scontrarsi con la polizia.
Dopo la giornata del 3 luglio, noi continueremo a lottare contro la Tav e contro il capitalismo, con ancora più forza e veemenza di prima.
Come disse il comandante partigiano Bluter dopo aver sconfitto i nazisti durante la ritirata in Val di Susa, "NOS MONTAGNES SONT A NOUS", le nostre montagne sono casa nostra. Manifestando tra quei monti e camminando tra quei boschi, ci siamo sentiti tutti un po' partigiani.
 

ORA E SEMPRE RESISTENZA!
ORA E SEMPRE NO TAV!


Ivano Osella
Coordinatore FGCI Torino  4 luglio 2011

 

Tesseramento Fgci 2011

 

Il movimento ha superato la prova più difficile, quella di dare continuità alla giornata del 14 dicembre, fronteggiando da un lato il rischio della repressione del Governo e dall'altra di un fisiologico riflusso.
Questa esperienza straordinaria sta mettendo in luce la drammatica condizione in cui vivono le giovani generazioni in Europa ed in particolare in Italia, strette tra l'impossibilità di realizzare le proprie aspirazioni e una precarietà diventata strutturale. E' un movimento maturo, che ha ben chiaro che la causa della propria condizione risieda nel sistema di sviluppo attuale, che connette le proprie lotte con quelle dei lavoratori e di chi si batte per la difesa dei beni comuni.
Oggi non siamo caduti nella provocazione di chi ha provato, senza riuscirci, a trasformare la rabbia di una generazione a cui è stato tolto il diritto al futuro in un fatto di ordine pubblico. Li abbiamo lasciati soli a presidiare i palazzi del potere, quel Senato in cui ieri si è scritta una delle pagine più brutte della vita parlamentare della Repubblica, e quella Camera in cui qualche deputato acquistato da Berlusconi tiene in vita un Esecutivo chiaramente moribondo.
Dall'inizio dell'anno prossimo è necessario compiere un salto di qualità, proseguire l'opposizione sociale, costruire lo sciopero generale e mettere in campo un profilo programmatico di alternativa a partire dalla piattaforma della Fiom e dalle esperienze sociali che hanno condotto le lotte in questi mesi.
Per quanto ci riguarda, lavoreremo generosamente senza risparmiarci in questa direzione. Mi fa piacere presentare la tessera 2011 della Fgci in un giorno come questo, una tessera che ci accompagnerà lungo la costruzione del soggetto generazionale unitario.
Abbiamo scelto un soggetto coraggioso, una ragazza che lancia un libro aperto da cui escono delle parole, il nostro vocabolario del cambiamento, le ragioni per cui abbiamo deciso di dedicare la nostra vita a questo progetto.
La conoscenza come elemento centrale di emancipazione della nostra generazione, ma anche come risposta al modello Marchionne che baratta i diritti costituzionali con il diritto al lavoro e comprime i salari verso il basso.

Il nostro tesseramento non sarà più, come qualche volta purtroppo è stato in passato, un rito stanco, ma un gesto consapevole della propria condizione e della necessità del riscatto: abbiamo scelto un messaggio forte e una modalità originale, con un omaggio allo street artist del movimento new-global Banksy, simbolo di un'arte e di una generazione radicalmente fuori dagli steccati in cui stanno sempre di più cercando di chiuderci.

Flavio Arzarello - Coordinatore nazionale FGCI - gennaio 2011

 

Studenti, proteste e cariche


di Red.
 

Studenti, proteste e caricheQuesta mattina un gruppo di studenti dell'Università della Sapienza di Roma, circa 50 ragazzi, ha messo a segno un blitz alla sede della Fondazione Roma (fondazione di diritto privato azionista del gruppo bancario Banca di Roma-Unicredit ) di via del Corso. L'iniziativa di protesta coincide con il primo consiglio di amministrazione che si terrà nel pomeriggio con la partecipazione di uno dei tre enti privati previsti dal nuovo statuto.
Gli studenti hanno srotolato uno striscione e distribuito volantini: "Un'azione dimostrativa - spiegano i ragazzi - per protestare contro l'ingresso dei privati nell'università", ma "la polizia ci ha caricato, rincorso per strada e minacciato, portando via almeno sei di noi", denunciano alcuni dei ragazzi che hanno preso parte alla manifestazione.

