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 Torino Pride 2006                  

 

 

 

 

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Il prossimo appuntamento:
Difendiamoci dall'omofobia

17 maggio 2007

Giornata mondiale contro l'omofobia

Torino ore 21 Piazza Castello

davanti a Palazzo Madama candlelight

contro l'omofobia -  per contatti:

mail: coordinamento_torinopride@yahoo.it

sito www.torinopride2006.it

per iscrivervi alla mailing list inviare una messaggio a:
 
 

17 Maggio: Giornata Mondiale contro l'omofobia

Vi ricordiamo l’appuntamento di

Giovedì 17 maggio, ore 21, in Piazza Castello (davanti Palazzo Madama)
CandleLight per ricordare le persone omosessuali vittime della violenza e dell’omofobia.

Eccovi il programma completo delle iniziative organizzate a Torino per la Giornata contro l’omofobia.

da martedì 8 a giovedì 24 maggio
Biblioteca civica Villa Amoretti, corso Orbassano 200, Torino
Libertà di essere, libertà di amare
mostra di manifesti realizzati dagli studenti degli Istituti G. Bodoni,
A. Steiner e Primo Liceo Artistico;
a cura del Servizio LGBT della Città di Torino
in collaborazione con il Coordinamento gay, lesbiche e transessuali di Torino

lunedì 14 maggio, ore 18.00
Biblioteca civica Villa Amoretti, corso Orbassano 200, Torino
Mary Nicotra presenta il suo volume
TransAzioni. Corpi e soggetti FtM.
Una ricerca psicosociale in Italia
(Il Dito e la Luna, 2006),
a seguire proiezione dell’omonimo documentario;
partecipa Christin Ballarin (Gruppo Transessuali Luna),
introduce Maria Teresa Martinengo, giornalista de La Stampa;
a cura delle Biblioteche Civiche Torinesi
e del Servizio LGBT della Città di Torino

mercoledì 16 maggio, ore 21.00
Teatro Vittoria, via Gramsci 4, Torino ( ingresso libero)
Comuni marziani, ovvero dell’omosessualità e dell’affettività
Tecnologia Filosofica – Livingston Teatro

dopo lo spettacolo, le attrici e gli attori incontrano il pubblico
conduce il dibattito Valentina Mansone della rete televisiva 7 Gold
a cura della Città di Torino, della Provincia di Torino e della Regione Piemonte
in collaborazione con il Servizio LGBT della Città di Torino
e il Coordinamento Torino Pride 2006

giovedì 17 maggio, ore 11.30
Circolo culturale LGBT Maurice, via della Basilica 3, Torino
Conferenza stampa: L’omofobia è un prodotto culturale che si crea dall’alto. Ricerca sui mezzi di comunicazione che generano omofobia.
a cura del Circolo culturale LGBT Maurice

giovedì 17 maggio, ore 16.00
Assessorato alle Pari opportunità della Regione Piemonte, Sala Multimediale, via Avogadro 30, Torino
Famiglie e omosessualità . Educazione alle differenze e accoglienza
Saluti delle Assessore alle Pari opportunità della Regione Piemonte Giuliana Manica,
della Provincia di Torino Aurora Tesio e della Città di Torino Marta Levi; intervengono:
Chiara Bertone, Università del Piemonte Orientale (Dipartimento di Ricerca sociale)
Ascoltare le famiglie: la complessità delle esperienze
Alessandro Galvani, Agedo / Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali
Per una pedagogia familiare di genitori con figli omosessuali
segue una tavola rotonda con rappresentanti
dei Servizi territoriali e delle Associazioni di volontariato rivolti alle famiglie,
dell’Agedo Torino e del Coordinamento Torino Pride;
conduce Maria Teresa Martinengo, giornalista de La Stampa
a cura della Città di Torino, della Provincia di Torino e della Regione Piemonte
in collaborazione con il Servizio LGBT della Città di Torino
e il Coordinamento Torino Pride 2006
giovedì
17 maggio, ore 21.00
piazza Castello, nella zona antistante Palazzo Madama , Torino
Candlelight
per ricordare le persone omosessuali vittime di violenza

a cura del Coordinamento Torino Pride

venerdì 18 maggio, ore 20.30
Circolo dei Lettori , via Bogino 9, Torino
Ridere dei gay… tra comicità e stereotipi
intervengono Alessandra Comazzi, Angelo Pezzana, Platinette
a cura del Gruppo Lambda

lunedì 21 maggio, ore 18.00
Biblioteca civica Villa Amoretti, corso Orbassano 200, Torino
Daniele Del Pozzo e Luca Scarlini presentano il loro volume
Gay. La guida italiana in 150 voci (Mondadori, 2006)
introduce Gianni Vattimo
a cura delle Biblioteche Civiche Torinesi
e del Servizio LGBT della Città di Torino

giovedì 24 maggio, ore 21.00
Circolo culturale LGBT Maurice, via della Basilica 3
presentazione del documentario A family romance,
conversazioni con Lillian Faderman e Phyllis Irwin

di Margherita Giacobino e Ernaldo Data, 2007
partecipano l’autrice e l’autore
a cura de Laltramartedì del Circolo culturale LGBT Maurice

Potete scaricare il programma degli appuntamenti organizzati a Torino in occasione della Giornata Mondiale contro l’omofobia in formato PDF.

 
Gli appuntamenti futuri:

Pride nazionale 2007

Roma 16 giugno

Pride torinese 2007

 30 giugno

 

 

 
Discriminazione, mettiamola al bando

di Marzia Bonacci

La sua colpa è quella di essere lesbica. Una colpa grave, almeno per coloro che le hanno inciso sul cofano della sua auto la scritta "e ora muori", firmandola con la sigla F.N (Forza nuova). Altrettanto grave per coloro che invece qualche giorno fa le sono entrati in casa, devastandola e sporcandola con escrementi e liquido seminale. Da due anni Doriana, bresciana, non conduce più una vita normale, privata perfino del saluto dei suoi vicini di casa, del sostegno dei colleghi sul posto di lavoro, dell'appoggio delle istituzioni incapaci di assicurarle l'assistenza necessaria che merita.

Di situazioni come quella di Doriana, denuncia il gruppo di Rifondazione comunista alla Camera, ce ne sono molte. Troppe. Per questo appare necessario che il governo acceleri l' approvazione delle nuove norme contro la discriminazione sull'orientamento sessuale e per l'estensione degli effetti della legge Mancino ai reati di omofobia. Una proposta che è stata pubblicizzata in una conferenza stampa organizzata oggi pomeriggio a Montecitorio, dove hanno partecipato Luca Trentini dell'Arcigay, i deputati del Prc Titti De Simone e Wladimir Luxuria, e il diessino (e presidente onorario di Arcigay) Franco Grillini.

Proprio con Titti De Simone abbiamo parlato del fenomeno dell'omofobia e della transfobia, della necessita di contrastarlo con azioni politico-legislative ma anche con una seria campagna culturale. E dell'offensiva teodem proveniente da sinistra, che rischia di inficiare la nobile battaglia per i diritti civili e le libertà sull'altare del progetto partitico che ora anima Ds e Margherita.

Questa estate una serie di aggressioni e intimidazioni ai danni di omosessuali, in un caso addirittura degenarati in stupro verso una donna toscana lesbica, hanno drammaticamente riportato all'attenzione pubblica e politica il tema della discriminazioni sessuale. Esiste un'emergenza sociale in questo senso secondo te o sono solo sporadici episodi figli dell'ignoranza?
Sicuramente c'è sempre stato un fenomeno sociale avvolto dal silenzio e dall'invisibilità, forse anche dalla vergogna, per cui nel passato violenze fisiche e psicologiche verso omossesuali e transessuali non emergevano alle cronache e quindi di fatto non si sono imposti alla nostra attenzione. Il lavoro dei movimenti in questi ultimi 15 anni, la battaglia del parlamento sugli strumenti legislativi, l'attività del sindacato hanno fatto emrgere uno spaccato drammatico della violenza e dell'odio che c'è verso le persone omosessuali e transessuali. Un sentimento dettato chiaramente dall'ignoranza e dal pregiudizio omo e transfobico che è ancora presente in alcuni spezzoni della società.
Negli ultimi anni poi si è assistito ad una recrudescenza del fenomeno, alimentata anche da un clima politico che non ha aiutato a superare questo genere di subcultura: l'Italia è l'unico paese europeo dove non esistono leggi che riconoscano le persone omosessuali, che contrastino le discriminazioni che subiscono, che ricoscano loro diritti. A questo si aggiunge il fatto che nel nostro paese è attiva una destra violentemente omofobica e un'estrema destra xenofoba e nazista (Forza Nuova, è un nome per tutti) che hanno fatto di questo attocco alle persone omosessuali e transessuali un elemento di bandiera della propria iniziativa. Tutto questo ha riacceso una certa aggressività nei confronti delle persone omosessuali e transessuali. Del resto, più è forte la loro visibilità e la loro posizione, più è violenta la reazione xenofoba nei loro confronti.
Bisogna aprire un processo politico-culturale che vada verso la censura di questo tipo di comportamenti.

Qual è il senso e il contenuto della vostra proposta di legge antidiscriminazione sessuale?
La nostra proposta aspira ad estendere la legge Mancino (legge contro il razzismo e xenofobia che sanziona anche penalmente questo atteggiamento discriminatorio e persecutorio) ai reati dettati dall'odio omofobico e transfobico perchè è doveroso che ci sia una censura sociale verso questi comportamenti persecutori. D'altra parte è necessario, perchè le leggi da sole non esauriscono il problema, che si attivino processi culturali capaci di condurre ad una serie di riforme nel campo dei diritti civili che contribuiscano al superamento di atteggiamenti discriminatori.
A questo si affiancano altre proposte come l'approvazione di una legge antidiscriminazione e di una che riconosca le coppie di fatto, per metterci in linea con la legislazione europea, molto più avanzata della nostra.

L'ultimo caso denunciato oggi alla Camera della giovane lavoratrice bresciana omosessuale è un filo rosso che si lega allo stupro estivo di cui parlavamo prima. Esiste verso le donne lesbiche una doppia forma perversa di odio e dunque di violenza, che deriverebbe dalla doppia condizione di esseri femminili e di omosessuali?
Sicuramente c'è una doppia violenza in quanto donna e in quanto lesbica. In quanto donna perchè, come testimoniato dalla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il tema è di drammatiche proporzioni, inscritto nelle radici culturali che l'autonomia e la rottura femminile tendono a distruggere a danno di modelli patriarcali e maschili. In quanto omossessuale per il desiderio di cancellarti, di violarti per la tua disobbedienza che diviene radicalissima perchè duplice. Non casualmente, questa doppia violenza in Versilia, l'estate scorsa, è stata dichiarata inequivocabilmente: ti facciamo violenza non solo perchè sei donna, autonoma, ma perchè sei anche omossessuale.
Di fronte a questo purtroppo gli strumenti giuridici, politici e culturali sono ancora inadeguati. Bisogna avviare un lavoro profondo che coinvolga scuole, nuove generazioni, istituti sociali nello sforzo comune di costruire anticorpi culturali che contrastino questi fenomeni.

Forse anche in parlamento ce ne sarebbe bisogno visti gli ultimi episodi non proprio gloriosi...
Anche in parlamento, certo. Ma purtroppo dalle istituzioni mi sembra che non provenga nessun segnale di apertura in tale senso. Purtroppo sono pessimista: quello che sta succedendo intorno al dibattito sulla legge delle coppie di fatto è emblematico, e deve indirizzarci a rilanciare l'impegno sui diritti civili, perchè altrimenti temi come divorzio breve e superamento della legge 40 rischiano di rimanere irrisolti. Il fatto che ci sia l'Unione al governo non da niente per scontato sul tema del riconoscimento dei diritti civili.

