I deboli non combattono, quelli più forti
lottano per un'ora, quelli ancora più forti lottano per molti anni, ma
quelli fortissimi lottano per tutta la vita. Costoro sono indispensabili. B.Brecht
(Ansa) ROMA,
15 FEB - «È ora di smetterla con i giochini tra di noi: io lavoro per
unire tutta la sinistra politica e sociale a sinistra del Pd». Lo dice
Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, in una lunga
intervista al quotidiano online «articolotre.com». «Staremmo parlando -
sottolinea - di una forza a due cifre, con un potere contrattuale, anche
nei confronti del Pd, enorme. Ho letto con grande attenzione la proposta
di Di Pietro di una lista Fds-Sel-Idv e sindaci. Dico subito che anche
noi lavoriamo in questa direzione. A Nichi - aggiunge - dico che la
nostra non è una proposta di opposizione, semmai di governo secondo le
nostre priorità, di cui sarei felice di discutere con lui. Quanto a
Grillo - conclude - mi interessa molto il suo elettorato, molto meno
lui».
I Neocon sono
falliti ora è tempo dei Neocom
Il segretario del
Pdci-Fds ad Articolotre parla di crisi greca e situazione politica
italiana:”sono vicino al popolo ellenico, stanno pagando per misure
inique e inefficaci”. E sulle schermaglie di casa nostra: “basta con i
giochini, unità tra chi sta a sinistra del Pd”.
-Redazione-
15 febbraio 2012-Sono giorni di tensione quelli che stiamo
vivendo, con la situazione greca in primo piano, e l’Italia sullo
sfondo, mentre crescono le voci critiche verso i diktat dell’Europa e le
misure di austerity generalizzate. Articolotre.com ha intervistato
Oliviero Diliberto, segretario del Pdci-Fds, per conoscere il suo
pensiero sulle prospettive della sinistra in Italia e nel mondo.
Diliberto,
ieri sera l’abbiamo rivista dopo alcuni anni ospite a Ballarò. In Spagna
Izquierda Unida è cresciuta significativamente alle ultime elezioni e,
nel frattempo, in Grecia la sinistra è accreditata di un buon consenso.
Cosa sta succedendo ai comunisti?
Siamo di fronte ad una crisi
che sta mettendo in luce tutte le contraddizioni irrisolvibili del
capitalismo. Idee come il ruolo dello Stato in economia e la
trasformazione del sistema di sviluppo stanno tornando di grande
attualità. Nel 1991 sembravamo noi fuori dalla storia, oggi lo è chi
difende a spada tratta il neoliberismo.
Lei inizialmente aveva
detto di attendere prima di crocifiggere il governo Monti. Ha cambiato
idea adesso?
Ho semplicemente detto che una
condanna preventiva e unicamente pregiudiziale sarebbe stata
incomprensibile al nostro popolo, che usciva da 20 anni di berlusconismo.
Non cogliere l’elemento liberatorio della caduta di Berlusconi sarebbe
stato profondamente sbagliato. Tuttavia, oggi appare chiaro: siamo
passati dal regime grottesco e osceno di Berlusconi al regime
tecnocratico, certamente molto più presentabile nelle forme, che sta
facendo pagare la crisi unicamente ai ceti popolari.
Il dibattito sulla
riforma del mercato del lavoro pare fossilizzato sull’art.18. Voi avete
detto che non ci state alla cancellazione, ma lo sa che ci sono milioni
di giovani che non sanno nemmeno cosa sia?
Chi vuole l’abolizione
dell’articolo 18 deve avere il coraggio di dire che è d’accordo con i
licenziamenti discriminatori. Sui giovani è il paradigma su cui si fonda
l’azione del governo Monti e in particolare del Ministro Fornero che è
da respingere. Non c’è nessuna contrapposizione vecchi-giovani o
lavoratori garantiti-non garantiti. C’è, semmai, una generazione che è
stata privata del diritto al futuro a causa di 20 anni di neoliberismo.
Recentemente Bersani ha
detto di non puntare a una grossa coalizione per il 2013. Voi pensate
che ci siano margini di dialogo con i democratici nonostante il loro
appoggio al governo?
Noi non ci rassegniamo all’idea
consegnare il Pd integralmente nelle mani del Terzo Polo. Io, nonostante
tutto, mi auguro che nel Partito di Bersani prevalga chi predilige
un’opzione di centrosinistra classico.
Lei ha parlato di unità
con Di Pietro e Vendola, ma il governatore pugliese ha già risposto
picche. L’elettorato di Tonino è di sinistra? Lo è di più di quello di
Grillo?
E’ ora di smetterla con i
giochini tra di noi: io lavoro per unire tutta la sinistra politica e
sociale a sinistra del Pd. Staremmo parlando di una forza a due cifre,
con un potere contrattuale, anche nei confronti del Pd, enorme. Ho letto
con grande attenzione la proposta di Di Pietro di una lista Fds-Sel-Idv
e sindaci. Dico subito che anche noi lavoriamo in questa direzione. A
Nichi dico che la nostra non è una proposta di opposizione, semmai di
governo secondo le nostre priorità, di cui sarei felice di discutere con
lui. Quanto a Grillo, mi interessa molto il suo elettorato, molto meno
lui.
