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Antonio Gramsci
73esimo anniversario
della morte
Questa mattina una delegazione della Federazione
della Sinistra, composta daClaudio Grassi, Fabio
Amato, Alessandro Pignatiello, Vincenzo Calò e
Flavio Arzarello, presso il cimitero acattolico
di Roma ha deposto una corona di fiori sulla
tomba di Antonio Gramsci, in occasione del 73°
anniversario della morte (27 aprile 1937).
Dirittura morale comunista
di Massimo
Ciusani
Sto terminando
di leggere con interesse ed ammirazione crescente le
"Lettere dal carcere" di Antonio Gramsci. 
Oltre 950 pagine colme di cultura, scelte di vita e
scuola di vita, sofferenze e patimenti, principi e
valori incrollabili, un grande rigore morale. Un
"romanzo di formazione" dove una tragedia personale
viene vissuta con estrema dignità e dove "scene umili e
atroci di un uomo malato nella solitudine di una cella
riescono a vivificare l'immagine "eroica" che
accompagnerà la sua figura" come scrive Santucci nella
introduzione.
Il 12 settembre 1927 Antonio Gramsci scrive al fratello
Carlo "Perchè ti convinca che mi sono trovato in
condizioni terribili, senza perciò disperare, altre
volte. Tutta questa vita mi ha rinsaldato il carattere.
Mi sono convinto che quando tutto è o pare perduto,
bisogna rimettersi tranquillamente all'opera,
ricominciando dall'inizio. [...] La mia posizione morale
è ottima: chi mi crede un satanasso, chi mi crede quasi
un santo. Io non voglio fare né il martire né l'eroe.
Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le
sue convinzioni profonde, e che non le baratta per
niente al mondo. [...] Devo proprio essere io, che sono
in prigione, con delle prospettive abbastanza brutte, a
far coraggio a un giovanotto che può muoversi
liberamente, può esplicare la sua intelligenza nel
lavoro quotidiano e rendersi utile?".
Il 12 marzo 1928 scrive alla mamma Peppina Marcias "Ti
ripeto, ancora una volta, che tu non devi allarmarti
qualunque sia la farragine di notizie che i giornali si
compiaceranno pubblicare. [...] Adesso sarò certamente
condannato a molti anni, , nonostante che l'accusa
contro di me si basi su un semplice referto della
polizia e su impressioni generiche incontrollabili; ma
il confronto tra il '23 e il '28 sta a dare la nozione
della "gravità" in sé del processo attuale e a
caratterizzarlo. Ecco perchè io sono così tranquillo. Tu
pensi che ciò che deve contare non sono queste
circostanze accessorie, ma il fatto reale della condanna
e del carcere da soffrire? Ma devi contare anche la
posizione morale, non ti pare? Anzi è solo questo che dà
la forza e la dignità. Il carcere è una cosa
bruttissima; ma per me sarebbe anche peggiore il
disonore per debolezza morale e per vigliaccheria.
Perciò tu non devi allarmarti e addolorarti troppo e non
devi mai pensare che io sia abbattuto e disperato".
Gramsci annotava in uno dei suoi celebri quaderni:
"Esistono due modi per uccidere: uno, designato
apertamente col verbo uccidere; l'altro, quello che
resta di norma sottinteso dietro il delicato eufemismo:
"rendere la vita impossibile". Ha inizio il progressivo
disgregamento delle forze fisiche e il disfacimento del
corpo. La cognata Tatiana aveva potuto visitare Gramsci
il 3 dicembre 1933. Ne scriverà a Sraffa il 7: "Debbo
confessarvi che l'aspetto di Nino mi ha proprio
spaventata. Non so se potrò rendere l'iidea delle
condizioni fisiche in cui si trova se dico che sembra
che sia ridotto proprio ai minimi termini, non solo, che
ha i movimenti di un individuo che potrebbe infrangersi
se fa un movimento brusco. Per mettersi a sedere o
alzarsi Nino pare usare tanta precauzione da mettere
sgomento. Ha poi, sulla faccia, una espressione di
grande ansia".
Aggrappato alle proprie convinzioni, sordo ad ogni
compromesso col regime, Gramsci avverte tuttavia lo
strazio dei "fili spezzati" degli a ffetti,
della lontananza e della solitudine. Le forze lo
abbandonano, non la dignità: ormai prossimo alla fine
scrive al figlio Delio di sentirsi "un po' stanco", e
passa subito a trasmettergli la passione per la storia,
per "tutti gli uomini del mondo" che si uniscono,
lavorano, lottano, migliorano se stessi.
Tempo fa era uscita una notizia di un presunto
avvicinamento alla fede da parte di Gramsci. Nela
lettera alla cognata Tania del 24 luglio 1933, quando
ormai le condizioni di salute sono disperate e Gramsci
stesso teme di non sopravvivere più a lungo, afferma:
"[...] Per ciò che riguarda la psiche non posso dire
molto di preciso: è certo che per molti mesi sono
vissuto senza alcuna prospettiva, dato che non ero
curato e non vedevo una qualsiasi via d'uscita dal
logorìo fisico che mi consumava. [...] Quelli che
stavano con me quando mi trovavo nel punto critico della
malattia mi hanno detto che nei momenti di vaneggiamento
c'era una certa lucidità nei miei sproloqui. [...] La
lucidità consisteva in questo: che ero persuaso di
morire e cercavo di dimostrare l'inutilità della
religione e la sua inanità ed ero preoccupato che
approfittando della mia debolezza il prete mi facesse
delle cerimonie che mi ripugnavano e da cui non sapevo
come difendermi."
Luciano Canfora aveva espresso perplessità rispetto alla
scoperta della fede da parte di Gramsci dicendo che non
c'era alcuna fonte e documento che potesse affermare una
cosa del genere. Non capisco perchè non abbia citato la
lettera del 24 luglio 1933.
Sulla tomba di Gramsci

PdCI e PRC in visita alla sua tomba: "Ricordarlo non è mai rituale formale"
PdCI
e PRC, questa mattina, presso il cimitero acattolico di Testaccio a Roma,
hanno reso omaggio alla tomba di Antonio Gramsci, nel 72° anniversario della
sua morte. “Ricordare Antonio Gramsci - afferma Paola Pellegrini,
dell’Ufficio Politico del PdCI - non è mai stato per i comunisti un rituale
formale. La sua opera rimane un punto di riferimento ineludibile per
chiunque voglia ricostruire un blocco sociale che intervenga da sinistra
sulla crisi della politica, della rappresentanza del mondo del lavoro e
sulle forme vecchie e nuove del consenso, terreno decisivo dello scontro
politico. I comunisti e la sinistra in questi anni hanno subito le più forti
sconfitte sul terreno degli orientamenti ideali e culturali: averne
coscienza è il primo passo per riconoscere l’eredità politica e morale di
Gramsci”. (27 aprile 2009).
Tributo a Gramsci
Gramsci si
convertì, ecco lo scoop di Radio Vaticana
1937-2008, quanto è
ancora attuale la propaganda anticomunista
A 71 anni dalla sua morte la forza e l'attualità di
Antonio Gramsci è prorompente. Ne sono un sintomo anche
le notizie
i presunti
scoop che vengono alla luce su di lui, solitamente
relativi alla vita privata. L'ultimo, in ordine di tempo
ma che in realtà era già uscito nel lontano 1977, è
quello relativo ad una conversione alla fede di Gramsci
in punto di morte quando, secondo il pro-penitenziere
emerito della Santa Sede Luigi De Magistris autore della
notizia, ricevette i sacramenti cristiani. Il monsignore
ne è assolutamente convinto, avendo saputo della
conversione da una suora che lavorava nella clinica
Quisisana, dove il grande intellettuale comunista morì.
«Il mio conterraneo, Gramsci aveva nella sua stanza
l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù. Durante la
sua ultima malattia, le suore della clinica dove era
ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù
Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui
disse: "Perché non me l'avete portato?" Gli portarono
allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò».
