"Ogni giovane che sente quanto sia pesante
il fardello della sua schiavitù di classe, deve compiere l'atto
iniziale della sua liberazione iscrivendosi alla Federazione
Giovanile Comunista Italiana". Antonio Gramsci
-
Michele Trotta
– 13 Febbraio 2012 – Un tour per diverse
città dell’Europa a raccontare la
mobilitazione degli operai e degli
studenti cileni che da mesi protestano
contro le politiche del presidente
conservatore Pinera.
Camilla Vallejo, Carol
Cariola e Jorge Murua sanno bene come si
organizza una protesta di massa. Sono
loro i simboli della più forte
mobilitazione di piazza dalla fine
dell’era Pinochet ed insieme ne
rappresentano le tre diverse componenti:
Camilla è vice-presidente della FECH –
federazione degli studenti del Cile –,
Carol coordinatrice della gioventù
comunista cilena e Jorge Murua tra i più
giovani dirigenti del sindacato CUT.
Tutti e tre giovanissimi e
orgogliosamente comunisti.
La protesta degli
studenti cileni è balzata alla ribalta
delle cronache nell’estate 2011 quando
in pochi mesi sono scese in piazza più
volte migliaia di giovani in tutte le
maggiori città del paese. In un momento
in cui l’eco della primavera araba
faceva il giro del mondo, ha destato
scalpore la reiterazione e la caparbietà
con cui un movimento partito in sordina,
in un paese poco propenso alle
dimostrazioni di piazza, riusciva a
conquistare le simpatie dell’opinione
pubblica e a imporre un lungo confronto
avanzato su temi sociali ad un governo
conservatore come quello di Pinera. La
capacità di creare un’ampia convergenza
anche con le istanze dei lavoratori –
specie gli operai delle miniere di rame
– e degli ambientalisti ha fatto degli
“indignados cileni” uno dei più forti
movimenti studenteschi degli ultimi
anni.
Da sabato i tre
giovani sono a Roma, dove hanno
partecipato a diverse iniziative tra cui
quella organizzata dalla Fgci e
e dai Giovani Comunisti.
Nell’occasione di questo soggiorno noi
di Articolotre abbiamo scambiato due
chiacchiere con Camilla Vallejo, la
pasionaria 24enne conosciuta come il
leader carismatico della mobilitazione
cilena.
Quando le chiedi del
suo paese, Camilla non nasconde un po’
di emozione. – L’esperienza reazionaria
e golpista del regime di Pinochet ha
segnato più d’una generazione e continua
a farlo ancora oggi:
l’istruzione pubblica non è stata
riformata e la carta
costituzionale oggi in vigore è frutto
della dittatura militare. Poco è
cambiato dalla caduta del regime, il
processo di democratizzazione compiuto
negli anni post-Pinochet secondo una
politica di concertazione non ha segnato
una vera discontinuità con il passato.
Così le aspettative delle giovani
generazioni sono state tradite. La
mobilitazione del 2011 affonda le sue
radici in questo disagio accumulatosi
negli anni – così esordisce nello
spiegare dove nasce la protesta degli
studenti.
Nel rifiutare il
ruolo di leader ed icona della protesta
degli indignati cileni addossatole da
gran parte della stampa mondiale,
Camilla osserva: – In Cile esiste una
situazione di evidente negazione di
qualsiasi spazio democratico, nonostante
il nostro paese sia considerato una
democrazia. Questo è il frutto
dell’incapacità politica di adottare
interventi, soprattutto in materia di
istruzione. Il modello neoliberista, nel
presentare un predominio delle classi
più agiate, agisce su più livelli
investendo i diritti dei lavoratori, i
diritti degli studenti, e creando anche
importanti danni ambientali. Col tempo
abbiamo capito che di fronte a questo
sistema non possiamo soltanto indignarci
ma occorre lottare per conquistare i
nostri diritti. Bisogna partire da
un’analisi condivisa e cercare di
costruire le basi sociali per
un’alternativa politica che operi
anzitutto sul piano culturale.
E nella sua analisi
Camilla Vallejo è sicura: – il problema
del Cile? E’ lo stesso che affligge
l’economia mondiale, i liberisti
hanno fallito -. Le basi sono
quelle di un’analisi della situazione
socio-economica in chiave marxista, le
ricette in linea con quelle della sua
formazione politica di appartenenza, il
partito comunista cileno. Senza paura di
esibire una terminologia vetero e
desueta la studentessa, coadiuvata dagli
altri due giovani colleghi, espone con
chiarezza il momento cileno e le
prospettive della mobilitazione
studentesca. – In Cile il problema
dell’accesso all’istruzione assume
proporzioni drammatiche. Abbiamo
ereditato dalla dittatura di Pinochet un
sistema scolastico fortemente orientato
verso una dipendenza dalle logiche di
mercato. Non c’è grossa differenza fra
scuola pubblica e scuola privata. Il 60%
dell’educazione elementare e media è
privata, mentre più dell’80%
dell’educazione superiore non è in mano
pubblica. Meno del 4% del pil è
destinato agli investimenti nella
scuola, e le spese dell’istruzione sono
coperte dallo stato solo per il 20% del
loro totale. Il risultato è che in Cile
le famiglie pagano tasse tra i 4 e gli
8mila euro l’anno per garantire
l’istruzione ai giovani; molte sono
costrette ad indebitarsi e alla fine a
restituire un ammontare di denaro
quattro volte superiore al valore
nominale del prestito ricevuto. Questo
sistema ha prodotto una profonda
segmentazione socioeducativa che
riflette la stratificazione sociale e
approfondisce le differenze fra i ceti
della popolazione -.
Qualche tempo fa
il presidente Pinera affermava in
un’intervista di considerare
l’istruzione come un bene di consumo.
Camilla la pensa così: – bisogna
cambiare paradigma, non si può pensare
al sapere come a un bene di mercato,
bensì esso deve essere considerato come
diritto sociale. Per fare ciò occorre un
cambiamento anzitutto culturale. Ma è
molto difficile. Perché una istruzione
sostanzialmente privata fa comodo a chi
vuol conservare le disuguaglianze. Il
sapere libero è un pericoloso nemico
interno per le classi dominanti; perché
genera pensiero critico e
organizzazione.
Noi con il nostro movimento abbiamo
ottenuto una parziale vittoria. Sul
piano delle riforme le proposte del
governo hanno rappresentato dei passi
indietro, mentre dove abbiamo vinto è
sul piano culturale. Noi chiediamo che
le garanzie della qualità
dell’istruzione pubblica e delle pari
possibilità di accesso alla stessa
diventino un valore costituzionale.
Chiediamo quindi che questi valori
abbiano riconoscimento sostanziale -.
Uno dei punti forti
del movimento cileno è stata la
convergenza con le proteste dei
lavoratori e degli ambientalisti. – In
Cile c’è bisogno di grandi cambiamenti
politici ed economici. E per fare ciò
abbiamo capito di dover sviluppare
un’analisi condivisa tra studenti e
lavoratori. Così, con le assemblee
comuni e le manifestazioni in piazza ci
siamo conosciuti ed amalgamati, abbiamo
sconfitto i violenti e abbiamo reso le
nostre istanze maggioritarie. Solo in
questo modo è possibile costruire
un’alternativa politica e culturale che
sia in grado di produrre importanti
cambiamenti. Di fronte al modello
neoliberale dove non c’è lo stato noi
frapponiamo un modello di stato sociale
-.
