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Internazionalismo: Palestina libera                                                                                                                                                                                                                                                         pagina 5
 

 

Collegati con Rete Eco - Ebrei contro l'occupazione

 

Da Forum Palestina        

 

 

Rete Eco ci segnala questi approfondimenti

 


 

 

 
contro il finanziamento al centro Peres, con i fondi dell'8 per mille: http://rete-eco.it/it/approfondimenti/italia/24364-sanita-palestinese-e-centro-peres.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì 27 settembre 2011 ore 19.00

II Strada priv. Borrelli 32 (di fronte al Piccolo Teatro, a due passi da “Storie”)

 Comitato di solidarietà con il popolo palestinese in Terra di Bari  “Tadamon Filastin”

Tadamon Filastin فلسطين  تضامن (Solidarietà - Palestina)

Comitato di solidarietà col popolo palestinese in Terra di Bari

Bari - II Str. Priv. Borrelli n. 32

tadamonbari@gmail.com – tel. 0809670901

Lo Stato Palestinese all’ONU:

qual è la posta in gioco?

64 anni dopo la Risoluzione ONU 194 che sanciva la spartizione della Palestina in due stati, uno arabo ed uno ebraico, dopo decenni di lotte, 18 anni di negoziazioni e innumerevoli promesse tradite, la questione del riconoscimento ufficiale dello Stato Palestinese arriva in questi giorni all’Assemblea Generale dell’ONU. Quali sono gli scenari possibili e quali sarebbero le implicazioni e le conseguenze politiche e giuridiche di tale riconoscimento sul futuro del popolo palestinese? E qual è la posizione del governo italiano e di quelli europei sulla questione?

Ne parleranno

Ugo Villani, docente di Diritto Internazionale alla LUISS “Guido Carli”, Roma; 

Bassam Saleh, giornalista palestinese corrispondente di Al Nahr News Anna Lepore, della segreteria provinciale CGIL Bari ;

Nico Perrone, docente di Storia dell’America, Università di Bari “Aldo Moro” 

Coordina

Fabio de Leonardis, Comitato “Tadamon Filastin”

 

Riconoscere la Palestina

 

www.avaaz.org/mepeaceit


 

La nostra campagna per lo stato palestinese sta montando, con quasi 700.000 persone tra noi che hanno risposto alla chiamata nel giro di pochi giorni! La campagna è stata sulle prime pagine dei principali giornali, citata all’interno del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e diffusa via Twitter dal Presidente palestinese in persona. Il Consiglio di Sicurezza discuterà nuovamente la questione questa settimana, ma alcuni governi chiave non hanno ancora preso posizione.

Alti diplomatici hanno dichiarato ad Avaaz che l’opinione pubblica gioca un ruolo chiave per incanalare il sostegno all’indipendenza. Molte persone però hanno la sensazione di non comprendere a fondo la situazione tanto da attivarsi. Avaaz ha prodotto un nuovo breve video, che racconta la vera storia del conflitto. Se saremo in tanti a vedere il video e a firmare la petizione, potremo creare un’ondata di pressione enorme e influenzare così il voto.

Troppo spesso i media non ci dicono veramente quello che abbiamo bisogno di sapere per agire. Quasi 10 milioni di persone stanno ricevendo questa e-mail e potranno guardare questo video. Se lo inoltriamo ora a un numero notevole di persone, DIVENTIAMO noi stessi i media, e possiamo determinare l’opinione pubblica. Clicca in basso per vedere il video, firma la petizione se non lo hai già fatto, e inoltra questa e-mail a ogni tuo contatto, specialmente nei paesi europei ancora incerti – raggiungiamo l’obiettivo di 1 milione di firmatari prima che si tenga l’incontro dell'ONU questa settimana:

http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl

Lo scorso mese i Palestinesi hanno presentato la loro dichiarazione d'indipendenza al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Più di 120 paesi li sostengono, ma gli Stati Uniti respingono la proposta e hanno mandato un chiaro messaggio ai loro alleati europei: il sostegno alla legittima dichiarazione palestinese si ripercuoterà duramente nelle relazioni bilaterali. Ora tocca a noi far capire ai principali leader europei che l’opinione pubblica è in favore di questa spinta diplomatica nonviolenta e che dovremmo essere noi la base per le scelte politiche, non importa se questo farà “arrabbiare gli americani”.

