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Prodi-Olmert
La
Rete degli Ebrei contro l'Occupazione ha preso nota con sgomento
dell'obbedienza di Prodi ai diktat di Olmert, nella sua ultima visita in
Italia. Siamo tutti elettori della lista dell'Unione, e ci domandiamo
come Prodi pensa di conciliare il suo pensiero, e più ancora la sua
azione di governo, con quello di gran parte dei suoi elettori, per
quanto riguarda la questione palestinese, che coinvolge anche
direttamente i rapporti dell'Italia con l'Europa e gli USA. Sinora, il
governo dell'Unione non ha fatto nulla nella direzione che ci
aspettavamo. Aggiungiamo che, sebbene oggi non sembri un problema
importante, le politiche israeliane, anche per l'attivo sostegno di cui
godono da parte delle comunità e dei gruppi di pressione ebraici, sono
pericolose per gli Ebrei tutti: si rischia che divampi un nuovo
antisemitismo.
È un urgentissimo problema
di giustizia, politico ed umano, ma anche di assicurazione per il
futuro, intraprendere una energica azione che coinvolga gli alleati
europei, per far cessare la atroce persecuzione – una tra le peggiori
che la storia ricordi - a cui sono sottoposti i Palestinesi da parte di
Israele. E assicurare loro uno Stato libero, vitale ed indipendente in
Palestina, nella Terra a loro destinata dall'ONU. Oppure, in
alternativa, la completa uguaglianza come cittadini in uno Stato che, su
tutto il territorio della Palestina storica, dal Giordano al
Mediterraneo, compresa la Striscia di Gaza, accomuni Arabi ed Ebrei, o
persone di qualsiasi altra lingua ed etnia, come cittadini dagli uguali
diritti. Questo Stato non dovrebbe più, logicamente, chiamarsi Israele,
nome che denota una religione-etnia-cultura, e che esclude chiunque a
questa cultura non appartenga. Potrebbe essere uno Stato del tutto
nuovo, in cui veramente si fondono diverse culture, ognuna contribuendo
le proprie peculiarità.
Sostengono questo diversi gruppi
israeliani e palestinesi, ma anche italiani, come Action for Peace, che
da sempre si oppongono alla persecuzione. Ci chiediamo: come mai il
governo italiano, con Prodi presidente e D'Alema ministro degli esteri,
non prende alcuna iniziativa per far cessare la strage e la lenta agonia
del popolo palestinese? O la effettiva indipendenza dell'Italia è
estremamente limitata, e la sua politica estera (e magari anche interna
ed economica!) debbono per forza ubbidire alla volontà dei nostri
padroni-amici USA ed europei, ma soprattutto statunitensi? La volontà
degli USA è molto strettamente legata alla volontà di Israele, che ha
saputo creare una stretta coincidenza di interessi economici e politici,
in modo da organizzare una strategia comune a livello mondiale, aiutata
anche dalla incredibile stupidità dei governi e dei dirigenti
mediorientali e non solo. Dobbiamo pensare che, a meno che gli italiani
siano disposti a pagar molto cara la libertà, il governo italiano non
possa che ubbidire?
Vorrebbe Prodi, o qualcuno dei suoi stretti
collaboratori, risponderci?
Paola Canarutto, a nome di Rete-ECO (Rete degli
Ebrei contro l'Occupazione) 18.12.2006
Un palestinese a Prodi: "Non
riceva Olmert"
di Bassam Saleh
Lettera di un palestinese al
Presidente Prodi: "Non riceva Olmert"
Il primo ministro israeliano Olmert, sarà a Roma il 13 dicembre,
in visita ufficiale. Di sicuro avrà incontri con le più alte cariche
dello Stato.
Possiamo immaginare cosa dirà Olmert
ai suoi interlocutori oltre ai ringraziamenti al governo italiano
per la ferma posizione di continuare l’embargo contro il popolo
palestinese, colpevole, malgrado l’occupazione israeliana, di aver
eletto democraticamente una maggioranza diversa "Hamas", che non
riesce a governare, per colpa di un embargo internazionale, illegale
e ingiusto, deciso e voluto dallo stesso governo israeliano, con il
pieno sostegno dell’amministrazione Bush. Le condizione imposte per
togliere questo embargo, dettate dal quartetto sono: Hamas deve
riconoscere lo stato di Israele, rinunciare alla violenza,
riconoscere tutti gli accordi firmati tra Israele e l’OLP. Non se è
mai visto chiedere a un governo cose del genere in quanto il
riconoscimento è già stato tra l’Olp e lo
stato di Israele, Hamas già da più di due anni rispetta
rigorosamente una tregua concordata con il Presidente Abu Mazen e
mai rispettata da Israele. Riconoscere gli accordi ! Ma quali
accordi se i governanti israeliani li hanno cancellati tutti prima
ancora dell’arrivo di Hamas al potere? Inoltre l’esercito di
occupazione non ha mai smesso le sue devastanti incursioni militari
sia a Gaza che in Cisgiordania, con centinaia di case distrutte, più
di 500 persone uccise da giugno fino ad oggi, per non citare le
centinaia di feriti da armi non convenzionali. Forse dobbiamo
ricordare a chi riceverà Olmert i massacri di questi mesi: da Cana a
Beit Hanoun alla spiaggia di Gaza; con intere famiglie annientate
dai missili israeliani?
Il giro delle capitali europee di
Olmert, Roma e Londra, già preceduto dalla visita del ministro degli
esteri Tzipi Livni a Parigi, dà l’impressione che il governo
israeliano abbia dato inizio a una nuova campagna per migliorare
l’immagine di Israele nel mondo, offuscato dalla sconfitta in Libano
e dai massacri contro i palestinesi. Tale campagna vuole chiedere il
sostegno europeo, contro un improbabile governo palestinese di unità
nazionale, prima ancora che questo possa nascere, anche se sarà a
guida di una personalità non appartenente a Hamas.
Shimon Peres, in una intervista alla
radio israeliana, ha attaccato duramente l’idea di un governo di
unità nazionale palestinese, "considerandola una trappola che Hamas
tenta di vendere al mondo, per ottenere la revoca dell’embargo
contro il suo governo". Ed ha insistito "sulla necessità di
continuare l’embargo contro i territori dell’Autorità Nazionale
Palestinese, all’uopo di spingere i palestinesi a rinunciare per
sempre a Hamas e far cadere il suo governo". In altri termini, la
pressione israeliana mira ad affamare i palestinesi e su questo,
chiede l’appoggio e il sostegno europeo. Pressioni e pulizia etnica
a cui l’Europa "democratica" (Italia compresa) in nome della
democrazia, e del diritto alla difesa, non ha mai fatto mancare il
suo vero sostegno.
Il governo del centro sinistra, dopo
i primi timidi segnali di un nuovo orientamento nella politica
estera, in particolare nel Medio Oriente, ha fatto marcia indietro
in poche settimane. Lo testimonia la dichiarazione di Massimo D’Alema:
"noi siamo con Israele e stiamo applicando l’embargo contro i
palestinesi" ed ora quella di Romano Prodi, riportate dal Corriere
della Sera del 7/12/06 sotto il titolo: "Israele deve restare stato
ebraico", una dichiarazione con cui il Presidente del Consiglio
italiano ha affermato, sabato scorso in un incontro all’Aspen
Institute, che "Israele ha bisogno della garanzia che sarà in grado
di mantenere anche in futuro il proprio carattere di stato ebraico".
Bravo Presidente!! Lei si è sempre
richiamato all’ONU ed ora l’Italia ha anche un seggio non permanente
al consiglio di sicurezza, perchè adesso sberleffi non solo una
delle risoluzioni dello stesso Consiglio di Sicurezza -la 194 che è
la base per una giusta soluzione della questione dei profughi
palestinesi - ma affondi il coltello nel cuore del diritto privato
internazionale, negando ai cinque milioni di palestinesi il loro
diritto al ritorno, in nome di una pace ignota tra palestinesi e
israeliani? E ancora signor Presidente a lei che è cattolico chiedo:
quale sarà il destino di quei palestinesi, un milione e duecento
mila, (cristiani e musulmani) che vivono in Israele? Il timore di
una bomba demografica è una grande menzogna inventata dai governanti
israeliani, per mantenere lo status di guerra e tensione che regna
nel Medio Oriente da 60 anni circa. Credo - al contrario - che in
uno stato democratico ci debba essere posto per tutti.
L’Italia democratica, mediterranea,
non può ricevere il premier israeliano Olmert ossia il responsabile
della mattanza dei palestinesi e del mattatoio di questa estate in
Libano.
Il governo Prodi continua a rendere vigente l’accordo di
cooperazione militare tra Italia e Israele siglato dal governo
Berlusconi mentre mantiene in vigore l’embargo contro la popolazione
palestinese. Siamo ben oltre i due pesi e due misure. Noi, al
contrario, riteniamo che l’Italia non debba essere in alcun modo
complice con l’occupazione israeliana della Palestina e con uno
Stato militarista e aggressivo contro i popoli e i paesi confinanti.
Dichiariamo: Olmert è "persona non gradita" in Italia( inofo@socialpress.it
11.12.06)
Incontro internazionale dei Partiti Comunisti e Operai
Manifestazione
conclusiva
Discorso di Jeronimo de
Sousa, Segretario Generale del Partito Comunista Portoghese.
Lisbona, 10-12 novembre 2006
L’Incontro
Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai ha avuto il suo
epilogo in un grande comizio, seguito da migliaia di persone e in
cui sono intervenuti rappresentanti di alcuni partiti presenti alla
conferenza. Il discorso conclusivo è stato tenuto da Jeronimo de
Sousa, Segretario Generale del Partito Comunista Portoghese.Del suo
importante contributo, abbiamo ritenuto di proporre le parti
riguardanti alcune rilevanti questioni di carattere teorico,
l’analisi della situazione internazionale e il richiamo alla
necessità dell’unità del movimento comunista internazionale, quale
condizione imprescindibile di un più ampio fronte delle forze
progressiste e antimperialiste di tutto il mondo.
E’ per noi motivo di grande gioia
ospitare nel nostro paese l’Incontro Internazionale dei Partiti
Comunisti e Operai, con la partecipazione di un così grande numero
di delegazioni di Partiti che – come il PCP in Portogallo – stanno
resistendo e lottando nei loro paesi contro l’offensiva del
capitale, per difendere gli
interessi dei lavoratori, per alternative di progresso e giustizia
sociale, per la pace e per il socialismo.
La vostra presenza, compagni, che
abbiamo voluto valorizzare con questo Comizio di Solidarietà perché
possiate sentire il calore della nostra amicizia e del nostro
sincero riconoscimento, costituisce un incentivo per la nostra
lotta.
Essa dimostra che, al contrario di
quanto i nostri avversari vanno dicendo, i comunisti portoghesi non
sono isolati e che hanno amici in tutto il mondo. Ma dimostra anche
che in tutti i continenti, nelle più diverse condizioni e forme, la
resistenza e la lotta dei lavoratori e dei popoli continua. Dimostra
che i comunisti e il movimento rivoluzionario non sono condannati al
“declino irreversibile”, come affermano i predicatori della “fine
della storia”, della “fine delle ideologie” e della “fine della
lotta di classe”. Dovunque, ci sono forze che si pongono l’obiettivo
di una società socialista nei loro programmi e nelle loro lotte, che
difendono i valori e gli ideali del socialismo e del comunismo, che
hanno un’influenza reale nel movimento sociale e nella vita politica
di numerosi paesi.
No, compagni. Il comunismo non è
“morto” e non morirà. Fino a quando la società sarà divisa in classi
sociali, fino a quando ci sarà sfruttamento dell’uomo da parte
dell’uomo, fino a quando la contraddizione di fondo tra lavoro e
capitale non sarà superata, non solo ci sarà spazio per i Partiti
Comunisti, ma la loro esistenza e la loro solidarietà
internazionalista diventeranno sempre più necessarie.
Perché è evidente che i tempi di
tremenda regressione che viviamo oggi a livello internazionale hanno
le loro radici nel sistema di sfruttamento capitalista, nella
dittatura del grande capitale, nella corsa al massimo profitto (che
sempre più si forma nella sfera non produttiva, speculativa, dei
traffici criminali), nella dittatura del mercato che è dominato dai
grandi gruppi economici e finanziari multinazionali.
La violenta offensiva dello
sfruttamento che la cosiddetta “globalizzazione” rappresenta, con
l’attacco ai diritti e alle conquiste storiche dei lavoratori e la
regressione sociale, addirittura di civiltà, che l’accompagnano,
rappresenta un atto d’accusa contro il capitalismo e la sua
incapacità di risolvere i problemi dei lavoratori e dei popoli.
La realtà dimostra la necessità,
già a suo tempo dimostrata da Marx, Engels e Lenin, di riorganizzare
la società su nuove basi, in cui i lavoratori e il popolo – e non i
profitti – possano trovarsi al centro delle politiche, ed in cui le
magnifiche conquiste della scienza e della tecnologia (di cui le
multinazionali si sono impossessate) possano essere messe al
servizio di un reale miglioramento delle condizioni di vita e
servire a porre fine ai flagelli della disoccupazione, delle
malattie, della fame, dell’analfabetismo, che affliggono il pianeta
e che, invece di essere combattuti, sono vergognosamente
strumentalizzati per impedire una presa di coscienza rivoluzionaria
dei popoli oppressi e per riprodurre i meccanismi di sfruttamento e
sottomissione del capitalismo.
E’ vero che il capitalismo ha
dimostrato una sorprendente capacità di resistenza e adattamento e
che l’edificazione del socialismo, dopo millenni di società basate
sullo sfruttamento e sull’oppressione dell’uomo da parte dell’uomo,
si è rivelata più complessa, tormentata e lunga di quanto avessero
previsto i comunisti in epoca di avanzata liberatrice. Le disfatte
del socialismo hanno lasciato campo libero all’espressione della
natura sfruttatrice e oppressiva del capitale. L’imperialismo è
passato all’offensiva, cercando di recuperare le posizioni perdute
nel corso del XX secolo in durissime battaglie di classe che hanno
compreso due guerre mondiali distruttrici e che hanno richiesto alle
forze progressiste, e in primo luogo ai comunisti, convinzione,
coraggio e determinazione rivoluzionaria.
Ma la necessità del superamento
rivoluzionario del capitalismo non solo non è venuta meno con la
disintegrazione dell’URSS e la scomparsa del socialismo come sistema
mondiale, ma è diventata ancora più attuale e più urgente. La vita
conferma quotidianamente che il capitalismo non solo è incapace di
superare le sue contraddizioni, ma che queste tendono sempre più ad
acutizzarsi. Ed è evidente che la accelerata centralizzazione e
concentrazione del capitale che è in corso in tutto il mondo e la
concentrazione del potere politico ed economico nelle mani dei
grandi gruppi transnazionali, allarga straordinariamente la base
sociale di appoggio antimonopolista e anticapitalista. Esposta alle
drammatiche conseguenze sociali e ambientali derivanti dalla corsa
al massimo profitto e dalla corsa agli armamenti, è la sopravvivenza
stessa dell’Umanità ad essere messa in discussione, e ciò rende
l’alternativa del socialismo ancora più urgente e necessaria. (…)
Partito patriottico e
internazionalista, e cosciente delle sue responsabilità nei
confronti del popolo portoghese e sul piano internazionale, il PCP
proseguirà la sua lotta in difesa di una politica estera e di difesa
che assicuri la sovranità e l’indipendenza nazionale, per un’Europa
di pace, progresso e cooperazione e per un mondo libero dalla
minaccia imperialista, più democratico, più pacifico, più giusto.
La lotta contro questa UE del
grande capitale e delle grandi potenze e per un’altra Europa di
pace, progresso e cooperazione rappresenta un particolare indirizzo
del nostro intervento, in cui si inserisce la realizzazione, il 16
dicembre, di un Incontro Nazionale sulle conseguenze per il
Portogallo di 20 anni di adesione alla CEE e l’attenzione che
concentreremo sulla presidenza portoghese dell’Unione Europea nel
corso del secondo semestre del prossimo anno.
E’ nostro dovere, insieme con gli
altri partiti comunisti e le forze della sinistra di tutta Europa,
fare tutto ciò che è possibile per fermare i tentativi , in
particolare da parte della Germania, di salvare il “trattato
costituzionale” che i referendum in Francia e in Olanda hanno
bocciato senza appello. Occorre fare di tutto affinché vengano
respinte le politiche neoliberali, che continuano malgrado l’intensa
lotta che contro di esse conducono i lavoratori e le popolazioni in
numerosi paesi.Occorre fare di tutto per cambiare il corso
militarista che vede impegnata l’Unione Europea.
Le contraddizioni e le rivalità
tra i grandi blocchi imperialisti – USA, UE/Germania e Giappone –
non impediscono ad essi di coordinare aspetti fondamentali delle
loro politiche contro i lavoratori e contro i popoli. Il compromesso
raggiunto tra USA e UE per collaborare nel Medio Oriente, per ciò
che riguarda Palestina e Libano, è molto grave e non sarà mai fatto
abbastanza per denunciare le responsabilità dell’UE, per le azioni e
per le omissioni, nel vero e proprio strangolamento del popolo
palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Sul piano militare questo
compromesso arriva al punto di pretendere di “costituzionalizzare”
“l’alleanza transatlantica” e il ruolo della NATO, il che
costituisce un flagrante smentita delle teorie che difendono la
militarizzazione dell’UE e la sua affermazione come blocco
economico-politico-militare che assicurerebbe “l’autonomia
dell’Europa” e contrasterebbe le pretese egemoniche
dell’imperialismo nordamericano.
La
lotta contro il militarismo e la guerra, per il disarmo e in difesa
della pace, della solidarietà con i popoli vittime dell’ingerenza e
dell’aggressione imperialista, è un compito fondamentale del momento
che attraversiamo. In tal senso, il PCP lotta per il ritiro delle
truppe di aggressione dall’Iraq, dall’Afghanistan e dagli altri
paesi occupati, per lo scioglimento della NATO, contro le basi
militari straniere, per accordi che conducano all’eliminazione delle
armi nucleari.
