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Internazionalismo                     

 

 

 

 

 

Prodi-Olmert

 

La Rete degli Ebrei contro l'Occupazione ha preso nota con sgomento dell'obbedienza di Prodi ai diktat di Olmert, nella sua ultima visita in Italia. Siamo tutti elettori della lista dell'Unione, e ci domandiamo come Prodi pensa di conciliare il suo pensiero, e più ancora la sua azione di governo, con quello di gran parte dei suoi elettori, per quanto riguarda la questione palestinese, che coinvolge anche direttamente i rapporti dell'Italia con l'Europa e gli USA. Sinora, il governo dell'Unione non ha fatto nulla nella direzione che ci aspettavamo. Aggiungiamo che, sebbene oggi non sembri un problema importante, le politiche israeliane, anche per l'attivo sostegno di cui godono da parte delle comunità e dei gruppi di pressione ebraici, sono pericolose per gli Ebrei tutti: si rischia che divampi un nuovo antisemitismo.

È un urgentissimo problema di giustizia, politico ed umano, ma anche di assicurazione per il futuro, intraprendere una energica azione che coinvolga gli alleati europei, per far cessare la atroce persecuzione – una tra le peggiori che la storia ricordi - a cui sono sottoposti i Palestinesi da parte di Israele. E assicurare loro uno Stato libero, vitale ed indipendente in Palestina, nella Terra a loro destinata dall'ONU. Oppure, in alternativa, la completa uguaglianza come cittadini in uno Stato che, su tutto il territorio della Palestina storica, dal Giordano al Mediterraneo, compresa la Striscia di Gaza, accomuni Arabi ed Ebrei, o persone di qualsiasi altra lingua ed etnia, come cittadini dagli uguali diritti. Questo Stato non dovrebbe più, logicamente, chiamarsi Israele, nome che denota una religione-etnia-cultura, e che esclude chiunque a questa cultura non appartenga. Potrebbe essere uno Stato del tutto nuovo, in cui veramente si fondono diverse culture, ognuna contribuendo le proprie peculiarità.

Sostengono questo diversi gruppi israeliani e palestinesi, ma anche italiani, come Action for Peace, che da sempre si oppongono alla persecuzione. Ci chiediamo: come mai il governo italiano, con Prodi presidente e D'Alema ministro degli esteri, non prende alcuna iniziativa per far cessare la strage e la lenta agonia del popolo palestinese? O la effettiva indipendenza dell'Italia è estremamente limitata, e la sua politica estera (e magari anche interna ed economica!) debbono per forza ubbidire alla volontà dei nostri padroni-amici USA ed europei, ma soprattutto statunitensi? La volontà degli USA è molto strettamente legata alla volontà di Israele, che ha saputo creare una stretta coincidenza di interessi economici e politici, in modo da organizzare una strategia comune a livello mondiale, aiutata anche dalla incredibile stupidità dei governi e dei dirigenti mediorientali e non solo. Dobbiamo pensare che, a meno che gli italiani siano disposti a pagar molto cara la libertà, il governo italiano non possa che ubbidire?

Vorrebbe Prodi, o qualcuno dei suoi stretti collaboratori, risponderci? 

Paola Canarutto, a nome di Rete-ECO (Rete degli Ebrei contro l'Occupazione) 18.12.2006

Un palestinese a Prodi: "Non riceva Olmert"

 

di Bassam Saleh

Lettera di un palestinese al Presidente Prodi: "Non riceva Olmert"
Il primo ministro israeliano Olmert, sarà a Roma il 13 dicembre, in visita ufficiale. Di sicuro avrà incontri con le più alte cariche dello Stato.

Possiamo immaginare cosa dirà Olmert ai suoi interlocutori oltre ai ringraziamenti al governo italiano per la ferma posizione di continuare l’embargo contro il popolo palestinese, colpevole, malgrado l’occupazione israeliana, di aver eletto democraticamente una maggioranza diversa "Hamas", che non riesce a governare, per colpa di un embargo internazionale, illegale e ingiusto, deciso e voluto dallo stesso governo israeliano, con il pieno sostegno dell’amministrazione Bush. Le condizione imposte per togliere questo embargo, dettate dal quartetto sono: Hamas deve riconoscere lo stato di Israele, rinunciare alla violenza, riconoscere tutti gli accordi firmati tra Israele e l’OLP. Non se è mai visto chiedere a un governo cose del genere in quanto il riconoscimento è già stato tra l’Olp e lo(JPEG) stato di Israele, Hamas già da più di due anni rispetta rigorosamente una tregua concordata con il Presidente Abu Mazen e mai rispettata da Israele. Riconoscere gli accordi ! Ma quali accordi se i governanti israeliani li hanno cancellati tutti prima ancora dell’arrivo di Hamas al potere? Inoltre l’esercito di occupazione non ha mai smesso le sue devastanti incursioni militari sia a Gaza che in Cisgiordania, con centinaia di case distrutte, più di 500 persone uccise da giugno fino ad oggi, per non citare le centinaia di feriti da armi non convenzionali. Forse dobbiamo ricordare a chi riceverà Olmert i massacri di questi mesi: da Cana a Beit Hanoun alla spiaggia di Gaza; con intere famiglie annientate dai missili israeliani?

Il giro delle capitali europee di Olmert, Roma e Londra, già preceduto dalla visita del ministro degli esteri Tzipi Livni a Parigi, dà l’impressione che il governo israeliano abbia dato inizio a una nuova campagna per migliorare l’immagine di Israele nel mondo, offuscato dalla sconfitta in Libano e dai massacri contro i palestinesi. Tale campagna vuole chiedere il sostegno europeo, contro un improbabile governo palestinese di unità nazionale, prima ancora che questo possa nascere, anche se sarà a guida di una personalità non appartenente a Hamas.

Shimon Peres, in una intervista alla radio israeliana, ha attaccato duramente l’idea di un governo di unità nazionale palestinese, "considerandola una trappola che Hamas tenta di vendere al mondo, per ottenere la revoca dell’embargo contro il suo governo". Ed ha insistito "sulla necessità di continuare l’embargo contro i territori dell’Autorità Nazionale Palestinese, all’uopo di spingere i palestinesi a rinunciare per sempre a Hamas e far cadere il suo governo". In altri termini, la pressione israeliana mira ad affamare i palestinesi e su questo, chiede l’appoggio e il sostegno europeo. Pressioni e pulizia etnica a cui l’Europa "democratica" (Italia compresa) in nome della democrazia, e del diritto alla difesa, non ha mai fatto mancare il suo vero sostegno.

Il governo del centro sinistra, dopo i primi timidi segnali di un nuovo orientamento nella politica estera, in particolare nel Medio Oriente, ha fatto marcia indietro in poche settimane. Lo testimonia la dichiarazione di Massimo D’Alema: "noi siamo con Israele e stiamo applicando l’embargo contro i palestinesi" ed ora quella di Romano Prodi, riportate dal Corriere della Sera del 7/12/06 sotto il titolo: "Israele deve restare stato ebraico", una dichiarazione con cui il Presidente del Consiglio italiano ha affermato, sabato scorso in un incontro all’Aspen Institute, che "Israele ha bisogno della garanzia che sarà in grado di mantenere anche in futuro il proprio carattere di stato ebraico".

Bravo Presidente!! Lei si è sempre richiamato all’ONU ed ora l’Italia ha anche un seggio non permanente al consiglio di sicurezza, perchè adesso sberleffi non solo una delle risoluzioni dello stesso Consiglio di Sicurezza -la 194 che è la base per una giusta soluzione della questione dei profughi palestinesi - ma affondi il coltello nel cuore del diritto privato internazionale, negando ai cinque milioni di palestinesi il loro diritto al ritorno, in nome di una pace ignota tra palestinesi e israeliani? E ancora signor Presidente a lei che è cattolico chiedo: quale sarà il destino di quei palestinesi, un milione e duecento mila, (cristiani e musulmani) che vivono in Israele? Il timore di una bomba demografica è una grande menzogna inventata dai governanti israeliani, per mantenere lo status di guerra e tensione che regna nel Medio Oriente da 60 anni circa. Credo - al contrario - che in uno stato democratico ci debba essere posto per tutti.

L’Italia democratica, mediterranea, non può ricevere il premier israeliano Olmert ossia il responsabile della mattanza dei palestinesi e del mattatoio di questa estate in Libano.
Il governo Prodi continua a rendere vigente l’accordo di cooperazione militare tra Italia e Israele siglato dal governo Berlusconi mentre mantiene in vigore l’embargo contro la popolazione palestinese. Siamo ben oltre i due pesi e due misure. Noi, al contrario, riteniamo che l’Italia non debba essere in alcun modo complice con l’occupazione israeliana della Palestina e con uno Stato militarista e aggressivo contro i popoli e i paesi confinanti.
Dichiariamo: Olmert è "persona non gradita" in Italia( inofo@socialpress.it 11.12.06)

Incontro internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

 

 Manifestazione conclusiva

Discorso di Jeronimo de Sousa, Segretario Generale del Partito Comunista Portoghese.

 
Lisbona, 10-12 novembre 2006
 

L’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai ha avuto il suo epilogo in un grande comizio, seguito da migliaia di persone e in cui sono intervenuti rappresentanti di alcuni partiti presenti alla conferenza. Il discorso conclusivo è stato tenuto da Jeronimo de Sousa, Segretario Generale del Partito Comunista Portoghese.Del suo importante contributo, abbiamo ritenuto di proporre le parti riguardanti alcune rilevanti questioni di carattere teorico, l’analisi della situazione internazionale e il richiamo alla necessità dell’unità del movimento comunista internazionale, quale condizione imprescindibile di un più ampio fronte delle forze progressiste e antimperialiste di tutto il mondo.

Compagni,

 E’ per noi motivo di grande gioia ospitare nel nostro paese l’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, con la partecipazione di un così grande numero di delegazioni di Partiti che – come il PCP in Portogallo – stanno resistendo e lottando nei loro paesi contro l’offensiva del capitale, per difendere gli interessi dei lavoratori, per alternative di progresso e giustizia sociale, per la pace e per il socialismo. 

La vostra presenza, compagni, che abbiamo voluto valorizzare con questo Comizio di Solidarietà perché possiate sentire il calore della nostra amicizia e del nostro sincero riconoscimento, costituisce un incentivo per la nostra lotta. 

Essa dimostra che, al contrario di quanto i nostri avversari vanno dicendo, i comunisti portoghesi non sono isolati e che hanno amici in tutto il mondo. Ma dimostra anche che in tutti i continenti, nelle più diverse condizioni e forme, la resistenza e la lotta dei lavoratori e dei popoli continua. Dimostra che i comunisti e il movimento rivoluzionario non sono condannati al “declino irreversibile”, come affermano i predicatori della “fine della storia”, della “fine delle ideologie” e della “fine della lotta di classe”. Dovunque, ci sono forze che si pongono l’obiettivo di una società socialista nei loro programmi e nelle loro lotte, che difendono i valori e gli ideali del socialismo e del comunismo, che hanno un’influenza reale nel movimento sociale e nella vita politica di numerosi paesi. 

No, compagni. Il comunismo non è “morto” e non morirà. Fino a quando la società sarà divisa in classi sociali, fino a quando ci sarà sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, fino a quando la contraddizione di fondo tra lavoro e capitale non sarà superata, non solo ci sarà spazio per i Partiti Comunisti, ma la loro esistenza e la loro solidarietà internazionalista diventeranno sempre più necessarie. 

Perché è evidente che i tempi di tremenda regressione che viviamo oggi a livello internazionale hanno le loro radici nel sistema di sfruttamento capitalista, nella dittatura del grande capitale, nella corsa al massimo profitto (che sempre più si forma nella sfera non produttiva, speculativa, dei traffici criminali), nella dittatura del mercato che è dominato dai grandi gruppi economici e finanziari multinazionali. 

La violenta offensiva dello sfruttamento che la cosiddetta “globalizzazione” rappresenta, con l’attacco ai diritti e alle conquiste storiche dei lavoratori e la regressione sociale, addirittura di civiltà, che l’accompagnano, rappresenta un atto d’accusa contro il capitalismo e la sua incapacità di risolvere i problemi dei lavoratori e dei popoli.

 La realtà dimostra la necessità, già a suo tempo dimostrata da Marx, Engels e Lenin, di riorganizzare la società su nuove basi, in cui i lavoratori e il popolo – e non i profitti – possano trovarsi al centro delle politiche, ed in cui le magnifiche conquiste della scienza e della tecnologia (di cui le multinazionali si sono impossessate) possano essere messe al servizio di un reale miglioramento delle condizioni di vita e servire a porre fine ai flagelli della disoccupazione, delle malattie, della fame, dell’analfabetismo, che affliggono il pianeta e che, invece di essere combattuti, sono vergognosamente strumentalizzati per impedire una presa di coscienza rivoluzionaria dei popoli oppressi e per riprodurre i meccanismi di sfruttamento e sottomissione del capitalismo. 

E’ vero che il capitalismo ha dimostrato una sorprendente capacità di resistenza e adattamento e che l’edificazione del socialismo, dopo millenni di società basate sullo sfruttamento e sull’oppressione dell’uomo da parte dell’uomo, si è rivelata più complessa, tormentata e lunga di quanto avessero previsto i comunisti in epoca di avanzata liberatrice. Le disfatte del socialismo hanno lasciato campo libero all’espressione della natura sfruttatrice e oppressiva del capitale. L’imperialismo è passato all’offensiva, cercando di recuperare le posizioni perdute nel corso del XX secolo in durissime battaglie di classe che hanno compreso due guerre mondiali distruttrici e che hanno richiesto alle forze progressiste, e in primo luogo ai comunisti, convinzione, coraggio e determinazione rivoluzionaria.

 Ma la necessità del superamento rivoluzionario del capitalismo non solo non è venuta meno con la disintegrazione dell’URSS e la scomparsa del socialismo come sistema mondiale, ma è diventata ancora più attuale e più urgente. La vita conferma quotidianamente che il capitalismo non solo è incapace di superare le sue contraddizioni, ma che queste tendono sempre più ad acutizzarsi. Ed è evidente che la accelerata centralizzazione e concentrazione del capitale che è in corso in tutto il mondo e la concentrazione del potere politico ed economico nelle mani dei grandi gruppi transnazionali, allarga straordinariamente la base sociale di appoggio antimonopolista e anticapitalista. Esposta alle drammatiche conseguenze sociali e ambientali derivanti dalla corsa al massimo profitto e dalla corsa agli armamenti, è la sopravvivenza stessa dell’Umanità ad essere messa in discussione, e ciò rende l’alternativa del socialismo ancora più urgente e necessaria. (…) 

Partito patriottico e internazionalista, e cosciente delle sue responsabilità nei confronti del popolo portoghese e sul piano internazionale, il PCP proseguirà la sua lotta in difesa di una politica estera e di difesa che assicuri la sovranità e l’indipendenza nazionale, per un’Europa di pace, progresso e cooperazione e per un mondo libero dalla minaccia imperialista, più democratico, più pacifico, più giusto. 

La lotta contro questa UE del grande capitale e delle grandi potenze e per un’altra Europa di pace, progresso e cooperazione rappresenta un particolare indirizzo del nostro intervento, in cui si inserisce la realizzazione, il 16 dicembre, di un Incontro Nazionale sulle conseguenze per il Portogallo di 20 anni di adesione alla CEE e l’attenzione che concentreremo sulla presidenza portoghese dell’Unione Europea nel corso del secondo semestre del prossimo anno.

E’ nostro dovere, insieme con gli altri partiti comunisti e le forze della sinistra di tutta Europa, fare tutto ciò che è possibile per fermare i tentativi , in particolare da parte della Germania, di salvare il “trattato costituzionale” che i referendum in Francia e in Olanda hanno bocciato senza appello. Occorre fare di tutto affinché vengano respinte le politiche neoliberali, che continuano malgrado l’intensa lotta che contro di esse conducono i lavoratori e le popolazioni in numerosi paesi.Occorre fare di tutto per cambiare il corso militarista che vede impegnata l’Unione Europea.

Le contraddizioni e le rivalità tra i grandi blocchi imperialisti – USA, UE/Germania e Giappone – non impediscono ad essi di coordinare aspetti fondamentali delle loro politiche contro i lavoratori e contro i popoli. Il compromesso raggiunto tra USA e UE per collaborare nel Medio Oriente, per ciò che riguarda Palestina e Libano, è molto grave e non sarà mai fatto abbastanza per denunciare le responsabilità dell’UE, per le azioni e per le omissioni, nel vero e proprio strangolamento del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Sul piano militare questo compromesso arriva al punto di pretendere di “costituzionalizzare” “l’alleanza transatlantica” e il ruolo della NATO, il che costituisce un flagrante smentita delle teorie che difendono la militarizzazione dell’UE e la sua affermazione come blocco economico-politico-militare che assicurerebbe “l’autonomia dell’Europa” e contrasterebbe le pretese egemoniche dell’imperialismo nordamericano. 

La lotta contro il militarismo e la guerra, per il disarmo e in difesa della pace, della solidarietà con i popoli vittime dell’ingerenza e dell’aggressione imperialista, è un compito fondamentale del momento che attraversiamo. In tal senso, il PCP lotta per il ritiro delle truppe di aggressione dall’Iraq, dall’Afghanistan e dagli altri paesi occupati, per lo scioglimento della NATO, contro le basi militari straniere, per accordi che conducano all’eliminazione delle armi nucleari. 