Gli studenti spiegano infatti, di essere arrivati nella sede della Fondazione Roma "megafonando", con striscioni e volantini, ammettono di aver lanciato un fumogeno, ma sottolineano che la loro voleva essere "solo un'azione dimostrativa" e tutto si è svolto in una manciata di minuti ma "la guardia giurata all'ingresso della Fondazione - raccontano sempre i ragazzi - ha reagito con violenza, ci ha messo le mani addosso, facendoci arretrare, e così si è sfondata la vetrina dell'ingresso. Poi ha chiamato la polizia".

Dopo il blitz, quindi, i ragazzi si sono sparpagliati, e "siamo andati a San Silvestro per prendere gli autobus per tornare a casa o in facoltà - racconta una delle ragazze che ha partecipato alla protesta - quando sono arrivate due camionette della polizia, sono scesi agenti in tenuta antisommossa e hanno iniziato a riconcorrerci. Ci hanno messo le mani addosso, abbiamo preso delle manganellate e ci hanno anche minacciato".

"Stavamo andando agli autobus di piazza San Silvestro quando è arrivata una prima camionetta e poi una seconda...", le fa eco un altro studente. " C'è stato un tentativo di scappare, chi è rimasto dietro si è preso manganellate, calci, pugni ed è stato fermato. Abbiamo chiesto i motivi, visto che stavamo andando via, ci hanno risposto: 'Così imparate a comportarvi'. Era palese che ci volevano far pagare le manifestazioni di questi giorni".

La Questura di Roma smentisce categoricamente l'utilizzo della forza durante il blitz degli studenti: "Non c'è stato nessun utilizzo della forza, solo un intervento che ha consentito di fermare 12 studenti che si allontanavano", spiega San Vitale. Secondo la ricostruzione della polizia questa mattina alle 11.20 il gruppo di studenti ha cercato di entrare nella sede della Fondazione Roma di via Minghetti. La guarda giurata ha chiuso la porta - prosegue la polizia - e gli studenti hanno forzato il blocco tanto che la vetrina dell'ingresso si è rotta. Poi gli studenti si sono allontanati per le vie limitrofe, ma 12 di loro sono stati fermati dagli agenti intervenuti. Le loro posizioni sono al vaglio anche in merito all'ipotesi di danneggiamento. Durante l'intervento un agente è rimasto ferito ad una mano.

Sterco e cartelli sotto casa della Gelmini 
Non solo Roma. Nella notte tra lunedì e martedì un gruppo di studenti bergamaschi ha scaricato un secchio di letame di fronte alla casa del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini a Bergamo alta. Sul mucchio di letame è stato piantato un cartello con scritto, in dialetto locale: "Ddl e Gelmini an ve caga ados". Il sito bergamonews.it ha quindi riportato la nota diramata dagli studenti autori del gesto: "La città di Bergamo ospita nella sua roccaforte alta il ministro più amato da tutti gli studenti d'Italia. Questa notte gli studenti bergamaschi hanno violato questa roccaforte e scaricato davanti a casa Gelmini la 'naturale' reazione alla sua riforma".
E ancora: "EnteroGelmini: la riforma che fa c... Studenti italiani sofferenti a causa dei vari virus Berlinguer, Moratti, Fioroni che infettano il sistema scolastico da anni a questa parte? Non più, la nuova riforma Gelmini ti fa ritrovare lo stimolo perduto; leggendo i decreti che compongono la riforma, all'istante ritroverete il vostro giusto equilibrio intestinale.
Per ringraziare di questo rinnovato stimolo, gli studenti italiani hanno recapitato il frutto maleodorante della nuova riforma di fronte alla casa del ministro. Avvertenze d'uso: potrebbe causare gravi tagli intestinali e conati di precariato". (www.paneacqua.eu 8 dicembre 2010)


 

DDL Gelmini: la Fgci di Torino blocca il Rondò della Forca

 

     

 

DDL Gelmini: proteste in tutto il Paese

 