Passiamo alla Grecia.
Là i comunisti, contrari all’accordo, avrebbero preferito il default al
diktat della troika. Lei che ne pensa?
Ho grande rispetto per i
comunisti in tutto il mondo, e quindi anche per i greci. E voglio
esprimere la massima vicinanza e solidarietà al popolo greco. Le misure
che il Parlamento greco ha votato non sono solo inique, sono anche
sbagliate e inefficaci. Voglio dire chiaramente, però, che il default
non è mai auspicabile, se non altro perché i primi a farne le spese sono
i ceti deboli.
Come si evita di
entrare nella spirale che ha soffocato gli ellenici? Quali le proposte
della Fds?
Nell’immediato, la Bce dovrebbe
fungere da prestatore di ultima istanza. Su questo paghiamo l’errore di
aver costruito solo la dimensione finanziaria e bancaria dell’Europa e
non quella politica. Poi andrebbe introdotta subito una imposta
patrimoniale, e dovremmo rinunciare all’acquisto dei 131 caccia
bombardieri e destinare quei soldi, 20 miliardi, ai saperi e ai precari.
Come vede proposte di governo, non di testimonianza.
Sono passati 20 anni
dalla fine del comunismo reale. Sabato ha incontrato la leader degli
studenti cileni, la comunista Camila Vallejo, in vista in Italia. Si
aprono nuove prospettive in questo XXI secolo?
L’energia di Camila, Karol e
Jorge, alla testa di un grande movimento di massa in Cile, con una
pressione mediatica enorme, è straordinaria. Come nel ’73 abbiamo
costruito un legame solido tra comunisti italiani e cileni. Dobbiamo
dirci la verità: nonostante le grandi speranze che hanno suscitato, sono
fallite le esperienze che hanno pensato di affidarsi al solo Stato o,
simmetricamente, al solo mercato. L’era dei conservatori, aperta da
Tatcher e Reagan, proseguita in apertura di secolo con i “neocon” come
Bush jr. ed ora con le destre europee, si sta concludendo
drammaticamente. Se mi consente una battuta, proprio perché vedo una
crescente critica al capitalismo da diverse parti, mi auguro che i
prossimi decenni possano essere quelli dei “neocom”: di una nuova
stagione del pubblico.
Siamo tutti
greci
"In
questi giorni siamo tutti greci. Perché quello che succede oggi in
Grecia può accadere a ogni altro popolo europeo, Italia compresa". Lo
scrive Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI, sul suo blog
de 'Il Fatto quotidiano'.
"Sono stato in Grecia da poco - continua Diliberto - Atene era
spettrale: negozi chiusi, ovunque manifestazioni, scuole senza libri,
ospedali senza siringhe. Un paese paralizzato. La Grecia poteva essere
salvata all’inizio della crisi con soli 30 miliardi euro. Invece la
Troika (Bce, Commissione Europea e Fmi) ha voluto colossali piani
d’austerity che hanno fatto crollare il Pil greco del 12%. E hanno fatto
schizzare il debito al 165% (all’inizio era al 120%). Una cura che ha
finito per ammazzare il paziente".
"C’è una cosa, però - precisa Diliberto - che balza agli occhi e rende
plasticamente reale la tragedia greca. La Grecia è il quinto importatore
mondiale di armi. Il paese europeo con le più alte spese militari: ogni
anno più del 3% del Pil se ne va per la difesa. O meglio, per comperare
gli scarti militari di Francia e Germania. Il Wall Street Journal ha da
tempo rivelato che Merkel e Sarkozy avevano imposto l’acquisto di
sottomarini, navi, elicotteri e carri armati come condizione per
sbloccare il piano di aiuti alla Grecia. Si tagliano stipendi, pensioni
e salari. Si licenziano i lavoratori e si massacra un paese. Le spese
militari, però, non si toccano, mai. Esattamente come in Italia con gli
F35".
"Resta una speranza. La Grecia andrà al voto tra pochi mesi. I sondaggi
raccontano il crollo dei socialisti (sotto il 10%) e l’ascesa
vertiginosa dei partiti di sinistra, complessivamente sopra il 40%. Il
popolo greco - conclude Diliberto - sembra aver capito". 13
febbraio 2012
Le dichiarazioni di Oliviero Diliberto sulla sua
pagina di facebook
Sembra che i ministri del Governo facciano a gara ogni giorno per
insultare un'intera generazione. Nel merito da tempo è chiaro il
carattere regressivo della 'riforma del lavoro', dalla messa in
discussione dell'articolo 18 al 'contratto unico', da qualche giorno
scopriamo però che neanche la sobrietà è più propria di questo
esecutivo. Le loro parole pesano come pietre sulle spalle di una
generazione già condannata ad un'esistenza precaria dalle politiche
turboliberiste di questi anni. 6 febbraio 2012
Fa
specie che a
comportarsi così sia
proprio un “governo
di professori”. Non
bisogna essere
professori
universitari,
tecnici
espertissimi, per
andare al governo a
ripetere le solite
idee fallite sul
lavoro e l’economia.
