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Internazionalismo e solidarietà

                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Sezione Dolores Ibarruri  è in Via Verolengo n. 180 - Torino - Tel./ fax  011.4559700    e-mail  posta@pdci-ibarruri.it 

 

Il PdCI di Messina  informa  che:

 

Il Pdci, il Prc e gruppi di cittadini volontari solidali con le popolazioni colpite dal nubifragio comunicano che da sabato 3 ottobre è stato organizzato nella zona nord della città, presso la sede del PdCI, sita in viale Giostra, n. 5 , is. 491/a, un centro raccolta di beni di prima necessità.

Soddisfacente è stata la risposta dei messinesi che hanno consentito di donare finora alla Protezione Civile un centinaio di scatoloni contenenti beni di prima necessità.

I militanti dei due partiti e i volontari non si sono risparmiati nell’adempiere a quello che ritengono essere un imperativo morale e civile, accogliendo presso i suddetti locali, 24 ore su 24, tutti coloro che generosamente hanno aderito alla causa, oltrepassando le appartenenze politiche.

L’attività del gruppo è improntata alla pedissequa osservanza delle disposizioni della Protezione Civile, pertanto al fine di razionalizzare gli interventi è stato predisposto un ordine di priorità rispetto ai beni da conferire, in base al quale si privilegiano generi alimentari e prodotti per l'igiene dei bambini (shampini, cremine ecc. ecc.), oltre chè detergenti in generale (shampoo, sapone liquido) e prodotti per l'igiene (assorbenti, pannolini, carta assorbente,carta igienica ecc.).

Personale medico e paramedico si è messo a disposizione ed è stato invitato a contattare e collaborare con i centri operativi siti in via Acireale.
Il Pdci, il Prc e i volontari ringraziano tutti coloro che hanno portato il loro prezioso contributo e auspicano che un numero sempre crescente di cittadini risponda alla chiamata della solidarietà.

Per il Pdci Giacinta Previte
Per il Prc Carmelo Ingegnere
Per il Gruppo “Aiutiamo i Nostri Concittadini” Vincenzo Giannone
 

 

Noi comunisti non siamo e non saremo complici

Filo spinato per immigratidi Marica Guazzora

"Noi facciamo solo la volontà del governo". E' lo slogan urlato da una squadraccia nazista che ha pestato selvaggiamente un migrante a Roma. Poche ore dopo diventavano legge dello Stato italiano il razzismo e la schiavitù. Oggi è l'8 di agosto del 2009. Una data da ricordare come un giorno nero per il nostro Paese. Entra un vigore una legge razzista, antidemocratica, una legge che viola la Costituzione perchè le donne e gli uomini che vivono in Italia da oggi non sono più uguali. E' una legge che colpisce  la libertà, la democrazia, i diritti. Da oggi questa legge sarà applicata in tutte le sue orrende forme. Che significa per un clandestino pagare una multa da 5.000 a 10.000 euro? Dove prenderà i soldi? Tutte quelle donne e quegli uomini che sono venuti in Italia con la speranza di vivere una vita migliore, di avere un futuro, esattamente come hanno fatto  i nostri nonni  emigrati nel primo novecento, vedranno morire le loro speranze, persone che stanno lavorando in nero non per cattiva volontà ma perchè non hanno potuto mettersi in regola  per colpa della legge Bossi-Fini che non glielo ha permesso e così sono senza permesso di soggiorno e di fatto da oggi clandestini perseguibili per legge.

La permanenza nei Cpt viene allungata nel tempo e addirittura si raddoppiano i posti  per fare spazio a più gente, invece di eliminare questi lager che sono i Centri di permanenza temporanea, luoghi che  spesso ammassano donne e uomini fuggiti dal proprio paese per fuggire dalla fame, dalla guerra, dalle carestie e invece di trovare asilo e ospitalità in Italia si ritrovano in una galera.

Si parla spesso di clandestini e  di numeri, e ci si dimentica che sono persone in carne ed ossa quelle che vengono respinte, rimandate ad un infame destino.

E le ronde?  Pericolose, inutili e anche dannose, porteranno più lavoro alle forze di polizia che dovranno proteggere anche quei cittadini che si improvviseranno tutori dell'ordine. E poi quanti pestaggi potranno essere effettuati con la complicità della legge al grido di "Noi facciamo solo la volontà del governo?" E la cruda realtà è che questo slogan è purtroppo vero.

In altri tempi siamo stati un paese democratico, antifascista, antirazzista, accogliente e tollerante. Non lasciamo che queste parole  rimangano  solo un bel ricordo, che questa porcheria di oggi  passi sotto silenzio. Feroci con i deboli, cattivi con i disperati, brutali con i diversi. Ecco come ci appare l’Italia razzista e xenofoba che governo e maggioranza assecondano con leggi che non favoriscono né la tolleranza né la sicurezza. Diciamo alto e sempre il nostro NO. Noi comunisti non siamo e non saremo complici di questa gentaglia.

 

 

Il sincero cordoglio per questa splendida donna da una militante contro le sofferenze degli oppressi. mg

Ciao Teresa

Teresa SartiE' morta oggi a Milano la fondatrice e presidente di Emergency Teresa Strada, moglie di Gino Strada ma ancor prima splendido esempio di forza,coraggio e determinazione!

"Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell'amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo tempo di affetto, di speranze di timore per la sua sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada. Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità della nostra azione in un'attività che ha dato senso alla sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il rinnovo dello nostro impegno per la pace e per la solidarietà"

Sul sito www.emergency.it è possibile lasciare un saluto per Teresa.
 

 

 

Destinazione 5 per mille

Care the People attualmente sta sviluppando iniziative nelle province centrali del Vietnam, dove opera direttamente attraverso alcuni soci residenti. Questo permette la continuità, il controllo e l'evoluzione costante dei progetti, nonchè l'identificazione di nuove necessità sul territorio.

per destinare a Carethepeople il 5 per mille delle tasse sul reddito ecco il nostro codice fiscale da specificare  sulla dichiarazione dei redditi, 730, 740:

97 333 960 157

La destinazione del 5 non modifica l'ammontare dell'imposta.
Le scelte della destinazione del 5
 e dell'8  non sono in alcun modo tra loro alternative. Quindi nessuna concorrenza tra loro,e nessun incremento dell’importo delle tasse pagate.
I titolari di un solo reddito da lavoro dipendente o di una pensione che non devono presentare la dichiarazione dei redditi possono consegnare la scheda (compilata come si è detto sopra) in busta chiusa a un ufficio postale, a uno sportello bancario (entro il 31 luglio), ai CAF (entro il 30 aprile), o a un professionista intermediario abilitato

Russkij Mir

Cari amici,

con una firma potete versare alla nostra associazione culturale il 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) con la prossima dichiarazione dei redditi.

Basta scrivere il codice fiscale della Russkij Mir 80089740015 e firmare nell'apposita scheda allegata al CUD, oppure al modello 730, oppure al modello Unico 2007.