Mentre la maggioranza dei palestinesi e degli israeliani vuole la soluzione del conflitto basata sui due stati, il governo estremista israeliano continua ad appoggiare la costruzione degli insediamenti nelle aree contese. E nonostante i ripetuti sforzi, i decenni spesi in negoziati di pace patrocinati dagli Stati Uniti non sono riusciti a frenare le violenze da entrambe le parti e a far raggiungere un accordo.

Proprio adesso questa dichiarazione d'indipendenza potrebbe rivelarsi la migliore opportunità che abbiamo per superare lo stallo, evitare un’altra spirale di violenza e spianare il campo da gioco tra le due parti per favorire i negoziati. La nostra campagna sta esplodendo in tutto il mondo – assicuriamoci che arrivi alle orecchie dei principali leader europei il cui appoggio è di cruciale importanza. Clicca in basso per vedere il video, firma la petizione se non lo hai già fatto e inoltra questa e-mail a ogni tuo contatto – raggiungiamo il traguardo di 1 milione di firmatari:

http://www.avaaz.org/it/middle_east_peace_now/?vl

C’è molta disinformazione sul conflitto israelo-palestinese e molti di noi non se la sentono di partecipare in prima persona. Ma questo breve video spiega la situazione in modo chiaro e può cambiare le cose. In quanto network globale di quasi 10 milioni di persone sparse in ogni paese del mondo, noi abbiamo l’opportunità d'influenzare un voto che potrebbe ribaltare una situazione di decenni di violenza. Tutto quello che dobbiamo fare è condividere questo filmato e incoraggiare le persone che conosciamo a unirsi a questa campagna fondamentale per la pace.

Con speranza,

Alice, Pascal, Emma, Ricken, David, Rewan e il team di Avaaz.

PIU' INFORMAZIONI:

Battaglia (diplomatica) per la Palestina (La Repubblica)
http://feluche.blogautore.repubblica.it/2011/08/14/battaglia-diplomatica-per-la-palestina/

I palestinesi presenteranno la dichiarazione d'indipendenza all'Assemblea generale dell'ONU, in inglese (Guardian)
http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/14/palestinian-statehood-un-general-assembly

Il ministro israeliano: Tagliate tutti i rapporti con i palestinesi, in inglese (Associated Press)
http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5ibKJgqvlCr_xCGw5Xb0kXhOiagjQ?docId=0b01e969e8504d42823abd51c2abf8fc

L'ONU chiede a Israele di non costruire nuovi insediamenti a Gerusalemme est, in inglese (Ha'aretz)
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/un-calls-on-israel-not-to-build-new-settlements-in-east-jerusalem-1.378218


Per contattare Avaaz non rispondere a questa e-mail, ma scrivici utilizzando il nostro modulo www.avaaz.org/it/contact, oppure telefonaci al 1-888-922-8229 (USA).

 

Iniziativa in ricordo di Vittorio Arrigoni

 

Venerdì 17 giugno 2011 , dalle ore 14:30, presso la sede del Consiglio Regionale Toscano  di Palazzo Bastogi, via Cavour n. 18 - Firenze

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Buongiorno a tutt*,

a seguito di quanto accaduto durante la seduta di Consiglio Regionale Toscano, dello scorso 27 aprile, dove esponenti del centrodestra hanno interrotto il minuto di silenzio a lui dedicato, dichiarammo che ci saremmo  attivati  per una iniziativa che ricordasse l'impegno di Vittorio Arrigoni per la pace, i diritti umani, e i diritti del popolo palestinese, e che in qualche modo, attraverso il contributo di chi lo ha conosciuto, rendesse testimonianza del lavoro svolto da Vittorio.

La lettera inviata dalle vostre Associazioni  alle istituzioni regionali - Giunta e Consiglio-, in cui chiedete che non sia ignorata la gravità di quanto accaduto, non ha fatto che rafforzare questa nostra intenzione.