Queste le parole di De Magistris, niente più. Nessun
documento, nessuna lettera indita a supportare una tesi
in realtà già superata.
Infatti, come afferma Giuseppe Vacca, presidente della
Fondazione Gramsci, «è la cognata Tatiana, che accudì
Gramsci negli ultimi tempi, a raccontare di essere stata
lei stessa a dover allontanare un sacerdote che voleva
somministrare i sacramenti a Gramsci». E ancora, Gramsci
chiese esplicitamente di essere cremato e nelle tante e
dettagliate lettere (intime ed inedite di Tatiana alla
famiglia) e documenti, anche della polizia fascista,
sugli ultimi momenti di Gramsci non vi è nessun accenno
alla conversione. Insomma non risulta, nessun riscontro
ufficiale né ufficioso.
Solo, probabilmente, la volontà di appropriarsi di un
“pensiero” con cui è difficile per alcuni fare i conti.
Solo, probabilmente, la necessità di destrutturare la
figura pubblica, attraverso presunte rivelazioni
“pericolose” di quella privata di un grande uomo che, in
quanto tale, nella sua vita “grande” e piccola “storia”
si intrecciano in un rapporto sì dialettico ma che a
volte rischia di renderlo meno umano. Gramsci è stato un
acuto intellettuale, un fine politico, un instancabile
educatore dell'altro, un comunista e citando sempre
Vacca se si fosse convertito «ovviamente non sarebbe uno
scandalo, né cambierebbe alcunché».(www.larinascita.org
26 novembre 2008)
il PdCI
alla tomba di Gramsci il 27 aprile
2008
Ma
la tendenza democratica, intrinsecamente, non può solo
significare che un operaio manovale diventa qualificato,
ma che ogni «cittadino» può diventare «governante» e che
la società lo pone, sia pure «astrattamente», nelle
condizioni generali di poterlo diventare; la democrazia
politica tende a far coincidere governanti e governati.
La maggior parte degli
uomini sono filosofi in quanto operano praticamente e
nel loro pratico operare è contenuta implicitamente una
concezione del mondo, una filosofia.
L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza
collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari.
L'indifferenza è il peso
morto della storia. È la palla di piombo per il
novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli
entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la
vecchia città e la difende meglio delle mura più salde,
meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce
nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li
scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa.
1891 - 1937
la vita e il
contesto storico
1891-1911 Antonio Gramsci nasce ad Ales
(Cagliari), in Sardegna, il 22 gennaio 1891, quarto dei
sette figli di Francesco Gramsci e Giuseppina Marcias.
Nel 1894 la famiglia si trasferisce a Sòrgono (Nuoro):
per due anni viene mandato, insieme alle sorelle, in un
asilo di suore. A questo periodo, dopo una caduta,
risale la malattia che gli lascerà una malformazione
fisica: la schiena andrà lentamente incurvandosi e le
cure mediche tenteranno invano di arrestare la sua
deformazione.

Nel 1897 il padre viene sospeso
dall’impiego all'Ufficio del registro di Ghilarza e
arrestato per irregolarità amministrative. Nel 1902
consegue la licenza elementare a Ghilarza. Studia poi
privatamente e intanto lavora, per aiutare la famiglia,
presso l'ufficio catastale di Ghilarza.
Nel 1905 si iscrive al liceo-ginnasio di Santu Lussurgiu,
cittadina a 15 km da Ghilarza. Inizia a leggere la
stampa socialista che il fratello Gennaro gli invia da
Torino. Nel 1908 consegue la licenza ginnasiale e si
iscrive al liceo Dettori di Cagliari, città dove vive
presso il fratello Gennaro, segretario della locale
sezione socialista. Con molti giovani del liceo Dettori,
Gramsci partecipa alle "battaglie" per l'affermazione
del libero pensiero e a discussioni di carattere
culturale e politico. Abita in una poverissima pensione
in via Principe Amedeo, poi si trasferisce in un'altra
del Corso Vittorio Emanuele. A scuola si distingue tra i
compagni per i suoi vivi interessi culturali, legge
moltissimo (in particolare Croce e Salvemini). Rivela
spiccatissime tendenze per le scienze esatte e per la
matematica.
Cagliari, in quel tempo, è una
cittadina culturalmente vivace, dove si diffondono i
primi fermenti sociali, che influiranno nella sua
formazione di una ideologia socialista. Conseguita la
licenza liceale, nel 1911 vince una borsa di studio e si
iscrive all’università di Torino, Facoltà di Lettere e
Filosofia. Si trasferisce a Torino. Gramsci vive i suoi
anni universitari in una Torino industrializzata, dove
sono già sviluppate le industrie della Fiat e della
Lancia, che hanno eliminato le concorrenti più deboli.
Il forte sviluppo industriale ha conferito un aspetto
nuovo alla città, che intorno al 1909 ospita circa
60.000 immigrati, che lavorano nelle fabbriche. Data
l'alta concentrazione operaia e il ruolo avanzato
dell'industria torinese, la organizzazione sindacale
costituisce, nella città, una presenza attiva e
dinamica, sostenuta da un'ampia mobilitazione dal basso.
Sono le iniziative di lotta nelle fabbriche che portano
alla costituzione delle prime commissioni interne e alla
elezione di delegati di fabbrica, che siedono, durante
le vertenze, al tavolo delle trattative con i
rappresentanti padronali. È in questo periodo di forti
agitazioni sociali che lo studente Gramsci vive i suoi
anni universitari e matura la sua ideologia socialista.
Studia i processi produttivi, la tecnologia e
l'organizzazione interna delle fabbriche e si impegna
per far acquisire agli operai "la coscienza e l'orgoglio
di produttori". A Torino frequenta anche gli ambienti
degli immigrati sardi; l'interesse per la sua terra sarà
sempre vivo in lui, sia nelle riflessioni di carattere
generale sul problema meridionale, sulle sue abitudini,
sul linguaggio, sui luoghi e sulle persone
dell'infanzia; temi ricorrenti anche negli anni della
maturità. Gli avvenimenti.
L'Italia è ancora nettamente divisa tra un Nord in cui è
presente un relativo sviluppo industriale e un Meridione
caratterizzato dal latifondo a coltivazione estensiva.
L'assetto del potere nello Stato e nella società è
dunque determinato da un'alleanza tra industriali e
agrari, fondata sulla politica protezionistica, che
esclude ogni partecipazione al potere da parte delle
masse popolari. Ma la crisi di fine secolo, con i
movimenti dei fasci siciliani (1894) e l'insurrezione
proletaria di Milano (1898), costringe la borghesia
italiana a scendere a patti con il movimento operaio.
Dall'inizio del secolo, Giolitti, che dichiara la
neutralità dello Stato nei conflitti di lavoro, apre un
nuovo corso politico fondato su un accordo sociale con
il movimento socialista riformista. A questo accordo si
oppongono l'ala rivoluzionaria del partito socialista e
il movimento sindacalista rivoluzionario.
1912 In cattive condizioni economiche e di
salute, Gramsci segue i corsi universitari e sostiene
alcuni esami. Ha anche i primi contatti con il movimento
socialista torinese.- Gli avvenimenti. Al
congresso socialista di Reggio Emilia i riformisti
perdono la direzione del partito. Mussolini diventa
direttore dell’Avanti!.
1913 Aderisce ad un pubblico appello
contro la politica protezionistica. Probabilmente in
quest'anno si iscrive alla sezione socialista di Torino.
Gli avvenimenti. Con il patto Gentiloni, i
cattolici partecipano alla competizione elettorale in
appoggio a Giolitti.
1914
Soffre di periodiche crisi nervose.
