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Gruppo Consiliare Comunisti
italiani - Regione
Piemonte
Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale e
Consigliere Regionale del Partito dei Comunisti Italiani
Sul
Piano Casa le minoranze mettono in mostra il loro vero
volto antisociale.
Le minoranze stanno impedendo di poter mettere all’ordine del
giorno del Consiglio l’approvazione della delibera sul
Piano Casa.
Sono 40.000 i piemontesi che attendono di avere una casa
assegnata a prezzi popolari e lor signori, forse perché
non hanno il problema di dover risparmiare sul costo
dell’affitto e su come trovare casa.
Una logica, quella del centro destra, che disprezza i temi
popolari che è antisociale.
I cittadini piemontesi devono sapere di che pasta sono fatti
questi politicanti che guardano solo ai loro interessi e
disprezzano chi soffre e ha meno.
Torino 14 dicembre 2006
Bairati
resti al suo posto
Sono ingenerose le critiche del consigliere Laus nei
confronti dell’assessore Bairati anche perché più volte
abbiamo assistito all’impreparazione ed all’incompetenza
dello stesso consigliere in qualità di presidente della
Commissione Post Olimpica.
Se ci sono dei ritardi è perché non c’è certezza sulle
risorse da destinare al mantenimento ed all’uso degli
impianti e perché Comune e Provincia stanno ritardando
la possibilità di definire rapidamente la composizione
della Fondazione post olimpica.
Inoltre bisogna tenere conto degli imminenti Giochi delle
Universiadi che impegneranno diversi contenitori
ricettivi e di gara e che per molti di questi ne hanno
impedito una programmazione ricettivo turistica già per
la stagione in corso. Pensiamo ad esempio a contenitori
come la ex Colonia Medail di Bardonecchia.
La richiesta di dimissioni di Bairati da parte del Presidente
Burzi sono strumentali e demagogiche perché sa benissimo
che questi ritardi sono il frutto di una difficoltà di
reperire risorse finanziarie a causa del buco di
bilancio creato dal passato governo nazionale di
centrodestra guidato dal suo amico Silvio Berlusconi.
Bairati gode della nostra fiducia e del nostro pieno
sostegno.
Torino 12 dicembre 2006
Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale e
Consigliere Regionale del Partito dei Comunisti Italiani
Borgione: un buon integralista.
Se è vero che le istituzioni pubbliche devono assolvere una
funzione di tipo genitoriale nei confronti dei minori
sotto tutela, un buon padre guarderebbe globalmente al
futuro della propria figlia e del nascituro, non si
farebbe condizionare dalle convinzioni di chi affronta
questi problemi con metodo teologico.
Una bruttissima figura che meriterebbe di essere affrontata
chiedendo le dimissioni dell’assessore.
Chi sta nelle istituzioni pubbliche del nostro Paese, lo deve
fare nella consapevolezza di rispettare le leggi e di
rispondere di fronte ai cittadini delle scelte che
assume.
In questo caso consiglieremmo all’amico Borgione di chiedere
asilo politico a qualche paese integralista e
teocratico.
Torino 11 dicembre 2006
Ridurre
le umiliazioni per i cittadini extracomunitari
Apprendiamo che la Questura di Torino propone un sistema
elettronico di rilascio dei permessi di soggiorno. Pur
non conoscendone i dettagli, riteniamo comunque che,
così come da noi sollecitato, si vada nella direzione
giusta, ovvero quella della certezza del diritto e della
riduzione dei disagi, spesso inumani ed umilianti, a cui
sono sottoposte queste persone.
Questa mattina di nuovo abbiamo assistito alla totale
impreparazione delle Poste Italiane a gestire la
distribuzione dei kit per il rinnovo dei permessi di
soggiorno, con decine di persone a cui è stato impedito
fisicamente dalle forze dell’ordine di entrare negli
uffici postali e che sono state costrette a sostare per
molte ore fuori dagli stessi uffici.
L’ennesima dimostrazione dell’impreparazione e del
menefreghismo nei confronti di persone che, anche se non
italiane, sono comunque nostri fratelli.
Torino 7 dicembre 2006
Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale e
Consigliere Regionale del Partito dei Comunisti Italiani
L’Europa dei poteri è stata fatta, adesso facciamo
quella dei popoli.
Abbiamo ribadito che per quanto ci riguarda il tema centrale
non è l’unità economica europea, ma quella politica e
culturale degli uomini e delle donne che vivono nei
paesi che compongono l’unione europea, così come diceva
Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell’Unione,
mentre scriveva con Ernesto Rossi il Manifesto di
Ventotene: “un’Europa federata, basata sul consenso e
sul più completo appoggio dei popoli cui si riferisce e
che la comporranno”.
Il dibattito che dovremo svolgere dovrà essere un dibattito
vero, in cui al di là della passione, la ragione ci
porti a sconfiggere la cultura tecnocrate guidata dai
poteri forti dell’economia europea, che hanno ispirato
il Trattato di Mastricht del 1992 e poi il Trattato di
Nizza del 2000.
Noi dobbiamo basare il nostro operare sull’imperativo di
allargare i diritti e di diffondere i più alti livelli
di democrazia anche tra i nuovi paesi membri. Il tema
delle architetture costituzionali, meglio ancora quello
della democrazia, deve necessariamente fare i conti con
la necessità di trovare sempre il consenso di tutti,
senza che nessuno si senta imposto un modello, senza che
nessuno si senta escluso.
L’Europa dei poteri è stata fatta, adesso facciamo quella dei
popoli.
Torino 5 dicembre 2006
Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale e
Consigliere Regionale del Partito dei Comunisti Italiani
Per
una nuova scala mobile
Nel luglio 1992 fu abrogata la scala mobile e la sua funzione
di difesa del potere di acquisto dei salari avrebbe
dovuto essere svolta da un modello basato
sull’inflazione programmata da contrattare nei CCNL
(Contratti Nazionali di Lavoro).
Alla prova dei fatti questo sistema è fallito miseramente: il
verificarsi di una sostanziosa differenza tra inflazione
programmata e reale ha provocato una drammatica
contrazione del potere di acquisto dei lavoratori
italiani (di certo non per i dirigenti, per i quali gli
aumenti sono stati superiori all’inflazione reale).
La battaglia che i Comunisti Italiani stanno facendo a
livello nazionale per la reintroduzione della scala
mobile vede adesso aggiungersi il Gruppo Comunisti
Italiani della Regione Piemonte che ha presentato un
progetto di legge al parlamento per la sua
reintroduzione.
È una battaglia giusta e doverosa, sostenuta anche dalle
organizzazioni sindacali, per difendere i lavoratori e
le lavoratrici che in questi anni hanno subito un
impoverimento, un peggioramento drammatico delle
condizioni di vita, mentre una piccola parte della
popolazione si impadroniva di una quota sempre più alta
del prodotto interno lordo e della ricchezza del paese.
Un passo nella direzione della giustizia sociale e per
riequilibrare i redditi e le ricchezze del nostro Paese.
Torino 30 novembre 2006
PROGETTO DI PROPOSTA DI LEGGE ALLE CAMERE, AI SENSI
DELL'ART. 121 DELLA COSTITUZIONE
“ISTITUZIONE DI UNA NUOVA SCALA MOBILE PER LA
INDICIZZAZIONE AUTOMATICA DELLE RETRIBUZIONI DELLE
LAVORATRICI E DEI LAVORATORI”
Primo firmatario
Luca Robotti
Vincenzo Chieppa
Torino, 30 novembre 2006
RELAZIONE
Nel mese di
luglio del 1992, il Governo, la Confindustria e i
sindacati confederali sottoscrissero un accordo in
applicazione del quale furono definitivamente
abrogati gli accordi sindacali e le norme di legge
aventi per oggetto l’indicizzazione automatica delle
retribuzioni dei lavoratori e delle lavoratrici
pubblici e privati all’inflazione rilevata
dall’ISTAT (la cosiddetta “scala mobile”). Con lo
stesso accordo interconfederale la scala mobile
venne sostituita con un modello contrattuale basato
sull’inflazione programmata da contrattare, comparto
per comparto, ad ogni rinnovo dei CCNL.
Alla prova dei
fatti, questo modello non è riuscito a tutelare il
potere d’acquisto delle retribuzioni e delle
pensioni: il verificarsi di una sostanziosa
differenza annuale fra l’inflazione programmata e
l’inflazione reale, non colmata da aggiustamenti
retributivi ottenuti per via contrattuale, ha
provocato una perdita costante del potere d’acquisto
dei salari e degli stipendi dei lavoratori e delle
lavoratrici del nostro Paese.
Ne è una prova
l’analisi della composizione del PIL: negli ultimi
quindici anni la quota di ricchezza nazionale
attribuita ai redditi da lavoro dipendente è
crollata dal 50 al 41%, a vantaggio dei redditi da
capitale.
Una recente
ricerca Icu sulla dinamica dei redditi ha poi
stabilito che, solo nell’ultimo quadriennio, i
redditi delle famiglie operaie sono diminuiti del
3,5%, quelli delle famiglie di impiegati del 4,9%,
quelli delle famiglie di pensionati del 2,5%.
A questi dati
si aggiunga che, nei primi mesi del 2006, la
graduatoria Ocse delle retribuzioni medie dei trenta
Paesi più industrializzati ha fotografato la
condizione dei nostri salari e dei nostri stipendi:
l’Italia, con una retribuzione mensile media di
1.350 Euro, si colloca al 23° posto, ben distante da
Francia, Germania e Regno Unito. Negli ultimi due
anni il nostro Paese ha perso cinque posizioni: era
diciassettesima nel 2003 e diciannovesima nel 2004.
In particolare,
la cifra media si riduce di ben 500 Euro mensili
nella fascia giovanile della popolazione (sotto i 30
anni), perdendo dal 2001 ad oggi quasi il 10% di
salario netto.
In questo
contesto cresce notevolmente l’indebitamento, la cui
causa è la mancanza di liquidità sufficiente per
centinaia di migliaia di famiglie italiane. Solo nel
2005 l’indebitamento ha raggiunto una quota del PIL
pari al 30%; e il numero delle famiglie che hanno
utilizzato la cessione del quinto dello stipendio,
negli ultimi cinque anni, è aumentato del 264%.
La povertà,
secondo i dati ISTAT, è aumentata a tal punto da
riguardare 7 milioni e mezzo di persone, il 13%
della popolazione, il 25% di quella del Mezzogiorno.
Parallelamente
al tragico deterioramento delle condizioni materiali
di una larga parte della popolazione, altri settori
sociali migliorano sensibilmente le proprie
condizioni di vita. Gli stessi dati Icu sulla
dinamica dei redditi testimoniano che le famiglie
con capofamiglia lavoratore autonomo hanno visto
incrementare la propria ricchezza dell’11,7% nel
biennio 2002-2004.
Assistiamo, nei
fatti, a due fenomeni: l’impoverimento costante dei
lavoratori dipendenti e il trasferimento complessivo
della ricchezza verso la parte più alta del lavoro
autonomo, le professioni e i grandi patrimoni.
Dal 2000 al
2004 i redditi dei dirigenti sono saliti, in media
del 7,4%, quelli degli autonomi del 12,1% e quelli
degli imprenditori del 20,8%. Oltre a ciò, un
simbolo eloquente di questa redistribuzione alla
rovescia sono gli stipendi dei top manager: una
media, nel 2005, di 8 milioni di Euro annui con
punte di 12 e, addirittura, di 22 milioni. Al pari
dei dati assoluti, va colta la valenza tendenziale
delle cifre: un incremento, rispetto all’anno
precedente, di 21 punti percentuali.
In estrema
sintesi: se nel 2000 la ricchezza media delle
famiglie di operai era del 51,4% rispetto alla media
nazionale, nel 2004 essa è scesa al 33,4%.
Contemporaneamente, se quella delle famiglie di
imprenditori e liberi professionisti era nel 2000
pari al 203,3% di quella media, nel 2004 toccava la
vetta del 227,1%.
Sullo sfondo
rimane la condizione ormai strutturale del mercato
del lavoro: la precarietà. Nel 2004 il 70% dei nuovi
ingressi nel mercato del lavoro è avvenuto con
contratti a termine; di questi il 95,1% non si è
trasformato, nel corso di un anno, in un contratto a
tempo indeterminato. È evidente, in questo senso,
come risulti fondamentale la lotta per la
cancellazione della Legge 30 e di tutte le tipologie
di lavoro precario: anche per questa via è
necessario da subito tutelare tutti i redditi da
lavoro dipendente e le pensioni.
Dal 1992 ad
oggi molte cose sono cambiate, in peggio, per i
lavoratori dipendenti: è svanito l’adeguamento dei
salari all’aumento del costo della vita, subordinato
successivamente sia agli inattendibili indici ISTAT
sia a quelli dell’inflazione programmata; è
diventata una cronica costante lo slittamento fuori
scadenza della stipula dei contratti nazionali; è
venuto meno il significato profondo della
contrattazione, ossia la possibilità di strappare,
attraverso le vertenze, quote di salario fresco da
aggiungersi al tasso inflattivo.
Inoltre, agli
accordi del 1992 sono seguite – in una
consequenzialità non incidentale – alcune
controriforme decisive per l’impoverimento dei ceti
produttivi, prime tra tutte quelle di
privatizzazione e liberalizzazione di
importantissimi settori pubblici.
La perdita di
potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori
dipendenti e dei pensionati, aggravato anche
dall’aumento generalizzato delle tariffe (quelle
elettriche del 33%, del gas del 28%, dell’acqua del
20%), dal caro affitti e delle pensioni sociali
rimaste per l’80% dei casi a 380 Euro mensili, ha
ulteriormente contratto i consumi ed il relativo
mercato interno, senza peraltro che a ciò sia
corrisposto alcun beneficio in termini
occupazionali.
A fronte di
questa situazione, ritenuto che il meccanismo della
scala mobile costituisca un efficace sistema di
salvaguardia delle retribuzioni, promuoviamo il
presente progetto di proposta di legge alle Camere,
volto a tutelare e conservare il potere d’acquisto
dei lavoratori pubblici e privati le cui
retribuzioni sarebbero automaticamente adeguate con
costi a carico dei datori di lavoro pubblici e
privati.
