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I deboli non combattono, quelli più forti
lottano per un'ora, quelli ancora più forti lottano per molti anni, ma
quelli fortissimi lottano per tutta la vita. Costoro sono indispensabili.
B.Brecht
 
Governo. Diliberto: Da premier delirio patetico e
grottesco
"Il
delirio in cui vive Berlusconi è patetico ed insieme grottesco.
Mette la fiducia ad una manovra osteggiata da tutti e minaccia i
“suoi” di andare alle elezioni anticipate nel caso fosse
bocciata.
Da due anni continua con le solite argomentazioni, come un disco
rotto: il popolo mi adora, il mio consenso è al 63%... Si tolga
il trucco dalla faccia e guardi il Paese per come l’ha ridotto.
I cittadini dell’Aquila ieri lo hanno aspramente contestato, i
disabili sono stati costretti a scendere in piazza perché la
manovra fa cassa sulle loro disgrazie, la disoccupazione è
sempre più alta e i salari dei lavoratori italiani sono da fame.
Domani lo aspettano due scioperi generali: quello
dell’informazione contro l’indegnità di una legge che vuole
metterle il bavaglio e quello dei trasporti. Per colpa di
Berlusconi il paese è nel caos, senza una guida né politica né
economica. L’Italia è in balia di un uomo che pensa solo ai
propri interessi, circondato da una cricca di avidi imbroglioni,
attaccato con la colla alla poltrona da premier per non
rispondere ai magistrati dei propri reati". E' quanto afferma
Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI. (www.pdci.it
8 luglio 2010)
L'Ernesto incontra Oliviero Diliberto
L’ esigenza sociale e storica del
partito comunista e la lotta dei
comunisti per costruirlo
a cura di
Francesco Maringiò
l'Ernesto Online del 25/05/2010
l’Ernesto incontra Oliviero
Diliberto, segretario nazionale del PdCI
Costretto
ad un lungo periodo di riposo, a causa
di un serio incidente al ginocchio, il
compagno Oliviero Diliberto, segretario
nazionale del PdCI, non sembra affatto
sotto tono, quando ci accoglie nella sua
casa. E lì, circondato dai suoi tanti e
amati libri ed una graziosa gattina che
ci gira attorno, inizia a parlare. Ed è
un fiume in piena. «Accordo di governo,
dopo le prossime elezioni nazionali?
Sarebbe un errore, un guaio sia per noi
che per il Pd, mentre ciascuno dovrà
fare la sua, differente, parte. Questa è
una crisi di sistema e per uscirne
bisogna cambiare il sistema. Del resto i
temi posti dai comunisti sono oggi,
rispetto alla crisi strutturale del
capitale e alle accelerazioni
iperliberiste dell’Unione europea, più
attuali che mai. Il punto è che
occorrerebbe un partito comunista forte,
radicato, di lotta e questo partito non
c’è. Occorre risolvere il problema,
contribuire alla costruzione di un
partito comunista di questo tipo. E’ per
questo che abbiamo lanciato, ormai da
tempo ( e solo parzialmente ascoltati)
il progetto dell’unità dei comunisti. I
comunisti e le comuniste bisogna unirli
e unirle. Noi continueremo a lavorare
per questo obiettivo e porteremo avanti
questo progetto con tutti coloro che
saranno disponibili ».
-
D. Una prima domanda sulla cogente
attualità. Credi che si stiano
determinando le condizioni per elezioni
anticipate?
R. È molto probabile. È difficile che il
Governo possa reggere alla crisi ed ai
continui scandali, oltre alla rottura
stessa che si è andata consumando nel
Pdl. E poi Berlusconi ha tutto
l’interesse ad andarci. La scadenza del
2013 è in contrasto con i suoi interessi
personali perché non potrebbe candidarsi
a Presidente della Repubblica. Non è
inverosimile pensare che le elezioni
politiche possano tenersi insieme alle
prossime elezioni amministrative.
D. E secondo te, allora, cosa dovrebbero
fare le forze della sinistra e, in
particolar modo, i comunisti? Ripetere
l’esperienza del 2006 e l’accordo di
governo col centro-sinistra?
R. Obbiettivamente oggi non vedo alcuna
condizione per un patto di governo. Un
accordo di questo tipo, oggi sarebbe un
guaio sia per noi che per il Pd : troppo
distanti i progetti e i programmi.
Invece un largo fronte democratico che
contrasti la peggiore destra di tutta
Europa è auspicabile. E mi auguro che vi
siano le condizioni per cambiare la
legge elettorale che è folle, obbliga a
formare schieramenti eterogenei e crea
un Parlamento che non rispecchia il
Paese, visto che di fatto non è eletto
ma nominato. Noi comunisti dobbiamo
lottare e muoverci politicamente per il
ritorno alla legge proporzionale : è una
richiesta che dobbiamo avanzare e per la
quale dobbiamo mobilitarci. Altra
questione è la risoluzione del conflitto
d’interessi. Berlusconi, col suo
dittatoriale monopolio dell’intero mondo
televisivo ha trasformato un intero
popolo di telespettatori in suoi
elettori. Da questo punto di vista, dal
punto di vista dell’organizzazione
degenerata dell’organizzazione del
consenso la situazione italiana è di una
gravità inaudita: non solo è ora ma è
già tardi per riportare la democrazia su
questo terreno e togliere a Berlusconi
questo strapotere.
D. Concentriamoci sull’ Unione europea e
sulla crisi che la sta attraversando. E'
questa, una crisi passeggera?
R. Se si analizzano le questioni si
capisce come questa crisi non sia
affatto ciclica e passeggera. Essa è
dovuta alla finanziarizzazione del
mercato (denaro che genera altro denaro)
che ha colpito paesi diversissimi tra di
loro, non necessariamente fragili dal
punti di vista economico. E questo
perché ci troviamo di fronte ad una vera
e propria crisi capitalistica di
sistema.
D. Questo vuol dire che ci troviamo di
fronte a sconvolgimenti che cambieranno
nel profondo l’Unione Europea e l’Eurozona?
R. Io temo che ci si stia avviando verso
due euro-zone. La prima, forte, guidata
dalla Germania. Ed una seconda, più
debole, che è l’eurozona mediterranea
(Portogallo, Spagna, Italia e Grecia) a
cui verrà applicato un cambio diverso.
Il che renderebbe tutto molto più
complesso ed esporrebbe questi paesi al
rischio di forti speculazioni
finanziarie, che in parte stanno già
avvenendo. Tutto questo si innesta su
una crisi più complessiva che vede un
attacco contro l’euro da parte degli
Stati Uniti d’America e di alcuni
speculatori europei.
D. Perché questo?
R. Fondamentalmente, perché l’euro è una
moneta sui generis, priva di uno Stato
nazione.
D. Si è parlato infatti di una moneta
senza uno stato ed una politica
economica.
R. Esattamente. E proprio questo essere
una moneta senza Stato, fa dell’euro un
paradigma emblematico del capitalismo,
dove la politica viene cancellata e
rimane solo il denaro.
D. Ma allora cosa pensi di questa
Europa?