Sostiene sul Grido del popolo le posizioni della
neutralità attiva e operante in contrasto con la
politica della neutralità assoluta prevalente in ambito
socialista. Gli avvenimenti. Crisi
dell'Internazionale socialista e del movimento operaio
europeo che non riescono a far prevalere una politica di
pace. Scoppia la Prima guerra mondiale.
1915 Continua la collaborazione con Il
Grido del popolo e, a dicembre, entra nella
redazione torinese dell’Avanti!, organo del
Partito socialista italiano. La sua attività
giornalistica s'impone all'attenzione generale non solo
per la qualità della scrittura, ma anche per lo spessore
della ricerca culturale.
Gli avvenimenti. L'italia entra in guerra
a fianco dell'intesa. Lenin lancia a Zimmerwald la
parola d'ordine di "trasformare la guerra imperialista
in guerra civile".
1916 Gramsci cura la rubrica "Sotto la
mole" dell’Avanti! dove si occupa di critica
teatrale e di note di costume. Gli avvenimenti.
Nel movimento socialista antimilitarista (conferenza di
Kientbal) si fanno strada le posizioni radicali di
Lenin.
1917
Dopo la sommossa operaia di agosto,
Gramsci diventa segretario della commissione esecutiva
provvisoria della sezione socialista di Torino. Dirige
di fatto Il Grido del popolo. Nel febbraio del 1917 per conto della
Federazione giovanile socialista piemontese esce La
città futura, il cui tema di fondo é la
contrapposizione tra l'ordine della società borghese e
quello della società socialista; a originali articoli di
teoria e di propaganda socialista si affiancavano
scritti di Croce, Salvemini e A. Carlini. In questo
perioda l'influenza di Croce e della polemica
antipositivistica dell'idealismo italiano traspare anche
nella valutazione entusiastica della rivoluzione russa
del novembre 1917, interpretata come "rivoluzione contro
il Capitale" (cioè contro la versione deterministica
dell'opera di Marx). Gli avvenimenti. In
agosto scoppiano in Italia movimenti di protesta contro
il carovita e la guerra. In Russia la rivoluzione di
febbraio porta all'abdicazione dello zar Nicola II; il
governo provvisorio viene rovesciato in novembre dalla
rivoluzione bolscevica.
1918 Cessano le pubblicazioni del Grido
del popolo (ottobre) e nasce l’edizione piemontese
dell’Avanti! (dicembre), diretta da Ottavio
Pastore, nella cui redazione Gramsci entra dall’inizio.
Gli avvenimenti. Finisce la guerra
mondiale. Movimenti rivoluzionari in vari paesi
d'Europa. In Russia la controrivoluzione si militarizza:
scoppia la guerra civile.
1919 Gramsci e altri (tra cui Tasca,
Terracini, Togliatti) danno vita al settimanale
L’Ordine nuovo (maggio), che si schiera per
l’adesione del Psi all’Internazionale comunista e in
favore del movimento dei consigli di fabbrica. Nei suoi
articoli Gramsci afferma che il consiglio di fabbrica
deve essere eletto da tutti i lavoratori,
indipendentemente dalla loro collocazione politica, in
modo che gli operai assumano in pieno la funzione
dirigente che spetta loro come "produttori". Questa
esperienza si collocava, in una prospettiva
rivoluzionaria, a sinistra del movimento socialista
dell'epoca, ma in consonanza con altri fermenti della
cultura italiana del periodo come quelli che facevano
capo al neo-liberalismo di Piero Gobetti, che giudicò
infatti positivamente l'opera del gruppo. Gli
avvenimenti. La nuova legge per il suffragio
universale permette al Psi e al Partito popolare di
eleggere rispettivamente 156 e 100 deputati, modificando
radicalmente l'assetto del potere politico. A Parigi si
inaugura la Conferenza di pace. Viene fondata a Mosca la
Terza Internazionale (Comintern). Il congresso
socialista di Bologna delibera l'adesione alla nuova
Internazionale comunista.
1920 Lo sciopero degli operai
dell’industria di Torino di marzo-aprile (sciopero delle
lancette) per il riconoscimento dei consigli di fabbrica
apre una vivace polemica tra la direzione socialista e
il gruppo dell’Ordine nuovo, le cui posizioni
politiche ricevono l’approvazione di Lenin. Gramsci si
avvicina alla frazione astensionista del Psi, guidata da
Bordiga, che prospetta la costruzione del Partito
comunista.Gli avvenimenti. Giolitti torna
a formare il governo. In settembre lo scontro sociale
porta all'occupazione delle fabbriche. La sconfitta
segna l'inizio del riflusso del movimento proletario. In
Russia, i bolscevichi sbaragliano definitivamente gli
eserciti controrivoluzionari.
.
1921
Gramsci si convince che bisogna dar
vita a un partito nuovo, secondo le direttive di
scissione già indicate dall'Internazionale comunista. Il
25 gennaio 1921 si apre a Livorno il 17° congresso
nazionale del Psi; le divergenze tra i vari gruppi:
massimalisti, riformisti ecc., inducono Gramsci e la
minoranza dei comunisti a staccarsi definitivamente dal
Psi. Il 21 gennaio dello stesso anno, nella storica
riunione di San Marco, nasce il Partito comunista
d'Italia: Gramsci sarà un membro del Comitato centrale. Come organo del nuovo partito Gramsci
diresse, ancora a Torino, L'Ordine Nuovo,
diventato quotidiano (al quale collaborò anche come
critico teatrale Gobetti). Tuttavia nei primi anni del
nuovo partito la sua attività fu condizionata dalla
direzione di Bordiga, che avendo organizzato una
frazione nazionale prima della scissione aveva acquisito
una posizione di preminenza, influenzando anche gran
parte dello stesso gruppo torinese dell'Ordine Nuovo.Gli
avvenimenti. 15 gennaio 1921: si apre a Livorno
il XVII Congresso del Psi. Il 21 gennaio, da una
scissione minoritaria del Psi, nasce il Partito
comunista d'Italia (Pcd'I), sezione italiana della Terza
Internazionale comunista. Dopo la grande paura
dell'occupazione delle fabbriche, gli industriali
guardano con favore al movimento fascista. Lenin lancia
la Nuova politica economica.[Sopra, a destra:
Livorno, XVII congresso del Psi; sotto, a sinistra:
Giulia Schucht e i figli di Antonio Gramsci, Delio e
Giuliano. ]

1922 Nel secondo congresso del Pcd’I
(Roma, marzo) Gramsci sostiene le posizioni della
maggioranza bordighiana, in dissenso con la politica del
"fronte unico" con il Psi proposto dall’Internazionale.
A maggio parte per Mosca, delegato del partito italiano
nell’esecutivo dell’Internazionale e nel giugno
partecipa alla conferenza dell’esecutivo allargato. Il
soggiorno in Russia sarà importante sia per la sua
formazione politica che per la sua vita privata, infatti
Gramsci si innamora di una giovane violinista russa,
Giulia Schucht che diventerà sua moglie e dalla quale
avrà due figli: Delio e Giuliano. In Russia Gramsci
approfondisce le sue conoscenze del leninismo e osserva
gli sviluppi della dittatura del proletariato, ciò gli
consente di misurare diversamente i problemi dei
comunisti italiani, collocandoli in una visione di più
ampio respiro. Gli avvenimenti. Si
moltiplicano le violenze squadristiche e gli assalti
alle Camere del lavoro e ai giornali antifascisti.
Ulteriore scissione socialista: il congresso di Roma
(ottobre) espelle i riformisti. In ottobre marcia su
Roma e formazione del governo Mussolini, che in novembre
ottiene pieni poteri.-
1923 L’esecutivo allargato
dell’Internazionale (giugno) discute la situazione
italiana e stabilisce d’autorità la formazione di un
comitato esecutivo del Pcd’I maggiormente rispondente
alla propria politica. Gramsci, in dissenso con le
posizioni di Bordiga e favorevole a quelle
dell’Internazionale (che sostiene la parola d’ordine del
"governo operaio e contadino"), si fa carico della
svolta (lettera di settembre per la fondazione dell’Unità).
