5
luglio,
Licata:
la
polizia
spara,
ferisce
24
manifestanti
e uccide
il
giovane
Vincenzo
Napoli
di 25
anni
6
luglio,
Roma: a
Porta
San
Paolo,
la
polizia
a
cavallo,
guidata
dall’olimpionico
Raimondo
D’Inzeo,
carica
un
corteo
antifascista,
ferisce
alcuni
deputati
socialisti
e
comunisti,
arresta
insieme
a tanti
altri il
segretario
della
Camera
del
Lavoro.
Anche
qui,
come
nelle
altre
città,
scendono
in
piazza
associazioni
giovanili
e
consistenti
pezzi
dei
giovani DC. Cosa
che farà
scrivere
a
Ferruccio
Parri:
“Le
splendide
giornate
di
Genova
hanno
ricomposto
lo
spirito
unitario
che rese
possibile
la
Resistenza.”
6
luglio,
Reggio
Emilia:
la CGIL
reggiana,
che sino
a quel
momento
era
stata
contraria
allo
svolgersi
di
manifestazioni
politiche,
proclama
lo
sciopero
cittadino
per il
giorno
seguente.
La
polizia
ha
proibito
gli
assembramenti
e
l’unico
spazio
consentito,
la Sala
Verdi,
contiene
solo 600
persone.
I
manifestanti,
che sono
oltre
20.000
seguono
i circa
300
operai
delle
Officine
Meccaniche
Reggiane,
che si
concentrano
nella
piazza
davanti
al
monumento
ai
Caduti,
cantando
canzoni
di
protesta.
Alle
16,45
polizia
e
carabinieri
caricano
la
manifestazione
pacifica
con
idranti,
bombe a
gas e
fumogeni,
girando
all’impazzata
con le
camionette.
I
manifestanti
cercano
di
respingere
l’assalto
con
sassi,
sedie
prese
dai bar
nella
piazza,
assi di
legno
trovate
in un
cantiere
e
qualunque
cosa
serva a
difendersi.
E allora
comincia
la
sparatoria:
quasi
tre
quarti
d’ora di
fuoco,
più di
500
proiettili
sparati
da mitra
e
moschetti,
centinaia
di
feriti,
5 morti.
- Afro
Tondelli,
il
partigiano
“Bobi”
della
76° SAP,
35 anni,
iscritto
al PCI,
operaio
e
Segretario
locale
dell’ANPI,
ammazzato
dall’agente
di PS
Orlando
Celani,
che
estrae
la
pistola
si
inginocchia
per
mettersi
in
posizione
di tiro
e spara.
- Lauro
Farioli,
22 anni,
iscritto
al PCI,
ai primi
spari si
muove
verso i
poliziotti,
come a
volerli
fermare
. Viene
fucilato
al
petto.
- Marino
Serri,
41 anni,
iscritto
al PCI,
operaio,
partigiano
della
76a
brigata,
mentre
grida
“Assassini”
viene
falciato
da una
raffica
di
mitra.
- Ovidio
Franchi,
19 anni,
iscritto
al PCI,
operaio,
viene
colpito
da un
proiettile
all’addome
e,
mentre
cerca di
sollevarsi
aggrappandosi
alla
serranda
di un
negozio,
viene
colpito
ancora.
- Emilio
Reverberi,
39 anni,
iscritto
al PCI,
garibaldino
nella
144a
Brigata
nella
Val
d’Enza e
commissario
politico,
operaio,
licenziato
dalle
Officine
Meccaniche
Reggiane
perché
comunista.
6
luglio:
Palermo,
la
polizia
carica
la
manifestazione
senza
preavviso
e spara
con
mitra e
pistole.
Ferisce
una
quarantina
di
manifestanti;
uccide
Francesco
Vella,
42 anni,
mastro
muratore
e
organizzatore
delle
leghe
edili,
mentre
soccorre
Giuseppe
Malleo
un
ragazzo
di 16
anni
ferito,
che
morirà
nei
giorni
successivi
e Andrea
Gangitano,
giovane
manovale
disoccupato.
Da una
pallottola
vagante
viene
uccisa
anche
Rosa La
Barbera,
53 anni,
colpita
in casa
sua
mentre
chiudeva
la
finestra.
8
luglio,
Catania:
7
manifestanti
feriti e
l’episodio
più
odioso:
la
polizia
massacra
a
manganellate
Salvatore
Novembre,
19 anni,
disoccupato
e mentre
il
ragazzo
è a
terra
sanguinante
un
poliziotto
gli
spara
una
serie di
colpi
fino a
renderlo
irriconoscibile.
Il corpo
viene
trascinato
dagli
agenti
al
centro
della
piazza e
viene
impedito
a
chiunque
di
prestare
soccorso
al
ragazzo
che
lentamente
muore
dissanguato.
Verrà
disposta
una
perizia
necroscopica
per
“accertare,
ove sia
possibile,
se il
proiettile
sia
stato
esploso
dai
manifestanti”:
una
macabra
montatura.
Il 9
luglio,
imponenti
manifestazioni
a Reggio
Emilia,
Catania
e
Palermo
rilanciano
la
protesta.
Il
Presidente
del
Consiglio
Tambroni,
nel
tentativo
di una
estrema
difesa
del suo
governo,
accusa i
comunisti
di aver
provocato
gli
incidenti
mettendo
in atto
un piano
deciso
al
Cremlino
durante
un
viaggio
di
Togliatti
a Mosca.
Ma il
monocolore
democristiano,
appoggiato
dai
fascisti
del MSI
e dai
monarchici,
ha i
giorni
contati.
Tambroni
se ne
deve
andare,
sconfitto
dalla
gigantesca
mobilitazione
di
piazza.
Il 14
luglio
1964, la
Corte
d’Assise
di
Milano
assolve
i
responsabili
della
strage
di
Reggio
Emilia:
Giulio
Cafari
Panico,
il vice
questore
che
aveva
ordinato
la
carica,
con
formula
piena
per non
aver
commesso
il
fatto;
Orlando
Celani,
riconosciuto
da
numerosi
testimoni
come
l’agente
che
uccise
Afro
Tondelli
e
immortalato
da una
fotografia
pubblicata
da
l’Unità,
per
insufficienza
di
prove.(facebook
7 luglio
2010)









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Furono
43 mila i partigiani combattenti sulle montagne piemontesi, mobilitati
fin dalle prime ore dopo l'armistizio dell'8 settembre.



Bene
invece difendere l’articolo 18, lanciare i referendum contro la legge 30
e per l’acqua.


l
lavoro del direttivo per la campagna elettorale procede bene. I
riscontri sono positivi. Continua il volantinaggio nella buche per le
vie del nostro quartiere. Ogni compagna/o si è impegnata/o a distribuire
nelle buche nei dintorni della propria abitazione. Gli impegni
delle scorse settimane (neve a parte) sono stati mantenuti. I compagni
di Rifondazione non si sono riuniti per imprevisti. Il direttivo è
riconvocato per martedì 23 marzo alle ore 21 per affrontare gli impegni
dell'ultima settimana di campagna elettorale. 

...Donne
per altre idee di donne... 


