|
|
Teresa Noce
Rivoluzionaria
professionale
Nata
nel
1900 a
Torino, da
famiglia operaia e costretta ad abbandonare molto presto
la scuola, continuò a istruirsi da autodidatta,
svolgendo vari mestieri. Nel
1921 fu fra le
fondatrici del Partito Comunista Italiano; nell'ambiente
politico torinese conobbe
Luigi Longo,
studente di ingegneria che ricopriva già incarichi
di responsabilità politica. Si sposeranno nel
1926 e avranno
tre figli, uno dei quali morirà in tenera età. Nel
gennaio 1926 i due espatriano, stabilendosi prima a
Mosca e poi a Parigi. Da qui Teresa Noce compì numerosi
viaggi clandestini in Italia per svolgervi propaganda e
attività antifascista. Nei primi anni '30, fece ritorno
a Mosca con Longo e, quindi, nuovamente a Parigi, dove
partecipò alla fondazione del giornale
Noi donne. Nel
1936, insieme
con il marito si recò in Spagna tra i volontari accorsi
in difesa della Repubblica dopo lo scoppio della
guerra civile spagnola nel corso della quale curò la
redazione del giornale degli italiani combattenti nelle
Brigate internazionali,
Il volontario della libertà. Lì assunse il nome
di battaglia di Estella. Rientrata in Francia, dove
pubblicò, nel
1937,
Gioventù senza sole, romanzo autobiografico dedicato
al racconto della sua giovinezza torinese, allo scoppio
della
Seconda guerra mondiale
venne internata nel campo di Rieucros; liberata per
intervento delle autorità sovietiche e autorizzata a
lasciare la Francia e a ritornare a Mosca, dove vivevano
i figli, ne fu impedita dall'invasione tedesca dell'
Unione Sovietica
avvenuta nel giugno
1941. Rimase in
Francia, a Marsiglia, dove prese a lavorare per il
Partito Comunista francese
come responsabile della MOI (Mano d’opera immigrata) e
partecipò alla
Resistenza nel
gruppo dei
Francs-tireurs-et-partisans.
Nel
1943 venne
arrestata e, dopo alcuni mesi di carcerazione, fu
deportata in Germania, prima nel
campo di concentramento
di
Ravensbruck, poi
a
Holleischen in
Cecoslovacchia,
dove fu adibita a lavoro forzato in una fabbrica di
munizioni fino alla liberazione del campo da parte
dell'esercito sovietico. Alla fine della guerra,
ritornata in Italia, il
2 giugno
1946 fu tra le
21 donne elette all'Assemblea
costituente italiana; insieme con
Maria Federici (DC),
Nilde Iotti (PCI),
Lina Merlin (PSI),
Ottavia Penna (Uomo
Qualunque) fu una delle cinque donne
entrate a far parte della Commissione speciale
incaricata di elaborare e proporre il progetto di
Costituzione da discutere in aula, divenuta nota col
nome di
Commissione dei 75,
presieduta da
Meuccio Ruini,
già presidente del
Consiglio di Stato.
Successivamente, nel
1948, fu eletta
nella prima legislatura del
parlamento
repubblicano, nel quale si distinse come proponente
della
legge 26 agosto 1950 n. 860
per la "Tutela fisica ed economica delle lavoratrici
madri" che, sostituendo la precedente normativa in
materia del 1934, costituì la base della legislazione
sul lavoro femminile fino alle leggi degli anni settanta
sulla parità tra donne e uomini.
Fu alla guida della Fiot, il
sindacato dei tessili e membro della direzione del Pci
fino al 1954 quando ritornò alla vita privata dopo il
divorzio, non senza polemiche, da Luigi Longo. Subito
dopo il primo contratto, la FIOT tenne il I° congresso
nazionale, a cui parteciparono circa 400 delegati in
rappresentanza di 478mila iscritti, ed elesse segretaria
generale Teresa Noce, operaia tessile, iscritta al PCI.