Un altro serio motivo di preoccupazione in relazione al quadro internazionale riguarda i crescenti attacchi ai diritti, alle libertà e alle garanzie che stiamo registrando. Con il pretesto della cosiddetta “guerra al terrorismo”, di cui Bush è grande paladino, si fanno strada concezioni e pratiche autoritarie, persino fascistizzanti.

 Tutti i giorni ci arrivano nuove notizie di crimini di guerra, di flagrante violazione dei diritti umani più elementari in prigioni e campi di concentramento, di attività illegali e criminali della CIA e degli altri servizi segreti dell’imperialismo, di massacri di popolazioni civili, di sequestri e torture, di misure e leggi che mirano a criminalizzare la resistenza all’oppressione e a inquisire e persino a mettere fuorilegge forze progressiste. La recente approvazione da parte del Congresso degli USA della “legalizzazione” della tortura costituisce una deriva fascistizzante tanto più grave in quanto non ha registrato alcuna reazione significativa da parte delle “democrazie occidentali”, sempre così pronte a sguainare la spada contro i popoli che intendono sottomettere in nome dei diritti umani.

In questo contesto, assistiamo ad un’accentuazione del revisionismo storico, al tentativo di dare una copertura al fascismo e al rilancio dell’anticomunismo, con la messa fuorilegge della Gioventù Comunista Ceca – a cui assicuriamo la nostra ferma solidarietà – e l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una mozione che tenta di criminalizzare l’ideologia comunista stessa. Tutto ciò esige la lotta più ferma perché non si avveri ciò verso cui ci mette in guardia il poema di Brecht: “prima prenderanno i comunisti” e gli altri non si preoccuperanno finché non verrà il loro turno.

Compagni, 

La situazione internazionale presenta effettivamente tratti inquietanti che non dobbiamo sottovalutare. Ma presenta contemporaneamente, confermando le analisi e le prospettive indicate dal XVII Congresso del PCP, elementi di fiducia nella possibilità di invertire l’attuale pericoloso corso dello sviluppo mondiale e di realizzare avanzate progressiste e persino rivoluzionarie.Dovunque prosegue la resistenza e la lotta dei lavoratori e i popoli in un processo che conosce scontri durissimi e sofferenze inimmaginabili, come nel caso dell’eroico popolo palestinese, ma in cui sono anche possibili sorprendenti vittorie e svolte progressiste. E’ ciò che sta accadendo in America Latina, con un’onda di speranza che comporta certamente l’esistenza di molte questioni aperte e di incertezze e che è nel mirino dell’imperialismo, ma che al punto in cui è giunta – con l’eroica resistenza di Cuba socialista, la rivoluzione bolivariana in Venezuela, la svolta a sinistra in Bolivia e i processi democratici in Brasile e in altri paesi, e i colpi inferti al progetto ricolonizzatore dell’ALCA – costituisce già un grande incoraggiamento per le forze progressiste di tutto il mondo. 

Gli USA e i loro alleati, in Afghanistan e in Iraq, stanno apprendendo una lezione che da tempo avrebbero dovuto imparare, ma che la natura del capitalismo porta a dimenticare: i popoli non si sottomettono ai diktat dell’imperialismo, aspirano alla libertà e alla giustizia sociale, non rinunciano alla propria sovranità. Coloro che davano per certa e rapida la sottomissione di questi popoli si trovano invischiati nello stesso pantano che essi hanno creato, con perdite crescenti e una crescente opposizione alla guerra delle opinioni pubbliche nei loro stessi paesi. Bush, in un raro momento di lucidità, ha persino paragonato l’Iraq al Vietnam, cosa che non è del tutto vera, ma che indica bene la fortissima resistenza con cui le truppe di occupazione devono fare i conti. Si, compagni. In condizioni molto diverse, dovunque la resistenza e la lotta di liberazione dei lavoratori e dei popoli prosegue. Potremmo moltiplicare gli esempi, cominciando dall’Europa, dove hanno luogo scioperi, dimostrazioni ed altre azioni di massa contro l’offensiva del capitale. Ma c’è un popolo che qui non vogliamo dimenticare, che deve affrontare una cospirazione contro il suo diritto a decidere, in piena sovranità, il proprio futuro: il popolo di Timor Est, al quale esprimiamo – come pure alla sua grande forza di liberazione, il Fretilin – la fraterna solidarietà dei comunisti portoghesi.

 Compagni,

 L’esperienza del PCP e della Rivoluzione portoghese conferma che l’avanzata del processo di liberazione e la lotta contro l’imperialismo, richiedono la combinazione della lotta in ogni paese con la cooperazione a livello internazionale, e che il patriottismo e l’internazionalismo sono due facce della stessa medaglia. Profondamente coinvolti, come siamo, in compiti nazionali, nella lotta contro le politiche di destra del governo del Partito Socialista al servizio del grande capitale, ci stiamo contemporaneamente impegnando per contribuire al rafforzamento della cooperazione di tutte le forze di sinistra e antimperialiste e in primo luogo – non in alternativa, ma come condizione necessaria per il rafforzamento di un vasto fronte antimperialista – all’incremento della cooperazione tra i partiti comunisti e operai.

 Pensiamo che al giorno d’oggi, con l’allargamento dello spettro delle classi e degli strati sociali che sono colpiti dallo sfruttamento del grande capitale e che sono oggettivamente interessati al superamento rivoluzionario del capitalismo, anche la nozione di internazionalismo si stia allargando; ma il suo nucleo centrale, a nostro avviso, continua ad essere la solidarietà tra i lavoratori, la cooperazione tra i comunisti, l’internazionalismo proletario. Da qui deriva l’importanza, in un quadro più largo di cooperazione tra le forze antimperialiste e rivoluzionarie, che attribuiamo all’Incontro che si sta svolgendo a Lisbona e al nostro impegno – sempre nel rispetto dell’indipendenza di ogni partito e della diversità delle rispettive posizioni – per lo sviluppo dell’azione comune o convergente.

 I tempi che viviamo sul piano mondiale sono tempi difficili di resistenza e di accumulazione delle forze, ma sono anche tempi di lotte eroiche e di grandi potenzialità progressiste e rivoluzionarie, in cui i partiti comunisti, fianco a fianco con le altre forze progressiste e rivoluzionarie, hanno un ruolo insostituibile da svolgere. La nostra stessa esperienza di 85 anni di lotta ci insegna che il principale fattore di resistenza e di avanzata liberatrice risiede nel Partito e nel suo stretto legame con la classe operaia e le masse, risiede nella difesa intransigente delle caratteristiche forgiate nella lotta – la natura di classe, l’ideologia marxista-leninista, la democrazia interna, l’obiettivo del socialismo, il patriottismo e l’internazionalismo – che assicurano la sua coesione e unità e definiscono la sua stessa identità comunista. E ci insegna anche che il rafforzamento della solidarietà internazionalista dei comunisti, dei progressisti, dei lavoratori e dei popoli, è indispensabile per invertire il pericoloso corso attuale di sviluppo mondiale e conseguire nuove avanzate liberatrici.

Nel valorizzare e ringraziare la presenza a Lisbona e al nostro comizio di rappresentanti di tante organizzazioni amiche, vogliamo assicurare loro - e a quelli che, per le difficoltà, non sono potuti essere presenti – l’amicizia dei comunisti portoghesi e augurare grandi successi nella lotta che conducono nei loro paesi.

 Viva l’Incontro Internazionale!

Viva la solidarietà dei comunisti, dei lavoratori e dei popoli!

Viva il PCP!

 
 Traduzione per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Ghennadij Zjuganov sulla situazione in Russia e sui compiti

della solidarietà internazionalista con i comunisti russi

 

Di seguito, parte significativa dell’intervento del presidente del Partito Comunista della Federazione Russa, pronunciato nel corso dell’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai di Lisbona del 10-12 novembre 2006.

 

(…) Noi (comunisti russi) non dobbiamo solo lottare contro le nostre autorità compradore. Ma anche contro le forze della reazione nel mondo che capiscono perfettamente quali conseguenze un radicale cambiamento del corso politico in Russia avrebbe sui loro piani e calcoli.

Le autorità stanno mettendo in pratica una politica tesa a isolare, screditare e indebolire il Partito Comunista della Federazione Russa e a liquidare i diritti e le libertà democratici. La libertà di manifestare è stata radicalmente ristretta, i referendum sono stati di fatto aboliti. Il sistema elettorale è stato modificato allo scopo di limitare al massimo il diritto di voto popolare. I canali televisivi e la maggior parte dei giornali sono stati trasformati in casse di risonanza della propaganda governativa. Le elezioni vengono manipolate a favore dei partiti controllati dal Cremlino. I tribunali russi stanno trasformandosi in strumenti del potere esecutivo.

Una vasta offensiva è stata lanciata contro i diritti sociali. Praticamente ogni legge sancisce nuovi balzelli per la popolazione, che viene privata di diritti costituzionali, come il diritto all’assistenza medica e all’educazione gratuite. L’arbitrario controllo poliziesco, la corruzione e il crimine organizzato penetrano in ogni poro del potere statale.

In ogni caso, i capitalisti russi e del mondo hanno subito una totale sconfitta, quando hanno cercato di imporre alla Russia un mercato ad essa estraneo e nella sostanza caratterizzato da relazioni di tipo criminale. La borghesia compradora russa ha gettato il paese in una profonda crisi. Essa ha rovinato l’industria e l’agricoltura, ha spinto più del 30% della popolazione oltre la soglia minima di povertà, ha rapinato centinaia di miliardi di dollari e li ha trasferiti all’estero. La borghesia compradora ha distrutto l’esercito, la scienza e l’educazione. Quando essa ha capito di aver portato la Russia ad un punto di non ritorno, ha cominciato ad avere paura di un’esplosione sociale. Allora sono stati intrapresi nuovi tentativi di ingannare il popolo, offrendogli sedicenti “progetti nazionali” e sfoggiando di fronte al mondo le vesti del patriottismo.

Nonostante le pesanti pressioni e manipolazioni, il risultato ottenuto dal partito nelle elezioni locali dell’ultimo mese è stato buono. Pur in presenza di brogli clamorosi, abbiamo ottenuto mediamente tra il 12% e il 15% dei voti praticamente ovunque. Un candidato del Partito Comunista ha vinto le elezioni suppletive per la Duma di Stato nell’Isola di Sakhalin, ricca di petrolio e gas, con il 41% dei voti.

Il destino del regime che l’Occidente aveva portato al potere in Russia e che si è affermato con l’arrivo di Eltsin, grazie al denaro pagato dall’estero, è diventato fonte di seria preoccupazione per i padroni occidentali. Essi hanno paura di perdere il controllo della Russia, che rappresenta un potente protagonista della scena internazionale e un inesauribile forziere di risorse naturali. Questa è la ragione che sta dietro le costanti frizioni con il presidente Putin, le minacce di interferenza negli affari interni della Russia, il desiderio di circondare la Russia con un cordone sanitario di ex repubbliche sovietiche controllate dall’Occidente.

Il Cremlino è nervoso. E’ abbastanza sensibile alle critiche provenienti dall’estero. Il crescente malcontento all’interno, accompagnato dalla minaccia che le autorità al vertice della Russia possano perdere il loro prestigio internazionale, rischia di costituire una miscela esplosiva. Per questo, il Cremlino sta profondendo ogni sforzo allo scopo di indebolire le critiche esterne. A nostro avviso, è opportuno utilizzare questa situazione nell’interesse strategico del movimento di sinistra.

La Russia sta entrando in una nuova fase. Le elezioni per la Duma di Stato si svolgeranno entro la fine del 2007. Saranno seguite dalle elezioni presidenziali. Noi facciamo appello alla solidarietà con il Partito Comunista della Federazione Russa, anche sapendo che ciò che avviene in Russia influisce, direttamente e indirettamente, sugli interessi delle forze di sinistra in tutto il globo. Non mancheremmo di apprezzare un aumento del livello dell’attenzione dell’opinione pubblica e della stampa per gli avvenimenti che si svolgono in Russia, e un giudizio di condanna del comportamento arbitrario delle autorità russe, della loro manipolazione delle elezioni, delle violazioni dei diritti dei lavoratori, dell’instaurazione di un controllo totale dei media, ecc.

Siamo pronti a fornire un’approfondita informazione e l’assistenza nell’organizzazione di visite di vostri rappresentanti con il compito di prendere conoscenza della situazione. E’ di vitale importanza il fatto che inviate vostri deputati ed eminenti rappresentanti di organizzazioni pubbliche in Russia per monitorare le elezioni per la Duma di Stato e quelle presidenziali. Il prossimo anno celebreremo il 90° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre. Mi permettete di ricordare quanto questo evento abbia radicalmente cambiato il destino del mondo? Stiamo pensando di accompagnare l’anniversario con un’intensa preparazione della campagna elettorale. La vostra partecipazione alla celebrazione di questa grande data rappresenterà un contributo alla nostra lotta.

I rapporti della Russia con i paesi dove i partiti comunisti e le forze rivoluzionarie democratiche sono al potere meritano un discorso a parte. Sappiamo anche che gli Stati Uniti e i loro alleati non esitano ad incoraggiare i loro sostenitori all’estero, persino attraverso strumenti diplomatici. La segretaria di Stato USA Condoleeza Rice e la premier tedesca Angela Merkel non perdono una sola occasione per incontrare i dissidenti loro partigiani e per sollevare il problema della protezione dei diritti e degli interessi di costoro a livello di stato. Noi siamo fermamente dell’opinione che l’interferenza negli affari di altri sia sbagliata (…)

Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

 

Dal Forum Palestina

                  Non ci faremo tappare la bocca sull’accordo militare Italia-Israele

                                         e sul militarismo che ipoteca la politica italiana

Gli organizzatori della manifestazione per la Palestina dello scorso 18 novembre, tornano a farsi sentire con una assemblea pubblica che si terrà a Roma mercoledì 6 dicembre (Sala della Carte Geografiche, ore 17.00). Obiettivo dell’incontro è quello di rendere noti i contenuti della manifestazione occultati dalla cronaca e dalla "politica bipartizan" che hanno preferito concentrarsi su alcuni slogans e i pupazzi bruciati. In primo luogo la richiesta di revoca dell’accordo militare tra Italia e Israele sul quale è in corso una petizione popolare che sta raccogliendo migliaia di firme in tutta Italia. In secondo luogo la richiesta di revoca dell’embargo contro i palestinesi (che ha visto negare il visto di entrata in Italia prima a Leyla Khaled e poi a un ministro palestinese) e degli accordi scientifici e industriali tra enti locali e università italiane con istituzioni israeliane. Infine l’assemblea intende anche lanciare l’allarme sul crescente militarismo che sta ipotecando il dibattito e le scelte politiche in Italia demonizzando ogni critica alle missioni militari italiane all’estero.

All’assemblea parteciperanno – tra gli altri - esperti e scienziati che da tempo hanno denunciato l’accordo militare Italia-Israele (Dinucci, Baracca), giornalisti (Chiarini, Manisco, Chiesa), rappresentanti palestinesi (S.Hroub, B.Saleh) esponenti del movimento contro la guerra (Ginatempo, Franzoni, Don Vitaliano della Sala, Taddeo) ed esponenti politici come i senatori Giannini (PRC), Fernando Rossi (Consumatori- Insieme per l’Unione), il deputato Jacopo Venier (PdCI), Marco Ferrando (PCL), Mauro Casadio (RdC).

Sarà disponibile il dossier sull’accordo militare Italia-Israele su cui il Forum Palestina intende incalzare il governo italiano al quale verranno consegnate a gennaio le firme della petizione che ne chiede la revoca.

Il Forum Palestina

Info: forumpalestina@libero.it ; www.forumpalestina.org (5.12.2006)
 

 

 Report della riunione del Forum Palestina

I compagni che in questi anni hanno dato vita al Forum Palestina si sono riuniti per discutere e valutare i risultati e i problemi della manifestazione del 18 novembre a Roma. Schematizziamo per punti le questioni che intendiamo proporre a tutti come elementi di riflessioni e di continuità dell’iniziativa.

1) Ci sembra importante segnalare la sproporzione tra le reazioni e i fatti.

E’ evidente che la manifestazione del 18 novembre - una grande e riuscita manifestazione di massa al fianco del popolo palestinese - ha colto alcuni nervi scoperti ed ha rivelato alcuni fattori di vulnerabilità politica strettamente connessi alla situazione in Medio Oriente e alla politica del governo. Questa contraddizione non è un problema del Forum Palestina ma deve far riflettere anche il resto del movimento contro la guerra, le stesse associazioni pacifiste e le forze della sinistra nel loro complesso.

Non si era mai visto uno schieramento che va dal Presidente della Repubblica agli assessori municipali, che sente l’esigenza di attaccare una manifestazione ed alcuni episodi marginali nella stessa. Un nervo scoperto è sicuramente l’aver esposto pubblicamente e politicamente l’esistenza di un accordo militare tra Italia e Israele. E’ stato come pestare la coda di una vipera. Ci sono in ballo connessioni tra apparati, interessi economici e strategici rilevanti, complicità politiche consolidate che hanno condizionato e condizionano tuttora le scelte decisive della politica estera italiana. L’Italia è uno Stato con legami profondi con gli apparati statunitensi e israeliani che affondano nella storia e nel presente di questo paese. La questione palestinese, in tale contesto, è un tabù che va rimosso e depotenziato con ogni mezzo necessario.