In novembre, viene inviato a Vienna per tenere i
collegamenti tra il partito italiano e gli altri partiti
comunisti d’Europa. Inizia, con un fitto carteggio, a
ricostruire il gruppo dirigente del Pcd’I attorno a
quella che era stata la redazione dell’Ordine nuovo.Gli
avvenimenti. Nel febbraio arresto di Bordiga e
di parte del comitato esecutivo del Pcd'I, che si
riorganizza semi clandestinamente. Bordiga, in carcere,
si schiera contro le posizioni dell'Internazionale per
quanto riguarda i rapporti con il Psi. Il parlamento
italiano approva la legge elettorale maggioritaria
presentata dal fascista Acerbo. In Bulgaria viene
rovesciato il governo di Stambolijski, leader del
partito contadino.
1924 Il 6 aprile del 1924, dopo una
campagna elettorale contrassegnata da violenze e
intimidazioni fasciste, si svolgono le elezioni e
Gramsci viene eletto deputato della circoscrizione del
Veneto, quindi torna in Italia, dopo due anni di assenza
e si stabilisce a Roma. In febbraio esce a Milano, su
indicazione di Gramsci, il quotidiano l’Unità.
Continua il lavoro per ricostruire il gruppo dirigente
del partito. Gramsci entra nel comitato esecutivo del
partito e viene eletto segretario ge nerale. Partecipa
all’opposizione parlamentare che si forma a seguito del
delitto Matteotti e propone un appello per lo sciopero
generale. In agosto nasce a Mosca suo figlio Delio. Imposta con Grieco e Di Vittorio la
politica del partito verso il Mezzogiorno. In ottobre
propone che l’opposizione aventiniana si costituisca in
Antiparlamento e in novembre il gruppo parlamentare
comunista rientra in aula. Gli avvenimenti.
Le elezioni politiche di maggio, contrassegnate da
violenze e intimidazioni, assegnano il 65 per cento dei
suffragi ai fascisti. In giugno viene assassinato il
deputato riformista Giacomo Matteotti che aveva
denunciato i brogli; ne segue una vasta ondata di
proteste. In agosto il gruppo socialista che fa capo a
Serrati (i "terzini") aderisce al Pcd’I. Alla morte di
Lenin, in Unione Sovietica il potere viene assunto da
una direzione collegiale formata da Stalin, Trockij,
Zinov'ev e Kamenev.
1925 Tra marzo e aprile partecipa a Mosca
ai lavori dell’esecutivo allargato dell’Internazionale.
In giugno apre la polemica con la sinistra interna al
partito, guidata da Bordiga. Inizia a lavorare
all’organizzazione del terzo congresso del Pcd’I.Gli
avvenimenti. Superata la crisi Matteotti,
Mussolini torna saldamente alla guida del governo.
Vengono abolite le commissioni interne e soppressa la
libertà sindacale.
1926 In gennaio si svolge a Lione il terzo
congresso del Pcd’I: le tesi politiche, stese da Gramsci
e Togliatti, vengono approvate con una maggioranza che
supera il 90 per cento. La linea di Gramsci, che
raccolse intorno a sé un nuovo gruppo dirigente
"centrista," prevalse terzo congresso del Partito
comunista d'Italia; alcuni mesi dopo però i suoi
rapporti con l'Internazionale comunista subirono una
prima incrinatura, con la sua iniziativa di scrivere una
lettera allarmata al Comitato centrale del Partito
bolscevico per le divisioni interne a quel partito. Pur
dando torto all'opposizione la lettere conteneva anche
riserve sui metodi della maggioranza (Stalin-Bucharin),
e per questo motivo Togliatti, allora rappresentante a
Mosca dei comunisti italiani, ritenne opportuno non
inoltrarla ufficialmente. Ne nacque una vivace polemica
personale tra Gramsci e Togliatti, rilevante sopratutto
per l'insistenza da parte del primo sulla necessità di
«richiamare alla coscienza politica dei compagni russi,
e richiamare energicamente, i pericoli e le debolezze
che i loro atteggiamenti stavano per determinare.»
In agosto nasce Giuliano, il secondogenito di Gramsci. L'8 novembre, a seguito delle leggi
eccezionali del regime fascista contro gli oppositori,
Gramsci viene arrestato, con gran parte del gruppo
dirigente comunista e, nonostante l'immunità
parlamentare, è rinchiuso a Regina Coeli. Al processo,
tenuto a Roma nel maggio-giugno 1928, fu condannato a
oltre vent'anni di reclusione. Il 18 novembre Gramsci è
assegnato al confino per cinque anni a Ustica, dove
giunge dopo soste nelle carceri di San Vittore a Milano
e in quelle di Napoli e di Palermo. A Ustica abita in
una casa privata con altri condannati politici con i
quali organizza corsi di cultura differenziati a seconda
del grado di preparazione dei partecipanti, allo scopo
di educare i proletari, per i quali è un dovere, dice,
non essere ignoranti, se vogliono essere protagonisti
della politica e creatori di una nuova società. Per
espiare la pena, Gramsci è poi destinato alla casa
penale di Turi (Bari): vi rimane fino al dicembre 1933.
Gli avvenimenti. In Italia vengono sciolti
i partiti di opposizione; vengono istituiti il confino
di polizia e il Tribunale speciale. La Camera dichiara
decaduti i deputati aventiniani. In Unione sovietica
Stalin riesce a isolare Trockij e Zinov'ev.-
Trasferito dal febbraio nel carcere
di San Vittore a Milano, in attesa del processo, inizia
a progettare uno studio di ampio respiro sugli
intellettuali italiani. Il 28 maggio inizia il processo
e il 4 giugno viene emessa la condanna a vent'anni
quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Poiché
soffre di emicrania cronica viene destinato alla casa
penale di Turi ed è messo in una cameretta con altri
cinque detenuti politici. Gli avvenimenti. Con la
Carta del lavoro il fascismo enuncia i principi dello
Stato corporativo. Il X congresso del Pcus espelle
Trockij, Zinov 'ev e Kamenev; inizia la politica
dell'industrializzazione forzata.
1928 Alla fine di maggio, a Roma, Gramsci
è processato. Il 4 giugno viene emessa la sentenza: come
accennato, è di venti anni, quattro mesi e cinque giorni
di reclusione. In luglio Gramsci raggiunge il carcere di
Turi. Gli avvenimenti. Il Gran consiglio
del fascismo diviene organo dello Stato. Il VII
congresso dell'Internazionale lancia la parola d'ordine
dell'intensificazione della lotta alla
socialdemocrazia.-
1929
In febbraio, nel carcere di Turi,
Gramsci, ottenuto il permesso di scrivere in cella,
inizia la stesura dei Quaderni dal carcere:
saranno 21 nel 1933, quando lascerà Turi per
Civitavecchia e complessivamente 33 nel 1937. Gli
avvenimenti. Patti lateranensi tra Italia e
Vaticano. In Unione Sovietica Bucharin si oppone alla
politica di collettivizzazione forzata e viene
rapidamente emarginato da Stalin. Il X plenum
dell'Internazionale enuncia la teoria del
social-fascismo. Crollo della borsa di New York: inizia
la grande depressione.
1930 Emergono dissensi con altri detenuti
comunisti sulla politica da seguire dopo la caduta del
fascismo: Gramsci sostiene la necessità di una fase
democratica e propone la parola d’ordine della
Costituente. Gli avvenimenti. La grande
depressione colpisce anche l’Italia. Il Pcd’I, sulla
base dell'analisi dell’Internazionale che ritiene in
crisi il regime, fa rientrare decine di quadri in
Italia.