Come stavi ricordando, il tema della discriminazione sessuale non può non rientrare nella generale partita, tanto discussa oggi, della estensione e del riconoscimento dei diritti: coppie di fatto ed eutanasia sono gli argomenti che stanno impegnando l'agenda e il dibattito politico-parlamentare ma anche della società. Si potrà arrivare secondo a te a norme e leggi veramente progressiste che finalmente sciolgano questi nodi senza giocare al ribasso con le componenti cattoliche che, anche a sinistra, condizionano prepotentemente il dialogo; oppure siamo destinati a raggiungere accordi che in concreto scontenteranno coloro che chiedono risposte in materia di diritto?
Io sono molto preoccupata e ritengo che si debbano contrastare apertamente posizioni che ci sono anche all'interno dell'Unione e che puntano a farsi dettare la linea dal Vaticano su questioni etiche che invece interrogano la politica profondamente. Bisogna capire in che tipo di società vogliamo vivere, se in una società repressiva e arretrata sul terreno dei diritti civili, oppure se vogliamo avviare un processo di riforma. I segnali che provengono dal dibattito politico non sono rassicuranti, ogni volta si impongono steccati ideologichi che impediscono di affrontare le questioni nel merito, affrontando concretamente problemi che riguardano la vita di uomini e donne in carne ed ossa. Sulla base di primati ideologici, di una gerarchia di valori che si vuole imporrre, di un'idea di stato etico che detta comportamenti, si cancella il principio della responsabilità individuale e dell'autodeterminazione delle persone.
Questo atteggiamento ideologizzato ha caratterizzato soprattutto la destra, però anche parti dell'Unione sono coinvolte nella deriva integralista e di uno stato etico. L'operazione teodem è chiara e altrettanto chiaramente va contrastata attraverso la costruzione di un movimento forte a cui dovremmo nei prossimi mesi lavorare tutti, con l'intento di indire una grande manifestazione nazionale che abbia il tema delle libertà e dei dirtti civili il suo punto fondante di riferimento. La società può infatti indirizzare l'azione del parlamento e del governo.
Senza questa iniziativa potremmmo non avere una legge sulle coppie di fatto perchè il rischio del ribasso è altissimo, visto che teodem e Rutelli mirano ad espellere questo punto dal programma dell'Unione per rimetterlo nelle mani del parlamento, risolvendolo sul profilo privatistico e non più pubblicistico, come noi vogliamo. Il tentativo di sacrificare sull'altare del partito democratico, in virtù di una convergenza che si deve ottenere fra le sue due anime (quella laica e quella più sensibilizzata in senso confessionale), rischia infatti di sacrificare le battaglie di grandi civiltà che pure sono portate avanti dalla società, sicuramente più avanti del parlamento e del governo.

A destra la xenofobia sessuale è un fiume non troppo sotterraneo che scorre copiosamente. A sinistra esistono ancora atteggiamenti discriminatori verso orientamenti sessuali considerati ‘diversi'?
No, discriminazione non credo proprio perchè anzi si è imposto uno sdoganamento forte del tema omossessuale e transessuale in politica: l'elezione in parlamento di Wladimir Luxuria e la designazione alla carica di governatore della regione Puglia di Nichi Vendola sono eventi che sono fortunatamente in linea con quanto accade nel mondo. La sinistra ha compiuto dunque passi importanti.
C'è però un altro ordine di problema, che è quello di continuare a relegare questo tema dei diritti civili nell' ambito della libertà di coscienza anzichè sussumerlo sul terreno della politica. Questo è il frutto di un retaggio culturale che viene da una certa impostazione che la sinistra ha avuto in passato. I diritti civili non sono solo temi che interrogano l'etica individuale e la libertà di coscienza, ma sono parte importante di una battaglia complessiva di progresso e civiltà, sono espressione di un modello di società in cui vogliamo vivere.
Ecco proprio il rischio di lasciare predominare una cultura ortodossa dei processi sociali, chiusa in una loro visione lavorista, dove le culture critiche vengono ancora vissute come elementi marginali, va contrastata. I diritti sociali stanno insieme ai diritti civili, è impossibile pensare ad un processo di riforma sociale che non cammini insieme alla conquista delle libertà individuali. Oggi, di fronte alle ingiustizie prodotte dal neoliberismo e dalla globalizzazione, la necessità di mettere al centro dell'alternativa di società il grande tema della uguaglianza e della liberazione è centrale: uguaglianza e liberazione stanno insieme, non sono scindibili, come il terreno sociale non è scindibile da quello individuale. (AprileOnline 15.12.06)

 
 
Stop Aids keep the promise 

 Venticinque anni di campagne sociali in seicento manifesti

sabato 2 dicembre 2006 ore 11

Maneggio Chiablese della Cavallerizza Reale, Via Verdi 9, Torino

Inaugurazione della Mostra

 Aperta da martedì a domenica dalle 15 alle 19  giovedì dalle 15 alle 23,

Presentazione della mostra 

         La mostra, che comprende oltre 600 manifesti provenienti da tutto il mondo, nasce da un primo nucleo di materiali, in parte già esposti in altre occasioni, acquisito dal Circolo culturale Maurice all'inizio degli anni '90 e successivamente donato all'Associazione Philadelphia. Quest'ultima ha ulteriormente ampliato e aggiornato la raccolta  curandone, in occasione delle manifestazioni del Torino Pride 2006, l'attuale allestimento.

         I manifesti esposti si riferiscono alle campagne sociali contro l'Aids promosse, a partire  dagli anni '80 fino ai giorni nostri, dalle istituzioni sanitarie e dal mondo associativo e del volontariato di 54 diversi Paesi dei cinque continenti.

         La mostra si propone più finalità: da un lato intende offrire  informazioni al pubblico sui diversi aspetti legati alla diffusione e alla prevenzione della malattia, dall'altro fornire un quadro aggiornato, senza pretese di esaustività, di quanto è stato prodotto sull'argomento attraverso i manifesti; la documentazione raccolta consente, inoltre, di avviare una riflessione critica sui contenuti, sulle modalità e sull'efficacia della comunicazione in tema di lotta contro l'Aids.

         L'allestimento della mostra permette di scegliere  i percorsi da seguire per farsi un'idea dell'argomento:

  • un percorso tematico guidato, comprendente diverse sezioni, introdotte da brevi testi sui contenuti, che si snoda attorno alle tre parole chiave su cui si è sviluppato l'impegno di questi anni contro l'Aids: informazione – prevenzione – solidarietà e cura
  • un percorso di immagini legato alle campagne prodotte in tutto il mondo e articolato a seconda  dei Paesi di provenienza, che consente allo spettatore di costruirsi un itinerario libero, meno vincolato ai contenuti e più attento all'impatto visivo.

 

   La mostra è completata da una selezione di spot contro l'Aids curata dall'OCCS,  Osservatorio Campagne Comunicazione Sociale. 

 

Stop Aids = fermiamo l'aids

keep the promise = manteniamo la promessa

          Gli slogan della mostra ne sintetizzano con efficacia i contenuti e si rifanno alla campagna definita dalla sigla inglese WAC, che sta per World Aids Campaign, Campagna Mondiale contro l'AIDS. Tale campagna si propone il rilancio dell'impegno che i governi del mondo presero alle Nazioni Unite nel giugno 2001 – e in successivi incontri a livello internazionale - per sconfiggere l'epidemia di AIDS attraverso un piano finalizzato alla prevenzione, alla garanzia di cure  e al rispetto delle persone sieropositive e ammalate.

         Alcune delle promesse sono state mantenute; altre, ad esempio quella proposta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e da UNAIDS nel 2003, di fornire un trattamento antiretrovirale ad almeno 3 milioni di persone prive di risorse entro il 2005, non hanno ancora trovato attuazione.

         Tutti, dalle istituzioni ai singoli cittadini, possono contribuire alla realizzazione delle promesse:  questa mostra vuole essere un contributo in tale direzione. 

         La Mostra ha recentemente ottenuto il patrocinio del Ministero della Salute.

 Per informazioni sulla Mostra: 

Comitato Torino Pride 2006   Via Avogadro 30, Torino

Tel. 011.4325504/05   info@torinopride2006.it  www.torinopride2006.it 

I doni del corpo, il libro di Rebecca Brown


Sabato 2 dicembre ore 17  Torino Pride 2006  presenta, appena tradotto in italiano, uno dei romanzi più importanti della letteratura

dell'AIDS degli anni '90

 ne parleranno con l'autrice Rebecca Brown,
Samuele Grassi e Marco Pustianaz

seguirà alle 19 Aperipride con ricco buffet

Palazzo Cavour
via Cavour 8 - Torino

Rebecca Brown, inedita finora in Italia eccetto che per il suo racconto Perdono, è autrice di dieci libri pubblicati negli USA e in Inghilterra e tradotti in varie lingue tra cui il tedesco e il giapponese. Ha vissuto in Inghilterra e in Italia, ma vive ora a Seattle. Dirige il Centro di Letteratura a Port Townsend, Washington (www.centrum.org) e insegna scrittura creativa al Master of Fine Arts del Goddard College, in Vermont.

I doni del corpo (The Gifts of The Body, Usa, 1994; Italia, Il dito e La Luna ed., 2006, nella collana Officine T diretta da Margherita Giacobino) è un romanzo di undici racconti in stile autobiografico, ciascuno dei quali rappresenta un dono associato a una funzione del corpo: corpo sempre segnato dall'AIDS e dalla malattia. La voce narrante è quella di un'assistente a domicilio, che possiamo identificare con l'autrice stessa: il romanzo nasce infatti dalla volontà di Brown di testimoniare su carta la propria esperienza come assistente ai malati terminali di AIDS.
I doni del corpo è stato premiato con il Lambda Literary Award, il Pacific Northwest Booksellers' Award e il Boston Book Review Award.

 

 

 

 

Corteo senza incidenti
Orgoglioso Antifascismo a Catania: 4000 partecipanti
 

Abbiamo dimostrato ancora una volta che l’antifascismo costruisce . dichiara nel corso del comizio, Sara Crescimone . non distrugge: abbiamo smentito quello che ha detto l’estrema destra in questi giorni sulla nostra manifestazione.. Sara Crescimone è alla guida del centro d’iniziativa gay-lesbo-bisexual-transgender "Open Mind" di Catania, tra i primi promotori di .Orgoglioso Antifascismo., la manifestazione che oggi si è conlusa con un corteo partito da piazza Roma alle 17 e regolarmente arrivato in piazza Duomo intorno alle 20 dove si sono svolti i comizi. Sara Crescimone ha proseguito dicendo: .i commercianti non hanno abbassato le saracinesche al nostro passaggio: questo dimostra che Forza nuova non ha seguito in questa città..

Oltre a lei hanno preso la parola, tra gli altri, Piero Mancuso, Valerio Marletta e alcuni esponenti delle associazioni che da tutta Italia sono venute a Catania per questa manifestazione. Per il comitato promotore ha parlato PierPaolo Montalto che ha spiegato cosa significhi costruire una manifestazione .dal basso: cioè con pochi mezzi economici, ma con grande impegno da parte di tutti coloro che hanno aderito. Quello che è stato realizzato non lo si deve a qualche ricca organizzazione ma al lavoro dei singoli e delle associazioni che hanno rilanciato il valore dell’antifascismo lavorando insieme giorno per giorno..