In secondo luogo, le reazioni pesanti alle effigi bruciate e agli slogans sui militari italiani, rivelano il crescente militarismo che impregna, con uno schieramento apertamente bipartizan, la politica nel nostro paese. E già accaduto che l’anno scorso una manifestazione pacifica che contestava la parata del 2 giugno venisse pesantemente caricata. Si è ripetuto con le polemiche sul 2 giugno di quest’anno (che ha visto presenze istituzionali della sinistra “radicale” alla parata militare ed altre che la contestavano). Si è visto con il tentativo politico e mediatico di gestire sempre e comunque in positivo il ruolo dei militari italiani in Iraq, in Afghanistan, in Libano. Si è visto con il tentativo di costruire un consenso di massa al militarismo “umanitario” anche attraverso manifestazioni dei movimenti pacifisti più collaterali al governo (Perugia-Assisi prima e Milano poi).

A nessuno è sfuggito come in Libano la situazione stia rapidamente precipitando (come avevamo ampiamente previsto e denunciato anche con la manifestazione del 30 settembre), mandando a monte ambizioni e illusioni neo-napoleoniche dell’Italia nell’area. I militari italiani sono ancora in Iraq nonostante si sia annunciato il loro ritiro, sono ancora in Afghanistan a fronte di una crisi evidente della missione NATO, sono in Libano con la possibilità di dover intervenire in una crisi interna al fianco di una delle componenti (il governo sostenuto da Francia e USA e dai falangisti) contro altre componenti (Hezbollah, Partito Comunista, nazionalisti, sinistra libanese, palestinesi dei campi profughi). Il governo italiano sa che questa situazione è estremamente delicata e pericolosa. Ogni forma di rottura di un fragilissimo consenso alle spedizioni militari italiane rischia di diventare un serio problema di gestione per il governo. Questa preoccupazione attiene agli slogans di una manifestazione ma anche ai fragili equilibri parlamentari, attiene al controllo dei servizi giornalistici (tanto che per sapere cosa accade in Libano occorre leggere la stampa spagnola) come all’azzittimento tramite pubblico ludibrio di ogni voce dissonante dello schieramento politico.

2) Mantenere le iniziative in cantiere

Non intendiamo farci intimidire né oscurare. Sul piano dell’informazione stiamo dando e daremo battaglia per ripristinare la verità sulla manifestazione del 18 novembre ma ci preme soprattutto tenere al centro la questione emersa come dirimente: la revoca dell’accordo militare Italia-Israele, sia come forma concreta di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese e degli altri popoli dell’area, sia come punto di svolta e rottura delle connessioni politiche, militari, strategiche, industriali tra l’Italia e uno stato bellicista che continua ad occupare i Territori Palestinesi, siriani, libanesi ed a minacciare gli altri paesi della regione.

a) Stiamo mettendo in piedi una grande assemblea pubblica nei prossimi giorni sull’accordo militare Italia-Israele e gli altri punti della piattaforma della manifestazione che hanno cercato in tutti i modi di oscurare. Appena ci saranno le conferme ne daremo ampia comunicazione. A tale proposito stiamo facendo i conti – in positivo – con la raccolta di firme sulla petizione popolare che chiede la revoca dell’accordo militare. Ormai sono in giro centinaia di moduli ed arrivano centinaia di firme da tutta Italia. E’ un esito assai superiore alle nostre aspettative e a quelle dell’Associazione Sardegna-Palestina che ha lanciato l’idea. Si tratta di gestire bene sul piano organizzativo la raccolta di firme, di promuovere su questo iniziative locali ovunque sia possibile e di preparare per l’inizio dell’anno prossimo una iniziativa di massa per la consegna delle firme alla Presidenza del Consiglio.

b) Parteciperemo al convegno su “ Informazione e Palestina” del 30 novembre al Senato

c) Dobbiamo pensare già da ora alla mobilitazione in occasione della visita di Olmert a Roma, prevista per il 13 dicembre. Olmert è “persona non gradita”. Porta la responsabilità dell’attacco al Libano e del massacro quotidiano dei palestinesi a Gaza e Cisgiordania.

d) Stiamo approntando il materiale per la campagna di boicottaggio e disinvestimento dall’economia di guerra israeliana. Come avete visto al corteo era presente lo striscione per il boicottaggio della Telecom. Si tratta di far partire questa campagna in modo coordinato in alcune città. A breve saranno disponibili gli adesivi e dei depliant informativi per la campagna di boicottaggio. Specularmene agli enti locali che finanziano e promuovono acccordi commerciali e di studio con Israele chiediamo di sospendere questi accordi.

3) I rapporti dentro il movimento

Quella di sabato 18 novembre era la sesta manifestazione nazionale organizzata (o meglio, autorganizzata) in questi cinque anni di lavoro di informazione e solidarietà con la lotta e la resistenza del popolo palestinese. In questi cinque anni, le nostre manifestazioni hanno talvolta subito attacchi pesanti sia da parte delle forze filo-israeliane sia dentro l’ambito politico della “sinistra”, in altre occasioni ci hanno invece oscurato, ma il nostro lavoro è andato avanti lo stesso perché non siamo subalterni al circo massmediatico.

Quella scattata sabato 18 novembre non è stata e non sarà l’ultima imboscata politica e mediatica contro le manifestazioni di solidarietà con la Palestina. Ma c’è una differenza.

In questi anni abbiamo potuto affrontare politicamente e replicare con efficacia agli attacchi perché attenevano a contenuti, slogans, striscioni, volantini che erano stati decisi collettivamente, discussi e rivendicati come tali. Sia a febbraio sia sabato abbiamo dovuto invece gestire iniziative e scelte che non abbiamo discusso e che sono state sovradeterminate sulla manifestazione senza alcun confronto o discussione con gli organizzatori e della grande massa dei partecipanti, ma - al contrario - infischiandosene delle indicazioni che venivano dagli stessi. In particolare, consideriamo gravissimo e inaccettabile il disprezzo mostrato verso le indicazioni e le richieste delle compagne e dei compagni palestinesi. Siamo abituati ad assumerci le nostre responsabilità fino all’ultimo dettaglio ma non siamo più disponibili ad assumerci decisioni che nostre non sono, qualunque esse siano. Quando e qualora ci saranno provvedimenti giudiziari contro i manifestanti di Roma, ci mobiliteremo per respingerli come abbiamo fatto in tutte le altre occasioni. Di fronte agli attacchi repressivi o al linciaggio politico, non abbiamo mai lasciato nessuno da solo: sia esso un collettivo di studenti universitari o un sindaco, sia essa una associazione o un segretario di partito, anche non condividendo le loro posizioni e le loro interviste.Vogliamo essere chiari su un ultimo punto: la divergenza che ci divide è sia politica che di metodo, per questo la discussione su servizi d’ordine e muscolosità dei cortei non ci interessa né intendiamo alimentarla.. Sbaglia – da sempre – chi pensa di irreggimentare i movimenti e le manifestazioni politiche e sociali dietro ringhiose file di servizi d’ordine: è una logica che non ci interessa esattamente quanto quella di chi utilizza le manifestazioni ad esclusivo beneficio dei media. Vogliamo infine chiarire che i nostri rapporti con gli autori di alcuni documenti diffusi in questi giorni - Coordinamento di Lotta per la Palestina e il Campo Antimperialista - finiscono qui. Nulla di più, nulla di meno. (ForumPalestina 23.11.06)

 

 Manifestazione del 18 a Roma:

Oliviero Diliberto Segretario Nazionale del PdCI a Rai2 Anno Zero :

" Finchè la Palestina non avrà un suo stato continuerò a urlare a favore della Palestina, finchè avrò fiato in gola..."(24 novembre 2006)

 

 

 

Vilipendio alla bandiera...


Vilipendio alla bandiera, manifestazione oltraggiosa verso i defunti, offesa alla bandiera di uno stato estero e istigazione a delinquere. Questi i reati ravvisati dalla Digos di Roma e contenuti nell'informativa consegnata venerdì mattina alla Procura della Repubblica di Roma sugli accertamenti svolti dopo la manifestazione di sabato scorso a Roma, durante la quale un gruppo di appartenenti a centri sociali ha scandito slogan contro i militari morti a Nassiriya e bruciato tre fantocci che rappresentavano militari, italiani, israeliani e americani.
Sei appartenenti ai centri sociali, sono stati identificati dalla Digos di Roma che ha, senza ombra di dubbio, riconosciuto tra loro una giovane ragazza pugliese. R.E., presente in diversi filmati tra i quali anche quelli dei telegiornali analizzati nel corso della settimana dalla Polizia di Stato.
Il gruppo di giovani sarebbe lo stesso, secondo quanto accertato, che nel corso di analoghe manifestazioni, sempre nella capitale, lo scorso 18 febbraio e il 30 settembre, furono denunciati per atti simili. Secondo quanto si è appreso la Digos di Roma sta inoltre terminando gli accertamenti su un altro gruppo più numeroso, che sarà denunciato, oltre ai reati addebitati a questo primo gruppetto, di accensione ed esplosione pericolosa, oltre ad aver violato la legge sul travisamento. Si tratterebbe infatti dei manifestanti che hanno materialmente ha appiccato il fuoco, una volta arrivati a piazza Venezia, ai tre fantocci di pezza.

La Digos della capitale sta continuando ad esaminare diversi filmati girati quel pomeriggio nelle fasi che hanno preceduto i momenti di tensione e anche quelli che hanno ripreso il gruppo di estremisti proprio mentre scandiva slogan e dava alle fiamme i tre fantocci. Alcuni di questi filmati nelle prossime ore saranno trasmessi anche alle Digos di Padova e Foggia. Il dirigente della Digos romana Lamberto Giannini ha consegnato l 'informativa sulla manifestazione di sabato scorso nella giornata di giovedì direttamente al procuratore capo della Repubblica Ferrara che si occupa personalmente di seguire le indagini.

Cresce, intanto la mobilitazione di personalità palestinesi ed italiane contro quello che viene descritto come il "linciaggio politico ai danni di Diliberto e del PdCI". In una lettera appello, sottoscritta, fra gli altri da Shokri Hroub (Unione Democratica Arabo Palestinese); Associazione Sardegna Palestina; Bassam Saleh (Comitato con la Palestina nel cuore); L'Associazione Giovani Palestinesi "Wael Zuaiter; Stefano Chiarini (Il Manifesto); Giulietto Chiesa (parlamentare europeo); Alessandra Riccio (condirettrice della rivista Latinoamerica); Manlio Dinucci (saggista); Domenico Losurdo (docente università di Urbino); Luciano Vasapollo (docente università la Sapienza, Roma); Marco Benevento (delegato FIOM, Comitato con la Palestina nel cuore); Mariano Mingarelli; Sergio Cararo (direttore di Contropiano, mediattivista Forum Palestina); Marco Santopadre (direttore di Radio Città Aperta), si legge: "Non è la prima volta in questi anni che un partito presente con convinzione a tutte le manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese, sia oggetto di attacchi e intimidazioni contro i suoi dirigenti. Riteniamo che a questi attacchi non siano estranee le parole pronunciate recentemente dall'ambasciatore statunitense né le ripetute pressioni dell'ambasciata israeliana in Italia".

"Le posizioni del PdCI e di Oliviero Diliberto sulla Palestina - prosegue la lettera - sono in parte coincidenti e in parte divergenti dalle piattaforme delle manifestazioni a sostegno del popolo palestinese di questi anni e di quella di sabato 18 novembre. Ma ciò non ne ha mai impedito la partecipazione a queste manifestazioni, ad un'azione politica pubblica e coerente per una pace in Medio Oriente fondata sulla giustizia, all'assunzione di responsabilità nell'interlocuzione con tutti i soggetti in campo a livello italiano e internazionale. La gran parte di noi non sono iscritti, né simpatizzanti, né elettori del Partito dei Comunisti Italiani, ma riteniamo doveroso politicamente e moralmente - come democratici e come soggettività della sinistra e dei movimenti - esprimere in queste ore la nostra solidarietà con il suo segretario Diliberto e lanciare un allarme niente affatto formale sulla pericolosa involuzione della libertà di espressione e sul crescente militarismo che sta impregnando la cultura e la politica nel nostro paese".(AprileOnline 24.11.06)

 

Un vergognoso e vile attacco bipartizan
 
alla manifestazione per la Palestina di Roma
 
Comunicato della Rete dei Comunisti
 
Ancora una volta, e con particolare virulenza, è stato sferrato un vergognoso attacco a geometria variabile contro promotori e partecipanti alla bella e determinata manifestazione di Roma.
Un copione che si ripete fin dalla prima manifestazione del 2002 e che solo apparentemente riguarda alcuni episodi marginali e ai margini dell’iniziativa.
La riprova è che la campagna di demonizzazione, che oramai unisce sia la destra che quasi tutta la cosiddetta sinistra, è stata avviata prima e a prescindere, con il Corriere della Sera in testa, e per motivi oramai fin troppo chiari.
Si vuole contemporaneamente continuare ad oscurare e/o deformare i dati della realtà in campo e i contenuti della piattaforma dell’iniziativa di Roma che ad essi si riferiscono e che chiamano in causa anche la strabica politica “dell’equidistanza” del governo Prodi e della sua maggioranza.
Che così sia ce ne dà autorevole conferma, ed è anche questo il motivo di tanto livore, l’arguto direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, che nel suo editoriale di oggi, oltre che insultare Oliviero Diliberto per avere rotto il fronte,  sostiene che la “sinistra-scema” si è messa di traverso alle ultime scelte di D’Alema sul Medioriente e alla “troppo morbida, beneducata e filodalemiana manifestazione di Milano”.
Come dire ci hanno colti con le mani nel sacco!
Una sinistra, dunque, che tanto scema non deve essere proprio perchè ravvisa nel mantenimento del trattato di cooperazione militare con Israele e nell’embargo ai danni del popolo palestinese un rapporto di complicità dell’Italia con l’occupazione militare e la politica coloniale portata avanti da decenni contro le legittime e sacrosante rivendicazioni del popolo palestinese.
Un rapporto privilegiato che deve garantire, nell’ambito di una nuova politica multipolare, maggiore spazio alla vocazione neoimperialista dell’Europa in quell’area, Italia in testa.
Scelte tanto velleitarie quanto criminali destinate ad alimentare la diffidenza e l’ostilità delle masse arabe verso una presenza militare che, pur camuffata da forza di interposizione, viene vissuta per quella che è, come ostile.
Fa bene, quindi, il ministro D’Alema a preoccuparsi per la nostra presenza in Libano anche se farebbe meglio a mettere in discussione i canoni della sua politica per evitare che la responsabilità di eventuali nuovi lutti venga addossata a coloro che si oppongono alle scelte di aggressione e di guerra ad altri popoli invece che a coloro che queste scelte compiono.
I militari morti a Nassirya non sono morti perché stavano svolgendo una missione umanitaria ma perché erano in guerra e pesano sulla coscienza di chi ce li ha mandati!
Solo la più bieca ed interessata retorica militarista può distorcere così tanto un dato di fatto.
Noi riteniamo, però, che la migliore risposta consista nel dare concretezza e continuità all’iniziativa del 18 novembre proseguendo con la raccolta delle adesioni alla petizione che chiede la disdetta del trattato di cooperazione militare, con l’avvio della campagna di boicottaggio e disinvestimento a partire da Telecom, con la mobilitazione per ottenere la disdetta degli accordi di cooperazione economica che alcune regioni ed altri enti locali hanno sottoscritto con Israele.
Anche per rispondere a chi, dall’alto dei massimi scranni istituzionali, minaccia scomuniche ed espulsioni dalla “comunità politica” ma che così facendo non fa che rendere necessaria ed accelerare la costruzione di una nuova comunità politica meno opportunista, corrotta e servile della sua.( 21/11/06)

 

Un esposto alla Procura della Repubblica

e un altro alla Commissione di Vigilanza Rai del Parlamento

Sono queste le prime iniziative legali intraprese dal Forum Palestina di fronte a quello che definisce “un killeraggio mediatico” sulla manifestazione per la Palestina di sabato 18 novembre a Roma. “Non è possibile né accettabile che di una manifestazione partecipata, tranquilla, riuscita, con una piattaforma chiara, spiegata ripetutamente e a lungo a tutti i giornalisti presenti, l’immagine che i telegiornali hanno restituito all’opinione pubblica sia quella dei roghi e di pochissimi slogans sui morti di Nassirya”. “Siamo di fronte ad una manipolazione della realtà che è sospetta e irricevibile”. Sarebbe come se una splendida partita a cui hanno assistito in diretta migliaia di persone fosse poi rappresentata la sera dalle televisioni solo con l’episodio di un fallo con espulsione. Chiunque penserebbe di aver assistito ad un’altra partita rispetto a quella trasmessa dai telegiornali”. Per questi motivi verrà presentato un esposto alla Procura di Roma per diffamazione (relativa ad alcune sovrapposizioni tra volti e commenti redazionali che distorcevano il contenuto) e per richiedere l’acquisizione di tutto il materiale girato dalle televisioni dalle 14.00 fino alle 17.30 di sabato pomeriggio. Analogamente verrà presentato un esposto alla Commissione Vigilanza sulla RAI per verificare come e quanto il servizio televisivo pubblico si sia volutamente prestato ad una imboscata mediatica strumentale ad una resa di conti politica dentro la coalizione di governo e nei rapporti tra esecutivo e opposizione.(Forum Palestina 22.11.06)

 

 

"Ho marciato per la Palestina"

 
 
di Giulietto Chiesa.

