ORDINE
DEL GIORNO DEL COMITATO CENTRALE PDCI SULLA MANIFESTAZIONE DELLA FIOM CGIL
DELL’11 FEBBRAIO 2012
Il Comitato Centrale del
Partito dei Comunisti Italiani, riunito a Roma il 29 gennaio 2012, chiede a
tutti i suoi quadri, iscritti e militanti di partecipare alla manifestazione
nazionale dei metalmeccanici della Fiom Cgil convocata a Roma per l’11
febbraio.
In violazione dello Statuto
dei Lavoratori e degli articoli della Costituzione che garantiscono la
libertà di organizzazione, la Fiom è stata espulsa dalle fabbriche Fiat e i
lavoratori in cassa integrazione iscritti alla Fiom non vengono richiamati
negli stabilimenti.
Questa abrogazione dei
diritti costituzionali viene ignorata da tutti: dal governo Monti, dalle più
alte cariche istituzionali e dai media. Ma quando nei luoghi di lavoro viene
cancellata la democrazia, c’è il rischio che essa venga cancellata anche
dalla società.
Per questo la manifestazione
dell’11 febbraio assume un valore dirompente e diventa per i comunisti e per
il movimento operaio tutto una battaglia per la democrazia e la prima, reale
opposizione alle politiche di destra del governo Monti. (approvato
all’unanimità).
Manifestazione
nazionale ore 9,30 Piazza della Repubblica - Roma
Dalla
Fornero altre mazzate ai lavoratori.
Fermiamo il nuovo massacro sociale!
Che
la riforma del mercato del lavoro si
sarebbe ben presto palesata per quello
che a gran voce richiedono Confindustria
e tutte le imprese, la Banca Centrale
Europea e i mercati, lo avevamo già
detto e scritto ed anche per
contrastarla abbiamo proclamato lo
sciopero generale del 27 Gennaio
prossimo.
Ma questo Governo sta andando veramente
oltre ogni minima decenza; altro che
tecnico!
Che
Monti stia dalla parte dei più forti lo
dimostrano oltre che le manovre
finanziarie, anche gli imbrogli che ad
ogni piè sospinto vengono fuori: nel
decreto CRESCITALIA varato venerdì
scorso , tanto per dirne una, salta il
blocco salariale per i dirigenti
pubblici, quelli che già guadagnano
centinaia di migliaia di euro ma resta
il blocco dei contratti per tutti gli
altri – cgil cisl uil non hanno niente
da dire al riguardo? - mentre in
Parlamento viene votato un ulteriore
regalo agli evasori: nel decreto mille
proroghe infatti troviamo uno sconto
fiscale enorme, da 70 al 90% della somma
evasa senza multe o penali!
Tornando allo schema di riforma degli
ammortizzatori sociali scopriamo che
questo si concretizza nella
cancellazione delle attuali forme di
cassa integrazione -ordinaria
straordinaria in deroga - e di mobilità
che verrebbero sostituite da un’unica
tipologia: la cassa integrazione
ordinaria della durata di 52 settimane,
un solo anno, anche in caso di chiusura
dell’azienda! Ma poi? La nostra
ineffabile Ministra tecnica pensa al
rafforzamento dell’indennità di
disoccupazione o al massimo ad un’
indennità risarcitoria.
Ma
come? Aveva parlato di
flexsecurity, di
reddito minimo, aveva
assicurato che nessuno, in caso di
perdita del posto di lavoro, sarebbe
rimasto solo per strada, ma ora scopre
che questa riforma ‘richiede soldi ora
non disponibili’ per cui se pure
passasse non sarebbe esigibile.
Le
previsioni parlano per quest’anno di
oltre 300.000 disoccupati in più senza
contare tutti quei lavoratori che già si
trovano in CIG o mobilità. Che fine
faranno dopo 12 mesi?
Anche rispetto al tanto declamato
diritto dei giovani ad un lavoro
regolarmente pagato, all’abolizione
delle svariate forme (48) di contratti
precari ed atipici, in nome dei quali si
è preteso di riformare le pensioni, oggi
la Fornero ci annuncia che al massimo
possono essere resi più cari ma non
aboliti, mentre la stabilizzazione
verrebbe incentivata tramite la
defiscalizzazione degli oneri
contributivi.
E ancora non basta:
il terzo capitolo della riforma riguarda
il contratto calibrato sul ciclo
di vita, che non si capisce
bene cosa significhi realmente ma si sa
che ai tre anni di contratto d’ingresso,
in cui si può essere licenziati senza
dover fornire alcuna motivazione,
seguirebbe un contratto che
evolve con l’età, quindi non
un contratto a tempo indeterminato con
regole uguali per tutti.
Scompare definitivamente il contratto
nazionale e con esso il principio
giuridico della parità di trattamento in
presenza di uguale prestazione
lavorativa!
Dulcis in fundo, retroscena ci avvertono
che, per evitare trabocchetti
parlamentari Monti pensa a risolvere il
tutto con una legge delega
da varare entro marzo in modo da rendere
il tutto applicabile entro l’estate.
I
poteri forti economici e finanziari
debbono aver ben pressato la nostra
ministra che è arrivata a proclamare che
‘sui licenziamenti sarò radicale’
ma quello che è più paradossale è che di
fronte a queste proposte CGIL CISL UIL
balbettino, guardandosi bene dal
lasciare il tavolo ministeriale e
coinvolgere i lavoratori in una protesta
forte e decisa.
C’è invece un gran bisogno di
reagire in modo adeguato e per farlo è
necessario mettere in campo la massima
mobilitazione possibile in tutti i posti
di lavoro, a cominciare dallo sciopero
generale del 27 gennaio.
Dobbiamo scendere tutti in piazza e far
sentire la nostra voce, il nostro
dissenso, la nostra rabbia. Le adesioni
allo sciopero che stanno arrivando,
prime fra tutte anche quelle di
esponenti Fiom e di partiti e movimenti,
compreso il Forum per l’Acqua Pubblica,
ci mostrano che la nostra protesta è non
solo giusta ma necessaria. 24 gennaio
2012
Sostieni la FIOM- clicca e firma
IO VOGLIO LA FIOM IN FIAT
Fiat,
la più grande impresa transnazionale basata in
Italia, ha escluso laFiom-Cgil, il sindacato
metalmeccanico italiano più rappresentativo,
dall'intero gruppo (80.000 dipendenti) perché
questo sindacato non ha firmato un accordo che
peggiora le condizioni di lavoro, viola i
diritti dei lavoratori, incluso il diritto di
sciopero; cancella tutti gli accordi aziendali
esistenti e il contratto collettivo nazionale di
lavoro.
A partire dal 1° gennaio 2012 i lavoratori non
potranno più iscriversi
in fabbrica alla Fiom, perché l'azienda non
trasmetterà più alla Fiom
le loro quote di iscrizione.(1.500.000 euro
annui ca.)
Inoltre non potranno più eleggere i propri
rappresentanti sindacali.
Gli iscritti alla Fiom vengono discriminati e in
alcune realtà
perfino spinti a dimettersi da questo sindacato
per conservare il proprio
posto di lavoro. I lavoratori della Fiat hanno
scioperato e manifestato, e continueranno a
farlo, per i diritti e per le libertà sindacali:
chiedono sostegno e solidarietà a livello
nazionale e internazionale.
Sfida dei sindacati al governo: così non
si salva l'Italia
di A.Ca
I
sindacati lanciano una sfida al governo. Lo fanno, uniti,
dal presidio davanti a Montecitorio, deserto il Palazzo, che
per tanti giorni è stato il punto di riferimento di migliaia
di lavoratori e pensionati, a partire dallo sciopero
generale. Una protesta ma, ci tengono a dirlo, anche una
proposta, anzi più di una proposta, rivolta al governo, alle
forze politiche, al Paese. Una sfida perché dicono Susanna
Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e con loro anche
il segretario dell'Ugl, Centrella, la manovra del governo
non salva l'Italia. I toni sono pacati, ma gli accenti degli
interventi sono durissimi. Il gelo non è solo un dato
climatico, una giornata rigida, una vigilia di Natale come
mai era avvenuto nella storia di questo paese. Certo, non è
la prima volta che ci si trova di fronte a aziende occupate
per salvare il posto di lavoro. Ma, a memoria nostra, non
era mai accaduto che i segretari generali delle più grandi
organizzazioni sindacali italiane, proprio davanti ad uno
dei Palazzi delle Istituzioni, celebrano una vigilia delle
festività natalizie con una iniziativa che chiude una fase
di mobilitazione.
Un patto fra governo, sindacati
sostenuto dalle forze politiche
E ne annunciano un'altra perché, dicono
uniti, ritengono chiusa la manovra per quanto riguarda in
particolare le pensioni, ma pongono precise richieste per la
"fase due", di cui mettono in dubbio perfino che venga
davvero messa in campo, rivendicando un ruolo di
protagonisti e non di semplici "informati" a tempo perso. Si
sappia, hanno detto, che "salvare il Paese, significa
salvare i lavoratori, i giovani, i pensionati e non il !0%
di chi possiede la ricchezza, le lobby, i grandi evasori".
C'è solo una strada per rimettere in moto l'Italia. Camusso,
Bonanni, Angeletti avanzano una proposta molto netta e molto
chiara: un patto fra governo, sindacati, forze sociali,
sostenuto dalle forze politiche. Elemento centrale per
assicurare davvero che la ripresa è possibile la
redistribuzione del reddito, la riforma fiscale, la
riduzione delle tasse sul lavoro e non solo per le imprese.
Angeletti parla di milioni di italiani che "tirano la
carretta, che remano, fanno avanzare la barca ed altri
che,invece, non sono solo dei passeggeri, non pagano neppure
il biglietto" Ed accusa rivolgendosi al governo: " Se si
ignora chi tira la carretta e si privilegiano i passeggeri
si commette un grave errore".
Per le pensioni la vicenda non è chiusa
Camusso, sottolineando con forza che la mobilitazione
continuerà per cambiare il senso di marcia della manovra per
quanto riguarda le pensioni, appunto, guardando l'Albero del
Lavoro che racconta tante storie ricorda che la manovra del
governo " ha sconvolto la vita di tante famiglie, di tanti
lavoratori che pensavano giunto il tempo di andare in
pensione dopo una vita dura, piena di fatiche, invece si
trovano ora in una situazione di incertezza. Non solo per la
pensione, ma anche perché dovrebbero restare al lavoro che
non c'è e chi governa non può non sapere che in tanti sono
già usciti dal lavoro e non sanno che fine faranno". Bonanni
sottolinea che la manovra non è né equa né rigorosa.: Perché
la sua composizione, gran parte fatta di tasse, che
colpiscono milioni di lavoratori, di pensionati, significa
impoverire ancor più il Paese, aggravare la recessione.
I mercati non credono a un paese
impoverito: spread a 500 punti
Tocca in questo modo il tasto più dolente
questi giorni del dopo manovra con i mercati che hanno
reagito in modo negativo. Lo spread ha di nuovo superato i
500 punti base, con un rendimento per i titoli a dieci anni
che si aggira sul 7%, brucia miliardi, rende inutili i
sacrifici richiesti dal governo, ci avvia in una fase di
buio nero. " I mercati-afferma il leader della Cisl. Non
danno credibilità a un paese impoverito" Una riprova che le
ricette suggerite e concordate con le istituzioni
tecno-finanziarie europee, ricette che richiamano una
politica di conservazione, non salvano i paesi ma ne
provocano pericolose cadute. Da qui la richiesta che la fase
due veda un reale confronto, una trattativa, un"consiglio"
al governo: che tenga ben presenti le proposte dei sindacati
, con misure " in qualche modo compensativi e risarcitori
-dice Centrella - nei confronti delle fasce più colpite". Un
"consiglio", appunto, che dicono i leader sindacali, non è
una minaccia, ma un invito a cambiare regime, a stabilire un
reale rapporto con i sindacati. Sferzanti, anche, nei
confronti dei professori che " raccontano la realtà del
Paese avendo letto i libri, studiato, insegnato stando
dietro le cattedre,non conoscendo la realtà dei luoghi di
lavoro, delle fabbriche, degli uffici", dice Angeletti.
La realtà del Paese e gli studi dei professori
Si confrontino, i ministri, il capo del
governo , dice Camusso, "con la realtà del Paese non con
l'oggetti dei loro studi". Sempre Angeletti rivolgendosi
alle forze politiche critica il fatto che non abbiano voluto
essere rappresentate nel governo, avrebbero portato un
contributo sulla realtà del paese e sui problemi da
affrontare. Problemi che sindacati riassumono così: crescita
deve significare creazione di lavoro, riforma fiscale che
contempli, patrimoniale di cui non c'è traccia, lotta
all'evasione e all'elusione, ripensamento delle misure
adottate per le pensioni, si colpiscono i lavoratori, ma non
si assicura la previdenza per i giovani, utilizzare i soldi
prelevati con la manovra per infrastrutture, riassetto dei
servizi pubblici, imprese che investono nei settori
importanti come l'energia. Camusso in particolare parla di
un piano per i giovani, di una riforma del mercato del
lavoro che significa in primo luogo riduzione della
precarietà. Ribadisce che si ritiene chiusa la questione
dell'articolo 18 e che " togliere i diritti a chi li ha
conquistati non ci troverà mai disponibili". Ancora una "
consiglio al governo: " La vicenda delle pensioni non è
chiusa. Un ostacolo per chi la intende diversamente e contro
il quale andrà sbattere". (www.paneacqua.eu 24 dicembre
2011)
Firmato l'accordo della vergogna. La
Fiom fuori dalle fabbriche
di Loris Campetti
C'era una volta il contratto nazionale di lavoro,
una delle più importanti conquiste democratiche del nostro secondo
dopoguerra. Da ieri non c'è più, grazie allo strappo di Sergio
Marchionne e al cambiamento di natura della Cisl e della Uil che da
sindacati generali hanno scelto di regredire alla funzione di
sindacati aziendali corportativi. Fim e Uilm, infatti, insieme ad
altri sindacatini padronali e di destra, hanno firmato l'estensione
del cosiddetto “contratto Pomigliano” a tutti gli 86 mila dipendenti
della Fiat. Senza alcuna delega da parte dei lavoratori ai quali
sarà negato, oggi e per sempre secondo il diktat Fiat e grazie
all'articolo 8 della manovra Berlusconi-Sacconi, di esprimersi con
un voto su quel che è stato deciso sulla loro pelle.
C'erano una volta anche le Rsu, figlie più o meno
legittime degli antichi consigli di fabbrica, che comunque
rappresentavano le volontà e il voto dei lavoratori. I delegati
eletti democraticamente saranno ora sostituiti da ascari nominati
dai sindacati firmatari degli accordi. Non si potrà più conoscere il
consenso delle singole sigle perché i lavoratori sono stati
retrocessi a pura mano d'opera, privi di diritti e di
rappresentanza.
In Fiat, come in tutte le aziende italiane, c'era
una volta la Fiom, 110 anni di vita, lotte, sconfitte e conquiste,
il sindacato dei metalmeccanici più rappresentativo quando le
rappresentanze venivano elette. Dal 1° gennaio del 2012 non ci sarà
più nelle fabbriche dell'eroe dei due monti sergio Marchionne.
Perché no? Perché la Fiom non ha accettato il diktat Fiat
rifiutandosi di firmare il contratto di Pomigliano.
C'era una volta il diritto di sciopero. E ad
ammalarsi, a contrattare organizzazione del lavoro e straordinari.
La firma di ieri ha cancellato in blocco questi diritti. Se vogliono
lavorare gli operai dovranno accettare queste regole. Neanche questo
è vero perché la Fiat sta andando a rotoli e viene chiuso uno
stabilimento dopo l'altro. L'unica cosa che si può dire è che,
grazie alla complicità dei sindacati di complemento, il padrone si è
ripreso in mano tutto il potere. E' la vendetta rispetto alle
conquiste del '69 e degli anni Settanta. Una vendetta preparata
lungamente con la complicità dei governi e della politica, quasi
tutta la politica. La manovra di Marchionne si affianca alla manovra
di Monti e insieme rappresentano i pilastri di una nuova era basata
sulla dittatura della finanza e dei padroni. Il terzo pilastro è
l'insieme del sindacato confederale, con l'eccezione della Cgil se
finalmente sceglierà di schierarsi con la “sua” Fiom senza se e
senza ma. Il quarto pilastro è il Partito democratico, frantumato al
suo interno e incapace persino di comprendere i passaggi epocali.
(www.ilmanifesto.it 13 dicembre 2011)
Fiat: Landini, anticipiamo al 12 lo
sciopero dei metalmeccanici
Sarà'
fatto anche contro la manovra del
Governo
Roma, 06 dic - Sara'
anticipato al 12 dicembre lo sciopero
della Fiom contro le scelte della Fiat
sul contratto nazionale ed anche contro
la manovra decisa dal Governo.
"Abbiamo deciso - ha annunciato Maurizio
Landini, segretario della Fiom - che lo
sciopero generale dei metalmeccanici di
otto ore sara' il 12 dicembre per
l'intera giornata e parteciperemo alle
manifestazioni indette dalla Cgil".
Inizialmente la Fiom aveva indetto lo
sciopero per il 16 dicembre. La
protesta, ha aggiunto il sindacalista,
e' per "contrastare la manovra su cui
abbiamo espresso un giudizio negativo,
ed anche per contrastare le scelte della
Fiat di estendere il modello Pomigliano
a 86mila dipendenti e di attaccare le
liberta' sindacali come mai e' avvenuto
finora". Landini ha poi spiegato che
oltre alla protesta del 12 dicembre, il
sindacato mettera' in campo "anche altre
azioni come ad esempio, a gennaio o ai
primi di febbraio, una grande
manifestazione nazionale a Roma sulle
questioni del lavoro e sulle politiche
industriali del Governo". Piu' volte
Landini ha poi invocato l'intervento del
nuovo Esecutivo "per tutelare le
liberta' sindacali".
Dichiarazione di
Maurizio Landini su governo Monti
Il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini,
ha rilasciato la seguente dichiarazione, al termine del
Comitato Centrale.
“Da una prima valutazione delle linee programmatiche
annunciate oggi dal premier Monti emerge una forte
preoccupazione, poiché sembra prevalere una logica di
contenimento della spesa pubblica, senza che si
delineino quelle discontinuità necessarie per favorire
una c...rescita
sostenibile fondata sul lavoro e la sua qualità e su una
reale ripresa degli investimenti pubblici e privati.”
“La Fiom giudica non accettabili interventi sulle
pensioni per fare cassa e cancellare quelle di anzianità
né interventi sul mercato del lavoro che mettano in
discussione l’art. 18 e che non riducano la precarietà.”
“La Fiom giudica necessario istituire una vera
patrimoniale, combattere seriamente l’evasione fiscale e
la corruzione, estendere gli ammortizzatori sociali in
alternativa ai licenziamenti e alle chiusure di
stabilimenti, cancellare l’art. 8 e indicare un reale
cambiamento che intervenga sulle ragioni che hanno
prodotto la crisi.”
“In particolare, la Fiom ritiene necessario battersi per
la cancellazione dell’art. 8 con tutte le iniziative
possibili, compresa la raccolta delle firme per indire
un referendum.”
“Giudichiamo inoltre inaccettabile l’intenzione
manifestata dalla Fiat di estendere a tutto il Gruppo il
modello Pomigliano in sostituzione del Ccnl e in
violazione allo Statuto dei lavoratori.”