 Italia Cuba

sostieni l’Associazione di Amicizia Italia Cuba con il 5 per mille     

codice fiscale 96233920584

 

 

   

 Emergency   

      

Anche chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi può comunque richiedere la scheda al datore di lavoro o dell’ente erogatore della pensione e consegnarla (compilata e in busta chiusa) a un ufficio postale, a uno sportello bancario, che le ricevono gratuitamente, o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti, etc.). Sulla busta occorre scrivere DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF e indicare cognome, nome e codice fiscale del contribuente.

Emergency riferirà dell'impiego dei fondi devoluti con il 5 per mille attraverso la sua rivista  e il suo sito internet.
 

Destinazione 8 per mille

 

Contro la Chiesa gerarchica di Ruini e Ratzinger

UN 8 PER MILLE DEMOCRATICO
Firma e diffondi l'appello

 

SUPERATE LE 4500 FIRME
"Di fronte all’offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui (che andrebbero invece decisamente ampliati), e alla subalternità e passività dello Stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative, benché non credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l’otto per mille alla Chiesa Evangelica Valdese che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa." Tra i primi firmatari: Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Andrea Camilleri, Dario Fo, Michele Santoro, Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Oliviero Toscani, Lella Costa, don Enzo Mazzi, Simone Cristicchi, Giorgio Bocca, Ferzan Ozpetek, Paolo Flores d’Arcais...
FIRMA L'APPELLO - LE FIRME -

 

 

 Dalla parte dei palestinesi

Gaza: l'ora dei conti

di Michel Warschawski – 24.1.2009

Se Tzipi dice che sono diventati pazzi ("siamo esplosi"), allora perché aggiungere altro. Non è dunque Ahmadinejad il pazzo della regione ma la banda di Tzipi e Barak. Bisognerebbe trarne le conseguenze a livello diplomatico e all’ONU.

Più di 1.300 morti, migliaia di feriti, centinaia di distruzioni: la carneficina israeliana a Gaza segna un disastro politico per lo Stato ebraico.

Dal 19 gennaio mattina, i soldati israeliani hanno cominciato a ritirarsi dalla città di Gaza. Lasciano dietro di loro un carnaio e campi di macerie. E tonnellate di odio, quante sono le tonnellate di bombe riversate su uno spazio più piccolo di una circoscrizione di Parigi, dove sono ammassate centinaia di migliaia di donne, uomini, bambini e vecchi. La missione «civilizzatrice» dello Stato ebraico si conclude così, fino alla prossima volta. Dopo il conteggio dei morti (più di 1.300 finora, ma se ne scoprono ancora sotto le macerie), ora comincia il momento dei conti politici.

I conti con Mahmud Abbas: si è rivelato, agli occhi della popolazione palestinese, come un volgare collaborazionista, e non come il presidente di tutto il popolo palestinese. Se non ha applaudito apertamente alla distruzione di Gaza, è perché sapeva che questo gli avrebbe verosimilmente costato la vita. Se, come gli suggerivano alcuni dirigenti israeliani, avesse dovuto tornare a Gaza sui carri armati israeliani, gli stessi che hanno seminato morte e distruzione, sarebbe stata la fine dell'Autorità palestinese, Cisgiordania compresa.

I conti con gli Stati arabi, che si sono divisi tra quelli che hanno sostenuto apertamente l'aggressione israeliana, come l'Egitto, e quelli che hanno taciuto, promettendo un aiuto umanitario, come dei volgari Kouchner.

I conti con la «comunità internazionale», che ha deplorato le vittime innocenti, lasciando scientemente ad Israele il tempo necessario per finire la sua operazione. La prestazione di Nicolas Sarkozy è stata, senza dubbio, la più ipocrita di tutte. Questa dimissione della comunità internazionale avrà effetti a lungo termine sull'insieme dell'Asia occidentale con, tra l’altro, il rafforzamento dell'integralismo che è sempre la risposta alla dimissione del diritto. Solo una rapida messa sotto accusa dei dirigenti israeliani davanti ad un tribunale internazionale per crimini di guerra, cioè crimini contro l'umanità, potrebbe ridorare un po’ il blasone macchiato di sangue della comunità delle nazioni.

Per quanto concerne lo Stato d'Israele, i conti saranno molto più complicati e, alla fine, catastrofici. A breve termine, esso si consacra come Stato canaglia numero uno del pianeta, come dichiara la ministra degli Esteri, Tzipi Livni : «Abbiamo dimostrato di essere pronti a esplodere, se occorre». A breve termine anche, la riprovazione di tutta la società umana che, in massa, ha manifestato la sua rivolta di fronte alla barbarie israeliana. Gli amici d'Israele dovranno lavorare duramente per convincere che lo Stato ebraico ha ancora il suo posto tra le nazioni civili. Ma, a lungo termine, il prezzo da pagare è letteralmente catastrofico: il martirio di Gaza chiude definitivamente la porta di quella che i diplomatici americani hanno chiamato la finestra di opportunità, quando i Palestinesi avevano aperto a Israele, all’inizio degli anni ‘90, una legittimità nel mondo arabo. La rottura delle relazioni diplomatiche, da parte di parecchi Stati arabi, indica lo stato d'animo delle loro opinioni pubbliche: Israele non è frequentabile e non ha un suo posto nel mondo arabo. Per 200 milioni di Arabi, per più di un miliardo di musulmani, i crimini di queste ultime settimane hanno definitivamente confermato, contro ogni discorso di «riconciliazione storica» e di «pace dei coraggiosi», che non si può fare la pace con un’entità che tratta il suo ambiente vicino e lontano come dei barbari che bisogna sradicare. Dopo Gaza, i dirigenti iraniani, per esempio, non possono più prendere alla leggera l'eventualità di un intervento nucleare israeliano. Come ha detto Tzipi Livni: «Abbiamo dimostrato che siamo pronti a esplodere».

Disumanizzando il milione e mezzo di Palestinesi dei Gaza, Israele ha perso, agli occhi delle popolazioni del mondo arabo, il diritto ad esistere in mezzo a questo stesso mondo arabo. Qualche migliaio di Israeliani che manifestano contro la guerra e l'unico soldato che ha rifiutato di raggiungere la sua unità non bastano, purtroppo, a inclinare la bilancia nell'altro senso, dato che gli «intellettuali di sinistra» i più visibili sui media si sono vergognosamente allineati ai discorsi del governo, rilanciando anche, come Abraham B. Yehoshua, sulla giustificazione dei crimini di guerra. La «vittoria militare» israeliana rischia di essere la sua più grande disfatta politica.

