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Notizie sindacali                                                                                                                                                                                      pagina 4
 

 

ORDINE DEL GIORNO DEL COMITATO CENTRALE PDCI SULLA MANIFESTAZIONE DELLA FIOM CGIL DELL’11 FEBBRAIO 2012

 Il Comitato Centrale del Partito dei Comunisti Italiani, riunito a Roma il 29 gennaio 2012, chiede a tutti i suoi quadri, iscritti e militanti di partecipare alla manifestazione nazionale dei metalmeccanici della Fiom Cgil convocata a Roma per l’11 febbraio. 

In violazione dello Statuto dei Lavoratori e degli articoli della Costituzione che garantiscono la libertà di organizzazione, la Fiom è stata espulsa dalle fabbriche Fiat e i lavoratori in cassa integrazione iscritti alla Fiom non vengono richiamati negli stabilimenti. 

Questa abrogazione dei diritti costituzionali viene ignorata da tutti: dal governo Monti, dalle più alte cariche istituzionali e dai media. Ma quando nei luoghi di lavoro viene cancellata la democrazia, c’è il rischio che essa venga cancellata anche dalla società. 

Per questo la manifestazione dell’11 febbraio assume un valore dirompente e diventa per i comunisti e per il movimento operaio tutto una battaglia per la democrazia e la prima, reale opposizione alle politiche di destra del governo Monti. (approvato all’unanimità).

 

Manifestazione nazionale ore 9,30 Piazza della Repubblica - Roma

Dalla Fornero altre mazzate ai lavoratori. Fermiamo il nuovo massacro sociale!

Che la riforma del mercato del lavoro si sarebbe ben presto palesata per quello che a gran voce richiedono Confindustria e tutte le imprese, la Banca Centrale Europea e i mercati, lo avevamo già detto e scritto ed anche per contrastarla abbiamo proclamato lo sciopero generale del 27 Gennaio prossimo.

Ma questo Governo sta andando veramente oltre ogni minima decenza; altro che tecnico!

Che Monti stia dalla parte dei più forti lo dimostrano oltre che le manovre finanziarie, anche gli imbrogli che ad ogni piè sospinto vengono fuori: nel decreto CRESCITALIA varato venerdì scorso , tanto per dirne una, salta il blocco salariale per i dirigenti pubblici, quelli che già guadagnano centinaia di migliaia di euro ma resta il blocco dei contratti per tutti gli altri – cgil cisl uil non hanno niente da dire al riguardo? -  mentre in Parlamento viene votato un ulteriore regalo agli evasori: nel decreto mille proroghe infatti troviamo uno sconto fiscale enorme, da 70 al 90% della somma evasa senza multe o penali!

Tornando allo schema di riforma degli ammortizzatori sociali scopriamo che questo si concretizza nella cancellazione delle attuali forme di cassa integrazione -ordinaria straordinaria in deroga -  e di mobilità che verrebbero sostituite da un’unica tipologia: la cassa integrazione ordinaria della durata di 52 settimane, un solo anno, anche in caso di chiusura dell’azienda!  Ma poi? La nostra ineffabile Ministra tecnica pensa al rafforzamento dell’indennità di disoccupazione o al massimo ad un’ indennità risarcitoria.

Ma come? Aveva parlato di flexsecurity,  di reddito minimo, aveva assicurato che nessuno, in caso di perdita del posto di lavoro, sarebbe rimasto solo per strada, ma ora scopre che questa riforma ‘richiede soldi ora non disponibili’ per cui se pure  passasse non sarebbe esigibile.

Le previsioni parlano per quest’anno di oltre 300.000 disoccupati in più senza contare tutti quei lavoratori che già si trovano in CIG o mobilità. Che fine faranno dopo 12 mesi?

Anche rispetto al tanto declamato diritto dei giovani ad un lavoro regolarmente pagato, all’abolizione delle svariate forme  (48) di contratti precari ed atipici, in nome dei quali si è preteso di riformare le pensioni, oggi la Fornero ci annuncia che al massimo possono essere resi più cari ma non aboliti,  mentre la stabilizzazione verrebbe incentivata tramite la defiscalizzazione degli oneri contributivi.

E ancora non basta: il terzo capitolo della riforma riguarda il contratto calibrato sul ciclo di vita, che non si capisce bene cosa significhi realmente ma si sa che ai tre anni di contratto d’ingresso, in cui si può essere licenziati senza dover fornire alcuna motivazione, seguirebbe un contratto che evolve con l’età,  quindi non un contratto a tempo indeterminato con regole uguali per tutti.

Scompare definitivamente il contratto nazionale e con esso il principio giuridico della parità di trattamento in presenza di uguale prestazione lavorativa!

Dulcis in fundo, retroscena ci avvertono che, per evitare trabocchetti parlamentari Monti pensa a risolvere il tutto con una legge delega da varare entro marzo in modo da rendere il tutto applicabile entro l’estate.

I poteri forti economici e finanziari debbono aver ben pressato la nostra ministra che è arrivata a proclamare che ‘sui licenziamenti sarò radicale’ ma quello che è più paradossale è che di fronte a queste proposte CGIL CISL UIL balbettino, guardandosi bene dal lasciare il tavolo ministeriale e coinvolgere i lavoratori in una protesta forte e decisa.
 

C’è invece un gran bisogno di reagire in modo adeguato e per farlo è necessario mettere in campo la massima mobilitazione possibile in tutti i posti di lavoro,  a cominciare dallo sciopero generale del 27 gennaio.

Dobbiamo scendere tutti in piazza e far sentire la nostra voce, il nostro dissenso, la nostra rabbia. Le adesioni allo sciopero che stanno arrivando, prime fra tutte anche quelle di esponenti Fiom e di partiti e movimenti, compreso il Forum per l’Acqua Pubblica, ci mostrano che la nostra protesta è non solo giusta ma necessaria. 24 gennaio 2012

 

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IO VOGLIO LA FIOM IN FIAT

FIOM.Fiat, la più grande impresa transnazionale basata in Italia, ha escluso laFiom-Cgil, il sindacato metalmeccanico italiano più rappresentativo, dall'intero gruppo (80.000 dipendenti) perché questo sindacato non ha firmato un accordo che peggiora le condizioni di lavoro, viola i diritti dei lavoratori, incluso il diritto di sciopero; cancella tutti gli accordi aziendali esistenti e il contratto collettivo nazionale di lavoro.
A partire dal 1° gennaio 2012 i lavoratori non potranno più iscriversi
in fabbrica alla Fiom, perché l'azienda non trasmetterà più alla Fiom
le loro quote di iscrizione.(1.500.000 euro annui ca.)
Inoltre non potranno più eleggere i propri rappresentanti sindacali.
Gli iscritti alla Fiom vengono discriminati e in alcune realtà
perfino spinti a dimettersi da questo sindacato per conservare il proprio
posto di lavoro. I lavoratori della Fiat hanno scioperato e manifestato, e continueranno a farlo, per i diritti e per le libertà sindacali: chiedono sostegno e solidarietà a livello nazionale e internazionale.


 

http://www.labourstart.org/cgi-bin/solidarityforever/show_campaign.cgi?c=1207

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sfida dei sindacati al governo: così non si salva l'Italia

di A.Ca
 

Sfida dei sindacati al governo: cos� non si salva l'ItaliaI sindacati lanciano una sfida al governo. Lo fanno, uniti, dal presidio davanti a Montecitorio, deserto il Palazzo, che per tanti giorni è stato il punto di riferimento di migliaia di lavoratori e pensionati, a partire dallo sciopero generale. Una protesta ma, ci tengono a dirlo, anche una proposta, anzi più di una proposta, rivolta al governo, alle forze politiche, al Paese. Una sfida perché dicono Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e con loro anche il segretario dell'Ugl, Centrella, la manovra del governo non salva l'Italia. I toni sono pacati, ma gli accenti degli interventi sono durissimi. Il gelo non è solo un dato climatico, una giornata rigida, una vigilia di Natale come mai era avvenuto nella storia di questo paese. Certo, non è la prima volta che ci si trova di fronte a aziende occupate per salvare il posto di lavoro. Ma, a memoria nostra, non era mai accaduto che i segretari generali delle più grandi organizzazioni sindacali italiane, proprio davanti ad uno dei Palazzi delle Istituzioni, celebrano una vigilia delle festività natalizie con una iniziativa che chiude una fase di mobilitazione.

Un patto fra governo, sindacati sostenuto dalle forze politiche

E ne annunciano un'altra perché, dicono uniti, ritengono chiusa la manovra per quanto riguarda in particolare le pensioni, ma pongono precise richieste per la "fase due", di cui mettono in dubbio perfino che venga davvero messa in campo, rivendicando un ruolo di protagonisti e non di semplici "informati" a tempo perso. Si sappia, hanno detto, che "salvare il Paese, significa salvare i lavoratori, i giovani, i pensionati e non il !0% di chi possiede la ricchezza, le lobby, i grandi evasori".
C'è solo una strada per rimettere in moto l'Italia. Camusso, Bonanni, Angeletti avanzano una proposta molto netta e molto chiara: un patto fra governo, sindacati, forze sociali, sostenuto dalle forze politiche. Elemento centrale per assicurare davvero che la ripresa è possibile la redistribuzione del reddito, la riforma fiscale, la riduzione delle tasse sul lavoro e non solo per le imprese. Angeletti parla di milioni di italiani che "tirano la carretta, che remano, fanno avanzare la barca ed altri che,invece, non sono solo dei passeggeri, non pagano neppure il biglietto" Ed accusa rivolgendosi al governo: " Se si ignora chi tira la carretta e si privilegiano i passeggeri si commette un grave errore".

Per le pensioni la vicenda non è chiusa

Camusso, sottolineando con forza che la mobilitazione continuerà per cambiare il senso di marcia della manovra per quanto riguarda le pensioni, appunto, guardando l'Albero del Lavoro che racconta tante storie ricorda che la manovra del governo " ha sconvolto la vita di tante famiglie, di tanti lavoratori che pensavano giunto il tempo di andare in pensione dopo una vita dura, piena di fatiche, invece si trovano ora in una situazione di incertezza. Non solo per la pensione, ma anche perché dovrebbero restare al lavoro che non c'è e chi governa non può non sapere che in tanti sono già usciti dal lavoro e non sanno che fine faranno". Bonanni sottolinea che la manovra non è né equa né rigorosa.: Perché la sua composizione, gran parte fatta di tasse, che colpiscono milioni di lavoratori, di pensionati, significa impoverire ancor più il Paese, aggravare la recessione.

I mercati non credono a un paese impoverito: spread a 500 punti

Tocca in questo modo il tasto più dolente questi giorni del dopo manovra con i mercati che hanno reagito in modo negativo. Lo spread ha di nuovo superato i 500 punti base, con un rendimento per i titoli a dieci anni che si aggira sul 7%, brucia miliardi, rende inutili i sacrifici richiesti dal governo, ci avvia in una fase di buio nero. " I mercati-afferma il leader della Cisl. Non danno credibilità a un paese impoverito" Una riprova che le ricette suggerite e concordate con le istituzioni tecno-finanziarie europee, ricette che richiamano una politica di conservazione, non salvano i paesi ma ne provocano pericolose cadute. Da qui la richiesta che la fase due veda un reale confronto, una trattativa, un"consiglio" al governo: che tenga ben presenti le proposte dei sindacati , con misure " in qualche modo compensativi e risarcitori -dice Centrella - nei confronti delle fasce più colpite". Un "consiglio", appunto, che dicono i leader sindacali, non è una minaccia, ma un invito a cambiare regime, a stabilire un reale rapporto con i sindacati. Sferzanti, anche, nei confronti dei professori che " raccontano la realtà del Paese avendo letto i libri, studiato, insegnato stando dietro le cattedre,non conoscendo la realtà dei luoghi di lavoro, delle fabbriche, degli uffici", dice Angeletti.

La realtà del Paese e gli studi dei professori

Si confrontino, i ministri, il capo del governo , dice Camusso, "con la realtà del Paese non con l'oggetti dei loro studi". Sempre Angeletti rivolgendosi alle forze politiche critica il fatto che non abbiano voluto essere rappresentate nel governo, avrebbero portato un contributo sulla realtà del paese e sui problemi da affrontare. Problemi che sindacati riassumono così: crescita deve significare creazione di lavoro, riforma fiscale che contempli, patrimoniale di cui non c'è traccia, lotta all'evasione e all'elusione, ripensamento delle misure adottate per le pensioni, si colpiscono i lavoratori, ma non si assicura la previdenza per i giovani, utilizzare i soldi prelevati con la manovra per infrastrutture, riassetto dei servizi pubblici, imprese che investono nei settori importanti come l'energia. Camusso in particolare parla di un piano per i giovani, di una riforma del mercato del lavoro che significa in primo luogo riduzione della precarietà. Ribadisce che si ritiene chiusa la questione dell'articolo 18 e che " togliere i diritti a chi li ha conquistati non ci troverà mai disponibili". Ancora una " consiglio al governo: " La vicenda delle pensioni non è chiusa. Un ostacolo per chi la intende diversamente e contro il quale andrà sbattere". (www.paneacqua.eu 24 dicembre 2011)


 

 

Firmato l'accordo della vergogna. La Fiom fuori dalle fabbriche

di Loris Campetti

C'era una volta il contratto nazionale di lavoro, una delle più importanti conquiste democratiche del nostro secondo dopoguerra. Da ieri non c'è più, grazie allo strappo di Sergio Marchionne e al cambiamento di natura della Cisl e della Uil che da sindacati generali hanno scelto di regredire alla funzione di sindacati aziendali corportativi. Fim e Uilm, infatti, insieme ad altri sindacatini padronali e di destra, hanno firmato l'estensione del cosiddetto “contratto Pomigliano” a tutti gli 86 mila dipendenti della Fiat. Senza alcuna delega da parte dei lavoratori ai quali sarà negato, oggi e per sempre secondo il diktat Fiat e grazie all'articolo 8 della manovra Berlusconi-Sacconi, di esprimersi con un voto su quel che è stato deciso sulla loro pelle.

C'erano una volta anche le Rsu, figlie più o meno legittime degli antichi consigli di fabbrica, che comunque rappresentavano le volontà e il voto dei lavoratori. I delegati eletti democraticamente saranno ora sostituiti da ascari nominati dai sindacati firmatari degli accordi. Non si potrà più conoscere il consenso delle singole sigle perché i lavoratori sono stati retrocessi a pura mano d'opera, privi di diritti e di rappresentanza.

In Fiat, come in tutte le aziende italiane, c'era una volta la Fiom, 110 anni di vita, lotte, sconfitte e conquiste, il sindacato dei metalmeccanici più rappresentativo quando le rappresentanze venivano elette. Dal 1° gennaio del 2012 non ci sarà più nelle fabbriche dell'eroe dei due monti sergio Marchionne. Perché no? Perché la Fiom non ha accettato il diktat Fiat rifiutandosi di firmare il contratto di Pomigliano. 

C'era una volta il diritto di sciopero. E ad ammalarsi, a contrattare organizzazione del lavoro e straordinari. La firma di ieri ha cancellato in blocco questi diritti. Se vogliono lavorare gli operai dovranno accettare queste regole. Neanche questo è vero perché la Fiat sta andando a rotoli e viene chiuso uno stabilimento dopo l'altro. L'unica cosa che si può dire è che, grazie alla complicità dei sindacati di complemento, il padrone si è ripreso in mano tutto il potere. E' la vendetta rispetto alle conquiste del '69 e degli anni Settanta. Una vendetta preparata lungamente con la complicità dei governi e della politica, quasi tutta la politica. La manovra di Marchionne si affianca alla manovra di Monti e insieme rappresentano i pilastri di una nuova era basata sulla dittatura della finanza e dei padroni. Il terzo pilastro è l'insieme del sindacato confederale, con l'eccezione della Cgil se finalmente sceglierà di schierarsi con la “sua” Fiom senza se e senza ma. Il quarto pilastro è il Partito democratico, frantumato al suo interno e incapace persino di comprendere i passaggi epocali. (www.ilmanifesto.it 13 dicembre 2011)
 

 

Fiat: Landini, anticipiamo al 12 lo sciopero dei metalmeccanici

 

Sarà' fatto anche contro la manovra del Governo

Roma, 06 dic - Sara' anticipato al 12 dicembre lo sciopero della Fiom contro le scelte della Fiat sul contratto nazionale ed anche contro la manovra decisa dal Governo. "Abbiamo deciso - ha annunciato Maurizio Landini, segretario della Fiom - che lo sciopero generale dei metalmeccanici di otto ore sara' il 12 dicembre per l'intera giornata e parteciperemo alle manifestazioni indette dalla Cgil". Inizialmente la Fiom aveva indetto lo sciopero per il 16 dicembre. La protesta, ha aggiunto il sindacalista, e' per "contrastare la manovra su cui abbiamo espresso un giudizio negativo, ed anche per contrastare le scelte della Fiat di estendere il modello Pomigliano a 86mila dipendenti e di attaccare le liberta' sindacali come mai e' avvenuto finora". Landini ha poi spiegato che oltre alla protesta del 12 dicembre, il sindacato mettera' in campo "anche altre azioni come ad esempio, a gennaio o ai primi di febbraio, una grande manifestazione nazionale a Roma sulle questioni del lavoro e sulle politiche industriali del Governo". Piu' volte Landini ha poi invocato l'intervento del nuovo Esecutivo "per tutelare le liberta' sindacali".

 

Dichiarazione di Maurizio Landini su governo Monti

 

Il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha rilasciato la seguente dichiarazione, al termine del Comitato Centrale.

“Da una prima valutazione delle linee programmatiche annunciate oggi dal premier Monti emerge una forte preoccupazione, poiché sembra prevalere una logica di contenimento della spesa pubblica, senza che si delineino quelle discontinuità necessarie per favorire una c...rescita sostenibile fondata sul lavoro e la sua qualità e su una reale ripresa degli investimenti pubblici e privati.”

“La Fiom giudica non accettabili interventi sulle pensioni per fare cassa e cancellare quelle di anzianità né interventi sul mercato del lavoro che mettano in discussione l’art. 18 e che non riducano la precarietà.”

“La Fiom giudica necessario istituire una vera patrimoniale, combattere seriamente l’evasione fiscale e la corruzione, estendere gli ammortizzatori sociali in alternativa ai licenziamenti e alle chiusure di stabilimenti, cancellare l’art. 8 e indicare un reale cambiamento che intervenga sulle ragioni che hanno prodotto la crisi.”

“In particolare, la Fiom ritiene necessario battersi per la cancellazione dell’art. 8 con tutte le iniziative possibili, compresa la raccolta delle firme per indire un referendum.”