Fiom-Cgil/Ufficio Stampa
Roma, 17 novembre 2011
26 novembre 2011 - Per un servizio
sanitario pubblico universale,
di
qualità
CGIL CISL e UIL indicono
per sabato 26 novembre una
manifestazione regionale contro il Piano
regionale approvato dalla Giunta perche'
esso rischia di depotenziare i servizi,
di allungare le liste di attesa, di
appesantire la compartecipazione
finanziaria dei cittadini, di
peggiorare, con il blocco del turn-over
del personale, la qualità e la quantità
delle prestazioni sanitarie.
MANIFESTAZIONE REGIONALE
Sabato 26 novembre 2011 ore 10 Piazza
Castello - Torino
Fiom in piazza il
21, ma la Questura dice no
Roma 17 ottobre 2011
"Ad
oggi la questura non ci ha autorizzato il corteo". E'
quanto ha riferito il segretario generale della Fiom,
Maurizio Landini, nel corso della conferenza stampa per
illustrare le modalita' e le motivazioni dello sciopero
di tutto il gruppo Fiat con manifestazione nazionale a
Roma indetto dalla Fiom-Cgil venerdi' 21 ottobre.
Landini ha spiegato che prima degli
scontri avvenuti sabato a Roma durante la manifestazione
degli indignados la questura aveva gia' negato
l'autorizzazione affinche' il corteo raggiungesse piazza
Navona o piazza Farnese. Oggi, ha spiegato il leader
della Fiom, e' stata negata l'autorizzazione anche a
piazza Santi Apostoli. "Stamattina ci hanno confermato -
ha proseguito Landini - che non c'e' ancora
l'autorizzazione al corteo" ma solo al concentramento in
piazza della Repubblica.
"Nei prossimi giorni continueremo a
chiedere di poter fare il corteo, e' necessario per noi
manifestare a maggior ragione dopo cio' che e' accaduto
sabato - ha proseguito - quando non e' stato colpito il
potere ma il nostro diritto di manifestare".
Landini ha condannato senza mezzi
termini gli episodi di violenza avvenuti sabato.
"Condanniamo quello che e' avvenuto perche' - ha
spiegato - non si va alle manifestazioni ne' con i
caschi ne' con i manganelli ma con le facce scoperte e
le mani libere".
Fiom e Cgil, ha ricordato Landini,
"hanno sempre dimostrato di poter garantire
manifestazioni democratiche. Per questo chiediamo di
poter manifestare e di fare il corteo. Quello che e'
successo e gravissimo e inaccettabile - ha proseguito -
ma non e' accettabile che venga messo in discussione un
diritto democratico". La Fiom, ha ribadito il segretario
generale "ha sempre garantito la sicurezza. Da noi non
si viene con i caschi - ha osservato Landini - ne' con
gli zaini pieni di cose particolari ma siamo in un
autunno in cui di manifestazioni ce ne saranno parecchie
e la democrazia va difesa anche consentendo alle persone
di esprimere il proprio punto di vista".
Per il segretario nazionale della
Fiom, Giorgio Airaudo, "la situazione sociale e'
incandescente e l'idea che non si possa piu' manifestare
e' inaccettabile.
Usb in piazza il 15 ottobre. Peoples of Europe, rise up!
29/09/2011
L’Unione Sindacale
di Base, fra i
promotori del
Coordinamento 15
Ottobre, chiama
tutte le lavoratrici
e i lavoratori, le
strutture
territoriali, gli
iscritti e i
delegati a
partecipare alla
manifestazione
nazionale indetta il
15 ottobre a Roma
nell’ambito della
giornata di
mobilitazione
internazionale
“United for Global
Change”, che vedrà
iniziative di lotta
in tutto il mondo.
La scelta di
promuovere la
manifestazione del
15 ottobre, assunta
dal Coordinamento
Nazionale USB, si
colloca in
continuità con le
iniziative a cui USB
ha dato vita negli
ultimi mesi e
settimane, al fianco
dei movimenti
sociali ed in
sintonia con le
organizzazioni
sindacali
internazionali
conflittuali riuniti
nel WFTU, contro i
diktat dell’Unione
Europea, della BCE,
del FMI e di tutti
quei poteri che
vogliono scaricare
la crisi sui
lavoratori e sulle
fasce deboli della
popolazione da tempo
in una situazione di
estremo disagio.
Pertanto, dopo
l'attuazione dello
sciopero generale
del 6 settembre, la
partecipazione
attiva delle
strutture
dell'organizzazione
alle iniziative di
lotta e di protesta
che hanno
interessato la Borsa
di Milano, il
Parlamento durante
la votazione della
manovra,
l'occupazione delle
agenzie di rating e
le proteste che
hanno interessato le
banche in tutto il
paese, USB sarà di
nuovo in piazza il
15 ottobre e mette a
disposizione le sue
sedi territoriali
per favorire la più
ampia partecipazione
da tutta Italia alla
manifestazione
nazionale e a Roma.
La Cgil proclama lo sciopero generale per il 6 settembre
2011
Lunedì 5
settembre 2011 a partire dalle 17, in piazza Carignano a
Torino , la Fiom organizza "Indignarsi non basta", una
serata, aperta a tutti, a base di tende, musica e parole
contro la manovra proposta dal governo.
A Torino si terrà una manifestazione con
corteo: concentramento ore 9 in Piazza Vittorio con
comizio conclusivo in Piazza San Carlo.
In preparazione di tale sciopero a Torino si terrà
l'Attivo Intercategoriale dei delegati e dei
pensionati il 31 agosto alle ore 9 presso il Palacupole
di Via Artom 111.
Partecipate sia all'Attivo del 31 agosto che allo
sciopero e alla manifestazione del 6 settembre.
La Festa della Fiom a Torino al Parco Michelotti
per vedere il programma clicca
sull'immagine
Lungo le rive del Po spira un
vento che sa di lontano.
Il vento di una Torino rimossa
con dolo, di una fiumana operaia
che, svuotate le officine,
attraversava in corteo la città
e si raccoglieva ordinata nei
parchi lungo il fiume per
disegnare collettivamente il suo
riscatto. I comizi, le feste, le
parole, l'incontro con alcuni
studenti. Uno di questi era
arrivato dalla Sardegna, qualche
tempo prima, con 55 lire in
tasca. Qui la degna rabbia dei
lavoratori in sciopero trovava
un luogo per ascoltarsi e
divenire momento costituente,
programma di un'alternativa allo
sfruttamento e al dominio.
Ed è in questo luogo simbolico
che abbiamo deciso di fissare
una tappa importante di un
confronto avviato da tempo tra
soggetti sociali e generazioni
diverse, ma accomunati dalla
presa di coscienza di trovarsi
ormai “sulla stessa barca”.
Orfani di una politica votata
alla trasformazione e non alla
mera gestione dell'esistente, i
metalmeccanici della Fiom – che
festeggiano all'interno di
questo festival i 110 anni della
loro organizzazione – insieme ad
associazioni giovanili, precari,
studenti e movimenti, si aprono
alla cittadinanza tutta
lanciando una 10 giorni di
workshop, dibattiti, spettacoli
e concerti, con l'intenzione di
dar vita ad una grande festa di
popolo.
Tanti sono i temi che si
affronteranno durante FIUMANA.
Come tante sono le “fiumane” che
si sono susseguite durante
l'ultimo anno: tra queste il
movimento degli studenti e dei
ricercatori, gli operai in lotta
contro i ricatti padronali e il
tentativo di smantellare
Contratto e diritti, la
straordinaria sensibilità
mostrata dalla cittadinanza nei
confronti dei beni comuni,
concretizzatasi col
raggiungimento del quorum ai
referendum di giugno, la fiumana
delle donne del 13 febbraio. E
ancora si parlerà della
cosiddetta “primavera dei
sindaci”, di riconversione
ecologica della produzione
industriale, di consumo critico,
di nuove cittadinanze, di lotta
alle mafie, di opposizione alle
grandi opere inutili nel segno
di nuovo modello di sviluppo, di
diritti e di democrazia.
Settembre è sempre un momento di
riflessione e di ripartenza, di
bilancio e di delineazione di
nuove prospettive.
Una firma per
non cancellare 25 Aprile, 1 maggio, 2 giugno
Al
via la mobilitazione della Confederazione contro la
manovra di Ferragosto. Domani ore 9 presidio davanti al
Senato. Prevista in piazza conferenza stampa con Susanna
Camusso che illustrerà le proposte alternative della
CGIL e le modalità dello Sciopero Generale. Raggiunte
quasi 18mila firme a difesa delle feste del Lavoro,
della Liberazione e della Repubblica
»
Firma
L
a
Segreteria Confederale della CGIL, a conclusione della
riunione dei segretari generali di categoria e
territoriali sulla base del mandato ricevuto dal
Direttivo nazionale dell'11 e 12 luglio, ha indetto per
martedì 6 settembre uno
sciopero generale di 8 ore per ogni turno
contro (e per cambiare) la manovra iniqua e sbagliata
del governo.
Prende il via in Commissione Bilancio
del Senato l'esame della manovra economica che lo scorso
13 agosto ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei
Ministri. Un provvedimento da oltre 45 miliardi che
andrà a sommarsi ai 47 dell'intervento di luglio, per un
impatto complessivo che supererà i 90 miliardi da qui al
2013 e che la CGIL, fin da subito, ha fortemente
contrastato poiché ritiene essere nella forma
“depressivo, socialmente iniquo, innefficace e
antisindacale” e contro il quale ha rafforzato la sua
mobilitazione, proclamando permartedì 6 settembre uno sciopero generale di 8
ore per ogni turno.
La
protesta inizierà domani, 24 agosto
alle ore 9, davanti alla sede del Senato con un
presidio proclamato dalla Confederazione, al
quale parteciperà, insieme ai componenti della
Segreteria Nazionale, il Segretario Generale della CGIL,
Susanna Camusso. Prevista in piazza per le ore 11 la
conferenza stampa della leader del
sindacato di Corso Italia, la quale illustrerà
le proposte alternative
della CGIL e le ragioni e le modalità dello
Sciopero Generale promosso oggi. Come spiegato dalla
CGIL, la completa bocciatura della manovra sta nel fatto
che con questo provvedimento si “condanna il paese alla
recessione e alla disgregazione sociale” per difendere
invece “le grandi ricchezze e gli interessi che
rappresentano la base di consenso del Governo”.
In
particolare per la CGIL la manovra è
“depressiva” e “socialmente iniqua”,
perchè non viene destinata alcuna risorsa né alla
crescita, né all'occupazione, mentre i redditi e i
consumi dei cittadini continuano a ridursi. Per la CGIL
ad essere colpiti dal provvedimento sono, ancora una
volta, i soggetti sociali più deboli: lavoratori,
pensionati, famiglie, mentre si continua ad evitare di
intervenire sull'evasione fiscale, sulle rendite
finanziarie e sulle grandi ricchezze. Il decreto del
13 agosto oltre ad essere “inefficace”
perchè, come spiega la CGIL, “non affronta in maniera
strutturale le cause del deficit, né pone le basi per
ridurre realmente il debito”, possiede
“caratteri antisindacali” in quanto “pretende
di cancellare per legge uno strumento di regolazione
generale dei diritti dei lavoratori come il Contratto
Nazionale di lavoro”.
La manovra
di ferragosto prevede, infatti, che gli accordi
aziendali possano regolare le condizioni di lavoro in
deroga al CCNL e alle leggi anche in materia di
licenziamento. Per la CGIL questa norma rappresenta un
“nuovo gravissimo taglio ai diritti dei lavoratori”. E'
proprio sull'articolo 8 del decreto ('misure a sostegno
dell'occupazione') che la CGIL si sofferma nella
lettera inviata a CISL e UIL, il 22 agosto scorso.
Alle due Confederazioni la CGIL apre una serie di
questioni: “L’art. 8
della manovra non è un attacco alla autonomia delle
parti?”, “Non è forse chiaro che trasformare l’art. 18
in materia contrattabile di non meglio identificate
'rappresentanze sindacali operanti in azienda', mina
l’efficacia dell’articolo stesso?”, “Non è forse
evidente che una norma che non si basa sulla
rappresentanza, e affida poteri su tutte le materie
fuori dai contratti, è la proliferazione di qualunque
forma di sindacalismo ed un attacco esplicito al
sindacato confederale?”.
Altra scelta contenuta
nella manovra e fortemente criticata dalla CGIL è quella
di spostare o accorpare alla domenica le festività
civili e laiche, per la CGIL significa “colpire
l'identità e la storia del nostro Paese, indebolirne la
memoria”, rappresenta, prosegue “un grave limite per il
futuro”, producendo per altro un “irrisorio beneficio
economico”. Per questo motivo la CGIL ha deciso di
lanciare una
petizione popolare a difesa delle feste della
Liberazione, del Lavoro e della Repubblica.
Raggiunte al momento quasi 16mila firme. E' possibile
firmare la petizione sul sito della CGIL (www.cgil.it)
o direttamente presso le diverse sedi delle Camere del
Lavoro dietro le parole “alziamo insieme la nostra voce
perché l’identità ed il futuro dell’Italia sono un bene
indisponibile ad ogni manipolazione”.
Dichiarazione congiunta USB,
Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater,
SICobas, USI: SCIOPERO GENERALE 6
settembre 2011
Nazionale –
mercoledì, 24 agosto 2011
Le confederazioni e
le organizzazioni sindacali USB,
Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater,
SICobas e USI riunitesi il giorno 24
agosto 2011, hanno condiviso e
concordato quanto segue.
Si considera
indispensabile una forte risposta dei
lavoratori alle manovre di luglio e di
agosto del governo. In questo senso si
indice lo sciopero generale di 8
ore per il giorno 6 settembre 2011,
quale primo momento di una mobilitazione
che non si esaurisce chiaramente con
questa azione di lotta, a sostegno della
seguente piattaforma:
> contro le
politiche dell'Unione europea e le
manovre del governo che applicano le
misure imposte dall'Europa, dalle banche
e dai poteri forti finanziari che hanno
determinato e speculato sull'attuale
crisi mondiale;
> per la
cancellazione del debito, il blocco
delle spese militari e una politica
nazionale ed europea basata sui diritti
e le legittime aspettative dei popoli e
non della finanza e degli speculatori;
> contro
l’evasione/elusione fiscale e
contributiva e per una politica fiscale
a sostegno del lavoro dipendente e dei
redditi; per il diritto all'abitare;
> per una
forte patrimoniale e la tassazione delle
rendite e delle transazioni finanziarie;
> contro la
costituzionalizzazione del pareggio di
bilancio e del libero mercato;
> per la
nazionalizzazione delle banche e delle
grandi imprese strategiche per il paese
e per un impegno dello stato capace di
rilanciare e finanziare la produzione e
i servizi;
> a difesa
dello Statuto dei lavoratori, contro
l'attacco ai diritti dei lavoratori e il
patto sociale che il governo vuole
trasformare in legge;
> riduzione
dell’orario di lavoro a parità di
salario, lo sblocco dei contratti di
lavoro, la difesa del Contratto
nazionale, l'istituzione del reddito
sociale, la fine della precarietà ed il
diritto al lavoro stabile;
> per la
regolarizzazione generalizzata dei
migranti e per il mantenimento del
permesso di soggiorno di coloro i quali
hanno perso il lavoro;
> contro le
privatizzazioni mascherate da
liberalizzazioni per la difesa dei beni
comuni in coerenza con gli esiti
referendari;
> contro la
privatizzazione della scuola, della
ricerca e dell'università e per il
diritto al sapere;
> contro
l'abolizione delle festività a partire
dal 1° maggio e dal 25 aprile;
> per una
legge democratica e pluralista sulla
rappresentanza e la democrazia nei
luoghi di lavoro.
La concomitanza dello sciopero con
quello indetto anche dalla Cgil non deve
essere interpretato come una
condivisione delle motivazioni proposte
da questa confederazione dalla quale ci
divide nettamente anche la firma
dell'accordo del 28 giugno scorso.
Il 6 settembre le scriventi
confederazioni e organizzazioni
sindacali manifesteranno quindi in molte
città italiane su piazze diverse da
quelle della Cgil.
Oltre allo sciopero generale si
condivide sin da ora la necessità di
individuare e praticare una serie di
iniziative a livello nazionale e
territoriale ed una mobilitazione
incisiva e di lunga durata, a cominciare
dal 6 settembre e dall'Assemblea
nazionale del 10 settembre indetta a
Roma.
La Cgil scrive a Cisl e Uil: coerenza
nelle scelte del sindacato
Che
resta delle proposte avanzate dalle
forze sociali al governo a fronte della
manovra che va in discussione al Senato?
Niente. E quelle forze sociali, dai
sindacati a Confindustria all' Abi alle
associazioni di imprese, alle
cooperative, hanno ancora qualcosa da
dire, vogliono giocare un ruolo anche
alla luce dei pericoli di recessione di
cui le giornate nere delle Borse sono un
avviso? In Italia si prevedono ancora
perdite di posti di lavoro. Unioncamere
segnala che nel 2011 ci sarà un calo di
88 mila posti in uscita nelle imprese
con almeno un dipendente ( circa un
milione e mezzo). Ancora un saldo
negativo che si va ad aggiungere alle
178 mila unità perse nel 2010 e alle 213
mila nel 2009. La manovra del governo,
comunque emendata, renderà ancor più
negativa la situazione del mercato del
lavoro perché manca qualsiasi misura per
la crescita e lo sviluppo. E'da questi
interrogativi e considerazioni che
prende le mosse la Cgil con due
iniziative di grande importanza: una
lettera inviata a Cisl e Uil " per porre
qualche domanda per ritrovare qualche
coerenza nelle scelte del sindacato
confederale in un momento così
difficile" e il lancio di una raccolta
di firme in calce ad una petizione per
salvaguardare le tre ricorrenze, 25
Aprile, 1 Maggio e 2 giugno che il
governo intende spostare o accorpare
alla domenica.
Diamo di seguito il testo integrale
della lettera
Discussioni trasparenti meglio
di incontri "clandestini e secretati"
Cari amici di Cisl e Uil,
usiamo una forma inusuale, ma
sicuramente la situazione non è
ordinaria, per porvi pubblicamente
qualche domanda, per ritrovare qualche
coerenza nelle scelte del sindacato
confederale in una fase così difficile.
La situazione che stiamo attraversando,
è molto grave, la crisi mondiale spiega
solo in parte il nostro Paese, che è in
forte declino ed ha alle spalle tre
anni, persi dal Governo a negare la
crisi.
Il giudizio sulla negazione della crisi
ed i provvedimenti sbagliati,
l'ossessione del Governo per la rottura
dell'unità sindacale, ci hanno visto
divisi in questi anni, in particolare,
per l'operato del Governo sulle
questioni del lavoro.
Infatti, fin dalla terz'ultima manovra
all'idea di difendere nelle pubbliche
amministrazioni il potere contrattuale,
quanto meno sulle problematiche
organizzative e sulle condizioni di
lavoro, si è da parte vostra preferito
sostenere la legge 150 e la conseguente
negazione della contrattazione.
Ma fingiamo per un attimo che tutto ciò
sia il passato, ora siamo di fronte ad
una terza manovra, con caratteri di
iniquità che pensavamo inarrivabili.
