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Interventi PdCI                                                                                                                                                                                                                  pagina 4
 

 

Contro le destre legittima difesa

 

Inondiamolo di e-mail di protesta: Via chi offende le donne

 

“Un tipo basso, tanto da usare i tacchi, e sovrappeso, che fa uso di cerone e che si fa ricrescere i capelli, per di più colorati, cosa improbabile per un uomo della sua età, ossessionato da Rosy Bindi, uso a fare guasconate in giro per il mondo, vittima del sessismo più sfrenato, con la fisima delle donne oggetto, si aggira per il nostro paese.
Donne di tutta Italia reagiamo. Inondiamolo di e-mail all’indirizzo: centromessaggi@governo.it, con su scritto a caratteri cubitali e con tanto di firma: “Via da Palazzo Chigi chi offende le donne”. E’ quanto propone Manuela Palermi, dell’ufficio politico del PdCI – Federazione della sinistra.(20 luglio 2010)

Intercettazioni:  Emendamento governo ipocrita e devastante

Se una legge è profondamente sbagliata bisogna riscriverla o accantonarla definitivamente. Altrimenti ogni mediazione rischia di produrre guasti e pasticci ancora più gravi.
Questo è il caso dell'emendamento del governo che ammetterebbe la pubblicazione delle intercettazioni rilevanti. Chi decide su un concetto così discrezionale come la rilevanza? In realtà la presunta soluzione innescherebbe un conflitto di difficile soluzione tra accusa e difesa che va al di là del campo del processo penale. Piuttosto che simulare una ritrovata compattezza, gli esperti in materia del Pdl riflettano bene sulla portata devastante di un simile emendamento". E' quanto afferma Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI-Federazione della sinistra, a commento dell'emendamento presentato dal governo al testo sulle intercettazioni. (20 luglio 2010)

 

Intercettazioni:  Pdl senza vergogna.

Solidarietà  e sostengo ai giornalisti

Pdl senza vergogna: la difesa della mostruosità partorita dal Senato fa orrore.
Per compiacere gli interessi di una cricca la maggioranza distrugge la democrazia, riducendola a zerbino del potere. Solidarietà e sostegno a giornalisti che 'resisteranno' a questa porcheria a costo di farsi processare". E' quanto afferma Elias Vacca, responsabile Giustizia del PdCI - Federazione della sinistra.
(www.pdci.it 11 giugno 2010)

 

 

 

Ordine del giorno per i dirigenti del PdCI presentato e votato

dalla FGCI - Toscana



Ad oggi il Partito dei Comunisti Italiani vive una grave crisi politica e finanziaria. La crisi politica scaturisce in buona parte dall'impossibilità di realizzare il progetto politico dell'unità dei comunisti con Rifondazione che continua a rilanciare se stessa e a considerare la Federazione della sinistra come una colonia da sfruttare (e con essa le forze che ne fanno parte PdCI, Lavoro e solidarietà, Socialismo 2000) in attesa di annetterle a se, con la prospettiva di un partito unico di sinistra magari con Vendola; in secondo luogo per l'incapacità di caratterizzare la propria linea politica attraverso progetti politici alternativi e chiari che rappresentino la risposta alle necessità concrete dei cittadini e dei lavoratori (le nuove generazioni in particolare). La crisi finanziaria segue quella politica. Essa però porterà necessariamente allo scioglimento del Partito se non si troverà al più presto un rimedio in termini politici. Il rimedio non può essere dismettere pian piano gli strumenti del partito (Rinascita, Pdci.TV, etc) come è stato fatto fino ad oggi perché questo porta necessariamente a sciogliere il partito, con l'unica via della lenta annessione a Rifondazione che per altro non ha prospettive migliori.

La crisi politica e finanziaria stanno determinando la scomparsa del partito dalla stampa e dalla discussione politica e pubblica ancor più di altre forze che pure come noi non sono rappresentate in Parlamento (vedi Grillo o Vendola); di questo passo ci abbandoneranno anche gli iscritti, oltre agli elettori, se non l'hanno ancora fatto.
Una soluzione politica deve quindi contemplare tre risultati: ridare una linea politica per riacquistare dignità e autonomia soprattutto rispetto a Rifondazione, ma anche rispetto alle altre forze con le quali costruire la Federazione della Sinistra e l'opposizione a Berlusconi; trovare una battaglia concreta reale che da un lato ritrasformi il partito in un mezzo per la lotta di classe, dunque risponda alle esigenze dei lavoratori, e dall'altro obblighi i mezzi di comunicazione e la società a parlare di noi e della nostra battaglia; infine legare questa proposta ad una campagna volta al reperimento delle risorse, per la sua realizzazione ed all'utilizzo delle nuove tecnologie (spesso a costi irrisori o nulli) per andare oltre le forme classiche di comunicazione e propaganda, oggi inflazionate e coperte dal monopolio televisivo.

Per questo proponiamo:

Innanzitutto aprire il partito attraverso una costituente da tenersi in autunno o nella primavera del 2011 in occasione del congresso nazionale del partito, al fine di trasformare il PdCI nella casa di tutti i comunisti presenti nella Federazione della Sinistra e fuori di essa; tutti coloro che sono disponibili a ricostruire un PCI che non sia embrione della solita sinistra diffusa, ma abbia come prospettiva politica la ricostruzione di un partito di massa (ciò non è in contrasto con la Federazione della Sinistra, a meno che la Federazione della Sinistra non diventi anti-comunista come l'Arcobaleno). Questa proposta pare più che di possibile realizzazione, basta vedere le decine di gruppi che su questa parola d'ordine raggruppano centinaia di persone su internet, nelle associazioni, su Facebook, c'è però bisogno di una testa che diriga questo processo e metta a sua disposizione "una casa comune" che può essere la struttura del PdCI, ormai svuotata da molti militanti e destinata a svanire se non rioccupata da nuove energie e nuovi compagni.

Legare la proposta sopra esposta, alla necessità dell'esistenza oggi di un partito comunista, che abbia il coraggio di proporre non solo la difesa dei diritti presenti, ma sappia, come è proprio dei Comunisti, analizzare le nuove forme di sfruttamento della società (precariato e flessibilità) lanciando una battaglia per migliorare da subito le condizioni dei lavoratori, questo può essere la battaglia per promuovere uno Statuto del Lavoratore Precario (oggi senza diritti). Un tema su cui marcare la differenza comunista e su cui fare la battaglia per l'egemonia politica. Tutti oggi si riempiono la bocca della "parola precario", ma nessuno ha proposto una vera via di uscita politica, questa può essere la nostra battaglia, che non insegue Dipietro o Grillo, ma sta davanti a loro e guarda al futuro. Costruire una nuova-marcia per i diritti del lavoratore precario, un tema che, se attraverso parole chiave e proposte concrete, ci riporterebbe protagonisti nella società e sui mezzi di comunicazione.

Per fare quanto detto, è necessario lanciare una campagna di sottoscrizione tramite cene sociali, volte a creare il budget per lanciare questa campagna a livello nazionale sui media e nelle piazze, sarebbe sufficiente una cena nelle 100 federazioni per raccogliere un minimo di 30.000 euro (una media di 300 euro a federazione sembra un obiettivo possibile) ed iniziare la campagna a cui potrebbe seguire una sottoscrizione più ampia (anche tra i lavoratori e le famiglie di giovani precari) una volta lanciata la proposta politica.

Infine c'è la necessità di ridare delle strutture propagandistiche al partito ed ai comunisti. Non è impensabile rilanciare un settimanale o un bisettimanale on-line di due facciate almeno, da inviare in pdf per mail, pubblicabile sui siti e stampabile delle federazioni per tornare con un nostro giornale tra la gente. Basta un compagno volenteroso che impagini approfondimenti che giungono dall'ufficio politico o dai regionali, di modo da non necessitare una redazione fissa. Rilanciare un canale striming che si fondi sul lavoro volontario dei compagni. Le nuove tecnologie, dai gruppi di Facebook ai siti, devono diventare i nostri principali mezzi di comunicazione, ma non lasciati a se stessi, con un piano che ne rende l'utilizzo omogeneo su tutto il territorio nazionale, costruendo una vera rete telematica tra tutte le federazioni, per la comunicazione interna e una da tenere rivolta alla comunicazione esterna. In particolare, rispetto all'esterno, questi strumenti da unidirezionali devono diventare bidirezionali, devono servire per fare indagini e raccogliere i bisogni dei lavoratori e dei cittadini, a cui, se siamo capaci, trovare risposte politiche. Questa è la nuova pratica del radicamento sul territorio, che non è più, o almeno non solo, quello delle riunioni in sezione, oggi la partecipazione si sviluppa nei social network e nelle reti.

In ultimo c'è bisogno di un Partito realmente collegiale e partecipativo, aperto alle nuove generazioni, che fa sentire i compagni protagonisti e non esecutori, la soggettività del singolo non può essere più repressa nel ventunesimo secolo, questo è uno dei motivi principali per cui molti dei partiti novecenteschi si sono esauriti. Con proposte politiche chiare, condivise ed efficaci i compagni sono disposti a sottoscrivere anche personalmente per il mantenimento delle strutture nazionali; così come i compagni hanno costruito a proprie spese le case del popolo e le sezioni nel secondo dopoguerra, se si darà uno scopo ai compagni anche oggi ci sarà questa disponibilità. Al sacrificio, deve però corrispondere una nuova collegialità, un Partito dunque che si ritrova, i cui organismi (da ridurre nei numeri) sono realmente decisionali e aperti al confronto (il nostro CCN non si ritrova da più di un anno, le riunioni allargate dei quadri non sono luoghi decisionali, ma solo luoghi di chiacchiere), se il Partito torna ad essere la casa di tutti i comunisti nessuno si tirerà indietro a sostenerlo anche con risorse proprie.

In sintesi proponiamo:

1)Aprire il partito a tutti comunisti che vogliono ricostruire un partito di massa non settario, attraverso il lancio di una costituente da tenere in autunno o al congresso nazionale del PdCI nella primavera del 2011.
2)Elaborazione di un'analisi e di una proposta politica immediata per propagandare la necessità di costruire uno statuto per il lavoratore precario. Una campagna nazionale da lanciare con iniziative nelle federazioni, cartellonistica disposta dal livello centrale del Partito, con manifestazione di piazza finale a Roma, per ridare al partito la sua funzione di mezzo per l'emacipazione.
3)Lanciare una campagna di sottoscrizione nazionale per finanziare la proposta politica, attraverso la promozione di una cena in ogni federazione con l'obbiettivo minimo di raccogliere in partenza 30.000 euro. Campagna da estendere a lavoratori e famiglie di precari, una volta lanciata la proposta politica.
4)Costruire un periodico on-line e coordinare tutti gli attuali siti, gruppi Facebook, ed altri canali multimediali del Partito, trasformandoli in luoghi di partecipazione politica.
5)Ridare dignità ai luoghi del Partito: Direzione, Comitati Centrali, Regionali, Federali. Questi devono tornare ad essere i veri luoghi di discussione ed approvazione della linea politica (organi che vanno convocati, in caso di quelli nazionali a spese dei compagni e non del nazionale e vanno ridimensionati per renderli luoghi realmente decisionali e di dibattito vero).