1931 Nel 1931 Gramsci è colpito da una
grave malattia, perciò il fratello Carlo ottiene che sia
messo in una cella individuale, dove Gramsci cerca di
organizzarsi una vita "normale", fatta di studio, di
riflessione, di elaborazione teorica del suo pensiero
politico e sociale, di affetti e di ricordi, sforzandosi
di restare a contatto con i suoi familiari e con la
realtà. Peggiorano le condizioni di salute: in agosto
Gramsci ha un’improvvisa emorragia. Gli
avvenimenti. Viene rapidamente smantellata dalla
polizia la rete clandestina del Pcd'I. Vittoria
elettorale repubblicana in Spagna.
1932 Non ha esito il progetto di uno
scambio di prigionieri politici, che avrebbe incluso
anche Gramsci, tra l’Italia e l’Unione Sovietica.
Gli avvenimenti. Condonato alla Germania il
debito di guerra. Salazar assume la guida del governo
portoghese. Roosevelt promuove negli Usa il regolamento
dell'economia.-
1933 In marzo, seconda grave crisi delle
condizioni di salute di Gramsci. In novembre viene
trasferito nell’infermeria del carcere di Civitavecchia
e da qui, in dicembre, nella clinica del dottor Cusumano
a Formia.Gli avvenimenti. In Italia viene
creato l'Iri. I nazisti assumono il potere in Germania.
In Unione Sovietica viene varato il secondo piano
quinquennale.
1934 Riprende la campagna per la
liberazione di Gramsci. In ottobre viene accolta la
richiesta per la libertà condizionale.Gli
avvenimenti. Patto di unità d'azione tra Pci e
Psi. In Germania Hitler assume la carica di capo dello
Stato. In Unione Sovietica Zinov'ev e Kamenev vengono
processati per tradimento: iniziano le grandi purghe.
1935 In giugno nuova crisi e aggravamento
delle condizioni di salute di Gramsci. In agosto viene
trasferito nella clinica "Quisisana" di Roma. Gli
avvenimenti. L'Italia invade l’Etiopia. Leggi
antisemite in Germania. L'Internazionale adotta la
tattica dei fronti popolari. -
1936
Lo stato di prostrazione fisica
impedisce a Gramsci di lavorare ai Quaderni.
Gli avvenimenti. Dopo
la conquista dell'Etiopia, l'Italia proclama l'impero.
Le sinistre vincono le elezioni in Francia e in Spagna;
qui le forze reazionarie rispondono con un
pronunciamento militare: è la guerra civile.
1937 Terminato il periodo di libertà
condizionale, Gramsci riacquista la piena libertà, ma è
in clinica ormai morente. Muore per emorragia cerebrale
il 27 aprile. Il giorno seguente si svolgono i funerali.
Le sue ceneri vengono inumate al cimitero del Verano a
Roma e trasferite, dopo la Liberazione, al Cimitero
degli Inglesi.La sua vita in carcere era stata anche
amareggiata dai difficili rapporti stabilitisi con il
partito che aveva diretto prima dell'arresto. In
disaccordo con la linea politica adottata alla fine del
1929 su pressione del Komintern, allora in lotta non
solo con il fascismo ma anche con la socialdemocrazia
(definita come "socialfascismo"), si era trovato, come
si è detto, in aperto conflitto con la maggioranza degli
altri comunisti detenuti a Turi, e ciò lo aveva indotto
a fare del suo isolamento la forma esclusiva della
propria esistenza. Si spiega così perché la sua
situazione non sia stata allora posta in discussione
negli organi dirigenti operanti in esilio, con i quale i
suoi rapporti furono sempre indiretti (con la mediazione
dell'amico economista Sraffa che lavorava a Cambridge).
Tuttavia dopo il 1934, con l'abbandono della propaganda
sul "socialfascismo" e il prevalere della politica di
unità antifascista, furono intensificate le campagne di
stampa internazionali per chiedere la sua liberazione.
Gli avvenimenti. Crisi del governo di
fronte popolare in Francia. Si internazionalizza la
guerra civile spagnola. L’Italia aderisce al patto anti
Comintern con Germania e
Giappone.
In Unione sovietica vengono accusati di tradimento e
fucilati Radek e Tukacevskij.
l'Avanti del 1° maggio 1918
(terza pagina)
La società contemporanea: una fiera
rumorosa di uomini in delirio; nel centro della fiera
una giostra che rotea turbinosamente, fulmineamente.
Ognuno dei presenti vuol saltare in groppa a un lucente
e ben bardato cavallino, a una sirena dai languidi
occhi; vuole adagiarsi nei morbidi cuscini di una
carrozzella. E' un precipitarsi disordinato e caotico
della folla in tumulto, è un osceno acrobatismo di arti
scimmieschi. Diecimila cadono riversi, dopo essersi
fiaccate le membra, uno per diecimila passa, si aderge
su questi corpi innumeri, spicca il salto giusto, e
trasvola nel turbine infernale.Tu vuoi partecipare alla
gara. Hai probabilità, anche tu, di fortuna. Arrivare
significa diventar ricco, essere signore della vita,
conquistare la propria libertà.
Ecco: la libertà. Fermiamoci. La
ricchezza non è un fine, certamente; se diventa fine si
chiama avidità (avarizia). E' mezzo per un fine: la
libertà. Un soldo che possiedi, è un soldo di libertà a
tua disposizione, è un soldo di libera scelta. La
proprietà è la garanzia che questa libertà sarà
continua. La proprietà di una parte di ricchezza
(strumento di lavoro) è possibilità di ampliare ancora
il dominio della personale libertà. Il diritto di
eredità è la garanzia che la tua personale libertà sarà
anche della tua prole, dei tuoi cari. Poiché il tuo fine
non è un circoscritto fatto materiale, poiché tu non sei
un avido di benessere meccanico, ma di libertà, consegue
che il tuo fine non è individuale: è un'immortalità.
Senti che i tuoi figli ti continueranno, come tu
continui i tuoi padri, e vuoi garantita la libertà del
tuo spirito immortale. Questa immortalità è ammessa dai
laici, dai filosofi: essa appunto è dai filosofi
chiamata Spirito, e viene fatta coincidere con la
Storia, perché tutto umano, perché non ha nulla da
spartire con lo spirito (anima) trascendente,
ultraterreno, delle religioni. E' pura attività: tu sei
attivo, lavori, partecipi dell'immortalità del lavoro,
ma vuoi vedere esteriormente questa perennità del tuo
io: la cerchi nei tuoi discendenti, nelle garanzie di
libertà che loro assicuri.
Tutti gli uomini hanno questa
aspirazione, tutti gli uomini vogliono diventare
proprietari di libertà, di libertà garantita, di libertà
trasmissibile. Se essa è il sommo bene, è naturale si
cerchi di farne partecipi i propri cari, è naturale si
accetti il sacrifizio per creare questa libertà, anche
sicuri di non goderla se stessi, solo per assicurarla ai
propri cari. La preoccupazione diventa in taluni casi
così pungente da spingere al delitto, alla perversione,
al suicidio. Madri si prostituiscono per racimolare un
peculio di libertà ai figli; padri si uccidono con
l'apparenza della disgrazia perché i figli godano
subito l'assicurazione della libertà. La libertà è solo
un privilegio: ecco perché si manifestano queste
perversioni. La società è una fiera: la fortuna è una
giostra. La maggioranza deve necessariamente fallire
nella gara atroce. E' dunque essa non-spirito, non
partecipa essa della immortalità della storia? Esiste la
immortalità senza l'esteriore continuità? Certo no.
Esistendo, trasforma il mondo, suscita quindi forme
esteriori.
Ebbene, anche tu, che non sei ricco,
che non sei capitalista, che non garantisci alla tua
immortalità nessuna esteriore continuazione di libertà,
erediti e lasci un retaggio. Non saresti uomo,
altrimenti, non saresti spirito, non saresti storia.
Bisogna che di questa verità tu abbia consapevolezza,
che questa consapevolezza tu approfondisca in te e
diffonda negli altri. Essa è la tua forza, è la chiave
del tuo destino e del destino dei tuoi cari.
