da Partito Comunista di Grecia - http://inter.kke.gr/News/news2011/2011-12-13-kke-omilia
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
vi estendiamo
nuovamente un
caloroso
benvenuto ad
Atene. Come
sapete, su
iniziativa del
nostro Partito,
il
primo Incontro
Internazionale
dei Partiti
Comunisti e
Operai ha avuto
luogo qui nel
1998 per il
coordinamento,
l'azione
congiunta e la
ricomposizione
del Movimento
comunista
internazionale,
che vive una
crisi
ideologico-politica
e organizzativa.
Nel 2005 abbiamo
stabilito
collettivamente
che da Atene
questo Incontro
internazionale
avrebbe
viaggiato verso
altri stati e
continenti: in
Europa, in
America Latina,
nel Medio
Oriente, in Asia
e in Africa. Ci
ritroviamo oggi
ad Atene per
studiare
l'esperienza,
per trarre
conclusioni da
questo
importante
processo, per
intensificare i
nostri sforzi
nelle nuove
condizioni
stabilitesi con
l'acuirsi della
crisi del
capitalismo e il
rinfocolarsi di
vecchi e nuovi
conflitti per la
redistribuzione
dei mercati.
I primi segni
della crisi nel
nostro paese ci
hanno trovati
ideologicamente
e politicamente
preparati e
capaci con un
rapido
adeguamento, di
affrontare le
sfide crescenti
e perfezionare
la nostra
strategia e
tattica per
contribuire a
unire e
accrescere la
militanza della
classe
lavoratrice e
delle forze
popolari con
rivendicazioni
radicali e
avanzate forme
di lotta. Questa
prontezza da
parte nostra
deriva, a nostro
avviso, da due
ragioni
correlate, la
cui importanza
va al di là del
contesto
nazionale:
1. Il KKE ha
difeso il
socialismo e il
contributo
dell'URSS alla
lotta dei popoli
dalla furiosa
offensiva
anticomunista,
anche nelle
condizioni più
difficili. Ma
non si è
limitato a
questo. Fin
dall'inizio
degli anni '90,
abbiamo
assegnato una
priorità,
necessariamente
a lungo termine,
all'indagine
scientifica,
avvalendoci di
materiale
d'archivio,
sulle cause
della vittoria
della
controrivoluzione
in URSS e negli
altri paesi
socialisti. Dopo
18 anni di
studio, siamo
giunti alla
Risoluzione del
18° Congresso,
continuando ad
approfondire la
ricerca sulle
questioni della
sovrastruttura
politica, degli
organi di
potere, del
controllo
operaio. E' un
fatto che
l'esperienza
acquisita
sottolinea la
necessità del
potere della
classe operaia,
della
socializzazione
dei mezzi di
produzione e
della
pianificazione
centralizzata in
opposizione alla
prospettiva del
"socialismo del
21° secolo" o
del "socialismo
di mercato", che
nulla hanno a
che fare con il
socialismo
scientifico e
l'esperienza di
edificazione del
socialismo.
Quando durante
l'edificazione
socialista si
introdussero le
leggi di
mercato, mentre
si indebolivano
i rapporti di
produzione
socialisti e il
controllo
operaio, iniziò
il conto alla
rovescia per la
controrivoluzione.
2. Allo stesso
tempo, abbiamo
prestato
particolare
importanza allo
studio degli
sviluppi
economici e
politici in
Europa, delle
contraddizioni e
rivalità nel suo
sistema
imperialista, e,
naturalmente,
all'evoluzione
economica in
Grecia,
concentrando
l'attenzione
sulle
implicazioni da
affrontare in
particolare come
stato membro
dell'UE, mentre
emergono
evidenti
tendenze
centrifughe.
Anche lo studio
di 20 anni di
storia del
Partito e del
movimento in
Grecia, nel
periodo
1949-1968, si è
dimostrato molto
utile per la
comprensione
della situazione
odierna. Questo
periodo consente
di rivedere
criticamente e
valutare la
strategia del
Partito durante
il periodo di
sviluppo del
capitalismo
greco e del suo
adeguamento alla
Comunità
europea. Abbiamo
esaminato la
questione con
occhio critico e
autocritico,
tenendo in
considerazione
le influenze del
corso del
Movimento
comunista
internazionale,
di cui eravamo
parte
integrante.
In questi ultimi
anni non ci sono
stati problemi
politici di
maggiore o
minore
importanza e
soprattutto
nessun problema
socio-economico
della classe
lavoratrice o
popolare su cui
non ci siamo
cimentati,
lavorando tra la
base, per
mobilitare le
forze
sull'appartenenza
di classe.
