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clicca e ascolta
Il prossimo appuntamento:
Difendiamoci dall'omofobia
per iscrivervi alla mailing list inviare una messaggio a:
17 Maggio: Giornata Mondiale contro
l'omofobia
Vi ricordiamo l’appuntamento di
Giovedì 17 maggio, ore 21, in Piazza
Castello (davanti Palazzo Madama)
CandleLight per ricordare le persone
omosessuali vittime della violenza e
dell’omofobia.
Eccovi il programma completo delle
iniziative organizzate a Torino per la
Giornata contro l’omofobia.
da martedì 8 a giovedì 24 maggio
Biblioteca civica Villa Amoretti, corso
Orbassano 200, Torino
Libertà di essere, libertà di amare
mostra di manifesti realizzati dagli
studenti degli Istituti G. Bodoni,
A. Steiner e Primo Liceo Artistico;
a cura del Servizio LGBT della Città di
Torino
in collaborazione con il Coordinamento gay,
lesbiche e transessuali di Torino
lunedì 14 maggio, ore 18.00
Biblioteca civica Villa Amoretti, corso
Orbassano 200, Torino
Mary Nicotra presenta il suo volume
TransAzioni. Corpi e soggetti FtM.
Una ricerca psicosociale in Italia
(Il Dito e la Luna, 2006),
a seguire proiezione dell’omonimo
documentario;
partecipa Christin Ballarin (Gruppo
Transessuali Luna),
introduce Maria Teresa Martinengo,
giornalista de La Stampa;
a cura delle Biblioteche Civiche Torinesi
e del Servizio LGBT della Città di Torino
mercoledì 16 maggio, ore 21.00
Teatro Vittoria, via Gramsci 4, Torino (
ingresso libero)
Comuni marziani, ovvero
dell’omosessualità e dell’affettività
Tecnologia Filosofica – Livingston Teatro
dopo lo spettacolo, le attrici e gli attori
incontrano il pubblico
conduce il dibattito Valentina Mansone della
rete televisiva 7 Gold
a cura della Città di Torino, della
Provincia di Torino e della Regione Piemonte
in collaborazione con il Servizio LGBT della
Città di Torino
e il Coordinamento Torino Pride 2006
giovedì 17 maggio, ore 11.30
Circolo culturale LGBT Maurice, via della
Basilica 3, Torino
Conferenza stampa: L’omofobia è un
prodotto culturale che si crea dall’alto.
Ricerca sui mezzi di comunicazione che
generano omofobia.
a cura del Circolo culturale LGBT Maurice
giovedì 17 maggio, ore 16.00
Assessorato alle Pari opportunità della
Regione Piemonte, Sala Multimediale, via
Avogadro 30, Torino
Famiglie e omosessualità .
Educazione alle differenze e accoglienza
Saluti delle Assessore alle Pari opportunità
della Regione Piemonte Giuliana Manica,
della Provincia di Torino Aurora Tesio e
della Città di Torino Marta Levi;
intervengono:
Chiara Bertone, Università del Piemonte
Orientale (Dipartimento di Ricerca sociale)
Ascoltare le famiglie: la complessità delle
esperienze
Alessandro Galvani, Agedo / Associazione di
genitori, parenti e amici di omosessuali
Per una pedagogia familiare di genitori con
figli omosessuali
segue una tavola rotonda con rappresentanti
dei Servizi territoriali e delle
Associazioni di volontariato rivolti alle
famiglie,
dell’Agedo Torino e del Coordinamento Torino
Pride;
conduce Maria Teresa Martinengo, giornalista
de La Stampa
a cura della Città di Torino, della
Provincia di Torino e della Regione Piemonte
in collaborazione con il Servizio LGBT della
Città di Torino
e il Coordinamento Torino Pride 2006
giovedì 17 maggio, ore 21.00
piazza Castello, nella zona antistante
Palazzo Madama , Torino
Candlelight
per ricordare le persone omosessuali vittime
di violenza
a cura del Coordinamento Torino Pride
venerdì 18 maggio, ore 20.30
Circolo dei Lettori , via Bogino 9, Torino
Ridere dei gay… tra comicità e
stereotipi
intervengono Alessandra Comazzi, Angelo
Pezzana, Platinette
a cura del Gruppo Lambda
lunedì 21 maggio, ore 18.00
Biblioteca civica Villa Amoretti, corso
Orbassano 200, Torino
Daniele Del Pozzo e Luca Scarlini presentano
il loro volume
Gay. La guida italiana in 150 voci
(Mondadori, 2006)
introduce Gianni Vattimo
a cura delle Biblioteche Civiche Torinesi
e del Servizio LGBT della Città di Torino
giovedì 24 maggio, ore 21.00
Circolo culturale LGBT Maurice, via della
Basilica 3
presentazione del documentario A
family romance,
conversazioni con Lillian Faderman e Phyllis
Irwin
di Margherita Giacobino e Ernaldo Data, 2007
partecipano l’autrice e l’autore
a cura de Laltramartedì del Circolo
culturale LGBT Maurice
Potete scaricare il
programma degli appuntamenti organizzati
a Torino in occasione della Giornata
Mondiale contro l’omofobia in formato PDF.
Gli appuntamenti futuri:
Pride nazionale 2007
Roma 16 giugno
Pride torinese 2007
30 giugno
Discriminazione, mettiamola al bando
di Marzia Bonacci
La sua colpa è quella di
essere lesbica. Una colpa grave, almeno per
coloro che le hanno inciso sul cofano della
sua auto la scritta "e ora muori",
firmandola con la sigla F.N (Forza nuova).
Altrettanto grave per coloro che invece
qualche giorno fa le sono entrati in casa,
devastandola e sporcandola con escrementi e
liquido seminale. Da due anni Doriana,
bresciana, non conduce più una vita normale,
privata perfino del saluto dei suoi vicini
di casa, del sostegno dei colleghi sul posto
di lavoro, dell'appoggio delle istituzioni
incapaci di assicurarle l'assistenza
necessaria che merita.
Di situazioni come quella
di Doriana, denuncia il gruppo di
Rifondazione comunista alla Camera, ce ne
sono molte. Troppe. Per questo appare
necessario che il governo acceleri l'
approvazione delle nuove norme contro la
discriminazione sull'orientamento sessuale e
per l'estensione degli effetti della legge
Mancino ai reati di omofobia. Una proposta
che è stata pubblicizzata in una conferenza
stampa organizzata oggi pomeriggio a
Montecitorio, dove hanno partecipato Luca
Trentini dell'Arcigay, i deputati del Prc
Titti De Simone e Wladimir Luxuria, e il
diessino (e presidente onorario di Arcigay)
Franco Grillini.
Proprio con Titti De
Simone abbiamo parlato del fenomeno
dell'omofobia e della transfobia, della
necessita di contrastarlo con azioni
politico-legislative ma anche con una seria
campagna culturale. E dell'offensiva teodem
proveniente da sinistra, che rischia di
inficiare la nobile battaglia per i diritti
civili e le libertà sull'altare del progetto
partitico che ora anima Ds e Margherita.
Questa estate una
serie di aggressioni e intimidazioni ai
danni di omosessuali, in un caso addirittura
degenarati in stupro verso una donna toscana
lesbica, hanno drammaticamente riportato
all'attenzione pubblica e politica il tema
della discriminazioni sessuale.
Esiste un'emergenza sociale in questo senso
secondo te o sono solo sporadici episodi
figli dell'ignoranza?
Sicuramente c'è sempre stato un
fenomeno sociale avvolto dal silenzio e
dall'invisibilità, forse anche dalla
vergogna, per cui nel passato violenze
fisiche e psicologiche verso omossesuali e
transessuali non emergevano alle cronache e
quindi di fatto non si sono imposti alla
nostra attenzione. Il lavoro dei movimenti
in questi ultimi 15 anni, la battaglia del
parlamento sugli strumenti legislativi,
l'attività del sindacato hanno fatto emrgere
uno spaccato drammatico della violenza e
dell'odio che c'è verso le persone
omosessuali e transessuali. Un sentimento
dettato chiaramente dall'ignoranza e dal
pregiudizio omo e transfobico che è ancora
presente in alcuni spezzoni della società.
Negli ultimi anni poi si è assistito ad una
recrudescenza del fenomeno, alimentata anche
da un clima politico che non ha aiutato a
superare questo genere di subcultura:
l'Italia è l'unico paese europeo dove non
esistono leggi che riconoscano le persone
omosessuali, che contrastino le
discriminazioni che subiscono, che ricoscano
loro diritti. A questo si aggiunge il fatto
che nel nostro paese è attiva una destra
violentemente omofobica e un'estrema destra
xenofoba e nazista (Forza Nuova, è un nome
per tutti) che hanno fatto di questo attocco
alle persone omosessuali e transessuali un
elemento di bandiera della propria
iniziativa. Tutto questo ha riacceso una
certa aggressività nei confronti delle
persone omosessuali e transessuali. Del
resto, più è forte la loro visibilità e la
loro posizione, più è violenta la reazione
xenofoba nei loro confronti.
Bisogna aprire un processo
politico-culturale che vada verso la censura
di questo tipo di comportamenti.
Qual è il senso e
il contenuto della vostra proposta di legge
antidiscriminazione sessuale?
La nostra proposta aspira ad
estendere la legge Mancino (legge contro il
razzismo e xenofobia che sanziona anche
penalmente
questo atteggiamento discriminatorio e
persecutorio) ai reati dettati dall'odio
omofobico e transfobico perchè è doveroso
che ci sia una censura sociale verso questi
comportamenti persecutori. D'altra parte è
necessario, perchè le leggi da sole non
esauriscono il problema, che si attivino
processi culturali capaci di condurre ad una
serie di riforme nel campo dei diritti
civili che contribuiscano al superamento di
atteggiamenti discriminatori.
A questo si affiancano altre proposte come
l'approvazione di una legge
antidiscriminazione e di una che riconosca
le coppie di fatto, per metterci in linea
con la legislazione europea, molto più
avanzata della nostra.
L'ultimo caso
denunciato oggi alla Camera della giovane
lavoratrice bresciana omosessuale è un filo
rosso che si lega allo stupro estivo di cui
parlavamo prima. Esiste verso le donne
lesbiche una doppia forma perversa di odio e
dunque di violenza, che deriverebbe dalla
doppia condizione di esseri femminili e di
omosessuali?
Sicuramente c'è una doppia violenza
in quanto donna e in quanto lesbica. In
quanto donna perchè, come testimoniato dalla
giornata mondiale contro la violenza sulle
donne, il tema è di drammatiche proporzioni,
inscritto nelle radici culturali che
l'autonomia e la rottura femminile tendono a
distruggere a danno di modelli patriarcali e
maschili. In quanto omossessuale per il
desiderio di cancellarti, di violarti per la
tua disobbedienza che diviene radicalissima
perchè duplice. Non casualmente, questa
doppia violenza in Versilia, l'estate
scorsa, è stata dichiarata
inequivocabilmente: ti facciamo violenza non
solo perchè sei donna, autonoma, ma perchè
sei anche omossessuale.
Di fronte a questo purtroppo gli strumenti
giuridici, politici e culturali sono ancora
inadeguati. Bisogna avviare un lavoro
profondo che coinvolga scuole, nuove
generazioni, istituti sociali nello sforzo
comune di costruire anticorpi culturali che
contrastino questi fenomeni.
Forse anche in
parlamento ce ne sarebbe bisogno visti gli
ultimi episodi non proprio gloriosi...
Anche in parlamento, certo. Ma purtroppo
dalle istituzioni mi sembra che non provenga
nessun segnale di apertura in tale senso.
Purtroppo sono pessimista: quello che sta
succedendo intorno al dibattito sulla legge
delle coppie di fatto è emblematico, e deve
indirizzarci a rilanciare l'impegno sui
diritti civili, perchè altrimenti temi come
divorzio breve e superamento della legge 40
rischiano di rimanere irrisolti. Il fatto
che ci sia l'Unione al governo non da niente
per scontato sul tema del riconoscimento dei
diritti civili.
