La Sezione
Dolores Ibarruri è in Via Verolengo n. 180 -
Torino -
Tel./ fax 011.4559700
e-mail
posta@pdci-ibarruri.it
SMS SOLIDALE PER EMERGENCY: con un
SMS o una chiamata da fisso al 45508
donerai 2 euro
al nostro ospedale di Kabul
pubblicata da
EMERGENCY il giorno lunedì 30
gennaio 2012
Kabul,
Afghanistan. Nell'aprile 2001 abbiamo
aperto un ospedale per vittime di
guerra. In 10 anni abbiamo curato oltre
100 mila pazienti. Uno su tre è un
bambino. Oggi la guerra continua a fare
vittime. Noi continuiamo a curarle.
Aiutaci a non
smettere: con un SMS o una chiamata da
rete fissa al numero 45508 donerai 2
euro a sostegno del Centro chirurgico di
EMERGENCY a Kabul e dei nostri Posti di
primo soccorso e Centri sanitari che
offrono cure anche agli abitanti dei
villaggi più isolati.
Cari amici, abbiamo lanciato una
campagna per sostenere il nostro
ospedale di Kabul. Chi vuole
aiutarci può inviare un SMS al 45508
o chiamare lo stesso numero da rete
fissa. Ma se chi riceve questo
messaggio lo rimanda ai suoi amici,
ci rende un servizio ancora più
prezioso. Grazie in anticipo per
quello che farete.
Di seguito il comunicato stampa:
"Dal 30 gennaio fino al 19
febbraio, inviando un SMS al numero
45508 o chiamando allo stesso numero
da rete fissa, si potrà sostenere il
Centro chirurgico per
vittime di guerra a Kabul, in
Afghanistan, e i 9 Posti di primo
soccorso / Centri sanitari di
riferimento nell’area di Kabul. Gli
utenti Tim, Vodafone, Wind, 3,
PosteMobile, CoopVoce, Tiscali e
Nòverca potranno inviare un SMS al
numero 45508 del valore di 2 euro;
sarà possibile donare 2 euro anche
chiamando lo stesso numero da rete
fissa Telecom Italia, Infostrada,
Fastweb, TeleTu e Tiscali.
L'intero ricavato sarà devoluto a
Emergency.
La guerra in Afghanistan ha causato
un milione e mezzo di morti e
quattro milioni di profughi. Le
mine, le cluster bombs e gli ordigni
inesplosi che infestano il
territorio sono una minaccia
costante. Negli ultimi 10 anni, le
condizioni di vita della popolazione
sono drasticamente peggiorate: il
tasso di povertà assoluta è salito
dal 23 al 36 per cento;
l’aspettativa di vita è scesa da 46
a 44 anni (in Italia è di 81); la
mortalità infantile è salita dal 147
al 149 per mille (in Italia è il 3
per mille). Denutrizione, scarso
accesso ad acqua sicura, epidemie di
tubercolosi non trovano risposte in
un sistema sanitario nazionale
inadeguato ai bisogni della
popolazione. Il Centro chirurgico di
Kabul è stato aperto nell'aprile
2001 per portare cure gratuite e di
elevata qualità alle vittime del
conflitto.
Nell'ospedale, aperto sotto il
regime dei talebani, oltre il 40 per
cento dello staff locale era
femminile. All'inizio dell'ultima
guerra contro l'Afghanistan,
nell'autunno 2001, Emergency era
l'unica Ong internazionale presente
nel paese e il suo ospedale di Kabul
era il centro di riferimento per i
feriti di guerra. Negli anni, il
centro si è specializzato anche in
traumatologia; da luglio 2010, per
far fronte all’aumento dei feriti, i
criteri di ammissione sono stati
limitati alla sola chirurgia di
guerra. La linea del fronte,
infatti, si è spostata sempre più
vicina alla capitale e sono sempre
più frequenti gli attentati in
città. Dall'aprile 2001 a dicembre
2011, il Centro chirurgico di Kabul
ha curato oltre 100 mila persone,
per oltre il 90% civili. Uno su tre
era un bambino. L'ospedale di Kabul
è il centro di riferimento per i
pazienti visitati presso i Centri
sanitari e i Posti di primo soccorso
di Emergency di Azra, Ghazni, Logar,
Maydan Shahr, Mirbachakot, Said Khil,
Sayad, le cliniche di Emergency
all'interno ! degli orfanotrofi
maschile e femminile, del
riformatorio Juvenile Reha
bilitation Center di Kabul e nelle
principali prigioni della città. Dal
1999, Emergency ha curato in
Afghanistan oltre 3 milioni di
persone nei Centri chirurgici di
Kabul, di Lashkar-gah e Anabah, nel
Centro di maternità di Anabah e
nella rete di 30 Centri sanitari e
Posti di primo soccorso che ha
costruito in tutto il Paese."
Il PdCI di Messina informa che:
Il Pdci, il Prc e gruppi di cittadini volontari solidali con le
popolazioni colpite dal nubifragio comunicano che da sabato 3 ottobre è
stato organizzato nella zona nord della città, presso la sede del PdCI, sita
in viale Giostra, n. 5 , is. 491/a, un centro raccolta di beni di prima
necessità.
Soddisfacente è stata la risposta dei messinesi che hanno consentito di
donare finora alla Protezione Civile un centinaio di scatoloni contenenti
beni di prima necessità.
I militanti dei due partiti e i volontari non si sono risparmiati
nell’adempiere a quello che ritengono essere un imperativo morale e civile,
accogliendo presso i suddetti locali, 24 ore su 24, tutti coloro che
generosamente hanno aderito alla causa, oltrepassando le appartenenze
politiche.
L’attività del gruppo è improntata alla pedissequa osservanza delle
disposizioni della Protezione Civile, pertanto al fine di razionalizzare gli
interventi è stato predisposto un ordine di priorità rispetto ai beni da
conferire, in base al quale si privilegiano generi alimentari e prodotti per
l'igiene dei bambini (shampini, cremine ecc. ecc.), oltre chè detergenti in
generale (shampoo, sapone liquido) e prodotti per l'igiene (assorbenti,
pannolini, carta assorbente,carta igienica ecc.).
Personale medico e paramedico si è messo a disposizione ed è stato invitato
a contattare e collaborare con i centri operativi siti in via Acireale.
Il Pdci, il Prc e i volontari ringraziano tutti coloro che hanno portato il
loro prezioso contributo e auspicano che un numero sempre crescente di
cittadini risponda alla chiamata della solidarietà.
Per il Pdci Giacinta Previte
Per il Prc Carmelo Ingegnere
Per il Gruppo “Aiutiamo i Nostri Concittadini” Vincenzo Giannone
Noi comunisti non siamo e non saremo
complici
di
Marica Guazzora
"Noi facciamo
solo la volontà del governo". E'
lo slogan urlato da una
squadraccia nazista che ha pestato
selvaggiamente un migrante a
Roma. Poche ore dopo diventavano
legge dello Stato italiano il
razzismo e la schiavitù. Oggi è
l'8 di agosto del 2009. Una data
da ricordare come un giorno nero
per il nostro Paese. Entra un
vigore una legge razzista,
antidemocratica, una legge che
viola la Costituzione perchè le
donne e gli uomini che vivono in
Italia da oggi non sono più
uguali. E' una legge che
colpisce
la libertà, la democrazia, i
diritti. Da oggi questa legge
sarà applicata in tutte le sue
orrende forme. Che significa per
un clandestino pagare una multa
da 5.000 a 10.000 euro? Dove
prenderà i soldi? Tutte quelle
donne e quegli uomini che sono
venuti in Italia con la speranza
di vivere una vita migliore,
di avere un futuro, esattamente come hanno fatto
i nostri nonni emigrati nel
primo novecento, vedranno morire le
loro speranze, persone che stanno lavorando
in nero non per cattiva volontà
ma perchè non hanno potuto
mettersi in regola
per colpa della legge Bossi-Fini
che non glielo ha permesso e
così sono senza permesso di
soggiorno e di fatto da oggi
clandestini perseguibili per
legge.
