Morire a vent'anni di lavoro
Cinque morti e quattro feriti: è il bollettino di ieri dal «fronte» del lavoro. In Lombardia tre vittime, due di vent'anni. Sergio lavorava «in affitto» alla Tenaris Dalmine
di Manuela Cartosio
Dei
cinque omicidi bianchi avvenuti ieri, ben tre si
sono verificati in Lombardia. Alla Tenaris
Dalmine e in una cava del pavese le vittime
avevano vent'anni. Poco si sa del sommozzatore
deceduto a San Pellegrino (ancora in provincia
di Bergamo) nel fiume Brembo, nei pressi di una
diga. In un cantiere a Santa Giustina (Belluno)
è morto un operaio di 37 anni, schiacciato da
una paratoia di acciaio. Ad Amatrice (Rieti) un
morto e due feriti per lo smottamento di scavo
fognario. Prognosi riservata per un lavoratore
caduto dentro una betoniera in un cantiere di
Igea marina (Rimini). Gravi anche le condizioni
di un operaio precipiato dal tetto di un
capannone a Brescia
Appena ricordato il primo anniversario della
strage alla ThyssenKrupp, è cominciata così la
settimana che corre verso lo sciopero generale
di venerdì, indetto dalla sola Cgil. La
piattaforma dello sciopero chiede «più lavoro,
più salario, più pensioni, più diritti» per
fronteggiare la crisi economica. Non nomina il
bisogno di «più sicurezza» nei luoghi di lavoro.
La cronaca s'incarica di ricordare che quello
purtroppo è un tema sempre d'attualità. Sotto i
fendenti della crisi, il tema rischia di
sbiadire nella sensibilità dei lavoratori, dei
sindacati, dell'opinione pubblica. Nel nostro
piccolo cerchiamo di fare il possibile perché
questo non succeda.
Aveva 21 anni e faceva l'autista Cesare Bertelli,
morto alle 8 di ieri mattina in una cava di
ghiaia e sabbia a Torretta di Galliavola
(Pavia). Era in piedi sul pianale del suo camion
per fare un piccolo lavoro di manutenzione. Il
cassone ribaltabile si è abbassato
all'improvviso e l'ha schiacciato.
Alla Tenaris Dalmine Sergio Riva, interinale di
20 anni, è stato schiacciato da un
«convogliatore», un grosso imbuto in cui entra
la billetta per fare i tubi. Affiancato da un
operaio più esperto, a impianto fermo, il
giovane stava cercando di togliere una spina
d'acciaio che ostruiva il convogliatore. Per
ragioni ancora da appurare, quest'ultimo è
precipitato e l'ha travolto. Era l'una e mezza
di notte. Quanto ha influito la condizione di
lavoratore «in affitto» nella tragica morte di
Sergio Riva? Parecchio, sostengono i
sindacalisti che sanno bene quanto la condizione
di precarietà, l'inseguire un contratto a tempo
indeterminato, provochi una maggiore
disponibilità a correre dei rischi. Sergio
lavorava come interinale alla Tenaris da 12
mesi, senza interruzioni. In base a un accordo
aziendale, avrebbe dovuto essere assunto in
pianta stabile. Invece l'azienda si è limitata a
prorogare di 6 mesi il contratto da interinale a
lui e alla trentina di giovani nelle sue stesse
condizioni. Una settimana fa, per richiamare
l'azienda ai patti, tutta la fabbrica aveva
scioperato. Ed è tornata a farlo ieri, per otto
ore, dopo la morte di Sergio. Gli altri
stabilimenti della Tenaris (Costa Volpino,
Arcore, Piombino) si sono fermati per due ore.
La Tenaris a Dalmine conta 2.300 dipendenti. A
questi si aggiungono 150 interinali (200 in caso
di picchi produttivi) «somministrati» dall'Adecco
e dalla Gi-Group, che hanno loro postazioni
dentro stabilimento siderurgico. «La Tenaris è
l'azienda su cui abbiamo maggiormente battuto
per la sicurezza», afferma Mirco Rota,
segretario della Fiom di Bergamo. Gli
investimenti sono stati ottenuti, la formazione
viene fatta, ogni venerdì pomeriggio tutti
possono partecipare al gruppo di lavoro che
analizza quanto è successo nei vari reparti
sotto il profilo della sicurezza. Ma la
precarità «vanifica» questo impegno.
L'interinale, o per scarsa esperienza o per
ottenere l'agognata assunzione, è «disposto a
tutto». Ovviamente, non è colpa sua, ma di
regole pensate apposta per rendere deboli e
ricattabili i precari. Che infatti, quantifica
l'Inail, si infortunano più dei lavoratori
«fissi». Se poi sono anche immigrati, il rischio
è doppio.
«Chi lavora tramite agenzia corre spesso il
rischio d'essere mandato in produzione, magari
in posti e con mansioni di volta in volta
diversi, senza formazione o con una preparazione
generica e superficiale», commentano i sindacati
degli atipici (Nidil-Cgil, Alai-Cisl e Cpo-Uil)
di Bergamo. «Continua la strage», constata il
segretario nazionale della Fiom Giorgio
Cremaschi, «il governo mandi gli ispettori
contro l'uso disinvolto degli interinali nelle
aziende a rischio». L'infortunio mortale alla
Dalmine conferma che «la precarietà è fonte di
rischio drammatico per la salute e la vita dei
lavoratori».
Paola Agnello Modica, della segreteria nazionale
della Cgil, trae spunto dal quotidiano
bollettino degli infortuni per attaccare governo
e imprese che, un mattone dopo l'altro, stanno
demolendo il "Testo unico" sulla sicurezza,
approvato dal centrosinistra. «Con quale
coraggio il ministro Sacconi e Confindustria
vogliono manomettere le normative sulla salute e
la sicurezza nei luoghi di lavoro? Davvero
pensano che allentando le regole e competendo al
ribasso di esca meglio dalla crisi?». Il
riferimento e all'ipotesi d'avviso comune che
smonta il "Testo unico" (lo ha rivelato in
anteprima venerdì scorso il manifesto).
Cisl e Uil firmeranno pure quello?(Il manifesto
10 dicembre 2008)

Un grande corteo di denuncia
il 6 dicembre a Torino
etta sull'emittente
locale GRP
Un grande corteo di denuncia lotta e proposta sui temi della
sicurezza sui posti di lavoro partirà il 6 dicembre dalla Thyssenkrupp
di Torino alle 9 per attraversare i luoghi simboli della vicenda
Thyssen ma sopratutto per portare in piazza unitaria e di massa tutti i
temi dello scontro sulla sicurezza sui posti di lavoro con i padroni, il
governo, lo stato il sistema del capitale, un corteo che fa
propria la campagna per Dante de Angelis e la rilancia nazionalmente per
portarla alla vittoria reale, un corteo che si concluderà intorno alle
13 con una grande assemblea popolare in cui prenderanno la parola:
-operai e delegati Rls di tante fabbriche e posti di lavoro dalla
Thyssen all'Ilva, da Marghera a Palermo dall'assemblea nazionale degli Rls ai ferrovieri appartenenti a tutti i sindacati sia confederali che
di base e di classe
-delegati colpiti dalla repressione padronale
-Margherita Calderazzi sotto accusa per una scritta (riva assassina) ,
così come tutti i compagni e le compagne lavoratori e non che per il
,loro impegno sulla sicurezza sui posti di lavoro
-Franca Caliolo familiare Ilva Taranto
-associazione esposti amianto da Monfalcone
-esponenti di medicina democratica, giornalisti artisti impegnati
-comitati immigrati
Un
corteo proposto dalla rete nazionale per la sicurezza sui posti di
lavoro, un corteo di tutti in cui siamo tutti invitati e tutti
promotori, un corteo in cui vogliamo tutti i partiti e i gruppi politici
comunisti, proletari, progressisti, con bandiere e simboli perchè non
c'è niente di più politico che la morte sul lavoro per i profitti dei
padroni, le leggi dello stato capitalistico, le politiche dei governi di
centro destra come di centro sinistra, un corteo che rifiuti ogni
settarismo, spirito di piccolo gruppo ed egemonismo e che conti e si
faccia contare nei numeri reali perchè si tratta di energie vere e
sincere in campo quotidianamente per la salute e la sicurezza in
fabbrica e sul territorio.
Un corteo che avente base di massa a Torino, porti a Torino con tutti i
mezzi possibili il maggior numero di lavoratori e persone interessate
che conti sugli aiuti e i contributi per il viaggio di sindacati,
partiti, enti locali che sostengono in qualsiasi forma e a
qualsiasi livello l'iniziativa, un corteo che naturalmente farà un
appello al movimento studentesco perchè partecipi e lo sostenga, così
come tutta la rete nei suoi organismi e nei suoi singoli partecipanti
sostiene la giusta lotta degli studenti contro gli stessi nemici.
La proposta della rete prevede anche uno sciopero a macchia di leopardo,
dove si è presenti sulla sicurezza, per il 12 dicembre porteremo in
questo sciopero autonomamente nei contenuti e nelle forme la battaglia
per la sicurezza sui posti di lavoro.
Facciamo del 6 dicembre una tappa importante di questa battaglia, che
influenza e pesi nell'estensione nazionale della lotta e nei rapporti di
forza.(5 novembre 2008)
Torino il 6
dicembre 2008 – Manifestazione con concentramento di fronte allo
stabilimento ThyssenKrupp, Corso Regina Margherita 400, ore 09.30
6 dicembre 2008: non dimentichiamo tutte le stragi e morti sul lavoro
Il 6 dicembre di un anno fa un rogo sprigionatosi all’interno dello stabilimento ThyssenKrupp di Torino faceva strage di 7 operai. Sette vite bruciate e sette famiglie lasciate nella disperazione.
Forte fu la commozione e l’eco in tutto il Paese. Le massime autorità dello Stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica Napolitano, dichiararono che avrebbero fatto l’impossibile affinché stragi come quella di Torino non fossero più avvenute.
Spenti pian piano i riflettori dei mass-media, la questione della sicurezza sul lavoro è sparita dall’agenda politica di governi e parlamenti, sostituita da quella – montata ad arte - della “sicurezza” nelle città, della psicosi dell’immigrato stupratore, rapinatore, pirata della strada o altro, dimenticando che secondo studi della stessa UE, le città italiane sono le più “sicure” d’Europa…
Ma tant’è, si mandano forze di polizia e militari nelle città, ma non si fa un passo per garantire incolumità e sicurezza a chi vive di lavoro. La strage di Torino non è stata la prima e, purtroppo, non è stata l’ultima: i circa 4 morti al giorno nei luoghi di lavoro dovrebbero suonare come un sono schiaffo per qualsiasi società che abbia la presunzione di definirsi “civile”. Ma in Italia no: qui non solo si continuano a varare provvedimenti assolutamente insufficienti, soprattutto dal punto di vista delle azioni di contrasto e di sanzione nei confronti delle aziende, come da quello dei poteri e delle agibilità degli RLS e degli ispettori INPS o INAIL (come il nuovo Testo Unico, Legge 81/2008), ma a questi si affiancano leggi e decreti come quello sulla detassazione degli straordinari (Legge 126/24 del luglio 2008), quello sulla deregolamentazione del mercato del lavoro (Legge 133 del 5 agosto 2008), la direttiva del Ministero del Lavoro che indebolisce i servizi ispettivi del ministero stesso e dell’INPS (settembre 2008), e, ultimo solo per tempo, il ddl 1441 quater, attualmente in discussione alla Camera, che vorrebbe sterilizzare i processi e legare le mani ai giudici del lavoro.
Il segnale è purtroppo molto chiaro: da un parte si continuano a garantire condizione di massima redditività delle aziende (cioè massimi profitti), dall’altra si aumenta la precarietà, si allunga l’orario di lavoro, si controllano di meno le violazioni in termini di sicurezza, diminuendo quindi la tutela della salute e dell’incolumità del lavoratore, così come di chi vive in città o quartieri vicini ad impianti industriali: ecco che, quindi, l’immigrato che lavora nel cantiere si trova nella stessa barca con l’operaio Fiat, con l’abitante di Taranto che respira le polveri tossiche dell’ILVA, o con il valsusino che rischia di morire di amianto se partiranno i lavori del TAV…
Siamo stanchi di restare a guardare, spettatori/vittime di una macabra rappresentazione che coinvolge, direttamente o indirettamente tutti noi.
Il 6 dicembre saremo a Torino e sfileremo dalla Thyssenkrupp al Palagiustizia non solo per ricordare i nostri 7 compagni di lavoro morti nel rogo di un anno, reclamando giustizia in un processo che sta per entrare nel vivo, ma per ricordare tutti i lavoratori e le lavoratrici che ogni giorno perdono la vita o subiscono gravi infermità perché qualcuno, per volersi arricchire sempre di più, li fa lavorare sempre di più, sempre più velocemente e in condizioni sempre più insicure.