Io ho marciato a Roma per la Palestina il giorno 18 novembre. Fossi stato a Milano avrei marciato a Milano: per la Palestina naturalmente. Io non so quanti eravamo, a Roma, non li ho contati. So che c'era un sacco di gente come me, che manifestava pacificamente. So anche che ci sono dei provocatori e degl'imbecilli, che lavorano per fare in modo che l'indomani altri imbecilli scrivano stupidaggini sulle prima pagine dei giornali, attribuendo ai manifestanti (molti) le provocazioni di pochi la cui provenienza è incerta (per alcuni) e la stupidità è invece certa (per altri). Ricordiamo tutti la storia delle dieci lattine di coca cola contro Fassino, che oscurarono una manifestazione di decine di migliaia di pacifisti dell'epoca. Così funziona l'informazione cialtrona. Io non ho marciato con i teppisti, come scrive delirando Miriam Mafai sulla prima pagina di Repubblica. Ho marciato per la Palestina. Perchè io sono per due stati e due popoli, ma non sto "dalla parte d'Israele" - come ha detto Massimo D'Alema - mentre bombarda i palestinesi chiusi nella prigione di Gaza e nei territori occupati da Israele. Io ho marciato dalla parte dei più deboli, che hanno votato e si sono scelti legittimamente un governo e che, per questo, sono stati sottoposti al blocco. Io ho marciato perchè Israele restituisca 500 milioni di dollari dei palestinesi ai palestinesi. Io ho marciato contro la sperimentazione di nuove armi contro i civili palestinesi. Ho marciato perchè il muro di Israle, che ruba altra terra ai palestinesi, venga fermato e abbattuto. Ho marciato contro un' Europa ipocrita e pilatesca che non sa distinguere l'aggressore dall'aggredito. Ho marciato e marcerò ancora, anche sapendo che i provocatori ci saranno di nuovo e ancora di nuovo. Ma non mi lascerò intimidire dai provocatori che, dalle pagine dei giornali del regime, vorrebbero che me ne stessi a casa, o manifestassi per dare ragione a loro.(21 novembre 2006)
 
 
Diliberto e Rizzo erano presenti e ne siamo fieri
 
 
Diliberto (PdCI): chi grida certi slogan è nemico dei palestinesi     

Oliviero Diliberto giudica ''un nemico della causa palestinese'', chi, durante la manifestazione di Roma, ha gridato ''dieci, cento, mille Nassiriya'' e ha bruciato manichini che rappresentavano militari italiani. ''Chi grida quegli slogan e chi compie quei gesti è un nemico della causa palestinese'', afferma il segretario del Pdci.

Rizzo : slogan pessimi al corteo di Roma ma era una piccola frangia

Le manifestazioni di oggi per la pace in Palestina sono state molto importanti, perche' noi siamo dalla parte dei piu' deboli. Oggi ci sono stati degli episodi al corteo di
Roma inqualificabili: noi condanniamo i manichini bruciati e gli slogan pessimi''. Lo ha detto l'eurodeputato del Partito dei Comunisti italiani, Marco Rizzo, intervenuto questa sera ad Altamura, in provincia di Bari, a un convegno su 'Il lavoro, la sinistra, il governo'.''Facciamo anche una valutazione -ha aggiunto- se non ci fossero stati questi episodi, li avrebbero inventati. E cosi' invece di parlare delle migliaia di persone che hanno partecipato alle manifestazioni, si parlera' di questi episodi di cui sono protagoniste piccolissime frange. A chi giova?'', ha concluso.
 

Stampa di regime per la manifestazione di Roma ?
 
di Franco Ragusa *

Sono stato alla manifestazione di Roma organizzata dal Forum Palestina.
Tornato a casa, dalle cronache dei TG RAI ho scoperto di essere stato da un'altra parte.
Oltre 20.000 persone, oltre 4 ore d'intensa presenza politica (tra Piazza Esedra, corteo e comizio finale a Piazza Venezia), sono divenuti una decina di manifestanti e pochi fotogrammi tutti incentrati sul rogo di 3 manichini.

Ma anche in rete non va meglio: l'unico sito che ha menzionato che dal palco è stata bruciata una bandiera nazista, come gesto di caratterizzazione della manifestazione da parte dei promotori, è stato Repubblica.it.

Il torto della manifestazione, evidentemente, è stato quello di avere avuto parole d'ordine chiare sulle quali è bene far scendere un muro di silenzio:
- L'Italia non deve essere complice del massacro dei palestinesi e dell’occupazione israeliana
- Abrogare l'accordo militare Italia-Israele

Grazie, cari giornalisti, per l'ennesima dimostrazione che in questo paese la libertà di stampa non esiste; o forse, perché no? sono in molti a non meritarla visto che è raro, nel panorama giornalistico italiano, trovare giornalisti che fanno il proprio lavoro in libertà e coscienza.* www.riforme.net

 

Migliore (PRC) : condanniamo duramente episodi di teppismo

'Non ci saremmo mai andati a questa manifestazione,(????) e condanniamo duramente questi episodi di teppismo''. Cosi' Gennaro Migliore, presidente dei deputati di Rifondazione comunista, commenta a Montecitorio i manifestanti che oggi a Roma hanno invocato ''10,100,1000 Nassiriya''.
 

Orlando (Italia dei Valori) : una decina di utili idioti hanno fatto un regalo a chi è contro i palestinesi
 
Sdegno dall'Italia dei Valori. ''Una decina di utili idioti oggi ha fatto un gran regalo a chi vuole continuare a disconoscere i sacrosanti diritti del popolo palestinese. Una decina di utili idioti oggi ha fatto in modo che domani non si parlera' della violenza dell'occupazione israeliana e dei centomila che a Roma e Milano hanno manifestato per la pace rispettosa del diritto internazionale ma si parlera' dei tre fantocci bruciati'', condanna Leoluca Orlando, portavoce nazionale del partito di Antonio Di Pietro, che non usa mezzi termini per condannare quanto avvenuto oggi durante il corteo di oggi.''E' proprio la presenza su entrambi i fronti di simili espressioni di sub cultura amica della violenza che da decenni -conclude l'ex sindaco di Palermo-impedisce una vera soluzione della questione mediorientale''
 
Paolo Cento: alcuni episodi offuscano il messaggio politico
 
 
Questi gesti rischiano di offuscare il messaggio politico delle manifestazioni di Milano e di Roma''. Cosi' il sottosegretario Paolo Cento (Verdi) commenta gli episodi di violenza accaduti nel corso del corteo di Roma. ''Noi Verdi abbiamo aderito alla manifestazione di Milano, non a quella di Roma'', sottolinea Cento, che invita a ''non cadere nella trappola di parlare del fantoccio bruciato, che comunque non mi appartiene''.
Detto questo, per Cento ''oggi non si e' equidistanti''. perche' ''da un parte c'e' un governo che attacca'', dall'altra ''un popolo senza Stato. Bisogna lavorare perche' le risoluzioni dell'Onu sulla Palestina vengano attuate e affinche' Israele accetti i confini stabiti.
 
Centro destra e centro sinistra attaccano la manifestazione di Roma
 

Entrambi i poli hanno condannato duramente gli episodi del corteo di Roma. Ma il centrodestra ha messo sotto accusa Diliberto e ha puntato l'indice contro le ''contraddizioni'' della maggioranza sulla politica estera.
Netto il giudizio del ministro degli Esteri Massimo D'Alema: gli slogan su Nassiriya, dice, sono fuori dalla ''normale dialettica democratica''. D'Alema, inoltre, sostiene che tutti dovrebbero dissociarsi da iniziative che ''offendono la coscienza democratica o paesi amici, come le manifestazioni in cui si bruciano le bandiere di Israele''. Fausto Bertinotti bolla gli slogan della manifestazione romana come '' frasi orribili e indicibili, incompatibili con la societa' civile''.
Unanime la condanna che viene dalle forze del centrosinistra. Il leader dei Ds Piero Fassino parla di ''pura provocazione politica, messa in essere da gruppi minoritari che con questi atteggiamenti offendono quanti hanno pagato con la vita l'adempimento del loro dovere''; mentre il leader dell'Udeur Clemente Mastella dice di essere ''lontano anni luce'' da chi grida contro i soldati italiani e il verde Pecoraro Scanio sostiene che gli incidenti sono opera di ''violenti fanatici''.
Una condanna ''netta, ferma e senza distinguo'' viene dal coordinatore della Margherita Antonello Soro. Scrolla le spalle il ministro della Difesa Parisi: a Roma, sostiene,''c'era una sparuta minoranza di imbecilli e di teppisti''.
Nel centrodestra, in tanti chiedono un intervento ufficiale del governo alle Camere. Pier Ferdinando Casini si dice ''indignato'' e definisce gli episodi che hanno segnato il
corteo di Rome come forme di ''sciacallaggio politico e istituzionale''. Secondo il vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto il punto centrale e' ''la partecipazione del Pdci a una manifestazione, quella di Roma, eversiva e vicina al terrorismo''. Per Cicchitto si tratta di ''una questione politica gravissima''.
Mette l'accento sulla ''ipocrisia del centrosinistra'' il portavoce di An Andrea Ronchi: a suo giudizio, infatti, le condanne provenienti dagli esponenti della sinistra radicale,
oltre a essere ''tardive'', nascondono il fatto che quelle stesse persone ''garantiscono copertura a cellule eversive e sedicenti centri sociali violenti e impuniti''.
Si fa sentire anche l'ambasciatore israeliano Gideon Meir: ''Cio' che abbiamo visto nella manifestazione di Roma - sottolinea - e' il risultato della combinazione tra odio e
ignoranza che non fa altro che incoraggiare ulteriormente gli estremisti''.

"Vergogna!" al PRC che si è associato agli squallidi attacchi di centrodestra e centrosinistra.

Il vero scandalo non sta nella manifestazione di Roma per la Palestina, ma nel suo ignobile linciaggio bipartisan da parte di centrosinistra e centrodestra.
Centrosinistra e centrodestra non "inorridiscono" di fronte a 450 palestinesi assassinati dal terrore israeliano nei soli ultimi mesi: anzi rivendicano la cooperazione tra Italia e Israele e l'embargo contro i palestinesi.
"Inorridiscono" invece se a conclusione di una grande e pacifica manifestazione al fianco dei palestinesi dieci ragazzi compiono un innocuo gesto dimostrativo, del tutto marginale, contro l'oppressione della Palestina.
Vergogna! E tanto più vergognoso è l'atteggiamento del gruppo dirigente del Prc che dopo aver votato in nome della non violenza il rifinanziamento delle missioni di guerra e l'aumento delle spese militari, oggi si accoda al coro isterico di centrosinistra e centrodestra contro la manifestazione di Roma e le comunità palestinesi presenti. Nel prezzo da pagare per governare con Prodi e Rutelli c'è anche la falsificazione della verità e la criminalizzazione dell'opposizione di sinistra?
In ogni caso il Movimento per il Partito comunista dei lavoratori - tra i principali promotori della manifestazione di Roma - non si farà intimidire: verità e diritti del popolo palestinese non sono per noi merce di scambio. Movimento per il partito comunista dei lavoratori.

(ForumPalestina 18.11.06)

 

 Diliberto: il 18, una giornata per la Palestina


La grave situazione venutasi a creare in Palestina ed in tutto il Medioriente impone il massimo sforzo per una mobilitazione di tutte le forze che hanno a cuore la pace ed il diritto dei palestinesi alla autodeterminazione.
Il movimento pacifista chiede all’Unione ed al Governo Prodi, di concerto con l’Unione europea, un impegno diretto per fermare il massacro in Palestina, per ristabilire un clima di pace e di rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani in tutto il Medioriente a partire dalla nascita di uno Stato libero, democratico ed indipendente di Palestina, come del rispetto dei diritti del popolo libanese.
Solo questa è la strada per garantire pace e sicurezza anche ad Israele: due popoli, due Stati.
Riteniamo che di fronte a questa situazione sia auspicabile la massima unità dei movimenti e delle forze politiche che lavorano per la pace e per i diritti del popolo palestinese.
Per questo abbiamo aderito sia alla mobilitazione di Roma che chiede azioni concrete di pressione internazionale per riportare Israele sulla via del dialogo e della trattative di pace che a quella di Milano che ci impegna per una azione comune di pacificazione per tutto il Medioriente.
Lo facciamo nella convinzione che questo sia il momento della necessaria unità e collaborazione per raggiungere gli obbiettivi comuni più che per sottolineare le legittime differenze di opinione nel movimento e nella politica. Oliviero Diliberto

 

Gaza. Fermate l'assedio! Fermate la guerra!

 

Le manifestazioni del 18 novembre 2006

 

Milano: ore 14  Corso Venezia fermata metrò Palestro

Roma: Piazza della Repubblica di fronte alla Terme Diocleziano

 

 

Ebrei Europei per una Pace Giusta (EJJP)

 

La UE deve intraprendere passi decisi ed imparziali contro la catastrofe umanitaria a Gaza

Negli ultimi mesi, le azioni dell'esercito israeliano sono culminate nell'opprimere e nel perseguitare in modo intollerabile la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. Le operazioni, cinicamente denominate nei mesi estivi “Pioggia d'Estate”, ed ora titolate “Nubi D'Autunno”, hanno apportato morte a centinaia di palestinesi, per non menzionare mutilati e feriti, che spesso non ricupereranno più la salute. Solo stamattina, l'esercito israeliano ha massacrato 19 palestinesi nel nord della Striscia di Gaza: donne e bambini sono le principali vittime di queste azioni atroci. 

Questo avviene in nome della sicurezza? Le incursioni dell'esercito israeliano a Gaza non si possono giustificare usando come scusa che si lancino missili Qassam o che il soldato israeliano Gilad Shalit sia stato preso in ostaggio da militanti palestinesi. L'arbitraria ed incommensurabile violenza dell'esercito israeliano, al contrario, ha probabilmente messo in pericolo la sua vita. L'uso della nuova arma, illegale e letale, chiamata DIME (Dense Inert Metal Explosive), non ha alcuna giustificazione.

È evidente che i costanti attacchi, psicologici e fisici, di notte e di giorno, non hanno altri motivi che non siano quelli di seminare terrore, dimostrare forza,  tentar di spezzare la volontà e la legittima resistenza all'occupazione del popolo palestinese. Hamas non ha chiesto attacchi vendicativi, ma l'intervento internazionale. Quanti devono ancora morire, prima che la comunità internazionale si assuma le proprie responsabilità?

Secondo la Carta delle Nazioni Unite, Israele, come ogni altro Paese della comunità internazionale, deve essere giudicato, considerato responsabile e dissuaso dall'imporre guerre non dichiarate, dall'uccidere civili, dal devastare la natura, dal distruggere le attività e l'infrastruttura dei popoli al confine.

Come cittadini europei, non vogliamo restare in silenzio di fronte a crimini commessi contro una popolazione prigioniera e sotto occupazione, vittima di eventi della storia europea.

Come ebrei, non commetteremo lo stesso errore che abbiamo spesso rimproverato ad altri: restare in silenzio di fronte a crimini contro l'umanità. Alla vigilia del 9 novembre, il mostruoso pogrom del novembre del 1938, dichiariamo ad alta voce, e con la massima chiarezza, che lo stato di Israele, con questi atti, insozza il nome e la reputazione degli ebrei, ovunque vivano. 

È essenziale che l'Unione Europea intraprenda finalmente passi concreti,  decisivi ed imparziali, per costringere Israele ad aderire alla legge internazionale. È evidente che i Paesi d'Europa dovrebbero interrompere le relazioni amichevoli ed i legami commerciali con Israele, fin tanto che non rispetta i diritti umani fondamentali e continua con i crimini di guerra; l'interruzione dei rapporti avrebbe gà dovuto avvenire da tempo.

 Chiediamo che l'Unione Europea si dissoci dalle politiche medio-orientali degli USA e che intraprenda indipendentemente una politica di pace, basata sulla Convenzione Europea per i Diritti Umani. 

Chiediamo un dibattito sulla questione nel Parlamento della UE, come pure nei Parlamenti delle nazioni che ne fanno parte.

Chiediamo che l'Unione Europea chiarisca al governo di Israele che la UE non finanzierà e non sosterrà Israele fino a che non raggiunga un accordo di pace equo con il popolo palestinese, negli interessi di tutti, e della pace nel mondo. 

Chiediamo che il popolo palestinese sia protetto dal dispiegamento di una forza di pace internazionale a Gaza e in Cisgiordania.

 

8 novembre 2006 

Comitato Esecutivo di EJJP

Dror Feiler (Presidente)             Svezia   Dan Judelson (Segretario)         Gran Bretagna    Paula Abrams-Hourani              Austria   

Paola Canarutto                          Italia     Liliane Cordova Kaczerginski   Francia   Fanny-Michaela Reisin             Germania

Henri Wajnblum                        Belgio

 il 18 novembre a Roma manifestazione nazionale per la Palestina

 
 

Palestina libera, adesso

 

L'Italia non deve essere complice del massacro dei palestinesi e dell’occupazione israeliana

 

Appello per la manifestazione del 18 novembre a Roma

 

A metà novembre in ventidue paesi si terrà per il quarto anno la settimana di iniziative della Campagna Internazionale contro il Muro dell’Apartheid che Israele sta costruendo sui Territori Palestinesi Occupati. In Italia, anche quest’anno, siamo chiamati a dare il nostro contributo ad una campagna che assume in sé tutte le aspettative, le contraddizioni e le urgenze della lotta di liberazione del popolo palestinese dall’occupazione militare e coloniale israeliana. 