Parole che sembrano
sposarsi con la situazione in Italia
dove grande è l’esigenza di rilancio
delle lotte sul piano dei diritti
civili, sociali e dei lavoratori; eppure
quanta difficoltà nel nostro paese sul
piano teorico e di conquista del
consenso. Complice – forse – la maggiore
evidenza con cui in un paese come il
Cile si manifestano le profonde
disuguaglianze sociali, quel che
colpisce di questi giovani cileni è la
semplicità con cui descrivono le
dinamiche che caratterizzano il contesto
in cui noi tutti viviamo. Termini come
la coscienza o lotta di classe, il
proletariato, la dialettica, così come i
problemi del capitalismo e l’alternativa
credibile e possibile del comunismo,
diventano quanto mai attuali
riacquistando immediatamente una
dimensione storica qui in Italia troppo
spesso negata. (www.articolotre.it 13
febbraio 2012)
Fornero e Balduzzi non
siete i benvenuti!
di
Ivano
Osella, Segreteria
Nazionale
FGCI
e Coordinatore
Provinciale
FGCI
Torino
Questa
mattina
la
Fgci
e il
PdCI
di
Torino
hanno
partecipato
alla
manifestazione
contro
i
ministri
Fornero
e
Balduzzi,
invitati
dall'Università
degli
Studi
di
Torino
per
inaugurare
il
nuovo
anno
accademico.
Era
invitato
anche
il
ministro
Profumo
che,
sentendo
nell'aria
la
possibilità
di
mobilitazioni
e
proteste,
ha
preferito
non
venire.
Alle
ore
8,30
di
stamattina
siamo
arrivati
nella
piazza
davanti
al
Conservatorio
"Giuseppe
Verdi"
dove
si
sarebbe
tenuta
la
cerimonia,
ma
poco
dopo
le
forze
dell'ordine
hanno
bloccato
la
stessa
piazza
non
lasciando
che
gli
studenti
e
gli
altri
manifestanti
si
avvicinassero.
Abbiamo
dunque
deciso
di
raggiungere
il
presidio
fuori
dalla
piazza
in
quanto
questa
divisione
imposta
dalle
forze
dell'ordine
non
aveva
altra
finalità
che
non
dividere
le
forze
di
chi
protestava.
Dal
presidio
è
partito
un
corteo
per
le
vie
del
centro,
ma
la
polizia
ci
ha
caricati
per
ben
due
volte,
manganellando
le
studentesse
e
gli
studenti
inermi.
Nonostante
queste
azioni
di
forza
il
corteo
è
arrivato
comunque
a
Palazzo
Nuovo,
sede
delle
facoltà
umanistiche.
Questa
giornata
di
mobilitazione
è
stata
convocata
in
generale
contro
il
governo
tecnico
che,
con
la
scusa
della
crisi,
sta
facendo
passare
qualsiasi
tipo
di
riforma
di
distruzione
dello
stato
sociale:
i
ministri
presenti
oggi
sono
infatti
il
simbolo
di
tutto
ciò:
la
Fornero
infatti
rappresenta
la
fine
delle
tutele
sociali
dei
lavoratori,
con
la
riforma
delle
pensioni
prima
e
con
quella
dell'articolo
18
ora,
mentre
Balduzzi
è il
simbolo
dell'americanizzazione
del
sistema
sanitario,
ossia
della
fine
della
sanità
garantita
per
tutti.
Profumo,
invece,
l'ex
rettore
del
Politecnico
di
Torino,
è
stato
la
mente
dell'aziendalizzazione
del
sistema
universitario
italiano,
punto
cardine
della
Riforma
Gelmini.
Oltre
a
voler
imporre
dunque
riforme
pesantissime,
i
"tecnici"
non
accettano
nemmeno
le
contestazioni
e,
come
successo
stamattina
a
Torino,
usano
le
forze
dell'ordine
per
impedire
le
proteste:
tutto
dovrebbe
essere
accettato
e
tutti
noi
dovremmo
essere
disposti
a
fare
i
sacrifici
per
il
bene
del
paese.
Tutto
ciò
noi
non
lo
possiamo
accettare!
Non
possiamo
tollerare
che
banchieri
e
padroni
vengano
salvati
mentre
alla
nostra
generazione
si
tolgono
le
prospettive
e ai
lavoratori
vengono
tolti
i
diritti!
Per
questi
motivi
stamattina
eravamo
in
piazza
e
sempre
per
questi
motivi
la
Fgci
deve
lavorare
per
la
costruzione
di
una
protesta
reale
e di
classe
contro
il
govenro
dei
tecnocrati
della
BCE.
(www.mar21.it
7
febbraio
2012)
I giovani in assemblea
per il futuro dell'Italia
a
cura
dell'Esecutivo
nazionale
FGCI
Questo
fine
settimana
a
Napoli
si
svolgerà
l’assemblea
organizzativa
nazionale
della
Federazione
Giovanile
dei
Comunisti
Italiani.
Oltre
cento
compagni
e
compagne
di
tutta
Italia,
delegati
dalle
loro
regioni,
impegneranno
il
sabato
e la
domenica
per
una
discussione
approfondita
sull’attuale
fase
politica
e
sociale
ma
in
particolare
sui
molti
problemi
che
le
nuove
generazioni
e
tutto
il
paese
affrontano.
Il
cambio
di
governo
(che
purtroppo
non
coincide
con
la
fine
del
blocco
di
potere
che
ha
sorretto
Berlusconi)
è
stato
un
avvenimento
importante
che
però
non
ha
mutato
la
sostanza
dell’impoverimento
generale
delle
classi
lavoratrici
e
dell’aggressione
ai
diritti
sociali
che
negli
ultimi
venti
anni,
con
particolare
gravità
durante
la
crisi,
è
stato
uno
dei
paradigmi
dominanti.
La
disoccupazione
giovanile
sfiora
il
30%,
mentre
assistiamo
al
lento
ma
progressivo
deterioramento
del
sistema
dell’istruzione
e
della
ricerca.
Inoltre
il
nostro
paese
sta
subendo
ormai
da
anni
un
fortissimo
attacco
al
lavoro
con
l’esplosione
del
precariato
come
fenomeno
di
massa,
un
attacco
ai
diritti
basilari
come
l’articolo
18
dello
Statuto
dei
Lavoratori.
In
aggiunta
vi è
una
forte
crisi
delle
organizzazioni
politiche
progressiste
che
subiscono
l’affermazione
sempre
più
pesante
dell’ideologia
individualista
che
dilaga
nell’imbarbarimento
civile
e
produce
un’ondata
di
razzismo,
sessismo
e
omofobia.
Sono
queste
le
principali
cause
che
mettono
a
serio
pericolo
i
lavoratori,
i
giovani
e la
democrazia
italiana.
Questo
è
sempre
meno
il
paese
in
cui
vogliamo
vivere,
in
cui
vogliamo
sviluppare
le
nostre
ambizioni
personali
e
collettive
e in
cui
fare
un
serio
investimento
per
il
futuro.
La
società
che
vogliamo
costruire
è
ben
diversa.
Per
questo
coglieremo
l’occasione
per
fare
il
punto
sui
nostri
molti
fronti
di
lotta:
quello
dei
saperi,
che
ci
ha
visto
coerentemente
parte
del
movimento,
fin
da
“l’onda”
del
2008,
impegnati
perché
le
vertenze
degli
studenti
si
unissero
a
quelle
dei
lavoratori.