Firenze, lì 15.05.2010

Sinistra a "pane ed acqua"?

di Oliviero Diliberto

Leggo sulle agenzie che si chiamerà "Pane ed acqua" la rivista mensile di Veltroni e Vendola. Gli auguri vanno sempre fatti, ma posso dire che di riviste (contro il segretario di un partito, nel caso Bersani), di aree democratiche (idem come sopra) e di tutte le altre diavolerie che vengono inventate quotidianamente per sgomitare non ne posso più? Non perché non riconosca il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni, ci mancherebbe altro! La battaglia delle idee è straordinaria ed oggi, invece, ne avverto poca. Ma il problema principale, quello di cacciare Berlusconi e tutta la cricca di affaristi che lo circonda, quando lo affrontiamo tutti insieme? Che aspetta la sinistra a fare meno salotti e più sinistra? Ognuno ha diritto a difendere la propria identità, ed io difenderò sempre il diritto mio e del mio partito a dirmi ed essere comunista; ma con l'Italia ridotta allo stremo, i lavoratori che hanno tra i salari più bassi dell'occidente (23° posto), i tentativi micidiali di bavaglio all'informazione, l'accanimento contro la magistratura, il razzismo contro gli immigrati, l'omofobia e tante altre cose che tralascio sennò non la finisco più, la responsabilità primaria della sinistra (e dei comunisti) non dovrebbe essere quella di mettere da parte le proprie ambizioni personali e di ricostruire un legame, una "connessione sentimentale" per dirla con Gramsci, col proprio popolo? Che è deluso, stremato, stanco di beghe, che si è allontanato da noi, e che in fondo non ci chiede molto: più giustizia, più diritti, più salario e pensione. Mi rivolgo a tutta la sinistra, a tutti quelli che hanno a cuore la democrazia e la Costituzione: costruiamo subito un programma e, soprattutto atti concreti, su queste semplici e splendide parole di sempre. (facebook 12 maggio 2010)

 

 

Il dibattito su facebook dopo l'intervista a Oliviero Diliberto

 

Al compagno incazzato,

Ho riflettuto parecchio prima di dedicarmi a questo tentativo di risposta al compagno incazzato che ha scritto una lettera ospitata dal sito della FGCI di Roma Nord “La scintilla”.
Ho deciso di rispondere sostanzialmente per due motivi: il primo perché all’interno della sua riflessione vi sono elementi forti di sofferenza tipici di un compagno Comunista che vive male lo stato attuale delle cose, e per questo va rispettato, in secondo luogo perché trovo sbagliato condurre un attacco diretto contro il segretario generale del Partito (indipendentemente da chi ricopra quel ruolo) su un sito della nostra organizzazione.
Sono anche io un compagno incazzato e spesso ho dato libero sfogo alle mie amarezze di militante attivo, ma ho tentato di non usare mai il segretario nazionale o altri dirigenti del Partito come punto da colpire.
Il Partito non è Diliberto, il Partito è Diliberto insieme a tutti noi, dirigenti periferici, militanti, semplici iscritti, il Partito è una comunità complessa di compagne e compagni, ognuno con la propria idea, il proprio bagaglio di esperienze e la propria ricetta per risolvere i problemi.
Nelle nostre discussioni i gruppi dirigenti sono il bersaglio preferito, anche (non spesso per fortuna) nella Federazione che dirigo in qualità di Segretario provinciale mi è capitato più volte di essere bersaglio di critiche.
Lo schema è sempre lo stesso, a tutti i livelli: le cose vanno male? O perlomeno non vanno come si vorrebbe? E’ colpa del Segretario!!
Con questo metro di giudizio si nascondono le “colpe” del corpo militante nel suo complesso, che spesso è colpevole di vivere nell’immobilismo più totale.
Consiglierei, come metodo di approccio, di evitare la gara di responsabilità tra gli uni e gli altri, anche perché in questa maniera risulterebbe davvero difficile uscire dalla crisi reale che accompagna oramai da anni i comunisti nel nostro Paese.
Berlusconi e cricca vincono non perché i comunisti non svolgono correttamente il proprio lavoro, ma bensì perché in questo Paese è più attuale che mai una regressione culturale di grandissima portata. All’Ottobre, a Gramsci, alla Resistenza, alla gloriosa storia e tradizione del PCI, ai temi del lavoro, loro, la destra, rispondono con veline dalle cosce lunghissime, pubblicità incantate, carte di credito e finanziamenti che ti danno l’idea di essere meno povero di quel che sei: utilizzano, in sostanza, degli strumenti apparentemente più semplici dei nostri che richiedono lotte, sacrifici, rischi di licenziamento.
E’ chiaro che sono più sexy (come dice Letta per il suo PD) di noi, ti danno l’illusione di poter vivere meglio senza faticare. La stragrande maggioranza degli italiani (vedi problema culturale) non capiscono che utilizzando appieno gli strumenti del capitale rimangono strangolati e ricattati dai loro stessi vizi. E allora ti capita di volantinare davanti alla maggiore realtà industriale del nostro paese, la FIAT, e sentirti dire dai lavoratori “distribuisci soldi? No! Allora non mi interessa”. Oppure, “Devo stare bravo perché se perdo il lavoro con tutti i debiti che ho sono fottuto”.
Non vorrei apparire per colui che semplifica il rapporto “complicato” con la nostra classe sociale di riferimento, cioè i lavoratori, ma è innegabile che il famoso “problema culturale” ha preso piede, e purtroppo sembra farlo sempre più, all’interno del mondo del lavoro.
A Torino e provincia infatti, dove comunque la FdS ottiene alle regionali il 3,7%, otteniamo i migliori risultati e continuiamo a resistere non nelle cosiddette 'barriere operaie' ma dove vive la classe media. Anche lo studio delle fasce sociali che compongono il tessuto sociale del tesseramento al Partito nella nostra città dimostrano inequivocabilmente questo dato, medici, paramedici, insegnanti, pensionati, e solo in parte minima operai.
Ti racconto queste cose, compagno incazzato, per tentare di farti comprendere la portata dell'imbarbarimento culturale del nostro paese, che attraversa tutte le fasce sociali ma in maniera particolare quella più esposta ai messaggi dei grandi mezzi di comunicazione e più debole dal punto di vista del sapere.
I comunisti hanno sicuramente commesso un numero esagerato di errori, hanno certamente delle grosse responsabilità di fronte allo scollamento lavoratori-Partito, ma francamente non credo che le nostre scelte siano la causa principale della situazione attuale.
Anzi, ti confesso che mi piacerebbe pensarlo. Sarebbe più facile immaginare la ripresa.
In questa campagna elettorale e anche in quella prima, tutti i compagni/e impegnati, compreso tu, hanno potuto ascoltare con quale incisività il popolo della sinistra in generale chiedesse a chiunque si presentasse con un banchetto e con una bandiera di unirsi per sconfiggere Berlusconi. Prima dell’unità dei comunisti, prima del lavoro, prima della sanità e dell’ambiente, ti chiedevano di mandare a casa Berlusconi.
Certo, anche questo argomento non va utilizzato a nostro uso e consumo, ma un conto è il militante severo, politicizzato, che conosce perfettamente le dinamiche dei Partiti, un’altro è la gente comune che ha sempre votato comunista o a sinistra.
In questo senso i dati di Campania e Lombardia, dove per scelta o per necessità la Federazione della sinistra è andata da sola parlano chiaro: sottolineo che neanche in Campania, dove il Pd candidava un impresentabile, il popolo della sinistra ha scelto in maniera diffusa di votarci. Il misero dato della Campania, è bene che ce lo diciamo chiaro, vuol dire che la stragrande maggioranza dell'elettorato di sinistra, che nel recente passato ha anche votato Pdci o Rifondazione, antepone il voto contro Berlusconi e la destra a qualunque ragionamento di merito: una volta battuta la destra, sempre stando all'atteggiamento del nostro 'elettorato standard' si può lasciare spazio ai passaggi necessari per ricomporre questa sinistra sfasciata e perché no, la diaspora comunista.
Ecco secondo me era questo il senso dell’intervista del segretario rilasciata all’Unità: parlare a questi cittadini/e, dimostrare che non siamo ripiegati in discussioni interne alla Federazione spesso incompresibili ai più, dimostrare loro che i comunisti sanno affrontare una fase così difficile per il paese.
Siamo disponibili, dunque, a trattare sulla base dei programmi con il PD con l’IdV, e se proprio non se ne può fare a meno, con L’Udc. Ma perché e per cosa? Per difendere la democrazia e per tornare a far contare le ragioni del lavoro. Oggi, così come siamo, fuori dalla maggior parte delle Istituzioni, siamo davvero poco utili alle classi che ci candidiamo a rappresentare. Quante volte, nelle situazioni di crisi in particolare, dopo che i nostri compagni, spesso in modo generosissimo, hanno sostenuto concretamente la lotta, vediamo il deputato di turno del Pd o dell'Idv che in pochi minuti, solo per il fatto che ha la possibilità di presentare un'interpellanza o un'interrogazione in Parlamento, riesce a calamitare tutte le attenzioni? Se non siete d’accordo ditelo pubblicamente, sarete voi, in questo caso, ad essere giudicati dai lavoratori, dagli studenti, dai pensionati.
Nel Pd non sono tutti mafiosi come tu sostieni, lo sono forse quei dirigenti che si portano ancora dietro il fardello di responsabilità di aver azzerato il più forte e grande Partito Comunista d’Europa, ma nella sua base possiamo (se abbandoniamo i nostri pregiudizi) trovare vecchi compagni che con noi hanno condiviso anni e anni di battaglie nelle fabbriche, nel sindacato, compagni che si definiscono ancora Comunisti italiani. Vogliamo metterci nelle condizioni, attraverso il nostro Segretario generale, di poter dire loro che il nostro Partito è in campo per combattere una comune battaglia contro la destra? Vogliamo provare a far emergere le contraddizioni enormi in seno a quel Partito? Vogliamo provare una volta per tutte a portargli via qualche voto? Se lo vogliamo davvero occorre uscire dall’impasse del contro tutto e tutti, e non per diventare i servi sciocchi di Bersani e qualche altro, ma perché l’obiettivo di mandare a casa i fascisti travestiti da benpensanti è davvero alto. Inoltre mi permetto di sottolineare che qualunque alleanza, come sancito tra l'altro dal Congresso di Salsomaggiore, si basa sulla condivisione di programmi e che tale scelta è in piena coerenza con la storia dei comunisti italiani, che durante la Resistenza contro il fascismo anteposero la costruzione della Repubblica e della sua Costituzione alle grandissime differenze ideologiche e di programma tra i Partiti costituenti (e ricordo che i rapporti di forza allora erano certamente migliori di oggi per i comunisti).
E’ banale e superficiale parlare dei deputati mancati, degli apparati che a causa della situazione finanziaria non possono essere più a disposizione del Partito. Scusami, compagno incazzato, ma questa è una sciocchezza. Non essendo (credo e purtroppo) alle porte la rivoluzione proletaria io mi auguro che il PdCI possa davvero ritornare in fretta a disporre di deputati e di compagne e compagni di apparato. La stragrande maggioranza dei nostri iscritti, come sai, non vivono di rendita, pertanto impiegano purtroppo la maggior parte della loro giornata a lavorare per portare a casa la fatidica pagnotta, gli apparati (di cui il glorioso PCI faceva comunemente uso) garantiscono al Partito un lavoro costante utile a mantenere una struttura, anche se piccola, dalle dimensioni nazionali. I deputati, i senatori, i consiglieri a tutti i livelli, ci hanno consentito invece di ottenere quelle informazioni (che solo se stai nei 'luoghi della politica' hai possibilità di recepire) necessarie di cui oggi si sente gravemente l’assenza, e ci hanno consentito inoltre – fatto non scontato - di mantenere in piedi la struttura, considerato che il nostro Partito non riceve finanziamenti da industriali o simili. Le istituzioni ci mettono in grado di compiere laddove è possibile, azioni mirate a risolvere i problemi dei lavoratori, così come alla regione Piemonte, dove il nostro consigliere compagno Chieppa ha ottenuto, dopo una duro scontro (anche con il PD), la possibilità di anticipare del denaro senza interessi e con la regola della non restituzione qualora non arrivino gli arretrati degli stipendi, ai lavoratori Agile ex Eutelia.
Ti dico la verità, compagno incazzato, la Federazione della sinistra non entusiasma neanche me, devi credermi. Tuttavia non posso evitare da marxista di guardare in faccia la realtà, e questa mi dice che da soli non ce la possiamo fare: forse possiamo decidere di misurare fino in fondo tutta la nostra purezza, ma io penso invece che sia giusto dare la possibilità alla mia piccola bambina di 13 anni di poter crescere in un mondo un po' diverso, un po' migliore anche grazie al contributo dei comunisti. Ecco, vorrei pensare che la nostra smisurata passione e dedizione al Partito, non fossero del tutto inutili, non vorrei accompagnare il lungo viaggio dei comunisti attraverso la storia verso una tomba mortale.
Il congresso del Partito si svolgerà sicuramente nel 2011, in quella sede avremo modo di confrontarci, di discutere sul da farsi, ma ti invito a non desistere rispetto alla prospettiva dell’unità dei comunisti. Ognuno di noi all’interno delle proprie Federazioni, dei propri Regionali avrà modo di esprimersi liberamente, lo farò anche io, lo faranno tanti e tanti altri compagni/e.
Molti di questi saranno liberi di sostenere che il passaggio della Federazione della sinistra non è in contraddizione con un progetto che sviluppi un ragionamento volto al lancio di un processo fondante dei comunisti destinato a ricomporre gli stessi in un unico Partito.
Oggi, e per molto tempo ancora, i comunisti sono destinati a resistere, nessuno di noi può permettersi il lusso di fare un solo passo indietro, neanche tu compagno incazzato, e per questo che mi auguro con estrema sincerità di averti fino alla fine tra le nostre fila, quelle dei comunisti che sbagliano, che lottano, che si difendono, ma che non mollano mai.
D’altra parte è questo che ci hanno insegnato con i loro sacrifici quelle migliaia e migliaia di Partigiani Comunisti che hanno sacrificato la loro vita per concedere a noi il diritto di poterci ritrovare per discutere e programmare il nostro lavoro di militanti comunisti. Non sono in grado di dirti se durerà ancora per molto tempo questa libertà, ma posso dirti che la situazione attuale non ci consente di dividerci ulteriormente.
Un abbraccio Mao Calliano


Lettera di un compagno incazzato...