Da qui l'iniziativa, promossa dal Gruppo Regionale Toscano Federazione della Sinistra-Verdi,  in suo ricordo, alla quale, chiediamo non solo una vostra significativa partecipazione,  ma, anche, un contributo concreto, affinchè l'iniziativa possa ricordare al meglio, così come voi dite nella lettera medesima, l'identità e l'impegno di Vittorio.

L'iniziativa si svolgerà a Firenze, il prossimo venerdì 17 giugno, dalle ore 14:30, presso la sede del Consiglio Regionale Toscano  di Palazzo Bastogi, via Cavour n. 18.  All'iniziativa abbiamo invitato anche Egidia Beretta Arrigoni, madre di Vittorio, e speriamo fortemente possa essere presente.  

 

Siamo dalla parte dei palestinesi

 

A chi rifiuta la guerra, sempre e comunque. A chi non accetta che nel 2011 ancora sopravvivano regimi di apartheid. A chi pensa che ogni persona ed ogni popolo abbia il diritto di autodeterminarsi, senza dover sottostare alla volontà e ai permessi (cinicamente poi sempre negati) di un altro governo. A chi rifiuta ogni tipo di razzismo e discriminazione. A chi non può accettare che ancora vengano costruiti muri per separare, ghettizzare e umiliare altri esseri umani. A chi pensa che la terra sia di chi la abita, e che tutte/i abbiano il diritto di determinare e scegliere sui propri territori. A chi pensa che a nessuno possa essere negato il diritto di muoversi, di spostarsi ma anche, poi, di tornare a casa.

A tutte e tutti voi, chiediamo di aderire a questo appello, di condividerlo con altre/i.

Dal 12 al 23 giugno a Milano, in piazza Duomo, si terrà “Israele che non ti aspetti”, una kermesse sulla tecnologia e sul turismo israeliani promossa dalle stesse autorità di Tel Aviv in collaborazione con gli enti locali lombardi, per raccontare “un Israele diverso da quello di Stato interessato da un conflitto”.

Un tendone di 900 metri quadri, per un costo annunciato che si aggira intorno ai 2,5 milioni di euro (non è chiaro chi paghi), che vorrebbe cancellare la memoria della pulizia etnica che ha dato origine alla nascita dello stato di Israele e che perdura tuttora: la cacciata violenta degli abitanti della Palestina nel 1948-49, l’espropriazione della loro terra, la soppressione dei loro diritti civili e dei più fondamentali diritti umani, la negazione del diritto dei profughi palestinesi al ritorno nella propria terra.

Uno Stato che legittima l’apartheid come prassi quotidiana, nascondendola sotto la parola “sicurezza” (tanto cara anche ai nostri governi), che costruisce un muro alto più di otto metri che impedisce ai palestinesi di accedere ai propri campi, alle scuole e agli ospedali, espropriando altra terra, case, fonti di vita. Un muro che - in aperta violazione di sentenze e accordi internazionali - annette, sempre in nome del Santo Diritto alla Difesa, insediamenti illegali, che neanche dovrebbero esistere.

Uno Stato che dalle alture siriane del Golan - occupate illegalmente dal 1967 - si appropria di 450 milioni di metri cubi di acqua all’anno, lasciandone solo 22 ai palestinesi, quando invece le risorse andrebbero divise equamente: ecco svelata la grande tecnologia idrica israeliana.

Uno Stato che nega al popolo palestinese la possibilità di muoversi (costruendo check point lungo il suo perimetro e dentro il territorio altrui) ed il diritto al ritorno per tutti coloro che sono stati costretti a lasciare le loro terre durante le guerre e l’occupazione.

Uno Stato che viene definito “unico stato democratico del Medio Oriente”, ma che nei suoi 63 anni di storia ha continuamente alternato guerra ad alta e a bassa intensità, senza costruire mai, realmente, un'ipotesi di pace e non riconoscendo uguali diritti ai suoi cittadini.

Uno Stato che tra il 27 dicembre del 2008 e il 18 gennaio 2009 ha bombardato la Striscia di Gaza portando in soli 24 giorni alla morte di oltre 1.500 persone, utilizzando armi illegali secondo la Convenzione di Ginevra, come le cluster bombs ed il fosforo bianco.