I quattromila manifestanti hanno sfilato senza incidenti, nonostante la notizia erroneamente lanciata dal Tgr Sicilia nell’edizione delle 19.30 in cui si parlava di un attentato contro il corteo mediante il lancio di una bomba carta al passaggio nella centrale piazza Stesicoro.(girodivite16 settembre 2006)

 

 
 
Comunicato stampa
 
Il 28 Giugno scorso una trentina di neofascisti appartenenti alla formazione politica Forza Nuova (ma anche a Fiamma Tricolore), armati di bastoni camuffati, cercavano lo scontro violento con il corteo, regolarmente autorizzato, del GLBT Pride promosso dall'Open Mind di Catania. Le forze dell'ordine, colte impreparate dall'azione squadrista, impiegavano più di un'ora per disperdere i facinorosi, evitando incidenti ma rallentando lo svolgimento del corteo che comunque, grazie al senso di responsabilità e alla determinazione dei manifestanti, proseguiva il suo percorso pacificamente fino alla sua conclusione.
Non è un caso che proprio una manifestazione nata per promuovere festosamente l'estensione dei diritti civili e l'autodeterminazione delle identità sessuali, dunque un modello sociale e relazionale  plurale divenga l'obiettivo di chi cerca di imporre una concezione intollerante di società, facendo leva sui pregiudizi e fomentando le paure.
Ma i gravissimi fatti del 28 giugno a Catania  non sono isolati. A Roma, in Versilia, a Genova, a Torino in questi ultimi mesi si è avuta una recrudescenza preoccupante di episodi criminosi  contro chi sceglie di manifestare liberamente la propria identità sessuale senza omologazioni.
Una risposta pavida ai forti mutamenti sociali e politici che stanno sconvolgendo i tradizionali modelli culturali. Quella miserrima povertà culturale che trasforma la paura dell'altro in integralismo, xenofobia e razzismo e che ha trovato nelle ragioni del berlusconismo alimento e credito. In un quadro complessivo di restrizione di libertà, spazi e garanzie sociali, la società italiana negli ultimi cinque anni  ha subito un'involuzione culturale politica e sociale di grandi proporzioni che ha rischiato di oscurare i principi e i valori fondanti della Costituzione repubblicana.
In questo processo il ruolo esercitato pesantemente dalla parte più oscurantista della Chiesa è stato determinante. Un disegno persecutorio che ha coinvolto pesantemente le donne tra le prime a pagare i prezzi della deriva culturale e sociale.
Un clima che ha favorito e giustificato le azioni squadriste e le violenze.
Ma oggi che il nostro paese ha voltato pagina occorre che a tutto questo si ponga fine.
La manifestazione del 16 deve rappresentare un'occasione per costruire nella città e tra i cittadini il senso della convivenza civile e la valorizzazione e la difesa dei valori della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza .
Per questo partecipiamo alla Manifestazione nazionale ORGOGLIO ANTIFASCISTA del 16 Settembre e invitiamo tutti i cittadini ad una partecipazione civile e pacifica.



CGIL CATANIA
ANPI - ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI ITALIANI
ARCI
PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI
FEDERAZIONE GIOVANILE COMUNISTI ITALIANI
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
SINISTRA GIOVANILE

 
 
 
Catania, 25 agosto 2006
Lo scorso 21 agosto alcuni membri del Comitato promotore della  manifestazione nazionale ORGOGLIOSO ANTIFASCISMO del 16  settembre 2006 a  Catania sono stati chiamati dalla Digos per valutare  l'opportunità di una  variazione del percorso del corteo, in quanto  secondo loro troppo  "tortuoso".
Il giorno dopo apprendiamo dal sito  nazionale di Forza Nuova che per il 16 settembre è stata indetta una  mobilitazione, a Catania, con la apparente  motivazione di manifestare  "contro il governo Prodi sul tema  dell'immigrazione". Il concentramento  è stato dato  guarda caso  in piazza  Stesicoro. L'attraversamento  della via Etnea, in prossimità di piazza Stesicoro, sarà  una delle  tappe più importanti del nostro percorso, in quanto il 28 giugno  2006 proprio qui un manipolo di nazi-fascisti tentò di bloccare il GLBT  (Gay  Lesbico Bisex Trans) Pride.
Allora ci consigliarono di sparpagliarci. Oggi ci chiedono di deviare il percorso!
Riteniamo che sia inconcepibile la presenza, nel giorno dell'orgoglio antifascista, di una contro-manifestazione fascista! Al di là delle motivazioni politiche, questa eventualità risulta inopportuna dal punto di vista dell'ordine pubblico: tale vicinanza, nello stesso giorno e nella stessa città, renderà inevitabile che le due parti entrino in  contatto, e non solo durante il corteo, ma in tutte le fasi di arrivo e permanenza in città dei manifestanti.
Prendano atto le forze dell'ordine delle conseguenze di una autorizzazione in tal senso, per il clima di tensione che un tale atto creerebbe, e che renderebbe eccezionalmente difficile la gestione della piazza. In ogni caso, il corteo rifiuterà fermamente qualunque forma di disturbo e riterrà qualsiasi presenza di facinorosi di estrema destra una inaccettabile provocazione. Il Comitato promotore.

Tra le molte adesioni:
 
Coordinamento Pasolini PdCI (Torino)
 
Orgoglioso antifascismo:
 manifestazione nazionale
 16 settembre 2006 a Catania



Mercoledì 28 giugno 2006 a Catania si è tenuto il 5° GLBT Pride.Partito come ogni anno da piazza Borgo, il corteo si è snodato allegro e giovane come non mai lungo la via Etnea, arteria principale della città. Impegno politico e gioia incontenibile andavano a braccetto, come sempre, in questo nostro fluire disordinatamente orgoglioso per le vie della città, sulle note della musica frocia a noi tanto cara.
Tutto sembrava procedere per il meglio, così come Thomas di Retegay riportava a chi era in ascolto sul web.

A metà percorso alcuni compagni hanno avvertito che più avanti c´era uno sbarramento di Forza Nuova, ma la polizia, interrogata, negava decisamente. E invece loro c´erano, eccome: con bandiere, striscioni ("no al gay pride"), e slogan omofobici ("le malattie si curano, non  si manifestano"), alcuni armati di mazze seminascoste da stoffe. Il nostro corteo si è fermato, e abbiamo cominciato a parlare con la Digos, pretendendo che il loro assembramento non autorizzato fosse disperso.
Per tutta risposta abbiamo ricevuto l´invito a calmarci e man mano che cresceva la tensione, ci è stato detto chiaramente che sarebbe stato opportuno sciogliere il nostro corteo "tanto le televisioni ci sono, avete già fatto la vostra bella figura". E invece abbiamo deciso di continuare a camminare, dando prova politica di grande civiltà e compostezza, senza per questo rinunciare al diritto alla resistenza.

L'atteggiamento della polizia è stato inqualificabile: intanto hanno permesso ai forza novisti di "manifestare" non autorizzati, di esternare i loro deliri alle televisioni e ai cittadini increduli intorno a loro, per più di unora, e successivamente li hanno non dispersi bensì accompagnati, facendoli quindi sfilare ben protetti.
Noi li seguivamo ad una certa distanza e grazie a compagne e compagni intervenuti al corteo, che hanno formato dei cordoni di protezione per i passaggi più delicati del percorso, siamo riusciti a chiudere il corteo in piazza Università, dove hanno parlato tra gli altri Porpora Marcasciano del M.I.T. e Gigliola Toniollo dei Nuovi Diritti della
CGIL. La serata si è poi conclusa con una grande festa nella  suggestiva cornice dell´arena del C.P.O. Experia.


* * *

In questi ultimi anni Forza Nuova è cresciuta in maniera esponenziale, radicandosi profondamente nel territorio a partire dai quartieri più degradati. Catania è un esempio di questo percorso, favorito, alimentato e protetto dalle politiche del centro-destra e dall´omofobia della Chiesa cattolica, sempre così pronta a stigmatizzare i comportamenti diversi.

La legittimazione delle formazioni neofasciste e neonaziste, evidente anche nell´autorizzazione data al corteo squadrista di Fiamma tricolore a Milano l´11 marzo, sta alla radice di questa vergognosa vicenda che ha visto per la prima volta un GLBT Pride bloccato in maniera così esplicita e violenta. Siamo fortemente preoccupat* per la crescente agibilità politica data a questi gruppi di picchiatori, che mettono in pericolo l´incolumità fisica di compagne e compagni, di lesbiche, gay,trans- e migranti.

Per questo, chiediamo lo scioglimento di Forza Nuova e la chiusura di tutte le sue sedi sul territorio nazionale, e seguiremo tutte le vie necessarie per questo scopo.

Lo dobbiamo alle migliaia di gay lesbiche e trans passati attraverso il camino dei campi di concentramento nazi-fascisti, la cui memoria ci aiuta nella nostra pratica politica. A tutt* loro era dedicata una targa da noi apposta il 25 aprile 2005 in un luogo che era punto di incontro delle persone omosessuali di quegli anni, targa divelta da ignoti: la rimetteremo.
Crediamo inoltre che sia arrivato il momento di dare una risposta forte, di affermare e praticare l'antifascismo come valore irrinunciabile e prioritario anche per gay, lesbiche, bisessuali e trans-.
Per questo dall'Open Mind lanciamo la proposta di una grande manifestazione nazionale antifascista da tenersi a Catania il 16 settembre 2006 e rivolgiamo il nostro appello alla comunità GLBT, alle donne e agli uomini che credono in un mondo altro, ai centri sociali,alle associazioni, partiti e sindacati e a tutt* coloro che nell'antifascismo riconoscono una parte irrinunciabile di sé, la migliore.

La storia ci chiama tutt* a scrivere le pagine più belle di questa terra.(dirittiasinistra 07-07-06)


 
Una taglia contro i gay
 


Salgono pericolosamente i toni della battaglia contro il World Gay Pride 2006: ignoti hanno distribuito a Gerusalemme centinaia di volantini, promettendo una taglia di 20 mila shekel (4.560 dollari) per "chiunque ucciderà un residente di Sodoma e Gomorra (omosessuale, ndr)".
Nell'opuscolo - riferisce il quotidiano Yedioth Ahronoth - si suggerisce inoltre di lanciare molotov contro il corteo, istruendo sul come preparare bottiglie incendiarie a casa, battezzate per l'occasione Shliesel Special, in onore dell'ebreo ultra-ortodosso che l'anno scorso attaccò il corteo con un coltello, ferendo tre persone.

"Durante questa parata - si legge - si prevede che 300 mila bestie corrotte marceranno attraverso la Città Santa di Gerusalemme, aspettando avidamente la possibilità di mostrarsi davanti ai nostri figli e alla nostra sacra Torah".
L'iniziativa è stata sconfessata dalla comunità haredi che lo ha definito uno "scherzo adolescenziale". "Questo - hanno puntualizzato i leader ultra-ortodossi - non è il nostro modo di comportarci nel mezzo di una battaglia".

Parole in parte sconfessate dal loro ultimo volantino, diffuso in queste ore, in cui si lancia un appello a "chiunque sia in grado di fare qualcosa per impedire un simile abominio". Inoltre, ieri sera, un consigliere municipale del partito di sinistra Meretz, Sa'ar Netanel, è stato minacciato e quindi cacciato via dal quartiere di Mea Sharim mentre tentava di fotografare i volantini che incitavano ad opporsi al corteo dell'orgoglio gay previsto per il 10 agosto nella Città Santa. Il quartiere è conosciuto come il fortino degli ultra-ortodossi più oltranzisti, coloro che non riconoscono neanche lo Stato d'Israele, considerato un eresia essendo stato fondato dagli uomini e non da Dio.