Un altro serio motivo di
preoccupazione in relazione al quadro internazionale riguarda i
crescenti attacchi ai diritti, alle libertà e alle garanzie che
stiamo registrando. Con il pretesto della cosiddetta “guerra al
terrorismo”, di cui Bush è grande paladino, si fanno strada
concezioni e pratiche autoritarie, persino fascistizzanti.
Tutti i giorni ci arrivano nuove
notizie di crimini di guerra, di flagrante violazione dei diritti
umani più elementari in prigioni e campi di concentramento, di
attività illegali e criminali della CIA e degli altri servizi
segreti dell’imperialismo, di massacri di popolazioni civili, di
sequestri e torture, di misure e leggi che mirano a criminalizzare
la resistenza all’oppressione e a inquisire e persino a mettere
fuorilegge forze progressiste. La recente approvazione da parte del
Congresso degli USA della “legalizzazione” della tortura costituisce
una deriva fascistizzante tanto più grave in quanto non ha
registrato alcuna reazione significativa da parte delle “democrazie
occidentali”, sempre così pronte a sguainare la spada contro i
popoli che intendono sottomettere in nome dei diritti umani.
In questo contesto, assistiamo ad
un’accentuazione del revisionismo storico, al tentativo di dare una
copertura al fascismo e al rilancio dell’anticomunismo, con la messa
fuorilegge della Gioventù Comunista Ceca – a cui assicuriamo la
nostra ferma solidarietà – e l’approvazione da parte del Parlamento
Europeo di una mozione che tenta di criminalizzare l’ideologia
comunista stessa. Tutto ciò esige la lotta più ferma perché non si
avveri ciò verso cui ci mette in guardia il poema di Brecht: “prima
prenderanno i comunisti” e gli altri non si preoccuperanno finché
non verrà il loro turno.
Compagni,
La situazione internazionale
presenta effettivamente tratti inquietanti che non dobbiamo
sottovalutare. Ma presenta contemporaneamente, confermando le
analisi e le prospettive indicate dal XVII Congresso del PCP,
elementi di fiducia nella possibilità di invertire l’attuale
pericoloso corso dello sviluppo mondiale e di realizzare avanzate
progressiste e persino rivoluzionarie.Dovunque prosegue la
resistenza e la lotta dei lavoratori e i popoli in un processo che
conosce scontri durissimi e sofferenze inimmaginabili, come nel caso
dell’eroico popolo palestinese, ma in cui sono anche possibili
sorprendenti vittorie e svolte progressiste. E’ ciò che sta
accadendo in America Latina, con un’onda di speranza che comporta
certamente l’esistenza di molte questioni aperte e di incertezze e
che è nel mirino dell’imperialismo, ma che al punto in cui è giunta
– con l’eroica resistenza di Cuba socialista, la rivoluzione
bolivariana in Venezuela, la svolta a sinistra in Bolivia e i
processi democratici in Brasile e in altri paesi, e i colpi inferti
al progetto ricolonizzatore dell’ALCA – costituisce già un grande
incoraggiamento per le forze progressiste di tutto il mondo.
Gli USA e i loro alleati, in
Afghanistan e in Iraq, stanno apprendendo una lezione che da tempo
avrebbero dovuto imparare, ma che la natura del capitalismo porta a
dimenticare: i popoli non si sottomettono ai diktat
dell’imperialismo, aspirano alla libertà e alla giustizia sociale,
non rinunciano alla propria sovranità. Coloro che davano per certa e
rapida la sottomissione di questi popoli si trovano invischiati
nello stesso pantano che essi hanno creato, con perdite crescenti e
una crescente opposizione alla guerra delle opinioni pubbliche nei
loro stessi paesi. Bush, in un raro momento di lucidità, ha persino
paragonato l’Iraq al Vietnam, cosa che non è del tutto vera, ma che
indica bene la fortissima resistenza con cui le truppe di
occupazione devono fare i conti. Si, compagni. In condizioni molto
diverse, dovunque la resistenza e la lotta di liberazione dei
lavoratori e dei popoli prosegue. Potremmo moltiplicare gli esempi,
cominciando dall’Europa, dove hanno luogo scioperi, dimostrazioni ed
altre azioni di massa contro l’offensiva del capitale. Ma c’è un
popolo che qui non vogliamo dimenticare, che deve affrontare una
cospirazione contro il suo diritto a decidere, in piena sovranità,
il proprio futuro: il popolo di Timor Est, al quale esprimiamo –
come pure alla sua grande forza di liberazione, il Fretilin – la
fraterna solidarietà dei comunisti portoghesi.
L’esperienza del PCP e della
Rivoluzione portoghese conferma che l’avanzata del processo di
liberazione e la lotta contro l’imperialismo, richiedono la
combinazione della lotta in ogni paese con la cooperazione a livello
internazionale, e che il patriottismo e l’internazionalismo sono due
facce della stessa medaglia. Profondamente coinvolti, come siamo, in
compiti nazionali, nella lotta contro le politiche di destra del
governo del Partito Socialista al servizio del grande capitale, ci
stiamo contemporaneamente impegnando per contribuire al
rafforzamento della cooperazione di tutte le forze di sinistra e
antimperialiste e in primo luogo – non in alternativa, ma come
condizione necessaria per il rafforzamento di un vasto fronte
antimperialista – all’incremento della cooperazione tra i partiti
comunisti e operai.
Pensiamo che al giorno d’oggi,
con l’allargamento dello spettro delle classi e degli strati sociali
che sono colpiti dallo sfruttamento del grande capitale e che sono
oggettivamente interessati al superamento rivoluzionario del
capitalismo, anche la nozione di internazionalismo si stia
allargando; ma il suo nucleo centrale, a nostro avviso, continua ad
essere la solidarietà tra i lavoratori, la cooperazione tra i
comunisti, l’internazionalismo proletario. Da qui deriva
l’importanza, in un quadro più largo di cooperazione tra le forze
antimperialiste e rivoluzionarie, che attribuiamo all’Incontro che
si sta svolgendo a Lisbona e al nostro impegno – sempre nel rispetto
dell’indipendenza di ogni partito e della diversità delle rispettive
posizioni – per lo sviluppo dell’azione comune o convergente.
I tempi che viviamo sul piano
mondiale sono tempi difficili di resistenza e di accumulazione delle
forze, ma sono anche tempi di lotte eroiche e di grandi potenzialità
progressiste e rivoluzionarie, in cui i partiti comunisti, fianco a
fianco con le altre forze progressiste e rivoluzionarie, hanno un
ruolo insostituibile da svolgere. La nostra stessa esperienza di 85
anni di lotta ci insegna che il principale fattore di resistenza e
di avanzata liberatrice risiede nel Partito e nel suo stretto legame
con la classe operaia e le masse, risiede nella difesa intransigente
delle caratteristiche forgiate nella lotta – la natura di classe,
l’ideologia marxista-leninista, la democrazia interna, l’obiettivo
del socialismo, il patriottismo e l’internazionalismo – che
assicurano la sua coesione e unità e definiscono la sua stessa
identità comunista. E ci insegna anche che il rafforzamento della
solidarietà internazionalista dei comunisti, dei progressisti, dei
lavoratori e dei popoli, è indispensabile per invertire il
pericoloso corso attuale di sviluppo mondiale e conseguire nuove
avanzate liberatrici.
Nel valorizzare e ringraziare la
presenza a Lisbona e al nostro comizio di rappresentanti di tante
organizzazioni amiche, vogliamo assicurare loro - e a quelli che,
per le difficoltà, non sono potuti essere presenti – l’amicizia dei
comunisti portoghesi e augurare grandi successi nella lotta che
conducono nei loro paesi.
Viva
l’Incontro Internazionale!
Viva la solidarietà dei
comunisti, dei lavoratori e dei popoli!
Traduzione per www.resistenze.org a cura del
Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Ghennadij Zjuganov sulla
situazione in Russia e sui compiti
della solidarietà
internazionalista con i comunisti russi
Di seguito, parte
significativa dell’intervento del presidente del Partito Comunista della
Federazione Russa, pronunciato nel corso dell’Incontro Internazionale
dei Partiti Comunisti e Operai di Lisbona del 10-12 novembre 2006.
(…) Noi (comunisti russi) non dobbiamo
solo lottare contro le nostre autorità compradore. Ma anche contro le
forze della reazione nel mondo che capiscono perfettamente quali
conseguenze un radicale cambiamento del corso politico in Russia avrebbe
sui loro piani e calcoli.
Le autorità stanno mettendo in pratica
una politica tesa a isolare, screditare e indebolire il Partito
Comunista della Federazione Russa e a liquidare i diritti e le libertà
democratici. La libertà di manifestare è stata radicalmente ristretta, i
referendum sono stati di fatto aboliti. Il sistema elettorale è stato
modificato allo scopo di limitare al massimo il diritto di voto
popolare. I canali televisivi e la maggior parte dei giornali sono stati
trasformati in casse di risonanza della propaganda governativa. Le
elezioni vengono manipolate a favore dei partiti controllati dal
Cremlino. I tribunali russi stanno trasformandosi in strumenti del
potere esecutivo.
Una vasta offensiva è stata lanciata
contro i diritti sociali. Praticamente ogni legge sancisce nuovi
balzelli per la popolazione, che viene privata di diritti
costituzionali, come il diritto all’assistenza medica e all’educazione
gratuite. L’arbitrario controllo poliziesco, la corruzione e il crimine
organizzato penetrano in ogni poro del potere statale.
In ogni caso, i capitalisti russi e
del mondo hanno subito una totale sconfitta, quando hanno cercato di
imporre alla Russia un mercato ad essa estraneo e nella sostanza
caratterizzato da relazioni di tipo criminale. La borghesia compradora
russa ha gettato il paese in una profonda crisi. Essa ha rovinato
l’industria e l’agricoltura, ha spinto più del 30% della popolazione
oltre la soglia minima di povertà, ha rapinato centinaia di miliardi di
dollari e li ha trasferiti all’estero. La borghesia compradora ha
distrutto l’esercito, la scienza e l’educazione. Quando essa ha capito
di aver portato la Russia ad un punto di non ritorno, ha cominciato ad
avere paura di un’esplosione sociale. Allora sono stati intrapresi nuovi
tentativi di ingannare il popolo, offrendogli sedicenti “progetti
nazionali” e sfoggiando di fronte al mondo le vesti del patriottismo.
Nonostante le pesanti pressioni e
manipolazioni, il risultato ottenuto dal partito nelle elezioni locali
dell’ultimo mese è stato buono. Pur in presenza di brogli clamorosi,
abbiamo ottenuto mediamente tra il 12% e il 15% dei voti praticamente
ovunque. Un candidato del Partito Comunista ha vinto le elezioni
suppletive per la Duma di Stato nell’Isola di Sakhalin, ricca di
petrolio e gas, con il 41% dei voti.
Il destino del regime che l’Occidente
aveva portato al potere in Russia e che si è affermato con l’arrivo di
Eltsin, grazie al denaro pagato dall’estero, è diventato fonte di seria
preoccupazione per i padroni occidentali. Essi hanno paura di perdere il
controllo della Russia, che rappresenta un potente protagonista della
scena internazionale e un inesauribile forziere di risorse naturali.
Questa è la ragione che sta dietro le costanti frizioni con il
presidente Putin, le minacce di interferenza negli affari interni della
Russia, il desiderio di circondare la Russia con un cordone sanitario di
ex repubbliche sovietiche controllate dall’Occidente.
Il Cremlino è nervoso. E’ abbastanza
sensibile alle critiche provenienti dall’estero. Il crescente
malcontento all’interno, accompagnato dalla minaccia che le autorità al
vertice della Russia possano perdere il loro prestigio internazionale,
rischia di costituire una miscela esplosiva. Per questo, il Cremlino sta
profondendo ogni sforzo allo scopo di indebolire le critiche esterne. A
nostro avviso, è opportuno utilizzare questa situazione nell’interesse
strategico del movimento di sinistra.
La Russia sta entrando in una nuova
fase. Le elezioni per la Duma di Stato si svolgeranno entro la fine del
2007. Saranno seguite dalle elezioni presidenziali. Noi facciamo appello
alla solidarietà con il Partito Comunista della Federazione Russa, anche
sapendo che ciò che avviene in Russia influisce, direttamente e
indirettamente, sugli interessi delle forze di sinistra in tutto il
globo. Non mancheremmo di apprezzare un aumento del livello
dell’attenzione dell’opinione pubblica e della stampa per gli
avvenimenti che si svolgono in Russia, e un giudizio di condanna del
comportamento arbitrario delle autorità russe, della loro manipolazione
delle elezioni, delle violazioni dei diritti dei lavoratori,
dell’instaurazione di un controllo totale dei media, ecc.
Siamo pronti a fornire un’approfondita
informazione e l’assistenza nell’organizzazione di visite di vostri
rappresentanti con il compito di prendere conoscenza della situazione.
E’ di vitale importanza il fatto che inviate vostri deputati ed eminenti
rappresentanti di organizzazioni pubbliche in Russia per monitorare le
elezioni per la Duma di Stato e quelle presidenziali. Il prossimo anno
celebreremo il 90° anniversario della Grande Rivoluzione Socialista
d’Ottobre. Mi permettete di ricordare quanto questo evento abbia
radicalmente cambiato il destino del mondo? Stiamo pensando di
accompagnare l’anniversario con un’intensa preparazione della campagna
elettorale. La vostra partecipazione alla celebrazione di questa grande
data rappresenterà un contributo alla nostra lotta.
I rapporti della Russia con i paesi
dove i partiti comunisti e le forze rivoluzionarie democratiche sono al
potere meritano un discorso a parte. Sappiamo anche che gli Stati Uniti
e i loro alleati non esitano ad incoraggiare i loro sostenitori
all’estero, persino attraverso strumenti diplomatici. La segretaria di
Stato USA Condoleeza Rice e la premier tedesca Angela Merkel non perdono
una sola occasione per incontrare i dissidenti loro partigiani e per
sollevare il problema della protezione dei diritti e degli interessi di
costoro a livello di stato. Noi siamo fermamente dell’opinione che
l’interferenza negli affari di altri sia sbagliata (…)
Traduzione dall’inglese per
www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione
Popolare
Dal Forum Palestina
Non ci faremo
tappare la bocca sull’accordo militare Italia-Israele
e sul militarismo
che ipoteca la politica italiana
Gli organizzatori della manifestazione per la Palestina dello
scorso 18 novembre, tornano a farsi se ntire
con una assemblea pubblica che si terrà a Roma mercoledì 6 dicembre
(Sala della Carte Geografiche, ore 17.00). Obiettivo dell’incontro è
quello di rendere noti i contenuti della manifestazione occultati dalla
cronaca e dalla "politica bipartizan" che hanno preferito concentrarsi
su alcuni slogans e i pupazzi bruciati. In primo luogo la richiesta di
revoca dell’accordo militare tra Italia e Israele sul quale è in corso
una petizione popolare che sta raccogliendo migliaia di firme in tutta
Italia. In secondo luogo la richiesta di revoca dell’embargo contro i
palestinesi (che ha visto negare il visto di entrata in Italia prima a
Leyla Khaled e poi a un ministro palestinese) e degli accordi
scientifici e industriali tra enti locali e università italiane con
istituzioni israeliane. Infine l’assemblea intende anche lanciare
l’allarme sul crescente militarismo che sta ipotecando il dibattito e le
scelte politiche in Italia demonizzando ogni critica alle missioni
militari italiane all’estero.
All’assemblea parteciperanno – tra gli altri - esperti e scienziati che
da tempo hanno denunciato l’accordo militare Italia-Israele (Dinucci,
Baracca), giornalisti (Chiarini, Manisco, Chiesa), rappresentanti
palestinesi (S.Hroub, B.Saleh) esponenti del movimento contro la guerra
(Ginatempo, Franzoni, Don Vitaliano della Sala, Taddeo) ed esponenti
politici come i senatori Giannini (PRC), Fernando Rossi (Consumatori-
Insieme per l’Unione), il deputato Jacopo Venier (PdCI), Marco Ferrando
(PCL), Mauro Casadio (RdC).
Sarà disponibile il dossier sull’accordo militare Italia-Israele su cui
il Forum Palestina intende incalzare il governo italiano al quale
verranno consegnate a gennaio le firme della petizione che ne chiede la
revoca.
Il Forum Palestina
Info: forumpalestina@libero.it ; www.forumpalestina.org (5.12.2006)
Report
della riunione del Forum Palestina
I compagni che in questi anni hanno dato vita al
Forum Palestina si sono riuniti per discutere e valutare i risultati e i
problemi della manifestazione del 18 novembre a Roma. Schematizziamo per
punti le questioni che intendiamo proporre a tutti come elementi di
riflessioni e di continuità dell’iniziativa.
1) Ci sembra importante
segnalare la sproporzione tra le reazioni e i fatti.
E’ evidente che la manifestazione del 18 novembre -
una grande e riuscita manifestazione di massa al fianco del popolo
palestinese - ha colto alcuni nervi scoperti ed ha rivelato alcuni
fattori di vulnerabilità politica strettamente connessi alla situazione
in Medio Oriente e alla politica del governo. Questa contraddizione non
è un problema del Forum Palestina ma deve far riflettere anche il resto
del movimento contro la guerra, le stesse associazioni pacifiste e le
forze della sinistra nel loro complesso.
Non si era mai visto uno schieramento che va dal
Presidente della Repubblica agli assessori municipali, che sente
l’esigenza di attaccare una manifestazione ed alcuni episodi marginali
nella stessa. Un nervo scoperto è sicuramente l’aver esposto
pubblicamente e politicamente l’esistenza di un accordo militare tra
Italia e Israele. E’ stato come pestare la coda di una vipera.
Ci sono in ballo connessioni tra apparati, interessi economici e
strategici rilevanti, complicità politiche consolidate che hanno
condizionato e condizionano tuttora le scelte decisive della politica
estera italiana. L’Italia è uno Stato con legami profondi con gli
apparati statunitensi e israeliani che affondano nella storia e nel
presente di questo paese. La questione palestinese, in tale contesto, è
un tabù che va rimosso e depotenziato con ogni mezzo necessario.
