Il PdCI ha sottoscritto il testo della risoluzione “Per la pace, no alla Nato”, firmata da 50 partiti comunisti e operai membri del Solidnet”.
Lo rende noto Francesco Francescaglia, responsabile Esteri del PdCI –
Federazione della Sinistra.
“La risoluzione – continua Francescaglia - oltre a riaffermare la
richiesta di scioglimento della NATO, chiede anche il ritiro delle
truppe militari dall’Iraq e dall’Afghanistan. Ci sembra importante
ripeterlo oggi, nel giorno in cui sono stati uccisi altri due militari
italiani in Afghanistan. Le guerre producono vittime civili e militari e
le spese belliche crescono senza limiti in una fase di gravissima crisi
economica e finanziaria. Dobbiamo porre fine a questa follia”.
“Noi – precisa Francescaglia - torniamo a chiedere con forza il ritiro
dei nostri soldati dall’Afghanistan ed, inoltre, diciamo con chiarezza
al governo che i lavoratori italiani non possono sopportare altri tagli
a salari e stipendi o allo stato sociale. I soldi ci sono: vanno presi
dalla difesa, perché stare in Afghanistan ci costa 300 milioni di euro
l’anno e comprare i cacciabombardieri F35 ci costerà 14,5 miliardi di
euro. Soltanto con queste due voci – conclude Francescaglia - si
potrebbe finanziare ben più della metà della manovra che Tremonti
vorrebbe invece fare sulle spalle dei lavoratori”. (18 maggio 2010)
Let us commemorate the 65th Anniversary of the Victory".
Fraternal greetings





"Orrore e preoccupazione alle notizie che arrivano dalla Grecia. La repressione contro la protesta popolare sta facendo esplodere una violenza diffusa con possibili, drammatici, risvolti.
Il periodo che stiamo attraversando è quello dell’imperialismo più aggressivo, delle politiche neoliberali antilavoratrici e della crisi economica internazionale del sistema capitalista. La crisi si manifesta in tutti i settori: nell’economia, nell’ambiente, nella qualità della vita, nella cultura e nei cambiamenti climatici. Le crisi sono nel DNA del capitalismo, e per questa ragione continueranno a manifestarsi. E’ impossibile per il capitalismo risolvere i problemi dei popoli del mondo. Si guardi solo a ciò che sta avvenendo in Africa; un continente ricco di risorse che garantiscono benessere, ma con i popoli più poveri.
In occasione del recente vertice dei capi di Stato dell’UE dell’11 febbraio, il Partito del Lavoro del Belgio, il Partito Comunista di Grecia e il Partito Comunista di Irlanda hanno invitato i partiti comunisti e operai dell’Unione Europea a sottoscrivere una dichiarazione che invita alla lotta comune contro la strategia dei poteri forti continentali che prevede drastiche misure antipopolari come risposta ai drammatici effetti della crisi economica in corso. Il documento è stato immediatamente firmato da 23 partiti, tra cui il Partito dei Comunisti Italiani. E’ prevista l’adesione di altre organizzazioni comuniste europee.

Il 4
ottobre 2009, si sono svolte le elezioni anticipate in Grecia, in
concomitanza con le elezioni in Portogallo e Germania. Alcune letture
dei risultati delle elezioni all'estero hanno espresso analisi che
vedono "una svolta a sinistra in Grecia" o "una vittoria della
sinistra".
Grave
arretramento del Bloco de
Esquerda, che scende fino al 3%
e perde fino a due terzi dei
voti conquistati due settimane
fa nelle elezioni politiche. La
differenza tra voto d’opinione e
voto espressione di un
consolidato radicamento sociale,
territoriale e di classe; e
alcune considerazioni più
generali.
Come
può esprimersi oggi l’internazionalismo? La
situazione è radicalmente mutata rispetto al
passato. Sull’onda del fallimento del progetto
hitleriano di riprendere e radicalizzare la
tradizione coloniale, individuando nell’Europa
orientale il Far West da colonizzare e germanizzare,
sull’onda di Stalingrado e della disfatta inflitta
al nazifascismo, subito dopo la seconda guerra
mondiale si sviluppava una rivoluzione
anticolonialista di dimensioni planetarie. A essere
scosse non erano solo le colonie propriamente dette.
In paesi come gli Stati Uniti e il Sudafrica i
popoli di origine coloniale si ribellavano contro lo
Stato razziale e il regime di white supremacy. Prima
ancora che trovare espressione cosciente nei partiti
e nelle forze di sinistra, l’internazionalismo era
nei fatti: esso abbracciava i popoli coloniali e di
origine coloniale, i paesi socialisti che
appoggiavano la rivoluzione anticolonialista e
antirazzista, le masse popolari dell’Occidente che
si erano scosse di dosso il giogo del fascismo e che
talvolta, ad esempio in Italia, erano riuscite a
sancire nella stessa Costituzione il rifiuto della
guerra e della politica di guerra e di egemonia.
La
mia relazione non ha certo la pretesa di dare risposte
definitive ed esaurienti alle domande che sorgono dalla
complessità del quadro internazionale, alla molteplicità delle
questioni in campo. Si ripromette, molto più modestamente, di
sollecitare la riflessione di tutti i presenti su alcuni nodi,
certo non tutti, della politica mondiale, di particolare
rilevanza strategica.
A
dispetto della relativa calma del
Natale, nuova benzina viene aggiunta
sul fuoco della Grecia in rivolta
con un nuovo crimine perpetrato
dalle stesse forze dell’oppressione
e dello sfruttamento capitalista:
nella notte del 23 dicembre,
Kostadina Kuneva, sindacalista
militante tra i lavoratori
immigrati, è stata attaccata da un
commando che le scagliava in viso
acido solforico mentre stava
rientrando a casa. Ha perso
immediatamente un occhio, è rimasta
sfigurata ed ora sta lottando per la
sua vita al reparto di terapia
intensiva dell’ospedale Evangelismos
di Atene.
La ex
deputata curda Leyla Zana è stata condannata a dieci anni di carcere per aver
promosso “propaganda terroristica” in ben “nove” discorsi pronunciati
pubblicamente in patria e all’estero, l’avvocato, Cabar Leygara impugnerà la
sentenza in appello; nel frattempo Leyla ha perso diritti politici fra cui
quello di votare ed essere candidata alle prossime amministrative di primavera
del 2009 nelle fila del DTP (Partito della Società Democratica). 