Quello
contro
la
precarietà,
che
negli
anni
ha
segnato
molte
tappe
importanti,
grazie
alle
mobilitazioni
della
CGIL,
ai
precari
de“Il
nostro
tempo
è
adesso”,
al
lavoro
per
elaborare
un
nuovo
welfare
che
non
escluda
nessuno.
Quello
della
pace,
contro
le
inutili
e
dannose
spese
militari
e
contro
le
nuove
guerre
imperialiste
che
si
stanno
preparando.
Quello
dell’antifascismo,
oggi
ancora
più
evidente
dai
casi
sempre
più
numerosi
di
violenza
a
sfondo
razzista,
sessista
o
politico
contro
compagni
e
militanti
di
sinistra.
Ma
non
solo.
La
nostra
organizzazione
in
questa
fase
difficile,
durissima,
è
riuscita
a
tenere
la
posizione,
a
resistere
agli
urti
dello
sconforto
di
fronte
alle
molte
avversità
e
alle
difficoltà
materiali
e ha
continuato
a
lottare.
Nonostante
tutto
giovani
compagni
e
compagne
sono
rimasti
uniti
in
tutta
Italia
condividendo
ancora
l’ambizione
di
provare
a
cambiare
le
cose,
consapevoli
che
di
fronte
agli
attacchi
che
le
classi
dominanti,
la
destra
al
governo,
le
grandi
istituzioni
capitalistiche
che
con
questa
crisi
hanno
commissariato
la
politica,
possono
essere
affrontati
solo
con
l’unità.
Tutto
ciò
è
già
molto
ma
non
ci
può
bastare
Da
Napoli
in
poi
ci
prepareremo
ad
una
grande
sfida,
per
la
quale
dobbiamo
chiamare
all’appello
tutti
i
giovani
e le
giovani
che
ancora
non
hanno
incrociato
la
nostra
organizzazione:
la
battaglia
contro
l’aggressione
al
nostro
futuro,
proseguita
anche
dal
nuovo
governo
Monti,
che
rischia
di
passare
dalla
annunciata
(cosiddetta)
riforma
del
mercato
del
lavoro.
Una
battaglia
contro
quei
potenti
che
ci
usano
a
pretesto
dei
loro
interessi
calandoci
in
una
fasulla
guerra
generazionale,
in
cui
la
nostra
mancanza
di
diritti
e
prospettive
viene
imputata
ai
diritti
di
chi
ci
ha
preceduto.
Una
falsità
che
dobbiamo
combattere
con
asprezza
e
dobbiamo
smascherare
di
fronte
a
tutti
coloro
che
spartiscono
i
nostri
stessi
bisogni
e
ambizioni.
Una
battaglia
per
disegnare
assieme
il
paese
che
vogliamo,
che
faccia
uguaglianza
non
livellando
verso
il
basso
i
diritti
ma
dandoli
a
tutti,
che
potremmo
condurre
solo
facendo
il
nostro
dovere,
come
lo
fecero
coloro
che
con
anni
di
lotte
e
sacrifici
ottennero
lo
Statuto
del
Lavoratori,
i
diritti
civili,
l’avanzata
della
democrazia
nel
solco
del
mandato
Costituzionale.
La
nostra
generazione
può
occupare
il
posto
che
le
spetta
solo
se
saremo
capaci
di
convincere
della
giustezza
e
della
necessità
di
una
lotta
unitaria
e
organizzata,
profondamente
politica,
che
parli
a
tutta
la
popolazione
di
uguaglianza
e
sviluppo.
Questo
è
l’impeto
che
ancora
ci
muove
e ci
fa
sentire
non
già
dei
reduci
di
una
storia
passata
ma
dei
comunisti
di
oggi,
di
questo
mondo,
che
lottano
per
il
cambiamento.
EDISU: PDCI TORINO, LA
LOTTA DEI BORSISTI E' LA NOSTRA LOTTA
"Privare della borsa di studio 12.000 studenti è
vergognoso e inaccettabile" sostiene Ivano
Osella, responsabile provinciale scuola del
Pdci, "Noi dei comunisti italiani abbiamo voluto
partecipare al presidio di fronte al Consiglio
regionale proprio per mostrare la nostra
vicinanza a tutti i ragazzi colpiti da questa
ennesima ingiustizia",continua Osella, "Non
trovare una decina di milioni di euro per
garantire il diritto allo studio è una scelta
politica di cui Cota sarà chiamato a rispondere
di fronte ai cittadini piemontesi"aggiunge,"I
borsisti comunque sappiano che non sono soli, e
che la loro lotta è anche la nostra."
conclude.Cordiali saluti.
Torino 6 dicembre 2011
Ivano Osella, responsabile
provinciale FGCI Torino
Corteo a
Milano
Corteo a
Torino
Il 4 novembre 2011 ore 9,30 da Piazza Arbarello -
Torino - corteo studenti
Comunicato stampa Fgci
Torino
Edisu: Fgci. E' facilissimo reperire i
fondi mancanti per le borse di studio
"E' facilissimo reperire i fondi mancanti per coprire
tutte le richieste di borse di studio" - dichiara Ivano
Osella, coordinatore provinciale FGCI Torino - "basta
semplicemente non fare la TAV e reindirizzare i
finanziamenti dove realmente servono." "Se, come
dichiara il sindacato di polizia, mantenere la
militarizzazione del cantiere costa svariate migliaia di
euro al giorno, allora" - conclude - sarebbe sufficiente
non avviare i lavori a Chiomonte, smantellare l'area e
iniziare finalmente ad utilizzare le risorse pubbliche
per i servizi necessari e non per costruire opere
dannose e inutili"
Torino, 18 ottobre 2011
Popoli d'Europa,
ribellatevi!
di Ivano
Osella, Coordinatore FGCI Torino
su l'Ernesto
Online del 12/09/2011
Nella giornata di domenica 11 settembre, la Federazione
Giovanile Comunisti Italiani di Torino è salita sulla
cupola della basilica di Superga per esporre uno
striscione con scritto “Peoples of Europe, Rise Up!”.
Quest’iniziativa é stata fatta innanzitutto per
rilanciare l’appello dei compagni del KKE che, un anno
fa, esposero questo stesso striscione sull’Acropoli di
Atene, invitando tutti i popoli europei a ribellarsi al
governo della BCE e della finanza di Francoforte.
La situazione italiana attuale è molta simile infatti a
quella greca e per questo la FGCI ha voluto ricollegarsi
idealmente a quell’iniziativa e rilanciarne il
significato: stiamo infatti attraversando una crisi
economico-finanziaria che sta rischiando di portare il
nostro paese alla bancarotta ed, essendo nell’area euro,
la nostra politica interna è totalmente subordinata alle
decisioni prese dalla “locomotiva tedesca” e dai suoi
“banchieri”. Ovviamente quindi anche le ricette
anti-crisi che si vogliono applicare nella manovra di
Bossi, Berlusconi e Tremonti, rispecchiano la logica
iper-liberista di quelle adottate in Grecia un anno fa:
liberalizzazioni, aumento dell’età pensionabile, taglio
drastico alla spesa pubblica, libertà di licenziamento.
Proprio Atene però dovrebbe aver dimostrato che questa
formula non è stata in grado di far uscire il paese dal
ciclo speculativo in cui era finito, in quanto, a
distanza di più di un anno, l’economia greca non è
affatto “ripartita” e si stanno continuando a fare tagli
indiscriminati a ciò che resta dello stato sociale.