Abbiamo deciso di scendere in piazza con una manifestazione nazionale a Roma sabato 18 novembre chiamando alla mobilitazione tutti coloro che ritengono insopportabile il silenzio e l’inerzia di fronte al quotidiano massacro a cui viene sottoposto il popolo palestinese. A novembre, in soli tre giorni sono stati uccisi 34 palestinesi. Solo nell’ultimo mese ne sono stati uccisi 62. Negli ultimi sei mesi ne sono stati uccisi 377, più di due al giorno. 

Ma il prossimo 18 novembre chiamiamo anche a scendere in piazza per cercare di mettere fine concretamente alle complicità dei nostri governi con l’occupazione israeliana della Palestina, con l’illegale costruzione del Muro dell’apartheid e con le minacce di aggressione contro gli altri paesi della regione (Libano, Siria, Iran).

 L’Italia ha ufficializzato un accordo di cooperazione militare bilaterale con Israele che vede impegnata la principale azienda pubblica nel campo bellico e tecnologico (Finmeccanica), che vede impegnati i servizi segreti e gli apparati militari italiani nella collaborazione con le forze armate israeliane, che vede la politica ufficiale del governo Prodi non recidere concretamente i vincoli assunti dal governo Berlusconi nella complicità con le autorità di Israele. L’Italia continua così ad essere complice sul piano militare dell’apparato bellico, politico e coloniale che sta martoriando la popolazione palestinese, che ha bombardato e devastato il Libano, che minaccia di bombardare a breve anche la Siria e l’Iran. In tale contesto, è del tutto irricevibile qualsiasi ipotesi di integrazione di Israele nell'Unione Europea e nella NATO. 

In Italia, in questi mesi, milioni di euro sono stati stanziati dalle Regioni per accordi bilaterali con autorità israeliane mentre i medici e gli insegnanti palestinesi non ricevono da mesi lo stipendio, gli ospedali e le scuole chiudono per mancanza di fondi e risorse, i soldi dei prodotti palestinesi venduti all’estero sono sequestrati dalle autorità israeliane che controllano i confini e le dogane. 

L’Italia, al contrario, continua ad applicare l’embargo contro l’Autorità Nazionale Palestinese per punire una popolazione che ha democraticamente eletto una formazione politica – Hamas – ritenuta ostile dagli Stati Uniti e da Israele. In questo modo, una popolazione già priva di libertà di movimento e di risorse economiche, si è vista tagliare stipendi, servizi ospedalieri e scolastici, finanziamenti per lo sviluppo. Assistiamo così ad un vergognoso scenario in cui vengono applicate le sanzioni contro le vittime e non contro gli occupanti. Le autorità israeliane che imbarcano anche partiti fascisti e razzisti nel governo, continuano infatti a non essere sottoposte ad alcuna sanzione per la loro politica di annientamento contro i palestinesi. 

Di fronte ad una situazione insostenibile e vergognosa di ingiustizia, oppressione, violazione dei diritti umani, riteniamo inaccettabile che il nuovo governo italiano e le forze politiche che lo compongono, dichiarino di adottare una posizione di “equidistanza” (o equivicinanza) tra i diritti dei palestinesi e la politica di Israele, mentre - nei fatti - non rompono nessun trattato o impegno preso con Israele dal governo Berlusconi. I diritti storici dei palestinesi (dallo Stato indipendente al diritto al ritorno dei profughi, dalla liberazione dei prigionieri politici palestinesi al diritto di eleggersi il proprio governo) meritano di entrare con forza dentro l’agenda delle priorità della politica estera e in un negoziato fondato su una pace con giustizia per il Medio Oriente. 

In una situazione di totale asimmetria come quella israelo-palestinese, l’equidistanza diventa complicità con il più forte. Lasciarsi alle spalle il servilismo del governo Berlusconi significa introdurre cambiamenti significativi nelle scelte di politica internazionale del nostro paese. Il governo israeliano deve essere sottoposto a sanzioni internazionali fino a quando non recederà dalla politica di annientamento dei palestinesi e di minaccia contro gli altri paesi dell'area. Se i governi non adotteranno le sanzioni, la società civile avvierà comunque una vasta campagna di boicottaggio e di disinvestimento verso l'economia di guerra israeliana.

 L'Italia non deve più essere in alcun modo complice dell’occupazione militare e coloniale israeliana della Palestina né delle nuove aggressioni contro altri paesi dell’area.

 Per questi motivi scenderemo in piazza a Roma il 18 novembre per ottenere

 - la revoca dell’accordo di cooperazione militare Italia-Israele

- la revoca degli accordi economici tra le regioni italiane e le autorità israeliane

- la revoca del vergognoso embargo dell’Unione Europea contro il popolo palestinese

 Stop al Muro dell’apartheid

Autodeterminazione per il popolo palestinese

Solidarietà con la resistenza dei popoli alle occupazioni

Contro l'occupazione israeliana sanzioni e boicottaggio

 Adesioni arrivate fino ad ora per la manifestazione del 18 novembre a Roma per la Palestina

Associazioni, reti, centri sociali

Campagna Palestinese contro il Muro dell'Apartheid - Forum Palestina - Comitato "Con la Palestina nel cuore" - Comitato di Solidarietà con l'Intifada - Associazione di Amicizia Italo-Palestinese (Firenze) - Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP) - La redazione di www.infopal.it - CSA Vittoria (Milano) - Comitato Comunista "Antonio Gramsci" (Roma) - Associazione di Amicizia Sardegna-Palestina - Medicina Democratica - Movimento di Lotta per la Salute - Campo Antimperialista - Organizzazione di Volontariato A.L.J.(Aiutiamo la Jugoslavia) onlus - International Solidarity Movement (ISM - Italia) - Casa della Pace (Roma) - Red Link - Comitati Iraq Libero - Coordinamento toscano di solidarietà con la Palestina - Circolo ARCI Agorà (Pisa) - Comitato 28 giugno (Roma) - Comunità Libanesi in Italia - Redazione Cento-Passi Bologna - Circolo ARCI La vereda (Bologna) - Coordinamento Studenti di Base-Iskra Bologna - Comitato Disarmiamoli-Bologna - Forum Palestina di Altamura-Gravina-Matera" - Centro di documentazione Filorosso di Foggia - Collettivo Iqbal Masih (Lecce) - Circolo Arci "Agorà" (Pisa) - Associazione Ghassan Kanafani - LUCCA - - Associazione Officina Comunista - Associazione comunista il Pianeta Futuro (Pisa) - Associazione La Talpa (Verona) - Gruppo Palestina (Modena) - Utopia Rossa - Associazione Scirokku di Finale (Palermo) - Associazione Solidarietà Proletaria - CSO Ricomincio dal Faro (Roma) - Social Forum di Cecina (GR) - Collettivo Universitario Progetto indy-Unich (Chieti) 360° - Coordinamento di Lotta per la Palestina (Milano) - Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese - Collettivo studenti SU LA TESTA - Associazione L'Altra Lombardia - Area Antagonista Campana - Collettivo internazionalista di Napoli - Collettivi Studenteschi Autorganizzati - Interfacoltà (Coord. Collettivi Universitari Napoletani) - CSOA TerraTerra -Associazione Nazionale Puntocritico - Associazione Punto Rosso (Fermo e Porto San Giorgio) – CCDP Centro di Cultura e Documentazione Popolare – Movimento Nuovi Partigiani della Pace -

 Partiti, organizzazioni

Partito Comunista dei Lavoratori

Rete dei Comunisti

Partito dei Comunisti Italiani

PRC-Essere Comunisti(Toscana)

PMLI

CARC

Coordinamento Cittadino PdCI-FGCI (Bologna)

Giovani Comunisti (Biella)

Fgci nazionale (Federazione Giovanile Comunisti Italiani)

Area Programmatica Progetto Comunista

 Sindacati

Federazione delle RdB/CUB

Confederazione Cobas 

Adesioni a titolo individuale

Michele Fadda - Mauro Gemma (Direttivo FISAC - CGIL di Torino) - Nella Ginatempo (Roma) - Avv. Enzo Barone (Milano) - Mary Rizzo - Andrea Oleandri (PRC/Area Essere Comunisti - CPF Castelli) - Domenico Losurdo (università di Urbino) - Maurizio Timitilli membro collegio garanzia Lazio PRC - Senatore Fernando Rossi - Ismat Abdo Padova - Issam Abdin Padova - Ali Samhan Padova - Gazi Agbarie Padova - Hussni Bder Treviso - Joseph Halevi - Francesco Giordano (Milano) - Fausto Sorini (CPN del PRC) - Giovanna Caviglione (Genova) - Isadora D'Aimmo (assessore della Provincia di Napoli) - Giorgio Riboldi - Mariella Megna - on. Marco Rizzo (parlamentare europeo del PdCI) - Marcello Graziosi (Segreteria Regionale PRC Emilia-Romana)

  

                                                     Un mese di protesta: 4 Novembre – 2 Dicembre 2006

                                                                         

La situazione a Gaza ha raggiunto livelli di emergenza – insufficienza d’acqua, elettricità e medicine; la fame, la povertà e la disoccupazione; scuole e altri servizi sono fuori uso; i costanti bombardamenti e attacchi da parte delle forza armate israeliane. Il problema è l’assedio di Gaza da parte di Israele e le sanzioni imposte dalla comunità internazionale, peggiorate dai bombardamenti israeliani in corso. Se questo assedio continua, vedremo il diffondersi di malattie, malnutrizione, ed anarchia. Unitevi alla nostra Campagna Internazionale

La comunità di organizzazioni pacifiste di Israele si è riunita in una grande e coordinata campagna per mettere fine all’assedio di Gaza e per richiedere che Israele riprenda i negoziati con i legittimi rappresentanti del popolo palestinese.  Gaza: Fermate l’Assedio – Fermate la Guerra!

Per tutto il mese di Novembre: sit-in, seminari, petizioni, volantini, poster

2 Dicembre: Manifestazioni in tutto il mondo

Per favore unitevi con noi per questo sforzo umanitario e politico: usate il mese fino alla grande manifestazione, il 2 Dicembre, per aumentare il livello di conoscenza nella vostra comunità. Mandate lettere, fax e petizioni ai vostri rappresentanti. Organizzate sit-in e seminari di conoscenza.

Fateci sapere i vostri piani in modo tale che sia possibili incoraggiarci e potenziarci a vicenda con i nostri numeri e l’informazioni sui nostri siti web.

Scrivete i vostri piani a Debby Lerman all’indirizzo debbyl@actcom.co.il

Attività pianificate in Israele

Forse alcune di queste potrebbero fornirvi qualche idea per le vostre attività:Materiale stampato– volantini, un manifesto, un'inserzione pubblicitaria, figurine.
Eventi locali - "sessioni d'insegnamento" che includono film, testimonianze, giornalisti, palestinesi di Gaza ecc.
Sitin/manifestazioni – Davanti all'ufficio del primo ministro, la UE, ambasciate, gli uffici di deputati scelti dalla Knesset. Durante la manifestazione "Rabin", il 4 novembre, attivisti distribuiranno materiali stampati e faranno una catena umana.
Convegno straordinario per la Knesset - Si organizzerà un convegno speciale per la Knesset al qual saranno invitati deputati strategici. Ascolteranno rapporti da Gaza -palestinesi, organizzazioni per i diritti umani, giornalisti.
Media – Scriveremo articoli, lettere, blogs, risposte - per giornali, TV, radio e internet.
Corteo di macchine al confine con Gaza.
Manifestazione il 2 dicembre a Tel Aviv e in tutto il mondo -Includendo collegamenti telefonici con Gaza e, se possibile, eventi internazionali di solidarietà.

Campagna internazionale:
Azioni per aumentare il livello di conoscenza e per esercitare pressione sui governi europei ed americano - appelli diretti a coloro che prendono le decisioni e alla società civile nella UE e negli Stati Uniti per richiedere il ritiro dell'embargo.
Il 2 dicembre - manifestazioni in tutto il mondo..

Organizzatori della Campagna

Questa campagna ha preso vita grazie alla coalizione di donne per la pace con le sue 9 organizzazioni in Israele, includendo MachsomWatch, Bat Shalom e New Profile. Altri organizzatori attivi sono: Anarchists against the wall, Gush Shalom, Hadash, High School Seniors draft Refusers, Rabbis for Human Rights, University Student Coalition, e Yesh Gvul.

Per ulteriori informazioni e per i vostri aggiornamenti:: Debby Lerman at debbyl@actcom.co.il or +972-52 457-0704

 

 

Manifestazione Nazionale per la pace e la giustizia

in Medio Oriente sabato 18 novembre 2006 a Milano

 

Non vogliamo più essere complici del massacro dei palestinesi e dell’occupazione israeliana


A metà novembre in ventidue paesi si terrà per il quarto anno la settimana di iniziative della Campagna Internazionale contro il Muro dell’Apartheid che Israele sta costruendo sui Territori Palestinesi Occupati. In Italia, anche quest’anno, siamo chiamati a dare il nostro contributo ad una campagna che assume in sé tutte le aspettative, le contraddizioni e le urgenze della lotta di liberazione del popolo palestinese dall’occupazione militare e coloniale israeliana.
Abbiamo deciso di scendere in piazza con una manifestazione nazionale a Roma sabato 18 novembre chiamando alla mobilitazione tutti coloro che ritengono insopportabile il silenzio e l’inerzia di fronte al quotidiano massacro a cui viene sottoposto il popolo palestinese. Solo nell’ultimo mese sono stati uccisi 62 palestinesi. Negli ultimi sei mesi ne sono stati uccisi 377, più di due al giorno.
 

Palestina libera, adesso


 

Manifestazione Nazionale per la pace e la giustizia


“Non ci sarà pace nel mondo finchè non regnerà in quelle terre piena pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno una ripercussione straordinaria sul pianeta intero.”
Carlo Maria Martini


Per alcune popolazioni non è mai finita. Per altre è solo questione di tempo e poi la guerra tornerà a straziare la vita e le città del Medio Oriente. Tutti sanno che non sarà solo l’ennesima strage di innocenti. Sarà un ulteriore passo sulla strada senza ritorno di una guerra che, nella sua ipotesi più estrema, può diventare atomica. E’ terribile ma di questo passo non impossibile.
Il pericolo è grande. Se non si interviene subito una nuova e ancora più grande catastrofe rischia di travolgerci tutti. La risoluzione dell’Onu 1701 ha messo fine ai combattimenti in Libano e in Galilea. E’ stato fatto un primo passo che ora però va fortemente sostenuto con gli strumenti della politica, con la forza della cultura e con l’impegno di tutti. Il tempo della tregua deve diventare il tempo della pace.
Per questo noi, consapevoli dei rischi e delle responsabilità che ci dobbiamo assumere, invitiamo tutte le donne, gli uomini, le ragazze e i ragazzi, le organizzazioni della società civile, i movimenti e gli Enti Locali a partecipare alla manifestazione nazionale per la pace in Medio Oriente che si terrà sabato 18 novembre a Milano.
Chiediamo ai responsabili della politica italiana, europea e internazionale di lavorare con coraggio e tenacia per scongiurare una ripresa della guerra e imboccare davvero la via della pace in Medio Oriente.

Non siamo ingenui da ignorare il peso dei signori della guerra e del terrorismo. Facciamo appello a tutti coloro che, nei governi e nella società, di fronte al fallimento dell’unilateralismo e della guerra permanente causa di tante tragedie, hanno imparato la lezione.

Questo è il tempo in cui i “realisti” debbono lavorare perché la fine della guerra in libano segni davvero l’inizio di una nuova fase politica caratterizzata dall’abbandono di tutti i piani e proclami di guerra, dalla rinuncia alla guerra e al terrorismo come strumento della politica, dallo sforzo comune di affrontare pazientemente tutti i problemi irrisolti con mezzi pacifici, dal rilancio e dalla democratizzazione dell’Onu, del diritto e della legalità internazionale.
Ci rivolgiamo innanzitutto al Governo e al Parlamento italiano perché sviluppino una fortissima iniziativa politica a partire dall’Unione Europea e dall’Onu. In particolare chiediamo di:
1. affrontare subito la questione israelo-palestinese, cuore di tutti i conflitti del Medio Oriente, promuovendo –anche tramite l’invio di una forza di interposizione dell’Onu nella Striscia di Gaza- l’immediato cessate il fuoco, la fine delle incursioni militari, dei bombardamenti, delle uccisioni, del lancio dei missili Qassam e di ogni azione terroristica, la fine del blocco di Gaza e dell’isolamento delle città palestinesi, l’abbattimento del muro, una grande azione umanitaria per portare soccorso alle popolazioni, il rilascio dei prigionieri politici, a cominciare da quelli che sono stati presi come ostaggi e dagli esponenti del governo e del parlamento palestinese, la ripresa del dialogo, della cooperazione, anche ripristinando l’erogazione dei fondi, e del processo di pace con l’ANP per attuare, in tempi certi, le risoluzioni dell’Onu che prevedono la fine dell’occupazione militare e la nascita di uno Stato Palestinese indipendente e democratico che viva in pace accanto a quello di Israele;
2. promuovere il dialogo e il negoziato politico con tutti i paesi della regione, anche tramite una conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente, per affrontare in modo coerente e globale i problemi irrisolti nella regione sulla base del diritto internazionale, favorire il riconoscimento reciproco e costruire le condizioni per una pace giusta e duratura. La pace è l’unica sicurezza per Israele, la Palestina e per tutti. L’Onu inoltre, con il deciso sostegno dell’Unione Europea, si deve assumere la responsabilità di garantire la sicurezza di Israele e della Palestina anche trasferendo la sua sede principale a Gerusalemme, città aperta, capitale di due stati e del mondo intero;
3. lottare con determinazione contro tutti i terrorismi con gli strumenti della legalità e della giustizia penale internazionale, con intelligenza ed efficienza nel rispetto dei diritti umani e dei valori democratici;

4. promuovere, come stabilito dalla legge italiana, il blocco del commercio delle armi e degli accordi di cooperazione militare verso tutti i paesi in conflitto (Israele, Libano,…); promuovere il disarmo generalizzato e in particolare sollecitare la convocazione di una Conferenza internazione per eliminare tutte le armi nucleari, chimiche e batteriologiche dal Medio Oriente.