svolgimento
del 10° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai – 21-23 novembre
a San Paolo – José Reinaldo Carvalho (JRC), segretario delle Relazioni
Internazionali del partito ospitante, il PCdoB (Partito Comunista del Brasile),
parla dell’importanza dell’evento nell’attuale quadro mondiale, caratterizzato
dalla crisi del capitalismo.


....Intanto
in piazza della Repubblica si erano
radunati i partecipanti al corteo «No
War» - 1.500 secondo le forze
dell'ordine, 10mila secondo gli
organizzatori - organizzato dal «Patto
permanente contro la guerra» (Cobas,
Partito comunista per i lavoratori e
l'associazione "Us Citizens for Peace &
Justice") per protestare contro la
visita del presidente degli Stati Uniti.
Tra gli slogan, «Bush e Berlusconi una
banda di assassini, la resistenza non ha
confini» e «Che ne faremo delle camice
nere? Un sol fascio e poi le brucerem.
Alemanno è il primo della lista». E su
uno striscione: «Bush, vacanze romane?
Aridatece Gregory Peck!». Alla
manifestazione, terminata in piazza
Barberini, hanno partecipato anche
cittadini americani, tra cui James
Gilliman, che ha combattuto in Iraq e
Afghanistan e che ora appartiene
all'associazione dei Veterani contro la
guerra. «Bush non ti vogliamo. Questa è
soltanto la fine della sua presidenza,
ma non delle guerre» ha detto Gilliman.
I manifestanti hanno duramente
contestato l'ex parlamentare dei
Comunisti italiani, Manuela Palermi,
gridando «Non c'è posto per voi, avete
distrutto tutto» e «La piazza ve la
dovete guadagnare, non è gratis»(E
sarà dura...ma ci saremo. (Nota di
redazione). Oltre alla Palermi,
erano presenti Giovanni Russo Spena e
Marco Ferrando. «Siamo qui per lanciare
un monito al governo Berlusconi, sempre
più servile alla linea di Bush» ha detto
Russo Spena.(11 giugno 2008 Corriere
della sera)




Si
fa spazio nel carcere romano di Regina Coeli, ma non per risolvere l'annoso
problema del sovraffollamento. Si fa spazio in previsione della vista del
presidente degli Stati Uniti George W. Bush 




tenendo conto della vittime delle aggressioni israeliani contro la
Cisgiordania. Secondo Maan News, 93 e 200 i feriti, per la sola Striscia di
Gaza.
a
settembre, le autorità militari israeliani hanno chiuso il passaggio di Erez ai
pazienti della Striscia di Gaza; l'hanno aperto talvolta, non sempre, per i
“casi più gravi e urgenti”.
Sono
arrivata sana e salva a Gerusalemme. Dovrei consegnare i denari per Marda e poi
seguire gli incontri organizzati da Halper.
si va,
perché i posti di blocco aumentano a dismisura il costo dei trasporti.
addormentata,
posso aver perso il conto). All'andata, un soldato ha preteso di sapere dove
andavo: che ci faceva un'occidentale in Cisgiordania?
andiera
israeliana davanti e una sopra, pure questo illegale perché costruito in assenza
di piano regolatore, ma su cui ovviamente pende al massimo la minaccia di una
lieve multa.
Ada ci ha
mostrato l'orrendo posto di blocco che impedisce agli abitanti di Sheikh Sa'ad
di uscire se non a piedi e dopo controlli. Abbiamo provato ad avvicinarci al
posto di blocco, ma uno dei soldati di guardia, con elmetto, giubbotto
antiproiettile e mitra, ci ha imposto di andare più in là. Di entrare a Sheikh
Sa'ad, ovviamente, non se ne parlava.
Accompaniment
Program in Palestine and Israel (EAPPI), del Consiglio Mondiale delle Chiese,
che si e' preso l'incarico di accompagnare i bambini da casa a scuola e
viceversa, per evitare che siano assaliti dai coloni. Visti anche quelli del
TIPH (Temporary International Presence in Hebron) e due di Médecins sans
Frontieres.
Silence, che
ci ha mostrato un filmato allucinante sul comportamento dei soldati israeliani
al posto di blocco di Huwwara, a Nablus.
Il
Comitato Israeliano contro la Demolizione delle Case (ICHAD -
Israeli Committee Against House Demolitions) condanna la
decisione unilaterale del Governo Israeliano di imporre sanzioni
sulle forniture alla popolazione civile di Gaza, di elettricità,
carburante e altri beni e servizi primari e chiede alla Comunità
Internazionale di impegnarsi perché impedisca che questo crimine
contro l'umanità sia portato avanti.
nque le ragioni per cui Hamas (nel frattempo iscritta da U.S.A.
e U.E. nella black list dei movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una
straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una protesta contro la
corruzione endemica tra le file di al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo
che non si poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col piombo e
suggellata col proprio sangue.