Già l'anno passato gli ultra-ortodossi avevano tentato di impedire lo svolgersi della manifestazione, ma avevano dovuto capitolare di fronte alla sentenza del tribunale che aveva dato il via libera al corteo omosessuale. All'ultimo momento, la marcia era stata annullata dagli organizzatori stessi dal momento che sarebbe coincisa con il ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza. (AprileOnline 12.07.06)

 
Diritti gay orgoglio e pregiudizi

 

 

di Franco Grillini*
Sabato scorso, 17 giugno, per le vie di Torino è sfilata quella che probabilmente è la più grande manifestazione svoltasi in Italia in tutto il 2006: più di 100 mila persone hanno partecipato al Gay Pride lgbt ed altrettante, forse di più, erano ai lati del corteo. Una folla variopinta e immensa di cittadini torinesi ha fatto ala ad un'imponente manifestazione che tutti hanno potuto vedere nei servizi televisivi, sia pure per pochissimi secondi e sia pure con la solita frenesia anti-Gay Pride con cui questi vengono realizzati, solitamente da giornalisti omofobi.
La stampa ha titolato “Trionfo del Gay Pride” e diverse testate nazionali hanno dedicato pagine intere all'avvenimento, dicendo che c'era lo stesso clima, la stessa festosità di un Giro d'Italia. Al Gay Pride di Torino hanno partecipato due ministri, Paolo Ferrero, ministro del Welfare, di Rifondazione comunista, e Barbara Pollastrini, dell'Ulivo, ministro per le pari opportunità e titolare per delega della lotta alle discriminazioni.

E qui emerge il problema politico. All'annuncio della partecipazione di Barbara Pollastrini, Prodi ha ritenuto opportuno, attraverso il suo portavoce Sircana, dire che la presenza del ministro era a titolo personale e non coinvolgeva il governo. Bizzarra questa presa di posizione, visto che, come abbiamo detto, la Pollastrini è titolare, di fatto e di diritto, delle deleghe alla lotta alle discriminazioni per l'orientamento sessuale, e che nella sua lettera di adesione al Pride nazionale di Torino, non aveva fatto altro che ribadire concetti e impegni contenuti nel pur criticato, criticabile e moderatissimo programma di governo. Il silenzio quasi tombale che è seguito da parte delle leadership dei grandi partiti e da parte degli esponenti governativi, in seguito al grande successo della manifestazione, è significativo dell'imbarazzo e della difficoltà di una certa politica governativa nel parlare di diritti civili, di omosessualità, di pacs e di Gay Pride. Ma, dopo Torino, mi sembra veramente impossibile che la politica italiana continui ad ignorare il popolo del Pride, vista anche la simpatia popolare che ha espresso la città (Chiamparino ha sbagliato, eccome, a non essere presente). Soprattutto, è difficile ignorare il contenuto politico di quella manifestazione, relativo alla pressante richiesta di diritti individuali e di libertà, di difesa della laicità dello Stato come premessa per la libertà di tutti, e di sacrosanta rivendicazione per i diritti delle coppie di fatto, di tutte le coppie di fatto.

E' del tutto evidente che le questioni cosiddette “eticamente sensibili” costituiscano ormai uno dei punti fondamentali della politica attuale e dello scontro tra i poli e nei poli. Ci è già stato detto che la legge 40 non si può modificare, che non si può parlare di eutanasia, che “guai a parlare di stanze del buco”, che non si può parlare di pacs. A questo punto mi chiedo: di grazia, di che cosa si può parlare a sinistra? Su tali questioni, l'ultima parola spetta ai Bobba e ai Binetti? Domande che a mio parere verranno riproposte anche dal Gay Pride romano, che si celebra oggi con una sfilata per le vie della capitale. E che verranno riproposte anche il 1 luglio, quando a Pisa si celebreranno i dieci anni del registro delle unioni civili, in un'iniziativa promossa dal comune, che lo ha istituito. Ecco perché è importante che anche la manifestazione di oggi a Roma abbia successo, che sia una manifestazione di popolo come quella torinese, che sia un Pride sentito da tutta la città come occasione per ribadire che democrazia, laicità e libertà sono inscindibili. (AprileOnline 24.06.06)

*Senatore Ds

 
 
La grande festa dei diritti negati

 

Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale

 PdCI Piemonte

La manifestazione di oggi dice a chi ancora ha una visione distorta del paese che l'Italia è cambiata radicalmente: è un grande paese laico e democratico che guarda al futuro piuttosto che cercare di scimmiottare un passato non sempre glorioso.
La sfida è ora dunque quella del riconoscimento dei diritti, della necessità di garantire a tutte e tutti la possibilità di vivere nella pienezza del proprio sentirsi ed essere cittadini di diritto. Oggi si tratta di riconoscere lo status, non la forma. Per questa ragione riteniamo che abbia fatto bene la Presidente Bresso a partecipare alla manifestazione ed in questo suo gesto noi ci riconosciamo in modo pieno e completo.
Torino ha vinto la sfida del declino e da sempre guida i grandi processi di cambiamento del paese: facciamo in modo che anche su questa grande e decisiva battaglia di democrazia e di civiltà si continui ad essere quel grande esempio a cui il paese civile guarda con orgoglio.(17 giugno 2006)

 

 La festa/parata del  PRIDE conquista Torino,
 una Torino allegra, solidale, diversa.
 
E noi  c'eravamo

 clicca qui per vedere le foto

17 giugno 2006 - Il Pride ha conquistato Torino. Oltre centomila persone  gay, lesbiche, transessuali, bisessuali, transgender ed eterosessuali hanno sfilato nel centro della  città per rivendicare i diritti negati alle persone di diverso orientamento sessuale. Un grande tripudio di colori e musica iniziato nel pomeriggio vicino alla stazione di Porta Susa, dove la nostra compagna Giovanna Moretto che per questo Pride ha faticato e  rubato ore al sonno, distribuiva gli ultimi volantini con la piattaforma politica. Su quel piazzale si sono concentrati 32 carri allegorici rappresentanti  le comunità lesbiche e omosessuali provenienti da tutta l'Italia: sotto una pioggerella leggera, ragazzi e ragazze ma anche meno giovani, nei loro costumi trasgressivi e non, si assiepavano sui carri e intorno. Tanti andavano fotografando ogni viso allegro, ogni cartello scherzoso e irriverente contro papa e chiesa, ogni bacio liberamente  dato e ricevuto tra persone dello stesso sesso.   Siamo partiti! In testa il carro  del Torino Pride e lo striscione  "Uguali diritti: se non ora quando?". Dietro, le istituzioni e poi noi, i Comunisti italiani, con il nostro striscione del Coordinamento Pasolini e  le bandiere del PdCI,  fotografati centinaia di volte, abbiamo sfilato tra gli applausi, per il nostro partito  e per il  nome di Pier Paolo Pasolini scritto a grandi lettere sul nostro striscione, e con noi il compagno Luca Robotti  segretario regionale, che aveva promesso di esserci e c'era. Dietro ancora tutto il corteo, i carri e la gente a piedi, a tempo di musica e ovunque allegria, gioia,  e palloncini, grappoli di palloncini di ogni colore, e tanti lustrini e giovanotti a torso nudo, sfrontati nella loro bellezza, e ragazze vestite di veli,  un trenino pieno di bambini e tanti striscioni. Uno per tutti: "Difendiamoci con l'amore". Dai balconi dell'Arci di via Po hanno fatto volare bolle di sapone e musica magrebina. Un mare di folla ai lati delle vie, un lunghissimo serpentone di famiglie con bambini, coppie omo e etero  di ogni età, pensionati   e curiosi, tutti con una gran voglia di esserci e di farsi sentire, con applausi e saluti. "Ciao ciao, ci sei anche tu?"  Il corteo si è concluso  in piazza Vittorio con l'intervento della Presidente della Regione Mercedes Bresso e degli organizzatori del Pride che hanno ringraziato la città  per l'accoglienza e il calore che i torinesi hanno saputo dimostrare in questa giornata così importante per il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali.(marica7)

 

 

diverso orientamento sessuale 

uguali diritti sul posto di lavoro:

La Cgil al Pride 2006  

COMUNICATO STAMPA

 

Come consuetudine la CGIL partecipa alla manifestazione nazionale del Gay Pride che quest'anno si terrà a Torino sabato 17 giugno.La CGIL di Torino sarà presente alla sfilata del 17 giugno con un carro sul tema “Diritto al nome, diritto al lavoro”, rivendicando la possibilità per chi sceglie di cambiare sesso di ottenere sui documenti di identità un nome che corrisponda all'aspetto fisico anche prima dell'operazione: elemento essenziale per facilitare l'accesso al lavoro. E' un modo concreto per affermare il diritto al lavoro, dando continuità all'iniziativa della CGIL contro ogni forma di discriminazione, diretta o indiretta.

Torino, 13 giugno 2006     

 

 Pride aggiornamento

 16 GIUGNO, MATTINO: Convegno Europeo "Friendly Cities/Città Amiche"
 CITTÀ AMICHE, FRIENDLY CITIES, VILLES AMIES
 per le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender
 
16 giugno 2006, ore 9 – 19
 Centro Congressi Regione Piemonte, Corso Stati Uniti 23, Torino
 Obiettivi
 Fare il punto sulle politiche e sulle “buone pratiche” di inclusione
sociale rivolte alla comunità glbt da parte delle città e delle
 regioni d’Europa;
 Mettere a confronto l’esperienza del Servizio per il superamento delle
discriminazioni avviato dalla Città di Torino con altre esperienze
 italiane ed europee
 Promuovere il confronto tra le amministrazioni pubbliche e le
 organizzazioni glbt nella prospettiva di lavorare in comune per
 politiche di inclusione sociale attente alla realtà omosessuale e
 transessuale italiana.
Programma

 Il programma sarà centrato sulla necessità di aprire un confronto a
 livello europeo e italiano sulle politiche di inclusione sociale e
 quelle specifiche rivolte alle comunità glbt. Il lavoro si svolgerà in
alcune sessioni tematiche:
o una sessione introduttiva sul tema del rapporto tra comunità glbt e
 politiche di inclusione sociale nelle aree metropolitane
 o una sessione di presentazione di esperienze e buone pratiche in
Europa
 o una sessione di confronto tra diversi servizi attivati presso
 istituzioni pubbliche in Italia
 o una tavola rotonda conclusiva di confronto tra amministratori
 Recapiti:
 
Comitato Torino Pride 2006
c/o Regione Piemonte, Via Avogadro 30, 10121 Torino
 Tel: 0039.11.4325504-05, Fax. 0039.11.4326236
 Mail:
citta_amiche@torinopride2006.it
> >
 16 GIUGNO, SERA:  ore 23
 Saggio finale dello Special Master del Drag Queen College
 presso discoteca Bananamia, Murazzi del Po – Torino
 segue Disco Night


 17 GIUGNO: MANIFESTAZIONE
 Concentramento
 Ore 16 Concentramento e formazione del corteo in Corso Bolzano,
 angolo via Cernaia (Stazione Porta Susa).

 Percorso
 ore 17.30 – Il corteo partirà dal piazzale antistante la stazione di
 Torino Porta Susa e percorrerà Via Cernaia, via Pietro Micca, Piazza
 Castello, via Po. La manifestazione termierà in Piazza Vittorio
 Veneto. Dopo la parte istituzionale, è prevista musica dal vivo in
 piazza.
 Concerto e Festa
Ore 21
Concerto in Piazza Vittorio di Antonella Ruggiero
Ore 23,30  Dancing Pride Night, Official Party a Collegno

18 GIUGNO: Convegno sulla storia lesbica con la storica Lillian
 Faderman
 Teatro Vittoria, via Buozzi – ore 10:30 – 17:30
Convegno “Storia, memoria, narrazione esitenza lesbica tra società,
 immaginario e letteratura nell’opera di Lilian Faderman”.
 Saranno presenti Lillian Faderman (Università di Fresno, USA),
 Margherita Giacobino, Liliana Ellena (Università di Torino) e Liana
 Borghi (Università di Firenze).
 