Il processo Thyssen è giunto ad un grande risultato, senza precedenti nella storia della giurisprudenza italiana: i lavoratori vengono ammessi dal Gup come parte lesa e quindi riconosciuti come parte civile in un processo contro i sei dirigenti della multinazionale tedesca per il rischio che hanno occorso a lavorare in un’azienda (peraltro già chiusa), così come purtroppo ha colpito i nostri cari sette compagni in quella tragica notte. Ma sappiamo che questo non basta: siamo coscienti che sarà possibile invertire questo drammatico corso di sangue e di morte (una “guerra” che fa più vittime della guerra in Iraq o delle guerre di mafia) solo se riusciremo ad affermare un punto di vista, che è chiaramente, senza se e senza ma, quello di salvaguardare la salute, la sicurezza nei luoghi di lavoro e di fare sempre e comunque gli interessi delle lavoratrici/ori scegliendo fino in fondo e senza ambiguità da che parte stare, ossia dalla nostra parte, con orgoglio e dignità, quella di chi lavora.
Per questo facciamo appello a tutte le organizzazioni sindacali, alle associazioni dei familiari, ai medici e ai giuristi sinceramente democratici, agli ispettori del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL, ai giornalisti coscienziosi, ai giovani e agli studenti che in queste settimane stanno difendendo il loro futuro, a partecipare e a sostenere questa manifestazione. Perché se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno al nostro posto.
Associazione LEGAMI D’ACCIAIO (ex-operai ThyssenKrupp e familiari delle vittime)
RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
ThyssenKrupp, rinvio a giudizio per 6 indagati
Il gup di Torino,
Francesco Gianfrotta ha disposto il
rinvio a giudizio di tutti e sei gli
imputati, indagati nell'inchiesta
per il rogo della ThyssenKrupp, dove
il 6 dicembre 2007 morirono sette
operai. Il giudice ha accolto le
tesi dell'accusa, rappresentata dai
pm Raffaele Guariniello, Laura Longo
e Francesca Traverso.
L'amministratore delegato Harald Espenhan dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale, contestata per la prima volta in un caso di infortunio sul lavoro. Gli altri indagati sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo con colpa cosciente e tutti per incendio doloso. Nel decreto del gup Gianfrotta si legge che l'amministratore delegato è stato rinviato a giudizio perché accusato di aver "omesso di adottare misure tecniche, organizzative, procedurali, di prevenzione e protezione contro gli incendi'' con riferimento alla linea 5.
Per il procuratore aggiunto Guariniello si tratta di "una sentenza storica". "Non è mai successo -ha detto- che si sia arrivati al rinvio a giudizio sia delle persone fisiche che delle persone giuridiche, riconoscendo in un caso anche l'omicidio volontario". La decisione del giudice ha suscitato gli applausi dei parenti delle vittime alcuni dei quali sono usciti dall'aula, gridando "grazie Guariniello" ed "è solo l'inizio devono andare in galera".
L'udienza è
fissata per
il 15
gennaio in
Corte
d'Assise,
dove per la
prima volta
approda un
processo per
le 'morti
bianche'.
(Il Tempo 17
novembre
2008)
Per la Thyssen i Pm accusano "Fu omicidio volontario"
"Il
rogo che ha causato la morte di 7 operai è frutto di una
politica aziendale, tutti sapevano che nello
stabilimento di Torino si correvano dei rischi". Queste
le motivazioni con cui è stato chiesto il rinvio a
giudizio per omicidio volontario per sei dirigenti della
Thyssen più la stessa multinazionale (nella veste di
persona giuridica). Si è aperta così a Torino l'udienza
preliminare per la strage della Thyssenkrupp. La
pubblica accusa, attraverso gli elementi illustrati dal
pm Francesca Traverso ha dimostrato come nel febbraio
del 2007, qualche mese dopo il rogo che devastò uno
stabilimento in Germania, la Thyssenkrupp convocò una
riunione per parlare del problema incendi. Il problema
sicurezza c'era, furono anche stanziati dei fondi ma non
a Torino, infatti la sede stava per essere smantellata.
A riprova della colpevolezza dell'azienda il memorandum
interno sequestrato dalla guardia di finanza in cui
spiccano frasi dei dirigenti dell'azienda contro la
fabbrica torinese, i suoi sindacalisti e lo stesso
magistrato Guariniello che ostenta «intransigenza» verso
le industrie. Memorandum scritto dopo la strage la cui
colpa viene addossata dalla Thyssen sugli stessi operai.
«Il metodo di indagine adottato - ha replicato il
magistrato Guariniello - ha permesso di rilevare che
questo infortunio mortale non è il risultato di una
scelta individuale ma di una politica aziendale».
Molte le novità di questo processo tra cui il fatto che
l'imputazione più grave, l'omicidio volontario con dolo
eventuale, mossa all'ad Harald Espenhahn, potrebbe
portare la causa per la prima volta in Italia per un
incidente sul lavoro, in Corte d'Assise, come i delitti
di mafia o terrorismo. Inoltre, come spiega Guariniello,
«E' una novità la responsabilità della società. La legge
invece che prevede il reato di omicidio volntario con
dolo eventuale esiste invece dal 1930, ma è la prima
volta che viene contestata nell'ambito di infortuni
mortali sul lavoro».(www.larinascita.org 15 ottobre
2008)
Sei morti di lavoro in un giorno
E Veltroni dopo la rottura "Cgil" media con la Mercegaglia
La
valanga dei omicidi continua. Il Pd non fa opposizione
neanche su questi temi, ma corre in Confindustria per
evitare il conflitto
Sei i morti sul lavoro in una solo giornata, questo è il drammatico bilancio. Tre operai, due calabresi di 26 e 49 anni e un napoletano di 45, sono deceduti mentre lavoravano su una piattaforma aerea all'interno di un cantiere per la costruzione della Variante di Valico
La piattaforma, a circa 40 metri di
altezza, ha ceduto e i tre operai sono precipitati,
perdendo la vita e facendo salire a sei le vittime nei
cantieri per la Variante di Valico, il nuovo tratto
della Bologna-Firenze in costruzione sull'Appennino dal
2001.
Continua a riproporsi drammaticamente e quotidianamente
il grave problema degli omicidi sul lavoro, proprio in
questi giorni a Bologna era stato firmato un accordo per
incentivare la sicurezza sul lavoro nei lotti della
Variante di Valico della A1. Promosso dalla Provincia di
Bologna, porta le firme delle società committenti, di
Autostrade per l'Italia, delle società esecutrici, dei
sindacati e dell'Inail. Ma la realtà dei fatti dimostra
che non basta.
Ogni morte sul lavoro è «una grande tragedia» ha
sottolineato il presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia la quale, proprio lei, chiede che vengano
applicate le leggi. Dura la replica di Gianni Pagliarini
del Pdci, «è surreale apprendere che la massima
dirigente del mondo delle imprese, Emma Marcegaglia,
chiede l’applicazione delle leggi approvate dal
Parlamento contro gli infortuni. Confindustria avversò
sei mesi fa il nuovo Testo Unico sulla sicurezza
contestandone gli aspetti sanzionatori, ha lavorato
quotidianamente per non applicarlo e ha ricevuto il
plauso dell’attuale ministro del Lavoro Sacconi».
E sul fronte contratti sempre la Marcegaglia prosegue
nel suo affondo contro la Cgil. La novità, se così si
può definire, il ruolo di mediatore e interlocutore che
il leader del Pd sta cercando di ricavarsi. Dopo aver
incontrato il presidente di Confindustria per cercare di
riallacciare il dialogo con la Cgil, Veltroni ha
affermato che «una rottura sarebbe un danno per il
Paese». Prossimo passo l'incontro di lunedì al quartier
generale del Pd, dove si siederanno al tavolo Epifani,
Bonanni e Angeletti.
Ma il giovedì nero ha riguardato anche Genova, Perugia e
Sesto Fiorentino. Un operaio è caduto in un pozzo per
l'estrazione di biogas nella discarica di Scarpino, a
Genova. Un operaio che stava lavorando all'interno di un
capannone nella zona industriale di Torgiano, in
provincia di Perugia è stato travolto da un carro-ponte
utilizzato di norma per spostare grandi carichi. Un
operaio è morto e due sono rimasti feriti nei pressi di
Sesto Fiorentino mentre lavoravano su un carrello per la
manutenzione della linea aerea ferroviaria. Infine, è in
coma con un trauma cranico commotivo e diverse altre
lesioni un operaio di 42 anni di Oria, in provincia di
Brindisi. E' caduto da una impalcatura a una altezza di
circa 10 metri in un cantiere edile.(www.larinascita.org
3 ottobre 2008)
Ancora una morte sul lavoro alla Piaggio
Comunicato RLS Fiom Piaggio
Un
collaudatore è morto sulla strada mentre collaudava un MP3 sull' asfalto
bagnato.
La Piaggio ha esposto un comunicato il cui senso è preoccupante, in
quanto c' è l' assunzione del dato di fatto che non c'è niente da fare
contro 'la fatalità della vita', l' azienda dice che avrebbe fatto "la
migliore e la massima sicurezza possibile" .
Questo ci riempie di indignazione e di rabbia.
Già nel 2005 era morto un collaudatore e come RLS avevamo fatto
richieste ben precise all' azienda affinché fossero rimossi alcuni
fattori di rischio nell' organizzazione di quel lavoro, che Piaggio ha
sempre disatteso; e lunedi' un altro collaudatore è morto.
E' evidente che collaudare su strada comporta dei rischi e se ci sono
responsabilità penali del Datore di Lavoro Piaggio, su questa morte,
sarà la magistratura a stabilirlo.
Quello che preoccupa noi delegati RLS è che l' azienda non senta la
stessa nostra urgenza e necessità di voler confrontarsi nel merito dei
rischi rilevati dai RLS nel tempo (ricordiamo anche il collaudatore
rimasto paralizzato, e tutte le cadute dai mezzi che comportano
invalidità ai collaudatori ) e che continui a rifiutare di rispondere
alle nostre richieste dal 2005 -perché denunciate dai RLS anche all'
ASL5, in seguito al disinteresse aziendale sull' approfondimento dei
fattori di rischio- ribaltando sull' Organo di Vigilanza le proprie
responsabilità di prevenire e voler fare la sicurezza e la salute dei
lavoratori.
Perché non era POSSIBILE accogliere le richieste da noi fatte?
E cioè:
. la necessità di non esporre il collaudatore ad uscite su strada in
condizioni climatiche per cui l' asfalto risulti bagnato, ghiacciato o
innevato, e non su accordo individuale tra il lavoratore e il
responsabile, ma come regola fissa.
. il fattore di rischio che comporta il collaudo su strada nel turno di
notte, e ne chiedevamo l' eliminazione.
. un investimento risolutivo per la realizzazione di un circuito interno
all' azienda di collaudo su pista che simuli le varie condizioni
stradali.
Se la richiesta di non fare i collaudi su strada con l' asfalto bagnato
fosse stata accolta, il collaudatore non sarebbe stato investito e
ucciso da un auto.
Invece ancora oggi i collaudatori escono e sono esposti alle stesse
pericolose condizioni di lavoro.
RLS FIOM PIAGGIO 20 settembre 2008
Comunicato stampa Federazione PdCI Torino
Oggetto: “ Processo Thyssen, bene Provincia, ora Comune e Regione”
Dichiarazione del Consigliere Regionale e Segretario Provinciale Vincenzo Chieppa:
“
Plaudiamo alla decisione della Provincia di Torino di
confermare la sua costituzione di parte civile nel
processo per la tragedia della Thyssenkrupp, una
decisione che conferma la vicinanza dell’ente ai
lavoratori che hanno pagato duramente la violazione
delle più elementari norme di sicurezza in quello
stabilimento da parte della proprietà.
Ora chiediamo con forza che anche il Comune di Torino e la Regione compiano lo stesso passo e si pongano, anche in fase processuale al fianco dei lavoratori ,sostenendoli in questa difficilissima e dolorosa battaglia legale per ottenere giustizia.
Non condividiamo affatto le dichiarazioni dell’Assessore al lavoro del Comune di Torino che sembra non voler procedere sulla strada della costituzione di parte civile per quell’ente, una decisione che se confermata sarebbe grave e suonerebbe come una presa distanza inaccettabile dai lavoratori e dalle famiglie dei caduti della Thyssen.
Ci aspettiamo, per quanto riguarda la Regione, un intervento diretto della Presidente Bresso che confermi, immediatamente la volontà della Regione in relazione alla costituzione di parte civile.”