La
permanenza nei Cpt viene
allungata nel tempo e
addirittura si raddoppiano i
posti per fare spazio a
più gente, invece di eliminare
questi lager che sono i Centri
di permanenza temporanea, luoghi
che spesso ammassano donne
e uomini fuggiti dal proprio
paese per fuggire dalla fame,
dalla guerra, dalle carestie e
invece di trovare asilo e
ospitalità in Italia si
ritrovano in una galera.
Si parla spesso di clandestini e
di numeri, e ci si dimentica che
sono persone in carne ed
ossa quelle che vengono
respinte, rimandate ad un infame
destino.
E le
ronde? Pericolose, inutili
e anche dannose, porteranno più
lavoro alle forze di polizia che
dovranno proteggere anche quei
cittadini che si improvviseranno
tutori dell'ordine. E poi quanti
pestaggi potranno essere
effettuati con la complicità
della legge al grido di "Noi
facciamo solo la volontà del
governo?" E la cruda realtà è
che questo slogan è purtroppo
vero.
In altri
tempi siamo stati un paese
democratico, antifascista,
antirazzista, accogliente e
tollerante. Non lasciamo che
queste parole rimangano
solo un bel ricordo, che questa
porcheria di oggi passi
sotto silenzio.
Feroci con i deboli, cattivi con
i disperati, brutali con i
diversi. Ecco come ci appare
l’Italia razzista e xenofoba che
governo e maggioranza
assecondano con leggi che non
favoriscono né la tolleranza né
la sicurezza.
Diciamo alto e sempre il nostro
NO. Noi comunisti non siamo e
non saremo complici di questa
gentaglia.
Il sincero cordoglio per questa splendida donna da
una militante contro le sofferenze degli oppressi. mg
Ciao Teresa
E'
morta oggi a Milano la fondatrice e presidente di Emergency Teresa
Strada, moglie di Gino Strada ma ancor prima splendido esempio di
forza,coraggio e determinazione!
"Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo dell'amicizia,
del rispetto per la vita e per la sofferenza di tutti, dopo il lungo
tempo di affetto, di speranze di timore per la sua sorte personale,
Emergency annuncia la morte della sua presidente Teresa Sarti Strada.
Con la stessa apertura e con la stessa semplicità che aveva voluto per
la vita di Emergency, Teresa ha accettato anche in questi suoi ultimi
giorni la vicinanza di tutti coloro che hanno voluto esserle accanto. La
serenità consapevole con la quale è andata incontro alla conclusione del
suo tempo ha espresso il coraggio e la determinazione che rappresentano
la verità della nostra azione in un'attività che ha dato senso alla sua
e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo coincide per noi con il
rinnovo dello nostro impegno per la pace e per la solidarietà"
Sul sito www.emergency.it è
possibile lasciare un saluto per Teresa.
Destinazione
5 per mille
Care the
People attualmente sta sviluppando iniziative nelle province
centrali del Vietnam, dove opera
direttamente attraverso alcuni soci residenti. Questo permette la
continuità, il controllo e l'evoluzione costante dei progetti, nonchè
l'identificazione di nuove necessità sul territorio.
per destinare a Carethepeople il 5 per mille delle tasse
sul reddito ecco il nostro codice fiscale da specificare sulla
dichiarazione dei redditi, 730, 740:
97 333 960 157
La destinazione del 5‰
non modifica l'ammontare dell'imposta.
Le scelte della destinazione del 5‰
e dell'8‰
non sono in alcun modo tra loro alternative. Quindi nessuna concorrenza
tra loro,e nessun incremento dell’importo delle tasse pagate.
I titolari di un solo reddito da lavoro dipendente o di una pensione che
non devono presentare la dichiarazione dei redditi possono consegnare la
scheda (compilata come si è detto sopra) in busta chiusa a un ufficio
postale, a uno sportello bancario (entro il 31 luglio), ai CAF (entro il
30 aprile), o a un professionista intermediario abilitato
Russkij Mir
Cari amici,
con una firma potete versare alla
nostra associazione culturale il 5 per mille dell'imposta sul
reddito delle persone fisiche (Irpef) con la prossima dichiarazione
dei redditi.
Basta scrivere il
codice fiscale della Russkij Mir
80089740015 e firmare nell'apposita scheda allegata
al CUD, oppure al modello 730, oppure al modello Unico 2007.
Italia Cuba
sostieni
l’Associazione di Amicizia Italia Cuba con il 5 per mille
codice fiscale 96233920584
Emergency
Anche chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi
può comunque richiedere la scheda al datore di lavoro o
dell’ente erogatore della pensione e consegnarla (compilata
e in busta chiusa) a un ufficio postale, a uno sportello
bancario, che le ricevono gratuitamente, o a un
intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF,
commercialisti, etc.). Sulla busta occorre scrivere
DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF e indicare cognome, nome
e codice fiscale del contribuente.
Emergency riferirà dell'impiego dei fondi devoluti con il 5
per mille attraverso la sua rivista e il suo sito
internet.
SUPERATE LE 4500 FIRME
"Di fronte all’offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili
libertà e diritti civili degli individui (che andrebbero invece
decisamente ampliati), e alla subalternità e passività dello Stato
nelle sue istituzioni parlamentari e governative, benché non
credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei
redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l’otto
per mille alla Chiesa Evangelica Valdese che le libertà e i diritti
civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che
si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille
esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di
sostegno per i ministri e le opere della propria confessione
religiosa." Tra i primi firmatari:
Umberto Eco, Margherita Hack,
Vasco Rossi, Andrea Camilleri,
Dario Fo, Michele Santoro,
Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli,
Oliviero Toscani, Lella Costa,
don Enzo Mazzi, Simone Cristicchi,
Giorgio Bocca, Ferzan Ozpetek,
Paolo Flores d’Arcais... FIRMA L'APPELLO
-
LE FIRME
-
Dalla
parte dei palestinesi
Gaza: l'ora
dei conti
di Michel Warschawski – 24.1.2009
Se
Tzipi dice che sono diventati pazzi ("siamo esplosi"), allora perché
aggiungere altro. Non è dunque Ahmadinejad il pazzo della regione ma la
banda di Tzipi e Barak. Bisognerebbe trarne le conseguenze a livello
diplomatico e all’ONU.
Più di 1.300 morti, migliaia
di feriti, centinaia di distruzioni: la carneficina israeliana a Gaza
segna un disastro politico per lo Stato ebraico.
Dal 19 gennaio mattina, i
soldati israeliani hanno cominciato a ritirarsi dalla città di Gaza.
Lasciano dietro di loro un carnaio e campi di macerie. E tonnellate di
odio, quante sono le tonnellate di bombe riversate su uno spazio più
piccolo di una circoscrizione di Parigi, dove sono ammassate centinaia
di migliaia di donne, uomini, bambini e vecchi. La missione
«civilizzatrice» dello Stato ebraico si conclude così, fino alla
prossima volta. Dopo il conteggio dei morti (più di 1.300 finora, ma se
ne scoprono ancora sotto le macerie), ora comincia il momento dei conti
politici.
I conti con Mahmud Abbas:
si è rivelato, agli occhi della popolazione palestinese, come un volgare
collaborazionista, e non come il presidente di tutto il popolo
palestinese. Se non ha applaudito apertamente alla distruzione di Gaza,
è perché sapeva che questo gli avrebbe verosimilmente costato la vita.
Se, come gli suggerivano alcuni dirigenti israeliani, avesse dovuto
tornare a Gaza sui carri armati israeliani, gli stessi che hanno
seminato morte e distruzione, sarebbe stata la fine dell'Autorità
palestinese, Cisgiordania compresa.