Occupazioni e autogestioni di licei in mezza Italia, da nord a sud. Scontri a Roma a causa di un corteo di studenti universitari che tentano di fare irruzione all’interno di Palazzo Madama. Sit in di protesta davanti a Montecitorio. Docenti e ricercatori che salgono sui tetti della Sapienza. Torino che si ritrova invasa da studenti pronti a bloccare la città. La Cgil che manifesta a fianco di un  movimento studentesco che minaccia di continuare la protesta ad oltranza.
Questo Paese, nelle ultime ore, si è finito di svegliare dall’ incubo berlusconiano. C’è in tutta Italia un’opposizione sociale furibonda ma consapevole che contrasta, strada per strada, aula per aula, le politiche economiche di questo infausto governo, i tagli indiscriminati alla pubblica istruzione, e si oppone agli esiti disastrosi che ciò avrà per il destino di un paese già martoriato da quella piaga chiamata precarietà. Il governo è sull’orlo del precipizio e noi gli stiamo dando la spinta necessaria perché cada.

Gian Piero Cesario
Responsabile Nazionale Scuola FGCI 27 novembre 2010
 

 

Ottima partecipazione studentesca al corteo di stamattina

 
 Comunicato stampa di Ivano Osella Coordinatore Provinciale FGCI Torino

Questa mattina tutta la città di Torino è stata invasa da migliaia e migliaia di studenti docenti e ricercatori per protestare contro la riforma Gelmini e i tagli di Tremonti. I cortei degli studenti medi, del mondo dell'università e dei docenti  hanno sfilato per le vie centrali della città bloccando i punti nevralgici e simbolici. I 2 cortei sono terminati poi nell'occupazione di Palazzo Campana e della stazione di Porta Nuova dove la rabbia crescente per i tagli alla scuola ha espresso il suo apice. L'occupazione della stazione è stata pacifica e non ci sono stati momenti di elevata tensione. La Federazione Giovanile Comunisti Italiani di Torino (PdCI-Fds), oltre ad essere stata presente nel corteo degli studenti e ad aver contribuito nei giorni scorsi alla costruzione delle occupazioni e alla mobilitazione stessa, ritiene che la grandissima partecipazione di stamattina sia la dimostrazione che qualcosa nel paese sta cambiando, che non è più accettabile la situazione di precarietà in cui viviamo e che si sta diffondendo una coscienza propositiva per modificare lo stato di cose presenti, sia nel mondo della scuola come in quello del lavoro. 17 novembre 2010

 

 
 

Riceviamo e pubblichiamo dalla Fgci di Torino

 

Care compagne e cari compagni,

 

vista la fase politica complicata vorrei provare con queste poche righe a dare un contributo alla discussione in corso.

Innanzitutto io credo che mai più che ora sia necessaria la costruzione di un unico partito comunista, che superi le vecchie divisioni e fratture e ridia forza, credibilità e quindi consenso, all’analisi marxista.

Questo autunno di lotte sociali ha visto e continua a vedere una forte presenza dei comunisti nelle mobilitazioni, presenza sia in piazza sia nell’organizzazione di queste. Partecipiamo caratterizzandoci con i nostri contenuti, con le nostre bandiere e i nostri simboli mentre la nostra dignità politica viene riconosciuta anche da quelle componenti del movimento che negli scorsi anni si sono contrapposte in ogni modo ai comunisti. Siamo stati presenti nelle grandi manifestazioni del mondo della scuola (penso all’8 ottobre) e in quelle del mondo del lavoro (penso il 9 ottobre a Torino e il 16 ottobre a Roma) e continueremo ad esserlo ad esempio lavorando fin da ora per costruire la massima partecipazione studentesca alla Giornata Mondiale per il Diritto allo Studio, il prossimo 17 novembre. Lavoreremo anche e soprattutto nell’ottica di ricostruire la coscienza di classe andata distrutta in questo paese dopo le sconfitte subite dalla classe operaia a partire dagli anni ’80. Sicuramente questo sarà il compito più arduo che ci spetta ma le mobilitazioni di questo autunno di lotte stanno creando tutte le basi ad un risveglio di coscienza che fino a poco tempo fa sembrava impossibile.

L’onda lunga della crisi economica sta ulteriormente dimostrando la necessità di ricostruire un forte partito di classe, ovviamente comunista, che sappia rappresentare i bisogni delle masse di proletariato crescente nel paese. Scusate se uso parole “antiche” ma ritengo che le condizioni economiche internazionali le rendano attuali. Basti vedere cosa sta succedendo nel resto della liberalissima Unione Europea: in Grecia, come in Francia, le forze politiche e sindacali, comuniste e di classe, hanno saputo favorire le lotte e coordinarle in ogni loro livello sociale, mi spiego meglio, hanno saputo unire le rivendicazioni dei lavoratori alle battaglie degli studenti, alla difesa dei diritti acquisiti, alla tutela della stato sociale. Purtroppo in Italia i comunisti non sono ancora adeguati ad essere il perno centrale delle lotte di classe, pur, come dicevo prima, essendo sempre più radicati all’interno di esse.