Torino, 17/9/2008

Nel “Rapporto sul deficit di prevenzione”, inviato all’azienda il 26 giugno 2006 si legge quanto segue: “La struttura mostra diversi pericoli connessi con grandi quantità di olii idraulici/lubrificanti, installazioni elettriche, uso di gas naturale, idrogeno e altri gas tecnici, presenza di materiali plastici, utilizzo di soluzioni corrosive”. Ed ancora: “Non c'è una squadra antincendio, serve inoltre una squadra di seconda emergenza”. Esse precisa il consulente dell’Axa “dovrebbero comprendere da 3 a 5 pompieri per turno, totalmente addestrati”. Poi in riferimento alla linea 5 si afferma: “E' stato notato che in queste linee alcuni sistemi elettrici sono in cattive condizioni: cavi scoperti e/o scollegati...”. Insomma se si fosse adottato quanto richiesto il 6 dicembre non ci sarebbe stata la strage consumatasi nello stabilimento di Torino. (www.comunisti-italiani.it 1 luglio 2008)
"Sono morti per la fretta"
Morirono
in quattro, due anni fa, alla Umbria
Olii di Campello sul Clitunno, in
provincia di Perugia. Era sabato e
avevano fretta. Sono morti, e la colpa
ora è la loro, o almeno così sostiene
l'azienda che, attraverso i suoi
avvocati, cita i familiari delle vittime
in giudizio chiedendo di essere
risarcita dei danni. A uccidere,
sostengono, non fu la mancata sicurezza
messa in campo dall ditta, ma un errore
dei lavoratori.
I titolari della Umbria Olii, da subito indagati per l'omicidio, vogliono 35 milioni di euro. La richiesta è stata formalmente avanzata presso la Procura di Spoleto ed è firmata direttamente da Giorgio Del Papa, amministratore delegato della società. Dopo l'incidente, Del Papa era stato accusato di "disastro colposo" con l'aggravante della "colpa con previsione dell'evento", "violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui l'omissione dolosa dei mezzi di prevenzione) e omicidio colposo plurimo".
In sostanza, l'accusa riconosce che i vertici dell'azienda fossero a conoscenza della presenza nei silos di gas che avrebbe potuto esplodere da un momento all'altro. E proprio per questo, sostiene Del Papa, la colpa dell'incidente non è attribuibile all'azienda, che sapeva del gas e non ha avvertito nessun lavoratore, bensì degli operai che usando la fiamma ossidrica hanno generato l'esplosione: "La causa dell'esplosione e quindi dell'evento mortale e di tutti gli altri danni che ne sono derivati - si legge nella richiesta di risarcimento danni - ad altro non possa essere ascritta se non, da un lato, al fatto che l'impresa appaltatrice e i suoi dipendenti non hanno rispettato le modalità esecutive preventivamente concordate e, dall'altro, al fatto che l'impresa appaltatrice e i suoi dipendenti, nonostante non fosse stato concordato, per risparmiare tempo ed entità di lavoro, hanno fatto ricorso all'uso della saldatrice". E ancora, "nonostante l'appaltatore e i suoi dipendenti sapessero di non poter procedere ad operazioni di saldatura, vi hanno proceduto ugualmente, provocando così, in via autonoma ed esclusiva, la verificazione del gravissimo evento, il tutto per sbrigarsi, dato che era sabato".
Tullio Mocchini,
Giuseppe Coletti, Wladimir Toder e
Maurizio Manili, i quattro lavoratori
morti, erano impiegati da una ditta
esterna, che da oltre 8 anni aveva in
appalto la manutenzione dell'impianto:
quando i silos esplosero, stavano
realizzando delle passerelle per
collegare le cisterne di olio.
Il prossimo 11 luglio si terrà l'udienza
del processo contro i vertici aziendali,
che ancora prima di sapere se la
giustizia li ritiene colpevoli, puntano
a mettere al sicuro buon nome e cassa.
Ed è la rabbia e l'indignazione il sentimento che ora attanaglia i familiari delle vittime. Si sfoga Lorena Coletti - sorella di uno dei quattro operai: "Ho visto sorridere Giorgio Del Papa, vorrei sapere se almeno per una volta si è chiesto quanto è profondo il dolore che noi familiari stiamo portando dentro. Anche se sono passati 17 mesi dalla tragedia, il nostro dolore è più vivo che mai. E' facile prendersela con dei lavoratori morti, giustificando l'errore umano. Per quello che mi riguarda, mio fratello è stato messo a lavorare sopra una 'bomba atomica', ed è esploso con il primo silos, scaraventato in aria per 50 metri, ma Giorgio Del Papa non c'era lì in fabbrica". Ed ancora: "A Del Papa è permesso di andare, di uscire, di aprire altri stabilimenti, di rilasciare interviste, e di incolpare gli operai che lui ha ucciso. Ma io difenderò mio fratello finché avrò fiato e vita, però Del Papa non lo perdono".(AprileOnline 1 luglio 2008)
Ancora un incidente negli stabilimenti Marcegaglia
Ufficio stampa PdCI , Roma 20 giugno 2008
Dino
Tibaldi: E' uno scandalo. Ancora un incidente sul
lavoro negli stabilimenti Marcegaglia di proprietà
della presidente di Confindustria, Questa volta a
Gazoldo degli Ippoliti, in provincia di
Mantova. E' il quarto in poche settimane, di cui uno
mortale.
Ma la cosa più scandalosa è che la neopresidente,
mentre proprio nella sua azienda evidentemente i
livelli di sicurezza sono sotto il livello di
guardia, continua a gridare ai quattro venti che le
norme varate dal governo di centrosinistra devono
essere cambiate, in senso favorevole alle aziende e
con maggiori rischi per i lavoratori, ovviamente.
E scandaloso è anche l'annuncio dei giorni scorsi,
in linea con le richieste della Marcegaglia, del
ministro Sacconi che vuole cancellare il testo unico
sulla sicurezza e sostituirlo con una semplicistica
maggiore formazione dei lavoratori, come se
dipendesse da loro.
Condivido l'iniziativa dei sindacati di aver indetto
per il 24 giugno un'ora di sciopero nello
stabilimento.Il Pdci esprime la propria solidarietà
al lavoratore infortunato e continuerà, in tutti i
luoghi di lavoro, a combattere per il raggiungimento
di garanzie a tutela della sicurezza.
Incidente lavoro, grave operaio Marcegalia
Grave incidente sul lavoro allo stabilimento
Marcegaglia di Gazoldo degli Ippoliti (Mantova): un
elettricista che stava svolgendo un intervento di
manutenzione è stato inspiegabilmente schiacciato
dal magnete di una macchina imballatrice.
Ne dà notizia una nota di Fim, Fiom e Uilm: «È un
altro grave incidente - si legge - dopo il recente
infortunio mortale di Casalmaggiore e i due
incidenti di Ravenna. Ancora una volta si mette in
evidenza tutta la gravità e la serietà del problema
sicurezza nel gruppo Marcegaglia».
Aggiungono le tre sigle: «Ribadiamo ancora la nostra
convinzione che la sicurezza sui luoghi di lavoro è
un problema che va affrontato preventivamente,
ascoltando e valorizzando il contributo di tutti a
partire dagli Rsl e dai lavoratori, per definire le
condizioni, individuare le difficoltà, i rischi e
gli interventi da adottare.
Oggi a Gazoldo era presente il Coordinamento
sindacale nazionale Marcegaglia, proprio per
affrontare anche il tema della sicurezza. È chiaro
che l'incidente avvenuto questa mattina ci mette
nella condizione di riaggiornare al più presto
l'incontro con la proprietà e di assumere un
atteggiamento che induca tutti a voltar pagina nel
gruppo Marcegaglia e affrontare in termini diversi
il problema sicurezza».
Come prima risposta, oggi la fabbrica di Gazoldo
rimarrà ferma tutto il giorno. Il coordinamento ha
anche proclamato un'ora di sciopero, con assemblee
sulla sicurezza, da tenere in tutti gli stabilimenti
del gruppo per martedì 24 giugno.
20/06/2008 13.34
Fiom: gravi responsabilità
«Il nuovo gravissimo incidente allo stabilimento
Marcegaglia di Mantova, che segue di poco altri
infortuni gravi o mortali nel gruppo, dimostra che
non c'è finora da parte delle imprese alcuna reale
volontà di intervenire sull'organizzazione del
lavoro per tutelare la salute dei lavoratori».
A dirlo è Giorgio Cremaschi, responsabile nazionale
per la Fiom per il settore Salute e sicurezza.
«La presidenza della Confindustria - afferma
Cremaschi - dovrebbe vergognarsi per quello che
succede e per la richiesta che ancora viene dagli
industriali di deregolazione sulla materia della
sicurezza.
Ancora una volta si dimostra che i lavoratori devono
pagare prezzi altissimi perché il profitto aziendale
viene prima di tutto».
Conclude la nota: «Lo sciopero immediato dei
lavoratori dello stabilimento di Gazoldo la fermata
di tutto il gruppo per martedì 24 giugno sono una
risposta giusta per mettere il gruppo Marcegaglia di
fronte alle proprie, gravi, responsabilità
La Fiom, augurando al lavoratore colpito di poter
superare il gravissimo trauma subito, si riserva
ulteriori iniziative, anche sul piano legale».
20/06/2008 13.38
www.rassegna.it - Rassegna Online del lavoro,
di politica ed economia sociale
Roma 20 giugno 2008 manifestazione nazionale
E' stata indetta dalla rete nazionale per la sicurezza sui posti di
lavoro una manifestazione nazionale per il 20 giugno a Roma sulle
seguenti parole d'ordini:
· Basta morti sul lavoro, giù le mani dal testo unico sulla sicurezza
che va applicato e migliorato non peggiorato e svuotato, la precarietà
uccide basta con i contratti di lavoro precari che mettono in condizioni
di pericolo e morte i lavoratori, diritto di cittadinanza per tutti i
lavoratori immigrati. La manifestazione consisterà in un presidio per
tutta la giornata sotto il Ministero del lavoro, a cui è stato richiesto
un incontro, nel quale parleranno i rappresentanti dei lavoratori e
della rete nazionale, i familiari delle vittime sul lavoro, le
organizzazioni sindacali di base che organizzano precari e disoccupati,
i comitati immigrati e tutti coloro che vi aderiranno, ci saranno anche
musica e interventi di artisti solidali finora è certa la presenza di
operai e delegati ThyssenKrupp Torino con Ciro argentino, delegati rls
operai e familiari Ilva di Taranto, operai e lavoratori Polimeri e
precari Ravenna, Comitato 5 aprile per il lavoro sicuro, Roma assemblea
lavoratori autoconvocati Roma ,USI ait Roma e nazionale Slai cobas per
il sindacato di classe, operai e lavoratori Porto Marghera, Cobas
Dalmine Bergamo, operai e delegati Bonduelle Bergamo, Comitato
lavoratori trasporti Torino, Sindacato lavoratori in lotta Napoli,
Comitato immigrati Roma e Napoli, operai e lavoratori Porto Marghera
Mestre Venezia, tecnici prevenzione e ispettori Roma e Taranto, operai e
lavoratori precari e cantieri navali Palermo, Ciro Crescentini
sindacalista licenziato dalla CGIL, Istituto tumori Milano e
rappresentanze comitato no expo Milano, attrice contro, Roma Teatro
delle Ceneri Bologna, Associazione Writers nazionale.
· Le adesioni sono aperte a tutti e vanno comunicate a Rete nazionale
per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro
Contro la guerra dei padroni, contro le stragi nei luoghi di lavoro
la vera emergenza sicurezza in Italia
Basta morti ed invalidi nelle fabbriche e nei cantieri
difendiamo il testo unico della sicurezza Manifestazione con presidio all'Unione Industriale Via Fanti 17 Torino
martedì 17 giugno 2008 ore 10
I morti sul campo di Mineo
E'
la tragedia del lavoro a Mineo,
provincia di Catania. 5700 anime, sei in
meno per colpa di un depuratore
maledetto. L'ennesima strage bianca.
I dipendenti comunali che per tutto il pomeriggio hanno risposto al centralino del piccolo paese, patria di Luigi Capuana, sono sconvolti: "tra i morti vi sono quattro nostri colleghi". Tra gli operai deceduti a Mineo vi sono infatti quattro dipendenti comunali (Salvatore Pulici, Giuseppe Zaccaria, Giuseppe Palermo e Natale Sofia) e due operai della ditta Tecnodig di Ragusa, azienda con certificazioni e sedi all'estero specializzata nel trattamento, bonifica e pulizia di impianti di vario tipo. Si è trattato, molto probabilmente, di esalazioni killer, come tre mesi fa, a Molfetta, dove durante la pulizia di una cisterna sono rimasti sul campo in cinque. A Molfetta la bara era una cisterna. A Mineo, è una botola vicino alla vasca del depuratore.