Abbiamo parlato
diffusamente al
popolo della
crisi, del suo
carattere e
della via
d'uscita,
abbiamo
organizzato e
intensificato la
lotta di classe
in tutte le sue
forme, dall'alto
verso il basso e
viceversa per
attrarre nuove
masse
lavoratrici e
popolari. C'è
stato un
tentativo
relativamente
inedito di
organizzare la
resistenza
collettivamente
con nuove forme
di lotta e
slogan di
disobbedienza e
di sfida, che
hanno consentito
alle persone di
non pagare i
pedaggi nei fine
settimana
estivi, di
entrare nelle
spiagge
privatizzate
senza biglietto
e, recentemente,
di respingere
l'imposta sugli
immobili
inserita nella
bolletta
dell'energia
elettrica, per
veicolare
l'inaccettabile
minaccia di
tagliare la
corrente anche
se l'importo
relativo al
consumo di
energia è stato
pagato. I
principali
fronti di lotta
sono ovviamente
diretti contro
la
disoccupazione,
contro la
riduzione dei
salari e delle
pensioni, i
licenziamenti
nel settore
pubblico e
privato, contro
l'abolizione dei
contratti
collettivi,
contro le forme
temporanee e
flessibili di
lavoro, contro
l'aspra
riduzione dei
finanziamenti ai
fondi di
previdenza,
all'istruzione,
alla salute,
alla prevenzione
e al welfare,
contro i gravi
tagli a scapito
delle persone
con disabilità,
contro la
riduzione e
l'abolizione
delle
prestazioni per
la maternità, il
finanziamento di
asili nido, ecc.
In questi anni
non abbiamo
trascurato un
esteso lavoro
ideologico-politico
con dibattiti e
conferenze sui
grandi temi:
come il
socialismo, la
storia del
Partito, il tema
della crisi
economica
capitalistica e
la
riorganizzazione
del movimento
operaio.
La
partecipazione
al dibattito nel
Partito è stata
organizzata in
varie forme al
livello delle
organizzazioni
di base ed
esteso agli
organi della KNE
[Gioventù
Comunista di
Grecia] e alle
sue
organizzazioni
di base.
Oggi poniamo
l'accento e
monitoriamo
molto da vicino
il pericolo di
un conflitto
militare
relativamente
più
generalizzato
nell'area
geo-strategica
del Mar Nero,
del Medio
Oriente, del
Mediterraneo
orientale, e,
naturalmente,
abbiamo
elaborato una
specifica
posizione contro
la guerra
imperialista,
indipendentemente
dai pretesti che
saranno
utilizzati, e
soprattutto
abbiamo messo a
punto la
strategia per
trasformare la
guerra in una
lotta per il
potere. La
classe borghese
del nostro paese
si troverà al
fianco dell'uno
o dell'altro
asse o polo
imperialista con
l'obiettivo di
partecipare alla
spartizione dei
mercati, per non
trovarsi
emarginata. Il
popolo non deve
versare sangue
per gli
interessi degli
imperialisti, né
il suo né di
altri. Lo stesso
vale per gli
altri popoli.
Questo è un
problema che
richiede la
posizione comune
dei partiti
comunisti e dei
movimenti del
lavoro, una
questione in cui
l'unità è di
importanza
cruciale.
Dobbiamo avere
la possibilità,
nel prossimo
incontro
regionale o
locale, di
scambiare
opinioni su
questo grave
problema,
rafforzando in
ogni caso il
fronte contro il
cosiddetto
"mondo
multipolare",
che costituisce
un tentativo di
manipolare i
popoli e
integrarli nel
sistema
imperialista e
nelle sue
contraddizioni.
Oggi è più che
mai evidente la
difficoltà nella
gestione
borghese della
crisi, in cui le
ricette
classiche non
possono essere
applicate con la
facilità del
passato; la
gestione delle
conseguenze
della crisi è
impossibile,
soprattutto
sotto il profilo
della
disoccupazione e
della povertà.
Valutiamo che la
ripresa, quando
verrà, sarà
anemica e forse
sarà preceduta
da un ciclo di
nuova crisi.
Il movimento
operaio e i suoi
alleati, in
particolare i
lavoratori
autonomi senza
dipendenti, gli
altri piccoli
imprenditori
poveri sull'orlo
della
bancarotta, i
contadini poveri
con piccole
aziende, devono
dimostrare
resistenza di
fronte alla
durezza e alla
complessità
della lotta, a
fronte
dell'intransigenza
del nemico.