E' evidente, dai commenti degli ultimi
giorni, che i giudizi sono - se
possibile - ancora più distanti,
leggiamo che avremmo dovuto aprire una
discussione cauta, diplomatica.....
Vorremmo dirvi, che discussioni ne
abbiamo fatte molte, sempre proposte da
noi, ma efficacia ne abbiamo vista poca.
Soprattutto, vorremmo sottolineare che
siamo per le discussioni esplicite e
trasparenti, che comunque sono meglio
degli incontri "clandestini e secretati"
che contraddicono quanto si fa "insieme"
ed in "pubblico".
Siamo alla ricerca di risposte, e ci
scusiamo se utilizziamo un'intervista
del Segretario Bonanni, il 12 agosto sul
Corriere della Sera veniva dichiarato:
"siamo sempre stati contrari ad ogni
ingerenza del legislatore. Quelle norme
hanno funzionato proprio grazie
all'accordo tra le parti sociali. Se si
ritiene che il mercato del lavoro debba
essere ancora più regolato, la soluzione
va ancora una volta ricercata tra noi.
Con questo bipolarismo c'è il rischio
che tutto diventi la tela di Penelope
oggi il centro destra fa così, domani
arrivano gli altri e cambiano.......e lo
stesso discorso vale per qualsiasi
eventuale, insensata modifica dell'art.
18".
Possiamo chiedervi cosa è cambiato il 13
agosto alla presentazione della manovra?
L'art. 8 della manovra non è un attacco
alla autonomia delle parti?
Non è un tentativo di cancellare, perché
cambia la gerarchia delle fonti,
l'intesa del 28 giugno con
Confindustria?
Non è forse chiaro che trasformare
l'art. 18 in materia contrattabile di
non meglio identificate "rappresentanze
sindacali operanti in azienda", mina
l'efficacia dell'articolo stesso?
Non è forse evidente che una norma che
non si basa sulla rappresentanza, e
affida poteri su tutte le materie fuori
dai contratti, è la proliferazione di
qualunque forma di sindacalismo ed un
attacco esplicito al sindacato
confederale?
Ed ancora, da quando una legge può
rendere vigente retroattivamente un
accordo sindacale separato e che prevede
l'esclusione di una grande
organizzazione sindacale?
Non eravate voi che respingevate
l'ipotesi che fosse la legge a definire
il solo voto dei lavoratori perché
lesivo della funzione delle associazioni
sindacali?
Abbiamo più volte discusso della
necessità che sui costi della politica
non si finisse nel qualunquismo e nella
riduzione degli spazi di partecipazione,
non possiamo dire che la manovra da
invece una risposta demagogica perché
taglia, senza neanche indicare i
risparmi, Comuni e Province senza nessun
criterio? Inoltre, si scaricherà sui
cittadini (a reddito da lavoro
dipendente e pensione) perché non agisce
sull'efficacia, ma anticipa il
federalismo fiscale a compensazione dei
tagli agli enti locali previsti nella
manovre.
Altre domande ci vengono
sull'accanimento sulle municipalizzate,
sull'aggressione agli enti locali mentre
nulla si dice sulle consulenze dei
ministeri e sulle nomine politiche in
sanità.
Forse, nel frattempo, si fa strada
l'idea dello stato minimo?
Potremmo parlare di collocamento
obbligatorio e dei reparti confino per i
disabili?
Abbiamo visto che sui lavoratori
pubblici ci sono punti di sintonia, ma
come portiamo avanti queste
rivendicazioni?
Come si fa a dire che i deboli sono
risparmiati dalla manovra quando i tagli
saranno tutti sui servizi?
Certo ci vuole una vera riforma degli
assetti istituzionali, si può fare una
proposta comune e decidere di
sostenerla?
Delega assistenza e fisco, sappiamo, che
è costruita per far cassa e non per
abbassare la pressione fiscale? Possiamo
ricostruire una piattaforma sul tema?
Le fasi di divisioni sono difficili per
tutti, bisogna governarle perché non si
traducano in comportamenti inaccettabili
e lesivi del dovuto rispetto reciproco,
rispetto alle persone e alle
organizzazioni. Pluralismo e democrazia
richiedono innanzitutto rispetto, e la
Cgil farà di tutto perché non venga
meno, ma vorremmo suggerirvi che se la
Cgil, in assenza di scelte unitarie,
prende una decisione così seria come lo
sciopero generale, lo fa perché guarda
al Paese, ai lavoratori, ai pensionati.
Non siamo abituati a guardare dal buco
della serratura in casa di altri, ci
aspettiamo lo stesso rispetto.
Scusandoci per la schematicità, vorremmo
ribadire che lo scopo di questa
riflessione e di queste domande è
l'incrollabile volontà di costruire una
proposta ed un'iniziativa comune.
Segreteria Cgil
Una firma per non
cancellare 25 Aprile, 1 maggio, 2 giugno
Spostare o accorpare alla
domenica le festività civili e laiche
"colpisce l'identità e la storia del
nostro Paese, ne indebolisce la memoria
e rappresenta un grave limite per il
futuro", producendo per altro un
"irrisorio beneficio economico". Per
cancellare questa scelta contenuta nella
manovra la CGIL lancia una petizione per
salvaguardare le tre ricorrenze in
discussione - il giorno della
Liberazione, quello del lavoro e quello
della Repubblica - che si potrà firmare
sul sito della CGIL www.cgil.it o
direttamente presso le Camere del lavoro
sul territorio.
La segreteria
nazionale della CGIL in una nota
sottolinea, infatti, come "in un
provvedimento iniquo, e che noi
contrastiamo con forza, si colloca così
anche una norma che colpisce l'identità
e la storia del nostro Paese, ne
indebolisce la memoria e rappresenta un
grave limite per il futuro". Le
ricorrenze civili, spiega il sindacato
di corso d'Italia, "vanno celebrate con
attenzione e rispetto, perché parlano a
tutti, alla ragione stessa del nostro
stare insieme, e perché i valori che
esse affermano non siano ridotti ad un
momento residuale".
Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2
giugno, ovvero "il ricordo della
Liberazione del nostro Paese da una
dittatura feroce e sanguinaria; la
celebrazione del Lavoro come strumento
di dignità per milioni di donne e uomini
che con la loro fatica ed intelligenza
consentono al Paese di progredire; la
celebrazione del passaggio alla
Repubblica parlamentare", sono "tappe
fondamentali che non intendiamo
consentire vengano cancellate". Per
altro, sottolinea ancora la segreteria
CGIL, "mentre irrisorio è il beneficio
economico che ne deriverebbe, i costi
civili sul versante della memoria e
dell'identità sarebbero, se la norma
venisse confermata, di gran lunga
maggiori. Inoltre, è sufficiente un
confronto con altre situazione per
vedere come l'Italia è un Paese che ha
un numero contenuto di festività civili
e come in altri Paesi le ricorrenze
civili siano celebrate e custodite con
attenzione".
Da queste considerazioni nasce per la
CGIL la convinzione che "bisogna che
ognuno di noi si faccia carico di dire
la propria contrarietà a questa
previsione e di farla dire al maggior
numero di cittadini possibile: tante
sono le gravi conseguenze dei contenuti
della manovra, quella che riguarda le
festività civili non è da meno". Per
questo a partire sarà possibile firmare
la petizione sul sito della CGIL (
www.cgil.it ) o direttamente presso le
diverse sedi delle Camere del Lavoro
dietro le parole "alziamo insieme la
nostra voce perché l'identità ed il
futuro dell'Italia sono un bene
indisponibile ad ogni manipolazione".
Questo il testo della petizione della
Cgil
Onorevoli parlamentari
i sottoscritti
cittadini chiedono che il Parlamento
cancelli il comma 24, art. 1, del
Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138,
"Ulteriori misure urgenti per la
stabilizzazione finanziaria e per lo
sviluppo", nel quale si prevede per tre
importanti ricorrenze civili (25 aprile;
I maggio; 2 giugno) una diversa
collocazione o l'accorpamento ad una
domenica.
Questa scelta è sbagliata perché si
colpiscono giornate che celebrano i
tratti costitutivi, l'identità, la
memoria del nostro Paese;
discriminatoria perché il numero
maggiore di festività infrasettimanali
sono di carattere religioso ed il nostro
Paese è fra quelli che ha meno
ricorrenze civili e laiche; strumentale
perché produce un beneficio economico
irrilevante a fronte di un costo civile
e democratico particolarmente
consistente; irragionevole perché non
corrisponde ad alcun criterio di equità
politica e sociale.(www.panecqua.eu 23
agosto 2011)
La Cgil boccia la manovra e prepara la mobilitazione
La
Cgil in una nota della segreteria che
riportiamo boccia senza appello la
manovra predisposta dal governo e
annuncia, rivolgendosi anche alle altre
sigle sindacali, che saranno decise
dagli organismi dirigenti le forme di
mobilitazione da mettere in atto
La
manovra del Governo riassume in sé tutte
le negatività che avevamo previsto e
tentato di scongiurare, assieme alle
altre parti sociali.
Con questa manovra il Governo
condanna il paese alla recessione e alla
disgregazione sociale per difendere le
grandi ricchezze e gli interessi che
rappresentano la sua base di consenso.
Con questa manovra le chiacchiere
sulla riduzione delle tasse e sul
federalismo giungono al capolinea. La
manovra del Governo impedisce alle
Regioni e ai Comuni di svolgere le
funzioni proprie previste dalla
Costituzione.
La manovra del Governo è:
• depressiva, in quanto non destina
risorse alla crescita né all'economia né
all'occupazione, riduce il reddito e i
consumi dei cittadini, mancano
totalmente gli investimenti, impedisce
agli enti territoriali virtuosi di
impegnare le loro risorse per rilanciare
le opere pubbliche e il tessuto delle
imprese locali;
• socialmente iniqua poiché colpisce
lavoratori, pensionati, famiglie,
soggetti sociali deboli e non ha il
coraggio di intervenire sull'evasione
fiscale, sulle rendite finanziarie,
sulle grandi ricchezze;
• centralista anche se riduce il
perimetro dello Stato, poiché ignora le
obiezioni e le proposte che sono giunte
dal paese attraverso le parti sociali,
le Regioni, le Autonomie locali, salva
gli enti nazionali inutili e colpisce
indiscriminatamente il pubblico impiego;
• istituzionalmente scorretta in quanto
interviene per decreto senza motivi di
urgenza in campi affidati alla autonomia
delle parti sociali;
• velleitaria e antisindacale in quanto
pretende di cancellare per legge uno
strumento di regolazione generale dei
diritti dei lavoratori come il Contratto
Nazionale di lavoro;
• costituzionalmente dubbia in quanto
discrimina tra persone riducendo le
garanzie di pari opportunità dei
soggetti più deboli e incentiva la
violazione della legislazione esistente;
• inefficace in quanto non affronta in
maniera strutturale le cause del
deficit, ne' pone le basi per
ricostruire avanzo primario e ridurre
realmente il debito;
• provvisoria e improvvisata, in quanto
non è in grado di scongiurare ulteriori
declassamenti del Paese e ulteriori
costi di rientro nei parametri richiesti
dall''Europa;
• sbagliata in quanto nasconde dietro le
richieste della Bce scelte ideologiche
che non hanno nulla a che vedere con il
riequilibrio e le riforme strutturali
(richieste peraltro dalla stessa Europa)
per la crescita;
• confusa e indeterminata negli
obbiettivi e negli effetti presentati.
La CGIL nei prossimi giorni definirà una
propria proposta per dimostrare che, con
gli stessi saldi previsti dal Governo,
si può ragionare di equilibrio dei conti
e crescita.
La CGIL, di fronte allo spregio della
forma, delle norme costituzionali, delle
situazioni reali di vita delle persone e
delle famiglie fa appello alle altre
organizzazioni sindacali, alle forze
sociali, alle Istituzioni più vicine
alle comunità, al mondo
dell'associazionismo e del volontariato
e della cooperazione sociale per opporsi
alla iniquità delle decisioni del
governo e per impedire la disgregazione
della società italiana.
La CGIL valuterà le forme della
mobilitazione più opportune per cambiare
il segno economico e sociale dei
provvedimenti del Governo Berlusconi. 17
agosto 2011
Dichiarazione di Gianni Rinaldini, coordinatore
nazionale
Documento delle Parti Sociali inaccettabile.
La CGIL sospenda gli incontri e convochi gli Organismi
Dirigenti.
La CGIL che Vogliamo
Il
documento presentato dalle Parti Sociali al Governo è
inaccettabile.
Così come è inaudito che la Marcegaglia possa presentare
delle proposte anche a nome e per conto delle
Organizzazioni Sindacali:un' umiliazione della CGIL e un
affronto alle lotte, agli scioperi ai sacrifici delle
lavoratrici e dei lavoratori che hanno creduto nella
CGIL.
Il pareggio di bilancio come obbligo Costituzionale in
questo quadro europeo fondato sui vincoli monetari è una
follia, in quanto contribuisce a determinare il massacro
sociale nei confronti delle persone che noi dovremmo
rappresentare.
Privatizzazioni, liberalizzazioni,modernizzazione del
welfare, la Cassa Integrazione nel settore Pubblico e
quindi l'accettazione del blocco dei Contratti Nazionali
vogliono dire secca riduzione dei servizi e
dell'universalità dei diritti.
Rendere strutturale la detassazione e la decontribuzione
dei premi di risultato aziendali senza nulla dire sulla
tassazione del lavoro dipendente e degli aumenti
retributivi dei Contratti Nazionali che costituiscono la
condizione minima per tutti i lavoratori, esprime una
idea, una esplicita volontà punitiva sui più deboli, sul
Contratto Nazionale, sulle fasce più povere della
popolazione.
Parlare di oppressione fiscale sui contribuenti è
semplicemente offensivo verso lavoratori dipendenti e
pensionati che le tasse le hanno sempre pagate.
La CGIL mai, nella sua lunga storia, si è sognata di
sottoscrivere un documento nel quale non fosse visibile
e riconosciuta la valorizzazione della qualità e della
dignità del lavoro, come asse fondante e decisivo per
uscire dalla crisi e costruire le condizioni della
ripresa economica, produttiva e sociale.
Al contrario, nel documento si fa esplicito riferimento
alla modernizzazione delle relazioni sindacali che non
può che voler dire contrazione dei diritti del lavoro,
riduzione del valore del Contratto nazionale come
strumento universale di garanzia per tutti,
cancellazione del diritto di sciopero.
La tesi di Governo, Associazioni datoriali, grandi
manager di grandi gruppi, che all'origine della crisi
della nostra economia ci sia la scarsa produttività del
nostro lavoro pubblico e privato e che quindi la
soluzione sia la riduzione dei suoi costi ha vinto a
mani basse , per assenza di forti, convinte e coerenti
posizioni di contrasto.
Si conferma anche in questo caso dopo l'accordo del 28
giugno, una gestione della CGIL come se fosse proprietà
di 2 o 3 dirigenti, fuori e dentro la Segreteria, senza
alcun coinvolgimento ed alcun mandato da parte
dell'Organizzazione.
Chiediamo pertanto la sospensione da parte della CGIL
degli incontri previsti nelle prossime settimane e la
convocazione degli Organismi dirigenti.
Dirigere in questo modo l'Organizzazione vuole dire
mutarne geneticamente le sue caratteristiche
democratiche.
Venerdì 5 agosto 2011
Documento di
Associazione Lavoro e Libertà
su accordo tra sindacati
e Confindustria
L'Associazione
esprime il suo profondo dissenso con
l'accordo appena siglato, dato che mette
in discussione in modo grave i valori e
gli obiettivi che essa si è proposta di
difendere e raggiungere in difesa della
dignità dei lavoratori
.
In
primo luogo colpisce l'attacco ai
diritti democratici dei lavoratori: il
potere votare le proprie piattaforme
rivendicative e i relativi contratti,
senza alcun privilegio o distinzione tra
iscritti e non iscritti nei luoghi di
lavoro. Vi è, infatti, lo spostamento
conclusivo di tali diritti alle
organizzazioni e alle loro
rappresentanze secondo un principio
rappresentativo maggioritario. Si tratta
di due concezioni opposte della
democrazia, nell'una prevale il
principio di "una testa un voto",
nell'altra il peso delle rappresentanze
d'organizzazione e l'alchimia delle loro
possibili alleanze/convergenze.
Fa specie a tale proposito
l'equiparazione progressiva, prevista
dall'articolo 5, tra RSU e RSA, la prima
una forma rappresentativa basata su un
compromesso tra un'espressione diretta
dei lavoratori, che scelgono i loro
rappresentanti e una forma di delega dei
sindacati, e la seconda di pura nomina
da parte delle organizzazioni sindacali.
Vi è una differenza riconosciuta di
legittimazione a procedere, ma spetta
solo alle organizzazioni decidere se si
preferisce l'una o l'altra ed entrambe
durano in carica tre anni.
L'associazione è nata
in primo luogo per affermare un
principio democratico basato sul diritto
di ogni persona che lavora di esprimere
comunque la propria volontà, approvando
le piattaforme e i contratti, perché
solo così si garantisce che gli atti
fondamentali che regolano la vita dei
lavoratori nell'ambito dei luoghi di
lavoro siano conformi alla loro volontà.
In secondo luogo,
l'accordo può rappresentare una pietra
tombale sull'esistenza di contratti
nazionali che rispondano a un principio
di democrazia distributiva, in special
modo in un paese come l'Italia
caratterizzato da un numero esorbitante
di piccole e piccolissime imprese. Il
testo, infatti, consente delle deroghe
"al fine di gestire situazioni di crisi
o in presenza di investimenti
significativi", cioè quasi sempre. Se si
considera tale possibilità
congiuntamente a quanto disposto dagli
articoli 4 e 5 su come si realizza un
accordo aziendale, efficace verso tutti
e vincolante per le associazioni
firmatarie, non è difficile comprendere
che si aprono le porte a una
balcanizzazione del sistema di relazioni
industriali italiano senza precedenti.
Se, infatti, il principio maggioritario
vale in ogni singolo luogo di lavoro, si
avrà che un'azienda metalmeccanica in
realtà emiliane, dove la FIOM ha
largamente la maggioranza assoluta o il
monopolio della rappresentanza, si
muoverà con linee e richieste largamente
difformi da situazioni dove la realtà
della rappresentanza è opposta, a meno
di non pensare che tutta l'Italia sia
sempre a rischio del ricatto FIAT in
base al quale o si accetta o l'impianto
viene chiuso. La richiesta di intervento
del governo per incentivare la
contrattazione di secondo livello rende
infine esplicita la volontà dei
firmatari che sia questo il livello
reale di regolazione del lavoro.
La disposizione,
inoltre, dell'articolo 6, in sé
ineccepibile e doverosa, in base alla
quale la clausola di tregua vincola solo
le associazioni firmatarie e non i
singoli lavoratori, né tantomeno quelle
non firmatarie, aggiunge ulteriore
confusione. Si aprono, infatti, grazie
alla combinazione con le altre norme,
varchi inimmaginabili a ogni iniziativa
corporativa aziendalistica; basta,
infatti, per sfuggire al vincolo un
comitato oppure una vera e propria
strategia nazionale di organizzazioni
titolate all'azione rivendicativa con il
quorum del 5% e non firmatarie di
contratti in quelle specifiche aziende.