Il depuratore consortile del centro ai piedi dell'Etna era stato inserito in un piano di riqualificazione del Commissariato per i rifiuti e il trattamento delle acque che prevedeva lo stanziamento di 940mila euro per l'adeguamento dell'impianto. Sul posto vi sono vigili del fuoco, esperti di medicina legale, i carabinieri del comando provinciale di Catania-Palagonia e il nucleo speciale Nbcr. Secondo i soccorritori, gli operai non indossavano né maschere né tute di protezione. E' stata eseguita la campionatura dell'aria per verificare la tipologia della sostanza tossica che ha causato la strage e verificare se ci sono le condizioni per procedere al recupero dei corpi. La procura di Caltagirone, nel frattempo, ha aperto un'inchiesta.
Di fronte ai morti di Mineo la politica si è fermata: un minuto di silenzio alla Camera e al Senato e nelle principali assemblee legislative degli enti locali. Cordoglio da tutto il mondo politico e sindacati in lutto. Per il segretario della Cgil Epifani la giornata di oggi è "una giornata di lutto che non avremmo voluto vivere, indegna di un Paese civile, che scuote le coscienze e che non dovrà ripetersi". Per Epifani è necessario "che tutti si impegnino per dare piena attuazione alle nuove norme del Testo unico su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, invece di continuare a rimetterle in discussione come sembra voler fare il governo, compreso il sistema sanzionatorio che da solo non risolve il problema ma costituisce un deterrente". Il segretario della Cisl Bonanni esprime la sua vicinanza ai familiari delle vittime ed invita "tutto il Paese a ribellarsi a questo andazzo". "La verità -spiega Bonanni- è che non si fanno controlli rigorosi a dovere. Non c'e' ancora un piano vero di prevenzione e di informazione sui rischi che corrono i lavoratori, al di là delle leggi vigenti". E poi, continua, "ci vuole una effettiva selezione delle imprese che prendono, soprattutto nel Sud, appalti con il massimo ribasso e risparmiano sui costi della sicurezza". Per questo, conclude, "chiediamo che il nuovo governo vari subito un piano straordinario sulla formazione per la sicurezza su tutti i posti di lavoro. Queste tragedie devono finire una volta per tutte".
Le dichiarazioni di ministri e parlamentari si sono susseguite per tutta la serata. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a Napoli, ha comunicato di aver chiesto al ministro del Lavoro "di recarsi immediatamente sul posto per verificare la dinamica dell'incidente"ed ha espresso vicinanza alle famiglie. Per Veltroni le morti bianche di Mineo rappresentano "una tragedia orribile che colpisce e ferisce la coscienza di tutti noi. Sei operai, sei uomini morti così", aggiunge il leader del Pd, "devono essere un monito: lavorare non deve voler dire morire e quando succede significa che tante cose non hanno funzionato. Le leggi, anche per iniziativa del precedente governo, ci sono e occorre farle funzionare soprattutto per prevenire e controllare, per impedire situazioni di terribile pericolosità". Per Claudio Fava, leader di Sd, "con lo stillicidio quotidiano di morti bianche, le vittime di lavori sempre più insicuri e precari salgono a cifre spaventose. Sono cifre da guerra civile". "Ma sono cifre", continua Fava, "che raccontano anche di un Paese impazzito che ha perduto il senso delle vere priorita''.(AprileOnline 11 giugno 2006)
Altri tre operai morti nel week-end
In Italia si continua a morire di lavoro e non si può più parlare di fatalità o morti “bianche”, ma di una vera e propria strage: da sabato hanno perso la vita sul lavoro tre operai
Un operaio romeno di 22 anni è morto
in uno stabilimento Benetton di Castrette di Villorba,
Treviso, precipitando al suolo da una serranda di
sovrapressione.
In provincia di Parma ha perso la vita Salvatore De
Santis, edile di 33 anni, schiacciato da una trave
durante i lavori di ristrutturazione di un casolare.
A Castelbelforte, nel mantovano, c'è stato un terzo
incidente mortale, in una fabbrica specializzata nella
lavorazione di materiali plastici. Un operaio di origine
algerina, Saadane Hocine 45 anni, è rimasto schiacciato
dai rulli compressori mentre faceva manutenzione ad una
macchina.
La tragedia delle morti sul lavoro conta 1260 vittime,
secondo i dati Inail, nel 2007 e più di 300 solo
dall'inizio di quest'anno. Se ne parla da molto ma la
realtà non cambia, è giunto il momento che ognuno, dalle
istituzioni alle imprese, si prenda le proprie
responsabilità, il Testo unico sulla sicurezza, seppur
rivisto, è stato approvato, ora bisogna vigilare ed
applicare le norme.
«Le leggi ci sono ma non vengono rispettate, la vita
degli operai non conta nulla e le morti sul lavoro
rischiano di venire accettate come ineluttabili, con
rassegnazione» dichiarano i Comunisti italiani di
Mantova che invitano il Governo ad «imporre il rispetto
di ciò ai padroni; le istituzioni devono vigilare, i
comunisti e la sinistra devono stare vicino al sindacato
ed ai lavoratori perché non si approfondisca il solco di
diseguaglianza ed ingiustizia, emarginazione e
progressiva povertà».(La Rinascita online 14 aprile
2008)
La Thyssen fa firmare agli operai
la rinuncia a costituirsi parte civile
Per Rinaldini e Cremaschi atto indegno e una provocazione inaccettabile
Continua a giocare sporco la Thyssenkrupp, che sta
facendo firmare ai lavoratori che lasciano l'azienda un
verbale nel quale si impegnano a non costituirsi parte
civile, ma anche a non ricorrere contro eventuali
responsabilità penali dei dirigenti.
E' il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio
Airaudo, a denunciarlo durante un'assemblea nazionale
degli Rls, rappresentanti della sicurezza della Fiom,
riuniti a Torino.
«Se la Tyssen utilizzava questo verbale storicamente,
già prima della strage, nasce il sospetto che avesse
interesse a cautelarsi. Se invece il verbale è stato
modificato dopo la strage del 6 dicembre, ci troviamo di
fronte a un'azienda che tenta di sottrarre ai lavoratori
un diritto, quello di costituirsi parte civile. In ogni
caso, si tratta per noi di atti non validi e lavoreremo
perché vengano rimossi gli effetti», ha detto Airaudo.
Un fatto gravissimo che si aggiunge a quelli già messi
in atto dall'azienda nei confronti degli operai e
«conferma l'atteggiamento di assoluta arroganza
dell'azienda e mancanza di ogni forma di sensibilità,
soprattutto tenuto conto del procedimento giudiziario in
corso nei confronti dei dirigenti della multinazionale»,
ha commentato il segretario generale della Fiom Cgil,
Gianni Rinaldini, invitando i lavoratori a non firmare e
assicurando che «il sindacato proseguirà la costituzione
di parte civile contro la Thyssenkrupp».
Duro anche il giudizio espresso da Giorgio Cremaschi,
segretario nazionale Fiom. «Questa vicenda - dice -
dimostra che i dirigenti della Thyssenkrupp sono dei
mascalzoni e bisogna fare il possibile perché abbiano la
sanzione che meritano».(La Rinascita online 8 aprile
2008)
La rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
organizza una conferenza stampa
martedì 25 marzo 2008 dalle ore 17.30 alle 20.00
presso il Circolo Arci “Caffè Basaglia” , Via Mantova n. 34 a Torino.
Presentazione della Carovana itinerante della Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro.
Un itinerario che toccherà varie Città Italiane e coinvolgerà lavoratori, cittadini, associazioni, sindacati in dibattiti ed iniziative sui temi della sicurezza.
La conferenza stampa sarà coordinata da Ciro Argentino RSU Thyssen Krupp, nonché candidato capolista alla Camera dei Deputati della Sinistra Arcobaleno per il Collegio Piemonte 1.
Saranno presenti i lavoratori della Thyssen che aderiscono autonomamente alla Rete nazionale e con l’occasione annunceranno la prossima formazione dell’Associazione dei familiari e degli ex-lavoratori Thyssen.
La Rete è un insieme di organizzazioni, associazioni (compreso quelle delle vittime dei caduti sul lavoro), delegati RSU ed RLS, lavoratrici e lavoratori, che partendo e organizzandosi dal basso vogliono riproporre in modo netto, chiaro e dirompente, il dramma della sicurezza sul lavoro.
In modo trasversale senza connotazioni politica o sindacale.
La conferenza stampa sarà l’occasione per presentare le iniziative che si svolgeranno a Torino dal prossimo mese di Maggio.
RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO TORINO Torino, 21 marzo 2008
Confindustria, nessun alibi
di Dino Tibaldi
Con fatica ma anche delusione sono stati approvati i decreti attuativi
al Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Con fatica data la
trattativa lunga ed estenuante tra le parti, nonostante da tutta Italia
arrivassero in questi mesi le notizie del continuo stillicidio sui
luoghi di lavoro e nonostante nemmeno i morti della Thyssen avessero
impresso quella accelerazione che i lavoratori si aspettavano; delusione
perché, nonostante Confindustria si dica scontenta ed indignata da
quanto previsto nella legge, essa ha deluso molto il mondo del lavoro
poiché l’apparato sanzionatorio va più nella direzione delle richieste
avanzate dalle aziende che da quelle chieste dai lavoratori ed Rls, che
in questi mesi avevano fatto sentire la propria voce.
Anzi ricordo che i Rls si erano appellati a più riprese anche a Prodi e
Damiano affinché approvassero quel testo nella sue versione iniziale.
Oggi la legge introduce violazioni da punire o solo con l’arresto (casi
rari) o con la sola ammenda e a queste ultime può essere applicata anche
solo la diffida. Date queste premesse è evidente che non faccio parte di
coloro che salutano questo Testo unico come una panacea: molto c’è da
correggere, tantissimo c’è ancora da fare. In primo luogo trovo urgente
l’istituzione di una Procura nazionale che intervenga sul settore
infortuni. Spesso infatti le cause di lavoro avvengo in piccole Procure
e sono affidate a giudici che non hanno specifiche competenze in diritto
del lavoro, con la conseguenza anche di avere tempi lunghissimi per i
processi (sino a cadere in prescrizione) ed una forte disomogeneità di
interpretazioni delle leggi sul territorio nazionale. Le leggi, inoltre
ci sono ma vanno fatte rispettare, consentendo altrimenti vere e proprie
distorsioni del sistema e seguitando ad assicurare l’impunità a chi
costruisce le condizioni di una insicurezza quotidiana sui luoghi di
lavoro. Altri campi di interventi riguardano ad esempio le ispezioni.
Penso all’obbligo per gli ispettori di comunicare anche alle Procure
competenti quando fanno prescrizioni alle aziende per palese violazione
di legge in materia di sicurezza. Poi sulla scorta anche di quello che
abbiamo visto accadere alla Thyssen, è necessario prevedere che nei casi
di dismissione dei processi lavorativi particolarmente complessi e ad
alto rischio deve essere obbligatoria la comunicazione preventiva alle
Asl, le quali devono approntare un programma di sorveglianza ed
ispezione. Queste sono solo alcune delle cose che ancora non vanno e che
mancano.
La maggioranza di politici, opinionisti e “commentatori” sostengono che
va ricostruita nel Paese una cultura della sicurezza, concordiamo! Ma è
necessario sapere che la formazione sulla sicurezza, importante a
partire dalle scuole, non vale nulla se non si affronta il problema
della sicurezza del lavoro, senza di essa non si riuscirà mai a
garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. Cioè serve la garanzia dei
diritti e delle tutele affinché i lavoratori possano vigilare sul
proprio lavoro ed avere la possibilità di essere lavoratori con la
schiena dritta e non sempre soggetti al ricatto. Quindi altro che
abolizione dell’articolo 18, ma al contrario un salario dignitoso, la
fine della precarietà, lo stop alla catena assurda ed incontrollata dei
subappalti, queste sono le precondizioni per far sì che i lavoratori
possano far rispettare i propri diritti. Allo stesso modo anche il
sindacato deve tornare ad affrontare nelle fabbriche i temi
dell’organizzazione del lavoro, diversamente vorrebbe dire che, al di là
delle enunciazioni, la questione della sicurezza è questione secondaria
da delegare ai Rls, che spesso – e non per causa loro – non sono nelle
condizioni di svolgere il loro ruolo.(La Rinascita 14 marzo 2008)
Molfetta. Mai più stragi
Per
i morti del Truck Center ieri a Molfetta hanno
sfilato oltre 5 mila persone. Alcune chiamate a
raccolta da Cgil, Cisl e Uil «per chiedere
l'immediata l'approvazione dei decreti attuativi
del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro»,
altre giunte spontaneamente. Insieme, nel corteo
silenzioso che ha attraversato il paese in
lutto. Sui muri ruvidi delle case il manifesto
che grida i nomi dei morti. Guglielmo Mangano,
Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Michele
Tasca e Vincenzo Altomare. Uccisi da gas che non
perdonano, in fondo alla cisterna che avrebbero
dovuto ripulire e preparare a un nuovo carico. E
sprigionati forse dalla reazione di polvere di
zolfo, rimasta sul fondo dopo l'autolavaggio,
con acqua e detergenti. Sfilano in tanti, donne
uomini ragazzini. Dietro lo striscione che apre
il corteo, e che chiede «un lavoro per vivere e
non per morire» si riconoscono sindaci di paesi
e città vicine, la Provincia di Bari, la Regione
Puglia con il presidente Nichi Vendola,
esponenti della politica e dell'associazionismo.
