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Iniziative della Sezione pagina 2 |
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La Sezione
di Massimo Ciusani
Dopo la chiusura del G8 in Germania, che
ha visto ancora una volta da una parte grandi manifestazioni popolari e
di massa contro i capi di Stato e di governo responsabili della
drammatica situazione del mondo e dall’altra le forze di repressione
attaccare con violenza inaudita i manifestanti, George Bush ha visitato
varie capitale europee accolto, con l’esclusio
A Roma si è svolta un grande
manifestazione contro il conflitto imperialista e coloniale degli Stati
Uniti in Irak ed Afghanistan. Una grande manifestazione di popolo, la grandissima parte giovani e giovanissimi, pacifica, nonostante la massiccia presenza delle forze di polizia, vissuta con entusiasmo, motivata idealmente con una vasta presenza di sindacati di base, associazioni, rete 28 aprile, collettivi, centri di aggregazione giovanili. Un grande momento di lotta, duramente boicottato con un’informazione terroristica dove venivano annunciate ed augurate violenze apocalittiche e la messa in campo di difficoltà e ostacoli di ogni genere per impedire gli spostamenti e la partecipazione. Si respira una brutta aria, tutti i sinceri democratici devono alzare la guardia e vigilare.
Il 9 giugno si è persa una grande occasione. Decine e decine di migliaia di giovani erano in corteo contro la guerra e contro i responsabili delle guerre. Noi abbiamo fatto una scelta minoritaria, moderata, tutta di basso profilo “istituzionale”, isolati in una piazza vuota, distante dal movimento contro la guerra, a difendere - oggettivamente - una politica estera di subalternità nei confronti degli Usa e di aggressione verso altri popoli. Una scelta miope su cui bisogna aprire una ampia discussione che implichi anche la questione fondamentale della prospettiva e di quale partito vogliamo costruire. (ndr : la redattrice del sito, presente sia al corteo che in piazza, condivide in pieno)
Pubblichiamo il volantino della nostra Sezione per chi volesse scaricarlo
Dopo gli attacchi devastanti assestati negli Anni 90 al sistema pensionistico da Amato e da Dini, in questi giorni si sta ancora lavorando per drenare ulteriori risorse dalle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori per saziare l’ingordigia di Confindustria, dei padroni, dei poteri forti.
I
lavoratori non hanno cacciato Berlusconi per continuare
a fare sacrifici sotto Prodi. Gli operai di Mirafiori lo
hanno detto chiaro e forte.
Immense quantità di denaro sono state rubate ai lavoratori con l’abolizione della scala mobile, lo smantellamento del sistema pensionistico retributivo, i tagli alla spesa sociale, le privatizzazioni, la precarizzazione del lavoro. Attacchi devastanti sferrati da governi di centro destra e di centro sinistra contro il mondo del lavoro. Si ponga termine una volta per tutte alla negoziazione dei “sacrifici” a vantaggio del grande padronato e dei suoi profitti. Per un forte recupero salariale del potere d’acquisto perduto:perché dopo anni di sacrifici i lavoratori non riescono ad arrivare a fine mese, mentre continuano a crescere i profitti e le rendite. Per l’abolizione delle leggi di precarizzazione del lavoro: perché è intollerabile la condizione di precarietà di milioni di lavoratori sfruttati e impossibilitati a costruirsi una vita. Per la difesa del sistema previdenziale pubblico: perché da quel che emerge dalla confusione indecorosa di questi giorni, si tratterà “a perdere”. Da un lato c’è lo scalone del governo Berlusconi con il brusco innalzamento dell’età pensionabile da 57 a 60 anni dal 2008. Dall’altro gli “scalini” del centro sinistra che porterebbero, nei prossimi anni, allo stesso risultato, ma soltanto con un ulteriore cedimento: la revisione dei coefficienti in base ai quali si calcola l’importo dell’assegno pensionistico con un’ulteriore perdita del reddito dei nuovi pensionati. Non è vero che l’INPS è in bancarotta: la gestione della sola previdenza sarebbe in attivo almeno fino al 2029! Chiediamo la separazione della previdenza dall’assistenza che va pagata con la fiscalità generale. Serve una severa lotta all’evasione contributiva contro le aziende. In Italia, a differenza degli altri Paesi industrializzati, le pensioni sono tassate, pertanto un lavoratore che risulta costare 100 allo Stato, percepisce concretamente 75 o 80. E’ fondamentale allargare la base occupazionale superando il cancro del precariato, per dare un futuro al maggior numero possibile di giovani lavoratori e investire così sul futuro del Paese. No all’aumento dell’età pensionabile e ai tagli dei coefficienti Si all’aumento delle pensioni, visto che la gran parte è sotto i 1.000 euro! Abolizione della legge Biagi Abbattimento delle spese militari e ritiro delle missioni di guerra. Tassazione progressiva di rendite, profitti e grandi patrimoni.