COMPAGNO DILIBERTO, COSI' NON VA
Sconcertato, fuori dal mondo, sinceramente non so veramente più che dire, ma sta volta qualcosa tocca dirla perché così non si può più andare avanti. Dopo aver letto dell’intervista al compagno Oliviero Diliberto, pubblicata il 3 Maggio su “l’Unità” a pg.17, rimango totalmente sconcertato, ancor di più di quello che già ero prima. La sinistra in questo paese è totalmente fallita, dalla più moderata ai più “estremi” spezzettamenti, il capitalismo ha vinto, ha conquistato il mondo, a comprato la testa della gente, ha distrutto le idee di cambiamento. In Italia fenomeno forse più incredibile di tutto il resto, il berlusconismo più becero, una sorta di “fascismo democratico” che attua i piani della P2 con il consenso del popolo italiano ormai rimbecillito, assuefatto e incapace di reagire. Normalmente quando dico popolo italiano, parlo della stragrande maggioranza, tutta quella gente che vota il nano leader massimo, e tutta quella gente che ha votato e guidato negli ultimi 20 anni il centro sinistra, si questo benedetto centro sinistra che doveva essere la forza di cambiamento del paese, che dopo anni di DC e PSI doveva portare il nuovo, doveva rinnovare l’Italia, e invece? invece eccoci qui, il piano è attuato hanno vinto, ha vinto il berlusconismo, dopo la disfatta elettorale del ’94 l’idea del capitale, del razzismo, dell’odio ha vinto su tutto; il centrosinistra, ha cercato in più e più modi ad assomigliare a Berlusconi e ai suoi amici per vincere le elezioni, e stare seduti litigando per qualche anno su quelle sedie che tanto si erano sognati… Ora eccoci qui il PD è arrivato il dado è quasi tratto, l’UDC si è staccata da Berlusconi, ed ecco che Massimo D’alema e amici hanno quasi raggiunto l’obiettivo, assomigliare a Berlusconi in tutto e per tutto, anche rubandogli i più grandi alleati.
Mah.. c’è un mah in tutta questa vicenda, tutto questo comunque non basterebbe al “centrosinistra” per battere il temuto gemellodiverso dell’opposizione, ed ecco li che salta fuori l’idea a Bersani!! “ma si chiamiamo i comunisti! ma dai si che qualche stronzo che li vota è rimasto, quel due percento ci farà sfangare, poi intanto se perdiamo o ci rompono i coglioni su gli armamenti militari, facciamo cadere il governo e diamo la colpa a loro” e normalmente direte voi, questi benedetti comunisti che fanno??? ma ci cascano con tutte le scarpe! eccoli qui! pronti, tutti amici come prima, ma si ora il caffè lo si prende anche con Casini! e viva! tutti una bella famiglia come una volta, così ci sono di nuovo i soldi per andare in russia a far finta di essere comunisti davvero, per stampare i manifesti con le frasi rivoluzionarie e magari arriviamo anche al 4%! beh da l’intervista del 3 Maggio del compagno Segretario, non traggo altro, se non questo, anzi forse è ancora peggio perché il compagno Diliberto, continua a lasciar perdere molto la parola centrosinistra, ma a far sotto intendere che qui l’unica cosa da fare è cacciare via questo governo, senza però avere un programma e un partito che possa portarlo avanti. Questo è il problema più grande compagni, io non voglio fare l’estremista folle, anche io voglio creare un polo che possa cambiare questo paese, partendo secondo me da una forte opposizione, ma per fare questo bisogna mettere in contraddizione la politica di oggi, e i dirigenti che hanno guidato la sinistra fino ad oggi dovrebbero tirarsi tutti indietro, lasciando spazio a chi non ha a che fare ne ha mai avuto a che fare con i poteri forti per creare quel partito comunista, che deve fare da perno e da guida a quella nuova opposizione che comprenda normalmente anche altri soggetti, e che avrà il compito importante di salvare il paese! Invece voi che avete già avuto in mano la sorte dei comunisti in Italia per anni continuate a immaginarvi ognuno il comunismo a suo modo, sputandovi in faccia l’uno con l’altro e godendo delle disfatte altrui; è questo l’interesse dei comunisti in Italia oggi? far finta di esserlo perché ci piace la bandiera rossa, e litigare con i fascisti?? perché a me sembra solo questa l’intenzione, e invito i lettori di questo articolo a darmi torto. Beh se è solo questo compagno Diliberto io non ci sto, non ci sto e non ci starò mai come spero tanti altri compagni, non ci starò mai in un governo con Casini, non voglio più stare a dover spiegare il rifinanziamento delle missioni in Afghanistan, non sto più a dover trovare una motivazione al perché non si fa nulla per il conflitto di interessi, perché non si fa nulla per la scuola pubblica per la ricerca, non si da occupazione, non si aumentano le tasse ai ricchi, perché dovrei ancora? perché dovrei ancora trovare false giustificazioni a tutto questo??? compagno Diliberto io non ci posso stare un altra volta, e scrivo questo sfogo che spero leggerà. Il 45% del paese non vota, e tanti dei voti dei comunisti che ci lamentiamo di aver perso sono li, c’è lo spazio per il cambiamento c’è lo spazio per l’alternativa, ma bisogna spaccare gli equilibri, certo se poi alla vostra classe politica non fa comodo è un altro discorso…I COMUNISTI IN ITALIA CI SONO, I PROLETARI IN ITALIA CI SONO, C’E’ LA GENTE CHE SI MUORE DI FAME, C’E’ CHI OGNI GIORNO VIVE MILIONI DI INGIUSTIZIE. Serve un alternativa in questo paese e non si
fa di certo con l’UDC, ma neanche con la mafia politica che ora sta dentro l’IDV e al PD Bisogna cambiare questi partiti all’interno e questa classe politica che non ha fatto nulla compagno Segretario, e tu dovresti essere il primo a far un passo indietro, convocando almeno il congresso del nostro partito, per discutere una linea nuova, discutere sul da farsi, perché se non ricordo male, a Salsomaggiore si è detto ben altro, non si è parlato di Sinistra Federata senza l’Unità dei Comunisti e di governo con l’UDC…


Un compagno incazzato..
 

Mario Correnti

Mah! Stavolta le considerazioni di Calliano, che per me è un punto di "riferimento" per le dichiarazioni e le posizioni forti espresse negli ultimi 5 mesi, sono un po' debolucce...D'accordissimo con te sulla prima parte delle considerazioni sul non focalizzare la critica sulle figure singole, sui segretari, ecc...ma di sviluppare un senso anche ... Mostra tuttoautocritico e collettivo. Anche sul fatto che di fronte alle difficoltà attuali salvaguardiamo tutti i livelli di unità possibili e manteniamo tutti i terreni di confronto. Sennò le critiche poi ce le faremo allo specchio quando siamo rimasti soli.
Tuttavia il resto è francamente poco incisivo e, a mio modestissimo avviso, poco condivisibile.
Poco incisive perchè sono un elenco di "ragioni" trite e ritrite sulla necessità di digerire tutto perchè intanto si battono le destre poi dio vede e provvede. Il piccolo problema è che non siamo nel periodo 1994-1998 in cui questa era una "novità" nel dibattito del PRC (e poi del PRC-Pdci con la separazione). Sono 15 anni che si agisce solo con questa priorità e stiamo coi cartoni. Per cui tirarlo fuori ora per la 37ma volta e per di più con una capacità di "incidere" ridotta al lumicino...beh...non fa presa...Questo è il dato oggettivo e incontrovertibile.
Invece la mia opinione (quindi soggettiva e ovviamente discutibile) è che sulle motivazioni non ci siamo proprio. Uno dei motivi fondamentali dell'arretramento dei comunisti non è che c'è la "reazione" e che i lavoratori preferiscono il culo delle ballerine a bandiera rossa. Quella c'è in tutti i paesi d'Europa, Grecia compresa dove il partito al potere di centrosinistra ha dovuto riprendere le redini dopo che era stato scavalcato al governo dalla destra (anche lì particolarmente becera e fascistoide, non lontana dal vecchio regime). La differenza è che di fronte a un governo centrosinistro che applica le ricette del FMI, della BCE e della locale confindustria (con nulla di peggio della programma del PD) i comunisti locali non fanno sconti! Quindi in Italia la regressione è favorita proprio dalla mancanza di un progetto politico di opposizione completamente alternativa tanto alla Marcegaglia, ai Sacconi e ai Tremonti quanto ai Montezemolo, agli Ichino e ai Bersani!
Eì lì che dovrebbero inserire il proprion ruolo i comunisti e riacquisire (con fatica e tempo e non cambiando strategia ogni tre mesi) un proprio ruolo.
Altrimenti nessuno ci percepisce "utili" a qualcosa, non avendo un profilo di opposizione "nostro" distinto da quello degli altri attori del bipolarismo.
Così se l'obiettivo è solo battere Berlusconi, la gente vota il principale partito di opposizione (il PD appunto) oppure gli scontenti votano quelli che sembra abbiano un proprio profilo distinto. Come Di Pietro e Grillo sulla "legalità" e il "rispetto delle tregole" che poi è anche il rispetto delle "regole" che se un imprenditore sfrutta qui la manodopera e dopo decide di delocalizzare in Romania può farlo e buonanotte.
Un abbraccio

 

Marica Guazzora

Io sono molto d'accordo con Mao Calliano.
Le considerazione di Mario Correnti non sono prive di interesse ma non si capisce per quanto tempo dovremo resistere in questa situazione, riacquisire un proprio ruolo, tu dici, ma visto che fuori dal Parlamento non siamo alternativi proprio a nessuno, figuriamoci al Pd. Resistiamo 2 anni' Tre? Dieci? ... Mostra tuttoSiamo sicuri di esserci ancora? Perchè anche l'unità dei comunisti si fa tra soggetti, ma se i soggetti non ci sono più?????????? Gli accordi si fanno anche quando si vogliono raggiungere degli obiettivi tattici che più in là possono essere utilizzati per la nostra strategia, che è quella dell'alternativa al Pd, ma oggi, ma la momento, quando tutti ci ignorano, anche se il progetto politico lo tiriamo fuori dal cilindro, tanto nessuno lo conoscerà, nessuno ne parlerà, continuremo ad essere ignorati da tutti come adesso fincheè non rientriamo in Parlamento e non è per avere qualche poltrona sotto il sedere come qualcuno pensa ma per dare forza e visibilità al progetto di unità dei comunisti. L'obiettivo non è solo battere Berlusconi, perchè questo l'abbiamo già detto l'altra volta, (anche se lui è andato davvero oltre qualsiasi immaginazione) l'obiettivo è proprio tornare ad avere una qualche visibilità, secondo me. per poter portare avanti il nostro progetto altrimenti ce lo raccontiamo tra di noi su fb. Penso che aspiriamo tutti a qualcosa di meglio. E' un compromesso bieco? Può darsi. Ma io non vedo alternative all'orizzonte.
Anzi vedo alcuni partiti comunisti, tutti piccoli o piccolissimi, che vanno verso la dissoluzione, sono catastrofista? Parlano mai di noi da qualche parte? Ci intervistano? Raccontano le nostre lotte? NO. non parlano di noi, ignorano la nostra esistenza e poi andiamio alle elezioni pretendiamo anche che la gente ci voti. Eppure facciamo le lotte, facciamo i cortei. Stiamo dalla parte dei lavoratori, siamo partecipi. risultato nessuno. Al Congresso siè detto altro, è vero, ma la politica galoppa, non sta dietro a noi, ci sta davanti, faremo un congresso dove torneremo a litigare sulle alleanze, perchè l'argomento per litigare è sempre lo stesso. Abbiamo provato a stare fuori dalle istituzioni. Non va. Non va bene per niente.
Non siamo di utilità alcuna. Per tornare in Parlamento dobbiamo allearci con Bersani? E pazienza. Torniamo al proporzionale. Anche se è il Pd che ci ha fottuti, questa volta hanno bisogno anche di noi. ma torniamoci o è la fine e non ci sarà più da litigare sulle alleanze perchè non avremo nessuno con cui litigare.
 

 

Intervista a Oliviero Diliberto su l’Unità del 3 maggio 2010

 

 

Care compagne, cari compagni

 

Ringrazio di cuore, con moltissimo affetto, tutti voi che in questo mese di malattia, dopo un incidente piuttosto serio, mi avete inviato auguri, solidarietà, vicinanza. Mi è servito per superare i primi momenti che sono stati difficili. Non sto ancora bene, ma conto di tornare pienamente in forma nel giro di 3 o 4 settimane.

Vorrei offrire a tutti i compagni e ai militanti una riflessione sulla fase e qualche idea sulla prospettiva. Anche perché la situazione non è semplice e richiede lucidità di analisi, grande determinazione e, soprattutto, la straordinaria passione politica dei comunisti.

