Inondiamolo di e-mail di protesta: Via chi
offende le donne
“Un tipo basso, tanto da usare i tacchi, e sovrappeso, che fa uso di cerone e
che si fa ricrescere i capelli, per di più colorati, cosa improbabile per un
uomo della sua età, ossessionato da Rosy Bindi, uso a fare guasconate in giro
per il mondo, vittima del sessismo più sfrenato, con la fisima delle donne
oggetto, si aggira per il nostro paese.
Donne di tutta Italia reagiamo. Inondiamolo di e-mail all’indirizzo:
centromessaggi@governo.it, con su
scritto a caratteri cubitali e con tanto di firma: “Via da Palazzo Chigi chi
offende le donne”. E’ quanto propone Manuela Palermi, dell’ufficio politico del
PdCI – Federazione della sinistra.(20 luglio 2010)
Intercettazioni:
Emendamento governo ipocrita e devastante
Se una legge è profondamente sbagliata bisogna riscriverla o accantonarla
definitivamente. Altrimenti ogni mediazione rischia di produrre guasti e
pasticci ancora più gravi.
Questo è il caso dell'emendamento del governo che ammetterebbe la pubblicazione
delle intercettazioni rilevanti. Chi decide su un concetto così discrezionale
come la rilevanza? In realtà la presunta soluzione innescherebbe un conflitto di
difficile soluzione tra accusa e difesa che va al di là del campo del processo
penale. Piuttosto che simulare una ritrovata compattezza, gli esperti in materia
del Pdl riflettano bene sulla portata devastante di un simile emendamento". E'
quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI-Federazione
della sinistra, a commento dell'emendamento presentato dal governo al testo
sulle intercettazioni. (20 luglio 2010)
Intercettazioni:
Pdl senza vergogna.
Solidarietà e
sostengo ai giornalisti
Pdl senza vergogna: la difesa della mostruosità partorita
dal Senato fa orrore.
Per compiacere gli interessi di una
cricca la maggioranza distrugge la democrazia, riducendola a zerbino del potere.
Solidarietà e sostegno a giornalisti che 'resisteranno' a questa porcheria a
costo di farsi processare". E' quanto afferma Elias Vacca, responsabile
Giustizia del PdCI - Federazione della sinistra.(www.pdci.it
11 giugno 2010)
Ordine del giorno per
i dirigenti del PdCI presentato e votato
dalla FGCI - Toscana
Ad
oggi il Partito dei Comunisti Italiani vive una grave crisi politica e
finanziaria. La crisi politica scaturisce in buona parte dall'impossibilità di
realizzare il progetto politico dell'unità dei comunisti con Rifondazione che
continua a rilanciare se stessa e a considerare la Federazione della sinistra
come una colonia da sfruttare (e con essa le forze che ne fanno parte PdCI,
Lavoro e solidarietà, Socialismo 2000) in attesa di annetterle a se, con la
prospettiva di un partito unico di sinistra magari con Vendola; in secondo luogo
per l'incapacità di caratterizzare la propria linea politica attraverso progetti
politici alternativi e chiari che rappresentino la risposta alle necessità
concrete dei cittadini e dei lavoratori (le nuove generazioni in particolare).
La crisi finanziaria segue quella politica. Essa però porterà necessariamente
allo scioglimento del Partito se non si troverà al più presto un rimedio in
termini politici. Il rimedio non può essere dismettere pian piano gli strumenti
del partito (Rinascita, Pdci.TV, etc) come è stato fatto fino ad oggi perché
questo porta necessariamente a sciogliere il partito, con l'unica via della
lenta annessione a Rifondazione che per altro non ha prospettive migliori.
La crisi politica e finanziaria stanno determinando la scomparsa del partito
dalla stampa e dalla discussione politica e pubblica ancor più di altre forze
che pure come noi non sono rappresentate in Parlamento (vedi Grillo o Vendola);
di questo passo ci abbandoneranno anche gli iscritti, oltre agli elettori, se
non l'hanno ancora fatto.
Una soluzione politica deve quindi contemplare tre risultati: ridare una linea
politica per riacquistare dignità e autonomia soprattutto rispetto a
Rifondazione, ma anche rispetto alle altre forze con le quali costruire la
Federazione della Sinistra e l'opposizione a Berlusconi; trovare una battaglia
concreta reale che da un lato ritrasformi il partito in un mezzo per la lotta di
classe, dunque risponda alle esigenze dei lavoratori, e dall'altro obblighi i
mezzi di comunicazione e la società a parlare di noi e della nostra battaglia;
infine legare questa proposta ad una campagna volta al reperimento delle
risorse, per la sua realizzazione ed all'utilizzo delle nuove tecnologie (spesso
a costi irrisori o nulli) per andare oltre le forme classiche di comunicazione e
propaganda, oggi inflazionate e coperte dal monopolio televisivo.
Per questo proponiamo:
Innanzitutto aprire il partito attraverso una costituente da tenersi in autunno
o nella primavera del 2011 in occasione del congresso nazionale del partito, al
fine di trasformare il PdCI nella casa di tutti i comunisti presenti nella
Federazione della Sinistra e fuori di essa; tutti coloro che sono disponibili a
ricostruire un PCI che non sia embrione della solita sinistra diffusa, ma abbia
come prospettiva politica la ricostruzione di un partito di massa (ciò non è in
contrasto con la Federazione della Sinistra, a meno che la Federazione della
Sinistra non diventi anti-comunista come l'Arcobaleno). Questa proposta pare più
che di possibile realizzazione, basta vedere le decine di gruppi che su questa
parola d'ordine raggruppano centinaia di persone su internet, nelle
associazioni, su Facebook, c'è però bisogno di una testa che diriga questo
processo e metta a sua disposizione "una casa comune" che può essere la
struttura del PdCI, ormai svuotata da molti militanti e destinata a svanire se
non rioccupata da nuove energie e nuovi compagni.
Legare la proposta sopra esposta, alla necessità dell'esistenza oggi di un
partito comunista, che abbia il coraggio di proporre non solo la difesa dei
diritti presenti, ma sappia, come è proprio dei Comunisti, analizzare le nuove
forme di sfruttamento della società (precariato e flessibilità) lanciando una
battaglia per migliorare da subito le condizioni dei lavoratori, questo può
essere la battaglia per promuovere uno Statuto del Lavoratore Precario (oggi
senza diritti). Un tema su cui marcare la differenza comunista e su cui fare la
battaglia per l'egemonia politica. Tutti oggi si riempiono la bocca della
"parola precario", ma nessuno ha proposto una vera via di uscita politica,
questa può essere la nostra battaglia, che non insegue Dipietro o Grillo, ma sta
davanti a loro e guarda al futuro. Costruire una nuova-marcia per i diritti del
lavoratore precario, un tema che, se attraverso parole chiave e proposte
concrete, ci riporterebbe protagonisti nella società e sui mezzi di
comunicazione.
Per fare quanto detto, è necessario lanciare una campagna di sottoscrizione
tramite cene sociali, volte a creare il budget per lanciare questa campagna a
livello nazionale sui media e nelle piazze, sarebbe sufficiente una cena nelle
100 federazioni per raccogliere un minimo di 30.000 euro (una media di 300 euro
a federazione sembra un obiettivo possibile) ed iniziare la campagna a cui
potrebbe seguire una sottoscrizione più ampia (anche tra i lavoratori e le
famiglie di giovani precari) una volta lanciata la proposta politica.
Infine c'è la necessità di ridare delle strutture propagandistiche al partito ed
ai comunisti. Non è impensabile rilanciare un settimanale o un bisettimanale
on-line di due facciate almeno, da inviare in pdf per mail, pubblicabile sui
siti e stampabile delle federazioni per tornare con un nostro giornale tra la
gente. Basta un compagno volenteroso che impagini approfondimenti che giungono
dall'ufficio politico o dai regionali, di modo da non necessitare una redazione
fissa. Rilanciare un canale striming che si fondi sul lavoro volontario dei
compagni. Le nuove tecnologie, dai gruppi di Facebook ai siti, devono diventare
i nostri principali mezzi di comunicazione, ma non lasciati a se stessi, con un
piano che ne rende l'utilizzo omogeneo su tutto il territorio nazionale,
costruendo una vera rete telematica tra tutte le federazioni, per la
comunicazione interna e una da tenere rivolta alla comunicazione esterna. In
particolare, rispetto all'esterno, questi strumenti da unidirezionali devono
diventare bidirezionali, devono servire per fare indagini e raccogliere i
bisogni dei lavoratori e dei cittadini, a cui, se siamo capaci, trovare risposte
politiche. Questa è la nuova pratica del radicamento sul territorio, che non è
più, o almeno non solo, quello delle riunioni in sezione, oggi la partecipazione
si sviluppa nei social network e nelle reti.
In ultimo c'è bisogno di un Partito realmente collegiale e partecipativo, aperto
alle nuove generazioni, che fa sentire i compagni protagonisti e non esecutori,
la soggettività del singolo non può essere più repressa nel ventunesimo secolo,
questo è uno dei motivi principali per cui molti dei partiti novecenteschi si
sono esauriti. Con proposte politiche chiare, condivise ed efficaci i compagni
sono disposti a sottoscrivere anche personalmente per il mantenimento delle
strutture nazionali; così come i compagni hanno costruito a proprie spese le
case del popolo e le sezioni nel secondo dopoguerra, se si darà uno scopo ai
compagni anche oggi ci sarà questa disponibilità. Al sacrificio, deve però
corrispondere una nuova collegialità, un Partito dunque che si ritrova, i cui
organismi (da ridurre nei numeri) sono realmente decisionali e aperti al
confronto (il nostro CCN non si ritrova da più di un anno, le riunioni allargate
dei quadri non sono luoghi decisionali, ma solo luoghi di chiacchiere), se il
Partito torna ad essere la casa di tutti i comunisti nessuno si tirerà indietro
a sostenerlo anche con risorse proprie.
In sintesi proponiamo:
1)Aprire il partito a tutti comunisti che vogliono ricostruire un partito di
massa non settario, attraverso il lancio di una costituente da tenere in autunno
o al congresso nazionale del PdCI nella primavera del 2011.
2)Elaborazione di un'analisi e di una proposta politica immediata per
propagandare la necessità di costruire uno statuto per il lavoratore precario.
Una campagna nazionale da lanciare con iniziative nelle federazioni,
cartellonistica disposta dal livello centrale del Partito, con manifestazione di
piazza finale a Roma, per ridare al partito la sua funzione di mezzo per l'emacipazione.
3)Lanciare una campagna di sottoscrizione nazionale per finanziare la proposta
politica, attraverso la promozione di una cena in ogni federazione con
l'obbiettivo minimo di raccogliere in partenza 30.000 euro. Campagna da
estendere a lavoratori e famiglie di precari, una volta lanciata la proposta
politica.
4)Costruire un periodico on-line e coordinare tutti gli attuali siti, gruppi
Facebook, ed altri canali multimediali del Partito, trasformandoli in luoghi di
partecipazione politica.
5)Ridare dignità ai luoghi del Partito: Direzione, Comitati Centrali, Regionali,
Federali. Questi devono tornare ad essere i veri luoghi di discussione ed
approvazione della linea politica (organi che vanno convocati, in caso di quelli
nazionali a spese dei compagni e non del nazionale e vanno ridimensionati per
renderli luoghi realmente decisionali e di dibattito vero).
Firenze, lì 15.05.2010
Sinistra a "pane ed acqua"?
di Oliviero Diliberto
Leggo sulle agenzie che si chiamerà "Pane ed
acqua" la rivista mensile di Veltroni e Vendola. Gli auguri
vanno sempre fatti, ma posso dire che di riviste (contro il
segretario di un partito, nel caso Bersani), di aree
democratiche (idem come sopra) e di tutte le altre diavolerie
che vengono inventate quotidianamente per sgomitare non ne posso
più? Non perché non riconosca il diritto di esprimere
liberamente le proprie opinioni, ci mancherebbe altro! La
battaglia delle idee è straordinaria ed oggi, invece, ne avverto
poca. Ma il problema principale, quello di cacciare Berlusconi e
tutta la cricca di affaristi che lo circonda, quando lo
affrontiamo tutti insieme? Che aspetta la sinistra a fare meno
salotti e più sinistra? Ognuno ha diritto a difendere la propria
identità, ed io difenderò sempre il diritto mio e del mio
partito a dirmi ed essere comunista; ma con l'Italia ridotta
allo stremo, i lavoratori che hanno tra i salari più bassi
dell'occidente (23° posto), i tentativi micidiali di bavaglio
all'informazione, l'accanimento contro la magistratura, il
razzismo contro gli immigrati, l'omofobia e tante altre cose che
tralascio sennò non la finisco più, la responsabilità primaria
della sinistra (e dei comunisti) non dovrebbe essere quella di
mettere da parte le proprie ambizioni personali e di ricostruire
un legame, una "connessione sentimentale" per dirla con Gramsci,
col proprio popolo? Che è deluso, stremato, stanco di beghe, che
si è allontanato da noi, e che in fondo non ci chiede molto: più
giustizia, più diritti, più salario e pensione. Mi rivolgo a
tutta la sinistra, a tutti quelli che hanno a cuore la
democrazia e la Costituzione: costruiamo subito un programma e,
soprattutto atti concreti, su queste semplici e splendide parole
di sempre. (facebook 12 maggio 2010)
Il dibattito su facebook dopo
l'intervista a Oliviero Diliberto
Al compagno incazzato,
Ho riflettuto parecchio prima di dedicarmi a
questo tentativo di risposta al compagno incazzato che ha
scritto una lettera ospitata dal sito della FGCI di Roma Nord
“La scintilla”.
Ho deciso di rispondere sostanzialmente per due motivi: il primo
perché all’interno della sua riflessione vi sono elementi forti
di sofferenza tipici di un compagno Comunista che vive male lo
stato attuale delle cose, e per questo va rispettato, in secondo
luogo perché trovo sbagliato condurre un attacco diretto contro
il segretario generale del Partito (indipendentemente da chi
ricopra quel ruolo) su un sito della nostra organizzazione.
