(www.haaretz.com la nave turca ”Mavi Marmara”) Nena News – Almeno 19 attivisti internazionali sono stati uccisi e oltre 30 sono rimasti feriti la scorsa notte quando le Forze Armate israeliane hanno aperto il fuoco contro il convoglio navale ”Freedom Flotilla” in navigazione verso Gaza, dove avrebbe dovuto scaricare 10mila tonnellate di aiuti umanitari e far scendere a terra circa 700 pacifisti. Lo riferisce la televisione privata israeliana “Canale 10″. Al momento nessun attivista italiano partecipante alla missione pacifista sembra essere rimasto coinvolto ma la notizia attende una conferma definitiva.
Secondo quanto riferito dagli organizzatori della “Freedom Flotilla”, nel cuore della notte, commandos israeliani calandosi dagli elicotteri hanno abbordato, sparando, la nave passeggeri turca “Mavi Marmara”. Un filmato visibile in streaming mostra i soldati israeliani sull’imbarcazione e alcuni passeggeri uccisi o feriti.
L’attacco è avvenuto in acque
internazionali, a 75 miglia al largo della costa israeliana. Da
parte sua Israele dice di aver preso il controllo delle imbarcazioni
pacifiste che non avevano risposto alla sua intimazione di invertire
la rotta. I suoi militari, aggiunge, si sarebbero “difesi” dai colpi
d’arma da fuoco sparati da alcuni passeggeri della nave turca. Una
versione seccamente smentita dagli organizzatori della ”Freedom
Flotilla” che al contrario parlano di strage.
La coalizione formata dal Free Gaza Movement (FG), European
Campaign to End the Siege of Gaza (ECESG), Insani Yardim Vakfi (IHH),
Perdana Global Peace Organisation, Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza
Sweden e International Committee to Lift the Siege on Gaza, ha
lanciato un appello alla comunità internazionale per chiedere a
Israele di fermare l’attacco contro civili che portavano aiuti di
vitale importanza ai palestinesi di Gaza e di consentire alle navi
di continuare il loro cammino.(red) Nena News. 31 maggio 2010





Israele
ha definitivamente rivelato il suo vero volto, violento, terrorista, disumano.
L'attacco alla Freedom Flotilla, di cui ormai tutti conoscono i dettagli grazie
alla intelligente organizzazione mediatica turca, che ha munito di satellitare
la nave Marmara, con centinaia di giornalisti e attivisti a bordo, è stato uno
dei peggiori autogoal dello stato sionista. Una dimostrazione di selvaggia
stupidità, quella di cui soltanto i violenti sono dotati. Se ci avessero fermato
in acque gazesi, anziché in acque internazionali, l'avrebbero spuntata in
qualche modo, ma la loro arroganza e sicura tracotanza - quella che deriva loro
dalla totale impunità di cui hanno goduto da oltre 62 anni a questa parte - li
ha portati a strafare. E dunque a piombarci addosso con furia disumana in piene
acque internazionali.

La
Casa Bianca vuole risposte, pena la definitiva cancellazione
della missione di Mitchell e l'ulteriore aggravamento di una
crisi che in questi giorni ha fatto toccare ai rapporti tra i
due Paesi il minimo storico. L'alta tensione e' iniziata alla
vigilia della visita del vice-presidente Joe Biden, con
l'annuncio della costruzione di 112 nuove case, proseguita
durante i colloqui tra Biden e Netanyahu con la presentazione di
un piano per edificare 1.600 unita' abitative e ha raggiunto il
suo apice con il Primo ministro israeliano che ha deciso di
gettare la maschera sulle reali intenzioni del suo governo,
ostaggio sempre di piu' della destra e della lobby dei coloni.
Non e' solo a rischio il processo di pace, ma un'intero quadro
di relazioni diplomatiche e di equilibri geopolitici che, con la
mediazione Usa e l'avallo dei palestinesi dopo un anno di
stallo, si stavano faticosamente ricreando.
giordania
e a Gaza devono essere liberati, e che questa unità deve essere stabilita sulla
base della causa e dell’interesse nazionale palestinese, rispondendo al
sacrificio di migliaia di martiri, feriti e prigionieri: arrivare ad uno Stato
indipendente con Gerusalemme come capitale, l’autodeterminazione e il diritto al
ritorno. 