Se la risposta greca sono state grandissime
mobilitazioni di massa guidate dal partito comunista, il
KKE, e dal sindacato di classe, il PAME, in Italia,
almeno per ora, non si è ancora avviata una fase di
protesta organizzata capillarmente: c’è stato sì lo
sciopero generale, indetto il 6 settembre sia dalla CGIL
che dal sindacalismo di base, ma questa giornata non
sembra aver rappresentato ancora l’inizio di un periodo
di mobilitazioni atte a fermare la manovra economica. Lo
striscione a Superga vuole invece proprio indicare
questo: lanciare una fase lunga di proteste e
manifestazioni di massa che portino a bloccare il paese
attraverso altri scioperi generali e altre
manifestazioni di piazza, in modo da poter dare una
forte espressione alla contrarietà dei lavoratori e
delle lavoratrici alle decisioni prese dai
banchieri/speculatori di Francoforte e del Lussemburgo e
poter ricostruire quella coscienza di classe che, a
partire dagli anni ’80, è stata così duramente
intaccata.
Tocca dunque a noi comunisti, sebbene stiamo
attraversando uno dei periodi più difficili della nostra
storia, porci alla testa di queste mobilitazioni di
massa che devono venire costruite nel nostro paese, con
l’auspicio che anche nel resto dell’Europa l’appello
lanciato dai compagni del KKE sull’Acropoli venga
recepito e rilanciato con forza.
Quel che fanno i
comunisti
di Marco Mura*
Spesso sento
critiche, anche molto forti, verso i comunisti.
In teoria si dovrebbe criticare qualcuno in base a
quello che fa. Quindi – ho pensato – visti i
numerosi attacchi, avranno sicuramente fatto
qualcosa di grave.
Allora ho voluto capire meglio il perché di queste
critiche e ho provato a controllare sul sito della
Camera dei Deputati le proposte di legge fatte dal
Partito dei Comunisti Italiani.
Tra le cose fatte da quei "pericolosi" e
"sovversivi" del PdCI, ne ho trovate alcune
veramente interessanti. Si passa da proposte che
mirano alla tutela dei lavoratori (per esempio la
stabilizzazione dei precari del pubblico impiego, il
ripristino della “scala mobile” per tornare ad avere
salari in grado di reggere i colpi del caro vita, il
superamento del lavoro precario) a quelle di tutela
per i disabili, gli anziani, le donne. Norme contro
le discriminazioni e per l'uguaglianza, disposizioni
per la riduzione dei costi della politica (come la
riduzione degli stipendi parlamentari a 5.000 euro e
la soppressione delle province) e interventi da
attuare per il diritto alla casa.
Non mancano proposte di legge per un tema molto
importante: l'istruzione. Infatti vi è una proposta,
di cui è primo firmatario il segretario Oliviero
Diliberto, che innalza l'obbligo scolastico a
diciotto anni e rende l'istruzione gratuita.
Un'altra proposta di legge – affossata in fase di
votazione anche dall'IdV – prevedeva l'istituzione
di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui
fatti del G8 di Genova del 2001.
Dopo aver letto tutti questi disegni di legge, una
mia convinzione si è rafforzata: i comunisti sono
utili a questo Paese e la loro assenza nel
Parlamento italiano si sente sempre più.
Nell'elenco che segue, vi sono solo alcune delle
proposte di legge fatte dal gruppo parlamentare dei
Comunisti Italiani alla Camera dei Deputati durante
la XV legislatura (aprile 2006 – aprile 2008).
Chi fosse interessato ad approfondimenti, può
controllare le attività svolte dai deputati PdCI
collegandosi al sito della Camera, nella sezione
dedicata al gruppo parlamentare dei Comunisti
Italiani.
• Agevolazioni fiscali per favorire la locazione di
immobili a uso abitativo;
• Istituzione del
Fondo nazionale straordinario per la costruzione,
l’acquisizione e la manutenzione di immobili da
destinare all’edilizia residenziale pubblica per il
triennio 2006-2008;
• Disposizioni per
la progressiva immissione in ruolo, nel triennio
2006-2008, del personale assunto a tempo determinato
dai Ministeri della salute, dell’ambiente e della
tutela del territorio, della giustizia, dei beni e
delle attivita` culturali e dell’economia e delle
finanze;
• Istituzione di una
Commissione parlamentare di inchiesta sulle vicende
relative ai fatti accaduti a Genova nel luglio 2001
in occasione della riunione del G8 e delle
manifestazioni organizzate dal Genoa Social Forum;
• Istituzione di un
nuovo meccanismo di indicizzazione automatica delle
retribuzioni da lavoro dipendente;
• Disposizioni per
il riconoscimento della figura professionale del
giornalista libero professionista;
• Piano di
interventi integrati per la non autosufficienza;
• Modifica
all’articolo 639 del codice penale in materia di
deturpamento e imbrattamento di cose altrui con
scritte inneggianti al fascismo, al nazismo o
all’odio razziale o etnico;
• Estensione dei
benefìci previsti dall’articolo 18 del testo unico
di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.
286, ai lavoratori stranieri impiegati in condizioni
di particolare sfruttamento;
• Istituzione del
Fondo di garanzia per la copertura assicurativa in
favore degli anziani di eta` superiore a
settantacinque anni che svolgono attivita` di
volontariato o che partecipano ad attività
ricreative e turistiche;
• Disposizioni
concernenti l’obbligatorietà e gratuità
dell’istruzione fino a 18 anni di età e altre norme
per il potenziamento del sistema scolastico;
• Modifiche alla
legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di
cittadinanza;
• Modifica
all’articolo 15 del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di
detraibilità delle spese sostenute per l’acquisto di
testi scolastici e di libri;
• Disposizioni per
la moralizzazione della politica e la riduzione dei
costi degli organi politici e amministrativi;
• Modifiche alla
parte seconda della Costituzione. Istituzione
dell’Assemblea nazionale e soppressione del
Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro
nonche ́ delle province;
• Istituzione della
Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime
delle mafie;
• Norme per il
superamento del lavoro precario;
• Norme contro le
discriminazioni e per l’uguaglianza;
• Disciplina organica degli interventi integrali
contro la violenza sulle donne.
(Marco Mura è della Federazione giovanile
comunista di Alghero) (www.pdci.it 29 luglio 2011)
"Il decreto dell'Agcom riguardo alla regolamentazione
dei diritti d'autore sul web è un obbrobrio
inaccettabile. La Fgci di Torino si schiera compatta
senza se e senza ma contro la censura in ogni sua forma.
Ogni cittadino deve essere libero di poter esprimere le
proprie idee, e non sarà per decreto che si potrà
mettere il bavaglio all'informazione per celare delle
notizie scomode che non si vuole vengano divulgate"
"E' semplicemente ridicolo"- dice Daniele Cardetta,
coordinatore regionale della FGCI Piemonte- che nessuno
sollevi la questione della salute dell'informazione in
Italia. La gente deve sapere che l'Italia si posiziona
al quarantesimo posto dopo la Bulgaria e la Corea del
Sud nella classifica della libertà dell'informazione, e
con questo decreto degno delle peggiori dittature
oscurantiste, sicuramente faremo un bel balzo indietro
in classifica" "Occorre spiegare con
pazienza-conclude-quelle che saranno le implicazioni di
questo decreto, il quale se dovesse diventare operativo
permetterà a pochi di controllare le informazioni sul
web, oscurando e facendo sparire tutto ciò che viene
ritenuto lesivo per gli interessi di chi ben conosciamo.