“Giudichiamo inoltre inaccettabile l’intenzione manifestata dalla Fiat di estendere a tutto il Gruppo il modello Pomigliano in sostituzione del Ccnl e in violazione allo Statuto dei lavoratori.”

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 17 novembre 2011

 

 

26 novembre 2011 - Per un servizio sanitario pubblico universale,

di qualità

CGIL CISL e UIL indicono per sabato 26 novembre una manifestazione regionale contro il Piano regionale approvato dalla Giunta perche' esso rischia di depotenziare i servizi, di allungare le liste di attesa, di appesantire la compartecipazione finanziaria dei cittadini, di peggiorare, con il blocco del turn-over del personale, la qualità e la quantità delle prestazioni sanitarie.

MANIFESTAZIONE REGIONALE

Sabato 26 novembre 2011 ore 10  Piazza Castello - Torino

 

Fiom in piazza il 21, ma la Questura dice no

Roma 17 ottobre 2011

Maurizio Landini"Ad oggi la questura non ci ha autorizzato il corteo". E' quanto ha riferito il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, nel corso della conferenza stampa per illustrare le modalita' e le motivazioni dello sciopero di tutto il gruppo Fiat con manifestazione nazionale a Roma indetto dalla Fiom-Cgil venerdi' 21 ottobre. 

Landini ha spiegato che prima degli scontri avvenuti sabato a Roma durante la manifestazione degli indignados la questura aveva gia' negato l'autorizzazione affinche' il corteo raggiungesse piazza Navona o piazza Farnese. Oggi, ha spiegato il leader della Fiom, e' stata negata l'autorizzazione anche a piazza Santi Apostoli. "Stamattina ci hanno confermato - ha proseguito Landini - che non c'e' ancora l'autorizzazione al corteo" ma solo al concentramento in piazza della Repubblica. 

"Nei prossimi giorni continueremo a chiedere di poter fare il corteo, e' necessario per noi manifestare a maggior ragione dopo cio' che e' accaduto sabato - ha proseguito - quando non e' stato colpito il potere ma il nostro diritto di manifestare". 

Landini ha condannato senza mezzi termini gli episodi di violenza avvenuti sabato. "Condanniamo quello che e' avvenuto perche' - ha spiegato - non si va alle manifestazioni ne' con i caschi ne' con i manganelli ma con le facce scoperte e le mani libere". 

Fiom e Cgil, ha ricordato Landini, "hanno sempre dimostrato di poter garantire manifestazioni democratiche. Per questo chiediamo di poter manifestare e di fare il corteo. Quello che e' successo e gravissimo e inaccettabile - ha proseguito - ma non e' accettabile che venga messo in discussione un diritto democratico". La Fiom, ha ribadito il segretario generale "ha sempre garantito la sicurezza. Da noi non si viene con i caschi - ha osservato Landini - ne' con gli zaini pieni di cose particolari ma siamo in un autunno in cui di manifestazioni ce ne saranno parecchie e la democrazia va difesa anche consentendo alle persone di esprimere il proprio punto di vista". 

Per il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Airaudo, "la situazione sociale e' incandescente e l'idea che non si possa piu' manifestare e' inaccettabile.

 

Usb in piazza il 15 ottobre. Peoples of Europe, rise up!

 

29/09/2011

L’Unione Sindacale di Base, fra i promotori del Coordinamento 15 Ottobre, chiama tutte le lavoratrici e i lavoratori, le strutture territoriali, gli iscritti e i delegati a partecipare alla manifestazione nazionale indetta il 15 ottobre a Roma  nell’ambito della giornata di mobilitazione internazionale “United for Global Change”, che vedrà iniziative di lotta in tutto il mondo.

La scelta di promuovere la manifestazione del 15 ottobre, assunta dal Coordinamento Nazionale USB, si colloca in continuità con le iniziative a cui USB ha dato vita negli ultimi mesi e settimane, al fianco dei movimenti sociali ed in sintonia con le organizzazioni sindacali internazionali conflittuali riuniti nel WFTU, contro i diktat dell’Unione Europea, della BCE, del FMI e di tutti quei poteri che vogliono scaricare la crisi sui lavoratori e sulle fasce deboli della popolazione da tempo in una situazione di estremo disagio.

Pertanto, dopo l'attuazione dello sciopero generale del 6 settembre, la partecipazione attiva delle strutture dell'organizzazione alle iniziative di lotta e di protesta che hanno interessato la Borsa di Milano, il Parlamento durante la votazione della manovra, l'occupazione delle agenzie di rating e le proteste che hanno interessato le banche in tutto il paese, USB sarà di nuovo in piazza il 15 ottobre e mette a disposizione le sue sedi territoriali per favorire la più ampia partecipazione da tutta Italia alla manifestazione nazionale e a Roma.

 

 

 

 

La Cgil proclama lo sciopero generale per il 6 settembre 2011

Lunedì 5 settembre 2011 a partire dalle 17, in piazza Carignano a Torino , la Fiom organizza "Indignarsi non basta", una serata, aperta a tutti, a base di tende, musica e parole contro la manovra proposta dal governo.

A Torino si terrà una manifestazione con corteo: concentramento ore 9 in Piazza Vittorio con comizio conclusivo in Piazza San Carlo.

 In preparazione di tale sciopero a Torino si terrà l'Attivo Intercategoriale dei delegati e dei pensionati il 31 agosto alle ore 9 presso il Palacupole di Via Artom 111. 

Partecipate sia all'Attivo del 31 agosto che allo sciopero e alla manifestazione del 6 settembre.

La Festa della Fiom a Torino al Parco Michelotti

per vedere il programma clicca sull'immagine

Lungo le rive del Po spira un vento che sa di lontano.

Il vento di una Torino rimossa con dolo, di una fiumana operaia che, svuotate le officine, attraversava in corteo la città e si raccoglieva ordinata nei parchi lungo il fiume per disegnare collettivamente il suo riscatto. I comizi, le feste, le parole, l'incontro con alcuni studenti. Uno di questi era arrivato dalla Sardegna, qualche tempo prima, con 55 lire in tasca. Qui la degna rabbia dei lavoratori in sciopero trovava un luogo per ascoltarsi e divenire momento costituente, programma di un'alternativa allo sfruttamento e al dominio.

Ed è in questo luogo simbolico che abbiamo deciso di fissare una tappa importante di un confronto avviato da tempo tra soggetti sociali e generazioni diverse, ma accomunati dalla presa di coscienza di trovarsi ormai “sulla stessa barca”. Orfani di una politica votata alla trasformazione e non alla mera gestione dell'esistente, i metalmeccanici della Fiom – che festeggiano all'interno di questo festival i 110 anni della loro organizzazione – insieme ad associazioni giovanili, precari, studenti e movimenti, si aprono alla cittadinanza tutta lanciando una 10 giorni di workshop, dibattiti, spettacoli e concerti, con l'intenzione di dar vita ad una grande festa di popolo.

Tanti sono i temi che si affronteranno durante FIUMANA.

Come tante sono le “fiumane” che si sono susseguite durante l'ultimo anno: tra queste il movimento degli studenti e dei ricercatori, gli operai in lotta contro i ricatti padronali e il tentativo di smantellare Contratto e diritti, la straordinaria sensibilità mostrata dalla cittadinanza nei confronti dei beni comuni, concretizzatasi col raggiungimento del quorum ai referendum di giugno, la fiumana delle donne del 13 febbraio. E ancora si parlerà della cosiddetta “primavera dei sindaci”, di riconversione ecologica della produzione industriale, di consumo critico, di nuove cittadinanze, di lotta alle mafie, di opposizione alle grandi opere inutili nel segno di nuovo modello di sviluppo, di diritti e di democrazia. Settembre è sempre un momento di riflessione e di ripartenza, di bilancio e di delineazione di nuove prospettive.
 

 

Una firma per non cancellare 25 Aprile, 1 maggio, 2 giugno
 

http://www.cgil.it/petizione/default.aspx

Al via la mobilitazione della Confederazione contro la manovra di Ferragosto. Domani ore 9 presidio davanti al Senato. Prevista in piazza conferenza stampa con Susanna Camusso che illustrerà le proposte alternative della CGIL e le modalità dello Sciopero Generale. Raggiunte quasi 18mila firme a difesa delle feste del Lavoro, della Liberazione e della Repubblica
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La Segreteria Confederale della CGIL, a conclusione della riunione dei segretari generali di categoria e territoriali sulla base del mandato ricevuto dal Direttivo nazionale dell'11 e 12 luglio, ha indetto per martedì 6 settembre uno sciopero generale di 8 ore per ogni turno contro (e per cambiare) la manovra iniqua e sbagliata del governo.

Prende il via in Commissione Bilancio del Senato l'esame della manovra economica che lo scorso 13 agosto ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei Ministri. Un provvedimento da oltre 45 miliardi che andrà a sommarsi ai 47 dell'intervento di luglio, per un impatto complessivo che supererà i 90 miliardi da qui al 2013 e che la CGIL, fin da subito, ha fortemente contrastato poiché ritiene essere nella forma “depressivo, socialmente iniquo, innefficace e antisindacale” e contro il quale ha rafforzato la sua mobilitazione, proclamando per martedì 6 settembre uno sciopero generale di 8 ore per ogni turno.

La protesta inizierà domani, 24 agosto alle ore 9, davanti alla sede del Senato con un presidio proclamato dalla Confederazione, al quale parteciperà, insieme ai componenti della Segreteria Nazionale, il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso. Prevista in piazza per le ore 11 la conferenza stampa della leader del sindacato di Corso Italia, la quale illustrerà  le proposte alternative della CGIL e le ragioni e le modalità dello Sciopero Generale promosso oggi. Come spiegato dalla CGIL, la completa bocciatura della manovra sta nel fatto che con questo provvedimento si “condanna il paese alla recessione e alla disgregazione sociale” per difendere invece “le grandi ricchezze e gli interessi che rappresentano la base di consenso del Governo”.

In particolare per la CGIL la manovra è “depressiva” e “socialmente iniqua”, perchè non viene destinata alcuna risorsa né alla crescita, né all'occupazione, mentre i redditi e i consumi dei cittadini continuano a ridursi. Per la CGIL ad essere colpiti dal provvedimento sono, ancora una volta, i soggetti sociali più deboli: lavoratori, pensionati, famiglie, mentre si continua ad evitare di intervenire sull'evasione fiscale, sulle rendite finanziarie e sulle grandi ricchezze. Il decreto del 13 agosto oltre ad essere “inefficace” perchè, come spiega la CGIL, “non affronta in maniera strutturale le cause del deficit, né pone le basi per ridurre realmente il debito”, possiede “caratteri antisindacali” in quanto “pretende di cancellare per legge uno strumento di regolazione generale dei diritti dei lavoratori come il Contratto Nazionale di lavoro”.

La manovra di ferragosto prevede, infatti, che gli accordi aziendali possano regolare le condizioni di lavoro in deroga al CCNL e alle leggi anche in materia di licenziamento. Per la CGIL questa norma rappresenta un “nuovo gravissimo taglio ai diritti dei lavoratori”. E' proprio sull'articolo 8 del decreto ('misure a sostegno dell'occupazione') che la CGIL si sofferma nella lettera inviata a CISL e UIL, il 22 agosto scorso. Alle due Confederazioni la CGIL apre una serie di questioni: “L’art. 8 della manovra non è un attacco alla autonomia delle parti?”, “Non è forse chiaro che trasformare l’art. 18 in materia contrattabile di non meglio identificate 'rappresentanze sindacali operanti in azienda', mina l’efficacia dell’articolo stesso?”, “Non è forse evidente che una norma che non si basa sulla rappresentanza, e affida poteri su tutte le materie fuori dai contratti, è la proliferazione di qualunque forma di sindacalismo ed un attacco esplicito al sindacato confederale?”.

Altra scelta contenuta nella manovra e fortemente criticata dalla CGIL è quella di spostare o accorpare alla domenica le festività civili e laiche, per la CGIL significa “colpire l'identità e la storia del nostro Paese, indebolirne la memoria”, rappresenta, prosegue “un grave limite per il futuro”, producendo per altro un “irrisorio beneficio economico”. Per questo motivo la CGIL ha deciso di lanciare una petizione popolare a difesa delle feste della Liberazione, del Lavoro e della Repubblica. Raggiunte al momento quasi 16mila firme.  E' possibile firmare la petizione sul sito della CGIL (www.cgil.it) o direttamente presso le diverse sedi delle Camere del Lavoro dietro le parole “alziamo insieme la nostra voce perché l’identità ed il futuro dell’Italia sono un bene indisponibile ad ogni manipolazione”.

 

Dichiarazione congiunta USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas, USI: SCIOPERO GENERALE 6 settembre 2011


  Nazionale – mercoledì, 24 agosto 2011

Le confederazioni e le organizzazioni sindacali USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI riunitesi il giorno 24 agosto 2011, hanno condiviso e concordato quanto segue.

Si considera indispensabile una forte risposta dei lavoratori alle manovre di luglio e di agosto del governo. In questo senso si indice lo sciopero generale di 8 ore per il giorno 6 settembre 2011, quale primo momento di una mobilitazione che non si esaurisce chiaramente con questa azione di lotta, a sostegno della seguente piattaforma:  

> contro le politiche dell'Unione europea e le manovre del governo che applicano le misure imposte dall'Europa, dalle banche e dai poteri forti finanziari che hanno determinato e speculato sull'attuale crisi mondiale;

 

> per la cancellazione del debito, il blocco delle spese militari e una politica nazionale ed europea basata sui diritti e le legittime aspettative dei popoli e non della finanza e degli speculatori; 

> contro l’evasione/elusione fiscale e contributiva e per una politica fiscale a sostegno del lavoro dipendente e dei redditi; per il diritto all'abitare;

> per una forte patrimoniale e la tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie; 

> contro la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e del libero mercato;  

> per la nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese strategiche per il paese e per un impegno dello stato capace di rilanciare e finanziare la produzione e i servizi; 

> a difesa dello Statuto dei lavoratori, contro l'attacco ai diritti dei lavoratori e il patto sociale che il governo vuole trasformare in legge; 

> riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, lo sblocco dei contratti di lavoro, la difesa del Contratto nazionale, l'istituzione del reddito sociale, la fine della precarietà ed il diritto al lavoro stabile; 

> per la regolarizzazione generalizzata dei migranti e per il mantenimento del permesso di soggiorno di coloro i quali hanno perso il lavoro; 

> contro le privatizzazioni mascherate da liberalizzazioni per la difesa dei beni comuni in coerenza con gli esiti referendari; 

> contro la privatizzazione della scuola, della ricerca e dell'università e per il diritto al sapere; 

> contro l'abolizione delle festività a partire dal 1° maggio e dal 25 aprile; 

> per una legge democratica e pluralista sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro.
La concomitanza dello sciopero con quello indetto anche dalla Cgil non deve essere interpretato come una condivisione delle motivazioni proposte da questa confederazione dalla quale ci divide nettamente anche la firma dell'accordo del 28 giugno scorso.
Il 6 settembre le scriventi confederazioni e organizzazioni sindacali manifesteranno quindi in molte città italiane su piazze diverse da quelle della Cgil.
Oltre allo sciopero generale si condivide sin da ora la necessità di individuare e praticare una serie di iniziative a livello nazionale e territoriale ed una mobilitazione incisiva e di lunga durata, a cominciare dal 6 settembre e dall'Assemblea nazionale del 10 settembre indetta a Roma.

 

La Cgil scrive a Cisl e Uil: coerenza nelle scelte del sindacato



Cgil  scrive a Cisl e Uil: coerenza nelle scelte del sindacatoChe resta delle proposte avanzate dalle forze sociali al governo a fronte della manovra che va in discussione al Senato? Niente. E quelle forze sociali, dai sindacati a Confindustria all' Abi alle associazioni di imprese, alle cooperative, hanno ancora qualcosa da dire, vogliono giocare un ruolo anche alla luce dei pericoli di recessione di cui le giornate nere delle Borse sono un avviso? In Italia si prevedono ancora perdite di posti di lavoro. Unioncamere segnala che nel 2011 ci sarà un calo di 88 mila posti in uscita nelle imprese con almeno un dipendente ( circa un milione e mezzo). Ancora un saldo negativo che si va ad aggiungere alle 178 mila unità perse nel 2010 e alle 213 mila nel 2009. La manovra del governo, comunque emendata, renderà ancor più negativa la situazione del mercato del lavoro perché manca qualsiasi misura per la crescita e lo sviluppo. E'da questi interrogativi e considerazioni che prende le mosse la Cgil con due iniziative di grande importanza: una lettera inviata a Cisl e Uil " per porre qualche domanda per ritrovare qualche coerenza nelle scelte del sindacato confederale in un momento così difficile" e il lancio di una raccolta di firme in calce ad una petizione per salvaguardare le tre ricorrenze, 25 Aprile, 1 Maggio e 2 giugno che il governo intende spostare o accorpare alla domenica.