E poi i giovani, tanti. Intere scolaresche,
molte delle quali arrivate dai paesi vicini.
«Stiamo male», spiega Mario, 18 anni, mentre con
Enrico tende uno striscione con la scritta
«Anche noi saremo operai». Conoscevano Michele,
il più giovane dei lavoratori morti. «Siamo qui
per denunciare tutte le morti sul lavoro. Noi
siamo i lavoratori di domani e dobbiamo anche
preservare il nostro futuro». Enrico, suo
coetaneo, aggiunge: «Non si può uscire di casa e
morire. Bisogna avere un lavoro sicuro. E noi lo
vogliamo trovare qui, dove siamo nati. E non
fare come i nostri padri, che sono emigrati».
Mentre una signora poco distante aggiunge: «Per
andare a lavorare e portare lo stipendio a casa
cinque famiglie ora si trovano distrutte. Sono
queste leggi, quelle del lavoro, che non vanno».
Poco in là, dal palco allestito in piazza
Paradiso, parlano gli organizzatori della
manifestazione. Ribadiscono l'urgenza dei
decreti attuativi delle legge sulla sicurezza e
la necessità di punire le aziende che infrangono
le leggi in materia. Ma alcuni ragazzi, in
gruppo, gli fanno il verso. Questa per loro non
è la soluzione. Srotolano uno striscione su cui
si legge: «a voi la solidarietà, a noi solo i
morti». Avranno ventidue, ventiquattro anni. E
non ce l'hanno solo col sindacato, di cui forse
hanno sentito parlare dai loro padri. Ce l'hanno
anche col governo. Marco, ad esempio. «L'altro
giorno è venuto Prodi, non era mai venuto qua.
Ha detto che ora si sistema tutto. Che dà il
lavoro alle famiglie che hanno perso i loro cari
eccetera. Promettono promettono e poi nessuno
propone soluzioni». La rabbia è palpabile.
Sembra non avere sbocchi. Quel palco, e ogni
palco da cui si parla nell'emergenza, da Marco è
lontanissimo. «Siamo stanchi delle promesse. Lo
sappiamo benissimo che a noi tocca sopravvivere.
E per chi lavora, anche cercare di riportare la
pelle a casa».
A Molfetta ieri c'erano anche molti lavoratori,
giunti da tutti i paesi della provincia. Alcuni
da soli, altri in gruppo, altri ancora con le
famiglie. Angelo scuote la testa, dice che non è
possibile andare avanti così. «Io due degli
operai che sono morti li conoscevo. Non posso
pensare che siano finiti in quel modo. E poi
com'è successo a loro può succedere a me, può
succedere a chiunque». Più in là altri due
ragazzi trattengono appena le lacrime. Anche
loro non si fanno una ragione di quella morte,
ma non vogliono parlare. Chi parla invece,
quando il corteo si scioglie, è una voce
dall'altoparlante: «e che questi siano gli
ultimi morti».
Al corteo le famiglie delle vittime del Truck
Center (società intestata a Vincenzo Altomare,
che è tra le vittime della strage) non c'erano.
Attendono di conoscere gli esiti dell'autopsia
disposta sui corpi dal pm inquirente Giuseppe
Maralfa e quelli degli accertamenti
tossicologici sulle sostanze rinvenute nella
cisterna in cui si è consumata la strage. I
risultati incrociati di questi esami riveleranno
le cause di quelle morti. L'ipotesi di reato
formulata dalla procura della Repubblica presso
il tribunale di Trani è omicidio colposo plurimo
a carico di persone da identificare. E a
Molfetta è lutto cittadino fino ai funerali, che
potrebbero essere celebrati sabato o
domenica.(Il Manifesto 6 marzo 2008)
Cinque morti a Molfetta. Un altro operaio muore a Bracciano
Cinque
lavoratori che hanno perso la vita asfissiati dalla
polvere di zolfo, il primo investito dalle esalazioni
provenienti dalla cisterna che stavano pulendo, gli
altri morti per tentare di salvarlo.Un lavoro di routine
per il titolare dell'azienda Truck Center di Molfetta e
per i quattro operai, uno di soli 20 anni, ma che si è
risolto in tragedia, una tragedia che non può passare
inosservata come le altre, molte, che accadono sui
luoghi di lavoro.
Un altro morto sul lavoro ieri anche in provincia di
Roma, un operaio macedone di 34 anni è morto folgorato a
Bracciano. L'uomo stava tagliando alcun rami quando ha
urtato la linea elettrica dell'alta tensione.
Non ci sono più alibi, non ci possono
essere lungaggini, è ora di dire basta, che i
responsabili paghino e che la politica e lo Stato
intervengano. E' quello che chiede la Sinistra-l'Arcobaleno
con Oliviero Diliberto (Pdci), Franco Giordano (Prc),
Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) e Cesare Salvi (Sd) e
Fuasto Bertinotti che chiedono un Consiglio dei ministri
straordinario per oggi che vari le norme sulla sicurezza
sul lavoro contenute nel testo unico. Ma oltre alle
norme sulla sicurezza i Comunisti italiani chiedono che
si intervenga sull'intero sistema del lavoro, «i morti
sul lavoro non sono una fatalità, ma la conseguenza del
modo di lavorare imposto dagli imprenditori per
risparmiare al massimo sulla forza lavoro. Precari, ore
ed ore di straordinario, nessun investimento sulla
sicurezza: queste sono le ragioni delle morti sul
lavoro», afferma l'esponente della Sinistra-l'Arcobaleno
Manuela Palermi, capogruppo al Senato di Verdi-Pdci. Per
la senatrice del Pdci si possono dare tante
responsabilità alla politica, «ma qui la responsabilità
primaria è degli imprenditori che se ne infischiano dei
lavoratori. Pensano solo a pagarli meno possibile, a
utilizzare quella vergogna della legge 30 per avere
precari senza diritti, e a fare profitti. E' giusto
chiedere al governo i decreti attuativi sulla sicurezza
del lavoro. Ma nessuna legge è in grado di far fronte
alle morti provocate dallo sfruttamento. Montezemolo -
conclude l'esponente dei Comunisti italiani - invece di
fare lezioni alla politica, dovrebbe vergognarsi».
Questa escalation intollerabile di tragedie dovrebbe,
per Gianni Pagliarini, deputato del Pdci e presidente
della commissione Lavoro alla Camera, «indurre un Paese
civile a fermarsi per dire basta. Non si può
tergiversare di fronte a quanto di vergognoso sta
accadendo nelle fabbriche, nei cantieri e nei porti
italiani. Per quanto riguarda la commissione Lavoro
della Camera, che presiedo - conclude - garantisco il
massimo impegno al fine di completare celermente l'iter
non appena le deleghe giungeranno in Parlamento».
A dire basta alle morti sul lavoro anche Pino Sgobio,
capogruppo del Pdci alla Camera, «la politica non può
restare immobile e ferma davanti a queste tragedie».(La
Rinascita online 4 febbraio 2008)
Dichiarazione di Diliberto legge sicurezza lavoro
La
legislatura si chiuda con un provvedimento a favore dei lavoratori. Il
Consiglio dei Ministri si riunisca e vari il testo unico sulla sicurezza
nei luoghi di lavoro. La legge 123 e' stata approvata lo scorso agosto
2007. Se non si procedesse in tempi brevissimi ad attuare i decreti
legislativi, la legge delega 123 scadrebbe il 24 maggio e bisognerebbe a
quel punto ricominciare tutto l'iter dall'inizio. Faccio, quindi,
appello affinche' si giunga all'approvazione dell'insieme della legge
sulla Sicurezza sul Lavoro, dando risposte e certezze ai lavoratori
esposti quotidianamente a rischio infortuni. Prodi riunisca il
Consiglio dei Ministri e faccia un regalo ai lavoratori varando i
decreti legislativi necessari all'entrata in vigore della
legge.(www.comunisti-italiani.it 26 febbraio 2008)
Dopo il rogo, la giustizia
di C.R.
Quasi
200 mila fogli riuniti in 170 faldoni.
Sono quelli dell'inchiesta sul rogo
della Thyssen Krupp che è stata
ufficialmente chiusa oggi dopo due mesi
e 19 giorni di lavoro dei pm Raffaele
Guariniello, Laura Longo e Francesca
Traverso e dei loro collaboratori.
Gli indagati sono saliti a 6 e per la
prima volta in un'indagine relativa un
infortunio sul lavoro è stato
contestato, a uno degli indagati, il
reato di omicidio con dolo eventuale e
incendio con dolo eventuale.
A tutti e 6 gli indagati è contestata
l'omissione dolosa di cautele
antinfortunistiche aggravata e a tutti,
meno uno, l'omicidio colposo con colpa
cosciente e l'incendio colposo con colpa
cosciente.
Al momento si tratta solo dell'avviso di
chiusa indagini e non ancora della
richiesta di rinvio a giudizio.
"Abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissati di chiudere entro fine mese -ha sottolineato il procuratore Guariniello- dando la giusta risposta a un'istanza di giustizia che ci è stata fatta dal paese". Guariniello, che ha osservato che questa è "la dimostrazione di come sarebbe necessaria una Procura nazionale in materia di sicurezza sul lavoro", ha voluto ringraziare quanti hanno collaborato all'inchiesta, "dalla Asl alla polizia giudiziaria, dalla sua segreteria ai vigili del fuoco, dai consulenti tecnici agli ispettori fino a Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino". Oltre ai primi tre indagati, l'amministratore delegato della Thyssen Krupp Acciai Speciali Terni Herald Espenhahn e ai consiglieri delegati Marco Pucci e Gerald Priegnitz, le 12 pagine del capo d'imputazione dell'inchiesta sul rogo nello stabilimento torinese riguardano anche un dirigente di Terni, Daniele Moroni, il direttore di stabilimento di Torino Giuseppe Salerno e il responsabile del servizio prevenzione e protezione dai rischi, sempre di Torino, Cosimo Cafueri. A questi 6 indagati si aggiunge anche, come persona giuridica, la Thyssen Krupp Acciai Speciali Terni nella persona del suo legale rappresentante Jurgen Hermann Fechter.
Per la prima volta a un indagato in un'inchiesta in materia di infortuni sul lavoro, nel caso specifico l'amministratore delegato, è stato contestato il reato di omicidio con dolo eventuale e incendio con dolo eventuale. Una contestazione mossa dagli inquirenti in relazione alla sua posizione di vertice con i massimo poteri decisionali di spesa in particolare relativamente a due decisioni. Gli inquirenti, basandosi sulla documentazione raccolta, contestano soprattutto la decisione di posticipare dal bilancio 2006-2007 a quello 2007-2008 gli investimenti antincendio per lo stabilimento torinese, pur avendone già programmata la chiusura, e la decisione di posticipare gli investimenti per adeguare la linea 5, quella in cui si è verificato l'infortunio mortale, alle indicazioni tecniche date dalla compagna assicuratrice e da un gruppo di studio.
Secondo gli inquirenti questi adeguamenti avrebbero riguardato soprattutto il fatto di dotare la linea 5 di impianti di rivelazione e spegnimento degli incendi e sarebbe stato deciso di rinviare questi investimenti a un'epoca successiva al trasferimento della linea da Torino a Terni, nonostante la linea "fosse ancora in piana attività e vi continuassero a lavorare degli operai, in uno stabilimento in condizioni di crescente abbandono e insicurezza".
L'inchiesta della Procura torinese ha preso in considerazione anche un incendio che si era verificato nel 2006 in uno stabilimento del gruppo in Germania. A quanto si apprende in seguito a quell'incendio era stato deciso di investire proprio in questo settore dal momento che il rogo sarebbe stato ritenuto dalla stessa azienda "così distruttivo e devastante che solo per miracolo non c'erano stati morti e feriti".(AprileOnline 24 febbraio 2008)
Memoria operaia
In Tv i vivi e i morti del lavoro, da Torino
La
data non è scelta a caso: 26 gennaio, la vigilia
della giornata della memoria. Dell'Olocausto, certo.