Sono anche io un compagno incazzato e spesso ho dato libero
sfogo alle mie amarezze di militante attivo, ma ho tentato di
non usare mai il segretario nazionale o altri dirigenti del
Partito come punto da colpire.
Il Partito non è Diliberto, il Partito è Diliberto insieme a
tutti noi, dirigenti periferici, militanti, semplici iscritti,
il Partito è una comunità complessa di compagne e compagni,
ognuno con la propria idea, il proprio bagaglio di esperienze e
la propria ricetta per risolvere i problemi.
Nelle nostre discussioni i gruppi dirigenti sono il bersaglio
preferito, anche (non spesso per fortuna) nella Federazione che
dirigo in qualità di Segretario provinciale mi è capitato più
volte di essere bersaglio di critiche.
Lo schema è sempre lo stesso, a tutti i livelli: le cose vanno
male? O perlomeno non vanno come si vorrebbe? E’ colpa del
Segretario!!
Con questo metro di giudizio si nascondono le “colpe” del corpo
militante nel suo complesso, che spesso è colpevole di vivere
nell’immobilismo più totale.
Consiglierei, come metodo di approccio, di evitare la gara di
responsabilità tra gli uni e gli altri, anche perché in questa
maniera risulterebbe davvero difficile uscire dalla crisi reale
che accompagna oramai da anni i comunisti nel nostro Paese.
Berlusconi e cricca vincono non perché i comunisti non svolgono
correttamente il proprio lavoro, ma bensì perché in questo Paese
è più attuale che mai una regressione culturale di grandissima
portata. All’Ottobre, a Gramsci, alla Resistenza, alla gloriosa
storia e tradizione del PCI, ai temi del lavoro, loro, la
destra, rispondono con veline dalle cosce lunghissime,
pubblicità incantate, carte di credito e finanziamenti che ti
danno l’idea di essere meno povero di quel che sei: utilizzano,
in sostanza, degli strumenti apparentemente più semplici dei
nostri che richiedono lotte, sacrifici, rischi di licenziamento.
E’ chiaro che sono più sexy (come dice Letta per il suo PD) di
noi, ti danno l’illusione di poter vivere meglio senza faticare.
La stragrande maggioranza degli italiani (vedi problema
culturale) non capiscono che utilizzando appieno gli strumenti
del capitale rimangono strangolati e ricattati dai loro stessi
vizi. E allora ti capita di volantinare davanti alla maggiore
realtà industriale del nostro paese, la FIAT, e sentirti dire
dai lavoratori “distribuisci soldi? No! Allora non mi
interessa”. Oppure, “Devo stare bravo perché se perdo il lavoro
con tutti i debiti che ho sono fottuto”.
Non vorrei apparire per colui che semplifica il rapporto
“complicato” con la nostra classe sociale di riferimento, cioè i
lavoratori, ma è innegabile che il famoso “problema culturale”
ha preso piede, e purtroppo sembra farlo sempre più, all’interno
del mondo del lavoro.
A Torino e provincia infatti, dove comunque la FdS ottiene alle
regionali il 3,7%, otteniamo i migliori risultati e continuiamo
a resistere non nelle cosiddette 'barriere operaie' ma dove vive
la classe media. Anche lo studio delle fasce sociali che
compongono il tessuto sociale del tesseramento al Partito nella
nostra città dimostrano inequivocabilmente questo dato, medici,
paramedici, insegnanti, pensionati, e solo in parte minima
operai.
Ti racconto queste cose, compagno incazzato, per tentare di
farti comprendere la portata dell'imbarbarimento culturale del
nostro paese, che attraversa tutte le fasce sociali ma in
maniera particolare quella più esposta ai messaggi dei grandi
mezzi di comunicazione e più debole dal punto di vista del
sapere.
I comunisti hanno sicuramente commesso un numero esagerato di
errori, hanno certamente delle grosse responsabilità di fronte
allo scollamento lavoratori-Partito, ma francamente non credo
che le nostre scelte siano la causa principale della situazione
attuale.
Anzi, ti confesso che mi piacerebbe pensarlo. Sarebbe più facile
immaginare la ripresa.
In questa campagna elettorale e anche in quella prima, tutti i
compagni/e impegnati, compreso tu, hanno potuto ascoltare con
quale incisività il popolo della sinistra in generale chiedesse
a chiunque si presentasse con un banchetto e con una bandiera di
unirsi per sconfiggere Berlusconi. Prima dell’unità dei
comunisti, prima del lavoro, prima della sanità e dell’ambiente,
ti chiedevano di mandare a casa Berlusconi.
Certo, anche questo argomento non va utilizzato a nostro uso e
consumo, ma un conto è il militante severo, politicizzato, che
conosce perfettamente le dinamiche dei Partiti, un’altro è la
gente comune che ha sempre votato comunista o a sinistra.
In questo senso i dati di Campania e Lombardia, dove per scelta
o per necessità la Federazione della sinistra è andata da sola
parlano chiaro: sottolineo che neanche in Campania, dove il Pd
candidava un impresentabile, il popolo della sinistra ha scelto
in maniera diffusa di votarci. Il misero dato della Campania, è
bene che ce lo diciamo chiaro, vuol dire che la stragrande
maggioranza dell'elettorato di sinistra, che nel recente passato
ha anche votato Pdci o Rifondazione, antepone il voto contro
Berlusconi e la destra a qualunque ragionamento di merito: una
volta battuta la destra, sempre stando all'atteggiamento del
nostro 'elettorato standard' si può lasciare spazio ai passaggi
necessari per ricomporre questa sinistra sfasciata e perché no,
la diaspora comunista.
Ecco secondo me era questo il senso dell’intervista del
segretario rilasciata all’Unità: parlare a questi cittadini/e,
dimostrare che non siamo ripiegati in discussioni interne alla
Federazione spesso incompresibili ai più, dimostrare loro che i
comunisti sanno affrontare una fase così difficile per il paese.
Siamo disponibili, dunque, a trattare sulla base dei programmi
con il PD con l’IdV, e se proprio non se ne può fare a meno, con
L’Udc. Ma perché e per cosa? Per difendere la democrazia e per
tornare a far contare le ragioni del lavoro. Oggi, così come
siamo, fuori dalla maggior parte delle Istituzioni, siamo
davvero poco utili alle classi che ci candidiamo a
rappresentare. Quante volte, nelle situazioni di crisi in
particolare, dopo che i nostri compagni, spesso in modo
generosissimo, hanno sostenuto concretamente la lotta, vediamo
il deputato di turno del Pd o dell'Idv che in pochi minuti, solo
per il fatto che ha la possibilità di presentare
un'interpellanza o un'interrogazione in Parlamento, riesce a
calamitare tutte le attenzioni? Se non siete d’accordo ditelo
pubblicamente, sarete voi, in questo caso, ad essere giudicati
dai lavoratori, dagli studenti, dai pensionati.
Nel Pd non sono tutti mafiosi come tu sostieni, lo sono forse
quei dirigenti che si portano ancora dietro il fardello di
responsabilità di aver azzerato il più forte e grande Partito
Comunista d’Europa, ma nella sua base possiamo (se abbandoniamo
i nostri pregiudizi) trovare vecchi compagni che con noi hanno
condiviso anni e anni di battaglie nelle fabbriche, nel
sindacato, compagni che si definiscono ancora Comunisti
italiani. Vogliamo metterci nelle condizioni, attraverso il
nostro Segretario generale, di poter dire loro che il nostro
Partito è in campo per combattere una comune battaglia contro la
destra? Vogliamo provare a far emergere le contraddizioni enormi
in seno a quel Partito? Vogliamo provare una volta per tutte a
portargli via qualche voto? Se lo vogliamo davvero occorre
uscire dall’impasse del contro tutto e tutti, e non per
diventare i servi sciocchi di Bersani e qualche altro, ma perché
l’obiettivo di mandare a casa i fascisti travestiti da
benpensanti è davvero alto. Inoltre mi permetto di sottolineare
che qualunque alleanza, come sancito tra l'altro dal Congresso
di Salsomaggiore, si basa sulla condivisione di programmi e che
tale scelta è in piena coerenza con la storia dei comunisti
italiani, che durante la Resistenza contro il fascismo
anteposero la costruzione della Repubblica e della sua
Costituzione alle grandissime differenze ideologiche e di
programma tra i Partiti costituenti (e ricordo che i rapporti di
forza allora erano certamente migliori di oggi per i comunisti).
E’ banale e superficiale parlare dei deputati mancati, degli
apparati che a causa della situazione finanziaria non possono
essere più a disposizione del Partito. Scusami, compagno
incazzato, ma questa è una sciocchezza. Non essendo (credo e
purtroppo) alle porte la rivoluzione proletaria io mi auguro che
il PdCI possa davvero ritornare in fretta a disporre di deputati
e di compagne e compagni di apparato. La stragrande maggioranza
dei nostri iscritti, come sai, non vivono di rendita, pertanto
impiegano purtroppo la maggior parte della loro giornata a
lavorare per portare a casa la fatidica pagnotta, gli apparati
(di cui il glorioso PCI faceva comunemente uso) garantiscono al
Partito un lavoro costante utile a mantenere una struttura,
anche se piccola, dalle dimensioni nazionali. I deputati, i
senatori, i consiglieri a tutti i livelli, ci hanno consentito
invece di ottenere quelle informazioni (che solo se stai nei
'luoghi della politica' hai possibilità di recepire) necessarie
di cui oggi si sente gravemente l’assenza, e ci hanno consentito
inoltre – fatto non scontato - di mantenere in piedi la
struttura, considerato che il nostro Partito non riceve
finanziamenti da industriali o simili. Le istituzioni ci mettono
in grado di compiere laddove è possibile, azioni mirate a
risolvere i problemi dei lavoratori, così come alla regione
Piemonte, dove il nostro consigliere compagno Chieppa ha
ottenuto, dopo una duro scontro (anche con il PD), la
possibilità di anticipare del denaro senza interessi e con la
regola della non restituzione qualora non arrivino gli arretrati
degli stipendi, ai lavoratori Agile ex Eutelia.
Ti dico la verità, compagno incazzato, la Federazione della
sinistra non entusiasma neanche me, devi credermi. Tuttavia non
posso evitare da marxista di guardare in faccia la realtà, e
questa mi dice che da soli non ce la possiamo fare: forse
possiamo decidere di misurare fino in fondo tutta la nostra
purezza, ma io penso invece che sia giusto dare la possibilità
alla mia piccola bambina di 13 anni di poter crescere in un
mondo un po' diverso, un po' migliore anche grazie al contributo
dei comunisti. Ecco, vorrei pensare che la nostra smisurata
passione e dedizione al Partito, non fossero del tutto inutili,
non vorrei accompagnare il lungo viaggio dei comunisti
attraverso la storia verso una tomba mortale.
Il congresso del Partito si svolgerà sicuramente nel 2011, in
quella sede avremo modo di confrontarci, di discutere sul da
farsi, ma ti invito a non desistere rispetto alla prospettiva
dell’unità dei comunisti. Ognuno di noi all’interno delle
proprie Federazioni, dei propri Regionali avrà modo di
esprimersi liberamente, lo farò anche io, lo faranno tanti e
tanti altri compagni/e.
Molti di questi saranno liberi di sostenere che il passaggio
della Federazione della sinistra non è in contraddizione con un
progetto che sviluppi un ragionamento volto al lancio di un
processo fondante dei comunisti destinato a ricomporre gli
stessi in un unico Partito.
Oggi, e per molto tempo ancora, i comunisti sono destinati a
resistere, nessuno di noi può permettersi il lusso di fare un
solo passo indietro, neanche tu compagno incazzato, e per questo
che mi auguro con estrema sincerità di averti fino alla fine tra
le nostre fila, quelle dei comunisti che sbagliano, che lottano,
che si difendono, ma che non mollano mai.
D’altra parte è questo che ci hanno insegnato con i loro
sacrifici quelle migliaia e migliaia di Partigiani Comunisti che
hanno sacrificato la loro vita per concedere a noi il diritto di
poterci ritrovare per discutere e programmare il nostro lavoro
di militanti comunisti. Non sono in grado di dirti se durerà
ancora per molto tempo questa libertà, ma posso dirti che la
situazione attuale non ci consente di dividerci ulteriormente.
Un abbraccio Mao Calliano
Lettera di un compagno incazzato...
COMPAGNO DILIBERTO, COSI' NON VA
Sconcertato, fuori dal mondo, sinceramente non so veramente più
che dire, ma sta volta qualcosa tocca dirla perché così non si
può più andare avanti. Dopo aver letto dell’intervista al
compagno Oliviero Diliberto, pubblicata il 3 Maggio su “l’Unità”
a pg.17, rimango totalmente sconcertato, ancor di più di quello
che già ero prima. La sinistra in questo paese è totalmente
fallita, dalla più moderata ai più “estremi” spezzettamenti, il
capitalismo ha vinto, ha conquistato il mondo, a comprato la
testa della gente, ha distrutto le idee di cambiamento. In
Italia fenomeno forse più incredibile di tutto il resto, il
berlusconismo più becero, una sorta di “fascismo democratico”
che attua i piani della P2 con il consenso del popolo italiano
ormai rimbecillito, assuefatto e incapace di reagire.
Normalmente quando dico popolo italiano, parlo della stragrande
maggioranza, tutta quella gente che vota il nano leader massimo,
e tutta quella gente che ha votato e guidato negli ultimi 20
anni il centro sinistra, si questo benedetto centro sinistra che
doveva essere la forza di cambiamento del paese, che dopo anni
di DC e PSI doveva portare il nuovo, doveva rinnovare l’Italia,
e invece? invece eccoci qui, il piano è attuato hanno vinto, ha
vinto il berlusconismo, dopo la disfatta elettorale del ’94
l’idea del capitale, del razzismo, dell’odio ha vinto su tutto;
il centrosinistra, ha cercato in più e più modi ad assomigliare
a Berlusconi e ai suoi amici per vincere le elezioni, e stare
seduti litigando per qualche anno su quelle sedie che tanto si
erano sognati… Ora eccoci qui il PD è arrivato il dado è quasi
tratto, l’UDC si è staccata da Berlusconi, ed ecco che Massimo
D’alema e amici hanno quasi raggiunto l’obiettivo, assomigliare
a Berlusconi in tutto e per tutto, anche rubandogli i più grandi
alleati.