Basta essere un
Sacconi, un Brunetta
o un Maroni
qualsiasi. Il
professor Monti se
ne esce dicendo che
il posto fisso è
monotono, meglio
cambiare. Che bello
essere licenziati!
Abroghiamo
l’articolo 18,
continuiamo a
iniettare dosi di
precarietà.
Il “mercato del
lavoro”, espressione
orribile, in Italia
è il più flessibile
d’Europa. Un
decennio di
precarizzazione del
lavoro non ha
portato ad alcun
aumento
dell’occupazione e
dei redditi. Il Pil
non è cresciuto, le
aziende non sono più
competitive. Anzi,
l’economia è in
recessione e la
disoccupazione
giovanile è al 31% e
al Sud supera il
40%.
È ovvio – ci dicono
– abbiamo fatto
troppo poco, serve
più flessibilità,
più libertà di
licenziamento, meno
diritti, tutele e
garanzie! Sono come
degli spacciatori
che hanno bisogno di
vendere dosi sempre
più pesanti della
droga neoliberista.
E per convincere i
tossici a consumare
la loro droga
raccontano balle
clamorose sugli
splendidi effetti
che avrebbe,
tacendone gli
effetti collaterali
devastanti.
Mi chiedo se Monti
viva sulla luna. Non
sa il nostro
Presidente del
consiglio che
l’ansia angosciante
dei genitori
italiani è quella di
vedere finalmente i
loro figli fare dei
lavori dignitosi?
Non sa il prof.
Monti che un
ragazzo,
ragionevolmente, non
vuole una vita
noiosa, ma aspira a
trovare un lavoro
rispondente agli
studi fatti? Non sa
il nostro senatore a
vita che una ragazza
vorrebbe programmare
con serenità la sua
maternità potendo
godere del diritto
ad avere quel
congedo retribuito
garantito solo a chi
ha un posto fisso?
Non sa il banchiere
Monti che le banche
non concedono mutui
per comprare una
casa ai giovani che
non hanno un lavoro
stabile?
Difficile credere
che un professore
della sua fama non
sappia tutto questo.
E se lo sa è peggio,
perché è in
malafede. Qualsiasi
persona aspira a
fare un lavoro
gratificante, ben
retribuito e che gli
dia sicurezza e
diritti. Per
migliorare la
propria condizione
lavorativa chiunque
è disponibile a
cambiare
occupazione; ma
questa è una scelta
del lavoratore, che
può farla solo se ha
già un contratto a
tempo indeterminato.
Un precario, un
disoccupato, al
contrario, sarà
sempre disponibile a
negoziare al ribasso
i suoi diritti e le
sue aspirazioni pur
di avere uno
straccio di lavoro
qualsiasi.
Se Monti vuole
liberare un’intera
generazione dalla
condanna della
precarietà si
preoccupi di far
crescere l’economia
di questo paese.
Metta i soldi
sull’istruzione, la
ricerca e
l’università.
Predisponga un piano
del lavoro. Cancelli
le leggi della
precarietà. Crei un
paese ricco di
opportunità. Vedrà
che i giovani
saranno i primi a
non annoiarsi
cercando e trovando
lavori dignitosi e
migliori. 3 febbraio
2012
Diliberto: L'alternativa c'è, andare alle
elezioni
"Grande interesse per tutto quello che si
muove a sinistra"
Saperi, precarietà e sud siano priorità
“Grande interesse per tutto quello
che si muove a sinistra." E quindi anche per la conferenza stampa
convocata da Di Pietro e Vendola giovedì prossimo
e per l'appuntamento del Forum dei Comuni per il bene comune convocato a
Napoli da De Magistris.
Lo esprime Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che
prosegue: “L'anno appena trascorso aveva indicato una possibile uscita
da sinistra dalla crisi: dalle vittorie di Napoli, Milano e Cagliari,
fino ai referendum sui beni comuni. Un'aggregazione di sinistra è
urgente, lo chiede il nostro popolo. Propongo tre temi di discussione,
su cui con Idv e Sel c'è una sostanziale convergenza: lavoro e
precarietà, saperi e rilancio del mezzogiorno. Su questo chiamiamo al
confronto la sinistra politica e sociale di questo Paese. 24 gennaio
2012
Ecco la proposta di Oliviero Diliberto:
Un nuovo partito comunista per unire le forze a
sinistra del Pd
Il
segretario è intervenuto in occasione del 91/esimo della
fondazione avvenuta il 21 gennaio 1921.
Tornare a un unico partito comunista e unire le forze a
sinistra del Pd. La proposta arriva dal segretario dei
Comunisti Italiani Oliviero Diliberto intervenuto a
Livorno in occasione del 91/esimo della fondazione del
Partito Comunista d'Italia, avvenuta il 21 gennaio 1921
nella città toscana.