Abbiamo alle spalle le elezioni regionali che, per ampiezza e numero di votanti, rappresentano un test per tutta la politica italiana. Il dato che emerge, al di là delle reticenze del Pd, è che la destra si consolida. E’ vero che ha perso voti in termini assoluti. Ma è successo a tutti, essendoci stato un ulteriore, drammatico astensionismo. Nelle più popolose regioni d’Italia – Lombardia e Campania – la destra si afferma in maniera molto netta. Lo fa anche nel Lazio, nonostante l'assenza del Pdl nella provincia più popolosa, quella di Roma. In Calabria il candidato della destra doppia quello del centro sinistra. In tutto il nord, tranne la Liguria, si conferma ed anzi aumenta l’affermazione della Lega, che ha in sé una pulsione eversiva tra le più pericolose nella storia della Repubblica: la regressione sul piano dei principi di eguaglianza, previsti dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Il consolidamento della destra fa sì che Berlusconi, insieme alla Lega e contro una parte della stessa destra, proponga riforme costituzionali che stravolgono complessivamente l’assetto uscito dall’Assemblea Costituente, con una progressiva non applicazione e fino allo stravolgimento sostanziale dei principi costituzionali. Fenomeno non nuovo. Da un lato è in corso da più di 15/20 anni, con negli ultimi tempi un’ulteriore e drammatica accentuazione; dall’altro c’è l’idea di riformare il sistema, dando veste costituzionale esplicita a quanto già sta concretamente avvenendo. E quel che sta avvenendo è che il parlamento è stato svuotato di ogni potere e chiamato alla semplice ratifica di ciò che viene deciso nel Consiglio dei ministri. Il più delle volte, peraltro, con il ricorso al voto di fiducia o attraverso decreti legge. Il semipresidenzialismo, con l’elezione diretta del presidente, darebbe un ulteriore, definitivo colpo a quella che per anni è stata chiamata “la centralità del parlamento”.

Queste riforme istituzionali sono, per le note vicende giudiziarie di Berlusconi, connesse all’assalto definitivo al terzo potere della Stato, cioè la magistratura. E l’anomalia italiana sta oggi nel rischio della fine della divisione dei poteri. Il potere legislativo, il parlamento, è asservito al potere esecutivo. Se lo stesso accadesse anche con il potere giudiziario, sarebbe la fine di ogni principio, non dico comunista, ma semplicemente liberale.
Ma nelle società occidentali avanzate vi è un altro potere che, dal celebre film di Orson Welles, viene chiamato il “quarto potere”, quello dell’informazione, oggi completamente in mano al premier. Sia per quanto riguarda l’informazione pubblica che quella privata.
Da questo punto di vista avanzo un’osservazione tutta politica. Nel resto d’Europa vincono le elezioni le forze di opposizione ai governi di destra. Con la crisi economica normalmente viene premiata la forza che sta all’opposizione (penso alle regionali francesi, dove i socialisti, in alleanza con le altre forze della sinistra, hanno vinto in tutte le regioni tranne in una). L’Italia è l’unico caso in cui vince chi sta al governo senza pagare il prezzo della crisi. Perché accade? La mia convinzione è che accade perché la crisi viene accuratamente nascosta in ogni programma d’informazione o di intrattenimento. La responsabilità, molto grande, è anche di chi, avendo governato a più riprese, non è stato in grado o in qualche caso non ha voluto fare una legge antitrust. Mi riferisco ovviamente al centro sinistra.

Di fronte a questo enorme pericolo, le forze d’opposizione presenti in parlamento sono del tutto inadeguate. Il Pd si dibatte in una crisi d’identità continua che lo paralizza, al punto da essere oggi impantanato in una folle discussione su accettare o meno il dialogo con Berlusconi. L'Idv, dal canto suo, non riesce ad andare oltre una - in fondo sterile ancorché giusta - non sufficiente polemica antiberlusconiana. Come se, eliminato Berlusconi, d'incanto si risolvessero tutti i problemi dell’Italia. Se questo è lo stato del paese, con una destra sempre più preoccupante e con posizioni che non esito a definire eversive, all’interno delle forze di opposizione anche lo stato della sinistra che non è in parlamento, e quindi noi, è molto serio.

La Federazione della Sinistra ha avuto alle regionali un risultato attorno al 3%. Un esito che ritengo non positivo. Alle europee, un anno fa, prendemmo il 3,4%. Abbiamo subìto una diminuzione sia in termini assoluti che percentuali. E’ un serio campanello d’allarme che non va sottovaluto né taciuto né nascosto sotto il tappeto.
Oscurati completamente dalle tv e dai giornali, i comunisti e la sinistra scontano il fatto di essere completamente invisibili. E’ un’invisibilità che attiene ad un problema di democrazia, perché sono resi invisibili non tanto i dirigenti, ma i milioni di italiani che hanno votato per le forze della sinistra. E’ un vulnus, una ferita molto seria di cui il Pd non si rende conto e, per certi versi, ne è apertamente responsabile. Questo ha portato ad una percezione di non esistenza della sinistra. E se il dato del 3% non è positivo, è tuttavia un segno di esistenza politica che può essere il presupposto per provare a ricostruire. Voglio dire che, a fronte dell’invisibilità assoluta, è un risultato che possiamo definire, senza nessun eufemismo, accettabile. Dobbiamo tuttavia ricavarne alcune considerazioni di carattere generale.

Avverto l’esigenza - l’ho detto in tanti momenti pubblici e meno pubblici - che i comunisti, e più in generale la sinistra di classe, si manifestino con un profilo programmatico e di contenuto che oggi non hanno. Non casualmente abbiamo creato nel dicembre scorso, assieme ad altre forze politiche, intellettuali, personalità importanti del mondo della cultura, un’associazione che si chiama Marx XXI. Nei nostri intendimenti deve servire - senza steccati, senza alcuna visione di nicchia partitica - alla costruzione di un progetto ambizioso: elaborare idee nuove, inevitabilmente nuove, che guardino al futuro e che propongano alle grandi masse soluzioni - non soltanto denuncie - dei problemi che affliggono il paese. Faccio un esempio immediato. Si parla di riforme istituzionali. Credo sia dovere dei comunisti cimentarsi con un profilo autonomo, intellettualmente e politicamente, e offrire un contributo, anche se dall’esterno del Parlamento, con le risorse intellettuali – e vorrei dire anche morali – che abbiamo. Ad iniziare da un grande tema di cui nessuno parla più: l’intreccio tra questioni sociali e questioni istituzionali, presupposto fondativo della Costituzione. Mi riferisco, in particolare, al principio di eguaglianza, sostanziale e non formale, previsto nell’articolo 3 e al tema, oggi negletto, della forma dello Stato, dei suoi organi. Per i costituenti la centralità del Parlamento non era separata dalla prima parte relativa ai diritti e ai principi fondamentali. Essa era lo strumento ritenuto più idoneo per attuare la prima parte della Costituzione. Il Parlamento era il luogo non solo della mediazione, ma anche del conflitto tra tutte le diverse istanze della società, politiche, sociali, ideologiche, religiose, etniche…

C’è da fare una grande battaglia per un parlamento che sia eletto diversamente, e cioè sulla base del sistema proporzionale puro, il solo a garantire un parlamento davvero rappresentativo anche del conflitto che c’è nella società. Un parlamento realmente rappresentativo della società e di tutte le sue articolazioni di classe è anche, a mio modo di vedere, un formidabile antidoto contro alcuni fenomeni assolutamente deteriori ai quali stiamo assistendo. Penso al dilagare dell’antipolitica, ai partiti espressione di una sola persona e del suo presunto carisma (anche a sinistra), al populismo che dilaga e mina alla radice le ragioni stesse della sinistra di massa. Questo presuppone una ripresa della riflessione teorica.

Penso poi ad altri grandi temi relativi alla questione sociale e intrecciati alla questione istituzionale: alla revisione del welfare da sinistra in una società profondamente mutata; alle forme dell’organizzazione della politica con la novità epocale rappresentata dai nuovi mezzi dì informazione, dal web, dalla rete, che hanno annullato la fisicità, il tempo, lo spazio, cioè le vecchie categorie aristoteliche. Occorre che i comunisti siano all’avanguardia e non nella retroguardia a difesa di identità e valori del passato. Valori sacrosanti, perché senza radici non c’è futuro, ma essi vanno difesi guardando avanti.

Se il primo tema è, quindi, squisitamente contenutistico, il secondo è “come siamo”. Le elezioni regionali ci consegnano alcune questioni. Ad esempio come i comunisti e la sinistra stanno dentro uno schema, tutto politico, di alleanze.
Vedo dei cerchi concentrici, ovviamente comunicanti tra loro, ma separati e ben distinti uno dall’altro.
Il cerchio più largo è quello della difesa della democrazia. Se è vera l’analisi, pur sommaria e me ne scuso, che ho fatto all’inizio, siamo di fronte ad un’aggressione molto seria al sistema democratico, la più grave dall’inizio della storia repubblicana. E allora credo che sia dovere dei comunisti e della sinistra di classe contribuire ad uno schieramento, il più largo possibile, di coloro che credono nella Costituzione, credono nella legalità, credono nei principi fondativi della democrazia. Centrosinistra allargato? Non lo so, saranno le concrete dinamiche della politica a determinare quanto largo sarà questo fronte. Ma più largo sarà, più efficacemente potrà provare a sconfiggere una destra così aggressiva, così forte, così pervasiva nella società, anche a livello di massa. Noi comunisti non possiamo sottrarci ad uno schieramento di questo genere. Sono proprio le elezioni regionali a consegnarci questo problema. In Lombardia, dove ci hanno cacciato scioccamente e, per certi versi, in modo delinquenziale, e in Campania, dove abbiamo scelto di non partecipare all’alleanza, abbiamo ottenuto i risultati in assoluto più deludenti. Da non ripetere. In uno schema bipolare, che non ci piace ma esiste: stare fuori dalla coalizione non paga. Eppure, nelle Marche, dove siamo stati esclusi perché il Pd ha preferito l’Udc che, per una pregiudiziale ideologica, non voleva i comunisti in coalizione, il risultato è stato buono. Perché? Perché siamo riusciti a coinvolgere Sinistra e Libertà nell’operazione di un polo alternativo, costruendo un’alleanza grande e credibile di tutta la sinistra.

All’interno del cerchio più largo, c’è il tema della sinistra. Noi dobbiamo consolidare la Federazione della Sinistra. La linea dei Comunisti Italiani è nota. Avremmo voluto, vogliamo, continueremo a volere l’unificazione tra i due partiti comunisti, il Pdci e il Prc. Ma la riunificazione, che a me sembra un fatto rilevante e, vorrei aggiungere, persino di buon senso, si può fare se le due forze sono d’accordo. Sino ad oggi Rifondazione è stata contraria. La Federazione è al momento il livello possibile di unità. Va consolidata. Senza forzature, tenendo conto dei problemi dei territori, ma anche senza tentennamenti, perché l’autosufficienza – vale per noi ed anche per Rifondazione, che ha subito il tracollo più devastante dal 2006 ad oggi – è semplicemente una sciocchezza. So bene quante difficoltà e problemi e diffidenze vi siano in alcune regioni e provincie nel processo federativo. E anche in queste elezioni regionali ne abbiamo registrate non poche. Occorre grande senso di responsabilità, il che non significa che debba essere il Pdci a esercitare la responsabilità più grande. La linea non può e non deve essere altro da quella di un reciproco equilibrio e pari dignità.

Se fossimo andati ognuno per conto proprio non saremmo stati in grado di eleggere consiglieri regionali. Quest’inedito tentativo di alleanza politica organica, mantenendo ciascuno la propria diversità, è il livello possibile e quindi quello su cui investire.
A partire dalla Federazione e dal simbolo della falce e martello che la contraddistingue, credo che si possa ragionare anche su possibili allargamenti del sistema di alleanze a sinistra. Da questo punto di vista non posso che registrare positivamente il dato della Toscana, al momento il più importante, un esisto addirittura migliore di quello europeo, dove la Federazione s’è alleata con i Verdi. Allo stesso modo è encomiabile il risultato pugliese. In condizioni difficilissime, essendo la regione di Vendola, senza la soglia di sbarramento, sempre assieme ai Verdi, avremmo eletto due consiglieri. Provare a riconnettere un bacino elettorale a sinistra del Pd che, potenzialmente, è attorno al 6/7%, non è impossibile, pur mantenendo ciascuno, com’è ovvio, la propria identità e la propria autonomia: politiche, culturali, ideologiche ed organizzative.

Questo ci conduce al terzo cerchio che, all’interno della sinistra e della dinamica del centrosinistra, è rappresentato dai comunisti. Per una somma di  circostanze e dopo non poche sconfitte, propongo la seguente riflessione.
La questione comunista va tenuta aperta, rilanciata, le va dato un senso nel terzo millennio. E questo è compito dei comunisti italiani, non di altri. Vedo nel nostro partito e nel suo rilancio il baluardo ultimo. E non perché non ci siano tante e tanti comunisti. Ci sono dentro Rifondazione e sparsi nella società. Ma il nostro partito è l’unica forza politica organizzata, radicata nei territori, presente a rete in tutte le provincie e nelle grandi città, che ha posto al centro della sua prospettiva l’unità dei comunisti.

