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 PdCI nazionale   

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            I deboli non combattono, quelli più forti lottano per un'ora, quelli ancora più forti lottano per molti anni, ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita. Costoro sono indispensabili.  B.Brecht

 

 

Governo. Diliberto: Da premier delirio patetico e grottesco

 

"Il delirio in cui vive Berlusconi è patetico ed insieme grottesco. Mette la fiducia ad una manovra osteggiata da tutti e minaccia i “suoi” di andare alle elezioni anticipate nel caso fosse bocciata.
Da due anni continua con le solite argomentazioni, come un disco rotto: il popolo mi adora, il mio consenso è al 63%... Si tolga il trucco dalla faccia e guardi il Paese per come l’ha ridotto. I cittadini dell’Aquila ieri lo hanno aspramente contestato, i disabili sono stati costretti a scendere in piazza perché la manovra fa cassa sulle loro disgrazie, la disoccupazione è sempre più alta e i salari dei lavoratori italiani sono da fame. Domani lo aspettano due scioperi generali: quello dell’informazione contro l’indegnità di una legge che vuole metterle il bavaglio e quello dei trasporti. Per colpa di Berlusconi il paese è nel caos, senza una guida né politica né economica. L’Italia è in balia di un uomo che pensa solo ai propri interessi, circondato da una cricca di avidi imbroglioni, attaccato con la colla alla poltrona da premier per non rispondere ai magistrati dei propri reati". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI. (www.pdci.it 8 luglio 2010)

 

L'Ernesto incontra Oliviero Diliberto

 

L’ esigenza sociale e storica del partito comunista e la lotta dei comunisti per costruirlo

a cura di Francesco Maringiò

 

l'Ernesto Online del 25/05/2010 

l’Ernesto incontra Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI

 

Costretto ad un lungo periodo di riposo, a causa di un serio incidente al ginocchio, il compagno Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI, non sembra affatto sotto tono, quando ci accoglie nella sua casa. E lì, circondato dai suoi tanti e amati libri ed una graziosa gattina che ci gira attorno, inizia a parlare. Ed è un fiume in piena. «Accordo di governo, dopo le prossime elezioni nazionali? Sarebbe un errore, un guaio sia per noi che per il Pd, mentre ciascuno dovrà fare la sua, differente, parte. Questa è una crisi di sistema e per uscirne bisogna cambiare il sistema. Del resto i temi posti dai comunisti sono oggi, rispetto alla crisi strutturale del capitale e alle accelerazioni iperliberiste dell’Unione europea, più attuali che mai. Il punto è che occorrerebbe un partito comunista forte, radicato, di lotta e questo partito non c’è. Occorre risolvere il problema, contribuire alla costruzione di un partito comunista di questo tipo. E’ per questo che abbiamo lanciato, ormai da tempo ( e solo parzialmente ascoltati) il progetto dell’unità dei comunisti. I comunisti e le comuniste bisogna unirli e unirle. Noi continueremo a lavorare per questo obiettivo e porteremo avanti questo progetto con tutti coloro che saranno disponibili ».

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D. Una prima domanda sulla cogente attualità. Credi che si stiano determinando le condizioni per elezioni anticipate?

R. È molto probabile. È difficile che il Governo possa reggere alla crisi ed ai continui scandali, oltre alla rottura stessa che si è andata consumando nel Pdl. E poi Berlusconi ha tutto l’interesse ad andarci. La scadenza del 2013 è in contrasto con i suoi interessi personali perché non potrebbe candidarsi a Presidente della Repubblica. Non è inverosimile pensare che le elezioni politiche possano tenersi insieme alle prossime elezioni amministrative.

D. E secondo te, allora, cosa dovrebbero fare le forze della sinistra e, in particolar modo, i comunisti? Ripetere l’esperienza del 2006 e l’accordo di governo col centro-sinistra?

R. Obbiettivamente oggi non vedo alcuna condizione per un patto di governo. Un accordo di questo tipo, oggi sarebbe un guaio sia per noi che per il Pd : troppo distanti i progetti e i programmi. Invece un largo fronte democratico che contrasti la peggiore destra di tutta Europa è auspicabile. E mi auguro che vi siano le condizioni per cambiare la legge elettorale che è folle, obbliga a formare schieramenti eterogenei e crea un Parlamento che non rispecchia il Paese, visto che di fatto non è eletto ma nominato. Noi comunisti dobbiamo lottare e muoverci politicamente per il ritorno alla legge proporzionale : è una richiesta che dobbiamo avanzare e per la quale dobbiamo mobilitarci. Altra questione è la risoluzione del conflitto d’interessi. Berlusconi, col suo dittatoriale monopolio dell’intero mondo televisivo ha trasformato un intero popolo di telespettatori in suoi elettori. Da questo punto di vista, dal punto di vista dell’organizzazione degenerata dell’organizzazione del consenso la situazione italiana è di una gravità inaudita: non solo è ora ma è già tardi per riportare la democrazia su questo terreno e togliere a Berlusconi questo strapotere.

D. Concentriamoci sull’ Unione europea e sulla crisi che la sta attraversando. E' questa, una crisi passeggera?

R. Se si analizzano le questioni si capisce come questa crisi non sia affatto ciclica e passeggera. Essa è dovuta alla finanziarizzazione del mercato (denaro che genera altro denaro) che ha colpito paesi diversissimi tra di loro, non necessariamente fragili dal punti di vista economico. E questo perché ci troviamo di fronte ad una vera e propria crisi capitalistica di sistema.

D. Questo vuol dire che ci troviamo di fronte a sconvolgimenti che cambieranno nel profondo l’Unione Europea e l’Eurozona?

R. Io temo che ci si stia avviando verso due euro-zone. La prima, forte, guidata dalla Germania. Ed una seconda, più debole, che è l’eurozona mediterranea (Portogallo, Spagna, Italia e Grecia) a cui verrà applicato un cambio diverso. Il che renderebbe tutto molto più complesso ed esporrebbe questi paesi al rischio di forti speculazioni finanziarie, che in parte stanno già avvenendo. Tutto questo si innesta su una crisi più complessiva che vede un attacco contro l’euro da parte degli Stati Uniti d’America e di alcuni speculatori europei.

D. Perché questo?

R. Fondamentalmente, perché l’euro è una moneta sui generis, priva di uno Stato nazione.

D. Si è parlato infatti di una moneta senza uno stato ed una politica economica.

R. Esattamente. E proprio questo essere una moneta senza Stato, fa dell’euro un paradigma emblematico del capitalismo, dove la politica viene cancellata e rimane solo il denaro.