La proprietà è il rapporto giuridico
esistente tra un cittadino e un bene. Essa è dunque un
valore sociale, puramente contingente; è garantita da
tutti, che la garantiscono solo in quanto sperano,
ognuno singolarmente, giungere a goderla. I pochi sono
liberi, nel possesso dei beni, e trasmettono questa
libertà ad altri pochi, perché i molti sperano, hanno la
velleità di essere liberi, non ne hanno la volontà. La
volontà è adeguazione dei mezzi al fine, quindi è
specialmente ricerca di mezzi congrui.
Il privilegio della libertà sussiste
perché la società è una fiera, perché è un disordine
perenne. La speranza che tu hai di saltare
immediatamente in groppa a un cavallino della
giostra, ti fa elemento del disordine, della perenne
fiera: tu sei una rotellina della macchina infernale
che fa roteare la giostra: se, nella gara, fallisci,
tu sei causa del tuo fallire, se ti fiacchi le ossa, tu
sei un suicida.Da elemento di disordine devi diventare
elemento d'ordine. All'essere Immediatamente
(vaga speranza, probabilità minima), devi preferire la
certezza, anche se non immediata, la certezza per i tuoi
figli. Il fine rimane immutato, i mezzi per raggiungerlo
sono i soli mezzi congrui a tua disposizione:
l'associazione, l'organizzazione.
Se la proprietà è solo un valore
sociale, il solo fatto che esiste un organismo-forza
proponentesi di renderla bene comune, garanzia di
libertà per tutti, la trasforma, la rende aleatoria in
quanto privilegio, cioè la diminuisce ora in pro della
collettività, ne fa compartecipe già ora la
collettività.
Questa diminuzione, questa
compartecipazione potenziale è una eredità che tu
trasmetti. Certo è più evidente, più palpabile l'eredità
dei capitalisti; ma se rifletti anche la tua non è
trascurabile cosa.Anche tu hai un retaggio: i tuoi
ascendenti, che hanno fatto la rivoluzione contro il
feudalismo, ti hanno lasciato in eredità il diritto alla
vita (tu non puoi essere ucciso arbitrariamente: ti par
piccola cosa?), la libertà individuale (per incarcerarti
devi essere giudicato colpevole d'un crimine), il
diritto di muoverti per lavorare in una terra piuttosto
che in un'altra, a tua scelta, secondo la tua utilità.
Godi una eredità più recente: la libertà di scioperare,
la libertà di associarti con altri per discutere i tuoi
interessi immediati e per proporti, in comunione con
altri, il fine maggiore della tua vita: la libertà per
te, o almeno per i tuoi discendenti.
Ti paiono piccole eredità queste?
Esse hanno notevolmente diminuito il privilegio dei
pochi. Perché non ti proponi di ampliarle e diminuire
ancora, conseguentemente, il privilegio? Queste eredità
sono il frutto del lavoro di molti, non del solo padre
tuo, del solo tuo nonno o bisnonno. Sono frutto
inconsapevole, perciò piccolo. Diventa tu consapevole,
diffondi la tua consapevolezza: quale eredità superiore
a quelle del passato non trasmetterai tu all'avvenire?
Quale più concreta sicurezza di libertà per i tuoi
figli, per l'immortalità del tuo spirito? Invece
di una proprietà individuale, preoccupati di lasciare
maggiore possibilità per l'avvento della proprietà
collettiva, della libertà per tutti, perché tutti uguali
dinanzi al lavoro, allo strumento di lavoro.Questa tua
eredità ha anch'essa una forma esteriore:
l'associazione. Quanto più forte è l'associazione, tanto
più vicina è l'ora di riscuotere allo sportello della
storia. Chi riscuoterà? Tu stesso, forse, per la tua
quota. Lavora come se il fine fosse immediato, ma non
trascurare perciò di suscitare mezzi più potenti, nel
caso non fosse immediato: sacrificati, perché tu pensi
ai tuoi figli, ai tuoi cari.
Rafforza le associazioni che hanno
questo fine: liberare la collettività, dando a lei la
proprietà della ricchezza. L'associazione economica ti
garantisce la riscossione quotidiana dei benefizi che
frutta l'eredità lasciatati dai tuoi padri nullatenenti:
rafforzala con la tua adesione, aumenterai così
l'eredità dei tuoi figli.
L'associazione politica, il Partito
socialista, è l'organo di educazione, di elevazione; per
esso tu sentirai la collettività, ti spoglierai dei tuoi
egoismi personali, imparerai a lavorare
disinteressatamente per l'avvenire che è di tutti,
quindi anche tuo e dei tuoi. Per esso metterai il tuo
sacrifizio e il tuo lavoro con quello degli altri,
moltiplicandone il valore per il valore del comune
sacrifizio.L'associazione di cultura ti renderà più
degno del tuo compito sociale, ti educherà a pensar
bene, migliorerà il tuo spirito: per essa parteciperai
al patrimonio di pensiero, di esperienze spirituali, di
intelligenza, di bellezza del passato e del presente.
Diffondi questa piccola verità: nella
società attuale, che è fiera, che è giostra, tutti
singolarmente possono diventar ricchi (liberi), ma,
necessariamente, solo pochi lo diventano; la ricerca
della proprietà, dell'eredità individuale ha uno
riuscito per diecimila falliti. I diecimila non
falliranno invece nella ricerca dell'eredità sociale;
che si associno, che da elemento di disordine
diventino elemento d'ordine, e avranno avvicinato di
diecimila probabilità il raggiungimento del fine stesso.
Intanto tu fa il tuo dovere: dà la
tua parte di attività, di spiritualità al comune
patrimonio sociale attuale. lavora perché sia
trasmesso, migliorato e ampliato, ai tuoi discendenti:
cura la tua eredità, cura l'eredità che sola sei certo
di poter lasciare.
Firmato: Antonio Gramsci, "Avanti! ",
anno XXII, n. 120 p. 3, 1° maggio 1918. Raccolto in SG,
214-17.
Dalle Lettere
dal carcere
22 aprile 1929
Carissima Tania,
ho ricevuto le tue cartoline del 13 e
del 19 aprile. Aspetterò con pazienza le notizie di
casa. Credo che anche tu ti sia accorta, in quei pochi
momenti che ci siamo visti, quanto io sia divenuto
paziente. Lo ero anche prima, ma solo in virtù di un
grande sforzo su me stesso: era una certa qualità
diplomatica, necessaria per entrare in rapporto con gli
imbecilli e con la gente noiosa, della quale purtroppo
non si può fare a meno. Ora, invece, non mi costa
nessuna fatica: è diventata un'abitudine, è
l'espressione necessaria della routine carceraria, ed è
anche un elemento di autodifesa istintiva. Qualche volta
però questa pazienza diventa una specie di apatia e di
indifferenza, che non riesco a superare: credo che ti
sia accorta anche di questo e che un po' ti abbia
addolorato. Non è una novità neanche questo, sai? Tua
madre se n'era accorta fin dal 1925 e Giulia me lo
riferì. La verità è che fin da quegli anni io, per dirla
con una immagine di Kipling, ero come una capra che ha
perduto un occhio e gira in circolo, sempre sulla stessa
ampiezza di raggio.
Ma veniamo a qualcosa di più allegro.
La rosa ha preso una terribile insolazione: tutte le
foglie e le parti più tenere sono bruciate e
carbonizzate; ha un aspetto desolato e triste, ma caccia
fuori nuovamente le gemme. Non è morta, almeno finora.