I conti con gli Stati arabi,
che si sono divisi tra quelli che hanno sostenuto apertamente
l'aggressione israeliana, come l'Egitto, e quelli che hanno taciuto,
promettendo un aiuto umanitario, come dei volgari Kouchner.
I conti con la «comunità
internazionale»,
che ha deplorato le vittime innocenti, lasciando scientemente ad Israele
il tempo necessario per finire la sua operazione. La prestazione di
Nicolas Sarkozy è stata, senza dubbio, la più ipocrita di tutte. Questa
dimissione della comunità internazionale avrà effetti a lungo termine
sull'insieme dell'Asia occidentale con, tra l’altro, il rafforzamento
dell'integralismo che è sempre la risposta alla dimissione del diritto.
Solo una rapida messa sotto accusa dei dirigenti israeliani davanti ad
un tribunale internazionale per crimini di guerra, cioè crimini contro
l'umanità, potrebbe ridorare un po’ il blasone macchiato di sangue della
comunità delle nazioni.
Per quanto concerne lo
Stato d'Israele, i conti saranno molto più complicati e, alla fine,
catastrofici. A breve termine, esso si consacra come Stato canaglia
numero uno del pianeta, come dichiara la ministra degli Esteri, Tzipi
Livni : «Abbiamo dimostrato di essere pronti a esplodere, se occorre». A
breve termine anche, la riprovazione di tutta la società umana che, in
massa, ha manifestato la sua rivolta di fronte alla barbarie israeliana.
Gli amici d'Israele dovranno lavorare duramente per convincere che lo
Stato ebraico ha ancora il suo posto tra le nazioni civili. Ma, a lungo
termine, il prezzo da pagare è letteralmente catastrofico: il martirio
di Gaza chiude definitivamente la porta di quella che i diplomatici
americani hanno chiamato la finestra di opportunità, quando i
Palestinesi avevano aperto a Israele, all’inizio degli anni ‘90, una
legittimità nel mondo arabo. La rottura delle relazioni diplomatiche, da
parte di parecchi Stati arabi, indica lo stato d'animo delle loro
opinioni pubbliche: Israele non è frequentabile e non ha un suo posto
nel mondo arabo. Per 200 milioni di Arabi, per più di un miliardo di
musulmani, i crimini di queste ultime settimane hanno definitivamente
confermato, contro ogni discorso di «riconciliazione storica» e di «pace
dei coraggiosi», che non si può fare la pace con un’entità che tratta il
suo ambiente vicino e lontano come dei barbari che bisogna sradicare.
Dopo Gaza, i dirigenti iraniani, per esempio, non possono più prendere
alla leggera l'eventualità di un intervento nucleare israeliano. Come ha
detto Tzipi Livni: «Abbiamo dimostrato che siamo pronti a esplodere».
Disumanizzando il milione e
mezzo di Palestinesi dei Gaza, Israele ha perso, agli occhi delle
popolazioni del mondo arabo, il diritto ad esistere in mezzo a questo
stesso mondo arabo. Qualche migliaio di Israeliani che manifestano
contro la guerra e l'unico soldato che ha rifiutato di raggiungere la
sua unità non bastano, purtroppo, a inclinare la bilancia nell'altro
senso, dato che gli «intellettuali di sinistra» i più visibili sui media
si sono vergognosamente allineati ai discorsi del governo, rilanciando
anche, come Abraham B. Yehoshua, sulla giustificazione dei crimini di
guerra. La «vittoria militare» israeliana rischia di essere la sua più
grande disfatta politica.
Dobbiamo
usare il terrore
Red. mg
....Ben
Gurion, il padre di Israele, lasciò scritto: "Dobbiamo usare il
terrore, l'assassinio, l'intimidazione, la confisca delle loro terre,
per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba".
E ancora: "C'è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una
famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi.
Durante l'operazione non c'è bisogno di distinguere fra colpevoli e
innocenti".
Quell'uomo pronunciò quelle agghiaccianti parole 20 anni prima della
nascita dell'OLP, più di 30 anni prima della nascita di Hamas, 50 anni
prima dell'esplosione del primo razzo Qassam su Sderot in
Israele....(Paolo Barnard)
E oggi si chiede l'uccisione del reporter del
Manifesto da Gaza Vittorio Arrigoni
Il sito http://stoptheism. com/
invita ad uccidere i pochi volontari che prestano assistenza
sanitaria a Gaza sotto le bombe israeliane.
Si tratta dei volontari dell'ISM (International Solidarity Movement),
americani, australiani, spagnoli, italiani, ecc. da cui provengono
le rare notizie sulla reale entità dell'aggressione israeliana a
Gaza. Tra di essi, Vittorio Arrigoni, cooperatore e attivista dei
diritti umani.
E' un vero e proprio incitamento all'assassinio supportato da foto
segnaletiche. E' inconcepibile che esso sia ancora on-line. Il
Governo italiano e il Ministero degli Affari Esteri si attivino
subito per chiederne l' immediato oscuramento e chiusura e per
assicurare i responsabili alla giustizia.
Rete
Ebrei contro l'occupazione
Gli ebrei
invitano i soldati israeliani a fermare i crimini di guerra
Noi ebrei della comunità internazionale invitiamo i soldati
israeliani a issare la Bandiera Nera dell'illegalità sulle operazioni
contro la popolazione di Gaza.
Ci rifiutiamo di rimanere in silenzio mentre i leader israeliani
costringono i soldati israeliani a commettere crimini di guerra: crimini
contro l'umanità per i quali saranno un giorno chiamati a rispondere. I
soldati israeliani di coscienza possono e devono fermare questa guerra
pericolosa, illegale e immorale.
Questa attività criminale non migliora la salute e il benessere degli
ebrei. Piuttosto, da Sderot a Sidney, da Ashkelon a Amsterdam, staremo
tutti meglio quando ci sarà giustizia per i palestinesi.
Pertanto, vi chiediamo di utilizzare tutte le misure possibili per
fermare queste atrocità contro il popolo palestinese. Non si deve
semplicemente disobbedire a ordini palesemente illegali, ma bisogna
opporsi ad essi attivamente ed efficacemente.
Noi membri della comunità ebraica internazionale, ci appelliamo a voi,
soldati israeliani di coscienza, per bloccare la macchina bellica
israeliana; solo voi potete e dovete farlo.
Organizzazioni promotrici per Paese:
Jews for Israeli-Palestinian Peace (JIPF), Sweden
European Jews for a Just Peace, Europe
American Jews for a Just Peace, United States
Tikkun Community Chicago United States
Jewish Women for Justice in Israel/Palestine (Boston, MA), United States
Jewish Voice for Peace-Chicago, United States
People of Faith CT, United States
Jews Against the Occupation – NYC, United States
Jews Against the Occupation (Central NJ), United States
Israeli Committee Against House Demolitions, Israel
Jews for Justice for Palestine, Britain
Portland Peaceful Response Coalition, United States
ICAHD-USA United States
Tucson Women in Black, United States
Not In My Name – SA, South Africa
Women in Black Union Square NYC, United States
Italian Network of Jews against the Occupation (Rete-ECO), Italy
Oggi pomeriggio migliaia di persone hanno sfilato a Torino da Porta
Palazzo a Via Verdi, sotto la sede Rai, contro il genocidio di Gaza da parte del governo di
Israele gridando per la libertà del popolo palestinese che subisce in
questi giorni il bombardamento e il massacro casa per casa di donne,
bambini e uomini civili nell'indifferenza dei media che continuano
a comunicare notizie false come se tutto questo fosse successo per colpa
dei missili sparati da Hamas quando è ormai certo che da mesi il
governo di Israele preparava questo attacco. Sono più di 900 i morti,
tra cui più di 200 bambini, e
più di 3.300 i feriti, in un luogo che è una prigione a cielo aperto,
dove per i profughi è impossibile fuggire, circondati da un muro senza
sbocchi, dove già prima dei
bombardamenti gli ospedali erano sprovvisti di tutto, dove la
popolazione già era stremata dalla mancanza di cibo e di acqua. Un
genocidio, un crimine contro l'umanità. Gridiamo il nostro sdegno, come
abbiamo gridato oggi insieme alle donne arabe e palestinesi che in corteo
hanno portato i loro figli che reggevano bambolotti sporchi di
sangue a raffigurare i bimbi palestinesi ammazzati dal governo di
Israele. I soliti benpensanti gridano allo scandalo se viene
bruciata la bandiera di Israele ma non gridano allo scandalo per chi
brucia i bambini palestinesi!!! Per chi usa armi micidiali come
il fosforo bianco!