D. Ma allora cosa pensi di questa Europa?

R. Questa Europa semplicemente non esiste. Voglio essere più esplicito: alcuni di noi hanno coltivato anni addietro l’idea che potesse nascere un’Europa politica, espressione dei popoli europei e con poteri decisionali, così che potesse formare un polo alternativo agli Usa. Ma tutto questo non è avvenuto e forse non poteva nemmeno avvenire. Lo dico con rammarico, ma bisogna prenderne atto, del resto gli Usa hanno lavorato sui singoli governi amici per impedire che si arrivasse ad un’unità politica. E la crisi sta ancora di più acuendo le difficoltà dell’Europa, rendendone impossibile la compiutezza di progetto politico, ma anzi disgregandola ancora di più, al punto che oggi, il Parlamento europeo è un vuoto simulacro, privo di poteri decisionali e di indirizzo.

D. Come si esce da questa crisi allora?

R. Come ho già detto prima, questa è una crisi di sistema. E allora non ci sono tante alternative: per uscire da una crisi di sistema bisogna cambiare il sistema. Il che, evidentemente, non vuol dire che io veda nell’immediato le condizioni per poterlo fare. I comunisti però hanno il compito di indicare una prospettiva di cambiamento radicale del sistema. Oggi più che mai la crisi rende attualissime le vecchie intuizioni contenute nel III libro del Capitale di Marx. Egli viveva in una economia con uno stadio embrionale di finanziarizzazione, ma aveva già allora lucidamente individuato i rischi enormi connaturati nel passaggio dalla fase in cui “merce produce denaro” a quella in cui “denaro produce denaro”. Ma tutto questo è intrinsecamente connaturato con il capitale. Oggi chi è comunista è più che mai attuale.

D. Ci sono, dunque, le condizioni per la ripresa della lotta e del conflitto? In Europa, in fondo, ci sono esempi che vanno in questa dimensione, basta vedere quello che accade in Grecia...

R. La ripresa delle lotte c’è. Ma proprio la Grecia ci dice che questo avviene se c’è un forte Partito Comunista, come il KKE, e un sindacato di classe. Non è l’unica condizione, ma è assolutamente indispensabile, altrimenti - come vediamo in Italia - le lotte sono parcellizzate ed incapaci di rappresentare gli interessi complessivi dei lavoratori.

D. E’ centrale il ruolo del KKE ...

R. Assolutamente. In Grecia c’è un Partito Comunista forte, organizzato, che rasenta il 10% del voti, con strutture, militanti, organi di stampa: è un partito di massa. E quindi è in grado anche di essere parte integrante di queste lotte. In Italia invece noi dobbiamo ricominciare da capo, ed è evidente che il nostro cimento è quello di costruire una soggettività di radicale opposizione al capitalismo che sia in grado di proporsi come una speranza, una guida per il futuro.

D. Ma il KKE non parla solo al popolo greco. Nel loro striscione all’Acropoli di Atene i comunisti hanno invitato i popoli di tutta Europa a ribellarsi.

R. I greci hanno un fortissimo senso dell’internazionalismo che è figlio della loro storia e della loro precisa identità politica. Per cui non mi sono stupito, anzi ho condiviso questo appello. Bisogna vedere quanti sono in grado di raccoglierlo. La parcellizzazione delle forze della sinistra di classe e degli stessi comunisti a livello europeo è incredibile. Uno dei temi oggi è quello di ricostruire un internazionalismo credibile, senza il quale sarà difficile anche organizzare le lotte.

D. Veniamo all’Italia. Il Governo ha, per lungo tempo, disseminato ottimismo e fatto credere che la crisi fosse già passata. Ora invece si avvia ad una manovra finanziaria di “lacrime e sangue”. Tutto questo non dovrebbe aiutare a creare un clima ostile al governo delle destre e più vicino alle ragioni delle forze di sinistra e dei comunisti?

R. La crisi si accentuerà e porterà ad un ulteriore indebolimento delle fasce più deboli della popolazione, con tagli di stipendi, salari, pensioni e, soprattutto, tagli allo stato sociale. Tutto questo però non necessariamente porta a sinistra. In altre fasi drammatiche della storia europea è accaduto un pericoloso spostamento a destra. Anche perché per governare politiche così drasticamente antipopolari ci vogliono governi autoritari, la militarizzazione delle società. E infatti io sono molto preoccupato.

D. Che fare, allora ?

R. Io vedo due questioni: una grande questione democratica in cui i comunisti e la sinistra, assieme alle altre forze democratiche, devono lavorare per mantenere l’agibilità democratica della piazza, affinché all’esplodere del conflitto si mantenga la possibilità della protesta e della lotta sociale. Questo è nell’interesse di tutte le forze che si riconoscono nei valori dell’arco costituzionale.

D. E l’altra questione?

R. È un aspetto più squisitamente nostro, perché attiene alla nostra capacità di essere parte dei conflitti e guidarli. Oggi le lotte non sono sparite, ma sono oramai parcellizzate. Assistiamo all’esplodere di micro conflitti diffusi (di una città o addirittura di una sola fabbrica). Il compito di noi comunisti, se ci riusciamo, è quello di tessere la rete di questi conflitti e metterli su un piano politico più generale, che li faccia uscire da questa atomizzazione e spettacolarizzazione, indotta dal fatto che la cancellazione dai mezzi di comunicazione porta ad esasperare gli aspetti simbolici ed eclatanti, proprio per riuscire a bucare lo schermo e dare voce alla propria lotta e protesta.

D. E qual è, secondo te, il contenuto centrale che queste lotte devono fare proprio?

R.
Oggi, dopo la grande ubriacatura neoliberista degli anni ’90 ritorna con forza il ruolo dello stato in economia. E con questo non intendo gli aiuti a pioggia per risanare i bilanci delle banche. Se lo stato concede degli aiuti, deve entrare nelle proprietà ed entrare nei consigli di amministrazione. Non c’è altra strada. So che su questo il Pd è sordo, ma si deve provare ad aprire una stagione nuova.

D. Veniamo alla sinistra italiana: come vedi la situazione? E soprattutto, come sono messi i comunisti in Italia?

R. Nei momenti di difficoltà tendono a prevalere sempre le divisioni, le diffidenze reciproche, i distinguo, che sono spesso di lana caprina. Oggi più che mai sarebbe necessario superare questa empasse per provare a ricostruire. In fondo sino a non molti anni fa i comunisti avevano una forza organizzata ed un consenso anche elettorale piuttosto elevato. Nel 2006 Prc e Pdci presi assieme viaggiavano su percentuali a due cifre. Poi ci sono stati errori drammatici, come la partecipazione al governo Prodi.

R. Esperienza dalla quale i comunisti ne sono usciti con le ossa rotte …

D. Dobbiamo trarne la giusta lezione: il partito di lotta e di governo non funziona. Una forza politica, questo almeno è la mia visione, deve sempre delineare una prospettiva di governo. Ma un conto è essere un partito di governo, altra cosa è essere un partito al governo.