Art. 1
1. Con lo scopo
di tutelare i salari e gli stipendi dei lavoratori
dipendenti dall’aumento dei prezzi e delle tariffe
viene introdotto, con la presente legge, un
meccanismo di adeguamento automatico dei salari e
degli stipendi.
2. Le
retribuzioni mensili corrisposte, dai datori di
lavoro e dai committenti, pubblici o privati, ai
lavoratori dipendenti, ai soggetti titolari di
rapporti di collaborazione coordinata e
continuativa, di cui all’articolo 409, primo comma,
numero 3), del Codice di procedura civile, ivi
compresi i lavoratori a progetto di cui al Titolo
VII, Capo I, del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, e successive modificazioni, ed ai soci
lavoratori di cui all’articolo 1, comma 3 della
Legge 3 aprile 2001, n. 142, e successive
modificazioni, sono integrate, con cadenza
trimestrale, per un ammontare determinato applicando
alla retribuzione di cui all’articolo 27 del testo
unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 30 maggio 1955, n. 797, e successive
modificazioni, corrisposta nel trimestre precedente,
la percentuale stabilita con la procedura di cui al
comma 3 del presente articolo.
3. Le
retribuzioni di cui al comma 2 sono incrementate,
con cadenza trimestrale, dell’importo determinato
con la seguente procedura:
a) l’indice ISTAT relativo all’andamento dei prezzi
al consumo per le famiglie di operai e impiegati è
fissato convenzionalmente a 100, alla data di
entrata in vigore della presente legge, ai fini del
computo di cui alla lettera b);
b) per ogni variazione pari a un punto percentuale
dell’indice ISTAT come fissato convenzionalmente
alla lettera a), è corrisposto un incremento di
retribuzione nella misura dell’80 per cento della
suddetta variazione, ai sensi dell’articolo 1,
secondo comma, della Legge 13 agosto 1980, n. 427, e
successive modificazioni;
c) ai fini di cui alla lettera b), le frazioni di
punto pari o superiori allo 0,50 per cento sono
arrotondate all’unità superiore;
d) il Presidente del Consiglio dei Ministri, con
proprio decreto da adottare con cadenza trimestrale,
stabilisce l’ammontare dell’aumento di retribuzione
di cui al comma 3, calcolato in base a quanto
previsto nelle lettere da a) a c) del presente
comma.
4. Le pensioni
erogate dagli Enti previdenziali pubblici e privati,
nonché le indennità di disoccupazione, di cassa
integrazione guadagni, straordinaria ed ordinaria, e
di mobilità sono integrate con la medesima cadenza e
per gli stessi importi stabiliti ai sensi dei commi
2 e 3.
5. Alla
quantificazione e alla relativa copertura
finanziaria degli eventuali oneri derivanti
dall’applicazione della presente legge, si provvede
con legge finanziaria, ai sensi dell’articolo 11,
comma 5 della Legge 5 agosto 1978, n. 468, e
successive modificazioni.
NASCE IL FORUM FRA I GRUPPI
DEL PRC, DEL PDCI E DEI VERDI: STRUMENTO DI UNITA’ PER
UNA POLITICA COMUNE
Il Forum tra i Gruppi di
Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi per
la Pace, presentato oggi con una conferenza stampa,
nasce con l’obiettivo di raggiungere in sede
istituzionale una politica comune sui temi specifici che
possono caratterizzare l’azione del Governo Regionale.
Per questo il Forum individua alcune priorità su cui
costruire una azione politica collegiale: la sanità, il
lavoro e il welfare, i trasporti e l’ambiente.
“Con il Forum –
esordisce Luca Robotti, capogruppo e segretario
regionale dei Comunisti Italiani - formalizziamo un
rapporto di collaborazione e lavoro comune che dura
da inizio legislatura, ma soprattutto rispondiamo ad
un desiderio di unità che sentiamo forte giungere
dalla nostra gente, dal nostro popolo. Non ci
possono essere scorciatoie che annullino le identità
dei partiti e che spingano dall’alto ad un processo
di unificazione. Il Forum sarà un luogo di
discussione (con riunioni quindicinali dei Gruppi),
di confronto (con un sito internet ed un forum, e
con incontri a livello territoriale), di
elaborazione (con la definizione di proposte di
legge, ordini del giorno, di emendamenti comuni). Un
luogo aperto, della sinistra, che sappia poter
accogliere compagne e compagni che, in un processo
ormai avviato, non intendono riconoscersi nel
progetto ormai avviato del Partito Democratico, del
gruppo unico. Un primo passo che, nel riconoscimento
della pariteticità dei soggetti che lo compongono,
sappia valorizzare le cose che uniscono e non acuire
quelle che ci dividono.”
“Non si tratta – spiega
Alberto Deambrogio, segretario e consigliere
regionale del Prc – di una sperimentazione
politicista, ma di una pratica unitaria che,
soprattutto negli ultimi mesi, gli aderenti hanno
potuto sperimentare nei lavori del Consiglio. E’
un’esperienza positiva che trova l’unità sul fare,
lasciando ai singoli partiti spazi di autonomia. E’
un esperimento aperto su un impianto di sinistra ed
ecologista e senza preclusioni di natura ideologica
o partitica, con il quale invitiamo gli altri
soggetti a confrontarsi. Il Forum è nato a livello
istituzionale in diverse realtà regionali, ma guarda
a tutti i movimenti che si sviluppano sul
territorio, vorrebbe porsi da collegamento con la
parte attiva della società. L’autosufficienza della
politica, in particolar modo quella istituzionale,
non sta infatti in piedi”.
“E’ un’esperienza –
sottolinea Enrico Moriconi, capogruppo dei Verdi -
che abbiamo portato avanti sotto forme diverse anche
la scorsa legislatura. Ma oggi l’unità tra i diversi
gruppi è più forte ed importante che mai. Siamo
parte integrante dell’Unione, lavoriamo affinché il
programma regionale venga rispettato e cerchiamo,
dentro le linee più aperte che lascia il programma,
di interpretarle da sinistra”.
“Siamo 1/4 della
maggioranza e 1/7 dell’intero consiglio – fa notare
Sergio Dalmasso, capogruppo del PRC – una
consistente forza di sinistra che nasce da forze con
matrice culturale e origini diverse che
contaminandosi e discutendo vanno a formare un
soggetto plurale e aperto”.
“La forza del progetto –
gli fa eco Gian Piero Clement, consigliere regionale
del Prc – è proprio quella di sommare identità e
storie diverse che però nella pratica dei lavori
consiliari si trovano d’accordo praticamente su
tutto”.
Torino, 23 Novembre 2006
Il Forum tra i Gruppi del PRC, del PdCI, dei VERDI della
Regione persegue l’obbiettivo di raggiungere in sede
istituzionale una comune politica sui temi specifici che
possono caratterizzare l’azione del Governo Regionale verso
una alternativa che delinei una società ispirata al valore
della pace, della solidarietà, della giustizia sociale, del
lavoro, e della tutela ambientale.
Il contrasto e l’alternativa alle politiche delle
privatizzazioni, del primato del mercato, della riduzione
degli spazi di gestione pubblica è oramai una necessità,
così come l’allargamento degli spazi di democrazia
partecipata.
I diritti collettivi ed individuali, la cui erogazione, nel
corso degli ultimi anni, è stata sottoposta a peggioramenti
qualitativi e quantitativi, proprio in virtù di un
prevalente fattore culturale neoliberista in Italia ed in
Europa, devono tornare ad essere considerati temi centrali
per il governo del Paese e degli enti locali.
La necessità di tale scelta, prima di tutto culturale, va
infatti ben oltre il nostro territorio nazionale e si
delinea sempre di più nell’ambito europeo e mondiale.
Anche alla luce di questa constatazione, il Forum guarda con
interesse all’esperienza delle sinistre europee e dei
movimenti, dei partiti verdi e della sinistra ecologista,
con l’obbiettivo comune di una ricomposizione delle diverse
storie della sinistra italiana e delle nuove domande di
emancipazione, libertà e liberazione.
Ma perché la politica riprenda il suo ruolo decisionale, alla
luce di proposte discendenti da analisi sociali reali,
occorre evitare di consegnare processi unitari d’alternativa
a sommatorie di ceti politici più o meno legittimati.
Per questo il Forum dei Gruppi del Consiglio Regionale del
Piemonte individua alcune priorità su cui costruire una
comune azione politica sul Governo della Regione e
nell’iniziativa politica di sostegno sui territori.
Le politiche sanitarie
Serve approvare rapidamente il PSSR. Questo ultimo infatti
sarà lo strumento principale per delineare un netto segnale
di cambiamento da anni auspicato dai cittadini e dagli
operatori della sanità. Ci impegneremo affinché il
patrimonio immobiliare destinato a finalità sanitarie non
venga alienato. Sin d’ora affermiamo la nostra contrarietà
ad operazioni finanziarie che affidino ai privati un ruolo
decisivo nella costruzione e nella gestione della sanità del
futuro della Regione. Riteniamo necessaria un’ulteriore
incentivazione di una politica farmaceutica che cancelli
sprechi e speculazioni delle aziende produttrici del settore
a danno del Servizio Sanitario Regionale. Ci impegneremo per
ridurre i livelli di precarietà dei lavoratori della sanità,
per ridurre l’uso dell’esternalizzazione dei servizi e per
ulteriormente incrementare il controllo pubblico sul sistema
sanitario privato, nell’imperativo che questo svolga un
ruolo semplicemente integrativo.
Le politiche del lavoro e del welfare
La lotta alla precarietà è un primo e più significativo
impegno da portare a compimento in questa legislatura. Si
parta dalle strutture pubbliche, ma si incida, con azioni
politiche di contrasto alla precarietà, anche nel settore
privato. Gli eventuali contributi da erogarsi alle imprese
siano corrisposti a condizione che le stesse applichino
contratti a tempo indeterminato e rispettino la sicurezza
degli ambienti di lavoro. Si attivino politiche di sostegno
ai redditi più bassi, e si sostengano le politiche per la
casa e per l’istruzione. La difesa dei diritti passa per
l’allargamento e per l’estensione degli stessi a chi oggi ne
è privo. Per questo motivo è necessario agire, per includere
soggetti sociali oggi emarginati ed espropriati persino al
riconoscimento all’esistenza, dentro una piena e totale
integrazione multietnica e multiculturale. Un progetto che
guardi agli immigrati, alle fasce deboli della popolazione
anziana e giovanile, è anch’esso un segno di riconoscimento
per una vera politica alternativa della Giunta Regionale.
Le politiche dei trasporti
Il trasporto pubblico locale ha conosciuto negli ultimi anni
un pesantissimo arretramento qualitativo ed una verticale
caduta della soddisfazione ai bisogni dei cittadini, questo
risultato è il frutto dell’applicazione ideologica del
processo di privatizzazione. Invertire la rotta è una
necessità urgente, sia rispetto alle aree urbane, sia
rispetto al trasporto ferroviario passeggeri con particolare
attenzione al trasporto dei pendolari. Gli investimenti
devono essere prioritariamente destinati al potenziamento
della rete dei servizi ed allo spostamento del trasporto
merci dalla gomma alla rotaia, utilizzando le linee di
valico esistenti.
La politica ambientale
Un miglioramento della qualità della vita passa
necessariamente attraverso politiche ambientali che
salvaguardino gli ecosistemi e le biodiversità regionali.
Pertanto riteniamo indispensabile inserire la necessità del
bilancio ambientale come strumento di indirizzo per ogni
scelta di governo. Le politiche di risanamento dell’aria in
pianura padana richiedono scelte che si articolino su più
fronti: riduzione del trasporto privato, incremento del
trasporto pubblico, sostituzione delle flotte aziendali e
dei mezzi di trasporto pubblico non confacenti alla attuale
normativa antinquinamento, sostegno alla sostituzione degli
impianti di riscaldamento inquinanti. Una politica
dell’ambiente innovativa cura gli interessi collettivi a
partire dal sostegno alle politiche di riduzione e
separazione dei rifiuti e da una loro riutilizzazione che
può produrre occupazione e, nel riciclo, sviluppo
produttivo.
La valorizzazione dei parchi e dell’ambiente e una politica
per il turismo ecologico può diventare importante per
l’economia regionale.
Gli indirizzi politici dovranno tener conto degli impegni
statutari relativamente ai diritti degli animali, operando
scelte coerenti nei vari settori.
Relativamente all’attività venatoria chiediamo la piena
applicazione della Legge quadro nazionale.
Noi operiamo affinché il Governo regionale investa
ulteriormente per l’inclusione delle categorie sociali più
svantaggiate, per sostenere la vocazione industriale del
Piemonte, salvaguardando l’ambiente, per ridare centralità
al mondo del lavoro, al tema dei diritti.
Auspichiamo una Regione con maggior autonomia che riconosca
il valore dell’unità nazionale, che continui a contribuire
alla perequazione delle risorse economiche del paese, ed
operi per vedere riconosciuta una omogeneità dei diritti e
dei servizi.
Il Forum
proprio in virtù del suo interesse prioritario di sviluppo e
di un indirizzo di alternativa di sinistra, cercherà, ogni
qualvolta possibile, di allargare il consenso sui contenuti
ad altri Gruppi di maggioranza e a sviluppare rapporti con
realtà e movimenti territoriali.
Il Forum
invita e sostiene quelle realtà dei nostri partiti presenti
negli enti locali piemontesi a perseguire lo stesso
obbiettivo unitario di collaborazione e lavoro comune,
nell’interesse supremo dell’unità della sinistra e del mondo
ambientalista.
Il Forum
stabilisce di dare vita ad un coordinamento permanente tra
gli eletti dei nostri Gruppi, che si ritroveranno a scadenza
quindicinali e si doterà di un sito web di coordinamento,
informazione ed approfondimento.
Partito
dei Comunisti Italiani.
Gli editori
rispettino i diritti dei lavoratori
Abbiamo chiesto con un’interrogazione e con la presentazione
di una mozione in Consiglio Regionale di sospendere
l’erogazione dei contributi per la comunicazione
istituzionale da parte della Regione Piemonte al Gruppo
Editoriale “Giornale del Piemonte”, perché questo non
rispetta i diritti dei lavoratori al punto di avere cause
aperte per il mancato pagamento dei contributi ai propri
dipendenti.