Come stavi
ricordando, il tema della discriminazione
sessuale non può non rientrare nella
generale partita, tanto discussa oggi, della
estensione e del riconoscimento dei diritti:
coppie di fatto ed eutanasia sono gli
argomenti che stanno impegnando l'agenda e
il dibattito politico-parlamentare ma anche
della società. Si potrà arrivare secondo a
te a norme e leggi veramente progressiste
che finalmente sciolgano questi nodi senza
giocare al ribasso con le componenti
cattoliche che, anche a sinistra,
condizionano prepotentemente il dialogo;
oppure siamo destinati a raggiungere accordi
che in concreto scontenteranno coloro che
chiedono risposte in materia di diritto?
Io sono molto preoccupata e ritengo
che si debbano contrastare apertamente
posizioni che ci sono anche all'interno
dell'Unione e che puntano a farsi dettare la
linea dal Vaticano su questioni etiche che
invece interrogano la politica
profondamente. Bisogna capire in che tipo di
società vogliamo vivere, se in una società
repressiva e arretrata sul terreno dei
diritti civili, oppure se vogliamo avviare
un processo di riforma. I segnali che
provengono dal dibattito politico non sono
rassicuranti, ogni volta si impongono
steccati ideologichi che impediscono di
affrontare le questioni nel merito,
affrontando concretamente problemi che
riguardano la vita di uomini e donne in
carne ed ossa. Sulla base di primati
ideologici, di una gerarchia di valori che
si vuole imporrre, di un'idea di stato etico
che detta comportamenti, si cancella il
principio della responsabilità individuale e
dell'autodeterminazione delle persone.
Questo atteggiamento ideologizzato ha
caratterizzato soprattutto la destra, però
anche parti dell'Unione sono coinvolte nella
deriva integralista e di uno stato etico.
L'operazione teodem è chiara e altrettanto
chiaramente va contrastata attraverso la
costruzione di un movimento forte a cui
dovremmo nei prossimi mesi lavorare tutti,
con l'intento di indire una grande
manifestazione nazionale che abbia il tema
delle libertà e dei dirtti civili il suo
punto fondante di riferimento. La società
può infatti indirizzare l'azione del
parlamento e del governo.
Senza questa iniziativa potremmmo non avere
una legge sulle coppie di fatto perchè il
rischio del ribasso è altissimo, visto che
teodem e Rutelli mirano ad espellere questo
punto dal programma dell'Unione per
rimetterlo nelle mani del parlamento,
risolvendolo sul profilo privatistico e non
più pubblicistico, come noi vogliamo. Il
tentativo di sacrificare sull'altare del
partito democratico, in virtù di una
convergenza che si deve ottenere fra le sue
due anime (quella laica e quella più
sensibilizzata in senso confessionale),
rischia infatti di sacrificare le battaglie
di grandi civiltà che pure sono portate
avanti dalla società, sicuramente più avanti
del parlamento e del governo.
A destra la
xenofobia sessuale è un fiume non troppo
sotterraneo che scorre copiosamente. A
sinistra esistono ancora atteggiamenti
discriminatori verso orientamenti sessuali
considerati ‘diversi'?
No, discriminazione non credo
proprio perchè anzi si è imposto uno
sdoganamento forte del tema omossessuale e
transessuale in politica: l'elezione in
parlamento di Wladimir Luxuria e la
designazione alla carica di governatore
della regione Puglia di Nichi Vendola sono
eventi che sono fortunatamente in linea con
quanto accade nel mondo. La sinistra ha
compiuto dunque passi importanti.
C'è però un altro ordine di problema, che è
quello di continuare a relegare questo tema
dei diritti civili nell' ambito della
libertà di coscienza anzichè sussumerlo sul
terreno della politica. Questo è il frutto
di un retaggio culturale che viene da una
certa impostazione che la sinistra ha avuto
in passato. I diritti civili non sono solo
temi che interrogano l'etica individuale e
la libertà di coscienza, ma sono parte
importante di una battaglia complessiva di
progresso e civiltà, sono espressione di un
modello di società in cui vogliamo vivere.
Ecco proprio il rischio di lasciare
predominare una cultura ortodossa dei
processi sociali, chiusa in una loro visione
lavorista, dove le culture critiche vengono
ancora vissute come elementi marginali, va
contrastata. I diritti sociali stanno
insieme ai diritti civili, è impossibile
pensare ad un processo di riforma sociale
che non cammini insieme alla conquista delle
libertà individuali. Oggi, di fronte alle
ingiustizie prodotte dal neoliberismo e
dalla globalizzazione, la necessità di
mettere al centro dell'alternativa di
società il grande tema della uguaglianza e
della liberazione è centrale: uguaglianza e
liberazione stanno insieme, non sono
scindibili, come il terreno sociale non è
scindibile da quello individuale. (AprileOnline
15.12.06)
Stop Aids keep the promise
Venticinque
anni di campagne sociali in seicento manifesti
sabato 2 dicembre 2006 ore 11
Maneggio Chiablese della Cavallerizza
Reale, Via Verdi 9, Torino
Inaugurazione della Mostra
Aperta da martedì a domenica dalle 15
alle 19
giovedì dalle 15 alle 23,
Presentazione della mostra
La mostra, che
comprende oltre 600 manifesti provenienti da tutto il mondo,
nasce da un primo nucleo di materiali, in parte già esposti
in altre occasioni, acquisito dal Circolo culturale Maurice
all'inizio degli anni '90 e successivamente donato
all'Associazione Philadelphia. Qu est'ultima ha ulteriormente
ampliato e aggiornato la raccolta curandone, in occasione
delle manifestazioni del Torino Pride 2006, l'attuale
allestimento.
I manifesti esposti si riferiscono alle campagne
sociali contro l'Aids promosse, a partire dagli anni '80
fino ai giorni nostri, dalle istituzioni sanitarie e dal
mondo associativo e del volontariato di 54 diversi Paesi dei
cinque continenti.
La mostra si
propone più finalità: da un lato intende offrire
informazioni al pubblico sui diversi aspetti legati alla
diffusione e alla prevenzione della malattia, dall'altro
fornire un quadro aggiornato, senza pretese di esaustività,
di quanto è stato prodotto sull'argomento attraverso i
manifesti; la documentazione raccolta consente, inoltre, di
avviare una riflessione critica sui contenuti, sulle
modalità e sull'efficacia della comunicazione in tema di
lotta contro l'Aids.
L'allestimento
della mostra permette di scegliere i percorsi da seguire
per farsi un'idea dell'argomento:
- un
percorso tematico guidato, comprendente diverse
sezioni, introdotte da brevi testi sui contenuti, che si
snoda attorno alle tre parole chiave su cui si è
sviluppato l'impegno di questi anni contro l'Aids:
informazione – prevenzione – solidarietà e cura
un
percorso di immagini legato alle campagne prodotte
in tutto il mondo e articolato a seconda dei Paesi di
provenienza, che consente allo spettatore di costruirsi
un itinerario libero, meno vincolato ai contenuti e più
attento all'impatto visivo.
La mostra è completata da una selezione di spot
contro l'Aids curata dall'OCCS, Osservatorio Campagne
Comunicazione Sociale.
Stop Aids = fermiamo l'aidskeep the promise = manteniamo la
promessa
Gli slogan della mostra ne sintetizzano con efficacia i
contenuti e si rifanno alla campagna definita dalla sigla
inglese WAC, che sta per World Aids Campaign, Campagna
Mondiale contro l'AIDS. Tale campagna si propone il rilancio
dell'impegno che i governi del mondo presero alle Nazioni
Unite nel giugno 2001 – e in successivi incontri a livello
internazionale - per sconfiggere l'epidemia di AIDS
attraverso un piano finalizzato alla prevenzione, alla
garanzia di cure e al rispetto delle persone sieropositive
e ammalate.
Alcune delle promesse sono state
mantenute; altre, ad esempio quella proposta
dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e da UNAIDS nel
2003, di fornire un trattamento antiretrovirale ad almeno 3
milioni di persone prive di risorse entro il 2005, non hanno
ancora trovato attuazione.
Tutti, dalle
istituzioni ai singoli cittadini, possono contribuire alla
realizzazione delle promesse: questa mostra vuole
essere un contributo in tale direzione.
La Mostra ha recentemente ottenuto il patrocinio
del Ministero della Salute.
Per
informazioni sulla Mostra:
Comitato Torino Pride
2006 Via Avogadro 30, Torino
Tel. 011.4325504/05
info@torinopride2006.it
www.torinopride2006.it
I doni del corpo, il libro di Rebecca Brown
Sabato 2 dicembre ore 17 Torino Pride 2006
presenta, appena tradotto in italiano, uno dei romanzi più
importanti della letteratura
dell'AIDS degli anni '90
ne parleranno con l'autrice Rebecca Brown,
Samuele Grassi e Marco Pustianaz
seguirà alle 19 Aperipride con ricco
buffet
Palazzo Cavour
via Cavour 8 - Torino
Rebecca Brown, inedita finora in Italia eccetto che per il suo
racconto Perdono, è autrice di dieci libri pubblicati negli USA
e in Inghilterra e tradotti in varie lingue tra cui il tedesco e
il giapponese. Ha vissuto in Inghilterra e in Italia, ma vive
ora a Seattle. Dirige il Centro di Letteratura a Port Townsend,
Washington (www.centrum.org) e insegna scrittura creativa al
Master of Fine Arts del Goddard College, in Vermont.
I doni del corpo (The Gifts of The Body, Usa, 1994; Italia, Il
dito e La Luna ed., 2006, nella collana Officine T diretta da
Margherita Giacobino) è un romanzo di undici racconti in stile
autobiografico, ciascuno dei quali rappresenta un dono associato
a una funzione del corpo: corpo sempre segnato dall'AIDS e dalla
malattia. La voce narrante è quella di un'assistente a
domicilio, che possiamo identificare con l'autrice stessa: il
romanzo nasce infatti dalla volontà di Brown di testimoniare su
carta la propria esperienza come assistente ai malati terminali
di AIDS.
I doni del corpo è stato premiato con il Lambda Literary Award,
il Pacific Northwest Booksellers' Award e il Boston Book Review
Award.
Orgoglioso Antifascismo a Catania:
4000 partecipanti
Abbiamo dimostrato
ancora una volta che l’antifascismo costruisce .
dichiara nel corso del comizio, Sara Crescimone . non
distrugge: abbiamo smentito quello che ha detto
l’estrema destra in questi giorni sulla nostra
manifestazione.. Sara Crescimone è alla guida del centro
d’iniziativa gay-lesbo-bisexual-transgender "Open Mind"
di Catania, tra i primi promotori di .Orgoglioso
Antifascismo., la manifestazione che oggi si è conlusa
con un corteo partito da piazza Roma alle 17 e
regolarmente arrivato in piazza Duomo intorno alle 20
dove si sono svolti i comizi. Sara Crescimone ha
proseguito dicendo: .i commercianti non hanno abbassato
le saracinesche al nostro passaggio: questo dimostra che
Forza nuova non ha seguito in questa città..
Oltre a lei hanno preso
la parola, tra gli altri, Piero Mancuso, Valerio
Marletta e alcuni esponenti delle associazioni che da
tutta Italia sono venute a Catania per questa
manifestazione. Per il comitato promotore ha parlato
PierPaolo Montalto che ha spiegato cosa significhi
costruire una manifestazione .dal basso: cioè con pochi
mezzi economici, ma con grande impegno da parte di tutti
coloro che hanno aderito. Quello che è stato realizzato
non lo si deve a qualche ricca organizzazione ma al
lavoro dei singoli e delle associazioni che hanno
rilanciato il valore dell’antifascismo lavorando insieme
giorno per giorno..