 Dobbiamo usare il terrore

 Red. mg

....Ben Gurion, il padre di Israele,  lasciò scritto: "Dobbiamo usare il terrore, l'assassinio, l'intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba".
E ancora: "C'è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l'operazione non c'è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti".
Quell'uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole 20 anni prima della nascita dell'OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas, 50 anni prima dell'esplosione del primo razzo Qassam su Sderot in Israele....(Paolo Barnard)

 

E oggi si chiede l'uccisione del reporter del Manifesto da Gaza Vittorio Arrigoni

Il sito   http://stoptheism. com/  invita ad uccidere i pochi volontari che prestano assistenza sanitaria a Gaza sotto le bombe israeliane.
Si tratta dei volontari dell'ISM (International Solidarity Movement), americani, australiani, spagnoli, italiani, ecc. da cui provengono le rare notizie sulla reale entità  dell'aggressione israeliana a Gaza. Tra di essi, Vittorio Arrigoni, cooperatore e attivista dei diritti umani.
E' un vero e proprio incitamento all'assassinio supportato da foto segnaletiche. E' inconcepibile che esso sia ancora on-line. Il Governo italiano e il Ministero degli Affari Esteri si attivino subito per chiederne l' immediato oscuramento e chiusura e per assicurare i responsabili alla giustizia.

 

 Rete Ebrei contro l'occupazione

Gli ebrei invitano i soldati israeliani a fermare i crimini di guerra

 

Noi ebrei della comunità internazionale invitiamo i soldati israeliani a issare la Bandiera Nera dell'illegalità sulle operazioni contro la popolazione di Gaza.
Ci rifiutiamo di rimanere in silenzio mentre i leader israeliani costringono i soldati israeliani a commettere crimini di guerra: crimini contro l'umanità per i quali saranno un giorno chiamati a rispondere. I soldati israeliani di coscienza possono e devono fermare questa guerra pericolosa, illegale e immorale.

Questa attività criminale non migliora la salute e il benessere degli ebrei. Piuttosto, da Sderot a Sidney, da Ashkelon a Amsterdam, staremo tutti meglio quando ci sarà giustizia per i palestinesi.
Pertanto, vi chiediamo di utilizzare tutte le misure possibili per fermare queste atrocità contro il popolo palestinese. Non si deve semplicemente disobbedire a ordini palesemente illegali, ma bisogna opporsi ad essi attivamente ed efficacemente.
Noi membri della comunità ebraica internazionale, ci appelliamo a voi, soldati israeliani di coscienza, per bloccare la macchina bellica israeliana; solo voi potete e dovete farlo.


Organizzazioni promotrici per Paese:

Jews for Israeli-Palestinian Peace (JIPF), Sweden
European Jews for a Just Peace, Europe
American Jews for a Just Peace, United States
Tikkun Community Chicago     United States
Jewish Women for Justice in Israel/Palestine (Boston, MA), United States
Jewish Voice for Peace-Chicago, United States
People of Faith CT, United States
Jews Against the Occupation – NYC, United States
Jews Against the Occupation (Central NJ), United States
Israeli Committee Against House Demolitions, Israel
Jews for Justice for Palestine, Britain
Portland Peaceful Response Coalition, United States
ICAHD-USA     United States
Tucson Women in Black, United States
Not In My Name – SA, South Africa
Women in Black Union Square NYC, United States
Italian Network of Jews against the Occupation (Rete-ECO), Italy


(http://www.rete-eco.it 14 gennaio 2009)
 

 

 

Torino, 10 gennaio 2009 - Solidarietà per Gaza

Red. mg.

Oggi pomeriggio migliaia di persone hanno sfilato a Torino da Porta Palazzo a Via Verdi, sotto la sede Rai, contro il genocidio di Gaza da parte del governo di Israele gridando per la libertà del popolo palestinese che subisce in questi giorni il bombardamento e il massacro casa per casa di donne, bambini  e uomini civili nell'indifferenza dei media che continuano a comunicare notizie false come se tutto questo fosse successo per colpa dei missili sparati da Hamas quando è ormai certo che da mesi  il governo di Israele preparava questo attacco. Sono più di 900 i morti,  tra cui più di 200 bambini, e più di 3.300 i feriti, in un luogo che è una prigione a cielo aperto, dove per i profughi è impossibile fuggire, circondati da un muro senza sbocchi, dove già prima dei bombardamenti gli ospedali erano sprovvisti di tutto, dove la popolazione già era stremata dalla mancanza di cibo e di acqua. Un genocidio, un crimine contro l'umanità. Gridiamo il nostro sdegno, come abbiamo gridato oggi insieme alle donne arabe e palestinesi che in corteo hanno portato i loro figli che reggevano bambolotti  sporchi di sangue a raffigurare i bimbi palestinesi ammazzati dal governo di Israele. I soliti benpensanti gridano  allo scandalo se viene  bruciata la bandiera di Israele ma non gridano allo scandalo per chi brucia i bambini palestinesi!!! Per chi usa armi micidiali come il fosforo bianco!

Viviamo in un mondo dove un pezzo di stoffa è più importante delle vite umane! E' questo il vero scandalo. E' questa la vera vergogna dell'umanità.

Israele si rifugia dietro la Shoah per commettere i crimini più atroci, e chi non è d'accordo è tacciato di  antisemitismo. Sono anni che il governo di Israele lavora sistematicamente alla distruzione totale di un popolo, non sono lontani i bombardamenti sul Libano, eppure si riesce a guardare inorriditi la bandiera bruciata e non si guarda inorriditi le foto che ci arrivano dalla Striscia di Gaza dove il massacro è di esseri umani colpevoli solo di essere palestinesi e non si fa nulla per fermare la mano dei massacratori.

 I comunisti sono capaci di grandi divisioni ma sanno anche trovare momenti di grande unità quando si trovano di fronte grandi ingiustizie. I comunisti torinesi oggi, tutti uniti,  hanno sfilato in solidarietà con la Resistenza palestinese, per fermare la mano degli assassini.

 

Le foto del corteo

 

         

 

Comunicato del Fronte Popolare per la Liberazione

 della Palestina "FPLP"

 

Per il sesto giorno consecutivo continua l’aggressione criminale sionista contro la popolazione di Gaza .

Al di là della divisione politica tra Hamas e al Fatah, consideriamo questa aggressione israeliana diretta contro tutto il popolo palestinese e questo comporta un riflessione palestinese urgente su alcune verità:

  1. L’aggressione di Gaza rappresenta nell’area medio-orientale l’ennesimo atto del conflitto tra due progetti: quello di liberazione nazionale araba, e l’altro legato alla politica Israelo-Americana, che mira a colpire il costituente  progetto di liberazione nazionale, soprattutto in Palestina, Libano ed Iraq. Questo richiede la massima attenzione da parte di tutti, ed in particolare da Fatah e Hamas, per affrontare l’aggressione sionista e le sue conseguenze future sulla questione Palestinese.
  2. La seconda verità, oramai evidente a tutti, è che alcune parti arabe e palestinesi sono  parte integrante del progetto nemico Israelo- Americano e remano contro il progetto di liberazione  a carte scoperte contro la resistenza palestinese e il  diritto legittimo alla resistenza armata, così si spiegano le dichiarazioni dei dirigenti egiziani che addossano la responsabilità dell’aggressione alla resistenza Palestinese.
  3. La posizione della stessa ANP non è diversa dalla posizione araba complice con l’aggressione israeliana a Gaza, questo è evidente nelle dichiarazioni di alcuni esponenti  dell’ANP.
  4. Accusare la resistenza palestinese della responsabilità dell’aggressione perché non ha prolungato la tregua è falso ed ingiusto, perché la tregua è stata rispettata per sei mesi, nonostante Israele in quel periodo la abbia violata  almeno 117 volte, e non abbia rispettato   le condizione concordate, soprattutto l’apertura dei valichi e la estensione della tregua alla Cis-Giordania. Israele vuole una tregua solo da parte dei palestinesi e avere mano libera a Gaza come in Cis-Giordania.
  5.  La possibilità dell’apertura del valico di Rafah, in seguito alla crescente pressione popolare, e la rottura dell’embargo, prima di aver piegato la volontà  del popolo palestinese e la resa della resistenza, ha scatenato un attacco feroce per anticipare i tempi,  pressato dalla campagna elettorale in corso in Israele che alimenta la gara a chi, fra i leader, è più feroce nei confronti dei palestinesi . 