Abbiamo chiesto, inoltre, di istituire una Commissione
Tecnica, composta dai rappresentanti delle organizzazioni
sindacali dei lavoratori, dal Corecom e dalla Regione, che
valuti il rispetto dei diritti dei lavoratori, della
applicazione dei contratti di lavoro e di normali relazioni
sindacali tra gli editori ed i propri dipendenti, come
condizione dirimente per l’erogazione dei contributi per la
comunicazione istituzionale.
Come ribadito più volte noi riteniamo che il sostegno
pubblico, in questo caso all’editoria per la comunicazione
istituzionale, in altri casi per le politiche industriali di
rilancio dei distretti manifatturieri o per il sostegno alla
ricerca scientifica e tecnologica, debba essere erogato solo
a fronte di una verifica attenta dei risvolti occupazionali,
attraverso un sistema che, abbiamo definito, di valutazione
di impatto occupazionale, ma soprattutto sulla base di un
rigoroso controllo sull’applicazione dei contratti, sul
pagamento dei contributi, sulla certezza dei diritti sul
posto di lavoro e sulla necessità che esistano relazioni
sindacali normali.
I soldi pubblici devono avere come finalità il bene di tutti,
non solo di quelli che fanno impresa e che spesso vedono in
questi denari una scorciatoia per fare cassa, dimenticandosi
delle loro responsabilità.
Torino 20 novembre 2006
Basta soldi
pubblici alle scuole private.
Questa mattina gli studenti hanno manifestato per chiedere
giustizia, per chiedere alla Regione di fare una cosa
giusta, di cancellare, così come promesso in campagna
elettorale, ogni finanziamento al sistema scolastico
paritario.
Io sono sceso in piazza al loro fianco perché, pur avendo la
coscienza a posto, essendomi battuto per cancellare la Legge
Leo o i suoi derivati, so che il risultato che abbiamo
ottenuto non è sufficiente, che gli otto milioni di euro
destinati al sistema scolastico paritario sono un regalo ai
privati quando le nostre scuole pubbliche stentano a
farcela.
Non ci sfugge che la Legge sul diritto allo studio sia una
buona legge, ma questo errore macroscopico di rifinanziare
con un canale apposito gli studenti del sistema paritario
rischia di coprirne il valore e l’importanza dei
provvedimenti ivi contenuti.
Questa mattina sono sceso in piazza ancor più convintamente
perché la Giunta ha rifinanziato (non si ancora con quanti
quattrini), in attesa dell’approvazione del nuovo testo
unico sul diritto allo studio, la Legge di Giampiero Leo, la
Legge 10, senza averne discusso in maggioranza, perché se ne
avessimo discusso noi avremmo ribadito il nostro no assoluto
al rifinanziamento.
Noi continueremo a batterci perché forte sia la pressione
politica, sociale e dell’opinione pubblica nei confronti del
governo regionale per modificare il provvedimento e non
vediamo in questo nessuna contraddizione; se non si riesce
nelle dinamiche istituzionali ad ottenere risultati, come
sinistra sappiamo che può ottenere il risultato la
mobilitazione, l’impegno per cambiare le cose.
È per questo che ringraziamo gli studenti per questo grande
segnale di maturità, di consapevolezza e di un’idea di
futuro che rompa con l’ingiustizia del passato.
Torino 17 novembre 2006
Al
Presidente Consiglio Regionale
Mozione
Oggetto: Comitato della Regione Piemonte per
l'affermazione dei valori della Resistenza e dei
principi della Costituzione repubblicana.
Il Consiglio Regionale
indignato
·
Per il
ripetersi di fenomeni di “bullismo”, di aggressioni
fisiche e verbali perpetuati a danni di giovani e meno
giovani della nostra regione, spesso caratterizzati
anche dalla ostentazione di simboli, gesti e slogan di
matrice fascista;
preoccupato
·
Che questi
atti sconcertanti e violenti avvengano all’interno degli
istituti scolastici, luoghi in cui dovrebbero essere
sconfitti i segni dell’ignoranza e della sottocultura;
·
Che si
acuisca sempre più il divario tra le nuove generazioni e
la storia contemporanea del nostro paese;
ribadita la necessità
·
che lo
studio e la conoscenza della storia contemporanea, ed in
particolare del 900, costituisce una necessità
inderogabile per i nostri giovani ed un dovere per le
istituzioni scolastiche anche e sopratutto in
considerazione del fatto che la nostra Repubblica è nata
dalla lotta contro la dittatura nazifascista e da questa
ne trae i valori fondanti di pace, tolleranza e
pluralismo.
Impegna la Presidenza del
Consiglio Regionale
·
Ad
aumentare il bilancio del Comitato della Regione
Piemonte per l'affermazione dei valori della Resistenza
e dei principi della Costituzione repubblicana allo
scopo di realizzare, d’intesa con gli Assessorati
all’Istruzione di Regione, Province, Comuni, le
Istituzioni Scolastiche Autonome, gli Istituti Storici e
della Storia Contemporanea, attività curriculari di
studio alla Democrazia, alla pace, alla tolleranza,
all’Antifascismo e per lo studio della storia
contemporanea.
Primo firmatario Luca
Robotti
Torino, 16 novembre 2006
Dichiarazione di
Luca Robotti Segretario Regionale e Consigliere Regionale del
Partito
dei Comunisti Italiani.
Studiare la
democrazia e la tolleranza.
In merito alla terribile ed agghiacciante aggressione ai
danni del giovane studente diversamente abile, perpetuata da
alcuni suoi compagni di scuola al grido “viva le SS” ed
ostentando vergognosamente il saluto romano, si pone in
tutta la sua enormità e gravità il tema dell’educazione alla
democrazia, alla cultura della pace e della tolleranza, ai
valori della nostra Costituzione e dell’antifascismo, la
lotta ad ogni forma di bullismo e di sopraffazione.
La sempre più frequente scelta di evitare lo studio della
storia contemporanea, a partire dai programmi ministeriali
imposti dall’ex ministra Moratti, la frammentazione sociale
e la perdita della memoria rischiano di creare un distacco
tra i giovani ed i giovanissimi con i valori fondanti della
nostra Repubblica.
Infatti non è sufficiente essere dei buoni tecnici, degli
ottimi studenti se non si è anche dei buoni cittadini, se
non si rispettano gli altri.
Per queste ragioni abbiamo presentato una mozione di
indirizzo (la cui adesione estenderemo a tutti i consiglieri
regionali) che impegni il Comitato Regionale per
l’affermazione dei valori della Resistenza e la Giunta
Regionale ad attivarsi con le Autonomie scolastiche
piemontesi, con i Provveditorati agli studi, gli Istituti
per la resistenza e la storia contemporanea, con la
supervisione del Ministero dell’Istruzione, dei corsi di
“educazione alla democrazia e ai valori costituzionali ed
antifascisti”.
Corsi che diventino parte integrante dei programmi scolastici
degli istituti piemontesi, che abbiano quindi anche una
validità curriculare, e che contemplino la necessità di
portare nelle nostre scuole i protagonisti, detentori della
memoria, che raccontino le atrocità e le barbarie di quel
periodo storico.
Nella stessa mozione chiediamo che il Comitato Regionale per
l’affermazione dei valori della resistenza venga dotato
delle necessarie risorse per rispondere a questa esigenza
non rimandabile ed è per questa ragione che non ci
spieghiamo il motivo per cui la previsione di spesa per il
2007 dello stesso Comitato sia scesa da 644.953,48 a
519.500,00 euro.
A questi rigurgiti fascisti, simbolo di un’ignoranza e di una
sottocultura non degna di un paese civile, le istituzioni
repubblicane devono rispondere con il grande strumento della
conoscenza e della cultura. Non si può pensare né di
giustificarli né di sottovalutarli, il nostro impegno deve
essere quello ogni giorno di rinnovare il patto civile
antifascista.
Un antifascismo moderno, non liturgico, non demagogico, che
nella memoria del passato sappia proporre un modello di
società del futuro.
Torino 16 novembre 2006
Non si
revochi l’adesione all’Istituto “Alcide Cervi”
Non c’è nessuna motivazione
plausibile e sensata per cui la Regione debba ritirare
l’adesione societaria all’Istituto “Alcide Cervi”.
L’antifascismo, la memoria del martirio di chi ha pagato con
la vita le nostre libertà costituzionali, non possono essere
mercificate ed utilizzate per operazioni di risparmio. La
cifra di adesione di cinquemila euro è assolutamente
irrisoria rispetto ad un bilancio del Consiglio Regionale,
solo del Consiglio, di oltre 64 milioni di euro.
Non si può essere
antifascisti solo a parole, magari andando a tenere comizi o
commemorazioni. L’antifascismo è e deve restare un corpo
vivo composto da una rete di associazioni, di gruppi, di
movimenti che ne attualizzino il messaggio e lo
rappresentino come la bussola da guardare per il naturale
evolversi della società italiana.Un
ente locale come la Regione Piemonte non può tirarsi
indietro dal contribuire fattivamente al mantenimento di
questa coscienza civile, vero elemento unificatore ed
unificante del popolo italiano.L’antifascismo non ha confini
regionali, l’antifascismo non può essere sottoposto alla
semplificazione dei ragionamenti di chi pensa che basti
sostenere ciò che ci sta intorno e che magari gli può fare
avere qualche ritorno elettorale.
È stato un bene ritirare la
delibera su cui affermiamo da subito che non siamo
disponibili a votare in nessun modo.
Torino 14 novembre 2006
Contraddizioni in seno ai riformisti: la Margherita blocca
la discussione sulla legge sui diritti civili.
Di nuovo, come tre giorni
fa, la Margherita ha bloccato con uno ostruzionismo di forma
sul primo articolo, la discussione in VIII commissione
regionale, sulla proposta di legge sui diritti civili. Tre
giorni fa hanno votato con il Polo per impedire, così come è
avvenuto, l’approvazione di una mozione di maggioranza
(compresi i DS) sulla pillola 486, oggi cavillano per far
slittare la discussione sulla legge sui diritti perché
vogliono che contestualmente si discuta la loro PDL sulla
famiglia. Una forzatura bella e buona.
A che gioco sta giocando il
partito di Rutelli? Siamo di fronte alla apertura di un caso
politico che vede la Margherita forzare la battaglia per
l’egemonia culturale con la sinistra? O molto più
semplicemente sono le cambiali che i cattolici di quel
partito devono pagare per il sostegno ricevuto. Non ci
interessa, noi chiediamo che il programma di governo venga
rispettato e che, così come responsabilmente la sinistra fa
sempre, anche i moderati accettino di votare provvedimenti
che non condividono. Non ci interessa una sfida per
l’egemonia culturale nella coalizione, quando l’abbiamo già
vinta nel Paese.
Torino
13 novembre 2006
Comunicato
stampa
I
Consiglieri
Federalismo, prima di tutto
solidarietà
Sul tema dell’applicazione
del comma 3 dell’Art 116 della Costituzione, oggi, in
conferenza dei capigruppo abbiamo ribadito che non siamo
interessati a nessun asse politico con la Lombardia ed il
Veneto, non ci appassiona l’idea di territori forti e
competitivi, in un Paese che complessivamente non sta al
passo con il resto dell’Europa.
Non ci convince una idea di
cessione di poteri, a partire dal fisco, negoziata da ogni
singola regione che punti a “sfogliare come un carciofo” il
ruolo centrale di omogeneizzazione e di sussidiarietà
nazionale.
La discussione deve
necessariamente svolgersi in VIII Commissione con i tempi ed
le modalità che la stessa stabilirà. Il tema del federalismo
non può in nessun modo essere forzato od interpretato in
chiave secessionistico o richiamarsi alla devoluzione. Per
quanto ci riguarda non può esserci federalismo senza
solidarietà. L’applicazione del titolo V e la
ridestribuzione dei poteri passa da una iniziativa
coordinata e condivisa su base nazionale con un ruolo
paritario di tutte le regioni italiane.
Alberto Deambrogio
Segretario Regionale PRC,
Consigliere Regionale Gruppo Partito della Rifondazione
Comunista
Luca Robotti
Segretario Regionale PdCI,
Presidente Gruppo Comunisti Italiani
Torino,
02 ottobre 2006
Comunicato
stampa
Dichiarazione di
Luca Robotti Segretario Regionale e Consigliere Regionale del Partito
dei Comunisti Italiani.
Per un
federalismo solidale: nessun cedimento verso culture liberiste o
secessioniste della destra
Oggi, durante il dibattito sul federalismo, abbiamo ribadito che il
nostro punto di vista è e rimarrà quello di un federalismo solidale, di
comunità di cittadini e di enti locali che non competono, ma che
collaborano, ognuno nelle proprie specificità, per costruire un sistema
paese moderno e in grado di restare agganciato alle realtà sociali ed
economiche più avanzate.Non ci convince l’idea di un Piemonte o di un
nord del paese che corre sullo sviluppo industriale, sulla ricerca
scientifica, sui sistemi sanitari, scolastici e dei diritti, mentre le
altre regioni camminano lentamente senza uscire mai da una realtà di
degrado e di arretratezza che va combattuta con la solidarietà.
Il
Piemonte non è la Catalogna o i Paesi Baschi, nel passato ha
rappresentato ciò che la Castiglia è stata per la Spagna, la nostra non
è una storia di lotta per l’indipendenza, ma di battaglia per l’unità
del paese, fatta mala a tal punto da avere ancora irrisolta la
gigantesca questione meridionale.
Noi
vogliamo maggiore autonomia, ma vogliamo che questa rispecchi l’impegno
per la difesa del ruolo pubblico nella gestione dei beni primari, come
acqua e energia; vogliamo che questa continui ad essere parte integrante
di un sistema di diritti che siano di alto profilo per tutte e per tutti
in ogni parte del paese.
Il
dibattito vogliamo che avvenga con i tempi necessari, senza forzature e
senza accelerazioni e soprattutto senza che siano le destre a dettare la
road map di questa discussione e di questo confronto.
Torino 31 ottobre 2006
Comunicato
stampa
Garantire il
diritto allo studio universitario a tutti.
Abbiamo
depositato un Progetto di Legge che pone il problema
dell’accesso ai servizi Edisu (mensa e collegio
universitario) anche per gli studenti extracomunitari di
paesi non convenzionati con l’Italia.
Oggi ci
sono decine di persone, giovani poveri o poverissimi, che
per usufruire dei servizi di mensa o di alloggio non devono
solo presentare la certificazione ISEE, ma occorre che
forniscano lo stato patrimoniale della loro famiglia, con
traduzione certificata dall’ambasciata italiana del loro
paese di origine.