Diamo di seguito il testo integrale della lettera

Discussioni trasparenti meglio di incontri "clandestini e secretati"

Cari amici di Cisl e Uil,
usiamo una forma inusuale, ma sicuramente la situazione non è ordinaria, per porvi pubblicamente qualche domanda, per ritrovare qualche coerenza nelle scelte del sindacato confederale in una fase così difficile.
La situazione che stiamo attraversando, è molto grave, la crisi mondiale spiega solo in parte il nostro Paese, che è in forte declino ed ha alle spalle tre anni, persi dal Governo a negare la crisi.
Il giudizio sulla negazione della crisi ed i provvedimenti sbagliati, l'ossessione del Governo per la rottura dell'unità sindacale, ci hanno visto divisi in questi anni, in particolare, per l'operato del Governo sulle questioni del lavoro.
Infatti, fin dalla terz'ultima manovra all'idea di difendere nelle pubbliche amministrazioni il potere contrattuale, quanto meno sulle problematiche organizzative e sulle condizioni di lavoro, si è da parte vostra preferito sostenere la legge 150 e la conseguente negazione della contrattazione.
Ma fingiamo per un attimo che tutto ciò sia il passato, ora siamo di fronte ad una terza manovra, con caratteri di iniquità che pensavamo inarrivabili.
E' evidente, dai commenti degli ultimi giorni, che i giudizi sono - se possibile - ancora più distanti, leggiamo che avremmo dovuto aprire una discussione cauta, diplomatica..... Vorremmo dirvi, che discussioni ne abbiamo fatte molte, sempre proposte da noi, ma efficacia ne abbiamo vista poca.
Soprattutto, vorremmo sottolineare che siamo per le discussioni esplicite e trasparenti, che comunque sono meglio degli incontri "clandestini e secretati" che contraddicono quanto si fa "insieme" ed in "pubblico".
Siamo alla ricerca di risposte, e ci scusiamo se utilizziamo un'intervista del Segretario Bonanni, il 12 agosto sul Corriere della Sera veniva dichiarato: "siamo sempre stati contrari ad ogni ingerenza del legislatore. Quelle norme hanno funzionato proprio grazie all'accordo tra le parti sociali. Se si ritiene che il mercato del lavoro debba essere ancora più regolato, la soluzione va ancora una volta ricercata tra noi. Con questo bipolarismo c'è il rischio che tutto diventi la tela di Penelope oggi il centro destra fa così, domani arrivano gli altri e cambiano.......e lo stesso discorso vale per qualsiasi eventuale, insensata modifica dell'art. 18".
Possiamo chiedervi cosa è cambiato il 13 agosto alla presentazione della manovra?
L'art. 8 della manovra non è un attacco alla autonomia delle parti?
Non è un tentativo di cancellare, perché cambia la gerarchia delle fonti, l'intesa del 28 giugno con Confindustria?
Non è forse chiaro che trasformare l'art. 18 in materia contrattabile di non meglio identificate "rappresentanze sindacali operanti in azienda", mina l'efficacia dell'articolo stesso?
Non è forse evidente che una norma che non si basa sulla rappresentanza, e affida poteri su tutte le materie fuori dai contratti, è la proliferazione di qualunque forma di sindacalismo ed un attacco esplicito al sindacato confederale?
Ed ancora, da quando una legge può rendere vigente retroattivamente un accordo sindacale separato e che prevede l'esclusione di una grande organizzazione sindacale?
Non eravate voi che respingevate l'ipotesi che fosse la legge a definire il solo voto dei lavoratori perché lesivo della funzione delle associazioni sindacali?
Abbiamo più volte discusso della necessità che sui costi della politica non si finisse nel qualunquismo e nella riduzione degli spazi di partecipazione, non possiamo dire che la manovra da invece una risposta demagogica perché taglia, senza neanche indicare i risparmi, Comuni e Province senza nessun criterio? Inoltre, si scaricherà sui cittadini (a reddito da lavoro dipendente e pensione) perché non agisce sull'efficacia, ma anticipa il federalismo fiscale a compensazione dei tagli agli enti locali previsti nella manovre.
Altre domande ci vengono sull'accanimento sulle municipalizzate, sull'aggressione agli enti locali mentre nulla si dice sulle consulenze dei ministeri e sulle nomine politiche in sanità.
Forse, nel frattempo, si fa strada l'idea dello stato minimo?
Potremmo parlare di collocamento obbligatorio e dei reparti confino per i disabili?
Abbiamo visto che sui lavoratori pubblici ci sono punti di sintonia, ma come portiamo avanti queste rivendicazioni?
Come si fa a dire che i deboli sono risparmiati dalla manovra quando i tagli saranno tutti sui servizi?
Certo ci vuole una vera riforma degli assetti istituzionali, si può fare una proposta comune e decidere di sostenerla?
Delega assistenza e fisco, sappiamo, che è costruita per far cassa e non per abbassare la pressione fiscale? Possiamo ricostruire una piattaforma sul tema?
Le fasi di divisioni sono difficili per tutti, bisogna governarle perché non si traducano in comportamenti inaccettabili e lesivi del dovuto rispetto reciproco, rispetto alle persone e alle organizzazioni. Pluralismo e democrazia richiedono innanzitutto rispetto, e la Cgil farà di tutto perché non venga meno, ma vorremmo suggerirvi che se la Cgil, in assenza di scelte unitarie, prende una decisione così seria come lo sciopero generale, lo fa perché guarda al Paese, ai lavoratori, ai pensionati.
Non siamo abituati a guardare dal buco della serratura in casa di altri, ci aspettiamo lo stesso rispetto.
Scusandoci per la schematicità, vorremmo ribadire che lo scopo di questa riflessione e di queste domande è l'incrollabile volontà di costruire una proposta ed un'iniziativa comune.
Segreteria Cgil

Una firma per non cancellare 25 Aprile, 1 maggio, 2 giugno

Spostare o accorpare alla domenica le festività civili e laiche "colpisce l'identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro", producendo per altro un "irrisorio beneficio economico". Per cancellare questa scelta contenuta nella manovra la CGIL lancia una petizione per salvaguardare le tre ricorrenze in discussione - il giorno della Liberazione, quello del lavoro e quello della Repubblica - che si potrà firmare sul sito della CGIL www.cgil.it o direttamente presso le Camere del lavoro sul territorio.

La segreteria nazionale della CGIL in una nota sottolinea, infatti, come "in un provvedimento iniquo, e che noi contrastiamo con forza, si colloca così anche una norma che colpisce l'identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro". Le ricorrenze civili, spiega il sindacato di corso d'Italia, "vanno celebrate con attenzione e rispetto, perché parlano a tutti, alla ragione stessa del nostro stare insieme, e perché i valori che esse affermano non siano ridotti ad un momento residuale".
Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno, ovvero "il ricordo della Liberazione del nostro Paese da una dittatura feroce e sanguinaria; la celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e uomini che con la loro fatica ed intelligenza consentono al Paese di progredire; la celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare", sono "tappe fondamentali che non intendiamo consentire vengano cancellate". Per altro, sottolinea ancora la segreteria CGIL, "mentre irrisorio è il beneficio economico che ne deriverebbe, i costi civili sul versante della memoria e dell'identità sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori. Inoltre, è sufficiente un confronto con altre situazione per vedere come l'Italia è un Paese che ha un numero contenuto di festività civili e come in altri Paesi le ricorrenze civili siano celebrate e custodite con attenzione".
Da queste considerazioni nasce per la CGIL la convinzione che "bisogna che ognuno di noi si faccia carico di dire la propria contrarietà a questa previsione e di farla dire al maggior numero di cittadini possibile: tante sono le gravi conseguenze dei contenuti della manovra, quella che riguarda le festività civili non è da meno". Per questo a partire sarà possibile firmare la petizione sul sito della CGIL ( www.cgil.it ) o direttamente presso le diverse sedi delle Camere del Lavoro dietro le parole "alziamo insieme la nostra voce perché l'identità ed il futuro dell'Italia sono un bene indisponibile ad ogni manipolazione".

Questo il testo della petizione della Cgil

Onorevoli parlamentari

i sottoscritti cittadini chiedono che il Parlamento cancelli il comma 24, art. 1, del Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138, "Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo", nel quale si prevede per tre importanti ricorrenze civili (25 aprile; I maggio; 2 giugno) una diversa collocazione o l'accorpamento ad una domenica.
Questa scelta è sbagliata perché si colpiscono giornate che celebrano i tratti costitutivi, l'identità, la memoria del nostro Paese; discriminatoria perché il numero maggiore di festività infrasettimanali sono di carattere religioso ed il nostro Paese è fra quelli che ha meno ricorrenze civili e laiche; strumentale perché produce un beneficio economico irrilevante a fronte di un costo civile e democratico particolarmente consistente; irragionevole perché non corrisponde ad alcun criterio di equità politica e sociale.(www.panecqua.eu 23 agosto 2011)


 

 

La Cgil boccia la manovra e prepara la mobilitazione

     La Cgil in una nota della segreteria che riportiamo boccia senza appello la manovra predisposta dal governo e annuncia, rivolgendosi anche alle altre sigle sindacali, che saranno decise dagli organismi dirigenti le forme di mobilitazione da mettere in atto



La manovra del Governo riassume in sé tutte le negatività che avevamo previsto e tentato di scongiurare, assieme alle altre parti sociali.

Con questa manovra il Governo condanna il paese alla recessione e alla disgregazione sociale per difendere le grandi ricchezze e gli interessi che rappresentano la sua base di consenso.

Con questa manovra le chiacchiere sulla riduzione delle tasse e sul federalismo giungono al capolinea. La manovra del Governo impedisce alle Regioni e ai Comuni di svolgere le funzioni proprie previste dalla Costituzione.

La manovra del Governo è:
• depressiva, in quanto non destina risorse alla crescita né all'economia né all'occupazione, riduce il reddito e i consumi dei cittadini, mancano totalmente gli investimenti, impedisce agli enti territoriali virtuosi di impegnare le loro risorse per rilanciare le opere pubbliche e il tessuto delle imprese locali;
• socialmente iniqua poiché colpisce lavoratori, pensionati, famiglie, soggetti sociali deboli e non ha il coraggio di intervenire sull'evasione fiscale, sulle rendite finanziarie, sulle grandi ricchezze;
• centralista anche se riduce il perimetro dello Stato, poiché ignora le obiezioni e le proposte che sono giunte dal paese attraverso le parti sociali, le Regioni, le Autonomie locali, salva gli enti nazionali inutili e colpisce indiscriminatamente il pubblico impiego;
• istituzionalmente scorretta in quanto interviene per decreto senza motivi di urgenza in campi affidati alla autonomia delle parti sociali;
• velleitaria e antisindacale in quanto pretende di cancellare per legge uno strumento di regolazione generale dei diritti dei lavoratori come il Contratto Nazionale di lavoro;
• costituzionalmente dubbia in quanto discrimina tra persone riducendo le garanzie di pari opportunità dei soggetti più deboli e incentiva la violazione della legislazione esistente;
• inefficace in quanto non affronta in maniera strutturale le cause del deficit, ne' pone le basi per ricostruire avanzo primario e ridurre realmente il debito;
• provvisoria e improvvisata, in quanto non è in grado di scongiurare ulteriori declassamenti del Paese e ulteriori costi di rientro nei parametri richiesti dall''Europa;
• sbagliata in quanto nasconde dietro le richieste della Bce scelte ideologiche che non hanno nulla a che vedere con il riequilibrio e le riforme strutturali (richieste peraltro dalla stessa Europa) per la crescita;
• confusa e indeterminata negli obbiettivi e negli effetti presentati.
La CGIL nei prossimi giorni definirà una propria proposta per dimostrare che, con gli stessi saldi previsti dal Governo, si può ragionare di equilibrio dei conti e crescita.

La CGIL, di fronte allo spregio della forma, delle norme costituzionali, delle situazioni reali di vita delle persone e delle famiglie fa appello alle altre organizzazioni sindacali, alle forze sociali, alle Istituzioni più vicine alle comunità, al mondo dell'associazionismo e del volontariato e della cooperazione sociale per opporsi alla iniquità delle decisioni del governo e per impedire la disgregazione della società italiana.

La CGIL valuterà le forme della mobilitazione più opportune per cambiare il segno economico e sociale dei provvedimenti del Governo Berlusconi. 17 agosto 2011


 


Dichiarazione di Gianni Rinaldini, coordinatore nazionale

Documento delle Parti Sociali inaccettabile.
La CGIL sospenda gli incontri e convochi gli Organismi Dirigenti.

La CGIL che Vogliamo



Il
documento presentato dalle Parti Sociali al Governo è inaccettabile.

Così come è inaudito che la Marcegaglia possa presentare delle proposte anche a nome e per conto delle Organizzazioni Sindacali:un' umiliazione della CGIL e un affronto alle lotte, agli scioperi ai sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno creduto nella CGIL.

Il pareggio di bilancio come obbligo Costituzionale in questo quadro europeo fondato sui vincoli monetari è una follia, in quanto contribuisce a determinare il massacro sociale nei confronti delle persone che noi dovremmo rappresentare.

Privatizzazioni, liberalizzazioni,modernizzazione del welfare, la Cassa Integrazione nel settore Pubblico e quindi l'accettazione del blocco dei Contratti Nazionali vogliono dire secca riduzione dei servizi e dell'universalità dei diritti.

Rendere strutturale la detassazione e la decontribuzione dei premi di risultato aziendali senza nulla dire sulla tassazione del lavoro dipendente e degli aumenti retributivi dei Contratti Nazionali che costituiscono la condizione minima per tutti i lavoratori, esprime una idea, una esplicita volontà punitiva sui più deboli, sul Contratto Nazionale, sulle fasce più povere della popolazione.

Parlare di oppressione fiscale sui contribuenti è semplicemente offensivo verso lavoratori dipendenti e pensionati che le tasse le hanno sempre pagate.

La CGIL mai, nella sua lunga storia, si è sognata di sottoscrivere un documento nel quale non fosse visibile e riconosciuta la valorizzazione della qualità e della dignità del lavoro, come asse fondante e decisivo per uscire dalla crisi e costruire le condizioni della ripresa economica, produttiva e sociale.

Al contrario, nel documento si fa esplicito riferimento alla modernizzazione delle relazioni sindacali che non può che voler dire contrazione dei diritti del lavoro, riduzione del valore del Contratto nazionale come strumento universale di garanzia per tutti, cancellazione del diritto di sciopero.

La tesi di Governo, Associazioni datoriali, grandi manager di grandi gruppi, che all'origine della crisi della nostra economia ci sia la scarsa produttività del nostro lavoro pubblico e privato e che quindi la soluzione sia la riduzione dei suoi costi ha vinto a mani basse , per assenza di forti, convinte e coerenti posizioni di contrasto.

Si conferma anche in questo caso dopo l'accordo del 28 giugno, una gestione della CGIL come se fosse proprietà di 2 o 3 dirigenti, fuori e dentro la Segreteria, senza alcun coinvolgimento ed alcun mandato da parte dell'Organizzazione.

Chiediamo pertanto la sospensione da parte della CGIL degli incontri previsti nelle prossime settimane e la convocazione degli Organismi dirigenti.

Dirigere in questo modo l'Organizzazione vuole dire mutarne geneticamente le sue caratteristiche democratiche.

Venerdì 5 agosto 2011

 



Documento di Associazione Lavoro e Libertà

su accordo tra sindacati e Confindustria

 

    L'Associazione esprime il suo profondo dissenso con l'accordo appena siglato, dato che mette in discussione in modo grave i valori e gli obiettivi che essa si è proposta di difendere e raggiungere in difesa della dignità dei lavoratori
.

Documento dell'Associazione In primo luogo colpisce l'attacco ai diritti democratici dei lavoratori: il potere votare le proprie piattaforme rivendicative e i relativi contratti, senza alcun privilegio o distinzione tra iscritti e non iscritti nei luoghi di lavoro. Vi è, infatti, lo spostamento conclusivo di tali diritti alle organizzazioni e alle loro rappresentanze secondo un principio rappresentativo maggioritario. Si tratta di due concezioni opposte della democrazia, nell'una prevale il principio di "una testa un voto", nell'altra il peso delle rappresentanze d'organizzazione e l'alchimia delle loro possibili alleanze/convergenze.
Fa specie a tale proposito l'equiparazione progressiva, prevista dall'articolo 5, tra RSU e RSA, la prima una forma rappresentativa basata su un compromesso tra un'espressione diretta dei lavoratori, che scelgono i loro rappresentanti e una forma di delega dei sindacati, e la seconda di pura nomina da parte delle organizzazioni sindacali. Vi è una differenza riconosciuta di legittimazione a procedere, ma spetta solo alle organizzazioni decidere se si preferisce l'una o l'altra ed entrambe durano in carica tre anni.

L'associazione è nata in primo luogo per affermare un principio democratico basato sul diritto di ogni persona che lavora di esprimere comunque la propria volontà, approvando le piattaforme e i contratti, perché solo così si garantisce che gli atti fondamentali che regolano la vita dei lavoratori nell'ambito dei luoghi di lavoro siano conformi alla loro volontà.

In secondo luogo, l'accordo può rappresentare una pietra tombale sull'esistenza di contratti nazionali che rispondano a un principio di democrazia distributiva, in special modo in un paese come l'Italia caratterizzato da un numero esorbitante di piccole e piccolissime imprese. Il testo, infatti, consente delle deroghe "al fine di gestire situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi", cioè quasi sempre. Se si considera tale possibilità congiuntamente a quanto disposto dagli articoli 4 e 5 su come si realizza un accordo aziendale, efficace verso tutti e vincolante per le associazioni firmatarie, non è difficile comprendere che si aprono le porte a una balcanizzazione del sistema di relazioni industriali italiano senza precedenti. Se, infatti, il principio maggioritario vale in ogni singolo luogo di lavoro, si avrà che un'azienda metalmeccanica in realtà emiliane, dove la FIOM ha largamente la maggioranza assoluta o il monopolio della rappresentanza, si muoverà con linee e richieste largamente difformi da situazioni dove la realtà della rappresentanza è opposta, a meno di non pensare che tutta l'Italia sia sempre a rischio del ricatto FIAT in base al quale o si accetta o l'impianto viene chiuso. La richiesta di intervento del governo per incentivare la contrattazione di secondo livello rende infine esplicita la volontà dei firmatari che sia questo il livello reale di regolazione del lavoro.

La disposizione, inoltre, dell'articolo 6, in sé ineccepibile e doverosa, in base alla quale la clausola di tregua vincola solo le associazioni firmatarie e non i singoli lavoratori, né tantomeno quelle non firmatarie, aggiunge ulteriore confusione. Si aprono, infatti, grazie alla combinazione con le altre norme, varchi inimmaginabili a ogni iniziativa corporativa aziendalistica; basta, infatti, per sfuggire al vincolo un comitato oppure una vera e propria strategia nazionale di organizzazioni titolate all'azione rivendicativa con il quorum del 5% e non firmatarie di contratti in quelle specifiche aziende.

Il risultato complessivo di tale impostazione, ossessivamente orientata alla deroga, quindi, è un'ulteriore deriva verso un sistema frammentato ed esposto a una pressione corporativa quasi inarrestabile. Dal punto di vista di un'associazione, che considera un valore chiave il superamento della frammentazione sociale e l'aspirazione all'eguaglianza, un tale esito appare oltre che inaccettabile desolante.
Per tali ragioni l'Associazione si impegna attraverso i suoi iscritti e i circoli territoriali a diffondere la sua valutazione, cooperando e confrontandosi con altre analoghe iniziative. (www.paneacqua.eu 3 luglio 2011)



 

Contratti. Le ragioni della Cgil

 

Contratti: le ragioni della Cgil Oltre la contrapposizione tra sindacati e la perdita del diritto di voto, la Cgil sottolinea come in questi anni "in molti casi sono state le imprese a decidere come e quando gli accordi dovevano essere considerati validi. Due sigle su tre erano considerate sufficienti a concludere accordi nazionali e aziendali, con validità erga omnes". Per mettere un freno a questa deriva e ristabilire regole per l'esercizio della democrazia sindacati e imprese hanno sottoscritto un ipotesi di accordo - sul quale il direttivo della Cgil martedì esprimerà il proprio giudizio, decidendo le modalità della consultazione - mentre tra Cgil, Cisl e Uil si è raggiunta "una intesa endosindacale che integra l'ipotesi di Accordo con Confindustria, riprendendo il documento unitario del 2008, prevede la necessità di coinvolgere gli iscritti e i lavoratori durante l'intero iter negoziale (piattaforme, trattative, ipotesi di accordo da convalidare)".