Nella
nostra esperienza storica abbiamo sempre cercato di dare un senso di
continuità alle iniziative messe in campo negli ultimi otto anni. Avevamo
già anticipato prima della grande manifestazione per la Palestina del 17
gennaio, quanto fosse decisivo non solo scendere in piazza in tanti e
riempire la Capitale con la solidarietà popolare verso la resistenza del
popolo palestinese, ma anche dare continuità alla mobilitazione, alle
iniziative e al dibattito subito dopo la manifestazione.
"Bombardano
l'Onu, massacrano un popolo: bisogna fermarli! Il governo israeliano ha
da tempo superato ogni limite. Il bombardamento della sede Onu e degli
ospedali non è sicuramente un errore. Vogliono piegare un popolo ed
eliminare chiunque lo sta aiutando.
Martedi
pomeriggio nel corso del Sit in davanti alla Farnesina, una delegazione
è stata ricevuta dai responsabili del Ministero per l’area Mediterraneo
e Medio Oriente e del Dipartimento Cooperazione e Sviluppo. La
delegazione era estremamente significativa: due medici, due infermieri e
un attivista del Forum, di questi una donna medico palestinese e una
operatrice aderente alla Rete Ebrei contro l’Occupazione.

Dopo dodici giorno di bombardamenti, e 650 morti e più di 4.000 feriti, arriva
l’annuncio unilaterale israeliano
E leggerò domani, sui vostri giornali,
che a Gaza è finita la tregua. 


Continuano
i raid dell'aviazione israeliana su Gaza e il lancio di razzi da parte di Hamas
contro città del sud di Israele. Israele ha allertato migliaia di riservisti e
la minaccia di un’offensiva via terra nella Striscia di Gaza si fa sempre più
concreta. Secondo fonti militari, riferite dal quotidiano Haaretz,
centinaia di soldati israeliani della fanteria con mezzi blindati si stanno
concentrando alla frontiera sud di Israele. Non esclude un’eventuale invasione
terrestre contro Hamas il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, mentre
il primo ministro Ehud Olmert parla di una durata «non prevedibile»
dell’operazione. 
Hebron è una delle grandi città palestinesi della Cisgiordania, ben 160 mila
abitanti. E da anni è sottoposta ad un processo di colonizzazione forzata
supportata dall’esercito israeliano.
sono estera. Ma questa sera il Mike, che credo sia cristiano
ortodosso, mi ha salutato particolarmente soddisfatto: "È del CPT (Christian
Peacemaking Team)" ha detto di me, presentandomi ai suoi compagni. Gli
ho detto che non ne faccio parte, ma che quelli del CPT sono miei amici.
Quindi ero stata individuata comunque come volontaria pacifista, per un
gruppo che ha tutta la sua approvazione.
grande
bandiera palestinese su via dei Fori Imperiali e al Colosseo.

Nel
disinteresse quasi totale dell'opinione pubblica, e con la complicità dei
cosiddetti paesi democratici , in Palestina continua a consumarsi la tragedia di
un popolo privato dei 

Si
è svolta sabato 4 ottobre a Roma la riunione nazionale tesa a definire
l’ultima parte della campagna “2008 anno della Palestina”. Erano
presenti come al solito numerose realtà politiche e associative
provenienti da diverse città (Milano, Torino, Genova, Brescia, Bologna,
Napoli, Roma, Firenze, Pescara).
,
alle panetterie, alle scuole e agli orfanotrofi - prima a Hebron, ora a Nablus.
L'esercito sta chiudendo saloni di bellezza, negozi di abbigliamento,
ambulatori, persino una fattoria per produrre il latte: tutto con il pretesto
che sono connesse a Hamas, o che l'affitto che pagano arriva ad
un'organizzazione terroristica.