L'atteggiamento
difensivo oggi
non produce
alcun risultato,
perché siamo
nelle condizioni
di un attacco
che mira ad
abolire le
conquiste
faticosamente
raggiunte nel
20° secolo
soprattutto dopo
la 2° Guerra
Mondiale in
Europa.
Oggi è
necessario
pianificare e
intensificare la
lotta di classe
per erigere
ostacoli, per
quanto
possibile, alle
misure peggiori
che si profilano
all'orizzonte,
in modo da
ritardare i
nuovi
provvedimenti e
guadagnare tempo
per il
contrattacco, il
cui esito deve
essere diretto
al rovesciamento
del potere dei
monopoli e del
sistema politico
borghese, per il
potere della
classe
operaia-popolare,
per il
socialismo. Le
misure adottate
in nome della
crisi o per la
sua
amministrazione
a favore dei
monopoli, vanno
oltre la crisi
stessa: sono
misure che
mirano al
recupero di
redditività nel
periodo di
ripresa, che gli
stati
capitalisti
stessi non
prevedono
stabile e
dinamico. La
Grecia è
nell'orbita di
una bancarotta
controllata ma
un default non
controllato non
è escluso, così
come la sua
uscita dalla
zona euro o
l'uso di una
doppia valuta:
un euro interno
deprezzato e un
euro per
l'estero il cui
valore sarà
determinato
dalla UE e dal
FMI in modo da
proteggere, per
quanto
possibile, i
creditori.
Nessuna proposta
politica
borghese,
liberale,
socialdemocratica,
di sinistra o di
"rinnovamento"
può costituire
un via d'uscita
favorevole per
il popolo,
nessuna può
proteggere il
popolo dalla
miseria anche
solo
momentaneamente
e tanto meno nel
lungo periodo, a
meno che non
ponga come
questione di
principio, la
rottura con i
monopoli - industriale,
bancario,
armatoriale,
commerciale - vale
a dire la
rottura con la
proprietà
capitalistica,
le sue
istituzioni
statali, le sue
alleanze
internazionali.
E' fondamentale
oggi nel nostro
paese e più in
generale in
Europa che siano
respinti dal
punto di vista
di classe:
l'inganno
universale per
cui stiamo
vivendo una
crisi del
debito, una
crisi degli
indici
finanziari; che
la crisi è nata
a causa di una
cattiva
gestione, dallo
spreco di denaro
nei servizi
sociali anziché
nella produzione
o in altri
investimenti;
che colpevole è
il modello
produttivo di
sviluppo e il
basso livello di
competitività,
ossia che è
colpa di tutti,
tutte le classi
e strati sociali
che consumano
più del loro
reddito; o
ancora che è
responsabile la
cattiva
architettura
della struttura
europea, idea
promossa con
piccole
differenze dai
partiti borghesi
e dai partiti
riformisti e
opportunisti.
Tutte le
versioni
summenzionate
distorcono la
realtà,
nascondono che
si tratta di una
crisi di
sovraccumulazione
di capitale che
si esprime
nell'acuirsi
della
contraddizione
di fondo del
capitalismo.
Separano
l'economia dalla
politica,
impediscono lo
sviluppo di una
radicale
coscienza
antimonopolista
e
anticapitalista. I
lavoratori in
Grecia e nella
zona euro devono
rigettare la
teoria che fa
della protezione
dello Stato
dalla bancarotta
un obiettivo
nazionale e i
sacrifici
necessari per
raggiungere tale
obiettivo,
definiti
patriottismo
moderno. I
lavoratori non
sono
responsabili e
non devono
pagare per il
debito pubblico.
La rabbia
espressa dalla
gente non è
sufficiente per
portare avanti
il contrattacco
popolare, se non
acquista un
contenuto
antimonopolistico
e
anticapitalista.
L'esperienza
della classe
borghese e dei
suoi partiti nel
disinnescare e
deviare il
malcontento del
popolo, cosa
evidente nel
caso della
cosiddetta
"primavera
araba", secondo
le
caratteristiche
specifiche dei
vari paesi, non
deve essere
sottovalutata
affatto. Di
conseguenza la
questione
"rottura o
sottomissione" è
più che mai
opportuna.
Il
cosiddetto
fronte contro il
memorandum
Nel nostro paese
anche le forze
politiche
borghesi, così
come quelle
opportuniste e
soprattutto gli
intellettuali
apologeti del
sistema
capitalistico e
del suo
rinnovamento,
criticano il
memorandum, lo
ritengono
inefficace per
una via d'uscita
dalla crisi,
sostengono che
impone sacrifici
unilaterali.