D. Puoi chiarire?

R. Un partito di governo è un partito che, seppur piccolo, è in grado di prospettare soluzioni e proposte per il governo del Paese, ma questo non implica una automatica propensione al governismo. Bisogna vedere se ci sono le condizioni, se si hanno i rapporti di forza, se si è in grado di spostare i rapporti politici. Se tutto queste condizioni mancano, allora bisogna essere un partito di lotta. Le due cose assieme non riuscì a farle nemmeno il PCI quando aveva il 34% dei voti, figuriamoci se possiamo esserlo noi.

D. E cosa devono fare i comunisti, allora?

R. Oggi vedo tre terreni di battaglia...

D. Iniziamo dal primo.

R. L’agibilità democratica. Ne ho brevemente accennato prima ma ci ritorno. In Italia la questione democratica è molto più accentuata che nel resto d’Europa. Berlusconi ha di fatto azzerato il Parlamento, visto che il 93% delle leggi sono di iniziativa governativa. Se a questo si aggiunge l’attacco alla magistratura (terzo potere dello stato) e all’informazione (che nei paesi a democrazia avanzata rappresenta una sorta di quarto potere), capiamo come la questione democratica in Italia è davvero stringente. Ma ci rendiamo conto del fatto che, negli ultimi mesi, si sono persi 400 mila posti di lavoro e la Tv passa l’Isola dei Famosi?

D. E poi?

R. All’interno di questo fronte democratico, che si caratterizza per battaglie di difesa della democrazia costituzionale, ci deve essere il tentativo di allargare il più possibile la sinistra in quanto tale. Il Pd è un interlocutore che sul terreno sociale ha delle politiche neoliberiste che sono molto distanti dalle nostre. E quindi bisogna allargare e rafforzare la sinistra di classe. Per me il discrimine è la contraddizione tra capitale e lavoro, perché è la contraddizione principale nel mondo. In questo secondo terreno possiamo incontrare le forze politiche che non sono comuniste e che tuttavia coerentemente si battono per miglioramento delle condizioni di vita delle classi popolari.

D. Vedo prefigurare, in queste tue parole, un ragionamento a cerchi concentrici: prima il terreno largo della democrazia, poi la sinistra e le questioni di classe. Qual è il terzo cerchio, e quindi il perno di tutto questo?

R. Indubbiamente i comunisti. Oggi non solo la questione comunista è centrale, ma io vedo, come complementare a quanto detto prima, un processo di ricomposizione dei comunisti. Ricostruire la sinistra non vuol dire che non ci devono più essere i comunisti, è il contrario. Nel momento in cui si lancia una battaglia unitaria, e possibilmente si cerca di dar vita ad un fronte largo e democratico, i comunisti per non estinguersi o per non rimanere una nicchia ininfluente, devono lavorare per rimettersi tutti assieme, superando le divisioni che purtroppo nei momenti di crisi tendono ad accentuarsi, invece che attenuarsi.

D. Perché?

R. Perché si diventa autoreferenziali quando si è in pochi. Oggi, viceversa, ci sono anche le condizioni oggettive per provare, dentro un percorso a cerchi concentrici di alleanze, a mettere assieme tutti quelli che sono ancora comunisti. Per guardare avanti, perché la crisi ci sta dando ragione. È un paradosso pazzesco: la crisi ci da ragione e tuttavia siamo ridotti ai minimi termini. Quando Prc e Pdci assieme fanno il 3% dei voti, è un dato imbarazzante. Possibile che questo dato colpisca solo me?

D. E Rifondazione Comunista ?

R. Io ho grande rispetto per il Prc, ma non posso non rilevare come alla nostra richiesta del 2008 di riunificare i due partiti, Rifondazione abbia risposto con una pulsione tutta interna a quel Partito. Secondo me è un errore. Non possiamo che prenderne atto. E dico di più: la linea del Pdci resta in piedi e noi lavoreremo con quelli che sono disponibili a farlo. Il che non significa mettere in discussione il rapporto con le altre forze della sinistra, anzi: dentro una sinistra più larga, i comunisti devono poter esercitare un ruolo.

D. Ti sento deciso. E’ questa la strada?

R. Ma certo! In fin dei conti le contraddizioni che stanno esplodendo a livello planetario sono talmente enormi che solo un cieco, o uno in malafede, non vede il ruolo che noi potremmo avere. Il capitalismo è forte e pervasivo. Certo, si manifesta in forme diverse dall’800, come è ovvio, ma se uno si va a rileggere i nostri classici, penso innanzitutto agli scritti di Lenin, trova delle chiavi di lettura utili per capire l’attualità. Sapendo che lo scontro planetario oggi, a differenza che nel passato, è prevalentemente sulle fonti di energia e sull’autosufficienza alimentare. Da questo punto di vista la Repubblica Popolare Cinese sta facendo una politica realmente lungimirante, con i suoi rapporti non di rapina con un continente importante come l’Africa. Noi vogliamo interagire dalla nostra periferia con questi enormi fenomeni, o vogliamo stare a guardare? Io credo che vada ricostruito un moderno internazionalismo, e questo passa solo dall’azione dei comunisti.

D. Puoi continuare il ragionamento?

R. Questo in fondo è uno dei terreni unificanti tra i comunisti. Lo scenario mondiale sta profondamente cambiando. Dal Sudafrica, all’America Latina all’Asia. Tutto quello che si muove, va nella direzione di una redistribuzione, cioè in una visione anticapitalistica. Noi, ahimè, viviamo chiusi in un bunker e vediamo il mondo attraverso la feritoia di questo bunker. Bisognerebbe avere il coraggio di uscire fuori, guardare a 360 gradi. Questo lo possono fare solo i comunisti, perché solo loro mantengono una teoria generale di critica sistemica al capitalismo.

D. Che fare, allora?

R. I comunisti vivono oggi una fase difficilissima. Sarebbe facile mollare. Facile ma profondamente sbagliato. Il pendolo della storia ha consegnato alla mia generazione il compito di mantenere viva un’idea per consegnarla alle nuove generazioni. Da questo punto di vista anche proseguire nella ricerca teorica, nella ri-aggregazione degli intellettuali, facendoli uscire dalle loro ricerche settoriali, per metterli in rete l’un l’altro e dare vita ad una ricerca e ad un confronto permanente e strutturato, è un compito del presente. Una volta c’erano centri di ricerca e di studio marxista di altissimo prestigio. Tutto questo va ricostruito da capo. È un lavoro di lunga lena, ma che dobbiamo ricominciare.

D. In che modo?

R. Abbiamo costruito l’Associazione “ Marx XXI ” per cominciare a lavorare in questa direzione. Dobbiamo tutti impegnarci perché lavori bene, perché questo seme, riposto oggi su un terreno arido, possa germogliare. Sono sempre più convinto che, nello stato in cui siamo, questo nuovo inizio è indispensabile e va fatto con i passi giusti, ad iniziare dal fatto che è prioritario stare in mezzo alle lotte, altrimenti non recupereremo mai la credibilità nelle nostre classi di riferimento.