Molti di
questi giovani riescono a sopravvivere grazie al sostegno
della San Vincenzo, delle parrocchie e della Caritas. Un
paese civile non può sopportare che questo possa accadere.
La proposta
di legge si propone di garantire l’accesso a questi giovani
ai servizi Edisu con certificazione ISEE, lasciando loro 180
giorni per poter produrre la documentazione necessaria. Si
dà accesso ai servizi e si lascia il tempo per produrre la
documentazione.
La PdL, di
cui sono primo firmatario, ha trovato largo consenso in
Consiglio, le cui firme sono nel documento allegato.
Torino 26
ottobre 2006
Proposta di Legge
“Modifica alla Legge
Regionale 18 marzo 1992, n. 16 “Diritto allo studio
universitario”
Primo Firmatario
Luca
Robotti
Altri firmatari
Roberto Placido, Angelo
Burzi, Giuliano Manolino, Angelo Auddino, Gian Piero
Clement, Enrico Moriconi, Massimo Pace, Alberto
Deambrogio, Juri Bossuto, Angela Motta, Alessandro
Bizjak, Gilberto Pichetto Fratin, Rocco Larizza, Nino
Boeti, Riccardo Nicotra, Rocchino Muliere, Bruno Rutallo,
Mariano Rabino, Elio Rostagno, Stefano Lepri, Paola
Barassi, Paolo Cattaneo, Giovanni Pizzale, Vincenzo
Chieppa, Sergio Dalmasso, Mariacristina Spinosa, Paola
Pozzi, Sergio Cavallaro, Gianni Wilmer Ronzani, Marco
Travaglini, Pier Giorgio Comella, Luigi Sergio Ricca,
Mariano Turigliatto, Andrea Buquicchio, Graziella
Valloggia, Mariangela Cotto, Marco Bellion, Ugo
Cavallera, Oreste Rossi
Relazione
Scopo della presente
Proposta di Legge è la realizzazione di condizioni di
parità di accesso ai benefici previsti dalla Legge
Regionale n. 16/92 “Diritto allo studio universitario”,
per gli studenti provenienti da stati non appartenenti
all’Unione Europea con i quali l’Italia non ha stipulato
convenzioni per il riconoscimento della validità di atti
e certificazioni.
Gli studenti di questi
paesi, a norma dell’art. 3, comma 4 del Decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo
unico delle disposizioni legislative e regolamentari in
materia di documentazione amministrativa), per poter
accedere ai benefici delle Legge Regionale n. 16/92
devono produrre attestati o certificazioni rilasciate
dall’autorità competente del proprio paese che devono
essere tradotte e asseverate dal consolato italiano.
Si tratta di un
procedimento che richiede spesso tempi molto lunghi
nelle more del quale lo studente non ha accesso ai
benefici della L.R. n. 16/92.
Con la presente Proposta
di Legge è concesso un termine di 180 giorni per portare
a termine il procedimento durante i quali il richiedente
è ammesso al godimento dei benefici della L.R. n.
16/92.
Art. 1
(modifiche all’articolo
15 della l.r. 16/1992)
Dopo il comma 2,
dell’articolo 15 della Legge Regionale 18 marzo 1992, n.
16 “Diritto allo studio universitario” è aggiunto il
seguente comma:
“3. Gli studenti
cittadini di stati non appartenenti all’Unione europea,
regolarmente soggiornanti in Italia, per ottenere i
benefici di cui al comma 1 producono, entro il termine
perentorio di 180 giorni, i certificati e le
attestazioni di cui all’articolo 3, comma 4 del Decreto
del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445
(Testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di documentazione
amministrativa). L’Ente di cui al comma 1, in tale
periodo, eroga i benefici previsti per l’attuazione del
diritto allo studio universitario, salva l’applicazione
dell’articolo 16 nel caso di mancata produzione della
documentazione nel termine di 180 giorni.”
Al Presidente del Consiglio
Regionale
Oggetto: estenuanti code
all’Ufficio Immigrazione della Questura.
I sottoscritti Consiglieri Regionali premesso che
·
davanti all’Ufficio Immigrazione della
Questura continuano a ripetersi le file, indegne in un
paese civile, di immigrati extracomunitari costretti a
sostare davanti all’ufficio per decine di ore al solo
scopo di ritirare il numero di prenotazione per poter,
successivamente, presentare la documentazione per il
rilascio, rinnovo del permesso di soggiorno;
·
sul sito internet della Questura c’è un
numero di telefono inviando un sms al quale, la Questura
indicherà giorno e ora in cui presentarsi evitando code,
servizio che a detta di molti immigrati in realtà non
funziona;
sottolineato
·
che questa situazione crea enormi disagi
agli immigrati ed è necessario porvi al più presto
rimedio;
interpellano l’Assessore competente per sapere:
·
se non ritiene necessaria, di concerto con
la Direzione Interregionale Nord-Ovest del Ministero
degli Interni, di cui il Piemonte fa parte, attraverso
l’utilizzo delle capacità del C.S.I., l’attivazione di
un servizio di prenotazione elettronica che consenta
alle persone migranti in attesa di permesso di soggiorno
di avere la certezza del giorno e dell’ora per lo
svolgimento delle pratiche;
·
se nel frattempo non ritiene necessario
l’impiego della Protezione Civile per fornire assistenza
agli immigrati in coda.
Primo firmatario
Luca Robotti
Vincenzo Chieppa
Torino, 25 settembre 2006
Lettera
Cari amici,
l'esigenza di poterci confrontare e poter spiegare il
percorso sin qui svolto per raggiungere la mediazione e
l'accordo sul buono scuola e sul diritto allo studio e per
permettere il massimo di coinvolgimento di tutti i soggetti
interessati al tema in discussione, ci ha indotto a
convocare un incontro aperto che si svolgerà
mercoledì 2 agosto 2006 dalle ore 18.00 alle ore 20.00 presso la sala multifunzionale
dell'Assessorato al Turismo di Via Avogadro 30 a Torino.
All'incontro saranno presenti i Consiglieri Regionali dei
Gruppi.
Certi che vorrete partecipare, vi salutiamo calorosamente.
I Gruppi Consiliari:
RIFONDAZIONE COMUNISTA
COMUNISTI ITALIANI
VERDI PER LA PACE
Torino, 25 luglio 2006
Lettera
All’Assessore all’istruzione
Giovanna Pentenero
Cara
Assessore,
riteniamo che il lavoro per raggiungere il pieno
accordo, ovvero la mediazione sul tema del sostegno alle
paritarie, si sostanzi anche nella necessità che gli
emendamenti proposti al DL siano contenuti nel testo
della futura legge sul diritto allo studio.
Sappiamo che da parte tua c’è attenzione e disponibilità
ad accogliere i contenuti e le proposte di modifica
dell’articolato che ti abbiamo, unitariamente, proposto;
non di meno sappiamo che questa vicenda, così carica di
aspetti ideali caratterizzanti delle forze politiche che
compongono l’Unione, richiede una verifica passo-passo
del lavoro svolto. Non pensiamo si possano dare crediti
a prescindere o rilasciare mandati in bianco o sulla
base delle intenzioni, anche se queste sono buone e
rispettose delle altrui identità e contenuti. Lo abbiamo
già detto più volte e lo ribadiamo: per quanto ci
riguarda l’accordo, la mediazione ci sarà quando avremo
letto il testo e valutato che i contenuti che ti abbiamo
proposto ne siano parte integrante, oltre ovviamente
avere la certezza sulle cifre, sulla unitarietà della
coalizione e sulla necessità che il Piano Triennale sia
discusso e verificato dalla maggioranza.
Per
questa ragione ti chiediamo (lo faremo anche alla
Presidente) di poter leggere l’articolato di legge prima
che questo venga portato in Giunta, onde evitare che, a
fronte di una mancata rispondenza del testo alle nostre
richieste, si sia costretti a riaprire il confronto in
sede referente o dibattimentale.
Certi che troveremo in te la solita disponibilità che
contraddistingue positivamente il tuo operato, ti
salutiamo calorosamente.
Alberto
Deambrogio
Segretario Regionale PRC, Consigliere Regionale Gruppo
Partito della Rifondazione Comunista
Luca Robotti
Segretario Regionale PdCI, Presidente Gruppo Comunisti
Italiani
Enrico Moriconi
Presidente Gruppo Verdi per la Pace
Torino 21 luglio 2006
Comunicato
stampa
di PRC, PDCI, VERDI: BUONI
SCUOLA,
DIMINUIRE
INDICE ISEE PER LE PARITARIE DA 25 A 20MILA EURO
Comunicato
stampa
Si
interrompa la violenza in Libano ed in Palestina.
Oggi e' stato approvato l'ordine del giorno sugli eventi di
Palestina. La violenza dell'esercito di Israele, con
l'aggressione del Libano e l'arresto di gran parte del
governo palestinese, il bombardamento dei ministeri e la
distruzione dell'unica centrale elettrica che fornisce
l'energia per i
pozzi dell'acqua e per il funzionamento degli ospedali, deve
terminare.
Su questo abbiamo chiesto, congiuntamente alla necessità che
venga riconosciuto lo Stato di Palestina come da risoluzioni
ONU, che il Consiglio Regionale, come tutte le istituzioni
democratiche del paese, si schierino per la pace contro la
violenza degli eserciti e dei terroristi.
Deve levarsi forte in tutte le assemblee democratiche
l'appello perché si rispettino i deliberati degli organismi
internazionali. La pace non si costruisce semplicemente
registrando ciò che accade, ma affermando la condanna verso
coloro che fomentano e scatenano la morte e la distruzione.
Torino 18 luglio 2006
Comunicato
stampa
Manolino:
un guastatore delle destre in casa dell’Unione.
Questa mattina il Gruppo dei Moderati ha votato come il
centro destra sulla proposta del futuro comitato del
volontariato, mentre sul dibattito relativo al buono scuola,
leggendo il comunicato stampa a firma Manolino, al di là
della confusione espositiva, si intuisce che sarebbe meglio
non toccare la Legge Leo: “sarebbe poco saggio cambiare le
cose che funzionano lasciando la strada vecchia per una
nuova che non si sa dove conduce”.
Manolino sembra non aver compreso che ha cambiato
schieramento e, evidentemente, si confermano le perplessità
che avevo già espresso alla maggioranza: che chi ha tradito
una volta lo può fare sempre e chi è un “voltagabbana” non
può di certo diventare una persona di cui fidarsi.
Torino 14 luglio 2006
Comunicato
stampa
Sulla Palestina basta
ipocrisie.
Il mancato numero legale per poter approvare gli ordini del
giorno sulla crisi israelo-palestinese è fatto grave su cui
riflettere come maggioranza.
Non è possibile che su temi così delicati la maggioranza non
trovi la necessaria compattezza e subisca gli arrembaggi
culturali, di matrice demagogica, del centro destra.
Affermare, così come abbiamo fatto, che ci si deve battere
per ottenere due stati, per due popoli che dovranno
convivere in pace e in collaborazione, far sentire
l’opinione delle istituzioni italiane al governo israeliano
e alle autorità palestinese, più in generale alle donne e
agli uomini che da ambo le parti subiscono la violenza degli
eserciti o del terrorismo, è giusto e legittimo.
Non c’è nessuna forzatura a dire che deve finire la violenza:
5131 morti di cui 4014 palestinesi e 1040 israeliani dal
2000, una carneficina su cui non si può tacere.
Chiederemo di approvare gli ordini del giorno e respingeremo
il vergognoso attacco delle destre che vogliono giocare
sulla pelle degli innocenti per i loro stupidi giochetti
locali atti a mettere in difficoltà il centro sinistra. (12
luglio 2006)
Regione Piemonte
Dichiarazione dei Consiglieri : Robotti, Clement, Ricca, Bossuto e
Chieppa
Eaton: il piano industriale prima di
tutto
Oggi il Governo ha respinto la richiesta
di Cassaintegrazione per la Eaton di Rivarolo Canavese perché non
rispettosa dei termini di legge e ha chiesto alla azienda la
presentazione di un piano industriale credibile.
Sembra respinta, grazie anche alla mobilitazione dei lavoratori, una
ipotesi di ricollocazione delle maestranze senza un preciso piano di
investimenti industriali utile a rilanciare il settore “prototipi”, per
dare occupazione ai lavoratori della sezione produttiva dello
stabilimento.
La
Regione e la Provincia di Torino hanno ora il compito di attivare i
propri Assessori dei settori industria che, in collaborazione con gli
Assessori al lavoro, con l’azienda ed i rappresentanti dei lavoratori
definiscano un piano industriale credibile e praticabile.
Gli enti locali non possono prestare il fianco ad azioni unilaterali
della azienda tese solo allo smantellamento produttivo e alla cacciata
dei lavoratori.
Si
è sventato una operazione che avrebbe rappresentato un grave precedente.
Il
rischio che l’azienda voglia ricorrere ancora alla mobilità è alto, ma
ora, esistono le possibilità perché il dialogo sia altamente produttivo.
Fondamentale per questo sarà l’unità delle rappresentanze sindacali e
dei lavoratori che hanno in noi la certezza del sostegno e dell’impegno
perché si possa raggiungere il miglior risultato.
Torino 12 luglio 2006
Comunicato
stampa
Legge
Pentenero: un terreno su cui discutere per trovare
l’accordo.
Sono più i contenuti positivi che quelli negativi a
contraddistinguere, per ciò che ci riguarda, la proposta di
legge Pentenero sul diritto allo studio.
Siamo soddisfatti dell’organicità con cui si trattano alcuni
argomenti: integrazione degli studenti extracomunitari,
sostegno alle scuole in realtà disagiate, sostegno ai
disabili e alle esigenze educative speciali, interventi per
gli allievi ricoverati, sostegno ai giovani in età scolare
incarcerati, anagrafe scolastica e dell’edilizia scolastica,
il tentativo di leggere ad ampio raggio le funzioni della
formazione professionale. Una legge che mette in fila una
serie di interventi non più rimandabili che distinguono una
buona amministrazione di centro sinistra da una di destra.
Riteniamo che si debba fare uno sforzo ulteriore per
indicare, nella legge, un chiaro richiamo, anche in termini
di sostegno economico, per la lotta all’abbandono scolastico
e per ribadire la centralità del sistema pubblico.