Uno Stato che dal 2006 condanna gli abitanti della Striscia di Gaza ad un assedio e ad un embargo totali e permanenti, impedendo l’ingresso di materiali da costruzione come di altri moltissimi beni, anche di prima necessità.

Uno Stato che, attraverso una campagna mediatica scaltra e feroce, vorrebbe farsi scudo di uno dei maggiori scempi compiuti dall’umanità, l’olocausto nazifascista, per continuare impunemente a non rispondere dei suoi sistematici attacchi alla vita quotidiana del popolo palestinese e dei suoi progettati e sistematici atti di guerra e di distruzione della storia del popolo palestinese.

Per questo non tolleriamo che Milano diventi la passerella per un’operazione di propaganda tanto vergognosa quanto ipocrita!

Più di 70 risoluzioni delle Nazioni Unite in difesa dei Palestinesi, di condanna delle politiche di Israele sono state ignorate: Israele le ha tutte disattese, con l’appoggio determinante degli USA, l’inettitudine colpevole dell’Unione Europea e di tutti gli stati europei. In particolare l’Italia si è resa complice sottoscrivendo numerosi accordi di cooperazione economica, militare e scientifica con Israele.

Noi italiani ci vergogniamo del marcato servilismo dei nostri governi nei riguardi di Israele e chiediamo a chi governa la Regione Lombardia, la Provincia e il Comune di Milano di cancellare un evento che lede l’immagine di una Milano medaglia d’oro alla Resistenza, che rifiuta ogni tipo di razzismo e discriminazione.

E invitiamo tutte e tutti a partecipare alle iniziative che metteremo in campo durante quei dieci giorni, per dire NO alla guerra e a ogni regime oppressivo in qualsiasi forma si manifestino - che siano ad opera di “governi amici” o “pericolosi dittatori”- e ad ogni forma di razzismo o violazione dei diritti umani.

Comitato “No all’occupazione israeliana di Milano”    “RESTIAMO UMANI”

Per aderire: contro.kermesse.milano@gmail.com

 

 

L'ordine di Bibi "pugno di ferro" contro la Flotilla

di  Michele Giorgio *

Netanhyahu, incassato l'appoggio di Obama, si prepara a violare ancora una volta ogni legge internazionale.

Aumenta la tensione con l'avvicinarsi del giorno, non ancora annunciato ufficialmente, della partenza per Gaza delle 15 navi della Flotilla «Stay Human», tra le quali l'italiana «Stefano Chiarini». Fiancheggiato dall'amministrazione Obama, il premier israeliano Benyamin Netanyahu per ora sta lavorando sulla diplomazia affinché la spedizione sia impedita. Ma un'azione di forza contro i pacifisti non viene esclusa: secondo il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, il primo ministro ha detto ieri che ordinerà il pugno di ferro contro le navi che non obbediranno agli ordini della marina israeliana. Sono stati richiamati i riservisti e l'intelligence militare sorveglia diversi siti internet.

Non si può escludere il ripetersi del raid sanguinoso di un anno fa, quando un commando israeliano uccise sulla nave Mavi Marmara nove civili turchi (Netanyahu parlò di «legittima difesa» e non ha mai presentato scuse ufficiali ad Ankara). I promotori della Flotilla si dicono determinati ad andare avanti. I vertici dello Stato ebraico fanno sapere d'essere decisi a presidiare il blocco navale del piccolo lembo di territorio palestinese. La marina - ha scritto Haaretz - lavora alle «misure di contenimento» di eventuali azioni di resistenza passiva degli attivisti, ma una qualche forma di arrembaggio viene ritenuta dai comandi israeliani quasi «ineluttabile».
In queste ore è forte la tensione anche a Gerusalemme Est, la zona araba della città occupata nel 1967. Oggi, per l'anniversario della cosiddetta «riunificazione», si svolgerà il rikudgalim («marcia danzante della bandiera») alla quale parteciperanno migliaia di israeliani nella città vecchia di Gerusalemme, popolata in maggioranza da palestinesi che giudicano questi festeggiamenti una provocazione politica.

da "il manifesto" del 1 giugno 2011

 

 

 

 

La repressione israeliana non può fermare la Primavera araba anche in Palestina
 

Solidarietà con i palestinesi. Basta con la complicità dell’Italia con la politica israeliana

Lunedì 16 maggio ore 17.30 manifestazione a Roma in Piazza San Marco

Il diritto al ritorno e l’autodeterminazione del popolo palestinese non possono continuare ad essere negati da Israele e dalle istituzioni internazionali.