Denunciano il
memorandum
dettato dalla
UE, la BCE e il
FMI, perché,
dicono, rompe la
"coesione
sociale",
avvicinano il
pericolo -
espressione
questa
sintomatica - di
un'esplosione
sociale,
dimostrando la
loro ostilità
nei confronti
della lotta di
classe.
Promuovono varie
versioni di
gestione
borghese che
presumibilmente
porterebbero
equilibrio e
coesione
cosicché i
capitalisti e i
monopoli da un
lato e i
lavoratori e il
popolo
dall'altro,
possano vivere
in accordo, e
tutti insieme
servano lo
sviluppo
capitalistico,
con una Grecia
forte
nell'Eurozona,
nel cuore della
UE. Alimentano
l'illusione che
esistano
interessi comuni
nella strada
della ripresa.
Il più grande
servizio che
fornisce
l'opportunismo
nello sforzo di
stabilizzare il
sistema politico
borghese è la
posizione che
una via d'uscita
dalla crisi e il
sollievo per il
popolo non deve
essere
combattuto a
livello di
Stato-nazione ma
a livello
europeo, in
considerazione
che nessuna
rottura può
essere
conseguita a
livello
nazionale
attraverso
l'intensificazione
della lotta di
classe e la
risoluzione
della questione
del potere.
Di fronte
all'empasse
della gestione
del sistema, è
accaduto quello
che è naturale e
prevedibile per
i difensori del
sistema
capitalista: è
stato formato,
nell'ambito
delle procedure
parlamentari e
con l'intervento
attivo della UE,
un governo di
coalizione tra i
due maggiori
partiti borghesi
e un piccolo
partito di
estrema destra,
lo stesso che
negli ultimi
anni ha fatto il
lavoro sporco,
di provocazione
e in chiave
anticomunista,
per conto in
particolare del
PASOK ma anche
di ND.
L'avvicinamento
dei partiti
borghesi, di
fronte al
movimento
emergente, ha
moltiplicato
dubbi e
interrogativi
sulla capacità
del sistema
politico
borghese di
gestire la
situazione
attraverso una
coalizione ampia
dei partiti
borghesi oppure
se sia
preferibile una
cooperazione nell'alternanza
dei due poli di
centro-destra e
centro-sinistra.
La classe
borghese
naturalmente
preferisce una
cooperazione tra
due partiti
borghesi, quello
liberale e
quello
socialdemocratico,
tuttavia teme
che questa
configurazione
consenta alla
classe operaia e
alle forze
popolari di
dissociarsi dai
due partiti,
soprattutto dal
socialdemocratico
PASOK.
Recentemente è
stato detto
apertamente che
ci deve essere
un fronte più
ampio in grado
di imporre il
consenso
popolare e
prevenire la
diffusione e
l'impatto della
proposta
politica del KKE.
E' interessante
osservare la
spregiudicatezza
della corrente
opportunista
nella politica
delle alleanze,
che si modifica
di giorno in
giorno. A volte
si parla di
unità delle
forze di
sinistra, a
volte di forze
progressiste e
di sinistra, a
volte di forze
patriottiche e
progressiste, a
volte di forze
democratiche nel
tentativo di
avvicinare forze
dello spettro
del partito
borghese
liberale.
La posizione su
cui rimane
stabile è la
promozione di
proposte
alternative per
una soluzione
politica
all'interno del
quadro delle
principali
potenze
capitaliste. Una
proposta
emblematica è la
cosiddetta
soluzione
dell'Eurobond,
con il prestito
esclusivo da
parte della BCE,
la cancellazione
parziale del
debito e la
negoziazione tra
i governi.
Insistono che
l'unità e la
salvezza della
zona euro è a
tutto vantaggio
del popolo, ne
adottano parte o
perfino l'intero
sistema
economico di
governo,
promuovono come
questione
cruciale il
rafforzamento
della
competitività,
la
nazionalizzazione
delle banche; a
volte sono
attratti
dall'esempio
dell'Argentina,
a volte si
esaltano con
quello
dell'Ungheria, a
volte ritengono
che un altro
governo in
Europa
gestirebbe
meglio le cose.
Dimostrano così
di essere
soggetti
affidabili per
il sistema.
Tutto ciò vale
per il Partito
della Sinistra
Europea che
sostiene
posizioni
simili.
Il fronte
progressista
contro il
memorandum,
proposto dalle
forze
opportuniste,
non rappresenta
alcuna minaccia
per il sistema,
è una variante
della
negoziazione
borghese. Allo
stesso tempo,
promuovono un
atteggiamento
patriottico in
relazione a
Germania e
Francia.