Relativamente a sistema per distribuire le risorse
economiche, riteniamo si debbano indicare nella legge, cosa
non fatta le percentuali con cui distribuire le risorse per
le diverse tipologie di intervento e che vi sia una equa
ripartizione tra il sostegno economico alle famiglie, i
progetti delle scuole e le facilitazioni dei servizi.
Per le ragioni ovvie di confronto e di approfondimento sui
contenuti della legge, abbiamo chiesto alcuni giorni (5
giorni) per poter confrontare con la nostra base i contenuti
della legge e abbiamo consegnato una nota con una serie
emendamenti alla legge, direttamente nelle mani
dell’Assessore Pentenero.
Torino 11 luglio 2006
CINQUE PROBLEMI CHE PONE
LA BOZZA DI DL PENTENERO
1.
In primis la legge deve tentare di risolvere gli
ostacoli di ordine economico, sociale e culturale, di cui la
Costituzione parla, per garantire a tutti il diritto
all’istruzione e alla formazione. Ogni azione che promuove
deve essere informata da questo principio.
2.
Tutti i cittadini, italiani e i residenti in Italia,
hanno diritto a ricevere un’istruzione scolastica per otto
anni, come determinato fin dai tempi della Costituzione.
Oggi a sessant’anni di distanza, ci stiamo ponendo in
un’ottica di innalzamento dell’età dell’obbligo scolastico e
comunque dell’età di frequenza di attività formative. Nella
prospettiva di uno sviluppo scientifico e tecnologico di
qualità per la nostra Regione, auspichiamo addirittura che
la formazione e l’apprendimento possano durare tutto l’arco
della vita. La legge sul diritto allo studio deve contenere
gli strumenti necessari a consentire l’accesso alla
formazione per tutto l’arco della vita, alle persone di
qualunque condizione economica o sociale.
3.
Il diritto allo studio si attua principalmente
all’interno delle Istituzioni del Sistema di istruzione. Con
questa legge allarghiamo la platea dei fruitori dei servizi
per il diritto allo studio erogati dalla Regione anche a
tutti gli alunni della formazione professionale, ma la legge
deve contenere esplicitamente, negli obiettivi e nelle
funzioni sussidiarie, la valorizzazione e la partecipazione
delle Istituzioni Scolastiche Autonome statali.
4.
Le risorse per l’assegno di studio sono suddivise in
due graduatorie differenziate, con priorità l’una al
contrario dell’altra.
Se non vogliamo mettere in discussione il principio,
dobbiamo necessariamente conoscere a priori la
quantificazione delle risorse, per ciascun capitolo di
spesa, in percentuale sul totale.
Ad esempio il numero di alunni stranieri che frequentano le
scuole piemontesi è quasi equivalente al numero di alunni
che frequentano la scuola non statale e, in funzione del
diritto allo studio, i primi pongono necessariamente
maggiori problemi da tentare di risolvere. La quota di
risorse che la Regione destina con questa legge deve essere
visibile e proporzionata.
5.
Il vero problema che oggi si trovano ad affrontare i
sistemi dell’Istruzione e della Formazione Professionale è
l’abbandono. E’ un canale attraverso il quale sono sottratte
risorse alla società. E’ il segno che gli investimenti in
istruzione e formazione o non sono sufficienti o non
riescono ancora a dare appieno i loro frutti. Ma non c’è
diritto allo studio senza lotta all’abbandono e alla
dispersione scolastica. Deve essere uno dei canali su cui si
indirizza la legge. Secondo noi, il principale.
Comunicato
stampa
PdCI per il pieno
riconoscimento dello Stato di Israele e di Palestina
Più che mai ci sentiamo equidistanti e solidali con i popoli
di Palestina e di Israele, con le donne e gli uomini che
subiscono la violenza cieca del terrorismo e la brutalità
istituzionalizzata degli eserciti e delle operazioni dei
servizi segreti.
Riteniamo che le istituzioni democratiche italiane debbano
chiedere con forza la fine di tutte le violenze ed il
ripristino della vita civile a partire da quella dei
bambini, degli anziani, delle donne palestinesi che oggi si
trovano a vivere in territori occupati militarmente senza
energia elettrica, senza rifornimenti idrici ed in totale
crisi sanitaria.
La violenza chiama la violenza, noi vogliamo la pace, noi
vogliamo che i due Stati convivano, si rispettino e
soprattutto rispettino le risoluzioni delle Nazioni Unite.
Torino, 4 luglio 2006
Ordine
del giorno
Torino, 13 giugno 2006
Al
Presidente Consiglio Regionale
ORDINE DEL GIORNO
Oggetto: strage di civili
palestinesi del 9 giugno a Gaza.
Il Consiglio Regionale
preoccupato
·
dalla
strage di dieci civili palestinesi, tra i quali due
bimbi di 6 e 18 mesi, compiuta il 9 giugno dalle forze
armate israeliane sulla spiaggia di Sudanya a nord di
Gaza;
·
dall’escalation di violenza dello Stato di Israele nei
confronti della popolazione palestinese, come
testimoniano i tre raid effettuati oggi 13 giugno che
hanno causato almeno 9 morti, tra cui due bambini;
sottolineato
·
che anche
il Segretario Generale dell’ONU ha condannato con
fermezza i fatti del 9 giugno rivolgendo un pressante
invito alle parti a cessare ogni forma di violenza;
·
che questi
avvenimenti pongono in oggettiva difficoltà il
Presidente palestinese Abu Mazen nel momento in cui si
appresta a annunciare un referendum sul documento
sottoscritto da dirigenti palestinesi reclusi in Israele
in cui si evoca la creazione di uno stato indipendente,
secondo le linee di demarcazione in vigore fino al 1967,
che costituirebbe, di fatto, un riconoscimento di
Israele;
·
che non si
contano le Risoluzioni Onu che chiedono ad Israele il
rispetto dei diritti dei palestinesi, tra le quali la
Risoluzione n. 242 del 22/11/1967, votata all’unanimità
dal Consiglio di Sicurezza, compreso quindi il voto
degli USA, che chiede il ritiro immediato delle forze
armate israeliane dai territori occupati e il
riconoscimento della sovranità, dell’integrità
territoriale e dell’indipendenza politica di ciascuno
stato della regione, e la n. 1397 del 12/03/2002 in cui
per la prima volta si indica l’esistenza di una regione
in cui due stati, Israele e Palestina, vivano fianco a
fianco, all’interno di frontiere riconosciute e sicure;
condanna
·
senza
riserva le stragi compiute il 9 e il 13 giugno dallo
stato di Israele, come ogni altro atto di terrorismo di
matrice fondamentalista che provoca vittime tra la
popolazione civile;
rivolge un accorato
appello
·
a tutte le
parti affinché cessino le violenze e si riprenda il
dialogo, unica soluzione per arrivare alla creazione di
uno stato indipendente palestinese e quindi alla pace e
sicurezza per tutti gli stati della regione;
invita
·
il Governo
Italiano a farsi attivamente carico, d’intesa con
l’Unione Europea, di un’iniziativa di pace e di dialogo
presso la dirigenza israeliana e palestinese.
Primo firmatario
Luca Robotti ( Seguono le
firme)
Comunicato
Stampa
Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale e
Consigliere Regionale del Partito dei Comunisti Italiani.
Monsignor
Poletto ci sostenga nella scelta di ristabilire il principio
dei diritti su quello dei privilegi sui buoni scuola.
Apprezziamo la scelta di affermare che è finito il tempo
delle crociate e delle contrapposizione tra la chiesa
torinese e la sua gente, la maggioranza dei cattolici che
non comprendevano più la scelta di arroccarsi su posizioni
molto, molto arretrate, dai diritti civili, ai temi
economici a quelli etici.
Le ultime prese di posizione, soprattutto sul Pride erano
incomprensibili al limite del confronto civile.
Così come noi non cattolici dobbiamo sforzarci per
comprendere le ragioni e le sensibilità di chi, noi
riteniamo in una sfera personale e famigliare convinto e
certo della propria fede, pe nsiamo che debba avvenire anche il contrario.Sui temi del buono scuola il Cardinale affermi chiaramente
che anche lui è per l’abolizione di una legge che oggi dà il
50% delle risorse per il diritto allo studio al 5% della
popolazione scolastica piemontese: gli alunni delle scuole
paritarie.
Nessuno più di un cristiano, oggi, può e deve schierarsi
contro le ingiustizie e contro i privilegi, noi saremo al
loro fianco.
Torino 25 giugno 2006
Comunicato
Stampa
Dichiarazione di Gian Piero
Clement (Presidente VII Commissione, Consigliere Regionale
del Partito della Rifondazione Comunista) e di Luca Robotti
(Segretario Regionale e Consigliere Regionale del Partito
dei Comunisti Italiani)
Incontro
estremamente produttivo e positivo.
I lavoratori Eaton hanno
incontrato oggi una folta delegazione di parlamentari
europei - On. Marco Rizzo (PdCI-GUE NGL) VicePresidente
Commissione Mercato Interno; On. Pier Antonio Panzeri (DS-PSE)
VicePresidente Commissione Lavoro e Affari Sociali; On.
Roberto Musacchio (PRC-GUE NGL) membro Commissione Lavoro e
Affari Sociali; On. Patrizia Toia (La Margherita-Alleanza
dei Democratici e dei Liberali per l’Europa) membro della
Commissione Industria; On. Gabriele Susta (La
Margherita-Alleanza dei Democratici e dei Liberali per
l’Europa) membro della Commissione Commercio Estero;
Sepp
Kusstatscher
(Gruppo dei Verdi/ALE)
membro Commissione
Lavoro e Affari Sociali - ed hanno ribadito loro che solo
incomprensibili le motivazioni per i licenziamenti
annunciati dall’azienda.
Rispetto ai piani
industriali della Eaton basterebbero due milioni di valvole
all’anno in più da produrre nello stabilimento di Rivarolo
per poterne garantire l’attività. Attualmente nello
stabilimento di Bosconero vengono prodotti venti milioni di
valvole all’anno con un trend in crescita: non si comprende
perché si voglia quindi scegliere la via della morte
produttiva dello stabilimento di Rivarolo se non con
l’evidente volontà di procedere alla delocalizzazione della
produzione in altri stabilimenti europei, a partire da
quelli polacchi.
I parlamentari europei hanno
ribadito che serve un’azione unitaria e trasversale di tutte
le forze politiche italiane presenti al Parlamento Europeo
perché si creino quei legami transnazionali che permettano,
così come è accaduto sulla vicenda Terni Krupps, di poter
portare in Assemblea Plenaria, con una mozione unitaria, il
tema Eaton e che quindi il Parlamento Europeo si pronunci
contro questo processo di impoverimento di un comparto
industriale così fondamentale.
Per queste stesse ragioni,
nella giornata di domani proporremo ai colleghi di tutti i
gruppi consiliari della Regione Piemonte una mozione, che
abbia come primo firmatario il Presidente del Consiglio, che
ribadisca la centralità del lavoro e quindi la difesa della
produzione dello stabilimento Eaton di Rivarolo e per
chiedere, anche alla luce degli ottimi risultati produttivi
di Fiat, che si verifichi la possibilità di rivedere la
decisione e di sospendere la procedura dei licenziamenti,
che ricordiamo a tutti avere scadenza il 12 luglio 2006.
Torino, 21 giugno 2006
Comunicato
Stampa
Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale e
Consigliere Regionale del Partito dei Comunisti Italiani.
La vicenda
TAV non è un elastico che si tira e si rilascia a seconda
degli interessi politici del momento.

Abbiamo ribadito la convinzione che si debba rispettare il
percorso di dialogo e di confronto tra le popolazioni della
Valle, le loro istituzioni e il governo nazionale, con
l’avvio dei due tavoli politico e tecnico.Non è necessario
buttare “benzina sul fuoco” o cercare l’appiglio per
dividerci, oggi, tutto il quadro politico deve essere unito,
nell’interesse del Piemonte per evitare che si ricreino le
condizioni dello scontro e dell’arroccamento di posizioni.
Per queste ragioni, pur ribadendo la nostra contrarietà al
progetto che interessa la Valle di Susa, abbiamo apprezzato
la moderazione e l’intelligenza delle parole della
Presidente Bresso e di conseguenza votato l’ordine del
giorno di maggioranza, per respingere la provocazione della
destra e per ribadire l’interesse supremo del dialogo
rispetto allo scontro ed alla contrapposizione.
Torino 20 giugno 2006
Comunicato
Stampa
Dichiarazione di Luca ROBOTTI, Segretario Regionale e
Consigliere Regionale del Partito dei Comunisti Italiani;
Alberto DEAMBROGIO, Segretario Regionale e Consigliere
Regionale Rifondazione Comunista
TAV: si rispettino gli accordi, si avviino subito i tavoli.
Chi critica Paolo Cento, da giorni, con un atteggiamento
uguale e contrario sta rappresentando l'esigenza di
costruire l'opera. Oggi è più che mai necessario essere
fedeli al programma dell'Unione: nessuna accelerazione,
eliminazione della legge obiettivo, analisi costi benefici,
recupero del dialogo e del confronto con le p opolazioni.
Invece di scatenarsi chiediamo a tutti che si operi per
l'avvio del tavolo politico a garanzia della tenuta del
percorso condiviso anche dalle popolazioni della valle e,
soprattutto, la fine di questo incomprensibile rincorrersi
di posizioni contrastanti.
Adesso serve il dialogo e non i proclami. In questa ottica
sarà determinante il ruolo di Romano Prodi come garanzia per
l'applicazione del programma e per sollecitare il rispetto
dell'avvio del percorso condiviso.
Torino 16 giugno 2006
Comunicati
Stampa
Sostenere
la cooperazione con il Popolo di Palestina.
Questa mattina con una folta rappresentanza di colleghi
abbiamo incontrato l’On Barghouti del Parlamento
Palestinese, responsabile dell’associazione Medical Relife.