Durante il dibattito un corteo con circa 300 persone dal
teatro Goldoni ha raggiunto l'ex teatro San Marco,
stesso percorso dei seguaci di Gramsci e Bordiga dopo la
scissione del Psi. Qui è stata sostituita come da
tradizione la bandiera con falce e martello.
Diliberto, al Goldoni, ha spiegato che, l'obiettivo è
riportare i comunisti in Parlamento riunendo
Rifondazione e Pdci, ma anche che "l'opinione mia e del
mio partito è che ci debba essere un unico partito
comunista e che questo partito lanci una proposta
unitaria a tutta la sinistra italiana. La Federazione
della sinistra avrebbe un senso se all'interno ci fosse
anche Sinistra ecologia e libertà perché ci sarebbero i
comunisti e i non comunisti, perché sulle cose concrete
siamo d'accordo".
"Dico
un'eresia: non disprezzerei una grande alleanza di
sinistra, noi, Rifondazione, Sel e Italia dei Valori.
Questi ultimi non saranno d'accordo. Ma ancora una volta
sui contenuti ci ritroviamo su molte questioni". Lo ha
detto il segretario del Partito dei Comunisti italiani,
Oliviero Diliberto. "Noi non possiamo rimanere in una
torre d'avorio e dire che ci fanno schifo tutti gli
altri. E' uno sbaglio: i rapporti di forza contano nella
politica". Diliberto ha raccontato di essere stato
l'unico invitato italiano due giorni fa al discorso di
insediamento del governo del Marocco, con 4 ministri
comunisti: "E sapete perché? Per fare un discorso su
Togliatti e la svolta di Salerno del 1944, cioé sui
comunisti e la politica delle alleanze. Se c'é una
strategia chiara, identità forte e pensiero strutturato
non dobbiamo avere paura delle politiche delle alleanze.
La storia ci aiuta per presentarci verso il futuro".
"Se
noi diciamo che Monti attenta alla Costituzione, ci
prendono per matti. Ma è vero - prosegue Diliberto -
Prendiamo l'articolo 3, quello sull'uguaglianza. Dice
che devono essere rimossi tutti gli ostacoli perché i
cittadini siano uguali e quindi se un ragazzo non si può
permettere il costo per andare a scuola, glielo paga lo
Stato. Ma se lo Stato deve stare attento al pareggio di
bilancio rischia di non poter più pagare la scuola a
quel giovane. Il pareggio di bilancio nella Costituzione
è l'economia che comanda sulla democrazia". Democrazia
che, con un governo tecnico, non è sospesa, precisa il
segretario del Pdci, "semmai è commissariato un partito,
il Pd, commissariato dal presidente della Repubblica".
"Le
misure varate dal governo sono ingiuste e depressive",
ha concluso il segretario del PDCI riferendosi alle
liberalizzazioni. (www.gonews.it 21 gennaio 2012)
Oliviero Diliberto: Invertire la rotta della
recessione
da l'Unità del 17 gennaio 2012
Le dichiarazioni di Oliviero Diliberto sulla sua
pagina di facebook
Con questo
Parlamento ogni cosa torna sempre al suo posto. Il no della Camera
all'arresto di Cosentino conferma che prima si va al voto e meglio è per
tutti i cittadini onesti. Questa è, infatti, l'ultima nauseabonda
vicenda di una catena di situazioni goffe, imbarazzanti e tristi che,
disprezzando il principio dell'uguaglianza davanti alla legge, allargano
il fossato tra cittadini e politica. Della serie: al peggio non c'è mai
fine... 12 gennaio 2012
Gli
aggiustamenti che Monti sembra aver riportato a casa dopo l’incontro con
la Merkel non spostano la sostanza degli interventi. Sempre lacrime e
sangue ci aspettano. Quella che ci viene presentato come una vittoria è
una sconfitta. La sciagurata norma che costringe i paesi il cui debito
eccede il 60% del pil di ridurre l’eccedenza del 5% all’anno non viene
eliminata. Ci si limita a dire che si terrà conto di condizioni
eccezionali e che partirà un po’ più tardi. Niente di nuovo, dunque. Ci
attendono sempre manovre da 50-60 miliardi all’anno per 20 anni:
insostenibile. 12 gennaio 2012.
Esigenze aerotattiche? Ma di cosa
parla Di Paola? Primo: gli F-35
servono per azioni militari di
offesa e l'Italia, come sancito
dall'articolo 11 della Costituzione,
ripudia la guerra. Secondo: i 20
miliardi di euro possono essere
spesi per sostenere lavoratori e
consumi, non certo per guerreggiare.
Terzo: gli italiani sono stufi di
questo keynesismo di guerra. Il
ministro della Difesa, quindi,
insieme a tutto il suo governo, di
fronte alla crisi economica in atto,
in linea con quanto stanno facendo
altri paesi 'insospettabili', semmai
si ispiri al keynesismo originale e
attui misure di reale equità e vera
crescita. 11 gennaio 2012
Attacco antioperaio, articolo 18 e iniziative del
PdCI
di
Fosco Giannini *
Da Torino, dal cuore della Fiat, dal suo ponte di comando, parte
l’attacco all’intero movimento operaio italiano, a cominciare
dalla cancellazione del contratto nazionale di lavoro.