Mah.. c’è un mah in tutta questa vicenda, tutto questo comunque
non basterebbe al “centrosinistra” per battere il temuto
gemellodiverso dell’opposizione, ed ecco li che salta fuori
l’idea a Bersani!! “ma si chiamiamo i comunisti! ma dai si che
qualche stronzo che li vota è rimasto, quel due percento ci farà
sfangare, poi intanto se perdiamo o ci rompono i coglioni su gli
armamenti militari, facciamo cadere il governo e diamo la colpa
a loro” e normalmente direte voi, questi benedetti comunisti che
fanno??? ma ci cascano con tutte le scarpe! eccoli qui! pronti,
tutti amici come prima, ma si ora il caffè lo si prende anche
con Casini! e viva! tutti una bella famiglia come una volta,
così ci sono di nuovo i soldi per andare in russia a far finta
di essere comunisti davvero, per stampare i manifesti con le
frasi rivoluzionarie e magari arriviamo anche al 4%! beh da
l’intervista del 3 Maggio del compagno Segretario, non traggo
altro, se non questo, anzi forse è ancora peggio perché il
compagno Diliberto, continua a lasciar perdere molto la parola
centrosinistra, ma a far sotto intendere che qui l’unica cosa da
fare è cacciare via questo governo, senza però avere un
programma e un partito che possa portarlo avanti. Questo è il
problema più grande compagni, io non voglio fare l’estremista
folle, anche io voglio creare un polo che possa cambiare questo
paese, partendo secondo me da una forte opposizione, ma per fare
questo bisogna mettere in contraddizione la politica di oggi, e
i dirigenti che hanno guidato la sinistra fino ad oggi
dovrebbero tirarsi tutti indietro, lasciando spazio a chi non ha
a che fare ne ha mai avuto a che fare con i poteri forti per
creare quel partito comunista, che deve fare da perno e da guida
a quella nuova opposizione che comprenda normalmente anche altri
soggetti, e che avrà il compito importante di salvare il paese!
Invece voi che avete già avuto in mano la sorte dei comunisti in
Italia per anni continuate a immaginarvi ognuno il comunismo a
suo modo, sputandovi in faccia l’uno con l’altro e godendo delle
disfatte altrui; è questo l’interesse dei comunisti in Italia
oggi? far finta di esserlo perché ci piace la bandiera rossa, e
litigare con i fascisti?? perché a me sembra solo questa
l’intenzione, e invito i lettori di questo articolo a darmi
torto. Beh se è solo questo compagno Diliberto io non ci sto,
non ci sto e non ci starò mai come spero tanti altri compagni,
non ci starò mai in un governo con Casini, non voglio più stare
a dover spiegare il rifinanziamento delle missioni in
Afghanistan, non sto più a dover trovare una motivazione al
perché non si fa nulla per il conflitto di interessi, perché non
si fa nulla per la scuola pubblica per la ricerca, non si da
occupazione, non si aumentano le tasse ai ricchi, perché dovrei
ancora? perché dovrei ancora trovare false giustificazioni a
tutto questo??? compagno Diliberto io non ci posso stare un
altra volta, e scrivo questo sfogo che spero leggerà. Il 45% del
paese non vota, e tanti dei voti dei comunisti che ci lamentiamo
di aver perso sono li, c’è lo spazio per il cambiamento c’è lo
spazio per l’alternativa, ma bisogna spaccare gli equilibri,
certo se poi alla vostra classe politica non fa comodo è un
altro discorso…I COMUNISTI IN ITALIA CI SONO, I PROLETARI IN
ITALIA CI SONO, C’E’ LA GENTE CHE SI MUORE DI FAME, C’E’ CHI
OGNI GIORNO VIVE MILIONI DI INGIUSTIZIE. Serve un alternativa in
questo paese e non si
fa di certo con l’UDC, ma neanche con la mafia politica che ora
sta dentro l’IDV e al PD Bisogna cambiare questi partiti
all’interno e questa classe politica che non ha fatto nulla
compagno Segretario, e tu dovresti essere il primo a far un
passo indietro, convocando almeno il congresso del nostro
partito, per discutere una linea nuova, discutere sul da farsi,
perché se non ricordo male, a Salsomaggiore si è detto ben
altro, non si è parlato di Sinistra Federata senza l’Unità dei
Comunisti e di governo con l’UDC…
Mah! Stavolta le considerazioni di
Calliano, che per me è un punto di "riferimento" per le
dichiarazioni e le posizioni forti espresse negli ultimi 5
mesi, sono un po' debolucce...D'accordissimo
con te sulla prima parte delle considerazioni sul non
focalizzare la critica sulle figure singole, sui segretari,
ecc...ma di sviluppare un senso anche
...
Mostra tuttoautocritico
e collettivo. Anche sul fatto che di fronte alle difficoltà
attuali salvaguardiamo tutti i livelli di unità possibili e
manteniamo tutti i terreni di confronto. Sennò le critiche
poi ce le faremo allo specchio quando siamo rimasti soli.
Tuttavia il resto è francamente poco incisivo e, a mio
modestissimo avviso, poco condivisibile.
Poco incisive perchè sono un elenco di "ragioni" trite e
ritrite sulla necessità di digerire tutto perchè intanto si
battono le destre poi dio vede e provvede. Il piccolo
problema è che non siamo nel periodo 1994-1998 in cui questa
era una "novità" nel dibattito del PRC (e poi del PRC-Pdci
con la separazione). Sono 15 anni che si agisce solo con
questa priorità e stiamo coi cartoni. Per cui tirarlo fuori
ora per la 37ma volta e per di più con una capacità di
"incidere" ridotta al lumicino...beh...non fa presa...Questo
è il dato oggettivo e incontrovertibile.
Invece la mia opinione (quindi soggettiva e ovviamente
discutibile) è che sulle motivazioni non ci siamo proprio.
Uno dei motivi fondamentali dell'arretramento dei comunisti
non è che c'è la "reazione" e che i lavoratori preferiscono
il culo delle ballerine a bandiera rossa. Quella c'è in
tutti i paesi d'Europa, Grecia compresa dove il partito al
potere di centrosinistra ha dovuto riprendere le redini dopo
che era stato scavalcato al governo dalla destra (anche lì
particolarmente becera e fascistoide, non lontana dal
vecchio regime). La differenza è che di fronte a un governo
centrosinistro che applica le ricette del FMI, della BCE e
della locale confindustria (con nulla di peggio della
programma del PD) i comunisti locali non fanno sconti!
Quindi in Italia la regressione è favorita proprio dalla
mancanza di un progetto politico di opposizione
completamente alternativa tanto alla Marcegaglia, ai Sacconi
e ai Tremonti quanto ai Montezemolo, agli Ichino e ai
Bersani!
Eì lì che dovrebbero inserire il proprion ruolo i comunisti
e riacquisire (con fatica e tempo e non cambiando strategia
ogni tre mesi) un proprio ruolo.
Altrimenti nessuno ci percepisce "utili" a qualcosa, non
avendo un profilo di opposizione "nostro" distinto da quello
degli altri attori del bipolarismo.
Così se l'obiettivo è solo battere Berlusconi, la gente vota
il principale partito di opposizione (il PD appunto) oppure
gli scontenti votano quelli che sembra abbiano un proprio
profilo distinto. Come Di Pietro e Grillo sulla "legalità" e
il "rispetto delle tregole" che poi è anche il rispetto
delle "regole" che se un imprenditore sfrutta qui la
manodopera e dopo decide di delocalizzare in Romania può
farlo e buonanotte.
Un abbraccio
Io sono molto d'accordo con Mao
Calliano.
Le considerazione di Mario Correnti non sono prive di
interesse ma non si capisce per quanto tempo dovremo
resistere in questa situazione, riacquisire un proprio
ruolo, tu dici, ma visto che fuori dal Parlamento non
siamo alternativi proprio a nessuno, figuriamoci al Pd.
Resistiamo 2 anni' Tre? Dieci?
...
Mostra tuttoSiamo
sicuri di esserci ancora? Perchè anche l'unità dei
comunisti si fa tra soggetti, ma se i soggetti non ci
sono più?????????? Gli accordi si fanno anche quando si
vogliono raggiungere degli obiettivi tattici che più in
là possono essere utilizzati per la nostra strategia,
che è quella dell'alternativa al Pd, ma oggi, ma la
momento, quando tutti ci ignorano, anche se il progetto
politico lo tiriamo fuori dal cilindro, tanto nessuno lo
conoscerà, nessuno ne parlerà, continuremo ad essere
ignorati da tutti come adesso fincheè non rientriamo in
Parlamento e non è per avere qualche poltrona sotto il
sedere come qualcuno pensa ma per dare forza e
visibilità al progetto di unità dei comunisti.
L'obiettivo non è solo battere Berlusconi, perchè questo
l'abbiamo già detto l'altra volta, (anche se lui è
andato davvero oltre qualsiasi immaginazione)
l'obiettivo è proprio tornare ad avere una qualche
visibilità, secondo me. per poter portare avanti il
nostro progetto altrimenti ce lo raccontiamo tra di noi
su fb. Penso che aspiriamo tutti a qualcosa di meglio.
E' un compromesso bieco? Può darsi. Ma io non vedo
alternative all'orizzonte.
Anzi vedo alcuni partiti comunisti, tutti piccoli o
piccolissimi, che vanno verso la dissoluzione, sono
catastrofista? Parlano mai di noi da qualche parte? Ci
intervistano? Raccontano le nostre lotte? NO. non
parlano di noi, ignorano la nostra esistenza e poi
andiamio alle elezioni pretendiamo anche che la gente ci
voti. Eppure facciamo le lotte, facciamo i cortei.
Stiamo dalla parte dei lavoratori, siamo partecipi.
risultato nessuno. Al Congresso siè detto altro, è vero,
ma la politica galoppa, non sta dietro a noi, ci sta
davanti, faremo un congresso dove torneremo a litigare
sulle alleanze, perchè l'argomento per litigare è sempre
lo stesso. Abbiamo provato a stare fuori dalle
istituzioni. Non va. Non va bene per niente.
Non siamo di utilità alcuna. Per tornare in Parlamento
dobbiamo allearci con Bersani? E pazienza. Torniamo al
proporzionale. Anche se è il Pd che ci ha fottuti,
questa volta hanno bisogno anche di noi. ma torniamoci o
è la fine e non ci sarà più da litigare sulle alleanze
perchè non avremo nessuno con cui litigare.
Intervista a
Oliviero Diliberto su l’Unità del 3 maggio 2010
Care compagne, cari
compagni
Ringrazio
di cuore, con moltissimo affetto, tutti voi che in questo mese di malattia, dopo
un incidente piuttosto serio, mi avete inviato auguri, solidarietà, vicinanza.
Mi è servito per superare i primi momenti che sono stati difficili. Non sto
ancora bene, ma conto di tornare pienamente in forma nel giro di 3 o 4
settimane.
Vorrei offrire a tutti i compagni e ai militanti una
riflessione sulla fase e qualche idea sulla prospettiva. Anche perché la
situazione non è semplice e richiede lucidità di analisi, grande
determinazione e, soprattutto, la straordinaria passione politica dei
comunisti.
Abbiamo alle spalle le elezioni regionali che, per
ampiezza e numero di votanti, rappresentano un test per tutta la
politica italiana. Il dato che emerge, al di là delle reticenze del Pd,
è che la destra si consolida. E’ vero che ha perso voti in termini
assoluti. Ma è successo a tutti, essendoci stato un ulteriore,
drammatico astensionismo. Nelle più popolose regioni d’Italia –
Lombardia e Campania – la destra si afferma in maniera molto netta. Lo
fa anche nel Lazio, nonostante l'assenza del Pdl nella provincia più
popolosa, quella di Roma. In Calabria il candidato della destra doppia
quello del centro sinistra. In tutto il nord, tranne la Liguria, si
conferma ed anzi aumenta l’affermazione della Lega, che ha in sé una
pulsione eversiva tra le più pericolose nella storia della Repubblica:
la regressione sul piano dei principi di eguaglianza, previsti dalla
nostra Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti
dell’uomo.
Il consolidamento della destra fa sì che Berlusconi,
insieme alla Lega e contro una parte della stessa destra, proponga
riforme costituzionali che stravolgono complessivamente l’assetto uscito
dall’Assemblea Costituente, con una progressiva non applicazione e fino
allo stravolgimento sostanziale dei principi costituzionali. Fenomeno
non nuovo. Da un lato è in corso da più di 15/20 anni, con negli ultimi
tempi un’ulteriore e drammatica accentuazione; dall’altro c’è l’idea di
riformare il sistema, dando veste costituzionale esplicita a quanto già
sta concretamente avvenendo. E quel che sta avvenendo è che il
parlamento è stato svuotato di ogni potere e chiamato alla semplice
ratifica di ciò che viene deciso nel Consiglio dei ministri. Il più
delle volte, peraltro, con il ricorso al voto di fiducia o attraverso
decreti legge. Il semipresidenzialismo, con l’elezione diretta del
presidente, darebbe un ulteriore, definitivo colpo a quella che per anni
è stata chiamata “la centralità del parlamento”.
Queste riforme istituzionali sono, per le note
vicende giudiziarie di Berlusconi, connesse all’assalto definitivo al
terzo potere della Stato, cioè la magistratura. E l’anomalia italiana
sta oggi nel rischio della fine della divisione dei poteri. Il potere
legislativo, il parlamento, è asservito al potere esecutivo. Se lo
stesso accadesse anche con il potere giudiziario, sarebbe la fine di
ogni principio, non dico comunista, ma semplicemente liberale.