E dello sterminio degli zingari. Una giornata che
può essere utilizzata anche per ricordare tanti
morti invisibili, non raccontati, dunque troppo
spesso dimenticati dentro una quotidianità che
nasconde i corpi delle vittime di ieri con i corpi
delle vittime di oggi. E' il caso di chi ogni giorno
perde la vita sul lavoro cadendo da un'impalcatura o
bruciato vivo in acciaieria, schiacciato da un
trattore o travolto sui binari da un Eurostar.
Ucciso dall'incuria di chi detiene i mezzi di
produzione e ha in mente solo il profitto, al cui
primato tutti devono piegarsi. E più è invisibile,
nascosto dalle ideologie del guadagno e del
postindustrialismo, più il lavoro diventa precario,
pericoso, sregolato. E più si muore.
Oggi 26 gennaio, Rainews24 fissa la memoria sul
lavoro e sulla (mancata) sicurezza. Lo fa in un
luogo simbolo dell'uno e dell'altra, Torino, la
città dell'automobile, la capitale del metallo, del
lavoro novecentesco e di quello ottocentesco della
ThyssenKrupp. Insieme ad Articolo 21, l'associazione
giornalistica che quotidianamente aggiorna e mette
nel sito la strage nei luoghi di lavoro, Rainews24
ha organizzato un convegno i cui lavori saranno
interamente trasmessi in diretta dalla rete
satellitare della Rai. Il convegno si svolge in un
altro luogo simbolo del lavoro di ieri e del
capitale e del post-lavoro di oggi, il Lingotto,
dalle 15,30 alle 17,30, ora in cui il confronto tra
esperienze operaie, istituzioni, sindacati,
intellettuali lascerà il posto alla proiezione del
film di Wilma Labate «Signorinaeffe». Un film che
racconta la storia di un amore impossibile tra un
operaio delle presse di Mirafiori che guida la lotta
dei 35 giorni dell'80 alla Fiat e un'impegata alla
ricerca del riscatto sociale.
Il convegno, introdotto e condotto dal direttore
della rete Corradino Mineo e da Luciana Castellina,
sarà supportato sul versante storico-sociale da
un'altra vecchia conoscenza dei nostri lettori,
Marco Revelli. Sarà strutturato sulle testimonianze
di operai di ieri e di oggi, della Fiat e della
ThyssenKrupp, di rappresentanti dei lavoratori per
la sicurezza. Con loro, i segretari generali della
Fiom Gianni Rinaldini e dell'Ugl Renata Polverini
che interloquiranno con il sindaco di Torino Sergio
Chiamparino e i ministri Cesare Damiano e Paolo
Ferrero, con giornalisti e sottosegretari. Ci
saranno anche i compagni di lavoro e i parenti delle
vittime dell'acciaieria torinese in cui 7 operai
hanno perso la vita e dell'Eternit di Casale, dove i
morti di mesotelioma nel tempo sono diventati
migliaia. E' prevista una testimonianza del
sostituto procuratore Raffaele Guariniello che sta
lavorando a entrambe le inchieste. L'Anmil,
l'Associazione nazionale mutilati e invalidi del
lavoro, sarà presente con i suoi massimi dirigenti.
Per tenere calda la memoria, per non dimenticare.
Per non morire più, ferirsi e ammalarsi di fatica.
Solidarietà lavoratori Thyssen
L’Associazione Sportiva Dilettantistica Cit Turin LDE, per il Giorno SABATO 16 febbraio 2008, organizza una manifestazione sportiva presso l’impianto sportivo “ Primo Nebiolo” sito all’interno del Parco Ruffini, in Torino.
La Manifestazione è denominata “ LAVORARE IN SICUREZZA”, e oltre ad un momento di riflessione e sensibilizzazione nel mondo dello SPORT sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, vuole anche essere una testimonianza di solidarietà a sostegno per le famiglie dei SETTE lavoratori morti durante lo svolgimento del proprio turno di lavoro e una testimonianza a tutti i che allo stato attuale sono disoccupati..
Inoltre la manifestazione si prefigge la raccolta di fondi da destinare ai lavoratori della Thissen krupp.
Alla Manifestazione partecipa le seguenti compagini sportive:
Squadra di calcio Composta da AMMINISTRATORI E CONSIGLIERI COMUNALI;
Squadra di calcio Composta da LAVORATORI DELLA THYSSEN KRUPP;
Squadra di calcio Composta da VIGILI DEL FUOCO;
Squadra di calcio Composta da ALLENATORI E TECNICI DEL CIT TURIN;
Durante lo svolgimento della manifestazione si svolgeranno esibizione sportive di
SCUOLE DI CALCIO di Società Sportive Cittadine.
Sono a chiederVI, a ciascuno per le proprie competenze di sostenere l’iniziativa partecipando alla manifestazione concedendo il proprio Patrocinio ed estendere la più ampia conoscenza ai cittadini Torinesi.
Inoltre Chiediamo alle Maestranze Comunali, di Partecipazione con la Squadra di Calcio formata da COMPONENTI della Giunta, Consiglieri Comunali sia di Maggioranza e di Opposizione, Capitanati dal SINDACO , e l’ASSESSORE allo SPORT.
Chiediamo anche la stampa di 200 locandine per pubblicizzare la manifestazione.
Ai Rappresentanti sindacali della Thissen krupp di organizzare la partecipazione di una Squadra di lavoratori della fabbrica ed organizzare la partecipazione dei lavoratori e famigliari.
Alla Lega Nazionale Dilettanti, chiediamo oltre al Patrocinio, da disponibilità di arbitri per le gare di calcio degli adulti.
chiediamo ancora di pubblicizzare sul comunicato regionale l’iniziativa, invitando le società di fare sentire la propria voce. Infine di Estendere la partecipazione manifestando un gesto di solidarietà ai Comitati Regionali di tutta Italia.
Alle testaste giornalistiche del Corriere Sportivo e Sprint e Sport, oltre al patrocinio, chiediamo la collaborazione a scrivere della iniziativa e dare ampio risalto ai temi della sicurezza sul posto di lavoro.
Ai Vigili del Fuoco, chiediamo di sostenere l’iniziativa partecipando alla manifestazione con una vostra compagine calcistica, sia per dare lustro e qualità all’iniziativa, ma perché desideriamo dirvi GRAZIE, per il vostro impegno e tempestività a tutela e servizio dei cittadini.
Certo che farete il possibile per accoglierete le nostre richieste Grazie per quanto farete per questi sfortunati lavoratori, Cordiali Saluti. Null'altro se non un grazie.Il Presidente Associazione Sportiva Dilettantistica Cit Turin LDE Angelo Frau
Morte a Porto Marghera
di Marco A. Calzavara*
Si
continua a morire sui luoghi di lavoro. Nella notte tra giovedì e
venerdì u.s. due operai, PAOLO FERRARA e DENNIS ZANON, sono morti a
Porto Marghera, in provincia di Venezia, durante un lavoro che stavano
svolgendo nella stiva di una nave. I due lavoratori sarebbero morti per
asfissia, per via dell'alta concentrazione di anidride carbonica nella
stiva che stavano pulendo. Un terzo operaio che stava lavorando con le
due vittime è stato, fortunatamente, tratto in salvo.
E siamo qui nuovamente a piangere altre due vittime del lavoro, due
morti bianche, come le chiamano, chissà perchè. Come se il colore del
loro sangue fosse differente e l'aggettivo bianche le rendesse meno
feroci.
Le statistiche ufficiali parlano di 1500 morti sul lavoro ogni anno in
Italia, ma dimenticano di conteggiare i molti pendolari che ogni giorno
perdono la vita in incidenti stradali mentre si recano sul posto di
lavoro o tornano a casa dopo una lunga e faticosa giornata; così come
dimentichiamo tutti coloro che per lavoro guidano un automezzo o un
motomezzo e giornalmente trovano la morte sulla strada; così come
dimentichiamo tutti quei lavoratori in nero, spesso migranti, che quando
subiscono incidenti magicamente “scompaiono” dai luoghi di lavoro; così
come dimentichiamo tutti coloro che per lo stress accumulato a lavoro
viene colpito da malattie mortali o ancora coloro che ogni anno muoiono
per malattie “professionali” contratte sul luogo di lavoro nel corso
della propria vita professionale. In realtà il lavoro uccide in Italia
alcune migliaia di persone e la maggior parte di loro non viene neppure
ricordata in un trafiletto sul giornale.
Che numeri spaventosi. Già numeri, orami Noi lavoratori siamo tutti
numeri, alcuni sono considerati sprechi e altri sono considerati
guadagni.
Non abbiamo più volto, non siamo più donne e uomini che lavorano. No,
siamo solo dei numeri, delle risorse che servono a fare profitto.
Sono peggiorate le condizioni di lavoro, si sono inaspriti i ritmi e
sono peggiorate le condizioni di lavoro sotto la continua minaccia della
classe padronale di chiudere, delocalizzare, terziarizzare,
automatizzare, ecc., esercitata dalle aziende e subita dai lavoratori
nel vano tentativo di difendere i posti di lavoro.
La sicurezza (che una volta veniva chiamata prevenzione!!) è un
costo che incide direttamente sui costi di produzione, che i padroni
pagano malvolentieri e che, quando hanno potuto, hanno sempre evitato di
sostenere.
Inoltre, viviamo in una società dove si fa fatica ad arrivare a fine
mese e questo spinge ogni giorno centinaia di lavoratori ad andare ben
oltre i propri limiti fisici, accumulando ore ed ore di straordinario;
accettando mansioni che spesso danneggiano la loro salute; a lavorare in
posti dove non sono rispettate le più elementari norme di sicurezza.
Questi non sono più incidenti sul lavoro, sono omicidi! Brutali morti
dovute alla mancanza di rispetto per la vita umana e alla dignità della
persona, le quali sono state immolate sull’altare della produttività e
della competizione.
Allora è arrivato il momento di dire basta ad un mondo del lavoro che
ormai è un teatro di guerra senza regole e senza senso, dove tutti i
soldati sono irrimediabilmente destinati a perdere, mentre a vincere
sono soltanto i pochi burattinai che attraverso questa guerra
costruiscono immensi profitti, e poco importa loro se si tratta di
profitti realizzati attraverso l’alienazione della vita umana.
È necessario che la politica si attivi e che faccia azioni concrete, è
ora che si rimetta al centro dell’agenda politica il tema della
sicurezza, quello dell'eliminazione della precarietà e quello degli
aumenti salariali. Non è possibile attendere oltre, altrimenti tragedie
come quelle di Marghera e Torino saranno sempre più frequenti.
Il Partito dei Comunisti Italiani di Venezia domenica 20 gennaio 2008
alle ore 10.00 circa in Piazza Ferretto organizza un volantinaggio per
cominciare a dire basta! Partecipiamo tutti!
*Direttivo Regionale PdCI Veneto
Marghera, due operai morti
Altri
due morti. Questa mattina alle 3, a
Porto Marghera, nella stiva di una nave,
hanno perso la vita due portuali.
Causa principale, il guadagnare sul
tempo, bisogna lucrare sui minuti in cui
la nave si ferma nel porto, il costo del
noleggio mangia il profitto.
La nave era appena arrivata da Chioggia,
dove aveva lasciato parte del carico di
soia: non c'è tempo per le verifiche
necessarie sullo stato della stiva,
bisogna scaricare alla svelta, per poi
riprendere il mare.
Un portuale di un impresa d'appalto si
cala nella stiva ed è sopraffatto
dall'esalazioni di anidride carbonica,
un secondo portuale, lavoratore
interinale, avviato dalla Compagnia
Lavoratori Portuali, tenta di
soccorrerlo, viene colpito d'asfissia.
Un marinaio romeno, per tentare di
salvarli, rischia di morire. La bombola
d'ossigeno con cui il capitano della
nave compie un disperato tentativo di
rianimazione è scarica.
Il tremendo bilancio: i due portuali
sono morti, il marinaio rumeno è in
gravi condizioni.
Immediato è stato proclamato lo sciopero del porto per tutta la giornata odierna, con il blocco di tutti gli imbarchi. Il sindacato dei portuali e le Rappresentanze Sindacali Unitarie dei terminal del porto su hanno organizzato per tutta la giornata un presidio davanti alla sede della Compagnia dei Lavoratori Portuali e chiedono al Comune di Venezia che si proclami il lutto cittadino in concomitanza con i funerali dei due lavoratori. I portuali, in tutto il Paese, sono in sciopero.