I quattromila
manifestanti hanno sfilato senza incidenti, nonostante
la notizia erroneamente lanciata dal Tgr Sicilia
nell’edizione delle 19.30 in cui si parlava di un
attentato contro il corteo mediante il lancio di una
bomba carta al passaggio nella centrale piazza Stesicoro.(girodivite16
settembre 2006)
Comunicato stampa
Il 28 Giugno scorso una trentina di
neofascisti appartenenti alla formazione politica Forza
Nuova (ma anche a Fiamma Tricolore), armati di bastoni
camuffati, cercavano lo scontro violento con il corteo,
regolarmente autorizzato, del GLBT Pride promosso dall'Open
Mind di Catania. Le forze dell'ordine, colte impreparate
dall'azione squadrista, impiegavano più di un'ora per
disperdere i facinorosi, evitando incidenti ma rallentando
lo svolgimento del corteo che comunque, grazie al senso di
responsabilità e alla determinazione dei manifestanti,
proseguiva il suo percorso pacificamente fino alla sua
conclusione.
Non è un caso che proprio una manifestazione nata per
promuovere festosamente l'estensione dei diritti civili e
l'autodeterminazione delle identità sessuali, dunque un
modello sociale e relazionale plurale divenga l'obiettivo
di chi cerca di imporre una concezione intollerante di
società, facendo leva sui pregiudizi e fomentando le paure.
Ma i gravissimi fatti del 28 giugno a Catania non sono
isolati. A Roma, in Versilia, a Genova, a Torino in questi
ultimi mesi si è avuta una recrudescenza preoccupante di
episodi criminosi contro chi sceglie di manifestare
liberamente la propria identità sessuale senza omologazioni.
Una risposta pavida ai forti mutamenti sociali e politici
che stanno sconvolgendo i tradizionali modelli culturali.
Quella miserrima povertà culturale che trasforma la paura
dell'altro in integralismo, xenofobia e razzismo e che ha
trovato nelle ragioni del berlusconismo alimento e credito.
In un quadro complessivo di restrizione di libertà, spazi e
garanzie sociali, la società italiana negli ultimi cinque
anni ha subito un'involuzione culturale politica e sociale
di grandi proporzioni che ha rischiato di oscurare i
principi e i valori fondanti della Costituzione
repubblicana.
In questo processo il ruolo esercitato pesantemente dalla
parte più oscurantista della Chiesa è stato determinante. Un
disegno persecutorio che ha coinvolto pesantemente le donne
tra le prime a pagare i prezzi della deriva culturale e
sociale.
Un clima che ha favorito e giustificato le azioni squadriste
e le violenze.
Ma oggi che il nostro paese ha voltato pagina occorre che a
tutto questo si ponga fine.
La manifestazione del 16 deve rappresentare un'occasione per
costruire nella città e tra i cittadini il senso della
convivenza civile e la valorizzazione e la difesa dei valori
della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza .
Per questo partecipiamo alla Manifestazione nazionale
ORGOGLIO ANTIFASCISTA del 16 Settembre e invitiamo tutti i
cittadini ad una partecipazione civile e pacifica.
CGIL CATANIA
ANPI - ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI ITALIANI
ARCI
PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI
FEDERAZIONE GIOVANILE COMUNISTI ITALIANI
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
SINISTRA GIOVANILE

Catania, 25 agosto
2006
Lo scorso 21 agosto alcuni membri del Comitato promotore
della manifestazione nazionale ORGOGLIOSO ANTIFASCISMO
del 16 settembre 2006 a Catania sono stati
chiamati dalla Digos per valutare l'opportunità di una
variazione del percorso del corteo, in quanto secondo
loro troppo "tortuoso".
Il giorno dopo apprendiamo dal sito nazionale di Forza Nuova che per
il 16 settembre è stata indetta una mobilitazione, a
Catania, con la apparente motivazione di manifestare
"contro il governo Prodi sul tema dell'immigrazione".
Il concentramento è stato dato guarda caso
in piazza Stesicoro. L'attraversamento della via
Etnea, in prossimità di piazza Stesicoro, sarà una
delle tappe più importanti del nostro percorso, in
quanto il 28 giugno 2006 proprio qui un manipolo di
nazi-fascisti tentò di bloccare il GLBT (Gay
Lesbico Bisex Trans) Pride.
Allora ci consigliarono di sparpagliarci. Oggi ci chiedono
di deviare il percorso!
Riteniamo che sia inconcepibile la presenza, nel giorno
dell'orgoglio antifascista, di una contro-manifestazione
fascista! Al di là delle motivazioni politiche, questa
eventualità risulta inopportuna dal punto di vista
dell'ordine pubblico: tale vicinanza, nello stesso giorno e
nella stessa città, renderà inevitabile che le due parti
entrino in contatto, e non solo durante il corteo, ma
in tutte le fasi di arrivo e permanenza in città dei
manifestanti.
Prendano atto le forze dell'ordine delle conseguenze di una
autorizzazione in tal senso, per il clima di tensione che un
tale atto creerebbe, e che renderebbe eccezionalmente
difficile la gestione della piazza. In ogni caso, il corteo
rifiuterà fermamente qualunque forma di disturbo e riterrà
qualsiasi presenza di facinorosi di estrema destra una
inaccettabile provocazione. Il Comitato promotore.
Tra le molte adesioni:
Coordinamento Pasolini PdCI (Torino)
Orgoglioso antifascismo:
manifestazione nazionale
16 settembre 2006 a Catania
Mercoledì 28 giugno 2006 a Catania
si è tenuto il 5° GLBT Pride.Partito come ogni anno da
piazza Borgo, il corteo si è snodato allegro e giovane come
non mai lungo la via Etnea, arteria principale della città.
Impegno politico e gioia incontenibile andavano a braccetto,
come sempre, in questo nostro fluire disordinatamente
orgoglioso per le vie della città, sulle note della musica
frocia a noi tanto cara.
Tutto sembrava procedere per il meglio, così come Thomas di
Retegay riportava a chi era in ascolto sul web.
A metà percorso alcuni compagni hanno avvertito che più
avanti c´era uno sbarramento di Forza Nuova, ma la polizia,
interrogata, negava decisamente. E invece loro c´erano,
eccome: con bandiere, striscioni ("no al gay pride"), e
slogan omofobici ("le malattie si curano, non si
manifestano"), alcuni armati di mazze seminascoste da
stoffe. Il nostro corteo si è fermato, e abbiamo cominciato
a parlare con la Digos, pretendendo che il loro
assembramento non autorizzato fosse disperso.
Per tutta risposta abbiamo ricevuto l´invito a calmarci e
man mano che cresceva la tensione, ci è stato detto
chiaramente che sarebbe stato opportuno sciogliere il nostro
corteo "tanto le televisioni ci sono, avete già fatto la
vostra bella figura". E invece abbiamo deciso di continuare
a camminare, dando prova politica di grande civiltà e
compostezza, senza per questo rinunciare al diritto alla
resistenza.
L'atteggiamento della polizia è stato inqualificabile:
intanto hanno permesso ai forza novisti di "manifestare" non
autorizzati, di esternare i loro deliri alle televisioni e
ai cittadini increduli intorno a loro, per più di unora, e
successivamente li hanno non dispersi bensì accompagnati,
facendoli quindi sfilare ben protetti.
Noi li seguivamo ad una certa distanza e grazie a compagne e
compagni intervenuti al corteo, che hanno formato dei
cordoni di protezione per i passaggi più delicati del
percorso, siamo riusciti a chiudere il corteo in piazza
Università, dove hanno parlato tra gli altri Porpora
Marcasciano del M.I.T. e Gigliola Toniollo dei Nuovi Diritti
della
CGIL. La serata si è poi conclusa con una grande festa nella
suggestiva cornice dell´arena del C.P.O. Experia.
* * *
In questi ultimi anni Forza Nuova è cresciuta in
maniera esponenziale, radicandosi profondamente nel
territorio a partire dai quartieri più degradati. Catania è
un esempio di questo percorso, favorito, alimentato e
protetto dalle politiche del centro-destra e dall´omofobia
della Chiesa cattolica, sempre così pronta a stigmatizzare i
comportamenti diversi.
La legittimazione delle formazioni neofasciste e neonaziste,
evidente anche nell´autorizzazione data al corteo squadrista
di Fiamma tricolore a Milano l´11 marzo, sta alla radice di
questa vergognosa vicenda che ha visto per la prima volta un
GLBT Pride bloccato in maniera così esplicita e violenta.
Siamo fortemente preoccupat* per la crescente agibilità
politica data a questi gruppi di picchiatori, che mettono in
pericolo l´incolumità fisica di compagne e compagni, di
lesbiche, gay,trans- e migranti.
Per questo, chiediamo lo scioglimento di Forza Nuova e la
chiusura di tutte le sue sedi sul territorio nazionale, e
seguiremo tutte le vie necessarie per questo scopo.
Lo dobbiamo alle migliaia di gay lesbiche e trans passati
attraverso il camino dei campi di concentramento
nazi-fascisti, la cui memoria ci aiuta nella nostra pratica
politica. A tutt* loro era dedicata una targa da noi apposta
il 25 aprile 2005 in un luogo che era punto di incontro
delle persone omosessuali di quegli anni, targa divelta da
ignoti: la rimetteremo.
Crediamo inoltre che sia arrivato il momento di dare una
risposta forte, di affermare e praticare l'antifascismo come
valore irrinunciabile e prioritario anche per gay, lesbiche,
bisessuali e trans-.
Per questo dall'Open Mind lanciamo la proposta di una grande
manifestazione nazionale antifascista da tenersi a Catania
il 16 settembre 2006 e rivolgiamo il nostro appello alla
comunità GLBT, alle donne e agli uomini che credono in un
mondo altro, ai centri sociali,alle associazioni, partiti e
sindacati e a tutt* coloro che nell'antifascismo riconoscono
una parte irrinunciabile di sé, la migliore.
La storia ci chiama tutt* a scrivere le pagine più belle di
questa terra.(dirittiasinistra 07-07-06)
Una taglia contro i gay
|
Salgono pericolosamente i toni
della battaglia contro il World Gay Pride 2006:
ignoti hanno distribuito a Gerusalemme centinaia di
volantini, promettendo una taglia di 20 mila shekel
(4.560 dollari) per "chiunque ucciderà un residente
di Sodoma e Gomorra (omosessuale, ndr)".
Nell'opuscolo - riferisce il quotidiano Yedioth
Ahronoth - si suggerisce inoltre di lanciare
molotov contro il corteo, istruendo sul come
preparare bottiglie incendiarie a casa, battezzate
per l'occasione Shliesel Special, in onore
dell'ebreo ultra-ortodosso che l'anno scorso attaccò
il corteo con un coltello, ferendo tre persone.
"Durante questa parata - si legge - si prevede che
300 mila bestie corrotte marceranno attraverso la
Città Santa di Gerusalemme, aspettando avidamente la
possibilità di mostrarsi davanti ai nostri figli e
alla nostra sacra Torah".
L'iniziativa è stata sconfessata dalla comunità
haredi che lo ha definito uno "scherzo
adolescenziale". "Questo - hanno puntualizzato i
leader ultra-ortodossi - non è il nostro modo di
comportarci nel mezzo di una battaglia".
Parole in parte sconfessate dal loro ultimo
volantino, diffuso in queste ore, in cui si lancia
un appello a "chiunque sia in grado di fare qualcosa
per impedire un simile abominio". Inoltre, ieri
sera, un consigliere municipale del partito di
sinistra Meretz, Sa'ar Netanel, è stato minacciato e
quindi cacciato via dal quartiere di Mea Sharim
mentre tentava di fotografare i volantini che
incitavano ad opporsi al corteo dell'orgoglio gay
previsto per il 10 agosto nella Città Santa. Il
quartiere è conosciuto come il fortino degli
ultra-ortodossi più oltranzisti, coloro che non
riconoscono neanche lo Stato d'Israele, considerato
un eresia essendo stato fondato dagli uomini e non
da Dio.