Ad Ancona vogliono chiudere lo storico Cantiere Navale, dove
fino a pochi anni fa lavoravano ancora 3 mila operai. Il
Cantiere navale è stato sempre il cuore politico e culturale
della città dorica e i suoi arsenalotti sono stati sempre
l’avanguardia di lotta dell’intera regione marchigiana. La
chiusura del Cantiere è già un dramma sociale, non solo per gli
operai che perderanno il lavoro ma per l’intera Ancona e
l’intera regione Marche.
Solo la lotta dei lavoratori potrà invertire tale, nefasta,
tendenza.
A Faenza la Omsa ha licenziato in tronco 240 operaie, scegliendo
la strada, violenta, della delocalizzazione.
A Venezia Mestre la Pansac – una grande fabbrica di prodotti
plastici – minaccia, per l’insipienza e la protervia dei padroni
- di chiudere e licenziare 800 operaie e operai.
A Cassino la Fiat tenta di imporre, come in ogni altro suo
stabilimento, le proprie leggi schiavistiche.
Nella valle Ufita ( nell’avellinese) la Irisbus- Iveco, dal
primo gennaio, ha chiuso i battenti, gettando nella disperazione
700 lavoratori.
Mentre la crisi del capitale e la determinazione antioperaia dei
padroni si materializza e si espande in migliaia di fabbriche e
aziende, l’articolo 18 dello statuto dei Lavoratori è attaccato
dal governo Monti.
Rispetto a tutto ciò il PdCI è in campo: a Torino contro il
contratto Marchionne; ad Ancona in relazione alla crisi del
Cantiere Navale; a Faenza rispetto al licenziamento della 240
operaie Omsa; a Venezia - Mestre di fronte alla crisi della
Pansac; a Cassino, rispetto all’attacco antioperaio allo
stabilimento Fiat; nella valle Ufita, di fronte alla chiusura
della Irisbus; a Roma, rispetto all’attacco contro l’articolo
18. In ognuno di questi territori il PdCI, le sue organizzazioni
territoriali, i suoi dirigenti e i suoi militanti, sono al
lavoro e stanno organizzando iniziative e lotte. Di cui
daremo-territorio per territorio-conto, delle quali faremo una
puntuale cronaca.
* segreteria nazionale e responsabile Lavoro di massa
9 gennaio 2012
Solo la lotta potrà salvarci
di Luca
Servodio,
direzione nazionale
PdCI-FdS
Irisbus-Iveco della
Valle Ufita: altri
700 operai senza
lavoro
Dalla mezzanotte di
Capodanno l’Irisbus
Iveco di Valle Ufita
è stata chiusa,
diventando una delle
tante “cattedrali
nel deserto” del
Mezzogiorno
d’Italia. Non c’è
dubbio, è il simbolo
dell’anno che si è
concluso. Lo
stabilimento Irisbus
Iveco e la lotta
della classe operaia
sono stati la scena
principale della
crisi che l’Irpinia
attraversa. Le
immagini degli
operai e il luogo
materiale (piazzale
antistante alla
porta carraia) delle
manifestazioni hanno
accompagnato le
cronache dei media
lungo i 120 giorni
di lotta. Una lotta
consumatesi, anche
in lunghi viaggi di
speranza, tra i vari
comuni Irpini e
verso la capitale,
dove la politica del
palazzo (Ministero
dello Sviluppo
Economico), è stata
sempre “ospite” dei
padroni Fiat, che
hanno sin
dall’inizio dettato
le condizioni.
Dopo l’accordo del
14 dicembre 2011,
che ha previsto la
chiusura dello
stabilimento,
sottoscritto dal
“sindacato unito”,
la lotta della
classe operaia,
assomigliava a uno
specchio in
frantumi, a una
comunità che
sembrava aver
perduto l’identità
collettiva. Il
Comitato di
Resistenza Operaia
subito ha ripreso la
lotta. I lavoratori,
inoltre, stanno
scrivendo un libro,
racchiudendo non il
racconto di gesta
impressionanti, ma
un lembo di vite nel
momento in cui hanno
intrapreso a
scrivere un pezzo di
storia, con la
stessa identità di
desiderio e sogni.
In sintesi: salvare
il loro stabilimento
e un territorio in
via di
desertificazione.
L’accordo firmato
dai “sindacati
uniti”, “regala” ai
lavoratori due anni
di cassa
integrazione
straordinaria a zero
ore, il secondo è
introduttivo alla
ricollocazione
(prepensionamento,
dislocazione altri
siti) di almeno un
30% degli addetti.
Se però entro il
prossimo 31 dicembre
non trasferiranno
almeno 197 addetti,
non sarà possibile
accedere al secondo
anno di cassa
integrazione
straordinaria.
L’accordo prevede
anche l’esclusione
della rotazione del
personale
interessato dal
ricorso alla CIGS.