R. Questa Europa semplicemente non
esiste. Voglio essere più esplicito:
alcuni di noi hanno coltivato anni
addietro l’idea che potesse nascere
un’Europa politica, espressione dei
popoli europei e con poteri decisionali,
così che potesse formare un polo
alternativo agli Usa. Ma tutto questo
non è avvenuto e forse non poteva
nemmeno avvenire. Lo dico con rammarico,
ma bisogna prenderne atto, del resto gli
Usa hanno lavorato sui singoli governi
amici per impedire che si arrivasse ad
un’unità politica. E la crisi sta ancora
di più acuendo le difficoltà
dell’Europa, rendendone impossibile la
compiutezza di progetto politico, ma
anzi disgregandola ancora di più, al
punto che oggi, il Parlamento europeo è
un vuoto simulacro, privo di poteri
decisionali e di indirizzo.
D. Come si esce da questa crisi allora?
R. Come ho già detto prima, questa è una
crisi di sistema. E allora non ci sono
tante alternative: per uscire da una
crisi di sistema bisogna cambiare il
sistema. Il che, evidentemente, non vuol
dire che io veda nell’immediato le
condizioni per poterlo fare. I comunisti
però hanno il compito di indicare una
prospettiva di cambiamento radicale del
sistema. Oggi più che mai la crisi rende
attualissime le vecchie intuizioni
contenute nel III libro del Capitale di
Marx. Egli viveva in una economia con
uno stadio embrionale di
finanziarizzazione, ma aveva già allora
lucidamente individuato i rischi enormi
connaturati nel passaggio dalla fase in
cui “merce produce denaro” a quella in
cui “denaro produce denaro”. Ma tutto
questo è intrinsecamente connaturato con
il capitale. Oggi chi è comunista è più
che mai attuale.
D. Ci sono, dunque, le condizioni per la
ripresa della lotta e del conflitto? In
Europa, in fondo, ci sono esempi che
vanno in questa dimensione, basta vedere
quello che accade in Grecia...
R. La ripresa delle lotte c’è. Ma
proprio la Grecia ci dice che questo
avviene se c’è un forte Partito
Comunista, come il KKE, e un sindacato
di classe. Non è l’unica condizione, ma
è assolutamente indispensabile,
altrimenti - come vediamo in Italia - le
lotte sono parcellizzate ed incapaci di
rappresentare gli interessi complessivi
dei lavoratori.
D. E’ centrale il ruolo del KKE ...
R. Assolutamente. In Grecia c’è un
Partito Comunista forte, organizzato,
che rasenta il 10% del voti, con
strutture, militanti, organi di stampa:
è un partito di massa. E quindi è in
grado anche di essere parte integrante
di queste lotte. In Italia invece noi
dobbiamo ricominciare da capo, ed è
evidente che il nostro cimento è quello
di costruire una soggettività di
radicale opposizione al capitalismo che
sia in grado di proporsi come una
speranza, una guida per il futuro.
D. Ma il KKE non parla solo al popolo
greco. Nel loro striscione all’Acropoli
di Atene i comunisti hanno invitato i
popoli di tutta Europa a ribellarsi.
R. I greci hanno un fortissimo senso
dell’internazionalismo che è figlio
della loro storia e della loro precisa
identità politica. Per cui non mi sono
stupito, anzi ho condiviso questo
appello. Bisogna vedere quanti sono in
grado di raccoglierlo. La
parcellizzazione delle forze della
sinistra di classe e degli stessi
comunisti a livello europeo è
incredibile. Uno dei temi oggi è quello
di ricostruire un internazionalismo
credibile, senza il quale sarà difficile
anche organizzare le lotte.
D. Veniamo all’Italia. Il Governo ha,
per lungo tempo, disseminato ottimismo e
fatto credere che la crisi fosse già
passata. Ora invece si avvia ad una
manovra finanziaria di “lacrime e
sangue”. Tutto questo non dovrebbe
aiutare a creare un clima ostile al
governo delle destre e più vicino alle
ragioni delle forze di sinistra e dei
comunisti?
R. La crisi si accentuerà e porterà ad
un ulteriore indebolimento delle fasce
più deboli della popolazione, con tagli
di stipendi, salari, pensioni e,
soprattutto, tagli allo stato sociale.
Tutto questo però non necessariamente
porta a sinistra. In altre fasi
drammatiche della storia europea è
accaduto un pericoloso spostamento a
destra. Anche perché per governare
politiche così drasticamente
antipopolari ci vogliono governi
autoritari, la militarizzazione delle
società. E infatti io sono molto
preoccupato.
D. Che fare, allora ?
R. Io vedo due questioni: una grande
questione democratica in cui i comunisti
e la sinistra, assieme alle altre forze
democratiche, devono lavorare per
mantenere l’agibilità democratica della
piazza, affinché all’esplodere del
conflitto si mantenga la possibilità
della protesta e della lotta sociale.
Questo è nell’interesse di tutte le
forze che si riconoscono nei valori
dell’arco costituzionale.
D. E l’altra questione?
R. È un aspetto più squisitamente
nostro, perché attiene alla nostra
capacità di essere parte dei conflitti e
guidarli. Oggi le lotte non sono
sparite, ma sono oramai parcellizzate.
Assistiamo all’esplodere di micro
conflitti diffusi (di una città o
addirittura di una sola fabbrica). Il
compito di noi comunisti, se ci
riusciamo, è quello di tessere la rete
di questi conflitti e metterli su un
piano politico più generale, che li
faccia uscire da questa atomizzazione e
spettacolarizzazione, indotta dal fatto
che la cancellazione dai mezzi di
comunicazione porta ad esasperare gli
aspetti simbolici ed eclatanti, proprio
per riuscire a bucare lo schermo e dare
voce alla propria lotta e protesta.
D. E qual è, secondo te, il contenuto
centrale che queste lotte devono fare
proprio?
R. Oggi, dopo la grande ubriacatura
neoliberista degli anni ’90 ritorna con
forza il ruolo dello stato in economia.
E con questo non intendo gli aiuti a
pioggia per risanare i bilanci delle
banche. Se lo stato concede degli aiuti,
deve entrare nelle proprietà ed entrare
nei consigli di amministrazione. Non c’è
altra strada. So che su questo il Pd è
sordo, ma si deve provare ad aprire una
stagione nuova.
D. Veniamo alla sinistra italiana: come
vedi la situazione? E soprattutto, come
sono messi i comunisti in Italia?
R. Nei momenti di difficoltà tendono a
prevalere sempre le divisioni, le
diffidenze reciproche, i distinguo, che
sono spesso di lana caprina. Oggi più
che mai sarebbe necessario superare
questa empasse per provare a
ricostruire. In fondo sino a non molti
anni fa i comunisti avevano una forza
organizzata ed un consenso anche
elettorale piuttosto elevato. Nel 2006
Prc e Pdci presi assieme viaggiavano su
percentuali a due cifre. Poi ci sono
stati errori drammatici, come la
partecipazione al governo Prodi.
R. Esperienza dalla quale i comunisti ne
sono usciti con le ossa rotte …
D. Dobbiamo trarne la giusta lezione: il
partito di lotta e di governo non
funziona. Una forza politica, questo
almeno è la mia visione, deve sempre
delineare una prospettiva di governo. Ma
un conto è essere un partito di governo,
altra cosa è essere un partito al
governo.