Migliaia di profughi palestinesi dai campi disseminati in Libano, in Siria, a Gaza hanno di nuovo imposto all’agenda politica del Medio Oriente e a livello internazionale la questione palestinese.

La Giornata della rabbia palestinese ha coinciso con l’anniversario della Nakba, l’anniversario della pulizia etnica del’48 da parte del nascente Stato di Israele

Il bilancio provvisorio è di numerosi palestinesi uccisi e feriti, in parte sul confine libanese, in parte lungo quello sirianio e poi su quello di Gaza.  Ma incidenti e scontri sono avvenuti anche in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Manifestazioni, nonostante i divieti, sono avvenuti anche tra i palestinesi che vivono in Israele. Tutte le Palestine oggi sono tornate ad essere una sola Palestina in lotta per affermare nuovamente il diritto all’autodeterminazione, ad una pace fondata sulla giustizia e dunque anche sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi. A Gaza, per la prima volta in quattro anni, i sostenitori di Fatah e Hamas hanno marciato insieme e i leader di tutte le organizzazioni sono intervenuti insieme nelle manifestazioni. E’ il segno che l’accordo di riconciliazione nazionale sta dando i suoi frutti positivi anche in direzione della resistenza comune all’occupazione israeliana.

Non possiamo non denunciare ancora una volta la complicità delle istituzioni italiane con la politica israeliana. Non solo il governo Berlusconi ma anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si trova in visita in Israele, anche in questo caso si è trovato nel posto sbagliato ed ha rilasciato dichiarazioni sbagliate. Il Presidente Napolitano ha affermato di condividere pienamente la politica del governo Berlusconi su Israele e Palestina e proprio in occasione della giornata della Nakba palestinese ha affermato ''non e' accettabile considerare la fondazione dello Stato di Israele un disastro, al di la' delle interpretazioni che nel mondo arabo si danno di quell'evento storico''.

Con le manifestazioni di oggi, la giornata della rabbia palestinese è entrata come protagonista nella Primavera araba e dei movimenti che intendono cambiare l’assetto politico del Medio Oriente. L’occupazione e l’apartheid israeliano non potevano pensare di rimanere immuni al vento che sta cambiando nella regione.

Già domenica pomeriggio attivisti solidali con la Palestina, protagonisti della grande e bella manifestazione di sabato a Roma hanno manifestato davanti all’ambasciata israeliana e chiamano a mobilitarsi nuovamente per lunedì 16 maggio in piazza San Marco alle ore 17.30.

Roma, 15 maggio

Il Forum Palestina

Con Vittorio e la Palestina nel cuore

 

Con il vento del sud

Con la Freedom Flotilla per la fine dell’assedio di Gaza

Sabato 14 maggio 2011 manifestazione nazionale a Roma

Quello che viviamo non è un momento qualsiasi. Quello che viviamo è un momento di grandi lotte, grandi speranze, ma anche grandi oppressioni.

Il vento del sud, quello che si alza dalle sollevazioni che percorrono da mesi il mondo arabo, è destinato ad arrivare anche sulla nostra sponda del Mediterraneo. E’ un messaggio di liberazione che chiama all’unità, alla solidarietà, alla fratellanza, alla lotta contro l’ingiustizia. 

Chi si riconosce in questi ideali è dunque chiamato all’azione.

C’è un luogo dove l’oppressione è concentrata come da nessun’altra parte, e dove massimo è il bisogno della solidarietà internazionale: questo luogo è la Palestina, ed in particolare la Striscia di Gaza sottoposta da anni al barbaro e disumano assedio di Israele.

Proprio per contribuire a porre fine a questo assedio, nella seconda metà di maggio una flotta composta da navi provenienti da più di 25 paesi si dirigerà verso Gaza per portare solidarietà ed aiuti umanitari al milione e mezzo di persone rinchiuse in quella immensa prigione a cielo aperto. E’ la Freedom Flotilla 2, che vuole continuare l’opera della prima flottiglia attaccata lo scorso anno dalla marina israeliana, con l’assassinio impunito di nove attivisti. 