Chiudono un
occhio sul fatto
che le unioni
capitaliste
regionali,
interstatali o
internazionali,
così come ogni
tipo di
cooperazione,
sono
disciplinate
dalla legge
dello sviluppo
ineguale che
comporta
disuguaglianze
nelle relazioni
politiche.
Fingono di non
vedere la
competizione tra
gli stati
capitalisti, tra
i monopoli
all'interno
dello stesso
settore. Oggi in
Grecia sono
caduti
moltissimi miti
e tabù che hanno
influenzato il
popolo e
crediamo che
altrettanto
accada negli
altri paesi
capitalistici,
soprattutto
nella vecchia
Europa. Il
nucleo
principale di
tali miti è che
l'UE sia
inevitabile, che
è inconcepibile
per un popolo
non perseguire
l'adesione alla
UE o cercare il
disimpegno da
essa, o ancora
che l'UE possa
essere
trasformata in
un'Europa dei
popoli
attraverso
l'emergere
di governi di
sinistra o
di coalizioni di
forze di
sinistra e
progressiste.
Questi i miti
che sono stati
letteralmente
confutati oggi:
Primo: che
l'UE è una
famiglia,
un'alleanza per
la solidarietà
sociale e
l'unità
permanente e che
al di là
dell'Unione
europea non può
esistere che il
caos.
Gli Stati
borghesi sono
del tutto uniti
e solidali per
lo sfruttamento
di classe e
l'attacco al
movimento ma
sono divisi e
antagonisti
nella
distribuzione
dei profitti nei
periodi di
intenso sviluppo
e per la
distribuzione
delle perdite in
periodi di
crisi.
Secondo: il
breve lasso di
tempo tra il
2008 e oggi è
stato
sufficiente per
demolire le
teorie borghesi
e opportuniste,
e cioè che gli
stati siano in
grado di
controllare il
capitale, i
monopoli e il
loro predominio
sull'economia.
Annientati gli
slogan sul
controllo dei
mercati da parte
del potere
politico, sul
primato della
politica
rispetto ai
mercati e lo
slogan
opportunista
presumibilmente
innovativo "le
persone prima
dei profitti".
Terzo: che
la cosiddetta
globalizzazione
e cioè
l'economia
capitalistica
mondiale
rafforza la
cooperazione,
assicura lo
stesso ritmo e
la convergenza
tra i paesi
capitalisti. Nei
primi anni '90
ci dicevano
addirittura che
la guerra era
stata abolita e
la soluzione
pacifica delle
controversie
aveva preso la
precedenza.
Dalla
conclusione
della Seconda
Guerra Mondiale
la guerra non è
mai stata
abolita. Si è
evoluta
assumendo la
forma di decine,
centinaia di
conflitti
locali. Oggi è
in corso un
nuovo round per
la spartizione
dei mercati. La
crisi profonda
che
sperimentiamo
annuncia nuovi
focolai di
guerra e non è
improbabile un
conflitto
generalizzato
tra le potenze
imperialiste nel
prossimo futuro.
Il
coinvolgimento
della Grecia
diventerà ancora
più pericoloso
per il popolo.
Il suo
coinvolgimento è
già un dato di
fatto a causa
della
partecipazione
della Grecia
nelle guerre
locali
attraverso le
basi militari,
il transito
delle truppe, la
partecipazione
nelle forze di
occupazione.
E' possibile
minare la
cosiddetta
obbedienza alla
legittimità
borghese, alla
disciplina e
alla
sottomissione
alle barbare
leggi di classe
adottate dal
parlamento
borghese in
Grecia e dagli
organi
dell'Unione
europea. Ci sono
diversi casi,
come quello dei
marinai, dei
conducenti delle
autocisterne e
dei taxi che
hanno continuato
lo sciopero
nonostante i
giudici
l'abbiamo
dichiarato
illegale,
nonostante gli
ordini di
precettazione.
Solo il potere
popolare può
garantire la
sovranità
popolare e il
disimpegno reale
dalle alleanze
imperialiste
come l'UE e la
NATO.
Promuoviamo la
seguente
piattaforma su
tre assi: potere
popolare-disimpegno-cancellazione
unilaterale del
debito. Il
disimpegno senza
socializzazione
sarebbe
deleterio per il
popolo, mentre
la
socializzazione
è impossibile
senza
disimpegno.
Oggi, con
maggior
nitidezza che
mai, tutti
possono
constatare che
il capitale, i
monopoli e il
loro potere non
condividono la
stessa patria
con il popolo.
Pongono il
profitto sulla
lingua nazionale
e sul patrimonio
culturale.