Il Centro Intermodale
Adriatico, dove è avvenuto il tragico
incidente, è stato riconvertito a
terminal portuale alla fine degli anni
'80, precedentemente era un'azienda
siderurgica. Il nucleo storico sono
metalmeccanici diventati portuali. Gran
parte del lavoro operativo è svolto da
imprese d'appalto.
Il primo lavoratore, Zanon, era
dipendente di un impresa d'appalto, da
più di vent'anni lavorava in porto. Il
secondo Ferrara, lavoratore interinale,
non aveva molta esperienza.
Ancora una volta non siamo di fronte ad
un "destino cinico e baro", sono mancate
le dovute precauzioni e il sistema di
soccorso si è dimostrato nefastamente
inefficace.
Conosco il "mondo del
porto", sono stato Segretario del
Sindacato dei Trasporti della CGIL di
Venezia e per anni in Camera del Lavoro
e nel Comitato Portuale, nominato per
elezione diretta dei lavoratori, ho
seguito le condizioni dei portuali. Un
lavoro difficile e pericoloso,
tramandato da padre in figlio, imparato
"rubando" il mestiere con gli occhi,
saltando dalla gru, alla banchina, dalla
banchina, alla stiva. Questo modo di
crescere e di formarsi è ormai da anni
in crisi, i tempi sono sempre più
drammaticamente stretti, per fare e per
imparare il lavoro. La precarietà, tra i
giovani, uccide la speranza del futuro,
sulle banchine dei porti non toglie solo
la speranza, ma anche la vita.
Questa mattina al varco d'ingresso del
porto si respirava un'aria di riscatto,
ma serpeggiava anche l'amarezza, che
sempre si legge di fronte alla morte sul
lavoro, che anche questa volta questo
sacrificio sia inutile. Questo è lo
sfregio più terribile alle vittime sul
lavoro.
A Venezia, come
nell'intero Paese, "le morti bianche"
rappresentano un'estesa piaga, i
Sindacati confederali veneziani, nei
giorni scorsi, avevano proclamato lo
Sciopero Generale Provinciale, ponendo
al centro dell'iniziativa di lotta la
questioni del diffondersi di incidenti
sempre più gravi nei posti di lavoro,
nell'indifferenza della politica e
dell'amministrazione veneziana.
Su questa tragica vicenda del Porto di
Venezia pesa come un macigno la caduta
del potere contrattuale, la
parcellizzazione del lavoro, nei
terminal e in tanti mestieri affidati a
imprese d'appalto, al lavoro interinale
che penetra anche dove il lavoro è più
pericoloso e domanda, soprattutto,
esperienza.
Ma, assieme a questo, emerge la mancanza
di rappresentanza politica del lavoro.
Nel Consiglio comunale di Venezia,
venivano eletti operai metalmeccanici e
chimici, lavoratori portuali, non solo
dai partiti di sinistra, ma dalla stessa
DC. Oggi abbondano avvocati, liberi
professionisti e "bottegai", per
mestiere e vocazione. Il PCI ha sempre
portato in parlamento un chimico o un
metalmeccanico. Oggi il ceto politico,
nelle istituzioni, sopprime la
rappresentanza sociale, mentre i
lavoratori, in carne ed ossa muoiono
sulle banchine, agli altiforni, nei
cantieri.
*Coordinatore Regionale Veneto Sinistra Democratica(AprileOnline 18 gennaio 2008)
Thyssenkrupp non conosce vergogna
Roma, 14 gen. (Adnkronos) - 'Abbiamo
appreso dal quotidiano La Stampa dell'esistenza di un
memorandum segreto messo
a punto dalla Thyssenkrupp e gia' sequestrato dalla
Guardia di Finanza: dopo che a Torino sono morti sette
lavoratori e dopo che l'ondata di indignazione ha
sconquassato un'intera citta', l'azienda ha avuto il
coraggio di compilare una lista dei 'cattivi', che va
dall'unico operaio sopravvissuto, ai magistrati
impiccioni fino al Ministro del Lavoro'.
Lo dice Gianni Pagliarini, presidente commissione Lavoro
della Camera, che aggiunge: 'A questo punto e' evidente
che la multinazionale tedesca non rispetta nemmeno i
morti, bisognera' dunque tradurre ai suoi massimi
dirigenti la parola 'vergogna' in seguito alla scoperta
di un memorandum tanto ignobile'.
'Vorrei stringermi alle famiglie delle vittime,
esprimere tutta la mia solidarieta' ad Antonio Boccuzzi,
l'unico sopravvissuto della tragedia, ai delegati
sindacali che conducono una battaglia in nome della
verita' e in memoria dei loro compagni, e anche ai
magistrati torinesi e al ministro Damiano -prosegue- Ma
e' chiaro che non puo' finire cosi', qualcuno dovra'
pagare. Perche' e' inammissibile che vengano oltraggiati
i lavoratori insieme a chi a livello politico e
giudiziario opera per accertare le responsabilita'.
Proseguono le iniziative a favore dei lavoratori Thyssenkrupp:
"Non si deve morire per vivere"
Iniziativa a Collegno il 21
gennaio 2008
per lavoratori Thyssenkrupp
clicca e leggi il volantino fronte leggi il volantino retro
1 febbraio 2008 cena solidale al Circolo Neruda clicca per sapere
Thyssen, sette fischi di dolore e indignazione
Appuntamento oggi
alle 15,00 nelle maggiori stazioni
italiane per ricordare i lavoratori
morti di Torino (3.1.07) - «Sette fischi
di
dolore
e indignazione dai nostri locomotori,
così saluteremo a modo nostro i sette
lavoratori della Thyssen morti a Torino»
E' l'annuncio dei delegati Rsu-Rls
dell'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri,
organismo autoconvocato, composto da
lavoratori iscritti o non iscritti a
tutte le sigle sindacali presenti nelle
FS.«Oggi, mentre si svolgeranno i
funerali di Giuseppe Demasi, i treni in
circolazione in tutta Italia faranno
risuonare contemporaneamente sette
lunghi fischi dedicati ad ognuno dei
lavoratori morti. È il nostro grido di
denuncia. Nessuno potrà far finta di non
sentire qual'è il richiamo che viene dai
lavoratori. Abbiamo informato le
Ferrovie e richiesto di avvisare i
viaggiatori del perché di questi sette
lunghi fischi. Inoltre abbiamo avvisato
direttamente tutto il personale che sarà
a lavoro domani alle 15, durante il
funerale.Vogliamo con questo semplice
gesto - proseguono i delegati -
esprimere il dolore e l'indignazione di
tutti i ferrovieri per queste sette
morti assurde e per la strage quotidiana
cui assistiamo impotenti. Vogliamo far
sentire a tutti, da Palermo a Trieste,
che il problema della salute e della
sicurezza sul lavoro non è soltanto un
problema di Torino o dei metalmeccanici
ma è una vera questione nazionale che
riguarda l'intero Paese.La nostra
iniziativa - concludono i ferrovieri - è
nata dalla volontà dei delegati di base,
consapevoli della inadeguatezza delle
risposte sindacali e istituzionali, ed è
il preludio di ulteriori azioni a favore
della sicurezza di cui i ferrovieri, su
scala nazionale, si faranno promotori.
Auspichiamo da domani iniziative
nazionali e di tutte le categorie per
una mobilitazione generale a favore
della sicurezza».
I delegati Rsu/Rls dell' Assemblea
Nazionale dei Ferrovieri
Thyssen, morto l'ultimo operaio
Non
ce l'ha fatta Giuseppe Demasi, 26 anni, l'ultimo degli
operai della Thyssenkrupp coinvolto nel gravissimo
incidente in cui sono morti altri sei operai. Demasi è
morto per arresto cardiocircolatorio nel reparto grandi
ustionati del Cto di Torino. Le sue condizioni,
gravissime fin dai primi momenti dopo l'incendio, si
erano ulteriormente aggravate negli ultimi giorni. Il
suo nome si aggiunge alla lunga lista delle vittime
dell'acciaeria di corso Regina Margherita: Antonio
Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino,
Rocco Marzo, Rosario Rodinò. Demasi era stato sottoposto
a tre interventi chirurgici, ma nei giorni scorsi le sue
condizioni si erano aggravate. Proprio venerdì gli
operai dell'acciaieria avevano organizzato una
fiaccolata di solidarietà per il loro compagno che stava
ancora lottando fra la vita e la morte.
Tra i manifestanti c'erano anche i familiari dello
stesso Demasi, il padre Calogero e la sorella Laura,
oltre allo zio di Rosario Rodinò, Carlo Cascino, e il
padre di Bruno Santino, Antonio. "Giuseppe Demasi si
deve salvare per raccontarci quello che è successo,
facciamo tutti il tifo per lui", aveva urlato quest'ultimo.
Davanti al Cto i manifestanti avevano poi osservato un
minuto di silenzio e applaudito a lungo in segno di
incoraggiamento. Lunedì per ricordare le sette vittime
della Thyssen Krupp e tutte le vittime di infortuni sul
lavoro davanti all'acciaieria partirà una fiaccolata.(Tgcom
30 dicembre 2007)
Fiaccolata di solidarietà
Una
fiaccolata di solidarieta' per Giuseppe Demasi, il
settimo operaio rimasto ferito nel rogo della Thyssen
Krupp e ricoverato ancora in gravi condizioni al Cto di
Torino, e' stata organizzata per oggi pomeriggio,
venerdì 28 dicembre, dai suoi compagni di lavoro. La
manifestazione partira' alle 18 dal monumento ai Caduti
del lavoro, in corso Bramante, per raggiungere
l'ospedale.(Adnkronos)
Sicurezza sul lavoro: la via giusta
La
rottura profonda tra un settore cruciale
della società italiana - tra chi ogni
mattina si alza, va in fabbrica, timbra
il cartellino e non ha la certezza di
tornare a casa - e il mondo
politico-istituzionale è racchiusa nei
lunghissimi minuti di contestazione
durante il corteo torinese contro le
morti bianche.
La netta impressione è che dopo gli spaventosi fatti avvenuti alla Thyssenkrupp nulla sia più come prima: se in precedenza i titoli allarmati sulle prime pagine dei giornali duravano lo spazio di qualche mattino, stavolta il clamore (mediatico e non solo) suscitato da quanto accaduto lascia sperare in una svolta sui temi che riguardano la sicurezza sul lavoro.
Oggi i quattro partiti della "sinistra arcobaleno" hanno illustrato una piattaforma chiedendone l'approvazione entro Natale. Il punto di partenza è il Testo Unico approvato in agosto (la legge 123): a fianco alle norme già operative, ci sono alcune parti (importantissime) rinviate ad una delega al governo, le quali vanno perfezionate e definite urgentemente. Si tratta dunque di rendere operative le attività di coordinamento e controllo attraverso l'assunzione di ispettori (sia del Ministero del Lavoro sia delle Asl) e le sanzioni per le aziende inadempienti, istituendo inoltre un coordinamento di tutti i soggetti che operano sul territorio in capo ai Presidenti delle Province in materia di prevenzione e repressione, rafforzando il ruolo dei Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza e rendendo operativa la norma - a proposito della disciplina degli appalti - che impone l'indicazione dei costi della sicurezza in modo distinto e trasparente all'interno della gara. Ma la piattaforma presentata va oltre e chiede di introdurre una norma tesa ad escludere i lavoratori apprendisti e precari da tutte le mansioni considerate pericolose, stabilendo inoltre l'incompatibilità per i medici tra compiti di vigilanza e consulenza per le aziende.
Qualche ora dopo, il Consiglio dei ministri ha opportunamente deciso di accelerare l'iter in vista della delega, che dovrebbe essere pronta a gennaio.
Segno che le istituzioni stanno cercando di tornare in sintonia con gli elettori. Non è un risultato scontato in un Paese abituato a sottovalutare la drammatica incidenza degli infortuni e delle morti bianche sulla vita delle persone, in un Paese dove risuonava vergognosamente la parola "fatalità" ogni volta che un operaio edile restava schiacciato sotto un ponteggio o che una tuta blu si infortunava in fabbrica.
Forse, per la prima volta, si potrà fare prevenzione puntando innanzitutto l'obiettivo sulle modalità di lavoro, sulla sua organizzazione, sulla sua turnistica, sulla gravosità dei suoi ritmi. Si potrà cioè affrontare l'emergenza aprendo un confronto tra istituzioni, sindacati, mondo imprenditoriale ed enti deputati ai controlli sul nodo della condizione di lavoro. Si potrà, ad esempio, rivendicare un piano di investimenti in sicurezza per i tantissimi che lavorano a stretto contatto con gli impianti, visto che gli addetti alle manutenzioni sono tra i più colpiti dagli infortuni.