Già l'anno passato gli ultra-ortodossi avevano
tentato di impedire lo svolgersi della
manifestazione, ma avevano dovuto capitolare di
fronte alla sentenza del tribunale che aveva dato il
via libera al corteo omosessuale. All'ultimo
momento, la marcia era stata annullata dagli
organizzatori stessi dal momento che sarebbe
coincisa con il ritiro israeliano dalla Striscia di
Gaza. (AprileOnline 12.07.06) |
Diritti gay orgoglio e pregiudizi
|
di Franco Grillini*
Sabato scorso, 17 giugno, per
le vie di Torino è sfilata quella che probabilmente
è la più grande manifestazione svoltasi in Italia in
tutto il 2006: più di 100 mila persone hanno
partecipato al Gay Pride lgbt ed altrettante,
forse di più, erano ai lati del corteo. Una folla
variopinta e immensa di cittadini torinesi ha fatto
ala ad un'imponente manifestazione che tutti hanno
potuto vedere nei servizi televisivi, sia pure per
pochissimi secondi e sia pure con la solita frenesia
anti-Gay Pride con cui questi vengono realizzati,
solitamente da giornalisti omofobi.
La stampa ha titolato “Trionfo del Gay Pride” e
diverse testate nazionali hanno dedicato pagine
intere all'avvenimento, dicendo che c'era lo stesso
clima, la stessa festosità di un Giro d'Italia. Al
Gay Pride di Torino hanno partecipato due ministri,
Paolo Ferrero, ministro del Welfare, di Rifondazione
comunista, e Barbara Pollastrini, dell'Ulivo,
ministro per le pari opportunità e titolare per
delega della lotta alle discriminazioni.
E qui emerge il problema politico. All'annuncio
della partecipazione di Barbara Pollastrini, Prodi
ha ritenuto opportuno, attraverso il suo portavoce
Sircana, dire che la presenza del ministro era a
titolo personale e non coinvolgeva il governo.
Bizzarra questa presa di posizione, visto che, come
abbiamo detto, la Pollastrini è titolare, di fatto e
di diritto, delle deleghe alla lotta alle
discriminazioni per l'orientamento sessuale, e che
nella sua lettera di adesione al Pride nazionale di
Torino, non aveva fa tto altro che ribadire concetti
e impegni contenuti nel pur criticato, criticabile e
moderatissimo programma di governo. Il silenzio
quasi tombale che è seguito da parte delle
leadership dei grandi partiti e da parte degli
esponenti governativi, in seguito al grande successo
della manifestazione, è significativo dell'imbarazzo
e della difficoltà di una certa politica governativa
nel parlare di diritti civili, di omosessualità, di pacs e di Gay Pride. Ma, dopo Torino, mi sembra
veramente impossibile che la politica italiana
continui ad ignorare il popolo del Pride, vista
anche la simpatia popolare che ha espresso la città
(Chiamparino ha sbagliato, eccome, a non essere
presente). Soprattutto, è difficile ignorare il
contenuto politico di quella manifestazione,
relativo alla pressante richiesta di diritti
individuali e di libertà, di difesa della laicità
dello Stato come premessa per la libertà di tutti, e
di sacrosanta rivendicazione per i diritti delle
coppie di fatto, di tutte le coppie di fatto.
E' del tutto evidente che le questioni cosiddette
“eticamente sensibili” costituiscano ormai uno dei
punti fondamentali della politica attuale e dello
scontro tra i poli e nei poli. Ci è già stato detto
che la legge 40 non si può modificare, che non si
può parlare di eutanasia, che “guai a parlare di
stanze del buco”, che non si può parlare di pacs. A
questo punto mi chiedo: di grazia, di che cosa si
può parlare a sinistra? Su tali questioni, l'ultima
parola spetta ai Bobba e ai Binetti? Domande che a
mio parere verranno riproposte anche dal Gay Pride
romano, che si celebra oggi con una sfilata per le
vie della capitale. E che verranno riproposte anche
il 1 luglio, quando a Pisa si celebreranno i dieci
anni del registro delle unioni civili, in
un'iniziativa promossa dal comune, che lo ha
istituito. Ecco perché è importante che anche la
manifestazione di oggi a Roma abbia successo, che
sia una manifestazione di popolo come quella
torinese, che sia un Pride sentito da tutta la città
come occasione per ribadire che democrazia, laicità
e libertà sono inscindibili. (AprileOnline 24.06.06)
*Senatore Ds |
La grande festa dei diritti negati
Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale
PdCI
Piemonte

La manifestazione di oggi dice a
chi ancora ha una visione distorta del paese che l'Italia è
cambiata radicalmente: è un grande paese laico e democratico
che guarda al futuro piuttosto che cercare di scimmiottare
un passato non sempre glorioso.
La sfida è ora dunque quella del riconoscimento dei diritti,
della necessità di garantire a tutte e tutti la possibilità
di vivere nella pienezza del proprio sentirsi ed essere
cittadini di diritto. Oggi si tratta di riconoscere lo
status, non la forma. Per questa ragione riteniamo che abbia
fatto bene la Presidente Bresso a partecipare alla
manifestazione ed in questo suo gesto noi ci riconosciamo in
modo pieno e completo.
Torino ha vinto la sfida del declino e da sempre guida i
grandi processi di cambiamento del paese: facciamo in modo
che anche su questa grande e decisiva battaglia di
democrazia e di civiltà si continui ad essere quel grande
esempio a cui il paese civile guarda con orgoglio.(17 giugno
2006)
La festa/parata del PRIDE
conquista Torino,
una Torino allegra, solidale, diversa.
E noi c'eravamo
clicca
qui per vedere le foto
17 giugno
2006 - Il Pride
ha conquistato Torino. Oltre centomila persone gay,
lesbiche, transessuali, bisessuali, transgender ed
eterosessuali hanno sfilato nel centro
della città per rivendicare i diritti negati alle
persone di diverso orientamento sessuale. Un grande
tripudio di colori e musica iniziato nel pomeriggio vicino alla stazione di Porta Susa, dove
la nostra compagna Giovanna Moretto che per questo Pride ha
faticato e rubato ore al sonno, distribuiva gli ultimi
volantini con la piattaforma politica. Su quel piazzale si sono concentrati 32
carri allegorici rappresentanti le comunità lesbiche e
omosessuali provenienti da tutta l'Italia: sotto una
pioggerella leggera, ragazzi e ragazze ma anche meno
giovani, nei loro costumi trasgressivi e non, si assiepavano
sui carri e intorno. Tanti andavano fotografando ogni viso
allegro, ogni cartello scherzoso e irriverente contro papa e
chiesa, ogni bacio liberamente dato e ricevuto tra
persone dello stesso sesso. Siamo partiti! In
testa
il carro del Torino Pride e lo striscione "Uguali
diritti: se non ora quando?". Dietro, le istituzioni e
poi noi, i Comunisti italiani, con il nostro striscione del
Coordinamento Pasolini e le bandiere del PdCI,
fotografati centinaia di volte, abbiamo sfilato tra gli
applausi, per il nostro partito e per il nome di
Pier Paolo Pasolini scritto a grandi lettere sul nostro
striscione,
e con noi
il compagno Luca Robotti segretario regionale, che
aveva promesso di esserci e c'era. Dietro ancora tutto il
corteo, i carri e la gente a piedi, a tempo di musica e
ovunque allegria, gioia, e palloncini, grappoli di
palloncini di ogni colore, e tanti lustrini e giovanotti a
torso nudo, sfrontati nella loro bellezza, e ragazze vestite
di veli, un trenino pieno di bambini e tanti
striscioni. Uno per tutti: "Difendiamoci con l'amore". Dai
balconi dell'Arci di via Po hanno fatto volare bolle di
sapone e musica magrebina.
Un mare di folla ai lati delle vie, un lunghissimo
serpentone di famiglie con bambini, coppie omo e etero
di ogni età, pensionati e curiosi, tutti con
una gran voglia di esserci e di farsi sentire, con applausi
e saluti. "Ciao ciao, ci sei anche tu?" Il corteo si
è concluso in piazza Vittorio con l'intervento della
Presidente della Regione Mercedes Bresso e degli
organizzatori del Pride che hanno ringraziato la città
per l'accoglienza e il calore che i torinesi hanno saputo
dimostrare in questa giornata così importante per il
riconoscimento dei diritti delle persone
omosessuali.(marica7)

diverso
orientamento sessuale
uguali
diritti sul posto di lavoro:
La Cgil al Pride 2006
COMUNICATO STAMPA

Come consuetudine la CGIL partecipa alla
manifestazione nazionale del Gay Pride che quest'anno si terrà a Torino
sabato 17 giugno.La CGIL di Torino sarà presente alla sfilata del 17 giugno con un carro
sul tema “Diritto al nome, diritto al lavoro”,
rivendicando la possibilità per chi sceglie di cambiare sesso di
ottenere sui documenti di identità un nome che corrisponda all'aspetto
fisico anche prima dell'operazione: elemento essenziale per facilitare
l'accesso al lavoro. E' un modo concreto per affermare il diritto al lavoro, dando continuità
all'iniziativa della CGIL contro ogni forma di discriminazione, diretta
o indiretta.
Torino, 13 giugno 2006

Pride
aggiornamento
16
GIUGNO, MATTINO:
Convegno Europeo "Friendly Cities/Città
Amiche"
CITTÀ AMICHE, FRIENDLY CITIES, VILLES AMIES
per le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender
16 giugno 2006, ore 9 – 19
Centro Congressi Regione
Piemonte, Corso Stati Uniti 23, Torino
Obiettivi
Fare il punto sulle politiche e sulle “buone pratiche” di inclusione
sociale rivolte alla comunità glbt da parte delle città e
delle
regioni d’Europa;
Mettere a confronto l’esperienza del Servizio per il superamento delle
discriminazioni avviato dalla Città di Torino con altre
esperienze
italiane ed europee
Promuovere il confronto tra le amministrazioni pubbliche e le
organizzazioni glbt nella prospettiva di lavorare in comune per
politiche di inclusione sociale attente alla realtà omosessuale e
transessuale italiana.
Programma
Il programma sarà
centrato sulla necessità di aprire un confronto a
livello europeo e italiano sulle politiche di inclusione sociale e
quelle specifiche rivolte alle comunità glbt. Il lavoro si svolgerà in
alcune sessioni tematiche:
o
una sessione introduttiva sul tema del rapporto tra comunità
glbt e
politiche di inclusione sociale nelle aree metropolitane
o
una sessione di presentazione di esperienze e buone pratiche
in
Europa
o
una sessione di confronto tra diversi servizi attivati
presso
istituzioni pubbliche in Italia
o
una tavola rotonda conclusiva di confronto tra
amministratori
Recapiti:
Comitato Torino Pride 2006
c/o Regione Piemonte, Via Avogadro 30, 10121 Torino
Tel: 0039.11.4325504-05, Fax. 0039.11.4326236
Mail:
citta_amiche@torinopride2006.it
> >
16
GIUGNO, SERA: ore 23
Saggio finale dello
Special Master del Drag Queen College
presso discoteca Bananamia, Murazzi del Po – Torino
segue Disco Night
17
GIUGNO: MANIFESTAZIONE
Concentramento
Ore 16
–
Concentramento e formazione del corteo in Corso Bolzano,
angolo via Cernaia (Stazione Porta Susa).
Percorso
ore 17.30
– Il corteo partirà dal piazzale antistante la stazione di
Torino Porta Susa e percorrerà Via Cernaia, via Pietro Micca, Piazza
Castello, via Po. La manifestazione termierà in Piazza Vittorio
Veneto. Dopo la parte istituzionale, è prevista musica dal vivo in
piazza.
Concerto e Festa Ore 21
Concerto in Piazza Vittorio di Antonella Ruggiero
Ore 23,30
Dancing Pride Night, Official Party a Collegno
18 GIUGNO:
Convegno sulla storia lesbica con la storica Lillian
Faderman
Teatro Vittoria, via
Buozzi – ore 10:30 – 17:30
Convegno “Storia, memoria,
narrazione esitenza lesbica tra società,
immaginario e letteratura nell’opera di Lilian Faderman”.