Ma nelle società occidentali avanzate vi è un altro potere che, dal
celebre film di Orson Welles, viene chiamato il “quarto potere”, quello
dell’informazione, oggi completamente in mano al premier. Sia per quanto
riguarda l’informazione pubblica che quella privata.
Da questo punto di vista avanzo un’osservazione tutta politica. Nel
resto d’Europa vincono le elezioni le forze di opposizione ai governi di
destra. Con la crisi economica normalmente viene premiata la forza che
sta all’opposizione (penso alle regionali francesi, dove i socialisti,
in alleanza con le altre forze della sinistra, hanno vinto in tutte le
regioni tranne in una). L’Italia è l’unico caso in cui vince chi sta al
governo senza pagare il prezzo della crisi. Perché accade? La mia
convinzione è che accade perché la crisi viene accuratamente nascosta in
ogni programma d’informazione o di intrattenimento. La responsabilità,
molto grande, è anche di chi, avendo governato a più riprese, non è
stato in grado o in qualche caso non ha voluto fare una legge antitrust.
Mi riferisco ovviamente al centro sinistra.
Di fronte a questo enorme pericolo, le forze
d’opposizione presenti in parlamento sono del tutto inadeguate. Il Pd si
dibatte in una crisi d’identità continua che lo paralizza, al punto da
essere oggi impantanato in una folle discussione su accettare o meno il
dialogo con Berlusconi. L'Idv, dal canto suo, non riesce ad andare oltre
una - in fondo sterile ancorché giusta - non sufficiente polemica
antiberlusconiana. Come se, eliminato Berlusconi, d'incanto si
risolvessero tutti i problemi dell’Italia. Se questo è lo stato del
paese, con una destra sempre più preoccupante e con posizioni che non
esito a definire eversive, all’interno delle forze di opposizione anche
lo stato della sinistra che non è in parlamento, e quindi noi, è molto
serio.
La Federazione della Sinistra ha avuto alle regionali
un risultato attorno al 3%. Un esito che ritengo non positivo. Alle
europee, un anno fa, prendemmo il 3,4%. Abbiamo subìto una diminuzione
sia in termini assoluti che percentuali. E’ un serio campanello
d’allarme che non va sottovaluto né taciuto né nascosto sotto il
tappeto.
Oscurati completamente dalle tv e dai giornali, i comunisti e la
sinistra scontano il fatto di essere completamente invisibili. E’
un’invisibilità che attiene ad un problema di democrazia, perché sono
resi invisibili non tanto i dirigenti, ma i milioni di italiani che
hanno votato per le forze della sinistra. E’ un vulnus, una ferita molto
seria di cui il Pd non si rende conto e, per certi versi, ne è
apertamente responsabile. Questo ha portato ad una percezione di non
esistenza della sinistra. E se il dato del 3% non è positivo, è tuttavia
un segno di esistenza politica che può essere il presupposto per provare
a ricostruire. Voglio dire che, a fronte dell’invisibilità assoluta, è
un risultato che possiamo definire, senza nessun eufemismo, accettabile.
Dobbiamo tuttavia ricavarne alcune considerazioni di carattere generale.
Avverto l’esigenza - l’ho detto in tanti momenti
pubblici e meno pubblici - che i comunisti, e più in generale la
sinistra di classe, si manifestino con un profilo programmatico e di
contenuto che oggi non hanno. Non casualmente abbiamo creato nel
dicembre scorso, assieme ad altre forze politiche, intellettuali,
personalità importanti del mondo della cultura, un’associazione che si
chiama Marx XXI. Nei nostri intendimenti deve servire - senza steccati,
senza alcuna visione di nicchia partitica - alla costruzione di un
progetto ambizioso: elaborare idee nuove, inevitabilmente nuove, che
guardino al futuro e che propongano alle grandi masse soluzioni - non
soltanto denuncie - dei problemi che affliggono il paese. Faccio un
esempio immediato. Si parla di riforme istituzionali. Credo sia dovere
dei comunisti cimentarsi con un profilo autonomo, intellettualmente e
politicamente, e offrire un contributo, anche se dall’esterno del
Parlamento, con le risorse intellettuali – e vorrei dire anche morali –
che abbiamo. Ad iniziare da un grande tema di cui nessuno parla più:
l’intreccio tra questioni sociali e questioni istituzionali, presupposto
fondativo della Costituzione. Mi riferisco, in particolare, al principio
di eguaglianza, sostanziale e non formale, previsto nell’articolo 3 e al
tema, oggi negletto, della forma dello Stato, dei suoi organi. Per i
costituenti la centralità del Parlamento non era separata dalla prima
parte relativa ai diritti e ai principi fondamentali. Essa era lo
strumento ritenuto più idoneo per attuare la prima parte della
Costituzione. Il Parlamento era il luogo non solo della mediazione, ma
anche del conflitto tra tutte le diverse istanze della società,
politiche, sociali, ideologiche, religiose, etniche…
C’è da fare una grande battaglia per un parlamento
che sia eletto diversamente, e cioè sulla base del sistema proporzionale
puro, il solo a garantire un parlamento davvero rappresentativo anche
del conflitto che c’è nella società. Un parlamento realmente
rappresentativo della società e di tutte le sue articolazioni di classe
è anche, a mio modo di vedere, un formidabile antidoto contro alcuni
fenomeni assolutamente deteriori ai quali stiamo assistendo. Penso al
dilagare dell’antipolitica, ai partiti espressione di una sola persona e
del suo presunto carisma (anche a sinistra), al populismo che dilaga e
mina alla radice le ragioni stesse della sinistra di massa. Questo
presuppone una ripresa della riflessione teorica.
Penso poi ad altri grandi temi relativi alla
questione sociale e intrecciati alla questione istituzionale: alla
revisione del welfare da sinistra in una società profondamente mutata;
alle forme dell’organizzazione della politica con la novità epocale
rappresentata dai nuovi mezzi dì informazione, dal web, dalla rete, che
hanno annullato la fisicità, il tempo, lo spazio, cioè le vecchie
categorie aristoteliche. Occorre che i comunisti siano all’avanguardia e
non nella retroguardia a difesa di identità e valori del passato. Valori
sacrosanti, perché senza radici non c’è futuro, ma essi vanno difesi
guardando avanti.
Se il primo tema è, quindi, squisitamente
contenutistico, il secondo è “come siamo”. Le elezioni regionali ci
consegnano alcune questioni. Ad esempio come i comunisti e la sinistra
stanno dentro uno schema, tutto politico, di alleanze.
Vedo dei cerchi concentrici, ovviamente comunicanti tra loro, ma
separati e ben distinti uno dall’altro.
Il cerchio più largo è quello della difesa della democrazia. Se è vera
l’analisi, pur sommaria e me ne scuso, che ho fatto all’inizio, siamo di
fronte ad un’aggressione molto seria al sistema democratico, la più
grave dall’inizio della storia repubblicana. E allora credo che sia
dovere dei comunisti e della sinistra di classe contribuire ad uno
schieramento, il più largo possibile, di coloro che credono nella
Costituzione, credono nella legalità, credono nei principi fondativi
della democrazia. Centrosinistra allargato? Non lo so, saranno le
concrete dinamiche della politica a determinare quanto largo sarà questo
fronte. Ma più largo sarà, più efficacemente potrà provare a sconfiggere
una destra così aggressiva, così forte, così pervasiva nella società,
anche a livello di massa. Noi comunisti non possiamo sottrarci ad uno
schieramento di questo genere. Sono proprio le elezioni regionali a
consegnarci questo problema. In Lombardia, dove ci hanno cacciato
scioccamente e, per certi versi, in modo delinquenziale, e in Campania,
dove abbiamo scelto di non partecipare all’alleanza, abbiamo ottenuto i
risultati in assoluto più deludenti. Da non ripetere. In uno schema
bipolare, che non ci piace ma esiste: stare fuori dalla coalizione non
paga. Eppure, nelle Marche, dove siamo stati esclusi perché il Pd ha
preferito l’Udc che, per una pregiudiziale ideologica, non voleva i
comunisti in coalizione, il risultato è stato buono. Perché? Perché
siamo riusciti a coinvolgere Sinistra e Libertà nell’operazione di un
polo alternativo, costruendo un’alleanza grande e credibile di tutta la
sinistra.
All’interno del cerchio più largo, c’è il tema della
sinistra. Noi dobbiamo consolidare la Federazione della Sinistra. La
linea dei Comunisti Italiani è nota. Avremmo voluto, vogliamo,
continueremo a volere l’unificazione tra i due partiti comunisti, il
Pdci e il Prc. Ma la riunificazione, che a me sembra un fatto rilevante
e, vorrei aggiungere, persino di buon senso, si può fare se le due forze
sono d’accordo. Sino ad oggi Rifondazione è stata contraria. La
Federazione è al momento il livello possibile di unità. Va consolidata.
Senza forzature, tenendo conto dei problemi dei territori, ma anche
senza tentennamenti, perché l’autosufficienza – vale per noi ed anche
per Rifondazione, che ha subito il tracollo più devastante dal 2006 ad
oggi – è semplicemente una sciocchezza. So bene quante difficoltà e
problemi e diffidenze vi siano in alcune regioni e provincie nel
processo federativo. E anche in queste elezioni regionali ne abbiamo
registrate non poche. Occorre grande senso di responsabilità, il che non
significa che debba essere il Pdci a esercitare la responsabilità più
grande. La linea non può e non deve essere altro da quella di un
reciproco equilibrio e pari dignità.
Se fossimo andati ognuno per conto proprio non
saremmo stati in grado di eleggere consiglieri regionali. Quest’inedito
tentativo di alleanza politica organica, mantenendo ciascuno la propria
diversità, è il livello possibile e quindi quello su cui investire.
A partire dalla Federazione e dal simbolo della falce e martello che la
contraddistingue, credo che si possa ragionare anche su possibili
allargamenti del sistema di alleanze a sinistra. Da questo punto di
vista non posso che registrare positivamente il dato della Toscana, al
momento il più importante, un esisto addirittura migliore di quello
europeo, dove la Federazione s’è alleata con i Verdi. Allo stesso modo è
encomiabile il risultato pugliese. In condizioni difficilissime, essendo
la regione di Vendola, senza la soglia di sbarramento, sempre assieme ai
Verdi, avremmo eletto due consiglieri. Provare a riconnettere un bacino
elettorale a sinistra del Pd che, potenzialmente,
è attorno al 6/7%, non è impossibile, pur mantenendo ciascuno, com’è
ovvio, la propria identità e la propria autonomia: politiche, culturali,
ideologiche ed organizzative.
Questo ci conduce al terzo cerchio che, all’interno
della sinistra e della dinamica del centrosinistra, è rappresentato dai
comunisti. Per una somma di circostanze e dopo non poche sconfitte,
propongo la seguente riflessione.
La questione comunista va tenuta aperta, rilanciata, le va dato un senso
nel terzo millennio. E questo è compito dei comunisti italiani, non di
altri. Vedo nel nostro partito e nel suo rilancio il baluardo ultimo. E
non perché non ci siano tante e tanti comunisti. Ci sono dentro
Rifondazione e sparsi nella società. Ma il nostro partito è l’unica
forza politica organizzata, radicata nei territori, presente a rete in
tutte le provincie e nelle grandi città, che ha posto al centro della
sua prospettiva l’unità dei comunisti.
Il nostro partito deve essere a disposizione
dell’ambizioso progetto della ricomposizione dei comunisti. Il che
significa, molto banalmente ma vale la pena ripeterlo, avere chiaro che
oggi, in una fase assolutamente difensiva, si deve fare politica
guardando avanti. Siamo l’unica forza che continua a ritenere che si
debba operare per il superamento del capitalismo. Non bastano
aggiustamenti, pur necessari, ma un radicale sovvertimento dei rapporti
di classe. Per questo ci chiamiamo comunisti. E’ la grande differenza
con chi è di sinistra ma non comunista. Da questo punto di vista l’unica
speranza è il Pdci. Nella prospettiva italiana e nella logica europea,
dove i partiti comunisti francese, portoghese, greco e cipriota sono
andati assai bene alle elezioni, questo ha un senso forte. Mentre
un’aggregazione come la Linke tedesca è irripetibile fuori dalla
Germania. Perché la Linke non nasce dalla riunificazione di due partiti,
ma dalla riunificazione di due Stati, la Germania est e la Germania
ovest. A differenza di Rifondazione, noi guardiamo e abbiamo rapporti
intensi con grandi paesi governati da partiti comunisti. Nelle forme che
si sono di volta in volta determinate nel mondo, dall’Asia all’America
Latina al Sudafrica, sono oggi trionfanti. In questa prospettiva – per
l’ Italia e come referenti in Italia di un movimento internazionalista
–la questione comunista va rilanciata, offrendo un riferimento a tutti
quelli che sono comunisti.
Occorre allora che il nostro partito moltiplichi gli
sforzi, il tesseramento, il radicamento nei territori, anche laddove
oggi è più difficile di ieri. Dove non abbiamo eletto abbiamo poche
risorse. E dopo la fine del finanziamento pubblico e la scomparsa dei
gruppi parlamentari con i relativi, cospicui versamenti, anche le
finanze del partito sono in seria difficoltà. Le misure dolorosissime
che abbiamo dovuto adottare (la sospensione della pubblicazione di
Rinascita, il ricorso alla cassa integrazione per alcuni nostri
funzionari) vanno nella direzione di un partito che vuole tenacemente
resistere nonostante le difficoltà economiche. Non ci piegheranno con il
ricatto delle risorse!