Quest'ultima, spiega la segreteria della confederazione di Corso d'Italia, "prevede che si coinvolgano i lavoratori in caso di rilevanti divergenze interne alle delegazioni trattanti, come aveva proposto la Cgil con il direttivo del 15 gennaio di quest'anno, introducendo una novità molto significativa nelle relazioni fra le organizzazioni sindacali italiane". Tornando all'accordo, la Cgil ribadisce che non ha effetto retroattivo: "L'ipotesi ha validità per il futuro per tutte le aziende rappresentate da Confindustria e non influisce sui contenziosi in corso relativi ad accordi precedentemente sottoscritti in forma separata".

Nel dettaglio dell'accordo la Cgil sottolinea i punti che riguardano le rappresentanze sindacali: "La misurazione della rappresentanza sindacale nel settore privato rappresenta una innovazione che cambierà in profondità i comportamenti delle parti sociali e il modo in cui si esercitano i diritti sindacali e di contrattazione. Le organizzazioni sindacali nazionali, le Rsu e persino le Rsa eserciteranno le loro funzioni e il loro potere sulla base del loro peso effettivo in termini di numero di iscritti e di voti ricevuti. L'affiliazione al sindacato non sarà più un fatto separato dalla sua capacità di raggiungere risultati contrattuali significativi. Il riconoscimento del peso e del potere sindacale non è più conferito pariteticamente per convenzione fra le parti. Saranno gli iscritti e i voti dei lavoratori a stabilire il peso sindacale e contrattuale di ciascuna organizzazione".

Ancora, spiega la segreteria nazionale Cgil: "Alla pariteticità per accordo endosindacale e al conflitto permanente degli ultimi anni si sostituisce una leale competizione nella capacità di rappresentare sindacalmente i bisogni del lavoro basata sul consenso certificato degli iscritti e dei lavoratori. La validità dei contratti erga omnes è data solo quando l'accordo è sottoscritto da una maggioranza pesata dei soggetti sindacali rappresentanti dei lavoratori. Non esiste il diritto di veto di una sigla sindacale, non è possibile validare un'intesa da parte di una maggioranza di sigle". Inoltre Cgil, Cisl e Uil "condividono la necessità di coinvolgere gli iscritti e i lavoratori durante l'intero iter di validazione degli accordi. L'ipotesi di Accordo del 28 giugno 2011 cancella l'ipotesi dei due livelli contrattuali fra loro alternativi. Il contratto nazionale è di nuovo al centro. Si ristabilisce di nuovo una gerarchia in cui il contratto nazionale è strumento di regolazione generale dei diritti e delle condizioni per tutti i lavoratori ed è il luogo in cui si orienta la contrattazione di secondo livello alle necessità del settore, dell'azienda e del lavoro".

Per quanto riguarda la validazione dei contratti aziendali, la nota del sindacato spiega: "Fatto salvo che i contratti aziendali firmati dalle Rsa a maggioranza dovranno, se richiesto da una organizzazione o da una parte dei lavoratori, essere sottoposti a un voto generale dei lavoratori per essere considerati validi, per gli accordi firmati dalle Rsu a maggioranza, saranno le categorie a dover stabilire, ai sensi dell'Intesa raggiunta fra Cgil, Cisl e Uil, le forme del coinvolgimento dei lavoratori per la loro validazione. Eventuali clausole di tregua sindacale a livello aziendale hanno effetto vincolante esclusivamente per le organizzazioni firmatarie dell'ipotesi di Accordo del 28 giugno e non riguardano i diritti in capo ai singoli lavoratori".

Mette in risalto la Cgil inoltre che con l'ipotesi di accordo si "rinuncia alla pratica delle deroghe e introduce un criterio di articolazione della contrattazione aziendale per aderire alle esigenze dei diversi contesti produttivi. I prossimi Ccnl potranno prevedere materie e procedure per la contrattazione da demandare alla contrattazione di secondo livello entro i limiti definiti dal contratto nazionale stesso". In attesa dei rinnovi dei contratti nazionali, conclude la nota di segreteria, "le rappresentanze sindacali in azienda potranno, in situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi, d'intesa con le segreterie territoriali dei sindacati di categoria, definire accordi modificativi dei Ccnl in materia di prestazione lavorativa, orari e organizzazione del lavoro. In questa situazione transitoria - precisa infine la Cgil - non sono sufficienti le regole di validazione del contratto a maggioranza delle Rsu. Se non c'è intesa tra le Rsu e le organizzazioni sindacali territoriali di categoria l'accordo modificativo transitorio non può essere concluso. (www.paneacqua 2 luglio 2011)

 

Fiom celebra 110 anni di vita

Vince alla Olivetti. Ancora Cig a Mirafiori

di Alessandro Cardulli,  



AFiom celebra i 110 anni di vita. Vince alla Olivetti. Ancora Cig a Mirafiorincora un risultato positivo per la Fiom nelle elezioni per il rinnovo dei delegati che si stanno susseguendo in molte aziende, come alla Olivetti dove il sindacato Cgil ha conquistato la maggioranza assoluta. Un segno di vitalità, di buona salute, proprio alla vigilia ormai dei cento dieci anni di vita del sindacato dei lavoratori metalmeccanici. La storica data, 16 giugno 1901, verrà ricordata con iniziative a Bologna ( 16-17-18 giugno) e a Sesto San Giovanni (24-25-26 giugno). Come è stato sottolineato nella conferenza stampa in cui la Fiom ha presentato le manifestazioni i temi su cui si svolgeranno dibattiti, manifestazioni sono quelli sui quali il sindacato è fortemente impegnato, a partire dalla vicenda Fiat alla difesa della contrattazione nazionale: diritti, democrazia, legalità, lavoro, contratto.

Ma insieme a queste notizie che confermano lo stretto rapporto fra i lavoratori e il loro più forte sindacato arrivano anche quelle relative alla cassa integrazione in particolare proprio nelle aziende del gruppo Fiat. Alle Carrozzerie di Mirafiori è stato programmato un ulteriore periodo di Cig, dal 13 giugno al 28 agosto. Si tratta ormai di uno stillicidio che colpisce migliaia di lavoratori ai quale Marchionne addirittura chiede il plauso per quanto sta facendo, la cassa integrazione appunto.
Edi Lazzi, responsabile della V Lega-Mirafiori, afferma che "quando la Fiat chiama le Rsu c'è sempre da preoccuparsi: anche questa volta non è arrivata nessuna buona notizia, ma solo ulteriore cassa integrazione, che aumenta mese dopo mese. Per i lavoratori di un turno della linea Idea/Musa sono previsti addirittura 2 mesi di cassa integrazione continuativa (dal 30 giugno al 28 agosto)".
" Le lavoratrici e i lavoratori della Fiat- prosegue- già colpiti duramente dalla cassa integrazione e con un contratto nazionale separato che ha portato aumenti salariali irrisori, dal 2008 ad oggi hanno subito un ulteriore riduzione di 1.800 euro del salario aziendale e se la Fiat non erogherà il saldo neppure quest'anno la perdita complessiva sarà di 3.000 euro. A pagare i costi della crisi non possono essere sempre e solo i lavoratori. I massimi dirigenti hanno compensi milionari e esorbitanti stock option mentre gli azionisti, sia nel 2010 che nel 2011, hanno ottenuto centinaia di milioni di dividendi. Questo è eticamente insopportabile ed anche per questa ragione la Fiom rivendica che il premio di Luglio sia erogato ai lavoratori".

Per quanto riguarda le elezioni dei delegati alla Olivetti Spa, alla Olivetti Advalso e alla Olivetti ex centro studi la Fiom-Cgil è diventato il sindacato di maggioranza assoluta. In particolare, alla Olivetti Spa, su 250 aventi diritto hanno votato 150 lavoratori. La Fiom ha ottenuto 99 voti, pari 66,4% e ha eletto 2 delegati; la Uilm ha ottenuto 37 preferenze, pari al 24,8%, e ha eletto 1 delegato; la Fim infine ha preso 13 voti, pari all'8,7%, e non eletto alcun Rsu. Alla Olivetti Advalso, hanno votato 83 lavoratori su 101 aventi diritto. La Fiom ha preso 47 voti, pari al 56,60%, e ha eletto 2 Rsu; la Fim ha preso 19 voti, pari al 22%, e 1 delegato; la Uilm, 15 voti, 18%, 0 delegati. Alla Olivetti ex centro studi, 30 votanti su 38. La Fiom ha ottenuto 20 voti, pari al 66%, e 2 delegati; la Fim 9 voti, 30%, e 1 delegato. La Uilm non era presente.
Fabrizio Bellino, responsabile Fiom-Cgil della lega di Ivrea ha così commentato l'esito della votazione: "È un risultato al di sopra delle previsioni perché nella frantumazione della Olivetti abbiamo sempre trovato un terreno difficile. Questi dati- ha detto- premiano il lavoro della Fiom-Cgil e dei suoi delegati uscenti, che sono stati tutti confermati, e rafforzano la tendenza generale che vede la Fiom-Cgil crescere in tutte le recenti elezioni per le Rsu". (www.paneacqua.eu 8 giugno 2011)

 

 

Dalla parte di Landini

 

di Pietro Ancona*


Ci sono sciacalli della politica e della lotta sociale italiana che gioiscono della sconfitta della Fiom nella faccenda Bertone. La Fiom sarebbe stata sconfitta dalla sua stessa rappresentanza operaia che ha in maggioranza ha votato il si allo scellerato referendum imposto da Marchionne e si sarebbe avviluppata in un mare di contraddizioni da Pomigliano a Mirafiori alla Bertone oggi, avrebbe tenuto comportamenti dissimili e tali da fare dubitare della saldezza della sua impostazione dell'azione e delle scelte.

Io credo invece che la Fiom si sia comportata benissimo in tutti e tre le situazioni e che per quanto a qualcuno possa sembrare paradossale anche hanno scelto bene i delegati aziendali a invitare a votare se. La situazione in uno stabilimento chiuso da anni non aveva alternativa: "scegliere tra la fine della fabbrica annunziata dal padrone o continuare a testimoniare diritti che si ritengono inalienabili. La scelta, in un contesto dominato da continue minacce alla occupazione e da processi di degrado di interi distretti industriali, non poteva che essere obbligata: si sceglie il lavoro. Questa è la scelta operaia e non è contraddetta dalla Fiom che dice no e dice che i diritti non si debbono manomettere.
Turba molto l'assedio che continua ad essere posto alla Fiom quando la considerazione che bisogna fare è se è compatibile con la libertà e la democrazia il potere enorme che Marchionne ha avuto in tutte le vicende Fiat e se non sarebbe giusto sollevare il problema nelle sedi istituzionali e politiche di una limitazione appunto di questo potere a norma della Costituzione repubblicana che parla di diritti ed anche di funzione sociale dell'impresa che non è un luogo in cui si possono manomettere diritti conquistati e confermati dall'ordinamento costituzionale dello Stato.
Debbono stare molto attenti CGIL e PD a non schierarsi dalla parte di Landini il quale non è un "duro" estremista ma un dirigente appartenente alla tradizione riformistica del sindacalismo italiano che comprende anche Vittorio Foa e una cultura di intransigentismo per quanto riguarda i diritti e di flessibilità per quanto riguarda i rapporti di lavoro.
Il mio maestro di sindacalismo Peppe Grado mi insegnò una massima che all'apparenza è banale: diritti e doveri. L'operaio deve collaborare al successo della impresa che è anche la sua impresa ma deve avere fino all'ultimo centesimo di quello che gli spetta ed essere tutelato nella sua salute e nei diritti che derivano dal lavoro: ferie, malattia e quanto altro.
Chi pone in alternativa diritti e lavoro è fascista e vorrebbe precipitare l'Italia in un lager di operai disperati che si affannano come scimmie impazzite in fabbriche spinte al massimo della cosidetta produttività e che sfruttano l'energia umana delle persone senza ritegno. La fabbrica non può e non deve diventare un lager come vorrebbe Marchionne. L'elogio che spesso Marchionne fa agli operai che vivono nella spettrale Detroit e sono disposti a tutto pur di avere un tozzo di pane e dei sindacalisti americani che sono kapò è inaccettabile e dovrebbe essere respinto dalle forze politiche che credono nella democrazia. Quando sparisce il diritto in fabbrica presto sparisce anche nella società. Sparisce il diritto dell'operaio alla pausa ed il diritto del magistrato ad esercitare in autonomia la sua professione.
Per questo bisogna sostenere la Fiom con tutte le sue contraddizioni. La Fiom vive immersa nella cultura della CGIL che è diventata iperrealista verso il padronato e che ha rapporti con Cisl ed Uil che sono oramai apertamente dalla parte della Confindustria. Questa cultura genera contraddizioni. E' un problema della democrazia italiana non piegare e "recuperare" Landini alla realtà della Confindustria ma recuperare tutta la CGIL alla resistenza ed al contrattacco della sconfitta operaia subita.

*già membro dell'Esecutivo della CGIL e del CNEL  4 maggio 2011

 

 

Ex Bertone. Day after alla Fiom

di Monica Maro



I lavoratori della ex Bertone hanno votato Sì in massa: 886 Sì, 111 No, 10 schede nulle e 4 bianche. E da una fabbrica chiusa da anni è arrivata una partecipazione al voto straordinaria: sono tornati in stabilimento, dagli oltre venti comuni in cui risiedono, 1.011 lavoratori su 1.087 aventi diritto, il 92,99 per cento. Dopo che le Rsu della Fiom avevano dato indicazione di voto per il sì, il risultato era scontato, ma la percentuale è comunque molto alta. La Fiat ieri in serata ha commentato l'esito con una nota con cui "apprezza il grande senso di responsabilità dimostrato dai dipendenti". E guarda - come del resto tutti ai cancelli della fabbrica nelle lunghe ore di attesa dello spoglio - al futuro. Intende cioè verificare la disponibilità dei sindacati a firmare la proposta del Lingotto, accettando che anche a Grugliasco, dal 2012, sia applicato il contratto collettivo già previsto per Pomigliano e Mirafiori, con le nuove regole su assenteismo, pause, straordinari.

Fiat va avanti, confermando che, una volta ottenuta la firma, non ci saranno più ostacoli e si potrà procedere con l'investimento promesso, circa mezzo miliardo di euro. Si vedrà nei prossimi giorni quale sarà l'evoluzione di una vicenda che certamente non si conclude con il voto dei lavoratori.
Il day after si apre all'insegna della polemica tra imprenditori e Fiom. E' il capo di Confindustria, Emma Marcegaglia, ad aprire il fuoco: "C'è in corso una spaccatura all'interno della Fiom", afferma la presidente degli industriali. "L'esito del referendum all'ex Bertone è un evento che cambia la logica in corso. C'è un pezzo della Fiom, la componente nazionale, che ragiona su principi ideologici e dice sempre 'no, no, no', e un altro pezzo, le Rsu e i lavoratori all'interno della fabbrica, che comprende i problemi".
Riferendosi poi ai ricorsi della Fiom contro le newco, Fiat spiega: "La via giudiziaria è una via sbagliata. Con i sindacati bisogna trattare fino all'ultimo anche in modo duro, però non possiamo pensare che facciamo le relazioni sindacali attraverso i tribunali: se questa è la logica vuol dire abdicare al ruolo di parti sociali. Affidarsi ai tribunali non è la strada giusta per migliorare la competitività del Paese".

Nella conferenza stampa seguita al voto nello stabilimento Fiat, Landini ha voluto sottolineare comunque che "la Fiom ha sempre detto che non dava indicazioni di voto e continua così; ha sempre detto che non firmava e non firma" l'accordo proposto dall'azienda. "Quello che cambia - afferma Landini - è l'atteggiamento dei delegati" che comunque rientra "dentro un atteggiamento di contrasto". La Fiom dunque "andrà avanti con le cause" perché le newco per gli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Mirafiori "sono illegali", ribadisce Landini, sottolineando il proprio no all'applicazione del contratto di lavoro di primo livello definito per Pomigliano alla fine del 2010 anche per la ex Bertone dall'inizio del 2012, così come annunciato dalla Fiat.
"Se la Fiat pensa che tutti i sindacati debbano firmare quegli accordi - ha detto dopo la vittoria del sì al referendum che ha visto l'indicazione di voto per il sì anche da parte dei delegati Fiom della fabbrica - fa una forzatura. Noi quell'accordo non lo firmiamo. Mette in discussione diritti indisponibili".
A Confindustria replica anche il segretario nazionale delle tute blu della Cgil, Giorgio Cremaschi: "Non si tratta di scollamento, quindi la Marcegaglia sbaglia. C'è, invece, un arretramento e di questo dovremmo discutere tra di noi".
Per Cremaschi "i lavoratori della ex Bertone sono stati sottoposti a un ricatto terribile. E' stato un vero e proprio atto di usura sul luogo di lavoro, perché solo di usura si tratta quando si chiede di firmare un contratto capestro a uno che ha sette anni di cassa integrazione". E per quanto riguarda la Fiom, "è evidente che abbiamo delle contraddizioni".

Lunedì ci sarà il comitato centrale interno del sindacato che dovrà occuparsi della questione. Impossibile far finta che non sia successo niente. I lavoratori hanno lottato per sei lunghissimi anni per difendere il loro stabilimento. Ora, con il pesante esito della vicenda ex Bertone, la Fiom, il suo gruppo dirigente, è chiamato ad una riflessione profonda, né retorica, né liquidatoria. Riconoscere limiti e sconfitte è indispensabile per correggere una linea sindacale che, in tutta evidenza, non è riuscita a produrre alla ex Bertone la stessa straordinaria resistenza operaia di Pomigliano e Mirafiori ai diktat di Marchionne.
Per Sergio Bellavita, segretario nazionale Fiom, "non c'è nessuna continuità con le scelte Fiom sulla vertenza Fiat di questi mesi e quanto accaduto alla ex Bertone. Il Sindacato non può accettare che di fronte ad un ricatto pesante,scellerato come quello di Marchionne non ci sia nessuna alternativa perseguibile", dice ancora. "Occorreva, così come accaduto a Pomigliano e Mirafiori, contrastare Fiat sul terreno politico, sociale. Smascherare e denunciare il carattere eversivo, spregiudicato e arrogante dell'ad Fiat Marchionne. Costruire cioè una vertenza ben più larga della sola dimensione della fabbrica di Grugliasco, coinvolgendo, vista la portata dell'offensiva Fiat, i lavoratori ai quali va la nostra totale e incondizionata comprensione e vicinanza".