Saranno presenti Lillian Faderman (Università di Fresno, USA),
Margherita Giacobino, Liliana Ellena (Università di Torino) e Liana
Borghi (Università di Firenze).
Gay Pride della
discordia
|
di Andrea Pacella*
Sabato Torino
sarà attraversata dal grande e colorato corteo del
Pride.
La giornata dell’orgoglio omosessuale mai come
quest’anno si inserisce nell’agenda della politica
andando a toccare quei nervi scoperti presenti
all’interno della coalizione di centrosinistra. Le
polemiche sul ritiro dell’adesione italiana alla
“dichiarazione etica” europea, i veti del
parlamentare ed ex vicesindaco Calgaro sul
patrocinio della Città di Torino al Pride e
l’intergruppo parlamentare dei cattolici, capeggiato
da Paola Binetti, testimoniano il livello di
tensione presente all’interno della coalizione sui
temi delle libertà individuali e della bioetica.
Il Pride, con le polemiche connesse, offre
importanti spunti di riflessione sulle prospettive
della sinistra italiana. Una sinistra che non può
rinunciare, come in alcune sue parti fondamentali
farà sabato, a giocare il ruolo di chi interpreta e
rappresenta le legittime domande della comunità Glbt.
Analizzando il voto di aprile, con la straordinaria
affermazione dell’Unione e dell’Ulivo tra le giovani
generazioni, non si può non leggere una domanda di
forte innovazione tesa a superare quel gap presente
tra l’Italia ed i grandi paesi europei. Questo
processo parte dalla sfida dell’avanzamento delle
libertà individuali nel nostro paese.
Pacs, ricerca sulle cellule staminali, fecondazione
assistita e divorzio breve devono diventare temi
centrali della nostra proposta politica soprattutto
nella nuova fase che stiamo attraversando. Non
possiamo permetterci di non utilizzare la stagione
di Governo per portare “l’Italia fuori dal
giurassico”.
La manifestazione di sabato sarà la concretizzazione
di quell’idea d’Italia libera, aperta ed europea che
si è affermata con le elezioni dell’aprile scorso e
consentirà ai torinesi di dimostrarsi cittadini di
quella grande metropoli vista nei giorni delle
Olimpiadi.
*esecutivo nazionale della Sinistra giovanile
|
Gay Pride da record:
attesi in 40mila
|
Obiettivo trenta-cinquantamila
persone. Dieci giorni all´evento e già il Torino
Pride 2006 annuncia numeri ambiziosi che lasciano
immaginare una variopinta invasione del centro
cittadino. Sette pullman soltanto da Bologna, che
per il Pride romano ne aveva fatti partire solo
quattro, auto bus da Milano, Firenze e Roma. Da tutta
Italia mezzi pronti a mettersi in viaggio per il
convegno europeo Città amiche in calendario il 16.
Contatti anche dai Paesi europei più vicini. Il one
woman concert in programma alle 20 in piazza
Vittorio vede protagonista Antonella Ruggiero,
ex-voce ammaliante dei Mattia Bazar, un marchio di
raffinatezza e personalità a chiudere il corteo
della discordia. Poi la grande notte bianca al parco
della Colletta, dj set e dance fino all´alba.
L´appuntamento è a Porta Susa verso le 16, partenza
alle 17,30. Puntuali come orologi annunciano gli
organizzatori. Il percorso: via Cernaia, via Pietro
Micca, piazza Castello, via Po e piazza Vittorio.
Saltato l´appuntamento all´Università. «Nessuna
polemica, soltanto una questione di sicurezza»,
dicono gli organizzatori. In testa al corteo una
banda musicale, a marcare lo spirito popolare della
festa, poi i carri: al momento fra i 15 e i 20
quelli sicuri. Fra i primi, i dodici metri di
«visibilità lesbica». Ci saranno le mamme dell´Agedo,
l´associazione genitori di omosessuali e anche le
Famiglie Arcobaleno, le famiglie che a Milano
avevano aperto il corteo con i bambini. Fra le
«maschere» a grandezza naturale quella di
Frankestein e Chaplin, testimonial-logo del festival
torinese Da Sodoma a Hollywood di Giovanni Minerba,
un carro personalizzato con i volti del cinema senza
tempo.
Come per i Giochi olimpici anche per il Pride ci
saranno i volontari. Ieri sera la prima riunione
ufficiale per decidere compiti e mansioni. Il
comitato organizzatore ha chiuso un accordo con
l´Università e con l´Edisu, l´ente regionale per il
diritto allo studio, che metterà a disposizione dei
manifestanti 200 posti letto a 25 euro a persona
all´interno delle residenza universitarie. Posti
letto riservati a studenti, dottorandi e personale
docente e non docente degli Atenei. Chi si occupa
dell´accoglienza annuncia che sono in molti i
partecipanti che hanno deciso di prolungare il
soggiorno per visitare la città.
Un punto interrogativo ancora aperto sulla presenza
della neo-ministra per le Pari opportunità Barbara
Pollastrini. Sicura la presenza del presidente della
Regione Puglia Nichi Vendola, che da tempo ha in
agenda la sua partecipazione sia al convegno del 16
sia al corteo del 17. Senza escludere che il suo
possa essere uno degli interventi più attesi dal
palco di piazza Vittorio, parentesi politica prima
dell´inizio del concerto. Non può mancare Vladimir
Luxuria, ci saranno Franco Grillini, Titti De Simone
e il senatore dei Verdi Gianpaolo Silvestri. Al
comitato contano molto sulla presenza al corteo del
sindaco Chiamparino, che ha annunciato la sua
partecipazione al convegno del giorno precedente ma
che il giorno fatidico del corteo potrebbe essere
impegnato con il Grinzane Cavour. L´invito è esteso
a tutte le autorità, Mercedes Bresso e Antonio
Saitta. Chi vorrà partecipare sarà il benvenuto.
Qualcuno vorrebbe veder sfilare anche Marco Calgaro,
la speranza è l´ultima a morire, ironizzano.
Puntuale come alla vigilia di ogni manifestazione
connotata politicamente, si parla di una
contromanifestazione organizzata da Forza Nuova in
un parco cittadino, un Family pride contro il Pride
ufficiale. Obiettivo degli organizzatori e del
comitato di sicurezza quello di evitare ogni
contatto. Su Internet poi la minaccia di una
presenza dei rappresentanti della Lista "Immigrati
basta", Renzo Rabellino in testa, che dopo i
manganelli pre-elezioni amministrative stanno
meditando un intervento contro l´omofobia islamica.
Cosa non si farebbe per la pubblicità.
Ieri le prime provocazioni in Consiglio regionale.
Esponenti di Rifondazione Comunista e dei Ds hanno
sfoggiato la spilletta rosa del Gay Pride. Agostino
Ghiglia di An ha risposto attaccandosi alla giacca
un foglio su cui ha tracciato a grandi lettere la
scritta ´Family pride´. L´iniziativa del Prc e dei
Ds, sarà affrontata nell´ Ufficio di presidenza di
lunedì prossimo. «Nel 1999 - ha detto Ghiglia - sono
stati cacciato dall´aula di Palazzo Lascaris perché
indossavo una spilletta che diceva sì a un
referendum. Ricordo che a espellermi fu Sergio
Deorsola. Oggi invece si ammettono senza battere
ciglio spillette che inneggiano al Gay Pride». (Sara
Strippoli - La Repubblica 07.06.06) |
La dignità dell'aula
(ANSA) - TORINO, 6 GIU - Esponenti di
Rifondazione Comunista e dei Ds oggi in consiglio regionale
hanno sfoggiato all' occhiello la spilletta rosa del Gay
Pride. Agostino Ghiglia di An ha risposto attaccandosi alla
giacca un
foglio di carta formato A4 su cui ha tracciato a grandi
lettere la scritta 'Family pride'. L' iniziativa del Prc e
dei Ds, stigmatizzata da Ghiglia che ha chiesto un
intervento al presidente del consiglio Davide Gariglio,
sara' affrontata nell' Ufficio di presidenza di lunedi'
prossimo.
''Nel 1999 - riferisce Ghiglia - fui esposto dall' aula di
Palazzo Lascaris perche' indossavo un spilletta che diceva
si' a un referendum. Ricordo che a espellermi fu Sergio
Deorsola. Oggi invece si ammettono senza battere ciglio
spillette che inneggiano al Gay Pride. Ho sollevato la
questione perche' mi sembra che non intervenire sia lesivo
delle dignita' dell' aula''.
Torino Gay Pride giovani PdCI pronti
ad occupare l'università
(AGI) - Torino, 10 mag - Ancora polemiche a Torino sulla sfilata
del Gay Pride, in programma il prossimo 17 giugno, dopo la presa di
posizione di ieri del vicesindaco e capolista dell'Ulivo alle
prossime amministrative Marco Calgaro, che si e' detto disposto a
farsi da parte.
"Riteniamo sbagliato l'atteggiamento di Calgaro - afferma Flavio
Arzarello, coordinatore regionale della Federazione Giovanile
Comunisti italiani - in quanto evidenzia posizioni retrograde ed e'
indice di paura del confronto con il diverso.
Il movimento glbt, al contrario, in questi giorni ha dimostrato
grande disponibilita' al dialogo ed al confronto, tanto da chiedere
un incontro ad ogni candidato sindaco, anche a quelli come
Buttiglione, che hanno sempre avuto posizioni ostili".
"La battaglia per l'affermazione dei diritti dei glbt ci vedra' in
prima fila perche' la rieniamo prioritaria a partire dal
riconoscimento dei Pacs. - afferma ancora il coordinatore giovanile
dei Comunisti Italiani - Se dovesse venir meno il patrocinio della
citta' di Torino, che riteniamo doveroso visto che il Pride nel suo
complesso e' anche un grande evento culturale, o ancor peggio
dovesse essere impedita la sfilata, siamo pronti ad occupare scuole
ed universita' contro una decisione che sarebbe semplicemente
oscurantista".(AGI)
Dichiarazione di Luca Robotti Segretario Regionale PdCI
Piemonte

Gay Pride: sarò
al corteo perché le libertà sono più importanti del
perbenismo e del moralismo da quattro soldi.
La bordata di polemiche
di questi giorni è l’apoteosi della ipocrisia e del
perbenismo. I diritti delle persone non sono di destra o di
sinistra, sono il patrimonio comune che ci permette di
convivere, il buon gusto o la pubblica decenza sono spesso
lo strumento del potere per mantenere le disuguaglianze, per
discriminare chi non si omologa.
Per queste ragioni,
perché non sopporto più questa opprimente cappa clericale e
fascista, anche se non avevo nessuna intenzione di
partecipare al corteo, ho deciso che sarò in piazza per
rivendicare la laicità e la libertà del nostro Paese.
Torino 6
maggio 2006
Clicca qui
per leggere la lettera del vice sindaco Marco Calgaro
e la risposta di Luca Robotti nella pagina gruppo regionaleGli
appuntamenti di maggio e giugno che l'ARCI ha
organizzato per l'evento PRIDE.
sabato 20 maggio h.19
Pueblo Estivo
Inaugurazione con buffet e musica della mostra di
Luca Enoch.
Interverranno oltre l'autore dirigenti Arci e portavoce
Pride.
venerdì 26 maggio h.21 Cafè Liber
aperitivo con Dorothy Allison per Torino Capitale del
Libro.
venerdì 1 giugno h.22 Pueblo Estivo
spettacolo di cabaret con Viviana Porro e Elena
Ascione.
4 giugno
Franco Barbero, presbitero Comunità di Base di
Pinerolo, "Il `matrimonio' gay e lesbico: nuova frontiera?"
Ciclo di incontri del Gruppo Fede e Omosessualià
venerdì 9 giugno h.19 Draag Quuen Show con
Natalia Petrada e le
Spaventapassere.
domenica 11 giugno h. 17 Pueblo Estivo
Onedaydance formazione e spettacolo intorno alla
danza.