Portare
solidarietà ai rifugiati palestinesi in Libano in occasione dei sessant’anni
della Nakba. Questo l’intento dichiarato della delegazione italiana recatasi in
Libano dal 4 all’8 giugno per ricordare che il 1948 è anche l’anno della
cacciata dei palestinesi dalle loro case e terre. Non è solo la data di nascita
dello Stato d’Israele, ricordata e celebrata in tutto il mondo. Di fronte a
questo monopolio mediatico, è necessario riproporre con forza le ragioni del
popolo palestinese e chiamare la comunità internazionale ad impegnarsi per
riconoscere ai profughi i loro diritti. A partire da quello al ritorno nelle
loro terre previsto dalla risoluzione 194 dell’Onu. Partendo dal prezioso lavoro
che dal 2000 il Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila ha portato avanti,
il Partito dei Comunisti italiani e altre realtà legate all’associazionismo
hanno voluto ribadire la centralità del problema dei rifugiati palestinesi in
Libano per lo sviluppo della pace nella regione. Vedere, toccare con mano,
testimoniare le condizioni di vita nei campi ma soprattutto riportare,
raccontare, denunciare le conseguenze della politica di aggressione israeliana.













Il 24 gennaio, con il segretario di European Jews for a Just
Peace, ho presentato all'Oms, a Ginevra, la nostra lettera contro l'assedio di
Gaza. Li abbiamo ringraziati per aver condannato il taglio dell'elettricità agli
ospedali, sollecitandoli a trattare anche della mancanza di acqua potabile e
dello sfascio delle fognature. Poiché sono medico, ho suggerito di denunciare
anche la carenza di cibo e l'impossibilità di scaldare le case (mentre Israele
minaccia di far mancare, fra poco, anche il gas da cucina): anche questo nuoce
alla salute. L'alto funzionario ha commentato che le loro dichiarazioni sono
sempre esito di faticose mediazioni: Israele fa parte dei comitati. Tornando a
casa, mi sono sentita scema: ero andata a Ginevra per dire all'Oms che la fame è
nociva!
E'
difficile parlare di Israele facendo finta che non esista un problema Palestina.
Di questo è convinto Moni Ovadia, uomo, artista e intellettuale di sinistra,
anzi, «mi reputo fortemente di sinistra e sono per fare qualsiasi azione a
sostegno del popolo palestinese, contro l'occupazione e la colonizzazione
ignobile che patisce»
Quando
ho accettato di partecipare alla Fiera del libro
di Torino, cosa che avevo fatto in precedenza,
non avevo idea che l'«ospite d'onore» fosse
Israele con il suo 60esimo anniversario. Ma
questo è anche il 60esimo anniversario di quella
che i palestinesi chiamano la nabka: il disastro
che si abbatté su di loro quell'anno, quando
furono espulsi dai loro villaggi, in alcuni casi
uccisi, le donne stuprate dai coloni. Questi
fatti non sono più in discussione.
“…
di Israele” per non fare pubblicità a questa nefandezza. Questo sito, di
chiaro stampo fascista, tra insulti e sproloqui, racconta del perché non
vogliamo Israele come ospite d’onore della Fiera del libro di Torino. Cito un
passo eloquente: “Credo che sia necessaria di fronte a questi attacchi di
straordinaria violenza antisemita qualcosa che sia molto più di una
mobilitazione di intellettuali, scrittori, pensatori, ci vuole un segnale
concreto per rispondere a quello che è un terrorismo ormai esplicito.”.
Ma per il governo di Israele, chiunque abbia una opinione diversa è un
terrorista! Se non fosse inaccettabile, sotto qualsiasi punto di vista, ci
sarebbe perfino da sorridere!
ità
e associazioni che militano per i diritti dei pa