Con i lavoratori della Bertone si schiera Susanna Camuso: "I lavoratori della ex Bertone hanno accompagnato l'opinione della Rsu tesa a salvaguardare la storia di quella fabbrica, il lavoro e la possibilità che quella fabbrica continui a lavorare". Ed ancora: "Credo che sia giusto che la risposta a questa decisione coraggiosa della Rsu, al voto dei lavoratori, sia quello che si apra una discussione con quelle stesse Rsu sulle condizioni della ex Bertone".
"A quella scelta responsabile delle Rsu deve corrispondere una scelta della Fiat di discutere con quelle Rsu delle condizioni della ex Bertone", conclude Camuso.

Questa mattina, come previsto, si è svolta la riunione del parlamentino di fabbrica, a cui non hanno partecipato i delegati della Uilm, senza però raggiungere un'intesa sulle dimissioni di tutti i 16 componenti, di cui 10 della Fiom, a causa delle resistenze di Fim e Fismic. Nel pomeriggio i delegati della Fiom hanno deciso di dimettersi comunque provocando la decadenza dell'organismo e la necessità di nuove elezioni. "Abbiamo ricevuto la notizia delle dimissioni delle Rsu elette nella lista della Fiom - ha riferito il segretario torinese della Fiom Federico Bellono - ed è stato deciso di dare immediatamente corso alle procedure formali per la rielezione delle Rsu". All'origine della decisione dei delegati Fiom la necessità di ottenere una riconferma del consenso, attualmente pari al 65% dei voti espressi in fabbrica, dopo la battaglia sul modello Pomigliano e la svolta improvvisa del sì al referendum.

Nel tardo pomeriggio, la divisione tra Fiom e Rsu è sancita: a meno di 24 ore dall'esito del referendum, Fiat e sindacati hanno siglato oggi l'accordo per la ex Bertone: la Fiom non ha firmato, mentre con Fim Uilm Fismic e i rispettivi rappresentanti delle Rsu, hanno siglato l'intesa anche le Rsu Fiom. L'intesa prevede che a partire dal 1 gennaio 2012, sia applicato il contratto di primo livello siglato lo scorso 29 dicembre da Fiat, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e associazione quadri e adottato al momento a Pomigliano.

 

Ex Bertone. La Fiom per il si

Red.


Ex - Bertone, la Fiom per il s� A
l referendum che deciderà sull'investimento della Fiat alle carrozzerie ex Bertone di Grugliasco - l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne ha dichiarato che è dalla vittoria dei sì che dipende lo "sblocco" dei fondi - i delegati della Fiom hanno dato indicazione di votare sì. Una posizione sofferta, ha spiegato il delegato dei metalmeccanici della Cgil Pino Viola: "Non ci faremo dividere tra quelli che vogliono lavorare e quelli che vogliono difendere i diritti perché questa battaglia l'abbiamo iniziata tutti insieme e tutti insieme la vogliamo portare avanti. Non permetteremo a nessuno, tanto meno all'azienda, di scaricare su di noi la responsabilità di non fare l'investimento".

Viola ha aggiunto che "se domani il referendum si chiuderà con una vittoria dei sì la Rsu firmerà l'accordo con la Fiat". Viola ha tenuto a sottolineare che la situazione della ex Bertone è diversa rispetto ai casi di Pomigliano e Mirafiori, perché "il referendum è stato indetto non solo da Fim, Uilm e Fismic, ma da tutta la Rsu". Si è iniziato a votare oggi, le urne si chiuderanno domani.

Viola ha concluso dicendo che sarà necessaria "una verifica democratica con la rielezione della rsu perché non si è riusciti a raggiungere l'obiettivo di un buon accordo che tenesse insieme lavoro e diritti".

Per il segretario della Fiom Maurizio Landini "quello della Rsu è l'atto di legittima difesa di chi, sottoposto al ricatto, non vuole accettarlo. La Fiom ha ribadito all'assemblea, tra gli applausi, la sua posizione: il referendum è illegittimo e la Fiom andrà avanti sulla strada dei ricorsi". "Quella dei delegati e' una risposta straordinaria - ha detto Landini che ha partecipato all'assemblea - a una situazione straordinaria. Il ricatto era doppio in quanto Marchionne ha detto chiaramente che, oltre a non fare l'investimento, avrebbe restituito l'azienda all'amministrazione straordinaria. La Rsu ha chiesto anche che si rieleggano i delegati perché non ha potuto rispettare il mandato di fare un buon accordo".

Lodi dal candidato sindaco del Partito democratico Piero Fassino, che ha parlato di un "atto di grande responsabilità che ora apre la possibilità concreta di riportare negli stabilimenti della ex Bertone quel lavoro che manca da oltre 5 anni". Cosi il candidato sindaco di Torino per il centrosinistra, Piero Fassino, in merito alla decisione dei delegati della Fiom di invitare i lavoratori ad esprimersi con il si' al referendum in corso alla ex Bertone.

"Sono certo - ha concluso Fassino - che il risultato del referendum confermerà le indicazioni date dai sindacati dei lavoratori e ci attendiamo che l'azienda assuma comportamenti coerenti e altrettanto responsabili, confermando gli investimenti previsti e concertando la gestione degli accordi con tutte le rappresentanze sindacali dei lavoratori".

Intanto oggi è arrivata la notizia che un operaio della ex Bertone in cassa integrazione ha tentato, qualche giorno fa, di suicidarsi. L'uomo, 50 anni, iscritto alla Fiom, è ricoverato in gravi condizioni. La notizia è stata data dalla moglie ai cancelli della fabbrica, prima dell'inizio dell'assemblea. ''Mio marito - ha detto - era depresso, nei giorni scorsi ha avuto una crisi di panico. Si e' buttato da un cavalcavia. La nostra situazione è difficile, abbiamo un figlio di 12 anni. Era preoccupato che non gli pagassero più la Cig". (www.paneacqua.eu 3maggio 2011)


 
 

 

Camusso: sciopero generale per senso di responsabiità



 

CGIL: Camusso, sciopero generale per senso responsabilit� "C'è un momento - ha detto il leader sindacale - in cui tutti i soggetti devono prendersi le loro responsabilità. La responsabilità della Cgil è anche quella di essere un soggetto del Paese che non rinuncia a dire che con queste scelte, con queste modalità, il governo sta affossando questo Paese. La scelta di dire che la Cgil farà lo sciopero generale - ha continuato Camusso - è una scelta di responsabilità. Così non si può andare avanti, bisogna cambiare regime".

Nessuna mitizzazione della lotta ma neppure testa china di fronte a chi ha definito lo sciopero generale uno "strumento spuntato". Camusso replica che "il movimento sindacale non ne ha altri a disposizione. Per noi è uno strumento come un altro".
Circa il giorno dello sciopero, il segretario della Cgil chiarisce che la mobilitazione si farà "esattamente quando servirà a dare il segno nella nostra responsabilità che il governo ed il Paese devono cambiare passo perché a questo Paese - ha concluso - così non ce la fa".

Aspra la critica del segretario della Cgil alle politiche da spot del governo. "Non possiamo continuare a fare le signorine che dicono 'spostati un po' di qui e fammi un provvedimentino di lì, perché non succede niente. Viene annunciato tutto - ha lamentato il leader sindacale durante il confronto con il presidente di Confindustria Marcegaglia - ma ormai neanche l' effetto annuncio ha alcuna conseguenza sull'economia. Faremo lo sciopero generale perché noi abbiamo bisogno paradossalmente di stare di fianco ai sindaci che non ce la faranno più a garantire welfare municipale ai più deboli. Lo faremo perché dovremo stare insieme a quelle imprese che stanno cercando di avere la certezza degli ammortizzatori, la possibilità di non fallire. Lo faremo perché il tempo non è una variabile indipendente, e perché noi pensiamo che in questi due anni e mezzo il governo ha fatto arretrare il Paese. Pensiamo che un Paese impresentabile all'estero è un paese che perde investimenti - ha continuato - credibilità e prospettive per il futuro".

Camusso ha poi smentito la possibilità che la mobilitazione venga proclamata il giorno successivo alle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia in programma il prossimo 17 marzo proclamato festa nazionale. "Qualunque persona - ha chiarito il leader della Cgil - che sa come funzionano i sistemi retributivi dei lavoratori sa bene che non si proclamerà mai uno sciopero attaccato ad una festività".(www.paneacqua.eu 25 febbraio 2011)


 

Fiom: una serata di musica e riflessioni per dire "Grazie Mirafiori"

Palasport Parco Ruffini - Torino

Torino, 21 gen. - (Adnkronos) - 'Grazie Mirafiori'. E' il titolo della della serata a base di musica, voci e riflessioni che la Fiom torinese promuove per mercoledi' 26 gennaio al Palasport di Torino. Intanto, lunedi' prossimo, nel pomeriggio, il segretario generale della Fiom sara' a Palazzo Nuovo per un'assemblea pubblica, indetta dagli studenti e dai lavoratori dell'Universita', dal titolo 'La dignita' e' un bene comune'. Federico Bellono, segretario provinciale Fiom-Cgil, dichiara: «Con l'iniziativa del 26 e lo sciopero generale del 28 - sottolinea il segretario provinciale della Fiom torinese, Federico Bellono - vogliamo tenere aperto il dialogo con la cittadinanza, sui temi del lavoro, dei diritti e della rappresentanza che la vicenda di Mirafiori ha contribuito a ricostruire, ribadire la centralita' del contratto nazionale e la tutela delle condizioni di lavoro, perche' la crisi e la competitivita' non possono essere pagate solo dai lavoratori''.

 

Il No perde con onore! Il 46% ha detto No al ricatto di Marchionne

e adesso sciopero generale il 28 gennaio 2010


.www.fiom.cgil.it - e-mail: protocollo@fiom.cgil.it 15 gennaio 2011

Documento finale Comitato Centrale del 29 dicembre 2010

Il Comitato Centrale della Fiom considera la scelta compiuta dalla Fiat alle Carrozzerie di Mirafiori un atto antisindacale, antidemocratico ed autoritario senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali
nel nostro Paese dal dopoguerra, in contrasto con i princìpi ed i valori della nostra Carta Costituzionale.

L'obiettivo strategico della Fiat è chiaro: provare a cancellare in modo definitivo il sistema dei diritti individuali e collettivi nel lavoro, conquistati nel tempo con le lotte dalle lavoratrici e dai lavoratori del nostro Paese, tramite una libera ed autonoma azione di contrattazione collettiva
ed affermare che questa è l'unica condizione per poter investire in Italia.

I contenuti dell'intesa imposta dall'Azienda alle Carrozzerie di Mirafiori saranno estesi anche a Pomigliano rendendo evidente le volontà e la radicalità del gruppo Fiat:

· Le Newco servono per cancellare il Contratto nazionale, per azzerare i diritti nel lavoro sanciti  da accordi pregressi, per permettere alla Fiat stessa di uscire dal sistema di rappresentanza confindustriale.
· I sindacati vengono trasformati in soggetti aziendalistici e corporativi senza più alcun diritto a contrattare, che esistono solo se firmano e sostengono le ragioni e le posizioni dell'impresa. Chi non firma l'intesa non ha diritto di esistere e gli vengono negate tutte le agibilità sindacali, dai permessi sindacali al diritto di assemblea, alla trattenuta sindacale.
· Le lavoratrici e i lavoratori non hanno più il diritto ad eleggere propri delegati sindacali, perché ci saranno solo rappresentanti nominati in maniera paritetica dalle Organizzazioni sindacali aderenti al Regolamento imposto dalla Fiat.
· Si peggiorano le condizioni di lavoro, di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, riducendo le pause sulle linee di montaggio, assumendo la nuova metrica del lavoro Ergouas quale metodo indiscutibile e immodificabile, aumentando gli orari di lavoro e lo straordinario obbligatorio, derogando dalle leggi e dal Ccnl, aumentando le saturazioni dei tempi di lavoro e lo sfruttamento.
· Si riduce nei fatti il salario reale, cancellando la contrattazione aziendale sul salario, come avvenuto nel 2010 tagliando il Premio di risultato.
· Si introducono sanzioni e penalizzazioni che permettono all'azienda di non retribuire i primi
giorni di malattia e di impedire il diritto di sciopero fino alla licenziabilità del dipendente.

È paradossale che la Fiat vincoli gli investimenti all'esito di un referendum da lei promosso, in cui si ricattano sul piano occupazionale le lavoratrici e i lavoratori, chiedendo loro di uscire dal Ccnl, dalle leggi e dai princìpi e dai valori della Costituzione e di cancellarne le libertà sindacali.

Il Comitato Centrale della Fiom-Cgil conferma, come già deciso sull'intesa separata della Fiat a Pomigliano, la scelta di considerare inaccettabile e non firmabile il testo proposto dalla Fiat per le Carrozzerie di Mirafiori, giudica illegittimo sottoporre a referendum diritti indisponibili alla negoziazione tra le parti, a partire dalla libera scelta della propria rappresentanza sindacale con il voto, e considera un grave errore della Fim e della Uilm cedere al ricatto della Fiat, perché così si rinuncia a svolgere un ruolo contrattuale e si rischia di rompere con la storia e la natura confederale e solidale del sindacalismo italiano.

Se poi, nello stesso giorno, succede che il Governo fa approvare la riforma Gelmini, taglia i fondi per l'informazione e la cultura e sostiene le scelte della Fiat, è evidente che siamo in presenza di un attacco ai diritti, al lavoro ed alla democrazia che deve preoccupare tutte le forze che hanno a cuore la difesa della nostra Costituzione.

Per queste ragioni il Comitato Centrale della Fiom-Cgil decide di:
· Proclamare 8 ore di sciopero generale dei metalmeccanici con l'effettuazione di presidi e manifestazioni regionali per la giornata di venerdì 28 gennaio 2011, rivolgendosi anche a tutte le persone, le associazioni e i movimenti che hanno partecipato il 16 ottobre alla grande manifestazione di Roma.
· Lanciare in tutti i luoghi di lavoro e nel Paese una raccolta di firme contro gli accordi di Mirafiori e Pomigliano, per un Contratto nazionale senza deroghe, per la libertà sindacale, per un lavoro stabile e con diritti ed a sostegno della Fiom e della lotta dei metalmeccanici.
· Organizzare in tutte le città momenti pubblici e permanenti di presidio, discussione ed informazione per il lavoro, il contratto, la democrazia e le libertà sindacali.

Inoltre il Comitato Centrale della Fiom dà mandato alla Segreteria nazionale di effettuare:
· Incontri con le forze politiche.
· Un'iniziativa aperta della Consulta giuridica.
· Organizzare in rapporto con le Fiom di Torino e di Napoli le iniziative più utili per dare continuità al proprio ruolo di rappresentanza e tutela degli interessi delle lavoratrici e dei
lavoratori del Gruppo Fiat.
· Un'estensione dell'azione contrattuale e giuridica per difendere il Ccnl del 2008 e le libertà
sindacali, come deciso dai precedenti Comitati Centrali.

Il Comitato Centrale della Fiom esprime il proprio totale sostegno e la propria profonda solidarietà alle Rsu, ai delegati, ai militanti, agli iscritti della Fiom di Mirafiori e Pomigliano che per primi sono impegnati in questa difficile e durissima vertenza e si rivolge a tutte le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici affinché con la loro mobilitazione ed azione collettiva si difendano le libertà sindacali, la dignità del lavoro e la democrazia nei luoghi di lavoro e nel Paese.

Approvato con 102 favorevoli e 29 astensioni

 

Si ai diritti, no ai ricatti

 

«Non immaginavo, più del previsto. Non dirò che siamo 40 mila - ha aggiunto riferendosi alla marcia dei capi e quadri Fiat di 30 anni per chiedere la fine degli scioperi dell'80 - ma la parte migliore di Torino non ha lasciato soli gli operai di Mirafiori». Il primo ad essere stupito della partecipazione alla fiaccolata contro l'accordo del 23 dicembre è Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom.

Via Garibaldi è stata invasa dalle fiaccole di chi è convinto che all'intesa su Mirafiori si debba dire «no». Un piccolo fiume, almeno 5 mila persone, che hanno attraversato il centro della città, tra le bancarelle dei libri e le vetrine dei negozi ancora illuminati. Tante bandiere della Fiom, oltre a quelle di Rifondazione e dell'Italia dei Valori. Tra la folla anche qualche consigliere provinciale del Pd, oltre a diversi esponenti di Sel e della Federazione della Sinistra, l'ex sindaco Diego Novelli, rappresentanti di tutte le categorie della Cgil e la leader della Camera del Lavoro di Torino, Donata Canta. Anche il leader di Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, dopo esser stato in mattinata ai cancelli di Mirafiori ha deciso di partecipare al corteo. Ad aprire la fiaccolata, dietro lo striscione sull'accordo vergogna, il numero uno della Fiom, Maurizio Landini, che dalle tute blu è stato accolto come una star.

Quando il serpentone è passato accanto al Comune è scattato l'applauso per i volontari di Terra del Fuoco che sotto lo striscione «Se io fossi un operaio», per alludere a chi tra i politici si è esercitato a dare la sua indicazione di voto per il referendum, hanno mimato per tutto il giorno i movimenti e le operazioni che è chiamato a fare un operaio in catena di montaggio. «Se vinceranno i sì - ha detto Airaudo in piazza Castello - non saranno sì liberi, ma estorti, che equivalgono a dei no. Saranno sì per pagare il mutuo, per mandare i figli a scuola, per non perdere il posto di lavoro dopo i tanti ricatti che Marchionne ha lanciato, minacciando di andarsene».

Applausi, misti a fischi diretti al presidente del Consiglio, quando il responsabile auto ha attaccato Berlusconi, che dalla Germania aveva dato ragione all'amministratore delegato della Fiat in caso di vittoria dei "no": «Non è degno di rappresentare noi e il Paese». Airaudo, prima di lasciare la parola al direttore di Micromega Paolo Flores d'Arcais, che ha lanciato una campagna contro l'accordo, ha sottolineato che «non esistono tatticismi o firme tecniche». Il numero uno Landini ha ringraziato Torino e la piazza: nonostante il risultato del referendum, «noi non ci fermiamo: non lo dice Marchionne se la Fiom esiste o non esiste. E credo che le fiaccole di questa sera indichino che vogliamo tenere accesa l'idea di sviluppo e di qualità, che mette i diritti al centro». (www.micromega.net 13 gennaio 2011)
 

 

  

 

    

 

 

Maurizio Landini "La politica non abbandoni i lavoratori"

 

I lavoratori non si sentono rappresentati per questo sono lontani dalla politica. Invito i partiti a difendere i diritti di chi lavora e a capire ciò che realmente sta succedendo: contrastare il piano Marchionne non significa essere contrari alla modernità ma essere per un altro modello di società più giusta che fa del lavoro il punto centrale da cui ripartire". Così il segretario generale Fiom Maurizio Landini, sentito da MicroMega, replica a quei politici che nei giorni scorsi l'hanno attaccato, Massimo D'Alema in primis. 
"Quell'accordo è infirmabile e quel referendum illegittimo perchè contro le regole statuarie della Cgil e della Fiom" ribadisce Landini che giudica molto positivo il consenso ottenuto "anche al di fuori dei settori metalmeccanici, simbolo che si coglie un pericolo per la democrazia in Italia".