D. Puoi chiarire?
R. Un partito di governo è un partito
che, seppur piccolo, è in grado di
prospettare soluzioni e proposte per il
governo del Paese, ma questo non implica
una automatica propensione al governismo.
Bisogna vedere se ci sono le condizioni,
se si hanno i rapporti di forza, se si è
in grado di spostare i rapporti
politici. Se tutto queste condizioni
mancano, allora bisogna essere un
partito di lotta. Le due cose assieme
non riuscì a farle nemmeno il PCI quando
aveva il 34% dei voti, figuriamoci se
possiamo esserlo noi.
D. E cosa devono fare i comunisti,
allora?
R. Oggi vedo tre terreni di battaglia...
D. Iniziamo dal primo.
R. L’agibilità democratica. Ne ho
brevemente accennato prima ma ci
ritorno. In Italia la questione
democratica è molto più accentuata che
nel resto d’Europa. Berlusconi ha di
fatto azzerato il Parlamento, visto che
il 93% delle leggi sono di iniziativa
governativa. Se a questo si aggiunge
l’attacco alla magistratura (terzo
potere dello stato) e all’informazione
(che nei paesi a democrazia avanzata
rappresenta una sorta di quarto potere),
capiamo come la questione democratica in
Italia è davvero stringente. Ma ci
rendiamo conto del fatto che, negli
ultimi mesi, si sono persi 400 mila
posti di lavoro e la Tv passa l’Isola
dei Famosi?
D. E poi?
R. All’interno di questo fronte
democratico, che si caratterizza per
battaglie di difesa della democrazia
costituzionale, ci deve essere il
tentativo di allargare il più possibile
la sinistra in quanto tale. Il Pd è un
interlocutore che sul terreno sociale ha
delle politiche neoliberiste che sono
molto distanti dalle nostre. E quindi
bisogna allargare e rafforzare la
sinistra di classe. Per me il discrimine
è la contraddizione tra capitale e
lavoro, perché è la contraddizione
principale nel mondo. In questo secondo
terreno possiamo incontrare le forze
politiche che non sono comuniste e che
tuttavia coerentemente si battono per
miglioramento delle condizioni di vita
delle classi popolari.
D. Vedo prefigurare, in queste tue
parole, un ragionamento a cerchi
concentrici: prima il terreno largo
della democrazia, poi la sinistra e le
questioni di classe. Qual è il terzo
cerchio, e quindi il perno di tutto
questo?
R. Indubbiamente i comunisti. Oggi non
solo la questione comunista è centrale,
ma io vedo, come complementare a quanto
detto prima, un processo di
ricomposizione dei comunisti.
Ricostruire la sinistra non vuol dire
che non ci devono più essere i
comunisti, è il contrario. Nel momento
in cui si lancia una battaglia unitaria,
e possibilmente si cerca di dar vita ad
un fronte largo e democratico, i
comunisti per non estinguersi o per non
rimanere una nicchia ininfluente, devono
lavorare per rimettersi tutti assieme,
superando le divisioni che purtroppo nei
momenti di crisi tendono ad accentuarsi,
invece che attenuarsi.
D. Perché?
R. Perché si diventa autoreferenziali
quando si è in pochi. Oggi, viceversa,
ci sono anche le condizioni oggettive
per provare, dentro un percorso a cerchi
concentrici di alleanze, a mettere
assieme tutti quelli che sono ancora
comunisti. Per guardare avanti, perché
la crisi ci sta dando ragione. È un
paradosso pazzesco: la crisi ci da
ragione e tuttavia siamo ridotti ai
minimi termini. Quando Prc e Pdci
assieme fanno il 3% dei voti, è un dato
imbarazzante. Possibile che questo dato
colpisca solo me?
D. E Rifondazione Comunista ?
R. Io ho grande rispetto per il Prc, ma
non posso non rilevare come alla nostra
richiesta del 2008 di riunificare i due
partiti, Rifondazione abbia risposto con
una pulsione tutta interna a quel
Partito. Secondo me è un errore. Non
possiamo che prenderne atto. E dico di
più: la linea del Pdci resta in piedi e
noi lavoreremo con quelli che sono
disponibili a farlo. Il che non
significa mettere in discussione il
rapporto con le altre forze della
sinistra, anzi: dentro una sinistra più
larga, i comunisti devono poter
esercitare un ruolo.
D. Ti sento deciso. E’ questa la strada?
R. Ma certo! In fin dei conti le
contraddizioni che stanno esplodendo a
livello planetario sono talmente enormi
che solo un cieco, o uno in malafede,
non vede il ruolo che noi potremmo
avere. Il capitalismo è forte e
pervasivo. Certo, si manifesta in forme
diverse dall’800, come è ovvio, ma se
uno si va a rileggere i nostri classici,
penso innanzitutto agli scritti di
Lenin, trova delle chiavi di lettura
utili per capire l’attualità. Sapendo
che lo scontro planetario oggi, a
differenza che nel passato, è
prevalentemente sulle fonti di energia e
sull’autosufficienza alimentare. Da
questo punto di vista la Repubblica
Popolare Cinese sta facendo una politica
realmente lungimirante, con i suoi
rapporti non di rapina con un continente
importante come l’Africa. Noi vogliamo
interagire dalla nostra periferia con
questi enormi fenomeni, o vogliamo stare
a guardare? Io credo che vada
ricostruito un moderno
internazionalismo, e questo passa solo
dall’azione dei comunisti.
D. Puoi continuare il ragionamento?
R. Questo in fondo è uno dei terreni
unificanti tra i comunisti. Lo scenario
mondiale sta profondamente cambiando.
Dal Sudafrica, all’America Latina
all’Asia. Tutto quello che si muove, va
nella direzione di una redistribuzione,
cioè in una visione anticapitalistica.
Noi, ahimè, viviamo chiusi in un bunker
e vediamo il mondo attraverso la
feritoia di questo bunker. Bisognerebbe
avere il coraggio di uscire fuori,
guardare a 360 gradi. Questo lo possono
fare solo i comunisti, perché solo loro
mantengono una teoria generale di
critica sistemica al capitalismo.
D. Che fare, allora?
R. I comunisti vivono oggi una fase
difficilissima. Sarebbe facile mollare.
Facile ma profondamente sbagliato. Il
pendolo della storia ha consegnato alla
mia generazione il compito di mantenere
viva un’idea per consegnarla alle nuove
generazioni. Da questo punto di vista
anche proseguire nella ricerca teorica,
nella ri-aggregazione degli
intellettuali, facendoli uscire dalle
loro ricerche settoriali, per metterli
in rete l’un l’altro e dare vita ad una
ricerca e ad un confronto permanente e
strutturato, è un compito del presente.
Una volta c’erano centri di ricerca e di
studio marxista di altissimo prestigio.
Tutto questo va ricostruito da capo. È
un lavoro di lunga lena, ma che dobbiamo
ricominciare.