Il nostro partito deve essere a disposizione dell’ambizioso progetto della ricomposizione dei comunisti. Il che significa, molto banalmente ma vale la pena ripeterlo, avere chiaro che oggi, in una fase assolutamente difensiva, si deve fare politica guardando avanti. Siamo l’unica forza che continua a ritenere che si debba operare per il superamento del capitalismo. Non bastano aggiustamenti, pur necessari, ma un radicale sovvertimento dei rapporti di classe. Per questo ci chiamiamo comunisti. E’ la grande differenza con chi è di sinistra ma non comunista. Da questo punto di vista l’unica speranza è il Pdci. Nella prospettiva italiana e nella logica europea, dove i partiti comunisti francese, portoghese, greco e cipriota sono andati assai bene alle elezioni, questo ha un senso forte. Mentre un’aggregazione come la Linke tedesca è irripetibile fuori dalla Germania. Perché la Linke non nasce dalla riunificazione di due partiti, ma dalla riunificazione di due Stati, la Germania est e la Germania ovest. A differenza di Rifondazione, noi guardiamo e abbiamo rapporti intensi con grandi paesi governati da partiti comunisti. Nelle forme che si sono di volta in volta determinate nel mondo, dall’Asia all’America Latina al Sudafrica, sono oggi trionfanti. In questa prospettiva – per l’ Italia e come referenti in Italia di un movimento internazionalista –la questione comunista va rilanciata, offrendo un riferimento a tutti quelli che sono comunisti.

Occorre allora che il nostro partito moltiplichi gli sforzi, il tesseramento, il radicamento nei territori, anche laddove oggi è più difficile di ieri. Dove non abbiamo eletto abbiamo poche risorse. E dopo la fine del finanziamento pubblico e la scomparsa dei gruppi parlamentari con i relativi, cospicui versamenti, anche le finanze del partito sono in seria difficoltà. Le misure dolorosissime che abbiamo dovuto adottare (la sospensione della pubblicazione di Rinascita, il ricorso alla cassa integrazione per alcuni nostri funzionari) vanno nella direzione di un partito che vuole tenacemente resistere nonostante le difficoltà economiche. Non ci piegheranno con il ricatto delle risorse!

Pertanto, chiedo alle compagne e ai compagni uno sforzo straordinario, un’abnegazione anche maggiore che nel passato, il superamento di eventuali delusioni personali, pur comprensibili, per la mancata elezione. Abbiamo il dovere di tenere quanto più possibile caro, prezioso, il nostro partito. Al servizio di un progetto che è quello della trasformazione generale. E’ un compito strategico, assieme all’unità della sinistra e a un’unità più ampia di tutte le forze democratiche, mantenendo irriducibile la nostra diversità. E’ una diversità che va conservata gelosamente affinché la si possa consegnare un domani alle future generazioni. (www.comunisti-italiani.it 16 aprile 2010)

 

Comunicato stampa del 10 marzo 2010


Questa mattina si sono riuniti i rappresentanti e i coordinatori del Popolo Viola di Milano, di Qui Milano Libera, di Adesso Basta!, Movimento 5 Stelle Lombardia, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra, Verdi, Partito Socialista, Partito Democratico, e hanno concordato il seguente comunicato:
Le forze sociali e politiche democratiche invitano tutte e tutti a mobilitarsi per un forte impegno civile ed etico in difesa della Costituzione e della Democrazia denunciando la gravissima emergenza dell’aggressione del Governo allo Stato di diritto, le leggi ad personam, il cosiddetto legittimo impedimento e il decreto salva liste. Denunciando inoltre l’attacco ai diritti e alla dignità del lavoro, in particolare all’articolo 18, e alla libertà di stampa. Mettendo da parte la competizione elettorale per difendere la Democrazia e i principi di eguaglianza e dello Stato di diritto che appartengono a tutti. Diamo vita ad una grande manifestazione unitaria, partecipiamo tutte e tutti, sabato 13 marzo dalle ore 15 in largo Cairoli.

 

Il decreto salvaliste e la Costituzione lacerata

 

 

 

 

Sinistre unite al No B. Day per cacciare Berlusconi

Intervista ad Oliviero Diliberto

«Recuperare la fiducia dei lavoratori salariati e salvare la democrazia in Italia».

di Serena Martucci

Fuori dal Parlamento ma sempre in piazza. Al “No B day” del 5 dicembre, nei cortei accanto agli studenti e nei picchetti con i lavoratori. L'ultimo caso la fabbrica Alcoa occupata dai dipendenti. «L'azienda gioca sulla pelle degli operai - accusa senza mezzi termini Oliviero Diliberto -e la Regione resta inerte perché non conta nulla». «Tornare
tra la gente» è dunque il nuovo motto della sinistra radicale che, anche in vista delle elezioni regionali, affila i coltelli. E mentre Pd e Idv continuano a pestarsi i piedi gli ex della falce e martello hanno chiara la loro strada: «Uniti di nuovo per spodestare il premier».
Archiviato il fallimento dell'Arcobaleno,il segretario dei Comunisti italiani non ha dubbi. «Ripartiremo il 5 dicembre con una federazione insieme a Rifondazione, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e un'associazione vicina alla Cgil». Obiettivo? «Recuperare la fiducia dei lavoratori salariati e salvare la democrazia in Italia».
Lei è stato ex ministro della giustizia. Dovrebbe essere contento che finalmente ci sia una riforma...
Lo sarei se non fosse assolutamente incostituzionale. La trovo una nefandezza, tanto che perfino un uomo misurato come Casini l'ha definita una porcata.
E' vero che i processi da noi possono diventare infiniti..
Ma la questione non si risolve facendoli prescrivere. Piuttosto servono ingenti risorse e modifiche concrete soprattutto per le cause civili che ingolfano la macchina giudiziaria.
In che modo?
Affidando quel milione e mezzo di cause Inps ad un conciliatore piuttosto che farle gravare sui giudici. Molti sono solo procedimenti “fotocopia”.
Il ddl svuoterebbe di sicuro le aule giudiziarie...
Violando però il principio dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge per salvare il premier. Se passa siamo pronti al referendum.
Cosa non le va giù?
Una cosa grida vendetta. Il Pdl ha vinto le elezioni promettendo sicurezza. Invece taglia i fondi, tanto che lo stesso Maroni si è detto pronto a votare con l'opposizione, e fa norme che rendono i processi più difficili. Un paradosso che fa vacillare la stessa maggioranza.
Beh, neppure l'opposizione sta messa meglio. Di Pietro e Bersani qualche giorno fa erano di nuovo ai ferri corti...
È vero loro “strappano” spesso ma poi quando serve ci si schiera insieme.
Al  No Berlusconi Day il Pd non ci sarà...
Peccato. Sono convinto però che ci saranno molti dei suoi elettori.
I soliti problemi delle coalizioni. Lei fu uno dei fondatori dell'Ulivo. Cosa non ha funzionato?
Nel 2008 quello non era più l'Ulivo che avevamo costruito. Paghiamo lo scotto per la delusione dell'ultimo esecutivo Prodi.
Ovvero?
Quella coalizione era una cosa bizzarra. E là dentro ognuno tirava acqua al suo mulino.
Poi il governo cadde. E l'Arcobaleno prese una batosta alle urne....
Perché non voleva dire nulla, non  aveva identità. E poi c'era la spinta al voto utile e molti dei nostri scelsero il Pd.
Con Bersani segretario qualcosa è cambiato?
Certo. Lui per primo ha ammesso che il partito così non è autosufficiente.Da solo il Pd arriva al 25% e per sconfiggere Berlusconi serve un fronte più largo che consenta di raggiungere il 51%.
Ma così si ritorna all'ammucchiata dei simboli come temeva Franceschini..
Niente ammucchiate. Piuttosto un Comitato di liberazione nazionale dal premier costruito con persone fedeli alla Costituzione.
Tutti uniti dunque. Eppure solo la sinistra radicale ha ben 6 partiti che la rappresentano. Non saranno troppi?
Sono d'accordo. Per questo puntiamo all'unità. Poi però servono contenuti e un profilo utile.
Cosa intende?
Penso al problema dei precari, a quelli a cui è stato rubato il futuro. Prodi ne stabilizzò 400mila nel pubblico impiego.
Di nuovo il posto fisso?
L'ha detto anche Tremonti. Comunque penso a più garanzie. In verità in Europa, con i due deputati in più per l'Italia, un posto ci sarebbe anche per lei?Sono il primo dei non eletti. Cosa dire? Se mi chiamano vado.■

(E Polis Torino 21 novembre 2009)

 

Comunicato stampa di Oliviero Diliberto

 

"Il 5 dicembre deve trasformarsi nella più grande manifestazione unitaria contro Berlusconi a cui dovrebbero partecipare tutte le forze di opposizione. Una proposta di legge palesemente anticostituzionale, come non mancano di sottolineare anche autorevoli giuristi di centrodestra. Noi, comunque, qualora fosse approvata, siamo pronti a raccogliere le firme per un referendum abrogativo, con chiunque sia disposto a farlo". Lo ha detto il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto commentando la presentazione della proposta di legge sulla prescrizione breve da parte della maggioranza. (www.comunisti-italiani.it 12 novembre 2009)

 

 

Il Manifesto intervista  Oliviero Diliberto


 Il segretario del Pdci a Rifondazione: subito l'unità dei comunisti, poi quella della sinistra
«Bertinotti velleitario, entra nel Pd» «È inaccettabile, prima si augura il disastro e poi propone un partito unico»
 

di Matteo Bartocci


Un ballon d'essai «velleitario e inaccettabile». Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, boccia senza se e senza ma la proposta di un partito unico della sinistra, dal Pd ai comunisti, avanzata giovedì da Fausto Bertinotti sulla Stampa. «Trovo scandaloso - commenta Diliberto - che Bertinotti prima del voto si augurasse esplicitamente che nessuna delle due liste di sinistra superasse la soglia. Tanto più scandaloso perché è stato segretario di un partito comunista che ha lasciato da pochi mesi. Un gesto di una rozzezza infinita, che ha davvero a che fare con il costume della politica, con la lealtà verso compagni e compagne con cui si è vissuto tanto tempo».

Ma come giudichi l'esigenza di un partito della sinistra?
Quella proposta è inaccettabile e velleitaria. Un partito si costruisce su un progetto, non sommando sigle. Tanto più quando su tutte le grandi questioni si è in contrasto, dalla politica economica alla politica estera. Credo che sia un ballon d'essai per dire: Vedete, la sinistra non si può ricostruire ed è meglio andare nel Pd.

«Un partito si costruisce su un progetto e non sommando sigle», dici. E che progetto è quello della lista Prc-Pdci?
Questa lista nasceva già come un progetto. Abbiamo un coordinamento comune. E per noi è centrale la contraddizione capitale-lavoro. Questo e non altro vuol dire la falce e martello. I simboli in politica contano. Quando i partiti che ce l'avevano l'hanno tolta hanno sempre cominciato una mutazione verso approdi non più di sinistra. Vedi il partito socialista di Craxi o la deriva Pci-Pds-Ds-Pd. Le cose che uniscono noi e Rifondazione con i socialisti di Salvi, sono infinitamente di più rispetto a quelle che ci dividono.

Per questo vi unirete?
Pur essendo rispettosissimo del dibattito interno di Rifondazione continuo a pensare che oggi sia indispensabile riunificare subito intanto le due forze comuniste. Non ha senso che ci siano due diversi partiti comunisti in Italia. E a partire da questa riunificazione proporremo un accordo politico a tutta la sinistra di alternativa.

Ma un partito comunista non di massa, d'opinione, non è un non senso, una contraddizione in termini?
I numeri sono questi. Ma in tanti paesi europei c'è una ripresa dei partiti comunisti: Francia, Grecia, Portogallo, c'è il partito ceco-moravo, quello di Cipro. Il nostro 3,4% da solo vale più del 3,1 dell'Arcobaleno che abbiano preso tutti insieme l'anno scorso. È chiaro che mi aspettavo di più dalle elezioni. Ma questa lista è un punto di partenza e meno male che l'abbiamo fatta.