 Di fronte a questo scenario e per contrastare il progetto Israelo-Americano è necessario:

  1.  
    1. Il ritorno al tavolo delle trattative inter-palestinese per concretizzare l’unità nazionale.
    2. Formare un fronte unitario di resistenza.
    3. Fermare e non congelare ogni tipo di trattative tra l’ANP ed il nemico Israeliano.
    4. Fermare ogni tipo di campagna di accuse e contro accuse tra l’ANP e Hamas per iniziare il processo di conciliazione e il consolidamento dell’unità nazionale.
    5. Ribadire che l’OLP è l’unico e legittimo rappresentante del popolo palestinese in base alla sua ricostituzione su basi democratiche.
    6. Insistere per la convocazione del vertice della lega Araba per fermare l’aggressione e chiedere ai paesi arabi di ritirare il cosiddetto “ Piano di pace della lega Araba”, tra l’altro Israele non è stato mai accettato.

Infine, con molto rispetto, salutiamo  tutti i popoli arabi le forze internazionaliste che hanno manifestato la loro solidarietà al popolo palestinese.

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina    

L’ufficio Politico, Palestina 01.01.2009

S.O.S Gaza

Raccolta di fondi per l’ospedale Al Awda di Jabalya

 

La feroce aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza arriva dopo anni di un embargo internazionale voluto da Israele, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Come conseguenza di questo embargo criminale, le strutture sanitarie e sociali di Gaza erano prossime al collasso già prima dell’ultima offensiva israeliana.

In questo momento drammatico, la crisi umanitaria a Gaza è totale, ed è una crisi voluta dallo Stato sionista ed i suoi alleati, perché funzionale alla pulizia etnica, che continua ad essere il vero obiettivo strategico di Tel Aviv.

Per dare il nostro contributo concreto alla lotta dei Palestinesi di Gaza contro l’annientamento, ci impegniamo in una campagna straordinaria di raccolta fondi, in collaborazione con l’Unione dei Comitati della Sanità di Gaza e l’ospedale Al Awda di Jabalya. Iniziamo ora questa campagna straordinaria per essere in grado di far pervenire i contributi non appena sarà possibile, coordinandoci con i comitati popolari che operano in Egitto, nel Sinai, nelle immediate vicinanze del confine con la Striscia di Gaza.

Abbiamo deciso di raccogliere contributi in denaro perché il materiale sanitario e umanitario di cui c’è bisogno a Gaza è reperibile in Egitto a costi inferiori rispetto a quelli italiani e perché questo consentirà una maggiora puntualità delle scelte, anche in relazione alla somma che riusciremo a raccogliere. Invitiamo dunque i comitati, le associazioni e chiunque voglia contribuire, anche attraverso l’organizzazione di iniziative specifiche, a far pervenire i contributi sul conto corrente postale n. 47209002, intestato a Monti Germano, con la causale S.O.S. Gaza. Si prega di dare comunicazione del versamento alla casella di posta del forum. In questo modo l’elenco dei contributi pervenuti sarà trasparente e verrà aggiornato in tempo reale sui siti www.forumpalestina.org e www.udap.net.

 

Forum Palestina – Unione Democratica Arabo-Palestinese


 

Auguri di libertà

Red. mg

Torino, 28 dicembre 2008. Avevo messo sul sito  questo messaggio di pace, auguri di libertà per la Palestina, una bimba che vola attaccata ai palloncini per superare il muro.  Ieri il governo israeliano ha iniziato un bombardamento sulla striscia di Gaza che ha causato almeno trecento morti e centinaia di feriti. Civili. Uomini, donne, bambini. Un massacro,  in una lingua di terra circondata dal muro israeliano, una prigione a cielo aperto, dove già mancavano il cibo, l'acqua  e l'assistenza sanitaria. E' un tentativo di genocidio. Arrivo ora da un presidio che abbiamo tenuto in Piazza San Carlo, che poi è terminato di fronte alla sede della Rai. Il freddo intenso, la giornata festiva, non ci hanno impedito  di partecipare con le bandiere della Palestina a questo presidio organizzato nell'ultimo minuto, ma è necessario che la comunità europea, il mondo intero, si mobilitino per far cessare il massacro, mentre Israele si prepara a sferrare anche un attacco di terra. Un Capodanno tristissimo, di sangue, di violenza e di morte.

 Faranno il deserto e lo chiameranno pace. Non lasciamo solo  il popolo palestinese. Hanno bisogno del sostegno di tutti noi.

 

 

Per non dimenticare Carlo Giuliani

 

 

Il pericolo di destra nei partiti comunisti

Agosto 1968 - Agosto 2008

 

 di Massimo Ciusani


Agli inizi degli anni 60 in Cecoslovacchia i rapporti di produzione socialisti furono instaurati in tutti i settori dell’economia. Furono radicalmente trasformate la struttura sociale e di classe della società, ma ci fu una grave sottovalutazione dell’influenza delle ex classi sfruttatrici e delle loro capacità di attivarsi nelle condizioni create dalla pressione ideologica del mondo capitalista. Ci fu un’attenuazione della lotta contro l’ideologia borghese, contro concezioni e tendenze pericolose e sempre più frequenti e gravi furono le sortite dei nazionalisti e dei revisionisti, i quali esaltavano la repubblica borghese, il suo preteso democraticismo ed in particolare il principio del pluripartitismo. Nel partito vi furono chiare manifestazioni di indecisione nel combattere tali idee e tendenze pericolose. Si permise di occupare posti di elevata responsabilità a persone con posizioni antisocialiste e revisioniste. Nel gennaio 1968 il compagno Antonin Novotny, comunista dal 1921, membro del Comintern, detenuto nei campi di concentramento nazista, Primo Segretario del Comitato Centrale del PCC, deve lasciare la carica. Prende il suo posto un losco figuro come Aleksandr Dubcek che non orienta assolutamente il partito verso un’intensificazione della lotta contro l’opportunismo di destra sempre più attivo.