D. In che modo?
R. Abbiamo costruito l’Associazione “
Marx XXI ” per cominciare a lavorare in
questa direzione. Dobbiamo tutti
impegnarci perché lavori bene, perché
questo seme, riposto oggi su un terreno
arido, possa germogliare. Sono sempre
più convinto che, nello stato in cui
siamo, questo nuovo inizio è
indispensabile e va fatto con i passi
giusti, ad iniziare dal fatto che è
prioritario stare in mezzo alle lotte,
altrimenti non recupereremo mai la
credibilità nelle nostre classi di
riferimento.
D. Un’ultima domanda.
R. Immagino sulla Federazione della
Sinistra...
D. Esattamente: che ne pensi?
R. Penso che la Federazione della
Sinistra rappresenti l’occasione per
favorire l'unità d'azione dei comunisti
insieme ad altre forze della sinistra.
Poi bisogna dire che all’interno di uno
dei due partiti comunisti ci sono
militanti e dirigenti che non si
ritengono più comunisti. Lo dico
sommessamente e con rispetto, ma è un
dato di fatto che c’è chi lavora per
fare un nuovo soggetto politico della
sinistra, archiviando la questione
comunista.
D. E quindi?
R. Quindi sono sempre più convinto del
fatto che la Federazione non deve
assolutamente lasciare sguarnito il
fronte interno. Insomma, dentro la
Federazione i comunisti vogliono giocare
un ruolo? Io voglio mettere il mio
Partito a disposizione di un progetto di
ricomposizione dei comunisti su basi più
larghe, che non faccia cessare la
prospettiva di una sinistra più larga e
di un sistema di alleanze, ma
all’interno della quale i comunisti
contino, abbiano un ruolo ed abbiano una
vocazione egemonica. Lavorerò –
lavoreremo - per questo.
Liberiamo l'acqua
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Intervista a Oliviero Diliberto
di Gianni Montesano
Bisogna
tornare alla Costituzione, al rispetto delle regole come fondamento
della democrazia, per avviare un percorso di uscita dal berlusconismo
con il suo strascico di corruzione morale e materiale e il degrado della
vita pubblica. In questo contesto occorre lavorare su tre livelli: una
grande alleanza democratica, una sorta di CLN contro questa destra
autoritaria e populista; la federazione della sinistra come progetto
politico e, infine ma fondamentale, il rafforzamento del Pdci. Su questi
temi e su una ricognizione delle modalità con cui la federazione si
presenta alle prossime regionali si sofferma in questa intervista il
segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, iniziando, però,
da una questione dolorosa: la sospensione delle attività de La
Rinascita, il settimanale del partito.
D – Iniziamo con un tema che ci sta a cuore, La Rinascita della sinistra
sospende le pubblicazioni dopo la decisione di Tremonti di erogare solo
i fondi per il 2009.
R - Io mi auguro che possa essere ripristinato il diritto soggettivo nel
corso di quest’anno. Fino a quando non vi è la certezza dei fondi non
possiamo proseguire nell’attività editoriale che è andata avanti sino
adesso grazie al finanziamento pubblico. Ne approfitto per ringraziare
davvero di cuore tutte le compagne i compagni che hanno lavorato nel
giornale, d’altronde non disponendo nemmeno più del finanziamento per il
partito dobbiamo procedere, contro la nostra volontà, a provvedimenti di
risparmio molto pesanti proprio per consentire al partito di proseguire
la sua opera.
D – il problema informazione è complesso; non si è mai vista una
campagna elettorale senza spazi di approfondimento in Rai.
R .- lo stato dell’informazione e della comunicazione è a livello
comatoso. La programmazione televisiva ha solo lo scopo di rendere
ottusi e incoscienti i nostri concittadini. Basta vedere i programmi del
pomeriggio, quelli dedicati ad un pubblico che ha meno strumenti
critici, ebbene quei programmi rappresentano il trionfo di una Italia
che non esiste. Un mondo dove vale solo il successo individuale, e tutto
è collegato soltanto all’apparire.
L’informazione politica è stata cancellata. Per non parlare dei
telegiornali dove semplicemente non ci sono più le notizie. Una
manipolazione sistematica, con un paradosso doppio per noi.
L’informazione complessiva è in questo stato, ma anche in quelle
trasmissioni con una maggiore connotazione democratica noi siamo stati
ugualmente esclusi, una doppia censura nei nostri confronti. Ciò è
dovuto alla necessità di far trionfare il pensiero unico del
capitalismo. Non mi sogno di dire che tra centrodestra e centrosinistra
non ci sono differenze, mai detto e mai dirò che sono pari, ma dal punto
di vista degli assetti di mercato e della politica estera, penso all’Afganistan,
c’è l’esigenza diffusa di oscurare una forza come la nostra.
D – A proposito di informazione, è passata quasi sotto traccia l'attacco
violentissimo sull’art.18, un colpo al cuore per i diritti dei
lavoratori.
R – In questo caso anche la stampa democratica è stata molto poco
vigile, eppure il provvedimento è in discussione da tempo, è una norma
che fa comodo a tutti i padroni, e non solo a quelli di destra. Il colpo
finale al principio di tutela del lavoro. Finito il contratto nazionale,
finito il tempo indeterminato, adesso si punta alla libertà di
licenziamento.
La federazione della sinistra ha lanciato una campagna di mobilitazione,
auspico che aderiscano anche altre forze politiche e soprattutto che la
CGIL faccia sino in fondo la sua parte perché questo è un provvedimento
micidiale per i lavoratori.
D – Torniamo al clima complessivo di questi giorni. Un’ondata di
scandali senza precedenti, il caos sulle liste. Insomma ancora una volta
la questione morale è all’ordine del giorno.
R - L’impressione ormai è che il criterio fondamentale sia la normalità
della illegalità. C’è una corruzione talmente ramificata e talmente
estesa che si fa fatica a dire “è uno scandalo” perché credo sia un
sistema in piena regola. Quindici anni di berlusconismo hanno
completamente delegittimato l'idea che il diritto vada rispettato. Anche
la vicenda delle liste elettorali è indicativa. Quando il presidente del
Senato dice che sulle liste (i casi Lazio e Lombardia) occorre guardare
alla sostanza e non alla forma, dice che le regole sono un optional; è
un dato enorme, è il segno che è inutile mettere le regole: se uno ha la
legittimazione popolare può fare ogni cosa. E ‘ il pensiero autoriatrio
di Berlusconi: non fa i processi perché ha il consenso; il Pdl non
raccoglie le firme perché ha i voti, si ha l’impressione non di vivere
in Europa, culla del diritto e della cultura, ma in un paese del
Sudamerica degli anni settanta; non quelli di oggi dove, invece, le
sinistre vincono le elezioni.
Inoltre nel PdL c'è uno scontro violentissimo che, non si può escludere,
potrebbe portare alla fine anticipata della legislatura e al tentativo
di Berlusconi di impedire che i poteri forti trovino una nuova
leadership di destra che sia più presentabile, ma questo dipende molto
da come saranno i risultati delle elezioni regionali.
D – Veniamo alle elezioni regionali. Il quadro con cui la federazione
della sinistra si presenta al voto è a dir poco frastagliato. Abbiamo in
alcune regioni il centrosinistra classico, in altre allargato all’Udc,
in altre ancora corriamo da soli, o per scelta o per esclusione.