Tutto questo perché l'approccio istituzionale, "dall'alto", e quello calato nella vita quotidiana delle persone devono stare assieme: il discorso vale per i due rami del Parlamento, per i sindacati, per gli organismi ispettivi e per il sistema delle imprese.
A proposito di queste
ultime, in varie occasioni, da
presidente della Commissione Lavoro
della Camera, ho denunciato (spesso in
solitudine) il silenzio colpevole di un
certo mondo aziendale, quello che non
investe in sicurezza e che tratta il
lavoro e i suoi protagonisti alla
stregua di merci.
Invertire la rotta è un obbligo di
civiltà, al quale nessuno d'ora in poi
potrà sottrarsi.(AprileOnline 12
dicembre 2007)
*Deputato Pdci
Presentata la piattaforma contro gli infortuni
(11.12.07)
- La Federazione di sinistra e
ambientalista si è riunita prima del
Consiglio dei ministri per concordare
una linea comune da tenere sulle misure
contro gli infortuni sul lavoro.La prima
richiesta uscita dall'incontro, a cui
hanno partecipato Giordano del Prc,
Mussi di Sd, Bonelli dei Verdi, Palermi
del Pdci e il ministro della Solidarietà
sociale Paolo Ferrero, è la rapida
entrata in vigore delle deleghe sulla
sicurezza sul lavoro attribuite
all'esecutivo dalla legge entrata in
vigore nell'agosto scorso.
La piattaforma è quindi composta da 6
punti.
1) Nel mese di agosto – si legge nel
documento - il Parlamento ha approvato
il Testo Unico sulla salute e la
sicurezza sul lavoro (legge 3 agosto
2007, n123). La legge è strutturata con
norme in parte già operative e in parte
rinviate ad una delega al governo. Si
rende necessaria un'azione per
accelerare e rendere operative le parti
rinviate alla delega. In particolare,
entro Natale, la Sinistra arcobaleno
sostiene che:
a) Occorre introdurre una norma tesa ad
escludere i lavoratori apprendisti e
precari da tutte le mansioni considerate
pericolose entro i primi tre mesi di
lavoro.
b) Occorre rendere operative le attività
di coordinamento e controllo attraverso:
l'assunzione di ispettori delle Asl;
l'assunzione di ispettori del ministero
del Lavoro; l'istituzione di un
coordinamento di tutti i soggetti che
operano sul territorio in capo ai
presidenti delle Province in materia di
prevenzione e repressione, al fine di
razionalizzare e rendere efficienti le
attività di controllo.
c) Occorre rendere quanto prima
operativa la norma, a proposito della
disciplina sugli appalti, che impone
l'indicazione dei costi della sicurezza
in modo distinto e trasparente
all'interno della gara.
d) Occorre rendere immediatamente
operativo il sistema sanzionatorio.
e) Occorre rafforzare il ruolo e le
competenze dei Rappresentanti dei
lavoratori alla sicurezza (Rls).
f) Occorre stabilire l'incompatibilità
per i medici tra compiti di vigilanza e
consulenza per le aziende.
2) E' necessario che il governo vari un
provvedimento che definisca l'orario
massimo di lavoro su base giornaliera,
settimanale e mensile. In assenza di
misure in materia, le parti sociali
impegnate nella contrattazione
faticheranno a porre limiti e, di
conseguenza, ad intervenire sul rapporto
tra orari e sicurezza.
3) Legge 30. Ripristinare l'autonomia
funzionale dei rami d'azienda
esternalizzati, introdurre la
responsabilità sociale dell'impresa
verso i lavoratori esternalizzati.
4) Controlli sanitari e periodiche
indagini epidemiologiche. Da introdurre
per tutti i lavoratori delle industrie a
rischio.
5)Pool di magistrati specializzati in
sicurezza del lavoro. Da introdurre
nelle principali procure.
6)Questione salariale. Come stabilito in
Finanziaria, destinare alle retribuzioni
dei lavoratori dipendenti le nuove
risorse derivate dal reddito fiscale.
Sui contenuti della piattaforma
presentata al governo, La Sinistra-L'arcobaleno
- conclude la nota - apre a incontri e
confronti con le principali
organizzazioni sindacali di categoria e
confederali. (La Rinascita della
sinistra online)
Ma quale fatalità
E'
morto questa mattina presto uno altro
degli operai rimasti gravemente feriti
durante l'incendio di due notti fa nella
fabbrica ThyssenKrupp di corso Regina
Margherita, a Torino .Si chiamava
Roberto Scola, e aveva 34 anni. E' il
secondo decesso dopo quello di Antonio
Schiavone, mentre rimangono quattro i
feriti in condizioni critiche.
I sindacati hanno chiesto alla
Thyssenkrupp che non sia riavviata la
produzione nello stabilimento di Torino
se prima non ci saranno i controlli
sulla sicurezza da parte della Asl.
«Abbiamo detto all'azienda - spiega
Fabio Carletti della Fiom - che non
eravamo disposti ad affrontare questioni
sindacali, mentre ci sono famiglie che
piangono i morti e altre che stanno al
capezzale di lavoratori in gravissime
condizioni. Le abbiamo chiesto di
rispettare il lutto e sospendere la
produzione. Laddove decidesse di
riprendere l'attività in squadre e
reparti non interessati dalla sciagura,
dovrà esserci prima una certificazione
da parte di enti esterni, con il
controllo delle rsu e dai lavoratori. Il
capo del personale e il responsabile del
personale ci daranno una risposta entro
oggi».
Il ministro del Lavoro Damiano oggi sarà
a Torino per un vertice in Prefettura e
parla dell'incidente come una
«convergenza di fattori negativi», ma
anche un «eccesso di leggerezza» su cui
la magistratura dovrà fare luce.
La fabbrica infatti sta per chiudere per
trasferirsi a Terni, «lo stabilimento è
in via di smantellamento, con tutti gli
elementi di diminuzione degli standard
di sicurezza che questo può comportare,
e al tempo stesso continua a funzionare
per far fronte a un picco di produzione
finale. E così si spinge sugli
straordinari. Se ci sono leggerezze e
responsabilità, vanno accertate» ha
dichiarato Damiano.
Il gruppo ThyssenKrupp Stainless, di cui
fa parte la Thyssenkrupp Acciai Speciali
Terni, è il più grande produttore di
acciaio inossidabile al mondo, in
particolare per quanto riguarda i
laminati a freddo, con una quota di
mercato mondiale pari al 17%.
In Italia ha due stabilimenti: a Terni,
dove lavorano circa 3.000 persone e a
Torino. A maggio dell'anno scorso la
Thyssen ha annunciato l'intenzione di
chiudere la fabbrica torinese, che conta
oggi 200 dipendenti, e di concentrare
tutta l'attività in Umbria.
E sempre alla Thyssen, nel 2002, un
altro grande incendio si sviluppò: prese
fuoco una vasca d'olio e le fiamme
furono domate solo dopo tre giorni. In
quell'occasione non vi furono né morti,
né feriti.
Questa volta no e sono molte le
manifestazione di cordoglio e di rabbia
nei confronti dell'accaduto:
i metalmeccanici hanno indetto uno
sciopero nazionale di due ore venerdì 14
dicembre per chiedere più sicurezza sul
lavoro. Lo sciopero si aggiungerà alle
otto ore indette da Cgil, Cisl e Uil per
lunedì 10 a Torino e a Terni, sede della
Thyssenkrupp.
Lunedì a Torino sarà giornata di lutto
cittadino mentre oggi alla fine del
primo e del secondo turno di lavoro si
sono fermati i lavoratori della Tk-Ast
di Terni.
«E' una mobilitazione del mondo del
lavoro - affermano Cgil, Cisl e Uil - ma
chiediamo a tutti i cittadini di essere
partecipi. Questo ennesimo incidente è
la drammatica conferma di una situazione
intollerabile di uomini e donne
costretti spesso a dure condizioni di
lavoro anche in aziende di grandi
dimensioni».
Il senatore Dino Tibaldi, Vicepresidente
della Commissione Infortuni sul Lavoro,
che sarà presente ai funerali e alla
manifestazione lunedì a Torino, ha
chiesto che il ministro Damiano
riferisca in aula sull'incidente e che
il Presidente della Commissione
Infortuni sul lavoro avvii un'indagine,
con il sopralluogo della Commissione e
l'audizione di tutte le parti già nella
prossima settimana, questa tragedia
infatti «richiede un intervento urgente
e misure tempestive per arginare le
continue morti sul lavoro».(La Rinascita
della sinistra online 7 dicembre 2007)
Torino, incendio in acciaieria, un operaio morto, sei in fin di vita
TORINO
- Fiamme nell'acciaierie della
ThyssenKrupp, a Torino. Un operaio è
morto ed altri sei sono in fin di vita.
Li ha investiti l'incendio provocato
dalla fuoriuscita dell'olio bollente che
serve per raffreddare i laminati. Già
quattro fa aveva preso fuoco una vasca
d'olio e le fiamme erano state domate
solo dopo alcuni giorni. In quell'occasione,
però, non vi erano stati feriti. Stamane
all'alba, invece, il bilancio è stato
ben più drammatico: è morto Antonio
Schiavone, 36 anni, di Envie nel Cuneese,
sposato e padre di tre figli di 4 e 6
anni, e di un machietto nato appena due
mesi fa.
Versano in condizioni disperate Bruno
Santino e Giuseppe De Masi, entrambi di
26 anni, ricoverati con i corpi quasi
completamente coperti da ustioni. Grave
anche Angelo Laurino, 34 anni, in
rianimazione all'ospedale San Giovanni
Bosco di Torino. Prognosi riservata per
Rocco Marzo, 54 anni, ustionato per
l'80% del corpo, e per altri due
colleghi tra cui Rosario Rodinò di 26
anni, mentre due lavoratori intervenuti
in un soccorso ai compagni feriti, sono
stati ustionati, fortunatamente in modo
più lieve e lamentano segni di una
leggera intossicazione dai fumi.
Maurizio Boccuzzi, infine, ha riportato
ustioni leggere ad una mano e al volto.
"Ho visto l'inferno", ricorda Giovanni
Pignalosa, delegato della Fiom, uno
degli operai rimasti intossicati dal
fumo dell'incendio. "Antonio era avvolto
nelle fiamme e gridava: Aiutatemi,
muoio. Ma era impossibile avvicinarsi".
L'incendio è scoppiato all'una e mezza
di notte nella linea 5, adibita al
trattamento termico dei prodotti di
laminazione. Pare che sia traboccato
l'olio bollente usato per temperare i
laminati. Gli operai hanno cercato in un
primo momento di spegnere le fiamme con
estintori e una manichetta dell'acqua.
L'acqua però, a contatto con l'idrogeno
liquido e l'olio refrigerante, pare
abbia provocato una fiammata che ha
investito gli operai. Quando sono
arrivati i vigili del fuoco con decine
di squadre, il reparto era competamente
distrutto. Secondo i sindacati , alcuni
dei lavoratori coinvolti nell'incidente,
erano al lavoro da 12 ore consecutive:
avevano già accumulato 4 ore di
strordinario. La ThyssenKrupp aveva
deciso a luglio di chiudere la fabbrica
torinese e di concentrare tutta
l'attività produttiva nello stabilimento
di Terni, ma ancora nello stabilimento
in via regina Margherita sono al lavoro
circa 200 dipendenti. Proprio in questo
periodo la linea 5 aveva avuto
un'intensificazione del ritmo di lavoro
e l'azienda aveva deciso di mantenerla
attiva fino a giugno.
Proclamato per venerdì 14 sciopero
nazionale di due ore dei lavoratori
metalmeccanici per chiedere maggiore
prevenzione e sicurezza sul lavoro.
Altre otto ore di sciopero sono state
invece proclamate da Fim, Fiom e Uilm
per la città di Torino e Terni, sede del
gruppo metalmeccanico ThyssenKrupp.
"Chiediamo che si passi dalle parole ai
fatti. Non basta la compassione, bisogna
che si fermino gli incidenti e i morti
sul lavoro", ha detto il segretario
generale della Fiom torinese, Giorgio
Airaudo a nome dei tre sindacati. Domani
mattina, i rappresentanti sindacali
incontreranno i vertici dell'Unione
industriale di Torino.
"Confido che il lavoro della
magistratura possa portare presto a
determinare le cause della tragedia", ha
detto il sindaco di Torino Sergio
Chiamparino. "Ancora una volta un grave
incidente conferma purtroppo che il
problema della sicurezza sul lavoro,
così come autorevolmente affermato dal
presidente Napolitano,
rappresenta una vera priorità
nazionale". (La Repubblica.it 6 dicembre
2007)