Ma la sinistra, come sentimento di opinione e di espressione di sé, quanto vale? Il vostro 3,4%? Il 6,5% delle due liste? Oppure è invece più ampia, raccoglie un italiano su tre?
E' ancora larga. Esiste. Un pezzo importante dell'elettorato di sinistra ha votato Di Pietro, perché a differenza del Pd si è opposto a Berlusconi visto che noi non siamo in parlamento e siamo stati totalmente oscurati dai media. E poi c'è un pezzo non piccolo del Pd che si considera di sinistra e spesso vota in una logica di continuismo con la storia del Pci. Nelle regioni rosse si parla ancora del Pd come del Partito con la maiuscola. Infine c'è un elettorato non piccolo, almeno l'8%, che ha votato le liste di sinistra. Lo spazio è obiettivamente grande. Ma bisogna rimotivare innanzitutto i nostri militanti. In tutta Italia comunisti e Rifondazione lavorano già come uno stesso partito. Sarebbe un delitto mortale disperdere tutto questo lavoro.

Unirsi subito col Prc. Già nell'assemblea che avete convocato a luglio?
Se dipendesse da me ci saremmo uniti ieri. Ma evidentemente un matrimonio si fa in due. Io spero che i compagni di Rifondazione capiscano che in politica il tempo è tutto. Il mio partito è pronto e li incalzeremo nella maniera più unitaria possibile affinché si faccia quanto prima. Da soli non ce la facciamo né noi né loro.

Veramente anche insieme siete rimasti sotto il 4 per cento.
Ma se non si riescono a unire due partiti quasi identici come si fa a parlare di unità della sinistra? Iniziamo da noi. E certo poi l'appello è rivolto a tutti quelli di sinistra. Ma che ci vuole per unire Pdci e Prc? Serve solo la volontà politica.

Sulla questione del governo voi nel '98 siete usciti da Rifondazione. Oggi quel tema è di nuovo di attualità e discrimina, ancora una volta, le varie sinistre.
Le ragioni della scissione sono alle nostre spalle. Siamo stati insieme al governo e all'opposizione. Abbiamo pagato gli stessi prezzi. L'autonomia dal Pd l'abbiamo decisa all'ultimo congresso e per noi non è in discussione.

Le elezioni, anche le amministrative, vi disegnano più come un partito d'opinione che fondato sul lavoro.
Se guardi i più votati nel Nord Ovest, zona operaia, ci sono Margherita Hack, Vittorio Agnoletto e Haidi Giuliani. Cioè un voto di opinione di sinistra e con minor radicamento sociale. E allora il grande problema che abbiamo di fronte è proprio questo: ricostruire la sinistra a partire dai territori e dai luoghi di lavoro. Ma per farlo, forse, smettiamo almeno di duplicare il lavoro come Pdci e Prc. 3,4% voti in rosso Per la lista Prc-Pdci-Soc alle europee niente quorum: 1.038.247 voti. La metà (560mila) al Centro-Sud.

 

L'unico voto utile: il voto comunista

 

L'unico voto utile, così Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, ha spiegato la lista unitaria comunista e anticapitalista che Comunisti italiani e Rifondazione hanno presentato a Roma, in concomitanza alla presentazione nelle 5 circoscrizioni, e nella quale confluiscono anche Socialismo 2000 di Cesare Salvi e i Consumatori uniti

Un'unica falce e martello, un lista plurale che riunisce uomini e donne espressione di partiti e di esperienze di lotta per il lavoro e per i diritti. «Non ci sono specchietti per le allodole nella nostra lista» spiega con orgoglio il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero, perché «i nostri candidati e le nostre candidate sono tutti eleggibili, nessuno è incompatibile per altre cariche. Tutti in grado di fare i parlamentari europei». Un elenco di nomi che rappresenta uno spaccato della società, un elenco di uomini e donne portatori di valori, impegno e coerenza politica e sociale.

Una lista che non rappresenta un escamotage elettorale, Ferrero ci tiene molto a sottolinearlo, ma un «un progetto politico che vale per l'Europa, dove saremo i soli della sinistra italiana a ritrovarci in un unico gruppo parlamentare, e vale per l'Italia, dove abbiamo già dato vita a un coordinamento tra le diverse forze. Unico, poi, anche l'obiettivo: uscire dalla crisi da sinistra».

Nelle liste comuniste il 50% dei candidati non sono iscritti ai partiti e il 42% è formato da donne. Oliviero Diliberto sarà capolista al Centro insieme al responsabile Esteri del Prc Fabio Amato, e testa di lista (nei primi cinque) nel Nord-Est dove Lidia Menapace è capolista; Vittorio Agnoletto, europarlamentare uscente ed ex portavoce del Social Forum al G8 di Genova, e Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci ed ex presidente della commissione Lavoro a Montecitorio, si presenteranno nel Nord-Ovest. Nella circoscrizione Sud dopo Agnoletto si trova il costituzionalista Massimo Villone e nelle isole capolista è l'astrofisica Margherita Hack.

Oltre a loro tanti altri nomi Heidi Giuliani, Alberto Burgio, docente universitario, Diana Pavlovic, attrice Rom, Massimo Villone, Bassam Saleh, della comunità palestinese, Esaq Suad Omar Sheik, della comunità somala, Giusto Catania, europarlamentare uscente, lo scrittore Valerio Evangelisti, Orfeo Goracci, sindaco di Gubbio. Tanti gli operai candidati: Ciro Argentino, della Thyssen Krupp, Antonello Mulas della Fiat Mirafiori, Cinzia Colaprico della Zanussi, Nicoletta Bracci, bracciante agricola, Ciccio Brigati, dell'Ilva di Taranto, Domenico Loffredo della Fiat di Pomigliano, Andrea Cavola della Sdl Alitalia.

Alla presentazione Cesare Salvi, che ha aderito «convinto» a questo progetto politico, si dice «ottimista, nonostante la censura mediatica».
«Dobbiamo abituarci a parlare con una voce sola». Diliberto prende la parola per denunciare il fatto che Ciro Argentino, candidato nella circoscrizione Nord Ovest, insieme ad altri trenta operai che hanno fatto causa alla Thyssen Krupp e che si sono costituiti parte civile per il rogo nell'acciaieria in cui persero la vita sette operai, sono gli unici a non essere stati riassunti: «Fino a quando chi si batte per i diritti resta disoccupato ci saremo noi a combattere contro queste ingiustizie». Per questo è necessario la lista elettorale e il progetto politico in essa racchiuso: «Votate per noi, è l'unico voto utile».(www.larinascita.org 28 aprile 2009)
 

 

La rete di sostegno del PdCI dell'Abruzzo
 

Il Partito dei Comunisti Italiani dell'Abruzzo ha organizzato una rete di sostegno alle popolazioni colpite dal sisma. Sono attivi 5 punti di raccolta di cibo, acqua, vestiario, tende, che verranno, in coordinamento con la Protezione civile, tempestivamente distribuiti nelle zone devastate dal terremoto. Nei punti di raccolta verranno date informazioni sugli alloggi che sono stati reperiti e messi a disposizione degli sfollati. Chiunque voglia mettere a disposizione il materiale descritto, può portarlo nei seguenti punti di raccolta, nelle fasce orarie specificate.

I punti di raccolta sono:

 
1 CHIETI SCALO, presso la sede della Federazione del PdCI, in via Scaraviglia, n. 2. Ogni giorno dalle ore 17,00 alle ore 20,00. Per info: Valerio Di Ruscio, cell. 338.3343228; Dario Leone, cell. 320.2727121.  

 
2 PESCARA, presso la sede della Federazione del PdCI, in via Marconi, n. 109.Ogni giorno dalle ore 18,00 alle ore 21,00.Per info: Silvana Palumbi, cell. 335.8121927.  

 
3 TERAMO, presso la sede della Federazione del PdCI in corso De Michetti, 5. Ogni giorno dalle ore 17,00 alle ore 20,00. Per info: Francesco Antonini, cell. 347.2791175.  

 
4 GIULIANOVA (TE), presso la sede della sezione del PdCI, in via Gramsci, 38 Ogni giorno dalle ore 18,00 alle ore 21,00. Per info: Franco Caruso, cell. 349.2161843.

 
 
L'intero coordinamento della rete  è  affidato al compagno Giorgio PARISSE, cell. 380.9007924. I gruppi di compagni che vogliano impegnarsi nel lavoro di volontariato a sostegno delle popolazioni colpite devono coordinarsi con il compagno Mario MAZZARELLA, cell. 333.8972235.

 
Il Segretario Regionale dell' Abruzzo Antonio Macera
 
 

 

Onde italiane, onde francesi

 

di Manuela Palermi

Mentre la Francia grida la sua rabbia, Sarkozy continua la sua campagna contro lo stato sociale, fino a demolirne le strutture economiche, politiche ed istituzionali. Tutto in nome delle “riforme”, come si usa da qualche anno chiamare le “controriforme” ispirate al neoliberismo. Sarkozy insiste intemeratamente con le “rivoluzioni conservatrici” di Reagan e Tatcher, proprio mentre la crisi finanziaria ed economica ne testimonia la sconfitta.
Vi ricorda qualcuno, il presidente Sarkozy? Ma si, il nostro Berlusconi! Stessa arroganza, stesse battutacce, stessa mancanza di senso del ridicolo.
Leggetevi un po’ di cronache sugli avvenimenti francesi e sarete presi da un soprassalto. Dio santo, sembrano cronache di casa nostra. C’è in Francia un movimento che è tale e quale l’“onda” italiana, che metteva assieme studenti, insegnanti e ricercatori, che radunava centinaia di migliaia di persone in manifestazioni oceaniche. Da noi i media non hanno molta voglia di parlarne, a malapena si sa che la protesta va avanti, anche se più faticosa e faticata. Tanto che al referendum sull’accordo separato tra governo, Cisl e Uil sono andati a votare in massa ed hanno detto no in massa; tanto che mercoledì 18 la polizia ha caricato gli studenti tenendoli ingabbiati dentro l’università. E’ una protesta che colpisce il centro nevralgico di un paese avanzato, la scuola, mettendo insieme generazioni e culture, dai docenti agli universitari, dai ricercatori alle maestre agli scolari. In Francia invece c’è un can can tremendo e l’attenzione è focalizzata su quell’universo di generazioni dove si studia, ci si forma, si cresce, si ricerca, si insegna e si impara.  
Il 29 gennaio in Francia c’è stato il primo sciopero generale. Il 18 marzo s’è replicato. Il 2 febbraio è iniziata una mobilitazione che non si placa: s’allunga e s’increspa come la nostra “onda”, rabbiosa  contro l’“autonomia universitaria”, un progetto della ministra Valérie Pécresse che modifica lo statuto dei docenti-ricercatori e trasforma alla radice l’università. In Francia, come in Italia, si stanno distruggendo scuola pubblica, università e ricerca in nome della privatizzazione del sapere. Sarkozy che, come Berlusconi (e non parliamo di Brunetta), ha qualche egocentrismo di troppo, s’è messo a insultare studenti, professori e ricercatori. Tant’è che sono insorti persino quelli non troppi ostili alla “riforma”. E così s’estendono le iniziative pubbliche, i corsi autogestiti, le letture nelle strade e nelle piazze, i blocchi delle ferrovie… L’ondata di scioperi, di mobilitazioni e di proteste coinvolge tutta la società. E’ una rabbia incontenibile di fronte alla caduta dei salari, alla miseria della precarietà e della disoccupazione, alla distruzione dei diritti del lavoro, alla restrizione delle libertà individuali, mentre l’ideologia repressiva e securitaria delinea più uno Stato di polizia che di diritto.
A Tarnac, una piccola città francese, è successo un fatto simile ai tanti che accadono, giusto per fare un esempio, a Verona, e su cui si accanisce il sindaco leghista Tosi. A dicembre sono stati arrestati alcuni ragazzi. Avevano messo su un piccolo caffé, facevano funzionare una panetteria e vivevano in una vecchia cascina. Sono stati arrestati con l’accusa di appartenere ad un movimento anarco-autonomo (!). Durante il processo gli sono state addebitate colpe che sfioravano il ridicolo: vivere in comunità, avere la simpatia della gente, non possedere neanche un cellulare! Sono stati rapidamente assolti.
Ma non avvertite, anche qui, quella ricerca del nemico invisibile che alligna tra le fila del governo Berlusconi? E le stesse, identiche misure repressive chiamate “riforme” che aggrediscono le pensioni, la giustizia, la scuola, l’informazione…
Eppure c’è – ed è forte – un movimento sociale e per i diritti (pensate al caso Englaro) che resiste ad un futuro ipotecato dal liberismo e dalla crisi. La quasi simultaneità dei conflitti – prima in Italia, ora in Francia - non è una casualità. E’ come le onde: in alcuni momenti si ritraggono per poi accavallarsi e rovesciarsi nuovamente, giusto il tempo di riprendere fiato.
Sarà colpa dell’età, sarà che ho visti tanti movimenti scatenarsi e poi rifluire e poi tornare più maturi, più organizzati, più convinti, a volte anche incattiviti. Eppure ci sono momenti in cui mi sembra di avvertire qualche eco del maggio francese e dell’autunno italiano. Sto fantasticando? Vedo lucciole per lanterne? Forse. Ma pensate a Robespierre, al suo fantasma che osserva cinico e divertito le folle adoranti il sovrano: «Attenti ai popoli, adorano il re ma poi gli tagliano la testa».(La Rinascita della sinistra 27 marzo 2009)

 

 

Convegno nazionale sulla casa


“Crisi ed emergenza casa”. E’ il titolo del convegno nazionale promosso dal Pdci che si svolgerà domani, sabato 21 marzo alle ore 15, a Roma, al Centro Congressi Cavour. Ai lavori prenderanno parte Luigi Pallotta, segretario nazionale del Sunia, Vincenzo Simoni, segretario dell’Unione inquilini, Bruno Papale, coordinatore ‘lotta per la casa’, Bruno Di Vetta di Asia RDB, Massimo Pasquini del Prc, Andrea Alzetta, consigliere comunale di Roma e Fabio Nobile segretario del Pdci di Roma. Concluderà i lavori Aleandro Longhi, responsabile per le politiche abitative del Pdci.
 