Viviamo in un mondo dove un pezzo di stoffa è più importante delle vite
umane! E' questo il vero scandalo. E' questa la vera vergogna
dell'umanità.
Israele si rifugia dietro la Shoah per commettere i crimini più atroci,
e chi non è d'accordo è tacciato di antisemitismo. Sono anni che
il governo di Israele lavora sistematicamente alla distruzione totale di
un popolo, non sono lontani i bombardamenti sul Libano, eppure si riesce
a guardare inorriditi la bandiera bruciata e non si guarda inorriditi le
foto che ci arrivano dalla Striscia di Gaza dove il massacro è di esseri
umani colpevoli solo di essere palestinesi e non si fa nulla per fermare
la mano dei massacratori.
I comunisti sono capaci di grandi divisioni ma sanno anche
trovare momenti di grande unità quando si trovano di fronte grandi
ingiustizie. I comunisti torinesi oggi, tutti uniti, hanno sfilato
in solidarietà con la Resistenza palestinese, per fermare la mano degli
assassini.
Per
il sesto giorno consecutivo continua l’aggressione criminale
sionista contro la popolazione di Gaza .
Al di là
della divisione politica tra Hamas e al
Fatah, consideriamo
questa aggressione israeliana diretta contro tutto il popolo
palestinese e questo comporta un riflessione palestinese
urgente su alcune verità:
L’aggressione di
Gaza rappresenta nell’area medio-orientale
l’ennesimo atto del conflitto tra
due progetti: quello di liberazione nazionale araba, e l’altro
legato alla politica
Israelo-Americana, che mira a colpire il costituenteprogetto di liberazione nazionale, soprattutto in
Palestina, Libano ed Iraq. Questo richiede la massima attenzione
da parte di tutti, ed in particolare da
Fatah e Hamas, per
affrontare l’aggressione sionista e le sue conseguenze future
sulla questione Palestinese.
La seconda verità, oramai evidente a
tutti, è che alcune parti arabe e palestinesi sonoparte integrante del progetto nemico
Israelo- Americano
e remano contro il progetto di liberazionea carte scoperte contro la resistenza palestinese e ildiritto legittimo alla resistenza armata, così si
spiegano le dichiarazioni dei dirigenti egiziani che addossano
la responsabilità dell’aggressione alla resistenza Palestinese.
La posizione della
stessa ANP non è diversa dalla
posizione araba complice con l’aggressione israeliana a Gaza,
questo è evidente nelle dichiarazioni di alcuni esponentidell’ANP.
Accusare la resistenza palestinese della
responsabilità dell’aggressione perché non ha prolungato la
tregua è falso ed ingiusto, perché la tregua è stata rispettata
per sei mesi, nonostante Israele in quel periodo la abbia
violataalmeno 117 volte, e non
abbia rispettatole condizione
concordate, soprattutto l’apertura dei valichi e la estensione
della tregua alla
Cis-Giordania. Israele vuole una tregua solo da parte dei
palestinesi e avere mano libera a Gaza come in
Cis-Giordania.
La
possibilità dell’apertura del valico di
Rafah, in seguito
alla crescente pressione popolare, e la rottura dell’embargo,
prima di aver piegato la volontà
del popolo palestinese e la resa della resistenza, ha scatenato
un attacco feroce per anticipare i tempi,pressato dalla campagna elettorale in corso in Israele
che alimenta la gara a chi, fra i leader, è più feroce nei
confronti dei palestinesi .
Di fronte a questo
scenario e per contrastare il progetto
Israelo-Americano è
necessario:
Il ritorno al tavolo delle trattative
inter-palestinese per concretizzare l’unità nazionale.
Formare un fronte unitario di resistenza.
Fermare e non congelare ogni tipo di
trattative tra l’ANP ed il nemico Israeliano.
Fermare ogni tipo di campagna di accuse e
contro accuse tra l’ANP e Hamas per iniziare il processo di
conciliazione e il consolidamento dell’unità nazionale.
Ribadire che l’OLP è l’unico e legittimo
rappresentante del popolo palestinese in base alla sua
ricostituzione su basi democratiche.
Insistere per la convocazione del vertice
della lega Araba per fermare l’aggressione e chiedere ai paesi
arabi di ritirare il cosiddetto “ Piano di pace della lega
Araba”, tra l’altro Israele non è stato mai accettato.
Infine, con
molto rispetto, salutiamotutti i popoli
arabi le forze internazionaliste che hanno manifestato la loro
solidarietà al popolo palestinese.
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
L’ufficio
Politico, Palestina01.01.2009
S.O.S Gaza
Raccolta di fondi
per l’ospedale Al Awda di Jabalya
La
feroce aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza arriva
dopo anni di un embargo internazionale voluto da Israele, dagli
Stati Uniti e dall’Unione Europea. Come conseguenza di questo
embargo criminale, le strutture sanitarie e sociali di Gaza
erano prossime al collasso già prima dell’ultima offensiva
israeliana.
In questo
momento drammatico, la crisi umanitaria a Gaza è totale, ed è
una crisi voluta dallo Stato sionista ed i suoi alleati, perché
funzionale alla pulizia etnica, che continua ad essere il vero
obiettivo strategico di Tel Aviv.
Per dare
il nostro contributo concreto alla lotta dei Palestinesi di Gaza
contro l’annientamento, ci impegniamo in una campagna
straordinaria di raccolta fondi, in collaborazione con l’Unione
dei Comitati della Sanità di Gaza e l’ospedale Al Awda di
Jabalya. Iniziamo ora questa campagna straordinaria per essere
in grado di far pervenire i contributi non appena sarà
possibile, coordinandoci con i comitati popolari che operano in
Egitto, nel Sinai, nelle immediate vicinanze del confine con la
Striscia di Gaza.
Abbiamo deciso di raccogliere contributi in denaro perché il
materiale sanitario e umanitario di cui c’è bisogno a Gaza è
reperibile in Egitto a costi inferiori rispetto a quelli
italiani e perché questo consentirà una maggiora puntualità
delle scelte, anche in relazione alla somma che riusciremo a
raccogliere. Invitiamo dunque i comitati, le associazioni e
chiunque voglia contribuire, anche attraverso l’organizzazione
di iniziative specifiche, a far pervenire i contributi sul conto
corrente postale n. 47209002, intestato a Monti Germano, con la
causale S.O.S. Gaza. Si prega di dare comunicazione del
versamento alla casella di posta del forum. In questo modo
l’elenco dei contributi pervenuti sarà trasparente e verrà
aggiornato in tempo reale sui siti
www.forumpalestina.org
e
www.udap.net.