Il 16 gennaio, si
terrà il vertice al
Ministero dello
Sviluppo Economico,
per individuare
delle soluzioni
imprenditoriali di
reindustrializzazione
del sito. Le
richieste della
classe operaia sono
sempre le medesime,
la salvezza di un
polo di eccellenza
che produce autobus,
richiesti dal
mercato e il piano
per il trasporto
pubblico locale per
il rinnovamento
dell'attuale parco
auto, portando
l'Italia a livelli
degli altri paesi
europei.
Parlare dell’Irisbus
Iveco di Valle Ufita,
è raccontare
l’entroterra del
Mezzogiorno
d’Italia. È asserire
e analizzare le
modificazioni
sopravvenute negli
ultimi vent’anni,
che non hanno
eliminato, né
dissolto la
questione
meridionale, che
resta una delle
contraddizioni
centrali della
società italiana.
L’impossibilità di
trovare lavoro e
occupazione, lo
spreco delle energie
intellettuali e
soprattutto il
decadimento di un
territorio.
In una crisi
strutturale che si
manifesta con
maggiore peso in
Italia e con il
colpo mortale,
avvenuto con la
manovra del governo
Monti, che massacra
i soliti, ora tocca
all’ultimo baluardo
della democrazia
reale l’articolo 18.
Analizzando il
contesto Irpino e
del Mezzogiorno in
cui la
disoccupazione di
massa è un fattore
potente di
corruzione e
clientelismo, il
superamento
dell’articolo 18,
aumenterà il ricatto
nei confronti dei
lavoratori, creando
peggiori condizioni
di lavoro e impedirà
ai lavoratori di
organizzarsi
liberamente a difesa
dei propri diritti.
Come ha scritto una
figlia di un
operaio: “L'Irisbus
non è un capannone,
l'Irisbus sono 700
papà e mamme di
famiglia cui è stato
strappato il posto
di lavoro”. Di
fronte alla volontà
del proletariato,
che coincide con gli
interessi di tutti
gli strati della
popolazione
lavoratrice, arriva
un insegnamento per
noi comunisti.
Combattere la
spontaneità, vale a
dire deviare il
movimento operaio da
quest'aspirazione
spontanea e di
attirarlo sotto
l'ala del
marxismo-rivoluzionario,
in altre parole del
comunismo.
È tempo di mettersi
in questione,
rimettersi in mezzo
agli altri, con i
loro problemi, le
loro angosce e le
loro speranze, e
farli propri. Anche
per questo, ognuno
di noi ritroverà le
ragioni di
un’esistenza e di
un’attività di
servizio.
(www.Marx21.it 9
gennaio 2011)
Diliberto:
Articolo 18 - pilastro sociale - guai a toccarlo!
Nell'impaziente attesa di sapere cosa ha in mente di
fare il governo, diciamo al presidente del Consiglio Monti che
l'articolo 18 per noi, da sempre fedeli cultori del rispetto e della
dignità dei lavoratori, è un 'pilastro' sociale su cui si regge il
mondo del lavoro.
E non potrebbe
essere altrimenti, soprattutto in periodi di crisi nera nei quali le
tutele ed i diritti sono garanzia di crescita". E' quanto afferma
Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI-Fds. 9 gennaio
2012
L'Unità intervista Oliviero Diliberto
«Ora un patto per un`opposizione
di sinistra a Monti»
«Il fronte del no si allarga
abbiamo apprezzato il lavoro dell`Idv in Parlamento. Le misure fanno
cassa ma non aiutano la crescita»
Tutto
muta velocemente in politica. Adesso è l`Idv a registrare un
avvicinamento alla sinistra extraparlamentare di Oliviero Diliberto,
Paolo Ferrero e Nichi Vendola. Con quel «no» alla manovra Di Pietro si è
allontanato dal Pd e si è avvicinato a tutti quelli che ieri mattina si
sono incontrati a Roma al Centro Frentani per fare «Un`opposizione da
sinistra alla manovra Monti». All`iniziativa c`erano anche, tra gli
altri, Vincenzo Vita, Pd e Stefano Pedica dell`Idv.
«Ovvio - dice Diliberto, Pdci - che abbiamo apprezzato molto di più il
lavoro in Aula dell`Idv che non del Pd». Come è ovvio, per Diliberto,
che con questa manovra a rimetterci sono stati «soprattutto gli elettori
del Pd».
Meno ovvio quello che succederà da qui alle elezioni, con alleanze che
sembrano tutte ancora da definire. «Ecco perché noi lavoriamo affinché
nel Pd prevalga chi vuole un`alleanza di centrosinistra rispetto a chi
la vuole di centro», dice il segretario Pdci.
Diliberto facile
dire no quando si è fuori dal Parlamento. È proprio tutto da buttare in
questa manovra?
«Sarebbe stato facile ma io non avevo un atteggiamento pregiudizialmente
contrario rispetto al governo Monti e alla manovra. Ho aspettato di
vedere i contenuti e una volta che i contenuti sono stati definiti il
mio giudizio è stato negativo».