Si deve a Teresa Noce, prima firmataria, il progetto di
legge in difesa della maternità, proposto a fine agosto
del '47 dalla CGIL e approvato dal Parlamento nel giugno
del '48. Esso conteneva tre punti principali: estensione
del diritto al riposo per maternità a tutte le donne
lavoratrici, riposo obbligatorio pagato al 100%,
istituzione dei nidi d'infanzia e delle sale per
l'allattamento nei luoghi di lavoro.Fu questa una grande
e fondamentale conquista sociale e politica per tutte le
donne italiane. Teresa Noce fu rieletta segretaria
generale e continuò nella sua battaglia generosa e
competente, in particolare, contro il grave sfruttamento
delle lavoratrici tessili e per l’affermazione di
diritti, ma, anche, per il rinnovamento delle
attrezzature industriali e delle macchine tessili.
Non dimenticò le lavoratrici a domicilio che
“permettevano alle aziende forti risparmi sui costi di
produzione'' e presentò quindi in Parlamento, con Di
Vittorio, una proposta di legge a tutela di queste
operaie che, però, dovrà attendere molto tempo prima di
essere approvata. Nel febbraio 1952, riaffermando ancora
una volta il suo forte e costante impegno per la tutela
dei diritti delle donne lavoratrici, presentò una
proposta di legge per la parificazione dei salari delle
lavoratrici a quelli dei lavoratori.
Nel 1974 Teresa Noce pubblica con La Pietra, poi ripreso
nel 1977 da Bompiani, Rivoluzionaria profesionale
e in 450 pagine concentra la storia personale, quella
del Partito comunista e quella del 900. L'esperienza
della guerra e soprattutto della prigionia coincide con
il ricordo della solidarietà a Ravensbruck, dove
consente la sopravvivenza di un gruppo di ebree
ungheresi destinate a sicura morte.
È morta a Bologna all’età di 80 anni
il 22 gennaio del 1980.
- T. Noce,...Ma domani farà
giorno; prefazione di Pietro
Nenni, Milano, Cultura nuova,
1952
- T. Noce, Gioventù senza
sole, Roma, Editori Riuniti,
1973 (prima ed. Parigi, 1938)
- T. Noce, Rivoluzionaria
professionale, Milano, la
Pietra, 1974 (ultima ed. 2003)
- T. Noce, Vivere in piedi,
Milano, Mazzotta, 1978
Rivoluzionaria
professionale è l’autobiografia di una
comunista esemplare, Teresa Noce (Estella), la cui
vita attraversa come un filo conduttore i più
importanti eventi del secolo, dai memorabili
scioperi degli anni ‘20 nella Torino operaia, alla
durissima esperienza di madre braccata nella
clandestinità, dalla partecipazione alla guerra di
Spagna, alla resistenza antifascista in Francia,
dall’inferno del campo di sterminio di Ravensbruck
ai giorni esaltanti della liberazione, fino
all’impegno di dirigente di uno dei sindacati più
difficili, quello delle lavoratrici tessili, dentro
il quale ha lasciato un’impronta indelebile.
La storia di Estella offre una chiave di lettura
originale del ruolo svolto dalle donne comuniste
che, nel secolo 20°, in condizioni storiche molto
diverse, hanno saputo lottare strenuamente, non come
soggetto femminista autonomo, ma come componente a
pieno titolo del movimento operaio riuscendo così ad
estendere i propri spazi di emancipazione e di
liberazione in simultanea con l’avanzare di tutto lo
schieramento di classe. La sua esperienza offre
parecchi spunti di riflessione ai gruppi di impegno
femminista che oggi si interrogano su come superare
il declino e l’isolamento.
Estella è stato un personaggio eccezionale della
storia, del pensiero e della pratica femminile e
femminista che ha abbracciato 60 anni di storia del
900. Una storia complessa e contraddittoria, a
volte, con grandi conquiste, momenti alti e passi
indietro. Ma comunque indispensabile perché le donne
potessero finalmente uscire da quel circolo vizioso
di oppressione e passività che le ha inchiodate per
secoli ad un ruolo subalterno, per trovare la
coscienza di sé, divenire un soggetto dotato di
propri valori e conquistare nuovi diritti.
  |