Forum
Palestina – Unione Democratica Arabo-Palestinese
Auguri di libertà
Red. mg
Torino, 28
dicembre 2008. Avevo messo sul sito questo messaggio di pace,
auguri di libertà per la Palestina, una bimba che vola attaccata ai
palloncini per superare il muro. Ieri il governo israeliano ha
iniziato un bombardamento sulla striscia di Gaza che ha causato almeno
trecento morti e centinaia di feriti. Civili. Uomini, donne, bambini. Un
massacro, in una lingua di terra circondata dal muro israeliano,
una prigione a cielo aperto, dove già mancavano il cibo, l'acqua e
l'assistenza sanitaria. E' un tentativo di genocidio. Arrivo ora da un
presidio che abbiamo tenuto in Piazza San Carlo, che poi è terminato di
fronte alla sede della Rai. Il freddo intenso, la giornata festiva, non
ci hanno
impedito di partecipare con le bandiere della Palestina a questo
presidio organizzato nell'ultimo minuto, ma è necessario che la comunità
europea, il mondo intero, si mobilitino per far cessare il massacro,
mentre Israele si prepara a sferrare anche un attacco di terra. Un
Capodanno tristissimo, di sangue, di violenza e di morte.
Faranno il deserto e lo chiameranno pace. Non lasciamo solo
il popolo palestinese. Hanno bisogno del sostegno di tutti noi.
Per non
dimenticare Carlo Giuliani
Il
pericolo di destra nei partiti comunisti
Agosto 1968 -
Agosto 2008
di
Massimo Ciusani
Agli
inizi degli anni 60 in Cecoslovacchia i rapporti di produzione
socialisti furono instaurati in tutti i settori dell’economia. Furono
radicalmente trasformate la struttura sociale e di classe della società,
ma ci fu una grave sottovalutazione dell’influenza delle ex classi
sfruttatrici e delle loro capacità di attivarsi nelle condizioni create
dalla pressione ideologica del mondo capitalista. Ci fu un’attenuazione
della lotta contro l’ideologia borghese, contro concezioni e tendenze
pericolose e sempre più frequenti e gravi furono le sortite dei
nazionalisti e dei revisionisti, i quali esaltavano la repubblica
borghese, il suo preteso democraticismo ed in particolare il principio
del pluripartitismo. Nel partito vi furono chiare manifestazioni di
indecisione nel combattere tali idee e tendenze pericolose. Si permise
di occupare posti di elevata responsabilità a persone con posizioni
antisocialiste e revisioniste. Nel gennaio 1968 il compagno Antonin
Novotny, comunista dal 1921, membro del Comintern, detenuto nei campi di
concentramento nazista, Primo Segretario del Comitato Centrale del PCC,
deve lasciare la carica. Prende il suo posto un losco figuro come
Aleksandr Dubcek che non orienta assolutamente il partito verso
un’intensificazione della lotta contro l’opportunismo di destra sempre
più attivo.
Le forze ex sfruttatrici, i cui interessi erano stati
colpiti dalla vittoria della rivoluzione socialista, approfittano
dell’indebolimento della direzione del partito per prendersi la
rivincita della sconfitta subìta nel febbraio del 1948. Diverse
organizzazioni controrivoluzionarie cominciano ad operare apertamente.
Gli opportunisti di destra presenti in posizioni chiave negli organi di
partito mascherano le loro vere posizioni ed adottano strumentalmente
parole d’ordine quali “migliorare il socialismo”, “democratizzare”,
“umanizzare”. L’aspirazione a distruggere la base economica del
socialismo, la proprietà statale dei mezzi di produzione, viene
giustificata con la teoria del cosiddetto “socialismo di mercato” e
porta alla restaurazione del capitalismo nella sfera della produzione e
del commercio. Le forze di destra operano sempre più apertamente per il
distacco della Cecoslovacchia dai Paesi della Comunità socialista e per
orientare la sua politica estera in direzione dei paesi capitalistici.
Agli inizi di agosto del 1968 si scatena una campagna di provocazioni
con lo scioglimento della milizia popolare che aveva avuto un ruolo
essenziale nella vittoria della classe operaia sulla borghesia nel
febbraio 1948. Si apre la caccia contro gli operai che si oppongono ai
tentativi controrivoluzionari. E’ ormai chiara la minaccia per il
socialismo.
Gli operai ed i lavoratori cecoslovacchi, sottoposti
all’attacco degli opportunisti e dei revisionisti interni non riescono a
sostenere l’assalto della controrivoluzione e dei nemici esterni del
socialismo con le loro sole forze. Migliaia di comunisti
internazionalisti, di operai, membri del CC del PCC e del governo in
quei giorni di duri ed aspri scontri, si rivolgono ai partiti fratelli
ed ai governi dei Paesi del Patto di Varsavia chiedendo aiuto per il
popolo cecoslovacco in difesa delle conquiste socialiste. Assolvendo il
loro dovere internazionalista, cinque Paesi socialisti fratelli (URSS,
Polonia, Ungheria, RDT e Bulgaria) decidono di portare aiuto ai popoli
della Cecoslovacchia nella loro lotta alla controrivoluzione, in difesa
del socialismo, del progresso, della democrazia.
L’entrata in
Cecoslovacchia, il 21 agosto di 40 anni fa, delle truppe dei cinque
Paesi socialisti alleati impedì alla reazione interna ed internazionale
di attuare il loro progetto criminale. Questo atto di solidarietà
internazionalista aiutò i lavoratori della Cecoslovacchia ad unire e
moltiplicare le loro forze nella lotta contro il revisionismo e a
ripristinare una giusta direzione e linea politica. I mesi successivi
all’agosto del 1968 furono caratterizzati da una forte ed acuta lotta
delle forze marxiste-leniniste all’interno del PCC contro quelle
controrivoluzionarie, revisioniste e moderate e l’opportunismo di destra
venne indicato come male estremo per la vita del partito. Al posto del
rinnegato Dubcek venne eletto Primo Segretario del CC il compagno Gustav
Husak la cui direzione è subito indirizzata alla completa epurazione
degli elementi di destra e al completo superamento delle cause della
crisi che aveva tormentato il partito e la società. I fatti dell’agosto
1968 dimostrarono - non cadendo nel capitolazionsmo, nel tradimento e
nell’opportunismo come sarebbe poi successo nel 1989 - la solidità delle
conquiste socialiste, la forza dell’internazionalismo proletario e la
capacità di difesa dei comunisti.
La
scuola materna di Hoa Khuong in Vietnam
La foto della scuola materna del comune di Hoa Khuong, presso la città
di Danag in Vietnam costruita anche con il contributo della nostra
sezione nell'anno 2005. (ricevuta
in luglio 2008)
Nessuna
impunità
m.g.
Torino,
20 gennaio 2008 - Si è tenuto ieri sera il concerto per il "fondo
solidarietà lavoratori Thyssenkrupp" organizzato dall'Arci di Torino,
con la collaborazione di PdCI, Prc, altre forze e movimenti. I
lavoratori, le lavoratrici, hanno risposto all'iniziativa con una
buona partecipazione. La sonorità popolare dei gruppi musicali ha
incoraggiato il pubblico a ballare la "pizzica". L'intervento del
compagno Ciro Argentino, delegato dei lavoratori Thyssen ha sottolineato
come, iniziative come questa devono servire per mantenere alta
l'attenzione di tutti sul dramma dei lavoratori che vanno al
lavoro come alla guerra, è infatti di venerdì l'incidente che ha ucciso
due lavoratori a Porto Marghera, ma ogni giorno, con una media che
supera i tre al giorno, in Italia i lavoratori muoiono sul posto
di lavoro. Queste iniziative devono continuare, non solo a Torino, ma in
tutta Italia. Si stanno facendo pressioni per far sì che il giorno 6
dicembre, giorno della tragedia Thyssenkrupp, diventi per sempre
giornata di lutto nazionale, "giornata dei caduti sul lavoro". Il dolore
e l'indignazione non possono fermarsi qui, a sommare tragedia su
tragedia, a quantificare l'ultima vittima di oggi. Occorre fare qualcosa
di tangibile, occorre una svolta, occorre trovare i colpevoli, colpire
il padronato, le responsabilità ci sono, non lasciamo soli gli operai,
non lasciamo impuniti i loro assassini. Fermiamo la
strage.