Gay Pride della discordia

di Andrea Pacella*
Sabato Torino sarà attraversata dal grande e colorato corteo del Pride.
La giornata dell’orgoglio omosessuale mai come quest’anno si inserisce nell’agenda della politica andando a toccare quei nervi scoperti presenti all’interno della coalizione di centrosinistra. Le polemiche sul ritiro dell’adesione italiana alla “dichiarazione etica” europea, i veti del parlamentare ed ex vicesindaco Calgaro sul patrocinio della Città di Torino al Pride e l’intergruppo parlamentare dei cattolici, capeggiato da Paola Binetti, testimoniano il livello di tensione presente all’interno della coalizione sui temi delle libertà individuali e della bioetica.

Il Pride, con le polemiche connesse, offre importanti spunti di riflessione sulle prospettive della sinistra italiana. Una sinistra che non può rinunciare, come in alcune sue parti fondamentali farà sabato, a giocare il ruolo di chi interpreta e rappresenta le legittime domande della comunità Glbt.

Analizzando il voto di aprile, con la straordinaria affermazione dell’Unione e dell’Ulivo tra le giovani generazioni, non si può non leggere una domanda di forte innovazione tesa a superare quel gap presente tra l’Italia ed i grandi paesi europei. Questo processo parte dalla sfida dell’avanzamento delle libertà individuali nel nostro paese.

Pacs, ricerca sulle cellule staminali, fecondazione assistita e divorzio breve devono diventare temi centrali della nostra proposta politica soprattutto nella nuova fase che stiamo attraversando. Non possiamo permetterci di non utilizzare la stagione di Governo per portare “l’Italia fuori dal giurassico”.

La manifestazione di sabato sarà la concretizzazione di quell’idea d’Italia libera, aperta ed europea che si è affermata con le elezioni dell’aprile scorso e consentirà ai torinesi di dimostrarsi cittadini di quella grande metropoli vista nei giorni delle Olimpiadi.

*esecutivo nazionale della Sinistra giovanile

 

Gay Pride da record: attesi in 40mila

Obiettivo trenta-cinquantamila persone. Dieci giorni all´evento e già il Torino Pride 2006 annuncia numeri ambiziosi che lasciano immaginare una variopinta invasione del centro cittadino. Sette pullman soltanto da Bologna, che per il Pride romano ne aveva fatti partire solo quattro, autobus da Milano, Firenze e Roma. Da tutta Italia mezzi pronti a mettersi in viaggio per il convegno europeo Città amiche in calendario il 16. Contatti anche dai Paesi europei più vicini. Il one woman concert in programma alle 20 in piazza Vittorio vede protagonista Antonella Ruggiero, ex-voce ammaliante dei Mattia Bazar, un marchio di raffinatezza e personalità a chiudere il corteo della discordia. Poi la grande notte bianca al parco della Colletta, dj set e dance fino all´alba. L´appuntamento è a Porta Susa verso le 16, partenza alle 17,30. Puntuali come orologi annunciano gli organizzatori. Il percorso: via Cernaia, via Pietro Micca, piazza Castello, via Po e piazza Vittorio. Saltato l´appuntamento all´Università. «Nessuna polemica, soltanto una questione di sicurezza», dicono gli organizzatori. In testa al corteo una banda musicale, a marcare lo spirito popolare della festa, poi i carri: al momento fra i 15 e i 20 quelli sicuri. Fra i primi, i dodici metri di «visibilità lesbica». Ci saranno le mamme dell´Agedo, l´associazione genitori di omosessuali e anche le Famiglie Arcobaleno, le famiglie che a Milano avevano aperto il corteo con i bambini. Fra le «maschere» a grandezza naturale quella di Frankestein e Chaplin, testimonial-logo del festival torinese Da Sodoma a Hollywood di Giovanni Minerba, un carro personalizzato con i volti del cinema senza tempo.
Come per i Giochi olimpici anche per il Pride ci saranno i volontari. Ieri sera la prima riunione ufficiale per decidere compiti e mansioni. Il comitato organizzatore ha chiuso un accordo con l´Università e con l´Edisu, l´ente regionale per il diritto allo studio, che metterà a disposizione dei manifestanti 200 posti letto a 25 euro a persona all´interno delle residenza universitarie. Posti letto riservati a studenti, dottorandi e personale docente e non docente degli Atenei. Chi si occupa dell´accoglienza annuncia che sono in molti i partecipanti che hanno deciso di prolungare il soggiorno per visitare la città.
Un punto interrogativo ancora aperto sulla presenza della neo-ministra per le Pari opportunità Barbara Pollastrini. Sicura la presenza del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che da tempo ha in agenda la sua partecipazione sia al convegno del 16 sia al corteo del 17. Senza escludere che il suo possa essere uno degli interventi più attesi dal palco di piazza Vittorio, parentesi politica prima dell´inizio del concerto. Non può mancare Vladimir Luxuria, ci saranno Franco Grillini, Titti De Simone e il senatore dei Verdi Gianpaolo Silvestri. Al comitato contano molto sulla presenza al corteo del sindaco Chiamparino, che ha annunciato la sua partecipazione al convegno del giorno precedente ma che il giorno fatidico del corteo potrebbe essere impegnato con il Grinzane Cavour. L´invito è esteso a tutte le autorità, Mercedes Bresso e Antonio Saitta. Chi vorrà partecipare sarà il benvenuto. Qualcuno vorrebbe veder sfilare anche Marco Calgaro, la speranza è l´ultima a morire, ironizzano.
Puntuale come alla vigilia di ogni manifestazione connotata politicamente, si parla di una contromanifestazione organizzata da Forza Nuova in un parco cittadino, un Family pride contro il Pride ufficiale. Obiettivo degli organizzatori e del comitato di sicurezza quello di evitare ogni contatto. Su Internet poi la minaccia di una presenza dei rappresentanti della Lista "Immigrati basta", Renzo Rabellino in testa, che dopo i manganelli pre-elezioni amministrative stanno meditando un intervento contro l´omofobia islamica. Cosa non si farebbe per la pubblicità.
Ieri le prime provocazioni in Consiglio regionale. Esponenti di Rifondazione Comunista e dei Ds hanno sfoggiato la spilletta rosa del Gay Pride. Agostino Ghiglia di An ha risposto attaccandosi alla giacca un foglio su cui ha tracciato a grandi lettere la scritta ´Family pride´. L´iniziativa del Prc e dei Ds, sarà affrontata nell´ Ufficio di presidenza di lunedì prossimo. «Nel 1999 - ha detto Ghiglia - sono stati cacciato dall´aula di Palazzo Lascaris perché indossavo una spilletta che diceva sì a un referendum. Ricordo che a espellermi fu Sergio Deorsola. Oggi invece si ammettono senza battere ciglio spillette che inneggiano al Gay Pride». (Sara Strippoli - La Repubblica 07.06.06)

 

La dignità dell'aula

(ANSA) - TORINO, 6 GIU - Esponenti di Rifondazione Comunista e dei Ds oggi in consiglio regionale hanno sfoggiato all' occhiello la spilletta rosa del Gay Pride. Agostino Ghiglia di An ha risposto attaccandosi alla giacca un
foglio di carta formato A4 su cui ha tracciato a grandi lettere la scritta 'Family pride'. L' iniziativa del Prc e dei Ds, stigmatizzata da Ghiglia che ha chiesto un intervento al presidente del consiglio Davide Gariglio, sara' affrontata nell' Ufficio di presidenza di lunedi' prossimo.
''Nel 1999 - riferisce Ghiglia - fui esposto dall' aula di Palazzo Lascaris perche' indossavo un spilletta che diceva si' a un referendum. Ricordo che a espellermi fu Sergio Deorsola. Oggi invece si ammettono senza battere ciglio spillette che inneggiano al Gay Pride. Ho sollevato la questione perche' mi sembra che non intervenire sia lesivo delle dignita' dell' aula''.

Torino Gay Pride giovani PdCI pronti

 ad occupare l'università


(AGI) - Torino, 10 mag - Ancora polemiche a Torino sulla sfilata del Gay Pride, in programma il prossimo 17 giugno, dopo la presa di posizione di ieri del vicesindaco e capolista dell'Ulivo alle prossime amministrative Marco Calgaro, che si e' detto disposto a farsi da parte.
"Riteniamo sbagliato l'atteggiamento di Calgaro - afferma Flavio Arzarello, coordinatore regionale della Federazione Giovanile Comunisti italiani - in quanto evidenzia posizioni retrograde ed e' indice di paura del confronto con il diverso.
Il movimento glbt, al contrario, in questi giorni ha dimostrato grande disponibilita' al dialogo ed al confronto, tanto da chiedere un incontro ad ogni candidato sindaco, anche a quelli come Buttiglione, che hanno sempre avuto posizioni ostili".
"La battaglia per l'affermazione dei diritti dei glbt ci vedra' in prima fila perche' la rieniamo prioritaria a partire dal riconoscimento dei Pacs. - afferma ancora il coordinatore giovanile dei Comunisti Italiani - Se dovesse venir meno il patrocinio della citta' di Torino, che riteniamo doveroso visto che il Pride nel suo complesso e' anche un grande evento culturale, o ancor peggio dovesse essere impedita la sfilata, siamo pronti ad occupare scuole ed universita' contro una decisione che sarebbe semplicemente oscurantista".(AGI)

 

 


Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale PdCI Piemonte
 

Gay Pride: sarò al corteo perché le libertà sono più importanti del perbenismo e del moralismo da quattro soldi.

La bordata di polemiche di questi giorni è l’apoteosi della ipocrisia e del perbenismo. I diritti delle persone non sono di destra o di sinistra, sono il patrimonio comune che ci permette di convivere, il buon gusto o la pubblica decenza sono spesso lo strumento del potere per mantenere le disuguaglianze, per discriminare chi non si omologa.

Per queste ragioni, perché non sopporto più questa opprimente cappa clericale e fascista, anche se non avevo nessuna intenzione di partecipare al corteo, ho deciso che sarò in piazza per rivendicare la laicità e la libertà del nostro Paese.

Torino 6 maggio 2006

Clicca qui
per leggere la  lettera del vice sindaco Marco Calgaro e la risposta di Luca Robotti nella pagina gruppo regionale

Gli appuntamenti  di maggio e giugno  che l'ARCI ha organizzato per l'evento PRIDE.

sabato 20 maggio h.19  Pueblo Estivo
 Inaugurazione con buffet e musica della mostra di Luca Enoch.
Interverranno oltre l'autore dirigenti Arci e portavoce Pride.

venerdì 26 maggio h.21   Cafè Liber
aperitivo con Dorothy Allison per Torino Capitale del Libro.

venerdì 1 giugno h.22 Pueblo Estivo
spettacolo di cabaret con Viviana Porro e Elena Ascione.


4 giugno Franco Barbero, presbitero Comunità di Base di
Pinerolo, "Il `matrimonio' gay e lesbico: nuova frontiera?"
Ciclo di incontri del Gruppo Fede e Omosessualià




venerdì 9 giugno h.19 Draag Quuen Show con Natalia Petrada e le
Spaventapassere.

domenica 11 giugno h. 17  Pueblo Estivo
Onedaydance formazione e spettacolo intorno alla danza.