In secondo luogo, le reazioni pesanti alle effigi
bruciate e agli slogans sui militari italiani, rivelano il
crescente militarismo che impregna, con uno schieramento apertamente
bipartizan, la politica nel nostro paese. E già accaduto che
l’anno scorso una manifestazione pacifica che contestava la parata del 2
giugno venisse pesantemente caricata. Si è ripetuto con le polemiche sul
2 giugno di quest’anno (che ha visto presenze istituzionali della
sinistra “radicale” alla parata militare ed altre che la contestavano).
Si è visto con il tentativo politico e mediatico di gestire sempre e
comunque in positivo il ruolo dei militari italiani in Iraq, in
Afghanistan, in Libano. Si è visto con il tentativo di costruire un
consenso di massa al militarismo “umanitario” anche attraverso
manifestazioni dei movimenti pacifisti più collaterali al governo (Perugia-Assisi
prima e Milano poi).
A nessuno è sfuggito come in Libano la situazione
stia rapidamente precipitando (come avevamo ampiamente previsto e
denunciato anche con la manifestazione del 30 settembre), mandando a
monte ambizioni e illusioni neo-napoleoniche dell’Italia nell’area. I
militari italiani sono ancora in Iraq nonostante si sia annunciato il
loro ritiro, sono ancora in Afghanistan a fronte di una crisi evidente
della missione NATO, sono in Libano con la possibilità di dover
intervenire in una crisi interna al fianco di una delle componenti (il
governo sostenuto da Francia e USA e dai falangisti) contro altre
componenti (Hezbollah, Partito Comunista, nazionalisti, sinistra
libanese, palestinesi dei campi profughi). Il governo italiano sa che
questa situazione è estremamente delicata e pericolosa. Ogni
forma di rottura di un fragilissimo consenso alle spedizioni militari
italiane rischia di diventare un serio problema di gestione per il
governo. Questa preoccupazione attiene agli slogans di una
manifestazione ma anche ai fragili equilibri parlamentari, attiene al
controllo dei servizi giornalistici (tanto che per sapere cosa accade in
Libano occorre leggere la stampa spagnola) come all’azzittimento tramite
pubblico ludibrio di ogni voce dissonante dello schieramento politico.
2) Mantenere le iniziative in
cantiere
Non intendiamo farci intimidire né oscurare. Sul
piano dell’informazione stiamo dando e daremo battaglia per
ripristinare la verità sulla manifestazione del 18 novembre ma
ci preme soprattutto tenere al centro la questione emersa come
dirimente: la revoca dell’accordo militare Italia-Israele, sia come
forma concreta di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese e
degli altri popoli dell’area, sia come punto di svolta e rottura delle
connessioni politiche, militari, strategiche, industriali tra l’Italia e
uno stato bellicista che continua ad occupare i Territori Palestinesi,
siriani, libanesi ed a minacciare gli altri paesi della regione.
a) Stiamo
mettendo in piedi una grande assemblea pubblica nei prossimi
giorni sull’accordo militare Italia-Israele e gli altri punti della
piattaforma della manifestazione che hanno cercato in tutti i
modi di oscurare. Appena ci saranno le conferme ne daremo ampia
comunicazione. A tale proposito stiamo facendo i conti – in positivo –
con la raccolta di firme sulla petizione popolare che chiede la
revoca dell’accordo militare. Ormai sono in giro centinaia di
moduli ed arrivano centinaia di firme da tutta Italia. E’ un esito assai
superiore alle nostre aspettative e a quelle dell’Associazione
Sardegna-Palestina che ha lanciato l’idea. Si tratta di gestire bene sul
piano organizzativo la raccolta di firme, di promuovere su
questo iniziative locali ovunque sia possibile e di preparare
per l’inizio dell’anno prossimo una iniziativa di massa per la consegna
delle firme alla Presidenza del Consiglio.
b)
Parteciperemo al convegno su “ Informazione e Palestina”
del 30 novembre al Senato
c) Dobbiamo
pensare già da ora alla mobilitazione in occasione della visita
di Olmert a Roma, prevista per il 13 dicembre. Olmert è
“persona non gradita”. Porta la responsabilità dell’attacco al Libano e
del massacro quotidiano dei palestinesi a Gaza e Cisgiordania.
d) Stiamo
approntando il materiale per la campagna di boicottaggio e
disinvestimento dall’economia di guerra israeliana. Come avete
visto al corteo era presente lo striscione per il boicottaggio della
Telecom. Si tratta di far partire questa campagna in modo coordinato in
alcune città. A breve saranno disponibili gli adesivi e dei depliant
informativi per la campagna di boicottaggio. Specularmene agli enti
locali che finanziano e promuovono acccordi commerciali e di studio con
Israele chiediamo di sospendere questi accordi.
3) I rapporti dentro il
movimento
Quella di sabato 18 novembre era la sesta
manifestazione nazionale organizzata (o meglio, autorganizzata) in
questi cinque anni di lavoro di informazione e solidarietà con la lotta
e la resistenza del popolo palestinese. In questi cinque anni, le nostre
manifestazioni hanno talvolta subito attacchi pesanti sia da parte delle
forze filo-israeliane sia dentro l’ambito politico della “sinistra”, in
altre occasioni ci hanno invece oscurato, ma il nostro lavoro è andato
avanti lo stesso perché non siamo subalterni al circo massmediatico.
Quella scattata sabato 18 novembre non è
stata e non sarà l’ultima imboscata politica e mediatica contro le
manifestazioni di solidarietà con la Palestina. Ma c’è una
differenza.
In questi anni abbiamo potuto affrontare
politicamente e replicare con efficacia agli attacchi perché attenevano
a contenuti, slogans, striscioni, volantini che erano stati decisi
collettivamente, discussi e rivendicati come tali. Sia a febbraio sia
sabato abbiamo dovuto invece gestire iniziative e scelte che non abbiamo
discusso e che sono state sovradeterminate sulla manifestazione senza
alcun confronto o discussione con gli organizzatori e della grande massa
dei partecipanti, ma - al contrario - infischiandosene delle indicazioni
che venivano dagli stessi. In particolare, consideriamo gravissimo e
inaccettabile il disprezzo mostrato verso le indicazioni e le richieste
delle compagne e dei compagni palestinesi. Siamo abituati ad
assumerci le nostre responsabilità fino all’ultimo dettaglio ma non
siamo più disponibili ad assumerci decisioni che nostre non sono,
qualunque esse siano. Quando e qualora ci saranno provvedimenti
giudiziari contro i manifestanti di Roma, ci mobiliteremo per
respingerli come abbiamo fatto in tutte le altre occasioni. Di fronte
agli attacchi repressivi o al linciaggio politico, non abbiamo
mai lasciato nessuno da solo: sia esso un collettivo di
studenti universitari o un sindaco, sia essa una associazione o un
segretario di partito, anche non condividendo le loro posizioni e le
loro interviste.Vogliamo essere chiari su un ultimo punto: la
divergenza che ci divide è sia politica che di metodo, per
questo la discussione su servizi d’ordine e muscolosità dei cortei non
ci interessa né intendiamo alimentarla.. Sbaglia – da sempre – chi pensa
di irreggimentare i movimenti e le manifestazioni politiche e sociali
dietro ringhiose file di servizi d’ordine: è una logica che non ci
interessa esattamente quanto quella di chi utilizza le manifestazioni ad
esclusivo beneficio dei media. Vogliamo infine chiarire che i
nostri rapporti con gli autori di alcuni documenti diffusi in questi
giorni - Coordinamento di Lotta per la Palestina e il Campo
Antimperialista - finiscono qui. Nulla di più, nulla di meno. (ForumPalestina
23.11.06)
Manifestazione
del 18 a Roma:
Oliviero
Diliberto Segretario Nazionale del PdCI a Rai2 Anno Zero :
" Finchè la
Palestina non avrà un
suo stato continuerò a urlare a favore della Palestina, finchè avrò fiato
in gola..."(24 novembre 2006)
Vilipendio alla bandiera...
Vilipendio
alla bandiera, manifestazione oltraggiosa verso i
defunti, offesa alla bandiera di uno stato estero e
istigazione a delinquere. Questi i reati ravvisati dalla
Digos di Roma e contenuti nell'informativa consegnata
venerdì mattina alla Procura della Repubblica di Roma
sugli accertamenti svolti dopo la manifestazione di
sabato scorso a Roma, durante la quale un gruppo di
appartenenti a centri sociali ha scandito slogan contro
i militari morti a Nassiriya e bruciato tre fantocci che
rappresentavano militari, italiani, israeliani e
americani.
Sei appartenenti ai centri sociali, sono stati
identificati dalla Digos di Roma che ha, senza ombra di
dubbio, riconosciuto tra loro una giovane ragazza
pugliese. R.E., presente in diversi filmati tra i quali
anche quelli dei telegiornali analizzati nel corso della
settimana dalla Polizia di Stato.
Il gruppo di giovani sarebbe lo stesso, secondo quanto
accertato, che nel corso di analoghe manifestazioni,
sempre nella capitale, lo scorso 18 febbraio e il 30
settembre, furono denunciati per atti simili. Secondo
quanto si è appreso la Digos di Roma sta inoltre
terminando gli accertamenti su un altro gruppo più
numeroso, che sarà denunciato, oltre ai reati addebitati
a questo primo gruppetto, di accensione ed esplosione
pericolosa, oltre ad aver violato la legge sul
travisamento. Si tratterebbe infatti dei manifestanti
che hanno materialmente ha appiccato il fuoco, una volta
arrivati a piazza Venezia, ai tre fantocci di pezza.
La Digos della capitale sta
continuando ad esaminare diversi filmati girati quel
pomeriggio nelle fasi che hanno preceduto i momenti di
tensione e anche quelli che hanno ripreso il gruppo di
estremisti proprio mentre scandiva slogan e dava alle
fiamme i tre fantocci. Alcuni di questi filmati nelle
prossime ore saranno trasmessi anche alle Digos di
Padova e Foggia. Il dirigente della Digos romana
Lamberto Giannini ha consegnato l 'informativa sulla
manifestazione di sabato scorso nella giornata di
giovedì direttamente al procuratore capo della
Repubblica Ferrara che si occupa personalmente di
seguire le indagini.
Cresce, intanto la mobilitazione di
personalità palestinesi ed italiane contro quello che
viene descritto come il "linciaggio politico ai danni di
Diliberto e del PdCI". In una lettera appello,
sottoscritta, fra gli altri da Shokri Hroub (Unione
Democratica Arabo Palestinese); Associazione Sardegna
Palestina; Bassam Saleh (Comitato con la Palestina nel
cuore); L'Associazione Giovani Palestinesi "Wael Zuaiter;
Stefano Chiarini (Il Manifesto); Giulietto Chiesa
(parlamentare europeo); Alessandra Riccio (condirettrice
della rivista Latinoamerica); Manlio Dinucci (saggista);
Domenico Losurdo (docente università di Urbino); Luciano
Vasapollo (d ocente
università la Sapienza, Roma); Marco Benevento (delegato
FIOM, Comitato con la Palestina nel cuore); Mariano
Mingarelli; Sergio Cararo (direttore di Contropiano,
mediattivista Forum Palestina); Marco Santopadre
(direttore di Radio Città Aperta), si legge: "Non è la
prima volta in questi anni che un partito presente con
convinzione a tutte le manifestazioni in solidarietà con
il popolo palestinese, sia oggetto di attacchi e
intimidazioni contro i suoi dirigenti. Riteniamo che a
questi attacchi non siano estranee le parole pronunciate
recentemente dall'ambasciatore statunitense né le
ripetute pressioni dell'ambasciata israeliana in
Italia".
"Le posizioni del PdCI e di Oliviero
Diliberto sulla Palestina - prosegue la lettera - sono
in parte coincidenti e in parte divergenti dalle
piattaforme delle manifestazioni a sostegno del popolo
palestinese di questi anni e di quella di sabato 18
novembre. Ma ciò non ne ha mai impedito la
partecipazione a queste manifestazioni, ad un'azione
politica pubblica e coerente per una pace in Medio
Oriente fondata sulla giustizia, all'assunzione di
responsabilità nell'interlocuzione con tutti i soggetti
in campo a livello italiano e internazionale. La gran
parte di noi non sono iscritti, né simpatizzanti, né
elettori del Partito dei Comunisti Italiani, ma
riteniamo doveroso politicamente e moralmente - come
democratici e come soggettività della sinistra e dei
movimenti - esprimere in queste ore la nostra
solidarietà con il suo segretario Diliberto e lanciare
un allarme niente affatto formale sulla pericolosa
involuzione della libertà di espressione e sul crescente
militarismo che sta impregnando la cultura e la politica
nel nostro paese".(AprileOnline 24.11.06)
Un vergognoso e vile attacco bipartizan
alla manifestazione per la Palestina di Roma
Comunicato della Rete dei Comunisti
Ancora una
volta, e con particolare virulenza, è stato sferrato un
vergognoso attacco a geometria variabile contro promotori e
partecipanti alla bella e determinata manifestazione di Roma.
Un copione
che si ripete fin dalla prima manifestazione del 2002 e che solo
apparentemente riguarda alcuni episodi marginali e ai margini
dell’iniziativa.
La riprova
è che la campagna di demonizzazione, che oramai unisce sia la
destra che quasi tutta la cosiddetta sinistra, è stata avviata
prima e a prescindere, con il Corriere della Sera in testa, e
per motivi oramai fin troppo chiari.
Si vuole
contemporaneamente continuare ad oscurare e/o deformare i dati
della realtà in campo e i contenuti della piattaforma
dell’iniziativa di Roma che ad essi si riferiscono e che
chiamano in causa anche la strabica politica “dell’equidistanza”
del governo Prodi e della sua maggioranza.
Che così
sia ce ne dà autorevole conferma, ed è anche questo il motivo di
tanto livore, l’arguto direttore di Liberazione, Piero
Sansonetti, che nel suo editoriale di oggi, oltre che insultare
Oliviero Diliberto per avere rotto il fronte, sostiene che la
“sinistra-scema” si è messa di traverso alle ultime scelte di D’Alema
sul Medioriente e alla “troppo morbida, beneducata e
filodalemiana manifestazione di Milano”.
Come dire
ci hanno colti con le mani nel sacco!
Una
sinistra, dunque, che tanto scema non deve essere proprio perchè
ravvisa nel mantenimento del trattato di cooperazione militare
con Israele e nell’embargo ai danni del popolo palestinese un
rapporto di complicità dell’Italia con l’occupazione militare e
la politica coloniale portata avanti da decenni contro le
legittime e sacrosante rivendicazioni del popolo palestinese.
Un
rapporto privilegiato che deve garantire, nell’ambito di una
nuova politica multipolare, maggiore spazio alla vocazione
neoimperialista dell’Europa in quell’area, Italia in testa.
Scelte
tanto velleitarie quanto criminali destinate ad alimentare la
diffidenza e l’ostilità delle masse arabe verso una presenza
militare che, pur camuffata da forza di interposizione, viene
vissuta per quella che è, come ostile.
Fa bene,
quindi, il ministro D’Alema a preoccuparsi per la nostra
presenza in Libano anche se farebbe meglio a mettere in
discussione i canoni della sua politica per evitare che la
responsabilità di eventuali nuovi lutti venga addossata a coloro
che si oppongono alle scelte di aggressione e di guerra ad altri
popoli invece che a coloro che queste scelte compiono.
I militari
morti a Nassirya non sono morti perché stavano svolgendo una
missione umanitaria ma perché erano in guerra e pesano sulla
coscienza di chi ce li ha mandati!
Solo la
più bieca ed interessata retorica militarista può distorcere
così tanto un dato di fatto.
Noi
riteniamo, però, che la migliore risposta consista nel dare
concretezza e continuità all’iniziativa del 18 novembre
proseguendo con la raccolta delle adesioni alla petizione che
chiede la disdetta del trattato di cooperazione militare, con
l’avvio della campagna di boicottaggio e disinvestimento a
partire da Telecom, con la mobilitazione per ottenere la
disdetta degli accordi di cooperazione economica che alcune
regioni ed altri enti locali hanno sottoscritto con Israele.
Anche per
rispondere a chi, dall’alto dei massimi scranni istituzionali,
minaccia scomuniche ed espulsioni dalla “comunità politica” ma
che così facendo non fa che rendere necessaria ed accelerare la
costruzione di una nuova comunità politica meno opportunista,
corrotta e servile della sua.( 21/11/06)
Un esposto alla Procura della Repubblica
e un altro alla Commissione di Vigilanza Rai del
Parlamento
Sono
queste le prime iniziative legali intraprese dal Forum Palestina di
fronte a quello che definisce “un killeraggio mediatico” sulla
manifestazione per la Palestina di sabato 18 novembre a Roma. “Non è
possibile né accettabile che di una manifestazione partecipata,
tranquilla, riuscita, con una piattaforma chiara, spiegata ripetutamente
e a lungo a tutti i giornalisti presenti, l’immagine che i telegiornali
hanno restituito all’opinione pubblica sia quella dei roghi e di
pochissimi slogans sui morti di Nassirya”. “Siamo di fronte ad una
manipolazione della realtà che è sospetta e irricevibile”. Sarebbe come
se una splendida partita a cui hanno assistito in diretta migliaia di
persone fosse poi rappresentata la sera dalle televisioni solo con
l’episodio di un fallo con espulsione. Chiunque penserebbe di aver
assistito ad un’altra partita rispetto a quella trasmessa dai
telegiornali”. Per questi motivi verrà presentato un esposto alla
Procura di Roma per diffamazione (relativa ad alcune sovrapposizioni tra
volti e commenti redazionali che distorcevano il contenuto) e per
richiedere l’acquisizione di tutto il materiale girato dalle televisioni
dalle 14.00 fino alle 17.30 di sabato pomeriggio. Analogamente verrà
presentato un esposto alla Commissione Vigilanza sulla RAI per
verificare come e quanto il servizio televisivo pubblico si sia
volutamente prestato ad una imboscata mediatica strumentale ad una resa
di conti politica dentro la coalizione di governo e nei rapporti tra
esecutivo e opposizione.(Forum Palestina 22.11.06)
"Ho
marciato per la Palestina"
di Giulietto Chiesa.