Un
obbligo di civiltà
Il Partito
dei Comunisti Italiani Sezione “Dolores Ibarruri” esprime
grande solidarietà ai lavoratori della ThyssenKrupp
per il grave incidente accorso agli operai. Alla ThyssenKrupp è strage, gli operai ustionati continuano a morire,
giorno dopo giorno, oggi è morto anche il settimo.
"La storia di ogni
società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi"
scrivevano Marx ed Engels nel 1848.
Ed emblematicamente oggi, *la lotta di classe è rappresentata
dall'estintore della Thyssenkrupp: troppo pieno per i padroni, troppo
vuoto per gli operai.* Nel 1977 una nota scoperta da Felice Casson in
uno stabilimento della Montedison impartiva questa direttiva in materia
di sicurezza: "spendere solo quando è assolutamente e comprovatamente
indispensabile...negli altri casi bisogna correre dei ragionevoli
rischi".
In varie occasioni, il
presidente della Commissione Lavoro
della Camera, il compagno Gianni
Pagliani ha denunciato (spesso in
solitudine) il silenzio colpevole di un
certo mondo aziendale, quello che non
investe in sicurezza e che tratta il
lavoro e i suoi protagonisti alla
stregua di merci.
Invertire la rotta è un obbligo di
civiltà, al quale nessuno d'ora in poi potrà sottrarsi.(Redazione - 30 dicembre
2007)
Le mie parole cadono nel vuoto. Io non piango sulla fine delle mie
idee (che verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia
bandiera e portarla avanti). E' su me stesso che piango.
(Tratto da "Uccellacci e uccellini di P.P.Pasolini)
Sottoscrizione del Manifesto per famiglie operai Thyssenkrupp
a favore delle famiglie (anche di fatto) delle vittime
della strage
della Thyssenkrupp
BANCA POPOLARE ETICA
IBAN IT40 K050 1803 2000 0000 0535 353
intestato a "Solidarietà vittime Thyssenkrupp", via Tomacelli 146
00186 Roma
“Fondo solidarietà Lavoratori Thyssenkrupp”
Le organizzazioni sindacali
FIM/CISL –
FIOM/CGIL – UILM/UIL di Torino hanno deciso di
istituire un fondo di saolidarietà a favore delle
famiglie dei lavoratori della Thyssenkrupp morti e
feriti sul lavoro . Invitiamo le lavoratrici e i
lavoratori metalmeccanici a contribuire con versamenti
individuali o collettivi utilizzando le seguenti
coordinate bancarie:
UNICREDIT
BANCA SPA
VIA XX SETTEMBRE 31 – 10121 TORINO
COD. IBAN: IT 26 A 02008 01046
000003552505
Intestato a FIM - FIOM - UILM Torino
Torino,
11 dicembre 2007
Caccia
alle streghe in Ungheria
di Marica Guazzora
In questi giorni in
cui cade il novantesimo anniversario della gloriosa Rivoluzione
d’Ottobre avremmo voluto pubblicare notizie più felici sul movimento
comunista in Europa. Purtroppo ciò che avevamo temuto e denunciato già
da tempo è avvenuto. Riceviamo una inquietante notizia che giunge dal
Munkaspart (Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese): i dirigenti di
quel Partito Comunista sono stati condannati a due anni di carcere con
la condizionale.
La magistratura
ungherese ha considerato “diffamazione pubblica” una semplice
dichiarazione fatta dal gruppo dirigente del Munkaspart durante una
conferenza stampa. Questa dichiarazione sosteneva che la decisione del
Tribunale di Budapest di invalidare una loro risoluzione con la quale
espellevano alcuni membri del partito, somigliava più ad una sentenza
politica che giuridica. Su questa dichiarazione è stata intentata una
causa a tutto il gruppo dirigente magiaro. Potenti forze reazionarie in
Ungheria, tollerate dal governo del paese, hanno imbastito contro
l'intera leadership del partito un processo "per oltraggio alla
giustizia”. . Ciò è avvenuto in aperta violazione dell’articolo 61 della
Costituzione ungherese che concede a chiunque la libertà di esprimere la
propria opinione.
I compagni ungheresi,
che ricorreranno in appello, non andranno in prigione, per adesso, ma
per qualunque reato dovessero in futuro essere condannati, saranno
costretti a scontare anche questi due anni di pena. A nulla sono valse
le prese di posizione di solidarietà di tanti partiti comunisti,
compreso il PdCI.
Ciò è tanto più grave
perché si aggiunge alla vasta campagna anticomunista in corso in
Europa.
A Praga, il KSM,
l'Unione della Gioventù Comunista della Repubblica Ceca è stata messa al
bando perché colpevole di aver inserito testi di Marx e Lenin nel
proprio sito internet e proclamato il concetto di “abolizione privata
dei mezzi di produzione” nel proprio programma. A Budapest, la tomba
dell'ex leader comunista Janos Kadar è stata profanata; a Tallin, il
monumento agli eroi sovietici è stato smantellato, una risoluzione
anticomunista è stata presentata nel Consiglio d’Europa lo scorso anno e
in questi giorni abbiamo assistito alla proposta indecente e scellerata
del deputato dell'Udc Luca Volonté di introdurre in Italia il reato
di "apologia del comunismo”.
Occorre sviluppare il
massimo sostegno ai compagni magiari con una grande campagna si
solidarietà. Massimo sostegno che va dato a tutti coloro che in Europa
e in ogni parte del mondo continuano a battersi contro lo sfruttamento
degli uomini sugli uomini, per il superamento del capitalismo, per il
comunismo.
.
Prosegue l'iniziativa della Sezione
per la Palestina
Il Congresso della Sezione Ibarruri ha
deliberato di stanziare una somma per un progetto a favore della sanità
in Palestina, per migliorare la salute delle mamme e dei bambini nel
villaggio di Marda in Cisgiordania. Nel quadro di questo progetto, per
proseguire con la raccolta fondi, partecipiamo con un banchetto ad
alcune feste di via. (Torino, 18 settembre 2007)
domenica
30 settembre 2007 in Via Pianezza
domenica 23
settembre 2007 in Piazza Mattirolo - Torino
Generale, il
tuo carro armato è un veicolo potente
calpesta la foresta, schiaccia centinaia di uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un autista.
Generale, il tuo bombardiere è forte.
Vola più rapido della tempesta, è più carico di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo è davvero versatile.
Sa volare e sa uccidere.
Ma ha un difetto:
pensa.
Bertolt Brecht
Lettera a Repubblica
Torino, 3 febbraio 2007
di Massimo Ciusani
Miriam Mafai nella recensione del libro di Somaly Mam “Il silenzio
dell’innocenza” inserisce alcuni passi dell’autrice dai quali viene
confermato che nella Kampuchea Democratica le classi sociali più povere
non subirono particolari contraccolpi dall’acuta lotta di classe messa
in atto con il processo rivoluzionario uscito dalla guerra di
liberazione culminata con la liberazione di Phnom Penh il 17 aprile
1975.
“Si viveva da sempre nel
collettivismo, tutti erano solidali e perciò i Khmer rossi non
intervenivano nelle nostre contrade arretrate,povere, sottosviluppate”.
“I khmer rossi a volte passavano dal
villaggio senza rumore, senza provocare danni; […] non avemmo mai modo
di lamentarcene […]”.
Durante
gli anni della Kampuchea Democratica le donne avevano conquistato il
rispetto e molti diritti, prima assolutamente sconosciuti.
Poi vi è la sconfitta dei
rivoluzionari Kampucheani e negli anni seguenti il ristabilimento del
vecchio regime.