Chiediamo inoltre che, data la natura complessa e l’alto rilievo del nuovo intervento dell’Onu in Libano, l’Italia promuova la costruzione di quella “componente civile” che è necessaria per curare la “dimensione diritti umani” e promuovere la “sicurezza umana” in stretto rapporto con le autorità locali e la società civile libanese. (Forum Palestina 25.10.06)
 

Comunicato del capitolo messicano della rete in difesta dell'umanità

 

A tutte le reti internazionali,

alle organizzazioni politiche, sociali, sindacali, indigene, di diritti umani e della società civile.

A tutti i popoli del mondo.

Di fronte all'occupazione poliziesco-militare dello stato messicano di Oaxaca è urgente mantenere le proteste e la pressione sulle ambasciate ed officine consolari messicane nei rispettivi paesi. Di fronte a tale occupazione, la APPO è tornata a raggrupparsi e il movimento è ancora più attivo nella sua lotta popolare e democratica.

Vi chiediamo di insistere nella richiesta di dimissioni di Ulises Rúiz come governatore dello stato, il ritorno delle truppe nelle caserme, la fine della repressione, le perquisizioni, le detenzioni illegali e le attività criminali dei gruppi paramilitari.

E' necessario appoggiare le azioni dell'Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca attraverso lettere ai quotidiani di maggiore circolazione, sia in Messico che nei rispettivi luoghi di origine, incolpando il governo di Vicente Fox per la sua politica repressiva.

Ringraziamo per la solidarietà e l'appoggio nelle attività già realizzate.

La causa di Oaxaca è la causa di tutti i popoli del mondo!

Si prega di ritradurre in altre lingue e dare la MASSIMA circolazione.

CAPITOLO ITALIANO DELLA RETE IN DIFESA DELL'UMANITA' latinoamerica-unsubscribe@giannimina.it

 

Sciolta la Gioventù Comunista Ceca


  
  Alla fine l'hanno fatto, hanno dichiarato fuorilegge l'idea di una società socialista, cioè il semplice immaginare una società che non sia quella attuale. Come se si mettesse al bando la religione o la filosofia o la politica, la poesia, l'arte, la letteratura, la musica, la scienza e chissà cos'altro. Non sono bastati mesi di proteste contro il preannunciato provvedimento né l'intervento dei Dario FO o di Bono. L'ipocrisia di questa democrazia ci supera sempre.
 In Estonia si innalzano statue alle SS, i Cechi sciolgono il KSM, organizzazione giovanile di un partito che rappresenta un quinto della popolazione ceca. Mancano solo le croci gialle per gli ebrei e poi siamo di nuovo agli anni '30. Vi invito con tutto il cuore a firmare la petizione preesistente allo scioglimento e in ogni caso a dare un contributo alle eventuali future iniziative. Prima che tocchi a voi... un giorno.( da Alessio di Riscossa Rossa 18 ottobre 2006)
  

  
Cari compagni,
l’unione della Gioventù Comunista (KSM) della Repubblica Ceca è stata ufficialmente messa fuorilegge dal potere statale il 12 ottobre 2006.

Il 16 ottobre 2006 il KSM ha ricevuto la lettera dal Ministero degli Interni della Repubblica Ceca nella quale si annuncia che il Ministero degli Interni ha definitivamente sciolto il KSM. E questo nonostante la grande campagna contro il pericolo della messa fuori legge dell’organizzazione dei giovani comunisti della Repubblica Ceca.

Migliaia di cittadini nella Repubblica Ceca hanno sottoscritto una petizione contro il tentativo del Ministero degli Interni di rendere illegale il KSM. La protesta nella Repubblica Ceca contro la messa fuori legge del KSM è stata portata avanti, per esempio, dall’organizzazione degli ex combattenti antifascisti, dalle organizzazioni studentesche, da partiti politici ed associazioni civiche. Una forte opposizione è stata messa in atto contro il tentativo del Ministero degli Interni di mettere al bando il KSM. Migliaia di rappresentative organizzazioni giovanili e studentesche, sindacati e partiti politici insieme con migliaia di persone hanno protestato nei confronti del Ministero degli Interni e delle ambasciate della Repubblica Ceca dei rispettivi paesi. Solidarietà al KSM è stata espressa da un grande numero di parlamentari, famosi intellettuali e personalità come il Premio Nobel Dario Fo, il leader degli zapatisti Marcos o il cantante degli U2 Bono Vox. Iniziative di solidarietà col KSM sono state organizzate davanti alle sedi delle ambasciate della Repubblica Ceca in molte nazioni. La Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY) ha indetto una giornata internazionale di solidarietà con il KSM il 27 Febbraio 2006.
Il ministero degli Interni ha in un primo momento impugnato lo status del KSM di associazione civica sotto il pretesto che le finalità delle attività del KSM interferivano con un campo di attività relativa esclusivamente alle attività dei partiti politici. Il Ministero degli Interni ha anche dichiarato che la condotta del KSM era illegale perché basata sulle fondamenta teoriche di Marx, Engels e Lenin e sulla dichiarata necessità della rivoluzione socialista.

Nonostante tutto questo, il Ministero degli Interni non ha usato nessuno di questi argomenti per la messa al bando del KSM. L’unica ragione che è stata ufficialmente portata per lo scioglimento del KSM è che il KSM espone nel suo Programma la necessità di sostituire alla proprietà privata dei mezzi di produzione la proprietà collettiva di tali mezzi.
Il KSM in risposta alla sua messa fuori legge da parte del potere statale, continuerà la lotta per i diritti della maggioranza dei giovani – studenti, giovani lavoratori e disoccupati – e per il socialismo! Il KSM cambierà la decisione del Ministero degli Interni ricorrendo alla corte.
La messa al bando del KSM è stata portata a compimento in un fervente clima anticomunista di caccia alle streghe, diverse campagne anticomuniste ed attacchi e nuovi appelli alla criminalizzazione dei Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM). La decisione del Ministero degli Interni è avvenuta appena una settimana prima delle elezioni locali e senatoriali alle quali partecipa il KSCM.

Cari compagni ed amici,
è necessaria una mobilitazione internazionale contro questa messa al bando e criminalizzazione del movimento anticomunista nella Repubblica Ceca. Vi chiediamo quindi di esprimere la vostra solidarietà al KSM e protestare contro questa iniziativa senza precedenti del Ministero degli Interni della Repubblica Ceca presso le sedi delle ambasciate presenti nei vostri rispettivi paesi.
Gli indirizzi sono reperibili al seguente indirizzo web:
http://www.mzv.cz/wwwo/mzv/default.asp?ido=7904&idj=2&amb=1&ikony=False&trid=2&prsl=False&pocc1=

Vi chiediamo contemporaneamente di informarci su tutte le vostre attività al seguente indirizzo di posta elettronica: international@ksm.cz o al numero di fax: ++420 222 897 449.
Potete anche sottoscrivere le seguenti petizioni: http://4ksm.kke.gr (promossa dal Partito Comunista Greco) e http://wfdy-ksm.kne.gr (promossa dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica).
Vi chiediamo di diffondere queste notizie circa gli avvenimenti antidemocratici del potere statale della Repubblica Ceca ai media dei vostri paesi.

Vi chiediamo anche ogni altra forma di solidarietà.

Con il vostro sostegno internazionale è possibile e vitale difendersi da tutti gli attacchi anticomunisti ed antidemocratici!

Lunga vita alla solidarietà internazionale!

Dipartimento Esteri dell’Unione della Gioventù Comunista (KSM) Traduzione a cura di Francesco Maringiò(L'Ernesto 16.10.06)


 Anche in Italia è partita una grande campagna che ha portato alla costituzione del Comitato Italiano in Solidarietà con il KSM che ha visto il contributo determinante dei Giovani e Comunisti. Si tratta di far ripartire l’iniziativa di solidarietà internazionalista e raccogliere nuove adesioni all’appello di solidarietà (l’indirizzo è: campagnaproksm@libero.it)
 

Il 30 settembre tutti in piazza contro la missione militare in Libano

 

Manifestazione organizzata dal Social Forum Europeo di Atene

Comunicato della Rete dei Comunisti



Il Forum Sociale Europeo di Atene ha deciso come principale obiettivo
di mobilitazione europea la lotta contro la guerra globale e permanente
scatenata dagli USA e dai loro alleati, stabilendo una settimana di
iniziative in tutta Europa dal 23 al 30 settembre.


· Per il ritiro delle truppe da tutti i fronti di guerra

· No alla missione militare ONU in Libano

· Fine dell'occupazione della Palestina, rientro di tutti i profughi

· Chiusura di tutte le basi militari NATO ed USA

· Disarmo nucleare, a partire dai paesi che hanno già le atomiche

· Basta con le minacce ai paesi non sottomessi agli USA



Il 30 settembre tutti in piazza contro la missione militare in Libano, per il ritiro delle truppe italiane dei teatri di guerra, al fianco della resistenza

dei popoli del Medio Oriente
 


La Rete dei Comunisti invita tutti a scendere in piazza sabato 30 settembre nell'ambito della giornata internazionale contro la guerra e per il ritiro delle truppe da tutti i teatri di guerra convocata dal forum di Atene. In Italia si terrà una manifestazione nazionale a Roma (partenza Piazza della Repubblica ore 15)
La tabella di marcia del movimento contro la guerra, è costretta dagli eventi ad un continuo aggiornamento. L'aggressione israeliana al Libano e l'invio di una spedizione militare internazionale dell'ONU, mostrano con drammatica evidenza l'escalation in corso nel Medio Oriente tesa a ridisegnare - attraverso la guerra - la mappa del dominio delle maggiori potenze in un'area strategica del mondo.

Il ruolo particolare assunto dall'Italia in questa escalation da un lato vede manifestarsi le ambizioni di potenza delle classi dominanti italiane ed europee sul Mediterraneo, dall'altro ha introdotto elementi di divisione profonda tra le forze che in questi anni si sono opposte alla guerra scatenata dagli Stati Uniti in Iraq.
A nostro avviso, nella sinistra e nei movimenti pacifisti, sono molti coloro che equivocano il giudizio sulle iniziative di politica estera del governo Prodi-D'Alema con la funzione indipendente che spetta ai movimenti e ai soggetti politici della sinistra.

Cogliere le differenze tra le iniziative dell'attuale governo con quelle del governo Berlusconi, non può risolversi in un appiattimento sulla politica estera del governo Prodi. Per i movimenti e i partiti della sinistra questo atteggiamento non può che apparire suicida e avventurista.
L'Italia mantiene le sue truppe nella missione NATO in Afganistan, invia altre truppe in Libano sulla base di una risoluzione ONU del tutto sbilanciata a favore degli interessi israeliani, sposa la tesi che vadano neutralizzate le resistenze che i popoli oppongono all'occupazione dell'Iraq, della Palestina, dell'Afganistan e del Libano.

Alla base di queste operazioni vi è una concezione del multilateralismo che se da un lato ratifica la crisi dell'unilateralismo statunitense e israeliano sconfitto in Iraq e in Libano, dall'altro riafferma che gli equilibri regionali e internazionali non possono che essere subalterni e funzionali agli interessi delle grandi potenze. In questo senso, la missione militare in Libano altro non è che una moderna operazione coloniale che si regge sul controllo economico e militare del Medio Oriente e del Mediterraneo.

Riteniamo pertanto positivo che una parte del movimento italiano contro la guerra abbia scelto di sintonizzarsi con l'analisi prevalente nei movimenti attivi nel resto del mondo e con le resistenze dei popoli mediorientali contro l'occupazione coloniale della regione.
Dal nostro dibattito non può essere omessa la natura delle forze che muovono processi come il Mercato Unico Euro-Mediterraneo teso a rendere subalterne le economie e i paesi della sponda della regione mediterranea agli interessi delle potenze europee. E' un processo che convive e compete con il progetto strategico dei neconservatori statunitensi e israeliani sul Grande Medio Oriente, ma non né è affatto divergente negli interessi prevalenti. Il Libano, in tal senso, è il banco di prova di questo nuovo possibile assetto delle relazioni internazionali e delle contraddizioni interimperialiste.

Il paradigma di questo nuovo scenario rimane la questione palestinese. Le soluzioni che vengono offerte sia dalla comunità internazionale che dal governo italiano, non si discostano affatto dalla priorità accordata agli interessi strategici israeliani e dalla subordinazione a questi dei diritti storici del popolo palestinese.
Giustamente, l'assemblea nazionale convocata dal Forum Palestina per il 16 settembre ribadisce il concetto che in Medio Oriente "Non ci può essere pace senza giustizia". E' questa la linea su cui dovrebbero sintonizzarsi il movimento contro la guerra, le forze democratiche e i partiti della sinistra nel nostro paese rilanciando una agenda politica indipendente da quella del governo Prodi.
La manifestazione del 30 settembre, il dibattito che la precederà e che la seguirà, deve cominciare a mettere nero su bianco questa agenda, sintonizzarla con quella dei movimenti di resistenza e contro la guerra nel resto del mondo e riaffermare pienamente l'indipendenza dei movimenti sociali dai governi.

La Rete dei Comunisti (Riscossa rossa@ (14 settembre 2006)
 

Appello per la terza giornata di mobilitazione e lotta dei migranti

7 ottobre 2006

 
"In nome della lotta all'immigrazione clandestina, i governi adottano misure poliziesche repressive ed estendono le frontiere delle nazioni ricche attraverso i centri di detenzione, le espulsioni e la selezione della forza lavoro" (dall'Appello di Bamako/Mali al Polycentric World social Forum, gennaio 2006)

Mentre il regime Europeo di governo delle migrazioni produce clandestinità, oggi l'istituzione di centri di detenzione e altri strumenti di controllo nei paesi africani e dell'Europa dell'Est (la loro esternalizzazione) costituisce una delle principali misure adottate dalle autorità europee contro i continui movimenti e le lotte dei migranti.
Quando migliaia di migranti e rifugiati collettivamente hanno attraversato i recinti di frontiera delle enclaves spagnole di Ceuta e Melilla nell'ottobre dello scorso anno, le cruciali rivendicazioni per la libertà di movimento e uguali diritti sono state chiaramente portate alla pubblica attenzione, almeno per un momento. Le reazioni disumane e barbare, gli spari a morte e le deportazioni di massa nel deserto rispecchiano il crescente livello di conflitto e la crisi del regime europeo di governo delle migrazioni.

Ma c'è un processo in atto che mina alle fondamenta questo regime - non solo dall'esterno dei confini, ma anche dall'interno. Attraverso tutta l'Europa, ogni giorno, vediamo lotte sociali e politiche, proteste e campagne contro i campi e le deportazioni, per il diritto d'asilo per le donne e gli uomini, per la legalizzazione, per una cittadinanza europea di residenza e contro lo sfruttamento del lavoro migrante. E queste lotte vanno molto oltre ogni ristretta concezione dell'identità europea.

Il nostro nuovo appello condiviso per una giornata comune di lotta si riferisce non solo alle mobilitazioni del 31 gennaio 2004 e del 2 aprile 2005, quando la prima e la seconda giornata di azione e lotta dei migranti hanno avuto luogo in più di 50 città in tutta Europa. Al Forum Sociale di Atene, nel maggio 2006, la questione delle migrazioni per la prima volta ha avuto un proprio asse tematico. Una rete crescente di realtà legate alle questioni dei migranti ha deciso, nell'assemblea finale, di fare un passo avanti e coordinare ancora una volta l'iniziativa per il 7 ottobre.

Tenendo in considerazione le specifiche condizioni e circostanze regionali e nazionali delle varie lotte, la terza giornata di lotta dei migranti vuole costruire un livello di resistenza europeo e transnazionale. La nostra mobilitazione sarà un primo passo verso un'attività centrale su scala europea nella prospettiva di sviluppare l'idea di una manifestazione comune nel 2007, sia a Bruxelles o in qualunque altro luogo politicamente rilevante. Il nostro intento è quello di rivolgerci all'Europa nel suo complesso, non solo ai governi nazionali.

Inoltre, la scelta della data di ottobre serve a ricordare gli eventi avvenuti a Ceuta e Melilla nel 2005. Faremo uno sforzo particolare nella costruzione della cooperazione con le iniziative in Africa: una giornata di azioni in contemporanea tra le città Europee e Africane a ottobre aiuterebbe a promuovere un asse sulle migrazioni nel prossimo Forum Sociale Mondiale, che avrà luogo a Nairobi (Kenia) nel gennaio 2007. Questo corrisponde a quanto indicato dall'appello di Bamako: "nel periodo tra il Forum di Bamako e quello di Nairobi, proponiamo un anno di mobilitazione internazionale in difesa del diritto di ognuno di circolare liberamente e di determinare il proprio destino [.] proponiamo una giornata internazionale di mobilitazione che possa avere luogo in luoghi simbolo delle frontiere (aeroporti, centri di detenzione, ambasciate ecc.)".