È stato un appuntamento dal grande valore politico e morale
a cui è nostro dovere dare seguito con azione concrete di
sostegno alle politiche per la pace, per il riconoscimento
dei trattati internazionale sulla inevitabilità dei due
stati per i due popoli di Palestina e di Israele, per
l’immediato sostegno alle politiche sanitarie in Palestina e
nei territori. Un popolo poverissimo e senza servizi che
chiede aiuto: dobbiamo agire. Abbiamo apprezzato la volontà
dell’Assessore Valpreda di aprire i nostri ospedali ai
bambini palestinesi che hanno bisogno di cure
specialistiche, una scelta dall’alto valore morale. Il
dottor Barghouti ha inoltre espresso la necessità di una
ambulanza medica che funga da ambulatorio per le emergenze,
riteniamo che debba essere il Consiglio, con un atto
straordinario, ad acquistarla per donarla alle autorità
sanitarie del popolo palestinese e del suo governo
democraticamente eletto.
L’incontro è stato l’occasione per ribadire che la nostra
proposta sulla dismissione delle attrezzature sanitarie, per
i paesi in via di sviluppo, proceda celermente nella sua
approvazione per permettere di donare a chi non ha nulla,
ciò che per noi non è più necessario.
Torino 15 maggio 2006
Lettera
aperta
Lettera al ViceSindaco della Città di Torino
Marco Calgaro
Caro Marco,
apprezzo il tuo modo diretto e per nulla ipocrita di porre i
problemi. Lo apprezzo perché dal tuo punto di vista tu
ritieni di dare una battaglia su valori da te considerati
prioritari e insindacabili.

L’unico problema che ti pongo è questo: un’area politica e
culturale che nel paese è, nei fatti, una minoranza può
imporre alla maggioranza degli uomini e delle donne un modo
di pensare e di agire che stride con la realtà, la
quotidianità in cui questi vivono.
Io penso molto più semplicemente che durante gli
appuntamenti elettorali ognuno di noi sia legittimato a
cercare il consenso là dove ritiene di poterlo recuperare,
senza però ledere, in nessun modo, i diritti delle persone
che hanno un modo di vedere e di pensare la vita in maniera
differente.
I falsi moralismi con i quali si vorrebbe impedire il corteo
del Gay Pride in centro, così come l’idea che l’aborto per
la donna debba essere sofferenza, così ancora pensare che le
coppie di fatto siano meno virtuose di quelle sposate, sono
una visione che lede gli interessi del Paese, del suo
evolversi civilmente e del suo progredire nell’interesse
dell’umanità e non in nome di una cultura o di una
religione.
Gli uomini e le donne sono il bene supremo a cui dobbiamo
guardare, il loro benessere fisico, psicologico, il loro
sentirsi cittadini e parte di una comunità, caro Marco, vale
di più che il sentirsi parte di una comunità religiosa che
non sempre ha scelto la strada giusta per il bene comune.
Luca Robotti
Lettera
aperta
Torino 9 maggio 2006
Al
Sindaco Sergio Chiamparino
Ai Segretari regionali del
Centrosinistra del Piemonte
Ai Segretari cittadini del
Centrosinistra di Torino
p.c. agli organi di
informazione
Lettera aperta al sindaco
ed al centrosinistra torinese.
Dopo le polemiche, in gran
parte costruite ad arte, comparse sui quotidiani torinesi,
circa il prossimo gay pride mi ero ripromesso di tacere per
riprendere le riflessioni più pacatamente in un clima
extra-elettorale che maggiormente si confà
all’approfondimento, ma dato che le prese di posizione di
molti amici di avventura e di lis ta
mi paiono eccessivamente distorcenti la realtà e visto che
il futuro del centrosinistra e del Partito Democratico si
gioca secondo me proprio intorno al tema della mediazione e
dell’approfondimento culturale ritengo sia il momento di
fare apertamente alcune riflessioni.
Penso sia opinione condivisa
che negli ultimi cinque anni la città è stata gestita con
risultati positivi e questo è avvenuto principalmente grazie
ad un accordo molto forte di governo tra i DS (che hanno
espresso un ottimo sindaco) e la Margherita (che ha espresso
il vicesindaco) e ritengo altrettanto evidente che le
responsabilità della Margherita all’interno della giunta
siano state tanto rilevanti quanto gestite con senso di
responsabilità e reale apertura a tutte le posizioni
culturali presenti nella coalizione.
La grande coesione umana e
politica della giunta ci ha consentito di fare sì che oggi
Torino possa guardare al suo futuro con discreto ottimismo
anziché con la malinconia ed il senso di decadenza diffusi
sino a pochi anni fa.
Il segreto del
centrosinistra torinese è stato quello di puntare con eguale
intensità di impegno e di risultati alle politiche di
sviluppo (l’accordo sulle aree Fiat, la città politecnica,
il parco torinese della salute, i grandi eventi culturali,
l’attenzione ad un nuovo protagonismo giovanile....) ed a
quelle della coesione sociale (servizi per anziani e
disabili, recupero urbano e sociale delle periferie,
integrazione...); ma la nostra forza più grande è stata
quella di avere fatto riscoprire ai torinesi l’orgoglio di
vivere in questa città e di appartenervi, e questo è
avvenuto grazie a grandi eventi come le Olimpiadi ma anche
in virtù del fatto che i timonieri (il sindaco, il
vicesindaco, la giunta, i consiglieri di maggioranza) hanno
trasmesso una immagine di grande unità e coesione sugli
obbiettivi.
Anche la scelta elettorale
che abbiamo fatto, quella di un candidato sindaco diessino e
di un capolista cattolico e della Margherita voleva essere,
almeno nelle intenzioni, la conferma di un impegno comune e
di obbiettivi condivisi fino a pensare la costruzione di un
soggetto politico nuovo, il partito democratico, all’interno
del quale vi sia una elaborazione culturale forte intorno
alle culture di provenienza: socialista, cattolica,
liberale...tale da consentire un progetto credibile per la
Torino e l’Italia degli anni a venire.
Perché la nostra proposta
politica non venga ad assomigliare ad una accozzaglia di
persone, cordate di potere e vecchiume politico senza
nessuna capacità di visione comune, bisogna davvero che
tutte le culture siano non solo rappresentate ma rispettate
profondamente per ciò che rappresentano, per questo voglio
affermare con chiarezza quali sono i fondamenti che ispirano
il mio agire politico, convinto fino a prova contraria che
questi siano al centro e non ai margini del centrosinistra
del futuro.
Credo che il futuro della
città e del paese si costruisca puntando con forza allo
sviluppo economico ed industriale ed all’ammodernamento
burocratico e organizzativo, perché senza invertire il
declino nulla potremo fare per andare incontro alle esigenze
degli ultimi e dei meno fortunati, ma sono anche certo che
questa attenzione debba trovare (con il piano regolatore
sociale) una declinazione, dei progetti e delle risorse
ingenti e chiare fin da subito, perché le periferie e chi ci
vive sono una delle tante risorse di questa città.
Sono convinto che i giovani
e le famiglie debbano ritornare ad essere posti al centro
dell’ attenzione delle amministrazioni locali e nazionali e
che quindi non si debba avere paura a parlare di politiche
attive per la famiglia (asili nido, attenzione alle mamme
lavoratrici, progetti per la casa alle giovani famiglie...).
Sono certo che nella società
di oggi bisogna porre attenzione a tutte quelle situazioni
di discriminazione che ancora persistono (e se persistono)
riguardo alle donne, agli immigrati, ai gay, alle lesbiche,
ai transessuali e che tutto quanto è riflessione culturale
su queste tematiche vada guardato con attenzione,
patrocinato, finanziato e promosso dal centrosinistra,
naturalmente in modo equilibrato quanto a tempi e risorse,
rispetto a tutti i temi e le problematiche che rivestono
importanza pari o superiore a livello cittadino e nazionale.
Non mi pare che esprimere giudizi sulla opportunità di
patrocinare (e non di consentire) una sfilata che negli
ultimi anni si è dimostrata di pessimo gusto possa essere
surrettiziamente fatto passare come un insulto ad una
riflessione culturale e politica che rispetto, condivido e
cui sono da sempre disponibile a partecipare in prima
persona.
Sono sicuro che un
centrosinistra moderno, in uno stato in cui è vigente una
legge sull’aborto, possa e debba concentrare la sua
attenzione non tanto sulla RU 486 (problema squisitamente
tecnico da lasciare ai tecnici) ma su quello che si fa, e
forse si fa troppo poco, per prevenire l’aborto ed aiutare
le donne che lo desiderano ad avere un figlio anziché
eliminarlo per problemi economici o famigliari.
E’ mia profonda convinzione
che una cultura di rispetto dell’uomo e della sua dignità in
tutte le situazioni, il nascere, il vivere ed il morire
debba appartenere profondamente al centrosinistra.
Se mi sono sbagliato ed il
centrosinistra vuole fare propria e rendere predominante al
suo interno una cultura aggressiva, laicista e prevaricante
che non penso debba costituirne l’essenza, allora con tutta
chiarezza dico agli amici che io non ho sposato un partito,
una appartenenza o il centrosinistra in quanto tale e che se
queste idee da me esposte sempre, in ogni ambiente e
circostanza, e non solo durante la campagna elettorale, sono
considerate di impiccio, sono disposto a farmi da parte da
subito e senza nessun sotterfugio anche dalla lista che
penso di rappresentare con dignità e convinzione nel suo
insieme.
9 maggio 2006
MARCO CALGARO
Comunicati
Stampa
al 6 maggio
2006
î 6 maggio 2006
Gay
Pride: sarò al corteo perché le libertà sono più importanti
del perbenismo e del moralismo da quattro soldi.
La bordata di polemiche
di questi giorni è l’apoteosi della ipocrisia e del
perbenismo. I diritti delle persone non sono di destra o di
sinistra, sono il patrimonio comune che ci permette di
convivere, il buon gusto o la pubblica decenza sono spesso
lo strumento del potere per mantenere le disuguaglianze, per
discriminare chi non si omologa.
Per queste ragioni,
perché non sopporto più questa opprimente cappa clericale e
fascista, anche se non avevo nessuna intenzione di
partecipare al corteo, ho deciso che sarò in piazza per
rivendicare la laicità e la libertà del nostro Paese.
î 5 maggio 2006
Il
miglior modo per ricordare ed onorare i nostri caduti è
ritirare le truppe dalle zone di guerra.
Siamo profondamente
commossi e tristi per l’ennesima perdita di nostri ragazzi
in zone di guerra. Ora è il momento di attuare ciò che
abbiamo detto: lasciare le zone di guerra e contribuire alla
ricostruzione dei Paese che abbiamo contribuito a devastare
con la guerra.
î 4 maggio 2006
L’incontro con la Eaton: totalmente improduttivo.

Abbiamo ascoltato una
relazione del dottor Di Blasi, capo del personale di Eaton
italia, fumosa e priva di contenuti. L’unico dato certo ed
affermato è che, per quanto riguarda la proprietà, la
divisione produttiva dello stabilimento di Rivarolo “ha
cessato di esistere”. Già eravamo certi che l’atteggiamento
dell’azienda (ricordando anche l’uso della forza pubblica
per far accedere gli impiegati nello stabilimento) sarebbe
stato quello della rigidità, e della scelta a senso unico.
Abbiamo però ribadito ai lavoratori che le istituzioni
regionali e provinciali sono al loro fianco e che
obbligatorio per tutti deve essere la parola d’ordine
“unità”, perché la lotta in favore dell’occupazione alla
eaton sarà ancora lunga e soprattutto disseminata di momenti
difficili.
î 3 maggio 2006
Se
Bresso vuole dialogare con il Polo lo faccia pure, per noi
restano nemici degli interessi dei lavoratori, alternativi
al nostro modello di società.
Apprendiamo che la
Presidente Bresso auspica un clima nuovo di dialogo e di
confronto con il Polo, non pensiamo sia possibile e
praticabile.
Il primo anno di governo
è stato contraddistinto da una vera aggressione verbale e
procedurale da parte delle minoranze che hanno impedito al
Consiglio di funzionare, sono state di fatto abrogate le
prerogative legislative della assemblea.
L’atteggiamento del Polo
è stato quello della peggior politica spettacolo e a pagarne
le conseguenze saranno i cittadini piemontesi, compresi
quelli che hanno votato centro destra. Il nostro Paese per
50 anni è stato governato dalla Democrazia Cristiana, seppur
insistesse sulla politica nazionale il più grande partito
comunista di occidente. L’Italia è avanzata, diventando una
grande potenza economica grazie alla capacità, pur nella
diversità di ruoli, di lavorare insieme per il bene del
Paese. Oggi, per quanto ci riguarda, non è possibile. Allora
il tessuto comune, la traccia unificante era il richiamo
alla Carta Costituzionale, ai sui valori. Valori che, oggi,
il centro destra dileggia e cerca di stravolgere. Le
distanze sono per quanto ci riguarda siderali e non
riducibili.
La presidente Bresso
faccia cosa crede, il Polo per noi resta e resterà nemico
dei lavoratori, avversario da battere, innanzitutto
culturalmente.
La
Fiat approfitti del momento per aumentare gli investimenti
in ricerca, innovazione e
sviluppo del settore auto.
Non abbassare la guardia
e continuare nelle politiche di investimento sulla qualità e
sul prodotto auto, riconoscere ai lavoratori il sacrificio,
immenso, che hanno profuso per uscire dalla crisi, chiudere
l’integrativo e riassorbire i lavoratori in
cassaintegrazione, compresi quelli degli enti centrali; non
bastano i trionfalismi e le assicurazioni alle banche
azioniste del gruppo. Senza i lavoratori e la loro
dedizione, il loro spirito di sacrificio, oggi non saremmo a
festeggiare, adesso è necessario un riconoscimento. Così
come occorre, da parte dei vertici FIAT, riconoscere il
grande sforzo messo in atto dagli enti locali piemontesi
che, contrariamente al governo, hanno creduto nelle finalità
industriali del gruppo torinese.
î 2 maggio 2006
Chi
fa politica deve sapersi prendere anche i fischi.
Io non voterò la condanna
delle contestazioni agli esponenti azzurri. Non voterò
l’ordine del giorno presentato da FI perché credo sia
l’ennesima dimostrazione della ipocrisia e della
presupponenza degli esponenti di Forza Italia. Ipocriti
perché si indignano sempre a senso unico, quando a subire il
giudizio più popolare e democratico, il fischio, è un loro
esponente; presupponenti perché pensano di essere immuni dal
giudizio popolare e di piazza.