Confido nella forza del web e nella voglia di libertà e
di informarsi degli italiani"
Daniele Cardetta
Coordinatore regionale FGCI Piemonte 8 luglio 2011
Su quei monti ci siamo
sentiti tutti un po' partigiani
La
manifestazione del 3 luglio a Chiomonte ha visto
un'elevatissima partecipazione popolare nei tre
cortei che sono confluiti nell'area della Maddalena:
si parla infatti di oltre 70.000 persone, arrivate
da tutta Italia. Noi eravamo presenti e abbiamo
marciato da Chiomonte e da Exilles insieme al
movimento No Tav, pienamente consci dell'importanza
di quello che stava accadendo, ossia la lotta per un
modello di sviluppo radicalmente diverso, in cui non
siano i privilegi di pochi ma i diritti di tutti a
prevalere. Questa grandissima manifestazione si è
poi divisa in due tronconi permettendo a tutti di
scegliere da quale direzione arrivare all'area del
cantiere.
Mentre scendevamo dai sentieri nei bellissimi boschi
della Val di Susa già si era diffusa la notizia che
la baita costruita nel presidio permanente della
Maddalena era stata liberata dal corteo partito la
mattina da Giaglione.
La situazione che abbiamo trovato avvicinandoci
dalla frazione di Ramats al cantiere era però
terribile: le forze dell'ordine si erano barricate
dentro e sparavano lacrimogeni ad altezza uomo sui
manifestanti per non farli nemmeno avvicinare,
mentre altri lacrimogeni venivano probabilmente
lanciati dentro ai boschi dall'elicottero della
polizia che avrebbe dovuto tenere tutto sotto
controllo. Alla baita liberata la situazione era
forse ancora peggiore: la polizia disposta anche
sull'autostrada (che corre ad un centinaio di metri
d'altezza sopra ad un viadotto) lanciava pietre e
lacrimogeni sopra i manifestanti inermi che si erano
fermati molto indietro rispetto a dove c'erano i
tentativi di entrare nel cantiere.
Dal lato di Chiomonte l'ingresso al cantiere dalla
centrale elettrica era anch'esso presidiato da
ingenti forze di polizia. I manifestanti sono stati
colpiti, oltre che dai "soliti" lacrimogeni lanciati
ad altezza uomo, anche da proiettili di gomma e
dagli idranti. Bisogna però considerare che in
questo punto era finito il corteo del mattino, qui
si erano tenuti i comizi finali e sempre qui erano
ancora presenti molte famiglie, donne, bambini,
anziani, che sono stati costretti a scappare in
fretta e furia da questo violentissimo attacco delle
forze dell'ordine.
Il cantiere è stato dunque militarizzato
pesantemente e lo Stato ha impiegato ingenti risorse
per difendere i guadagni di pochi imprenditori
mafiosi e corrotti: da più di vent'anni il Governo
non vuole alcun dialogo con la popolazione della
Valle, si reprimono le contestazioni con la
violenza, non si da alcun peso alle grandi
manifestazioni che ci sono state. Però poi ci si
lamenta se domenica 3 luglio alla Maddalena ci sono
stati durissimi scontri tra manifestanti e polizia?
Si inizia a vagheggiare sulla presenza di
fantomatici Black Block arrivati da tutta Europa? Si
parla addirittura di gruppi estremistici con
addestramento para-militare? Se si arriva a certi
risultati - certamente non auspicabili a priori - il
Governo, invece di accusare, dovrebbe provare a
chiedersi quali siano le ragioni per cui si è giunti
a ciò, per questo ora non accettiamo che i media
parlino soltanto di questi pericolosissimi
antagonisti che sarebbero venuti apposta a Chiomonte
soltanto per scontrarsi con la polizia.
Dopo la giornata del 3 luglio, noi continueremo a
lottare contro la Tav e contro il capitalismo, con
ancora più forza e veemenza di prima.
Come disse il comandante partigiano Bluter dopo aver
sconfitto i nazisti durante la ritirata in Val di
Susa, "NOS MONTAGNES SONT A NOUS", le nostre
montagne sono casa nostra. Manifestando tra quei
monti e camminando tra quei boschi, ci siamo sentiti
tutti un po' partigiani.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
ORA E SEMPRE NO TAV!
Ivano Osella
Coordinatore FGCI Torino 4 luglio 2011
Tesseramento Fgci 2011
Il
movimento ha superato la prova più difficile, quella di dare continuità alla
giornata del 14 dicembre, fronteggiando da
un lato il rischio della repressione del Governo e dall'altra di un fisiologico
riflusso.
Questa esperienza straordinaria sta mettendo in luce la drammatica condizione in
cui vivono le giovani generazioni in Europa ed in particolare in Italia, strette
tra l'impossibilità di realizzare le proprie aspirazioni e una precarietà
diventata strutturale. E' un movimento maturo, che ha ben chiaro che la causa
della propria condizione risieda nel sistema di sviluppo attuale, che connette
le proprie lotte con quelle dei lavoratori e di chi si batte per la difesa dei
beni comuni.
Oggi non siamo caduti nella provocazione di chi ha provato, senza riuscirci, a
trasformare la rabbia di una generazione a cui è stato tolto il diritto al
futuro in un fatto di ordine pubblico. Li abbiamo lasciati soli a presidiare i
palazzi del potere, quel Senato in cui ieri si è scritta una delle pagine più
brutte della vita parlamentare della Repubblica, e quella Camera in cui qualche
deputato acquistato da Berlusconi tiene in vita un Esecutivo chiaramente
moribondo.
Dall'inizio dell'anno prossimo è necessario compiere un salto di qualità,
proseguire l'opposizione sociale, costruire lo sciopero generale e mettere in
campo un profilo programmatico di alternativa a partire dalla piattaforma della
Fiom e dalle esperienze sociali che hanno condotto le lotte in questi mesi.
Per quanto ci riguarda, lavoreremo generosamente senza risparmiarci in questa
direzione. Mi fa piacere presentare la tessera 2011 della Fgci in un giorno come
questo, una tessera che ci accompagnerà lungo la costruzione del soggetto
generazionale unitario.
Abbiamo scelto un soggetto coraggioso, una ragazza che lancia un libro aperto da
cui escono delle parole, il nostro vocabolario del cambiamento, le ragioni per
cui abbiamo deciso di dedicare la nostra vita a questo progetto.
La conoscenza come elemento centrale di emancipazione della nostra generazione,
ma anche come risposta al modello Marchionne che baratta i diritti
costituzionali con il diritto al lavoro e comprime i salari verso il basso.
Il nostro tesseramento non sarà più, come qualche volta purtroppo è stato in
passato, un rito stanco, ma un gesto consapevole della propria condizione e
della necessità del riscatto: abbiamo scelto un messaggio forte e una modalità
originale, con un omaggio allo street artist del movimento new-global Banksy,
simbolo di un'arte e di una generazione radicalmente fuori dagli steccati in cui
stanno sempre di più cercando di chiuderci.
Flavio Arzarello - Coordinatore nazionale FGCI - gennaio 2011
Studenti, proteste e
cariche
di Red.
Questa
mattina un gruppo di studenti dell'Università della
Sapienza di Roma, circa 50 ragazzi, ha messo a segno un
blitz alla sede della Fondazione Roma (fondazione di
diritto privato azionista del gruppo bancario Banca di
Roma-Unicredit ) di via del Corso. L'iniziativa di
protesta coincide con il primo consiglio di
amministrazione che si terrà nel pomeriggio con la
partecipazione di uno dei tre enti privati previsti dal
nuovo statuto.