D. Un’ultima domanda.

R. Immagino sulla Federazione della Sinistra...

D. Esattamente: che ne pensi?

R. Penso che la Federazione della Sinistra rappresenti l’occasione per favorire l'unità d'azione dei comunisti insieme ad altre forze della sinistra. Poi bisogna dire che all’interno di uno dei due partiti comunisti ci sono militanti e dirigenti che non si ritengono più comunisti. Lo dico sommessamente e con rispetto, ma è un dato di fatto che c’è chi lavora per fare un nuovo soggetto politico della sinistra, archiviando la questione comunista.

D. E quindi?

R. Quindi sono sempre più convinto del fatto che la Federazione non deve assolutamente lasciare sguarnito il fronte interno. Insomma, dentro la Federazione i comunisti vogliono giocare un ruolo? Io voglio mettere il mio Partito a disposizione di un progetto di ricomposizione dei comunisti su basi più larghe, che non faccia cessare la prospettiva di una sinistra più larga e di un sistema di alleanze, ma all’interno della quale i comunisti contino, abbiano un ruolo ed abbiano una vocazione egemonica. Lavorerò – lavoreremo - per questo.

 

 

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Intervista a Oliviero Diliberto


di Gianni Montesano


Bisogna tornare alla Costituzione, al rispetto delle regole come fondamento della democrazia, per avviare un percorso di uscita dal berlusconismo con il suo strascico di corruzione morale e materiale e il degrado della vita pubblica. In questo contesto occorre lavorare su tre livelli: una grande alleanza democratica, una sorta di CLN contro questa destra autoritaria e populista; la federazione della sinistra come progetto politico e, infine ma fondamentale, il rafforzamento del Pdci. Su questi temi e su una ricognizione delle modalità con cui la federazione si presenta alle prossime regionali si sofferma in questa intervista il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, iniziando, però, da una questione dolorosa: la sospensione delle attività de La Rinascita, il settimanale del partito.



D – Iniziamo con un tema che ci sta a cuore, La Rinascita della sinistra sospende le pubblicazioni dopo la decisione di Tremonti di erogare solo i fondi per il 2009.

R - Io mi auguro che possa essere ripristinato il diritto soggettivo nel corso di quest’anno. Fino a quando non vi è la certezza dei fondi non possiamo proseguire nell’attività editoriale che è andata avanti sino adesso grazie al finanziamento pubblico. Ne approfitto per ringraziare davvero di cuore tutte le compagne i compagni che hanno lavorato nel giornale, d’altronde non disponendo nemmeno più del finanziamento per il partito dobbiamo procedere, contro la nostra volontà, a provvedimenti di risparmio molto pesanti proprio per consentire al partito di proseguire la sua opera.



D – il problema informazione è complesso; non si è mai vista una campagna elettorale senza spazi di approfondimento in Rai.

R .- lo stato dell’informazione e della comunicazione è a livello comatoso. La programmazione televisiva ha solo lo scopo di rendere ottusi e incoscienti i nostri concittadini. Basta vedere i programmi del pomeriggio, quelli dedicati ad un pubblico che ha meno strumenti critici, ebbene quei programmi rappresentano il trionfo di una Italia che non esiste. Un mondo dove vale solo il successo individuale, e tutto è collegato soltanto all’apparire.

L’informazione politica è stata cancellata. Per non parlare dei telegiornali dove semplicemente non ci sono più le notizie. Una manipolazione sistematica, con un paradosso doppio per noi. L’informazione complessiva è in questo stato, ma anche in quelle trasmissioni con una maggiore connotazione democratica noi siamo stati ugualmente esclusi, una doppia censura nei nostri confronti. Ciò è dovuto alla necessità di far trionfare il pensiero unico del capitalismo. Non mi sogno di dire che tra centrodestra e centrosinistra non ci sono differenze, mai detto e mai dirò che sono pari, ma dal punto di vista degli assetti di mercato e della politica estera, penso all’Afganistan, c’è l’esigenza diffusa di oscurare una forza come la nostra.



D – A proposito di informazione, è passata quasi sotto traccia l'attacco violentissimo sull’art.18, un colpo al cuore per i diritti dei lavoratori.

R – In questo caso anche la stampa democratica è stata molto poco vigile, eppure il provvedimento è in discussione da tempo, è una norma che fa comodo a tutti i padroni, e non solo a quelli di destra. Il colpo finale al principio di tutela del lavoro. Finito il contratto nazionale, finito il tempo indeterminato, adesso si punta alla libertà di licenziamento.

La federazione della sinistra ha lanciato una campagna di mobilitazione, auspico che aderiscano anche altre forze politiche e soprattutto che la CGIL faccia sino in fondo la sua parte perché questo è un provvedimento micidiale per i lavoratori.



D – Torniamo al clima complessivo di questi giorni. Un’ondata di scandali senza precedenti, il caos sulle liste. Insomma ancora una volta la questione morale è all’ordine del giorno.

R - L’impressione ormai è che il criterio fondamentale sia la normalità della illegalità. C’è una corruzione talmente ramificata e talmente estesa che si fa fatica a dire “è uno scandalo” perché credo sia un sistema in piena regola. Quindici anni di berlusconismo hanno completamente delegittimato l'idea che il diritto vada rispettato. Anche la vicenda delle liste elettorali è indicativa. Quando il presidente del Senato dice che sulle liste (i casi Lazio e Lombardia) occorre guardare alla sostanza e non alla forma, dice che le regole sono un optional; è un dato enorme, è il segno che è inutile mettere le regole: se uno ha la legittimazione popolare può fare ogni cosa. E ‘ il pensiero autoriatrio di Berlusconi: non fa i processi perché ha il consenso; il Pdl non raccoglie le firme perché ha i voti, si ha l’impressione non di vivere in Europa, culla del diritto e della cultura, ma in un paese del Sudamerica degli anni settanta; non quelli di oggi dove, invece, le sinistre vincono le elezioni.

Inoltre nel PdL c'è uno scontro violentissimo che, non si può escludere, potrebbe portare alla fine anticipata della legislatura e al tentativo di Berlusconi di impedire che i poteri forti trovino una nuova leadership di destra che sia più presentabile, ma questo dipende molto da come saranno i risultati delle elezioni regionali.



D – Veniamo alle elezioni regionali. Il quadro con cui la federazione della sinistra si presenta al voto è a dir poco frastagliato. Abbiamo in alcune regioni il centrosinistra classico, in altre allargato all’Udc, in altre ancora corriamo da soli, o per scelta o per esclusione.