Sabato 19 e sabato 26 maggio 2007 al mercato di Piazza della Vittoria dalle ore 10 alle 12
L’acqua è un bene comune e un diritto umano. La sua gestione deve essere pubblica e partecipata dalle comunità locali.
Cosa dice la legge di iniziativa popolare, in 10 punti.
1. L’acqua è un bene comune e un diritto umano universale, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile sono diritti inalienabili e inviolabili della persona. 2. L’acqua è un bene finito, da tutelare e da conservare perché indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi della presente e delle future generazioni. 3. Ogni territorio deve definire un bilancio idrico che preservi la risorsa e la sua qualità. 4. Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico privo di rilevanza economica, sottratto alle leggi del mercato e della concorrenza e finalizzato ad obiettivi di carattere sociale e ambientale. 5. Il servizio idrico integrato deve essere gestito esclusivamente attraverso enti di diritto pubblico. 6. Entro tempi certi devono terminare tutte le gestioni affidate a privati, a società miste pubblico – privato e a società a totale capitale pubblico. 7. 50 litri per persona è il quantitativo minimo vitale giornaliero garantito e gratuito. 8. I lavoratori del servizio idrico e gli abitanti del territorio partecipano attivamente alle decisioni sugli atti fondamentali di gestione del servizio idrico integrato. 9. Il servizio idrico è finanziato con la riduzione delle spese militari, con la lotta all’evasione fiscale, con tasse ambientali di scopo. 10. Un fondo nazionale finanzia progetti per l’accesso all’acqua potabile nel sud del mondo.
La tua firma non è una goccia nel mare. Firma per la legge di iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dell’acqua.
di Marica Guazzora Insieme al compagno segretario della sezione e alla compagna tesoriera, sono stata delegata al Congresso Nazionale del PdCI. Voglio raccontare a chi non c'era non tanto la "linea politica", a questo penserà magari il segretario, ma gli ideali, il valore simbolico, i sentimenti, che hanno permeato questi tre giorni di Rimini.
Entriamo all' Auditorium e subito si respira il
clima del Congresso, il suo valore simbolico, a cominciare
dall'allestimento. Una enorme presidenza
rossa, tre mega schermi e il nostro simbolo con la falce, il martello,
la stella e la bandiera, un simbolo che il giornale il
Manifesto non ha esitato a definire "della grandezza di un monolocale":
Sulla sinistra un pulpito per gli interventi, rosso, ovviamente, e anche
questo con simbolo. Se qualcuno ha dubbi sulla nostra identità
comunista, già l'Auditorium presenta un bel colpo d'occhio: lì si
identificano le nostre radici in un perfetto connubio da antico e
moderno: infatti i mega schermi trasmettono lo slogan che ci ha seguito
per tutti i congressi di federazione e delle sezioni di questi mesi,
cominciando da quel fantastico evento che è stata la manifestazione a
Roma per Gramsci e il 21 gennaio, nascita del PCI, eccolo : "Più
forti i comunisti, più forte l'unità del Dopo le formalità del Congresso, l'elezione della Presidenza, il saluto dovuto ai compagni che sono deceduti. Uno straordinario mix di "Bandiera rossa" che Alessandro Pignatiello ha promesso di mandarmi per trasmetterlo qui dal sito, scandisce le immagini che ci arrivano dagli schermi. Ripercorrono tutta la storia del PCI e poi infine la nostra, del PdCI. Non mancano brividi di commozione, qualcuno ha gli occhi lucidi lucidi. Questo si dimostrerà un Congresso con una gran voglia di applaudire, si comincia subito, tutti i in piedi, a scandire il tempo, e quando le immagini terminano parte la musica dell'Inno nazionale, qualcuno prova a cantarlo, solo qualcuno, ma dopo, quando arrivano le note dell'Internazionale tutte e tutti cantiamo con il pugno alzato. Finalmente! Dopo quella specie di angoscia che ci ha dato ancora l'ultimo strappo, il Congresso DS che ha "terminato" anche quel partito, portandosi via quell'ultimo pezzettino di noi, che dalla Bolognina ad oggi li abbiamo visti tutti, gli strappi, ma