 Io ho marciato a Roma per la Palestina il giorno 18
novembre. Fossi stato a Milano avrei marciato a Milano: per
la Palestina naturalmente. Io non so quanti eravamo, a Roma,
non li ho contati. So che c'era un sacco di gente come me,
che manifestava pacificamente. So anche che ci sono dei
provocatori e degl'imbecilli, che lavorano per fare in modo
che l'indomani altri imbecilli scrivano stupidaggini sulle
prima pagine dei giornali, attribuendo ai manifestanti
(molti) le provocazioni di pochi la cui provenienza è
incerta (per alcuni) e la stupidità è invece certa (per
altri). Ricordiamo tutti la storia delle dieci lattine di
coca cola contro Fassino, che oscurarono una manifestazione
di decine di migliaia di pacifisti dell'epoca. Così funziona
l'informazione cialtrona. Io non ho marciato con i teppisti,
come scrive delirando Miriam Mafai sulla prima pagina di
Repubblica. Ho marciato per la Palestina. Perchè io sono per
due stati e due popoli, ma non sto "dalla parte d'Israele" -
come ha detto Massimo D'Alema - mentre bombarda i
palestinesi chiusi nella prigione di Gaza e nei territori
occupati da Israele. Io ho marciato dalla parte dei più
deboli, che hanno votato e si sono scelti legittimamente un
governo e che, per questo, sono stati sottoposti al blocco.
Io ho marciato perchè Israele restituisca 500 milioni di
dollari dei palestinesi ai palestinesi. Io ho marciato
contro la sperimentazione di nuove armi contro i civili
palestinesi. Ho marciato perchè il muro di Israle, che ruba
altra terra ai palestinesi, venga fermato e abbattuto. Ho
marciato contro un' Europa ipocrita e pilatesca che non sa
distinguere l'aggressore dall'aggredito. Ho marciato e
marcerò ancora, anche sapendo che i provocatori ci saranno
di nuovo e ancora di nuovo. Ma non mi lascerò intimidire dai
provocatori che, dalle pagine dei giornali del regime,
vorrebbero che me ne stessi a casa, o manifestassi per dare
ragione a loro.(21 novembre 2006)
Diliberto
e Rizzo erano presenti e ne siamo fieri
Diliberto (PdCI):
chi grida certi slogan è nemico dei palestinesi
Oliviero Diliberto giudica ''un nemico della
causa palestinese'', chi, durante la manifestazione di Roma, ha
gridato ''dieci, cento, mille Nassiriya'' e ha bruciato
manichini che rappresentavano militari italiani. ''Chi grida
quegli slogan e chi compie quei gesti è un nemico della causa palestinese'', afferma il segretario del Pdci.
Rizzo : slogan pessimi al corteo di Roma ma era una
piccola frangia
Le manifestazioni
di oggi per la pace in Palestina sono state molto
importanti, perche' noi siamo dalla parte dei piu'
deboli. Oggi ci sono stati degli episodi al corteo di
Roma inqualificabili: noi condanniamo i manichini
bruciati e gli slogan pessimi''. Lo ha detto
l'eurodeputato del Partito dei Comunisti italiani, Marco
Rizzo, intervenuto questa sera ad Altamura, in provincia
di Bari, a un convegno su 'Il lavoro, la sinistra, il
governo'.''Facciamo anche una valutazione -ha aggiunto-
se non ci fossero stati questi episodi, li avrebbero
inventati. E cosi' invece di parlare delle migliaia di
persone che hanno partecipato alle manifestazioni, si
parlera' di questi episodi di cui sono protagoniste
piccolissime frange. A chi giova?'', ha concluso.
Stampa di
regime per la manifestazione di Roma ?
di Franco Ragusa *
Sono
stato alla manifestazione di Roma organizzata dal Forum
Palestina.
Tornato a casa, dalle cronache dei TG RAI ho scoperto di essere
stato da un'altra parte.
Oltre 20.000 persone, oltre 4 ore d'intensa presenza politica
(tra Piazza Esedra, corteo e comizio finale a Piazza Venezia),
sono divenuti una decina di manifestanti e pochi fotogrammi
tutti incentrati sul rogo di 3 manichini.
Ma anche in rete non va meglio: l'unico sito che ha
menzionato che dal palco è stata bruciata una bandiera nazista,
come gesto di caratterizzazione della manifestazione da parte
dei promotori, è stato Repubblica.it.
Il torto della manifestazione, evidentemente, è stato quello
di avere avuto parole d'ordine chiare sulle quali è bene far
scendere un muro di silenzio:
- L'Italia non deve essere complice del massacro dei palestinesi
e dell’occupazione israeliana
- Abrogare l'accordo militare Italia-Israele
Grazie, cari giornalisti, per l'ennesima dimostrazione che in
questo paese la libertà di stampa non esiste; o forse, perché
no? sono in molti a non meritarla visto che è raro, nel panorama
giornalistico italiano, trovare giornalisti che fanno il proprio
lavoro in libertà e coscienza.* www.riforme.net
Migliore
(PRC) : condanniamo duramente episodi di teppismo
'Non ci saremmo mai andati a questa manifestazione,(????) e condanniamo duramente questi episodi di teppismo''. Cosi' Gennaro Migliore, presidente dei deputati di
Rifondazione comunista, commenta a Montecitorio i manifestanti
che oggi a Roma hanno invocato ''10,100,1000 Nassiriya''.
Orlando
(Italia dei Valori) : una decina di utili idioti hanno fatto
un regalo a chi è contro i palestinesi
Sdegno dall'Italia dei Valori. ''Una decina
di utili idioti oggi ha fatto un gran regalo a chi vuole
continuare a disconoscere i sacrosanti diritti del popolo
palestinese. Una decina di utili idioti oggi ha fatto in modo
che domani non si parlera' della violenza dell'occupazione
israeliana e dei centomila che a Roma e Milano hanno manifestato
per la pace rispettosa del diritto internazionale ma si parlera'
dei tre fantocci bruciati'', condanna Leoluca Orlando, portavoce
nazionale del partito di Antonio Di Pietro, che non usa
mezzi termini per condannare quanto avvenuto oggi durante il
corteo di oggi.''E' proprio la presenza su entrambi i fronti di
simili espressioni di sub cultura amica della violenza che da
decenni -conclude l'ex sindaco di Palermo-impedisce una vera
soluzione della questione mediorientale''
Paolo Cento:
alcuni episodi offuscano il messaggio politico
Questi gesti rischiano di offuscare il messaggio politico
delle manifestazioni di Milano e di Roma''.
Cosi' il sottosegretario Paolo Cento (Verdi) commenta gli
episodi di violenza accaduti nel corso del corteo di Roma. ''Noi
Verdi abbiamo aderito alla manifestazione di Milano, non a
quella di Roma'', sottolinea Cento, che invita a ''non cadere
nella trappola di parlare del fantoccio bruciato, che comunque
non mi appartiene''.
Detto questo, per Cento ''oggi non si e' equidistanti''. perche'
''da un parte c'e' un governo che attacca'', dall'altra ''un
popolo senza Stato. Bisogna lavorare perche' le risoluzioni
dell'Onu sulla Palestina vengano attuate e affinche' Israele
accetti i confini stabiti.
Centro
destra e centro sinistra attaccano la manifestazione di Roma
Entrambi i poli hanno condannato duramente
gli episodi del corteo di Roma. Ma il centrodestra ha messo
sotto accusa Diliberto e ha puntato l'indice contro le ''contraddizioni''
della maggioranza sulla politica estera. Netto il giudizio del ministro degli Esteri Massimo D'Alema: gli
slogan su Nassiriya, dice, sono fuori dalla ''normale dialettica
democratica''. D 'Alema,
inoltre, sostiene che tutti dovrebbero dissociarsi da iniziative
che ''offendono la coscienza democratica o paesi amici, come le
manifestazioni in cui si bruciano le bandiere di Israele''.
Fausto Bertinotti bolla gli slogan della manifestazione romana
come '' frasi orribili e indicibili, incompatibili con la
societa' civile''. Unanime la condanna che viene dalle forze del centrosinistra. Il
leader dei Ds Piero Fassino parla di ''pura provocazione
politica, messa in essere da gruppi minoritari che con questi
atteggiamenti offendono quanti hanno pagato con la vita
l'adempimento del loro dovere''; mentre il leader dell'Udeur
Clemente Mastella dice di essere ''lontano anni luce'' da chi
grida contro i soldati italiani e il verde Pecoraro Scanio
sostiene che gli incidenti sono opera di ''violenti fanatici''.
Una condanna ''netta, ferma e senza distinguo'' viene dal
coordinatore della Margherita Antonello Soro. Scrolla le spalle
il ministro della Difesa Parisi: a Roma, sostiene,''c'era una
sparuta minoranza di imbecilli e di teppisti''. Nel centrodestra, in tanti chiedono un intervento ufficiale del
governo alle Camere. Pier Ferdinando Casini si dice ''indignato''
e definisce gli episodi che hanno segnato il corteo di Rome come forme di ''sciacallaggio politico e
istituzionale''. Secondo il vice coordinatore di Forza Italia
Fabrizio Cicchitto il punto centrale e' ''la partecipazione del
Pdci a una manifestazione, quella di Roma, eversiva e vicina al
terrorismo''. Per Cicchitto si tratta di ''una questione
politica gravissima''. Mette l'accento sulla ''ipocrisia del centrosinistra'' il
portavoce di An Andrea Ronchi: a suo giudizio, infatti, le
condanne provenienti dagli esponenti della sinistra radicale,
oltre a essere ''tardive'', nascondono il fatto che quelle
stesse persone ''garantiscono copertura a cellule eversive e
sedicenti centri sociali violenti e impuniti''. Si fa sentire anche l'ambasciatore israeliano Gideon Meir: ''Cio'
che abbiamo visto nella manifestazione di Roma - sottolinea - e'
il risultato della combinazione tra odio e ignoranza che non fa altro che incoraggiare ulteriormente gli
estremisti''.
"Vergogna!" al PRC che
si è associato agli squallidi attacchi di centrodestra e centrosinistra.
Il vero scandalo non sta nella manifestazione
di Roma per la Palestina, ma nel suo ignobile linciaggio
bipartisan da parte di centrosinistra e centrodestra.
Centrosinistra e centrodestra non "inorridiscono" di fronte a
450 palestinesi assassinati dal terrore israeliano nei soli
ultimi mesi: anzi rivendicano la cooperazione tra Italia e
Israele e l'embargo contro i palestinesi.
"Inorridiscono" invece se a conclusione di una grande e pacifica
manifestazione al fianco dei palestinesi dieci ragazzi compiono
un innocuo gesto dimostrativo, del tutto marginale, contro
l'oppressione della Palestina.
Vergogna! E tanto più vergognoso è l'atteggiamento del gruppo
dirigente del Prc che dopo aver votato in nome della non
violenza il rifinanziamento delle missioni di guerra e l'aumento
delle spese militari, oggi si accoda al coro isterico di
centrosinistra e centrodestra contro la manifestazione di Roma e
le comunità palestinesi presenti. Nel prezzo da pagare per
governare con Prodi e Rutelli c'è anche la falsificazione della
verità e la criminalizzazione dell'opposizione di sinistra?
In ogni caso il Movimento per il Partito comunista dei
lavoratori - tra i principali promotori della manifestazione di
Roma - non si farà intimidire: verità e diritti del popolo
palestinese non sono per noi merce di scambio. Movimento
per il partito comunista dei lavoratori.
(ForumPalestina 18.11.06)
Diliberto:
il 18, una giornata per la Palestina
La
grave situazione venutasi a creare in Palestina ed in tutto
il Medioriente impone il massimo sforzo per una
mobilitazione di tutte le forze che hanno a cuore la pace ed
il diritto dei palestinesi alla autodeterminazione.
Il movimento pacifista chiede all’Unione ed al Governo
Prodi, di concerto con l’Unione europea, un impegno diretto
per fermare il massacro in Palestina, per ristabilire un
clima di pace e di rispetto del diritto internazionale e dei
diritti umani in tutto il Medioriente a partire dalla
nascita di uno Stato libero, democratico ed indipendente di
Palestina, come del rispetto dei diritti del popolo
libanese.
Solo questa è la strada per garantire pace e sicurezza anche
ad Israele: due popoli, due Stati.
Riteniamo che di fronte a questa situazione sia auspicabile
la massima unità dei movimenti e delle forze politiche che
lavorano per la pace e per i diritti del popolo palestinese.
Per questo abbiamo aderito sia alla mobilitazione di Roma
che chiede azioni concrete di pressione internazionale per
riportare Israele sulla via del dialogo e della trattative
di pace che a quella di Milano che ci impegna per una azione
comune di pacificazione per tutto il Medioriente.
Lo facciamo nella convinzione che questo sia il momento
della necessaria unità e collaborazione per raggiungere gli
obbiettivi comuni più che per sottolineare le legittime
differenze di opinione nel movimento e nella politica.
Oliviero Diliberto
Gaza. Fermate
l'assedio! Fermate la guerra! 
Le manifestazioni del 18
novembre 2006
Milano:
ore 14 Corso Venezia fermata metrò Palestro
Roma: Piazza della Repubblica di
fronte alla Terme Diocleziano
Ebrei
Europei per una Pace Giusta (EJJP)
La UE deve intraprendere
passi decisi ed imparziali contro la catastrofe umanitaria a Gaza
Negli
ultimi mesi, le azioni dell'esercito israeliano sono culminate
nell'opprimere e nel perseguitare in modo intollerabile la popolazione
palestinese nella Striscia di Gaza. Le operazioni, cinicamente
denominate nei mesi estivi “Pioggia d'Estate”, ed ora titolate “Nubi
D'Autunno”, hanno apportato morte a centinaia di palestinesi, per non
menzionare mutilati e feriti, che spesso non ricupereranno più la
salute. Solo stamattina, l'esercito israeliano ha massacrato 19
palestinesi nel nord della Striscia di Gaza: donne e bambini sono le
principali vittime di queste azioni atroci. 
Questo avviene in nome della sicurezza? Le
incursioni dell'esercito israeliano a Gaza non si possono giustificare
usando come scusa che si lancino missili Qassam o che il soldato
israeliano Gilad Shalit sia stato preso in ostaggio da militanti
palestinesi. L'arbitraria ed incommensurabile violenza dell'esercito
israeliano, al contrario, ha probabilmente messo in pericolo la sua
vita. L'uso della nuova arma, illegale e
letale, chiamata DIME (Dense Inert Metal Explosive), non ha alcuna
giustificazione.
È evidente che i
costanti attacchi, psicologici e fisici, di notte e di giorno, non hanno
altri motivi che non siano quelli di seminare terrore, dimostrare forza,
tentar di spezzare la volontà e la legittima resistenza all'occupazione
del popolo palestinese. Hamas non ha chiesto attacchi vendicativi, ma
l'intervento internazionale. Quanti devono ancora morire, prima che la
comunità internazionale si assuma le proprie responsabilità?
Secondo
la Carta delle Nazioni Unite, Israele, come ogni altro Paese della
comunità internazionale, deve essere giudicato, considerato responsabile
e dissuaso dall'imporre guerre non dichiarate, dall'uccidere civili, dal
devastare la natura, dal distruggere le attività e l'infrastruttura dei
popoli al confine.
Come cittadini europei, non vogliamo restare in silenzio di fronte a
crimini commessi contro una popolazione prigioniera e sotto occupazione,
vittima di eventi della storia europea.
Come ebrei, non commetteremo lo stesso errore che abbiamo spesso
rimproverato ad altri: restare in silenzio di fronte a crimini contro
l'umanità. Alla vigilia del 9 novembre, il mostruoso pogrom del novembre
del 1938, dichiariamo ad alta voce, e con la massima chiarezza, che lo
stato di Israele, con questi atti, insozza il nome e la reputazione
degli ebrei, ovunque vivano.
È
essenziale che l'Unione Europea intraprenda finalmente passi concreti,
decisivi ed imparziali, per costringere Israele ad aderire alla legge
internazionale. È
evidente che i Paesi d'Europa dovrebbero interrompere le relazioni
amichevoli ed i legami commerciali con Israele, fin tanto che non
rispetta i diritti umani fondamentali e continua con i crimini di guerra;
l'interruzione dei rapporti avrebbe gà
dovuto avvenire da tempo.
Chiediamo
che l'Unione Europea si dissoci dalle politiche medio-orientali degli
USA e che intraprenda indipendentemente una politica di pace, basata
sulla Convenzione Europea per i Diritti Umani.
Chiediamo un dibattito
sulla questione nel Parlamento della UE, come pure nei Parlamenti delle
nazioni che ne fanno parte.
Chiediamo che l'Unione Europea chiarisca al governo
di Israele che la UE non finanzierà e non sosterrà Israele fino a che
non raggiunga un accordo di pace equo con il popolo palestinese, negli
interessi di tutti, e della pace nel mondo.
Chiediamo che il popolo palestinese
sia protetto dal dispiegamento di una forza di pace internazionale a
Gaza e in Cisgiordania.
8
novembre 2006
Comitato Esecutivo di EJJP
Dror Feiler (Presidente)
Svezia Dan Judelson (Segretario)
Gran Bretagna
Paula Abrams-Hourani Austria
Paola
Canarutto Italia
Liliane Cordova Kaczerginski
Francia Fanny-Michaela Reisin
Germania
Henri
Wajnblum Belgio
il
18 novembre a Roma manifestazione nazionale per la Palestina
Palestina
libera, adesso
L'Italia
non deve essere complice del massacro dei palestinesi e
dell’occupazione israeliana
Appello per la
manifestazione del 18 novembre a Roma
A metà novembre in ventidue paesi
si terrà per il quarto anno la settimana di iniziative della
Campagna Internazionale contro il Muro dell’Apartheid che Israele
sta costruendo sui Territori Palestinesi Occupati. In Italia, anche
quest’anno, siamo chiamati a dare il nostro contributo ad una
campagna che assume in sé tutte le aspettative, le contraddizioni e
le urgenze della lotta di liberazione del popolo palestinese
dall’occupazione militare e coloniale israeliana.