Pertanto, chiedo alle compagne e ai compagni uno
sforzo straordinario, un’abnegazione anche maggiore che nel passato, il
superamento di eventuali delusioni personali, pur comprensibili, per la
mancata elezione. Abbiamo il dovere di tenere quanto più possibile caro,
prezioso, il nostro partito. Al servizio di un progetto che è quello
della trasformazione generale. E’ un compito strategico, assieme
all’unità della sinistra e a un’unità più ampia di tutte le forze
democratiche, mantenendo irriducibile la nostra diversità. E’ una
diversità che va conservata gelosamente affinché la si possa consegnare
un domani alle future generazioni. (www.comunisti-italiani.it 16 aprile
2010)
Comunicato stampa del
10 marzo 2010
Questa
mattina
si sono
riuniti
i
rappresentanti
e i
coordinatori
del
Popolo
Viola di
Milano,
di Qui
Milano
Libera,
di
Adesso
Basta!,
Movimento
5 Stelle
Lombardia,
Italia
dei
Valori,
Sinistra
Ecologia
e
Libertà,
Federazione
della
Sinistra,
Verdi,
Partito
Socialista,
Partito
Democratico,
e hanno
concordato
il
seguente
comunicato:
Le forze
sociali
e
politiche
democratiche
invitano
tutte e
tutti a
mobilitarsi
per un
forte
impegno
civile
ed etico
in
difesa
della
Costituzione
e della
Democrazia
denunciando
la
gravissima
emergenza
dell’aggressione
del
Governo
allo
Stato di
diritto,
le leggi
ad
personam,
il
cosiddetto
legittimo
impedimento
e il
decreto
salva
liste.
Denunciando
inoltre
l’attacco
ai
diritti
e alla
dignità
del
lavoro,
in
particolare
all’articolo
18, e
alla
libertà
di
stampa.
Mettendo
da parte
la
competizione
elettorale
per
difendere
la
Democrazia
e i
principi
di
eguaglianza
e dello
Stato di
diritto
che
appartengono
a tutti.
Diamo
vita ad
una
grande
manifestazione
unitaria,
partecipiamo
tutte e
tutti,
sabato
13 marzo
dalle
ore 15
in largo
Cairoli.
Il decreto
salvaliste e la Costituzione lacerata
Sinistre unite
al No B. Day per cacciare Berlusconi
Intervista ad Oliviero Diliberto
«Recuperare la fiducia dei lavoratori salariati e
salvare la democrazia in Italia».
di Serena Martucci
Fuori
dal Parlamento ma sempre in piazza. Al “No B day” del 5 dicembre, nei
cortei accanto agli studenti e nei picchetti con i lavoratori. L'ultimo
caso la fabbrica Alcoa occupata dai dipendenti. «L'azienda gioca sulla
pelle degli operai - accusa senza mezzi termini Oliviero Diliberto -e la
Regione resta inerte perché non conta nulla». «Tornare
tra la gente» è dunque il nuovo motto della sinistra radicale che, anche
in vista delle elezioni regionali, affila i coltelli. E mentre Pd e Idv
continuano a pestarsi i piedi gli ex della falce e martello hanno chiara
la loro strada: «Uniti di nuovo per spodestare il premier».
Archiviato il fallimento dell'Arcobaleno,il segretario dei Comunisti
italiani non ha dubbi. «Ripartiremo il 5 dicembre con una federazione
insieme a Rifondazione, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e
un'associazione vicina alla Cgil». Obiettivo? «Recuperare la
fiducia dei lavoratori salariati e salvare la democrazia in Italia». Lei è stato ex ministro della giustizia. Dovrebbe essere contento che
finalmente ci sia una riforma... Lo sarei se non fosse assolutamente incostituzionale. La trovo una
nefandezza, tanto che perfino un uomo misurato come Casini l'ha definita
una porcata. E' vero che i processi da noi possono diventare infiniti..
Ma la questione non si risolve facendoli prescrivere. Piuttosto servono
ingenti risorse e modifiche concrete soprattutto per le cause civili che
ingolfano la macchina giudiziaria. In che modo?
Affidando quel milione e mezzo di cause Inps ad un conciliatore
piuttosto che farle gravare sui giudici. Molti sono solo procedimenti
“fotocopia”. Il ddl svuoterebbe di sicuro le aule giudiziarie...
Violando però il principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla
legge per salvare il premier. Se passa siamo pronti al referendum. Cosa non le va giù?
Una cosa grida vendetta. Il Pdl ha vinto le elezioni promettendo
sicurezza. Invece taglia i fondi, tanto che lo stesso Maroni si è detto
pronto a votare con l'opposizione, e fa norme che rendono i processi più
difficili. Un paradosso che fa vacillare la stessa maggioranza. Beh, neppure l'opposizione sta messa meglio. Di Pietro e Bersani
qualche giorno fa erano di nuovo ai ferri corti...
È vero loro “strappano” spesso ma poi quando serve ci si schiera
insieme. Al No Berlusconi Day il Pd non ci sarà...
Peccato. Sono convinto però che ci saranno molti dei suoi elettori. I soliti problemi delle coalizioni. Lei fu uno dei fondatori
dell'Ulivo. Cosa non ha funzionato?
Nel 2008 quello non era più l'Ulivo che avevamo costruito. Paghiamo lo
scotto per la delusione dell'ultimo esecutivo Prodi. Ovvero?
Quella coalizione era una cosa bizzarra. E là dentro ognuno tirava acqua
al suo mulino. Poi il governo cadde. E l'Arcobaleno prese una batosta alle urne.... Perché non voleva dire nulla, non aveva identità. E poi c'era
la spinta al voto utile e molti dei nostri scelsero il Pd. Con Bersani segretario qualcosa è cambiato?
Certo. Lui per primo ha ammesso che il partito così non è
autosufficiente.Da solo il Pd arriva al 25% e per sconfiggere Berlusconi
serve un fronte più largo che consenta di raggiungere il 51%. Ma così si ritorna all'ammucchiata dei simboli come temeva
Franceschini..
Niente ammucchiate. Piuttosto un Comitato di liberazione nazionale
dal premier costruito con persone fedeli alla Costituzione. Tutti uniti dunque. Eppure solo la sinistra radicale ha ben 6 partiti
che la rappresentano. Non saranno troppi? Sono d'accordo. Per questo puntiamo all'unità. Poi però servono
contenuti e un profilo utile. Cosa intende?
Penso al problema dei precari, a quelli a cui è stato rubato il futuro.
Prodi ne stabilizzò 400mila nel pubblico impiego. Di nuovo il posto fisso?
L'ha detto anche Tremonti. Comunque penso a più garanzie. In verità
in Europa, con i due deputati in più per l'Italia, un posto ci sarebbe
anche per lei?Sono il primo dei non eletti. Cosa dire? Se mi
chiamano vado.■
(E Polis Torino 21 novembre 2009)
Comunicato
stampa di Oliviero Diliberto
"Il 5
dicembre deve trasformarsi nella più grande
manifestazione unitaria contro Berlusconi a cui
dovrebbero partecipare tutte le forze di opposizione.
Una proposta di legge palesemente anticostituzionale,
come non mancano di sottolineare anche autorevoli
giuristi di centrodestra. Noi, comunque, qualora fosse
approvata, siamo pronti a raccogliere le firme per un
referendum abrogativo, con chiunque sia disposto a
farlo". Lo ha detto il segretario dei Comunisti italiani
Oliviero Diliberto commentando la presentazione della
proposta di legge sulla prescrizione breve da parte
della maggioranza. (www.comunisti-italiani.it 12
novembre 2009)
Il Manifesto intervista Oliviero
Diliberto
Il
segretario del Pdci a Rifondazione: subito l'unità dei comunisti, poi quella
della sinistra
«Bertinotti velleitario, entra nel Pd» «È inaccettabile, prima si augura il
disastro e poi propone un partito unico»
di Matteo Bartocci
Un ballon d'essai «velleitario e inaccettabile». Oliviero Diliberto,
segretario del Pdci, boccia senza se e senza ma la proposta di un partito unico
della sinistra, dal Pd ai comunisti, avanzata giovedì da Fausto Bertinotti sulla
Stampa. «Trovo scandaloso - commenta Diliberto - che Bertinotti prima del
voto si augurasse esplicitamente che nessuna delle due liste di sinistra
superasse la soglia. Tanto più scandaloso perché è stato segretario di un
partito comunista che ha lasciato da pochi mesi. Un gesto di una rozzezza
infinita, che ha davvero a che fare con il costume della politica, con la lealtà
verso compagni e compagne con cui si è vissuto tanto tempo».
Ma come giudichi l'esigenza di un partito della sinistra? Quella proposta è inaccettabile e velleitaria. Un partito si costruisce su un
progetto, non sommando sigle. Tanto più quando su tutte le grandi questioni si è
in contrasto, dalla politica economica alla politica estera. Credo che sia un
ballon d'essai per dire: Vedete, la sinistra non si può ricostruire ed è meglio
andare nel Pd.
«Un partito si costruisce su un progetto e non sommando sigle», dici. E che
progetto è quello della lista Prc-Pdci? Questa lista nasceva già come un progetto. Abbiamo un coordinamento comune. E
per noi è centrale la contraddizione capitale-lavoro. Questo e non altro vuol
dire la falce e martello. I simboli in politica contano. Quando i partiti che ce
l'avevano l'hanno tolta hanno sempre cominciato una mutazione verso approdi non
più di sinistra. Vedi il partito socialista di Craxi o la deriva Pci-Pds-Ds-Pd.
Le cose che uniscono noi e Rifondazione con i socialisti di Salvi, sono
infinitamente di più rispetto a quelle che ci dividono.
Per questo vi unirete? Pur essendo rispettosissimo del dibattito interno di Rifondazione continuo a
pensare che oggi sia indispensabile riunificare subito intanto le due forze
comuniste. Non ha senso che ci siano due diversi partiti comunisti in Italia. E
a partire da questa riunificazione proporremo un accordo politico a tutta la
sinistra di alternativa.
Ma un partito comunista non di massa, d'opinione, non è un non senso, una
contraddizione in termini? I numeri sono questi. Ma in tanti paesi europei c'è una ripresa dei partiti
comunisti: Francia, Grecia, Portogallo, c'è il partito ceco-moravo, quello di
Cipro. Il nostro 3,4% da solo vale più del 3,1 dell'Arcobaleno che abbiano preso
tutti insieme l'anno scorso. È chiaro che mi aspettavo di più dalle elezioni. Ma
questa lista è un punto di partenza e meno male che l'abbiamo fatta.
Ma la sinistra, come sentimento di opinione e di espressione di sé, quanto vale?
Il vostro 3,4%? Il 6,5% delle due liste? Oppure è invece più ampia, raccoglie un
italiano su tre? E' ancora larga. Esiste. Un pezzo importante dell'elettorato di sinistra ha
votato Di Pietro, perché a differenza del Pd si è opposto a Berlusconi visto che
noi non siamo in parlamento e siamo stati totalmente oscurati dai media. E poi
c'è un pezzo non piccolo del Pd che si considera di sinistra e spesso vota in
una logica di continuismo con la storia del Pci. Nelle regioni rosse si parla
ancora del Pd come del Partito con la maiuscola. Infine c'è un elettorato non
piccolo, almeno l'8%, che ha votato le liste di sinistra. Lo spazio è
obiettivamente grande. Ma bisogna rimotivare innanzitutto i nostri militanti. In
tutta Italia comunisti e Rifondazione lavorano già come uno stesso partito.
Sarebbe un delitto mortale disperdere tutto questo lavoro.
Unirsi subito col Prc. Già nell'assemblea che avete convocato a luglio? Se dipendesse da me ci saremmo uniti ieri. Ma evidentemente un matrimonio si
fa in due. Io spero che i compagni di Rifondazione capiscano che in politica il
tempo è tutto. Il mio partito è pronto e li incalzeremo nella maniera più
unitaria possibile affinché si faccia quanto prima. Da soli non ce la facciamo
né noi né loro.
Veramente anche insieme siete rimasti sotto il 4 per cento. Ma se non si riescono a unire due partiti quasi identici come si fa a parlare
di unità della sinistra? Iniziamo da noi. E certo poi l'appello è rivolto a
tutti quelli di sinistra. Ma che ci vuole per unire Pdci e Prc? Serve solo la
volontà politica.
Sulla questione del governo voi nel '98 siete usciti da Rifondazione. Oggi quel
tema è di nuovo di attualità e discrimina, ancora una volta, le varie sinistre.
Le ragioni della scissione sono alle nostre spalle. Siamo stati insieme al
governo e all'opposizione. Abbiamo pagato gli stessi prezzi. L'autonomia dal Pd
l'abbiamo decisa all'ultimo congresso e per noi non è in discussione.
Le elezioni, anche le amministrative, vi disegnano più come un partito
d'opinione che fondato sul lavoro. Se guardi i più votati nel Nord Ovest, zona operaia, ci sono Margherita Hack,
Vittorio Agnoletto e Haidi Giuliani. Cioè un voto di opinione di sinistra e con
minor radicamento sociale. E allora il grande problema che abbiamo di fronte è
proprio questo: ricostruire la sinistra a partire dai territori e dai luoghi di
lavoro. Ma per farlo, forse, smettiamo almeno di duplicare il lavoro come Pdci e
Prc. 3,4% voti in rosso Per la lista Prc-Pdci-Soc alle europee niente quorum:
1.038.247 voti. La metà (560mila) al Centro-Sud.
L'unico voto utile: il voto comunista
L'unico
voto utile, così Oliviero Diliberto, segretario
nazionale del Pdci, ha spiegato la lista unitaria
comunista e anticapitalista che Comunisti italiani e
Rifondazione hanno presentato a Roma, in
concomitanza alla presentazione nelle 5
circoscrizioni, e nella quale confluiscono anche
Socialismo 2000 di Cesare Salvi e i Consumatori
uniti
Un'unica falce e martello, un lista plurale che
riunisce uomini e donne espressione di partiti e di esperienze di
lotta per il lavoro e per i diritti. «Non ci sono specchietti per le
allodole nella nostra lista» spiega con orgoglio il segretario
nazionale del Prc Paolo Ferrero, perché «i nostri candidati e le
nostre candidate sono tutti eleggibili, nessuno è incompatibile per
altre cariche. Tutti in grado di fare i parlamentari europei». Un
elenco di nomi che rappresenta uno spaccato della società, un elenco
di uomini e donne portatori di valori, impegno e coerenza politica e
sociale.
Una lista che non rappresenta un escamotage elettorale, Ferrero ci
tiene molto a sottolinearlo, ma un «un progetto politico che vale
per l'Europa, dove saremo i soli della sinistra italiana a
ritrovarci in un unico gruppo parlamentare, e vale per l'Italia,
dove abbiamo già dato vita a un coordinamento tra le diverse forze.