Formano le loro
alleanze in base
al profitto e
sacrificano
tutto per
questo.
Per questo
motivo il
termine patria
acquista un
contenuto
sostanziale per
il popolo solo
con il potere
popolare, con le
istituzioni di
partecipazione,
difesa e
protezione dei
lavoratori e del
popolo.
La politica
delle alleanze
[del fronte
contro il
memorandum] si
limita ad
accordi su un
programma
minimo, mentre
guarda al
movimento
soltanto come
una leva per il
riallineamento
delle forze
politiche in
alleanze di
centro-sinistra
e per la
gestione del
sistema.
Noi parliamo
apertamente al
popolo di
un'alleanza
politico-sociale
della classe
operaia con gli
strati piccolo
borghesi
popolari nella
città e nella
campagna,
dell'unione del
movimento
operaio e del
movimento
popolare con un
chiaro
orientamento
antimperialista
e
antimonopolista,
in ultima
analisi
anticapitalista.
Esso dovrebbe
avvalersi di
ogni frattura,
ogni crepa nel
governo borghese
per il suo
indebolimento,
per il suo
rovesciamento.
La politica
delle alleanze,
a prescindere
dalla varietà di
forme che può
assumere,
oggettivamente è
di due specie:
può mirare alla
conservazione e
alla stabilità
del potere
politico
borghese o può
costituire
l'accordo di
base per la
conquista del
potere popolare.
Ogni crepa nel
sistema
politico, nei
meccanismi del
potere
capitalista,
tutto ciò che
indebolisce il
governo borghese
e in generale i
partiti borghesi
contribuisce al
rafforzamento
delle forze
dell'alleanza
popolare per il
rovesciamento
radicale del
sistema di
sfruttamento
capitalista,
della dittatura
dei monopoli.
Ci scontriamo
sistematicamente
contro visioni
del tipo: "il
problema
dell'economia
greca deriva dai
superprofitti
accumulati nel
sistema bancario
o nelle borse in
opposizione al
profitto nel
settore
industriale,
nella
produzione".
Questo approccio
separa i
profitti
"legittimi" da
quelli
"illegittimi",
alimenta l'idea
che il
capitalismo sano
si sia
sviluppato in
"capitalismo
casinò". La
riduzione
dell'imperialismo
a politica
estera e a un
tipo di
relazione
interstatale
invece di un
sistema
economico-sociale,
cioè il
capitalismo
monopolistico,
deve essere
trattato in
maniera
specifica.
Un'altra
versione della
percezione
socialdemocratica
adotta la
posizione della
necessità di una
"riabilitazione"
del capitalismo,
della sua
umanizzazione,
mediante il
controllo delle
attività più
parassitarie del
sistema
finanziario. Non
vogliono e non
possono
riconoscere il
fatto che non
esiste impresa,
gruppo
monopolista la
cui gran parte
dei capitali
attivati non sia
esterna, vale a
dire capitali
prestati e non
dei loro
azionisti. In
condizioni di
saggio medio di
profitto con
tendenza
decrescente,
queste imprese
trovano
difficoltà ad
ottenere
prestiti,
rendendo così
più difficoltosa
l'espansione
della produzione
e producendo una
recessione.
Inoltre, non
vogliono
riconoscere che
le banche non
prestano, non
investono
solamente nel
mercato del
denaro ma
acquisiscono o
partecipano al
capitale
industriale. Non
accettano la
fusione del
capitale
bancario e del
capitale
industriale.
È chiaro che in
condizioni di
crisi ci sono
possibilità di
brusca
acutizzazione
della lotta di
classe, di
un'entrata
repentina di più
ampie masse
popolari senza
l'esperienza
sociale e
politica
necessaria.
Siamo coscienti
del pericolo che
il movimento si
trovi in fase di
ritirata poiché
sperimenta la
barbarie della
disoccupazione,
povertà,
indigenza, le
conseguenze
della violenza
statale e
padronale, così
come l'influenza
dell'ideologia
borghese, del
riformismo e
dell'opportunismo,
e sotto
l'impatto
dell'anticomunismo
più sfrenato
adottato
ufficialmente
dagli organi
dello Stato e
dei suoi
meccanismi
ideologici.
Nonostante le
difficoltà
derivanti dalla
campagna
d'intimidazione
del popolo in
nome della
crisi,
l'intimidazione
nei luoghi di
lavoro,
l'impazienza
delle masse
soprattutto di
quelle
provenienti dai
settori popolari
piccolo borghesi
che fino ad oggi
avevano un
livello di vita
relativamente
buono, il KKE si
è mantenuto
fermamente
orientato sulla
necessità e
attualità del
socialismo.