Principalmente per questi motivi io ritengo che la costruzione di un unico partito comunista sia oggi più che necessaria e che anzi occorra velocizzare il processo per evitare di perdere ulteriore tempo.

La Federazione della Sinistra terrà il suo primo congresso nazionale il 20 e 21 novembre prossimi: questa struttura è sicuramente il primo passo di unificazione di alcune tra le più importanti forze politiche della sinistra italiana che ritengono necessario il superamento del capitalismo, ma ad oggi è poco più che un contenitore che funge da cartello elettorale. La Fds potrà diventare un utile strumento di confronto per costruire la coscienza e la lotta di classe in Italia ma solo a condizione che si ricostruisca un unico partito comunista.

Io auspico quindi che venga dato nuovo vigore alla linea del nostro partito e che il congresso che si terrà l’anno prossimo lanci, come il segretario nazionale Diliberto ha più volte sostenuto, il processo unificativo. La necessità di ciò è data anche dal fatto che la manifestazione nazionale della FIOM dello scorso 16 ottobre ha lanciato degli importanti temi politici con cui non ci possiamo non confrontare. Il più grande sindacato dei metalmeccanici, classe sociale rivoluzionaria per eccellenza nell’analisi marxista, non ha al momento alcuna rappresentanza politica è né il PdCI da solo, né l’Fds né tantomeno il PRC o Sel si possono candidare a questo difficile scopo.

E’ dunque necessario che si avvii al più presto il processo unificativo dei comunisti, in modo da ricostruire un unico partito comunista che aggiorni la propria analisi della società, il marxismo-leninismo è a mio avviso un modello più che valido di analisi ma non lo si può più prendere come assunto , bensì è necessario declinarlo nelle trasformazioni economiche e sociali in corso. E’ necessario che le compagne e i compagni tornino a studiare e a capire la realtà.

 Un unico partito comunista che, nel compito gravoso di provare a rappresentare le istanze politiche dei lavoratori, abbia dei riferimenti sindacali ben chiari, guardi alla FIOM sicuramente ma anche alle altre componenti più avanzate della CGIL, che non trascuri in alcun modo le istanze che arrivano dal sindacalismo di base, penso innanzitutto all’USB come soggetto sindacale che nella nostra attività politica non debba essere tralasciato e che, soprattutto si opponga senza se e senza ma all’attacco ai diritti dei lavoratori operato da Marchionne, dalla Confindustria e dai sindacati conniventi.

Un unico partito comunista infine che non miri alle istituzioni per qualche rendita di posizione o rimborso elettorale, ma per portare in esse le proprie battaglie e renderle un importante luogo di conflitto sociale. Ci tengo a sottolineare questo punto perché in questi giorni si parla moltissimo di possibili elezioni anticipate e di primarie di coalizione. Intanto credo sia necessario costruire un’ampia alleanza elettorale con il centro-sinistra per battere Berlusconi e la Lega, ma, nel caso di vittoria non andare al governo del paese: infatti in queste condizioni non possiamo più pensare di poter spostare a sinistra l’asse del governo come credevamo di fare con Prodi. Dobbiamo individuare alcuni punti programmatici quando si sigla l’alleanza elettorale e su questi dare battaglia finchè non li avremo ottenuti. Sul resto valutare di volta in volta e preventivare pure una dura opposizione. Le discussioni sulle primarie invece non mi appassionano per nulla, sono infatti una pura riduzione personalistica della politica. Non credo inoltre che ci sia particolare differenza tra Bersani e Vendola (anche se quest’ultimo è percepito come il candidato della sinistra radicale), entrambi infatti arrivano dal PCI, entrambi sono post-comunisti, entrambi puntano ai salotti buoni dei poteri forti italiani. A scanso di equivoci, basti sentire le dichiarazioni di Vendola durante il primo congresso di Sel svoltosi lo scorso fine settimana: ad esempio, pur avendo partecipato alla manifestazione nazionale della FIOM (e avendola fatta da padrone sui media) ha detto di voler dialogare anche con CISL e UIL, ha difeso inoltre il fatto di essere un cattolico e ha quindi attaccato l’anticlericalismo. Su una questione poi come l’abbattimento della legge 30 non ha una posizione per nulla chiara. Su quest’ultimo argomento io ritengo dunque che un partito comunista non debba perdersi nei meandri dei politicismi personalistici, ma portare dei contenuti politici e su questi dare battaglia con le altre forze politiche.