 Le forze ex sfruttatrici, i cui interessi erano stati colpiti dalla vittoria della rivoluzione socialista, approfittano dell’indebolimento della direzione del partito per prendersi la rivincita della sconfitta subìta nel febbraio del 1948. Diverse organizzazioni controrivoluzionarie cominciano ad operare apertamente. Gli opportunisti di destra presenti in posizioni chiave negli organi di partito mascherano le loro vere posizioni ed adottano strumentalmente parole d’ordine quali “migliorare il socialismo”, “democratizzare”, “umanizzare”. L’aspirazione a distruggere la base economica del socialismo, la proprietà statale dei mezzi di produzione, viene giustificata con la teoria del cosiddetto “socialismo di mercato” e porta alla restaurazione del capitalismo nella sfera della produzione e del commercio. Le forze di destra operano sempre più apertamente per il distacco della Cecoslovacchia dai Paesi della Comunità socialista e per orientare la sua politica estera in direzione dei paesi capitalistici. Agli inizi di agosto del 1968 si scatena una campagna di provocazioni con lo scioglimento della milizia popolare che aveva avuto un ruolo essenziale nella vittoria della classe operaia sulla borghesia nel febbraio 1948. Si apre la caccia contro gli operai che si oppongono ai tentativi controrivoluzionari. E’ ormai chiara la minaccia per il socialismo.

Gli operai ed i lavoratori cecoslovacchi, sottoposti all’attacco degli opportunisti e dei revisionisti interni non riescono a sostenere l’assalto della controrivoluzione e dei nemici esterni del socialismo con le loro sole forze. Migliaia di comunisti internazionalisti, di operai, membri del CC del PCC e del governo in quei giorni di duri ed aspri scontri, si rivolgono ai partiti fratelli ed ai governi dei Paesi del Patto di Varsavia chiedendo aiuto per il popolo cecoslovacco in difesa delle conquiste socialiste. Assolvendo il loro dovere internazionalista, cinque Paesi socialisti fratelli (URSS, Polonia, Ungheria, RDT e Bulgaria) decidono di portare aiuto ai popoli della Cecoslovacchia nella loro lotta alla controrivoluzione, in difesa del socialismo, del progresso, della democrazia.

L’entrata in Cecoslovacchia, il 21 agosto di 40 anni fa, delle truppe dei cinque Paesi socialisti alleati impedì alla reazione interna ed internazionale di attuare il loro progetto criminale. Questo atto di solidarietà internazionalista aiutò i lavoratori della Cecoslovacchia ad unire e moltiplicare le loro forze nella lotta contro il revisionismo e a ripristinare una giusta direzione e linea politica. I mesi successivi all’agosto del 1968 furono caratterizzati da una forte ed acuta lotta delle forze marxiste-leniniste all’interno del PCC contro quelle controrivoluzionarie, revisioniste e moderate e l’opportunismo di destra venne indicato come male estremo per la vita del partito. Al posto del rinnegato Dubcek venne eletto Primo Segretario del CC il compagno Gustav Husak la cui direzione è subito indirizzata alla completa epurazione degli elementi di destra e al completo superamento delle cause della crisi che aveva tormentato il partito e la società. I fatti dell’agosto 1968 dimostrarono - non cadendo nel capitolazionsmo, nel tradimento e nell’opportunismo come sarebbe poi successo nel 1989 - la solidità delle conquiste socialiste, la forza dell’internazionalismo proletario e la capacità di difesa dei comunisti.

 

 

La scuola materna di Hoa Khuong in Vietnam

La foto della scuola materna del comune di Hoa Khuong, presso la città di Danag in Vietnam costruita anche con il contributo della nostra sezione nell'anno 2005.  (ricevuta in luglio 2008)                    

 

 

 

 

Nessuna impunità

m.g.

Torino, 20 gennaio 2008 - Si è tenuto ieri sera il concerto per il "fondo solidarietà lavoratori Thyssenkrupp" organizzato dall'Arci di Torino, con la collaborazione di PdCI, Prc, altre forze e movimenti. I lavoratori, le lavoratrici,  hanno risposto all'iniziativa con una buona partecipazione. La sonorità popolare dei gruppi musicali ha incoraggiato il pubblico a ballare la "pizzica". L'intervento del compagno Ciro Argentino, delegato dei lavoratori Thyssen ha sottolineato come, iniziative come questa devono servire per mantenere alta l'attenzione di tutti  sul dramma dei lavoratori che vanno al lavoro come alla guerra, è infatti di venerdì l'incidente che ha ucciso due lavoratori a Porto Marghera, ma ogni giorno, con una media che supera i tre al giorno, in Italia i  lavoratori muoiono sul posto di lavoro. Queste iniziative devono continuare, non solo a Torino, ma in tutta Italia. Si stanno facendo pressioni per far sì che il giorno 6 dicembre, giorno della tragedia Thyssenkrupp,  diventi per sempre giornata di lutto nazionale, "giornata dei caduti sul lavoro". Il dolore e l'indignazione non possono fermarsi qui, a sommare tragedia su tragedia, a quantificare l'ultima vittima di oggi. Occorre fare qualcosa di tangibile, occorre una svolta, occorre trovare i colpevoli, colpire il padronato, le responsabilità ci sono, non lasciamo soli gli operai, non lasciamo impuniti i loro assassini. Fermiamo la strage.

 

Un obbligo di civiltà

 

Il Partito dei Comunisti Italiani  Sezione “Dolores Ibarruri”  esprime grande solidarietà ai lavoratori della  ThyssenKrupp  per il grave incidente accorso agli operai. Alla ThyssenKrupp è strage, gli operai ustionati  continuano a morire, giorno dopo giorno, oggi è morto anche il settimo.

"La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi" scrivevano Marx ed Engels nel 1848.
Ed emblematicamente oggi, *la lotta di classe è rappresentata dall'estintore della Thyssenkrupp: troppo pieno per i padroni, troppo vuoto per gli operai.* Nel 1977 una nota scoperta da Felice Casson in uno stabilimento della Montedison impartiva questa direttiva in materia di sicurezza: "spendere solo quando è assolutamente e comprovatamente indispensabile...negli altri casi bisogna correre dei ragionevoli rischi".