 Ascolta l' intervista http://download.kataweb.it/micromega/landini090111.mp3

10 gennaio 2011

 

 

La prima volta della Camusso

 

di Red

"I numeri ci dicevano che sarebbe stata una grande manifestazione: eccola qua". Il leader della Cgil, Susanna Camusso, oggi al suo debutto in piazza da segretario generale, commenta con soddisfazione la partecipazione alla manifestazione proclamata dal sindacato. 
E, alla fine del suo discorso, guardando una piazza gremita, conclude la sua "prima volta" da leader della confederazione cantando e ballando sulle note di 'Bella Ciao'. Con Epifani al suo fianco. Un debutto, quello della sindacalista milanese, salutato dall'arrivo nella capitale di una vero e proprio fiume di lavoratori, pensionati e studenti giunti fino a San Giovanni grazie agli oltre 2.100 autobus e ai 13 treni speciali messi a disposizione dall'organizzazione di corso d'Italia.
Per una scelta ben precisa, la Cgil non ha voluto dare numeri sulla partecipazione. In piazza si sono viste esclusivamente, tranne qualche rarissima eccezione, solo bandiere del sindacato.
Lo aveva chiesto esplicitamente Camusso nei giorni scorsi alle forze politiche del centrosinistra, che sono state presenti ai due cortei che hanno sfilato per le strade di Roma. A partire da quella del Pd con Pierluigi Bersani e Rosy Bindi per il Pd.

 Bersani ha spiegato le ragioni della sua presenza al fianco della Cgil: "Il Pd sarà presente ovunque si possa esprime la realtà vera del Paese - dice  -. Sono qui perché voglio che il Pd aiuti a fare in modo che la politica riprenda contatto con la società. Per lo stesso motivo sono andato sui tetti a trovare gli universitari", ha spiegato Bersani. "Il lavoro - continua il segretario Pd - è il problema centrale del Paese, mentre il governo continua a predicare che i cieli sono azzurri, ma questo è un atteggiamento pericoloso, che crea disagio e anche rabbia che bisogna tradurre in elementi positivi", ha concluso il segretario democratico. Rosy Bindy parla di "una gran bella piazza". "Non mi sembra ci sia aria di complotto", aggiunge replicando all'allarme lanciato ieri da Franco Frattini sulla strategia internazionale in atto per colpire l'immagine dell'Italia. Per Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà "l'Italia migliore è in piazza e sui tetti, occupa i monumenti, quella peggiore, quella del governo, è barricata nel palazzo, perché teme di essere cacciata". In piazza ci sono anche Antonio Di Pietro, Paolo Ferreo, Oliviero Diliberto.

La prima di Camusso è stata giocata tutto su sottili equilibri: dal rapporto con la minoranza di corso d'Italia che, anche oggi, ha chiesto a gran voce la proclamazione dello sciopero generale, a quello con Cisl e Uil da una parte e con il Governo e Confindustria dall'altra. Ai sindacati guidati da Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti ha riproposto un percorso unitario a partire dalle regole su democrazie e rappresentanza. Alle imprese ha ribadito il no della Cgil al sistema delle deroghe contrattuali.

Il messaggio al Governo, invece, è stato chiaro: "Abbiamo scioperato e continueremo a scioperare. Questo Governo in due anni ha tanto parlato, ma non ha fatto nulla per l'occupazione, il lavoro e il futuro. C'è un'altra via possibile. Si può disegnare e determinare un paese diverso, rimettendo il lavoro al centro e parlando anche di welfare. Credo che il Governo dovrà dare le risposte che gli abbiamo chiesto e, soprattutto, cominciare ad avere delle politiche di contrasto alla crisi che fine a ora non ha avuto".Così il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha concluso il suo intervento dal palco di Piazza San Giovanni per la manifestazione nazionale del sindacato. Una relazione che non soddisfa la Fiom, ma lascia la porta aperta alla ricomposizione interna. In settimana si riunirà il direttivo della Cgil per una possibile decisione in merito.

Camusso ha attaccato il collegato lavoro, una legge "crudele, ingiusta". Chiama in causa i ministri Giulio Tremonti ("Forse con i libri non si mangia, ma nutrire la mente non è meno importante di nutrire il corpo: noi nelle caverne non ci vogliamo tornare"), Mariastella Gelmini ("Non faccia appelli su YouTube. Vada in Parlamento, ritiri il disegno di legge e apra un tavolo di confronto per una riforma condivisa") e Roberto Maroni ("Con una grande faccia tosta ha dichiarato che c'è un articolo di legge, anche in questo caso un articolo 18, che dice che tutti quei lavoratori irregolari che denunciano il datore avranno il permesso di soggiorno. Questo non è possibile perché nel momento in cui lo fanno diventano clandestini").
Il bersaglio principale del suo comizio è comunque il premier Silvio Berlusconi. "Smetta di far finta di essere la vittima del mondo - ha detto - questo paese non merita questo governo 'dei potenti', non merita questa classe politica, questa esibizione di 'machismo' e virilità. Serve un sussulto etico".

Forti perplessità anche sul piano per il Sud, fresco di varo da parte del Consiglio dei ministri:"vogliamo capire se è un elenco di buone intenzioni o è un piano concreto perché ci siamo stupiti che nel giro di un pomeriggio da 75 miliardi le risorse siano arrivate a 100. E poi ci dicono che non ci sono mai soldi".E ai migranti, presenti con una foltissima delegazione alla manifestazione, la Cgil ribadisce il proprio impegno criticando duramente il ministro dell'Interno Maroni: "non si dica che questo è un paese di clandestini perché sono le leggi che rendono clandestini gli immigrati, negandogli i diritti", dice accusando il ministro "di una grande faccia tosta" sulla vicenda della truffa dei permessi di soggiorno.
Inoltre, da Camusso è arrivato un nuovo richiamo al tema della legalità e della lotta all'evasione fiscale, necessaria per poter tagliare le tasse sul lavoro. E sulla Fiat: "Abbiamo la sensazione che progressivamente la testa dell'azienda stia andando negli Stati Uniti. E' importante che a Mirafiori ci saranno produzioni, ma ora vogliamo conoscere le produzioni in tutti gli stabilimenti".

Il futuro, dunque, "è dei giovani e del lavoro perché questo é il nostro impegno: studio e lavoro sono parole che uniscono le piazze, le torri e le gru del paese vero. E' il nostro progetto", conclude prima di accompagnare con un vigoroso battimani le note di 'Bella Ciao', con cui i Modena City Ramblers chiudono la manifestazione. Un 'nuovo corso', dunque, come quello che sembra essere stato inaugurato dall'assenza di striscioni e cori contro Cisl e Uil. (www.paneacqua.eu 29 novembre 2010)


 

 

Intervista a Gianni Rinaldini

"Il 16 ottobre ci ha detto che esiste un'altra strada"


di Piccioni Francesco

LA CGIL CHE VOGLIAMO • Intervista al coordinatore, Gianni Rinaldini
La nomina della Camusso a segretario generale della Cgil non ha messo fine alla dialettica interna. Anzi, le sue dichiarazioni programmatiche e soprattutto la «pratica» (è in corso una trattativa sulla «produttività» con Confindustna) sembrano accentuare le differenze. Gianni Rinaldini, coordinatore dell'area «La Cgil che vogliamo», stavolta mette da parte la diplomazia.

Quali strade per il sindacato, ora?
La Cgil è a un bivio. Tra la necessità di affermare una pratica contrattuale e rivendicativa e quella di rovesciare ciò che Confindustria, Cisl, Uil e governo hanno costruito nel corso di questi anni come risposta alla crisi.
E' necessario fare un'operazione di verità: stanno attuando con assoluta coerenza la distruzione della struttura dei diritti (ultimo esempio il Collegato lavoro) e del contratto. Non siamo - anche nei rapporti sindacali - di fronte a divergenze su questa o quella rivendicazione; ma ad un progetto fondato sulla riduzione del contratto nazionale a puro elemento di «cornice generale»; dove gli aumenti retributivi sono legati a questo o quell'indice inflazionistico, e i diritti vengono nel frattempo demoliti sul piano legislativo. E tutto il resto, a partire dall'orario di lavoro, viene derogato alla contrattazione di secondo livello. Oppure, come variante, queste materie contrattuali vengono trasferite a livello aziendale o territoriale. Mentre la crescita della parte retributiva viene relegata a livello aziendale, nella forma totalmente variabile legata alla produttività, agevolata con misure fiscali.

Ci sono già passi concreti?
Ritengo grave che quest'ultimo aspetto sia presente nell'accordo tra le parti sociali fatto come proposta al governo, che non a caso - con Sacconi - ha già detto che sarà recepito. Nello stesso tempo, cresceranno ovunque, sotto diverse forme, gli enti bilaterali, che assumono sempre più caratteristiche sostitutive- non «integrative» - di parti rilevanti dello stato sociale. Si può dire, al momento, che tutto quanto era previsto nel «piano Maroni» del 2001 - completato dal Libro bianco di Sacconi - è stato fatto.
Manca solo il preannunciato «statuto dei lavori».

Dove sbaglia l'attuale dirigenza?
Rispetto a questo scenario, la Cgil non pub continuare a balbettare con la logica della «riduzione del danno». Deve definire una propria idea, proposta e pratica rivendicativa coerente, fondata sulla riconquista del contratto nazionale e l'autonomia negoziale, costruendo una mobilitazione e una reale iniziativa in tema di diritti, tutele, occupazione, democrazia.

Non è utile Il tavolo ora aperto?
Un tavolo sulla produttività, in questo quadro, è completamente privo di senso; la prima cosa che dovrebbe chiedere un sindacato è il blocco dei licenziamenti. Come peraltro hanno fatto altri sindacati in Europa, a cominciare dalla Germania. Qui c'è già l'11%o di disoccupazione.
L'elemento centrale, e per me assolutamente discriminante, è il terreno della democrazia.
Tanto più di fronte a un pluralismo sindacale. Si può articolare in materia una proposta, che però non può prescindere da un dato: i lavoratori debbono potersi esprimere tramite referendum, anche su posizioni diverse, sulle loro piattaforme e i loro contratti.
Questo non è in realtà un dato scontato nemmeno per la Cgil.
Perché so bene - visto in quanti parlano di «innovazione» e «modernità» - che si tratta di affermare la democrazia come diritto dei lavoratori e non come proprietà delle organizzazioni sindacali.
Questo è un elemento di assoluta novità nella storia del movimento operaio.
Anch'io negli anni '70 consideravo sbagliato lo strumento del referendum; la nostra cultura d'allora privilegiava il ruolo dell'organizzazione rispetto all'esercizio del voto.
E' singolare che tutti quelli che parlano ora di «innovazione» non assumano questo come il vero elemento di novità, l'unico che permette di affermare una vera autonomia delle organizzazioni sindacali.

Ci sarà uno sciopero generale?
Dopo la manifestazione del 27, penso si debba passare attraverso una mobilitazione generale dei lavoratori. Perché non si tratta solo di proclamare lo sciopero, ma di costruirlo con una campagna di massa nei posti di lavoro, le università, le scuole, tra i precari.
Per esempio, spiegando cosa combina il «Collegato lavoro» sui diritti, cosa sta succedendo sul piano della contrattazione o sul taglio dei servizi e della spesa sociale. Bisogna porre la Cgil al centro del disagio profondo presente nel paese, che può prendere altre strade, se non trova un riferimento di aggregazione e speranza.

Ma intanto si sta trattando...
Il problema vero, che capisco ma non condivido, è che c'è una profonda contraddizione tra il proclamare uno sciopero generale contro Confindustria e governo e, nel frattempo, proseguire tavoli generali e fare «avvisi comuni» con Confindustria.
È per queste ragioni, quindi, che la Cgil si trova davvero di fronte a un bivio. In cui l'aspetto della democrazia, sia nei confronti dei lavoratori che all'interno dell'organizzazione, diventa l'aspetto decisivo.
Sono assolutamente convinto che non c'è futuro per organizzazioni di massa come la Cgil, che tengono assieme milioni di lavoratori e pensionati, se non sono fondate su un radicale processo di democrazia.
Purtroppo, nel recente congresso, con un'operazione statutaria, abbiamo avuto un preoccupante peggioramento.
Basti pensare che è stato respinto persino un emendamento teso ad affermare che, a fronte di posizioni diverse, fosse vincolante presentare queste posizioni in tutte le assemblee degli iscritti.

Sembra un percorso tutto in salita. Dove vedi la speranza?
Credo che la manifestazione del 16 abbia dimostrato - prima, durante e dopo - che non esiste un problema di isolamento nei rapporti con la gente; ma che viceversa c'è una grande aspettativa e disponibilità alla costruzione di un'opposizione propositiva, alternativa, sui processi sociali e politici in atto. ( Il Manifesto 5 novembre 2010)

 

Lo sciopero generale diventa Patto Sociale

 

di Pietro Ancona

Ad un mese dall'intesa di massima fatta a Genova tra una Marcegaglia raggiante ed un Epifani su di giri, ieri è stata comunicata la conclusione di una prima fase di accordi per il Patto Sociale. Si tratta di un miglioramento degli ammortizzatori sociali, di interventi per il sud e l'innovazione (soldi alle imprese) della semplificazione della pa. Una intesa è stata raggiunta anche per una riforma dell'apprendistato che, non dubito, considererà "minorenni" ed in formazione persone fino a ventinove anni di età. Un escamotage giuridico per giustificare decurtazioni di salario e di diritti.

Questa intesa comunicata con toni trionfalistici e con accenti di grande positività alla stampa interviene all'indomani dell'annunzio del Ministro Brunetta della soppressione di trecento mila posti nella pubblica amministrazione e del varo della legge sul collegato lavoro , durante le agitazioni dei lavoratori della scuola minacciati di licenziamento, subito dopo le pesanti ed urtanti dichiarazioni di Marchionne sulla Fiat e sulla Fabbrica Italia, nello scenario desolato della crisi che ha falcidiato l'occupazione in diverse regioni d'Italia con punte di estrema pesantezza in Sardegna ed in genere nel Sud.
L'influenza dei lavoratori italiani nel Patto già siglato dalle Confederazioni è eguale a zero. Nessun miglioramento della condizione dei precari magari con una limitazione del ventaglio delle possibilità di elusione offerte dalla legge Biagi al padronato, nessuno accenno al miglioramento necessario dei salari e delle pensioni richiesto financo dal governatore della Banca d'Italia che vengono congelati a tempo indefinito, nessun alt al processo di cancellazione rapida dei diritti specialmente per i nuovi assunti. Per i lavoratori stranieri presenti in Italia e trattati come bestiame umano nessuna misura di salvaguardia, nessun intervento per assicurare a loro ed ai loro disgraziati fratelli italiani del precariato, il rispetto dei ccnl. Nessun accenno e nessuna voglia di istituire il Salario Minimo Garantito e di rivedere il sistema pensionistico dimagrito dalle leggi da Dini a Berlusconi fino a diventare quasi inconsistente e specchio di una popolazione impoverita e ridotta in miseria che è stata condannata a vivere una vecchiaia di stenti ed in certi casi anche di fame.
Il Patto Sociale si realizza tra soggetti ed organizzazioni (banche, associazioni imprenditoriali e di lavoratori, governo) che si rifiutano di registrare esprimere e rappresentare il conflitto sociale e le profonde insoddisfazioni che percorrono il Paese.
All'indomani della vibrante manifestazione dei meccanici del 16 ottobre che proponeva lo stato di insoddisfazione di collera e di disperazione dei lavoratori italiani, la risposta sta in un insieme di atti condivisi o tacitamente accettati dalla Cgil e dal PD che accelerano la disintegrazione del mondo del lavoro attaccato nei suoi diritti e nella sua stessa consistenza fisica. I trecento mila posti di lavoro che vengono soppressi nella pubblica amministrazione chiudono la speranza ad altrettanti giovani ed alle loro famiglie senza alcun beneficio per lo Stato. Non ci sarà una diminuzione proporzionale dei costi dal momento che molti dei servizi verranno privatizzati ad amici della cricca che sta al governo e si introdurranno altre figure di managers e di dirigenti con un costo per ognuna pari a quello di molti posti soppressi.
Mi domando come la CGIL non provi vergogna, in questo contesto sociale, di stipulare un patto che accredita questo Governo in Europa e nel mondo proprio nel momento in cui infligge durissimi colpi ai lavoratori che non esita a diffamare assieme a Marchionne ed alla Marcegaglia ed a privare di diritti e di decenti condizioni di vita.
Questo Patto sociale serve subito ad una cosa sola: a dare una base per i soldi che la Confindustria spillerà al governo. Servirà anche a chiudere per sempre la stagione delle lotte e degli scioperi. Come potrà la CGIL fare uno sciopero contro un Governo ed un Padronato con i quali ha stipulato il patto sociale che i sindacati europei non concessero mai neppure ai governi socialdemocratici?
Bisogna dire che Berlusconi è fortunato. Sarkozy masticherà amaro dopo le dure proteste che ha dovuto subire. Non credo che ci sia qualcuno in Europa che come Berlusconi possa vantare un successo così grande. Ad ogni colpo di staffile che il suo governo infligge ai lavoratori i sindacati rispondono con grandi salamelecchi. Più picchia e più consenso e sottomissione ottiene!! Mussolini si liberò delle Camere del Lavoro che fece incendiare dalle sue squadracce prima di costruire il suo modello di Stato Corporativo. Berlusconi non ha bisogno di ridurre alla ragione nessuno. Bonanni, Angelletti ed ora Epifani sono pronti a seguirlo dappertutto, anche in capo al mondo....I sindacati servono, come in USA, da campieri del padrone e del governo.
La manifestazione che la CGIL ha indetto a Roma per il 27 novembre sarà una rassegna di forze per mostrare il peso e l'influenza della CGIL. Lo sciopero che Landini continua a chiedere appare, come dice Sacconi, una richiesta "anacronistica, uscita dagli anni settanta". Gli anni dei diritti e della ascesa sociale della classe operaia.
Ed è vero. Non siamo più in una democrazia nella quale i sindacati rappresentano i lavoratori, ma in un regime in cui i sindacati rappresentano propri interessi che non coincidono più con quelli dei loro iscritti. Come in USA. (www.facebbok.com 4 novembre 2010)
 


 

Il  corteo della Fiom

 

 

 

 

 

 Le voci del corteo della Fiom

 

 

E i cortei in Francia per le pensioni

 

 

Roma 16 ottobre - E' ora, è ora  potere a chi lavora

 

Agi - Roma, 16 ott. – Migliaia in piazza per la manifestazione della Fiom a Roma: in una San Giovanni gremita all’inverosimile tanta rabbia e satira. I metalmeccanici della Cgil chiedono con forza che ora si vada allo sciopero generale. Una proposta subito accettata anche dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani convinto che occorra andare avanti con la protesta contro la politica economica del governo: “Avanti anche con lo sciopero generale” – ha affermato -. “Abbiamo il dovere di continuare questa battaglia – ha scandito da parte sua il numero 1 della Fiom Maurizio Landini nel  suo comizio finale alla manifestazione – e per continuare e’ necessario che si arrivi a proclamare lo sciopero generale”. Secondo Landini infatti “la democrazia e’ un nuovo modello di sviluppo si costruiscono con il coraggio di cambiare”. Dopo il suo intervento e mentre il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, e’ salito sul palco dalla piazza San Giovanni si e’ levato il grido: “Sciopero, sciopero, sciopero”. Due lunghi striscioni sono poi stati alzati dai manifestanti che continuano ad invocare a gran voce lo sciopero generale. Centinaia le bandiere rosse della Fiom che vengono agitate sotto al palco. Tra le tante anche le bandiere dei ‘red block’ e i proletari comunisti. (????)