Unico, poi, anche l'obiettivo: uscire dalla crisi da sinistra».
Nelle liste comuniste il 50% dei candidati non sono iscritti ai
partiti e il 42% è formato da donne. Oliviero Diliberto sarà
capolista al Centro insieme al responsabile Esteri del Prc Fabio
Amato, e testa di lista (nei primi cinque) nel Nord-Est dove Lidia
Menapace è capolista; Vittorio Agnoletto, europarlamentare uscente
ed ex portavoce del Social Forum al G8 di Genova, e Gianni
Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci ed ex presidente della
commissione Lavoro a Montecitorio, si presenteranno nel Nord-Ovest.
Nella circoscrizione Sud dopo Agnoletto si trova il
costituzionalista Massimo Villone e nelle isole capolista è
l'astrofisica Margherita Hack.
Oltre a loro tanti altri nomi Heidi Giuliani, Alberto Burgio,
docente universitario, Diana Pavlovic, attrice Rom, Massimo Villone,
Bassam Saleh, della comunità palestinese, Esaq Suad Omar Sheik,
della comunità somala, Giusto Catania, europarlamentare uscente, lo
scrittore Valerio Evangelisti, Orfeo Goracci, sindaco di Gubbio.
Tanti gli operai candidati: Ciro Argentino, della Thyssen Krupp,
Antonello Mulas della Fiat Mirafiori, Cinzia Colaprico della Zanussi,
Nicoletta Bracci, bracciante agricola, Ciccio Brigati, dell'Ilva di
Taranto, Domenico Loffredo della Fiat di Pomigliano, Andrea Cavola
della Sdl Alitalia.
Alla presentazione Cesare Salvi, che ha aderito «convinto» a questo
progetto politico, si dice «ottimista, nonostante la censura
mediatica».
«Dobbiamo abituarci a parlare con una voce sola». Diliberto prende
la parola per denunciare il fatto che Ciro Argentino, candidato
nella circoscrizione Nord Ovest, insieme ad altri trenta operai che
hanno fatto causa alla Thyssen Krupp e che si sono costituiti parte
civile per il rogo nell'acciaieria in cui persero la vita sette
operai, sono gli unici a non essere stati riassunti: «Fino a quando
chi si batte per i diritti resta disoccupato ci saremo noi a
combattere contro queste ingiustizie». Per questo è necessario la
lista elettorale e il progetto politico in essa racchiuso: «Votate
per noi, è l'unico voto utile».(www.larinascita.org 28 aprile 2009)
La rete di sostegno del PdCI dell'Abruzzo
Il
Partito dei Comunisti Italiani dell'Abruzzo ha organizzato una rete
di sostegno alle popolazioni colpite dal sisma. Sono attivi 5 punti
di raccolta di cibo, acqua, vestiario, tende, che verranno, in
coordinamento con la Protezione civile, tempestivamente distribuiti
nelle zone devastate dal terremoto. Nei punti di raccolta verranno
date informazioni sugli alloggi che sono stati reperiti e messi a
disposizione degli sfollati. Chiunque voglia mettere a disposizione
il materiale descritto, può portarlo nei seguenti punti di
raccolta, nelle fasce orarie specificate.
I punti di raccolta sono:
1 CHIETI SCALO, presso la sede della Federazione del PdCI, in via
Scaraviglia, n. 2. Ogni giorno dalle ore 17,00 alle ore 20,00. Per
info: Valerio Di Ruscio, cell. 338.3343228; Dario Leone, cell.
320.2727121.
2 PESCARA, presso la sede della Federazione del PdCI, in via Marconi,
n. 109.Ogni giorno dalle ore 18,00 alle ore 21,00.Per info: Silvana
Palumbi, cell. 335.8121927.
3 TERAMO, presso la sede della Federazione del PdCI in corso De
Michetti, 5. Ogni giorno dalle ore 17,00 alle ore 20,00. Per info:
Francesco Antonini, cell. 347.2791175.
4 GIULIANOVA (TE), presso la sede della sezione del PdCI, in via
Gramsci, 38 Ogni giorno dalle ore 18,00 alle ore 21,00. Per info:
Franco Caruso, cell. 349.2161843.
L'intero coordinamento della rete è affidato al compagno
Giorgio PARISSE, cell. 380.9007924. I gruppi di compagni che
vogliano impegnarsi nel lavoro di volontariato a sostegno delle
popolazioni colpite devono coordinarsi con il compagno Mario
MAZZARELLA, cell. 333.8972235.
Il Segretario Regionale dell' Abruzzo Antonio Macera
Onde italiane, onde francesi
di Manuela Palermi
Mentre la Francia grida la sua rabbia, Sarkozy
continua la sua campagna contro lo stato sociale, fino a demolirne le strutture
economiche, politiche ed istituzionali. Tutto in nome delle “riforme”, come si
usa da qualche anno chiamare le “controriforme” ispirate al neoliberismo.
Sarkozy insiste intemeratamente con le “rivoluzioni conservatrici” di Reagan e
Tatcher, proprio mentre la crisi finanziaria ed economica ne testimonia la
sconfitta.
Vi ricorda qualcuno, il presidente Sarkozy? Ma si, il nostro Berlusconi! Stessa
arroganza, stesse battutacce, stessa mancanza di senso del ridicolo.
Leggetevi un po’ di cronache sugli avvenimenti francesi e sarete presi da un
soprassalto. Dio santo, sembrano cronache di casa nostra. C’è in Francia un
movimento che è tale e quale l’“onda” italiana, che metteva assieme studenti,
insegnanti e ricercatori, che radunava centinaia di migliaia di persone in
manifestazioni oceaniche. Da noi i media non hanno molta voglia di parlarne, a
malapena si sa che la protesta va avanti, anche se più faticosa e faticata.
Tanto che al referendum sull’accordo separato tra governo, Cisl e Uil sono
andati a votare in massa ed hanno detto no in massa; tanto che mercoledì 18 la
polizia ha caricato gli studenti tenendoli ingabbiati dentro l’università. E’
una protesta che colpisce il centro nevralgico di un paese avanzato, la scuola,
mettendo insieme generazioni e culture, dai docenti agli universitari, dai
ricercatori alle maestre agli scolari. In Francia invece c’è un can can tremendo
e l’attenzione è focalizzata su quell’universo di generazioni dove si studia, ci
si forma, si cresce, si ricerca, si insegna e si impara.
Il 29 gennaio in Francia c’è stato il primo sciopero generale. Il 18 marzo s’è
replicato. Il 2 febbraio è iniziata una mobilitazione che non si placa:
s’allunga e s’increspa come la nostra “onda”, rabbiosa contro l’“autonomia
universitaria”, un progetto della ministra Valérie Pécresse che modifica lo
statuto dei docenti-ricercatori e trasforma alla radice l’università. In
Francia, come in Italia, si stanno distruggendo scuola pubblica, università e
ricerca in nome della privatizzazione del sapere. Sarkozy che, come Berlusconi
(e non parliamo di Brunetta), ha qualche egocentrismo di troppo, s’è messo a
insultare studenti, professori e ricercatori. Tant’è che sono insorti persino
quelli non troppi ostili alla “riforma”. E così s’estendono le iniziative
pubbliche, i corsi autogestiti, le letture nelle strade e nelle piazze, i
blocchi delle ferrovie… L’ondata di scioperi, di mobilitazioni e di proteste
coinvolge tutta la società. E’ una rabbia incontenibile di fronte alla caduta
dei salari, alla miseria della precarietà e della disoccupazione, alla
distruzione dei diritti del lavoro, alla restrizione delle libertà individuali,
mentre l’ideologia repressiva e securitaria delinea più uno Stato di polizia che
di diritto.
A Tarnac, una piccola città francese, è successo un fatto simile ai tanti che
accadono, giusto per fare un esempio, a Verona, e su cui si accanisce il sindaco
leghista Tosi. A dicembre sono stati arrestati alcuni ragazzi. Avevano messo su
un piccolo caffé, facevano funzionare una panetteria e vivevano in una vecchia
cascina. Sono stati arrestati con l’accusa di appartenere ad un movimento
anarco-autonomo (!). Durante il processo gli sono state addebitate colpe che
sfioravano il ridicolo: vivere in comunità, avere la simpatia della gente, non
possedere neanche un cellulare! Sono stati rapidamente assolti.
Ma non avvertite, anche qui, quella ricerca del nemico invisibile che alligna
tra le fila del governo Berlusconi? E le stesse, identiche misure repressive
chiamate “riforme” che aggrediscono le pensioni, la giustizia, la scuola,
l’informazione…
Eppure c’è – ed è forte – un movimento sociale e per i diritti (pensate al caso
Englaro) che resiste ad un futuro ipotecato dal liberismo e dalla crisi. La
quasi simultaneità dei conflitti – prima in Italia, ora in Francia - non è una
casualità. E’ come le onde: in alcuni momenti si ritraggono per poi accavallarsi
e rovesciarsi nuovamente, giusto il tempo di riprendere fiato.
Sarà colpa dell’età, sarà che ho visti tanti movimenti scatenarsi e poi rifluire
e poi tornare più maturi, più organizzati, più convinti, a volte anche
incattiviti. Eppure ci sono momenti in cui mi sembra di avvertire qualche eco
del maggio francese e dell’autunno italiano. Sto fantasticando? Vedo lucciole
per lanterne? Forse. Ma pensate a Robespierre, al suo fantasma che osserva
cinico e divertito le folle adoranti il sovrano: «Attenti ai popoli, adorano il
re ma poi gli tagliano la testa».(La Rinascita della sinistra 27 marzo 2009)
Convegno nazionale sulla casa
“Crisi ed emergenza casa”.
E’ il titolo del convegno nazionale promosso dal Pdci che si svolgerà
domani, sabato 21 marzo alle ore 15, a Roma, al Centro Congressi Cavour.
Ai lavori prenderanno parte Luigi Pallotta, segretario nazionale del
Sunia, Vincenzo Simoni, segretario dell’Unione inquilini, Bruno Papale,
coordinatore ‘lotta per la casa’, Bruno Di Vetta di Asia RDB, Massimo
Pasquini del Prc, Andrea Alzetta, consigliere comunale di Roma e Fabio
Nobile segretario del Pdci di Roma. Concluderà i lavori Aleandro Longhi,
responsabile per le politiche abitative del Pdci.
Eluana e tutte noi
di Raffaella Angelino
Quest'anno
la festa della donna ha il volto di Eluana Englaro. E' incredibile la forza di
questa donna, ostaggio del buio e del silenzio per quasi 18 anni. Dirompente la
potenza della sua storia e dei suoi desideri di libertà e indipendenza, per come
ci sono stati riportati dalle persone a lei più vicine, in particolare da suo
padre Beppino che fino all'ultimo ha voluto liberare il corpo della sua unica e
sfortunata figlia tenuto in ostaggio in un letto d'ospedale. Solo una donna con
la sua passione avrebbe potuto, pur in assenza di voce, urlare al mondo “giù le
mani dal mio corpo”. Per questa ragione Eluana è senz'altro il volto e il corpo
del nostro 8 marzo. Perché sul suo corpo reso inerte da un terribile incidente,
sulla sua libertà di scegliere si è scagliata la violenza e la prepotenza di chi
ha tentato in ogni modo di far strage di diritti, di libertà. Armato del corpo
di Eluana, la destra come un sol uomo, ha tentato l'assalto definitivo alla
Costituzione e alla laicità dello stato.
E' solo una coincidenza che sia toccato a una donna, al corpo di una donna,
fronteggiare un attacco di tale portata e che ha rischiato (e di fatto è
accaduto) di cambiare i connotati alla nostra repubblica? Probabilmente. Il caso
di Eluana Englaro, come per la verità tutto quello che ci accade intorno, non è
una “questione di donne”, ma un problema sociale, culturale, di libertà, di
laicità. Tuttavia, morta la povera Eluana, risuonano ancora crudeli e
inquietanti le parole del presidente del consiglio Berlusconi che, pur di far
passare nell'opinione pubblica l'idea che si stesse ammazzando un corpo vivo e
vitale, ha richiamato la possibilità per la ragazza di “poter fare un figlio”.
Come se la procreazione non fosse il frutto di una scelta consapevole ma
semplicemente un fatto meccanico. Il capo del governo non avrebbe potuto evocare
immagine più violenta per una donna che un corpo ridotto a mero “contenitore”:
della serie “l'importante è che respiri”. Una violenza che lascia sgomenti,
strumentale alla presentazione di una legge (inizialmente un decreto legge) che
tuttora ha come unico obiettivo quello di privare tutti, uomini e donne, della
possibilità di autodeterminarsi.
Che potenza, il corpo di una donna, anche inerte come quello di Eluana Englaro.
Forse oggi è più chiaro a tutte e tutti che il terreno dello scontro è proprio
la sovranità, l'autodeterminazione. Lo sanno bene le donne che ancora vivono da
cittadine di serie B, dovendo subire il machismo nella politica e nei posti di
lavoro; fare i conti con la precarietà e i salari più bassi dei colleghi uomini;
districarsi tra casa e lavoro; difendere le proprie relazioni affettive quando
non siano state benedette dal matrimonio; difendersi dalle violenze degli uomini
in casa (soprattutto) e per strada; impegnarsi tutti i giorni a preservare gli
spazi di libertà conquistati, a impedire che si rimetta continuamente in
discussione la legge 194, a chiedere la possibilità di scegliere l'aborto
farmacologico che in Italia è ancora una realtà quasi “clandestina”, come
abbiamo denunciato di recente proprio in un'inchiesta su rinascita.