Abbiamo deciso di scendere in
piazza con una manifestazione nazionale a Roma sabato 18 novembre
chiamando alla mobilitazione tutti coloro che ritengono
insopportabile il silenzio e l’inerzia di fronte al quotidiano
massacro a cui viene sottoposto il popolo palestinese. A novembre,
in soli tre giorni sono stati uccisi 34 palestinesi. Solo
nell’ultimo mese ne sono stati uccisi 62. Negli ultimi sei mesi ne
sono stati uccisi 377, più di due al giorno. 
Ma il prossimo 18 novembre
chiamiamo anche a scendere in piazza per cercare di mettere fine
concretamente alle complicità dei nostri governi con l’occupazione
israeliana della Palestina, con l’illegale costruzione del Muro
dell’apartheid e con le minacce di aggressione contro gli altri
paesi della regione (Libano, Siria, Iran).
L’Italia ha ufficializzato un
accordo di cooperazione militare bilaterale con Israele che vede
impegnata la principale azienda pubblica nel campo bellico e
tecnologico (Finmeccanica), che vede impegnati i servizi segreti e
gli apparati militari italiani nella collaborazione con le forze
armate israeliane, che vede la politica ufficiale del governo Prodi
non recidere concretamente i vincoli assunti dal governo Berlusconi
nella complicità con le autorità di Israele. L’Italia continua così
ad essere complice sul piano militare dell’apparato bellico,
politico e coloniale che sta martoriando la popolazione palestinese,
che ha bombardato e devastato il Libano, che minaccia di bombardare
a breve anche la Siria e l’Iran. In tale contesto, è del tutto
irricevibile qualsiasi ipotesi di integrazione di Israele
nell'Unione Europea e nella NATO.
In Italia, in questi mesi, milioni
di euro sono stati stanziati dalle Regioni per accordi bilaterali
con autorità israeliane mentre i medici e gli insegnanti palestinesi
non ricevono da mesi lo stipendio, gli ospedali e le scuole chiudono
per mancanza di fondi e risorse, i soldi dei prodotti palestinesi
venduti all’estero sono sequestrati dalle autorità israeliane che
controllano i confini e le dogane.
L’Italia, al contrario, continua
ad applicare l’embargo contro l’Autorità Nazionale Palestinese per
punire una popolazione che ha democraticamente eletto una formazione
politica – Hamas – ritenuta ostile dagli Stati Uniti e da Israele.
In questo modo, una popolazione già priva di libertà di movimento e
di risorse economiche, si è vista tagliare stipendi, servizi
ospedalieri e scolastici, finanziamenti per lo sviluppo. Assistiamo
così ad un vergognoso scenario in cui vengono applicate le sanzioni
contro le vittime e non contro gli occupanti. Le autorità israeliane
che imbarcano anche partiti fascisti e razzisti nel governo,
continuano infatti a non essere sottoposte ad alcuna sanzione per la
loro politica di annientamento contro i palestinesi. 
Di fronte ad una situazione
insostenibile e vergognosa di ingiustizia, oppressione, violazione
dei diritti umani, riteniamo inaccettabile che il nuovo governo
italiano e le forze politiche che lo compongono, dichiarino di
adottare una posizione di “equidistanza” (o equivicinanza) tra i
diritti dei palestinesi e la politica di Israele, mentre - nei fatti
- non rompono nessun trattato o impegno preso con Israele dal
governo Berlusconi. I diritti storici dei palestinesi (dallo Stato
indipendente al diritto al ritorno dei profughi, dalla liberazione
dei prigionieri politici palestinesi al diritto di eleggersi il
proprio governo) meritano di entrare con forza dentro l’agenda delle
priorità della politica estera e in un negoziato fondato su una pace
con giustizia per il Medio Oriente.
In una situazione di totale
asimmetria come quella israelo-palestinese, l’equidistanza diventa
complicità con il più forte. Lasciarsi alle spalle il servilismo del
governo Berlusconi significa introdurre cambiamenti significativi
nelle scelte di politica internazionale del nostro paese. Il governo
israeliano deve essere sottoposto a sanzioni internazionali fino a
quando non recederà dalla politica di annientamento dei palestinesi
e di minaccia contro gli altri paesi dell'area. Se i governi non
adotteranno le sanzioni, la società civile avvierà comunque una
vasta campagna di boicottaggio e di disinvestimento verso l'economia
di guerra israeliana.
L'Italia non deve più essere in
alcun modo complice dell’occupazione militare e coloniale israeliana
della Palestina né delle nuove aggressioni contro altri paesi
dell’area.
Per
questi motivi scenderemo in piazza a Roma il 18 novembre per
ottenere
-
la revoca dell’accordo di cooperazione militare Italia-Israele
- la revoca degli accordi
economici tra le regioni italiane e le autorità israeliane
- la revoca del vergognoso
embargo dell’Unione Europea contro il popolo palestinese
Stop
al Muro dell’apartheid
Autodeterminazione per il
popolo palestinese
Solidarietà con la
resistenza dei popoli alle occupazioni
Contro l'occupazione
israeliana sanzioni e boicottaggio
Adesioni
arrivate fino ad ora per la manifestazione del 18 novembre a Roma
per la Palestina
Associazioni, reti, centri sociali
Campagna Palestinese contro il Muro
dell'Apartheid - Forum Palestina - Comitato "Con la Palestina
nel cuore" - Comitato di Solidarietà con l'Intifada -
Associazione di Amicizia Italo-Palestinese (Firenze) - Unione
Democratica Arabo Palestinese (UDAP) - La redazione di
www.infopal.it - CSA Vittoria (Milano) - Comitato
Comunista "Antonio Gramsci" (Roma) - Associazione di Amicizia
Sardegna-Palestina - Medicina Democratica - Movimento di Lotta
per la Salute - Campo Antimperialista - Organizzazione di
Volontariato A.L.J.(Aiutiamo la Jugoslavia) onlus -
International Solidarity Movement (ISM - Italia) - Casa della
Pace (Roma) - Red Link - Comitati Iraq Libero - Coordinamento
toscano di solidarietà con la Palestina - Circolo ARCI Agorà
(Pisa) - Comitato 28 giugno (Roma) - Comunità Libanesi in Italia
- Redazione Cento-Passi Bologna - Circolo ARCI La vereda
(Bologna) - Coordinamento Studenti di Base-Iskra Bologna -
Comitato Disarmiamoli-Bologna - Forum Palestina di
Altamura-Gravina-Matera" - Centro di documentazione Filorosso di
Foggia - Collettivo Iqbal Masih (Lecce) - Circolo Arci "Agorà"
(Pisa) - Associazione Ghassan Kanafani - LUCCA - - Associazione
Officina Comunista - Associazione comunista il Pianeta Futuro
(Pisa) - Associazione La Talpa (Verona) - Gruppo Palestina
(Modena) - Utopia Rossa - Associazione Scirokku di Finale
(Palermo) - Associazione Solidarietà Proletaria - CSO Ricomincio
dal Faro (Roma) - Social Forum di Cecina (GR) - Collettivo
Universitario Progetto indy-Unich (Chieti) 360° - Coordinamento
di Lotta per la Palestina (Milano) - Associazione Benefica di
Solidarietà con il Popolo Palestinese - Collettivo studenti SU
LA TESTA - Associazione L'Altra Lombardia - Area Antagonista
Campana - Collettivo internazionalista di Napoli - Collettivi
Studenteschi Autorganizzati - Interfacoltà (Coord. Collettivi
Universitari Napoletani) - CSOA TerraTerra -Associazione
Nazionale Puntocritico - Associazione Punto Rosso (Fermo e Porto
San Giorgio) – CCDP Centro di Cultura e Documentazione Popolare
– Movimento Nuovi Partigiani della Pace -
Partito Comunista dei Lavoratori
Partito dei Comunisti Italiani
PRC-Essere Comunisti(Toscana)
Coordinamento Cittadino PdCI-FGCI (Bologna)
Giovani Comunisti (Biella)
Fgci nazionale (Federazione Giovanile
Comunisti Italiani)
Area Programmatica Progetto Comunista
Federazione delle RdB/CUB
Adesioni a titolo individuale
Michele Fadda - Mauro Gemma (Direttivo FISAC
- CGIL di Torino) - Nella Ginatempo (Roma) - Avv. Enzo Barone
(Milano) - Mary Rizzo - Andrea Oleandri (PRC/Area Essere
Comunisti - CPF Castelli) - Domenico Losurdo (università di
Urbino) - Maurizio Timitilli membro collegio garanzia Lazio PRC
- Senatore Fernando Rossi - Ismat Abdo Padova - Issam Abdin
Padova - Ali Samhan Padova - Gazi Agbarie Padova - Hussni Bder
Treviso - Joseph Halevi - Francesco Giordano (Milano) - Fausto
Sorini (CPN del PRC) - Giovanna Caviglione (Genova) - Isadora D'Aimmo
(assessore della Provincia di Napoli) - Giorgio Riboldi -
Mariella Megna - on. Marco Rizzo (parlamentare europeo del PdCI)
- Marcello Graziosi (Segreteria Regionale PRC Emilia-Romana)
Un mese di protesta: 4 Novembre
– 2 Dicembre 2006
La situazione a Gaza ha raggiunto livelli di emergenza – insufficienza
d’acqua, elettricità e medicine; la fame, la povertà e la
disoccupazione; scuole e altri servizi sono fuori uso; i costanti
bombardamenti e attacchi da parte delle forza armate israeliane. Il
problema è l’assedio di Gaza da parte di Israele e le sanzioni imposte
dalla comunità internazionale, peggiorate dai bombardamenti israeliani
in corso. Se questo assedio continua, vedremo il diffondersi di
malattie, malnutrizione, ed anarchia.
Unitevi alla
nostra Campagna Internazionale
La comunità di organizzazioni pacifiste di Israele si è riunita in una
grande e coordinata campagna per mettere fine all’assedio di Gaza e per
richiedere che Israele riprenda i negoziati con i legittimi
rappresentanti del popolo palestinese.
Gaza:
Fermate l’Assedio – Fermate la Guerra!
Per tutto il mese di Novembre: sit-in, seminari, petizioni, volantini,
poster
2 Dicembre:
Manifestazioni in tutto il mondo
Per favore unitevi con noi per questo sforzo umanitario e politico:
usate il mese fino alla grande manifestazione, il 2 Dicembre, per
aumentare il livello di conoscenza nella vostra comunità. Mandate
lettere, fax e petizioni ai vostri rappresentanti. Organizzate sit-in e
seminari di conoscenza.
Fateci sapere i vostri piani in modo tale che sia possibili
incoraggiarci e potenziarci a vicenda con i nostri numeri e
l’informazioni sui nostri siti web.
Scrivete i vostri piani a Debby Lerman all’indirizzo
debbyl@actcom.co.il
Attività pianificate in Israele
Forse alcune di queste potrebbero fornirvi qualche idea per le vostre
attività:Materiale stampato– volantini, un manifesto, un'inserzione
pubblicitaria, figurine.
Eventi locali - "sessioni d'insegnamento" che includono film,
testimonianze, giornalisti, palestinesi di Gaza ecc.
Sitin/manifestazioni – Davanti all'ufficio del primo ministro, la UE,
ambasciate, gli uffici di deputati scelti dalla Knesset. Durante la
manifestazione "Rabin", il 4 novembre, attivisti distribuiranno
materiali stampati e faranno una catena umana.
Convegno straordinario per la Knesset - Si organizzerà un
convegno speciale per la Knesset al qual saranno invitati deputati
strategici. Ascolteranno rapporti da Gaza -palestinesi, organizzazioni
per i diritti umani, giornalisti.
Media – Scriveremo articoli, lettere, blogs, risposte - per giornali,
TV, radio e internet.
Corteo di macchine al confine con Gaza.
Manifestazione il 2 dicembre a Tel Aviv e in tutto il mondo -Includendo
collegamenti telefonici con Gaza e, se possibile, eventi internazionali
di solidarietà.
Campagna internazionale:
Azioni per aumentare il livello di conoscenza e per esercitare pressione
sui governi europei ed americano - appelli diretti a coloro che prendono
le decisioni e alla società civile nella UE e negli Stati Uniti per
richiedere il ritiro dell'embargo.
Il 2 dicembre - manifestazioni in tutto il mondo..
Organizzatori della Campagna
Questa campagna ha preso vita grazie alla coalizione di donne per la
pace con le sue 9 organizzazioni in Israele, includendo MachsomWatch,
Bat Shalom e New Profile. Altri organizzatori attivi sono: Anarchists
against the wall, Gush Shalom, Hadash, High School Seniors draft
Refusers, Rabbis for Human Rights, University Student Coalition, e Yesh
Gvul.
Per ulteriori informazioni e per i vostri aggiornamenti:: Debby Lerman
at debbyl@actcom.co.il or +972-52 457-0704
Manifestazione Nazionale per la pace e la giustizia
in Medio Oriente sabato 18 novembre 2006 a Milano
Non vogliamo più essere complici
del massacro dei palestinesi e dell’occupazione israeliana
A metà novembre in ventidue paesi si terrà per il quarto anno la
settimana di iniziative della Campagna Internazionale contro il Muro
dell’Apartheid che Israele sta costruendo sui Territori Palestinesi
Occupati. In Italia, anche quest’anno, siamo chiamati a dare il nostro
contributo ad una campagna che assume in sé tutte le aspettative, le
contraddizioni e le urgenze della lotta di liberazione del popolo
palestinese dall’occupazione militare e coloniale israeliana.
Abbiamo deciso di scendere in piazza con una manifestazione nazionale a
Roma sabato 18 novembre chiamando alla mobilitazione tutti coloro che
ritengono insopportabile il silenzio e l’inerzia di fronte al quotidiano
massacro a cui viene sottoposto il popolo palestinese. Solo nell’ultimo
mese sono stati uccisi 62 palestinesi. Negli ultimi sei mesi ne sono
stati uccisi 377, più di due al giorno.
Palestina
libera, adesso
Manifestazione Nazionale per la pace e la giustizia
“Non ci sarà pace nel mondo finchè non regnerà in quelle terre piena
pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno una
ripercussione straordinaria sul pianeta intero.”
Carlo Maria Martini
Per alcune popolazioni non è mai finita. Per altre è solo questione di
tempo e poi la guerra tornerà a straziare la vita e le città del Medio
Oriente. Tutti sanno che non sarà solo l’ennesima strage di innocenti.
Sarà un ulteriore passo sulla strada senza ritorno di una guerra che,
nella sua ipotesi più estrema, può diventare atomica. E’ terribile ma
di
questo passo non impossibile.
Il pericolo è grande. Se non si interviene subito una nuova e ancora più
grande catastrofe rischia di travolgerci tutti. La risoluzione dell’Onu
1701 ha messo fine ai combattimenti in Libano e in Galilea. E’ stato
fatto un primo passo che ora però va fortemente sostenuto con gli
strumenti della politica, con la forza della cultura e con l’impegno di
tutti. Il tempo della tregua deve diventare il tempo della pace.
Per questo noi, consapevoli dei rischi e delle responsabilità che ci
dobbiamo assumere, invitiamo tutte le donne, gli uomini, le ragazze e i
ragazzi, le organizzazioni della società civile, i movimenti e gli Enti
Locali a partecipare alla manifestazione nazionale per la pace in Medio
Oriente che si terrà sabato 18 novembre a Milano.
Chiediamo ai responsabili della politica italiana, europea e
internazionale di lavorare con coraggio e tenacia per scongiurare una
ripresa della guerra e imboccare davvero la via della pace in Medio
Oriente.
Non siamo ingenui da ignorare il peso dei signori della guerra e del
terrorismo. Facciamo appello a tutti coloro che, nei governi e nella
società, di fronte al fallimento dell’unilateralismo e della guerra
permanente causa di tante tragedie, hanno imparato la lezione.
Questo è il tempo in cui i “realisti” debbono lavorare perché la fine
della guerra in libano segni davvero l’inizio di una nuova fase politica
caratterizzata dall’abbandono di tutti i piani e proclami di guerra,
dalla rinuncia alla guerra e al terrorismo come strumento della
politica, dallo sforzo comune di affrontare pazientemente
tutti
i problemi irrisolti con mezzi pacifici, dal rilancio e dalla
democratizzazione dell’Onu, del diritto e della legalità internazionale.
Ci rivolgiamo innanzitutto al Governo e al Parlamento italiano perché
sviluppino una fortissima iniziativa politica a partire dall’Unione
Europea e dall’Onu. In particolare chiediamo di:
1. affrontare subito la questione israelo-palestinese, cuore di tutti i
conflitti del Medio Oriente, promuovendo –anche tramite l’invio di una
forza di interposizione dell’Onu nella Striscia di Gaza- l’immediato
cessate il fuoco, la fine delle incursioni militari, dei bombardamenti,
delle uccisioni, del lancio dei missili Qassam e di ogni azione
terroristica, la fine del blocco di Gaza e dell’isolamento delle città
palestinesi, l’abbattimento del muro, una grande azione umanitaria per
portare soccorso alle popolazioni, il rilascio dei prigionieri politici,
a cominciare da quelli che sono stati presi come ostaggi e dagli
esponenti del governo e del parlamento palestinese, la ripresa del
dialogo, della cooperazione, anche ripristinando l’erogazione dei fondi,
e del processo di pace con l’ANP per attuare, in tempi certi, le
risoluzioni dell’Onu che prevedono la fine dell’occupazione militare e
la nascita di uno Stato Palestinese indipendente e democratico che viva
in pace accanto a quello di Israele;
2. promuovere il dialogo e il negoziato politico con tutti i paesi della
regione, anche tramite una conferenza internazionale per la pace in
Medio Oriente, per affrontare in modo coerente e globale i problemi
irrisolti nella regione sulla base del diritto internazionale, favorire
il riconoscimento reciproco e costruire le condizioni per una pace
giusta e duratura. La pace è l’unica sicurezza per Israele, la Palestina
e per tutti. L’Onu inoltre, con il deciso sostegno dell’Unione Europea,
si deve assumere la responsabilità di garantire la sicurezza di Israele
e della Palestina anche trasferendo la sua sede principale a
Gerusalemme, città aperta, capitale di due stati e del mondo intero;
3. lottare con determinazione contro tutti i terrorismi con gli
strumenti della legalità e della giustizia penale internazionale, con
intelligenza ed efficienza nel rispetto dei diritti umani e dei valori
democratici;
4. promuovere, come stabilito dalla legge italiana, il blocco del
commercio delle armi e degli accordi di cooperazione militare verso
tutti i paesi in conflitto (Israele, Libano,…); promuovere il disarmo
generalizzato e in particolare sollecitare la convocazione di una
Conferenza internazione per eliminare tutte le armi nucleari, chimiche e
batteriologiche dal Medio Oriente.