L'aggravarsi
della crisi
economica, le
contraddizioni
dentro l'UE,
l'emergente
coscienza
anticapitalista
contribuiscono
affinché il
popolo comprenda
più facilmente
che è richiesto
un cambiamento
radicale
profondo.
Ovviamente
questi processi
non conducono di
modo automatico
alla scelta del
conflitto, alla
stabile
partecipazione
all'organizzazione
della lotta di
classe. Senza
dubbio, oggi, il
terreno per un
conflitto
ideologico-politico
più profondo è
relativamente
più agevole se
rapportato agli
anni precedenti
quando il
peggioramento
della condizione
dei lavoratori
si evolveva più
lentamente
rispetto alla
tempesta
attuale.
Il KKE chiama il
popolo a lottare
affinché i mezzi
concentrati di
produzione
nell'industria
si trasformino
in proprietà
popolare, per la
socializzazione
della terra,
delle grandi
imprese del
settore agricolo
e del commercio
concentrato.
Sulla base di
questi rapporti,
l'agricoltura
deve essere
riorganizzata
incentivando la
sua
concentrazione,
inizialmente in
cooperative di
produzione.
La
socializzazione
dei mezzi di
produzione e la
pianificazione
centrale
nazionale
mediante
strumenti
scientifici,
libereranno
grandi capacità
produttive
inutilizzate,
assicureranno la
priorità e
soddisfazione
scientificamente
combinate delle
necessità
popolari, a
condizione che
si attivi
l'ampio
controllo
operaio e
popolare per la
piena
soddisfazione
delle necessità
sociali
fondamentali,
per esempio
l'alimentazione,
la casa
popolare,
l'educazione, la
salute e il
benessere, le
opere
infrastrutturali.
L'espansione del
tempo libero per
i lavoratori
contribuirà alla
loro essenziale
partecipazione
al controllo. Il
controllo
operaio popolare
comincerà dalle
unità di
produzione con
rappresentanti
eletti e
revocabili e si
estenderà a
tutto il settore
e alla regione.
Gli organi
eletti
includeranno i
lavoratori delle
unità di
produzione e si
garantirà la
partecipazione
dei membri delle
cooperative, di
studenti e
pensionati. I
rappresentanti
eletti
nell'organo di
potere più alto,
non saranno
permanenti bensì
revocabili.
Allo stesso
tempo, il potere
popolare, che
per il KKE è il
socialismo e non
uno stadio
intermedio tra
capitalismo e
socialismo,
risparmierà
risorse
importanti
mediante
l'abolizione
delle spese
militari per i
piani aggressivi
imperialisti
della NATO,
mediante
l'effettiva e
totale
cancellazione
del debito,
mediante
l'abolizione dei
molteplici
pacchetti di
aiuto ai gruppi
monopolisti e
alle banche. In
ciò si basa
l'immensa
superiorità del
potere popolare
che può
garantire il
benessere
sociale in luogo
del vecchio
capitalismo
monopolista, il
quale attua i
piani dei vari
gruppi e settori
del grande
capitale in
competizione tra
loro per il
maggiore
profitto
possibile.
Solo la
pianificazione
centrale può
superare le
disuguaglianze
nello sviluppo
delle regioni
del paese. Solo
il potere
popolare può
siglare accordi
commerciali di
mutuo beneficio
con altri
popoli, con
altre economie
popolari e
sradicare il
fenomeno della
competizione
imperialista per
l'utilizzo delle
risorse naturali
marine e
terrestri.
Solo questa
lotta, che punta
al vero nemico,
vale a dire il
potere dei
monopoli, e che
include
iniziative di
contrasto
all'offensiva
antipopolare nel
quadro di
organizzazione
del contrattacco
del movimento
popolare, può
garantire la
continuità e la
durata della
lotta stessa
alternandone
costantemente le
forme, nonchè la
prospettiva
vittoriosa per
la classe
operaia e i suoi
alleati sociali.
Ogni
riflessione,
ogni slogan e
posizione che
entra in
conflitto con i
rapporti
capitalistici di
proprietà e di
potere ha subito
l'attacco di
tutti i partiti
che utilizzano
l'argomentazione
del fallimento
del socialismo e
che, pertanto,
non c'è altra
soluzione che la
gestione dei
problemi
all'interno del
capitalismo.
Conseguentemente,
analizzare la
vittoria della
controrivoluzione
è un tema
cruciale e non
deve riguardare
solamente il
periodo della
costruzione ma
anche quello
della
concentrazione
di forze.