La Cambogia, in particolare la
capitale, diventa un immenso bordello dove le donne vengono trattate e
usate peggio delle bestie, subiscono ogni sorta di violenze, sfinite
dalle malattie, dalla tubercolosi, dall’Aids.
L’articolo della Mafai è corredato da
una famosa foto con la didascalia “Le vittime di Pol Pot” e più sotto
“La tragedia del regime sanguinario di Pol Pot”.
Ma cosa ci azzecca con le tragedie
narrate da Somaly Mam? Ancora una volta Repubblica si distingue
per un grave strabismo ideologico.
Una
matita per Cuba
Care
compagne e amiche, cari compagni e amici,
a
nome della Sezione “D. Ibarruri” di Torino ringrazio voi tutte e voi
tutti per la sensibilità e la solidarietà dimostrata nel partecipare
alla campagna “Una matita per Cuba” organizzata da Assemblea Teatro. In
sei mesi tutti i partecipanti hanno raccolto oltre 15.000 matite
colorate, penne, biro, pastelli, acquarelli, fogli da disegno, quaderni,
gomme, zaini e cartelle per gli scolari del Barrio Pogolotti a La Habana.
Cerchiamo di arrivare a 20.000 pezzi. Abbiamo tempo fino a giovedì 8
febbraio 2007 alle ore 21.00 al Teatro Agnelli (via Sarpi 111 a Torino) dove
si terrà la serata di chiusura della campagna con uno spettacolo.
Il Partito dei Comunisti Italiani segue con grande interesse la lotta
quotidiana del popolo, del Partito e del Governo rivoluzionari cubani ed
esprime la più forte solidarietà ad uno dei processi più difficili che
esistono nel nostro tempo: la costruzione di una società nuova, di
liberi e di uguali dove non vi siano sfruttati né sfruttatori. Un
cammino duramente contrastato da un micidiale blocco economico e da una
serie interminabile di sabotaggi, attentati, boicottaggi da parte degli
U.S.A. e che durano tuttora.
Creare una società nuova, tentare strade mai percorse, istruire,
costruire scuole, ospedali, case.
La quantità di innovazioni sociali, di produzione intellettuale,
politica, economica che è scaturita con la Rivoluzione è sorprendente, e
non a caso Cuba è da tempo punto di riferimento per i popoli oppressi e
sfruttati del mondo.
La grandezza di Cuba, il motivo per cui è così amata nel mondo, non è
solo perché può dimostrare il livello di conquiste sociali ottenute,
perché può essere fiera del suo numero di scuole, di ospedali, di
strutture culturali e ricreative. E’ anche per come ha realizzato tutto
questo, per come e con che spirito, con quale concezione del mondo, con
quali valori umani ha cercato di “dare l’assalto al cielo”, di “toccare
il cielo con un dito!”. Sentiti ringraziamenti e saluti
Il Segretario Massimo Ciusani
Manifestazione del 18 novembre 2006 a Roma:
Siamo
orgogliosi di essere in prima fila per la liberazione
della Palestina e respingiamo con sdegno gli
attacchi di chi frequenta l'internazionale socialista
o il Vaticano, di chi stringe la mano a C.Rice o al
presidente fantoccio dell'Iraq.
Il segretario della Sezione Ibarruri Massimo Ciusani
Palestina
L'Italia non deve
essere complice del massacro dei Palestinesi e dell'occupazione israeliana
di Massimo Ciusani*
Sulla
Palestina e sul suo martoriato popolo si accendono le luci della ribalta
dei mezzi di informazione a singhiozzo, quando conviene.
Quotidianamente la
popolazione palestinese è oggetto delle criminali stragi degli
israeliani, ma è difficile cogliere dai mezzi di comunicazione la
gravità dell’attività genocida portata avanti meticolosamente dagli
occupanti israeliani. Anzi si deduce che gli israeliani siano le vittime
che debbono difendersi per garantire la propria sicurezza. Si è visto
nei mesi scorsi mentre l’esercito israeliano scatenava la sua ferocia
terroristica contemporaneamente contro i civili e la resistenza libanese
e contro il popolo palestinese, in particolare a Gaza.
Abbiamo assistito al
sostegno diretto degli USA ad Israele, ma anche al sostegno indiretto
dei governi europei e del governo italiano.
Che, proprio dietro
le ipocrite riserve degli “eccessi” dell’ “autodifesa” israeliana, hanno
sostanzialmente fatto propria la clamorosa mistificazione della
propaganda sionista: quella che dipinge Israele come vittima aggredita,
e come aggressori i palestinesi e chi li difende. In realtà il vero
problema non è garantire la sicurezza allo stato sionista ma bensì
garantire la sicurezza di quei paesi e quei popoli che vivono sulla
propria pelle il dramma di confinare con uno stato colonialista,
aggressivo e terrorista come Israele.
E’ necessario quindi
sostenere, senza riserve, il diritto all’autodifesa, il diritto alla
resistenza dei popoli palestinese e libanese.
Bisogna rilanciare,
controcorrente, una battaglia di verità: non ci sarà mai pace in Medio
Oriente all’ombra di uno Stato d’Israele che si regge sulla
discriminazione razziale, sull’espansionismo militare, sul terrore
quotidiano che utilizza il terrorismo di stato e pratica vere e proprie
stragi contro le popolazioni civili che ricordano quelle commesse dai
nazisti. Solo il superamento di questo stato coloniale potrà riaprire il
varco ad una pacifica convergenza tra arabi ed ebrei in Palestina.
In occasione di
manifestazioni in solidarietà con la lotta di liberazione del popolo
palestinese non si parla delle motivazione vere e reali per cui si
scende in strada e ci si schiera con le vittime di una guerra di
sterminio. L’attenzione viene posta solo ed esclusivamente su eventuali
fatti che puntualmente avvengono e che giovano solo agli amici di
Israele.
La manifestazione di
Roma del 18 novembre richiedeva cose sacrosante.
La revoca
dell’accordo di
cooperazione militare Italia – Israele firmato dal governo
reazionario di Berlusconi e naturalmente ancora onorato da quello
attuale
degli accordi
economici tra le regioni italiane e le autorità israeliane
del vergognoso
embargo contro il popolo palestinese.
La richiesta di
solidarietà con
la resistenza dei popoli soggetti a occupazione
sanzioni e
boicottaggio contro l’occupazione israeliana.
Ma l’attenzione di
giornali, televisioni e di tutte le forze politiche (con l’importante
esclusione dei Comunisti Italiani) si è concentrata, naturalmente, su
tutt’altro.
Di Palestina si è
parlato anche dopo il sequestro lampo di due volontari della Croce
Rossa. Il governo italiano, invece di ringraziare il Sismi per la
liberazione dei due volontari, dovrebbe chiedersi quali siano le cause,
il perché di questi fatti. Non c’è nessun movente politico dietro a
questi rapimenti-lampo. Sono una merce di scambio per ottenere permessi,
sussidi, assunzioni, assistenza.
La situazione
umanitaria e sanitaria nella striscia di Gaza viene, infatti, definita
dall’Onu “una vera catastrofe”. L’economia è al disastro per il blocco
dei fondi all’Autorità nazionale palestinese da parte degli USA e
dei suoi gendarmi: l’Unione europea e Israele. Lo stato d’assedio
interno di Israele impedisce di andare a lavorare, a scuola, in
ospedale e ogni genere di commercio. Il popolo palestinese vive in un
gigantesco lager a cielo aperto, senza luce e acqua potabile, vive solo
con gli aiuti alimentari dell’Onu, quando riescono ad arrivare….
Mai l’emergenza
umanitaria è stata così grave. Vergognoso è l’atteggiamento del governo
italiano, sempre prono davanti agli Usa. Il governo D’Alema partecipò
alla guerra di aggressione contro il popolo serbo che causò migliaia di
morti, decine di migliaia di feriti e profughi.In Afghanistan questo
governo è corresponsabile dei crimini e delle stragi compiute dalle
forze di occupazione sia contro le forze della resistenza che contro i
civili. In Palestina è schierato a favore dei carnefici e contro le
vittime: commerci e accordi militari con gli occupanti israeliani e
embargo contro il popolo palestinese.