Poveretti, sono finiti
per non rendersi conto che il “Re è nudo” come diceva una
vecchia canzone, speriamo che ora si “coprano”, ovvero la
smettano di stizzirsi ogni volta un sonoro fischio o un
caloroso “vattene” gli viene rivolto.
î 1 maggio 2006
Caro
Buttiglione i fischi sono il metro del gradimento…il buon
giorno si vede dal mattino.
Dovremo spiegare che i
lavoratori torinesi sono cosa diversa dai salotti romani e
dai convegni sulla filosofia teoretica a cui è abituato il
ministro Bottiglione. I lavoratori di Torino sanno
distinguere tra chi li ha gabbati per cinque anni e chi si
occupa tenacemente dei loro problemi. Non serve fare la
vittima perché tutti sanno che dietro il vittimismo c’è il
progetto antisociale ed individualista che il Paese ha
battuto con il voto politico.
î 28 aprile 2006
Si
chiude il sipario sul regime Ghigo della sanità piemontese
Apprezziamo, condividiamo
la profonda azione di rinnovamento messa in atto con la
sostituzione di quasi tutti i direttori generali, sanitari
e amministrativi nominati dalla Giunta Ghigo. Anni di
gestione personalistica e non pianificata avevano
trasformato il sistema sanitario piemontese in un rompicapo
che si andava indebolendo a fronte della pressione della
sanità privata e speculativa.
Questa azione di
rinnovamento con il Piano Sanitario e la riduzione del
numero delle ASL, che abbatte drasticamente i costi
burocratici della sanità pubblica è il vero biglietto da
visita che distingue il centrosinistra dal centrodestra.
Bene
l’accordo raggiunto oggi con il contributo di Provincia e
Regione, i lavoratori sono più forti, adesso siano le
trattative a ristabilire il primato del lavoro sul profitto.
Per
quanto riguarda l’azienda l’opinione dei comunisti non può
essere altra che quella già espressa.
La forzatura voluta e
pianificata dai vertici aziendali della AETON è da “manuale
del perfetto direttore di stabilimento” peccato che sia
l’edizione destinata all’america latina degli anni 70.
Una vergogna che richiede
una spiegazione dei vertici AETON: alle dieci del mattino
chiudono un accordo con Provincia e Regione per convocare un
tavolo di trattativa il mattino successivo e, un’ora dopo,
forzando il blocco dei lavoratori, scortati dalle forze
dell’ordine, nella umiliazione più evidente degli impiegati
costretti ad entrare a testa bassa, scatenano un putiferio
che manda 4 lavoratori all’ospedale per essere medicati.
Questi gentiluomini
devono capire che nel nostro Paese le istituzioni si
rispettano, gli accordi presi si mantengono e le relazioni
sindacali non si tengono sulla punta dei manganelli. Se non
lo capiscono è bene che qualcuno glielo spieghi per bene.
Adesso crediamo che
l’unica strada, vista la totale assenza del governo
nazionale (quello in carica non sta facendo nulla) è
l’attivazione di un tavolo ragionale che sostenga il futuro
impegno del prossimo governo e ponga come condizione il
ritiro dei provvedimenti di mobilità. La trattativa deve
svolgersi a fabbrica aperta e, soprattutto, a lavoratori in
produzione.
î 8 aprile 2006
La
volgarità dei fascisti è senza limiti.
Sono stati affissi ad
Asti manifesti, chiaramente provocatori nonché di una
volgarità disarmante, su temi delicatissimi come i diritti
civili ed i conflitti sociali, dove in modo caricaturale
queste tematiche, ovvero il tema dei matrimoni omossessuali
e quello dei movimenti antagonisti, venivano visivamente
descritti con forzature decontestualizzate da ciò
rappresentano realmente nel paese. Ovviamente tutto questo
veniva affiancato con la dicitura “noi votiamo Romano
Prodi”.
Ancora una volta si cerca
di dare, da un lato, l’idea di una coalizione in difficoltà
su temi così delicati, dall’altro si insulta chi si batte da
anni per i diritti civili e per la libertà nel nostro paese,
si tenta di nascondere le tante cose contenute nel programma
della coalizione, evidenziando solo questi due aspetti.
I manifesti, senza
simbolo, affissi fuori dagli spazi autorizzati, riportavano
la firma, come committente responsabile, della Federazione
romana di Alleanza Nazionale.
Come sempre i fascisti
anche nel vestito buono non perdono mai l’abitudine di
dileggiare, offendere e di insultare chi non la pensa come
loro.
Questa mattina ho
provveduto presso la Questura di Asti a denunciare la
federazione romana di AN, non solo perché ritengo gravemente
offensivi i manifesti, ma perché questi attaccati in numero
considerevole creano una grave turbativa alla campagna
elettorale.
î 5 aprile 2006
I
Comunisti non si fanno intimidire
Ieri sera, mentre si
stava svolgendo un’assemblea sui temi della difesa della
Costituzione, alla presenza del Prof. Nicola Tranfaglia,
candidato alla Camera dei Deputati, un gruppo di alcuni
ragazzi, imbecilli senza arte né parte, hanno lanciato uova
e sassi contro le vetrine della nostra Sezione.
Evidentemente l’azione
dei comunisti in città dà fastidio per la tenacia, la
costanza e la puntigliosità dell’azione, anche contro il
malgoverno cittadino.
Una cosa è certa, che
questi atti non ci preoccupano, non ci intimidiscono, non ci
fanno indietreggiare di un passo rispetto all’obbiettivo che
vogliamo raggiungere: battere Berlusconi, sconfiggere il
centrodestra a Courgné, in una parola difendere la
democrazia.
La
lotta alle tossicodipendenze la si fa senza ipocrisia.
Il tema delle
tossicodipendenze è troppo delicato per divenire oggetto di
campagna elettorale, ma il centrodestra, con l’introduzione
della Legge Fini, ci ha obbligati a riaprire un dibattito,
che pensiamo debba essere gestito ed indirizzato da chi
opera nel mondo della lotta alle tossicodipendenze. Il
centrodestra ha ascoltato una sola campana, quella di San
Patrignano, e ha costruito una legge che vede i consumatori
di droghe come dei soggetti che delinquono e quindi
pericolosi.
Non sanno neanche che nel
nostro Paese il fenomeno dell’uso di eroina si è
notevolmente ridotto a vantaggio di droghe a basso contenuto
di esclusione sociale, di tipo prestazionale, come la
cocaina, le anfetamine e le sostanze di sintesi.
Una legge, una
sperimentazione per essere efficace deve dimostrare di
risolvere i problemi: ad oggi la Legge Fini non ha fatto
altro che portare nei carceri persone non tossicodipendenti,
che nei luoghi di detenzione ne diventano a tutti gli
effetti.
Ridurre il danno, per
noi, vuol dire evitare che da una situazione di marginalità
al fenomeno delle tossicodipendenze si finisca per esserne
travolti per colpa di una visione ordinante dello Stato,
oppressiva ed opprimente. Anche per questo riteniamo che il
Piano Sanitario vada nella direzione giusta e che, con la
vittoria del centrosinistra il 9 e 10 aprile, si possa
procedere ad abrogare la Legge Fini per ristabilire il
principio della tolleranza e della scienza su quello delle
manette e del carcere.
Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale e
Consigliere Regionale del Partito dei Comunisti Italiani.
In merito
alla intervista di Bresso su “La Stampa”: bene la scelta di
abolire il doppio canale per il finanziamento delle scuole
private.
Condivido completamente il pensiero della Presidente Bresso
sulla necessità di separare sempre più marcatamente il ruolo
della maggioranza da quello dell’opposizione. Anche nella
scelta del personale politico che andremo a scegliere nei
prossimi giorni per la direzione delle ASL e delle ASO, sarà
necessario marcare la più netta discontinuità con il
passato. Noi ed il centro destra, siamo incompatibili.
Lo stesso giudizio sulla necessità di attivare politiche che
siano maggiormente percepibili nelle province piemontesi ci
trova assolutamente d’accordo, nei giorni scorsi avevamo
posto lo stesso problema che oggi la Presidente focalizza
pienamente, anche rispetto allo stesso lavoro di giunta. La
scelta di Bresso di rendere pubblico il lavoro che stiamo
conducendo per giungere alla abolizione del doppio canale di
finanziamento per le scuole paritarie (oggi nel bilancio
della regione è iscritto un capitolo apposito per le scuole
paritarie per un totale di 18.000.000 di euro) è il segnale
più positivo e utile per giungere al più presto alla
definizione della nuova legge sul diritto allo studio, a tal
proposito è bene ricordare che il vicepresidente della
Regione Liguria ( della Margherita) è stato, pochi giorni
fa, il relatore della nuova legge sul diritto allo studio
che ha abrogato il doppio canale.
La strada è quella giusta: meno ipocrisia, distinzione netta
dal centro destra, politiche sociali avanzate. (19.04.06)
dal 20
febbraio al 7 marzo 2006
î
20 febbraio 2006
Una bella
Olimpiade, una grande festa popolare e di massa che ha
rimesso il Piemonte e Torino al posto che si meritano.
Dobbiamo essere fieri
degli ottimi risultati raggiunti con l’evento
olimpico, a partire dal grande e realmente commovente lavoro
delle migliaia di volontari che hanno dato tutto se stessi
per la grande riuscita delle centinaia di attività preziose
ed esclusive; alla grande vetrina di territorio e di sistema
che siamo riusciti a mettere in campo.
Un lavoro che è riuscito
così bene anche grazie alla convinzione con cui Comune,
Provincia e Regione hanno lavorato e creduto nel progetto.
Non tutti ne avevano la convinzione, molti come il
sottoscritto pensavano che non ci sarebbe stato questo
grande ritorno che potremo sfruttare per rilanciare il
sistema economico e lo sviluppo del nostro territorio. La
consapevolezza, ora, è di una rete di competenze e di
esposizione internazionale che ci permette di rimettere al
primo posto il tema dello sviluppo che guardi a ridurre il
divario sociale provocato da decenni di declino e
smobilitazione industriale.
A volte è anche bene
ammettere i propri errori e complimentarsi con chi aveva
ragione.
î
21 febbraio 2006
Ho
fischiato Berlusconi, non il Presidente del Consiglio.
Ieri
sera ho fischiato il sopraggiungere di Berlusconi nel catino
dello stadio alla cerimonia di chiusura delle olimpiadi.Ho
fischiato Berlusconi perché non rappresenta più il nostro
Paese, ma i suoi interessi personali e perché, con il suo
comportamento, pratica una campagna elettorale da guerra
civile.
î
2 marzo 2006
Uno sport
per tutti, perché tutti diventino cittadini. Dopo le
Olimpiadi è ora di occuparsi degli ultimi, di quelli che non
ce l’hanno fatta.
Abbiamo presentato ed è giunta all’ordine del giorno della
VI Commissione del Consiglio Regionale una proposta di legge
per facilitare l’accesso dei giovani piemontesi alle
attività sportive e culturali tramite l’istituzione di un
“buono sport e attività ricreative” e di un “buono cultura”.
Un primo tentativo organico per stabilire il valore sociale
dello sport, prima dei suoi risvolti agonistici e
competitivi.
La proposta si
caratterizza per la finalità di combattere i fenomeni
dell’esclusione e della marginalizzazione sociale tramite le
attività sportive e culturali e per riaffermare che il
sostegno pubblico, anche e soprattutto dopo l’evento
olimpico, sia rivolto a quegli strati sociali che rischiano
o sono completamente esclusi dal mondo sportivo o
associativo.
La proposta si rivolge in
particolare a quei giovani che per le loro condizioni
economiche o per particolari situazioni soggettive, quali
portatori di handicap o ex-tossicodipendenti, hanno maggiori
difficoltà nell’accedere ad attività sportive, viste non
tanto nella loro dimensione agonistica ma quale strumento di
crescita, formazione e partecipazione alla vita sociale, e
culturali.
Punto innovativo e
caratterizzante del progetto, inoltre, è la previsione, per
le associazioni, della facoltà di stipulare con
l’autorità giudiziaria apposite convenzioni per combattere
la devianza e la delinquenza giovanile e per facilitare il
reintegro sociale delle giovani e dei giovani.
Il contributo sarà
erogato direttamente alle famiglie dei giovani che
parteciperanno alle attività promosse dalle associazioni, le
quali saranno tenute a verificare la partecipazione
effettiva alle attività sportive e culturali. L’accesso ai
finanziamenti sarà effettuato attraverso l’applicazione del
sistema ISEE.
Auspicando che la VI commissione cultura svolga rapidamente
l’iter istruttorio, siamo certi che questo ulteriore
tassello contro l’esclusione sociale possa contribuire alla
piena realizzazione del programma dell’Unione piemontese.
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7 marzo 2006
Legge
sull’internazionalizzazione: non sia l’ennesimo strumento
del padronato per delocalizzare la produzione.
Abbiamo votato convintamente la legge
sull’internazionalizzazione rimarcando la necessità che
questa rilanci il tema della programmazione e del
coordinamento dei diversi enti che ne sono protagonisti. Con
determinazione abbiamo ribadito che si inverta una tendenza
degli ultimi anni: agevolare i processi di delocalizzazione
di interi comparti produttivi, come avvenuto con il comparto
tessile e di parte di quello chimico, che ha come effetto
l’impoverimento del nostro territorio e il dramma per
migliaia di famiglie di lavoratori piemontesi.
Vigileremo perché si
promuova il Piemonte ed il suo sistema di qualità e si
colpiscano quegli imprenditori che fuggono, dalla nostra
regione, per mere ragioni di profitto
î
7 marzo 2006
Lavoratori
LSU: basta con i rimandi si trovi una soluzione stabile.
Oggi i lavoratori LSU
hanno nuovamente chiesto una soluzione stabile ai loro
problemi di sicurezza occupazionale. Hanno ragione, non è
più possibile rimandare la soluzione che sia stabile e
certa. Pensionamento per chi è alle porte della pensione e
stabilizzazione negli enti locali per chi non può essere
messo a riposo. Proponiamo di farlo, se necessario, con una
legge e stanziando le risorse necessarie (circa 1,5 milioni
di euro).
A questi lavoratori
garantiamo il nostro impegno per risolvere entro pochissimo
tempo i loro problema che sentiamo come nostro.
dal 30 gennaio
all'8 febbraio 2006
30 gennaio 2006
Congresso
Regionale CGIL Piemonte: i comunisti al fianco delle rivendicazioni del
sindacato.