Chiediamo inoltre che, data la natura complessa e l’alto rilievo del
nuovo intervento dell’Onu in Libano, l’Italia promuova la costruzione di
quella “componente civile” che è necessaria per curare la “dimensione
diritti umani” e promuovere la “sicurezza umana” in stretto rapporto con
le autorità locali e la società civile libanese. (Forum Palestina
25.10.06)
Comunicato del capitolo messicano della rete in difesta
dell'umanità
A tutte le
reti internazionali,
alle organizzazioni politiche,
sociali, sindacali, indigene, di diritti umani e della società
civile.
A tutti i popoli del mondo.
Di fronte all'occupazione
poliziesco-militare dello stato messicano di Oaxaca è urgente
mantenere le proteste e la pressione sulle ambasciate ed officine
consolari messicane nei rispettivi paesi. Di fronte a tale
occupazione, la APPO è tornata a raggrupparsi e il movimento è
ancora più attivo nella sua lotta popolare e democratica.
Vi chiediamo di insistere nella
richiesta di dimissioni di Ulises Rúiz come governatore dello stato,
il ritorno delle truppe nelle caserme, la fine della repressione, le
perquisizioni, le detenzioni illegali e le attività criminali dei
gruppi paramilitari.
E' necessario appoggiare le
azioni dell'Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca attraverso
lettere ai quotidiani di maggiore circolazione, sia in Messico che
nei rispettivi luoghi di origine, incolpando il governo di Vicente
Fox per la sua politica repressiva.
Ringraziamo per la solidarietà
e l'appoggio nelle attività già realizzate.
La causa di Oaxaca è la causa di tutti i popoli del
mondo!
Si prega di ritradurre in altre lingue e dare la
MASSIMA circolazione.
CAPITOLO ITALIANO DELLA RETE IN DIFESA DELL'UMANITA' latinoamerica-unsubscribe@giannimina.it
Sciolta la Gioventù Comunista Ceca
Alla fine l'hanno fatto, hanno dichiarato fuorilegge l'idea di una
società socialista, cioè il semplice immaginare una società che non sia
quella attuale.
Come
se si mettesse al bando la religione o la filosofia o la politica, la
poesia, l'arte, la letteratura, la musica, la scienza e chissà
cos'altro. Non sono bastati mesi di proteste contro il preannunciato
provvedimento né l'intervento dei Dario FO o di Bono. L'ipocrisia di
questa democrazia ci supera sempre.
In Estonia si innalzano statue alle SS, i Cechi sciolgono il KSM,
organizzazione giovanile di un partito che rappresenta un quinto della
popolazione ceca. Mancano solo le croci gialle per gli ebrei e poi siamo
di nuovo agli anni '30. Vi invito con tutto il cuore a firmare la
petizione preesistente allo scioglimento e in ogni caso a dare un
contributo alle eventuali future iniziative. Prima che tocchi a voi...
un giorno.( da Alessio di Riscossa Rossa 18 ottobre 2006)
Cari compagni,
l’unione della Gioventù Comunista (KSM) della Repubblica Ceca è stata
ufficialmente messa fuorilegge dal potere statale il 12 ottobre 2006.
Il 16 ottobre 2006 il KSM ha ricevuto la lettera dal Ministero degli
Interni della Repubblica Ceca nella quale si annuncia che il Ministero
degli Interni ha definitivamente sciolto il KSM. E questo nonostante la
grande campagna contro il pericolo della messa fuori legge
dell’organizzazione dei giovani comunisti della Repubblica Ceca.
Migliaia di cittadini nella Repubblica Ceca hanno sottoscritto una
petizione contro il tentativo del Ministero degli Interni di rendere
illegale il KSM. La protesta nella Repubblica Ceca contro la messa fuori
legge del KSM è stata portata avanti, per esempio, dall’organizzazione
degli ex combattenti antifascisti, dalle organizzazioni studentesche, da
partiti politici ed associazioni civiche. Una forte opposizione è stata
messa in atto contro il tentativo del Ministero degli Interni di mettere
al bando il KSM. Migliaia di rappresentative organizzazioni giovanili e
studentesche, sindacati e partiti politici insieme con migliaia di
persone hanno protestato nei confronti del Ministero degli Interni e
delle ambasciate della Repubblica Ceca dei rispettivi paesi. Solidarietà
al KSM è stata espressa da un grande numero di parlamentari, famosi
intellettuali e personalità come il Premio Nobel Dario Fo, il leader
degli zapatisti Marcos o il cantante degli U2 Bono Vox. Iniziative di
solidarietà col KSM sono state organizzate davanti alle sedi delle
ambasciate della Repubblica Ceca in molte nazioni. La Federazione
Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY) ha indetto una giornata
internazionale di solidarietà con il KSM il 27 Febbraio 2006.
Il ministero degli Interni ha in un primo momento impugnato lo status
del KSM di associazione civica sotto il pretesto che le finalità delle
attività del KSM interferivano con un campo di attività relativa
esclusivamente alle attività dei partiti politici. Il Ministero degli
Interni ha anche dichiarato che la condotta del KSM era illegale perché
basata sulle fondamenta teoriche di Marx, Engels e Lenin e sulla
dichiarata necessità della rivoluzione socialista.
Nonostante tutto questo, il Ministero degli Interni non ha usato nessuno
di questi argomenti per la messa al bando del KSM. L’unica ragione che è
stata ufficialmente portata per lo scioglimento del KSM è che il KSM
espone nel suo Programma la necessità di sostituire alla proprietà
privata dei mezzi di produzione la proprietà collettiva di tali mezzi.
Il KSM in risposta alla sua messa fuori legge da parte del potere
statale, continuerà la lotta per i diritti della maggioranza dei giovani
– studenti, giovani lavoratori e disoccupati – e per il socialismo! Il
KSM cambierà la decisione del Ministero degli Interni ricorrendo alla
corte.
La messa al bando del KSM è stata portata a compimento in un fervente
clima anticomunista di caccia alle streghe, diverse campagne
anticomuniste ed attacchi e nuovi appelli alla criminalizzazione dei
Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM). La decisione del Ministero
degli Interni è avvenuta appena una settimana prima delle elezioni
locali e senatoriali alle quali partecipa il KSCM.
Cari compagni ed amici,
è necessaria una mobilitazione internazionale contro questa messa al
bando e criminalizzazione del movimento anticomunista nella Repubblica
Ceca. Vi chiediamo quindi di esprimere la vostra solidarietà al KSM e
protestare contro questa iniziativa senza precedenti del Ministero degli
Interni della Repubblica Ceca presso le sedi delle ambasciate presenti
nei vostri rispettivi paesi.
Gli indirizzi sono reperibili al seguente indirizzo web:
http://www.mzv.cz/wwwo/mzv/default.asp?ido=7904&idj=2&amb=1&ikony=False&trid=2&prsl=False&pocc1=
Vi chiediamo contemporaneamente di informarci su tutte le vostre
attività al seguente indirizzo di posta elettronica: international@ksm.cz
o al numero di fax: ++420 222 897 449.
Potete anche sottoscrivere le seguenti petizioni: http://4ksm.kke.gr
(promossa dal Partito Comunista Greco) e http://wfdy-ksm.kne.gr
(promossa dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica).
Vi chiediamo di diffondere queste notizie circa gli avvenimenti
antidemocratici del potere statale della Repubblica Ceca ai media dei
vostri paesi.
Vi chiediamo anche ogni altra forma di solidarietà.
Con il vostro sostegno internazionale è possibile e vitale difendersi
da tutti gli attacchi anticomunisti ed antidemocratici!
Lunga vita alla solidarietà internazionale!
Dipartimento Esteri dell’Unione della Gioventù Comunista (KSM)
Traduzione a cura di Francesco Maringiò(L'Ernesto 16.10.06)
Anche
in Italia è partita una grande campagna che ha portato alla costituzione
del Comitato Italiano in Solidarietà con il KSM che ha visto il
contributo determinante dei Giovani e Comunisti. Si tratta di
far ripartire l’iniziativa
di solidarietà
internazionalista e raccogliere nuove adesioni all’appello di
solidarietà
(l’indirizzo è:
campagnaproksm@libero.it)
Il 30 settembre tutti in piazza contro la missione
militare in Libano
Manifestazione organizzata dal Social Forum Europeo di
Atene
Comunicato della
Rete dei Comunisti
Il Forum Sociale Europeo di Atene ha deciso come
principale obiettivo
di mobilitazione europea la lotta contro la guerra
globale e permanente
scatenata dagli USA e dai loro alleati, stabilendo una
settimana di
iniziative in tutta Europa dal 23 al 30 settembre.
· Per il ritiro delle truppe da tutti i fronti di
guerra
· No alla missione militare ONU in Libano
· Fine dell'occupazione della Palestina, rientro di
tutti i profughi
· Chiusura di tutte le basi militari NATO ed USA
· Disarmo nucleare, a partire dai paesi che hanno già le
atomiche
· Basta con le minacce ai paesi non sottomessi agli USA
Il 30 settembre tutti in piazza contro la missione
militare in Libano, per il ritiro delle truppe italiane
dei teatri di guerra, al fianco della resistenza
dei popoli del
Medio Oriente
La Rete dei Comunisti invita tutti a scendere in piazza
sabato 30 settembre nell'ambito della giornata
internazionale contro la guerra e per il
ritiro delle truppe da tutti i teatri di guerra
convocata dal forum di Atene.
In Italia si terrà una
manifestazione nazionale a Roma
(partenza Piazza
della Repubblica ore 15)
La tabella di marcia del movimento contro la guerra, è
costretta dagli eventi ad un continuo aggiornamento.
L'aggressione israeliana al Libano e l'invio di una
spedizione militare internazionale dell'ONU, mostrano
con drammatica evidenza l'escalation in corso nel Medio
Oriente tesa a ridisegnare - attraverso la guerra - la
mappa del dominio delle maggiori potenze in un'area
strategica del mondo.
Il ruolo particolare assunto dall'Italia in questa
escalation da un lato vede manifestarsi le ambizioni di
potenza delle classi dominanti italiane ed europee sul
Mediterraneo, dall'altro ha introdotto elementi di
divisione p rofonda tra le forze che in questi anni si
sono opposte alla guerra scatenata dagli Stati Uniti in
Iraq.
A nostro avviso, nella sinistra e nei movimenti
pacifisti, sono molti coloro che equivocano il giudizio
sulle iniziative di politica estera del governo
Prodi-D'Alema con la funzione indipendente che spetta ai
movimenti e ai soggetti politici della sinistra.
Cogliere le differenze tra le iniziative dell'attuale
governo con quelle del governo Berlusconi, non può
risolversi in un appiattimento sulla politica estera del
governo Prodi. Per i movimenti e i partiti della
sinistra questo atteggiamento non può che apparire
suicida e avventurista.
L'Italia mantiene le sue truppe nella missione NATO in
Afganistan, invia altre truppe in Libano sulla base di
una risoluzione ONU del tutto sbilanciata a favore degli
interessi israeliani, sposa la tesi che vadano
neutralizzate le resistenze che i popoli oppongono
all'occupazione dell'Iraq, della Palestina, dell'Afganistan
e del Libano.
Alla base di queste operazioni vi è una concezione del
multilateralismo che se da un lato ratifica la crisi
dell'unilateralismo statunitense e israeliano sconfitto
in Iraq e in Libano, dall'altro riafferma che gli
equilibri regionali e internazionali non possono che
essere subalterni e funzionali agli interessi delle
grandi potenze. In questo senso, la missione militare in
Libano altro non è che una moderna operazione coloniale
che si regge sul controllo economico e militare del
Medio Oriente e del Mediterraneo.
Riteniamo pertanto positivo che una parte del movimento
italiano contro la guerra abbia scelto di sintonizzarsi
con l'analisi prevalente nei movimenti attivi nel resto
del mondo e con le resistenze dei popoli mediorientali
contro l'occupazione coloniale della regione.
Dal nostro dibattito non può essere omessa la natura
delle forze che muovono processi come il Mercato Unico
Euro-Mediterraneo teso a rendere subalterne le economie
e i paesi della sponda della regione mediterranea agli
interessi delle potenze europee. E' un processo che
convive e compete con il progetto strategico dei
neconservatori statunitensi e israeliani sul Grande
Medio Oriente, ma non né è affatto divergente negli
interessi prevalenti. Il Libano, in tal senso, è il
banco di prova di questo nuovo possibile assetto delle
relazioni internazionali e delle contraddizioni
interimperialiste.
Il paradigma di questo nuovo scenario rimane la
questione palestinese. Le soluzioni che vengono offerte
sia dalla comunità internazionale che dal governo
italiano, non si discostano affatto dalla priorità
accordata agli interessi strategici israeliani e dalla
subordinazione a questi dei diritti storici del popolo
palestinese.
Giustamente, l'assemblea nazionale convocata dal Forum
Palestina per il 16 settembre ribadisce il concetto che
in Medio Oriente "Non ci può essere pace senza
giustizia". E' questa la linea su cui dovrebbero
sintonizzarsi il movimento contro la guerra, le forze
democratiche e i partiti della sinistra nel nostro paese
rilanciando una agenda politica indipendente da quella
del governo Prodi.
La manifestazione del 30 settembre, il dibattito che la
precederà e che la seguirà, deve cominciare a mettere
nero su bianco questa agenda, sintonizzarla con quella
dei movimenti di resistenza e contro la guerra nel resto
del mondo e riaffermare pienamente l'indipendenza dei
movimenti sociali dai governi.
La Rete dei Comunisti (Riscossa rossa@ (14 settembre
2006)
Appello per la terza giornata di mobilitazione e lotta
dei migranti
7 ottobre 2006
"In nome della lotta all'immigrazione clandestina, i governi adottano
misure poliziesche repressive ed estendono le frontiere delle nazioni
ricche attraverso i centri di detenzione, le espulsioni e la selezione
della forza lavoro" (dall'Appello di Bamako/Mali al Polycentric World
social Forum, gennaio 2006)
Mentre il regime Europeo di governo delle migrazioni produce
clandestinità, oggi l'istituzione di centri di detenzione e altri
strumenti di controllo nei paesi africani e dell'Europa dell'Est (la
loro esternalizzazione) costituisce una delle principali misure adottate
dalle autorità europee contro i continui movimenti e le lotte dei
migranti.
Quando migliaia di migranti e rifugiati collettivamente hanno
attraversato i recinti di frontiera delle enclaves spagnole di Ceuta e
Melilla nell'ottobre dello scorso anno, le cruciali rivendicazioni per
la libertà di movimento e uguali diritti sono state chiaramente portate
alla pubblica attenzione, almeno per un momento. Le reazioni disumane e
barbare, gli spari a morte e le deportazioni di massa nel deserto
rispecchiano il crescente livello di conflitto e la crisi del regime
europeo di governo delle migrazioni.
Ma c'è un processo in atto che mina alle fondamenta questo regime - non
solo dall'esterno dei confini, ma anche dall'interno. Attraverso tutta
l'Europa, ogni giorno, vediamo lotte sociali e politiche, proteste e
campagne contro i campi e le deportazioni, per il diritto d'asilo per le
donne e gli uomini, per la legalizzazione, per una cittadinanza europea
di residenza e contro lo sfruttamento del lavoro migrante. E queste
lotte vanno molto oltre ogni ristretta concezione dell'identità europea.
Il nostro nuovo appello condiviso per una giornata comune di lotta si
riferisce non solo alle mobilitazioni del 31 gennaio 2004 e del 2 aprile
2005, quando la prima e la seconda giornata di azione e lotta dei
migranti hanno avuto luogo in più di 50 città in tutta Europa. Al Forum
Sociale di Atene, nel maggio 2006, la questione delle migrazioni per la
prima volta ha avuto un proprio asse tematico. Una rete crescente di
realtà legate alle questioni dei migranti ha deciso, nell'assemblea
finale, di fare un passo avanti e coordinare ancora una volta
l'iniziativa per il 7 ottobre.
Tenendo in considerazione le specifiche condizioni e circostanze
regionali e nazionali delle varie lotte, la terza giornata di lotta dei
migranti vuole costruire un livello di resistenza europeo e
transnazionale. La nostra mobilitazione sarà un primo passo verso
un'attività centrale su scala europea nella prospettiva di sviluppare
l'idea di una manifestazione comune nel 2007, sia a Bruxelles o in
qualunque altro luogo politicamente rilevante. Il nostro intento è
quello di rivolgerci all'Europa nel suo complesso, non solo ai governi
nazionali.
Inoltre, la scelta della data di ottobre serve a ricordare gli eventi
avvenuti a Ceuta e Melilla nel 2005. Faremo uno sforzo particolare nella
costruzione della cooperazione con le iniziative in Africa: una giornata
di azioni in contemporanea tra le città Europee e Africane a ottobre
aiuterebbe a promuovere un asse sulle migrazioni nel prossimo Forum
Sociale Mondiale, che avrà luogo a Nairobi (Kenia) nel gennaio 2007.