R – Abbiamo scelto di allearci con il centrosinistra là dove ci fossero le condizioni per battere le destre e, dove possibile, abbiamo siglato patti di governo. In alcune regioni il patto di governo non è stato realizzabile, penso al Piemonte, ma penso soprattutto al Lazio dove valuto tutt'ora una scelta sbagliata quella di Emma Bonino, ma la federazione ha scelto di appoggiarla. La linea è chiara: si fanno accordi larghi per la democrazia e si siglano intese per il governo dei territori dove vi sono le condizioni di praticabilità. Vi sono poi alcune regioni dove ci presentiamo da soli. In alcuni casi in base ad una pregiudiziale ideologica anticomunista. Nel caso di Penati in Lombardia è un atto di follia, una scelta non giustificata dall’accordo con l’Udc. Trovo scandaloso che in Lombardia una forza come Sinistra e Libertà abbia accettato la pregiudiziale anticomunista. Nelle Marche la nostra esclusione è gravissima, abbiamo governato per anni con il centrosinistra e ci hanno messo fuori perché l’Udc ha posto la condizione: o noi o loro. E il PD ha preferito Casini invece che noi in un contesto dove non si rischiava certo di perdere e dove la federazione non aveva posto veti sull’Udc. Segnalo che nelle Marche SeL ha scelto coerentemente di stare con noi in una coalizione tutta di sinistra.

Poi c’è il caso Campania dove abbiamo deciso noi di non partecipare all'alleanza. La logica di CLN contro Berlusconi in quel caso non funziona. Il candidato De Luca ha affermato in tutti i modi che lui incarna i migliori valori della destra. Sono due destre che si confrontano. Non potevamo starci. Anche lì la cosa bizzarra è la scelta di SeL di appoggiare un uomo di destra. In Campania corriamo da soli e cerchiamo di catalizzare l’insoddisfazione di tantissimi elettori di centrosinistra che hanno manifestato l’esigenza di avere pulizia. Noto che Di Pietro appoggia De Luca, in barba ai suoi proclami sulla necessità di tenere lontani gli inquisiti dalle liste. La questione, dal mio punto di vista, non è il rinvio a giudizio di De Luca visto che fino a che non è condannato è innocente, ma che De Luca si dichiara di destra, ha dato il manganello ai vigili urbani di Salerno (città di cui è sindaco) contro gli immigrati. Insomma è politicamente inaccettabile.


D – Nella definizione delle alleanze sembra che ogni territorio sia andato per conto proprio. Tensioni e asprezze dentro il PD, localismi e personalismi.

R – è la diagnosi che abbiamo fatto nell’ultima riunione di direzione. Sembra la fine dei partiti nazionali così come li abbiamo conosciuti sino ad oggi.

Il particolarismo e il localismo sono entrati anche nella testa della sinistra. Non parliamo del PD che è una specie di confederazione dove le guerre interne provocano danni incalcolabili, che non ricadono solo sul PD ma su tutto lo schieramento di centrosinistra. Noi non siamo immuni. E quando dico noi intendo la Federazione e anche il nostro partito.

Come Comunisti italiani reggiamo più di altri per la struttura del partito e per la sua caratteristica comunista tradizionale, ma non c’è dubbio che le spinte locali sono presenti anche al nostro interno. Tutto ciò è anche la conseguenza della regionalizzazione. Questa idea dei governatori che a me ha sempre dato molto fastidio.



D – nell’ultima direzione hai parlato di una prospettiva di lavoro del Pdci su tre cerchi concentrici: la grande alleanza per la democrazia, la federazione della sinistra e il partito. Vogliamo approfondire questo punto?

R – Sono convinto che alla luce della crisi economica, della crisi istituzionale, della crisi morale e di legalità che sta scuotendo l’Italia si debba tornare alla Costituzione, bisogna tornare alle regole, tornare al rispetto per le persone e per i loro diritti individuali e collettivi, che sono le cose elementari di una democrazia. Per fare questo e per mettere fine al capitolo del berlusconismo abbiamo più volte affermato che siamo disponibili a partecipare ad una sorta di CLN con chi ci sta. Tale ipotesi non prevede un accordo di governo. Lo abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle, tanto più oggi con rapporti di forza meno felici rispetto al governo Prodi quando, in una diversa situazione, non siamo riusciti a condizionare il governo per ottenere risultati tangibili per la nostra gente. Questo livello di azione politica prevede quindi un accordo per la democrazia e per le regole.

Poi c’è la federazione. Noi abbiamo proposto la costruzione di un unico grande partito comunista e della sinistra ma non è stato possibile. Abbiamo oggi il livello federativo a cui bisogna lavorare con grande energia, anche perché se alle ultime elezioni europee abbiamo preso il 3.4% dobbiamo avere la consapevolezza che o stiamo insieme o scompariamo, a maggior ragione con leggi elettorali che hanno sbarramenti sempre più alti. Certo vedo un processo molto farraginoso nel funzionamento della federazione e vedo con preoccupazione una tempistica tropo dilazionata nel tempo, ma noi continueremo su questa strada.

Infine il terzo livello. Siccome parliamo, appunto, di federazione e non di partito unico, dobbiamo continuare a costruire e rafforzare il Pdci. I segnali, per quanto la cosa possa apparire in controtendenza, sono incoraggianti. Sui territori vedo una grande presenza di giovani. Il nostro partito ha avuto una media del 25% di tessere giovanili, ma è un fenomeno in crescita ed entusiasmante, nelle iniziative di partito vi sono tante facce nuove, tanti giovani che hanno voglia di impegnarsi in politica e che rappresentano una bella iniezione di fiducia. L’ho detto nelle due assemblee della federazione, quella di luglio e quella di dicembre: ritengo sia indispensabile un forte rinnovamento dei gruppi dirigenti della sinistra. Ben vengano i giovani, dunque, perché c’è bisogno di intelligenze che non siano rivolte al passato ma che guardino al futuro. (4 marzo 2010)
 

Diliberto: Maroni si deve dimettere!

Ciò che è successo a Rosarno è indegno di un Paese civile, così come il comportamento del ministro degli interni. Maroni si deve dimettere!”. Lo ha detto il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto, intervenendo in piazza Navona al sit-in “Troppa (in)tolleranza e nessun diritto”.
 
Diliberto aveva in mano un'arancia “insanguinata”, che gli organizzatori hanno voluto come simbolo del lavoro che gli immigrati svolgevano fino a qualche giorno fa a Rosarno. “Il sangue delle arance rosse è il sangue degli immigrati sfruttati” ha concluso Diliberto. 13 gennaio 2010

 

 

Eppur si muove

 

Da comunisti-italiani.it  26 novembre 2009

 
Intervista al segretario del PdCI Oliviero Diliberto pubblicata sulla " Rinascita della Sinistra"

Leggi ad personam che paralizzano la vita di un paese affogato in una crisi istituzionale senza precedenti, scontro nella maggioranza di centrodestra, la fine della separazione dei poteri con i continui tentativi di mettere  la giustizia sotto controllo dell’esecutivo  per  garantire l’impunità a Berlusconi. Il tutto in una crisi economica gigantesca, con un precariato dilagante e l’inerzia del governo che taglia i fondi alla ricerca. Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto parla a tutto campo, anche di Bersani, PD ed elezioni regionali. Scandisce bene le parole, pondera le frasi come si usa fare nei momenti difficili. Ed è un momento difficile per l’Italia, per l’opposizione e per i comunisti. “Serve una grande mobilitazione” sottolinea Diliberto. “Ben venga la manifestazione del 5 dicembre, noi saremo in piazza, come lo siamo stati con i lavoratori e con il mondo della scuola; ma occorre andare avanti con la costruzione della federazione della sinistra”. Il concetto è chiaro: serve più forza a sinistra, per riportare il conflitto nelle istituzioni e per mantenere aperta in  Italia, in modo aperto e proiettata verso il futuro,  la questione comunista.