In varie occasioni, il presidente della Commissione Lavoro della Camera, il compagno Gianni Pagliani ha denunciato (spesso in solitudine) il silenzio colpevole di un certo mondo aziendale, quello che non investe in sicurezza e che tratta il lavoro e i suoi protagonisti alla stregua di merci.
Invertire la rotta è un obbligo di civiltà, al quale nessuno d'ora in poi potrà sottrarsi.(Redazione - 30 dicembre 2007)

 

Le mie parole cadono nel vuoto. Io non piango sulla fine delle mie idee (che verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e portarla avanti). E' su me stesso che piango. (Tratto da "Uccellacci e uccellini di P.P.Pasolini)

 

Sottoscrizione del Manifesto per famiglie operai Thyssenkrupp

a favore delle famiglie (anche di fatto) delle vittime della strage
della Thyssenkrupp
BANCA POPOLARE ETICA
IBAN IT40 K050 1803 2000 0000 0535 353
intestato a "Solidarietà vittime Thyssenkrupp", via Tomacelli 146
00186 Roma

 

“Fondo solidarietà Lavoratori Thyssenkrupp”

Le organizzazioni sindacali

FIM/CISL – FIOM/CGIL – UILM/UIL di Torino hanno deciso di istituire un fondo di saolidarietà a favore delle famiglie dei lavoratori della Thyssenkrupp morti e feriti sul lavoro . Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici a contribuire con versamenti individuali o collettivi utilizzando le seguenti coordinate bancarie:

 UNICREDIT BANCA SPA

VIA XX SETTEMBRE 31 – 10121 TORINO 

 COD. IBAN:  IT 26 A 02008 01046 000003552505 

Intestato a FIM - FIOM - UILM Torino

 Torino, 11 dicembre 2007

 

Caccia alle streghe in Ungheria

di Marica Guazzora

In questi giorni in cui cade il novantesimo anniversario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre avremmo voluto pubblicare notizie più felici sul movimento comunista in Europa. Purtroppo ciò che avevamo temuto e denunciato  già da tempo è avvenuto. Riceviamo  una inquietante notizia che giunge dal Munkaspart (Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese): i dirigenti di quel Partito Comunista sono stati condannati a due anni di carcere con la condizionale.

La magistratura ungherese ha considerato “diffamazione pubblica” una semplice dichiarazione fatta dal gruppo dirigente del Munkaspart durante una conferenza stampa. Questa dichiarazione sosteneva che la decisione del Tribunale di Budapest di invalidare una loro risoluzione con la quale espellevano alcuni membri del partito, somigliava più ad una sentenza politica che giuridica. Su questa dichiarazione è stata intentata una causa a tutto il gruppo dirigente magiaro. Potenti forze reazionarie in Ungheria, tollerate dal governo del paese, hanno imbastito contro l'intera leadership del partito un processo "per oltraggio alla giustizia”. . Ciò è avvenuto in aperta violazione dell’articolo 61 della Costituzione ungherese che concede a chiunque la libertà di esprimere la propria opinione.

I compagni ungheresi, che ricorreranno in appello, non andranno in prigione, per adesso, ma per qualunque reato dovessero in futuro essere condannati, saranno costretti a scontare anche questi due anni di pena. A nulla sono valse  le prese di posizione di solidarietà di tanti partiti comunisti, compreso il PdCI.

Ciò è tanto più grave perché  si aggiunge alla vasta campagna anticomunista in corso in Europa.

A Praga, il KSM, l'Unione della Gioventù Comunista della Repubblica Ceca è stata messa al bando perché colpevole di aver inserito testi di Marx e Lenin nel proprio sito internet e proclamato il concetto di “abolizione privata dei mezzi di produzione” nel proprio programma.  A Budapest, la tomba dell'ex leader comunista Janos Kadar è stata profanata; a Tallin, il monumento agli eroi sovietici è stato smantellato, una risoluzione anticomunista è stata presentata nel Consiglio d’Europa lo scorso anno e in  questi giorni abbiamo assistito alla proposta indecente e scellerata  del deputato dell'Udc Luca Volonté di   introdurre  in Italia  il reato di "apologia del comunismo”.

Occorre sviluppare il massimo sostegno ai compagni magiari con una grande campagna si solidarietà. Massimo sostegno che va dato a  tutti coloro che in Europa e in ogni parte del mondo continuano a battersi contro lo sfruttamento degli uomini sugli uomini, per il superamento del capitalismo, per il comunismo.

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Prosegue l'iniziativa della Sezione per  la Palestina

Gaza vive! Firma subito anche tu

 

Il Congresso della  Sezione  Ibarruri ha deliberato di stanziare una somma per un progetto a favore della sanità in Palestina, per migliorare la salute delle mamme e dei bambini nel villaggio di Marda in Cisgiordania. Nel quadro di questo progetto, per proseguire con la raccolta fondi, partecipiamo con un banchetto ad alcune feste di via. (Torino, 18 settembre 2007)

domenica 30 settembre 2007 in Via Pianezza

domenica 23 settembre 2007 in Piazza Mattirolo - Torino

 

  

 

Generale, il tuo carro armato è un veicolo potente
calpesta la foresta, schiaccia centinaia di uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un autista.

Generale, il tuo bombardiere è forte.
Vola più rapido della tempesta, è più carico di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo è davvero versatile.
Sa volare e sa uccidere.
Ma ha un difetto:
pensa.

Bertolt Brecht

   


  

 

Lettera a Repubblica

                                                                                                   Torino, 3 febbraio 2007

di Massimo Ciusani

  Miriam Mafai nella recensione del libro di Somaly Mam “Il silenzio dell’innocenza” inserisce alcuni passi dell’autrice dai quali viene confermato che nella Kampuchea Democratica  le classi sociali più povere non subirono particolari contraccolpi dall’acuta lotta di classe messa in atto con il processo rivoluzionario uscito dalla guerra di liberazione culminata con la liberazione di Phnom Penh il 17 aprile 1975. 

“Si viveva da sempre nel collettivismo, tutti erano solidali e perciò i Khmer rossi non intervenivano nelle nostre contrade arretrate,povere, sottosviluppate”.

“I khmer rossi a volte passavano dal villaggio senza rumore, senza provocare danni; […] non avemmo mai modo di lamentarcene […]”.

 Durante gli anni della Kampuchea Democratica le donne avevano conquistato il rispetto e molti diritti, prima assolutamente sconosciuti.

Poi vi è la sconfitta dei rivoluzionari Kampucheani e negli anni seguenti il ristabilimento del vecchio regime.

La Cambogia, in particolare la capitale, diventa un immenso bordello dove le donne vengono trattate e usate peggio delle bestie, subiscono ogni sorta di violenze, sfinite dalle malattie, dalla tubercolosi, dall’Aids.

L’articolo della Mafai è corredato da una famosa foto con la didascalia “Le vittime di Pol Pot” e più sotto “La tragedia del regime sanguinario di Pol Pot”.

Ma cosa ci azzecca con le tragedie narrate da Somaly Mam? Ancora una volta Repubblica si distingue per un grave strabismo ideologico.

 

 

 Una matita per Cuba

 Care compagne e amiche, cari compagni e amici,

 a nome della Sezione “D. Ibarruri” di Torino ringrazio voi tutte e voi tutti per la sensibilità e la solidarietà dimostrata nel partecipare alla campagna “Una matita per Cuba” organizzata da Assemblea Teatro. In sei mesi tutti i partecipanti hanno raccolto oltre 15.000 matite colorate, penne, biro, pastelli, acquarelli, fogli da disegno, quaderni, gomme, zaini e cartelle per gli scolari del Barrio Pogolotti a La Habana.

Cerchiamo di arrivare a 20.000 pezzi. Abbiamo tempo fino a giovedì 8 febbraio 2007 alle ore 21.00 al Teatro Agnelli (via Sarpi 111 a Torino) dove si terrà  la serata di chiusura della campagna con uno spettacolo.