1 MAGGIO: GAY PRIDE,SUL LAVORO SUPERARE OGNI DISCRIMINAZIONE
RAPPRESENTANTE DEL TORINO 2006 PRIDE PARLA A FESTA
LAVORATORI (ANSA) - TORINO, 1 MAG -
"Vincere la battaglia per il superamento di ogni forma di
discriminazione sul posto di lavoro e' una priorita'
assoluta, che riguarda tutti e tutte''. E' quanto afferma il
Torino Pride 2006 che, oggi a Torino, per la prima volta e'
intervenuto ufficialmente ai comizi della festa del primo
maggio.
Obiettivo del Gay Pride è quello di trasformare il posto di
lavoro ''in uno spazio di pratica di quella pienezza di
cittadinanza - si legge in una nota - che vogliamo si
affermi nella società tutta. Nessun diritto civile deve
rimanere fuori dal cancello della fabbrica o dalla porta
dell'ufficio''.(ANSA).
Dalla lista di TorinoPride2006: Vittime o carnefici?
Quando viene uccisa una persona
eterosessuale si parla di "delitto etero"? E quando viene
ucciso un cattolico si indaga "nell'ambiente delle
parrocchie?" Perché, al contrario, quando una persona
omosessuale e' vittima di un crimine efferato tornano,
puntuali,i "delitti gay" e il "si indaga nell'ambiente
omosessuale"?
Questo abbiamo dovuto leggere sui quotidiani torinesi in
merito all'omicidio di Calogero La Delfa. Pensavamo che 35
anni di movimento per i diritti delle persone omosessuali e
transessuali non fossero passati invano. Invece abbiamo
letto pagine intere dedicati a descrivere il "lato oscuro
del quartiere borghese" (sic!), le morbose descrizioni dei
cinema porno o dei locali frequentati dalle persone
omosessuali a Torino, o ancora le disgrazie familiari del
colpevole reo confesso.
Con la bella conseguenza che una intera comunità di persone
e di esercizi commerciali (a cui si dedicano intere pagine
solo nei casi di cronaca nera) si vede riflessa in una
immagine assolutamente distorta e amplificata (ma cosa
capiranno della vita delle persone omosessuali le migliaia
di lettori eterosessuali che già pensano che siamo malati e
deviati?....).
E con la perversa distorsione della verità per cui, a
leggere le cronache di questi giorni, il carnefice si
trasforma in vittima perché il povero immigrato rumeno
avrebbe solo reagito alle indecenti richieste del maturo
sporcaccione. Sull'onda della stessa logica di chi,
abbeverato alla cultura maschilista, accusava le ragazze con
le minigonne di provocare molestie e violenze sessuali.
Ecco, appunto, il maschilismo. Quello che offre un motivo in
più alle migliaia di atti di violenza che ogni anno si
registrano contro donne, transessuali e omosessuali.
Maschilismo e omofobia son parenti stretti. Ed e' purtroppo
la puzza dell'omofobia, sotto forma di svalutazione della
vita delle persone omosessuali, che traspare dagli articoli
che abbiamo letto. Tanto più incomprensibile perché arriva
da quotidiani e giornalisti che nel passato hanno dimostrato
attenzione.
Non possiamo accettare che i carnefici vengano scambiati per
vittime.
Non possiamo accettare che la vita delle persone omosessuali
di questa città venga descritta con le parole che
abbiamo letto.
E tu cosa ne pensi? Non credi che si debba far sentire la
nostra voce? Lo puoi fare unendo la tua voce alla nostra
scrivendo alle redazioni de la Stampa (
lettere@...
) e di Repubblica (segreteria_torino@...
).
Via Avogadro 30, Torino, tel. 011.4325505,
info@...
Da Alejandro sul significato del Pride
gay
Il 28 giugno di 1969 nel quartiere di New York
Stonewall, un gruppo di poliziotti, come facevano di
routine, sono entrati in un bar omosessuale per riempire di
botte gli omosessuali che vi si trovavano. Ma questi
questa volta non le hanno volute e ispirati
alle grandi manifestazioni contro la guerra del Vietnam,
alle battaglie degli studenti francesi e stanchi di essere
fustigati continuamente dalla polizia si sono ribellati
durante tre giorni. E' stata la prima volta nella storia che
gli omosessuali si sono ribellati in maniera violenta.
D'allora, a giugno, gli omosessuali di tutto il mondo
continuano a manifestare contro la discriminazione culturale
e dello stato, ma adesso non più di forma violenta ma
con un "Pride gay" di carrozze e pieno di colore. Perchè non
ribellarsi così, pacificamente, mostrandoci come siamo?
Siamo stufi che la nostra realtà non venga accettata
preferendo che non esista, siamo stufi delle risate,
delle battute fuori luogo sulle "checche", siamo stanchi di
aspettare una risposta alla eterna domanda sul matrimonio,
di uno stato che non ci ritiene tutti uguali e che ci
dà dei diritti di seconda mano, di un sistema educativo che
non potenzia il libero sviluppo dei nostri desideri.Alejandro
Ricordo a
tutt* che la festa/parata del Torino PRIDE è il giorno 17
GIUGNO 2006
Appuntamenti di aprile e maggio 2006
20-27
aprile
21° edizione della International Gay and
Lesbian Film Festival
Il
Torino Pride 2006 assegnerà insieme alla Provincia di Torino
il Premio della sezione Documentari e il Gran Premio Torino
Pride 2006.
23
aprile, ore 10,30
All’interno del 21° IGLFF (Teatro Nuovo),
anteprima nazionale di “Rainbow’s end” di Christian Jentzsch
e Jochem Hick. Ne discutono Giovanni Dall’Orto, direttore di
Pride, e Riccardo Gottardi, ILGA Europe. Sono invitati i
deputati e le deputate glbt elette.
23 aprile, ore 23
Concerto
TRIBADE, gruppo lesbico franco italiano presso il Noise, Via
San Massimo 1
28
aprile, ore 21
Platinette: Tutto di me live!
Teatro Colosseo, Torino
1
maggio
Festa del
lavoro
2
maggio, ore 11
Conferenza stampa di presentazione degli eventi culturali e
di spettacolo
Teatro Vittoria
2 –
14 maggio
“Si
sdrai, per favore”. Di e con Vladimir Luxuria
Teatro Erba, Torino
7
maggio, ore 21
Mario
Venuti in concerto
Teatro Colosseo, Torino
13
maggio, ore 16
Giti
Thadani, “Divino femminile e desiderio lesbico nell’India
antica e moderna”
Sarà presente Luciana Percovich, Libera
Università delle Donne di Milano
17
maggio
Giornata
internazionale contro l’omofobia
20
maggio
Daniela
Di Carlo, pastora della Chiesa Valdese: “La fecondità nella
coppia gay e lesbica”
Ciclo di incontri del Gruppo Fede e
Omosessualià
22
maggio, ore 17,30
Anniversari – Pride: letteratura a tema di gender
Massimo Verdastro legge le prose di “Un Po di
Febbre” di Sandro Penna
in collaborazione con Torino Capitale del
Libro, programma “Anniversari”
Atrium, Piazza Solferino, Torino
26
maggio, ore 21
Teatro
Vittoria, Via Buozzi, Torino
Incontro
con Dorothy Allison, scrittire e autrice di “Ragazze
cocciute e storiacce brutte”, edizioni Il Dito e la Luna.
Saranno presenti Margherita Giacobino e Francesca Polo.Iniziativa
inserita nel Programa Torino Capitale del Libro, in
collaborazione con le Biblioteche Civiche torinesi, il
Servizio per il superamento delle discriminazioni
basate
sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere della
Città di Torino, Lesb4Pride
30
maggio, ore 17,30
Anniversari – Pride: letteratura a tema di gender
Giovanni Franzoni legge “Le Confessioni” di
Mario Soldati
in collaborazione con Torino Capitale del
Libro, programma “Anniversari” e LUO del Cassero, Bologna
Atrium, Piazza Solferino, Torino
Appuntamenti di marzo 2006
Sabato 4 marzo ore 14 - 19,30
salone Valdese Corso Vittorio
Emanuele II 23 - Torino
convegno su
"Laicità e sessualità:
tra libertà individuali e leggi dello Stato"
Dopo il saluto da parte del
Comitato Torino Pride 2006 e l'introduzione a cura di Tullio
Monti, Coordinatore della Consulta Torinese per la laicità
delle istituzioni interverranno su:
la prospettiva storica Nicola
Tranfaglia, storico;
la prospettiva giuridica Antonio
Caputo, avvocato;
la prospettiva filosofica Gianni
Vattimo, filosofo;
la prospettiva bioetica Maurizio
Mori, bioeticista;
la prospettiva sociologica
Chiara Saraceno, sociologa;
la prospettiva psicologica
Maurilio Orbecchi, psicoterapeuta
Appuntamenti gennaio 2006
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19 gennaio
ore 11.30
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Museo della Radio e della TV, RAI, Centro di Produzione di
Torino, Via Verdi 16
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Conferenza stampa e presentazione del programma del Torino
Pride 2006. Presenti i rappresentanti delle
Istituzioni e alcuni degli artisti e delle artiste
firmatarie dell'appello Artist4Pride
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19 gennaio
dalle 14.30
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Biblioteca civica L. Carluccio Via Monte Ortigara, 95
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Apertura della mostra di manifesti: "Libertà di essere,
libertà di amare" a cura del Servizio per il superamento
delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e
sull’identità di genere della Città di Torino e delle
Biblioteche civiche torinesi, in collaborazione con il
Coordinamento Gay, Lesbiche e Transessuali di Torino.
Fino al 1° febbraio. Lu. Ve. Dalle 8.30/19.30 Sabato
10.30/18.00
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21 gennaio
ore 17.00
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Sala Conferenze, Assessorato alle Pari Opportunità, Regione
Piemonte, Via Avogadro 8, Torino
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Incontro con Chiara Saraceno, Università degli Studi di
Torino, sul tema "Trasformazioni del modello familiare e
nuovi codici affettivi: quante ‘famiglie’ possibili" -
Primo degli incontri proposti dal gruppo di lavoro "Fede ed
omosessualità" per il Torino Pride 2006
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22 gennaio
ore 10.00-18.00
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Salone Valdese, Corso Vittorio Emanuele II, 23, Torino
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Convegno nazionale "Se non ora quando? Nuovi diritti e nuove
responsabilità per le persone glbt, in una società che
cambia" Il movimento glbt discute e incontra i
rappresentanti delle forze politiche italiane. Saranno
presenti rappresentanti di Arcigay nazionale, Arcilesbica
nazionale, Circolo M.Mieli, Crisalide Azione trans, Circolo
Pink, Amnesty International, ILGA Europe, CGIL Nuovi
Diritti. Sono stati invitati il Ministro per le Pari
Opportunità , i rappresentanti nazionali dei partiti
politici italiani, i deputati F. Grillini, T. De Simone, D.
Rivolta, N.Vendola.
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26 gennaio
ore 15.00-18.00
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Sala conferenze del Museo diffuso della resistenza, della
deportazione, della guerra, dei diritti e delle libertà,
Corso Valdocco 4a, Torino
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Seminario su: "Fascismo e omosessualità. La persecuzione
degli omosessuali in Italia".
Presenti: L.Benadusi e G.Romano. Ne discutono con M.Brunazzi,
N.Tranfaglia.
Introduce il Presidente della Consulta regionale R. Placido.
Conclude l'Assessore regionale Gianni Oliva.
Con il patrocinio del Comitato della Regione Piemonte per
l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi
della Costituzione Repubblicana e del Museo diffuso della
resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e
delle libertà.
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29 gennaio
ore 20.00
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Auditorium della RAI, Piazza Rossaro (ang. Via Rossini)
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Celebrazione della Giornata della Memoria
Concerto dell'Orchestra sinfonica nazionale della RAI,
diretta da Rafael Fruhbeck de Burgos, Sinfonia n. 3 "Eroica"
di Ludwig van Beethoven.
Il concerto sarà preceduto, tra gli altri, da un intervento
di un rappresentante del Comitato Torino Pride 2006.