Questo corrisponde a quanto indicato dall'appello di Bamako: "nel
periodo tra il Forum di Bamako e quello di Nairobi, proponiamo un anno
di mobilitazione internazionale in difesa del diritto di ognuno di
circolare liberamente e di determinare il proprio destino [.] proponiamo
una giornata internazionale di mobilitazione che possa avere luogo in
luoghi simbolo delle frontiere (aeroporti, centri di detenzione,
ambasciate ecc.)".
Soprattutto, vogliamo sottolineare con forza la dimensione globale delle
lotte dei migranti oggi. Per questo intendiamo connettere la nostra
giornata di lotta con le iniziative e le mobilitazioni di massa del
movimento americano dei migranti che avranno luogo in futuro. La terza
giornata di lotta sarà diretta contro la negazione dei diritti e la
criminalizzazione dei migranti e contro ogni regime di controllo delle
migrazioni, articolando rivendicazioni chiare all'interno delle parole
d'ordine LIBERTA' DI MOVIMENTO E DIRITTO DI RESTARE:
- per una legalizzazione senza condizioni e uguali diritti per i
migranti in tutta Europa
- per la chiusura di tutti i centri di detenzione in Europa e ovunque
- per la fine di tutte le deportazioni e del processo di
esternalizzazione
- per la rottura del legame tra permesso di soggiorno e contratto di
lavoro, contro la precarietà
Dichiarazione alla stampa
dell'incontro di Atene
dei PC del Mediterraneo
Un incontro straordinario dei Partiti Comunisti e Operai del
Mediterraneo Meridionale e Orientale, della Regione del Golfo e del Mar
Rosso si è tenuto ad Atene il 19 e 20 Agosto, ospitato dal Partito
Comunista di Grecia con la partecipazione della Tribuna
Democratica Progressista di Bahrain, del Partito Tudeh dell'Iran, del
Partito Comunista di Israele, del Partito Comunista Giordano, del
Partito Comunista Libanese, del Partito del Popolo Palestinese, del
Partito Comunista Sudanese, del Partito Comunista Siriano. All'incontro
erano presenti anche il Partito Comunista di Cuba, AKEL di Cipro, il
Partito Comunista Unificato della Georgia, il Partito Comunista
Portoghese, il Partito Comunista della Federazione Russa e il Partito
Comunista di Turchia, mentre alcuni altri partiti che non hanno potuto
presenziare hanno espresso il loro sostegno inviando messaggi.
I partecipanti hanno condannato la politica degli USA e delle altre
potenze imperialiste basata sullo sfruttamento e la violazione dei
fondamentali diritti democratici e civili. Tale politica è la causa
reale dei conflitti e dell'instabilità nella regione. I comunisti e le
altre forze antimperialiste si oppongono fermamente a ciò, lottando
contro la guerra imperialista, per i diritti del popolo lavoratore, per
la pace, la democrazia e il socialismo.
L'incontro è scaturito dall'esigenza di esaminare la situazione, di
scambiare opinioni e di assumere iniziative di solidarietà con i popoli
del Libano, della Palestina e di altri paesi della regione che stanno
lottando contro le ingiuste e aggressive operazioni militari di Israele
e contro il tentativo di realizzare i piani USA-NATO per il
"grande Medio Oriente". I partecipanti hanno evidenziato e condannato
l'aggressione israeliana al Libano del 19 Agosto e le violazioni
dello spazio aereo libanese, fatti che povano come la risoluzione
1701/2006 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU incoraggi l'aggressività
israeliana.

I rappresentanti dei partiti hanno salutato l'eroica resistenza e lotta
del popolo libanese e l'eroico comportamento del PC di Israele e delle
altre forze progressiste del paese favorevoli alla pace; essi hanno reso
omaggio alla resistenza del Partito Comunista Libanese e ai suoi
sacrifici nell'ambito della Resistenza Nazionale Libanese. I
rappresentanti dei partiti hanno anche salutato la lotta del popolo
palestinese e il contributo apportatovi dal Partito del Popolo
Palestinese.
I rappresentanti dei partiti presenti hanno anche salutato il massiccio
movimento mondiale di solidarietà e di protesta e valorizzato il
significato internazionale della dichiarazione congiunta del 20 luglio
2006 di 71 Partiti Comunisti e Operai in solidarietà con i popoli
sofferenti di Palestina e Libano. I partecipanti hanno messo in rilievo
le responsabilità degli USA e delle altre potenze imperialiste che con
il loro comportamento hanno incoraggiato le azioni omicide
dell'esercito israeliano. Il fatto che il governo di Israele e i
suoi alleati non siano stati in grado di realizzare i loro obiettivi in
questa guerra dimostra le enormi potenzialità del movimento di
resistenza dei popoli, malgrado il difficile rapporto di forze in
campo militare.
I rappresentanti dei partiti hanno denunciato il comportamento di quelle
forze che in nome dell' "imparzialità" in realtà hanno aiutato
l'aggressione. I partecipanti hanno ben accolto la posizione
antimperialista della Siria. Essi hanno sottolineato le responsabilità
di quei governi che non hanno condannato quanto è avvenuto e che
non hanno assunto misure efficaci per far cessare gli attacchi, secondo
quanto era richiesto dai trattati e dal diritto internazionale.
Essi hanno rilevato che gli USA e le altre principali potenze
imperialiste stanno usando gli attuali rapporti di forza negativi
nell'ONU per legittimare i loro interventi, per imporre il diritto della
forza e per promuovere i loro piani e interessi a spese dei
popoli.
I partecipanti, come del resto tutti i popoli progressisti, hanno
rifiutato l'argomento degli invasori secondo cui l'attacco sarebbe stato
attuato nell'esercizio di un presunto diritto all' "autodifesa". E'
stato rilevato che in tale frangente la maggioranza delle vittime
è risultata essere di civili, che sono stati colpiti ospedali e case e
che sono stati effettuati migliaia di arresti illegali di prigionieri
politici, tra i quali si trovano ministri e rappresentanti eletti del
popolo palestinese. Questo attacco, insieme all'ingiusta guerra contro
il popolo dell'Iraq e alle minacce degli USA e dei loro alleati contro
altri popoli della regione, come quelli dell'Iran e della Siria, è
indirizzato a stroncare ogni resistenza popolare che sta lottando
giustamente contro le invasioni straniere e le forze di occupazione e
per l'inalienabile diritto di un popolo ad essere padrone del proprio
destino, a difendere la libertà, l'indipendenza e l'integrità
territoriale del proprio paese, a ricercare cambiamenti sociali e
politici in direzione del so cialismo.
E' stato notato che per promuovere efficacemente la direzione
antimperialista delle lotte, le forze politiche popolari, progressiste e
popolari devono essere in grado di conquistare una posizione
egemone. L'incontro ha riconosciuto anche la necessità di rafforzare i
Partiti Comunisti e Operai, affinché possano mettersi alla testa del più
ampio fronte di resistenza contro l'imperialismo, lo sfruttamento di
classe e l'oppressione. Solo così la lotta popolare potrà avere successo
a livello nazionale, regionale e internazionale.
I partecipanti all'incontro condannano tutti gli sforzi che sono stati
fatti per ritardare l'emissione di una risoluzione del Consiglio di
Sicurezza.
Essi hanno espresso il loro disaccordo rispetto alle clausole della
risoluzione 1701/2006 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, dal momento
che essa è l'espressione dello sforzo degli USA teso a concedere
ad Israele ciò che non è riuscito ad ottenere con il suo attacco. E'
stato anche rilevato che la risoluzione dà ad Israele il diritto di
rivendicare il fatto di agire per "autodifesa". Allo stesso tempo,
Israele continua ad intervenire negli affari interni del Libano in
merito alla questione del disarmo, nonostante il fatto che il popolo
libanese, le forze politiche e il governo del Libano ritengano che tale
questione riguardi il dialogo nazionale interno.
I partecipanti hanno anche rifiutato le enunciazioni riguardanti lo
spiegamento della forza internazionale e il suo mandato, in particolare
perché si dà il diritto di realizzare gli obiettivi stabiliti da
Israele. I partecipanti fanno appello ai paesi perché si astengano dal
partecipare con truppe che ricevano tale mandato.
I rappresentanti dei partiti rilevano il fatto che il lungo processo che
ha portato a questa risoluzione mostra con sufficiente chiarezza
l'acutezza della competizione tra le maggiori potenze imperialiste per
le sfere di influenza e dominio. I partecipanti hanno sottolineato la
necessità di lavorare attivamente per la creazione di un fronte unito
politico e sociale nella regione con il sostegno internazionale di altri
partiti, movimenti e organizzazioni, contro il piano imperialista per il
"grande Medio Oriente" e la sua presunta democratizzazione. I comunisti
si pongono all'avanguardia della lotta per la democrazia e per la
promozione degli interessi popolari, fronteggiando i tentativi di forze
politiche che potrebbero cercare di sfruttare la situazione, descrivendo
sé stesse come tutrici e "protettrici" dei popoli, pur essendo in realtà
motivate dai propri interessi e dalla loro competizione con gli USA.
I partecipanti, alla luce dei più recenti sviluppi, hanno espresso il
loro disappunto in merito ad un'ulteriore scalata dell'aggressività
israeliana contro i palestinesi e gli altri popoli della regione.
Nell'affrontare questa situazione, i partecipanti hanno ritenuto che il
movimento internazionale di solidarietà con i popoli di Libano e
Palestina e dell'intera regione debba essere ulteriormente rafforzato,
insieme al sostegno alla lotta delle forze progressiste e democratiche
della regione per la democrazia, la libertà e la giustizia sociale.
Essi hanno evidenziato la necessità di intensificare la lotta per
difendere l'indipendenza nazionale e l'integrità territoriale di tutti i
paesi contro ogni intervento imperialista, con qualsiasi pretesto
avvenga.
I partecipanti richiedono:
- L'immediata cessazione del fuoco e l'immediato ritiro delle truppe
israeliane dai territori libanesi, comprese le fattorie di Sebaa e
l'immediato rilascio dei prigionieri libanesi. Essi inoltre
condannano la violazione dello spazio aereo e terrestre e delle
frontiere del Libano e richiedono la rimozione del blocco aereo,
terrestre e marittimo del Libano da parte di Israele.
- Il ritiro dell'esercito israeliano da tutti i territori palestinesi,
libanesi e siriani occupati dal 1967, il completo smantellamento degli
insediamenti, la demolizione del muro israeliano e la creazione di uno
Stato palestinese con capitale Gerusalemme Est, accanto ad Israele.
- L'immediato rilascio di tutti i prigionieri politici libanesi,
palestinesi e altri arabi, e l'immediata rimozione dell'assedio e
del blocco dei territori palestinesi.
- L'immediato rilascio dello speaker del Parlamento palestinese e di
tutti parlamentari e ministri che sono stati presi in ostaggio da
Israele.
- Un Medio Oriente senza armi nucleari.
L'incontro ha approvato una serie di iniziative e azioni congiunte che
comprendono:
- Una delegazione congiunta di rappresentanti dei Partiti Comunisti e
Operai in Libano, Palestina e Israele.
- L'azione congiunta dei nostri partiti nel Parlamento Europeo e
nell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa. L'invito a prendere
parte alle sessioni del Parlamento Europeo esteso ai rappresentanti dei
Partiti Comunisti e Operai della regione, in particolare a quelli di
Libano, Palestina e Israele.
- L'organizzazione di azioni congiunte e di mobilitazioni dei partiti
intorno alla metà di settembre. L'utilizzo di eventi di massa, festival,
ecc. per esprimere solidarietà.
- La pressione su ogni governo che non condanni l'aggressione
israeliana.
- La richiesta di riparazione a Israele e la condanna dei responsabili
di crimini di guerra, con ogni metodo legale o utilizzabile.
- L'intensificazione della solidarietà e delle azioni congiunte anchein
occasione dell'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai
che sarà ospitato dal PC Portoghese a Lisbona il 10-12 Novembre
2006.
- L'incoraggiamento della cooperazione tra le organizzazioni giovanili
dei nostri partiti per la condanna degli interventi e delle guerre
imperialisti mediante manifestazioni comuni, attività specifiche, ecc.
L'organizzazione di un campo internazionale nel Sud Libano e la
partecipazione allo sforzo di ricostruzione.
- Il sostegno agli sforzi per incrementare l'aiuto umanitario, in
cooperazione e coordinamento con il Partito Comunista Libanese.
- La continuazione delle dimostrazioni, delle mobilitazioni e delle
manifestazioni di solidarietà.
- Il sostegno alle iniziative di solidarietà delle organizzazioni di
massa, dei movimenti, dei sindacati, delle organizzazioni giovanili,
contro la guerra imperialista in Libano, Palestina e Israele.
- Il sostegno alle più significative azioni e iniziative internazionali
dei movimenti di massa e delle organizzazioni internazionali come WPC,
WFDY, WFTU, WIFD, ecc.
Atene, 20 Agosto 2006
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del
Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Appello del Partito Comunista
del Libano alla lotta armata
ed alla resistenza contro
l'aggressione imperialista sionista
Per far fronte all'occupante israeliano
Per difendere la nostra terra ed il
nostro popolo
Donne e Uomini Libanesi,
L'esercito israeliano prosegue, dopo già tre settimane, la sua
aggressione contro il nostro popolo. Questa aggressione aveva, nei primi
tempi, preso la forma di una guerra ad oltranza che non ha risparmiato
niente e nessuno, né la popolazione civile, né le case, né le stesse
associazioni umanitarie, i media o le infrastrutture. La macchina di
morte ha toccato, ultimamente, gli osservatori internazionali della
FINUL (forze di interposizione delle Nazioni Unite in Libano).Questa
tempesta di barbarie e di follia assassina, che iniziò con il pretesto
di liberare due soldati israeliani sequestrati, ha passato tutti i
limiti. Essa mira realmente ad una mer a
vendetta e appaga una rabbia senza precedenti contro il Libano ed
il suo popolo, cercando, sotto la scusa della necessità di distruggere
l'infrastruttura militare degli Hezboullah, di portare il maggior
pregiudizio possibile al nostro paese. Ed utilizzando in questo
obiettivo i mezzi più vili e selvaggi.
Quanto agli Stati-Uniti, complice accanito dell'aggressione, loro ce
l'hanno annunciata, attraverso la loro amministrazione, la speranza
della nascita di un « nuovo medio oriente », basato sul progetto in
vigore dopo tre anni contro il popolo iracheno ed aspirando a dominare
il destino della regione araba e le ricchezze che essa racchiude.
Ma la macchina di morte ha fatto cilecca, anche se prosegue ogni giorno
la sua opera di distruzione in ogni dove. E gli israeliani furono
obbligati, malgrado loro, a ricorrere all'attacco terrestre a cui
avrebbero preferito non ricorrere dopo la loro ritirata dell'anno 2000
fuori dalla nostra Patria.
Loro tentano invano, da una settimana, di realizzare un'avanzata sul
campo dalla parte di Maroun Al-Ras e della città di Bint-Jbeil. Cercano
invano di occupare, di nuovo, una parte del nostro territorio nazionale
allo scopo di imporre al nostro popolo le loro condizioni e le
condizioni dei loro padroni.
A questo scopo, utilizzano l'arma dei crimini contro l'umanità, dei
massacri di civili. Loro spingono i cittadini a lasciare la loro terra.
Tutto questo sotto la protezione benevola di Washington che non rinuncia
a sostenere gli aggressori, nemmeno se dovesse dirigersi contro
l'umanità tutta intera !
La barbarie dell'aggressione e i pericoli insiti negli obiettivi che
porta richiedono una grande responsabilità da parte dei Libanesi allo
scopo di fermarli ed impedirgli di realizzare i loro obiettivi.
Loro chiedono al governo libanese di porre fine alla politica delle
retrovie ed ad ogni illusione nella possibilità di una protezione
americana ed internazionale… Gli Stati-Uniti sono complici degli
aggressori; occorre che siano considerati come tali ed agire di
conseguenza ...
Il popolo ed il governo libanese sono chiamati ad unirsi nella lotta,
con tutto ciò che comporta come posizioni e misure, tanto sul piano
politico e militare che sul piano della sicurezza e della vita
quotidiana.
Questo richiede anche la creazione di un governo di unità nazionale
reale nella politica che sia basato sulla distinzione tra gli amici ed i
nemici della Patria e la cui attività comporterà tutto l'aiuto
necessario alla Resistenza eroica che cerca, una volta ancora, la gloria
del nostro paese, ma anche la sua unità e la sua esistenza stessa di
fronte alla macchina da guerra israelo-americana.
Donne e Uomini Libanesi, Israele tenta, di
nuovo, di occupare il nostro paese e di distruggerlo. E la Resistenza
islamica prosegue la sua attività eroica, i suoi sacrifici e le sue
vittorie, tanto che l'esercito libanese resiste malgrado i
massacri vili ed odiosi dei suoi soldati ed ufficiali.
Il dovere patriottico ci chiama ad unirci alla Resistenza contro gli
occupanti ed a far fronte ai crimini commessi contro il nostro paese.
Noi, partiti e forze della Sinistra e della Democrazia, personalità e
posizioni che avevano già avuto l'onore di partecipare alla difesa della
patria nel 1982 e dopo quella data, dichiariamo che noi riprendiamo le
armi.
Noi ci appelliamo ai giovani del nostro paese a recuperare questa
esperienza eroica ed a prendere per base la loro resistenza. Noi li
chiamiamo a rimanere nelle loro città e villaggi, a portare le armi
in faccia agli aggressori, a difendere la nostra terra, la nostra
sovranità ed il nostro popolo.
Questo è un momento storico per noi. Il nostro paese e il nostro
popolo vinceranno ed un'era di libertà e di unità regnerà nel nostro
paese e nella nostra nazione araba dopo la sconfitta di tutti gli
aggressori. (29 luglio 2006)
Guerra di Spagna - 70esimo
anniversario
Oggi in Spagna, domani in
Italia
di Fontanof
Sono trascorsi 70 anni, e Resistenza_Partigiana non
può non ricordare l'eroismo,il sacrificio ed il grido di Libertà
che venne dai combattenti delle Brigate Internazionali in Spagna.