Il Partito dei Comunisti Italiani segue con grande interesse la lotta quotidiana del popolo, del Partito e del Governo rivoluzionari cubani ed esprime la più forte solidarietà ad uno dei processi più difficili che esistono nel nostro tempo: la costruzione di una società nuova, di liberi e di uguali dove non vi siano sfruttati né sfruttatori. Un cammino duramente contrastato da un micidiale blocco economico e da una serie interminabile di sabotaggi, attentati, boicottaggi da parte degli U.S.A. e che durano tuttora.

Creare una società nuova, tentare strade mai percorse, istruire, costruire scuole, ospedali, case.

La quantità di innovazioni sociali, di produzione intellettuale, politica, economica che è scaturita con la Rivoluzione è sorprendente, e non a caso Cuba è da tempo punto di riferimento per i popoli oppressi e sfruttati del mondo.

La grandezza di Cuba, il motivo per cui è così amata nel mondo, non è solo perché può dimostrare il livello di conquiste sociali ottenute, perché può essere fiera del suo numero di scuole, di ospedali, di strutture culturali e ricreative. E’ anche per come ha realizzato tutto questo, per come e con che spirito, con quale concezione del mondo, con quali valori umani ha cercato di “dare l’assalto al cielo”, di “toccare il cielo con un dito!”. Sentiti ringraziamenti e saluti 

    Il Segretario Massimo Ciusani

Manifestazione del 18 novembre 2006 a Roma:

Siamo orgogliosi  di essere in prima fila per la liberazione della Palestina  e respingiamo con sdegno  gli attacchi di chi frequenta  l'internazionale socialista o il Vaticano, di chi stringe la mano a C.Rice  o al presidente fantoccio dell'Iraq. Il segretario della Sezione Ibarruri Massimo Ciusani
 
 
 

Palestina

 L'Italia non deve essere complice del massacro dei Palestinesi e dell'occupazione israeliana

di Massimo Ciusani*

Sulla Palestina e sul suo martoriato popolo si accendono le luci della ribalta dei mezzi di informazione a singhiozzo, quando conviene.

Quotidianamente la popolazione palestinese è oggetto delle criminali stragi degli israeliani, ma è difficile cogliere dai mezzi di comunicazione la gravità dell’attività genocida portata avanti meticolosamente dagli occupanti israeliani. Anzi si deduce che gli israeliani siano le vittime che debbono difendersi per garantire la propria sicurezza. Si è visto nei mesi scorsi mentre l’esercito israeliano scatenava la sua ferocia terroristica contemporaneamente contro i civili e la resistenza libanese e contro il popolo palestinese, in particolare a Gaza.

Abbiamo assistito al sostegno diretto degli USA ad Israele, ma anche al sostegno indiretto dei governi europei e del governo italiano.

Che, proprio dietro le ipocrite riserve degli “eccessi” dell’ “autodifesa” israeliana, hanno sostanzialmente fatto propria la clamorosa mistificazione della propaganda sionista: quella che dipinge Israele come vittima aggredita, e come aggressori i palestinesi e chi li difende. In realtà il vero problema non è garantire la sicurezza allo stato sionista ma bensì garantire la sicurezza di quei paesi e quei popoli che vivono sulla propria pelle il dramma di confinare con uno stato colonialista, aggressivo e terrorista come Israele.

E’ necessario quindi sostenere, senza riserve, il diritto all’autodifesa, il diritto alla resistenza dei popoli palestinese e libanese.

Bisogna rilanciare, controcorrente, una battaglia di verità: non ci sarà mai pace in Medio Oriente all’ombra di uno Stato d’Israele che si regge sulla discriminazione razziale, sull’espansionismo militare, sul terrore quotidiano che utilizza il terrorismo di stato e pratica vere e proprie stragi contro le popolazioni civili che ricordano quelle commesse dai nazisti. Solo il superamento di questo stato coloniale potrà riaprire il varco ad una pacifica convergenza tra arabi ed ebrei in Palestina.

In occasione di manifestazioni in solidarietà con la lotta di liberazione del popolo palestinese non si parla delle motivazione vere e reali per cui si scende in strada e ci si schiera con le vittime di una guerra di sterminio. L’attenzione viene posta solo ed esclusivamente su eventuali fatti che puntualmente avvengono e che giovano solo agli amici di Israele.

La manifestazione di Roma del 18 novembre richiedeva cose sacrosante.

La revoca

  • dell’accordo di cooperazione militare Italia – Israele firmato dal governo reazionario di Berlusconi e naturalmente ancora onorato da quello attuale
  • degli accordi economici tra le regioni italiane e le autorità israeliane
  • del vergognoso embargo contro il popolo palestinese.

 La richiesta di

  • solidarietà con la resistenza dei popoli soggetti a occupazione
  • sanzioni e boicottaggio contro l’occupazione israeliana.

Ma l’attenzione di giornali, televisioni e di tutte le forze politiche (con l’importante esclusione dei Comunisti Italiani) si è concentrata, naturalmente, su tutt’altro.

Di Palestina si è parlato anche dopo il sequestro lampo di due volontari della Croce Rossa. Il governo italiano, invece di ringraziare il Sismi per la liberazione dei due volontari, dovrebbe chiedersi quali siano le cause, il perché di questi fatti. Non c’è nessun movente politico dietro a questi rapimenti-lampo. Sono una merce di scambio per ottenere permessi, sussidi, assunzioni, assistenza.

La situazione umanitaria e sanitaria nella striscia di Gaza viene, infatti, definita dall’Onu “una vera catastrofe”. L’economia è al disastro per il blocco dei fondi all’Autorità nazionale palestinese da parte degli USA  e dei suoi gendarmi: l’Unione  europea e Israele. Lo stato d’assedio interno di Israele impedisce  di andare a lavorare, a scuola, in ospedale e ogni genere di commercio. Il popolo palestinese vive in un gigantesco lager a cielo aperto, senza luce e acqua potabile, vive solo con gli aiuti alimentari dell’Onu, quando riescono ad arrivare….

Mai l’emergenza umanitaria è stata così grave. Vergognoso è l’atteggiamento del governo italiano, sempre prono davanti agli Usa. Il governo D’Alema  partecipò alla guerra di aggressione contro il popolo serbo che causò migliaia di morti, decine di migliaia di feriti e profughi.In Afghanistan questo governo è corresponsabile dei crimini e delle stragi compiute dalle forze di occupazione  sia contro le forze della resistenza che contro i civili. In Palestina è schierato a favore dei carnefici e contro le vittime: commerci e accordi militari con gli occupanti israeliani e embargo contro il popolo palestinese.

L’Italia non deve essere complice del massacro dei Palestinesi e dell’occupazione israeliana.

E’ necessario aprire una fase di riflessione su quale rapporto vi debba essere tra i comunisti e un governo simile.