 

Roma 16 ottobre concentramenti e percorsi dei cortei

 

Per arrivare a Roma con pullman o treni speciali contattare le Fiom territoriali

ATTENZIONE
PREVEDERE GLI ARRIVI DENTRO IL GRANDE RACCORDO ANULARE
ENTRO LE ORE 12:30 - 13:00

 

Piazza della Repubblica

CONCENTRAMENTO ALLE ORE 13:30
(Piazzale dei Cinquecento antistante il Museo Nazionale Romano)

Regioni: Abruzzo; Alto Adige; Calabria; Campania; Lazio; Lombardia; Marche; Molise; Sicilia; Trentino; Umbria.

Le zone per i parcheggi dei pullman delle regioni che si recheranno al concentramento di piazza della Repubblica (ESEDRA) sono: ANAGNINA, CINECITTA’, SUBAUGUSTA.

Il percorso del corteo che partirà da Piazza della Repubblica sarà il seguente: Piazza della Repubblica, Via delle Terme di Diocleziano, Via G. Amendola, Via Cavour, Piazza dell’Esquilino, Via Liberiana, Piazza Santa Maria Maggiore, Via Merulana, Largo Brancaccio, Viale Manzoni, Viale Emanuele Filiberto per concludere il suo percorso a Piazza di Porta San Giovanni. [Vedi mappa google]

 

Piazzale dei Partigiani

CONCENTRAMENTO ALLE ORE 13:30
(Piazzale dei Partigiani antistante la stazione Ostiense)

Regioni: Basilicata; Emilia Romagna; Friuli Venezia Giulia; Liguria; Piemonte; Puglia; Sardegna; Toscana; Valle D’Aosta; Veneto.

Le zone per i parcheggi dei pullman delle regioni che si recheranno al concentramento di Piazzale dei Partigiani (OSTIENSE) sono nelle adiacenze delle fermate della metro EUR FERMI ed EUR PALASPORT.

Il percorso del corteo che partirà da Piazzale dei Partigiani sarà il seguente: Piazzale dei Partigiani, Piazza di Porta San Paolo, Via della Piramide Cestia, Viale Aventino, Piazza di Porta Capena, Via di San Gregorio, Via Celio Vibenna, Via Labicana, Viale Manzoni, Via Merulana, Piazza di Porta San Giovanni. [Vedi mappa google]

Comizio conclusivo si terrà a piazza San Giovanni

In piazza con la Fiom l'esibizione della "Banda Jorona" e delle "Cheja Celen"

 

Lettera di Giorgio Cremaschi al Corriere della sera (Mai pubblicata)

 


Giovedì 07 Ottobre 2010

Questa lettera non e' stata pubblicata dal Corriere della Sera, ad essa mi sento di aggiungere la condanna per quanto avvenuto a Roma alla sede nazionale della Cisl... e anche la richiesta di un poco di garantismo per gli operai di Lecco e di altrove la cui versione dei fatti non e' stata neppure presa in considerazione... si sa il garantismo per gli operai, specie se della Fiom, non vale. (...)

Roma, 4 ottobre 2010
A Dario Di Vico
"Corriere della Sera"
(via e-mail)

Caro Di Vico,
ci conosciamo da tanti anni e quindi so che non ho bisogno di molte parole per spiegarti perché considero la proposta di patto sociale avanzata della Confindustria assolutamente da respingere.
E' la solita minestra riscaldata che da 30 anni supplisce all'innovazione, agli investimenti, alla crescita reale dell'economia. Oggi c'è l'aggravante che l'unica cosa chiara di questo patto è che esso vorrebbe dire la fine del Contratto nazionale, ridotto ad una cornice burocratica ove ognuno "deroga" come vuole.
Lo smantellamento in tempi di crisi del Contratto nazionale non è solo un'operazione iniquia sul piano sociale e distruttiva anche dal punto di vista dell'unità del Paese, ammesso che l'argomento interessi ancora.
Oggi questa operazione segna una regressione anche sul piano dello stesso sviluppo industriale ed economico. O l'Italia impara ad essere competitiva con i Paesi dove gli operai vengono pagati meglio e hanno più diritti, oppure, se continua ad inseguire la competizione a basso costo, verrà spazzata via dal mercato internazionale.
Queste sono le ragioni forti e fondate per cui la Fiom, ma credo in gran parte anche la Cgil, dicono di no oggi al patto sociale.
E' un no espresso alla luce del sole e con una grande mobilitazione, le cui dimensioni avremo tutti modo di vedere il 16 ottobre a Roma.
C'è un Paese che certe favole non se le beve più e per fortuna c'è chi, come la Fiom, cerca di rappresentarlo.

D'altra parte, siamo proprio sicuri che la rinuncia al Contratto nazionale sia condivisa dalla maggioranza dei lavoratori? Qualcuno ha chiesto ai metalmeccanici se sono d'accordo con l'accordo separato sul Contratto?
Il solo voto che c'è stato fino ad ora è stato quello dei 5.000 lavoratori di Pomigliano.
Nel clima di una consultazione che nessuna organizzazione dell'Onu considererebbe democratica, questi lavoratori a maggioranza risicata hanno accettato le deroghe. Hanno votato per tutti i metalmeccanici?
Mi permetto di sostenere senza tema di smentite che oggi non si vuole il referendum sulle deroghe contrattuali tra i metalmeccanici perché, in una consultazione libera e trasparente, i lavoratori direbbero di no.
E qui c'è un'autentica sopraffazione della democrazia e del diritto, contro la quale non c'è adeguato scandalo in Italia.

E' in questo contesto, per usare il termine di Monsignor Fisichella, che qualche metalmeccanico furibondo tira uova contro le sedi della Cisl. Il Segretario generale della Fiom ha già detto di non condividere questi gesti, ma la reazione contro di essi è ipocritica e sproporzionata e priva di senso della misura e della giustizia.
Non è la prima volta, negli ultimi 30 anni, che i metalmeccanici tirano uova verso le sedi confindustriali; è avvenuto in molte vertenze contrattuali, anche in manifestazioni unitarie.
E' vero che non era mai successo che questo avvenisse verso sedi sindacali.

I fischi, gli insulti, il lancio dei bulloni ci sono sempre stati nella vita sindacale; anch'io me li sono presi.
Però, nel passato, tutte le organizzazioni sindacali andavano nei luoghi di lavoro a prendersi applausi o fischi a seconda dei casi.
Oggi Cisl e Uil non hanno svolto una sola assemblea di fabbrica per spiegare la loro linea contrattuale.
Non c'è quindi un complotto delle uova da parte della Fiom, ma una esasperazione dei lavoratori a cui viene vietato di esprimersi per i corretti canali della rappresentanza e della democrazia.

E' giusto mantenere anche in questi casi sangue freddo e rispetto per tutte le organizzazioni, ma rivolgere l'accusa di squadrismo o di qualcosa di peggio nei confronti di operai che fanno i turni e, quando gli va bene, prendono 1.200 euro al mese è un'ingiustizia e anche un grave errore.

Giorgio Cremaschi
Presidente del Comitato Centrale Fiom
 

 

Contratto metalmeccanici. Dichiarazione di Landini:

 

 Landini (Fiom): “Si tratta di un accordo scellerato e un attacco a tutto il mondo del lavoro”

“Con l'intesa separata sulle deroghe, Fim, Uilm e Federmeccanica cancellano nei fatti il contratto di lavoro.”

“Si tratta di uno strappo gravissimo sia sul piano democratico, sia per il sistema delle relazioni industriali del nostro Paese. Ancora una volta, alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici è negato il diritto di decidere e votare sugli accordi che li riguardano.”

“L'intesa separata sulle deroghe, che introduce il principio dell'esigibilità e delle sanzioni, nei fatti cancella il diritto alla contrattazione collettiva e svilisce il ruolo delle Rsu. Inoltre, se si possono applicare le deroghe sia in caso di crisi che di investimenti, vuol dire che sono previste sempre.”

“E' una scelta scellerata, sia sul piano del peggioramento dei diritti di chi lavora, sia perché sposta la competizione dalla qualità del lavoro e dei prodotti, alla riduzione del costo del lavoro e al peggioramento della condizione dei lavoratori.”

“Per la Fiom è un'intesa illegittima poiché il vero contratto approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici rimane quello stipulato nel 2008 e rivendicheremo la sua applicazione in ogni luogo di lavoro. Per difendere quel contratto, un accordo senza deroghe, saremo in piazza a Roma il 16 ottobre.”

“L'intesa separata, che recepisce l'accordo sul modello contrattuale non firmato dalla Cgil, è un attacco non solo ai metalmeccanici, ma a tutto il mondo del lavoro.”

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 30 settembre 2010
 

Dal 2 ottobre al 16 ottobre
Camilleri, Flores d’Arcais, don Gallo, Hack:

“In piazza con la Fiom contro Berlusconi”

Il segretario generale della Fiom, Landini, e i principali dirigenti regionali, hanno aderito all’appello con il quale invitavamo la società civile a scendere al più presto in piazza con queste “parole d’ordine”:

FUORI BERLUSCONI | REALIZZIAMO LA COSTITUZIONE | VIA I CRIMINALI DAL POTERE | RESTITUIRE LE TELEVISIONI AL PLURALISMO | ELEZIONI DEMOCRATICHE

L’adesione dei dirigenti Fiom ci sembra di straordinaria importanza. Anche perché nel tempo trascorso dal nostro appello la situazione in Italia si è modificata e aggravata: il regime Berlusconi è diventato il regime Berlusconi-Marchionne. La pretesa di calpestare i diritti costituzionali nello stabilimento Fiat di Pomigliano è diventata la linea dell’intera Federmeccanica, con l’avvallo infine dell’intera Confindustria spalleggiata dal sostegno del governo. La volontà di assassinare la Costituzione, di cui parlavamo nel nostro appello, tracima oltre il berlusconismo tradizionale, appartiene ormai al regime Berlusconi-Marchionne.

Ecco perché sentiamo il dovere di rilanciare con convinzione ancora più forte il nostro appello, precisando però la data dell’appuntamento e – da un generico “al più presto” – facendola coincidere con la
giornata di lotta già indetta dai metalmeccanici Fiom per il 16 ottobre.
Del resto, quando arrivarono le prime adesioni, non pochi ci invitarono a non disperdere le energie in troppi appuntamenti successivi e ravvicinati. Si aggiunga il fallimento a cui il settarismo autoreferenziale di una “pagina nazionale viola” sta portando la possibile scadenza del 2 ottobre.

Quella del 16 ottobre, indetta dalla Fiom, è ovviamente una manifestazione sindacale. Che però esplicitamente fa riferimento ai diritti generali e costituzionali oggi messi a repentaglio. Non sarebbe la prima volta che ad una manifestazione sindacale si affianca in sinergia una autonoma e bene accolta presenza politica: il 1 maggio del 1968 un grande corteo del movimento studentesco partì dalla “Sapienza” per confluire a san Giovanni, e un rappresentante di quelle lotte fu invitato dalla Cgil a parlare dal palco. Nel 2002 movimenti civili e no-global parteciparono con appuntamenti autonomi alla giornata di lotta sindacale conclusasi al circo Massimo, e in tutti gli scorsi decenni analoghe virtuose “ibridazioni” furono realizzate più volte.

Rinnoviamo perciò il nostro appello alla società civile, associazioni, club, volontariato, gruppi viola, e a tutte le personalità che hanno il privilegio e la responsabilità della visibilità pubblica, perché si impegnino tutti, individualmente e direttamente, a fare del 16 ottobre una indimenticabile giornata di passione civile.

Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Don Andrea Gallo
Margherita Hack


 

Il testo di adesione della Fiom al primo appello di Camilleri, Flores d'Arcais, don Gallo e Hack:

"Condividiamo il vostro appello del 24 agosto. L’attacco alle libertà e ai diritti dei cittadini è espressione della regressione autoritaria in corso nel nostro Paese, che colpisce la democrazia dentro e fuori i luoghi di lavoro. Siamo convinti perciò che sia necessaria grande consapevolezza e mobilitazione in difesa della Carta Costituzionale".

Maurizio Landini – segretario generale Fiom-Cgil
Mirko Rota – segretario generale Fiom Bergamo
Bruno Papignani – segretario generale Fiom Bologna
Luciano Gallo – segretario generale Fiom Veneto
Maurizio Mascoli – segretario generale Fiom Campania
Giovanna Marano – segretario generale Fiom Sicilia


(24 settembre 2010)   (www.micromega.it 24 settembre 2010)

 

 

Fiom: decisione grave e irresponsabile

 

MILANO - Il direttivo di Federmeccanica ha dato mandato al presidente Pierluigi Ceccardi di comunicare fin d'ora il recesso dal contratto nazionale siglato il 20 gennaio 2008.

La disdetta dell'accordo come ha spiegato lo stesso presidente Pierluigi Ceccardi, è avvenuta "a fronte delle minacciate azioni giudiziarie della Fiom relative all'applicazione di tale accordo" ed è comunicata "in via meramente tecnica e cautelativa allo scopo di garantire la migliore tutela delle aziende". La disdetta avviene a far data dal primo gennaio 2012.

LANDINI, DECISIONE IMPRESE IRRESPONSABILE -"Una decisione grave e irresponsabile". Così il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, commenta la decisione di Federmeccanica di comunicare il recesso dal contratto nazionale siglato il 20 gennaio del 2008. "E' uno strappo - osserva - alle regole democratiche del nostro Paese, in quanto si pensa di concordare con sindacati minoritari la cancellazione del contratto nazionale impedendo ai lavoratori metalmeccanici di poter decidere sul loro contratto". Domani nella riunione del comitato centrale della Fiom "prenderemo tutte le decisioni più opportune", aggiunge Landini.

"Le regole sulla rappresentanza andrebbero rispettate adesso perché c'é un contratto nazionale del 2008 firmato da tutti e approvato con referendum dai lavoratori metalmeccanici", afferma il segretario generale della Fiom commentando l'invito di Federmeccanica a regolamentare il sistema di rappresentanza. "Quel contratto - aggiunge - rimane in vigore, altri sono illegittimi e non sono mai stati sottoposti ad alcuna verifica democratica con i lavoratori direttamente interessati. La democrazia bisognerebbe praticarla sin da ora". Quanto all'incontro del 15 settembre, Landini spiega che "la Fiom non parteciperà a tavoli che cancellano il contratto nazionale. Non partecipiamo perché non sono trattative ma semplicemente dettature della Fiat".

FEDERMECCANICA, NUOVE REGOLE PER RAPPRESENTANZA - Il consiglio direttivo di Federmeccanica ritiene "urgente una regolamentazione condivisa del sistema di rappresentanza, sulla cui necessità esiste generale consenso e disponibilità dichiarata dalle parti". E' quanto ha detto il presidente Pierluigi Ceccardi a seguito dell'incontro che si è tenuto oggi a Milano, spiegando che tale regolamentazione è prevista dall'accordo interconfederale del 15 aprile 2009, non sottoscritto dalla Cgil". Alla domanda se l'auspicio è che anche l'organizzazione guidata da Guglielmo Epifani possa sedersi al tavolo, Ceccardi ha replicato: "assolutamente sì, l'auspicio è che le confederazioni attivino al più presto un tavolo per regolamentare la materia per via pattizia". Secondo il presidente di Federmeccanica "dobbiamo cambiare le relazioni sindacali, le aziende non sono più governabili se cinque persone che scioperano fanno chiudere uno stabilimento di 500, questa non è democrazia, è prevaricazione".(7 settembre 2010)


 

 

Intervista a Giorgio Cremaschi

 

G.Cremaschi - A Epifani dico: nessun dialogo con chi vuole imporre le regole

Intervista di R.Farneti a G.Cremaschi. Liberazione, 27 agosto 2010.

Ascoltando il discorso di Marchionne a Rimini mi è venuta in mente una celebre vignetta di Altan. Quella dove c'è un operaio che dice: "La lotta di classe è roba d'altri tempi, Cipputi". E lui di rimando: "Sarà meglio avvisare l' Agnelli, che non continui all'oscuro di tutto".
Agnelli non c'è più ma in Fiat le cose non sembrano cambiate.
Anzi, sono peggiorate. Il discorso di Marchionne è un discorso autenticamente reazionario. Il modello sociale che lui ha in mente nega al lavoro qualsiasi libertà e autonomia. Cosa dice Marchionne in sostanza?
Che è il mercato a decidere qual è il livello di diritti e di dignità che l'impresa può accettare.
E quindi che il lavoro, per esistere, deve stare nel mercato con l'impresa.
Quindi viene negata la libertà sindacale alla sua radice. (...)

L.- Non è solo Marchionne a pensarla così. Il suo intervento è stato a più riprese applaudito dalla platea di Rimini, a cui il giorno prima Tremonti aveva spiegato che «una certa qualità di diritti e di regole non possiamo più permettercele in uno scenario globale». Il ministro ha addirittura definito «un lusso» le norme a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

C.-Vorrebbero una Italia come la Cina. Nel nostro paese è in atto una offensiva reazionaria.
La ministra Gelmini che sta distruggendo la scuola pubblica, Tremonti che sta distruggendo lo stato sociale, Marchionne che sta distruggendo i diritti dei lavoratori, Marcegaglia che sta distruggendo il contratto nazionale di lavoro sono insieme portatori di un disegno di distruzione della civiltà sociale italiana.

L.-Come ci si può opporre a questo disegno?