proprio tutti, qualcosa si placa, dentro, una specie di grumo che si scioglie in questo lungo interminabile applauso liberatorio, in questo cantare a squarciagola, in questi pugni chiusi verso il cielo, in questa visione del gigantesco simbolo. E quando Oliviero Diliberto e Fausto Bertinotti si abbacciano e noi li vediamo, lì nel grande schermo, spalla a spalla, dal Congresso parte una specie di boato anche questo liberatorio, come sembrano liberatorie le lacrime che spuntano negli occhi di Bertinotti quando i compagni applaudono e qualcuno cerca di abbracciarlo, di salutarlo. "Oggi abbiamo fatto tutti un passo avanti", è il commento del compagno Russo Spena del Prc. La relazione del Segretario nazionale Oliviero Diliberto parla di centralità del "lavoro e dei saperi", di Cuba, di Gramsci e dei nostri ideali, della nostra storia e della scelta di Rimini per ripartire da qui, nel costruire la sinistra ognuno con la propria specificità, "una sinistra senza aggettivi". Al termine, tutti in piedi, ad applaudire il segretario, a lungo, una standing ovation che è tutto l'affetto dei delegati per lui, per questo Segretario nazionale che ha saputo navigare nelle tempeste della politica italiana sempre tenendo stretta la barra del timone, senza mai perdere la rotta. Anche la presenza dell Presidente del Consiglio è salutata con calore dal Congresso, quindi gli interventi degli ospiti. La prima ospite è una donna dell'Associazione Rivoluzionaria donne dell'Afghanistan (Rawa) che è costretta ad intervenire a volto coperto perchè ne va della sua incolumità e quindi ci invitano a spegnere qualsiasi tipo di ripresa. Parla delle condizioni di vita delle donne afghane, questa piccola donna tutta coperta, e fatico a contenere la rabbia per questa situazione, una donna che non può parlare a visto scoperto perchè rischia di essere uccisa, e mi vengono in mente come parole senza senso autodeterminazione e diritti di genere.Quando termina vado ad abbracciarla, quindi interviene un rappresentante di Al Fatah, la situazione della Palestina è nel cuore di tutti noi, e per ultima ospite la bravissima compagna cubana ci porta i saluti dalla nostra adorata isola di Cuba. Hasta la victoria! Nei due giorni successivi gli interventi sono decisamente di qualità e non ci risparmiano momenti di commozione e/o di vera passione comunista. Il compagno diciottenne della Fgci ci ricorda essere il novantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, la compagna Katia Bellillo ci parla di diritti, la compagna Manuela Palermi da vera "pasionaria" infiamma la platea con l'orgoglio comunista del simbolo della falce e martello e ringraziando i delegati ed il segretario di esserci, di voler continuare ad essere comunisti. Il compagno Gianni Pagliarini parla del tema centrale: dignità del lavoro, emancipazione del lavoro, diritti collettivi uguale diritti universali, rimuovere le ingiustizie e invece di aumentare l'età pensionabile aumentare i livelli di occupazione, bravo, davvero. Orazio Licandro spiega, parlando di unità della sinistra come "Oliviero ha saputo spingere oltre lo steccato ciascuno di noi". La Segretaria dell'Emilia Romagna parla di cooperative e di donne, donne che vivono il problema della precarietà del lavoro e della insicurezza più che gli uomini. Francesco Francescaglia parla dei giovani e della Fgci e il compagno disabile della vita difficile che vivono le persone come lui. Anche Marco Rizzo infiamma la platea, parla di pensioni e di precarietà, tra l'altro, cita Gramsci: "odio gli indifferenti, sono partigiano". Più sfumata, ma una standing ovation, a tratti, anche per lui. Tra gli ospiti, arriva Di Pietro che parla di questione morale ed è anche simpatico nel suo intervento, ma Cesare Salvi fa il pienone con gli applausi quando ci dice che ognuno nella sinistra porta la sua storia "senza abiure". Dino Tibaldi parla di venti anni di deregolamentazione, dei tanti morti sul lavoro, come fosse una guerra, e chiede un minuto di silenzio per loro, il Congresso si alza in piedi. Molti gli interventi che parlano di "massa critica". Vogliamo il superamento del capitalismo e vogliamo libertà ma come ci dice Moni Ovadia nel portare il suo saluto "la libertà senza uguaglianza è una truffa". Il Congresso si avvia al termine, nelle conclusioni Oliviero Diliberto ci chiede "coraggio" per i tempi che verranno e ci conferma che siamo e resteremo orgogliosamente comunisti, che il nostro simbolo è la falce e il martello, che sono i simboli del lavoro, e perchè noi veniamo da lontano, dalla Rivoluzione francese e dallo straordinario evento "liberatorio" che fu la Rivoluzione d'Ottobre. Non ci siamo arresi nell'89 nè oggi, nè ci arrenderemo in futuro. Si conclude il Congresso e, ancora una volta c'è una standing ovation per il Segretario nazionale e cantiamo le nostre canzoni e sentiamo tutta la passione comunista che infiamma i nostri cuori, mi commuovo un pò quando Oliviero Diliberto viene riconfermato Segretario Nazionale del PdCI dal Comitato Centrale appena eletto, Antonino Cuffaro viene eletto Presidente del Partito, il compagno Roberto Soffritti Tesoriere e Silvio Crapolicchio Presidente della Commissione Nazionale di garanzia. Sento le lacrime pungermi gli occhi, anzi mi scendono proprio lungo le guance. Mi ritorna in mente una canzone che cantavo da ragazzina, quando militavo nel PCI e ne raccolgo tutta l'attualità: "Veniamo da lontano e andiam lontano, compagno Gramsci, non sei morto invano... (Rimini 29 aprile 2007)
Brigata
Garibaldi
-
Partigiani
comunisti
dal nazifascismo Torino - 5a Circoscrizione ore 9,30 corteo dalla Piscina Sospello
Pubblicati: 1) il documento politico conclusivo4) le foto
Più forti i comunisti, più forte l'unità della sinistra
Agitatevi perchè avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmoIstruitevi perchè avremo bisogno di tutta la nostra intelligenzaOrganizzatevi perchè avremo bisogno di tutta la nostra forzaIO non me ne inFISCHIO
Usciamo dal
silenzio!
di Massimo Ciusani* La
legge del 30 marzo 2004 che istituì il “Giorno del Ricordo, in memoria
delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata”, è un
altro drammatico episodio di una più ampia campagna revisionista ed
eversiva che da anni ha messo radici nel paese e che per la quale i
riformisti e i revisionisti portano sulle spa La giornata del 10 febbraio è volta proprio a celebrare quell’Italia fascista e imperialista uscita sconfitta dalla guerra. Nella campagna di menzogne e propaganda portata avanti mano nella mano dalla destra fascista ed eversiva e da riformisti e revisionisti si è andati veramente oltre. Le vittime sono trasformate in carnefici e i veri carnefici in vittime. E’ però utile chiedersi come mai l’intera vicenda sia rimasta un capitolo oscuro, rimosso per tanto tempo. Chi ha avuto interesse a lasciarlo nel buio? La risposta è: gli angloamericani. Quando infatti nel 1948 si consuma la rottura tra Tito e il fronte del socialismo e del progresso, rappresentato dall’Unione Sovietica di Stalin, i paesi imperialisti guardano alla Jugoslavia come a un possibile prezioso alleato contro l’Urss e le Democrazie Popolari e viene lasciata così cadere ogni idea di approfondire i fatti del 1945. A proposito di foibe bisogna innanzitutto valutare cosa c’è stato prima, durante ed infine cosa è successo dopo, ovvero come la propaganda reazionaria e revisionista è riuscita a costruire il caso foibe. Prima delle foibe ci furono vent’anni di fascismo, con violenze, snazionalizzazioni forzate, repressione feroce, disprezzo razzista, una guerra d’aggressione che coinvolse anche le popolazioni civili che furono sterminate e deportate. Come si sono svolti i fatti “durante”? Ovvero la “contabilità degli infoibati”. Si tratta di ristabilire semplicemente la verità storica - quella di un fenomeno limitato - di fronte alle cifre iperboliche inventate dai circoli fascisti e revisionisti. Nel 2004 Fassino parlò di 2.000 infoibati a Basovizza (mentre ce ne fu solo uno, un tale Mario Fabian noto per le atrocità commesse durante gli interrogatori), l’allora ministro Gasparri parlò di “milioni di infoibati solo perché italiani”.