La catastrofe solare era inevitabile, perché potei
coprirla solo con della carta, che il vento portava via;
sarebbe stato necessario avere un bel mazzo di semi: 10
di carote, ma della qualità detta pastinaca, che è un
piacevole ricordo della mia prima fanciullezza: a
Sassari ne vengono di quelle che pesano mezzo chilo e
prima della guerra costavano un soldo, facendo una certa
concorrenza alla liquirizia; 20 di piselli; 30 di
spinaci; 40 di sedani. Su un quarto di metro quadrato
voglio mettere quattro o cinque semi per qualità e
vedere come vengono. Li puoi trovare da Ingegnoli, che
ha negozio in piazza del Duomo e in via Buenos Ayres;
così ti farai dare anche il catalogo, dove è indicato il
mese più propizio per la semina.
Ho ricevuto un altro biglietto dalla
signora Malvina Sanna (Corso Indipendenza 23).
Trasmettile queste linee: Comprendo le difficoltà
finanziarie per procurarsi i libri da me indicati
precedentemente. Anch'io l'avevo fatto notare; ma il mio
incarico era quello di rispondere a domande precise.
Rispondo oggi a una domanda che,
anche se non rivoltami, era implicita, e perché capisco
che risponde a un bisogno generale di chi è carcerato:
"come fare a non perdere il tempo in carcere e a
studiare qualcosa in qualche modo?" Mi pare che prima di
tutto sia necessario spogliarsi dell'abito mentale
"scolastico", e non porsi in testa di fare dei corsi
regolari e approfonditi: ciò è impossibile anche per chi
si trova nelle migliori condizioni. Tra gli studi più
proficui è certo quello delle lingue moderne: basta una
grammatica, che si può trovare anche nelle bancarelle
dei libri usati per pochissimi soldi, e qualche libro
(anch'esso magari usato) della lingua scelta per lo
studio. Non si può imparare la pronunzia parlata è vero,
ma si saprà leggere e questo è già un risultato
ragguardevole. Inoltre: molti carcerati sottovalutano la
biblioteca del carcere. Certo le biblioteche carcerarie,
in generale, sono sconnesse: i libri sono stati raccolti
a caso, per donazione di patronati che ricevono fondi di
magazzino dagli editori, o per libri lasciati da
liberati. Abbondano di libri di devozione e di romanzi
di terz'ordine. Tuttavia io credo che un carcerato
politico deve cavar sangue anche da una rapa. Tutto
consiste nel dare un fine alle proprie letture e nel
saper prendere appunti (se si ha il permesso di
scrivere).
Faccio due esempi: a Milano io ho
letto una certa quantità di libri di tutti i generi,
specialmente romanzi popolari, finché il direttore non
mi ha concesso di andare io stesso in biblioteca a
scegliere tra i libri non ancora passati in lettura o
fra quelli che per un particolare sapore politico o
morale, non erano dati in lettura a tutti. Ebbene, ho
trovato che anche Sue, Montépin, Ponson du Terrail ecc.
erano abbastanza se letti da questo punto di vista:
"perché questa letteratura è sempre la più letta e la
più stampata? quali bisogni soddisfa? a quali
aspirazioni risponde? quali sentimenti e punti di vista
sono rappresentati in questi libracci, per piacere
tanto?" Eugenio Sue perché è diverso da Montépin? e
Victor Hugo non appartiene anche lui a questa serie di
scrittori per gli argomenti che tratta? e Scampolo o
l'Aigrette o la Volata di Dario Nicodemi non sono forse
la filiazione diretta di questo basso romanticismo del
48? ecc. ecc.
Il secondo esempio è questo: uno
storico tedesco, Gruithausen, ha pubblicato recentemente
un grosso volume in cui studia i legami tra il
cattolicesimo francese e la borghesia nei due secoli
prima dell'89. Egli ha studiato tutta la letteratura di
devozione di questi due secoli: raccolte di prediche,
catechismi delle diverse diocesi ecc. ecc. e ha messo
insieme un magnifico volume. Mi pare che sia sufficiente
per provare che si può trar sangue anche dalle rape
perché in questo caso rape non esistono. Ogni libro,
specialmente se di storia, può essere utile da leggere.
In ogni libercolo si può trovare qualcosa che può
servire... specialmente quando si è nella nostra
condizione e il tempo non può essere valutato col metro
normale.
Cara Tatiana, ho scritto anche troppo
e ti costringerò a fare un esercizio di calligrafia. A
proposito: ricordati di disporre perché non mi siano più
mandati dei libri, finché io non avvertirò. Caso mai, se
vengono fuori libri che ritieni mi possano essere utili,
falli mettere da parte per spedirli quando io li
domanderò. Carissima, spero davvero che il viaggio non
ti abbia stancato troppo. Ti abbraccio affettuosamente.
Antonio
Le opere
-
Cronache torinesi
-
Scritti giovanili
-
La città futura
-
Il nostro Marx
-
L'Ordine Nuovo
-
Lettere dal
carcere
-
Quaderni del
carcere
I
Quaderni del carcere
I
32 Quaderni del
carcere, di
complessive 2.848
pagine, non
destinati da Gramsci
alla pubblicazione,
contengono
riflessioni e
appunti elaborati
durante la
reclusione; iniziati
l’8
febbraio
1929,
furono
definitivamente
interrotti nell’agosto
1935 a
causa della gravità
delle sue condizioni
di salute. Furono
numerati, senza
tener conto della
loro
cronologia,
dalla cognata
Tatiana Schucht che,
insieme con
Piero Sraffa,
riuscì a sottrarli
alla ispezioni
poliziesche e a
consegnarli al
banchiere
Raffaele Mattioli,
segreto finanziatore
delle cure di
Gramsci, il quale li
affidò a
Mosca a
Palmiro Togliatti
e agli altri
dirigenti comunisti
italiani.
Dopo la fine della
guerra i Quaderni,
curati dal dirigente
comunista Felice
Platone, furono
pubblicati
dall’editore Einaudi
- unitamente alle
sue Lettere dal
carcere
indirizzate ai
famigliari - in sei
volumi, ordinati per
argomenti omogenei,
con i titoli:
-
Il materialismo
storico e la
filosofia di
Benedetto Croce,
nel
1948
-
Gli
intellettuali e
l’organizzazione
della cultura,
nel
1949
-
Il Risorgimento,
nel 1949
-
Note sul
Machiavelli,
sulla politica e
sullo Stato
moderno, nel
1949
-
Letteratura e
vita nazionale,
nel
1950
-
Passato e
presente, nel
1951
Nel
1975 i
Quaderni furono
pubblicati a cura di
Valentino Gerratana
secondo l’ordine
cronologico della
loro elaborazione.
Sono stati raccolti
in volume anche
tutti gli articoli
scritti da Gramsci
nell' Avanti!,
nel Grido del
popolo e nell'Ordine
nuovo.
La Città futura
Numero unico pubblicato nel febbraio del 1917 a cura
della Federazione giovanile piemontese del Partito
Socialista.
Gramsci curò per intero la stesura del giornale, che
aveva lo scopo di "educare e formare" i giovani
socialisti (siamo alla fine del primo conflitto
mondiale) alla "disciplina politica", alla solidarietà e
alla vita organizzata del partito.
Scritti giornalistici
La poesia di Pier Paolo Pasolini "Le ceneri di
Gramsci"
|
Links
Qui di
seguito vengono forniti i collegamenti con
alcuni dei tantissimi siti su Antonio Gramsci
-
http://www.soc.qc.edu/gramsci/
Un sito intitolato Resources on Antonio
Gramsci. realizzato da Dean Savage,
della Columbia University, NY. Contiene tra
l'altro l'accesso a ua bibliografia molto
accurata di e su Gramsci, che comprende un
gran numero di lingue e di Paesi.
-
http://www.italnet.nd.edu/gramsci/
Una delle migliori pagine su Gramsci è
quella dell'International Gramsci Society.
Nella sezione "Audio e Video" è possibile
vedere un filmato su Antonio Gramsci, sulla
sua vita e alcuni aspetti della sua
personalità. Il filmato di circa 46 minuti è
stato promosso da Dario Fo e Franca Rame
(1992), regia di Sergio Baratta.