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Per ulteriori informazioni potete consultare il sito
www.torinopride2006
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Gay
Pride, orgoglio e memoria

di Rachele Venco
Oggi, in tutto
il mondo viene celebrata la Giornata della Memoria,
per ricordare l’entrata delle truppe russe ad
Auschwitz e la conseguente liberazione dei detenuti
dai campi di sterminio nazista. In contemporanea, si
inaugura il calendario delle iniziative legate al
Torino Pride 2006.
Ma quale nesso esiste tra la tragedia delle Shoah e
le istanze di chi rivendica la libertà di
orientamento sessuale? Lo abbiamo chiesto a Franco
Grillini, deputato DS e Presidente onorario
dell’Arcigay.
Grillini, quale significato dare alla coincidenza
della data, 27 gennaio, per due manifestazioni
apparentemente distanti tra loro come la Giornata
della Memoria e le iniziative del Torino Pride 2006?
Quando, il 27 gennaio del 1945, si spalancarono i
cancelli del campo di Auschwitz, dentro non vi
furono trovati solo ebrei, ma anche zingari, persone
portatrici di handicap, omosessuali…Uomini e donne
considerati diversi, e per tale motivo oggetto di
discriminazione e odio da parte dei nazisti. Una
discriminazione scientificamente organizzata.
All’interno dei campi di concentramento, i gruppi di
deportati venivano catalogati con dei segni
distintivi per indicarne la loro diversità.
Nel caso degli omosessuali uomini fu utilizzato un
triangolo rosa cucito sulla divisa, dove il colore
rosa era stato ovviamente scelto per scherno nei
confronti di chi era giudicato intrinsecamente
effeminato, mentre alle relativamente poche lesbiche
internate fu imposto il triangolo nero delle
“asociali”. Questo dimostra che la Giornata della
Memoria ha un forte valore simbolico anche per la
battaglia sugli orientamenti sessuali e, più in
generale, su ogni forma di discriminazione dettata
dal pregiudizio e dall’ignoranza, nel senso di non
conoscenza. Il nostro Paese è laico e pluralista e
non può permettersi questa ignoranza.
Proprio in riferimento alla realtà sociale,
culturale e politica italiana, il dibattito sui
valori etici è in questi ultimi mesi più acceso che
mai, e le contrapposizioni ideologiche non sono solo
tra i due poli, ma all’interno dello stesso
centrosinistra. “Tutti in Pacs”, la manifestazione
svoltasi a Roma meno di dieci giorni fa per
sostenere il riconoscimento giuridico delle coppie
di fatto, è stata occasione di polemica tra te ed il
candidato premier dell’Unione Romano Prodi. Perché?
A dire il vero la telefonata che mi ha fatto il
professor Prodi e di cui hanno parlato tutti gli
organi di stampa nazionali non aveva toni polemici,
forse un po’…preoccupati. Per ritornare alla domanda
precedente, il timore che si trattasse di una
manifestazione dai toni caricaturali è stato dettato
dagli stereotipi imperanti nei confronti delle
coppie omosessuali, stereotipi spesso
strumentalizzati a scopi politici dalla destra, ma
che purtroppo riescono ad insinuarsi anche in
ambienti laici e progressisti. Ho tranquillizzato
Prodi sul carattere sobrio e civile che avrebbe
avuto l’iniziativa, e i fatti mi hanno dato ragione.
Il successo di folla è stato enorme, e si è trattato
di una folla davvero eterogenea, gay e lesbiche in
allegro corteo, e strade gremite di folla in attesa,
divertita, curiosa, non necessariamente solidale ma
per nulla ostile. Perché la coscienza laica e civile
è diffusa e radicata negli italiani, e la forte
partecipazione alla questione Pacs lo dimostra.
E nel mondo politico, in particolare nel
centrosinistra? Quanto crede sia diffusa questa
coscienza laica? La vede conciliabile con le istanze
cattoliche più conservatrici radicate nell’ala
rutelliana e popolare della Margherita e nell’Udeur,
soprattutto in previsione della nascita del partito
democratico?
Non ho ancora ben capito su quali basi si fonderà il
partito democratico, ma è indubbio che o ci sarà una
reale integrazione dei valori etici laici, o si
tornerà ad essere prigionieri dell’ala cattolica che
per tanti anni ha dominato la società italiana.
Effettivamente in Italia si sta assistendo ad
un’ondata di neotemporalismo dilagante, anche se non
credo che ci siano le basi per un’affermazione
Teocon simile a quella in atto in America.
Il progetto del partito democratico per ora mi
sembra più un esperimento di ingegneria politica che
un’esigenza sentita dal basso. Tuttavia, non sono
contrario per principio: è un’idea ambiziosa e
difficile, che può realizzarsi solo se saprà dare
cittadinanza e diritto di parola all’area laica e
progressista. E questo lo si potrà valutare solo
attraverso la definizione di un documento
programmatico concreto, dove trovino rappresentanza
i valori di sinistra.(AprileOnline 27 gennaio 2006) |
Sei gay? Biglietto ridotto
|
Venerdì 20 gennaio 2006 - Stasera, a Napoli, chi farà outing alla
cassa pagherà metà biglietto, cioè 3,50 euro . È un’iniziativa della
multisala Modernissimo del centro storico, per salutare l’uscita de
"I segreti di Brokeback Mountain" di Ang Lee, trionfatore all’ultima
Mostra di Venezia. Opera censurata in alcuni stati Usa, il film (già
in odore di Oscar) narra realisticamente una romantica storia
d’amore tra cowboy. ’E se qualcuno userà lo stratagemma di
dichiararsi gay per pagare di meno, ben venga, saremo due volte
felici. Vorrà dire davvero che l’omosessualità oggi è sempre meno un
tabù - spiega Luciano Stella, direttore del cinema - il nostro
locale è gay-friendly da tempo’.
Il Gay Pride della Mole: se non ora quando?
|
di Rachele Venco
Quest’anno il capoluogo
piemontese ospiterà il Gay Pride, per l’occasione
ribattezzato Torino Pride 2006, programmando una serie di
iniziative collegate alle principali manifestazioni
culturali organiz zate dalla città, come la Giornata della
memoria, la Giornata internazionale della Donna, il Festival
del Cinema Gay e Lesbico, la Fiera internazionale del Libro
di Torino, il Festival internazionale del Cinema delle
Donne, i Punti Verdi, la manifestazione Identità e
Differenza, la Giornata mondiale di lotta all’Aids.
Quello del Pride a Torino è in un certo senso il
riconoscimento nazionale del ruolo svolto dalla città nella
battaglia contro pregiudizi, discriminazioni, disuguaglianze
nei confronti degli omosessuali, verso una società in cui
l’etica laica dell’universalità dei diritti democratici non
sia solo una formula utile in campagna elettorale. Nel
capoluogo piemontese, infatti, è nato il primo movimento di
liberazione omosessuale italiano (il Fuori! nel 1971), il
primo gruppo italiano di gay credenti (Davide e Gionata,
1981), il primo Convegno internazionale lesbico in Italia
(Torino, 1981), il primo consultorio pubblico per gli
interventi di riconversione chirurgica del sesso (Ospedale
Mauriziano, 1983) ed è la Città ove sono nate e si sono
sperimentate molte delle principali iniziative e proposte
oggi patrimonio del nostro paese su questi temi, dal
Festival del Cinema Gay e Lesbico, alla collaborazione con
le amministrazioni pubbliche, alle prime iniziative sulla
cultura, all’istituzione di un Servizio di assoluta
avanguardia in Europa per il superamento delle
discriminazioni basate sull’identità di genere o
sull’orientamento sessuale.
Oggi, a Torino e in Piemonte si sta affrontando uno dei temi
all’ordine del giorno nell’agenda della politica italiana,
il dibattito sulle convivenze.
Secondo Andrea Benedino, portavoce nazionale Gayleft e
componente del Comitato Torino Pride 2006 “i piemontesi
devono essere orgogliosi dell’apertura laica e progressista
dimostrata dalle loro amministrazioni. Nell’agenda
regionale, sono infatti ben due le proposte all’avanguardia
in tema di diritti civili e di lotta alle discriminazioni.
La prima riguarda il disegno di legge del Consiglio relativo
all’istituzione di un registro regionale delle convivenze,
per dare alle coppie di fatto, etero ma anche omosessuali,
gli stessi diritti che hanno oggi le coppie sposate. Una
proposta che - è doveroso sottolinearlo - è stato firmata
trasversalmente da consiglieri di Forza Italia e dei DS.
La seconda proposta, qualitativamente ancor più rilevante, è
stata annunciata dalla Presidente della Regione Mercedes
Bresso e dall’Assessore Giuliana Manica, e riguarda una
legge regionale sulle pari opportunità, finalizzata a
combattere ogni tipo di discriminazione - da quelle di
genere agli orientamenti sessuali alle scelte religiose
all’età e così via – in tutti i settori di competenza
regionale. Il testo del provvedimento dovrebbe essere
presentato entro marzo, mentre l’approvazione della legge è
prevista entro il 2007, anno europeo delle pari opportunità.
Il terreno legislativo piemontese sembra quindi dare una
risposta chiara alla domanda di Primo Levi, che diventerà lo
slogan della manifestazione di giugno del Torino Pride 2006:
"Se non ora, quando"?
C’è da augurarsi che il centrosinistra sappia assumersi la
responsabilità di dare una risposta a questa domanda anche a
livello nazionale, dandole la centralità che merita
all’interno del dibattito politico pre-elettorale.
Nel frattempo, si attente l’inaugurazione del Torino Pride
2006, non a caso programmata per il 27 gennaio, ovvero la
Giornata della Memoria in cui il mondo ricorda l’ingresso
delle truppe sovietiche nel campo di concentramento di
Auschwitz.
Perché sempre di pregiudizi – e relativa, feroce
discriminazione - si tratta.(AprileOnline 26-01-2006)
|
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Lettera aperta
a S.E. il cardinal Ruini
di Gianni Vattimo
Eminenza,
non ho alcuna delega per scrivere questa lettera,
che indirizzo a Lei come vicario del vicario per Roma e anche come capo
della Conferenza dei vescovi italiani. Ma vorrei che Lei la considerasse
almeno come un caso degno di attenzione perché non del tutto isolato ed
eccezionale nel panorama della cristianità italiana, forse persino
rappresentativo di un disagio e di un insieme di stati d'animo diffusi
tra i cattolici - tali anche solo perché, essendo battezzati, ,sono così
censiti dall'anagrafe.
Come cominciare? Per esempio dalla constatazione che anche quest'anno
non andrò in chiesa in occasione della Pasqua, salvo che mi capiti di
visitare qualche amico monaco in comunità eterodosse, o comunque aperte,
come quella di Bose. Anche lì, però, avrei un certo disagio; che non
provavo invece negli anni in cui, militante della Gioventù Cattolica, mi
sentivo in aperta polemica con le posizioni ufficiali della Chiesa
italiana ma ero parte di un vasto e visibile movimento di dissenso
cattolico che faceva sentire in molti modi la propria voce: Carretto, e
poi Mario Rossi, contro Gedda e l'operazione Sturzo; Cisl, Acli e preti
operai torinesi contro Valletta, i suoi reparti confino, padre Lombardi
e la Madonna pellegrina. E così via. Oggi i cattolici "impegnati"
probabilmente ci sono ancora, ma si dedicano, molto meritoriamente del
resto, al volontariato, anche in regioni lontane, e non si immischiano
nelle posizioni pubbliche della Chiesa. Nemmeno don Ciotti polemizza
pubblicamente con il papa, per esempio sulla "scomunica" del
profilattico in tempi di Aids, o sull'ostinata proibizione di qualunque
pianificazione familiare, o più di recente sulla sperimentazione con gli
embrioni umani, che potrebbe accelerare la scoperta di farmaci decisivi
per la vita di tanta gente. E non mi basterebbe ormai più, come forse
sarebbe bastato in altri momenti della mia vita, che il papa e i vescovi
smettessero di considerare gli omosessuali come peccatori contro lo
Spirito Santo, colpevoli di un comportamento che (catechismo della mia
infanzia) "grida vendetta al cospetto di Dio". Non posso frequentare i
riti e partecipare ai sacramenti di una Chiesa che mi considera nel
migliore dei casi come un fratello disgraziato da compatire e da tenere
nascosto - e che comunque accetta la mia "inclinazione" ma mi comanda di
non seguirla in alcun modo; mentre - parlo sempre degli anni Cinquanta -
fa pervenire agli sposi cristiani un telegramma di auguri del Santo
Padre, che viene letto a conclusione della cerimonia nuziale, perché
crescano, si moltiplichino, facciano l'amore con la sicura coscienza che
il papa è con loro.