Bisogna fare chiarezza storica su quelle morti e si deve dire chi è
morto e perché è stato ucciso, che cosa realmente ha fatto in vita;
perché gli innocenti sono innocenti, però i criminali di guerra e i
collaborazionisti non lo sono. Nel suo libro “Operazione foibe a
Trieste. Come si crea una mistificazione” Claudia Cernigoi dimostra che
dall’attuale provincia di Trieste nei fatidici “40 giorni” sono
scomparse 517 persone, suddivise per categorie: militari, polizia
(compresi i membri delle SS), collaborazionisti e spie. Il curriculum di
squadristi, aguzzini e spie, nonché la presenza tra gli uccisi di
diversi sloveni, smentisce la tesi degli infoibati uccisi solo in quanto
italiani e chiarisce il vero motivo del fenomeno foibe. Non si può certo
parlare di genocidio, né di pulizia etnica. Al contrario i popoli della Jugoslavia pagarono un altissimo tributo di sangue, circa un milione di morti, per le criminali azioni degli invasori nazifascisti; mentre altre 700.000 furono le vittime della lotta di Liberazione e della guerra. Immediatamente dopo l’8 settembre i tedeschi assumono direttamente il controllo delle zone occupate precedentemente dall’Italia. Fu questo uno dei momenti più tragici e sanguinosi del conflitto, con una violenza spaventosa perpetrata contro la popolazione civile con la partecipazione attiva dei fascisti italiani. La classe operaia e le masse popolari guidate dal Partito Comunista seppero organizzare una attiva e forte resistenza agli invasori, iniziata già nell’estate del 1941. Fu una vera e propria guerra di popolo il cui esercito di uomini, donne e giovani arrivò a superare le 800.000 unità. Fu proprio nei giorni precedenti gli accordi del 12 giugno 1945 tra il nuovo governo jugoslavo e gli alleati, che stabilirono il controllo delle cosiddette Zona A e Zona B, che si acutizzò lo scontro delle forze ostili al nuovo governo rivoluzionario nel tentativo di mettere in discussione la nascita della nuova Jugoslavia. E fu questo il momento in cui i fascisti, i nazisti, i collaborazionisti di ogni sorta e i controrivoluzionari dovettero assumersi la piena responsabilità della loro politica e delle loro azioni. In questa azione di giustizia tanto necessaria quanto difficile, saranno sicuramente stati emessi verdetti errati per alcune persone come si saranno verificati casi di vendette personali. Ma questo non può assolutamente costituire un fattore di alterazione e di falsificazione di quegli avvenimenti. Vi è una connessione stretta e ineludibile, un filo conduttore che lega le foibe, la detenzione dei prigionieri di guerra, il cosiddetto esodo degli italiani dall’Istria, alla politica fascista della snazionalizzazione, all’aggressione nazifascista della Jugoslavia, all’occupazione militare italiana, alla persecuzione antifascista. E’ necessario ribadire con forza verità e responsabilità sugli avvenimenti di quegli anni, fuori dall’ottica delle falsità prodotte dalla propaganda fascista e ora revisionista. Le foibe non rappresentano affatto il simbolo del genocidio della popolazione italiana, ma una comune rivolta contro gli aguzzini fascisti, nazisti, ustascia e collaborazionisti macchiatisi di ogni sorta di crimine. Le foibe non furono che l’espressione dell’odio popolare compresso in decenni di oppressione e di sfruttamento, che esplose con la caratteristica violenza delle insurrezioni di popolo.
Una guerra di popolo che seppe sviluppare, attraverso la lotta di
Liberazione, il processo rivoluzionario che portò il 29 novembre 1945
alla proclamazione della
Una lotta di Liberazione contro la barbarie nazifascista e per la riappropriazione della libertà e dell’indipendenza nazionale. E l’esempio principale è dato proprio dalla lotta unitaria dei diversi popoli, dalla lotta unitaria delle diverse organizzazioni e formazioni partigiane, dall’aiuto generoso dato dalle popolazioni slave a migliaia di soldati italiani in rotta dopo l’8 settembre e braccati dai loro ex alleati tedeschi. Soldati italiani che erano invasori ma che devono la loro salvezza e la loro libertà al popolo jugoslavo e quanti, mettendo a repentaglio la loro stessa vita, li hanno sottratti alla vendetta nazista. Altro che genocidio contro gli italiani!!! E’ nostro dovere impedire a chiunque di gettare fango sulla lotta di Liberazione e sui partigiani. Gli ideali e i valori della Resistenza e dell’antifascismo sono e devono rimanere un patrimonio indelebile della nostra storia, del nostro popolo e dell’intera umanità * Segretario Sezione D. Ibarruri
Roma - 21 gennaio 2007 - Teatro Tendastrisce
Il diritto alla
salute: le proposte dei Comunisti Italiani
Oltre 100 persone hanno partecipato all'interessante iniziativa sul diritto alla salute che si è tenuta nella Sala della Principessa Isabella, ieri 14.1.2007. foto marica7
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