R – Abbiamo scelto di allearci con il centrosinistra là dove ci fossero
le condizioni per battere le destre e, dove possibile, abbiamo siglato
patti di governo. In alcune regioni il patto di governo non è stato
realizzabile, penso al Piemonte, ma penso soprattutto al Lazio dove
valuto tutt'ora una scelta sbagliata quella di Emma Bonino, ma la
federazione ha scelto di appoggiarla. La linea è chiara: si fanno
accordi larghi per la democrazia e si siglano intese per il governo dei
territori dove vi sono le condizioni di praticabilità. Vi sono poi
alcune regioni dove ci presentiamo da soli. In alcuni casi in base ad
una pregiudiziale ideologica anticomunista. Nel caso di Penati in
Lombardia è un atto di follia, una scelta non giustificata dall’accordo
con l’Udc. Trovo scandaloso che in Lombardia una forza come Sinistra e
Libertà abbia accettato la pregiudiziale anticomunista. Nelle Marche la
nostra esclusione è gravissima, abbiamo governato per anni con il
centrosinistra e ci hanno messo fuori perché l’Udc ha posto la
condizione: o noi o loro. E il PD ha preferito Casini invece che noi in
un contesto dove non si rischiava certo di perdere e dove la federazione
non aveva posto veti sull’Udc. Segnalo che nelle Marche SeL ha scelto
coerentemente di stare con noi in una coalizione tutta di sinistra.
Poi c’è il caso Campania dove abbiamo deciso noi di non partecipare
all'alleanza. La logica di CLN contro Berlusconi in quel caso non
funziona. Il candidato De Luca ha affermato in tutti i modi che lui
incarna i migliori valori della destra. Sono due destre che si
confrontano. Non potevamo starci. Anche lì la cosa bizzarra è la scelta
di SeL di appoggiare un uomo di destra. In Campania corriamo da soli e
cerchiamo di catalizzare l’insoddisfazione di tantissimi elettori di
centrosinistra che hanno manifestato l’esigenza di avere pulizia. Noto
che Di Pietro appoggia De Luca, in barba ai suoi proclami sulla
necessità di tenere lontani gli inquisiti dalle liste. La questione, dal
mio punto di vista, non è il rinvio a giudizio di De Luca visto che fino
a che non è condannato è innocente, ma che De Luca si dichiara di
destra, ha dato il manganello ai vigili urbani di Salerno (città di cui
è sindaco) contro gli immigrati. Insomma è politicamente inaccettabile.
D – Nella definizione delle alleanze sembra che ogni territorio sia
andato per conto proprio. Tensioni e asprezze dentro il PD, localismi e
personalismi.
R – è la diagnosi che abbiamo fatto nell’ultima riunione di direzione.
Sembra la fine dei partiti nazionali così come li abbiamo conosciuti
sino ad oggi.
Il particolarismo e il localismo sono entrati anche nella testa della
sinistra. Non parliamo del PD che è una specie di confederazione dove le
guerre interne provocano danni incalcolabili, che non ricadono solo sul
PD ma su tutto lo schieramento di centrosinistra. Noi non siamo immuni.
E quando dico noi intendo la Federazione e anche il nostro partito.
Come Comunisti italiani reggiamo più di altri per la struttura del
partito e per la sua caratteristica comunista tradizionale, ma non c’è
dubbio che le spinte locali sono presenti anche al nostro interno. Tutto
ciò è anche la conseguenza della regionalizzazione. Questa idea dei
governatori che a me ha sempre dato molto fastidio.
D – nell’ultima direzione hai parlato di una prospettiva di lavoro del
Pdci su tre cerchi concentrici: la grande alleanza per la democrazia, la
federazione della sinistra e il partito. Vogliamo approfondire questo
punto?
R – Sono convinto che alla luce della crisi economica, della crisi
istituzionale, della crisi morale e di legalità che sta scuotendo
l’Italia si debba tornare alla Costituzione, bisogna tornare alle
regole, tornare al rispetto per le persone e per i loro diritti
individuali e collettivi, che sono le cose elementari di una democrazia.
Per fare questo e per mettere fine al capitolo del berlusconismo abbiamo
più volte affermato che siamo disponibili a partecipare ad una sorta di
CLN con chi ci sta. Tale ipotesi non prevede un accordo di governo. Lo
abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle, tanto più oggi con rapporti
di forza meno felici rispetto al governo Prodi quando, in una diversa
situazione, non siamo riusciti a condizionare il governo per ottenere
risultati tangibili per la nostra gente. Questo livello di azione
politica prevede quindi un accordo per la democrazia e per le regole.
Poi c’è la federazione. Noi abbiamo proposto la costruzione di un unico
grande partito comunista e della sinistra ma non è stato possibile.
Abbiamo oggi il livello federativo a cui bisogna lavorare con grande
energia, anche perché se alle ultime elezioni europee abbiamo preso il
3.4% dobbiamo avere la consapevolezza che o stiamo insieme o
scompariamo, a maggior ragione con leggi elettorali che hanno
sbarramenti sempre più alti. Certo vedo un processo molto farraginoso
nel funzionamento della federazione e vedo con preoccupazione una
tempistica tropo dilazionata nel tempo, ma noi continueremo su questa
strada.
Infine il terzo livello. Siccome parliamo, appunto, di federazione e non
di partito unico, dobbiamo continuare a costruire e rafforzare il Pdci.
I segnali, per quanto la cosa possa apparire in controtendenza, sono
incoraggianti. Sui territori vedo una grande presenza di giovani. Il
nostro partito ha avuto una media del 25% di tessere giovanili, ma è un
fenomeno in crescita ed entusiasmante, nelle iniziative di partito vi
sono tante facce nuove, tanti giovani che hanno voglia di impegnarsi in
politica e che rappresentano una bella iniezione di fiducia. L’ho detto
nelle due assemblee della federazione, quella di luglio e quella di
dicembre: ritengo sia indispensabile un forte rinnovamento dei gruppi
dirigenti della sinistra. Ben vengano i giovani, dunque, perché c’è
bisogno di intelligenze che non siano rivolte al passato ma che guardino
al futuro. (4 marzo 2010)
Diliberto:
Maroni si deve dimettere!
“Ciò
che è successo a Rosarno è indegno di un Paese civile, così come il
comportamento del ministro degli interni. Maroni si deve
dimettere!”. Lo ha detto il segretario dei Comunisti Italiani
Oliviero Diliberto, intervenendo in piazza Navona al sit-in “Troppa
(in)tolleranza e nessun diritto”.