I combattenti per la Libertà arrivarono da oltre 52 paesi di tutti i
continenti, ed oltre 3.000 furono italiani.
Pagarono un duro prezzo, ma i sopravissuti furono il nucleo centrale
della Resistenza in Italia. Voglio ricordare a questo proposito la
celebre frase di Carlo Rosselli: "Oggi in Spagna, domani in Italia", ma
permettetemi anche di ricordare (da buon muggesano) il leggendario
comandante Carlos (Vittorio Vidali)ed il suo V
Regimento.
Tra il '36 e il '37, a difesa del governo repubblicano, arrivarono in
Spagna migliaia di volontari provenienti da varie nazioni. I volontari
delle brigate Internazionali, provenienti da 52 paesi dei cinque
continenti, furono circa 40.000 e circa la metà morì in combattimento,
fu dispersa o ferita (i caduti furono 9934 mentre 7686 furono
feriti gravemente). Altri 5.000 uomini combatterono in unità
dell'esercito repubblicano e almeno altri 20.000 lavorarono nei servizi
sanitari o ausiliari.
I primi contingenti, organizzati dalla Terza Internazionale, entrarono
clandestinamente in Spagna attraverso la frontiera francese nell'ottobre
1936 e, dopo aver ricevuto un sommario addestramento ad Albacete,
raggiunsero Madrid, assediata dai nazionalisti l'8 novembre.
La ripartizione per nazionalità dei volontari delle Brigate
Internazionali fu la seguente: francesi 10.000, tedeschi 5.000, italiani
3.350, statunitensi 2.800, inglesi 2.000, canadesi 1.000.
Più diverse centinaia di jugoslavi, albanesi, ungheresi, belgi,
polacchi, bulgari, cecoslovacchi, svizzeri, nordeuropei, messicani e
africani.
La partecipazione dei volontari italiani, inquadrati nella Brigata
Garibaldi, fu consistente, circa 3.350 effettivi, e mise in campo alcuni
tra i maggiori esponenti dell'antifascismo: i comunisti Togliatti,
Longo e Vidali, il socialista Nenni, il repubblicano Pacciardi. Tra gli
italiani figuravano anche l'anarchico Camillo Berneri e il dirigente di
Giustizia e Libertà Carlo Rosselli, che furono tra i primi ad accorrere
in Spagna e già nell'agosto del 1936 costituirono la "Colonna Italiana
Francisco Ascaso", una formazione di circa 300 volontari di ogni fede
politica.
Anarchici Comunisti Giustizia Libertà Repubblicani
Socialisti Sconosciuta
328 1.301 39 56 224 1.449
% 9,6 66,8 1,2 1,7 6,6 42,6

Alcuni dei maggiori intellettuali del tempo sostennero la causa della
Repubblica, tra questi George Orwell, che combattè nelle milizie del
POUM, Stephen Spender e W. H. Auden, che collaborarono nei servizi,
Ernest Hemingway e John Dos Passos che scrissero romanzi, reportage,
osservarono e raccontarono.
Le Brigate internazionali ebbero un ruolo determinante nella difesa di
Madrid, distinguendosi nella battaglia di Guadalajara nel marzo 1937 e
nelle grandi offensive repubblicane su Belchite (agosto) e Teruel
(dicembre 1937 - gennaio 1938) e sull'Ebro (luglio 1938).
Su pressione delle democrazie occidentali impegnate nella politica di
"non intervento", il governo repubblicano decise il ritiro dal fronte
delle Brigate internazionali, tenendo una parata di addio il 29 ottobre
1938 a Barcellona.
La Battaglia di Guadalajara
Il discorso di Carlo Rosselli: "Oggi in Spagna, domani in Italia"Il
discorso di Pietro Nenni: "Perché siamo qui" Ebrei, negri e gay nelle
Brigate Internazionali (a cura di Pietro Ramella)
Il ringraziamento de "la pasionaria"
"Di tutti i popoli, di tutte le razze, veniste a noi come fratelli,figli
della Spagna immortale,e nei giorni più duri della nostra guerra, quando
la capitale della Repubblica spagnola era minacciata, foste voi,
valorosi compagni delle Brigate Internazionali, che contribuiste a
salvarla con il vostro entusiasmo combattivo,il vostro eroismo e il
vostro spirito di sacrificio". Dolores Ibarruri Discorso per lo
scioglimento delle Brigate Internazionali (1939) (lista
resistenza partigiana 21.07.06)
XV Seminario Comunista
Internazionale
Avanziamo, intensifichiamo e diffondiamo la lotta contro
l’imperialismo, e particolarmente contro il nemico principale,
l’imperialismo degli Stati Uniti, le sue guerre di aggressione e le
sue minacce e preparativi per nuove aggressioni!
Proprio come l’imperialismo US ha utilizzato il falso delle“armi di
distruzione di massa” per giustificare la sua aggressione
all’Iraq, oggi sta minacciando l’Iran con il pretesto della sua
presunta intenzione di produrre armi nucleari.
Washington reclama per se il diritto di bombardare un centinaio di
obiettivi in Iran e sta considerando l'uso di armi definite nucleari
tattiche o mini-nukes. Gli Stati Uniti appoggiano la proliferazione
nucleare finché concerne i loro alleati, come Israele, mentre
rifiutano il diritto dell'Iran a sviluppare la tecnologia nucleare
anche per scopi meramente civili. Ad ogni modo, gli Stati Uniti
rifiutano di onorare il Trattato di Non-proliferazione Nucleare, che
impone il disarmo nucleare a tutti gli stati che possiedono tali
armi. Gli Stati Uniti e la Nato hanno ripetutamente dichiarato di
essere disposti ad usare per primi armi nucleari in un conflitto,
anche contro stati privi di armi nucleari. Quindi, l'Amministrazione
US sta minacciando ogni paese che rifiuti di inchinarsi alla sua
dominazione assoluta.
Questa nuova minaccia di aggressione e di guerra viene ad
aggiungersi alle guerre d’occupazione illegali, illegittime e
criminali di Iraq e Afghanistan che sono già costate centinaia di
migliaia di vite umane. Vi è anche un aumento della pressione e
dell’avversione imperialista contro la Siria. Nel frattempo,
l’occupazione permanente della Palestina è resa possibile solo
dall'appoggio massiccio dell’imperialismo US allo stato razzista di
Israele, con la complicità dell'EU e la comune ricusazione del
governo palestinese democraticamente eletto. 
In
America Latina, gli US cercano di imporre la loro dominazione con
pressioni politiche, ricatti economici e presenza militare. Continua
il blocco contro Cuba, nessuno sforzo è risparmiato per
destabilizzare la rivoluzione bolivariana in Venezuela ed il nuovo
governo boliviano di Evo Morales è sotto attacco dal suo primo
giorno. Il consistente aiuto militare US al regime colombiano- il
famigerato 'Plan Colombia'- serve ad annientare la lotta
rivoluzionaria del popolo colombiano e a rafforzare la dominazione
statunitense sul continente.
Gli
Stati Uniti stanno sabotando la pacifica e autonoma riunificazione
della Corea, ed insieme al Giappone stanno fomentando altri
conflitti locali fra le popolazioni dell' Est Asia per imporre il
ridispiegamento delle loro forze militari nella regione.
In
Africa, gli imperialisti continuano a saccheggiare le enormi risorse
naturali del continente che dovrebbero servire al suo sviluppo. A
questo scopo in numero di paesi africani tengono al potere
dittature, impedendo così l'espressione democratica della
popolazione. L’imperialismo, per raggiungere i suoi scopi, non esita
a provocare, diffondere e prolungare divisioni e conflitti tra paesi
e popoli africani.
II.
L'intensificazione delle aggressioni imperialiste è un'espressione
della crisi strutturale inerente all’imperialismo. I mercati
finanziari negli Stati Uniti stanno giocando un ruolo essenziale
nell'arricchimento delle classi dominanti, e sono alimentati
all'estero con $800 miliardi per anno. Solamente la continuativa
fiducia internazionale nel dollaro e nei mercati finanziari US può
assicurare questa situazione favorevole per la crescita economica
Stati Uniti. Nell’attuale contesto di crisi economica e strutturale
e nel crescente rischio di un collasso della borsa, questa fiducia
può essere imposta solamente attraverso l’egemonia economica e
militare. Di fronte alla crescente opposizione alle loro politiche,
gli Stati Uniti intensificano ulteriormente la loro aggressività.
In
questa fase internazionale, proprio l'occupazione dell'Iraq e le
minacce di aggressione contro l’Iran mostrano l'importanza del
controllo del petrolio, in quanto leva essenziale per l’egemonia
mondiale. Questo settore economico strategico ha un impatto diretto
sulla crisi strutturale. Il controllo sul petrolio è anche un mezzo
per esercitare pressione contro ogni paese che deve provvedersi di
fonti energetiche, e dà la possibilità di impedire l’emergere di
nuove potenze mondiali. Così, l’obiettivo delle manovre di guerra
imperialiste è di controllare strettamente il Medio Oriente, in
quanto sede di 2/3 delle riserve globali di petrolio e di 1/3 delle
riserve di benzina. Attraverso il “cambio di regime” in Iran, gli
Stati Uniti vogliono instaurare un regime subalterno come ai tempi
della dittatura dello Scia.

Oltre
la dominazione di Iraq, Iran e del resto del Medio Oriente, a lungo
termine, sono indicati come principali rivali la Cina e gli altri
paesi asiatici ( paesi questi che sono sempre più dipendenti dal MO
per il loro approvvigionamento di petrolio).
Anche diversi governi europei stanno esercitando pressione politica
sul governo di Teheran, aumentando così l'isolamento dell'Iran.
Questo mostra che, se pure si stanno intensificando le
contraddizioni tra Stati Uniti ed Unione Europea, questo non
impedisce a quest’ultima di essere connivente con le politiche
aggressive dell’imperialismo degli US. Anche l’imperialismo europeo
considera rivali la Cina e gli altri paesi asiatici.
III.
Ma nonostante la loro aggressività e la schiacciante forza militare,
gli Stati Uniti stanno incontrando crescenti difficoltà a mantenere
la loro posizione egemonica. Ovunque nel mondo, si intensifica la
lotta antimperialista.
In
Iraq, gli US stanno affondando sempre più profondamente nella
palude. Le forze armate più moderne e meglio equipaggiate del mondo
subiscono sconfitte sempre più aspre nella guerra di popolo
intrapresa dalle masse di iracheni che danno il proprio sangue per
l'indipendenza e la democrazia. Già più di 2.400 soldati US sono
stati uccisi e decine di migliaia feriti. Mentre il complesso
militar-industriale US sta facendo super profitti, per Washington il
costo finanziario della guerra sta diventando sempre più difficile
da sopportare.
E
anche in Afghanistan, le truppe US e Nato stanno affrontando una
crescente resistenza.
In
Palestina, le elezioni e la salda resistenza popolare contro
l’occupazione israeliana testimoniano che i palestinesi rifiutano
ogni compromesso che venga meno al rispetto dei loro diritti
nazionali inalienabili. Essi lottano per la rimozione delle colonie
sioniste nei territori occupati dopo il 1967 e per l’abbattimento
del muro di separazione ed isolamento razzista. Continuano a lottare
per uno stato sovrano palestinese con Gerusalemme capitale e per il
diritto di ritorno dei rifugiati palestinesi.
Il
recente successo delle lotte di massa in Nepal è riuscito a
costringere il regime autocratico e repressivo a dare al popolo
giuste e democratiche risposte. Intanto la sollevazione popolare
rivoluzionaria sta sfidando la dominazione imperialista nel paese.
In
America Latina, la rivoluzione cubana sta accumulando significativi
avanzamenti politici, economici, diplomatici ed umanitari e si
guadagna l’appoggio più ampio in tutto il continente contro i piani
di ricolonizzazione US. In Venezuela e Bolivia la nazionalizzazione
del petrolio e della industria della benzina favoriscono
l'aspirazione alla piena sovranità del popolo latinoamericano a
mettere fine ai così detti Accordi di Libero Commercio, che in
realtà significano la continuazione del dominio del monopolio degli
Stati Uniti. La stretta collaborazione tra Cuba, la Rivoluzione
bolivariana in Venezuela ed il progetto nazion al-popolare
condotto da Evo Morales, mostrano gli avanzamenti dell'America
Latina nello sviluppo di una possibile alternativa popolare
integrata (alternativa alla dipendenza dagli Stati Uniti). In
opposizione all’“Area di Libero Commercio delle Americhe” o ALCA,
suggerita dagli US, questo progetto di “Alternativa Bolivariana per
l’America” o ALBA, apre per i paesi latinoamericani la prospettiva
di un’autentica sovranità
La
resistenza del popolo congolese ha sconfitto la guerra di
aggressione istigata dall’imperialismo US contro la Repubblica
Popolare Democratica del Congo, una guerra che è costata la vita a
più di quattro milioni di persone. Nella seconda metà del 2006,
nelle prime elezioni libere nella storia del Congo, il popolo ha
potuto imporre la sua volontà.
La
Cina e la Russia stanno rafforzando congiuntamente la Shangai
Cooperation Organization (SCO). Questa organizzazione raggruppa
Repubblica Popolare Cinese, Federazione Russa, Kazakhstan,
Tajikistan, Kyrgyzstan e Uzbekistan. L'anno scorso, la SCO dichiarò
di essere a favore della rimozione delle basi US dalla regione.
L'accesso imminente di Iran, India e Pakistan alla SCO, metterà
l’imperialismo US in una situazione ancora più difficile in Asia.
In
qualsiasi parte del mondo, i lavoratori e le altre forze sociali
stanno lottando contro l’imperialismo e le politiche capitaliste. In
Europa, i capitalisti sono stati costretti a ritirarsi su diverse
questioni (il disegno del Trattato per una Costituzione Europea, le
direttive europee per il carico e scarico delle navi, il 'contratto
di primo impiego' o CPE in Francia...)
Per
bloccare lo sviluppo delle lotte popolari e rivoluzionarie, gli
imperialisti US, europei e giapponesi stanno ricorrendo a varie
misure anti-democratiche, anticomuniste e qualche volta di tipo
fascista; che vanno dall'interdizione di nomi e simboli comunisti,
l'adozione di decisioni anticomuniste e l'elaborazione di così dette
“liste terroriste”, a misure finanziarie, azioni giudiziarie,
repressione di polizia, la messa al bando di organizzazioni
comuniste, l'imprigionamento di comunisti, fino al diretto
assassinio. Ampi settori di democratici e progressisti sono
atterriti da queste misure e le condannano.
Siamo nell'era dell’imperialismo e della rivoluzione del proletario.
La rivoluzione socialista è l'unico modo di eliminare una volta e
per sempre il capitalismo, lo sfruttamento e la dominazione nel
mondo intero. Per preparare la rivoluzione, i comunisti e i
rivoluzionari sviluppano e rafforzano tutte le lotte contro lo
sfruttamento e l’oppressione. Lavorano per stabilire un fronte ampio
e unito contro le guerre in corso e la minacce di nuove aggressioni
che vengono principalmente dall’imperialismo degli Stati Uniti.
IV.
Di conseguenza
avanziamo le seguenti parole d’ordine:
-
Nessuna sanzione contro l'Iran. Stop a tutte le minacce di
aggressione e di guerra imperialista all'Iran.
- Ritiro
dell'occupazione degli US e dei loro alleati imperialisti da Iraq,
Afghanistan e Balcani. Ritiro delle basi US dal Golfo Arabo.
Appoggio per la resistenza dei popoli iracheni ed afgani.
- Solidarietà e
sostegno per l'intifada e le organizzazioni del popolo in Palestina.
Diritto dei palestinesi a scegliere il proprio governo. Stop al
blocco genocida imposto al popolo palestinese da Israele, Stati
Uniti e Unione Europea.
- Stop ai tentativi
di destabilizzazione della Siria ed alle minacce contro la Siria e
il suo popolo.
- Stop a trame ed
azioni US per destabilizzare Cuba, Venezuela, Bolivia e alle minacce
di attacchi militari. Revoca del blocco da Cuba e immediata
liberazione dei cinque prigionieri politici cubani negli Stati
Uniti.
- Appoggio per la
Rivoluzione cubana, la Rivoluzione bolivariana in Venezuela ed il
progetto popolare nazionalista in Bolivia.
- Solidarietà con la
lotta rivoluzionaria del popolo colombiano
- Stop
all'oppressione di neri, latini, indigeni, di altre nazionalità
oppresse e dei lavoratori emigrati negli Stati Uniti.
- Pace in Africa e
composizione dei conflitti tra gli africani stessi.
- Appoggio per la
lotta di indipendenza del popolo Saharawi.
- Ritiro delle basi
degli US dalla Corea, e sostegno per la pacifica e autonoma
riunificazione della Corea da parte dei coreani stessi.
- Solidarietà con le
lotte dei popoli per la sovranità e la democrazia nelle Filippine ed
in Nepal.
- Rispetto dei
confini stabiliti al termine della II Guerra Mondiale,
particolarmente nei Balcani e nei paesi dell’Europa Orientale e
dell’ex Unione Sovietica. Nessuna interferenza imperialista che
punti ad una modifica di quei confini.
- Indipendenza e
sovranità della Repubblica della Bielorussia contro le manovre
imperialiste.
- Appoggio ai
lavoratori ed ai popoli dell’ex Unione Sovietica nella loro lotta
per il ripristino dell'Unione delle Repubbliche Socialiste
Sovietiche.
- Ritiro di tutte le
misure anticomuniste e di quelle dette ‘antiterroriste’. Liberazione
di ogni prigioniero politico comunista ed antimperialista.
- Smantellamento di
tutte le basi militari all'estero degli US e delle altre potenze
imperialiste.
- Dissoluzione del
patto di aggressione della Nato e del trattato di mutua difesa Stati
Uniti-Giappone. Nessuna forza armata europea al servizio
dell’imperialismo europeo.
- Disarmo nucleare
totale, ad iniziare dagli US, il paese che possiede la più grande
quantità di armi nucleari ed il solo nella storia ad averle usate.
(www.resistenze.org)
Bruxelles, 5-7
maggio 2006
 
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