Affinché questa missione abbia pieno successo occorre una vasta mobilitazione, una continua pressione e vigilanza sui governi dei paesi coinvolti. Un’azione tanto più necessaria in Italia, con un governo che si distingue per il suo totale e acritico sostegno anche alle più feroci operazioni (vedi Piombo fuso) dei governi israeliani. 

Il nord ed il sud del Mediterraneo devono unirsi in un’unica battaglia di liberazione.

Oggi, mentre i popoli arabi chiedono libertà, democrazia e giustizia sociale, le grandi potenze rispondono con i bombardamenti, con oscure manovre per osteggiare il cambiamento, con la criminalizzazione degli immigrati che fuggono dalla miseria e dalla guerra. Mentre la storia si muove davanti ai nostri occhi, i governi occidentali ripropongono la loro logica di sfruttamento neo-colonialista dei popoli e delle loro risorse. 

Il 14 maggio manifesteremo per la Freedom Flotilla, ma manifesteremo anche per dimostrare che l’Italia non è né Berlusconi, né chi ha approvato la partecipazione alla guerra della Nato, perché c’è un popolo che si oppone all’oppressione ed alla guerra e che vuole la libertà per il popolo palestinese.

Per la fine dell’assedio di Gaza!

Per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese!

Per il sostegno alle lotte dei popoli arabi per la libertà e la giustizia sociale! 

ROMA, 14 MAGGIO  manifestazione nazionale:

 Coordinamento Nazionale della Freedom Flotilla Italia

Per adesioni, richiesta di manifesti e volantini scrivete a : roma@freedomflotilla.it

http://www.freedomflotilla.it/wp-content/uploads/2011/04/volantino-manifestazione-14-MAGGIO

 

 

Un fiore e una kefiah per Vittorio

 

Arriverà all’aeroporto di Fiumicino mercoledì 20 aprile, intorno alle 19,30, la salma di Vittorio Arrigoni.

Vittorio ha lasciato Gaza, per l’ultima volta, passando attraverso il valico di Rafah e non attraverso Israele, come chiesto dalla mamma e come avrebbe voluto Vik stesso.Prepariamoci ad accogliere Vittorio Arrigoni con il dovuto affetto verso un pacifista che ha dedicato la sua vita ai diritti del popolo palestinese con l’impegno a rilanciare un imperativo che non dimenticheremo: Restiamo Umani!

APPUNTAMENTO ALLE 19 mercoledì 20 aprile 2011
ALL'AEROPORTO DI FIUMICINO - TERMINAL CARGO CITY

 

Mentre nel nord Africa, dall’Egitto al Marocco, uomini e donne sfilano per le strade con una tale sete di libertà da vincere la paura dei soldati armati, e mentre gli Stati Uniti sono ormai in totale solitudine nel mettere uno stanco e insensato veto alla risoluzione Onu di condanna alla pratica degli insediamenti israeliani, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni pensa di dare il centro di Milano, non osiamo pensare in cambio di cosa, a disposizione dell’ultimo baluardo del colonialismo e dell’apartheid che ancora si affacci sul Mediterraneo.

Dal momento che i comunicati stampa sull’argomento ad oggi disponibili parlano genericamente della seconda metà dell’anno 2011, forse non è stata ancora fissata la data definitiva di questa iniziativa e quindi siamo forse ancora in tempo a fermarla.

Noi della rete Ebrei Contro l’Occupazione (ECO) diciamo no a questa operazione di marketing israeliana all’ombra della Madonnina, e chiamiamo i milanesi a esprimere solidarietà al popolo palestinese da più di quarant’anni sotto occupazione militare israeliana.

Stefano Sarfati Nahmad, Giorgio Forti, Paola Canarutto, Giorgio Canarutto, Miryam Marino, Carla Ortona, Ornella Terracini, Stefania Sinigaglia

della rete Ebrei contro L’Occupazione

Khader Tamimi, Presidente della Comunità Palestinese di Lombardia  (Il Manifesto 9 marzo 2011)