Il risultato complessivo di tale
impostazione, ossessivamente orientata
alla deroga, quindi, è un'ulteriore
deriva verso un sistema frammentato ed
esposto a una pressione corporativa
quasi inarrestabile. Dal punto di vista
di un'associazione, che considera un
valore chiave il superamento della
frammentazione sociale e l'aspirazione
all'eguaglianza, un tale esito appare
oltre che inaccettabile desolante.
Per tali ragioni l'Associazione si
impegna attraverso i suoi iscritti e i
circoli territoriali a diffondere la sua
valutazione, cooperando e confrontandosi
con altre analoghe iniziative.
(www.paneacqua.eu 3 luglio 2011)
Contratti. Le ragioni
della Cgil
Oltre
la contrapposizione tra sindacati e la
perdita del diritto di voto, la Cgil
sottolinea come in questi anni "in molti
casi sono state le imprese a decidere
come e quando gli accordi dovevano
essere considerati validi. Due sigle su
tre erano considerate sufficienti a
concludere accordi nazionali e
aziendali, con validità erga omnes". Per
mettere un freno a questa deriva e
ristabilire regole per l'esercizio della
democrazia sindacati e imprese hanno
sottoscritto un ipotesi di accordo - sul
quale il direttivo della Cgil martedì
esprimerà il proprio giudizio, decidendo
le modalità della consultazione - mentre
tra Cgil, Cisl e Uil si è raggiunta "una
intesa endosindacale che integra
l'ipotesi di Accordo con Confindustria,
riprendendo il documento unitario del
2008, prevede la necessità di
coinvolgere gli iscritti e i lavoratori
durante l'intero iter negoziale
(piattaforme, trattative, ipotesi di
accordo da convalidare)".
Quest'ultima, spiega
la segreteria della confederazione di
Corso d'Italia, "prevede che si
coinvolgano i lavoratori in caso di
rilevanti divergenze interne alle
delegazioni trattanti, come aveva
proposto la Cgil con il direttivo del 15
gennaio di quest'anno, introducendo una
novità molto significativa nelle
relazioni fra le organizzazioni
sindacali italiane". Tornando
all'accordo, la Cgil ribadisce che non
ha effetto retroattivo: "L'ipotesi ha
validità per il futuro per tutte le
aziende rappresentate da Confindustria e
non influisce sui contenziosi in corso
relativi ad accordi precedentemente
sottoscritti in forma separata".
Nel dettaglio
dell'accordo la Cgil sottolinea i punti
che riguardano le rappresentanze
sindacali: "La misurazione della
rappresentanza sindacale nel settore
privato rappresenta una innovazione che
cambierà in profondità i comportamenti
delle parti sociali e il modo in cui si
esercitano i diritti sindacali e di
contrattazione. Le organizzazioni
sindacali nazionali, le Rsu e persino le
Rsa eserciteranno le loro funzioni e il
loro potere sulla base del loro peso
effettivo in termini di numero di
iscritti e di voti ricevuti.
L'affiliazione al sindacato non sarà più
un fatto separato dalla sua capacità di
raggiungere risultati contrattuali
significativi. Il riconoscimento del
peso e del potere sindacale non è più
conferito pariteticamente per
convenzione fra le parti. Saranno gli
iscritti e i voti dei lavoratori a
stabilire il peso sindacale e
contrattuale di ciascuna
organizzazione".
Ancora, spiega la
segreteria nazionale Cgil: "Alla
pariteticità per accordo endosindacale e
al conflitto permanente degli ultimi
anni si sostituisce una leale
competizione nella capacità di
rappresentare sindacalmente i bisogni
del lavoro basata sul consenso
certificato degli iscritti e dei
lavoratori. La validità dei contratti
erga omnes è data solo quando l'accordo
è sottoscritto da una maggioranza pesata
dei soggetti sindacali rappresentanti
dei lavoratori. Non esiste il diritto di
veto di una sigla sindacale, non è
possibile validare un'intesa da parte di
una maggioranza di sigle". Inoltre Cgil,
Cisl e Uil "condividono la necessità di
coinvolgere gli iscritti e i lavoratori
durante l'intero iter di validazione
degli accordi. L'ipotesi di Accordo del
28 giugno 2011 cancella l'ipotesi dei
due livelli contrattuali fra loro
alternativi. Il contratto nazionale è di
nuovo al centro. Si ristabilisce di
nuovo una gerarchia in cui il contratto
nazionale è strumento di regolazione
generale dei diritti e delle condizioni
per tutti i lavoratori ed è il luogo in
cui si orienta la contrattazione di
secondo livello alle necessità del
settore, dell'azienda e del lavoro".
Per quanto riguarda
la validazione dei contratti aziendali,
la nota del sindacato spiega: "Fatto
salvo che i contratti aziendali firmati
dalle Rsa a maggioranza dovranno, se
richiesto da una organizzazione o da una
parte dei lavoratori, essere sottoposti
a un voto generale dei lavoratori per
essere considerati validi, per gli
accordi firmati dalle Rsu a maggioranza,
saranno le categorie a dover stabilire,
ai sensi dell'Intesa raggiunta fra Cgil,
Cisl e Uil, le forme del coinvolgimento
dei lavoratori per la loro validazione.
Eventuali clausole di tregua sindacale a
livello aziendale hanno effetto
vincolante esclusivamente per le
organizzazioni firmatarie dell'ipotesi
di Accordo del 28 giugno e non
riguardano i diritti in capo ai singoli
lavoratori".
Mette in risalto la
Cgil inoltre che con l'ipotesi di
accordo si "rinuncia alla pratica delle
deroghe e introduce un criterio di
articolazione della contrattazione
aziendale per aderire alle esigenze dei
diversi contesti produttivi. I prossimi
Ccnl potranno prevedere materie e
procedure per la contrattazione da
demandare alla contrattazione di secondo
livello entro i limiti definiti dal
contratto nazionale stesso". In attesa
dei rinnovi dei contratti nazionali,
conclude la nota di segreteria, "le
rappresentanze sindacali in azienda
potranno, in situazioni di crisi o in
presenza di investimenti significativi,
d'intesa con le segreterie territoriali
dei sindacati di categoria, definire
accordi modificativi dei Ccnl in materia
di prestazione lavorativa, orari e
organizzazione del lavoro. In questa
situazione transitoria - precisa infine
la Cgil - non sono sufficienti le regole
di validazione del contratto a
maggioranza delle Rsu. Se non c'è intesa
tra le Rsu e le organizzazioni sindacali
territoriali di categoria l'accordo
modificativo transitorio non può essere
concluso. (www.paneacqua 2 luglio 2011)
Fiom celebra 110 anni
di vita
Vince alla Olivetti.
Ancora Cig a Mirafiori
di Alessandro Cardulli,
Ancora
un risultato positivo per la Fiom nelle
elezioni per il rinnovo dei delegati che
si stanno susseguendo in molte aziende,
come alla Olivetti dove il sindacato
Cgil ha conquistato la maggioranza
assoluta. Un segno di vitalità, di buona
salute, proprio alla vigilia ormai dei
cento dieci anni di vita del sindacato
dei lavoratori metalmeccanici. La
storica data, 16 giugno 1901, verrà
ricordata con iniziative a Bologna (
16-17-18 giugno) e a Sesto San Giovanni
(24-25-26 giugno). Come è stato
sottolineato nella conferenza stampa in
cui la Fiom ha presentato le
manifestazioni i temi su cui si
svolgeranno dibattiti, manifestazioni
sono quelli sui quali il sindacato è
fortemente impegnato, a partire dalla
vicenda Fiat alla difesa della
contrattazione nazionale: diritti,
democrazia, legalità, lavoro, contratto.
Ma insieme a queste
notizie che confermano lo stretto
rapporto fra i lavoratori e il loro più
forte sindacato arrivano anche quelle
relative alla cassa integrazione in
particolare proprio nelle aziende del
gruppo Fiat. Alle Carrozzerie di
Mirafiori è stato programmato un
ulteriore periodo di Cig, dal 13 giugno
al 28 agosto. Si tratta ormai di uno
stillicidio che colpisce migliaia di
lavoratori ai quale Marchionne
addirittura chiede il plauso per quanto
sta facendo, la cassa integrazione
appunto.
Edi Lazzi, responsabile della V
Lega-Mirafiori, afferma che "quando la
Fiat chiama le Rsu c'è sempre da
preoccuparsi: anche questa volta non è
arrivata nessuna buona notizia, ma solo
ulteriore cassa integrazione, che
aumenta mese dopo mese. Per i lavoratori
di un turno della linea Idea/Musa sono
previsti addirittura 2 mesi di cassa
integrazione continuativa (dal 30 giugno
al 28 agosto)".
" Le lavoratrici e i lavoratori della
Fiat- prosegue- già colpiti duramente
dalla cassa integrazione e con un
contratto nazionale separato che ha
portato aumenti salariali irrisori, dal
2008 ad oggi hanno subito un ulteriore
riduzione di 1.800 euro del salario
aziendale e se la Fiat non erogherà il
saldo neppure quest'anno la perdita
complessiva sarà di 3.000 euro. A pagare
i costi della crisi non possono essere
sempre e solo i lavoratori. I massimi
dirigenti hanno compensi milionari e
esorbitanti stock option mentre gli
azionisti, sia nel 2010 che nel 2011,
hanno ottenuto centinaia di milioni di
dividendi. Questo è eticamente
insopportabile ed anche per questa
ragione la Fiom rivendica che il premio
di Luglio sia erogato ai lavoratori".
Per quanto riguarda
le elezioni dei delegati alla Olivetti
Spa, alla Olivetti Advalso e alla
Olivetti ex centro studi la Fiom-Cgil è
diventato il sindacato di maggioranza
assoluta. In particolare, alla Olivetti
Spa, su 250 aventi diritto hanno votato
150 lavoratori. La Fiom ha ottenuto 99
voti, pari 66,4% e ha eletto 2 delegati;
la Uilm ha ottenuto 37 preferenze, pari
al 24,8%, e ha eletto 1 delegato; la Fim
infine ha preso 13 voti, pari all'8,7%,
e non eletto alcun Rsu. Alla Olivetti
Advalso, hanno votato 83 lavoratori su
101 aventi diritto. La Fiom ha preso 47
voti, pari al 56,60%, e ha eletto 2 Rsu;
la Fim ha preso 19 voti, pari al 22%, e
1 delegato; la Uilm, 15 voti, 18%, 0
delegati. Alla Olivetti ex centro studi,
30 votanti su 38. La Fiom ha ottenuto 20
voti, pari al 66%, e 2 delegati; la Fim
9 voti, 30%, e 1 delegato. La Uilm non
era presente.
Fabrizio Bellino, responsabile Fiom-Cgil
della lega di Ivrea ha così commentato
l'esito della votazione: "È un risultato
al di sopra delle previsioni perché
nella frantumazione della Olivetti
abbiamo sempre trovato un terreno
difficile. Questi dati- ha detto-
premiano il lavoro della Fiom-Cgil e dei
suoi delegati uscenti, che sono stati
tutti confermati, e rafforzano la
tendenza generale che vede la Fiom-Cgil
crescere in tutte le recenti elezioni
per le Rsu". (www.paneacqua.eu 8 giugno
2011)
Dalla parte di Landini
di Pietro Ancona*
Ci
sono sciacalli della politica e della lotta
sociale italiana che gioiscono della
sconfitta della Fiom nella faccenda Bertone.
La Fiom sarebbe stata sconfitta dalla sua
stessa rappresentanza operaia che ha in
maggioranza ha votato il si allo scellerato
referendum imposto da Marchionne e si
sarebbe avviluppata in un mare di
contraddizioni da Pomigliano a Mirafiori
alla Bertone oggi, avrebbe tenuto
comportamenti dissimili e tali da fare
dubitare della saldezza della sua
impostazione dell'azione e delle scelte.
Io credo invece che la Fiom si sia
comportata benissimo in tutti e tre le
situazioni e che per quanto a qualcuno possa
sembrare paradossale anche hanno scelto bene
i delegati aziendali a invitare a votare se.
La situazione in uno stabilimento chiuso da
anni non aveva alternativa: "scegliere tra
la fine della fabbrica annunziata dal
padrone o continuare a testimoniare diritti
che si ritengono inalienabili. La scelta, in
un contesto dominato da continue minacce
alla occupazione e da processi di degrado di
interi distretti industriali, non poteva che
essere obbligata: si sceglie il lavoro.
Questa è la scelta operaia e non è
contraddetta dalla Fiom che dice no e dice
che i diritti non si debbono manomettere.
Turba molto l'assedio che continua ad essere
posto alla Fiom quando la considerazione che
bisogna fare è se è compatibile con la
libertà e la democrazia il potere enorme che
Marchionne ha avuto in tutte le vicende Fiat
e se non sarebbe giusto sollevare il
problema nelle sedi istituzionali e
politiche di una limitazione appunto di
questo potere a norma della Costituzione
repubblicana che parla di diritti ed anche
di funzione sociale dell'impresa che non è
un luogo in cui si possono manomettere
diritti conquistati e confermati
dall'ordinamento costituzionale dello Stato.
Debbono stare molto attenti CGIL e PD a non
schierarsi dalla parte di Landini il quale
non è un "duro" estremista ma un dirigente
appartenente alla tradizione riformistica
del sindacalismo italiano che comprende
anche Vittorio Foa e una cultura di
intransigentismo per quanto riguarda i
diritti e di flessibilità per quanto
riguarda i rapporti di lavoro.
Il mio maestro di sindacalismo Peppe Grado
mi insegnò una massima che all'apparenza è
banale: diritti e doveri. L'operaio deve
collaborare al successo della impresa che è
anche la sua impresa ma deve avere fino
all'ultimo centesimo di quello che gli
spetta ed essere tutelato nella sua salute e
nei diritti che derivano dal lavoro: ferie,
malattia e quanto altro.
Chi pone in alternativa diritti e lavoro è
fascista e vorrebbe precipitare l'Italia in
un lager di operai disperati che si
affannano come scimmie impazzite in
fabbriche spinte al massimo della cosidetta
produttività e che sfruttano l'energia umana
delle persone senza ritegno. La fabbrica non
può e non deve diventare un lager come
vorrebbe Marchionne. L'elogio che spesso
Marchionne fa agli operai che vivono nella
spettrale Detroit e sono disposti a tutto
pur di avere un tozzo di pane e dei
sindacalisti americani che sono kapò è
inaccettabile e dovrebbe essere respinto
dalle forze politiche che credono nella
democrazia. Quando sparisce il diritto in
fabbrica presto sparisce anche nella
società. Sparisce il diritto dell'operaio
alla pausa ed il diritto del magistrato ad
esercitare in autonomia la sua professione.
Per questo bisogna sostenere la Fiom con
tutte le sue contraddizioni. La Fiom vive
immersa nella cultura della CGIL che è
diventata iperrealista verso il padronato e
che ha rapporti con Cisl ed Uil che sono
oramai apertamente dalla parte della
Confindustria. Questa cultura genera
contraddizioni. E' un problema della
democrazia italiana non piegare e
"recuperare" Landini alla realtà della
Confindustria ma recuperare tutta la CGIL
alla resistenza ed al contrattacco della
sconfitta operaia subita.
*già membro dell'Esecutivo della CGIL e del
CNEL 4 maggio 2011
Ex Bertone. Day after
alla Fiom
di Monica Maro
I lavoratori della ex Bertone hanno
votato Sì in massa: 886 Sì, 111 No, 10
schede nulle e 4 bianche. E da una
fabbrica chiusa da anni è arrivata una
partecipazione al voto straordinaria:
sono tornati in stabilimento, dagli
oltre venti comuni in cui risiedono,
1.011 lavoratori su 1.087 aventi
diritto, il 92,99 per cento. Dopo che le
Rsu della Fiom avevano dato indicazione
di voto per il sì, il risultato era
scontato, ma la percentuale è comunque
molto alta. La Fiat ieri in serata ha
commentato l'esito con una nota con cui
"apprezza il grande senso di
responsabilità dimostrato dai
dipendenti". E guarda - come del resto
tutti ai cancelli della fabbrica nelle
lunghe ore di attesa dello spoglio - al
futuro. Intende cioè verificare la
disponibilità dei sindacati a firmare la
proposta del Lingotto, accettando che
anche a Grugliasco, dal 2012, sia
applicato il contratto collettivo già
previsto per Pomigliano e Mirafiori, con
le nuove regole su assenteismo, pause,
straordinari.
Fiat va avanti,
confermando che, una volta ottenuta la
firma, non ci saranno più ostacoli e si
potrà procedere con l'investimento
promesso, circa mezzo miliardo di euro.
Si vedrà nei prossimi giorni quale sarà
l'evoluzione di una vicenda che
certamente non si conclude con il voto
dei lavoratori.
Il day after si apre all'insegna della
polemica tra imprenditori e Fiom. E' il
capo di Confindustria, Emma Marcegaglia,
ad aprire il fuoco: "C'è in corso una
spaccatura all'interno della Fiom",
afferma la presidente degli industriali.
"L'esito del referendum all'ex Bertone è
un evento che cambia la logica in corso.
C'è un pezzo della Fiom, la componente
nazionale, che ragiona su principi
ideologici e dice sempre 'no, no, no', e
un altro pezzo, le Rsu e i lavoratori
all'interno della fabbrica, che
comprende i problemi".
Riferendosi poi ai ricorsi della Fiom
contro le newco, Fiat spiega: "La via
giudiziaria è una via sbagliata. Con i
sindacati bisogna trattare fino
all'ultimo anche in modo duro, però non
possiamo pensare che facciamo le
relazioni sindacali attraverso i
tribunali: se questa è la logica vuol
dire abdicare al ruolo di parti sociali.
Affidarsi ai tribunali non è la strada
giusta per migliorare la competitività
del Paese".
Nella conferenza
stampa seguita al voto nello
stabilimento Fiat, Landini ha voluto
sottolineare comunque che "la Fiom ha
sempre detto che non dava indicazioni di
voto e continua così; ha sempre detto
che non firmava e non firma" l'accordo
proposto dall'azienda. "Quello che
cambia - afferma Landini - è
l'atteggiamento dei delegati" che
comunque rientra "dentro un
atteggiamento di contrasto". La Fiom
dunque "andrà avanti con le cause"
perché le newco per gli stabilimenti
Fiat di Pomigliano e Mirafiori "sono
illegali", ribadisce Landini,
sottolineando il proprio no
all'applicazione del contratto di lavoro
di primo livello definito per Pomigliano
alla fine del 2010 anche per la ex
Bertone dall'inizio del 2012, così come
annunciato dalla Fiat.
"Se la Fiat pensa che tutti i sindacati
debbano firmare quegli accordi - ha
detto dopo la vittoria del sì al
referendum che ha visto l'indicazione di
voto per il sì anche da parte dei
delegati Fiom della fabbrica - fa una
forzatura. Noi quell'accordo non lo
firmiamo. Mette in discussione diritti
indisponibili".
A Confindustria replica anche il
segretario nazionale delle tute blu
della Cgil, Giorgio Cremaschi: "Non si
tratta di scollamento, quindi la
Marcegaglia sbaglia. C'è, invece, un
arretramento e di questo dovremmo
discutere tra di noi".
Per Cremaschi "i lavoratori della ex
Bertone sono stati sottoposti a un
ricatto terribile. E' stato un vero e
proprio atto di usura sul luogo di
lavoro, perché solo di usura si tratta
quando si chiede di firmare un contratto
capestro a uno che ha sette anni di
cassa integrazione". E per quanto
riguarda la Fiom, "è evidente che
abbiamo delle contraddizioni".