 

Ivano Osella, Coordinatore Provinciale FGCI Torino

 

La Gelmini manda gli ispettori a Livorno

La Fgci regala alla Gelmini la "Storia fotografica del Pci"

 

"Mandare un ispettore per 'verificare' la presenza della bandiera del Pdci sulla lapide che ricorda la fondazione del Pci è ridicolo e strumentale. Quella lapide e quelle bandiere sono del tutto indipendenti dal fatto che oggi nel luogo dove è stato fondato il Pci nel 1921 sorga una scuola materna. Accomunare questa situazione a quella di Adro è davvero comico: là, infatti, si sono utilizzati soldi pubblici per costruire una scuola con simboli e arredamento di un preciso Partito politico, casualmente quello del Sindaco." E' quanto afferma Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, l'organizzazione giovanile del Pdci - Federazione della sinistra, che oggi ha inviato al Ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini una copia della "Storia fotografica del Partito Comunista Italiano" di Eva Paola Amendola con la seguente dedica "Spero sia utile a Lei e all'ispettore, così potrete verificare direttamente, forse risparmiando anche il viaggio a Livorno, che in quel luogo sorgeva davvero il Teatro San Marco, dove venne fondato il Pci. Inoltre, se avrà la pazienza di andare avanti nella lettura, scoprirà che i comunisti italiani sono stati protagonisti della vita politica del nostro Paese, sconfiggendo il fascismo, contribuendo a scrivere la Costituzione, a conquistare il diritto all'istruzione e al lavoro, a combattere la mafia e il terrorismo. Oggi siamo anche quelli che si battono contro la sua riforma, che taglia e privatizzi, e forse per questo i nostri simboli vi fanno ancora tanta paura. Ci risparmi, tuttavia, la pena di vedere, in un momento così drammatico per la scuola e l'università, che il Ministero si occupa di due bandiere a Livorno."

 

  

 

Gelmini dimettiti!

La scuola che protesta

Red.

 

Decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza questa mattina insieme alle confederazioni sindacali per manifestare contro la riforma della Scuola del Ministro Mariastella Gelmini. A Roma la manifestazione più importante, che si è aperta fin dalle prime ore della mattina: sorretti da alcuni ragazzi con una maschera da mimo, due striscioni sono piazzati davanti al Ministero dell'Istruzione in viale Trastevere. Più tardi giungono davanti al ministero in oltre 30mila, paralizzando il traffico in centro. Tensione a Milano tra studenti e polizia quando uno spezzone del corteo principale si stacca per raggiungere la Statale e improvvisare un'assemblea. "La manifestazione a cui abbiamo partecipato con la nostra associazione, Federazione degli Studenti, segna il disagio crescente che sta vivendo il mondo della Scuola". Lo dichiara il segretario nazionale dei Giovani Democratici, Fausto Raciti, a "Paneacqua". "Anche quest'anno scolastico - aggiunge Raciti - è iniziato all'insegna del ‘meno risorse' con la solita filosofia per cui siccome la Scuola fa parte del pubblico impiego allora va punita. Non si può svendere il patrimonio della scuola pubblica italiana".

E mentre si segnalano tafferugli anche nella manifestazione di Firenze, dove si sono registrati lanci di fumogeni e uova contro la sede della Scuola privata degli Scolopi, si sono susseguite dichiarazioni sia da parte di esponenti della maggioranza che dell'opposizione. Per il ministro Gelmini "le proteste di oggi sono organizzate da una precisa parte politica. Non sono certo manifestazioni spontanee che uniscono studenti e professori ma si tratta di manifestazioni politiche organizzate da militanti contrari al governo e alle riforme". La Responsabile Scuola nazionale del Pd, Puglisi invita invece la Gelmini "ad ascoltare il disagio proveniente dal mondo della Scuola". E anche Massimo Donadi dell'Idv è sulla stessa lunghezza d'onda: "La riforma Gelmini è la mortificazione del diritto allo studio, alla formazione, alla crescita culturale e professionale degli studenti e degli insegnanti: per questo Italia dei Valori aderisce e partecipa alla manifestazione di oggi del mondo della scuola. Il ministro Gelmini farebbe meglio a confrontarsi con chi tutti i giorni vive sulla propria pelle gli effetti nefasti della sua riforma e ad ascoltare di più le proposte dell'opposizione, invece di liquidare come vecchi slogan la protesta di oggi".