 

1 MAGGIO: GAY PRIDE,SUL LAVORO SUPERARE OGNI DISCRIMINAZIONE

RAPPRESENTANTE DEL TORINO 2006 PRIDE PARLA A FESTA LAVORATORI (ANSA) - TORINO, 1 MAG -
"Vincere la battaglia per il superamento di ogni forma di discriminazione sul posto di lavoro e' una priorita' assoluta, che riguarda tutti e tutte''. E' quanto afferma il Torino Pride 2006 che, oggi a Torino, per la prima volta e' intervenuto ufficialmente ai comizi della festa del primo maggio.
Obiettivo del Gay Pride è quello di trasformare il posto di lavoro ''in uno spazio di pratica di quella pienezza di cittadinanza - si legge in una nota - che vogliamo si affermi nella società tutta. Nessun diritto civile deve rimanere fuori dal cancello della fabbrica o dalla porta dell'ufficio''.(ANSA).
 
 
Dalla lista di TorinoPride2006: Vittime o carnefici?
 

Quando viene uccisa una persona eterosessuale si parla di "delitto etero"? E quando viene ucciso un cattolico si indaga "nell'ambiente delle parrocchie?" Perché, al contrario, quando una persona omosessuale e' vittima di un crimine efferato tornano, puntuali,i "delitti gay" e il "si indaga nell'ambiente omosessuale"?
Questo abbiamo dovuto leggere sui quotidiani torinesi in merito all'omicidio di Calogero La Delfa. Pensavamo che 35 anni di movimento per i diritti delle persone omosessuali e transessuali non fossero passati invano. Invece abbiamo letto pagine intere dedicati a descrivere il "lato oscuro del quartiere borghese" (sic!), le morbose descrizioni dei cinema porno o dei locali frequentati dalle persone omosessuali a Torino, o ancora le disgrazie familiari del colpevole reo confesso.
Con la bella conseguenza che una intera comunità di persone e di esercizi commerciali (a cui si dedicano intere pagine solo nei casi di cronaca nera) si vede riflessa in una immagine assolutamente distorta e amplificata (ma cosa capiranno della vita delle persone omosessuali le migliaia di lettori eterosessuali che già pensano che siamo malati e deviati?....).
E con la perversa distorsione della verità per cui, a leggere le cronache di questi giorni, il carnefice si trasforma in vittima perché il povero immigrato rumeno avrebbe solo reagito alle indecenti richieste del maturo sporcaccione. Sull'onda della stessa logica di chi, abbeverato alla cultura maschilista, accusava le ragazze con le minigonne di provocare molestie e violenze sessuali.
Ecco, appunto, il maschilismo. Quello che offre un motivo in più alle migliaia di atti di violenza che ogni anno si registrano contro donne, transessuali e omosessuali. Maschilismo e omofobia son parenti stretti. Ed e' purtroppo la puzza dell'omofobia, sotto forma di svalutazione della vita delle persone omosessuali, che traspare dagli articoli che abbiamo letto. Tanto più incomprensibile perché arriva da quotidiani e giornalisti che nel passato hanno dimostrato attenzione.
Non possiamo accettare che i carnefici vengano scambiati per vittime.
Non possiamo accettare che la vita delle persone omosessuali di questa città venga descritta con le parole che
abbiamo letto.
E tu cosa ne pensi? Non credi che si debba far sentire la nostra voce? Lo puoi fare unendo la tua voce alla nostra scrivendo alle redazioni de la Stampa (
lettere@... ) e di Repubblica (segreteria_torino@... ).
Via Avogadro 30, Torino, tel. 011.4325505,
info@...


 
 Da Alejandro sul significato del Pride gay
 
Il 28 giugno di 1969 nel quartiere di New York Stonewall, un gruppo di poliziotti, come facevano di routine, sono entrati in un bar omosessuale per riempire di botte gli  omosessuali che vi si trovavano. Ma questi questa volta non le hanno volute e ispirati
alle grandi manifestazioni contro la guerra del Vietnam, alle battaglie degli studenti francesi e stanchi di essere fustigati continuamente dalla polizia si sono ribellati durante tre giorni. E' stata la prima volta nella storia che gli omosessuali si sono ribellati in maniera violenta.
D'allora, a giugno, gli omosessuali di tutto il mondo continuano a manifestare contro la discriminazione culturale e  dello stato, ma adesso non più di forma violenta ma con un "Pride gay" di carrozze e pieno di colore. Perchè non ribellarsi così, pacificamente, mostrandoci come siamo?
Siamo stufi che la nostra realtà non venga accettata preferendo che  non esista, siamo stufi delle risate, delle battute fuori luogo sulle "checche", siamo stanchi di aspettare una risposta alla eterna domanda sul matrimonio, di uno stato che non ci ritiene tutti uguali  e che ci dà dei diritti di seconda mano, di un sistema educativo che non potenzia il libero sviluppo dei nostri desideri.Alejandro


Ricordo a tutt* che la festa/parata del  Torino PRIDE è il giorno 17 GIUGNO 2006
 
Appuntamenti di aprile e maggio 2006    
 
 

20-27 aprile
21° edizione della International Gay and Lesbian Film Festival
Il Torino Pride 2006 assegnerà insieme alla Provincia di Torino il Premio della sezione Documentari e il Gran Premio Torino Pride 2006.

23 aprile, ore 10,30
All’interno del 21° IGLFF (Teatro Nuovo),  anteprima nazionale di “Rainbow’s end” di Christian Jentzsch e Jochem Hick. Ne discutono Giovanni Dall’Orto, direttore di Pride, e Riccardo Gottardi, ILGA Europe. Sono invitati i deputati e le deputate glbt elette.

23 aprile, ore 23
Concerto TRIBADE, gruppo lesbico franco italiano presso il Noise, Via San Massimo 1

28 aprile, ore 21
Platinette: Tutto di me live!
Teatro Colosseo, Torino

1 maggio
Festa del lavoro

2 maggio, ore 11
Conferenza stampa di presentazione degli eventi culturali e di spettacolo
Teatro Vittoria

2 – 14 maggio
“Si sdrai, per favore”. Di e con Vladimir Luxuria
Teatro Erba, Torino

7 maggio, ore 21
Mario Venuti in concerto
Teatro Colosseo, Torino

13 maggio, ore 16
Giti Thadani, “Divino femminile e desiderio lesbico nell’India antica e moderna”
Sarà presente Luciana Percovich, Libera Università delle Donne di Milano

17 maggio
Giornata internazionale contro l’omofobia

20 maggio
Daniela Di Carlo, pastora della Chiesa Valdese: “La fecondità nella coppia gay e lesbica”
Ciclo di incontri del Gruppo Fede e Omosessualià

22 maggio, ore 17,30
Anniversari – Pride: letteratura a tema di gender
Massimo Verdastro legge le prose di “Un Po di Febbre” di Sandro Penna
in collaborazione con Torino Capitale del Libro, programma “Anniversari”
Atrium, Piazza Solferino, Torino

26 maggio, ore 21
Teatro Vittoria, Via Buozzi, Torino
Incontro con Dorothy Allison, scrittire e autrice di “Ragazze cocciute e storiacce brutte”, edizioni Il Dito e la Luna. Saranno presenti Margherita Giacobino e Francesca Polo.Iniziativa inserita nel Programa Torino Capitale del Libro, in collaborazione con le Biblioteche Civiche torinesi, il Servizio per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere della Città di Torino, Lesb4Pride

30 maggio, ore 17,30
Anniversari – Pride: letteratura a tema di gender
Giovanni Franzoni legge “Le Confessioni” di Mario Soldati
in collaborazione con Torino Capitale del Libro, programma “Anniversari” e LUO del Cassero, Bologna
Atrium, Piazza Solferino, Torino


 
 
 
Appuntamenti di marzo  2006  
 
 
Sabato 4 marzo ore 14 - 19,30
salone Valdese Corso Vittorio Emanuele II 23 - Torino
convegno su "Laicità e sessualità: tra libertà individuali e leggi dello Stato"
Dopo il saluto da parte del Comitato Torino Pride 2006 e l'introduzione a cura di Tullio Monti, Coordinatore della Consulta Torinese per la laicità delle istituzioni interverranno su:
la prospettiva storica Nicola Tranfaglia, storico;
la prospettiva giuridica Antonio Caputo, avvocato;
la prospettiva filosofica Gianni Vattimo, filosofo;
la prospettiva bioetica Maurizio Mori, bioeticista;
la prospettiva sociologica Chiara Saraceno, sociologa;
la prospettiva psicologica Maurilio Orbecchi, psicoterapeuta
 
 
 
 
Appuntamenti gennaio 2006
19 gennaio
ore 11.30
Museo della Radio e della TV, RAI, Centro di Produzione di Torino, Via Verdi 16
Conferenza stampa e presentazione del programma del Torino Pride 2006. Presenti i rappresentanti delle Istituzioni e alcuni degli artisti e delle artiste firmatarie dell'appello Artist4Pride
19 gennaio
dalle 14.30
Biblioteca civica L. Carluccio Via Monte Ortigara, 95
Apertura della mostra di manifesti: "Libertà di essere, libertà di amare" a cura del Servizio per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere della Città di Torino e delle Biblioteche civiche torinesi, in collaborazione con il Coordinamento Gay, Lesbiche e Transessuali di Torino.
Fino al 1° febbraio. Lu. Ve. Dalle 8.30/19.30 Sabato 10.30/18.00
21 gennaio
ore 17.00
Sala Conferenze, Assessorato alle Pari Opportunità, Regione Piemonte, Via Avogadro 8, Torino
Incontro con Chiara Saraceno, Università degli Studi di Torino, sul tema "Trasformazioni del modello familiare e nuovi codici affettivi: quante ‘famiglie’ possibili" - Primo degli incontri proposti dal gruppo di lavoro "Fede ed omosessualità" per il Torino Pride 2006
22 gennaio
ore 10.00-18.00
Salone Valdese, Corso Vittorio Emanuele II, 23, Torino
Convegno nazionale "Se non ora quando? Nuovi diritti e nuove responsabilità per le persone glbt, in una società che cambia" Il movimento glbt discute e incontra i rappresentanti delle forze politiche italiane. Saranno presenti rappresentanti di Arcigay nazionale, Arcilesbica nazionale, Circolo M.Mieli, Crisalide Azione trans, Circolo Pink, Amnesty International, ILGA Europe, CGIL Nuovi Diritti. Sono stati invitati il Ministro per le Pari Opportunità , i rappresentanti nazionali dei partiti politici italiani, i deputati F. Grillini, T. De Simone, D. Rivolta, N.Vendola.
26 gennaio
ore 15.00-18.00
Sala conferenze del Museo diffuso della resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e delle libertà, Corso Valdocco 4a, Torino
Seminario su: "Fascismo e omosessualità. La persecuzione degli omosessuali in Italia".
Presenti: L.Benadusi e G.Romano. Ne discutono con M.Brunazzi, N.Tranfaglia.
Introduce il Presidente della Consulta regionale R. Placido. Conclude l'Assessore regionale Gianni Oliva.
Con il patrocinio del Comitato della Regione Piemonte per l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione Repubblicana e del Museo diffuso della resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e delle libertà.
29 gennaio
ore 20.00
Auditorium della RAI, Piazza Rossaro (ang. Via Rossini)
 
Celebrazione della Giornata della Memoria
Concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della RAI, diretta da Rafael Fruhbeck de Burgos, Sinfonia n. 3 "Eroica" di Ludwig van Beethoven.
Il concerto sarà preceduto, tra gli altri, da un intervento di un rappresentante del Comitato Torino Pride 2006.
Per ulteriori informazioni potete consultare il sito www.torinopride2006

 

Gay Pride, orgoglio e memoria
 

di Rachele Venco
Oggi, in tutto il mondo viene celebrata la Giornata della Memoria, per ricordare l’entrata delle truppe russe ad Auschwitz e la conseguente liberazione dei detenuti dai campi di sterminio nazista. In contemporanea, si inaugura il calendario delle iniziative legate al Torino Pride 2006.
Ma quale nesso esiste tra la tragedia delle Shoah e le istanze di chi rivendica la libertà di orientamento sessuale? Lo abbiamo chiesto a Franco Grillini, deputato DS e Presidente onorario dell’Arcigay.