Soprattutto, vogliamo sottolineare con forza la dimensione globale delle lotte dei migranti oggi. Per questo intendiamo connettere la nostra giornata di lotta con le iniziative e le mobilitazioni di massa del movimento americano dei migranti che avranno luogo in futuro. La terza giornata di lotta sarà diretta contro la negazione dei diritti e la criminalizzazione dei migranti e contro ogni regime di controllo delle migrazioni, articolando rivendicazioni chiare all'interno delle parole d'ordine LIBERTA' DI MOVIMENTO E DIRITTO DI RESTARE:

- per una legalizzazione senza condizioni e uguali diritti per i migranti in tutta Europa
- per la chiusura di tutti i centri di detenzione in Europa e ovunque
- per la fine di tutte le deportazioni e del processo di esternalizzazione
- per la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, contro la precarietà
 

 

 

Dichiarazione alla stampa dell'incontro di Atene

 dei PC del Mediterraneo


Un incontro straordinario dei Partiti Comunisti e Operai del Mediterraneo Meridionale e Orientale, della Regione del Golfo e del Mar Rosso si  è tenuto ad Atene il 19 e 20 Agosto, ospitato dal Partito Comunista  di Grecia con la partecipazione della Tribuna Democratica Progressista di Bahrain, del Partito Tudeh dell'Iran, del Partito Comunista di Israele, del Partito Comunista Giordano, del Partito Comunista Libanese, del Partito del Popolo Palestinese, del Partito Comunista Sudanese, del Partito Comunista Siriano. All'incontro erano presenti anche il Partito Comunista di Cuba, AKEL di Cipro, il Partito Comunista Unificato della Georgia, il Partito Comunista Portoghese, il Partito Comunista della Federazione Russa e il Partito Comunista di Turchia, mentre alcuni altri partiti che non hanno potuto presenziare hanno espresso il loro sostegno inviando messaggi.

I partecipanti hanno condannato la politica degli USA e delle altre potenze imperialiste basata sullo sfruttamento e la violazione dei fondamentali diritti democratici e civili. Tale politica è la causa reale dei conflitti e dell'instabilità nella regione. I comunisti e le altre forze antimperialiste si oppongono fermamente a ciò, lottando contro la guerra imperialista, per i diritti del popolo lavoratore, per la pace, la democrazia e il socialismo.

L'incontro è scaturito dall'esigenza di esaminare la situazione, di scambiare opinioni e di assumere iniziative di solidarietà con i popoli del Libano, della Palestina e di altri paesi della regione che stanno  lottando contro le ingiuste e aggressive operazioni militari di Israele e  contro il tentativo di realizzare i piani USA-NATO per il "grande Medio Oriente". I partecipanti hanno evidenziato e condannato l'aggressione israeliana  al Libano del 19 Agosto e le violazioni dello spazio aereo libanese, fatti che povano come la risoluzione 1701/2006 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU incoraggi l'aggressività israeliana.

I rappresentanti dei partiti hanno salutato l'eroica resistenza e lotta del popolo libanese e l'eroico comportamento del PC di Israele e delle  altre forze progressiste del paese favorevoli alla pace; essi hanno reso omaggio alla resistenza del Partito Comunista Libanese e ai suoi sacrifici nell'ambito della Resistenza Nazionale Libanese. I rappresentanti dei partiti hanno anche salutato la lotta del popolo palestinese e il contributo apportatovi dal Partito del Popolo Palestinese.

I rappresentanti dei partiti presenti hanno anche salutato il massiccio movimento mondiale di solidarietà e di protesta e valorizzato il significato internazionale della dichiarazione congiunta del 20 luglio 2006 di 71 Partiti Comunisti e Operai in solidarietà con i popoli sofferenti di Palestina e Libano. I partecipanti hanno messo in rilievo le responsabilità degli USA e delle altre potenze imperialiste che con il loro  comportamento hanno incoraggiato le azioni omicide dell'esercito israeliano. Il  fatto che il governo di Israele e i suoi alleati non siano stati in grado di realizzare i loro obiettivi in questa guerra dimostra le enormi  potenzialità del movimento di resistenza dei popoli, malgrado il difficile  rapporto di forze in campo militare.

I rappresentanti dei partiti hanno denunciato il comportamento di quelle forze che in nome dell' "imparzialità" in realtà hanno aiutato l'aggressione. I partecipanti hanno ben accolto la posizione antimperialista della Siria. Essi hanno sottolineato le responsabilità di quei  governi che non hanno condannato quanto è avvenuto e che non hanno assunto misure efficaci per far cessare gli attacchi, secondo quanto era richiesto  dai trattati e dal diritto internazionale. Essi hanno rilevato che gli USA e le altre principali potenze imperialiste stanno usando gli attuali rapporti di forza negativi nell'ONU per legittimare i loro interventi, per imporre il diritto della forza e per promuovere i loro piani e interessi a  spese dei popoli.

I partecipanti, come del resto tutti i popoli progressisti, hanno rifiutato l'argomento degli invasori secondo cui l'attacco sarebbe stato attuato nell'esercizio di un presunto diritto all' "autodifesa". E' stato  rilevato che in tale frangente la maggioranza delle vittime è risultata essere di civili, che sono stati colpiti ospedali e case e che sono stati effettuati migliaia di arresti illegali di prigionieri politici, tra i quali si trovano ministri e rappresentanti eletti del popolo palestinese. Questo attacco, insieme all'ingiusta guerra contro il popolo dell'Iraq e alle minacce degli USA e dei loro alleati contro altri popoli della regione, come quelli dell'Iran e della Siria, è indirizzato a stroncare ogni resistenza popolare che sta lottando giustamente contro le invasioni straniere e le forze di occupazione e per l'inalienabile diritto di un popolo ad essere padrone del proprio destino, a difendere la libertà, l'indipendenza e l'integrità territoriale del proprio paese, a ricercare cambiamenti sociali e politici in direzione del socialismo. E' stato notato che per promuovere efficacemente la direzione antimperialista delle lotte, le forze politiche popolari, progressiste e popolari devono essere in grado di  conquistare una posizione egemone. L'incontro ha riconosciuto anche la necessità di rafforzare i Partiti Comunisti e Operai, affinché possano mettersi alla testa del più ampio fronte di resistenza contro l'imperialismo, lo sfruttamento di classe e l'oppressione. Solo così la lotta popolare potrà avere successo a livello nazionale, regionale e internazionale.

I partecipanti all'incontro condannano tutti gli sforzi che sono stati fatti per ritardare l'emissione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza.
Essi hanno espresso il loro disaccordo rispetto alle clausole della risoluzione 1701/2006 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, dal momento che essa è l'espressione dello sforzo degli USA teso a  concedere ad Israele ciò che non è riuscito ad ottenere con il suo attacco. E' stato anche rilevato che la risoluzione dà ad Israele il diritto di rivendicare il fatto di agire per "autodifesa". Allo stesso tempo, Israele continua ad intervenire negli affari interni del Libano in merito alla questione del disarmo, nonostante il fatto che il popolo libanese, le forze politiche e il governo del Libano ritengano che tale questione riguardi il dialogo nazionale interno.
I partecipanti hanno anche rifiutato le enunciazioni riguardanti lo spiegamento della forza internazionale e il suo mandato, in particolare perché si dà il diritto di realizzare gli obiettivi stabiliti da Israele. I partecipanti fanno appello ai paesi perché si astengano dal partecipare con truppe che ricevano tale mandato.

I rappresentanti dei partiti rilevano il fatto che il lungo processo che ha portato a questa risoluzione mostra con sufficiente chiarezza  l'acutezza della competizione tra le maggiori potenze imperialiste per le sfere di influenza e dominio. I partecipanti hanno sottolineato la necessità di lavorare attivamente per la creazione di un fronte unito politico e sociale nella regione con il sostegno internazionale di altri partiti, movimenti e organizzazioni, contro il piano imperialista per il "grande Medio Oriente" e la sua presunta democratizzazione. I comunisti si pongono all'avanguardia della lotta per la democrazia e per la promozione degli interessi popolari, fronteggiando i tentativi di forze politiche che potrebbero cercare di sfruttare la situazione, descrivendo sé stesse come tutrici e "protettrici" dei popoli, pur essendo in realtà motivate dai propri interessi e dalla loro competizione con gli USA.

I partecipanti, alla luce dei più recenti sviluppi, hanno espresso il loro disappunto in merito ad un'ulteriore scalata dell'aggressività  israeliana contro i palestinesi e gli altri popoli della regione.

Nell'affrontare questa situazione, i partecipanti hanno ritenuto che il movimento internazionale di solidarietà con i popoli di Libano e Palestina e dell'intera regione debba essere ulteriormente rafforzato, insieme al sostegno alla lotta delle forze progressiste e democratiche della regione per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale.

Essi hanno evidenziato la necessità di intensificare la lotta per difendere l'indipendenza nazionale e l'integrità territoriale di tutti i paesi contro ogni intervento imperialista, con qualsiasi pretesto avvenga.

I partecipanti richiedono:

- L'immediata cessazione del fuoco e l'immediato ritiro delle truppe israeliane dai territori libanesi, comprese le fattorie di Sebaa e l'immediato rilascio dei prigionieri libanesi. Essi inoltre  condannano la violazione dello spazio aereo e terrestre e delle frontiere del  Libano e richiedono la rimozione del blocco aereo, terrestre e marittimo del Libano da parte di Israele.

- Il ritiro dell'esercito israeliano da tutti i territori palestinesi, libanesi e siriani occupati dal 1967, il completo smantellamento degli insediamenti, la demolizione del muro israeliano e la creazione di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme Est, accanto ad Israele.

- L'immediato rilascio di tutti i prigionieri politici libanesi, palestinesi e altri arabi, e l'immediata rimozione dell'assedio e  del blocco dei territori palestinesi.

- L'immediato rilascio dello speaker del Parlamento palestinese e di tutti parlamentari e ministri che sono stati presi in ostaggio da Israele.

- Un Medio Oriente senza armi nucleari.

L'incontro ha approvato una serie di iniziative e azioni congiunte che comprendono:

- Una delegazione congiunta di rappresentanti dei Partiti Comunisti e Operai in Libano, Palestina e Israele.

- L'azione congiunta dei nostri partiti nel Parlamento Europeo e nell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa. L'invito a prendere parte alle sessioni del Parlamento Europeo esteso ai rappresentanti dei Partiti Comunisti e Operai della regione, in particolare a quelli di Libano, Palestina e Israele.

- L'organizzazione di azioni congiunte e di mobilitazioni dei partiti intorno alla metà di settembre. L'utilizzo di eventi di massa, festival, ecc. per esprimere solidarietà.

- La pressione su ogni governo che non condanni l'aggressione israeliana.

- La richiesta di riparazione a Israele e la condanna dei responsabili di crimini di guerra, con ogni metodo legale o utilizzabile.

- L'intensificazione della solidarietà e delle azioni congiunte anchein occasione dell'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai che sarà ospitato dal PC Portoghese a Lisbona il 10-12  Novembre 2006.

- L'incoraggiamento della cooperazione tra le organizzazioni giovanili dei nostri partiti per la condanna degli interventi e delle guerre imperialisti mediante manifestazioni comuni, attività specifiche, ecc.
L'organizzazione di un campo internazionale nel Sud Libano e la partecipazione allo sforzo di ricostruzione.

- Il sostegno agli sforzi per incrementare l'aiuto umanitario, in cooperazione e coordinamento con il Partito Comunista Libanese.

- La continuazione delle dimostrazioni, delle mobilitazioni e delle manifestazioni di solidarietà.

- Il sostegno alle iniziative di solidarietà delle organizzazioni di massa, dei movimenti, dei sindacati, delle organizzazioni giovanili, contro la guerra imperialista in Libano, Palestina e Israele.

- Il sostegno alle più significative azioni e iniziative internazionali dei movimenti di massa e delle organizzazioni internazionali come WPC, WFDY, WFTU, WIFD, ecc.

Atene, 20 Agosto 2006

Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del
Centro di Cultura e Documentazione Popolare


 

 

Appello del Partito Comunista del Libano alla lotta armata

ed alla resistenza contro l'aggressione imperialista sionista



Per far fronte all'occupante israeliano

Per difendere la nostra terra ed il nostro popolo



Donne e Uomini Libanesi,
L'esercito israeliano prosegue, dopo già tre settimane, la sua aggressione contro il nostro popolo. Questa aggressione aveva, nei primi tempi, preso la forma di una guerra ad oltranza che non ha risparmiato niente e nessuno, né la popolazione civile, né le case, né le stesse associazioni umanitarie, i media o le infrastrutture. La macchina di morte ha toccato, ultimamente, gli osservatori internazionali della FINUL (forze di interposizione delle Nazioni Unite in Libano).Questa tempesta di barbarie e di follia assassina, che iniziò con il pretesto di liberare due soldati israeliani sequestrati, ha passato tutti i limiti. Essa mira realmente ad una mera vendetta e appaga  una rabbia senza precedenti contro il Libano ed il suo popolo, cercando, sotto la scusa della necessità di distruggere l'infrastruttura militare degli Hezboullah,  di portare il maggior  pregiudizio possibile al nostro paese. Ed utilizzando in questo obiettivo i mezzi più vili e selvaggi.

Quanto agli Stati-Uniti, complice accanito dell'aggressione, loro ce  l'hanno annunciata,  attraverso la loro amministrazione, la speranza  della nascita di un « nuovo medio oriente », basato sul progetto in vigore dopo tre anni contro il popolo iracheno ed aspirando a dominare il destino della regione araba e le ricchezze che essa racchiude.

Ma la macchina di morte ha fatto cilecca, anche se prosegue ogni giorno la sua opera di distruzione in ogni dove. E gli israeliani furono obbligati, malgrado loro, a ricorrere all'attacco terrestre a cui avrebbero preferito non ricorrere dopo la loro ritirata dell'anno 2000 fuori dalla nostra Patria.

Loro tentano invano, da una settimana, di realizzare un'avanzata sul campo dalla parte di Maroun Al-Ras e della città di Bint-Jbeil. Cercano invano di occupare, di nuovo, una parte del nostro territorio nazionale allo scopo di imporre al nostro popolo le loro condizioni e le condizioni dei loro padroni.

A questo scopo, utilizzano l'arma dei crimini contro l'umanità, dei massacri di civili. Loro spingono i cittadini a lasciare la loro terra. Tutto questo sotto la protezione benevola di Washington che non rinuncia a sostenere gli aggressori, nemmeno se dovesse dirigersi contro l'umanità tutta intera !


La barbarie dell'aggressione e i pericoli insiti negli obiettivi che porta richiedono una grande responsabilità da parte dei Libanesi allo scopo di fermarli ed impedirgli di realizzare i loro obiettivi.
Loro chiedono al governo libanese di porre fine alla politica delle retrovie ed ad ogni illusione nella possibilità di una protezione americana ed internazionale…  Gli Stati-Uniti sono complici degli aggressori;  occorre che siano considerati come tali ed agire di conseguenza ...

Il popolo ed il governo libanese sono chiamati ad unirsi nella lotta, con tutto ciò che comporta come posizioni e misure, tanto sul piano politico e militare che sul piano della sicurezza e della vita quotidiana.
Questo richiede anche la creazione di un governo di unità nazionale reale nella politica che sia basato sulla distinzione tra gli amici ed i nemici della Patria e la cui attività comporterà tutto l'aiuto necessario alla Resistenza eroica che cerca, una volta ancora, la gloria del nostro paese, ma anche la sua unità e la sua esistenza stessa di fronte alla macchina da guerra israelo-americana.

Donne e Uomini Libanesi, Israele tenta, di nuovo, di occupare il nostro paese e di distruggerlo. E la Resistenza islamica prosegue la sua attività eroica, i suoi sacrifici e le sue vittorie, tanto che l'esercito  libanese resiste malgrado i massacri vili ed odiosi dei suoi soldati ed ufficiali.

Il dovere patriottico ci chiama ad unirci alla Resistenza contro gli  occupanti ed a far fronte ai crimini commessi contro il nostro paese. Noi, partiti e forze della Sinistra e della Democrazia, personalità e posizioni che avevano già avuto l'onore di partecipare alla difesa della patria nel 1982 e dopo quella data, dichiariamo che noi riprendiamo le armi.

Noi ci appelliamo ai giovani del nostro paese a recuperare questa  esperienza eroica ed a prendere per base la loro resistenza. Noi li  chiamiamo a rimanere nelle loro città e villaggi, a portare le armi  in faccia agli aggressori, a difendere la nostra terra, la nostra sovranità ed il nostro popolo.

Questo è un momento storico per noi. Il nostro paese e il nostro  popolo vinceranno ed un'era di libertà e di unità regnerà nel nostro  paese e nella nostra nazione araba dopo la sconfitta di tutti gli aggressori. (29 luglio 2006)

 

Guerra di Spagna - 70esimo anniversario

Oggi in Spagna, domani in Italia

 

 

di Fontanof

Sono trascorsi 70 anni, e Resistenza_Partigiana non può non  ricordare l'eroismo,il sacrificio ed il grido di Libertà che venne dai combattenti delle Brigate Internazionali in Spagna.
I combattenti per la Libertà arrivarono da oltre 52 paesi di tutti i continenti, ed oltre 3.000 furono italiani.
Pagarono un duro prezzo, ma i sopravissuti furono il nucleo centrale  della Resistenza in Italia. Voglio ricordare a questo proposito la celebre frase di Carlo Rosselli: "Oggi in Spagna, domani in Italia", ma permettetemi anche di ricordare (da buon muggesano) il  leggendario comandante Carlos (Vittorio Vidali)ed il suo V Regimento.                            