Giudizio
condiviso da sindacati, Lega e Di Pietro.
«Questi provvedimenti contenuti nella manovra non sono solo molto
ingiusti: sono inefficaci. Non ci sono interventi strutturali per
l`abbattimento del debito e cadono sulle spalle delle persone
economicamente più esposte. Monti, gli va riconosciuto, è
riuscito nel capolavoro di mettere insieme le tre sigle confederali
del sindacato. Le nostre preoccupazioni sono comuni perché è
evidente che a rimetterci di più sono i lavoratori, tutti, e le
famiglie».
Ammetterà che
non era facile trovare i consensi in Parlamento di Pd e Pdl senza un
punto di mediazione. Franceschini dice che si è fatto il massimo alla
luce delle condizioni date.
«Sarà anche così ma in questo modo pagano di più
gli elettori del Pd e non quelli del Pdl,
questo è il dato politico. La riforma delle pensioni è profondamente
iniqua. Sa cosa vuol dire l`innalzamento dell`età pensionabile per tutti
indistintamente? Che il muratore dovrà salire sulle impalcature sino a
67 anni di età, alla faccia di chi dice che gli incidenti sul lavoro
devono essere contrastati. Nei prossimi anni, invece, assisteremo ad un
loro aumento e il motivo non sarà difficile individuarlo. E anche l`Imu
generalizzata sulla casa di abitazione è iniqua».
Secondo lei
neanche la franchigia a 200 euro più 50 euro per ogni figlio, aiuterà le
famiglie?
«Rispondo con una domanda. Non avrebbe alleggerito
di più le famiglie far pagare i grandi patrimoni? Quelli non sono stati
toccati. Hanno deciso di aumentare l`Iva dall`anno prossimo e questo si
tradurrà in un aumento dei prezzi e dunque una diminuzione dei consumi
che deprimerà l`economia in un Paese che, come ha detto Passera, è già
in recessione. Mi sembrano, tutte insieme, misure per fare cassa, ma non
proiettate in un piano di crescita del paese.Ultima
domanda che voglio porre a Monti: perché non far pagare l`Ici alla
Chiesa?».
Ci
sono degli ordini del giorno che impegnano il governo a mettere mano
alla questione. Non si fida?
«Io prendo atto che nella manovra non c`è l`Ici per la Chiesa, in futuro
vedremo, se la introdurranno diremo "bravi"».
Altra voce che
non vi piace è quella delle spese militari.
«Non ci piace
affatto. Non è possibile che l`Italia butti 18 miliardi di euro, ripeto
18, per comprare 131 cacciabombardieri. Li ha ordinati il governo
Berlusconi, Monti non ha responsabilità, ma può disdire tutto. Pagherà
una penale, certo, ma quanti soldi risparmierà? Tantissimi».
Lei, come Ferrero, lancia appelli alla sinistra per unirsi in vista
delle future elezioni. Nichi Vendola sembra cauto. Crede davvero che Sel
sia disposta a compromettere il dialogo con il Pd?
Non sappiamo
quanto durerà il governo Monti, non sappiamo come sarà la nuova legge
elettorale, il quadro politico è mutevole, ma una cosa è certa: Pd e Pdl
non potranno mai andare insieme alle prossime elezioni. Allora mi voglio
tenere aperte tutte le strade per costruire con tutte le forze di
sinistra una coalizione di centrosinistra. Dobbiamo lavorare affinchè prevalga la parte
di PD che vuole l'alleanza di sinistra e non solo con il centro. Io
contrasto la manovra di Monti non il PD. (l'Unità 19 dicembre 2011)
Dichiarazioni di Oliviero Diliberto
Diliberto : Bossi e la Lega fanno
semplicemnte ridere
Bossi
e la Lega, che fino all'altro ieri stavano al governo con Berlusconi facendo
dei lavoratori carne da macello, e che ora invece sbaritano
come se niente fosse, fanno semplicemente ridere: in questi ultimi 3
anni e mezzo, con la loro diretta complicità, ha
compiuto più obbrobri il governo Berlusconi che chiunque altro.
Anzi, i leghisti 'operaisti dell'ultima ora, in realtà sono stati i veri
apripista del governo Monti, che in continuità con l'Esecutivo
Berlusconi, sta portando a termine la battaglia finale contro i soliti
noti: lavoratori e pensionati in primis. Un pò di senso di vergogna, in
questo senso, non farebbe loro male...". E' quanto afferma Oliviero
Diliberto, segretario nazionale del PdCI-Federazione della sinistra. 17
dicembre 2011
Diliberto : Firmato contratto senza la
Fiom una autentica vergogna
"Firma separata
alla Fiat per il contratto nazionale dei lavoratori dell’auto che
ricalca quello di Pomigliano: meno diritti, più
straordinario, malattia non pagata.. Il contratto è stato firmato solo
da Cisl, Uil e Ugl, che sono minoritari, senza il consenso della Fiom
Cgil, il sindacato più grande e rappresentativo". Lo dichiara Oliviero
Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra. "Per
completare il quadro di iniquità, la rappresentanza sindacale da oggi in
poi verrà “nominata” dalle organizzazioni sindacali firmatarie,
alla stregua del tanto vituperato “porcellum” di Calderoli. Mentre il
governo Monti finge di non vedere, continua Diliberto, Marchionne si
costruisce un contratto e una rappresentanza sindacale a sua misura.