Gli studenti hanno srotolato uno striscione e
distribuito volantini: "Un'azione dimostrativa -
spiegano i ragazzi - per protestare contro l'ingresso
dei privati nell'università", ma "la polizia ci ha
caricato, rincorso per strada e minacciato, portando via
almeno sei di noi", denunciano alcuni dei ragazzi che
hanno preso parte alla manifestazione.
Gli studenti spiegano infatti, di essere arrivati nella
sede della Fondazione Roma "megafonando", con striscioni
e volantini, ammettono di aver lanciato un fumogeno, ma
sottolineano che la loro voleva essere "solo un'azione
dimostrativa" e tutto si è svolto in una manciata di
minuti ma "la guardia giurata all'ingresso della
Fondazione - raccontano sempre i ragazzi - ha reagito
con violenza, ci ha messo le mani addosso, facendoci
arretrare, e così si è sfondata la vetrina
dell'ingresso. Poi ha chiamato la polizia".
Dopo il blitz, quindi, i ragazzi si sono sparpagliati, e
"siamo andati a San Silvestro per prendere gli autobus
per tornare a casa o in facoltà - racconta una delle
ragazze che ha partecipato alla protesta - quando sono
arrivate due camionette della polizia, sono scesi agenti
in tenuta antisommossa e hanno iniziato a riconcorrerci.
Ci hanno messo le mani addosso, abbiamo preso delle
manganellate e ci hanno anche minacciato".
"Stavamo andando agli autobus di piazza San Silvestro
quando è arrivata una prima camionetta e poi una
seconda...", le fa eco un altro studente. " C'è stato un
tentativo di scappare, chi è rimasto dietro si è preso
manganellate, calci, pugni ed è stato fermato. Abbiamo
chiesto i motivi, visto che stavamo andando via, ci
hanno risposto: 'Così imparate a comportarvi'. Era
palese che ci volevano far pagare le manifestazioni di
questi giorni".
La Questura di Roma smentisce categoricamente l'utilizzo
della forza durante il blitz degli studenti: "Non c'è
stato nessun utilizzo della forza, solo un intervento
che ha consentito di fermare 12 studenti che si
allontanavano", spiega San Vitale. Secondo la
ricostruzione della polizia questa mattina alle 11.20 il
gruppo di studenti ha cercato di entrare nella sede
della Fondazione Roma di via Minghetti. La guarda
giurata ha chiuso la porta - prosegue la polizia - e gli
studenti hanno forzato il blocco tanto che la vetrina
dell'ingresso si è rotta. Poi gli studenti si sono
allontanati per le vie limitrofe, ma 12 di loro sono
stati fermati dagli agenti intervenuti. Le loro
posizioni sono al vaglio anche in merito all'ipotesi di
danneggiamento. Durante l'intervento un agente è rimasto
ferito ad una mano.
Sterco e cartelli sotto casa della Gelmini
Non solo Roma. Nella notte tra lunedì e martedì un
gruppo di studenti bergamaschi ha scaricato un secchio
di letame di fronte alla casa del ministro
dell'Istruzione, Mariastella Gelmini a Bergamo alta. Sul
mucchio di letame è stato piantato un cartello con
scritto, in dialetto locale: "Ddl e Gelmini an ve caga
ados". Il sito bergamonews.it ha quindi riportato la
nota diramata dagli studenti autori del gesto: "La città
di Bergamo ospita nella sua roccaforte alta il ministro
più amato da tutti gli studenti d'Italia. Questa notte
gli studenti bergamaschi hanno violato questa roccaforte
e scaricato davanti a casa Gelmini la 'naturale'
reazione alla sua riforma".
E ancora: "EnteroGelmini: la riforma che fa c...
Studenti italiani sofferenti a causa dei vari virus
Berlinguer, Moratti, Fioroni che infettano il sistema
scolastico da anni a questa parte? Non più, la nuova
riforma Gelmini ti fa ritrovare lo stimolo perduto;
leggendo i decreti che compongono la riforma,
all'istante ritroverete il vostro giusto equilibrio
intestinale.
Per ringraziare di questo rinnovato stimolo, gli
studenti italiani hanno recapitato il frutto
maleodorante della nuova riforma di fronte alla casa del
ministro. Avvertenze d'uso: potrebbe causare gravi tagli
intestinali e conati di precariato". (www.paneacqua.eu 8
dicembre 2010)
DDL Gelmini: la Fgci di
Torino blocca il Rondò della Forca
DDL Gelmini: proteste in
tutto il Paese
Occupazioni e autogestioni di licei in mezza Italia, da
nord a sud. Scontri a Roma a causa di un corteo di
studenti universitari che tentano di fare irruzione
all’interno di Palazzo Madama. Sit in di protesta
davanti a Montecitorio. Docenti e ricercatori che
salgono sui tetti della Sapienza. Torino che si ritrova
invasa da studenti pronti a bloccare la città. La Cgil
che manifesta a fianco di un movimento studentesco che
minaccia di continuare la protesta ad oltranza.
Questo Paese, nelle ultime ore, si è finito di svegliare
dall’ incubo berlusconiano. C’è in tutta Italia
un’opposizione sociale furibonda ma consapevole che
contrasta, strada per strada, aula per aula, le
politiche economiche di questo infausto governo, i tagli
indiscriminati alla pubblica istruzione, e si oppone
agli esiti disastrosi che ciò avrà per il destino di un
paese già martoriato da quella piaga chiamata
precarietà. Il governo è sull’orlo del precipizio e noi
gli stiamo dando la spinta necessaria perché cada.
Gian
Piero Cesario
Responsabile Nazionale Scuola FGCI 27 novembre 2010
Ottima partecipazione
studentesca al corteo di stamattina
Comunicato stampa di Ivano Osella Coordinatore
Provinciale FGCI Torino
Questa mattina tutta la città
di Torino è stata invasa da migliaia e migliaia
di studenti docenti e ricercatori per protestare
contro la riforma Gelmini e i tagli di Tremonti.
I cortei degli studenti medi, del mondo
dell'università e dei docenti hanno sfilato per
le vie centrali della città bloccando i punti
nevralgici e simbolici. I 2 cortei sono
terminati poi nell'occupazione di Palazzo
Campana e della stazione di Porta Nuova dove la
rabbia crescente per i tagli alla scuola ha
espresso il suo apice. L'occupazione della
stazione è stata pacifica e non ci sono stati
momenti di elevata tensione. La Federazione
Giovanile Comunisti Italiani di Torino (PdCI-Fds),
oltre ad essere stata presente nel corteo degli
studenti e ad aver contribuito nei giorni scorsi
alla costruzione delle occupazioni e
alla mobilitazione stessa, ritiene che la
grandissima partecipazione di stamattina sia la
dimostrazione che qualcosa nel paese sta
cambiando, che non è più accettabile la
situazione di precarietà in cui viviamo e che si
sta diffondendo una coscienza propositiva per
modificare lo stato di cose presenti, sia nel
mondo della scuola come in quello del lavoro. 17
novembre 2010
Riceviamo e pubblichiamo
dalla Fgci di Torino
Care
compagne e cari compagni,
vista la fase politica
complicata vorrei provare con queste poche righe a dare
un contributo alla discussione in corso.
Innanzitutto io credo
che mai più che ora sia necessaria la costruzione di un
unico partito comunista, che superi le vecchie divisioni
e fratture e ridia forza, credibilità e quindi consenso,
all’analisi marxista.