Grillini, quale significato dare alla coincidenza della data, 27 gennaio, per due manifestazioni apparentemente distanti tra loro come la Giornata della Memoria e le iniziative del Torino Pride 2006?
Quando, il 27 gennaio del 1945, si spalancarono i cancelli del campo di Auschwitz, dentro non vi furono trovati solo ebrei, ma anche zingari, persone portatrici di handicap, omosessuali…Uomini e donne considerati diversi, e per tale motivo oggetto di discriminazione e odio da parte dei nazisti. Una discriminazione scientificamente organizzata. All’interno dei campi di concentramento, i gruppi di deportati venivano catalogati con dei segni distintivi per indicarne la loro diversità.

Nel caso degli omosessuali uomini fu utilizzato un triangolo rosa cucito sulla divisa, dove il colore rosa era stato ovviamente scelto per scherno nei confronti di chi era giudicato intrinsecamente effeminato, mentre alle relativamente poche lesbiche internate fu imposto il triangolo nero delle “asociali”. Questo dimostra che la Giornata della Memoria ha un forte valore simbolico anche per la battaglia sugli orientamenti sessuali e, più in generale, su ogni forma di discriminazione dettata dal pregiudizio e dall’ignoranza, nel senso di non conoscenza. Il nostro Paese è laico e pluralista e non può permettersi questa ignoranza.

Proprio in riferimento alla realtà sociale, culturale e politica italiana, il dibattito sui valori etici è in questi ultimi mesi più acceso che mai, e le contrapposizioni ideologiche non sono solo tra i due poli, ma all’interno dello stesso centrosinistra. “Tutti in Pacs”, la manifestazione svoltasi a Roma meno di dieci giorni fa per sostenere il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, è stata occasione di polemica tra te ed il candidato premier dell’Unione Romano Prodi. Perché?
A dire il vero la telefonata che mi ha fatto il professor Prodi e di cui hanno parlato tutti gli organi di stampa nazionali non aveva toni polemici, forse un po’…preoccupati. Per ritornare alla domanda precedente, il timore che si trattasse di una manifestazione dai toni caricaturali è stato dettato dagli stereotipi imperanti nei confronti delle coppie omosessuali, stereotipi spesso strumentalizzati a scopi politici dalla destra, ma che purtroppo riescono ad insinuarsi anche in ambienti laici e progressisti. Ho tranquillizzato Prodi sul carattere sobrio e civile che avrebbe avuto l’iniziativa, e i fatti mi hanno dato ragione.

Il successo di folla è stato enorme, e si è trattato di una folla davvero eterogenea, gay e lesbiche in allegro corteo, e strade gremite di folla in attesa, divertita, curiosa, non necessariamente solidale ma per nulla ostile. Perché la coscienza laica e civile è diffusa e radicata negli italiani, e la forte partecipazione alla questione Pacs lo dimostra.

E nel mondo politico, in particolare nel centrosinistra? Quanto crede sia diffusa questa coscienza laica? La vede conciliabile con le istanze cattoliche più conservatrici radicate nell’ala rutelliana e popolare della Margherita e nell’Udeur, soprattutto in previsione della nascita del partito democratico?
Non ho ancora ben capito su quali basi si fonderà il partito democratico, ma è indubbio che o ci sarà una reale integrazione dei valori etici laici, o si tornerà ad essere prigionieri dell’ala cattolica che per tanti anni ha dominato la società italiana. Effettivamente in Italia si sta assistendo ad un’ondata di neotemporalismo dilagante, anche se non credo che ci siano le basi per un’affermazione Teocon simile a quella in atto in America.

Il progetto del partito democratico per ora mi sembra più un esperimento di ingegneria politica che un’esigenza sentita dal basso. Tuttavia, non sono contrario per principio: è un’idea ambiziosa e difficile, che può realizzarsi solo se saprà dare cittadinanza e diritto di parola all’area laica e progressista. E questo lo si potrà valutare solo attraverso la definizione di un documento programmatico concreto, dove trovino rappresentanza i valori di sinistra.(AprileOnline 27 gennaio 2006)

 

 

Sei gay? Biglietto ridotto

Venerdì 20 gennaio 2006 - Stasera, a Napoli, chi farà outing alla cassa pagherà metà biglietto, cioè 3,50 euro . È un’iniziativa della multisala Modernissimo del centro storico, per salutare l’uscita de "I segreti di Brokeback Mountain" di Ang Lee, trionfatore all’ultima Mostra di Venezia. Opera censurata in alcuni stati Usa, il film (già in odore di Oscar) narra realisticamente una romantica storia d’amore tra cowboy. ’E se qualcuno userà lo stratagemma di dichiararsi gay per pagare di meno, ben venga, saremo due volte felici. Vorrà dire davvero che l’omosessualità oggi è sempre meno un tabù - spiega Luciano Stella, direttore del cinema - il nostro locale è gay-friendly da tempo’.


Il Gay Pride della Mole: se non ora quando?

 

di Rachele Venco
Quest’anno il capoluogo piemontese ospiterà il Gay Pride, per l’occasione ribattezzato Torino Pride 2006, programmando una serie di iniziative collegate alle principali manifestazioni culturali organizzate dalla città, come la Giornata della memoria, la Giornata internazionale della Donna, il Festival del Cinema Gay e Lesbico, la Fiera internazionale del Libro di Torino, il Festival internazionale del Cinema delle Donne, i Punti Verdi, la manifestazione Identità e Differenza, la Giornata mondiale di lotta all’Aids.
Quello del Pride a Torino è in un certo senso il riconoscimento nazionale del ruolo svolto dalla città nella battaglia contro pregiudizi, discriminazioni, disuguaglianze nei confronti degli omosessuali, verso una società in cui l’etica laica dell’universalità dei diritti democratici non sia solo una formula utile in campagna elettorale. Nel capoluogo piemontese, infatti, è nato il primo movimento di liberazione omosessuale italiano (il Fuori! nel 1971), il primo gruppo italiano di gay credenti (Davide e Gionata, 1981), il primo Convegno internazionale lesbico in Italia (Torino, 1981), il primo consultorio pubblico per gli interventi di riconversione chirurgica del sesso (Ospedale Mauriziano, 1983) ed è la Città ove sono nate e si sono sperimentate molte delle principali iniziative e proposte oggi patrimonio del nostro paese su questi temi, dal Festival del Cinema Gay e Lesbico, alla collaborazione con le amministrazioni pubbliche, alle prime iniziative sulla cultura, all’istituzione di un Servizio di assoluta avanguardia in Europa per il superamento delle discriminazioni basate sull’identità di genere o sull’orientamento sessuale.

Oggi, a Torino e in Piemonte si sta affrontando uno dei temi all’ordine del giorno nell’agenda della politica italiana, il dibattito sulle convivenze.
Secondo Andrea Benedino, portavoce nazionale Gayleft e componente del Comitato Torino Pride 2006 “i piemontesi devono essere orgogliosi dell’apertura laica e progressista dimostrata dalle loro amministrazioni. Nell’agenda regionale, sono infatti ben due le proposte all’avanguardia in tema di diritti civili e di lotta alle discriminazioni. La prima riguarda il disegno di legge del Consiglio relativo all’istituzione di un registro regionale delle convivenze, per dare alle coppie di fatto, etero ma anche omosessuali, gli stessi diritti che hanno oggi le coppie sposate. Una proposta che - è doveroso sottolinearlo - è stato firmata trasversalmente da consiglieri di Forza Italia e dei DS.

La seconda proposta, qualitativamente ancor più rilevante, è stata annunciata dalla Presidente della Regione Mercedes Bresso e dall’Assessore Giuliana Manica, e riguarda una legge regionale sulle pari opportunità, finalizzata a combattere ogni tipo di discriminazione - da quelle di genere agli orientamenti sessuali alle scelte religiose all’età e così via – in tutti i settori di competenza regionale. Il testo del provvedimento dovrebbe essere presentato entro marzo, mentre l’approvazione della legge è prevista entro il 2007, anno europeo delle pari opportunità. Il terreno legislativo piemontese sembra quindi dare una risposta chiara alla domanda di Primo Levi, che diventerà lo slogan della manifestazione di giugno del Torino Pride 2006: "Se non ora, quando"?
C’è da augurarsi che il centrosinistra sappia assumersi la responsabilità di dare una risposta a questa domanda anche a livello nazionale, dandole la centralità che merita all’interno del dibattito politico pre-elettorale.
Nel frattempo, si attente l’inaugurazione del Torino Pride 2006, non a caso programmata per il 27 gennaio, ovvero la Giornata della Memoria in cui il mondo ricorda l’ingresso delle truppe sovietiche nel campo di concentramento di Auschwitz.
Perché sempre di pregiudizi – e relativa, feroce discriminazione - si tratta.(AprileOnline 26-01-2006)
 

 

 

 

 