D - Partiamo dalla giustizia, ancora una volta i problemi personali del premier si scaricano sul Paese e trascinano l’agenda politica.

ODB -  a me sembra evidente che l’Italia è ormai piombata in una crisi che ha tanti aspetti, due in particolare: quella economica e quella istituzionale che è gravissima. Il Parlamento è stato privato dei suoi poteri. Il presidente della Camera Fini ha chiuso Montecitorio per una settimana in polemica contro il governo. Non era mai accaduta una cosa del genere, un segno chiaro di protesta verso  Il ministro dell’economia che non dava copertura ai progetti di legge parlamentari.  Vi è uno scontro senza fine nel centrodestra,  che dovrebbe smetterla di occuparsi dei problemi giudiziari di Berlusconi e occuparsi del Paese, della crisi economica e dei problemi di tutti i cittadini. Se questa maggioranza non è in grado di governare (male), vada a casa e si torni a votare. Subito. Noi siamo pronti.
Vi è, invece, un attacco continuo alla Costituzione. È saltata la divisione tradizionale dei poteri. Questa crisi istituzionale si accompagna ad una evidente questione  di carattere morale clamorosa. Veniamo tutti chiamati, sia fuori che dentro il Parlamento, ad occuparci delle questioni giudiziarie del premier. Quello che abbiamo davanti è un quadro desolante dove si è smarrito il senso della politica intesa con la  P maiuscola. La politica in Italia ormai coincide  con le vicende personali di Berlusconi. Assistiamo al tentativo continuo di varare delle leggi che impediscono che il premier venga processato, leggi incostituzionali, come si è visto con il lodo Alfano e come chiaramente si vede per il cosiddetto “processo breve” anch’esso  palesemente al di fuori della carta fondamentale.
In questo modo rischiamo tutti di diventare incapaci ad  affrontare la vera crisi che esiste in Italia:  la crisi economica. Il governo prima ha detto che non esisteva, poi ha detto che è stata  superata. In realtà basta chiedere ad un normale cittadino per rendersi conto che la crisi c’è ed è devastante.  Si sono persi un milione e mezzo di posti di lavoro e questo dato riguarda solo i contratti a tempo indeterminato perché i precari non rientrano nel calcolo. Per loro basta non rinnovare il contratto e così diventano  invisibili.
Di fronte a questa crisi il governo non ha praticato alcuna misura proprio perché impegnato a fare tutt’altro.

D -  Con questa  ennesima legge “taglia processi”  si manifesta il paradosso fra  la propaganda del governo sui temi della sicurezza e scelte legislative che vanno in direzione opposta, Il tutto mentre lo stato della giustizia penale e civile, per i normali cittadini di cui parlavi prima, è disastroso.
R – E’ una delle tante contraddizioni di questo governo che ha vinto agitando il tema della sicurezza dopodichè un po’ di giorni fa i poliziotti di tutta Italia si sono dati appuntamento a Roma. Erano in venticinquemila, una manifestazione enorme, per protestare contro i tagli del governo al loro comparto. Addirittura lo stesso ministro dell’Interno è stato costretto a protestare contro le sforbiciate al suo dicastero.
Con questo nuovo provvedimento ad personam  semplicemente non si faranno più i processi. Far arrivare un qualunque criminale a sentenza diventa una specie di corsa ad ostacoli, con l’aggravante che se sei uno sfigato, un tossicodipendente o un extracomunitario, ti si può fare qualunque cosa, mentre i reati dei cosiddetti colletti bianchi vengono derubricati; ormai non sono nemmeno più reati. Una cosa che grida vendetta. Di fronte a questo sfacelo la visibilità dell'Italia ha raggiunto il punto più basso mai visto prima,  basta guardare come i governanti degli altri paesi industrializzati si vergognano a stare vicino a Berlusconi.  Per questo serve una grande mobilitazione.

D -  La CGIL ha promosso iniziative in tutto il paese sulla crisi economica conclusesi con un grande corteo a Roma. L’esecutivo, invece, sembra fare il gioco delle tre carte per nascondere i fatti.
R – Alla manifestazione della Cgil noi c’eravamo. I numeri affermano che fra poco finiranno i soldi per la cassa integrazione. E, tuttavia, per avere un’idea del modo inconcludente con cui il governo affronta la situazione basti pensare all’ennesimo pesante taglio ai fondi per l’università e la ricerca. Un paese che non  investe sulla ricerca è un paese che non ha futuro. Sono molto preoccupato, e lo dico da dirigente politico ma anche da lavoratore dell’università. Le giovani generazioni in questo modo vengono escluse dall’università. Quelli che se lo possono permettere non andranno all’estero solo per lavorare ma anche per compiere studi universitari,  generando così un’ulteriore discriminazione di classe.

D -  Possiamo dire che, in tutti i campi, la precarietà è diventata la regola?
R – Nel campo della scuola abbiamo avuto provvedimenti inutili e iniqui,  il taglio dei precari nell’istruzione è solo una delle facce di questa situazione. La precarizzaizone diffusa  del mondo del lavoro è diventata la norma in questo quadro  politico e sociale che diventa sempre  più desolante. Ormai il lavoro precario è la norma mentre ad essere eccezione è il rapporto a tempo indeterminato. Il contrario di come dovrebbe essere.

D – Quando parlavi di  mobilitazione ti riferivi anche  all’appuntamento del 5 dicembre a Roma per il “no Berlusconi day”?.

R  - questa scadenza del 5 è nata attraverso i tam tam del web, ad essa hanno  aderito l’Italia dei Valori e la nascente Federazione della sinistra,  sostanzialmente noi Comunisti italiani e Rifondazione. Ritengo importante parteciparvi. Trovo strano e bizzarro che il PD non aderisca. Penso che qualunque iniziativa che miri ad assestare un colpo al governo  Berlusconi  vada considerata cosa buona e giusta. Noi ci saremo.
 