Diliberto aveva in mano un'arancia “insanguinata”, che gli
organizzatori hanno voluto come simbolo del lavoro che gli immigrati
svolgevano fino a qualche giorno fa a Rosarno. “Il sangue delle
arance rosse è il sangue degli immigrati sfruttati” ha concluso
Diliberto. 13 gennaio 2010
Eppur si muove
Intervista al segretario del PdCI
Oliviero Diliberto pubblicata sulla " Rinascita della
Sinistra"
Leggi ad personam che paralizzano la vita di un paese affogato in
una crisi istituzionale senza precedenti, scontro nella maggioranza
di centrodestra, la fine della separazione dei poteri con i continui
tentativi di mettere la giustizia sotto controllo dell’esecutivo
per garantire l’impunità a Berlusconi. Il tutto in una crisi
economica gigantesca, con un precariato dilagante e l’inerzia del
governo che taglia i fondi alla ricerca. Il segretario del Pdci
Oliviero Diliberto parla a tutto campo, anche di Bersani, PD ed
elezioni regionali. Scandisce bene le parole, pondera le frasi come
si usa fare nei momenti difficili. Ed è un momento difficile per
l’Italia, per l’opposizione e per i comunisti. “Serve una grande
mobilitazione” sottolinea Diliberto. “Ben venga la manifestazione
del 5 dicembre, noi saremo in piazza, come lo siamo stati con i
lavoratori e con il mondo della scuola; ma occorre andare avanti con
la costruzione della federazione della sinistra”. Il concetto è
chiaro: serve più forza a sinistra, per riportare il conflitto nelle
istituzioni e per mantenere aperta in Italia, in modo aperto e
proiettata verso il futuro, la questione comunista.
D - Partiamo dalla giustizia, ancora una volta i problemi
personali del premier si scaricano sul Paese e trascinano l’agenda
politica.
ODB - a me sembra evidente che
l’Italia è ormai piombata in una crisi che ha tanti aspetti, due in
particolare: quella economica e quella istituzionale che è
gravissima. Il Parlamento è stato privato dei suoi poteri. Il
presidente della Camera Fini ha chiuso Montecitorio per una
settimana in polemica contro il governo. Non era mai accaduta una
cosa del genere, un segno chiaro di protesta verso Il ministro
dell’economia che non dava copertura ai progetti di legge
parlamentari. Vi è uno scontro senza fine nel centrodestra, che
dovrebbe smetterla di occuparsi dei problemi giudiziari di
Berlusconi e occuparsi del Paese, della crisi economica e dei
problemi di tutti i cittadini. Se questa maggioranza non è in grado
di governare (male), vada a casa e si torni a votare. Subito. Noi
siamo pronti.
Vi è, invece, un attacco continuo
alla Costituzione. È saltata la divisione tradizionale dei poteri.
Questa crisi istituzionale si accompagna ad una evidente questione
di carattere morale clamorosa. Veniamo tutti chiamati, sia fuori che
dentro il Parlamento, ad occuparci delle questioni giudiziarie del
premier. Quello che abbiamo davanti è un quadro desolante dove si è
smarrito il senso della politica intesa con la P maiuscola. La
politica in Italia ormai coincide con le vicende personali di
Berlusconi. Assistiamo al tentativo continuo di varare delle leggi
che impediscono che il premier venga processato, leggi
incostituzionali, come si è visto con il lodo Alfano e come
chiaramente si vede per il cosiddetto “processo breve” anch’esso
palesemente al di fuori della carta fondamentale.
In questo modo rischiamo tutti di
diventare incapaci ad affrontare la vera crisi che esiste in
Italia: la crisi economica. Il governo prima ha detto che non
esisteva, poi ha detto che è stata superata. In realtà basta
chiedere ad un normale cittadino per rendersi conto che la crisi c’è
ed è devastante. Si sono persi un milione e mezzo di posti di
lavoro e questo dato riguarda solo i contratti a tempo indeterminato
perché i precari non rientrano nel calcolo. Per loro basta non
rinnovare il contratto e così diventano invisibili.
Di fronte a questa crisi il governo
non ha praticato alcuna misura proprio perché impegnato a fare tutt’altro.
D - Con questa ennesima legge
“taglia processi” si manifesta il paradosso fra la propaganda del
governo sui temi della sicurezza e scelte legislative che vanno in
direzione opposta, Il tutto mentre lo stato della giustizia penale e
civile, per i normali cittadini di cui parlavi prima, è disastroso.
R – E’ una delle tante contraddizioni
di questo governo che ha vinto agitando il tema della sicurezza
dopodichè un po’ di giorni fa i poliziotti di tutta Italia si sono
dati appuntamento a Roma. Erano in venticinquemila, una
manifestazione enorme, per protestare contro i tagli del governo al
loro comparto. Addirittura lo stesso ministro dell’Interno è stato
costretto a protestare contro le sforbiciate al suo dicastero.
Con questo nuovo provvedimento ad
personam semplicemente non si faranno più i processi. Far arrivare
un qualunque criminale a sentenza diventa una specie di corsa ad
ostacoli, con l’aggravante che se sei uno sfigato, un
tossicodipendente o un extracomunitario, ti si può fare qualunque
cosa, mentre i reati dei cosiddetti colletti bianchi vengono
derubricati; ormai non sono nemmeno più reati. Una cosa che grida
vendetta. Di fronte a questo sfacelo la visibilità dell'Italia ha
raggiunto il punto più basso mai visto prima, basta guardare come i
governanti degli altri paesi industrializzati si vergognano a stare
vicino a Berlusconi. Per questo serve una grande mobilitazione.
D - La CGIL ha promosso
iniziative in tutto il paese sulla crisi economica conclusesi con un
grande corteo a Roma. L’esecutivo, invece, sembra fare il gioco
delle tre carte per nascondere i fatti.
R – Alla manifestazione della Cgil
noi c’eravamo. I numeri affermano che fra poco finiranno i soldi per
la cassa integrazione. E, tuttavia, per avere un’idea del modo
inconcludente con cui il governo affronta la situazione basti
pensare all’ennesimo pesante taglio ai fondi per l’università e la
ricerca. Un paese che non investe sulla ricerca è un paese che non
ha futuro. Sono molto preoccupato, e lo dico da dirigente politico
ma anche da lavoratore dell’università. Le giovani generazioni in
questo modo vengono escluse dall’università. Quelli che se lo
possono permettere non andranno all’estero solo per lavorare ma
anche per compiere studi universitari, generando così un’ulteriore
discriminazione di classe.
D - Possiamo dire che, in tutti i
campi, la precarietà è diventata la regola?
R – Nel campo della scuola abbiamo
avuto provvedimenti inutili e iniqui, il taglio dei precari
nell’istruzione è solo una delle facce di questa situazione. La
precarizzaizone diffusa del mondo del lavoro è diventata la norma
in questo quadro politico e sociale che diventa sempre più
desolante. Ormai il lavoro precario è la norma mentre ad essere
eccezione è il rapporto a tempo indeterminato. Il contrario di come
dovrebbe essere.
D – Quando parlavi di
mobilitazione ti riferivi anche all’appuntamento del 5 dicembre a
Roma per il “no Berlusconi day”?.
R - questa scadenza del 5 è nata
attraverso i tam tam del web, ad essa hanno aderito l’Italia dei
Valori e la nascente Federazione della sinistra, sostanzialmente
noi Comunisti italiani e Rifondazione. Ritengo importante
parteciparvi. Trovo strano e bizzarro che il PD non aderisca. Penso
che qualunque iniziativa che miri ad assestare un colpo al governo
Berlusconi vada considerata cosa buona e giusta. Noi ci saremo.