Lettera aperta a S.E. il cardinal Ruini 

di Gianni Vattimo


Eminenza,
non ho alcuna delega per scrivere questa lettera, che indirizzo a Lei come vicario del vicario per Roma e anche come capo della Conferenza dei vescovi italiani. Ma vorrei che Lei la considerasse almeno come un caso degno di attenzione perché non del tutto isolato ed eccezionale nel panorama della cristianità italiana, forse persino rappresentativo di un disagio e di un insieme di stati d'animo diffusi tra i cattolici - tali anche solo perché, essendo battezzati, ,sono così censiti dall'anagrafe.
Come cominciare? Per esempio dalla constatazione che anche quest'anno non andrò in chiesa in occasione della Pasqua, salvo che mi capiti di visitare qualche amico monaco in comunità eterodosse, o comunque aperte, come quella di Bose. Anche lì, però, avrei un certo disagio; che non provavo invece negli anni in cui, militante della Gioventù Cattolica, mi sentivo in aperta polemica con le posizioni ufficiali della Chiesa italiana ma ero parte di un vasto e visibile movimento di dissenso cattolico che faceva sentire in molti modi la propria voce: Carretto, e poi Mario Rossi, contro Gedda e l'operazione Sturzo; Cisl, Acli e preti operai torinesi contro Valletta, i suoi reparti confino, padre Lombardi e la Madonna pellegrina. E così via. Oggi i cattolici "impegnati" probabilmente ci sono ancora, ma si dedicano, molto meritoriamente del resto, al volontariato, anche in regioni lontane, e non si immischiano nelle posizioni pubbliche della Chiesa. Nemmeno don Ciotti polemizza pubblicamente con il papa, per esempio sulla "scomunica" del profilattico in tempi di Aids, o sull'ostinata proibizione di qualunque pianificazione familiare, o più di recente sulla sperimentazione con gli embrioni umani, che potrebbe accelerare la scoperta di farmaci decisivi per la vita di tanta gente. E non mi basterebbe ormai più, come forse sarebbe bastato in altri momenti della mia vita, che il papa e i vescovi smettessero di considerare gli omosessuali come peccatori contro lo Spirito Santo, colpevoli di un comportamento che (catechismo della mia infanzia) "grida vendetta al cospetto di Dio". Non posso frequentare i riti e partecipare ai sacramenti di una Chiesa che mi considera nel migliore dei casi come un fratello disgraziato da compatire e da tenere nascosto - e che comunque accetta la mia "inclinazione" ma mi comanda di non seguirla in alcun modo; mentre - parlo sempre degli anni Cinquanta - fa pervenire agli sposi cristiani un telegramma di auguri del Santo Padre, che viene letto a conclusione della cerimonia nuziale, perché crescano, si moltiplichino, facciano l'amore con la sicura coscienza che il papa è con loro.
Lo scandalo che ho sempre provato da giovane di fronte al telegramma papale di auguri agli sposi, e che non era ovviamente motivato da sessuofobia, ma solo da sdegno per la discriminazione di cui mi sentivo vittima, è stato tuttavia provvidenziale per me; oggi, data la sempre più aperta tolleranza dei confessori nei confronti del sesso "normale" si è persino arrivati, se non sbaglio, a considerare il perfezionamento reciproco (leggi: anche il piacere sessuale) come uno dei fini primari del matrimonio, accanto alla procreazione - moltissimi giovani rischiano di non avere più questa fondamentale occasione di riesame critico nei confronti della disciplina e della morale della Chiesa. La massa di profilattici (presumibilmente usati) che è stata raccolta dai servizi di nettezza urbana di Roma sul terreno della grande adunata giubilare di Tor Vergata mostra quanto poco anche quei giovani pellegrini che si spellano le mani per applaudire Giovanni Paolo II facciano caso sia ai suoi inviti alla castità, sia al suo divieto del preservativo. Con ciò dimostrando che la via più tradizionalmente seguita per l'abbandono della pratica religiosa oggi non è più percorribile, ci si può sempre iscrivere, se mi permette lo scherzo pesante, a "Comunione e penetrazione", mischiando tranquillamente una normale (e cioè ricca e piacevole) vita sessuale con i meeting di Rimini e i comizi di Andreotti e dei forzitalioti di turno. Ebbene, per me, e per altri come me, fortunatamente, questa indulgenza non c'è stata; non ho trovato alcun "Opus gay" a cui aderire, e persino la favoleggiata pervasività dei rapporti omofili, pedofili eccetera negli ambienti cattolici non mi ha mai nemmeno sfiorato.
Ma appunto, oggi nessun giovane credente lascia più la Chiesa per questi vecchi, "sordidi" motivi. Persino un giovane gay oggi trova la sua associazione più o meno tollerata e fornita di assistente spirituale. A patto sempre di non pretendere che la predicazione ufficiale del papa e dei vescovi gli "dia ragione", per esempio accettando che la legge civile - non parliamo di unione religiosa - istituisca qualcosa di paragonabile al Pacs francese o alle unioni affettive di altri paesi. Gli omosessuali credenti hanno certo molti meriti: conducono la loro battaglia nella Chiesa con la speranza (contra spem speravi; o: credo quia absurdum) di ottenere prima o poi che cambi atteggiamento.

Ho letto di recente, con prefazione di monsignor Bettazzi, il libro confessione di un prete gay, ("La confessione", naturalmente anonima, raccolta e redatta da Marco Politi, Editori Riuniti); il quale dopo varie peripezie, che lo portano anche a mettersi in congedo per un certo tempo dal suo ministero e a convivere stabilmente con un compagno, ritorna a fare il prete a tutti gli effetti "accettandosi", il che significa concedendosi periodicamente scappate e avventure gay (ma se ne confesserà ogni volta, pentendosi e promettendo di non farlo più?), e per il resto conformandosi pienamente alla "discrezione" con cui la Chiesa tratta problemi come il suo. Del resto, e lo dice, essendo omosessuale non può nemmeno esser tentato di violare la regola del celibato imposta ai preti; i quali, quando si sposano, vanno incontro alle note difficoltà di vita, di lavoro, di emarginazione sociale. Cito questo libro, e anche la questione dell'omofonia della Chiesa, perché mi sembra che vi si possano riconoscere i tratti emblematici di tutto ciò che oggi allontana dalla pratica religiosa, e anche dall'ascolto del Vangelo, molta gente - non solo i gay - la quale invece mantiene con la tradizione cristiana e con i suoi contenuti un rapporto che non si riduce al sentimento di avere in quella tradizione il proprio principio e fine - in my end is my beginning, secondo un verso di Eliot (se non ricordo male). Perché deve essere così difficile per tante persone mantenersi in contatto con il Vangelo, dovendo superare lo scandalo continuo che proviene dalla Chiesa - e non da suoi aspetti marginali, quali ci siamo abituati a considerare la predicazione della povertà da parte di un sovrano temporale vestito come un satrapo (espressione sentita dalla bocca di Giovanni XXIII, altri tempi), ma dal modo in cui la rivelazione biblica viene legata a una cultura che, in nome di una pretesa essenza naturale dell'uomo, della società, della famiglia, è pronta a calpestare il comando cristiano della carità? La sessuo - e omofobia papale non è uno di questi aspetti accidentali (che forse accidenti non sono) dello scandalo storico della Chiesa. Qui devo fare un cenno alla via specifica di "ritorno" al Vangelo che mi è stato dato di percorrere grazie al mio lavoro di studioso di filosofia. In questo lavoro infatti, mi sembra di aver "scoperto" - solo leggendo alcuni autori: Heidegger, Nietzsche, Dilthey, per esempio - che il cristianesimo ha bensì introdotto nel mondo il principio di un rinnovamento radicale della metafisica classica: non più lo sguardo rivolto all'oggetto, alle forme naturali assunte come fisse ed eterne, che si tratta solo di riconoscere anche come norme morali; ma, sguardo sulla libertà e l'interiorità (in te redi, in interiore homine habitat veritas: Agostino). Questo principio - che a me pare oggi si sia dispiegato finalmente nello spostamento della nozione di verità dalla pretesa oggettività all'intersoggettività (anche per capire le "prove" della fisica devi divenire un fisico, entrare a far parte di una comunità che, sola, ti permette di accedere a quel tipo di verità) - non ha potuto imporsi lungo i tanti secoli del medioevo e della prima modernità perché la Chiesa, che ne era depositaria, lo ha frainteso e oscurato essendosi trovata a dover esercitare funzioni di autorità civile (tarda antichità, caduta dell'Impero, invasioni barbariche; anche con questo ha dovuto fare i conti Agostino), e avendo ereditato tratti essenziali della cultura antica, e in specie il mito dell'oggettività delle leggi di natura che le permettevano di comandare non in nome soltanto della rivelazione, ma in nome dell'umanità stessa; dunque a tutti, compresi gli infedeli da convertire. Che cosa succede ancora oggi quando la Chiesa, in Italia per lo meno, rivendica il diritto di imporre limiti alla legislazione dello Stato sulla famiglia, alla ricerca biologica o ad altri fondamentali aspetti della democrazia, pretendendo di parlare in nome della natura stessa? Non si può (poteva) ammettere il divorzio o l'aborto perché è contro la natura della famiglia e le leggi della procreazione; non si possono ammettere le unioni civili perché la famiglia è solo unione eterosessuale con il fine della procreazione. E via dicendo. Voglio dire che sia sul piano delle (sempre più pesanti) ingerenze della Chiesa nelle questioni di competenza dello Stato democratico, sia sul piano della filosofia che mi interessa più da vicino, la Chiesa cattolica, soprattutto ma non solo in Italia, mi scandalizza e mi allontana perché - spero naturalmente con l'intento della salvezza delle anime - rimane sempre quella che nei secoli passati ha agito con ogni mezzo per salvare le anime anche contro la loro volontà, secondo il motto "compelle intrare". Muccioli che lega e lascia morire il drogato nella porcilaia mi sembra un ottimo esempio di questo; e quanti fedeli cristiani che hanno ceduto alla tentazione della carne rispettando il divieto papale del profilattico sono morti o moriranno di Aids non sono simili al povero ragazzo ucciso a San Patrignano?
Tutto si tiene, nella Chiesa wojtyliana. Non è difficile, mi sembra, riconoscere che questa Chiesa non può cedere sulle questioni dell'etica sessuale e familiare perché altrimenti dovrebbe cedere anche sul legame tra fede cristiana e oggettività delle leggi naturali su cui fonda la propria autorità. Ma queste leggi non sono nient' altro che la natura come appariva a società ed epoche che la Chiesa considera archetipiche, identificandole con la verità eterna dell'uomo e della società. Le donne non saranno mai preti perché la loro vocazione naturale - come appariva ai tempi di Gesù - è un'altra; ma allora non c'erano nemmeno donne avvocato o donne dirigenti d'azienda. Gli omosessuali non potranno mai vivere unioni familiari "normali" (e saranno dunque condannati ad essere o eunuchi o puttanieri). Uno Stato davvero democratico ha il dovere di finanziare le scuole religiose perché è "naturale" che l'educazione apra le menti alla rivelazione cristiana; o, molto peggio: che l'educazione corrisponda in tutto e per tutto, ed esclusivamente, alle preferenze e alle convinzioni della famiglia.
Ma in generale: se c'è una verità naturale e universale sull'uomo e il mondo, e questa verità è solo affare della ragione illuminata dalla fede (senza, la ragione erra, c'è il peccato originale), e cioè dall'insegnamento della Chiesa, la democrazia è solo un male che si deve accettare quando si è minoranza: non ha un vero valore come tale, checché si dica sulla libertà umana come dono divino: anche la libertà, se esercitata fuori dalla verità, è illusione e tracotanza. La Chiesa come istituzione non ha mai abbandonato questi principi: il Sillabo è stato messo da parte, ma forse ,solo in attesa di tempi migliori, dobbiamo pensare. C'è nel Vangelo qualcosa come la legge naturale? O la carità - cioè anzitutto l'accoglienza dell'altro e la rinuncia a qualunque imposizione violenta sulla sua libertà - è l'unica legge che Gesù ci ha insegnato? Persino lo scandalo per la ricchezza della Chiesa come istituzione, che da buoni credenti abbiamo imparato a superare, mettendolo da parte con ironia e comprensione per i limiti ,storici in cui ogni "incarnazione", si trova impigliata, anche questo scandalo forse non era poi così superficiale.
L'Anticristo di cui parla san Paolo è forse proprio questo, una Chiesa invischiata nella solidarietà con culture e situazioni storiche che certo non può evitare di assumere, ma che dovrebbe con altrettanta franchezza esser capace di lasciar da parte, per amore dell'uomo come, anche per effetto della salvezza di Cristo, è diventato.
Mi accorgo, Eminenza, di essermi lasciato prendere dalla passione per l'etica (e forse la teologia?), trascurando la politica. Ma che, al di là di ogni motivazione contingente, la Chiesa italiana da Lei guidata sia pronta a vendere il suo appoggio al Polo per il piatto di lenticchie del finanziamento alle scuole cattoliche, della revisione della legge sull'aborto (e il divorzio? Prima o poi), del mantenimento e interpretazione ,sempre più restrittiva del Concordato, di una regolamentazione oscurantista della ricerca scientifica, persino della discriminazione contro le confessioni religiose non cattoliche e non cristiane nel nostro paese (Biffi: cattolicesimo è italianità!), non è certo il motivo meno grave dello scandalo che mi tiene lontano dalle chiese edifici di culto.

Non crede che, come vicario del papa per la Chiesa in Italia, dovrebbe pensare anche a questo?
Con cordiale rispetto

 

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