Lunedì ci sarà il comitato centrale
interno del sindacato che dovrà
occuparsi della questione. Impossibile
far finta che non sia successo niente. I
lavoratori hanno lottato per sei
lunghissimi anni per difendere il loro
stabilimento. Ora, con il pesante esito
della vicenda ex Bertone, la Fiom, il
suo gruppo dirigente, è chiamato ad una
riflessione profonda, né retorica, né
liquidatoria. Riconoscere limiti e
sconfitte è indispensabile per
correggere una linea sindacale che, in
tutta evidenza, non è riuscita a
produrre alla ex Bertone la stessa
straordinaria resistenza operaia di
Pomigliano e Mirafiori ai diktat di
Marchionne.
Per Sergio Bellavita, segretario
nazionale Fiom, "non c'è nessuna
continuità con le scelte Fiom sulla
vertenza Fiat di questi mesi e quanto
accaduto alla ex Bertone. Il Sindacato
non può accettare che di fronte ad un
ricatto pesante,scellerato come quello
di Marchionne non ci sia nessuna
alternativa perseguibile", dice ancora.
"Occorreva, così come accaduto a
Pomigliano e Mirafiori, contrastare Fiat
sul terreno politico, sociale.
Smascherare e denunciare il carattere
eversivo, spregiudicato e arrogante
dell'ad Fiat Marchionne. Costruire cioè
una vertenza ben più larga della sola
dimensione della fabbrica di Grugliasco,
coinvolgendo, vista la portata
dell'offensiva Fiat, i lavoratori ai
quali va la nostra totale e
incondizionata comprensione e
vicinanza".
Con i lavoratori
della Bertone si schiera Susanna Camuso:
"I lavoratori della ex Bertone hanno
accompagnato l'opinione della Rsu tesa a
salvaguardare la storia di quella
fabbrica, il lavoro e la possibilità che
quella fabbrica continui a lavorare". Ed
ancora: "Credo che sia giusto che la
risposta a questa decisione coraggiosa
della Rsu, al voto dei lavoratori, sia
quello che si apra una discussione con
quelle stesse Rsu sulle condizioni della
ex Bertone".
"A quella scelta responsabile delle Rsu
deve corrispondere una scelta della Fiat
di discutere con quelle Rsu delle
condizioni della ex Bertone", conclude
Camuso.
Questa mattina, come
previsto, si è svolta la riunione del
parlamentino di fabbrica, a cui non
hanno partecipato i delegati della Uilm,
senza però raggiungere un'intesa sulle
dimissioni di tutti i 16 componenti, di
cui 10 della Fiom, a causa delle
resistenze di Fim e Fismic. Nel
pomeriggio i delegati della Fiom hanno
deciso di dimettersi comunque provocando
la decadenza dell'organismo e la
necessità di nuove elezioni. "Abbiamo
ricevuto la notizia delle dimissioni
delle Rsu elette nella lista della Fiom
- ha riferito il segretario torinese
della Fiom Federico Bellono - ed è stato
deciso di dare immediatamente corso alle
procedure formali per la rielezione
delle Rsu". All'origine della decisione
dei delegati Fiom la necessità di
ottenere una riconferma del consenso,
attualmente pari al 65% dei voti
espressi in fabbrica, dopo la battaglia
sul modello Pomigliano e la svolta
improvvisa del sì al referendum.
Nel tardo pomeriggio,
la divisione tra Fiom e Rsu è sancita: a
meno di 24 ore dall'esito del
referendum, Fiat e sindacati hanno
siglato oggi l'accordo per la ex Bertone:
la Fiom non ha firmato, mentre con Fim
Uilm Fismic e i rispettivi
rappresentanti delle Rsu, hanno siglato
l'intesa anche le Rsu Fiom. L'intesa
prevede che a partire dal 1 gennaio
2012, sia applicato il contratto di
primo livello siglato lo scorso 29
dicembre da Fiat, Fim, Uilm, Fismic, Ugl
e associazione quadri e adottato al
momento a Pomigliano.
Ex Bertone. La Fiom
per il si
Red.
Al
referendum che deciderà sull'investimento della Fiat alle
carrozzerie ex Bertone di Grugliasco - l'amministratore delegato
di Fiat Sergio Marchionne ha dichiarato che è dalla vittoria dei
sì che dipende lo "sblocco" dei fondi - i delegati della Fiom
hanno dato indicazione di votare sì. Una posizione sofferta, ha
spiegato il delegato dei metalmeccanici della Cgil Pino Viola:
"Non ci faremo dividere tra quelli che vogliono lavorare e
quelli che vogliono difendere i diritti perché questa battaglia
l'abbiamo iniziata tutti insieme e tutti insieme la vogliamo
portare avanti. Non permetteremo a nessuno, tanto meno
all'azienda, di scaricare su di noi la responsabilità di non
fare l'investimento".
Viola ha aggiunto che "se
domani il referendum si chiuderà con una vittoria dei sì la Rsu
firmerà l'accordo con la Fiat". Viola ha tenuto a sottolineare
che la situazione della ex Bertone è diversa rispetto ai casi di
Pomigliano e Mirafiori, perché "il referendum è stato indetto
non solo da Fim, Uilm e Fismic, ma da tutta la Rsu". Si è
iniziato a votare oggi, le urne si chiuderanno domani.
Viola ha concluso dicendo che sarà necessaria
"una verifica democratica con la rielezione della rsu perché non
si è riusciti a raggiungere l'obiettivo di un buon accordo che
tenesse insieme lavoro e diritti".
Per il segretario della Fiom Maurizio Landini
"quello della Rsu è l'atto di legittima difesa di chi,
sottoposto al ricatto, non vuole accettarlo. La Fiom ha ribadito
all'assemblea, tra gli applausi, la sua posizione: il referendum
è illegittimo e la Fiom andrà avanti sulla strada dei ricorsi".
"Quella dei delegati e' una risposta straordinaria - ha detto
Landini che ha partecipato all'assemblea - a una situazione
straordinaria. Il ricatto era doppio in quanto Marchionne ha
detto chiaramente che, oltre a non fare l'investimento, avrebbe
restituito l'azienda all'amministrazione straordinaria. La Rsu
ha chiesto anche che si rieleggano i delegati perché non ha
potuto rispettare il mandato di fare un buon accordo".
Lodi dal candidato sindaco del Partito
democratico Piero Fassino, che ha parlato di un "atto di grande
responsabilità che ora apre la possibilità concreta di riportare
negli stabilimenti della ex Bertone quel lavoro che manca da
oltre 5 anni". Cosi il candidato sindaco di Torino per il
centrosinistra, Piero Fassino, in merito alla decisione dei
delegati della Fiom di invitare i lavoratori ad esprimersi con
il si' al referendum in corso alla ex Bertone.
"Sono certo - ha concluso Fassino - che il
risultato del referendum confermerà le indicazioni date dai
sindacati dei lavoratori e ci attendiamo che l'azienda assuma
comportamenti coerenti e altrettanto responsabili, confermando
gli investimenti previsti e concertando la gestione degli
accordi con tutte le rappresentanze sindacali dei lavoratori".
Intanto oggi è arrivata la notizia che un
operaio della ex Bertone in cassa integrazione ha tentato,
qualche giorno fa, di suicidarsi. L'uomo, 50 anni, iscritto alla
Fiom, è ricoverato in gravi condizioni. La notizia è stata data
dalla moglie ai cancelli della fabbrica, prima dell'inizio
dell'assemblea. ''Mio marito - ha detto - era depresso, nei
giorni scorsi ha avuto una crisi di panico. Si e' buttato da un
cavalcavia. La nostra situazione è difficile, abbiamo un figlio
di 12 anni. Era preoccupato che non gli pagassero più la Cig".
(www.paneacqua.eu 3maggio 2011)
Camusso: sciopero
generale per senso di responsabiità
"
C'è
un momento - ha detto il leader sindacale - in cui tutti
i soggetti devono prendersi le loro responsabilità. La
responsabilità della Cgil è anche quella di essere un
soggetto del Paese che non rinuncia a dire che con
queste scelte, con queste modalità, il governo sta
affossando questo Paese. La scelta di dire che la Cgil
farà lo sciopero generale - ha continuato Camusso - è
una scelta di responsabilità. Così non si può andare
avanti, bisogna cambiare regime".
Nessuna mitizzazione della lotta ma neppure testa china
di fronte a chi ha definito lo sciopero generale uno
"strumento spuntato". Camusso replica che "il movimento
sindacale non ne ha altri a disposizione. Per noi è uno
strumento come un altro".
Circa il giorno dello sciopero, il segretario della Cgil
chiarisce che la mobilitazione si farà "esattamente
quando servirà a dare il segno nella nostra
responsabilità che il governo ed il Paese devono
cambiare passo perché a questo Paese - ha concluso -
così non ce la fa".
Aspra la critica del segretario della Cgil alle
politiche da spot del governo. "Non possiamo continuare
a fare le signorine che dicono 'spostati un po' di qui e
fammi un provvedimentino di lì, perché non succede
niente. Viene annunciato tutto - ha lamentato il leader
sindacale durante il confronto con il presidente di
Confindustria Marcegaglia - ma ormai neanche l' effetto
annuncio ha alcuna conseguenza sull'economia. Faremo lo
sciopero generale perché noi abbiamo bisogno
paradossalmente di stare di fianco ai sindaci che non ce
la faranno più a garantire welfare municipale ai più
deboli. Lo faremo perché dovremo stare insieme a quelle
imprese che stanno cercando di avere la certezza degli
ammortizzatori, la possibilità di non fallire. Lo faremo
perché il tempo non è una variabile indipendente, e
perché noi pensiamo che in questi due anni e mezzo il
governo ha fatto arretrare il Paese. Pensiamo che un
Paese impresentabile all'estero è un paese che perde
investimenti - ha continuato - credibilità e prospettive
per il futuro".
Camusso ha poi smentito la possibilità che la
mobilitazione venga proclamata il giorno successivo alle
celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'Unità
d'Italia in programma il prossimo 17 marzo proclamato
festa nazionale. "Qualunque persona - ha chiarito il
leader della Cgil - che sa come funzionano i sistemi
retributivi dei lavoratori sa bene che non si proclamerà
mai uno sciopero attaccato ad una
festività".(www.paneacqua.eu 25 febbraio 2011)
Fiom: una serata di
musica e riflessioni per dire "Grazie Mirafiori"
Palasport Parco
Ruffini - Torino
Torino, 21 gen. - (Adnkronos) -
'Grazie Mirafiori'. E' il titolo della della serata a
base di musica, voci e riflessioni che la Fiom torinese
promuove per mercoledi' 26 gennaio al Palasport di
Torino. Intanto, lunedi' prossimo, nel pomeriggio, il
segretario generale della Fiom sara' a Palazzo Nuovo per
un'assemblea pubblica, indetta dagli studenti e dai
lavoratori dell'Universita', dal titolo 'La dignita' e'
un bene comune'. Federico Bellono, segretario
provinciale Fiom-Cgil, dichiara: «Con l'iniziativa del
26 e lo sciopero generale del 28 - sottolinea il
segretario provinciale della Fiom torinese, Federico
Bellono - vogliamo tenere aperto il dialogo con la
cittadinanza, sui temi del lavoro, dei diritti e della
rappresentanza che la vicenda di Mirafiori ha
contribuito a ricostruire, ribadire la centralita' del
contratto nazionale e la tutela delle condizioni di
lavoro, perche' la crisi e la competitivita' non possono
essere pagate solo dai lavoratori''.
Il No perde con onore! Il 46% ha detto No al ricatto di
Marchionne
Documento finale Comitato Centrale del 29 dicembre 2010
Il Comitato Centrale della Fiom considera la scelta
compiuta dalla Fiat alle Carrozzerie di Mirafiori un
atto antisindacale, antidemocratico ed autoritario senza
precedenti nella storia delle relazioni sindacali
nel nostro Paese dal dopoguerra, in contrasto con i
princìpi ed i valori della nostra Carta Costituzionale.
L'obiettivo strategico della Fiat è chiaro: provare a
cancellare in modo definitivo il sistema dei diritti
individuali e collettivi nel lavoro, conquistati nel
tempo con le lotte dalle lavoratrici e dai lavoratori
del nostro Paese, tramite una libera ed autonoma azione
di contrattazione collettiva
ed affermare che questa è l'unica condizione per poter
investire in Italia.
I contenuti dell'intesa imposta dall'Azienda alle
Carrozzerie di Mirafiori saranno estesi anche a
Pomigliano rendendo evidente le volontà e la radicalità
del gruppo Fiat:
· Le Newco servono per cancellare il Contratto
nazionale, per azzerare i diritti nel lavoro sanciti
da accordi pregressi, per permettere alla Fiat stessa di
uscire dal sistema di rappresentanza confindustriale.
· I sindacati vengono trasformati in soggetti
aziendalistici e corporativi senza più alcun diritto a
contrattare, che esistono solo se firmano e sostengono
le ragioni e le posizioni dell'impresa. Chi non firma
l'intesa non ha diritto di esistere e gli vengono negate
tutte le agibilità sindacali, dai permessi sindacali al
diritto di assemblea, alla trattenuta sindacale.
· Le lavoratrici e i lavoratori non hanno più il diritto
ad eleggere propri delegati sindacali, perché ci saranno
solo rappresentanti nominati in maniera paritetica dalle
Organizzazioni sindacali aderenti al Regolamento imposto
dalla Fiat.
· Si peggiorano le condizioni di lavoro, di salute e di
sicurezza nei luoghi di lavoro, riducendo le pause sulle
linee di montaggio, assumendo la nuova metrica del
lavoro Ergouas quale metodo indiscutibile e
immodificabile, aumentando gli orari di lavoro e lo
straordinario obbligatorio, derogando dalle leggi e dal
Ccnl, aumentando le saturazioni dei tempi di lavoro e lo
sfruttamento.
· Si riduce nei fatti il salario reale, cancellando la
contrattazione aziendale sul salario, come avvenuto nel
2010 tagliando il Premio di risultato.
· Si introducono sanzioni e penalizzazioni che
permettono all'azienda di non retribuire i primi
giorni di malattia e di impedire il diritto di sciopero
fino alla licenziabilità del dipendente.
È paradossale che la Fiat vincoli gli investimenti
all'esito di un referendum da lei promosso, in cui si
ricattano sul piano occupazionale le lavoratrici e i
lavoratori, chiedendo loro di uscire dal Ccnl, dalle
leggi e dai princìpi e dai valori della Costituzione e
di cancellarne le libertà sindacali.
Il Comitato Centrale della Fiom-Cgil conferma, come già
deciso sull'intesa separata della Fiat a Pomigliano, la
scelta di considerare inaccettabile e non firmabile il
testo proposto dalla Fiat per le Carrozzerie di
Mirafiori, giudica illegittimo sottoporre a referendum
diritti indisponibili alla negoziazione tra le parti, a
partire dalla libera scelta della propria rappresentanza
sindacale con il voto, e considera un grave errore della
Fim e della Uilm cedere al ricatto della Fiat, perché
così si rinuncia a svolgere un ruolo contrattuale e si
rischia di rompere con la storia e la natura confederale
e solidale del sindacalismo italiano.
Se poi, nello stesso giorno, succede che il Governo fa
approvare la riforma Gelmini, taglia i fondi per
l'informazione e la cultura e sostiene le scelte della
Fiat, è evidente che siamo in presenza di un attacco ai
diritti, al lavoro ed alla democrazia che deve
preoccupare tutte le forze che hanno a cuore la difesa
della nostra Costituzione.
Per queste ragioni il Comitato Centrale della Fiom-Cgil
decide di:
· Proclamare 8 ore di sciopero generale dei
metalmeccanici con l'effettuazione di presidi e
manifestazioni regionali per la giornata di venerdì
28 gennaio 2011, rivolgendosi anche a tutte le
persone, le associazioni e i movimenti che hanno
partecipato il 16 ottobre alla grande manifestazione di
Roma.
· Lanciare in tutti i luoghi di lavoro e nel Paese una
raccolta di firme contro gli accordi di Mirafiori e
Pomigliano, per un Contratto nazionale senza deroghe,
per la libertà sindacale, per un lavoro stabile e con
diritti ed a sostegno della Fiom e della lotta dei
metalmeccanici.
· Organizzare in tutte le città momenti pubblici e
permanenti di presidio, discussione ed informazione per
il lavoro, il contratto, la democrazia e le libertà
sindacali.
Inoltre il Comitato Centrale della Fiom dà mandato alla
Segreteria nazionale di effettuare:
· Incontri con le forze politiche.
· Un'iniziativa aperta della Consulta giuridica.
· Organizzare in rapporto con le Fiom di Torino e di
Napoli le iniziative più utili per dare continuità al
proprio ruolo di rappresentanza e tutela degli interessi
delle lavoratrici e dei
lavoratori del Gruppo Fiat.
· Un'estensione dell'azione contrattuale e giuridica per
difendere il Ccnl del 2008 e le libertà
sindacali, come deciso dai precedenti Comitati Centrali.
Il Comitato Centrale della Fiom esprime il proprio
totale sostegno e la propria profonda solidarietà alle
Rsu, ai delegati, ai militanti, agli iscritti della Fiom
di Mirafiori e Pomigliano che per primi sono impegnati
in questa difficile e durissima vertenza e si rivolge a
tutte le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici
affinché con la loro mobilitazione ed azione collettiva
si difendano le libertà sindacali, la dignità del lavoro
e la democrazia nei luoghi di lavoro e nel Paese.
Approvato con 102 favorevoli e 29 astensioni
Si ai diritti, no ai ricatti
«Non immaginavo, più del previsto.
Non dirò che siamo 40 mila - ha aggiunto riferendosi
alla marcia dei capi e quadri Fiat di 30 anni per
chiedere la fine degli scioperi dell'80 - ma la parte
migliore di Torino non ha lasciato soli gli operai di
Mirafiori». Il primo ad essere stupito della
partecipazione alla fiaccolata contro l'accordo del 23
dicembre è Giorgio Airaudo, responsabile auto della
Fiom.
Via Garibaldi è stata invasa dalle fiaccole di chi è
convinto che all'intesa su Mirafiori si debba dire «no».
Un piccolo fiume, almeno 5 mila persone, che hanno
attraversato il centro della città, tra le bancarelle
dei libri e le vetrine dei negozi ancora illuminati.
Tante bandiere della Fiom, oltre a quelle di
Rifondazione e dell'Italia dei Valori. Tra la folla
anche qualche consigliere provinciale del Pd, oltre a
diversi esponenti di Sel e della Federazione della
Sinistra, l'ex sindaco Diego Novelli, rappresentanti di
tutte le categorie della Cgil e la leader della Camera
del Lavoro di Torino, Donata Canta. Anche il leader di
Sinistra e Libertà, Nichi Vendola, dopo esser stato in
mattinata ai cancelli di Mirafiori ha deciso di
partecipare al corteo. Ad aprire la fiaccolata, dietro
lo striscione sull'accordo vergogna, il numero uno della
Fiom, Maurizio Landini, che dalle tute blu è stato
accolto come una star.