Eluana e tutte noi

di Raffaella Angelino

Quest'anno la festa della donna ha il volto di Eluana Englaro. E' incredibile la forza di questa donna, ostaggio del buio e del silenzio per quasi 18 anni. Dirompente la potenza della sua storia e dei suoi desideri di libertà e indipendenza, per come ci sono stati riportati dalle persone a lei più vicine, in particolare da suo padre Beppino che fino all'ultimo ha voluto liberare il corpo della sua unica e sfortunata figlia tenuto in ostaggio in un letto d'ospedale. Solo una donna con la sua passione avrebbe potuto, pur in assenza di voce, urlare al mondo “giù le mani dal mio corpo”. Per questa ragione Eluana è senz'altro il volto e il corpo del nostro 8 marzo. Perché sul suo corpo reso inerte da un terribile incidente, sulla sua libertà di scegliere si è scagliata la violenza e la prepotenza di chi ha tentato in ogni modo di far strage di diritti, di libertà. Armato del corpo di Eluana, la destra come un sol uomo, ha tentato l'assalto definitivo alla Costituzione e alla laicità dello stato.
E' solo una coincidenza che sia toccato a una donna, al corpo di una donna, fronteggiare un attacco di tale portata e che ha rischiato (e di fatto è accaduto) di cambiare i connotati alla nostra repubblica? Probabilmente. Il caso di Eluana Englaro, come per la verità tutto quello che ci accade intorno, non è una “questione di donne”, ma un problema sociale, culturale, di libertà, di laicità. Tuttavia, morta la povera Eluana, risuonano ancora crudeli e inquietanti le parole del presidente del consiglio Berlusconi che, pur di far passare nell'opinione pubblica l'idea che si stesse ammazzando un corpo vivo e vitale, ha richiamato la possibilità per la ragazza di “poter fare un figlio”. Come se la procreazione non fosse il frutto di una scelta consapevole ma semplicemente un fatto meccanico. Il capo del governo non avrebbe potuto evocare immagine più violenta per una donna che un corpo ridotto a mero “contenitore”: della serie “l'importante è che respiri”. Una violenza che lascia sgomenti, strumentale alla presentazione di una legge (inizialmente un decreto legge) che tuttora ha come unico obiettivo quello di privare tutti, uomini e donne, della possibilità di autodeterminarsi.
Che potenza, il corpo di una donna, anche inerte come quello di Eluana Englaro. Forse oggi è più chiaro a tutte e tutti che il terreno dello scontro è proprio la sovranità, l'autodeterminazione. Lo sanno bene le donne che ancora vivono da cittadine di serie B, dovendo subire il machismo nella politica e nei posti di lavoro; fare i conti con la precarietà e i salari più bassi dei colleghi uomini; districarsi tra casa e lavoro; difendere le proprie relazioni affettive quando non siano state benedette dal matrimonio; difendersi dalle violenze degli uomini in casa (soprattutto) e per strada; impegnarsi tutti i giorni a preservare gli spazi di libertà conquistati, a impedire che si rimetta continuamente in discussione la legge 194, a chiedere la possibilità di scegliere l'aborto farmacologico che in Italia è ancora una realtà quasi “clandestina”, come abbiamo denunciato di recente proprio in un'inchiesta su rinascita.
Abbiamo bisogno di una vera “rivoluzione culturale” che impedisca la disparità in busta paga, che impedisca agli uomini di considerare il corpo della donna terreno di conquista, di liberarci di norme e tradizioni che perpetuano la violenza di genere, di rimettere in discussione “le pagine nere della giurisprudenza”. E invece tutto quello che ci offrono, strumentalizzando ancora una volta il corpo di tante donne violentate, è il potere di un branco che dovrebbe “difenderci” dal potere di un altro branco. Lasciando inalterato il sistema culturale e sociale che è all'origine delle violenze, della sopraffazione maschile sulla donna. Se sono un essere inferiore, guadagno meno o magari non lavoro, se un giudice afferma che una donna in jeans non può subire violenza ma è necessariamente “complice” dell'uomo, se le si nega il diritto di scegliere sulla sua vita e la sua gravidanza, se il suo corpo viene colonizzato dalle chiese che delle donne hanno paura, allora sarò per sempre una preda facile.
Ancora una volta, con il decreto sicurezza del governo, il potere maschile sta usando la donna e il suo corpo per militarizzare il territorio, per dare la caccia al migrante, per rendere l'Italia un paese sempre meno accogliente. Ma i numeri reali dell'emergenza, a volerli leggere, dicono molto altro: dicono che è la famiglia il luogo più insicuro per le donne, che la maggior parte delle donne che subisce violenza non fa denuncia, dicono che ancora una percentuale maledettamente bassa di donne percepisce la violenza fisica o sessuale avvenuta in famiglia come un reato, dicono che ad essere colpite sono donne di ogni classe. Ma soprattutto dicono che a perpetrarle è sempre un uomo.
In un paese che solo dal 1996 riconosce il reato di stupro un delitto contro la persona e non contro la moralità pubblica e il buon costume, le risposte che arrivano sono assolutamente da respingere. Fanno più male alla donna di quanto non portino maggiore sicurezza: come mai quando il violentatore è l'immigrato, l'uomo rischia il linciaggio e quando invece l'aguzzino è italiano, come quello di capodanno a Roma, allora si rischia di dover assistere allo spettacolo indecente di manifestazioni pubbliche a sostegno del violentatore? C'è il rischio che la questione “stupratori stranieri” possa rappresentare addirittura un alibi per gli uomini che finiranno per vedere il male unicamente nel diverso da sé. E ancora una volta la donna scompare, come per miracolo. Non dobbiamo consentire che questo clima si diffonda, non sul nostro corpo.(La Rinascita della sinistra 5 marzo 2009)

L'eversore

di Manuela Palermi

Tre gradi di giudizio (il primo, l’appello e la Cassazione) hanno accertato, attraverso testimonianze di amici e parenti, che Eluana Englaro non voleva vivere da vegetale, cosa che le sta accadendo da circa 18 anni. Non so dove finisca la vita e inizi la morte, nessuno lo sa, ma so cosa farei se al posto di Eluana ci fosse una persona che amo. Vorrei essere libera di rispettare la sua volontà, così come Beppino Englaro vuole che sia rispettata quella della figlia.
Sofferenza e tormento vengono oggi utilizzati da Berlusconi con ferocia. Si porta a pretesto l’assenza della legge sul testamento biologico. Ero al Senato quando si tentò a più riprese di farla e le destre, e tutta la propaganda di destra, si opposero, negando addirittura che il parlamento fosse legittimato a legiferare su un punto così intimo e delicato come la fine della vita.
Sul corpo di Eluana si è aperta una partita politica che Berlusconi sta giocando senza esclusione di colpi per fini di potere personale. Berlusconi è uomo temerario e di pochi principi, animato da uno sconfinato senso di onnipotenza che regola le sue azioni. La sua politica riesce ad esprimersi solo attraverso la spettacolarità.
Cos’altro è stata la conferenza stampa se non uno spettacolo osceno e di quart’ordine? E rendere pubblica la lettera riservata di Napoletano (uomo prudentissimo!) cos’altro è stato se non rendere visibile il disprezzo per un potere istituzionale che non è il suo?
Sono anni che il caso Englaro è sui giornali, che il padre Beppino lotta per rispettare la volontà della figlia, da lui definita amorosamente un “purosangue della libertà”. Berlusconi ha sempre ignorato la vicenda. Ne è improvvisamente diventato paladino per affermare che ha «il dovere di governare con la stessa incisività e rapidità dei governanti di altri paesi», che per questa ragione la decretazione d’urgenza e la fiducia sono strumenti funzionali e che la Costituzione, figlia dello stalinismo, è un ingombro a tale obiettivo. I suoi scrivani aggiungono che se il disegno di legge presentato alle Camere non fosse controfirmato dal presidente della Repubblica, avvieranno la raccolta delle firme per l’impeachment a Napolitano.
Siamo davvero all’eversione politica, fra l’altro non sconosciuta nella storia italiana. Basta tornare con la memoria al ‘25: Mussolini e la messa in mora del Parlamento, Mussolini e lo scioglimento dei partiti, Mussolini e la sua identificazione col governo e lo Stato.
Il caso Englaro ha offerto a Berlusconi questa possibilità ed egli non ha esitato a coglierla con una politica populista che cavalca spregiudicamene le pulsioni dell’anima e si poggia sull’emotività. Nulla è stato risparmiato. «Eluana è bella, il cervello manda ancora segnali, il suo corpo potrebbe partorire, ha ancora le mestruazioni»… oscenità su un povero corpo di donna ridotto allo stato vegetativo. E’ stato dato l’avvio ad una crociata: nella società e nella politica ci sono gli assassini e gli innocenti, ci sono quelli che sono per la vita e quelli che sono per la morte, c’è Beppino Englaro che vuole liberarsi di «una scomodità». Lo stato di diritto è stato ridotto a «cavilli giuridici».
Il comportamento di Berlusconi non ha nulla di pietoso. Dal primo momento della sua elezione ha messo in mora il parlamento, prendendo nelle sue mani il potere esecutivo e legislativo, sottraendosi all’azione della magistratura, tentando di mettere la museruola alla magistratura giudicante e inquirente, trasformando l’informazione televisiva al livello di un continuo, insopportabile, demenziale Grande Fratello.
Il caso Englaro gli ha inoltre offerto la possibilità di mettere in secondo piano la crisi economica, dove la sua azione è ridicola e l’Italia ridotta in Europa a estrema periferia. Sarkozy e Merkel ricostruiscono l’asse franco-tedesco, mentre Berlusconi viene escluso dallo scelte politica ed economiche.
Indubbiamente hanno contato molto le pressioni fuori misura del Vaticano. La Chiesa di Benedetto XVI vuole pieno potere sui temi della vita e della morte. Berlusconi glieli ha dati, costrendo con essa una forte saldatura. E la Chiesa ha ringraziato con le dichiarazioni dei suoi ministri più prestigiosi, non lesinando una critica delusa al capo dello Stato. E qui non c’è più solo la libera espressione della Chiesa, che è sacrosanta per ogni laico. E’ la Chiesa che si fa governo e Stato. Anche questa è eversione.
Berlusconi punta ad una incomponibile crisi istituzionale e dei poteri in cui la riscrittura della Costituzione diventi una necessaria normalità. Lo scontro istituzionale non gli è ignoto visto che lo pratica ogni giorno contro la magistratura. Ma stavolta il bersaglio è il più alto. Lo scontro istituzionale con il presidente della Repubblica e gli insulti alla Carta costituzionale segnano la fine della separazione tra i massimi poteri. E’ guerra aperta. L’ingovernabilità istituzionale del Paese costringerà Napolitano a fare scelte che ha sempre accuratamente evitato. L’obiettivo è costringerlo a prendere atto dell’ingovernabilità istituzionale. Berlusconi vuole il suo posto, ritagliando su di sé uno spinto presidenzialismo. Sa di doverlo fare in fretta, fino a che regge il consenso popolare. Il corpo di Eluana ha rappresentato un’occasione irripetibile.(la Rinascita della sinistra 13 febbraio 2009)


 

 

Berlusconi, Eluana e la crisi economica

 

di Gianni Pagliarini

Questo Paese, e i suoi poveri cittadini, dovrebbero essere messi nelle condizioni di discutere moltissimo delle ricadute della crisi economica sulla loro vita quotidiana, del tracollo finanziario che coinvolge centinaia di migliaia di famiglie. Non dovrebbero, invece, essere indotti a schierarsi “politicamente” su una vicenda dolorosa e privatissima come quella di Eluana Englaro.

Dato che questo non è un Paese “normale”, come dichiarò un ex premier, i mass media sono costretti a rincorrere le dichiarazioni raccapriccianti di un uomo politico (che per giunta siede a palazzo Chigi e vorrebbe addirittura arrivare al Quirinale) che utilizza un immenso dramma familiare per sconquassare gli equilibri dei poteri dello Stato.