Questo autunno di lotte
sociali ha visto e continua a vedere una forte presenza
dei comunisti nelle mobilitazioni, presenza sia in
piazza sia nell’organizzazione di queste. Partecipiamo
caratterizzandoci con i nostri contenuti, con le nostre
bandiere e i nostri simboli mentre la nostra dignità
politica viene riconosciuta anche da quelle componenti
del movimento che negli scorsi anni si sono contrapposte
in ogni modo ai comunisti. Siamo stati presenti nelle
grandi manifestazioni del mondo della scuola (penso
all’8 ottobre) e in quelle del mondo del lavoro (penso
il 9 ottobre a Torino e il 16 ottobre a Roma) e
continueremo ad esserlo ad esempio lavorando fin da ora
per costruire la massima partecipazione studentesca alla
Giornata Mondiale per il Diritto allo Studio, il
prossimo 17 novembre. Lavoreremo anche e soprattutto
nell’ottica di ricostruire la coscienza di classe andata
distrutta in questo paese dopo le sconfitte subite dalla
classe operaia a partire dagli anni ’80. Sicuramente
questo sarà il compito più arduo che ci spetta ma le
mobilitazioni di questo autunno di lotte stanno creando
tutte le basi ad un risveglio di coscienza che fino a
poco tempo fa sembrava impossibile.
L’onda lunga della
crisi economica sta ulteriormente dimostrando la
necessità di ricostruire un forte partito di classe,
ovviamente comunista, che sappia rappresentare i bisogni
delle masse di proletariato crescente nel paese. Scusate
se uso parole “antiche” ma ritengo che le condizioni
economiche internazionali le rendano attuali. Basti
vedere cosa sta succedendo nel resto della liberalissima
Unione Europea: in Grecia, come in Francia, le forze
politiche e sindacali, comuniste e di classe, hanno
saputo favorire le lotte e coordinarle in ogni loro
livello sociale, mi spiego meglio, hanno saputo unire le
rivendicazioni dei lavoratori alle battaglie degli
studenti, alla difesa dei diritti acquisiti, alla tutela
della stato sociale. Purtroppo in Italia i comunisti non
sono ancora adeguati ad essere il perno centrale delle
lotte di classe, pur, come dicevo prima, essendo sempre
più radicati all’interno di esse.
Principalmente per
questi motivi io ritengo che la costruzione di un unico
partito comunista sia oggi più che necessaria e che anzi
occorra velocizzare il processo per evitare di perdere
ulteriore tempo.
La Federazione della
Sinistra terrà il suo primo congresso nazionale il 20 e
21 novembre prossimi: questa struttura è sicuramente il
primo passo di unificazione di alcune tra le più
importanti forze politiche della sinistra italiana che
ritengono necessario il superamento del capitalismo, ma
ad oggi è poco più che un contenitore che funge da
cartello elettorale. La Fds potrà diventare un utile
strumento di confronto per costruire la coscienza e la
lotta di classe in Italia ma solo a condizione che si
ricostruisca un unico partito comunista.
Io auspico quindi che
venga dato nuovo vigore alla linea del nostro partito e
che il congresso che si terrà l’anno prossimo lanci,
come il segretario nazionale Diliberto ha più volte
sostenuto, il processo unificativo. La necessità di ciò
è data anche dal fatto che la manifestazione nazionale
della FIOM dello scorso 16 ottobre ha lanciato degli
importanti temi politici con cui non ci possiamo non
confrontare. Il più grande sindacato dei metalmeccanici,
classe sociale rivoluzionaria per eccellenza
nell’analisi marxista, non ha al momento alcuna
rappresentanza politica è né il PdCI da solo, né l’Fds
né tantomeno il PRC o Sel si possono candidare a questo
difficile scopo.
E’ dunque necessario
che si avvii al più presto il processo unificativo dei
comunisti, in modo da ricostruire un unico partito
comunista che aggiorni la propria analisi della società,
il marxismo-leninismo è a mio avviso un modello più che
valido di analisi ma non lo si può più prendere come
assunto , bensì è necessario declinarlo nelle
trasformazioni economiche e sociali in corso. E’
necessario che le compagne e i compagni tornino a
studiare e a capire la realtà.
Un unico partito
comunista che, nel compito gravoso di provare a
rappresentare le istanze politiche dei lavoratori, abbia
dei riferimenti sindacali ben chiari, guardi alla FIOM
sicuramente ma anche alle altre componenti più avanzate
della CGIL, che non trascuri in alcun modo le istanze
che arrivano dal sindacalismo di base, penso
innanzitutto all’USB come soggetto sindacale che nella
nostra attività politica non debba essere tralasciato e
che, soprattutto si opponga senza se e senza ma
all’attacco ai diritti dei lavoratori operato da
Marchionne, dalla Confindustria e dai sindacati
conniventi.
Un unico partito
comunista infine che non miri alle istituzioni per
qualche rendita di posizione o rimborso elettorale, ma
per portare in esse le proprie battaglie e renderle un
importante luogo di conflitto sociale. Ci tengo a
sottolineare questo punto perché in questi giorni si
parla moltissimo di possibili elezioni anticipate e di
primarie di coalizione. Intanto credo sia necessario
costruire un’ampia alleanza elettorale con il
centro-sinistra per battere Berlusconi e la Lega, ma,
nel caso di vittoria non andare al governo del paese:
infatti in queste condizioni non possiamo più pensare di
poter spostare a sinistra l’asse del governo come
credevamo di fare con Prodi. Dobbiamo individuare alcuni
punti programmatici quando si sigla l’alleanza
elettorale e su questi dare battaglia finchè non li
avremo ottenuti. Sul resto valutare di volta in volta e
preventivare pure una dura opposizione. Le discussioni
sulle primarie invece non mi appassionano per nulla,
sono infatti una pura riduzione personalistica della
politica. Non credo inoltre che ci sia particolare
differenza tra Bersani e Vendola (anche se quest’ultimo
è percepito come il candidato della sinistra radicale),
entrambi infatti arrivano dal PCI, entrambi sono
post-comunisti, entrambi puntano ai salotti buoni dei
poteri forti italiani. A scanso di equivoci, basti
sentire le dichiarazioni di Vendola durante il primo
congresso di Sel svoltosi lo scorso fine settimana: ad
esempio, pur avendo partecipato alla manifestazione
nazionale della FIOM (e avendola fatta da padrone sui
media) ha detto di voler dialogare anche con CISL e UIL,
ha difeso inoltre il fatto di essere un cattolico e ha
quindi attaccato l’anticlericalismo. Su una questione
poi come l’abbattimento della legge 30 non ha una
posizione per nulla chiara. Su quest’ultimo argomento io
ritengo dunque che un partito comunista non debba
perdersi nei meandri dei politicismi personalistici, ma
portare dei contenuti politici e su questi dare
battaglia con le altre forze politiche.
Ivano
Osella, Coordinatore Provinciale FGCI Torino
La Gelmini manda gli
ispettori a Livorno
La Fgci regala alla
Gelmini la "Storia fotografica del Pci"
"Mandare un ispettore per 'verificare' la
presenza della bandiera del Pdci sulla lapide che
ricorda la fondazione del Pci è ridicolo e strumentale.
Quella lapide e quelle bandiere sono del tutto
indipendenti dal fatto che oggi nel luogo dove è stato
fondato il Pci nel 1921 sorga una scuola materna.