Quando il serpentone è passato accanto al Comune è
scattato l'applauso per i volontari di Terra del Fuoco
che sotto lo striscione «Se io fossi un operaio», per
alludere a chi tra i politici si è esercitato a dare la
sua indicazione di voto per il referendum, hanno mimato
per tutto il giorno i movimenti e le operazioni che è
chiamato a fare un operaio in catena di montaggio. «Se
vinceranno i sì - ha detto Airaudo in piazza Castello -
non saranno sì liberi, ma estorti, che equivalgono a dei
no. Saranno sì per pagare il mutuo, per mandare i figli
a scuola, per non perdere il posto di lavoro dopo i
tanti ricatti che Marchionne ha lanciato, minacciando di
andarsene».
Applausi, misti a fischi diretti al presidente del
Consiglio, quando il responsabile auto ha attaccato
Berlusconi, che dalla Germania aveva dato ragione
all'amministratore delegato della Fiat in caso di
vittoria dei "no": «Non è degno di rappresentare noi e
il Paese». Airaudo, prima di lasciare la parola al
direttore di Micromega Paolo Flores d'Arcais, che ha
lanciato una campagna contro l'accordo, ha sottolineato
che «non esistono tatticismi o firme tecniche». Il
numero uno Landini ha ringraziato Torino e la piazza:
nonostante il risultato del referendum, «noi non ci
fermiamo: non lo dice Marchionne se la Fiom esiste o non
esiste. E credo che le fiaccole di questa sera indichino
che vogliamo tenere accesa l'idea di sviluppo e di
qualità, che mette i diritti al centro».
(www.micromega.net 13 gennaio 2011)
Maurizio Landini "La politica non abbandoni i
lavoratori"
I
lavoratori non si sentono rappresentati per questo sono
lontani dalla politica. Invito i partiti a difendere i
diritti di chi lavora e a capire ciò che realmente sta
succedendo: contrastare il piano Marchionne non
significa essere contrari alla modernità ma essere per
un altro modello di società più giusta che fa del lavoro
il punto centrale da cui ripartire". Così il segretario
generale Fiom Maurizio Landini, sentito da MicroMega,
replica a quei politici che nei giorni scorsi l'hanno
attaccato, Massimo D'Alema in primis.
"Quell'accordo è infirmabile e quel referendum
illegittimo perchè contro le regole statuarie della Cgil
e della Fiom" ribadisce Landini che giudica molto
positivo il consenso ottenuto "anche al di fuori dei
settori metalmeccanici, simbolo che si coglie un
pericolo per la democrazia in Italia".
"I
numeri ci dicevano che sarebbe stata una grande
manifestazione: eccola qua". Il leader della Cgil,
Susanna Camusso, oggi al suo debutto in piazza da
segretario generale, commenta con soddisfazione la
partecipazione alla manifestazione proclamata dal
sindacato.
E, alla fine del suo discorso, guardando una piazza
gremita, conclude la sua "prima volta" da leader della
confederazione cantando e ballando sulle note di 'Bella
Ciao'. Con Epifani al suo fianco. Un debutto, quello
della sindacalista milanese, salutato dall'arrivo nella
capitale di una vero e proprio fiume di lavoratori,
pensionati e studenti giunti fino a San Giovanni grazie
agli oltre 2.100 autobus e ai 13 treni speciali messi a
disposizione dall'organizzazione di corso d'Italia.
Per una scelta ben precisa, la Cgil non ha voluto dare
numeri sulla partecipazione. In piazza si sono viste
esclusivamente, tranne qualche rarissima eccezione, solo
bandiere del sindacato.
Lo aveva chiesto esplicitamente Camusso nei giorni
scorsi alle forze politiche del centrosinistra, che sono
state presenti ai due cortei che hanno sfilato per le
strade di Roma. A partire da quella del Pd con Pierluigi
Bersani e Rosy Bindi per il Pd.
Bersani ha spiegato le ragioni della sua presenza al
fianco della Cgil: "Il Pd sarà presente ovunque si possa
esprime la realtà vera del Paese - dice -. Sono qui
perché voglio che il Pd aiuti a fare in modo che la
politica riprenda contatto con la società. Per lo stesso
motivo sono andato sui tetti a trovare gli
universitari", ha spiegato Bersani. "Il lavoro -
continua il segretario Pd - è il problema centrale del
Paese, mentre il governo continua a predicare che i
cieli sono azzurri, ma questo è un atteggiamento
pericoloso, che crea disagio e anche rabbia che bisogna
tradurre in elementi positivi", ha concluso il
segretario democratico. Rosy Bindy parla di "una gran
bella piazza". "Non mi sembra ci sia aria di complotto",
aggiunge replicando all'allarme lanciato ieri da Franco
Frattini sulla strategia internazionale in atto per
colpire l'immagine dell'Italia. Per Nichi Vendola,
leader di Sinistra e Libertà "l'Italia migliore è in
piazza e sui tetti, occupa i monumenti, quella peggiore,
quella del governo, è barricata nel palazzo, perché teme
di essere cacciata". In piazza ci sono anche Antonio Di
Pietro, Paolo Ferreo, Oliviero Diliberto.
La prima di Camusso è stata giocata tutto su sottili
equilibri: dal rapporto con la minoranza di corso
d'Italia che, anche oggi, ha chiesto a gran voce la
proclamazione dello sciopero generale, a quello con Cisl
e Uil da una parte e con il Governo e Confindustria
dall'altra. Ai sindacati guidati da Raffaele Bonanni e
Luigi Angeletti ha riproposto un percorso unitario a
partire dalle regole su democrazie e rappresentanza.
Alle imprese ha ribadito il no della Cgil al sistema
delle deroghe contrattuali.
Il messaggio al Governo, invece, è stato chiaro:
"Abbiamo scioperato e continueremo a scioperare. Questo
Governo in due anni ha tanto parlato, ma non ha fatto
nulla per l'occupazione, il lavoro e il futuro. C'è
un'altra via possibile. Si può disegnare e determinare
un paese diverso, rimettendo il lavoro al centro e
parlando anche di welfare. Credo che il Governo dovrà
dare le risposte che gli abbiamo chiesto e, soprattutto,
cominciare ad avere delle politiche di contrasto alla
crisi che fine a ora non ha avuto".Così il leader della
Cgil, Susanna Camusso, ha concluso il suo intervento dal
palco di Piazza San Giovanni per la manifestazione
nazionale del sindacato. Una relazione che non soddisfa
la Fiom, ma lascia la porta aperta alla ricomposizione
interna. In settimana si riunirà il direttivo della Cgil
per una possibile decisione in merito.
Camusso ha attaccato il collegato lavoro, una legge
"crudele, ingiusta". Chiama in causa i ministri Giulio
Tremonti ("Forse con i libri non si mangia, ma nutrire
la mente non è meno importante di nutrire il corpo: noi
nelle caverne non ci vogliamo tornare"), Mariastella
Gelmini ("Non faccia appelli su YouTube. Vada in
Parlamento, ritiri il disegno di legge e apra un tavolo
di confronto per una riforma condivisa") e Roberto
Maroni ("Con una grande faccia tosta ha dichiarato che
c'è un articolo di legge, anche in questo caso un
articolo 18, che dice che tutti quei lavoratori
irregolari che denunciano il datore avranno il permesso
di soggiorno. Questo non è possibile perché nel momento
in cui lo fanno diventano clandestini").
Il bersaglio principale del suo comizio è comunque il
premier Silvio Berlusconi. "Smetta di far finta di
essere la vittima del mondo - ha detto - questo paese
non merita questo governo 'dei potenti', non merita
questa classe politica, questa esibizione di 'machismo'
e virilità. Serve un sussulto etico".
Forti perplessità anche sul piano per il Sud, fresco di
varo da parte del Consiglio dei ministri:"vogliamo
capire se è un elenco di buone intenzioni o è un piano
concreto perché ci siamo stupiti che nel giro di un
pomeriggio da 75 miliardi le risorse siano arrivate a
100. E poi ci dicono che non ci sono mai soldi".E ai
migranti, presenti con una foltissima delegazione alla
manifestazione, la Cgil ribadisce il proprio impegno
criticando duramente il ministro dell'Interno Maroni:
"non si dica che questo è un paese di clandestini perché
sono le leggi che rendono clandestini gli immigrati,
negandogli i diritti", dice accusando il ministro "di
una grande faccia tosta" sulla vicenda della truffa dei
permessi di soggiorno.
Inoltre, da Camusso è arrivato un nuovo richiamo al tema
della legalità e della lotta all'evasione fiscale,
necessaria per poter tagliare le tasse sul lavoro. E
sulla Fiat: "Abbiamo la sensazione che progressivamente
la testa dell'azienda stia andando negli Stati Uniti. E'
importante che a Mirafiori ci saranno produzioni, ma ora
vogliamo conoscere le produzioni in tutti gli
stabilimenti".
Il futuro, dunque, "è dei giovani e del lavoro perché
questo é il nostro impegno: studio e lavoro sono parole
che uniscono le piazze, le torri e le gru del paese
vero. E' il nostro progetto", conclude prima di
accompagnare con un vigoroso battimani le note di 'Bella
Ciao', con cui i Modena City Ramblers chiudono la
manifestazione. Un 'nuovo corso', dunque, come quello
che sembra essere stato inaugurato dall'assenza di
striscioni e cori contro Cisl e Uil. (www.paneacqua.eu
29 novembre 2010)
Intervista a Gianni Rinaldini
"Il 16 ottobre ci ha detto che esiste un'altra strada"
di Piccioni Francesco
LA
CGIL CHE VOGLIAMO • Intervista al coordinatore, Gianni
Rinaldini
La nomina della Camusso a segretario generale della Cgil
non ha messo fine alla dialettica interna. Anzi, le sue
dichiarazioni programmatiche e soprattutto la «pratica»
(è in corso una trattativa sulla «produttività» con
Confindustna) sembrano accentuare le differenze. Gianni
Rinaldini, coordinatore dell'area «La Cgil che
vogliamo», stavolta mette da parte la diplomazia.
Quali strade per il sindacato, ora?
La Cgil è a un bivio. Tra la necessità di affermare una
pratica contrattuale e rivendicativa e quella di
rovesciare ciò che Confindustria, Cisl, Uil e governo
hanno costruito nel corso di questi anni come risposta
alla crisi.
E' necessario fare un'operazione di verità: stanno
attuando con assoluta coerenza la distruzione della
struttura dei diritti (ultimo esempio il Collegato
lavoro) e del contratto. Non siamo - anche nei rapporti
sindacali - di fronte a divergenze su questa o quella
rivendicazione; ma ad un progetto fondato sulla
riduzione del contratto nazionale a puro elemento di
«cornice generale»; dove gli aumenti retributivi sono
legati a questo o quell'indice inflazionistico, e i
diritti vengono nel frattempo demoliti sul piano
legislativo. E tutto il resto, a partire dall'orario di
lavoro, viene derogato alla contrattazione di secondo
livello. Oppure, come variante, queste materie
contrattuali vengono trasferite a livello aziendale o
territoriale. Mentre la crescita della parte retributiva
viene relegata a livello aziendale, nella forma
totalmente variabile legata alla produttività, agevolata
con misure fiscali.
Ci sono già passi concreti?
Ritengo grave che quest'ultimo aspetto sia presente
nell'accordo tra le parti sociali fatto come proposta al
governo, che non a caso - con Sacconi - ha già detto che
sarà recepito. Nello stesso tempo, cresceranno ovunque,
sotto diverse forme, gli enti bilaterali, che assumono
sempre più caratteristiche sostitutive- non
«integrative» - di parti rilevanti dello stato sociale.
Si può dire, al momento, che tutto quanto era previsto
nel «piano Maroni» del 2001 - completato dal Libro
bianco di Sacconi - è stato fatto.
Manca solo il preannunciato «statuto dei lavori».
Dove sbaglia l'attuale dirigenza?
Rispetto a questo scenario, la Cgil non pub continuare a
balbettare con la logica della «riduzione del danno».
Deve definire una propria idea, proposta e pratica
rivendicativa coerente, fondata sulla riconquista del
contratto nazionale e l'autonomia negoziale, costruendo
una mobilitazione e una reale iniziativa in tema di
diritti, tutele, occupazione, democrazia.
Non è utile Il tavolo ora aperto?
Un tavolo sulla produttività, in questo quadro, è
completamente privo di senso; la prima cosa che dovrebbe
chiedere un sindacato è il blocco dei licenziamenti.
Come peraltro hanno fatto altri sindacati in Europa, a
cominciare dalla Germania. Qui c'è già l'11%o di
disoccupazione.
L'elemento centrale, e per me assolutamente
discriminante, è il terreno della democrazia.
Tanto più di fronte a un pluralismo sindacale. Si può
articolare in materia una proposta, che però non può
prescindere da un dato: i lavoratori debbono potersi
esprimere tramite referendum, anche su posizioni
diverse, sulle loro piattaforme e i loro contratti.
Questo non è in realtà un dato scontato nemmeno per la
Cgil.
Perché so bene - visto in quanti parlano di
«innovazione» e «modernità» - che si tratta di affermare
la democrazia come diritto dei lavoratori e non come
proprietà delle organizzazioni sindacali.
Questo è un elemento di assoluta novità nella storia del
movimento operaio.
Anch'io negli anni '70 consideravo sbagliato lo
strumento del referendum; la nostra cultura d'allora
privilegiava il ruolo dell'organizzazione rispetto
all'esercizio del voto.
E' singolare che tutti quelli che parlano ora di
«innovazione» non assumano questo come il vero elemento
di novità, l'unico che permette di affermare una vera
autonomia delle organizzazioni sindacali.
Ci sarà uno sciopero generale?
Dopo la manifestazione del 27, penso si debba passare
attraverso una mobilitazione generale dei lavoratori.
Perché non si tratta solo di proclamare lo sciopero, ma
di costruirlo con una campagna di massa nei posti di
lavoro, le università, le scuole, tra i precari.
Per esempio, spiegando cosa combina il «Collegato
lavoro» sui diritti, cosa sta succedendo sul piano della
contrattazione o sul taglio dei servizi e della spesa
sociale. Bisogna porre la Cgil al centro del disagio
profondo presente nel paese, che può prendere altre
strade, se non trova un riferimento di aggregazione e
speranza.
Ma intanto si sta trattando...
Il problema vero, che capisco ma non condivido, è che
c'è una profonda contraddizione tra il proclamare uno
sciopero generale contro Confindustria e governo e, nel
frattempo, proseguire tavoli generali e fare «avvisi
comuni» con Confindustria.
È per queste ragioni, quindi, che la Cgil si trova
davvero di fronte a un bivio. In cui l'aspetto della
democrazia, sia nei confronti dei lavoratori che
all'interno dell'organizzazione, diventa l'aspetto
decisivo.
Sono assolutamente convinto che non c'è futuro per
organizzazioni di massa come la Cgil, che tengono
assieme milioni di lavoratori e pensionati, se non sono
fondate su un radicale processo di democrazia.
Purtroppo, nel recente congresso, con un'operazione
statutaria, abbiamo avuto un preoccupante peggioramento.
Basti pensare che è stato respinto persino un
emendamento teso ad affermare che, a fronte di posizioni
diverse, fosse vincolante presentare queste posizioni in
tutte le assemblee degli iscritti.
Sembra un percorso tutto in salita. Dove vedi la
speranza?
Credo che la manifestazione del 16 abbia dimostrato -
prima, durante e dopo - che non esiste un problema di
isolamento nei rapporti con la gente; ma che viceversa
c'è una grande aspettativa e disponibilità alla
costruzione di un'opposizione propositiva, alternativa,
sui processi sociali e politici in atto. ( Il Manifesto
5 novembre 2010)
Lo sciopero generale diventa Patto Sociale
di Pietro Ancona
Ad
un mese dall'intesa di massima fatta a
Genova tra una Marcegaglia raggiante ed un
Epifani su di giri, ieri è stata comunicata
la conclusione di una prima fase di accordi
per il Patto Sociale. Si tratta di un
miglioramento degli ammortizzatori sociali,
di interventi per il sud e l'innovazione
(soldi alle imprese) della semplificazione
della pa. Una intesa è stata raggiunta anche
per una riforma dell'apprendistato che, non
dubito, considererà "minorenni" ed in
formazione persone fino a ventinove anni di
età. Un escamotage giuridico per
giustificare decurtazioni di salario e di
diritti.
Questa intesa comunicata
con toni trionfalistici e con accenti di
grande positività alla stampa interviene
all'indomani dell'annunzio del Ministro
Brunetta della soppressione di trecento mila
posti nella pubblica amministrazione e del
varo della legge sul collegato lavoro ,
durante le agitazioni dei lavoratori della
scuola minacciati di licenziamento, subito
dopo le pesanti ed urtanti dichiarazioni di
Marchionne sulla Fiat e sulla Fabbrica
Italia, nello scenario desolato della crisi
che ha falcidiato l'occupazione in diverse
regioni d'Italia con punte di estrema
pesantezza in Sardegna ed in genere nel Sud.
L'influenza dei lavoratori italiani nel
Patto già siglato dalle Confederazioni è
eguale a zero. Nessun miglioramento della
condizione dei precari magari con una
limitazione del ventaglio delle possibilità
di elusione offerte dalla legge Biagi al
padronato, nessuno accenno al miglioramento
necessario dei salari e delle pensioni
richiesto financo dal governatore della
Banca d'Italia che vengono congelati a tempo
indefinito, nessun alt al processo di
cancellazione rapida dei diritti
specialmente per i nuovi assunti. Per i
lavoratori stranieri presenti in Italia e
trattati come bestiame umano nessuna misura
di salvaguardia, nessun intervento per
assicurare a loro ed ai loro disgraziati
fratelli italiani del precariato, il
rispetto dei ccnl. Nessun accenno e nessuna
voglia di istituire il Salario Minimo
Garantito e di rivedere il sistema
pensionistico dimagrito dalle leggi da Dini
a Berlusconi fino a diventare quasi
inconsistente e specchio di una popolazione
impoverita e ridotta in miseria che è stata
condannata a vivere una vecchiaia di stenti
ed in certi casi anche di fame.
Il Patto Sociale si realizza tra soggetti ed
organizzazioni (banche, associazioni
imprenditoriali e di lavoratori, governo)
che si rifiutano di registrare esprimere e
rappresentare il conflitto sociale e le
profonde insoddisfazioni che percorrono il
Paese.
All'indomani della vibrante manifestazione
dei meccanici del 16 ottobre che proponeva
lo stato di insoddisfazione di collera e di
disperazione dei lavoratori italiani, la
risposta sta in un insieme di atti condivisi
o tacitamente accettati dalla Cgil e dal PD
che accelerano la disintegrazione del mondo
del lavoro attaccato nei suoi diritti e
nella sua stessa consistenza fisica. I
trecento mila posti di lavoro che vengono
soppressi nella pubblica amministrazione
chiudono la speranza ad altrettanti giovani
ed alle loro famiglie senza alcun beneficio
per lo Stato. Non ci sarà una diminuzione
proporzionale dei costi dal momento che
molti dei servizi verranno privatizzati ad
amici della cricca che sta al governo e si
introdurranno altre figure di managers e di
dirigenti con un costo per ognuna pari a
quello di molti posti soppressi.
Mi domando come la CGIL non provi vergogna,
in questo contesto sociale, di stipulare un
patto che accredita questo Governo in Europa
e nel mondo proprio nel momento in cui
infligge durissimi colpi ai lavoratori che
non esita a diffamare assieme a Marchionne
ed alla Marcegaglia ed a privare di diritti
e di decenti condizioni di vita.