-
http://www.gramsci.it/
Un altro sito molto importante è quello
dell'Istituto Gramsci di Roma.
L'Istituto ha molte attività non
direttamente in relazione con la figura di
Antonio Gramsci e anche di tali attività
tratta il suo sito web.
-
http://www.uniovi.es/~filesp
Molti articoli e commenti su Gramsci si
trovano nel sito del Proyecto Filosofía
en español, progetto sviluppato
dall'Università di Oviedo, Spagna.
-
http://www.bdp.it/~caps0002/gramsci/copert.htm
Ipertesto
Gramsci: prodotto da studenti e docenti del
Liceo "G. M. Dettori" di Cagliari (che fu
frequentato dallo stesso Gramsci): contiene
una biografia sintetica ed alcuni saggi
molto interessanti sui concetti fondamentali
delle opere gramsciane. Inoltre è ricco di
links e corredato con varie immagini
fotografiche, di cui alcune molto rare
-
http://www.linearossage.it/cronologramsci.htm
Nel sito del
movimento genovese Linea rossa è possibile
accedere ad una cronologia della vita di
Gramsci, rapportata ai principali eventi in
ambito politico-sociale in Italia e nel
mondo, e ad una lettera dal carcere
-
http://www.casagramscighilarza.org/
La Casa Museo
di Antonio Gramsci, sito dell'associazione
Amici della Casa Gramsci presenta una breve
biografia di Gramsci; la storia di Ghilarza,
il paese della sua infanzia ed adolescenza;
una mappa del museo che illustra le varie
stanze in cui si suddivide e l'elenco delle
manifestazioni, quali convegni e mostre
fotografiche, organizzate dall'associazione
-
http://www.soc.qc.edu/gramsci/intro/italbio.html
La voce "Antonio Gramsci"
dell'Enciclopedia Italiana, scritta da
Valentino Gerratana, curatore dell'edizione
critica dei "Quaderni dal carcere"
pubblicati dalla Einaudi nel 1975.
L'estratto è una pagina di un sito più ampio
promosso dal Sociology Department del Queens
College di New York che contiene al suo
interno Resources on Antonio Gramsci.
(www.antoniogramsci.com)
http://www.comunistifriuli.it/marxismo/Gramsci/gramsci.htm
collegamento con

|
Julik
Gramsci è morto
ADDIO JULIK - E’
MORTO IL FIGLIO DEL
GRANDE TRIBUNO DEL
POPOLO ANTONIO
GRAMSCI
È
morto a Mosca Julik
Gramsci, il figlio
secondogenito del
leader comunista
Antonio Gramsci il
quale - incarcerato
nello stesso anno
della nascita del
bimbo - non ebbe mai
la possibilità di
vederlo. Gramsci
aveva infatti avuto
due figli dalla
moglie Julka
(Giulia) Schucht: il
primo di nome Delka
(Delio) era nato a
Mosca nel 1924 ma
nel 1925-26 la
famiglia Gramsci
aveva vissuto
insieme a Roma; il
secondo, Julik
(Giuliano), era nato
anch’egli a Mosca ma
nell’agosto del 1926
e Antonio Gramsci,
arrestato e
incarcerato nel
novembre di quell’anno,
non ebbe quindi mai
la possibilità di
poterlo vedere.
Julik Gramsci, a
quanto si è appreso,
è morto mentre
veniva trasportato
all’ospedale a
seguito di un
attacco cardiaco;
era prossimo a
compiere 81 anni.
Aveva trascorso la
sua vita in Russia e
nella ex Unione
Sovietica (oggi
CSI), era divenuto
uno stimato
professore di flauto
e clarino presso il
conservatorio della
capitale russa;
lascia una moglie e
un figlio. Julik
Gramsci aveva
comunque conservato
un forte legame
affettivo con
l’Italia. Tra
l’altro,
ripetutamente negli
anni passati (nel
1982, nel 1986 e nel
1991), aveva donato
all’ Istituto
Gramsci lettere del
padre, della madre
Julka (Giulia),
della zia Tatiana e
di altre persone
legate ad Antonio
Gramsci ed ai suoi
familiari (da Paolo
Sraffa e Camilla
Ravera). Un libro di
«Lettere
mio padre», frutto
di colloqui di
Annamaria Sgarbi con
Julik Gramsci, è in
corso di
pubblicazione in
Italia.
Dal carcere Antonio
Gramsci si mantenne
costantemente in
contatto epistolare
con i due figli. Le
lettere a
Giuliano-Julik sono
sovente molto tenere
come questa (non
datata): «Caro Julik,
hai visto il mare
per la prima volta.
Scrivimi qualche tua
impressione. Hai
bevuto molta acqua
salata facendo i
bagni? Hai imparato
a nuotare? Hai preso
dei pesciolini vivi
o dei granchi?...
Tuo papà». Qualche
volta nelle lettere
Gramsci assumeva un
ruolo appena un poco
più «severo», come
nel biglietto che
risale probabilmente
al 1936: «Carissimo
Julik, ti faccio
tantissimi auguri
per l’andamento del
tuo anno scolastico.
Sarei molto contento
che tu mi spiegassi
in che consistono le
difficoltà che trovi
nello studiare. Mi
pare che se tu
stesso riconosci di
avere delle
difficoltà, queste
non devono essere
molto grandi e
potrai superarle con
la diligenza e la
buona volontà. Il
tempo assegnato allo
studio è sufficiente
per te?....Alla tua
età io ero molto
disordinato, andavo
molte ore a
scorazzare nei
campi, però studiavo
anche molto bene
perché avevo una
memoria molto forte
e pronta e non mi
sfuggiva nulla di
ciò che era
necessario per la
scuola: per dirti
tutta la verità,
debbo aggiungere che
ero furbo e sapevo
cavarmela anche
nelle difficoltà pur
avendo studiato
poco...».
Altrettanto
commovente una
lettera che risale
al 1937 (l’anno
della morte di
Antonio Gramsci):-
«Caro Julik, disegna
come vuoi, per
ridere, per
divertirti e non
seriamente come se
facessi un compito
che non ti piace.
Vorrei però vedere
qualcuno dei disegni
che fai per la
scuola...Oggi ho
molto mal di testa e
non posso scrivere a
lungo. Ti bacio,
papà».
Ciao Julik, il tuo
non era un cognome
pesante come in
taluni commenti
della stampa
italiana è stato
scritto ma, bensì un
cognome onorato, un
nome di cui andare,
essere orgogliosi.
Il solo evocare il
nome di Gramsci non
era per il rispetto
dovuto alla grande
forza morale ed
intellettuale di un
uomo che aveva
affrontato con la
dignità di tribuno
del popolo la
prigionia fascista,
Gramsci era
il nome che
ha
continuato a vivere
attraverso il
patrimonio culturale
e politico lasciato
in eredità ai
comunisti, ai
patrioti
antifascisti e ha
combattuto
idealmente nel cuore
dei Partigiani delle
Brigate Gar ibaldi.
Caro Julik tu ne
eri ben conscio e
così ha scritto (in
una lettera ideale
indirizzata a tuo
padre -« …Non ti
avrei mai visto. A
undici anni ti
aspettavo, da anni
ti aspettavo. Avrei
sentito il tuo
odore, l'odore del
mio papà...". E nel
commiato di Julik
Gramsci ai suoi
lettori c'è una nota
amara: "Studiato in
tutto il mondo -
scrive nel messaggio
finale al padre - tu
sei stato quasi
dimenticato in
Italia. Forse oggi
anche la sinistra
italiana non ama più
il pensiero, forse
anch'essa è salita
sul carro della
cultura intesa come
esibizione e
spettacolo".»
Caro Julik i
marxisti-leninisti
non hanno
dimenticato il loro
grande maestro,
stanne certo! Addio
Julik! (Linea Rossa
– Genova /il Partito
31 luglio 2007)


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