Comunicati stampa di Oliviero Diliberto
Alfano ritiri il ddl sul processo breve
"Il
Ministro Alfano nel question time si dice pronto ad accogliere tutti gli
spunti per il miglioramento del testo del processo breve. Io mi permetto
sommessamente un solo suggerimento: ritiratelo. Si, ritirate il Ddl. E
smettete di occuparvi degli interessi di Berlusconi e occupatevi degli
interessi del Paese". Cosi' il segretario dei Comunisti Italiani
Oliviero Diliberto commenta le dichiarazioni del Guardasigilli Alfano
sul processo breve. (19 novembre 2009)
Solidarietà ai
lavoratori Alcoa
"Solidarietà ai lavoratori dell'Alcoa in lotta per il loro posto di
lavoro" è stata espressa dal segretario del PdCI Oliviero Diliberto, che
ha dichiarato: "Quanto avvenuto questa mattina a Roma dove dei pacifici
lavoratori che volevano soltanto manifestare in difesa del loro posto di
lavoro sono stati fermati dalle forze dell'ordine non deve più accadere.
I lavoratori
volevano solo raggiungere Palazzo Chigi per manifestare sotto le
finestre del governo, null'altro. E' vero che in questi giorni a Roma ci
sono decine di delegazioni straniere per i lavori della Fao, ma non è
possibile che per questo venga a mancare uno dei diritti fondamentali
che è quello di poter manifestare. I lavoratori sardi dell'Alcoa
chiedono soltanto che il governo si attivi per tariffe agevolate
sull'energia che farebbero tornare le industrie dell'alluminio sardo
competitive. E tutto ciò salverebbe tanti preziosi posti di lavoro.
Perché non si fa?". (18 novembre 2009)
Chiusura tesseramento 2009 e avvio campagna tesseramento
2010
Il tesseramento 2009, s’intende conclusosi il
giorno 31 ottobre c.a., contestualmente è partita la
campagna per il tesseramento 2010.

Con essa si avvia concretamente il percorso federativo della sinistra
che vedrà una prima grande assemblea costituente entro la fine del
prossimo mese di novembre (possibile anche la convocazione per il 6
dicembre, all’indomani della manifestazione contro il governo
Berlusconi indetta per il 5 dicembre) ed il Congresso fondativo
presumibilmente entro la fine del 2010.
È utile ribadire che sono iscritti alla Federazione tutti gli iscritti
alle organizzazioni federate, e certamente sarà anche avviato un
tesseramento autonomo alla Federazione per chi non intende aderire a
nessuna delle forze che si federano.
Il tesseramento 2010 del PdCI sarà lanciato con una campagna nazionale
di manifesti che saranno inviati nei territori insieme con le nuove
tessere. È dunque di grande auspicio l'organizzazione di iniziative
diffuse, quali momenti di discussione sui temi dell'attualità politica e
di confronto tra militanti e simpatizzanti, con l'obiettivo di
valorizzare il nuovo tesseramento, la cui importanza, per il prossimo
anno ancor più che per gli altri, non sfuggirà a nessuno.
Tutti coloro che intendono aderire al nostro progetto potranno
contattare le organizzazioni territoriali del Partito, partecipare alle
feste del tesseramento, richiedere l’iscrizione on-line attraverso il
sito
www.comunisti-italiani.it .
(www.comunisti-italiani.it 1 novembre 2009)
Il 5 dicembre
No Berlusconi Day
Il
Pd ha rifiutato l'invito di aderire tutti assieme al grande No
Berlusconi Day (NBD). Bersani ci ripensi: il popolo della rete non è
diverso da quello delle primarie. Se centinaia di migliaia di persone si
organizzano sui blog, ed i social network, per promuovere una
manifestazione è perchè sentono un deficit di opposizione. Serve un
segnale chiaro, forte e di unità delle forze politiche e di chi non si
piega a questo regime. Noi del PdCI, parte della Federazione della
Sinistra, saremo invece in piazza, e siamo contenti che ci sarà anche l'IdV.
Il 5 dicembre sarà una grande giornata di lotta per la libertà, la
democrazia ed i diritti sociali. In piazza e sulla rete l'opposizione
può contare sui comunisti". E' quanto afferma Jacopo Venier,
responsabile Comunicazione del PdCI - Federazione della Sinistra. (28
ottobre 2009 www.comunisti-italini.it)
Ue/L.
Elettorale, ammesso ricorso a Consulta di Diliberto e Vendola
Il Tar del
Lazi o
ha ammesso i ricorsi alla Corte Costituzionale di Sinistra e Libertà
(all'epoca Partito Socialista, Verdi e Sinistra democratica) e di
Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani contro
l'assegnazione di un seggio ad un europarlamentare della Lega Nord e
di un altro dell'Italia dei Valori, a favore di Oliviero Diliberto e
Nichy Vendola.
Il Tar ha, inoltre,
ammesso il ricorso di Giuseppe Gargani del PdL contro l'assegnazione
di seggi sulla base della sottrazione degli stessi ad altre
circoscrizioni per nominare un diverso parlamentare dello stesso
partito proprio in quelle altre circoscrizioni.
''L'accoglimento - spiega all'agenzia di stampa Asca l'avvocato
Felice Besostri, estensore del ricorso di Sinistra e libertà e
Senatore della commissione Affari Costituzionali nella XIII
Legislatura - comporta la perdita di un europarlamentare dell'Italia
centrale per la Lega Nord e di un altro dell'Italia dei Valori nella
circoscrizione V, Italia insulare''. Ciò significa che, se anche la
Corte costituzionale accoglierà i ricorsi, Diliberto sarà nominato
europarlamentare per la circoscrizione III, Italia centrale e
Vendola andrà a Strasburgo come rappresentante della circoscrizione
V, Italia insulare.
''Il Tar del Lazio - dice ancora Besostri - ha ritenuto di ammettere
il ricorso sulla base di un'interpretazione dell'articolo 21 della
legge 18/79, come modificata dalla legge 10/09''. La tesi dei
ricorrenti si basa sull'assunto che, ''malgrado la clausola di
sbarramento, c'era nella legge un diritto di tribuna per cui i seggi
da attribuire coi resti vanno anche alle liste che non hanno
raggiunto il 4%, purché la loro cifra elettorale nazionale (i voti
presi, ndr) sia superiore ai resti delle liste che avevano superato
questa soglia''. E questo è proprio il caso di Sinistra e Libertà e
Rifondazione Comunista che hanno più voti, in termini di resti, di
Lega nord e Italia dei Valori.
Se poi la Corte accogliesse pure il ricorso di Gargani - spiega
infine l'ex senatore - che investe anche la clausola nel suo
complesso, per cui è ammesso alla ripartizione chi ha superato lo
sbarramento del 4%, il PdL perderebbe 3 seggi, il PD 3, la Lega Nord
2, l'Italia dei Valori 1. Di contro, SL ne acquisterebbe 2, RC e
PDCI 2, Partito liberale 2, Movimento per l'Autonomia 2.