Accomunare questa situazione a quella di Adro è davvero
comico: là, infatti, si sono utilizzati soldi pubblici
per costruire una scuola con simboli e arredamento di un
preciso Partito politico, casualmente quello del
Sindaco." E' quanto afferma Flavio Arzarello,
coordinatore nazionale della Fgci, l'organizzazione
giovanile del Pdci - Federazione della sinistra, che
oggi ha inviato al Ministro dell'istruzione Mariastella
Gelmini una copia della "Storia fotografica del Partito
Comunista Italiano" di Eva Paola Amendola con la
seguente dedica "Spero sia utile a Lei e all'ispettore,
così potrete verificare direttamente, forse risparmiando
anche il viaggio a Livorno, che in quel luogo sorgeva
davvero il Teatro San Marco, dove venne fondato il Pci.
Inoltre, se avrà la pazienza di andare avanti nella
lettura, scoprirà che i comunisti italiani sono stati
protagonisti della vita politica del nostro Paese,
sconfiggendo il fascismo, contribuendo a scrivere la
Costituzione, a conquistare il diritto all'istruzione e
al lavoro, a combattere la mafia e il terrorismo. Oggi
siamo anche quelli che si battono contro la sua riforma,
che taglia e privatizzi, e forse per questo i nostri
simboli vi fanno ancora tanta paura. Ci risparmi,
tuttavia, la pena di vedere, in
un momento così drammatico per la scuola
e l'università, che il Ministero si occupa di due
bandiere a Livorno."
Gelmini dimettiti!
La scuola che protesta
Red.
Decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza
questa mattina insieme alle confederazioni sindacali per
manifestare contro la riforma della Scuola del Ministro Mariastella Gelmini.
A Roma la manifestazione più importante, che si è aperta
fin dalle prime ore della mattina: sorretti da alcuni
ragazzi con una maschera da mimo, due striscioni sono
piazzati davanti al Ministero dell'Istruzione in viale
Trastevere. Più tardi giungono davanti al ministero in
oltre 30mila, paralizzando il traffico in centro.
Tensione a Milano tra studenti e polizia quando uno
spezzone del corteo principale si stacca per raggiungere
la Statale e improvvisare un'assemblea. "La
manifestazione a cui abbiamo partecipato con la nostra
associazione, Federazione degli Studenti, segna il
disagio crescente che sta vivendo il mondo della
Scuola". Lo dichiara il segretario nazionale dei Giovani
Democratici, Fausto Raciti, a "Paneacqua". "Anche
quest'anno scolastico - aggiunge Raciti - è iniziato
all'insegna del ‘meno risorse' con la solita filosofia
per cui siccome la Scuola fa parte del pubblico impiego
allora va punita. Non si può svendere il patrimonio
della scuola pubblica italiana".
E mentre si segnalano tafferugli anche nella
manifestazione di Firenze, dove si sono registrati lanci
di fumogeni e uova contro la sede della Scuola privata
degli Scolopi, si sono susseguite dichiarazioni sia da
parte di esponenti della maggioranza che
dell'opposizione. Per il ministro Gelmini "le proteste
di oggi sono organizzate da una precisa parte politica.
Non sono certo manifestazioni spontanee che uniscono
studenti e professori ma si tratta di manifestazioni
politiche organizzate da militanti contrari al governo e
alle riforme". La Responsabile Scuola nazionale del Pd,
Puglisi invita invece la Gelmini "ad ascoltare il
disagio proveniente dal mondo della Scuola". E anche
Massimo Donadi dell'Idv è sulla stessa lunghezza d'onda:
"La riforma Gelmini è la mortificazione del diritto allo
studio, alla formazione, alla crescita culturale e
professionale degli studenti e degli insegnanti: per
questo Italia dei Valori aderisce e partecipa alla
manifestazione di oggi del mondo della scuola. Il
ministro Gelmini farebbe meglio a confrontarsi con chi
tutti i giorni vive sulla propria pelle gli effetti
nefasti della sua riforma e ad ascoltare di più le
proposte dell'opposizione, invece di liquidare come
vecchi slogan la protesta di oggi".
Dalle parti della Federazione della Sinistra si fa
sentire
Oliviero Diliberto
che dichiara alle agenzie:
"I tagli della Gelmini uccidono il futuro dell'Italia".
A segnare negativamente questa tranquilla giornata di
manifestazioni studentesche è stato un episodio accaduto
durante il corteo di Verona, dove persone esterne alla
manifestazione hanno tirato dei bengala verso le forze
dell'ordine ferendo lievemente un
poliziotto.(www.paneacqua.eu 11 ottobre 2010)
8 e 16 ottobre insieme per saperi e lavoro
Ill mondo dei
saperi e del lavoro sono i due terreni sui quali si
è scatenata, in particolare nell'ultimo anno,
l'offensiva poderosa del Governo e di Confindustria.
Non sempre, purtroppo, le mobilitazioni del mondo
del lavoro e dei saperi si sono intrecciate e non
sempre si è costruito un fronte comune di
resistenza.
Quest'autunno, come mai negli ultimi anni, ci sono
le condizioni per costruire un reale movimento di
massa, che unisca studenti, lavoratori della
conoscenza, precari, docenti, operai, con
l'obiettivo di mandare a casa il Governo di
Berlusconi, Gelmini e Marchionne.
Dentro questo quadro, dobbiamo mettere in campo il
massimo sforzo per unire i focolai di lotta che si
stanno aprendo in tutto il Paese: è necessario,
dunque, che le due date centrali della mobilitazione
di ottobre, l'8 ottobre degli studenti ed il 16
ottobre dei metalmeccanici, si parlino, costruiscano
un sentire ed un agire comune.
In
particolare, il percorso verso la mobilitazione
dell’8 ottobre lanciata dal movimento studentesco si
sta concretizzando in ogni territorio.
Crediamo, in vista delle assemblee delle realtà
locali, sia necessario affermare un punto di vista
preciso e condiviso all’interno del percorso di
lotte di questo difficile e impegnativo autunno: per
questo, dove è possibile, è bene mettere al centro
della nostra proposta politica, questi punti:
■reintegro dei lavoratori della scuola precari
licenziati dalla Gelmini;
■introduzione dell’obbligo scolastico a 18 anni
senza che questo sia sostituito da forme, mascherate
o palesi, di avviamento professionale;
■introduzione di un welfare studentesco che lo renda
possibile;
■sussidio per ogni studente appartenente ad un
nucleo famigliare con reddito basso per combattere
la dispersione scolastica;
■gratuità del materiale scolastico;
■rafforzamento dell’incisività, sulle decisioni
interne agli istituti scolastici, degli organi di
rappresentanza studentesca;
■un piano straordinario per l’edilizia scolastica,
con risorse da reperire tra la spesa in armamenti e
l’evasione fiscale;
■creazione di più mense e case dello studente, così
come una serie di servizi, dai trasporti ai luoghi
di studio, che mettano al centro lo studente;
■aumento della spesa pubblica sui saperi almeno al
5,6% (media UE);
■lotta concreta alle baronie e abolizione del
perverso sistema dei crediti.
La nostra battaglia non può essere solo di
retroguardia, in difesa dell’assetto dei saperi
precedente agli interventi distruttivi della
Gelmini, ma deve avere l'ambizione di costruire
un'idea di scuola e più in generale di saperi
radicalmente diversa dall'attuale: un sistema dei
saperi che non sia più funzionale alle esigenze del
mercato, ma che torni saldamente in mano pubblica e
non sia terreno di macellerie sociali.
L’ 8 ottobre dovrà essere la data di nascita di un
grande movimento di protesta e di costruzione di
un’alternativa generazionale, dove queste nostre
idee per una società diversa siano presenti come
elemento nuovo e dirompente. L’ impegno dovrà essere
massimo sin da ora.