 

 

Comunicati stampa di Oliviero Diliberto

Alfano ritiri il ddl sul processo breve

"Il Ministro Alfano nel question time si dice pronto ad accogliere tutti gli spunti per il miglioramento del testo del processo breve. Io mi permetto sommessamente un solo suggerimento: ritiratelo. Si, ritirate il Ddl. E smettete di occuparvi degli interessi di Berlusconi e occupatevi degli interessi del Paese". Cosi' il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto commenta le dichiarazioni del Guardasigilli Alfano sul processo breve. (19 novembre 2009)

Solidarietà ai lavoratori Alcoa

"Solidarietà ai lavoratori dell'Alcoa in lotta per il loro posto di lavoro" è stata espressa dal segretario del PdCI Oliviero Diliberto, che ha dichiarato: "Quanto avvenuto questa mattina a Roma dove dei pacifici lavoratori che volevano soltanto manifestare in difesa del loro posto di lavoro sono stati fermati dalle forze dell'ordine non deve più accadere. I  lavoratori volevano solo raggiungere Palazzo Chigi per manifestare sotto le finestre del governo, null'altro. E' vero che in questi giorni a Roma ci sono decine di delegazioni straniere per i lavori della Fao, ma non è possibile che per questo venga a mancare uno dei diritti fondamentali che è quello di poter manifestare. I lavoratori sardi dell'Alcoa chiedono soltanto che il governo si attivi per tariffe agevolate sull'energia che farebbero tornare le industrie dell'alluminio sardo competitive. E tutto ciò salverebbe tanti preziosi posti di lavoro. Perché non si fa?". (18 novembre 2009)

 

Chiusura tesseramento 2009 e avvio campagna tesseramento 2010

 

Il tesseramento 2009, s’intende conclusosi il giorno  31 ottobre c.a., contestualmente è partita la campagna per il tesseramento 2010.

Con essa si avvia concretamente il percorso federativo della sinistra che vedrà una prima grande assemblea costituente entro la fine del prossimo mese di novembre (possibile anche la convocazione per il 6 dicembre, all’indomani della manifestazione contro il governo Berlusconi indetta per il 5 dicembre) ed il Congresso fondativo presumibilmente entro la fine del 2010.
È utile ribadire che sono iscritti alla Federazione tutti gli iscritti alle organizzazioni federate, e certamente sarà anche avviato un tesseramento autonomo alla Federazione per chi non intende aderire a nessuna delle forze che si federano.

Il tesseramento 2010 del PdCI sarà lanciato con una campagna nazionale di manifesti che saranno inviati nei territori insieme con le nuove tessere. È dunque di grande auspicio l'organizzazione di iniziative diffuse, quali momenti di discussione sui temi dell'attualità politica e di confronto tra militanti e simpatizzanti, con l'obiettivo di valorizzare il nuovo tesseramento, la cui importanza, per il prossimo anno ancor più che per gli altri, non sfuggirà a nessuno.

Tutti coloro che intendono aderire al nostro progetto potranno contattare le organizzazioni territoriali del Partito, partecipare alle feste del tesseramento, richiedere l’iscrizione on-line attraverso il sito
www.comunisti-italiani.it
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(www.comunisti-italiani.it 1 novembre 2009)

 

Il 5 dicembre No Berlusconi Day

Il Pd ha rifiutato l'invito di aderire tutti assieme al grande No Berlusconi Day (NBD). Bersani ci ripensi: il popolo della rete non è diverso da quello delle primarie. Se centinaia di migliaia di persone si organizzano sui blog, ed i social network, per promuovere una manifestazione è perchè sentono un deficit di opposizione. Serve un segnale chiaro, forte e di unità delle forze politiche e di chi non si piega a questo regime. Noi del PdCI, parte della Federazione della Sinistra, saremo invece in piazza, e siamo contenti che ci sarà anche l'IdV. Il 5 dicembre sarà una grande giornata di lotta per la libertà, la democrazia ed i diritti sociali. In piazza e sulla rete l'opposizione può contare sui comunisti". E' quanto afferma Jacopo Venier, responsabile Comunicazione del PdCI - Federazione della Sinistra. (28 ottobre 2009 www.comunisti-italini.it)

 

 

Ue/L. Elettorale, ammesso ricorso  a Consulta di  Diliberto e Vendola

Il Tar del Lazio ha ammesso i ricorsi alla Corte Costituzionale di Sinistra e Libertà (all'epoca Partito Socialista, Verdi e Sinistra democratica) e di Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani contro l'assegnazione di un seggio ad un europarlamentare della Lega Nord e di un altro dell'Italia dei Valori, a favore di Oliviero Diliberto e Nichy Vendola.

 
Il Tar ha, inoltre, ammesso il ricorso di Giuseppe Gargani del PdL contro l'assegnazione di seggi sulla base della sottrazione degli stessi ad altre circoscrizioni per nominare un diverso parlamentare dello stesso partito proprio in quelle altre circoscrizioni.

''L'accoglimento - spiega all'agenzia di stampa Asca l'avvocato Felice Besostri, estensore del ricorso di Sinistra e libertà e Senatore della commissione Affari Costituzionali nella XIII Legislatura - comporta la perdita di un europarlamentare dell'Italia centrale per la Lega Nord e di un altro dell'Italia dei Valori nella circoscrizione V, Italia insulare''. Ciò significa che, se anche la Corte costituzionale accoglierà i ricorsi, Diliberto sarà nominato europarlamentare per la circoscrizione III, Italia centrale e Vendola andrà a Strasburgo come rappresentante della circoscrizione V, Italia insulare.

''Il Tar del Lazio - dice ancora Besostri - ha ritenuto di ammettere il ricorso sulla base di un'interpretazione dell'articolo 21 della legge 18/79, come modificata dalla legge 10/09''. La tesi dei ricorrenti si basa sull'assunto che, ''malgrado la clausola di sbarramento, c'era nella legge un diritto di tribuna per cui i seggi da attribuire coi resti vanno anche alle liste che non hanno raggiunto il 4%, purché la loro cifra elettorale nazionale (i voti presi, ndr) sia superiore ai resti delle liste che avevano superato questa soglia''. E questo è proprio il caso di Sinistra e Libertà e Rifondazione Comunista che hanno più voti, in termini di resti, di Lega nord e Italia dei Valori.

Se poi la Corte accogliesse pure il ricorso di Gargani - spiega infine l'ex senatore - che investe anche la clausola nel suo complesso, per cui è ammesso alla ripartizione chi ha superato lo sbarramento del 4%, il PdL perderebbe 3 seggi, il PD 3, la Lega Nord 2, l'Italia dei Valori 1. Di contro, SL ne acquisterebbe 2, RC e PDCI 2, Partito liberale 2, Movimento per l'Autonomia 2. (www.comunisti-italiani.it 23 ottobre 2009)

 

Diliberto a De Magistris: noi siamo pronti

 

“L’appello di De Magistris? Noi siamo pronti. Ricominciamo da una mobilitazione di piazza forte e determinata nel chiedere le dimissioni del premier e l’indizione di nuove elezioni. Rimettiamo in moto il cammino unitario tra le forze democratiche del Paese. Il regime è in atto e senza l’unità fra tutte le forze politiche di diretta matrice repubblicana sarà difficile buttarlo giù: la stella polare del nostro agire politico deve essere la Costituzione, il rispetto dei suoi principi e dei suoi valori”. Risponde così Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI - FDS, all’appello lanciato oggi da Luigi De Magistris, europarlamentare dell’IdV, dalle pagine de ‘l’Unità’.