Lo scandalo che ho sempre provato da giovane di fronte al telegramma
papale di auguri agli sposi, e che non era ovviamente motivato da
sessuofobia, ma solo da sdegno per la discriminazione di cui mi sentivo
vittima, è stato tuttavia provvidenziale per me; oggi, data la sempre
più aperta tolleranza dei confessori nei confronti del sesso "normale"
si è persino arrivati, se non sbaglio, a considerare il perfezionamento
reciproco (leggi: anche il piacere sessuale) come uno dei fini primari
del matrimonio, accanto alla procreazione - moltissimi giovani rischiano
di non avere più questa fondamentale occasione di riesame critico nei
confronti della disciplina e della morale della Chiesa. La massa di
profilattici (presumibilmente usati) che è stata raccolta dai servizi di
nettezza urbana di Roma sul terreno della grande adunata giubilare di
Tor Vergata mostra quanto poco anche quei giovani pellegrini che si
spellano le mani per applaudire Giovanni Paolo II facciano caso sia ai
suoi inviti alla castità, sia al suo divieto del preservativo. Con ciò
dimostrando che la via più tradizionalmente seguita per l'abbandono
della pratica religiosa oggi non è più percorribile, ci si può sempre
iscrivere, se mi permette lo scherzo pesante, a "Comunione e
penetrazione", mischiando tranquillamente una normale (e cioè ricca e
piacevole) vita sessuale con i meeting di Rimini e i comizi di Andreotti
e dei forzitalioti di turno. Ebbene, per me, e per altri come me,
fortunatamente, questa indulgenza non c'è stata; non ho trovato alcun "Opus
gay" a cui aderire, e persino la favoleggiata pervasività dei rapporti
omofili, pedofili eccetera negli ambienti cattolici non mi ha mai
nemmeno sfiorato.
Ma appunto, oggi nessun giovane credente lascia più la Chiesa per questi
vecchi, "sordidi" motivi. Persino un giovane gay oggi trova la sua
associazione più o meno tollerata e fornita di assistente spirituale. A
patto sempre di non pretendere che la predicazione ufficiale del papa e
dei vescovi gli "dia ragione", per esempio accettando che la legge
civile - non parliamo di unione religiosa - istituisca qualcosa di
paragonabile al Pacs francese o alle unioni affettive di altri paesi.
Gli omosessuali credenti hanno certo molti meriti: conducono la loro
battaglia nella Chiesa con la speranza (contra spem speravi; o: credo
quia absurdum) di ottenere prima o poi che cambi atteggiamento.
Ho letto di recente, con prefazione di monsignor
Bettazzi, il libro confessione di un prete gay, ("La confessione",
naturalmente anonima, raccolta e redatta da Marco Politi, Editori
Riuniti); il quale dopo varie peripezie, che lo portano anche a mettersi
in congedo per un certo tempo dal suo ministero e a convivere
stabilmente con un compagno, ritorna a fare il prete a tutti gli effetti
"accettandosi", il che significa concedendosi periodicamente scappate e
avventure gay (ma se ne confesserà ogni volta, pentendosi e promettendo
di non farlo più?), e per il resto conformandosi pienamente alla
"discrezione" con cui la Chiesa tratta problemi come il suo. Del resto,
e lo dice, essendo omosessuale non può nemmeno esser tentato di violare
la regola del celibato imposta ai preti; i quali, quando si sposano,
vanno incontro alle note difficoltà di vita, di lavoro, di emarginazione
sociale. Cito questo libro, e anche la questione dell'omofonia della
Chiesa, perché mi sembra che vi si possano riconoscere i tratti
emblematici di tutto ciò che oggi allontana dalla pratica religiosa, e
anche dall'ascolto del Vangelo, molta gente - non solo i gay - la quale
invece mantiene con la tradizione cristiana e con i suoi contenuti un
rapporto che non si riduce al sentimento di avere in quella tradizione
il proprio principio e fine - in my end is my beginning, secondo un
verso di Eliot (se non ricordo male). Perché deve essere così difficile
per tante persone mantenersi in contatto con il Vangelo, dovendo
superare lo scandalo continuo che proviene dalla Chiesa - e non da suoi
aspetti marginali, quali ci siamo abituati a considerare la predicazione
della povertà da parte di un sovrano temporale vestito come un satrapo
(espressione sentita dalla bocca di Giovanni XXIII, altri tempi), ma dal
modo in cui la rivelazione biblica viene legata a una cultura che, in
nome di una pretesa essenza naturale dell'uomo, della società, della
famiglia, è pronta a calpestare il comando cristiano della carità? La
sessuo - e omofobia papale non è uno di questi aspetti accidentali (che
forse accidenti non sono) dello scandalo storico della Chiesa. Qui devo
fare un cenno alla via specifica di "ritorno" al Vangelo che mi è stato
dato di percorrere grazie al mio lavoro di studioso di filosofia. In
questo lavoro infatti, mi sembra di aver "scoperto" - solo leggendo
alcuni autori: Heidegger, Nietzsche, Dilthey, per esempio - che il
cristianesimo ha bensì introdotto nel mondo il principio di un
rinnovamento radicale della metafisica classica: non più lo sguardo
rivolto all'oggetto, alle forme naturali assunte come fisse ed eterne,
che si tratta solo di riconoscere anche come norme morali; ma, sguardo
sulla libertà e l'interiorità (in te redi, in interiore homine habitat
veritas: Agostino). Questo principio - che a me pare oggi si sia
dispiegato finalmente nello spostamento della nozione di verità dalla
pretesa oggettività all'intersoggettività (anche per capire le "prove"
della fisica devi divenire un fisico, entrare a far parte di una
comunità che, sola, ti permette di accedere a quel tipo di verità) - non
ha potuto imporsi lungo i tanti secoli del medioevo e della prima
modernità perché la Chiesa, che ne era depositaria, lo ha frainteso e
oscurato essendosi trovata a dover esercitare funzioni di autorità
civile (tarda antichità, caduta dell'Impero, invasioni barbariche; anche
con questo ha dovuto fare i conti
Agostino), e avendo ereditato tratti essenziali della cultura antica, e
in specie il mito dell'oggettività delle leggi di natura che le
permettevano di comandare non in nome soltanto della rivelazione, ma in
nome dell'umanità stessa; dunque a tutti, compresi gli infedeli da
convertire. Che cosa succede ancora oggi quando la Chiesa, in Italia per
lo meno, rivendica il diritto di imporre limiti alla legislazione dello
Stato sulla famiglia, alla ricerca biologica o ad altri fondamentali
aspetti della democrazia, pretendendo di parlare in nome della natura
stessa? Non si può (poteva) ammettere il divorzio o l'aborto perché è
contro la natura della famiglia e le leggi della procreazione; non si
possono ammettere le unioni civili perché la famiglia è solo unione
eterosessuale con il fine della procreazione. E via dicendo. Voglio dire
che sia sul piano delle (sempre più pesanti) ingerenze della Chiesa
nelle questioni di competenza dello Stato democratico, sia sul piano
della filosofia che mi interessa più da vicino, la Chiesa cattolica,
soprattutto ma non solo in Italia, mi scandalizza e mi allontana perché
- spero naturalmente con l'intento
della salvezza delle anime - rimane sempre quella che nei secoli passati
ha agito con ogni mezzo per salvare le anime anche contro la loro
volontà, secondo il motto "compelle intrare". Muccioli che lega e lascia
morire il drogato nella porcilaia mi sembra un ottimo esempio di questo;
e quanti fedeli cristiani che hanno ceduto alla tentazione della carne
rispettando il divieto papale del profilattico sono morti o moriranno di
Aids non sono simili al povero ragazzo ucciso a San Patrignano?
Tutto si tiene, nella Chiesa wojtyliana. Non è difficile, mi sembra,
riconoscere che questa Chiesa non può cedere sulle questioni dell'etica
sessuale e familiare perché altrimenti dovrebbe cedere anche sul legame
tra fede cristiana e oggettività delle leggi naturali su cui fonda la
propria autorità. Ma queste leggi non sono nient' altro che la natura
come appariva a società ed epoche che la Chiesa considera archetipiche,
identificandole con la verità eterna dell'uomo e della società. Le donne
non saranno mai preti perché la loro vocazione naturale - come appariva
ai tempi di Gesù - è un'altra; ma allora non c'erano nemmeno donne
avvocato o donne dirigenti d'azienda. Gli omosessuali non potranno mai
vivere unioni familiari "normali" (e saranno dunque condannati ad essere
o eunuchi o puttanieri). Uno Stato davvero democratico ha il dovere di
finanziare le scuole religiose perché è "naturale" che l'educazione apra
le menti alla rivelazione cristiana; o, molto peggio: che l'educazione
corrisponda in tutto e per tutto, ed esclusivamente, alle preferenze e
alle convinzioni della famiglia.
Ma in generale: se c'è una verità naturale e universale sull'uomo e il
mondo, e questa verità è solo affare della ragione illuminata dalla fede
(senza, la ragione erra, c'è il peccato originale), e cioè
dall'insegnamento della Chiesa, la democrazia è solo un male che si deve
accettare quando si è minoranza: non ha un vero valore come tale,
checché si dica sulla libertà umana come dono divino: anche la libertà,
se esercitata fuori dalla verità, è illusione e tracotanza. La Chiesa
come istituzione non ha mai abbandonato questi principi: il Sillabo è
stato messo da parte, ma forse ,solo in attesa di tempi migliori,
dobbiamo pensare. C'è nel Vangelo qualcosa come la legge naturale? O la
carità - cioè anzitutto l'accoglienza dell'altro e la rinuncia a
qualunque imposizione violenta sulla sua libertà - è l'unica legge che
Gesù ci ha insegnato? Persino lo scandalo per la ricchezza della Chiesa
come istituzione, che da buoni credenti abbiamo imparato a superare,
mettendolo da parte con ironia e comprensione per i limiti ,storici in
cui ogni "incarnazione", si trova impigliata, anche questo scandalo
forse non era poi così superficiale.
L'Anticristo di cui parla san Paolo è forse proprio questo, una Chiesa
invischiata nella solidarietà con culture e situazioni storiche che
certo non può evitare di assumere, ma che dovrebbe con altrettanta
franchezza esser capace di lasciar da parte, per amore dell'uomo come,
anche per effetto della salvezza di Cristo, è diventato.
Mi accorgo, Eminenza, di essermi lasciato prendere dalla passione per
l'etica (e forse la teologia?), trascurando la politica. Ma che, al di
là di ogni motivazione contingente, la Chiesa italiana da Lei guidata
sia pronta a vendere il suo appoggio al Polo per il piatto di lenticchie
del finanziamento alle scuole cattoliche, della revisione della legge
sull'aborto (e il divorzio? Prima o poi), del mantenimento e
interpretazione ,sempre più restrittiva del Concordato, di una
regolamentazione oscurantista della ricerca scientifica, persino della
discriminazione contro le confessioni religiose non cattoliche e non
cristiane nel nostro paese (Biffi: cattolicesimo è italianità!), non è
certo il motivo meno grave dello scandalo che mi tiene lontano dalle
chiese edifici di culto.
Non crede che, come vicario del papa per la Chiesa in
Italia, dovrebbe pensare anche a questo?
Con cordiale rispetto
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