Dalle parti della Federazione della Sinistra si fa sentire Oliviero Diliberto che dichiara alle agenzie: "I tagli della Gelmini uccidono il futuro dell'Italia". A segnare negativamente questa tranquilla giornata di manifestazioni studentesche è stato un episodio accaduto durante il corteo di Verona, dove persone esterne alla manifestazione hanno tirato dei bengala verso le forze dell'ordine ferendo lievemente un poliziotto.(www.paneacqua.eu 11 ottobre 2010)


 

 

8 e 16 ottobre insieme per saperi e lavoro

 

Ill mondo dei saperi e del lavoro sono i due terreni sui quali si è scatenata, in particolare nell'ultimo anno, l'offensiva poderosa del Governo e di Confindustria. Non sempre, purtroppo, le mobilitazioni del mondo del lavoro e dei saperi si sono intrecciate e non sempre si è costruito un fronte comune di resistenza.
Quest'autunno, come mai negli ultimi anni, ci sono le condizioni per costruire un reale movimento di massa, che unisca studenti, lavoratori della conoscenza, precari, docenti, operai, con l'obiettivo di mandare a casa il Governo di Berlusconi, Gelmini e Marchionne.
Dentro questo quadro, dobbiamo mettere in campo il massimo sforzo per unire i focolai di lotta che si stanno aprendo in tutto il Paese: è necessario, dunque, che le due date centrali della mobilitazione di ottobre, l'8 ottobre degli studenti ed il 16 ottobre dei metalmeccanici, si parlino, costruiscano un sentire ed un agire comune.

In particolare, il percorso verso la mobilitazione dell’8 ottobre lanciata dal movimento studentesco si sta concretizzando in ogni territorio.

Crediamo, in vista delle assemblee delle realtà locali, sia necessario affermare un punto di vista preciso e condiviso all’interno del percorso di lotte di questo difficile e impegnativo autunno: per questo, dove è possibile, è bene mettere al centro della nostra proposta politica, questi punti:

■reintegro dei lavoratori della scuola precari licenziati dalla Gelmini;
■introduzione dell’obbligo scolastico a 18 anni senza che questo sia sostituito da forme, mascherate o palesi, di avviamento professionale;
■introduzione di un welfare studentesco che lo renda possibile;
■sussidio per ogni studente appartenente ad un nucleo famigliare con reddito basso per combattere la dispersione scolastica;
■gratuità del materiale scolastico;
■rafforzamento dell’incisività, sulle decisioni interne agli istituti scolastici, degli organi di rappresentanza studentesca;
■un piano straordinario per l’edilizia scolastica, con risorse da reperire tra la spesa in armamenti e l’evasione fiscale;
■creazione di più mense e case dello studente, così come una serie di servizi, dai trasporti ai luoghi di studio, che mettano al centro lo studente;
■aumento della spesa pubblica sui saperi almeno al 5,6% (media UE);
■lotta concreta alle baronie e abolizione del perverso sistema dei crediti.

La nostra battaglia non può essere solo di retroguardia, in difesa dell’assetto dei saperi precedente agli interventi distruttivi della Gelmini, ma deve avere l'ambizione di costruire un'idea di scuola e più in generale di saperi radicalmente diversa dall'attuale: un sistema dei saperi che non sia più funzionale alle esigenze del mercato, ma che torni saldamente in mano pubblica e non sia terreno di macellerie sociali.

L’ 8 ottobre dovrà essere la data di nascita di un grande movimento di protesta e di costruzione di un’alternativa generazionale, dove queste nostre idee per una società diversa siano presenti come elemento nuovo e dirompente. L’ impegno dovrà essere massimo sin da ora.

Giovani Comunisti e Fgci