GOVERNO: DE MAGISTRIS, ALTERNATIVA AL REGIME CON PD E SINISTRA

(AGI) - Roma, 14 ott. - “E’ il momento che coloro che hanno a cuore la democrazia e vogliono un’altra Italia costruiscano, in temi rapidi, l’alternativa al berlusconismo” perche’ il “Presidente del Consiglio si sta preparando al colpo di coda piu’ duro del suo regime”. Lo scrive su L’Unita’ di oggi Luigi de Magistris, aggiungendo che “Italia dei Valori e’ divenuta l’avamposto della difesa della Costituzione” tuttavia “non abbiamo mai pensato di possedere il dogma della verita’”.

Per questo, sostiene l’eurodeputato dipietrista, “non puo’ esserci l’alternativa senza il Pd, il principale partito di opposizione, al quale portiamo sincero rispetto e dal quale ci aspettiamo tanto”. Cosi’ come, aggiunge, “non puo’ esserci alternativa senza il contributo della sinistra e del mondo radicale rimasti fuori anche dal Parlamento Europeo nonostante una forte ramificazione nel nostro Paese”. Allora, e’ l’appello dell’ex pm, “costruiamo subito questa alternativa di governo nei luoghi istituzionali e nelle strade prima che sia troppo tardi” perche’ “e’ venuto il momento di unire le forze sui valori ed i principi fondanti della democrazia e dello Stato di diritto”. (AGI)

 

 

Lodo Alfano: Il premier si dimetta!

 

Roma, 7 ott. - Con una dichiarazione congiunta della Federazione della Sinistra (Prc-Pdci-Socialismo 2000), Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi affermano: "Adesso Berlusconi, il corruttore dell'avvocato Mills, si dimetta e si vada subito a nuove elezioni anticpiate. Rispetto alle quali proponiamo a tutte le forze democratiche di dare vita a una brevissima legislatura di garanzia costituzionale che approvi la legge sul conflitto d'interessi, cancelli le misure sulla giustizia approvate dal governo Berlusconi e vari una legge elettorale proporzionale che superi l'attuale 'legge truffa', legge che regala a un Berlusconi e a un centrodestra minoritari nel Paese la maggioranza dei parlamentari"

 

Il PdCI di Messina ci comunica che:

 

Il Pdci, il Prc e gruppi di cittadini volontari solidali con le popolazioni colpite dal nubifragio comunicano che da sabato 3 ottobre è stato organizzato nella zona nord della città, presso la sede del PdCI, sita in viale Giostra, n. 5 , is. 491/a, un centro raccolta di beni di prima necessità.

Soddisfacente è stata la risposta dei messinesi che hanno consentito di donare finora alla Protezione Civile un centinaio di scatoloni contenenti beni di prima necessità.

I militanti dei due partiti e i volontari non si sono risparmiati nell’adempiere a quello che ritengono essere un imperativo morale e civile, accogliendo presso i suddetti locali, 24 ore su 24, tutti coloro che generosamente hanno aderito alla causa, oltrepassando le appartenenze politiche.

L’attività del gruppo è improntata alla pedissequa osservanza delle disposizioni della Protezione Civile, pertanto al fine di razionalizzare gli interventi è stato predisposto un ordine di priorità rispetto ai beni da conferire, in base al quale si privilegiano generi alimentari e prodotti per l'igiene dei bambini (shampini, cremine ecc. ecc.), oltre chè detergenti in generale (shampoo, sapone liquido) e prodotti per l'igiene (assorbenti, pannolini, carta assorbente,carta igienica ecc.).

Personale medico e paramedico si è messo a disposizione ed è stato invitato a contattare e collaborare con i centri operativi siti in via Acireale.
Il Pdci, il Prc e i volontari ringraziano tutti coloro che hanno portato il loro prezioso contributo e auspicano che un numero sempre crescente di cittadini risponda alla chiamata della solidarietà.

Per il Pdci Giacinta Previte
Per il Prc Carmelo Ingegnere
Per il Gruppo “Aiutiamo i Nostri Concittadini” Vincenzo Giannone
 

Su pdcitv tutti i video delle manifestazioni di Roma

 

Cliccando su pdcitv trovate tutti i video delle manifestazioni di Roma per la libertà di informazione e dei precari della scuola

 

 

 

Sabato 3 ottobre 2 importanti manifestazioni nazionali a Roma


 
La manifestazione nazionale per la libertà di informazione è a Roma il 3 ottobre in Piazza del Popolo.

Il Coordinamento Precari Scuola conferma la manifestazione del 3 ottobre. Il corteo partirà alle ore 14.30 da Piazza della Repubblica (Roma), passerà in Piazza del Popolo -dove una delegazione di insegnanti precari sarà chiamata a parlare dal palco della manifestazione in difesa della libertà di stampa- e poi proseguirà verso Viale Trastevere dove si concludera la manifestazione.
 

 

Aghanistan: Diliberto: "Via la truppe da missione di guerra"

 

"Ai familiari del militare ucciso in Afghanistan il cordoglio del Partito dei Comunisti Italiani e mio personale. Ma il dolore non ci deve far dimenticare che la Costituzione dice che l'Italia ripudia la guerra. E quella in Afghanistan è una missione di guerra non di pace come ci si vuol far credere. Lo chiediamo da sempre: via le truppe dall'Afghanistan". Lo dice il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto. (www.comunisti-italiani.it 14 luglio 2009)

 

Il blog di PdCITv

 
Car* Compagn*
La redazione di PdCITv e' lieta di comunicarvi che da oggi e' attivo il Blog di PdCITv, un luogo dove potete leggere,  postare e commentare notizie dai territori, dal mondo e dai singoli utenti. Uno strumento in piu' della nostra televisione per mettere in contatto i nostri utenti.

Visitatelo, comentate, approvate, criticate!


Sabato 19 settembre 2009 ci attende un appuntamento molto importante, ore 16 Piazza del Popolo Roma, avra' luogo la manifestazione per la liberta' di stampa indetta dalla FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana). PdCITv partecipera' alla manifestazione, e per l'occasione cercheremo di garantirvi la diretta.


 
Qui troverete il blog dell'iniziativa per maggiori informazioni.

 
i video della settimana consigliati dalla Redazione:

 
 

 
- Liberta' per i 5 : manifestazione per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla prigionia, che ormai prosegue da 10 anni, di 5 compagni cubani;
 

 
- Presidio al Ministero della pubblica istruzione: gli insegnanti precari chiedono risposte alla Gelmini;



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11 Settembre, dov'e' la verita'?: nell'anniversario della tragedia al WTC, troppe domande sono ancira senza risposta...
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Questo e molto altro troverete sulla nostra webtv, restate connessi.
 
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