Relazione largamente condivisibile: una volontà vera di investire sui
giovani e sulle capacità competitive del Piemonte e di rimettere al
centro il tema della industria manifatturiera.
Una relazione, quella di Vincenzo Scudiere, che, al di là della
convinzione della TAV come opera necessaria, posizione su cui noi non ci
ritroviamo, abbiamo apprezzato per coerenza politica, visione unitaria,
per nulla ancorata ad un passato che va velocemente ed inesorabilmente
mutandosi.
Noi siamo al fianco e non faremo mai venire meno il sostegno alla più
grande organizzazione dei lavoratori italiana e siamo felici della
ipotesi di riconferma di Vincenzo Scudiere alla carica di segretario
generale della CGIL piemontese.
30
gennaio 2006
 Un
Piemonte solidale che accoglie e non incarcera chi ha meno, chi fugge
dalla disperazione.
Abbiamo presentato una Proposta di Legge per rendere inagibile il
territorio piemontese ad ospitare le strutture di detenzione temporanea
(CTP). Ancora una volta vogliamo ribadire la necessità che il governo di
centrosinistra della Regione Piemonte segni delle precise discontinuità
con la cultura e le pratiche di governo del centrodestra. Vogliamo
ribadire che siamo cosa altra rispetto alle chiusure xenofobe e razziste
di larga parte della classe dirigente del centrodestra, a partire dalle
farneticazioni di esseri immondi come l’on. Borghezio. Chiederemo che al
più presto inizi la discussione nelle Commissioni a cui verrà assegnato
il provvedimento, per ribadire ancora una volta che il Piemonte è una
regione solidale.
2
febbraio 2006
Basta
parole, ora i fatti: la Giunta presenti un disegno di legge su cui si
possa iniziare a lavorare.
Prendiamo atto della volontà presunta della Presidente Bresso di
procedere all’abolizione della Legge Leo e di applicare un criterio
legato al reddito e al patrimonio delle famiglie richiedenti per
l’assegnazione dei fondi per il sostegno al diritto allo studio.
Da parte nostra, non per finalità elettoralistiche, come malignamente la
Presidente Pozzi ha tenuto inutilmente a sottolineare nei giorni scorsi,
ma perchè crediamo in un criterio di giustizia sino ad ora mai
applicato, abbiamo presentato una nostra proposta di legge che mette al
centro del proprio disegno la lotta all’abbandono scolastico ed il
sostegno ai redditi più bassi della popolazione piemontese.
Vogliamo essere parte attiva del dibattito sulla futura legge per il
diritto allo studio, perché riteniamo che questo tipo di discussione non
possa essere relegato solo ed esclusivamente al confronto in Giunta.
3 febbraio 2006
Con
l’ASAPI per ribadire la centralità del sistema scolastico pubblico, a
partire dall’abolizione del buono scuola.
Il taglio del 40% dei fondi (già peraltro ridotti negli ultimi anni)
destinati alla scuola pubblica è intollerabile perché profondamente
ingiusto e penalizzante uno dei settori strategici per il futuro del
nostro paese. Il taglio dei fondi riguarda le spese di funzionamento
(dai francobolli alla carta igienica, dalle spese di vigilanza ai costi
per le segreterie): un colpo netto contro la scuola pubblica, in una
visione del Ministro Moratti e del Presidente Berlusconi orientata a
favorire il sistema scolastico privato rispetto a quello pubblico.
Così come ha citato Nicola Puttilli dell’ANDIS, per una scuola
elementare con 900 alunni possiamo così suddividere i finanziamenti che
questa riceve per il suo funzionamento: 5.000 euro per il funzionamento,
3.000 euro per l’autonomia scolastica, 900 euro per il diritto allo
studio, ovvero 9,8 euro ad alunno. Una vergogna non degna di un paese
civile che si prende cura dei propri giovani.
Altro che Agenda di Lisbona, siamo tutti d’accordo in linea teorica che
oggi il terreno della competitività internazionale è quello del sapere
fatto di ricerca, di innovazione, di istruzione e di sistema formativo,
ma non bastano le parole, occorrono i fatti. E i fatti ci dicono che
questo Governo non ha nessun interesse ad incrementare e sostenere il
sistema scolastico e formativo pubblico, così come chiede la
Costituzione repubblicana.
Noi possiamo impegnarci su due versanti, cacciare Berlusconi il 9 aprile
e affermare, partendo dalla Regione Piemonte, il principio che i soldi
pubblici vadano alle famiglie più bisognose per pagare i costi materiali
dell’istruzione, come trasporti, mense, libri di testo, e che la
battaglia sia innanzitutto da condursi contro l’abbandono
scolastico. Ed è per questo che ribadiamo ancora una volta che il buono
scuola va definitivamente cancellato.
 Sul
buono scuola siamo pronti ad arrivare ad una verifica con gli
amici centristi dell’Unione.
Le affermazioni del Presidente Gariglio, oltre ad essere ingenerose nei
confronti dei suoi alleati, sono ingiustificate perché non
corrispondenti al vero.
Per intanto il Presidente non può usare il metodo di “parlare alla
suocera perché la nuora intenda”, se ha qualcosa da dire lo dica
direttamente ai Partiti della sua maggioranza, che si battono per
affermare il principio di laicità contenuto nella Costituzione
Repubblicana. Nessuno non vuole riconoscere il ruolo e la funzione
sociale e culturale dei cattolici, ma il tema vero sui buoni scuola,
così come sui Pacs è la riaffermazione di un principio che riguarda il
senso comune maggioritario del popolo italiano laico e pluralista, che
vede negli arroccamenti della Chiesa cattolica e del mondo cattolico in
generale un anacronistico sguardo rivolto al passato. Un passato che non
c’è più, privilegi come quelli sui buoni scuola che vanno cancellati,
ristabilendo un principio di equità annullando una iniquità.
Se il Presidente Gariglio vuole mettersi a capo di una battaglia
ideologica, innanzitutto lasci la carica di Presidente.
6 febbraio 2006
 Chi
decide di boicottare l’evento olimpico con azioni dimostrative
non fa gli interessi della protesta contro la TAV.
Le olimpiadi devono essere un
volano di crescita economica della nostra regione, e non comprenderlo
rischia di vanificare lo sforzo compiuto in questi ultimi anni in
previsione di tale avvenimento.
Il Partito dei Comunisti
Italiani dissente e non parteciperà ad alcuna protesta contro le
manifestazioni olimpiche.
8 febbraio 2006
 Le
Olimpiadi sono un grande momento di fratellanza tra i popoli,
non dimentichiamo chi ha i diritti negati, chi perde la
speranza, chi non ha la possibilità di vivere la propria
giovinezza.
Abbiamo presentato due proposte di legge che in questi giorni di feste,
cocktail, pranzi di gala, ricevimenti ed onori, ricordano due realtà
fortemente correlate all’avvenimento olimpico e spesso dimenticate o
volontariamente non affrontate.
Chiediamo alla Regione Piemonte di istituire un marchio etico sulle
merci e sui prodotti che ne certifichi che la produzione sia avvenuta
senza l’utilizzo di lavoro minorile o lavoro nero. Troppi sono i
bambini, i giovani a cui è negata l’infanzia, la possibilità di giocare,
di apprendere, di crescere senza subire i maltrattamenti, la
persecuzione, lo sfruttamento di un modello produttivo incentrato solo
su una brutale regola di mercato e di mercificazione.
L’evento olimpico deve saper porre il tema dell’estensione e
dell’accessibilità ad un mondo migliore per tanti bambini, per tanti
ragazzi che oggi, anche nel nostro paese, non hanno diritti.
Per queste ragioni abbiamo presentato una seconda proposta di legge che
chiede di istituire un fondo regionale denominato “buono sport” che
favorisca l’integrazione sportiva e culturale dei ragazzi e delle
ragazze provenienti dalle realtà meno abbienti della nostra società,
dall’esperienza carceraria, dalle tossicodipendenze, dalle realtà di
disagio familiare.
Una proposta di legge che sostenga i costi per l’integrazione non
agonistica e l’accessibilità allo sport e che sostenga le società che
scelgono di praticare uno sport non agonistico a chiarissime finalità di
integrazione sociale, culturale, educativa.
In queste giornate di proteste e di annunciati assalti, o “assaltini”,
noi vogliamo riproporre il tema della politica che si pone concretamente
l’obbiettivo del cambiamento in termini progressivi e di avanzamento
della nostra società.
Le Olimpiadi le consideriamo un’opportunità, perché siano tali occorre
che la politica dia dei segnali di attenzione verso chi rischia di
esserne escluso.
 Sulla
Regione
1 febbraio 2006
L’approvazione del piano particolareggiato del
Comune di Prarolo per quanto attiene al progetto “ippodromo”, ed il
conseguente iter in Regione, ci spinge ad una serie di oggettive
considerazioni che ci fanno dubitare della necessità di tale progetto.
La società Monteoliveto s.r.l. ha divulgato nei mesi scorsi, attraverso
vari organi di informazione, l’intenzione di costruire a Prarolo un
grande polo dello sport e del divertimento che dovrebbe creare, a
regime, 1470 posti di lavoro.
A
fronte di un così rilevante e pesante impegno occupazionale, che
potrebbe dare fiato alla provincia vercellese ed offrire un’opportunità
da non perdere, i Comunisti Italiani si pongono, però, alcuni
interrogativi.
- Il bacino di utenza dovrebbe essere di
circa 3 milioni di persone, considerando come potenziali clienti,
soprattutto, gli abitanti della provincia di Torino, di Milano, di
Novara, di Biella, di Alessandria, di Verbania e naturalmente di
Vercelli: ciò significa però che le attività sportive e ricreative di
Prarolo saranno in concorrenza con gli ippodromi di Milano e di Torino,
con i centri “benessere” di Stresa, di Acqui, di Saint Vincent, di
Salsomaggiore, di Tabiano, della Liguria, tutte località che dal punto
di vista ambientale sono più accoglienti della campagna umida di
Prarolo.
- Il centro commerciale, i cinema, il centro benessere, gli stessi
ristoranti saranno anche in concorrenza con attività locali situate a
Vercelli città e dintorni, con il rischio di mandare in crisi
l’esistente. A proposito si è tenuto conto di quanti centri commerciali
insistono già sul vercellese? I negozi del centro storico di Vercelli
che futuro avranno, considerando che l’ultimo anno ha visto la chiusura
di 40 negozi di vicinato? I piccoli centri benessere della città
subiranno una contrazione di clientela con conseguente perdita di posti
di lavoro?
- Occorre, inoltre, tener conto, vista la situazione economica della
nostra regione e della vicina Lombardia, quale effettivamente è il
bacino di utenza, ed il conseguente profitto economico, degli ippodromi
già esistenti (Torino e Milano). Certo è che se si è pensato di
costruirne uno a Prarolo, forse negli ippodromi di Torino e Milano non
si riesce a rispondere alla richiesta dei frequentatori, diventati, a
questo punto tantissimi e sempre più esigenti.
- Si è valutata la perdita di una notevole superficie di terreno fertile
e produttivo? La terra fertile non è un bene riproducibile! Ci si può
permettere il lusso di rischiare migliaia di metri quadrati di terreno
agricolo costruendo strutture che potrebbero non essere altrettanto
utili.
La risposta ai nostri interrogativi potrà permetterci di valutare
positivamente o meno questo progetto, senza adesioni favorevoli a
priori.
3 febbraio 2006
I fondi
Bertagnetta restino a Vercelli
La proposta di Gilberto Valeri di garantire che i fondi destinati all’ex
Bertagnetta non vengano tolti al territorio vercellese è una proposta
convincente, di buon senso.
Abbiamo presentato oggi un’interrogazione all’Assessore regionale alla
Sanità e alla Presidente Bresso per sapere quali siano le reali
intenzioni dell’amministrazione regionale sui fondi citati. La Casa di
riposo di Vercelli è una struttura pubblica, la più importante, che in
questi anni ha saputo dare risposte a molteplici emergenze sociali e
sanitari, come la presa in carico degli ex OPM. Noi riteniamo, così come
abbiamo ribadito nella nostra interrogazione, che sia una struttura da
valorizzare e che debba esserle riconosciuta l’attività fondamentale che
ha svolto sul territorio vercellese, dando risposte anche alle emergenze
sanitarie.
La soluzione proposta da Gilberto Valeri è la soluzione più onorevole, è
quella che noi vogliamo perseguire coerentemente.
Conferenza
stampa
Il
Gruppo Consiliare dei Comunisti Italiani depositerà nei prossimi giorni
una Proposta di Legge sul Diritto allo Studio. L’impianto normativo
andrà ad abrogare la Legge n. 10 del 2003 (Legge Leo) ed il relativo
regolamento di attuazione.
Tale proposta ha come scopo principale il superamento degli svantaggi
materiali, che spesso sono la causa dell’abbandono, e, di conseguenza,
la cancellazione dei privilegi alle classi più abbienti.
Per illustrare le finalità ed il testo della legge è convocata una
conferenza stampa per martedì 24 gennaio 2006, alle ore 12.00, presso la
Sala dei Presidenti, Palazzo Lascaris, Torino.
Torino 23 gennaio 2006
Comunicato
Stampa
Dichiarazione di Luca Robotti
Segretario Regionale e Consigliere Regionale del Partito dei Comunisti
Italiani.
Il Consiglio respinge la nostra
proposta di mettere in discussione un ordine del giorno per dire no
all’equiparazione tra i volontari del corpo della libertà e gli aguzzini
fascisti di Salò.
Domani in Conferenza dei Capigruppo ripresenteremo la proposta di
iscrivere l’ordine del giorno per il prossimo Consiglio. Sarebbe stato
importante poterlo discutere oggi proprio per dare un segnale, del
Piemonte democratico ed antifascista, al Senato della Repubblica dove
A.N. sta perpetuando questa ennesima offesa alla Costituzione del nostro
paese, per fare l’ennesimo regalo ai “vecchi camerati” massacratori di
tanti uomini e tante donne che si sono battuti per la libertà. Il centro
sinistra compatto ha votato per discuterlo, ma non è stato sufficiente.Noi
ci opponiamo a questa logica falsificante della storia e offensiva verso
la democrazia e al principio dell’antifascismo.
Torino 10 gennaio 2006
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