Abbiamo bisogno di una vera “rivoluzione culturale” che impedisca la disparità
in busta paga, che impedisca agli uomini di considerare il corpo della donna
terreno di conquista, di liberarci di norme e tradizioni che perpetuano la
violenza di genere, di rimettere in discussione “le pagine nere della
giurisprudenza”. E invece tutto quello che ci offrono, strumentalizzando ancora
una volta il corpo di tante donne violentate, è il potere di un branco che
dovrebbe “difenderci” dal potere di un altro branco. Lasciando inalterato il
sistema culturale e sociale che è all'origine delle violenze, della
sopraffazione maschile sulla donna. Se sono un essere inferiore, guadagno meno o
magari non lavoro, se un giudice afferma che una donna in jeans non può subire
violenza ma è necessariamente “complice” dell'uomo, se le si nega il diritto di
scegliere sulla sua vita e la sua gravidanza, se il suo corpo viene colonizzato
dalle chiese che delle donne hanno paura, allora sarò per sempre una preda
facile.
Ancora una volta, con il decreto sicurezza del governo, il potere maschile sta
usando la donna e il suo corpo per militarizzare il territorio, per dare la
caccia al migrante, per rendere l'Italia un paese sempre meno accogliente. Ma i
numeri reali dell'emergenza, a volerli leggere, dicono molto altro: dicono che è
la famiglia il luogo più insicuro per le donne, che la maggior parte delle donne
che subisce violenza non fa denuncia, dicono che ancora una percentuale
maledettamente bassa di donne percepisce la violenza fisica o sessuale avvenuta
in famiglia come un reato, dicono che ad essere colpite sono donne di ogni
classe. Ma soprattutto dicono che a perpetrarle è sempre un uomo.
In un paese che solo dal 1996 riconosce il reato di stupro un delitto contro la
persona e non contro la moralità pubblica e il buon costume, le risposte che
arrivano sono assolutamente da respingere. Fanno più male alla donna di quanto
non portino maggiore sicurezza: come mai quando il violentatore è l'immigrato,
l'uomo rischia il linciaggio e quando invece l'aguzzino è italiano, come quello
di capodanno a Roma, allora si rischia di dover assistere allo spettacolo
indecente di manifestazioni pubbliche a sostegno del violentatore? C'è il
rischio che la questione “stupratori stranieri” possa rappresentare addirittura
un alibi per gli uomini che finiranno per vedere il male unicamente nel diverso
da sé. E ancora una volta la donna scompare, come per miracolo. Non dobbiamo
consentire che questo clima si diffonda, non sul nostro corpo.(La Rinascita
della sinistra 5 marzo 2009)
L'eversore
di Manuela Palermi
Tre
gradi di giudizio (il primo, l’appello e la
Cassazione) hanno accertato, attraverso
testimonianze di amici e parenti, che Eluana Englaro
non voleva vivere da vegetale, cosa che le sta
accadendo da circa 18 anni. Non so dove finisca la
vita e inizi la morte, nessuno lo sa, ma so cosa
farei se al posto di Eluana ci fosse una persona che
amo. Vorrei essere libera di rispettare la sua
volontà, così come Beppino Englaro vuole che sia
rispettata quella della figlia.
Sofferenza e tormento vengono oggi utilizzati da
Berlusconi con ferocia. Si porta a pretesto
l’assenza della legge sul testamento biologico. Ero
al Senato quando si tentò a più riprese di farla e
le destre, e tutta la propaganda di destra, si
opposero, negando addirittura che il parlamento
fosse legittimato a legiferare su un punto così
intimo e delicato come la fine della vita.
Sul corpo di Eluana si è aperta una partita politica
che Berlusconi sta giocando senza esclusione di
colpi per fini di potere personale. Berlusconi è
uomo temerario e di pochi principi, animato da uno
sconfinato senso di onnipotenza che regola le sue
azioni. La sua politica riesce ad esprimersi solo
attraverso la spettacolarità.
Cos’altro è stata la conferenza stampa se non uno
spettacolo osceno e di quart’ordine? E rendere
pubblica la lettera riservata di Napoletano (uomo
prudentissimo!) cos’altro è stato se non rendere
visibile il disprezzo per un potere istituzionale
che non è il suo?
Sono anni che il caso Englaro è sui giornali, che il
padre Beppino lotta per rispettare la volontà della
figlia, da lui definita amorosamente un “purosangue
della libertà”. Berlusconi ha sempre ignorato la
vicenda. Ne è improvvisamente diventato paladino per
affermare che ha «il dovere di governare con la
stessa incisività e rapidità dei governanti di altri
paesi», che per questa ragione la decretazione
d’urgenza e la fiducia sono strumenti funzionali e
che la Costituzione, figlia dello stalinismo, è un
ingombro a tale obiettivo. I suoi scrivani
aggiungono che se il disegno di legge presentato
alle Camere non fosse controfirmato dal presidente
della Repubblica, avvieranno la raccolta delle firme
per l’impeachment a Napolitano.
Siamo davvero all’eversione politica, fra l’altro
non sconosciuta nella storia italiana. Basta tornare
con la memoria al ‘25: Mussolini e la messa in mora
del Parlamento, Mussolini e lo scioglimento dei
partiti, Mussolini e la sua identificazione col
governo e lo Stato.
Il caso Englaro ha offerto a Berlusconi questa
possibilità ed egli non ha esitato a coglierla con
una politica populista che cavalca spregiudicamene
le pulsioni dell’anima e si poggia sull’emotività.
Nulla è stato risparmiato. «Eluana è bella, il
cervello manda ancora segnali, il suo corpo potrebbe
partorire, ha ancora le mestruazioni»… oscenità su
un povero corpo di donna ridotto allo stato
vegetativo. E’ stato dato l’avvio ad una crociata:
nella società e nella politica ci sono gli assassini
e gli innocenti, ci sono quelli che sono per la vita
e quelli che sono per la morte, c’è Beppino Englaro
che vuole liberarsi di «una scomodità». Lo stato di
diritto è stato ridotto a «cavilli giuridici».
Il comportamento di Berlusconi non ha nulla di
pietoso. Dal primo momento della sua elezione ha
messo in mora il parlamento, prendendo nelle sue
mani il potere esecutivo e legislativo, sottraendosi
all’azione della magistratura, tentando di mettere
la museruola alla magistratura giudicante e
inquirente, trasformando l’informazione televisiva
al livello di un continuo, insopportabile,
demenziale Grande Fratello.
Il caso Englaro gli ha inoltre offerto la
possibilità di mettere in secondo piano la crisi
economica, dove la sua azione è ridicola e l’Italia
ridotta in Europa a estrema periferia. Sarkozy e
Merkel ricostruiscono l’asse franco-tedesco, mentre
Berlusconi viene escluso dallo scelte politica ed
economiche.
Indubbiamente hanno contato molto le pressioni fuori
misura del Vaticano. La Chiesa di Benedetto XVI
vuole pieno potere sui temi della vita e della
morte. Berlusconi glieli ha dati, costrendo con essa
una forte saldatura. E la Chiesa ha ringraziato con
le dichiarazioni dei suoi ministri più prestigiosi,
non lesinando una critica delusa al capo dello
Stato. E qui non c’è più solo la libera espressione
della Chiesa, che è sacrosanta per ogni laico. E’ la
Chiesa che si fa governo e Stato. Anche questa è
eversione.
Berlusconi punta ad una incomponibile crisi
istituzionale e dei poteri in cui la riscrittura
della Costituzione diventi una necessaria normalità.
Lo scontro istituzionale non gli è ignoto visto che
lo pratica ogni giorno contro la magistratura. Ma
stavolta il bersaglio è il più alto. Lo scontro
istituzionale con il presidente della Repubblica e
gli insulti alla Carta costituzionale segnano la
fine della separazione tra i massimi poteri. E’
guerra aperta. L’ingovernabilità istituzionale del
Paese costringerà Napolitano a fare scelte che ha
sempre accuratamente evitato. L’obiettivo è
costringerlo a prendere atto dell’ingovernabilità
istituzionale. Berlusconi vuole il suo posto,
ritagliando su di sé uno spinto presidenzialismo. Sa
di doverlo fare in fretta, fino a che regge il
consenso popolare. Il corpo di Eluana ha
rappresentato un’occasione irripetibile.(la
Rinascita della sinistra 13 febbraio 2009)
Berlusconi, Eluana e la crisi economica
di Gianni Pagliarini
Questo
Paese, e i suoi poveri cittadini, dovrebbero essere messi nelle condizioni di
discutere moltissimo delle ricadute della crisi economica sulla loro vita
quotidiana, del tracollo finanziario che coinvolge centinaia di migliaia di
famiglie. Non dovrebbero, invece, essere indotti a schierarsi “politicamente” su
una vicenda dolorosa e privatissima come quella di Eluana Englaro.
Dato che questo non è un Paese “normale”, come dichiarò un ex premier, i mass
media sono costretti a rincorrere le dichiarazioni raccapriccianti di un uomo
politico (che per giunta siede a palazzo Chigi e vorrebbe addirittura arrivare
al Quirinale) che utilizza un immenso dramma familiare per sconquassare gli
equilibri dei poteri dello Stato.
Ritengo che quanto ha scritto Eugenio Scalfari sulle pagine di ‘Repubblica’ di
ieri sia esemplare della situazione che stiamo vivendo. Lo cito perciò
testualmente:
“Il caso Englaro gli ha offerto l’occasione che cercava. Un’occasione perfetta
per una politica che poggia sul populismo, sul carisma, sull’appello alle
pulsioni elementari e all’emotività plebiscitaria. Qui c’è la difesa di una
vita, la commozione, il pianto delle suore, l’anatema dei vescovi e dei
cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una
parte. E dall’altra i ‘volontari della morte’, i medici disumani che staccano il
sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli
articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria
firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione. Quale
migliore occasione di questa per dare la spallata all’odiato Stato di diritto e
alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante? Non ha esitato davanti a
nulla e non ha lesinato le parole il primo attore di questa messa in scena. Ha
detto che Eluana era ancora talmente vitale che avrebbe potuto financo partorire
se fosse stata inseminata. Ha detto che la famiglia potrebbe restituirla alle
suore di Lecco se non vuole sottoporsi alle spese necessarie per tenerla in
vita. Ha detto che i suoi sentimenti di padre venivano prima degli articoli
della Costituzione. E infine la frase più oscena: se Napolitano avesse rifiutato
la firma al decreto Eluana sarebbe morta. Eluana scelta dunque come grimaldello
per scardinare le garanzie democratiche e radunare in una sola mano il potere
esecutivo e quello legislativo mentre con l’altra si mette la museruola alla
magistratura inquirente e a quella giudicante. Questo è lo spettacolo andato in
scena venerdì. Uno spettacolo che è soltanto il principio e che ci riporta ad
antichi fantasmi che speravamo di non incontrare mai più sulla nostra strada”.
L’analisi del fondatore della “Repubblica” ha inquadrato benissimo la
situazione. Ciò detto, Berlusconi riesce ad andare oltre. Cito ancora:
“Ci sono altri due obiettivi che l’uso spregiudicato del caso Englaro ha
consentito a Berlusconi di realizzare. Il primo consiste nella saldatura
politica con la gerarchia vaticana; il secondo è d’aver relegato in secondo
piano, almeno per qualche giorno, la crisi economica che si aggrava ogni giorno
di più e alla quale il governo non è in grado di opporre alcuna valida strategia
di contrasto”.
Ecco, dunque, un premier che utilizza le sue doti di comunicatore per spostare
l’attenzione dell’opinione pubblica su una presunta battaglia ‘etica’ per
offuscare la vista sulla crisi economica e le sue conseguenze devastanti.
In questo Paese sta accadendo qualcosa di gravissimo e di intollerabile sul
piano istituzionale. Mentre sul versante economico è chiaro che il governo non
sa dove sbattere la testa. Ma quando la vicenda della povera Eluana sarà
conclusa, altri drammi riaffioreranno implacabilmente: quelli dei lavoratori che
non arrivano alla fine del mese.(Facebook 11 febbraio 2009)
E' ora di chiamare il popolo a difesa della
Costituzione
"Siamo
al colpo di Stato. Al Capo dello Stato, che esercita le sue prerogative
costituzionali, Berlusconi risponde con un decreto che Napolitano non potrebbe
firmare perché non ha carattere di necessità e di urgenza. E' un anno che si
parla di Eluana Englaro. Berlusconi e la sua maggioranza potevano fare una legge
se avevano così a cuore le sorti di Eluana. E' ora di chiamare il popolo a
difendere la Costituzione".
E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario del PdCI. (7 gennaio 2009)
Domani presidio sotto il Senato
Venier: “I dirigenti del PD escano
dall’ambiguità. Il PdCI domani al presidio sotto il Senato”
Ufficio Stampa
“La mobilitazione contro il disegno eversivo clerico-fascista di Berlusconi deve
divenire resistenza democratica e popolare. Serve la consapevolezza che la
drammatica vicenda di Eluana è solo il pretesto cinicamente strumentalizzato da
Berlusconi per dare l’assalto alla Presidenza della Repubblica e cancellare la
Costituzione. Noi del PdCI parteciperemo a tutte le iniziative a partire dal
presidio che si terrà domani sotto il Senato. I dirigenti del PD escano
dall’ambiguità e scelgano di stare con il proprio popolo che, nelle piazze,
insieme ai comunisti, sta difendendo la democrazia. Nessun dialogo è possibile
con un governo eversivo”. E’ quanto afferma Jacopo Venier, dell’ufficio di
segreteria del PdCI.. (8 febbraio 2009)
Uno scambio scellerato
di Orazio Licandro
Veltroni dice che
la riforma elettorale con sbarramento al 4% fa bene all’Europa, perché ci sarà
meno frammentazione. E dobbiamo credergli, perché Veltroni è uomo d’onore.
Veltroni dice che lo sbarramento farà bene all’Italia perché assesterà meglio il
sistemo politico europeo. E dobbiamo credergli perché lui è uomo d’onore.
Veltroni dice che lo sbarramento al 4% farà bene ai comunisti perché aiuterà a
superare le divisioni. E Veltroni è uomo d’onore.