Questo Patto sociale serve subito ad una
cosa sola: a dare una base per i soldi che
la Confindustria spillerà al governo.
Servirà anche a chiudere per sempre la
stagione delle lotte e degli scioperi. Come
potrà la CGIL fare uno sciopero contro un
Governo ed un Padronato con i quali ha
stipulato il patto sociale che i sindacati
europei non concessero mai neppure ai
governi socialdemocratici?
Bisogna dire che Berlusconi è fortunato.
Sarkozy masticherà amaro dopo le dure
proteste che ha dovuto subire. Non credo che
ci sia qualcuno in Europa che come
Berlusconi possa vantare un successo così
grande. Ad ogni colpo di staffile che il suo
governo infligge ai lavoratori i sindacati
rispondono con grandi salamelecchi. Più
picchia e più consenso e sottomissione
ottiene!! Mussolini si liberò delle Camere
del Lavoro che fece incendiare dalle sue
squadracce prima di costruire il suo modello
di Stato Corporativo. Berlusconi non ha
bisogno di ridurre alla ragione nessuno.
Bonanni, Angelletti ed ora Epifani sono
pronti a seguirlo dappertutto, anche in capo
al mondo....I sindacati servono, come in
USA, da campieri del padrone e del governo.
La manifestazione che la CGIL ha indetto a
Roma per il 27 novembre sarà una rassegna di
forze per mostrare il peso e l'influenza
della CGIL. Lo sciopero che Landini continua
a chiedere appare, come dice Sacconi, una
richiesta "anacronistica, uscita dagli anni
settanta". Gli anni dei diritti e della
ascesa sociale della classe operaia.
Ed è vero. Non siamo più in una democrazia
nella quale i sindacati rappresentano i
lavoratori, ma in un regime in cui i
sindacati rappresentano propri interessi che
non coincidono più con quelli dei loro
iscritti. Come in USA. (www.facebbok.com 4
novembre 2010)
Il corteo della Fiom
Le voci del corteo della Fiom
E i cortei in Francia per le pensioni
Roma 16 ottobre - E' ora, è ora potere a chi
lavora
Le zone per i parcheggi dei
pullman delle regioni che si recheranno al
concentramento di piazza della Repubblica
(ESEDRA) sono: ANAGNINA, CINECITTA’,
SUBAUGUSTA.
Il percorso del corteo che partirà
da Piazza della Repubblica sarà il seguente:
Piazza della Repubblica, Via delle Terme di
Diocleziano, Via G. Amendola, Via Cavour,
Piazza dell’Esquilino, Via Liberiana, Piazza
Santa Maria Maggiore, Via Merulana, Largo
Brancaccio, Viale Manzoni, Viale Emanuele
Filiberto per concludere il suo percorso a
Piazza di Porta San Giovanni. [Vedi
mappa google]
CONCENTRAMENTO ALLE ORE 13:30
(Piazzale dei Partigiani antistante la
stazione Ostiense)
Regioni:
Basilicata; Emilia Romagna; Friuli Venezia
Giulia; Liguria; Piemonte; Puglia; Sardegna;
Toscana; Valle D’Aosta; Veneto.
Le zone per i parcheggi dei
pullman delle regioni che si recheranno al
concentramento di Piazzale dei Partigiani
(OSTIENSE) sono nelle adiacenze delle
fermate della metro EUR FERMI ed EUR
PALASPORT.
Il percorso del corteo che partirà
da Piazzale dei Partigiani sarà il seguente:
Piazzale dei Partigiani, Piazza di Porta San
Paolo, Via della Piramide Cestia, Viale
Aventino, Piazza di Porta Capena, Via di San
Gregorio, Via Celio Vibenna, Via Labicana,
Viale Manzoni, Via Merulana, Piazza di Porta
San Giovanni. [Vedi
mappa google]
Lettera di Giorgio Cremaschi al Corriere della sera (Mai
pubblicata)
Giovedì 07 Ottobre 2010
Questa lettera non e' stata pubblicata dal Corriere della Sera, ad essa mi sento
di aggiungere la condanna per quanto avvenuto a Roma alla sede nazionale della
Cisl... e anche la richiesta di un poco di garantismo per gli operai di Lecco e
di altrove la cui versione dei fatti non e' stata neppure presa in
considerazione... si sa il garantismo per gli operai, specie se della Fiom, non
vale. (...)
Roma, 4 ottobre 2010
A Dario Di Vico
"Corriere della Sera"
(via e-mail)
Caro Di Vico,
ci conosciamo da tanti anni e quindi so che non ho bisogno di molte parole per
spiegarti perché considero la proposta di patto sociale avanzata della
Confindustria assolutamente da respingere.
E' la solita minestra riscaldata che da 30 anni supplisce all'innovazione, agli
investimenti, alla crescita reale dell'economia. Oggi c'è l'aggravante che
l'unica cosa chiara di questo patto è che esso vorrebbe dire la fine del
Contratto nazionale, ridotto ad una cornice burocratica ove ognuno "deroga" come
vuole.
Lo smantellamento in tempi di crisi del Contratto nazionale non è solo
un'operazione iniquia sul piano sociale e distruttiva anche dal punto di vista
dell'unità del Paese, ammesso che l'argomento interessi ancora.
Oggi questa operazione segna una regressione anche sul piano dello stesso
sviluppo industriale ed economico. O l'Italia impara ad essere competitiva con i
Paesi dove gli operai vengono pagati meglio e hanno più diritti, oppure, se
continua ad inseguire la competizione a basso costo, verrà spazzata via dal
mercato internazionale.
Queste sono le ragioni forti e fondate per cui la Fiom, ma credo in gran parte
anche la Cgil, dicono di no oggi al patto sociale.
E' un no espresso alla luce del sole e con una grande mobilitazione, le cui
dimensioni avremo tutti modo di vedere il 16 ottobre a Roma.
C'è un Paese che certe favole non se le beve più e per fortuna c'è chi, come la
Fiom, cerca di rappresentarlo.
D'altra parte, siamo proprio sicuri che la rinuncia al Contratto nazionale sia
condivisa dalla maggioranza dei lavoratori? Qualcuno ha chiesto ai
metalmeccanici se sono d'accordo con l'accordo separato sul Contratto?
Il solo voto che c'è stato fino ad ora è stato quello dei 5.000 lavoratori di
Pomigliano.
Nel clima di una consultazione che nessuna organizzazione dell'Onu
considererebbe democratica, questi lavoratori a maggioranza risicata hanno
accettato le deroghe. Hanno votato per tutti i metalmeccanici?
Mi permetto di sostenere senza tema di smentite che oggi non si vuole il
referendum sulle deroghe contrattuali tra i metalmeccanici perché, in una
consultazione libera e trasparente, i lavoratori direbbero di no.
E qui c'è un'autentica sopraffazione della democrazia e del diritto, contro la
quale non c'è adeguato scandalo in Italia.
E' in questo contesto, per usare il termine di Monsignor Fisichella, che qualche
metalmeccanico furibondo tira uova contro le sedi della Cisl. Il Segretario
generale della Fiom ha già detto di non condividere questi gesti, ma la reazione
contro di essi è ipocritica e sproporzionata e priva di senso della misura e
della giustizia.
Non è la prima volta, negli ultimi 30 anni, che i metalmeccanici tirano uova
verso le sedi confindustriali; è avvenuto in molte vertenze contrattuali, anche
in manifestazioni unitarie.
E' vero che non era mai successo che questo avvenisse verso sedi sindacali.
I fischi, gli insulti, il lancio dei bulloni ci sono sempre stati nella vita
sindacale; anch'io me li sono presi.
Però, nel passato, tutte le organizzazioni sindacali andavano nei luoghi di
lavoro a prendersi applausi o fischi a seconda dei casi.
Oggi Cisl e Uil non hanno svolto una sola assemblea di fabbrica per spiegare la
loro linea contrattuale.
Non c'è quindi un complotto delle uova da parte della Fiom, ma una esasperazione
dei lavoratori a cui viene vietato di esprimersi per i corretti canali della
rappresentanza e della democrazia.
E' giusto mantenere anche in questi casi sangue freddo e rispetto per tutte le
organizzazioni, ma rivolgere l'accusa di squadrismo o di qualcosa di peggio nei
confronti di operai che fanno i turni e, quando gli va bene, prendono 1.200 euro
al mese è un'ingiustizia e anche un grave errore.
Giorgio Cremaschi
Presidente del Comitato Centrale Fiom
Contratto
metalmeccanici. Dichiarazione di Landini:
Landini (Fiom): “Si tratta di
un accordo scellerato e un attacco a tutto il mondo del
lavoro”
“Con l'intesa separata sulle deroghe, Fim, Uilm e
Federmeccanica cancellano nei fatti il contratto di
lavoro.”
“Si tratta di uno strappo gravissimo sia sul piano
democratico, sia per il sistema delle relazioni
industriali del nostro Paese. Ancora una volta, alle
lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici è negato il
diritto di decidere e votare sugli accordi che li
riguardano.”
“L'intesa separata sulle deroghe, che introduce il
principio dell'esigibilità e delle sanzioni, nei fatti
cancella il diritto alla contrattazione collettiva e
svilisce il ruolo delle Rsu. Inoltre, se si possono
applicare le deroghe sia in caso di crisi che di
investimenti, vuol dire che sono previste sempre.”
“E' una scelta scellerata, sia sul piano del
peggioramento dei diritti di chi lavora, sia perché
sposta la competizione dalla qualità del lavoro e dei
prodotti, alla riduzione del costo del lavoro e al
peggioramento della condizione dei lavoratori.”
“Per la Fiom è un'intesa illegittima poiché il vero
contratto approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori
metalmeccanici rimane quello stipulato nel 2008 e
rivendicheremo la sua applicazione in ogni luogo di
lavoro. Per difendere quel contratto, un accordo senza
deroghe, saremo in piazza a Roma il 16 ottobre.”
“L'intesa separata, che recepisce l'accordo sul modello
contrattuale non firmato dalla Cgil, è un attacco non
solo ai metalmeccanici, ma a tutto il mondo del lavoro.”
Fiom-Cgil/Ufficio Stampa
Roma, 30 settembre 2010
Dal 2 ottobre al
16 ottobre Camilleri, Flores
d’Arcais, don Gallo, Hack:
“In piazza con la
Fiom contro Berlusconi”
Il
segretario generale della
Fiom,
Landini, e i principali dirigenti regionali, hanno
aderito all’appello
con il quale invitavamo la società civile a scendere
al più presto in piazza con queste “parole
d’ordine”:
FUORI BERLUSCONI | REALIZZIAMO LA COSTITUZIONE | VIA
I CRIMINALI DAL POTERE | RESTITUIRE LE TELEVISIONI
AL PLURALISMO | ELEZIONI DEMOCRATICHE
L’adesione dei dirigenti Fiom ci sembra di
straordinaria importanza. Anche perché nel tempo
trascorso dal nostro appello la situazione in Italia
si è modificata e aggravata: il regime Berlusconi è
diventato il regime Berlusconi-Marchionne. La
pretesa di calpestare i diritti costituzionali nello
stabilimento Fiat di Pomigliano è diventata la linea
dell’intera Federmeccanica, con l’avvallo infine
dell’intera Confindustria spalleggiata dal sostegno
del governo. La volontà di assassinare la
Costituzione, di cui parlavamo nel nostro appello,
tracima oltre il berlusconismo tradizionale,
appartiene ormai al regime Berlusconi-Marchionne.
Ecco perché sentiamo il dovere di rilanciare con
convinzione ancora più forte il nostro appello,
precisando però la data dell’appuntamento e – da un
generico “al più presto” – facendola coincidere con
la
giornata di lotta già
indetta dai metalmeccanici Fiom per il 16 ottobre.
Del resto, quando arrivarono le prime adesioni, non
pochi ci invitarono a non disperdere le energie in
troppi appuntamenti successivi e ravvicinati. Si
aggiunga il fallimento a cui il settarismo
autoreferenziale di una “pagina nazionale viola” sta
portando la possibile scadenza del 2 ottobre.
Quella del 16 ottobre, indetta dalla Fiom, è
ovviamente una manifestazione sindacale. Che però
esplicitamente fa riferimento ai diritti generali e
costituzionali oggi messi a repentaglio. Non sarebbe
la prima volta che ad una manifestazione sindacale
si affianca in sinergia una autonoma e bene accolta
presenza politica: il 1 maggio del 1968 un grande
corteo del movimento studentesco partì dalla
“Sapienza” per confluire a san Giovanni, e un
rappresentante di quelle lotte fu invitato dalla
Cgil a parlare dal palco. Nel 2002 movimenti civili
e no-global parteciparono con appuntamenti autonomi
alla giornata di lotta sindacale conclusasi al circo
Massimo, e in tutti gli scorsi decenni analoghe
virtuose “ibridazioni” furono realizzate più volte.
Rinnoviamo perciò il nostro appello alla società
civile, associazioni, club, volontariato, gruppi
viola, e a tutte le personalità che hanno il
privilegio e la responsabilità della visibilità
pubblica, perché si impegnino tutti, individualmente
e direttamente, a fare del 16 ottobre una
indimenticabile giornata di passione civile.
Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Don Andrea Gallo
Margherita Hack
Il testo di adesione della
Fiom al primo appello di Camilleri, Flores d'Arcais,
don Gallo e Hack:
"Condividiamo il vostro appello del
24 agosto. L’attacco alle libertà e ai diritti dei
cittadini è espressione della regressione
autoritaria in corso nel nostro Paese, che colpisce
la democrazia dentro e fuori i luoghi di lavoro.
Siamo convinti perciò che sia necessaria grande
consapevolezza e mobilitazione in difesa della Carta
Costituzionale".
Maurizio Landini – segretario generale Fiom-Cgil
Mirko Rota – segretario generale Fiom Bergamo
Bruno Papignani – segretario generale Fiom Bologna
Luciano Gallo – segretario generale Fiom Veneto
Maurizio Mascoli – segretario generale Fiom Campania
Giovanna Marano – segretario generale Fiom Sicilia
(24 settembre 2010)
(www.micromega.it 24 settembre 2010)
Fiom: decisione grave e irresponsabile
MILANO
- Il direttivo di Federmeccanica ha dato mandato
al presidente Pierluigi Ceccardi di comunicare
fin d'ora il recesso dal contratto nazionale
siglato il 20 gennaio 2008.
La disdetta dell'accordo come
ha spiegato lo stesso presidente Pierluigi
Ceccardi, è avvenuta "a fronte delle minacciate
azioni giudiziarie della Fiom relative
all'applicazione di tale accordo" ed è
comunicata "in via meramente tecnica e
cautelativa allo scopo di garantire la migliore
tutela delle aziende". La disdetta avviene a far
data dal primo gennaio 2012.
LANDINI, DECISIONE IMPRESE
IRRESPONSABILE -"Una decisione grave e
irresponsabile". Così il segretario generale
della Fiom, Maurizio Landini, commenta la
decisione di Federmeccanica di comunicare il
recesso dal contratto nazionale siglato il 20
gennaio del 2008. "E' uno strappo - osserva -
alle regole democratiche del nostro Paese, in
quanto si pensa di concordare con sindacati
minoritari la cancellazione del contratto
nazionale impedendo ai lavoratori metalmeccanici
di poter decidere sul loro contratto". Domani
nella riunione del comitato centrale della Fiom
"prenderemo tutte le decisioni più opportune",
aggiunge Landini.
"Le regole sulla
rappresentanza andrebbero rispettate adesso
perché c'é un contratto nazionale del 2008
firmato da tutti e approvato con referendum dai
lavoratori metalmeccanici", afferma il
segretario generale della Fiom commentando
l'invito di Federmeccanica a regolamentare il
sistema di rappresentanza. "Quel contratto -
aggiunge - rimane in vigore, altri sono
illegittimi e non sono mai stati sottoposti ad
alcuna verifica democratica con i lavoratori
direttamente interessati. La democrazia
bisognerebbe praticarla sin da ora". Quanto
all'incontro del 15 settembre, Landini spiega
che "la Fiom non parteciperà a tavoli che
cancellano il contratto nazionale. Non
partecipiamo perché non sono trattative ma
semplicemente dettature della Fiat".
FEDERMECCANICA, NUOVE
REGOLE PER RAPPRESENTANZA - Il consiglio
direttivo di Federmeccanica ritiene "urgente una
regolamentazione condivisa del sistema di
rappresentanza, sulla cui necessità esiste
generale consenso e disponibilità dichiarata
dalle parti". E' quanto ha detto il presidente
Pierluigi Ceccardi a seguito dell'incontro che
si è tenuto oggi a Milano, spiegando che tale
regolamentazione è prevista dall'accordo
interconfederale del 15 aprile 2009, non
sottoscritto dalla Cgil". Alla domanda se
l'auspicio è che anche l'organizzazione guidata
da Guglielmo Epifani possa sedersi al tavolo,
Ceccardi ha replicato: "assolutamente sì,
l'auspicio è che le confederazioni attivino al
più presto un tavolo per regolamentare la
materia per via pattizia". Secondo il presidente
di Federmeccanica "dobbiamo cambiare le
relazioni sindacali, le aziende non sono più
governabili se cinque persone che scioperano
fanno chiudere uno stabilimento di 500, questa
non è democrazia, è prevaricazione".(7 settembre
2010)
Intervista a Giorgio Cremaschi
G.Cremaschi - A Epifani dico: nessun
dialogo con chi vuole imporre le regole
Intervista di R.Farneti a G.Cremaschi. Liberazione, 27
agosto 2010.
Ascoltando il discorso di Marchionne a Rimini mi è
venuta in mente una celebre vignetta di Altan. Quella
dove c'è un operaio che dice: "La lotta di classe è roba
d'altri tempi, Cipputi". E lui di rimando: "Sarà meglio
avvisare l' Agnelli, che non continui all'oscuro di
tutto".
Agnelli non c'è più ma in Fiat le cose non sembrano
cambiate.
Anzi, sono peggiorate. Il discorso di Marchionne è un
discorso autenticamente reazionario. Il modello sociale
che lui ha in mente nega al lavoro qualsiasi libertà e
autonomia. Cosa dice Marchionne in sostanza?
Che è il mercato a decidere qual è il livello di diritti
e di dignità che l'impresa può accettare.
E quindi che il lavoro, per esistere, deve stare nel
mercato con l'impresa.
Quindi viene negata la libertà sindacale alla sua
radice. (...)
L.- Non è solo Marchionne a pensarla così. Il suo
intervento è stato a più riprese applaudito dalla platea
di Rimini, a cui il giorno prima Tremonti aveva spiegato
che «una certa qualità di diritti e di regole non
possiamo più permettercele in uno scenario globale». Il
ministro ha addirittura definito «un lusso» le norme a
tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
C.-Vorrebbero una Italia come la Cina. Nel nostro paese
è in atto una offensiva reazionaria.
La ministra Gelmini che sta distruggendo la scuola
pubblica, Tremonti che sta distruggendo lo stato
sociale, Marchionne che sta distruggendo i diritti dei
lavoratori, Marcegaglia che sta distruggendo il
contratto nazionale di lavoro sono insieme portatori di
un disegno di distruzione della civiltà sociale
italiana.
L.-Come ci si può opporre a questo disegno?