* Segretario Sezione Dolores Ibarruri PdCI - Torino (22.11.06)

 

 

Riceviamo e pubblichiamo

da Enzo Falcone  Presidente della Associazione Care The People - Danag - VietNam

    Danang 08 ottobre 2006

Di qui è passato l'uragano Xangsane. è passato e ha portato distruzione, pianto e dolore. Noi a Danang ne siamo stati investiti in pieno.
80 % delle case ha subito danni, le strade sono per lo più ingombre di detriti e alberi sradicati, alcune zone sono isolate a causa di frane conseguenti all'uragano, l'esercito si sta adoperando con degli elicotteri per portarvi assistenza ed in genere è molto presente per sostenere la popolazione. I servzi di luce, acqua e telefonia si stanno normalizzando. Funzionano per alcune ore in alcune zone e non in tutte. Acune scuole non apriranno o lo faranno parzialmente.
Alcune grandi fabbriche hanno subito gravi danni e circa, si dice, 20,000 operai sono senza lavoro.

La ricostruzione è difficile perche mancano i materiali e gli operai edili non si presentano a lavoro perchè occupati a sistemare casa loro.Sono diverse centinaia le persone ferite (1.000?) e diverse decine di morti(59?) soprattutto per le tolle dei tetti che volando si sono trasformate in lame e lastre mortali. 180.000 sarebbeo gli sfollati.
I nostri centri di fomazione, sanitari e la nostra mensa del cuore sono stati danneggiati. stiamo cercando a tutti i costi di mantenere aperta la mensa e di riprestinare gli altri servizi al più presto, dovremo far fronte a molte spese.

Dei nostri assistiti poco sappiamo perche le comunicazioni non sono facili.

Non so quanto fosse grave in Florida Katrine ma una cosa mi preme constatare non ci sono manifestazioni istriche o di inciviltà e tutto sembra accolto con la massima ragionevolezza e forse anche fatalismo.
Le autorità vietnamite hanno messo in campo tutta la loro esperienza e professionalità in un contesto di modeste risorse finanziarie il che ha attutito l'impatto dell'uragano.
Noi tutti bene. La casa ha subito danni ma per ripararli bisognerà aspettare il bel tempo.
Per ripristinare i nostri programmi e far fronte alle nuove necessità abbiamo lanciato una sottoscrizione straordinaria. Questa catastofe naturale non ci voleva ci ha provato e fragilizzato le nostre realizzazioni.

Per chi volesse e potesse contribuire ecco come può farlo:

Ecco i dati necessarii:
Care the People Vietnam: 190 Nguyen Cong Tru St; Danang, Vietnam; Tel. 0084 511 831464
Care the People Italia; Via Quadronno 4; 20122 Milano - Italia; Tel. +39 02 58319841; Fax +39 02 45490090;
info@carethepeople.org 
www.carethepeople.org
www.carethepeople.it

Si può contribuire agli scopi dell'associazione in diverse forme:  in Italia o all'estero

versando un'offerta in denaro a mezzo bonifico bancario sul c/c n.4949/30 intestato a Care the People Onlus, Banca Popolare di Sondrio, agenzia 11 Milano, ABI 05696 - CAB 01610 oppure sul conto corrente postalen. 45258571 intestato a Associazione Care The People onlus· donando beni personali o prodotti della propria azienda
 

Soccorso popolare libanese

 

La criminale aggressione di Israele ha ridotto il Libano ad un cumulo di macerie. La popolazione libanese sta pagando un prezzo altissimo in termini di vittime e sofferenze: intere città e villaggi distrutti, mentre ormai mancano i più elementari mezzi di sussistenza.

E' fondamentale avviare una campagna di sostegno alle organizzazioni libanesi laiche, di sinistra e comuniste per il supporto alla popolazione civile.

Invitiamo a fare donazioni al
SOCCORSO POPOLARE LIBANESE:
Societè generale de Banque au Liban (SGBL) Branch Mazraa - Beirut Conto n.011-001-360-18178102-4
Intestato: Secours Populaire Libanais

e alla
GIOVENTU' COMUNISTA LIBANESE che opera nei campi profughi:
Societè Generale de Banque au Liban (SGBL) Branch Mazraa - Beirut Account No: 362-182658
Mame: Alì Selman
Swift: SGLIBBX

    La sezione Dolores Ibarruri  in collaborazione con la sezione di Givoletto e l'associazione umanitaria Unifam ha devoluto  una somma raccolta per la ricostruzione e l'ammodernamento di un istituto scolastico, una scuola materna del comune di Hoa Khuong, presso la città di Danag in Vietnam.     (anno 2005)                          

 

Prosegue l'iniziativa della Sezione per  il Viet Nam

Giovedì 17 novembre 05  Unifam Unione contro la fame nel mondo ha presentato: Viet Nam a trent'anni da una terribile guerra, la rinascita del paese con

1) proiezione filmato

2) aggiornamento lavori progetto ampliamento scuola materna a Dagan -

ha partecipato Enzo Falcone Presidente di Care the People - Onlus

                             

al Parco Ruffini - Torino

Il dibattito è stato curato dalla Sezionedei Comunisti Italiani.  Una serata di cultura e solidarietà.

Parlare di Vietnam vuol dire ancora trattare temi legati al sanguinoso evento bellico che per undici anni ha infestato il paese indocinese.Martedì 19 luglio, presso la sala consiliriare della quinta Circoscrizione, Comunisti Italiani e l'associazione umaniraria Unifam, sono tornate a raccontare di Vietnam, dei suoi mille problemi, ma anche delle sue speranze di crescita e sviluppo, economico, ma sopratutto sociale. L'occasione è scaturita da una colloborazione che ha visto il PdCI della sezione Dolores Ibarruri di Via Verolengo in collaborazione con la sezione di Givoletto, devolvere una somma raccolta per la ricostruzione e l'ammodernamento di un istituto scolastico, una scuola materna del comune di Hoa Khuong, presso la città di Danag. Presente alla serata Enzo Falcone, medico, volontario dell'Unifam, dapprima volontario in Africa Occidentale ed ora attivo in Indocina. "Unifam, a differenza di altre associazioni è costiituita nella sua totalità da volontari e ciò influisce molto sulle somme ricavate tramite beneficienza che vengono poi tradotte in progetti - ha affermato Falcone - la guerra del Vietnam ci ha consegnato quattro milioni di morti, un milione di handicappati, ed un terriotrio dilaniato dalle mine antiuomo che mietono centinaia di vitime. Ci ha consegnato un territorio inquinato dalla diossina e da diserbanti di ogni tipo utilizzati dagli americani nell'intento di scovare i viet-kong. Oggi un vietnamita vive con meno di 400 euro all'anno, il sistema sanitario è carente, non vi è acqua potabile per tutti ma c'è comunque dignità, è una povertà dignitosa. C'è la volontà di sviluppo da parte dei cittadini e dell'attuale governo, purtroppo i mezzi sono carenti." Secondo Enzo Falcone, il mercato vietnamita si sta lentamente aprendo ai capitali stranieri, con ocolutezza, con razionalità, attento a scongiurare l'instaurarsi di una egemonia di mercato dettata da qualche multinazionale.(Tratto dal giornale La Nuova del 21  luglio 2005)