Tutto il resto Veltroni non lo dice. Non dice che si tratta di uno scellerato
scambio di interessi: il suo e quelli di Berlusconi. Non dice che per tentare di
mantenere in piedi la sua traballante poltrona di segretario consegna le ultime
casematte della già ‘sdirupata’ democrazia italiana. Così tace del cedimento
sulla Rai. Tace dell’imbarazzante astensione sul federalismo che lascia al suo
oscuro destino il Mezzogiorno del Paese. Elude grossolanamente il tasto
delicatissimo della giustizia e di come il suo Pd permetterà alle orde
berlusconiane di invaderne totalmente il campo. Occulta e mistifica persino
l’adesione allo stravolgimento dei regolamenti parlamentari. Auspica come
terreno di collaborazione urgente e ineludibile quello delle riforme
costituzionali tutte nel segno del presidenzialismo e della mortificazione del
Parlamento. Muto come un pesce sullo scardinamento del regime della
contrattazione collettiva, mollando brutalmente il pur moderato Epifani. Diversi
segnali del sospirato, ricercato, agognato inciucio del resto avevano preso
corpo con l’astensione sul federalismo fiscale e con il caso Villari. Al netto
dei comportamenti di quest’ultimo, non vi è alcun dubbio che si è consumato un
pericoloso precedente nella vita parlamentare foriero di ulteriori e pericolose
ripetizioni nel futuro. E nei giorni scorsi abbiamo pure assistito al vergognoso
salvataggio da parte del Pd del sottosegretario Cosentino su cui grava il
pesante sospetto di forti rapporti con la camorra.
Noi diciamo subito che questa ulteriore riforma elettorale è uno sbaglio in
senso tecnico, ed è un furto ai danni della democrazia costituzionalmente
illegittimo. A Bruxelles non vi è alcuna esigenza di governabilità e nessuno ha
chiesto all’Italia una simile riforma: dunque l’argomento della frammentazione è
tanto capzioso quanto frutto dell’ignoranza. E' un colpo alla democrazia, è un
ulteriore strappo alla nostra Costituzione che garantisce il principio della
rappresentanza. Si potrebbe anche esperire la via dell’impugnazione persino
presso la Corte di giustizia europea, tuttavia accettiamo la sfida perché è la
delicatissima fase politica italiana a dettare l’esigenza della ricostruzione
del campo della sinistra a cominciare dai comunisti, per rilanciare lotte
sociali e difese dei diritti in un anno in cui la crisi economica raggiungerà la
punta di maggior sofferenza per i cittadini; per proporre una visione
profondamente diversa dello Stato, delle istituzioni, dell’economia, della
legalità. Sarà un lavoro di lunga lena, che chiederà elaborazioni, linguaggi,
sperimentazioni organizzative, ma non potrà prescindere dall’unità dei partiti
comunisti. Un obiettivo, uno strumento da cominciare a declinarsi subito con una
forte lista unitaria alle elezioni europee. Bisogna offrire una alternativa
solida a quel crescente elettorato di sinistra, che sconcertato dal Pd,
opterebbe per Idv o per l’astensione. Contrastare questo Pd, questa linea
politica dell’inciucio con la peggiore destra europea, arginare la totale
omologazione al pensiero del ciclo reaganiano chiusosi definitivamente negli
Stati Uniti di Obama e purtroppo ancora solido e dominante nell’Italia di
Berlusconi e Veltroni, rappresentano la frontiera dello scontro. Siamo davvero
convinti che non ci sia altra via per ricostruire nuovi scenari politici e nuove
alleanze che siano in grado di riportare l’Italia in Europa. E forse gli
italiani stavolta interverranno con un voto più attento, meditato, che Veltroni
e Berlusconi vorrebbero impedire con il loro ennesimo pactum sceleris. Ma anche
il Presidente Napolitano, proprio dallo scranno della sua imparzialità, dovrebbe
intervenire, sommessamente, pacatamente. Presidente, You can!(La Rinascita della
sinistra 6 febbraio 2009)
Alle europee con una lista unica con Rifondazione
Le pulsioni omicide del Partito
Democratico nei confronti della sinistra
non conoscono limiti. La linea del Pdci
e' l'unita' dei Comunisti e una lista
unica con Rifondazione alle Europee con
qualsiasi legge elettorale si vada al
voto. A Veltroni non e' bastato il voto
utile delle elezioni politiche.
Nonostante alle Europee non si debba
eleggere un Governo, ma una
rappresentanza politica, in nome del
superamento di una frammentarietà che e'
nei fatti in un parlamento che deve
rappresentare 27 Paesi, il Pd vuole una
legge con lo sbarramento per creare
difficoltà alle forze di sinistra. Ad
ogni buon conto la linea dei Comunisti
Italiani e' quella dell'unita' dei
Comunisti e una lista insieme a
Rifondazione alle Europee, a prescindere
dalla legge elettorale che Veltroni e
Berlusconi si apprestano ad approvare.
E’ quanto si legge in una nota approvata
dall’Ufficio politico del PdCI - 15
gennaio 2009
"Ora noi
usciamo dalla maggioranza"
di ad. pa.
Per
Oliviero Diliberto il partito dei Comunisti Italiani a palazzo San Giacomo deve
schierarsi all'opposizione e non dare alcun appoggio al sindaco Iervolino. E per
ribadire la sua linea ai tre consiglieri comunali ha deciso di essere domani a
Napoli. Un'occasione anche per fare il punto della situazione dopo il rimpasto
annunciato lunedì.
Segretario Diliberto cosa ne pensa di questa nuova giunta?
«È una soluzione pasticciata e del tutto inadeguata ad affrontare i problemi
della città, al di là della qualità e della moralità delle singole persone che
non è in discussione».
Il sindaco si dice sicura con la nuova squadra terminerà il suo mandato a
scadenza naturale: il 2011.
«Spero proprio di no e mi auguro che si restituisca quanto prima la parola ai
cittadini. Nella città di Napoli e nella regione Campania».
Qual è l'ordine di scuderia, se ci sarà, per i suoi consiglieri in vista del
prossimo consiglio comunale: per ora la maggioranza che sostiene la Iervolino
sembra risicata.
«Inviterò i nostri consiglieri, come concordato con gli organismi dirigenti
provinciali e regionali, a passare risolutamente all'opposizione, non avendo
nulla da spartire, e da anni, con il sistema di potere che ruota attorno a
Bassolino e ai suoi alleati. È bene che si senta una voce di opposizione di
sinistra anche per non lasciare la rabbia e l'inquietudine di tanti napoletani,
in balia delle forze di destra che certo nulla hanno da vantare nel campo della
questione morale».
E' sbagliato
entrare in questa giunta
Il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero reputa sbagliato l'ingresso del
suo partito nella nuova giunta Iervolino.
Segretario, cosa pensa della nuova giunta?
«Non sono affatto d'accordo su come sia stata fatta. Avevo chiesto a nome della
segreteria, l'azzeramento della giunta, perché di fronte alle proporzioni del
problema morale emerso in queste settimane, è necessario un segno di chiara
discontinuità e non un semplice e frettoloso rimpasto. Ritenevo necessario che
l'azzeramento della giunta si accompagnasse alla proposta, da parte del sindaco,
di un chiaro programma per affrontare le emergenze della città. Su quel
programma - se condiviso - il sindaco avrebbe potuto formare una nuova squadra a
cui Rc non avrebbe partecipato, garantendo invece l'appoggio esterno con la
lealtà e l'attenzione alla questione morale che da sempre hanno caratterizzato
il nostro partito. Era quindi necessaria una discontinuità - che ad oggi non si
vede - sia da parte del sindaco, sia da parte della segreteria partenopea».
Eppure la Iervolino è convinta di terminare il mandato nel 2011.
«Francamente, non sono in grado di esprimere una valutazione del genere. Certo
il non aver voluto fare i conti fin in fondo con la crisi della giunta
precedente, non aiuta».
Ad oggi sembra risicata la maggioranza: c'è una sua indicazione ai consiglieri
di Rc a palazzo San Giacomo?
«Prima della votazione vi sarà la riunione degli organismi dirigenti partenopei
in cui si confronteranno le diverse opinioni e verrà assunta la decisione. Io
resto convinto che sia del tutto sbagliato per noi far parte di questa squadra».
(Il Mattino, 8/1/2009)
Mah! Stavolta le considerazioni di Calliano, che per me è un punto di "riferimento" per le dichiarazioni e le posizioni forti espresse negli ultimi 5 mesi, sono un po' debolucce...D'accordissimo
con te sulla prima parte delle considerazioni sul non
focalizzare la critica sulle figure singole, sui segretari,
ecc...ma di sviluppare un senso anche
...
Mostra tuttoautocritico
e collettivo. Anche sul fatto che di fronte alle difficoltà
attuali salvaguardiamo tutti i livelli di unità possibili e
manteniamo tutti i terreni di confronto. Sennò le critiche
poi ce le faremo allo specchio quando siamo rimasti soli.
Tuttavia il resto è francamente poco incisivo e, a mio modestissimo avviso, poco condivisibile.
Poco incisive perchè sono un elenco di "ragioni" trite e ritrite sulla necessità di digerire tutto perchè intanto si battono le destre poi dio vede e provvede. Il piccolo problema è che non siamo nel periodo 1994-1998 in cui questa era una "novità" nel dibattito del PRC (e poi del PRC-Pdci con la separazione). Sono 15 anni che si agisce solo con questa priorità e stiamo coi cartoni. Per cui tirarlo fuori ora per la 37ma volta e per di più con una capacità di "incidere" ridotta al lumicino...beh...non fa presa...Questo è il dato oggettivo e incontrovertibile.
Invece la mia opinione (quindi soggettiva e ovviamente discutibile) è che sulle motivazioni non ci siamo proprio. Uno dei motivi fondamentali dell'arretramento dei comunisti non è che c'è la "reazione" e che i lavoratori preferiscono il culo delle ballerine a bandiera rossa. Quella c'è in tutti i paesi d'Europa, Grecia compresa dove il partito al potere di centrosinistra ha dovuto riprendere le redini dopo che era stato scavalcato al governo dalla destra (anche lì particolarmente becera e fascistoide, non lontana dal vecchio regime). La differenza è che di fronte a un governo centrosinistro che applica le ricette del FMI, della BCE e della locale confindustria (con nulla di peggio della programma del PD) i comunisti locali non fanno sconti! Quindi in Italia la regressione è favorita proprio dalla mancanza di un progetto politico di opposizione completamente alternativa tanto alla Marcegaglia, ai Sacconi e ai Tremonti quanto ai Montezemolo, agli Ichino e ai Bersani!
Eì lì che dovrebbero inserire il proprion ruolo i comunisti e riacquisire (con fatica e tempo e non cambiando strategia ogni tre mesi) un proprio ruolo.
Altrimenti nessuno ci percepisce "utili" a qualcosa, non avendo un profilo di opposizione "nostro" distinto da quello degli altri attori del bipolarismo.
Così se l'obiettivo è solo battere Berlusconi, la gente vota il principale partito di opposizione (il PD appunto) oppure gli scontenti votano quelli che sembra abbiano un proprio profilo distinto. Come Di Pietro e Grillo sulla "legalità" e il "rispetto delle tregole" che poi è anche il rispetto delle "regole" che se un imprenditore sfrutta qui la manodopera e dopo decide di delocalizzare in Romania può farlo e buonanotte.
Un abbraccio
Marica GuazzoraIo sono molto d'accordo con Mao Calliano.
Le considerazione di Mario Correnti non sono prive di interesse ma non si capisce per quanto tempo dovremo resistere in questa situazione, riacquisire un proprio ruolo, tu dici, ma visto che fuori dal Parlamento non siamo alternativi proprio a nessuno, figuriamoci al Pd. Resistiamo 2 anni' Tre? Dieci? ... Mostra tuttoSiamo sicuri di esserci ancora? Perchè anche l'unità dei comunisti si fa tra soggetti, ma se i soggetti non ci sono più?????????? Gli accordi si fanno anche quando si vogliono raggiungere degli obiettivi tattici che più in là possono essere utilizzati per la nostra strategia, che è quella dell'alternativa al Pd, ma oggi, ma la momento, quando tutti ci ignorano, anche se il progetto politico lo tiriamo fuori dal cilindro, tanto nessuno lo conoscerà, nessuno ne parlerà, continuremo ad essere ignorati da tutti come adesso fincheè non rientriamo in Parlamento e non è per avere qualche poltrona sotto il sedere come qualcuno pensa ma per dare forza e visibilità al progetto di unità dei comunisti. L'obiettivo non è solo battere Berlusconi, perchè questo l'abbiamo già detto l'altra volta, (anche se lui è andato davvero oltre qualsiasi immaginazione) l'obiettivo è proprio tornare ad avere una qualche visibilità, secondo me. per poter portare avanti il nostro progetto altrimenti ce lo raccontiamo tra di noi su fb. Penso che aspiriamo tutti a qualcosa di meglio. E' un compromesso bieco? Può darsi. Ma io non vedo alternative all'orizzonte.
Anzi vedo alcuni partiti comunisti, tutti piccoli o piccolissimi, che vanno verso la dissoluzione, sono catastrofista? Parlano mai di noi da qualche parte? Ci intervistano? Raccontano le nostre lotte? NO. non parlano di noi, ignorano la nostra esistenza e poi andiamio alle elezioni pretendiamo anche che la gente ci voti. Eppure facciamo le lotte, facciamo i cortei. Stiamo dalla parte dei lavoratori, siamo partecipi. risultato nessuno. Al Congresso siè detto altro, è vero, ma la politica galoppa, non sta dietro a noi, ci sta davanti, faremo un congresso dove torneremo a litigare sulle alleanze, perchè l'argomento per litigare è sempre lo stesso. Abbiamo provato a stare fuori dalle istituzioni. Non va. Non va bene per niente.
Non siamo di utilità alcuna. Per tornare in Parlamento dobbiamo allearci con Bersani? E pazienza. Torniamo al proporzionale. Anche se è il Pd che ci ha fottuti, questa volta hanno bisogno anche di noi. ma torniamoci o è la fine e non ci sarà più da litigare sulle alleanze perchè non avremo nessuno con cui litigare.
Intervista a Oliviero Diliberto su l’Unità del 3 maggio 2010