C.-La mia valutazione personale, di cui credo dovrà
discutere il direttivo della Cgil, è che questi appelli
al dialogo con la Fiat da parte di Epifani non servono
assolutamente a niente.
Perchè vengono presi dalla controparte solo come una
dimostrazione di debolezza.
L.-Con Marchionne e la Confindustria che accusano la
Cgil di dire sempre di no, forse la preoccupazione di
Epifani è quella di far vedere all'opinione pubblica che
non è lui che rifiuta il dialogo.
C.-Di tattiche si muore.
La parola dialogo è malata, è servita per coprire le più
brutali sconcezze a favore del potere. Il vero problema
è affrontare di petto l'attacco che viene da
Confindustria e dalla Fiat ai diritti fondamentali dei
lavoratori italiani.
Noi vogliamo le trattative sindacali, non il dialogo.
Non c'è da dialogare, c'è da riconoscere, cosa che
Marchionne non fa, che l'impresa è fatta di due
interessi che hanno pari legittimità: quello
dell'imprenditore e quello dei lavoratori.
Epifani deve dire alla Fiat: «Per trattare con noi devi
accettare la Costituzione, lo Statuto dei Lavoratori e
il contratto nazionale. Se invece mantieni un
atteggiamento eversivo, ti combatteremo».
Questa è la cultura della Cgil. Marchionne fa una
operazione autoritaria di stampo ottocentesco quando
dice "non ci sono gli interessi del lavoro, ci sono solo
quelli dell'impresa e i lavoratori devono stare con
l'impresa". Siamo alla riproposizione, dopo tremila
anni, dell'apologo di Menenio Agrippa. E allora non c'è
da dialogare.
Il servo della gleba non deve dialogare con il
feudatario, deve conquistare i diritti di cittadinanza.
La Fiat non può voler imporre le sue regole a tutti i
costi e poi chiedere agli altri di dialogare.
Questo è un modo per pretendere subordinazione e
passività.
L.-In concreto, cosa proponi?
C.-Bisogna costruire un grande movimento di lotta e
avere fiducia nelle persone.
In fondo Marchionne è andato in difficoltà di fronte a
tre operai di Melfi che hanno affermato la loro dignità,
che non si sono accontentati di avere il salario ma che
hanno detto «noi vogliamo anche faticare».
Dobbiamo essere capaci di far emergere che i problemi di
competitività dell'Italia derivano unicamente dal
sistema di potere delle imprese, dalle banche, dal
sistema politico che non si rinnova e non da un mondo
del lavoro che guarda al passato.(www.rete28aprile.it 27
agosto 2010)
La dichiarazione di Maurizio Landini
della Fiom
Fiat. Landini (Fiom): “Le adesioni allo sciopero indetto
per oggi confermano il successo delle mobilitazioni
lanciate dalla nostra organizzazione nel Gruppo”
“Le
adesioni allo sciopero di 2 ore, indetto per oggi dalla
Fiom in tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat,
confermano il successo incontrato fra le lavoratrici e i
lavoratori dalle mobilitazioni lanciate dalla nostra
organizzazione nel Gruppo stesso.”
“Per parte
nostra, ribadiamo le richieste di ritiro dei
licenziamenti e di riapertura di un negoziato sul
salario aziendale. Ribadiamo altresì la necessità che il
Gruppo Fiat si confronti con tutte le organizzazioni
sindacali sul ruolo degli stabilimenti italiani e delle
produzioni effettuate nel nostro Paese.”
“Gli
avvenimenti degli ultimi giorni confermano, infine, che
il Governo italiano è rimasto l’unico, in Europa, a non
avere definito una propria politica industriale di
sostegno al settore dell’auto e, più in generale, della
mobilità. Politica che è invece assolutamente
indispensabile per innovare i prodotti, per rafforzare
le produzioni e per difendere tutti gli stabilimenti e,
con essi, l’occupazione.” 23 luglio 2010
Fiat: sciopero Fiom a Torino. In corteo
con le mutande in testa
- Torino, 23 lug - Poco meno di duemila
persone hanno partecipato a Torino ai cortei promossi
dalla Fiom in occasione dello sciopero di due ore in
tutti gli stabilimenti Fiat, contro i licenziamenti e
per il pagamento del premio di risultato. Ma
inevitabilmente la protesta nel capoluogo subalpino si
e' intrecciata con le preoccupazioni crescenti sulla
sorte di Mirafiori dopo l'annuncio di Marchionne di
voler produrre in Serbia, anziche' a Torino la nuova
monovolume L0. I lavoratori della Iveco, circa mille
secondo la Fiom, hanno organizzato un corteo spontaneo
che si e' diretto fino all'imbocco dell'autostrada
Torino-Milano, alcuni di loro hanno sfilato con in testa
delle mutande per sottolineare la loro condizione di
progressivo impoverimento.
Circa 800, invece, i dipendenti delle Presse e delle
Carrozzerie di Mirafiori che hanno promosso un corteo
analogo nell'area dello stabilimento. Senza la
produzione della nuova
monovolume, la sorte dello stabilimento torinese
sarebbe legata al solo modello della Mito in quanto
Musa, Idea , Multipla e Punto sono a fine ciclo e
dovrebbero uscire di produzione nel 2011. Per questo
anche la politica in modo bipartisan, da Cota a
Chiamparino, sta rivolgendo un appello a Marchionne a
ripensarci mentre i sindacati chiedono un tavolo
immediato sul futuro dello stabilimento torinese.(Asca)
Fiat: sciopero per il premio. Tre
licenziati per il blocco di Melfi
La
Fiom sembra aprire al dialogo con la Fiat, o almeno
chiederlo con una lettera allo stesso Sergio
Marchionne. Ma nel giro di poche ore su quelle due
pagine si stende l’ombra di nuove difficoltà: ancora
licenziamenti di delegati e poi il mancato accordo
sul premio di risultato. Per l’azienda non ci sono
le condizioni per quote aggiuntive alla cifra
confermata di circa 1.300 euro annui a testa.
È di oggi la lettera dei lavoratori della Fiom all’
amministratore delegato in risposta alla sua lettera
ai dipendenti, per invitarlo a un dialogo «senza
filtri e finzioni mediatiche». Ma, proprio mentre la
missiva viene diffusa, tre operai di Melfi - Marco
Pignatelli, Giovanni Parozzino e Antonio La Morte,
questi ultimi due delegati Fiom - vengono licenziati
per aver bloccato l’approvvigionamento di materiale
per la produzione durante uno sciopero. I
provvedimenti arrivano a 24 ore di distanza da
quello, analogo, che ieri ha avuto come destinatario
un delegato Fiom di Mirafiori: aveva diffuso, usando
la e-mail aziendale, un documento ritenuto
«denigratorio» dall’azienda contro l’accordo di
Pomigliano. E, a fine giornata, il mancato accordo
sul premio di risultato spinge Fim, Uilm e Fismic a
indire uno sciopero di due ore a fine turno per
domani.
La giornata difficile è iniziata con lo sciopero di
4 ore indetto a Torino dalla Fiom per il premio di
risultato e contro il licenziamento di Pino Capozzi,
impiegato Fiat e delegato dei metalmeccanici Cgil,
liquidato per la vicenda dell’uso della posta
elettronica aziendale per diffondere un volantino.
Durante il corteo partito da Mirafiori e concluso al
Lingotto - al termine del quale Capozzi è
intervenuto per invitare i colleghi «a non mollare
nelle battaglie» - i lavoratori hanno distribuito
una lettera di risposta alla missiva che, pochi
giorni fa, Marchionne aveva indirizzato ai
dipendenti Fiat. «Anche noi - si legge nella lettera
- siamo consapevoli di attraversare una crisi senza
precedenti e una fase molto delicata che influenzerà
il nostro futuro», ma «è per questo, che pur
apprezzando gli investimenti previsti dal piano
industriale, non comprendiamo come e perchè solo i
lavoratori debbano pagarne la realizzazione, con
governo e politica che al massimo fanno i tifosi per
i propri fini».
L’invito al confronto della Fiom trova il consenso
della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia,
secondo la quale «è importante questo passo, che io
leggo come un’apertura». Il numero uno di viale
dell’Astronomia aveva appena finito di pronunciare
il suo augurio, quando si è diffusa la notizia dei
licenziamenti di Melfi, dove oggi i tre lavoratori
licenziati dalla Fiat sono saliti sulla Porta
Venosina, un antico monumento situato nel centro
storico della cittadina. La Fiom ha annunciato che
la manifestazione in programma venerdì prossimo, 16
luglio - con sciopero di otto ore anche nelle
fabbriche dell’indotto - si svolgerà non più a
Potenza, ma a Melfi. E la per la settimana
successiva, il 21, una manifestazione a Termini
Imerese dovrebbe riaccendere i riflettori sullo
stabilimento siciliano. E se per la Cgil i
licenziamenti sono «incomprensibili» e «la Fiat sta
determinando una tensione sociale di cui non se ne
sente il bisogno», è più dura la reazione della
Fiom: «La Fiat - dice il segretario generale,
Maurizio Landini - è passata dal ricatto alla
rappresaglia e alle intimidazioni ai lavoratori.
Servirebbe - sostiene Landini - un ritorno alla
saggezza e responsabilità da parte dell’azienda
perchè, per affrontare la gravissima crisi in atto,
c’è bisogno del consenso di tutti i lavoratori e le
lavoratrici». (La Stampa 14 luglio 2010)
Fiat Melfi. La Fiom, altri tre licenziati
“La Fiat e’ passata dal ricatto alla
rappresaglia e alle intimidazioni ai lavoratori”: lo
sostiene il segretario generale della Fiom, Maurizio
Landini. “Dopo il licenziamento di ieri a Mirafiori del
giovane impiegato, oggi il provvedimento – spiega – e’
toccato all’operaio iscritto alla Fiom di Melfi.
Un atto che prelude probabilmente
anche al licenziamento dei due delegati dei
metalmeccanici Cgil tutt’ora sospesi dal lavoro. Mentre
continuano gli scioperi articolati dei turni nello
stabilimento della Basilicata, i tre lavoratori sono
saliti sulla Porta Venosina, monumento storico al centro
di Melfi.” “A questo punto, lo sciopero di 4 ore del 16
luglio assume un’importanza ancora maggiore.”
“Servirebbe un ritorno alla saggezza e responsabilita’
da parte dell’Azienda perche’, per affrontare la
gravissima crisi in atto, c’e’ bisogno – aggiunge
Landini – del consenso di tutti i lavoratori e le
lavoratrici del Gruppo e del confronto paritario con
tutte le Organizzazioni Sindacali. Inoltre, sarebbe ora
che anche il Governo e le forze politiche si rendessero
conto che Pomigliano non e’ un caso isolato, come la
Fiom sostiene da tempo.” (AGI 15 luglio 2010)
Pomigliano non si piega: la Natuzzi
putroppo si
Ecco perché non ho firmato l’Accordo CIG Natuzzi
Nella tarda serata del 15 Giugno 2010, presso il
Ministero del lavoro, si è raggiunto l’accordo di Cassa
integrazione guadagni in deroga tra la Natuzzi SPA e
OO.SS. per la durata di 4 mesi .
Il verbale, che coinvolgerà un numero maggiore di
postazioni lavorative rispetto alle attuali, ovvero
circa 1500 unità, è stato rigettato da alcuni RSU tra
cui il sottoscritto; l’intesa, infatti, lascia per
l’ennesima volta la facoltà all’azienda di collocare
personale in CIG a zero ore (anzi nell’accordo è
esplicitamente previsto che ci saranno lavoratori che
subiranno il provvedimento di Cassa in modo turnato ed
altri invece a zero ore) secondo parametri
tecnico-produttivi da essa unilateralmente imposti.
Si obietterà, a tal proposito, che sarà la
contrattazione di 2° livello a definire i criteri equi e
condivisi circa l’applicazione dello stesso
ammortizzatore sociale, tuttavia, tale tesi non è molto
credibile per il semplice fatto che, se il sindacato non
ha trovato la forza di condizionare l’esito della
trattativa al tavolo ministeriale, la stessa forza non
l’avrà neanche in sede aziendale.
A quei lavoratori che ormai da anni restano fuori dal
ciclo produttivo, l’unica risposta che viene propinata
loro è un prossimo corso di riqualificazione da
utilizzare in futuro chissà per quale azienda.
Ma siamo davvero convinti che, soprattutto chi ha speso
la propria salute per la Natuzzi, è di questo che ha
bisogno?
Inoltre, non sarebbe neppure conforme alla realtà
giustificandosi col dire: abbiamo accettato il miglior
accordo nei limiti del possibile visto che per
conquistarlo non si è spesa una sola ora di sciopero,
dunque, le carte che si aveva in mano non sono state
giocate tutte.
Ciò sin qui detto, quindi, lascia presagire, tra
l’altro, che il costituendo Accordo di programma tra
Ministero dello sviluppo economico, Enti locali,
Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil ed Associazioni
datoriali accoglierà del tutto le prerogative della
Natuzzi e solo irrisoriamente quelle dei lavoratori e
della intera Comunità murgiana.
Si chiama Federico Taormina il 55enne addetto alla
sicurezza per la Fim-Cisl nello stabilimento Fiat di
Termini Imerese, che dopo avere espresso un giudizio
negativo sull'accordo separato di Pomigliano ha deciso
di riconsegnare la sua tessera sindacale.
«La Fim, come la Uilm, svende i nostri diritti,
permettendo un referendum i cui effetti saranno estesi a
tutti i lavoratori del gruppo. Viene azzerata la libertà
dei lavoratori, questa non è democrazia», ha scritto
Taormina in una lettera poi affissa in bacheca
sindacale.
Il sindacalista, da sempre iscritto alla Fim, invita ora
gli altri lavoratori a consegnare le tessere del
sindacato. «Fra un anno perderò il lavoro perchè la Fiat
ha deciso di chiudere Termini Imerese di cui oggi
nessuno parla più - aggiunge Taormina - Riconsegnando le
tessere sindacali faremo in modo che il segretario della
Fim se ne vada a casa, così anche lui, come me, dovrà
trovarsi un altro lavoro». (il manfesto 19 giugno 2010)
A Pomigliano si torna indietro di trent'anni
di Andrea Fabozzi
Gaetano
Azzariti, professore di diritto costituzionale
all'università di Roma La Sapienza, legge il testo
che sarà sottoposto al referendum degli operai di
Pomigliano e dice: «Sembra di essere tornati
indietro di trent'anni, si parla di orari di lavoro,
tempi, ritmi e mancate pause, il taylorismo in piena
epoca post industriale».
Professore, non è legittima questa limitazione dei
diritti se si tratta di salvare il posto di lavoro?
Assolutamente no, perché i diritti costituzionali in
generale, e i diritti fondamentali in particolare e
tra questi il diritto di sciopero, sono
indisponibili anche alle parti private. Non possono
essere compressi da un accordo tra imprenditori e
organizzazioni sindacali.
E se l'accordo sarà firmato, che succederà?
I singoli lavoratori potranno andare davanti a un
giudice per far valere i loro diritti. Mi pare che
questo accordo tende a una riduzione della
conflittualità all'interno della fabbrica - almeno
così dichiara la Fiat - ma otterrà una crescita
della conflittualità nei tribunali. Prima davanti ai
giudici del lavoro e poi quando verranno sollevate
delle eccezioni davanti alla corte costituzionale.
I pretori del lavoro non ci sono più.
Eppure in questo quadro regressivo l'unico versante
sul quale si può ancora puntare, alla fine e come al
solito, sarà affidarsi ai giudici per stabilire
quali sono i diritti inviolabili. E non è una buona
cosa per nessuno, né per i sindacati né per gli
imprenditori. Perché le relazioni sociali e quelle
sindacali dovrebbero essere lasciate alla
contrattazione delle parti, non devono essere i
giudici a decidere sulle clausole contrattuali. Ma
quando si supera il limite della costituzionalità e
si incide su conquiste sancite da leggi e
giurisprudenza non c'è altra scelta.
Pensa sia per questo che, nonostante il governo
parli di accordo «che farà scuola», il Pd, insiste a
dire che deve trattarsi di un caso unico?
Come può spiegare ogni giurista, l'eccezione nel
diritto non è prevista. Si tratta di certo di un
accordo che farà scuola. Si può politicamente
tentare di dire che questa strada non dovrebbe
essere seguita da altri, ma se questi principi si
affermano a Pomigliano saranno applicabili in
qualsiasi altra fabbrica.
Lei vede nell'accordo una violazione del diritto di
sciopero, articolo 40 della Costituzione. Tremonti
ha messo all'indice l'articolo successivo, quello
sulla finalità sociale dell'impresa. C'è un legame
tra le due insidie?
C'è un evidente legame ideologico. In entrambi i
casi si vuole affermare il principio della
centralità dell'impresa. Il nostro sistema
costituzionale invece mette al centro i diritti
delle persone. L'articolo 41 così come l'articolo 40
chiariscono che l'iniziativa economica privata - la
nostra Costituzione non parla mai di impresa - non è
un assoluto ma è subordinata alla tutela dei diritti
della persona. Quello che propone Tremonti è un
ribaltamento culturale rilevantissimo, al di fuori
della tradizione delle costituzioni del secondo
dopoguerra.
Più che ideologica sembra un'offensiva molto
pratica.
Dico che l'iniziativa di Tremonti è fortemente
ideologica perché anche il famigerato terzo comma
dell'articolo 41 che si vuole cancellare - «la legge
determina i programmi e i controlli opportuni perché
l'attività economica pubblica e privata possa essere
indirizzata e coordinata a fini sociali» - non ha
mai prodotto alcun effetto. Lo ricorda persino una
persona sensibile alle ragioni dell'impresa come il
professor Ichino. La Corte costituzionale non ha mai
applicato quelle disposizioni per limitare la
libertà di impresa, semmai per favorirla. Quindi
qual è la ragione per modificare un articolo che
sostanzialmente non da fastidio? La mia risposta è:
per affermare una centralità costituzionale diversa,
quella dell'impresa.
Vede reazioni all'altezza di questo attacco alla
Costituzione che descrive?
No, ma non mi meraviglio. È dalla metà degli anni
Settanta, dalla Grande Riforma craxiana che ci viene
ripetuto che la Costituzione è vecchia e va
superata. Oggi abbiamo un sistema politico, non solo
un governo di centrodestra, che in larga parte vede
la Carta come un impiccio.
Non è sempre così: in difesa della libertà di
informazione si sono sollevati movimenti e giornali.
Secondo lei perché settori che non definirebbero mai
la Costituzione «un inferno», non vedono la minaccia
ai diritti del lavoro, anzi invitano a firmare
l'accordo Fiat?
Può essere un segnale della subalternità al momento
di crisi economica. Ma più probabilmente maggioranza
e opposizione non si accorgono che demolendo la
Costituzione, o non difendendola appieno, segano il
ramo su cui tutti, governo, parlamento e sistema
politico, sono seduti. L'unica ragione per cui si
esercita il potere legittimamente è perché lo
prevede la Costituzione.
Un'ultima domanda che forse avrei dovuto farle
prima, lei l'ha mai vista una fabbrica? Sa, il capo
dei negoziatori Fiat, Rebaudengo, ha detto che i
giuristi criticano ma non sanno di cosa parlano...
Sì l'ho vista. E sono rimasto impressionato dalla
disumanità della catena di montaggio. È quella
l'inferno, non la Costituzione.(Il Manifesto 17
giugno 2010)