Tra il '36 e il '37, a difesa del governo repubblicano, arrivarono in Spagna migliaia di volontari provenienti da varie nazioni. I volontari delle brigate Internazionali, provenienti da 52 paesi dei cinque continenti, furono circa 40.000 e circa la metà morì in combattimento, fu dispersa o ferita (i caduti furono 9934 mentre  7686 furono feriti gravemente). Altri 5.000 uomini combatterono in unità dell'esercito repubblicano e almeno altri 20.000 lavorarono nei servizi sanitari o ausiliari.
I primi contingenti, organizzati dalla Terza Internazionale, entrarono clandestinamente in Spagna attraverso la frontiera francese nell'ottobre 1936 e, dopo aver ricevuto un sommario addestramento ad Albacete, raggiunsero Madrid, assediata dai nazionalisti l'8 novembre.
La ripartizione per nazionalità dei volontari delle Brigate Internazionali fu la seguente: francesi 10.000, tedeschi 5.000, italiani 3.350, statunitensi 2.800, inglesi 2.000, canadesi 1.000.
Più diverse centinaia di jugoslavi, albanesi, ungheresi, belgi, polacchi, bulgari, cecoslovacchi, svizzeri, nordeuropei, messicani e africani.
La partecipazione dei volontari italiani, inquadrati nella Brigata Garibaldi, fu consistente, circa 3.350 effettivi, e mise in campo alcuni tra i maggiori esponenti dell'antifascismo: i comunisti  Togliatti, Longo e Vidali, il socialista Nenni, il repubblicano Pacciardi. Tra gli italiani figuravano anche l'anarchico Camillo Berneri e il dirigente di Giustizia e Libertà Carlo Rosselli, che furono tra i primi ad accorrere in Spagna e già nell'agosto del 1936 costituirono la "Colonna Italiana Francisco Ascaso", una formazione di circa 300 volontari di ogni fede politica.
Anarchici      Comunisti      Giustizia Libertà      Repubblicani
      Socialisti      Sconosciuta
328      1.301      39       56       224       1.449
% 9,6      66,8      1,2      1,7      6,6       42,6
Alcuni dei maggiori intellettuali del tempo sostennero la causa della Repubblica, tra questi George Orwell, che combattè nelle milizie del POUM, Stephen Spender e W. H. Auden, che collaborarono nei servizi, Ernest Hemingway e John Dos Passos che scrissero romanzi, reportage, osservarono e raccontarono.
Le Brigate internazionali ebbero un ruolo determinante nella difesa di Madrid, distinguendosi nella battaglia di Guadalajara nel marzo 1937 e nelle grandi offensive repubblicane su Belchite (agosto) e Teruel (dicembre 1937 - gennaio 1938) e sull'Ebro (luglio 1938).
Su pressione delle democrazie occidentali impegnate nella politica di "non intervento", il governo repubblicano decise il ritiro dal fronte delle Brigate internazionali, tenendo una parata di addio il 29 ottobre 1938 a Barcellona.
La Battaglia di Guadalajara
Il discorso di Carlo Rosselli: "Oggi in Spagna, domani in Italia"Il discorso di Pietro Nenni: "Perché siamo qui" Ebrei, negri e gay nelle Brigate Internazionali (a cura di Pietro Ramella)


Il ringraziamento de "la pasionaria"
"Di tutti i popoli, di tutte le razze, veniste a noi come fratelli,figli della Spagna immortale,e nei giorni più duri della nostra guerra, quando la capitale della Repubblica spagnola era minacciata, foste voi, valorosi compagni delle Brigate Internazionali, che contribuiste a salvarla con il vostro entusiasmo combattivo,il vostro eroismo e il vostro spirito di sacrificio". Dolores Ibarruri Discorso per lo scioglimento delle Brigate Internazionali (1939)
(lista resistenza partigiana 21.07.06)

 

 

XV Seminario Comunista Internazionale

 

Risoluzione generale

 

Avanziamo, intensifichiamo e diffondiamo la lotta contro l’imperialismo, e particolarmente contro il nemico principale, l’imperialismo degli Stati Uniti, le sue guerre di aggressione e le sue minacce e preparativi per nuove aggressioni!  

I.

Proprio come l’imperialismo US ha utilizzato il falso delle“armi di distruzione di massa” per giustificare la sua aggressione all’Iraq, oggi sta minacciando l’Iran con il pretesto della sua presunta intenzione di produrre armi nucleari.  

Washington reclama per se il diritto di bombardare un centinaio di obiettivi in Iran e sta considerando l'uso di armi definite nucleari tattiche o mini-nukes. Gli Stati Uniti appoggiano la proliferazione nucleare finché concerne i loro alleati, come Israele, mentre rifiutano il diritto dell'Iran a sviluppare la tecnologia nucleare anche per scopi meramente civili. Ad ogni modo, gli Stati Uniti rifiutano di onorare il Trattato di Non-proliferazione Nucleare, che impone il disarmo nucleare a tutti gli stati che possiedono tali armi. Gli Stati Uniti e la Nato hanno ripetutamente dichiarato di essere disposti ad usare per primi armi nucleari in un conflitto, anche contro stati privi di armi nucleari. Quindi, l'Amministrazione US sta minacciando ogni paese che rifiuti di inchinarsi alla sua dominazione assoluta.  

Questa nuova minaccia di aggressione e di guerra viene ad aggiungersi alle guerre d’occupazione illegali, illegittime e criminali di Iraq e Afghanistan che sono già costate centinaia di migliaia di vite umane. Vi è anche un aumento della pressione e dell’avversione imperialista contro la Siria. Nel frattempo, l’occupazione permanente della Palestina è resa possibile solo dall'appoggio massiccio dell’imperialismo US allo stato razzista di Israele, con la complicità dell'EU e la comune ricusazione del governo palestinese democraticamente eletto.  

In America Latina, gli US cercano di imporre la loro dominazione con pressioni politiche, ricatti economici e presenza militare. Continua il blocco contro Cuba, nessuno sforzo è risparmiato per destabilizzare la rivoluzione bolivariana in Venezuela ed il nuovo governo boliviano di Evo Morales è sotto attacco dal suo primo giorno. Il consistente aiuto militare US al regime colombiano- il famigerato 'Plan Colombia'- serve ad annientare la lotta rivoluzionaria del popolo colombiano e a rafforzare la dominazione statunitense sul continente.  

Gli Stati Uniti stanno sabotando la pacifica e autonoma riunificazione della Corea, ed insieme al Giappone stanno fomentando altri conflitti locali fra le popolazioni dell' Est Asia per imporre il ridispiegamento delle loro forze militari nella regione.  

In Africa, gli imperialisti continuano a saccheggiare le enormi risorse naturali del continente che dovrebbero servire al suo sviluppo. A questo scopo in numero di paesi africani tengono al potere dittature, impedendo così l'espressione democratica della popolazione. L’imperialismo, per raggiungere i suoi scopi, non esita a provocare, diffondere e prolungare divisioni e conflitti tra paesi e popoli africani.  

II.

L'intensificazione delle aggressioni imperialiste è un'espressione della crisi strutturale inerente all’imperialismo. I mercati finanziari negli Stati Uniti stanno giocando un ruolo essenziale nell'arricchimento delle classi dominanti, e sono alimentati all'estero con $800 miliardi per anno. Solamente la continuativa fiducia internazionale nel dollaro e nei mercati finanziari US può assicurare questa situazione favorevole per la crescita economica Stati Uniti. Nell’attuale contesto di crisi economica e strutturale e nel crescente rischio di un collasso della borsa, questa fiducia può essere imposta solamente attraverso l’egemonia economica e militare. Di fronte alla crescente opposizione alle loro politiche, gli Stati Uniti intensificano ulteriormente la loro aggressività.  

In questa fase internazionale, proprio l'occupazione dell'Iraq e le minacce di aggressione contro l’Iran mostrano l'importanza del controllo del petrolio, in quanto leva essenziale per l’egemonia mondiale. Questo settore economico strategico ha un impatto diretto sulla crisi strutturale. Il controllo sul petrolio è anche un mezzo per esercitare pressione contro ogni paese che deve provvedersi di fonti energetiche, e dà la possibilità di impedire l’emergere di nuove potenze mondiali. Così, l’obiettivo delle manovre di guerra imperialiste è di controllare strettamente il Medio Oriente, in quanto sede di 2/3 delle riserve globali di petrolio e di 1/3 delle riserve di benzina. Attraverso il “cambio di regime” in Iran, gli Stati Uniti vogliono instaurare un regime subalterno come ai tempi della dittatura dello Scia.

 Oltre la dominazione di Iraq, Iran e del resto del Medio Oriente, a lungo termine, sono indicati come principali rivali la Cina e gli altri paesi asiatici ( paesi questi che sono sempre più dipendenti dal MO per il loro approvvigionamento di petrolio).  

Anche diversi governi europei stanno esercitando pressione politica sul governo di Teheran, aumentando così l'isolamento dell'Iran. Questo mostra che, se pure si stanno intensificando le contraddizioni tra Stati Uniti ed Unione Europea, questo non impedisce a quest’ultima di essere connivente con le politiche aggressive dell’imperialismo degli US. Anche l’imperialismo europeo considera rivali la Cina e gli altri paesi asiatici.  

III.

Ma nonostante la loro aggressività e la schiacciante forza militare, gli Stati Uniti stanno incontrando crescenti difficoltà a mantenere la loro posizione egemonica. Ovunque nel mondo, si intensifica la lotta antimperialista.

 In Iraq, gli US stanno affondando sempre più profondamente nella palude. Le forze armate più moderne e meglio equipaggiate del mondo subiscono sconfitte sempre più aspre nella guerra di popolo intrapresa dalle masse di iracheni che danno il proprio sangue per l'indipendenza e la democrazia. Già più di 2.400 soldati US sono stati uccisi e decine di migliaia feriti. Mentre il complesso militar-industriale US sta facendo super profitti, per Washington il costo finanziario della guerra sta diventando sempre più difficile da sopportare.  

E anche in Afghanistan, le truppe US e Nato stanno affrontando una crescente resistenza.  

In Palestina, le elezioni e la salda resistenza popolare contro l’occupazione israeliana testimoniano che i palestinesi rifiutano ogni compromesso che venga meno al rispetto dei loro diritti nazionali inalienabili. Essi lottano per la rimozione delle colonie sioniste nei territori occupati dopo il 1967 e per l’abbattimento del muro di separazione ed isolamento razzista. Continuano a lottare per uno stato sovrano palestinese con Gerusalemme capitale e per il diritto di ritorno dei rifugiati palestinesi.  

Il recente successo delle lotte di massa in Nepal è riuscito a costringere il regime autocratico e repressivo a dare al popolo giuste e democratiche risposte. Intanto la sollevazione popolare rivoluzionaria sta sfidando la dominazione imperialista nel paese.  

In America Latina, la rivoluzione cubana sta accumulando significativi avanzamenti politici, economici, diplomatici ed umanitari e si guadagna l’appoggio più ampio in tutto il continente contro i piani di ricolonizzazione US. In Venezuela e Bolivia la nazionalizzazione del petrolio e della industria della benzina favoriscono l'aspirazione alla piena sovranità del popolo latinoamericano a mettere fine ai così detti Accordi di Libero Commercio, che in realtà significano la continuazione del dominio del monopolio degli Stati Uniti. La stretta collaborazione tra Cuba, la Rivoluzione bolivariana in Venezuela ed il progetto nazional-popolare condotto da Evo Morales, mostrano gli avanzamenti dell'America Latina nello sviluppo di una possibile alternativa popolare integrata (alternativa alla dipendenza dagli Stati Uniti). In opposizione all’“Area di Libero Commercio delle Americhe” o ALCA, suggerita dagli US, questo progetto di “Alternativa Bolivariana per l’America” o ALBA, apre per i paesi latinoamericani la prospettiva di un’autentica sovranità  

La resistenza del popolo congolese ha sconfitto la guerra di aggressione istigata dall’imperialismo US contro la Repubblica Popolare Democratica del Congo, una guerra che è costata la vita a più di quattro milioni di persone. Nella seconda metà del 2006, nelle prime elezioni libere nella storia del Congo, il popolo ha potuto imporre la sua volontà.  

La Cina e la Russia stanno rafforzando congiuntamente la Shangai Cooperation Organization (SCO). Questa organizzazione raggruppa Repubblica Popolare Cinese, Federazione Russa, Kazakhstan, Tajikistan, Kyrgyzstan e Uzbekistan. L'anno scorso, la SCO dichiarò di essere a favore della rimozione delle basi US dalla regione. L'accesso imminente di Iran, India e Pakistan alla SCO, metterà l’imperialismo US in una situazione ancora più difficile in Asia.  

In qualsiasi parte del mondo, i lavoratori e le altre forze sociali stanno lottando contro l’imperialismo e le politiche capitaliste. In Europa, i capitalisti sono stati costretti a ritirarsi su diverse questioni (il disegno del Trattato per una Costituzione Europea, le direttive europee per il carico e scarico delle navi, il 'contratto di primo impiego' o CPE in Francia...)  

Per bloccare lo sviluppo delle lotte popolari e rivoluzionarie, gli imperialisti US, europei e giapponesi stanno ricorrendo a varie misure anti-democratiche, anticomuniste e qualche volta di tipo fascista; che vanno dall'interdizione di nomi e simboli comunisti, l'adozione di decisioni anticomuniste e l'elaborazione di così dette “liste terroriste”, a misure finanziarie, azioni giudiziarie, repressione di polizia, la messa al bando di organizzazioni comuniste, l'imprigionamento di comunisti, fino al diretto assassinio. Ampi settori di democratici e progressisti sono atterriti da queste misure e le condannano.  

Siamo nell'era dell’imperialismo e della rivoluzione del proletario. La rivoluzione socialista è l'unico modo di eliminare una volta e per sempre il capitalismo, lo sfruttamento e la dominazione nel mondo intero. Per preparare la rivoluzione, i comunisti e i rivoluzionari sviluppano e rafforzano tutte le lotte contro lo sfruttamento e l’oppressione. Lavorano per stabilire un fronte ampio e unito contro le guerre in corso e la minacce di nuove aggressioni che vengono principalmente dall’imperialismo degli Stati Uniti.  

IV.

Di conseguenza avanziamo le seguenti parole d’ordine:

 - Nessuna sanzione contro l'Iran. Stop a tutte le minacce di aggressione e di guerra imperialista all'Iran. 

- Ritiro dell'occupazione degli US e dei loro alleati imperialisti da Iraq, Afghanistan e Balcani. Ritiro delle basi US dal Golfo Arabo. Appoggio per la resistenza dei popoli iracheni ed afgani. 

- Solidarietà e sostegno per l'intifada e le organizzazioni del popolo in Palestina. Diritto dei palestinesi a scegliere il proprio governo. Stop al blocco genocida imposto al popolo palestinese da Israele, Stati Uniti e Unione Europea. 

- Stop ai tentativi di destabilizzazione della Siria ed alle minacce contro la Siria e il suo popolo. 

- Stop a trame ed azioni US per destabilizzare Cuba, Venezuela, Bolivia e alle minacce di attacchi militari. Revoca del blocco da Cuba e immediata liberazione dei cinque prigionieri politici cubani negli Stati Uniti.  

- Appoggio per la Rivoluzione cubana, la Rivoluzione bolivariana in Venezuela ed il progetto popolare nazionalista in Bolivia. 

- Solidarietà con la lotta rivoluzionaria del popolo colombiano 

- Stop all'oppressione di neri, latini, indigeni, di altre nazionalità oppresse e dei lavoratori emigrati negli Stati Uniti. 

- Pace in Africa e composizione dei conflitti tra gli africani stessi. 

- Appoggio per la lotta di indipendenza del popolo Saharawi.  

- Ritiro delle basi degli US dalla Corea, e sostegno per la pacifica e autonoma riunificazione della Corea da parte dei coreani stessi. 

- Solidarietà con le lotte dei popoli per la sovranità e la democrazia nelle Filippine ed in Nepal. 

- Rispetto dei confini stabiliti al termine della II Guerra Mondiale, particolarmente nei Balcani e nei paesi dell’Europa Orientale e dell’ex Unione Sovietica. Nessuna interferenza imperialista che punti ad una modifica di quei confini. 

- Indipendenza e sovranità della Repubblica della Bielorussia contro le manovre imperialiste.  

- Appoggio ai lavoratori ed ai popoli dell’ex Unione Sovietica nella loro lotta per il ripristino dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. 

- Ritiro di tutte le misure anticomuniste e di quelle dette ‘antiterroriste’. Liberazione di ogni prigioniero politico comunista ed antimperialista. 

- Smantellamento di tutte le basi militari all'estero degli US e delle altre potenze imperialiste. 

- Dissoluzione del patto di aggressione della Nato e del trattato di mutua difesa Stati Uniti-Giappone. Nessuna forza armata europea al servizio dell’imperialismo europeo. 

- Disarmo nucleare totale, ad iniziare dagli US, il paese che possiede la più grande quantità di armi nucleari ed il solo nella storia ad averle usate. (www.resistenze.org)



Bruxelles, 5-7 maggio 2006