Un’autentica vergogna".
Manovra:
Diliberto: cancellare tutto e
ricominciare da patrimoniale tout court
Di equità e giustizia sociale nemmeno
l’ombra. La Manovra del governo Monti è
in continuità con la politica da macelleria
sociale del precedente Esecutivo". E'
quanto afferma Oliviero Diliberto,
segretario nazionale del PdCI.
"Leggo - continua Diliberto - della
soddisfazione di Confindustria, di forti
prese di posizioni contrarie alla
Manovra provenienti da diversi settori
del mondo sindacale e sociale e apprendo
di sit-in, mobilitazioni e scioperi
spontanei che in queste ore si stanno
organizzando e decidendo, a
testimonianza del fatto che il
provvedimento fa pagare la crisi sempre
agli stessi, ai soliti noti: lavoratori
e pensionati in primis".
"Noi - conclude Diliberto - stiamo dalla
parte di chi non ci sta e chiediamo a
gran voce di cancellare tutte le
iniquità presenti nel testo partorito
ieri dal Consiglio dei Ministri e di
sostituirle con un’unica e sola misura,
questa sì, di equità: l’introduzione di
una vera patrimoniale, senza la quale
non ci sarà uguaglianza che tenga”. 5
dicembre 2011
L'idea di
partire dalle pensioni è un'idea miope,
ingiusta, priva di un disegno
strategico, unicamente per fare 'cassa'
nel brevissimo periodo. Se è vero, come
dice Passera che stiamo entrando in
recessione, bisogna sostenere i consumi
e tassare i grandi patrimoni. Su questo tema è necessario costruire un fronte ampio intorno alla Cgil!
1 dicembre 2011.
Eletta la Segreteria nazionale del PdCI
La Direzione del PdCI
che si è svolta sabato scorso a Roma ha eletto la nuova segreteria
nazionale del partito, che risulta così composta: Antonino Cuffaro,
presidente; Oliviero Diliberto, segretario nazionale; Roberto Soffritti,
tesoriere; Francesco Francescaglia, responsabile Organizzazione; Fosco
Giannini, responsabile Lavoro di massa; Orazio Licandro, coordinatore
segreteria nazionale; Riccardo Messina, responsabile Scuola e
Università; Fabio Nobile, responsabile grandi eventi; Manuela Palermi,
responsabile Lavoro; Paola Pellegrini, responsabile Cultura; Alessandro Pignatiello, vice coordinatore segreteria nazionale; Pino Sgobio,
responsabile enti locali; Fausto Sorini, responsabile Esteri;
Michelangelo Tripodi, responsabile Mezzogiorno; Elias Vacca,
responsabile istituzioni e problemi dello Stato. Invitati permanenti
alla segreteria nazionale: Flavio Arzarello, Fgci, responsabile
comunicazione; Silvio Crapolicchio, presidente della Commissione
nazionale di garanzia.
Incarichi di lavoro nella
Direzione nazionale e nel Comitato Centrale: Luigi Marino, responsabile
economia; Francesco Polcaro, responsabile Ricerca scientifica; Claudio
Saroufim, responsabile Ambiente e Dino Tibaldi, responsabile Industria
(vertenze e punti di crisi). 21 novembre 2011
Patto di consultazione tra forze
contrarie al governo tecnico
Per
Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della
Sinistra, "un governo composto da chi, fino a ieri, si è fatto la guerra
in parlamento e nel Paese è una sorta di governo-truffa. L’allarme mio e
del mio partito è molto grande. Per questo propongo alle forze
democratiche che sono dentro e
fuori dal parlamento, che sono contrarie al governo tecnico e chiedono
elezioni immediate perché hanno a cuore la democrazia e i destini delle
masse popolari, un patto di consultazione che ci permetta di concordare
le iniziative più idonee onde evitare guasti sociali irreversibili". 11
novembre 2011
Governo istituzionale funzionale a
speculatori finanziari
“La
democrazia pretende le elezioni. Gli speculatori finanziari mirano
invece ad un governo a loro funzionale, e cioè il governo istituzionale
o tecnico”. Lo afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del
Pdci-Federazione della Sinistra. “Ci vogliono ridurre come la Grecia. E
naturalmente hanno, soprattutto tra gli industriali, alleati ed amici
fedeli in Italia. Invece di dettarci le misure economiche, Bce, Fmi, la
stessa Ue si diano da fare per contenere le speculazioni finanziarie. E
invece di dare tempi inutili al governo Berlusconi, chiediamo al
presidente Napolitano di mettere fretta e garantire, in brevissimo
tempo, la consultazione popolare”. 9 novembre 2011