(www.comunisti-italiani.it 23 ottobre 2009)
Diliberto a De Magistris: noi siamo pronti
“L’appello
di De Magistris? Noi siamo pronti. Ricominciamo da una mobilitazione di
piazza forte e determinata nel chiedere le dimissioni del premier e
l’indizione di nuove elezioni. Rimettiamo in moto il cammino unitario
tra le forze democratiche del Paese. Il regime è in atto e senza l’unità
fra tutte le forze politiche di diretta matrice repubblicana sarà
difficile buttarlo giù: la stella polare del nostro agire politico deve
essere la Costituzione, il rispetto dei suoi principi e dei suoi
valori”. Risponde così Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI
- FDS, all’appello lanciato oggi da Luigi De Magistris, europarlamentare
dell’IdV, dalle pagine de ‘l’Unità’.
GOVERNO: DE MAGISTRIS, ALTERNATIVA AL REGIME CON PD E SINISTRA
(AGI) - Roma, 14 ott. - “E’ il momento che coloro che hanno a cuore la
democrazia e vogliono un’altra Italia costruiscano, in temi rapidi,
l’alternativa al berlusconismo” perche’ il “Presidente del Consiglio si
sta preparando al colpo di coda piu’ duro del suo regime”. Lo scrive su
L’Unita’ di oggi Luigi de Magistris, aggiungendo che “Italia dei Valori
e’ divenuta l’avamposto della difesa della Costituzione” tuttavia “non
abbiamo mai pensato di possedere il dogma della verita’”.
Per questo, sostiene l’eurodeputato dipietrista, “non puo’ esserci
l’alternativa senza il Pd, il principale partito di opposizione, al
quale portiamo sincero rispetto e dal quale ci aspettiamo tanto”. Cosi’
come, aggiunge, “non puo’ esserci alternativa senza il contributo
della sinistra e del mondo radicale rimasti fuori anche dal Parlamento
Europeo nonostante una forte ramificazione nel nostro Paese”. Allora, e’
l’appello dell’ex pm, “costruiamo subito questa alternativa di governo
nei luoghi istituzionali e nelle strade prima che sia troppo tardi”
perche’ “e’ venuto il momento di unire le forze sui valori ed i principi
fondanti della democrazia e dello Stato di diritto”. (AGI)
Lodo Alfano: Il premier si dimetta!
Roma,
7 ott. - Con una dichiarazione congiunta della Federazione della
Sinistra (Prc-Pdci-Socialismo 2000), Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto,
Cesare Salvi affermano: "Adesso Berlusconi, il corruttore dell'avvocato
Mills, si dimetta e si vada subito a nuove elezioni anticpiate. Rispetto
alle quali proponiamo a tutte le forze democratiche di
dare vita a una brevissima legislatura di garanzia costituzionale che
approvi la legge sul conflitto d'interessi, cancelli le misure sulla
giustizia approvate dal governo Berlusconi e vari una legge elettorale
proporzionale che superi l'attuale 'legge truffa', legge che regala a un
Berlusconi e a un centrodestra minoritari nel Paese la maggioranza dei
parlamentari"
Il PdCI di Messina ci comunica che:
Il Pdci, il Prc e gruppi di cittadini volontari solidali con le
popolazioni colpite dal nubifragio comunicano che da sabato 3 ottobre è
stato organizzato nella zona nord della città, presso la sede del PdCI, sita
in viale Giostra, n. 5 , is. 491/a, un centro raccolta di beni di prima
necessità.
Soddisfacente è stata la risposta dei messinesi che hanno consentito di
donare finora alla Protezione Civile un centinaio di scatoloni contenenti
beni di prima necessità.
I militanti dei due partiti e i volontari non si sono risparmiati
nell’adempiere a quello che ritengono essere un imperativo morale e civile,
accogliendo presso i suddetti locali, 24 ore su 24, tutti coloro che
generosamente hanno aderito alla causa, oltrepassando le appartenenze
politiche.
L’attività del gruppo è improntata alla pedissequa osservanza delle
disposizioni della Protezione Civile, pertanto al fine di razionalizzare gli
interventi è stato predisposto un ordine di priorità rispetto ai beni da
conferire, in base al quale si privilegiano generi alimentari e prodotti per
l'igiene dei bambini (shampini, cremine ecc. ecc.), oltre chè detergenti in
generale (shampoo, sapone liquido) e prodotti per l'igiene (assorbenti,
pannolini, carta assorbente,carta igienica ecc.).
Personale medico e paramedico si è messo a disposizione ed è stato invitato
a contattare e collaborare con i centri operativi siti in via Acireale.
Il Pdci, il Prc e i volontari ringraziano tutti coloro che hanno portato il
loro prezioso contributo e auspicano che un numero sempre crescente di
cittadini risponda alla chiamata della solidarietà.
Per il Pdci Giacinta Previte
Per il Prc Carmelo Ingegnere
Per il Gruppo “Aiutiamo i Nostri Concittadini” Vincenzo Giannone
Su pdcitv tutti i video delle manifestazioni di Roma
Cliccando su pdcitv trovate tutti i video delle
manifestazioni di Roma per la libertà di informazione e dei precari della
scuola
Sabato 3 ottobre 2 importanti manifestazioni nazionali a Roma
La
manifestazione nazionale per la libertà di informazione è a Roma il 3 ottobre
in Piazza del Popolo.
Il Coordinamento Precari Scuola
conferma la manifestazione del 3 ottobre. Il corteo partirà alle ore
14.30 da Piazza della Repubblica (Roma), passerà in Piazza del Popolo
-dove una delegazione di insegnanti precari
sarà chiamata a parlare dal
palco della manifestazione in difesa della libertà di stampa- e poi
proseguirà verso Viale Trastevere dove si concludera la manifestazione.
Aghanistan: Diliberto: "Via la truppe da missione di guerra"
 "Ai
familiari del militare ucciso in Afghanistan il cordoglio del Partito
dei Comunisti Italiani e mio personale. Ma il dolore non ci deve far
dimenticare che la Costituzione dice che l'Italia ripudia la guerra. E
quella in Afghanistan è una missione di guerra non di pace come ci si
vuol far credere. Lo chiediamo da sempre: via le truppe
dall'Afghanistan". Lo dice il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero
Diliberto. (www.comunisti-italiani.it 14 luglio 2009)
Il blog di PdCITv
Car* Compagn*
La
redazione di PdCITv e' lieta di comunicarvi che da oggi e' attivo il
Blog di PdCITv,
un luogo dove potete leggere, postare e commentare notizie dai
territori, dal mondo e dai singoli utenti. Uno strumento in piu'
della nostra televisione per mettere in contatto i nostri utenti.
Visitatelo, comentate, approvate,
criticate!
Sabato 19 settembre 2009 ci attende un appuntamento molto
importante, ore 16 Piazza del Popolo Roma, avra' luogo la
manifestazione per la liberta' di stampa indetta dalla FNSI
(Federazione Nazionale Stampa Italiana). PdCITv partecipera' alla
manifestazione, e per l'occasione cercheremo di garantirvi la
diretta.
Qui
troverete il blog dell'iniziativa per maggiori informazioni.
i video della settimana consigliati
dalla Redazione:
-
Liberta' per i 5
: manifestazione per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla
prigionia, che ormai prosegue da 10 anni, di 5 compagni cubani;
Questo e molto altro troverete sulla
nostra
webtv,
restate connessi.
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