L’Italia non deve
essere complice del massacro dei Palestinesi e dell’occupazione
israeliana.
E’ necessario aprire
una fase di riflessione su quale rapporto vi debba essere tra i
comunisti e un governo simile.
* Segretario Sezione Dolores Ibarruri PdCI - Torino
(22.11.06)
da Enzo Falcone
Presidente della Associazione Care The People - Danag - VietNam
Danang 08 ottobre 2006
Di qui è passato l'uragano
Xangsane. è passato e ha portato distruzione, pianto e dolore. Noi a
Danang ne siamo stati investiti in pieno.
80 % delle case ha subito danni, le strade sono per lo più ingombre di
detriti e alberi sradicati, alcune
zone sono isolate a causa di frane conseguenti all'uragano, l'esercito
si sta adoperando con degli elicotteri per portarvi assistenza ed in
genere è molto presente per sostenere la popolazione. I servzi di luce,
acqua e telefonia si stanno normalizzando. Funzionano per alcune ore in
alcune zone e non in tutte. Acune scuole non apriranno o lo faranno
parzialmente.
Alcune grandi fabbriche hanno subito gravi danni e circa, si dice,
20,000 operai sono senza lavoro.
La ricostruzione è difficile perche mancano i materiali e gli operai
edili non si presentano a lavoro perchè occupati a sistemare casa loro.Sono
diverse centinaia le persone ferite (1.000?) e diverse decine di
morti(59?) soprattutto per le tolle dei tetti che volando si sono
trasformate in lame e lastre mortali. 180.000 sarebbeo gli sfollati.
I nostri centri di fomazione, sanitari e la nostra mensa del cuore sono
stati danneggiati. stiamo cercando a tutti i costi di mantenere aperta
la mensa e di riprestinare gli altri servizi al più presto, dovremo far
fronte a molte spese.
Dei nostri assistiti poco sappiamo perche le comunicazioni non sono
facili.
Non so quanto fosse grave in Florida Katrine ma una cosa mi preme
constatare non ci sono manifestazioni istriche o di inciviltà e tutto
sembra accolto con la massima ragionevolezza e forse anche fatalismo.
Le autorità vietnamite hanno messo in campo tutta la loro esperienza e
professionalità in un contesto di modeste risorse finanziarie il che ha
attutito l'impatto dell'uragano.
Noi tutti bene. La casa ha subito danni ma per ripararli bisognerà
aspettare il bel tempo.
Per ripristinare i nostri programmi e far fronte alle nuove necessità
abbiamo lanciato una sottoscrizione straordinaria. Questa catastofe
naturale non ci voleva ci ha provato e fragilizzato le nostre
realizzazioni.
Per chi volesse e potesse contribuire ecco come può farlo:
Ecco i dati necessarii:
Care the People Vietnam: 190 Nguyen Cong Tru St; Danang, Vietnam; Tel.
0084 511 831464
Care the People Italia; Via Quadronno 4; 20122 Milano - Italia; Tel. +39
02 58319841; Fax +39 02 45490090;
info@carethepeople.org
www.carethepeople.org
www.carethepeople.it
Si può contribuire agli scopi
dell'associazione in diverse forme: in
Italia o all'estero
versando un'offerta in denaro a
mezzo bonifico bancario sul c/c n.4949/30 intestato a Care the People
Onlus, Banca Popolare di Sondrio, agenzia 11 Milano, ABI 05696 - CAB
01610 oppure sul conto corrente postalen. 45258571 intestato a
Associazione Care The People onlus· donando beni personali o prodotti
della propria azienda
Soccorso popolare libanese
La
criminale aggressione di Israele ha ridotto il Libano ad un cumulo di
macerie. La popolazione libanese sta pagando un prezzo altissimo in
termini di vittime e sofferenze: intere città e villaggi distrutti,
mentre ormai mancano i più elementari mezzi di sussistenza.
E' fondamentale avviare una campagna di sostegno alle organizzazioni
libanesi laiche, di sinistra e comuniste per il supporto alla
popolazione civile.
Invitiamo a fare donazioni al SOCCORSO POPOLARE LIBANESE:
Societè generale de Banque au Liban (SGBL) Branch Mazraa - Beirut Conto
n.011-001-360-18178102-4
Intestato: Secours Populaire Libanais
e alla GIOVENTU' COMUNISTA LIBANESE che opera nei
campi profughi:
Societè Generale de Banque au Liban (SGBL) Branch Mazraa - Beirut
Account No: 362-182658
Mame: Alì Selman
Swift: SGLIBBX
La sezione Dolores Ibarruri in collaborazione con la sezione di
Givoletto e l'associazione umanitaria Unifam ha devoluto una somma
raccolta per la ricostruzione e l'ammodernamento di un istituto
scolastico, una scuola materna del comune di Hoa Khuong, presso la città
di Danag in Vietnam.
(anno 2005)
Prosegue l'iniziativa della Sezione
per il Viet Nam
Giovedì 17 novembre 05
Unifam Unione contro la fame nel mondo ha
presentato: Viet Nam a trent'anni da
una terribile guerra, la rinascita del paese con
1) proiezione filmato
2) aggiornamento lavori progetto
ampliamento scuola materna
a Dagan -
ha partecipato Enzo Falcone Presidente di Care the People - Onlus
Il
dibattito è stato curato dalla Sezionedei
Comunisti Italiani.
Una serata di cultura e solidarietà.
Parlare di Vietnam vuol dire ancora
trattare temi legati al sanguinoso evento bellico che per undici
anni ha infestato il paese indocinese.Martedì 19 luglio, presso la
sala consiliriare della quinta Circoscrizione, Comunisti Italiani e
l'associazione umaniraria Unifam, sono tornate a raccontare di
Vietnam, dei suoi mille problemi, ma anche delle sue speranze di
crescita e sviluppo, economico, ma sopratutto sociale. L'occasione è
scaturita da una colloborazione che ha visto il PdCI della sezione
Dolores Ibarruri di Via Verolengo in collaborazione con la sezione
di Givoletto, devolvere una somma raccolta per la ricostruzione e
l'ammodernamento di un istituto scolastico, una scuola materna del
comune di Hoa Khuong, presso la città di Danag. Presente alla serata
Enzo Falcone, medico, volontario dell'Unifam, dapprima volontario in
Africa Occidentale ed ora attivo in Indocina. "Unifam, a
differenza di altre associazioni è costiituita nella sua totalità da
volontari e ciò influisce molto sulle somme ricavate tramite
beneficienza che vengono poi tradotte inprogetti - ha
affermato Falcone - la guerra del Vietnam ci ha consegnato
quattro milioni di morti, un milione di handicappati, ed un
terriotrio dilaniato dalle mine antiuomo che mietono centinaia di
vitime. Ci ha consegnato un territorio inquinato dalla diossina e da
diserbanti di ogni tipo utilizzati dagli americani nell'intento di
scovare i viet-kong. Oggi un vietnamita vive con meno di 400 euro
all'anno, il sistema sanitario è carente, non vi è acqua potabile
per tutti ma c'è comunque dignità, è una povertà dignitosa. C'è la
volontà di sviluppo da parte dei cittadini e dell'attuale governo,
purtroppo i mezzi sono carenti." Secondo Enzo Falcone, il
mercato vietnamita si sta lentamente aprendo ai capitali stranieri,
con ocolutezza, con razionalità, attento a scongiurare l'instaurarsi
di una egemonia di mercato dettata da qualche multinazionale.(Tratto
dal giornale La Nuova del 21 luglio 2005)