Ritengo che quanto ha scritto Eugenio Scalfari sulle pagine di ‘Repubblica’ di ieri sia esemplare della situazione che stiamo vivendo. Lo cito perciò testualmente:

“Il caso Englaro gli ha offerto l’occasione che cercava. Un’occasione perfetta per una politica che poggia sul populismo, sul carisma, sull’appello alle pulsioni elementari e all’emotività plebiscitaria. Qui c’è la difesa di una vita, la commozione, il pianto delle suore, l’anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una parte. E dall’altra i ‘volontari della morte’, i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione. Quale migliore occasione di questa per dare la spallata all’odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante? Non ha esitato davanti a nulla e non ha lesinato le parole il primo attore di questa messa in scena. Ha detto che Eluana era ancora talmente vitale che avrebbe potuto financo partorire se fosse stata inseminata. Ha detto che la famiglia potrebbe restituirla alle suore di Lecco se non vuole sottoporsi alle spese necessarie per tenerla in vita. Ha detto che i suoi sentimenti di padre venivano prima degli articoli della Costituzione. E infine la frase più oscena: se Napolitano avesse rifiutato la firma al decreto Eluana sarebbe morta. Eluana scelta dunque come grimaldello per scardinare le garanzie democratiche e radunare in una sola mano il potere esecutivo e quello legislativo mentre con l’altra si mette la museruola alla magistratura inquirente e a quella giudicante. Questo è lo spettacolo andato in scena venerdì. Uno spettacolo che è soltanto il principio e che ci riporta ad antichi fantasmi che speravamo di non incontrare mai più sulla nostra strada”.
L’analisi del fondatore della “Repubblica” ha inquadrato benissimo la situazione. Ciò detto, Berlusconi riesce ad andare oltre. Cito ancora:
“Ci sono altri due obiettivi che l’uso spregiudicato del caso Englaro ha consentito a Berlusconi di realizzare. Il primo consiste nella saldatura politica con la gerarchia vaticana; il secondo è d’aver relegato in secondo piano, almeno per qualche giorno, la crisi economica che si aggrava ogni giorno di più e alla quale il governo non è in grado di opporre alcuna valida strategia di contrasto”.
Ecco, dunque, un premier che utilizza le sue doti di comunicatore per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su una presunta battaglia ‘etica’ per offuscare la vista sulla crisi economica e le sue conseguenze devastanti.

In questo Paese sta accadendo qualcosa di gravissimo e di intollerabile sul piano istituzionale. Mentre sul versante economico è chiaro che il governo non sa dove sbattere la testa. Ma quando la vicenda della povera Eluana sarà conclusa, altri drammi riaffioreranno implacabilmente: quelli dei lavoratori che non arrivano alla fine del mese.(Facebook 11 febbraio 2009)
 

 

E' ora di chiamare il popolo a difesa della Costituzione


"Siamo al colpo di Stato. Al Capo dello Stato, che esercita le sue prerogative costituzionali, Berlusconi risponde con un decreto che Napolitano non potrebbe firmare perché non ha carattere di necessità e di urgenza. E' un anno che si parla di Eluana Englaro. Berlusconi e la sua maggioranza potevano fare una legge se avevano così a cuore le sorti di Eluana. E' ora di chiamare il popolo a difendere la Costituzione".
E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario del PdCI. (7 gennaio 2009)

 

 

Domani presidio sotto il Senato

Venier: “I dirigenti del PD escano dall’ambiguità. Il PdCI domani al presidio sotto il Senato”

Ufficio Stampa

“La mobilitazione contro il disegno eversivo clerico-fascista di Berlusconi deve divenire resistenza democratica e popolare. Serve la consapevolezza che la drammatica vicenda di Eluana è solo il pretesto cinicamente strumentalizzato da Berlusconi per dare l’assalto alla Presidenza della Repubblica e cancellare la Costituzione. Noi del PdCI parteciperemo a tutte le iniziative a partire dal presidio che si terrà domani sotto il Senato. I dirigenti del PD escano dall’ambiguità e scelgano di stare con il proprio popolo che, nelle piazze, insieme ai comunisti, sta difendendo la democrazia. Nessun dialogo è possibile con un governo eversivo”. E’ quanto afferma Jacopo Venier, dell’ufficio di segreteria del PdCI.. (8 febbraio 2009)

 

Uno scambio scellerato

di Orazio Licandro

Veltroni dice che la riforma elettorale con sbarramento al 4% fa bene all’Europa, perché ci sarà meno frammentazione. E dobbiamo credergli, perché Veltroni è uomo d’onore. Veltroni dice che lo sbarramento farà bene all’Italia perché assesterà meglio il sistemo politico europeo. E dobbiamo credergli perché lui è uomo d’onore. Veltroni dice che lo sbarramento al 4% farà bene ai comunisti perché aiuterà a superare le divisioni. E Veltroni è uomo d’onore.
Tutto il resto Veltroni non lo dice. Non dice che si tratta di uno scellerato scambio di interessi: il suo e quelli di Berlusconi. Non dice che per tentare di mantenere in piedi la sua traballante poltrona di segretario consegna le ultime casematte della già ‘sdirupata’ democrazia italiana. Così tace del cedimento sulla Rai. Tace dell’imbarazzante astensione sul federalismo che lascia al suo oscuro destino il Mezzogiorno del Paese. Elude grossolanamente il tasto delicatissimo della giustizia e di come il suo Pd permetterà alle orde berlusconiane di invaderne totalmente il campo. Occulta e mistifica persino l’adesione allo stravolgimento dei regolamenti parlamentari. Auspica come terreno di collaborazione urgente e ineludibile quello delle riforme costituzionali tutte nel segno del presidenzialismo e della mortificazione del Parlamento. Muto come un pesce sullo scardinamento del regime della contrattazione collettiva, mollando brutalmente il pur moderato Epifani. Diversi segnali del sospirato, ricercato, agognato inciucio del resto avevano preso corpo con l’astensione sul federalismo fiscale e con il caso Villari. Al netto dei comportamenti di quest’ultimo, non vi è alcun dubbio che si è consumato un pericoloso precedente nella vita parlamentare foriero di ulteriori e pericolose ripetizioni nel futuro. E nei giorni scorsi abbiamo pure assistito al vergognoso salvataggio da parte del Pd del sottosegretario Cosentino su cui grava il pesante sospetto di forti rapporti con la camorra.
Noi diciamo subito che questa ulteriore riforma elettorale è uno sbaglio in senso tecnico, ed è un furto ai danni della democrazia costituzionalmente illegittimo. A Bruxelles non vi è alcuna esigenza di governabilità e nessuno ha chiesto all’Italia una simile riforma: dunque l’argomento della frammentazione è tanto capzioso quanto frutto dell’ignoranza. E' un colpo alla democrazia, è un ulteriore strappo alla nostra Costituzione che garantisce il principio della rappresentanza. Si potrebbe anche esperire la via dell’impugnazione persino presso la Corte di giustizia europea, tuttavia accettiamo la sfida perché è la delicatissima fase politica italiana a dettare l’esigenza della ricostruzione del campo della sinistra a cominciare dai comunisti, per rilanciare lotte sociali e difese dei diritti in un anno in cui la crisi economica raggiungerà la punta di maggior sofferenza per i cittadini; per proporre una visione profondamente diversa dello Stato, delle istituzioni, dell’economia, della legalità. Sarà un lavoro di lunga lena, che chiederà elaborazioni, linguaggi, sperimentazioni organizzative, ma non potrà prescindere dall’unità dei partiti comunisti. Un obiettivo, uno strumento da cominciare a declinarsi subito con una forte lista unitaria alle elezioni europee. Bisogna offrire una alternativa solida a quel crescente elettorato di sinistra, che sconcertato dal Pd, opterebbe per Idv o per l’astensione. Contrastare questo Pd, questa linea politica dell’inciucio con la peggiore destra europea, arginare la totale omologazione al pensiero del ciclo reaganiano chiusosi definitivamente negli Stati Uniti di Obama e purtroppo ancora solido e dominante nell’Italia di Berlusconi e Veltroni, rappresentano la frontiera dello scontro. Siamo davvero convinti che non ci sia altra via per ricostruire nuovi scenari politici e nuove alleanze che siano in grado di riportare l’Italia in Europa. E forse gli italiani stavolta interverranno con un voto più attento, meditato, che Veltroni e Berlusconi vorrebbero impedire con il loro ennesimo pactum sceleris. Ma anche il Presidente Napolitano, proprio dallo scranno della sua imparzialità, dovrebbe intervenire, sommessamente, pacatamente. Presidente, You can!(La Rinascita della sinistra 6 febbraio 2009)

 

 

Alle europee con una lista unica con Rifondazione

 

Le pulsioni omicide del Partito Democratico nei confronti della sinistra non conoscono limiti. La linea del Pdci e' l'unita' dei Comunisti e una lista unica con Rifondazione alle Europee con qualsiasi legge elettorale si vada al voto. A Veltroni non e' bastato il voto utile delle elezioni politiche. Nonostante alle Europee non si debba eleggere un Governo, ma una rappresentanza politica, in nome del superamento di una frammentarietà che e' nei fatti in un parlamento che deve rappresentare 27 Paesi, il Pd vuole una legge con lo sbarramento per creare difficoltà alle forze di sinistra. Ad ogni buon conto la linea dei Comunisti Italiani e' quella dell'unita' dei Comunisti e una lista insieme a Rifondazione alle Europee, a prescindere dalla legge elettorale che Veltroni e Berlusconi si apprestano ad approvare.
E’ quanto si legge in una nota approvata dall’Ufficio politico del PdCI - 15 gennaio 2009

 

 

"Ora noi usciamo dalla maggioranza"

di ad. pa.


Per Oliviero Diliberto il partito dei Comunisti Italiani a palazzo San Giacomo deve schierarsi all'opposizione e non dare alcun appoggio al sindaco Iervolino. E per ribadire la sua linea ai tre consiglieri comunali ha deciso di essere domani a Napoli. Un'occasione anche per fare il punto della situazione dopo il rimpasto annunciato lunedì.

Segretario Diliberto cosa ne pensa di questa nuova giunta?
«È una soluzione pasticciata e del tutto inadeguata ad affrontare i problemi della città, al di là della qualità e della moralità delle singole persone che non è in discussione».

Il sindaco si dice sicura con la nuova squadra terminerà il suo mandato a scadenza naturale: il 2011.
«Spero proprio di no e mi auguro che si restituisca quanto prima la parola ai cittadini. Nella città di Napoli e nella regione Campania».

Qual è l'ordine di scuderia, se ci sarà, per i suoi consiglieri in vista del prossimo consiglio comunale: per ora la maggioranza che sostiene la Iervolino sembra risicata.
«Inviterò i nostri consiglieri, come concordato con gli organismi dirigenti provinciali e regionali, a passare risolutamente all'opposizione, non avendo nulla da spartire, e da anni, con il sistema di potere che ruota attorno a Bassolino e ai suoi alleati. È bene che si senta una voce di opposizione di sinistra anche per non lasciare la rabbia e l'inquietudine di tanti napoletani, in balia delle forze di destra che certo nulla hanno da vantare nel campo della questione morale».

 

E' sbagliato entrare in questa giunta



Il segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero reputa sbagliato l'ingresso del suo partito nella nuova giunta Iervolino.

Segretario, cosa pensa della nuova giunta?
«Non sono affatto d'accordo su come sia stata fatta. Avevo chiesto a nome della segreteria, l'azzeramento della giunta, perché di fronte alle proporzioni del problema morale emerso in queste settimane, è necessario un segno di chiara discontinuità e non un semplice e frettoloso rimpasto. Ritenevo necessario che l'azzeramento della giunta si accompagnasse alla proposta, da parte del sindaco, di un chiaro programma per affrontare le emergenze della città. Su quel programma - se condiviso - il sindaco avrebbe potuto formare una nuova squadra a cui Rc non avrebbe partecipato, garantendo invece l'appoggio esterno con la lealtà e l'attenzione alla questione morale che da sempre hanno caratterizzato il nostro partito. Era quindi necessaria una discontinuità - che ad oggi non si vede - sia da parte del sindaco, sia da parte della segreteria partenopea».

Eppure la Iervolino è convinta di terminare il mandato nel 2011.
«Francamente, non sono in grado di esprimere una valutazione del genere. Certo il non aver voluto fare i conti fin in fondo con la crisi della giunta precedente, non aiuta».

Ad oggi sembra risicata la maggioranza: c'è una sua indicazione ai consiglieri di Rc a palazzo San Giacomo?
«Prima della votazione vi sarà la riunione degli organismi dirigenti partenopei in cui si confronteranno le diverse opinioni e verrà assunta la decisione. Io resto convinto che sia del tutto sbagliato per noi far parte di questa squadra». (Il Mattino, 8/1/2009)