In Grecia non
c'è ovviamente
una situazione
rivoluzionaria
che ponga il
rovesciamento
del sistema
capitalista come
compito
immediato, ma
tutto dimostra
che se il
movimento
operaio, il
settore più
radicale del
popolo, non
dirige la lotta
in direzione del
potere operaio,
sarà
intrappolato
nelle varianti
della gestione
borghese e
perderà ogni
opportunità di
ascesa e
prospettiva.
Prima della
crisi, la
questione del
potere operaio a
molti sembrava
un mero tema di
dibattito. Oggi
però, la realtà
dimostra come
sia un fine di
lotta obbligato,
che dà un senso
alla lotta
quotidiana in
condizioni di
crisi profonda e
con una
borghesia
intransigente.
Il problema del
potere investe
oggi le forme di
lotta, dà
priorità
all'organizzazione
e sviluppo
dell'iniziativa
operaia e
popolare dal
basso, al
rifiuto
dell'obbedienza
e
all'indisciplina
verso le leggi
borghesi, alla
formazione dei
germi del nuovo
potere e degli
organi del
controllo
operaio.
La soluzione per
il popolo non
sta
nell'allinearsi
a una sezione
della borghesia
nazionale, a uno
dei centri
imperialisti per
abbandonarne un
altro, in un
periodo in cui
le loro
contraddizioni
si sono
acutizzate. La
soluzione non
sta
nell'appoggio
dei nuovi
partiti borghesi
contro i vecchi,
dei governi di
coalizione
invece che di
quelli di un
partito.
La soluzione sta
nella lotta
organizzata con
al centro i
luoghi di lavoro
e i sindacati,
che sarà
orientata verso
la sfida, il
conflitto e la
rottura coi
monopoli, i
partiti, i
governi e le
loro alleanze
imperialiste,
nella
prospettiva di
un loro
rovesciamento.
Questo è l'unico
indirizzo di
lotta
realistico.
Non si tratta di
un'opera in un
solo atto, per
questo i
movimenti, i
passi e le fasi
non devono
separarsi da
questo
obiettivo.
Nei prossimi
mesi e nel
prossimo anno
deve essere
moltiplicata la
partecipazione
di massa alle
assemblee in
tutti i grandi
luoghi di
lavoro, alle
riunioni nei
quartieri operai
e popolari, alla
resistenza e
contrattacco
organizzati
contro le
conseguenze
delle leggi
antipopolari,
contro le tasse
e i tagli a
salari e
pensioni, alla
lotta per gli
assegni di
disoccupazione e
il funzionamento
delle unità
sanitarie,
educative e del
welfare, per la
difesa delle
famiglie
popolari.
Il conflitto col
dominio
economico dei
monopoli e il
loro potere
politico si
determina in
primo luogo
laddove si
produce o ci si
appropria del
plusvalore, dove
il profitto
capitalista è
creato, cioè
nelle unità
industriali
capitaliste, nei
centri
commerciali,
negli ospedali
privati, nelle
banche, nelle
imprese a grande
concentrazione
di lavoratori
salariati,
indipendentemente
dalla
specializzazione
del lavoro. In
questi ambiti la
lotta va intesa
non in modo
parziale bensì
contro l'intera
linea politica
antipopolare.
L'unico criterio
per
l'affidabilità
di ciascuna
organizzazione
sindacale o
politica è la
sua posizione
dinanzi alla
succitata
necessità, verso
l'organizzazione
e il successo
dello sciopero
in ogni luogo di
lavoro. Le
dichiarazioni
sono
insufficienti se
non sono
accompagnate
dalle relative
attività di
organizzazione e
protezione delle
mobilitazioni di
sciopero.
In questi luoghi
di lavoro deve
forgiarsi la
lotta di classe
unificatrice
avendo come
criterio la
lotta
d'avanguardia
contro i
capitalisti,
contro il
sindacalismo
giallo e
filo-governativo,
contro i partiti
e il potere dei
monopoli. È lì
che saranno
valutati il
proseguimento e
la prospettiva
d'indebolimento
delle politiche
antipopolari
fino al loro
radicale
rovesciamento.
È ovvio che gli
avvenimenti che
sperimentiamo,
la crisi
capitalista e
l'aggressività
imperialista
impongono il
rafforzamento
della lotta del
Movimento
comunista
internazionale
per gli
interessi della
classe operaia,
dei settori
popolari, per il
rovesciamento
della barbarie
capitalista,
intensificando
gli sforzi per
una strategia
rivoluzionaria
unificata. È in
questa direzione
che il KKE
dispiega le sue
forze. 2 gennaio
2012