C.-La mia valutazione personale, di cui credo dovrà discutere il direttivo della Cgil, è che questi appelli al dialogo con la Fiat da parte di Epifani non servono assolutamente a niente.
Perchè vengono presi dalla controparte solo come una dimostrazione di debolezza.

L.-Con Marchionne e la Confindustria che accusano la Cgil di dire sempre di no, forse la preoccupazione di Epifani è quella di far vedere all'opinione pubblica che non è lui che rifiuta il dialogo.

C.-Di tattiche si muore.
La parola dialogo è malata, è servita per coprire le più brutali sconcezze a favore del potere. Il vero problema è affrontare di petto l'attacco che viene da Confindustria e dalla Fiat ai diritti fondamentali dei lavoratori italiani.
Noi vogliamo le trattative sindacali, non il dialogo. Non c'è da dialogare, c'è da riconoscere, cosa che Marchionne non fa, che l'impresa è fatta di due interessi che hanno pari legittimità: quello dell'imprenditore e quello dei lavoratori.
Epifani deve dire alla Fiat: «Per trattare con noi devi accettare la Costituzione, lo Statuto dei Lavoratori e il contratto nazionale. Se invece mantieni un atteggiamento eversivo, ti combatteremo».
Questa è la cultura della Cgil. Marchionne fa una operazione autoritaria di stampo ottocentesco quando dice "non ci sono gli interessi del lavoro, ci sono solo quelli dell'impresa e i lavoratori devono stare con l'impresa". Siamo alla riproposizione, dopo tremila anni, dell'apologo di Menenio Agrippa. E allora non c'è da dialogare.
Il servo della gleba non deve dialogare con il feudatario, deve conquistare i diritti di cittadinanza.
La Fiat non può voler imporre le sue regole a tutti i costi e poi chiedere agli altri di dialogare.
Questo è un modo per pretendere subordinazione e passività.

L.-In concreto, cosa proponi?

C.-Bisogna costruire un grande movimento di lotta e avere fiducia nelle persone.
In fondo Marchionne è andato in difficoltà di fronte a tre operai di Melfi che hanno affermato la loro dignità, che non si sono accontentati di avere il salario ma che hanno detto «noi vogliamo anche faticare».
Dobbiamo essere capaci di far emergere che i problemi di competitività dell'Italia derivano unicamente dal sistema di potere delle imprese, dalle banche, dal sistema politico che non si rinnova e non da un mondo del lavoro che guarda al passato.(www.rete28aprile.it 27 agosto 2010)
 

 

La dichiarazione di Maurizio Landini della Fiom

Fiat. Landini (Fiom): “Le adesioni allo sciopero indetto per oggi confermano il successo delle mobilitazioni lanciate dalla nostra organizzazione nel Gruppo”

 

“Le adesioni allo sciopero di 2 ore, indetto per oggi dalla Fiom in tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat, confermano il successo incontrato fra le lavoratrici e i lavoratori dalle mobilitazioni lanciate dalla nostra organizzazione nel Gruppo stesso.”

“Per parte nostra, ribadiamo le richieste di ritiro dei licenziamenti e di riapertura di un negoziato sul salario aziendale. Ribadiamo altresì la necessità che il Gruppo Fiat si confronti con tutte le organizzazioni sindacali sul ruolo degli stabilimenti italiani e delle produzioni effettuate nel nostro Paese.”

“Gli avvenimenti degli ultimi giorni confermano, infine, che il Governo italiano è rimasto l’unico, in Europa, a non avere definito una propria politica industriale di sostegno al settore dell’auto e, più in generale, della mobilità. Politica che è invece assolutamente indispensabile per innovare i prodotti, per rafforzare le produzioni e per difendere tutti gli stabilimenti e, con essi, l’occupazione.” 23 luglio 2010

 

Fiat: sciopero Fiom a Torino. In corteo con le mutande in testa

 

- Torino, 23 lug - Poco meno di duemila persone hanno partecipato a Torino ai cortei promossi dalla Fiom in occasione dello sciopero di due ore in tutti gli stabilimenti Fiat, contro i licenziamenti e per il pagamento del premio di risultato. Ma inevitabilmente la protesta nel capoluogo subalpino si e' intrecciata con le preoccupazioni crescenti sulla sorte di Mirafiori dopo l'annuncio di Marchionne di voler produrre in Serbia, anziche' a Torino la nuova monovolume L0. I lavoratori della Iveco, circa mille secondo la Fiom, hanno organizzato un corteo spontaneo che si e' diretto fino all'imbocco dell'autostrada Torino-Milano, alcuni di loro hanno sfilato con in testa delle mutande per sottolineare la loro condizione di progressivo impoverimento.

Circa 800, invece, i dipendenti delle Presse e delle Carrozzerie di Mirafiori che hanno promosso un corteo analogo nell'area dello stabilimento. Senza la produzione della nuova monovolume, la sorte dello stabilimento torinese sarebbe legata al solo modello della Mito in quanto Musa, Idea , Multipla e Punto sono a fine ciclo e dovrebbero uscire di produzione nel 2011. Per questo anche la politica in modo bipartisan, da Cota a Chiamparino, sta rivolgendo un appello a Marchionne a ripensarci mentre i sindacati chiedono un tavolo immediato sul futuro dello stabilimento torinese.(Asca)

 

Fiat: sciopero per il premio. Tre licenziati per il blocco di Melfi


Fiat ©NuovoSoldoLa Fiom sembra aprire al dialogo con la Fiat, o almeno chiederlo con una lettera allo stesso Sergio Marchionne. Ma nel giro di poche ore su quelle due pagine si stende l’ombra di nuove difficoltà: ancora licenziamenti di delegati e poi il mancato accordo sul premio di risultato. Per l’azienda non ci sono le condizioni per quote aggiuntive alla cifra confermata di circa 1.300 euro annui a testa.

È di oggi la lettera dei lavoratori della Fiom all’ amministratore delegato in risposta alla sua lettera ai dipendenti, per invitarlo a un dialogo «senza filtri e finzioni mediatiche». Ma, proprio mentre la missiva viene diffusa, tre operai di Melfi - Marco Pignatelli, Giovanni Parozzino e Antonio La Morte, questi ultimi due delegati Fiom - vengono licenziati per aver bloccato l’approvvigionamento di materiale per la produzione durante uno sciopero. I provvedimenti arrivano a 24 ore di distanza da quello, analogo, che ieri ha avuto come destinatario un delegato Fiom di Mirafiori: aveva diffuso, usando la e-mail aziendale, un documento ritenuto «denigratorio» dall’azienda contro l’accordo di Pomigliano. E, a fine giornata, il mancato accordo sul premio di risultato spinge Fim, Uilm e Fismic a indire uno sciopero di due ore a fine turno per domani.

La giornata difficile è iniziata con lo sciopero di 4 ore indetto a Torino dalla Fiom per il premio di risultato e contro il licenziamento di Pino Capozzi, impiegato Fiat e delegato dei metalmeccanici Cgil, liquidato per la vicenda dell’uso della posta elettronica aziendale per diffondere un volantino. Durante il corteo partito da Mirafiori e concluso al Lingotto - al termine del quale Capozzi è intervenuto per invitare i colleghi «a non mollare nelle battaglie» - i lavoratori hanno distribuito una lettera di risposta alla missiva che, pochi giorni fa, Marchionne aveva indirizzato ai dipendenti Fiat. «Anche noi - si legge nella lettera - siamo consapevoli di attraversare una crisi senza precedenti e una fase molto delicata che influenzerà il nostro futuro», ma «è per questo, che pur apprezzando gli investimenti previsti dal piano industriale, non comprendiamo come e perchè solo i lavoratori debbano pagarne la realizzazione, con governo e politica che al massimo fanno i tifosi per i propri fini».

L’invito al confronto della Fiom trova il consenso della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, secondo la quale «è importante questo passo, che io leggo come un’apertura». Il numero uno di viale dell’Astronomia aveva appena finito di pronunciare il suo augurio, quando si è diffusa la notizia dei licenziamenti di Melfi, dove oggi i tre lavoratori licenziati dalla Fiat sono saliti sulla Porta Venosina, un antico monumento situato nel centro storico della cittadina. La Fiom ha annunciato che la manifestazione in programma venerdì prossimo, 16 luglio - con sciopero di otto ore anche nelle fabbriche dell’indotto - si svolgerà non più a Potenza, ma a Melfi. E la per la settimana successiva, il 21, una manifestazione a Termini Imerese dovrebbe riaccendere i riflettori sullo stabilimento siciliano. E se per la Cgil i licenziamenti sono «incomprensibili» e «la Fiat sta determinando una tensione sociale di cui non se ne sente il bisogno», è più dura la reazione della Fiom: «La Fiat - dice il segretario generale, Maurizio Landini - è passata dal ricatto alla rappresaglia e alle intimidazioni ai lavoratori. Servirebbe - sostiene Landini - un ritorno alla saggezza e responsabilità da parte dell’azienda perchè, per affrontare la gravissima crisi in atto, c’è bisogno del consenso di tutti i lavoratori e le lavoratrici». (La Stampa 14 luglio 2010)

 

 

Fiat Melfi. La Fiom, altri tre licenziati

 

“La Fiat e’ passata dal ricatto alla rappresaglia e alle intimidazioni ai lavoratori”: lo sostiene il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. “Dopo il licenziamento di ieri a Mirafiori del giovane impiegato, oggi il provvedimento – spiega – e’ toccato all’operaio iscritto alla Fiom di Melfi.
 

Un atto che prelude probabilmente anche al licenziamento dei due delegati dei metalmeccanici Cgil tutt’ora sospesi dal lavoro. Mentre continuano gli scioperi articolati dei turni nello stabilimento della Basilicata, i tre lavoratori sono saliti sulla Porta Venosina, monumento storico al centro di Melfi.” “A questo punto, lo sciopero di 4 ore del 16 luglio assume un’importanza ancora maggiore.” “Servirebbe un ritorno alla saggezza e responsabilita’ da parte dell’Azienda perche’, per affrontare la gravissima crisi in atto, c’e’ bisogno – aggiunge Landini – del consenso di tutti i lavoratori e le lavoratrici del Gruppo e del confronto paritario con tutte le Organizzazioni Sindacali. Inoltre, sarebbe ora che anche il Governo e le forze politiche si rendessero conto che Pomigliano non e’ un caso isolato, come la Fiom sostiene da tempo.” (AGI 15 luglio 2010)

 

 

Pomigliano non si piega: la Natuzzi putroppo si

 


Ecco perché non ho firmato l’Accordo CIG Natuzzi

Nella tarda serata del 15 Giugno 2010, presso il Ministero del lavoro, si è raggiunto l’accordo di Cassa integrazione guadagni in deroga tra la Natuzzi SPA e OO.SS. per la durata di 4 mesi .

Il verbale, che coinvolgerà un numero maggiore di postazioni lavorative rispetto alle attuali, ovvero circa 1500 unità, è stato rigettato da alcuni RSU tra cui il sottoscritto; l’intesa, infatti, lascia per l’ennesima volta la facoltà all’azienda di collocare personale in CIG a zero ore (anzi nell’accordo è esplicitamente previsto che ci saranno lavoratori che subiranno il provvedimento di Cassa in modo turnato ed altri invece a zero ore) secondo parametri tecnico-produttivi da essa unilateralmente imposti.

Si obietterà, a tal proposito, che sarà la contrattazione di 2° livello a definire i criteri equi e condivisi circa l’applicazione dello stesso ammortizzatore sociale, tuttavia, tale tesi non è molto credibile per il semplice fatto che, se il sindacato non ha trovato la forza di condizionare l’esito della trattativa al tavolo ministeriale, la stessa forza non l’avrà neanche in sede aziendale.

A quei lavoratori che ormai da anni restano fuori dal ciclo produttivo, l’unica risposta che viene propinata loro è un prossimo corso di riqualificazione da utilizzare in futuro chissà per quale azienda.
Ma siamo davvero convinti che, soprattutto chi ha speso la propria salute per la Natuzzi, è di questo che ha bisogno?

Inoltre, non sarebbe neppure conforme alla realtà giustificandosi col dire: abbiamo accettato il miglior accordo nei limiti del possibile visto che per conquistarlo non si è spesa una sola ora di sciopero, dunque, le carte che si aveva in mano non sono state giocate tutte.

Ciò sin qui detto, quindi, lascia presagire, tra l’altro, che il costituendo Accordo di programma tra Ministero dello sviluppo economico, Enti locali, Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil ed Associazioni datoriali accoglierà del tutto le prerogative della Natuzzi e solo irrisoriamente quelle dei lavoratori e della intera Comunità murgiana.

Felice Dileo
RSU Natuzzi Jesce 2
Comitato Direttivo provinciale FILLEA CGIL Bari.

(facebook 19 giugno 2010)

Il contratto Fiat

 

 

 

Il sindacalista Fim: "svenduti i diritti"




Si chiama Federico Taormina il 55enne addetto alla sicurezza per la Fim-Cisl nello stabilimento Fiat di Termini Imerese, che dopo avere espresso un giudizio negativo sull'accordo separato di Pomigliano ha deciso di riconsegnare la sua tessera sindacale.
«La Fim, come la Uilm, svende i nostri diritti, permettendo un referendum i cui effetti saranno estesi a tutti i lavoratori del gruppo. Viene azzerata la libertà dei lavoratori, questa non è democrazia», ha scritto Taormina in una lettera poi affissa in bacheca sindacale.

Il sindacalista, da sempre iscritto alla Fim, invita ora gli altri lavoratori a consegnare le tessere del sindacato. «Fra un anno perderò il lavoro perchè la Fiat ha deciso di chiudere Termini Imerese di cui oggi nessuno parla più - aggiunge Taormina - Riconsegnando le tessere sindacali faremo in modo che il segretario della Fim se ne vada a casa, così anche lui, come me, dovrà trovarsi un altro lavoro». (il manfesto 19 giugno 2010)

 

A Pomigliano si torna indietro di trent'anni


di Andrea Fabozzi


Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale all'università di Roma La Sapienza, legge il testo che sarà sottoposto al referendum degli operai di Pomigliano e dice: «Sembra di essere tornati indietro di trent'anni, si parla di orari di lavoro, tempi, ritmi e mancate pause, il taylorismo in piena epoca post industriale».

Professore, non è legittima questa limitazione dei diritti se si tratta di salvare il posto di lavoro?
Assolutamente no, perché i diritti costituzionali in generale, e i diritti fondamentali in particolare e tra questi il diritto di sciopero, sono indisponibili anche alle parti private. Non possono essere compressi da un accordo tra imprenditori e organizzazioni sindacali.

E se l'accordo sarà firmato, che succederà?
I singoli lavoratori potranno andare davanti a un giudice per far valere i loro diritti. Mi pare che questo accordo tende a una riduzione della conflittualità all'interno della fabbrica - almeno così dichiara la Fiat - ma otterrà una crescita della conflittualità nei tribunali. Prima davanti ai giudici del lavoro e poi quando verranno sollevate delle eccezioni davanti alla corte costituzionale.

I pretori del lavoro non ci sono più.
Eppure in questo quadro regressivo l'unico versante sul quale si può ancora puntare, alla fine e come al solito, sarà affidarsi ai giudici per stabilire quali sono i diritti inviolabili. E non è una buona cosa per nessuno, né per i sindacati né per gli imprenditori. Perché le relazioni sociali e quelle sindacali dovrebbero essere lasciate alla contrattazione delle parti, non devono essere i giudici a decidere sulle clausole contrattuali. Ma quando si supera il limite della costituzionalità e si incide su conquiste sancite da leggi e giurisprudenza non c'è altra scelta.

Pensa sia per questo che, nonostante il governo parli di accordo «che farà scuola», il Pd, insiste a dire che deve trattarsi di un caso unico?
Come può spiegare ogni giurista, l'eccezione nel diritto non è prevista. Si tratta di certo di un accordo che farà scuola. Si può politicamente tentare di dire che questa strada non dovrebbe essere seguita da altri, ma se questi principi si affermano a Pomigliano saranno applicabili in qualsiasi altra fabbrica.

Lei vede nell'accordo una violazione del diritto di sciopero, articolo 40 della Costituzione. Tremonti ha messo all'indice l'articolo successivo, quello sulla finalità sociale dell'impresa. C'è un legame tra le due insidie?
C'è un evidente legame ideologico. In entrambi i casi si vuole affermare il principio della centralità dell'impresa. Il nostro sistema costituzionale invece mette al centro i diritti delle persone. L'articolo 41 così come l'articolo 40 chiariscono che l'iniziativa economica privata - la nostra Costituzione non parla mai di impresa - non è un assoluto ma è subordinata alla tutela dei diritti della persona. Quello che propone Tremonti è un ribaltamento culturale rilevantissimo, al di fuori della tradizione delle costituzioni del secondo dopoguerra.

Più che ideologica sembra un'offensiva molto pratica.
Dico che l'iniziativa di Tremonti è fortemente ideologica perché anche il famigerato terzo comma dell'articolo 41 che si vuole cancellare - «la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali» - non ha mai prodotto alcun effetto. Lo ricorda persino una persona sensibile alle ragioni dell'impresa come il professor Ichino. La Corte costituzionale non ha mai applicato quelle disposizioni per limitare la libertà di impresa, semmai per favorirla. Quindi qual è la ragione per modificare un articolo che sostanzialmente non da fastidio? La mia risposta è: per affermare una centralità costituzionale diversa, quella dell'impresa.

Vede reazioni all'altezza di questo attacco alla Costituzione che descrive?
No, ma non mi meraviglio. È dalla metà degli anni Settanta, dalla Grande Riforma craxiana che ci viene ripetuto che la Costituzione è vecchia e va superata. Oggi abbiamo un sistema politico, non solo un governo di centrodestra, che in larga parte vede la Carta come un impiccio.

Non è sempre così: in difesa della libertà di informazione si sono sollevati movimenti e giornali. Secondo lei perché settori che non definirebbero mai la Costituzione «un inferno», non vedono la minaccia ai diritti del lavoro, anzi invitano a firmare l'accordo Fiat?
Può essere un segnale della subalternità al momento di crisi economica. Ma più probabilmente maggioranza e opposizione non si accorgono che demolendo la Costituzione, o non difendendola appieno, segano il ramo su cui tutti, governo, parlamento e sistema politico, sono seduti. L'unica ragione per cui si esercita il potere legittimamente è perché lo prevede la Costituzione.

Un'ultima domanda che forse avrei dovuto farle prima, lei l'ha mai vista una fabbrica? Sa, il capo dei negoziatori Fiat, Rebaudengo, ha detto che i giuristi criticano ma non sanno di cosa parlano...
Sì l'ho vista. E sono rimasto impressionato dalla disumanità della catena di montaggio. È quella l'inferno, non la Costituzione.(Il Manifesto 17 giugno 2010)